                          LETTERA ENCICLICA
                         DEL SOMMO PONTEFICE
                              PAOLO VI
                            HUMANAE VITAE
                          Roma, 25/07/1968

INDICE
PROEMIO
I.  ASPETTI NUOVI DEL PROBLEMA E COMPETENZA DEL MAGISTERO    
II. PRINCIPI DOTTRINALI
Una visione globale dall'uomo        
L'amore coniugale              
Le caratteristiche dell'amore coniugale    
La paternit responsabile            
Rispettare la natura e la finalit dell'atto matrimoniale       
Inscindibili due aspetti: unione e procreazione  
Fedelt al disegno di Dio           
Vie illecite per la regolazione della natalit   
Liceit dei mezzi terapeutici       
Liceit del ricorso ai periodi infecondi        
Gravi conseguenze dei metodi di regolazione artificiale della natalit  
La chiesa garante degli autentici valori umani   
III. DIRETTIVE PASTORALI
La chiesa "madre e maestra"          
Possibilit della osservanza della legge divina  
Padronanza di s               
Creare un ambiente favorevole alla castit  
Appello ai pubblici poteri          
Agli uomini di scienza              
Agli sposi cristiani                
Apostolato tra i focolari           
Ai medici e al personale sanitario  
Ai sacerdoti                 
Ai vescovi                   
APPELLO FINALE            

PROEMIO
 1.  Il  gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale
gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, 
sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono
talvolta accompagnate da non poche difficolt e angustie. In tutti  i
tempi  l'adempimento  di questo dovere ha posto  alla  coscienza  dei
coniugi  seri  problemi, ma col recente evolversi della  societ,  si
sono  prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni, che  la
chiesa  non pu ignorare, trattandosi di materia che tanto da  vicino
tocca la vita e la felicit degli uomini.
 
I. ASPETTI NUOVI DEL PROBLEMA E COMPETENZA DEL MAGISTERO
2.  I  cambiamenti avvenuti sono infatti di grande importanza  e  di
vario  genere.  Si tratta anzitutto del rapido sviluppo  demografico,
per  il quale molti manifestano il timore che la popolazione mondiale
cresca  pi  rapidamente delle risorse a disposizione, con  crescente
angustia di tante famiglie e di popoli in via di sviluppo. Per questo
  grande  la  tentazione delle autorit di opporre a  tale  pericolo
misure  radicali.  Inoltre, non solo le condizioni  di  lavoro  e  di
alloggio,  ma anche le accresciute esigenze, sia nel campo  economico
che  in  quello della educazione della giovent, rendono spesso  oggi
difficile il sostentamento conveniente di un numero elevato di figli.
Si assiste anche a un mutamento, oltre che nel modo di considerare la
persona della donna e il suo posto nella societ, anche nel valore da
attribuire  all'amore coniugale nel matrimonio, e  nell'apprezzamento
da  dare al significato degli atti coniugali in relazione con  questo
amore. Infine, questo soprattutto si deve considerare, che l'uomo  ha
compiuto   progressi   stupendi  nel  dominio  e  nell'organizzazione
razionale  delle forze della natura, cos che si sforza di  estendere
questo  dominio  al suo stesso essere globale; al  corpo,  alla  vita
psichica,  alla  vita sociale, e perfino alle leggi che  regolano  la
trasmissione della vita.
 
3.  Tale  stato  di  cose  fa sorgere nuove  domande.  Se,  date  le
condizioni della vita odierna e dato il significato che le  relazioni
coniugali  hanno  per l'armonia tra gli sposi e  per  la  loro  mutua
fedelt,  non  sia  forse indicata una revisione delle  norme  etiche
finora  vigenti,  soprattutto se si considera che  esse  non  possono
essere   osservate  senza  sacrifici  talvolta  eroici.  Ancora:   se
estendendo  a questo campo l'applicazione del cosiddetto "  principio
di  totalit  ",  non  si  possa ammettere che  l'intenzione  di  una
fecondit   meno   esuberante,  ma  pi   razionalizzata,   trasforma
l'intervento  materialmente sterilizzante  in  una  lecita  e  saggia
regolazione  della natalit. Se non si possa ammettere  cio  che  la
finalit  procreativa  appartenga all'insieme della  vita  coniugale,
piuttosto  che  ai  suoi  singoli atti.  Si  chiede  anche  se,  dato
l'accresciuto  senso  di responsabilit dell'uomo  moderno,  non  sia
venuto  per  lui il momento di affidare alla sua ragione e  alla  sua
volont, pi che ai ritmi biologici del suo organismo, il compito  di
trasmettere la vita.
 
4.  Tali  questioni esigevano dal magistero della chiesa  una  nuova
approfondita  riflessione  sui principi  della  dottrina  morale  del
matrimonio:  dottrina  fondata  sulla  legge  naturale  illuminata  e
arricchita  dalla rivelazione divina. Nessun fedele vorr negare  che
al  magistero  della  chiesa spetti di interpretare  anche  la  legge
morale  naturale.    infatti incontestabile, come  hanno  pi  volte
dichiarato  i  nostri  predecessori, che Ges Cristo,  comunicando  a
Pietro  e  agli  apostoli  la  sua divina  autorit  e  inviandoli  a
insegnare a tutte le genti i suoi comandamenti, li costituiva custodi
e  interpreti autentici di tutta la legge morale, non solo cio della
legge evangelica, ma anche di quella naturale. Infatti anche la legge
naturale  espressione della volont di Dio, l'adempimento fedele  di
essa    parimenti  necessario  alla salvezza  eterna  degli  uomini.
Conformemente a questa sua missione, la chiesa ha dato sempre, ma pi
ampiamente  nel  tempo  recente, un adeguato insegnamento  sia  sulla
natura del matrimonio sia sul retto uso dei diritti coniugali  e  sui
doveri dei coniugi.
 
 5.  La  coscienza della medesima missione ci indusse a confermare  e
allargare  la  commissione  di  studio  che  il  nostro  predecessore
Giovanni XXIII, di v.m., aveva costituito nel marzo del 1963.  Questa
commissione, che comprendeva, oltre a parecchi studiosi  delle  varie
discipline  pertinenti, anche coppie di sposi,  non  solo  aveva  per
scopo di raccogliere pareri sulle nuove questioni riguardanti la vita
coniugale, e in particolare una retta regolazione della natalit,  ma
anche  di  fornire gli elementi di informazione opportuni, perch  il
magistero  della chiesa potesse dare una risposta adeguata all'attesa
non soltanto dei fedeli, ma dell'opinione pubblica mondiale. I lavori
di  questi  esperti, nonch i giudizi e i consigli successivi  di  un
buon  numero  dei  nostri fratelli nell'episcopato, o  spontaneamente
inviati  o  da  noi richiesti, ci hanno permesso di  meglio  misurare
tutti  gli  aspetti del complesso argomento. Pertanto di  gran  cuore
esprimiamo a tutti la nostra vivissima gratitudine.
 
 6.  Le  conclusioni  alle  quali era pervenuta  la  commissione  non
potevano  tuttavia essere da noi considerate come certe e definitive,
n  dispensarci da un personale esame di tanto grave questione; anche
perch  non  si  era  giunti, in seno alla  commissione,  alla  piena
concordanza  di  giudizi  circa  le  norme  morali  da  proporre,   e
soprattutto perch erano emersi alcuni criteri di soluzioni,  che  si
distaccavano  dalla  dottrina  morale  sul  matrimonio  proposta  con
costante   fermezza  dal  magistero  della  chiesa.  Perci,   avendo
attentissimamente  vagliato la documentazione  a  noi  offerta,  dopo
mature riflessioni e assidue preghiere, intendiamo ora, in virt  del
mandato  da Cristo a noi affidato, dare la nostra risposta  a  queste
gravi questioni.
 
II. PRINCIPI DOTTRINALI
Una visione globale dall'uomo
 7.  Il problema della natalit, come ogni altro problema riguardante
la vita umana, va considerato, al di l delle prospettive parziali  -
siano di ordine biologico o psicologico, demografico o sociologico  -
nella  luce di una visione integrale dell'uomo e della sua vocazione,
non  solo  naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed  eterna.  E
poich,  nel  tentativo  di  giustificare  i  metodi  artificiali  di
controllo  delle nascite, da molti si  fatto appello alle  esigenze,
sia dell'amore coniugale, sia di una paternit responsabile, conviene
chiarire  e precisare accuratamente la vera concezione di queste  due
grandi realt della vita matrimoniale, richiamandoci principalmente a
quanto    stato  esposto recentemente a questo riguardo,  con  somma
autorit,  dal  concilio  Vaticano II, nella  costituzione  pastorale
Gaudium et spes.
 
L'amore coniugale
 8.  L'amore  coniugale  rivela massimamente la  sua  vera  natura  e
nobilt quando  considerato nella sua sorgente suprema, Dio,  che  
"Amore", che  il Padre " da cui ogni paternit, in cielo e in terra,
trae  il  suo nome ". Il matrimonio non  quindi effetto del  caso  o
prodotto  della  evoluzione  di  inconsce  forze  naturali:    stato
sapientemente  e  provvidenzialmente istituito da  Dio  creatore  per
realizzare  nell'umanit il suo disegno di  amore.  Per  mezzo  della
reciproca  donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli  sposi
tendono   alla  comunione  delle  loro  persone,  con  la  quale   si
perfezionano  a vicenda, per collaborare con Dio alla  generazione  e
alla  educazione di nuove vite. Per i battezzati, poi, il  matrimonio
riveste  la  dignit di segno sacramentale della  grazia,  in  quanto
rappresenta l'unione di Cristo e della chiesa.
 
Le caratteristiche dell'amore coniugale
 9.  In  questa  luce  appaiono chiaramente le  note  e  le  esigenze
caratteristiche  dell'amore coniugale, di cui  di  somma  importanza
avere un'idea esatta.  prima di tutto amore pienamente umano, vale a
dire  sensibile  e  spirituale. Non  quindi  semplice  trasporto  di
istinto  e  di  sentimento, ma anche e principalmente    atto  della
volont  libera,  destinato  non  solo  a  mantenersi,  ma  anche  ad
accrescersi mediante le gioie e i dolori della vita quotidiana;  cos
che  gli  sposi diventino un cuor solo e un'anima sola, e raggiungano
insieme la loro perfezione umana.  poi amore totale, vale a dire una
forma  tutta  speciale  di  amicizia  personale,  in  cui  gli  sposi
generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli
egoistici.  Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama  soltanto
per  quanto  riceve  da  lui,  ma per se  stesso,  lieto  di  poterlo
arricchire  del  dono di s.  ancora amore fedele ed esclusivo  fino
alla  morte.  Cos infatti lo concepiscono lo sposo e  la  sposa  nel
giorno   in  cui  assumono  liberamente  e  in  piena  consapevolezza
l'impegno  del vincolo matrimoniale. Fedelt che pu talvolta  essere
difficile,  ma che sia sempre possibile, e sempre nobile e meritoria,
nessuno  lo pu negare. L'esempio di tanti sposi attraverso i  secoli
dimostra  non solo che essa  consentanea alla natura del matrimonio,
ma altres che da essa, come da una sorgente, scaturisce una intima e
duratura felicit.  infine amore fecondo, che non si esaurisce tutto
nella comunione dei coniugi, ma  destinato a continuarsi, suscitando
nuove vite. "Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro
natura  alla procreazione ed educazione della prole. I figli  infatti
sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo
al bene degli stessi genitori".
 
La paternit responsabile
 10. Perci l'amore coniugale richiede dagli sposi che essi conoscano
convenientemente  la  loro missione di paternit responsabile,  sulla
quale  oggi  a  buon  diritto tanto si insiste  e  che  va  anch'essa
esattamente  compresa. Essa deve considerarsi sotto  diversi  aspetti
legittimi  e  tra loro collegati. In rapporto ai processi  biologici,
paternit  responsabile significa conoscenza e  rispetto  delle  loro
funzioni:  l'intelligenza scopre, nel potere di dare la  vita,  leggi
biologiche che riguardano la persona umana. In rapporto alle tendenze
dell'istinto e delle passioni, la paternit responsabile significa il
necessario  dominio che la ragione e la volont devono esercitare  su
di   esse.   In   rapporto   alle  condizioni  fisiche,   economiche,
psicologiche  e sociali, la paternit responsabile si  esercita,  sia
con  la  deliberazione  ponderata e  generosa  di  far  crescere  una
famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel
rispetto  della legge morale, di evitare temporaneamente od  anche  a
tempo   indeterminato,  una  nuova  nascita.  Paternit  responsabile
comporta  ancora  e  soprattutto un pi profondo rapporto  all'ordine
morale  chiamato  oggettivo, stabilito da  Dio  e  di  cui  la  retta
coscienza  vera interprete. L'esercizio responsabile della paternit
implica  dunque che i coniugi riconoscano i propri doveri verso  Dio,
verso  se stessi, verso la famiglia e verso la societ, in una giusta
gerarchia  dei valori. Nel compito di trasmettere la vita,  essi  non
sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero
determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire,  ma,
al   contrario,   devono  conformare  il  loro  agire  all'intenzione
creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio  e  dei
suoi atti, e manifestata dall'insegnamento costante della chiesa.
 
Rispettare la natura e la finalit dell'atto matrimoniale
 11. Questi atti, con i quali gli sposi si uniscono in casta intimit
e  per  mezzo  dei quali si trasmette la vita umana,  sono,  come  ha
ricordato  il recente concilio, " onesti e degni ", e non cessano  di
essere  legittimi  se,  per cause mai dipendenti  dalla  volont  dei
coniugi,  sono  previsti  infecondi,  perch  rimangono  ordinati  ad
esprimere  e  consolidare la loro unione. Infatti, come  l'esperienza
attesta, non da ogni incontro coniugale segue una nuova vita. Dio  ha
sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondit che gi di
per  s distanziano il susseguirsi delle nascite. Ma, richiamando gli
uomini  all'osservanza delle norme della legge naturale, interpretata
dalla  sua  costante dottrina, la chiesa insegna che qualsiasi:  atto
matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita.
 
Inscindibili due aspetti: unione e procreazione
 12.  Tale dottrina, pi volte esposta dal magistero della chiesa,  
fondata  sulla  connessione inscindibile, che Dio  ha  voluto  e  che
l'uomo  non  pu  rompere di sua iniziativa, tra  i  due  significati
dell'atto   coniugale:  il  significato  unitivo  e  il   significato
procreativo. Infatti, per la sua intima struttura, l'atto  coniugale,
mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla
generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell'essere  stesso
dell'uomo  e  della  donna.  Salvaguardando  ambedue  questi  aspetti
essenziali,   unitivo  e  procreativo,  l'atto   coniugale   conserva
integralmente  il senso di mutuo e vero amore ed il  suo  ordinamento
all'altissima  vocazione dell'uomo alla paternit. Noi  pensiamo  che
gli  uomini  del  nostro  tempo  sono  particolarmente  in  grado  di
afferrare quanto questa dottrina sia consentanea alla ragione umana.
 
Fedelt al disegno di Dio
 13. Giustamente infatti si avverte che un atto coniugale imposto  al
coniuge  senza nessun riguardo alle sue condizioni ed ai suoi  giusti
desideri non  un vero atto di amore e nega pertanto un'esigenza  del
retto  ordine  morale  nei  rapporti tra gli  sposi.  Cos,  chi  ben
riflette dovr anche riconoscere che un atto di amore reciproco,  che
pregiudichi  la disponibilit a trasmettere la vita che Dio  creatore
di  tutte  le  cose  secondo particolari leggi vi ha  immesso,    in
contraddizione  sia  con  il disegno divino,  a  norma  del  quale  
costituito  il  coniugio, sia con il volere  dell'Autore  della  vita
umana.  Usare  di  questo  dono divino distruggendo,  anche  soltanto
parzialmente, il suo significato e la sua finalit  contraddire alla
natura  dell'uomo  come a quella della donna e del  loro  pi  intimo
rapporto,  e perci  contraddire anche al piano di Dio  e  alla  sua
santa   volont.  Usufruire  invece  del  dono  dell'amore  coniugale
rispettando  le leggi del processo generativo, significa riconoscersi
non  arbitri  delle sorgenti della vita umana, ma piuttosto  ministri
del  disegno stabilito dal creatore. Infatti, come sul suo  corpo  in
generale  l'uomo non ha un dominio illimitato, cos non  lo  ha,  con
particolare ragione, sulle sue facolt generative in quanto  tali,  a
motivo della loro ordinazione intrinseca a suscitare la vita, di  cui
Dio    principio. " La vita umana  sacra, ricordava Giovanni XXIII;
fin  dal suo affiorare impegna direttamente l'azione creatrice di Dio ".
 
Vie illecite per la regolazione della natalit
 14.  In  conformit con questi principi fondamentali  della  visione
umana   e  cristiana  sul  matrimonio,  dobbiamo  ancora  una   volta
dichiarare che  assolutamente da escludere, come via lecita  per  la
regolazione  delle  nascite,  l'interruzione  diretta  del   processo
generativo  gi  iniziato, e soprattutto l'aborto diretto,  anche  se
procurato  per ragioni terapeutiche.  parimenti da condannare,  come
il magistero della chiesa ha pi volte dichiarato, la sterilizzazione
diretta,  sia  perpetua  che temporanea, tanto  dell'uomo  che  della
donna.    altres esclusa ogni azione che, o in previsione dell'atto
coniugale,  o  nel  suo  compimento,  o  nello  sviluppo  delle   sue
conseguenze  naturali,  si proponga, come  scopo  o  come  mezzo,  di
impedire  la procreazione. N, a giustificazione degli atti coniugali
resi  intenzionalmente  infecondi, si possono invocare,  come  valide
ragioni: che bisogna scegliere quel male che sembri meno grave  o  il
fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che
furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l'unica e
identica bont morale. In verit, se  lecito, talvolta, tollerare un
minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere
un  bene  pi  grande, non  lecito, neppure per ragioni  gravissime,
fare il male, affinch ne venga il bene, cio fare oggetto di un atto
positivo  di  volont ci che  intrinsecamente  disordine  e  quindi
indegno della persona umana, anche se nell'intento di salvaguardare o
promuovere  beni  individuali, familiari o sociali.   quindi  errore
pensare  che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e  perci
intrinsecamente  non onesto, possa essere coonestato dall'insieme  di
una vita coniugale feconda.
 
Liceit dei mezzi terapeutici
 15.  La chiesa, invece, non ritiene affatto illecito l'uso dei mezzi
terapeutici necessari per curare malattie dell'organismo, anche se ne
risultasse  un  impedimento, pur previsto, alla procreazione,  purch
tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto.
 
Liceit del ricorso ai periodi infecondi
 16.  A  questo insegnamento della chiesa sulla morale coniugale,  si
obietta  oggi,  come  osservavamo sopra (n.  3),  che    prerogativa
dell'intelligenza  umana  dominare le energie  offerte  dalla  natura
irrazionale  e  orientarle verso un fine conforme al bene  dell'uomo.
Ora, alcuni si chiedono: nel caso presente, non  forse razionale, in
circostanze cos complesse, ricorrere al controllo artificiale  delle
nascite, se con ci si ottiene l'armonia e la quiete della famiglia e
migliori  condizioni per l'educazione dei figli gi  nati?  A  questo
quesito  occorre rispondere con chiarezza: la chiesa    la  prima  a
elogiare  e a raccomandare l'intervento dell'intelligenza in un'opera
che  cos  da vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore,
ma  afferma  che  ci  si deve fare nel rispetto dell'ordine  da  Dio
stabilito. Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi,
derivanti dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi,  o  da
circostanze  esteriori, la chiesa insegna essere allora lecito  tener
conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l'uso
del matrimonio nei soli periodi infecondi e cos regolare la natalit
senza  offendere  minimamente  i  principi  morali  che  abbiamo  ora
ricordato.  La  chiesa  coerente con se stessa, sia  quando  ritiene
lecito  il  ricorso  ai periodi infecondi, sia quando  condanna  come
sempre   illecito   l'uso  dei  mezzi  direttamente   contrari   alla
fecondazione,  anche  se  ispirato da ragioni  che  possano  apparire
oneste e gravi. Infatti, i due casi differiscono completamente tra di
loro:  nel  primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente  di  una
disposizione   naturale;   nell'altro  caso   essi   impediscono   lo
svolgimento dei processi naturali.  vero che, nell'uno e  nell'altro
caso,  i coniugi concordano con mutuo e certo consenso di evitare  la
prole  per  ragioni plausibili, cercando la sicurezza  che  essa  non
verr;  ma    altres vero che soltanto nel primo  caso  essi  sanno
rinunciare  all'uso  del matrimonio nei periodi fecondi  quando,  per
giusti motivi, la procreazione non  desiderabile, usandone, poi, nei
periodi agenesiaci a manifestazione di affetto e a salvaguardia della
mutua  fedelt.  Cos facendo essi danno prova di amore  veramente  e
integralmente onesto.
 
Gravi conseguenze dei metodi di regolazione artificiale della natalit
 17.  Gli  uomini  retti  potranno ancora  meglio  convincersi  della
fondatezza  della dottrina della chiesa in questo campo, se  vorranno
riflettere  alle  conseguenze dei metodi di  regolazione  artificiale
delle  nascite. Considerino, prima di tutto, quale via larga e facile
aprirebbero   cos   alla  infedelt  coniugale  ed  all'abbassamento
generale  della moralit. Non ci vuole molta esperienza per conoscere
la  debolezza  umana  e per comprendere che gli uomini  -  i  giovani
specialmente,  cos  vulnerabili su  questo  punto  -  hanno  bisogno
d'incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale  e  non  si  deve
loro  offrire qualche facile mezzo per eluderne l'osservanza. Si  pu
anche   temere   che  l'uomo,  abituandosi  all'uso  delle   pratiche
anticoncezionali,  finisca per perdere il  rispetto  della  donna  e,
senza  pi curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi  a
considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non pi
come  la sua compagna, rispettata e amata. Si rifletta anche all'arma
pericolosa  che  si verrebbe a mettere cos tra le mani  di  autorit
pubbliche, incuranti delle esigenze morali. Chi potr rimproverare  a
un   governo   di   applicare  alla  soluzione  dei  problemi   della
collettivit  ci  che fosse riconosciuto lecito ai  coniugi  per  la
soluzione  di  un problema familiare? Chi impedir ai  governanti  di
favorire  e  persino  di imporre ai loro popoli,  ogni  qualvolta  lo
ritenessero necessario, il metodo di contraccezione da essi giudicato
pi  efficace? In tal modo gli uomini, volendo evitare le  difficolt
individuali,  familiari  o  sociali che s'incontrano  nell'osservanza
della legge divina, arriverebbero a lasciare in balia dell'intervento
delle  autorit  pubbliche il settore pi personale e  pi  riservato
della   intimit  coniugale.  Pertanto,  se  non  si  vuole   esporre
all'arbitrio degli uomini la missione di generare la vita, si  devono
necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla  possibilit  di
dominio dell'uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti  che
a  nessun  uomo,  sia  privato, sia rivestito di autorit,    lecito
infrangere.  E  tali  limiti non possono essere determinati  che  dal
rispetto  dovuto all'integrit del corpo umano e delle  sue  funzioni
naturali  secondo  i  principi sopra ricordati  e  secondo  la  retta
intelligenza  del  principio  di  totalit,  illustrato  dal   nostro
Predecessore Pio XII.
 
La chiesa garante degli autentici valori umani
 18. Si pu prevedere che questo insegnamento non sar forse da tutti
facilmente  accolto:  troppe sono le voci,  amplificate  dai  moderni
mezzi  di propaganda, che contrastano con quella della chiesa. A  dir
vero, questa non si meraviglia di essere fatta, a somiglianza del suo
divin  fondatore,  " segno di contraddizione ",  ma  non  lascia  per
questo  di  proclamare con umile fermezza tutta la legge morale,  sia
naturale,  che evangelica. Di essa la chiesa non  stata autrice,  n
pu, quindi, esserne arbitra; ne  soltanto depositaria e interprete,
senza  mai  poter dichiarare lecito quel che non lo  ,  per  la  sua
intima e immutabile opposizione al vero bene dell'uomo. Nel difendere
la   morale  coniugale  nella  sua  integralit,  la  chiesa  sa   di
contribuire  all'instaurazione di una civilt veramente  umana;  essa
impegna  l'uomo  a  non  abdicare  alla  propria  responsabilit  per
rimettersi  ai mezzi tecnici; difende con ci stesso la  dignit  dei
coniugi. Fedele all'insegnamento come all'esempio del Salvatore, essa
si  dimostra  amica sincera e disinteressata degli uomini  che  vuole
aiutare,  fin  dal  loro itinerario terrestre, " a  partecipare  come
figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini ".
 
III. DIRETTIVE PASTORALI
 La chiesa "madre e maestra"
 19. La nostra parola non sarebbe espressione adeguata del pensiero e
delle  sollecitudini della chiesa, madre e maestra di tutte le genti,
se,  dopo  aver richiamato gli uomini alla osservanza e  al  rispetto
della  legge  divina  riguardante il matrimonio, non  li  confortasse
nella  vita  di una onesta regolazione della natalit, pur  in  mezzo
alle  difficili  condizioni  che oggi travagliano  le  famiglie  e  i
popoli.  La chiesa, infatti, non pu avere altra condotta  verso  gli
uomini  da  quella  del  Redentore: conosce  la  loro  debolezza,  ha
compassione della folla, accoglie i peccatori; ma non pu  rinunciare
a insegnare la legge che in realt  quella propria di una vita umana
restituita  nella sua verit originaria e condotta dallo  Spirito  di
Dio.
 
Possibilit della osservanza della legge divina
 20.  La dottrina della chiesa sulla regolazione della natalit,  che
promulga la legge divina, apparir facilmente a molti di difficile  o
addirittura  impossibile  attuazione. E  certamente,  come  tutte  le
realt  grandi  e  benefiche, essa richiede  serio  impegno  e  molti
sforzi, individuali, familiari e sociali. Anzi, non sarebbe attuabile
senza l'aiuto di Dio, che sorregge e corrobora la buona volont degli
uomini. Ma a chi ben riflette non potr non apparire che tali  sforzi
sono nobilitanti per l'uomo e benefici per la comunit umana.
 
Padronanza di s
 21.  Una  retta  e  onesta  pratica di  regolazione  della  natalit
richiede  anzitutto  dagli sposi che acquistino e  posseggano  solide
convinzioni  circa i veri valori della vita e della famiglia,  e  che
tendano  ad  acquistare una perfetta padronanza  di  s.  Il  dominio
dell'istinto,  mediante  la  ragione  e  la  libera  volont,  impone
indubbiamente una ascesi, affinch le manifestazioni affettive  della
vita  coniugale  siano secondo il retto ordine e in  particolare  per
l'osservanza  della  continenza  periodica.  Ma  questa   disciplina,
propria  della  purezza degli sposi, ben lungi al  nuocere  all'amore
coniugale, gli conferisce invece un pi alto valore umano.  Esige  un
continuo  sforzo,  ma  grazie  al suo  benefico  influsso  i  coniugi
sviluppano integralmente la loro personalit, arricchendosi di valori
spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenit e  di
pace   e   agevola  la  soluzione  degli  altri  problemi;  favorisce
l'attenzione  verso  l'altro  coniuge,  aiuta  gli  sposi  a  bandire
l'egoismo,  nemico del vero amore, e approfondisce il loro  senso  di
responsabilit nel compimento dei loro doveri. I genitori  acquistano
con  essa  la  capacit di un influsso pi profondo ed  efficace  per
l'educazione dei figli; la fanciullezza e la giovent crescono  nella
giusta  stima  dei valori umani e nello sviluppo sereno  ed  armonico
delle loro facolt spirituali e sensibili.
 
Creare un ambiente favorevole alla castit
 22.  Noi vogliamo in questa occasione richiamare l'attenzione  degli
educatori  e di quanti assolvono compiti di responsabilit in  ordine
al  bene  comune dell'umana convivenza, sulla necessit di creare  un
clima  favorevole all'educazione della castit, cio al trionfo della
sana  libert sulla licenza, mediante il rispetto dell'ordine morale.
Tutto  ci  che  nei moderni mezzi di comunicazione  sociale  i  alle
eccitazioni dei sensi, alla sfrenatezza dei costumi, come  pure  ogni
forma  di  pornografia o di spettacoli licenziosi, deve suscitare  la
franca e unanime reazione di tutte le persone sollecite del progresso
della  civilt  e della difesa dei beni supremi dello spirito  umano.
Invano si cercherebbe di giustificare queste depravazioni con pretese
esigenze artistiche scientifiche o di trarre argomento dalla  libert
lasciata in questo settore da parte delle pubbliche autorit.
 
Appello ai pubblici poteri
 23.  Ai  governanti,  che sono i principali  responsabili  del  bene
comune  e  tanto possono per la salvaguardia del costume  orale,  noi
diciamo: non lascino che si degradi la moralit dei loro popoli;  non
accettino  che  si  introducano  in modo  legale  in  quella  cellula
fondamentale dello stato, che  la famiglia, pratiche contrarie  alla
legge  naturale e divina. Altra  la via mediante la quale i pubblici
poteri  possono  e  devono contribuire alla  soluzione  del  problema
demografico:    la  via di una provvida politica familiare,  di  una
saggia  educazione dei popoli, rispettosa della legge morale e  della
libert  dei cittadini. Siamo ben consapevoli delle gravi  difficolt
in  cui versano i pubblici poteri a questo riguardo, specialmente nei
paesi  in via di sviluppo. Alle loro legittime preoccupazioni abbiamo
consacrato  la  nostra  enciclica Populorum progressio.  Ma,  con  il
nostro  predecessore Giovanni XXIII, ripetiamo: "  Queste  difficolt
non  vanno  superate  facendo ricorso a metodi e  a  mezzi  che  sono
indegni dell'uomo e che trovano la loro spiegazione soltanto  in  una
concezione  prettamente materialistica dell'uomo stesso e  della  sua
vita. La vera soluzione si trova soltanto nello sviluppo economico  e
nel  progresso  sociale, che rispettano e promuovono  i  veri  valori
umani individuali e sociali ". N si potrebbe senza grave ingiustizia
rendere  la  divina  Provvidenza responsabile di ci  che  dipendesse
invece da minore saggezza di governo, da un senso insufficiente della
giustizia   sociale,  da  egoistico  accaparramento   o   ancora   da
biasimevole  indolenza  nell'affrontare  gli  sforzi  e  i  sacrifici
necessari  per  assicurare la elevazione del livello di  vita  di  un
popolo  e  di  tutti i suoi figli. Che tutti i poteri responsabili  -
come certuni gi fanno cos lodevolmente - ravvivino generosamente  i
loro  sforzi. E non cessi di estendersi l'aiuto vicendevole tra tutti
i membri della grande famiglia umana:  un campo quasi illimitato che
si apre cos all'attivit delle grandi organizzazioni internazionali.
 
Agli uomini di scienza
 24. Vogliamo ora esprimere il nostro incoraggiamento agli uomini  di
scienza,  i  quali " possono dare un grande contributo  al  bene  del
matrimonio e della famiglia e alla pace delle coscienze, se, unendo i
loro studi, cercheranno di chiarire pi a fondo le diverse condizioni
che favoriscono una onesta regolazione della procreazione umana ".  
in  particolare auspicabile che, secondo l'augurio formulato  da  Pio
XII, la scienza medica riesca a dare una base sufficientemente sicura
ad  una regolazione delle nascite, fondata sull'osservanza dei  ritmi
naturali.  Cos  gli  uomini  di scienza,  e  in  modo  speciale  gli
scienziati  cattolici, contribuiranno a dimostrare con i  fatti  che,
come  la chiesa insegna, " non vi pu essere vera contraddizione  tra
le  leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle  che
favoriscono un autentico amore coniugale ".
 
Agli sposi cristiani
 25.  E  ora  la nostra parola si rivolge pi direttamente ai  nostri
figli,  particolarmente  a  quelli che  Dio  chiama  a  servirlo  nel
matrimonio.  La  chiesa, mentre insegna le esigenze  imprescrittibili
della  legge divina, annunzia la salvezza e apre con i sacramenti  le
vie della grazia, la quale fa dell'uomo una nuova creatura, capace di
corrispondere  nell'amore e nella vera libert  al  disegno  del  suo
Creatore e Salvatore e di trovare dolce il giogo di Cristo. Gli sposi
cristiani,  dunque,  docili  alla sua voce,  ricordino  che  la  loro
vocazione   cristiana  iniziata  col  battesimo  si    ulteriormente
specificata e rafforzata col sacramento del matrimonio.  Per  esso  i
coniugi sono corroborati e quasi consacrati per l'adempimento  fedele
dei propri doveri, per l'attuazione della propria vocazione fino alla
perfezione e per una testimonianza cristiana loro propria  di  fronte
mondo. Ad essi il Signore affida il compito di rendere visibile  agli
uomini  la  santit  "e  la soavit della legge  che  unisce  l'amore
vicendevole  degli sposi con la loro cooperazione  all'amore  di  Dio
autore  della  vita  umana.  Non  intendiamo  affatto  nascondere  le
difficolt  talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi  cristiani:
per  essi, come per ognuno,  stretta la porta e angusta la  via  che
conduce alla vita ". Ma la speranza di questa vita deve illuminare il
loro  cammino,  mentre  coraggiosamente si  sforzano  di  vivere  con
saggezza, giustizia e piet nel tempo presente, sapendo che la figura
di  questo  mondo  passa. Affrontino quindi  gli  sposi  i  necessari
sforzi, sorretti dalla fede e dalla speranza che " non delude, perch
l'amore di Dio  stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito  santo,
che  ci   stato dato "; implorino con perseverante preghiera l'aiuto
divino;  attingano  soprattutto nell'eucaristia alla  sorgente  della
grazia  e  della carit. E se il peccato facesse ancora presa  su  di
loro,  non  si  scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza  alla
misericordia di Dio, che viene elargita con abbondanza nel sacramento
della  penitenza.  Essi potranno in tal modo realizzare  la  pienezza
della  vita  coniugale descritta dall'apostolo: "  Mariti,  amate  le
vostre  mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa (...).  I  mariti
devono  amare le loro mogli come il proprio corpo. Amare  la  moglie,
non    forse amare se stesso? Ora nessuno mai ha odiato  la  propria
carne,  che  anzi la nutre e la cura, come fa Cristo  per  la  chiesa
(...). Grande  questo mistero, voglio dire riguardo a Cristo e  alla
chiesa. Ma per quel che vi concerne, ognuno ami la sua moglie come se
stesso e la moglie rispetti il proprio marito ".
 
Apostolato tra i focolari
 26.  Tra i frutti che maturano da un generoso sforzo di fedelt alla
legge divina, uno dei pi preziosi  che i coniugi stessi non di rado
provano il desiderio di comunicare ad altri la loro esperienza. Viene
cos a inserirsi nel vasto quadro della vocazione dei laici una nuova
e notevolissima forma dell'apostolato del simile da parte del simile:
sono  gli sposi stessi che si fanno apostoli e guide di altri  sposi.
Questa   senz'altro tra tante forme di apostolato una di quelle  che
oggi appaiono pi opportune.
 
Ai medici e al personale sanitario
 27.  Abbiamo  in altissima stima i medici e i membri  del  personale
sanitario  ai  quali, nell'esercizio della loro professione,  pi  di
ogni interesse umano, stanno a cuore le superiori esigenze della loro
vocazione  cristiana.  Perseverino  dunque  nel  promuovere  in  ogni
occasione le soluzioni, ispirate alla fede e alla retta ragione, e si
sforzino di suscitarne la convinzione e il rispetto nel loro ambiente
Considerino  poi  anche  come  proprio  dovere  professionale  quello
d'acquistare tutta la scienza necessaria in questo delicato  settore,
al fine di poter dare agli sposi che li consultano i saggi consigli e
le sane direttive, che questi da loro a buon diritto aspettano.
 
Ai sacerdoti
 28. Diletti figli sacerdoti, che per vocazione siete i consiglieri e
le  guide  spirituali  delle singole persone  e  delle  famiglie,  ci
rivolgiamo  ora  a  voi  con  fiducia.  Il  vostro  primo  compito  -
specialmente  per  quelli che insegnano la teologia  morale  -    di
esporre  senza ambiguit l'insegnamento della chiesa sul  matrimonio.
Siate  i primi a dare, nell'esercizio del vostro ministero, l'esempio
di  un leale ossequio, interno ed esterno, al magistero della chiesa.
Tale  ossequio,  ben  lo  sapete, obbliga non  solo  per  le  ragioni
addotte, quanto piuttosto a motivo del lume dello Spirito santo,  del
quale  sono  particolarmente  dotati  i  pastori  della  chiesa   per
illustrare la verit. Sapete anche che  di somma importanza, per  la
pace  delle  coscienze e per l'unit del popolo cristiano,  che,  nel
campo  della  morale come in quello del dogma, tutti si attengano  al
magistero  della chiesa e parlino uno stesso linguaggio.  Perci  con
tutto  il  nostro animo vi rinnoviamo l'accorato appello  del  grande
apostolo  Paolo:  "  Vi scongiuro, fratelli, per il  nome  di  nostro
signore  Ges  Cristo, abbiate tutti uno stesso  sentimento,  non  vi
siano tra voi divisioni, ma siate tutti uniti nello stesso spirito  e
nello stesso pensiero ".
 29. Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo,  eminente
forma di carit verso le anime. Ma ci deve sempre accompagnarsi  con
la  pazienza e la bont di cui il Redentore stesso ha dato  l'esempio
nel  trattare  con  gli  uomini. Venuto non  per  giudicare,  ma  per
salvare,  egli  fu  certo intransigente con il male,  ma  paziente  e
misericordioso  verso i peccatori. Nelle loro difficolt,  i  coniugi
ritrovino  sempre nella parola e nel cuore del sacerdote l'eco  della
voce  e  dell'amore del Redentore. Parlate poi con  fiducia,  diletti
figli,  ben  convinti che lo Spirito santo di Dio, mentre assiste  il
magistero nel proporre la dottrina, illumina internamente i cuori dei
fedeli,  invitandoli a dare il loro assenso. Insegnate agli sposi  la
necessaria   via  della  preghiera,  e  istruiteli  convenientemente,
affinch   ricorrano   spesso  e  con  grande  fede   ai   sacramenti
dell'eucaristia  e  della penitenza, e perch  mai  si  scoraggino  a
motivo della loro debolezza.
 
Ai vescovi
 30.   Cari  e  venerabili  fratelli  nell'episcopato,  con  i  quali
condividiamo  pi da vicino la sollecitudine del bene spirituale  del
popolo di Dio, a voi va il nostro pensiero riverente e affettuoso  al
termine  di questa enciclica. A tutti rivolgiamo un pressante invito.
A  capo dei vostri sacerdoti, cooperatori del sacro ministero, e  dei
vostri fedeli, lavorate con ardore e senza sosta alla salvaguardia  e
alla  santit del matrimonio, perch sia sempre pi vissuto in  tutta
la  sua pienezza umana e cristiana. Considerate questa missione  come
una  delle vostre pi urgenti responsabilit nel tempo presente. Essa
comporta,  come  sapete, un'azione pastorale concertata  in  tutti  i
campi  della  attivit umana, economica, culturale  e  sociale:  solo
infatti un miglioramento simultaneo in questi vari settori permetter
di  rendere non solo tollerabile, ma pi facile gioconda la vita  dei
genitori  e dei figli in seno alle famiglie, pi fraterna e  pacifica
la  convivenza nell'umana societ, nella rigorosa fedelt al  disegno
di Dio sul mondo.
 
APPELLO FINALE
 31.  Venerati fratelli, dilettissimi figli, e voi tutti,  uomini  di
buona  volont,  grande  l'opera di educazione, di  progresso  e  di
amore alla quale vi chiamiamo, basati sulla fermissima dottrina della
chiesa,  di  cui  il  successore di Pietro ,  con  i  suoi  fratelli
nell'episcopato  cattolico, fedele depositario  e  interprete.  Opera
grande in verit, ne abbiamo l'intima convinzione, per il mondo  come
per  la chiesa, giacch l'uomo non pu trovare la vera felicit, alla
quale aspira con tutto il suo essere, se non nel rispetto delle leggi
iscritte  da  Dio  nella  sua natura e che egli  deve  osservare  con
intelligenza  e  amore. Su quest'opera noi invochiamo,  come  su  voi
tutti,  e in modo speciale sugli sposi, l'abbondanza delle grazie  di
Dio  santissimo e misericordiosissimo, in pegno delle quali vi  diamo
la nostra benedizione apostolica.
 
Dato a Roma, presso San Pietro, nella festa di san Giacomo apostolo,
25 luglio dell'anno 1968, sesto del nostro pontificato.
PAOLO PP. VI
 
 
