                         LETTERA ENCICLICA
                        DEL SOMMO PONTEFICE
                             PAOLO VI
                       SACERDOTALIS CAELIBATUS
                        Roma, 24 Giugno 1967
 
      Come  aveva promesso ai padri conciliari, quando si era riservato
di affrontare personalmente questo tema, sottraendolo alla discussione
in assemblea, il papa espone in questa enciclica dapprima le obiezioni
contro  il  celibato  sacerdotale. In un secondo momento  conferma  la
validit del celibato nel suo significato cristologico, ecclesiologico
ed  escatologico. Perch questi valori siano testimoniati e vissuti  
necessaria una adeguata formazione dei futuri sacerdoti, in  modo  che
siano  ordinate  persone  veramente mature  e  capaci  di  una  libera
adesione  al celibato. Una cura speciale deve essere posta  anche  per
conservare nella castit i sacerdoti gi consacrati.
 
 Il celibato sacerdotale oggi
 1.  Il celibato sacerdotale, che la chiesa custodisce da secoli  come
fulgida  gemma, conserva tutto il suo valore anche nel  nostro  tempo,
caratterizzato  da  una  profonda trasformazione  di  mentalit  e  di
strutture. Ma nel clima dei nuovi fermenti si  manifestata  anche  la
tendenza,  anzi  l'espressa  volont  di  sollecitare  la   chiesa   a
riesaminare  questo  suo istituto caratteristico,  la  cui  osservanza
secondo  alcuni sarebbe resa ora problematica e quasi impossibile  nel
nostro tempo e nel nostro mondo.
 2.  Questo  stato  di  cose, che scuote la  coscienza  e  provoca  la
perplessit  di alcuni sacerdoti e giovani aspiranti al  sacerdozio  e
genera sgomento, in molti fedeli, ci impone di rompere gli indugi  per
mantenere  la promessa gi fatta ai venerabili padri del concilio,  ai
quali dichiarammo il nostro proposito di dare nuovo lustro e vigore al
celibato sacerdotale nelle circostanze attuali. Nel frattempo, abbiamo
a  lungo  e  ardentemente invocato i necessari  lumi  ed  aiuti  dello
Spirito  paraclito ed abbiamo esaminato al cospetto di  Dio  pareri  e
istanze giunteci da ogni parte, innanzitutto da parecchi pastori della
chiesa di Dio.
 3.  La  grande questione relativa al sacro celibato del  clero  nella
chiesa  si  lungamente presentata al nostro spirito in tutta  la  sua
ampiezza e in tutta la sua gravit: deve ancor oggi sussistere  quella
severa  e  sublimante obbligazione per coloro che  intendono  accedere
agli  ordini  sacri maggiori?  oggi conveniente l'osservanza  di  una
tale  obbligazione?  Non sarebbe maturato il  tempo  per  scindere  il
vincolo  che  unisce  nella  chiesa il  celibato  al  sacerdozio?  Non
potrebbe  essere  facoltativa  questa  difficile  osservanza?  Non  ne
sarebbe  favorito il ministero sacerdotale, facilitato l'avvicinamento
ecumenico?  E  se  l'aurea  legge  del  sacro  celibato  deve  tuttora
rimanere,  per  quali  ragioni essa oggi dev'essere  trovata  santa  e
conveniente?  E con quali mezzi pu essere osservata, e come  da  peso
convertita in aiuto alla vita sacerdotale?
 4.  La  nostra  attenzione  si  fermata in  modo  particolare  sulle
obiezioni  che  in  varia forma sono state e sono espresse  contro  il
mantenimento  del sacro celibato. Un tema di cos grande importanza  e
complessit,  infatti,  ci  impone, in  virt  del  nostro  apostolico
servizio,  di  considerare lealmente la realt e i problemi  che  essa
implica,  illuminandola per, come  nostro dovere e nostra  missione,
con  la  luce  della verit che  Cristo, nell'intento di compiere  in
tutto  la volont di colui che ci ha chiamati a questo ufficio,  e  di
dimostrarci quali siamo di fronte alla chiesa, il servo dei  servi  di
Dio.
 Le obiezioni contro il celibato sacerdotale
 5.  Si  pu  dire  che  non  mai  come  oggi  il  tema  del  celibato
ecclesiastico sia stato scrutato con maggiore acutezza  e  sotto  ogni
aspetto,  sul  piano dottrinale, storico, sociologico,  psicologico  e
pastorale, e spesso con intenzioni fondamentalmente rette, anche se le
parole  possono  averle  talvolta tradite.  Guardiamo  onestamente  le
principali obiezioni alla legge del celibato ecclesiastico abbinato al
sacerdozio. La prima, sembra provenire dalla fonte pi autorevole:  il
nuovo testamento, nel quale  conservata la dottrina di Cristo e degli
apostoli,  non  esige il celibato dei ministri sacri,  ma  lo  propone
piuttosto come libera obbedienza ad una speciale vocazione  o  ad  uno
speciale carisma. Ges stesso non ha posto questa pregiudiziale  nella
scelta dei dodici, come anche gli apostoli per coloro i quali venivano
preposti alle prime comunit cristiane.
 6.  L'intimo  rapporto  che  i padri della  chiesa  e  gli  scrittori
ecclesiastici hanno stabilito nel corso dei secoli tra la vocazione al
sacerdozio  ministeriale e la sacra verginit trova la sua origine  in
mentalit e situazioni storiche diverse dalle nostre. Spesso nei testi
patristici  si  raccomanda al clero, pi che il celibato,  l'astinenza
dall'uso  del matrimonio, e le ragioni addotte per la castit perfetta
dei  sacri  ministri sembrano talvolta ispirate a eccessivo pessimismo
per  la  condizione umana nella carne, o a una particolare  concezione
della  purezza  necessaria per il contatto  con  le  cose  sacre.  Gli
argomenti antichi, inoltre, non risulterebbero pi consoni a tutti gli
ambienti  socio-culturali, in cui oggi la chiesa  chiamata a  operare
mediante i suoi sacerdoti.
 7.  Una  difficolt  che molti avvertono sta nel  fatto  che  con  la
disciplina  vigente  del celibato si fa coincidere  il  carisma  della
vocazione sacerdotale col carisma della perfetta castit come stato di
vita  del  ministro  di  Dio;  e perci si  domandano  se  sia  giusto
allontanare   dal  sacerdozio  coloro  che  avrebbero   la   vocazione
ministeriale, senza avere quella della vita celibe.
 8.   11   mantenimento   del   celibato  sacerdotale   nella   chiesa
arrecherebbe inoltre gravissimo danno l dove la scarsit numerica del
clero,  accoratamente  riconosciuta e  lamentata  dallo  stesso  sacro
Concilio,  provoca  situazioni  drammatiche,  ostacolando   la   piena
realizzazione  del  piano divino di salvezza e  mettendo  a  volte  in
pericolo  la  stessa  possibilit del primo  annunzio  evangelico.  La
preoccupante rarefazione del clero, infatti, viene ascritta da  alcuni
alla pesantezza dell'obbligo del celibato.
 9.  Non  mancano poi quelli, i quali sono convinti che un  sacerdozio
uxorato non soltanto toglierebbe l'occasione a infedelt, disordini  e
dolorose  defezioni, che feriscono e addolorano tutta  la  chiesa,  ma
consentirebbe ai ministri di Cristo una pi completa testimonianza  di
vita cristiana anche nel campo della famiglia, dal quale il loro stato
attuale li esclude.
 10.C'  ancora  chi  insiste nell'affermazione secondo  la  quale  il
sacerdote,  in  virt del suo celibato,  in una situazione  fisica  e
psicologica  innaturale,  dannosa all'equilibrio  e  alla  maturazione
della  sua  personalit umana; accade cos - dicono -  che  spesso  il
sacerdote  si  inaridisca  e  manchi di umano  calore,  di  una  piena
comunione di vita e di destino con il resto dei suoi fratelli,  e  sia
costretto  a  una solitudine che  fonte di amarezze e di avvilimento.
Tutto   questo   non  indica  forse  una  ingiusta   violenza   e   un
ingiustificabile  disprezzo  di valori umani  derivanti  dalla  divina
opera della creazione e integrati nell'opera della redenzione compiuta
da Cristo?
 11.Osservando  inoltre  il modo con cui un  candidato  al  sacerdozio
giunge all'accettazione di un impegno cos gravoso, si eccepisce  che,
in  pratica, esso  il risultato di un atteggiamento passivo,  causato
spesso  da  una  formazione non del tutto adeguata e rispettosa  della
umana   libert,   piuttosto  che  il  risultato  di   una   decisione
autenticamente  personale,  essendo  il  grado  di  conoscenza  e   di
autodecisione  del  giovane  e  la  sua  maturit  psico-fisica  assai
inferiori,  e in ogni caso sproporzionati, all'entit, alle difficolt
oggettive e alla durata dell'obbligo che egli si assume.
 12.Non  ignoriamo che altre obiezioni possono essere sollevate contro
il  sacro  celibato:  questo un tema molto complesso, che  tocca  sul
vivo  la  concezione abituale della vita, e che introduce in  essa  la
luce   superiore  proveniente  dalla  divina  rivelazione;  una  serie
interminabile  di  difficolt  si  presenter  per  coloro  che   "non
capiscono questa cosa", che non conoscono, o che dimenticano il  "dono
di  Dio",  e  non sanno quale sia la logica superiore  di  tale  nuova
concezione  della  vita  e  quale la sua mirabile  efficacia,  la  sua
esuberante pienezza.
 13.Questo coro di obiezioni sembrerebbe soffocare la voce secolare  e
solenne  dei  pastori  della  chiesa, dei maestri  di  spirito,  della
testimonianza vissuta di una legione senza numero di santi e di fedeli
ministri di Dio, che del sacro celibato hanno fatto interiore  oggetto
ed  esteriore segno della loro totale e gaudiosa donazione al  mistero
di  Cristo.  No,  questa  voce  tuttora forte  e  serena;  non  viene
soltanto  dal  passato,  viene anche dal  presente.  Solleciti  sempre
all'osservanza della realt, noi non possiamo chiudere  gli  occhi  su
questa  magnifica  e sorprendente realt: vi sono  ancora  oggi  nella
santa  chiesa di Dio, in ogni parte del mondo, dove essa ha eretto  le
sue   tende  benedette,  innumerevoli  ministri  sacri  -  suddiaconi,
diaconi,  presbiteri,  vescovi  -, che  vivono  in  modo  illibato  il
celibato volontario e consacrato; e, accanto a loro, non possiamo  non
avvertire le schiere immense dei religiosi, delle religiose,  e  anche
di  giovani,  e  di  laici,  fedeli tutti all'impegno  della  perfetta
castit: essa  vissuta non per disprezzo del dono divino della  vita,
ma per amore superiore alla vita nuova sgorgante dal mistero pasquale;
  vissuta  con  coraggiosa austerit, con gioiosa  spiritualit,  con
esemplare  integrit ed anche con relativa facilit. Questo  grandioso
fenomeno  documenta una singolare realt del regno di Dio  vivente  in
seno  alla  societ moderna, a cui presta umile e benefico ufficio  di
"luce  del mondo" e di "sale della terra"; noi non possiamo tacere  la
nostra ammirazione: in esso soffia indubbiamente lo Spirito di Cristo.
 Confermata la validit del celibato
 14.Noi  dunque  riteniamo  che la vigente legge  del  sacro  celibato
debba   ancora   oggi,  e  fermamente,  accompagnarsi   al   ministero
ecclesiastico;  essa  deve  sorreggere il ministro  nella  sua  scelta
esclusiva, perenne e totale dell'unico e sommo amore di Cristo e della
consacrazione  al  culto di Dio e al servizio  della  chiesa,  e  deve
qualificare  il suo stato di vita, sia nella comunit dei fedeli,  che
in quella profana.
 15.Certo,  il carisma della vocazione sacerdotale, rivolta  al  culto
divino  e  al  servizio religioso e pastorale del  popolo  di  Dio,  
distinto dal carisma che induce alla scelta del celibato come stato di
vita consacrata; ma la vocazione sacerdotale, bench divina nella  sua
ispirazione,  non diventa definitiva e operante senza  il  collaudo  e
l'accettazione  di chi nella chiesa ha la potest e la  responsabilit
del ministero per la comunit ecclesiale; e quindi spetta all'autorit
della  chiesa  stabilire, secondo i tempi e i  luoghi,  quali  debbano
essere in concreto gli uomini e quali i loro requisiti, perch possano
ritenersi  adatti  al  servizio religioso  e  pastorale  della  chiesa
medesima.
 16.In  spirito di fede, consideriamo perci favorevole  la  occasione
offertaci dalla divina provvidenza per illustrare nuovamente e in  una
maniera  pi consona agli uomini del nostro tempo le ragioni  profonde
del  sacro celibato, giacch, se le difficolt contro la fede "possono
stimolare  lo  spirito a una pi accurata e profonda intelligenza"  di
essa, non altrimenti accade della disciplina ecclesiastica, che modera
la  vita  dei  credenti.  Ci muove la gioia di contemplare  in  questa
circostanza e da questo punto di vista, la divina ricchezza e bellezza
della  chiesa  di  Cristo,  non sempre immediatamente  decifrabile  ad
occhio  umano, perch opera dell'amore del capo divino della chiesa  e
perch  si manifesta in quella perfezione di santit, che stupisce  lo
spirito  umano, e trova insufficienti a darne ragione le  forze  della
umana creatura.
 
 PARTE PRIMA
 I. LE RAGIONI DEL SACRO CELIBATO
 17.Certo,  come  ha  dichiarato il sacro Concilio ecumenico  Vaticano
II,  la verginit "non  richiesta dalla natura stessa del sacerdozio,
come  risulta  dalla prassi della chiesa primitiva e dalla  tradizione
delle  chiese orientali", ma lo stesso sacro concilio non ha  dubitato
di  confermare  solennemente l'antica, sacra,  provvidenziale  vigente
legge  del  celibato  sacerdotale, esponendo anche  i  motivi  che  la
giustificano  per quanti sanno apprezzare in spirito  di  fede  e  con
intimo e generoso fervore i doni divini.
 18.Non   da oggi che si riflette sulla "molteplice convenienza"  del
celibato  per i ministri di Dio, e anche se le ragioni esplicite  sono
state  varie per la varia mentalit e le varie situazioni, esse furono
sempre ispirate a considerazioni specificatamente cristiane, al  fondo
delle  quali   la intuizione dei motivi pi profondi. Questi  possono
venire  in miglior luce, non senza l'influsso dello Spirito santo,  da
Cristo promesso ai suoi per la conoscenza delle cose da venire  e  per
far  progredire nel popolo di Dio l'intelligenza del mistero di Cristo
e   della   chiesa,  anche  con  l'esperienza  data  da  una  maggiore
penetrazione delle cose spirituali nel corso dei secoli.
 Significato cristologico del celibato
 19.Il   sacerdozio  cristiano,  che    nuovo,  pu  essere  compreso
soltanto  alla luce della novit di Cristo, pontefice sommo ed  eterno
sacerdote, il quale ha istituito il sacerdozio ministeriale come reale
partecipazione  al  suo  unico sacerdozio. Il  ministro  di  Cristo  e
amministratore  dei misteri di Dio ha dunque in lui anche  il  modello
diretto  e  il  supremo  ideale. Il Signore Ges,  unigenito  di  Dio,
inviato dal Padre nel mondo, si fece uomo affinch l'umanit, soggetta
al  peccato  e alla morte, venisse rigenerata e, mediante una  nascita
nuova,  entrasse nel regno dei cieli. Consacratosi tutto alla  volont
del  Padre,  Ges comp mediante il suo mistero pasquale questa  nuova
creazione,  introducendo  nel  tempo e  nel  mondo  una  forma  nuova,
sublime,  divina,  di vita che trasforma la stessa condizione  terrena
dell'umanit.
 20.Il  matrimonio,  che  per volont di Dio  continua  l'opera  della
prima  creazione, assunto nel disegno totale della salvezza,  acquista
anch'esso nuovo significato e valore. Ges, infatti, ne ha ristabilito
la  primigenia dignit, lo ha onorato e lo ha elevato alla dignit  di
sacramento e di misterioso segno della sua unione con la chiesa.  Cos
i  coniugi  cristiani, nell'esercizio del mutuo amore, nel  compimento
dei  loro  specifici  doveri e tendendo a quella santit  che    loro
propria,  camminano  insieme  verso  la  patria  celeste.  Ma  Cristo,
mediatore  di un pi eccellente testamento, ha aperto anche  un  nuovo
cammino,  in cui la creatura umana, aderendo totalmente e direttamente
al  Signore e preoccupata soltanto di lui e delle sue cose,  manifesta
in  maniera chiara e compiuta la realt profondamente innovatrice  del
nuovo testamento.
 21.Cristo,  figlio  unico  del  Padre,  in  virt  della  sua  stessa
incarnazione,  costituito mediatore tra il cielo e la terra,  tra  il
Padre  e il genere umano. In piena armonia con questa missione, Cristo
rimase  per  tutta la vita nello stato di verginit, che significa  la
sua  totale  dedizione  al  servizio di Dio  e  degli  uomini.  Questa
profonda  connessione tra la verginit e il sacerdozio  in  Cristo  si
riflette  in quelli che hanno la sorte di partecipare alla  dignit  e
alla  missione del mediatore e sacerdote eterno, e tale partecipazione
sar  tanto pi perfetta, quanto pi il sacro ministro sar libero  da
vincoli di carne e di sangue.
 22.Ges,  che  scelse  i primi ministri della  salvezza  e  li  volle
introdotti  alla  intelligenza  dei  misteri  del  regno  dei   cieli,
cooperatori  di Dio a specialissimo titolo, ambasciatori  suoi,  e  li
chiam  amici  e  fratelli, per i quali consacr se  stesso,  affinch
fossero  consacrati  in  verit, promise sovrabbondante  ricompensa  a
chiunque avr abbandonato casa, famiglia, moglie e figli per il  regno
di  Dio.  Anzi  raccomand anche, con parole dense  di  mistero  e  di
attesa,  una consacrazione ancora pi perfetta al regno dei cieli  con
la  verginit,  in conseguenza di un particolare dono. La  risposta  a
questo  divino carisma ha come motivo il regno dei cieli; e  parimenti
da questo regno, dall'evangelo e dal nome di Cristo, sono motivati gli
inviti  di Ges alle ardue rinunzie apostoliche per una partecipazione
pi intima alla sua sorte.
 23.E,  dunque,  il mistero della novit di Cristo, di tutto  ci  che
egli  e significa,  la somma dei pi alti ideali dell'evangelo e del
regno,    una particolare manifestazione della grazia, che scaturisce
dal mistero pasquale del redentore, a rendere desiderabile e degna  la
scelta  della  verginit da parte dei chiamati dal Signore  Ges,  con
l'intento  di partecipare non soltanto al suo ufficio sacerdotale,  ma
di dividere anche con lui il suo stesso stato di vita.
 24.La   risposta  alla  divina  vocazione    una  risposta   d'amore
all'amore  che  Cristo ci ha dimostrato in maniera  sublime;  essa  si
ammanta di mistero nel particolare amore per le anime alle quali  egli
ha  fatto sentire i suoi appelli pi impegnativi. La grazia moltiplica
con  forza  divina le esigenze dell'amore, che, quando  autentico,  
totale,  esclusivo, stabile e perenne, stimolo irresistibile  a  tutti
gli  eroismi.  Perci  la  scelta del sacro celibato    sempre  stata
considerata  dalla chiesa "quale segno e stimolo della carit";  segno
di  un amore senza riserve, stimolo di una carit aperta a tutti.  Chi
mai  pu  vedere in una vita cos interamente donata, e per le ragioni
che  abbiamo esposto, i segni di una povert spirituale, dell'egoismo,
mentre  essa  ,  e  deve  essere, un raro e  oltremodo  significativo
esempio  di  una vita che ha come movente e forza l'amore,  nel  quale
l'uomo  esprime  la  sua esclusiva grandezza? Chi mai  potr  dubitare
della  pienezza morale e spirituale di una vita cos consacrata non  a
un  qualsiasi pur nobilissimo ideale, ma a Cristo e alla sua opera per
una umanit nuova in tutti i luoghi e in tutti i tempi?
 25.Questa  prospettiva  biblica e teologica, che  associa  il  nostro
sacerdozio  ministeriale a quello di Cristo, e  che  dalla  totale  ed
esclusiva  dedizione  di  Cristo alla  sua  missione  salvatrice  trae
esempio e ragione alla nostra assimilazione alla forma di carit e  di
sacrificio propria di Cristo redentore, ci sembra cos profonda e cos
ricca  di  verit  speculative  e pratiche,  che  noi  invitiamo  voi,
venerati fratelli, invitiamo gli studiosi della dottrina cristiana  ed
i  maestri  di  spirito, e tutti i sacerdoti capaci  delle  intuizioni
soprannaturali della loro vocazione a perseverare nello studio di tale
prospettiva e a penetrare nelle sue intime e feconde realt, cos  che
il  vincolo fra sacerdozio e celibato sempre meglio appaia  nella  sua
logica  luminosa ed eroica d'amore unico e illimitato a Cristo Signore
e alla sua chiesa.
 Significato ecclesiologico del celibato
 26."Preso  da  Cristo Ges" fino all'abbandono  totale  di  tutto  se
stesso  a  lui, il sacerdote si configura pi perfettamente  a  Cristo
anche  nell'amore col quale l'eterno Sacerdote ha amato la chiesa  suo
corpo, offrendo tutto se stesso per lei, al fine di farsene una  sposa
gloriosa,  santa  e  immacolata.  La verginit  consacrata  dei  sacri
ministri manifesta infatti l'amore verginale di Cristo per la chiesa e
la verginale e soprannaturale fecondit di questo connubio, per cui  i
figli di Dio "n dalla carne n dal sangue" sono generati.
 27.Il  sacerdote, dedicandosi al servizio del Signore Ges e del  suo
mistico  corpo, nella completa libert resa pi facile  dalla  propria
totale  offerta,  realizza in maniera pi piena  l'unit  e  l'armonia
della  sua vita sacerdotale. Cresce in lui l'idoneit all'ascoltazione
della  parola  di  Dio  e alla preghiera. Infatti  la  parola  di  Dio
custodita  dalla chiesa suscita nel sacerdote, che quotidianamente  la
medita,  la  vive  e  l'annunzia ai fedeli, gli echi  pi  vibranti  e
profondi.
 28.Cos,  intento tutto e soltanto nelle cose di Dio e  della  chiesa
come  Cristo,  il  ministro di lui, a imitazione del  sommo  sacerdote
sempre vivo al cospetto di Dio per intercedere a nostro favore, riceve
dalla  attenta  e  devota recita del divino ufficio,  col  quale  egli
presta  la  sua voce alla chiesa che prega insieme con il  suo  sposo,
gioia e impulso incessanti, e avverte il bisogno di prolungare la  sua
assiduit nella preghiera, che  compito squisitamente sacerdotale.
 29.E  tutto  il  resto  della  vita del sacerdote  acquista  maggiore
pienezza   di  significato  e  di  efficacia  santificante.   Il   suo
particolare  impegno nella propria santificazione trova infatti  nuovi
incentivi nel ministero della grazia, e nel ministero dell'eucaristia,
nella  quale  racchiuso tutto il bene della chiesa: agendo in persona
di  Cristo,  il  sacerdote  si unisce pi  intimamente  alla  offerta,
deponendo sull'altare tutta intera la propria vita, che reca  i  segni
dell'olocausto.
 30.Quali  altre  considerazioni potremmo  poi  fare  sull'aumento  di
capacit, di servizio, di amore, di sacrificio del sacerdote per tutto
il popolo di Dio? Cristo ha detto di s: "Se il chicco di frumento non
cade  in  terra e vi muore, resta solo; se invece muore,  porta  molto
frutto"  e  l'apostolo Paolo non esitava ad esporsi a  una  quotidiana
morte per possedere nei suoi fedeli una gloria in Cristo Ges. Cos il
sacerdote,  nella quotidiana morte a tutto se stesso,  nella  rinunzia
all'amore legittimo di una famiglia propria per amore di Cristo e  del
suo  regno,  trover  la  gloria di una vita in  Cristo  pienissima  e
feconda, perch come lui e in lui egli ama e si d a tutti i figli  di
Dio.
 31.Nella  comunit dei fedeli affidati alle sue cure il  sacerdote  
Cristo  presente; di qui, la somma convenienza che in  tutto  egli  ne
riproduca  l'immagine e ne segua in particolare l'esempio;  nella  sua
vita intima come nella vita di ministero. Ai suoi figli in Cristo,  il
sacerdote   segno e pegno delle sublimi e nuove realt del  regno  di
Dio  di  cui  dispensatore, possedendole per conto proprio nel  grado
pi perfetto e alimentando la fede e la speranza di tutti i cristiani,
che  in  quanto  tali  sono  obbligati alla osservanza  della  castit
secondo il proprio stato.
 32.La  consacrazione a Cristo in virt d'un titolo nuovo ed  eccelso,
come il celibato, consente inoltre al sacerdote, com' evidente, anche
nel  campo  pratico,  la massima efficienza e la  migliore  attitudine
psicologica  ed  affettiva per l'esercizio continuo di  quella  carit
perfetta  che  gli  permetter in maniera  pi  ampia  e  concreta  di
spendersi tutto a vantaggio di tutti, e gli garantisce ovviamente  una
maggiore  libert e disponibilit nel ministero pastorale,  nella  sua
attiva  e  amorosa presenza al mondo, al quale Cristo lo  ha  inviato,
affinch egli renda a tutti i figli di Dio interamente il debito  loro
dovuto.
 Significato escatologico del celibato
 33.Il  regno  di  Dio che non  di questo mondo    qui  sulla  terra
presente  in  mistero, e giunger alla sua perfezione  con  la  venuta
gloriosa  del  Signore  Ges. Di questo regno  la  chiesa  costituisce
quaggi  il  germe e l'inizio; e mentre va lentamente  ma  sicuramente
crescendo,  anela  al regno perfetto e con tutte  le  forze  brama  di
unirsi  col  suo re nella gloria. Il pellegrinante popolo  di  Dio  ,
nella  storia, in cammino verso la sua vera patria dove si manifester
in  pienezza  la  filiazione  divina dei  redenti;  e  dove  splender
definitivamente  la  trasfigurata bellezza  della  sposa  dell'Agnello
divino.
 34.Il  nostro  Signore  e Maestro ha detto che "alla  risurrezione...
non  si prende moglie n marito, ma si  come angeli di Dio in cielo".
Nel  mondo  dell'uomo, per tanta parte impegnato nelle cure terrene  e
dominato  assai  spesso  dai desideri della carne,  il  prezioso  dono
divino  della  perfetta continenza per il regno dei cieli  costituisce
appunto " un segno particolare dei beni celesti", annunzia la presenza
sulla  terra  degli ultimi tempi della salvezza con  l'avvento  di  un
mondo  nuovo  e  anticipa in qualche modo la consumazione  del  regno,
affermandone i valori supremi che un giorno rifulgeranno  in  tutti  i
figli  di  Dio. , perci, una testimonianza della necessaria tensione
del  popolo di Dio verso l'ultima meta del pellegrinaggio terrestre  e
incitamento per tutti a levare lo sguardo alle cose superne,  l  dove
Cristo  siede alla destra del Padre e dove la nostra vita    nascosta
con Cristo in Dio, finch si manifester nella gloria.
 
 II. IL CELIBATO NELLA VITA DELLA CHIESA
 35.Troppo   lungo,  ma  assai  istruttivo,  sarebbe  lo  studio   dei
documenti   storici  sul  celibato  ecclesiastico.   Basti   l'accenno
seguente.   Nell'antichit  cristiana  i   padri   e   gli   scrittori
ecclesiastici  testimoniano  la  diffusione  sia  in  oriente  che  in
occidente della pratica libera del celibato nei sacri ministri, per la
sua  alta  convenienza  con la loro totale dedizione  al  servizio  di
Cristo e della sua chiesa.
 La chiesa d'occidente
 36.La  chiesa  d'occidente, fin dagli inizi del secolo  IV,  mediante
l'intervento  di  vari  concili provinciali  e  dei  sommi  pontefici,
corrobor,  estese  e  sanzion questa pratica. Furono  soprattutto  i
supremi  pastori e maestri della chiesa di Dio, custodi  e  interpreti
del patrimonio della fede e dei santi costumi cristiani, a promuovere,
difendere  e  restaurare  il celibato ecclesiastico  nelle  successive
epoche  della storia, anche quando si manifestavano opposizioni  nello
stesso  clero  e  i  costumi  della societ  in  decadenza  non  erano
favorevoli  agli  eroismi della virt. L'obbligo del celibato  fu  poi
solennemente  sancito  dal Concilio ecumenico  Tridentino  e  inserito
infine nel Codice di diritto canonico.
 37.I  sommi  pontefici a noi pi vicini spiegano il loro ardentissimo
zelo  e  la loro dottrina per illuminare e spronare il clero in questa
osservanza; e non vogliamo mancare di rendere omaggio particolare alla
piissima  memoria  del nostro immediato predecessore  ancor  vivo  nel
cuore del mondo, il quale, nel sinodo romano pronunzi, tra il sincero
consenso  del nostro clero dell'urbe, le seguenti parole:  "Ci  accora
che...  si  possa  da  qualcuno  vaneggiare  circa  la  volont  o  la
convenienza per la chiesa cattolica di rinunziare a ci che per secoli
e  secoli fu e rimane una delle glorie pi nobili e pi pure  del  suo
sacerdozio.  La legge del celibato ecclesiastico e la  cura  di  farla
prevalere  resta sempre un richiamo alle battaglie dei  tempi  eroici,
quando la chiesa di Cristo dovette battersi, e riusc, al successo del
suo  trinomio  glorioso, che  sempre emblema di vittoria:  Chiesa  di
Cristo, libera, casta e cattolica".
 La chiesa d'oriente
 38.Se  altra  la legislazione della chiesa orientale in  materia  di
disciplina  celibataria  del clero, come fu finalmente  stabilita  dal
Concilio   Trullano   dell'anno  692  e  come     stata   apertamente
riconosciuta dal Concilio ecumenico Vaticano II, ci  dovuto anche  a
una  diversa  situazione  storica di quella  parte  nobilissima  della
chiesa, alla quale situazione lo Spirito santo ha provvidenzialmente e
soprannaturalmente  contemperato il suo influsso. Noi  profittiamo  di
questa occasione per esprimere la nostra stima e il nostro rispetto  a
tutto  il  clero  delle chiese orientali, e per  riconoscere  in  esso
esempi  di  fedelt  e  di  zelo  che  lo  rendono  degno  di  sincera
venerazione.
 39.Ma  ci   altres motivo di conforto a perseverare nell'osservanza
della  disciplina circa il celibato del clero l'apologia che dai padri
orientali ci viene sulla verginit; ci risuona nel cuore, ad  esempio,
la  voce  di  s. Gregorio Nisseno, la quale ci ricorda  che  "la  vita
verginale    l'immagine  della felicit  che  ci  attende  nel  mondo
avvenire",  e  non  meno  ci conforta l'encomio  del  sacerdozio,  che
tuttora  meditiamo, di s. Giovanni Crisostomo, intento  a  mettere  in
luce  la necessaria armonia, che deve regnare tra la vita privata  del
ministro dell'altare e la dignit di cui  rivestito in ordine ai suoi
sacri  uffici:  "conviene a chi si accosta al sacerdozio  essere  puro
come se stesse in cielo".
 40.Per  di pi non  inutile osservare che anche in oriente  soltanto
i  sacerdoti  celibi  sono ordinati vescovi e i sacerdoti  stessi  non
possono contrarre matrimonio dopo l'ordinazione sacerdotale; il che fa
intendere  come  anche  quelle venerande chiese  posseggano  in  certa
misura  il principio del sacerdozio celibatario e quello di una  certa
convenienza  del celibato per il sacerdozio cristiano,.  del  quale  i
vescovi possiedono l'apice e la pienezza.
 41.In  ogni  caso, la chiesa d'occidente non pu esser da meno  nella
fedelt  alla propria antica tradizione, e non  pensabile  che  abbia
per  secoli  seguito  una  via che, invece di  favorire  la  ricchezza
spirituale delle singole anime e del popolo di Dio, l'abbia in qualche
modo  compromessa,  o  che abbia, con arbitrari interventi  giuridici,
compromesso  la  libera  espansione delle pi  profonde  realt  della
natura e della grazia.
 Casi particolari
 42.In  virt  della  norma  fondamentale  nel  governo  della  chiesa
cattolica alla quale abbiamo sopra accennato, come, da un lato, rimane
confermata  la  legge  che richiede la scelta libera  e  perpetua  del
celibato  in  coloro  che sono ammessi agli ordini sacri,  dall'altro,
potr  essere  consentito  lo studio delle particolari  condizioni  di
ministri sacri coniugati, appartenenti a chiese o a comunit cristiane
tuttora  divise  dalla  comunione cattolica, i quali,  desiderando  di
aderire  alla  pienezza di tale comunione e di  esercitarvi  il  sacro
ministero,  fossero  ammessi  alle  funzioni  sacerdotali,   in   tali
circostanze   tuttavia  da  non  portare  pregiudizio   alla   vigente
disciplina circa il sacro celibato. E che l'autorit della chiesa  non
rifugga  dall'esercizio  di questa potest lo dimostra  l'eventualit,
prospettata  dal  recente concilio ecumenico, di  conferire  il  sacro
diaconato anche ad uomini di matura et, viventi nel matrimonio.
 43.Ma   tutto  questo  non  significa  un  rilassamento  della  legge
vigente,  e  non  deve essere interpretato come un preludio  alla  sua
abolizione.  E  piuttosto  che indulgere a questa  ipotesi,  la  quale
indebolisce  negli animi il vigore e l'amore, onde il celibato  si  fa
sicuro  e  felice,  e  oscura  la vera  dottrina,  che  ne  giustifica
l'esistenza  e ne glorifica lo splendore, sia promosso  lo  studio  in
difesa  del concetto spirituale e del valore morale della verginit  e
del celibato.
 Fiducia della chiesa
 44.Dono  particolare   la vera verginit, ma la  chiesa  intera  del
nostro  tempo,  rappresentata solennemente e universalmente  dai  suoi
responsabili  pastori, e nel rispetto, che dicevamo, della  disciplina
delle  chiese  orientali, ha manifestato la sua piena  certezza  nello
Spirito  "che il dono del celibato, cos confacente al sacerdozio  del
nuovo  testamento, viene concesso liberalmente dal Padre, a condizione
che   coloro,  i  quali  partecipano  del  sacerdozio  di  Cristo  col
sacramento  dell'ordine,  anzi la chiesa  intera,  lo  richiedano  con
umilt e insistenza".
 45.E  noi convochiamo idealmente tutto il popolo di Dio, affinch,  a
compimento   del   suo  dovere  di  dare  incremento  alle   vocazioni
sacerdotali,  supplichi  instantemente il Padre  di  tutti,  lo  sposo
divino  della chiesa e lo Spirito santo che ne  l'anima, perch,  per
intercessione  della  beata vergine Maria, Madre  di  Cristo  e  della
chiesa,  effonda specialmente nel nostro tempo questo dono divino,  di
cui  il  Padre certamente non  avaro, e perch le anime  ad  esso  si
dispongano con spirito di profonda fede e di generoso amore. Cos, nel
nostro  mondo che ha bisogno della gloria di Dio, i sacerdoti,  sempre
pi  perfettamente configurati al Sacerdote unico e sommo,  siano  una
irradiante  gloria  di Cristo e sia magnificata  per  loro  mezzo  "la
gloria della grazia" di Dio nel mondo d'oggi.
 46.S,  venerabili  e carissimi fratelli nel sacerdozio,  che  amiamo
"nel  cuore  di Ges Cristo",  proprio il mondo in cui oggi  viviamo,
travagliato da una crisi di crescenza e di trasformazione, giustamente
fiero  degli  umani  valori e delle umane conquiste,  che  ha  urgente
bisogno  della testimonianza di vite consacrate ai pi  alti  e  sacri
valori spirituali, affinch a questo nostro tempo non manchi la rara e
incomparabile luce delle pi sublimi conquiste dello spirito.
 La scarsit numerica dei sacerdoti
 47.Il  nostro  signore  Ges non dubit di affidare  a  un  pugno  di
uomini,  che  ognuno  avrebbe  giudicato insufficienti  per  numero  e
qualit,  il  formidabile  compito della  evangelizzazione  del  mondo
allora  conosciuto,  e  a  questo "piccolo  gregge"  ingiunse  di  non
perdersi  d'animo, perch avrebbe riportato con lui e per lui,  grazie
alla  sua  diuturna  assistenza, la vittoria sul  mondo.  Ges  ci  ha
ammonito  anche che il regno di Dio ha una sua forza intima e  segreta
che gli permette di crescere e di giungere alla messe senza che l'uomo
lo sappia. La messe del regno di Dio  molta e gli operai sono ancora,
come  all'inizio, pochi; non mai anzi sono stati in  numero  tale  che
l'umano giudizio avrebbe potuto giudicare bastevole. Ma il Signore del
regno  esige  che  si preghi, affinch sia il Padrone  della  messe  a
mandare  gli  operai  nel suo campo. I consigli e  la  prudenza  degli
uomini  non possono sovrapporsi alla misteriosa sapienza di colui  che
nella  storia  della  salvezza ha sfidato la  sapienza  e  la  potenza
dell'uomo con la sua follia e la sua debolezza.
 48.Noi  facciamo  appello al coraggio della  fede  per  esprimere  la
profonda  convinzione della chiesa, secondo la quale una risposta  pi
impegnativa  e  generosa  alla grazia, una  fiducia  pi  esplicita  e
qualificata   nella   sua  potenza  misteriosa  e   travolgente,   una
testimonianza  pi  aperta e completa al mistero  di  Cristo,  non  la
faranno  mai  fallire,  nonostante i  calcoli  umani  e  le  esteriori
apparenze, nella sua missione per la salvezza del mondo intero. Ognuno
deve sapere di poter tutto in colui che solo d la forza alle anime  e
l'incremento alla sua chiesa.
 49.Non  si  pu  senza  riserve  credere  che  con  l'abolizione  del
celibato  ecclesiastico  crescerebbero per ci  stesso,  e  in  misura
considerevole,  le  sacre vocazioni: l'esperienza contemporanea  delle
chiese  e  delle comunit ecclesiali che consentono il  matrimonio  ai
propri   ministri  sembra  deporre  al  contrario.  La   causa   della
rarefazione   delle   vocazioni  sacerdotali  va  ricercata   altrove,
principalmente;  per esempio, nella perdita o nella  attenuazione  del
senso di Dio e del sacro negli individui e nelle famiglie, della stima
per  la  chiesa come istituzione di salvezza, mediante la  fede  ed  i
sacramenti,  per cui il problema deve essere studiato nella  sua  vera
radice.
 
 III. IL CELIBATO E I VALORI UMANI
 50.La  chiesa, come pi sopra dicevamo, non ignora che la scelta  del
sacro  celibato, importando una serie di severe rinunzie  che  toccano
l'uomo  nel  profondo, comporta anche gravi difficolt e problemi,  ai
quali  sono  particolarmente sensibili gli  uomini  d'oggi.  Potrebbe,
infatti,  sembrare  che  il  celibato non  s'accordi  con  il  solenne
riconoscimento  dei  valori umani da parte della  chiesa  nel  recente
concilio;  ma  ad  una  pi  attenta  considerazione  risulta  che  il
sacrificio  dell'amore umano come  vissuto nella  famiglia,  compiuto
dal  sacerdote  per amore di Cristo,  in realt un omaggio  singolare
reso  a  quell'amore.  universalmente riconosciuto, infatti,  che  la
creatura umana ha sempre offerto a Dio ci che  degno di chi  dona  e
di chi riceve.
 Grazia e natura
 51.La  chiesa,  d'altra parte, non pu e non deve ignorare  che  alla
scelta  del  celibato  - se  fatta con umana e cristiana  prudenza  e
responsabilit - presiede la grazia, la quale non distrugge e  non  fa
violenza  alla natura, ma la eleva e le d soprannaturali  capacit  e
vigore. Dio che ha creato l'uomo e lo ha redento, sa che cosa gli  pu
chiedere  e gli d tutto quanto  necessario, affinch possa fare  ci
che  il  suo Creatore e Redentore gli chiede. Sant'Agostino, il  quale
aveva  ampiamente e dolorosamente sperimentato in se stesso la  natura
dell'uomo, esclamava: "D ci che comandi, e comanda ci che vuoi".
 52.La  conoscenza leale delle reali difficolt del celibato    assai
utile,  anzi  necessaria al sacerdote, perch egli si renda  conto  in
piena  coscienza  di  ci  che  il suo celibato  richiede  per  essere
autentico  e  benefico; ma con uguale lealt non si deve attribuire  a
quelle  difficolt  un valore e un peso maggiore di  quello  che  esse
effettivamente hanno nel contesto umano o religioso, o dichiararle  di
impossibile soluzione.
 53.Non    giusto  ripetere ancora, dopo quanto la scienza  ha  ormai
accertato,  che  il  celibato sia contro la natura,  dal  momento  che
avversa  esigenze  fisiche,  psicologiche e  affettive  legittime,  il
compimento delle quali sarebbe necessario per completare e maturare la
personalit umana. L'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, non
  soltanto carne, e l'istinto sessuale non  tutto in lui;  l'uomo  
anche  e  soprattutto intelligenza, volont, libert:  facolt  grazie
alle  quali  egli  e deve ritenersi superiore all'universo:  esse  lo
fanno dominatore dei propri appetiti fisici, psicologici e affettivi.
 54.Il  motivo  vero e profondo del sacro celibato   -  come  abbiamo
detto - la scelta di una relazione personale pi intima e completa con
il  mistero di Cristo e della chiesa a vantaggio della intera umanit:
in questa scelta, non c' dubbio che quei supremi valori umani abbiano
modo di esprimersi in massimo grado.
 Il celibato come elevazione dell'uomo
 55.La  scelta  del celibato non comporta l'ignoranza e  il  disprezzo
dell'istinto   sessuale   e  dell'affettivit,   il   che   nuocerebbe
all'equilibrio  fisico e psicologico del sacerdote,  ma  esige  lucida
comprensione,  attento  dominio di s e  sapiente  sublimazione  della
propria  psiche  su  un  piano superiore. In tal  modo,  il  celibato,
elevando  integralmente l'uomo, contribuisce effettivamente  alla  sua
perfezione.
 56.Il  desiderio naturale e legittimo dell'uomo di amare una donna  e
di  formarsi una famiglia, sono, s, superati dal celibato, ma  non  
detto  che  il  matrimonio  e la famiglia siano  l'unica  via  per  la
maturazione integrale della persona umana. Nel cuore del sacerdote non
  spento  l'amore.  Attinta  alla pi  pura  sorgente,  esercitata  a
imitazione  di Dio e di Cristo, la carit, non meno di ogni  autentico
amore,    esigente e concreta, allarga all'infinito  l'orizzonte  del
sacerdote,  approfondisce e dilata il suo senso  di  responsabilit  -
indice di personalit matura -, educa in lui, come espressione di  una
pi  alta  e vasta paternit, una pienezza e delicatezza di sentimenti
che lo arricchiscono in sovrabbondante misura.
 57.Tutto  il popolo di Dio deve rendere testimonianza al  mistero  di
Cristo  e  del  suo regno, ma questa testimonianza non   univoca  per
tutti.  Lasciando  ai  suoi  figli  laici  sposati  il  compito  della
necessaria   testimonianza   di  una  vita   coniugale   e   familiare
autenticamente  e  pienamente cristiana,  la  chiesa  affida  ai  suoi
sacerdoti la testimonianza di una vita totalmente dedicata alle ultime
e  affascinanti  realt  del regno di Dio. Se  al  sacerdote  viene  a
mancare  una  esperienza personale e diretta della vita  matrimoniale,
non  gli mancher certamente, a ragione della sua formazione, del  suo
ministero e per la grazia del suo stato, una conoscenza fors'anche pi
profonda  del  cuore  umano, che gli consentir  di  raggiungere  quei
problemi  nella  loro  origine e di essere cos di  valido  aiuto  nel
consiglio  e nell'assistenza ai coniugi e alle famiglie cristiane.  La
presenza,  presso  il focolare cristiano, del sacerdote  che  vive  in
pienezza il proprio celibato sottolineer la dimensione spirituale  di
ogni amore degno di questo nome e il suo personale sacrificio meriter
ai  fedeli  uniti  dal  sacro  vincolo del  matrimonio  la  grazia  di
un'autentica unione.
 La solitudine del sacerdote celibe e l'esempio di Cristo
 58.  vero: il sacerdote, per il suo celibato,  un uomo solo; ma  la
sua   solitudine  non    il  vuoto,  perch    riempita  da  Dio   e
dall'esuberante ricchezza del suo regno. Inoltre, a questa solitudine,
che  dev'essere pienezza interiore ed esteriore di carit, egli  si  
preparato,  se  l'ha scelta consapevolmente e non  per  l'orgoglio  di
essere   differente  dagli  altri,  non  per  sottrarsi  alle   comuni
responsabilit, non per estraniarsi dai suoi fratelli o per  disistima
del mondo. Segregato dal mondo, il sacerdote non  separato dal popolo
di  Dio,  perch " costituito a vantaggio degli uomini",  "consacrato
interamente  "alla carit e "all'opera per la quale lo ha  assunto  il
Signore".
 59.A  volte la solitudine peser dolorosamente sul sacerdote, ma  non
per  questo  egli  si  pentir di averla generosamente  scelta.  Anche
Cristo, nelle ore pi tragiche della sua vita, rest solo, abbandonato
da  quelli  stessi che Egli aveva scelti a testimoni e compagni  della
sua vita e che aveva amati "fino alla fine", ma dichiar: "Io non sono
solo,  perch  il  Padre  con me". Chi ha scelto di essere  tutto  di
Cristo trover innanzi tutto nella intimit con lui e nella sua grazia
la  forza d'animo necessaria per dissipare la malinconia e per vincere
gli scoraggiamenti; non gli mancher la protezione della vergine Madre
di  Ges;  la  materna  premura della chiesa  al  cui  servizio  si  
consacrato; non gli mancher la sollecitudine del suo padre in Cristo,
il  vescovo,  non  gli  verr  meno  la  fraternit  intima  dei  suoi
confratelli nel sacerdozio e il conforto di tutto il popolo di Dio.  E
se l'ostilit, la diffidenza, l'indifferenza degli uomini renderanno a
volte  assai amara la sua solitudine, egli sapr di dividere cos  con
drammatica  evidenza la stessa sorte di Cristo, come un  apostolo  che
non    da  pi di colui che lo ha inviato, come un amico  ammesso  ai
segreti  pi dolorosi e gloriosi del divino Amico, che lo  ha  scelto,
affinch  in una vita apparentemente di morte porti frutti  misteriosi
di vita.
 
 PARTE SECONDA
 I. LA FORMAZIONE SACERDOTALE
 60.La  riflessione  sulla bellezza, importanza e  intima  convenienza
della  sacra verginit per i ministri di Cristo e della chiesa  impone
anche  a  chi  vi   Maestro e Pastore il dovere di assicurarne  e  di
promuoverne  la  positiva osservanza, a partire  dal  momento  in  cui
comincia la preparazione ad accogliere un dono cos prezioso. Infatti,
le difficolt e i problemi che rendono ad alcuni penosa, o addirittura
impossibile  l'osservanza del celibato, derivano non di  rado  da  una
formazione sacerdotale che, per i profondi mutamenti di questi  ultimi
tempi, non  pi del tutto adeguata a formare una personalit degna di
un "uomo di Dio".
 61.Il  Concilio ecumenico Vaticano II ha gi indicato a tal proposito
criteri  e  norme  sapientissime, intonate anche  al  progresso  della
psicologia  e  della  pedagogia, nonch alle mutate  condizioni  degli
uomini  e  della  societ contemporanea.  nostra  volont  che  siano
emanate  al  pi presto istruzioni apposite, nelle quali il  tema  sia
trattato  con la necessaria ampiezza, col concorso di persone esperte,
per  fornire a coloro i quali hanno nella chiesa il gravissimo compito
di preparare i futuri sacerdoti un competente ed opportuno ausilio.
 Risposta personale alla divina vocazione
 62.Il  sacerdozio  un ministero istituito da Cristo a  servizio  del
suo corpo mistico che  la chiesa, alla cui autorit perci appartiene
di ammettervi coloro che essa giudica adatti, cio quelli ai quali Dio
ha  concesso, con gli altri segni della vocazione ecclesiastica, anche
il  carisma  del sacro celibato. In virt di tale carisma, corroborato
dalla  legge  canonica,  l'uomo  chiamato  a  rispondere  con  libera
decisione   e  dedizione  totale,  subordinando  il  proprio   io   al
beneplacito di Dio che lo chiama. In concreto, la vocazione divina  si
manifesta  in  un individuo determinato, in possesso  di  una  propria
struttura  personale, alla quale la grazia non usa fare violenza.  Nel
candidato  al  sacerdozio, perci, si deve coltivare  il  senso  della
ricettivit  del  dono divino e della disponibilit nei  confronti  di
Dio, dando essenziale importanza ai mezzi soprannaturali.
 63.Ma    anche necessario che sia esattamente tenuto conto  del  suo
stato  biologico  e psicologico per poterlo guidare e orientare  verso
l'ideale del sacerdozio. Una formazione veramente adeguata deve dunque
coordinare  armoniosamente il piano della  grazia  e  il  piano  della
natura,  in  un  soggetto  di cui siano note con  chiarezza  le  reali
condizioni  e le effettive capacit. Le sue reali condizioni  dovranno
essere accertate appena si delineano i segni della sacra vocazione con
la  cura pi scrupolosa, senza fidarsi di un frettoloso e superficiale
giudizio, ma ricorrendo anche all'assistenza e all'aiuto di un  medico
o  di  uno  psicologo  competenti. Non si  dovr  omettere  una  seria
indagine  anamnestica per accertare l'idoneit del soggetto  anche  su
questa importantissima linea dei fattori ereditari.
 64.I  soggetti,  che siano riscontrati fisicamente e psichicamente  o
moralmente  inadatti,  devono essere subito  distolti  dalla  via  del
sacerdozio:  sappiano gli educatori che questo   un  loro  gravissimo
dovere; non si abbandonino a fallaci speranze e a pericolose illusioni
e  non  permettano  in  alcun  modo che il  candidato  le  nutra,  con
risultati  dannosi sia a lui che alla chiesa. Una vita cos totalmente
e  delicatamente impegnata nell'intimo e all'esterno, come quella  del
sacerdote   celibe,  esclude,  infatti,  soggetti   di   insufficiente
equilibrio psicofisico e morale, n si deve pretendere che  la  grazia
supplisca in ci la natura.
 Sviluppo della personalit ed esercizio dell'autorit
 65.Una  volta accertata l'idoneit del soggetto e dopo averlo ammesso
a percorrere l'itinerario che lo condurr alla meta del sacerdozio, si
dovr  curare  il  progressivo sviluppo  della  sua  personalit,  con
l'educazione fisica, intellettuale e morale, in ordine al controllo  e
al dominio personale degli istinti, dei sentimenti e delle passioni.
 66.Questa  sar comprovata dalla fermezza d'animo con la quale  viene
accettata  una  disciplina  personale e comunitaria,  quale    quella
richiesta  dalla vita sacerdotale. Tale disciplina, la cui mancanza  o
insufficienza  da deplorarsi, perch espone a gravi rischi, non  deve
essere sopportata solo come una imposizione dall'esterno, ma, per  dir
cos,  interiorizzata,  inserita nel complesso della  vita  spirituale
come una componente indispensabile.
 67.L'arte  dell'educatore  dovr  stimolare  i  giovani  alla   virt
sommamente  evangelica  della sincerit e alla spontaneit,  favorendo
ogni buona iniziativa personale, affinch il soggetto stesso impari  a
conoscersi  e  a  valutarsi,  ad assumere consapevolmente  le  proprie
responsabilit,  a formarsi a quel dominio di s che   di  importanza
suprema nella educazione sacerdotale.
 68.L'esercizio  dell'autorit, il cui principio  dev'essere  in  ogni
caso  tenuto  fermo, si ispirer a sapiente moderazione, a  sentimenti
pastorali  e  si  svolger  come in un colloquio,  e  in  un  graduale
allenamento, che consenta all'educazione una comprensione  sempre  pi
penetrante  della  psicologia  del  giovane  e  dia  a  tutta  l'opera
educativa un carattere eminentemente positivo e persuasivo.
 69.La formazione integrale del candidato al sacerdozio deve mirare  a
una  pacata, convinta e libera scelta dei gravi impegni che egli dovr
assumere  nella  propria  coscienza, dinanzi  a  Dio  e  alla  chiesa.
L'ardore  e  la  generosit sono mirabili qualit  della  giovent  e,
illuminate  e  sorrette, le meritano, con la benedizione del  Signore,
l'ammirazione e la fiducia della chiesa, come di tutti gli uomini.  Ai
giovani  non verr nascosta nessuna delle vere difficolt personali  e
sociali  a cui con la loro scelta andranno incontro, affinch il  loro
entusiasmo  non  sia  superficiale  e  fatuo;  ma,  insieme   con   le
difficolt,  sar giusto mettere in risalto con non  minore  verit  e
chiarezza la sublimit della scelta, che se da una parte provoca nella
persona umana un certo vuoto fisico e psichico, dall'altra apporta una
pienezza interiore capace di sublimarla dal profondo.
 Un'ascesi per la maturazione della personalit
 70.I  giovani  dovranno convincersi di non poter percorrere  la  loro
difficile  via  senza  una  ascesi  particolare,  superiore  a  quella
richiesta  a  tutti  gli  altri fedeli e propria  degli  aspiranti  al
sacerdozio. Una ascesi severa, ma non soffocante, che sia  meditato  e
assiduo  esercizio di quelle virt che fanno di un uomo un  sacerdote:
rinnegamento  di  s  nel grado pi alto - condizione  essenziale  per
mettersi  al  seguito di Cristo - umilt e obbedienza come espressione
di  interiore  verit  e  di ordinata libert; prudenza  e  giustizia,
fortezza e temperanza, virt senza le quali non pu esistere una  vita
religiosa  vera e profonda; senso di responsabilit, di fedelt  e  di
lealt nella assunzione dei propri impegni; armonia tra contemplazione
e  azione; distacco e spirito di povert, che danno tono e vigore alla
libert  evangelica; castit come perseverante conquista,  armonizzata
con tutte le altre virt naturali e soprannaturali; contatto sereno  e
sicuro  col mondo al servizio del quale il candidato si dedicher  per
Cristo  e  per  il suo regno. In tal modo, l'aspirante  al  sacerdozio
acquister,   con   l'aiuto  della  grazia  divina,  una   personalit
equilibrata,  forte e matura, sintesi di elementi nativi e  acquisiti,
armonia  di tutte le sue facolt nella luce della fede e della  intima
unione  con  Cristo, che lo ha scelto per s e per il ministero  della
salvezza del mondo.
 71.Tuttavia, per giudicare con miglior certezza della idoneit di  un
giovane al sacerdozio e per avere successive prove della sua raggiunta
maturit umana e soprannaturale, memori del fatto che " pi difficile
comportarsi bene nella cura delle anime a causa dei pericoli esterni",
sar  opportuno che l'impegno del sacro celibato sia osservato durante
determinati  periodi  di  esperimento, prima di  diventare  stabile  e
definitivo col presbiterato.
 72.Una  volta  raggiunta  la  morale certezza  che  la  maturit  del
candidato  offre sufficienti garanzie, egli sar in grado di  assumere
il  grave  e  soave impegno della castit sacerdotale, come  donazione
totale di s al Signore e alla sua chiesa. In tal modo, l'obbligo  del
celibato, che la chiesa annette oggettivamente alla sacra ordinazione,
  fatto  personalmente proprio dal soggetto, sotto  l'influsso  della
grazia  divina  e  con piena consapevolezza e libert,  non  senza,  
ovvio, il consiglio prudente e sapiente di provati maestri di spirito,
intesi  non  gi ad imporre, ma a rendere pi cosciente  la  grande  e
libera opzione; e in quel solenne momento, che decider per sempre  di
tutta la sua vita, il candidato sentir non il peso di una imposizione
dall'esterno,  ma  l'intima gioia di una scelta  fatta  per  amore  di
Cristo.
 
 II. LA VITA SACERDOTALE
 73.Il  sacerdote non deve credere che l'ordinazione gli  renda  tutto
facile  e che lo metta definitivamente al riparo da ogni tentazione  o
pericolo. La castit non si acquisisce una volta per sempre, ma    il
risultato di una laboriosa conquista e di una quotidiana affermazione.
Il  mondo  del  nostro  tempo  d grande rilievo  al  valore  positivo
dell'amore  nel  rapporto  tra i sessi, ma ha  anche  moltiplicato  le
difficolt  e  i  rischi in questo campo; quindi  necessario  che  il
sacerdote, per salvaguardare con ogni cura il bene della sua castit e
per  affermarne  il  sublime significato,  consideri  con  lucidit  e
serenit la sua condizione di uomo esposto al combattimento spirituale
contro  le  seduzioni  della  carne in se  stesso  e  nel  mondo,  col
proposito  incessantemente  rinnovato di  perfezionare  sempre  pi  e
sempre meglio la sua irrevocabile offerta, che lo impegna a una piena,
leale e reale fedelt.
 74.Nuova   forza  e  nuova  gioia  verr  al  sacerdote   di   Cristo
nell'approfondire  ogni giorno nella meditazione e nella  preghiera  i
motivi  della sua donazione e la convinzione di aver scelto  la  parte
migliore.  Egli  implorer con umilt e perseveranza la  grazia  della
fedelt,  che  non  mai  negata a chi la chiede  con  cuore  sincero,
ricorrendo  nello  stesso tempo ai mezzi naturali e soprannaturali  di
cui  dispone. Non trascurer, soprattutto, quelle norme ascetiche  che
sono  garantite  dalla esperienza della chiesa  e  che  nelle  odierne
circostanze non sono meno necessarie d'un tempo.
 Intensa vita spirituale
 75.Il  sacerdote  si  applichi innanzi tutto a  coltivare  con  tutto
l'amore  che  la  grazia  gli  ispira  la  sua  intimit  con  Cristo,
esplorandone l'inesauribile e beatificante mistero; acquisti un  senso
sempre pi profondo del mistero della chiesa, al di fuori del quale il
suo  stato  di  vita  rischierebbe  di  apparirgli  inconsistente   ed
incongruo. La piet sacerdotale alimentata alla purissima fonte  della
parola di Dio e della santissima eucaristia, vissuta nel dramma  della
sacra  liturgia,  animata  da una tenera e illuminata  devozione  alla
Vergine,  madre del sommo ed eterno Sacerdote e regina degli apostoli,
lo   metter  a  contatto  con  le  sorgenti  di  una  autentica  vita
spirituale,   che   sola  d  all'osservanza  della  sacra   verginit
solidissimo fondamento.
 76.Con  la  grazia e la pace nel cuore il sacerdote  affronter  cos
con  grande  animo  i  molteplici impegni della sua  vita  e  del  suo
ministero, trovando in essi, se esercitati con fede e con zelo,  nuove
occasioni  di  dimostrare la sua totale appartenenza  a  Cristo  e  al
mistico corpo di lui per la santificazione propria e altrui. La carit
di  Cristo  che lo sospinge lo aiuter, non a rinunziare  ai  migliori
sentimenti  del suo animo, ma a sublimarli e approfondirli in  spirito
di  consacrazione,  a  imitazione di Cristo, il  sommo  sacerdote  che
partecip  intimamente alla vita degli uomini e li am  e  soffr  per
essi, a somiglianza dell'apostolo Paolo, che partecipava alle ansie di
tutti,  per  irradiare  nel mondo la luce e la  potenza  dell'evangelo
della grazia di Dio.
 77.Giustamente geloso della propria integrale donazione  al  Signore,
sappia  il  sacerdote difendersi da quelle inclinazioni del sentimento
che mettono in gioco una affettivit non sufficientemente illuminata e
guidata  dallo  spirito  e si guardi bene dal cercare  giustificazioni
spirituali  e  apostoliche a quelle che, in  realt,  sono  pericolose
propensioni del cuore.
 78.La  vita  sacerdotale  esige una intensit  spirituale  genuina  e
sicura  per  vivere dello Spirito e per conformarsi allo Spirito,  una
ascetica  interiore ed esteriore veramente virile in chi, appartenendo
a  speciale titolo a Cristo, ha in lui e per lui crocifisso  la  carne
con  le  sue  passioni e le sue voglie, non dubitando  per  questo  di
affrontare  duri e diuturni cimenti. Il ministro di Cristo potr  cos
meglio manifestare al mondo i frutti dello Spirito, che sono: "carit,
gioia,   pace,  pazienza,  benignit,  bont,  longanimit,   mitezza,
fedelt, moderazione, continenza, castit".
 79.La  castit sacerdotale  incrementata, custodita e  difesa  anche
da  un genere di vita, da un ambiente e da un'attivit confacenti a un
ministro  di  Dio,  per cui  necessario fomentare al  massimo  quella
"intima fraternit sacramentale", della quale tutti i sacerdoti godono
in  virt della sacra ordinazione. Il Signore nostro Ges ha insegnato
l'urgenza  del  comandamento nuovo della carit e ne ha dato  mirabile
esempio proprio quando istituiva il sacramento della eucaristia e  del
sacerdozio  cattolico, e preg il Padre celeste affinch  l'amore  col
quale  il Padre lo ha amato da sempre fosse nei suoi ministri ed  egli
in loro.
 80.Sia  dunque  perfetta la comunione di spirito tra  i  sacerdoti  e
intenso lo scambio di preghiere, di serena amicizia e di aiuti  d'ogni
genere. Non si raccomander mai abbastanza ai sacerdoti una certa loro
vita  comune  tutta  tesa  al  ministero propriamente  spirituale;  la
pratica di incontri frequenti con fraterni scambi di idee, di consigli
e  di  esperienza  tra  confratelli; l'impulso alle  associazioni  che
favoriscono la santit sacerdotale.
 81.Riflettano  i  sacerdoti al monito del concilio, che  li  richiama
alla  comune partecipazione nel sacerdozio perch si sentano vivamente
responsabili nei confronti dei confratelli turbati da difficolt,  che
espongono  a serio pericolo il dono divino che  in essi.  Si  sentano
ardere  di  carit  per  coloro, che hanno pi bisogno  di  amore,  di
comprensione, di preghiere, di aiuti discreti ma efficaci, e che hanno
titolo  per  contare sulla carit senza limiti di quelli  che  sono  e
devono essere i loro pi veri amici.
 82.Vorremmo  finalmente, a complemento e a ricordo di  questo  nostro
epistolare colloquio con voi, venerati fratelli nell'episcopato, e con
voi  sacerdoti e ministri dell'altare, suggerire che ognuno di voi  si
proponga  di  rinnovare  ogni  anno,  nel  giorno  anniversario  della
rispettiva sacra ordinazione, ovvero tutti insieme spiritualmente  nel
gioved  santo, il giorno misterioso dell'istituzione del  sacerdozio,
la  dedizione  totale e fiduciosa a Cristo Signore, di riaccendere  in
tale  modo  in  voi la coscienza della vostra elezione al  suo  divino
servizio, e di ripetere nello stesso tempo, con umilt e coraggio,  la
promessa della vostra indefettibile fedelt al suo unico amore e  alla
vostra castissima oblazione.
 
 III. DOLOROSE DISERZIONI
 83.A questo punto, il nostro cuore si rivolge con paterno amore,  con
trepidazione e dolore grande a quegli infelici, ma sempre amatissimi e
desideratissimi  fratelli nostri nel sacerdozio, i  quali,  mantenendo
impresso  nell'anima  il  carattere sacro  conferito  dall'ordinazione
sacerdotale, furono disgraziatamente infedeli agli obblighi assunti al
tempo della loro consacrazione sacerdotale. Il loro lacrimevole stato,
e le conseguenze private e pubbliche che ne derivano, muovono alcuni a
pensare se non sia proprio il celibato responsabile in qualche modo di
tali  drammi  e  degli scandali che ne soffre il  popolo  di  Dio.  In
realt,  la responsabilit ricade non sul sacro celibato in se stesso,
ma  su  una valutazione a suo tempo non sempre sufficiente e  prudente
delle qualit del candidato al sacerdozio o sul modo col quale i sacri
ministri vivono la loro totale consacrazione.
 84.La  chiesa  sensibilissima alla triste sorte di questi suoi figli
e ritiene necessario fare ogni sforzo per prevenire o sanare le piaghe
che  le  sono  inferte  dalla loro defezione. Seguendo  l'esempio  dei
nostri  immediati  predecessori di s.m., anche noi  abbiamo  voluto  e
disposto  che  la investigazione delle cause riguardanti l'ordinazione
sacerdotale  sia  estesa  ad  altri  motivi  gravissimi  non  previsti
dall'attuale  legislazione  canonica, i  quali  possono  dar  luogo  a
fondati  e  reali  dubbi  sulla  piena libert  e  responsabilit  del
candidato  al  sacerdozio e sulla sua idoneit allo stato sacerdotale,
in  modo  da liberare quanti un accurato processo giudiziario dimostri
effettivamente non adatti.
 La concessione delle dispense
 85.Le   dispense   che  vengono  eventualmente   concesse,   in   una
percentuale  in  verit  minima nei confronti del  grande  numero  dei
sacerdoti  sani e degni, mentre provvedono con giustizia  alla  salute
spirituale  degli  individui, dimostrano anche la sollecitudine  della
chiesa  per  la  tutela del sacro celibato e la fedelt  integrale  di
tutti  i suoi ministri. Nel fare questo, la chiesa procede sempre  con
l'amarezza  nel cuore, specialmente nei casi particolarmente  dolorosi
nei  quali il rifiuto a portare degnamente il giogo soave di Cristo  
dovuto   a  crisi  di  fede,  o  a  debolezze  morali,  spesso  perci
responsabile e scandaloso.
 86.Oh,  sapessero  questi  sacerdoti quanta  pena,  quanto  disonore,
quanto   turbamento  essi  procurano  alla  santa   chiesa   di   Dio,
riflettessero  quale  era  la solennit e la  bellezza  degli  impegni
assunti,  e a quali pericoli essi vanno incontro in questa  vita  e  a
quella  futura, essi sarebbero pi cauti e pi riflessivi  nelle  loro
decisioni, pi solleciti alla preghiera e pi logici e coraggiosi  nel
prevenire le cause del loro collasso spirituale e morale.
 87.Particolare  interesse  la  madre  chiesa  rivolge  ai  casi   dei
sacerdoti  ancora giovani, i quali avevano iniziato con  entusiasmo  e
con  zelo la loro vita di ministero: non  forse facile oggi ad  essi,
nella  tensione  dell'impegno  sacerdotale,  provare  un  momento   di
sfiducia,  di  dubbio, di passione, di follia? Per  questo  la  chiesa
vuole  che  sia  tentato,  specialmente per questi  casi,  ogni  mezzo
persuasivo,  allo scopo d'indurre il fratello vacillante  alla  calma,
alla  fiducia, al pentimento, a ritornare al primitivo fervore. E solo
quando  sembrer che il sacerdote non possa essere indotto  a  tornare
sulla  buona strada, solo allora l'infelice ministro di Dio   radiato
del ministero a lui affidato.
 88.Che  se  egli si dimostrasse irrecuperabile per il sacerdozio,  ma
presentasse  tuttavia  qualche seria e buona  disposizione  di  vivere
cristianamente    come    laico,   la   sede   apostolica,    studiate
attentissimamente tutte le circostanze, d'accordo con l'ordinario  del
luogo o col superiore religioso, lasciando che sul dolore vinca ancora
l'amore,   concede  talvolta  ogni  richiesta  dispensa,   non   senza
accompagnarla  con l'imposizione di opere di piet e  di  riparazione,
affinch  rimanga  nel  figlio infelice,  ma  sempre  caro,  un  segno
salutare  del  materno dolore della chiesa e un ricordo pi  vivo  del
comune bisogno della divina misericordia.
 89.Una  tale  disciplina,  severa  e misericordiosa  insieme,  sempre
ispirata  a  giustizia  e  verit, a somma  prudenza  e  riservatezza,
contribuir senza dubbio a confermare i buoni sacerdoti nel  proposito
di  una  vita  intemerata e santa e sar di monito agli  aspiranti  al
sacerdozio, affinch, con la saggia guida dei loro educatori, avanzino
verso l'altare con piena consapevolezza, con supremo disinteresse, con
slancio di corrispondenza alla grazia divina e alla volont di  Cristo
e della sua chiesa.
 90.Non  vogliamo, infine, omettere di ringraziare con gioia  profonda
il  Signore  nel  rilevare che non pochi di  quelli,  i  quali  furono
purtroppo  infedeli  temporaneamente al loro impegno,  ricorrendo  con
commovente  buona  volont a tutti i mezzi idonei, e principalmente  a
una  intensa  vita  di  preghiera, di umilt, di  sforzi  perseveranti
sostenuti   dall'assiduit  al  sacramento  della   penitenza,   hanno
ritrovato  per  grazia  del  sommo  Sacerdote  la  via  giusta  e  son
ritornati, per la gioia di tutti, ad essere suoi esemplari ministri.
 
 IV. LA PATERNIT DEL VESCOVO
 91.Un  insostituibile  e  validissimo  aiuto  per  l'osservanza   pi
agevole  e  felice  dei doveri assunti, i nostri  carissimi  sacerdoti
hanno  il  diritto e il dovere di trovarlo in voi, venerabili fratelli
nell'episcopato. Voi li avete accettati e destinati al sacerdozio, voi
avete  imposto  le mani sul loro capo, a voi essi sono  congiunti  per
l'onore  sacerdotale e in virt del sacramento dell'ordine,  voi  essi
rendono presenti nella comunit dei loro fedeli, a voi essi sono uniti
con  animo  fiducioso e grande, prendendo su di s,  secondo  il  loro
grado, i vostri uffici e la vostra sollecitudine. Scegliendo il  sacro
celibato essi hanno seguito l'esempio, vigente fin dall'antichit, dei
presuli d'oriente e d'occidente: ci costituisce tra il vescovo  e  il
sacerdote  un  motivo  nuovo di comunione e un  fattore  propizio  per
viverla pi intimamente.
 92.Tutta  la  tenerezza di Ges per i suoi apostoli si manifest  con
ogni evidenza allorquando egli li fece ministri del suo corpo reale  e
mistico,  e  anche  voi, nella cui persona "  presente  in  mezzo  ai
credenti il signore Ges Cristo, pontefice Sommo", sapete di dovere il
meglio  del vostro cuore e delle vostre pastorali premure ai sacerdoti
e ai giovani che si preparano ad essere tali. In nessun altro modo voi
potrete  meglio  manifestare  questa  vostra  convinzione  che   nella
consapevole responsabilit e nella sincera e invincibile carit con la
quale  presiederete  alla  educazione degli allievi  del  santuario  e
aiuterete  con  ogni mezzo i sacerdoti a mantenersi fedeli  alla  loro
vocazione e ai loro doveri.
 93.La   solitudine  umana  del  sacerdote,  origine  non  ultima   di
scoraggiamenti  e  di  tentazioni, sia riempita  innanzi  tutto  dalla
vostra  fraterna  e  amichevole presenza e  azione.  Prima  di  essere
superiori  e  giudici,  siate per i vostri sacerdoti  maestri,  padri,
amici  e  fratelli  buoni e misericordiosi, pronti  a  comprendere,  a
compatire, ad aiutare. Incoraggiate in tutti i modi i vostri sacerdoti
a  un'amicizia personale e a un'apertura confidente con voi,  che  non
sopprima,  ma superi nella carit pastorale il rapporto di  obbedienza
giuridica, affinch la stessa obbedienza sia pi volenterosa, leale  e
sicura.  Una  devota  amicizia  e  una  filiale  confidenza  con   voi
permetteranno  ai  sacerdoti di aprirvi in tempo  il  loro  animo,  di
confidarvi le loro difficolt, nella certezza di poter sempre disporre
del  vostro cuore per deporvi anche le eventuali sconfitte,  senza  il
servile timore del castigo, ma nella attesa filiale di correzione,  di
perdono  e  di  soccorso,  che li invoglier a  riprendere  con  nuova
fiducia il loro arduo cammino.
 94.Tutti  voi,  venerabili fratelli, siete  certamente  convinti  che
ridare  a un'anima sacerdotale la gioia e l'entusiasmo per la  propria
vocazione, la pace interiore e la salvezza, sia un ministero urgente e
glorioso,  che  ha  un influsso incalcolabile su  una  moltitudine  di
anime.  Che se, a un certo momento, sarete costretti a ricorrere  alla
vostra  autorit  e a una giusta severit verso quei pochi  che,  dopo
aver  resistito al vostro cuore, causano con la loro condotta scandalo
al  popolo di Dio, nel prendere i necessari provvedimenti procurate di
proporvi innanzi tutto il loro ravvedimento. A imitazione del  signore
Ges, pastore e vescovo delle anime nostre, non spezzate la canna  gi
incrinata e non spegnete il lucignolo fumante; sanate, come  Ges,  le
piaghe,  salvate  ci che era perduto, andate in cerca  con  ansia  ed
amore  della pecorella smarrita per riportarla al caldo dell'ovile,  e
tentate come lui, fino all'ultimo, di richiamare l'amico infedele.
 95.Siamo  sicuri,  venerabili fratelli, che non  lascerete  nulla  di
intentato  per coltivare assiduamente nel vostro clero, con la  vostra
dottrina  e  sapienza,  col  vostro pastorale  fervore,  l'ideale  del
celibato  sacro  e  non perderete mai di vista i sacerdoti  che  hanno
abbandonato  la  casa di Dio, che  la loro vera casa,  qualunque  sia
l'esito  della  loro  dolorosa avventura, perch  restano  per  sempre
vostri figli.
 
 V. LA PARTE DEI FEDELI
 96.La  virt sacerdotale  un bene di tutta quanta la chiesa,    una
non  umana  ricchezza e gloria, che ridonda a edificazione e beneficio
di  tutto  il  popolo  di  Dio; vogliamo perci  rivolgere  la  nostra
affettuosa e pressante esortazione a tutti i fedeli, nostri  figli  in
Cristo,  affinch si sentano responsabili anch'essi  della  virt  dei
loro  fratelli,  i  quali hanno assunto la missione  di  servirli  nel
sacerdozio  per  la  loro salvezza. Preghino e  si  adoperino  per  le
vocazioni sacerdotali e aiutino i sacerdoti con devozione e con  amore
filiale,  con  docile  collaborazione, con la studiata  intenzione  di
offrire ad essi il conforto di una lieta corrispondenza alle loro cure
pastorali.  Incoraggino  questi loro padri in  Cristo  a  superare  le
difficolt d'ogni genere che incontrano nell'assolvere ai loro  doveri
in  piena  fedelt, a edificazione del mondo. Coltivino in spirito  di
fede  e di carit cristiana un profondo rispetto e un delicato riserbo
nei  confronti del sacerdote, in modo particolare della sua condizione
di uomo interamente consacrato a Cristo e alla chiesa.
 97.Il  nostro invito si rivolge in particolare a quei laici, i  quali
cercano  pi assiduamente e intensamente Dio e tendono alla perfezione
cristiana  nella  vita secolare: essi potranno con la  loro  devota  e
cordiale  amicizia  essere  di  grande aiuto  ai  ministri.  I  laici,
infatti, inseriti nell'ordine temporale e nello stesso tempo impegnati
in   una   pi  generosa  e  perfetta  corrispondenza  alla  vocazione
battesimale, sono in grado, in alcuni casi, di illuminare e confortare
il  sacerdote, il quale, immerso nel mistero di Cristo e della chiesa,
da  certe  situazioni e da certo torbido spirito  del  mondo  potrebbe
subire nocumento alla integrit della sua vocazione. In tal modo tutto
il   popolo  di  Dio  onorer  il  signore  Ges  in  coloro  che   lo
rappresentano  e dei quali egli ha detto: "Chi accoglie  voi  accoglie
me,  e  chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato", promettendo
certa ricompensa a chi in qualunque modo eserciter la carit verso  i
suoi inviati.
 98.Venerabili fratelli nostri, pastori del gregge di Dio che   sotto
tutti  i  cieli,  e dilettissimi sacerdoti fratelli  e  figli  nostri,
accingendoci  a  concludere questa lettera  che  vi  indirizziamo  con
l'anima  aperta a tutta la carit di Cristo, vi invitiamo a  rivolgere
con  rinnovata fiducia e con filiale speranza lo sguardo  e  il  cuore
alla  dolcissima Madre di Ges e Madre della chiesa, per invocare  sul
sacerdozio cattolico la sua materna e potente intercessione. In lei il
popolo  di Dio ammira e venera la figura e il modello della chiesa  di
Cristo  nell'ordine della fede, della carit e della  perfetta  unione
con  lui.  Vergine  e  madre,  Maria ottenga  alla  chiesa,  anch'essa
salutata  vergine  e  madre, di gloriarsi  umilmente  e  sempre  della
fedelt dei suoi sacerdoti al dono sublime della sacra verginit e  di
vederlo fiorire e apprezzare in misura sempre pi grande in tutti  gli
ambienti,  affinch infittisca sulla terra la schiera  di  coloro  che
seguono il divino Agnello dovunque egli vada.
 99.La  chiesa proclama altamente questa sua speranza in Cristo:  essa
  conscia  della  drammatica scarsit del  numero  dei  sacerdoti  in
rapporto ai bisogni spirituali della popolazione del mondo, ma  ferma
nella  sua  attesa, fondata sulle infinite e misteriose risorse  della
grazia, che la qualit spirituale dei sacri ministri generer anche la
quantit,  perch tutto  possibile a Dio. In questa fede e in  questa
speranza sia a tutti auspicio delle celesti grazie e testimonio  nella
nostra paterna benevolenza, la benedizione apostolica che con tutto il
cuore impartiamo.
 Dato  in  Roma, presso San Pietro, il 24 giugno festa di san Giovanni
Battista, dell'anno 1967, quinto del nostro pontificato.
