                            LETTERA ENCICLICA
                           DEL SOMMO PONTEFICE
                                PAOLO VI
                              CHRISTI MATRI
                          Roma, 15 Settembre 1966  
 
       un  pressante invito a pregare per la pace durante il mese  di
ottobre,  dedicato al santo Rosario. Questa breve enciclica, simile  a
quella del 1965 "Mense Maio", fu scritta davanti alla prospettiva  che
il conflitto vietnamita  allora in corso si allargasse, provocando una
incontrollata  corsa agli armamenti e agli ordigni  nucleari,  fino  a
provocare un "immane flagello".
 
 Motivi di grave apprensione
     Durante  il  mese  di  ottobre,  il  popolo  cristiano    solito
intrecciare  come  mistiche corone alla Madre di  Cristo  mediante  la
preghiera   del   rosario.   E  noi  che,  sull'esempio   dei   nostri
predecessori, vivamente approviamo questa usanza, chiamiamo quest'anno
tutti  i  figli  della  chiesa  a tributare  alla  beatissima  Vergine
particolari  attestazioni di piet. Si addensa infatti il pericolo  di
una  pi  vasta  e  dura  calamit, che incombe  sull'umana  famiglia,
poich,  specialmente  nelle regioni dell'Asia  orientale,  ancora  si
combatte con spargimento di sangue, e infuria una guerra difficile;  e
pertanto  ci sentiamo spinti a tentare nuovamente e con maggior  forza
tutto  quanto   in nostro potere per garantire la pace. Sono  inoltre
motivo  di  turbamento le notizie di ci che avviene in altre  regioni
del  mondo,  come  la  crescente  corsa  agli  armamenti  nucleari,  i
nazionalismi,  i  razzismi,  i  movimenti  rivoluzionari,  la  forzata
divisione  dei cittadini, i criminosi attentati, l'eccidio di  persone
innocenti.  Tutte  queste cose possono fornire  l'esca  di  un  immane
flagello.
 
 Multiforme continua attivit per sostenere la causa della pace
     Come  ai nostri immediati predecessori, cos a noi la provvidenza
di  Dio  sembra  abbia  voluto  affidare  il  particolare  compito  di
conservare e consolidare la pace, assumendocene con lavoro paziente  e
instancabile il faticoso impegno. Questa responsabilit,    evidente,
nasce  dal  fatto che la chiesa intera ci  stata affidata, essa  che,
come  "un  vessillo levato fra le nazioni", non  legata  a  interessi
politici,  ma  deve recare agli uomini la verit e la grazia  di  Ges
Cristo, suo divino fondatore.
     In realt, fin dall'inizio del nostro ministero apostolico, nulla
abbiamo trascurato per sostenere la causa della pace nel mondo, con la
preghiera, l'incoraggiamento, l'esortazione. Anzi, come ben ricordate,
nello scorso anno ci siamo recati in volo nell'America settentrionale,
per parlare sull'agognato bene della pace davanti all'eletta assemblea
delle  Nazioni Unite, dov'erano rappresentate quasi tutte  le  nazioni
del  mondo;  l abbiamo ammonito che non si permetta pi che  gli  uni
siano inferiori agli altri, che gli uni siano contro gli altri, ma che
tutti  contribuiscano con lo zelo e con l'opera a stabilire  la  pace.
Anche  in  seguito, mossi dalla sollecitudine apostolica, non  abbiamo
cessato  di  esortare a far s che sia allontanata  dagli  uomini  una
possibile immane sciagura.
 
 Riunirsi e avviare sollecite leali trattative
     Eleviamo ancora, pertanto, la nostra voce "con forte grido e  con
lacrime",  per scongiurare insistentemente i governanti  a  fare  ogni
sforzo  perch  l'incendio non si estenda, ma sia totalmente  estinto.
Non  dubitiamo  minimamente che tutti gli uomini di qualsiasi  stirpe,
colore,  religione e ordine sociale, il cui desiderio sia la giustizia
e l'onest, non abbiano gli stessi nostri convincimenti. Tutti coloro,
dunque,  che vi sono interessati, creino le necessarie condizioni  per
far  s  che  siano  deposte le armi, prima che il  precipitare  degli
eventi tolga perfino la possibilit di deporle. Sappiano coloro, nelle
cui  mani  stanno le sorti dell'umana famiglia, che in questo  momento
essi  sono  legati  da un gravissimo dovere di coscienza.  Scrutino  e
interroghino questa loro coscienza, pensando ai loro popoli, al  mondo
intero,  a  Dio, alla storia; pensino che i loro nomi  saranno  fra  i
posteri in benedizione, se avranno seguito con saggezza questo  nostro
appello.  Nel nome del Signore gridiamo: fermatevi! Bisogna  riunirsi,
per  addivenire con sincerit a trattative leali. Ora  il momento  di
comporre  le  divergenze,  anche  a  costo  di  qualche  sacrificio  o
pregiudizio, perch pi tardi si dovrebbero comporre forse con immensi
danni  e  dopo  dolorosissime stragi. Ma bisogna stabilire  una  pace,
fondata sulla giustizia e sulla libert degli uomini, che tenga quindi
conto dei diritti delle persone e delle comunit, altrimenti essa sar
debole e instabile.
 
 La pace, dono inestimabile del Cielo
     Mentre  ricordiamo  queste  cose con animo  ansioso  e  commosso,
sentiamo  la  necessit a cui ci esorta la suprema cura pastorale,  di
invocare l'aiuto del Cielo; infatti la pace, che " bene tanto grande,
che  anche tra le cose terrene e mortali nulla si ascolta con  maggior
diletto,  nulla si desidera con maggior ardore, nulla  infine  si  pu
avere  di  pi perfetto", deve implorarsi dal Principe della  pace.  E
poich  nei  momenti  di dubbio e di trepidazione  la  chiesa  ricorre
all'intercessione  validissima di colei che le  Madre,  a  Maria  noi
rivolgiamo  il  pensiero e quello vostro, venerabili  fratelli,  e  di
tutti  i  cristiani; essa, infatti, come dice s. Ireneo,  "  divenuta
causa  di  salvezza  per tutto il genere umano". Nulla  ci  sembra  di
maggiore opportunit e importanza, quanto l'innalzarsi al Cielo  delle
suppliche di tutta la cristianit verso la Madre di Dio, invocata come
la  regina  della  pace,  affinch in tante  e  s  gravi  angustie  e
afflizioni  essa  effonda pienamente i doni della sua  materna  bont.
Vogliamo che le siano rivolte assiduamente intense preghiere,  a  lei,
diciamo,  che durante la celebrazione del concilio ecumenico  Vaticano
II,  tra il plauso dei padri e dell'orbe cattolico, abbiamo proclamata
Madre  della  chiesa, confermando solennemente una verit  dell'antica
tradizione.  Infatti la Madre del Salvatore  "certamente madre  delle
di  lui membra", come insegnano s. Agostino, e con lui, omettendo  gli
altri,  s. Anselmo, con queste parole: "Quale pi alta dignit si  pu
pensare,  che  tu sia madre di coloro, dei quali Cristo  si  degna  di
essere padre e fratello?". E gi Leone XIII, nostro predecessore, l'ha
chiamata  "Madre  della chiesa, e nel modo pi vero". Non  collochiamo
perci  invano  la  nostra  speranza  in  lei,  angosciati  da  questo
terribile sconcerto.
     Ma  poich, se crescono i pericoli, occorre che aumenti la  piet
del  popolo di Dio, desideriamo, venerabili fratelli, che, col  vostro
esempio,  con  la  vostra esortazione, col vostro  impulso,  la  Madre
clementissima  del Signore sia pi instantemente invocata  durante  il
mese  di  ottobre con la pia pratica del rosario. Questa  preghiera  
infatti  adatta  alla  mentalit del  popolo,    assai  gradita  alla
Vergine,  ed efficacissima per impetrare i doni celesti. E il concilio
ecumenico  Vaticano  II,  sebbene  non  espressamente  ma  con  chiara
indicazione, ha infervorato l'animo di tutti i figli della chiesa  per
il  rosario, raccomandando di "stimare grandemente le pratiche  e  gli
esercizi  di  piet verso di lei (Maria), come sono state raccomandate
dal magistero nel corso dei tempi".
      Tale   fruttuosa  preghiera  non  soltanto  ha  una  grandissima
efficacia nello stornare i mali e nel tener lontane le calamit,  come
chiaramente  dimostra  la storia della chiesa,  bens  anche  alimenta
doviziosamente  la vita cristiana, "in primo luogo  sostenta  la  fede
cattolica    che   facilmente   rifiorisce   attraverso    l'opportuna
considerazione dei misteri divini, e innalza la mente fino alle verit
rivelate".
     Pertanto  nel  mese di ottobre, dedicato alla beata  Vergine  del
rosario,  aumentino  le preghiere, si moltiplichino  le  implorazioni,
affinch per sua intercessione brilli finalmente sugli uomini l'aurora
della vera pace, anche nei confronti della religione, che purtroppo in
questa  epoca  non  tutti  possono  professare  liberamente.  In  modo
particolare  desideriamo  che il 4 ottobre,  giorno  anniversario  del
nostro  viaggio di pace alla sede delle Nazioni Unite,  sia  celebrato
quest'anno  in  tutto il mondo cattolico come "giorno di  impetrazione
per  la  pace".  Per  lo  zelo  di piet,  che  vi  distingue,  e  per
l'importanza  dell'iniziativa, di cui  vi  rendete  conto,  venerabili
fratelli,  sar vostro compito istituire sacre cerimonie, affinch  in
quel  giorno  la Madre di Dio e della chiesa sia invocata con  unanime
fervore  dai sacerdoti, dai religiosi, dal popolo fedele,  in  special
modo  dai  fanciulli, che sono adorni del fiore dell'innocenza,  dagli
infermi  e  dai  sofferenti. In quel giorno anche noi  nella  Basilica
Vaticana,  presso  il  sepolcro  di  Pietro,  eleveremo  una  speciale
supplica  alla  vergine  Madre di Dio, tutela  del  nome  cristiano  e
intermediaria di pace. Cos, in tutti i continenti la preghiera  della
chiesa, risonando come un'unica voce, toccher il Cielo, poich,  come
dice  s. Agostino, "nella diversit delle lingue di carne,  unica  la
lingua nella fede del cuore".
     Guarda  dunque  con  materna clemenza a tutti  i  tuoi  figli,  o
Vergine  santissima! Vedi l'ansiet dei sacri pastori, per  il  timore
che  i  loro greggi siano agitati da un'orrida tempesta di mali;  vedi
l'angoscia  di tanti uomini, padri e madri di famiglia, che,  inquieti
per la sorte propria e dei loro figli, sono turbati da acerbi affanni.
Ammansisci  l'animo  dei  belligeranti, e infondi  loro  "pensieri  di
pace";  fa'  che  Dio,  vindice  di  ogni  ingiustizia,  volgendosi  a
misericordia, restituisca i popoli alla tranquillit, e li conduca per
lunga durata di tempi alla vera prosperit.
     Nella  dolce  speranza  che la Madre di Dio  accolga  benigna  la
nostra  umile  supplica, di gran cuore impartiamo  a  voi,  venerabili
fratelli, al clero e alle popolazioni, a ciascuno di voi affidate,  la
nostra apostolica benedizione.
     Roma,  presso S. Pietro, 15 settembre del 1966, quarto  anno  del
nostro pontificato.
