                          Lettera enciclica
                           ECCLESIAM SUAM
                         del Sommo Pontefice
                              Paolo VI
                  Per quali vie la Chiesa cattolica
                 debba oggi adempire il suo mandato
                           (6 agosto 1964)

(I numeri fra parentesi, se non preceduti da lettere, si riferiscono alle note 
poste al termine del testo)
INDICE
Prologo                                                     
La dottrina del Vangelo e la grande famiglia umana          
Triplice impegno della Chiesa                              
Assiduo e illimitato zelo per la pace                      
I. La coscienza                                              
La vigilanza dei fedeli seguaci del Signore                
"Credo Domine!"                                            
Vivere la propria vocazione                                
La coscienza nella mentalit moderna                       
Dal Concilio di Trento alle Encicliche dei tempi nostri     
La scienza sul Corpo mistico                               
La vite e i tralci                                         
Mistero  la Chiesa                                        
Pedagogia del battezzato                                  
II. Il rinnovamento                                         
Perfettibilit dei cristiani                               
In quale senso intendere la riforma                      
Danni e pericoli della concezione profana della vita     
Non immobilit, ma "aggiornamento"                       
Obbedienza, energie morali, sacrificio                   
Lo spirito di povert                                    
L'ora della carit                                       
Culto a Maria                                            
III. Il dialogo                                             
Vivere nel mondo ma non del mondo                       
Missione da compiere, annuncio da diffondere               
Il dialogo                                                 
La religione dialogo fra Dio e l'uomo                      
Superiori caratteristiche del colloquio della salvezza     
Il messaggio cristiano nella circolazione dell'umano discorso
Chiarezza mutezza fiducia prudenza                         
Dialettica di autentica sapienza                           
Come avvicinare i fratelli nella interezza della verit    
Supremazia insostituibile della predicazione               
Con chi il dialogo                                         
Primo cerchio: tutto ci ch' umano                        
La negazione di Dio: ostacolo al dialogo                   
Anche nel silenzio un vigile amore                         
Il dialogo per la pace                                     
Secondo cerchio: i credenti in Dio                         
Terzo cerchio: i Cristiani Fratelli separati               
Auspici e speranze                                         
Il dialogo nell'interno della Chiesa cattolica             
Carit e obbedienza                                        
Fervore di sentimenti e di opere                           
Oggi pi che mai la Chiesa  viva!                         
  
Prologo
Venerabili Fratelli, diletti Figli
  1.  Ges Cristo ha fondato la sua Chiesa, perch sia nello  stesso
tempo  madre  amorevole  di  tutti gli  uomini  e  dispensatrice  di
salvezza; appare quindi evidente la ragione per cui ad essa  abbiano
dato  prove  di  particolare  amore,  e  ad  essa  abbiano  dedicato
particolari cure tutti coloro che hanno avuto a cuore sia la  gloria
di  Dio  sia  la salvezza eterna degli uomini: tra i quali,  com'era
giusto,  rifulsero i Vicari in terra dello stesso Cristo, un  numero
immenso di Vescovi e di sacerdoti, ed una mirabile schiera di  santi
cristiani.

La dottrina del Vangelo e la grande famiglia umana
  2.   A   tutti,  pertanto,  sembrer  quasi  naturale   che   Noi,
indirizzando  al mondo questa Nostra prima Enciclica dopo  che,  per
inscrutabile  disegno  di  Dio,  siamo  stati  chiamati  al   Soglio
Pontificio,  rivolgiamo il Nostro pensiero amoroso e reverente  alla
santa Chiesa.
  3.  Per tali motivi, Ci proporremo, in questa Enciclica, di sempre
pi  chiarire  a tutti quanto, da una parte, sia importante  per  la
salvezza  dell'umana societ, e dall'altra quanto stia a cuore  alla
Chiesa che ambedue s'incontrino, si conoscano, si amino.
  4.  Quando, per grazia di Dio, Noi avemmo la fortuna di  rivolgere
a  viva  voce la Nostra parola, all'apertura della seconda  sessione
del  Concilio  Ecumenico Vaticano II, nella  festa  di  San  Michele
Arcangelo  dello scorso anno, a voi tutti adunati nella basilica  di
San  Pietro,  manifestammo il proposito di  rivolgervi  altres  per
iscritto,  com'  costume all'inizio d'ogni Pontificato,  il  Nostro
fraterno   e  paterno  discorso,  per  manifestarvi  alcuni   Nostri
pensieri,  che  sovrastano agli altri dell'animo  Nostro  e  che  Ci
sembrano   utili  a  guidare  praticamente  gli  inizi  del   Nostro
pontificale ministero.
  5.  Veramente  Ci   difficile determinare tali  pensieri,  perch
dobbiamo  attingerli  alla  pi diligente meditazione  della  divina
dottrina, memori Noi stessi delle parole di Cristo: "La mia dottrina
non    mia,  ma  di  Colui che mi ha mandato"; (1) dobbiamo,  inoltre,
commisurarli alle presenti condizioni della Chiesa stessa, in un'ora
di  vivacit  e  di  travaglio sia della  sua  interiore  esperienza
spirituale,  sia  del suo esteriore sforzo apostolico;  e  dobbiamo,
infine,  non  ignorare lo stato in cui oggi si trova  l'umanit,  in
mezzo alla quale si svolge la nostra missione.

Triplice impegno della Chiesa
  6.  Ma  non    Nostra ambizione dire cose nuove n  complete;  il
Concilio  Ecumenico  l per questo; la sua opera  non  deve  essere
turbata da questa Nostra semplice conversazione epistolare, ma quasi
onorata ed incoraggiata.
  7.  Non  vuole questa Nostra Enciclica rivestire carattere solenne
e  propriamente  dottrinale, n proporre  insegnamenti  determinati,
morali o sociali, ma semplicemente vuol essere un messaggio fraterno
e familiare.
  8.  Noi  vogliamo  infatti soltanto, con  questo  Nostro  scritto,
compiere  il  Nostro  dovere di aprire a  voi  l'animo  Nostro,  con
l'intenzione  di  dare  alla comunione di  fede  e  di  carit,  che
beatamente  intercede fra noi, maggiore coesione,  maggiore  gaudio,
allo  scopo di rinvigorire il nostro ministero, di meglio  attendere
alle fruttuose celebrazioni del Concilio Ecumenico stesso, e di dare
maggiore  chiarezza  ad  alcuni criteri dottrinali  e  pratici,  che
possono utilmente guidare l'attivit spirituale ed apostolica  della
Gerarchia  ecclesiastica  e  di  quanti  le  prestano  obbedienza  e
collaborazione, o anche solo benevola attenzione.
  9.  Vi  diremo  subito,  Venerabili  Fratelli,  che  tre  sono   i
pensieri,  che  vanno  agitando l'animo Nostro  quando  consideriamo
l'altissimo ufficio, che la Provvidenza, contro i Nostri desideri ed
i  Nostri  meriti,  Ci ha voluto affidare di reggere  la  Chiesa  di
Cristo,  nella  Nostra  funzione di Vescovo di  Roma,  e  perci  di
Successore del beato Apostolo Pietro, gestore delle somme chiavi del
regno  di  Dio e Vicario di quel Cristo che fece di lui  il  pastore
primo del suo gregge universale.
  10.  Il  pensiero  che  sia questa l'ora in  cui  la  Chiesa  deve
approfondire  la coscienza di se stessa, deve meditare  sul  mistero
  che le  proprio, deve esplorare, a propria istruzione ed a propria
edificazione,  la  dottrina, gi a lei nota e  gi  in  quest'ultimo
secolo  enucleata  e diffusa, sopra la propria origine,  la  propria
natura,  la  propria missione, la propria sorte finale, ma  dottrina
non mai abbastanza studiata e compresa, come quella che contiene  il
"piano  provvidenziale  del mistero nascosto  da  secoli  in  Dio  .
affinch  sia  manifestato  . per mezzo della  Chiesa", (2)  misteriosa
riserva  cio dei misteriosi disegni divini che mediante  la  Chiesa
vengono  notificati; e come quella che costituisce oggi il tema  pi
d'ogni  altro interessante la riflessione di chi vuol essere  docile
seguace  di  Cristo,  e  tanto pi di chi,  come  Noi  e  come  voi,
Venerabili  Fratelli,  lo Spirito Santo ha  posto  quali  Vescovi  a
reggere la medesima Chiesa di Dio. (3)
  11.  Deriva da questa illuminata operante coscienza uno  spontaneo
desiderio  di  confrontare  l'immagine ideale  della  Chiesa,  quale
Cristo vide, volle ed am, come sua Sposa santa ed immacolata (4) e  il
volto  reale,  quale  oggi la Chiesa presenta,  fedele,  per  grazia
divina, ai lineamenti che il suo divin Fondatore le impresse  e  che
lo  Spirito Santo vivific e svilupp nel corso dei secoli in  forma
pi  ampia  e  pi  rispondente al concetto  iniziale  da  un  lato,
all'indole  della umanit ch'essa andava evangelizzando e  assumendo
dall'altro;  ma  non  mai abbastanza perfetto,  abbastanza  venusto,
abbastanza  santo e luminoso, come quel divino concetto  informatore
lo vorrebbe.
  12.  E  deriva  perci un bisogno generoso e quasi  impaziente  di
rinnovamento, di emendamento cio dei difetti, che quella coscienza,
quasi un esame interiore allo specchio del modello che Cristo di  s
ci  lasci,  denuncia e rigetta. Quale sia cio  il  dovere  odierno
della  Chiesa di correggere i difetti dei propri membri e  di  farli
tendere  a  maggior perfezione, e quale il metodo per  giungere  con
saggezza  a tanto rinnovamento,  il secondo pensiero che occupa  il
Nostro spirito e che vorremmo a voi manifestare per trovare non solo
maggiore  coraggio a intraprendere le dovute riforme, ma  per  avere
altres dalla vostra adesione consiglio ed appoggio in cori delicata
e difficile impresa.
  13.  Terzo  pensiero  Nostro, e vostro  certamente,  sorgente  dai
primi  due  sopra enunciati,  quello delle relazioni  che  oggi  la
Chiesa deve stabilire col mondo che la circonda ed in cui essa  vive
e lavora.
  14.  Una  parte  di  questo  mondo,  come  ognuno  sa,  ha  subto
  profondamente  l'influsso  del  cristianesimo  e  l'ha   assorbito
intimamente  pi  che spesso non si avveda d'essere  debitore  delle
migliori  sue  cose  al  cristianesimo stesso,  ma  poi  s'  venuto
distinguendo  e  staccando,  in  questi  ultimi  secoli,  dal  ceppo
cristiano  della  sua civilt; e un'altra parte, e  la  maggiore  di
questo  mondo, si dilata agli sconfinati orizzonti dei popoli nuovi,
come  si  dice;  ma tutto insieme  un mondo che non una,  ma  cento
forme  di  possibili  contatti offre alla Chiesa,  aperti  e  facili
alcuni,  delicati e complicati altri, ostili e refrattari  ad  amico
colloquio purtroppo oggi moltissimi.
  15.  Si presenta cio il problema, cos detto, del dialogo fra  la
Chiesa  ed il mondo moderno.  problema questo che tocca al Concilio
descrivere nella sua vastit e complessit, e risolvere, per  quanto
  possibile,  nei  termini migliori. Ma la  sua  presenza,  la  sua
urgenza  sono  tali  da  costituire un peso nell'animo  Nostro,  uno
stimolo,  una vocazione quasi, che vorremmo a Noi stessi ed  a  voi,
Fratelli,  sicuramente  non meno di Noi  esperti  del  suo  tormento
apostolico, in qualche modo chiarire, quasi per renderci idonei alle
discussioni e alle deliberazioni che nel Concilio insieme  crederemo
di prospettare in cos grave e multiforme materia.

Assiduo e illimitato zelo per la pace
  16.  Voi certamente avvertirete che questo sommario disegno  della
Nostra  Enciclica  non contempla la trattazione di  temi  urgenti  e
gravi che interessano non solo la Chiesa ma l'umanit, quali la pace
fra  i  popoli  e fra le classi sociali, la miseria e  la  fame  che
tuttora  affliggono intere popolazioni, l'ascesa di giovani  nazioni
all'indipendenza  e  al progresso civile, le correnti  del  pensiero
moderno  e  la  cultura cristiana, le condizioni infelici  di  tanta
gente  e  di  tante  porzioni della Chiesa a cui sono  contestati  i
diritti  propri di cittadini liberi e di persone umane,  i  problemi
morali circa la natalit, e cos via.
  17.  Ma  grande  e universale questione della pace nel  mondo  Noi
diciamo  fin  d'ora  che  Ci sentiremo particolarmente  obbligati  a
rivolgere  non  solo la Nostra vigilante e cordiale  attenzione,  ma
l'interessamento  altres  pi assiduo ed efficace,  contenuto,  s,
nell'ambito  del  Nostro  ministero  ed  estraneo  perci  ad   ogni
interesse  puramente temporale e alle forme propriamente  politiche,
ma   premuroso   di  contribuire  alla  educazione  dell'umanit   a
sentimenti  ed a procedimenti contrari ad ogni violento e  micidiale
conflitto,  e  favorevoli  ad  ogni  civile  e  razionale   pacifico
regolamento  dei rapporti fra le nazioni; e sollecito  parimente  di
assistere, con la proclamazione dei principi superiori, che  possano
giovare a temperare gli egoismi e le passioni donde scaturiscono gli
scontri bellici, l'armonica convivenza e la fruttuosa collaborazione
fra i popoli; e d'intervenire, ove l'opportunit Ci sia offerta, per
coadiuvare le pani contendenti a onorevoli e fraterne soluzioni. Non
dimentichiamo infatti essere questo amoroso servizio un  dovere  che
la   maturazione  delle  dottrine  da  un  lato,  delle  istituzioni
internazionali  dall'altro rende oggi pi  urgente  nella  coscienza
della  nostra  missione  cristiana nel mondo,  ch'  pur  quella  di
rendere fratelli gli uomini, in virt appunto del regno di giustizia
e di pace, inaugurato dalla venuta di Cristo nel mondo.
  18.  Ma  se ora Ci limitiamo ad alcune considerazioni di carattere
metodologico  per  la vita propria della Chiesa,  non  dimentichiamo
quei  grandi problemi, ad alcuni dei quali il Concilio dedicher  la
sua  attenzione, mentre Noi ci riserviamo di farne oggetto di studio
e d'azione nel successivo esercizio del Nostro ministero apostolico,
come al Signore piacer di darcene l'ispirazione e la forza.
                                  
                           I. La coscienza
  19.  Noi pensiamo che sia doveroso oggi per la Chiesa approfondire
la coscienza ch'ella deve avere di s, del tesoro di verit di cui 
erede  e custode e della missione ch'essa deve esercitare nel mondo.
Ancor  prima di proporsi lo studio di qualche particolare questione,
ed  ancora  prima  di  considerare  l'atteggiamento  da  assumere  a
riguardo del mondo chela circonda, la Chiesa deve in questo  momento
riflettere  su  se stessa per confermarsi nella scienza  dei  divini
disegni  sopra di s, per ritrovare maggiore luce, nuova  energia  e
miglior gaudio nel compiere la propria missione e per determinare  i
modi  migliori  per rendere pi vicini, operanti e benefici  i  suoi
contatti  con  l'umanit a cui essa stessa, pur  distinguendosi  per
caratteri propri inconfondibili, appartiene.
  20.  Pare  infatti  a  Noi  che tale  atto  di  riflessione  possa
riferirsi al modo stesso scelto da Dio per rivelarsi agli  uomini  e
per stabilire con essi quei rapporti religiosi di cui la Chiesa  al
tempo  stesso  strumento ed espressione. Perch se    vero  che  la
divina  Rivelazione si  compiuta a pi riprese e in pi  modi (5)  con
fatti  storici esteriori ed incontestabili, essa per si   inserita
nella  vita umana per le vie proprie della parola e della grazia  di
  Dio,  che  si  comunica  interiormente  alle  anime,  mediante  la
ascoltazione   del  messaggio  della  salvezza   e   mediante   quel
conseguente   atto   di   fede,   ch'   all'inizio   della   nostra
giustificazione.

La vigilanza dei fedeli seguaci del Signore
  21.  Noi  vorremmo  che  questa riflessione sull'origine  e  sulla
natura  del  rapporto  nuovo e vitale, che la  religione  di  Cristo
instaura  fra Dio e l'uomo, assumesse il senso d'un atto di docilit
alla  parola  del divino Maestro ai suoi uditori, e specialmente  ai
suoi  discepoli, tra i quali noi stessi ancor oggi  a  buon  diritto
amiamo  considerarci. Fra tante, sceglieremo una delle pi  gravi  e
ripetute  raccomandazioni fatta loro da Nostro Signore e ancor  oggi
valida  per  chiunque  ami  essergli fedele  seguace,  quella  della
vigilanza.
  22.  Vero    che  questo monito del nostro Maestro  si  riferisce
principalmente all'avvertenza dei destini ultimi dell'uomo, prossimi
o  lontani  che  siano nel tempo. Ma proprio perch  tale  vigilanza
dev'essere  sempre  presente e operante nella  coscienza  del  servo
fedele,  essa  ne  determina la condotta morale,  quella  pratica  e
presente,  che  deve  caratterizzare  il  cristiano  nel  mondo.  Il
richiamo  alla vigilanza  intimato dal Signore anche  in  ordine  a
fatti  prossimi  e  vicini, ai pericoli cio e alle  tentazioni  che
possono far decadere o deviare la condotta dell'uomo. (6) Cos  facile
scoprire  nel  Vangelo  un  continuo  invito  alla  rettitudine  del
pensiero   e   dell'azione:  non  forse  ad  essa  si  riferiva   la
predicazione  del Precursore, con cui si apre la scena pubblica  del
Vangelo?  e  Ges  Cristo  stesso  non  ha  invitato  ad  accogliere
interiormente  il  regno  di Dio? (7) non    tutta  la  sua  pedagogia
un'esortazione,   un'iniziazione   all'interiorit?   La   coscienza
psicologica  e  la  coscienza  morale  sono  da  Cristo  chiamate  a
simultanea   pienezza,  quasi  a  condizione  per   ricevere,   come
finalmente all'uomo si conviene, i doni divini della verit e  della
grazia.  E  la  coscienza del discepolo diventer  poi  memoria (8)  di
quanto  Ges aveva insegnato e di quanto intorno a Lui era avvenuto,
e  si svilupper e si preciser nella comprensione di chi Lui era  e
di che cosa Egli era stato maestro e autore.
  23.  La  nascita della Chiesa e l'accensione della  sua  coscienza
profetica  sono  i  due  fatti caratteristici  e  coincidenti  della
Pentecoste,   e   insieme  progrediranno:  la   Chiesa   nella   sua
  organizzazione  e  nel suo sviluppo gerarchico e  comunitario;  la
coscienza della propria vocazione, della propria misteriosa  natura,
della   propria   dottrina,  della  propria  missione   accompagner
gradualmente  tale sviluppo, secondo il voto di  San  Paolo:  E  per
questo  prego:  che  la vostra carit pi e pi  ancora  abbondi  in
conoscenza e pienezza di discernimento. (9)

"Credo Domine!"
  24.  Potremmo  esprimere in altro modo questo Nostro  invito,  che
rivolgiamo   tanto  alle  singole  anime  di  coloro  che   vogliano
accoglierlo;  a  quelle  di  ciascuno  di  voi,  perci,  Venerabili
Fratelli,  e  di coloro che con voi sono alla Nostra e  alla  vostra
scuola,  quanto  all'intera  congregatio  fidelium,  collettivamente
considerata  ch'  la  Chiesa.  E cio  potremmo  tutti  invitare  a
compiere  un  vivo, un profondo, un cosciente atto di fede  in  Ges
Cristo  Signor  Nostro. Noi dovremmo caratterizzare  questo  momento
della  nostra  vita religiosa con questa forte e  convinta,  se  pur
sempre umile e trepidante, professione di fede, simile a quella  che
leggiamo nel Vangelo, emessa dal cieco nato, a cui Ges Cristo aveva
con  bont  pari alla potenza aperto gli occhi: "Credo, Signore!", (10)
ovvero a quella di Marta, nello stesso Vangelo: "S, Signore, io  ho
creduto  che tu sei il Messia, il Figlio di Dio, che sei  venuto  in
questo  mondo"; (11) oppure a quella, a Noi cos cara, di  Simone,  poi
tramutato in Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente". (12)
  25.  Perch  osiamo  Noi  invitarvi a  questo  atto  di  coscienza
ecclesiastica? a questo esplicito, se pur interiore, atto di fede?
  26.  Molte  sono le ragioni, a Nostro avviso, e tutte derivate  da
esigenze profonde ed essenziali del momento speciale in cui si trova
la vita della Chiesa.

Vivere la propria vocazione
  27.  Essa  ha  bisogno di riflettere su se stessa; ha  bisogno  di
sentirsi vivere. Essa deve imparare a meglio conoscere se stessa, se
vuole  vivere  la  propria  vocazione e  offrire  al  mondo  il  suo
messaggio   di  fraternit  e  di  salvezza.  Essa  ha  bisogno   di
sperimentare  Cristo  in  se  stessa, secondo  le  parole  di  Paolo
apostolo: "Cristo abiti per la fede nei vostri cuori". (13)
  28.    a tutti noto che la Chiesa  immersa nell'umanit,  ne  fa
parte,  ne trae i suoi membri, ne deriva preziosi tesori di cultura,
ne  subisce  le  vicende storiche, ne favorisce le  fortune.  Ora  
parimente  noto  che l'umanit in questo tempo  in  via  di  grandi
  trasformazioni, rivolgimenti e sviluppi, che cambiano profondamente
non  solo  le  sue esteriori maniere di vivere, ma  altres  le  sue
maniere  di pensare. Il suo pensiero, la sua cultura, il suo spirito
sono intimamente modificati sia dal progresso scientifico, tecnico e
sociale, sia dalle correnti di pensiero filosofico e politico che la
invadono  e  la attraversano. Tutto ci, come le onde  di  un  mare,
avvolge  e scuote la Chiesa stessa: gli animi degli uomini,  che  ad
essa  si  affidano, sono fortemente influenzati dal clima del  mondo
temporale;  cos che un pericolo quasi di vertigine, di stordimento,
di  smarrimento pu scuotere la sua stessa saldezza e indurre  molti
ad  accogliere  i pi strani pensamenti, quasi che la  Chiesa  debba
sconfessare  se  stessa ed assumere novissime e impensate  forme  di
vivere.  Non  fu, ad esempio, il fenomeno modernistico, che  tuttora
affiora  in  vari tentativi di espressioni eterogenee  all'autentica
realt   della   religione  cattolica,   un   episodio   di   simile
sopraffazione  delle  tendenze psicologico  culturali,  proprie  del
mondo  profano, sulla fedele e genuina espressione della dottrina  e
della  norma  della  Chiesa di Cristo?  Ora  pare  a  Noi  che,  per
immunizzarsi da tale incombente e molteplice pericolo proveniente da
varie pani, buono e ovvio rimedio sia l'approfondimento di coscienza
della Chiesa in ci ch'essa veramente , secondo la mente di Cristo,
custodita  nella  S. Scrittura e nella Tradizione,  e  interpretata,
sviluppata dalla genuina istruzione ecclesiastica, la quale ,  come
sappiamo, illuminata e guidata dallo Spirito Santo, tuttora  pronto,
ove  Noi  lo  imploriamo  e  lo  ascoltiamo,  a  dare  indefettibile
compimento  alla promessa di Cristo: "Ma il Consolatore, lo  Spirito
Santo che il Padre invier nel mio nome, Egli v'insegner ogni  cosa
e vi suggerir tutto ci che io vi ho detto". (14)

La coscienza nella mentalit moderna
  29.   Analogo  discorso  potremmo  fare  circa  gli   errori   che
serpeggiano anche nell'interno stesso della Chiesa e in  cui  cadono
coloro  che hanno una parziale conoscenza della sua natura  e  della
sua missione, non tenendo essi conto sufficiente dei documenti della
rivelazione  divina e degli insegnamenti del magistero istituito  da
Cristo stesso.
  30.  Del  resto, questo bisogno di considerare le cose  conosciute
in  un  atto riflesso per contemplarle nello specchio interiore  del
proprio  spirito  caratteristico della mentalit dell'uomo moderno;
il  suo pensiero si curva facilmente su se stesso, e allora gode  di
  certezza e di pienezza, quando s'illumina nella propria coscienza.
Non    che  questa  abitudine sia senza  pericoli  gravi;  correnti
filosofiche  di  grande nome hanno esplorato  e  magnificato  questa
forma  di  attivit spirituale dell'uomo come definitiva e  suprema,
anzi  come  misura e sorgente della realt, spingendo il pensiero  a
conclusioni  astruse, desolate, paradossali e radicalmente  fallaci;
ma  ci  non  toglie  che  l'educazione alla  ricerca  della  verit
riflessa  nell'interno  della coscienza  sia  di  per  s  altamente
apprezzabile  e oggi praticamente diffusa come espressione  squisita
della  moderna cultura; come non toglie che, bene coordinata con  la
formazione del pensiero a scoprire la verit dove essa coincide  con
la  realt dell'essere obiettivo, l'esercizio della coscienza riveli
sempre  meglio a chi lo compie il fatto dell'esistenza  del  proprio
essere, della propria spirituale dignit, della propria capacit  di
conoscere e di agire.

Dal Concilio di Trento alle Encicliche dei tempi nostri
  31.    noto inoltre come la Chiesa, in questi ultimi tempi, abbia
intrapreso,  per  opera  di  insigni studiosi,  di  anime  grandi  e
pensose, di scuole teologiche qualificate, di movimenti pastorali  e
missionari,  di  esperienze  religiose notevoli,  e  soprattutto  di
insegnamenti pontifici memorabili, a meglio studiare se stessa.
  32.  Troppo  lungo sarebbe anche il solo accennare  all'abbondanza
della  letteratura teologica avente per oggetto la Chiesa e sgorgata
dal  suo  seno  nel  secolo scorso e nel nostro; come  troppo  lungo
parimente  sarebbe richiamare i documenti che l'Episcopato cattolico
e  questa Sede Apostolica hanno emanato su tema di tanta ampiezza  e
di  tanta  importanza.  Da quando il Concilio  di  Trento  cerc  di
riparare  le  conseguenze della crisi che scisse dalla Chiesa  molte
sue  membra nel secolo decimosesto, la dottrina sulla Chiesa  stessa
ebbe  grandi cultori e di conseguenza grandi sviluppi. A  Noi  basta
qui riferirci agli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano I in
tale  campo per comprendere come il tema dello studio su  la  Chiesa
obbliga l'attenzione sia dei Pastori e dei Maestri, sia dei fedeli e
dei  cristiani tutti a fermarsi su di esso come a stazione obbligata
nel  cammino verso Cristo e tutta la sua opera; tanto che, come  gi
fu  detto,  il Concilio Ecumenico Vaticano II altro non    che  una
continuazione   ed  un  complemento  del  primo,  precisamente   per
l'impegno  che ad esso viene di riprendere l'esame e la  definizione
della  dottrina sulla Chiesa. E se di pi non diciamo per  amore  di
brevit, parlando a chi ben conosce questa materia della catechesi e
della  spiritualit oggi diffuse nella santa Chiesa,  due  documenti
Noi  non  possiamo  omettere dall'onorare  di  particolare  memoria;
vogliamo  dire  l'Enciclica Satis cognitum di Papa  Leone  XIII (15)  e
l'Enciclica  Mystici Corporis di Papa Pio XII, (16) documenti  che  ci
offrono  ampia  e lucida dottrina sulla divina istituzione,  per  la
quale  Cristo continua nel mondo la sua opera di salvezza, e su  cui
vene ora il Nostro discorso. Basti ricordare le parole, con le quali
si  apre il secondo di tali documenti pontifici, diventato,  si  pu
dire,  testo assai autorevole circa la teologia su la Chiesa e molto
fecondo  di  spirituali meditazioni sopra tale  opera  della  divina
misericordia  che  tutti  ci riguarda. Giovi  infatti  ricordare  le
parole magistrali di tanto Nostro Predecessore:
  "La  dottrina  sul  Corpo  Mistico di  Cristo  che    la  Chiesa,
dottrina  attinta originariamente al labbro stesso del  Redentore  e
che  pone  nella  vera  luce il gran bene (mai abbastanza  esaltato)
della  nostra strettissima unione con s eccelso Capo,  tale  senza
dubbio che, per la sua eccellenza e dignit, invita tutti gli uomini
mossi  dal divino Spirito, a studiarla e, illuminando la loro mente,
fortemente  li  spinge a quelle opere salutari che corrispondono  ai
suoi precetti". (17)

La scienza sul Corpo mistico
  33.    per  corrispondere  a tale invito,  che  Noi  consideriamo
tuttora  operante sui nostri animi e in modo tale da  esprimere  uno
dei  bisogni fondamentali della vita della Chiesa nei nostri  tempi,
che  ancor  oggi Noi lo proponiamo, affinch, sempre  meglio  edotti
della  scienza circa il medesimo Corpo mistico, sappiamo apprezzarne
i   divini   significati,  corroborando  cos  i  nostri  animi   di
incomparabili  conforti e procurando di sempre meglio  abilitarci  a
corrispondere  ai  doveri  della  nostra  missione  e   ai   bisogni
dell'umanit.
  N  Ci  sembra difficile il farlo, quando da un lato Noi  notiamo,
come  dicevamo, un'immensa fioritura di studi aventi per oggetto  la
santa  Chiesa, e dall'altro sappiamo che su di essa  principalmente
fissato  lo sguardo del Concilio Ecumenico Vaticano II. Noi vogliamo
tributare un vivo elogio a quegli uomini studiosi, che, specialmente
in  questi  ultimi  anni, hanno dedicato, con perfetta  docilit  al
magistero  cattolico  e  con  geniale  capacit  di  ricerca  e   di
espressione,  allo  studio  ecclesiologico  laboriose,   copiose   e
  fruttuose fatiche, che tanto nelle scuole teologiche, quanto nella
discussione scientifica e letteraria, quanto ancora nell'apologia  e
nella   divulgazione  spirituale  alle  anime  dei  fedeli  e  nella
conversazione  con  i  fratelli separati, hanno  offerto  molteplici
illustrazioni  della dottrina sulla Chiesa, alcune  delle  quali  di
alto valore e di grande utilit.
  34.  Cos  siamo fiduciosi che l'opera del Concilio sar assistita
dal  lume  dello Spirito Santo e sar proseguita e condotta  a  buon
fine con tale docilit alle sue divine ispirazioni, con tale impegno
nell'indagine pi approfondita ed integrale del pensiero  originario
di Cristo e dei suoi doverosi e legittimi sviluppi nella sequela dei
tempi,  con  tale premura di fare delle divine verit argomento  per
unire,  non gi per dividere gli animi in sterili discussioni  o  in
incresciose  scissioni,  ma  per condurli  a  migliore  chiarezza  e
concordia, che ne abbia gloria Iddio, gaudio la Chiesa, edificazione
il mondo.

La vite e i tralci
  35.  Noi  Ci  asteniamo  di  proposito dal  pronunciare  qualsiasi
Nostra   sentenza,  in  questa  Nostra  Enciclica,  sopra  i   punti
dottrinali  relativi alla Chiesa, posti ora all'esame  del  Concilio
stesso,  cui  siamo chiamati a presiedere: a cos alto e  autorevole
consesso  vogliamo  ora  lasciare libert di  studio  e  di  parola,
riservando  al  Nostro apostolico ufficio di maestro e  di  pastore,
posto  alla  testa della Chiesa di Dio, il momento  ed  il  modo  di
esprimere il Nostro giudizio, lietissimi se Ci sar dato di offrirlo
in tutto conforme a quello de' Padri conciliari.
  36.  Ma  non  possiamo tacere qualche rapido cenno sui frutti  che
Noi  speriamo deriveranno sia dal Concilio stesso, sia dallo sforzo,
di  cui sopra dicevamo, che la Chiesa deve compiere per avere di  s
coscienza  pi piena e pi forte. E tali frutti sono gli  scopi  che
Noi  premettiamo al Nostro ministero apostolico, mentre ne  iniziamo
le  dolci  ed immani fatiche, sono il programma, per cos dire,  del
Nostro Pontificato; e a voi, Venerabili Fratelli, lo esponiamo assai
brevemente ma sinceramente, affinch Ci vogliate aiutare a porlo  in
opera  mediante il vostro consiglio, la vostra adesione,  la  vostra
collaborazione. Pensiamo che aprendo a voi l'animo Nostro lo apriamo
a tutti i Fedeli della Chiesa di Dio, anzi a coloro stessi ai quali,
oltre  gli aperti confini dell'ovile di Cristo, possa giungere l'eco
della Nostra voce.
  37.  Il primo frutto della approfondita coscienza della Chiesa  su
se  stessa    la  rinnovata scoperta del suo  vitale  rapporto  con
Cristo. Notissima cosa, ma fondamentale, ma indispensabile,  ma  non
mai  abbastanza  conosciuta, meditata, celebrata. Che  cosa  non  si
dovrebbe  dire  su  questo  capitolo centrale  di  tutto  il  nostro
patrimonio  religioso?  Per fortuna, voi gi  ben  conoscete  questa
dottrina; n Noi ora vi aggiungeremo parola, se non per raccomandare
di  volerla  sempre tenere presente come principale, come direttrice
sia  nella  vostra  vita spirituale, sia nella vostra  predicazione.
Valga  pi  della Nostra l'esortatrice parola del Nostro  menzionato
Predecessore   nella   suddetta  Enciclica  Mystici   Corporis:   "
necessario assuefarsi a riconoscere nella Chiesa lo stesso Cristo. 
infatti  Cristo  che nella Chiesa sua vive, che  per  mezzo  di  lei
insegna,  governa e comunica la santit;  Cristo che in  molteplici
forme si manifesta nelle varie membra della sua societ". (18)
  Oh!  come  Ci  sarebbe gradito indugiarci nelle  reminiscenze  che
dalla Sacra Scrittura, dai Padri, dai Dottori, dai Santi affluiscono
al  Nostro spirito, ripensando a questo punto luminoso della  nostra
fede.  Non ci ha detto Ges stesso ch'Egli  la vite e noi  siamo  i
tralci? (19)  Non  abbiamo noi davanti alla mente tutta la  ricchissima
dottrina di San Paolo, il quale non cessa dal ricordarci: "Voi siete
una  cosa  sola  in Cristo"? (20) e dal raccomandarci: ".che  cresciamo
sotto  ogni aspetto verso di Lui, che  il capo, Cristo;  dal  quale
tutto il corpo."? (21) e dall'ammonirci: "tutto e in tutti  Cristo"? (22)
Ci   basti,   per  tutti,  ricordare  fra  i  maestri  S.  Agostino:
".Rallegriamoci  e  rendiamo grazie, non solo  per  essere  divenuti
cristiani,  ma Cristo. Vi rendete conto, o fratelli, capite  voi  il
dono  di  Dio a nostro riguardo? Siate pieni di ammirazione, godete:
noi  siamo divenuti Cristo. Poich se Egli  il capo, noi  siamo  le
membra:  l'uomo totale, Lui e noi. La pienezza dunque di Cristo:  il
capo  e  le  membra.  Cosa sono il capo e le  membra?  Cristo  e  la
Chiesa". (23)

Mistero  la Chiesa
  38.  Sappiamo  bene  che  questo  mistero.    il  mistero  della
Chiesa. Che se noi in tale mistero, con l'aiuto di Dio, fisseremo lo
sguardo  dell'anima, molti benefici spirituali conseguiremo,  quelli
appunto di cui noi crediamo abbia ora maggior bisogno la Chiesa.  La
presenza  di Cristo, la vita stessa anzi di Lui si render  operante
nelle  singole  anime  e  nell'insieme del Corpo  mistico,  mediante
  l'esercizio  della fede viva e vivificante, secondo la  menzionata
parola dell'Apostolo: "Cristo abiti per la fede nei vostri cuori". (24)
  infatti  la coscienza del mistero della Chiesa un fatto  di  fede
matura  e  vissuta.  Essa  produce nelle  anime  quel  "senso  della
Chiesa", che pervade il cristiano cresciuto alla scuola della divina
parola,  alimentato dalla grazia dei sacramenti e  dalle  ineffabili
ispirazioni  del  Paraclito,  allenato  alla  pratica  delle   virt
evangeliche,  imbevuto  della cultura e  della  conversazione  della
comunit  ecclesiastica, e profondamente lieto di sentirsi rivestito
di quel regale sacerdozio, ch' proprio del popolo di Dio. (25)
  39.  Il  mistero della Chiesa non  semplice oggetto di conoscenza
teologica,  dev'essere un fatto vissuto, in cui ancora  prima  d'una
sua  chiara  nozione  l'anima  fedele pu  avere  quasi  connaturata
esperienza; e la comunit dei credenti pu trovare l'intima certezza
della  sua  partecipazione al Corpo mistico  di  Cristo,  quando  si
avveda che a iniziarla, a generarla, (26) a istruirla, a santificarla, a
dirigerla  provvede,  per  divina istituzione,  il  ministero  della
Gerarchia  ecclesiastica, cos che mediante questo benedetto  canale
Cristo  effonde nelle sue mistiche membra le mirabili  comunicazioni
della  sua  verit e della sua grazia, e conferisce al  suo  mistico
Corpo,  pellegrinante nel tempo, la sua visibile compagine,  la  sua
nobile unit, la sua organica funzionalit, la sua armonica variet,
la  sua  spirituale bellezza. Le immagini non bastano a tradurre  in
concetti  a  noi  accessibili la realt e la  profondit  d'un  tale
mistero;  ma  di una specialmente, dopo quella ricordata  del  Corpo
mistico  suggerita  dall'apostolo  Paolo,  dovremmo  avere  memoria,
perch suggerita da Cristo stesso, quella dell'edificio di cui  Egli
  l'architetto  e  il  costruttore, fondato,  si,  su  di  un  uomo
naturalmente  fragile,  ma  da  Lui trasformato  miracolosamente  in
solida  pietra, cio dotato di prodigiosa e perenne indefettibilit:
"su questa pietra io edificher la mia Chiesa". (27)

Pedagogia del battezzato
  40.  Che  se  noi sapremo accendere in noi stessi  e  educare  nei
Fedeli,  con  alta e vigilante pedagogia, questo corroborante  senso
della  Chiesa,  molte antinomie che oggi affaticano il  pensiero  di
studiosi  di ecclesiologia: come, ad esempio, la Chiesa sia visibile
e  spirituale insieme, come sia libera e insieme disciplinata,  come
sia  comunitaria  e gerarchica, come gi santa e sempre  in  via  di
santificazione, come sia contemplativa e attiva, e cos via, saranno
  praticamente superate e risolte nell'esperienza, illuminata  dalla
dottrina,  della realt vivente della Chiesa stessa; ma  soprattutto
un  effetto  sar  assicurato  ad  essa,  quello  della  sua  ottima
spiritualit,  alimentata  mediante  la  pia  lettura  della   Sacra
Scrittura, dei Santi Padri e dei Dottori della Chiesa, e  da  quanto
fa  sgorgare  in  lei  tale coscienza, vogliamo dire  la  catechesi,
esatta e sistematica, la partecipazione a quella mirabile scuola  di
parole,  di  segni  e  divine effusioni ch' la sacra  liturgia,  la
meditazione  silenziosa e ardente delle divine verit, e  finalmente
la dedizione generosa alla orazione contemplativa. La vita interiore
si  pone  tuttora  come la grande sorgente della spiritualit  della
Chiesa,  modo suo proprio di ricevere le irradiazioni dello  Spirito
di  Cristo, espressione radicale e insostituibile della sua attivit
religiosa e sociale, inviolabile difesa e risorgente energia nel suo
difficile contatto col mondo profano.
  41. Bisogna ridare al fatto d'aver ricevuto il santo battesimo,  e
cio  di essere stati inseriti, mediante tale sacramento, nel  Corpo
mistico  di  Cristo  che    la Chiesa,  tutta  la  sua  importanza,
specialmente  nella  cosciente valutazione che  il  battezzato  deve
avere  della  sua  elevazione,  anzi della  sua  rigenerazione  alla
felicissima  realt  di  figlio adottivo di  Dio,  alla  dignit  di
fratello  di  Cristo, alla fortuna, vogliamo dire alla grazia  e  al
gaudio della inabitazione dello Spirito Santo, alla vocazione  d'una
vita  nuova, che nulla ha perduto di umano, salvo la infelice  sorte
del peccato originale, e che di quanto  umano  abilitata a dare le
migliori espressioni e a sperimentare i pi ricchi e candidi frutti.
L'essere   cristiani,  l'aver  ricevuto  il  santo  battesimo,   non
dev'essere  considerato come cosa indifferente  o  trascurabile;  ma
deve   marcare  profondamente  e  felicemente  la  coscienza  d'ogni
battezzato; deve essere davvero considerato da lui, come lo  fu  dai
cristiani antichi, una "illuminazione", che facendo cadere su di lui
il  faggio  vivificante della Verit divina, gli apre il cielo,  gli
rischiarala  vita terrena, lo abilita a camminare come figlio  della
luce verso la visione di Dio, fonte d'eterna beatitudine.
  42.  E quale programma pratico questa considerazione ponga davanti
a  Noi e al Nostro ministero  facile vedere. Noi godiamo osservando
che  tale  programma   gi in via di esecuzione,  presso  tutta  la
Chiesa,   e   promosso  con  zelo  sapiente  ed  ardente.   Noi   lo
incoraggiamo; Noi lo raccomandiamo; Noi lo benediciamo.
                                  
                         II. Il rinnovamento
  43.  Poi, Noi siamo presi dal desiderio che la Chiesa di  Dio  sia
quale Cristo la vuole: una, santa, tutta rivolta verso la perfezione
alla  quale  Egli  l'ha chiamata ed abilitata.  Perfetta  nella  sua
concezione ideale, nel pensiero divino, la Chiesa deve tendere  alla
perfezione   nella  sua  espressione  reale,  nella  sua   esistenza
terrestre.  questo il grande problema morale che sovrasta alla vita
della  Chiesa,  la misura, la stimola, la accusa,  la  sostiene,  la
riempie  di  gemiti e di preghiere, di pentimenti e di speranze,  di
sforzo  e  di fiducia, di responsabilit e di meriti.  un  problema
inerente alle realt teologiche da cui dipende la vita umana; non si
pu  concepire il giudizio su l'uomo stesso, sulla sua natura, sulla
sua  originaria perfezione e sulle rovinose conseguenze del  peccato
originale, sulla capacit dell'uomo al bene e sull'aiuto di  cui  ha
bisogno  per  desiderarlo  e per compierlo,  sul  senso  della  vita
presente e delle sue finalit, sui valori di cui l'uomo ha desiderio
o disponibilit, sul criterio di perfezione e di santit e sui mezzi
ed  i modi per dare alla vita il suo grado pi alto di bellezza e di
pienezza,  senza riferirsi all'insegnamento dottrinale di  Cristo  e
del conseguente magistero ecclesiastico. L'ansia di conoscere le vie
del  Signore  e dev'essere continua nella Chiesa, e la discussione,
sempre  tanto  feconda  e varia, che sulle questioni  relative  alla
perfezione  si  va alimentando, di secolo in secolo,  in  seno  alla
Chiesa,  noi  vorremmo che riprendesse l'interesse  sovrano  ch'Essa
merita  avere,  e non tanto per elaborare nuove teorie,  quanto  per
generare nuove energie, rivolte appunto a quella santit che  Cristo
c'insegn  e che, con il suo esempio, la sua parola, la sua  grazia,
la  sua scuola, sorretta dalla tradizione ecclesiastica, fortificata
dalla sua azione comunitaria, illustrata dalle singolari figure  dei
Santi,  rende  a  noi  possibile  conoscere,  desiderare  ed   anche
conseguire.

Perfettibilit dei cristiani
  44.  Questo  studio  di  perfezionamento  spirituale  e  morale  
stimolato  anche  esteriormente dalle condizioni in  cui  la  Chiesa
svolge  la  sua vita. Non pu essa rimanere immobile e  indifferente
davanti  ai  mutamenti del mondo circostante. Per mille  vie  questo
influisce e mette condizioni sul comportamento pratico della Chiesa.
Essa,  come  ognuno sa, non  separata dal mondo; ma vive  in  esso.
Perci  i  membri della Chiesa ne subiscono l'influsso, ne respirano
la  cultura,  ne accettano le leggi, ne assorbono i costumi.  Questo
immanente contatto della Chiesa con la societ temporale genera  per
essa  una continua situazione problematica, oggi laboriosissima.  Da
un  lato la vita cristiana, quale la Chiesa difende e promuove, deve
continuamente  e  strenuamente guardarsi da  quanto  pu  illuderla,
profanarla, soffocarla, quasi cercasse di immunizzarsi dal  contagio
dell'errore e del male; dall'altro lato la vita cristiana  deve  non
solo  adattarsi alle forme di pensiero e di costume, che  l'ambiente
temporale  le  offre  e le impone, quando siano compatibili  con  le
esigenze  essenziali del suo programma religioso e morale,  ma  deve
cercare   di   avvicinarle,  di  purificarle,  di  nobilitarle,   di
vivificarle, di santificarle: altro compito questo che  impone  alla
Chiesa  un  perenne esame di vigilanza morale, che il  nostro  tempo
reclama con particolare urgenza e con singolare gravit.
  45.  Anche  a  questo  riguardo  la celebrazione  del  Concilio  
provvidenziale.  Il  carattere  pastorale  ch'esso  si  propone   di
assumere,  gli  scopi  pratici di "aggiornamento"  della  disciplina
canonica,  il desiderio di rendere quanto pi agevole sia possibile,
in armonia col carattere soprannaturale che le  proprio, la pratica
della  vita  cristiana,  conferiscono a questo  Concilio  un  merito
particolare  fin  da questo momento, che ancora precede  la  maggior
parte  delle  deliberazioni, che da esso  aspettiamo.  Esso  infatti
risveglia,  sia  nei  Pastori,  sia  nei  Fedeli,  il  desiderio  di
conservare e di accrescere nella vita cristiana il suo carattere  di
soprannaturale autenticit, e ricorda a tutti il dovere  d'imprimere
tale  carattere  positivamente e fortemente nella propria  condotta,
educa  i  fiacchi  ad  essere buoni, i buoni ad essere  migliori,  i
migliori  ad  essere generosi, i generosi a farsi santi.  Apre  alla
santit  nuove  espressioni, sveglia l'amore  a  diventare  geniale,
provoca nuovi slanci di virt e di eroismo cristiano.

In quale senso intendere la riforma
  46.  Naturalmente spetter al Concilio suggerire  quali  siano  le
riforme  da  introdurre  nella  legislazione  della  Chiesa,  e   le
Commissioni  postconciliari, quella specialmente  istituita  per  la
revisione  del  Codice  di  Diritto  Canonico,  da  Noi  fin   d'ora
designata,   procureranno  di  formulare  in  termini  concreti   le
deliberazioni  del  Sinodo  ecumenico.  A  voi  perci,   Venerabili
Fratelli, spetter indicarci quali provvedimenti saranno da prendere
per  mondare  e  ringiovanire il volto della santa  Chiesa.  Ma  sia
ancora  una  volta  manifesto il Nostro proposito di  favorire  tale
riforma: quante volte nei secoli scorsi questo proposito  associato
alla  storia dei Concili; ebbene lo sia una volta di pi,  e  questa
volta  non  gi  per  togliere  dalla Chiesa  determinate  eresie  e
generali  disordini, che, per grazia di Dio, non sono nel suo  seno,
ma  per  infondere  nuovo spirituale vigore  nel  Corpo  mistico  di
Cristo,  in  quanto societ visibile, purificandolo  da  difetti  di
molti suoi membri e stimolandolo a nuove virt.
  47.  Affinch ci possa avvenire, mediante il divino aiuto, sia  a
Noi  consentito  qui  a voi presentare alcune previe  considerazioni
atte ad agevolare l'opera del rinnovamento, a infonderle il coraggio
di  cui essa ha bisogno - non senza qualche sacrificio infatti  essa
pu compiersi - e a tracciarle alcune linee, secondo le quali sembra
possa meglio realizzarsi.
  48.  Dovremo  innanzi  tutto  ricordare  alcuni  criteri  che   ci
avvertono  con  quali indirizzi questa riforma dev'essere  promossa.
Essa non pu riguardare n la concezione essenziale, n le strutture
fondamentali della Chiesa cattolica. La parola riforma sarebbe  male
usata se in tale senso fosse da noi impiegata. Non possiamo accusare
d'infedelt questa nostra diletta e santa Chiesa di Dio, alla  quale
reputiamo somma grazia appartenere e dalla quale sentiamo salire  al
nostro spirito la testimonianza "che siamo figli di Dio"!28 Oh, non 
orgoglio,  non  presunzione, non  ostentazione, non   follia,  ma
luminosa  certezza,  ma  gioiosa  convinzione  la  nostra,  d'essere
costituiti  membra  vive  e genuine del Corpo  di  Cristo,  d'essere
autentici   eredi   del  Vangelo  di  Cristo,  d'essere   rettamente
continuatori  degli Apostoli, d'avere in noi, nel grande  patrimonio
di verit e di costumi che caratterizzano la Chiesa cattolica, quale
oggi  ,  l'eredit  intatta  e  viva  della  tradizione  originaria
apostolica. Se questo forma il nostro vanto, o meglio il motivo  per
cui dobbiamo "sempre rendere grazie a Dio", (29) costituisce altres la
nostra  responsabilit  davanti  a Dio  stesso,  al  quale  dobbiamo
rendere  conto  di  tanto  beneficio; davanti  alla  Chiesa,  a  cui
dobbiamo  infondere con la certezza il desiderio,  il  proposito  di
conservare  il  tesoro - il Deposito di cui parla  S.  Paolo (30)  -  e
davanti  ai  Fratelli tuttora da noi separati  e  al  mondo  intero,
perch tutti abbiano a condividere con noi il dono di Dio.
  49.  Cosi che, su questo punto, se si pu parlare di riforma,  non
si deve intendere cambiamento, ma piuttosto conferma nell'impegno di
mantenere alla Chiesa la fisionomia che Cristo le impresse, anzi  di
volerla sempre riportare alla sua forma perfetta, rispondente da  un
  lato al suo primigenio disegno, riconosciuta dall'altro coerente ed
approvata nel doveroso sviluppo che, come albero dal seme,  da  quel
disegno  ha  dato  alla  Chiesa la sua  legittima  forma  storica  e
concreta.  Non  ci  illuda il criterio di ridurre  l'edificio  della
Chiesa, diventato largo e maestoso per la gloria di Dio, come un suo
tempio magnifico, alle sue iniziali e minime proporzioni, quasi  che
quelle  siano solo le vere, solo le buone; n c'incanti il desiderio
di  rinnovare  la struttura della Chiesa per via carismatica,  quasi
che  nuova e vera fosse quell'espressione ecclesiastica che nascesse
da  idee particolari, fervorose senza dubbio e talvolta persuase  di
godere  di divina ispirazione, introducendo cos arbitrari sogni  di
artificiosi  rinnovamenti nel disegno costitutivo della  Chiesa.  La
Chiesa  quale    dobbiamo servire ed amare, con senso  intelligente
della  storia, e con umile ricerca della volont di Dio, che assiste
e  guida  la Chiesa anche quando permette che la debolezza umana  ne
offuschi alquanto la purezza di linee e la bellezza d'azione. Questa
purezza   e   questa  bellezza  noi  andiamo  cercando  e   vogliamo
promuovere.

Danni e pericoli della concezione profana della vita
  50.    necessario confermare in noi tali convinzioni per  evitare
un altro pericolo, che il desiderio di riforma potrebbe generare non
tanto   in   noi   Pastori,  cui  trattiene  un  vigile   senso   di
responsabilit,  quanto nell'opinione di molti  fedeli  che  pensano
dover    consistere   principalmente   la   riforma   della   Chiesa
nell'adattamento  dei suoi sentimenti e dei suoi  costumi  a  quelli
mondani.  Il  fascino  della vita profana oggi    potentissimo.  Il
conformismo sembra a molti fatale e sapiente. Chi non  ben radicato
nella   fede  e  nella  pratica  della  legge  ecclesiastica   pensa
facilmente  essere  venuto il momento di adattarsi  alla  concezione
profana  della vita, come se questa fosse la migliore, fosse  quella
che  un  cristiano  pu  e  deve  far propria.  Questo  fenomeno  di
adattamento si pronuncia tanto nel campo filosofico (quanto  pu  la
moda  anche  nel regno del pensiero, che dovrebbe essere autonomo  e
libero, e solo avido e docile davanti alla verit e all'autorit  di
provati maestri!), quanto nel campo pratico, dove diventa sempre pi
incerto  e  difficile  segnare la linea della rettitudine  morale  e
della retta condotta pratica.
  51.  Il naturalismo minaccia di vanificare la concezione originale
del  cristianesimo;  il relativismo, che tutto  giustifica  e  tutto
qualifica di pari valore, attenta al carattere assoluto dei principi
cristiani; l'abitudine di togliere ogni sforzo, ogni incomodo  dalla
pratica  consueta  della  vita  accusa  d'inutilit  fastidiosa   la
disciplina   e  l'ascesi  cristiana;  anzi  talvolta  il   desiderio
apostolico d'avvicinare ambienti profani o di farsi accogliere dagli
animi  moderni, da quelli giovanili specialmente, si traduce in  una
rinuncia  alle forme proprie della vita cristiana e a  quello  stile
stesso  di contegno, che deve dare a tale premura di accostamento  e
di influsso educativo il suo senso ed il suo vigore.
  Non    forse  vero  che  spesso il giovane  Clero,  ovvero  anche
qualche   zelante  Religioso  guidato  dalla  buona  intenzione   di
penetrare  nelle  masse  popolari o in  ceti  particolari  cerca  di
confondersi con essi invece di distinguersi, rinunciando con inutile
mimetismo  all'efficacia  genuina  del  suo  apostolato?  Il  grande
principio, enunciato da Cristo, si ripresenta nella sua attualit  e
nella sua difficolt: essere nel mondo, ma non del mondo; e buon per
noi  se  la  sua altissima e opportunissima preghiera sar  da  Lui,
sempre vivo per intercedere a nostro favore, (31) ancora oggi proferita
davanti al Padre celeste: "Non chiedo che tu li tolga dal mondo,  ma
che li custodisca dal Maligno". (32)

Non immobilit, ma "aggiornamento"
  52.  Ci  non vuol dire che debba essere nostra intenzione credere
che  la  perfezione sia l'immobilit delle forme, di cui  la  Chiesa
s',  lungo  i  secoli,  rivestita; e neppure ch'essa  consista  nel
rendersi  refrattaria agli avvicinamenti ed accostamenti alle  forme
oggi  comuni  e  accettabili del costume e  dell'indole  del  nostro
tempo.   La   parola,  resa  ormai  famosa,  del   Nostro   venerato
Predecessore   Giovanni   XXIII  di  felice   memoria,   la   parola
"aggiornamento"  sar da Noi sempre tenuta presente  come  indirizzo
programmatico;  lo abbiamo confermato quale criterio  direttivo  del
Concilio  Ecumenico, e lo verremo ricordando quasi uno stimolo  alla
sempre  rinascente  vitalit della Chiesa, alla  sua  sempre  vigile
capacit  di  studiare i segni dei tempi, e alla sua sempre  giovane
agilit di "tutto provare e di far proprio ci ch' buono", (33) sempre
e dappertutto.

Obbedienza, energie morali, sacrificio
  53.  Ma  sia ancora una volta ripetuto a nostro comune ammonimento
e  profitto:  non tanto cambiando le sue leggi esteriori  la  Chiesa
ritrover   la   sua   rinascente   giovinezza,   quanto    mettendo
  interiormente il suo spirito in attitudine di obbedire a Cristo, e
perci  di  osservare  quelle leggi che la  Chiesa  nell'intento  di
seguire  la via di Cristo prescrive a se stessa: qui sta il  segreto
del suo rinnovamento, qui la sua "metanoia", qui il suo esercizio di
perfezione.  Se l'osservanza della norma ecclesiastica potr  essere
resa pi facile per la semplificazione di qualche precetto e per  la
fiducia accordata alla libert del cristiano d'oggi, reso pi edotto
dei  suoi doveri e pi maturo e pi saggio nella scelta dei modi con
cui  adempierli,  la  norma  tuttavia rimane  nella  sua  essenziale
esigenza:  la vita cristiana, quale la Chiesa viene interpretando  e
codificando  in  sapienti  disposizioni,  esiger  sempre   fedelt,
impegno,  mortificazione e sacrificio; sar sempre segnata dalla"via
stretta", di cui Nostro Signore ci parla; (34) domander a noi cristiani
moderni  non minori, anzi forse maggiori energie morali che  non  ai
cristiani di ieri, una prontezza all'obbedienza, oggi non  meno  che
in  passato  doverosa  e forse pi difficile,  certo  pi  meritoria
perch  guidata  pi da motivi soprannaturali che naturali.  Non  la
conformit  allo spirito del mondo, non l'immunit dalle  discipline
d'una  ragionevole  ascetica,  non  l'indifferenza  verso  i  liberi
costumi  del  nostro  tempo,  non l'emancipazione  dall'autorit  di
prudenti  e  legittimi  superiori,  non  l'apatia  verso  le   forme
contraddittorie  del  pensiero  moderno  possono  dare  vigore  alla
Chiesa, possono renderla idonea a ricevere l'influsso dei doni dello
Spirito  Santo,  possono darle l'autenticit  della  sua  sequela  a
Cristo  Signore,  possono conferirle l'ansia della  carit  verso  i
fratelli  e la capacit di comunicare il suo messaggio di  salvezza,
mala  sua  attitudine  a  vivere secondo la grazia  divina,  la  sua
fedelt  al  Vangelo  del  Signore, la  sua  coesione  gerarchica  e
comunitaria. Non molle e vile  il cristiano, ma forte e fedele.
  54.  Oh!  Noi sappiamo quanto il discorso diventerebbe  lungo,  se
volessimo  tracciare  anche  solo  nelle  sue  linee  principali  il
programma   moderno   della  vita  cristiana;  n   intendiamo   ora
addentrarci  in tale impresa. Voi, del resto, sapete quali  siano  i
bisogni morali del nostro tempo, e voi non cesserete di richiamare i
fedeli    alla   comprensione   della   dignit,   della    purezza,
dell'austerit   della  vita  cristiana,  come   non   omettere   di
denunciare, come meglio  possibile, anche pubblicamente, i pericoli
morali ed i vizi di cui soffre l'et nostra. Noi tutti ricordiamo le
solenni  esortazioni  che la Sacra Scrittura  grida  verso  di  noi:
"Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza e che non
  puoi  sopportare i malvagi" (35), e tutti cercheremo d'essere Pastori
vigilanti  ed operosi. Il Concilio Ecumenico deve dare a noi  stessi
nuovi  e  salutari ordinamenti; e tutti certamente dobbiamo disporre
fin d'ora i nostri animi ad ascoltarli e ad eseguirli.

Lo spirito di povert
  55.  Ma Noi non vogliamo rinunciare a due accenni particolari, che
ci  sembrano  riguardare bisogni e doveri principali, e che  possono
offrire  tema di riflessione per gli orientamenti generali del  buon
rinnovamento della vita ecclesiastica.
  56.  Accenniamo  dapprima allo spirito di  povert.  Pensiamo  che
esso  sia cos insito nel disegno della nostra destinazione al regno
di  Dio,  che sia messo cos in pericolo dalla valutazione dei  beni
nella   mentalit  moderna,  che  sia  cos  necessario  per   farci
comprendere tante nostre debolezze e rovine nel tempo passato e  per
farci  altres  comprendere quale debba essere il nostro  tenore  di
vita  e  quale  il  metodo  migliore per annunciare  alle  anime  la
religione  di  Cristo, e che sia infine cos difficile praticarlo  a
dovere,  che  osiamo  farne  menzione  esplicita  in  questo  Nostro
messaggio,  non gi perch Noi abbiamo in mente di emanare  speciali
provvedimenti  canonici  a  questo riguardo,  quanto  piuttosto  per
chiedere  a  voi,  Venerabili  Fratelli,  il  conforto  del   vostro
consenso,  del vostro consiglio e del vostro esempio. Noi attendiamo
che  voi, quale voce autorevole che interpreta gli impulsi migliori,
onde  palpita lo Spirito di Cristo nella santa Chiesa, diciate  come
debbano  Pastori e fedeli alla povert educare oggi il linguaggio  e
la  condotta:  "abbiate in voi lo stesso sentire che  fu  in  Cristo
Ges",  ci ammonisce l'Apostolo; (36) e come insieme dobbiamo  proporre
alla vita ecclesiastica quei criteri direttivi che devono fondare la
nostra  fiducia pi sull'aiuto di Dio e sui beni dello spirito,  che
non  sui  mezzi temporali; che devono a noi stessi ricordare,  e  al
mondo insegnare, il primato di tali beni su quelli economici, e  che
di  questi tanto dobbiamo limitare e subordinare il possesso e l'uso
quanto    utile  al  conveniente esercizio  della  nostra  missione
apostolica.
  57.  La  brevit di questo accenno alla eccellenza  e  all'obbligo
dello spirito di povert, che caratterizza il Vangelo di Cristo, non
ci  esonera  dal  ricordare  che tale spirito  non  ci  preclude  la
comprensione  e  l'impiego, a noi consentito, del  fatto  economico,
reso gigantesco e fondamentale nello sviluppo della moderna civilt,
  specialmente in ogni suo riflesso umano e sociale. Pensiamo anzi che
l'interiore  liberazione,  prodotta  dallo  spirito  della   povert
evangelica,  ci  renda pi sensibili e pi idonei  a  comprendere  i
fenomeni umani collegati con i fattori economici, sia nel dare  alla
ricchezza e al progresso di cui pu essere generatrice il  giusto  e
spesso  severo  apprezzamento che le si addice, sia  nel  dare  alla
indigenza l'interessamento pi sollecito e generoso, sia infine  nel
desiderare  che  i  beni  economici non siano  fonte  di  lotte,  di
egoismi,  di orgoglio fra gli uomini, ma siano rivolti, per  via  di
giustizia  e  di  equit,  al  bene  comune,  e  perci  sempre  pi
provvidamente distribuiti. Tutto quanto si riferisce a  questi  beni
economici,  inferiori  a quelli spirituali ed eterni,  ma  necessari
alla vita presente, trova l'alunno del Vangelo capace di valutazione
sapiente  e  di cooperazione umanissima: la scienza,  la  tecnica  e
specialmente  il lavoro umano si fanno per noi oggetto di  vivissimo
interesse; e il pane che ne risulta diventa sacro per la mensa e per
l'altare. Gli insegnamenti sociali della Chiesa non lasciano  dubbio
su questo tema; e Ci piace avere questa occasione per riaffermare in
proposito la Nostra coerente adesione a tali salutari dottrine.

L'ora della carit
  58.  L'altro accenno che vogliamo fare  allo spirito  di  carit.
Ma  non   gi questo tema presentissimo ai vostri animi? Non  segna
forse  la carit il punto focale dell'economia religiosa dell'Antico
e  del  Nuovo  Testamento?  Non sono alla  carit  rivolti  i  passi
dell'esperienza spirituale della Chiesa? Non  forse  la  carit  la
scoperta  sempre pi luminosa e pi gaudiosa che la teologia  da  un
lato, la piet dall'altro vanno facendo nella incessante meditazione
dei  tesori scritturali e sacramentali, di cui la Chiesa   l'erede,
la  custode,  la  maestra e la dispensatrice? Noi  pensiamo,  con  i
Nostri Predecessori, con la corona di Santi che l'et nostra ha dato
alla  Chiesa celeste e terrestre, e con l'istinto devoto del  popolo
fedele,  che la carit debba oggi assumere il posto che le  compete,
il  primo, il sommo, nella scala dei valori religiosi e morali,  non
solo  nella teorica estimazione, ma altres nella pratica attuazione
della  vita cristiana. Ci sia detto della carit verso Dio, che  la
sua  Carit rivers sopra di noi, come della carit che di  riflesso
noi  dobbiamo  effondere verso il nostro prossimo, vale  a  dire  il
genere  umano.  La carit tutto spiega. La carit tutto  ispira.  La
carit  tutto  rende possibile. La carit tutto rinnova.  La  carit
"tollera tutto, crede tutto, spera tutto, tutto sopporta". (37) Chi  di
noi  ignora queste cose? E se le sappiamo, non  forse questa  l'ora
della carit?

Culto a Maria
  59.  Questo ideale di umile e profonda pienezza cristiana richiama
il  nostro pensiero a Maria Santissima, come Colei che perfettamente
e meravigliosamente in s lo riflette, anzi l'ha in terra vissuto ed
ora  in Cielo ne gode il fulgore e la beatitudine.  felicemente  in
fiore  il  culto  alla Madonna oggi nella Chiesa; e  Noi  in  questa
occasione  volentieri vi rivolgiamo lo spirito  per  ammirare  nella
Vergine  Santissima, Madre di Cristo, e perci Madre di Dio e  Madre
nostra,  il  modello della perfezione cristiana, lo  specchio  delle
virt  sincere,  la meraviglia della vera umanit. Pensiamo  che  il
culto  a  Maria  sia  fonte di insegnamenti evangelici:  nel  Nostro
pellegrinaggio in Terra Santa, da Lei, la beatissima, la dolcissima,
l'umilissima,  l'immacolata creatura, a cui tocc il  privilegio  di
offrire  al  Verbo  di  Dio la carne umana nella  sua  primigenia  e
innocente   bellezza,   abbiamo   voluto   assumere   l'insegnamento
dell'autenticit  cristiana, e a Lei ancora  rivolgiamo  lo  sguardo
implorante,  come ad amorosa maestra di vita, mentre ragioniamo  con
voi,  Venerabili Fratelli, della rigenerazione spirituale  e  morale
della vita della Santa Chiesa.
                                  
                           III. Il dialogo
  60.  Vi    un  terzo atteggiamento che la Chiesa  cattolica  deve
assumere   in  quest'ora  della  storia  del  mondo,  ed     quello
caratterizzato  dallo studio dei contatti ch'essa  deve  tenere  con
l'umanit. Se la Chiesa acquista sempre pi chiara coscienza si  s,
e se essa cerca di modellare se stessa secondo il tipo che Cristo le
propone,   avviene   che   la  Chiesa  si  distingue   profondamente
dall'ambiente umano, in cui essa pur vive, o a cui essa si avvicina.
Il  Vangelo  ci  fa avvenire tale distinzione quando  ci  parla  del
"mondo",  dell'umanit cio avversa al lume della  fede  e  al  dono
della  grazia;  dell'umanit, che si esalta in un ingenuo  ottimismo
credendo  bastino  a  se stessa le proprie  forze  per  dare  di  s
espressione piena, stabile e benefica; ovvero dell'umanit,  che  si
deprime  in  un  crudo pessimismo dichiarando fatali, inguaribili  e
fors'anche   appetibili  come  manifestazioni  di   libert   e   di
autenticit  i propri vizi, le proprie debolezze, le proprie  morali
infermit.
  61. Il Vangelo, che conosce e denuncia e compatisce e guarisce  le
umane miserie con penetrante e talora straziante sincerit, non cede
tuttavia n all'illusione della bont naturale dell'uomo quasi a  s
sufficiente  e di null'altro bisognoso che d'essere lasciato  libero
di  effondersi arbitrariamente, n alla disperata rassegnazione alla
corruzione  insanabile  dell'umana natura.  Il  Vangelo    luce,  
novit,    energia,    rinascita,    salvezza.  Perci  genera  e
distingue  una forma di vita nuova, della quale il Nuovo  Testamento
ci  d  continua  e  mirabile lezione: "Non vogliate  conformarvi  a
questo  mondo;  trasformatevi e rinnovatevi invece nella  mente  per
saper  discernere qual  la volont di Dio: quello che  buono,  che
piace a Lui ed  perfetto", (38) ci ammonisce S. Paolo.
  62.  Questa  diversit  della vita cristiana  dalla  vita  profana
deriva  ancora  dalla  realt  e dalla conseguente  coscienza  della
giustificazione  prodotta  in  noi dalla  nostra  comunicazione  col
mistero  pasquale, con il santo battesimo innanzi tutto, come  sopra
dicevamo,  che    e dev'essere considerato una vera  rigenerazione.
Ancora  S. Paolo ce lo ricorda: ".tutti noi che fummo battezzati  in
Cristo  Ges, fummo, infatti, col battesimo, sepolti con  lui  nella
morte,  affinch, come Cristo fu risuscitato da morte dalla  potenza
gloriosa del Padre, cos noi pure vivessimo di una vita nuova". (39)

Vivere nel mondo ma non del mondo
  63.  Sar opportunissima cosa che anche il cristiano d'oggi  abbia
sempre  presente questa sua originale e mirabile forma di vita,  che
lo  sostenga  nel  gaudio della sua dignit e che lo  immunizzi  dal
contagio   dell'umana  miseria  circostante,   o   dalla   seduzione
dell'umano splendore parimente circostante.
  64.  Ecco  come S. Paolo medesimo educava i cristiani della  prima
generazione:  "Non unitevi a un giogo sconveniente  cogli  infedeli;
poich  che  cosa  ha a che fare la giustizia coll'iniquit?  e  che
comunanza v' tra la luce e le tenebre? .che rapporto tra il  fedele
e  l'infedele?" (40)  La  pedagogia cristiana  dovr  ricordare  sempre
all'alunno  dei  tempi nostri questa sua privilegiata  condizione  e
questo  suo conseguente dovere di vivere nel mondo ma non del mondo,
secondo  il voto stesso sopra ricordato di Ges a riguardo dei  suoi
discepoli:  "Non  chiedo  che  tu li tolga  dal  mondo,  ma  che  li
custodisca  dal maligno. Essi non sono del mondo, come Io  non  sono
del mondo". (41) E la Chiesa fa proprio tale voto.
  65.   Ma  questa  distinzione  non    separazione.  Anzi  non   
  indifferenza, non  timore, non  disprezzo. Quando la  Chiesa  si
distingue  dall'umanit non si oppone ad essa,  anzi  si  congiunge.
Come  il medico, che, conoscendo le insidie d'una pestilenza,  cerca
di  guardare s e gli altri da tale infezione, ma nello stesso tempo
si  consacra alla guarigione di coloro che ne sono colpiti, cos  la
Chiesa  non fa della misericordia a lei concessa dalla bont  divina
un  esclusivo privilegio, non fa della propria fortuna  una  ragione
per  disinteressarsi di chi non l'ha conseguita; s bene  della  sua
salvezza  fa  argomento d'interesse e di amore per chiunque  le  sia
vicino  e  per chiunque, nel suo sforzo comunicativo universale,  le
sia possibile avvicinare.

Missione da compiere, annuncio da diffondere
  66.  Se davvero la Chiesa, come dicevamo, ha coscienza di ci  che
il Signore vuole ch'ella sia, sorge in lei una singolare pienezza  e
un bisogno di effusione, con la chiara avvertenza d'una missione che
la  trascende, d'un annuncio da diffondere.  l'ufficio  apostolico.
Non    sufficiente un atteggiamento di fedele conservazione. Certo,
il  tesoro  di  verit e di grazia, a noi venuto  in  eredit  dalla
tradizione  cristiana, dovremo custodirlo, anzi dovremo  difenderlo.
"Custodisci il Deposito", ammonisce S. Paolo. (42) Ma n la custodia, n
la  difesa esauriscono il dovere della Chiesa rispetto ai  doni  che
essa possiede. Il dovere congeniale al patrimonio ricevuto da Cristo
  la  diffusione,    l'offerta,   l'annuncio,  ben  lo  sappiamo:
"Andate, dunque, istruite tutte le genti", (43)  l'estremo mandato  di
Cristo  ai  suoi  Apostoli.  Questi  nel  nome  stesso  di  Apostoli
definiscono la propria indeclinabile missione. Noi daremo  a  questo
interiore  impulso  di  carit, il nome, oggi diventato  comune,  di
dialogo.

Il dialogo
  67.  La  Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova  a
vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa
si fa colloquio.
  68.  Questo capitale aspetto della vita odierna della Chiesa  sar
oggetto di speciale ed ampio studio da parte del Concilio Ecumenico,
come  noto; e Noi non vogliamo entrare nell'esame concreto dei temi
che  tale  studio si propone per lasciare ai Padri del  Concilio  il
compito  di  trattarli liberamente. Noi vogliamo soltanto invitarvi,
Venerabili   Fratelli,   a   premettere   a   tale   studio   alcune
considerazioni, affinch ci siano pi chiari i motivi  che  spingono
  la Chiesa al dialogo, pi chiari i metodi da seguire, pi chiari i
fini  da  conseguire. Vogliamo disporre gli animi, non  trattare  le
cose.
  69.  N possiamo fare altrimenti, nella convinzione che il dialogo
debba  caratterizzare il Nostro ufficio apostolico, eredi come siamo
d'un  tale  stile, d'un tale indirizzo pastorale che Ci  tramandato
dai  Nostri Predecessori dell'ultimo secolo, a partire dal grande  e
sapiente  Leone  XIII,  il  quale,  quasi  impersonando  la   figura
evangelica  dello  scriba sapiente ".che come un padre  di  famiglia
cava  dal  suo  tesoro  cose  antiche e  cose  nuove", (44)  riprendeva
maestosamente  l'esercizio del magistero cattolico  facendo  oggetto
del  suo  ricchissimo  insegnamento  i  problemi  del  nostro  tempo
considerati  alla  luce  della  parola  di  Cristo.  Cos   i   suoi
successori, come sapete.
  70.  Non ci lasciarono i Nostri Predecessori, specialmente i  Papi
Pio  XI e Pio XII, un patrimonio magnifico e amplissimo di dottrina,
concepita  nell'amoroso  e  sapiente  tentativo  di  congiungere  il
pensiero divino al pensiero umano, non astrattamente considerato, ma
concretamente espresso nel linguaggio dell'uomo moderno? E che cos'
questo  apostolico tentativo se non un dialogo? E non diede Giovanni
XXIII,   Nostro   immediato  Predecessore   di   venerata   memoria,
un'accentuazione anche pi marcata al suo insegnamento nel senso  di
accostarlo  quanto pi possibile all'esperienza e alla  comprensione
del  mondo contemporaneo? Al Concilio stesso non s' voluto dare,  e
giustamente, uno scopo pastorale, tutto rivolto all'inserimento  del
messaggio  cristiano nella circolazione di pensiero, di  parola,  di
cultura, di costume, di tendenza dell'umanit, quale oggi vive e  si
agita sulla faccia della terra? Ancor prima di convertirlo, anzi per
convertirlo, il mondo bisogna accostarlo e parlargli.
  71. Per quanto riguarda l'umile Nostra persona, sebbene alieni  di
parlarne   e  desiderosi  di  non  attirare  su  di  essa   l'altrui
attenzione,    non   possiamo,   in   questa   Nostra   intenzionale
presentazione  al collegio episcopale e al popolo cristiano,  tacere
il  Nostro  proposito di perseverare, per quanto  le  Nostre  deboli
forze  ce lo concederanno e, soprattutto, la divina grazia  Ci  dar
modo  di  farlo,  nella  medesima  linea,  nel  medesimo  sforzo  di
avvicinare  il  mondo, nel quale la Provvidenza Ci  ha  destinati  a
vivere,  con ogni riverenza, con ogni premura, con ogni  amore,  per
comprenderlo,  per offrirgli i doni di verit e  di  grazia  di  cui
Cristo   Ci   ha  resi  depositari,  per  comunicargli   la   nostra
  meravigliosa sorte di redenzione e di speranza. Sono profondamente
scolpite  nel Nostro spirito le parole di Cristo, di cui  umilmente,
ma  tenacemente, Ci vorremmo appropriare: "Dio non mand  il  Figlio
nel mondo per condannare il mondo, ma affinch sia salvato per mezzo
di Lui". (45)

La religione dialogo fra Dio e l'uomo
  72.   Ecco,   Venerabili  Fratelli,  l'origine  trascendente   del
dialogo. Essa si trova nell'intenzione stessa di Dio. La religione 
di  natura sua un rapporto tra Dio e l'uomo. La preghiera esprime  a
dialogo   tale   rapporto.  La  rivelazione,   cio   la   relazione
soprannaturale  che Dio stesso ha preso l'iniziativa  di  instaurare
con  l'umanit, pu essere raffigurata in un dialogo, nel  quale  il
Verbo  di Dio si esprime nell'Incarnazione e quindi nel Vangelo.  Il
colloquio  paterno e santo, interrotto tra Dio e l'uomo a causa  del
peccato  originale,    meravigliosamente ripreso  nel  corso  della
storia. La storia della salvezza narra appunto questo lungo e  vario
dialogo  che  parte da Dio, e intesse con l'uomo  varia  e  mirabile
conversazione.  in questa conversazione di Cristo fra gli  uomini (46)
che Dio lascia capire qualche cosa di S, il mistero della sua vita,
unicissima nell'essenza, trinitaria nelle Persone; e dice finalmente
come  vuol  essere  conosciuto; Amore Egli ; e come  vuole  da  noi
essere onorato e servito: amore  il nostro comandamento supremo. Il
dialogo  si  fa pieno e confidente; il fanciullo vi   invitato,  il
mistico vi si esaurisce.

Superiori caratteristiche del colloquio della salvezza
  73.  Bisogna  che noi abbiamo sempre presente questo ineffabile  e
realissimo  rapporto dialogico, offerto e stabilito con noi  da  Dio
Padre,  mediante Cristo, nello Spirito Santo, per comprendere  quale
rapporto  noi,  cio la Chiesa, dobbiamo cercare d'instaurare  e  di
promuovere con l'umanit.
  74.  Il  dialogo  della  salvezza fu aperto  spontaneamente  dalla
iniziativa divina: "Egli (Dio) per primo ci ha amati": (47) toccher  a
noi  prendere  l'iniziativa per estendere  agli  uomini  il  dialogo
stesso, senza attendere d'essere chiamati.
  75.  Il  dialogo  della salvezza part dalla carit,  dalla  bont
divina:  "Dio  ha talmente amato il mondo da dare il  suo  Figliuolo
unigenito"; (48)  non  altro che amore fervente e disinteressato  dovr
muovere il nostro.
  76.  Il  dialogo  della  salvezza non si commisur  ai  meriti  di
  coloro  a  cui  era  rivolto, e nemmeno ai risultati  che  avrebbe
conseguito o che sarebbero mancati: "non hanno bisogno del medico  i
sani": (49) anche il nostro dev'essere senza limiti e senza calcoli.
  77.  Il  dialogo della salvezza non obblig fisicamente alcuno  ad
accoglierlo;  fu  una  formidabile domanda  d'amore,  la  quale,  se
costitu una tremenda responsabilit in coloro a cui fu rivolta,  (50)
li  lasci  tuttavia  liberi  di  corrispondervi  o  di  rifiutarla,
adattando  perfino  la  quantit dei segni (51) alle  esigenze  e  alle
disposizioni  spirituali dei suoi uditori e la forza  probativa  dei
segni medesimi, (52) affinch fosse agli uditori stessi facilitato  il
libero  consenso alla divina rivelazione, senza tuttavia perdere  il
merito  di  tale  consenso.  Cos la nostra  missione,  anche  se  
annuncio  di  verit  indiscutibile e di salute necessaria,  non  si
presenter  armata  di esteriore coercizione, ma  solo  per  le  vie
legittime  dell'umana educazione, dell'interiore persuasione,  della
comune  conversazione  offrir il suo dono di salvezza,  sempre  nel
rispetto della libert personale e civile.
  78.  Il dialogo della salvezza fu reso possibile a tutti; a  tutti
senza   discriminazione  alcuna  destinato; (53) il  nostro  parimente
dev'essere  potenzialmente universale, cattolico cio  e  capace  di
annodarsi con ognuno, salvo che l'uomo assolutamente non lo respinga
o insinceramente finga di accoglierlo.
  79.  Il  dialogo  della salvezza ha conosciuto  normalmente  delle
gradualit,  degli svolgimenti successivi, degli umili  inizi  prima
del  pieno  successo; (54) anche il nostro avr riguardo alle  lentezze
della maturazione psicologica e storica e all'attesa dell'ora in cui
Dio lo renda efficace. Non per questo il nostro dialogo rimander al
domani  ci che oggi pu compiere; esso deve avere l'ansia  dell'ora
opportuna  e il senso della preziosit del tempo. (55) Oggi, cio  ogni
giorno,  deve  ricominciare; e da noi prima che da coloro  a  cui  
rivolto.

Il messaggio cristiano nella circolazione dell'umano discorso
  80.  Com'  chiaro, i rapporti fra la Chiesa ed il  mondo  possono
assumere molti aspetti e diversi fra loro. Teoricamente parlando, la
Chiesa  potrebbe  prefiggersi di ridurre al  minimo  tali  rapporti,
cercando  di  sequestrare  se  stessa dal  commercio  della  societ
profana;  come  potrebbe proporsi di rilevare i  mali  che  in  essa
possono riscontrarsi, anatematizzandoli e movendo crociate contro di
essi;  potrebbe  invece tanto avvicinarsi alla  societ  profana  da
  cercare di prendervi influsso preponderante o anche di esercitarvi
un  dominio  teocratico; e cos via. Sembra  a  Noi  invece  che  il
rapporto  della  Chiesa  col mondo, senza  precludersi  altre  forme
legittime, possa meglio raffigurarsi in un dialogo, e neppure questo
in  modo univoco, ma adattato all'indole dell'interlocutore e  delle
circostanze  di fatto (altro  infatti il dialogo con un  fanciullo,
ed  altro con un adulto; altro con un credente, ed altro con un  non
credente).  Ci   suggerito: dall'abitudine ormai diffusa  di  cos
concepire  le  relazioni  fra il sacro e il profano,  dal  dinamismo
trasformatore  della  societ  moderna,  dal  pluralismo  delle  sue
manifestazioni, non che dalla maturit dell'uomo, sia religioso  che
non  religioso,  fatto abile dall'educazione  civile  a  pensare,  a
parlare, a trattare con dignit di dialogo.
  81.  Questa  forma di rapporto indica un proposito di correttezza,
di stima, di simpatia, di bont da parte di chi lo instaura; esclude
la  condanna  aprioristica, la polemica offensiva  ed  abituale,  la
vanit  di  inutile  conversazione. Se certo non  mira  ad  ottenere
immediatamente la conversione dell'interlocutore, perch rispetta la
sua  dignit e la sua libert, mira tuttavia al di lui vantaggio,  e
vorrebbe  disporlo  a  pi  piena  comunione  di  sentimenti  e   di
convinzioni.
  82.  Suppone  pertanto il dialogo uno stato d'animo  in  noi,  che
intendiamo  introdurlo e alimentarlo con quanti  ci  circondano:  lo
stato  d'animo  di  chi  sente dentro di  s  il  peso  del  mandato
apostolico,  di  chi  avverte di non poter pi separare  la  propria
salvezza   dalla  ricerca  di  quella  altrui,  di  chi  si   studia
continuamente  di mettere il messaggio, di cui  depositario,  nella
circolazione dell'umano discorso.

Chiarezza mutezza fiducia prudenza
  83.  Il  colloquio    perci  un modo  d'esercitare  la  missione
apostolica;    un'arte di spirituale comunicazione. Suoi  caratteri
sono  i seguenti. La chiarezza innanzi tutto; il dialogo suppone  ed
esige  comprensibilit,    un travaso  di  pensiero,    un  invito
all'esercizio  delle superiori facolt dell'uomo; basterebbe  questo
suo titolo per classificarlo fra i fenomeni migliori dell'attivit e
della  cultura  umana;  e  basta questa sua  iniziale  esigenza  per
sollecitare la nostra premura apostolica a rivedere ogni  forma  del
nostro  linguaggio: se comprensibile, se popolare, se eletto.  Altro
carattere   poi la mitezza, quella che Cristo ci propose d'imparare
da Lui stesso: "Imparate da me che sono mansueto e umile di cuore"; (56)
il dialogo non  orgoglioso, non  pungente, non  offensivo. La sua
autorit    intrinseca per la verit che espone, per la carit  che
diffonde,  per  l'esempio  che  propone;  non    comando,   non   
imposizione.    pacifico;  evita i modi  violenti;    paziente;  
generoso. La fiducia, tanto nella virt della parola propria, quanto
nell'attitudine ad accoglierla da parte dell'interlocutore: promuove
la  confidenza  e  l'amicizia; intreccia gli spiriti  in  una  mutua
adesione ad un Bene, che esclude ogni scopo egoistico.
  84.  La prudenza pedagogica infine, la quale fa grande conto delle
condizioni  psicologiche e morali di chi ascolta; (57) se  bambino,  se
incolto,  se impreparato, se diffidente, se ostile; e si  studia  di
conoscere  la  sensibilit di lui, e di modificare, ragionevolmente,
se  stesso  e le forme della propria presentazione per non  essergli
ingrato e incomprensibile.
  85.  Nel dialogo, cos condotto, si realizza l'unione della verit
e della carit; dell'intelligenza e dell'amore.

Dialettica di autentica sapienza
  86.  Nel  dialogo si scopre come diverse sono le vie che conducono
alla  luce  della  fede, e come sia possibile farle convergere  allo
stesso  fine.  Anche se divergenti, possono diventare complementari,
spingendo  il  nostro  ragionamento  fuori  dei  sentieri  comuni  e
obbligandolo  ad  approfondire le sue ricerche, a rinnovare  le  sue
espressioni.  La  dialettica di questo esercizio di  pensiero  e  di
pazienza  ci  far scoprire elementi di verit anche nelle  opinioni
altrui,  ci  obbligher  ad esprimere con grande  lealt  il  nostro
insegnamento  e  ci  dar  merito per  la  fatica  d'averlo  esposto
all'altrui  obiezione,  all'altrui  lenta  assimilazione.  Ci   far
sapienti, ci far maestri.
  87. E quale  la sua forma di esplicazione?
  88.  Oh! molteplici sono le forme del dialogo della salvezza. Esso
obbedisce a esigenze sperimentali, sceglie i mezzi propizi,  non  si
lega a vani apriorismi, non si fissa in espressioni immobili, quando
queste avessero perduto virt di parlare e di muovere gli uomini.
  89.  Qui si pone una grande questione, quella dell'aderenza  della
missione della Chiesa alla vita degli uomini in un dato tempo, in un
dato luogo, in una data cultura, in una data situazione sociale.

Come avvicinare i fratelli nella interezza della verit
  90.   Fino   a  quale  grado  la  Chiesa  deve  uniformarsi   alle
  circostanze storiche e locali in cui svolge la sua missione?  come
deve  premunirsi dal pericolo d'un relativismo che intacchi  la  sua
fedelt  dogmatica e morale? ma come insieme farsi  idonea  a  tutti
avvicinare  per tutti salvare, secondo l'esempio dell'Apostolo:  "mi
son  fatto tutto a tutti, perch tutti io salvi"? (58) Non si salva  il
mondo  dal  di fuori; occorre, come il Verbo di Dio che si    fatto
uomo,  immedesimarsi, in certa misura, nelle forme di vita di coloro
a  cui si vuole portare il messaggio di Cristo, occorre condividere,
senza  porre  distanza  di  privilegi,  o  diaframma  di  linguaggio
incomprensibile, il costume comune, purch umano ed  onesto,  quello
dei  pi  piccoli  specialmente, se  si  vuole  essere  ascoltati  e
compresi. Bisogna, ancora prima di parlare, ascoltare la voce,  anzi
il cuore dell'uomo; comprenderlo, e per quanto possibile rispettarlo
e  dove  lo merita assecondarlo. Bisogna farsi fratelli degli uomini
nell'atto stesso che vogliamo essere loro pastori e padri e maestri.
Il  clima  del dialogo  l'amicizia. Anzi il servizio. Tutto  questo
dovremmo ricordare e studiarci di praticare secondo l'esempio  e  il
precetto che Cristo ci lasci. (59)
  91. Ma il pericolo rimane. L'arte dell'apostolato  rischiosa.  La
sollecitudine  di  accostare i fratelli non  deve  tradursi  in  una
attenuazione, in una diminuzione della verit. Il nostro dialogo non
pu  essere una debolezza rispetto all'impegno verso la nostra fede.
L'apostolato non pu transigere con un compromesso ambiguo  rispetto
ai principi di pensiero e di azione che devono qualificare la nostra
professione  cristiana. L'irenismo e il sincretismo  sono  in  fondo
forme di scetticismo rispetto alla forza e al contenuto della Parola
di Dio, che vogliamo predicare.
  92.  Solo  chi   pienamente fedele alla dottrina  di  Cristo  pu
essere  efficacemente  apostolo. E solo  chi  vive  in  pienezza  la
vocazione  cristiana pu essere immunizzato dal contagio  di  errori
con cui viene a contatto.

Supremazia insostituibile della predicazione
  93.  Noi  pensiamo  che  la  voce del  Concilio,  trattando  delle
questioni relative alla Chiesa operante nel mondo moderno, indicher
alcuni  criteri teorici e pratici, che serviranno da guida per  bene
condurre  il  nostro  dialogo con gli uomini  del  tempo  nostro.  E
pensiamo parimente che, trattandosi di questione riguardante, da  un
lato,   la   missione  propriamente  apostolica  della   Chiesa,   e
concernente, dall'altro, le varie e mutevoli circostanze in cui essa
  si  svolge,  sar opera del saggio e attivo governo  della  Chiesa
stessa tracciare di volta in volta limiti e forme e sentieri per  la
continua animazione d'un dialogo vivo e benefico.
  94.  Lasciamo perci questo tema per limitarci a ricordare  ancora
una   volta  la  somma  importanza  che  la  predicazione  cristiana
conserva,  ed  assume oggi maggiormente, nel quadro  dell'apostolato
cattolico, e cio, per quanto ora ci riguarda, del dialogo.  Nessuna
forma di diffusione del pensiero, anche se tecnicamente assurta, con
la  stampa  e  con i mezzi audiovisivi, a straordinaria potenza,  la
sostituisce.  Apostolato  e predicazione,  in  un  certo  senso,  si
equivalgono.  La  predicazione   il primo  apostolato.  Il  nostro,
Venerabili  Fratelli,  innanzi tutto ministero  della  Parola.  Noi
sappiamo benissimo queste cose; ma ci sembra convenga ora ricordarle
a  noi  stessi,  per  dare alla nostra azione  pastorale  la  giusta
direzione.   Dobbiamo  ritornare  allo  studio  non  gi  dell'umana
eloquenza, o della vana retorica, ma della genuina arte della parola
sacra.
  95.  Dobbiamo  cercare  le leggi della sua semplicit,  della  sua
limpidezza,  della  sua forza e della sua autorit  per  vincere  la
naturale  imperizia nell'impiego di cos alto e misterioso strumento
spirituale, qual  la parola, e per gareggiare nobilmente con quanti
oggi  hanno  larghissimo influsso con la parola  mediante  l'accesso
alle tribune della pubblica opinione. Dobbiamo domandarne al Signore
stesso il grave e inebriante carisma, (60) per essere degni di dare alla
fede il suo pratico efficace principio, (61) e di far giungere il nostro
messaggio  fino ai confini della terra. (62) Che le prescrizioni  della
Costituzione  conciliare  "de Sacra Liturgia"  sul  ministero  della
parola trovino in noi zelanti ed abili esecutori. E che la catechesi
al  popolo cristiano e a quanti altri sia possibile offrirla diventi
sempre   esperta  nel  linguaggio,  sapiente  nel  metodo,   assidua
nell'esercizio, suffragata dalla testimonianza di virt reali, avida
di  progredire  e  di far giungere gli uditori alla sicurezza  della
fede,  all'intuizione della coincidenza fra la Parola  divina  e  la
vita, e agli albori del Dio Vivente.
  96.  Noi  dovremmo infine accennare a coloro a cui si  rivolge  il
nostro dialogo.
  Ma  non  vogliamo prevenire, anche sotto questo aspetto,  la  voce
del Concilio. Essa si far udire, a Dio piacendo, tra poco.
  97.   Parlando   in   generale  circa  questo   atteggiamento   di
collocutrice,  che  la  Chiesa  cattolica  oggi  deve  assumere  con
  rinnovato  fervore,  vogliamo  semplicemente  accennare  che  essa
dev'essere  pronta a sostenere il dialogo con tutti  gli  uomini  di
buona volont, dentro e fuori l'ambito suo proprio.

Con chi il dialogo
  98.  Nessuno   estraneo al suo cuore. Nessuno  indifferente  per
il  suo  ministero. Nessuno le  nemico, che non voglia egli  stesso
esserlo. Non indarno si dice cattolica; non indarno  incaricata  di
promuovere nel mondo l'unit, l'amore, la pace.
  99.  La  Chiesa  non ignora le formidabili dimensioni  d'una  tale
missione; conosce le sproporzioni delle statistiche fra ci che essa
  e ci ch' la popolazione della terra; conosce i limiti delle sue
forze;  conosce perfino le proprie umane debolezze, i propri  falli;
conosce anche che l'accoglimento del Vangelo non dipende, alla fine,
da  alcuno  suo sforzo apostolico, da alcuna favorevole  circostanza
d'ordine  temporale: la fede  dono di Dio; e  Dio  solo  segna  nel
mondo  le  linee e le ore della sua salute. Ma la Chiesa sa d'essere
seme,  d'essere fermento, d'essere sale e luce del mondo. La  Chiesa
avverte  la  sbalorditiva novit del tempo moderno; ma  con  candida
fiducia  si affaccia sulle vie della storia, e dice agli uomini:  io
ho ci che voi cercate, ci di cui voi mancate. Non promette cos la
felicit  terrena, ma offre qualche cosa la sua luce, la sua  grazia
per  poterla,  come meglio possibile, conseguire; e poi  parla  agli
uomini  del loro trascendente destino. E intanto ragiona ad essi  di
verit,  di  giustizia, di pace, di civilt. Sono parole queste,  di
cui  la  Chiesa  conosce il segreto; Cristo glielo ha  confidato.  E
allora la Chiesa ha un messaggio per ogni categoria di uomini: lo ha
per  i  bambini,  lo  ha per la giovent, lo ha per  gli  uomini  di
scienza e di pensiero, lo ha per il mondo del lavoro e per le classi
sociali,  lo  ha  per  gli artisti, lo ha per i  politici  e  per  i
governanti.  Per  i  poveri specialmente, per i  diseredati,  per  i
sofferenti, perfino per i morenti. Per tutti.
  100.  Potr sembrare che cos parlando Noi ci lasciamo trasportare
dall'ebbrezza della nostra missione e che trascuriamo di considerare
le  posizioni  concrete,  in cui l'umanit si  trova  rispetto  alla
Chiesa cattolica. Ma non  cos, perch Noi vediamo benissimo  quali
siano tali posizioni concrete; e per darne un'idea sommaria Ci  pare
di  poterle  classificare a guisa di cerchi concentrici  intorno  al
centro, in cui la mano di Dio Ci ha posti.

Primo cerchio: tutto ci ch' umano
  101.  Vi    un  primo, immenso cerchio, di cui  non  riusciamo  a
vedere   i  confini;  essi  si  confondono  con  l'orizzonte;   cio
riguardano  l'umanit  in quanto tale, il mondo.  Noi  misuriamo  la
distanza  che da noi lo tiene lontano; ma non lo sentiamo  estraneo.
Tutto  ci  ch' umano ci riguarda. Noi abbiamo in comune con  tutta
l'umanit la natura, cio la vita, con tutti i suoi doni, con  tutti
i   suoi   problemi.  Siamo  pronti  a  condividere   questa   prima
universalit;   ad   accogliere  le  istanze   profonde   dei   suoi
fondamentali bisogni, ad applaudire alle affermazioni nuove e talora
sublimi  del suo genio. E abbiamo verit morali, vitali, da  mettere
in  evidenza  e  da  corroborare nella coscienza  umana,  per  tutti
benefiche. Dovunque  l'uomo in cerca di comprendere se stesso e  il
mondo,  noi  possiamo comunicare con lui; dovunque  i  consessi  dei
popoli  si  riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell'uomo,
noi  siamo onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra  loro.
Se  esiste  nell'uomo un'anima naturalmente cristiana, noi  vogliamo
onorarla della nostra stima e del nostro colloquio.
  102.  Noi potremmo ricordare a noi stessi e a tutti come il nostro
atteggiamento  sia,  da  un  lato,  totalmente  disinteressato:  non
abbiamo alcuna mira politica o temporale; dall'altro, sia rivolto ad
assumere, cio ad elevare a livello soprannaturale e cristiano, ogni
onesto  valore umano e terreno; non siamo la civilt, ma fautori  di
essa.

La negazione di Dio: ostacolo al dialogo
  103.  Noi  sappiamo  per  che in questo cerchio  sconfinato  sono
molti,  moltissimi  purtroppo, che non professano alcuna  religione;
sappiamo anzi che molti, in diversissime forme, si professano  atei.
E  sappiamo  che  vi  sono  alcuni  che  della  loro  empiet  fanno
professione  aperta  e  la sostengono come programma  di  educazione
umana e di condotta politica, nella ingenua ma fatale persuasione di
liberare  l'uomo  da concezioni vecchie e false  della  vita  e  del
mondo,  per  sostituirvi,  dicono,  una  concezione  scientifica   e
conforme alle esigenze del moderno progresso.
  104.    questo  il  fenomeno pi grave del  nostro  tempo.  Siamo
fermamente  convinti che la teoria su cui si fonda la  negazione  di
Dio    fondamentalmente errata, non risponde alle istanze ultime  e
inderogabili del pensiero, priva l'ordine razionale del mondo  delle
sue  basi autentiche e feconde, introduce nella vita umana  non  una
formula  risolutrice,  ma  un  dogma  cieco  che  la  degrada  e  la
rattrista, indebolisce alla radice ogni sistema sociale  che  su  di
esso  pretende  fondarsi. Non  una liberazione, ma  un  dramma  che
tenta  di  spegnere la luce del Dio vivente. Perci noi  resisteremo
con   tutte   le   nostre  forze  a  questa  irrompente   negazione,
nell'interesse  supremo della verit, per l'impegno sacrosanto  alla
confessione  fedelissima di Cristo e del suo  Vangelo,  per  l'amore
appassionato  e  irrinunciabile alle  sorti  dell'umanit,  e  nella
speranza invincibile che l'uomo moderno sappia ancora scoprire nella
concezione  religiosa,  a  lui offerta  dal  cattolicesimo,  la  sua
vocazione  alla  civilt  che non muore, ma che  sempre  progredisce
verso  la perfezione naturale e soprannaturale dello spirito  umano,
abilitato, per grazia di Dio, al pacifico e onesto possesso dei beni
temporali e aperto alla speranza dei beni eterni.
  105.  Son queste le ragioni che ci obbligano, come hanno obbligato
i  Nostri  Predecessori e con essi quanti hanno  a  cuore  i  valori
religiosi,  a  condannare i sistemi ideologici  negatori  di  Dio  e
oppressori  della  Chiesa,  sistemi spesso  identificati  in  regimi
economici,  sociali  e  politici,  e  tra  questi  specialmente   il
comunismo ateo. Si potrebbe dire che non tanto da parte nostra viene
la  loro  condanna, quanto da parte dei sistemi stessi e dei  regimi
che  li  personificano viene a noi radicale opposizione  di  idee  e
oppressione  di fatti. La nostra deplorazione , in realt,  lamento
di vittime ancor pi che sentenza di giudici.

Anche nel silenzio un vigile amore
  106.  L'ipotesi  d'un  dialogo  si  fa  assai  difficile  in  tali
condizioni, per non dire impossibile, sebbene nel Nostro  animo  non
vi sia ancor oggi alcuna preconcetta esclusione verso le persone che
professano i suddetti sistemi e aderiscono ai regimi stessi. Per chi
ama  la  verit, la discussione  sempre possibile. Ma  ostacoli  di
indole  morale accrescono enormemente le difficolt, per la mancanza
di  sufficiente  libert  di giudizio e  di  azione  e  per  l'abuso
dialettico   della   parola,  non  gi  rivolta   alla   ricerca   e
all'espressione  della verit obiettiva, ma  posta  al  servizio  di
scopi utilitari prestabiliti.
  107.  per questo che il dialogo tace. La Chiesa del silenzio,  ad
esempio,  tace,  parlando  solo con  la  sua  sofferenza,  e  le  fa
compagnia quella d'una societ compressa e avvilita, dove i  diritti
dello  spirito sono soverchiati da quelli di chi dispone  delle  sue
sorti. E quando il nostro discorso si aprisse in tale stato di cose,
come  potrebbe  offrire il dialogo, mentre non dovrebbe  essere  che
quello d'una voce che grida nel deserto? (63) Silenzio, grido, pazienza,
e  sempre amore diventano in tal caso la testimonianza che ancora la
Chiesa pu dare e che nemmeno la morte pu soffocare.
  108.  Ma  se ferma e franca dev'essere l'affermazione e la  difesa
della religione e dei valori umani ch'essa proclama e sostiene,  non
   senza  pastorale  riflessione  che  noi  cerchiamo  di  cogliere
nell'intimo spirito dell'ateo moderno i motivi del suo turbamento  e
della  sua  negazione. Li vediamo complessi e  molteplici,  cos  da
renderci  cauti  nel  giudicarli e pi efficaci nel  confutarli;  li
vediamo  nascere talora dall'esigenza d'una presentazione del  mondo
divino  pi  alta e pi pura, che non quella forse invalsa  in  cene
forme  imperfette  di  linguaggio e di  culto,  forme  che  dovremmo
studiarci  di  rendere quanto pi possibile pure e  trasparenti  per
meglio  esprimere  quel sacro di cui sono segno. Li  vediamo  invasi
dall'ansia,  pervasa da passionalit e da utopia, ma spesso  altres
generosa,  d'un  sogno di giustizia e di progresso,  verso  finalit
sociali  divinizzate, surrogati dell'Assoluto e del Necessario,  che
denunciano  il  bisogno  insopprimibile del  Principio  e  del  Fine
divino,  di  cui  toccher al nostro paziente e  sapiente  magistero
svelare  la  trascendenza e l'immanenza. Li vediamo valersi,  talora
con ingenuo entusiasmo, d'un ricorso rigoroso alla razionalit umana
nell'intento  di  dare  una  concezione  scientifica  dell'universo;
ricorso  tanto  meno  discutibile, quanto  pi  profondo  sulle  vie
logiche  del  pensiero non dissimili spesso da quelle  della  nostra
classica  scuola, e trascinato, contro la volont di  quelli  stessi
che  pensano trovarvi un'arma inespugnabile per il loro ateismo, per
la sua intrinseca validit, trascinato diciamo a procedere verso una
nuova  e  finale affermazione sia metafisica, che logica  del  sommo
Iddio:  non sar tra noi chi possa aiutare questo obbligato processo
del pensiero, che l'ateo-politico-scienziato arresta volutamente  ad
un  dato  punto  spegnendo  la  luce suprema  della  comprensibilit
dell'universo,  a  sfociare  in  quella  concezione   della   realt
oggettiva dell'universo cosmico, che rimette nello spirito il  senso
della Presenza divina, e sulle labbra le umili e balbettanti sillabe
d'una  felice preghiera? Li vediamo anche talvolta mossi  da  nobili
sentimenti,  sdegnosi  della  mediocrit  e  dell'egoismo  di  tanti
ambienti  sociali  contemporanei, e  abili  ad  usurpare  al  nostro
Vangelo  forme e linguaggio di solidariet e di comprensione  umana:
non  saremo  un giorno capaci di ricondurre alle sorgenti,  che  pur
  sono cristiane, tali espressioni di valori morali?
  109.  Ricordando perci quanto scrisse il Nostro Predecessore,  di
venerata  memoria,  Papa  Giovanni XXIII,  nell'Enciclica  Pacem  in
terris, e cio le dottrine di tali movimenti, una volta elaborate  e
definite, rimangono sempre le stesse, ma che i movimenti stessi  non
possono  non  evolversi  e  non andare soggetti  a  mutamenti  anche
profondi, (64) Noi non disperiamo che essi possano aprire un giorno con
la  Chiesa  altro positivo colloquio, che non quello presente  della
Nostra deplorazione e del Nostro obbligato lamento.

Il dialogo per la pace
  110.  Ma non possiamo staccare il Nostro sguardo dal panorama  del
mondo contemporaneo senza esprimere un voto lusinghiero: quello  che
il  Nostro  proposito di coltivare e perfezionare il Nostro  dialogo
con le varie e mutevoli facce, ch'esso presenta di s, possa giovare
alla  causa  della pace fra gli uomini; come metodo,  che  cerca  di
regolare   i   rapporti  umani  nella  nobile  luce  del  linguaggio
ragionevole  e  sincero;  e  come contributo,  di  esperienza  e  di
sapienza,  che pu in tutti ravvivare la considerazione  dei  valori
supremi.  L'apertura  d'un  dialogo, come  vuol  essere  il  Nostro,
disinteressato,  obiettivo, leale, decide per se  stessa  in  favore
d'una pace libera ed onesta; esclude infingimenti, rivalit, inganni
e tradimenti; non pu non denunciare, come delitto e come rovina, la
guerra  di aggressione, di conquista o di predominio; e non pu  non
estendersi  dalle relazioni al vertice delle nazioni  a  quelle  nel
corpo delle nazioni stesse e alle basi sia sociali, che familiari  e
individuali,  per diffondere in ogni istituzione ed in ogni  spirito
il senso, il gusto, il dovere della pace.

Secondo cerchio: i credenti in Dio
  111.  Poi  intorno  a  noi vediamo delinearsi  un  altro  cerchio,
immenso anche questo, ma da noi meno lontano:  quello degli  uomini
innanzi  tutto  che adorano il Dio unico e sommo,  quale  anche  noi
adoriamo;  alludiamo ai figli, degni del nostro affettuoso rispetto,
del   popolo   ebraico,  fedeli  alla  religione  che  noi   diciamo
dell'Antico  Testamento;  e poi agli adoratori  di  Dio  secondo  la
concezione   della  religione  monoteistica,  di  quella   musulmana
specialmente, meritevoli di ammirazione per quanto nel loro culto di
Dio  vi    di vero e di buono; e poi ancora i seguaci delle  grandi
religioni afro-asiatiche. Noi non possiamo evidentemente condividere
queste   varie   espressioni   religiose,   n   possiamo   rimanere
  indifferenti,  quasi che tutte, a loro modo, si  equivalessero,  e
quasi  che autorizzassero i loro fedeli a non cercare se Dio  stesso
abbia rivelato la forma, scevra d'ogni errore, perfetta e definitiva
con cui Egli vuole essere conosciuto, amato e servito; ch anzi, per
dovere  di  lealt,  noi dobbiamo manifestare la nostra  persuasione
essere unica la vera religione ed essere quella cristiana, e nutrire
speranza  che tale sia riconosciuta da tutti i cercatori e adoratori
di Dio.
  112.    Ma   non   vogliamo   rifiutare   il   nostro   rispettoso
riconoscimento ai valori spirituali e morali delle varie confessioni
religiose  non cristiane; vogliamo con esse promuovere  e  difendere
gli  ideali,  che  possono  essere comuni nel  campo  della  libert
religiosa,  della  fratellanza umana,  della  buona  cultura,  della
beneficenza sociale e dell'ordine civile. In ordine a questi  comuni
ideali  un dialogo da parte nostra  possibile; e noi non mancheremo
di   offrirlo   l  dove,  in  reciproco  e  leale  rispetto,   sar
benevolmente accettato.

Terzo cerchio: i Cristiani Fratelli separati
  113.  Ed ecco il cerchio, a Noi pi vicino, del mondo che a Cristo
s'intitola.  In questo campo il dialogo, che ha assuntola  qualifica
di  ecumenico,   gi aperto; in alcuni settori   gi  in  fase  di
iniziale e positivo svolgimento. Molto vi sarebbe da dire su  questo
tema  tanto  complesso e tanto delicato, ma il Nostro  discorso  non
finisce  qui.  Esso  si  limita ora a pochi accenni,  e  non  nuovi.
Volentieri  facciamo  nostro  il  principio:  mettiamo  in  evidenza
anzitutto ci che ci  comune, prima di notare ci che ci divide.  
questo un tema buono e fecondo per il nostro dialogo. Siamo disposti
a  proseguirlo  cordialmente. Diremo di  pi:  che  su  tanti  punti
differenziali,  relativi  alla tradizione, alla  spiritualit,  alle
leggi  canoniche,  al  culto, Noi siamo  disposti  a  studiare  come
assecondare i legittimi desideri dei Fratelli cristiani, tuttora  da
noi  separati.  Nulla  tanto  ci  pu  essere  pi  ambito  che   di
abbracciarli in una perfetta unione di fede e di carit. Ma dobbiamo
pur  dire che non  in Nostro potere transigere sull'integrit della
fede  e  sulle  esigenze  della carit.  Intravediamo  diffidenze  e
resistenze  a  questo  riguardo. Ma ora che la Chiesa  cattolica  ha
preso  l'iniziativa di ricomporre l'unico ovile di Cristo, essa  non
cesser  di  procedere con ogni pazienza e con  ogni  riguardo;  non
cesser di mostrare come le prerogative, che tengono ancora  da  lei
lontani  i Fratelli separati, non sono frutto d'ambizione storica  o
di fantastica speculazione teologica, ma sono derivate dalla volont
di  Cristo, e che esse, comprese nel loro vero significato,  sono  a
beneficio  di tutti, per l'unit comune, per la libert comune,  per
la  pienezza  cristiana comune; la Chiesa cattolica non  cesser  di
rendersi   idonea  e  degna,  nella  preghiera  e  nella  penitenza,
dell'auspicata riconciliazione.
  114. Un pensiero, a questo riguardo, Ci affligge, ed  quello  che
fa  vedere come proprio Noi, fautori di tale riconciliazione, siamo,
da  molti Fratelli separati, considerati l'ostacolo ad essa, a causa
del  primato  d'onore  e di giurisdizione, che Cristo  ha  conferito
all'apostolo Pietro, e che Noi abbiamo da lui ereditato. Non si dice
da  alcuni che, se fosse rimosso il primato del Papa, l'unificazione
delle  Chiese separate con la Chiesa cattolica sarebbe  pi  facile?
Vogliamo   supplicare   i  Fratelli  separati   a   considerare   la
inconsistenza  di tale ipotesi; e non gi soltanto perch  senza  il
Papa,  la Chiesa cattolica non sarebbe pi tale; ma perch, mancando
nella  Chiesa  di  Cristo  l'ufficio  pastorale  sommo,  efficace  e
decisivo  di  Pietro,  la unit si sfascerebbe;  e  indarno  poi  si
cercherebbe  di  ricomporla  con  criteri  sostitutivi   di   quello
autentico,  stabilito da Cristo stesso: "vi sarebbero  nella  Chiesa
tanti  scismi  quanti  sono  i  sacerdoti",  scrive  giustamente  S.
Girolamo. (65) E  vogliamo  altres  considerare  che  questo  cardine
centrale  della  santa  Chiesa non vuole  costituire  supremazia  di
spirituale  orgoglio e di umano dominio, ma primato di servizio,  di
ministero,  di amore. Non  vana retorica quella che al  Vicario  di
Cristo attribuisce il titolo: "il servo dei servi di Dio".
  115.  Su  questo piano veglia il Nostro dialogo, che ancora  prima
di  svolgersi  in fraterne conversazioni si esprime a colloquio  col
Padre celeste in effusione di preghiera e di speranza.

Auspici e speranze
  116.   Dobbiamo  con  gaudio  e  con  fiducia  notare,  Venerabili
Fratelli,  che  questo  vario ed estesissimo settore  dei  Cristiani
separati    tutto  pervaso  da fermenti  spirituali,  che  sembrano
preludere  a  futuri  consolanti sviluppi per la  causa  della  loro
ricomposizione  nell'unica Chiesa di Cristo. Vogliamo  implorare  il
soffio  dello  Spirito  Santo  sul "movimento  ecumenico";  vogliamo
ripetere  la  Nostra commozione ed il Nostro gaudio  per  l'incontro
pieno  di carit e non meno di nuova speranza, che abbiamo  avuto  a
  Gerusalemme  con  il  Patriarca Atenagora; vogliamo  salutare  con
rispetto  e riconoscenza l'intervento di tanti Rappresentanti  delle
Chiese   separate  al  Concilio  Ecumenico  Vaticano  II;   vogliamo
assicurare  ancora  una  volta che guardiamo  con  attento  e  sacro
interesse   i  fenomeni  spirituali,  caratterizzati  dal   problema
dell'unit, che muovono persone e gruppi e comunit di viva e nobile
religiosit.  Con  amore,  con  riverenza  salutiamo  tutti   questi
Cristiani, nell'attesa che ancora meglio nel dialogo della sincerit
e  dell'amore Ci sia dato promuovere con loro la causa di  Cristo  e
dell'unit da Lui voluta per la sua Chiesa.

Il dialogo nell'interno della Chiesa cattolica
  117.  E finalmente il Nostro dialogo si offre ai Figli della  Casa
di  Dio,  la Chiesa una santa cattolica e apostolica, di cui  questa
romana    "mater  et  caput".  Quanto  lo  vorremmo  godere  questo
domestico  dialogo! quanto lo vorremmo intenso e  familiare!  quanto
sensibile a tutte le verit, a tutte le virt, a tutte le realt del
nostro patrimonio dottrinale e spirituale! quanto sincero e commosso
nella sua genuina spiritualit! quanto pronto a raccogliere le  voci
molteplici  del  mondo contemporaneo! quanto  capace  di  rendere  i
cattolici  uomini  veramente  buoni, uomini  saggi,  uomini  liberi,
uomini sereni e forti!

Carit e obbedienza
  118.  Questo  desiderio  d'improntare i rapporti  interiori  della
Chiesa dello spirito proprio d'un dialogo fra membri d'una comunit,
di  cui  la  carit  principio costitutivo, non toglie  l'esercizio
della  virt  dell'obbedienza  l dove  l'esercizio  della  funzione
propria  dell'autorit da un lato, della sottomissione dall'altro  
reclamato  sia  dall'ordine  conveniente  ad  ogni  ben  compaginata
societ, sia soprattutto dalla costituzione gerarchica della Chiesa.
L'autorit   della   Chiesa     istituita   da   Cristo,      anzi
rappresentativa di Lui,  veicolo autorizzato della  sua  parola,  
trasposizione  della  sua pastorale carit;  cos  che  l'obbedienza
muove  da  motivo  di  fede, diventa scuola  di  umilt  evangelica,
associa  l'obbediente  alla  sapienza, all'unit,  all'edificazione,
alla  carit che reggono il corpo ecclesiastico, e conferisce a  chi
la  impone  e a chi si uniforma il merito dell'imitazione di  Cristo
"fattosi obbediente sino alla morte".(66)
  119.   Per   obbedienza   perci  svolta  a   dialogo   intendiamo
l'esercizio  dell'autorit tutto pervaso dalla coscienza  di  essere
  servizio   e  ministero  di  verit  e  di  carit;  e  intendiamo
l'osservanza  delle  norme  canoniche e l'ossequio  al  governo  del
legittimo superiore, resi pronti e sereni, come si conviene a  figli
liberi  ed  amorosi.  Lo  spirito  d'indipendenza,  di  critica,  di
ribellione   male   si  accorda  con  la  carit  animatrice   della
solidariet, della concordia, della pace nella Chiesa,  e  trasforma
facilmente  il  dialogo  in discussione, in diverbio,  in  dissidio;
spiacevolissimo  fenomeno,  anche  se  purtroppo  sempre  facile   a
prodursi, contro il quale la voce dell'Apostolo Paolo ci premunisce:
"non vi siano tra voi degli scismi". (67)

Fervore di sentimenti e di opere
  120.  Siamo cio ardentemente desiderosi che il dialogo  interiore
in  seno  alla comunit ecclesiastica si arricchisca di fervore,  di
temi,  e  di  locutori,  cos  che si  accresca  la  vitalit  e  la
santificazione del Corpo mistico terreno di Cristo.  Tutto  ci  che
mette  in  circolazione  gli  insegnamenti,  di  cui  la  Chiesa   
depositaria  e dispensatrice,  da Noi auspicato: gi dicemmo  della
vita   liturgica   e   interiore  e  della  predicazione,   possiamo
aggiungere: la scuola, la stampa, l'apostolato sociale, le missioni,
l'esercizio della carit; temi questi che anche il Concilio ci  far
considerare. E tutti quelli che al dialogo vitalizzante della Chiesa
sotto  la guida della competente autorit partecipano siano  da  Noi
incoraggiati e benedetti: i Sacerdoti in modo speciale, i Religiosi,
i  carissimi Laici militanti per Cristo nell'Azione Cattolica  e  in
tante altre forme d'associazione e di azione.

Oggi pi che mai la Chiesa  viva!
  121.  Noi siamo lieti e confortati osservando che un tale  dialogo
all'interno della Chiesa, e per l'esterno che la circonda,  gi  in
atto: la Chiesa  viva oggi pi che mai! Ma a ben considerare sembra
che  tutto  ancora  resti da fare; il lavoro  comincia  oggi  e  non
finisce mai.  questa la legge del nostro pellegrinaggio sulla terra
e  nel tempo.  questo l'officio consueto, Venerabili Fratelli,  nel
nostro  ministero,  cui oggi tutto stimola a  farsi  nuovo,  vigile,
intenso.
  122.  Quanto a Noi, mentre di ci vi diamo avvertimento, ci  piace
confidare nella vostra collaborazione, mentre vi offriamo la Nostra:
questa  comunione  di intenti e di opere Noi chiediamo  ed  esibiamo
appena  saliti,  col  nome e, Dio voglia,  con  qualche  cosa  dello
spirito  dell'Apostolo  delle  genti, sulla  cattedra  dell'Apostolo
  Pietro.
  123. E celebrando cos l'unit di Cristo fra noi, vi mandiamo  con
questa Nostra Lettera iniziale, in nomine Domini, la Nostra fraterna
e  paterna Benedizione Apostolica, che volentieri estendiamo a tutta
la Chiesa e all'intera umanit.
  Dato   a   Roma,   presso  San  Pietro,  nella   Solennit   della
Trasfigurazione  di Nostro Signore Ges Cristo, il  6  agosto  1964,
anno secondo del Nostro Pontificato.
                                                                    
                                                       Paulus PP. VI
                                                                    
                                  
                                  
  
  
Note:
1) Gv 7,16.
2) Ef 3,9-10.
3) Cf At 20,28.
4) Cf Ef 5,27.
5) Eb 1,1.
6) Cf Mt 26,41.
7) Cf Lc 17,21.
8) Cf Mt 26,75; Lc 24,8; Gv 16,4.
9) Fil 1,9.
10) Gv 9,38.
11) Gv 11,27.
12) Mt 16,16.
13) Ef 3,17.
14) Gv 14,26.
15) Acta Leonis XIII, XVI, 1896, pp. 157-208.
16) AAS 35, 1943, pp. 193-248.
17) Ibid., p. 193.
18) Ibid., p. 238.
19) Gv 15,1ss.
20) Gal 3,28.
21) Ef 4,15-16.
22) Col 3,11.
23) In Gv tract., 21,8; PL 35,1568.
24) Ef 3,17.
25) Cf 1 Pt 2,9.
26) Cf Gal 4,19; 1 Cor 4,15.
27) Mt 16,18.
28) Rm 8,16.
29) Cf Ef 5,20.
30) Cf 1 Tm 6,20.
31) Eb 7,25.
32) Gv 17,15.
33) Cf 1 Ts 5,21.
34) Cf Mt 7,13 ss.
35) Ap 2,2.
36) Fil 2,5.
37) 1 Cor 13,7.
38) Rm 12,2.
39) Rm 6,3-4.
40) 2 Cor 6,14-15.
41) Gv 17,15-16.
42) 1 Tm 6,20.
43) Mt 28,19.
44) Mt 13,52.
45) Gv 3,17.
46) Cf Bar 3,38.
47) 1 Gv 4,10.
48) Gv 3,16.
49) Lc 5,31.
50) Cf Mt 11,21.
51) Cf Mt 12,38 ss.
52) Cf Mt 13,13 ss.
53) Cf Col 3,11.
54) Cf Mt 13,31.
55) Cf Ef 5,16.
56) Mt 11,29.
57) Cf Mt 7,6.
58) 1 Cor 9,22.
59) Cf Gv 13,14-17.
60) Cf Ger 1,6.
61) Cf Rm 10,17.
62) Cf Sal 18,5 e Rm 10,18.
63) Mc 1,3.
64) Cf AAS 40, 1963, p. 300.
65) Dial. contra Luciferianos, PL 23,173.
66) Fil 2,8.
67) 1 Cor 1,10.
