Tratto dal libro di Claudio Rendina: I PAPI - Storia e segreti
Paolo Sesto (1963-1978)
C'era stato il terremoto nella Chiesa di Roma con papa Roncalli
e trovargli un successore sarebbe stato difficile. La linea giovannea
non poteva certo essere ignorata, con un concilio ecumenico lasciato a
met, ma d'altra parte la frangia conservatrice dei cardinali non voleva 
cedere al progresso ad oltranza e tanto meno all'improvvisazione;
pretendeva un pontefice pi previdente e metodico, capace in fondo di
sciogliere e legare ovvero di barcamenarsi. Pedro, adelante, con
juicio, avrebbe dovuto essere il suo motto, emulo del Ferrer manzoniano. 
E un papa cos lo trov nella persona di Giovanni Battista Montini, 
arcivescovo di Milano; fu eletto al quarto scrutinio del 21 giugno 1963 
e assunse il nome di Paolo sesto, in onore dell'apostolo delle genti. 
Voleva indicare in tal modo che era intenzionato a percorrere una via 
nuova e una pi vasta programmazione della fede, nel dialogo con 
gli uomini di buona volont; la linea giovannea sarebbe
stata dunque in qualche modo proseguita.
Giovanni Battista Montini era nato il 26 settembre 1897 a Concesio,
presso Brescia, da una famiglia borghese; il padre era stato deputato
al parlamento per tre legislature e promotore del Movimento sociale
cattolico. Aveva studiato dai Gesuiti e, entrato a vent'anni in seminario,
a ventitr era gi ordinato sacerdote; trasferitosi a Roma aveva
frequentato i corsi della Gregoriana, ma nel 1923 monsignor Pizzardo, 
sostituto alla Segreteria di Stato, lo aveva inviato a Varsavia come
assistente alla nunziatura apostolica. Tornato a Roma l'anno dopo, 
si laure in diritto canonico entrando subito dopo nella Segreteria
di Stato come addetto e poi militante; ma soprattutto rivolse la
sua attivit alla FUCI. Come assistente spirituale di quest'organizzazione 
universitaria cattolica conobbe allora quelli che sarebbero stati i futuri
capi della Democrazia cristiana, come Scelba, Fanfani, Moro e Gonella; 
si astenne da qualsiasi collaborazione con la federazione universitaria
fascista e mostr in varie occasioni una personale avversione
al regime, sia pure in forma molto diplomatica.
E la diplomazia pot senz'altro affinarla in seno alla Segreteria di
Stato che dal 1933 lo impegn a tempo pieno, dapprima come sostituto 
per gli Affari ecclesiastici e infine come prosegretario insieme a
monsignor Tardini; fu un ventennio di collaborazione attiva con papa
Pacelli, del quale fin per essere considerato il braccio destro 
nell'immediato dopoguerra. Eppure il suo spirito progressista non era 
ben visto in Vaticano, nonostante Pio 12esimo seguitasse ad elogiarlo; 
del resto non arriv neanche la porpora cardinalizia, per quanto il papa 
avesse precisato che sia Montini sia Tardini avessero chiesto di poter
esser dispensati da cos altissima dignit. Ma per Montini venne la nomina
all'arcivescovado di Milano nel novembre del 1954; un esilio? Si
parl principalmente di un dissidio tra i due prosegretari, ma 
indiscutibilmente monsignor Montini avrebbe voluto portare ancor pi avanti
le riforme liturgiche che papa Pacelli veniva concedendo; di qui la
nuova nomina. E come arcivescovo, Montini comp grandi missioni in
America e in Africa, mettendo cos in mostra quella apertura moderna
verso il mondo che si sarebbe affermata nei suoi viaggi da pontefice.
Ma morto Pio 12esimo arriv finalmente per lui la porpora cardinalizia
nel dicembre del 1958; papa Roncalli lo conosceva bene, ne condivideva 
le idee, e quando annunci nel 1959 il concilio ecumenico, il cardinal 
Montini s'impegn a fondo nell'impostazione del Vaticano secondo. 
Giovanni 23esimo trov in lui un consigliere speciale, ma il cardinale 
cominci nondimeno fin da allora a mostrare quelli che sarebbero stati 
i limiti della sua ottica conciliare. Proprio poco prima di partire 
per Roma e partecipare a quell'assemblea ecumenica, aveva prescritto la 
soppressione nella sua diocesi del quindicinale Adesso, fondato da1 don
Mazzolari; l'accusa era di critica spregiudicata verso la gerarchia in
una concezione rivoluzionaria dell'autonomia dei laici. Dieci anni dopo 
non si sarebbe comportato diversamente nei confronti delle ACLI di
Gabaglio, per la loro apertura socialista. Nel cardinale dunque c'era
gi tutto il papa.
Il suo atteggiamento lo si capisce fin dal discorso dell'incoronazione
pontificia, il 30 giugno 1963, nel quale sembra mettere le mani avanti
per rassicurare i conservatori: Difenderemo la Santa Chiesa dagli errori
di dottrina e di costume. E il riformismo controllato si evidenzia
in tutto il periodo del concilio, che egli riapre il 29 settembre di quello
stesso anno; lo presiede preoccupandosi che la spinta progressista resti
all'interno di un progetto in pratica moderato. I conservatori sono in
minoranza, ma riescono a farsi sentire da lui e limitare la portata di
provvedimenti che la maggioranza richiede; ad esempio, al terzo punto 
dello schema De ecclesia Paolo vi attenua l'importanza della collegiabilit
episcopale, ribadendo che essa agisce sotto la direzione del
romano pontefice. E ancora sui problemi scottanti, quali il celibato
sacerdotale e il controllo delle nascite, finisce per arrogarsi d'autorit
il diritto di dire la sua sull'argomento, sottraendo ai vescovi la facolt
di discuterne perch non  affatto opportuno un pubblico dibattito.
Oppure quando di sua iniziativa sopprime l'Indice dei libri proibiti
e il Sant'Uffizio, ma lo sostituisce con la Congregazione per la dottrina
della fede, che in fondo manterr un carattere se non inquisitoriale 
comunque di controllo; e infine, per andare incontro alla
maggioranza, istituisce il Sinodo dei vescovi, ma si premura di sottolineare
la funzione esclusivamente consultiva che tale organismo avr.
 una riforma a met quella che Paolo sesto tirer fuori dal concilio, 
perch si oppone a qualsiasi iniziativa che possa intaccare la tradizione
dogmatica e il primato pontificio.
Ciononostante, quando dopo tre sessioni il Vaticano secondo viene 
ufficialmente chiuso l'8 dicembre 1965,  indiscutibile che la base di un
rinnovamento  in atto. Non sono tanto le riforme liturgiche a dare
questa nuova immagine, con la celebrazione della messa nella lingua
nazionale, la limitazione del culto della Madonna senza tante espansioni 
a volte esagerate, con statue e altari laterali spesso fatti sparire
dalle Chiese, riducendo a un solo altare centrale le funzioni.  piuttosto
il concetto di universalit di Chiesa popolo di Dio in cammino
attraverso la storia che si afferma, in una missione che si concretizzi
con la promozione della pace nella comunit dei popoli, in forma attiva 
di dialogo, anche con protestanti e ortodossi, con le religioni non 
cristiane, con gli atei, i marxisti, per essere effettivamente Lumen gentium.
 il programma che Paolo sesto sta gi attuando ancor prima che il
concilio finisca i suoi lavori e come ha teorizzato nella prima enciclica
del 9 agosto 1964, Ecclesiam Suam; un dialogo con i cristiani separati
e i non credenti, dunque, tramite l'istituzione di apposite congregazioni
che affrontino i problemi angoscianti dell'uomo contemporaneo. E
iniziano i suoi viaggi in quello stesso anno;  in Palestina, in un 
abbraccio simbolico con il patriarca di Costantinopoli Atenagora, e in
India al Congresso eucaristico di Bombay, da dove lancia un appello
alle grandi potenze perch cessino la corsa agli armamenti e impieghino 
le loro risorse per aiutare il Terzo Mondo, assillato dal dramma
della fame.  quanto coraggiosamente riaffermer in nome della pace
nel settembre del 1965 a New York, davanti ai delegati dell'ONU; per la
prima volta nella storia viene riconosciuto al vicario di Cristo un 
atteggiamento di neutralit nel contesto internazionale. Quella che
deve essere la vera unica politica della Santa Sede, riscoperta da 
Benedetto 15esimo, ma rimasta inascoltata, e riproposta con semplicit da
Giovanni 23esimo, sembra aver trovato in Paolo sesto il suo portavoce pi
forte e sicuro; la Chiesa si spoglia di pretese regali, si fa pellegrina
sulla terra per instaurare rapporti nuovi tra i popoli d'Occidente e
d'Oriente.
E all'insegna di questa credibilit riacquistata dal papato dopo secoli,
arrivano le esortazioni alla pace nel Vietnam e i messaggi del capodanno 
1966 ad Hanoi, Saigon, Mosca e Pechino; dal colloquio privato
di papa Roncalli con il genero di Kruscv, il discorso con i paesi comunisti
si  ampliato proprio perch Paolo sesto  andato oltre, sviluppando 
nella realizzazione quotidiana i contenuti dell'intuizione profetica
di cui Roncalli era stato l'inconsapevole e soprannaturale portavoce,
come ha osservato Franco Molinari.  un merito che va riconosciuto
al papa Montini di questo periodo e che appare testimoniato da quanto 
viene sviluppato tra il '66 e il '67. Su un piano ecclesiale, all'interno
della diocesi di Roma, la riforma della Curia, e all'esterno, continuando 
il dialogo ecumenico, ricevendo il capo della Chiesa anglicana, 
l'arcivescovo di Canterbury; su un piano politico con il viaggio in 
Turchia, alla quale in segno di pace aveva provveduto a restituire le 
bandiere catturate durante la battaglia di Lepanto, e ricevendo la visita
del presidente sovietico Podgorny, indice di un concreto avvicinamento 
tra il Vaticano e i paesi dell'Est europeo. Dal '70 Gromiko avrebbe
incontrato poi regolarmente il papa in ogni suo viaggio e monsignor
Casaroli, segretario del ministero degli Affari esteri, avrebbe compiuto 
miracoli diplomatici, iniziando un periodo di fitti contatti tra il 
Vaticano e l'Unione Sovietica, in un clima di disgelo.  comunque il 1967
il momento pi alto del papato di Paolo sesto con la Populorum
progressio, che per il suo contenuto sociale impegna la Chiesa come
non mai;  un'invettiva contro il potere che opprime, ma  anche una
teologia della liberazione, perch incoraggia a reagire in nome di
Dio alle sopraffazioni. L'enciclica diventa un punto di riferimento per
tanti cattolici dell'America latina accomunati con le forze marxiste in
una rivoluzione contro le dittature. In Brasile ne sar l'interprete 
Helder Camara, l'arcivescovo rosso, come si racconta lo abbia chiamato 
Paolo sesto in un incontro in Vaticano. Ecco il nostro papa "comunista",
pare sia stata la risposta del prelato brasiliano.  un aneddoto
che riporta in un suo famoso libro Jos Gonzales; autentico o no, riproduce
certa mentalit che l'enciclica era venuta maturando.
Vengono invece gli anni della contestazione e l'autorit di Paolo sesto
ne resta sorpresa se non addirittura scossa; sente che deve porre un
freno a quanto ha detto. Occorre chiarire i limiti in cui la sua enciclica
va intesa e lo fa nel viaggio a Bogot nell'agosto del '68: Continueremo
a denunciare le ingiustizie sociali, dice ai campesinos colombiani, ma
raccomanda ai vescovi latino-americani che l'arma della
denuncia e dell'opposizione sia la carit e non la violenza. Potrebbe
essere vero quanto afferma Franco Molinari, e cio che bisognava 
saper leggere le righe e tra le righe, non accostarsi ai testi pontifici
con chiavi false (per esempio quelle politiche, e quelle marxiste, che ti
catapultano la lotta di classe persino dentro il conclave); evidentemente
il messaggio era stato travisato, non c'era stata la familiarit della
prolungata riflessione. Ma  anche comprensibile, perch alle spalle di 
Paolo sesto, nonostante tutta la sua grande personalit, c'era sempre papa
Roncalli birichino e malizioso, come lo definisce appunto Molinari,
e allora la gente era ormai abituata a vedere pi in l e forse appunto
a sognare una fuga in avanti.
E ci fu l'ondata di riflusso, la delusione: dall'Humanae vitae che, 
ribaltando le conclusioni favorevoli al controllo delle nascite di una
commissione scelta dal papa stesso, si oppone all'uso dei mezzi 
anticoncezionali, alla Sacerdotalis Coelibatus, che ribadisce l'obbligo del
celibato dei preti; dalla sconfessione del catechismo olandese alla 
ribadita affermazione del primato del papa nel Congresso mondiale delle
Chiese a Ginevra nel 1969, con una dichiarazione che attenua enormemente 
la portata dei lavori di una commissione mista cattolico-anglicana per 
un avvicinamento teologico tra le due Chiese. Sono gli atteggiamenti 
di un papa che riscopre il suo assolutismo; ha lanciato messaggi 
ecumenici, ma in fondo li ha usati per rinsaldare il castello
scosso dal terremoto del suo predecessore. Usa sempre la tiara e la sedia
gestatoria; il plurale majestatis suona di nuovo freddo sulle sue labbra.
Eppure i viaggi di Paolo sesto si susseguono con ritmo costante, dando
per ormai pi che altro l'immagine del papa turista. Non ha pi
intorno l'entusiasmo di una volta: nel '70 a Cagliari alcuni giovani lo
prendono a sassate, a Manila un pittore sdamericano Benjamin Mendoza
attenta alla sua vita. Ma  solo uno squilibrato; far oltretutto
pochi anni di carcere, grazie al fatto che il Vaticano non si costituisce
parte civile.  vero che Montini ha edificato il mondo, quando con
discrezione ha perdonato il suo goffo attentatore di Manila, come ha
evidenziato Franco Molinari;  vero che il perdono non muore. La
civilt dell'amore continua e che nei suoi anni di pontificato non ha
scoccato neppure una scomunica, n contro i dromedari della destra
tradizionalista (Lefebvre) n contro i puledri scalpitanti della sinistra
marciante (Franzoni). Ha evitato scismi. Tutto questo  vero, ma
non direi che le altre cose sono carabattole da sottoscala pettegolo.
Cosa dire della sua ingerenza nei lavori della commissione parlamentare
incaricata di esaminare la costituzionalit o meno della legge
sul divorzio? Arrogandosi un diritto inconcepibile, egli disse infatti
che una sedicente autorit aveva adottato un principio di dubbia 
legittimit, ricordava Vittorio Gorresio in un articolo scritto pochi
giorni dopo la morte del pontefice, e giustamente osservava: Non avrebbe
dovuto permetterselo. Un conto, infatti,  che il pastore della Chiesa
predichi e parli contro il divorzio e ne deprechi l'adozione; un altro,
ben diverso,  che si spinga a contestare la legittimit delle deliberazioni
di un organo dello Stato. E, com' noto, quest'atteggiamento
comport una spaccatura in seno al clero e ai laici cattolici; appoggiando
apertamente il referendum antidivorzista promosso da Gabrio Lombardi, 
Paolo sesto venne meno al principio di separazione tra Stato e
Chiesa, nel tentativo d'impedire ai fedeli di agire autonomamente come 
cittadini.
E che dire del giubileo del 1975, indetto controvoglia dallo stesso
papa, in un mondo che sempre pi andava allontanandosi dalla Chiesa,
come egli stesso osservava in un celebre discorso dell'11 settembre 1974, 
con la benedizione per posta? Bastava riempire un modulo e
indirizzarlo all'elemosiniere del Vaticano, il vescovo titolare di Termini 
Imerese, Antonio Travia, e la benedizione apostolica ti arrivava a
caso col postino a solo 2.000 lire; certo, se la volevi su pergamena di 
riso, il prezzo saliva a 30.000. Era una truffa santa che offuscava non
poco il raggio di luce che faceva da sfondo alla colomba col ramo d'olivo 
nel manifesto di quell'Anno Santo.
Qualcosa non torna nella personalit di questo papa fragile e fortissimo 
ad un tempo, ovvero l'Amleto d'oltre Tevere, ma d'altronde  anche vero
che  troppo vicino a noi perch se ne possa parlare con serenit, fuori 
da ogni polemica.
Quello che personalmente ritengo che illumini senz'altro in maniera
evangelica la sua figura  il modo in cui penetr a fondo i drammi del
nostro tempo, pronto ad immolarsi in essi come martire o a viverli in
diretto collegamento con la divinit e con la coscienza. Cos fu quando,
in occasione del dirottamento di un aereo della Lufthansa a Mogadiscio 
ad opera di terroristi tedeschi, offri se stesso in ostaggio e, durante 
la vicenda Moro, il 21 aprile del 1978, scrisse una lettera agli
uomini delle Brigate Rosse davanti ai quali s'inginocchiava implorando
invano. Ma sono anche sprazzi di luce che non abbagliavano pi la massa, 
ormai nichilista sulla validit di certi gesti e di certe parole.
Il 13 maggio 1978 a San Giovanni in Laterano, in occasione del rito
funebre per Moro, ebbe a dire: Signore, ascoltaci... in questa giornata
di un sole che inesorabilmente tramonta... Signore, ascoltaci.
Sembravano le parole di un profeta, in un presentimento di morte.
Mor a Castel Gandolfo, appena tre mesi dopo, il 6 agosto, per un
edema polmonare. Fu sepolto nella cripta della basilica Vaticana.
