ALFREDO ORIANI
Alfredo Oriani nato a Faenza il 22 agosto 1852, ebbe una vita infelice e
sfortunata. Fin dall'infanzia, manifest un'indole taciturna e scontrosa,
su cui influ la carenza di affetto materno (il cuore della madre batteva
soprattutto per il primogenito, Ercole, destinato a una morte precoce).
Nel 1862, Alfredo fece il suo ingresso nel bolognese Collegio S. Luigi
dei padri Barnabiti, ove trascorse un'adolescenza inquieta e solitaria,
conclusa con un insuccesso agli esami di licenza ginnasiale. Il padre Luigi,
rimasto vedovo, decise di mantenere negli studi quel suo figliolo cos
eccentrico, ma cos intelligente. Iscrittosi in legge all'universit di
Roma, il giovane Oriani visse torbidamente i suoi anni goliardici
(ringhioso, scettico, misantropo... Studiare, scrivere, fantasticare... la
malinconia mi si cangiava in rabbia, il dispetto in odio... ),
trasferendosi e all'universit di Napoli, dove si laure nel 1872.
Ritornato a Bologna, abbandon l'avvocatura, dopo un breve periodo di
pratica presso lo studio di un noto avvocato, e si dedic intensamente
all'attivit letteraria. Frequentava intanto gli ambienti pi alla moda di
Bologna, come il salotto Minghetti e il Caff delle scienze, stringendo
rapporti di amicizia con personalit di spicco, come il critico Ruggero
Bonghi e il filosofo Angelo Camillo De Meis. Ma il suo atteggiamento
spavaldo e polemico e l'eloquenza infuocata con cui sosteneva tesi spesso
paradossali e sconcertanti non potevano propiziargli il favore degli
ambienti mondani. Ridottosi a vivere in solitudine nella cascina paterna
"Il Cardello", presso Casola Valsenio, ruppe con la propria compagna di vita,
che gli aveva dato un figlio, e costrinse la sorella Enrichetta ad
abbandonarlo. La popolazione locale, pur chiamandolo e' matt d'e' Cardel ,
aveva fiducia nelle sue capacit politiche e lo elesse regolarmente al
consiglio provinciale di Ravenna. Ma anche nella battaglia politica Oriani fu
tradito dalle sue intemperanze: candidato al Parlamento, si rifiut di
condurre la propria campagna elettorale, votandosi cos alla sconfitta;
chiamato a Roma da F. Crispi, in occasione delle elezioni del 1894, torn
precipitosamente in Romagna, disgustato dalla lotta tra i partiti, pur
condividendo l'indirizzo di fondo della politica crispina. Egotista
inguaribile, ossessionato dalla foga di strafare, nella solitudine del suo
villaggio sogn inutilmente la gloria, fino alla morte, che lo colse
il 15 ottobre 1909.
Il grand'uomo del villaggio:  questa l'incisiva e graffiante definizione
che Gaetano Salvemini formul sulla personalit di Oriani nel corso di una
conversazione con Piero Gobetti. Una definizione azzeccata, che, pur
riconoscendo la grandezza dello scrittore, indicava nel provincialismo il
nodo problematico sia dell'uomo Oriani sia della sua produzione politica,
storica, letteraria. Strano destino, quello del 'provinciale' Alfredo
Oriani, che in vita fu costretto a stamparsi a proprie spese i libri che pi
gli stavano a cuore e che ebbe una fortuna postuma, suggellata da ben due
edizioni delle sue opere, per iniziativa di due sponsor eccezionali,
ideologicamente contrapposti: Benedetto Croce e Benito Mussolini. Era stato
il Croce, con un famoso saggio del 1908, a rilanciare Oriani, fino ad allora
poco letto e ammirato: pur avanzando riserve sull'oratoria lutulenta ed
enfatica dello scrittore romagnolo e sui suoi atteggiamenti titanici e
gladiatori, il grande critico gli riconosceva il merito di essersi opposto al
clima dell'imperante positivismo, e di essersi rifatto solitariamente al
pensiero hegeliano. Ma la pi grande, e pi ambigua, fortuna di Oriani
nacque il 27 aprile 1924, quando, con la 'marcia al Cardello', Mussolini
si appropri del pensiero di Oriani, facendone un precursore del movimento
fascista. Si innesc allora tutta una serie di reazioni: nel 1935, Croce
riprese la penna in mano per ridimensionare il giudizio di un tempo e per
precisare che in alcun modo l'Oriani poteva essere considerato un pensatore
profetico; nel 1940, il Sant'Uffizio condann l'Opera Omnia dello scrittore
romagnolo; e, dopo la seconda guerra mondiale, la critica marxista denunci
l'uso scorretto e intossicante che aveva fatto di Oriani l'ala pi
reazionaria dei suoi tardivi estimatori. A un giudizio pi equanime si 
pervenuti oggi, riconoscendo le due anime che si urtavano al fondo della
complessa personalit di Oriani: lo spirito popolare e democratico, di
impronta repubblicana e mazziniana, e lo spirito moderato e conservatore,
autoritario e statalista, i cui germi erano stati depositati in lui
dall'eredit della Destra storica e dall'influsso del pensiero hegeliano.
Un insigne storico, Walter Maturi, ha attribuito ad Oriani la funzione di
excubitor dormitantium, di sollecitatore delle forze latenti della societ
italiana e di stimolatore di problemi, pi che di portavoce di una
determinata ideologia. Ne era consapevole lo stesso Oriani che, alla domanda
di un uomo politico romagnolo, desideroso di sapere in quale tendenza
ideologica precisa fosse possibile dassificarlo, rispose alteramente:
Nessuna bandiera e venti volumi: al contrario di te che rappresenti nessun
volume e venti bandiere.
