
L'Iliade nella versione di Vincenzo Monti.
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ad esclusivo uso dei privi della vista.
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La traduzione dell'Iliade in italiano tent molti ingegni: Anton Maria Salvini, Giuseppe Maria Bozoli , Cristoforo Ridolfi , Giacinto Ceruti , Melchiorre Cesarotti, che, in versi o in prosa, volgarizzarono l'intero poema. Francesco Boaretti, inoltre, lo ridusse in stile lombardo; Alessandro Verri ne trascrisse un compendio in prosa; e traduzioni parziali o frammentarie furon compiute da Scipione Maffei, Giuseppe Torelli, Tommaso Natale, Giacomo Casanova, nonch dal Foscolo.

Su tutte domina, a giusto titolo, questa che Vincenzo Monti port a termine nel e che apparve a Brescia l'anno appresso, dedicata al vicer d'Italia, il principe Eugenio.
Compiuta nel breve corso di un anno ma dopo non pochi tentativi fatti anni addietro sulla traccia dell'originale greco e anche di versioni latine talch il Monti fu tacciato di gran traduttor dei traduttor di Omero e, nondimeno, la sua consapevolezza di aver compiuto una fatica di altissimo merito e non destinata all'oblo fu tanto grande, che egli non esit a definirsi cantor che di belle itale note vest l'ira di Achille, questa traduzione divenne essa stessa opera classica, per la sua forma impeccabile, e ancor oggi rimane senza eccezione la pi bella versione italiana dall'antico.


Attraverso i poco pi di ventimila endecasillabi del Monti di contro ai quasi sedicimila esametri originali che l'Iliade, poema greco,  divenuta poema italiano; e la sua popolarit impera indiscussa.
Altri volgarizzatori meglio del Monti filologicamente preparati non mancarono quali, ai nostri giorni, il Festa, il Romagnoli, il Vitali, n certo mancheranno: ma pare assi dubbio che, nella nostra lingua, alcuna altra versione possa mai, nonch sostituirsi, appaiarsi a questa.

Durante la vita del Monti, altre tre edizioni seguirono alla prima edita in Milano, per i tipi della Stamperia Reale, e poi ancora in Milano, nella grande raccolta dei Classici Italiani; e tutte e tre furono dal Monti attentamente rivedute e migliorate, anche sulla scorta dei suggerimenti che insigni grecunti Lamberti, il Mustoxidi, Ennio Quirino Visconti gli andavan facendo.
Talch l'edizione n apparsa, un solo anno dopo la morte del settantaquattrenne poeta, anch'essa nei Classici Italiani, raccogliendo le precedenti modifiche e le annotazioni lasciate dal Monti, pu considerarsi definitiva. Su di essa  stata esemplata la presente edizione integrale e i pochi ritocchi apportati riguardano principalmente l'impiego degli accenti.
Si son poi date, a pi di pagina, le note che consentano la piena intelligenza del testo non solo agli studenti per i quali molte di esse sono, invero, superflue, ma anche a lettori assai meno provveduti.
Un repertorio dei nomi, dei luoghi e delle cose notevoli, a pi pagina , chiarisce ogni citazione erudita; quindi si sono dati gli argomenti sommari dei ventiquattro libri, ciascuno con l'indicazione dei versi ove ciascun episodio viene svolto; infine,  stato dato l'elenco dei brani pi celebri, gli stessi puntualmente figuranti nelle antologie perch oggetto di lettura nelle scuole.

Ben da ricordare  la dedica solenne:

A SUA ALTEZZA IMPERIALE EUGENIO NAPOLEONE DI FRACIA ARCICANCELLIERE DI STATO DELL'IMPERO FRANCESE, PRINCIPE DI VENEZIA, ECCETERA.

ALTEZZA IMPERIALE,

La Iliade fu sempre il poema de' valorosi. Sono ancor celebri le generose lagrime d'Alessandro sulla tomba di Achille ed  pure fra gli uomini divulgato che quel grande conquistatore solea chiamare l'Iliade il viatico delle sue spedizioni.

A voi dunque, magnanimo principe, giustamente se ne intitola la traduzione nella lingua del bel paese, di cui siete l'amore, a voi figlio ed alunno del maggior de' guerrieri, e guerriero egregio voi stesso, coronato l'ancora giovine fronte di quel medesimo alloro che cinse un di sulla Raab, ma non cos bello, le tempie canute del Montecuccoli.

Se il cielo, invidiandovi ai nostri giorni, vi avesse concesso agli eroici, Omero vi avrebbe collocato vicino ad Achille fra Patroclo e Diomede. Noi, testimoni delle altre vostre virt, vi collochiamo in un grado pi d'assai eminente: tra Minerva ed Astrea, vicino al massimo vostro padre.

Dell'Altezza Vostra Imperiale Umilissimo, Devotissimo, Ubbidientissimo Servitore: VINCENZO MONTI.

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AL LETTORE: Avvertimento premesso dall'autore alla seconda edizione.

Molti e di non lieve importanza sono i cangiamenti co' quali in questa seconda edizione mi sono adoperato di migliorare la mia versione.
Altri riguardano la rigorosa fedelt de' concetti, altri la pi lodevole interpretazione del testo, altri finalmente lo stile.
L'illustre signor cavaliere Luigi Lamberti, le cui peregrine osservazioni sopra l'Iliade vedranno n breve la luce, e l'esimio corcirese signor Mustoxidi, e pi altri, mi sono stati in ci liberali di utili schiarimenti. Ma sopra tutti mi ha soccorso il maggior luminare dell'italiana dottrina, il signor cavaliere Ennio Quirino Visconti, uomo di quel sovrano sapere che a tutti  palese nella cognizione de' classici antichi.
Le severe e copiose sue annotazioni cortesemente a mia richiesta inviatemi da Parigi, son quelle che mi hanno messo in istato di dare al mio lavoro una quasi novella vita.
Per ci che appartiene allo stile, ho seguito principalmente la mia propria coscienza.

Parr forse a taluno che per soverchio desiderio del meglio, mi sia talvolta accaduto di andar nel peggio: e, per vero, la lima, se troppo si calca, morde spesso sul vivo, e con la parte viziosa si porta via pure la sana.

Tal altro per lo contrario stimer che per variare le cadenze del verso, o per dargli un andamento libero, disinvolto, e tale che per nulla si risenta dei vincoli che di continuo inceppano il traduttore, stimer, dico, ch'io tolga non rade volte nobilt e decoro alla dizione, lasciandola andare troppo semplice e disadorna.
Alla quale accusa io null'altro opporr che l'esempio d'Annibal Caro col seguente precetto lasciatone da uno de' pi rigidi legislatori dell'idioma italiano:

Gli ornamenti nella favella non istanno bene ad ogni ora; e talvolta il mostrar negligenza in alcuna leggiera cosa, e il non dir sempre nel miglior modo tutto ci che nel miglior modo forse sempre dir si potrebbe, per rendere il parlar vario, o per altro cotal riguardo, spesse flate merita commendazione.

FINE.
