LA SECONDA GUERRA MONDIALE
di Henri Michel

VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI


Introduzione
Pi di ogni altro conflitto, la seconda guerra mondiale  stata,
secondo le teorie di Gaston Bouthoul, il pi violentemente
spettacolare tra tutti i fenomeni sociali (...) che ha contraddistinto
una grande svolta della storia. Se, sotto alcuni aspetti, pu
apparire la rivincita o la continuazione della Grande guerra del
1914-1918, nella sostanza ne differisce profondamente:
- per la sua estensione in primo luogo. Si  lottato su una
superficie quasi planetaria: nelle acque glaciali dello Spitzberg
e nelle sabbie roventi del sahara, sulle montagne delle Alpi e
nella giungla birmana, nella rada di Montevideo e negli atolli
del Pacifico, sulle rive del Volga e su quelle del fiume Giallo.
Tutto si  svolto come se un immenso cataclisma sociale colpisse
l'intera umanit, per la prima volta unita in uno stesso tragico
destino;
- in secondo luogo per la sua totalit. Quali che siano i
loro regimi politici e sociali, con metodi diversi ma tendenti
allo stesso scopo, i belligeranti hanno mobilitato tutte le loro
popolazioni e tutte le loro economie; non soltanto hanno arruolato
giganteschi eserciti - pi di sessanta milioni di uomini si
sono combattuti - ma hanno, con il consenso o con la forza,
messo al lavoro tutti quelli che non erano soldati, donne comprese,
nelle fabbriche, negli arsenali o nei cantieri - cinquanta
milioni di lavoratori nei soli Stati Uniti. L'influenza si  estesa
ai cervelli: un'intensa propaganda, impiegando nuove tecniche,
come la radio,  stata abbastanza potente per stroncare presso i
vinti, Germania o Giappone, ogni disfattismo fino alla vigilia
della capitolazione, o per convincere le popolazioni asservite
che avrebbero potuto, sebbene disarmate, contribuire alla loro
liberazione. Di colpo, la stessa scienza  stata irreggimentata -
lo straordinario falansterio di scienziati originari di tutti i paesi
che ha fabbricato la bomba atomica negli Stati Uniti  senza
precedenti nella storia. Lo scontro  stato militare, senza che la
diplomazia perdesse i suoi diritti, ma anche, se non soprattutto,
economico e ideologico, al punto di continuare anche nei campi
di concentramento nazisti.
La grandiosit della lotta, il progresso degli armamenti, le
dottrine che hanno esasperato i fanatismi, spiegano le gigantesche
distruzioni. In cinque anni le bombe lasciate cadere dagli
aerei sono divenute mille volte pi potenti, ma la prima bomba
atomica del 6 agosto 1945 equivaleva a 20.000 tonnellate di esplosivi
ordinari: cos, Dresda  stata incendiata e rasa al suolo in una notte,
Hiroshima in pochi secondi. Ma, al tempo stesso, delitti di
un'ampiezza senza confronti - fucilazioni collettive, stermini
di massa - hanno fatto milioni di vittime, la cui morte era per
lo pi ininfluente sull'esito del conflitto. Al termine della guerra,
le rovine materiali e morali e le perdite, in beni e in uomini,
non sono paragonabili in alcun modo ai problemi che l'hanno farta esplodere.
In effetti, durante sei anni, tre guerre si sono impegnate, pi
giustapposte che veramente intrecciate. Il continente europeo,
come nel 1914-1918, ha avuto il triste privilegio delle battaglie
pi micidiali, opponendo gli eserciti pi numerosi; l'Europa ne
ricaver un considerevole e duraturo indebolimento. Ma l'Estremo
Oriente  stato un altro teatro di operazioni aperto prima, e
chiuso pi tardi, relativamente distinto dal primo, caratterizzato
da un altro tipo di scontro, quello navale e aereo strettamente
associato; solo gli americani, e in grado minore i russi - questo
solo fatto la dice lunga sul ruolo che gli uni e gli altri hanno
avuto - hanno combattuto ovunque. Tuttavia, fenomeno completamente
nuovo, a fianco dei combattimenti di tipo classico,
affrontati dagli eserciti regolari, una terza guerra, pi o meno
sostenuta o disprezzata secondo i casi, quella dell'ombra, ha
opposto popolazioni, momentaneamente asservite, ai loro provvisori
vincitori - in Europa come in Cina.
A dire il vero, mai nessun conflitto si  svolto in un tale
groviglio di avvenimenti drammatici. In numerose riprese, il destino
 sembrato esitare, ha dominato una vera incertezza. Comunque,
sino all'ultimo, la lotta  rimasta accanita. Tuttavia, nel
corso del processo, i blocchi antagonisti si sono modificati e gli
stessi scopi della guerra si sono alterati. Alleate della Germania
o legate ad essa con una neutralit benevola all'inizio, l'Italia e
l'Unione Sovietica sono divenute sue avversarie cammin facendo, mentre
la Francia, che si era per prima lanciata nella guerra
contro la Germania,  stata sul punto, nel frattempo, di schierarsi
al suo fianco. Le ostilit erano cominciate perch fossero preservate,
o ristabilite, l'indipendenza e l'integrit territoriale della Polonia
e della Cina: gli angloamericani furono alla fine obbligati a sacrificarle
sull'altare della loro alleanza con l'Unione Sovietica. Il paradosso
diviene totale quando gli americani intraprendono la distruzione degli
imperi coloniali dei loro alleati inglesi e francesi o quando accettano,
nell'Europa centrale e orientale, l'instaurazione di regimi politici e
sociali agli antipodi degli ideali per i quali si sono battuti.
Il fanatismo e la durezza delle ostilit hanno generato una fine
della guerra ambigua - nessuna pace  stata conclusa. La sconfitta
dei vinti  stata totale, senza condizioni, come l'avevano voluta i
vincitori. Una conclusione cos favorevole avrebbe dovuto facilitare
la soluzione di tutti i problemi in sospeso. In effetti non se ne
fece nulla; altri problemi si erano posti nel frattempo, imprevisti,
che esigevano risposte tanto immediate quanto difficili, al punto
che alcuni pensarono, per risolverli, di impegnare una terza guerra
mondiale che avrebbe opposto gli alleati della vigilia. Per fortuna
non se ne fece nulla. Invece furono prese misure, e costituiti organismi,
per prevenire il ripetersi di una simile catastrofe; ci fu tuttavia
un nuovo paradosso che vide le nazioni vittoriose impegnarsi
con diligenza a risollevare le stesse avversarie che avevano in ogni
modo cercato di distruggere - e a farlo rapidamente.
Risultati cos sconcertanti non debbono tuttavia minimizzare
l'importanza del conflitto, n far dimenticare le sue cause
profonde. Ci che era in gioco, non era solo una divisione delle
spoglie dei vinti, estesa sino alla dominazione del mondo: era
anche la libert degli uomini e dei popoli, le loro ragioni di vivere,
gli ideali che li guidavano. Ci sembra comunque necessario spiegare lo
svolgimento del conflitto non solo perch lo stato della conoscenza
storica oggi ce lo permette ma anche per principio, perch questa guerra
non  stata solo una rottura provvisoria in un processo della societ
umana; ne risultano questioni molto gravi sulle quali ci si pu
interrogare;  importante ricordare che le risposte avrebbero potuto
essere diverse, secondo il corso delle battaglie, e mostrare quanto,
talvolta,  mancato poco che lo fossero.
La nostra descrizione  dunque attraversata dalla successione
degli avvenimenti. In un primo tempo, le potenze dell'Asse -
Germania, Giappone e, a un gradino pi basso, l'Italia - non
ottengono che successi; esse affrontano in ordine sparso avversari
che, nella preparazione e nella concezione della lotta, sono
in ritatdo di una guerra su di loro.  la fase della guerra lampo,
che comincia in Manciuria nel 1931 e che finisce sulle rive
del Volga alla fine del 1942. A questa data, su tutti i teatri di
operazione, all'aggressore manca il fiato, la sua ambizione 
maggiore dei suoi mezzi per appagarla;  fermato contemporaneamente
a Midway, a Stalingrado e a El Alamein; inoltre,
il suo avversario passa a sua volta all'offensiva, in Unione
Sovietica, in Libia e nell'Africa del Nord francese. Oramai si
impegna una guerra d'usura, su scala mondiale. Ogni campo
possiede immensi imperi di cui riunisce e convoglia tutte le forze.
Vincer la guerra chi avr pi armi, ma soprattutto i migliori
equipaggiamenti e le armi di qualit superiore. In questo gioco,
l'immensit dell'Unione Sovietica e del Pacifico, combinata
con il potenziale apparentemente illimitato degli Stati Uniti, fa
pendere la bilancia dalla parte degli Alleati. A partire dal 1943
comincia la loro avanzata, lenta in un primo tempo, poi pi
rapida a partire dall'estate del 1944, fulminea nella primavera e
nell'estate del 1945. L'Italia prima, la Germania poi, infine il
Giappone, invasi, sconfitti e a loro volta interamente occupati,
devono prendere atto della loro disfatta, e accettare la legge dei
loro vincitori.
Se ci si interroga ancora sulle responsabilit dello scatenamento
della guerra del 1914, per concludere che tutto considerato erano
divise, non esiste alcun dubbio per quanto riguarda
l'iniziativa del settembre 1939 in Europa e del dicembre 1941
in Asia: Hitler e i militari giapponesi hanno scelto la loro ora, il
loro avversario e il luogo del loro attacco, dopo aver accuratamente
preparato il loro piano. Per anni, la Germania, dopo l'avvento
del nazismo, l'Italia ben prima, dall'arrivo al potere del
fascismo, il Giappone, a partire dal passaggio dei poteri a una
cricca militare, avevano vissuto in una congiuntura prebellica,
caratterizzata dal risparmio obbligatorio, dalla costituzione di
stock, dalla stipulazione di grossi ordini alle industrie metallurgiche
e chimiche, dall'arruolamento e l'armamento di grandi
eserciti e grandi flotte, dall'inquadramento e l'indottrinamento
di tutta la popolazione, dall'esasperazione dei sentimenti nazionalisti
e dall'elaborazione di piani e strategie dai quali sarebbe
dovuta uscire la vittoria.
Per entrare in guerra, i pretesti non mancavano. In Germania,
l'accento era posto sull'umiliazione subita dalla nazione
dopo la sconfitta del 1918 e le amputazioni dei territori imposte
dal diktat di Versailles, il Giappone e l'Italia, che appartenevano
allora al campo dei vincitori, non potevano utilizzare
un pretesto analogo. Ma nel settembre 1939 la maggior parte
dei torti di cui i tedeschi si lamentavano erano stati riparati.
Nei tre paesi, la propaganda faceva valere l'argomento che
una popolazione sovrabbondante in un territorio troppo piccolo
aveva la necessit di conquistare uno spazio vitale,
che avrebbe compensato l'assenza di un impero coloniale e
fornito a buon mercato derrate alimentari e materie prime: in
Germania, i cattivi ricordi della gravissima crisi economica
nel corso degli anni Trenta davano a questi pretesti una
parvenza di giustificazione; ma, nel settembre 1939, la situazione
tedesca era divenuta pressoch normale. In effetti nei tre
paesi i clan installatisi al potere, dove si mantenevano con la
violenza, erano ispirati da un imperialismo di tipo coloniale;
ma le loro ambizioni potevano essere soddisfatte solo a danno
delle altre grandi potenze meglio dotate; queste ambizioni
erano d'altronde tanto generiche quanto illimitate; per giustificarle,
le cricche fasciste invocavano sia la perfezione del regime
che esse avevano istituito, e al quale apparteneva, secondo
loro, l'avvenire a detrimento delle democrazie decadenti,
condannate per le loro tare, sia - in Germania e in
Giappone - una superiorit razziale sui loro rivali.
Dinanzi a queste pretese, proclamate a gran voce e di cui si
diceva, senza tanti artifici, che avrebbero dovuto essere accettate
di buon grado o con la forza, le potenze minacciate non avevano
saputo formare quel blocco solido che solo avrebbe potuto
contenere il pericolo.
Infatti, per anni, queste avevano esitato fra tre comportamenti.
Gli Stati Uniti, che potevano non sentirsi immediatamente
minacciati, avevano scelto di disinteressarsi della questione,
chiudendosi in un isolazionismo che rispondeva ai sentimenti
profondi della maggioranza della popolazione. Questo atteggiamento
astensionista non poteva evidentemente essere adottato
dagli Stati europei, soprattutto da quelli che possedevano colonie;
ma la gravit del pericolo e il modo di farvi fronte erano
valutati molto diversamente. A dispetto della chiaroveggenza di
alcune personalit isolate, come Churchill ed Eden, il governo
britannico continuava a ricercare un equilibrio in Europa, che
gli sembrava minacciato sia dall'imperialismo francese che dallo
spirito di rivincita tedesco. La Francia, accanita sostenitrice
delle clausole del trattato di Versailles, non poteva certo
minimizzare il pericolo tedesco; ma la crisi politica e sociale, aperta
dalla crisi economica e dal Fronte popolare, aveva disunito la
nazione; mentre le masse popolari aspiravano a un accresciuto
benessere, la cui garanzia si basava sul mantenimento della
pace, alcuni circoli dirigenti accordavano nelle loro preoccupazioni
un posto altrettanto grande, se non maggiore, al rischio di
una rivoluzione interna rispetto alle nubi che si addensavano
alle frontiere. I piccoli Stati, Polonia e Piccola Intesa, nati dalla
vittoria francese del 1918, e la cui indipendenza era legata alla
forza e alla determinazione della Francia, non potevano non
restare smarriti dinanzi alla debolezza e all'irrisolutezza mostrati
dal loro grande alleato. Restava l'Unione Sovietica, in linea di
principio la pi minacciata, dato che i nazisti affermavano la
loro volont di abbattere contemporaneamente il comunismo e
di conquistare in Europa orientale lo spazio vitale cos ambito.
Ma la diffidenza che regnava tra le democrazie liberali e la
democrazia socialista, nutrita da un lungo passato di ostilit,
aveva reso molto difficile il ravvicinamento necessario, che era
stato appena abbozzato nel 1935 e nel 1939. Tra un disinteresse
impossibile e la formazione di un blocco che incontrava ostacoli
insormontabili, ognuno cercava di trarsi di impiccio, sperando
che il temporale, qualora fosse scoppiato, si sarebbe abbattuto
sull'altro e l'avrebbe risparmiato. Calcolo miope, che doveva
condurre a una serie ininterrotta di concessioni e di umiliazioni.
Tutto era cominciato con Mussolini che, per primo, aveva
fatto della violenza la regola della politica interna dell'Italia, e
della conquista la legge della sua politica estera. Il Duce aveva
avanzato le sue pretese sia su un'espansione economica in Europa
orientale, integrate da minacce di smembramento della Jugoslavia,
sia sulla riparazione dello scacco subito dagli italiani
ad Adua nel 1896; la guerra di tipo coloniale, ingaggiata in
Etiopia nel 1935, aveva in effetti condotto a un grave fallimento
della Societ delle Nazioni. Ma, appena ottenuta la vittoria in
Africa orientale, Mussolini aveva evocato le ambizioni territoriali
italiane a danno della Francia. Lo stesso gioco pericoloso
era condotto dal Giappone, in termini pi ampi, in Estremo
Oriente. A partire dal 1930 i giapponesi avevano incominciato a
investire la Cina, in un primo tempo con i loro capitali, poi con
il loro esercito, venuto dalla Corea, che, dopo aver conquistato
la Manciuria, si era impadronito, una dopo l'altra, di un numero
elevato di grandi citt cinesi, assicurandosi il dominio delle
principali vie di comunicazione, mentre i cinesi continuavano a
battersi tra di loro.
Era tuttavia la Germania nazista che, in Europa, aveva riportato
i successi pi inquietanti: dopo il plebiscito che gli aveva
restituito la Saar, la rimilitarizzazione della riva sinistra del
Reno, poi l'annessione dell'Austria si erano realizzate senza
suscitare vere opposizioni. Non era stato lo stesso all'epoca del
regolamento della questione dei Sudeti; ma, dopo aver fatto
finta di sostenere la Cecoslovacchia, la Francia e la Gran
Bretagna l'avevano lasciata smembrare firmando a Monaco, nel
settembre 1938, umilianti accordi dai quali l'Unione Sovietica
era stata esclusa - la divisione degli avversari potenziali di Hitler
aveva cos raggiunto il suo culmine. Quale sarebbe stata la
prossima preda? Era chiaro che la politica di appeasement
verso gli aggressori aveva raccolto solo scacchi.
L'annessione della Boemia, nel marzo 1939, in violazione
della parola data, aveva infine convinto il premier britannico,
Neville Chamberlain, che Adolf Hitler non era un gentleman.
La Gran Bretagna aveva allora preso la guida di una coalizione
antitedesca, accordando a tutti gli Stati minacciati una garanzia
che non era in grado di applicare efficacemente. Ma i passi
intrapresi da parte dell'Unione Sovietica per firmare con essa
accordi politici e militari non avevano dato i risultati attesi, forse
per non essere stati ricercati con sufficiente determinazione.
Misurando la debolezza delle democrazie occidentali, temendo di
fare le spese di una nuova Monaco, Stalin si era premurato di
rispondere alle discrete offerte di Hitler per la firma di un patto di
non aggressione che avrebbe preservato forse momentaneamente
l'Unione Sovietica, ma il cui effetto pi chiaro fu di condannare
a breve termine la Polonia e di annullare per la Germania
ogni minaccia di un vero secondo fronte. Ritenendo che, data la
situazione, era ormai difficile sottrarsi di nuovo ai loro impegni,
l'Inghilterra e la Francia avevano deciso tuttavia di sostenere la
Polonia: il 3 settembre 1939 dichiararono guerra alla Germania
Il conflitto in Europa accord al Giappone la libert d'azione
in Estremo Oriente. Infatti le gravi sconfitte subite dalla Frnncia
e dall'Inghilterra lo lasciavano da solo a solo con gli Stati Uniti,
offrendogli la tentazione di facili conquiste in territori coloniali,
ormai privati di ogni reale difesa. Dopo aver esitato circa due
anni tra pi direzioni, i dirigenti giapponesi decisero di orientare
la loro espansione verso le ricche rive dell'Asia del Sud-Est.
Per eliminare la possibile minaccia della flotta americana del
Pacifico, andarono a distruggerla nella sua base a Pear Harbor
senza dichiarazione di guerra, il 7 dicembre 1941. Fu cos che,
per volont della Germania nazista e della cricca militare nipponica,
il fuoco della guerra divor successivamente l'Europa e l'Asia.

1. I successi degli Stati fascisti
1. Le forze in campo
Sommando le loro popolazioni, le risorse delle loro economie,
le loro riserve auree, le immense possibilit dei loro imperi,
la Gran Bretagna e la Francia erano pi forti della Germania,
anche se accresciuta dall'Austria e dai Sudeti. Ma, nel settembre
1939, un bilancio delle forze reali in carpo mostrava la
superiorit del Reich, anche tenendo conto dell'esercito polacco e
bench l'italia non fosse entrata in guerra e si fosse dichiarata,
innovazione diplomatica, in stato di non belligeranza. Pure, la
Royal Navy e la flotta francese erano le dominatrici incontrastate
degli oceani, tanto pi che la marina da guerra tedesca aveva
subito dei ritardi nel suo programma di costruzioni navali e
comprendeva solo un numero poco elevato di sottomarini (57).
Se si considerano gli effettivi degli eserciti di terra, l'equilibrio
non era rotto; certo, la Gran Bretagna, che incominciava appena
a ristabilire la coscrizione, non poteva inviare in Francia pi di
quattro divisioni; ma l'esercito francese, malgrado l'obbligo di
lasciare alcune unit in Tunisia e sulle Alpi, poteva allineare
sulla frontiera del Nord e dell'Est dove, evidentemente, si dovevano
svolgere le battaglie decisive, altrettante divisioni che la
Wehrmacht; inoltre esso era forte della protezione della linea Maginot per
lo meno dal Reno sino a Sedan.
Ma questo esercito, cinto dall'aureola per aver vinto la guerra
del 1914-1918, la cui reputazione era ottima nel mondo e in
primo luogo in Germania, non era un esercito moderno; invecchiamento
o sclerosi intellettuale dei suoi capi, una diminuzione
demografica, insufficienze delle strutture industriali, preoccupazioni
per la difesa del franco poco conciliabili con le esigenze
del riarmo, queste cause messe insieme spiegano la sua inferiorit.
Se l'esercito francese contava un numero di carri d'assalto
quasi uguale a quello dei tedeschi, sul piano della qualit
occorre dire che erano molto antiquati; soprattutto, invece di
raggrupparli in divisioni blindate, malgrado le indicazioni di alcuni
ufficiali che vedevano le cose lucidamente, come il colonnello De Gaulle,
il comando francese li aveva dispersi tra le diverse unit' lasciando
solo una divisione corazzata in formazione. Lo
squilibrio era soprattutto forte per quanto riguardava l'aviazione:
ai 4000 aerei della Luftwaffe, la Francia e la Gran Bretagna
potevano opporre solo 3000 apparecchi; inoltre, solo una parte
dell'aviazione britannica doveva venire a combattere in Francia;
infine, se la Royal Air Force possedeva una buona aviazione da caccia,
mancava di aerei da bombardamento, e l'aviazione francese ancor pi.
Tuttavia, nella macchina da guerra tedesca si avvertiva qualche
difficolt; malgrado il suo rigido inquadramento e la propaganda
di Goebbels, il popolo tedesco era entrato in guerra con
disciplina, ma senza grande entusiasmo; soprattutto, bench
l'Europa orientale gli fosse aperta, l'economia di guerra tedesca
soffriva di mancanza di minerali di ferro, e ancor pi di benzina
e di gomma; la neutralit amichevole dell'Italia e, specialmente,
l'accordo con l'Unione Sovietica gli permetteranno senza dubbio
di rinnovare le sue scorte; la prudenza consigliava tuttavia
di preparare una guerra breve. La strategia adottata da Hitler era
in funzione di questa chiara visione delle cose: avrebbe schiacciato
in primo luogo la Polonia; poi, se la Francia e l'Inghilterra
non si fossero piegate dinanzi al fatto compiuto, come sperava,
egli non avrebbe atteso, per attaccare la Francia, che la Gran
Bretagna avesse portato a termine il suo riarmo: i piani erano
fatti; la Wehrmacht sarebbe passata per la pianura belga, come nel 1914.
Da parte loro, i dirigenti inglesi e francesi erano coscienti
delle insufficienze drammatiche dei loro armamenti. Bench
non esistesse un organismo interalleato che dirigesse effettivamente
la guerra comune, la loro intesa era buona. Erano d'accordo
nel guadagnare tempo, in modo da mobilitare tutte le loro
risorse (Uno slogan faceva allora furore: Vinceremo perch siamo i pi
forti). In una prima fase, essi restarono dunque sulla difensiva,
limitandosi a perseguire il blocco della Germania, a costituire
un blocco di neutrali spaventati dalle sue ambizioni, e a
lanciare una controffensiva aerea... di manifestini; i bombardamenti
apparivano troppo rischiosi tenendo conto delle possibili rappresaglie
da parte della Luftwaffe, che sarebbe stato impossibile
bloccare e che avrebbe compromesso gravemente il riarmo
francese - il Nord e la Lorena, le principali regioni industriali,
essendo alla portata dei suoi colpi. L'adozione di una tale strategia
non dava prova di una forte risolutezza; in effetti un certo
numero di dirigenti inglesi e, soprattutto, francesi, deplorava la
dichiarazione di guerra e si augurava che le vere ostilit non
scoppiassero mai. Pensando cos, esprimevano l'opinione della
maggioranza del popolo francese ancora molto scosso dai ricordi
dell'ecatombe del 1914-1918, e al quale ripugnava l'idea di
lasciarla ricominciare. Il popolo inglese era pi risoluto ma
anche meno minacciato.
Con una tale concezione del loro ruolo, cone potevano la
Francia e la Gran Bretagna venire in soccorso della Polonia,
cos come si erano impegnate a fare?

2. La campagna di Polonia
A differenza dei suoi alleati, la Polonia era molto decisa a
battersi - bench i suoi dirigenti si sentissero molto vicini ai
capi nazisti, di cui condividevano l'anticomunismo e l'antisemitismo.
Ma la Polonia si illudeva sulle sue forze: mentre i generali
credevano di tenere per parecchi mesi, le loro truppe furono
sconfitte in pochi giorni dall'irresistibile ariete delle panzerdivisionen
tedesche. Il rintocco funebre polacco suon quando, il 18 settembre,
l'Armata rossa entr a sua volta in azione. Il governo
polacco si rifugi in Romania, e il grosso delle truppe cadde
prigioniero. Conformemente a una clausola segreta del patto
russo-tedesco, la Polonia fu una volta di pi smembrata tra i
suoi grandi vicini. In definitiva l'Unione Sovietica si annett i
territori popolati in maggior parte da bielorussi e da ucraini che
avevano fatto parte della Russia zarista, e port la Lituania entro
la sua zona di influenza. La Germania si annett Danzica, la
Posnania, l'Alta Slesia da dove espulse i polacchi: ma lasci
sussistere, intorno a Cracovia e Varsavia, uno Stato informe,
che chiam Governo generale, che sarebbe divenuto forse
pi tardi una Piccola Polonia vassalla del Reich - di cui avrebbe
potuto servirsi, nell'attesa, in eventuali trattative con  gli Alleati.
Questi, in effetti, non avevano alzato nemmeno un dito per
soccorrere la Polonia. La garanzia solennemente offerta dall'Inghilterra
era rimasta lettera morta - non era stata nemmeno
considerata per un momento l'ipotesi di inviare la Royal Navy
nel Baltico. L'esercito francese si era limitato a penetrare per
qualche chilometro nella Saar, poi aveva fatto dietrofront. Una
volta di pi, la Francia e la Gran Bretagna si erano mostrate
incapaci di aiutare un alleato; un simile atteggiamento passivo era
la prova di una notevole debolezza. Un comportamento pi aggressivo
sarebbe stato pagante? Al processo di Norimberga
sono stati rivelati i timori dei generali tedeschi; essi non avevano
lasciato a Ovest che una sottile copertura di truppe, mal protetta
da una linea Sigfrido incompiuta; a loro avviso, queste
deboli corazze avrebbero potuto essere facilmente sfondate. Che
ci fosse in ragione di una mobilitazione molto macchinosa o
che l'esercito francese mancasse degli strumenti meccanici atti
a uno sfondamento, rimane il fatto che non era stata afferrata
un'occasione che non si sarebbe pi ripresentata.

3. La drle de guerre
Cominci allora un periodo di calma assoluta, che doveva
durare pi di otto mesi e che  stato chiamato la drle de guerre
(la strana guerra). Non se ne pu dare la responsabilit ai tedeschi;
a pi riprese, Hitler aveva dato l'ordine di attaccare ad
Ovest, ma il cattivo tempo l'aveva obbligato a differire l'esecuzione.
Dal canto loro gli eserciti alleati erano rimasti con le
armi al piede. Certo, un simile atteggiamento risultava da un
vasto piano di insieme; il tempo era prezioso per permettere alla
Gran Bretagna di equipaggiare un potente corpo di spedizione,
per ottenere la consegna degli aerei ordinati negli Stati Uniti,
per portare a termine cos le fortificazioni di campagna che
avrebbero prolungato la linea Maginot sino al mare. Ma un'inazione
cos prolungata era molto dannosa per il morale delle
truppe. Tutto questo si spiegava forse con la speranza che la
Germania non avrebbe attaccato ad Ovest e che avrebbe rivolto
le sue forze contro l'Unione Sovietica? Effettivamente, quando
l'Unione Sovietica attacc la Finlandia nel corso dell'inverno
1939-1940, un'ondata di antisovietismo scosse la Francia; furono
concepiti piani per andare in soccorso dei finlandesi; si pens
persino di distruggere i pozzi di petrolio del Caucaso con dei
raid aerei che partissero dalla Siria!
In effetti, i dirigenti francesi e inglesi pi risoluti - Churchill
e Paul Reynaud che, nel marzo 1940, aveva sostituito Daladier come
presidente del Consiglio - erano peffettamente coscienti dei rischi
di una inazione troppo prolungata. Ma come
attaccare la Germania? La via pi diretta, se si eccettuava un
attacco frontale della linea Sigfrido, era il passaggio per il Belgio.
Ora il Belgio era neutrale, e tale intendeva restare; tutti i passi
per preparare un ingresso delle truppe alleate nel paese, sulle
quali i belgi pure contavano in caso di invasione tedesca, urtarono
contro il rifiuto di re Leopoldo. Democrazie entrate in guerra
per salvaguardare il diritto dei popoli all'indipendenza non
potevano risolversi a violare una neutralit.
Non restava che pensare ad attacchi periferici. Cos si immagin
un fronte balcanico, a immagine di quello di Salonicco; ma
gli Stati interessati si mostrarono poco propensi a impegnarsi -
non essendo troppo certi di essere sostenuti; il solo successo
ottenuto fu un mezzo impegno della Turchia, soltanto contro l'Italia.
Gli strateghi alleati volsero allora i loro sguardi verso la Norvegia.
In inverno, in effetti, il ferro svedese indispensabile
all'industria di guerra tedesca transitava attraverso il porto di
Narvik, essendo il Baltico preso tra i ghiacci. Se la strada del
ferro fosse stata tagliata vi sarebbe stato un durevole indebolimento
del potenziale di guerra tedesco. Inglesi e francesi prepararono
dunque una spedizione, il cui comando spett ai primi; si
poteva sperare che il governo norvegese, tradizionalmente anglofilo,
dopo aver protestato per la forma, si sarebbe sottomesso.
Ma le indiscrezioni filtrarono e i tedeschi precedettero gli
Alleati - la Norvegia diverr una magnifica base di attacco
contro l'arcipelago britannico per gli aerei e i sottomarini.
Il 9 aprile, le forze tedesche invadevano la Danimarca e la Norvegia;
nel primo paese il successo fu completo - le truppe danesi
capitolarono, e il governo si sottomise. Nel secondo, la resistenza
militare fu pi viva e soprattutto, malgrado l'appoggio di
Quisling e dei suoi amici, i tedeschi non poterono ottenere che
il re Haakon accettasse il farto compiuto: il re si sarebbe battuto
sino alla fine della guerra e avrebbe raggiunto l'Inghilterra.
Cacciati da tutti i punti in cui erano sbarcati, gli Alleati riuscirono
a conquistare solo Narvik.

4. La campagna di Francia
Dovranno abbandonarla essi stessi a causa della gravit degli
avvenimenti che, a partire dal 10 maggio, dovevano svolgersi in
Francia: malgrado i successi del loro avversario, l'attesa della
drle de guerre non era stata interamente perduta per gli Alleati;
i francesi ne avevano approfittato per dotarsi di tre divisioni corazzate - la
quarta era in formazione; ma i tedeschi potevano
impegnarne dieci, meglio strutturate, messe a punto in Polonia e
soprattutto raggruppate nei corpi blindati che operavano in
perfetta coordinazione con l'aviazione e la fanteria motorizzata.
Nel cielo, lo squilibrio era rimasto molto grande; certo, francesi
e inglesi possedevano ancora un maggior numero di aerei moderni, e
gli apparecchi ordinati negli Stati Uniti cominciavano
ad arrivare. Ma mancavano ancora i bombardieri, e invece di
concentrare i loro aerei in grandi masse strategiche, come aveva
fatto la Luftwaffe, li avevano dispersi tra le diverse armate.
Queste erano di una forza pressappoco pari alla Wehrmacht, con
tuttavia un numero inferiore di divisioni in servizlo attivo. La
superiorit tedesca non era assolutamente schiacciante sulla
carta; il dramma era che lo sarebbe diventata per il modo in cui la
battaglia sarebbe stata impegnata.
In effetti il riposo forzato dell'inverno era stato fecondo
per lo stato maggiore tedesco, che aveva deciso di modificare
i suoi piani. Hitler aveva rinunciato a rieditare il
piano Schlieffen del 1914 per adottare il progetto audace di
von Manstein, che prevedeva l'attacco principale, attraverso
le Ardenne, alla cerniera del dispositivo francese. Non solo i
francesi non avevano intuito queste intenzioni ma credevano
le Ardenne insormontabili per i mezzi blindati; la copertura
delle Ardenne era tenuta da forze deboli, soprattutto da
divisioni di riserva. Fu deciso di portare in Belgio il loro sforzo
principale, in modo abbastanza paradossale. In effetti, mentre
l'alto comando temeva molto una battaglia frontale per la
quale riteneva l'esercito francese non ancora pronto, per ragioni
politiche e psicologiche, e poich era impossibile lasciar
schiacciare l'esercito belga, fu presa la decisione di entrare in
Belgio subito dopo l'invasione tedesca; non avendo le truppe
francesi il tempo necessario per andare sino alla frontiera orientale
del Belgio, al canale Alberto, fu previsto che avrebbero
accolto l'esercito belga a met strada; operazione delicata e
insufficientemente preparata con i belgi.
Tuttavia, l'operazione non era cominciata male; all'ala sinistra la
VII armata era la stessa che era andata a dare la mano agli
olandesi - inutilmente poich questi erano stati costretti a
capitolare dopo tre giorni di lotta. Ma, dal 15 maggio, occorreva
far ripiegare le forze franco-inglesi avanzate in Belgio, e che
contenevano bene o male gli assalti tedeschi, perch aggirate
dal Sud. In effetti, sette divisioni blindate tedesche erano sbucate
dalle Ardenne pi presto di quanto previsto non avendo incontrato
praticamente resistenza.
Il 12 maggio costeggiano la Mosa. Ormai il comando alleato
 costantemente preso in velocit, sempre in ritardo di un giorno
o di un'idea. Solo il 15 maggio si rende conto della gravit della
situazione, ma manca di mezzi blindati e di bombardieri per
raddrizzarla e le forze che getta nella battaglia in piccole ondate,
sono subito fatte a pezzi. Il 20 maggio, in un gigantesco
colpo di falce i mezzi blindati di Guderian, dopo aver preso
Amiens, si scagliano verso Abbeville chiudendo nella rete l'esercito belga,
il corpo di spedizione britannico e le migliori unit francesi.
Il generale Weygand, che ha sostituito Gamelin come generalissimo
alleato, concepisce allora un piano logico per spezzare
la morsa e permettere alle truppe accerchiate, con attacchi congiunti,
partiti dal Nord e dal Sud, di ritirarsi verso il Sud. Ma la
sconfitta  sempre fatale alle coalizioni; ognuno non pensa che
a s. Mentre il re del Belgio capitola senza avvertire gli Alleati,
il corpo di spedizione britannico, di iniziativa del suo capo, batte
in ritirata verso il Nord per reimbarcarsi. Un errore di Hitler,
che ferma i suoi blindati, permette l'evacuazione di Dunkerque,
tra il 26 maggio e il 4 giugno, di 330.OOO uomini: ci avviene al
prezzo dell'abbandono di tutto il materiale pesante. Ormai non
vi  pi nulla dell'esercito britannico in Francia; in Inghilterra nemmeno.
Weygand cerca di formare un fronte continuo, pi stretto,
sulla Somme e sull'Aisne. Le truppe francesi si battono bene,
ma la potenza tedesca  irresistibile. Il fronte  spezzato tra il 4
e l'8 giugno. Oramai, i blindati tedeschi dilagano in tutte le direzioni:
nulla pu impedir loro di raggiungere l'Atlantico, i Pirenei e il
Mediterraneo, per dare una mano agli italiani, entrati
in guerra il 10 giugno, quando i giochi sono ormai fatti. Il
governo francese, rifugiato a Bordeaux, nel mezzo di un esodo
pietoso di molti milioni di persone, dopo aver abbandonato un
progetto di ridotta bretone, rifiutato una stretta fusione con la
Gran Bretagna proposta da Churchill, e rinunciato a partire per
l'Africa del Nord, si decide a sollecitare un armistizio dopo che il
generale Ptain ha sostituito Paul Reynaud alla guida del governo.
L'armistizio  fumato a Rethondes e a Roma; entra in vigore il 25 giugno.
La vittla tedesca  brutale quanto totale; stupisce
il mondo intero. Stalin si felicita calorosamente con Hitler.

5. La battaglia d'Inghilterra
Ormai la Gran Bretagna  sola nella lotta. Va continuata
una lotta cos ineguale? Alcuni dirigenti inglesi si interrogano:
il vecchio Lloyd George non potrebbe trattare con Hitler?
Ma Churchill, divenuto primo ministro in maggio, respinge le
avances tedesche. Dalla sua sola determinazione dipende in
questo momento l'avvenire del mondo libero. Contando
sull'appoggio americano, avendo fiducia nella potenza del
Commonwealth, il vecchio lottatore crea intorno a s l'unione
del popolo britannico, che egli stesso galvanizza con la
sua energia. Ma gli inglesi hanno i mezzi per resistere? Certo,
la Royal Navy  in grado di impedire uno sbarco nemico sebbene
una delle lezioni della guerra di Norvegia sia stata la
vulnerabilit delle pi potenti navi da battaglia sotto gli assalti
degli aerei. La marina tedesca, troppo provata in Norvegia, si
dichiara incapace di appoggiare un'operazione, alla
quale Hitler rinuncia con tanta maggiore facilit in quanto
Goering si fa forte di questa tesi per riportare la decisione
unicamente alla Luftwaffe.
Comincia allora, nell'estate del 1940, una straordinaria battaglia,
senza precedenti, che si impegna soltanto nei cieli, battezzata
come Battaglia d'Inghilterra. Con sorpresa generale, grazie a
un'invenzione tecnica di cui hanno quasi il monopolio, il radar,
grazie anche alla superiorit dei loro caccia, gli inglesi
infliggono perdite cos pesanti all'aviazione tedesca che
questa deve rinunciare ai grandi combattimenti per limitarsi ai
bombardamenti terroristici di citt aperte, Londra soprattutto,
nella vana speranza di abbattere il morale britannico.

6. La guerra in Africa
Lungi dal disperare, Churchill ha deciso di portare la guerra
lontano dalla Gran Bretagna, in Africa; i pochi carri che l'esercito
inglese possiede ancora sono inviati in Egitto, dove affluiscono
australiani, neozelandesi e indiani. Mentre la marina italiana 
duramente colpita a Taranto e a Genova e, partendo dal
Sudan e dall'Africa del Sud, le truppe del Commonwealth vanno
alla conquista dell'Eritrea e dell'Etiopia, l'esercito di Graziani,
che Mussolini vedeva gi entrare vittoriosamente al Cairo,  fermato
e ricacciato nel deserto libico; alla fine del
1940 - inizio del 1941, gli inglesi progrediscono di 700 chilometri
e catturano 100.000 prigionieri.   la dimostrazione della
debolezza italiana almeno in questo settore.
Intanto gli inglesi hanno visto giungere a Londra i sovrani e i
governi legittimi dei paesi occupati - Norvegia, Olanda, Polonia,
Cecoslovacchia, Belgio - ai quali si sono aggiunti un pugno di francesi
che hanno risposto all'appello lanciato il 18 giugno dal generale De Gaulle;
uniti sotto la bella bandiera di francesi liberi essi continuano la lotta
in violazione dell'armistizio e malgrarlo il riconoscimento unanime del nuovo
regime francese, detto di Vichy, come l'autorit legittima della Francia.
Le flotte danese, norvegese e olandese, l'Indonesia, il Congo belga,
l'Africa equatoriale raccolta intorno a De Gaulle sono
delle carte vincenti non trascurabili per gli inglesi. Essi contano
soprattutto, a dire il vero, sull'aiuto americano, che  loro assicurato
a partire dal marzo 1941, quando Roosevelt fa votare dal Congresso -  una
delle decisioni pi importanti della guerra - una legge detta
affitti e prestiti che prevede da parte degli Stati Uniti la cessione
gratuita, e solo contro promessa di rimborso dopo la guerra, del materiale
di guerra agli Stati che si battono per la libert; e per rendere il suo
inoltro pi sicuro verso le Isole britanniche, gli americani ne scortano
essi Stessi una parte nell'Atlantico.

7. L'invasione dell'Unione Sovietica
Nella primavera del 1941, la Gran Bretagna non  pi in
pericolo di morte, pur non avendo riportato grandi successi;
tutte le sue iniziative per creare un fronte balcanico, dopo che
Mussolini ha invaso la Grecia nell'ottobre 1940, si sono chiuse
con dei fallimenti. Certo, un corpo di spedizione inglese
ha rimesso piede sul continente;  troppo debole per per
sostenere efficacemente i greci, abbastanza forte tuttavia per
fermare l'offensiva in Africa da dove  stato richiamato.
Quando, nell'aprile 1941, i tedeschi invadono la Jugoslavia,
colpevole di aver rifiutato di aderire al patto tripartito, e
contemporaneamente la Grecia per portare aiuto agli italiani,
gli inglesi devono indietreggiare, reimbarcarsi precipitosamente
e abbandonare anche Creta, in seguito ad un'audace
operazione aerotrasportata tedesca; non resta pi a re Giorgio
che raggiungere il Cairo. Dato che sul continente i tedeschi
rastrellano tutte le ricchezze e tutte le attrezzature disponibili,
e che la certezza della loro vittoria porta molti occupati, a
cominciare dal governo di Vichy, a collaborare con loro,
l'ineguaglianza delle forze rimane troppo grande tra i due
campi, tanto da far supporre che vada accrescendosi a detrimento
dell'Inghilterra. Anche se questa non ha perduto la
guerra, non si vede per come e quando potr vincerla. Almeno
sino al 22 giugno 1941. Quel giorno la Wehrmacht invade l'Unione Sovietica.
Quest'attacco sorprende totalmente i dirigenti sovietici, Stalin
per primo. Essi si erano impegnati in effetti a seguire correttamente
il patto con la Germania, pur difendendo puntigliosamente i
loro interessi; ma, al tempo stesso, avevano proceduto
alle annessioni negli Stati baltici e nella Lituania, a danno della
Romania in Bessarabia e in Bucovina, in Finlandia, anche suscitando
i malumori di Hitler. Soprattutto il Fhrer non aveva
mai rinunciato al suo grande progetto del Mein Kampf; di
riprendere verso Est la via tracciata dai cavalieri teutonici e di
colonizzare la vasta pianura occupata dagli slavi, questi esseri
inferiori, con il vantaggio ideologico supplementare di annientare
l'eresia bolscevica.
Hitler lancia in questa crociata una grande armata europea;
finladesi, ungheresi, slovacchi, romeni e italiani, poi contingenti
di volontari arruolati nei paesi occupati - ivi compresi alcune
migliaia di francesi - si uniscono in effetti ai tedeschi: in
totale 205 divisioni di fanteria, 30 divisioni blindate raggruppanti
4000 carri, appoggiati da 3000 aerei, sono lanciati in tre
gruppi di armate, il cui obiettivo  contemporaneamente Leningrado,
Mosca e l'Ucraina - magazzino di grano e riserva di ferro. 
abbastanza per conquistare, occupare e conservare l'immenso
territorio dell'Unione Sovietica?
Per sei mesi sembra che la risposta sia affermativa. La
debolezza dell'Armata rossa si rivela in effetti tale da lasciare
costernati; le purghe effettuate da Stalin hanno decapitato
il comando supremo; gli effettivi sono numerosi, ma non
sono preparati a una guerra moderna; i carri non sono raggruppati
in grandi unit; gli aerei da caccia non sono pi veloci dei
bombardieri tedeschi; le fortificazioni vanno a pezzi.
Dopo 18 giorni di guerra la Wehrmacht ha fatto un balzo di
450 chilometri. Il 2 settembre, Leningrado  sotto il fuoco dei
cannoni nemici; il 25 settembre cade Kiev; 600.000 prigionieri
vengono catturati. Il 2 ottobre comincia l'attacco su Mosca.
Ma, se i russi sono stati piegati, non sono finiti. Per preservare
l'avvenire, essi sono riusciti a spostare verso gli Urali e
al di l centinaia di fabbriche smontate e centinaia di migliaia
di operai. Hanno fatto affluire forze fresche dalla Siberia e
modificato il comando supremo -  Zhukov che difende Mosca.
Quando arriva l'inverno Leningrado  totalmente investita
dalle forze tedesche, ma non cade; dinanzi a Mosca, i
tedeschi debbono indietreggiare; era l'ultimo tentativo di
guerra lampo; ma questa volta la vittoria non l'ha coronato.
In Unione Sovietica appare chiaro che la guerra sar lunga e
che si trasformer in guerra di logoramento. Nella primavera
del 1942, i tedeschi sono ancora i pi forti per attaccare; essi
limitano questa volta i loro obiettivi al Volga e al Caucaso;
una volta ancora i russi cedono terreno ma palmo a palmo; hanno
imparato a battersi, e sono equipaggiati con materiale nuovo;
inoltre il sistema del terrore che i tedeschi hanno instaurato nei
territori occupati ha tagliato corto a ogni collaborazione, bloccato
ogni disgregazione interna dell'Unione Sovietica.

8. L'aggressione di Pearl Harbor e le vittorie del Giappone
Con l'entrata in guerra dell'Unione Sovietica, potenza euroasiatica,
la guerra aveva assunto una dimensione nuova; doveva
divenire mondiale con il conflitto americano-giapponese. La
disfatta della Francia aveva permesso al Giappone di introdursi in
Indocina, con il consenso forzato del governo di Vichy, in modo
da tagliare la via e la strada ferrata verso lo Yunnan e isolare la
Cina. L'attacco tedesco contro l'Unione Sovietica sorprese i
dirigenti giapponesi ma essi rifiutarono l'invito tedesco di invadere
la Siberia; si prepararono invece con scrupolo a conquistare
in tempi brevi tutta l'Asia del Sud-Est. La condizione preliminare
era di garantirsi contro un attacco della flotta americana;
un raid audace di molte migliaia di chilometri sorprese la flotta
americana all'ancoraggio di Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941; il
successo fu completo; agli americani restarono solo tre portaerei
in grado di combattere. Due giorni dopo, gli aerei giapponesi
colavano a picco due potenti corazzate della Royal Navy. Per
molto tempo i mari dell'Asia dovevano restare dominio riservato
delle forze aeronavali nipponiche.
Attaccati cos a tradimento, gli Stati Uniti entrano in guerra
con una risoluzione unanime, come non lasciavano presagire le
vivaci discussioni del periodo precedente. Ma se il loro potenziale
industriale  immenso, per il momento essi non dispongono ancora di
una vera industria di guerra, n di un potente esercito; la loro
aviazione  appena nata, e la met della loro flotta
di combattimento  affondata. Nel frattempo, le vittorie giapponesi
sono rapide e totali. Nel giro di qualche mese i giapponesi
si impadroniscono di Hong-Kong, delle Filippine, degli atolli
del Pacifico centrale, dell'Indonesia, della Malesia e di Singapore,
poi della Birmania, dopo essersi introdotti pacificamente
nel Siam. Ovunque, essi sono aiutati dai nazionalisti indigeni
sollevati da un potente soffio di rivolta contro il colonizzatore
bianco. L'India e l'Australia sono minacciate, e truppe debbono
essere richiamate dal Medio Oriente per difenderle dalle manovre
di avvicinamento.
Certamente, nel Pacifico, le superfici da dominare sono
infinitamente pi vaste che in Europa; Tokyo  distante 6500 chilometri
dalle isole Hawai e 10.000 chilometri separano Midway
dalla Birmania. I giapponesi debbono contemporaneamente approvvigionare
le loro truppe, proteggere i loro convogli contro i
sottomarini americani e mettere il loro immenso e nuovo impero
nello stato di difendersi e di produrre, prima che gli americani
siano capaci di passare all'offensiva. Essi sperano quindi di
dissuaderli a tentare l'avventura. Resta da sapere se la loro flotta
da guerra, la loro aviazione, la loro marina mercantile e la
loro economia possederanno la forza necessaria per portare a
termine le missioni gigantesche che sono loro affidate.
Ma i loro successi, aggiunti a quelli della Germania, rendono
molto precaria, dal giugno 1941 alla primavera del 1942, la posizione
dei loro avversari. Sul momento, l'inesperienza americana non fa
che accrescere i successi dei sottomarini tedeschi nell'Atlantico
e il tonnellaggio, catastrofico, delle navi colate a picco.
Il piano ambizioso della divisione del mondo che la Germania,
il Giappone e l'Italia hanno disegnato unendosi nel patto tripartito
nel settembre 1940 sta forse per realizzarsi?

II. Gli imperi dell'Asse
Nei territori conquistati, i tre Stati dell'Asse mettono in atto,
all'incirca, lo Stesso tipo di dominazione: amministrazione, diretta
o indiretta, nel senso voluto da loro, sfruttamento delle risorse
in prodotti e manodopera per il loro solo profitto, propaganda
insistente e censura vigilante, soppressione di tutte le libert,
reclutamento di collaboratori, dura repressione, mediante polizie
implacabili, dei minimi gesti di opposizione, annientamento di intere
categorie di persone considerate, in linea di principio, come nemiche.

1. L'impero italiano
Tuttavia, tra i tre Stati vittoriosi, l'Italia  la meno favorita
dalla sorte. Certo, gli appetiti di Mussolini erano grandi; nel
corso stesso del conflitto, il Duce pretendeva di condurre a
modo suo una guerra parallela nel suo settore riservato - il
bacino del Mediterraneo. Egli ricordava in ogni occasione le
sue rivendicazioni territoriali - Nizza, la Corsica, la Tunisia,
Gibuti, il Sudan, una parte dell'Algeria, l'Epiro, la Dalmazia,
eccetera. In effetti la debolezza italiana, presto divenuta chiara,
aveva singolarmente ridotto l'autorit del Duce e le sue pretese. I
territori occupati dalle truppe italiane si limitavano a pochi
arpenti delle Alpi francesi sino al novembre 1942 (estesi al territorio
tra il Rodano e le Alpi e alla Corsica dopo questa data), a
dei non grandi territori della costa dalmata e della Jugoslavia.
La Croazia era; in linea di principio, uno Stato vassallo. Mussolini
aveva poco da raccogliere in queste magre conquiste. D'altronde se
la polizia segreta, l'Ovra, imperversava duramente, i
capi militari, pi monarchici che fascisti, si mostravano abbastanza
poco rigorosi; a Nizza essi si rifiutarono anche di applicare le
leggi antisemite decise dal governo di Vichy. In ogni
modo, nel settembre 1943 non restava pi nulla all'Italia n
dell'impero costituito prima della guerra, n della parte aggiunta
col favore delle ostilit.

2. L'Europa tedesca
Nella primavera del 1942, la dominazione tedesca si estendeva
dal Capo Nord al Mediterraneo e dal Finisterre al Volga e al
Caucaso - impero senza precedenti nella storia d'Europa.
Il ritmo accelerato delle annessioni e qualche secondo fine di Hitler
facevano di questa vasta estensione un aggregato di territori,
con statuti differenti.
Le regioni che avevano gi appartenuto al Reich gli erano
state riunite puramente e semplicemente: Eupen e Malmedy, il
Lussemburgo, l'Alsazia Lorena (in violazione dell'armistizio di
Rethondes), alcuni cantoni della Slovenia, Danzica, la Posnania
e l'Alta Slesia - provvisoriamente, per opportunismo lo
Schleswig danese costituiva un 'eccezione (Dopo la caduta di Mussolini a
questa lista si aggiunger il Tirolo del Sud, per il quale era gi stato
iniziato precedentemente un trasferimento di popolazioni, realizzato a met).
Le altre lingue, al di fuori del tedesco, erano proibite, venivano
applicate le leggi del Reich, era decretata la coscrizione obbligatoria,
gli elementi stranieri - i lorenensi francofoni per
esempio - venivano espulsi. Mescolanze di popolazioni completavano
l'unificazione - tali i trasferimenti di intere popolazioni di villaggi
alsaziani sull'altra riva del Reno.
Su questo punto, le intenzioni di Hitler erano chiare. Ma su
altri il Fhrer si guardava bene dal rivelare i propri obiettivi.
Era certo che avrebbe imposto il ritorno al Reich delle sue ex
colonie; aveva fatto allusione a volte anche a basi sull'Atlantico,
soprattutto in Marocco, in un territorio che ambivano la
Spagna e l'Italia; la delimitazione della zona mediterranea attribuita
a quest'ultima restava generica; infine, sul metodo da
seguire per far rientrare nel grembo della patria tedesca le
colonie di emigrati - i Volkdeutsche - Hitler conservava il silenzio.
Questa nozione di Volkdeutsche non era neanche ben definita perch i
fiamminghi, i norvegesi, gli olandesi, i borgognoni e
anche a volte i normanni, erano considerati come tali nella mitologia
nazista (Senza parlare degli emigrati fuori dell'Europa - Negli Stati Uniti
e Brasile, per esempio). Soprattutto l'avvenire dell'Europa centrale e
orientale restava nebuloso; avrebbe conservato una Polonia residua,
sorta di granducato di Varsavia? Avrebbe creato in
Unione Sovietica vasti Stati vassalli, come l'Ucraina?
In attesa della vittoria, i nazisti sembravano pi interessati
all'integrazione delle loro conquiste nel loro sforzo di guerra.
Le regioni occupate nell'Unione Sovietica, tutta l'Europa occidentale
esposta ai colpi degli inglesi, restavano sottomesse
all'amministrazione militare; ma la Norvegia e l'Olanda avevano
un alto commissario tedesco; era quasi lo stesso in Boemia,
qualificata puramente e semplicemente protettorato del Reich.
Intorno gravitavano gli Stati satelliti divenuti alleati
della Germania nella sua lotta, e diretti da dittatori che si
ispiravano, pi o meno, al modello nazista - Slovacchia, Ungheria,
Romania, Bulgaria, Serbia e, a un livello minore, il governo di
Vichy. Infine, ideologicamente, la Spagna aderiva al blocco tedesco
(Sollecitato a entrare in guerra da Hitler, nell'incontro di Hendaye,
nell'ottobre 1940, Franco aveva posto tali condizioni di forniture e
di materiale e di promesse di annessione (Gibilterra, Marocco, Orano,
Rossiglione) che Hitler aveva desistito.)e, commercialmente, la Svezia e
la Turchia, rimaste neutrali, avevano dovuto integrarvisi.
Economicamente, tutta l'Europa era sfruttata a fondo. Le
requisizioni e le spoliazioni erano state la prima regola ed esse
continuarono durante tutta la guerra in Polonia, in Jugoslavia e
in Unione Sovietica. Nell'Europa occidentale e centrale furono
portate a termine con metodi pi sottili e pi efficaci. Cos, ad
esempio, il tasso del marco, divenuto moneta europea, fu sopravvalutato
per facilitare acquisti a basso prezzo: al tempo stesso
il mantenimento delle truppe di occupazione fu fatto gravare sugli
Stati occupati, per la loro difesa: ma il suo tasso non aveva
alcun rapporto con gli effettivi delle truppe (Quattrocento milioni di
franchi al giorno in Francia, ci che avrebbe permesso il mantenimento di
dieci milioni di soldati!), ci che procur al tesoro tedesco crediti
quasi illimitati che permettevano, a ogni correzione, di
acquistare praticamente tutta l'economia europea. Al tempo stesso,
accordi commerciali di permuta, applicati unilateralmente,
avviavano innumerevoli derrate in grandi quantit verso la Germania,
da dove non uscivano, in cambio, che promesse di rimborsi successivi.
In questo settore, il piano tedesco si delineava via via; al
Reich sar riservata, con l'autorit politica, la direzione economica
dell'Europa infine unificata - uno dei leitmotiv della propaganda
tedesca; la Germania si attribuir il monopolio dell'industria pesante,
che conferisce potenza, e nello stesso momento quello della cultura,
che apporta prestigio; gli altri paesi saranno condannati a fornire,
in una sorta di patto coloniale, materie prime e prodotti alimentari;
un'immensa impresa di colonizzazione, l'Ostland, nel corso stesso
del conflitto, aveva intrapreso ad installare coloni germanici nei
territori popolati dagli slavi, e anche in Lorena e nelle Ardenne, in
una misura che era al tempo stesso di valorizzazione e di difesa
dell'impero tedesco.

3. La Grande Asia giapponese
L'impero giapponese, battezzato ora la Grande Asia giapponese,
ora la sfera della coprosperit, a seconda che l'accento
fosse messo sulla vittoria nipponica o sulla cooperazione dei
popoli liberati, si estendeva su tutto il litorale dell'Asia
orientale, dalla Manciuria a Rangoon; comprendeva tutti gli arcipelaghi
del Pacifico occidentale, fino alle isole Aleutine e alla Nuova Guinea;
la sua superficie, terre e mari, era uguale all'ottava
parte del globo. I giapponesi credevano nella loro missione storica;
spettava loro dimostrare che un popolo di colore era superiore
alla razza bianca, di cui aveva saputo utilizzare la scienza
e la tecnica, pur conservando la sua innata originalit. In seguito
avrebbe guidato gli altri popoli colonizzati sulla via della liberazione
e del progresso. A questo fine, d'altronde, sforzi erano gi
stati tentati prima della guerra per collocare sotto la bandiera
nipponica i nazionalismi nascenti; dopo la conquista furono istituiti
un Consiglio della Grande Asia, poi un ministero - con
la prospettiva di un'amministrazione diretta, altrimenti di annessioni.
Nell'immediato, i giapponesi sono presi nella stessa contraddizione
dei tedeschi. Occorre difendere il loro impero e valorizzarlo
al servizio della loro economia di guerra. Grazie ad esso,
in effetti, questa economia possiede ormai le risorse di energia e
le materie prime che prima le mancavano e che una guerra lunga
rende ancora pi necessarie: carbone, ferro, petrolio, stagno,
gomma. I territori conquistati restavano dunque sotto l'autorit
militare; la dualit marina-esercito, e la gelosa autonomia di
ogni comando nel proprio teatro di operazioni intralciavano una
direzione complessiva a partire da Tokyo. In mancanza di tempo,
di capitali e di tecnici, i giapponesi erano incapaci di sviluppare
le risorse dei paesi conquistati; essi si accontentarono di
sostituire sia nel bene che nel male i colonizzatori europei e di
procedere a uno sfruttamento il pi possibile profittevole per
loro. Infine essi non erano esenti da un certo complesso di superiorit,
che li portava in parte a disprezzare le popolazioni che avevano liberato.
Di conseguenza era grande la tentazione di imporre la legge
giapponese, con l'obbligo della lingua, dei costumi, dei
prodotti, persino della religione: i giapponesi vi soccombettero
spesso e, agli occhi delle lites indigene, fecero la figura
di nuovi colonizzatori, non pi amati dei loro predecessori.
L'avvenire della Grande Asia giapponese era altrettanto
incerto di quello dell'Europa tedesca. Una cosa era certa: la
Cina era troppo grande per il Giappone; non poteva occuparla,
n conquistarla interamente; una grande parte gli rimase
sempre inaccessibile. L'influenza giapponese  totale solo in
Manciuria, divenuta uno Stato satellite, teoricamente indipendente.
Altri paesi sono chiamati, in linea di principio, a ricevere uno
statuto analogo; la Birmania e le Filippine nel 1943,
gli Stati malesi e le Indie olandesi alla fine del conflitto.
Borneo e la Nuova Guinea saranno puramente e semplicemente delle colonie.
La fedelt dell'alleato siamese  compensata da annessioni
ai danni della Cambogia. Ma in Indocina, il Giappone conserva,
per sua comodit, l'amministrazione francese, almeno sino al
1945. In tal modo sussiste un colonialismo europeo ambiguo.
Quanto all'India sembra che i giapponesi non l'abbiano giudicata
abbastanza matura per autoamministrarsi; in ogni modo,
durante il conflitto, essa resta fuori della loro portata.


4. Il collaborazionismo
Nei Paesi occupati, i vincitori proclamano la loro volont di
instaurare un ordine nuovo; per ideologia, opportunismo o
venalit, si formano gruppi i cui capi affermano la loro volont
di integrarsi. Sono i collaborazionisti. L'Italia non ne aveva
reclutati molti, ad eccezione che nelle colonie abbastanza numerose
di emigrati nella Francia meridionale o in Tunisia, che gli
ex consoli avevano cercato di irreggimentare; in Corsica fu uno
scacco completo - il pugno di partigiani di una Corsica italiana
restarono prudentemente in Italia; i loro compatrioti li avrebbero
fatti a pezzi.
La Germania nazista riport pi ampi successi. Fece accordare
ovunque uno statuto privilegiato alle colonie di Volkdeutsche
disseminate in Ungheria, Romania, Slovacchia e Croazia; in
pratica, questi tedeschi di origine ebbero una doppia nazionalit;
essi conservavano la loro lingua, si univano dietro un capo
che riconosceva Hitler come suo Fhrer, si amministravano anche,
e volgevano a volte le tasse a loro profitto.
Nei territori occupati, la propaganda nazista era particolarmente
abile e tenace. Si esercitava in tutti i modi, stampa, libri,
cinema, ma soprattutto radio; le biblioteche erano sottoposte a
un processo di epurazione, venivano organizzati cicli di conferenze
cos come concerti, esposizioni, o rappresentazioni teatrali.
Malgrado qualche rivalit dei servizi, erano in definitiva i
metodi inaugurati in Geraania da Goebbels ad essere applicati
con successo. Mentre una censura puntigliosa e sempre in
agguato si sforzava di bloccare ogni deviazione, gli stessi slogan
erano ripetuti all'infinito: nocivit dei comunisti, delle democrazie
liberali, dei massoni e degli ebrei; condanna del capitalismo;
affermazione della superiorit del socialismo fascista,
portato dalla storia; promesse di pace e di prosperit in
un'Europa infine riconciliata sotto la ferula tedesca, eccetera.
Fin quando durarono le vittorie della Wehrmacht, questa propaganda
port i suoi frutti; in seguito non potr pi granch contro la
realt dei fatti. Gruppi di collaborazionisti si costituirono un po'
dappertutto - salvo in Polonia e in Unione Sovietica, dove la
durezza sistematica dell'occupazione realizz l'unanimit della
popolazione contro l'occupante, a dispetto delle tendenze
separatiste delle minoranze allogene. Per la maggior parte erano
movimenti fascisti che esistevano gi prima della guerra, ma il
numero dei loro aderenti si accrebbe; oppure - questo fu il caso
del Partito popolare fiancese - divennero filotedeschi; altri
furono creati grazie ai sussidi tedeschi. Questi gruppi scimmiottavano
il nazismo, copiavano i suoi riti e le sue cerimonie ma
fornivano anche accoliti alle polizie tedesche per i loro bassi
servizi. In Norvegia, Quisling fu anche installato al potere;
altrove, i tedeschi preferivano, pi spesso, tenere i loro collaboratori
di riserva per fare pressioni sulle autorit del luogo. Fu il
caso della Guardia di ferro nella Romania di Antonescu o, in
Francia, dei gruppi della zona Nord occupata in rapporto al governo
di Vichy. In generale, altrove, salvo forse nelle Fiandre e
in Croazia, questi gruppi di collaborazionisti non riuscirono a
riunire grandi masse di aderenti; la maggior parte dell'opinione
pubblica li ignorava o li disprezzava.
Il Giappone aveva potuto servirsi anche di suoi cittadini residenti
all'estero che, come commercianti e industriali, vivevano
gi nei paesi conquistati; la spinta dei nazionalismi indigeni,
suscitata dalla sua vittoria, l'aiut. In Cina aveva creato, a Nanchino,
un governo rivale di quello di Chang Kai-shek, che preconizzava
l'integrazione della Cina nella nuova Asia; per sollevare
l'India, utilizz un militante del partito del Congresso,
Chandrah Bose che, contrariamente a Nehru e a Gandhi, voleva
profittare delle disgrazie degli inglesi per cacciarli; un piccolo
esercito di volontari, arruolati tra gli indiani prigionieri di guerra,
fu equipaggiato dai giapponesi.

5. Il regime di Vichy
Il paradosso dei collaborazionisti  che essi si dicevano
nazionalisti, e alcuni lo erano sinceramente, ma al tempo stesso
accettavano l'egemonia dell'occupante. Questa contraddizione
 particolarmente sensibile nel comportamento del regime di
Vichy. Nato dalla disfatta, aveva beneficiato del discredito della
III Repubblica e dei partiti politici, che se ne erano resi responsabili.
Il suo capo, il maresciallo Ptain, era oggetto di un'immensa
popolarit e, durante l'estate del 1940, aveva realizzato,
almeno nella zona Sud, la quasi unanimit nazionale intorno
alla sua persona. Due serie di misure dovevano compromettere
queste premesse favorevoli. Da una parte, sotto l'influenza
soprattutto di Charles Maurras, teorico dell'Action francaise, il
maresciallo Ptain finisce per instaurare un regime nuovo,
battezzato Rivoluzione nazionale che differisce dal fascismo su
molti punti (Soprattutto per l'influenza lasciata ai notabili e alla
Chiesa o per l'assenza di un partito unico.) ma che vi si avvicina
per altri; il primo risultato della Rivoluzione nazionale  di
colpire alcune categorie di francesi - comunisti, socialisti,
ebrei, massoni; il suo peccato originale  di realizzarsi
sotto l'occupazione e di reggersi con l'approvazione dell'occupante.
D'altra parte, convinti che la vittoria della Germania  definitiva,
i dirigenti di Vichy si impegnano in una politica di collaborazione con il
vincitore; essi sperano di far fruttare alcuni atouts lasciati alla Francia
dall'armistizio per ottenere una attenuazione delle sue clausole pi
dure - il ritorno dei prigionieri di guerra soprattutto. Ma Hitler
si sottrae costantemente e non fa nessuna concessione; bench il
rovesciamento delle alleanze, ricercato da Pierre Laval, sia
rifiutato da Ptain, la politica di collaborazione serve l'occupante
senza far guadagnare nulla ai francesi; va controcorrente rispetto
all'evoluzione del conflitto; gli insuccessi della Wehrmacht
rendono evidente ai francesi il fatto che la loro liberazione pu
realizzarsi solo con la vittoria degli Alleati.

6. I prigionieri di guerra
Tanto pi che il comportamento degli occupanti, reso via via
pi rigoroso in conseguenza dei loro insuccessi e delle loro necessit,
pu difficilmente trarre dalla loro parte le popolazioni.
Una delle conseguenze della guerra lampo era stata la cattura
di milioni di prigionieri di guerra. Se una minoranza tra questi
era stata rinchiusa negli oflags e negli stalags, la grande massa
 messa al servizio dell'economia tedesca e del suo sforzo di
guerra, nei kommandos industriali o agricoli. Con promesse, il
pi delle volte false, di liberazione o di miglioramento della
loro condizione o con la costrizione, l'autorit tedesca si sforza
di accrescere il loro rendimento. Poich l'Unione Sovietica non
ha firmato le convenzioni che li proteggono, i prigionieri
sovietici sono particolarmente maltrattati.

7. Il terrore SS
Quando l'autorit militare esercitava realaente il potere, applicava
le leggi di guerra, fermamente ma normalmente; gli oppositori
smascherati erano giudicati come spie dai tribunali, fucilati
a volte, pi frequentemente internati; il sistema degli
ostaggi - vale a dire l'applicazione di sanzioni nei confronti di
persone innocenti, strumento del potere per scoprire i colpevoli - offusca
certamente questo comportamento ma  tuttavia moderato rispetto
a quello che le SS introducono a poco a poco ovunque (Schutzstaffeln der
Nationalsozialistischen Arbeitspartei.). In Unione Sovietica,
all'inizio dell'invasione la Wehracht aveva accettato che la SS fosse
incaricata di assicurare l'ordine nelle retrovie; per permetterglielo
il maresciallo Keitel aveva promulgato, nel dicembre 1941, il decreto
Notte e nebbia che l'autorizzava a operare secondo il pi assoluto
arbitrio. Da allora le esecuzioni immediate dei comunisti, degli
ebrei, dei nemici reali o supposti, si moltiplicarono, insieme a
massacri collettivi, distruziooi di villaggi, trasferimenti brutali
di popolazioni. Questi metodi di terrore sistematico furono introdotti
in Europa occidentale a partire dal 1943; in particolare,
le persone sospettate di ostilit all'occupante furono crudelmente torturate.

8. I campi di concentramento
 la SS che riprende l'istituzione, tipicamente nazista, dei
campi di concentramento. Aperti dapprima per i tedeschi
ostili al regime, teoricamente per rieducarli, in effetti per
impedirgli di nuocere, i campi si moltiplicarono dopo l'apertura
del conflitto; essi divennero citt internazionali di molte decine
di migliaia di abitanti loro malgrado, mondi chiusi dove si
instauravano una gerarchia sociale, un'economia chiusa, vere
fabbriche di morte. Tredici grandi campi si disperdevano in
migliaia di kommandos, dove la SS impiantava le proprie
imprese. I campi delineavano forse l'ordine che i nazisti
destinavano al mondo dopo la loro vittoria; fecero milioni
di vittime. Alcuni tra loro - il complesso di Auschwitz-Birkenau
soprattutto - erano riservati agli ebrei. Verso questi l'odio
dei nazisti non conosceva limiti. L'ebreo era,
nella loro propaganda, dotato di tutte le tare, fisiche,
intellettuali e morali. Essi denunciavano nell'ebraica accozzaglia
il creatore del capitalismo, della democrazia e del
bolscevismo; l'ebreo doveva essere estirpato come un germe di
disgregazione delle nazioni - l'antirazza. In nome di questa
condanna metafisica, gli ebrei furono umiliati,
esclusi dalla comunit sociale, spogliati con il sistema
dell'arianizzazione delle aziende, chiusi nei ghetti in Europa
orientale e avviati verso campi specializzati dove venivano
sterminati in massa - sei milioni di loro furono cos assassinati (I
giapponesi hanno dato anch'essi prova di razzismo relativamente ai
prigionieri di guerra americani, olandesi e francesi, e soprattutto verso
i civili olandesi e francesi. Internati in campi molto duri,
insufficientemente nutriti e curati, esposti alle epidemie molti morivano.).

9. La resistenza clandestina
La risposta degli occupati all'occupante fu la resistenza clandestina.
 molto significativo che essa si sia sviluppata in tutti i paesi
occupati, senza eccezione, e che, malgrado le differenze dovute
alla natura propria di ciascun paese, abbia conosciuto, nell'insieme,
una evoluzione pressoch identica. Ovunque in effetti gli
oppressi hanno dimostrato coraggio facendosi beffe dei loro
vincitori: assetati di buone notizie essi hanno teso un orecchio
attento alle emissioni radiofoniche diffuse dalle stazioni alleate
- di Boston e di Mosca ma soprattutto della BBC a Londra;
queste notizie, accompagnate da messaggi di speranza, poi da
direttive per l'azione, vengono diffuse attraverso la stampa di
manifestini, poi mediante la distribuzione di giornali che escono
nel modo pi regolare possibile.
Nascono cos gruppi spontanei, pi o meno solidi e durevoli,
realizzando tutto ci che  alla loro portata, mettendo a punto i
propri metodi di azione. I sabotaggi della macchina di guerra tedesca
divengono progressivamente pi numerosi e pi efficaci;
viene dato aiuto alle persone perseguitate dal nemico - prigionieri
di guerra evasi, ebrei, aviatori alleati caduti durante i combattimenti;
per farli giungere in luoghi sicuri, si preparano una
serie di evasioni, andando dal Belgio ai Pirenei o dalla Polonia
all'Ungheria e alla Grecia.
Contemporaneamente operazioni marittime o aeree depositano o
prelevano agenti: vengono raccolte informazioni a profitto
degli eserciti alleati. I clandestini pi coraggiosi attaccano gli
amici dei nemici o soldati isolati. A poco a poco, soprattutto
dopo i rastrellamenti dei giovani per il Servizio del lavoro obbligatorio
in Germania, gruppi di resistenti si nascndono nelle
boscaglie o sui monti e si tramutano in gruppi di combattimento
- maquisards o partigiani. L'insurrezione generale, fatta di
scioperi ripetuti, di manifestazioni di massa e di sollevazioni
armate nelle citt (Parigi o Varsavia) o nelle regioni che pi si
prestavano a questo (Vercors o Slovacchia) portano a termine il
processo con l'apoteosi della liberazione.

10. Gli Alleati e la Resistenza
Tuttavia, se la resistenza clandestina poteva talvolta prendere
armi al nemico - come i partigiani jugoslavi agli occupanti italiani
dopo la capitolazione italiana - essa diveniva e restava
forte solo se gli Alleati la armavano.
I militari di carriera, in tutti i paesi, erano diffidenti verso la
guerriglia. Certo gli inglesi, Churchill per primo, ne avevano
ben compresa l'importanza; essi avevano creato un servizio
speciale per equipaggiarla - lo Special Operations Executive (SOE);
a Londra erano i governi in esilio - fra questi il Comitato nazionale
francese - che si rivolgevano ai loro compatrioti;
la notizia che i Francesi liberi avevano tenuto testa all'Afrka Korps
di Rommel a Bir-Hakeim, aveva sollevato tra i francesi
occupati un'ondata di entusiasmo e di speranza. Ma gli inglesi
non incoraggiano la guerra clandestina che sotto la forma di un
logoramento, fatto di molteplici piccole operazioni. Gli americani
vi si adatteranno molto male, bench essi abbiano alimentato
un focolaio di resistenza ai giapponesi nelle Filippine e, a
partire dal 1943, abbiano fornito la maggior parte del loro materiale
alla resistenza europea.  l'Unione Sovietica che sa meglio
utilizzare la resistenza clandestina perch, sul suo territorio,
sotto la stessa direzione, combattono insieme Armata rossa e partigiani;
perch in ogni paese pu contare sull'appoggio dei partiti
comunisti, totalmente impegnati al suo appello, e che posseggono
un'esperienza della clandestinit di cui mancavano spesso i
loro partner; un gran numero di capi comunisti nazionali -
Thorez e Togliatti soprattutto - passano tutta la guerra in
Unione Sovietica. Ma gli Alleati sono d'accordo su un punto:
essi aiutano la Resistenza clandestina soltanto se serve i loro
interessi; in caso contrario la combattono.

11. La Resistenza nell'Europa occidentale
Nell'Europa occidentale sono gli inglesi che armano e impegnano
la clandestinit. In Norvegia, rimasta ai margini delle
grandi operazioni, la Resistenza  di ispirazione e di direzione
militare, viene impiegata nei sabotaggi di cui il pi strepitoso 
quello delle industrie che fabbricano l'acqua pesante. Passiva,
per anni, la Resistenza danese; a partire dal 1943 si manifesta
soprattutto attraverso gli scioperi, tutta la popolazione restando
unita dietro le autorit legittime. In Olanda, si organizza
una vasta azione di solidariet verso le vittime dell'occupante, e
si creano reti di servizi di informazioni che l'Abwehr (Servizi speciali
della Wehrmacht di informazioni e di controspionaggio) riuscir a
smantellare dopo molto tempo. In Belgio, dominano i servizi
per le evasioni, come durante la prima guerra mondiale, oltre
che quelli per le informazioni e i sabotaggi.
In Francia, l'azione clandestina  pi complessa perch il territorio
 stato diviso in zone con differenti statuti. Il discredito
dei partiti politici favorisce la formazione di nuovi raggruppamenti,
i movimenti di resistenza, che si sviluppano grazie a
un'abbondante stampa clandestina. L'evoluzione generale va
nel senso dell'unione e dell'azione: grazie all'opera di Jean
Moulin, si costituiscono servizi originali - agenzie di
stampa, operazioni paracadutate, esercito segreto, opere sociali,
comitato di studi; soprattutto, movimenti, sindacati
operai e partiti rinascenti si uniscono nel Consiglio nazionale
della Resistenza, che riconosce l'autorit del generale De Gaulle,
a Londra dapprima, poi ad Algeri. Alla fine della guerra, quando
il regime di Vichy si disgrega, un vero governo francese dirige
una resistenza clandestina che unisce tutte le
correnti tradizionali dell'opinione pubblica, che  dotata di
un vero esercito interno - le FFI - rodato nei maquis e che
prepara, nello stesso tempo, la liberazione del territorio e la
trasformazione delle istituzioni e delle strutture economiche.

12. La Resistenza nell'Europa centrale e orientale
Nell'Europa centrale e orientale la Resistenza fu pi, e pi
rapidamente, orientata all'azione diretta; essa fu cos attraversata
da grandi drammi che andarono sino alla guerra civile. In
Unione Sovietica, nel corso del tracollo del primo anno di guerra,
grandi unit erano state disarticolate ma non catturate; d'altra
parte le istituzioni e il personale dirigente del regime sovietico
erano scomparsi; il duplice problema fu di riprendere in
mano le truppe sbandate e far rinascere il partito comunista;
dopo di che, bande di partigiani di molte migliaia di uomini
operarono dietro l'immenso fronte tedesco, in territori troppo
vasti perch l'occupazione fosse completa; il loro ruolo consisteva
nel tagliare le linee di approvvigionamento molto estese,
di trattenere numerose divisioni tedesche lontano dal teatro
principale delle operazioni, preparare le offensive dell'Armata
rossa. Queste lotte venivano condotte in un clima di esaltazione
patriottica che caratterizzava la stretta unit del regime bolscevico
con l'eterna Russia.
In Cecoslovacchia, abilmente, il presidente Benes aveva
mantenuto l'unit nazionale accordandosi con l'Unione Sovietica
all'esterno e con i comunisti all'interno; l'insurrezione in
Slovacchia, nel corso dell'estate del 1944, sar uno dei grandi
momenti della Resistenza in Europa (Un grosso colpo della Resistenza
ceca du l'esecuzione di R. Heydrich il protettore, capo dei servizi speciali
del partito nazista, da parte di agenti paracadutisti da Londra.). Un accordo
analogo non pot essere concluso in Polonia, in Jugoslavia e in Grecia; i
governi in esilio, e i loro partigiani in patria, si scontrarono con le
formazioni dei partigiani comunisti, in modi diversi. In Polonia,
i ricordi del patto russo-tedesco e la doppia occupazione che ne
era seguita non rendevano i polacchi russofili, soprattutto quelli
del governo emigrato. Gli sforzi tentati per un riavvicinamento
fallirono dopo la scoperta dei cadaveri di molte migiiaia di ufficiali
polacchi a Katyn, quasi certamente uccisi dai sovietici;
Stalin sostenne da allora solo i partigiani comunisti, al punto di
lasciar schiacciare dai tedeschi Varsavia insorta nell'agosto del 1944.
In Jugoslavia senza l'aiuto russo ma con quello degli inglesi, il capo
ei partigiani Tito combatt contemporaneamente gli occupanti, i
collaborazionisti croati e serbi e le unit dei cetnici resistenti di
Mihajlovic. Con la loro maggiore combattivit i partigiani prevalsero: nel
corso stesso della lotta, essi costituirono la Jugoslavia del dopoguerra,
lo Stato federale che si diede un regime comunista. In Jugoslavia, come
in Unione Sovietica, la Resistenza aveva formato un vero fronte. In Grecia
comunisti e non comunisti si impegnarono tenacemente in
una lotta accanita. Gli inglesi, per assicurare il loro dominio
sul Mediterraneo, intervennero contro i comunisti, che Stalin
lasci annientare in applicazione di un accordo concluso con Churchill.
Negli Stati dell'Asse, ogni opposizione al regime, mentre il
paese era in guerra, equivaleva a un tradimento; un vero dramma
di coscienza paralizz a lungo gli emigrati tedeschi; all'interno,
gli oppositori erano stati rinchiusi nei campi di concentramento;
tuttavia vi furono sabotaggi, servizi di informazione funzionarono a
favore dell'Unione Sovietica; occorrer l'imminenza della disfatta
perch un pugno di capi militari tedeschi cerchi di impadronirsi del
potere uccidendo Hitler il 20 luglio 1944; ma il tentativo fall e
gli ufficiali pagarono con la vita il loro gesto disperato.
In Italia, l'emigrazione antifascista era pi forte e pi risoluta,
malgrado le divisioni; i fallimenti italiani le permisero di rientrare
nel paese e i diversi partiti che la rappresentavano ebbero la saggezza
di fare blocco. Tuttavia Mussolini fu rovesciato senza di loro; ma la sua
caduta permise per loro di giocare un ruolo pi attivo grazie alla
formazione di Comitati di liberazione che, nella parte del paese liberata,
cercarono di imporsi agli Alleati a svantaggio del re Vittorio
Emanuele, considerato come uno dei responsabili del fascismo, e che,
nella parte occupata dai tedeschi, arruolarono partigiani che combatterono
nelle stesse condizioni di quelli francesi e jugoslavi.

13. La Resistenza in Cina
 tuttavia in Cina che Mao Tse-tung ora in collegamento
con il governo regolare di Chang Kai-shek, ora in conflitto
aperto con le sue truppe, dirige l'azione, la pi carica di futuro.
In effetti, in un vasto territorio relativamente complesso,
Mao Tse-tung seppe associare la pratica della guerriglia, di
cui egli enucle le regole essenziali, con l'instaurazione di un
regime politico, sociale e culturale nuovo. A differenza del
bolscevismo russo, il comunismo cinese recluta nelle masse
contadine, piccoli proprietari e braccianti. Nel corso stesso
della guerra, l'accento  messo sull'unione necessaria contro
il nemico esterno, il Giappone; cos pure le terre non sono
confiscate, si stabilisce anche una cooperazione con gli industriali
capitalisti. Ma, contemporaneamente, si preparano i quadri
per l'azione rivoluzionaria che seguir la liberazione,
secondo il principio di un'identificazione tra il partito, l'esercito
e il popolo; saranno allora socializzate le terre, le banche,
le fabbriche, le grandi imprese. Mao definisce questa lotta
come mai finita, sul triplice piano politico, economico e
culturale; la rivoluzione continuer anche quando le strutture
dell'ordine borghese saranno scomparse. Si instaura cos nel
formicaio cinese un comunismo che, pur ispirandosi anche a
Lenin, tende a seguire una linea diversa da quella del comunismo sovietico.

14. Il risveglio dei popoli coloniali
Le vittorie del Giappone, poi l'esempio dato dalla Cina,
contribuirono molto a questo risveglio. Tale risveglio si produsse
inevitabilmente a spese degli Alleati che possedevano imperi
coloniali - Gran Bretagna, Francia, Olanda -, ma fu incoraggiato
sia dalla politica anticolonialista di Roosevelt, che su questo
punto si scontr con Churchill, sia dalla propaganda dell'Unione
Sovietica e dei partiti comunisti. Era d'altronde difficile per
l'Inghilterra, entrata in guerra per la libert dei popoli minacciati
dall'imperialismo nazista, e per la Francia e l'Olanda che si
battevano per la propria liberazione, non tener conto delle
aspirazioni dei popoli che componevano i loro imperi. Tuttavia,
Churchill non volle divenire l'affossatore dell'impero britannico: egli
rifiut ogni promessa di indipendenza all'India, e combatt i tentativi
di dissidenza in Irak e in Egitto (L'Unione Sovietica temeva avvenimenti
simili, in seguito all'avanzata tedesca. Stalin fece deportre in Asia
Centrale 300.000 tartari dalla Crimea; fu nelle popolazioni allogene di
colore che le truppe tedesche reclutarono i loro ausiliari.)
In Asia il comportamento dei giapponesi volse talvolta contro
di loro i nazionalisti indigeni - soprattutto nelle Filippine e
in Birmania. Le colonie cinesi dell'insulindia e della Malesia
erano focolai di opposizione. In Indocina, il Viet-minh cerc di
bilanciare la lotta contro il vecchio colonizzatore e il nuovo. In
Indonesia, i giapponesi cercarono di regnare opponendo tradizionalisti
musulmani e giovani riformatori. A dispetto degli scontri e dei malintesi,
persistette una complicit dei popoli di colore contro gli invasori
bianchi; prima di evacuare le localit, gli eserciti giapponesi
diedero armi e poteri ai nazionalisti, rendendo cos molto difficile
il ritorno dei colonizzatori europei, soprattutto in Indonesia e in Indocina.
Le lotte che si svolsero in Africa del Nord, nel corso delle
quali i due campi, uno dopo l'altro, persero la faccia, incoraggiarono
la ribellione degli arabi. Il governo di Algeri dovette
promettere l'indipendenza alla Siria e al Libano e accordarla, in
effetti, nel corso stesso della guerra; i nazionalisti algerini, che
non si erano mossi al tempo di Vichy, cominciarono ad entrare
in agitazione dopo lo sbarco americano, e il governo provvisorio
dovette promettere ampie riforme. Tuttavia era difficile alla
Resistenza francese, che rimproverava i suoi cedimenti al governo di
Vichy, e che si batteva a sua volta contro i suoi nemici
e contro i suoi alleati per preservare l'integrit territoriale della
Francia, consentire a una diminuzione della sovranit francese.
A Brazzaville, il generale De Gaulle aveva annunciato alle
popolazioni nere, molto poco inquiete sino allora, una maggiore
autonomia, e non l'indipendenza.  piuttosto paradossale constatare
che i nazionalisti arabi, in Irak o nell'Africa del Nord,
per ostilit ai colonizzatori abbiano cooperato con la Germania
nazista, quando la sua vittoria militare, che avrebbe imposto la
propria ideologia, si sarebbe tradotta in una condizione ancora
pi dura per i popoli colonizzati. Comunque un grande slancio
viene dato alla rivolta dei popoli colonizzati: anche in America latina,
la rottura con l'Europa e una pi stretta dipendenza verso gli Stati Uniti
avevano provocato una maggiore ostilit verso gli yankees.

15. L'importanza della Resistenza
 difficile misurarla, almeno quantitativamente, perch non
si pu calcolarla in relazione agli effetti e alle battaglie impegnate.
Nel complesso, fu soltanto una forza integrativa; sono
stati i Grandi Alleati a vincere la guerra; senza di loro la
Resistenza si sarebbe a poco a poco spenta; nella stessa Unione
Sovietica essa ebbe un ruolo secondario rispetto a quello dell'Armata rossa.
Tuttavia, anche sul piano militare, gli effetti della
Resistenza non debbono essere minimizzati; nell'epoca della
guerra tecnologica, essa ha dimostrato che le forme di lotta pi
elementari possono sussistere con possibilit di successo. Ma 
soprattutto in campo politico che le conseguenze dell'azione
della Resistenza sono state di maggior rilievo e di maggiore
durata. Se alcuni Stati, come la Norvegia, l'Olanda e il Belgio
sono tornati, pressappoco, alla situazione prebellica, altri come
la Francia e l'Italia hanno conosciuto trasformazioni profonde,
se non una vera e propria rivoluzione. Ovunque i comunisti, con
l'Unione Sovietica, ne sono stati i grandi beneficiari; non solo
con il loro spirito di lotta hanno ridotto allo stato di ricordo il
patto russo-tedesco, ma si sono spesso installati in modo durevole
al potere; per le democrazie popolari dell'Europa centrale
e orientale, la data di nascita  quella dell'insurrezione nazionale,
nella clandestinit; sul piano dottrinale, una parte dell'insegnamento
di Lenin, ne abbiamo avuto la dimostrazione, non era
invecchiato.  tuttavia fuori di Europa, in Cina in primo luogo,
che le trasformazioni andranno pi lontano. Ma ovunque si pu
dire che la lotta dei popoli occupati per la loro liberazione ha
notevolmente contribuito a modellare il mondo del dopoguerra,
si tratti delle strutture politiche ed economiche o delle mentalit.

III Forze e debolezze della Grande Alleanza
La Gran Bretagna, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti erano
divenuti alleati perch costretti dagli attacchi subiti da parte
della Germania e del Giappone. Mettere in comune tutte le risorse
e impegnare le loro forze secondo piani concordati, dava loro
una potenza schiacciante. Ma i problemi da regolare per
raggiungere questo obiettivo erano giganteschi. Occorreva, in primo
luogo, vincere le diffidenze reciproche dovute a ideologie e
mentalit molto diverse tra loro; mobilitare tutta la loro economia
e fabbricare un armamento superiore in quantit e in qualit
a quello dei loro avversari, quando questi, preparati da tempo,
avevano acquisito un forte anticipo; accordare le loro strategie;
determinare i fini della guerra che non li mettessero troppo in
opposizione. Il vantaggio di cui beneficiavano la Germania e il
Giappone era duplice: unit di direzione e comodit di linee interne
di comunicazione. Tuttavia l'uno e l'altro perseguirono la
propria guerra, senza coordinamento n vere intese. Gli Alleati,
invece, dovevano sormontare tutti gli ostacoli che incontrano le
coalizioni, ai quali si aggiungevano le distanze planetarie che li
separavano. Prima di riferire come essi impegnarono la grande
offensiva che dar loro la vittoria, occorre dunque spiegare quali
misure presero per garantire il loro successo.

1. La bisettrice della guerra
Nel 1941 e 1942 gli Alleati hanno dovuto restare sulla difensiva,
aspettando che l'ondata nemica si calmasse. Alla fine del
1942, in effetti, su tutti i teatri di operazioni si delinea un
rovesciamento della marea; gli Alleati non hanno ancora raccolto
tutte le loro forze ma i loro aggressori sono in affanno: ci si trova
davvero, in presenza di una bisettrice della guerra.
Tutto  cominciato nel Pacifico. Lo scopo dei giapponesi
non era certo di sbarcare negli Stati Uniti, n la loro ambizione
di battere totalmente gli americani, ma solo di obbligarli
ad accettare il loro impero in Asia. Nell'aprile 1942, una delle
portaerei americane scampate al disastro di Pearl Harbor
bombard Tokyo, dove l'emozione per l'avvenimento fu enorme.
I giapponesi decisero allora di estendere il perimetro difensivo delle
loro conquiste sino alle isole Aleutine e alle Hawai. A questo scopo si
affrettarono ad inviare una grande flotta per impadronirsi dell'isola
di Midway; ma gli americani, che avevano decifrato i messaggi dei loro nemici,
li attendevano a pi fermo; il 4 e 5 giugno 1942, essi gli
inflissero una grave sconfitta, grazie alla loro superiorit aerea;
i giapponesi perdettero nella battaglia quattro portaerei, ci
che fu sufficiente a compromettere la superiorit aeronavale
acquisita a Pearl Harbor. Un po' pi tardi, la loro avanzata fu
bloccata a Sud, a Guadalcanal, dove gli americani operarono,
nell'agosto 1942, la loro prima operazione anfibia di sbarco.
Nello stesso tempo la necessit dei giapponesi di effettuare
tutti i loro trasporti per mare, la lunghezza delle loro linee di
comunicazione, l'impossibilit di proteggere tutti i convogli
offrivano molte buone occasioni ai sottomarini americani; al
31 dicembre 1942, questi avevano colato a picco un milione
di tonnellate di navi nemiche. L'ora della controffensiva americana
non era ancora suonata nel Pacifico; ma i giapponesi non progredivano pi.
In Africa le cose andavano all'incirca allo stesso modo per
gli italiani e i tedeschi. Mentre era in corso la sua offensiva in
Unione Sovietica, Hitler non aveva potuto decidersi a intraprendere
vaste operazioni nel Mediterraneo, in direzione di Gibilterra,
di Malta o di Biserta.
Egli si era accontentato di inviare alcune squadriglie della
Luftwaffe in Sicilia, e un corpo d'armata, sotto il comando di
Rommel, in Libia. Per entrambi i campi, il successo era legato
all'arrivo regolare del materiale, vale a dire alle vicissitudini
della guerra dei convogli, diretti dall'Est all'Ovest per gli Alleati,
dal Nord al Sud per l'Asse, giocando Malta un ruolo capitale
all'incrocio delle due vie. Nella primavera del 1942, avendo ricevuto
i rinforzi desiderati, Rommel era scattato all'offensiva;
molto rapidamente era arrivato a 60 chilometri da Alessandria,
mentre la flotta inglese evacuava per prudenza; l'Egitto  minacciato,
i nazionalisti si agitano e Mussolini si prepara a fare il
suo ingresso trionfale al Cairo, su un cavallo bianco. Ma
l'allungamento delle linee di vettovagliamento e l'usura dovuta ai
combattimenti precedenti privano Rommel della benzina e dei
carri necessari per superare vittoriosamente l'ultima tappa. Gli
inglesi ricevono materiale americano, cambiano il comando della
loro armata e preparano minuziosamente una controffensiva,
che Montgomery lancia alla fine di ottooe 1942 a El Alamein, con
un successo tale che, nel gennaio 1943, si impadronisce di Tripoli.
Inoltre, le forze dell'Asse sono prese alle spalle dalla prima
grande offensiva alleata: uno sbarco americano in Marocco e in
Algeria l'8 novembre 1942. Grazie all'aiuto dei resistenti francesi
questo sbarco era riuscito malgrado la grande inesperienza
dei generali alleati e bench le truppe francesi avessero ricevuto
da Vichy l'ordine di combattere gli Alleati. Il successo, tuttavia,
fu soltanto parziale. Militarmente, le basi dell'attacco si rivelarono
troppo strette, e gli italo-tedeschi poterono assicurarsi una
testa di ponte a Tunisi e a Biserta, in modo da dare una mano
all'Afrika Korps. Politicamente, un imbroglio durevole era stato
creato dalla presenza inopinata ad Algeri dell'ammiraglio Darlan,
delfino di Ptain, che gli americani intronizzarono come
comandante in capo civile e militare, malgrado la sua azione in
favore dei collaborazionisti e la grande indignazione dei francesi
liberi e dei resistenti clandestini. L'esecuzione di Darlan, nel
dicembre 1942, non mise fine all'ambiguit della situazione;
quando in Francia il regime di Vichy era praticamente scomparso
dopo l'invasione della zona Sud e l'autoaffondamento della
flotta a Tolone, riprese vita ad Algeri, nel campo alleato.
Tuttavia i vantaggi dello sbarco erano incontestabili: ormai Malta era
salva, l'Afrika Korps condanato a scadenza pi o meno lontana,
l'Italia si offriva, nella sua fragile lunghezza, ai colpi degli Alleati.
Tuttavia  chiaro che questo successo non avrebbe potuto essere
riportato dai soli inglesi, e che essi erano sempre pi tributari
dell'aiuto americano, in uomini e in armi. Il loro inoltro verso le
Isole britanniche attraverso l'Atlantico era notevolmente compromesso
dagli attacchi dei sottomarini tedeschi contro i convogli.
Questi, in effetti, tra il settembre 1939 e il dicembre 1941,
hanno colato a picco circa otto milioni di tonnellate di navi
mercantili alleate; le perdite sono ancora pi pesanti nel giugno
1942: 800.000 tonnellate; un'imbarcazione alleata con il suo carico
di uomini e cose  distrutta ogni quattro ore. Ma i cantieri
navali inglesi lavorano a pieno ritmo, e i nuovi cantieri americani
si moltiplicano sui Grandi Laghi; tuttavia essi non riescono a
costruire ancora tanto tonnellaggio quanto i tedeschi inviano a
fondo. Inoltre i tedeschi mettono in scalo di costruzione pi
sottomarini di quanti navi da guerra e aerei alleati non ne distruggano.
Se non si fosse messo rimedio a questa situazione catastrofica,
era chiaro che mai la Gran Bretagna sarebbe divenuta il
trampolino di una grande offensiva contro il Reich; al contrario
la sua combattivit sarebbe andata indebolendosi.
L'aumento del numero delle portaerei di scorta ridusse le
perdite, e l'entrata in guerra del Brasile permise una migliore
sorveglianza dell'Atlantico del Sud; ma soprattutto navi di
scorta e aerei alleati vennero a poco a poco dotati di un nuovo
apparecchio di radar, detto centrimetrico, che permetteva
loro di rivelare i sottomarini da pi lontano e con maggiore
precisione; riemergere per i sottomarini diviene pericoloso;
nell'ottobre 1942, tredici sottomarini tedeschi scompaiono,
undici soltanto li rimpiazzano; nel marzo 1943, il tonnellaggio
alleato affondato comincia a diminuire; nella guerra dei
convogli dell'Atlantico, questo polmone della coalizione alleata,
un rovesciamento della situazione sta per prodursi, bench
sia difficile predire se potr essere definitivo e decisivo.
 tuttavia nell'Unione Sovietica, dove ha impegnato maggiori forze,
che Hitler deve subire il suo scacco pi grave. Nel luglio 1942,
il Fhrer aveva fissato come obiettivo principale alla
Wehrmacht la presa di Stalingrado. Si trattava di tagliare la
grande linea di arroccamento Nord-Sud del Volga; ma sembra
che il nome stesso della citt abbia suonato come una sfida alle
orecchie di Hitler.
Comunque sia, all'inizio dell'agosto la VI armata tedesca, comandata
da Von Paulus, arriv dinanzi alle difese esterne di Stalingrado
frettolosamente fortificata per arrivare, il 23 agosto, a
costeggiare il Volga. Il 13 settembre, cominci l'attacco alla citt
e una battaglia furiosa si impegn nelle strade, nelle case e
soprattutto nelle fabbriche trasformate in bastioni; ci si batt sui
piani, nelle stanze, nelle cabine degli ascensori, da un edificio
all'altro, a colpi di bombe, alla baionetta. L'obiettivo tedesco
sembrava raggiunto; la presa totale della citt non era pi che
una questione di prestigio; Hitler ordin di portarla a termine
nella convinzione che i russi sarebbero stati nell'impossibilit
di passare all'offensiva prima dell'inverno. Ma lo stato
maggiore sovietico aveva riunito forze superiori a quelle
dell'assalitore, in blindati soprattutto, e aveva messo a punto
un piano di accerchiamento delle truppe tedesche avventuratesi
nella citt. L'attacco sovietico, cominciato il 19 novembre su un
fronte ridotto di 200 chilometri, disperse le divisioni romene e
accerchi 22 divisioni tedesche. Invece di ordinare il loro ripiegamento,
Hitler decise di rompere l'accerchiamento;  ci che tent Von Manstein
il 19 dicembre; le sue unit di avanguardia arrivarono a 41 chilometri
dall'armata di Paulus troppo sfinita per tender loro la mano, mentre
i russi strigliavano l'esercito italiano, che batt in ritirata su
200 chilometri. Non restava che fornire vettovagliamenti via
aerea alle truppe tedesche accerchiate, con la speranza che
potessero tenere sino alla primavera. Ma la morsa sovietica si
chiude poco a poco intorno ad esse mentre il freddo e le malattie
le decimano.
Il 2 febbraio 1943, Paulus capitola; il suo esercito ha perduto
100.000 uomini; altri 90.000 sono fatti prigionieri, di cui 24 generali.
Mincciate di essere tagliate fuori, le armate tedesche, che
avevano raggiunto i contrafforti del Caucaso, ripiegano precipitosamente
sino a Rostov, di cui i russi si impadroniscono nel
febbraio 1943. Il mito dell'invincibilit dell'esercito tedesco, e
della infallibilit del Fhrer,  distrutto. Il prestigio dell'Unione
Sovietica invece aumenta nel mondo intero e, in primo luogo,
nell'Europa occupata. Su tutti i fronti, alla fine del 1942, la vittoria
ha sospeso il suo volo, senza avere ancora scelto definitivamente il
suo campo.

2. La cooperazione anglo-americana
Per catturare le sue buone grazie, gli inglesi e gli americani hanno
realizzato, nella direzione del loro sforzo comune,
una cooperazione senza precedenti. In Inghilterra, la direzione
della guerra gravava in principio su un gabinetto ristretto; in
effetti i suoi colleghi erano d'accordo per lasciarne la responsabilit
a Churchill, il cui dinamismo e il cui spirito inventivo
facevano meraviglie. I capi di stato maggiore mettevano a punto
piani, secondo le direttive del primo ministro che, in seguito,
decideva. La situazione era costituzionalmente all'incirca la
stessa negli Stati Uniti, salvo che il presidente Roosevelt doveva
preoccuparsi di pi delle reazioni dell'opinione pubblica. Tra
Roosevelt e Churchill, molto diversi per carattere, ma ravvicinati
dalle identiche vedute sulla eminenza delle loro funzioni e
il peso dei loro doveri, era sorta una grande amicizia, che divergenze
di punti di vista non indebolirono mai.
Essi presero l'abitudine di comunicare regolarmente via cavi
che collegavano Washington a Londra, in modo da prendere in
comune le loro decisioni. Per prepararle o per metterle a punto,
installarono a Washington uno stato maggiore misto i cui lavori
e la reciproca comprensione furono facilitati dalla lingua
comune e che funzion con efficacia sino alla fine del conflitto.
Inglesi e americani non avevano sempre gli stessi punti di vista
sulla strategia da adottare o sull'avvenire del mondo. Ma se gli
scontri furono numerosi, un accordo fu sempre trovato grazie a
reciproche concessioni.
I due uomini di Stato si erano intesi senza fatica nel definire
i loro scopi di guerra in un documento solenne elaborato
prima dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, e battezzato la
Carta Atlantica; i governi di tutti gli Stati in guerra con la
Germania ne approvarono i termini. La Carta metteva l'accento
sui diritti dei popoli, e sulla necessit della loro cooperazione
durante e dopo il conflitto. Riuniti ad Anfa nel gennaio 1943,
Churchill e Roosevelt presero un'altra decisione
di grande portata, relativa questa volta ai loro avversari;
mentre dichiaravano di non fare la guerra ai popoli italiano, tedesco
e giapponese, ma ai loro dirigenti, loro cattivi pastori,
proclamarono, su suggerimento di Roosevelt, che non avrebbero
mai trattato con i loro nemici fino a che questi non avessero
accettato e riconosciuto la loro disfatta con una resa incondizionata,
formula che rischiava di impedire qualsiasi compromesso ma che manifestava
un'energia e una risoluzione minacciosa per gli aggressori, e confortante
per le nazioni oppresse.

3. La guerra dell'Unione Sovietica
In Unione Sovietica non cambia nulla nelle strutture politiche;
il partito comunsta conserva sempre tutti i poteri, in tutti i
posti di comando;  stato per creato un comitato speciale, chiamato
Comitato statale per la difesa, sorta di Comitato di salute
pubblica, che, senza possedere servizi propri, prende direttamente
decisioni su tutte le questioni che gli sembrano meritevoli
di attenzione; invia sul posto delegati muniti di poteri molto
ampi per farle applicare; sul piano puramente militare,  responsabile
delle operazioni il Gran quartier generale, la Stavka. In effetti,
Stalin  onnipresente: dirige contemporaneamente il partito,
il governo e le forze armate - ha preso il titolo di maresciallo;
salvo, sembra, nei primi giorni dell'invasione, Stalin d
prova di un grande sangue freddo e di un duro realismo - contano
solo gli interessi del regime e del paese.
Nei tre paesi alleati, con metodi propri di ciascuno, la guerra
si personifica cos in un solo uomo, paradossalmente un civile.
Era dunque necessario che questi tre uomini si incontrassero,
tanto pi che una diffidenza reciproca li ispirava. In effetti,
l'Unione Sovietica sopportava pressoch da sola il peso della
Wehrmacht e Stalin se ne lamentava con amarezza; egli reclamava
con insistenza l'apertura di un secondo fronte, di cui minimizzava
le difficolt.  per dagli parzialmente soddisfazione che gli
americani si erano rassegnati a sbarcare nell'Africa del Nord. Era
inoltre difficile far pervenire in Unione Sovietica materiale da
guerra in applicazione alla legge affitti e prestiti. La rotta per
l'Oceano glaciale verso Murmansk era la pi breve ma anche la
pi pericolosa, e le perdite furono a volte cos elevate che gli
inglesi si allarmarono e fermarono i convogli; gli Alleati occuparono allora,
di concerto, l'Iran, ma il cammino era lungo, le
strade ferrate e i camion insufficienti, i termini di inoltro
eccessivi. Churchill aveva potuto fornire a Stalin, che non se ne era
accontentato, solo promesse, e la firma di un'alleanza ventennale!
Inoltre quando i tedeschi erano alle porte di Mosca, Stalin
non aveva nascosto ad Eden che non intendeva perdere i guadagni
territoriali procurati dal patto russo-tedesco; pretese di cui la
Polonia avrebbe fatto una volta di pi le spese. Certo, per il momento
si trattava solo di parole. Gli angloamericani temevano
molto di pi una disfatta irrimediabile dell'Armata rossa che
non un nuovo accordo tra la Germania e l'Unione Sovietica.
Pertanto Churchill e Roosevelt non volevano scontentare il loro
partner in un'alleanza che un diplomatico americano ha definito strana.

4. La Conferenza di Teheran
In breve, i tre grandi si incontrarono una prima volta a
Teheran, nell'ottobre 1943, dopo che l'Italia aveva capitolato.
Sul piano militare, non furono prodighi in confidenze,
Stalin soprattutto. Senza coordinare veramente le loro operazioni,
senza nemmeno informarsi seriamente, essi si trovarono soltanto
d'accordo per lanciare insieme offensive contro la Germania in date
prestabilite; gli angloamericani promisero di attaccare, da parte
loro, attraverso la Manica; prima di venire a Teheran non lo avevano
convenuto ma l'insistenza di Stalin li costrinse. Tuttavia le
conversazioni pi importanti furono relative all'assetto postbellico: e
dimostrarono che solo Stalin sapeva esattamente ci che voleva, nei riguardi
della Germania o della Polonia.
Per quel che riguardava la Germania, i tre Alleati erano
dell'avviso che bisognava punirla per aver scatenato la guerra e
per averla condotta in modo criminale: la Germania avrebbe dovuto
essere occupata, amputata territorialmente, diminuita economicamente
soprattutto nel settore dell'industria pesante, e
smembrata; restavano da fissare solo il numero e i limiti dei
nuovi Stati. Ma mentre si approvavano questi piani generali,
Stalin aveva precisato che bisognava distruggere il nazismo e
non la Germania; si era opposto inoltre a una resurrezione
dell'Austria-Ungheria sotto la forma di una confederazione danubiana
preconizzata da Churchill. Su queste questioni Stalin aveva gi le sue idee.
Il problema della Polonia era pi spinoso. Gli inglesi erano
entrati in guerra per difendere la sua integrit territoriale, e
Roosevelt doveva tener conto dell'importante minoranza polacca
negli Stati Uniti. Soprattutto, il governo polacco di Londra,
perfettamente legittimo, dopo aver cercato di intendersi con
Stalin - un'armata polacca era stata arruolata nei campi di
prigionieri catturati dall'Armata rossa - aveva rotto le sue
relazioni con Mosca dopo la scoperta delle fosse di Katyn.
Sopra la testa del loro alleato Roosevelt e Churchill accettarono
in linea di principio che la Polonia ritrovasse all'Est la
frontiera detta della linea Curzon fissata nel 1918, vale a
dire che l'Unione Sovietica conservasse le regioni annesse
nel settembre 1939 mentre un largo risarcimento sarebbe stato
offerto alla Polonia a danno della Germania, sotto la forma
della cessione della Prussia orientale, della Pomerania e della
Slesia; Stalin ne approfitt per farsi attribuire Koenigsberg,
che non era mai stata russa.

5. Lo sforzo di guerra britannico
Se i grandi Alleati potevano parlare cos tranquillamente
del dopoguerra  perch, nell'autunno del 1943, avevano acquisito,
grazie alla mobilitazione molto avanzata delle loro risorse,
una forza rassicurante.
Sotto questo aspetto, lo sforzo britannico era esemplare; una
legge aveva ordinato la coscrizione industriale; il popolo
inglese unanime ne aveva accettato civicamente i pesanti
oneri - lavori faticosissimi nelle fabbriche, razionamento, accresciuta
fiscalit, diminuzione del livello di vita ma promesse di ampie
riforme sociali (il piano Beveridge di assicurazioni nazionali).
Tuttavia i mezzi britannici erano limitati; la mobilitazione
della manodopera limitava il tetto massimo degli effettivi delle
truppe, senza tuttavia impedire alla produzione di armamenti
bellici di fare altrettanto; nel 1943, 7400 carri soltanto e 26.000
aerei uscirono dalle fabbriche; queste cifre diminuirono un po'
nel 1944. Pur essendo importante, il concorso dei Dominions
non aveva giustificato tutte le speranze poste in loro; l'Africa
del Sud limitava la sua azione all'Africa e l'Australia doveva
riservare le sue forze per la sua difesa; quanto all'India, l'impasse
delle conversazioni con i leader nazionalisti frenava il suo
contributo. Quello del Canada era invece di rilievo, malgrado
le riserve dei canadesi francesi; vi fu reclutato un milione di uomini.

6. Gli Stati Uniti, arsenale delle democrazie
Soprattuno l'economia di guerra canadese si integra in modo
del tutto naturale nell'economia americana, che rivela allora un
potenziale illimitato, per divenire, secondo il piano e l'espressione
di Roosevelt, l'arsenale delle democrazie. Pertanto, nel
1939, gli Stati Uniti soffrono ancora di alcune conseguenze della
grande crisi degli anni Trenta - contavano quasi sette milioni
di disoccupati; dal punto di vista militare erano molto
sprovvisti: 190.000 uomini sotto le armi, con 330 carri leggeri,
quasi senza aviazione; solo la flotta era potente; l'industria di
guerra rappresentava il 2 per cento della produzione totale; l'opinione
pubblica era, nel suo complesso, molto ostile a un'entrata in
guerra, e anche al riarmo; alla testa del Comitato antinterventista,
America First, figuravano alcuni politici di primo piano,
grandi industriali come Ford. Dopo Pearl Harbor occorse, nello
stesso tempo, improvvisare una grande industria di guerra, moderna e
diversificata, armare, equipaggiare e attrezzare milioni
di uomini, inviarli a migliaia di chilometri lontano con il
materiale necessario (una tonnellata per uomo), fornire armi agli
Alleati in difficolt, vale a dire a tutti gli avversari dell'Asse,
costruire navi per trasportarle, eccetera. Alcuni dei consiglieri di
Roosevelt spingevano il presidente a instaurare il dirigismo, il solo
capace ai loro occhi di impedire sprechi e di raggiungere questi
obiettivi ambiziosi. Ma il presidente, il cui ruolo fu di capitale
importanza, non volle far violenza al temperamento e alle abitudini
dei suoi compatrioti: egli ebbe fiducia nel loro spirito di
iniziativa, proponendo loro di realizzare piani di produzione apparentemente
astronomici, battezzati Victory program - per esempio 60.000 aerei
e 40.000 carri d'assalto nel 1942 e, rispettivamente, 125.000 e 75.000 nel
1943, pi di quanti ne possedesse il resto del mondo, e pi di quanti
questo non potesse produrne.
Ogni amministrazione - i servizi - fu improvvisata per
acquistare i prodotti, canalizzare e orientare le forze produttrici,
organizzare la ripartizione delle materie prime e della manodopera,
esaminare l'ammontare dei profitti, regolamentare prezzi
e salari; vi era un dirigismo non esplicito ma molto flessibile;
cos, per esempio, la costruzione delle automobili e dei frigoriferi
fu frenata, i porti posti sotto un'amministrazione militare, le
frodi ricercate e colpite, un tetto fissato per i prezzi, alcuni mercati
regolarmente controllati eccetera. Tutta questa armatura di regolamenti
era provvisoria, modificata continuamente, e sparir
una volta raggiunta la pace. Il gonfiamento delle spese statali -
passarono da 9 miliardi di dollari nel 1939 a 95 miliardi nel
1944 - faceva balenare la minaccia dell'inflazione, che per fu
scongiurata da una politica di prestiti a un tasso di interessi
poco elevato. In definitiva, se furono istituiti alcuni razionamenti,
la sfida fu vinta producendo contemporaneamente cannoni e burro;
tuttavia, paragonati agli immensi benefici della maggior parte delle
imprese, i salari non erano ugualmente aumentati, cos che, malgrado
l'impegno dei dirigenti sindacali, gli scioperi non poterono essere
impediti. Ma il boom economico fu prodigioso; cos, il numero delle
navi mercantili costruite - le liberty ships - pass da 746 nel 1942 a
2242 nel 1943. E il 16 per cento del complesso della produzione totale
fu inviato agli Alleati in applicazione della legge affitti e prestiti - la
Gran Bretagna ricevette, nel 1942, 4400 carri e 6800 aerei.

7. La riconversione dell'Unione Sovietica
Per tutte altre vie, l'economia sovietica aveva effettuato una
sensazionale riprova. Pure l'invasione tedesca si era realizzata
nelle regioni dove era concentrata la maggior parte dell'industria
metallurgica; nei primi sei mesi di guerra, la produzione
globale si abbass del 48 per cento; nel 1942 la diminuzione fu ancora
pi grave; cos la fabbricazione della ghisa cade da 15 milioni
di tonnellate a 5. Da prima della guerra tuttavia, una politica costante
di espansione aveva moltiplicato le fabbriche negli Urali
e al di l degli Urali; la sua popolazione forniva anche all'Unione
Sovietica riserve di manodopera illimitate, a patto di formare
operai specializzati; la sua immensit metteva una gran parte
del suo territorio al riparo dei colpi del nemico; il suo regime
politico ed economico permetteva infine di eseguire rapidamente
le misure pi draconiane. Il governo, gi prima dell'invasione,
aveva studiato l'evacuazione verso l'Est delle fabbriche e
delle popolazioni minacciate; alcune imprese vi trovarono anche
dei veri doppioni pronti ad accoglierle. Lo sforzo tuttavia
non fu meno gigantesco; dal luglio al novembre 1941, 1520 unit produttive,
di cui 1300 di grandi dimensioni, furono smontate, trasportate e ricostruite,
dieci milioni di lavoratori trasferiti; dalla fine del 1941, le fabbriche
di Leningrado, trasferite negli Urali, cominciarono a inviare al fronte carri
armati pesanti. Tutto fu sacrificato allo sviluppo dell'industria bellica;
alla fine del 1942, l'Unione Sovietica produceva gi pi cannoni della
Germania.
Ma un tale sforzo era costato molto lavoro e molti dolori. La
durata quotidiana del lavoro fu aumentata, e le vacanze soppresse;
l'esodo massiccio e frettoloso si tradusse in condizioni materiali
di esistenza molto pesanti  abitazioni, ospedali, riscaldamento,
scuole facevano difetto; il vettovagliamento soprattutto era insufficiente.
Uno dei problemi pi difficili fu la formazione degli operai specializzati
necessari; una mobilitazione della manodopera vi sopper con la detenninazione
di settori prioritari e l'assegnazione obbligatoria dei lavoratori; cos un
gran numero di colcosiani furono inviati nelle miniere; la formazione
di operai qualificati cominci dalla scuola. Gli armamenti non aumentarono
solo in quantit ma in qualit; cos nuovi carri e nuovi aerei di
assalto - T34 e Stormovik - sostituirono i modelli pi vecchi.
Tutte le popolazioni dell'Unione Sovietica parteciparono a
questo immenso sforzo. Un'intensa propaganda mise l'accento
pi sull'invasione del territorio nazionale che sulla difesa del
regime; si ricord l'esempio dei grandi avi, quelli del 1812 soprattutto.
I tre milioni di membri del partito inquadrarono questa massa umana,
galvanizzarono le energie, guidarono le popolazioni occupate.
Ognuno prese la sua parte di fardello nazionale, come soldato, come
vittima dell'aggressione o come produttore nelle retrovie; a Leningrado
fu la popolazione a costruire le fortificazioni; a Stalingrado gli operai
condussero in battaglia i carri armati che essi stessi avevano fabbricato.

8. Le strategie alleate in Europa e in Asia
A partire dal momento in cui arrivano a valorizzare tutte le
loro risorse, gli Alleati possiedono la superiorit in armamenti,
da dove pu venire la vittoria; il problema  impiegarla bene.
Poich i teatri di operazioni sono distinti, la mancanza di cooperazione
non  molto grave; ognuno mette dunque a punto la sua
strategia, cos come l'intende; solo gli inglesi e gli americani
concertano la loro, almeno in Europa occidentale e in Africa
Per l'Unione Sovietica, la questione principale  liberare il
territorio nazionale, in tutta la sua estensione;  solo quando
l'Armata rossa arriver alla frontiera che direzioni diverse le si
offriranno, e che la politica comander la scelta. Nell'attesa, la
strategia sovietica  relativamente semplice,  quella del rullo
compressore; approfittando della sua superiorit in effettivi e, a
poco a poco, in armamenti, la Stavka sceglie i suoi assi d'attacco
in funzione delle forze dell'avversario e il colpo di ariete 
portato in primo luogo sui punti deboli tenuti dalle truppe degli
Stati satelliti dell'Asse. Su un settore relativamente ristretto
sono ammassati sino a 3000 uomini, 9 carri, 60 cannoni per chilometro.
Ouando il dispositivo avversario  travolto, un altro
fronte si mette in movimento. Questo metodo esige una grande
mobilit, un notevole numero di uomini, e una buona padronanza
della logistica;  perfettamente applicata da una nuova valorizzazione
di giovani marescialli sovietici.
Dal canto loro, gli americani hanno preso una decisione capitale,
con grande soddisfazione degli inglesi: hanno accordato la
priorit alla Germania; la sorte del Giappone sar regolata dopo.
Nel Pacifico, gli effettivi impegnati saranno molto inferiori di
quelli inviati in Europa, ma occorre prepararli a duri combattimenti
nella giungla;  sul mare tuttavia che avranno luogo le
battaglie decisive. In questo teatro di operazioni che  loro
riservato, gli americani si dividono in due parti: il Sud, costellato
da numerose isole,  riservato all'esercito; il generale MacArthur,
che lo comanda, passer di isola in isola a cavallina, sino alle
Filippine dove ha promesso di tornare; il centro, dove l'Oceano
 re,  il settore della marina; squadre navali dotate di numerose
portaerei avranno la missione di annientare la flotta giapponese
per preparare l'assalto finale dell'arcipelago nipponico - nessuno
sa ancora dove e quando avr luogo. Un altro fronte, secondario,
 la Cina, dove solo l'aviazione americana pu operare; infine vi
 la Birmania, la sola dove  necessaria una cooperazione con gli inglesi.
Cooperazione che  in compenso fondamentale in Europa e
in Africa; una ripartizione dei compiti  decisa tra i due Alleati;
gli inglesi comanderanno nel Mediterraneo; gli americani in Europa
occidentale, l'Atlantico rester curiosamente indiviso. Sul
modo di lanciare la loro offensiva, i due Alleati discuteranno a
lungo; gli inglesi sono favorevoli ad attacchi limitati e rinnovati
della Germania attraverso la sua periferia - Norvegia, Balcani,
Italia; gli americani al contrario, coscienti della loro potenza,
propendono per un attacco frontale, in un punto decisivo, attraverso
la Manica, a partire dal trampolino dell'Inghilterra. In attesa di
averne i mezzi, si rassegnano a seguire i loro partner in
Africa del Nord e in Italia.

IV. La vittoria alleata
1. La campagna di Tunisia
L'eccessiva prudenza americana, che aveva scartato uno
sbarco in Tunisia, la prontezza tedesca a cogliere l'occasione di
crearvi una testa di ponte approfittando dello smarrimento dei
francesi a Tunisi e soprattutto a Biserta, avevano prolungato la
guerra in Africa con una campagna di Tunisia di cui gli Alleati
avrebbero potuto fare a meno; l'iniziativa tedesca aveva per
scopo solo di salvare l'Afrika Korps di Rommel, che non smetter
pi di ritirarsi verso Ovest, inseguito dalla VIII Armata britannica
di Montgomery, alla quale si erano aggiunti, in modo alquanto simbolico,
i Francesi liberi venuti dal Ciad. In definitiva, dopo aver rinunciato
a prendere Tunisi, gli Alleati - americani al Nord, francesi al centro,
inglesi al Sud - fanno convergere i loro attacchi sulle forze italo-tedesche,
di cui una parte soltanto riesce a reimbarcarsi. Dopo sei mesi di duri
combattimenti, la Tunisia  liberata - 250.000 italiani sono catturati
a Capo Bon. In questo modo l'esercito francese dell'armistizio riprendeva
il suo posto nella lotta comune, conformemente
alle sue aspirazioni profonde, ma in vero stato di indigenza
materiale, e non senza un grande turbamento degli spiriti. Esso 
progressivamente equipaggiato di materiale americano, adatto
alla guerra moderna, in modo da prendere la sua rivincita rispetto
al 1940, in Italia in primo luogo, in Provenza in seguito.
Ma la Francia non  ancora tuttavia un'alleata a pieno titolo,
e le divisioni dei francesi non contribuiscono a farla diventare
tale. Dopo il breve regno dell'ammiraglio Darlan, pieno di ambiguit,
un conflitto oppone a lungo il generale Giraud, sostenuto dagli
americani, al generale De Gaulle, che aveva dietro di s
la Resistenza clandestina. I due uomini si erano messi d'accordo
per riunire tutte le loro forze in un solo esercito e costituire
una diarchia, il Comitato francese di liberazione nazionale, da
dove il generale Giraud  a poco a poco eliminato. Allora, ad
Algeri, divenuta la capitale della Francia libera, viene intrapreso
un immenso sforzo per mobilitare tutte le risorse dell'impero e
rivedere il suo statuto, sostenere la Resistenza interna, rimettere
in vigore le leggi repubblicane annullando quelle di Vichy,
preparare la presa del potere in Francia, e mettere a punto ampie
riforme che assicureranno la rinascita della Francia, il tutto pi o
meno in disaccordo con gli americani, per i quali non esiste pi
un'autorit centrale francese di diritto, ma solo di fatto.

2. La campagna d'Italia
Ad Anfa, nel gennaio 1943, Roosevelt e Churchill avevano
deciso di mettere l'Italia fuori combattimento. Uno sbarco in Sicilia,
in modo da liberare completamente l'attraversamento del
Mediterraneo da Est a Ovest, ebbe luogo nel luglio 1943; in
meno di un mese l'isola  conquistata, ma le unit tedesche
sfuggono all'accerchiamento. Tuttavia,  chiaro che l'Italia 
allo stremo delle forze; l'impero  perduto, la marina immobilizzata
nelle sue basi e alla merc dei bombardamenti; l'invasione
della penisola  solo una questione di tempo; la produzione industriale
 diminuita del 35 per cento mentre la circolazione monetaria si 
triplicata; l'impopolarit del fascismo va estendendosi, nella stessa
misura della decdenza fisica e intellettuale del Duce. ll colpo di
grazia non gli viene portato tuttavia dai suoi nemici ma dai suoi amici.
Il 24 luglio, il Gran Consiglio del fascismo decide di tornare
alla Costituzione, vale a dire di affidare al re la decisione suprema
togliendola al Duce. Vittorio Emanuele, appoggiato da
alcuni capi dell'esercito, convinti che bisogna cessare di combattere
e preparare un rovesciamento delle alleanze, destituisce
Mussolini e, per maggiore precauzione, lo fa arrestare e imprigionare.
Pur protestando presso i tedeschi la sua fedelt all'Asse, il
maresciallo Badoglio, nuovo capo del governo, intraprende trattative
segrete con gli Alleati, che finiscono con la capitolazione
senza condizioni dell'Italia, il 3 settembre 1943, resa pubblica l'8.
Le truppe alleate, comandate da Eisenhower, sono sbarcate
solo a sud di Napoli; i tedeschi, che avevano previsto la defezione
dei loro alleati, occupano immediatamente tutto il Nord e
il centro del paese, Roma compresa; ovunque essi disarmano
senza troppi ostacoli le truppe italiane, in Italia e nei territori
che esse occupano; sola, la flotta riesce a sfuggire e a raggiungere
il campo alleato.
Il re e Badoglio, rifugiatisi a Brindisi, moltiplicano i gesti di
buona volont verso gli Alleati; ma sono senza potere reale, e
gli Alleati, che li considerano come nemici, sottopongono i territori
occupati a un'amministrazione militare.
Due forze nuove contribuiscono a modificare la situazione.
Nel Nord Mussolini, che paracadutisti delle SS hanno liberato,
forma con i suoi ultimi fedeli una repubblica fascista a Sal e fa
giustiziare suo genero, Ciano, colpevole di averlo abbandonato il 24 luglio.
Contemporaneamente in tutta l'Italia occupata, l'antifascismo
rialza la testa; gli esiliati tornati a casa assumono la direzione
di una opposizione clandestina che conduce una duplice
lotta, contro i tedeschi e i neofascisti ma anche contro il re e Badoglio
ai quali gli Alleati, per assicurare l'ordine, riconoscono
la qualifica di cobelligeranti. L'Italia entra in un'era di guerra
civile. Essa  bloccata nella zona liberata dall'adesione dei comunisti
alla politica di Badoglio e dall'ingresso dei capi della
Resistenza nel governo di Bonomi; raggiunge invece il suo culmine
nella parte occupata dai tedeschi.
Nello stesso tempo, la penisola diviene il teatro, da Sud verso
Nord, di una guerra di posizione, favorendo i rilievi montagnosi
la difensiva e annullando la superiorit alleata in mezzi blindati
e in aerei: la regione di Monte Cassino in particolare  centro di
accaniti combattimenti. Sbarcati ad Anzio nel gennaio 1944, gli
Alleati - tra i quali il corpo di spedizione francese comandato
da Juin e un corpo brasiliano - entrano a Roma solo il 4 giugno,
ed  soltanto nel dicembre che raggiungono Ravenna. La
capitolazione italiana ha permesso la liberazione della Corsica
nel settembre 1943, con un'azione abbinata di resistenti e di
truppe francesi sbarcate - il battaglione di choc.

3. Il bombardamento della Germania
La caduta di Mussolini e la capitolazione dell'Italia avevano
una grande portata morale: militarmente, per, non indebolivano
la Germania, che sbarazzavano di un alleato debole e ingombrante;
certo, le unit della Wehrmacht erano immobilizzate
lontano dall'Unione Sovietica, ma questa continuava a sopportare
il peso principale del nemico, e a reclamare l'apertura di un
vero secondo fronte - quello dell'Italia non essendo, secondo
Stalin, che un surrogato.
I campi di aviazione dell'Italia del Sud permettevano tuttavia
di raggiungere tutto il territorio del Reich con bombardamenti
aerei, dai quali gli Alleati si attendevano grandi cose: diminuzione
della produzione di guerra e, di conseguenza, dei mezzi
bellici degli eserciti, indebolimento del morale, insomma una
fine accelerata della guerra.
Effettivamente, progressi costanti furono fatti, tanto nella
portata dei bombardamenti e nella loro efficacia nel raggiungere
gli scopi che si erano prefissi, quanto nel peso e nel numero delle
bombe gettate - 48.000 tonnellate nel 1942, 207.000 nel 1943,
915.000 nel 1944. Ancora una volta gli inglesi e gli americani
si sono divisi i compiti: i primi se la prendono con gli agglomerati
urbani, in una offensiva del terrore; tutte le grandi
citt del Reich sono martellate; i secondi attaccano obiettivi pi
precisi, importanti dal punto di vista militare o economico. I
metodi sono manifestamente efficaci; il Reich diviene un campo
di rovine. In effetti, con grande sorpresa degli Alleati, la
produzione tedesca di armi non cessa di aumentare, almeno fino
alla fine del 1944; il grande capo dell'armamento tedesco, Speer,
ha saputo disperdere e camuffare a tempo fabbriche e officine.
I bombardamenti immobilizzano nello stesso Reich migliaia di cannoni
di DCA e centinaia e migliaia di serventi che mancano al fronte russo;
paralizzano i trasporti e disturbano l'inoltro delle materie prime e
delle armi; seminano il terrore e lo scoraggiamento nella popolazione
civile, e anche tra i combattenti del fronte che sanno i loro parenti
esposti ai bombardamenti. Ma i soli bombardamenti non porteranno la vittoria.
Le cause dell'indebolimento progressivo della forza tedesca
sono complesse. Avendo preparato una guerra breve, l'industria
degli armamenti  in ritardo su quella degli Alleati quando si
tratta di modernizzare le armi e di produrne in gran numero di
nuove. Alcune decisioni di Hitler non semplificano le cose,
soprattutto quando ritarda la costruzione di caccia a reazione -
che avrebbero potuto cambiare il corso della battaglia aerea -
a profitto dei bombardieri, per restituire pan per focaccia agli
inglesi in fatto di bombe; rivalit dei servizi - la direzione della
Luftwaffe da parte di Goering - disturbano il coordinamento
della produzione; il dogma nazista della donna a casa frena
l'impiego della manodopera femminile, eccetera. Soprattutto la
Germania, malgrado lo sfruttamento dell'Europa, non pu rivaleggiare
con la potenza industriale dei suoi avversari, a partire dal
momento in cui l'Unione Sovietica ha realizzato la sua mobilitazione
industriale.  sotto il numero che la Germania soccomber. Ma fino
all'ultimo momento Hitler conserver la speranza
di vincere, e le truppe si batteranno con accanimento, con lo
stesso fanatismo, soprattutto sul fronte dell'Est.

4. Lo sbarco in Normandia e in Provenza
A Teheran, gli Alleati si sono accordati per lanciare il grande
attacco contro la Germania attraverso la Manica -  il piano
Overlord, la cui esecuzione  affidata al generale Eisenhower;
a questo scopo, 75.000 imbarcazioni hanno trasportato in Gran
Bretagna quattro milioni di uomini e decine di milioni di tonnellate
di armi e di materiale, venuti ad aggiungersi agli inglesi
partendo dal Canada e soprattutto dagli Stati Uniti. Come teatro
di sbarco fu scelta la Normandia.  Il 6 giugno 1944, malgrado
una violenta tempesta, 4300 navi da trasporto, precedute da trecento
dragamine, protette da cinquecento imbarcazioni da guerra scaricarono
in cinque punti cinque divisioni, mentre altre tre
venivano aerotrasportate. Il vallo Atlantico non resiste all'assalto.
Ingannati sul luogo dell'attacco che si aspettavano nel
Pas-de-Calais, i tedeschi non hanno pi sottomarini sufficienti
per comprometterne l'esecuzione, e perdono tempo per concentrare
truppe sufficienti per impedime il successo; in cielo, il dominio
delle aviazioni alleate  totale.
Mentre gli inglesi tengono in scacco il grosso delle forze
nemiche intorno a Caen, gli americani occupano il Cotentin e
irrompono verso Sud all'altezza di Avranches, il primo agosto.
Mentre rinforzi affluiscono grazie al porto prefabbricato di
Arronmanches, le truppe alleate si inflettono verso Est in direzione
della Senna, a nord della Loira. Il 15 agosto, il secondo
sbarco previsto ha luogo in Provenza - Churchill non  riuscito
a farlo annullare a favore di una avanzata in Italia, dove il
fronte si stabilizza; questa volta, un'armata francese, comandata
da Delattre de Tassigny, partecipa alle operazioni, si impadronisce
di Marsiglia e di Tolone.
Per evitare di essere presi in trappola, i tedeschi si ritirano
verso Nord; si impegna un inseguimento che si fermer soltanto in Lorena.
Ovunque, le forze francesi dell'interno, nate dal maquis, hanno
aiutato le truppe sbarcate, hanno logorato i tedeschi in ritirata,
proceduto a liberazioni anticipate di citt - a Parigi soprattutto
l'insurrezione popolare ha iniziato una battaglia che la seconda
divisione blindata di Leclerc conclude vittoriosamente. Il governo
provvisorio, presieduto dal generale De Gaulle, si installa a
Parigi e si completa con i rappresentanti della Resistenza clandestina,
mette in piedi una nuova amministrazione, persegue i
collaborazionisti, blocca una breve ebollizione rivoluzionaria,
soprattutto nel Sud-Ovest, e realizza un certo numero di
misure preparate nella clandestinit o ad Algeri, soprattutto l'amalgama
di 140.000 FFI alla prima armata.
Di nuovo, inglesi e americani non sono d'accordo. Montgomery propone che
gli sia affidato il grosso delle forze alleate
per scagliarsi in modo decisivo contro il cuore della Germania,
per la pianura del Nord; Eisenhower preferisce far avanzare tutte
le sue pedine contemporaneamente, e scegliere l'asse dell'ultima
penetrazione in funzione delle circostanze. La questione 
risolta dallo scacco della vasta operazione aerotrasportata di
Arnhem nel settembre 1944. Occorre limitarsi a rastrellare le
sacche dell'Escaut per riattivare il porto di Anversa, costeggiare
la Mosa e la linea Sigfrido, liberare la Lorena; mentre Leclerc
entra a Strasburgo e Delattre prende Mulhouse e raggiunge il
Reno, i tedeschi mantengono nell'Alsazia mediana la sacca di Colmar.

5. Le vittorie dell'Armata rossa
Sul fronte orientale, l'avanzata dell'Armata rossa  stata
ancora pi rapida su un'area molto pi larga. Alla fine
dell'inverno 1942-1943, le unit tedesche del settore Sud erano
rifluite sul Donetz: Hitler ha deciso di ridurre il saliente
gi creato; nel luglio egli lancia l'operazione cittadella,
forte di sessantacinque divisioni tedesche, di cui quattordici
blindate. Questa fu una delle pi grandi battaglie della guerra;
dopo un'oscura mischia di circa 3000 carri armati, l'attacco tedesco
fu fermato. La ruota ha girato; ormai  l'Armata rossa che avanza,
in una serie ininterrotta di attacchi che si
succedono nei sette fronti o gruppi di armate; i pi vigorosi
vengono portati in estate, ma l'inverno non interrompe le operazioni.
Nel corso dell'estate e dell'autunno del 1943, tra Smolensk e il Mar Nero,
i russi raggiungono e poi oltrepassano il Dniepr, riprendono Smolensk,
Briansk, Kharkov, Kiev, e tutto il bacino del Donbas; la Crimea  isolata,
l'avanzata ha raggiunto da 300 a 400 chilometri.
Durante l'inverno 1943-1944, nessun settore  immobile: Leningrado
 definitivamente liberata. Nella primavera, Zhukov e Koniev lanciano
una grande offensiva in direzione dei Carpazi;
il Dniestr, poi il Prut sono liberati; Odessa cade il 10 aprile e la
Romania  minacciata; poi la Crimea  liberata; disegnando un
enorme saliente nelle linee tedesche, il fronte passa per Kovno,
Tarponol e Jassy nel mese di giugno.
Hitler ha un bel cambiare o destituire i suoi generali, interdire
formalmente ogni indietreggiamento, anche chiamato sganciamento,
ma non pu impedire che l'Armata rossa, forte di 20.000 aerei e
di 14.000 carri armati ricevuti dalle fabbriche durante il primo
semestre del 1944 - fra i quali il nuovo carro pesante Iosif Stalin,
che surclassa i suoi avversari -, riprenda a
fine giugno l'offensiva su un fronte di 1200 chilometri; questa
volta  la Finlandia che  in pericolo sul suo fianco meridionale;
il 2 settembre il maresciallo Mannerheim si sottomette alle condizioni
sovietiche. In Bielorussia, l'Armata rossa ha ammassato
2.500.000 uomini appoggiati da 45.000 cannoni: la superiorit
sovietica  tale che l'avanzata raggiunge 20 chilometri al giorno;
dopo aver preso Minsk, Vilna, Byalistock, Lublino, Brest,
Litovsk, Rokossovsky, al termine di una corsa di 600 chilometri
senza tappe, arriva il primo agosto sulla riva destra della Vistola,
dinanzi a Varsavia. Qui l'ostacolo  pi politico che militare.
In effetti, il governo polacco di Londra non ha accettato la
cessione all'Unione Sovietica delle province orientali della Polonia;
 sostenuto da tutto il popolo polacco. Stalin ha allora
formato un governo rivale, composto da comunisti polacchi,
detto il Comitato di Lublino che, installato da luglio sui territori
disputati, accetta di cederli ai russi. Al tempo stesso, esso
distribuisce le terre ai contadini e arruola un esercito. Il governo
polacco di Londra, senza avvertirne gli Alleati, ordina allora
l'insurrezione generale in modo che i russi si trovino dinanzi
un'autorit polacca vittoriosa gi sul posto nella capitale quando
vi giungeranno. Ma Rokossovsky, sia che non ne abbia i
mezzi sia che abbia ricevuto ordini in tal senso, non traversa la
Vistola e lascia reprimere l'insurrezione; dopo due mesi di
combattimenti eroici, gli insorti di Varsavia il 2 ottobre capitolano; i
tedeschi finiscono di distruggere la citt e deportano 350.000
dei suoi abitanti.
Pi a Sud, se l'insurrezione slovacca si  chiusa con uno scacco,
l'evoluzione politico-militare  stata pi favorevole
all'Unione Sovietica in Romania e in Bulgaria. I dirigenti di
questi due paesi, dopo aver cercato invano di prendere contatto
con gli anglo-americani, hanno deciso di cambiare campo. Il 23 agosto,
il re destituisce il generale Antonescu, i russi accordano
all'esercito romeno un armistizio moderato, e questi viene impegnato
immediatamente per riprendere la Transilvania agli ungheresi.
In Bulgaria, dopo un putsch comunista a Sofia, l'Armata rossa
entra nella capitale il 18 settembre, e l'esercito bulgaro volge
le armi contro la Germania.
Si delinea cos chiaramente la politica staliniana: impegnare
contro la Germania i suoi satelliti e farli entrare nell'orbita
dell'Unione Sovietica; questo piano fallisce in Ungheria, perch
l'ammiraglio Horthy ha esitato ad adottarlo, e i tedeschi lo obbligano
a dimettersi nell'ottobre 1944.

6. La disfatta e la capitolazione della Germania
Alla fine dell'inverno del 1944 non resta pi granch
dell'Europa hitleriana. A Est, la Prussia orientale  raggiunta e
la Wehrmacht non tiene pi che in una parte della Polonia,
dell'Ungheria e dell'Italia, e la quasi totalit della Cecoslovacchia.
A Ovest, il pericolo  altrettanto pressante: al di fuori di
una met dei Paesi Bassi e di una parte dell'Alsazia,  ormai la
frontiera tedesca che le truppe tedesche devono difendere.
Appare chiaro che l'attacco decisivo degli Alleati non  che una
questione di giorni.
Hitler decide di tentare un gran colpo ad Ovest; ancora una
volta, egli attaccher nelle Ardenne, minaccer Anversa, dispensatrice
di rifornirnenti alleati, guadagner cos del tempo, e si
rivolger contro i russi; l'offensiva tedesca sorprende in effetti gli
americani alla fine del dicembre 1944; le bombe volanti e i missili
(V1 e V2) piovono sul porto belga; ma l'avanzata tedesca 
contenuta nel mese di gennaio. In questa fase, di nuovo, inglesi
e americani sono in disaccordo; Montgomery, una volta di pi,
propone di concentrare le forze e di avanzare nella pianura del
Nord; Eisenhower preferisce non correre rischi e costeggiare il
Reno. Poich possiedono di gran lunga le forze pi potenti gli
americani impongono i loro punti di vista. Nel febbraio 1945, la
prima armata francese riduce la sacca di Colmar; in sei settimane,
gli inglesi e gli americani eseguono il piano progettato,
mentre Hitler commette il sempiterno errore di ordinare alle sue
truppe di tenere a ogni costo le posizioni invece di mettere tra
loro e gli assalitori il largo fossato del Reno. Il 7 marzo, il
miracolo si compie: a Remagen un ponte sul grande fiume viene
preso intatto; il dado  tratto;  attraverso il centro della Germania
che sar lanciato il principale attacco alleato; per cominciare,
10.000 aerei hanno riversato 50.000 tonnellate di bombe sulla Ruhr, di cui
comincia l'accerchiamento.
Dal canto loro, se i russi sono tenuti in scacco davanti a Budapest,
e se i tedeschi si abbarbicano su alcuni luoghi delle coste del Mar
Baltico dove costruiscono i loro sottomarini elettrici
ultimo modello, dall'altra parte, in direzione di Berlino, obiettivo
supremo, l'Armata rossa  arrivata alla fine di gennaio sul
medio Oder, da Breslau a Kustrin. L  bloccata, e deve adoperarsi
per ridurre la difesa a riccio tedesca, soprattutto a ripulire
le bocche della Vistola, mentre avanza abbastanza lentamente in
Slovacchia, pi rapidamente verso Vienna. Di conseguenza, all'inizio di
aprile 1945, gli anglo-americani sono pi vicini a Berlino, e soprattutto
a Praga, dei loro alleati.
Ma non fanno nulla per arrivarvi prima di loro. Solo Churchill misura la
grande importanza politica di una simile iniziativa; ma la malattia, poi la
morte di Roosevelt, rimettono le decisioni americane nelle mani di Eisenhower,
e questo soldato si rifiuta di vedere al di l dei problemi militari; egli 
soprattutto preoccupato di assicurare senza urti n pericoli la
congiunzione con i russi, e teme un'ultima difesa tedesca nel ridotto
del Tirolo.
In questa fase, la Germania nazista  in piena decomposizione;
l'una dopo l'altra, le fabbriche di armi cessano di produrre;
manca la benzina agli aerei e ai carri; orde di rifugiati fuggono
davanti ai russi; le citt non sono che mucchi di rovine e carnai.
I secondi di Hitler, Himmler stesso, pensano che  venuto il momento
di cessare la lotta a Ovest, nella speranza di una rottura
della strana alleanza; effettivamente, se la lotta resta accanita
contro i russi, le rese si moltiplicano dinanzi agli americani. Ma
Hifler, fino all'ultimo minuto, conta sulle armi segrete che sono
in cantiere - sottomarini elettrici, missili, aerei a reazione,
bomba atomica forse; ma  troppo tardi perch esse divengano
operanti, e la morte di Roosevelt non rinnova il miracolo della
casa di Brandeburgo (Nel 1762, Federico II di Prussia, logorato da una
coalizione europea, fu salvato in extremis dal voltafaccia del
nuovo zar Pietro III).
In aprile, il fronte tedesco scricchiola dappertutto; in Italia le
truppe di Alexander irrompono nella pianura del Po; Vienna 
presa. Gli americani e i russi si ricongiungono sull'Elba, a Torgau;
Berlino accerchiata dal 22 aprile, bombardata da 25.000 cannoni, capitola
il 2 maggio; il 30 aprile, Hitler si suicida nel suo bunker, a 500 metri
dai russi. Gli eserciti tedeschi cessano allora la lotta su tutti i
fronti, senza condizioni, malgrado gli sforzi del maresciallo Doenitz,
successore di Hitler, per ritardarne la fine; Jodl il 7 maggio, a Reims,
dinanzi a Eisenhower, Keitel l'8 a Berlino, dinanzi a Zhukov, appongono
la loro firma sull'atto di decesso della Germania nazista.

7. La sconfitta e la capitolazione del Giappone
Resta il Giappone: gli americani, che consideravano la
guerra in Estremo Oriente un loro affare strettamente personale,
vogliono arrivare alla resa dei conti; anche prima della
fine del conflitto in Europa, hanno cominciato a trasferire
truppe in Estremo Oriente, ma non hanno atteso questo momento
cruciale per assumere l'offensiva e riportare successi.
Non in Cina almeno, dove la loro delusione  stata grande.
Roosevelt attribuiva un ruolo importante alla Cina dopo la
guerra; egli vedeva nella Cina un quarto Grande. Per rifornire
l'esercito cinese riaprendo la strada della Birmania,
aveva accettato il piano di operazioni che gli inglesi proponevano
in questo paese per proteggere l'India. Ma, se la Birmania
viene effettivamente riconquistata dopo duri combattimenti - Rangoon 
presa il 2 maggio - consiglieri, armi e dollari sono impotenti a metter
fine agli sperperi dell'amministrazione di Chang Kai-shek; l'esercito
cinese resta una accozzaglia di bande; tutt'al pi, i territori che
esso controlla possono facilitare l'offensiva aerea che i grossi bombardieri
B29 lanciano sul Giappone.
Nel Pacifico, dove non  stato possibile realizzre nessun comando
unificato, sotto la direzione dell'ammiraglio Nimitz e
del generale MacArthur si effettua una duplice avanzata; dovunque
la tecnica e l'organizzazione degli americani fanno meraviglie;
non solo hanno riparato i danni di Pearl Harbor, ma
hanno messo in mare venti grosse portaerei e minuziosamente
regolato la loro cooperazione con le corazzate; il loro bombardiere B29,
perfettamente adattato alle grandi distanze, porta 9 tonnellate di bombe
a 5000 chilometri; a partire dalla costa del Pacifico degli Stati Uniti,
le navi trasportano a 10.000 chilometri, nei tempi previsti, uomini, armi,
materiali e sussistenze; gli strateghi americani hanno messo a punto una
tattica di sbarco dove unit specializzate, i marines, avanzano sotto la
protezione di un tetto aereo e di cannoni della flotta. I giapponesi non
riescono a dotarsi di forze aeronavali equivalenti; i loro aerei da
caccia volano meno rapidamente, le loro installazioni radar e di
radio sono meno perfezionate. Suppliscono a questa insufficienza
con un furioso accanimento nella lotta; hanno fortificato gli
atolli minori, i cui difensori si fanno uccidere fino all'ultimo
uomo nei loro rifugi; contro la flotta avversaria lanciano aerei-suicidi, i
kamikaze, che i loro piloti schiantano sul ponte delle navi avversarie.
La sorte della guerra si decide nelle gigantesche battaglie aeronavali
dove i giapponesi hanno regolarmente la peggio; le principali
avvengono alle Marianne nel giugno 1944, poi a Leyte in ottobre; portaerei
e corazzate giapponesi sono messe fuori combattimento. Padroni del mare,
gli americani manovrano a loro piacimento; essi trascurano alcune piazzeforti
giapponesi che, prive di rifornimenti, divengono delle vere prigioni per
le loro guarnigioni; gli americani sbarcano altrove, dove installano basi
che permetteranno loro nuovi balzi in avanti. Cos sono prese, o
neutralizzate successivamente: le Salomone, la Nuova Guinea, le Marianne,
le Palaos, e MacArthur, come aveva promesso, ritorna nelle Filippine nel
gennaio 1945. Mentre termina la conquista dell'arcipelago, due altri balzi
in avanti a Iwoshima, poi a Okinawa, portano le forze americane in
prossimit di Hondo, cuore dell'arcipelago nipponico.
Privato o mutilato del suo impero, mancando di conseguenza
di prodotti essenziali, schiacciato sotto le bombe i cui effetti
devastatori sono accresciuti da giganteschi incendi, il Giappone 
agli estremi nella primavera del 1945, quando la guerra termina
in Europa: ha perduto quasi tutta la sua flotta, mercantile o da
combattimento, manca di minerale di ferro, le costruzioni navali
e aeronautiche sono in rovina, e fa difetto la benzina per
impegnare le navi e gli aerei che restano. Tuttavia i giapponesi
continuano a combattere con tale entusiasmo - a Okinawa hanno
avuto 10.000 morti, ma solo 7500 prigionieri - che gli americani
temono uno sbarco su Hondo, di cui valutano il costo a un
milione di uomini: di conseguenza, bisogner ancora ridurre le
diverse armate rimaste nei resti della Grande Asia. Alla Conferenza
di Yalta, Roosevelt si  assicurato il contributo dell'Armata rossa
in Manciuria; questa entra effettivamente in azione, con
successo, il 9 agosto. Ma gi da tre giorni Truman si  deciso a
lanciare la prima bomba atomica su Hiroshima; un'altra, l'ultima,
il 9 agosto, produce gli stessi effetti terrificanti su Nagasaki.
Il mikado Hiro-Hito pone allora fine alle sue riserve; impone
la cessazione della lotta ad alcuni militari irriducibili che si
fanno harakiri; il 2 settembre, nella baia di Tokyo, sul Missouri,
corazzata americana scampata a Pearl Harbor, viene firmata la capitolazione
giapponese. La guerra  finita, la vittoria alleata  totale.

V. Il mondo alla fine della guerra
1. Le Conferenze di Yalta e di Potsdam
Gli Alleati non avevano atteso la fine delle ostilit per preparare
il dopoguerra. Ma essi perseguivano scopi molto diversi tra loro.
Le idee di Roosevelt si erano pienamente espresse nella Carta Atlantica;
gli Stati Uniti non avevano alcun secondo fine di conquista; tuttavia il
loro dinamismo economico e finanziario era in crescita, nel corso
stesso del conflitto, altrettanto il loro ascendente sul resto del
continente americano, a danno della Francia e, soprattutto, dell'Inghilterra;
inoltre, nel momento in cui si delineava la vittoria, il presidente degli
Stati Uniti era soprattutto preoccupato dalla possibilit di una terza
guerra mondiale che avrebbe potuto essere scongiurata, dal suo punto di
vista, da un'intesa durevole tra i tre Alleati; tutti i suoi sforzi erano
tesi a preservare questa pace. Stalin aveva un po' tardato ad
approvare la Carta Atlantica; ma non mise molto tempo a rendere
visibili le sue batterie; egli non riconosceva alle popolazioni
che avevano fatto in altri tempi parte della Russia il diritto di
rifiutarsi di esservi di nuovo integrate; il padrone del Cremlimo
intendeva riacquistare tutti i territori annessi in applicazione del
patto russo-tedesco; nel settembre 1944, aveva imposto alla
Finlandia la restituzione di quei territori che questa aveva
riconquistato grazie alla grande avanzata della Wehrmacht.
Quanto a Churchill, si era battuto per due obiettivi: impedire
un'egemonia della Germania sul continente europeo e conservare
alla Gran Bretagna tutta la sua potenza. Per Churchill cio
la Carta Atlantica non si applicava ai popoli dell'impero britannico.
In Europa, se per lungo tempo aveva pensato che l'Armata
rossa, esausta, si sarebbe fermata una volta raggiunta la liberazione
del territorio sovietico, Churchill dovette ben presto ricredersi:
la sua avanzata verso occidente aveva dato a Stalin opportunit politiche
di cui avrebbe saputo servirsi a meraviglia.
Nell'ottobre 1944, Churchill si era recato a Mosca, ed aveva
concluso con Stalin un accordo verbale da veri mercanti di cavalli
che, in percentuali di una applicazione difficile, doveva determinare
la parte di influenza che ciascuno avrebbe avuto nell'Europa centrale.
A Yalta (febbraio 1945) e a Potsdam (luglio 1945) gli anglo-americani
sono nella posizione di richiedenti rispetto all'Unione
Sovietica; a Yalta essi si sono appena rimessi dal colpo subito
nelle Ardenne; nei due incontri, essi vogliono ottenere un impegno
dell'Unione dell'Armata rossa contro il Giappone - bench a Potsdam
Truman, succeduto a Roosevelt, gi sappia di poter contare sulla bomba
atomica. Ma nessuno era sicuro dei risultati che avrebbe avuto.
Roosevelt era molto preoccupato del conflitto che si andava delineando
tra l'Inghilterra e l'Unione Sovietica, ma credeva che gli Stati Uniti
avrebbero potuto restare in disparte. Senza consentire ad eccessive
concessioni a Stalin, come fu accusato pi tardi, egli si sforz di non
scontentarlo; a Potsdam, sebbene con pi rigidit e diffidenza, Truman
adott lo stesso atteggiamento del suo illustre predecessore; fu
cos che gli eserciti anglo-americani evacuarono la parte del
territorio tedesco che si trovava nei limiti della zona di occupazione
russa - anche se Churchill avrebbe voluto conservarla per
servirsene come merce di scambio nelle conversazioni con Stalin.
Ma la Gran Bretagna non  pi una potenza di primissimo
piano uguale ai suoi due alleati; Churchill deve piegarsi e, poich
i laburisti hanno la meglio alle elezioni legislative che seguono
la conclusione della guerra in Europa, il suo successore
Attlee, che non ha la sua levatura e che  soprattutto preoccupato
per i problemi di politica interna, gioca un po' un ruolo di
comparsa a fianco dei due partner (Umiliazione senza precedenti: gli
americani che educatamente declinano l'offerta di un aiuto della
Royal Navy contro il Giappone!).  cos che, senza che si sia
realizzata a Yalta una divisione del mondo, come si  abbondantemente
detto e scritto, si  stabilito di fatto (e la situazione cos creata
 stata confermata a Potsdam) una sorta di condominio,
per dirigere il mondo, delle due superpotenze che il conflitto
aveva fatto emergere.  dal loro accordo che dipenderanno le
regole previste per le questioni controverse in sospeso - occupazione
e sorte della Germania vinta, problema polacco, statuto
dell'Europa centrale satellizzata dal Reich, avvenire degli
imperi coloniali, occupazione e sorte del Giappone, creazione
e organizzazione di una nuova Societ delle Nazioni; senza
dimenticare questioni minori come il passaggio degli stretti
turchi, lo statuto di Tangeri, l'evacuazione dell'Iran, l'occupazione
dell'Austria, la libert di navigazione sulle rotte internazionali, eccetera.

2. La sorte della Germania
Non  la Germania che in questa fase  il pomo di discordia
tra gli Alleati. Dal 1944, essi avevano convenuto che l'avrebbero
occupata militarmente, totalmente e la zona che spettava a
ciascuno era stata delimitata; a Yalta Churchill, che riteneva che
una Francia forte sarebbe stato un fattore di equilibrio in Europa,
aveva ottenuto facilmente da Roosevelt, pi disagevolmente
da Stalin, che la Francia divenisse la quarta potenza occupante:
una zona fu ritagliata per la Francia in quelle attribuite agli
angloamericani. Fu convenuto anche che i quattro occupanti avrebbero
comandato ognuno un settore di Berlino, la citt essendo in
zona russa; i quattro comandanti militari avrebbero amministrato
di concerto gli affari comuni. Roosevelt era portato a vedere,
in questo complicato sistema, una sorta di contratto obbligato
per mantenere l'intesa tra gli Alleati. Uno smembramento della
Germania era stato esaminato in diverse riprese, e Stalin non
era stato il meno risoluto a proporlo; ma a Potsdam, egli aveva
curiosamente cambiato avviso, e non ne fece pi una questione.
La sola Francia persever nel proporre la creazione di una Renania autonoma.
Quanto ai tedeschi, i quattro erano ben decisi a far pagare
loro i crimini dei nazisti - i cui responsabili saranno tradotti
a un tribunale militare internazionale, con sede a Norimberga,
questa mecca del nazismo. Una cifra molto elevata fu
fissata per le riparazioni tedesche - 20 miliardi di dollari, cifra
avanzata un po' a occhio e croce da Stalin, e presa come base di
discussione; l'Unione Sovietica avrebbe ricevuto la met di
questa somma favolosa che avrebbe preso dalla sua zona di occupazione
ma anche da quelle degli Alleati. Per impedirle di ricominciare
le sue aggressioni, la Germania sarebbe rimasta disarmata; la sua
eccessiva potenza economica sarebbe stata decentrata; le
istituzioni e le mentalit denazificate; la sicurezza militare
avrebbe diretto la concessione progressiva delle
libert e dei diritti; nessuna amministrazione centrale sarebbe
stata istituita - il generale De Gaulle si era mostrato il pi ostile
a questa eventualit. Come la popolazione tedesca, annientata,
condannata in blocco, non pi organizzata avrebbe potuto
nutrirsi e produrre in modo sufficiente per vivere, e per pagare
le riparazioni, il solo Churchill se ne preoccup.

3. Il problema polacco
La sorte della Polonia era, dopo la riunione di Teheran, legata
a quella del Reich. Per impedire a Stalin di annettersi di nuovo
le sue province orientali, popolate di bielorussi e di ucraini, si
sarebbe dovuto impiegare la forza, vale a dire correre il rischio di
un conflitto armato tra gli Alleati: nessuno lo voleva. Non restava
altro che risarcire la Polonia a Ovest, fino al limite dell'Oder-Neisse;
su questo punto, polacchi di Londra e polacchi di Lublino erano d'accordo;
Stalin vedeva in queste annessioni il mezzo
per non far collaborare la Polonia e la Germania; solo Churchill
temeva di ingozzare troppo l'oca polacca. Ma vi erano due
Neisse, l'occidentale e l'orientale; a Yalta il regolamento definitivo
delle frontiere della Polonia fu rimesso alla conclusione del
trattato di pace. A Potsdam, l'Unione Sovietica pose i suoi partner
dinanzi a un doppio fatto compiuto; affid alla Polonia
l'amministrazione diretta dei territori che in linea di principio le
erano stati affidati e questo sino alla Neisse occidentale. Poich
i tedeschi erano fuggiti e i coloni polacchi avevano cominciato
a rimpiazzarli, la questione era risolta, se non proprio in linea di diritto.
Quanto al governo polacco di unione nazionale, reclamato
dagli angloamericani, Stalin rifiut ai polacchi di Londra, che
egli denunciava come avversari dell'Unione Sovietica, di entrarvi
a parit di diritti con quelli di Lublino. Poich questi ultimi
erano sul posto, legiferavano e amministravano, internavano
i loro avversari - Stalin convoc a Mosca alcuni capi della resistenza
polacca e li gett in prigione - bisognava passare sotto le loro
forche caudine. I comunisti formarono l'ossatura del
nuovo governo polacco: con loro la Polonia modeller il suo
regime interno e la sua politica estera su quelli dell'Unione Sovietica.
 vero che il popolo polacco, consultato, pu rimettere tutto
in discussione se pu esprimersi liberamente. Ma Stalin si
oppone energicamente alla presenza in Polonia di osservatori
stranieri al momento delle elezioni: sarebbe insultare i polacchi!
Le elezioni avranno dunque luogo, alla russa, alla presenza
dell'Armata rossa.

4. L'Europa centrale
Churchill, e pi ancora Roosevelt, erano rimasti costernati
dinanzi al comportamento di Stalin; era evidente che la parola
democrazia non aveva lo stesso senso per tutti, e che l'Unione
Sovietica stava costruendo un impero di nuovo genere, cementato
da una ideologia comune. In effetti, ovunque, le autorit sul
posto si schierano nel campo dell'Unione Sovietica, volontariamente
o forzatamente; i comunisti - in primo luogo i capi dei partiti,
ritornati da Mosca - entrano in un governo di unione
nazionale; i fascisti e i loro partigiani, vale a dire i notabili e i
vecchi leader politici, sono oggetto di persecuzioni. Questo scenario
si svolge senza contrasti in Bulgaria, che non era entrata
in guerra contro l'Unione Sovietica, e la cui popolazione era da
sempre filorussa. In Romania le misure di confisca delle terre e
di nazionalizzazione, applicate sotto l'ispirazione comunista,
fanno esplodere il Fronte nazionale. Alla fine di febbraio del
1945, il vice ministro degli affari esteri dell'Unione Sovietica,
Vishinskij, viene a Bucarest: egli rivolge un ultimatum al re Michele
affinch modifichi la composizione del governo nel senso
desiderato dall'Unione Sovietica, con la nomina di un comunista
al ministero degli interni. Quando Roosevelt e Churchill
propongono la creazione di una commissione tripartita, Stalin
declina elegantemente l'invito. In Cecoslovacchia, con l'accordo
di Benes, la presidenza del governo  affidata a un comunista.
 da tener presente che la Romania e la Cecoslovacchia erano,
prima della guerra, alleati della Francia, e i loro dirigenti
erano nettamente filoccidentali.
In Ungheria, dove un tentativo di presa del potere  fallito, i
comunisti sono una parte, minoritaria, del Comitato di liberazione
costituito a Debreczen: colpevole di essere stata troppo a
lungo legata alla Germania, l'Ungheria  inizialmente trattata
come un nemico; l'Armata rossa la occupa. Anche in Jugoslavia
il trionfo dei comunisti  totale; nel marzo 1945 Tito ha costituito
un governo di unione nazionale da lui presieduto, nel quale i
partigiani detengono 23 ministeri su 28; ora, nell'accordo concluso
tra Stalin e Churchill, era stata prevista una sorta di spartizione
delle zone di influenza, in parti uguali; Churchill  molto
amareggiato dinanzi all'evoluzione della situazione; si crede
beffato; nessuno sa in quel momento del dissenso che oppone
Tito a Stalin. Cos tutta l'Europa centrale, quale che sia stata la
linea seguita da ogni Stato durante la guerra, entra nella sfera di
influenza dell'Unione Sovietica. Sola, la Grecia ne  fuori: Stalin
rispetta in questa regione il suo accordo con Churchill, che
vi tiene molto; ma che l'URSS l'alimenti o no, la guerra civile
infuria in Grecia, la partita non  finita.

5. Gli imperi coloniali
Era scritto nella legge della loro sconfitta che i vinti perdessero
i loro imperi coloniali. Bench la Francia avesse proposto
di conservare all'Italia il suo sotto forma di mandato, e dopo
che Molotov ebbe domandato una parte della Tripolitania per
l'Unione Sovietica - per occupare il posto che le era dovuto
nel Mediterraneo -, i ministri alleati riuniti a Londra, nel settembre 1945,
decisero di concedere l'indipendenza all'Etiopia,
alla Libia e alla Somalia; l'Inghilterra riteneva che i tre nuovi
Stati si sarebbero schierati sotto la sua ala protettrice. Quanto al
Giappone, restitu alla Cina Formosa e la Manciuria, e all'Unione
Sovietica Port-Arthur e il Nord di Sakhalin; la Corea tornava indipendente.
Ma la vittoria non preserv gli Stati vincitori dal crollo dei
loro imperi; i loro eserciti avevano troppo spesso perduto la faccia
dinanzi agli indigeni, sui territori che li componevano; gli
Stati Uniti, Roosevelt in testa, si pronunciarono in ogni occasione
per la sparizione del colonialismo; i leader nazionaiisti presero
coscienza della divisione che regnava tra i colonizzatori;
nel corso stesso della guerra, gli Alleati avevano rinunciato a
tutte le loro concessioni territoriali, e ai loro privilegi in
Cina. Nell'Insulindia Sukarno proclama l'indipendenza appena
vinti i giapponesi; gli olandesi sul posto sono incapaci di
riprendere nelle loro mani l'amministrazione del paese; se i
Paesi Bassi vogliono recuperare il loro impero indonesiano,
dovranno riconquistarlo. Durante la guerra, l'impero francese
 stato leale, soprattutto nell'Afnca nera; ma la presenza
inglese nel Levante e nel Madagascar, americana nell'AFN,
giapponese in Indocina ha minato l'autorit francese; l'indipendenza
ha dovuto essere accordata ai paesi del Levante; lo
stesso giorno della capitolazione tedesca, una rivolta scoppia
a Stif, che bisogna reprimere nel sangue; l'Indocina, una
volta partiti i giapponesi,  occupata al Nord dalla Cina, al
Sud dall'Inghilterra, ovunque dai nazionalisti del Viet-minh;
l'avvenire si annuncia oscuro. Quanto all'impero britannico
esce solo in apparenza intatto dalla guerra, in effetti il Canada
e l'Australia si sono un po' pi separati dalla metropoli situandosi
nella sfera americana; nel corso stesso della guerra,
 stata promessa l'indipendenza alla Birmania e, alla fine delle
ostilit, scioperi, rivolte popolari, ammutinamenti di soldati
scuotono le Indie.

6. La sorte del Giappone
Gli americani ritengono che tocca a loro stabilire l'avvenire
del Giappone. Dal 1942, essi hanno studiato i problemi che
avrebbe posto la sua occupazione e precisato i poteri del comando
militare. Dopo molte esitazioni gli americani non rovesciarono
il mikado, ma decisero di mantenerlo sul trono privandolo
dei suoi poteri divini, in modo da far accettare pi facilmente,
con la sua intermediazione, le loro decisioni alla popolazione
giapponese. Se accettarono volentieri i rappresentanti di
tutti i paesi alleati alle cerimonie della capitolazione, e in una
larga commissione di occupazione, ci fu a puro titolo consultivo.
Un tribunale, nella stessa Tokyo, giudic e condann i fomentatori
di guerra. Al tempo stesso il generale MacArthur,
vero proconsole dall'autorit illimitata, decret che il Giappone
sarebbe stato demilitarizzato e democratizzato.

7. L'ONU
Gli Alleati, pi o meno d'accordo, avevano regolato cos
senza rotture, ma non senza un'asprezza reciproca crescente, i
punti di discordia sollevati dalla fine del conflitto. Contrariamente
ai vincitori della guerra 1914-1918  a un'altra autorit, una
nuova Societ delle Nazioni, costruita fuori dei trattati di pace,
che essi riservano l'incombenza di preservare la pace per il futuro.
Roosevelt fu l'artigiano di questa creazione.
 in effetti il Dipartimento di Stato che prepara la Dichiarazione
delle Nazioni Unite, nel gennaio 1942, con la quale
le potenze in guerra contro l'Asse si impegnano a restare unite
dopo la guerra; una volta ottenuto il consenso dell'Unione
Sovietica a Teheran, un gruppo di studio fu riunito a Washington.
 ugualrnente negli Stati Uniti, a Dumbarton Oaks,
nel settembre 1944, che le quattro grandi potenze - Stati
Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Cina, la Francia
non era stata invitata - si misero d'accordo sulle grandi
linee dell'Organizzazione delle Nazioni Unite; fu previsto
che essa sarebbe stata diretta da due istituzioni principali,
un'Assemblea generale e un Consiglio di sicurezza di cui i
cinque grandi Alleati (Francia compresa questa volta) sarebbero
stati membri di diritto. La Conferenza di Yalta avall
queste proposte. Certo, Stalin e Churchill non vedevano allo
stesso modo di Roosevelt la forma e l'avvenire dell'ONU; il
primo pensava soprattutto a elevare un solido baluardo contro
una rinascita dell'imperialismo tedesco, il secondo a mantenere
la potenza britannica; entrambi erano partigiani di una
divisione del mondo in grandi sfere di influenza, che invece
Roosevelt non voleva; per il presidente degli Stati Uniti i
rapporti tra gli Stati dovevano essere retti dal diritto internazionale,
i pi potenti dovendo rispettare le libert e l'autodeterminazione
dei pi deboli. Fu dunque deciso che tutti gli Stati
che avevano combattuto nel campo alleato sarebbero stati,
con uguali diritti, membri dell'Assemblea generale; gli inglesi
vi fecero ammettere i Dominions e l'Unione Sovietica la
Bielorussia e l'Ucraina. Restava da impedire che la nuova
Societ delle Nazioni fosse cos priva di strumenti di azione
come la vecchia. Nessuno (Ad eccezione di Blum.) pens di creare una
sorta di super Stato al quale gli aderenti delegassero una parte del loro
potere. In effetti la pace sarebbe durata sino a quando le grandi
potenze lo avessero voluto; di conseguenza la responsabilit
del suo mantenimento fu affidata al Consiglio di sicurezza;
questi avrebbe preso le sue decisioni all'unanimit - il che
equivaleva a condannarlo all'impotenza tutte le volte in cui
una grande potenza ritenesse che i suoi interessi fossero in gioco.
L'ONU nasce a San Francisco, dal 25 aprile al 25 giugno 1945.
Ma, nel corso del conflitto, erano state create istituzioni
internazionali a fini limitati che pi avanti si svilupperanno.
Questo fu il caso dell'UNRRA (Amministrazione degli Stati Uniti
per il soccorso e la ricostruzione), nel febbraio 1943,
che assicur il vettovagliamento delle nazioni impoverite dal
conflitto; dell'Organizzazione internazionale del lavoro,
nell'ottobre 1944, del Fondo della Banca internazionale per
la ricostruzione e lo sviluppo nata a Bretton Woods nel luglio 1944,
cos come del Fondo monetario internazionale e dell'Organizzazione
delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco)
la cui idea aveva preso corpo a Londra dal 1943.

8. Perdite e distruzioni
Nella grande lacerazione del conflitto, gli Alleati avevano
pensato a chiudere le piaghe che avevano aperto: avevano
moltissimo da fare tanto erano elevate le perdite in uomini ed
estese le distruzioni materiali.  impossibile censire esattamente
il grande salasso ma si pu valutarlo in 50 milioni di persone,
vale a dire quattro volte pi della guerra 1914-1918:
la met erano civili. Nell'Unione Sovietica si contano 20 milioni
di morti, cio il 10 per cento della popolazione; in Polonia questa
proporzione si eleva al 15 per cento. I tedeschi hanno perduto
5 milioni di esseri umani - i tre quarti sul fronte orientale -
di cui 500.000 vittime dei bombardamenti. Nell'Europa occidentale
le cifie sono meno elevate ma, altra caratteristica specifica
del conflitto, le vittime dei crimini nazisti sono altrettanto
numerose di quelle dei combattimenti. Per mancanza di stato
civile,  impossibile conoscere esattamente le perdite della Cina
- calcolabili tra tre e otto milioni di uomini. Il genocidio degli
ebrei  valutato a sei milioni di scomparsi. Gli americani, impegnati
su due fronti, hanno perso solo 300.000 soldati - non per
nulla erano in anticipo di una guerra, quella delle macchine, sui
loro alleati e avversari. Ma quel che potr apportare un'altra
conflagrazione, ognuno pu capirlo con terrore tenendo presenti
i 200.000 morti, in pochi secondi, di Hiroshima e di Nagasaki.
Inoltre, le operazioni militari avevano comportato vasti
movimenti di popolazioni, sia organizzate dall'occupante -
espulsioni dei lorenesi, dei polacchi, scambi dei tirolesi, eccetera -
sia provocati dalla paura - esodo del giugno 1940 in
Francia e fuga di milioni di tedeschi dinanzi all'avanzata
dell'Armata rossa nel 1945. A questi si aggiungono i milioni
di prigionieri di guerra, dei rastrellati dal Servizio del lavoro
obbligatorio o di coloro che furono deportati nei
campi di concentramento - circa quindici milioni di persone in
Germania. In effetti nessun paese fu realmente risparmiato; l'Unione
Sovietica e gli Stati Uniti conobbero migrazioni di lavoratori al di l
degli Urali o del Sud agricolo verso il Nord-Est industriale.
Complessivamente si valuta a 30 milioni il numero dei profughi. Molti anni
ancora dopo la fine delle ostilit, pi di un milione vegeteranno
in campi improvvisati, nell'attesa incerta di un porto dove gettare
l'ancora.
L'asprezza dei combattimenti, il via vai degli eserciti
contrapposti sugli stessi territori, l'ampiezza dei bombardamenti
con l'aviazione o l'artiglieria, le operazioni di rappresaglia,
spiegano la pesantezza delle distruzioni materiali. La Germania,
l'Unione Sovietica, la Polonia furono i paesi pi colpiti:
un rapporto polacco stima le perdite all'80 per cento dei mezzi di
trasporto, al 50 per cento del bestiame, al 31 per cento del prodotto
nazionale; in Jugoslavia, il 20 per cento delle case erano state distrutte;
in Francia, su 83.000 chilometri di strade ferrate 37.000 erano state
danneggiate cos come 1900 opere d'arte; in Germania e in
Giappone la maggior parte delle citt non era che rovine e cenere;
l'Italia era stata distrutta dal Sud al Nord dello stivale ma la
regione pi ricca, la pianura padana, era stata risparmiata; anche
la Gran Bretagna non era uscita indenne. Solo gli Stati Uniti
uscivano dal conflitto con minime perdite materiali. Ma in
Europa soprattutto le rovine morali erano ancor pi penose, meno
riparabili, senza dubbio, di quelle subite dai beni materiali sia
che si trattasse della distruzione cieca delle citt aperte e delle
opere d'arte che di attacchi contro i civili o soprattutto delle
vittime della criminalit nazista di cui gli stessi scienziati si erano
fatti complici.
Una volta di pi, la guerra costava infinitamente pi cara che
il regolamento dei problemi che l'avevano suscitata. Aveva almeno
fornito la risposta alle questioni poste? S, se si ricorda
che gli Alleati hanno raggiunto i loro obiettivi e che la loro
vittoria ha permesso di ridare ai popoli occupati le loro libert,
nazionali e individuali; a ben guardare, la guerra alleata era
impegnata per la giustizia e per ildiritto - non erano parole di
propaganda, la rivelazione degli atroci crimini dei nazisti l'ha
confermato. Ma, politicamente, nato da uno squilibrio, il conflitto
aveva generato altri squilibri.

9. L'Europa
In particolare, l'Europa ne usciva indebolita, e molte potenze
di primo piano nel 1939 si trovarono relegate al secondo nel
1945, quelle che erano state vinte, certamente, ma anche alcune
che avevano vinto. L'Italia aveva cambiato di campo abbastanza in
tempo per evitare il disastro; essa ne tirava a buon conto le
somme, e alcune perdite minime di territori in Istria o nelle Alpi
francesi non attentavano alla sua integrit territoriale. Ma la
guerra aveva mostrato la profonda precariet delle sue strutture
economiche; il ritorno alla democrazia si era realizzato troppo
rapidamente perch non sussistessero durevoli strascichi del
fascismo; la Resistenza era unita solo contro il fascismo;
nell'immediato, la ricostruzione dell'economia e anche il vettovagliamento
della popolazione dipendevano dalla buona volont degli
angloamericani.
Per la Germania, la catastrofe era totale; il 1945 era l'anno zero;
raramente un paese aveva vissuto, in un tempo cos breve,
vittorie e un'espansione cos esaltanti, poi una disfatta cos
schiacciante: l'attrezzatura industriale, ferroviaria e viaria non
era pi che rovine, e i russi finivano di distruggerla con la
rimozione delle macchine intatte; non vi era pi Stato, non vi era pi
Germania, solamente tedeschi demoralizzati per l'ampiezza del
crollo, l'assenza di tre milioni di prigionieri di guerra, l'enormit
dei crimini hitleriani, la durezza degli occupanti assetati di
vendetta. La parte occidentale  sovrappopolata dall'esodo delle
popolazioni dell'Est; nella zona britannica, la densit della
popolazione si eleva a 246 abitanti a chilometro quadrato; il calo
della moralit  generale, la fame incombe, la disoccupazione 
la regola. Trasformazione capitale: la casta dei grandi proprietari
fondiari e degli ufficiali prussiani  sparita. In effetti, le
miniere sono intatte, alcuni settori dell'industria meno colpiti di
altri; ma la bancarotta non avr un termine, e la ripresa non si
avvier se non col consenso degli Alleati - i soli americani se
ne preoccupano. Nell'attesa un grande vuoto si  creato al centro dell'Europa.
Non  la Francia che pu riempirlo. Certo, essa figura nel novero
dei vincitori; la sua ripresa  stata spettacolare e un soffio
nuovo, nato dalla Resistenza, anima una opinione pubblica
momentaneamente riunita dietro la grande statura del generale De Gaulle.
Economicamente la Francia ha cambiato pelle grazie a
un dirigismo misurato; ma essa soffre di gravi deficienze, e
l'inflazione  in agguato. La politica estera del generale De Gaulle
 ambiziosa; egli vorrebbe che la Renania fosse posta sotto la
dipendenza francese, e cerca di controbilanciare la subordinazione
verso gli angloamericani con un'alleanza con l'Unione Sovietica.
In effetti i Tre Grandi non considerano la Francia come loro uguale;
l'aiuto americano  inoltre indispensabile alla sua ricostruzione.
Tale  anche per qualche verso la sorte della Gran Bretagna;
e la morale della Storia, che riduce a uno stato di semivassallaggio
la potenza che, nei giorni pi oscuri, ha combattuto da sola
la Germania in piena euforia vittoriosa e alla quale il mondo
deve tanto,  ben deludente. In effetti, la Royal Navy  eclissata
dalla marina da guerra americana; il tonnellaggio dei mercantili,
inferiore nel 1945 di sei milioni di tonnellate rispetto a quello
del 1939, arriva appena a un terzo di quello della marina
mercantile degli Stati Uniti. Finanziariamente, il mercato di Londra
cessa di essere il primo del mondo, i grossi investimenti
nell'America del Sud sono stati perduti,  stato contratto un
debito verso i Dominions, si  negoziato un prestito enorme, per
cinquant'anni con gli Stati Uniti, bench sia stata passata la
spugna sulle fatture dell'affitti e prestiti. Il gabinetto laburista
non pu pi differire le riforme sociali, richieste da una massa
operaia che ha operato senza recriminare per lo sforzo di guerra;
la ricerca del pieno impiego, la nazionalizzazione delle industrie
chiave, l'applicazione del piano Beveridge, divengono
obiettivi difficilmente conciliabili con il mantenimento di una
politica mondiale di prestigio. Quanto alla dominazione imperiale,
essa d segni di scricchiolio, e i laburisti sono i primi a
volerne ridurre la pesantezza.

10. L'Asia
L'Asia  in pieno mutamento. Nulla di solido sostituisce
l'impero del Giappone. Con le perdite in uomini, la distruzione
dell'industria e della flotta (da guerra e mercantile) l'economia
nipponica raggiunge un punto critico. La prostrazione della popolazione
 totale; non resta pi nulla dei suoi miti e delle sue
convinzioni; la sfida del mantenimento di una civilt originale
con l'adozione delle tecniche occidentali, sembra perduta; comincia
un'occupazione americana, che il popolo giapponese subisce,
senza che si possa dire quale via finir per adottare. Pur
figurando nel campo dei vincitori la Cina non sta meglio; partito
l'occupante giapponese, seguaci del comunismo e sostenitori
del Kuo Min-tang hanno ricominciato le loro lotte fratricide.
Vicina all'indipendenza, l'India  ugualmente divisa tra gli induisti
del partito del Congresso e i musulmani della Lega; la
presenza britannica garantisce la pace civile:  difficile che la
sua sparizione non si accompagni a una divisione e a dei conflitti.
Quanto all'Indocina e all'Indonesia sono in piena ebollizione;
la guerra non  praticamente cessata; l'unit artificiale
del paese, consolidata dai colonizzatori, si sgretola con la loro
disfatta. Ormai, su tutte le rive del Pacifico, l'aggressione di
Pearl Harbor ha costretto gli americani a installarvisi in modo durevole.

11. L'Unione Sovietica
Insomma due superpotenze, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti,
emergono dal caos; ma le loro forze sono ineguali.
L'Unione Sovietica ha dimostrato, in modo magistrale, in una
lotta colossale di cui per molto tempo ha da sola sopportato il
peso, una solidit - delle sue forze armate, della sua industria,
del suo popolo ma anche del suo regime politico e sociale - di
cui molti dubitavano. Essa ne  ripagata con una doppia espansione
che sola, tra i vincitOri, realizza; da una parte annette la
Carelia, i paesi baltici, la Lituania, la Bielorussia e l'Ucraina ex
polacche, la Rutenia ex cecoslovacca, la Bessarabia e la Bucovina
del Nord ex romene, Koenigsberg e la Prussia orientale, le
Curili, il Sud di Sakhalin, Dairen e Port-Arthur; d'altra parte,
grazie alle nuove alleanze che la sua vittoria gli ha acquisito,
con il concorso dei partiti comunisti, con la presenza anche
dei suoi eserciti, la sua influenza si estende in Europa sino
all'Elba e a Vienna, in Asia sulla Manciuria, il Nord della Corea
e il Nord dell'Iran; intende inoltre giocare un ruolo nella
gestione della Ruhr ed  presente a Tangeri e a Tokyo. In effetti
l'emorragia in uomini e in beni che essa ha subito lascia
l'Unione Sovietica esangue e sguarnita; la miseria
nelle regioni devastate resta estrema; la ricostruzione sar
difficile e lunga, perch la guerra ha messo in evidenza
grandi debolezze nei mezzi di trasporto e nella produzione
dei beni di consumo.  vero che, negli Urali e al di l
degli Urali, la produzione  molto aumentata, che l'Armata
rossa  per molto tempo il solo grande esercito in Europa
e che la sua vittoria vale all'Unione Sovietica un immenso
prestigio. Gli errori di Stalin - dalle purghe e dai
processi al patto russo-tedesco - sono dimenticati.
Giocando contemporaneamente sul panslavismo e sull'ortodossia,
sapendo servirsi delle sue popolazioni musulmane per introdursi
nel mondo arabo, l'Unione Sovietica resta pi che mai, malgrado
la soppressione per pura opportunit del Comintern, la metropoli
del comunismo internazionale, che regna da padrone in tutta l'Europa
centrale e orientale e che si instaura al potere in Francia e in Italia: la
guerra le ha permesso di realizzare la mescolanza pi esplosiva
dell'afflato rivoluzionario e della miccia nazionalista di cui
ha messo a punto la ricetta e l'impiego.

12. Gli Stati Uniti
Ma quando Truman, appena firmata la capitolazione tedesca,
ha messo fine alla legge affitti e prestiti in favore dell'Unione
Sovietica, Stalin ha protestato, e questo bisogno riconosciuto
dell'aiuto americano mostra la differenza della potenza reale tra
l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Il gigante americano, in
effetti, gronda di prosperit e ottimismo. Malgrado la mobilitazione
di milioni di uomini e le perdite subite, la curva demografica
 aumentata; il pieno impiego per la manodopera  stato realizzato;
il reddito nazionale  raddoppiato in cinque anni e il bilancio
 equilibrato - ma il debito pubblico  quadruplicato. La
produzione  progredita considerevolmente in tutti i settori:
33 per cento per l'agricoltura, 40 per cento per il petrolio;
400 per cento per il minerale di ferro; 95 milioni di tonnellate di
acciaio escono dagli altiforni e i cantieri navali avviano in un anno
il doppio delle navi che i sottomarini tedeschi hanno fatto colare a picco
nelle ore peggiori della battaglia dell'Atlantico; inoltre, divenuti la
prima potenza navale al mondo, gli Stati Uniti possiedono un quasi
monopolio della navigazione aerea intercontinentale.
Inoltre il 60 per cento delle riserve d'oro del mondo hanno trovato
rifugio nella banca federale degli Stati Uniti, ci che fa del dollaro
la sola moneta oro; la bilancia commerciale  largamente eccedente
e quella dei conti lo  ancora di pi. Certo, questa ricchezza 
inegualmente ripartita; gli operai, con i loro sindacati,
bench il loro livello di vita sia largamente aumentato, denunciano
le enormi entrate di numerose imprese; alcune regioni, il
Sud in particolare, si sono un po' pi impoverite; soprattutto,
alcune categorie della popolazione - i neri, i portoricani, i messicani,
e gli stessi canadesi francesi - restano relativamente in
uno stato vicino all'incultura e alla miseria.
Tuttavia l'influenza degli Stati Uniti  preponderante in tutto
il mondo. Chi non  loro debitore a qualche titolo? Il Canada e
l'America del Sud sono entrati totalmente nella loro orbita
ma la seconda si adatta pi disagevolmente all'american way of life,
di cui beneficia soltanto una minoranza privilegiata. Alla
fine del conflitto, i soldati pensano che bisogna voltar pagina e
che, lasciando il resto del mondo a sbrogliarsela da solo, gli
americani potranno ritornare all'era felice dell'incoscienza isolazionista.
Gli stessi dirigenti, il presidente Truman in primo
luogo, si interrogano sulla via da seguire. Ma una tale potenza
non pu non avere per corollari impegni della stessa grandezza;
bisogna prenderne atto e adattarvisi; in Asia in primo luogo, ma
anche in Europa, la fine delle ostilit non  per gli americani
che l'inizio di un'altra specie di presenza.

13. L'et della scienza e della tecnica
 possibile che le guerre pongano pi problemi di quanti ne
risolvano.  chiaro tuttavia che la vittoria alleata ha bloccato
l'imperialismo fascista il cui successo avrebbe inflitto un corso
molto diverso all'evoluzione dell'umanit - a quella delle razze
di colore in particolare. Si dice spesso che le guerre sono delle
rotture in un processo, che riprende quando esse hanno termine.
Sembra piuttosto che la seconda guerra mondiale sia una
cerniera che segna l'inizio di un'era nuova, tanto i cambiamenti
che essa ha provocato sono ampi, profondi e durevoli. Il paradosso
felice del conflitto  che, mentre si compivano gigantesche
distruzioni, venivano trovati e messi in opera i mezzi per
ripararne rapidamente i danni. Tra il 1939 e il 1945, la ricerca
scientifica, teorica e pratica, ha effettuato un tale balzo in avanti
che si pu veramente parlare del fiorire di una civilt della
scienza e della tecnica.
 sufficiente ricordare alla rinfusa alcune delle invenzioni
concepite e realizzate nel corso del conflitto come: il radar,
l'elettronica, le macchine calcolatrici, le materie plastiche, il
DDT, i sulfamidici, la penicillina, i procedimenti della trasfusione
del sangue e di rianimazione, la meccanizzazione dell'industria e,
la pi grave ma anche la pi promettente, la liberazione
e l'utilizzazione dell'energia nucleare. Se questo prodigioso
progresso - progresso nel quale gli americani hanno fatto la
parte del leone -  stato possibile ci  accaduto perch i governi
hanno accordato ai ricercatori mezzi senza precedenti - e
anche in questo il falansterio creato dagli Stati Uniti per
fabbricare la bomba atomica detiene il primato. Ormai la ricerca
scientifica e la tecnologia escono dall'era artigianale: divengono
operazioni di quipe, l'attivit di punta di una nazione;
passano molto rapidamente dal laboratorio all'applicazione in
serie di nuovi metodi, alla produzione migliorata di numerosi prodotti.
Certo, il mondo che esce dalla guerra sembra essere quello
delle contraddizioni; la fabbricazione delle ricchezze reali 
divenuta illimitata, ma i popoli poveri sono pi lontani che mai da
quelli ricchi; le distanze diminuiscono e la velocit avvicina le
nazioni, ma queste si rinchiudono in un nazionalismo ombroso:
la conoscenza e la cultura si giovano di mezzi di diffusione senza
precedenti, ma continenti interi sono ancora immersi nel letargo
dello spirito, eccetera. Resta il fatto che, al prezzo forse di una
pi grande uniformit, dopo essere stati trascinati, e uniti, nel
grande dramma del conflitto, tutti i popoli si trovano pi o
meno impegnati nel turbine del progresso scientifico e delle sue
applicazioni pratiche che spetta loro padroneggiare.
FINE
