2. POESIA E TEATRO DELL' ARCADIA: METASTASIO

Predominante  nell' "Arcadia" la produzione poetica, caratterizzata
da una colma messe di sonetti, ecloghe, canzonette, madrigali, in cui
abbondano i toni leggiadri, leziosi e svenevoli. L'imolese GIAMBAT-
TISTA ZAPPI (1667-1719), famoso ai suoi tempi, pu essere assunto
come esponente tipico e quasi caricaturale di tale indirizzo. In un cele-
bre sonetto, ad esempio, egli sogna di essere trasformato in cagno-
letto , accolto in grembo alla sua Clori, sullo sfondo di un praticel-
lo, in mezzo a un coro di ninfe: sonetto che, insieme agli altri
suoi, si attirer alcune righe mordaci e feroci del maggior critico
del secondo Settecento, il Baretti:  Oh cari quei suoi smascoli-
nati sonetti, pargoletti piccinini, mollemente femminini, tutti pieni
d amorini ! .
   Ma 1' "Arcadia" dedic cure non minori al teatro, in consonanza
con l'interesse per lo spettacolo proprio del "teatrale" Settecento (la
maggior parte dei grandi teatri italiani nasce non a caso in quel se-
colo, dalla Scala di Milano alla Fenice di Venezia). Gli sforzi sono
diretti verso la commedia, dove si awerte la stanchezza per la sem-
pre pi consunta e scurrile Commedia dell'Arte, e verso la tragedia,
in obbedienza all'eterna aspirazione a dare all'Italia il capolavoro,
inutilmente cercato a partire dal Rinascimento. Nell'un caso e nel-
I'altro ci si volge ai modelli della Francia, Molire Comeille Racine.
Anche qui 1' "Arcadia" non seppe offrire autori e opere decisive,
esaurendosi in una produzione troppo letteraria e libresca, ma prepa-
r comunque il terreno al futuro, apr la strada alla riforma del Gol-
doni e all'irrompere esplosivo dell'Alfieri.

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   Un letterato pi che dignitoso, anche se non grande poeta,
I' "Arcadia" seppe dare invece nel campo del melodramma con PIE-
TRO METASTASIO, nato a Roma il 3 gennaio 1698, verseggiatore co-
s precoce da meritarsi, ancora fanciullo, la protezione del Gravina,
che volle curarne l'educazione e gli modific l'originario cognome
Trapassi nell'equivalente greco Metastasio. Accolto in "Arcadia", fu
successivamente introdotto nel mondo musicale dove si rese presto
celebre con il suo primo vero melodramma, Didone abbnndonata. In-
vitato a Vienna come poeta cesareo, visse alla corte asburgica dal
1730 sino alla morte, awenuta il 12 aprile 1782, onorato e famoso
in tutta Europa, celebrato come il "divino Metastasio". In verit il
Metastasio, che quando doveva comporre si preparava con la lettura
di uno dei pi bei pezzi dell'Adone del "musicale" Marino,  l'unico
a saper realizzare il difficile equilibrio fra musica da una parte e
ideale classicista-razionalista dall'altra. Egli scopre a ragione nel me-
lodramma il genere congeniale alla sensibilit del tempo; ma era un
genere condannato dai teorici del "buon gusto" arcadico per la so-
verchiante superiorit della musica sul testo letterario che si era deter-
minata in maniera sempre pi clamorosa gi nel Seicento. L'impor-
tanza del Metastasio consiste proprio in questo: nell'aver saputo re-
stituire digmt al libretto, assegnando alla musica la funzione di sot-
tolineare la parte letteraria, secondo il presunto modello della trage-
dia greca, che offriva una sintesi di parola e di musica. Da questa
convinzione classicista deriva l'istanza di una ferma struttura dram-
matica, tale da ridare al melodramma la propria tensione tragica e
solennemente severa. Nasce cos la ricerca metastasiana di contrasti
drammatici giocati - sull'esempio dei grandi tragici francesi del Sei-
cento, Racine e soprattutto Corneille--sull'opposizione fra amore e
dovere, amore e ragione, amore e gloria. Il poeta non sente per in
maniera autentica quei conflitti e se ne serve solo come sfondo, desti-
nato a nobilitare la quotidianit delle sentimentali vicende d'amore.
La Didone abbandonata (1724) dovrebbe offrire, nel personaggio di
Enea, il conflitto fra amore e dovere, fra la passione e l'accettazione
della propria missione voluta dagli di, ma ci che concretamente ri-
sulta  solo l'incontro fra un galante cavaliere e una damina sette-
centesca, su uno sfondo sentimentale di fragilit femminile, di tene-
rezze, di capricci, di gelosie. Come ha scritto il De Sanctis,  sotto
forme tragiche la situazione  sostanzialmente comica, sicch, se in
ultimo Enea si potesse rappattumare con l'amata, sarebbe il dram-
ma con lievi mutazioni una vera commedia  3. Si vedano in effetti
gli involontari risvolti comici della perplessit di Enea nel primo at-
to, incerto se restare o partire abbandonando Didone: Se resto sul
lido, / se sciolgo le vele, / infido, crudele / mi sento chiamar. / E
intanto, confuso / nel dubbio funesto, / non parto, non resto, / ma
provo il martire / che avrei nel partire, / che avrei nel restar .
Quando poi il Metastasio riduce volutamente l'elemento amoroso e
sentimentale alla ricerca di un tono compiutamente tragico, emerge
il difetto opposto dei suoi melodrammi: egli non raggiunge un tono
veramente eroico, ma soltanto un eroico astratto, di maniera, molto
retorico e oratorio. Pensiamo all'Attilio Regolo (1740), in cui il pro-
tagonista si autoesalta nell'immagine della propria gessosa incrollabi-
le virt:  Non perdo la calma / fra' ceppi o gli allori: / non va si-
no all'alma / la mia servit . Il meglio di s il Metastasio riesce
quindi a darlo l dove sa trovare l'equilibrio fra la tentazione di un
grandioso convenzionale e il rischio di una caduta nel sentimentali-
smo pi lezioso: I'Olimpiade (1733)  in questo senso, giustamente,
il suo capolavoro. Anche qui c', inizialmente, il contrasto fra amore
e dovere: Mgacle, atleta ateniese, per riconoscenza verso l'amico Li-
cida che gli ha salvato la vita, si reca ai giochi olimpici sotto il suo
nome per conquistare Aristea, promessa in sposa al vincitore dei
giochi medesimi. Ma lo stesso Mgacle ama Aristea dalla quale  ria-
mato. Nel secondo atto, in un mirabile "ultimo addio", Mgacle sve-
la ogni cosa alla giovane che sviene, mentre sopraggiunge Licida cui
la affida nel momento di allontanarsi per sempre. La tensione senti-
mentale e patetica si risolve nella pi bella delle ariette (le parti can-
tate del melodramma) del Metastasio:  Se cerca, se dice: /--L'a-
mico dov'? -- / - L'amico infelice, / rispondi, - mor. -- /
Ah! no, s gran duolo / non darle per me: / rispondi, ma solo: /--
Piangendo part. - / Che abisso di pene / lasciare il suo bene, / la-
sciarlo per sempre, / lasciarlo cos! . Ma il conflitto amore-dovere
non  condotto a esiti tragici, contrastanti con l'ispirazione fonda-
mentalmente idillica del Metastasio, e destinati quindi a sfociare nel-
le false tonalit del grandioso astrattamente eroico. Licida si scopre
da ultimo fratello di Aristea e il lieto fine vale come cifra emblemati-
ca del pi genuino mondo metastasiano che conosce lacrime sospiri e
separazioni, ma solo entro la cornice rassicurante di una superiore
conciliazione di sentimento e di ragione.
