Francis Mercury.

LA CONQUISTA DEL TONCHINO.

Giugno 1866. La Francia, da quattro anni, si  impossessata della Cocincina e
da tre della Cambogia. Ma, da pi di dieci anni,  iniziata la gara fra le
grandi potenze marittime, soprattutto la Gran Bretagna e la Francia. La posta
in gioco  la Cina e le sue immense promesse d'espansione commerciale. Il
governatore della Cocincina, l'ammiraglio de La Grandire, incarica il
capitano di fregata Doudart de Lagre, di studiare il corso del Mekong. Scopo
della missione: trovare una via di comunicazione diretta con la Cina.
La spedizione parte il 5 giugno. Attraverso Angkor, il lago Tonlsap e il Laos
essa raggiunge la frontiera cinese il 18 ottobre 1867 e penetra nella
provincia dello Yunnan; Doudart de Lagre constata l'impossibilit di
utilizzare il Mekong come via navigabile, a causa delle numerose rapide.
Inoltre il fiume piega ad ovest, verso vie gi controllate dagli Inglesi, dopo
la Birmania.
L'incaricato raggiunge allora la citt di Yunnan-Fu e decide di esplorare il
Fiume Rosso e la frontiera del Tonchino. Nel suo rapporto si legge: Il
Tonchino  un paese ricco, col quale la Francia ha tutto l'interesse ad
entrare in relazione.
Senza attendere ulteriori istruzioni, gli  stata accordata una grandissima
libert d'azione, incarica il suo aiutante, tenente di vascello Francis
Garnier, di discendere il Fiume Rosso fino al mercato cinese di Mang-Hao.
L'esplorazione  coronata da successo: Francis Garnier constata che il Fiume
Rosso  una via d'accesso alla Cina. In tal modo tre province sarebbero
collegate: Yunnan, Quang-Si e Quang-Tong.
Doudart de Lagre invia un ultimo rapporto all'ammiraglio de La Grandire: La
scoperta della via del Fiume Rosso costituisce uno dei pi utili risultati del
nostro viaggio. Egli muore poco dopo, a Tong Chum, il 12 marzo 1868.
Tre mesi dopo, il 12 giugno 1868, Francis Garnier si imbarca a Shangai. Egli
ha ricondotto in tre mesi la spedizione, di cui  a capo, dallo Yunnan al
mare, discendendo lo Yang-Tse-Kiang. Diecimila chilometri, di cui seimila in
barca e il resto a piedi: la sorte del Tonchino  ormai segnata. La strada
della Cina passa per Hanoi. Ma sembra che Parigi non si riprometta, per il
momento, una nuova conquista.
La guerra con la Germania, d'altronde,  alle porte: il Secondo Impero sta per
crollare. La Francia ha altre preoccupazioni. In Cocincina le autorit locali
stanno per conoscere momenti difficili. E' per questo che la conquista del
Tonchino sar fatta di operazioni sporadiche e successive, secondo lo spirito
di iniziativa di funzionari di grado superiore, ammiragli e governatori, ma
sempre in veste di esecutori, almeno fino al giorno in cui, quindici anni
dopo, Jules Ferry dovr arrendersi all'evidente necessit di sistemare la
questione.
La vera avventura della conquista comincia dunque con un trafficante d'armi,
Jean Dupuis. Jean Dupuis nasce nel 1829 a Saint Just La Pendue, nel distretto
della Loira. A ventott'anni avvia trattative in Egitto con le imprese
incaricate di scavare il canale. Due anni dopo si stabilisce in Cina, a
Han-Keu, e vi crea un deposito di armi. Poi firma un accordo con le autorit
cinesi per la fornitura d'armi alle truppe incaricate di reprimere
un'insurrezione musulmana nella provincia dello Yunnan. Un anno e mezzo dopo,
Francis Garnier risale il corso dello Yang-Tse-Kiang e scopre che il Fiume
Rosso  navigabile. Per i convogli di armi del nostro Dupuis questa via
sarebbe pi corta e pi sicura dello Yang-Tse. Egli discende il fiume fino al
confine col Tonchino ma, non avendo salvacondotto, deve tornare indietro. Al
suo ritorno, conclude un accordo commerciale con l'amministrazione cinese.
Allo scadere di questo accordo egli potr risalire il Fiume Rosso dalla foce
allo Yunnan, munito di lettere di credito presso la corte di Hu, cio per le
autorit dell'Annam e del Tonchino.
Dupuis, tuttavia, prende la precauzione di non domandare che una
autorizzazione commerciale. In effetti per, egli si propone di operare sul
piano politico per conto della Francia.
Da questo momento viene spontaneo pensare che Jean Dupuis  pi di un uomo di
affari che opera per conto proprio. E' stato forse incaricato di una missione
segreta? E' il primo degli innumerevoli enigmi posti dalla conquista.
In possesso delle carte necessarie, Dupuis fa un breve viaggio a Parigi. Nel
1872 viene ricevuto dal ministro della Marina, l'ammiraglio Pothuau, e gli
parla dei suoi progetti e delle garanzie che possiede.
Non possiamo che augurare successo alla vostra impresa, dice il ministro, non
potendo intervenire n pro n contro in questo affare che rimane completamente
a vostro rischio e pericolo, ma faremo ufficiosamente per voi tutto ci che
potremo, senza comprometterci.
Cinque mesi pi tardi, l'8 novembre 1872, quando, con due cannoniere (l'Hong
Kong e il Lao Kai), una scialuppa a vapore (il Sontay), settemila fucili
Chassepot, trenta cannoni e quindici tonnellate di munizioni in una giunca,
egli si presenta davanti ad Haiphong, proveniente da Hong Kong, il Bourayne
della marina francese  presente per riceverlo...
Non sarete abbandonato, aveva detto dieci mesi prima a Dupuis il generale
d'Arbaud, governatore ad interim della Cocincina, ogni mese mander una nave
per comunicare con voi. Le istruzioni di Parigi erano state comprese nel
miglior modo possibile. La precauzione non era superflua.
Il 3 dicembre Dupuis e la sua flottiglia sono sempre davanti ad Haiphong. I
mandarini locali vengono aspramente redarguiti, essendo proibito circolare e
commerciare sul fiume. I lasciapassare cinesi restano lettera morta.
Finalmente, il 4 dicembre, dopo ventisei giorni di tergiversazioni, Dupuis,
non tenendo conto delle consegne, raggiunge, attraverso il canale dei Bamb,
il fiume ed Hanoi, dove arriva il 22 dicembre.
Ancora ventisei giorni di attesa: le autorit di Hanoi fanno orecchie da
mercante. Infine il generale cinese Chen, comandante le forze cinesi del
Tonchino, ingiunge ai vicer di Hanoi e di Son-Tay di lasciare circolare
liberamente il signor Jean Dupuis, per conto delle autorit della provincia
dello Yunnan e di fornirgli le barche e i battellieri che gli fossero
necessari. Nel caso in cui non si obbedisse a quest'ordine, interverrebbero
truppe cinesi per fare applicare la decisione desiderata ed assicurare il
libero passaggio della flottiglia fino allo Yunnan.
Il 20 febbraio 1873 Jean Dupuis entra in Cina. Il 4 marzo si ferma a Mang-Hao
dove, cinque anni prima, Francis Garnier aveva accertato la buona navigabilit
del Fiume Rosso.
Avendo cos beneficiato delle ricerche di Francis Garnier e degli appoggi
ufficiosi della marina francese, Jean Dupuis pu finalmente consegnare il suo
carico d'armi cos prezioso per i mandarini dello Yunnan.
Il 21 aprile, con sei giunche cariche di merci varie, riprende la strada di
Hanoi. Il 30  di ritorno al punto di partenza. L'essenziale sembra compiuto;
tuttavia, nei riguardi della storia, la parte di Jean Dupuis  appena
iniziata.
Il soggiorno ad Hanoi dar luogo ad una serie di incidenti con le autorit
locali. Essi serviranno di pretesto al primo intervento diretto della Francia.
Le intenzioni di Jean Dupuis, nei giorni che seguono, saranno ancora
enigmatiche. Vuol mettere in atto una provocazione, come lo accusano i
mandarini del Tonchino? Cerca di suscitare, con ogni mezzo, una reazione dei
Francesi? Ha, forse, stabilito con Francis Garnier una linea d'azione, frutto
di un'iniziativa personale di quest'ultimo? Ecco i fatti.
Al suo ritorno ad Hanoi, il 30 aprile 1873, Jean Dupuis trova una brutta
sorpresa. Durante la sua assenza il vicer di Hanoi ha fatto imprigionare i
proprietari delle giunche affittate per il suo viaggio. Uno di essi, scrive
nel suo diario,  morto in carcere per i maltrattamenti subiti... Ho scritto
al vicer per richiedergli i prigionieri, dicendogli che se le persone,
incarcerate per aver avuto dei rapporti con me, non fossero state liberate
entro ventiquattr'ore, sarei andato io stesso a cercarle nella fortezza...
Iniziato a questo modo, il dialogo si presenta difficile. D'altronde finisce
molto presto.
La spedizione di Dupuis comprende tre Europei e un centinaio di Malesi e di
Cinesi. Le armi non mancano di certo e le due cannoniere rappresentano un
apprezzabile appoggio. Vedremo che altre spedizioni trionferanno con gli
stessi mezzi. Il vicer di Hanoi ha coscienza del pericolo che rappresentano
questi viaggi attraverso un paese fino a quel momento chiuso ad ogni influenza
straniera. E poi, la strada del Fiume Rosso  presidiata dagli Stendardi Neri
e tutto sembra indicare una collusione di fatto fra queste temibili bande e il
potere locale. Collusione clandestina, evidentemente, perch ufficialmente gli
Stendardi Neri sono dei fuorilegge e la missione dei responsabili di Hanoi 
di eliminarli. Jean Dupuis ha, d'altra parte, incontrato gli Stendardi Neri e
ricevuto da essi un avvertimento ufficiale: non gli hanno impedito,
all'andata, di consegnare le armi ai combattenti Cinesi nello Yunnan, ma al
ritorno hanno aperto il fuoco sulle sue giunche, tentando in seguito di
incendiarne parecchie. Aprire la porta del Fiume Rosso costituisce per queste
bande una minaccia evidente alla loro tranquillit.
Cos, di fronte all'ostilit congiunta degli Stendardi Neri e dei mandarini di
Hanoi, Jean Dupuis deve abbandonare ogni speranza di proseguire. Allora egli
si rivolge alla corte di Hu, perch dia istruzioni precise ad Hanoi. Se non
ottenesse soddisfazione, egli domanderebbe, quale risarcimento per i danni
causati ai suoi affari, un milione e cinquecentomila franchi-oro al governo di
Hu.
Nello stesso tempo si sistema saldamente in riva al Fiume Rosso. Egli ha
portato dallo Yunnan, col pretesto di tutelare la sicurezza del convoglio, dei
soldati cinesi come rinforzo e li colloca sulle rive del fiume al riparo dei
cannoni delle sue navi. La posizione  solidamente fortificata. Si tratta
sempre, beninteso, di assicurarsi il libero passaggio sul Fiume Rosso. Jean
Dupuis beneficia dell'appoggio delle armi cinesi e ci spiega le esitazioni
del governo di Hanoi.
Finalmente, davanti a questo stato di cose pregiudizievole agli interessi del
Tonchino e dell'Annam, l'imperatore Tu-Duc, che risiede ad Hu, domanda al
governatore della Cocincina di dare a Dupuis l'ordine di abbandonare il
Tonchino.
Per Dupuis  giunto il momento di giustificarsi: egli manda a Saigon il suo
aiutante, Millot, che incarica di protestare presso il governatore della
Cocincina per le difficolt che gli vengono frapposte da parte delle autorit
di Hanoi ed Hu.
Prima di spingersi oltre, bisogna richiamare alla mente la situazione politica
e i rapporti di vassallaggio o di alleanza fra il Tonchino, l'Annam, la Cina e
la Francia. Nel 1873 ii Tonchino fa parte dell'impero d'Annam. Hanoi, la
capitale,  sede di un governatore sottomesso all'autorit dell'imperatore
Tu-Duc. Costui risiede ad Hu, in un palazzo edificato nel cuore di una
cittadella costruita nel secolo precedente da un Francese, poich i rapporti
tra Francia ed Annam risalgono al tempo di Luigi XIV.
Per tradizione, l'imperatore dell'Annam  vassallo di quello cinese. Ogni
anno, per dimostrare la sua fedelt, invia dei doni ed un tributo simbolico
alla corte di Pechino. La Cina protegge l'Annam. Inoltre, per essa, il
Tonchino  una riserva di caccia necessaria alla sua sicurezza. D'altronde,
abbiamo constatato che Jean Dupuis usa dei salvacondotti cinesi quando si reca
ad Hanoi. Il generale comandante le armate cinesi nel Tonchino assicura,
eventualmente, la sua garanzia all'osservanza di questi salvacondotti. I
mandarini di Hanoi non sembrano favorevoli a questa specie di protettorato
cinese. La loro contrariet  evidente, ma Hu non sembra volersi urtare con
la Cina. Si va avanti a furia di indugi, ma senza fratture da parte della
capitale imperiale.
E la sovranit cinese, lettera morta agli occhi degli stessi Vietnamiti,
sembra loro utile quando si tratta di guadagnar tempo e controbilanciare le
ambizioni francesi che cominciano ad inquietarli.
La confusione permanente che regna fra Hanoi, Hu e Pechino ha origini
lontanissime. E' il frutto di una lunga lotta per il potere in cui Cinesi,
Tonchinesi ed Annamiti hanno rivaleggiato, avendo, di volta in volta, il
sopravvento. Questa lotta non  mai cessata.
Annessi al Celeste Impero nel III a. C., i Viet, trib venuta dalla regione di
Canton, hanno subito per pi di mille anni la dominazione cinese. Gi da prima
essi costituivano una societ governata da leggi sagge, evoluta, con una
solida struttura, il cui sostegno era basato su di un'organizzazione feudale.
Un sovrano, circondato da un consiglio di pari, fondava la sua autorit su
tutta una serie di vassallaggi. Questa organizzazione poteva in fondo essere
paragonata a quella della Francia capetingia. Imponendo la sua legge, la Cina
non modific, in un primo tempo, questa organizzazione, ma si accontent di
ottenere il giuramento di fedelt all'imperatore da parte dei signori.
L'imperatore della Cina, figlio del Cielo, diviene cos il sovrano del re dei
Viet e di conseguenza il padrone del paese che subisce, sotto l'egida del
governatore cinese, una vera pacificazione. La parola non deve sembrare un
pleonasmo: An Nam, che nel 679 diventa il nome della regione, significa Sud
Pacificato. Questa pacificazione viene completata da una totale assimilazione:
le scuole, le dottrine filosofiche, le religioni cinesi imprimono dovunque un
ordinamento nuovo. Ma, nello stesso tempo, danno modo al paese di approfittare
dei progressi tecnici veramente notevoli realizzati in Cina nel campo
agricolo, sociale ed amministrativo.
Questa impronta millenaria non distrugge per il particolarismo annamita e la
profonda volont di emancipazione nazionale, che si traducono, a parecchie
riprese, in rivolte popolari. L'ultima, guidata nel 938 da Ngo-Quyen, ottiene,
un anno dopo, la liberazione.
Un tentativo cinese di riconquista fallisce nel XV secolo. Da allora, senza
che l'imperatore della Cina abbia mai rinunciato alla sua sovranit, l'Annam
ha una sua vita indipendente, tormentata, caratterizzata, in un primo tempo,
da una lenta marcia verso sud, che conduce, in tre secoli, fino al delta del
Mekong e al golfo del Siam: estendendosi per cinquecentomila chilometri
quadrati. L'Annam  ora una nazione.
La lotta del XV secolo, ultimo assalto per difendersi contro la dominazione
della Cina, era stata condotta da Le-Loi, un generale divenuto re. Nel secolo
XVII i suoi discendenti, presi nell'ingranaggio delle usanze sacre che
impedisce loro qualunque iniziativa, devono affidarsi a dei Sindaci di
Palazzo. Al nord, cio nel Tonchino, la famiglia Trinh prende le redini del
potere, mentre al sud accade lo stesso alla famiglia Nguyen.
I Trinh dispongono di forze ingenti: signori del nord, alla testa di un'armata
di centomila uomini, appoggiata da una cavalleria di cinquecento elefanti e da
una flotta di cinquecento giunche cannoniere, essi tentano pi volte di
eliminare i Nguyen, signori del sud. Pi deboli, questi ultimi per resistere
accettano l'aiuto del Portogallo. I Portoghesi organizzano l'esercito e
costruiscono degli arsenali, conferendo ai Nguyen una netta superiorit
tattica. In cambio, ottengono il diritto di inviare sul posto missionari
cattolici.
Dopo Marco Polo, nel XIII secolo, e Vasco de Gama, un po' pi tardi, l'Europa
aveva effettivamente cominciato a sognare l'Asia. Macao diventa portoghese nel
1556.
Con l'arrivo in Cina della prima missione gesuita, guidata da San Francesco
Saverio, si delinea una netta influenza europea. Nel 1650 un avignonese, padre
de Rhodes, disegna la prima carta della Cocincina. Nel 1669 Monsignor Pallu,
vescovo del Tonchino, propone a Colbert di creare una colonia francese in
quella regione. Luigi XIV lo nomina ambasciatore e gli consegna una lettera
per il re dell'Annam. Nel 1749 la Compagnia delle Indie fonda un'agenzia
commerciale a Turane.
Poich l'influenza dei missionari si aggiunge agli interessi dei commercianti,
l'Europa si trova ben presto costretta a prender parte alle lotte politiche
locali: i Francesi pi degli altri, ma con maggior fortuna. L'occasione viene
data loro verso il 1787 da una grave crisi interna: tre fratelli, i Tay-Son,
detronizzano contemporaneamente i Trinh al nord e i Nguyen al Sud. Il maggiore
dei fratelli si proclama imperatore.
Nguyen Anh, perduto il trono, raggiunge la Cocincina, trova rifugio presso un
missionario, Monsignor Pigneau de Bhaine, vescovo di Adran. Costui propone di
assicurargli l'aiuto della Francia per riconquistare il sud. Il meglio da fare
 chiedere soccorsi direttamente al re, a Versailles. Nguyen Anh accetta. Egli
affida perfino suo figlio a monsignor Pigneau, che nel 1784 parte per la
Francia e che per arrivare a Versailles impiegher tre anni. Il 28 novembre
1787 viene firmato un trattato d'alleanza. La Francia fornir venti navi da
guerra in cambio della citt e della baia di Turane, delle isole di
Pulo-Condore e della libert di commercio per i francesi accreditati. I
cattolici avranno libert di culto. Ma il governatore di Pondichry, de
Conway, incaricato di far osservare la clausole del trattato, riceve, assieme
al testo, delle istruzioni ufficiali segrete dal ministro degli Affari esteri.
Queste istruzioni annullano gli effetti del trattato. Monsignor Pigneau,
davanti al fatto compiuto, arma delle navi e recluta volontari francesi, fra
cui numerosi ufficiali di marina.
Si vede come, fin dagli inizi, l'azione della Francia in questa parte del
mondo si esponga a contraddizioni di vario tipo e trovi il suo dinamismo nelle
iniziative individuali.
Comunque sia, Nguyen Anh, grazie a questo aiuto materiale, ma soprattutto
grazie ai consigli tecnici dei volontari, ufficiali di marina o ex ufficiali
francesi, ha la meglio sui suoi avversari e, partito come re del sud, ritorna
come imperatore dell'Annam, cio dell'intero paese, dalla Cina al delta del
Mekong.
Nguyen Anh sollecita l'accordo con l'imperatore della Cina e, in segno di
amicizia, fa giungere nell'ottantesimo anno della sua presa di potere, il
tributo tradizionale dell'Annam al figlio del Cielo. L'imperatore della Cina,
Kia K'Ing, accetta il dono e il pretendente. Nguyen Anh aveva domandato anche
di essere riconosciuto come re del Nam-Viet (Viet del sud). Riferendosi a
delle considerazioni storiche, Kia K'Ing preferisce che Nguyen Anh sia re del
Viet-Nam cio del paese a sud del Viet. La sfumatura era importante e indicava
che la Cina ambiva al dominio sul Viet, di cui, ai suoi occhi, il Tonchino
poteva far parte...
Nguyen Anh non insiste, ringrazia del favore accordatogli dall'imperatore e,
nel 1803, si fa proclamare Sovrano del Viet-Nam, sotto il nome di Gia-Long.
Il pi grande degli imperatori dell'Annam si dedicher, ormai, alla seconda
parte della sua missione: unificare, pacificare e modernizzare il suo paese.
Ci riuscir in vent'anni. Lo Stato  di nuovo potente. Si tracciano strade, si
costruiscono ponti e dighe, si scavano canali e si costruiscono granai in
tutto il paese. Secondo le regole di Vauban, si innalzano cittadelle: quella
di Hu, per esempio,  dell'epoca e i piani per costruirla si devono a un
Francese: Ollivier. L'esercito  modernizzato, l'insegnamento organizzato su
nuove basi e le finanze rese pi stabili secondo ferree regole contabili.
Niente nobilt e niente feudalesimo, ma solo dei mandarini, cio, secondo il
loro rango, amministratori, prefetti, governatori di regione o ministri.
Chiunque pu diventare mandarino, poich tutti i Vietnamiti sono uguali
davanti al re. Le funzioni vengono attribuite, dopo un concorso, secondo il
merito. Il concorso, aperto a tutti,  a carattere letterario, morale e
filosofico. La gestione locale, fondata su dei consigli di notabili,  una
garanzia contro l'eventuale arbitrio del potere centrale. Il comune, fondato
sulle famiglie del villaggio che lo compongono,  la cornice normale della
vita del paese. La famiglia, cellula sociale, culturale e religiosa,
costituisce la base di tutto l'edificio nazionale.
Gia-Long lascia ai suoi eredi una nazione organizzata, la cui fisionomia,
ormai, cambier pochissimo fino all'arrivo dei Francesi sotto Tu-Duc,
imperatore dell'Annam nel 1848.
Nell'opera di Gia-Long, tuttavia, stava per aprirsi una falla,
indipendentemente dalla sua volont. Una falla resa inevitabile dalla storia
stessa del paese: il nord, cio il Tonchino, non aveva mai ammesso senza
contestazioni la sua autorit e quella dei suoi discendenti, essendo egli
uscito da quella famiglia Nguyen che, cos a lungo, si era opposta ai Trinh. I
Nguyen, per il nord, rappresentavano sia il sud ribelle che il sud infedele
alla pura tradizione del confucianesimo cinese. Il sud, in cui avevano potuto
sistemarsi i cattolici e in cui si erano infiltrati i tecnici europei, col suo
modernismo, falsava l'Asia eterna. Alla diffidenza verso il sud si aggiungono,
nello spirito dei nordisti, le incursioni dei pirati cinesi.
Sotto il regno di Tu-Duc, quando la Francia prende piede in Cocincina, gli
Stendardi Neri, Gialli e Bianchi, bande ribelli venute dalla Cina, dettano
legge nel Tonchino fin sotto le mura di Hanoi. Le inondazioni dovute alla
rottura delle dighe, costruite sotto il regno di Gia-Long, ma nuovamente
abbandonate, provocano delle carestie. I contadini, ostili ai Nguyen, danno
facilmente aiuto ai pirati. D'altra parte non hanno altra scelta.
Nel 1872, quando Dupuis risale il corso del Fiume Rosso, si prepara a
traversare una regione in guerriglia. Una guerriglia contro la quale la corte
di Hu ha dovuto domandare l'assistenza dell'armata regolare.
Questa duplice e pesante presenza in Tonchino spiega le gelose precauzioni
prese dalle autorit locali per salvaguardare le loro prerogative. Dupuis far
cos le spese sia della presenza degli Stendardi Neri sulle rive del Fiume
Rosso, che delle suscettibilit esasperate dei mandarini locali di fronte alle
pressioni ufficiali cinesi e del sottile gioco della corte di Hu, decisa a
sfruttare a suo vantaggio gli interessi contraddittori della Cina e della
Francia.
Infatti al millenario pericolo cinese si aggiunge quello recente
dell'intervento francese. Nel momento in cui, nel Tonchino, Dupuis si trova di
fronte alle difficolt che sappiamo, l'Annam ha gi perso, a vantaggio della
Francia, una buona parte del suo territorio e della sua sfera di influenza
sulla Cocincina e la Cambogia.
Per Tu-Duc per la partita non  chiusa: ai suoi occhi resta possibile infatti
sbarrare al nord la strada ai Cinesi e al sud ai Francesi. Tanto pi che
Parigi non sembra definitivamente decisa a conquistare un impero nel sud-est
asiatico.
L'azione intelligente di Gia-Long, favorevole alla modernizzazione del paese,
muore con lui. I suoi successori si affidano di nuovo alle vecchie formule.
L'intellettualismo brillante della Cina tradizionale non  adatto alle
esigenze dinamiche del XIX secolo. Lentamente l'opera di Gia-Long declina
sotto i suoi successori. I missionari cristiani del sud e i loro fedeli
tentano di opporsi a questa tendenza. L'ostilit verso di loro diventa
maggiore e, per dare soddisfazione al nord, e per imporsi agli ortodossi del
pensiero cinese, gli imperatori battono la via delle persecuzioni.
E lo fanno con severit maggiore, in quanto ora l'Europa interviene
apertamente in Asia. Per l'Inghilterra e per la Francia non si tratta ormai
pi di ottenere dei privilegi locali.
Gli Inglesi hanno occupato Singapore e mirano a Hong Kong; vogliono la libert
di commercio in tutta l'Asia e pi particolarmente in Cina. I Francesi sono
anche loro della partita. Appare allora chiaro ai difensori della civilt
cinese, da un capo all'altro del continente, che l'influenza dei missionari 
un forte motivo interno di squilibrio.
Il moto di difesa asiatica trova le sue pi profonde ispirazioni nel buddismo,
nel confucianesimo e nella tradizione rinvigorita.
Fin dal 1825, quando il vascello Francese Thtis sbarca clandestinamente un
missionario a Turane, l'imperatore dell'Annam pubblica un editto di
proscrizione, il primo dopo l'arrivo degli Europei: La religione perversa
degli Europei corrompe il cuore degli uomini. Da molto tempo numerose navi
straniere venute qui per i loro commerci hanno lasciato dei preti nei nostri
Stati. Essi hanno sedotto e pervertito il cuore dei popoli e falsato i buoni
costumi. Questa  una grande calamit per l'Impero. Perci noi ci opponiamo a
questi abusi per ricondurre il nostro popolo sulla retta via.
Le chiese si chiudono. I preti vengono richiamati a Hu, col pretesto che il
governo vuol far tradurre le opere europee. Essendo scoppiata una rivolta in
sei province della Cocincina, l'imperatore accusa i missionari di averla
fomentata e di avere chiesto l'aiuto del Siam. Dopo aver represso la rivolta,
l'imperatore fa giustiziare sette preti e numerosi cristiani.
A questo punto l'Inghilterra, per obbligare la Cina ad aprire le porte al suo
commercio, decide di conseguire tale obiettivo con la forza. E' la guerra
dell'oppio. Questa droga, prodotta in India, serve effettivamente di pretesto
a Londra, poich la Cina non intende tollerarne l'accesso. La flotta
britannica interviene a Canton nel 1839. Nel 1842, col trattato di Nanchino,
la Cina si vede costretta a cedere Hong Kong e ad aprire cinque delle sue
porte. E' il segnale. La Francia esige, nel 1844, dei vantaggi simili e, per
giunta, la libert d'azione per i missionari cattolici.
L'imperatore dell'Annam Tu-Duc, incoronato nel 1848, non si piega a
quest'ultima esigenza. Nel 1856 la Francia decide perci di ottenere con un
accordo diretto l'osservanza del trattato con la Cina. Inoltre chiede la
cessione di Turane, riferendosi al trattato concluso da Monsignor Pigneau, in
nome di Gia-Long, con Luigi XVI.
Questa  senz'altro una curiosa interpretazione del trattato, se si ricorda
che la Francia, a suo tempo, non aveva rispettato le clausole, lasciando che
il vescovo del Tonchino prendesse delle iniziative private. Tu-Duc rifiuta.
La nave da guerra Catinat si presenta allora davanti a Turane. I mandarini
locali, applicando le disposizioni di Hu, rifiutano ogni contatto. Il
comandante del Catinat deve sbarcare e attaccare la guarnigione annamita.
L'assalto  alla baionetta.
Tu-Duc, appoggiato dalla Cina, non vuol cedere e il distaccamento francese,
troppo debole per continuare la lotta, deve ripartire. Dopo questo infelice
intervento, i cristiani fanno ancora le spese dell'operazione e molti di loro
vengono giustiziati con i loro vescovi, per la maggior parte spagnoli.
Di fronte a questa situazione il vescovo della Cocincina, Monsignor Pellerin,
va in Francia a chiedere udienza a Napoleone III. L'imperatore non sembra
convinto dell'utilit di una conquista coloniale in Asia. Ma, per necessit di
politica interna, trova utile apparire come il difensore della cattolicit.
Egli approva, dunque, un intervento della flotta. Il ministro della Marina ,
d'altra parte, fautore dell'installazione di basi in quella parte del mondo.
Il ministro degli Affari Esteri  del pari favorevole a una azione che serva
d'esempio all'Annam. Il prestigio della Francia  effettivamente posto in
causa dopo lo scacco di Turane: Tu-Duc non si priva del piacere di
moltiplicare le dichiarazioni vittoriose.
E cos fa pubblicare in tutto il paese la dichiarazione seguente: Dei barbari
occidentali sono venuti con una nave armata di fronte ai forti della capitale
del regno... I Francesi non sono terribili, abbaiano in lontananza come cani e
fuggono come capre quando sono in presenza dei terribili guerrieri annamiti...
Qualche mese dopo, il 31 agosto 1858, Rigault de Genouilly si presenta davanti
alla baia di Turane con tredici navi francesi, una nave spagnola, due
battaglioni di fanteria di marina, una batteria di artiglieria e alcune
centinaia di ausiliari delle isole Filippine, procurati dagli Spagnoli che
vogliono vendicare i missionari uccisi. Egli bombarda i forti e si
impadronisce delle citt. Il suo progetto iniziale  di impossessarsi di Hu,
ma i bassi fondali impediscono il passaggio delle navi. Cosi deve restare in
rada alcuni mesi. Le difficolt si moltiplicano ben presto. Una epidemia di
colera stermina le truppe: duecento morti... Egli pensa allora di risalire
verso il Tonchino, dove apprende che una rivolta sta per scoppiare. Finalmente
i monsoni d'inverno favoriscono un'operazione verso il delta del Mekong. Nel
febbraio del 1859 fa rotta verso il sud e dopo cinque giorni di combattimenti
di avvicinamento, d l'assalto alla cittadella di Saigon. Il 17 febbraio, alle
dieci del mattino, la citt  in mano alla fanteria di marina.
Stabilitisi a Saigon, i Francesi, poco numerosi, non possono che limitarsi a
difendersi dalla controffensiva annamita che dura parecchi mesi. Comandati dal
maresciallo Nguyen Tri-phuong, gli annamiti investono l'intera citt e danno
prova, secondo gli ufficiali francesi, di una vera scienza delle
fortificazioni in campo aperto. La situazione dei Francesi si fa di giorno in
giorno pi difficile. A questo punto arriva nella rada di Saigon l'ammiraglio
Charner, di ritorno dalla guerra di Cina: Settanta navi, quattrocentosettanta
cannoni, una brigata di fanteria, dodici compagnie di fucilieri di marina,
zappatori e cacciatori d'Africa...
Siamo agli inizi del 1860. Per darsi un po' d'importanza, le truppe francesi
occupano i dintorni di Saigon. Ed  cos che, sempre per darsi delle arie,
durante sei anni e facendo fronte a delle unit regolari e a dei gruppi di
guerriglieri, gli ammiragli Charner e Bonard sono indotti ad occupare tutto il
sud della Cocincina.
Un trattato firmato con la corte di Hu consolida presto la conquista
militare, senza che Parigi abbia ufficialmente stabilito un piano o almeno un
progetto di colonizzazione. Nel 1862, il 5 luglio, quando  appena scoppiata
nel Tonchino la rivolta annunciata all'ammiraglio Rigault de Genouilly l'anno
prima, Tu-Duc, impegnato su due fronti, firma a Saigon un trattato col quale
cede alla Francia le tre province cocincinesi di Saigon, Mytho e Bien-Hoa (in
cui si erano svolti dei terribili combattimenti). La met della Cocincina
appartiene cos alla Francia. Il trattato concede, inoltre, al commercio
francese tre porti annamiti, fra cui Turane. I cristiani si vedono accordata
la libert di culto in tutto l'impero dell'Annam.
Un anno dopo, il 15 luglio 1863, la Francia promulga il trattato di Saigon.
L'11 agosto dello stesso anno la Cambogia accetta il protettorato francese.
Per Parigi, malgrado i suoi successi, non sembra ancora decisa a definire la
sua dottrina. Meglio, nel 1863, Napoleone III  sul punto di accettare una
transazione: la restituzione dei territori presi all'Annam in cambio della
libert di culto e di un tributo annuale.
Ma, avendo Tu-Duc suscitato delle rivolte nelle province cedute alla Cambogia,
alleata della Francia, gli ammiragli approfittano dell'occasione per affermare
di nuovo le loro tesi e, infine, i territori occupati vengono mantenuti.
L'anno dopo la Cocincina diventa colonia francese. Il ministro della Marina
Chasselou-Laubat aveva fatto pervenire all'imperatore, il 4 novembre 1864, un
rapporto nel quale dimostrava la necessit per la Francia di non abbandonare
la sua conquista.
Dal 1862 al 1879 vari ammiragli si succedono nella carica di governatore della
Cocincina. Il pi illustre, de La Grandire, ci resta cinque anni:  lui che
d inizio all'impresa del Tonchino, mandando Doudart, Lagre e Francis Garnier
a cercare la via migliore per la Cina.
Se il Mekong fosse stato navigabile, la Francia avrebbe disputato il Tonchino
all'Annam e alla Cina? Alcuni banchi di sabbia sul fiume Hu, il monsone
d'inverno che spinse Rigault de Genouilly verso il sud, hanno ritardato di
venti anni il destino coloniale del Tonchino? Effettivamente, l'occasione di
poter disporre di una flotta di settanta navi sotto gli ordini di un
comandante come Charner non si sarebbe ripresentata tanto presto.
In mancanza di una tale armada era possibile intraprendere un'azione sul Fiume
Rosso, sistemarsi nel Tonchino e, per di pi, venire in aiuto di Jean Dupuis?
E' ci che chiedeva Millot, l'inviato di Jean Dupuis, al governatore della
Cocincina.
La fortuna volle che Tu-Duc si appellasse all'autorit dell'ammiraglio Dupr.
L'imperatore chiedeva al governatore di obbligare Dupuis ad abbandonare il
Tonchino. Dupuis aveva manifestato l'intenzione di sistemarvisi, affermava
Tu-Duc, mentre aveva soltanto l'autorizzazione di navigare il Fiume Rosso per
consegnare delle merci allo Yunnan. Dibattuto fra queste due proteste,
l'ammiraglio consulta Parigi.
L'ammiraglio governatore si  fatto un'opinione da molto tempo: come tutti gli
ammiragli che si sono succeduti a Saigon, ritiene che il Tonchino debba essere
pacificato. La conquista, fatta poco per volta, al sud  riuscita cos bene
che dovrebbe poter riuscire alla stessa maniera al nord.
I mezzi sono evidentemente meno importanti: la flotta non c' pi e anche le
circostanze sono diverse. La Francia, vinta nel 1870, si disinteressa delle
imprese condotte al di fuori del suo territorio. Il regime non  ancora
solido: repubblica o monarchia?
E' l'epoca di Mac Mahon. L'Indocina  proprio l'ultimo pensiero di chi sta al
potere. L'ardore degli ammiragli , d'altra parte, paragonabile allo spirito
di rivincita dei militari dopo la disfatta, di cui essi attribuiscono le cause
al potere civile, all'imperatore, ai vari tradimenti di cui sono stati
vittima. L'opinione pubblica che si ricorda di Bazaine e della sua
capitolazione a Metz, dei gravi errori tattici da cui, all'inizio della
guerra,  derivato lo spiegamento di tutto l'esercito in una difesa lineare
alla frontiera, non condivide ancora quella volont bellicosa dei militari del
1874. Gli sforzi ammirevoli compiuti dalla Marina in Estremo Oriente, che
mettono in luce non soltanto degli ammiragli efficientissimi, ma anche degli
amministratori di grandissima intelligenza, passano perci quasi inavvertiti.
Questa indifferenza del potere e dell'opinione pubblica, non suscita a
quell'epoca contrariet nei governatori della Cocincina, ma, al contrario,
essi la mettono a profitto per prendere delle iniziative che un potere attento
ed esigente riguardo alle sue prerogative non potrebbe tollerare.
Tuttavia intraprendere un'azione decisiva in Tonchino supera di molto il
margine di iniziative permesso a un governatore della Cocincina. Dupr,
dunque, si giustifica.
Ecco che cosa scrive al ministro della Marina: Lo stabilirsi nel Tonchino,
ricco paese confinante con la Cina e sbocco naturale delle sue province
sud-occidentali, , secondo me, questione di vita o di morte per l'avvenire
della nostra dominazione in Estremo Oriente.
La risposta di Parigi giunge telegraficamente: Con nessun pretesto o per
nessun motivo la Francia deve essere impegnata nel Tonchino.
Il 28 luglio 1873, dopo aver letto il rapporto di Dupuis e di Millot, Dupr
spedisce a Parigi un dispaccio conciso: Il Tonchino  aperto di fatto dal
successo dell'impresa Dupuis, i cui battelli hanno risalito il fiume Song-Cai
(il Fiume Rosso) fino alle frontiere dello Yunnan; effetto immenso nel
commercio inglese, tedesco, americano; necessit assoluta di occupare il
Tonchino prima della duplice invasione da cui il paese  minacciato da parte
degli Europei e dei Cinesi, e di assicurare alla Francia questa strada unica.
Non chiedo soccorsi; far tutto con i miei mezzi. Successo assicurato.
La situazione del Tonchino  perfettamente conosciuta dall'ammiraglio Dupr.
Egli sa che il potere  praticamente sfuggito dalle mani del governo centrale
di Hu. E sa anche che gli Stendardi Neri hanno stretto una alleanza segreta
con Hanoi, che ha loro permesso di stabilirsi a Lao-Kai, sul Fiume Rosso, col
pretesto di lottare contro gli Stendardi Gialli, che occupano H-Giang.
Il capo degli Stendardi Neri, Luu Vinh-phuc, che sar il principale avversario
dei Francesi,  un temibile capo pirata. Nato nel 1837 nella provincia cinese
di Kuang-Si, egli partecipa alla rivolta, durata 16 anni, di quella provincia
contro il potere centrale. Si pensa che sia fomentata da agenti inglesi. In
ogni caso, essa capita al momento giusto per servire di diversione quando
Londra decide di intervenire in Cina.
Il capo degli Stendardi Gialli, Hoang-Sung-Anh, altrettanto temibile ed
impegnato nella stessa lotta,  alla testa di una banda ugualmente importante.
L'uno e l'altro, poich la rivolta del Kuang-Si  stata domata dall'esercito
cinese, piombano sul Tonchino e, di comune accordo, si dividono una vasta zona
a nord-ovest del paese. Gli Stendardi Neri si impossessano della vallata del
Fiume Rosso e gli Stendardi Gialli di quella di un suo affluente, il Fiume
Chiaro. I due capi convengono di spartirsi il bottino. Ma  subito evidente
che gli Stendardi Neri hanno optato per il territorio pi ricco e rifiutano di
privarsi di una parte delle loro prede. Da quel momento la lotta  aperta:
Gialli e Neri si abbandonano a combattimenti senza tregua.
L'ammiraglio Dupr conosce tutta la situazione. Gli Stendardi Neri sono per
Hanoi, i Gialli potranno perci stare dalla parte dei Francesi.
Inoltre le popolazioni ostili ad Hu, poich l'imperatore  un Nguyen sudista,
discendente di Gia-Long, possono favorire l'azione dei Francesi. I missionari
cattolici s'impegnano attivamente, poich gli imperatori sono diventati gli
avversari della cristianit.
Una triplice congiuntura  contro il Tonchino, nata dagli interessi delle
missioni cattoliche, da quelli del commercio e da quelli della marina
nazionale. Effettivamente, a Parigi, il solo difensore dell'azione intrapresa
sar sempre il ministro della Marina in carica, chiunque esso sia.
Sul posto, l'aiuto dei missionari faciliter l'organizzazione delle
informazioni e la manipolazione delle popolazioni. Il sistema funziona
benissimo, l'abbiamo visto al tempo della spedizione di Rigault de Genouilly.
Infine, in questa seconda met del XIX secolo, il grande commercio
internazionale sembra, in Asia pi che altrove, il sostegno fondamentale
dell'influenza di una nazione.
In Asia, dove l'ordine millenario sta per essere sovvertito, tutte le grandi
nazioni occidentali s'impegnano nella ricerca di mercati e posizioni
strategiche. Solo la Francia non ha ancora definito con chiarezza la sua linea
di condotta e l'ammiraglio Dupr, in queste condizioni, deve procedere con
precauzione. Poich l'imperatore Tu-Duc gli chiede d'intervenire, egli cerca
per prima cosa di informarsi sul caso Dupuis. Essendo nella condizione di
essere completamente all'oscuro della faccenda, gli sembra opportuno inviare
un ufficiale del suo stato maggiore che possa conoscere la situazione sul
posto. Poich i tempi sono difficili e Dupuis ha con s molti uomini armati, 
normale che l'inviato di Saigon sia accompagnato da un distaccamento della
fanteria di marina.
Tu-Duc ha chiesto l'intervento di Saigon, perci le misure adottate
dall'ammiraglio Dupr sono del tutto ragionevoli. Per condurre l'inchiesta,
l'ammiraglio designa l'uomo che gli sembra pi adatto: Francis Garnier, l'uomo
che ha scoperto la via presa a prestito da Dupuis e che  appena tornato dalla
Cina, dove ha studiato il mercato della seta. Le istruzioni che gli vengono
date sono molto precise: deve assumere informazioni, su domanda delle due
parti, sull'affare di Hanoi...
Ma si tratta di istruzioni ufficiali. Gli ordini ufficiosi dati
dall'ammiraglio Dupr sono ben diversi. Ed ecco, per farci un'idea chiara, la
lettera che Francis Garnier manda a Dupuis il 26 ottobre 1873: Mio caro signor
Dupuis, sono arrivato, e forse voi lo sapete gi, col d'Estre. Sono
incaricato ufficialmente di fare un'inchiesta sui vostri reclami contro il
governo annamita e sulle lamentele di quest'ultimo a vostro carico. La mia
missione non si limita a ci. L'ammiraglio desidera porre fine alla situazione
equivoca del commercio straniero nel Tonchino e contribuire, per quanto gli 
possibile, alla pacificazione di quel paese. Io conto molto sulla vostra
conoscenza del luogo per illuminarmi sulla migliore soluzione di questo
difficile problema. E' opportuno, perci, e voi comprenderete perch, che i
nostri rapporti abbiano, agli inizi, un carattere ufficiale. Secondo un certo
punto di vista, io sono un giudice che non deve dimostrare di lasciarsi
influenzare da nessuna delle due parti. Ma, almeno, posso mettervi in guardia
contro le notizie esagerate che gli Annamiti non mancheranno di propalare sui
motivi della mia venuta e posso anche affermare, nel modo pi assoluto che
l'ammiraglio non intende abbandonare nessuno degli interessi commerciali in
gioco. D'altra parte, egli vi ha dato prove non equivoche della viva simpatia
che nutre per la vostra impresa. Fra pochissimi giorni sar ad Hanoi, dove
potremo parlare della situazione politica del paese e delle sue necessit
presenti. Ho voluto farvi giungere queste righe per una via diversa da quella
annamita. Esse vi saranno mandate a cura della missione spagnola di Haidzuong.
Firmato: Francis Garnier.
Ora le cose sono chiare. La missione Garnier avr come obiettivo fondamentale
la protezione del commercio, aprendo il paese ed il fiume a tutte le nazioni,
sotto la protezione della Francia.
Francis Garnier arriva ad Hanoi il 5 novembre 1873. Egli non si preoccupa
molto di ci che dicono le autorit locali. Dopo l'arrivo, alcuni giorni dopo,
di rinforzi consistenti in due cannoniere, egli indirizza ai suoi uomini il
seguente proclama: Marinai e soldati, mandandovi nel Tonchino a salvaguardare
gli interessi della civilt e della Francia, l'ammiraglio governatore vi ha
reso un onore e vi ha dato una prova di fiducia. Voi meritate l'una e
giustificherete l'altro. Vi ricorderete che siete tra popolazioni inoffensive
ed infelici, che il vostro soggiorno in mezzo a loro non deve essere un peso
aggiunto a tutti quelli che gravano gi su di loro, ma deve invece inaugurare
un'era di conforto e di pace. Vi asterrete, dunque, da ogni atto di brutalit;
vi sforzerete di far amare e rispettare la bandiera che vi protegge, non
dimenticando alcuna occasione per rendervi utili, mostrandovi in ogni
circostanza giusti e generosi. Voi siete pochi, ma le vostre armi, la vostra
disciplina, la causa che servite vi rendono temibili. Voi custodirete con cura
questo prestigio, con una fedelt assoluta ai regolamenti militari, con una
completa sottomissione ai vostri superiori di ogni arma e grado, con quello
spirito di unione e di cameratismo che allevia i doveri pi penosi e che  la
sorgente di una feconda emulazione. Vi dovr chiedere molto e conto su voi. Mi
mostrer inflessibile nel reprimere ogni atto di violenza, d'intemperanza o di
indisciplina, ma voi non avrete un capo pi sollecito di me nel farvi ottenere
le ricompense che avrete meritato. Di questi due doveri, io spero che mi
lascerete compiere soltanto il secondo.
Voi siete pochi, sottolinea Francis Garnier. In effetti, la spedizione conta
le seguenti unit: due navi vedette, la d'Etre e la Decrs, due cannoniere,
l'Epingole e lo Scorpion, e due distaccamenti di fucilieri di marina, uno di
trenta e l'altro di sessanta uomini.
Il secondo proclama  destinato alla popolazione. Esso ricorda i motivi della
venuta dei Francesi ad Hanoi e coglie l'occasione per definire sinteticamente
le intenzioni del loro comandante.
Agli abitanti del Tonchino, Il rappresentante del nobile regno di Francia,
Garnier, fa sapere a tutti gli abitanti che, essendo i mandarini del nobile
regno annamita venuti a Saigon a chiedere aiuto, l'ammiraglio ci ha mandati in
Tonchino per vedere come vanno le cose. Per giunta, qui in Tonchino, le coste
sono infestate da numerosi pirati che causano molti danni; noi abbiamo
l'intenzione di cacciare questi banditi, per dar modo a tutti gli abitanti di
questi luoghi di badare in pace ai propri affari. Quanto ai nostri soldati, se
qualcuno di loro commette qualche atto riprovevole, venite da noi per le
lagnanze e non mancheremo di far giustizia. Ogni popolo si lascia facilmente
trascinare dagli esempi di virt. Popolazioni del Tonchino, bisogna che vi
convinciate che i mandarini e i soldati francesi sono uniti ai mandarini e ai
soldati annamiti come fratelli. Di conseguenza, noi desideriamo procurare al
Tonchino facili commerci e, in questo modo, dargli ricchezza e pace. Queste
sono le nostre intenzioni: noi le facciamo sapere a voi tutti, mandarini,
soldati e popolazioni del Tonchino.
L'effetto del proclama non si fa attendere. Il maresciallo Nguyen Tri-phuong,
mandato dalla corte di Hu, decide di boicottare i Francesi e una notte lancia
i suoi partigiani contro le installazioni di Dupuis, e fa avvelenare l'acqua
destinata ai soldati.
Dupuis, da parte sua, non ha perduto tempo. Grazie alle relazioni che si 
creato, ha l'appoggio degli avversari di Hu, soprattutto dei partigiani degli
antichi imperatori Le, sempre attivi nel paese. Un altro consigliere di
Francis Garnier, il vescovo del Tonchino, Monsignor Puginier, dispone in
permanenza di informazioni sulla situazione, grazie alle comunit cristiane
del paese.
I cristiani del Tonchino hanno un ruolo apprezzabile nell'azione intrapresa da
Francis Garnier. Essi ostacolano fortemente l'azione degli agenti britannici,
infiltratisi fra gli Stendardi Neri, e il cui ruolo non  mai stato chiarito.
Questa azione era tuttavia notevole, in accordo con quella della diplomazia
inglese. L'influenza britannica si manifesta in altro modo verso il 1
novembre 1873.
Quel giorno Francis Garnier decide di colpire in modo decisivo. Dal suo
arrivo, egli non ha effettivamente ottenuto nulla dai mandarini di Hanoi.
Allora li avverte che il Fiume Rosso dovr essere aperto al commercio cinese.
Dupuis deve poter passare liberamente. Non soltanto Hanoi non si piega, ma gli
inviati di Hu rispondono che hanno deciso di appellarsi agli Inglesi di Hong
Kong.
Francis Garnier, convinto del pericolo di questo intervento, con tutti i
rischi di una internazionalizzazione che, secondo le istruzioni, deve evitare,
il 19 novembre lancia un ultimatum al maresciallo Nguyen: la cittadella di
Hanoi deve essere disarmata; tutti i governatori devono conformarsi alle
volont francesi; Dupuis dovr trovare la strada libera fino allo Yunnan...
Questo ultimatum resta senza risposta. L'indomani, 20 novembre, Francis
Garnier attacca la cittadella. E' il segnale di una stupefacente avventura che
potrebbe chiamarsi la prima conquista del Tonchino.
La cittadella di Hanoi era stata costruita, come quella di Hu, da Ollivier,
consigliere tecnico dell'imperatore Gia-Long. Fortificata secondo il sistema
di Vauban, con bastioni, fossati, opere di difesa avanzata, dispone, quando
Francis Garnier decide di prenderla d'assalto, di una guarnigione di settemila
uomini agli ordini del maresciallo Nguyen Tri-phuong. A dire il vero, gli
uomini, per quel che ne sa Garnier, sono male equipaggiati, il materiale 
fuori uso e i cannoni mal serviti. Ma la piazzaforte  vasta: milleduecento
metri di lato che possono essere facilmente difesi. Le cinque porte che ne
controllano l'accesso sono fornite di osservatori. Per accedere a queste porte
bisogna passare un ponte di pietra. All'interno, il palazzo del governatore 
fortificato. Le case dei mandarini, le caserme, i magazzini sono altrettanti
possibili bastioni. Ora, per attaccare, Garnier dispone di un centinaio di
uomini, rinforzati dai soldati di Dupuis.
Egli pensa di supplire con la sorpresa e l'audacia alla debolezza degli
effettivi: la sera del 19 riunisce gli ufficiali incaricati di condurre, il
giorno dopo, gli uomini in battaglia. L'ordine di operazione regola l'assalto
nel seguente modo.
ORDINE n. 25, 19 novembre 1873: Il tenente di vascello, comandante militare
del Tonchino, Decide: Il corpo di spedizione attaccher la cittadella di Hanoi
alle sei del mattino. Gli uomini saranno svegliati senza squilli di tromba
alle quattro e mezzo; mangeranno la minestra preparata la sera prima e
riceveranno ciascuno una galletta, dieci caricatori di cartucce per fucile,
ventiquattro cartucce per revolver. Il capo della spedizione raccomanda di non
sprecare cartucce, perch sar difficile averne ancora. Una volta ingaggiato
il corpo a corpo e vinto il nemico, i comandanti dovranno tener calmi gli
uomini ed evitare ogni inutile spargimento di sangue. Ogni nemico che
consegner le armi dovr essere risparmiato.
RADA: Il signor Banly avr il comando superiore della rada e diriger dallo
Scorpion il tiro di questa nave, dell'Espingole e del pezzo da 4 messo a terra
presso la cala di sbarco. Il tiro dovr essere preparato in anticipo e i pezzi
puntati questa sera con cura, verso un obiettivo che sar indicato dalla nave
con punti di riferimento sul ponte. La rada aprir il fuoco alle sei precise:
il grosso pezzo dello Scorpion tirer dapprima a dieci encablures, i pezzi da
quattro ad altezze variabili da 6 encablures a 6 e mezzo... (una coablure
equivale a un decimo di miglio marino (m. 8,2).
Il giorno dopo, alle quattro e mezzo, si comincia ed eseguire l'ordine. Non ci
sar che una sola variante: alle cinque, come ogni mattina, Francis Garnier fa
suonare la sveglia, perch l'avversario non noti alcun cambiamento di
programma. L'ordine di Francis Garnier descrive, beninteso, tutti i piani
d'assalto; ognuno sa esattamente che cosa deve fare in quel giorno decisivo.
Alle sei si va all'assalto in parecchi punti, mentre l'artiglieria apre il
fuoco. Francis Garnier d egli stesso la scalata alla porta sud-est della
cittadella, seguito soltanto da un ufficiale e da due uomini, per aprirla
dall'interno al grosso della truppa.
Alle sette la cittadella  in mano ai Francesi. Il maresciallo Nguyen, ferito,
 fatto prigioniero (rifiuter di lasciarsi curare e morr un mese pi tardi,
dopo aver fatto lo sciopero della fame). Si contano ottanta morti e trecento
feriti fra i difensori, mentre gli assalitori hanno una sola vittima, un
soldato dello Yunnan, appartenente al gruppo di Dupuis.
Duemila prigionieri, con tutti i grandi mandarini della citt, un delegato di
Hu e i mandarini militari sono condotti al campo francese. Nei magazzini si
trova argento e rame in lingotti, quasi cinquantamila ettolitri di riso e
numerosi greggi di vari animali che vengono presi in carico dalla sussistenza;
il problema dell'approvvigionamento  risolto.
Presa la cittadella, Garnier mette immediatamente sul posto una
amministrazione di ricambio. La rapidit con la quale trova gli uomini
necessari a questo lavoro prova oggi che l'attacco era preparato da lungo
tempo. Sfortunatamente, non possediamo alcun documento su questo lavoro
organizzato prima dell'assedio da agenti al servizio della Francia. Si
possono, evidentemente, fare molte ipotesi. E verosimile che i missionari e
Dupuis vi abbiano avuto parte. Si nota anche che l'opposizione al regime di
Hu era talmente forte nel Tonchino che il popolo ha potuto mettersi senza
difficolt dalla parte del vincitore. La debole resistenza incontrata un po'
dappertutto, compresa anche la cittadella di Hanoi, prova che il regime si
reggeva per un vero miracolo.
Francis Garnier non lascia ai mandarini il tempo di riprendersi. Meno di una
settimana dopo la presa della cittadella, i suoi distaccamenti attaccano le
altre piazzeforti sul delta: Phuly e Haidzuong sono conquistate, colpo su
colpo, dall'Espingole e da un distaccamento di quindici uomini.
Ma lo stile di questa prima conquista del Tonchino viene maggiormente
illustrato dalla presa di Ninh-Binh, cittadella presidiata da millecinquecento
soldati e occupata da un aspirante di marina con cinque uomini. Tutto, per,
lasciava credere che Ninh-Binh fosse pronta a battersi: era il centro della
resistenza e da l erano partiti numerosi colpi di mano.
Francis Garnier manda a Banly, comandante dell'Espingole, un giovane
aspirante, Hautefeuille, con l'ordine di attaccare la cittadella. Hautefeuille
lascia Hanoi su un piccolo canotto a vapore, armato di un solo cannone da 4 ed
equipaggiato con un nostromo, sei marinai e un pilota annamita. Quando il
canotto arriva a Phu-ly, presa qualche giorno prima da Banly, l'Espingole 
gi partita per conquistare Haidzuong. Nell'attesa Hautefeuille decide di fare
una ricognizione sul Dai fino a Ninh-Binh.
Tutto va bene: verso le quattro antimeridiane il canotto arriva in vista della
cittadella. Il rumore del motore sveglia le sentinelle. Ben presto i bastioni
sono presi dai soldati e i pezzi d'artiglieria sono pronti a sparare.
Vale la pena di citare il rapporto dell'aspirante: Ci chiedono di quale
nazionalit siamo. Io pensavo che fosse meglio tirare per primo e cos un
colpo di cannone colpisce la batteria e un altro il forte. I miei colpi hanno
successo: le luci vengono spente e non vediamo pi nulla. Decidemmo di
attendere che si facesse giorno. Una fitta nebbia si era alzata sul fiume.
Quando si dissip un nuovo spettacolo si offr ai nostri occhi: i bastioni
erano ben difesi... Io mi avvicinai, ma mi arenai di traverso, a duecento
metri dalle mura. Soltanto un cannone mi poteva colpire, poich pensavo che
quelli dei forti erano troppo alti. Misi la met dei miei uomini alle manovre,
mentre gli altri facevano fuoco per impedire l'avvicinamento al pezzo che ci
minacciava, e per tenere lontani gli assalitori. Infine potemmo liberarci e,
presentando la prua del canotto, scaricammo un colpo di mitraglia. Ad un
tratto, per lo scoppio della macchina, fummo avvolti dal vapore. Eccoci
isolati, senza soccorsi, a quaranta ore da Hanoi.
La mia decisione fu rapida: gettai l'ancora, lasciandomi trasportare fino alla
riva, saltai in un battello, ed eccomi a terra con cinque uomini, i miei due
Annamiti con lo stendardo francese in testa e baionette in canna. Particolare
caratteristico: mentre dalla cittadella si faceva fuoco su di noi, gli
abitanti del sobborgo di Yen-Kanh mi mandavano un bue con molti segni di
amicizia. Vedendo a terra quel piccolo gruppo di soldati, gli Annamiti, molto
numerosi, scendono dai bastioni, escono dalla cittadella e si avvicinano per
farli prigionieri. In mezzo a loro, il capo, riparato da quattro parasoli, con
le insegne del suo alto grado. Hautefeuille avanza, lo afferra per il colletto
e lo guida verso una tavola che si trova l vicino. Si comincia a discutere:
Il mandarino giocava con me, nota Hautefeuille. A buon diritto egli si credeva
il pi forte. Gli dissi che mi occorreva il suo permesso scritto per la
libert di navigazione sui fiumi e che l'avrei accompagnato nella cittadella
per vedere ci che faceva. Egli rifiut, dicendo che potevo contare sulla sua
parola, ecc. Ma presto mi disse che chiedevo troppo e che mi avrebbe punito.
Nello stesso momento lo presi per il colletto, mettendo il mio orologio (ore
7,30) sulla tavola, il mio revolver alla sua tempia, e gli dissi che gli avrei
fatto saltare le cervella se, entro un quarto d'ora, non fossi stato dentro la
cittadella, con le truppe inginocchiate e i mandarini come scorta. Al mio
primo movimento, i miliziani annamiti s'erano avvicinati, ma i miei marinai
vigilavano; al comando puntate! un gran vuoto si fece attorno a loro. Alle
sette e quarantatr entrai nella cittadella alle condizioni richieste.
Anche l il materiale e i viveri costituiscono un prezioso bottino per il
corpo di spedizione: quarantasei cannoni, quattro polveriere, pi di
sessantamila ettolitri di riso e bestiame.
Ma, soprattutto, Ninh-Binh costituisce una posizione essenziale per il
controllo del delta. Quando Francis Garnier, alcuni giorni dopo, arriva a
bordo dello Scorpion nella cittadella,  sorpreso di vedervi sventolare il
vessillo francese. Non gli rimane, per garantirsi la sicurezza in tutto il
delta, che impossessarsi di Nam-Dinh, cosa che far l'11 dicembre.
Garnier emana un nuovo proclama: i mandarini dovranno sottomettersi o
dimettersi. Ogni resistenza alla nuova amministrazione sar passibile del
consiglio di guerra.
Gi fin d'allora sembra sufficiente dare l'incarico di amministratori a dei
tecnici: Francis Garnier, che ha nominato quasi tutti i suoi ufficiali,
compresi quelli del servizio di sanit, governatori di regione, attende da
Saigon rinforzi armati e civili competenti. Due sono le sue preoccupazioni
dominanti: evitare la sotto amministrazione e fronteggiare i ribelli cinesi
che, secondo i suoi servizi d'informazione, hanno prestato man forte ai
mandarini.
Un documento privato prova la sua lucidit di fronte alla situazione a met
del mese di dicembre. Si tratta di una lettera al suo amico Luro,
amministratore degli Affari indigeni in Cocincina: Vecchio mio, Sono estenuato
dalla fatica... mi trovo con una provincia di due milioni d'anime sulle
braccia. Quel vecchio maresciallo ostinato mi ha costretto a fargli la guerra:
ha perfino fatto appello, contro di me, ai ribelli cinesi...
Spedisco in blocco tutti gli alti funzionari del paese a Saigon perch non si
credano obbligati a sollevare le popolazioni contro di me, e resto sempre con
la mia provincia sulle braccia. Non rispondermi come Sganarello: Mettila a
terra, ma vieni a trovarmi. Io ti richiedo con insistenza all'ammiraglio. Con
te tutto sar fatto bene e in fretta, ma da solo io non posso provvedere a
ogni cosa. Non ho tempo di spiegarti come e perch. D a Philastre che non ho
torto e che ho cercato di aiutare gli Annamiti il pi possibile. Li aiuto
ancora se sono d'accordo sulla mia convenzione commerciale, poich ho detto
che render Hanoi al re in questo caso, ci che fa esitare molti che, senza
questa clausola, si schiererebbero dalla mia parte. O non mi si mandava, o
bisognava agire altrimenti. Vieni, vieni, vieni; qui c' molto da fare. E'
senz'altro preferibile, come clima, ricchezza e densit di popolazione, alla
Cocincina.
Effettivamente, secondo le previsioni di Garnier, i ribelli cinesi
ridiscendono la vallata del Fiume Rosso in direzione di Hanoi. Per la prima
volta i Francesi si batteranno contro i famosi Stendardi Neri.
Garnier organizza le forze di cui dispone e si prepara a combattere, col
massimo delle possibilit favorevoli, il 21 dicembre. Il 19 sera arrivano dei
plenipotenziari da Hu. Essi hanno ricevuto l'ordine e le istruzioni
dall'imperatore Tu-Duc per firmare coll'inviato di Saigon un trattato che
autorizzi l'apertura del Fiume Rosso al commercio internazionale. Hanno anche
l'autorizzazione ad approvare il regime instaurato da Garnier in modo
frettoloso. Da una parte e dall'altra si decide di sospendere i combattimenti.
Mentre si organizza la conferenza, gli inviati di Hu concordano con gli
Stendardi Neri un vero tranello. Domenica 31 dicembre, dopo la messa, mentre
Garnier  seduto col vescovo Monsignor Puginier al tavolo dei negoziati, un
emissario viene ad annunciare che gli Stendardi Neri stanno attaccando la
cittadella.
Garnier interviene, dirige personalmente la difesa, sistema un pezzo da 4 e ne
regola il tiro: gli Stendardi Neri indietreggiano. Garnier esce dalla
cittadella e li insegue audacemente, ma un gruppo di ribelli gli tende
un'imboscata lungo un fossato. Preso alle spalle, il piccolo gruppo, alla
testa del quale si trova il capo della spedizione,  annientato. Garnier vuota
la sua ultima pistola e cade gridando: A me, miei prodi, noi li batteremo!
Quando l'attacco  finalmente respinto, si trova il suo corpo e quello dei
suoi due compagni decapitati dagli Stendardi Neri. Allora Philastre viene
incaricato da Saigon di prendere la direzione dei negoziati.
A quell'epoca, in Indocina, esistevano gi due correnti politiche. La prima
era decisa ad imporre la conquista pura e semplice, con l'applicazione dello
statuto coloniale. La seconda, che avrebbe fatto furori e costituiva una
specie di colonizzazione al rallentatore, era favorevole al sistema del
protettorato.
L'una rischiava di essere impopolare presso i francesi, l'altra mascherava la
realt sotto le apparenze di un trattato internazionale. Gli ufficiali degli
Affari indigeni, corpo creato recentemente in Cocincina e al quale apparteneva
il tenente di vascello Philastre, propendevano per quest'ultima formula, che
rispettava le strutture tradizionali del paese.
Philastre sconfessa coi fatti l'azione di Garnier: in cambio dell'evacuazione
dei luoghi conquistati egli ottiene l'accordo dei plenipotenziari di Hu sul
libero passaggio del Fiume Rosso fino allo Yunnan, e l'apertura al commercio
estero, senza privilegio di bandiera, di un certo numero di porti annamiti.
Questo trattato, chiamato spesso trattato Philastre,  concluso ufficialmente
a Saigon il 15 marzo 1874, fra l'ammiraglio Dupr, governatore della
Cocincina, e due ministri dell'Annam, Le-Thuan e Nguyen Van-thuong.
Approvato cinque mesi dopo a Versailles dall'Assemblea nazionale,  ratificato
solennemente il 13 aprile 1875 dall'imperatore Tu-Duc.
Sotto le apparenze di un successo diplomatico, per la Francia si tratta di un
cattivo affare. Le conseguenze saranno doppiamente nefaste. Nel Tonchino lo
saranno subito. La presenza di un console francese ad Hanoi e la
autorizzazione a mantenere presso costui un distaccamento militare in
proporzioni ridotte, sono compensate assai largamente dalla ritirata del
grosso delle forze della spedizione Garnier, seguita subito da una terribile
repressione: tutti quelli che avevano parteggiato per la Francia e tutti i
cristiani sono sottoposti alla vendetta dei mandarini e dell'amministrazione
annamita, che  stata ristabilita. La lezione avr il suo peso molto pi
tardi, lo vedremo, quando i Francesi ritorneranno. Allora essi non troveranno
pi quell'aiuto spontaneo del popolo di cui ha beneficiato Francis Garnier.
A lunga scadenza questo trattato far nascere un clima diplomatico sfavorevole
alla Francia, e la collocher in una situazione internazionale di svantaggio
rispetto alla Cina.
L'articolo 2, per esempio,  redatto in termini troppo vaghi e dar luogo ad
ogni specie di interpretazioni che faranno, infine, il gioco di Tu-Duc e dei
suoi consiglieri antifrancesi. Questo articolo 2 prevede che il presidente
della Repubblica francese riconosca la sovranit dell'imperatore dell'Annam e
la sua completa indipendenza di fronte ad ogni potenza straniera, qualunque
essa sia, e si impegni a dargli, su sua richiesta e gratuitamente, l'appoggio
necessario per mantenere nei suoi Stati l'ordine e la tranquillit...
Questi impegni sono considerati dai Francesi come gli inizi di un
protettorato. Tanto pi che Tu-Duc accetta di conformare la sua politica
estera a quella della Francia.
Disgraziatamente, l'articolo seguente distrugge, con una sola frase,
l'edificio faticosamente costruito: l'articolo 3 stabilisce, infatti, che
l'imperatore dell'Annam si impegna a non modificare nulla delle sue relazioni
diplomatiche attuali... Ora, l'imperatore dell'Annam  vassallo di quello
della Cina. Con la parola attuali i diplomatici francesi hanno potuto credere
di eliminare ogni possibile riferimento a questa antichissima usanza.
Voleva dire sottovalutare insieme l'abilit machiavellica di Tu-Duc e una
nozione asiatica del tempo, di fronte alla quale i secoli non contano. Questa
sovranit cinese aveva, d'altra parte, un valore indubbio, poich Gia-Long non
aveva regnato legittimamente che dopo aver prestato giuramento di fedelt
all'imperatore della Cina.
Un errore di Parigi aumentava la confusione e accreditava, nel 1875, questo
diritto morale della Cina: il conte di Rochechouart, incaricato d'affari
francese, comunica in quell'anno il testo del trattato al ministro cinese
degli Affari esteri. Costui risponde senza fretta tre settimane dopo, per
ricordare che l'Annam  sempre stato tributario della Cina. Ad Hu, Tu-Duc
afferra il bastone allungatogli da Pechino: invia, in due riprese, il tributo
simbolico di fedelt, sottolineando cos la sua volont di richiamarsi, in
caso di bisogno, all'arbitraggio cinese. Inoltre, poich la Francia non ha
reclamato, le truppe cinesi restano nel Tonchino per continuare la loro lotta
contro i pirati.
Infine, il trattato resta lettera morta durante sei anni. Tuttavia i consoli
francesi e i piccoli distaccamenti incaricati di proteggerli sono mantenuti.
Cos ognuno resta sulle sue posizioni, pronto ad aumentare il suo vantaggio al
momento opportuno.
In Francia l'opinione pubblica non si interessa al problema coloniale. Alla
notizia della morte di Francis Garnier, l'emozione passa presto. Dupuis,
indesiderabile nel Tonchino,  rientrato a Parigi. I suoi tentativi per ridare
vita alla faccenda sono vani. L'eco dei suoi interventi non oltrepassa i
limiti dei circoli economici parigini.
Bisogna attendere il 1879 per notare una presa di posizione ufficiale:
l'ammiraglio Jaurguiberry, ex ufficiale del corpo di spedizione in Estremo
Oriente, divenuto ministro della Marina, riceve un rapporto dall'ammiraglio
Lafont, di guarnigione a Saigon. Quest'ultimo pensa che si debba finire di
vivere nello stato di incertezza che regna dopo la spedizione Garnier.
Bisogna, scrive, stabilire fermamente il nostro protettorato sul Tonchino, o
ridurre la nostra azione a delle semplici istituzioni consolari.
L'affare del Tonchino, mal regolato, avvelena ogni giorno di pi le relazioni
fra Saigon ed Hu. Tu-Duc moltiplica le vessazioni verso i rappresentanti
consolari francesi, non apre il Fiume Rosso alla navigazione e tenta di
suscitare delle rivolte nelle province della Cocincina diventate francesi. Un
incidente serio rischia di scoppiare da un giorno all'altro e le autorit
della Cocincina vogliono conoscere una volta per tutte il punto di vista del
governo.
Il ministro della Marina, ammiraglio Jaurguiberry, redige un rapporto
completo della situazione e propone un intervento armato sul Fiume Rosso
contro gli Stendardi Neri. Jaurguiberry presenta il suo rapporto nel 1879,
quando Waddington  presidente del Consiglio, e nel 1880, sotto il ministero
Freycinet. Le conclusioni del ministro della Marina sono respinte. Si dice che
allora Jaurguiberry, in pieno consiglio, abbia gettato con rabbia nel fuoco
il suo rapporto!
Egli lo ripropone al consiglio del 26 luglio 1880. Si raggiunge un accordo
sulla necessit di una vera spedizione che porti ad una solida occupazione del
Fiume Rosso fino al suo corso superiore. Il governo pensa, inoltre, che non si
debba temere nulla da parte della Cina e che le conseguenze finanziarie ed
economiche di una tale operazione sarebbero molto vantaggiose.
Intanto il ministero cade e Jules Ferry diventa presidente del Consiglio.
Jaurguiberry viene sostituito dal vice-ammiraglio Clou. In Cocincina, Le
Myre de Vilers  nominato governatore e tenta la riconciliazione. Hu
interpreta l'assenteismo di Parigi come una prova di debolezza. Tu-Duc
rilancia la Cina.
Il 10 novembre 1880 ii ministro della Cina a Parigi, protesta ufficialmente
presso il Ministro degli Affari Esteri contro l'eventualit di un intervento
francese nel Tonchino. Infatti, egli dice, il governo cinese non potrebbe
assistere con indifferenza ad operazioni tendenti a cambiare la situazione di
un paese limitrofo, come il regno del Tonchino, il cui principe ha ricevuto
fino ad ora l'investitura dall'imperatore della Cina.
Il 27 dicembre Barthlmy-Saint-Hilaire, ministro degli Affari Esteri, ricorda
che i rapporti tra la Francia e il Tonchino sono regolati dal trattato del
1874, concluso tra Francia ed Annam e che la Francia vuole adempiere ai suoi
obblighi ed esercitare i diritti che ne derivano.
Il 25 settembre 1881 il ministro della Cina informa il ministro francese che
il governo imperiale non pu riconoscere il trattato del 1874. Ma poich il
governo francese aveva promesso di adoperarsi attivamente per impedire
l'insorgere di difficolt o di malintesi tra Francia e Cina a proposito del
Tonchino,  permesso di credere che il governo di Francia cercher in ogni
circostanza di mettersi d'accordo con la corte di Pechino per regolare in modo
soddisfacente il problema in questione. Il governo cinese spera che il governo
della Repubblica trover il modo di tutelare i suoi interessi nel Tonchino,
senza per ostacolare quelli antichi e incontestabili dell'impero Cinese, sia
come sovranit che a titolo di vicinanza. Esso sostiene, inoltre, che il
riconoscimento da parte della Francia dell'indipendenza del principe
dell'Annam, non pu cambiare le relazioni gi esistenti fra la Cina e l'Annam.
Il principe di questo paese non pu in alcun modo conferire a chicchessia,
soprattutto ad una potenza straniera, una parte dei diritti di sovranit che
gli vengono direttamente dall'imperatore della Cina, in ragione della sua
investitura.
Questa investitura  quella che aveva domandato Gia-Long: essa vale per i suoi
discendenti, ma la Francia la contesta. Il 12 gennaio 1882 Gambetta, succeduto
a Jules Ferry, risponde: L'antico vassallaggio dell'Annam verso la Cina non
presenta che un interesse storico.
I nove anni che dividono le due conquiste del Tonchino vedono la lenta
trasformazione dell'opinione pubblica francese. E' quello che gli storici
hanno chiamato il periodo del raccoglimento dopo la disfatta del 1870. I
conservatori hanno la maggioranza all'Assemblea Nazionale. Perch non il re?
avevano domandato al paese, e il re era stato sul punto di ritornare. La lotta
religiosa e la guerra fra i partigiani del laicismo e i tradizionalisti
avrebbero segnato ben presto la fine di un tempo in cui la Francia,
primogenita della Chiesa, definiva spesso la sua politica in funzione del
sentimento dei cattolici.
La conquista della Cocincina, diretta da Rigault de Gnouilly, era avvenuta
dopo una visita del vescovo di Hanoi a Napoleone III. La spedizione di Francis
Garnier, per quanto costui fosse protestante, aveva come origine gli interessi
commerciali di Dupuis, ma anche dei motivi dettati dagli interessi delle
comunit cristiane: il vescovo di Hanoi  al suo fianco per tutta la durata
dell'impresa, lo guida e lo informa.
Dopo il ministero Gambetta, cio dal 30 gennaio 1882, la maggioranza
repubblicana formatasi all'Assemblea nel 1879  tale da poter far valere le
sue idee. Durante tre anni la questione del Tonchino  studiata in ogni
particolare e quindi vengono tratte le conclusioni. Gli uomini che succedono
ai conservatori per stabilire le basi di un regime repubblicano, prendendo
come spunto una Costituzione fatta in vista del ritorno del re e, di
conseguenza, di ispirazione monarchica, sono cos guidati da preoccupazioni di
ordine pratico. I loro nemici li chiamavano gli opportunisti. Essi,
effettivamente, seppero dimostrare di avere una mentalit che si adattava ad
ogni circostanza e di essere particolarmente abili nell'approfittare degli
avvenimenti e nel volgere ogni congiuntura a loro favore. Quando cederanno il
passo, molti progressi saranno stati fatti.
Sempre pi numerosi nel rappresentare gli ambienti affaristici, gli interessi
bancari ed economici, essi, nel giudicare gli avvenimenti, danno la priorit
agli interessi piuttosto che alle ideologie.
E' vero che tutto il mondo ha parimenti progredito. Al liberalismo economico
succede il capitalismo di monopolio. I trusts e le intese fra uomini politici
si dividono il mondo, cio i mercati. In Francia, nel rispetto della
tradizione millenaria dell'intervento di Stato, i gruppi di pressione
economici e finanziari si rivolgono al governo. Essi chiedono l'appoggio,
armato se necessario, della nazione, per servire ai loro interessi. Essi lo
fanno lealmente a priori, cio pensano realmente che i loro interessi si
identifichino con quelli della nazione. E in un certo senso non possono fare
altrimenti: la struttura dello Stato francese pone quest'ultimo, a ogni
gradino della piramide, come l'interprete e non l'arbitro degli interessi di
ciascuno. Ci spiega, come per l'Inghilterra, la nascita di un imperialismo
dai colori nazionali. Gli interessi americani non avranno, invece, bisogno di
passare attraverso lo Stato e l'America non diventer, in questo modo, una
potenza coloniale, pur avendo il posto pi importante sui mercati mondiali.
Le ragioni profonde del cambiamento che si opera cos nell'opinione pubblica
si percepiscono soltanto a livello di governo e di capi della maggioranza.
Esse sono, tuttavia, determinanti, precisamente perch si producono a livello
di chi pu decidere. Ma, nella misura in cui questi responsabili sono degli
opportunisti, essi redigeranno il loro bilancio a posteriori. Per il momento,
se  gi certo che la divisione del mondo  iniziata per esigenze di carattere
economico, le leve del potere resteranno le stesse a livello esecutivo.
Ecco perch, bruscamente, e quando disperavano di riuscire convincenti, i
partigiani di un nuovo intervento nel Tonchino vedono cadere gli ostacoli che
fino ad ora avevano impedito la realizzazione del loro progetto.
Essi avranno fortuna: nella corsa alle materie prime, agli investimenti e agli
sbocchi commerciali, il Tonchino non dar molto. Ma, grazie a Dupuis e ad
alcuni altri, circolano ormai parecchie voci sulle stupefacenti ricchezze
dell'alta valle del Fiume Rosso. L'ignoranza della realt far dunque il gioco
degli interventisti.
Fra i primi, il governatore della Cocincina, Le Myre de Vilers. Da tiepido
sostenitore, egli  diventato assertore convinto della conquista. Bisogna dire
che l'imperatore Tu-Duc ha fatto di tutto per ottenere questa conversione.
Dall'arrivo a Saigon del nuovo governatore non passa settimana senza che un
incidente, una vessazione e talvolta una minaccia non gli siano segnalati nei
rapporti che riceve dagli agenti consolari nell'Annam e nel Tonchino.
Per esempio, il residente francese ad Hu vede uno dei suoi domestici
aggredito e ferito seriamente: il governatore annamita rifiuta di occuparsi
della vicenda. Quando i rappresentanti francesi accreditati vogliono
sistemarsi in un modo pi confortevole, ricostruire la loro residenza o
restaurarne un'ala, l'amministrazione annamita frappone ogni tipo di
ostruzionismo.
C' di pi: Tu-Duc, deciso a far s che le varie influenze si neutralizzino a
vicenda, finisce per tollerare nel Tonchino cinque diversi tipi di formazioni
armate: le sue, quelle degli Stendardi Neri ingaggiati dal governatore del
Tonchino, le truppe regolari cinesi, chiamate per lottare contro gli Stendardi
Neri... gli Stendardi Gialli e gli Stendardi Bianchi. A questi diversi corpi
armati bisogna,  vero, aggiungere il piccolo distaccamento francese rimasto
ad Hanoi a fianco del console di Francia.
Con la polveriera piena e le micce pronte, l'esplosione si avr alla prima
scintilla: il console di Francia ad Hanoi, cosciente del rischio imminente,
reclama, per la sua sicurezza personale, che la piccola guarnigione francese
sia rinforzata.
Le Myre de Vilers, perci, domanda istruzioni a Parigi. Egli non manca,
inoltre, di porre il problema: bisogna, prima di impegnarsi, sapere ci che si
vuole, precisare fino a dove si intende arrivare e scegliere l'avversario. In
termini diplomatici, domanda un pretesto per l'intervento, che gli sembra in
ogni modo indispensabile, dato lo stato attuale delle cose. Ormai la pressione
dell'opinione pubblica meglio informata, a Parigi, e la pressione degli
avvenimenti, sul posto, obbligano ad una azione.
Fin dal 1881 l'incaricato d'Affari di Francia a Hu riceve istruzioni: egli
comunica al governo annamita che la Francia  risoluta a bloccare i porti e a
impedire gli approvvigionamenti del riso. Ed  allora che due viaggiatori
francesi, Villeroy e Courtin, sono vittime nel Tonchino di un attentato da
parte degli Stendardi Neri, presso Bao-Ha, sul Fiume Rosso. Il governatore di
Hanoi risponde alla protesta francese che non pu fare nulla, poich gli
Stendardi Neri esulano dalla sua competenza... Courtin e Villeroy erano muniti
di passaporto. La violazione del trattato del 1874  dunque flagrante.
In Francia la Camera dei deputati vota la concessione di un credito di due
milioni e quattrocentomila franchi per permettere di rinforzare la piccola
guarnigione francese di stanza ad Hanoi e di intraprendere, eventualmente, le
operazioni necessarie all'esecuzione delle clausole del trattato del 1874, che
assicurava la libert di navigazione sul Fiume Rosso.
La delibera viene approvata il 21 luglio 1881, dopo un dibattito difficile.
Jules Ferry sar presidente del Consiglio ancora per alcune settimane. E'
troppo presto per parlare di una politica che prenda il suo nome:  il primo
gabinetto Ferry e nulla sta ad indicare, per il momento, l'esistenza di
disegni pi vasti in Indocina. Si cerca di porre rimedio a ci che  pi
urgente. Si tratta di una misura di circostanza. Ma le difficolt gi
incontrate per votare i crediti necessari, lasciano presagire il conflitto che
nascer fra partigiani ed avversari dell'espansione coloniale.
Il capitano di vascello Henri Rivire, comandante delle forze navali a Saigon,
riceve l'ordine di recarsi ad Hanoi alla testa di una spedizione. Egli ha
ricevuto istruzioni precise e limitative. Per nessun motivo il governo vuol
fare, a molte migliaia di chilometri dalla Francia, una guerra di conquista
che trascinerebbe il paese in gravi complicazioni.
Le Myre de Vilers aggiunge a queste istruzioni il suo commento ufficiale: Noi
dobbiamo estendere ed affermare la nostra influenza nel Tonchino
politicamente, amministrativamente e pacificamente. Voi, dunque, farete
ricorso alla forza solo in caso di assoluta necessit e io conto sulla vostra
prudenza per evitare questa eventualit, d'altronde poco probabile. Non
dovrete iniziare alcun rapporto diretto od indiretto con gli Stendardi Neri;
per noi sono soltanto dei pirati e come tali voi li tratterete se si
metteranno sulla vostra strada. Nel caso poco probabile che voi incontriate
delle truppe imperiali cinesi, eviterete con cura ogni conflitto. E' possibile
che la vostra sola presenza provochi un moto insurrezionale della popolazione.
Voi porrete la massima cura nel restarne fuori prima di avermene riferito.
Probabilmente ci saranno degli incidenti e delle necessit che ora io non
saprei prevedere, ma conto sul vostro patriottismo e sulla vostra saggezza per
non costringere il governo a battere una via che non intende seguire. Il mio
pensiero si pu riassumere in questa frase: evitate le fucilate; esse non
servirebbero che a crearvi dei fastidi.
L'ammiraglio Jaurguiberry, ridivenuto ministro della Marina, messo al
corrente dei particolari di queste istruzioni impartite da Le Myre de Vilers
risponde semplicemente: Prescrivendo al comandante Rivire di non ricorrere
alla forza che in caso di assoluta necessit, voi avete seguito esattamente le
intenzioni del mio dicastero e ho ogni motivo per sperare che questo ufficiale
superiore sapr far fronte alla delicata situazione che ci crea in Tonchino la
presenza di numerose bande che occupano quel paese sotto diverse bandiere.
A quell'epoca si  detto e scritto che quelle istruzioni formali escludevano
il ricorso alla forza, eccettuato contro i pirati. Nondimeno, sembra che delle
istruzioni verbali allargassero le possibilit di conflitto. Perch l'ordine
scritto, rapidamente pubblicato a Parigi quando nasceranno delle difficolt
maggiori, sembra destinato, per il modo come  redatto, all'opinione pubblica
francese. Sul posto il tono  differente. La lettera inviata a Tu-Duc il
giorno della partenza da Saigon della spedizione Rivire ne fa fede: La Maest
Vostra, scrive Le Myre de Vilers all'imperatore, conosce i miei sentimenti
verso la sua augusta persona... Sire, la vostra dinastia sta per essere
condotta alla rovina; le leggi non vengono pi applicate, dappertutto
saccheggi e disordini si compiono alla luce del sole e il popolo subisce delle
vessazioni proprio da parte di quelli che dovrebbero proteggerlo. Le risorse
del paese si esauriscono e la miseria diviene generale. Sono significativi
alcuni episodi accaduti recentemente. Nel Tonchino alcuni viaggiatori
francesi, muniti di regolare passaporto, vengono attaccati da mercenari
cinesi, veri briganti che feriscono uno di loro; le autorit locali sono
impotenti a proteggere i nostri connazionali. Nella stessa Hu il
rappresentante della Francia  gravemente insultato e occorrono dieci giorni e
l'intervento di Vostra Maest perch possa ottenere una soddisfazione appena
sufficiente. Il capo dei pirati cinesi Luu Vinh-phuc impedisce al signor de
Champeau, console a Haipong e al signor Fuchs, ingegnere capo delle miniere,
di continuare la loro strada e rivolge loro gravi minacce. Il governo della
Francia non saprebbe accettare una simile situazione e io vedo la necessit,
con mio grande rammarico, di prendere misure preventive per salvaguardare la
sicurezza dei nostri connazionali. Ma tengo a ripetere a Vostra Maest che la
Francia non desidera fare la guerra, ed  certo che faremo ricorso alle armi
soltanto se ci saremo costretti. Noi regoleremo la nostra condotta  quella
dell'amministrazione annamita nel Tonchino.
E' ci che far, tre settimane dopo il suo arrivo ad Hanoi, il comandante
Rivire. Il governatore della citt proibisce l'ingresso alla cittadella agli
ufficiali francesi, richiama le milizie provinciali e fortifica le sue
posizioni. Rivire fa rapporto a Saigon e domanda istruzioni. Le Myre de
Vilers ottiene l'assicurazione che verranno diramati degli ordini dal
governatore annamita a quello di Hanoi.
Senza attendere risposta alla sua richiesta di istruzioni Rivire, col
pretesto che teme delle sorprese, il 22 aprile manda un ultimatum agli
annamiti e il giorno dopo d l'assalto alla cittadella. Essa cade in poche
ore. Ha inizio la vera conquista del Tonchino. Tu-Duc, sorpreso, non
attendendosi questo repentino attacco, obbliga subito la Cina ad intervenire
nella contesa che l'oppone alla Francia. Manda un mandarino a Son-Tay per
organizzare l'arruolamento delle truppe e la resistenza contro i Francesi.
Hanoi fa anche segretamente appello agli Stendardi Neri perch invadano subito
il delta.
Il problema del Tonchino si pone ormai su due piani. Diplomaticamente, la
Francia si trova impegnata in una vertenza che condurr, del resto, ad una
azione armata sulle coste della Cina. Militarmente, saranno necessari dei
rinforzi. Limitati dapprima, essi costituiranno un vero corpo di spedizione
alcuni mesi pi tardi.
Come conseguenza irrimediabile di questi due sviluppi, Parigi, governo, Camera
dei deputati, opinione pubblica, si trova posta davanti ad un fatto compiuto,
con l'obbligo di impegnarsi: bisogner prevedere delle decisioni di politica
estera e degli stanziamenti speciali. La politica tonchinese della Francia 
uscita dall'ombra.
Non  ancora giunto il momento di sondare, fra le altre, le intenzioni di
Rivire, Le Myre de Vilers, Jaur-guiberry, Freycinet, Gambetta e Ferry...
Le intenzioni, d'altronde, non appaiono chiare ancora oggi ed esistono tuttora
molti enigmi a questo proposito. Per il momento Rivire ha bisogno di rinforzi
e, da parte sua, la Cina protesta con violenza.
Alla Cina si risponde in fretta, per lo meno in un primo tempo. Il suo
rappresentante a Parigi aveva protestato vivamente contro il colpo di mano di
Hanoi e il governo francese rispondeva: Non dobbiamo alcuna spiegazione al
governo cinese. A Pechino si danno istruzioni al rappresentante francese. A
Pechino come a Parigi, non si deve permettere alla Cina di ingerirsi nella
politica che noi seguiamo in Indocina.
A Rivire viene mandato, sempre in un primo tempo, un rinforzo di settecento
uomini. Grazie a questi rinforzi, Rivire pu allentare la stretta degli
Stendardi Neri nel delta. Egli prende posizione a Hue-Tai in fondo alla baia
di Along. Si tratta di un importante punto strategico che, dopo Hong Kong, gli
Inglesi vorrebbero possedere. Forte di queste informazioni sulle intenzioni
inglesi e per principio, Rivire vi lascia di stanza venticinque uomini, con
la protezione delle navi della divisione navale situata ad Haiphong, un
incrociatore e due navi-vedetta che pescano troppo profondamente per poter
essere impiegati sul Fiume Rosso.
Poi, il 23 marzo, parte per una spedizione contro Nam-Dinh, ove Garnier s'era
coperto di gloria. Una nave-vedetta, cinque cannoniere, dei rimorchiatori,
quattro giunche, cinquecento soldati arrivano cos, il 25, davanti alla
piazzaforte. Rivire sbarca e fa trasmettere un appello redatto in questi
termini: Da un anno voi ci siete stati molto ostili ed avete munito la vostra
cittadella di una grande quantit di soldati e munizioni... avete eccitato le
popolazioni contro di noi e... profferito minacce... Bisogna, per il rispetto
che ci  dovuto, per la libert della nostra navigazione, per la nostra
sicurezza nel Tonchino, perch la pace non sia pi minacciata da voi, che...
ci consegniate la cittadella. Se domani mattina alle otto non sarete a bordo
della mia grande nave bianca, sar costretto a trattarvi come nemici.
Il giorno dopo Nam-Dinh  presa a viva forza, poich la guarnigione ha
rifiutato di arrendersi. Rivire vi lascia un distaccamento e ritorna verso
Hanoi, dove l'aspettano serie preoccupazioni con gli Stendardi Neri.
Egli arriva proprio in tempo per respingere un attacco tentato in sua assenza.
Segue le bande di Luu Vinh-phuc verso Son-Tay, ma esita ad impegnarsi troppo
lontano, in una regione presidiata solidamente dai pirati.
Come conseguenza dei disagi e delle persecuzioni causate dalla spedizione
Garnier e dalla repentina partenza dei Francesi a quell'epoca, le popolazioni
non fanno niente in favore di Rivire e, spinte soprattutto dalla paura, si
schierano dalla parte degli Stendardi Neri. Questi operano fino nel centro di
Hanoi, dove i quartieri commerciali sono incendiati nel corso di
combattimenti.
Molti mesi passano cosi in scontri armati ed operazioni sporadiche. Gli
Stendardi Neri e le truppe del Tonchino sono organizzate sempre meglio e la
loro pressione diviene sempre pi preoccupante.
Il 10 maggio 1883, il capo degli Stendardi Neri fa inchiodare, di notte, alla
porta della cittadella, un piccolo avviso sul quale si legge: Il forte
guerriero Luu dichiara ai Francesi: Voi siete dei briganti fuori della legge.
Le altre nazioni non vi tengono in nessun conto. Dappertutto voi dite di voler
insegnare la vera religione. E' una menzogna per cercare di attirare verso di
voi gli abitanti. Voi mentite ancora quando pretendete di venire a
commerciare, mentre, in realt, volete rubarci le terre... Dal vostro arrivo
nel regno di Annam voi continuate a prendere delle cittadelle e ad assassinare
dei mandarini. I vostri delitti sono numerosi come i vostri capelli. Vi
impadronite delle dogane e fate man bassa dei loro profitti. Questo crimine
merita la morte. Voi siete la causa della miseria del popolo e il paese 
quasi in rovina. Tutta la popolazione  irritata e il cielo grida vendetta. Io
ho ordine di fare la guerra... Ma, prima di tutto, bisogna considerare
l'interesse pubblico: non posso considerare la citt di Hanoi come teatro di
combattimenti; non voglio causare danni agli abitanti...
Questo proclama  molto importante. Esso inaugura, in effetti, la lotta
anticolonialista che non cesser mai durante l'occupazione francese del
Tonchino. Per lo stile e gli argomenti sembra un manifesto redatto in pieno XX
secolo. Vi sono tracciati anche i metodi di propaganda. Il proclama ha molti
destinatari.
Luu Vinh-phuc parla ai Francesi, ma si rivolge soprattutto alla popolazione di
Hanoi. Egli lascia capire che i danni fatti alla citt potrebbero essere
evitati, se dipendesse soltanto da lui. Accusa i Francesi di combattere
dappertutto entro la citt, ma fa penetrare ovunque le sue truppe. Agli
abitanti che potrebbero lamentarsi egli dice: ho degli ordini.
La frase: ho ordine di fare la guerra ha, d'altronde, molti significati. E'
un'insolenza nei riguardi di Rivire che  andato al di l delle istruzioni
scritte che gli raccomandavano di evitare il conflitto. E' anche
l'affermazione che gli Stendardi Neri non sono pirati, ma combattono per
l'Annam su richiesta dell'imperatore, vassallo della Cina.
Ora, nella sua lettera a Tu-Duc, Le Myre de Vilers parla di mercenari cinesi e
non di pirati. Con questa espressione egli intendeva, prima dell'invio di
Rivire, di evitare, in caso di conflitto, che la corte di Hu potesse
declinare ogni responsabilit col pretesto di non avere alcuna autorit sugli
Stendardi Neri. Accusandola, con questa formula, di servirsene, egli contava
che essa non avrebbe potuto permettere loro di aprire il fuoco contro la
spedizione francese. Ma, dopo l'attacco di Rivire, l'argomento si ritorce
contro i Francesi. Poich gli Stendardi Neri sono al servizio dell'imperatore,
non sar pi possibile camuffare le operazioni nel Tonchino col pretesto di
liberare il paese dai pirati in virt del trattato del 1874.
Il valore politico di questo proclama  dunque reale. Lo  anche la sua
efficacia; il capo degli Stendardi Neri lo conclude con una sfida personale e
pubblica a Rivire: Vi faccio sapere che, se siete abbastanza forte, non avete
che da condurre i vostri banditi a Phu-Hoai perch si misurino con me.
Phu-Hoai , infatti, il covo dei pirati che bisogna neutralizzare subito. Da
questa base gli Stendardi Neri conducono delle azioni di rappresaglia e di
intimidazione che hanno una grande risonanza nella masse popolari.
Il 13 maggio del 1883 essi attaccano la missione cattolica di Hanoi, situata a
milleduecento metri dalla guarnigione francese. Due o trecento persone
organizzano alla meno peggio una difesa. Esse sanno che di giorno possono
contare su Rivire, ma che di notte egli non pu arrischiare una sortita. A
due riprese, il 13 e il 15 maggio, i pirati tentano l'assalto e si ritirano
bruciando tutto al loro passaggio.
Rivire sa bene che una simile situazione non pu durare e che la sua
posizione rischia di diventare assai presto insostenibile, perci domanda
rinforzi a Saigon. Ha bisogno, scrive, di almeno mille uomini. Egli chiede,
nello stesso tempo, l'appoggio immediato della divisione navale del mare della
Cina. L'ammiraglio Meyer, che la comanda, gli invia tutto ci di cui dispone:
un centinaio di uomini.
Il 18 maggio si decide una sortita su Phu-Hoai. Ma, dopo Garnier, le cose sono
talmente cambiate, che non  possibile tenere un segreto per alcune ore senza
molte precauzioni.
Gli Stendardi Neri furono senz'altro avvertiti, nota un ufficiale del corpo di
spedizione, della sortita che si preparava, del numero dei soldati e della
direzione che avrebbe preso la colonna... In questa guerra i nostri nemici
hanno sempre saputo in anticipo tutti i nostri progetti e movimenti, perch
non abbiamo mai diffidato abbastanza del nugolo di spie che ci circondava: i
fornitori cinesi e i domestici annamiti che udivano e vedevano tutto senza che
noi sospettassimo alcunch.
Rivire  meno prudente di Garnier che, nonostante tutte le sue audacie, era
giunto perfino a far suonare la sveglia alla solita ora, mentre i soldati
erano pronti gi da tempo, perch non si notasse alcuna stranezza che potesse
mettere in sospetto l'avversario.
Il vescovo di Hanoi si esprime ancora pi categoricamente del precedente
testimone. Monsignor Puginier scriver pi tardi: Una delle cause della
sconfitta  stata la conoscenza della sortita che si progettava. La vigilia
della spedizione, gli Stendardi Neri sono stati avvisati dalle loro spie e
hanno potuto prendere le loro precauzioni durante la notte.
Il 19 maggio, dunque, due compagnie di fanteria di marina e due compagnie da
sbarco, quella del leopard e del Villars, lasciano Hanoi in colonna.
All'inizio, la marcia prosegue normalmente. Poi, bruscamente, al passaggio di
un ponte, l'avanguardia  presa sotto il fuoco degli Stendardi Neri. Un fuoco
nutrito che colpisce in pochi secondi sette soldati della fanteria di marina.
Ben presto le truppe sono impegnate in numerosi corpo a corpo. Alcune unit
caricano alla baionetta per respingere l'avversario. Il comandante de Villers
 ferito mortalmente. E' a questo punto che, sulla destra della colonna, dei
pirati tentano di aggirare la colonna per impedirle la via del ritorno. Il
pericolo  troppo grande e bisogna attaccarli, ma, nella manovra,
l'artiglieria si trova subito pi in basso del nemico e sottoposta al suo
fuoco diretto. Molti uomini si danno da fare per liberarla. Un cannone del
Villars cade in un fossato. Mentre cercano di recuperarlo molti uomini vengono
uccisi; si fa avanti un aspirante e viene ammazzato. Rivire si attacca alla
ruota e una pallottola lo ferisce alla spalla sinistra. Si rialza, respinge
quelli che si dirigono verso di lui e grida: Salvate il pezzo e morir
contento, fa ancora qualche passo e cade per non rialzarsi pi.
Un secondo dopo un capitano cade ucciso su di lui. La fanteria di marina
arriva a passo di carica e protegge con le sue armi quelli che si affannano
attorno al cannone. Sono le otto e viene dato l'ordine di ritirarsi.
Il bilancio  pesante: trenta uccisi, fra cui cinque ufficiali, quarantotto
feriti fra cui otto ufficiali.
La notizia giunge a Parigi nel momento in cui il governo di Jules Ferry
presenta alla Camera un progetto di legge per un credito di cinque milioni e
trecentomila franchi, necessario per inviare nel Tonchino un corpo di
spedizione.
Dal quel 26 maggio 1883 l'interesse si sposta dal Tonchino a Parigi.
Certamente i fatti d'arme e gli ordini di cui giunge notizia tratterranno
ancora la nostra attenzione in quei luoghi, ma l'opinione pubblica francese 
in allarme. Questo giorno segna l'inizio della vera politica coloniale
francese sotto la Terza Repubblica.
Abbiamo visto che la divisione del mondo  cominciata. E' il momento di
entrare in lizza. Fino ad ora la diplomazia francese si  accontentata di
mormorare. Soltanto alcuni uomini, contrastati da tutti, hanno imposto dei
successi limitati, a prezzo di sforzi personali e, talvolta, anche della vita.
Nel 1883 non  pi possibile andare lontano senza regole. Tanto pi che due
correnti, di cui abbiamo gi parlato, si dichiarano all'opposizione.
Da un lato, coloro che vogliono il rispetto delle strutture gi esistenti e
una collaborazione basata sulla partecipazione della nazione interessata,
partecipazione liberamente consentita da un trattato. Dall'altro, coloro che
vorrebbero la conquista e la tutela diretta delle istituzioni, degli uomini e
delle risorse del paese conquistato.
Jules Ferry  uno dei primi uomini di Stato francesi a comprendere l'interesse
della colonizzazione. Ed  anche il primo, fra quelli che hanno compreso, ad
accedere al potere nel 1883, cosicch su di lui incombe il dovere di definire
l'azione del governo in questo campo.
La spedizione Rivire  iniziata. Le armi hanno parlato. La soluzione che 
stata raggiunta incontra le resistenze sempre pi tenaci dell'Annam e della
Cina. Il problema, se Jules Ferry non vuole che la Francia abbia l'aria di
sottrarsi alla pressione degli Stendardi Neri,  il seguente: o sconfessare
l'operato di Rivire e dire: La Francia non vuole impegnarsi al di fuori
dell'Europa, oppure rinforzare le unit sbarcate ad Hanoi e, di conseguenza,
conquistare il Tonchino e l'Annam.
Jules Ferry ha cinquantun anni. E' in politica dal 1858 ed  gi stato
presidente del Consiglio e molte volte ministro. I suoi storiografi sono
unanimi nel dire che, in materia di espansione coloniale, egli non ha alcuna
idea preconcetta fino al 1883.
E' vero che durante il suo primo ministero, due anni prima, aveva conquistato
la Tunisia, ma ne aveva ricavato soltanto delusioni. Le accuse pi terribili
erano state pubblicate contro di lui. Si sosteneva, da parte della stampa di
opposizione, che aveva fatto il gioco delle grandi societ, con la scusa di
fare l'interesse del paese. E le accuse non provenivano soltanto dagli
oppositori...
Naquet, l'uomo pi ascoltato in Parlamento, s'era messo contro di lui assieme
a Clemenceau. Interpellandolo alla Camera egli aveva denunciato gli equivoci,
i silenzi, le preoccupazioni elettorali di Jules Ferry. Dal principio alla
fine voi siete stato mosso da considerazioni di politica interna.
Clemenceau sar pi terribile ancora: Noi non cerchiamo di ostacolare la
vostra azione, all'estero non pi che in Tunisia, d'altronde; ma abbiamo seri
motivi per credere che, sia per la vostra inesperienza, sia per altre cause,
la Camera sia stata ingannata. Voi comprendete il significato della frase: la
Camera  stata indotta in errore e ingannata da voi.
Il giorno dopo Clemenceau sceglieva tre casi di profitto ottenuto da societ
private per merito dello Stato. Si trattava di affari assai importanti
realizzati in Tunisia. L'uso della ferrovia fra Tunisi e l'Algeria era stato
ceduto in monopolio alla compagnia Bone-Guelma. Lo sfruttamento del pi grande
possedimento agricolo del paese, quello dell'Enfida, aveva dato luogo alle
speculazioni di una societ privata, i cui rappresentanti avevano trattato
avendo al loro fianco il console di Francia, Roustan, in alta uniforme, mentre
i rappresentati del Credito Terriero avevano beneficiato dell'appoggio del
ministro degli Esteri per negoziare a Tunisi.
Io non vedo, continuava Clemenceau, la creazione di grandi sbocchi per il
nostro commercio e di agenzie o stabilimenti industriali, nulla, in una
parola, che assomigli a un legittimo uso delle risorse del suolo tunisino. Non
scopro, in tutte le imprese di cui ho parlato, che degli uomini i quali, da
Parigi, vogliono fare degli affari e guadagnare soldi in Borsa.
All'indomani di queste terribili accuse, la destra aveva segnato il passo e
tentato di gettare sulla Repubblica le accuse rivolte contro Ferry. Essa
tentava di far pagare alla prima gli errori di quest'ultimo.
Gambetta presentiva il pericolo. Dapprincipio era stato lui a sostenere
l'azione di Ferry ed ora sar ancora lui ad impedire che si torni indietro.
Prima ancora che una politica coloniale fosse definita ufficialmente, la
conquista della Tunisia l'aveva duramente colpita. Ormai l'opinione pubblica
vedr, in ogni impresa di questo genere, delle operazioni dubbie a vantaggio
del capitale.
Due anni dopo, con un simile clima, Ferry torna nuovamente al potere. Una
nuova impresa lo attende, pi lontana, pi pericolosa e che non si avvarr,
all'inizio, delle giustificazioni di quella intrapresa a est dell'Algeria.
Nel frattempo, per, Ferry sembra aver rafforzato le sue opinioni. Alcuni
economisti cominciano a pubblicare degli studi completi sulla corsa
internazionale alle risorse naturali, agli sbocchi commerciali e ai mercati di
investimenti. Jules Ferry legge La colonizzazione presso i popoli moderni, di
Leroy-Beaulieu, ed  molto colpito dagli argomenti che vi sono trattati.
Nel 1882 egli ha pubblicato una prefazione al Libro giallo sulla Tunisia,
nella quale d un anticipo della sua politica, difendendo altres l'idea
coloniale. Per la prima volta, dalla bocca di un uomo di Stato francese si
sente nominare la concorrenza, come  definita da Leroy-Beaulieu. Fino a quel
momento la politica coloniale era stata limitata al prestigio, alla
possibilit di vendere a prezzi migliori in settori riservati, all'acquisto di
materie prime col privilegio di bandiera, cio con la sicurezza di essere il
solo cliente... Jules Ferry sembra aver compreso fin dal principio che la
Francia non deve perdere tempo ad esaminare queste banalit. Egli insiste sui
vantaggi che i paesi ricchi possono ottenere facendo degli investimenti in
paesi nuovi. Si sente ancora, per, che egli mette questa politica in secondo
piano. L'essenziale resta il gioco interno e le necessit elettorali: ora,
l'elettorato non  favorevole alle avventure oltre mare.
La Francia non era mai stata consapevolmente una potenza coloniale. Le agenzie
commerciali e i possedimenti, avevano fatto sognare sotto il vecchio regime
alcuni speculatori, ma non avevano mai sfiorato le masse. L'Algeria, dove
l'Impero mandava gli indesiderabili, cio i repubblicani, e che era dovuta
all'iniziativa di una monarchia da parata, non aveva aggiunto nulla al quadro.
La Cocincina, poi, era cos lontana! Bisogna ammettere che la Francia non si
appassionava molto al problema. Si trattava di improvvisare, dunque. Dapprima
bisognava fare delle leggi e non era cosa semplice, perch l'avvenimento stava
per prodursi e premeva alla porta.
E' il motivo per cui si ha l'impressione che Ferry sia stato trascinato dagli
eventi, piuttosto che averli determinati... Il suo avversario Freycinet, che,
per primo, ha notato ci, aggiunge: Ci si pu perfino chiedere se egli avesse
previsto l'estensione che avrebbero avuto i suoi disegni e se non sia stato un
po' conquistatore suo malgrado.
I suoi difensori, Maurice Reclus, per esempio, propongono di capovolgere
questo apprezzamento e sono grati a Ferry di aver fatto sorgere dal caos degli
avvenimenti il piano grandioso che, anche se concepito a posteriori, non
sarebbe meno nuovo ed originale.
Se le condizioni della politica interna, aggravate da una instabilit
ministeriale disastrosa, sono dunque poco propizie a una politica brillante
nel Tonchino, bisogna anche tener conto, nei mesi che precedono la morte di
Rivire e fino alla vigilia di questa morte, di un contesto diplomatico in cui
intervengono parecchi paesi: l'Inghilterra, la Germania, la Cina e l'Annam.
Con la Germania le cose non sono pacifiche. La Francia  a tredici anni dalla
sua disfatta. Bismarck  ancora cancelliere e non permetter un'iniziativa
qualsiasi. Le idee dei vendicatori lo preoccupano. Ferry comprende che egli
far molto e permetter di pi se la politica del governo francese distoglier
l'attenzione del paese dalla linea azzurra dei Vosgi. Del resto, Gambetta
condivide queste idee. L'uno e l'altro non rinunciano, evidentemente,
all'Alsazia-Lorena, ma pensano che, di fronte alla Germania prospera e
potente, bisogna rinforzare la Francia. Essi credono al valore delle colonie,
Bismarck non ci crede affatto. Egli sa benissimo che nessuno rinuncia, in
Francia, a rivendicare le due province, ma pensa che la strada delle colonie 
il mezzo pi sicuro per farle passare, per il momento, in secondo piano e
fiaccare, poi, le energie francesi. Altro vantaggio di una tale operazione:
Francesi e Inglesi stanno per entrare in concorrenza e la Germania non potr
che guadagnarci. Se Clemenceau non crede all'avvenire di una politica
coloniale  perch, ai suoi occhi, ogni espansione oltre mare distoglier la
Francia da quello che, secondo lui, deve essere la sua sola politica: il
recupero dell'Alsazia-Lorena, fosse pure a prezzo di una nuova guerra
franco-tedesca.
Con la Gran Bretagna il gioco  diverso: per Jules Ferry, alla luce dei
recenti avvenimenti del Tonchino e tenuto conto del costo dell'operazione, la
Cina  fuori portata per ogni conquista durevole. Di conseguenza sar il paese
che possieder le basi pi vicine ad essa ad accedere liberamente al suo
commercio. Bisogna, dunque conquistare il Tonchino. Non farlo, scrive Jules
Ferry, significa scegliere la politica delle mani nette, certamente, ma vuol
dire anche, con ogni evidenza, l'Italia che ci prende in contropiede a Tunisi,
la Germania e l'Inghilterra che fanno altrettanto in Cocincina e in Tonchino,
in Madagascar e in Guinea, in una parola la bancarotta dei nostri diritti e
delle nostre speranze, un nuovo trattato del 1763 senza la scusa di Rossbach e
della Pompadour.
Questo humour freddo s'accompagna ad una visione molto ampia delle cose: La
politica di espansione coloniale s'ispira ad una verit incontestabile, cio
che una marina come la nostra non pu fare a meno di ricoveri solidi, di
difese, di centri di rifornimento... Marsiglia e Tolone sarebbero non meno
efficacemente difese nell'Oceano Indiano e nei mari della Cina che nel
Mediterraneo e nella Manica.
Infine, di fronte alla concorrenza internazionale ed inglese in particolare,
Ferry pensa, e lo dichiara alla Camera, che la Francia, che ha sempre avuto
molti capitali e ne ha esportati in numero considerevole all'estero... ha
interesse a considerare da questo punto di vista la questione coloniale.
Sul piano diplomatico restano, infine, la Cina e l'Annam. E' qui che si
piazza, riguardo alla sorte del Tonchino, un intermezzo che non  mai stato
veramente chiarito: l'intermezzo Boure.
Boure, raggiungendo Pechino, dove  nominato ministro di Francia nel 1879, ha
istruzioni precise. Il trattato del 1874  contestato da una delle due parti:
la Francia ha intenzione di proporne un altro, ma con tali condizioni che non
sia possibile alcuna sorpresa. Se necessario, si tenter una spedizione alla
foce del Fiume Rosso. Tutto  gi pronto.
La spedizione Rivire viene effettuata. Boure sa dunque ci che essa
significa. Sa che Rivire ha la possibilit, di cui gli  stata data
assicurazione verbale, di forzare la consegna. Ad evitare qualsiasi malinteso,
il ministro degli Affari Esteri gli manda la seguente lettera, datata 4 luglio
1882; essa figura, con i documenti che la illustrano o l'accompagnano, nel
Libro giallo dell'impresa del Tonchino: Con la mia lettera del 18 marzo
scorso, vi ho fatto conoscere i punti di vista del governo riguardo al
Tonchino, e vi ho comunicato la nostra intenzione di rinsaldare il nostro
protettorato sull'Annam, conformemente al trattato del 1874, di cui numerose
disposizioni sono, fino ad oggi, rimaste lettera morta. Il governatore della
Cocincina, come avrete saputo direttamente, ha mandato una spedizione sul
Fiume Rosso ed  stato costretto ad impadronirsi a viva forza di Hanoi. Non
appena questa notizia  giunta in Europa, il ministro della Cina si  creduto
in dovere di reclamare contro un fatto che, seppure ignorato nei particolari,
costituiva per lui una violazione dei diritti di sovranit rivendicati dal
Celeste Impero. Per quanto la protesta fosse redatta in termini assai poco
cortesi, ho creduto bene di non lasciarla senza risposta. In una lettera di
cui troverete qui acclusa una copia, ho lasciato da parte ogni discussione...
su di una questione che interessa soltanto la Francia e l'Annam, firmatari del
trattato del 1874... Quanto al nocciolo dell'affare, non devo ricordarvi che,
sia a Pechino che a Parigi, non dobbiamo permettere alla Cina di immischiarsi
nella politica che noi seguiamo in Indocina.
Nella sua lettera il ministro della Cina a Parigi precisa nettamente la
posizione del suo paese. Essa segna il punto di partenza di un processo
diplomatico il cui svolgimento sar regolato dalle armi ed  perci che
bisogna prenderne largamente visione: Per ci che si riferisce ai punti di
vista del governo francese, cosi come essi si trovano esposti nel dispaccio
succitato, devo protestare contro la nuova teoria enunciata da Vostra
Eccellenza... Se, come Vostra Eccellenza non ignora, i diritti politici degli
Stati rimangono uguali sotto tutte le latitudini, l'asserzione secondo la
quale ci che succede nel Tonchino non interessa la Cina  una tesi difficile
da sostenere e mi stupisco perfino che Vostra Eccellenza abbia voluto proporla
per darne dimostrazione, poich si tratterebbe di una presa di posizione che
nessuno dei suoi predecessori ha voluto mai enunciare e che la Cina non pu
approvare. Se una sovranit secolare sul Tonchino, molte migliaia di leghe di
frontiera comune, una colonia numerosa stabilita nel paese, degli interessi
commerciali di una vastit senza pari, la navigazione di un fiume che  lo
sbocco dei prodotti del sud-ovest della Cina, se, dico, tutto ci non d al
governo imperiale il diritto di interessarsi di ci che succede nel Tonchino,
io sarei felice di sapere, Signor Ministro, che cosa potrebbe conferire un
simile diritto.
E' chiaro che la Cina considera il Tonchino come facente parte della sua sfera
di influenza e che l'Annam resta tributario di Pechino. In queste condizioni
il trattato del 1874 resta per essa lettera morta, come scrive Freycinet.
Boure coglie l'occasione che gli viene data, nel novembre 1882, da un
incontro col vicer di una importante provincia cinese per ricordare le
aspirazioni della Francia. Egli rimane fedele alla tesi, ancora ufficiale a
quell'epoca, di una completa libert di navigazione sul Fiume Rosso. Fra i due
uomini si viene ad un accordo. Il vicer afferma di essere autorizzato a
concluderlo dal ministro degli Affari Esteri. Boure annuncia allora al
successore di Freycinet, Duclerc, che  riuscito ad ottenere il riconoscimento
della protezione francese sul Tonchino, salvo una zona da delimitare seguendo
la frontiera cinese, e la garanzia reciproca di questo stato di cose contro
ogni ingerenza dall'esterno.
Questa divisione del Tonchino suscita immediatamente la logica reazione
dell'ammiraglio Jaurguiberry: Noi stiamo per riconoscere che la Cina ha dei
diritti su di un territorio che appartiene all'Annam; noi trasgrediamo
doppiamente il trattato del 1874, nel suo spirito e nella sua forma.
Sfortunatamente Duclerc ha gi concesso a Boure di continuare i negoziati.
Spetter al ministro Jules Ferry di intervenire e perci egli dovr
sconfessare Boure e, di conseguenza, richiamarlo in Patria.
Ci accade il 18 maggio 1883. Ormai, riguardo al Tonchino, non  pi possibile
alcun accordo con la Cina. Essa  posta davanti al fatto compiuto del trattato
del 1874 e della spedizione Rivire. A Jules Ferry non resta pi che
rinforzare il corpo di spedizione, essendo evidente che gli Stendardi Neri non
saranno pi i soli a combattere, perch, prima o poi, interverr anche
l'esercito cinese.
Il 13 marzo egli chiede i fondi necessari. Il 16, il ministro della Marina
scrive al governatore della Cocincina: Come vedete, l'occupazione del Tonchino
 stata decisa fin dall'inizio. Il 26, giorno in cui giunge in Francia la
notizia della morte di Rivire, i fondi sono concessi alle condizioni che
sappiamo.
La sera stessa Jules Ferry invia il seguente dispaccio allo stato maggiore di
Saigon: La Francia vendicher i suoi eroici figli.
Tremila uomini mandati dalla Francia, mille tiratori annamiti reclutati ed
istruiti sul posto, una nuova squadra navale, la divisione navale del
Tonchino, un generale nominato al comando delle forze di terra, un ammiraglio
al comando delle forze navali, un commissario generale del governo francese a
capo dell'amministrazione civile: Jules Ferry non perde tempo. I tre uomini
che egli sceglie per queste tre cariche sono il generale Bouet, l'ammiraglio
Courbet e Harmand, ex compagno di Francis Garnier.
Dieci giorni dopo, il 7 giugno 1883, Bouet arriva ad Hanoi. Egli indirizza un
proclama alla popolazione: Un grande popolo vi tende lealmente la mano;
rispondete al suo appello e un futuro felice inizier per voi.
Il 19 luglio la guarnigione di Nam-Dinh opera una sortita fortunata.
In agosto, dopo l'arrivo dei rinforzi, Bouet compie molte azioni di guerra per
allargare la stretta attorno ad Hanoi. Nel corso di una di queste operazioni
gli Stendardi Neri l'attirano nel delta al momento delle piene. Essendosi
rotta una diga, egli rischia di morire annegato. Ma queste sortite permettono
di individuare esattamente le posizioni nemiche. I Francesi si impadroniscono
di Haidzuong.
A questo punto si ha notizia della morte di Tu-Duc. Gli succede il fratello
minore, che, per, muore avvelenato. Allora uomini di diverse tendenze si
disputano il potere. Harmand propone all'ammiraglio Courbet di fare una
dimostrazione di forza davanti ad Hu. L'operazione ha successo. I forti di
Thuan-An, alla foce del fiume Hu, sono bombardati il 18 e 19 agosto ed
occupati il 20 dalla fanteria di marina.
Il 23 Harmand invia un ultimatum alla corte e il 25, malgrado le numerose
difficolt e contestazioni sollevate dai negoziatori annamiti, si giunge ad un
accordo. Il trattato viene firmato.
L'Annam, col trattato di Hu, accetta il protettorato francese: la Francia ha
ormai il diritto di presiedere alle relazioni di tutte le potenze straniere,
Cina inclusa, con l'Annam. Ogni contatto, ogni negoziato, a maggior ragione
ogni accordo internazionale, non possono pi essere conclusi direttamente dal
governo dell'Annam. In qualche modo, si tratta di una procura rilasciata alla
Francia per tutto ci che ha attinenza con la diplomazia. Inoltre l'Annam
dovr far cessare la lotta dei suoi funzionari e dei suoi soldati contro i
soldati francesi nel Tonchino.
Una delegazione di mandarini viene mandata ad Hanoi e, fin dall'inizio, come
avevano gi fatto al tempo della spedizione Garnier, questi messaggeri di pace
sono favorevoli alla guerra. Courbet decide allora di farla finita una volta
per tutte: viene proclamato lo stato di guerra.
Il 25 ottobre egli prende il comando effettivo di Hanoi, mentre Bouet e il
commissario del governo francese rientrano a Parigi. Il triumvirato non ha
funzionato bene e Jules Ferry permette a Courbet di assumere finalmente, le
funzioni di comandante in capo.
Il 17 dicembre, dopo numerosi combattimenti in cui la fanteria di marina ha
occasione di dimostrare il suo valore insieme con i fucilieri di marina e con
la Legione Straniera, il rifugio degli Stendardi Neri, la cittadella di
Son-Tay,  in mano del corpo di spedizione. Con Phu-Lang-Thuong, Thai-Nguyen,
Hung-Hoa, la Francia  ben presto padrona del delta.
Quaranta giorni pi tardi, Jules Ferry, che prevede difficolt con la Cina e
vuol liberare al pi presto Courbet da incarichi a terra, lo nomina
contrammiraglio e riorganizza il comando. L'ammiraglio Courbet effettua delle
operazioni veramente brillanti contro le coste cinesi: fa saltare in aria
forti ed arsenali e distrugge le due sole navi da guerra moderne costruite di
recente in Germania per conto della Cina.
Il generale Millot arriva ad Hanoi il 12 febbraio. Due generali, Brire e
Ngrier, prendono il comando di una brigata ciascuno. Le operazioni porteranno
ora le truppe verso l'interno: Bac Ninh  occupata.
Il 1 giugno i Cinesi e gli Stendardi Neri sono respinti definitivamente verso
l'alta valle del Fiume Rosso. Pechino tenta di avviare dei negoziati.
Per una volta ancora i Cinesi non seguono le vie normali, poich la diplomazia
cinese non ignora che in Francia anche Ferry si trova di fronte a delle grosse
difficolt. L'opposizione non cessa di chiamarlo in causa alla Camera.
All'indomani dei primi successi gli si rimprovera gi di esagerare
l'importanza della vittoria per salvare il suo governo. Ma gli si rimprovera
soprattutto di aver posto il paese davanti ad una guerra di fatto con la Cina.
In questo periodo Ferry, per difendere la sua politica, usa per la prima volta
la parola impero, per parlare dell'unione francese che egli sogna di
realizzare.
A coloro che l'accusano di fare guerra alla Cina egli risponde: Noi vogliamo
essere forti nel delta ed avere il possesso dei punti strategici. Perch?
Perch, quando saremo forti, avremo la certezza di potere avviare dei
negoziati; inoltre, per negoziare col governo cinese, bisogna dimostrargli che
la Francia non  disposta a ritirarsi davanti ad esso. Io non vi domando un
voto di rassegnazione. Ai nostri soldati, alla nostra bandiera, alla nostra
causa occorre... un voto di fiducia, che dia al vostro governo la forza di cui
ha bisogno.
Votata la fiducia, la Cina spera ancora che un negoziato ben condotto potr
permetterle di conservare qualche vantaggio. Per vie non diplomatiche entra in
contatto con un ufficiale di marina, amico personale di uno dei vicer. Si
ripete quasi esattamente la vicenda di Boure.
Il 5 maggio 1884, dopo che il comandante Fournier, cos interpellato, ha
ottenuto l'assenso dei suoi superiori, i negoziati prendono l'avvio. Gi dal
giorno 8 vengono comunicate al governo francese le basi di una convenzione. La
Cina domanda la garanzia delle sue frontiere meridionali ed approva, in
cambio, il trattato di Hu e la ritirata delle sue truppe.
Il ministro degli Affari Esteri della Cina manda un telegramma con la sua
approvazione. Il governo francese accetta di designare nel volgere di tre mesi
i plenipotenziari che ratificheranno il trattato.
Questo documento, che  chiamato il trattato di Tien-Tsin, prevede che il 6
giugno le guarnigioni cinesi abbandoneranno il Tonchino e che, in quello
stesso giorno, le truppe francesi potranno occupare Lang-Son, Cao Bang,
That-Kh.
Il 6 giugno le truppe francesi avanzano. Ma un errore di trasmissione nel
telegramma inviato alla guarnigione cinese di Bac-L provoca un incidente che
rimette tutto in discussione. Il comandante di Bac-L, all'arrivo delle truppe
francesi, fa loro sapere che, non avendo ricevuto istruzioni, non ceder il
posto.
Il giorno dopo, senza attendere istruzioni, il colonnello che dirige le
operazioni francesi, d l'ordine di avanzare. Il combattimento d il via ad
una nuova guerra. A Parigi Jules Ferry protesta ufficialmente: Noi avevamo
fatto un trattato leale e, prima ancora che l'inchiostro si sia seccato
completamente, esso  gi violato... L'ammiraglio Courbet si dirige verso nord
con le due divisioni della squadra navale.
Il 12 luglio egli lancia un ultimatum alla Cina: Il ministro di Francia a
Shangai  incaricato di chiedere il ritiro immediato delle truppe cinesi dal
Tonchino. In pi, ha ricevuto l'ordine di reclamare, come riparazione per la
violazione del trattato e come compenso per le spese che comporter il
mantenimento del corpo di spedizione, un'indennit di almeno duecentocinquanta
milioni, le cui modalit di pagamento saranno definitivamente fissate nei
negoziati che seguiranno.
Questa presa di posizione estremamente rigida, quando l'incidente era dovuto,
in fondo, ad un errore di trasmissione del dispaccio, sembra motivata
dall'insistenza di Courbet.
Ma i negoziati non vanno mai in porto e l'inviato francese, Patenotre, non
riesce ad ottenere una risposta: Ho chiesto loro venti volte se la Cina
aderiva alla richiesta di un'indennit, ma non ho avuto nessuna soddisfazione,
afferma in un suo telegramma. Egli tenta anche, non potendo usare altri mezzi,
di ottenere dalla Cina delle controproposte.
I Cinesi rifiutano la prospettiva di un'indennit troppo forte. I Francesi
scendono a cinquanta milioni. I Cinesi dicono: otto milioni in dieci anni; i
Francesi: tre milioni ed un buon trattato commerciale... E' chiaro che
entrambi cercano di guadagnare tempo. I Cinesi sperano in un intervento
internazionale e Ferry aspetta il voto della Camera.
Sul piano internazionale non accade nulla. Per contro, invece, il 15 agosto
Ferry ottiene i pieni poteri dal Parlamento. Il 19 Pechino riceve un ultimatum
e il 21 non ha ancora risposto. Il 22 Courbet, con rara audacia, valica il
passo di Fu-Ceu e manda a picco ventidue battelli cinesi. Due giorni dopo
distrugge l'arsenale e ridiscende verso il mare, facendo saltare in aria, al
suo passaggio, tutti i forti, tutte le batterie, tutti i cannoni cinesi e
procedendo ad una serie di sbarchi progressivi. Il tutto sotto gli sguardi
impassibili degli ufficiali e degli equipaggi delle navi inglesi, americane e
tedesche che sono all'ancora nella rada.
Nello stesso tempo, nel Tonchino, le forze francesi riprendono la loro
avanzata verso il nord.
L'ultima battaglia  vicina. La vittoria non si far aspettare, ma un errore
di trasmissione segner la fine di Jules Ferry.
Partendo da Haiphong, da Haidzuong e da Bac-Ninh, il corpo di spedizione
intraprende una marcia verso Lang-Son e le postazioni tenute dai Cinesi sulla
linea di confine. I Cinesi, numerossisimi e bene armati, operano allora una
diversione su una piccola postazione, Tuyen-Quan, tenuta da un numero ridotto
di effettivi: un battaglione della Legione agli ordini del comandante Domin.
Il luogo viene ben presto isolato dal resto del corpo di spedizione e
sottoposto ad accaniti attacchi per molte settimane.
Dopo aver conquistato Lang-Son a prezzo di durissimi combattimenti, il
generale Brire de l'Isle si vede perci obbligato a correre in aiuto di
Tuyen-Quan, dove si copre di gloria il sergente Bobillot, mentre, dal canto
suo, il generale Ngrier resta a Lang-Son con le sue truppe, sottoposto ad una
pressione sempre pi forte da parte delle numerose forze cinesi. I tentativi
di sortita costano sempre pi cari, e presto il generale Ngrier considera
l'opportunit di ritirarsi su delle posizioni pi facili da difendere e meno
vicine alla frontiera, attendendo il ritorno di Brire de l'Isle.
Disgraziatamente, durante una delle operazioni militari ingaggiate a Lang-Son,
il generale Ngrier viene gravemente ferito. Il suo aiutante, colonnello
Herbinger, decide allora di effettuare la ritirata gi prevista in direzione
di Chu e Kep, verso l'interno del paese. Essa avviene con una certa
precipitazione e la notizia dell'abbandono di Lang-Son, annunciata da un
dispaccio mal redatto, provoca a Parigi un senso di panico. Ngrier scrive,
estremamente preoccupato: Spero di poter conservare il delta.
Prima ancora che l'esatta versione dei fatti giunga al Ministero della Guerra,
alla Camera tutte le opposizioni coalizzate rovesciano il governo Ferry.
Da parte sua la Cina non si inganna sul significato di Lang-Son; essa
approfitta dell'occasione che le  offerta di salvare la faccia. Ed approfitta
anche della confusione che regna nell'opinione pubblica, a causa di
avvenimenti tanto sconvolgenti: membri importanti dell'unione repubblicana e
della sinistra repubblicana, che costituiscono il grosso della maggioranza, si
sono spinti fino a chiedere a Ferry di ritirarsi, di dare le dimissioni senza
attendere il dibattito sul voto di sfiducia...
Il 30 marzo Ferry viene bocciato dal Parlamento. La sua carriera  terminata.
Il 31 egli riceve, mentre sta occupandosi di normale amministrazione, la
proposta di una pace definitiva da parte della Cina... Il 4 aprile deve
controfirmare il documento preliminare approvato dal presidente della
Repubblica. Il 6 i preliminari vengono ratificati a Pechino. Il 9 giugno 1885,
a Tien-Tsin, viene firmato il trattato definitivo, con la rappresentanza, per
la Francia, di Patenotre.
La verit si trova nei fatti verificati e riconosciuti pubblicamente?
In questo caso la conquista dell'Indocina sarebbe stata fatta all'insaputa, o
quasi, dei Francesi. Quali interessi hanno potuto muovere Jaurguiberry,
Courbet, uomini del partito cattolico, Francis Garnier, protestante, Jules
Ferry e Gambetta, campioni del laicismo, con ci che, a quell'epoca, le
diverse opinioni facevano supporre di divergenze in fatto di punti di vista?
Quali interessi hanno indotto Boure, Fournier, Patenotre, Dupuis ad assumere
un ruolo spesso decisivo?
Gli affari? Le miniere inesplorate del Tonchino o le ricchezze insospettate
dell'alta valle del Fiume Rosso e dello Yunnan? I dispacci redatti o trasmessi
male che hanno deciso la sorte dei governi sono stati voluti dal caso?
La Borsa ha avuto una parte in tutto ci e i banchieri hanno scelto i loro
uomini? Oppure, in tutto ci ci fu soltanto fantasticheria ed una buona dose
di eroismo? Ci fu certamente un po' di tutto questo, nella conquista del
Tonchino, perch si tratt di una parte della storia di un paese.
Jules Ferry non era forse migliore degli altri; ma fu lui a concludere: Il
raccoglimento che si impone alle nazioni colpite da grandi sventure deve forse
risolversi in abdicazione? Nell'Europa cos come  fatta, nella concorrenza di
tanti rivali che vediamo crescere attorno a noi... La politica di
raccoglimento o di astensione  soltanto il cammino verso la decadenza... La
Francia non pu essere soltanto un paese libero, essa deve essere un paese
grande, capace di esercitare la sua influenza sui destini dell'Europa...
Quando direte ci al paese, il paese sar con voi, perch la Francia non ha
mai usato severit verso coloro che, appassionatamente, hanno voluto la sua
grandezza.
E Jules Ferry concludeva: Le nazioni europee... hanno l'altissimo dovere di
portare al mondo la civilt.
Si trattava di romanticismo politico?

Fine.
