FRANCIS MERCURY.

La rivolta di Pugacev contro Caterina seconda.

Introduzione di BERNARD MICHAL.
I rivoluzionari russi dell'ottobre 1917 hanno veramente avuto un precursore in
Pugacev, che nel XVIII secolo ha capeggiato la rivolta dei Cosacchi contro
Caterina II? Non c' dubbio che quella scatenata da Pugacev nel 1773  stata una
rivolta popolare, la rivolta dei servi contro i padroni, ma la sua causa
principale non  forse da ricercare nelle velleit di un'indipendenza regionale,
sostenute dal valido argomento della lotta contro la fame e la miseria? E chi
era in verit Pugacev, che si presentava come pretendente al trono degli zar di
tutte le Russie? Un illuminato, un pazzo, un vero rivoluzionario, un semplice
brigante o un agente segreto al soldo della Turchia? Resta comunque il fatto che
la rivolta cosacca far tremare la santa Russia di Caterina II finch Pugacev
verr arrestato e poi giustiziato nel 1775. La sanguinosa repressione contro i
Cosacchi durer ancora un anno e Caterina II far di tutto per cancellare
persino il ricordo della rivolta.


LA RIVOLTA DI PUGACEV CONTRO CATERINA SECONDA.

II nome di Pugacev conserva ancora un suo fascino. Se il personaggio pu in un
primo momento non apparire molto luminoso, la rivolta dei contadini russi
ch'egli capeggia dal 1773 al 1775 gli d una levatura e un rilievo eccezionali.
Cosacco, in parte fuggiasco, in parte brigante, diventato pretendente al trono e
condottiero di una ribellione che prelude, con un secolo e mezzo di anticipo,
alla rivoluzione dell'ottobre del 1917, egli fa vacillare fin dalle fondamenta
l'impero, il trono e tutta la santa Russia di Caterina II. La grande Caterina
regna infatti a quell'epoca su tutte le Russie con lo splendore e la potenza che
Pietro I il Grande aveva reso possibili, eppure il solo nome di Pugacev la far
tremare e, durante la seconda met del suo regno, la obbligher a rivedere tutta
la sua politica. Infatti, in poco tempo Pugacev si identifica con la secolare
sofferenza del popolo russo che nel 1772  ancora dominato da signori
antiquatissimi e retto da leggi feudali. Funzionari dal potere assoluto, e
naturalmente arbitrario, lo governano in nome dello zar. Povero e sprovvisto di
tutto, questo popolo vive in campagne diseredate o in steppe gelate d'inverno e
bollenti d'estate. L'asservimento e le tasse lo mantengono in una miseria
assoluta e persino l'esilio gli viene rifiutato: gli editti imperiali
proibiscono ai contadini di spostarsi senza uno speciale permesso da una citt
all'altra e, a pi forte ragione, da una regione all'altra.
Il giorno X della ribellione arriva il 17 settembre 1773. Quel giorno Pugacev
riunisce le future truppe con l'aiuto di qualche amico sicuro. Nel frattempo il
suo segretario, un certo Pocitalin redige un manifesto. Pugacev non sa n
leggere n scrivere. Egli dice semplicemente: Vorrei qualcosa di ben fatto.
E Pocitalin redige il seguente proclama in lingua russa poco corretta:
Dall'Imperatore autocrate il Grande Sovrano Pietro Feodorovic di tutte le
Russie: questo editto da me firmato dichiara ai Cosacchi del Giaic: amici miei,
come i vostri padri e i vostri nonni hanno servito gli antichi zar fino
all'ultima goccia del loro sangue, cos, in nome della vostra patria, voi
servirete me, il grande Sovrano l'Imperatore Pietro Feodorovic. Quando avrete
difeso la vostra patria, la vostra gloria cosacca vivr fino alla vostra morte e
anche presso i vostri figli. Sarete ricompensati da me, grande sovrano; i
Cosacchi e i Calmucchi e i Tartari. Quelli che si sono resi colpevoli verso di
me, sovrana maest imperiale Pietro Feodorovic, io l'Imperatore Pietro
Feodorovic, perdno loro tutte le colpe e vi faccio dono del fiume Jaik dalla
sua sorgente fino alla sua foce, e dei pascoli, e di una paga in denaro e di
piombo e polvere, e di rifornimenti in grano. Io, Imperatore, vi faccio questo
dono, Pietro Feodorovic, il 17 settembre dell'anno 1773.
Il proclama viene letto alla folla che gli risponde con applausi. Come spesso
avviene in questo genere di manifestazioni, i pi eccitati, quelli che hanno
sempre qualche cosa da dire, aspettando una circostanza adatta ed anche i
sobillatori e i san Giovanni bocca d'oro della cospirazione, prendono la parola.
Uno di loro avanza verso Pugacev, e gli dice: Comandaci, Signore, siamo con te.
Pugacev fa allora spiegare le bandiere dei Cosacchi alcune delle quali hanno gi
conosciuto parecchie rivolte e le fa sfilare davanti a s. Poi, seguito dai
cavalieri in armi, si avvia verso il Jaik. Tutta la Russia da quel momento 
impegnata in una delle pi terribili prove della sua storia.
Leggendo questo proclama di Pugacev sottolineiamo due proposizioni: la prima
riguarda i privilegi promessi ai Cosacchi, la seconda le pretese stesse di
Pugacev. Questi due concetti non vengono espressi senza ragione, e gi appare
con evidenza che Pugacev e i suoi compagni hanno preparato la rivolta molto
seriamente.
Questo proclama  un po' quello che oggi si chiamerebbe una mozione, ed anche di
pi: un programma di governo. Prima di tutto Pugacev non si rivolge che ai
popoli del Sud e comprende in essi i Tartari, che non sono Cosacchi, ma la cui
azione politica nel corso dei secoli precedenti ha dominato la Russia. Inoltre
enumera una serie di privilegi che avevano costituito le basi dell'antica
ricchezza cosacca e che progressivamente la politica accentratrice degli zar
aveva soppresso. Nello stesso tempo Pugacev va oltre e lascia aperta la
possibilit di un ulteriore sviluppo della sua azione.
Egli identifica l'azione dei Cosacchi, da lui provocata, non tanto con una lotta
di liberazione, quanto con una lotta per il ristabilimento di un ordine giusto e
legittimo. Per convalidarla fa appello alla loro obbedienza agli antichi zar.
Egli non nasconde la sua intenzione di dominare l'intera Russia e si fa chiamare
Pietro Feodorovic. Non  un nome scelto a caso. E' il nome del marito scomparso,
assassinato, dell'imperatrice regnante, Caterina II.
Cos bench redatto male, come stile e come lingua il proclama del 17 settembre
costituisce un atto politico che d un fondamento legittimo all'azione
intrapresa e che, col richiamo ai Cosacchi e alle loro rivendicazioni d al suo
promotore i mezzi della sua politica. Esso prova pure che Pugacev  qualcosa di
pi che un semplice bandito di strada o un capobanda senza stile. La polizia di
Caterina II, d'altra parte, lo sorveglia, poich egli da vari anni  un ribelle,
un disertore e, in questo essa non sbaglia, anche un pericoloso agitatore.
Evidentemente le qualit politiche di un uomo non sono sufficienti per spiegare
una rivolta di questa importanza. Cause profonde la favoriscono. Prima di tutto
la maniera con cui Caterina II ha preso il potere. Poi l'abitudine, invalsa da
molti anni nel paese, delle rivoluzioni di palazzo.
Avrebbe potuto un Cosacco, in un paese dalle dinastie pi stabili, farsi passare
per lo zar? C'era pure il malcontento delle masse contadine e la sorda ostilit
dei Cosacchi al sistema amministrativo che San Pietroburgo imponeva loro.
C'erano infine le guerre, le rivolte, le ribellioni degli ultimi cento anni, che
erano state il pretesto, lento ma sicuro, usato dal governo centrale per
soffocare gli interessi regionali a vantaggio degli interessi nazionali. Questa
pur necessaria riforma era stata perci attuata in condizioni deplorevoli e con
metodi nefasti.
Non dobbiamo poi dimenticare, anche se la storia si mantiene assai discreta su
questo punto, le influenze straniere: la Turchia, e forse anche la Francia,
molto probabilmente hanno mantenuto degli agenti presso i rivoltosi. Lo stesso
Pugacev a questo proposito  stato abbastanza ambiguo. Infine, e soprattutto,
c' stata, ultima goccia che fa tanto spesso traboccare il vaso della pazienza
dei popoli, la disperazione. Disperazione che ha dato al vano sforzo di quelle
migliaia di poveri uomini ribellatisi sotto le bandiere cosacche, un'eco
eccezionale.
Queste osservazioni preliminari sono indispensabili per capire la rivolta
cosacca di Pugacev. Esse saranno naturalmente chiarite dal racconto che segue,
ma valeva la pena di tracciare almeno a grandi linee le caratteristiche del
terreno in cui il proclama di Pugacev era caduto come il seme della rivolta dei
cosacchi.
La repubblica dei Cosacchi  entrata assai tardi nella comunit russa. I
Cosacchi, in origine, erano venuti da tutte le regioni della Russia. Essi erano
fuggiti dalla schiavit, dai lavori pesanti, dagli obblighi che rendono cos
terribili le condizioni di vita di un popolo. Per parecchi secoli, seguendo il
corso dei fiumi, essi avevano portato avanti una lunga marcia, paragonabile in
parte a quella degli emigranti verso il Far West, nell'America del XIX secolo.
Cos essi avevano costituito delle colonie lungo le valli che resero poi famose
nel mondo intero: quella del Don, del Dniepr, del Volga, del Jaik e di altre
ancora. I Mongoli li avevano soprannominati i guerrieri liberi. In lingua
mongola, guerriero libero si dice cosacco.
I Cosacchi, per sopravvivere, si erano battuti contro tutti, e soprattutto
contro i Tartari, padroni assoluti della Russia per molti secoli, ma non avevano
mai lottato contro lo zar. Se sovente si erano rivoltati, lo avevano fatto
contro l'amministrazione o i governatori militari, ma nei riguardi dello zar,
come se con lui avessero stretto un patto, essi erano sempre stati deferenti e
devoti La sola grande rivolta dei Cosacchi era stata quella di Mazeppa, che
aveva aiutato Carlo XII contro Pietro il Grande e che si era avvelenato dopo la
disfatta degli Svedesi nel 1709 a Poltava.
In realt il rispetto per lo zar e per la religione ortodossa erano i soli
legami che li teneva avvinti alle loro residenze di un tempo, la cui nostalgia,
di generazione in generazione, era rimasta viva nel cuore di ogni cavaliere
nelle lontane steppe, durante le marce nell'Asia. Poveri, vivendo in un paese
povero, essi avevano cercato ben presto lavoro. Perci per secoli e secoli,
avevano fatto la guerra sia per mestiere che per vocazione. Mercenari, ma con un
senso acuto della tradizione, essi avevano rappresentato il tipo stesso del
guerriero, sicuro, indifferente al pericolo, abile nella difesa, terribile
nell'attacco. Gli Zaporog del Dniepr fanno ancora oggi fremere, attraverso la
leggenda, i popoli dell'Europa orientale.
Per fare un quadro completo, dobbiamo anche sottolineare un aspetto meno
luminoso della nazione cosacca: fino al XVIII secolo, infatti, attraverso il suo
territorio sono passate, soggette a pedaggi molto gravosi, le strade della
schiavit bianca. Questo traffico di schiavi  durato pi a lungo che la tratta
dei negri e ha portato alla scomparsa di interi villaggi nel sud della Russia.
Ma all'epoca di Pugacev, il buon tempo  finito da un pezzo.
Emiliano Ivanovic Pugacev nasce sulla riva sinistra del Don, nella stanitsa di
Zimoveiskaia. Una stanitsa era un piccolo agglomerato, un villaggio, si potrebbe
dire un piccolo comune, se a quell'epoca in Russia non si fosse stati ben
lontani dall'organizzazione razionale di un paese moderno.
I genitori di Pugacev sono povera gente. Come tutti i Cosacchi del Don, essi
dividono la loro vita fra la coltura di pochi campi, diverse corves e la
guerra. In questo periodo regna sulla Russia l'imperatrice Elisabetta. I
Cosacchi sono per diritto al suo servizio. Dobbiamo intendere con ci che essi
hanno il pericoloso onore di essere soldati per vocazione e che possono, da un
giorno all'altro, essere richiamati per difendere i diritti del loro sovrano.
Gi da un secolo, quando nasce Pugacev, questo onore non viene pi
mercanteggiato a caro prezzo con gli inviati dell'imperatore. I Cosacchi del Don
non hanno pi la libert che avevano in passato di rifiutare il loro aiuto. Per
conseguenza, nel 1750, senza inutili riserve oratorie, si accontentano di
ricevere gli ordini arrivati da Pietroburgo e non devono far altro che obbedire.
E' cos che, per essere pi tardi in grado di difendere la propria vita, il
piccolo Emiliano riceve assai presto il rude allenamento dei cavalieri scelti.
A dodici anni egli cavalca e tira di sciabola con tutta naturalezza.
D'altra parte  allevato rudemente: i costumi del tempo in quella regione sono
fondati su virt maschie. La frusta, lo scudiscio e, in mancanza di meglio, i
pugni aprono pi facilmente il cammino della steppa che non le parole inutili.
Allorch il giovane si sposa, sotto il cielo dall'orizzonte tagliente, dove le
luci dell'alba hanno riflessi d'acciaio, il padre e la sposa gli offrono, con
una grande cerimonia, un frustino, simbolo dell'autorit. Cos, a diciassette
anni, dopo un consiglio di famiglia in cui vengono pesati con ponderatezza i
termini del contratto, Emiliano Ivanovic riceve la sua parte: un frustino e una
ragazza: Sofia, nella stanitsa vicina a Iessaulova. Egli stesso dir pi tardi,
e la sua testimonianza  giunta fino a noi: Ho sposato Sofia secondo i riti
della religione nella chiesa di S. Michele Arcangelo di Iessaulova...
La religione di Pugacev  quella dei vecchi credenti. Il fatto  importante per
il seguito della storia poich il sostegno dei vecchi credenti spiegher in
parte lo stupefacente numero di complicit di cui il Cosacco approfitter
largamente durante tutta la sua esistenza.
Il conflitto religioso, dobbiamo quasi dire la guerra religiosa, che oppone la
Chiesa ufficiale russa ai vecchi credenti, data dal secolo precedente. Lo zar
Alexis Mikailovic  salito al trono nel 1645. Egli ha sedici anni. Il suo regno
vede il primo vero sforzo di modernizzazione delle strutture della societ. Le
difficolt sono immense. Numerosi flagelli si aggiungono a queste difficolt: la
guerra, le rivolte e infine la peste.
In questo terribile clima, un patriarca, Nicone patriarca ortodosso di Mosca,
vuole lanciare uno stile nuovo nella chiesa, il Raskol. Egli cerca di fare
quella che oggi si direbbe una riforma dei riti... Si tratta di ritornare alla
liturgia delle origini. Quella in uso al suo tempo  ormai zeppa di arbitri e di
abusi accumulatisi secondo le mode e i capricci dei diversi responsabili della
Chiesa. I canti religiosi risalgono ad epoche immemorabili e le parole scivolano
nell'indifferenza dell'abitudine: si canta senza pi sapere esattamente cosa ed
anche il senso delle preghiere redatte in una lingua arcaica, lo slavone, sfugge
al fedele. Le icone sono vestite alla moda antica e i soggetti sono
stereotipati, ormai senz'anima. Nicone chiede ai pittori contemporanei di
rivedere lo stile delle immagini religiose. Non occorre altro per suscitare un
immenso movimento nel popolo. Nicone pronuncia un anatema contro quelli che
resistono. La scissione  consumata: i vecchi credenti si oppongono agli
innovatori.
Comincia allora l'abituale ciclo delle persecuzioni della resistenza, delle
pressioni e delle fughe di intere popolazioni verso regioni pi tranquille. In
tal modo migliaia di vecchi credenti riprendono le tradizionali strade delle
emigrazioni, scendendo lungo i fiumi che conducono ai paesi cosacchi.
A partire da quell'epoca e fino al tempo di Caterina II i vecchi credenti
costituiranno un fermento di rivolta nella regione, finch nel 1667
convinceranno i Cosacchi del Don a risalire il Volga con parecchie centinaia di
migliaia di rifugiati e di contadini alleati alla loro causa. Alla testa della
rivolta  Stenka Razin l'atamano dei Cosacchi del Don, loro capo, eletto per il
suo coraggio e valore. Per la prima volta, al celebre grido di guerra dei
Cosacchi: Tieni duro, Cosacco, diventerai atamano! si aggiunge il grido dei
rivoltosi: Morte ai boiardi, cio al nobili.
Cento anni prima di Pugacev, in un immenso impeto di odio e di vendetta, i
Cosacchi e i contadini avevano cos conquistato un territorio immenso, dalle
coste del mar Caspio agli Urali. C'erano voluti tre anni per venire a capo di
questa secessione.
Cento anni, in un paese cosacco a quell'epoca, non erano niente, soltanto la
vita di un patriarca. Di bocca in bocca la tradizione orale raccontava ancora le
prodezze dei cavalieri di Stenka Razin, principe dei Cosacchi, eroe leggendario
della libert tanto desiderata. L'infanzia di Pugacev era stata piena di queste
leggende. La generazione degli uomini di settant'anni, quando Pugacev non ne ha
che quattro o cinque, ha appreso dai propri padri la storia della rivolta. Una
ballata, vera canzone di gesta, amplifica e magnifica la storia di queste orde
ancora barbare, animate tuttavia dal sogno di una santa Russia, ritornata alle
sue sorgenti profonde. Senza i vecchi credenti, nel 1773 Pugacev non avrebbe
potuto riaccendere la fiamma lasciata da Stenka Razin, che il vento della
terribile persecuzione seguita a questa disgraziata epopea non aveva mai
lasciato spegnere del tutto.
Tuttavia, il giorno del suo matrimonio, Pugacev  ancora lontano dal credersi un
novello Razin. Non gli si lascia, d'altronde, il tempo di sognare: otto giorni
dopo la bella cerimonia del matrimonio ortodosso che aveva fatto risuonare le
volte di San Michele Arcangelo, eccolo irreggimentato nel distaccamento dei
Cosacchi del colonnello Denissov, nel corpo d'armata del tenente-generale conte
Cernicov.
Destinazione: Kiev, poi la Prussia, poich la Russia  in guerra allora contro
la Prussia. Pugacev, soldato di diciassette anni, si batte con coraggio. Il
colonnello lo sceglie come attendente. E' un onore, ma la carica pu diventare
pesante. Un giorno, in un'imboscata prussiana, un cavallo appartenente a
Denissov gli scappa. L'indomani, malgrado il suo stato di servizio, viene
frustato senza piet. Pugacev, libero e fiero come tutti i Cosacchi degni di
questo nome, conserver a lungo il ricordo di questa punizione, non perch essa
fosse terribile, ma perch era stata ingiusta. Durante quella guerra egli aveva
infatti partecipato a combattimenti che avevano fatto dire al re di Prussia:
Sono diavoli di uomini. Per vincerli bisogna prima ucciderli e, dopo averli
uccisi, bisogna ancora abbatterli. Conclusa la pace con la Prussia, Pugacev non
ritorna a casa: il corpo d'armata di Cernicov riceve l'ordine di raggiungere
l'armata prussiana e di battersi al suo fianco contro gli Austriaci.
Nel frattempo era accaduto un fatto che doveva avere un'importanza fondamentale
nell'eccezionale destino di Pugacev. Elisabetta, imperatrice di Russia, era
morta e le era succeduto il nipote Pietro III.
Ora, Pietro III era un amico convinto della Prussia. Maniaco, il marito di colei
che qualche mese pi tardi sar Caterina II, non regna a lungo. L'avventura del
soldato Pugacev, passato da un giorno all'altro col suo corpo d'armata dalla
parte del nemico di ieri, si congiunge con un'avventura pi vasta: quella della
Russia sotto questo effimero regno di Pietro III. Pugacev vedr lo zar, suo
potentissimo padrone del momento, molto da vicino, allorch quest'ultimo passer
in rivista il suo distaccamento sulle rive dell'Oder. Biondo, con gli occhi
celesti, l'aria assente, il piccolo padre della patria  un Romanov, nipote
dell'imperatrice Elisabetta e nipote di Pietro il Grande. Nel normale ordine
della successione avrebbe dovuto venire dopo suo cugino Ivan VI. Ma Ivan VI  in
prigione fin dalla culla: Elisabetta, figlia di Pietro il Grande, per usurpare
il trono, ha dovuto fare un colpo di stato. E' fuori discussione quindi, per
lei, l'eventualit di rimettere in lizza Ivan VI, che sar giustiziato dopo
vent'anni di prigionia.
D'altra parte, da quando Pietro il Grande ha torturato c ucciso il proprio
figlio con le sue stesse mani perch, si pensa, praticava la religione dei
vecchi credenti, i sovrani russi hanno il privilegio di designare il proprio
successore. In virt di questo uso, Elisabetta sceglie il nipote Pietro, duca di
Holstein, figlio di sua sorella Anna. L'operazione non avviene senza danni.
Attraverso il padre, Pietro avrebbe diritto alla corona di Svezia: dovr
rinunciarvi. Gli ambasciatori stranieri moltiplicheranno i tentativi discreti ma
sempre pi pressanti, presso i familiari dell'imperatrice per suggerire eredi di
maggior convenienza per loro e per gli interessi dei loro paesi.
S'immagina facilmente la massa di interessi in gioco: I'Europa sta per rompere
il suo equilibrio. La Francia e la Russia si alleano contro l'Austria. Sul trono
austriaco una giovane sovrana senza esperienza, Maria Teresa, e appena succeduta
al padre. L'Inghilterra, attenta all'equilibrio delle forze sul continente,
appoggia l'Austria. Se la Russia si allinea al fianco di Maria Teresa, la
Prussia si trover in posizione difficile.
L'ambasciatore di Federico il Grande compie tutti i suoi sforzi presso
Elisabetta perch venga scelto un amico della Prussia. La fortuna lo assiste:
Pietro di Holstein non  soltanto il nipote di Pietro il Grande; non ha soltanto
per zia l'imperatrice, ma  anche ii nipote di Carlo Augusto di Holstein,
ch'ella ha amato appassionatamente, al quale fu fidanzata e che mor molto
giovane.
Quest'ultimo argomento ha il sopravvento, pi di qualsiasi sforzo diplomatico
compiuto dall'ambasciatore di Prussia o del denaro da lui speso presso i
familiari della zarina. Sfortunatamente, sebbene abbia per nonno il pi grande
degli zar, e per zio il migliore, il pi coraggioso il pi intelligente dei
principi, Pietro  un mediocre. Fin dal primo momento, fin dall'istante in cui
il bambino venuto dall'Holstein le sar presentato Elisabetta  sorpresa e
delusa: non cambier tuttavia opinione. Ella nomina suo nipote granduca e
successore al trono di Russia.
Il piccolo Pietro, che la zia chiama oramai il piccolo orrore, non si adatter
mai al rude clima della Russia e ai molteplici e scandalosi intrighi della corte
pi depravata e pi brutale del mondo. Per tutta la vita guarder all'ovest,
riunendo in un'ingenua follia il sogno modernista del grande Pietro di Russia
alla sua ammirazione per il grande Federico di Prussia.
Precettori imbecilli, aggiungendo alcuni vizi alle sue debolezze, fanno di lui
un infelice: egli  sconfitto obbligato ad abiurare la sua fede protestante,
costretto ad imparare una lingua ancora sconosciuta per lui. Alcoolizzato a
quindici anni, trascorre il tempo a sbevazzare con le guardie. Mezzo impotente a
diciassette anni deve aspettare a lungo prima di consumare il suo matrimonio. A
diciannove anni viene sorpreso mentre spia, attraverso un buco praticato in una
porta, la zarina Elisabetta in conversazione intima col suo favorito,
Rasumovski. E' necessario arrivare a questo incidente perch i suoi precettori
vengano licenziati. Ma  soltanto alla lettura dei rapporti segreti degli
atterriti ambasciatori stranieri, rapporti aperti dal servizio di spionaggio
dell'lmperatrice, che verr deciso qualche mese dopo di regolare la sua
educazione con delle disposizioni scritte. Un'educazione che non  pi il caso
di fare: Pietro ha compiuto vent'anni!
Egli sposa nel frattempo una principessa tedesca di quindici anni: Sofia di
Anhalt-Zerbst, pi conosciuta col nome di Caterina II. Infatti il giorno del suo
fidanzamento, e della sua conversione alla fede ortodossa, obbligata a ci dal
fatto che diventer imperatrice di Russia, Sofia abbandoner il suo nome e si
chiamer Caterina. Questo matrimonio non segna soltanto il destino di Pietro e
di Sofia, ma anche quello di un piccolo cavaliere del Don, di quel giovane
Pugacev che abbiamo trovato in un giorno di rivista sulle rive dell'Oder, ritto
sulle staffe nei ranghi cosacchi. La storia di questo matrimonio non  estranea
all'avventura di Pugacev. Dobbiamo quindi parlarne ancora.
All'inizio dell'anno 1744, nel piccolo castello di Zerbst in Siberia, arriva,
portato da un corriere di Federico di Prussia un invito scritto nella forma
dovuta: la principessina di Anhalt-Zerbst, figlia di Cristiano Augusto, principe
reggente dello Anhalt-Zerbst e governatore di Stettino,  invitata con sua madre
alla corte di San Pietroburgo. L'invito viene trasmesso per mezzo
dell'ambasciatore di Federico II. Prima le due viaggiatrici dovranno fare tappa
al palazzo reale di Prussia, dove verranno ricevute con il riguardo dovuto al
loro rango.
Sofia ha quattordici anni. E' bella, intelligente, volitiva. Si ritiene, e
questa tesi viene spesso ribadita, ch'ella sia figlia di Federico II. In
quest'ipotesi bisognerebbe ammettere che nel 1728 il principe ereditario
Federico, non era ancora re, abbia incontrato la madre di Sofia, Giovanna
Elisabetta, e che ne sia seguito un idillio... E' un'ipotesi che annotiamo di
passaggio e che per conto nostro non riteniamo di dover accettare.
Il significato del messaggio reale e dell'invito non sfugge a Sofia. Essa
conosce vagamente Pietro, col quale ha giocato da bambina, sa che beve coi suoi
servi e che pare sia anche un cattivo soggetto. Ma ella sa pure che diventer il
potentissimo sovrano di un immenso impero.
Pi tardi, molto pi tardi, scriver nelle sue Memorie: Dal pi profondo del mio
essere mi decisi per lui, perch di tutti i partiti egli era il pi brillante. E
poich sua madre pareva esitare ad accettare l'invito, quella che divenne
Caterina II si decise a forzare le cose. Ecco quello che racconta nelle sue
Memorie: Dopo tre giorni andai nella camera di mia madre e le dissi che la
lettera che aveva ricevuto il primo dell'anno aveva sconvolto tutta la casa. Mia
madre mi chiese cosa se ne diceva. Risposi che si dicevano molte cose, ma che
per parte mia, pensavo di conoscere gi il contenuto della lettera. Ella volle
sapere cosa ne sapevo. La mia risposta fu che era un invito della zarina di
Russia ad andare in Russia, ma soprattutto che io dovevo accompagnare mia madre.
Allora mia madre mi chiese da chi avevo saputo quella notizia. Risposi:
Dall'arte della divinazione. Poich poco prima si era parlato di un uomo che
pretendeva di poter tutto indovinare per mezzo della scrittura, sostenni che
anch'io conoscevo quest'arte. Allora mia madre si mise a ridere e mi disse:
Bene, signorina, poich la sai tanto lunga, puoi anche scoprire cosa contiene il
seguito di questa lettera politica che  di dodici pagine. Risposi che mi sarei
messa subito al lavoro e nel pomeriggio le portai un foglio sul quale avevo
scritto: I presagi parlano: Pietro III il mio sposo.
Giovanna non esita pi: intraprender il viaggio con la figlia. Il 12 gennaio
del 1744 la loro vettura varca le porte del castello paterno. Sofia non rivedr
mai pi Zerbst.
Il soggiorno alla Corte di Prussia  un incanto. Nei primi tre giorni c' per
un grave problema da risolvere: Sofia non ha un vestito di gala e non pu
comparire davanti a Federico. Ma costui sa quello che vuole: prima di mandare in
Russia una futura imperatrice, vuol farne la conoscenza. Le reticenze materne
destano in lui dei sospetti. Si domanda se Sofia non sia brutta o,
contrariamente alle informazioni che gli sono state date, se essa non sia
sciocca.
Sire, risponde Giovanna, ella non pu comparire alla vostra presenza, 
malata... Signora, so bene che ci non  vero. Sire, ella non ha un vestito di
gala...
Viene portato allora a Sofia un vestito della sorella del re. Tre ore dopo ella
compare: le dame che la devono vestire, il parrucchiere e i gioiellieri di corte
l'hanno resa degna di presentarsi davanti al sovrano. Egli, Federico II, aspetta
per tre ore: quel giorno fa colazione alle quattro del pomeriggio. La corte
pure. La scena ci viene raccontata da vari testimoni.
Poich siamo a met gennaio, il giorno comincia a farsi scuro. Quando annunciano
l'entrata di Sofia al palazzo, il re avanza fino all'anticamera degli
appartamenti della regina. Le candele portate a braccia da domestici sono
accese. Sofia appare graziosa e fine ...con un vestito di atlas, sorretto da un
ampio guardinfante di color rosso chiaro arricchito da argentei rami fioriti...
scarpette argentate coi tacchi alti... le braccia adorne di fine pizzo di
Bruxelles: una profonda scollatura orlata da un leggero ricamo... e la
capigliatura incipriata.
Federico II fa ancora qualche passo verso di lei: la fortuna, senza della quale
un regno non  mai grande, favorisce ancora una volta i suoi calcoli. Egli offre
il suo braccio alla futura imperatrice di Russia. Con sorpresa di tutta la corte
la conduce fino al posto a lei destinato.
Alla fine del pranzo il cognato di Federico II, Ferdinando di Brunswick, mormora
all'orecchio di Sofia: Questa sera, dopo lo spettacolo mi sarete vicina alla
tavola del re.
Molto tempo dopo questo avvenimento Caterina scriver sul suo diario intimo che:
sent il cuore quasi arrestarsi, quando, contro ogni protocollo, Federico II le
aveva indicato il posto al quale doveva sedere, alla sua destra. Sofia non
dimenticher mai quella meravigliosa serata, quell'incantevole soggiorno a
Berlino, i riguardi che un giovane re di trent'anni seppe avere per lei. Nota
nelle sue Memorie: Tutta la corte era stupita che Sua Maest si intrattenesse
con una bambina. Mai dimenticher il complimento rivoltole dal re mentre essa
stava porgendo ad un invitato un piatto di frutta: Ricevete questo dono dalle
mani degli Amori e delle Grazie...
Sofia non dimenticher nulla di questo incanto... e Federico II, da parte sua,
lo spera vivamente. Sofia e sua madre qualche giorno pi tardi lasciano la
Prussia. Viaggiano col nome di contesse di Reinbeck.
Il viaggio  terribile, per via della sua lunghezza e per via del freddo. La
sera, quando ci si arresta, la giovanetta ha i piedi cos gonfi, le gambe cos
appesantite, che deve essere portata fino al suo letto. Ma quali ricordi
meravigliosi! Per una bambina di quindici anni la Russia del XVIII secolo  un
po' come se si parlasse oggi della Cina o dell'Indonesia:  un mondo sconosciuto
e pieno di sorprese e di spettacoli nuovi. Avvolte in pellicce e coperte
pesanti, Sofia e sua madre passano vari giorni in viaggio. Vassili, un
meraviglioso cocchiere, stenta a tenere a freno un tiro di numerosi cavalli.
Cavalieri scalpitanti e attenti si danno il cambio nella scorta. La sera,
durante la sosta, essi improvvisano dei cori al suono delle balalaiche. Pi
dell'accoglienza di Riga e delle salve d'artiglieria in suo onore, saranno le
lunghe veglie vicino al fuoco che incanteranno Sofia e che la porteranno ad
amare questa strana Russia che ella non dovr mai pi lasciare.
Il 14 febbraio le contesse arrivano a San Pietroburgo. Il 20 febbraio, verso le
sette della sera sono a Mosca. L'imperatrice Elisabetta ha fatto preparare le
pi belle camere del palazzo, camere in cui le tappezzerie ricamate, i tappeti,
le tende e gli specchi creano un clima di lusso orientale.
Le dame di corte hanno ricevuto l'ordine di indossare gli abiti di gala, gli
ufficiali sono in alta tenuta. La madre di Sofia nota, scrivendo al marito:
Tutto avviene con tanta grandezza, ci onorano talmente e siamo circondate da
tanto lusso, che viviamo in una specie di sogno...
Dapprima, per scusare il suo modesto vestito, ella inventa, con grande sorpresa
di Sofia, che parecchie valigie sono state rubate e che non hanno pi vestiti di
gala. L'incontro fra Sofia e il suo futuro fidanzato avviene con emozione sia da
una parte che dall'altra. Vedendo sua cugina, Pietro  felice. Manifesta persino
entusiasmo ed una gentilezza commovente, prendendo le mani di Sofia e parlando
animatamente in tedesco.
Egli  di statura pi bassa di Sofia. La sua maturit  lungi dall'essere
all'altezza di quella della fanciulla. Sofia non ha tuttavia ancora quindici
anni, mentre egli ne ha quasi diciassette. Dopo questo incontro improntato a
familiarit e ad una certa semplicit, la granduchessa viene condotta al
cospetto dell'imperatrice. Attraverso il palazzo, in tutte le sale dove sono
riuniti i cortigiani e gli invitati, si forma un corteo che si dirige verso la
sala delle udienze: in testa, Giovanna al braccio di Pietro, dietro a loro,
Sofia al braccio del principe di Hesse.
La figlia di Pietro il Grande aspetta, immobile, con un vestito a guardinfante
ricamato a paillettes e ornato di diamanti, corpetto di broccato, bionda, la
testa ornata di numerosi fili di perle e una gran piuma nera che le ricade fin
sulla spalla. Elisabetta ha trentacinque anni. Bella, conosciuta per la sua
bellezza maestosa cos come per il suo amore per i divertimenti, ella d a Sofia
l'impressione della forza accompagnata dalla grazia femminile. In fondo essa
rappresenta tutto ci che la fanciulla vorrebbe essa stessa diventare e Sofia
accarezzer ben presto quell'idea, anche se le cose non andranno cos
semplicemente come potrebbe pensarlo quella sera.
La vita che comincia per lei, lungi dal sogno della prima giornata alla corte
della zarina, conter poche gioie. Per parecchi anni disgrazie, umiliazioni,
pericoli di ogni sorta le renderanno la vita assai difficile. Ma a tale scuola,
ella riveler una tempra eccezionale di carattere; lentamente e con sicurezza,
Caterina uscir dalla crisalide che ancora per quella sera e per poche altre
settimane si chiamer Sofia.
La prima disgrazia per poco non le  fatale. Una notte Sofia viene trovata
svenuta: i medici le diagnosticano una pleurite. La zarina Elisabetta l'assiste
personalmente. Tanto ella teme per Sofia che arriva persino al punto, nella sua
eccessiva sensibilit, di proibire a Giovanna di vedere la figlia.
Nel corso dei parecchi giorni in cui resta sospesa fra la vita e la morte, la
zarina le propone di far venire un pastore luterano. Sofia, stupefacente
prontezza diplomatica in una bambina di quindici anni, dichiara a voce
bassissima: Voglio un prete ortodosso.
Gi commossa da questa manifestazione di attaccamento alla sua futura patria, la
zarina lo sar ancora di pi quando verr a sapere che Sofia ha preso freddo
vegliando a lungo la sera per studiare il russo. Una speranza immensa nasce alla
corte, mentre Pietro non ha mai potuto dimenticare l'Holstein, Sofia forse
aprir il suo cuore alla Russia. Nelle sue Memorie, la grande Caterina, parlando
della sua vocazione ortodossa e delle risposte che dava a coloro che avevano
l'incarico di insegnarle la religione, noter: Le mie risposte erano sempre
brevi e soddisfacenti, perch avevo preso una seria decisione.
L'atto, politicamente indispensabile, dell'abiura solenne viene compiuto
pubblicamente nella cattedrale di Mosca. D'ora in poi, Sofia Augusta Federica,
si chiamer Caterina Alessandra. L'indomani ella si fidanza con Pietro e viene
proclamata granduchessa di Russia.
A cominciare da quel giorno, Caterina attraversa il periodo pi terribile della
sua vita. Per cominciare Pietro, il suo fidanzato, si ammala. Ha il vaiolo.
Guarisce ma resta sfigurato, e Caterina deve far finta di niente e continuare
come se nulla fosse successo. Ma non  pi innamorata e Pietro non si lascia
ingannare. I due fidanzati cercano di rinnovare le folli giornate dei primi
mesi. Ecco come ce le racconta Caterina: Giocavamo, ella scrive, dalla mattina
alla sera. Facevamo sciocchezze, ballavamo e trascorrevamo tutte le nostre
giornate saltando, ballando e facendo i matti.
Ancor prima del matrimonio, che verr celebrato il 21 agosto del 1744, non resta
nessuna speranza di felicit e d'intesa fra i due giovani. La sera delle nozze,
 sempre Caterina che ci racconta la scena, Pietro entra nella camera nuziale
con varie ore di ritardo. Nel frattempo si era divertito coi suoi domestici e si
era fatto servire una cena abbondante... Quando venne a letto, prosegue
Caterina, si mise a parlare del godimento che avrebbero provato i suoi domestici
a vederli insieme a letto. Poi si addorment e dorm confortevolmente fino alla
mattina dopo. La signora Cruze, la cameriera, cerc l'indomani di parlare come
si parlerebbe a dei giovani sposi, ma le sue speranze si dimostrarono vane. E le
cose restarono allo stesso punto, senza il minimo cambiamento, durante i nove
anni che seguirono.
Le feste dureranno dieci giorni. Ma oramai Caterina, erede con Pietro al trono,
 diventata sospetta agli occhi dell'imperatrice Elisabetta per questo solo
fatto. Questo paradosso  ben comprensibile se si considera la storia tormentata
delle successioni e delle rivoluzioni di palazzo in Russia. Elisabetta stessa
non  l'esempio vivente del buon esito di un colpo di Stato?
Figlia di Pietro il Grande, non ha ella dovuto, per accedere al potere,
eliminare una reggente incapace, Anna Leopoldovna, e fare imprigionare a vita il
giovane zar Ivan, proclamato imperatore qualche mese prima, alla morte di Pietro
il Grande? Elisabetta non desidera il trono. Per convincerla gli ambiziosi che
la circondano devono far uso di un sotterfugio.
Dapprima, per l'insistenza segreta della Francia, un giovane e bel marchese, de
La Chetardie, diventa il suo favorito. Poi, con l'aiuto dei sussidi della
Francia e della Svezia, La Chetardie costituisce segretamente un partito
favorevole a Elisabetta. Ma la figlia di Pietro il Grande non desiste per questo
dal suo punto di vista: bella e libera, non sente nessun bisogno di assumersi la
schiavit del potere.
La Chetardie le descrive l'Europa sull'orlo del disastro, le mostra i pericoli
che costituiscono per la Francia, la Svezia e la Prussia le alleanze strette
dalla Russia con l'Austria, l'Inghilterra e la Sassonia il pericolo ancora pi
imminente rappresentato dalia vicinanza della Prussia di Federico II e
dall'Austria di Maria Teresa, l'uno e l'altra sovrani ambiziosi che richiedono
la presenza a San Pietroburgo di un sovrano illuminato. Tutto  inutile:
Elisabetta non vuol intendere ragioni. Allora La Chetardie decide di giocare di
astuzia: le fa annunciare da Lestocq, il suo medico, che la reggente Anna
Leopoldovna ha deciso di imporle il chiostro e di tenerla, per cos dire, in
prigione a vita.
Elisabetta non ha pi scelta. La sera stessa invita nel suo palazzo gli
ufficiali della guardia e mette a punto il colpo di Stato. Un colonnello manda a
chiamare trecento soldati. Il denaro scorre a fiumi. I soldati e gli ufficiali
prestano giuramento e, in dicembre, per le strade coperte di neve e gelate di
San Pietroburgo, i congiurati si recano al palazzo Imperiale. La reggente viene
arrestata, Ivan, il piccolo zar, viene prima consolato, svegliato
improvvisamente si era messo a piangere, poi gettato in prigione con alcuni
ministri. Il colpo di Stato, in fondo,  stato molto semplice, Elisabetta lo
capisce. Durante il suo regno ricorder sempre la sorprendente facilit con la
quale si  impossessata del trono. Questa facilit rester viva nel suo spirito.
Durante tutta la vita, essa vivr con l'angoscia di un colpo di Stato. Pietro e
sua moglie Caterina, ne subiranno le conseguenze per molti anni... circa
diciotto.
Per capire gli avvenimenti che seguiranno, per capire quale poteva essere la
forza d'animo di Caterina, la quale visse diciott'anni nella tesa atmosfera
della corte di Elisabetta,  sufficiente leggere il ritratto che Caterina fa
dell'imperatrice nelle sue Memorie: Ad eccezione delle domeniche e dei giorni
festivi, ella non si faceva mai vedere fuori dai suoi appartamenti privati La
maggior parte del tempo dormiva... o si diceva che dormisse. Passava la notte
coi suoi familiari. Spesso cenava alle due del mattino, andava a letto al levar
del sole pranzava alle cinque della sera e faceva la siesta un'ora o due dopo il
pranzo. All'inizio del regno l'imperatrice Elisabetta era dotata di grande
intelligenza. Era molto allegra. Amava smodatamente i piaceri. Credo che di
natura avesse buon cuore; ella non era neppure sprovvista di sentimenti elevati,
ma era molto vanitosa. Voleva dovunque brillare ed essere ammirata. La sua
bellezza e la sua pigrizia naturale avevano alterato molto il suo carattere...
Poich non aveva nessun principio n alcuna seria occupazione, si trov,
nonostante la sua grande intelligenza, in preda a tale noia, che durante gli
ultimi anni della sua vita non conobbe altri mezzi per dissiparla se non quello
di dormire il pi possibile. Per il resto del tempo si faceva raccontare lunghe
storie di fate da una donna addetta a questo servizio. Infine per colmo di
stravaganza, non si sapeva mai a che ora Sua Maest si sarebbe degnata di
mettersi a tavola per pranzare o per cenare. E' successo spesso che dei
cortigiani giocassero a carte fino alle due del mattino, poi stanchi, andassero
a dormire; venivano allora svegliati per assistere alla cena di Sua Maest.
Naturalmente venivano, ma poich l'imperatrice si tratteneva molto a lungo a
tavola e quelli, essendo stanchi e mezzo addormentati, stavano in silenzio, ella
si arrabbiava e le cene spesso finivano con l'uscita dalla sala dell'imperatrice
che, furiosa, gettava sul tavolo il tovagliolo e lasciava la compagnia senza
tante cerimonie. Dobbiamo anche aggiungere che non era meno difficile parlare
alla presenza di Sua Maest che conoscere l'ora dei suoi pasti. C'erano molti
argomenti che non le piacevano, per esempio non si doveva mai parlare del re di
Prussia n di Voltaire, n di malattie, n di morte, n di belle donne, n di
abitudini francesi, n di scienza. Tutti questi argomenti le dispiacevano.
Imprigionata fra un marito malinconico, triste, nevrastenico ed una suocera
diffidente e mezza matta, si capisce come Caterina abbia potuto scrivere un
giorno: Soffrivo di attacchi di malinconia che mi facevano piangere spesso e
dimagrivo molto... Boerhaave, il mio medico, temeva che diventassi tisica. Mi
stupisce di non esserlo diventata, poich per diciott'anni ho condotto una vita
che, al mio posto, avrebbe fatto diventare matte dieci donne e ne avrebbe fatte
morire di dolore altre venti.
Tutti i mezzi sono buoni per Elisabetta per isolare i giovani sposi e per
sorvegliarli. Essa li convoca spesso, fa loro la predica, talvolta fa scenate
folli arrivando a rimproverare a Caterina di non avere bambini o, ancora, nel
corso di un'altra scenata, di essere una spia al servizio della Prussia. Il
fatto  che nel frattempo le carte dell'Europa si sono scambiate e la Russia, a
fianco della Francia,  diventata nemica della Prussia di Federico II.
La situazione precaria della coppia dei principi ereditari, dovuta ai sospetti
di Elisabetta, andr aggravandosi fino alla morte di quest'ultima, che avverr
il 24 dicembre del 1861.
Mentre Caterina, durante i quindici anni trascorsi in un isolamento crescente e
in un'inquietudine moltiplicata dalle costanti minacce di Elisabetta, si forgia
con calma un'anima politica, Pietro, sempre pi rinchiuso in se stesso e sempre
in agguato, s'inasprisce e si rivolta interiormente, fino a perdere il controllo
di s. Durante questi diciott'anni sono nati due bambini. Se ne aspetta un terzo
attribuito ad un amante di Caterina: Gregorio Orlov. Pietro si  scelto da parte
sua pure un'amante: Elisabetta Vorontsov. I giovani, male assortiti e che non
avevano trovato la strada della felicit, sono ora sposi nemici. Sono, I'uno e
l'altra, alla testa di un partito: da un lato Orlov, dall'altro i Vorontsov.
Tutti se ne accorgono: la morte di Elisabetta segna il punto di partenza di
un'era di disordini e d'intrighi alla corte e in citt, nell'esercito e fra il
popolo. II regno di Pietro III comincia con uno scandalo. Qualche ora dopo la
morte di Elisabetta egli fa preparare la tavola per numerosi convitati e, in
questa circostanza, proibisce di vestirsi a lutto. Cos festeggia la sua ascesa
al trono nei suoi appartamenti, a due passi dal letto funebre.
Senza tardare oltre, Pietro allontana dal potere, e forse manda in esilio, i
migliori consiglieri di Elisabetta per affidare gli incarichi pi importanti a
dei mediocri compagni di gozzoviglia.
Caterina, inginocchiata davanti al corpo di Elisabetta, riceve l'ordine di
indossare il suo pi bel vestito di gala e di assistere al progettato pranzo.
Mentre va in chiesa per partecipare alle cerimonie funebri, e quando ci dovrebbe
essere il passaggio del potere con il giuramento del futuro zar, invece della
messa dei morti, Caterina ode un canto di ringraziamento. E' cos che Pietro III
ha deciso di onorare la morte di Elisabetta.
Era fuori di s dalla gioia, scrive Caterina, e non cercava affatto di
dissimularla, si comportava in maniera vergognosa, faceva tutte le possibili
smorfie tenendo dei discorsi che non erano adatti alla dignit e tanto meno alle
circostanze. Faceva la figura di un ridicolo arlecchino, rivendicando tuttavia
tutti i riguardi immaginabili.
La sera, Caterina assiste al pranzo. Pietro si alza da tavola completamente
ubriaco. Il giorno dei funerali solenni sar ancor peggio. Un testimone, il
conte di Hordt, ufficiale prussiano, liberato per ordine di Pietro III e che non
si pu quindi supporre mal disposto verso di lui, racconta la scena: Pietro III
durante la cerimonia indossa un gran mantello nero tenuto ai quattro angoli da
alti dignitari. L'imperatore si diverte: sfugge loro di mano. Si allontana
correndo, poi li aspetta. Getta cos il pi grande scompiglio nel corteo.
Nella cattedrale, durante il servizio funebre solenne Pietro ride. Parla ad alta
voce. Dichiara fra l'altro guardando Caterina inginocchiata in preghiere: La
ripudier e prender per sposa Elisabetta Vorontsov.
Queste manifestazioni intempestive urtano profondamente i sentimenti dei
presenti. Infatti, se le abitudini e le maniere urtanti di Pietro non ci
sorprendono gran che, dopo tutto ci che sappiamo degli scandali che scoppiano
da varie decine d'anni alla corte di Russia, esse hanno un effetto terribile e
deplorevole su una nobilt ed un intero popolo per il quale lo zar  il
testimonio di Dio sulla terra. Come avveniva a quel tempo, la barriera del
protocollo chiudeva i sovrani in un universo a parte e le notizie scandalose non
arrivavano nemmeno dall'altra parte della strada e per conseguenza erano rimaste
del tutto sconosciute al popolo e ai nobili che, nel giorno della morte
dell'imperatrice, si son raccolti in preghiera nella cattedrale. E' quindi con
grande sorpresa, con grande inquietudine e con malcelata riprovazione che
vengono giudicati i grossolani scherzi di Pietro, tanto da parte del popolo che
dell'alta societ.
Da parte sua, Caterina avr altre delusioni, ma l'indomani della morte di
Elisabetta scrive gi nel suo diario: Sebbene avessi passato due notti senza
dormire nell'appartamento della defunta imperatrice, il sonno continuava a
sfuggirmi. Mi misi a pensare al passato, al presente, al futuro e venni a questa
conclusione: cosa ci si poteva aspettare se dal primo giorno di governo si
lasciava da parte un onest'uomo e non si esitava nell'elevare al suo posto un
buono a nulla? Mi dicevo: essi temono la tua influenza, tienti alla larga da
tutto, sai bene con chi hai a che fare. Non si agir n secondo le tue idee, n
secondo i tuoi pricipi. Non c' qui da raccogliere n onori, n gloria. Lasciali
dunque fare ci che vogliono!
Se Caterina fa tali riflessioni con se stessa,  perch il giorno stesso della
morte dell'imperatrice si  svolta una scena che l'ha molto colpita. Il principe
Daschkoff e i fratelli Orlov, fra i quali c' Gregorio, il suo amico, le
mormorano all'orecchio mentre essa  inginocchiata davanti alle spoglie della
Zarina: Non hai che da dare un ordine e sarai la nostra zarina.
Caterina quel giorno risponde: Lasciamo fare alla volont di Dio! Non dobbiamo
fare sciocchezze... Aspettiamo.
Aspettare, per Caterina, significa soltanto: lasciamo che Pietro moltiplichi i
suoi errori. Egli, in effetti, li accumula. Ci che colpisce nell'azione di
questo zar che regna soltanto per qualche mese,  il miscuglio di abilit, di
cinismo, di realismo, di utopia, di candore e di machiavelllsmo...
Nelle sue Memorie, la principessa Daschkoff, sorella di Elisabetta Vorontsov, ma
del partito di Caterina, una delle pi alte intelligenze della corte, cita una
frase di Pietro molto significativa. Siccome la principessa manifesta
apertamente la sua ammirazione per Caterina, Pietro le risponde: Figlia mia,
ricordatevi che  pi sicuro avere a che fare con un ingenuo del mio stampo, che
con certi spiriti sublimi che spremono tutto il sugo di un limone per poi
gettarlo.
Secondo Caterina, Pietro aveva desiderato il potere e aveva messo a punto la sua
politica da molti anni. Egli aveva preso anche in considerazione la possibilit
di sposare Elisabetta Vorontsov e di ripudiare Caterina. Infatti, fin dal primo
momento della sua ascesa al potere, come abbiamo visto, egli fa sentire la sua
autorit con destituzioni e promozioni clamorose. Rapidamente prende una serie
di misure che provano come egli avesse gi in mente un suo piano politico. Per
assicurarsi il suo appoggio esonera la nobilt dal servizio militare
obbligatorio. Abolisce le torture e chiude la cancelleria segreta, le cui
esecuzioni fanno fremere. Si crederebbero venuti tempi nuovi per la Russia.
Queste decisioni avranno, lontano da Mosca, soprattutto nei territori del sud
notevoli ripercussioni e Pietro, pi tardi, passer per essere stato il vero
piccolo padre della Russia.
Fra le decisioni che hanno maggior risonanza tra il popolo si pu ascrivere la
tolleranza praticata verso gli eretici, cio verso i vecchi credenti. Pietro
permette la pratica del loro culto. Contemporaneamente autorizza i protestanti
russi a professare la loro fede e le loro credenze. Decide un certo numero di
provvedimenti che mirano a limitare l'influenza e l'egemonia della Chiesa
ufficiale ortodossa, come capo della Chiesa, bench non ancora consacrato, egli
ordina di bandire tutte le immagini dei santi, ad eccezione di quelle di Cristo
e della Vergine. I beni del clero vengono sequestrati. Egli predispone una legge
che obbliga i preti a portare una giacca nera corta come quella dei pastori
luterani e prende in considerazione l'opportunit di imporre loro di radersi la
barba.
Nello stesso tempo, sul piano diplomatico, tenta un'azione di pace con la
Prussia. La guerra dei Sette Anni  stata iniziata dalla Russia a fianco
dell'Austria e della Francia e l'esercito russo ha riportato un certo numero di
vittorie ma ha avuto anche numerosi morti fra i parenti di quei nobili che
frequentano la corte e che Pietro vuol fare entrare nel suo partito. Ora,
bruscamente fa la pace con la Prussia. Ordina all'esercito russo, entrato in
Berlino, di retrocedere dai territori conquistati, e le truppe ausiliarie fra le
quali ci sono i Cosacchi, ricevono istruzioni che ingiungono loro di raggiungere
le forze prussiane sulle rive dell'Oder. E' ci che Federico II chiama: il
miracolo della Casa di Brandeburgo.
Nello stesso tempo, con una mancanza di abilit senza senso, impone all'esercito
la disciplina delle manovre e l'uniforme prussiana, poi rimette in piedi il
partito prussiano, bandito fin dal tempo della salita al trono di Elisabetta
Nominato, a titolo speciale, tenente generale dell'esercito prussiano, parla
apertamente di Federico chiamandolo: il mio padrone.
Queste contraddizioni della sua condotta, la violenza con la quale Pietro si
lancia in questa politica che in un certo senso  il contrario di quella che 
stata la politica tradizionale russa durante il regno di Elisabetta, conducono
ben presto a mormorii e complotti. Pietro, a torto o a ragione, e sembra che
Caterina abbia desiderato rimanere neutrale in questa fase per lei estremamente
difficile,  convinto che sua moglie sia alla testa di questi numerosi
complotti. Cerca apertamente un incidente e, a pi riprese, tenta di umiliare
Caterina, per poter in seguito giustificare misure pi serie, che possono andare
fino all'imprigionamento ed al ripudio. Federico di Prussia tenta, per mezzo del
suo ambasciatore, di moderare l'azione di Pietro III: il barone von der Golz
insiste sull'atteggiamento ostile degli ufficiali e dei quadri dell'esercito,
come conseguenza delle misure di prussianizzazione della disciplina. Egli
insiste pure sulla necessit di aver maggiori riguardi per Caterina. Federico sa
bene che una Vorontsov non pu essere zarina e che essa offrir in ogni caso
alla Prussia minori garanzie che l'ex Sofia d'Anhalt-Zerbst.
D'altra parte Federico sa dai suoi agenti quanto Caterina sia popolare e
simpatica al popolo e all'esercito, sia per la piet con la quale prega per
Elisabetta, adorata dal popolo russo, anche dopo la morte, sia perch il dolore
provato da Caterina, almeno a giudicare dalle sue manifestazioni,  andato
diritto al cuore di tutti. Federico sa anche quanto Caterina sia apprezzata fra
il clero ortodosso, ostile a Pietro III dopo le radicali decisioni ch'egli ha
preso. Sa anche che gli ambasciatori d'Inghilterra e di Francia operano
attivamente in favore del gruppo di Caterina. I sudditi affluiscono. In simili
condizioni, il partito dell'imperatrice, nel quale milita Gregorio Orlov, non
deve far altro che scegliere il momento buono.
Pietro non ascolta consigli e ben presto commette due errori che mostrano a qual
punto egli sia poco padrone di se stesso. Il primo  una deliberata offesa alla
sposa. Il secondo all'imperatrice. Durante un pranzo, egli la costringe a
conferire alla sua amante, Elisabetta Vorontsov, l'ordine di Caterina che 
stato fino a quel giorno appannaggio delle zarine e delle granduchesse eredi al
trono. Qualche mese pi tardi Pietro III si alza da tavola e brinda alla
famiglia imperiale. I convitati si alzano tutti eccetto Caterina. Pietro III le
fa chiedere da un dignitario perch  rimasta seduta. Caterina risponde: Il
brindisi  per la famiglia imperiale, ho pensato che l'imperatrice non dovesse
alzarsi.
La risposta  trasmessa a Pietro che rimanda il messaggero con queste parole:
Ditele che  un'idiota... e per paura che il messaggero attenui l'ambasciata,
Pietro, da un capo all'altro della tavola, grida rivolgendosi verso sua moglie:
Doura... Idiota...
Caterina impallidisce. L'ambasciatore di Francia ed altri vicini di tavola
dell'imperatrice iniziano immediatamente una conversazione, per non lasciar che
il silenzio agghiacciante suscitato dall'insulto si dilati inutilmente.
L'ambasciatore d'Inghilterra la sera stessa redige una nota per il suo governo:
Un tale affronto potrebbe fornire all'imperatrice un'ottima occasione per
agire...
Il barone di Breteuil, ambasciatore di Francia, aveva gi scritto qualche
settimana prima al duca di Broglie, capo della polizia segreta del re:
L'imperatrice  trattata con il pi alto disprezzo e si trova in crudelissime
condizioni. Ella sopporta a malapena la condotta dell'imperatore nei suoi
riguardi e le arie che si d la signora Vorontsov. Immagino facilmente che
questa principessa, di cui conosco il coraggio e la violenza, prima o poi, si
metter alla testa di qualche movimento estremista. Conosco degli amici che
cercano di calmarla, ma che rischierebbero qualsiasi cosa se ella lo esigesse...
L'imperatrice fa dei passi avanti nella stima generale, e tutti sono pi che
malcontenti dello zar.
Effettivamente qualche giorno dopo l'affronto dello zar, Caterina chiede dei
fondi a Breteuil: sessantamila rubli, la cui destinazione  anche troppo
evidente. L'ambasciatore, che non desidera compromettersi e compromettere la
Francia, lascia San Pietroburgo per la Finlandia. Quando Broglie lo viene a
sapere, trasmette all'incaricato degli Affari Esteri, Branger, I'ordine di
offrire la somma richiesta. Caterina, che nel frattempo avr ricevuto i fondi da
altri paesi, scriver non senza una certa ironia: La compera che avremmo dovuto
fare si far certamente presto, ma assai pi a buon mercato: non abbiamo bisogno
di altri fondi...
Effettivamente la compera, per parlare come Caterina, non tarda ad essere fatta.
Il 12 giugno 1762 Pietro parte per Orianenbaum. Egli ha infatti deciso di
festeggiare il 29 giugno, S. Pietro, a Peterhof, residenza imperiale situata sul
golfo di Finlandia, non lontano da Orianenbaum. Il 19, Caterina parte a sua
volta. Lascia a San Pietroburgo il figlio Paolo, che essendo l'erede  un pegno
supplementare che essa ha a disposizione.
Si attribuisce a Pietro l'intenzione di farla arrestare fin dal suo arrivo.
Forse per l'assenza del piccolo principe ereditario, forse per mancanza
d'audacia egli non esegue il suo progetto. Ma aumenta le misure impopolari. Il
25 giugno emana un decreto di Uguaglianza fra i diritti della Chiesa evangelica
e la Chiesa ortodossa. Questa volta non esistono pi dubbi: I'intero popolo si
schierer con la Chiesa dietro l'Imperatrice.
L'arresto di un ufficiale delle guardie, partigiano di Caterina, nella notte fra
il 27 e il 28 giugno, mette in azione il complotto. Gregorio Orlov, il suo
amante, raggiunge all'alba Caterina in camera sua e la trascina fuori dalla
residenza imperiale, fino alla caserma del reggimento della guardia Ismailovski
a San Pietroburgo. I soldati l'accolgono con una ovazione. Il colonnello
s'inginocchia davanti a lei, poi, coprendo il tumulto con la sua voce, grida:
Sua Maest l'Imperatrice Caterina, sovrana unica e assoluta... Pronuncia infine,
a nome del reggimento, il giuramento di fedelt.
Preceduto dall'elemosiniere militare che porta la croce, il corteo raggiunge la
caserma del reggimento Semionovski... Tutta la citt  ora al corrente della
cosa. I reparti sono sul piede di guerra. San Pietroburgo  in piedi. Il
reggimento Semionovski, il reggimento Oreobraienski, il reggimento delle guardie
del corpo, prestano a turno giuramento e acclamano la  piccola madre di tutte le
Russie. Ben presto sei reggimenti e tutta l'artiglieria occupano l'intera
prospettiva Nevski e si accampano davanti al Palazzo d'Inverno.
A turno, davanti alla croce presentata loro dall'arcivescovo di Pietroburgo
rinnovano il giuramento, questa volta sacro, di fedelt alla zarina... Per varie
ore la folla sfila davanti a Caterina. Quando essa compare al balcone con il
piccolo Paolo fra le braccia, I'ovazione  tanto forte che il bambino nasconde
la testa nel seno materno. Nel frattempo si affigge per le strade il seguente
proclama: Noi, Caterina II. A tutti i figli fedeli della nostra patria russa 
apparso chiaramente il supremo pericolo al quale lo Stato russo  stato esposto
nel corso dei recenti avvenimenti. La nostra fede ortodossa  stata scossa al
punto da annientare le tradizioni ecclesiastiche, di modo che la nostra Chiesa
greca  arrivata all'estremo pericolo di veder sostituita la nostra antica
ortodossia con una fede eterodossa. La gloria della Russia, conquistata col
sangue dei suoi eserciti vittoriosi,  stata calpestata dalla conclusione della
pace con quello scellerato e la patria abbandonata a un completo asservimento,
mentre l'ordine interno che doveva assicurare l'integrit della nostra patria 
stato completamente distrutto. Per questa ragione, dato l'immenso pericolo che
pesava sui nostri sudditi fedeli, ci siamo vista obbligata a salire sul trono
come sovrana assoluta ed unica di tutte le Russie, con l'aiuto di Dio e col voto
manifesto e sincero dei nostri fedeli sudditi. Perci i nostri fedeli sudditi ci
hanno prestato solenne giuramento d'obbedienza.
Da quel momento gli avvenimenti precipitano. Caterina II marcia su Peterhof.
Ripetutamente, nei secoli seguenti sono stati rievocati questi momenti la rapida
avanzata, il giovanile ardore dell'imperatrice, il suo coraggio di fronte al
rischio che comporta l'operazione potendo Pietro raggiungere Kronstadt, dove si
trovava la flotta e un'importante guarnigione, o raggiungere la frontiera
prussiana e il suo esercito pronto al combattimento...
Egli invece non fa nulla. Piange, pesta i piedi, si rotola per terra, si dispera
o si ubriaca e, infine, messo in residenza vigilata a Ropscha, muore assassinato
dai partigiani di Caterina II. La scena dell'assassinio  raccontata per intero
da Alexis Orlov, fratello di Gregorio, in una lettera a Caterina, scritta il
giorno stesso, cio il 7 luglio del 1762: Piccola Madre! Graziosa Imperatrice!
Come esprimere e descrivere ci che  successo? Non potrai credere al tuo fedele
schiavo e tuttavia dir la verit come se fossi davanti a Dio. Piccola Madre, ti
giuro fino a morirne, che io stesso non so come la disgrazia sia avvenuta. Siamo
perduti se non ci fai la grazia. Piccola Madre... egli non  pi. Ma nessuno ha
avuto quest'idea: come avremmo potuto anche soltanto immaginare di levare la
mano sull'imperatore? E tuttavia, piccola Madre, la disgrazia  avvenuta. A
tavola si  messo a litigare col principe Fedor (Bariatinski) e prima che li
potessimo separare, egli non era pi! Non sappiamo neppure cosa abbiamo fatto:
siamo colpevoli tutti e meritiamo un castigo. Pensando a mio fratello, sii
misericordiosa con me! Perdona o ordina di metter fine rapidamente alla mia
vita. La luce del giorno mi fa orrore. Abbiamo meritato la tua collera e
precipitato le nostre anime nell'eterna dannazione.
Caterina II  forse responsabile di questo delitto? Ella ne  incontestabilmente
la beneficiaria, e l'ha tenuto nascosto. Questa lettera, di cui non ha mai fatto
parola durante tutta la vita, in parte la discolpa. Il fatto di averla tenuta
segreta, infatti,  un indizio favorevole per l'innocenza dell'imperatrice.
Ma tutti coloro che rimpiangono Pietro III, essi sono rari, ma vedremo che ce ne
sono, considereranno Caterina come un'usurpatrice.
Bisognava fare questa lunga divagazione storica per valutare il clima nel quale
aveva vissuto la Russia e per accorgerci di quanto i litigi dinastici e i loro
misteri potevano servire da pretesto ai disordini. In ogni caso, prima di
arrivare a Pugacev, al suo ritratto, alla sua vita avventurosa, alla sua
rivolta, bisognava fare il ritratto degli altri due personaggi principali di
questa vicenda, senza dei quali Pugacev non sarebbe forse esistito: Pietro III e
Caterina II. Poich l'Imperatore autocrate Pietro Feodorovic che dieci anni
dopo, Pugacev afferma nel suo proclama di essere, altri non  che Pietro III.
Resta da chiederci come mai il nome di questo zar, le cui qualit erano per lo
meno discutibili, abbia potuto suscitare tutto quell'entusiasmo popolare che
sostiene la rivolta del 1773. Si potrebbe rispondere che egli era rimasto
l'ultima speranza dei vecchi credenti e che nelle popolazioni del sud come fra i
contadini ci poteva essere sufficiente a fare di lui un eroe, un santo e una
vittima delle macchinazioni della Chiesa ortodossa ufficiale. Abbiamo visto
infatti che Caterina II aveva fatto di questa Chiesa ufficiale il suo pi
potente alleato al momento del colpo di stato contro Pietro III.
Questa rapida analisi storica ci ha portato anche a constatare che per il popolo
dell'immensa Russia, e soprattutto per le popolazioni pi lontane dalla
capitale, quelle del sud, si era creata, proprio attraverso l'instabilit delle
successioni e le molteplici rivoluzioni di palazzo, una specie di legittimismo
zarista. Pugacev non  il solo avventuriero ad essersi fatto passare per uno
zar. Altri prima di lui l'avevano tentato. Ed ogni volta avevano risvegliato un
immenso interesse popolare. Nondimeno, le testimonianze degli ambasciatori sono
concordi, Pietro III  certamente morto il 7 luglio del 1762: le sue spoglie
mortali erano state esposte prima dei funerali, e gli era anche stata messa una
sciarpa bianca intorno al collo per nascondere i segni dello strangolamento.
D'altra parte, in occasione dei funerali di Pietro III era stato diffuso un
manifesto, che possediamo ancora e che diceva: Il settimo giorno dopo la nostra
ascesa al trono di Russia, siamo stati avvertiti che l'ex zar Pietro III era
stato ripreso dalle sue abituali crisi emorroidali e che soffriva di una
violenta colica. Preoccupata del nostro dovere di cristiana abbiamo dato ordine
di fornirgli tutte le cure mediche che gli fossero necessarie. Ma con grande
tristezza, ieri sera ci  stata data la notizia che la volont di Dio ha messo
termine alla sua vita. Abbiamo dato ordine che il suo involucro mortale venga
trasportato nel chiostro di Nevski per esservi inumato. Invitiamo tutti i nostri
fedeli sudditi, come Imperatrice e come madre dell'Impero, senza risentimento
per il passato, a dare l'ultimo addio alle sue spoglie mortali e ad elevare
verso Dio preghiere ardenti per la salute della sua anima, pur attribuendo
l'inatteso colpo di questa morte a un decreto della Provvidenza che dirige il
destino della nostra Patria per un cammino che  conosciuto soltanto dalla sua
sacra volont. Promulgato a San Pietroburgo il 7 luglio 1762. Caterina.
Ma cosa sono la verit e l'informazione per un popolo che vuol credere che
l'uomo che si presenta a lui  il Dio vivente... zar di tutte le Russie, Pietro
Feodorovic?
Durante i dieci anni che vanno dalla morte di Pietro III alla sua rivolta
armata, Pugacev condivider la difficile vita di tutti i Cosacchi poveri, dei
vecchi credenti e dei contadini esiliati alla ricerca di una tranquillit che
purtroppo la loro famiglia e la loro societ non offrono pi.
Quando Caterina II sale sul trono, conferma la pace con la Prussia sottoscritta
da Pietro, ma rifiuta di allearsi con l'esercito di Federico II per combattere
l'Austria.
Pugacev raggiunge quindi il suo piccolo villaggio. E' smobilitato. Egli vive
circa diciotto mesi quasi felice a fianco della sposa. Nasce un figlio, Trofim,
che viene battezzato nella chiesetta vicina. Il padrino  un amico della
famiglia, un operaio: Alexis. Poco dopo la nascita di Trofim, Pugacev deve
ripartire. Il reggimento cosacco viene riformato. Caterina II vuole finirla con
la colonia dei vecchi credenti rifugiati in Polonia a Vietka, dall'altra parte
del Dniepr.
Dal XVII secolo in poi, molti di coloro che fuggono dalla Russia si ritrovano in
questa citt, la cui popolazione  in continuo aumento. Da l partono
continuamente degli emissari segreti dei vecchi credenti, i cui itinerari
conducono alla capitale. Regione attiva, centro commerciale molto sviluppato in
cui ricchi mercanti, essi pure vecchi credenti, creano la loro fortuna, la citt
e i suoi dintorni costituiscono allo stesso tempo una tentazione permanente per
tutti coloro che fuggono il loro padrone o la polizia e un pericoloso centro di
agitazione politica. Inoltre, a Vietka, citt cosmopolita e straniera, fanno
capo le file dello spionaggio e dell'azione politica dei paesi stranieri, la cui
influenza si irradia cos in tutte le province della Russia.
Gi sotto il regno dell'Imperatrice Anna Ivanovna, verso il 1734, il governo
centrale aveva deciso di richiamare le popolazioni di origine russa, accordando
loro tutte le facilitazioni. L'operazione era riuscita solo parzialmente e la
zarina aveva dovuto condurre un'azione militare per distruggere la citt.
Le case, le botteghe, i monasteri erano stati cos demoliti, dopo essere stati
saccheggiati. Gli abitanti erano stati costretti a raggiungere le loro regioni
d'origine. Coloro che per diverse ragioni, spesso perch imputati di qualche
delitto, non potevano confessare le loro origini oppure che dichiaravano di non
essere russi, erano stati senza distinzione deportati in Siberia.
Ci era successo nel 1735. Nel 1740 Vietka era gi stata ricostruita. Nel 1764
Caterina II, di fronte allo stesso problema che aveva dovuto affrontare Anna, si
vede obbligata ad offrire le stesse misure di clemenza a coloro che vorranno
rientrare in Russia, e a rilanciare un'analoga spedizione di fronte al
fallimento delle sue offerte.
Pugacev viene quindi richiamato ed inviato a Vietka. Questa volta non c'
clemenza, la citt  rasa al suolo e l'intera popolazione  deportata in
Siberia. Compiuto il suo dovere, Emiliano torna con i suoi compagni, coscritti
come lui, al suo paese natale. Vive al paese con la sua famiglia lavorando la
terra fino al 1768. Buon marito, buon padre, buon cittadino, lavora sodo. Per
quello che se ne pu sapere, non se la cava mica male, visto che nel 1768 pu
associarsi ad un concittadino per andare a far del commercio negli Urali, dove
compera tela e pelli che rivende a Tsaritsin; paese che abbiamo recentemente
conosciuto come Stalingrado, oggi Volgogrado.
Pugacev ha gi cinque figli. Parecchie volte ha ripreso le armi per andare in
Polonia, dove ha partecipato ad operazioni militari in sostegno di Poniatovski.
Le strade che conducono alla frontiera polacca non hanno segreti per lui e le
spedizioni commerciali allargano di parecchio il suo orizzonte verso est.
A questo punto pu gi essere posta la domanda: perch ha abbandonato la terra?
Perch, improvvisamente, nasce in lui questa vocazione di nomade? Per alcuni, e
i giudici che pi tardi procederanno al suo interrogatorio non eluderanno la
domanda, Emiliano Pugacev gi da quest'epoca appartiene ad una rete di vecchi
credenti, una di quelle reti clandestine di cui abbiamo appreso l'esistenza.
Sopravviene allora la guerra dei Quattro Anni, che dilanier la Polonia, divisa
fra i patrioti raggruppati nella confederazione di Bar, sostenuta dalla Francia,
e le truppe di Poniatovski, l'ex amante di Caterina II, che diventer re di
Polonia. La Russia, durante queste operazioni che si svolgono in Polonia, ne
approfitta per conquistare Balta, alla frontiera fra la Polonia e la Turchia ma
in territorio turco. Il sultano, spinto dalla Francia, dichiara guerra alla
Russia, dopo averle intimato di evacuare la Polonia.
Questa guerra, che Federico II chiama ironicamente la lotta fra il cieco e il
guercio,  utile ai disegni di Caterina che vuole, infatti, aprire le porte
dell'Oriente alla Russia soprattutto per una questione di prestigio religioso,
ella sogna infatti di ristabilire l'antica Chiesa d'Oriente dal Mediterraneo al
Baltico, ma anche per ragioni essenziali di strategia e di commercio. Ella sa
che l'impero  sempre stato minacciato dal sud e che un'eventuale vittoria le
aprirebbe le vie del mare.
La Francia, per ragioni diverse da quelle dell'Austria o della Prussia, vede di
malocchio i suoi progetti di espansione. Bench scritta nella seconda fase del
conflitto cio una diecina d'anni pi tardi, questa nota di Vergennes, ministro
degli Esteri di Francia, all'ambasciatore francese in Austria, esprime quella
che pu essere la posizione della Francia in tale questione fin dal 1768. Ci si
astiene, scrive Vergennes, dall'esaminare i motivi sui quali la Russia fonda
cos fermamente la sua decisione. Non si discutono i fatti per i quali essa la
ritiene una necessit. Non c' dubbio che essa ha delle prove irrefutabili e che
le valuter, tuttavia anche supponendo che questa impresa sia legittima nei suoi
principi, non sar meno allarmante nelle sue conseguenze...
Vergennes propone un tentativo di mediazione franco-austriaca per convincere
l'imperatrice della Russia ad accettare quelle soluzioni che potrebbero vincere
i timori nutriti dalla principessa per la tranquillit delle sue frontiere senza
permetterle di appropriarsi di due province, la cui posizione  cos delicata
per la sicurezza dell'impero turco... Se l'imperatrice perseverasse poi nel suo
programma di conquista e tentasse un giorno di assalire da quella parte l'impero
ottomano, il re Luigi XVI dovrebbe cercare un accordo con l'Austria sui mezzi
idonei per fermarla. Non  quindi inverosimile che, fin dalle prime operazioni
dell'esercito russo contro la Turchia, gli avversari della politica di Caterina
abbiano tentato di suscitare gravi disordini laddove la Russia  pi
vulnerabile, cio nelle province del sud nei paesi cosacchi. Disordini tanto pi
pericolosi in quanto si verificherebbero nelle retrovie dell'esercito in guerra
contro la Turchia.
Pugacev non , probabilmente, egli stesso una spia o un agente di queste
potenze, ma come avremo occasione di vedere egli trover il terreno pronto e non
dovr far altro che sfruttarlo. In questo egli asseconder i progetti della
Turchia della Francia e dell'Austria, avversarie dichiarate di Caterina II nella
sua politica di espansione verso il sud. Nel frattempo, Pugacev parte per il
fronte della Turchia.
L'armata russa in quel tempo  assai male equipaggiata: i soldati sono trattati
duramente. Conosciamo gi l'avventura di Pugacev frustato senza piet per aver
lasciato fuggire un cavallo del suo colonnello. Ai castighi corporali si
aggiungono le privazioni. Gli ufficiali frodano l'intendenza. Non denunciano i
morti per incassare le loro razioni e vendono i viveri invece di fornirli alla
truppa. L'inverno, il freddo, la pioggia esauriscono i cavalieri e le loro
cavalcature. Le lunghe marce primaverili fanno pi vittime che i combattimenti.
Di tanto in tanto un'epidemia decima le divisioni.
Pugacev partecipa al primo e al secondo assedio di Bender, fortezza turca che
bisogner prendere a viva forza con un assalto notturno, che coster all'armata
del conte Panin il 20 per cento dei suoi effettivi: un soldato ogni cinque...
Panin manda a Caterina il seguente bollettino di vittoria: L'orso  morto. La
tana di Bender non  stata sufficientemente solida, i suoi artigli non sono
stati affilati, il suo accanimento non  stato abbastanza violento da impedire
al coraggio ed allo slancio di andare all'assalto della sua tana con scale per
fracassargli il muso.
Pugacev sopravvive a questi combattimenti, ma si ammala gravemente. Ottiene un
permesso, un congedo per malattia, e torna a casa in assai cattivo stato: non si
rimette. Quando riceve l'ordine di partire, qualche mese dopo, e non  in
condizioni di montare a cavallo, paga un sostituto. E' una abitudine invalsa da
qualche mese tra i Cosacchi: per dodici rubli, due cavalli sellati, una
sciabola, un mantello e viveri per quindici giorni, un vicino parte in vece sua.
E' l'epoca in cui l'atamano dei Cosacchi del Don  in disaccordo col governo
centrale. Le province cosacche sono amministrate militarmente secondo uno
statuto che in alcune regioni di frontiera difficili da controllare, esiste
ancora ai giorni nostri. I capi tradizionali, eletti in origine, sono nominati
dal governo. Talvolta essi sono soltanto approvati: ci significa che il
consiglio degli anziani propone un capo all'approvazione del potere centrale.
Come si pu immaginare, ben presto questi capi diventano strumenti della
politica centrale e sottoposti a pressioni di ogni tipo.
La principale mansione degli atamani era quella di fornire, a richiesta
dell'esercito, dei contingenti ausiliari. Le regole della designazione erano
fondate sull'et degli interessati. Ma per mezzo del denaro era sempre possibile
trovare qualche scappatoia.
Ci sono anche delle sorprese: i Cosacchi talvolta rifiutano di obbedire. E' ci
che fanno nel 1769. I Cosacchi del Don tornano sui propri passi e raggiungono i
propri villaggi. L'atamano, per la pressione degli uni, la minaccia di altri e
forse anche per ambizione personale, si mette d'accordo con loro e dichiara: Se
ci vogliono costringere, me ne andr sulle montagne e di l dar tali colpi alla
Russia ch'essa se ne ricorder per dei secoli.
Due anni dopo l'esercito rinnova la sua domanda. L'atamano dei Cosacchi del Don
richiama quelli che erano appena stati congedati. Si cerca forse un incidente,
oppure si pensa che sia meglio lasciare alla terra quelli che hanno cominciato
le loro semine? Ad ogni modo i richiamati si agitano. Si decide allora di
permettere la sostituzione, dietro compenso. I pi ricchi trovano il loro
tornaconto: essi comprano un sostituto. I pi poveri rifiutano di sottomettersi.
Notiamo di passaggio che Pugacev, poich ha potuto farsi sostituire, non  fra i
pi poveri.
L'autorit centrale non si lascia ingannare dalle manovre di Iefremov. Dopo vari
mesi di conflitti e un inizio di sommossa, l'atamano viene arrestato,
incarcerato, giudicato e condannato alla prigione perpetua. Ma il clima nel
1772, alla fine di questo avvenimento e a un anno dalla rivolta di Pugacev, 
molto pesante non soltanto nella regione del Don, ma anche nel Jail e negli
altri territori Cosacchi. Si fa correre la voce che il regime della coscrizione
sar esteso anche ai Cosacchi. Ora, il privilegio di poter designare loro stessi
i contingenti ausiliari  essenziale agli occhi di tutto il popolo cosacco.
Come avviene spesso in casi simili, i pi accesi nella protesta popolare sono i
privilegiati: i membri dei circoli dei capi o Caug, gli atamani, i notabili,
infine tutti quelli che traggono dei sostanziali benefici dal sistema.
Prevaricatori e colpevoli di concussione, essi dispongono, col loro potere di
designare gli uomini chiamati a far la guerra, di una vera potenza politica su
scala locale. Essi non sono, in fondo, che membri locali di un racket; ma
preferiscono tener buoni i Cosacchi piuttosto che gli anonimi funzionari dello
zar, altrettanto colpevoli, d'altra parte, di concussione ed altrettanto
prevaricatori.
Mentre si deteriora cos il clima politico, Pugacev ha, da parte sua, altre
preoccupazioni: Fornito dell'autorizzazione dei suoi capi, si dirige in battello
sul Don verso Cercasse, dove si trova il centro di mobilitazione. Pugacev si 
battuto con coraggio. Egli  malato. Ha alle braccia ed alle gambe delle piaghe
che non guariscono. Domanda, ben inteso con una pensione, il congedo. Forse egli
tenta una frode per farsi riformare ed avere la pensione? Mantiene le sue ferite
con qualche procedimento di cui i veterani conoscono la ricetta? Quello che 
certo  che i medici non gli accordano il congedo e gli propongono il ricovero
in ospedale. Gli ospedali, nella Russia di quel tempo, non erano molto
attraenti. Pugacev preferisce andare a consultare una guaritrice. Poi, visto che
non riesce a convincere i medici dell'esercito, deve prendere una decisione.
La decisione di ritornare al suo distretto, al suo villaggio e per conseguenza
al suo reparto militare oppure quella ben pi grave di non ritornare ai propri
penati, che significa mettersi al bando della societ poich, come abbiamo
visto, per spostarsi da una regione all'altra, per lasciare a lungo il proprio
domicilio, ci vuole una speciale autorizzazione, concessa con grande difficolt.
Basti dire che solo in quegli anni viene presa la decisione di permettere ai
nobili di andare all'estero, cosa fino a quel momento assolutamente proibita.
Ci significa che Pugacev, il quale non  che un uomo del popolo, non ritornando
a casa si pone in una posizione amministrativa irregolare, che verr considerato
come un ribelle, e che sar obbligato, dal giorno stesso nel quale scade la sua
autorizzazione a viaggiare, a vivere clandestinamente.
Qui comincia, quindi, veramente l'avventura di Pugacev. Pugacev esita ancora a
compiere questo passo, tuttavia egli ha portato con s, lasciando il suo piccolo
villaggio, una tale quantit di viveri che si pu supporre che tutto fosse
premeditato. Ha infatti caricato sul piccolo battello che lo conduce attraverso
il Don a Cerkassk, due libbre, cio una trentina di chili di farina, pi una
trentina di chili di miglio. Ci rappresenta una provvista per un lungo viaggio
e gli storici che hanno studiato questo periodo della vita di Pugacev pensano
che egli avesse gi deciso di lasciare il paese e di diventare in un certo senso
un fuorilegge.
D'altra parte egli ha un parente prossimo, suo cognato Paolo, che ha tentato
l'avventura della diserzione. Dello stesso villaggio di Pugacev, questi era
stato di quei Cosacchi rivoltosi che si erano rifiutati di raggiungere le truppe
russe per andare in combattimento. Figurava nella lista dei Cosacchi profughi ed
era andato in esilio a Taganrog. Quivi si reca pure Pugacev, lasciando Cerkassk.
Raggiungendo sua sorella e suo cognato a Taganrog, Pugacev ha compiuto il passo
fatale. Ci si pu immaginare lo stato d'animo di questa compagnia di Cosacchi
ribelli e puniti per la loro ribellione. Prima di tutto Taganrog  in una
regione desolata. Bisogna percorrere varie leghe a cavallo per trovare la legna
indispensabile alla cucina e al riscaldamento. Non si pu calcolare la distanza
per trovare il nutrimento, non si contano le giornate di cavallo che occorrono
per rifornirsi.
Gli agitatori che hanno gi portato questi Cosacchi a ribellarsi continuano la
loro azione e trovano un terreno molto favorevole fra gli esiliati. Cos,
durante le riunioni della sera, si evocano gli scandali della vita moderna.
Si  indignati nel vedere che si propone ai Cosacchi di fare esercitazioni alla
ussara, mentre essi hanno gi dato la loro prova sui campi di battaglia.
Naturalmente si protesta parlando della coscrizione dei Cosacchi e della
formazione di unit regolari cosacche. Si parla della posizione degli anziani
che non difendono pi gli interessi del popolo cosacco, di quegli atamani che si
sono venduti all'autorit amministrativa. Allora, se ancora non si pensa alla
rivolta, poich essa sembra irrealizzabile, si pensa seriamente alla fuga e
quando si parla di fuga in quelle regioni, bisogna prima studiare l'itinerario
pi sicuro.
Abbiamo visto che Pugacev conosce perfettamente la regione, conosce tutti i
varchi che conducono in Polonia, conosce le piste e le strade che permettono di
viaggiare tranquilli. E' I'uomo che ha maggior esperienza: ha anche avuto un
posto di responsabilit nell'esercito,  stato alfiere del reggimento cosacco,
ha comandato cio un piccolo manipolo di cavalieri ed  lui quindi che prender
ora la parola ed organizzer la fuga dei compagni che lo circondano.
Paolo, con un amico, propone a Pugacev di partire. Si elabora un piano di fuga.
Bisogna lasciare il paese, dice Pugacev, ma dove andare?
In Prussia. suggerisce Paolo.
E' troppo lontano...
Nell'isola delle Rapide.
E' troppo vicina, avrai la nostalgia del tuo paese, tornerai e ti prenderanno.
Dove vuoi andare allora?
A mio avviso bisogna arrivare fino al Terek.
I tre si organizzano: Pugacev parte per primo con la sorella. Suo cognato e
l'amico lo raggiungeranno in seguito. Tuttavia il piano cos ben preparato
fallir. Per diffidenza o per inesperienza, Paolo partir troppo presto. I
fuggiaschi saranno ancora troppo vicini. Dato l'allarme, essi non potranno
fuggire n abbastanza lontano n abbastanza in fretta. Pugacev capisce che 
necessario cambiare progetto. Paolo si intestardisce. Raggiunge, con l'aiuto di
Pugacev, la riva opposta del Don e per varie settimane erra nella steppa. Egli
non trova la strada per il Terek. Viene arrestato, denuncia Pugacev. Questi non
ha scelta: rischia la pena di morte per aver aiutato dei disertori a lasciare il
paese. Fugge a sua volta e raggiunge Ichor, un villaggio di contadini insediati
di recente.
Si presenta all'atamano di Ichor sotto falso nome. Viene iscritto nelle liste
locali. La sua situazione torna quindi ad essere quasi regolare. Pugacev non
perde tempo; s'impone col suo ascendente sui coloni di Ichor e dei due villaggi
vicini. Dopo qualche settimana viene scelto per andare a San Pietroburgo a
chiedere a nome dei nuovi coloni i favori accordati dal potere centrale ai
coloni dello stesso tipo. Pugacev parte. Non ha fortuna: a Mosdok viene
arrestato. Ci avviene il 9 febbraio del 1772. Il 12 egli ha gi persuaso il suo
carceriere: evade trascinandosi dietro quest'ultimo e portando via tre anelli
della sua catena...
I Cosacchi di Ichor pagano per il loro delegato: tutti vengono fustigati,
atamano in testa... Questi, d'altra parte, se l' voluta: sembra che abbia fatto
tutto il possibile per allontanare Pugacev, la cui popolarit gli dava ombra.
Pugacev ritorna a casa, ritrova la sua vera identit e cerca di rimettersi in
regola con l'esercito e con l'amministrazione per mezzo di qualche bustarella.
Purtroppo deve chiedere a prestito il denaro necessario, poich da molto tempo
non riesce pi ad ottenere credito, Pugacev viene trasferito nuovamente a
Cerkassk... in un convoglio di forzati.
Egli non ha nessuna voglia di andare a Cerkassk dove lo aspettano la frusta, la
verga o la sferza, a seconda dell'umore del giudice. La fortuna gli sorride
nuovamente: incontra durante il viaggio un compagno di combattimento e gli
racconta una storia: rovinato per colpa di un anziano,  stato spedito senza
ragione al centro amministrativo regionale.
Gli accenti di sincerit di quest'uomo in gamba dagli occhi chiari, non fanno
sorgere dubbi nella gente, ed ecco che questo camerata si fa garante per lui,
mentre il conduttore del convoglio, che sa tuttavia con chi ha a che fare, non
fa obiezioni: lascia l'ex compagno di reggimento a guardia di Pugacev.
Quando Pugacev sar scomparso, il suo amico verr fustigato e il conduttore del
convoglio far un mese di prigione...
Erano stati davvero ingannati? Hanno raccontato questa storia di comune accordo
con Pugacev? Esistono altri legami fra tutti questi uomini? Pugacev ha pagato
una somma in denaro? Questi complici sempre cos opportunamente incontrati
appartengono alla setta dei vecchi credenti senza che lo si sappia
pubblicamente?
Ad ogni modo  certo che un mese dopo ritroviamo Pugacev sulle rive della
Koissukha, dove sono raggruppati i vecchi credenti rimpatriati dalla Polonia.
Qui egli trova passaporto e guida: il passaporto di un certo Korkova, uomo
d'affari e commerciante, e il figlio di costui che lo conduce a Bender.
Bender, portata via alla Turchia,  diventata un centro di colonizzazione russa.
Korkova gli fornisce inoltre cinquanta rubli e i suoi cavalli. Disgraziatamente
Bender  appena stata chiusa all'emigrazione. La guida propone allora a Pugacev
di andare a Klimova, vicino a Saarodub; agli occhi di Pugacev il vantaggio 
doppio: vi si possono trovare complici, ossia delle vittime poich, come abbiamo
visto, il nostro rivoluzionario non si preoccupa con inutili scrupoli, e da l
si pu pure tornare In Russia con una nuova identit, come un Russo che rientra
dall'estero in applicazione ai decreti ed alle offerte fatte dall'Imperatrice
Caterina II ai rimpatriati.
A Saarodub Pugacev si ritira per quattro mesi in un convento di vecchi credenti,
di un certo padre Vassili. Vi  solo ospitato oppure vi compie veramente un
ritiro? E' difficile dirlo. Comunque sia, torna alla frontiera con l'aiuto di
Vassili, si fa fare delle carte intestate al nome di Emiliano Ivanovic Pugacev,
nato in Polonia, e chiede di prendere residenza nella provincia d'Irghiz. Questa
autorizzazione gli viene accordata ed egli passa la frontiera dopo un periodo
obbligatorio di quarantena, munito di carte in regola sulle quali  annotato
ch'egli ha con s in tutto e per tutto i suoi vestiti e le sue scarpe.
Pugacev  anche provvisto di calde raccomandazioni per diversi monaci vecchi
credenti. A partite da quel giorno, non vi  pi dubbio, il nostro eroe lega la
propria sorte a quella degli oppressi, dei minoritari, degli insubordinati, dei
fuorilegge. Da proscritto, diventa ribelle.
Durante la quarantena, Pugacev fa la conoscenza di un altro disertore, Logacev,
che riparte con lui. In due la strada  pi corta... Con lo stato civile
rinnovato non deve pi nascondersi. Non  pi il Cosacco senza documenti e senza
nome che abbiamo conosciuto. Pu dare libero corso alle sue ambizioni ed anche,
secondo il suo carattere, alla sua fantasia. Dove passa, racconta ch'egli 
ricco, che ha delle mercanzie in quantit, che ha fondato un convento a
Costantinopoli, che ha viaggiato al di l del mare... Poi, un giorno... gli
viene l'idea di farsi passare per lo zar Pietro III, marito spodestato
dell'imperatrice Caterina II. Non  il primo a rivendicare questo eccezionale
destino.
La polizia dello zar arresta abitualmente vari impostori : nel 1765 un
disertore, Gabriele Kremnev, era stato frustato pubblicamente in tutti i
villaggi nei quali, con alcuni compagni, aveva cercato di sollevare la
popolazione assicurando di essere quello zar, poi era stato deportato nelle
miniere della Siberia. Un Armeno, Aslanbekev, e altri due disertori Ievdokimov e
Cernikov, per lo stesso delitto, lo avevano ben presto raggiunto. Un Cosacco,
Kamentcikov, aveva subito la stessa sorte verso il 1769.
C'era stato infine Bogomolov, servo scappato dai domini del conte Vorontsov: la
sua avventura era stata la pi spettacolare di tutte. Nel 1772, era persino
riuscito a suscitare un inizio di ribellione fra i Cosacchi e i vecchi credenti.
Anch'egli era stato frustato e condannato alla deportazione. La polizia di
Caterina II aveva dovuto persino trasferirlo durante la notte, con numerosa
scorta e sotto falso nome, in Siberia. Egli era morto durante il viaggio in
circostanze misteriose.
La leggenda di Pietro III amico e protettore dei vecchi credenti, si spiega con
la politica condotta dallo zar in favore della setta durante il suo cortissimo
regno. Ma essa ha delle ragioni ancora pi profonde: da sempre l'attrazione
dell'Oriente ha esercitato in Russia un ruolo preponderante. Tutti gli
imperatori che hanno tentato di orientare la civilt russa verso i pensieri e i
metodi occidentali, hanno incontrato una feroce resistenza, sia da parte dei
tradizionali ambienti della chiesa ortodossa che da parte del popolo, in fondo,
conservatore. Se si aggiunge a questa tendenza il gusto dell'indipendenza
fortemente radicato nelle province del sud e soprattutto fra i Cosacchi, si 
creato un focolaio di disordini e di rivolta.
Tra le raccomandazioni di cui Pugacev  munito figurano quelle dell'eremita
Vassili, presso il quale ha trascorso sei mesi in Polonia. Vassili lo raccomanda
all'iguemen Filarete, abate dei vecchi credenti di Metcetnaia.
Filarete, commerciante a Mosca prima di ritirarsi nella regione di Simbirsk, era
uno dei capi pi importanti della setta. La sua influenza e le sue relazioni
sono considerevoli. Egli dipinge al nostro eroe un quadro sorprendente delle
condizioni di vita dei Cosacchi del Jaik. Suggerisce a Pugacev di mettersi alla
loro testa per aiutarli a raggiungere delle contrade pi ridenti. Si dice anche
che sia stato lui a consigliare Pugacev di farsi passare per Pietro III.
Pugacev si sbarazza del proprio compagno di viaggio, il coraggioso Logacev, la
cui presenza rischia di intralciarlo. Gli consiglia di partire, di proseguire la
strada da solo, poich egli stesso non desidera pi che una cosa: vivere con
Filarete una vita ritirata fatta di devozioni e di meditazioni. Logacev
probabilmente si aspetta dalla vita qualche cosa di pi. Egli non ha fatto tanta
strada, non si  ricostituita una vita legale con dei documenti falsi, per
finire in un monastero, e parte. L'indomani anche Pugacev parte. Avr nuovamente
un aiuto dai vecchi credenti tramite un certo Kossov.
Il suocero di Kossov, Filippov, deve mandare del grano verso il Jaik. Pugacev
non  quindi venuto per combinazione: possiamo supporre ch'egli segua una certa
strada per giungere alla regione che gli viene indicata, o che si  scelta, per
condurre la sua azione. D'altra parte egli dispone di una cambiale di cento
rubli da negoziare. Se si pensa che per trovare un sostituto in guerra gli 
stata sufficiente una dozzina di rubli, ci si rende conto che cento rubli
costituiscono una somma importante. Qualche mese prima Pugacev non aveva
cinquanta rubli da dare a un funzionario per fare regolarizzare la sua posizione
militare!
Egli parte dunque con Filippov. Interrogato in seguito dalla polizia,
quest'ultimo riferisce alcune frasi di Pugacev, che sono rivelatrici, anzi che
hanno un'importanza capitale per la vita di Pugacev fra le testimonianze in
nostro possesso. Esse ci permettono di scorgere uno sfondo ed un'azione che
oltrepassano largamente la personalit del cavaliere cosacco, che abbiamo
conosciuto finora. Ascoltiamo ci che dice Filippov: Sai, amico dico a tutti che
vado sul Jaik per comprare del pesce, gli ha confidato Pugacev durante il
cammino, ma questo non  il vero scopo del mio viaggio. In realt conto di
condurre i Cosacchi dal Jaik al Cuban. Essi sono infatti disgraziati e
maltrattati, voglio parlare loro del mio progetto... Ti seguiranno certamente, e
anche noi verremo con te. risponde Filippov.
Abbiamo qui la prova che Pugacev sta gi preparando la rivolta. Il suo piano 
maturo: egli conosce gi la sua meta: il Jaik; il lievito di cui si servir per
sollevare il popolo: la miseria e i cattivi trattamenti; e l'argomento che
convincer gli abitanti: io sono Pietro III.
Ha dunque elaborato questo piano da solo? Niente prova il contrario. Tuttavia le
osservazioni che abbiamo gi fatto conducono a pensare ch'egli abbia ricevuto
delle direttive o quanto meno dei consigli. Meglio: egli si appoggia su una
organizzazione perfetta. Questa organizzazione conosce la trafila che permette
di avere dei documenti falsi legalmente, possiede dei legami e dei luoghi di
riunione, dispone di complicit potenti e quasi di un sistema di sondaggio
dell'opinione pubblica.
Infine, come vedremo, Pugacev trover sul posto una rete di resistenza, e non
dovr far altro che scegliere il momento e prendere il comando della rivolta.
Una rivolta, d'altra parte, che sar stata preparata nello spirito dei Cosacchi
e che, al suo arrivo al Jaik era in incubazione, come se tutto fosse stato
preparato per la sua venuta.
Tutto rivela un'organizzazione perfetta. I vecchi credenti abituati da lunga
data alla lotta clandestina, sono certamente il pi solido appoggio di Pugacev.
Sono loro che lo aiutano e lo dirigono. Ma dietro questa organizzazione dei
vecchi credenti, non esiste nient'altro, almeno in questa circostanza?
Pugacev, effettivamente confida a Filippov quanto segue: Quando arriveremo in
Turchia con tutti i Cosacchi, un pasci ci dar cinque milioni di rubli per la
sistemazione e il mantenimento dei Cosacchi stessi.
Cinque milioni di rubli... Pugacev pu sapere come semplice Cosacco cosa
rappresenti una somma cos considerevole? E se lo dice a Filippov, bisogna che
questa cifra non rapprensenti per Filippov una somma enorme e incalcolabile, ma
qualcosa di ben preciso. Perch questa cifra? E' stata gettata l a caso per
impressionare il suo uditore? Lo si  pensato per molto tempo. Ma un calcolo
prova che effettivamente, tenuto conto dei prezzi e dell'economia della steppa
in quell'epoca, la cifra di cinque milioni di rubli corrisponde a quanto sarebbe
potuto occorrere per la sistemazione di un'importante colonia nelle steppe del
sud. Il bilancio di Caterina II prevedeva per certi Cosacchi delle zone di
confine, installazioni e colonie una cifra assai vicina a quella indicata da
Pugacev per la trasferta e la sistemazione dei Cosacchi del Jaik.
Perch un pasci avrebbe offerto questa somma? Perch effettivamente, come
abbiamo visto, la Turchia aveva giurisdizione sul Cuban, dove Pugacev ha
intenzione di condurre i Cosacchi. Questi propositi di Pugacev del 1772, per
l'esattezza del novembre, a pochi mesi dalla proclamazione della rivolta,
sembrano provare ch'egli ha avuto contatti con dei Turchi o almeno con degli
agenti della Turchia.
Questi contatti sarebbero avvenuti direttamente oppure, se si tratta di contatti
indiretti, essi sarebbero stati predisposti da un delegato personale di Filarete
che ci appare infine come l'uomo che ha istruito Pugacev. Ora la Turchia e la
Russia sono in guerra. Non  quindi inverosimile che la Turchia abbia tentato,
attraverso i suoi agenti, un'azione sulle retrovie delle armate russe.
La guerra russo-turca comincia nel 1769. Durante i combattimenti contro i
Polacchi, il reggimento del colonnello russo Weissmann utilizza il diritto di
inseguire le bande polacche in territorio turco.
Alcuni abitanti della regione di frontiera turca si oppongono a questa
incursione: i Russi li mitragliano senza alcun'altra forma di processo. Ci sono
numerosi morti. Hamsa Pasci, sultano di Costantinopoli, fa arrestare
l'ambasciatore russo, lancia un ultimatum a Caterina e fa alzare la bandiera
rossa, che significa guerra, contro i nemici del profeta.
Caterina II desidera la Crimea e l'accesso al mare. La Chiesa ortodossa russa
l'appoggia nelle sue ambizioni: la culla d'oriente della Cristianit,
Costantinopoli, deve infine essere liberata dal giogo degli infedeli!
Nonostante che l'esercito sia in pessime condizioni, Caterina II resiste ad
alcune sconfitte. Poi, condotti da abili capi, i Russi conquistano Choczm e
penetrano in Moldavia. Nel 1770 Alexis Orlov, fratello del favorito di Caterina
II, grand'ammiraglio, distrugge la flotta turca a Cesm. L'avanzata dei soldati
russi prosegue con egual fortuna Nel luglio del 1770 il generale Rumiantzov
sconfigge il gran visir, e in settembre, il generale Panin conquista Bender, in
Bessarabia, quella stessa Bender dove, come sappiamo, si distingue Pugacev.
Nel frattempo la Prussia, preoccupata della crescente potenza della Russia,
propone una mediazione. Caterina II risponde: Se la Turchia vuole la pace, ci
deve cedere la Moldavia e la Valacchia.
I contatti preparatori durano pi di un anno. Soltanto nel 1772 il principe
Orlov riceve l'ordine dall'imperatrice di negoziare a Fokshani. Durante i
negoziati Orlov viene a sapere che Caterina ha un nuovo favorito. Abbandona le
trattative e torna a Mosca a spron battuto. La Turchia trascina, d'altra parte,
da qualche settimana le trattative di pace: cedere la Moldavia e la Valacchia
vuol dire infatti aprire le porte per Costantinopoli e sacrificare la sicurezza
dell'intero paese.
Per guadagnar tempo, Hamsa Pasci libera l'ambasciatore di Russia, poi ordina ai
suoi negoziatori di tergiversare.. Egli sa bene che il tempo agisce in favore
della Turchia, che pu ricostituire il proprio esercito e fomentare, in Russia,
dei gravi disordini. Caterina, infatti, deve richiamare truppe sempre pi
numerose e ci  sempre pi impopolare: abbiamo constatato questa impopolarit
presso i Cosacchi e il loro rifiuto di servire.
Inoltre la Turchia conta sui risultati dell'azione intrapresa dai suoi agenti.
Come non osservare che Pugacev diserta proprio dopo Bender, nel preciso momento
in cui cominciano i negoziati? Ed  a partire dal 1772 quando si prospetta con
precisione la prossima rivolta che la Turchia si orienta verso un insabbiamento
sistematico della conferenza...
La frase di Pugacev non  dunque pronunciata a caso. Se anche non  un agente
turco, egli favorisce tuttavia i disegni del sultano in modo singolare. Perch
non si insiste su questa tesi pur plausibile? Perch gli storici russi fanno di
Pugacev un eroe nazionale, un rivoluzionario ante litteram. Non  facile
ammettere che tale eroe abbia potuto essere l'agente di una potenza straniera.
Se si riesce a provare che la rivolta  spontanea e che Pugacev  una semplice
guida del popolo, l'ipotesi evidentemente  da scartare.
Pugacev forse ha considerato che l'essenziale era il risultato e che per
riuscire tutti i mezzi erano buoni. Questo atteggiamento non toglierebbe nulla
al significato della rivolta contadina che ben presto scuoter il paese. Poich,
d'ora in poi, le cose vanno rapidamente. Pugacev arriva nella capitale del Jaik,
Jaitsk, il 22 novembre del 1772. L, come dovunque sia passato, l'alloggio 
pronto per lui. Egli abita presso un certo Pianov. A Pianov, Pugacev ripete ci
che ha detto a Filippov sulla sistemazione dei Cosacchi in Turchia e sulle
promesse del pasci. Poi aggiunge: Puoi dirlo ai Cosacchi, se vuoi: io sono lo
zar Pietro III.
Io ti credo, risponde Pianov, ma per ora penso sia bene non dire niente n fare
niente. Se vuoi il mio consiglio, aspetta Natale. Per quell'epoca tutti i
Cosacchi saranno riuniti. Se vuoi far qualcosa quello sar il momento buono.
Potrai parlare loro. Dicembre... Pugacev ha il tempo di fare un giro nel paese,
e riparte con Filippov.
E' un'idea cattiva: Filippov, inquieto per la piega che prendono gli
avvenimenti, durante una tappa lo denuncia alle autorit. Ci avviene a
Metcetnaia. Pugacev viene arrestato, staffilato e trasferito nella prigione di
Kazan. Interrogato, ammette di aver detto a Filippov una sera in stato di
ubriachezza: Sono Pietro III, ma nega di aver mai parlato di sollevare i
Cosacchi del Jaik o della Turchia.
Il governo centrale chiede immediatamente delle informazioni al governatore di
Kazan, il che equivale a dire che accorda una grande importanza alla faccenda.
Il governatore si reca di persona a vedere il prigioniero nella sua cella. Nel
suo rapporto al Senato egli scrive: Personaggio insignificante... affare senza
importanza... Propongo che venga fustigato e deportato in Siberia.
Ancora una volta Pugacev corrompe un guardiano e riesce a fuggire.
Alla notizia della sua scomparsa, la stessa Caterina II s'impensierisce. Viene
dato l'ordine di ricercare un tale chiamato Emiliano Pugacev nel territorio del
Don e soprattutto del Jaik, di mettergli le manette non appena catturato e di
mandarlo a Kazan in convoglio speciale.
Sembra che il gabinetto segreto di Caterina II abbia delle informazioni
concernenti la preparazione della rivolta cosacca e che, per di pi, Pugacev sia
preso molto sul serio dai responsabili dell'ordine pubblico presso
l'imperatrice. Essi non condividono infatti l'opinione che si tratti di una
persona di modesta levatura. Fanno fare ricerche su di un territorio molto
esteso, mentre lo stesso governatore lo cerca in altra direzione pensando che,
come ogni malfattore di seconda categoria, Pugacev avrebbe cercato di frapporre
una grande distanza fra s e la polizia.
Durante questo tempo, senza darsene per inteso e confermando cos le previsioni
dell'alta polizia imperiale, Pugacev fa circolare dappertutto la voce ch'egli 
lo zar Pietro III: fa vedere persino ad alcuni intimi, scelti spesso fra coloro
che non sanno tenere la lingua a posto, il distintivo dello zar sul proprio
petto. Per maggior prudenza si nasconde in una fattoria isolata. Gi l alcuni
Cosacchi vanno a visitarlo. Gli parlano delle difficolt della loro vita, delle
ingiustizie e dei rigori dell'amministrazione e del loro desiderio di
abbandonare il paese. Lo zar si circonda di un numero sempre maggiore di
consiglieri sicuri, fra i quali in prima fila figura Cika Zarubm.
A questi, che diventer il suo primo aiutante, egli confessa che non  lo zar. A
ci  costretto in primo luogo dall'evidenza e poi dalle contestazioni dello
stesso Cika, che insiste con Pugacev per fargli riconoscere che  un impostore.
Ma Cika non si lascia smontare da questa confessione; egli risponde, e per
Pugacev questa  la prova che la causa ch'egli intende difendere  una buona
causa: Per noi, tu sei lo zar... cos sia. Anche Pugacev pensa che gli sar
molto utile farsi passare per Pietro III.
Una altro partigiano sostiene esplicitamente questo punto di vista: Ch'egli sia
lo zar o no, non ha importanza... Se non arriver a conquistare la Russia, il
nostro impero sar il Jaik ed egli sar lo zar del Jaik.
Il 17 settembre 1773 la sorte  decisa, la lunga marcia solitaria  finita e si
fa la proclamazione dello pseudo Pietro III: la Russia conoscer ancora una
volta, e con infinita violenza, la guerra civile.
Preceduto dalle bandiere dell'insurrezione cosacca alcune delle quali hanno
sventolato un secolo prima sotto Stenka Razin, Pugacev marcia su Jaitsk. Il
piccolo gruppo di cavalieri ingrossa le sue file di ora in ora. Ben presto si
trova davanti alla capitale. Ma fra i ribelli e la citt ha frattanto preso
posizione un reparto regolare di cavalleria cosacca, rinforzato da un reparto di
fanteria. Pugacev ordina ai suoi di fermarsi, e la sua decisione ha un
ragionevole fondamento: perch rischiare tutto in una battaglia dall'esito
incerto, quando la sola notizia del suo arrivo pu fare insorgere l'intera
citt? Si discute si temporeggia. Parecchie centinaia di Cosacchi si schierano
con i ribelli; ma la massa della popolazione non si muove. Quando gi tuona il
cannone, Pugacev ordina la ritirata. Ha per fatto prima in modo che alcuni suoi
emissari possano introdursi nella citt a portarvi il suo solenne proclama.
Egli pensa che gli errori dell'amministrazione militare faranno il resto: questa
 l'opinione del suo consigliere Cigaiev. Quest'ultimo sar il pi politico dei
suoi luogotenenti. E' molto verosimile che egli fosse al corrente dell'affare
molto prima del suo inizio; nell'ipotesi di una rete di azioni coordinate,
sembra infatti logico aver avuto la persona pi abile all'interno della
capitale. Egli arriva con varie centinaia di cavalieri. Pugacev toglie l'assedio
e risale il corso del fiume. Mano a mano ch'egli percorre la vallata del Jaik i
suoi partigiani diventano sempre pi numerosi. Ad ogni nuovo adepto, il sergente
Nicolaiev fa prestare il seguente giuramento: Siamo pronti, zar, nostra
speranza, a servirti con fedelt e lealt. Pugacev e i suoi partigiani
s'impadroniscono degli avamposti: si tratta di posizioni isolate, poco armate,
poco importanti, ma che costituiscono l'infrastruttura militare e la cui
scomparsa disturber molto le truppe regolari. Le comunicazioni diventeranno
difficili. Le informazioni si faranno pi rare. Le popolazioni si emanciperanno
tanto pi facilmente in quanto non esiste pi contatto con l'amministrazione
militare.
La prima conquista seria  Iletsk, una buona fortezza con munizioni, cannoni e
soldati. Pugacev penetra senza sparare un sol colpo di fucile. Egli ha fatto
prima sapere alla popolazione che non avrebbe rifiutato niente di ci che essa
avrebbe desiderato: denaro viveri polvere e munizioni. Queste promesse di
polvere e munizioni ritornano sempre. In effetti i Cosacchi ne sono molto
sensibili perch la loro preoccupazione  sempre quella di perdere privilegio di
servire liberamente lo zar. Ora, non potendo togliere loro questa libert senza
suscitare seri disordini instaurando, ad esempio, la coscrizione obbligatoria
come in tutti gli altri territori russi, l'amministrazione militare da qualche
mese cerca di limitare la distribuzione di munizioni.
I Cosacchi di Iletsk con una lunga e festosa processione, icone e preti in
testa, il 21 settembre 1773 vanno incontro allo zar.
Pugacev equipaggia le truppe con le armi e le munizioni prese alla guarnigione
d'Iletsk ed in tal modo, alla testa di un piccolo esercito pu ormai aspirare ad
azioni pi importanti. Si dirige verso Rassipnaia, tenta di prenderla con le
buone, non vi riesce, la prende d'assalto, proibisce il saccheggio, fa impiccare
il comandante della guarnigione. Le lezioni che questo comportamento impartisce
sono molteplici: prima di tutto  una dimostrazione di forza. Poi  una prova,
con la proibizione del saccheggio, che Pugacev  un liberatore e non un
conquistatore. Infine, I'impiccagione del comandante che ha organizzato la
resistenza,  un avvertimento a coloro che volessero ripetere un simile errore.
E' venuto il momento di tentare il gran colpo: Pugacev, mentre ottiene il suo
primo importantissimo successo, commette anche il suo primo errore. Egli infatti
ordina l'assalto della fortezza di Taticev che chiude l'accesso alla Russia
centrale verso nord-est e alla vallata del Jaik verso nord-ovest. La fortezza si
difende bene. Pugacev usa un artificio: incendia le difese di legno e un
quartiere della citt. In seguito d l'assalto. Occupati a proteggere i loro
beni lottando contro l'incendio, gli abitanti lo lasciano entrare senza offrire
una vera resistenza.
A questo punto Pugacev si trova a un bivio: a sinistra c' la grande avventura,
la guerra nel granaio della Russia; a destra c' l'insurrezione regionale
limitata al Jaik, un paese cosacco. Pugacev segue la strada di destra: egli si
dirige verso Orenburg. Tuttavia annuncia ai suoi partigiani la propria
intenzione di raggiungere San Pietroburgo, di destituire l'imperatrice Caterina
II, di liberare i servi e di punire i nobili.
Gli  forse mancata l'audacia? C' stato forse fra i ranghi dei suoi consiglieri
qualche agente dell'imperatrice? La grande paura nei riguardi di Pietroburgo
durer parecchi mesi, anche dopo che i ribelli si sono incamminati verso
Orenburg. Ma lo stato maggiore si  ripreso. II governatore di Orenburg riceve
l'ordine di resistere, costi quel che costi per permettere al grosso delle forze
dell'ordine di arrivare alle frontiere del Jaik. Allora egli verr avvertito.
Il governatore Reinsdorp si appresta a sostenere l'assedio. Fa distruggere i
ponti, richiama le milizie civili, schiera tutta la sua artiglieria, rinforza le
difese fa mettere i reggimenti regolari e le unit ausiliarie in ordine di
combattimento. L'assedio durer parecchi mesi. Cos una parte importante degli
effettivi dei ribelli sar immobilizzata. L'armata di Caterina avr infine,
grazie a questo assedio, il leggero vantaggio che le permetter al momento
decisivo di arginare l'avanzata dei ribelli.
Di fronte alla determinazione fredda, calcolata, di stile occidentale, dei
generali di Caterina II, troviamo nell'ambiente di Pugacev il gusto delle
parole, delle discussioni, delle contraddizioni, dei dissensi dell'Oriente.
Bacchiri, Chirghisi, Cosacchi del Don, Cosacchi del Jaik, Cosacchi del Volga
procederanno in modo disordinato... La sorte  gi decisa. Soltanto una rivolta
contadina potr forse mutarne l'andamento. Pugacev lo capisce per primo. D'ora
in poi, per riparare al suo errore Iniziale, egli dovr scatenare una
rivoluzione di servi e contemporaneamente provocare una ribellione cosacca.
Questi due obiettivi contraddittori gli taglieranno la strada dell'esilio e,
insieme, quella di Pietroburgo. La rivolta di Pugacev  ormai bloccata da una
contraddizione: essendo contemporaneamente un movimento di emancipazione
contadina e di liberazione popolare delle regioni del Sud, essa non porter a
nulla di positivo.
Quando Caterina II incarica il generale Bibikov di reprimere la rivolta, questi
comincia coll'informarla che non  Pugacev che ci deve preoccupare, ma il
generale malcontento delle popolazioni. L'analisi  esatta.
Siamo evidentemente lontani dalla descrizione idilliaca fatta al d'Alembert da
Caterina: Le nostre tasse, ella scriveva, sono cos... modeste che non vi 
contadino in Russia che non sia in condizioni di mangiare un pollo quando lo
voglia e che da qualche tempo non preferisca i tacchini ai polli; che la vendita
del grano, permessa con alcune restrizioni che premuniscono contro gli abusi
senza intralciare il commercio, essendo il prezzo del grano aumentato,
accontenti tanto il coltivatore da far s che la coltura aumenti ogni anno di
pi; anche la popolazione in molte province  aumentata in sette anni di un
decimo. E' vero che siamo in guerra ma  tanto tempo che la Russia fa questo
mestiere, che ella ne esce pi fiorente di quanto non vi sia entrata...
Ella scrive ancora nelle Memorie, ma questa volta per proprio uso: La
disposizione alla tirannide si coltiva a Mosca pi che in qualsiasi altro luogo
della terra; s'inculca fin dalla pi tenera et per mezzo della crudelt con la
quale i bambini vedono che i genitori trattano i domestici, poich in quale casa
non vi sono gogna, catene, fruste e tanti altri strumenti con cui martoriare,
per il minimo errore, coloro che la natura ha posto in questa disgraziatissima
classe e che non potrebbero rompere la loro condizione senza commettere reato?
Si potrebbe dire a mala pena che siano uomini come noi, e se lo dico corro il
rischio di vedermi lanciare delle pietre; poich io stessa ho dovuto sopportare
la voce di un pubblico insensato e crudele quando, alla commissione delle Leggi,
si cominci a mettere in dubbio qualche questione relativa a questo argomento...
Questo stato di cose permette a Pugacev di ingrossare rapidamente le file dei
suoi seguaci. Mentre resta a dirigere l'assedio di Orenburg, egli manda
l'intelligente ed energico Cigaiev nell'alta valle del Jaik. Un altro suo
aiutante, Knotuscia, parte per le regioni industrializzate. Araslalov lo va a
trovare a Bachkir. Tornano tutti e tre con parecchie centinaia di cavalieri,
vari cannoni, viveri e munizioni.
Il sistema feudale, che funziona sempre di pi a solo profitto della classe
nobile, opera un po' dappertutto un tentativo di conversione industriale. I
proprietari nobili trasferiscono i loro servi nelle miniere o nelle officine. Il
lavoro vi  durissimo, la disciplina terribile. Parecchie sommosse si succedono
dal 1750 al 1772 ma la storia ufficiale pone spesso le rivolte operaie in una
posizione troppo importante e distinta dagli altri movimenti popolari della
Russia di quel tempo. In realt queste rivolte operaie devono in quell'epoca
essere ancora assimilate alle rivolte contadine.
Gli operai sono per la maggior parte dei servi. Se non sono dei servi, essi
tuttavia vengono dal vicino paese e mantengono il loro piccolo appezzamento di
terra e le loro abitudini. Nei territori colonizzati del sud, la povert e il
malcontento si spiegano col fatto che i colonizzatori russi privano
progressivamente le popolazioni autoctone delle terre migliori. Queste terre
vengono pagate in maniera irrisoria. Spesso i legittimi proprietari ne vengono
anche defraudati, nonostante le loro lamentele di fronte alla giustizia.
In una supplica all'imperatrice alcuni di essi dicono: I giudici ci fanno
prendere nelle nostre case in parecchi dieci, venti o trenta in una volta, ci
rinchiudono in un posto di guardia o in prigione, ci picchiano senza piet, ci
mantengono a pane e acqua per uno, due o tre anni e ci obbligano a ritirare le
nostre lamentele...
Da parte loro i Tartari della regione di Kazan scrivono a Caterina II: I signori
sono causa di un tal cumulo di rovine e ci sfruttano in modo cos inumano che i
nostri murzas sono obbligati a cedere la loro casa e la loro terra e ad
andarsene altrove.
Pugacev frattanto costituisce il nerbo del suo esercito con i seguaci della
prima ora, e cio coi volontari conquistati alle sue idee, prima ancora del
proclama del 17 settembre 1773. Questa prima guardia gli sar fedele fino quasi
all'ultimo giorno. Poi, pur continuando l'assedio di Orenburg, egli organizza il
resto delle sue forze. A met ottobre dispone di sei reggimenti inquadrati da
ufficiali eletti dai consigli di anziani.
Alcune di queste unit sono mal armate. Se i soldati non hanno fucile si danno
loro dei bastoni con una baionetta in punta. A coloro che sono a cavallo e che
non hanno moschetto, si d una sciabola o una lancia. Si fanno notevoli sforzi
organizzativi anche nel campo della disciplina e delle uniformi, riguardo alle
quali la fantasia supplisce alla ricchezza. Pugacev crea persino una commissione
militare, una specie di ministero della Guerra che deve regolare tutte le
questioni militari e, beninteso, le questioni amministrative, poich
impadronendosi di vari territori, Pugacev si trova di fronte a problemi
amministrativi.
La commissione militare ha inoltre l'incarico di scegliere e istruire gli
ufficiali e i comandanti di reparto e di provvedere al rifornimento
dell'esercito. Pugacev crea pure, in seno a questa commissione, una specie di
stato maggiore con compiti amministrativi, un servizio di informazione ed anche
una corte di giustizia, poich fra i ribelli talvolta avvengono dei litigi.
La preoccupazione principale di Pugacev  quella di creare, in seno a questa
commissione militare (e quest'idea ci mostra come egli abbia il senso
dell'amministrazione in paese cosacco) una specie di servizio d'ordine
incaricato di vegliare a che i contadini delle regioni conquistate non soffrano
in nessun modo per l'intervento dei soldati. Affida alla commissione militare
anche il compito di designare i nuovi amministratori e i nuovi consigli di
anziani ai quali spetter di governare le popolazioni.
Le forze dell'esercito che assediano Orenburg in novembre sono calcolate in
quindicimila uomini. Ma nessuno sa il numero esatto dei soldati di Pugacev.
Tanto pi che ogni giorno arrivano nuovi contingenti. Pugacev, infatti, manda
ovunque degli emissari, degli agenti reclutatori, dei propagandisti. Egli scrive
anche molto, naturalmente per mezzo dei suoi segretari. Ai soldati rimasti
fedeli al governo, egli manda il seguente proclama: Smettete di obbedire ad
ufficiali traditori che vi ingannano e vi impediscono di godere dei miei alti
favori, venite a fare atto di sottomissione e, deponendo le armi ai piedi delle
mie bandiere, dichiarate umilmente di dovermi fedelt, a me vostro grande
Imperatore.
Si noter in questo stile una netta differenza con lo stile del proclama del 17
settembre. Sembra che vi si debba riconoscere la forma e la mano di Cigaiev, uno
dei membri pi intelligenti del seguito di Pugacev. Ai contadini gli attivisti
cos lo presentano: Il protettore dei grandi e dei piccoli riuniti in un'unica
classe, l'Imperatore e il grazioso zar dei poveri e dei ricchi. Questi emissari
annunciano agli operai un editto di Sua Maest Pietro III. in virt del quale
viene ordinato agli operai di lasciare la fabbrica contro la loro volont; ogni
contadino registrato come tale dovr sottomettersi a questo editto, e sar
certamente d'accordo di ritornare a casa sua. Si nota che l'amministrazione di
Pugacev ha pure il senso della furberia redazionale poich procura un alibi agli
operai: essi ricevono l'ordine di lasciare il lavoro contro la loro volont, ci
significa che se per caso fossero stati ripresi dai loro padroni o dalla
polizia, ebbene, essi avrebbero potuto sempre dire: abbiamo ricevuto
quest'ordine, mentre noi avremmo voluto rimanere.
Un agente di reclutamento annuncia ai servi: Sono inviato dall'imperatore Pietro
III per demolire le case dei signori e liberare i contadini. Ascoltate, mugichi,
d'ora in poi non lavorerete pi per il padrone e non gli pagherete pi il canone
d'affitto, se vi troveremo a fare delle scorte, vi massacreremo tutti quanti.
Infine, anch'egli tiene vere e proprie conferenze durante le quali gli succede
di voltarsi verso il ritratto del suo erede, il granduca Paolo. Di fronte
all'immagine di questo futuro imperatore e suo successore Pugacev, si abbandona
ad effusioni sentimentali e dice a coloro che lo circondano: L'ho lasciato
quando era piccolo; ora  grande, ha quasi vent'anni e spero un giorno di
poterlo rivedere.
Lo zar anticipa gli avvenimenti: Quando saremo a San Pietroburgo, se
l'imperatrice mi ricever senza insulti, con l'onore che mi  dovuto, la
perdoner e la lascer andare; altrimenti so ben io quello che far.
Egli spiega pure la ragione della sua caduta: Sono i nobili che mi hanno
destituito, quelli stessi che avevano l'abitudine di rovinare i loro contadini e
d'impadronirsi delle terre dell'impero. Essi erano complici dell'ambizione di
Caterina. E poi conclude: I nobili mi hanno rovesciato perch difendevo il
popolo.
Gli piace pure evocare le sue avventure, le sue lunghe marce nella steppa;
talvolta parla della traversata del mare verso l'Egitto, talaltra evoca i
misteri di certe regioni orientali che dice di aver visitato, o ricorda fatti
della guerra di Polonia... ma perch parlarvi tanto di questo, dal momento che
voi conoscete gi tutto quello che vi racconto e sapete bene in quale stato mi
avete trovato. Tutti voi sapete che non avevo pi nulla; pi nulla se non la
speranza di ritrovare il mio popolo e il mio trono.
Cos Pugacev si crea un'aureola. Egli non  soltanto Pietro III, lo zar
detronizzato; non  soltanto colui che domani terr ancora nelle sue mani il
destino di tutte le Russie; ma  pure un principe buono. Egli sa riconoscere i
servigi che i suoi sudditi rendono alla patria e anche verso il nemico si
dimostra magnanimo accordando la grazia a qualche soldato o a qualche ufficiale
che si  battuto con coraggio; ma se viene a conoscenza che  stata scoperta una
spia, allora agisce senza piet: Se ci avessi combattuto, allora ci saremmo
inchinati di fronte al tuo coraggio, ma poich hai la vigliaccheria di non
correre il rischio di combatterci e tuttavia vuoi fare la guerra, ebbene, allora
sarai impiccato!
Pugacev prende talvolta misure spettacolari. Cos egli fa giustiziare un suo
ufficiale superiore, un colonnello, che durante un'azione ha maltrattato le
popolazioni che si trovavano nella zona di attivit del suo reggimento. Un
giorno minaccia uno dei suoi collaboratori principali, Cika Zarubin, di farlo
impiccare perch ha eseguito male un ordine ed ha preso un'iniziativa che lui,
Pugacev, non approvava. Cos, pur facendo un ritratto favorevole del proprio
personaggio, egli sa imporre la sua personalit agli uomini ed agli ufficiali
del suo stato maggiore. Alcuni combattimenti nei quali s'impegna personalmente
sono sufficienti a completare la sua reputazione per l'audacia ch'egli dimostra:
diventa cos l'idolo di quel popolo di disgraziati, che vuole la rivoluzione ma
che non sa concepirla se non attraverso un nuovo capo, un nuovo zar... con
l'illusione che cambiare capo possa cambiare completamente la situazione.
L'interesse della rivolta di Pugacev non risiede tanto nei combattimenti in se
stessi, quanto nel contesto della Russia di Caterina II. Questa  la ragione che
ci porter a sorvolare rapidamente sui principali aspetti delle operazioni
puramente militari.
Come abbiamo visto le cause della crisi accumularsi nella Russia di quell'epoca,
cos troveremo un'anticipazione dei grandi combattimenti rivoluzionari moderni
nel modo col quale la rivolta dei contadini ha fatto seguito e dato il cambio
alla rivolta cosacca. La resistenza di Orenburg continua. Essa porta Pugacev a
praticare quello che oggi si chiamerebbe terrorismo: introduce infatti nella
citt degli agenti incaricati di provocare incendi, fa circolare voci
allarmiste, minaccia il governatore, scrive agli ufficiali e fa correre la
notizia dell'arrivo del principe ereditario alla testa di una potente armata, il
principe ereditario , lo si sa, Paolo.
Dal canto suo il governatore Reinsdorp fa distruggere le case di coloro che si
uniscono a Pugacev e arrestare le loro famiglie. L'assedio continua cos senza
che gli assalti di Pugacev n le sortite di Reinsdorp portino ad alcun
risultato. Nel frattempo i rinforzi dell'esercito regolare si concentrano a
Kazan. I signori armano i loro servi e fanno appello ai capi tartari pi
rinomati per reclutare molti ausiliari.
L'esercito regolare tenta un'offensiva. Per strade diverse il generale Karr e il
colonnello Chermichov convergono sui ribelli. Pugacev manda Cika Zarubin e
Ovchinikov incontro all'esercito. Le truppe ausiliarie del generale Karr
disertano e passano ai Cosacchi. Le popolazioni delle regioni attraversate sono
sempre pi ostili. Cika Zarubin circonda le migliori truppe di Karr mentre
queste stanno attraversando un villaggio: gli abitanti hanno lasciato che vi
penetrassero, li hanno lasciati scendere dai cavalli poi, quando essi si sono
sparpagliati qua e l, li hanno attaccati e tenuti prigionieri fino all'arrivo
di Cika Zarubin e dei suoi uomini. Nel corso dell'attacco, i granatieri passano
a Pugacev. Un'ora dopo, l'ultimo soldato russo si arrende.
Pugacev, come ha oramai l'abitudine di fare, decide di impiccare l'ufficiale
comandante il distaccamento: i disertori intercedono in suo favore. Egli 
sempre stato buono con loro... La grazia viene accordata. Nel frattempo
l'artiglieria ribelle apre il fuoco sul grosso delle forze del generale Karr;
questi ordina di tornare indietro. Da parte sua Chermichov, dopo aver perduto
lungo la strada tutte le truppe ausiliarie, viene a contatto coi ribelli. Vinto,
viene fatto prigioniero e impiccato coi suoi ufficiali.
Pugacev, i cui migliori luogotenenti sono gli artefici di queste vittorie,
rivela davanti a Orenburg, vere qualit di capo militare, organizzando in
maniera abile l'assedio e dimostra di possedere uno spiccato senso tattico.
Purtroppo per la causa che egli intende difendere, manca di abilit strategica e
per conseguenza di senso politico: non sa approfittare, come abbiamo visto fin
dai primi giorni, delle vittorie e soprattutto lascia agli avversari la scelta
del terreno. Eccolo dunque impantanato di fronte a Orenburg mentre tutto sta a
provargli che il movimento e l'audacia devono venire sfruttatti
ininterrottamente.
La rivolta si allarga a macchia d'olio: la regione del Bachkir  ormai tutta in
fiamme e l'insurrezione si propaga dalle rive del Jaik a quelle del Volga. Il
primo a capire di essere di fronte ad una svolta decisiva e che bisogna agire
molto in fretta se non si vuole essere sopraffatti  Chigaiev, il vero cervello
dello stato maggiore ribelle: egli vi manda un battaglione di propria
iniziativa. Qualche giorno dopo viene raggiunto un accordo: i Bachkiri
appoggiano l'azione di Pugacev. Questi si felicita con Chigaiev e designa Cika
Zarubin a prendere il comando delle unit costituite dai Bachkiri. Pi tardi
viene organizzato un vero sistema di coscrizione, in virt del quale ogni
famiglia fornisce un soldato con armi e bagagli. Per la prima volta anche i
servi si uniscono al movimento.
L'eco di questi primi successi della ribellione  immensa. Nelle province di
Kazan e di Simbirsk i nobili abbandonano le loro propriet. In tutta la Russia,
e fino alla capitale, non si parla d'altro. Il Senato, a San Pietroburgo, 
costretto a mettere in guardia la popolazione contro le voci senza fondamento
che circolano in tutti gli ambienti. Bibikov, inviato per esaminare la
situazione e per dirigere la repressione, riceve l'ordine di prendere
l'effettivo comando delle truppe. Il generale Karr viene esonerato dal suo
incarico.
I Chirghisi si uniscono ora alla rivolta. Avanzano verso ovest tanto pi in
fretta in quanto gli animi sono preparati al loro arrivo: i nobili e i
proprietari che non hanno saputo scappare in tempo vengono giustiziati, mentre i
servi vengono armati e arruolati. Il 25 dicembre, soltanto tre mesi dopo
l'inizio della ribellione, parecchie importanti citt sono nelle mani dei
partigiani. Le prime occupazioni sono accompagnate da saccheggi e assassinii.
Pugacev d allora ordini tassativi: Non far patire alle popolazioni n soprusi,
n danni ingiustificati.
Il primo gennaio, migliaia di operai e di minatori dell'Ural prendono le armi,
portando con s anche la cassa delle fabbriche presso le quali lavoravano.
Questo apporto di denaro  prezioso e permette di finanziare nuove operazioni.
Ad ogni nuova adesione si costituiscono delle brigate incaricate di penetrare
nelle regioni vicine e di provocare altri sollevamenti. Nello stesso tempo
Pugacev deve per rassegnarsi ad un relativo decentramento del potere. Alla fine
i suoi luogotenenti godranno di un'autonomia quasi completa. Vantaggiosa nella
fase di espansione, questa autonomia nuocer in seguito alla coesione delle
forze insurrezionali e favorir l'offensiva degli eserciti regolari.
Questi, posti sotto il comando di Bibikov, cominciano, d'altra parte, a
intervenire vigorosamente. Quando la controffensiva si mette in moto, si  gi
al 25 di gennaio, sono cio quattro mesi che Pugacev fa quasi tutto quello che
vuole. Cosacchi, Chirghisi, Bachkiri, contadini, operai e servi hanno occupato
un territorio vasto come la Francia. La Russia vive sotto l'ombra minacciosa di
una rivoluzione generale a carattere semi-anarchico...
Il 25 gennaio, Bibikov incarica il comandante Gagarin di liberare Kungur,
localit molto settentrionale, alla latitudine di Iekaterinburg. E' la prima
vittoria dell'esercito sui ribelli. Gagarin prosegue nella sua offensiva e
riprende Krasnufimsk. I ribelli sono di fronte a Iekaterinburg. Gagarin si
scaglia sulle loro retrovie a marce forzate e le fa retrocedere. Costringe un
luogotenente di Pugacev, Bieloborodov, a ripiegare verso il sud dopo avergli
dato una severa batosta.
La sconfitta di Bieloborodov colpisce profondamente il morale dei rivoltosi.
Bieloborodov in effetti gode di un'ottima reputazione per il suo valore: inviato
come tanti altri alla testa di una brigata, incaricato di organizzare
collegamenti massicci e di suscitare varie insurrezioni,  volato di successo in
successo fino a quel 12 di marzo del 1774, quando Gagarin lo obbliga a
ritirarsi. Ma una minaccia ben pi grave pesa su tutti: il grosso delle forze
regolari marcia su Orenburg.
Pugacev, con la maggior parte dei suoi compagni, molti reparti a cavallo, la
maggior parte dei soldati meglio armati e l'artiglieria, rischia di essere preso
alle spalle. Non ci vuole molto per comprendere che la battaglia diventa
inevitabile. Essa ha luogo il 22 marzo e verso la fine di quella terribile
giornata Pugacev avr soltanto il tempo di fuggire col suo segretario e con tre
cavalieri della scorta: lascia sul terreno centinaia di morti,
tremilacinquecento prigionieri e la sua artiglieria ai completo. La fortuna si 
capovolta.
Caterina II, ricevendo il rapporto di Bibikov, scrive nelle sue Memorie:
Finalmente nella nostra disgrazia abbiamo avuto fortuna. E' un'ottima cosa che
quelle canaglie siano state trattenute due interi mesi di fronte a Orenburg e
non abbiano potuto proseguire.
Ora  la volta delle truppe regolari di avanzare e di riconquistare intere
regioni. La repressione si scatena senza piet n perdono: nobili e proprietari
si vendicano in maniera esemplare, cio inumana. I capi militari venuti da
Pietroburgo, poco abituati ai metodi del sud ne sono stupiti e talvolta perfino
oltraggiati... Ma i padroni cos spiegano: Queste canaglie non ascoltano che il
manganello e non rispettano che la frusta...
Sotto la minaccia di essere a sua volta fatto prigioniero, Pugacev riunisce la
commissione militare. Decide di togliere l'assedio di Orenburg e di riprendere
la strada con seimila uomini a cavallo, esclusivamente Cosacchi. Nessun fante,
nessun ausiliare contadino: non occorrono che dei buoni soldati e bisogna andare
in fretta. Meta: l'alta valle del Jaik.
La ribellione entra in una nuova fase. Dopo l'annessione di vasti territori,
comincia la marcia che semina sulla propria strada rivolte e secessioni. Con le
truppe del governo alle calcagna, Pugacev si muove dunque verso nord. Ad ogni
citt egli attacca, conquista, riparte lasciando soltanto popolazioni in
rivolta.
La fine sembra prossima. Tuttavia analizzando con attenzione le vicende della
rivolta, ci si accorge che questa  la fase pi terribile dell'insurrezione.
Pugacev e i suoi uomini seminano infatti una miriade di pericolosi focolai di
insurrezione anarchica che mette il paese a ferro e fuoco. All'arrivo dei
governativi, i contadini si battono con l'energia della disperazione, mentre la
repressione non  meno feroce e disastrosa. In tal modo al loro ritorno i
signori troveranno un paese mezzo morto, una vera terra bruciata, e
attribuiranno ai loro servi tutti i danni, punendoli o imponendo loro un tributo
per risarcimento dei saccheggi.
Frattanto Pugacev, se ha rinunciato alla fanteria, fa per buona accoglienza
agli uomini a cavallo. In maggio egli si trova cos alla testa di una vera
armata, ricostituisce l'artiglieria, ha successo in vari combattimenti e crede
di poter correre il rischio di ingaggiare una nuova battaglia.
Il 3 giugno la perde per davanti a Satka. Fa ancora qualche tentativo, ma
invano. Pugacev piega obliquamente in direzione del Volga, attraverso la valle
del Kama, vicinissima al Jaik. Al passaggio riunisce i suoi luogotenenti e
marcia su Kazan. Ma per raggiungere Kazan, la strada passa per Ossa e di l
raggiunge la riva destra del Kama. Ossa  forte e si difende bene.
La fortuna aiuter ancora una volta Pugacev, la fortuna e la sua presenza di
spirito. Egli manda un proclama agli abitanti che rifiutano di aprirgli le porte
della citt: Sono Pietro III, aprite le porte della citt al vostro zar.
Quando ricevono questo messaggio gli anziani si riuniscono a consiglio. Il
destino vuole che un ex-soldato della guardia imperiale sia membro di questo
consiglio. Egli propone, poich ha conosciuto lo zar, di andare a verificare
presso gli assedianti se  proprio lui che si trova alla loro testa.
Pugacev si pone fra le file dei soldati e fa dare all'ex-guardia l'ordine di
passare fra i ranghi e di riconoscerlo. E' un'idea audace, ma lo stratagemma
riesce. La somiglianza fra Pugacev e Pietro III  piuttosto notevole: lo sguardo
di Pugacev  imperioso, la memoria della guardia  forse meno precisa di quanto
egli non creda. Egli si ferma di fronte a Pugacev. Sembra esitare. Pugacev non
lascia passar l'occasione: Ebbene, piccolo padre, mi riconosci?
Sei pi vecchio e hai la barba... Mi riconosci o no? Ad ogni modo, assomigli
molto all'Imperatore... Ebbene, corri a dire agli altri che aprano le porte
altrimenti ve la far vedere io.
L'indomani le porte della citt vengono aperte. Pugacev passa con le sue truppe
il Kama e piomba su Kazan. Il 10 di luglio  davanti alla citt. Il 12 lancia le
sue truppe all'assalto, penetra nella citt e se ne impadronisce. Ma non ha
ancora finito il rastrellamento che arrivano i governativi con Michelson in
testa. Nella battaglia che segue, Pugacev perde settemila soldati e
l'artiglieria.
Il 19 luglio il suo famoso compagno Bioloborodov viene fatto prigioniero.
Portato a Kazan, sar fustigato il 13 agosto e giustiziato a Mosca il 5
settembre. Caterina II effettivamente vuole dei castighi esemplari. Ella teme
gli effetti della ribellione sulla popolazione dell'antica capitale: Tutti i
servi e tutti i nostri domestici, scrive in quell'epoca un Moscovita, sono con
Pugacev, se non apertamente almeno nel segreto del loro cuore...
Si organizza la difesa di Mosca. Fin dal mese di giugno, vengono confiscate ai
contadini le armi e la polvere. I servi i cui signori si fanno garanti vengono
armati e irreggimentati. Per togliere alla rivolta ogni pretesto, si trova
lavoro al maggior numero possibile di operai: l'esercito fa un'ordinazione di
novantamila fucili.
Nel frattempo, l'8 luglio del 1774 a Kutchuk-Kainardji viene firmata la pace con
la Turchia. Cosa succeder ora? Questa pace avr un'influenza sul comportamento
di Pugacev? Se si tratta di una ribellione di tipo veramente rivoluzionario e
spontaneo, la pace non dovrebbe a rigore avere conseguenze. Se si tratta invece,
come abbiamo ipotizzato, di una rivolta fomentata dall'estero, dalla Turchia
stessa per intralciare l'azione delle truppe russe, allora la stessa logica
vuole che Pugacev modifichi i suoi piani.
Alla vigilia del trattato ecco ancora un suo proclama: Si porta a conoscenza di
tutti con questo editto, firmato da noi, che per nostra grazia sovrana e paterna
accordiamo a tutti quelli che finora sono stati contadini e servi di
proprietari, di essere gli schiavi molto fedeli della nostra corona e che noi
faremo loro dono della nostra croce e delle antiche preghiere, della parrucca e
della barba, dell'indipendenza e della libert, del diritto di essere
eternamente Cosacchi, senza domandar loro di fornire reclute o di pagare
imposte, tasse patrimoniali o d'altro genere per il possesso della terra, delle
foreste, dei prati, delle riserve di pesca e dei laghi salati, senza fitto e
senza tasse, e che li liberiamo da ogni contributo ed obbligo imposto ai
contadini e a tutta la popolazione da parte dei nobili criminali e dei
funzionari corrotti della citt... Vi ordiniamo in virt del presente editto di
prendere, giustiziare come nemici del potere e di impiccare nelle loro propriet
e domini coloro che erano signori, perturbatori dell'Impero e sfruttatori dei
contadini, e di trattarli come loro vi hanno trattato, dimenticando di essere
cristiani. Dopo aver distrutto questi nemici, questi nobili criminali, ognuno
potr godere una vita calma e tranquilla che si prolungher nei secoli.
Questo  lo stato d'animo di Pugacev al principio di luglio. Venti giorni dopo,
improvvisamente, mentre tutto sembra volgere a suo favore, egli interrompe la
marcia su Mosca. Tutto in realt sembra sconsigliare questa decisione: lo stato
d'animo del popolo, la liberazione di varie strade d'accesso e la logica stessa,
perch se la prima rivendicazione di Pugacev  quella di riprendere il trono,
questo trono  al nord. Ritornando sui propri passi, egli pu diventare sospetto
ai suoi stessi partigiani..
Queste ragioni non sembrano avere importanza per lui: Pugacev cambia
direzione... e dove va? Verso il Caspio, o meglio verso la Turchia. Avanza a
marce forzate, ottanta chilometri al giorno, talvolta guerreggiando, talaltra
sollevando nuove insurrezioni, finch giunge sul Don. L egli  preso dal
proprio gioco: il Don  la sua patria. Degli amici lo riconoscono. E'
inevitabile. Dei nemici lo riconoscono essi pure. I Cosacchi del Don, suoi
fratelli, non si sollevano in massa. Essi sanno che Emiliano Ivanovic non  lo
zar, ma un semplice Cosacco della stanitsa di Zimoveiscaia...
Arrivano gli ultimi combattenti e le ultime disfatte. Colui che non lo abbandona
pi, il comandante Michelson, che lo ha vinto la prima volta, gli d ora il
colpo di grazia:  il 14 agosto 1774. Pugacev riesce per ancora a fuggire al
gran galoppo, lasciando sul terreno duemila morti e seimila feriti.
L'indomani riprende la strada in compagnia di un migliaio di fedeli cavalieri e
di qualche ufficiale meno fedele di quanto egli non immagini. Su di lui c' una
taglia: cinquemila rubli... diecimila se  consegnato vivo.
Viene organizzato un complotto. I suoi stessi compagni rifiutano di proseguire
verso sud e lo costringono a tornare sul Jaik. Egli non  pi il padrone. Una
mattina viene circondato, afferrato, arrestato e il 15 settembre 1774 viene
consegnato al comando militare di Jaitsk. Incatenato, gettato in una gabbia,
egli viene condotto a Mosca a piccole tappe. L'intera Russia respira di
sollievo. Si recitano dei versi di Sumarov scritti per la circostanza.
Hai gettato la tua spada, brigante, sei nelle nostre mani, sarebbe ancor poca
cosa bruciarti...
Torturato dal 4 al 14 novembre, giudicato il 30 dicembre, condannato il 9
gennaio, viene giustiziato il 10 gennaio. Siamo nel 1775.
La repressione sanguinosa nelle regioni ribelli proseguir ancora per un anno,
prima che un nuovo avventuriero che proclama di essere Pugacev venga arrestato.
I contemporanei di Pugacev non si sono sbagliati: agli inizi egli non era forse
molto importante, ma la rivolta da lui suscitata e diretta gli ha conferito una
dimensione e un'importanza essenziali nella storia della Russia moderna.
Questa rivolta non perseguiva grandi ideali, salvo la liberazione dei servi, ma
tuttavia preludeva al risveglio del popolo russo che avverr un secolo e mezzo
pi tardi e che scuoter l'opinione di tutto il mondo. La rivolta di Pugacev
prova che fin dal 1773 la Russia di Pietro il Grande  ormai tramontata.
Volente o nolente, il potere centrale avrebbe dovuto sentire la necessit di
appoggiarsi sulle forze vive della nazione, cio su quei contadini e quegli
operai le cui lagnanze e i cui lamenti salivano ogni giorno verso le mura del
palazzo di San Pietroburgo. Nessuno volle capirlo.
Vero  che Caterina un giorno si scandalizza di fronte alla tragica condizione
dei servi, ma ella deve indietreggiare di fronte alla enorme influenza dei
nobili e dei proprietari terrieri. Quale potere avrebbe potuto resistere a un
sistema fondato sulle rivoluzioni di palazzo?
In realt la rivolta di Pugacev ha sottolineato i difetti di questo sistema di
governo, legato all'esercito e ai nobili. Essa ha anche provato la sua relativa
fragilit, ma nessuno  stato capace di modificare tale sistema.
Allora, invece di risalire alle sorgenti del male, Caterina si accontenta di
cancellare (cos almeno crede) ogni traccia della rivolta e per conseguenza
della lezione che se ne sarebbe potuta trarre, andando molto in l nel tentativo
di distruggere persino il ricordo di questa sommossa antifeudale diventata
guerra civile. All'inizio, senza esserne convinta, avrebbe voluto far credere
che si trattava soltanto di una rivolta contro il potere centrale. Abbiamo visto
che questo non era che un aspetto dell'insurrezione.
Poi, dopo una repressione di violenza senza pari, ha tentato di cancellare tutto
quanto ricordava quei Cosacchi e i loro capi: il Jaik dovr cambiare il suo nome
e il fiume, la valle e la regione prenderanno da quel momento il nome di Ural.
Ci premesso, Caterina non ha modificato l'ordine feudale. Questo ritardo
iniziale render il ritmo di liberazione sotto i futuri Romanov cos lento, da
preparare il terreno, centocinquant'anni dopo, alla rivoluzione che sconvolger
il mondo. Ma a coloro che, oggi, vedono in Pugacev un precursore delle giornate
di ottobre del 1917, si pu anche rispondere che la rivolta del 1773 
rivelatrice di un processo ben diverso. E' la lotta della fame e del
sottosviluppo, come oggi avviene nel terzo mondo. E' la lotta per la ricerca di
un equilibrio e di un'indipendenza regionale.
Gli storici della Russia sovietica vogliono vedere in questo cavaliere, dagli
occhi chiari e dalla barba alla nazarena, il capo leggendario di una rivolta
popolare, e nella lotta dei servi contro i padroni, ch'egli ha favorito, i
prodromi della Rivoluzione di ottobre. Forse un giorno anche gli storici della
Cina rossa vedranno in questo Cosacco il capo di una rivoluzione culturale di
stile asiatico...
Il ricordo di Pugacev in Russia  mantenuto vivo concretamente: dopo la
Rivoluzione una citt porta il suo nome, una Citt costruita sulle rive
dell'Irghiz, un affluente del Volga, nel cuore della steppa, l dove l'oblio non
 ancora passato sui galoppi sfrenati dei cavalieri tartari, ciuvasci, bachkiri,
ziriani e chirghisi.

FINE.













































