FRANCIS MERCURY.

IL SEGRETO DELLA MASCHERA DI FERRO.

INTRODUZIONE DI BERNARD MICHAL.

Nonostante il tempo trascorso, non  ancora stato possibile fare piena luce
sull'enigma della Maschera di ferro. Dalle carceri di Pinerolo a quelle della
Bastiglia un uomo vive in prigione per pi di vent'anni e nessuno, ad
eccezione del suo carceriere Saint-Mars, ha mai visto il suo volto.
Quest'uomo misterioso, costretto a portare una maschera, non di ferro ma di
velluto, per ordine del re, muore a Parigi nel 1703. Voltaire  il primo a
parlare del mistero dell'uomo dalla maschera di ferro e da allora sono state
formulate le ipotesi pi inverosimili sulla sua identit: gemello o
fratellastro di Luigi XIV, Fouquet, un figlio naturale del re, un diplomatico
italiano, un agente segreto, un semplice domestico a conoscenza di importanti
documenti... Una cosa  certa, Luigi quattordicesimo ha detto: Nessuno deve
sapere chi . Dal canto suo il ministro Chamillard, interrogato sul letto di
morte, risponde: Non posso dirlo,  un segreto di Stato. Un segreto che,
come vedremo, ha resistito a tutte le ricerche. Facciamo il punto delle
principali tesi proposte.
Bernard Michal.

IL SEGRETO DELLA MASCHERA DI FERRO.

Il 20 novembre del 1703, alle quattro del pomeriggio, si odono i rintocchi a
morto della campana di Saint-Paul, la cui cupola si intravede dalla rue Saint-
Antoine, dominata dalle quattro massicce torri della facciata sud della
Bastiglia. Nel piccolo cimitero accanto alla chiesa, due uomini aspettano in
silenzio, dopo una breve assoluzione al tumulo, che il becchino finisca il suo
lavoro. Quando la fossa  stata chiusa essi raggiungono nella sacrestia il
curato di Saint-Paul che sta preparando una penna, l'inchiostro e un po' di
sabbia.

I registri della chiesa, sotto l'ancien rgime, sono anche i registri dello
stato civile. La regolare procedura vuole che ogni dichiarazione venga
contrassegnata dalle firme di due testimoni che conoscevano l'interessato.
Essi appartengono quasi sempre alla famiglia del morto.
I due uomini vengono ad autenticare un atto prescritto dalla legge. E' una
procedura inevitabile.
Fuori, nell'umido pomeriggio di novembre, i carri, i cavalieri e le carrozze
creano una enorme confusione e questo frastuono  appena attenuato dalle
pesanti porte della piccola chiesa.
Il curato di Saint-Paul legge, man mano che scrive, le formule procedurali
dell'atto, chiedendo le informazioni necessarie:
Il giorno 19, Marchioly, di quarantacinque anni circa,  deceduto nella
Bastiglia e il suo corpo  stato inumato nel cimitero di Saint-Paul, sua
parrocchia, il giorno 20 del corrente mese in presenza del signor Rosage,
maggiore della Bastiglia, e di Reilhe, primario chirurgo della Bastiglia, i
quali hanno firmato: Rosarges-Reilhe.

Secondo le vecchie usanze il curato di Saint-Paul non d molta importanza
all'ortografia esatta dei nomi: Rosarges e Reilhe hanno corretto da s i loro
nomi. Marchioly non lo pu fare, per ovvie ragioni. Il suo nome  stato
scritto correttamente sull'atto? Vedremo in seguito che questo  un problema
minore, infatti ben presto sorgeranno molti altri interrogativi a proposito
del misterioso funerale di quel pomeriggio del 20 novembre 1703 svoltosi nel
piccolo cimitero parigino di Saint-Paul.

Il primo a porsi questi interrogativi  il suo carceriere, un certo du Junca,
luogotenente del re, funzionario zelante, metodico e ben organizzato. Egli ha
l'abitudine di tenere dei registri di entrata e di uscita dei prigionieri, pur
non essendone obbligato. Non  una precauzione inutile, in quanto nelle
carceri del re  successo pi di una volta di perdere completamente le tracce
di qualche prigioniero, al punto da dimenticarne persino il nome e i motivi
del suo arresto.
Egli non tiene affatto questo archivio per i posteri o nella speranza che esso
venga pubblicato e questo d maggiore autenticit alle informazioni che egli
ci ha lasciato D'altronde questo du Junca non  l'ultimo arrivato; alla
Bastiglia egli viene dopo il governatore, signor de Saint-Mars, e il maggiore,
signor de Rosarges.
Egli e un gentlluomo: tra le sue relazioni e i suoi corrispondenti troviamo
Madame de Coulanges, l'amica di Louvois, e la figlia di Madame de Svign,
Madame de Grignan.
Questi registri di carcerazione e di scarcerazione come si direbbe oggi, du
Junca li tiene fin dall'inizio della sua nomina, awenuta nel 1690.
Il primo libro inizia cos: Ho cominciato questo quaderno mercoled 11
ottobre del 1690, giorno in cui sono entrato in possesso della carica di
luogotenente del re. Dicevamo di non essere gli unici a porci delle domande a
proposito del vero nome dell'infelice sepolto nel piccolo cimitero; anche du
Junca infatti  curioso di conoscere questa identit. Questa curiosit da
parte del terzo personaggio della Bastiglia potrebbe sorprenderci; vedremo
per, leggendo il diario del luogotenente, che aveva i suoi motivi.

Ecco cosa scrive il giorno in cui muore il prigioniero:
Nello stesso giorno, cio luned 19 novembre 1703, questo prigioniero
sconosciuto, con il volto sempre coperto da una maschera di velluto nero, che
il governatore de Saint-Mars ha portato con s dalle isole Santa Margherita, e
che era da lungo tempo recluso, ha avuto un leggero malore all'uscita della
messa ed  morto oggi verso le dieci di sera senza aver avuto una grave
malattia. Il signor Giraut, il nostro cappellano, lo ha confessato ieri.
Sorpreso dalla morte, egli non ha rlcevuto sacramenti e il nostro cappellano
ha potuto solo confortarlo pochi istanti prima che morisse. In tal modo questo
prigioniero sconosciuto, detenuto da cos tanto tempo,  stato sotterrato
marted 20 novembre, alle quattro del pomeriggio, nel cimitero di Saint-Paul,
nostra parrocchia. Sul registro mortuario gli  stato dato un nome altrettanto
sconosciuto. Il signor de Rosarges, maggiore, e il signor Reihl, chirurgo,
hanno firmato l registri.

Sul margine du Junca scrive: Ho saputo in seguito che sul registro  stato
segnato col nome di de Marchiel, e che il funerale  stato pagato 40 lire.
Bisogna innanzi tutto sottolineare il fatto che il giorno 19 du Junca descrive
il funerale avvenuto il giorno 20. Alcuni storici, che vogliono vedere in
tutti gli scritti dell'epoca dei documenti fabbricati di sana pianta per
sviare coloro che avessero in seguito tentato di far luce sull'identit del
prigioniero considerano questa anticipazione come una prova dlla falsit del
documento. Ma il diario esiste dal 1690 e du Junca come abbiamo visto, lo
scrive per uso personale.
Chiunque abbia tenuto un diario sa benissimo che le occupazioni della vita
quotidiana obbligano talvolta a rimandare all'indomani la redazione di un
resoconto di una giornata e qualche volta di diverse giornate gi trascorse.
Du Junca non sfugge a questa regola e non lo nasconde: egli incomincia il suo
resoconto in questi termini: nello stesso giorno, luned 19 novembre... ; si
tratta di un promemoria pi che di un diario quotidiano.

Inoltre esiste una prova diretta del valore di questo documento: alla lettura
del testo appare chiaramente che du Junca non ha scritto il suo resoconto lo
stesso giorno in cui sono accaduti i fatti, senza per tardare a lungo a farlo
altrimenti l'annotazione marginale non avrebbe pi avuto ragione di essere e
du Junca l'avrebbe integrata nel suo racconto.
Rileggendo questa annotazione marginale vediamo che Marchioly diventa de
Marchiel.
Questa ortografia sembra pi verosimile: infatti in presenza del curato di
Saint-Paul il maggiore ha probabilmente cercato di non attirare l'attenzione
sul nome. Tutto lascia supporre che la cerimonia si sia svolta molto
semplicemente come per il decesso di un prigioniero qualsiasi. Il curato
inoltre non aveva nessuna ragione di preoccuparsi o meno dell'autenticit del
nome. La cosa  diversa per du Junca: il luogotenente del re sa che si tratta
di un prigioniero misterioso, che vive mascherato e che  arrivato alla
Bastiglia in condizioni del tutto eccezionali. Ricordiamoci dei termini in cui
egli ne parla: ... questo prigioniero sconosciuto, con il volto sempre
coperto da una maschera di velluto nero, che il governatore de Saint-Mars ha
portato con s dalle isole Santa Margherita...

Quando viene a sapere che il nome del prigioniero  stato comunicato al
curato, du Junca si informa: non presso il curato, altrimenti i due nomi
corrisponderebbero, ma verosimilmente presso de Rosarges o de Reilhe.
Senza dubbio si aspettava di sentire un nome molto pi conosciuto; de Marchiel
invece per lui non significa nulla.
Inoltre, dal modo in cui redige l'annotazione a margine, si sente che crede
poco all'autenticit di questo nome: sul registro  stato segnato il nome di
de Marchiel.... Questo  stato segnato pu benissimo significare: bisognava
dargli un nome... gli  stato dato quello di Marchiel.
Inoltre du Junca d una precisazione che pu sembrare una riserva: ... sul
registro...  stato segnato il nome.... Nella prima redazione egli aveva
scritto: ... sul registro mortuario gli  stato assegnato un nome
sconosciuto.
In altre parole, secondo du Junca de Marchiel  uno pseudonimo. D'altronde
come avrebbe potuto essere altrimenti? In fondo si tratta di un prigioniero
che vive mascherato fino al giorno della sua morte, il cui nome  sconosciuto
ai suoi carcerieri e che ha passato diversi anni nel mistero pi assoluto.
Perch dunque rivelarne l'identit su un registro di parrocchia, dal momento
che non esiste nessun obbligo in tal senso e che il parroco non ha nessuna
facolt di controllo? Perch pensare e come ammettere che, una volta morto il
prigioniero, non fosse pi una necessit di Stato tener segreto il suo nome?
Il signor de Marchiel dunque non esiste, e ovviamente neppure Marchioly.

Che cosa aveva dunque fatto quest'uomo per meritare di essere bandito dalla
storia o per rendere indegna di memoria la propria esistenza?
Grazie al coscienzioso du Junca abbiamo una pista: il prigioniero  arrivato,
ci dice il luogotenente del re, assieme al signor de Saint-Mars. E' dunque
entrato nella Bastiglia nel 1698. Conosciamo con precisione le date di
trasferimento e di nomina dei governatori della fortezza reale, poich la
carica era di notevole importanza.
Nel diario di du Junca troviamo d'altronde, in data 8 settembre 1698, le
seguenti precisazioni:
Gioved 18 settembre, alle tre del pomeriggio,  arrivato il signor de
Saint-Mars, nuovo governatore del castello della Bastiglia proveniente dar
governatorato delle isole Santa Margherita e Honorat, portando con s nella
sua lettiga un vecchio prigioniero che egli custodiva gi a Pinerolo. Questo
prigioniero  sempre mascherato e nessuno ne conosce il nome; dalla lettiga 
stato condotto direttamente nella prima camera della torre della Basinire in
attesa della notte. In seuito lo portai io stesso, alle nove di sera, assieme
al signor de Rosarges, uno dei sergenti che il governatore ha portato con s,
nella terza camera della Breteaudire, che era stata ammobiliata alcuni giorni
prima del suo arrivo. L'ordine in tal senso era stato dato dal signor de
Saint-Mars, che aveva deciso che il prigioniero doveva essere servito e curato
dal signor de Rosarges, che il Governatore nutrir.

Per quel che riguarda quest'ultima frase, in cui abbiamo rispettato il testo
scritto da du Junca, pensiamo sia giusto intenderla in questo modo: il
prigioniero doveva essere servito e curato dal signor de Rosarges e mantenuto
dal governatore stesso.
Ecco dunque in quale segreto fu tenuto quest'uomo, morto anonimo il 19
novembre 1703.
Ma si pu pensare che un simile segreto sia rimasto sconosciuto a tutti,
mentre il prigioniero veniva trasferito di prigione in prigione in un'epoca in
cui i viaggi erano lunghi e faticosi? Si pu credere che egli sia vissuto per
pi di vent'anni (de Saint-Mars era rimasto infatti a Pinerolo dal 1664 al
1681) chiuso in una cella senza che nessun detenuto abbia mai potuto vederlo
senza che abbia potuto trasmettere una parola, un segno, una qualsiasi
testimonianza sulla sua vera identit?... E' possibile che nessun
contemporaneo sia venuto a conoscenza della sua esistenza e dei motivi del suo
arresto?... E' possibile infine che coloro che vivevano vicino al re ed erano
a conoscenza dei segreti di Stato non abbiano saputo niente e che dalla
corrispondenza segreta del re non sia trapelato nulla che ci possa dare
qualche indicazione?

Eppure le cose sono andate proprio cos.
La storia ha conservato altri segreti rimasti sconosciuti pi a lungo. Quello
che ci interessa ha impiegato poco tempo a trapelare. Ma fu, a quanto sembra,
una astuzia del destino: il segreto della Maschera di ferro sembra essere
trapelato solo per meglio proteggersi dalle indiscrezioni dei contemporanei e
dalle investigazioni degli storici.
Sono tre secoli che quest'uomo conserva gelosamente l'incognito.

Un uomo arrestato dal re e forse anche rapito in territorio straniero per poi
essere imprigionato, trasferito da prigione a prigione per venti, trenta, o
forse trentaquattro anni e infine morto alla Bastiglia come sappiamo, inumato
nel cimitero di Saint-Paul, nel cuore di Parigi in un pomeriggio di autunno:
quale immaginazione potrebbe resistere all'evocazione di questo inutile
destino in cui la morte rappresenta soltanto una constatazione di non
esistenza?

Da quel 20 novembre 1703, giorno in cui un atto legale ci dimostra che un uomo
era ancora vivo il giorno precedente e che quindi era veramente esistito, gli
archivi reali, la corrispondenza di Stato, le Memorie e le testimonianze dei
contemporanei, le ricerche comparate condotte in Francia, in Italia, in
Germania, in Inghilterra, in Oriente non hanno rivelato nulla di questo
eccezionale prigioniero di Stato. Perci, in mancanza di prove, di documenti,
in una parola di certezze, l'immaginazione degli uni e la fantasia degli altri
sono andate molto avanti: da deduzioni a ipotesl e da ipotesl a deduzioni i
ragionamenti hanno condotto i ricercatori alle pi inverosimili ricostruzioni.
Si  fatto di questa figura appena delineata l'ombra immensa di un re
decaduto, fratello gemello di Luigi XIV, o il profilo inquietante di un servo
che si era prestato a un avvelenamento... E' divenuto di volta in volta
principe inglese, ministro italiano, maresciallo francese patriarca armeno
spia, ribelle, monaco, duca, conte, milord, scrittore di genio (Molire) e
perfino avo di Napoleone!

Ma perch tutte queste supposizioni, queste ipotesi e questi errori? Du Junca
non ci d forse precisazioni tali da permetterci, frugando negli archivi e nei
registri, di ritrovare la traccia del prigioniero, la data del suo arresto e,
di conseguenza, l'affare in cui  stato implicato? Che cosa bisogna ricordare,
per ritornare alla fonte, delle precisazioni date da du Junca ?

1. Che il prigioniero mascherato ha vissuto a Pinerolo.
2. Che egli  sicuramente passato per la prigione di Stato di Santa
Margherita, al largo di Cannes, nel Mediterraneo.
3. Che venivano preparate per lui celle speciali sistemate in modo
particolare.

Pinerolo  lontana da Parigi:  una piazzaforte della provincia di Torino, in
Piemonte. La Francia la possiede una prima volta dal 1536 al 1574 e, all'epoca
di Luigi XIII e di Luigi XIV, a partire dal 1631. Essa rappresenta, e ne
vedremo in seguito l'importanza strategica, la porta del Piemonte e
dell'Italia per gli eserciti che arrivano dalla Francia. Una piazzaforte
dunque e anche un torrione, di cui Saint-Mars  il governatore dal 1664 al
1681.

In questo periodo arrivano nel torrione, in date diverse, sei prigionieri di
Stato. Conosciamo questi sei prigionieri e sappiamo che la Maschera di ferro 
da cercare tra di loro.

Il primo arrivato si chiama Nicolas Fouquet. Saint-Mars lo conduce di persona
a Pinerolo e rimane a custodirlo nel 1664.
Nicolas Fouquet, visconte di Vaux, marchese di Belle-Isle, sovrintendente
generale delle Finanze, ministro di Stato, membro del Consiglio d'En Haut, 
condannato per aver voluto rendersi arbitro sovrano dello Stato, per aver
tentato nel 1657 di:ribellarsi nella sua cittadella di Belle-Isle, forte di
duecento cannoni e per aver inoltre sottratto a suo profitto i fondi dello
Stato.
Il processo di Fouquet  durato tre anni, dopo uno spettacolare arresto da
parte di D'Artagnan, a Nantes qualche settimana dopo la festa sontuosa data
dal sovrintendente nel suo castello di Vaux, in onore del Re e della corte.
Condannato al bando perpetuo e alla confisca dei beni, egli vede aggravarsi la
sua pena per l'intervento del re che lo condanna alla detenzione perpetua.
Fouquet muore nel 1680.

Il secondo arrivato a Pinerolo si chiama Eustache Dauger. Viene condotto nella
fortezza da un maggiore di Dunkerque, sotto la protezione dell'esercito di
stanza a Pinerolo, richiesta dal re. Ignoriamo quale sia stato il suo crimine.
Dauger arriva nel 1669.

Due anni pi tardi  la volta di Lauzun. Gran signore dapprima favorito del
re, Antonin Nompar de Caumont La Force, duca di Lauzun, cade in disgrazia
presso Luigi XIV poich vuole sposare (ma poi rimanda la scadenza)
Mademoiselle de Montpensier. Imprigionato nella Bastiglia nel 1671, viene
trasferito lo stesso anno a Pinerolo che lascer solo dopo la morte di Fouquet
nel 1680.

Nel 1674 arriva un monaco giacobino; nel 1676 una spia di nome Dubreuil; nel
1679 il diplomatico italiano Mattioli, confidente del duca di Mantova,
arrestato e condotto sotto buona scorta a Pinerolo.

Infine, un domestico, La Rivire, divide la sorte dei prigionieri.

Nel 1681 Saint-Mars viene nominato a Exiles, nelle Alpi, e porta con s sotto
buona scorta Dauger e il domestico La Rivire, che muore in quella prigione
sei anni pi tardi.
Da Exiles (sempre con Dauger) Saint-Mars parte per Santa Margherita, dove
resta dieci anni e dove gli vengono mandati i suoi vecchi prigionieri di
Pinerolo, tra i quali si trova Mattioli. Poi, nel 1698, come abbiamo visto,
Saint-Mars raggiunge la sua ultima destinazione: la Bastiglia. Egli viaggia
con uno dei suoi prigionieri che lo segue malerato e che muore nel 1703.

Chi  il prigioniero mascherato ? Scoprire il suo nome significa conoscere
l'uomo dalla Maschera di ferro.

L'interrogativo deve la sua notoriet a Voltaire, il quale si rende conto per
primo del vantaggio che si pu trarre dalla storia del prigioniero mascherato
il cui incognito , molti anni dopo la sua morte, ancora gelosamente
conservato.
Egli ha del resto passato qualche tempo alla Bastiglia, in due soggiorni alla
distanza di dieci anni l'uno dall'altro: il primo dal 17 maggio 1717 al 14
aprile 1718 e il secondo dal 17 al 26 aprile 1726.
Quattordici anni dopo la morte della Maschera egli ha potuto benissimo
incontrare guardiani o prigionieri contemporanei del misterioso uomo
mascherato.
Tramite la tradizione orale della prigione di Stato, Voltaire viene a sapere
dell'esistenza del prigioniero rinchiuso in condizioni di eccezionale rigore e
la denuncia in privato, prima di fare rivelazioni pubbliche.
Abbiamo infatti una lettera indirizzata all'abate Dubos nella quale Voltaire
afferma:
Io ne so abbastanza della faccenda dell'uomo dalla maschera di ferro morto
alla Bastiglia. Ho parlato con gente che lo ha servito.
Voltaire non dice, notiamo bene, la faccenda dell'uomo che, una volta
prigioniero, fu costretto a portare una maschera ... Nient'affatto! Egli parla
della faccenda dell'uomo dalla maschera di ferro..., certo che il suo
corrispondente capir.
Nel 1738, data di questa lettera, per la gente ben informata l'uomo dalla
maschera di ferro non  uno sconosciuto. Durante tutta la sua vita Voltaire
cerc di sapere qualcosa di pi a proposito di questo mistero ed anche a
prezzo di certe provocazioni delle quali era specialista tent di ottenere una
risposta ufficiale l'unica che potesse soddisfare la sua curiosit.

Per coloro che abbiano una certa diffidenza nei confronti del celebre
polemista dobbiamo aggiungere che egli non  stato l'unico a essere rinchiuso
nella Bastiglia e ad aver sentito parlare della Maschera di ferro. L'abate
Lenglet-Dufresnoy, per esempio, rinchiuso otto volte alla Bastiglia tra il
1718 e il 1751 rifiuta di rispondere alle domande che gli rivolge il suo amico
Anquetil. Assillato da quest'ultimo, alla fine egli esclama:
Vorreste forse farmi andare una nona volta alla Bastiglia?

Verso la fine del regno di Luigi XIV, il governo si inquieta per queste
indiscrezioni. Il 10 febbraio 1710 Pontchartrain, segretario di Stato, scrive
in nome del re al governatore della Bastiglia, Bernaville, per richiamarlo
all'ordine:
Sono costretto a dirvi che voi e il cavaliere de La Croix parlate troppo e in
modo troppo chiaro dei prigionieri stranieri di cui avete la sorveglianza. Il
segreto e il mistero sono i vostri primi doveri, vi prego di ricordarvelo. N
d'Argenson n alcun' altra persona che non vi sia stata mandata da me deve
vedere questi prigionieri. Ricordate in particolare all'abate Renaudot e a de
La Croix la necessit di un segreto inviolabile e inpenetrabile.

Pur non essendo ancora diventata una prigione dorata, la Bastiglia gi a
quell'epoca vede rilassarsi la disciplina.
E' anche vero che per i nobili e per i prigionieri importanti come Voltaire il
rigore  meno pesante che per quelli che Pontchartrain chiama i prigionieri
stranieri. Per questi ultimi tutto si svolge nel segreto del gabinetto reale
e gli unici a conoscere il segreto del re sono il ministro e il governatore.
Il luogotenente di polizia, pur essendo responsabile della sicurezza e
dell'ordine pubblico nella capitale e alla Bastiglia, non  al corrente di
questi segreti.
Cos succede che alcuni prigionieri rimangano dieci o vent'anni e talvolta
anche di pi nelle celle delle prigioni di Stato e che se ne dimentichi
perfino il nome.
Si scrive per esempio: il prigioniero rinchiuso nella torre del fondo...
oppure: il prigioniero che ho trovato quando sono arrivato... e Louvois,
quando ha tempo, si preoccupa di sapere qual  il crimine che gli viene
imputato per ottenere eventualmente la grazia dal re o il trasferimento in
un'altra cella.

La Bastiglia dunque era una prigione dura; non tanto forse verso la fine della
monarchia, ma senz'altro ai tempi in cui vi fu rinchiusa la Maschera di Ferro.
Pur non essendo l'unico ad aver sentito parlare della Maschera di ferro,
Voltaire  il solo a potersi assumere il rischio di parlarne. Tuttavia deve
aspettare di essere celebre per poter spingere a fondo le sue ipotesi; prima
non pu che avanzare a piccole tappe.

Ecco ci che scrive nel 1751 nella prima edizione del Secolo di Luigi XIV:
Qualche mese dopo la morte di Mazarino successe un awenimento senza
precedenti che, cosa non meno strana, tutti gli storici hanno ignorato. Venne
mandato nel pi gran segreto al castello dell'isola Santa Margherita, nel mar
di Provenza, un prigioniero sconosciuto, di altezza superiore alla media,
giovane e dal portamento fiero e nobile. Questo prigioniero portava per la
strada una maschera, il cui sottogola aveva delle molle d'acciaio che gli
permettevano di mangiare con la maschera sul viso. C'era l'ordine di ucciderlo
nel caso si scoprisse. Egli rest nell'isola fin quando un ufficiale di
fiducia, di nome Saint-Mars, governatore di Pinerolo, essendo stato nominato
nel 1790 governatore della Bastiglia, and a prenderlo nell'isola di Santa
Margherita e lo condusse, sempre mascherato, alla Bastiglia.
Il marchese di Louvois and a trovarlo nell'isola prima del trasferimento. Lo
sconosciuto venne condotto alla Bastiglia, dove venne sistemato bene, per
quanto  possibile in quel castello; non gli si rifiutava nulla di ci che
chiedeva ed aveva una particolare predilezione per la biancheria di finezza
straordinaria e per i pizzi. Suonava la chitarra, veniva trattato con ogni
rispetto e il governatore si sedeva raramente davanti a lui. Un vecchio medico
della Bastiglia, che lo cur a pi riprese disse che non aveva mai visto il
suo volto, pur avendone spesso esaminato la lingua e il resto del corpo.
Secondo questo medico egli aveva un bellissimo corpo, la pelle leggermente
scura, il tono della voce che destava interesse in chi lo ascoltava. Non si
lamentava mai della sua situazione e non faceva mai nulla per svelare il suo
segreto.
Questo sconosciuto mor nel 1703 e fu sepolto di notte nella parrocchia di
Saint-Paul. Ci che sorprende maggiormente  il fatto che quando lo
sconosciuto fu mandato nell'isola di Santa Margherita, in Europa non scomparve
nessun uomo importante.
Tutto ci induce a prendere molto sul serio queste rivelazioni. Anzitutto il
rischio che Voltaire corre nel 1751  ancora piuttosto serio; egli poteva
rivelare solo indiscrezioni gi note negli ambienti meglio informati degli
affari di Stato. Inoltre alcuni particolari concordano perfettamente con le
testimonianze di du Junca.
Ora, di questa testimonianza Voltaire non poteva saper nulla. Teniamo presente
che il segreto  tanto pi completo in quanto non si conoscono gli itinerari
seguiti dal prigioniero; perci Voltaire orienta le sue ricerche verso gli
anni in cui Saint-Mars fu governatore di Santa Margherita. Noi sappiamo,
secondo le informazioni di du Junca, che il prigioniero era gi sotto la
sorveglianza di Saint-Mars quando questi era governatore di Pinerolo. Voltaire
invece lo ignora e di conseguenza concentra le sue inchieste sulla scomparsa
di personalit celebri in un periodo di tempo molto posteriore all'arresto
dell'uomo dalla maschera di ferro.
Eppure noi conosciamo, attraverso due altri casi famosi, l'affare Calas e
l'affare Sirven, l'abilit di Voltaire nel condurre inchieste e la sua grande
capacit di adoperare nel modo migliore tutte le relazioni altolocate di cui
godeva. Questo  un altro argomento a favore della credibilit delle
informazioni che egli ci ha lasciato.
Il fatto che egli parli di un funerale notturno dimostra semplicemente che non
ha potuto consultare i registri di Saint-Paul. Bisogna tener conto anche del
fatto che nelle alte sfere dello stato nessuno reagisce.
L'anno seguente, in una seconda edizione, Voltaire aggiunge:
Questo prigioniero era senza dubbio un personaggio importante, a giudicare da
quello che gli successe nei primi giorni del suo soggiorno nell'isola. Il
governatore metteva egli stesso i piatti sul tavolo del prigioniero e si
ritirava dopo averlo rinchiuso nella cella. Un giorno il prigioniero scrisse
qualcosa con un coltello su un piatto d'argento e lo lanci dalla finestra
verso una barca che stava vicino alla riva, ai piedi della torre. Un
pescatore, proprietario della barca, raccolse il piatto e lo consegn al
governatore.
Questi, sorpreso, chiese al pescatore: Avete letto ci che sta scritto su
questo piatto e qualcuno l'ha visto tra le vostre mani?
Non so leggere, rispose il pescatore. L'ho appena trovato e nessuno ha potuto
vederlo.
Il pover' uomo venne trattenuto fino a che il governatore si fu assicurato che
effettivamente non sapeva leggere e che il piatto non era stato visto da
nessuno.
Andate, gli disse poi il governatore, potete considerarvi fortunato di non
saper leggere.
Tra le persone che sono venute a conoscenza immediata dl questi fatti,
prosegue Voltaire, ce n' una assolutamente degna di fede e tuttora in vita.
Il signor de Chamillard fu l'ultimo dei ministri al corrente di questo
segreto. Il secondo maresciallo de La Feuillade, suo genero, mi ha detto che
alla sua morte egli lo scongiur in ginocchio di rivelargli l'identit
dell'uomo che non fu mai conosciuto se non con il nome di Uomo dalla Maschera
di Ferro. Chamillard gli rispose che era un segreto di Stato e che aveva
giurato di non tradirlo mai. Ci sono inoltre molti dei miei contemporanei che
confermano la veridicit delle mie rivelazioni e non conosco fatto pi
straordinario n meglio constatato.

Questo richiamo alla testimonianza dei contemporanei  una prova
dell'interesse di Voltaire per l'affare; non si tratta, come  stato detto da
alcuni suoi avversari di un espediente per far credere che esistessero dei
testimoni senza citarli. Ormai possiamo esserne pi che mai certi, poich le
ricerche condotte da duecento anni a questa parte hanno rivelato delle
testimonianze scritte, la prima delle quali viene dalla cognata di Luigi XIV,
Madame, la principessa Palatina.
Infatti il dieci ottobre 1711 la principessa Palatina scrive da Marly alla
grande elettrice di Hannover:
Un uomo  rimasto per molti anni nella Bastiglia e vi  morto mascherato.
Aveva accanto a s due moschettieri con l'ordine di ucciderlo nel caso si
fosse tolto la maschera. Egli ha mangiato e dormito mascherato. Doveva essere
ben importante il nascondere la sua identit, dal momento che per il resto 
sempre stato trattato bene e ha sempre ricevuto tutto ci che desiderava.
Faceva la comunione mascherato, era molto devoto e leggeva continuamente. Non
si  mai potuto sapere chi fosse.

Quando la Palatina scrive questa lettera, la Maschera  morta da otto anni. Si
possono avanzare due ipotesi sulle ragioni che inducono, il 10 ottobre 1711,
la vedova del duca d'Orlans, fratello di Luigi XIV e padre del Reggente, a
rievocare l'avventura di quell'infelice.
E' possibile che la principessa risponda a una lettera dell'amica, lettera che
sarebbe scomparsa e nella quale la principessa di Hannover forse cercava una
persona scomparsa dalla Germania o dall'Inghilterra qualche anno prima. E'
un'ipotesi azzardata, ma non pi di altre fatte in quella occasione.

In questo caso  naturale che al suo ritorno a Versailles, qualche giorno pi
tardi, la Palatina abbia voluto informare la sua corrispondente. E' del resto
da Versailles che la Palatina scrive di nuovo alla principessa di Hannover
dodici giorni dopo la lettera di Marly.
Ho saputo, scrive il 22 ottobre, chi era l'uomo mascherato morto alla
Bastiglia. Se ha portato una maschera non  stato per crudelt: era un milord
inglese, immischiato nell'affare del duca di Berwick contro il re Guglielmo.
E' morto cos affinch Re Guglielmo non venisse mai a sapere che cosa era
accaduto di lui.
Nella seconda ipotesi si pu pensare che la cognata di Luigii XIV abbia
sentito parlare della Maschera di ferro durante una conversazione in un
salotto e che abbia voluto saperne di pi. Ma allora, perch quella lettera da
Marly alla principessa di Hannover?
Comunque la spiegazione data nella seconda lettera di Versailles sulle ragioni
dell'arresto della Maschera non ci soddisfa affatto. Ci si trova divisi tra la
sensazione che la principessa Palatina sia stata messa in guardia contro il
pericolo di divulgare un tale segreto e quella che essa sia stata
semplicemente ingannata sulle vere ragioni dell'arresto del misterioso
prigioniero.

Bisogna infatti notare la voluta imprecisione nella descrizione del
personaggio: un milord inglese... immischiato nell'affare del duca di
Bervick.... Questo non ci permette di fare grandi passi avanti. E' evidente
per che deve essere stato difficile tener nascosto alla Palatina l'origine
geografica dell'affare, sia perch essa aveva da parte sua informazioni pi
precise, sia perch la principessa di Hannover sapeva che la Maschera veniva
da oltre Manica.
Madame, in ogni caso, non ritorner mai pi su quest'affare.

Bisogna vedere in questo episodio un'ulteriore astuzia dei detentori del
segreto? E' ci che dovremo verificare. Per il momento abbiamo una prova
supplementare dell'esistenza di un prigioniero mascherato, una prova che non
ci viene da Voltaire e che perci conferma le sue affermazioni.
E' interessante notare che questa corrispondenza di Madame, la principessa
Palatina, a Sofia di Hannover  stata pubblicata solo alia fine del XIX
secolo. Voltaire non ne pu dunque aver avuto conoscenza. Bisogna anche
ricordare che la Palatina, bench facente parte della famiglia reale,  una
straniera. Ecco perch pu essere difficile dirle la verit... Essa ha del
resto la solida reputazione di essere una chiacchierona, incapace di mantenere
un segreto; ma ha anche quella di essere ben informata appunto per i suoi
legami con le altre corti d'Europa, ci che pu spiegare la rapidit con la
quale le viene data una spiegazione plausibile, per evitare che essa conduca
da parte sua una inchiesta privata, spinta da una curiosit comprensibile ma
inopportuna.

Quanto all'affare del duca di Berwick, esso  poco conosciuto. Si sa che
costui era figlio naturale di Giacomo II re d'Inghilterra. Giacomo II fu
detronizzato dal principe d'Orange, divenuto re sotto il nome di Gugliemo III.

Infine pare ci siano divergenze tra gli storici sul luogo nel quale fu redatta
la seconda lettera della Palatina. Alcuni dicono Marly, gli altri Versailles.
Dopo un'accurata verifica possiamo dire che la prima lettera  di Marly, la
seconda di Versailles. Per noi questo  importante:  manifestamente la prova
che la principessa ha condotto la sua inchiesta nelle vicinanze immediate del
re.

Il richiamo di Voltaire alla testimonianza dei contemporanei ci appare oggi
largamente giustificato da queste due lettere della principessa Palatina. Ma
lo scrittore se ignorava questa testimonianza della Palatina, non poteva
trascurare le indiscrezioni gi filtrate, una delle quali era stata argomento,
nel 1745, di un racconto molto circostanziato, pubblicato in Olanda senza il
nome dell'autore. Si tratta delle Memorie per servire alla storia di Persia.
E' un romanzo a chiave, ogni nome orientale nasconde la vera identit di un
personaggio della storia di Francia: Luigi XIV viene chiamato Cha-abas, la
favorita indiana  La Vallire. Il figlio del re e della favorita, conte di
Vermandois,  chiamato Giafer; il delfino, Sphir-mirza e, naturalmente, la
Persia rappresenta la Francia. E' il primo romanzo della Maschera di ferro e
comincia come un racconto di fate per adulti: un principe amava
appassionatamente le donne ed ebbe parecchie favorite... Una delle prime fu
un'indiana non molto bella, alta e assai ben fatta, che il cielo aveva
generosamente dotata di spirito e di nobili sentimenti. Il suo cuore era pieno
di quella delicata tenerezza che d tanto fascino all'amore e che  forse il
principale merito di una donna. Cha-abas l'am al di sopra di ogni cosa; ne
ebbe un figlio che chiam Giafer. Questo giovane principe fu educato con ogni
cura: era bello, ben fatto, pieno di spirito ma fiero e collerico e non
accettava di riconoscere in Sphir-mirza l'unico figlio legittimo di Cha-abas
e di conseguenza l'erede della sua corona. Questi due giovani principi, che
avevano pressappoco la stessa et, avevano due caratteri molto diversi.
Sphir-mirza, che non aveva nulla da invidiare in bellezza a Giafer, aveva
inoltre un'infinita dolcezza ed era molto apprezzato per la sua cortesia e
bont di cuore. Erano queste quallt, tanto pi ammirevoli in quanto
riscontrabili in un principe nato all'ombra del trono, che rendevano
Sphir-mirza oggetto del disprezzo di Giafer, il quale non perdeva nessuna
occasione di dire che egli compiangeva i persiani che erano destinati a
ubbidire un giorno a un principe senza spirito e cos poco degno di governare.
Cha-abas, al quale veniva riferito il comportamento di Giafer ne capiva la
scorrettezza, ma in lui l'autorit cedeva ail'amore paterno e questo monarca
assoluto non era capace di imporre la sua volont ad un figlio che abusava
della sua tenerezza. Infine Giafer perse a tal punto il controllo di se stesso
da arrivare a schiaffeggiare un giorno il principe Sphir-mirza. Cha-abas,
immediatamente informato, trem per il colpevole e, malgrado il suo desiderio
di fingere di ignorare l'accaduto, fu costretto a mettere a tacere l'affetto
in nome del rispetto che doveva a se stesso, alla sua corona e alla corte in
cui il fatto aveva suscitato tanto scalpore.
Egli radun, facendosi violenza, i suoi pi intimi confidenti, svelando loro
il suo dolore e chiedendo un loro consiglio. Tenendo conto dell'importanza
dell'offesa e conformemente alle leggi dello Stato, tutti chiesero la morte.
Che colpo per un padre cos tenero!
Tuttavia uno dei ministri, pi sensibile degli altri al dolore di Cha-abas,
gli disse che conosceva un mezzo per punire Giafer senza togliergli la vita;
bisognava mandarlo al pi presto nell'esercito, che in quel momento si trovava
alle frontiere dalle parti di Feidran (Fiandre).
Poco dopo il suo arrivo si sarebbe sparsa la voce che era un appestato per
spaventare e allontanare tutti coloro che la sua presenza avrebbe potuto
incuriosire; dopo alcuni giorni di questa finta malattia lo si sarebbe dato
per morto e cos, mentre in presenza di tutto l'esercito si sarebbero svolti i
funerali, degni della sua nascita, egli sarebbe stato trasferito nottetempo,
in gran segreto, nella cittadella d'Ormuz, per finirvi i suoi giorni. Tutti
approvarono questa proposta, particolarmente il povero Cha-abas.
Vennero scelte persone fidate e discrete per eseguire questi ordini. Giafer
part per raggiungere l'esercito con un magnifico equipaggio. Tutto avvenne
come era stato progettato, mentre al campo si piangeva la morte del'infelice
principe, egli veniva condotto per vie traverse nell'isola di Ormuz dove venne
consegnato al comandante che aveva gi ricevuto l'ordine di Cha-abas di
impedire a chicchessia di vedere il principe.
Un unico domestico, al corrente del segreto venne trasferito col principe; ma,
essendo morto per strada, i capi della scorta lo sfigurarono a colpi di
pugnale per impedire a chiunque di riconoscerlo e lo lasciarono disteso sulla
strada dopo averlo spogliato per maggior precauzione.
Il comandante della cittadella d'Ormuz trattava il suo prigioniero con il
massimo rispetto, lo serviva di persona e prendeva i piatti direttamente dalle
mani dei cuochi, i quali non hanno mai visto il volto di Giafer.
Questo principe un giorno scolp il suo nome sul dorso di un piatto con la
punta di un coltello. Uno schiavo tra le cui mani era caduto il piatto, lo
consegn ai comandante sperando di ricevere una ricompensa; ma l'infelice fu
eliminato immediatamente e venne seppellito con lui un segreto di una tale
importanza. Precauzione inutile, visto che evidentemente il segreto  stato
mal custodito. Cosa logica soprattutto negli affari dei grandi, i quali devono
affidare i loro segreti a molte persone, tra le quali esistono sempre gli
indiscreti per interesse o per temperamento e spesso per odio e ingratitudine.

Giafer rimase parecchi anni nella cittadella d'Ormuz e la lasci quando venne
trasferito in quella d'Ispahan (Parigi). Cha-abas, in riconoscimento della
fedelt del comandante della cittadella d'Ormuz, gli affid quella di Ispahan,
rimasta senza comandante. Si decise, per prudenza, di spostare anche Giafer da
una cittadella all'altra, affinch restasse sotto la custodia dello stesso
comandante. Infatti non sarebbe stato prudente affidarlo a un nuovo confidente
che avrebbe potuto dimostrarsi meno fedele e meno rigoroso del precedente.

Sia a Ormuz che a Ispahan si prendeva la precauzione di mettere una maschera
al principe quando questi, a causa di malattie o per altri motivi, era
costretto a esporsi agli sguardi. Diverse persone degne di fiducia hanno
affermato di aver visto pi di una volta il prigioniero mascherato e hanno
riferito che egli dava del tu al governatore, il quale invece era molto
deferente nei suoi riguardi.
Se qualcuno si chiede perch, essendo sopravvissuto moiti anni a Cha-abas e a,
Sphir-mirza, Giafer non sia stato liberato dalla sua prigionia deve tener
conto del fatto che non sarebbe stato possibile restaurare nel suo stato, nel
suo rango e nelle sue cariche un principe di cui si venerava la tomba e dei
cui funerali molti erano stati testimoni e molto si era scritto. Qualunque
cosa si fosse detto, non si sarebbe mai riusciti a distruggere nel popolo la
convinzione che Giafer era morto di peste nel campo dell'esercito di Fiedran.

Questo racconto  del 1745. La maggior parte degli autori affermano che
Voltaire vi si  ispirato. Per quel che ci riguarda rimaniamo fedeli al nostro
punto di vista iniziale: la testimonianza di Voltaire non nasce unicamente dal
desiderio della notizia sensazionale e se troviamo effettivamente nelle
Memorie per servire alla storia di Persia alcune precisazioni di cui Voltaire
si serve pi tardi, vi sono anche delle affermazioni che il filosofo ha
respinto. D'altronde Voltaire parla dell'affare della maschera fin dal 1738,
in una lettera all'abate Dubos. Egli conosceva perci il caso prima
dell'autore delle Memorie.
Il richiamo discreto alla testimonianza dei suoi contemporanei, lanciato da
Voltaire nel 1751, nel Secolo di Luigi XIV, ha dovuto portare qualche frutto
poich nel suo Supplenento al Secolo di Luigi XIV, lo scrittore cita, almeno
in parte, le sue fonti, per rispondere ad alcune critiche.

Cos, ecco alcune precisazioni sulla scena del piatto quel famoso piatto sul
quale il prigioniero aveva inciso il suo nome: La scena  stata raccontata,
scrive Voltaire, da Riousse, ex commissario della Guerra a Cannes, che aveva
visto il prigioniero in giovent quando era stato trasferito dall'isola di
Santa Margherita a Parigi. Riousse l'anno scorso era ancora in vita non so se
ora sia vivo o morto. Le avventure di quel prigioniero di Stato sono comunque
conosciute in tutto il paese e il marchese d'Argens, la cui probit  nota, ha
sentito molto tempo fa raccontare il fatto da Riousse e dagli uomini pi
importanti della sua provincia.

Voltaire cerca molto sinceramente di conoscere la verit e le prime
conclusioni (negative) alle quali arriva sono quelle degli storici moderni che
dispongono di fonti pi solide e in particolare, come vedremo, di
corrispondenze ufficiali segrete. Ecco come l'autore del Supplemento al Secolo
di Luigi XIV arriva alle sue prime conclusioni, quindici anni dopo aver
parlato per la prima volta dell'affare, il che  evidentemente una prova di
seriet e non una consumata abilit:
Parecchie persone mi chiedono tutti i giorni chi fosse quel prigioniero cos
illustre e cos sconosciuto: io sono uno storico e non un indovino. Non era
certo il conte di Vermandois non era il duca di Beaufort, che scomparve
nell'assedio di Candia e del quale non si pot individuare il corpo poich i
Turchi l'avevano decapitato. Il signor de Chamillard diceva talvolta, per
rispondere alle domande assillanti dell'ultimo maresciallo de La Feuillade e
del signor de Caumartin, che si trattava di un uomo che conosceva tutti i
segreti di Fouquet. Egli dunque confessava, per lo meno, che lo sconosciuto
era stato rapito qualche tempo dopo la morte del cardinale Mazarino. Ora,
perch tante precauzioni per un confidente di Fouquet, per un subalterno ? Si
pensi che a quel tempo non scomparve nessun uomo importante. E' dunque
evidente che si trattava di un prigioniero della pi grande importanza, ma il
cui destino era sempre stato segreto. E' tutto quanto ci  permesso di
congetturare.
Diciassette anni pi tardi, nel 1770, Voltaire pubblica una nuova precisazione
nelle sue Questioni.

Bisogna tener conto del fatto che nel XVIII secolo tutto ci che non si pu n
scrivere n stampare si riferisce al re e ai suoi segreti. Madame du Deffand,
in una lettera a Walpole del 19 luglio 1768, condivide questo parere: Il
fatto  vero, scrive la du Deffand, che la Maschera di ferro avrebbe potuto
invece diventare un uomo molto importante se egli avesse conosciuto la sua
origine o meglio se avesse potuto rivelarlo.
In quanto a coloro i quali, sollecitati dai racconti di Voltaire, credono di
possedere delle informazioni sulla faccenda, essi non esitano a prendere la
penna per scrivergli e comunicargli ci che sanno.
Cos, nel 1763, nel suo Saggio della  storia generale, Voltaire allude a una
lettera di un certo signor de  Palteau. Questo de Palteau si chiamava in
realt Formanoir de Palteau. Era figlio di Guillaume de Formanoir, nipote del
governatore Saint-Mars e suo luogotenente nell'isola di Santa Margherita nel
1693, vare a dire durante la prigionia della Maschera di ferro.
Secondo Voltaire, de Palteau nella sua lettera conferma che questo
prigioniero alloggi in quel castello, che diverse persone lo videro scendere
da una lettiga, che egli portava una maschera nera e che nella regione la
gente se ne ricorda ancora. Questa ulteriore prova non era necessaria,
prosegue Voltaire, ma non bisogna trascurare niente di tutto ci che riguarda
un fatto cos fuori del comune.
E' chiaro che se non lo si lasciava passare nel cortile della Bastiglia, se
gli si permetteva di parlare al suo medico solo coperto da una maschera, era
per paura che si potesse riconoscere nei suoi lineamenti una rassomiglianza
troppo forte con qualche potente.
Egli poteva mostrare la lingua, ma mai il viso. In quanto alla sua et, egli
stesso ha detto al farmacista della Bastiglia, pochi giorni prima di morire,
che pensava di avere all'incirca sessant'anni, e il signor Marsolan, chirurgo
del maresciallo di Richelieu e poi del duca d'Orlans e genero di questo
farmacista, me lo ha detto pi di una volta. Infine, perch dargli un nome
italiano?
Tra quest'ultima precisazione riguardante l'et del prigioniero e quelle
precedenti scritte diciassette anni prima, gli sforzi di Voltaire per
approfondire le sue ricerche a quanto sembra sono rimasti vani. Egli ha
comunque suscitato un grande movimento di interesse e di curiosit.

Nel luglio 1768, per esempio, Grimm scrive a un amico:
Qualsiasi persona voglia leggere il racconto di Voltaire con una certa
attenzione sar in grado di formulare congetture del tutto verosimili, ma esse
possono  essere soltanto mormorate all'orecchio, non si possono n scrivere n
stampare..
Per pi di cinquant'anni, Voltaire ha fatto ricerche: dal 1717, data del suo
primo soggiorno alla Bastiglia, al 1771 egli ha cercato invano di scoprire
l'identit di questo misterioso prigioniero di Stato, raggiungendo i limiti
del crimine di lesa maest. Nessuno alla corte ha reagito e perci egli ha
tentato il tutto per tutto costruendo la pi formidabile delle ipotesi: quella
di Voltaire nel Supplemento al Secolo di Luigi XIV, dell'usurpazione della
corona da parte di Luigi XIV.
Eccoci ora in presenza di congetture del tutto verosimili che non si
possono n scrivere n stampare.
Ora, malgrado la precisione con la quale egli architetta la sua ipotesi
nessuno cercher di smentirla, nessuno alla corte accorder importanza o
interesse a questa storia, che far per parlare di s tutta Parigi.

Questo succede nel 1771. Le Questioni sull'Enciclopedia vengono ripubblicate
con, questa volta, un'aggiunta dell'editore (!) redatta in questi termini:
L'editore ritiene, dal modo in cui Voltaire ha esposto i fatti, che questo
celebre storico sia come lui ben convinto del sospetto che avanza nel suo
libro, ma che, da buon francese non abbia voluto riferire apertamente i fatti,
anche perch quel tanto che ha detto  ben sufficiente a fornire la chiave
dell'enigma.
Secondo me essa  la seguente:
La Maschera di ferro era senza dubbio un fratello di Luigi XIV, la cui madre,
come ci spiega Voltaire, apprezzava molto la biancheria raffinata. E fu
leggendo le Memorie di quel tempo, che parlano di questo aneddoto a proposito
della regina, che, ricordandomi che la Maschera di ferro aveva anch'essa
questa passione, non dubitai pi che non fosse suo figlio, cosa di cui tutte
le altre circostanze mi avevano gi convinto.
Si sa che Luigi XIII da molto tempo non abitava pi con la regina, e che la
nascita di Luigi XIV fu dovuta soltanto a un felice caso abilmente costruito;
caso che costrinse il re a dormire nello stesso letto della regina.
Ecco dunque come io credo che.le cose siano andate:
La regina doveva essere convinta che era colpa sua se non nasceva un erede a
Luigi XIII. Quando le nacque colui che diventer la Maschera di ferro non pot
fare a meno di ricredersi. Il cardinale, al quale avr senz'altro confidato il
fatto, avr saputo per diverse ragioni approfittare di questo segreto; egli
avr progettato di volgere questo avvenimento a favore suo e dello Stato.
Convinto da quell'esempio che la regina poteva dare dei figli al re egli
sistem le cose in modo da favorire l'incontro dei re e della regina nello
stesso letto. Ma la regina e il cardinale, trovandosi d'accordo sulla
necessit di nascondere a Luigi XIII l'esistenza della Maschera di ferro,
l'avranno fatta rapire in grande segreto. Questo segreto rimarr tale per
Luigi XIV fino alla morte del cardinale Mazarino.
Il monarca, venendo allora a sapere di avere un fratello maggiore che sua
madre non poteva misconoscere e che probabilmente aveva dei lineamenti che
dimostravano chiaramente la sua origine, pensando che il bambino, nato durante
il matrimonio, non poteva essere dichiarato illegittimo dopo la morte di Luigi
XIII senza un grande scandalo, pens di non potersi servire di un mezzo pi
saggio e pi giusto per assicurare la sua tranquillit e quella dello Stato:
mezzo che lo dispensava dal commettere una crudelt che la politica avrebbe
ritenuto necessaria a un monarca meno coscienzioso e meno magnanimo di Luigi
XIV.
Mi sembra che pi si  informati della storia di quel tempo e pi si rimane
colpiti dal numero di circostanze che tendono a dimostrare la fondatezza di
questa ipotesi.
Se il re e la corte non commentano ufficialmente l'affermazione dell'illustre
polemista negli ambienti meglio informati (vale a dire negli ambienti vicini
al sovrano) si cerca ben presto di svelare il mistero.
E' forse gi troppo tardi? Il segreto concerne veramente la legittimit
monarchica dei discendenti di Luigi XIV?
Luigi XV e i suoi successori hanno sempre risposto a queste domande in modo
molto evasivo. A Choiseul, Luigi XV risponde:
Se voi sapeste di che cosa si tratta vi rendereste conto che  una cosa di
poco interesse...
A Madame de Pompadour: Era il ministro di un principe italiano.
Alcuni anni pi tardi Maria Antonietta volle conoscere l'identit della
Maschera di ferro e chiese a Luigi XVI di intraprendere delle ricerche nei
documenti segreti.
Le ricerche vennero effettuate ma non diedero nessun risultato, d'altronde la
maggior parte di questi documenti furono pi tardi messi a disposizione degli
storici che non ebbero maggior successo.
Alla fine  il conte di Maurepas che d a Luigi XVI una spiegazione riguardo
alla Maschera. Il re la riferisce alla regina, in presenza di Madame Campan,
prima dama di compagnia di Maria Antonietta: Era un suddito del duca di
Mantova, dice Luigi XVI, pericoloso per il suo animo intrigante.
Questa  la risposta che Madame Campan ci riferisce nelle sue Memorie.
Nel diciannovesimo secolo, Michelet respinger questa ipotesi in quanto
secondo lui il re non poteva rivelare all'Austriaca il segreto della dinastia:
Se Luigi XVI ha detto a Maria Antonietta che non ne sapeva niente,  perch,
conoscendola bene, egli non aveva nessuna voglia di far arrivare il segreto
fino a Vienna. Con ogni probabilit il bambino fu il fratello di Luigi XIV e
la sua nascita oscurava la questione, capitale per loro, di sapere se Luigi
XIV, loro avo, aveva regnato legittimamente.
Troviamo dunque in Michelet un difensore della tesi di Voltaire.
Tre quarti di secolo dopo la morte di un prigioniero mascherato, ci troviamo
di fronte a un certo numero di ipotesi.
Il reggente e la principessa Palatina parlano di un suddito della Regina Anna
d'Inghilterra, Luigi XV e Maurepas di un suddito del duca di Mantova, Voltaire
crede di poter concludere che si tratta di un principe di sangue reale: alla
luce di documenti autentici (degli archivi di Stato ad esempio), potremmo
confermare le testimonianze del diciottesimo secolo?
Non potendo contare su un testo preciso, netto e chiaro, non ci resta che
procedere al controllo delle concordanze tra i documenti; in tal modo, dopo
aver eliminato le ipotesi impossibili, sapremo almeno chi la Maschera di ferro
non poteva essere.
Prima di cominciare questo lavoro, bisogna ricordare che tutti gli scritti,
tutti i documenti e tutte le testimonianze sono state censurate, nel chiaro
intento di non permettere mai l'identificazione di colui del quale il re aveva
detto: Nessuno deve sapere chi sia.

Anche gli archivi privati hanno sofferto di queste distruzioni: gran parte
delle memorie di Saint-Simon ad esempio, sono state distrutte alla morte del
duca dagli storiografi ufficiali.
Il 26 dicembre del 1760 appare infatti un ordine del Re cos concepito:
(Tutti gli scritti di Saint-Simon) riguardano gli affari del Re e devono
essere messi al sicuro.
Stimolato dagli scritti di Voltaire e dalle voci della corte, un certo numero
di persone si lancia in investigazioni di ineguale valore, senza contare i
testimoni benevoli ma spesso pericolosi per gli storici.
Ad esempio Renneville, rimasto nella Bastiglia dal 16 maggio 1702 al 16 giugno
1713, scrive una Storia della Bastiglia spesso molto fantasiosa. Egli spinge
parecchi storici, tra i quali un certo cavaliere di Tauls, a perdere molti
anni su una falsa pista, con la testimonianza che segue:
Ho visto un altro prigioniero nel 1705, che era stato arrestato molto tempo
prima di Cardel e del quale non ho mai potuto sapere il nome. Ru, il
carceriere, riconducendomi nella mia cella dalla sala dove avevo visto
quell'infelice, mi disse che era prigioniero da trentun anni e che Saint-Mars
l'aveva condotto con s dalle isole Santa Margherita, dove era stato
condannato all'ergastolo per aver scritto all'et di dodici o tredici anni due
versi contro i gesuiti.
Per questo motivo egli era stato trasferito alle isole Santa Margherita, da
dove Saint-Mars lo aveva condotto alla Bastiglia con precauzioni
straordinarie, non lasciandolo vedere a nessuno per strada. Infine lo
sfortunato poeta, che Reilhe, raccontandocene la storia, assicura essere un
uomo di qualit, si guadagn la fiducia di padre Riquelet. Mentre era in
prigione eredit dalla famiglia molti beni e ne fu informato dal caritatevole
Riquelet, suo confessore. La pioggia d'oro che sfond la torre di Danae ebbe
lo stesso effetto su quella della Bastiglia. Lo zelo di padre Riquelet fece
notare ai padri della Societ, persone molto disinteressate, come tutti sanno,
l'utilit di fare uscire il suo penitente in ogni caso. La Societ preg il re
di perdonare a un signore la cui famiglia si sarebbe spenta senza il suo
aiuto.
Il re, che aveva acconsentito all'imprigionamento del fanciullo solo per
deferenza ai Reverendi Padri, firm volontieri la scarcerazione da loro
richiesta. Egli usc due o tre mesi dopo che l'avevo visto nella sala in cui
per sbaglio ero stato introdotto. Quando gli ufficiali mi videro, gli fecero
girare la schiena davanti a me, cosa che mi imped di vederlo in viso.
Era un uomo di altezza media i cui folti capelli neri erano ancora
perfettamente pettinati.
Da principio gli storici rifiutano questa testimonianza. A sentir loro
Renneville  un falsificatore; ma in realt nulla permette di sostenere questa
accusa.
La scena che ci ha descritto si  molto probabilmente svolta proprio in quel
modo. Il carceriere Ru, ad esempio, non solo  esistito, ma  stato anche
l'uomo di fiducia di Saint-Mars.
Tuttavia Renneville si sbaglia; non si  reso conto, e in quell'epoca non
poteva rendersi conto, che c'era stato un equivoco. Infatti nel 1705, data
citata da Renneville, la Maschera di ferro era gi morta da due anni.
Alcuni dicono: Renneville si confonde nei particolari e nelle idee, la sua
confusione  del tutto naturale se si pensa che egli  rimasto dodici anni
nella Bastiglia e che le sue Memorie sono state messe per iscritto soltanto
nel 1715, in Olanda.
Renneville ha visto effettivamente un prigioniero in segreta nel 1705, poich
in quell'anno si trovava alla Bastiglia un patriarca armeno di nome Awedick,
arrestato in Oriente su iniziativa del Sant'Uffizio e grazie all'ambasciatore
di Francia a Costantinopoli.
I patriarchi d'Oriente portavano i capelli lunghi e folti secondo una
tradizione ancora in vigore ai giorni nostri; Renneville ci dice esattamente:
era un uomo di altezza media i cui folti capelli neri erano ancora
perfettamente pettinati...
Quest'ultima indicazione corrisponde pi all'et di Awedick che non a quella
della Maschera di ferro, della quale un testimonio oculare, il solo forse ad
averlo visto oltre ai suoi carcerieri, ci dice (e ne riparleremo) che aveva i
capelli bianchi.
Bisogna infine aggiungere che l'analisi del testo di Renneville ci permette di
pensare che c' stato un equivoco, il testimonio non dice: Ru  entrato con
me nella sala degli ufficiali... ma Ru... riconducendomi nella mia cella
dalla sala dove avevo visto quell'infelice....
Se si  fatto uscire Renneville dalla sua cella per condurlo nella sala degli
ufficiali,  stato per uno scopo preciso. Dopo questa falsa manovra  stato
certamente reintrodotto neila sala, altrimenti il suo spostamento sarebbe
stato senza scopo.
Se egli dice a Ru che lo riaccompagna: Chi  dunque quell'uomo del quale non
si pu vedere il viso?
Ru pu rispondere, pensando che si tratti della Maschera di ferro:
E' un uomo prigioniero da trentun anni che Saint-Mars ha condotto con s dalle
isole Santa Margherita.
Se questa risposta e l'intera conversazione sono avvenute nel 1705, come
afferma Renneville, bisogna pensare che Ru non fosse nemmeno al corrente della
morte della Maschera di ferro. Se invece sono avvenute nel 1703 (non
dimentichiamo che la Maschera di ferro  morta dopo che Renneville  entrato
alla Bastiglia), allora bisogna ritenere che, alla domanda di Renneville Ru
abbia davvero creduto che costui avesse visto la Maschera di ferro, mentre in
realt aveva visto semplicemente il patriarca Awedick.
Fatto il pasticcio ad opera dell'inconsapevole Renneville, il cavalier di
Tauls, storico e console generale di Francia nel Levante, ci si mette di
impegno ad aggravare la confusione. Egli sa che il patriarca armeno  stato
arrestato nel 1698 ad opera dell'ambasciatore di Francia a Costantinopoli,
Friol.
Per lui non ci sono pi dubbi: la Maschera di ferro  il patriarca; ed egli si
affretta a scrivere all'allora ministro degli Esteri, de Vergennes, per
comunicargli la sua convinzione.
Ecco la risposta di Vergennes: Versailles, 28 febbraio 1783. E' soprattutto,
signore, per distruggere gli odiosi sospetti ai quali l'uomo dalla maschera di
ferro ha dato adito a causa delle precauzioni prese per sottrarlo a tutti gli
sguardi, che pu essere importante ottenere su questo personaggio notizie
precise. Le opere storiche e le tradizioni dei contemporanei non ne offrono
nessuna sulla quale potersi soffermare. Se quelle che avete raccolto vi
sembrano degne di maggior fede, le ricever con riconoscenza. Vergennes.
Forte di questo incoraggiamento, l'ex diplomatico pubblica un libro in cui
rivela tutto ci che sa di un affare che riguarda, come abbiamo visto, pi il
Sant'Uffizio che il governo francese, ma che, secondo lui, non  altro che
l'affare della Maschera di ferro.
Egli si basa su questa lettera del ministro Pontchartrain, spedita il 31
agosto 1708 a de Torcy: Ho ricewto la vostra lettera del 18 corrente mese con
il brano tolto da quella del cardinale di La Trmouille, a proposito delle
istanze presentategli dalle congregazioni del Sant'Uffizio e della Propaganda,
e ne ho informato il re... Sua Maest mi ha incaricato di spiegarvi che 
difficile sorvegliarlo con maggiore cura. Egli  visto solo da colui che gli
serve da mangiare, col quale si intende solo a segni. Persino quando assiste
alla messa viene tenuto in un luogo appartato. E' opportuno per, nel
rispondere al cardinale di La Trmouille, fargli presente che non deve nemmeno
dire che egli si trova in Francia. Anche se alcuni a Costantinopoli lo
suppongono, non ne sono certi. Se invece ne fossero convinti, l'ambasciatore
del re, per il quale il grande visir non ha molti riguardi, potrebbe
soffrirne...
Alcuni armeni sono venuti a Malta, a Messina e anche a Marsiglia e possono
aver avuto delle notizie. Ho saputo inoltre che il suo domestico  partito da
Livorno per cercarlo e che passer per Marsiglia. Il re ha dato ordine a de
Montmor di farlo arrestare al suo arrivo e di metterlo in una prigione in cui
non possa n comunicare n essere visto da nessuno.
Per conoscere le ragioni di un tale rigore basta ascoltare l'ambasciatore di
Francia a Costantinopoli, de Friol, parlare di Awedick:
Questo patriarca eretico che ci aveva fatto tanto male,  finalmente caduto
nelle mie mani. Deve essere portato a Marsiglia: supplico umilmente Vostra
Maest di dare ordini perch venga imprigionato fino a quando potr render
conto a Vostra Maest di tutte le sue perfidie e di tutti i suoi crimini.
Ritroviamo le tracce di Awedick alla Bastiglia nel 1698. Egli vi resta
prigioniero per lunghi anni, viene liberato verso il 1708 e muore nel 1711.
Ci furono altri prigionieri sorvegliati con tanto rigore e talvolta costretti
a portare una maschera e questo spiega certe confusioni.
Cos due storici militari, Bazeries e Burgaud, dopo aver decifrato il codice
usato da Luigi XIV nelle sue missive, scoprono che anche un generale, il de
Bulonde, aveva subito lo stesso trattamento durante i suoi lunghi arresti in
fortezza.
Vivien de Bulonde, generale posto agli ordini di Catinat, assedia nel 1691 la
piazza di Coni quando viene a sapere che il principe Eugenio sta lanciando
un'offensiva nella sua direzione. Malgrado gli ordini di Catinat e senza
aspettare i rinforzi che gli sono stati annunciati, Bulonde si spaventa e
toglie l'assedio, compromettendo cos tutta la campagna dell'esercito francese
in Piemonte.
Venendo a conoscenza della notizia da un rapporto di Catinat, il re manda un
dispaccio cifrato: Sua Maest desidera che facciate arrestare de Bulonde e che
lo conduciate nella fortezza di Pinerolo, dove Sua Maest vuole che venga
rinchiuso durante la notte in una segreta della suddetta fortezza, avendo
durante il giorno la libert di passeggiare sui bastioni con una maschera.
E' la prova che ci sono stati altri prigionieri mascherati oltre all'uomo
dalla maschera di ferro, ma che non  possibile confondere l'uno con l'altro.
Anzitutto perch l'arresto non fu, in Francia, oggetto di nessun segreto bens
venne annunciato nella ufficiosa Gazzetta di Francia. Poi perch la fortezza
di Pinerolo  una piazzaforte militare, nella quale  logico rinchiudere un
generale agli arresti, mentre il torrione di Pinerolo  una prigione di Stato.
Il dispaccio  formale: Catinat ha l'ordine di condurre Bulonde nella fortezza
di Pinerolo.
Infine, nel 1694, quando la piazza  abbandonata e il governatore Saint-Mars 
nominato nell'isola di Santa Margherita, Bulonde non vi si trova gi pi.
Se non esiste un ordine di scarcerazione che sia arrivato fino a noi, abbiamo
per una quietanza firmata dal generale nel 1705, prova irrefutabile che il
generale era in libert.
Questa quietanza  stata citata da Geoffroy de Grand-maison, nell' Universo
del 9 gennaio 1896. Aggiungiamo, e questo non semplifica affatto le cose, che
c'era l'usanza, per alcuni gentiluomini rinchiusi nella Bastiglia per ordine
del re o su richiesta della loro famiglia, di ottenere il favore di andare
mascherati, per evitare di essere poi riconosciuti dai loro vecchi carcerieri
o da stranieri.
Ci detto, tutto ci porta a presumere che questo non fosse il caso della
Maschera di ferro, costretta a nascondere i suoi lineamenti non solamente a
Parigi, ma dappertutto in Francia: in prigione, per strada e perfino a tavola.
Il re, Louvois e il governatore Saint-Mars tornano con insistenza e per pi di
trentaquattro anni su questa necessit.
Infine la testimonianza di Renneville, vera o falsa che sia, non presenta per
noi un grande interesse, se non quello di mostrarci quanto sia difficile
fidarsi delle affermazioni perentorie di coloro che pensano di aver toccato da
vicino la verit. Nello stesso modo il dispaccio riguardante Bulonde ci
dimostra che i documenti in apparenza pi chiari ci danno una possibilit in
pi di smarrirci se non confermano molte altre prove o se non sono
accompagnati dalle testimonianze che possediamo. Esistono infatti
testimonianze pi solide di quella di Renneville.

Bench non siano di prima mano, esse sono di data piuttosto prossima al fatto
e ne illuminano in maniera interessante il clima. In mancanza di meglio
bisogna partire da queste testimonianze, senza le quali la corrispondenza
ufficiale segreta, scoperta in seguito, sarebbe totalmente incomprensibile.

Oltre a quella di Renneville, disponiamo in tutto di dodici testimoni:
Guillaume-Louis Formanoir de Palteau, primo commesso dell'ufficio dei viveri,
nato nel castello di Palteau, diocesi di Sens, nel 1712 nipote del governatore
Saint-Mars e figlio del luogotenente della compagnia franca, comandata da
Saint-Mars. Il luogotenente de Palteau era con Saint-Mars a Santa Margherita.
Blainvilliers, maggiore di Metz, cugino di Saint-Mars e suo luogotenente.
Claude Souchon, ufficiale della compagnia franca delle isole e figlio di un
ufficiale della compagnia di Saint-Mars.
Riousse, ex commissario della Guerra a Cannes e testimone del trasferimento
del prigioniero mascherato.
Il marchese d'Argens, governatore della Provenza.
Marsolano, chirurgo del duca di Richelieu e genero di un vecchio medico che
cur il prigioniero mascherato.
Favre, cappellano della prigione di Santa Margherita.
Dubuisson, cassiere del banchiere Samuel Bernard rinchiuso nelle isole di
Santa Margherita.
Lagrange-Chancel, rinchiuso ugualmente nelle isole di Santa Margherita.
L'abate Lenglet-Dufresnoy, rinchiuso per otto mesi alla Bastiglia.
Padre Griffet, cappellano della Bastiglia nel 1745.
Un certo Linguet, rinchiuso per diversi anni alla Bastiglia.

Tra questi dodici testimoni ci sono senza dubbio gli informatori di Voltaire.
Egli infatti allude a una lettera che ha ricevuto da de Palteau molto prima
del 1778, data della pubblicazione nella rivista Inno letterario del 30
giugno, diretta da Frron, di una lettera verosimilmente identica. Quella che
Voltaire cita  scomparsa e quella pubblicata da Frron dice:
Egli (l'ex prigioniero) era conosciuto nelle isole Santa Margherita e alla
Bastiglia con il solo nome di La Tour. Il governatore e gli ufficiali lo
trattavano con grande riguardo; egli otteneva tutto ci che si pu accordare a
un prigioniero. Passegglava spesso con una maschera sul viso. E' soltanto dopo
la pubblicazione da parte di Voltaire del Secolo di Luigi XIV, che ho sentito
dire che questa maschera era di ferro e a molle. Forse non mi  stato riferito
questo particolare; comunque egli indossava la maschera soltanto quando usciva
per prendere aria o quando era costretto a farsi vedere da qualche estraneo.

Il signor Blainvilliers, ufficiale di fanteria, che godeva della fiducia di
Saint-Mars, governatore dell'isola di Santa Margherita e in seguito della
Bastiglia, mi ha detto pi di una volta che la sorte di questo La Tour aveva
molto eccitato la sua curiosit. Per soddisfarla egli aveva una volta
indossato gli abiti e le armi di un soldato posto di sentinella in una
galleria che si trovava sotto la finestra della camera del prigioniero ed
aveva cos avuto la possibilit di osservarlo bene: egli non portava la
maschera, il suo volto era pallido, il corpo alto e ben proporzionato con le
gambe un po' grosse in basso, i capelli erano bianchi anche se egli non
sembrava molto vecchio. Ha trascorso tutta la notte passeggiando nella sua
camera.
Blainvilliers aggiungeva che era quasi sempre vestito di marrone, che gli
venivano consegnati spesso dei libri e della biancheria finissima, che il
governatore e i suoi ufficiali rimanevano in piedi e a capo scoperto davanti a
lui, finch egli non li faceva accomodare e che, inoltre, essi cenavano spesso
con lui e gli tenevano compagnia.
Nel 1698 il signor de Saint-Mars venne trasferito dalle isole Santa Margherita
alla Bastiglia e condusse con s il prigiosliero mascherato. Durante il
viaggio di trasferimento egli soggiorn con il prigioniero nelle sue terre di
Palteau. L'uomo dalla maschera di ferro viaggiava in una carrozza che precede
quella di Saint-Mars ed era accompagnato da diversi uomini a cavallo.
I contadini del possedimento affermano di averli visti arrivare e di aver
visto che i due cenarono insieme, di non aver per potuto scorgere il volto
del prigioniero poich rivolgeva le spalle alla inferriata della finestra.

I contadini che ho interrogato non mi hanno saputo dire se egli pranzava con
la maschera; ma essi hanno potuto constatare che il signor de Saint-Mars, che
gli era seduto di fronte, teneva due pistole accanto al piatto. A servirli
c'era un unico domestico, il quale andava a ritirare i piatti che gli venivano
consegnati nell'anticamera, chiudendo con cura dietro di s la porta della
sala da pranzo. Quando il prigioniero attraversava la corte aveva sempre sul
volto la maschera: i contadini notarono che gli si vedevano i denti e le
labbra, che era alto e che aveva i capelli bianchi.

Il signor de Saint-Mars dorm in un letto che era stato sistemato accanto a
quello dell'uomo mascherato. Il signor de Blainvilliers mi ha detto che alla
sua morte sopravvenuta nel 1704, egli venne sotterrato segretamente a
Saint-Paul e che vennero messe delle droghe nella sua bara per consumarne il
corpo. Non ho mai sentito dire che egli avesse un accento straniero.
Qual  il valore di questa doppia testimonianza Formanoir-Blainvilliers?
Per gli uni nessuna. Palteau ripropone una leggenda e Blainvilliers non ha
potuto certo vedere dall'esterno, attraverso la finestra, l'uomo dalla
maschera di ferro altrimenti qualsiasi sentinella avrebbe potuto fare
altrettanto.
Eppure chi, meglio di questi due uomini, pu portare delle testimonianze e per
quale motivo avrebbero mentito?
Guillaume-Louis Formanoir de Palteau, del quale abbiamo appena letto una
lettera,  il pronipote di Saint-Mars, ed  figlio di Guillaume Formanoir de
Palteau, nipote che Saint-Mars considera come un figlio: a Pinerolo egli lo
arruola nella sua compagnia franca in qualit di cadetto. Queste compagnie
franche dipendono direttamente dal re o dal ministro della Guerra, Louvois;
esse forniscono le guardie pi sicure e servono al trasporto dei prigionieri
di Stato, con scorte che vanno fino a Lione per dare il cambio allla
guarnigione. Si sa che la contro-polizia funzionava altrettanto bene che la
polizia.
E' agli uomini di questa compagnia che viene affidata la custodia di Fouquet,
sovrintendente generale delle Finanze, quando viene rinchiuso nel torrione di
Pinerolo.

Pi tardi Guillaume de Formanoir, tenente da quattro anni, accompagner suo
zio Saint-Mars alla Bastiglia. Egli sar in un certo senso l'amministratore
della fortezza: si tratta dunque di un testimone di primaria importanza.
Egli lascia il servizio con un certo risentimento quando Bernaville gli viene
preferito nella nomina a governatore della Bastiglia, dopo che Saint-Mars ha
lasciato il posto.
Egli si ritira dunque (non ha ancora sessant'anni) nelle sue terre di Palteau,
dove suo figlio Guillaume-Louis crescer e verr a conoscenza della tradizione
relativa al soggiorno nel castello dell'uomo dalla maschera di ferro.
Per questi motivi Guillaume-Louis, del quale abbiamo letto la lettera
indirizzata a Frron,  un testimone degno di fiducia. Egli scrive tra l'altro
spontaneamente a Frron come aveva scritto precedentemente a Voltaire allo
scopo, di per s molto lodevole, di contribuire alla scoperta della verit.
Guillaume Formanoir, nel 1693, per intervento di suo zio presso Louvols, viene
nominato tenente della compagnia franca a Santa Margherita. Da quel momento in
poi egli portera ogni giorno, alternandosl con il primo tenente, i pranzi alla
Maschera di ferro. Egli gode oltre che della totale fiducia di suo zio anche
di quella del figlio di Louvois, Barbezieux, successo a suo padre di cui
continua l'incarico al servizio del re. Questa nomina di Formanoir al posto di
Boisjoly, deceduto,  stata chiesta da Saint-Mars a Barbezieux, il quale aveva
risposto:
Quando mi avrete detto l'et di Formanoir, vostro nipote, il quale serve in
qualit di cadetto e al quale vorreste far ottenere il grado di tenente, ne
parler volentieri al re e vi far sapere ci che Sua Maest avr ordinato.
L'otto gennaio 1694 giunge la buona notizia: Il re ha deciso di accordare al
signor de Formanoir, vostro nipote, la carica di tenente nella vostra
compagnia.
Barbezieux aggiunge inoltre: Non avete perso molto con Boisjoiy; eg]i era
facile alle indiscrezioni. E' un modo elegante per ricordare la consegna da
trasmettere con fermezza a Formaroir.
Sappiamo naturalmente che in seguito, una volta nominato tenente, Formanoir
serv l'uomo dalla maschera di ferro nella sua camera. Allora, dicono alcuni,
perch avrebbe cercato di vedere il suo viso? La risposta  nella legge stessa
imposta alla Maschera di ferro: quando qualcuno apriva la porta egli doveva
nascondere il viso, sotto pena di morte. La storia della finestra ci prova
invece che la consegna era scrupolosamente rispettata, a tal punto che nulla
stabilisce che Saint-Mars abbia mai visto il viso del suo prigioniero.
Aggiungiamo che al suo posto tutti avrebbero fatto la stessa cosa, chi non
avrebbe desiderato conoscere un segreto del quale tre membri della propria
famiglia erano stati i depositari: il prozio Saint-Mars, il cugino
Blainvilliers e il padre Formanoir? Un segreto che probabilmente ne aveva
accompagnato tutta l'infanzia?
Da tutto ci deriva che, tra le testimonianze che ci sono pervenute quella del
figlio del luogotenente della compagnia franca  la pi importante.

Possediamo anche una testimonianza che conferma la precedente su alcuni punti,
quella di un altro ufficiale del]a compagnia, un certo Souchon, il cui figlio,
Claude Souchon, anch'eg]i ufficiale nel XVIII secolo a Santa Margherita, ce ne
ha conservato l'essenziale.
Questa testimonianza ci  riferita da due fonti diverse: quella di padre Papon
e quella di Louis Dutens e di padre Barthlemy.
Ascoltiamo dapprima la versione Souchon-Papon:
Verso la fine dell'ultimo secolo fu trasferito a Santa Margherita il famoso
prigioniero dalla maschera di ferro del quale non si conoscer forse mai il
nome. Solo poche delle persone al suo servizio avevano la possibilit e la
libert di parlargli. Un giorno che il signor de Saint-Marc (si si stava
intrattenendo con lui fuori della cella, in una specie di corridoio, per poter
vedere che cosa accadeva, arriv il figlio di un suo amico e si diresse verso
il punto da cui sentiva giungere del rumore. Il governatore lo vide, chiuse
immediatamente la porta della cella e si precipit verso il giovane
chiedendogli, con aria assai preoccupata, se aveva sentito qualcosa. Dopo che
si fu assicurato del contrario, lo fece ripartire il giorno stesso e scrisse
all'amico che quell'avventura poteva costar cara a suo figlio e che glielo
rimandava per paura che potesse commettere qualche altra imprudenza.
Questo aneddoto ricorda quello del pescatore che aveva trovato il piatto
d'argento al quale Saint-Marc disse: "Sei fortunato di non saper leggere."
Riferisco questo particolare preso da Voltaire che non l'ha certo inventato,
sebbene debba dire che le persone pi vecchie del forte mi hanno assicurato di
non averne mai sentito parlare.
Ebbi la curiosit, nel febbraio del 1778, di entrare nella camera di
quell'infelice prigioniero. Essa era illuminata da una finestra sul lato nord,
tagliata in muro molto spesso e chiusa da tre inferriate di ferro poste a
uguale distanza l'una dall'altra. Questa finestra dava sul mare. Trovai nella
cittadella un ufficiale della compagnia franca di settantanove anni: egli mi
disse che suo padre, che aveva servito nel]a stessa compagnia, g]i aveva
raccontato pi di una vo]ta che un barbiere aveva scorto un giorno, sotto la
finestra del prigioniero qualcosa di bianco che galleggiava sull'acqua. And a
prenderlo e lo port a Saint-Marc. Si trattava di una camicia assai fine,
piegata con negligenza e sulla quale il prigioniero aveva scritto da un capo
all'altro. Saint-Marc, dopo averla aperta ed aver letto qualche linea chiese
al barbiere, con grande imbarazzo, se aveva avuto la curiosit di leggere ci
che vi stava scritto.
Costui protest di non aver letto nulla, ma due giorni dopo egli fu trovato
morto nel suo letto. E' un episodio che l'ufficiale ha sentito raccontare
tante volte da suo padre e dal cappellano del forte di quell'epoca, che egli
considera assolutamente degno di fede. Il seguito mi pare altrettanto sicuro,
secondo tutte le testimonianze che ho raccolto sul luogo e nei monasteri di
Lrins, dove  stata conservata la tradizione.
Si cercava una persona del "sesso" per servire il prigioniero: una donna del
villaggio di Mougins si offr, persuasa che avrebbe fatto la fortuna dei suoi
figli. Ma quando le si disse che doveva rinunciare a vederli e anche a
conservare qualsiasi legame con il resto dell'umanit, ella rifiut di
rinchiudersi con un prigioniero la cui conoscenza costava cos cara. Devo dire
inoltre che alle due estremit del forte erano state messe due sentinelle che
avevano l'ordine di sparare sui battelli che si fossero avvicinati.
La persona che serviva il prigioniero mor nell'isola di Santa Margherita. Il
padre dell'ufficiale del quale sto parlando, che era per certi aspetti l'uomo
di fiducia di Saint-Marc, ha spesso detto a suo figlio che era andato a
prendere il morto nottetempo nelIa prigione e che l'aveva portato sulle sue
spalle fino al luogo della sepoltura. Egli pensava che si trattasse del
prigioniero stesso; si trattava invece, come dicevo, del suo servitore e
allora si cerc una donna per sostituirlo.
Questa storia ci chiarisce un certo numero di punti. Innanzitutto bisogna
sottolineare che l'abate Papon  uno storico di Provenza. Inoltre rileviamo
che l'ufficiale della compagnia franca crede di trasportare il prigioniero,
mentre trasporta solamente il suo domestico.
Si ha dunque la prova che Saint-Mars non fa nessuna confidenza ai suoi
subordinati e ci spiega il sorgere di tutte le leggende che, fin dai tempi di
Saint-Mars e del suo prigioniero, circolano sia a Pinerolo che a Exiles a
Santa Margherita o alla Bastiglia. Per quanto riguarda la testimonianza di
Claude Souchon, disponiamo di un documento di sicuro valore. Louis Dutens cos
riferisce il fatto:
L'abate Barthlemy gli raccont che, essendo legato al marchese di Castellane,
governatore delle isole di Santa Margherita, lo preg di procurargli tutto ci
che la tradizione poteva aver conservato intorno alla vicenda della Maschera
di ferro. Costui gli diede, al suo ritorno, una memoria che io stesso ho
visto, compilata da un certo Claude Souchon, di settantanove anni, figlio di
Jacques Souchon, cadetto della compagnia franca delle isole che era stato
partecipe del segreto di Saint-Mars e dei suo prigioniero. Claude Souchon
dice, in questa memoria, di aver sentito spesso raccontare da suo padre e da
monsignor Favre, cappellano di Saint-Mars, che il prigioniero tenuto con tanta
cura e mistero nelle isoie e che egli chiamava La Maschera di ferro era un
inviato dell'Imperatore alla corte di Torino.
Egli riferisce il rapimento di questo ministro e aggiunge che il ministro fu
consegnato a Saint-Mars dalle parti di Fenestrelle, che Saint-Mars lo
costrinse, sotto pena di morte, a scrivere al suo segretario di Torino che gli
portasse le sue carte. Souchon dice inoltre che la Maschera di ferro mor nove
anni pi tardi nelle isole di Santa Margherita.

Il quarto testimonio si chiama Riousse. Durante il soggiorno della Maschera
nelle isole, egli  commissario della Guerra a Cannes. A questo titolo egli
assiste al trasferimento del prigioniero alla Bastiglia.
E' lui che racconta al marchese di Argens, che la riferisce a Voltaire nel
1752, mentre Riousse  ancora vivente, la famosa scena del piatto e il siete
fortunato di non saper leggere.

Considerata a lungo come fantastica perch riportata nelle famose Memorie per
servire alla storia di Francia che abbiamo gi citate, questa testimonianza 
resa pi che verosimile da un rapporto di Saint-Mars redatto verso il 1690.
Il governatore dell'isola di Santa Margherita si lamenta di alcuni suoi
prigionieri protestanti. Ha infatti ricevuto, dopo la revoca dell'Editto di
Nantes, sei o sette pastori. Uno di questi, di nome Salves, ci racconta
Saint-Mars, ha scritto sul suo vasellame di stagno e sulla sua biancheria,
povere cose, il suo nome, per far capire che lo si trattiene ingiustamente per
la purezza della sua fede.

Du Junca ha, alla Bastiglia, l'ordine permanente di passare in rivista il
vasellame dopo ogni pasto poich I prigionieri scrivono molto spesso sui
piatti per trasmettersi le notizie. Beninteso, la leggenda delle prigioni di
Stato fa sempre una certa impressione alle anime semplici e quando si parla di
un prigioniero di rango, sorvegliato con molta severit, in una cittadella
inaccessibile, tutti i fatti banali sopraggiunti in quella cittadella o nei
dintorni suscitano ben presto l'interesse di tutti. I prestiti vengono fatti
soltanto ai ricchi e perci il piatto scolpito o qualsiasi altro segno
trapelato da]la prigione doveva per forza riguardare la Maschera di ferro. Per
cui tutti gli aneddoti delle prigioni si riferiscono sempre al prigioniero pi
illustre.
Ma rimane un'informazione di capitale importanza nella testimonianza del
commissario della Guerra Riousse, e cio quella della sua presenza al momento
del trasferimento.

Si tratta infatti di un fattore costante, come vedremo ogni volta che il
prigioniero viene trasferito da una cittadella all'altra tutti i mezzi delle
altre unit dell'esercito sono messi a completa disposizione di Saint-Mars se
questi lo desidera.
Ecco per esempio la lettera che il ministro della Guerra, Louvois, indirizza
personalmente, l'undici maggio 168I, a un collega di Riousse, prima del
trasferimento da Exiles della Maschera di ferro:
Al Signor du Chaunoy, commissario della Guerra di Pinerolo. Avendo la morte
del duca di Lesdiguires reso vacante il posto di governatore di Exiles, il Re
l'ha dato a Saint-Mars; e poich Sua Maest desidera che due suoi prigionieri
vi siano trasferiti per esservi sorvegliati con altrettanta sicurezza che a
Pinerolo, l'intenzione di Sua Maest  che voi vi rechiate a Exiles col
suddetto Saint-Mars; per esaminare i luoghi nei quali essi potranno essere
rinchiusi e le riparazioni che ci sono da fare, la cui spesa mi manderete
sotto forma di promemoria, tenendo conto che in essa si deve far menzione
soltanto degli alloggi di questi due prigionieri, e che in ogni caso non vi
deve essere nessun riferimento alle loro persone e non dovete parlare in
questo promemoria dello stato attuale dell'alloggio del governatore di Exiles
o delle riparazioni che vi si dovrebbero fare.
Questa lettera  estremamente interessante in quanto ci informa che la
Maschera di ferro sar rinchiusa nello stesso edificio del governatore
Saint-Mars, motivo per il quale Louvois precisa che il promemoria non dovr in
nessun modo parlare delle spese fatte per la riparazione di quell'edificio.
Louvois precisa a Saint-Mars le ulteriori precauzioni prese, in una lettera
del 12 maggio 1681, scritta cio l'indomani di quella inviata a Chaunoy.
In questa lettera Louvois non parla di due prigionieri, ma dice: Ho letto
al re la vostra lettera del 3 di questo mese e Sua Maest, saputo la grande
ripugnanza che avete manifestato quando vi  stato proposto il comando della
cittadella di Pinerolo, ha pensato di concedervi il governo di Exiles, vacante
dopo la morte del duca di Lesdiguires. Sua Maest vi far trasportare alcuni
tra i prigionieri che gi sono in vostra custodia e precisamente quelli che
giudicher utile non affidare ad altre persone che a voi. Avr cura di
sollecitare presso de Croissy l'invio delle indennit connesse a questo
governatorato, la cui misura non supera le quattromila lire. Sua Maest per
vi dar ancora le 1.000 lire al mese che vi dava a Pinerolo, cosicch il
vostro stipendio sar equivalente a quelli dei governatori delle grandi
piazzeforti delle Fiandre.
Eccoci dunque con cinque testimonianze, di prima o di seconda mano e nessuna
precisazione, per ora, sull'identit del misterioso prigioniero.
Voltaire ha capito per primo che solo i medici o i preti potevano aiutarlo a
scoprire la verit, a condizione che ne fossero a conoscenza.
Egli ottiene perci da Marsolan, genero di Fresquier, che assistette agli
ultimi giorni della Maschera di ferro nella Bastiglia, una descrizione
sommaria del prigioniero.
Medico anche lui (curava il duca di Richelieu) Marsolan racconta a Voltaire
che suo genero ha spesso curato quest'uomo singolare nelle sue malattie, che
egli non aveva mai visto il suo viso, pur avendo esaminato la sua lingua e il
resto del suo corpo. Aveva un corpo molto ben fatto diceva il medico, la sua
pelle era piuttosto scura, ii solo tono della sua voce suscitava l'interesse
in chi lo ascoltava, non si lamentava mai della sua situazione e non faceva
niente per far capire chi fosse...
In quanto a Favre o Faure, cappellano della prigione di Santa Margherita, ne
abbiamo gi sentito parlare da Souchon e se egli ha parlato dell'aneddoto del
barbiere non ha mai fatto allusione direttamente o indirettamente alla
Maschera di ferro.

Sappiamo d'altronde che il suo silenzio  stato pagato molto bene come quello
di tutti i carcerieri e soldati incaricati della sorveglianza del prigioniero
di Stato.
Quando Saint-Mars arriva a Santa Margherita il ministro ordina che Faure
riceva uno stipendio superiore a quello precedente, equivalente a 600 lire
all'anno. Si tratta di una somma cospicua per quell'epoca.
Rimane l'ultima possibilit, quella cio di raccogliere delle testimonianze
ascoltando i prigionieri della Bastiglia e di Santa Margherita.
Per la Bastiglia abbiamo la testimonianza di Voltaire. Gli altri prigionieri
non verranno mai a saperne di pi, oppure se lo sanno non lo diranno, come
l'abate Lenglet-Dufresnoy, di cui ricordiamo che rispose alle domande
indiscrete sull'identit del prigioniero: Non voglio ritornare una nona volta
alla Bastiglia.
L'unica eccezione  un certo Linguet, il quale risponde alle domande del
domestico di Luigi XV, Laborde: Il prigioniero non portava, come si  detto,
una maschera di ferro ma una maschera di velluto. Era il governatore a
servirlo e a incaricarsi di far lavare la sua biancheria.
Non poteva parlare con nessuno, correndo il rischio di farsi sparare addosso
dai soldati che lo scortavano col fucile carico.
Alla sua morte tutto ci che gli apparteneva venne perquisito e bruciato.
Questi fatti sono conosciuti alla Bastiglia in quanto gli uomini se li
trasmettevano di padre in figlio.
Ecco una testimonianza che presenta un doppio interesse; prima di tutto per la
sua precisione, poich riassume tutto ci che si diceva alla Bastiglia negli
anni che seguirono la morte della Maschera di ferro; poi, e questo  molto
importante, perch costringe a porre la seguente domanda: Perch un servitore
di Luigi XV si  interessato a quest'affare? Si ha l'impressione che Linguet
risponda a un questionario che gli  stato consegnato da Laborde. Infatti la
testimonianza non assomiglia affatto a una conversazione. Chi ha incaricato
Laborde di porre queste domande:
Il prigioniero portava o no una maschera di ferro?
E' vero che il governatore lo serviva di persona?
Non  mai stato visto nei corridoi, ad esempio quando si recava nella
cappella?
E' veramente morto alla Bastiglia?
Se gli ex prigionieri della Bastiglia non danno molte informazioni, un
prigioniero di Santa Margherita, Lagrange-Chancel,  pi prolisso.
Lagrange-Chancel  uno scrittore; ha scritto le Filippiehe, una satira contro
il reggente.
Questa gli ha valso di essere rinchiuso nella prigione di Stato nel 1718. Egli
riesce a evadere dalla prigione nel 1721 e scrive a Frron (che riceve
decisamente molte lettere sull'affare della Maschera). Nella lettera egli
riferisce la testimonianza del successore di Saint-Mars nella prigione delle-
isole di Santa Margherita.
Il soggiorno che ho fatto nelle isole di Santa-Margherita, nelle quali
l'affare dell'uomo dalla maschera di ferro non era ormai pi un segreto di
Stato, mi ha fatto conoscere i particolari che uno storico pi preciso di
Voltaire nelle sue ricerche avrebbe potuto conoscere se si fosse dato la pena
di cercarli. Questo straordinario avvenimento che egli pone nel 1661, qualche
mese dopo la morte del cardinale Mazarino,  successo solo nel 1669 otto anni
dopo la morte di Sua Eminenza. Il signor de La Motte-Gurin, comandante
dell'isola al tempo in cui vi fui rinchiuso, mi ha assicurato che quel
prigioniero era il duca di Beaufort, che si diceva essere stato ucciso
nell'assedio di Candia e del quale non fu trovato il corpo. Egli mi disse
anche che de Saint-Mars, il quale ottenne il governo delle isole dopo quello
di Pinerolo, aveva grandl riguardi per il prigioniero, lo serviva sempre di
persona su piatti d'argento e gli forniva spesso i ricchi abiti che egli
sembrava desiderare; che durante le malattie, a causa delle quali il
prigioniero aveva bisogno di medico o di chirurgo, era obbligato, pena la
vita, a comparire in loro presenza con la maschera di ferro e che, quando era
solo, poteva divertirsi a strapparsi i peli della barba con pinzette d'acciaio
finemente lavorato. Vidi una di queste pinzette tra le mani di de Formanoir,
nipote di Saint-Mars e tenente di una compagnia franca posta a guardia dei
prigionieri.
Parecchie persone mi hanno raccontato che, quando Saint-Mars prese possesso
della Bastiglia, si ud l'uomo dalla maschera di ferro dire al governatore:
Il re vuole forse attentare alla mia vita?
No, Principe, la vostra vita  al sicuro, avrebbe risposto Saint-Mars. Non
avete che da lasciarvi guidare.
Ho saputo di pi da un certo Dubuisson, cassiere del famoso Samuel Bernard
che, dopo essere stato qualche anno alla Bastiglia, fu condotto alle isole di
Santa Margherita. Egli era con altri prigionieri in una camera, precisamente
sopra quella occupata dallo sconosciuto, cos che essi potevano comunicare
attraverso il tubo del camino. Costoro gli chiesero perch si ostinasse a
tacer loro il suo nome e le sue avventure ed egli rispose che quella
confessione sarebbe costata la vita a lui e a coloro ai quali avesse rivelato
il segreto.
Del resto, se si considerano l'anima irrequieta del duca di Beaufort e la
parte che ebbe in tutti i sommovimenti di Parigi al tempo della Fronda, non si
sar forse sorpresi delle misure drastiche che vennero adottate per
assicurarsi della sua persona. Inoltre la carica di ammiraglio, conferitagli a
vita dal re, gli permetteva di intralciare giorno per giorno i piani di
Colbert, ministro della Marina. Questo ammiraglio, che sembrava cos
pericoloso a quei ministri, fu sostituito come essi desideravavano dal duca di
Vermandois, figlio del Re e della duchessa di La Vallire, il quale aveva
allora soltanto due anni.
Infine coloro che vorranno valutare l'et del duca di Beaufort alla data della
sua morte alla Bastiglia nel 1704, dovranno soltanto ricordare che la duchessa
di Nemours, sua contemporanea, mor quasi nello stesso periodo del duca, il
quale le aveva ucciso il marito in duello.
Comunque, oggi che il nome di questa vittima della politica non  pi un
segreto di Stato, ho pensato che, informando il pubblico di ci che  venuto a
mia conoscenza, potrei arrestare il corso delle idee che ognuno si  forgiato
secondo la sua fantasia sulla fede in un autore che si  reso famoso per il
suo senso del meraviglioso, congiunto ad una certa apparenza di verit che
possiamo ammirare nella maggior parte dei suoi scritti, come per esempio nella
Vita di Carlo XII. Firmato: Lagrange-Chancel.

La data del 1669, proposta dal governatore della prigione di Santa Margherita
per l'arresto del prigioniero,  evidentemente una precisazione molto
importante, come sottolinea uno degli ultimi storici che ha studiato tutti i
documenti relativi al caso dell'uomo dalla maschera di ferro. Questo storico,
Georges Mongrdien, ritiene che il governatore di Santa Margherita abbia
potuto leggere su un registro di carcerazione simile a quello della Bastiglia
la data dell'arresto del misterioso prigioniero.

Esiste inoltre un documento ufficiale in cui  menzionato il trasferimento a
Pinerolo di un prigioniero di Stato sottoposto al segreto pi rigoroso. Questo
documento  dell'agosto 1669.
Questo solo dato fa della testimonianza di Lagrange-Chancel uno dei pi utili
documenti di cui possiamo disporre oltre alla corrispondenza di Stato.
Ci rimane infatti da leggere questa corrispondenza che rappresenta la fonte
pi importante delle nostre ricerche prima di tutto perch ci fornisce
l'itinerario di Saint-Mars e dei suoi prigionieri, poi perch ci fornisce
delle precisazioni sui numerosi prigionieri arrestati per ragione di Stato.
Purtroppo questa corrispondenza  relativamente imprecisa.
Infatti se i testimoni che abbiamo appena sentito possono essere sospettati di
aver in parte inventato in parte confuso gli indizi con scarso rigore storico,
cosa potremmo dire dello scambio di missive, di lettere, di rapporti tra i
carcerieri della Maschera (partendo dal portachiavi Ru fino al ministro
Louvois)? Ogni precisazione sembra fatta per far smarrire un eventuale curioso
o qualche spia che, in quell'epoca, avrebbe potuto introdursi nell'entourage
di re Luigi XIV.

Questo basta per dimostrare l'importanza del prigioniero e per suscitare la
curiosit di tutti, anche senza contare le eccezionali precauzioni che la
corrispondenza ufficiale rivela a questo proposito e le ingenti somme
stanziate per ogni trasferimento dell'uomo mascherato e spese per il suo
mantenimento nelle diverse prigioni di Stato.
Ma prima di parlare di queste misure di carattere amministrativo e poliziesco,
c' un ultimo documento privato di cui tenere conto: gli appunti di padre
Griffet, cappellano della Bastiglia nel 1745.
Questo padre gesuita arriva nella fortezza pi di quarant'anni dopo la morte
della Maschera e circa trent'anni dopo Voltaire, incarcerato per la prima
volta nel 1717.

Quando prende possesso delle sue funzioni egli ha circa cinquant'anni. Autore
nel 1769 di un Trattato dei diversi tipi di prove che servono a stabilire la
verit della storia: predicatore di corte, insegnante nel Collegio
Louis-le-Grand, non  n uno sprovveduto n un prete qualunque.
Si tratta invece di un uomo di talento e di scienze per giunta di uno storico.
Se egli riferisce alcuni fatti precisi senza usare il condizionale, lo fa dopo
aver verificato tutto fino in fondo. Inoltre, nel 1745, quando diventa
cappellano della fortezza reale, pu ancora avervi trovato qualche carceriere
della Maschera di ferro, come  stato segnalato al domestico di Luigi XV.

Costui, dopo aver annotato che il ricordo del prigioniero mascherato rimaneva
ancora vivo tra gli ufficiali, i soldati e i domestici della Bastiglia
all'epoca in cui de Launay era stato nominato governatore, riporta il racconto
di alcuni testimoni i quali affermano che dopo la morte della Maschera di
ferro fu dato ordine di bruciare tutto ci che gli era appartenuto,
biancheria abiti, materassi, coperte, ecc., e si fecero raschiare e imbiancare
i muri della camera dove era alloggiato. Vennero sostituiti anche tutti i
vetri, nel timore che egli avesse trovato il modo di nascondere qualche
biglietto la cui scoperta avrebbe potuto svelarne il nome.

Questa testimonianza di padre Griffet  convalidata da un altro funzionario
della Bastiglia, il maggiore Chevalier, che sembra fosse incaricato, press'a
poco all'epoca in cui padre Griffet era cappellano, di cercare la verit sulla
Maschera di ferro. Troviamo tra i documenti di Chevalier le informazioni
dateci da du Junca e questa nota: Si tratta del famoso uomo dalla maschera di
ferro che nessuno ha mai conosciuto. Era trattato con grande distinzione dal
governatore ed era visto solo da de Rosarges, maggiore del suddetto castello,
che ne aveva gran cura; non  stato ammalato che alcune ore e mor
improvvisamente. Sotterrato a Saint-Paul marted 20 novembre 1703 alle quattro
del pomeriggio sotto il nome di Marchiergues. E' stato sepolto avvolto in un
lenzuolo bianco nuovo, fornito dal governatore; tutto ci che  stato trovato
nella sua camera  stato bruciato, il suo letto, le sedie, il tavolo e gli
altri utensili. Tutto  stato gettato nelle latrine.

Ecco tutto ci che si possiede sulla Maschera di ferro, testimonianze dirette
o indirette di coloro che l'hanno avvicinata o che si sono trovate con lei
come detenuti nelle prigioni di Stato o al servizio del re in quelle stesse
prigioni.
Quando facciamo il punto delle testimonianze e dei documenti che abbiamo
citati, ci rendiamo conto che rimangono pochi elementi acquisiti con certezza.
Ma ricapitoliamo. Nel 1703 muore alla Bastiglia un prigioniero rimasto sempre
mascherato. Viene sepolto nel piccolo cimitero di Saint-Paul. Si chiama
Marchioly o de Marchiel. E' arrivato alla Bastiglia gioved 18 settembre 1698
con Saint-Mars e il suo carceriere du Junca ci informa che era stato a Santa
Margherita con Saint-Mars e prima ancora a Pinerolo.

Ora, noi sappiamo che Saint-Mars rimase a Pinerolo dal 1664 al 1681. Nel 1703,
Marchioly era prigioniero almeno da 22 anni. Secondo alcuni testimoni sappiamo
che era devoto e che leggeva continuamente, secondo quanto afferma la
Palatina. Gli storici di Provenza ci dicono che suonava la chitarra;
Formanoir, che aveva i capelli bianchi e il colorito molto chiaro; il suo
medico che era di corporatura robusta, ben fatta e che aveva il colorito
scuro, la pelle un po' bruna. La sua et  mal definita: nell'atto della
parrocchia di Saint-Paul Rosarges dice che ha circa quarantacinque anni. Un
medico riferisce che la Maschera di ferro poteva avere negli ultimi tempi,
poco pi di sessant'anni.

Partendo da queste considerazioni i diversi storici che hanno fatto ricerche
in proposito, dal XVIII secolo in poi, hanno cercato di riconoscervi
personaggi illustri scomparsi tra il 1664 e il 1681.
Perch tra queste due date? Evidentemente perch  l'epoca in cui Saint-Mars 
a Pinerolo e perch du Junca ci dice che il prigioniero era a Pinerolo con
Saint-Mars. Si potrebbe tuttavia pensare che, essendo stata Pinerolo la prima
sede di servizio di Saint Mars, costui avrebbe potuto trovare gi l il
prigioniero, senza che questo impedisca a du Junca di dire il prigioniero che
aveva a Santa Margherita e a Pinerolo.
Se si elencano i personaggi importanti scomparsi a quell'epoca, ci si rende
conto di aver a che fare con persone morte tutte in circostanze misteriose. E'
la prima ipotesi formulata dagli storici del XVIII secolo.
Ma innanzi tutto bisognerebbe chiarire perch si vada cercando un personaggio
Importante, cio un principe del sangue, un gran signore o un ministro.
Questo indirizzo, dato alle ricerche dagli storici nel corso di due secoli,
deriva dalle considerevoli precauzioni che vennero prese nella sorveglianza
della Maschera di ferro ed anche dalle spese senza precedenti fatte per
evitare che potesse evadere e per assicurare il controllo dei suoi
trasferimenti.

Marcel Pagnol sottolinea significativamente le enormi spese sostenute dalle
autorit durante la prigionia della Maschera di ferro, cio durante pi di
trent'anni.
Cos, quando la Maschera di ferro viene trasferita dalla prigione di Exiles a
quella di Santa Margherita, Marcel Pagnol rileva che sono stati spesi 240.000
franchi per la sedia e i portatori e che, per il nutrimento di due
prigionieri, in cinque anni il carceriere ha ricevuto 21.800 lire, ossia circa
25 milioni di vecchi franchi. Si  pagato per la loro sorveglianza una
compagnia di quarantacinque uomini, dieci ufficiali, due tenenti e un
governatore. Grazie alla minuziosa contabilit di Saint-Mars, sappiamo che il
mantenimento di questa compagnia costava trentamila lire l'anno, cio 150.000
lire per cinque anni, vale a dire 180 milioni, pi le 30.000 lire cio 36
milioni, per lo stipendio di Saint-Mars, inoltre sono stati spesi 8 milioni
per l'edificio di Santa Margherita; in totale 221 milioni.

Il prigioniero mascherato  stato trasferito tre volte.
Egli ha conosciuto quattro prigioni. Ora, la sistemazione di queste prigioni
dimostra con quale cura egli venisse trattato. Infatti Louvois annuncia in
anticipo l'arrivo del prigioniero a Pinerolo, affinch voi (Saint-Mars)
possiate far sistemare una cella in cui lo rinchiuderete facendo soltanto in
modo che le aperture che vi saranno nella cella non diano su luoghi che
possano essere raggiunti da qualcuno e che vi siano a sufficienza porte chiuse
una dopo l'altra per impedire alle sentinelle di sentir qualsiasi cosa.
Dovrete portar voi stesso da mangiare a quel miserabile una volta al giorno e
a sufficienza per tutta la giornata, inoltre non dovrete mai ascoltare per
nessun motivo ci che potr dirvi, minacciandolo sempre di farlo morire se
egli apre ia bocca per parlarvi di cose estranee alle sue necessit.

Questa cella, nella quale Louvois vuole far rinchiudere la Maschera di ferro,
la ritroviamo con gli stessi particolari nelle quattro prigioni in cui egli 
stato rinchiuso.
Sappiamo che queste misure eccezionali non vennero prese per nessun altro
prigioniero di Stato, si trattasse di Lauzun o del sovrintendente Fouquet, nei
confronti del quale i rigori del re furono tuttavia assai duri. A Santa
Margherita, per esempio, il commissario della Guerra, du Chaunoy, persona
importante, dovette disturbarsi due volte per occuparsi personalmente della
costruzione e della sistemazione della cella in cui venne rinchiusa la
Maschera di ferro. Furono disegnati diversi piani, vennero inoltre stabiliti
con grande esattezza alcuni preventivi, di cui si incaric questo ufficiale
generale, responsabile inoltre dell'approvvigionamento di viveri e munizioni
alle truppe d'Itaiia (uno degli eserciti in quel momento pi impegnati per
conto del re) e tutto questo per costruire, come fa notare umoristicamente
Marcel Pagnol, una segreta in una prigione.

Bisogna inoltre aggiungere che le stanze nelIe quali vicne rinchiusa la
Maschera di ferro, oltre ad avere una triplice inferriata, danno spesso sul
mare. A Pinerolo il suo appartamento  sistemato nel miglior dei modi,  sano
e ben aerato. Non  il caso invece di quelli di Lauzun, di Fouquet o di altri
prigionieri importanti.
Louvois in persona segue i lavori; il 16 marzo 1687 egli scrive a Saint-Mars:
Ho ricevuto, assieme alla vostra lettera del 2 del corrente mese, il
preventivo ed il piano di ci che si deve fare per costruire la cella che
desiderate (per assicurare la sorveglianza del prigioniero) nell'isola di
Santa Margherita, preventivo che ammonta a 5.026 lire che ho dato ordine al
mio tesoriere di spedire al vostro, affinch possiate fare voi stesso i lavori
nel modo che desiderate.
Il preventivo verr superato di 1.600 lire e nondimeno Louvois far pagare
subito e fino all'ultimo centesimo il totale della somma, cio 7.200 lire.

Poich Saint-Mars sembra provare qualche difficolt a farsi pagare tali somme
dagli intendenti, e su questo abblamo testimonianze storiche, Louvois spedisce
il 22 maggio la seguente lettera: Ho ricevuto la vostra lettera del 3. E' come
denaro contante l'ordine che vi ho mandato per il nuovo edificio che dovete
costruire nelle isole di Santa Margherita e non avete che da rivolgervi al
Signor Intendente che ve ne effettuer il pagamento. Nulla deve impedirvi di
incominciare i lavori. Potrete comprare tutto ci che sia assolutamente
necessario per il vostro prigioniero e mandandomi una ricevuta di ci che
avrete speso, vi far pagare. Troverete accluso l'ordine di rimborso delle 203
lire che avete speso per il prigioniero dal castello di Exiles alle isole di
Santa Margherita.
Tre mesi pi tardi i lavori sono terminati e il 17 agosto del 1687 Louvois
scrive a Saint-Mars:
Sua Maest vi ha accordato le 1.900 lire che siete stato obbligato a spendere
in pi di quanto vi era stato assegnato dal re per la sistemazione del vostro
alloggio e per le prigioni che avete dovuto far costruire, le riceverete al
pi presto. Tuttavia potete cambiare posto al prigioniero ogni volta che lo
riterrete opportuno.
In quanto alla lettera che mi avete scritto a proposito del signor Faure,
cappellano e confessore dei vostri prigionieri, ne ho parlato al re, che ha
graziosamente voluto accordare l'aumento del suo stipendio fino a 600 lire
annue. Vi mando un ordine perch possiate attingere 300 lire dal fondo degli
straordinari di guerra.
Deduciamo perci che non si rifiuta nulla a Saint-Mars e dunque indirettamente
al prigioniero di Stato.
Una cella a Exiles di 72.000 franchi, una cella a Santa Margherita di 80.000
franchi. Una pensione di 144 franchl per lui e il suo domestlco e ci per pi
di trent'anni.
Un ufficiale superiore per arrestarlo, poich possediamo degli ordini
d'arresto emanati da Louvois e che parlano di un certo de Vauroy incaricato di
condurre a Pinerolo il misterioso prigioniero. Abbiamo inoltre un'informazione
particolarmente importante e cio che, quando il prigioniero  trasferito a
Pinerolo e quando deve effettuare il trasferimento da Pinerolo a Exiles e da
Exiles a Santa Margherita, Louvois pu servirsi degli uomini della guarnigione
che si trovano nella cittadella o sul percorso che attraverser.
Si tratta dunque, secondo il parere di tutti coloro che si sono interessati a
questo problema, di un prigioniero della pi grande importanza, sottomesso a
una sorveglianza del tutto rigorosa, sorveglianza della quale Fouquet stesso,
anch'egli arrestato in modo spettacolare, non sar oggetto.
Voltaire parla gi dei personaggi il cui nome  stato avanzato fin dalla sua
epoca respingendoli: non si tratta n di Vermandois n di Beaufort.
La principessa Palatina ci parla di un  milord inglese e il ministro
Chamillard risponde a suo figlio sul letto di morte:  E' un segreto di Stato e
non posso dirvi il suo nome. Nondimeno, quando Chamillard vuole disfarsi degli
importuni, afferma: E' un uomo che era a parte di tutti segreti di Fouquet.
E Luigi XV parla di un ministro italiano...

Cominciamo con la prima ipotesi, quella avanzata nelle Memorie per servire
alla storia di Persia nel 1745, da Frron nel suo Inno letterario nel 1768, e,
nel 1789, dall'autore di un'opera: Storia del figlio di un re, prigioniero
alla Bastiglia, ritrovato sotto le macerie di questa fortezza autore
sconosciuto.

Prima ipotesi: il conte di Vermandois. Era il figlio naturale di Luigi XIV e
di Mademoiselle de La Vallire. La sua storia ci  raccontata sotto falso nome
nelle Memorie per servire alla storia di Persia che abbiamo citate
integralmente all'inizio, tanta era l'importanza che avevano assunto.

Il conte di Vermandois  morto il 18 novembre del 1683. Secondo l'autore delle
Memorie, secondo Frron e secondo testimoni dell'epoca, questa morte sarebbe
stata simulata insieme alla malattia che la precedette (il conte di Vermandois
sarebbe morto di vaiolo) e il giovane sarebbe stato condotto nelle isole di
Santa Margherita sotto buona scorta. Ecco una leggenda che pare facile da
respingere. Infatti il conte di Vermandois, figlio di Luigi XIV, non era
pressappoco della stessa et del delfino, come si voleva nelle Memorie per
servire alla storia di Persia. Non si pu trattare, come raccontano le
Memorie, di una lite tra il delfino e il conte di Vermandois, nella quale
quest'ultimo avrebbe schiaffeggiato il delfino meritando una condanna di
reclusione a vita, condanna particolarmente ingiusta per un padre giusto come
Luigi XIV.

Il delfino  nato il 1 novembre 1661. Vermandois  nato il 2 ottobre del
1667. Perci lo schiaffo del conte di Vermandois all'et di sedici anni al
delfino (ventidue anni, sposato con un figlio, il duca di Borgogna) pare
improbabile. Del resto il conte di Vermandois muore nella battaglia delle
Fiandre, davanti all'intero stato maggiore. Vi era stato mandato per ordine
del re allo scopo di toglierlo dalla vita dissipata che, trascinato dagli
amici, conduceva a Parigi. Queste informazioni sono confermate da Mademoiselle
de Montpensier, la quale scrive che nel 1682 egli era incorso in una mezza
disgrazia, proprio per la vita che conduceva.

Luigi XIV lo convoca nel 1683 e gli intima di redimersi; Vermandois promette
di correggere il suo comportamento. Viene mandato all'assedio di Courtrai il
1 novembre del 1683, dove muore nella notte dal 17 al 18 novembre dello
stesso anno. Riguardo a questa morte, la tradizione storica vuole che si sia
trattato di vaiolo o di una malattia ancora pi grave. Per la Grande
Mademoiselle, che sembra non essere indulgente nei confronti del giovane, egli
 morto per aver bevuto troppa acquavite. In ogni caso disponiamo della
lettera della presidentessa di Osembray, scritta a Bussy-Rabutin: Abbiamo
perso de Vermandois. Non avrete difficolt a credere che il re  rimasto molto
scosso dalla sua morte. La Principessa de Conti  inconsolabile. Madame de La
Vallire  tutto il giorno ai piedi del crocifisso. In casa Cond si partecipa
al dolore.

Vermandois fu inumato nel cuore della cattedrale di Arras ed esumato nel 1786.
Non ci furono sorprese: l'esumazione fu condotta normalmente e non si capisce
come si sarebbe potuto inumare un soldato sconosciuto al posto di Vermandois.
Non si vede neppure come Luigi XIV, assai pio, in ogni caso rispettoso delle
forme della religione, avrebbe potuto far sotterrare solennemente, in presenza
di tutto uno stato maggiore, il suo figlio naturale, in realt vivo e vegeto
in cammino per Pinerolo. La tesi crolla da sola, tanto pi che Vermandois non
sembra essere all'altezza della Maschera di ferro.
Vermandois non pu costituire un pericolo per lo Stato, non pu costituire un
pericolo per la corte e la leggenda si spegne nel 1789, dopo che un
rivoluzionario ebbe affermato di aver ritrovato, per un caso fortunatissimo un
documento inserito dalla Maschera di ferro tra due pietre: Sono Luigi di
Borbone, conte di Vermandois si legge nel documento, nominato grande
ammiraglio di Francia. Una sciocchezza mi ha fatto rinchiudere nel castello di
Pinerolo, poi nelle isole di Santa Margherita e infine alla Bastiglia, dove
finir con tutta probabilit il corso della mia triste vita. Ho gi tentato
pi volte di farmi riconoscere, tuttavia non sono riuscito; cos scrivo queste
poche parole che nascondo in un buco della mia camera, nella speranza che in
seguito il caso lo faccia conoscere agli uomini. Ho scritto e nascosto questo
foglio il 2 ottobre del 1701, alle sei di sera, giorno e ora che corrispondono
a quelli della mia nascita. Mi devono cambiare la stanza, cos voglia il cielo
che i miei desideri siano accolti. Firmato: Luigi di Borbone, conte di
Vermandois, il pi infelice degli innocenti.

E' tutto falso nel biglietto, persino la firma, ma un particolare ci convince
del suo carattere apocrifo: il prigioniero non ci segnala di essere stato
rinchiuso nella prigione di Exiles, mentre la Maschera di ferro  rimasta non
solo a Pinerolo, a Santa Margherita e alla Bastiglia, ma anche a Exiles.

La seconda ipotesi, avanzata dagli storici del XVIII secolo,  quella del duca
di Beaufort. Lenglet-Dufresnoy e Lagrange-Chancel nel 1759, Anquetil nel 1789,
hanno difeso questa ipotesi.
Questa teoria si basa sulla scomparsa, avvenuta durante la battaglia di
Candia, del duca di Beaufort. Questo personaggio storico, conosciuto sotto il
nome di Roi des Halles, comanda infatti la spedizione di Candia nel 1669. Fa
una sortita il 25 giugno, nel corso della quale rimane ucciso e la sua testa
viene issata in cima a una picca e portata per le strade di Costantinopoli.
Il corpo del duca di Beaufort non venne ritrovato la sera del 25 giugno 1669,
ma parecchi ufficiali del suo reparto testimoniano della sua coraggiosa morte.
Del resto il duca di Beaufort  nato nel 1616 pare difficile che un medico
possa pensare, nel 1703, che egli abbia sessant'anni. Infine, perch il re
l'avrebbe fatto imprigionare?
Certo il duca  irrequieto, ha preso parte a tutti i movimenti della Fronda e
il re non perdona coloro che l'hanno umiliato quand'era bambino. Ma nel 1669
il re ha trionfato da tempo su tutte le fazioni, l'autorit reale  ben salda,
un'amnistia generale  stata concessa. Il Gran Cond avrebbe potuto essere
arrestato, nota Sainte-Foiz, ed il fatto non avrebbe suscitato il bench
minimo subbuglio!.

La Maschera di ferro non  Beaufort.
Voltaire, che cancella con due tratti di penna la candidatura del conte di
Vermandois e quella del duca di Beaufort, ha dunque condotto bene le sue
ricerche e le altre ipotesi da pi parti avanzate sui due personaggi dal XVIII
secolo ai nostri giorni sono prive di valore storico. Resta la testimonianza
della principessa Palatina, cognata di Luigi XIV. E' l'ipotesi del milord
inglese. La posizione della Palatina induce del resto a considerare con
seriet la soluzione che propone in una lettera indirizzata a una amica e mai
resa pubblica nel XVIII secolo.

Per capire il valore accordato da molti alla spiegazione data dalla Palatina,
bisogna tener conto della congiuntura diplomatica verificatasi tra il 1667 e
il 1669. E' l'epoca della prima spartizione del regno di Spagna tra
l'imperatore, il re di Francia e il re d'Inghilterra. Un'attivit senza
precedenti nella storia si svolge nel campo della diplomazia, dello spionaggio
e del controspionaggio.
Luigi XIV e il re d'Inghilterra corrispondono sia per via normale che per via
diplomatica e segreta. Quasi ogni giorno partono inviati speciali e agenti
segreti. A Londra, un artista di fama, il pittore che ritrae i maggiori
personaggi inglesi,  un agente di Luigi XIV. A Parigi, in Italia, in Germania
inviati permanenti del re corrispondono attraverso Louvois o direttamente col
gabinetto del re e lo tengono al corrente di tutte le decisioni pi segrete
delle quali possono venire a conoscenza, di tutti gli intrighi che esistono
nel seno dei diversi regni nei quali il re di Francia ha interessi o sospetti.
Nel 1668 viene stipulato all'Aia un accordo segreto tra i plenipotenziari
Inglesi e Olandesi. Secondo questo accordo gli Inglesi e gli Olandesi faranno
di tutto per facilitare una pace tra Spagna e Francia, una pace che rispetti
gli impegni intercorsi tra il re Luigi XIV e il ministro olandese de Witt.
Inglesi e Olandesi si mettono d'accordo perch venga fatta una tregua. In
realt questo accordo segreto fa passare la Spagna sotto la protezione degli
Inglesi e degli Olandesi e costituisce un'operazione di blocco delle ambizioni
francesi sui Paesi Bassi.

L'Inghilterra non vuole che venga puntata contro di lei la pistola di Anversa.
Si prevede anzi che scoppierebbe una guerra contro la Francia se quest'ultima
volesse ottenere qualcosa di pi dalla Spagna, guerra che riporterebbe le
pretese francesi ai termini del trattato dei Pirenei.

Luigi XIV ignora ufficialmente l'esistenza di tali negoziati. Possiamo
immaginare che i suoi agenti segreti lo tengano al corrente ma, da parte sua,
egli prosegue i suoi preparativi di guerra nelle Fiandre.
Scrive nel settembre 1667: Sto facendo in modo che alla prossima campagna non
mi manchi nulla per raggiungere lo scopo che mi sono proposto... Mi ripeto
mentalmente dei progetti che non penso impossibili. Come mi sembrano belli!

Dopo aver iniziato le operazioni, Luigi XIV viene informato ufficialmente
della formazione della triplice alleanza Spagna-Inghilterra-Olanda. La prima
reazione del re  di gettarsi sull'Olanda: Non trovai sulla mia strada che i
miei buoni e fedeli amici di un tempo, gli Olandesi, scrive il re... Devo
confessare che la loro insolenza mi punse sul vivo... Ebbi il desiderio di
puntare con tutte le mie forze contro questa altera e ingrata nazione. Questa
frase, citata da Lavisse, dimostra a che punto Luigi XIV  indignato. Egli si
considera tradito dal trattato segreto dell'Aia e decide di punire un milord
immischiato nell'affare ? E' una zona di ricerche che gli storici non hanno
lasciato nell'ombra, ma sembra che non si possa andare molto lontano, forse
perch il re ha guidato personalmente e direttamente la diplomazia segreta e
non resta nessun documento sui contatti che egli ebbe, eccetto le relazioni
ufficiali con la corte d'Inghilterra e il governo delle Province Unite.

Non esiste del resto nessuna certezza in ordine al tradimento di un agente
francese, inglese o olandese. L'uomo arrestato non ha necessariamente
scontentato Luigi XIV.

Che cosa dice la Palatina? Un  milord... che era rimasto immischiato
nell'affare del duca di Berwick contro il re Guglielmo.
Queste indicazioni guidano i nostri passi in direzione della lunga lotta di
successione che oppose in Inghilterra protestanti e cattolici. Berwick  il
figlio naturale di Giacomo II, re d'Inghilterra, detronizzato da Guglielmo
d'Orange.
Per ben comprendere la serie di avventure che avrebbero potuto condurre il
misterioso milord a Pinerolo, bisogna rammentare i fatti essenziali di
questo periodo. Ma questi fatti ci forniscono addirittura due Maschere di
ferro: Berwick, citato dalla cognata di Luigi XIV, e un duca di Monmouth...
figlio di Carlo II.

Il 30 gennaio 1649 Carlo I, re d'Inghilterra, di Scozia e d'Irlanda, muore sul
patibolo. Cromwell, padrone della situazione, diventa nel 1653 Lord
protettore della repubblica d'Inghilterra, Scozia e Irlanda. Cromwell muore
nel 1658. Il suo cadavere verr pi tardi esumato, impiccato e infine
decapitato.
Gli succede il figlio Riccardo, il quale rassegna per le sue dimissioni
l'anno seguente, mentre il generale Monk, divenuto duca d'Albemarle, richiama
Carlo II figlio di Carlo I, che restaura la monarchia nel 1660 e si fa
incoronare il 23 aprile del 1661. Carlo II muore nel 1685, lasciando un figlio
naturale, il duca di Monmouth, e la corona al fratello, il duca di York che
prende il nome di Giacomo II.

Monmouth cerca di impossessarsi del trono, intriga, semina la discordia,
solleva dei partigiani. Ma Giacomo II lo fa decapitare qualche mese pi tardi.
Questa, per lo meno,  la versione degli storici ufficiali. Ma ben presto si
sparge la voce a Londra che Monmouth non  morto. Per spiegare il miracolo
si racconta che il duca  stato sostituito all'ultimo momento da un condannato
a morte, che avrebbe accettato la sostituzione, secondo una cronaca inglese
del tempo, con l'entusiasmo che avrebbe mostrato se gli fosse stata accordata
la vita.
Si racconta anche la storia di una gran dama che fatta aprire la bara ed
osservato il braccio destro avrebbe esclamato: Oh! non  lui...
La leggenda vuole che, dopo la falsa esecuzione, il re stesso sia andato a
prelevarlo dalla torre insieme a tre uomini e che, dopo avergli fatto coprire
la testa con un cappuccio, l'abbia condotto nella sua carrozza verso una
destinazione sconosciuta.
Un chirurgo inglese, Nelaton, che frequenta il caff Procope, racconta che un
giorno, mentre lavorava presso un chirurgo vicino alla porta Saint-Antoine,
vennero a cercarlo per un salasso e lo condussero alla Bastiglia; il
governatore lo introdusse nella camera di un prigioniero che aveva la testa
coperta da un lungo asciugamano annodato dietro al collo. Il prigioniero si
lamentava di un gran mal di testa, la veste da camera era gialla e nera a
grandi fiori d'oro e dal suo accento egli pot capire che era inglese.

La leggenda vuole che, in questo modo, Monmouth sia diventato la Maschera di
ferro. Tuttavia un solo dato serve a scartare la sua candidatura: nel 1685,
data dell'esecuzione, Saint-Mars non  pi a Pinerolo, ma a Exiles. Una delle
condizioni non  soddisfatta perch l'ipotesi Monmouth sia valida, ma essa ha
fatto tanto parlare e ha suscitato tante ricerche in Francia e in Gran
Bretagna che non era possibile passarla sotto silenzio.

Inoltre essa ci permette di eliminare l'ipotesi di un signore compromesso
nell'affare del duca di Berwick avanzata dalla Palatina, poich Berwick,
figlio naturale di Giacomo II, interviene ancora pi tardi, quando Guglielmo
d'Orange scaccia Giacomo II, nel 1688.
Berwick  nato nel 1671; diventa maresciallo di Francia e viene ucciso
nell'assedio di Philippsburg nel 1734. Prima del 168I, cio prima di avere
dieci anni, possiamo presumere che non abbia avuto nessun ruolo politico. Ora,
la Maschera di ferro  stata arrestata senz'altro prima del 1681, data della
partenza di Saint-Mars per Exiles.

Ma non abbiamo perso tempo: abbiamo infatti la prova che qualcuno ha mentito
alla Palatina e che tutto  stato organizzato per fuorviare coloro che
avrebbero voluto conoscere la verit.

Di ricerca in ricerca ci siamo resi conto che nessuno dei grandi dispersi
(morti in condizioni misteriose o dei quali la storia giustificherebbe una
dissimulazione) quadra con le date che ci vengono fornite dai documenti
storicamente validi di du Junca: 1664, arrivo di Saint-Mars a Pinerolo, 1703,
morte della Maschera di ferro alla Bastiglia.

Gli uni muoiono troppo presto, gli altri arrivano troppo tardi in prigione.
Gli uni sono troppo giovani nel 1664, gli altri troppo vecchi nel 1703.

Tutti salvo due: un italiano di nome Mattioli e un francese, Eustache d'Aug
de Cavoye.
Per Mattioli disponiamo di un dossier assai completo che testimonia le ragioni
del suo arresto, oltre alla somiglianza del suo nome con quello dato da
Rosarges al curato di Saint-Paul.
In quanto a d'Aug de Cavoye, esiste una coincidenza se non una prova:
l'esistenza di un prigioniero di Stato chiamato, nella corrispondenza
ufficiale di Louvois Eustache d'AuPer. D'Aug de Cavoye si trova in prigione
per ordine del re dal 1669 e nulla permette di stabilire in che epoca sia
stato liberato.

Mattioli  un affare di politica internazionale d'Aug un affare di polizia
interna. Il secondo  passato quasi inosservato fino al ventesimo secolo.

Maurice Duvivier un giorno del 1932, partendo dal nome di d'Auger si  detto:
E se, contrariamente agli usi di Louvois, il nome dato al prigioniero nella
corrispondenza di Stato fosse veramente il nome della Maschera di ferro?

Vedremo che Duvivier trover un Eustache d'Auger de Cavoye del quale abbiamo
parlato e la cui figura pu coincidere col celebre prigioniero di Stato.
Poich dobbiamo scegliere tra queste due candidature che sono le pi serie,
dobbiamo ricordare con precisione quali sono le condizioni che devono
soddisfare i nostri due candidati per aver diritto al titolo di uomo dalla
maschera di ferro.
In primo luogo egli deve essere stato imprigionato a Pinerolo prima del
novembre 168I, data della partenza di Saint-Mars per Exiles.
In secondo luogo egli deve aver soggiornato a Santa Margherita.
In terzo luogo deve aver seguito Saint-Mars alla Bastiglia. Nulla obbliga
storicamente la Maschera ad aver conosciuto la prigione d'Exiles poich du
Junca cita solamente PineroIo e Santa Margherita. Tutto obbliga per la
Maschera ad aver percorso la strada da Santa Margherita a Parigi in compagnia
di Saint-Mars, poich chi  morto il 19 novembre 1703 ha fatto questo viaggio
e noi abbiamo la certezza, grazie a Formanoir, che nella tappa di Palteau
l'uomo che accompagnava Saint-Mars era mascherato.
Dobbiamo dapprima conoscere la storia dei due uomini per sapere se essi
valevano veramente la pena di esser messi in prigione nelle condizioni che
conosciamo, con tutte le precauzioni che li hanno accompagnati e le spese che
sono costati.

Queste due ipotesi, la quarta e la quinta in ordine storico, meritano ognuna
un capitolo a parte nelle nostre ricerche.
Il 14 dicembre 1667, Luigi XIV riceve la seguente lettera cifrata:
Sire, oso attestare a Vostra Maest che, tra i grandi ministri che ella ha
mandato, nella sua suprema saggezza, nel corso degli anni in Italia, il suo
ambasciatore a Venezia, l'abate d'Estrades, deve essere lodato per la sua
abilit e per lo zelo col quale coglie tutte le occasioni che possono
procurargli dei vantaggi e l'ingrandimento dei suoi Stati.
Poich questo ambasciatore mi aveva confidato che, per riuscire nell'impresa
che meditate sugli Stati di Milano, sarebbe necessario allontanare il duca di
Mantova dal partito austriaco e attirarlo in quello di Vostra Maest, mi sono
affrettato a contribuire coi miei deboli mezzi a metterlo in grado di
raggiungere quello scopo. Vostra Maest conoscer tutto ci che  successo
tramite i dispacci del Signor Ambasciatore. Benedico la sorte che mi ha
procurato l'onore di servire un cos grande monarca che considero e riverisco
come un semi-dio. Trasmetter a Vostra Maest tutto ci che sapr della
piazzaforte di Casale, che  stata fortificata da uno dei pi capaci ingegneri
del milanese. Questo ingegnere ci ha promesso i piani di tutte le piazzeforti
di quello stato; egli  disposto, se Vostra Maest lo ordina, a staccarsi
dalla Spagna che non sa ricompensare le opere e i talenti di coloro che la
servono con fedelt.

Questa lettera  firmata: Ercolo A. Mattioli.
Quattro giorni pi tardi l'abate d'Estrades, ambasciatore francese a Venezia,
manda al re un lungo rapporto nel quale, dopo aver assicurato che Mattioli
aveva la piena fiducia del duca di Mantova, dice:
Il duca di Mantova si propone ancora una volta di costituire un reggimento a
spese di Vostra Maest. Egli tiene a far presente che, reclutando soldati a
Mantova e a Casale, egli far gran torto agli Spagnoli che ogni giorno vi
reclutano i loro soldati... Egli supplica inoltre Vostra Maest di far uno
sforzo per mandare in Italia un esercito abbastanza forte da poter
intraprendere qualcosa di importante; egli assicura che in questo caso non si
accontenter di rimettere Casale tra le mani di Vostra Maest, ma che potr
offrire gran profitto dagli stretti legami che egli mantiene con altri Stati
d'Italia. Egli dice che lo Stato di Milano non  mai stato cos debole e cos
sprowisto di ogni cosa come ora; ma per esserne meglio informato ha dato
ordine a Mattioli di recarsi a Milano, di osservare tutto con precisione e di
scoprire in modo particolare l'intenzione dei genovesi e le loro reazioni alla
voce che circola da qualche tempo in Italia e alla quale tutti prestano gran
fede, secondo la quale Vostra Maest dovrebbe mandarvi un esercito non pi
tardi della prossima primavera.
Poich potrebbe succedere un incidente al pacco, non ho osato mettervi la
lettera che il conte Mattioli, che in questa occasione ha indubbiamente
servito con ardore Vostra Maest, ha avuto l'onore di scrivervi, e ho pensato
che anche questa lettera doveva essere cifrata come la memoria che contiene le
pretese del duca di Mantova; ne conservo gli originali insieme al piano di
Casale che per le stesse ragioni preferisco non mandare a Vostra Maest...

L'ambasciatore annuncia inoltre in questa lettera di aver accettato un
incontro col duca a Venezia, dove ci incontreremo comodamente, senza essere
osservati durante il Carnevale.

Il 12 gennaio 1678, Luigi XIV risponde:
Signor abate d'Estrades, ho visto con piacere nella vostra lettera del 18 del
mese scorso, quanto vi siete adoperato non solo per strappare il duca di
Mantova dall'assopimento provocato dai piaceri in cui sembra essere immerso,
ma anche per stimolarlo a scuotere il giogo di sua madre l'arciduchessa e del
monaco Bulgarini, i quali non gli lasciano nessun ruolo nel governo dello
Stato aumentando ogni giorno di pi i legami e le dipendenze con i quali lo
hanno sottomesso alla Casa d'Austria.
Mi interesser tanto pi volentieri alle generose risoluzioni che egli
potrebbe prendere in quanto lo considero sempre come uscito da una casa che 
stata a lungo francese e alla quale il re mio padre ha dato cos grandi
dimostrazioni di amicizia e di protezione.
Desidererei perci che, usando gli stessi canali di cui vi siete servito per
questo negoziato, gli faceste conoscere la mia soddisfazione per i sentimenti
che ha dimostrato nei confronti dei miei interessi e il mio compiacimento nel
vederlo ricercare partiti pi conformi alla sua gloria e nascita; per questo
accetto con piacere le proposte che egli fa di legarsi pi strettamente a me e
di rimettere le mie armi in Casale dove erano state cos a lungo. L'esperienza
ha dovuto fargli capire che l'autorit del duca suo padre non  mai stata cos
stabile nel Monferrato da quando questa piazza e i suoi Stati hanno goduto
della mia protezione, inoltre l'affetto che questi popoli hanno conservato per
il nome francese  la pi valida testimonianza dei vantaggi che hanno tratto
dal mio governo. Firmato: LUIGI.

Fatto eccezionale, lo stesso giorno, 12 gennaio 1678, Luigi XIV scrive al
conte Mattioli.
Ho visto nella lettera che mi avete scritto e in quella mandatami dall'abate
d'Estrades mio ambasciatore, l'affetto che provate per i miei interessi. Non
dovete dubitare della mia riconoscenza e ve ne dar la prova ad ogni nostro
incontro; nel frattempo sar l'abate d'Estrades a riferirvi da parte mia tutto
ci che sar necessario e allungher questa mia lettera soltanto per pregare
Dio che vi abbia, signor conte Mattioli, sotto la sua santa protezione. LUIGI

Da allora le vicende incalzano rapidamente. L'ambasciatore incontra Mattioli
come previsto. Dopo aver enumerato i vantaggi che il duca e il suo consigliere
avrebbero potuto trarre dall'appoggio della Francia, la conversazlone viene a
cadere sul prezzo che sarebbe costato alla Francia la cessione della piazza di
Casale. Il conte Mattioli si rifiut a lungo di parlare. Egli prese un
atteggiamento apparentemente molto onesto che consisteva nel rimettersi alla
generosit di Vostra Maest, scrive l'ambasciatore.
Ma vedendo che io insistevo per ottenere una risposta, alla fine propose la
cifra di 500.000 lire. Gli dissi che potevo giudicare all'incirca ci che il
duca di Mantova poteva sperare da Vostra Maest e che in ogni caso non mi
sarei azzardato a farvi questa proposta. Gli dissi che per un uomo cos bene
intenzionato quale egli si dichiarava, mi sembrava fin troppo fermo su un cos
piccolo interesse in un negoziato di cui egli mi avrebbe senza dubbio
confessato che il duca di Mantova avrebbe tratto grandi e solidi vantaggi.
Infine, Sire, l'ho costretto ad accontentarsi di 100.000 scudi, a condizione
che Vostra Maest non ne effettui il pagamento prima della firma del trattato
e lo scambio delle ratifiche e che inoltre, se Vostra Maest non vorr
consegnare l'intera somma in una sola volta potr consegnare prima 50.000
scudi e gli altri 50.0000 dopo tre mesi. Ho anche dichiarato al conte Mattioli
che non potevo assicurare che Vostra Maest avrebbe
gradito il patto fissato ad una somma cos elevata, ma gli ho promesso che
avrei fatto tutto ci che era in mio potere per non essere smentito.

I termini dell'accordo rimangono segreti e il 13 marzo, sempre nel pi grande
segreto, il duca Carlo IV di Mantova e l'ambasciatore di Francia s'incontrano
per concludere definitivamente il trattato in virt del quale Casale diventa
francese. E' stato inoltre deciso che Mattioli si recher a Parigi per firmare
il trattato conclusivo in nome di Carlo IV.

Perch questo negoziato? Perch queste precauzioni? Perch accordare una tale
importanza a Casale? Inoltre, chiedere 500.000 lire, nel 1678, per quella
citt  un'enorme pretesa. Ma pagare 100.000 scudi, dopo i negoziati,
significa, per Luigi XIV, impegnare una somma eccezionalmente alta in un
affare il cui interesse non  subito evidente.

Evidentemente Casale sarebbe costata pi cara se fosse stata conquistata con
la forza: pi cara per il mantenimento delle truppe e pi cara per le nefaste
conseguenze politiche che sarebbero sorte in una regione in cui la Francia
aveva molti interessi, contrastati peraltro dalla Spagna e dall'Austria.

Casale  sul Po ed , alla frontiera orientale del Piemonte, ci che Pinerolo
 alla frontiera occidentale.
Tenere queste due piazzeforti significa assicurarsi il controllo dell'Italia
del nord, del milanese spagnolo e perci realizzare, nella tradizione della
diplomazia francese dalla fine del Medio Evo, la politica di presenza al di
qua delle Alpi, necessaria alla sicurezza e all'equilibrio europeo contro le
pressioni austriache e spagnole.
Casale dipende dai duchi di Mantova che erano stati alleati alla famiglia
reale sotto Luigi XIII: la prima principessa Palatina, Maria di Gonzaga (che
Henri Coeffier de Cinq-Mars sperava di sposare, urtandosi col suo protettore
Richelieu prima di finire sul patibolo), era duchessa di Mantova.
Sotto Luigi XIV la dinastia dei duchi  in piena decadenza, come il monarca
stesso sottolinea nella sua lettera: Carlo IV conduce una vita dissipata,
vive sotto il dominio di sua madre, la quale  mal consigliata da un
segretario che  a sua volta molto particolare.
Il duca vive pi spesso a Venezia con delle cortigiane cosa che spiega la
facilit con la quale l'ambasciatore di Francia potr incontrarlo in quella
citt senza risvegliare i sospetti dei nemici della Francia.

Il primo ad aver avuto l'idea di trattare con i duchi di Mantova non 
d'Estrades, ma il marchese di Villars, ambasciatore di Francia a Torino,
l'indomani della pace di Nimega.
Villars, parlando del duca di Mantova all'epoca di Carlo III, padre di Carlo
IV, ci dice che egli  un grande giocatore, uno spendaccione che non ha mai
un soldo. Credo che se lo si potesse convincere a rimettere la cittadella di
Casale tra le mani del re, dandogli una buona somma di denaro e una
considerevole pensione per mantenere la guarnigione della citt e del
castello, si tratterebbe di un affare molto vantaggioso, tanto pi che il
principe non pu vivere a lungo.
Ma l'affare non si conclude con Carlo III. Riprende con Carlo IV, anche lui
molto occupato d'amore. Questo ci spiega la rapidit con la quale Luigi XIV
risponde alla lettera di Ercolo Mattioli del 14 dicembre 1677.
D'altronde i Francesi gi lo conoscono: Ercolo Antonio Mario Mattioli  nato
nel dicembre del 1640 a Bologna. La sua et potrebbe corrispondere a quella
della Maschera, in quanto nel 1703, se fosse ancora vivo, avrebbe sessantatr
anni. E' l'et che il medico dar all'illustre prigioniero della Bastiglia.

Ercolo Mattioli si dedica agli studi di diritto ed assume la carica di
segretario di Carlo III. Non  nobile ma lo diventa il giorno in cui viene
nominato dal duca senatore soprannumerario. Il titolo di conte  del resto
il solo vantaggio presentato da questa carica a Mantova.
Alla morte di Carlo III, Mattioli si lega a Carlo IV per la sua capacit di
organizzare grandi feste e divertimenti. Ma non  pi funzionario del duca.
Sembra per avere la sua fiducia, tanto da poter accedere al titolo di
consigliere. E' abile, la sua lettera a Luigi XIV denota una certa
dimestichezza con le sottigliezze diplomatiche; non  molto scrupoloso, ma
l'Italia, a quei tempi, non  certo una scuola di virt, specialmente in
politica.
Egli porta avanti con d'Estrades il difficile negoziato di Venezia e decide
con il duca e con l'ambasciatore di recarsi a Versailles per concludere
definitivamente l'affare.
Per non risvegliare i sospetti degli altri principi italiani, degli Spagnoli e
degli Austriaci, decide di passare per la Svizzera. Parte nell'ottobre del
1678 in compagnia di un certo Juliani e arriva a Parigi il 28 novembre dello
stesso anno.
Marzo, novembre... Quasi nove mesi... E' molto per un segreto, saremmo tentati
di dire, se non si trattasse di uno studio sulla Maschera di ferro. Fatto sta
che il 5 dicembre, a Versailles, il marchese di Pomponne ministro degli
Esteri, riceve da Luigi XIV un'autorizzazione controfirmata da Louvois che
dice:
Il duca di Mantova ha fatto trasmettere a Sua Maest, tramite il conte
Mattioli, il desiderio di fargli conoscere il suo zelo per gli interessi di
Sua Maest e di ottenere attraverso legami pi particolari la stessa amicizia
e la stessa protezione che i suoi predecessori hanno ottenuto dalla Francia in
grandi e importanti occasioni. Sua Maest, che ha sempre conservato un sincero
affetto per la casa del duca e per la sua persona, ha ricevuto con piacere
l'espressione dei suoi sentimenti e, per realizzare una pi stretta alleanza
con il duca e per lui vantaggiosa, Sua Maest ha dato i pieni poteri a de
Pomponne, consigliere ordinario di tutti i suoi consigli, segretario di Stato
per le finanze, affinch tratti con il conte Mattioli gli articoli che riterr
necessari in questa alleanza con il duca di Mantova, promettendo in fede e
parola di re di accettare definitivamente tutto ci che de Pomponne giudicher
utile a questo proposito (...), senza contravvenire, n permettere che altri
contravvenga in qualsiasi modo alle sue decisioni, impegnandomi a ratificare
in buona forma e nel tempo prestabilito il trattato.
A testimonianza Sua Maest ha firmato la presente di sua mano e fatto apporre
il sigillo della sua segreteria. Fatto a Versailles il 2 giorno di dicembre
del 1678. LUIGI.

Come vediamo Luigi XIV prende l'affare molto sul serio impegnando perfino la
sua parola di re.
Tra l'altro, dopo la firma definitiva avvenuta l'8 dicembre e il pagamento
effettuato il 12, Luigi XIV riceve nottetempo il conte Mattioli in udienza
privata e segreta, consegnandogli, a testimonianza della sua soddisfazione, un
magnifico diamante e 400 dobloni d'oro. Dopo l'esecuzione del trattato egli
ricever 400.000 dobloni e suo figlio diventer paggio del re.

Senza perdere tempo, il re decide di mandare un messaggero presso Carlo IV. Si
tratta infatti di restituire la cortesia della visita di Mattioli al re e di
ricevere in questa udienza il trattato segreto controfirmato e sigillato dallo
stemma ducale. Il re incarica un colonnello dei dragoni, d'Asfeld, di compiere
questa missione mascherata da viaggio di piacere e di curiosit in Italia.
Nello stesso tempo Catinat, futuro maresciallo che per ora  brigadiere di
fanteria, riceve l'ordine di recarsi in segreto a Pinerolo, come testimonia
questa lettera del 29 dicembre 1678 indirizzata da Louvois a Saint-Mars.
Questa lettera per informarvi che per ordine del re colui che vi porter
questo biglietto deve entrare nel torrione della cittadella di Pinerolo senza
che nessuno venga a saperlo. Per far ci, fate in modo che la porta di
sicurezza rimanga aperta fino a notte fonda, mandandogli incontro uno dei
vostri domestici oppure, se siete in grado di farlo, andando voi stesso nel
luogo che vi indicher il suo servitore, per farlo entrare con voi nella
cittadella e in seguito nel torrione senza che nessuno lo venga a sapere.
Firmato: LOUVOIS.

Catinat deve preparare le operazioni militari indispensabili per entrare in
possesso di Casale. Le truppe sono gi state concentrate a Brian,con e
Pinerolo  stata rafforzata.
Il 10 marzo d'Asfeld deve essere ricevuto da Carlo IV. Il 9 colpo di scena:
egli viene arrestato a Milano per ordine del governatore del Milanese e viene
consegnato agli Spagnoli.
Catinat  personalmente incaricato di sostituire d'Asfeld. Questo dimostra
l'importanza che Luigi XIV attribuisce all'affare.
Dal canto suo d'Estrades sollecita Mattioli. Questi guadagna tempo e cerca di
rassicurare il ministro Pomponne. La risposta non si fa aspettare:
Ho ricevuto le lettere che mi avete indirizzate, dice Pomponne, e credo di non
poter far meglio, nel rispondervi, che indirizzare le lettere all'abate de
l'Estrades visto che dovete fare il viaggio per Torino. Non ho mancato di far
presente al re il dispiacere che avete provato nel vedere che quest'affare
iniziato da voi e che avete l'incarico di portare a termine, tarda tanto a
concludersi. Sua Maest rimane convinta della sua felice conclusione e non
dubita che venga mantenuta una parola data in modo cos solenne. Sapete che
cosa avete il diritto di aspettarlvi dalla sua bont quando avrete contribuito
a far riuscire il progetto di cui avete gettato le basi.

Non si pu essere pi chiari di cos se, come sembra, esiste in questa ultima
frase del diplomatico un sottinteso su ci che Mattioli ha il diritto di
aspettarsi dal re... se contribuisce a far fallire il progetto.
In realt  gi troppo tardi. Mattioli non pu pi fare marcia indietro, se 
stato lui a tradire.

Esiste d'altronde (ed  probabilmente questo che lo ha condannato) una prova
del suo tradimento.
Egli infatti  passato per la Svizzera; ora, alla fine del gennaio del 1679,
la reggente di Savoia riceve una copia di tutti i documenti del negoziato.
Qualche giorno pi tardi, in febbraio, Luigi XIV trova queste copie sul suo
tavolo: la reggente gliele ha mandate per mezzo di un messaggero speciale.
Il 25 febbraio, de Pinchesne, ambasciatore di Francia a Venezia, che ha da
poco sostituito d'Estrades nominato a Torino, comunica a Pomponne il seguente
rapporto che possiamo ancor oggi vedere negll archivi del ministero degli
Esteri.
Monsignore, vi comunicavo nella mia ultima lettera le voci che circolano per
tutta Italia circa una marcia delle truppe a Pinerolo, voci aumentate dalla
notizia secondo la quale il signor de Vauban vi si era recato per ordine del
re. Ci fa credere ancor pi fortemente che Sua Maest mediti sicuramente
qualche grande progetto da queste parti, bench il pi forte sospetto ricada
sempre su Genova, anche se si dubita di Casale. L'ambasciatore di Spagna e
l'abate Federico, residente dell'Imperatore, andarono insieme, mercoled, dal
duca di Mantova, per dirgli che erano venuti a sapere da Torino che egli
voleva cedere Casale e il Monferrato al re e gli illustrarono gli
inconvenienti che questo comportava per tutta l'Italia e in particolar modo
per la casa d'Austria, a causa del ducato di Milano. Il principe rispose loro
che egli si stupiva che essi potessero prestar fede a simili voci che non
avevano nessun fondamento...
Questa fu l'unica risposta che riuscirono a strappare al principe. Tuttavia,
Monsignore, poich egli  sempre dell'idea di portare a termine il trattato
che ha con il re, secondo le assicurazioni che ci ha ancora portato il conte
Mattioli, d'Asfeld ed io abbiamo avuto due incontri ancora con il conte
suddetto, l'ultimo dei quali si svolse ieri sera. In esso abbiamo deciso che
d'Asfeld e lui si incontreranno il 9 del mese prossimo a Nostra Signora di...
che  un paese a dieci miglia da Casale per scambiare le ratifiche e che il
duca di Mantova si recher senz'altro a Casale, la sera del 15, ad attendervi
le truppe di Sua Maest...
Questa lettera, anteriore all'arresto di Asfeld, del quale abbiamo gi
parlato, prova il tradimento di Mattloli.

Dopo l'arresto del suo inviato, Luigi XIV non pu pi sperare che l'operazione
avvenga senza colpo ferire e decide allora di usare la forza per entrare in
possesso del trattato ratificato da Carlo IV.
Il 5 aprile, a conferma delle fughe e della minaccia che pesa sulla sua
impresa, il re riceve dal commissario della Guerra du Chaunoy una lettera, che
passa per le mani di Louvois, nella quale si leggono le informazioni che
circolano in Italia del nord sulle intenzioni del re.
Il signor de Saint-Andr, scrive il commissario della Guerra du Chaunoy,
assicura che gli  stato detto a Torino che de Catinat lo doveva condurre a
Casale. Non so da quale fonte possano avere tante informazioni, a meno che
l'assenza di de Catinat abbia indotto una delle guardie a scrivere da Parigi
che egli si trovava nei nostri quartieri. Queste voci indicano anche
esattamente i giorni in cui  uscito dalla cittadella e il luogo in cui
l'abate d'Estrades  venuto a parlargli da Torino. Non ho risposto nulla
quando ho sentito parlare di questo genere di affari, se non che non conoscevo
nessuno alla cittadella e che non sapevo nulla.
Il signor marchese di San Maurizio, un piemontese, ha detto a pi riprese che
il signor ambasciatore di Francia faceva il furbo; che egli sapeva molto bene
che c'era stato un trattato di fatto tra il re e il duca di Mantova per
Casale; ma che sapeva anche che tutto era stato interrotto da dieci giorni. La
ritirata delle truppe di stanza nel Brianson e nella valle di Chaumont, dalla
parte del Delfinato e della Provenza, sembrava confermare le parole del
marchese di San Maurizio. Ma l'arrivo di un battaglione del reggimento del
Piemonte in questa citt, awenuto due giorni fa, ha provocato una sospensione
di giudizio da parte della gente del posto, alla quale piace discutere su
tutto; i loro ragionamenti tuttavia non porteranno a nulla, se la volont del
duca non vacilla poich tra qui e Casale non c' nessun ostacolo che possa
ritardare la marcia delle truppe del re.

A Torino d'Estrades non ha aspettato la conferma del tradimento di Mattioli.
Si trova sul posto, sa giorno per giorno quali siano i progetti del re, dunque
 senza dubbio colui che pu sapere meglio l'origine delle fughe di notizie.
Chiede a Pomponne se il re approver che, nel caso in cui si raggiunga la
certezza della sua perfidia (quella di Mattioli) e sia necessario ricorrere
alla forza per fargli mantenere la parola, venga condotto a Pinerolo, cosa che
mi sar oltremodo facile senza che egli se ne accorga, se non quando vi sar
arrivato e senza che si sappia che l'ho fatto rapire, perch gli conviene
senz'altro affermare di esservisi recato spontaneamente.
Nondimeno non vi penser prima di aver ricevuto i vostri ordini ed  solo dopo
aver perso ogni speranza su di lui che sar necessario procedere in questo
modo.
Il 18 aprile Pomponne ha ancora qualche scrupolo: Il resoconto, inviatomi con
lettera del 25 del mese passato, della conversazione che avete avuto con il
conte Mattioli, non poteva essere pi esatto. E' difficile prevedere come
andr a finire questa faccenda e se la buona fede  tale quale l'abbiamo
immaginata. Cercate di scoprire ci chiaramente, ma senza lasciar trapelare
nulla e abbiate cura di informarmi di tutto ci che verr a vostra conoscenza
su questo punto.

Il 19 aprile il sospetto si precisa, ed anche la minaccia.
Pomponne scrive a de Pinchesne: Il resoconto nella vostra lettera del 1 di
questo mese sull'incontro che avete avuto con il conte Mattioli, sulle
assicurazioni che vi aveva dato delle sue buone intenzioni e del viaggio che
aveva deciso di fare per incontrarsi con l'abate d'Estrades, non impedisce che
venga sospettato, a ragione, di poca fedelt. Non lasciate trapelare per, nel
caso lo rivediate, che ne siamo a conoscenza, ma ditegli che non possiamo
dubitare che il duca di Mantova manterr la promessa fatta solennemente per
suo tramite. Il principe non deve credere di poter mancare alla parola data a
Sua Maest.

Otto giorni pi tardi, il 27 aprile, viene presa la decisione: d'Estrades ha
il consenso del re per eseguire il suo piano. Louvois scrive a Saint-Mars di
prepararsi a ricevere un prigioniero di Stato:
Il re ordina all'abate d'Estrades di cercare di fare arrestare un uomo la cui
condotta non ha soddisfatto Sua Maest e mi ha comandato di avvisarvi perch
non facciate difficolt a riceverlo quando vi sar mandato e perch voi lo
custodiate in modo tale che non solo non abbia rapporti con nessuno, ma anche
abbia modo di pentirsi della sua cattiva condotta e in modo che non si venga a
sapere che voi avete un nuovo prigioniero.

E' l'ordine di ricevere un prigioniero e di tenerlo in segreto; il prigioniero
non tarda ad arrivare: il 2 maggio Catinat arresta Mattioli e ne rende conto
immediatamente al re.
L'arresto  avvenuto a tre leghe da Pinerolo in territorio del re. Mattioli
andava ad un incontro con Catinat, che l'abate d'Estrades aveva combinato con
furbizia per facilitare l'arresto. Per arrestarlo Catinat si  servito
solamente di qualche ufficiale e di quattro uomini della sua compagnia.
L,'arresto si  svolto senza violenza e il nome di Mattioli  rimasto segreto
poich gli ufficiali stessi lo ignoravano.
A Pinerolo viene messo in una cella nella quale si trovava un certo Dubreuil.
Catinat nota che Mattioli verr trattato con riguardo, secondo il desiderio
dell'ambasciatore a Torino, abate d'Estrades. Si aspetta di conoscere la
volont del re a questo proposito. Nel suo rapporto Catinat precisa che
nell'incontro avuto prima dell'arresto, si  trattato di parecchie cose, ma
soprattutto del luogo nel quale egli teneva i documenti essenziali e originali
dell'affare, consistenti in una lettera del duca di Mantova al re, nella
delega a trattare, l'originale del trattato di Sua Maest redatto da de
Pomponne, nella ratifica del suddetto trattato da parte del duca di Mantova,
in una lettera del duca di Mantova al governatore di Casale, con la quale gli
ordinava di ricevere le truppe del re, secondo il trattato. Tutte queste
carte, ha precisato Mattioli, si trovano in un forziere a Bologna, in mano di
sua moglie che  in un convento delle figlie di San Luigi.

Naturalmente prima cura  quella di ritrovare i documenti e soprattutto il
trattato sottoscritto dal duca di Mantova.
Si fa scrivere a Mattioli una lettera a suo padre affinch recuperi i
documenti e li consegni al messaggero portatore della lettera del prigioniero.
Cos avviene: tutti i documenti vengono consegnati al messaggero che si
presenta a Bologna ma, all'arrivo a Pinerolo, non si trova traccia del pi
importante, cio del trattato segreto sottoscritto dal duca di Mantova.

Dal quel momento si  sicuri del tradimento di Mattioli. Egli ha un bello
spiegare che i biancosegni si trovano a Casale nelle mani del governatore
della piazza, che bisognerebbe liberarlo per entrare in possesso di quei
documenti: la decisione  stata ormai presa. Verr confermata dal re e
trascritta da Louvois nella corrispondenza di Stato: Mattioli non deve pi
riavere la libert.

Il prigioniero, che morir a Santa Margherita, resta dunque a Pinerolo; non 
il solo a essere stato internato nella cittadella a quell'epoca, infatti
Saint-Mars ha parecchi prigionieri che sono dispiaciuti al re, tra i quali due
persone importanti: il sovrintendente Fouquet e i duca di Lauzun. Anche un
certo Eustache Dauger... si trova da dieci anni a Pinerolo.

Ed eccoci all'ultima ipotesi, sorta nel XX secolo da una lettera di Louvois a
Saint-Mars scritta nel luglio del 1669.
Questa lettera esiste ancora:
Signor de Saint-Mars, avendomi comandato il re di far condurre a Pinerolo il
prigioniero di nome Eustache Dauger,  molto importante che costui venga
sorvegliato in gran sicurezza e che non possa dare sue notizie in nessun modo
n a voce n per lettera. Vi avviso in anticipo, affinch possiate far
sistemare una cella in cui lo rinchiuderete, facendo soltanto in modo che le
aperture che vi saranno non diano su luoghi che possano essere raggiunti da
qualcuno e che vi siano a sufficienza porte chiuse una dopo l'altra per
impedire alle sentinelle di sentire qualsiasi cosa. Dovrete portar voi stesso
da mangiare a quel miserabile una volta al giorno e a sufficienza per tutta la
giornata, inoltre non dovrete mai ascoltare per nessun motivo ci che potr
dirvi minacciandolo sempre di farlo morire se apre bocca per parlarvi di cose
estranee alle sue necessit. Ho fatto sapere al signor Poupart di mettersi a
vostra completa disposizione e di prepararvi i mobili necessari
all'arredamento della cella del vostro nuovo prigioniero, tenendo conto che,
trattandosi di un domestico, non devono essere particolarmente belli. Vi far
rimborsare sia la spesa dei mobili che quella del cibo che destinerete
al prigioniero.

Che segreti conosce questo Dauger per essere trattato cos rigorosamente?
Fin da questa prima lettera Louvois tradisce la sua principale preoccupazione:
il prigioniero non deve essere visto da nessuno. Nello stesso tempo vengono
riservate cure particolari per un domestico: nel momento in cui si sta
concludendo un nuovo negoziato per Casale, che finir con la consegna a
Catinat della piazzaforte, nel momento in cui il re sta conducendo difficili
negoziati in politica internazionale, Louvois si preoccupa di far preparare
una cella che abbia sufficienti porte chiuse una dopo l'altra, perch le
sentinelle non passano udire nulla.
Infine, sollecitudine alla quale Louvois non era abituato (vedi l'ordine di
carcerazione di Mattioli), il confort, sobrio ma certo superiore a quello
della maggior parte delle celle di Pinerolo. Senza dimenticare l'insolito
riguardo: Dauger viene annunciato in anticipo, trattato da ogni punto di vista
come un prigioniero straordinario e non  che un domestico. Bisogna aspettare
una settimana per avere altre notizie del prigioniero.

Il 28 luglio il re firma una lettre de calhet e la affida al capitano di
Vauroy:
Capitano di Vauroy, essendo insoddisfatto della condotta del sunnominato
Eustache Dauger e volendomi assicurare della sua persona, vi scrivo questa
lettera per dirvi che, non appena l'avrete visto, dovrete prenderlo e
arrestarlo e condurlo voi stesso in tutta sicurezza nella cittadella di
Pinerolo per affidarlo alle cure del capitano di Saint-Mars al quale scrivo le
lettere accluse affinch il suddetto prigioniero vi sia ricevuto e sorvegliato
senza difficolt. Dopo di ci ritornerete a rendermi conto di quello che
avrete fatto in esecuzione della presente.
Lo stesso giorno questo domestico, questo miserabile, il sunnominato
Eustache Dauger  oggetto di una attenzione ancor pi straordinaria delle
precedenti: il re scrive di sua mano l'ordine seguente:
Ordino al marchese di Piennes o, in sua assenza, a colui che comanda la
suddetta cittadella, di dare ai signori di Vauroy e di Saint-Mars tutto
l'aiuto e l'assistenza della quale avranno bisogno e che potranno richiedere.
Questo ordine accompagna nuove istruzioni a Saint-Mars, firmate dal re stesso:
Mandando nella mia cittadella di Pinerolo, sotto la scorta del capitano di
Vauroy, sergente maggiore della mia cittadella di Dunkerque, il sunnominato
Eustache Dauger, vi scrivo questa lettera per dirvi che quando il detto
capitano di Vauroy sar arrivato nella mia cittadella di Pinerolo col suo
prigioniero, voi dovrete riceverlo dalle sue mani e tenerlo in buona e sicura
guardia, impedendogli di comunicare con chiunque a viva voce o per iscritto.

Ecco dunque il nostro domestico in cammino per Pinerolo. Da dove viene? Il
fatto che l'incarico sia stato affidato al capitano di Vauroy, sergente
maggiore della cittadella di Dunkerque, indica verosimilmente che il
prigioniero  stato arrestato al nord della Francia, poich non esiste nessun
motivo per far venire un maggiore da Dunkerque per presentare una lettre de
calhet a un uomo che non si trovi in quella regione.
Che crimine aveva commesso quell'uomo? Che potenza aveva? Che cosa
rappresentava per essere condannato con il massimo rigore e per essere oggetto
di tante attenzioni?
Pinerolo questa possente fortezza potrebbe temere un colpo di mano al momento
dell'arrivo ultrasegreto di Dauger? Il re ci ha pensato, l'ha scritto e ha
preso disposizioni per evitarlo. Nessuna argomentazione pu andare contro
questo fatto.
Nel 1932, duecentoventinove anni dopo la morte della Maschera di ferro,
duecentosessantatr anni dopo il messaggio di Louvois a Saint-Mars, lo storico
Maurice Duvivier, afferma che Dauger  la Maschera e si chiede perch essa non
sia stata chiamata col suo vero nome di Eustache Dauger.

Duvivier  il solo ad aver formulato questa ipotesi e l'ultima domanda che
egli si pone non tiene conto degli usi vigenti sotto Luigi XIV per i
prigionieri di Stato, secondo i quali il nome del prigiomero veniva alterato o
semplicemente nascosto sotto uno pseudonimo.

Duvivier ha un'idea, pensa che si tratti di un'astuzia di Louvois e si mette a
consultare febbrilmente l'indice alfabetico delle successioni genealogiche
nel quale sono elencati per ordine alfabetico i nomi di tutti i Francesi
vissuti nei secoli passati.

Scopre cos un Eustache d'Auger o d'Aug de Cavoye.
Consulta allora i registri dello stato civile e trova, sotto la data del 28
febbraio 1639, le seguenti precisazioni: Registro di Saint-Eustache.
Il 18 febbraio 1638  stato battezzato Eustache, nato il 30 agosto 1637,
figlio di Francois d'Aug signore di Cavouet, capitano dei moschettieri di
Monsignore il cardinale di Richelieu e di Maria di Serignan, abitante
in via dei Bons-Enfants.
1637... Come Mattioli, questo d'Aug de Cavouet potrebbe essere un candidato,
poich nel 1703 aveva sessantasei anni. Duvivier ricostruisce allora la
completa biografia di questo d'Aug de Cavouet. La famiglia si fa chiamare de
Cavoye e alcuni suoi membri, tra i quali il fratello di Eustache, sono intimi
del re. Il destino di Eustache per, malgrado l'invidiabile posizione sociale
 sfortunato. Egli  cugino della Brinvilliers, immischiata nell' Affare dei
Veleni. Giovane ufficiale, sembra coraggioso, ma  anche attaccabrighe, gran
bevitore e donnaiolo. Inoltre, ed  pi grave, le sue cattive inclinazioni e
le cattive amicizie lo portano lontano: partecipa, ed  dimostrato, a messe
nere e a cerimonie licenziose e sacrileghe insieme ad altri giovani traviati
appartenenti all'alta nobilt.

Questa sua condotta gli procura varie sanzioni, finch il re lo destituisce
dal grado di ufficiale.
Un duello (se trascuriamo un infelice colpo di spada dato a un giovane non
nobile durante una rissa) lo porta in prigione attraverso le peripezie di un
processo intricatissimo e che sembra non doversi concludere mai.
Unico particolare da ricordare in questo pasticcio: verr s ritrovato l'atto
di arresto, la lettre de cachet che lo spedisce in prigione nel 1667, ma non
l'ordine di scarcerazione.

Visto che non  stato condannato e che non risulta in nessun registro di
scarcerazione, possiamo immaginare che egli sia rimasto in prigione fino alla
fine dei suoi giorni. Duvivier scopre un ulteriore indizio che lo fa
persistere sulla via che ha scelto, si tratta di un indizio sorprendente:
sull'originale della lettera di Louvois che riguarda Dauger, il nome ,
secondo lui, lasciato in bianco. E' solamente al momento della spedizione
dell'ordine che Louvois aggiunge di sua mano le sei lettere Dauger. I
funzionari di Louvois hanno forse fatto un raffronto con il nome di un uomo
che essi conoscevano gi da molto tempo, visto che era in prigione da due
anni?
Questo  ci che pensa Duvivier.
Ecco dunque Eustache de Cavoye proscritto, colpito da una pena esemplare,
radiato dal mondo... ma vivo. Pu sembrare esagerato per un criminale comune.
A meno di considerare tutto ci come un favore eccezionale del re: sia che
Eustache abbia meritato la morte e che Luigi XIV, per amicizia verso la sua
famiglia, abbia commutato la pena in prigione perpetua accordandogli la vita,
sia che, sempre per amicizia per i Cavoye, Luigi XIV abbia accettato di
internare Eustache il cui comportamento rischiava di trascinare nel fango
tutta la famiglia.
In verit tutto questo ci sembra ben poca cosa per giustificare tante cure e
tante spese.

Duvivier ne  cosciente e architetta allora un'ipotesi. Cavoye entra a
Pinerolo come prigioniero di Stato, ma non si tratta ancora di radiare dal
mondo persino il suo nome. Solo che a Pinerolo succede qualcosa che cambier
il corso degli eventi: si permette a Eustache di avvicinare Fouquet, di vivere
con lui alcune ore al giorno. Ora, nel marzo del 1680, Fouquet muore
improvvisamente. Duvivier pensa che Cavoye lo abbia avvelenato. Egli basa
questa supposizione su un insieme di fatti tratti dalla corrispondenza tra
Louvois e Saint-Mars.

Colpevole, il Cavoye sar ormai tenuto in segreto e votato alla prigione
perpetua.
Questa ipotesi  valida solo se Fouquet  morto avvelenato, ammettendo che
Cavoye abbia potuto avvicinarlo e trovare a sua disposizione il veleno
necessario al compimento del misfatto.
Il sovrintendente  stato awelenato ?

A Versailles non si  fatto nessun mistero della morte di Fouquet. La sua
morte causa una grande impressione; il re fa dire alla famiglia che il corpo
le sar restituito. La notizia giunge l'indomani della decisione presa da
Luigi XIV di attenuare i rigori della prigionia del sovrintendente. Era
l'anticamera della libert. Il prigioniero doveva essere autorizzato a partire
per una cura. Alcuni contemporanei hanno anche pensato che Fouquet fosse morto
lontano da Pinerolo.

La psicosi del veleno  grande in quell'epoca e alcune voci, anche se
prudenti, sembrano essere circolate sulla improwisa morte del visconte di
Vaux. Descrivendo i sintomi dell'agonia, Madame de Svign scrive che Fouquet
 morto tra conwlsioni e nausee senza poter vomitare....

I sostenitori della tesi dell'assassinio, e tra questi Duvivier, interpretano
questa frase nel senso che a loro conviene e fanno dell'autrice un testimone a
carico. Ma per ammettere l'ipotesi dell'assassinio attuato da Cavoye a
Pinerolo, bisogna supporre che Fouquet rappresentasse un pericolo per
qualcuno.
Quali moventi potevano infatti guidare gli assassini?
La vendetta? Ma perch avrebbe tardato tanto?
La paura? Fouquet pu forse inquietare ancora un clan che lo ha cos
magistralmente schiacciato, il clan dei Colbert?
Ammettiamo l'assassinio: quale prova abbiamo della colpevolezza di Cavoye?
Cavoye, ricordiamolo, in questa ipotesi sarebbe il famoso Dauger per il quale
 stato preparato in anticipo una cella. Ora, una lettera di Louvois a
Saint-Mars sembra incolpare Dauger.E' una lettera del 10 luglio 1680, quattro
mesi dopo la morte di Fouquet:
Ho ricewto, assieme alla vostra lettera del 4 corrente mese, ci che vi era
stato accluso e di cui far l'uso che ne devo fare. Baster far confessare una
volta l'anno i prigionieri della Torre... Informatemi sul modo in cui  stato
possibile che questo Eustache abbia fatto ci che mi avete riferito e dove ha
preso le droghe necessarie per farlo, non potendo credere che siate stato voi
a fornirgliele.
Le droghe necessarie per farlo, quattro mesi dopo la morte di Fouquet; Louvois
vuole forse lasciar intendere che queste droghe sono dei veleni che hanno
permesso di avvelenare il sovrintendente? Secondo Duvivier questo  fuori
dubbio.
Egli cita a questo proposito, per dimostrare che d'Aug de Cavoye era capace
di uccidere il sovrintendente, le confessioni di un certo Belot, interrogato
alla Bastiglia per un losco affare, secondo il quale un certo Dauger,
chirurgo, che abitava nel cortile di Saint-Eloi, prendeva l'oppio e le altre
droghe di cui aveva bisogno, che offriva assieme al papavero nero che poteva
addormentare la gente cos profondamente da poterla trasportare sulle spalle
per ventiquattr'ore senza che si svegliasse.

I Dauger di cui sopra pu essere il Dauger di Pinerolo? Duvivier propone una
seconda ipotesi per giustificare la prima, tenendo conto anche che la lettera
di Louvois, riportata sopra, viene molto tempo dopo (quattro mesi) la morte di
Fouquet. Louvois parla di droghe... Per un uomo abituato a dissimulare,
esperto nell'arte della corrispondenza, questa ci sembra una lettera piuttosto
imprudente. E se non c' un segreto perch scrivere droga invece di
veleno? Infine l'ultima frase sembra annullare ci che precede. Louvois non
pu scrivere a Saint-Mars: questo veleno non posso credere che siate stato
voi a fornirglielo, questo significherebbe accusare il suo uomo di fiducia di
complicit in assassinio.
Resta il fatto che Dauger  stato il domestico di Fouquet qualche mese prima
della morte di quest'ultimo. E se Dauger  Eustache de Cavoye e costui 
veramente un avvelenatore, non si pu negare che egli abbia vissuto nel
torrione di Pinerolo parecchie ore al giorno e per parecchi mesi insieme a
Fouquet e che possa averlo avvelenato.
Abbiamo infatti la prova che egli ha vissuto con Fouquet da parecchie lettere
di Louvois e di Saint-Mars la prima delle quali  di Louvois ed  datata 30
gennaio 1676: Sua Maest approva che voi diate come domestico a Fouquet il
prigioniero che il signor di Vauroy vi ha condotto (si tratta dunque di
Dauger), ma qualsiasi cosa succeda dovete impedire che egli veda de Lauzun...
potete dare il suddetto prigioniero a Fouquet se il suo domestico venisse a
mancargli e non altrimenti.
Domestico: la stessa parola usata da Louvois nella sua prima lettera a
Saint-Mars: Poich non si tratta che di un domestico.
Dauger viene posto accanto a Fouquet solo nel 1676. Louvois fa sapere a
Saint-Mars che il re si rimette a (lui) per regolare con Fouquet... ci che
riguarda la sicurezza del suddetto Eustache Dauger.

Tuttavia La Rivire, il domestico di Fouquet,  sempre accanto a lui. La
figlia del sovrintendente gli  amica ed egli pu cos incontrare Lauzun, gran
signore, distinto e spiritoso. Tuttavia Dauger viene introdotto presso di lui
per parecchie ore al giorno.
Questo fatto, che avrebbe potuto andare nel senso delle argomentazioni di
Duvivier, si ritorce contro di lui, poich se Dauger  Eustache de Cavoye e se
ha assassinato Fouquet, le lettere che abbiamo appena citato provano che
quelli che hanno guidato il suo braccio hanno preparato molto prima
l'assassinio del sovrintendente.

Questa premeditazione mette in causa il re stesso, poich Dauger  arrivato a
Pinerolo per volont del re che ha firmato di propria mano tutti gli ordini.
Fare di quel cattivo arnese che fu Eustache d'Aug de Cavoye il Dauger di
Pinerolo significa ammettere che, per ingannare e rassicurare Fouquet, la
messa in scena  stata organizzata dal re... e che il re in persona ha fatto
credere a Fouquet di aver bisogno di informazioni su Dauger, per distogliere i
sospetti del sovrintendente; Louvois scrive infatti a Fouquet, per ordine del
re, il 23 novembre 1678: Signore,  con molto piacere che eseguo l'ordine che
il re ha voluto darmi di avvisarvi che Sua Maest  disposta a rendere meno
gravosa tra poco la vostra prigione; ma poich desidera prima essere informata
se il detto Eustache, che vi  stato dato come servitore, ha parlato con
l'altro vostro domestico dei compiti che gli sono stati affidati prima di
essere inviato a Pinerolo, Sua Maest mi ha ordinato di chiedervelo e di
esprimervi il Suo desiderio che, senza alcun ritegno, voi diciate la verit,
affinch possa prendere le misure che rlterr opportune nel caso in cui voi
siate al corrente che il detto Eustache ha effettivamente parlato. Le
intenzioni di Sua Maest sono che voi rispondiate a questa lettera senza
parlare di ci che contiene al signor de Saint-Mars.

Questa lettera  stata scritta diciotto mesi prima della morte del
sovrintendente. Secondo Duvivier bisogna allora ammettere che essa ha per
scopo di dare fiducia a Fouquet prima di ucciderlo. Il tutto dopo diciannove
anni di detenzione e, somma raffinatezza, con la promessa di un miglioramento
delle condizioni di detenzione.
Infine non si capisce la necessit di quest'enorme messa in scena per
avvelenare Fouquet.
E se Dauger non lavora per conto del re, allora non c' nessuna ragione di
trattarlo come  stato trattato prima della morte di Fouquet.

Ma ricapitoliamo: Dauger entra a Pinerolo il 24 agosto 1666. E' stato
arrestato dopo pi di tre settimane poich la lettre de cachet  del 28
luglio. Saint-Mars  al corrente dell'arrivo del prigioniero prima del suo
arresto ossia il 19 luglio. Il maggiore di Dunkerque, Vauroy,  incaricato
dell'arresto. Quando il prigioniero arriva a Pinerolo, Saint-Mars ha il
compito di fargli sapere che se egli parla (a lui) o ad altri di qualcosa che
non riguardi le sue necessit, (gli immerger) la spada nel ventre... .
No, la tesi Cavoye-Dauger  troppo complicata e non pu convincerci. Essa 
costruita su troppe incertezze, su cinque ipotesi delle quali neppure una 
verificabile: la prima di un d'Aug de Cavoye completamente scomparso nel 1666
e diventato il Dauger di Pinerolo; la seconda che egli sia il Dauger citato da
Belot nel suo interrogatorio del 1672; la terza che Fouquet sia morto
assassinato; la quarta che Dauger disponesse di veleno e la quinta che egli
sia stato l'assassino.

D'Aug de Cavoye non , per quanto ne sappiamo, l'uomo dalla maschera di
ferro, ma l'inchiesta di Duvivier doveva essere fatta, poich strane
coincidenze, tra le quali quella del nome, come per Mattioli, non potevano far
scartare a priori una tale possibilit.

In ogni caso Dauger, domestico o principe, nobile o plebeo, resta il
prigioniero n 1 della storia. Lo  fin dal primo giorno per il re, per
Louvois, per Saint-Mars; lo  per la leggenda e per il mistero che lo
circondano.
Non ritorneremo sulle circostanze del suo arrivo a Pinerolo e neppure sul
lusso e sulle spese che lo accompagnano in carcere, ricordiamo solo che
ventisette anni dopo il suo arresto egli  circondato dallo stesso rigore e
dagli stessi riguardi del primo giorno.
Nel 1666 Louvois  morto, Dauger  a Santa Margherita; Saint-Mars racconta a
Barbezieux, figlio di Louvois e suo successore come ministro di Stato alla
Guerra, in che modo egli sorvegli il suo prigioniero (ma si tratta di
Dauger?). La prima cura di Barbezieux, subito dopo la nomina,  stata proprio
quella di richiedere queste informazioni.

Santa Margherita, 6 gennaio 1666.
I miei due luogotenenti servono i pasti alle ore prestabilite come hanno visto
fare da me e come faccio ancora molto spesso, Monsignore. Il primo dei miei
luogotenenti prende le chiavi della cella del vecchio prigioniero dal quale
cominciamo la distribuzione; egli apre le tre porte ed entra nella camera del
prigioniero che gli consegna onestamente i piatti e i vassoi che egli stesso
ha sistemato gli uni sopra gli altri, prima di consegnarli nelle mani del
luogotenente, il quale nell'uscire li consegna ad uno dei miei sergenti, che
li riceve e li depone su di un tavolo l vicino, dove il mio secondo
luogotenente sta a controllare tutto ci che entra ed esce dalla prigione
verificando che non ci sia niente di scritto sui piatti. Dopo avergli dato
tutto il necessario, la sua cella viene ispezionata all'interno fin sotto il
letto, vengono controllate le inferriate della finestra e tutti gli altri
luoghi compreso il vaso e molto spesso viene perquisito lui stesso. Dopo
avergli chiesto molto educatamente se ha bisogno di qualcos'altro vengono
richiuse le porte per andare a fare lo stesso con gli altri prigionieri...

Notiamo ancora una volta la formula molto educatamente. Quando si tratta di
Mattioli, il quale viene talvolta citato da Louvois con il nome di Lestang,
(si tratta di un nome di codice stabilito in accordo con Saint-Mars) non si
usano gli stessi riguardi. Infatti un giorno che Mattioli ha fatto una scenata
al governatore Louvois propone di riportarlo alla ragione a colpi di
bastone. Nel 1668 infine, Saint-Mars lascia Santa Margherita per la
Bastiglia. E' ancora Dauger che lo segue in questo trasferimento, Dauger il
suo vecchio prigioniero che egli aveva con s a Pinerolo, ci dice du Junca e
che  infatti il primo arrivato dopo Fouquet.

Non bisogna dimenticare inoltre lo straordinario trasferimento da Pinerolo a
Exiles, con l'appoggio di un'intera compagnia dell'esercito regolare, mentre
Saint-Mars dispone gi di una compagnia franca, cos come non bisogna
dimenticare che da Exiles a Santa Margherita Saint-Mars aveva fatto costruire
una portantina interamente ricoperta di tela cerata cos stretta che Dauger
aveva corso il rischio di soffocare. In tale circostanza Louvois aveva dato
ordine di adoperare portatori italiani che non parlavano il francese e questo
esclude che si potesse trattare di Mattioli.

Dauger sembra dunque essere la Maschera di ferro e il trasferimento ad Exiles
serve evidentemente a dimostrarlo: non  possibile pensare un solo istante che
si possa trattare di un altro, visto che gli ordini dati a Saint-Mars in
proposito non sono stati trasmessi a nessun altro. Egli deve rimanere
costantemente sotto la custodia di Saint-Mars; d'altronde tutti gli ufficiali
e lo stesso portachiavi Ru seguono il governatore alla Bastiglia.

Louvois o Barbezieux avrebbero forse affidato ad altri il compito di
sorvegliare e servire Dauger mentre per trentaquattro anni le precauzioni che
noi conosciamo grazie alla lettera di Saint-Mars a Barbezieux non sono mai
state modificate?

Dauger  l'unico prigioniero a non aver mai lasciato Saint-Mars dal 1666 al
1703. A noi importa poco avere o meno la prova della morte di Mattioli e di
altri prigionieri, ci basta aver la certezza, e l'abbiamo, che questi erano a
Pinerolo mentre Dauger era a Exiles con Saint-Mars.

Soltanto La Rivire, il domestico di Fouquet,  venuto a Exiles ma sappiamo
che lui  morto di malattia poco prima delia partenza per Santa Margherita.
Riprendiamo la lista dei nostri prigionieri di Stato a Pinerolo:
Fouquet muore nel 1680.
Lauzun viene liberato poco dopo.
Il monaco giacobino muore nel gennaio 1664.
Dubreuil e Mattioli non vanno a Exiles e inoltre Mattioli muore a Santa
Margherita.
La Rivire muore a Exiles.
Rimane Dauger.
Ma chi  Dauger?
Perch Lauzun non ha mai potuto incontrarlo?
Perch Louvois ritorna con tanta insistenza su questa esigenza?
Egli rifiuta nel 1672 che Dauger venga assegnato come domestico a Lauzun che
ne era privo. Egli permette nel 1672 di assegnarlo a Fouquet, aggiungendo
per:
Qualsiasi cosa possa succedere dovete astenervi dal metterlo in contatto con
de Lauzun.
Perch in tutta la Francia Dauger corre il rischio di essere riconosciuto
dall'ultimo dei contadini?
Marcel Pagnol fa un'ipotesi sotto forma di interrogazione: qual  il profilo
meglio conosciuto in tutta la Francia, anche dall'ultimo dei contadini, se non
un profilo che si trova su tutte le monete in circolazione?
Partendo da queste constatazioni, dalle testimonianze che abbiamo riportato,
dai documenti di cui disponiamo, da tutti i dettagli che abbiamo raggruppato
in questo dossier, dobbiamo ora proporre tre ipotesi. La prima ci viene dalla
necessit per questo prigioniero di essere sempre mascherato. Si tratta
veramente di un gemello o di un fratellastro di Luigi XIV? Questo ci sembra
molto difficile e molte obiezioni sono state sollevate.
Basta citare la principale: le regine partorivano in pubblico; dei gemelli non
possono nascere a intervalli di ore l'uno dall'altro e l'etichetta di corte
rende inverosimile la scomparsa di un principe al momento della nascita.

Quanto all'ipotesi di un figlio della regina e di Mazarino sembra destinata ad
essere esclusa per molte ragioni, tra cui la precedente, in quanto la regina
non  mai isolata dalla corte e l'etichetta che riguardava il coricarsi dei re
era gi molto rigorosa.

La seconda ipotesi  dettata dalla logica accompagnata da molta immaginazione:
se, con la Maschera, si fosse spenta una dinastia, si fosse chiusa una
successione? Lo si  potuto credere, tenendo conto delle precauzioni che sono
state prese e delle attenzioni che hanno circondato Dauger. Ma perch questa
dinastia dovrebbe essere francese?
Luigi XVIII rifiutando di rivelare il segreto della Maschera di ferro, disse
un giorno: Si tratta dell'onore del nostro avo...
Non fu forse per rispettare la parola data a un sovrano straniero regnante o
decaduto, quale Giacomo II d'Inghilterra, che Luigi XIV lo ricevette
solennemente dopo il colpo di Stato di Guglielmo d'Orange e che si sforz di
riportarlo sul trono d'Inghilterra?

La terza ipotesi  pi moderna, meno romanzesca, pi verosimile. L'uomo dalla
maschera di ferro conosceva forse un segreto importante, sia per caso che per
indiscrezione. Si decise perci di farlo sparire considerando per pericoloso
o ingiusto di ucciderlo. Forse consegn dei documenti relativi a questo
segreto in cambio della salvezza della vita. Ma quale segreto custodiva?
A questa domanda de Chamillard, ministro di Stato uno dei successori di
Louvois e di Barbezieux, ha risposto sul letto di morte: Non posso dirlo, e
un segreto di Stato. Ora, in quel tempo lo Stato era il re.
E il re aveva detto: Nessuno deve sapere chi .
La storia ha obbedito: la Maschera rimane sempre a nascondere il viso di
quest'uomo enigmatico. Ma forse c'erano diversi uomini dalla maschera di
ferro...
FINE.
