FRANCIS MERCURY.

IL SEGRETO DI LAW.

INTRODUZIONE DI BERNARD MICHAL E FRANCO MASSARA.
Nel 17Z9 muore e Venezia un finanziere scozzese, John Law. Muore singolarmente
povero nonostante fosse stato in Francia, al tempo della Reggenza, l'uomo pi
potente del regime, il padrone del commercio estero e avesse contemporaneamente
rivestito la carica di ministro delle finanze e esercitato la professione di
banchiere. E' lui che ha introdotto per primo in Francia la moneta di carta. Il
suo sistema, divenuto famoso, si basava sul principio dell'accordo fra il
governo, la banca e le compagnie commerciali e coloniali: la fiducia era la
garanzia essenziale della solidit del sistema. Ma un giorno tutto si era
trasformato in panico e bancarotta: il sistema di Law era crollato e il
finanziere, costretto a fuggire, aveva conosciuto l'esilio. Quale fu il segreto
di questo avventuriero di genio? Ecco la domanda alla quale rispondere...

IL SEGRETO DI LAW
Marzo 1729. Venezia si desta pigramente ai primi raggi di un sole primaverile.
Sul Canal Grande le gondole, all'attracco, dondolano la loro snella figura nera
ornata d'oro e di grigio. Nella sua abitazione nei pressi di San Marco si spegne
Sua Eccellenza John Law; diagnosi: polmonite. E' la fine, se cos si pu dire,
di un'avventura condotta con un certo stile in cui il sogno, l'abilit, l'amore
e l'azzardo si sono mescolati in gran quantit.
Il XVIII secolo, non certo avaro in fatto di personaggi singolari e qualche
volta commoventi, avr un altro rappresentante in questo scozzese nato a
Edimburgo nel 1671, banchiere a Parigi nel 1716, controllore generale delle
finanze e governatore del tesoro di Stato nel 1720, messo al bando nel dicembre
dello stesso anno e dopo di allora contestato, esaltato, temuto, perseguitato o
richiesto, a seconda dei casi, dai principi europei. Questo scozzese, che per
ben quattro anni ha tenuto nelle sue mani la fortuna dell'intera Francia, muore
modestamente assistito da suo figlio John jr. e da un confessore gesuita, padre
Origo, non lasciando per eredit che qualche cosuccia: un anello la cui pietra
un gioielliere stima di valore non elevato e un paio di quadri, fra i quali per
c' un Veronese.
Ma  proprio vero che quelle quattro cose e forse qualche migliaio di monete
guadagnate al gioco sono tutto ci che rimane al banchiere scozzese? La domanda
se la pone l'ambasciatore di Francia a Venezia, il conte Gergy, incaricato da
Luigi XV di seguire da vicino la faccenda Law.
Dal momento dell'arrivo dello scozzese a Venezia l'ambasciatore non lo ha perso
di vista. Per meglio sorvegliarlo lo ha accolto nel migliore dei modi possibili.
Il primo giorno lo ha invitato alla festa del Bucintoro, d'uno sfarzo senza
uguali e in cui tutti gli ambasciatori delle nazioni accreditate presso la
Serenissima fanno a gara nel mostrare il proprio lusso. Un altro giorno ecco che
lo invita ad accompagnarlo alla chiesa di Santa Giustina, dove il doge celebra
ogni anno con magnificenza l'anniversario della battaglia di Lepanto, vera e
propria festa nazionale veneta. E fra i primi invitati all'ambasciata francese
in occasione della nascita d'una principessa di Francia c'era, manco a dirlo,
ancora lui, Law. Quel giorno si erano levate le note del Te Deum alla Madonna
dell'Orto mentre il vino scendeva a fiotti da fontanelle collocate dinanzi alla
chiesa.
Dopo una serie di fuochi d'artificio di cui la citt si sarebbe ricordata per
parecchio tempo era stato dato un concerto destinato a fare epoca, con un
gigantesco carillon a dondolarsi sulle acque della laguna. Allorch Law si era
ammalato, l'ambasciatore non aveva mancato di fargli visita. Aveva anzi
insistito, perch lo scozzese si preoccupasse della salvezza eterna, e lo aveva
indotto a tenere presso di s, un gesuita proprio quel padre Origo che abbiamo
poc'anzi nominato e che assister fino all'ultimo istante il banchiere.
E la prima cura del gesuita sar quella di confessare lo scozzese, che scriver
il giorno seguente al conte di Gergy, l'ambasciatore di Francia: Come vedete vi
ho obbedito; in cambio vogliate ottenere per mio figlio e per la mia famiglia la
protezione del cardinale-ministro Fleury; tutto ci che ancora ho  in Francia,
confiscato dai miei creditori...
Due giorni prima che morisse, Gergy era rimasto qualche minuto accanto al
banchiere e, avendolo trovato alquanto gi di morale e perfettamente conscio
della sorte che lo attendeva a causa di quella malattia che lo tormentava da
mesi, l'aveva persuaso a fare testamento, un testamento che impensieriva
l'ambasciatore...
L'indomani della morte del banchiere l'ambasciatore di Francia si era recato in
visita da suo figlio John jr. e gli aveva offerto, dopo avergli fatto le
condoglianze d'obbligo, di accoglierlo presso di s. La generosit era, a dire
il vero, interessata, dato che il giovane era in possesso del testamento. Non
sappiamo che cosa abbia risposto John jr. a questa proposta, ma in un suo
rapporto al ministro degli affari esteri l'ambasciatore di Francia cos scriveva
tre giorni dopo: Poich mi preoccupavo di venire segretamente a conoscenza del
testamento che tutti affermavano esser stato fatto dal defunto, ho avuto modo di
procurarmene una copia che mi prendo la libert d'inviarvi: trattasi di una
donazione, effettuata il 19 del corrente mese, di tutto ci che il banchiere
possedeva in favore di colei che passa per sua moglie anche se, come vedrete,
non la designa affatto come tale nell'atto che vi sottopongo...
La settimana successiva, l'ambasciatore si era fatto consegnare dal giovane John
tutte le carte e i documenti lasciati dal defunto, racchiusi in uno scrigno e
dei quali alcuni interessavano direttamente Parigi. Lo scrigno era stato inviato
al ministro tramite un corriere; ci resta pertanto il bollettino di consegna;
Gergy vi ha messo la dicitura: corrispondenza di Law con il Reggente e altre
personalit. Oggi il contenuto di quello scrigno  scomparso. Il ministro degli
affari esteri, Chauvelin lo avrebbe, si dice, portato con s al momento di
lasciare l'incarico...
Questa insistenza, con tutti i crismi dell'ufficialit, nel voler conoscere i
documenti lasciati da Law alla sua morte  gi spiegabile unicamente
considerando il mistero di questa sparizione; c'era dunque qualcosa in quella
corrispondenza con il Reggente, e cio con il potere centrale, che suscitava
perplessit e turbamenti. Ma non bisogna dimenticare tuttavia un'altra ragione:
pareva strano a molti, dati i tempi, che il pi potente ministro delle finanze
che mai la Francia avesse conosciuto fosse morto, dopo quattro anni di bello e
di cattivo tempo alla testa di un simile dicastero e di una banca, senza una
lira.
Eppure siamo costretti davvero a riconoscere che, come d'altra parte  stato
subito ammesso dai suoi contemporanei, quell'uomo di nome Law non aveva certo
fatto fortuna e che per giunta fuori dei confini di Francia non possedeva nulla.
L'ambasciatore, nel suo rendiconto al re,  il primo a compiere quest'atto di
giustizia nei confronti del banchiere, e precisamente lo fa con queste parole:
Maest, non c' davvero nulla che possa essergli rimproverato per quanto
concerne il periodo in cui ebbe nelle sue mani le finanze di Francia e la loro
amministrazione.
Tre mesi dopo questa lettera, e precisamente il 18 giugno 1729, il consiglio
della corona arrivava alle sue conclusioni: Law non deve nulla n a Sua Maest
n alla Compagnia delle Indie. Ma non era solamente il denaro che interessava in
questa faccenda dell'eredit. C'era anche il cosiddetto segreto del sistema,
quel segreto in cui tutti i contemporanei del banchiere avevano creduto e che si
sperava di potere trovare, un giorno, ben codificato e accessibile per chiunque.
Ecco le ragioni per le quali l'ambasciatore francese a Venezia aveva avuto il
compito di ritrovare tutti i documenti lasciati dal finanziere per timore che
altri avessero a mettervi le mani sfruttandoli a proprio vantaggio.
Questa credenza in una ricetta era diffusissima. Negli ultimi anni della vita
del banchiere decine di principi, d'avventurieri, di giuristi e di uomini
d'affari avevano tentato di strappargliela... E cos, per nove anni, nonostante
il suo esilio e l'esser caduto in disgrazia, il suo allontanamento dagli affari
e dalla politica, Law aveva ricevuto le visite di centinaia d'amici
interessati...
Lo stesso Montesquieu, nel corso dei suoi viaggi, durante una sua sosta a
Venezia cerc di farsi spiegare, come racconta nel suo diario, quel sistema di
cui tutti parlavano; ma ammetter di non averci capito nulla e aveva di botto
concluso che Law non era certo un'intelligenza superiore...
Di quel parere non erano per i finanzieri, colleghi di Law. E neppure quello di
altri suoi contemporanei, perfettamente convinti dell'efficacia delle teorie
dello scozzese, concordava con il troppo sbrigativo giudizio dell'autore delle
Lettere persiane.
Oggi sappiamo che il banchiere non aveva nessun segreto. Il suo sistema era
soltanto l'applicazione delle sue teorie. C' per un vero enigma Law... Perch
mai infatti non si  realizzato il previsto miracolo economico, perch quel
sistema cos ben congegnato non ha funzionato?
Law era davvero un agente inglese mirante alla rovina della Francia, come si
disse da pi parti? Oppure son stati i suoi nemici a rovinare il paese,
piuttosto di vederlo trionfante e vittorioso dove loro stessi non erano
riusciti? Che cosa  accaduto in realt e in che modo si  giunti a quella
bancarotta che ha traumatizzato per sempre la Francia?
12 aprile 1671: John Law viene battezzato nella chiesa di Saint Gilles a
Edimburgo. E' il quinto figlio, il primo maschio, di William e Janet Law, una
coppia che arriver ad avere ben tredici figli nella vasta casa al centro della
citt.
Janet  la figlia di un ricco mercante d'Edimburgo James Campbell, discendente,
pare, dalla potente famiglia dei duchi d'Argyll. E' questa un'affermazione un
po' campata in aria, ma molti biografi del banchiere la prenderanno per buona.
Ci, d'altro canto, non  cos importante, salvo per un particolare:
l'intervento personale del duca d'Argyll in un momento di difficolt del
banchiere. Una cosa  inoltre certa: che Janet  assai ricca e che la sua
famiglia ha numerose propriet nel sud-ovest della Scozia, propriet davvero
redditizie.
William Law, dal canto suo, non  da meno; figlio di un pastore della chiesa
riformata, apprendista orefice in giovent,  ammesso verso il 1660 nella ricca
corporazione degli orefici d'Edimburgo. Gli orefici, a quei tempi, erano anche
banchieri; con tanto di mantello scarlatto, canna con il pomo d'avorio, cappello
gallonato, avevano il loro posto nelle cerimonie ufficiali, nei giorni di grande
solennit. Artisti e artigiani vedevano passare fra le loro abili mani le
fortune della borghesia locale e qualche volta arrivavano anche a prestare su
pegno a tassi d'interesse stabiliti per l'intera categoria.
John nasce dunque in mezzo a un ambiente che gli diverr presto familiarissimo:
quello delle contrattazioni e dei cambi, delle valutazioni e delle stime;
ambiente in cui l'oro e le pietre preziose sono di casa. Educato senza eccessive
ambizioni, frequenta, come i suoi fratelli e le sue sorelle e con i coetanei del
quartiere, la scuola locale; solo a tredici anni i suoi genitori decidono di
mandarlo nel collegio d'Eaglesham, nella contea di Renfrew. Qui non si trova
certo in un ambiente del tutto estraneo, poich sua sorella Agnese, aveva appena
sposato il figlio del rettore...
Figlio di borghesi d'elevata condizione, egli viene dunque educato nei precetti
e con i criteri della borghesia di cui si rivela ben presto un tipico
rappresentante anche nell'aspetto: grande di statura, snello di corporatura, lo
sguardo dolce, il naso leggermente aquilino, gli occhi a mandorla, dotato di un
certo fascino e di carattere socievole, gli  facile conquistarsi la simpatia e
la stima di coloro con i quali viene a contatto. I suoi compagni lo chiamano
scherzosamente il bel John, mentre i professori sono stupiti del suo reale
talento per la matematica e l'algebra. A vent'anni entra nella societ
edimburghese; un ingresso da trionfatore, con notevole fortuna al gioco e
successo con le belle donne.
I Law rappresentano senza alcun dubbio una famiglia con tutte le carte in
perfetta regola. William, il padre, non  certo l'ultimo venuto. Ed  anche un
uomo d'affari oculato. Alla sua morte, avvenuta nel 1683 lascia qualcosa come
oltre venticinquemila sterline, somma davvero rilevante per l'epoca, pi le
rendite delle due magnifiche propriet che la famiglia possiede non lontano da
Edimburgo, a Lauriston e a Randleston, e naturalmente la bottega d'orefice e
cambista, pi la reputazione del nome, una reputazione di correttezza negli
affari e di onest.
Nel 1595 il reverendo Andrew Law, bisnonno di John, era vicario di Neilston,
nella contea di Renfrew. Suo fratello era l'arcivescovo di Glasgow, divenuto
arcivescovo nonostante una nota nera sul suo curriculum, una nota in cui si
biasimava il fatto che il reverendo avesse giocato al pallone nel giorno
consacrato al Signore.
Il nonno di John non aveva fatto quindi che seguire le orme paterne e diventare
anche lui pastore. Era cos succeduto al padre nella guida della parrocchia di
Neilston. E la vocazione di famiglia avrebbe potuto continuare negli anni, se
non fosse intervenuto lo zampino della politica, dato che il nonno di Law aveva
scelto il partito sbagliato al momento degli sconvolgimenti politici che avevano
portato all'esecuzione di re Carlo I e al trionfo delle teste rotonde di
Cromwell. Essendo rimasto fedele al re, il reverendo aveva dovuto abbandonare i
suoi benefici con l'infamante menzione di incapacit.
E' allora che si trasferisce a Edimburgo e fa fare a suo figlio l'apprendista,
non potendo permettersi di mantenerlo agli studi.
Da apprendista, il padre di John era diventato, l'abbiamo visto, orefice e,
verso la fine della sua esistenza, banchiere o meglio esperto di problemi
economici e monetari. Per questo lo ritroviamo nel 1674 incaricato dal
parlamento di esaminare il funzionamento del sistema monetario nazionale e della
zecca di Stato.
Questi i predecessori familiari di John: due pastori presbiteriani e un esperto
finanziario: la strada  dunque tracciata; John unir il talento del predicatore
a quello del finanziere e correr l'Europa al servizio della religione del mondo
moderno, quella del denaro. E la sua carriera si decider a Londra.
Quando arriva nella capitale John  un giovanotto ricco. L'eredit paterna gli
ha messo nelle mani una notevole quantit di denaro che, con il tenore di vita
che ha preso a condurre, John dilapider in breve tempo. La propriet di
Lauriston, secondo un privilegio reale, viene a far parte del suo patronimico;
si fa chiamare quindi John Laird de Lauriston.
Prende casa in St. James's Park, un sobborgo fra i pi snob della citt, nei
pressi di Westminster, con un aspetto da villaggio campestre di lusso, secondo
il migliore stile di vita inglese. I suoi successi con le donne gli aprono le
porte di un mondo brillante, piacevole e distinto.
Veramente abile in tutti i giochi di societ, ivi compreso uno sport ancora poco
conosciuto ma che incomincia a furoreggiare in Inghilterra, la scherma,
bravissimo al tavolo verde, ben presto John s'acquista la reputazione di
perfetto gentleman.
Non tarda quindi a conoscere il tesoriere del regno Thomas Neale, groom di sua
Maest, scudiere del re e direttore del tesoro. Uno scudiero che con la
cavalleria per non ha niente a che vedere, dato che si occupa soprattutto
d'organizzare gli svaghi reali, fra i quali le partite di bocce per il sovrano.
Le cattive lingue dell'epoca tuttavia mormorano che Neale si assuma anche troppo
coscienziosamente la parte di... ministro dello spettacolo, dato che chiude e
riapre a suo piacimento numerose case da gioco autorizzate ed organizza una
spietata caccia a quelle clandestine... Le insegne del brillante ministro
comprendono un nudo di donna appena coperto dal motto Point toujours semblable;
la figuretta femminile  rappresentata mentre sta in bilico su un globo, a
simboleggiare la fortuna.
La conoscenza di queste persone permette a John Law di giocar grosso e di
studiare qualche combinazione... infallibile, studio che per costa caro, tant'
vero che ben presto John si trova nelle condizioni di ricorrere a sua madre,
rimasta nel paese natale. Janet sembra aver sempre avuto un debole per questo
suo figlio pieno d'attenzioni, delicato, affettuoso e che, lo intuisce andr
lontano. Janet riesce allora a comperare da lui la tenuta di Lauriston; un
acquisto piuttosto salato ma che dimostra la lungimiranza della donna, la quale
ha perfettamente capito che quel figlio avrebbe altrimenti rischiato di giocarsi
per un penny quel bene materiale che gli avrebbe fatto comodo ritrovare un
giorno intatto.
Law, tornato a Londra, riprende la sua vita lussuosa; ai piaceri e al gioco, cui
si dedica nelle ore notturne alterna lo studio dei sistemi finanziari e degli
affari. Ora, alla fine del diciassettesimo secolo, non si pu ancora parlare di
capitalismo, ma si pu gi usare l'espressione mercantilismo. I mercanti sono
adesso come ieri, ricchi e influenti, gli armatori sono potenti, ma gi da
qualche anno il costante fabbisogno di denaro ha obbligato molti di loro a
rivolgersi ai pi abbienti colleghi dell'ambiente mercantile o cambistico,
fornendo naturalmente delle garanzie che si trovano nelle casseforti di Lombard
Street, la strada degli affari londinese.
Progressivamente, grazie a questo drenaggio di danaro effettuato dalla classe
mercantile, i banchieri orefici si vedono trasformati in banchieri di Stato, per
cos dire, tanto la loro potenza cresce e influisce notevolmente sulla politica.
E' vicina quindi l'ora in cui gli Stati dovranno fare i conti con le banche
anche se manterranno sempre il privilegio di batter moneta e di far guerra o
tassare i sudditi.
L'idea di una banca di Stato non  per un'utopia: Genova e Amsterdam hanno gi
fondato delle banche nazionali che si sono fatte una rapida ed eccellente fama.
Law sotto quell'apparenza di dandismo e di noncuranza ha per dentro di s una
vera febbre: quella di trovare un sistema infallibile di prosperit finanziaria.
Tutto ci che vede nella pratica quotidiana, tutto ci che conosce delle
esperienze olandesi e genovesi, tutte le possibilit che intravede nei movimenti
di denaro e di merci su scala mondiale, tutto questo viene da lui accuratamente
studiato, con vera passione. Ma Law non  certo il solo a interessarsi ai
problemi degli scambi monetari e dei movimenti finanziari. Un altro scozzese,
William Paterson, crea nel 1694 una banca per mezzo della sottoscrizione di un
capitale sociale di 1.200.000 sterline, all'8%:  la nascita della Banca
d'Inghilterra.
Law s'incontra con Paterson e afferra immediatamente l'importanza della cosa;
scriver infatti pi tardi: L'Inghilterra ha fondato una banca per avere gli
stessi vantaggi che quella di Amsterdam fornisce attualmente agli olandesi e per
accrescere, mediante tale impresa, i propri capitali.
Londra per  un crogiolo di idee del genere. Un tipo originale di nome Hugh
Chamberlen, sostenuto da un editore di nome Briscoe, lancia il progetto della
sostituzione di un istituto di credito fondiario, che avrebbe emesso delle
lettere di credito a favore di quei proprietari che avessero accettato di dare
in pegno le proprie terre. Nel 1693 la Camera dei Comuni ascolter questo
progetto, che per non avr seguito.
Infine, sempre nel 1693, nasce su proposta dell'amico di Law, Neale, una
lotteria garantita dalla nuova tassa sul sale. Law non  quindi il solo a
preoccuparsi di inventare un sistema finanziario, anzi egli arriva fra gli
ultimi, dal momento che ha appena compiuto ventitr anni all'epoca in cui
nascono la banca Paterson e quella Neale. Ma Law spera di andare ben pi
lontano, trovando delle strade pi audaci e pi remuneratrici.
La sua ambizione non  mal collocata: i finanzieri che incontra, a cominciare da
Neale e Paterson, apprezzano molto la sua intelligenza e l'originalit del suo
modo di concepire i problemi economici. Se non sappiamo ancora nulla delle
teorie del giovane, sappiamo invece da numerosi testimoni che egli viene gi
ascoltato con grande attenzione dai grandi cervelli economici del tempo, i quali
si compiacciono anzi di esporre al giovanotto le loro teorie.
In breve tempo Law riesce a impadronirsi di tutto lo scibile finanziario, almeno
quello possibile nella Londra della fine del 1600. E' venuta dunque l'ora in cui
dovr interessarsi ad altre esperienze, segnatamente a quelle delle banche
olandesi e genovesi di cui tanto si parla.
Un avvenimento fortuito precipita d'altronde le cose, un oscuro duello, un fatto
poco chiaro, ma che esercita un influsso enorme sulla vita dello scozzese,
obbligandolo a lasciare all'improvviso quella vita piacevole e un poco dissoluta
che conduceva a Londra, e sul quale converr almeno aprire una piccola
parentesi, tanto pi che molte ombre circondano ancora una faccenda che ha
davvero del rocambolesco, una faccenda naturalmente di donne...
Un fatto  certo; quell'anno, il 9 aprile, al mattino, un bel mattino di
primavera, in Bloomsbury Square, Law uccide con un colpo di spada uno dei pi
bei giovani di Londra che conduceva vita brillantissima: Edward Wilson.
Law  colto sul fatto e portato in prigione in attesa che l'Old Bailey, I'alta
corte di giustizia, si pronunci sul suo caso. Sono proprio gli archivi della
corte che ci permettono di ricostruire la storia. Il 22 aprile il giudice Lovell
(un sessantacinquenne che ama dire: Desidero pi di ogni altro ripulire il regno
dai criminali che vi si trovano) pone la domanda tradizionale: Accusato John
Law, vi dichiarate colpevole della morte di Edward Wilson?
Non colpevole, Vostro Onore...
Il giovanotto non ha la voce molto ferma: sia per la messinscena della corte,
sia per la reputazione di cui gode Lovell, giudice duro e ben conosciuto per la
sua assoluta mancanza di memoria. Il procuratore pronuncia allora la sua
requisitoria, secondo il costume inglese del tempo: Che si deve rimproverare,
Vostro Onore, all'accusato? Di avere minacciato e poi sfidato Edward Wilson
unicamente per compiacere alla sua amante, poi di averlo attirato in un tranello
e di averlo assassinato.
E per provare queste sue affermazioni, il procuratore legge alcune lettere
indirizzate da Law a Wilson nelle settimane che hanno preceduto il dramma. In
una di queste lettere, infatti, ecco John avvertire Wilson di stare attento,
dato che ha deciso di impartirgli una bella lezione...
Queste lettere tuttavia non spiegano perch mai vi fosse un tale astio fra i due
uomini.
La vera responsabile del duello  per la proprietaria di casa di Law: una delle
sue inquiline, e precisamente la sorella di Wilson, si era lamentata della
vicinanza del giovanotto scozzese e soprattutto del fatto che egli ospitava nel
suo appartamento una amica, la signora Lawrence. Alla fine la signorina Wilson
aveva traslocato facendo le sue rimostranze alla proprietaria, che si era subito
fatto uno scrupolo di andarle a ripetere tali e quali al giovanotto,
rimproverandogli di nuocere al buon nome della casa. Wilson era intervenuto
personalmente nella faccenda, e di converso Law si era risentito, mostrandosi
offeso nell'onorabilit della sua amica.
Cos era stato indotto a esigere le scuse da Wilson e infine a provocarlo. Vi
erano state dapprima le lettere citate dal procuratore del re, poi una visita
effettuata dallo scozzese in casa del giovanotto londinese, il cui cameriere si
presenter a testimoniare all'Old Bailey. Anche costui come molti si chiama
Smith; ecco la sua deposizione: Il 9 aprile 1694, di buon'ora, l'accusato 
venuto a trovare il mio Signore, in casa. Hanno bevuto assieme un bicchiere di
sherry, poi l'accusato se n' andato...
Avete voi sentito la conversazione del vostro padrone con l'accusato? chiede il
giudice.
No, vostro onore.
Come vi  sembrato il giovane dopo quell'incontro?
Calmissimo. Ha accompagnato alla porta l'accusato e gli ha detto al momento di
congedarsi: Non sono affatto sorpreso della vostra decisione.
Grazie; fate entrare il testimone successivo.
Entra a questo punto un uomo grande e grosso, giovane, che dichiara d'esser
stato amico di Wilson. Il procuratore lo ha citato come persona molto ben
informata.
Che cosa avete da dire nell'interesse della giustizia e della verit?
Ero con Edward Wilson alla taverna della Fontana, allo Strand. Qui ci ha
raggiunto l'accusato, rimanendo un poco con noi. Ha bevuto, sempre con noi, poi
 uscito.
Che cosa avete fatto allora?
Con Wilson me ne sono andato a mia volta e abbiamo preso una carrozza fino a
Bloomsbury Square. Qui si trovava gi l'accusato. E' venuto verso di noi. Wilson
ha snudato la sua spada e si  messo in guardia. Altrettanto ha fatto
l'accusato.
Chi ha estratto per primo la spada?
Wilson, vostro onore.
Il combattimento  durato molto?
Non c' stato che una scambio di colpi, una passata come si suol dire. Wilson 
subito rimasto colpito allo stomaco; la ferita aveva soltanto due pollici di
profondit, ma Edward  morto quasi subito.
Accusato, che cosa avete da dire a vostra discolpa? Vi rammento che secondo la
procedura del nostro tribunale e dopo l'intervento del procuratore del Re, voi
siete accusato di concorso in delitto e che per conseguenza non potete n
prestare giuramento, n citare dei testi che abbiano prestato giuramento. Vi
ascolto.
Vostro onore, conoscevo Wilson da molto tempo e l'avevo incontrato spesso. Non
ho mai avuto con lui la minima discussione o disputa prima del nostro incontro
alla taverna delle Fontana. Uscendo  per caso che ci siamo nuovamente
incontrati. Wilson ha estratto all'improvviso la spada e mi son visto costretto
a difendermi; non ho affatto premeditato la sua morte, ma il suo atteggiamento e
il suo attacco mi avevano fatto andare in collera.
Il tribunale ascolta allora alcuni amici di Law, quelli che oggi si
chiamerebbero testimoni a discarico, i quali attestano come il temperamento di
Law fosse tutt'altro che litigioso e che fino ad allora il giovane scozzese si
era sempre comportato correttamente.
Il giudice Lovell si volge allora alla giuria e sottolinea che, se non c'
assassinio quando due uomini si incontrano per caso e arrivano al duello
battendosi sotto l'impulso della collera, non  certo questo il caso, dato che
esistono delle lettere e degli incontri precedenti il duello che provano il
malanimo esistente fra i due. L'accusato aveva ben in mente di assassinare
Wilson: questa  la conclusione di Lovell. Dopo il consiglio, la giuria dichiara
Law colpevole di assassinio e lo condanna a morte per impiccagione.
Questo processo mette in piena luce la personalit e il carattere ardente del
giovane. Ma il seguito della faccenda  ancor pi significativo.
Condannato, Law non ha che una risorsa: la grazia concessa dal re. Un certo
numero di suoi amici, gentiluomini scozzesi, intervengono in maniera pressante
sul sovrano. La maggior parte delle volte, d'altro canto, in un affare di duello
la clemenza  d'obbligo. E anche questa volta la regola non viene smentita: la
grazia arriva nel corso del mese di maggio. Ma anche la famiglia Wilson conta
numerosi amici a corte. La sera stessa della sentenza, il 22 aprile, il
segretario di Stato di sua Maest Guglielmo III aveva annotato in margine al
registro degli affari civili sul quale era riportata la sentenza: Attenzione che
nulla trapeli circa il condono ottenuto da John Law, condannato a morte per
l'assassinio di Edward Wilson, prima che ne sia avvisato Robert Wilson nella sua
casa di Stratton Street, in Berkeley Square.
Cos il giorno stesso in cui Law otteneva la grazia, Robert Wilson, il fratello
di Edward, facendosi forte di una vecchia legge inglese caduta in disuso, ma pur
sempre valida, si era appellato contro la decisione del re a causa di omicidio
nei confronti del fratello.
La sola competente a giudicare diveniva in tal modo la corte di King's bench, la
pi alta giurisdizione civile inglese, le cui assise si tenevano nella hall di
Westminster.
Law, nonostante l'appoggio e la bravura dei migliori avvocati del tempo suo, va
dunque incontro a una seconda condanna a morte, dato che l'esito del processo 
scontato in partenza; il suo dossier, comprese quelle lettere esiziali, 
davvero cospicuo. Per salvarlo i suoi amici decidono un'azione scaglionata nel
tempo.
Dapprima ottengono dei rinvii per mezzo di ogni artificio, poi approfittando di
questi lassi di tempo organizzano l'evasione del prigioniero trasferito,
nell'attesa, nella pi temibile prigione del regno, quella di King's bench,
appunto, il cui muro s'innalza per trenta piedi sopra la strada di Southwark. E'
di l che, infine, John Law, nel gennaio del 169S riesce a fuggire pagando un
prezzo abbastanza modesto: una slogatura; salta infatti di notte dal muro, alto
quasi dieci metri...
L'attende una carrozza. E' condotto lontano dal raggio d'azione degli arcieri
del re e poche ore dopo s'imbarca su una nave in partenza per i Paesi Bassi.
Una leggenda, ripresa dai partigiani della tesi di un Law spia dell'Inghilterra,
vuole che la favorita di Guglielmo III, di cui Wilson era divenuto l'amante e
che temeva che la cosa venisse a risapersi, avrebbe chiesto al re di chiudere
entrambi gli occhi sull'evasione, ben contenta che le cose fossero andate in
quel modo. Guglielmo III avrebbe accettato, a patto per che Law si mettesse al
servizio del regno come agente segreto. Secondo altri, invece, l'intero affare
sarebbe stato imbastito dalla favorita, a cominciare dal duello destinato a
eliminare Wilson. Queste due tesi sono per opinabili e poco verosimili.
L'ultima soprattutto non avrebbe avuto bisogno di tanta corrispondenza e di
tante lettere di minaccia; se le cose fossero andate davvero cos, Law non
avrebbe potuto agire peggio! Quanto alla versione di un Law al servizio di Sua
Maest britannica la cosa  ancora pi fantasiosa, anche se adattissima a
ricavarci un romanzo. Infatti tutta la storia del sistema che lo scozzese
avrebbe applicato in Francia dimostra che da parte sua non ci fu la minima
volont di nuocere, come vedremo.
Per tutta la vita inoltre il finanziere non cesser di chiedere a Londra il
permesso di ritornarvi e la completa riabilitazione.
Ecco dunque quali sono le condizioni in cui Law lascia l'Inghilterra e comincia,
a ventiquattro anni, la vita errabonda che terminer trentacinque anni dopo sui
bordi della laguna veneta. Ma, per il momento, non ha che un'idea ben fissa in
capo: intraprendere attraverso l'Europa i suoi cari studi e le sue osservazioni
di economia, chiavi ancora imperfette, secondo lui, della felicit degli uomini.
Arrivato ad Amsterdam, Law, ricercato da tutte le polizie inglesi, trova del
lavoro presso il... consolato del suo paese, ed  quindi in tutta tranquillit
che pu leggere nella gazzetta londinese questo trafiletto che lo riguarda: Il
capitano John Law, scozzese, detenuto recentemente per delitto nelle prigioni di
Kings'bench, uomo di statura elevata, snello, dai capelli rossi e di bella
presenza, viso butterato, taglia superiore ai sei piedi, gran naso aquilino,
voce grave, accento del Nord,  riuscito a evadere dalla suddetta prigione;
chiunque lo catturer, in maniera che possa essere ricondotto in prigione,
ricever una somma di cinquanta sterline che gli verranno versate immediatamente
dal governatore delle prigioni di King's bench.
La lettura di questo dispaccio deve aver senz'altro divertito lo scozzese, che
comunque si mette subito a studiare il funzionamento della banca di Amsterdam.
Per questo viaggiatore della finanza sta per incominciare uno strabiliante
pellegrinaggio attraverso l'Europa, pellegrinaggio nel quale si mescoleranno
avventure amorose, giochi e intrighi, colpi fortunati in borsa, espulsioni da
parte della polizia e lodi da parte dei nomi pi alti della societ, insomma
tutto ci che serve a trasformare questo giovane ambizioso e intelligente in
quello che si suol dire un avventuriero. Ma il mistero Law consiste proprio nel
fatto paradossale che questo accorto calcolatore  in realt un incorreggibile
ingenuo, e che anche come seduttore famoso dimostra d'essere in realt un
piccolo provinciale sentimentale.
Questa ingenuit e questa semplicit ci danno il quadro di un uomo in fondo
onesto, anche se al margine di una vita d'avventure quale effettivamente si
accinge a vivere. A ben vedere  proprio un antesignano di quella legione di
onesti pensatori che popoleranno un secolo nel quale l'Europa ha creduto di
poter giungere all'et dell'oro.
Infatti l'Europa nella quale Law sbarca, in un difficile mattino di gennaio, non
 soltanto quel mondo di contrasti di potere che la storia ci rivela attraverso
il calendario delle battaglie, dei negoziati e dei trattati di pace, ma  anche
il paradiso delle intelligenze, l'orto dei geni e questo serve a spiegare ci
che sulle prime potrebbe anche sorprendere, ovvero l'intercambiabilit, la
fluidit dei talenti, la facilit con la quale essi vagano da un paese all'altro
in barba a tutte le frontiere. E' proprio questo che ha permesso a Law, bandito
dalla sua patria, di perseguire e di raggiungere il successo fuori dei confini
d'Inghilterra.
Verso la fine del regno di Luigi XIV, l'Europa  praticamente un paese
tranquillo, dato che le guerre (numerose) non metteranno mai in causa il suo
equilibrio. La cultura vede compiersi il trionfo dei classici e la filosofia pu
intraprendere la sua via maestra. L'avventura delle esplorazioni sta per volgere
alla fine; in ogni modo il pi  fatto. E' venuto il momento di sfruttare, anzi,
queste conoscenze. Guerra e pace, viaggi e affari vengono trattati con realismo,
con efficacia e senza altra morale che quella che si chiama interesse. Non vi
sono dunque grandi principi, niente smargiassate o saccheggi inutili, ma
combattimenti che vengono condotti sul filo della battuta di spirito: Signori
inglesi, vogliate tirare per primi...
Il talento non ha prezzo ed  cos che un italiano, Alberoni, e un olandese,
Ripperta, dirigono la Spagna; un tedesco, Osterman, diviene ministro degli
affari esteri in Russia; Maurizio di Saxe comanda le truppe francesi ed Eugenio
di Savoia quelle austriache; per non parlare di Voltaire che diverr amico di
Federico di Prussia e in seguito di Caterina di Russia...
Neppure il censo  indispensabile per accedere al potere: Dubois, futuro primo
ministro del Reggente,  figlio di un farmacista; di un semplice esattore delle
imposte  invece figlio Fleury, il primo ministro di Luigi XV.
In un modo siffatto perch Law non avrebbe potuto far valere le sue doti,
tentare la sua fortuna? Tanto pi che egli non pretende affatto, come molti
avventurieri del tempo suo, di aver scoperto la pietra filosofale o il segreto
delle mutazioni. Si presenta invece come economista, con lo stesso titolo quindi
di coloro che nei secoli seguenti si chineranno sui problemi di mercato, di
liquidit, di circolazione monetaria. E la sua teoria, come vedremo, non 
frutto di fantasie aberranti, ma si basa invece su concreti dati di fatto e su
ipotesi ragionevoli.
Law impiegher pi di dieci anni a elaborarla, dal momento del suo arrivo ad
Amsterdam, nel 1695, al 1705 data della pubblicazione del suo libro:
Considerazioni sulla moneta e sul commercio, seguite da una proposta per
aumentare i redditi dello Stato.
Dopo questo lavoro l'autore proseguir le sue ricerche durante altri dieci anni
prima di mettere in pratica il frutto dei suoi studi in Francia nel 1716.
Questi vent'anni di lavoro, di viaggi, Law li ha organizzati metodicamente,
nonostante l'aspetto (chiamiamolo cos) un po' caotico della sua esistenza. Se
si ferma ad Amsterdam dopo la sua fuga dall'Inghilterra,  soprattutto per
osservare il funzionamento della pi grande e della pi reputata banca
dell'epoca.
L'Olanda, la pi importante fra le province che compongono i Paesi Bassi, a
quell'epoca svolge a fianco dell'Inghilterra un ruolo di primo piano. Dal 1686
Guglielmo principe d'Orange diventa re d'Inghilterra e la Scozia viene a far
parte del suo regno per mezzo dell'atto di unione. L'Aja  un centro attivissimo
della diplomazia europea e la lega d'Absburgo organizza da questa citt tutta la
guerra, dirigendo le operazioni contro Luigi XIV. Parallelamente a questa
preponderanza politica l'Inghilterra favorisce l'incremento economico dei Paesi
Bassi. Infine una grandissima parte del bilancio di guerra grava sulle spalle
della Banca di Amsterdam come testimoniano fra gli altri esempi alcuni passi di
una lettera scambiata tra l'incaricato d'affari britannico e il ministro degli
affari esteri a Londra: Se vi risolvete per la guerra, sappiate che Dykevelt ha
prestato tre milioni in moneta olandese al tasso del 5% all'Inghilterra,
prelevandoli ad Amsterdam, i Paesi Bassi si sono fatti garanti del pagamento
degli interessi; questo denaro deve servire per l'assedio di Dunkerque. Fate in
modo che tutto proceda per il meglio.
Law analizza il funzionamento di quell'organismo cos potente e nota, a guisa
d'osservazione personale: Questa banca  un luogo sicuro dove i mercanti possono
depositare del denaro e ottenere dei crediti per continuare le loro transazioni.
Oltre alla comodit dei pagamenti, pi facili e pi rapidi, le banche
risparmiano ai negozianti le spese di trasporto ed evitano le perdite imputabili
a denaro falso. Inoltre il denaro vi  custodito con maggior sicurezza che non
in una casa privata, dato che il rischio di incendio o di furto  minimo. I
mercanti che hanno depositato il loro denaro alla banca di Amsterdam e gli
stranieri che intrattengono con loro delle attivit commerciali non corrono
alcun rischio di veder deprezzato il loro denaro a causa di una progressiva
diminuzione del valore della lega oppure a causa della progressiva svalutazione,
dato che la banca accetta soltanto quel denaro che ha valore reale e che vien
chiamato, per questo, denaro bancario...
La legge olandese doveva poi di l a poco riconoscere che: ogni lettera di
cambio di valore superiore alle cento sterline avrebbe potuto essere pagata
solamente attraverso la banca. Quest'ultimo provvedimento sembra a Law molto
saggio. Osserva inoltre che la banca pu anticipare qualche volta del denaro a
un cliente, contro naturalmente delle garanzie, ma non pu in alcun caso
superare il valore del credito depositato, pena una forte ammenda. Questo
meccanismo e queste precauzioni che oggi ci paiono cos ovvie, segnano per
contro, data l'epoca, una vera rivoluzione. Ci vorranno d'altronde pi di due
secoli per vincere tutte le resistenze degli ambienti non commerciali, e non 
detto che in pieno ventesimo secolo sia del tutto scomparso il costume del
risparmio nella calzetta...
E' dunque facile immaginare lo stupore del giovane Law nello scoprire quelle
nuove tecniche finanziarie, e possiamo immaginare altres la passione con la
quale si  applicato a studiarne il funzionamento al fine di migliorarlo e di
trasformarlo. Tutti i suoi scritti, tutte le sue osservazioni dimostrano poi una
cosa; Law si preoccupa non tanto dei depositi bancari quanto della possibilit
di aprire nuovi crediti partendo dall'utilizzazione dei depositi preesistenti.
Questo imprimere al denaro un corso accelerato, questo sopprimere i tempi morti
nella sua utilizzazione, gli aprono orizzonti nuovi. La sua preoccupazione 
quella ormai di trovare il modo d'allargare quella garanzia di base che
costituiscono i depositi in oro e argento.
Ma quale garanzia? Fondata su quali calcoli? Sulle propriet fondiarie, sulle
flotte degli armatori, sulle merci? Non lo sa ancora. Per vederci chiaro decide
di recarsi a Genova. E' la seconda citt del mondo per ricchezza di commercio e
volume di affari. I suoi mercanti, i suoi banchieri, sono stati creditori del re
di Spagna per anni: le flotte spagnole hanno navigato soprattutto grazie ai
genovesi ed in particolare grazie al Banco di San Giorgio.
Ma per recarsi a Genova Law, approfittando della pace sopraggiunta all'indomani
del trattato di Ryswick, il 20 settembre 1697, decide di passare per Versailles.
La Versailles del Re... una tentazione per un giovane come lui.
Proprio in quell'epoca vi si deve recare anche un'importante delegazione
diplomatica: Luigi XIV, in virt del trattato sopra menzionato, sta infatti per
riconoscere Guglielmo III come re d'Inghilterra, senza per questo privare della
sua amicizia Giacomo II, ancora suo ospite a Saint-Germain...
Law sta quindi per ritrovare dei compatrioti e per conseguenza il modo
d'intrufolarsi nella societ pi chiusa della corte e della citt. Trover cos
il modo di partecipare alle cerimonie ufficiali e di penetrare nei salotti
esclusivi, dove si d convegno il fior fiore della societ e dove si ha
l'abitudine di giocare ogni sera somme molto alte, cosa che a Law non dispiace
affatto, come abbiamo visto.
I dieci anni che seguono questa venuta di Law a Versailles, sono anni di
maturazione e di crescita, anni in cui, come si direbbe oggi, si fa le ossa.
Prima di tutto ha modo di conoscere l'Europa, un'Europa che non avrebbe certo
immaginato cos, immiserita dalle guerre che la sconvolgono con inusitata
frequenza, e ancora tutta in evoluzione: un continente insomma che non ha ancora
trovato la sua strada. La Versailles nella quale entra Law  quella della
Maintenon, non certo il sogno che Luigi XIV aveva concepito qualche anno prima.
Il Grande Regno  ormai al tramonto. Uno scrittore inglese ci fornisce il
ritratto di questa favorita dall'influenza cos grande, una donna che sembra
essere l'amante non soltanto del re ma dell'intera corte, che dico, di tutta la
Francia tanto si spingono addentro nel tessuto sociale del paese i suoi legami.
Ma  d'altra parte vero che, come scrive Lord Acton, si tratta della pi colta,
della pi sagace e previdente delle donne... Quando Luigi XIV la sposa in tutta
segretezza, Madame de Maintenon ha quarant'anni e passa, per l'esattezza
quarantotto. A quell'epoca Mignard ne dipinger il carattere con pennellate meno
compiacenti di quelle di Lord Acton: si tratta di una donna semplice, che ha
passato da tempo l'et in cui la sua bellezza avrebbe potuto ancora sedurre.
Boulenger, lo storico del XVII secolo, ritiene che la vita di corte l'annoiasse
profondamente e che non ricavasse alcun piacere dalla futile ostentazione del
proprio rango come invece accadeva per gli altri. In perfetta armonia con questo
ritratto, Madame de Maintenon non ebbe, al contrario di tante altre favorite di
Francia, delle ricchezze che potessero esser considerate una vera fortuna; il
suo solo lusso, la sua sola spesa sar la costruzione a Saint-Cyr di una scuola
riservata alle giovani provenienti da famiglie oneste ma prive di mezzi. Alla
sua morte questa preghiera, che ci illustra meglio di ogni altra cosa il suo
temperamento, verr trovata fra le sue carte: Signore, mio Dio, che mi avete
messa nel posto in cui ora mi trovo, mi riprometto di rispettare per tutto il
resto della mia vita l'ordine della provvidenza Vostra sottomettendomi ai Vostri
voleri senza alcuna riserva; possa essere utile alla salvezza del re... Voi che
tenete nelle vostre mani i cuori dei sovrani apritegli il suo affinch vi
possiate far entrare il bene che desiderate; concedetemi di poterlo consolare,
allietare, incoraggiare e anche di smorzarne gli entusiasmi se ci serve alla
gloria Vostra; concedetemi, insieme con lui, la via della salvezza eterna.
Si pu immaginare facilmente, sulla base di questo documento, quale sia stata la
reale influenza della sua seconda moglie su Luigi XIV e le conseguenze che un
simile stato d'animo pot avere su Versailles. E' vero per anche il fatto che
la Francia di quell'epoca attraversa uno dei momenti pi travagliati della sua
storia. Lo spettacolo che si offre a una persona come Law  quello di un paese e
di un popolo sull'orlo della miseria.
Law non dice nulla al riguardo ma qualche anno dopo, di ritorno in Scozia,
parler del fascino di ritrovare una campagna tranquilla e degli uomini felici,
dopo aver avuto la desolante visione di quella europea. Se bisogna insistere su
questo punto  perch ebbe per Law un'importanza enorme: esso lo radicher
sempre di pi nell'idea che la riforma economica generale non era solo
necessaria ma indispensabile e che non poteva pi essere procrastinata.
Law: indubbiamente un personaggio di quel variopinto mondo che la filosofia del
diciottesimo secolo mostra; teorie filosofiche e attuazioni economiche vanno
infatti, in quel secolo, a braccetto. E per confermarlo basterebbe aprire un
istante le pagine di Fnelon; c' infatti una sua precisa testimonianza,
indirizzata a Luigi XIV per mezzo dei compiacenti uffici di Madame de Maintenon
e che, per un eccesso forse di prudenza, non  stata firmata, temendo
probabilmente pi di ogni altra cosa l'indiscrezione dei ministri del re.
Maest, dice la testimonianza, la persona che si prende la libert di scrivervi
questa lettera non ha alcun interesse in questo mondo. Se vi parla con tanta
libert  proprio perch  convinta che la verit sia libera e forte, anche se
voi non siete affatto abituato ad ascoltarla. Da circa trent'anni o gi di l, i
vostri principali ministri hanno rovesciato e fatto a pezzi tutti i princpi su
cui si basava lo Stato, per poter massimamente innalzare la vostra autorit che
era diventata poi la loro perch si trovava nelle loro mani. Essi hanno voluto
mettervi al di sopra delle rovine nelle quali voi avete precipitato lo Stato,
come se voi aveste potuto essere effettivamente grande causando la desolazione
dei sudditi sui quali signoreggia e si appoggia la vostra grandezza. I vostri
ministri si sono dimostrati duri, ingiusti, superbi, violenti e in malafede.
Hanno reso il vostro nome odioso e tutta intera la nazione francese
insopportabile ai nostri vicini. Il vostro popolo, che dovreste amare come i
vostri figli e che finora si  dimostrato tanto attaccato a voi, muore di fame.
L'agricoltura  stata pressoch abbandonata, le citt e la campagna si
spopolano, tutti i mestieri sono in declino non riuscendo neppure a sfamare chi
li pratica, il commercio  quasi distrutto. Inoltre voi avete distrutto met
dell'effettiva ricchezza all'interno dello Stato per permettergli di difendere
le vane conquiste all'esterno. L'intera Francia, Maest, non  pi che un intero
ospedale, desolato e senza risorse.
Questa lettera, logicamente, non capit mai in mano al re, ma ispir la condotta
di Madame di Maintenon che divent cos un'ardente sostenitrice della necessit
di concludere la pace con gli inglesi e con gli olandesi.
Ecco perch Law, al tempo del suo viaggio a Versailles, tramite i suoi
compatrioti scozzesi, tramite gli irlandesi (ve ne erano in gran numero) e
tramite gli inglesi di varia posizione politica ebbe tutte le possibilit di
ingresso in quel mondo privilegiato.
Era l'epoca quella in cui si faceva strada un pregiudizio che avrebbe avuto poi
la massima influenza, quello dell'anglofilia. Fra intellettuali, giuristi e
finanzieri, le tesi in favore della politica inglese si moltiplicavano a ritmo
serrato; non si trattava di vera e propria esterofilia, ma piuttosto di
un'accesa simpatia nei favori di quel paese e della sua politica. Questa
influenza aveva fatto i suoi primi passi all'indomani della rivoluzione inglese
del 1688. La corte di Giacomo II s'era stabilita a Saint-Germain-en-Laye. Si era
anche assistito allo spettacolo di inglesi che occupavano dei posti di
responsabilit all'interno dello stato francese; il maresciallo duca di Berwick,
per esempio, che a Madrid aveva il comando dell'esercito francese di fronte alle
truppe della coalizione, era, paradossalmente, proprio un inglese. Da quel tempo
scambi costanti avevano avuto corso fra Londra e Parigi; conversazioni, intrighi
e tutta una rete di complicit, di amicizie e di interessi erano abituali fra le
grandi famiglie dei due paesi.
Si era dunque presa l'abitudine di considerare gli inglesi come adatti a
ricoprire posti di responsabilit nel governo dello Stato francese, accedendo
alle cariche pubbliche. Questo stato di cose pu servire a farci comprendere
perch mai un uomo come Law si vedr assegnare nel 1716 il compito di
raddrizzare le sorti della traballante economia francese. Ma se il giorno, tanto
sperato dallo scozzese, di vedersi chiamato al dicastero delle finanze di
Francia verr cos tardi non  certo per... cattiva volont del candidato.
La prima mossa di Law di cui possediamo le tracce data ancora dal regno di Luigi
XIV. Risulta ci da tutta una serie di promemoria, di studi, di viaggi, di
contatti e anche di intrighi, che richiedono al finanziere quasi otto anni di
attivit indefessa. Nel frattempo Law incontra Catherine Seigneur che diventer
la compagna fedele, sempre accanto nella buona e nella cattiva sorte, dello
scozzese che avr da lei numerosi figli, anche se, come abbiamo gi visto dal
testamento, mai Law accetter di sposarla ufficialmente.
La prigione di King's bench era destinata a svolgere un ruolo davvero
determinante nella vita del finanziere. E' proprio fra le sue mura, infatti, che
Law aveva fatto la conoscenza di un certo duca di Banbury, discendente diretto
di Sir Thomas Boleyn, padre della celebre Anna Bolena. Noi non sappiamo i motivi
per i quali il duca era stato arrestato, ma siamo per a conoscenza del fatto
che il gentiluomo inglese aveva una sorella, Catherine, sposata a un francese di
nome Seigneur, che viveva in Saint-Germain-en-Laye proprio accanto alla casa di
Giacomo II. Banbury aveva consegnato al suo compagno di sfortuna un messaggio
per la sorella, non appena aveva saputo che Law sarebbe fuggito. Lo scozzese
aveva accettato volentieri l'incarico di recapitarlo. A quell'epoca Lady
Catherine Seigneur si  gi stancata di suo marito. Aveva un tale fascino che lo
stesso Law ne cade vittima e decide di rapirla. Il racconto di questo rapimento
comparir qualche anno dopo in una pubblicazione letteraria inglese, se si deve
credere a Orazio Walpole.
Quella coppia formatasi cos bruscamente prende allora la via di Genova; come si
vede Law non ha finito di unire l'utile al dilettevole. A Genova Law  ancora
una volta deluso. I genovesi, che hanno inventato nel XVI secolo la pratica del
mercato a termine sulla lana grezza proveniente dalla Spagna, continuano
attraverso quell'istituto che  il Banco di San Giorgio ad amministrare le
fortune papali, ma la palma va adesso ai banchieri di Norimberga e di Absburgo,
nella Germania del sud. Genova  rimasta indietro, rispetto agli olandesi, nella
distinzione ormai netta fra il commercio delle merci e quello dei valori. Ora
Law si interessa precisamente al mercato dei valori e a tutti i problemi
monetari. Non bada che a quello. Ha bisogno di denaro e specula sul cambio,
accumulando cos una discreta fortuna che si affretta a buttare sul tavolo verde
a Venezia. E' nella citt veneta, infatti, che, a due passi da San Marco,
funziona la pi importante sala da gioco d'Europa. Vi costruisce allora una
fortuna giocando e buttandosi nell'azzardo; qualcosa come ventimila sterline, se
dobbiamo credere ad alcuni testimoni, uno dei quali ci lascia questo ritratto:
La sua straordinaria rapidit nel calcolo ne faceva un giocatore eccellente,
giudice delle probabilit e dei rischi di qualunque gioco. Il suo carattere
veramente flemmatico lo rendeva sempre e in ogni momento perfettamente padrone
di se stesso, sia allorch la fortuna lo abbandonava sia quando invece lo
copriva di denaro. D'altro canto erano pi le volte che vinceva che quelle in
cui perdeva, anche se arriver a dissipare somme enormi.
Ma la guerra di successione in Spagna  la causa di un nuovo conflitto a livello
europeo. Law sparisce una seconda volta ed  anche probabile che in questo
periodo abbia trascorso qualche tempo nelle prigioni francesi. Esiste infatti,
negli archivi del Ministero degli esteri, traccia di un certo Mister Law (o Las)
arrestato nel 1701. Si tratta della stessa persona? E' proprio il nostro
personaggio? Di certo non vi  nulla. Nel 1703 ne troviamo invece le tracce a
Torino come frequentatore della corte di Vittorio Amedeo, duca di Piemonte e di
Savoia. E' questa l'epoca in cui redige un piano destinato a rimettere in forze
l'industria francese e lo consegna all'ambasciatore di Francia a Torino senza
ottenere per il minimo risultato.
Law si volge allora al suo paese. Gli  nato nel frattempo un figlio e sua madre
 morta lasciandogli una notevole parte dei beni. Lo scozzese arriva a Edimburgo
nel 1704. Prende dimora nella sua propriet di Lauriston con Catherine e suo
figlio. Incomincia subito la redazione delle sue teorie economiche e fa
pressioni sulla regina d'Inghilterra per poter rientrare a Londra. La regina
Anna esamina la supplica e deve aver risposto negativamente dal momento che in
margine al documento si pu leggere la menzione: respinta, scritta di pugno del
ministro Robert Harley, il 5 settembre 1704.
Law decide allora di aiutare la Scozia, che sta attraversando una grave crisi
economica, e redige un libro di quarantamila parole in forma di memoriale che
pubblica sotto la anonima firma di: un gentiluomo scozzese; questo libro appare
per i tipi di Andrew Anderson e porta un titolo lunghissimo secondo la moda
dell'epoca: Considerazioni sul denaro e sul commercio, seguite da una ampia
proposta per procacciare denaro allo Stato.
Sfortunatamente, sembra proprio che il diavolo ci metta la coda, l'Inghilterra e
la Scozia, gi da tempo riunite sotto la medesima corona, decidono di unirsi
ancora pi saldamente: ormai Law  in pericolo, dato che le leggi inglesi
vengono ad aver vigore anche in Scozia. Bisogna abbandonare nuovamente l'isola e
riguadagnare il continente. Dopo alcune peripezie, nel corso delle quali tenta
invano di sottoporre i suoi progetti al parlamento scozzese, riprende il mare:
c' un figlio in pi, anzi  una figlia, Maria Caterina, nata l'anno prima.
La famiglia si ferma a Bruxelles nel momento in cui la Francia sta attraversando
il suo periodo pi brutto, l'epoca pi drammatica della guerra di successione.
Il paese  sull'orlo del collasso economico. Law stima giunto quindi il momento
per riproporre alla corte di Francia i suoi progetti. Fra il 1707 e il 1709 la
Francia  davvero sull'orlo dell'abisso. Chamillard s' visto affidare da Luigi
XIV il ministero delle finanze e, come se non bastasse, contemporaneamente
quello della guerra. Un incarico schiacciante, sovrumano e che lo induce un
giorno a scrivere al re: Se non potr godere di qualche giorno di riposo finir
per morire... Allora moriremo assieme. risponde Luigi XIV.
Chamillard, pieno di buona volont ma assolutamente inadatto a ricoprire
entrambi gli incarichi, fallisce e come ministro delle finanze e come ministro
della guerra. Le truppe non ricevono pi la paga, le tasse si moltiplicano fuor
di misura e per finire la moneta viene svalutata.
Malgrado tutti gli espedienti cui  ricorso, lo Stato vede allora l'intero paese
crollare. La situazione gi descritta da Fnelon non ha fatto che peggiorare, se
 possibile. Nel paese i magistrati e i funzionari reali incontrano grandi
difficolt nel mantenere la pace pubblica.
All'inizio dell'anno 1707 Law, grazie a un salvacondotto misteriosamente
ottenuto, riesce ad attraversare le linee del fuoco e ad arrivare a Parigi senza
inconvenienti. E' in questo periodo che, secondo la maggior parte delle
testimonianze, si colloca il suo incontro con Filippo duca di Chartres, figlio
del duca d'Orlans e della principessa Palatina, nipote di Luigi XIV e futuro
Reggente. Secondo queste stesse testimonianze, Law sarebbe stato cosciente
dell'importanza e delle possibilit dell'uomo con il quale si incontrava e
avrebbe fatto subito in modo d'accattivarsene la simpatia. Ma ragionare cos,
davvero significa mettere il carro davanti ai buoi, dato che Filippo  ben
lontano dall'immaginare, a quest'epoca, che un giorno prender il potere. Siamo
nel 1707, Luigi XIV ha ancora il suo unico figlio, il Gran Delfino, i suoi due
nipoti, il duca di Borgogna e quello di Berry, e il suo pronipote, il duca di
Bretagna. Il Gran Delfino, e i duchi di Borgogna, di Berry e di Bretagna non
moriranno che fra il 1711 e il 1714 (il futuro Luigi XV nascer invece nel
1720). Sembra difficile che Law abbia speculato sull'avvenire del nipote del re,
peraltro in quel momento assai mal visto dal re stesso per il suo spirito di
fronda e le sue maniere, nonch per l'inclinazione troppo accentuata alla
crapula.
Sembra davvero probabile invece, e noi non esiteremmo a crederlo, un incontro
fra Law e il futuro reggente in una qualunque casa da gioco o in qualche serata
brillante, essendo entrambe le cose graditissime ai due personaggi. Secondo
alcuni, la sera del primo incontro il duca era cos allegro, avendo bevuto
molto, che riusci a malapena a seguire le spiegazioni dello scozzese. L'aveva
quindi affidato al suo consigliere favorito, l'abate Dubois, un uomo che
Saint-Simon descrive come magro, dal volto affilato, la parrucca bionda, il fare
da furetto, gli occhi intelligenti... Dubois ritenne che il progetto era
interessante e consigli a Filippo di raccomandare Law al controllore generale
delle finanze, Chamillard. Nel documento inviato dal finanziere al ministro si
legge, sviluppata, l'idea che l'oro e l'argento sono d'impiego rischioso, non
avendo poi sufficiente fluidit e non servendo ad accelerare il processo
economico ma al contrario servendo invece a ritardarlo. Law aveva quindi
proposto l'impiego di quella che diverr la nostra carta moneta.
Chamillard, poco versato in problemi economici, diciamolo pure, incapace, non
capisce nulla delle tesi che gli vengono presentate e risulta il meno idoneo a
giudicarle, tant' vero che non ritiene neppure opportuno di accennarne al
consiglio della corona. Law annoter nel suo taccuino personale, non senza
amarezza: L'opinione sembra essere che le teorie da me sottoposte non siano
neppur degne di essere discusse in consiglio; aggiungendo subito dopo: Non ne
sono affatto sorpreso. Un nuovo tipo di denaro pi idoneo di quello che finora
sono stati l'oro a l'argento, non sembrerebbe accettabile nelle condizioni
attuali. Non ho pi nulla da fare in Francia.
Law ritorner in ogni caso alla carica di l a qualche mese, dopo
l'allontanamento di Chamillard e la sua sostituzione con Desmarets, personaggio
che aveva gi conosciuto e che aveva gi cercato convincere circa la validit
delle sue asserzioni; questa volta, nonostante il nuovo appoggio, sar la
sistematica opposizione di Luigi XIV a mettere il bastone fra le ruote allo
scozzese. E' appunto a quest'epoca che si colloca l'espulsione di Law, al quale,
secondo il parere di alcuni, si rimprovererebbe di guadagnare troppo al gioco,
mentre secondo altri  accusato di essere un agente del nemico. E' il marchese
d'Argenson, responsabile dell'ordine pubblico nella capitale, a notificare a Law
il mandato di espulsione. Ritroviamo quindi il banchiere a Bruxelles, con sua
moglie e i suoi due figli, poi eccolo di nuovo partire in giro per l'Europa in
attesa di giorni migliori.
E' il 1715... Il 1 settembre muore Luigi XIV. Gli ultimi anni del regno sono
stati davvero terribili. Tutti i primi principi del sangue sono morti, non
rimane che Filippo V di Spagna, nipote del Re Sole, e il futuro Luigi XV che ha
per soltanto cinque anni. Il trattato di Utrecht allontana Filippo V dal trono
di Francia:  allora il momento della reggenza, e il primo candidato, per il suo
rango e per i suoi natali  proprio Filippo di Chartres, diventato alla morte di
suo padre duca d'Orlans. Nipote del re, si  gi creato una fama come libertino
e iconoclasta. La sua stessa madre traccer di lui dei ritratti poco simpatici
parlandone con la sua sorellastra Luisa. Arriver, per esempio, a scrivere:
Passa tutte le notti frequentando quella societ maledetta e rimane a tavola
fino alle tre o alle quattro del mattino, un vero attentato alla sua salute.
Prego sinceramente Dio perch arrivi a convertirsi.
E un'altra volta deplora che quel figlio sia talmente abituato a bere e a
mangiare con le sue amanti e a condurre questa vita di crapula da non potersene
pi staccare.
Infine ecco questa denuncia, severa e lucida: D alle sue amanti tutto quello
che possiede. Si lascia abbindolare dai lacch. E' un tale debosciato che
ritengo che ci possa giungere a costargli la vita. Passa intere notti nelle
orge e nella crapula e non si mette quasi mai a letto prima delle otto del
mattino. E tuttavia non  affatto privo d'intelligenza e neppure si pu dire che
non sia colto; dal tempo della sua infanzia ha sempre avuto una forte
inclinazione per ci che risulta consono alla dignit del suo rango, ma da
quando  divenuto libero di disporre delle sue cose e dopo aver dato la sua
fiducia a dei farabutti che lo menano per il naso  caduto in preda a volgari
cortigiane e il suo aspetto, nonch il suo carattere, si sono cos involgariti
che stentereste a riconoscerlo.
Malgrado una cos brutta reputazione, Filippo d'Orlans ha numerosi partigiani
che auspicano la sua elezione a reggente. Sono questi i protestanti obbligati a
convertirsi al cattolicesimo, i giansenisti che temevano le persecuzioni reali,
tutti coloro insomma che speravano nei suoi atti di clemenza. I liberi pensatori
si auguravano di vedere a capo dello Stato un libero pensatore; gli scontenti
del regime precedente e del potere assoluto dei ministri puntavano su di lui,
pensandola esattamente al modo di Fnelon.
Lo stesso Saint-Simon, che raramente s'abbandonava all'indulgenza, insisteva
presso Filippo facendogli pressioni perch la smettesse con quella vita
libertina ed oziosa e si battesse per il suo diritto alla reggenza. Dietro le
insistenze del celebre pensatore, e si potrebbe anche dire sotto le sue
direttive, Filippo poteva dunque incominciare la scalata al trono: senonch la
vedova del re, la Maintenon, stava ordendo delle vere e proprie congiure per
evitare che Filippo giungesse al potere. Da qui l'atteggiamento del futuro
reggente che sembra infischiarsene di ogni cosa. Solo dopo mille insistenze
arriver a persuadersi che era nel suo diritto occupare il pi alto posto nella
gerarchia di Francia.
La Maintenon era stata la governante dei figli che il re aveva avuto dalla
Montespan. Questi due ragazzi, il duca di Maine e il conte di Tolosa, erano
stati legittimati da Luigi XIV nel 1673 e nel 1678. La Maintenon aveva sempre
dimostrato per loro un vero affetto e li aveva presi sotto la sua protezione.
Era stata lei a suggerire al re di dichiararli idonei alla successione in
mancanza di principi del sangue. E il re si era lasciato indurre a emanare un
editto in tal senso, editto che era stato ratificato dal parlamento.
Nel frattempo, attraverso una vergognosa campagna di calunnie, alcune delle
quali davvero basse e ignominiose, si era cercato di buttare addosso a Filippo
tutto il fango che era possibile, arrivando ad accusarlo di avere avvelenato gli
eredi di Luigi XIV; il re aveva addirittura ordinato un'inchiesta, che peraltro
era stata costretta ad ammettere la piena innocenza del sospettato.
Poi la Maintenon aveva ottenuto dal re che fosse costituito un consiglio di
reggenza, precisandone le modalit nel testamento, consiglio che comprendeva il
duca d'Orlans, il duca di Borbone, il duca di Maine, il conte di Tolosa, il
maresciallo di Villeroi, quello d'Harcourt, quello di Tallard, d'Huxelles e i
ministri o segretari di Stato facenti funzione. Il duca d'Orlans era la persona
designata a presiedere il consiglio e colui che avrebbe effettuato la
distribuzione dei portafogli e degli incarichi, ma veniva anche nominato il duca
di Maine come sovrintendente all'educazione e comandante della guardia reale.
Costui era dunque quello che realmente comandava e il duca d'Orlans era cos
messo in un ruolo appariscente ma in effetti secondario.
Queste disposizioni erano rimaste segrete fino alla morte del re. Il 1
settembre, data l'impossibilit di conoscere questi provvedimenti ratificati in
extremis, il duca d'Orlans era diventato il capo della casata di Francia, dato
che il futuro Luigi XV non aveva ancora raggiunto la maggiore et. D'altra parte
era stato proprio a lui che in punto di morte Luigi XIV aveva chiesto di fare
tutto quello che la signora di Maintenon avrebbe voluto per s, per i suoi
parenti e per i propri amici. Non  ricca, aveva aggiunto il re, continuate
dunque a passarle la pensione che attualmente riceve. D'Orlans si era allora
voltato verso la donna e si era abbassato in un profondo inchino.
Morto il re, toccava a lui dunque fare i primi passi e presentarsi al futuro re
di Francia con queste parole: Maest vi rendo i miei omaggi in qualit di primo
cittadino di Francia; questo avrebbe dovuto dire nell'annunciargli la morte del
bisnonno. Figuriamoci dunque la sua sorpresa e quella degli altri, beninteso,
allorch l'indomani venne letto il testamento di Luigi XIV.
Filippo d'Orlans, che aveva convocato secondo l'uso il parlamento, diede prova
di una grande presenza di spirito; disse che il re, morendo, l'aveva considerato
come il futuro reggente e si rimise immediatamente alla decisione
dell'assemblea. Dopo una brevo perorazione del procuratore generale in favore
del duca, il parlamento lo aveva allora designato come reggente unico. Era un
vero e proprio colpo di Stato effettuato attraverso le vie legali.
Cosciente per della fragilit della sua situazione, Filippo aveva deciso di
riunire, di l a dieci giorni, una vera e propria corte di giustizia con tanto
di omaggio al re fanciullo e di riconferma dell'incarico di reggente; in tal
modo da quel momento nessuno avrebbe potuto far qualcosa contro di lui senza
incorrere nel delitto di lesa maest.
Cos, il 12 settembre, dopo la frase di rito del cancelliere della corona
(Maest, ognuno si fa premura d'onorarvi, contemplandovi sul vostro trono di
giustizia, come emanazione diretta del potere divino sulla terra), ci fu la
seguente proclamazione in forma solenne: Il re, nella sua illuminata giustizia,
avendo preso nota del parere del duca d'Orlans e degli altri principi del
sangue, pari di Francia e grand'ufficiali della corona, nomina, conformemente
alle delibere del parlamento del giorno 2 del presente mese di settembre, il
duca d'Orlans reggente di Francia e amministratore delle cose dello Stato
durante la minore et del sovrano.
Law aveva cos, finalmente, avuto fortuna: il solo che un giorno si fosse
degnato d'ascoltarlo, era adesso diventato il personaggio pi potente del regno.
Ma in quali condizioni si sarebbe esercitato questo potere, ora che l'intero
paese versava nell'agonia di un regno fatto un tempo di gloria e divenuto il
teatro della guerra e della sofferenza?
Il Reggente non perde certo tempo e fin dal 1 settembre, dopo aver destituito
dal suo incarico Desmarets, riunisce il consiglio delle finanze, presieduto dal
duca di Noailles. Ci si aspettava di arrivare a conclusioni catastrofiche, ma le
previsioni erano rimaste al di sotto della verit: Abbiamo trovato la situazione
cos catastrofica, scriver Noailles alla Maintenon, da concludere che la casa
reale e i suoi sudditi sono davvero rovinati; i debiti si sono accumulati, la
fiducia nello Stato  completamente scomparsa.
Nel suo primo rapporto il consiglio constata che il tesoro  del tutto privo di
risorse e che gli scoperti nei bilanci sono tali che l'intero tesoro della
corona  impegnato come garanzia fino al 1718... Il debito pubblico ammonta a
qualcosa come tre miliardi e cinquecento milioni di franchi, in moneta d'allora,
e il deficit annuale per la sola copertura degli interessi da saldare sui
crediti ottenuti  di ben ottanta milioni: cifre veramente astronomiche.
Questo significa una sola cosa; che non soltanto si sarebbero dovute bloccare
tutte le spese statali, ma che neppure con questo sistema (di impossibile
attuazione,  chiaro) si sarebbe riusciti a sanare la situazione.
Saint-Simon, membro del consiglio, confessa di essere stato sul punto di
dichiarare la bancarotta dello Stato e di cancellare cos con un semplice tratto
di penna i debiti per potere ripartire da zero. Ma il reggente comprende come
una tale misura avrebbe immediatamente bloccato qualsiasi ulteriore credito nei
confronti dello Stato francese, per cui indice una seconda riunione finanziaria,
per il 21 settembre, nella quale si ammette che occorrono dodici anni, supposto
che ogni cosa vada per il meglio, per mettere un po' d'ordine nelle finanze
dello Stato.
Nella stessa occasione si constata che in cassa non c' nemmeno il necessario
per far fronte alle spese correnti e quelle indispensabili, come il soldo ai
militari e la manutenzione della casa reale, ecc., indipendentemente dal resto
dei debiti che lo Stato si era assunto. Si decide allora di temporeggiare,
rimandando il pagamento dei debiti e annunciando una politica di austerit,
necessaria al re per riequilibrare i propri bilanci.
E' questo il momento in cui Law decide di comparire sulla scena. Il 2 ottobre
chiede di essere ricevuto dal reggente. L'abate Dubois  ancora il consigliere
del duca d'Orlans. Law gli consegna un promemoria analogo a quello che aveva
gi sottoposto, nel 1707, a Chamillard e Desmarets.
Propone dunque di costituire una banca. Si offre di impegnarvi tutte le sue
ricchezze personali per provare la fiducia che nutre nel suo progetto;
suggerisce naturalmente di introdurre la carta moneta, ci che strappa un
sorriso alla maggior parte dei finanzieri conservatori che si riuniscono nel
consiglio delle finanze indetto il 21 ottobre dal reggente con il compito di
esaminare quel promemoria.
Prima di far questo Law, per consiglio del duca, ha sottoposto il suo piano ai
pi influenti membri del consiglio e in particolare al cancelliere Aguesseau e
ad Amelot, segretario di Stato per il commercio. Il consiglio solleva un fiume
di obiezioni; fa rilevare che una banca non potrebbe rimborsare tutti i
biglietti emessi se venissero presentati in blocco per la riscossione, che una
tale riserva di oro e di garanzie rischia di fornire una pericolosa tentazione a
un governo sul lastrico e che i sudditi meno fortunati farebbero, come sempre
accade in queste circostanze, le spese di una simile operazione. In poche
parole, il consiglio  sfavorevole al provvedimento sotto ogni aspetto. Si
decide allora di ricorrere a mezzi tradizionali per uscire dall'impasse in cui
si trovano le finanze pubbliche.
Questi provvedimenti erano ben noti da tempo e purtroppo la monarchia vi era
ricorsa gi altre volte, nonostante la loro impopolarit e le conseguenze
davvero disastrose per l'economia, traducendosi nella rovina di commercianti,
artigiani, agricoltori... E tuttavia la situazione era tale che bisognava per
forza ricorrervi.
Vennero perci censiti tutti i titoli del debito pubblico. Quelli che ne erano
in possesso dovevano presentarli al visto di una commissione appositamente
creata. In cambio di questi titoli vennero rilasciati dei Buoni di Stato di
equivalente valore nominale, ma il cui tasso di interesse veniva ridotto,
nell'operazione di scambio, dall'originario 7% dei vecchi titoli al 4% dei nuovi
Buoni. Il risultato fu che il valore delle nuove emissioni cal immediatamente
del 20% nel giro di pochi giorni, ed entro breve tempo si ridusse al 60% di
quello nominale. La fiducia, gi cos scossa, riceveva un nuovo colpo, e le
prime conseguenze furono la rovina di numerosi piccoli commercianti. Nessuno
ormai voleva pi prestare denaro per il timore di essere rimborsato solo
parzialmente.
La situazione delle finanze dello Stato rimaneva quindi tutt'altro che allegra.
Perfino gli stipendi dei funzionari dovettero essere ridotti. Infine,
completando il processo di svalutazione gi iniziato l'anno precedente, la lira
francese venne quotata al solo 80% del suo valore, misura che provoc una
spaventosa marea di commerci pi o meno illeciti con l'estero. Lo Stato da
questo provvedimento trasse solo un utile assai modesto, mentre venivano
letteralmente gettati sul lastrico migliaia di piccoli e piccolissimi
risparmiatori. Vennero soppresse anche le cariche non completamente pagate dai
loro beneficiari, e poich ne erano state vendute a circa
duemilaquattrocentosessanta persone, per un totale di settantasette milioni,
questi poveretti si trovarono anch'essi rovinati e truffati nel modo pi
indegno. Vennero chiuse in tal modo sette intendenze di finanza e sedi di
commercio. Alla fine di questa rivoluzione, avendo i Buoni di Stato perso i tre
quinti del loro valore e la moneta metallica la met del proprio, non rimanevano
molti altri espedienti per sanare i debiti contratti. Si procedette allora, cosa
che era gi stata fatta in passato, alla istituzione di una Camera di giustizia,
incaricata di svolgere un'inchiesta sulla fortuna e sulle attivit degli uomini
d'affari e dei banchieri.
Il 14 marzo 1716, con decisione regia, la Camera di giustizia da poco istituita
si vedeva assegnato il compito di reprimere tutte le malversazioni e gli abusi,
sotto forma di guadagni illeciti e di manovre ai fini d'usura fatte a detrimento
delle finanze di Stato. Il potere non lesinava dal canto suo i mezzi per
appoggiare i giudici, dato che li si incoraggiava a decretare, se lo avessero
ritenuto opportuno, anche pene capitali, pene detentive o pecuniarie, confische
e restituzioni e ogni altra forma di condanna o... persuasione per poter metter
fine nel pi breve tempo possibile allo scandalo e infondere nuovamente fiducia
nello Stato. Veniva pertanto aperta ufficialmente la caccia al profitto illecito
in uno slancio di moralit pubblica e di crociata, dato che tutti i cittadini
venivano autorizzati a comunicare tutto quello che avevano visto, saputo, notato
o anche semplicemente udito nei confronti di persone sospettate di concussione,
di usura, di profitto illecito... Le denunce avrebbero beneficiato non soltanto
dell'anonimato, ma avrebbero ricevuto un forte compenso sotto forma del quinto
delle ammende comminate o del decimo del denaro confiscato.
La competenza a giudicare da parte del tribunale veniva estesa all'anno 1689,
quindi, a ben vedere anche su avvenimenti dei quali si era perso perfino il...
ricordo!
Il primo neoricco a essere colpito dalla Camera di giustizia fu Andr Crozat,
ricevitore generale ecclesiastico, tesoriere della Linguadoca, armatore,
imprenditore di compagnie coloniali. Si aprirono in totale ottomila processi
istruttori con il risultato di 4470 ammende o confische, nonch alcune
esecuzioni capitali, condanne alla galera, alla prigione e un certo numero di
pubbliche umiliazioni con tanto di corda al collo e camicia da penitente.
Il pi rappresentativo di questi pescicani fu un certo Paul Poisson de
Bourvalais che aveva in qualche anno accumulato una fortuna di trentaquattro
milioni di lire. Costui aveva acquistato una casa splendida in piazza Vendome,
lo stesso palazzo che oggi ospita il Ministero della Giustizia, nella quale
Poisson offriva degli splendidi ricevimenti, conducendo una vita davvero
principesca. Fornitore dell'esercito, aveva fondato nel giro di venticinque anni
la bellezza di centoventicinque societ... La Camera di giustizia lo obbligher
a restituire oltre quattro milioni e mezzo di lire.
Vennero cos perseguitate intere famiglie di uomini d'affari. Ma presto si vedr
che i fili degli interessi andavano a finire ben addentro alle grandi famiglie e
alla nobilt pi vicina al trono. Moltissimi di questi parvene contavano
influenti relazioni con famiglie con le quali a volte erano perfino imparentati,
avendo qualche genero o cognato fra la nobilt. Crozat, per esempio, aveva come
genero il conte d'Evreux, figlio del duca di Bouillon. Un certo Le Normant,
condannato a rimborsare alla Corona circa quattro milioni e mezzo di lire, era
cognato del duca d'Estrades... Ci significava che gli interventi e le pressioni
in favore dei condannati si moltiplicavano oltre ogni dire e che dopo la prima
ondata vennero perseguiti soltanto i piccoli speculatori e quelli che
risultavano privi d'appoggio. Intanto non mancavano le denunce per vendetta e,
nel terrore di esservi coinvolti, non pochi cercavano la protezione interessata
di certa nobilt. Ebbe inizio cos un vero e proprio commercio delle
raccomandazioni.
In tutta Parigi si raccontava l'aneddoto di quel gran signore, un campione di
nobilt, che aveva proposto a un banchiere condannato al pagamento di una multa
di 1.200.000 lire, di trarlo fuori dall'incomoda situazione dietro un compenso
del quarto di quella somma. Al che il banchiere aveva risposto: Signor conte,
voi arrivate troppo tardi, dato che la sua signora ha recentemente concluso con
me il medesimo accordo per centocinquantamila lire.
Il procuratore generale della Camera di giustizia si guadagna in questo periodo
il soprannome di guardiasecchi, dato che ha tenuto per s un paio di secchielli
da champagne in argento massiccio confiscati a un parvene condannato poco
prima. Da ogni parte fiorisce la delazione e in breve tempo si vede un vero e
proprio disgregamento nello stesso tessuto dello Stato. Anche Voltaire prende la
parola indignato: La fede, il candore, l'onest, son degli impotenti rifugi;
tutto cede di fronte all'orribil tempesta; se cade infatti una colpevol testa,
di mille innocenti strage si fa...
E' il regno del terrore che s'impadronisce del mondo degli affari. Vengono
segnalati molti suicidi. Finalmente un anno dopo, nel marzo 1717, viene emanato
l'editto di abolizione della Camera di giustizia, con la giustificazione che,
essendo la corruzione progredita oltre ogni dire e non risultando neppure una
classe di cittadini immune dal flagello, non si potevano perseguire tutti i
colpevoli senza pregiudizio dello stesso commercio, dell'ordine pubblico e
dell'intero Stato.
A questo punto qualunque soluzione appariva preferibile alla crisi di sfiducia
che si era impadronita del mondo degli affari e Law aveva di conseguenza via
libera per i suoi esperimenti. Egli non era stato del resto con le mani in mano
e gi da qualche mese aveva dato inizio alla sua prima attivit, cosicch quando
la Camera di giustizia venne abolita, a Parigi erano in molti a scommettere su
di lui. Dal 2 maggio 1716 Law  banchiere a Parigi. Nonostante la bocciatura
ricevuta al consiglio delle finanze non ha neppur pensato di rinunciare. La sua
idea era quella di costituire una banca pubblica appoggiandosi sul debito di
Stato. Non era certo un'idea assurda e si era gi fatta strada ai tempi del
regno di Luigi XIV. Lo stesso Samuel Bernard era stato a un pelo dal farla
trionfare. Ma poich il consiglio delle finanze non aveva voluto saperne, ecco
che Law aveva deciso di intraprendere la sua strada in due tappe successive;
dapprima creare una banca privata, poi tentare a tempo opportuno di trasformarla
secondo le sue vedute iniziali.
Mette dunque in piedi un progetto di banca funzionante sul principio di una
societ per azioni. Si impegna a sottoscrivere la maggior percentuale di
capitale e ad assumersi in proprio le spese correnti, con il progetto di
emettere biglietti a corso legale per aumentare la circolazione monetaria.
Al reggente, che abbiamo gi visto ben disposto nei suoi riguardi e che presto
vedremo davvero entusiasta del progetto, espone cos le sue idee: N bancarotta,
n Camera di giustizia. Tutto il male viene dalla letargia generale e questa
letargia non  che la conseguenza della mancanza di fiducia aggravata da ogni
sorta di provvedimento infelice e inopportuno, nonch da misure vessatorie prese
unicamente sotto il profilo fiscale. E' quindi la crisi di sfiducia profonda che
bisogna allontanare onde favorire gli affari. La Francia  incerta nel credito
perch vede le sue attivit paralizzate e non sembra rendersi conto del fatto
che le sue risorse sono invece infinite. Bisogna far conoscere ai francesi la
vera ricchezza e per far ci bisogna ristrutturare il credito, moltiplicare la
circolazione monetaria, mobilitare le intere risorse della Francia...
Law metteva, per illustrare le sue idee, l'accento sulla prosperit inglese.
L'Inghilterra, diceva, dispone di una banca d'emissione e utilizza la carta
moneta. Due durissime guerre non sono riuscite a intaccare questa prosperit e
quel sistema, fondato su una banca, su una grande compagnia commerciale e su una
compagnia coloniale, ha trasformato i creditori verso lo Stato in azionisti del
medesimo. E' dunque la banca il punto di partenza di tutto il sistema,  la
banca che deve essere fondata per prima.
Poich qualcuno gli obiettava che la carta moneta non era che il segno fittizio
della ricchezza, egli rispondeva: l'esperienza di questi ultimi anni prova che
le monete metalliche, d'oro per esempio, bench sempre le medesime, vedono
aumentare il proprio valore nominale e perci stesso diminuire il valore della
lega e del peso. Che vantaggio offrono dunque? Quel che conta non  il valore
della moneta, il valore in essa indicato, ma il credito di cui essa gode.
E credito per Law significa fiducia: un'azienda che non frutti nulla pu
tuttavia godere di un credito enorme per le speranze che essa offre; un bene
materiale non aumenta di valore grazie alla fiducia ma ci invece pu accadere
per un bene di credito.
Filippo d'Orlans  perfettamente d'accordo su questo punto di vista. D'altra
parte la situazione  tale che qualunque carta pu essere messa sul tavolo,
qualunque iniziativa pu essere tentata. Il reggente cerca di convincere il
consiglio delle finanze e ne riceve ad uno ad uno i membri. Saint-Simon rimane
di parere contrario. Il duca d'Orlans consiglia allora a Law di andarlo a
trovare con maggior frequenza.
Il principale argomento di Saint-Simon  di carattere politico. Egli dubita che
il sistema architettato da Law possa avere successo in un paese dilaniato dalla
guerra e in cui il potere assoluto ovvero i capricci e le stravaganze di un
principe possono significare un giorno la dissoluzione delle riserve auree, con
la conseguente perdita di ogni valore da parte dei biglietti di banca e
l'immediata rovina dei migliori sudditi dello Stato. Il duca d'Orlans risponde
che, al contrario, il sovrano sar legato a fili cos stretti con il banchiere,
che si guarder bene dall'attentare alle sue garanzie. Il 1 maggio 1716 il
consiglio delle finanze si riunisce e approva la creazione della banca.
L'indomani  la volta del consiglio di reggenza: Law ha guadagnato il primo
round...
La Banca Generale, questo il suo nome, apre le porte al principio del mese di
giugno. Il capitale nominale  di dieci milioni in azioni al portatore. Le
azioni sono milleduecento. Law ne acquista lui stesso un quarto; in realt
dunque l'intera impresa si basa sulla sua fortuna personale. Ma il reggente si
dichiara protettore della banca e ne , infatti, uno dei principali azionisti.
Si ignora, sfortunatamente, il nome degli altri azionisti, ma dovevano essere
senz'altro numerosi, se  da escludersi che negli anni seguenti Law abbia potuto
da solo sostenere quell'enorme torrente di affari e di pareri diversi che
avrebbe di l a poco provocato il cataclisma delle finanze francesi.
Il capitale, davvero notevole per l'epoca, ciascuna delle 1.200 azioni valeva
infatti cinquemila lire, viene riscosso in ragione del quarto. Ci significa che
il 25% soltanto di esso viene versato in denaro fresco, mentre il resto 
versato in titoli di Stato, quei famosi titoli gi cos fortemente svalutati.
Law ritira cos dalla circolazione qualcosa come quattro milioni e mezzo di
queste obbligazioni, il che per lo Stato costituisce gi un affare eccellente.
Questa misura riconsolida il credito mentre, a ben vedere, il capitale della
Banca effettivamente versato non rappresenta pi di 375.000 lire d'argento.
Nel 1717 viene concesso un dividendo del 7% sull'intero capitale, ci che
rappresenta per gli azionisti un affare insperato. Nel 1718 il capitale viene
integralmente rimborsato.
Questo successo  dovuto innanzitutto alla correttezza della gestione, essendo i
biglietti emessi pagabili a vista in qualunque momento su domanda del portatore,
pagabili naturalmente in moneta metallica secondo il corso valutario del giorno.
E tuttavia la Banca Generale non  propriamente una banca d'emissione; i suoi
biglietti infatti non avendo corso legale non hanno libero corso e li si pu
tranquillamente rifiutare se presentati in pagamento.
Nel giugno del 1717 il duca di Noailles fa quest'elogio dell'impresa tentata e
riuscita grazie a Law: E' veramente incredibile che nessuno di questi biglietti,
presentato per la riscossione, sia stato immediatamente rimborsato; i fondi
trovandovisi realmente e per giunta in contanti dimostrano che la banca non ha
emesso alcun biglietto senza la necessaria copertura, copertura che se ne sta
racchiusa nei forzieri, fino a quando il biglietto non sia stato ripresentato
per la riscossione; cos, ogniqualvolta un biglietto della Banca Generale viene
rinviato a Parigi dalla provincia, deve essere considerato come la migliore
lettera di credito pagabile a vista che si sia mai ricevuta. Noailles cos
scrive all'intendente della Linguadoca, Basville, il 18 giugno.
Questo documento prova dunque che la Banca Generale non si  ancora data alla
speculazione commerciale; svolge semplicemente un ruolo di banca di deposito e
storno. Al di fuori di questo, il solo servizio che pu rendere  lo sconto
delle lettere di credito all'1,20% il mese, tasso che convertir di l a poco
nel 4% annuale. Questa moderazione contribuir a schiacciare l'usura, almeno nel
primo periodo dell'istituzione della Banca.
Si pu tuttavia immaginare che Law non ha alcuna intenzione di limitarsi a un
programma cos modesto, anche se indubbiamente realista e dai risultati
piuttosto confortanti. Infatti, nei suoi primi due anni di vita, la Banca
Generale rimane pur sempre un affare privato, un istituto dall'importanza
limitata, le cui attivit sono sostanzialmente ristrette alla capitale, malgrado
tutti gli sforzi che si sono fatti per diffonderla in provincia.
Era, s, stato ingiunto agli intendenti di provincia di ordinare a tutti i
ricevitori dei pedaggi e delle altre tasse, a quelli delle fattorie eccetera, di
onorare a vista i biglietti emessi dalla Banca Generale presentati in conto
pagamento e di non fare per l'avvenire rimesse alla sede centrale delle
riscossioni altro che in emissioni della stessa Banca, ma queste istruzioni non
erano andate molto lontano.
E' a questo punto che Law ottiene, con decreto del consiglio, che i biglietti di
banca siano considerati alla stregua di contante in tutti i pagamenti di tasse e
che tutti gli ufficiali delle finanze li onorino a vista. Il passo  finalmente
compiuto: la banca privata diventa quasi insensibilmente banca di Stato. I
problemi e le difficolt stanno per per cominciare e, come spesso era accaduto
sotto il regime precedente, i primi a sollevare grane sono proprio gli
intendenti di finanza e gli esattori abituati ad approfittare largamente delle
proprie funzioni: la moneta di carta, facilmente contata e altrettanto
facilmente spedita a Parigi, li priva in realt di un fondo monetario che essi
impiegavano a scopo personale. Fino a quel momento, infatti, le difficolt di
trasporto obbligavano ad effettuare le rimesse unicamente un paio di volte
l'anno, mentre nel frattempo gli intendenti disponevano di quella somma per i
loro piccoli affari privati...
Per spezzare questa resistenza vengono destituiti numerosi funzionari,
soprattutto i ricevitori delle decime agricole a Lione e Bordeaux.
La maggior parte dei ricevitori, annoter Noailles, hanno una certa riluttanza a
ottemperare a una disposizione che li priva della possibilit di impiegare quel
denaro secondo i loro scopi e di ricavarne quei profitti ai quali erano oramai
abituati con grave pregiudizio della finanza reale.
Il primo risultato di questo malcontento, poco giustificato ma purtuttavia
reale,  una campagna condotta con tutta la forza possibile contro Law e la sua
banca. Questa campagna ha anche degli echi nella stampa dell'epoca e, come ci si
poteva attendere, perfino in parlamento. Nei giornali Law  qualificato come un
avventuriero scozzese e un seguace di Giacomo II, un giacobino insomma...
La Gazette de la Rgenoe attacca fino dai primi giorni il finanziere: Sogno o
banca si tratta in realt della stessa cosa, una ridicolaggine!
E, qualche tempo dopo, appariranno, sempre sotto la stessa testata, queste righe
significative: Non si parla della banca che ironicamente e quasi tutta la
popolazione se ne fa beffe.
Pi seria e pi gravida di conseguenze  l'opposizione che si fa luce in
parlamento e che trova echi perfino al consiglio di reggenza dove molti
ministri, fra i quali lo stesso Noailles, prendono in uggia il successo di Law e
cominciano a osteggiarlo. Molte manovre sono tentate per distruggere il credito
di cui gode.
Un mattino, come riporta un biografo di Law, Montgomery Hyde, due uomini vennero
alla Banca chiedendo del direttore. Introdotti nell'ufficio di quest'ultimo
costoro presentarono biglietti per un ammontare complessivo di cinque milioni di
lire e gli chiesero il pagamento immediato della somma in moneta metallica. Law
impallid, cosa naturale, e reclam ventiquattr'ore per riunire una cos
considerevole quantit d'oro e d'argento. I suoi interlocutori gli fecero
osservare con malizia che i biglietti dovevano essere pagati a vista e che
richiedere del tempo per far fronte a una cos piccola somma non poteva che
nuocere alla reputazione della Banca. Fu convenuto in ogni caso di accordare a
Law le ventinquattr'ore chieste, a patto per che non si concedesse un solo
minuto di pi. Non appena quei poco simpatici visitatori se ne furono andati,
Law si affrett a correre al Ministero delle Finanze, dove espose francamente la
situazione, spiegando che la Banca era perfettamente solvibile, ma che comunque
gli sarebbe stato impossibile in cos breve tempo far fronte a quella richiesta
con la sola riserva in cassa in quel momento... Il ministro, che nonostante la
gelosia personale nei confronti del direttore conosceva anche troppo bene
l'interesse che aveva il suo governo a sostenere il credito della stessa banca,
comprese l'urgenza della richiesta e diede disposizioni perch quella somma in
moneta metallica uscisse dalle casse dello Stato. Cos i due possessori di
quegli effetti furono rigorosamente pagati nel lasso di tempo previsto.
La cosa ha un'immediata risonanza. Il credito della banca aumenta e La Gazette
de la Rgenoe stessa cambia registro: adesso, scrive, l'opinione che se ne ha 
migliore... (il numero  quello del 20 dicembre 1716).
Noailles  per la vittima di quel contraccolpo. Paga per tutti coloro che non
avevano creduto in tempo alla politica di Law e del reggente; perde cos la
presidenza del consiglio delle finanze. In sua vece viene nominato D'Argenson,
ma quest'ultimo si rende ben presto conto che il vero ministro non  lui ma Law.
E Law non  che agli inizi dei suoi progetti. Al duca d'Orlans, che ha pi che
mai fiducia in lui, ripete quello che gi altre volte gli ha detto: La banca non
 la sola  n la migliore delle mie idee; voglio creare qualcosa che comprender
l'Europa intera per i benefici che attirer sulla Francia, benefici che saranno
pi importanti di quelli procurati dalla conquista delle Indie o della
introduzione del credito. Non soltanto vi sar la ristrutturazione delle finanze
dello Stato ma anche la fioritura del commercio, dell'agricoltura, una maggior
entrata per lo Stato senza danno per i suoi creditori. Questi benefici saranno
ottenuti da una compagnia commerciale che avr almeno sessanta navi con un
capitale di ventidue milioni di lire...
L'idea di istituire una compagnia commerciale non , per l'epoca, poi cos
nuova. Almeno dall'epoca di Luigi XIII enti di questo genere si erano visti
affidare, per durate variabili, il monopolio del commercio con le colonie e il
loro sfruttamento. Queste stesse compagnie esistevano anche in paesi come
l'Inghilterra e l'Olanda. La Compagnia della Cina, quella del Sngal, della
Guinea, del Canada, eccetera, non avevano mai fatto per dei buoni affari e i
finanzieri provavano anzi nei loro confronti una diffidenza giustificata
dall'esperienza.
Nel 1717 Crozat, che abbiamo gi nominato per essere comparso di fronte alla
Camera di giustizia, rinunciava allo sfruttamento della Luisiana e della valle
del Mississippi. Aveva anzi restituito i suoi privilegi al consiglio di
reggenza. Questo consiglio li offre a sua volta a Law, sottoponendolo a una
condizione ben precisa: il finanziere dovr investirvi un capitale di almeno due
milioni. Il 6 settembre 1717, dietro esplicita richiesta di Law che, accettando
l'incarico, ha preteso d'investirvi venticinque milioni, il parlamento 
costretto a firmare un editto reale che crea la compagnia dell'Occidente.
Nel frattempo il capitale autorizzato sale a cento milioni, ripartiti in
duecentomila azioni al portatore, da cinquecento lire l'una, pagabili in titoli
di Stato.
Ci vuole circa un anno per rastrellare questo capitale. Ma a quella data i
titoli di Stato sono commerciabili solo al trenta per cento del valore nominale,
vale a dire che sono scese della met della quotazione dell'anno precedente.
Detto in altro modo i cento milioni di capitale della Compagnia non
rappresentano nella borsa valori che trenta milioni. E non  finito qui: Law
restituisce i titoli di Stato al Tesoro in cambio di quattro milioni di rendita
consolidata (proveniente dalle tasse sui tabacchi, le poste, gli atti notarili,
ecc.). Alla fine le liquidit della Compagnia vengono di fatto a rappresentare
soltanto la venticinquesima parte del suo capitale.
Siamo gi in pieno clima confusionario, aggravato dalle scarse garanzie che a
quell'epoca si potevano avere e viziate da quel difetto di fondo rappresentato
dal trasferimento del debito pubblico in azioni di una societ creditrice dello
Stato. Gli unici a trarre un qualche vantaggio dalla bislacca operazione erano
coloro che si erano visti danneggiati da quella precedente (di obbligazioni in
cambio di moneta metallica) e che adesso potevano... rendere la pariglia.
Infatti non soltanto con quei quattro soldi effettivamente rastrellati Law non
poteva mettere in cantiere il progetto che rappresentava la chiave di volta di
tutto il sistema (vale a dire lo sfruttamento della valle del Mississippi e la
messa in valore della Luisiana), ma non riusciva neppure a procurarsi la tanto
sognata flotta di sessanta navi.
Il banchiere decise allora d'introdurre quel folle elemento che  la
speculazione e che gi aveva sollevato ondate di preoccupante interesse sul
mercato londinese e olandese. Per poter vendere le azioni della sua Compagnia
bisognava giocare d'astuzia, farle salire nel corso dei listini quotidiani,
offrirle con un cambio vantaggioso contro emissioni di Stato. Fidandosi dunque
della... solidit della sua fama, lascia che le voci sul Mississippi vengano
ingigantite. Ad arte lascia che si creda alle magnifiche prospettive che offre
la splendida valle alla Compagnia dell'Occidente e ai suoi azionisti. Alcune
stampe mostrano le rive del potente fiume come altrettanti luoghi da paradiso
terrestre. Selvaggi dal corpo armonioso, impennacchiati e mascherati, vengono a
frotte ad offrire ai coloni appena sbarcati dalle navi con le vele ancora
spiegate i doni e le ricchezze di un mondo fiabesco.
Gli smeraldi e i diamanti non sono altro in quei luoghi che pietruzze e le
colline traboccano di oro e d'argento. Le donne hanno una belt splendida mentre
i campi danno senza sforzo da due a tre raccolti l'anno; i commercianti vi
sbarcano accolti come esseri divini. Circolano leggende secondo le quali, in
cambio di qualche coltello, di qualche specchio o semplicemente di una
bottiglietta d'acquavite, i selvaggi offrono oro a volont. Altre incisioni
mostrano perfino queste popolazioni idolatre mentre chiedono a gran voce il
battesimo...
Nel frattempo si dava gi per scontato che la flotta carica di oro e d'argento
fosse sulla via del ritorno. Verr poi fatto tacere in modo sbrigativo il
sergente Ramoth Cadillac, un reduce della Luisiana, uno che aveva avuto la
pessima idea di dire che tutte quelle storie non erano che fandonie; con sua
amara sorpresa verr condotto alla Bastiglia. Eppure la realt era davvero
diversa. La colonia installata qualche anno addietro era in rovina, con la
popolazione dimezzata dalle epidemie. Tutto doveva esser fatto ex novo a
cominciare dalla colonizzazione; ma se la grande maggioranza dei francesi si
lasciava andare a sogni sulle meraviglie del Mississippi e alle fortune che
avrebbero presto invaso la Francia, bisogna per ammettere che i candidati
volontari alla partenza per quegli ignoti lidi erano davvero una rarit.
Si decise allora, e fu un gravissimo errore, di ricorrere alla forza. In virt
di un editto reale, promulgato nel 1719, vennero ammanettati e spediti in
Luisiana tutti i vagabondi, i mendicanti, gli inetti, i disoccupati e, di quando
in quando, anche i parenti o i membri di qualche famiglia segnalati alle
centrali di reclutamento da chi si voleva sbarazzare di loro. E dato che il
numero degli uomini era enorme e quello delle donne pressoch nullo, si
effettuarono delle retate gigantesche nei quartieri della prostituzione. Per
tacitare poi l'immaginazione popolare, atterrita da questo modo di procedere, si
decise di inviare anche delle coppie volontarie, cui si dava una dote cospicua,
coppie che venivano fatte sfilare per le vie della capitale circondate da fiori
e abbigliate con vestiti nuovi di zecca forniti dallo Stato.
Ma la scarsa abilit dei reclutatori della Compagnia, la loro brutalit, la loro
corruzione avevano ben presto finito per conseguire il risultato opposto a
quello auspicato e Law si era visto costretto a ricorrere alla manodopera
straniera. La Compagnia era cos riuscita a collocare in una zona paludosa dove
infieriva la malaria, zeppa di coccodrilli e di serpenti, qualche migliaio di
svizzeri, italiani e tedeschi. A ciascuna famiglia erano stati assegnati in
dotazione quattordici arpenti di terreno; in sostanza si trattava di quaranta
comunit composte di venti famiglie ciascuna, alle quali venivano assegnati
globalmente 280 arpenti. Era cos nata una citt (alla quale Law aveva predetto
un grande avvenire) che era stata battezzata con il nome del reggente: Nuova
Orlans, quella che avrebbe fatto parlare tanto di s come New Orleans...
Sfortunatamente le cose non andranno affatto secondo le previsioni, e la
speculazione ne risentir. Per dare una reale efficacia alla compagnia, Law
decide di modificare i piani iniziali. Il 18 luglio 1718 ottiene la possibilit
di scambiare i quattro milioni di rendita, frutto dell'investimento del suo
capitale di cento milioni, con la manifattura tabacchi diretta da
Paris-Duverney. Questa manifattura frutta al tesoro due milioni e duecentomila
lire. La transazione si rivela vantaggiosa per il Tesoro, ma la Compagnia non vi
perde di certo, dato che il monopolio dei tabacchi pu essere sviluppato.
Alla ricerca di una flotta mercantile, la Compagnia acquista poi le azioni di
quella negriera del Sngal. Questi per non sono che espedienti e lo squilibrio
 tale, fra l'enorme capitale fittizio e il suo reale valore commerciale, che la
catastrofe sembra inevitabile. Law non ha che una soluzione: garantire gli averi
della sua nuova impresa con i fondi della Banca Generale, ma comprende che in
tale frangente la Banca deve cambiare la sua natura e avere la libert di
sviluppare il credito a volont. E per questo bisogna sottrarla ad ogni
controllo: in altre parole, ecco la necessit di nazionalizzarla. E' cos che
nasce la Banca Reale, il 1 gennaio 1719. Una vecchia idea di Law, messa ora sul
tappeto per chiudere una falla.
Il nuovo ministro delle Finanze, Marc-Ren d'Argenson, dopo aver fatto quella
sincera constatazione di cui abbiamo gi parlato (che a lui cio, insediato al
posto del duca di Noailles, rimaneva ben poco da fare, essendo Law il vero
padrone del paese), era passato al contrattacco. Aveva quindi deciso di
bilanciarne l'influenza creando una seconda compagnia, che aveva per ragione
sociale il nome del suo cameriere, garantita dai fratelli Paris; il suo capitale
avrebbe dovuto essere di cento milioni in titoli di stato. Questa azione venne
definita l'anti-sistema. In effetti la nuova impresa commerciale, detta
Compagnia generale dell'agricoltura, si trover di colpo pi potente di quella
fondata da Law, dato che veniva a maneggiare la maggior parte delle rendite
reali.
Poich le imposte potevano essere pagate come aveva auspicato Law con biglietti
della Banca Generale, l'istituto fondato da Argenson era divenuto in breve
proprietario di somme ingenti di denaro emesso dalla banca di Law, somme che
avrebbero potuto in qualunque momento essere presentate per la conversione in
moneta metallica. E questo proprio nel periodo in cui Law avrebbe avuto bisogno
di andare ben al di l (come investimenti) delle somme di cui era depositario.
L'anti-sistema venne quindi a creare una pericolosissima concorrenza alla
compagnia di Law e ben presto le sue azioni diedero un reddito dal 12 al 15%.
Law non ebbe altra scelta che quella di acquistare, per 52 milioni, l'intero
portafoglio della Banca dell'agricoltura e da quel momento non vorr pi correre
rischi: dopo molte sedute a palazzo reale, nel corso delle quali si sforzer di
dimostrare che la Banca Generale era di fatto diventata una banca di Stato,
riuscir a imporre il suo punto di vista. L'atmosfera si era,  vero,
surriscaldata, ma ormai il suo progetto, come aveva dimostrato, si era
compiutamente realizzato.
Assicurandosi cos il privilegio dell'emissione, la riscossione delle imposte e
il controllo globale del commercio e degli affari, Law era diventato il vero
padrone della ricchezza francese pubblica e privata. La sua nomina, qualche mese
dopo, al posto di controllore generale delle Finanze non era che una formalit;
era il 1719.
Law  dunque all'apice della sua potenza. Il suo sogno si  compiutamente
realizzato. Pu agire finalmente a suo piacimento. E' l'ora, secondo lui, in cui
finalmente la Francia godr di una vera prosperit. A partire dal mese di maggio
del 1719 Law  davvero arbitro del suo sistema. La situazione  notevolmente
migliorata. Dispone di circa sessanta navi che solcano gli oceani dall'Atlantico
all'Indiano. La Compagnia d'occidente acquista i privilegi di quella delle Indie
e, in luglio, quelli della gemella d'Africa. Malgrado ci le azioni non fanno un
solo passo in avanti e Law si vede costretto, basandosi su quel credito che
rimane pur sempre a fondamento delle sue operazioni speculative, a rilanciarle.
Per questo ricorre a un'operazione temeraria se non folle. Acquista per
centomila lire pagabili entro sei mesi duecento azioni il cui valore, al momento
della compera,  di sole cinquantamila lire tornesi. Una tale operazione a
termine non era mai stata praticata in Francia e suscita un considerevole
interesse. Gli aggiotatori, in attesa di grosse novit, corrono a imitarlo e
allorch sei mesi pi tardi Law rientra in possesso delle sue duecento azioni,
queste non valgono centomila lire, ma quasi un milione tanto la speculazione al
rialzo  riuscita.
Approfittando della fiducia dimostrata dal pubblico, Law, la cui Compagnia ora 
divenuta un gigantesco istituto commerciale, lancia altre cinquantamila azioni
sul mercato. Siamo nel mese di giugno. Ogni azione vale cinquecento lire
pagabili in moneta o in titoli con premio del dieci per cento. Per comprare
queste nuove azioni della Compagnia delle Indie, chiamate diglit, occorrono
quattro azioni della Compagnia madre, quindi quattro madri; queste allora
salgono, immediatamente a mille lire, vale a dire al duecento per cento del
valore nominale. Un mese pi tardi, dopo aver ottenuto per la Compagnia delle
Indie il privilegio del conio, Law lancia sul mercato una seconda volta altre
cinquantamila azioni del valore di cinquecento lire, pagabili in ragione di
mille lire per azione in venti versamenti mensili di cinquanta lire. Per avere
il diritto di comperare queste... nipoti ci vogliono quattro azioni madri e una
figlia.
In settembre, ecco tre nuove emissioni e il 4 ottobre arriva un altro
supplemento di ventiquattromila azioni. In totale, in qualche mese vengono
buttate sul mercato seicentoventiquattromila azioni, per un valore nominale di
trecentododici milioni di lire. Poich la maggior parte di esse comporta un
premio, ecco che il valore reale  di circa mille e ottocento milioni.
La vendita di queste azioni provoca in rue Vivienne, dove si trovano gli uffici
della Compagnia delle Indie, delle vere e proprie scene di sommossa; uomini
passano la notte seduti su sacchi di denaro che intendono scambiare contro
azioni. Si giunge da ogni parte del paese e si vende fino all'ultima azione,
mentre la gente  presa dalla follia del guadagno immediato, dell'aggiotaggio e
dai sogni di una insperata ricchezza.
La moneta metallica in breve scompare e le zecche di quella cartacea funzionano
senza interruzione. Rue Quincampoix, detta la strada dei Mississipiani, vale a
dire dei possessori di azioni della Compagnia del Mississippi, vede di continuo
un giro vorticoso di speculazioni sui prezzi continuamente in rialzo.
Bisogna porre dei cancelli agli ingressi della strada e disporre in permanenza
dei soldati di guardia. Tutte le classi vi si mescolano, in una indescrivibile
confusione, e vengono chiesti dei prezzi inauditi per delle azioni acquistate
solamente alla vigilia agli sportelli della Compagnia. Si vedono le azioni da
cinquecento lire arrivare a quindicimila e anche oltre. Un gobbo guadagna in un
mese centocinquantamila lire, somma enorme allora, per aver messo a disposizione
la sua gobba a guisa di scrivania.
Domestici inviati dai loro padroni a vendere le azioni a ottomila lire riescono
a collocarle per diecimila e speculano a loro volta. Qualche mese dopo aver
licenziato i loro valletti ecco ricomparire questi ultimi con tanto di carrozza
e di cavalli. Un cronista dell'epoca racconta la storia di una contadina: venuta
a Parigi, nel 1717, per incassare del denaro che le doveva un suo vicino, si
vede pagare in titoli di Stato; le converte allora in azioni del Mississippi e
rivende quest'ultime, tre anni pi tardi, per dieci milioni di lire, rimanendone
addirittura stupefatta.
E' evidente che una simile situazione non pu durare. Eppure, a parte questa
parigina effervescenza, mai la Francia  apparsa pi prospera. Il prezzo delle
propriet  salito. La produzione di manufatti  quadruplicata. Gli artigiani
non possono far fronte alle richieste della clientela, l'agricoltore pu vendere
i suoi prodotti a prezzi che non ha mai neppure sognato.
Law progetta di ingrandire la rete stradale, di aprire dei canali, di
trasformare Parigi in un porto di mare, di sopprimere tutti i dazi e perfino di
abolire le tasse e di convertirle in un'imposta unica sul reddito. Il Reggente
rinuncia a riscuotere cinquantanove milioni di imposte dovute negli anni
precedenti. Fatto veramente unico nella storia: le casse dello Stato che quattro
anni prima erano completamente vuote adesso rifiutano del denaro in moneta
sonante!
Ci sembrava davvero troppo bello e fu un principe a scatenare l'uragano, la
bancarotta. D'altra parte questa era inevitabile, dato che la massa di carta
moneta era enorme e l'equilibrio riposava su basi fragilissime; ma quello che
non doveva essere altro che un test prese le proporzioni di una irrimediabile
catastrofe. Il principe de Conti, per assicurarsi che le riserve dello Stato
erano sufficienti, present tutti i suoi biglietti per lo sconto e tre carri
portarono a casa sua l'equivalente in oro e in argento. Questo fatto divenne una
specie di sveglia dal sonno dell'ottimismo; dovunque cominci a corsa al
realizzo.
E qui Law commette il suo pi grave errore. Lui, che dal momento in cui aveva
cominciato le sue esperienze aveva basato la sua politica sul fatto che chiamava
la fiducia, adesso si avvale di mezzi coercitivi. Fa promulgare un editto in
virt del quale proibisce a ogni cittadino di conservare pi di cinquecento lire
in moneta metallica.
Allora si corre al realizzo con tutti i sistemi possibili: si acquistano dei
terreni che raggiungono cifre vertiginose; ecco la corsa ai gioielli, alle
pietre preziose, al vasellame... I prezzi salgono e l'inflazione comincia i suoi
danni. Il pane, le uova, la carne raggiungono cifre record. Law  trascinato nel
ciclo infernale: blocco dei prezzi, obbligo di servirsi della moneta cartacea
contro il rifiuto di mettere in commercio i generi indispensabili e quello di
servirsi della moneta emessa dallo Stato dopo la virtuale scomparsa di quella
metallica. Aumentano i salari, cresce contemporaneamente il fabbisogno di nuove
emissioni, eccetera.
La banca ben presto viene presa letteralmente d'assalto. I rimborsi in moneta
metallica sono prima sospesi poi praticamente soppressi. E' la rivolta. L'editto
del 21 maggio 1720, che proclama ufficialmente la svalutazione della moneta e
delle azioni per riportarle, il 1 settembre successivo, alla met del loro
valore, scatena il panico. L'editto  revocato sei giorni dopo, ma per il
sistema del banchiere  la fine.
Il 1 luglio il popolo tumultua e lo stesso parlamento si associa alla rivolta.
Ma la banca rimane chiusa. Un mese dopo si decide il ritiro dalla circolazione
dei tagli da mille e diecimila lire. Essi vengono trasformati d'ufficio in
azioni e buoni fruttiferi della Compagnia al 2%, a partire dal 1 ottobre.
Infine, il 18 settembre, i conti in banca vengono ridotti al quarto del loro
valore.
Gi si intuisce che Law non  pi il padrone e che queste decisioni non vengono
da lui. La compagnia procede infatti a dei prelievi forzati sul patrimonio degli
azionisti; il 17 dicembre l'intera liquidazione del sistema  affidata ai
fratelli Paris, sotto il controllo del parlamento; i suoi nemici hanno dunque
guadagnato la partita. Non rimane a Law che la fuga. Alla fine dell'anno 1720,
munito di un salvacondotto del reggente, il banchiere raggiunge il Belgio
lasciando Catherine in Francia.
Al momento di abbandonare per sempre Filippo d'Orlans, Law fa questa
dichiarazione che dipinge il suo carattere e il suo reale disinteresse: Signore,
riconosco d'aver commesso gravi errori perch non sono che un uomo e tutti gli
uomini possono commetterne; ma dichiaro che nessuno dei miei atti ha avuto come
fondamento la disonest o riposte intenzioni e che nulla del genere sar mai
scoperto a mio carico. Effettivamente le revisioni dei conti dimostreranno la
veridicit di queste affermazioni. Le contabilit erano in ordine e le
previsioni giustificate.
In particolare, per quel che concerne la Compagnia delle Indie, il bilancio del
3 giugno 1720 ne aveva dimostrato il notevole sviluppo. La Compagnia venne
infatti riconfermata in tutti i suoi privilegi e sopravviver al sistema fino
alla vigilia della rivoluzione. Le previsioni di Law erano meno illusorie di
quanto sembrer ai suoi contemporanei, dato che fu veramente a un pelo dal
ripigliare in mano la situazione: i profitti sulle manifatture, l'esazione delle
tasse, la possibilit di conio e gli sviluppi avuti dalla Compagnia delle Indie
appaiono mezzi perfettamente idonei a permettere il pagamento dei dividendi
spettanti alle azioni emesse.
Law aveva commesso un errore anticipando troppo queste scadenze; era infatti
utopistico l'annunciare il ricavo di benefici fin dal primo anno d'emissione. La
compagnia infatti non aveva ancora avuto modo di consolidarsi.
In compenso una domanda rimane da farsi, una domanda che implica una risposta
che pu dare la chiave della bancarotta... Perch Law si  accapito a sostenere
il corso delle azioni a dei tassi che non aveva mai neppure preso in
considerazione? Questi corsi cos artificiosamente gonfiati non avevano alcun
rapporto con la logica e non potevano dar luogo ad altro che a speculazioni
senza esito.
Si  voluto vedere in questo mancato intervento il rispetto di una regola che
riteneva essenziale, quella dell'intangibilit del credito, vale a dire quella
della famosa fiducia... E' qui che  logico domandarsi se davvero fu padrone del
suo sistema. Tanto, principi e ministri, si erano arricchiti attraverso quelle
azioni che Law era divenuto davvero il loro prigioniero. Ammettere il ribasso
dei corsi non era forse condannare costoro a delle forti perdite? Ed era mai
possibile in quei tempi andare contro interessi cos potenti, il cui appetito
era stato cos imprudentemente destato?
Altri fatti non mancano di sorprenderci, osservando pi da vicino la politica
dello scozzese. Si scopre ad esempio che nel 1719 egli mette sul tappeto un
certo numero di misure contraddittorie, modificando il valore del marco d'oro,
ma senza vero rapporto fra i valori del metallo o dell'argento. Si ha dunque
l'impressione, guardando anche le decisioni prese oltre Manica, che una lotta
sorda si sia svolta fra i due paesi. Importanti fughe d'oro sono segnalate ad
Amsterdam, oro proveniente da Parigi e trafugato sotto la copertura della
compagnia di Law. Ora le manovre dell'abate Dubois, consigliere del duca
d'Orlans, poi primo ministro, sono a questo riguardo estremamente indicative
tanto da far nascere il sospetto che l'abate fosse davvero al servizio
dell'Inghilterra, tesi questa affermata da un diplomatico inglese dell'epoca e
che viene confermata, pare, da una pensione di quarantamila lire versatagli
dalla corona inglese all'insaputa di tutti. Non  forse un prezzo per le
informazioni che l'abate spediva a Londra riguardo alle misure tentate da Law?
Ma altre domande potrebbero esser poste su questo periodo che vide tanti
sconvolgimenti, domande che getterebbero una luce sinistra su molte persone e
molti fatti. Dal canto loro per i francesi non avendo pi illusioni non avevano
neppure curiosit da soddisfare. Si accontenteranno perci di constatare
l'accaduto, come quel borghese di Parigi di nome Barbier che il 1 gennaio del
1721 borbotter, gettando uno sguardo sull'anno appena trascorso: Quest'anno 
stato davvero diverso dagli altri... avevo sessantamila lire che non ho avuto n
il buon senso n la fortuna di mandare all'incasso. Tutto si  ridotto in fuoco
di paglia, in modo che, senza avere giocato n perso, non ho neppure pi i soldi
per fare dei doni ai miei domestici!
E Parigi, citt nella quale, si dice, tutto finisce in musica, finir per
cantate La settimana del signor John Law:  Luned delle azioni comprai, marted
dei milion guadagnai, mercoled mi comprai una carrozza, gioved mi diedi a
spese pazze, venerd al ballo mi son recato ma sabato, all'ospedale son finito!
Gli anni di inutile attesa che si aprono davanti a Law finiranno a Venezia, come
si  gi descritto. Eppure, fino alla morte del reggente, lo scozzese non perse
la speranza di potere, un giorno, ritornare in Francia. Un paese dove,
dopotutto, aveva parecchi nemici, proprio accaniti contro chi non aveva mai
manifestato alcun odio contro i suoi avversari. Egli mantenne fino all'ultimo
giorno la sua stima verso il duca d'Orlans, il quale lo contraccambi di cuore;
erano d'altra parte due caratteri che si capivano perfettamente, dato che se Law
aveva della stoffa, Filippo dal canto suo aveva manie di grandezza. E la storia
convenzionale far l'errore di giudicare e l'uno e l'altro unicamente sulla base
delle dicerie scandalizzate (e interessate...). Invece noi sappiamo che tali e
tante incognite rimangono su quei due personaggi che giudicarli sarebbe
impossibile.
Quando fu necessario, il duca d'Orlans seppe ricondurre a pi moderati consigli
l'intero parlamento e imporre il silenzio ai personaggi pi influenti. Law dal
canto suo ebbe il merito di gestire con estremo rigore la banca e di aprire
nuove strade che erano ancora tab per la Francia, anche se erano gi state
sperimentate con successo da altri paesi, il che dimostrava che non erano
affatto utopistiche. Ma c'era quella specie di consorteria, rappresentata dai
nobili e dai magistrati che avevano da gran tempo perduto l'abitudine
all'esercizio del potere e della libert. Da circa cento anni le volont dei
regnanti venivano direttamente comunicate dalla voce di favorite onnipotenti o
di ministri sulla cresta dell'onda. La prevaricazione, il sottile gioco delle
influenze, le malversazioni degli intendenti e i profitti scandalosi dei
fornitori della real casa e dell'esercito avevano sicuramente minato la base
dello Stato.
Quelli che conducono la lotta contro Law sono gli stessi che, sessant'anni pi
tardi, sempre in nome dei medesimi privilegi e degli stessi interessi di classe,
scateneranno, senza neppur rendersi conto delle conseguenze, quello spaventoso
terremoto che si concluder con la sparizione della monarchia, quei nobili e
quei magistrati che pretendevano di fare il bello e il cattivo tempo unicamente
perch da secoli sedevano in parlamento.
La constatazione, fatta dal reggente l'indomani delle assise della Camera di
giustizia,  ancora pi accusatrice di quel che non fosse il promemoria di
Fnelon a Luigi XIV. Filippo d'Orlans ebbe il coraggio e la franchezza di dirlo
in un atto con i sigilli della Corona e il popolo capir al volo. Cos sarebbe
dunque troppo facile condannare il solo Law per un fallimento che fu quello
dell'intero sistema, un sistema che non era suscettibile di interventi come
quelli praticati dal banchiere.
A dire il vero, leggendo gli atti e valutando le azioni, si potrebbe anche
pensare che Law non sia stato altro che un capro espiatorio, lo straniero di
turno su cui scaricare tutti i peccati del mondo, dato che, non bisogna
dimenticarlo, noi non conosciamo i nomi di coloro che possedevano azioni al
portatore della banca. In quella societ, in cui il mondo degli affari e quello
del potere politico, dei banchieri, dei mercanti e della nobilt erano
strettamente legati a doppio filo,  difficile immaginare, qualunque sia stato
il sostegno datogli dal reggente, che Law abbia potuto percorrere tanta strada
senza il tacito assenso di molti.
Perch proprio Conti, che inizialmente lo aveva appoggiato e l'aveva addirittura
introdotto a corte, sar il primo a dare il segnale della sconfitta e della
catastrofe? Perch Dubois che aveva approvato i suoi primi rapporti aveva sempre
sostenuto fino all'ultimo momento le azioni, a detrimento della moneta
metallica? Non l'ha fatto forse a causa delle trentamila azioni offertegli a
titolo di omaggio da Law, azioni della Banca Generale? Trentamila azioni che noi
abbiamo visto centuplicare di valore nel giro di breve tempo... Ci si pu allora
domandare perch si prov il bisogno di bruciare in una gabbia di ferro lunga 18
piedi e larga 8 i biglietti di banca e le azioni, ma anche, sorprendente
precauzione, gli atti notarili, i registri di liquidazione, i contratti... Si
bruci tutto pubblicamente e, come dir ironicamente l'uomo della strada
parigino, il fuoco purific ogni cosa.
Restava tuttavia, del rapido passaggio di Law nel mondo degli affari francese,
il netto miglioramento delle condizioni di vita dei contadini. Nuove terre erano
state dissodate. Gli artigiani, il commercio di generi di lusso avevano ricevuto
un impulso che durer per parecchi anni. Certe tasse furono soppresse, il porto
di Lorient conobbe la prosperit e divent una delle principali piazze del
commercio francese. Ma soprattutto Law fece capire ai sudditi che la coercizione
era un ben misero sistema di governo, soprattutto in materia economica e
finanziaria. Era una dimostrazione a posteriori. Ma pi tardi, in un'opera
intitolata Storia della finanza durante la Reggenza, dir che aveva sperato di
tener lontano la banca da una conduzione arbitraria e di sottometterla a una
regola e a un ordine ben preciso affidandola alla tutela del parlamento e al
controllo della Camera dei Conti e delle commissioni finanziarie. Non c'era
riuscito perch, questa sar la sua giustificazione, aveva incontrato una sorda
opposizione, scetticismo e incomprensione. Le sue inclinazioni personali
(confesser pi tardi nelle pagine che ci daranno un carattere fedele del
personaggio) andavano a un governo repubblicano e lontanissimo dal despotismo.
Se era divenuto pi realista del re era proprio perch aveva perduto qualunque
speranza in un reggimento diverso e perch in fondo vi era stato costretto dalle
circostanze. Ma era proprio a causa di quel potere assoluto che il suo sistema
era ben presto sfortunatamente scivolato sul binario morto del capitalismo di
Stato e del monopolio... Ecco le conclusioni cui giungeva lo stesso Law,
commentando amaramente la sua esperienza.
Gli enigmi Law sono dunque parecchi, non ultimo quello di essere stato cos poco
sagace amministratore dei suoi beni. Arrivato ricco in Francia, ne ripartir
infatti senza un luigi, rifiutando perfino il denaro offertogli da Filippo
d'Orlans in segno d'amicizia e perch la sua condotta era stata senza macchia.

FINE.











































