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GIUSEPPE MAZZINI









Doveri dell'uomo

Capitolo primo

Agli operai italiani
Io voglio parlarvi dei vostri doveri. Voglio parlarvi, come il core mi detta, delle cose pi sante, che noi conosciamo, di Dio, dell'umanit, della Patria, della Famiglia. Ascoltatemi con amore, com'io vi parler con amore. La mia parola  parola di convinzione maturata da lunghi anni di dolori e di osservazioni e di studi. I doveri che io vi indicher, io cerco e cercher, finch io viva, adempierli quanto le mie forze concedono. Posso ingannarmi, ma non ingannarvi. Uditemi dunque fraternamente: giudicate liberamente tra voi medesimi, se vi pare che io vi dica la verit: abbandonatemi se vi pare che io predichi errore; ma seguitemi e operate a seconda dei miei insegnamenti, se mi trovate apostolo della verit. L'errore  sventura da compiangersi, ma conoscere la verit e non uniformarvi le azioni,  delitto che cielo e terra condannano.
Perch vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? Perch, in una societ dove tutti, volontariamente o involontariamente, vi opprimono, dove l'esercizio di tutti i diritti che appartengono all'uomo vi  costantemente rapito, dove tutte le infelicit sono per voi e ci che si chiama felicit  per gli uomini dell'altre classi, vi parlo io di sacrificio e non di conquista? di virt, di miglioramento morale, d'educazione, e non di benessere materiale?  questione che debbo mettere in chiaro, prima di andare innanzi, perch in questo appunto sta la differenza tra la nostra scuola e molt'altre che vanno predicandosi oggi in Europa; poi, perch questa  dimanda che sorge facilmente nell'anima irritata dell'operaio che soffre.
Siamo poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di libert, di felicit. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il Dovere a'nostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine, fanno monopolio dei beni che spettano a tutti. A noi parlate di dritti: parlate dei modi di rivendicarceli; parlate della nostra potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete allora di doveri e di sacrifizio. Cos dicono molti fra i nostri operai, seguono dottrine ed associazioni corrispondenti al loro desiderio; non dimenticando che una sola cosa, ed : che il linguaggio invocato da essi s' tenuto da cinquanta anni in poi, senza aver fruttato un menomo che di miglioramento materiale alla condizione degli operai.
Da cinquanta anni in poi, tutto quanto s' operato pel progresso e pel bene contro ai governi assoluti o contro l'aristocrazia del sangue, s' operato in nome dei Diritti dell'uomo, in nome della libert come mezzo e del benessere come scopo alla vita. Tutti gli atti della Rivoluzione Francese e dell'altre che la seguirono e la imitarono furono conseguenza d'una "Dichiarazione dei Diritti dell'uomo". Tutti i lavori dei Filosofi che la prepararono furono fondati sopra una teoria di libert, sull'insegnamento dei propri diritti ad ogni individuo. Tutte le scuole rivoluzionarie predicarono all'uomo che egli  nato per la felicit, che ha diritto di ricercarla con tutti i suoi mezzi, che nessuno ha diritto di ostacolarlo in questa ricerca, e che egli ha quello di rovesciare gli ostacoli incontrati sul suo cammino. E gli ostacoli furono rovesciati: la libert fu conquistata: dur per anni in molti paesi: in alcuni ancora dura. La condizione del popolo ha migliorato? I milioni che vivono alla giornata sul lavoro delle loro braccia hanno forse acquistato una menoma parte del benessere sperato, promesso?
No: la condizione del popolo non ha migliorato; ha peggiorato anzi e peggiora in quasi tutti i paesi. Specialmente qui, dove io scrivo, il prezzo delle cose necessarie alla vita  andato progressivamente aumentando, il salario dell'operaio in molti rami d'attivit progressivamente diminuendo, e la popolazione moltiplicando. In quasi tutti i paesi, la sorte degli uomini di lavoro  diventata pi incerta, pi precaria; le crisi che condannano migliaia d'operai all'inerzia per un certo tempo si son fatte pi frequenti. L'accrescimento annuo delle emigrazioni di paese in paese, e d'Europa alle altre parti del mondo, e la cifra sempre crescente degli istituti di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la mendicit bastano a provarlo. Questi ultimi provano anche che l'attenzione pubblica va pi sempre svegliandosi sui mali del popolo; ma la loro inefficacia a diminuire visibilmente quei mali dimostra un aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali tentano provvedere.
E nondimeno, in questi ultimi cinquant'anni, le sorgenti della ricchezza sociale e la massa dei beni materiali sono andate crescendo. La produzione ha raddoppiato. Il commercio, attraverso crisi continue, inevitabili nell'assenza assoluta d'organizzazione, ha conquistato pi forza d'attivit e una sfera pi estesa alle sue operazioni. Le comunicazioni hanno acquistato pressoch dappertutto sicurezza e rapidit;  diminuito, quindi, col prezzo del trasporto, il prezzo delle derrate. E, d'altra parte, l'idea dei diritti inerenti alla natura umana  oggimai generalmente accettata; accettata a parole e ipocritamente anche da chi cerca, nel fatto, eluderla. Perch dunque la condizione del popolo non ha migliorato? Perch il consumo dei prodotti, invece di ripartirsi equamente fra tutti i membri delle societ europee, s' concentrato nelle mani di pochi uomini appartenenti a una nuova aristocrazia? Perch il nuovo impulso comunicato all'industria e al commercio ha creato, non il benessere dei pi, ma il lusso smodato di alcuni?
La risposta  chiara per chi vuol internarsi un po'nelle cose. Gli uomini son creature d'educazione, e non operano che a seconda del principio d'educazione che loro  dato. Gli uomini che promossero le rivoluzioni anteriori s'erano fondati sull'idea dei diritti appartenenti all'individuo: le rivoluzioni conquistarono la libert: libert individuale, libert d'insegnamento, libert di credenze, libert di commercio, libert di ogni cosa e per tutti. Ma che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non avea mezzo d'esercitarli? Che importava la libert d'insegnamento a chi non aveva n tempo, n mezzi per profittarne? Che importava la libert di commercio a chi non aveva cosa alcuna da porre in commercio, n capitali, n credito? La societ si componeva, in tutti i paesi dove quei principi furono proclamati, d'un piccol numero d'individui possessori del terreno, del credito, dei capitali; e di vaste moltitudini di uomini non aventi che le proprie braccia, forzati a darle, come arnesi di lavoro, a quei primi e a qualunque patto, per vivere. Forzati a spendere in fatiche materiali e monotone l'intera giornata, che cosa era per essi, costretti a combattere colla fame, la libert, se non una illusione, un'amara ironia? Perch nol fosse, sarebbe stato necessario che gli uomini delle classi agiate avessero consentito a ridurre il tempo dell'opera, a crescerne la retribuzione, a procacciare un'educazione uniforme gratuita alle moltitudini, a rendere gl'istrumenti del lavoro accessibili a tutti, a costituire un credito pel lavoratore dotato di facolt e di buone intenzioni.
Or perch lo avrebbero fatto? Non era il benessere lo scopo supremo della vita? Non erano i beni materiali le cose desiderabili innanzi a tutte? Perch diminuirsene il godimento a vantaggio altrui? S'aiuti adunque chi pu. Quando la societ assicura ad ognuno che possa lo esercizio libero dei diritti spettanti alla umana natura, fa quanto  richiesto di fare. Se v' chi, per fatalit della propria condizione, non pu esercitarne alcuno, si rassegni e non incolpi nessuno. Era naturale che cos dicessero infatti. E questo pensiero delle classi privilegiate di fortuna, riguardo alle classi povere, divent rapidamente pensiero di ogni individuo verso ogni individuo. Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione, senza cercare di provvedere all'altrui; e quando i proprii diritti si trovarono in urto con quelli degli altri, fu guerra: guerra non di sangue, ma d'oro e di insidie: guerra meno virile dell'altra, ma egualmente rovinosa: guerra accanita, nella quale i forti per mezzi schiacciano inesorabilmente i deboli o gli inesperti. In questa guerra continua, gli uomini si educarono all'egoismo e alla avidit dei beni materiali esclusivamente. La libert di credenza ruppe ogni comunione di fede. La libert di educazione gener l'anarchia morale. Gli uomini senza vincolo comune, senza unit di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome ma nemici nel fatto. A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti.
Certo esistono diritti; ma dove i diritti di un individuo vengono a contrasto con quelli di un altro, come sperare di conciliarli, di metterli in armonia, senza ricorrere a qualche cosa superiore a tutti i diritti. E dove i diritti di un individuo, di molti individui, vengono a contrasto coi diritti del paese, a che tribunale ricorrere? Se il diritto al benessere, al pi gran benessere possibile, spetta a tutti i viventi, chi scioglier la questione tra l'operaio e il capo manifatturiere? Se il diritto alla esistenza  il primo inviolabile diritto di ogni uomo, chi pu comandare il sacrificio dell'esistenza pel miglioramento d'altri uomini? Lo comanderete in nome della Patria, della Societ, della moltitudine dei vostri fratelli! Cos' la Patria, per l'opinione della quale io parlo, se non quel luogo in cui i nostri diritti individuali sono pi sicuri? Cos' la Societ, se non un convegno d'uomini i quali hanno pattuito di mettere la forza di molti in appoggio dei diritti di ciascuno? E voi, dopo avere insegnato per cinquanta anni all'individuo che la Societ  costituita per assicurargli l'esercizio dei suoi diritti, vorrete dimandargli di sacrificarli tutti alla Societ, di sottomettersi, occorrendo, a continue fatiche, alla prigione, all'esilio, per migliorarla? Dopo avergli predicato per tutte le vie che lo scopo della vita  il benessere, vorrete a un tratto ordinargli di perder il benessere e la vita stessa per liberare il proprio paese dallo straniero, o per procacciare condizioni migliori a una classe che non  la sua? Dopo avergli parlato per anni in nome degli interessi materiali, pretendere che egli, trovando davanti a s ricchezza e potenza, non stenda la mano ad afferrarle, anche a scapito dei suoi fratelli?
Operai italiani, questa non  opinione venuta senza appoggio di fatti nella nostra mente;  storia, storia dei nostri tempi, storia le cui pagine grondano sangue del popolo. Interrogate tutti gli uomini che cangiarono la rivoluzione del 1830(1) in una sostituzione di persone ad altre persone, e, a modo d'esempio, fecero dei cadaveri dei vostri compagni di Francia, morti combattendo nelle tre giornate, uno sgabello alla propria potenza: tutte le loro dottrine, prima del 1830, erano fondate sulla vecchia idea dei diritti(2) non sulla credenza nei doveri dell'uomo. Voi li chiamate in oggi traditori ed apostati, e non furono che conseguenti alla loro dottrina. Combattevano con sincerit il governo di Carlo X, perch quel governo era direttamente nemico alla classe d'onde essi uscivano, e violava e tendeva a sopprimere i loro diritti. Combattevano in nome di quel benessere, ch'essi non possedevano quanto pareva loro di meritare.
Alcuni erano perseguitati nella libert del pensiero; altri, ingegni potenti, si vedevano negletti, allontanati dagli impieghi, che occupavano uomini di capacit inferiore alla loro. Allora anche i mali del popolo li irritavano. Allora scrivevano arditamente e di buona fede intorno ai diritti che appartengono a ogni uomo. Poi, quando i loro diritti politici e intellettuali si trovarono assicurati, quando la via agli impieghi fu loro aperta, quando ebbero conquistato il benessere che cercavano, dimenticarono il popolo, dimenticarono che i milioni, inferiori ad essi per educazione e per desideri, cercavano l'esercizio d'altri diritti e la conquista di un'altro benessere, posero l'animo in pace e non si curarono d'altro che di s stessi. Perch li chiamate traditori? Perch non chiamate invece traditrice la loro dottrina? Viveva e scriveva nello stesso tempo in Francia un uomo che non dovete dimenticare, pi potente d'ingegno che essi tutti non erano: era allora nemico nostro; ma credeva nel dovere di sacrificare l'intera esistenza al bene comune, alla ricerca e al trionfo della Verit: studiava attento gli uomini e i tempi, non si lasciava sedurre dagli applausi, n avvilire dalle delusioni: tentata e fallita una via, ritentava sopra un'altra il miglioramento dei pi: e quando i tempi cangiati gli mostrarono un solo elemento capace d'operarlo, quando il popolo si mostr sull'arena pi virtuoso e credente che non tutti coloro i quali avevano preteso trattar la sua causa, egli, Lamennais, l'autore delle Parole d'un credente(3) che avete lette voi tutti, divenne il migliore apostolo della causa nella quale siamo fratelli. Eccovi, in lui e negli uomini dei quali ho parlato, rappresentata la differenza tra gli uomini dei diritti e quei del Dovere. Ai primi la conquista dei loro diritti individuali, togliendo ogni stimolo, basta perch s'arrestino: il lavoro dei secondi non s'arresta qui in terra che colla vita.
E tra i popoli interamente schiavi, dove la lotta ha ben altri pericoli, dove ogni passo che si move verso il bene  segnato dal sangue d'un martire, dove il lavoro contro l'ingiustizia dominatrice  necessariamente segreto e privo dei conforti della pubblicit e della lode, quale obbligo, quale stimolo alla costanza pu mantenere sulla via del bene gli uomini che riducono la santa guerra sociale che noi sosteniamo a un combattimento pei loro diritti? Parlo, s'intende, della generalit e non delle eccezioni che esistono in tutte le dottrine. Perch, sedato il tumulto di spiriti e il movimento di reazione contro la tirannide che trascina naturalmente alla lotta la giovent, dopo qualche anno di sforzi, dopo delusioni inevitabili in impresa siffatta, quegli uomini non si stancherebbero? Perch non preferirebbero il riposo comunque a una vita irrequieta, agitata di contrasti e pericoli, che pu un giorno o l'altro finire in una prigione, sul patibolo, o nello esilio?  storia pur troppo dei pi fra gli Italiani d'oggid, imbevuti come sono delle vecchie idee francesi: tristissima storia; ma come interromperla se non cangiando il principio da cui partono per dirigersi? Come e in nome di chi convincerli che i pericoli e le delusioni devono farli pi forti, che hanno a combattere non per alcuni anni, ma per tutta la loro vita? Chi pu dire ad un uomo: segui a lottare per i tuoi diritti, quando lottare per essi gli costa pi caro che non l'abbandonarli?
E chi pu, anche in una societ costituita su basi pi giuste che non le attuali, convincere un uomo fondato unicamente sulla teoria dei diritti, ch'egli ha da mantenersi sulla via comune e occuparsi di dare sviluppo al pensiero sociale? Ponete che ei si ribelli; ponete che egli si senta forte e vi dica: rompo il patto sociale: le mie tendenze, le mie facolt mi chiamano altrove; ho diritto sacro, inviolabile, di svilupparle, e mi pongo in guerra contro tutti: quale risposta potrete voi dargli stando alla dottrina? Che diritto avete voi di punirlo perch siete maggiorit, d'imporgli ubbidienza a leggi che non si accordano coi suoi desiderii, colle sue aspirazioni individuali? Che diritto avete voi di punirlo quand'ei le viola? I diritti appartengono eguali ad ogni individuo: la convivenza sociale non pu crearne uno solo. La Societ ha pi forza, non pi diritti dell'individuo. Come dunque proverete voi all'individuo ch'ei deve confondere la sua volont colla volont de'suoi fratelli nella Patria e nell'umanit? Col carnefice, colle prigioni? Le Societ fin ora esistenti hanno fatto cos. Ma questa  guerra, e noi vogliam pace:  repressione tirannica, e noi vogliamo educazione.
EDUCAZIONE, abbiamo detto; ed  la gran parola che racchiude tutta quanta la nostra dottrina. La questione vitale che s'agita nel nostro secolo  una questione di Educazione. Si tratta non stabilire un nuovo ordine di cose colla violenza; un ordine di cose stabilito colla violenza  sempre tirannico foss'anche migliore del vecchio: si tratta di rovesciare colla forza la forza brutale che s'oppone in oggi a ogni tentativo di miglioramento, di proporre al consenso della Nazione, messa in libert, d'esprimere la sua volont, l'ordine che par migliore e di educare con tutti i mezzi possibili gli uomini a svilupparlo, ad operare conformemente. Colla teoria dei diritti possiamo insorgere e rovesciare gli ostacoli; ma non fondare forte e durevole l'armonia di tutti gli elementi che compongono la Nazione. Colla teoria della felicit, del benessere dato per oggetto primo alla vita, noi formeremo uomini egoisti, adoratori della materia, che porteranno le vecchie passioni nell'ordine nuovo e lo corromperanno pochi mesi dopo. Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore a siffatta teoria, che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli a'loro fratelli senza farli dipendenti dall'idea d'un solo o dalla forza di tutti. E questo principio  il DOVERE. Bisogna convincere gli uomini ch'essi, figli d'un solo Dio, hanno ad essere qui in terra esecutori d'una sola legge - che ognuno d'essi deve vivere, non per s, ma per gli altri - che lo scopo della loro vita non  quello d'essere pi o meno felici, ma di rendere s stessi e gli altri migliori - che il combattere l'ingiustizia e l'errore a benefizio dei loro fratelli e dovunque si trova,  non solamente diritto, ma dovere: dovere da non negligersi senza colpa - dovere di tutta la vita.
Operai Italiani, fratelli miei! intendetemi bene. Quand'io dico, che la conoscenza dei loro diritti non basta agli uomini per operare un miglioramento importante e durevole, non chiedo che rinunzino a questi diritti; dico soltanto che non sono se non una conseguenza di doveri adempiti e che bisogna cominciare da questi per giungere a quelli. E quand'io dico, che proponendo come scopo alla vita la felicit, il benessere, interessi materiali, corriamo rischio di creare egoisti, non intendo che non dobbiate occuparvene; dico che gli interessi materiali, cercati soli, proposti non come mezzi ma come fine, conducono sempre a quel tristissimo risultato. Quando, sotto gli imperatori, gli antichi Romani si limitavano a chiedere pane e divertimenti, erano la razza pi abietta che dar si possa; e dopo aver subita la tirannia stolida e feroce degli Imperatori, cadevano vilmente schiavi dei Barbari che invadevano. In Francia e altrove i nemici d'ogni progresso sociale hanno seminato la corruzione e tentano sviare le menti dall'idea di mutamento, cercando sviluppo all'attivit materiale. E noi aiuteremo il nemica colle nostre mani? I miglioramenti materiali sono essenziali, e noi combatteremo per conquistarceli; ma non perch importi unicamente agli uomini d'essere ben nudriti e alloggiati; bens perch la coscienza della vostra dignit e il vostro sviluppo morale non possono venirvi, finch vi state com'oggi in un continuo duello colla miseria! Voi lavorate dieci o dodici ore della giornata: come potete trovar tempo per educarvi? I pi tra voi guadagnano appena tanto da sostenere s e la loro famiglia: come possono trovar mezzi per educarsi? La precariet e le interruzioni del vostro lavoro vi fanno trapassare dalla eccessiva operosit alle abitudini dello sfaccendato: come potreste acquistar le tendenze all'ordine, alla regolarit, all'assiduit? La scarsezza del vostro guadagno sopprime ogni speranza di risparmio efficace e tale che possa un giorno giovare ai vostri figli o agli anni della vostra vecchiaia: come potreste educarvi ad abitudini d'economia? Molti fra voi sono costretti dalla miseria a separare i fanciulli, non diremo dalle cure - quali cure d'educazione possono dare ai figli le povere mogli degli operai? - ma dall'amore e dallo sguardo delle madri, cacciandoli, per alcuni soldi, ai lavori nocivi delle manifatture; come possono, in condizione siffatta, svilupparsi, ingentilirsi i sentimenti di famiglia? Non avete diritti di cittadini, n partecipazione alcuna d'elezione e di voto alle leggi che regolano i vostri atti e la vostra vita: come potreste avere coscienza di cittadini e zelo per lo Stato e affetto sincero alle leggi? La giustizia  inegualmente distribuita fra voi e l'altre classi: d'onde imparereste il rispetto e l'amore alla giustizia? La Societ vi tratta senz'ombra di simpatia: d'onde imparereste a simpatizzare colla Societ? Voi dunque avete bisogno che cangino le vostre condizioni materiali, perch possiate svilupparvi moralmente: avete bisogno di lavorare meno per poter consacrare alcune ore della vostra giornata al progresso dell'anima vostra: avete bisogno di una retribuzione di lavoro che vi ponga in grado di accumulare risparmi, d'acquietarvi l'animo sull'avvenire, di purificarvi sopra tutto d'ogni sentimento di reazione, d'ogni impulso di vendetta, d'ogni pensiero d'ingiustizia verso chi vi fu ingiusto. Dovete dunque cercare, e otterrete questo come mutamento; ma dovete cercarlo come mezzo, non fine: cercarlo per senso di dovere, non unicamente di diritto: cercarlo per farvi migliori, non unicamente per farvi materialmente felici. Dove no, quale differenza sarebbe tra voi e i vostri tiranni? Essi son tali precisamente, perch non guardano che al benessere, alle volutt, alla potenza.
Farvi migliori: questo ha da essere lo scopo della vostra vita. Farvi stabilmente meno infelici, voi noi potete, se non migliorando. I tiranni sorgerebbero a mille tra voi, se voi non combatteste che in nome degli interessi materiali, o d'una certa organizzazione. Poco importa che mutiate le organizzazioni, se lasciate voi stessi e gli altri colle passioni e coll'egoismo dell'oggi: le organizzazioni sono come certe piante che danno veleno o rimedio a seconda delle operazioni di chi le ministra. Gli uomini buoni fanno buone le organizzazioni cattive, i malvagi fanno triste le buone. Si tratta di render migliori e convinte dei loro doveri le classi ch'oggi, volontariamente o involontariamente, v'opprimono; n potete riescirvi se non cominciando a fare, quanto  possibile, migliori voi stessi.
Quando dunque udite dirvi dagli uomini, che predicano la necessit d'un cangiamento sociale, ch'essi lo produrranno invocando unicamente i vostri diritti, siate loro riconoscenti delle buone intenzioni, ma diffidate della riuscita. I mali del povero sono noti, in parte almeno, alle classi agiate; noti ma non sentiti. Nell'indifferenza generale nata dalla mancanza d'una fede comune, nell'egoismo, conseguenza inevitabile della predicazione continuata da tanti anni del benessere materiale, quei che non soffrono si sono a poco a poco avvezzi a considerare quei mali come una triste necessit dell'ordine sociale o a lasciare la cura dei rimedi alle generazioni che verranno. La difficolt non  nel convincerli;  nel riscoterli dall'inerzia, nel ridurli, convinti che siano, ad agire, ad associarsi, ad affratellarsi con voi per conquistare l'organizzazione sociale, che porr fine, per quanto le condizioni dell'Umanit lo concedono, ai vostri mali e ai loro terrori. Ora questa  l'opera della fede, della fede nella missione che Dio ha dato alla creatura umana qui sulla Terra, nella responsabilit che pesa su tutti coloro che non la compiono, nel Dovere che impone a ciascuno di operare continuamente e con sacrifizio a norma del Vero. Tutte le dottrine possibili di diritti e di benessere materiale non potranno che condurvi a tentativi che, se rimarranno isolati o unicamente appoggiati sulle vostre forze, non riesciranno: non potranno che preparare il pi grave dei delitti sociali: una guerra civile fra classe e classe.
Operai italiani! fratelli miei! Quando Cristo venne e cangi la faccia del mondo, ei non parl dei diritti ai ricchi, che non avevano bisogno di conquistarli; a'poveri, che ne avrebbero forse abusato ad imitazione dei ricchi: non parl d'utile o d'interessi a una gente, che gl'interessi e l'utile avevano corrotto: parl di Amore, di Sacrificio, di Fede; disse che quegli solo sarebbe il primo fra tutti, che avrebbe giovato a tutti coll'opera sua. Quelle parole sussurrate nell'orecchio ad una societ che non aveva pi scintilla di vita, la rianimarono, conquistarono i milioni, conquistarono il mondo e fecero progredire d'un passo l'educazione del genere umano. Operai Italiani! noi siamo in un epoca simile a quella di Cristo. Viviamo in mezzo a una Societ incadaverita, come era quella dell'Impero Romano, col bisogno nell'animo di ravvivarla, di trasformarla, d'associare tutti i membri e i lavori in una sola fede, sotto una sola legge, verso uno scopo: sviluppo libero progressivo di tutte le facolt che Dio ha messo in germe nella sua creatura. Cerchiamo che Dio regni sulla terra siccome nel Cielo, o meglio che la terra sia una preparazione al Cielo, e la Societ un tentativo di avvicinamento progressivo al pensiero Divino.
Ma ogni atto di Cristo rappresentava la fede che ei predicava, e intorno a lui v'erano apostoli che incarnavano nei loro atti la fede che essi avevano accettata. Siate tali e vincerete. Predicate il Dovere agli uomini delle classi che vi stanno sopra, e compite, per quanto  possibile, i doveri vostri: predicate la virt, il sacrifizio, l'amore; e siate virtuosi e pronti al sacrifizio e all'amore. Esprimete coraggiosamente i vostri bisogni e le vostre idee; ma senz'ira, senza reazione, senza minaccia: la pi potente minaccia, se v' chi ne abbia bisogno,  la fermezza, non l'irritazione del linguaggio, mentre propagate tra i vostri compagni l'idea dei loro futuri destini, l'idea d'una nazione, che dar loro nome, educazione, lavoro e retribuzione proporzionata e coscienza e missione d'uomini mentre infondete in essi il sentimento della lotta inevitabile, alla quale essi devono prepararsi per conquistarla contro le forze dei tristi nostri governi e dello straniero(4) - cercate istruirvi, migliorare, educarvi alla piena conoscenza e alla pratica dei vostri doveri.  lavoro questo impossibile in gran parte d'Italia per le moltitudini: nessun piano d'educazione popolare pu verificarsi tra noi senza un cangiamento nella condizione materiale del popolo, e senza una rivoluzione politica: chi s'illude a sperarlo e lo predica come preparativo indispensabile ad ogni tentativo d'emancipazione, predica l'inerzia, non altro. Ma i pochi tra voi, ai quali le circostanze corrono un po'migliori e il soggiorno in paesi stranieri concede mezzi pi liberi d'educazione, lo possono, quindi lo devono. E i pochi tra voi, imbevuti una volta dei veri principii dai quali dipende l'educazione d'un Popolo, basteranno a spargerli fra le migliaia, a dirigerlo sulla via e proteggerlo dai sofismi e dalle false dottrine che verranno a insidiarlo.



Capitolo secondo
Dio
L'origine dei vostri Doveri sta in Dio. La definizione dei vostri DOVERI sta nella sua Legge. La scoperta progressiva e l'applicazione della sua Legge appartengono all'Umanit.
Dio esiste. Noi non dobbiamo n vogliamo provarvelo: tentarlo ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste perch noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell'Umanit, e nell'Universo che ci circonda. La nostra coscienza lo invoca nei momenti pi solenni di dolore e di gioia. L'Umanit ha potuto trasformarne, guastarne, non mai sopprimerne il santo nome. L'Universo lo manifesta coll'ordine, coll'armonia, colla intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi. Non vi sono atei fra voi: se ve ne fossero, sarebbero degni non di maledizione, ma di compianto. Colui che pu negare Dio davanti ad una notte stellata, davanti alla sepoltura de'suoi pi cari, davanti al martirio,  grandemente infelice o grandemente colpevole. Il primo ateo fu senz'alcun dubbio un uomo che avea celato un delitto agli altri uomini e cercava, negando Dio, liberarsi dell'unico testimonio a cui non poteva celarlo e soffocare il rimorso che lo tormentava: forse fu un tiranno che avea rapito colla libert met dell'anima a'suoi fratelli e tentava sostituire l'adorazione della Forza brutale alla fede nel Dovere e nel Diritto immortale. Dopo lui, vennero qua e l, di secolo in secolo, uomini che per aberrazione di filosofia insinuarono l'ateismo, ma pochissimi e vergognosi: - vennero, in momenti non lontani da noi, moltitudini, che per irritazione contro un'idea di Dio falsa, stolta, architettata a proprio benefizio da una casta o da un potere tirannico, negarono Dio medesimo; ma fu un istante, e in quell'istante adorarono, tanto avevano bisogno di Dio, la dea Ragione, la dea Natura. Oggi, vi sono uomini che aborrono da ogni religione, perch vedono la corruzione nelle credenze attuali e non indovinano la purit di quelle dell'avvenire; ma nessun tra loro osa dirsi ateo: vi sono preti che prostituiscono il nome di Dio ai calcoli della venalit, o al terrore dei potenti: vi sono tiranni che lo imposturano invocandolo a protettore delle loro tirannidi; ma perch la luce del sole ci viene spesso offuscata e guasta da sozzi vapori, negheremo il sole o la potenza vivificatrice del suo raggio sull'universo? Perch dalla libert i malvagi possono talvolta far sorgere l'anarchia, malediremo alla libert? La fede in Dio brilla d'una luce immortale attraverso tutte le imposture e le corruttele che gli uomini addensano intorno a quel nome. Le imposture e le corruttele passano, come passano le tirannidi: Dio resta, come resta il Popolo, immagine di Dio sulla terra. Come il popolo, attraverso schiavit, patimenti e miserie, conquista a grado a grado coscienza, forza, emancipazione, il nome santo di Dio sorge dalle rovine dei culti corrotti a splendere, circondato d'un culto pi puro, pi fervido e pi ragionevole.
Io dunque non vi parlo di Dio per dimostrarvene l'esistenza, o per dirvi che dovete adorarlo: voi lo adorate, anche non nominandolo, ogni qualvolta voi sentite la vostra vita e la vita degli esseri che vi stanno intorno: ma per dirvi come dovete adorarlo; per ammonirvi intorno a un errore che domina le menti di molti tra gli uomini delle classi che vi dirigono, e, per esempio loro, di molti tra voi: errore grave e rovinoso quanto  l'ateismo.
Questo errore  la separazione pi o meno dichiarata, di Dio dall'opera sua, dalla Terra sulla quale voi dovete compire un periodo della vostra vita.
Avete, da una parte, una gente che vi dice: "Sta bene: Dio esiste; ma voi non potete pi che ammetterlo ed adorarlo. La relazione tra lui e gli uomini, nessuno pu intenderla o dichiararla.  questione da dibattersi fra Dio medesimo e la vostra coscienza. Pensate intorno a questo ci che volete, ma non proponete la vostra credenza ai vostri simili; non cercate d'applicarla alle cose di questa terra. La politica  una cosa, la religione un'altra. Non le confondete. Lasciate le cose del Cielo al potere spirituale stabilito, qualunque ei siasi, salvo a voi di non credergli, se vi pare ch'ei tradisca la sua missione: lasciate che ognuno pensi e creda a suo modo; voi non dovete occuparvi in comune che delle cose della terra. Materialisti o spiritualisti, credete voi nella libert, o nell'eguaglianza degli uomini? volete il ben essere per la maggiorit? volete il suffragio universale? Riunitevi per ottenere codesto intento; non avete bisogno per questo d'intendervi sulle quistioni che riguardano il cielo."
Avete d'altra parte uomini che vi dicono: "Dio esiste; ma cos grande, troppo superiore a tutte le cose create, perch voi possiate sperar di raggiungerlo coll'opere umane. La terra  fango. La vita  un giorno. Distaccatevi dalla prima quanto pi potete: non date valore che non merita alla seconda. Che sono mai tutti gli interessi terreni a fronte della vita immortale dell'anima vostra? Pensate a questa: guardate al Cielo. Che v'importa se voi vivete quaggi in un modo o in un altro? Siete destinati a morire; e Dio vi giudicher secondo i pensieri che avrete dato, non alla terra, ma a Lui. Soffrite? Benedite al Signore che vi manda quei patimenti. L'esistenza terrena  una prova. La vostra  terra d'esilio. Sprezzatela ed innalzatevi. Di mezzo ai patimenti, alla miseria, alla schiavit, voi potete rivolgervi a Dio, e santificarvi nell'adorazione di Lui, nella preghiera, nella fede in un avvenire che vi compenser largamente, e nel disprezzo delle cose mondane."
Di quei che cos vi parlano, i primi non amano Dio; i secondi non lo conoscono.
L'uomo  uno, direte ai primi. Voi non potete troncarlo in due, e far s ch'egli concordi con voi nei principii che devono regolare l'ordinamento della Societ quand'ei differisca intorno all'origine sua, ai suoi destini e alla sua legge di vita quaggi. Le religioni governano il mondo. Quando gli uomini dell'India credevano d'essere nati, gli uni dalla testa, altri dalle braccia, altri dai piedi di Brama, Divinit loro, ordinavano la Societ secondo la divisione degli uomini in caste, assegnavano agli uni ereditariamente il lavoro intellettuale, ad altri la milizia, ad altri le opere servili, e si condannavano a una immobilit che ancor dura e durer, finch la credenza in quel principio non cada.
Quando i Cristiani dichiararono al mondo, che gli uomini erano tutti figli di Dio e fratelli di Lui, tutte le dottrine dei legislatori e dei teosofi dell'antichit, che stabilivano l'esistenza di due nature negli uomini, non valsero ad impedire l'abolizione della schiavit, e quindi un ordinamento radicalmente diverso nella Societ. Ad ogni progresso delle credenze religiose, noi possiamo mostrarvi corrispondente alla storia dell'Umanit un progresso sociale: alla vostra dottrina d'indifferenza in fatto di religione, voi non potete mostrarci altra conseguenza che l'anarchia. Voi avete potuto distruggere, non mai fondare: smentiteci, se potete. A forza d'esagerare un principio contenuto nel Protestantesimo, e che oggi il Protestantesimo, pur sente il bisogno di abbandonare - a forza di dedurre tutte le vostre idee unicamente dall'indipendenza dell'individuo - voi siete giunti, a che? all'anarchia, cio all'oppressione del debole, che non ha mezzi, n tempo, n istruzione per esercitare i propri diritti, nell'ordinamento politico; all'egoismo, cio all'isolamento e alla rovina del debole che non pu aiutarsi da s nella morale. Ma noi vogliamo Associazione: come ottenerla sicura se non da fratelli che credono negli stessi principii regolatori, che s'uniscono nella stessa fede, che giurino nell'istesso nome? Vogliamo educazione: come darla o riceverla, se non in virt d'un principio che contenga l'espressione delle nostre credenze sull'origine, sul fine, sulla legge di vita dell'uomo su questa terra? Vogliamo educazione comune: come darla o riceverla, senza una fede comune? Vogliamo formare Nazione: come riescirvi, se non credendo in uno scopo comune, in un dovere comune? E donde possiamo noi dedurre un dovere comune? se non dall'idea che ci formiamo di Dio e della sua relazione con noi? Certo: il suffragio universale  cosa eccellente;  il solo mezzo legale col quale un paese possa, senza crisi violente ogni tanto, governarsi; ma il suffragio universale in un paese dominato da una fede dar l'espressione della tendenza, della volont nazionale; in un paese privo di credenze comuni, cosa mai potr esprimere se non l'interesse numericamente pi forte e l'oppressione di tutti gli altri? Tutte le riforme politiche in ogni paese irreligioso, o non curante di religione, dureranno quanto il capriccio o l'interesse degli individui vorranno e non pi. L'esperienza degli ultimi cinquanta anni ci ha addottrinati, su questo punto, abbastanza.
Agli altri che vi parlano del Cielo, scompagnandolo dalla Terra, voi direte che cielo e terra sono, come la via e il termine della via, una cosa sola. Non dite che la terra  fango: la terra  Dio: Dio la creava perch per essa salissimo a Lui. La terra non  un soggiorno di espiazione o di tentazione:  il luogo del nostro lavoro per un fine di miglioramento, del nostro sviluppo verso un grado d'esistenza superiore. Dio ci creava non per la contemplazione, ma per l'azione: ci creava ad immagine sua, ed egli  Pensiero ed Azione, anzi non v' in lui pensiero che non si traduca in azione. Noi dobbiamo, dite, sprezzare tutte le cose mondane e calpestare la vita terrena, per occuparci della celeste; ma cos' la vita terrena, se non un preludio della celeste, un avviamento a raggiungerla? non v'avvedete che voi benedicendo l'ultimo gradino della scala per la quale noi tutti dobbiamo salire, e maledicendo al primo, ci troncate la vita?
La vita d'un'anima  sacra, in ogni suo periodo: nel periodo terreno come negli altri che seguiranno; bens, ogni periodo dev'essere preparazione all'altro, ogni sviluppo temporaneo deve giovare allo sviluppo continuo ascendente alla vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno di noi e nella Umanit complessiva che cresce coll'Opera di ciascuno di noi. Or Dio v'ha messo quaggi sulla terra: v'ha messo intorno milioni di esseri simili a voi, il cui pensiero si alimenta del vostro pensiero, il cui miglioramento progredisce col vostro, la cui vita si feconda della vostra vita: v'ha dato, a salvarvi dai pericoli dell'isolamento, bisogni che non potete soddisfar soli, e istinti predominanti sociali che dormono nei bruti e che vi distinguono da essi: v'ha steso intorno quel mondo che voi chiamate Materia, magnifico di bellezza, pregno di vita, d'una vita che, non dovete dimenticarlo, si mostra per ogni dove tanto che vi si vegga il segno di Dio, ma aspetta nondimeno l'opera vostra, dipende nelle sue manifestazioni da voi, e si moltiplica di potenza quanto pi la vostra attivit si moltiplica: v'ha posto dentro simpatie inestinguibili, la piet per chi geme, la gioia per chi sorride, l'ira contro chi opprime la creatura, il desiderio incessante del Vero, l'ammirazione pel Genio che scopre qualche parte del vero, l'entusiasmo per chi lo traduce in azione giovevole a tutti, la venerazione religiosa per chi, non potendo farlo trionfare, muore martire, portando col proprio sangue testimonianza per esso - e voi negate, sprezzate questi indizii della vostra missione che Dio v'ha profuso d'intorno, anzi cacciate l'anatema sui segni suoi, chiamandoci a concentrare tutte le nostre forze in una opera di purificazione interna, imperfetta, impossibile quando  solitaria! Or Dio non punisce chi la pensa cos? Non degrada egli lo schiavo? Non sommerge egli negli appetiti sensuali, negli istinti ciechi di quella che voi chiamate materia, met dell'anima del povero giornaliero costretto a consumare, senza lume d'educazione, in una serie d'atti fisici, la vita divina? Trovate fede religiosa pi viva nel servo Russo che non nel Polacco combattente le battaglie della patria e della Libert? Trovate amore pi fervente di Dio nel suddito avvilito d'un Papa e d'un Re tiranno, che non nel repubblicano Lombardo del dodicesimo secolo e nel repubblicano Fiorentino del decimoquarto? Dov' lo spirito di Dio ivi  la libert, ha detto uno dei pi potenti Apostoli che noi conosciamo; e la religione ch'ei predicava decret l'abolizione della schiavit; chi pu intendere e adorare convenientemente Dio strisciandosi ai piedi della sua creatura? La vostra non  religione,  setta d'uomini che hanno dimenticato la loro origine, le battaglie che i loro padri sostennero contro una societ incadaverita, e le vittorie che riportarono trasformando quel mondo terrestre ch'oggi voi, o contemplatori, sprezzate. Qualunque forte credenza sorga fra le rovine delle vecchie esaurite, trasformer l'ordinamento sociale esistente, perch ogni forte credenza cerca applicarsi a tutti i rami dell'attivit umana; perch la terra ha cercato sempre, in ogni epoca, conformarsi al cielo in cui essa credeva; perch tutta intera la storia dell'Umanit ripete, sotto forme diverse e a gradi diversi, secondo i tempi, la parola registrata nella Orazione Domenicale del Cristianesimo: Venga il tuo regno sulla terra, o Signore, siccome  nel cielo.
Venga il regno di Dio sulla terra, siccome  nel cielo: sia questa, o fratelli miei, meglio intesa e applicata che non fu per l'addietro, la vostra parola di fede, la vostra preghiera: ripetetela e operate perch si verifichi. Lasciate ch'altri tenti persuadervi la rassegnazione passiva, l'indifferenza alle cose terrene, la sommissione ad ogni potere temporale anche ingiusto, replicandovi, male intesa, quell'altra parola: "Rendete a Cesare ci ch' il Cesare e ci ch' di Dio a Dio".
Possono dirvi cosa che non sia di Dio? Nulla  di Cesare se non quanto  conforme alla Legge Divina. Cesare, ossia il potere temporale, il governo civile non  che il mandatario, l'esecutore, quanto le sue forze e i tempi concedono, del disegno di Dio: dove tradisce il mandato,  vostro, non diremo diritto, ma dovere mutarlo. A che siete quaggi, se non per affaticarvi a sviluppare coi vostri mezzi e nella vostra sfera il concetto di Dio? A che professare di credere nell'unit del genere umano, conseguenza inevitabile dell'Unit di Dio, se non lavorate a vivificarla combattendo le divisioni arbitrarie, le inimicizie che separano tuttavia le diverse trib formanti l'Umanit? A che credere nella Libert umana, base della umana responsabilit, se non ci adoperiamo a distruggere tutti gli ostacoli che impediscono la prima e viziano la seconda? A che parlare di Fratellanza, pur concedendo che i nostri fratelli siano ogni d conculcati, avvinti, sprezzati? La terra  la nostra lavoreria: non bisogna maledirla; bisogna santificarla. Le forze materiali che ci troviamo d'intorno sono i nostri strumenti di lavoro; non bisogna ripudiarli, bisogna costantemente, ardentemente dirigerli al bene.
Ma questo, voi, senza Dio, non potete. V'ho parlato di Doveri: v'ho insegnato che la sola conoscenza dei vostri Diritti non basta a guidarci durevolmente sulle vie del bene, non basta a darvi quel miglioramento progressivo, continuo, nella vostra condizione, che voi cercate: or bene, senza Dio, donde il Dovere? senza Dio, voi, a qualunque sistema civile vogliate appigliarvi, non potete trovare altra base che la Forza cieca, brutale, tirannica. Di qui non s'esce. O lo sviluppo delle cose umane dipende da una legge di provvidenza che noi tutti siamo incaricati di scoprire e di applicare, o  affidato al caso, alle circostanze del momento, all'uomo che sa meglio avvalersene. O dobbiamo obbedire a Dio, o servire ad uomini, uno o pi non porta. Se non regna una mente suprema su tutte le menti umane, chi pu salvarci dall'arbitrio dei nostri simili, quando si trovino pi potenti di noi? Se non esiste una Legge santa, inviolabile, non creata dagli uomini, quale norma avremo per giudicare se un atto  giusto o non lo ? In nome di chi, in nome di che protesteremo contro l'oppressione e l'ineguaglianza? Senza Dio, non v' altro dominatore che il Fatto: il Fatto davanti al quale i materialisti s'inchinano sempre, abbia nome Rivoluzione o Bonaparte: il Fatto del quale i materialisti anch'oggi, in Italia ed altrove, si fanno scudo per giustificare l'inerzia anche dove concordano teoricamente coi nostri principii. Or, comanderemo noi loro sacrificio, il martirio in nome delle nostre opinioni individuali? Cangeremo, in virt solamente dei nostri interessi, la teorica in pratica, il principio astratto in azione? Disingannatevi. Finch parleremo a individui, in nome di quanto il nostro intelletto individuale ci suggerisce, avremo quel ch'oggi abbiamo: adesione a parole, non opera. Il grido che suon in tutte le grandi rivoluzioni, il grido Dio lo vuole! Dio lo vuole! delle Crociate, pu solo convertire gl'inerti in attivi, dar animo ai paurosi, entusiasmo di sacrifizio ai calcolatori, fede a chi respinge col dubbio ogni umano concetto. Provate agli uomini che l'opera d'emancipazione e di sviluppo progressivo alla quale voi li chiamate, stia nel disegno di Dio: nessuno si ribeller. Provate loro che l'opera terrestre da compirsi quaggi  essenzialmente connessa colla loro vita immortale: tutti i calcoli del momento spariranno davanti all'importanza dell'avvenire. Senza Dio, voi potete imporre, non persuadere: potete essere tiranni od oppressori alla volta vostra, non Educatori ed Apostoli.
Dio lo vuole, Dio lo vuole!  grido di popolo, o fratelli;  grido del vostro popolo, grido nazionale Italiano. Non vi lasciate ingannare, o voi che lavorate con sincerit d'amore per la vostra Nazione, da chi vi dir forse che la tendenza Italiana non  che tentazione politica, e che lo spirito religioso s' dipartito da essa. Lo spirito religioso non si dipart mai dall'Italia finch l'Italia, comunque divisa, fu grande ed attiva; si dipart, quando nel secolo decimosesto, caduta Firenze, caduta sotto le armi straniere di Carlo V, e sotto i raggiri dei Papi ogni libert di vita Italiana, noi cominciammo a perdere tendenze nazionali e a vivere spagnuoli, tedeschi e francesi. Allora i nostri letterati incominciarono a far da buffoni ai principi e ad accarezzare la svogliatezza dei padroni, ridendo di tutti e di tutto. Allora i nostri preti, vedendo impossibile ogni applicazione di verit religiosa, incominciarono a far bottega del culto, e a pensare a se stessi, non al popolo ch'essi dovevano illuminare e proteggere. E allora il popolo, sprezzato dai letterati, tradito e spolpato dai preti, esiliato da ogni influenza nelle cose pubbliche, cominci a vendicarsi ridendo dei letterati, diffidando dei preti, ribellandosi a tutte le credenze, poi che vedeva corrotta l'antica e non poteva presentire pi in l. Da quel tempo in poi, noi ci trasciniamo tra le superstizioni comandate dall'abitudine o dai governi e la incredulit, abietti e impotenti. Ma noi vogliamo risorgere grandi ed onorati. E ricorderemo la tradizione Nazionale. Ricorderemo che col nome di Dio sulla bocca e colle insegne della loro fede nel centro della battaglia, i nostri fratelli lombardi vincevano, nel dodicesimo secolo, gl'invasori tedeschi, e riconquistavano le loro libert manomesse. Ricorderemo che i repubblicani delle citt toscane si radunavano al parlamento nei templi. Ricorderemo gli Artigiani Fiorentini che, respingendo il partito di sottomettere all'impero della famiglia Medici la loro libert democratica, elessero, per voto solenne, Cristo capo della Repubblica - e il frate Savonarola predicante a un tempo il dogma di Dio e quello del popolo - e i Genovesi del 1746 liberatori, a furia di sassate, e del nome di Maria protettrice, della loro citt dall'esercito tedesco che la occupava, e una catena d'altri fatti simili a questi, ne'quali il pensiero religioso protesse e fecond il pensiero popolare Italiano.
E il pensiero religioso dorme, aspettando sviluppo, nel nostro popolo: chi sapr suscitarlo, avr fatto pi per la Nazione che non con venti sette politiche. Forse all'assenza di questo pensiero negli imitatori delle costituzioni e tattiche monarchiche forestiere che condussero i tentativi passati d'insurrezione in Italia, tanto quanto all'assenza d'uno scopo apertamente popolare,  dovuta la freddezza con che il popolo guard finora a quei tentativi. Predicate dunque, o fratelli, in nome di Dio. Chi ha cuore italiano vi seguir.
Predicate in nome di Dio. I letterati sorrideranno: dimandate ai letterati che cosa hanno fatto per la loro patria. I preti vi scomunicheranno: dite ai preti che voi conoscete Dio pi ch'essi non fanno, e che tra Dio e la sua Legge, voi non avete bisogno d'intermediari. Il popolo v'intender e ripeter con voi: "Crediamo in Dio Padre Intelletto ed amore, Creatore ed Educatore dell'Umanit". E in quella parola, voi e il Popolo vincerete.

Capitolo terzo
La Legge
Voi avete vita: dunque avete una legge di vita. Non c' vita senza legge. Qualunque cosa esiste, esiste in un certo modo, secondo certe condizioni, con una certa legge. Una legge d'aggregazione governa i minerali: una legge di sviluppo governa le piante: una legge di moto governa gli astri: una legge governa voi e la vostra vita: legge tanto pi nobile ed alta quanto pi voi siete superiori a tutte le cose create sulla terra. Svilupparvi, agire, vivere secondo la vostra legge  il primo, anzi l'unico vostro dovere.
Dio v'ha dato la vita; Dio v'ha dunque data la legge; Dio  l'unico Legislatore della razza umana. La sua legge  l'unica alla quale voi dobbiate ubbidire. Le leggi umane non sono valide e buone se non in quanto vi si uniformano, spiegandola ed applicandola: sono tristi ogni qualvolta la contradicono o se ne discostano: ed  non solamente vostro diritto, ma vostro dovere disubbidirle e abolirle. Chi meglio spiega ed applica ai casi umani la legge di Dio,  vostro capo legittimo: amatelo e seguitelo. Ma da Dio in fuori, non avete, n potete, senza tradirlo e ribellarvi da lui, avere padrone.
Nella coscienza della vostra legge di vita, della LEGGE DI DIO, sta dunque il fondamento della morale, la regola delle vostre azioni e dei vostri doveri, la misura della vostra responsabilit: in essa sta pure la vostra difesa contro le leggi ingiuste che l'arbitrio d'un uomo o di pi uomini pu tentare d'imporvi. Voi non potete, senza conoscerla, prender nomi o diritti d'uomini. Tutti i diritti hanno la loro origine in una legge, e voi, ogni qualvolta non potete invocarla, potete essere tiranni o schiavi, non altro: tiranni se siete forti, schiavi dell'altrui forza se siete deboli. Ad essere uomini, vi bisogna conoscere la legge che distingue la natura umana da quella dei bruti, delle piante, dei minerali, e conformarvi le vostre azioni.
Or, come conoscerla?
 questa la dimanda che in tutti i tempi l'Umanit ha indirizzato a quanti hanno pronunziato la parola: legge, doveri; e le risposte sono anch'oggi diverse.
Gli uni hanno risposto mostrando un Codice, un libro e dicendo: "Qui dentro  tutta la legge morale." Gli altri hanno detto: "Ogni uomo interroghi il proprio core; ivi sta la definizione del bene e del male." Altri ancora, rigettando il giudizio dell'individuo, ha invocato il consenso universale, e dichiarato che dove l'umanit concorda in una credenza, quella  la vera.
Erravano tutti. E la storia del genere umano dichiarava impotenti, con fatti irrecusabili, tutte queste risposte.
Quei che affermano trovarsi in un libro o sulla bocca d'un solo uomo tutta quanta la legge morale, dimenticano che non v' codice dal quale l'Umanit, dopo una credenza di secoli, non si sia scostata per cercarne e ispirarne un'altro migliore, e che non v' ragione, oggi specialmente, di credere che l'Umanit cangi di metodo.
A quel che sostengono la sola coscienza dell'individuo essere la norma del vero e del falso, ossia del bene e del male, basta ricordare, che nessuna religione, per santa che fosse,  stata senza eretici, senza dissidenti convinti e presti ad affrontare il martirio in nome della loro coscienza.
Oggi il Protestantesimo si divide e suddivide in mille sette tutte fondate sui diritti della coscienza dell'individuo; tutte accanite a farsi guerra tra loro, e perpetuanti l'anarchia di credenze, vera e sola sorgente della discordia che tormenta socialmente e politicamente i popoli dell'Europa.
E d'altra parte, agli uomini che rinnegano la testimonianza della coscienza dell'individuo per richiamarsi unicamente al consenso dell'Umanit in una credenza, basta ricordare come tutte le grandi idee che migliorano 1'Umanit, cominciarono a manifestarsi in opposizione a credenze che l'Umanit consentiva, e furono predicate da individui che l'Umanit derise, perseguit, crocefisse.
Ciascuna dunque di queste norme  insufficiente a ottenere la conoscenza della LEGGE DI DIO, della Verit! E nondimeno, la coscienza dell'individuo  santa: il consenso comune dell'Umanit  santo: e chiunque rinunzia a interrogare questo o quella, si priva d'un mezzo essenziale per conoscere la verit. L'errore generale fin qui  stato quello di volerla raggiungere con un solo di questi mezzi esclusivamente: errore decisivo e funestissimo nelle conseguenze, perch non si pu stabilire la coscienza dell'individuo, sola norma della verit, senza cadere nell'anarchia; non si pu invocare come inappellabile il consenso generale in un momento dato, senza soffocare la libert umana e rovinare nella tirannide.
Cos - e cito questi esempi per mostrare come da queste prime basi dipenda, pi che generalmente non si crede, tutto quanto l'edifizio sociale - cos gli uomini, servendo allo stesso errore, hanno ordinato la societ politica, gli uni sul rispetto unicamente dei diritti dell'individuo, dimenticando interamente la missione educatrice della societ; gli altri unicamente sui diritti, sociali, sacrificando la libert e l'azione dell'individuo(5). E la Francia dopo la sua grande rivoluzione, e l'Inghilterra segnatamente, c'insegnarono come il primo sistema non conduca che alla ineguaglianza e all'oppressione dei pi; il Comunismo, fra gli altri, ci mostrerebbe, se potesse mai trapassare allo stato di fatto, come il secondo condanni a pietrificarsi la societ togliendone ogni moto e ogni facolt di progresso.
Cos gli uni, considerando che i pretesi diritti dell'individuo hanno ordinato, o meglio, disordinato il sistema economico, gli danno per unica base la teoria della libera concorrenza illimitata; mentre gli altri, non guardando che all'unit sociale, vorrebbero fidare al governo il monopolio di tutte le forze produttrici dello Stato: due concetti, il primo de'quali ci ha dato tutti i mali dell'anarchia, il secondo ci darebbe l'immobilit e tutti i mali della tirannide.
Dio v'ha dato il consenso dei vostri fratelli e la vostra coscienza, come due ale per innalzarvi quanto  possibile sino a lui. Perch v'ostinate a troncarne una? Perch isolarvi, assorbirvi nel mondo? Perch voler soffocare la voce del genere umano? Ambe sono sacre: Dio parla in ambe. Dovunque s'incontrano, dovunque il grido della vostra coscienza  ratificato dal consenso dell'Umanit, ivi  Dio, ivi siete certi di avere in pugno la verit: l'uno  la verificazione dell'altro.
Se i vostri doveri non fossero che negativi, se consistessero unicamente nel non fare il male, nel non nuocere ai vostri fratelli, forse, nello stato di sviluppo in cui oggi sono anche i meno educati, il grido della vostra coscienza basterebbe a dirigervi. Siete nati al bene, e ogni qual volta voi operate direttamente contro la Legge, ogni qual volta voi commettete ci che gli uomini chiamano delitto, v' tal cosa in voi che v'accusa, tale una voce di rimprovero che voi potrete dissimulare agli altri, ma non a voi stessi. Ma i vostri pi importanti doveri sono positivi. Non basta il non fare: bisogna fare. Non basta limitarsi a non operare contro la Legge: bisogna operare a seconda della Legge. Non basta il non nuocere, bisogna giovare ai vostri fratelli. Pur troppo finora la morale s' presentata ai pi fra gli uomini in una forma pi negativa che affermativa. Gl'interpreti della Legge hanno detto: "non ruberai, non ammazzerai"; nessuno o pochi, hanno insegnato gli obblighi che spettano all'uomo, e il come egli debba giovare ai suoi simili e al disegno di Dio nella creazione. Or questo  il primo scopo della Morale; n l'individuo, consultando unicamente la propria coscienza, pu raggiungerlo mai.
La coscienza dell'individuo parla in ragione della sua educazione, delle sue tendenze, delle sue abitudini, delle sue passioni. La coscienza dell'Irochese selvaggio parla un linguaggio diverso da quello dell'Europeo incivilito del XIX secolo. La coscienza dell'uomo libero suggerisce doveri che la coscienza dello schiavo non sospetta nemmeno. Interrogate il povero giornaliero Napoletano o Lombardo, al quale un cattivo prete fu l'unico apostolo di morale, al quale, s'ei pur sa leggere, quella del catechismo Austriaco fu l'unica lettura concessa, egli vi dir che i suoi doveri sono lavoro assiduo a ogni prezzo per sostenere la sua famiglia, sommissione illimitata senza esame alle leggi quali esse siano, e il non nuocere altrui: a chi gli parlasse di doveri che lo legano alla patria e all'Umanit, a chi gli dicesse: "voi nuocete ai nostri fratelli, accettando di lavorare per un prezzo inferiore all'opera, voi peccate contro Dio e contro all'anima vostra, obbedendo a leggi che sono ingiuste", ei risponderebbe, come chi non intende, inarcando le ciglia. Interrogate l'operaio Italiano, al quale circostanze migliori o il contatto con uomini di pi educato intelletto hanno insegnato pi parte del vero; ei vi dir che la sua patria  schiava, che i suoi fratelli sono ingiustamente condannati a vivere in miseria materiale e morale, e ch'ei sente il dovere di protestare, potendo, contro questa ingiustizia. Perch tanto divario fra i suggerimenti della coscienza in due individui dello stesso tempo e dello stesso paese? Perch fra dieci individui appartenenti in sostanza alla stessa credenza, quella che impone lo sviluppo e il progresso della razza umana, troviamo dieci convinzioni diverse sui modi d'applicare la credenza alle azioni, cio sui doveri? Evidentemente, il grido della coscienza dell'individuo non basta, in ogni stato di cose e senz'altra norma, a rivelargli la Legge. La coscienza basta solo a insegnarvi che una legge esiste, non quali sono questi doveri. Per questo il martirio non s' mai, e comunque l'egoismo predominasse, esiliato dall'Umanit; ma quanti martiri non sacrificarono l'esistenza per presunti doveri, a beneficio d'errori oggi patenti a ciascuno!
V' dunque bisogno d'una scorta alla vostra coscienza, d'un lume che le rompa d'intorno la tenebra, d'una norma che ne verifichi e ne diriga gl'istinti. E questa norma  l'Intelletto e l'Umanit.
Dio ha dato intelletto a ciascun di voi, perch lo educhiate a conoscere la sua Legge. Oggi, la miseria, gli errori inveterati da secoli e la volont dei vostri padroni, vi contrastano fin la possibilit d'educarlo; e per questo v' necessario rovesciare quegli ostacoli colla forza. Ma quand'anche gli ostacoli saranno tolti di mezzo, l'intelletto di ciascun di voi sar insufficiente a conoscere la legge di Dio, se non appoggiandosi all'intelletto dell'umanit. La vostra vita  breve: le vostre facolt individuali sono deboli, incerte, e abbisognano d'un punto d'appoggio. Or Dio v'ha messo vicino un essere la cui vita  continua, e le cui facolt sono la somma di tutte le facolt individuali che si sono, da forse quattrocento secoli, esercitate; un essere che attraverso gli errori e le colpe degli individui migliora sempre in sapienza e moralit: un essere nel cui sviluppo Dio ha scritto e scrive ad ogni epoca una linea della sua Legge.
Quest'essere  l'Umanit.
L'Umanit, ha detto un pensatore del secolo scorso,  un uomo che impara sempre. Gl'individui muoiono; ma quel tanto di vero che essi hanno pensato, quel tanto di buono ch'essi hanno operato non va perduto con essi: l'Umanit lo raccoglie e gli uomini che passeggiano sulla loro sepoltura ne fanno lor pro. Ognuno di noi nasce in oggi in una atmosfera d'idee e di credenze elaborata da tutta l'Umanit anteriore: ognuno di noi porta, senza pur saperlo, un elemento pi o meno importante alla vita dell'Umanit successiva. La educazione dell'Umanit progredisce come si inalzano in Oriente quelle piramidi alle quali ogni viandante aggiunge una pietra. Noi passiamo, viandanti d'un giorno, chiamati a compiere la nostra educazione individuale altrove; l'educazione dell'Umanit si mostra a lampi in ciascuno di noi, si svela lentamente, progressivamente, continuamente nell'umanit.. l'Umanit  il verbo vivente di Dio. Lo spirito di Dio la feconda, e si manifest sempre pi puro, sempre pi attivo d'epoca in epoca in essa, un giorno per mezzo d'un individuo, un altro per mezzo d'un popolo. Di lavoro in lavoro, di credenza in credenza, l'Umanit conquista via via una nozione pi chiara della propria vita, della propria missione, di Dio e della sua Legge.
Dio s'incarna successivamente nell'umanit. La legge di Dio  una, s come  Dio; ma noi lo scopriamo articolo per articolo, linea per linea, quanto pi s'accumula l'esperienza educatrice delle generazioni che precedono, quanto pi cresce in ampiezza e in intensit l'associazione fra le razze, fra i popoli, fra gl'individui. Nessun uomo, nessun popolo, nessun secolo pu presumere di scoprirla intera: la legge morale, la legge di vita dell'umanit tutta quanta raccolta in associazione, quando tutte le forze, tutte le facolt che costituiscono l'umana natura saranno sviluppate e in azione. Ma intanto, quella parte dell'Umanit ch' pi inoltrata nell'educazione c'insegna col suo sviluppo parte della legge che noi cerchiamo. Nella sua storia leggiamo il disegno di Dio; ne'suoi bisogni i nostri doveri: doveri che mutano o per dir meglio crescono coi bisogni, perch il nostro primo dovere sta nel concorrere a che l'Umanit salga prontamente quel grado di miglioramento e di educazione al quale Dio e i tempi l'hanno preparata.
Voi dunque, a conoscere la legge di Dio, avete bisogno d'interrogare non solamente la vostra coscienza, ma la coscienza, il consenso dell'Umanit; a conoscere i vostri doveri, avete bisogno d'interrogare i bisogni attuali dell'Umanit. La morale  progressiva come l'educazione del genere umano e di voi. La morale del Cristianesimo non era quella dei tempi Pagani: la morale del secolo nostro non  quella di diciotto secoli addietro. Oggi i vostri padroni, colla segregazione dell'altre classi, col divieto d'ogni associazione, colla doppia censura imposta alla stampa procacciano di nascondervi, coi bisogni dell'Umanit, i vostri doveri. E nondimeno, anche prima del tempo in cui la Nazione v'insegner gratuitamente dalle scuole di educazione generale la storia dell'Umanit nel passato e i suoi bisogni presenti, voi potete, volendo, imparare in parte almeno la prima e indovinare i secondi. I bisogni attuali dell'Umanit emergono in espressioni pi o meno imperfette, dai fatti che occorrono ogni giorno nei paesi ai quali non  legge assoluta l'immobilit del silenzio. Chi vi vieta, fratelli delle terre schiave, saperli? Qual forza di sospettosa tirannide pu lungamente contendere a milioni d'uomini, moltissimi dei quali viaggiano fuori d'Italia e rimpatriano, la conoscenza dei fatti europei? Se le associazioni pubbliche vi sono in quasi tutta Italia vietate(6), chi pu vietar le segrete, quand'esse fuggano i simboli e le organizzazioni complicate, e non consistano che d'una catena fraterna stesa di paese in paese fino a toccare alcuno tra gli infiniti punti della frontiera? Non troverete voi sopra ogni punto della frontiera terrestre e marittima, uomini vostri, uomini che i vostri padroni hanno cacciato fuori di patria per aver voluto giovarvi, che vi saranno apostoli di verit, che vi diranno con amore ci che gli studi e le tristi facilit dell'esilio hanno loro insegnato sui voti presenti e sulla tradizione dell'Umanit? Chi pu impedirvi, solo che voi vogliate, di ricevere alcuno degli scritti che i vostri fratelli stampano qui nell'esilio per voi? Leggeteli e ardeteli, s che il giorno dopo, l'inquisizione dei vostri padroni non li trovi fra le vostre mani e non ne faccia argomento di colpa alle vostre famiglie; ma pur leggeteli e ripetete, quel tanto che avrete potuto serbare a mente, ai pi fidati dei vostri amici. Aiutateci colle offerte ad allargare la sfera dell'Apostolato, a compilare, a stampare per voi manuali di storia generale e di storia patria. Aiutateci, moltiplicando le comunicazioni, a diffonderli. Convincetevi che senza istruzione, voi non potete conoscere i vostri doveri: convincetevi che dove la Societ vi contende ogni insegnamento, la responsabilit d'ogni colpa  non vostra, ma sua: la vostra incomincia dal giorno in cui una via qualunque allo insegnamento v' aperta, e la negligete: dal giorno in cui vi si mostrano mezzi per mutare una societ che vi condanna all'ignoranza, e voi non pensate ad usarne. Non siete colpevoli perch ignorate; siete colpevoli perch vi rassegnate a ignorare - perch mentre la vostra coscienza v'avverte che Dio non v'ha dato facolt senza imporvi di svilupparle, voi lasciate dormire nell'anima vostra tutte le facolt del pensiero - perch, mentre pur sapete che Dio non pu avervi dato l'amore del vero senza darvi i mezzi di conseguirlo, voi, disperando, rinunziate a farne ricerca e accettate, senza esame, per verit l'affermazione del potente e del sacerdote venduto al potente.
Dio, Padre ed educatore dell'Umanit, rivela nello spazio e nel tempo la sua legge all'Umanit. Interrogate la tradizione dell'Umanit, il Consenso dei vostri fratelli, non nel cerchio ristretto di un secolo o d'una setta, ma in tutti i secoli e nella maggiorit degli uomini passati e presenti. Ogni volta che a quel consenso corrisponde la voce della vostra coscienza, voi siete certi del vero, certi d'avere una linea della legge di Dio.
Noi crediamo nell'Umanit, sola interprete della legge di Dio sulla terra; e dal consenso dell'umanit in armonia colla nostra coscienza, deduciamo quanto andr via via dicendovi intorno ai vostri doveri.

Capitolo quarto
Doveri verso l'umanit
I vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza e perch senza intendere quelli non potete compiere se non imperfettamente gli altri, sono verso l'Umanit. Avete doveri di cittadini, di figli, di sposi e di padri, doveri santi, inviolabili, dei quali vi parler a lungo tra poco; ma ci che fa santi e inviolabili quei doveri,  la missione, il Dovere che la vostra natura d'uomini vi comanda. Siete padre per educare uomini al culto e allo sviluppo della Legge di Dio. Siete cittadini, avete una Patria, per potere facilmente, in una sfera limitata, con concorso di gente gi stretta a voi per lingua, per tendenze, per abitudini, operare, a beneficio degli uomini quanti sono e saranno, ci che mal potreste operare perduti, voi soli e deboli, nell'immenso numero dei vostri simili. Quei che v'insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria, v'insegnano, pi o meno ristretto, l'egoismo, e vi conducono al male per gli altri e per voi medesimi. Patria e Famiglia son come due circoli segnati dentro un circolo maggiore che li contiene; come due gradini d'una scala senza i quali non potreste salire pi in alto, ma sui quali non  permesso arrestarvi.
Siete uomini: cio creature ragionevoli, socievoli e capaci, per mezzo unicamente dell'associazione, d'un progresso, a cui nessuno pu assegnar limiti: e questo  quel tanto che oggi sappiamo dalla Legge di vita data all'Umanit. Questi caratteri costituiscono la umana natura, che vi distingue dagli altri esseri che vi circondano e che  fidata a ciascuno di voi come un seme da far fruttare. Tutta la vostra vita deve tendere all'esercizio e allo sviluppo ordinario di queste facolt fondamentali della vostra natura. Qualunque volta voi sopprimete o lasciate sopprimere, in tutto o in parte, una di queste facolt, voi scadete dal rango d'uomini fra gli animali inferiori o violate la legge della vostra vita, la Legge di Dio.
Scadete fra i bruti e violate la Legge di Dio, qualunque volta voi sopprimete o lasciate sopprimere una delle facolt che costituiscono l'umana natura in voi o in altri. Ci che Dio vuole,  non gi che la sua legge s'adempia in voi individui - se Dio non avesse voluto che questo, ei vi avrebbe creato soli - ma che s'adempia su tutta quanta la terra, fra tutti gli esseri ch'egli creava a immagine sua. Ci ch'egli vuole  che il pensiero di perfezionamento e d'amore, da lui posto nel rnondo, si riveli e splenda pi sempre adorato e rappresentato. La vostra esistenza terrestre, individuale, limitatissima com' per tempo e per facolt, non pu rappresentarlo che imperfettissimo e a lampi. L'Umanit sola, continua per generazioni e per intelletto, che si nutre dell'intelletto di tutti i suoi membri, pu svolgere via via quel divino pensiero e applicarlo e glorificarlo. La vita vi fu dunque data da Dio perch ne usiate a benefizio dell'Umanit, perch dirigiate le vostre facolt individuali allo sviluppo delle facolt dei vostri fratelli, perch aggiungiate con l'opera vostra un elemento qualunque all'opera collettiva di miglioramento e di scoperta del vero, che le generazioni, lentamente ma continuamente promuovono. Dovete educarvi ed educare, perfezionare. Dio  in voi, non v' dubbio; ma Dio  pure in tutti gli uomini che popolano con voi questa terra: Dio  nella vita di tutte le generazioni che furono, sono e saranno, e hanno migliorato e miglioreranno progressivamente il concetto che l'Umanit si forma di Lui, della sua Legge, e dei nostri Doveri. Dovete adorarlo e glorificarlo per tutto ov'Egli . L'Universo  il suo Tempio. Ed ogni profanazione non combattuta, non espiata, del Tempio di Dio, ricade su tutti quanti i credenti. Poco importa che voi possiate dirvi puri: quando anche poteste, isolandovi, rimanervi tali, se avete a due passi la corruzione e non cercate combatterla, tradite i vostri doveri. Poco importa che adoriate nell'anima nostra la Verit: se l'errore governa i vostri fratelli in un altro angolo di questa terra che ci  madre comune, e voi non desiderate e non tentate, per quanto le forze vostre vel concedono, rovesciarlo, tradite i vostri doveri. L'immagine di Dio  sformata nell'anime immortali dei vostri simili. Dio vuole essere adorato nella sua Legge, e la sua Legge  fraintesa, violata, negata d'intorno a voi. L'umana natura  falsata nei milioni d'uomini ai quali, siccome a voi, Dio ha fidato l'adempimento concorde del suo disegno. E voi rimanendovi inerti, osereste pure chiamarvi credenti?
Un popolo, il Greco, il Polacco, il Circasso, sorge con una bandiera di patria e d'indipendenza, combatte, vince, o muore per quella. Cos' che fa battere il vostro cuore al racconto delle sue battaglie, che lo solleva nella gioia alle sue vittorie, che lo contrista alla sua caduta? Un uomo, vostro o straniero, si leva, nel silenzio comune, in un angolo della terra, preferisce alcune idee, ch'ei crede vere, le mantiene nella persecuzione e fra i ceppi, e muore, senza rinnegarle, sul palco. Perch lo onorate col nome di Santo e di Martire? Perch rispettate e fate rispettare dai vostri figli la sua memoria?
E perch leggete con avidit i miracoli di amor patrio registrati nelle storie Greche e li ripetete ai figli vostri con un senso d'orgoglio quasi fossero storie dei vostri padri? Quei fatti Greci son vecchi di due mila anni, e appartengono a un'epoca d'incivilimento che non  la vostra, n lo sar mai. Quell'uomo che chiamate Martire, moriva forse per idee che non sono le vostre, e troncava a ogni modo colla morte ogni via al suo progresso individuale quaggi. Quel popolo che ammirate nella vittoria o nella caduta, e popolo straniero a voi, forse pressoch ignoto; parla un linguaggio diverso, e il modo della sua esistenza non influisce visibilmente sul vostro: che importa a voi se chi lo domina  il Sultano o il Re di Baviera, il Russo o un governo escito dal consenso della nazione? Ma nel vostro cuore  una voce che grida: "Quegli uomini di due mila anni addietro, quelle popolazioni ch'oggi combattono lontane da voi, quel martire per le idee del quale voi non morreste, furono, sono fratelli vostri: fratelli non solo per comunioni di origine e di natura, ma per comunione di lavoro e di scopo. Quei Greci antichi passarono; ma l'opera loro non pass, e senza quella voi non avreste oggi quel grado di sviluppo intellettuale e morale che avete raggiunto. Quelle popolazioni consacrarono col loro sangue una idea di libert nazionale per la quale voi combattete. Quel martire insegnava morendo che l'uomo deve sacrificare ogni cosa e, occorrendo, la vita a quel che egli crede essere la Verit. Poco importa ch'egli e quanti altri segnano col loro sangue la fede tronchino qui sulla terra il proprio sviluppo individuale: Dio provvede altrove per essi. Importa lo sviluppo dell'Umanit. Importa che la generazione ventura sorga, ammaestrata dalle vostre pugne e dai vostri sacrifici, pi alta e pi potente che voi non siete nella intelligenza della Legge, nell'adorazione della Verit. Importa che, fortificata dagli esempi, la natura umana migliori e verifichi pi sempre il disegno di Dio sulla terra. E in qualunque luogo la natura migliori, in qualunque luogo si conquisti una verit, in qualunque parte si mova un passo sulla via dell'educazione, del progresso, della morale,  passo,  conquista che frutter presto o tardi a tutta quanta l'Umanit. Siete tutti soldati d'un esercito che move per vie diverse, diviso in nuclei diversi, alla conquista d'un solo intento. Oggi, voi non guardate che ai vostri capi immediati; le diverse assise, le diverse parole d'ordine, le distanze che separano i corpi d'operazione, le montagne che celano gli uni al guardo degli altri, vi fanno spesso dimenticare questa verit e concentrano esclusivamente la vostra attenzione sul fine che v' pi prossimo. Ma v' pi alto di tutti voi, chi abbraccia l'insieme e dirige le mosse. Dio solo ha il segreto della battaglia e sapr raccogliervi tutti in un campo e sotto una sola bandiera.
Quanta distanza tra questa credenza che fermenta nelle anime nostre e sar base alla morale dell'Epoca che sta per sorgere, e quelle che davano per base alla loro morale le generazioni che oggi chiamano antiche! E com' stretto il legame che passa fra l'idea che noi ci formiamo del Principio Divino e quella che ci formiamo dei nostri doveri! I primi uomini sentivano Dio, ma senza intenderlo, senza pi cercare d'intenderlo nella sua Legge: lo sentivano nella sua potenza, non nell'amore: concepivano confusamente una relazione qualunque fra Lui e il proprio individuo, non altro. Poco atti a staccarsi dalla sfera degli oggetti sensibili, lo sostanziavano in uno di quelli, nell'albero che avevan veduto colpito dal fulmine, nella pietra presso alla quale avevano innalzata la loro tenda, nell'animale che s'era offerto prima al loro occhio. Era il culto che nella storia della religione si distingue col nome di feticismo. E allora gli uomini non conobbero che la famiglia, riproduzione in certo modo del loro individuo: oltre il cerchio della famiglia, non v'erano che stranieri, o pi generalmente, nemici; giovare a s e alla famiglia, era l'unica base della morale. Pi appresso, l'idea di Dio s'ampli. Dagli oggetti sensibili l'uomo risali timidamente all'astrazione: generalizz. Dio non fu pi il protettore della famiglia, ma dell'associazione di pi famiglie, della citt, della gente. Al feticismo successe il politeismo, culto di molti Dei. Allora la morale ampli anch'essa il suo cerchio d'azione. Gli uomini riconobbero l'esistenza dei doveri pi estesi della famiglia e lavorarono all'incremento della gente, della nazione. Pur nondimeno, l'Umanit s'ignorava. Ogni nazione chiamava barbari gli stranieri, li trattava siccome tali, e ne cercava colla forza e coll'arte la conquista o l'abbassamento. Ogni nazione aveva stranieri o barbari nel suo seno, uomini, milioni di uomini, non ammessi ai riti religiosi dei cittadini, creduti di natura diversa, e schiavi fra i liberi. L'unit del genere umano non poteva essere ammessa che come conseguenza dell'unit di Dio. E l'unit di Dio, indovinata da alcuni rari pensatori dell'antichit, manifestata altamente da Mos, ma colla restrizione funesta che un solo popolo era l'eletto di Dio, non fu riconosciuta che verso lo scioglimento dell'impero Romano, per opera del Cristianesimo; Cristo pose in fronte alla sua credenza queste due verit inseparabili: non v' che un solo Dio, tutti gli uomini sono figli di Dio; e la promulgazione di queste due verit cangi aspetto al mondo e ampli il cerchio morale sino ai confini delle terre abitate. Ai doveri verso la famiglia e verso la patria, s'aggiunsero i doveri verso l'Umanit. Allora l'uomo impar che dovunque ei trovava un suo simile, ivi era un fratello per lui, un fratello dotato d'un'anima immortale come la sua, chiamata a ricongiungersi al Creatore, e ch'ei gli dovea amore, partecipazione della fede, e aiuto di consiglio e d'opera, dov'egli ne abbisognasse. Allora, presentimento d'altre verit contenute in germe nel Cristianesimo, s'udirono sulla bocca degli Apostoli parole sublimi, inintelligibili all'antichit, male intese o tradite anche dai successori; siccome in un corpo sono molte membra, e ciascun membro eseguisce una diversa funzione, cos, bench molti, noi siamo un corpo solo, e membra gli uni degli altri(7). E vi sar un solo ovile e un solo pastore(8). Ed oggi, dopo diciotto secoli di studi ed esperienze e fatiche, si tratta di dare sviluppo a quei germi: si tratta d'applicare quella verit, non solamente a ciascun individuo, ma a tutto quell'insieme di facolt e forze umane e presenti e future che si chiama l'UMANIT: si tratta di promulgare non solamente che l'Umanit,  un corpo solo e deve essere governato da una sola legge, ma che il primo articolo di questa Legge : Progresso, progresso qui sulla terra dove dobbiamo verificare quanto pi possiamo del disegno di Dio ed educarci a migliori destini. Si tratta d'insegnare agli uomini che, se l'Umanit  un corpo solo, noi tutti, siccome membra di quel corpo, dobbiamo lavorare al suo sviluppo e a farne pi armonica, pi attiva e pi potente la vita. Si tratta di convincersi che non possiamo salire a Dio, se non per l'anime dei nostri fratelli, e che dobbiamo migliorarle e purificarle anche dov'esse nol chiedano. Si tratta, dacch l'Umanit intera pu sola compiere quella parte del disegno di Dio ch'ei volle si compiesse quaggi, di sostituire all'esercizio della carit verso gl'individui, un lavoro d'associazione tendente a migliorar l'insieme, di ordinare a siffatto scopo la famiglia e la patria. Altri doveri pi vasti si riveleranno a noi, nel futuro, secondo che acquisteremo una idea meno imperfetta e pi chiara della nostra Legge di vita. Cos Dio Padre, per mezzo d'una lenta, ma continua educazione religiosa, guida al meglio l'Umanit, e in quel meglio il nostro individuo migliora anch'esso.
Migliora in quel meglio, n senza un miglioramento comune voi potete sperare che migliorino le condizioni morali o materiali del vostro individuo. Voi, generalmente parlando, non potete, quando anche il voleste, separare la vostra vita da quella dell'Umanit, vivente in essa, d'essa, per essa. L'anima vostra, salve le eccezioni dei pochissimi straordinariamente potenti, non pu svincolarsi dalla influenza degli elementi fra i quali si esercita; come il corpo, comunque costituito robustamente, non pu sottrarsi all'azione d'un'aria corrotta che lo circondi. Quanti fra voi vorranno, colla sicurezza di cacciarli incontro alle persecuzioni, educare i figli ad una sincerit senza limiti, dove la tirannide e lo spionaggio impongono di tacere o mentire i due terzi delle proprie opinioni? Quanti vorranno educarli al disprezzo delle ricchezze in una societ dove l'oro  l'unica potenza che ottenga onori, influenza, rispetto, anzi che protegga dall'arbitrio e dall'insulto dei padroni e dei loro agenti? Chi  di voi che per amore e colle migliori intenzioni del mondo non abbia mormorato ai suoi cari in Italia: diffidate degli uomini; l'uomo onesto deve concentrarsi in s stesso e fuggire la vita Pubblica; la carit comincia da casa; e s fatte massime evidentemente immorali, ma suggeritevi dall'aspetto generale della societ? Qual' la madre che, sebbene appartenente a una fede che adora la Croce di Cristo, martire volontario dell'umanit, non abbia cacciato le braccia intorno al collo del figlio, e tentato svolgerlo da tentativi pericolosi pel bene de'suoi fratelli? E dov'anche trovaste in voi la forza d'insegnare il contrario, la societ intera non distruggerebbe essa colle mille sue voci, coi mille suoi tristissimi esempi, l'effetto della vostra parola? Potete voi stessi purificare, innalzare l'anima vostra, in un'atmosfera di contaminazione e d'avvilimento? E scendendo alle vostre condizioni materiali, pensate possano migliorare stabilmente per altra via che quella del miglioramento comune? Milioni di lire sterline sono spese annualmente qui in Inghilterra, ov'io scrivo, dalla carit dei privati a sollievo degli individui caduti in miseria; e la miseria cresce annualmente, e la carit verso gli individui  provata impotente a sanar le piaghe, e la necessit di rimedi organici collettivi  pi sempre universalmente sentita. Dove il paese  minacciato continuamente in virt delle leggi ingiuste che lo governano, d'una lotta violenta fra gli oppressori e gli oppressi, credete possono rifluire i capitali e abbondare le imprese vaste, lunghe, costose? Dove i dazi e le proibizioni stanno nel capriccio d'un governo assoluto che non ha chi lo moderi, e le cui spese di eserciti di spie. d'impiegati o di pensionati crescono coi bisogni della sua sicurezza, credete l'attivit dell'industria e della manifattura possa ricevere uno sviluppo progressivo, continuo? Risponderete che basta ordiniate meglio il governo e le condizioni sociali nella patria vostra? Non basta. Nessun popolo vive in oggi esclusivamente dei propri prodotti. Voi vivete di cambi, di importazioni e d'esportazioni.
Una nazione straniera che impoverisca, nella quale diminuisca la cifra dei consumatori,  un mercato di meno per voi. Un commercio straniero che, in conseguenza dei cattivi ordinamenti, soggiaccia a crisi o a rovina, produce crisi o rovina nel vostro. I fallimenti d'Inghilterra o d'America trascinano fallimenti Italiani. Il credito  in oggi istituzione non nazionale, ma Europea. E inoltre, ogni tentativo di miglioramento nazionale che voi farete avr nemici, in virt delle Leghe contratte dai principi, primi ad accorgersi che la quistione  in oggi generale, di tutti i governi. N v' speranza per voi se non nel miglioramento universale, nella fratellanza fra tutti i popoli dell'Europa e, per l'Europa, dell'umanit.
Voi dunque, o fratelli, per dovere e per utile vostro, non dimenticherete mai che i primi vostri doveri, doveri, senza compiere i quali voi non potete sperare di compiere quei che la patria e la famiglia comandano, sono verso l'Umanit. La parola e l'opera vostra siano per tutti, s come per tutti  Dio, nel suo amore e nella sua Legge. In qualunque terra voi siate, dovunque un uomo combatte pel diritto, pel giusto, pel vero, ivi  un vostro fratello: dovunque un uomo soffre, tormentato dall'errore, dall'ingiustizia, dalla tirannide, ivi  un vostro fratello, Liberi e schiavi SIETE TUTTI FRATELLI. Una  la vostra origine, una la legge, uno il fine per tutti voi. Una sia la credenza, una l'azione, una la bandiera sotto cui militate. Non dite: il linguaggio che noi parliamo  diverso: le lagrime, l'azione, il martirio formano linguaggio comune per gli uomini quanti sono, e che voi tutti intendete. Non dite: l'Umanit  troppo vasta, e noi troppo deboli. Dio non misura le forze, ma le intenzioni. Amate l'Umanit. Ad ogni opera vostra nel cerchio della Patria o della famiglia, chiedete a voi stessi: se questo ch'io fo fosse fatto da tutti e per tutti, gioverebbe o nuocerebbe all'Umanit? e se la coscienza vi risponde: nuocerebbe, desistete, desistete quand'anche vi sembri che dall'azione vostra escirebbe un vantaggio immediato per la Patria e per la Famiglia. Siate apostoli di questa fede, apostoli della fratellanza delle Nazioni e della unit, oggi ammessa in principio, ma nel fatto negata, del genere umano. Siatelo dove potete e come potete. N Dio n gli uomini possono esigere pi da voi. Ma io vi dico che facendovi tali - facendovi tali, dov'altro non possiate, in voi stessi - voi gioverete all'umanit. Dio misura i gradi di educazione ch'ei fa salire al genere umano sul numero e sulla purit dei credenti. Quando sarete puri e numerosi, Dio che vi conta, v'aprir il varco all'azione.


Capitolo quinto
Doveri verso la Patria
I primi vostri Doveri, primi almeno per importanza, sono, com'io vi dissi, verso l'Umanit. Siete uomini prima d'essere cittadini o padri. Se non abbracciaste del vostro amore tutta quanta l'umana famiglia - se non confessaste la fede nella sua umanit, conseguenza dell'unit di Dio, e nell'affratellamento dei Popoli che devono ridurla a fatto - se ovunque geme un vostro simile, ovunque la dignit della natura umana  violata dalla menzogna o dalla tirannide, voi non foste pronti, potendo, a soccorrere quel meschino o non vi sentiste chiamati, potendo, a combattere per risollevare gli ingannati o gli oppressi - voi tradireste la vostra legge di vita e non intendereste la religione che benedir l'avvenire.
Ma che cosa pu ciascuno di voi, colle sue forze isolate, fare pel miglioramento morale, pel progresso dell'Umanit? Vi potete esprimere, di tempo in tempo, sterilmente la vostra credenza; potete compiere, qualche rara volta, verso un fratello non appartenente alle vostre terre, un'opera di carit; ma non altro. Ora la carit non  la parola della fede avvenire. La parola della fede avvenire  l'associazione, la cooperazione fraterna verso un intento comune, tanto superiore alla carit, quanto l'opera di molti fra voi che s'uniscono a inalzare concordi un edifizio per abitarvi insieme  superiore a quella che compireste innalzando ciascuno una casupola separata e limitandovi a ricambiarvi gli uni cogli altri aiuto di pietre, di mattoni, di calce. Ma quest'opera comune voi, divisi di lingua, di tendenze, d'abitudini, di facolt, non potete tentarla. L'individuo  troppo debole e l'Umanit troppo vasta. Mio Dio, - prega, salpando il marinaio della Bretagna - proteggetemi: il mio battello  s piccolo e il nostro Occano cos grande! E quella preghiera riassume la condizione di ciascun di voi, se non si trova un mezzo di moltiplicare indefinitivamente le vostre forze, la vostra potenza d'azione: Questo mezzo Dio lo trovava per voi, quando vi dava una Patria, quando, come un saggio direttore di lavori distribuisce le parti diverse a seconda delle capacit, ripartiva in gruppi, in nuclei distinti l'Umanit sulla faccia del nostro globo e cacciava il germe delle nazioni. I tristi governi hanno guastato il disegno di Dio che voi potete vedere segnato chiaramente, per quello almeno che riguarda la nostra Europa, dai corsi dei grandi fiumi, dalle curve degli alti monti e dalle altre condizioni geografiche: l'hanno guastato colla conquista, coll'avidit, colla gelosia dell'altrui giusta potenza; guastato di tanto che oggi, dall'Inghilterra e dalla Francia in fuori, non v' forse Nazione i cui confini corrispondano a quel disegno. Essi non conoscevano e non conoscono Patria, fuorch la loro famiglia, la dinastia, l'egoismo di casta. Ma il disegno divino si compir senza fallo. Le divisioni naturali, le innate spontanee tendenze dei popoli, si sostituiranno alle divisioni arbitrarie sancite dai tristi governi. La Carta d'Europa sar rifatta. La Patria del Popolo risorger delimita dal voto dei liberi, sulle rovine della Patria dei re, delle caste privilegiate. Tra quelle patrie sar armonia, affratellamento. E allora, il lavoro dell'umanit verso il miglioramento comune, verso la scoperta e l'applicazione della propria legge di vita, ripartito a seconda delle capacit locali e associato, potr compirsi per via di sviluppo progressivo, pacifico: allora, ciascuno di voi, forte degli effetti e dei mezzi di molti milioni d'uomini parlanti la stessa lingua, dotati di tendenze uniformi, educati dalla stessa tradizione storica, potr sperare di giovare coll'opera propria a tutta quanta l'Umanit.
A voi, uomini nati in Italia, Dio assegnava, quasi prediligendovi, la Patria meglio definita dell'Europa. In altre terre, segnate con limiti pi incerti o interrotti, possono insorgere questioni che il voto pacifico di tutti scioglier un giorno, ma che hanno costato e costeranno forse ancora lagrime e sangue: sulla vostra, no. Dio v'ha steso intorno linee di confini sublimi, innegabili: da un lato, i pi alti monti d'Europa: l'Alpi; dall'altro: il Mare, l'immenso Mare. Aprite un compasso: collocate una punta al nord dell'Italia, su Parma; appuntate l'altra agli sbocchi del Varo e segnate con essa, nella direzione delle Alpi, un semicerchio: quella punta che andr, compito il semicerchio, a cadere sugli sbocchi dell'Isonzo, avr segnato la frontiera che Dio vi dava. Sino a quella frontiera si parla, s'intende la vostra lingua: oltre quella, non avete diritti. Vostre sono innegabilmente la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, e le isole minori collocate fra quelle e la terra ferma d'Italia. La forza brutale pu ancora per poco contendervi quei confini, ma il consenso segreto dei popoli li riconosce d'antico, e il giorno in cui, levati unanimi all'ultima prova, pianterete la vostra bandiera tricolore su quella frontiera, l'Europa intera acclamer, sorta e accettata nel consorzio delle Nazioni, l'Italia. A quest'ultima prova dovete tendere con tutti gli sforzi.
Senza Patria, voi non avete nome, n segno, n voto, n diritti, n battesimo di fratelli tra i popoli. Siete i bastardi dell'umanit. Soldati senza bandiera, israeliti delle Nazioni, voi non otterrete fede n protezione: non avrete mallevadori. Non v'illudete a compiere, se prima non vi conquistate una Patria, la vostra emancipazione da una ingiusta condizione sociale: dove non  Patria, non  Patto comune al quale possiate richiamarvi: regna solo l'egoismo degli interessi, e chi ha predominio lo serba, dacch non v' tutela comune a propria tutela. Non vi seduca l'idea di migliorare, senza sciogliere prima la questione Nazionale, le vostre condizioni materiali: non potrete riuscirvi. Le vostre associazioni industriali, le consorterie di mutuo soccorso son buone com'opera educatrice, come fatto economico: rimarranno sterili finch non abbiate un'Italia. Il problema economico esige principalmente aumento di capitale e di produzione; e finch il vostro paese  smembrato in frazioni - finch, separati da linee doganali e difficolt artificiali d'ogni sorta, non avete se non mercati ristretti dinanzi a voi - non potete sperar quell'aumento. Oggi - non v'illudete - voi non siete la classe operaia d'Italia: siete frazione di quella classe: impotenti, ineguali al grande intento che vi proponete. La vostra emancipazione non potr iniziarsi praticamente, se non quando un Governo Nazionale, intendendo i segni dei tempi, avr inserito, da Roma, nella dichiarazione di Principii, che sar norma allo sviluppo della vita Italiana, le parole: Il lavoro  sacro ed  la sorgente della ricchezza d'Italia.
Non vi sviate dunque dietro a speranze di progresso materiale che, nelle vostre condizioni dell'oggi sono illusioni. La Patria sola, la vasta e ricca patria Italiana, che si stende dalle Alpi all'ultima terra di Sicilia, pu compiere quelle speranze. Voi non potete ottenere ci che  vostro diritto se non obbedendo a ci che vi comanda il Dovere. Meritate ed avrete. Oh miei fratelli! amate la Patria. La Patria  la nostra casa: la casa che Dio ci ha data, ponendovi dentro una numerosa famiglia, che ci ama e che noi amiamo, colla quale possiamo intenderci meglio e pi rapidamente che non con altri, e che per la concentrazione sopra un dato terreno e per la natura omogenea degli elementi che essa possiede,  chiamata a un genere speciale d'azione. La Patria  la nostra lavoreria; i prodotti della nostra attivit devono stendersi da quella a beneficio di tutta la terra; ma gli istrumenti del lavoro che noi possiamo meglio e pi efficacemente trattare, stanno in quella e noi non possiamo rinunziarvi senza tradire l'intenzione di Dio e senza diminuire le nostre forze. Lavorando, secondo i veri principii per la Patria, noi lavoriamo per l'Umanit: la patria  il punto d'appoggio della leva che noi dobbiamo dirigere a vantaggio comune. Perdendo quel punto d'appoggio, noi corriamo rischio di riuscire inutili alla Patria e all'Umanit. Prima d'associarsi colle Nazioni che compongono l'Umanit, bisogna esistere come Nazione. Non v' associazione che tra gli eguali; e voi non avete esistenza collettiva riconosciuta.
L'Umanit  un grande esercito, che move alla conquista di terre incognite, contro nemici potenti e avveduti. I popoli sono diversi corpi, le divisioni di quell'esercito. Ciascuno ha un posto che gli si  confidato: ciascuno ha un'operazione particolare da eseguire; e la vittoria comune dipende dall'esattezza colla quale le diverse operazioni saranno compite. Non turbate l'ordine della battaglia. Non abbandonate la bandiera che Dio vi diede. Dovunque vi trovate, in seno a qualunque popolo le circostanze vi caccino, combattete per la libert di quel popolo, se il momento lo esige; ma combattete come Italiani, cos che il sangue che verserete frutti onore ed amore, non a voi solamente, ma alla vostra Patria. E Italiano sia il pensiero continuo dell'anime vostre: Italiani siano gli atti della vostra vita: Italiani i segni sotto i quali v'ordinate a lavorare per l'Umanit. Non dite: io, dite: noi. La Patria s'incarni in ciascuno di voi. Ciascuno di voi, si senta, si faccia mallevadore dei suoi fratelli: ciascuno di voi impari a far si che in lui sia rispettata ed amata la Patria.
La Patria,  una, indivisibile. Come i membri d'una famiglia non hanno gioia della mensa comune se un d'essi  lontano, rapito all'affetto fraterno, cos voi non abbiate gioia e riposo finch una frazione del territorio sul quale si parla la vostra lingua  divelta dalla Nazione.
La Patria  il segno della missione che Dio v'ha dato da compiere nell'umanit. Le facolt, le forze di tutti i suoi figli devono associarsi pel compimento di quella missione. Una certa somma di doveri e di diritti comuni spetta ad ogni uomo che risponde al chi sei? degli altri popoli: sono Italiano. Quei doveri e quei diritti non possono essere rappresentati che da un solo Potere uscito dal vostro voto. La patria deve aver dunque un solo Governo. I politici che si chiamano federalisti, e che vorrebbero far dell'Italia una fratellanza di Stati diversi, smembrano la Patria e non ne intendono l'Unit. Gli stati nei quali si divide in oggi l'Italia non sono creazione del nostro popolo: uscirono da calcoli d'ambizione di principi o di conquistatori stranieri, e non giovano che ad accarezzare la vanit delle aristocrazie locali, alle quali  necessaria una sfera pi ristretta della grande Patria. Ci che voi, popolo, creaste, abbelliste, consacraste coi vostri affetti, colle vostre gioie, coi vostri dolori, col vostro sangue,  la Citt, il Comune, non la Provincia o lo Stato. Nella Citt, nel comune dove dormono i vostri padri e vivranno i nati da voi, s'esercitano le vostre facolt, i vostri diritti personali, si svolge la vostra vita d'individuo.  della vostra Citt che ciascuno di voi pu dire ci che cantano i Veneziani della loro: Venezia la xe nostra: - l'avemo fatta nu. In essa avete bisogno di libert, di Comune e Unit di patria, sia dunque la vostra fede. Non dite Roma e Toscana, Roma e Lombardia, Roma e Sicilia, dite Roma e Firenze, Roma e Siena, Roma e Livorno, e cos per tutti i comuni d'Italia: Roma per tutto ci che rappresenta la vita italiana, la vita della Nazione; il vostro comune per quanto rappresenta la vita individuale. Tutte le altre divisioni sono artificiali, e non s'appoggiano sulla vostra tradizione Nazionale.
La Patria  una comunione di liberi e d'uguali affratellati in concordia di lavori verso un unico fine. Voi dovete farla e mantenerla tale. La Patria non  un aggregato,  una associazione. Non v' dunque veramente Patria senza un Diritto uniforme. Non v' Patria dove l'uniformit di quel Diritto  violata dall'esistenza di caste, di privilegi, d'ineguaglianze - dove l'attivit d'una porzione delle forze e facolt individuale  cancellata o assopita - dove non  principio comune accettato, riconosciuto, sviluppato da tutti; vi  non Nazione, non popolo, ma moltitudine, agglomerazione fortuita d'uomini che le circostanze riunirono, che circostanze diverse separeranno. In nome del vostro amore alla Patria, voi combatterete senza tregua l'esistenza d'ogni privilegio, d'ogni ineguaglianza sul suolo che v'ha dato vita. Un solo privilegio  legittimo: il privilegio del genio, quando il Genio si mostri affratellato colla Virt; ma  privilegio concesso da Dio e non dagli uomini - e quando voi lo riconoscerete seguendone le ispirazioni, lo riconoscerete liberamente esercitando la vostra ragione, la vostra scelta. Qualunque privilegio pretende sommessione da voi in virt della forza, dell'eredit, d'un diritto che non sia diritto comune,  usurpazione,  tirannide; e voi dovete combatterla e spegnerla. La Patria deve essere il vostro Tempio. Dio al vertice, un Popolo d'eguali alla base; non abbiate altra formola, altra legge morale, se non volete disonorare la Patria e voi. Le leggi secondarie che devono via via regolare la vostra vita siano l'applicazione progressiva di quella Legge suprema.
E perch lo siano,  necessario che tutti contribuiscano a farle. Le leggi fatte da una sola frazione di cittadini non possono, per natura di cose e d'uomini, riflettere che il pensiero, le aspirazioni, i desideri, di quella frazione: rappresentano, non la Patria, ma un terzo, un quarto, una classe, una zona della patria. La legge deve esprimere l'aspirazione generale, promuovere l'utile di tutti, rispondere a un battito del core della Nazione. La Nazione intera dev'essere, dunque, direttamente o indirettamente, legislatrice. Cedendo a pochi uomini quella missione, voi sostituite l'egoismo d'una classe alla Patria, che  l'unione di tutte classi.
La Patria non  un territorio; il territorio non ne  la base. La Patria  l'idea che sorge su quello;  il pensiero d'amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Finch un solo tra i vostri fratelli non  rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale - finch un solo vegeta ineducato fra gli educati - finch uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue per mancanza di lavoro nella miseria - voi non avrete la Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la patria per tutti. Il voto, l'educazione, il lavoro, sono le tre colonne fondamentali della Nazione; non abbiate posa finch non siano per opera vostra solidamente innalzate.
E quando lo saranno - quando avrete assicurato a voi tutti il pane del corpo e quello dell'anima - quando liberi, uniti, intrecciate le destre come fratelli intorno a una madre amata, moverete in bella e santa armonia allo sviluppo delle vostre facolt e della missione Italiana - ricordatevi che quella missione  l'unit morale d'Europa: ricordatevi gl'immensi doveri ch'essa v'impone. L'Italia  la sola terra che abbia due volte gettato la grande parola unificatrice alle nazioni disgiunte. La vita d'Italia fu vita di tutti. Due volte Roma fu la Metropoli, il Tempio del mondo Europeo: la prima, quando le nostre aquile percorsero conquistatrici da un punto all'altro le terre cognite e le prepararono all'Unit colle istituzioni civili; la seconda, quando, domati dalla potenza della natura, dalle grandi memorie e dall'ispirazione religiosa, i conquistatori settentrionali, il genio d'Italia s'incarn nel Papato e ademp da Roma la solenne missione, cessata da quattro secoli, di diffondere la parola Unit nell'anima ai popoli del mondo Cristiano. Albeggia oggi per la nostra Italia una terza missione: di tanto pi vasta quanto pi grande e potente dei Cesari e dei Papi sar il POPOLO ITALIANO, la Patria Una e Libera che voi dovete fondare. Il presentimento di questa missione agita l'Europa e tiene incatenati all'Italia l'occhio ed il pensiero delle Nazioni.
I vostri doveri verso la Patria stanno in ragione dell'altezza di questa missione. Voi dovete mantenerla pura d'egoismo, incontaminata di menzogna e delle arti di quel gesuitismo politico, che chiamano diplomazia.
La politica della patria sar fondata per opera vostra sull'adorazione a'principii non sull'idolatria dell'Interesse o dell'opportunit. L'Europa ha paesi pei quali la Libert  sacra al di dentro, violata sistematicamente al di fuori: popoli che dicono: altro  il Vero, altro l'Utile, altra cosa  la teorica, altra  la pratica. Quei paesi espieranno lungamente, inevitabilmente la loro colpa nell'isolamento, nell'oppressione e nell'anarchia. Ma voi sapete la missione della nostra Patria e seguirete altra via. Per voi l'Italia avr, s come un solo Dio nei cieli, una sola verit, una sola fede, una sola norma di vita politica sulla terra. Sull'edifizio che il popolo d'Italia innalzer pi sublime del Campidoglio e del Vaticano, voi pianterete la bandiera della Libert e dell'Associazione, s che rifulga sugli occhi a tutte le Nazioni, n la velerete mai per terrore di despoti o libidine d'interessi d'un giorno. Avrete audacia s come fede. Confesserete altamente il pensiero che fermenta in core alla Italia davanti al mondo e a quei che si dicono padroni del mondo. Non rinnegherete mai le Nazioni sorelle. La vita della Patria si svolger per voi bella e forte, libera di paure servili e di scettiche esitazioni, serbando per base il popolo, per norma le conseguenze dei suoi principii logicamente dedotte e energicamente applicate, per forza la forza di tutti, per risultato il miglioramento di tutti, per fine il compimento della missione che Dio le  dava. E perch voi sarete pronti a morire per l'Umanit, la vita della Patria sar immortale.


Capitolo sesto
Doveri verso la famiglia
La famiglia  la Patria del core. V' un Angiolo nella Famiglia che rende, con una misteriosa influenza di grazie, di dolcezza e d'amore, il compimento dei doveri meno arido, i dolori meno amari. Le sole gioie pure e non miste di tristezza che sia dato all'uomo di goder sulla terra, sono, merce quell'Angiolo, le gioie della Famiglia. Chi non ha potuto, per fatalit di circostanze, vivere, sotto l'ali dell'Angiolo, la vita serena della famiglia, ha un'ombra di mestizia stesa sull'anima, un vuoto che nulla riempie nel core! ed io che scrivo per voi queste pagine, lo so. Benedite Iddio che creava quell'Angiolo, o voi che avete le gioie e le consolazioni della Famiglia. Non la tenete in poco conto, perch vi sembri di poter trovare altrove gioie pi ferventi o consolazioni pi rapide ai vostri dolori. La famiglia ha in s un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti, in essa, vi si stendono intorno lenti, inavvertiti, ma tenaci e durevoli siccome l'ellera intorno alla pianta: vi seguono d'ora in ora: s'immedesimano taciti colla vostra vita. Voi spesso non li discernete, poich fanno parte di voi; ma quando li perdete, sentite come un non so che d'intimo, di necessario a vivere vi mancasse. Voi errate irriquieti e a disagio! potete ancora procacciarvi brevi gioie o conforti; non il conforto supremo, la calma, la calma dell'onda del lago, la calma del sonno della fiducia, del sonno che il bambino dorme sul seno materno.
L'Angiolo della Famiglia  la Donna. Madre, sposa, sorella, la donna  la carezza della vita, la soavit dell'affetto diffusa sulle sue fatiche, un riflesso sullo individuo della Provvidenza amorevole che veglia sull'umanit: sono in essa tesori di dolcezza consolatrice che bastano ad ammorzare qualunque dolore. Ed essa  inoltre per ciascun di noi l'iniziatrice dell'avvenire. Il primo bacio materno insegna al bambino l'amore. Il primo santo bacio d'amica insegna all'uomo la speranza, la fede nella vita; e l'amore e la fede creano il desiderio del meglio, la potenza di raggiungerlo a grado a grado, l'avvenire insomma, il cui simbolo vivente  il bambino, legame tra noi e le generazioni future. Per essa, la Famiglia, col suo mistero divino di riproduzione, accenna all'eternit.
Abbiate dunque, o miei fratelli, s come santa la Famiglia. Abbiatela come condizione inseparabile della vita, e respingete ogni assalto che potesse venirle mosso da uomini imbevuti di false e brutali filosofie o da incauti che irritati in vederla sovente nido d'egoismo e di spirito di casta, credono, come il barbaro, che il rimedio al male sia nel sopprimerla.
La Famiglia  concetto di Dio, non vostro. Potenza umana non pu sopprimerla. Come la Patria, pi assai che la Patria, la Famiglia  un elemento della vita.
Ho detto pi assai che la Patria. La Patria sacra in oggi, sparir forse un giorno quando ogni uomo rifletter nella propria coscienza la legge morale dell'umanit; la Famiglia durer quanto l'uomo. Essa  la culla dell'umanit. Come ogni elemento della vita umana, essa deve essere aperta al Progresso, migliorare d'epoca in epoca le sue tendenze, le sue aspirazioni; ma nessuno potr cancellarla.
Far la famiglia pi sempre santa e inanellata pi sempre alla Patria,  questa la vostra missione. Ci che la Patria  per l'umanit, la Famiglia deve esserlo per la Patria. Come io v'ho detto che la parte della Patria  quella d'educare gli uomini, cos la parte della Famiglia  quella di educare i cittadini: Famiglia e Patria sono i due punti estremi d'una sola linea. E dove non  cos, la Famiglia diventa Egoismo, tanto pi schifoso e brutale quanto pi prostituisce, sviandola dal vero scopo, la cosa pi santa: gli affetti.
Oggi, l'egoismo regna spesso pur troppo e forzatamente nella Famiglia. Le tristi istituzioni sociali lo generano. In una societ fondata su spie, birri, prigioni e patiboli, la povera madre, tremante ad ogni nobile aspirazione del figlio,  sospinta ad insegnargli la diffidenza, a dirgli: bada! l'uomo che ti parla di Patria di Libert d'Avvenire, e che tu vorresti stringerti al petto non  forse che un traditore! In una societ nella quale il merito  pericoloso, e la ricchezza  la sola base della potenza, della sicurezza, della difesa contro la persecuzione e il sopruso, il padre  trascinato dall'affetto a dire al giovane anelante la Verit: bada! la ricchezza  la tua tutela: la Verit sola non pu esserti scudo contro l'altrui forza, contro l'altrui corruttela. Ma io vi parlo d'un tempo in cui, col vostro sudore e col vostro sangue, avrete fondato ai figli una Patria di liberi, costituita sul merito, sul bene che ciascuno di voi avr fatto ai suoi fratelli. Fino a quel tempo, voi pur troppo non avete innanzi che una sola via di miglioramento, un solo supremo dovere da compiere: ordinarvi, prepararvi, scegliere l'ora opportuna e combattere a conquistarvi coll'insurrezione la vostra Italia. Allora soltanto potrete soddisfare senza gravi e continui ostacoli agli altri vostri doveri. E allora, mentr'io sar probabilmente sotterra, rileggete queste mie pagine: i pochi consigli fraterni ch'esse contengono vengono da un core che v'ama e sono scritti colla coscienza del vero.
Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facolt intellettuali e morali. Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorit: non ne avete alcuna. Un lungo pregiudizio ha creato, con una educazione disuguale e una perenne oppressione di leggi, quell'apparente inferiorit intellettuale, dalla quale oggi argomentano per mantenere l'oppressione. Ma la storia delle oppressioni non v'insegna che chi opprime si appoggia sempre sopra un fatto creato da lui? Le caste feudali contesero a voi, figli del popolo, fin quasi ai nostri giorni, l'educazione; poi, dalla mancanza d'educazione, argomentarono e argomentano anche oggi per escludervi dal santuario della citt, dal recinto dove si fanno le leggi, dal diritto di voto che inizia la vostra missione sociale. I padroni dei Neri in America dichiarano radicalmente inferiore e incapace d'educazione la razza e perseguitano intanto qualunque s'adoperi a educarla. Da mezzo secolo i fautori delle famiglie affermano noi italiani mal atti alla libert, e intanto con le leggi e con la forza brutale d'eserciti assoldati mantengono chiusa ogni via, perch possa da noi vincersi, se pure esistesse l'ostacolo, come se la tirannide potesse mai essere educazione alla libert. Or noi tutti fummo e siamo tuttavia rei d'una colpa simile verso la donna. Allontanate da voi fin l'ombra di quella colpa; per che non  colpa pi grave davanti a Dio, di quella che divide in due classi l'umana famiglia e impone o accetta che l'una soggiaccia all'altra. Davanti a Dio Uno e Padre non v' uomo n donna ma l'essere umano, l'essere nel quale, sotto l'aspetto d'uomo o di donna, s'incontrano tutti i caratteri che distinguono l'Umanit dall'ordine degli animali: tendenza sociale, capacit d'educazione, facolt di progresso. Dovunque si rivelano questi caratteri, ivi esiste l'umana natura, uguaglianza quindi di diritti e doveri. Come due rami che muovono distinti da uno stesso tronco, l'uomo e la donna muovono varii da una base comune, che  l'umanit. Non esiste disuguaglianza fra l'uno e l'altra; ma come spesso accade fra due uomini, diversit di tendenze, di vocazioni speciali. Son due note d'un accordo musicale, disuguali o di natura diversa! La donna e l'uomo sono due note senza le quali l'accordo umano non  possibile; hanno doveri e diritti generali diversi due popoli chiamati dalle loro tendenze speciali o dalle condizioni in cui vivono, l'uno a diffondere il pensiero dell'associazione umana per via di colonie, l'altro a predicarlo colla produzione di capolavori d'arte o di letteratura universalmente ammirati! Ambi quei Popoli sono apostoli, consapevoli o no, dello stesso concetto divino, eguali e fratelli in esso. L'uomo e la donna hanno, come quei due Popoli, funzioni distinte nell'Umanit; ma quelle funzioni sono sacre egualmente, necessarie allo sviluppo comune; ambe rappresentanze del Pensiero che Dio poneva, come anima, nell'universo. Abbiate dunque la Donna siccome compagna e partecipe, non solamente delle vostre gioie e dei vostri dolori, ma delle vostre aspirazioni, dei vostri pensieri, dei vostri studi e dei vostri tentativi di miglioramento sociale. Abbiatela eguale nella vostra vita civile e politica. Siate le due ali dell'anima umana verso l'ideale che dobbiamo raggiungere. La Bibbia Mosaica ha detto: Dio cre l'uomo e dall'uomo la donna, ma la vostra Bibbia, la Bibbia dell'avvenire dir: Dio cre l'Umanit, manifestata nella donna e nell'uomo.
Amate i figli che la Provvidenza vi manda; ma amateli di vero, profondo, severo amore; non dell'amore snervato, irragionevole, cieco, ch' egoismo per voi, rovina per essi. In nome di ci che v' di pi sacro, non dimenticate mai che voi avete in cura le generazioni future, che avete verso quell'anime che vi sono affidate, verso l'umanit, verso Dio, la pi tremenda responsabilit che l'essere umano possa conoscere: voi dovete iniziarle, non alle gioie o alle cupidigie della vita, ma alla vita stessa, ai suoi doveri, alla Legge morale che la governa. Poche madri, pochi padri, in questo secolo irreligioso, intendono, segnatamente nelle classi agiate, la gravit, la santit della missione educatrice: poche madri, pochi padri pensano che le molte vittime, le lotte incessanti e il lungo martirio dei nostri tempi son frutto in gran parte dell'egoismo innestato trenta anni addietro nell'animo da madri deboli o da padri incauti, i quali lasciarono che i loro figli s'avvezzassero a considerare la vita non come dovere e missione, ma come ricerca di piacere e studio del proprio benessere. Per voi, uomini del lavoro, i pericoli sono minori; i pi fra i nati da voi imparano pur troppo la vita dalle privazioni. E minori sono d'altra parte in voi, costretti dalla povera condizione sociale a continue fatiche, le possibilit d'educare come importerebbe. Pur nondimeno potete anche voi compiere in parte l'ardua missione. Lo potete coll'esempio e colla parola.
Lo potete com'esempio.
"I vostri figli sono simili a voi, corrotti o virtuosi, secondo che sarete voi stessi virtuosi o corrotti.
Come mai sarebbero essi onesti, pietosi, umani, se voi mancate di probit, se siete senza viscere pei vostri fratelli? come reprimerebbero i loro grossolani appetiti, se vi vedono abbandonati all'intemperanza? come serberebbero intatta l'innocenza nativa, se voi non temete d'oltraggiare davanti ad essi il pudore con atti indecenti o con oscene parole?
Voi siete il vivente modello sul quale si former la pieghevole loro natura. Dipende da voi che i vostri figli riescano uomini o bruti(9)."
E potete educare colla parola. Parlate loro di Patria, di ci ch'essa fu, di ci che deve essere. Quando, la sera, dimenticate, fra il sorriso della madre e l'ingenuo favellio dei fanciulli seduti sulle vostre ginocchia, le fatiche della giornata, ridite ad essi i grandi fatti dei popolani delle antiche nostre repubbliche; insegnate loro i nomi dei buoni che amarono l'Italia e il suo popolo e per una via di sciagura, di calunnie e di persecuzioni, tentarono migliorarne i destini. Instillate nei loro giovani cuori, non l'odio contro gli oppressori, ma l'energia di proposito contro l'oppressione. Imparino dal vostro labbro e dal tranquillo assenso materno, come sia bello il seguire le vie della Virt, come sia grande il piantarsi Apostoli della verit, come sia santo il sacrificarsi, occorrendo, pei propri fratelli. Infondete nelle tenere menti, insieme ai germi della ribellione contro ogni autorit usurpata e sostenuta dalla forza, la riverenza alla vera, all'unica Autorit, l'autorit della Virt coronata dal Genio. Fate che crescano, avversi egualmente alla tirannide ed all'anarchia, nella religione della coscienza inspirata, non incatenata dalla tradizione. La Nazione deve aiutarvi in quest'opera. E voi avete, in nome dei vostri figli, diritto di esigerlo. Senza educazione Nazionale non esiste veramente Nazione.
Amate i parenti. La Famiglia che procede da voi non vi faccia mai dimenticare la famiglia dalla quale procedete. Pur troppo sovente i nuovi vincoli allentano gli antichi, mentre non dovrebbero essere se non un nuovo anello nella catena d'amore che deve annodare in uno tre generazioni della Famiglia. Circondate d'affetti teneri e rispettosi sino all'ultimo giorno le teste canute della madre, del padre. Infiorate ad essi la via della tomba. Diffondete colla continuit dell'amore sulle loro anime stanche un profumo di fede e d'immortalit. E l'affetto che serbate inviolato ai parenti vi sia pegno di quello che vi serberanno i nati da voi.
Parenti, sorelle e fratelli, sposa, figli, siano per voi come rami collocati in ordine diverso sulla stessa pianta. Santificate la Famiglia nell'unit dell'amore. Fatene come un Tempio dal quale possiate congiunti sacrificare alla Patria. Io non so se sarete felici; ma che cos facendo, anche di mezzo alle possibili avversit, sorger per voi un senso di pace serena, un riposo di tranquilla coscienza, che vi dar forza contro ogni prova, e vi terr schiuso un raggio azzurro di cielo in ogni tempesta.

Capitolo settimo
Doveri verso se stesso
PRELIMINARI
Io v'ho detto: voi avete vita; dunque avete una legge di vita... Svilupparsi, agire, vivere secondo la legge di vita,  il primo, anzi l'unico vostro Dovere. Vi ho detto che per conoscere quale sia la legge della vostra vita, Dio v'ha dato due mezzi: la vostra coscienza e la coscienza dell'Umanit, il consenso dei vostri fratelli. V'ho detto che ogni qualvolta, interrogando la vostra coscienza, troverete la sua voce in armonia colla grande voce del genere umano trasmessavi dalla storia, voi siete certi d'avere la verit eterna, immutabile in pugno.
Voi potete oggi difficilmente interrogare a dovere la grande voce che l'umanit vi tramanda attraverso la Storia: vi mancano finora libri buoni davvero e popolarmente scritti, e vi manca il tempo; ma gli uomini che per ingegno e coscienza meglio rappresentano, da oltre un mezzo secolo, gli studi storici e la scienza dell'Umanit, hanno raccolto da quella voce alcuni caratteri della nostra Legge di Vita; hanno raccolto che la natura umana  essenzialmente adunabile, essenzialmente sociale: hanno raccolto che, come non vi  n pu esservi che un solo Dio, non v' n pu esservi che una sola Legge per l'uomo individuo e per l'umanit collettiva, hanno raccolto che il carattere fondamentale, universale di questa Legge,  PROGRESSO. Da queste verit oggimai innegabili, perch confermate da tutti i rami dell'umano sapere, scendono tutti i vostri doveri verso voi stessi, e scendono pure tutti i vostri diritti, i quali sommano in uno: il diritto di non essere menomamente inceppati e d'essere, dentro certi limiti, aiutati nel compimento dei vostri doveri. Voi siete e vi sentite liberi. Tutti i sofismi d'una misera filosofia, che vorrebbe sostituire una dottrina di non so quale fatalismo al grido della coscienza umana, non valgono a cancellare due testimonianze invincibili a favore della libert: il rimorso e il martirio. Da Socrate a Ges, da Ges fino agli uomini che muoiono ogni tanto per la Patria, i Martiri di una Fede protestano contro quella servile dottrina, gridandovi: "noi amavamo la vita; amavamo esseri che ce la facevano cara e che ci supplicavano di cedere: tutti gl'impulsi del nostro cuore dicevano vivi! a ciascuno di noi, ma per la salute delle generazioni avvenire, scegliemmo morire". Da Caino alla spia volgare dei nostri giorni, i traditori dei loro fratelli, gli uomini che si son messi sulla via del male, sentono nel fondo dell'anima una condanna, una irrequietezza, un rimprovero che dice a ciascun d'essi: perch t'allontanasti dalle vie del bene? Voi siete liberi e quindi responsabili. Da questa libert morale scende il vostro diritto alla libert politica, il vostro dovere di conquistarvela e mantenerla inviolata, il dovere altrui di non menomarla.
Voi siete educabili. Esiste in ciascun di voi una somma di facolt, di capacit intellettuali, di tendenze morali, alle quali l'educazione sola pu dar moto e vita, e che, senza quella, giacerebbero sterili, inerti, non rivelandosi che a lampi, senza regolare sviluppo.
L'educazione  il pane dell'anima. Come la vita fisica, organica, non pu crescere e svolgersi senza alimenti, cos la vita morale, intellettuale, ha bisogno per ampliarsi e manifestarsi, delle influenze esterne e d'assimilarsi parte almeno delle idee, degli effetti, delle altrui tendenze. La vita dell'industria s'innalza, come la pianta, variet dotata d'esistenza propria e di caratteri speciali, sul terreno comune, si nutre degli elementi della vita comune. L'individuo  un rampollo dell'UMANIT e alimenta e rinnova le proprie forze nelle sue. Quest'opera alimentatrice, rinnovatrice, si compie coll'Educazione che trasmette direttamente o indirettamente all'individuo i risultati dei progressi di tutto quanto il genere umano.  dunque non solamente come necessit della vostra vita, ma come una santa comunione con tutti i vostri fratelli, con tutte le generazioni che vissero: cio pensarono ed operarono prima della vostra, che voi dovete conquistarvi, nei limiti del possibile, educazione: educazione morale ed intellettuale, che abbracci e fecondi tutte le facolt che Dio vi dava siccome deposito da far fruttare, e che istituisca e mantenga un legame tra la vostra vita individuale e quella dell'Umanit collettiva.
E perch quest'opera educatrice si compisse pi rapidamente, perch la vostra vita individuale s'inanellasse pi certamente e pi intimamente colla vita collettiva di tutti, colla vita dell'Umanit, Dio v'ha fatto esseri essenzialmente sociali. Ogni essere al disotto di voi pu vivere da per s, senz'altra comunione che colla natura, cogli elementi del mondo fisico: voi nol potete. Avete a ogni passo necessit dei vostri fratelli e non potete soddisfare ai pi semplici bisogni della vita senza giovarvi dell'opera loro. Superiori ad ogni altro essere merc l'associazione coi vostri simili, siete, se isolati, inferiori di forza a molti animali, e deboli e incapaci di sviluppo e di piena vita. Tutte le pi nobili aspirazioni del vostro core come l'amor della Patria, e anche le meno virtuose come il desiderio di gloria e dell'altrui lode, accennano alla tendenza ingenita in voi ad accomunare la vostra vita colla vita dei milioni che vivono intorno a voi. Voi siete dunque chiamati all'associazione. Essa centuplica le vostre forze: fa vostre le idee altrui, vostro l'altrui progresso; e innalza, migliora e santifica la vostra natura cogli affetti e col sentimento crescente dell'unit dell'umana famiglia. Quanto pi sar vasta la vostra associazione coi vostri fratelli, quanto pi intima e complessiva, tanto pi innanzi sarete sulla via del vostro miglioramento. La Legge della vita non pu compirsi tutta se non dal lavoro riunito di tutti. E ad ogni grande progresso, ad ogni scoperta di un frammento di quella Legge, corrisponde nella Storia un allargamento dell'associazione umana, un contatto pi vasto fra popolo e popoli. Quando i primi Cristiani vennero a proclamare l'unit della natura umana di fronte alla filosofia pagana che ammetteva due nature, di padroni e di schiavi, il popolo Romano aveva portato le sue aquile a passeggiare fra tutti i popoli noti d'Europa. Prima che il Papato - dannoso in oggi, utile nei primi secoli dell'istituzione - venisse a dire: il potere spirituale  superiore al temporale, gli invasori chiamati Barbari avevano messo in contatto violento il mondo Germanico col mondo Latino. Prima che l'idea di Libert applicata ai popoli promovesse il concetto di nazionalit che agita in oggi l'Europa e trionfer, le guerre della Rivoluzione e dell'Impero avevano suscitato e chiamato in azione un elemento fino allora appartato, l'elemento Slavo.
Voi siete, finalmente, esseri progressivi.
Questa parola PROGRESSO, ignota all'antichit, sar d'ora innanzi una parola sacra per l'Umanit. Essa racchiude tutta una trasformazione sociale, politica, religiosa.
L'antichit, gli uomini delle vecchie religioni Orientali e del Paganesimo, credevano nel Fato, nel Caso, in una Potenza arcana, inintelliggibile, padrona arbitraria delle cose umane, creatrice e distruggitrice alternativamente senza che l'uomo potesse intenderne, promoverne, o accelerarne i bisogni. Credevano l'uomo impotente a fondare cosa alcuna durevole, permanente, sulla nostra terra. Credevano che i popoli, condannati ad aggirarsi nel cerchio descritto dagl'individui quaggi, sorgessero, salissero a potenza, poi volgessero a vecchiaia, e fatalmente, irrevocabilmente, perissero. Con un orizzonte d'idee e di fatti assai ristretto davanti e senza conoscenza di Storia fuorch della loro nazione e spesso della loro citt, guardavano al genere umano unicamente come un aggregato di uomini, senza vita e legge propria, e non derivavano i loro pensieri fuorch dalla contemplazione dell'individuo. La conseguenza di siffatte dottrine era una tendenza ad accettare i fatti predominanti senza curare o sperar di mutarli. Dove le circostanze avevano impiantato una forma repubblicana, gli uomini di quei tempi erano repubblicani; dove signoreggiava il dispotismo, erano schiavi noncuranti di progresso e sommessi. Ma poi che dappertutto, sotto la forma repubblicana come sotto la tirannide, trovavano divisa la famiglia umana o in quattro caste, come in Oriente, o in due, di cittadini liberi e di schiavi, come nella Grecia, accettavano la divisione delle caste o la credenza in due nature diverse d'uomini; e l'accettarono i pi potenti intelletti del mondo Greco, Platone e Aristotele. L'emancipazione della vostra classe era, tra siffatti uomini, una impossibilit.
Gli uomini che fondarono, sulla parola di Ges, una Religione superiore a tutte le credenze del vecchio Oriente e del Paganesimo, intravidero, non conquistarono, la santa idea contenuta in questa parola: Progresso. Intesero l'unit della razza umana, intesero l'unit della Legge, intesero il dovere di perfezionamento nell'uomo: non intesero la potenza data da Dio all'uomo per compirlo, n la via per la quale si compie. Si limitarono essi pure a desumere le norme della vita dalla contemplazione dell'individuo: l'Umanit come corpo collettivo, rimase loro ignota. Conobbero la Provvidenza e la sostituirono alla cieca Fatalit degli antichi; ma la conobbero come protettrice dell'individuo, non come Legge dell'Umanit. Collocati fra l'immensit dello scopo di perfezionamento che intravedevano e la breve povera vita dell'individuo, sentirono il bisogno d'un termine intermediario tra l'uno e l'altro, fra l'Uomo e Dio, e non possedendo l'idea dell'Umanit collettiva, ricorsero a una incarnazione divina: dichiararono che la Fede in essa era sorgente unica di salute, di forza, di grazia, all'uomo.
Non sospettando la rivelazione continua che scende da Dio sull'uomo attraverso l'Umanit, credettero in una rivelazione immediata, unica, scesa ad un tempo stesso determinato, e per favore speciale di Dio. Videro il legame che annoda gli uomini in Dio, non videro quello che li annoda qui sulla terra nell'umanit. Poco importava la serie delle generazioni a chi non sentiva come l'una agisse sull'altra; s'avvezzarono dunque a non contemplarle; s'adoprarono a staccar l'uomo dalla terra, dalle cose concernenti l'Umanit intera, e finirono per mettere in opposizione la terra, che abbandonarono ad ogni Potere di fatto e che chiamarono soggiorno d'espiazione, e il cielo a cui l'uomo poteva, per virt di grazia e di fede, salire e dal quale esiliarono per sempre chi ne mancasse. La rivelazione essendo per essa immediata ed unica in un dato periodo, ne dedussero che nulla poteva aggiungervisi e che i depositari di quella rivelazione erano infallibili. Dimenticavano che il fondatore della loro religione era venuto, non ad annientare la Legge ma a continuarla, aggiungendovi. Dimenticavano che in un solenne momento e con sublime istinto dell'avvenire, Ges aveva detto: Io vi dico le cose che voi potete in oggi intendere e praticare; ma verr dopo me lo spirito di verit, e vi parler per autorit propria ma raccogliendo l'ispirazione da tutti, l'ispirazione collettiva(10).  in quelle parole la profezia dell'idea del Progresso e della rivelazione continua del Vero per mezzo dell'Umanit: v' la giustificazione della formola che Roma ridesta propose all'Italia colle parole Dio e il popolo, scritte in fronte a'suoi decreti repubblicani. Ma gli uomini delle credenze del medioevo non potevano intenderla. Non erano maturi i tempi.
Tutto l'edifizio delle credenze che successero al Paganesimo posa, a ogni modo, sulle basi or ora accennate.  chiaro che neppur su queste poteva fondarsi la vostra emancipazione qui sulla terra.
Mille trecento anni a un dipresso dopo le parole di Ges or citate, un uomo Italiano, il pi grande fra gl'Italiani che io mi conosca, scriveva le verit seguenti: "Dio  uno; l'Universo  un pensiero di Dio; l'Universo  dunque uno esso pure. Tutte le cose partecipano, pi o meno, della natura divina, a seconda del fine pel quale sono create. L'uomo  nobilissimo fra tutte le cose: Dio ha versato in lui pi della sua natura che non sull'altre. Ogni cosa che viene da Dio tende al perfezionamento del quale  capace. La capacit di perfezionamento nell'uomo  indefinita. L'Umanit  Una. Dio non ha fatto cosa inutile; e poich esiste una Umanit, deve esistere uno scopo unico per tutti gli uomini, un lavoro da compiersi per opera d'essi tutti. Il genere umano dovrebbe dunque lavorare unito, s che tutte le forze intellettuali diffuse in esso, ottengano il pi alto sviluppo possibile nella sfera del pensiero e dell'azione. Esiste dunque una Religione universale della natura umana".
Quell'uomo aggiungeva che questa religione universale, questa Unit del mondo doveva avere chi la rappresentasse: e accennava a Roma, la Citt Santa, le di cui pietre, ei diceva, erano meritevoli di riverenza.
L'uomo che scriveva quelle idee aveva nome DANTE. Ogni citt d'Italia quando l'Italia sar libera ed una, dovrebbe innalzargli una statua, per che quelle idee contengono in germe la Religione dell'Avvenire. Egli le scriveva in libri latini e italiani che s'intitolavano: Della Monarchia e Convito, difficili a intendersi ed oggi negletti anche dagli uomini che si dicono letterati. Ma le idee, cacciate una volta che siano nel mondo dell'intelletto, non muoiono pi. Altri le raccoglie, anche dimenticandone la sorgente. Gli uomini ammirano la quercia: chi pensa al germe dal quale esciva?
Il germe che Dante cacciava frutt. Raccolto e fecondato di tempo in tempo da qualche potente intelletto, si svolse in pianta sul finire del secolo passato. L'idea del Progresso siccome Legge della Vita accettata, sviluppata, verificata sulla storia, confermata dalla scienza, divent bandiera dell'avvenire. Oggi non v' ingegno severo che non lo ponga a cardine dei suoi lavori.
Oggi sappiamo che la legge della Vita  PROGRESSO. Progresso per l'individuo, progresso per l'Umanit. L'Umanit compie quella Legge sulla terra; l'individuo sulla terra ed altrove. Un solo Dio; una sola Legge. Quella legge s'adempie lentamente, inevitabilmente, nell'Umanit fin dal primo suo nascere. La verit non s' mai manifestata tutta o ad un tratto. Una rivelazione continua, manifestata d'epoca in epoca, un frammento della Verit, una parola della Legge. Ognuna di quelle parole modifica profondamente, sulla via del Meglio, la vita umana e costituisce una credenza, una Fede. Lo sviluppo dell'idea religiosa  dunque indefinitamente progressivo; e quasi colonne d'un Tempio, le credenze successive, svolgendo e purificando pi sempre quell'idea, costituiranno un giorno il Panteon della nostra Terra. Gli uomini benedetti da Dio di Genio e di singolare Virt ne sono gli Apostoli: il Popolo, il senso collettivo dell'umanit, ne  l'interprete; accetta quella rivelazione di Verit, la trasmette da una generazione all'altra, e la rende pratica, applicandola ai diversi rami, alle diverse manifestazioni della vita umana. L'Umanit  simile ad un uomo che vive indefinitamente e che impara sempre. Non v' dunque, n pu esservi casta privilegiata di depositari ed interpreti della Legge: non v', n pu esservi necessit d'intermediario tra Dio e l'uomo, dall'Umanit infuori. Dio, prefiggendo un disegno provvidenziale d'Educazione progressiva all'Umanit, ponendo l'istinto del progresso nel core d'ogni uomo, ha messo pure nell'umana natura le facolt e le forze necessarie a compierlo. L'uomo individuo, creatura libera e responsabile, pu usarne e abusarne a seconda ch'ei si mantiene sulla via del Dovere, o cede alle cieche seduzioni dell'Egoismo; ei pu indugiare o accelerare il proprio progresso; ma il disegno provvidenziale non pu cancellarsi da forza umana. L'educazione dell'umanit deve compiersi; noi vediamo quindi escire dalle invasioni barbariche che sembravano spegnere la civilt, un nuovo incivilimento superiore all'antico e diffuso su pi ampia zona di terra: vediamo dalla tirannide, esercitata dagli individui, escire subito dopo un pi rapido sviluppo di libert.
La legge, il Progresso, devono compirsi, come altrove, qui sulla terra. Non v' opposizione fra terra e cielo; ed  bestemmia il supporre che l'opera di Dio, la casa ch'egli ci ha dato, possa, senza peccato, sprezzarsi, abbandonarsi ai Poteri, quali essi siano, alle influenze del Male, dell'Egoismo e della Tirannide. La Terra non  soggiorno di espiazione;  soggiorno di lavoro a pr dell'ideale, del Vero e del Giusto che ciascun di noi ha in germe nell'anima; gradino verso un Miglioramento che noi non possiamo raggiungere se non glorificando, coll'opere, Iddio nell'Umanit, e consacrandoci a tradurre in fatto quanta pi parte possiamo del suo disegno. Il giudizio che s'adempir su ciascun di noi, e che ci far inoltrare sulla scala del Perfezionamento o ci condanner a trascinarci nuovamente nello stadio tristamente e sterilmente percorso, si fonder sul bene che avremo fatto ai nostri fratelli, sul grado di progresso che avremo aiutato altri a salire. L'associazione pi sempre intima, pi e pi sempre vasta, coi nostri simili  il mezzo per cui si moltiplicano le nostre forze, il campo sul quale si compiono i nostri Doveri, la via per ridurre in atto il Progresso. Noi dobbiamo tendere a far dell'intera Umanit una Famiglia, ogni membro della quale rappresenti in s, a beneficio degli altri, la Legge morale. E come il perfezionamento dell'umanit si compie d'epoca in epoca, di generazione in generazione, il perfezionamento dell'individuo si compie d'esistenza in esistenza, pi o meno rapidamente a seconda dell'opere nostre.
Son queste alcune delle verit contenute in quella parola Progresso, dalla quale escir la Religione dell'Avvenire. In essa solo pu compiersi la vostra emancipazione.

Capitolo ottavo
Libert
Voi vivete. La vita ch' in voi non  opera del Caso; la parola Caso non ha senso alcuno, e non fu trovata che ad esprimere l'ignoranza degli uomini su certe cose. La vita ch' in voi viene da Dio e rileva nel suo sviluppo progressivo un disegno intelligente. La vostra vita ha dunque necessariamente un fine, uno scopo.
Il fine ultimo, pel quale fummo creati, ci  tuttora ignoto, e non pu essere altrimenti; n per questo dobbiamo negarlo. Sa il bambino lo scopo a cui dovr tendere nella Famiglia, nella Patria, nell'umanit? No: ma lo scopo esiste, e noi cominciamo a saperlo per lui. L'Umanit  il bambino di Dio: sa Egli il fine verso il quale essa deve svilupparsi. L'Umanit comincia oggi appena a intendere che la legge  Progresso: comincia appena a intendere incertamente qualche cosa dell'Universo che ha intorno; e la maggior parte degl'individui che la compongono  tuttavia inadatta, per barbarie, servit o mancanza assoluta d'educazione, allo studio di quella Legge, all'esame dell'universo, che bisogna intendere prima d'intendere noi stessi. Una minoranza degli uomini che popolano la piccola nostra Europa  sola capace di sviluppare verso lo scopo della conoscenza le sue facolt intellettuali. In voi stessi, privi i pi d'istruzione e soggiogati tutti dalla fatalit d'un lavoro fisico male ordinato, dormono mute senza poter portare alla piramide della scienza il loro tributo. Come potremmo dunque pretendere di conoscere in oggi ci che richiede l'opera associata di tutti? Come ribellarci contro il nostro non avere raggiunto ancora ci che costituirebbe l'ultimo gradino del nostro Progresso terrestre, quando cominciamo appena a balbettare, pochi e non associati, quella sacra e feconda parola? Rassegniamoci dunque all'ignoranza sulle cose che ci sono per lungo tempo ancora inaccessibili, e non abbandoniamo, fanciullescamente irritati, lo studio di quelle che possiamo scoprire. La scoperta del Vero esige modestia e temperanza di desiderio quanto esige costanza. L'impazienza, l'orgoglio umano, han perduto o sviato dal retto sentiero molte pi anime che non la deliberata tristizia. E questa verit che l'Antichit ha voluto insegnarci, quando ci narrava che il Despota voglioso di raggiungere il cielo non seppe innalzare se non una Torre di confusione, e che i Giganti assalitori dell'Olimpo giacciono, fulminati, sotto i nostri monti vulcanici.
Ci di cui importa conviverci  questo che, qualunque sia il fine verso cui tendiamo, noi non potremo scoprirlo e raggiungerlo, se non collo sviluppo progressivo e coll'esercizio delle nostre facolt intellettuali. Le nostre facolt sono gli strumenti di lavoro che Dio ci dava.  dunque necessario che il loro sviluppo sia promosso e aiutato; il loro esercizio protetto e libero. Senza libert voi non potete compiere alcuno dei vostri doveri. Voi dunque avete diritto alla Libert, e Dovere di conquistarla ad ogni modo contro qualunque Potere la neghi.
Senza libert non esiste Morale, perch non esistendo libera scelta tra il bene ed il male, tra la devozione al progresso comune e lo spirito d'egoismo, non esiste societ vera, perch tra liberi e schiavi non pu esistere associazione; ma solamente dominio degli uni sugli altri. La libert  sacra come l'individuo, del quale essa rappresenta la vita. Dove non  libert, la vita  ridotta ad una pura funzione organica. Lasciando che la sua libert sia violata, l'uomo tradisce la propria natura e si ribella contro i decreti di Dio.
Non v' libert dove una casta, una famiglia, un uomo s'assuma dominio sugli altri in virt d'un preteso diritto divino, in virt d'un privilegio derivato dalla nascita, o in virt di ricchezza. La libert dev'essere per tutti e davanti a tutti. Dio non delega la sovranit ad alcun individuo; quella parte di sovranit che pu essere rappresentata sulla nostra terra  da Dio fidata all'umanit, alle Nazioni, alla Societ. Ed anche quella cessa e abbandona quelle frazioni collettive dell'Umanit, quand'esse non la dirigono al bene, all'adempimento del disegno previdenziale Non esiste dunque Sovranit di diritto in alcuno; esiste una sovranit dello scopo e degli atti che vi si accostano. Gli atti e lo scopo verso cui camminiamo devono essere sottomessi al giudizio di tutti. Non v' dunque n pu esservi sovranit permanente. Quella istituzione che si chiama Governo non  se non una Direzione: una missione affidata ad alcuni per raggiungere pi sollecitamente lo scopo della Nazione; e se quella missione  tradita, il potere di direzione fidato a quei pochi deve cessare. Ogni uomo chiamato al Governo  un amministratore del pensiero comune: deve essere eletto, e sottomesso a revoca ogni qualvolta ei lo fraintenda o deliberatamente lo combatta. Non pu esistere dunque, ripeto, casta o famiglia che ottenga il Potere per diritto proprio, senza violazione della vostra libert. Come potreste chiamarvi liberi davanti ad uomini ai quali spettasse facolt di comando senza vostro consenso? la Repubblica  l'unica forma legittima e logica di Governo.
Voi non avrete padrone fuorch Dio nel cielo e il Popolo sulla terra. Quando avete scoperto una linea della Legge, dei voleri di Dio, dovete, benedicendo, eseguirla. Quando il Popolo, l'unione collettiva dei vostri fratelli, dichiara che tale  la sua credenza, dovete piegar la testa e astenervi da ogni atto di ribellione.
Ma vi son cose che costituiscono il vostro individuo e sono essenziali alla vita umana. E su queste neppure il popolo ha signoria. Nessuna maggioranza, nessuna forza collettiva pu rapirvi ci che vi fa essere uomini. Nessuna maggioranza pu decretar la tirannide e spegnere o alienare la propria libert. Contro il popolo suicida che ci facesse, voi non potete usar la forza, ma vive e vivr eterno in ciascun di voi il diritto di protesta nei modi che le circostanze vi suggeriranno.
Voi dovete avere libert in tutto ci ch' indispensabile ad alimentare, moralmente e materialmente, la vita.
Libert personale: libert di locomozione: libert di credenza religiosa: libert d'opinione su tutte le cose: libert d'esprimere colla stampa o in ogni altro modo pacifico il vostro pensiero: libert di associazione per poterlo fecondare col contatto nel pensiero altrui: libert di traffico pei suoi prodotti son tutte cose che nessuno pu togliervi, salvo alcune rare eccezioni, ch'or non importa il dire, senza grave ingiustizia, senza che sorga in voi il dovere di protestare.
Nessuno ha diritto, in nome della Societ, d'imprigionarvi e di sottomettervi a restrizioni personali o invigilamento, senza dirvi il perch, senza dirvelo col minore indugio possibile, senza condurvi sollecitamente davanti al potere giudiziario del paese. Nessuno ha diritto d'inceppare con restrizioni di passaporti od altro il vostro trasferirvi di parte in parte della terra che  vostra Patria. Nessuno ha diritto di persecuzione, d'intolleranza, di legislazione esclusiva sulle vostre opinioni religiose: nessuno, fuorch la grande pacifica voce dell'umanit, ha diritto di frapporsi fra Dio e la vostra coscienza. Dio vi ha dato il Pensiero: nessuno ha diritto di vincolarlo o sopprimerne l'espressione, ch' la comunione dell'anima vostra coi vostri fratelli e l'unica via di progresso che abbiamo. La stampa dev'essere illimitatamente libera: i diritti dell'intelletto sono inviolabili, ed ogni censura preventiva  tirannide: la Societ pu, come tutte le altre colpe, punire soltanto le colpe di stampa: la predicazione del delitto, l'insegnamento dichiaratamente immorale: la punizione in virt d'un giudizio solenne  conseguenza della responsabilit umana, mentre ogni intervenuto anteriore  negazione della libert. L'assocazione pacifica  santa come il pensiero: Dio ne poneva in voi la tendenza come avviamento perenne al progresso e pegno dell'Unit che la famiglia umana deve un giorno raggiungere: nessun potere ha diritto d'impedirla o di limitarla. Ciascun di voi ha dover d'usar della vita che Dio gli diede, di serbarla, di svilupparla; a ciascun di voi corre quindi debito di lavoro, solo mezzo di sostenerla materialmente: il lavoro  sacro: nessun ha diritto di vietarlo, d'incepparlo o di renderlo con regolamenti arbitrari impossibile: nessuno ha diritto di restringere il libero traffico de'suoi prodotti: la terra che v' Patria  il vostro mercato, e nessuno pu limitarlo.
Ma quando avrete ottenute che queste libert siano sacre, quando avrete finalmente costituito lo Stato sul voto di tutti e in modo che l'individuo abbia schiuse davanti a lui tutte le vie che possono condurre allo sviluppo delle sue facolt - allora, ricordatevi che al di sopra di ciascun di voi sta lo scopo che  vostro dovere raggiungere: perfezionamento morale vostro e d'altrui, comunione pi sempre intima e vasta fra tutti i membri della famiglia umana, s che un giorno essa non riconosca che una sola Legge.
"Voi dovete formare la famiglia universale, edificare la Citt di Dio, tradurre in fatto progressivamente, con un continuo lavoro, l'opera sua nell'umanit.
Quando, amandovi gli uni cogli altri come fratelli, voi vi tratterete reciprocamente s come tali, e ciascuno, cercando il proprio bene nel bene di tutti, i propri interessi negl'interessi di tutti, pronto sempre a sacrificarsi per tutti i membri della comune famiglia, egualmente pronti a sacrificarsi per lui, i pi tra i mali che pesano in oggi sulla razza umana spariranno, come i vapori addensati all'orizzonte spariscono al levarsi del sole: e ci che Dio vuole si compir: per che  suo decreto che l'amore, unendo a poco pi sempre strettamente gli elementi dispersi dell'umanit, e ordinandoli in un sol corpo, essa sia una com'egli  uno".(11)
Le parole or citate d'un uomo che visse e mori santamente e am il popolo e il suo avvenire d'immenso amore, non v'escano, o miei fratelli, mai dalla mente. La libert non  che un mezzo; guai a voi e al vostro avvenire se v'avvezzaste mai a guardarla siccome fine! Il vostro individuo ha doveri e diritti propri che non possono essere abbandonati ad alcuno; ma guai a voi ed al vostro avvenire se il rispetto che dovete avere per ci che costituisce la vostra vita individuale potesse mai degenerare in un fatale egoismo! La vostra libert non  la negazione d'ogni autorit;  la negazione d'ogni autorit che non rappresenti lo scopo collettivo della Nazione, e che presuma impiantarsi e mantenersi sovr'altra base che su quella del libero spontaneo vostro consenso. Dottrine di sofisti hanno in questi ultimi tempi pervertito il santo concetto della Libert: gli uni l'hanno ridotto a un gretto immorale individualismo, hanno detto che l'io  tutto e che il lavoro umano e l'ordinamento sociale non devono tendere che al sodisfacimento dei suoi desiderii: gli altri hanno dichiarato che ogni governo, ogni autorit  un male inevitabile, ma da restringersi, da vincolarsi quanto pi si pu, che la libert non ha limiti; che lo scopo d'ogni Societ  unicamente quello di promoverla indefinitamente; che un uomo ha diritto d'usare e abusare della libert, purch questa non ridondi direttamente nel male altrui: che un governo non ha missione fuorch quella d'impedire che un individuo non nuoccia all'altro. Respingete, o miei fratelli, queste false dottrine: son esse che indugiano anche in oggi l'Italia sulle vie della sua grandezza avvenire. Le prime hanno generato l'egoismo di classe, le seconde fanno d'una societ che deve, se ben ordinata, rappresentare il vostro scopo e la vostra vita collettiva, non altro che un birro o un soldato di polizia incaricato di mantenere una pace apparente; tutte trascinano la libert ad essere un'anarchia: cancellano l'idea di miglioramento morale collettivo; cancellano la missione educatrice, la missione di Progresso che la societ deve assumersi. Se voi potete intendere a questo modo la Libert, voi meritereste di perderla, e, presto o tardi, la perdereste.
La vostra Libert sar santa, perch si svilupper sotto il predominio dell'idea del Dovere, della Fede nel perfezionamento comune. La vostra Libert fiorir protetta da Dio e dagli uomini, perch'essa non sar il diritto d'usare e abusare delle vostre facolt nella direzione che a voi piaccia di scegliere, ma perch'essa sar il diritto di scegliere liberamente, a seconda delle vostre tendenze, i mezzi per fare il bene.


Capitolo nono
Educazione
Dio v'ha fatti educabili. Voi dunque avete dovere d'educarvi per quanto  in voi, e diritto a che la societ alla quale appartenete non v'impedisca nella vostra opera educatrice, v'aiuti in essa e vi supplisca, quando i mezzi d'educazione vi manchino.
La vostra libert, i vostri diritti, la vostra emancipazione da condizioni sociali ingiuste, la missione che ciascun di voi deve compiere qui sulla terra dipendono dal grado di educazione che vi  dato raggiungere. Senza educazione voi non potete scegliere giustamente fra il bene e il male; non potete acquistare coscienza dei vostri diritti, non potete ottenere quella partecipazione nella vita politica senza della quale non riuscirete ad emanciparvi: non potete definire a voi stessi la vostra missione. L'Educazione  il pane delle anime vostre. Senz'essa, le vostre facolt dormono assiderate, infeconde, come la potenza di vita che cova nel germe dorme sterilita, s'esso  cacciato in terreno non dissodato, senza benefizio d'irrigazione e cure d'assiduo coltivatore.
Oggi, voi, o non avete educazione o l'avete da uomini e da poteri che nulla rappresentano fuorch se stessi e, non servendo a un principio regolatore, sono condannati essenzialmente a mutilarla o falsarla. I meno tristi fra i vostri educatori credono aver sodisfatto al debito loro, quando hanno inegualmente aperto sul territorio che reggono un certo numero di scuole dove i vostri figli possono ricevere un grado qualunque d'insegnamento elementare. Questo insegnamento consiste principalmente nel leggere, scrivere e computare.
Insegnamento siffatto si chiama istruzione; e differisce dall'educazione quanto i nostri organi differiscono dalla nostra vita. I nostri organi non sono la vita; non ne sono che semplici stromenti e mezzi di manifestarla; non la signoreggiano, non la dirigono: possono tradurre in fatti la vita pi santa e la pi corrotta. Cos l'istruzione somministra i mezzi per praticare ci che l'educazione insegna: ma non pu tener luogo dell'educazione.
L'educazione s'indirizza alle facolt morali; l'Istruzione alle intellettuali. La prima sviluppa nell'uomo la conoscenza dei suoi doveri; la seconda rende l'uomo capace di praticarli. Senza istruzione, l'educazione sarebbe troppo sovente inefficace; senza educazione l'istruzione sarebbe come una leva mancante d'un punto d'appoggio. Voi sapete leggere: che monta, se non sapete in quali libri si trovi l'errore, in quali la verit? Voi sapete, scrivendo, comunicare i vostri pensieri ai vostri fratelli: che importa, quando i vostri pensieri non accennassero che ad egoismo? L'istruzione, come la ricchezza, pu essere sorgente di bene e di male a seconda delle intenzioni colle quali s'adopra: consacrata al progresso di tutti,  mezzo di incivilimento e di libert; rivolta all'utile proprio, diventa mezzo di tirannide e di corruttela. Oggi in Europa l'istruzione, scompagnata da un grado corrispondente di educazione morale,  piaga gravissima che mantiene l'ineguaglianza fra classe e classe d'uno stesso popolo e inchina gli animi al calcolo, all'egoismo, alle transazioni fra il giusto e l'ingiusto, alle false dottrine.
La distinzione fra gli uomini i quali vi offrono pi o meno istruzione e quei che vi predicano educazione,  pi grave che voi non pensate, e merita ch'io vi spenda alcune parole.
Due dottrine, due scuole, dividono il campo di quei che combattono per la libert contro il dispotismo. La prima dichiara che la sovranit risiede nell'individuo: la seconda sostiene ch'essa vive unicamente nella societ e prende a norma il consenso manifestato dalla maggioranza. La prima crede aver compiuto la propria missione quando ha proclamato i diritti creduti inerenti alla natura umana e tutelato la libert; la seconda guarda quasi esclusivamente all'associazione, e desume dal patto che la costituisce i doveri d'ogni individuo. La prima non vede pi in l di ci che io chiamai istruzione, perch l'istruzione tende infatti a dare facilit di sviluppo, senza norma generale, alle facolt individuali: la seconda intende la necessit d'un'educazione ch' per essa la manifestazione del programma sociale.
La prima guida inevitabilmente all'anarchia morale, la seconda, se dimentica i diritti della libert, corre rischio di cadere nel dispotismo della maggioranza.
Alla prima apparteneva tutta quella generazione di uomini chiamati in Francia dottrinari, che trad le speranze del Popolo dopo la rivoluzione del 1830, e gridando libert d'istruzione e non altro, perpetu il monopolio governativo nella classe borghese che ha pi mezzi per dare sviluppo alle proprie facolt individuali: la seconda non  sventuratamente rappresentata in oggi che da Sette e Poteri appartenenti a vecchie credenze, ostili al dogma dell'avvenire, il Progresso.
Tutte due quelle scuole peccano di tendenze anguste, esclusive.
Il vero  questo:
La sovranit  in Dio, nella Legge morale, nel disegno provvidenziale che governa il mondo e ch' via via rivelato dalle ispirazioni del Genio virtuoso e dalle tendenze dell'Umanit nelle epoche diverse della sua vita: e nello scopo che bisogna raggiungere, nella missione che bisogna compiere. Non  sovranit nello individuo, non  nella societ, se non in quanto l'uno  l'altra s'uniformino a quel disegno, a quella Legge, e si dirigono a quello scopo.
Un individuo o  il migliore interprete della Legge morale e governa in suo nome, o  un usurpatore da rovesciarsi. Il semplice voto d'una maggioranza non costituisce sovranit, se avversa evidentemente alle norme morali supreme, o chiuda deliberatamente la via al Progresso futuro. Bene sociale, Libert, Progresso: al di fuori di questi tre termini non pu esistere sovranit.
L'educazione insegna qual sia il Bene sociale.
L'istruzione assicura all'individuo la libera scelta dei mezzi per ottenere un progresso successivo nel concetto del bene.
A voi importa prima d'ogni altra cosa che i vostri figli imparino quale insieme di principii e credenze diriga la vita dei loro fratelli nel tempo in cui sono chiamati a vivere e nella terra ch' stata loro assegnata: quale sia il programma morale, sociale e politico della loro Nazione: - quale lo spirito della legislazione dalla quale le opere loro debbono venire giudicate: - quale il grado del progresso raggiunto dall'Umanit: - quale quello da raggiungersi. E v'importa ch'essi sentano fin dai primi anni giovanili di essere stretti in uno spirito d'eguaglianza e d'amore verso un intento comune, coi milioni di fratelli dati loro da Dio.
L'educazione, che deve dare ai vostri figli insegnamento siffatto, non pu venire che dalla Nazione.
Oggi, l'insegnamento morale  anarchia. Lasciato esclusivamente ai padri,  nullo dove la miseria e la necessit d'un lavoro materiale quasi continuo tolgono ad essi tempo per educare e mezzi per sostituire educatori a se stessi, tristo, se l'egoismo e la corruttela hanno pervertita e contaminata la famiglia. I fanciulli sono dati a tendenze superstiziose o materialiste, di libert o di rassegnazione codarda, di aristocrazia o di reazione contr'essa, a seconda dell'istitutore prete o laico, che le tendenze paterne scelgono dove esistono mezzi. Come possono, cresciuti a giovent, affratellarsi in concordia d'opere e rappresentare in s l'unit del paese? La societ li chiama a promuovere lo sviluppo d'una idea comune alla quale non furono iniziati mai. La societ li punisce per violazioni di leggi talora ignote, e delle quali lo spirito e lo scopo non sono insegnati mai dalla societ al cittadino. La societ desidera da essi cooperazione e sacrificio per un fine che nessuna scuola svolge ad essi sull'aprirsi della loro vita civile. Strano a dirsi: gli uomini della dottrina, alla quale ho accennato poc'anzi riconoscono in ciascun individuo il diritto d'ammaestrare i giovani: non lo riconoscono nell'associazione di tutti, nella Nazione. Il loro grido, libert d'insegnamento disereda la Patria d'ogni direzione morale. Dichiarano importantissima l'unit del sistema monetario e dei pesi; l'unit dei principii sui quali la vita nazionale deve avere fondazione e sviluppo,  nulla per essi. Voi non dovete lasciarvi adescare da quel grido che tutti quasi i fautori moderni di Costituzioni ripetono l'uno dopo l'altro.
Senza Educazione Nazionale non esiste moralmente Nazione. La coscienza nazionale non pu uscir che da quella.
Senza Educazione Nazionale comune a tutti i cittadini: eguaglianza di doveri e di diritti  formola vuota di senso, la conoscenza dei doveri, la possibilit dell'esercizio dei diritti, sono lasciate al caso della fortuna e all'arbitrio di chi sceglie l'educatore.
Gli uomini che si dichiarano avversi all'unit della educazione invocano la libert. Libert di chi? Dei padri o dei figli? La libert dei figli  violata, nel loro sistema dal dispotismo paterno: la libert delle giovani generazioni sacrificate alle vecchie: la libert di progresso diventa illusione.
Le credenze individuali, false forse ed avverse al progresso, sono trasmesse sole e autorevoli, di padre in figlio, nell'et in cui l'esame  impossibile: pi tardi, nelle condizioni dei pi tra voi, la fatalit d'un lavoro materiale di tutte l'ore, vieter all'anima giovane, nella quale si saranno stampate quelle credenze, di raffrontarle con altre e modificarle. In nome di quella libert menzognera il sistema anarchico del quale io vi parlo tende a fondare o perpetuare il pessimo fra i dispotismi, la casta morale.
Ci che quel sistema protegge ha nome arbitrio non libert. Libert vera non esiste senza eguaglianza, e l'eguaglianza non pu esistere fra chi non move da una base, da un principio comune, da una coscienza uniforme del Dovere. La libert non si esercita che al di l di quella coscienza. Io vi dissi poche pagine addietro che la Libert vera non consiste nel diritto di scegliere il male, ma nel diritto di scegliere fra le vie che conducono al bene. La libert che invocano quei falsi filosofi  l'arbitrio dato al padre di scegliere il male pel figlio. Che? Se un padre minacciasse di mutilazione, di un guasto qualunque il corpo del suo fanciullo, la societ interverrebbe invocata da tutti; e l'anima, la mente di quell'essere, sar da meno del corpo? La societ non potr proteggerla dalla mutilazione delle facolt, l'ignoranza dalla deviazione del senso morale, la superstizione?
Quel grido di libert d'insegnamento sorgeva giovevole un tempo e sorge giovevole anch'oggi dovunque l'educazione morale  un monopolio d'un governo dispotico, d'una casta retrograda, d'un sacerdozio avverso, per natura di dogma, al Progresso: fu un'arme contro la tirannide; una parola d'emancipazione imperfetta ma indispensabile. Giovatevene ovunque siete schiavi. Ma io vi parlo d'un tempo in cui la fede religiosa avr scritto sulle porte del tempio la parola PROGRESSO e tutte le istituzioni ripeteranno sotto varie forme quella parola, e l'Educazione Nazionale dir sul finire dell'insegnamento all'allievo: a te, destinato a vivere sotto un Patto comune fra noi; noi abbiam detto le basi fondamentali di quel Patto, i Principii nei quali crede in oggi la tua Nazione; ma bada che il primo fra quei principii  Progresso; bada che la tua missione d'uomo e di cittadino  quella di migliorare, ove tu possa, la mente e il core dei tuoi fratelli: va, esamina, raffronta; e se scopri verit superiore a quella che noi crediamo di possedere, promulgala arditamente e avrai la benedizione della tua Patria. Allora, non prima, respingete quel grido di libert d'insegnamento come ineguale ai vostri bisogni e funesto all'Unit della Patria; chiedete, esigete, l'impianto d'un sistema d'educazione nazionale gratuita, obbligatoria per tutti.
La Nazione deve ad ogni cittadino la trasmissione del suo programma. Ogni cittadino deve ricevere nelle scuole l'insegnamento morale - un corso di nazionalit comprendente un quadro sommario dei progressi dell'Umanit, la Storia Patria e l'esposizione popolare dei principii che reggono la legislazione del paese - e l'istruzione elementare intorno alla quale non v' dissenso. Ogni cittadino deve imparare in esse l'eguaglianza e l'amore.
Trasmesso quel programma, la libert ripiglia i suoi diritti. Non solamente l'insegnamento della famiglia, ma ogni altro  sacro. Ogni uomo ha diritto illimitato di comunicare ad altri le proprie idee: ogni uomo ha diritto d'ascoltarlo. La Societ deve proteggere, incoraggiare la libera espressione del pensiero, sotto ogni forma; e aprire ogni via perch il programma sociale possa svilupparsi e modificarsi pel bene.



Capitolo decimo
Associazione - Progresso
Dio v'ha fatti sociali e progressivi. Voi dunque avete dovere d'associarvi e di progredire quanto comporta la sfera d'attivit, nella quale le circostanze vi collocarono, e avete diritto a che la societ alla quale appartenete non v'impedisca nella vostra opera d'associazione e di progresso, v'aiuti in essa e vi supplisca, quando i mezzi d'associazione e di progresso vi manchino.
La libert vi d facolt di scegliere fra il bene ed il male, cio fra il dovere e l'egoismo. L'educazione deve insegnarvi la scelta. L'associazione deve darvi le forze colle quali potrete tradurre la scelta in atto. Il progresso  il fine a cui dovete mirare scegliendo, ed  ad un tempo, quando  visibilmente compito, la prova che non v'ingannaste nella scelta. Dove una sola di queste condizioni  tradita o negletta, non esiste uomo, n cittadino o esiste imperfetto o inceppato nel suo sviluppo.
Voi dunque dovete combattere per tutte, e segnatamente pel diritto d'Associazione, senza il quale la Libert e l'Educazione riescono inutili.
Il diritto d'Associazione  sacro, come la Religione ch' l'associazione delle anime. Voi siete tutti figli a Dio: siete dunque fratelli: e chi pu senza delitto limitare l'associazione, la comunione fra fratelli?
Questa parola comunione, ch'io ho proferita pensatamente, vi fu detta dal Cristianesimo, che gli uomini dichiararono, nel passato, religione immutabile e non  se non un gradino sulla scala delle manifestazioni religiose dell'Umanit. Ed  una santa parola. Essa diceva agli uomini che erano una sola famiglia d'eguali in Dio; e riuniva il signore e il servo in un solo pensiero di salvezza, di speranza e di amore pel Cielo.
Era un immenso progresso sui tempi anteriori, quando popolo e filosofi credevano l'anime dei cittadini e degli schiavi essere di diversa natura. E bastava al Cristianesimo quella missione. La comunione era il simbolo dell'eguaglianza e della fratellanza dell'anime; e spettava all'Umanit d'ampliare e sviluppare la verit nascosta in quel simbolo.
La Chiesa nol poteva e nol fece. Timida e incerta a principio, alleata coi signori e col potere temporale pi appresso e imbevuta, anche per utile proprio, d'una tendenza all'aristocrazia che non era nello spirito del fondatore, essa smarr di tanto la via, che diminu, retrocedendo, il valore della Comunione, limitandola pei laici alla comunione nel solo pane e serbando ai sacerdoti la comunione sotto le due specie.
D'allora in poi, il grido di quanti sentivano il diritto d'una comunione illimitata, senza distinzione fra ecclesiastici e laici, per tutta quanta la famiglia umana, fu: comunione sotto le due specie al popolo: il calice al popolo! Nel XV secolo, quel grido fu grido di moltitudini sollevate, preludio alla Riforma religiosa santificato dal martirio. Un santo uomo, Giovanni Huss di Boemia, capo di quel moto, per tra le fiamme accese dall'Inquisizione. Oggi i pi tra voi ignorano la storia di quelle lotte e le credono lotte di fanatici per questioni semplicemente teologiche. Ma quando, la Storia, fatta popolare dell'Educazione Nazionale, v'avr insegnato come ogni progresso nella questione religiosa trascini un progresso corrispondente nella vita civile, intenderete il giusto valore di quelle contese, e onorerete la memoria di quei martiri come di vostri benefattori.
Noi dobbiamo a questi martiri e a quei che li precedettero se oggi sappiamo che non v' casta privilegiata tra Dio e gli uomini; che i migliori per virt e per sapienza di cose divine ed umane possono e devono consigliarci e dirigerci sulle vie del bene, ma senza monopolio di potenza o supremazia di classe; e che il diritto di comunione  eguale per tutti. Ci che  santo nel Cielo  santo sulla Terra. E la Comunione degli uomini in Dio porta con s l'associazione degli uomini nella vita terrestre. L'associazione religiosa delle anime genera il diritto dell'associazione nelle facolt e nell'opere che fanno realt del pensiero.
Sia dunque l'associazione dovere e diritto per voi.
Taluni, a limitarne il diritto fra i cittadini, vi diranno che l'associazione  lo Stato, la Nazione: che voi ne siete e dovete esserne tutti membri: e che quindi ogni associazione parziale tra voi  o avversa allo Stato o superflua.
Ma lo Stato, la Nazione non rappresentano se non l'associazione dei cittadini in quelle cose, in quelle tendenze che sono comuni a tutti gli uomini che ne sono parte. Esistono tendenze e fini che non abbracciano tutti i cittadini, ma solamente un certo numero d'essi. E come le tendenze e il fine comune a tutti generano la Nazione, le tendenze e il fine comune a parecchi fra i cittadini devono generare l'associazione speciale.
Poi - e questa  base fondamentale al diritto d'associazione - l'associazione  la mallevadoria del Progresso. Lo Stato rappresenta una certa somma, un certo insieme di principii nei quali l'universit dei cittadini consente nel periodo in cui lo Stato  fondato. Ponete che un nuovo e vero principio, un nuovo e ragionevole sviluppo delle verit che danno vita allo Stato, s'affaccino a taluni fra i cittadini: come potranno diffonderne, senza associarsi, la conoscenza? Ponete che in conseguenza di scoperte scientifiche, di nuove comunicazioni aperte fra popoli e popoli o d'altra cagione, si manifesti, per un certo numero d'uomini appartenenti allo Stato, un nuovo interesse: come potranno quei che lo intendono primi conquistargli luogo fra gli interessi da lungo esistenti se non affratellando i propri mezzi, le proprie forze? L'inerzia, il riposo nella condizione di cose esistente e sancita dal comune consenso, sono troppo connaturali agli animi, perch un solo individuo possa, colla sua parola, scoterli e vincerli. L'associazione d'una minoranza di giorno in giorno crescente lo pu. L'associazione  il metodo dell'avvenire. Senz'essa, lo Stato rimarrebbe immobile, incatenato al grado raggiunto di civilt.
L'associazione deve essere progressiva nel fine a cui tende, non contraria alle verit conquistate per sempre dal consenso universale dell'Umanit e della Nazione. Una associazione che s'impiantasse per agevolare il furto dell'altrui propriet, una associazione che facesse obbligo a'suoi membri della poligamia, una associazione che dichiarasse doversi sciogliere la Nazione o predicasse lo stabilimento del Dispotismo sarebbe illegale. La Nazione ha diritto di dire a'suoi membri: noi non possiamo tollerare che si diffondano in mezzo a noi dottrine violatrici di ci che costituisce la natura umana, la Morale, la Patria. Escite e stabilite fra voi al di l dei nostri confini, l'associazione che le vostre tendenze vi suggeriscono.
L'associazione deve essere pacifica. Essa non pu avere altr'arme che l'apostolato della parola: deve proporsi di persuadere, non di costringere.
L'associazione deve essere pubblica. Le associazioni segrete, arme di guerra legittima dove non  Patria, n Libert, sono illegali e possono essere sciolte dalla Nazione quando la Libert  diritto riconosciuto, quando la Patria protegge lo sviluppo e l'inviolabilit del pensiero. Se l'associazione deve schiudere la via al Progresso, essa dev'essere sottomessa all'esame e al giudizio di tutti.
E finalmente l'Associazione deve rispettare in altrui i diritti che sgorgano dalle condizioni essenziali dell'umana natura. Una associazione che violasse, come le corporazioni del medio evo, la libert del lavoro o tendesse direttamente a restringere la libert di coscienza potrebb'essere respinta, governativamente, dalla Nazione.
Da questi limiti in fuori, la libert d'associazione fra'cittadini  sacra, inviolabile, come il progresso che ha vita in essa. Ogni governo che s'attentasse restringerla tradirebbe la missione sociale: il popolo dovrebbe, prima ammonirlo, poi, esaurite le vie pacifiche, rovesciarlo.
E son queste, o miei fratelli, le basi principali sulle quali poggiano i vostri Doveri, le sorgenti dalle quali scendono i vostri Diritti. Infinite sono le questioni speciali che possono sorgere nella vostra vita civile; ma non  parte di questo lavoro prevederle e aiutarvi a scioglierle. Intento unico del mio lavoro era additarvi, come fiaccole sulla via, i principii che devono predominare su tutte e nella severa applicazione dei quali troverete sempre modo di scioglierle. E parmi d'averlo fatto.
V'ho additato Dio come sorgente del Dovere e pegno d'eguaglianza tra gli uomini: - la legge morale come sorgente d'ogni legge civile, e base d'ogni vostro giudizio sulla condotta di chi fa le legge - il popolo, voi, noi, l'universalit dei cittadini che formano la Nazione, come il solo legittimo interprete della legge e sorgente d'ogni potere politico.
V'ho detto che il carattere fondamentale della legge  Progresso: progresso, indefinito, continuo d'epoca in epoca: progresso in ogni ramo d'attivit umana, in ogni manifestazione del pensiero, dalla religione fino all'industria, fino alla distribuzione della ricchezza.
V'ho accennato quali sono i vostri doveri verso l'Umanit, verso la Patria, verso la Famiglia, verso Voi stessi. E ho desunto quei doveri dalle condizioni che costituiscono la creatura umana e ch' obbligo vostro di sviluppare. Quelle condizioni, inviolabili in ogni uomo, sono: libert, edificabilit, socialit, capacit, necessit di progresso. E da quei caratteri senza i quali non esiste uomo n cittadino, ho desunto i vostri diritti e le condizioni generali del Governo che voi dovete cercare alla Patria.
Non dimenticate mai quei principii. Vigilate a ci che non siano violati mai. Incarnateli in voi. Sarete liberi e migliorerete.
Il lavoro ch'io ho impreso per voi sarebbe dunque compito, se una tremenda obbiezione non sorgesse dalle viscere della societ com' oggi ordinata contro la possibilit di compiere doveri, d'esercitar quei diritti: l'ineguaglianza dei mezzi.
Per compiere doveri, per esercitare diritti, sono necessari: tempo, sviluppo intellettuale, certezza di vita fisica.
Or, moltissimi fra voi non hanno in oggi questi elementi di progresso. La loro vita  una continua incerta battaglia per conquistare i mezzi di sostenere l'esistenza materiale. Non si tratta per essi di progredire; si tratta di vivere.
Esiste dunque un vizio radicale, profondo, nella societ com' in oggi ordinata. E il mio lavoro sarebbe inutile s'io non definissi quel vizio e non v'additassi la via di correggerlo.
La questione economica sar dunque soggetto di una ultima parte del mio lavoro.


Capitolo undicesimo
Questione economica
 1

Molti, troppi fra voi, sono poveri. Per i tre quarti almeno degli uomini che appartengono alla classe operaia, agricola o industriale, la vita  una lotta d'ogni giorno per conquistarsi i mezzi indispensabili all'esistenza. Essi lavorano colle loro braccia dieci, dodici, talvolta quattordici ore della giornata, e da questo assiduo, monotono, penoso lavoro, ritraggono appena il necessario alla vita fisica. Insegnare ad essi il dovere di progredire, parlar loro di vita intellettuale e morale, di diritti politici, di educazione, nell'ordine sociale attuale,  una vera ironia. Essi non hanno tempo n mezzi per progredire. Spossati, affranti, pressoch istupiditi da una vita spesa in un cerchio di poche operazioni meccaniche, essi v'imparano un muto, impotente, spesso ingiusto rancore contro la classe degli uomini, che l'impiegano; cercano l'oblio dei dolori presenti e dell'incertezza del domani negli stimoli delle forti bevande, e si coricano in luoghi ai quali  meglio adatto il nome di covile che non quello di stanza, per ridestarsi allo stesso esercizio delle forze fisiche.
 tristissima condizione e bisogna mutarla.
Voi siete uomini, e come tali avete facolt, non solamente fisiche, ma intellettuali e morali, che  vostro dovere di sviluppare: dovete essere cittadini, e come tali, dovete esercitare, pel bene di tutti, diritti i quali richiedono un certo grado di educazione, una certa somma di tempo.
 chiaro che voi dovete lavorar meno e guadagnare pi che oggi non fate.
Figli tutti di Dio e fratelli in Lui e tra noi, noi siamo chiamati a formare una sola grande famiglia. In questa famiglia possono esistere disuguaglianze generate dalle diverse abitudini, dalle diverse capacit, dal diverso desiderio di lavoro; ma un principio deve signoreggiarla: qualunque  disposto a dare pel bene di tutti, ci ch'ei pu di lavoro, deve ottenere compenso tale che lo renda capace di sviluppare, pi o meno, la propria vita sotto tutti gli aspetti che la definiscono.
 questo l'ideale al quale dobbiamo tutti studiar modo d'avvicinarci pi sempre di secolo in secolo. Ogni mutamento, ogni rivoluzione che non vi s'accosti d'un passo, che non faccia corrispondere al progresso politico un progresso sociale, che non promuova d'un grado il miglioramento materiale delle classi pi povere, viola il disegno di Dio, si riduce a una guerra di fazioni contro fazioni in cerca di una dominazione illegittima:  una menzogna ed un male.
Ma fino a qual punto possiamo raggiungere oggi lo scopo? E come, per quali vie possiamo raggiungerlo?
Taluni fra i vostri pi timidi amici hanno cercato il rimedio nella moralit dell'operaio. Fondando casse di risparmio o altre simili istituzioni, hanno detto agli operai: recate qui il vostro soldo: economizzate: astenetevi da ogni eccesso nella bevanda o in altro: emancipatevi dalla miseria colle privazioni. E sono ottimi consigli perch mirano alla moralizzazione dell'operaio, senza la quale tutte le riforme riescono inutili. Ma n sciolgono la questione di miseria intorno alla quale io vi parlo, n tengono conto alcuno del dovere sociale. Pochissimi tra voi possono economizzare quel soldo. E quei pochissimi possono, accumulando lentamente, provvedere in parte agli anni della vecchiaia, mentre la quistione economica deve mirare a provvedere agli anni virili, allo sviluppo, all'espansione possibile della vita quando  attiva e potente e pu giovare efficacemente al progresso della Patria e dell'Umanit. Perci che riguarda i beni materiali, la questione sta nel come accrescere la ricchezza, la produzione; e quei consigli neppure vi accennano. Inoltre, la Societ che vive del lavoro e chiede, ogni qualvolta  minacciata, tributo di sangue ai figli del popolo ha debiti sacri verso di loro.
Altri, non nemici, ma poco curanti del popolo e del grido di dolore che sorge dalle viscere degli uomini del lavoro, paurosi d'ogni innovazione potente, e legati a una scuola detta degli economisti, che combatt con merito e con vantaggio tutte le battaglie della libert, dell'industria, ma senza por mente alla necessit di progresso e di associazione, inseparabili anch'esse dalla natura umana, sostennero e sostengono, come i filantropi dei quali ora parlai, che ciascuno pu anche nella condizione di cose attuale, edificare colla propria attivit la propria indipendenza; che ogni mutamento nella costituzione del lavoro riuscirebbe superfluo o dannoso; e che la formola ciascuno per s, libert per tutti  sufficiente a creare a poco a poco un equilibrio approssimativo d'agi e conforti fra le classi che costituiscono la Societ. Libert di traffici interni, libert di commercio fra le nazioni, abbassamento progressivo delle tariffe daziarie specialmente sulle materie prime, incoraggiamenti dati generalmente alle grandi imprese industriali, alla moltiplicazione delle vie di comunicazione, alle macchine che rendono pi attiva la produzione: questo  quanto, secondo gli economisti, pu farsi dalla Societ: ogni suo intervento al di l , per essi, sorgente di male.
Se ci fosse vero, la piaga della miseria sarebbe insanabile; e Dio tolga, o fratelli miei, che io possa mai gittare, convinto, come risposta ai vostri patimenti e alle vostre aspirazioni, questa risposta disperata, atea, immorale. Dio ha statuito per voi un migliore avvenire, che non  quello contenuto nei rimedi degli economisti.
Quei rimedi non mirano infatti che ad accrescere possibilmente e per un certo tempo la produzione della ricchezza, non a farne pi equa la distribuzione. Mentre i filantropi contemplano unicamente l'uomo e s'affannano a renderlo pi morale senza farsi carico d'accrescere, per dargli campo a migliorarsi, la ricchezza comune, gli economisti non guardano che a fecondare le sorgenti della produzione senza occuparsi dell'uomo. Sotto il regime esclusivo di libert ch'essi predicano e che ha pi o meno regolato il mondo economico nei tempi a noi pi vicini, i documenti pi innegabili ci mostrano aumento d'attivit produttrice e di capitali, non di prosperit universalmente diffusa: la miseria delle classi operaie  la stessa di prima. La libert di concorrere per chi nulla possiede, per chi, non potendo risparmiare sulla giornata, non ha di che iniziare la concorrenza,  menzogna, com' menzogna la libert politica per chi mancando di educazione, d'istruzione, di mezzo e di tempo, non pu esercitarne i diritti. L'accrescimento della facilit dei traffichi, i progressi nei modi di comunicazione, emanciperebbero a poco a poco il lavoro dalla tirannide del commercio della classe intermedia fra la produzione e i consumatori: ma non giovano a emanciparlo dalla tirannide del capitale, non danno i mezzi del lavoro a chi non li ha. E per difetto di un'equa distribuzione della ricchezza, d'un pi giusto riparto dei prodotti, d'un aumento progressivo della cifra dei consumatori, il capitale stesso si svia dal suo vero scopo economico, s'immobilizza in parte nelle mani dei pochi invece di spandersi tutto nella circolazione, si dirige verso la produzione d'oggetti superflui, di lusso, di bisogni fittizi, invece di concentrarsi sulla produzione degli oggetti di prima necessit per la vita o si avventura in pericolose e spesso immorali speculazioni.
Oggi il capitale - e questa  la piaga della Societ economica attuale -  despota del lavoro. Delle tre classi che oggi formano economicamente la Societ - capitalisti, cio detentori dei mezzi o strumenti del lavoro, terre, fattorie, numerario, materie prime - intraprenditori, capilavoro, commercianti, che rappresentano o dovrebbero rappresentare l'intelletto - e operai che rappresentano il lavoro manuale - la prima, sola,  padrona del campo, padrona di promuovere, indugiare, accelerare verso certi fini il lavoro. E la sua parte negli utili del lavoro, nel lavoro della produzione,  comparativamente determinata: la locazione degli strumenti del lavoro non varia se non tra limiti noti e ristretti; e il tempo, fino a un certo segno almeno,  suo, non in bala dell'assoluto bisogno. La parte dei secondi  incerta, dipendente dal loro intelletto, dalla loro attivit, ma segnatamente dalle circostanze, dallo sviluppo maggiore o minore della concorrenza e dal rifluire o ritirarsi, in conseguenza d'eventi non calcolabili, dei capitali. La parte degli ultimi, degli operai,  il salario determinato anteriormente al lavoro e senza riguardi agli utili maggiori o minori che esciranno dall'impresa; e i limiti fra i quali il salario si aggira, sono determinati dalla relazione che esiste fra il lavoro offerto e il lavoro richiesto, in altri termini, tra la popolazione degli operai ed il capitale. Or la prima tendendo all'aumento e ad un aumento che supera generalmente, non fosse che di poco, l'aumento del secondo, il salario tende, ove altre cause non s'infrappongano, a scendere. E il tempo non  nelle mani dell'operaio: le crisi finanziarie e politiche, la subita applicazione di nuove macchine ai rami diversi dell'attivit industriale, le irregolarit nella produzione e il suo frequente soverchio accumularsi in unica direzione inseparabile da una poco illuminata concorrenza, il riparto ineguale del popolo dei lavoranti su certi punti o su certi rami d'attivit, e dieci altre cause interrompendo il lavoro, non lasciano all'operaio la libera scelta delle sue condizioni. Da un lato sta per lui l'assoluta miseria, dall'altro l'accettazione d'ogni patto che gli venga proposto.
Condizione siffatta di cose ha, ripeto, il germe in s d'una piaga che bisogna curare. I rimedi proposti dagli economisti sono inefficaci per questo.
E nondimeno, v' progresso nella condizione della classe alla quale voi appartenete: progresso storico, continuo, che ha superato ben altre difficolt. Voi foste schiavi, voi foste servi, voi siete in oggi assalariati. V'emancipaste dalla schiavit, dal servaggio; perch non v'emancipereste dal giogo del salario per diventare produttori liberi, padroni della totalit del lavoro della produzione ch'esce da voi? Perch tra l'opera vostra e l'opera della Societ, che ha doveri sacri verso i suoi membri, non si compirebbe pacificamente la pi grande, la pi bella rivoluzione che possa idearsi, quella che, dando come base economica al consorzio umano il lavoro, come base alla propriet i frutti del lavoro, raccoglierebbe, sotto una sola legge d'equilibrio tra la produzione e il consumo, senza distinzione di classi, senza predominio tirannico d'uno degli elementi del lavoro sull'altro, tutti i figli della stessa madre, la PATRIA?

 2

Il senso di dovere sociale verso gli uomini del lavoro, al quale ho accennato finora, andava, merc sopratutto la predicazione repubblicana, crescendo negli animi e assicurando l'avvenire popolare delle rivoluzioni, quando sorsero negli ultimi trent'anni, in Francia segnatamente, alcune scuole d'uomini buoni generalmente e amici del popolo, ma trascinati da soverchio amore di sistema e da vanit individuale, che sotto nome di socialismo proposero dottrine esclusive, esagerate, avverse spesso alla ricchezza gi conquistata dall'altre classi ed economicamente impossibili, e spaventando la moltitudine dei piccoli borghesi e suscitando diffidenza fra ordini e ordini di cittadini, fecero retrocedere la questione e divisero in due il campo repubblicano. In Francia, il primo effetto di quella diffidenza e di quel terrore fu il pi facile colpo di Stato.
Io non posso esaminare con voi ad uno ad uno quei diversi sistemi, che furono chiamati Sansimonismo, Fourierismo, Comunismo, o con altro nome. Fondati quasi tutti sopra idee buone in s e accettate da quanti appartengono alla Fede del Progresso, le guastavano o le cancellavano coi mezzi di applicazione che proponevano falsi o tirannici. Ed  necessario ch'io v'accenni brevemente in che cosa peccavano, perch le promesse affacciate al popolo da quei sistemi sono cos splendide che potrebbero facilmente sedurvi e voi correreste rischio, abbracciandole, di ritardare un avvenire d'emancipazione infallibile e non lontano. Vero  - e questo dovrebbe bastare a svegliare un dubbio potente nell'animo vostro - che quando le circostanze chiamarono al potere taluni fra quegli uomini, essi neppur tentarono l'applicazione pratica delle loro dottrine: giganti d'audacia nelle loro pagine, retrocessero davanti alla realt delle cose.
Se esaminando un giorno attentamente quei sistemi, ricorderete le idee fondamentali ch'io sono andato finora indicandovi e i caratteri inseparabili della natura umana, voi troverete ch'essi violano tutti la Legge del Progresso, il modo con cui questo si compie nell'umanit, e o l'una o l'altra delle facolt che costituiscono l'Uomo.
Il Progresso si compie per legge che nessuna potenza umana pu rompere, grado a grado, collo sviluppo colla modificazione perpetua degli elementi che manifestano l'attivit della vita. Gli uomini hanno spesso, in certe epoche, in certi paesi, e sotto l'influenza di certi pregiudizi e di certi errori, dato il nome d'elementi, di condizioni della vita sociale, a cose che non hanno radice nella natura, ma solamente nelle abitudini convenzionali d'una societ traviata, e che dopo quell'epoca o al di l dei limiti di quei paesi, spariscono. Ma voi potete scoprire quali veramente siano gli elementi inseparabili dall'umana natura, interrogando, come altrove vi dissi, gli istinti dell'anime vostre e verificando nella tradizione di tutti i tempi, di tutti i paesi, se quei vostri istinti siano stati sempre gl'istinti dell'Umanit. E quelli, che una voce ingenita in voi ( la grande voce dell'Umanit) v'addita come elementi costitutivi della vita, devono essere modificati, sviluppati sempre d'epoca in epoca ma non possono essere aboliti mai.
Tra questi elementi della vita umana, oltre la Religione, la Libert, l'Associazione ed altri accennati nel corso di questo lavoro  pure la Propriet. Il principio, l'origine della Propriet, sta nella natura umana e rappresenta la necessit della vita materiale dell'individuo ch'egli ha dovere di mantenere. Come per mezzo della religione, della scienza, della libert, l'individuo  chiamato a trasformare, a migliorare, a padroneggiare il mondo morale ed intellettuale, egli  pure chiamato a trasformare, a migliorare, a padroneggiare, per mezzo del lavoro materiale, il mondo fisico. E la propriet  il segno, la rappresentazione del compimento di quella missione, della quantit di lavoro col quale l'individuo ha trasformato, sviluppato, accresciute le forze produttrici della natura.
La propriet  dunque eterna nel suo principio, e voi la trovate esistente e protetta attraverso tutta quanta l'esistenza dell'umanit. Ma i modi coi quali la propriet si governa sono mutabili, destinati a subire, come tutte l'altre manifestazioni della vita umana, la legge del Progresso. Quei che, trovando la propriet costituita in un certo modo, dichiarano quel modo inviolabile e combattono quanti intendono a trasformarlo, negano dunque il Progresso: basta aprire due volumi di storia appartenente a due epoche diverse, per trovarvi un cangiamento nella costituzione della Propriet. E quei che trovandola in una certa epoca mal costituita, dichiarano che bisogna abolirla, cancellarla dalla societ, negando un elemento della umana natura, se potessero mai riescire, ritarderebbero il Progresso, mutilando la Vita: la propriet riapparirebbe inevitabilmente poco tempo dopo, e probabilmente sotto la forma che aveva al tempo della sua abolizione.
La propriet  in oggi mal costituita, perch l'origine del riparto attuale sta generalmente nella conquista, nella violenza colla quale, in tempi lontani da noi, certi popoli e certe classi invadenti s'impossessarono delle terre e dei frutti d'un lavoro non compito da essi. La propriet  mal costituita, perch le basi del riparto dei frutti d'un lavoro compito dal proprietario e dall'operaio, non sono fondate sopra una giusta eguaglianza proporzionata al lavoro stesso. La propriet  mal costituita, perch conferendo a chi l'ha, diritti politici e legislativi che mancano all'operaio, tende ad esser monopolio di pochi e inaccessibile ai pi. La propriet  mal costituita, perch il sistema delle tasse  mal costituito, e tende a mantenere un privilegio di ricchezza nel proprietario, aggravando le classi povere e togliendo loro ogni possibilit di risparmio. Ma se, invece di correggere vizi e modificare lentamente la costituzione della Propriet voi voleste abolirla, sopprimereste una sorgente di ricchezza, di emulazione, d'attivit, e somigliereste al selvaggio, che per cogliere il frutto troncava l'albero.
Non bisogna abolire la propriet perch oggi  di pochi; bisogna aprire la via perch i molti possano acquistarla.
Bisogna richiamarla al principio che la renda legittima, facendo si che il lavoro solo possa produrla.

Bisogna avviare la societ verso basi pi eque di rimunerazione tra il proprietario o capitalista e l'operaio.
Bisogna mutare il sistema delle tasse, tanto che non colpiscano la somma necessaria alla vita e lascino al popolano facolt di economie produttive a poco a poco di propriet.
E perch ci avvenga, bisogna sopprimere i privilegi politici concessi alla propriet, e far s che tutti contribuiscano all'opera legislativa.
Or tutte queste cose sono possibili e giuste. Educandovi, ordinandovi a chiederle con insistenza, poi a volerle, potreste ottenerle; mentre cercando l'abolizione della propriet, cerchereste una impossibilit, fareste un'ingiustizia verso chi l'ha conquistata col proprio lavoro e diminuireste la produzione invece di accrescerla.

 3

L'abolizione della propriet individuale nondimeno  il rimedio proposto da parecchi tra i sistemi di socialisti dei quali vi parlo, e segnatamente del comunismo. Altri vanno oltre; e trovando il concetto religioso, il concetto di patria falsati dagli errori religiosi, dagli uomini del privilegio e dall'egoismo delle dinastie, chiedono l'abolizione d'ogni religione, d'ogni governo, d'ogni nazionalit.  procedere di fanciulli o di barbari. Perch in nome delle malattie generate da un'aria corrotta, non tenterebbero la soppressione d'ogni gaz respirabile?
L'idea di chi vorrebbe, in nome della libert, fondar l'anarchia e cancellar la societ per non lasciare che l'individuo co'suoi diritti, non ha bisogno, con voi, di confutazione da me; tutto il mio lavoro combatte quel sogno colpevole che rinnega progresso, doveri, fratellanza umana, solidariet di nazioni, ogni cosa che voi ed io veneriamo. Ma il sogno di quei che, limitandosi alla quistione economica, chiedono l'abolizione della propriet individuale e l'ordinamento del comunismo, tocca l'estremo opposto, nega l'individuo, nega la libert, chiude la via al progresso e impietra per cos dire la Societ.
La formola generale del comunismo  la seguente: la propriet d'ogni cosa che produce terre, capitali, mobili, strumenti di lavoro, sia concentrata nello Stato; lo Stato assegni la sua parte di lavoro, a ciascuno; lo Stato assegni a ciascuno una retribuzione, secondo alcuni, con assoluta eguaglianza, e secondo altri, a seconda dei suoi bisogni.
Questa, se fosse possibile, sarebbe vita di castori non d'uomini.
La libert, la dignit, la coscienza dell'individuo spariscono in un ordinamento di macchine produttrici. La vita fisica pu esservi soddisfatta: la vita morale, la vita intellettuale sono cancellate, e con esse l'emulazione, la libera scelta del lavoro, la libera associazione, gli stimoli a produrre, le gioie della propriet, le cagioni tutte che inducono a progredire. La famiglia umana , in quel sistema, un armento al quale basta essere condotto ad una sufficiente pastura. Chi tra voi vorrebbe rassegnarsi a programma siffatto?
L'eguaglianza  conquistata, dicono. Quale?
L'eguaglianza nella distribuzione del lavoro?  impossibile. I lavori sono di natura diversa, non calcolabile sulla durata o sulla somma di lavoro compita in un'ora, ma sulla difficolt, sulla minore o maggiore spiacevolezza del lavoro, sul dispendio di vitalit che trascina con se, sull'utile conferito da esso alla societ. Come calcolar l'eguaglianza di un'ora di lavoro passata in una miniera, o nel purificare l'acqua corrotta di una palude, con un'ora passata in un filatoio? La impossibilit di siffatto calcolo  tale, che ha suggerito a taluno tra i fondatori di sistemi l'idea di far che ciascuno debba compiere alla volta sua un certo ammontar di lavoro in ogni ramo di utile attivit: rimedio assurdo che renderebbe impossibile la bont dei prodotti senza giungere a sopprimere l'ineguaglianza tra il debole ed il robusto, tra il capace ed il lento nell'intelletto, tra l'uomo di temperamento linfatico e l'uomo di temperamento nervoso. Il lavoro facile e gradito all'uno  grave e difficile all'altro.
L'eguaglianza nel riparto dei prodotti?  impossibile. O l'eguaglianza sarebbe assoluta e costituirebbe una immensa ingiustizia, non distinguendo tra i bisogni diversi, il risultato dell'organismo, n tra le forze e la capacit acquistate per un senso di dovere e le forze e la capacit ricevute, senza merito alcuno, dalla natura. O l'eguaglianza sarebbe relativa e calcolata sui bisogni diversi; e non tenendo conto della produzione individuale, violerebbe i diritti di propriet che il lavorante deve avere per i frutti del suo lavoro.
Poi, chi sarebbe arbitro di decidere intorno ai bisogni d'ogni individuo? Lo Stato?
Operai, fratelli miei, siete voi disposti ad accettare una gerarchia di capi padroni nella propriet comune, padroni dello spirito per mezzo d'una educazione esclusiva, padroni dei corpi per mezzo della determinazione dell'opera, della capacit, dei bisogni? Non  per questo il rinnovamento dell'antica schiavit? Non sarebbero quei capi trascinati dalla teoria d'interesse che rappresenterebbero, e sedotti dall'immenso potere concentrato nelle loro mani, fondatori della dittatura ereditaria delle antiche caste?
No; il Comunismo non conquista l'eguaglianza fra gli uomini del lavoro: non aumenta la produzione - ch' la grande necessit dell'oggi - perch fatta sicura la vita la natura umana, come s'incontra nei pi,  soddisfatta, e l'incentivo a un accrescimento di produzione da diffondersi su tutti i membri della societ diventa s piccolo che non basta a scotere le facolt(12); non migliora i prodotti; non conforta il progresso nelle invenzioni; non sar mai aiutata dalla incerta, ignara direzione collettiva dell'ordinamento. Ai mali che affaticano i figli del popolo, il Comunismo non ha che un rimedio per proteggerli dalla fame. Or non pu farsi questo, non pu assicurarsi il diritto alla vita ed al lavoro dell'operaio senza sovvertire tutto quanto l'ordine sociale, senza isterilire la produzione, senza inceppare il progresso, senza cancellare la libert dell'individuo e incatenarlo, in un ordinamento soldatesco tirannico?

 4

Il rimedio alle vostre condizioni non pu trovarsi in organizzazioni generali, arbitrarie, architettate di pianta da uno o altro intelletto, contraddicenti alle basi universali adottate nel viver civile e impiantate subitamente per vie di decreti. Noi non siamo quaggi per creare l'Umanit, ma per continuarla: possiamo e dobbiamo modificarne, ordinare meglio gli elementi costitutivi; non possiamo sopprimerli. L'Umanit  e sar sempre ribelle a disegni siffatti. Il tempo che voi spendereste intorno a quelle illusioni, sarebbe dunque tempo perduto.
Non pu trovarsi in aumenti di salarii imposti dall'autorit governativa, senz'altri cangiamenti che aumentano i capitali: l'aumento delle spese di salarii, cio l'aumento delle spese di produzione, trascinerebbe il rincarimento dei prodotti, la diminuzione del consumo e quella quindi del lavoro per gli operai.
Non pu trovarsi in cosa alcuna che cancelli la libert, consacrazione e stimolo del lavoro: n in cosa alcuna che diminuisca i capitali, strumenti del lavoro e della produzione.
I1 rimedio alle vostre condizioni  l'unione del capitale e del lavoro nelle stesse mani.
Quando la societ non conoscer distinzione fuorch di produttori e consumatori o meglio quando ogni uomo sar produttore e consumatore - quando i frutti del lavoro, invece di ripartirsi tra quella serie d'intermediari che, cominciando dal capitalista e scendendo sino al venditore a minuto, accresce sovente del cinquanta per cento il prezzo del prodotto, rimarranno interi al lavoro - le cagioni permanenti di miseria spariranno per voi. Il vostro avvenire  nella vostra emancipazione dalle esigenze d'un capitale arbitro in oggi d'una produzione alla quale rimane straniero.
I1 vostro avvenire materiale e morale. Guardatevi intorno. Ovunque voi trovate il capitale e il lavoro riunito nelle stesse mani - ovunque i frutti del lavoro sono non foss'altro, ripartiti fra quanti lavorano, in ragione del loro aumento, in ragione dei loro benefizi all'opera collettiva - voi trovate diminuzione di miseria e a un tempo aumento di moralit. Nel Cantone di Zurigo, nell'Engadina, in molte altre parti della Svizzera dove il contadino  proprietario, e terra, capitale, lavoro, sono congiunti in un solo individuo - in Norvegia, nelle Fiandre, nella Frisia Orientale, nell'Holstein, nel Palatinato Germano, nel Belgio, nell'isola di Guernesey sulle coste inglesi -  visibile una prosperit comparativamente superiore a quella di tutte l'altre parti d'Europa dove manca al coltivatore la propriet della terra. Una razza d'agricoltori popola quelle contrade notabili per onest, dignit, indipendenza e modi schiettamente leali. Le abitudini dei lavoranti nelle miniere di Cornwal in Inghilterra come quelle dei navigatori Americani che trafficano colla China e sono addetti alla pesca delle balene, fra i quali  in vigore la partecipazione agli utili dell'impresa, sono riconosciuti, da documenti ufficiali, migliori che non quelle dei lavoranti sottomessi unicamente alla legge del salario predeterminato.
Il lavoro associato, il riparto dei fratti del lavoro, ossia del ricavato della vendita dei prodotti, tra i lavoranti in proporzione del lavoro compiuto e dal valore di quel lavoro;  questo il futuro sociale. In questo sta il segreto della vostra emancipazione. Foste schiavi un tempo: poi servi: poi assalariati: sarete fra non molto, purch il vogliate, liberi produttori e fratelli nell'associazione.
Associazione libera, volontaria, ordinata su certe basi da voi medesimi, tra uomini che si conoscono e s'amano e si stimano l'un l'altro, non forzata, non imposta dall'autorit governativa, non ordinata senza riguardo ad affetti e vincoli individuali, tra uomini considerati non come esseri liberi e spontanei, ma come cifre e macchine produttrici.
Associazione amministrata con fratellanza repubblicana da vostri delegati e dalla quale potrete, volendo, ritirarvi: non soggiacente al dispotismo dello Stato e d'una gerarchia costituita arbitrariamente e ignara dei vostri bisogni e delle vostre attitudini.
Associazione di nuclei formati a seconda delle vostre tendenze, non come vorrebbero gli autori dei sistemi ch'io vi accennai, di tutti gli uomini appartenenti a un dato ramo d'attivit industriale o agricola.
Il concentramento di tutti gl'individui addetti, nello Stato o anche in una sola citt, ad un'arte in una sola societ produttrice, ricondurrebbe l'antico tirannico monopolio delle Corporazioni, renderebbe i produttori arbitri dei prezzi a danno dei consumatori; darebbe forma legale all'oppressione delle minoranze; esilierebbe l'operaio malcontento da ogni possibilit di lavoro, e sopprimerebbe ogni necessit di progresso spegnendo ogni rivalit di lavoro, ogni stimolo alle invenzioni.
L'Associazione tentata timidamente e in circostanze sfavorevoli in Francia negli ultimi venti anni, poi in Inghilterra e nel Belgio, e coronata di successo dovunque fu tentata con fermo volere e spirito di sagrificio, contiene il segreto di tutta una trasformazione sociale che dovrebbe, in virt delle vostre tradizioni e dell'iniziativa di progresso sociale che fu sempre in voi, compirsi in Italia.
E questa trasformazione, emancipandovi dalla schiavit del salario, avviverebbe a un tempo, a pro di tutte le classi, la produzione e migliorerebbe lo stato economico del paese. Oggi, il capitalista tende generalmente a guadagnare quanto pi pu per ritirarsi dall'arena del lavoro: sotto l'ordinamento dell'associazione, voi non tendereste che ad accertare la continuit del lavoro, cio della produzione. Oggi, il capo, direttore dei lavori, fatto tale non da una speciale attitudine ma dal suo trovarsi fornito di capitali,  spesso improvvido, avventato, incapace: una associazione, diretta da delegati, invigilata da tutti i suoi membri, non correrebbe rischi siffatti. Oggi, il lavoro  spesso diretto verso la produzione d'oggetti superflui, non necessari: merc l'ineguaglianza capricciosa e ingiusta delle retribuzioni, i lavoranti abbondano in un ramo, fanno d'attivit e difetto in un altro; l'operaio, limitato a una mercede determinata, non ha motivo per consacrare all'opera sua tutto lo zelo del quale  capace, tutta l'attivit colla quale ei potrebbe moltiplicare o migliorare i prodotti. E l'associazione porrebbe evidentemente rimedio a queste ed altre cagioni il perturbazione o d'inferiorit nella produzione.
Libert di ritirarsi, senza nuocere all'associazione - eguaglianza dei socii nell'elezione d'amministratori a tempo o meglio soggetti a revoca - ammessione, posteriormente alla fondazione, senza esigenza di capitale da versarsi e costituzione d'un prelevamento, a pro del fondo comune, sui benefizi dei primi tempi - indivisibilit, perpetuit del capitale collettivo, - retribuzione per tutti, eguale alla necessit della vita, - riparto degli utili a seconda della quantit e della qualit del lavoro di ciascuno - son queste le basi generali che voi, se volete far opera di avvenire per l'elemento al quale appartenete, dovrete dare alle vostre associazioni. Ciascuna di queste basi, quella segnatamente che riguarda la perpetuit del capitale collettivo, vincolo e pegno d'emancipazione tra voi e la generazione futura, meriterebbe un capitolo. Ma un lavoro speciale sulle associazioni operaie non entra nell'economia del presente scritto. Forse, se Dio mi presta ancora qualche anno di vita, io lo far separatamente e con amore per voi. Intanto, abbiate certezza che l'indicazione di quelle norme  in me frutto d'esame meditato e severo e merita attenta considerazione da voi.
Ma il capitale? Il capitale primo col quale potr iniziarsi l'associazione? Da dove ritrarlo?
 grave questione; n io posso qui trattarla come vorrei. Ma vi accenner sommariamente il dovere vostro e l'altrui.
La prima sorgente di quel capitale sta in voi, nelle vostre economie, nel vostro spirito di sagrificio. Io so la condizione dei pi tra voi; pur non manca a taluni la possibilit, per ventura di lavoro non interrotto o meglio retribuito, di raccogliere, economizzando, fra diciotto o venti, la piccola somma che vi basterebbe a iniziare il lavoro per vostro conto. E dovrebbe sostenervi in questa economia la coscienza di compiere un solenne dovere e di meritare l'emancipazione invocata. Potrei citarvi associazioni industriali, or potenti di mezzi, che s'iniziarono in Inghilterra col versamento d'un soldo per giorno da un certo numero di operai. Potrei ripetervi parecchie storie di sagrifici eroicamente durati in Francia ed altrove da nuclei di operai, oggi possessori di capitali considerevoli, simili a quella sulla quale troverete alcuni particolari in calce a questo volumetto. Non v' quasi difficolt che una volont ferma mantenuta dalla coscienza di fare il bene, non superi. Voi potete contribuire coi vostri risparmi e dare al piccolo fondo primitivo un aiuto in danaro o un po'di materiale o qualche stromento da lavoro. Potete, merc una condotta che frutti stima, raccogliere piccoli imprestiti da parenti o compagni, i quali diventerebbero semplicemente azionisti nell'associazione e non riceverebbe l'ammontare del loro imprestito che sugli utili dell'impresa. Per molte delle vostre industrie, nelle quali il prezzo delle materie prime  tenue, il capitale richiesto per iniziare il lavoro indipendente  piccola cosa. Lo avrete volendo. E sar meglio per voi se la formazione di quel piccolo capitale sar tutta vostra, frutto del sudore della fronte o del credito che avrete, operando bene, acquistato. Come le Nazioni serbano meglio la libert che conquistarono col loro sangue, le vostre associazioni troveranno migliore e pi prudente profitto dal capitale raccolto nella veglia e nell'economia che non da quello largito d'altra sorgente.  legge di cose. Le associazioni operaie che, in Parigi, nel 1848, ebbero, al loro fondarsi, sovvenzioni governative, prosperarono assai meno di quelle che formarono il capitale primitivo col sagrificio.
Ma perch'io, amandovi davvero e non adulando servilmente a debolezze che sono o possono essere in voi, vi consiglio il sagrificio non scema il dovere in altrui. Gli uomini che le circostanze hanno forniti di ricchezze, dovrebbero intenderlo: dovrebbero intendere che la vostra emancipazione  parte d'un disegno di Provvidenza, e che si compir inevitabilmente o con essi o contr'essi. Parecchi tra quelli uomini, o segnatamente gli uomini di fede repubblicana, intendono questo fin d'ora; e tra essi, se darete loro prove di volont e d'onesto intelletto, troverete aiuti all'impresa. Essi potranno - e lo faranno appena s'avvedranno che la tendenza all'associazione , non capriccio d'un'ora ma fede di maggioranza tra voi - spianarvi le vie del credito, sia con anticipazioni, sia fondando Banchi che accreditino il lavoro futuro; la forza collettiva degli operai, sia ammettendovi a partecipazione nei benefizi delle loro imprese, stadio intermedio fra il presente e l'avvenire, dal quale raccogliereste probabilmente il piccolo capitale che occorre all'associazione indipendente. Nel Belgio pi che altrove esistono gi, sotto nome di Banchi d'anticipazione o di Banchi del Popolo, istituzione siffatte. Nella Scozia  dato da parecchi Banchi credito a ogni uomo di nota probit che impegni l'onore e presenti mallevadore un'altro individuo d'onest egualmente specchiata. E l'ammessione degli operai alla partecipazione negli utili  norma adottata con successo da parecchi Capi d'arte(13).



CONCHIUSIONE
 1

Ma lo Stato, il Governo - istituzione legittima soltanto quando  fondata sopra una missione d'educazione e di progresso oggi ancora fraintesa - ha debito solenne verso voi che potr facilmente compiere se sar un giorno Governo Nazionale davvero, di Popolo libero ed Uno. Una vasta serie d'aiuti potr scendere allora dal Governo al Popolo, che risolverebbe il problema sociale senza spogliazioni, senza violenze, senza manomettere la ricchezza acquistata anteriormente dai cittadini, senza suscitare quell'antagonismo tra classe e classe ch' ingiusto, immorale, fatale alla Nazione e che ritarda in oggi visibilmente il progresso francese. E aiuti potenti sarebbero:
L'influenza morale esercitata a pro delle Associazioni coll'approvazione manifestata pubblicamente dagli agenti governativi, colla frequente discussione sul loro principio fondamentale nell'Assemblea, colla legalizzazione data a tutte le Associazioni volontarie costituite sulle basi accennate pi sopra:
Miglioramenti nelle vie di comunicazione e abolizione di quanto inceppa ora il trasporto dei prodotti:
Istituzione di magazzini o luoghi di deposito pubblici, dai quali, accertato il valore approssimativo delle merci consegnate, si rilascerebbe un documento o bono simile a un biglietto bancario, ammesso alla circolazione e allo sconto, tanto da render capace l'Associazione di poter continuare nei suoi lavori e di non essere strozzata dalla necessit d'una vendita immediata e a ogni patto:
Concessione dei lavori che bisognano allo Stato, data eguaglianza di patti, alle Associazioni:
Semplificazione delle forme giudiziarie, oggi rovinose e spesso inaccessibili al povero:
Facilit legislative date alla mobilizzazione della propriet fondiaria:
Mutamento radicale nel sistema dei tributi pubblici: sostituzione d'un solo tributo sul reddito all'attuale, complesso, dispendioso, sistema di tributi diretti e indiretti; e sanzione data al principio che la vita  sacra - che senza vita, non essendo possibile lavoro, n progresso n doveri, il tributo non pu cominciare che dove il reddito supera la cifra di danaro necessario alla vita:
Ma v'ha di pi. L'incameramento o appropriazione dei possedimenti ecclesiastici - atto ch'or non giova discutere, ma che  inevitabile ogni qual volta la Nazione s'assuma una missione d'educazione e di progresso collettivo porr nelle mani dello Stato una somma di ricchezza pi vasta che altri non pensa. Or ponete che a questo s'aggiunga il valore rappresentato dalle terre, dissociabili e fertilissime, tuttavia incolte - il valore rappresentato dagli utili delle vie ferrate e da altre pubbliche imprese, la cui amministrazione dovr concentrarsi nello Stato - il valore rappresentato dalle propriet territoriali appartenenti ai comuni(14), il valore rappresentato dalle successioni collaterali, che al di l del quarto grado dovrebbero ricader nello Stato - ed altri, ch' inutile enumerare. Ponete che di tutto questo immenso cumulo di ricchezze si formi un FONDO NAZIONALE consacrato al progresso intellettuale ed economico di tutto quanto il paese. Perch una parte considerevole di quel fondo non si trasformerebbe, colle precauzioni richieste a impedirne lo sperpero, in un fondo di credito da distribuirsi, con un interesse dell'uno e mezzo o del due per cento, alle Associazioni volontarie operaie, costituite sulle norme indicate pi sopra, e che porgerebbero sicurezza di moralit e di capacit? Quel capitale dovrebb'essere sacro al lavoro dell'avvenire e non d'una sola generazione. Ma la vasta scala delle operazioni assicurerebbe compenso alle perdite, di tempo in tempo inevitabili.
La distribuzione di quel credito dovrebbe farsi non dal Governo, n da un Banco Nazionale Centrale; ma, invigilante il Potere Nazionale, da Banchi locali amministrati da Consigli Comunali elettivi.
Senza sottrarre alla ricchezza attuale delle varie classi, senza attribuire a una sola il ricavato dei tributi che, chiesti a tutti i cittadini, deve erogarsi a benefizio di tutti, l'insieme degli atti qui suggeriti, diffondendo il credito per ogni dove, accrescendo e migliorando la produzione, costringendo l'interesse del danaro a scemare gradatamente, affidando il progresso e la continuit del lavoro al zelo e all'utilit di tutti i produttori, sostituirebbe a una cifra di ricchezza, concentrata in poche mani e imperfettamente diretta, la nazione ricca, maneggiatrice della propria produzione e del proprio consumo(15).
Ed  questo, Operai Italiani, il vostro avvenire. Voi potete affrettarlo. Conquistate la Patria, conquistate un Governo popolare che ne rappresenti la vita collettiva, la missione, il concetto. Ordinatevi tra voi in una vasta universale Lega di Popolo, tanto che la vostra voce sia voce di milioni e non di pochi individui. Avete il vero e la giustizia per voi; la Nazione v'ascolter.
Ma badate, e credete alla parola d'un uomo che studia da trenta anni l'andamento delle cose in Europa e ha veduto fallire a buon porto, per immoralit d'uomini, le pi sante ed utili imprese: non riuscirete se non migliorando: non conquisterete se non meritando, col sacrificio, coll'attivit, coll'amore. Cercando in nome d'un dovere compito o da compiersi, otterrete; cercando in nome dell'egoismo, o di non so quale diritto al benessere che gli uomini del materialismo v'insegnano, non otterrete se non trionfi d'un'ora seguiti da delusioni tremende.
Quei che vi parlano in nome del benessere, della felicit materiale, vi tradiranno. Cercano essi pure il loro benessere: s'affratelleranno con voi, come un elemento di forza, finch avranno ostacoli da superare per conquistarlo; appena, merc vostra, l'avranno, v'abbandoneranno per godere tranquillamente della loro conquista.  la storia dell'ultimo mezzo secolo e il nome di questo mezzo secolo  materialismo.
Storia di dolore e di sangue. Io li ho veduti gli uomini che negavano Dio, religione, virt, dovere e sacrificio, e parlavano in nome del diritto alla felicit, al godimento, lottare audaci, colle parole di popolo e libert sulle labbra, e frammischiarsi a noi uomini della nuova fede, che imprudenti gli accoglievamo nelle nostre fila. Quando s'apr ad essi, con una vittoria o con una transazione codarda, la via di godere, disertarono e ci furono nemici acerbi al di dopo. Pochi anni di pericoli, di persecuzioni durate erano stati sufficienti a stancarli. Perch senza coscienza d'una Legge di dovere, senza fede in una missione imposta all'uomo da un Potere supremo su tutti, avrebbero essi persistito nel sacrificio sino all'ultimo della vita? E vidi, con pi profondo dolore, i figli del popolo educati da quegli uomini, da quei filosofi, al materialismo, tradire la loro missione, tradir l'avvenire, tradire la loro Patria e se stessi, dietro alla stolta immorale speranza che troverebbero forse il benessere materiale nei capricci e negl'interessi della tirannide. Vidi gli operai di Francia rimanersi spettatori indifferenti del 2 dicembre, perch tutte le questioni si erano ridotte per essi a una questione di prosperit materiale e s'illudevano a credere che le promesse sparse ad arte fra loro, da chi aveva spento la libert della patria, avrebbero forse potuto diventar fatti. Oggi lamentano perduta la libert senza aver conquistato il benessere. No, senza Dio, senza coscienza di legge, senza moralit, senza potenza di sacrificio, perduti dietro ad uomini che non hanno n fede, n culto del vero, n vita d'apostoli, n cosa alcuna fuorch la vanit dei loro sistemi, io lo dico con profondo convincimento, non riuscirete. Avrete sommosse, non la vera, la grande Rivoluzione che voi ed io invochiamo. Quella Rivoluzione, se non  una illusione d'egoisti spronati dalla vendetta,  un'opera religiosa
Migliorare voi stessi ed altrui:  questo il primo intento ed  la suprema speranza d'ogni riforma, d'ogni mutamento sociale. Non si cangiano le sorti dell'uomo, rintonacando, abbellendo la casa dov'egli abita: dove non respira un'anima d'uomo ma un corpo di schiavo, tutte le riforme sono inutili; la casa rabbellita, addobbata con lusso,  sepolcro imbiancato, e non altro. Voi non indurrete mai la Societ alla quale appartenete a sostituire il sistema d'associazione a quello del salario, se non provandole che l'associazione sar tra voi stromento di produzione migliorata e di prosperit collettiva. E non proverete questo, se non mostrandovi capaci di fondare e mantenere l'associazione coll'onest, coll'amore reciproco, col sacrificio, coll'affetto al lavoro. Per progredire, vi conviene mostrarvi capaci di progredire.
Tre cose sono sacre: la Tradizione, il Progresso, l'Associazione. "Io credo" - (scrissi queste cose venti anni addietro) - "nella immensa voce di Dio che i secoli mi rimandano attraverso la tradizione universale dell'Umanit; ed essa mi dice che la Famiglia, la Nazione, l'Umanit sono le tre sfere dentro le quali l'individuo umano deve lavorare al fine comune, al perfezionamento morale di se stesso e d'altrui, o meglio di se stesso attraverso gli altri e per gli altri: essa mi dice che la propriet  destinata a manifestare l'attivit materiale dell'individuo, la parte ch'egli ha nella trasformazione del mondo fisico, come il diritto di voto deve manifestare la parte ch'egli ha nell'amministrazione del mondo politico; essa mi dice che appunto dall'uso pi o meno buono di questi diritti, in quelle sfere d'attivit dipende d'avanti a Dio e agli uomini il merito o demerito degli individui; essa mi dice che tutte queste cose, elementi della natura umana, si trasformarono, si modificarono continuamente ravvicinandosi all'ideale del quale abbiamo nell'anima ma non possono essere distrutte mai; e che i sogni di comunismo, d'abolizione, di confusione dell'individuo nell'insieme sociale, non furono mai che passeggieri accidenti nella vita del genere umano, visibili in ogni grande crisi intellettuale e morale, ma incapaci di realt se non sopra una scala menoma come i Conventi Cristiani. Credo nell'eterno progresso della vita nella creatura di Dio, nel progresso del Pensiero e dell'Associazione, non solamente nell'uomo del passato ma nell'uomo dell'avvenire; credo che importi non tanto di determinare la forma del progresso futuro quanto di aprire, con una educazione veramente religiosa, le vie d'ogni progresso agli uomini e di renderli capaci di compirlo; e credo che non si fa l'uomo migliore, pi amorevole, pi nobile, pi divino - ci ch' il nostro fine sulla terra - colmandolo di godimenti fisici, proponendogli a scopo della vita quella ironia che ha nome felicit. Credo nell'Associazione come nel solo mezzo che noi possediamo per compiere il Progresso, non solamente perch'essa moltiplica l'azione delle forze produttrici, ma perch'essa ravvicina tutte le diverse manifestazioni dell'anima umana e fa s che la vita dell'individuo abbia comunione colla vita collettiva; e so che l'associazione non pu essere feconda se non esistendo fra individui liberi, fra nazioni libere, capaci di coscienza della loro missione. Credo che l'uomo deve mangiare e vivere e non avere tutte l'ore dell'esistenza assorbite da un lavoro materiale, per aver campo di sviluppare le facolt superiori che sono in lui; ma tende l'orecchio con terrore alle voci che dicono agli uomini: nutrirsi  lo scopo vostro; godere  il vostro diritto, perch io so che quella parola non pu creare se non egoisti, e fu in Francia, ed altrove, e comincia ad essere pur troppo in Italia, la condanna d'ogni nobile idea, d'ogni martirio, d'ogni pegno di futura grandezza.
Ci che toglie in oggi vita all'Umanit  il difetto d'una fede comune, d'un pensiero adottato da tutti che ricongiunga Terra e Cielo, Universo e Dio. Privo di fede siffatta, l'uomo si  prostrato davanti alla morta materia, e s' consacrato adoratore dell'idolo Interesse. E i primi sacerdoti di quel culto fatale furono i re, i principi e i tristi Governi dell'oggi. Essi inventarono l'orribile formula: ciascuno per s: sapevano che con essa, creerebbero l'egoismo: e sapevano che tra l'egoista e lo schiavo non  che un passo".
Operai Italiani, fratelli miei, evitate quel passo. Nell'evitarlo, sta il vostro avvenire.
A voi spetta una solenne missione: provare che siamo tutti figli di Dio e fratelli in Lui. Voi non la compirete se non migliorandovi e soddisfacendo al Dovere.
Io v'ho additato, come meglio ho potuto, qual sia il Dovere per voi. E il principale, il pi essenziale fra tutti,  quello che avete verso la Patria. Costituirla  debito vostro; ed  pure necessit. Gl'incoraggiamenti, i mezzi dei quali v'ho parlato, non possono venire che dalla Patria Una e Libera. Il miglioramento delle vostre condizioni sociali non pu scendere che dal vostro partecipare nella vita politica della Nazione. Senza voto, non avrete mai rappresentanti veri delle vostre aspirazioni, dei vostri bisogni. Senza un Governo popolare che da Roma scriva e svolga il PATTO ITALIANO, fondato sui consensi e rivolto al progresso di tutti i cittadini dello Stato, non  per voi speranza di meglio. Quel giorno in cui, seguendo l'esempio dei socialisti francesi, voi separereste la questione sociale dalla politica e direste: noi possiamo emanciparci, qualunque sia la forma d'istituzione che regge la Patria, segnereste la perpetuit del vostro servaggio.
E v'additer, nell'accomiatarmi da voi, un altro Dovere, non meno solenne di quello che ci stringe a fondare la Patria Libera ed Una.
La vostra emancipazione non pu fondarsi che sul trionfo d'un Principio: l'unit della Famiglia Umana. Oggi, la met della famiglia umana, la met a cui noi cerchiamo ispirazioni e conforti, la met che ha in cura la prima educazione dei nostri figli, , per singolare contraddizione, dichiarata, civilmente, politicamente, socialmente ineguale, esclusa da quell'unit. A voi che cercate, in nome d'una verit religiosa, la vostra emancipazione, spetta di protestare in ogni modo, in ogni occasione, contro quella negazione dell'Unit.
L'emancipazione della donna dovrebbe essere continuamente accoppiata coll'emancipazione dell'operaio, dando cos al vostro lavoro la consacrazione d'una verit universale.

FINE

I N D I C E

Capitolo primo	3
Agli operai italiani	3
Capitolo secondo	13
Dio	13
Capitolo terzo	21
La Legge	21
Capitolo quarto	27
Doveri verso l'umanit	27
Capitolo quinto	33
Doveri verso la Patria	33
Capitolo sesto	39
Doveri verso la famiglia	39
Capitolo settimo	45
Doveri verso se stesso	45
Capitolo ottavo	51
Libert	51
Capitolo nono	55
Educazione	55
Capitolo decimo	61
Associazione - Progresso	61
Capitolo undicesimo	65
Questione economica	65
CONCHIUSIONE	77


NOTE

(1) Le tre giornate del 29 al 31 luglio 1830 segnarono il decadimento in Francia della Monarchia assoluta di Carlo X e l'avvento al trono di Luigi Filippo d'Orleans.
(2) Infatti, quelle dottrine erano diffuse dalla Societ che s'intitolava appunto dei "Diritti dell'uomo."
(3) L'opuscolo intitolato "Les paroles d'hai croyant", Le parole d'un credente, del Lamennais, si pubblic nel 1831 e suscit un incendio in tutta la Francia. Gregorio XVI, allora Papa, si affrett a condannarlo con una celebre enciclica, ma ci non valse a ritardarne la diffusione per tutta Europa; fu pi volte tradotto in italiano, e pure in questa lingua apprezzato, difeso ed acerbamente criticato. Non improbabile che lo scritto di Lamennais abbia suggerito a Mazzini quello del Doveri dell'Uomo.
(4) Queste parole sono scritte prima del 1860.
(5) Parlo naturalmente de'paesi dove s' tentata col sistema monarchico costituzionale un'organizzazione qualunque della societ: nei paesi governati dispoticamente non v' societ: i diritti dell'individuo sono egualmente sacrificati.
(6) Ricordi il lettore che queste pagine furono scritte prima del 1860.
(7) PAOLO, Epistola ai Romani, Cap. XII vers 4,5
(8) Giovanni, Evangelio, cap. X, vers. 16.
(9) . LAMENNA1S, Libro del Popolo, XII.
(10) Vedi Evangelio di Giovanni Cap. XVI.
(11) LAMENNAIS, Libro del Popolo III.
(12) Fu calcolato che se, su cento lavoranti, un lavorante producesse per cento franchi in un anno al di l della produzione media, ei raccoglierebbe a suo pro un millesimo per anno, tre centesimi ogni tre anni. Chi pu chiamare questo un eccitamento alla produzione?
(13) In Parigi, a cagion d'esempio, lo Stabilimento di pittura d'edifizii del signor Leclaire, fondato su quel principio,  notabile per la prosperit che gode.
(14) Quelle propriet appartengono legalmente ai comuni, moralmente ai bisognosi del Comune, non si tratta di rapirle ai Comuni, ma di consacrarle ai poveri d'ogni Comune, facendo d'esse, sotto l'alta direzione dei Consigli elettivi Comunali, il capitale inalienabile delle Associazioni Agricole.
(15) La necessit d'un vasto capitale per lo stabilimento d'una manifattura di pianoforti trasse, nel 1848, i delegati d'alcune centinaia d'operai, riuniti per la fondazione di una grande associazione, a chiedere in suo nome al governo una sovvenzione di 300,000 franchi. La commissione governativa diede rifiuto.
L'associazione si sciolse, ma 14 operai decisero di superare ogni ostacolo e ricostituirla coi propri mezzi. Non avevano danaro n credito; avevano fede.
Alcuni fra loro portavano alla Societ iniziata, in materiali e stromenti di lavoro, un valore di circa 2000 franchi. Ma era indispensabile un capitale di circolazione. Ciascuno degli associati contribu, non senza fatica, 10 franchi. Alcuni operai, non aventi interesse diretto nella Societ, aggiunsero a quel piccolo capitale, le loro piccole offerte. E il 10 marzo 1849, raggiunta la somma di 229 franchi e 50 centesimi, l'associazione fu dichiarata costituita.
Quel fondo sociale era insufficiente all'impianto e alle spese minute, indispensabile di giorno in giorno ad una lavoreria. Nulla rimanendo pei salarii, oltre a due mesi passarono senza che gli operai potessero ricevere un solo centesimo di mercede. Come vissero in quel tempo di crisi? Come vivono gli operai nelle interruzioni di lavoro, aiutati dall'operaio che per ventura lavora, vendendo, impegnando ad uno ad uno gli oggetti d'uso.
Alcuni lavori erano stati eseguiti. E il prezzo fu pagato il 4 maggio 1849. Quel giorno fu per l'associazione ci ch' una vittoria sul cominciare d'una guerra: e fu celebrato. Pagati i debiti, riscossi i crediti esigibili, rimaneva per ogni socio una somma di fr. 6 e 61 centesimi. Fu convenuto che ritenendo come parte di salario 5 franchi si consacrerebbe il di pi di ciascuno a un pranzo fraterno. I 14 soci, i pi fra i quali non avevano assaggiato vino da un anno, si riunirono assieme alle loro famiglie a mensa comune, la spesa fu di 32 soldi per famiglia.
Ancora per tutto un mese, il salario non fu che di cinque franchi per settimana. Nel giugno, un fornaio, amatore di musica o speculatore propose la compra d'un pianoforte da pagarsi a pane. Fu accettata la proposta e convenuto il prezzo in ragione di 480 franchi. Fu ventura per l'associazione che fu certa d'avere almeno l'indispensabile. Non si calcol nei salarii il valore del pane. Ciascuno ebbe quanto gli bisognava e, per gli ammogliati, quanto bisognava alla famiglia.
Intanto l'associazione, composta d'operai capacissimi, superava a poco a poco tutti gli ostacoli e le privazioni che aveva dovuto incontrare nel primo periodo. I suoi libri di cassa presentavano le migliori testimonianze dei progressi conquistati. Dal mese d'Agosto 1849, l'incasso ebdomadario sal a 10, 15, 20 franchi per ciascuno; e quella somma non rappresentava tutto quanto guadagnava: ogni socio versava nel fondo comune somma superiore a quella ch'ei riteneva.
L'inventario sociale del 30 dicembre 1850 dava i risultati seguenti:
Gli associati erano a quell'epoca 32. Lo stabilimento pagava 200 fr. di fitto ed era gi angusto ai lavori.
Gli stromenti di lavoro sommavano a un valore di fr. 5922, 60 cent.
Le merci e le materie prime rappresentavano 22.972 f. 28 cent.
Il portafoglio della Societ conteneva biglietti per 3540 franchi.
Il conto debitori, che pagarono tutti, saliva a fr. 5861 e cent. 90.
L'attivo era dunque di 39,317 franchi 88 centesimi.
Su questo attivo la Societ non era debitriche che di 4737 franchi 80 centesimi ad alcuni creditori e di 2650 franchi a 80 aderenti operai del mestiere che avevano imprestato sull'associazione nel primo periodo
Attivo reale 32,930 franchi 2 centesimi.
L'associazione continu d'allora in poi a fiorire.
Da uno scritto d'A. COCHUT

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