
    Karl Marx.
    LE LOTTE DI CLASSE IN FRANCIA
    dal 1848 al 1850.
    Associazione Carcere e Territorio "Il Bivacco", Melegnano (Mi) 1998.


    Traduzioni telematiche per ciechi a cura  di  Rosaria  Biondi,  Giulio
    Cacciotti, Vincenzo Guagliardo, Nadia Ponti.


    La  presente  versione  de  "Le  lotte  di  classe in Francia" si rif
    liberamente a quella pubblicata dagli Editori  Riuniti  (Roma,  1962),
    tradotta da Palmiro Togliatti e commentata da Giorgio Giorgetti.
    Le traduzioni tra parentesi quadre sono dei curatori.
    Per  i  nomi  seguiti  dal  segno  del cancelletto (#) vi  una scheda
    biografica alla fine del volume.






    INDICE.


    Introduzione di Friedrich Engels alla prima ristampa: pagina 3.
    Nota all'Introduzione: pagina 38.

    1. Dal febbraio al giugno 1848: pagina 40.
    2. Dal giugno 1848 al 13 giugno 1849: pagina 84.
    3. Dal 13 giugno 1849 al 10 marzo 1850: pagina 140.
    4. La soppressione del suffragio universale nel 1850: pagina 199.

    Note: pagina 224.
    Schede biografiche: pagina 228.









    INTRODUZIONE DI FRIEDRICH ENGELS ALLA PRIMA RISTAMPA (1).


    Il lavoro che qui viene ristampato fu il primo tentativo  di  Marx  di
    spiegare  mediante  la  sua  concezione materialistica un frammento di
    storia   contemporanea    partendo    dalla    situazione    economica
    corrispondente.   Nel   "Manifesto  comunista"  la  teoria  era  stata
    applicata a grandi linee a tutta la storia moderna,  negli articoli di
    Marx   e   miei   nella  "Neue  Rheinische  Zeitung"  essa  era  stata
    continuamente impiegata  per  interpretare  gli  avvenimenti  politici
    correnti.  Qui  invece  si  trattava  di dimostrare,  nel corso di uno
    sviluppo di parecchi anni,  altrettanto critico quanto  caratteristico
    per  tutta  l'Europa,  l'intimo  nesso causale,  e quindi,  secondo il
    concetto  dell'autore,   di  ricondurre   gli   avvenimenti   politici
    all'azione di cause in ultima istanza economiche.
    Nel   giudicare  avvenimenti  e  serie  di  avvenimenti  della  storia
    contemporanea non si sar mai in  condizione  di  risalire  sino  alle
    cause   economiche   ultime.   Persino  oggi  che  la  stampa  tecnica
    specializzata fornisce  un  materiale  cos  ricco,  non    possibile
    nemmeno   in   Inghilterra   seguire   giorno   per  giorno  il  corso
    dell'industria e del commercio sul mercato mondiale e i mutamenti  che
    sopravvengono nei metodi di produzione,  in modo da poter in qualsiasi
    momento fare  il  bilancio  generale  di  questi  fattori  multiformi,
    complessi  e  in continua mutazione,  fattori di cui i pi importanti,
    inoltre,  agiscono a  lungo  e  in  modo  latente  prima  di  erompere
    improvvisamente  e  violentemente  alla superficie.  Una netta visione
    della storia economica di un periodo determinato non pu mai  formarsi
    contemporaneamente,  ma  soltanto successivamente,  dopo che sia stato
    raccolto e studiato il materiale.  La statistica   qui  un  ausiliare
    necessario,  ed arriva sempre in ritardo.  Per la storia contemporanea
    corrente si  quindi  costretti  anche  troppo  spesso  a  considerare
    questo fattore, che  il pi decisivo, come costante, ad assumere come
    data  e immutabile per l'intero periodo la situazione che si riscontra
    all'inizio del periodo considerato,  o a  prendere  in  considerazione
    soltanto   quei   mutamenti  di  questa  situazione  che  sgorgano  da
    avvenimenti che sono manifesti e che perci si presentano essi pure in
    modo aperto.  Il metodo materialistico dovr  perci  limitarsi  anche
    troppo  spesso  a ricondurre i conflitti politici a lotte di interessi
    delle  classi  sociali  e  delle  frazioni  di  classe   preesistenti,
    determinate  dalla  evoluzione  economica,  e  a ravvisare nei singoli
    partiti politici l'espressione politica pi o meno adeguata di  queste
    stesse classi o frazioni di classe.
    E'  evidente  che  tale inevitabile negligenza di quei mutamenti della
    situazione economica - base vera  di  tutti  gli  avvenimenti  che  si
    devono indagare - che si producono durante gli avvenimenti stessi, non
    pu  essere  che  una  fonte di errori.  Ma tutte le condizioni di una
    esposizione sintetica della storia  contemporanea  racchiudono  in  s
    inevitabilmente  fonti di errori,  il che per non impedisce a nessuno
    di scrivere la storia contemporanea.
    Quando Marx si accinse a questo lavoro l'accennata fonte di errori era
    ancora pi inevitabile.  Durante il periodo rivoluzionario del 1848-49
    era  semplicemente  impossibile seguire le fluttuazioni economiche che
    si compivano in quello stesso momento,  o anche solo abbracciarle  con
    uno  sguardo generale.  Lo stesso dicasi dei primi mesi dell'esilio di
    Londra, nell'autunno e nell'inverno 1849-50. Ebbene, fu appunto quello
    il momento in cui Marx incominci il suo lavoro.  E nonostante  queste
    circostanze  sfavorevoli,  l'esatta  conoscenza tanto della situazione
    economica della Francia prima della rivoluzione  di  febbraio,  quanto
    della  storia  politica  di questo paese dopo questa rivoluzione,  gli
    permisero di dare una esposizione degli avvenimenti che rivela la loro
    intima connessione con una perfezione che  non  fu  pi  raggiunta  in
    seguito,  e  che  resistette  brillantemente alla duplice prova cui la
    sottopose in seguito lo stesso Marx.
    La prima prova la si ebbe quando Marx,  a partire dalla primavera  del
    1850,  ebbe  nuovamente  agio di dedicarsi agli studi economici,  e si
    accinse innanzi tutto allo studio della storia economica degli  ultimi
    dieci anni.  In questo modo gli risult completamente chiaro dai fatti
    stessi  ci  che  sino  allora  egli  aveva  ricavato  in  modo  quasi
    aprioristico  da  materiali  insufficienti:  che  la crisi commerciale
    mondiale del 1847  era  stata  la  vera  madre  delle  rivoluzioni  di
    febbraio  e di marzo,  e che la prosperit industriale ristabilitasi a
    poco a poco dalla met del 1848 e giunta al suo apogeo nel 1849 e  nel
    1850, fu la forza che dette vita e nuovo vigore alla reazione europea.
    Ci fu decisivo.  Mentre nei primi tre articoli (apparsi nei fascicoli
    di gennaio, febbraio e marzo della "Neue Rheinische Zeitung", Amburgo,
    1850) traspare ancora l'attesa di  una  prossima  ripresa  di  energia
    rivoluzionaria,  la rassegna storica fatta da Marx e da me nell'ultimo
    fascicolo doppio,  apparso  nell'autunno  del  1850  (maggio-ottobre),
    rompe   una   volta  per  sempre  con  questa  illusione:  Una  nuova
    rivoluzione non  possibile se non in seguito a una nuova crisi. L'una
     per altrettanto sicura  quanto  l'altra.  Ma  questo  era  altres
    l'unico  mutamento  sostanziale che vi era da introdurre.  Quanto alla
    interpretazione degli avvenimenti data nei capitoli  precedenti  e  al
    nesso  causale che in essi veniva stabilito,  non vi era assolutamente
    nulla da cambiare,  come lo prova il seguito  della  narrazione,  dato
    nella  stessa  rassegna,  e che va dal 10 marzo sino all'autunno 1850.
    Perci ho inserito questo seguito nell'attuale ristampa,  come  quarto
    articolo.
    La  seconda prova fu ancora pi dura.  Immediatamente dopo il colpo di
    Stato di Luigi Napoleone del 2 dicembre 1851 Marx prese nuovamente  in
    esame  la  storia  della  Francia  dal  febbraio  1848  sino  a questo
    avvenimento,  il quale poneva temporaneamente un  termine  al  periodo
    rivoluzionario  ("Il  18 brumaio di Luigi Bonaparte",  terza edizione,
    Amburgo,  Meissner,   1885).   In  questo  opuscolo  viene  nuovamente
    trattato,  sebbene  pi  succintamente,  il periodo esposto nel nostro
    scritto.  Si confronti con la  presente  questa  seconda  esposizione,
    scritta  alla  luce  di  un  avvenimento decisivo avvenuto un anno pi
    tardi, e si vedr che l'autore ebbe ben poco da cambiare.
    Ci che conferisce inoltre un'importanza del tutto speciale al  nostro
    scritto    che  esso  enuncia  per  la  prima volta la formula in cui
    l'unanimit dei partiti operai di tutto il mondo  riassume  brevemente
    la sua rivendicazione della trasformazione economica: l'appropriazione
    dei mezzi di produzione da parte della societ.  Nel secondo capitolo,
    a proposito del diritto al lavoro,  che  viene  designato  come  la
    prima  formulazione  goffa  in  cui  si  riassumono  le rivendicazioni
    rivoluzionarie del proletariato,  si dice: Ma dietro il  diritto  al
    lavoro  sta il potere sul capitale,  dietro il potere sul capitale sta
    "l'appropriazione dei mezzi di produzione",  il  loro  assoggettamento
    alla  classe  operaia  associata,  e  quindi  l'abolizione  del lavoro
    salariato, del capitale e dei loro rapporti reciproci. Qui  dunque -
    per la prima volta - formulata la proposizione  secondo  la  quale  il
    socialismo  operaio  moderno si distingue nettamente tanto da tutte le
    diverse sfumature di socialismo feudale,  borghese,  piccolo-borghese,
    eccetera,  quanto  dalla  confusa  comunit  dei  beni  del  comunismo
    utopistico e del comunismo operaio primitivo. Quando Marx, in seguito,
    estese questa formula all'appropriazione anche dei mezzi  di  scambio,
    questa estensione,  che del resto sulla base del "Manifesto comunista"
    si comprende da s, non esprimeva che un corollario della proposizione
    principale. Recentemente in Inghilterra alcuni sapientoni hanno ancora
    aggiunto che  anche  i  mezzi  della  distribuzione  debbono  essere
    passati  alla  societ.  Sarebbe difficile a questi signori dire quali
    siano questi mezzi economici di distribuzione,  diversi dai  mezzi  di
    produzione  e  di  scambio,  a  meno  che  non  si  parli  di mezzi di
    distribuzione "politici", imposte,  assistenza ai poveri,  compresi il
    Sachsenwald  e altre dotazioni.  Ma in primo luogo questi sono gi ora
    mezzi di distribuzione in possesso della comunit,  dello Stato o  del
    comune, e in secondo luogo noi li vogliamo appunto abolire.

    Quando  scoppi  la rivoluzione di febbraio ci trovavamo ancora tutti,
    per quanto riguarda le nostre concezioni  circa  le  condizioni  e  lo
    sviluppo   dei   movimenti  rivoluzionari,   sotto  l'influenza  della
    precedente esperienza storica, specialmente della Francia. Era proprio
    quest'ultima,  infatti,  che aveva dominato tutta la storia europea  a
    partire  dal  1789,  e  da  cui anche ora era stato nuovamente dato il
    segnale del rivolgimento generale.  Era quindi naturale e  inevitabile
    che   le  nostre  concezioni  della  natura  e  dello  sviluppo  della
    rivoluzione sociale proclamata a Parigi  nel  febbraio  1848,  della
    rivoluzione del proletariato,  fossero fortemente colorite dai ricordi
    dei modelli del 1789-1830.  E specialmente quando il  sollevamento  di
    Parigi  trov  la  sua  eco  nelle  insurrezioni vittoriose di Vienna,
    Milano, Berlino, quando tutta l'Europa sino alla frontiera russa venne
    trascinata  nel  movimento;  quando  poi  in  giugno  a  Parigi  venne
    combattuta la prima grande battaglia per il potere tra il proletariato
    e la borghesia;  quando la vittoria stessa della propria classe scosse
    a tal punto la borghesia di tutti i paesi che essa si rifugi di nuovo
    nelle braccia della reazione feudale monarchica poco prima rovesciata,
    date le condizioni di allora non poteva pi esistere  per  noi  nessun
    dubbio  che  era scoppiata la grande lotta decisiva e che questa lotta
    doveva venir combattuta in un solo  periodo  rivoluzionario  di  lunga
    durata e pieno di alternative, il quale per poteva chiudersi soltanto
    con la vittoria definitiva del proletariato.
    Dopo  la  sconfitta  del  1849  non  condividemmo  in  nessun  modo le
    illusioni  della  democrazia  volgare  raccolta  attorno  ai   governi
    provvisori  futuri  "in  partibus",  Questa  contava  su  una vittoria
    rapida, decisiva una volta per tutte, del popolo sugli oppressori;
    noi su una lotta lunga,  dopo l'eliminazione degli  oppressori,  tra
    gli  elementi  contraddittori  che  si celavano precisamente in questo
    popolo.   La  democrazia  volgare  aspettava  la  nuova   esplosione
    dall'oggi al domani; noi dichiaravamo gi nell'autunno 1850 che almeno
    il  primo  capitolo del periodo rivoluzionario era chiuso e che non vi
    era da aspettarsi nulla sino allo scoppio di una nuova crisi economica
    mondiale.  Per questo  fummo  messi  al  bando  come  traditori  della
    rivoluzione da quegli stessi che in seguito fecero tutti,  quasi senza
    eccezione,  la pace con Bismarck,  nella misura in cui Bismarck  trov
    che ne valeva la pena.
    Ma  la  storia  ha  dato torto anche a noi;  ha rivelato che la nostra
    concezione d'allora era una illusione.  La storia  andata  anche  pi
    lontano; essa non ha soltanto demolito il nostro errore di quel tempo;
    essa   ha   pure  sconvolto  radicalmente  le  condizioni  in  cui  il
    proletariato ha da lottare.  Il modo di combattere  del  1848    oggi
    sotto  tutti gli aspetti antiquato,  e questo  un punto che in questa
    occasione merita di essere esaminato pi da vicino.
    Tutte le passate rivoluzioni  hanno  condotto  alla  sostituzione  del
    dominio  di  una  classe  con  quello di un'altra;  ma sinora tutte le
    classi dominanti erano soltanto piccole minoranze rispetto alla  massa
    del  popolo dominata.  Cos una minoranza dominante veniva rovesciata,
    un'altra minoranza prendeva il suo posto  al  timone  dello  Stato,  e
    rimodellava  le  istituzioni  politiche secondo i propri interessi.  E
    ogni volta si trattava di quel gruppo di minoranza che  le  condizioni
    dello  sviluppo  economico  rendevano  atto e chiamavano al potere,  e
    appunto per questo e soltanto per questo avveniva che  la  maggioranza
    dominata  partecipava  al rivolgimento schierandosi a favore di quella
    minoranza,  oppure si adattava tranquillamente al rivolgimento stesso.
    Ma  se  prescindiamo  dal  contenuto  concreto di ogni caso,  la forma
    comune di tutte quelle rivoluzioni consisteva nel fatto che esse erano
    tutte rivoluzioni di minoranze.  Anche quando la maggioranza  prendeva
    in esse una parte attiva,  lo faceva soltanto, coscientemente o no, al
    servizio di una minoranza;  questo fatto per,  o anche solo il  fatto
    dell'atteggiamento  passivo  e  della  mancanza  di  resistenza  della
    maggioranza,  dava alla minoranza l'apparenza di essere rappresentante
    di tutto il popolo.
    Dopo  il  primo grande successo la minoranza vittoriosa in generale si
    scindeva: una met era soddisfatta dei  risultati  raggiunti,  l'altra
    voleva  andare  pi  avanti  e  presentava  nuove rivendicazioni,  che
    corrispondevano almeno in parte all'interesse reale o apparente  della
    grande  massa popolare.  Queste rivendicazioni pi radicali vennero in
    certi casi anche realizzate,  ma spesso solo per un  momento,  ch  il
    partito  pi  moderato  prendeva  di  nuovo il sopravvento e le ultime
    conquiste andavano in tutto o in parte perdute di nuovo. Gli sconfitti
    gridavano allora al tradimento,  o attribuivano la sconfitta al  caso.
    In  realt per le cose stavano per lo pi a questo modo: le conquiste
    della prima vittoria non erano  state  assicurate  che  dalla  seconda
    vittoria  del partito pi radicale;  raggiunto questo punto,  e quindi
    anche ci che era momentaneamente necessario,  i  radicali  e  i  loro
    successi sparivano nuovamente dalla scena.
    Tutte  le  rivoluzioni  dell'et  moderna,  incominciando dalla grande
    rivoluzione inglese del secolo decimosettimo,  hanno presentato questi
    lineamenti,  che sembravano inseparabili da ogni lotta rivoluzionaria.
    E sembrava che  essi  fossero  da  applicarsi  anche  alle  lotte  del
    proletariato per la sua emancipazione; tanto pi applicabili in quanto
    proprio   nel   1848   si  potevano  contare  sulle  dita  coloro  che
    comprendessero anche solo in una certa misura in  quale  direzione  si
    dovesse cercare questa emancipazione.  Persino a Parigi, anche dopo la
    vittoria,  le stesse masse proletarie non avevano nessuna idea  chiara
    circa  la  via  da battere.  Eppure il movimento esisteva,  istintivo,
    spontaneo, insopprimibile. Non era proprio quella la situazione in cui
    doveva vincere la rivoluzione,  diretta bens  da  una  minoranza,  ma
    questa volta non nell'interesse della minoranza, bens nel pi genuino
    interesse  della  maggioranza?  Se in tutti i periodi rivoluzionari un
    po' lunghi si erano potute guadagnare cos facilmente le grandi  masse
    popolari  anche solo mediante plausibili miraggi presentati loro dalle
    minoranze che le spingevano avanti,  come avrebbero potuto essere meno
    accessibili  a  idee  che  erano  il  riflesso  pi  esatto della loro
    situazione economica,  che non erano altro che  l'espressione  chiara,
    razionale, dei loro bisogni, da loro stesse ancora incompresi, sentiti
    soltanto  in  modo  ancora  confuso?  E' vero che questo stato d'animo
    rivoluzionario delle masse aveva lasciato il posto quasi sempre, e per
    lo pi molto presto,  a uno spossamento,  e si era persino trasformato
    nel suo contrario,  non appena, svanita l'illusione, era subentrato il
    disinganno.  Ma questa volta non si trattava di miraggi,  bens  della
    soddisfazione degli interessi genuini della grande maggioranza stessa,
    interessi che non erano certamente chiari a questa grande maggioranza,
    ma che presto, nel corso della realizzazione pratica, avrebbero dovuto
    apparirle  abbastanza  chiari,  con  convincente evidenza.  E se nella
    primavera del 1850,  come  dimostrato nel terzo articolo di Marx,  lo
    sviluppo  della  repubblica borghese sorta dalla rivoluzione sociale
    del 1848,  aveva concentrato il vero potere nelle  mani  della  grande
    borghesia  -  monarchica  per  giunta - e per contro aveva raggruppato
    tutte le altre classi sociali,  i contadini come i  piccoli  borghesi,
    attorno al proletariato, in modo che durante e dopo la vittoria comune
    non  essa,   ma  il  proletariato  agguerrito  dall'esperienza  doveva
    diventare  il  fattore  decisivo,   non  esistevano  forse  in  questa
    situazione  tutte  le  prospettive di trasformare la rivoluzione della
    minoranza in rivoluzione della maggioranza?
    La storia ha dato torto a  noi  e  a  quelli  che  pensavano  in  modo
    analogo.  Essa  ha  mostrato  chiaramente che lo stato dell'evoluzione
    economica sul continente era allora ancor lungi dall'esser maturo  per
    l'eliminazione della produzione capitalistica;  essa lo ha provato con
    la rivoluzione economica che dopo  il  1848  ha  guadagnato  tutto  il
    continente  e  ha veramente installato la grande industria in Francia,
    in Austria, in Ungheria,  in Polonia e da ultimo anche in Russia;  che
    ha  veramente fatto della Germania un paese industriale di prim'ordine
    - tutto ci su una base capitalistica,  capace quindi ancora nel  1848
    di  ben grande espansione.  Ma  stata precisamente questa rivoluzione
    industriale che ha fatto dappertutto luce sui rapporti di classe,  che
    ha eliminato una massa di forme di transizione provenienti dal periodo
    della manifattura e,  nell'Europa orientale,  persino dall'artigianato
    corporativo,  che ha creato una vera borghesia e un vero  proletariato
    della  grande  industria  e  li  ha spinti sulla scena dell'evoluzione
    sociale.  Ma in conseguenza di ci la  lotta  tra  queste  due  grandi
    classi,  che  nel  1848,  fuori dell'Inghilterra,  esisteva soltanto a
    Parigi e tutt'al pi in alcuni grandi centri industriali,  si  estesa
    per  la  prima  volta a tutta l'Europa e ha raggiunto un'intensit che
    nel 1848 non si poteva ancora concepire.  Allora,  i numerosi e oscuri
    evangeli  delle  sette  con le loro panacee;  oggi l'"unica" teoria di
    Marx universalmente riconosciuta,  d'una chiarezza trasparente,  e che
    formula con precisione gli obbiettivi finali della lotta.  Allora,  le
    masse divise e distinte per localit e  nazionalit,  legate  soltanto
    dal  sentimento  delle  sofferenze  comuni,  poco sviluppate,  gettate
    confusamente dall'entusiasmo alla disperazione; oggi, un "solo" grande
    esercito internazionale di socialisti che avanza senza soste, e di cui
    si accrescono ogni giorno il numero, l'organizzazione,  la disciplina,
    la comprensione, la certezza della vittoria.
    E  se  anche  questo  potente  esercito del proletariato non ha ancora
    raggiunto la meta, anche se esso, lungi dal conseguire la vittoria con
    "una sola" grande battaglia, deve progredire, lentamente, di posizione
    in posizione, con una lotta dura e tenace,  ci dimostra una volta per
    sempre  come  fosse  impossibile conquistare la trasformazione sociale
    del 1848 con un semplice colpo di sorpresa.
    Una borghesia divisa in due frazioni monarchiche dinastiche che  prima
    di  tutto  per  desiderava  la calma e la sicurezza per i suoi affari
    pecuniari;  di fronte ad essa un  proletariato  vinto,  s,  ma  ancor
    sempre  minaccioso,  attorno  al  quale si raccoglievano sempre pi la
    piccola borghesia e i contadini; la minaccia continua di un'esplosione
    violenta,  che malgrado  tutto  non  offriva  nessuna  prospettiva  di
    soluzione  definitiva,  tale  era la situazione,  che si sarebbe detta
    fatta apposta per  il  colpo  di  Stato  del  terzo  pretendente,  del
    pretendente   pseudo-democratico   Luigi  Bonaparte  #.   Con  l'aiuto
    dell'esercito questi pose fine il 2 dicembre 1851 alla situazione tesa
    e assicur all'Europa la pace interna, per gratificarla, in cambio, di
    una nuova era di guerre.  Il periodo delle rivoluzioni dal basso  era,
    intanto, chiuso; segu un periodo di rivoluzioni dall'alto.
    Il  ritorno  all'impero nel 1851 forn una nuova prova dell'immaturit
    delle aspirazioni proletarie di quel tempo.  Ma  quel  ritorno  stesso
    doveva  creare  le  condizioni nelle quali queste aspirazioni dovevano
    maturare.  La tranquillit all'interno assicur un pieno  sviluppo  al
    nuovo  slancio  dell'industria;  la  necessit  di dare un'occupazione
    all'esercito e di  distrarre  con  questioni  di  politica  estera  le
    correnti  rivoluzionarie,  gener  le  guerre  in  cui Bonaparte,  col
    pretesto di  far  valere  il  principio  di  nazionalit,  cerc  di
    arraffare delle annessioni per la Francia. Il suo imitatore, Bismarck,
    segu la stessa politica per la Prussia; fece nel 1866 il suo colpo di
    Stato, la sua rivoluzione dall'alto contro la Confederazione tedesca e
    l'Austria,  non  meno  che  contro la "Konfliktskammer" prussiana.  Ma
    l'Europa era troppo piccola per due Bonaparte;  e cos l'ironia  della
    storia volle che Bismarck abbattesse Bonaparte,  e che il re Guglielmo
    di Prussia non instaurasse soltanto l'impero piccolo-tedesco, ma anche
    la repubblica francese. Il risultato generale fu per che in Europa la
    indipendenza e l'unit interna  delle  grandi  nazioni,  con  la  sola
    eccezione della Polonia,  erano diventate realt. Certo, entro confini
    relativamente modesti ma in modo abbastanza ampio perch  il  processo
    di  sviluppo  della  classe  operaia  non  trovasse  pi  un  ostacolo
    essenziale nelle complicazioni nazionali. I becchini della rivoluzione
    del 1848 erano diventati i suoi esecutori testamentari.  E accanto  ad
    essi  gi  si  levava  minaccioso  l'erede del 1848,  il proletariato,
    nell'"Internazionale".
    Dopo la guerra  del  1870-71  Bonaparte  scompare  dalla  scena  e  la
    missione  di Bismarck  compiuta,  cosicch questi pu ridiscendere al
    livello di un grande  proprietario  fondiario  qualunque.  ll  periodo
    viene chiuso,  per,  dalla Comune di Parigi. Un tentativo sornione di
    Thiers # di rubare alla Guardia nazionale di  Parigi  i  suoi  cannoni
    provoc  un'insurrezione  vittoriosa.  Apparve  ancora una volta che a
    Parigi non  pi possibile nessun'altra rivoluzione,  che non sia  una
    rivoluzione  proletaria.  Dopo  la vittoria il potere cadde nelle mani
    della classe operaia da s, senza la minima opposizione.  E ancora una
    volta   apparve  quanto  questo  potere  della  classe  operaia  fosse
    impossibile anche allora,  venti anni dopo il periodo  illustrato  nel
    nostro libro.  Da una parte la Francia lasci in asso Parigi, stette a
    guardare mentre questa si dissanguava sotto le  palle  di  Mac  Mahon;
    d'altra  parte  la  Comune si consum nella infeconda controversia dei
    due partiti che la dividevano,  dei  blanquisti  (maggioranza)  e  dei
    proudhoniani  (minoranza)  ignari  ambedue  del da farsi.  La vittoria
    gratuita del 1871  fu  altrettanto  infruttuosa  quanto  il  colpo  di
    sorpresa del 1848.
    Con la Comune di Parigi si credette di aver definitivamente sepolto il
    proletariato combattente.  Ma tutt'al contrario,  dalla Comune e dalla
    guerra franco tedesca data la sua ascesa pi poderosa. Il rivolgimento
    completo di tutta l'arte della guerra,  causato  dall'arruolamento  di
    tutta  la popolazione capace di portare le armi in eserciti che non si
    contano ormai pi che per milioni,  e da armi da fuoco,  proiettili ed
    esplosivi  di  efficacia  sinora  sconosciuta,  da  un  lato pose fine
    bruscamente al periodo delle  guerre  bonapartistiche  e  assicur  lo
    sviluppo  pacifico  dell'industria,  rendendo  impossibile  ogni altra
    guerra che non sia una guerra mondiale di  un  orrore  inaudito  e  di
    conseguenze   assolutamente   incalcolabili.   D'altro   lato   questo
    rivolgimento  dell'arte  della  guerra,  grazie  alle  spese  militari
    crescenti  in progressione geometrica,  spinse le imposte a un'altezza
    vertiginosa,  e quindi gett  le  classi  popolari  pi  povere  nelle
    braccia  del  socialismo.   L'annessione  dell'Alsazia-Lorena,   causa
    immediata  della  folle  corsa  agli  armamenti,   ben  pot  istigare
    sciovinisticamente  l'una  contro  l'altra  la borghesia francese e la
    borghesia tedesca;  per gli operai dei due paesi essa divenne un nuovo
    mezzo  di  unione.  E l'anniversario della Comune di Parigi divenne il
    primo giorno di festa generale di tutto il proletariato.
    Come Marx aveva predetto,  la guerra del 1870-71 e la sconfitta  della
    Comune  avevano  contemporaneamente  spostato il centro di gravit del
    movimento operaio dalla Francia alla Germania.  In  Francia  occorsero
    naturalmente  degli  anni per rifarsi del salasso del maggio 1871.  In
    Germania, invece, dove l'industria,  favorita dalla manna dei miliardi
    francesi,  si  sviluppava  sempre  pi rapidamente,  come in una serra
    calda,   ancora  pi  rapidamente  e  intensamente  si  sviluppava  la
    socialdemocrazia.  Grazie  all'intelligenza  con  la  quale gli operai
    tedeschi seppero far uso del suffragio universale introdotto nel  1866
    lo  sviluppo  sorprendente  del  partito  si manifest apertamente nel
    mondo intero in cifre inoppugnabili.  1871: 102 mila;  1874: 352 mila;
    1877:   493   mila   voti  socialdemocratici.   In  seguito  venne  il
    riconoscimento di questi progressi da parte delle autorit  superiori,
    sotto  la  forma  della  legge  contro  i  socialisti;  il  partito fu
    momentaneamente disperso,  il numero dei voti cadde  nel  1881  a  312
    mila.  Ma  ci venne rapidamente superato,  e ora,  sotto la pressione
    della legge d'eccezione, senza stampa, senza organizzazione esteriore,
    senza diritto di associazione e di riunione,  ora   incominciata  per
    davvero la rapida estensione del movimento: 1884: 550 mila;  1887: 763
    mila;  1890: 1.427.000 voti.  Allora  la  mano  dello  Stato    stata
    paralizzata.  La  legge  contro i socialisti  svanita;  il numero dei
    voti socialisti  salito a  1.787.000,  pi  di  un  quarto  dei  voti
    complessivi. Il governo e le classi dominanti avevano esaurito tutti i
    loro  mezzi  senza  utilit,  senza  scopo,  senza successo.  Le prove
    palpabili  della  loro  impotenza,  che  le  autorit,  dal  guardiano
    notturno sino al cancelliere del Reich, avevano dovuto subire - e a da
    parte dei disprezzati operai - queste prove si contavano a milioni. Lo
    Stato era giunto alla fine del suo latino; gli operai non erano che al
    principio del loro.
    Ma  gli  operai  tedeschi  avevano reso alla loro causa anche un altro
    grande servizio,  oltre al primo,  che consisteva nella semplice  loro
    esistenza come il partito socialista pi forte,  pi disciplinato, pi
    rapido nel suo sviluppo.  Mostrando ai loro compagni di tutti i  paesi
    come ci si serve del suffragio universale,  essi avevano dato loro una
    delle armi pi efficaci.
    Il suffragio universale esisteva in Francia gi da molto tempo, ma era
    caduto in discredito per l'abuso  fattone  dal  governo  bonapartista.
    Dopo  la  Comune  non  era pi esistito un partito operaio che potesse
    utilizzarlo. Anche in Spagna esso esisteva dal tempo della repubblica,
    ma in Spagna l'astensione elettorale era sempre  stata  la  regola  di
    tutti  i partiti seri di opposizione.  Anche le esperienze svizzere di
    suffragio universale erano tutto fuorch  un  incoraggiamento  per  un
    partito  operaio.  Gli  operai rivoluzionari dei paesi latini si erano
    abituati a considerare il diritto di voto come una trappola,  come uno
    strumento  di  mistificazione governativa.  In Germania fu tutt'altro.
    Gi  il  "Manifesto  comunista"  aveva  proclamato  la  conquista  del
    suffragio  universale,  della  democrazia,  come  uno  dei primi e pi
    importanti compiti del proletariato  militante,  e  Lassalle  #  aveva
    ripreso  questo  punto.  Quando  poi  Bismarck  si  vide  costretto  a
    introdurre questo diritto di voto come unico mezzo per interessare  le
    masse  popolari ai suoi piani,  i nostri operai immediatamente presero
    la cosa sul serio e inviarono  August  Bebel  #  nel  primo  Reichstag
    costituente. E da quel giorno essi hanno utilizzato il diritto di voto
    in  un  modo  che  ha recato loro vantaggi infiniti e che  servito di
    esempio agli operai di tutti i paesi.  Secondo le parole del programma
    marxista francese,  il diritto di voto  stato da essi "transform, de
    moyen de duperie qu'il a t jusqu'ici, en instrument d'mancipation",
    trasformato da strumento d'inganno,  quale  stato  sino  ad  ora,  in
    strumento di emancipazione. E quando anche il suffragio universale non
    avesse dato altro vantaggio che quello di permetterci di contarci ogni
    tre  anni,  di  avere,  grazie  alla  regolare  verifica  del rapido e
    inatteso aumento dei voti,  aumentato in egual misura  la  fede  degli
    operai  nella vittoria e la paura dell'avversario,  diventando cos il
    nostro miglior mezzo di propaganda;  di darci una nozione esatta delle
    nostre  proprie  forze  e  di  quelle  di  tutti  i partiti avversari,
    fornendoci cos un criterio superiore a qualsiasi altro  per  regolare
    la   nostra   azione   e   preservandoci   tanto  dalla  pusillanimit
    inopportuna,  quanto dalla intempestiva temerit;  se questo fosse  il
    solo  vantaggio che abbiamo ricavato dal diritto di voto,  sarebbe gi
    pi e pi che sufficiente.  Ma il suffragio universale ha fatto  molto
    di  pi.  Nell'agitazione elettorale ci ha fornito un mezzo che non ha
    l'eguale per entrare in contatto con le masse popolari  l  dove  esse
    sono  ancora  lontane  da  noi;  per  costringere  tutti  i  partiti a
    difendere dai nostri attacchi  davanti  a  tutto  il  popolo  le  loro
    opinioni  e  le  loro  azioni.   Inoltre  esso  ha  aperto  ai  nostri
    rappresentanti al Reichstag una tribuna,  dall'alto della  quale  essi
    hanno potuto parlare ai loro avversari nel parlamento e alle masse con
    tutt'altra  autorit  e libert che nella stampa e nelle riunioni.  Di
    quale aiuto  stata per il governo e per la borghesia la la loro legge
    contro  i  socialisti,   se  l'agitazione  elettorale  e  i   discorsi
    socialisti  nel  Reichstag  hanno  continuamente  aperto in essa delle
    brecce?
    Ma con questa efficace  utilizzazione  del  suffragio  universale  era
    entrato in azione un nuovo metodo di lotta del proletariato,  che and
    sviluppandosi rapidamente. Si trov che le istituzioni dello Stato, in
    cui si organizza il dominio  della  borghesia,  offrono  ancora  altri
    appigli  a  mezzo  dei  quali  la classe operaia pu combattere queste
    stesse  istituzioni  statali.   Si  partecip  alle   elezioni   delle
    differenti  Diete,  dei consigli comunali,  dei probiviri;  si contese
    alla borghesia ogni posto alla conquista del quale potesse partecipare
    una  parte  sufficiente  del  proletariato.  E  cos  accadde  che  la
    borghesia  e  il governo arrivarono a temere molto pi l'azione legale
    che l'azione illegale del partito operaio,  pi le vittorie elettorali
    che quelle della ribellione.
    Anche  qui  infatti  le  condizioni  della  lotta  avevano  subto  un
    mutamento sostanziale.  La ribellione di vecchio stile,  la  lotta  di
    strada  con  le  barricate,  che  sino  al 1848 erano state l'elemento
    decisivo in ultima istanza, erano considerevolmente invecchiate.
    Non  facciamoci  illusioni:  una  vera  vittoria  della   insurrezione
    sull'esercito  nella  lotta  di  strada,  una  vittoria  come  tra due
    eserciti,  una delle cose pi rare.  Gli insorti stessi del resto ben
    di  rado avevano contato su di essa.  Si trattava per essi soltanto di
    paralizzare le truppe con influenze morali,  che nella lotta  tra  gli
    eserciti  di due paesi belligeranti non entrano affatto in giuoco o vi
    entrano in misura molto piccola. Se la cosa riesce,  la truppa rifiuta
    di  marciare,  oppure  il  comando perde la testa,  e l'insurrezione 
    vittoriosa.  Se la cosa non riesce,  anche se l'esercito    inferiore
    come numero, si impone la superiorit derivante dal migliore armamento
    e  dalla  migliore  istruzione  militare,   dalla  unit  di  comando,
    dall'impiego razionale delle forze combattenti e dalla disciplina.  Il
    massimo che l'insurrezione pu dare in un'azione veramente tattica,  
    la costruzione  e  la  difesa  razionale  di  una  barricata  singola.
    L'appoggio  reciproco,  la disposizione e l'impiego delle riserve,  in
    una  parola,   la  cooperazione  e  il  collegamento  nell'azione  dei
    distaccamenti  singoli,  indispensabili anche solo per la difesa di un
    solo rione della citt,  nonch di tutta una grande citt,  per lo pi
    non possono essere ottenuti o possono essere ottenuti soltanto in modo
    estremamente  difettoso.  Della concentrazione delle forze combattenti
    in un punto decisivo non si pu  dunque  nemmeno  parlare.  Perci  la
    resistenza  passiva    la  forma  di  lotta che prevale: l'attacco si
    scatena qua  e  l,  ma  solo  in  via  d'eccezione,  sotto  forma  di
    incursioni e attacchi di fianco occasionali;  di regola per si riduce
    all'occupazione delle posizioni abbandonate dalle truppe in  ritirata.
    A questo si aggiunge ancora che l'esercito dispone di artiglieria e di
    truppe del genio perfettamente equipaggiate e istruite, mezzi di lotta
    che  mancano quasi sempre agli insorti.  Nessuna meraviglia dunque che
    anche le lotte sulle barricate combattute col pi grande eroismo  -  a
    Parigi  nel  giugno 1848,  a Vienna nell'ottobre 1848,  e a Dresda nel
    maggio 1849 - terminassero con  la  sconfitta  dell'insurrezione,  non
    appena  i capi che dirigevano l'attacco,  immuni da riguardi politici,
    agirono con criteri puramente  militari  e  i  soldati  rimasero  loro
    fedeli.
    I  numerosi  successi degli insorti fino al 1848 furono dovuti a cause
    molto varie. Nel luglio 1830 e nel febbraio 1848 a Parigi,  come nella
    maggior  parte  delle battaglie di strada spagnole,  tra gli insorti e
    l'esercito vi era una guardia civica, la quale o prendeva direttamente
    le parti dell'insurrezione,  oppure  col  proprio  contegno  fiacco  e
    irresoluto  faceva  esitare anche l'esercito e per di pi forniva armi
    all'insurrezione.  L  dove  questa  guardia  civica  si  schier  sin
    dall'inizio  contro  l'insurrezione,  come  nel  giugno 1848 a Parigi,
    questa venne senz'altro sconfitta. A Berlino la vittoria del popolo fu
    dovuta nel 1848 in parte al notevole afflusso di  nuove  forze  armate
    durante la notte e il mattino del 19 marzo, in parte all'esaurimento e
    al  cattivo  vettovagliamento  delle  truppe,  in  parte  infine  alla
    paralisi del comando.  Ma in tutti i casi  la  vittoria  fu  riportata
    perch  la  truppa  si  rifiut di obbedire;  o perch i capi militari
    mancarono di decisione o perch ebbero le mani legate.
    Persino nell'epoca classica dei combattimenti di strada  la  barricata
    aveva  dunque  un effetto pi morale che materiale.  Essa era un mezzo
    per scuotere la resistenza dell'esercito. Se essa resisteva sino a che
    questo effetto era raggiunto,  la vittoria era sicura.  Se no,  si era
    battuti.
    [E'  questo  l'elemento  principale  che  bisogna tener presente anche
    quando si esaminano le probabilit di  successo  di  eventuali  futuri
    combattimenti di strada].
    Le  probabilit di successo erano del resto abbastanza cattive gi nel
    1849. La borghesia si era gettata dappertutto dalla parte dei governi;
    cultura e propriet salutavano e trattavano festosamente  l'esercito
    impiegato  contro  le insurrezioni.  La barricata aveva perduto il suo
    fascino;  il soldato non vedeva pi dietro ad  essa  il  popolo,  ma
    ribelli,  mestatori,  saccheggiatori, spartitori di bottino, la feccia
    della societ; l'ufficiale aveva col tempo acquistato esperienza delle
    forme tattiche del combattimento di strada; non marciava pi diritto e
    senza  coprirsi  contro  la  trincea  improvvisata,   ma   la   girava
    attraversando giardini,  cortili e case.  E con un po' di abilit,  in
    nove casi su dieci la cosa riusciva.
    Ma da quel tempo si sono verificati moltissimi  altri  cambiamenti,  e
    tutti  a  favore  dell'esercito.  Se  le  grandi  citt sono diventate
    notevolmente pi grandi,  gli eserciti si sono accresciuti  ancora  di
    pi.  Parigi e Berlino non si sono quadruplicate dal 1848 ad oggi,  ma
    le loro guarnigioni si sono pi che  quadruplicate.  Per  mezzo  delle
    ferrovie   queste   guarnigioni   possono   pi  che  raddoppiarsi  in
    ventiquattr'ore,   e  in  quarantott'ore  possono  diventare  eserciti
    giganteschi.  L'armamento  di  questa  massa  di  soldati  enormemente
    accresciuta  diventato incomparabilmente pi efficace.  Nel  1848  il
    fucile  non  rigato  a  percussione,  oggi  il fucile a ripetizione di
    piccolo calibro,  che tira quattro volte pi lontano ed  dieci  volte
    pi  preciso e dieci volte pi rapido.  Allora le palle massicce e gli
    obici  dell'artiglieria  scarsamente  efficaci,   oggi  le  granate  a
    percussione,  di  cui  una  basta  per  mandare  in  aria  la  miglior
    barricata. Allora il piccone dei soldati del genio per far breccia nei
    muri divisori, oggi le cartucce di dinamite.
    Dal lato  degli  insorti,  al  contrario,  tutte  le  condizioni  sono
    diventate  peggiori.  Una insurrezione che attiri le simpatie di tutti
    gli strati popolari  difficile si riproduca;  nella lotta  di  classe
    non  avverr  infatti mai che tutti i ceti medi si raggruppino in modo
    cos esclusivo attorno al proletariato  da  far  quasi  scomparire  il
    partito  della  reazione raccolto attorno alla borghesia.  Il popolo
    apparir quindi sempre diviso,  e verr  perci  a  mancare  una  leva
    potente  che  fu  tanto  efficace nel 1848.  Se  vero che dalla parte
    degli insorti vi sar un maggior numero di uomini che  hanno  compiuto
    il servizio militare, tanto pi difficile sar per il loro armamento.
    I  fucili da caccia e di lusso degli armaioli - se pure la polizia non
    li  avr  resi  precedentemente  inservibili   asportando   un   pezzo
    dell'otturatore  -  anche  in una lotta a piccola distanza non reggono
    assolutamente in confronto coi  fucili  a  ripetizione  dell'esercito.
    Fino  al  1848  ci  si poteva fabbricare da s con polvere e piombo le
    necessarie munizioni;  oggi la cartuccia  diversa per ogni fucile,  e
    tutte  si  assomigliano  soltanto per il fatto di essere un complicato
    prodotto della grande industria, e quindi impossibile a improvvisarsi,
    di modo che la maggior parte delle armi sono  inservibili  se  non  si
    posseggono  le munizioni adatte ad esse.  E infine,  i nuovi quartieri
    delle grandi citt,  costruiti dopo il 1848,  a vie lunghe,  diritte e
    larghe,  sembrano  fatti  apposta per l'azione dei nuovi cannoni e dei
    nuovi fucili.  Sarebbe pazzo il rivoluzionario che scegliesse  di  sua
    volont  i  nuovi  distretti operai del nord e dell'est di Berlino per
    una lotta di barricate.
    [Vuol dire ci che nell'avvenire la  lotta  di  strada  non  avr  pi
    nessuna funzione? Assolutamente no. Vuol dire soltanto che dal 1848 le
    condizioni sono diventate molto pi sfavorevoli ai combattenti civili,
    e molto pi favorevoli all'esercito.  Una futura lotta di strada potr
    dunque essere vittoriosa soltanto  se  questa  situazione  sfavorevole
    verr  compensata  da  altri  fattori.  Essa  si  produrr  perci pi
    raramente all'inizio di una grande rivoluzione che nel corso ulteriore
    di essa,  e dovr essere impegnata con  forze  molto  pi  grandi.  Ma
    allora  queste,  com'  avvenuto  nel  corso  della Grande Rivoluzione
    francese, e poi il 4 settembre e il 31 ottobre a Parigi,  preferiranno
    l'attacco aperto alla tattica passiva delle barricate.
    Comprende ora il lettore perch i poteri dominanti ci vogliono ad ogni
    costo condurre l dove i fucili sparano e le sciabole fendono?  Perch
    oggi ci si accusa di vigliaccheria per  il  fatto  che  non  scendiamo
    senz'altro  nella  strada,  dove  siamo  in  precedenza  sicuri  della
    sconfitta?  Perch si invoca  da  noi  con  tanta  insistenza  che  ci
    prestiamo una buona volta a far la parte della carne da cannone?
    I  signori  sciupano  invano  tanto  i  loro  inviti  quanto  le  loro
    provocazioni.  Non siamo cos stupidi.  Con egual  ragione  potrebbero
    pretendere  dal  loro nemico che nella prossima guerra scenda in campo
    contro di essi in formazioni di linea come ai tempi del vecchio  Fritz
    [Federico Secondo il Grande. N.d.T.], o a colonne di intere divisioni,
    come  a Wagram e a Waterloo],  e per giunta munito di fucili a pietra.
    Se sono cambiate le condizioni per la guerra tra i  popoli,  non  meno
    sono cambiate per la lotta di classe. E' passato il tempo dei colpi di
    sorpresa,  delle rivoluzioni fatte da piccole minoranze coscienti alla
    testa di masse incoscienti.  Dove  si  tratta  di  una  trasformazione
    completa delle organizzazioni sociali, ivi devono partecipare le masse
    stesse; ivi le masse stesse devono gi aver compreso di che si tratta,
    per  che  cosa  danno  il  loro  sangue  e la loro vita.  Questo ci ha
    insegnato la storia degli ultimi cinquant'anni.  Ma affinch le  masse
    comprendano  quel  che  si  deve  fare   necessario un lavoro lungo e
    paziente,  e questo lavoro  ci che noi stiamo facendo adesso,  e con
    un successo che spinge gli avversari alla disperazione.
    Anche  nei paesi latini si comprende sempre pi che la vecchia tattica
    deve essere  riveduta.  Dappertutto  l'attacco  senza  preparazione  
    passato  in  seconda  linea,  dappertutto  si  imita l'esempio tedesco
    dell'utilizzazione del diritto di voto,  della conquista  di  tutti  i
    posti che ci sono accessibili.  In Francia,  dove pure da pi di cento
    anni il terreno  stato minato da rivoluzioni su rivoluzioni, dove non
    vi  partito che non abbia pagato il  suo  tributo  alle  cospirazioni
    rivoluzionarie;  in  Francia,  dove in conseguenza di ci l'esercito 
    tutt'altro che sicuro per il governo, e dove in generale le condizioni
    per un "coup de main" insurrezionale sono molto pi favorevoli che  in
    Germania,  anche  in Francia i socialisti si convincono sempre pi che
    per essi nessuna vittoria durevole    possibile  se  non  conquistano
    prima  la  grande massa del popolo che ivi  costituita dai contadini.
    Anche  in  Francia  il  lento  lavoro  di  propaganda   e   l'attivit
    parlamentare  vengono  riconosciuti  come  il  compito  immediato  del
    partito. E i successi non si sono fatti aspettare.  Non solamente sono
    stati  conquistati  numerosi  consigli  comunali:  alla camera vi sono
    cinquanta socialisti,  i quali hanno gi abbattuto tre ministeri e  un
    presidente  della  repubblica.  In Belgio gli operai hanno conquistato
    l'anno scorso il diritto di voto  e  hanno  vinto  in  un  quarto  dei
    collegi elettorali.  Nella Svizzera,  in Italia, in Danimarca, persino
    in  Bulgaria  e  in  Rumenia  i  socialisti  sono  rappresentati   nel
    parlamento. In Austria tutti i partiti sono d'accordo nel ritenere che
    non  ci  si  pu  impedire pi a lungo l'accesso al Reichsrat.  Che vi
    entreremo  certo;  si discute soltanto per quale porta.  E persino in
    Russia,  quando  si  riunir  il  famoso  "Zemski  Sobor"  l'assemblea
    nazionale contro la quale  cos  inutilmente  si  impunta  il  giovane
    Nicola, possiamo essere sicuri che anche ivi saremo rappresentati.
    Con  questo  naturalmente  i nostri compagni all'estero non rinunciano
    affatto al loro diritto alla rivoluzione.  Il diritto alla rivoluzione
     del resto il solo "vero" diritto storico;  l'unico su cui riposano
    tutti gli Stati moderni senza eccezione,  compreso il Meclemburgo,  la
    cui rivoluzione aristocratica ebbe termine nel 1765 con quel patto di
    successione  che  ancor  oggi  costituisce  la gloriosa consacrazione
    scritta  del  feudalesimo.   Il  diritto  alla  rivoluzione      cos
    incrollabilmente penetrato nella coscienza universale,  che persino il
    generale von Boguslavski fa risalire a questo diritto  del  popolo  il
    diritto al "coup d'tat" ch'egli rivendica per il suo imperatore.
    Ma   qualsiasi   cosa   possa   accadere   negli   altri   paesi,   la
    socialdemocrazia tedesca si trova in  una  situazione  speciale  e  ha
    quindi anche,  almeno per ora,  un compito speciale.  I due milioni di
    elettori ch'essa manda alle urne,  insieme ai giovani,  non  elettori,
    che  la  seguono,  formano  la  massa pi numerosa,  pi compatta,  il
    gruppo d'assalto decisivo dell'esercito  proletario  internazionale.
    Questa massa fornisce gi ora pi di un quarto dei voti espressi, ed 
    in  continuo  aumento,  come  dimostrano  le  elezioni  suppletive  al
    Reichstag,  le elezioni alle Diete  dei  singoli  Stati,  le  elezioni
    municipali  e  dei  probiviri.  Il  suo  aumento  si  compie  in  modo
    spontaneo, costante, irresistibile,  e in pari tempo tranquillo,  come
    un  processo  naturale.  Tutti i tentativi del governo per ostacolarlo
    sono stati vani.  Gi oggi possiamo contare su due milioni e un quarto
    di elettori.  Avanzando di questo passo, per la fine del secolo avremo
    conquistato la maggior parte dei ceti medi della societ,  dei piccoli
    borghesi  come dei piccoli contadini,  e saremo diventati nel paese la
    forza decisiva,  alla quale tutte le  altre  dovranno  inchinarsi,  lo
    vogliano o non lo vogliano.  Mantenere ininterrotto il ritmo di questo
    aumento,  sino a che esso sopraffaccia da s il sistema  dominante  di
    governo,  non  consumare  in combattimenti d'avanguardia questo gruppo
    d'assalto che si rafforza di giorno in giorno,  ma conservarlo intatto
    sino al giorno decisivo, tale  il nostro compito fondamentale. E vi 
    un  solo  mezzo,  con  cui  potrebbe esser momentaneamente arrestato e
    persino rigettato indietro per un  certo  tempo  questo  accrescimento
    continuo  delle  forze di combattimento del socialismo in Germania: un
    conflitto di grandi proporzioni con l'esercito, un salasso come quello
    del 1871 a Parigi. A lungo andare, anche questo verrebbe superato. Far
    sparire a colpi di fucile un partito che si conta a milioni  cosa cui
    non bastano tutti i fucili a ripetizione d'Europa e d'America.  Ma  la
    evoluzione  normale  sarebbe  frenata,  [il gruppo d'assalto forse non
    sarebbe pi a disposizione nel momento  critico],  la  lotta  decisiva
    verrebbe ritardata, protratta, e costerebbe gravi sacrifici.
    L'ironia della storia capovolge ogni cosa.  Noi,  i rivoluzionari, i
    sovversivi,  prosperiamo molto meglio coi mezzi legali che coi mezzi
    illegali  e  con  la  sommossa.  I  partiti  dell'ordine,  com'essi si
    chiamano,  trovano la loro rovina  nell'ordinamento  legale  che  essi
    stessi  hanno  creato.  Essi gridano disperatamente con Odilon Barrot:
    "la lgalit nous tue",  la legalit  la nostra morte;  mentre noi in
    questa  legalit  ci facciamo i muscoli forti e le guance fiorenti,  e
    prosperiamo ch' un piacere.  E se non commetteremo "noi" la pazzia di
    lasciarci  trascinare alla lotta di strada per far loro piacere,  alla
    fine non rimarr loro altro che spezzare essi stessi  questa  legalit
    divenuta loro cos fatale.
    Per  il momento essi fanno nuove leggi contro la sovversione.  Tutto 
    di nuovo capovolto. Questi fanatici dell'antisovversione non sono essi
    stessi i fautori di ieri della sovversione?  Siamo forse stati "noi" a
    provocare  la  guerra  civile  nel  1866?  Siamo  forse  stati "noi" a
    cacciare il re dell'Hannover, il principe elettore d'Assia, il duca di
    Nassau,  dai loro domini ereditari e legittimi e ad  annettere  questi
    domini?  E  questi  sovvertitori della Confederazione tedesca e di tre
    corone per grazia di Dio si lamentano del sovversivismo? "Quis tulerit
    Gracchos de seditione querentes?" [Chi accuser che i Gracchi accusino
    gli altri di sedizione?  N.d.T.] Chi permetter che gli  adoratori  di
    Bismarck # scaglino insulti contro i sovversivi?
    Ma  facciano  pure le loro leggi contro i sovversivi;  le rendano pure
    anche pi gravi;  rendano pure  di  gomma  elastica  tutto  il  codice
    penale;  non  otterranno  altro  che  una  prova  di  pi  della  loro
    impotenza.  Per mettere sul serio  alle  strette  la  socialdemocrazia
    dovranno   prendere   ancora   ben  altre  misure.   Alla  sovversione
    socialdemocratica,  che per  il  momento  vive  nell'osservanza  delle
    leggi,  essi  possono  opporre solo la sovversione propria del partito
    dell'ordine, la quale non pu vivere senza violare le leggi. Il signor
    Rssler,  il burocrate prussiano,  e il  signor  von  Boguslavski,  il
    generale prussiano,  hanno indicato loro la sola via seguendo la quale
    forse possono ancora aver ragione degli operai, che decisamente non si
    lasciano  pi  trascinare  alla  lotta  di  strada.  Violazione  della
    costituzione,  dittatura,  ritorno  all'assolutismo,  "regis  voluntas
    suprema  lex"!  [La  volont  del  re  legge  suprema.  N.d.T.]  Ors,
    coraggio,  signori miei,  qui non bastano le chiacchiere,  qui bisogna
    far sul serio!
    Ma non dimenticate che il Reich tedesco,  come tutti i piccoli Stati e
    in generale come tutti gli Stati moderni,  il "prodotto di un patto",
    del  patto  in primo luogo dei principi tra di loro e in secondo luogo
    dei principi col popolo.  Se una parte rompe il patto,  tutto il patto
    viene  meno;  e anche l'altra parte allora non  pi vincolata.  [Come
    Bismarck ci ha cos ben dimostrato nel 1866.  Se voi violate dunque la
    costituzione  del  Reich,  allora la socialdemocrazia  libera,  e pu
    fare nei vostri confronti ci che vuole.  Ma ci ch'essa far  allora,
    si guarda bene dal farvelo sapere oggi!].
    Sono  passati quasi esattamente 1600 anni da quando nell'Impero romano
    agiva ugualmente un pericoloso  partito  sovversivo.  Esso  minava  la
    religione  e tutte le basi dello Stato;  esso negava per l'appunto che
    il volere dell'imperatore fosse  la  legge  suprema;  esso  era  senza
    patria,  internazionale;  si  estendeva in tutte le terre dell'impero,
    dalla Gallia all'Asia, e al di l dei confini dell'impero.  Esso aveva
    fatto per un lungo periodo di tempo un lavoro segreto sotterraneo,  di
    disgregazione;  ma da parecchio tempo gi si sentiva abbastanza  forte
    per   mostrarsi  alla  luce  del  sole.   Questo  partito  sovversivo,
    conosciuto  col  nome   di   cristianesimo,   era   anche   fortemente
    rappresentato  nell'esercito:  intere legioni erano cristiane.  Quando
    erano  comandate  a  prestar  servizio  d'onore  alle  cerimonie   dei
    sacrifici   della  chiesa  di  Stato  pagana,   i  soldati  sovversivi
    spingevano la temerit sino a porre sui loro elmi in segno di protesta
    dei  distintivi  particolari:  delle  croci.   Persino   le   abituali
    vessazioni   di   caserma  dei  superiori  erano  vane.   L'imperatore
    Diocleziano non pot pi assistere passivamente al modo come l'ordine,
    l'obbedienza e la disciplina venivano minate nel  suo  esercito.  Egli
    prese misure energiche, mentre vi era ancora tempo. Promulg una legge
    contro i socialisti,  volevo dire contro i cristiani.  Le riunioni dei
    sovversivi  vennero  proibite;   i  loro  locali  vennero   chiusi   o
    addirittura demoliti;  i distintivi cristiani, croci eccetera, vennero
    proibiti come i fazzoletti rossi  in  Sassonia.  I  cristiani  vennero
    dichiarati  incapaci  a  coprire  cariche di Stato;  essi non potevano
    nemmeno essere caporali.  Siccome allora non si  disponeva  ancora  di
    giudici cos ben addestrati alla considerazione delle persone,  come
    li prevede il disegno di  legge  del  signor  von  Kller,  si  proib
    puramente  e  semplicemente ai cristiani di domandar giustizia davanti
    ai tribunali.  Anche questa legge eccezionale rimase senza effetto.  I
    cristiani  la  strapparono dai muri per scherno;  anzi,  si dice che a
    Nicomedia essi avrebbero incendiato  il  palazzo  in  cui  si  trovava
    l'imperatore.  Allora questi si vendic con la grande persecuzione dei
    cristiani dell'anno 303 dell'era nostra.  Essa fu l'ultima del genere.
    E  fu  cos efficace che diciassette anni dopo l'esercito era composto
    in gran maggioranza di cristiani,  e che il  successivo  autocrate  di
    tutto l'Impero romano, Costantino, dai preti detto il Grande, proclam
    il cristianesimo religione dello Stato.

    Londra, 6 marzo 1895.



















    NOTA ALL'INTRODUZIONE.


    I  quattro articoli che costituiscono la presente opera furono riuniti
    in opuscolo e ristampati a  Berlino  nel  1895,  preceduti  da  questa
    importante   "Introduzione"   di   Engels.   Prima   che  nel  volume,
    l'"Introduzione" di Engels era apparsa sul "Vorwrts" [Avanti], organo
    centrale  della   socialdemocrazia   tedesca,   diretto   da   Wilhelm
    Liebknecht, ma con omissioni che deformavano completamente il pensiero
    di Engels,  tanto che questi ne scriveva al Lafargue il 3 aprile 1895:
    X mi ha fatto  un  brutto  scherzo.  Dalla  mia  "Introduzione"  agli
    articoli  di  Marx  sulla Francia del 1848-1850 egli ha estratto tutto
    ci che poteva servirgli  in  difesa  della  "tattica  ad  ogni  costo
    pacifica  e contraria alla violenza" che gli fa comodo predicare da un
    po' di tempo,  soprattutto  ora  che  a  Berlino  si  preparano  leggi
    eccezionali.  Ma  io  raccomando  questa tattica solo per la "Germania
    d'oggi",  e anche  qui  con  "riserve  di  carattere  essenziale".  In
    Francia,  Belgio,  Italia  e  Austria  non   possibile seguire questa
    tattica nella sua interezza  e  in  Germania  pu  diventare  inadatta
    domani.  Indignato  di  questo  lavoro  redazionale,  Engels  aveva
    scritto a Kautsky il primo aprile  1895:  Con  mia  grande  sorpresa,
    trovo  oggi  nel  "Vorwrts"  un  estratto  della  mia "Introduzione",
    pubblicato senza che io lo sapessi,  e cos sconciato che io vi appaio
    come  un  pacifico fautore della legalit "quand mme" [a ogni costo].
    Tanto pi vorrei che la "Introduzione"  apparisse  nella  "Neue  Zeit"
    [Tempo nuovo], perch venisse distrutta questa vergognosa impressione.
    Dir molto chiaramente ci che penso a questo proposito a Liebknecht e
    anche  a  coloro,  chiunque  essi siano,  che gli hanno offerto questa
    possibilit di deformare il mio pensiero. Tuttavia, n la "Neue Zeit"
    (quindicinale socialista pubblicato a Stoccarda, sotto la direzione di
    Kautsky,  dal 1883 al 1923) n  l'opuscolo  contenente  "Le  lotte  di
    classe  in  Francia  dal  1848 al 1850" riportarono il testo integrale
    dell'"Introduzione" di Engels.  Su richiesta esplicita della direzione
    socialdemocratica, la quale temeva che il governo emanasse in Germania
    una  nuova  legge  sui  socialisti,  Engels  fu costretto a cancellare
    alcuni passi della sua "Introduzione",  relativi alla eventuale  lotta
    amata  del  proletariato  contro  la  borghesia.  Il  testo  integrale
    dell'"Introduzione" di Engels venne  pubblicato  per  la  prima  volta
    nell'Unione  Sovietica nel 1934 (Marx,  "Augewhlte Werke",  2 volumi,
    Mosca-Leningrado).     I    passi    soppressi    nell'edizione    dei
    socialdemocratici tedeschi sono indicati nella presente traduzione tra
    parentesi quadre.


    LE LOTTE DI CLASSE IN FRANCIA DAL 1848 AL 1850.


    1.
    DAL FEBBRAIO AL GIUGNO 1848.


    Ad  eccezione di alcuni pochi capitoli,  ogni periodo importante degli
    annali rivoluzionari dal 1848 al 1849  porta  come  titolo:  "Disfatta
    della rivoluzione!"
    Chi  soccombette  in  queste disfatte non fu la rivoluzione.  Furono i
    fronzoli tradizionali prerivoluzionari,  risultato di rapporti sociali
    che  non si erano ancora acuiti sino a diventare violenti contrasti di
    classe,  persone,  illusioni,  idee,  progetti,   di  cui  il  partito
    rivoluzionario non si era liberato prima della rivoluzione di febbraio
    e  da  cui poteva liberarlo non la "vittoria di febbraio" ma solamente
    una serie di "sconfitte".
    In una parola: il progresso rivoluzionario non si fece strada  con  le
    sue  tragicomiche  conquiste  immediate,  ma,  al  contrario,  facendo
    sorgere una controrivoluzione serrata,  potente,  facendo  sorgere  un
    avversario, combattendo il quale soltanto il partito dell'insurrezione
    raggiunse la maturit di un vero partito rivoluzionario.
    Compito delle pagine che seguono  di darne la dimostrazione.


    LA DISFATTA DEL GIUGNO 1848.

    Dopo   la  rivoluzione  di  luglio  il  banchiere  liberale  Laffitte,
    accompagnando il suo compare, il duca di Orlans, in trionfo all'Htel
    de Ville,  lasciava cadere queste parole: D'ora innanzi regneranno  i
    banchieri. Laffitte aveva tradito il segreto della rivoluzione.
    Sotto  Luigi  Filippo  non  regnava  la  borghesia  francese,  ma  una
    "frazione" di essa,  i  banchieri,  i  re  della  Borsa,  i  re  delle
    ferrovie,  i  proprietari  delle miniere di carbone e di ferro e delle
    foreste,  e una parte della propriet fondiaria venuta con essi  a  un
    accordo:  la  cosiddetta  "aristocrazia finanziaria".  Essa sedeva sul
    trono, essa dettava leggi nelle Camere,  essa distribuiva gli impieghi
    dello Stato, dal ministero allo spaccio dei tabacchi.
    La  "borghesia  industriale"  propriamente  detta  formava  una  parte
    dell'opposizione ufficiale,  era cio rappresentata nelle Camere  solo
    come  minoranza.  La  sua  opposizione si presentava in modo tanto pi
    deciso,  quanto pi nettamente  si  sviluppava  il  dominio  esclusivo
    dell'aristocrazia finanziaria e quanto pi essa stessa,  soffocate nel
    sangue le sommosse  del  1832,  1834  e  18393,  si  immaginava  fosse
    assicurato  il  suo  dominio  sopra  la  classe  operaia.   "Grandin",
    industriale  di  Rouen,  il  pi  fanatico  portavoce  della  reazione
    borghese   tanto   nell'Assemblea  nazionale  costituente  come  nella
    legislativa,  era nella Camera dei deputati il pi violento avversario
    di  Guizot  #.  "Lon  Faucher",  noto  pi  tardi  per  i suoi sforzi
    impotenti di elevarsi alla funzione di Guizot della  controrivoluzione
    francese,  negli  ultimi  tempi di Luigi Filippo condusse una guerra a
    colpi di penna per  l'industria,  contro  la  speculazione  e  il  suo
    tirapiedi,  il governo.  "Bastiat",  in nome di Bordeaux e di tutta la
    Francia vinicola, faceva dell'agitazione contro il sistema dominante.
    La "piccola borghesia" in tutte le sue gradazioni,  ed  egualmente  la
    "classe  dei contadini",  erano del tutto escluse dal potere politico.
    Si trovavano infine nella opposizione ufficiale,  oppure erano esclusi
    del  tutto  dal "pays lgal" i rappresentanti ideologici e i portavoce
    delle classi accennate, i loro scienziati, avvocati, medici, eccetera:
    in una parola, le loro cosiddette "capacit".
    Il disagio finanziario rese fin dall'inizio  la  monarchia  di  luglio
    dipendente  dalla  grande borghesia,  e la sua dipendenza dalla grande
    borghesia  fu  la  sorgente  inesauribile  di  un  crescente   disagio
    finanziario.  Impossibile  subordinare  l'amministrazione  dello Stato
    all'interesse della produzione nazionale senza stabilire  l'equilibrio
    nel bilancio,  l'equilibrio tra le uscite e le entrate dello Stato.  E
    come stabilire questo equilibrio senza limitare le spese dello  Stato,
    cio  senza  vulnerare  interessi  che  erano altrettanti sostegni del
    sistema dominante,  e senza riordinare la ripartizione delle  imposte,
    cio  senza  rigettare una parte notevole del peso delle imposte sulle
    spalle della grande borghesia stessa?
    "L'indebitamento dello Stato" era, al contrario, "l'interesse diretto"
    della frazione della borghesia che governava e  legiferava  per  mezzo
    delle Camere. Il "disavanzo dello Stato" era infatti il vero e proprio
    oggetto   della  sua  speculazione  e  la  fonte  principale  del  suo
    arricchimento.  Ogni anno un nuovo disavanzo.  Dopo quattro  o  cinque
    anni  un nuovo prestito offriva all'aristocrazia finanziaria una nuova
    occasione  di  truffare  lo  Stato  che,   mantenuto  artificiosamente
    sull'orlo della bancarotta,  era costretto a contrattare coi banchieri
    alle condizioni pi sfavorevoli.  Ogni nuovo prestito  era  una  nuova
    occasione  di  svaligiare il pubblico,  che investe i suoi capitali in
    rendita dello Stato, mediante operazioni di Borsa al cui segreto erano
    iniziati il governo e la maggioranza  della  Camera.  In  generale  la
    situazione instabile del credito pubblico e il possesso dei segreti di
    Stato  offrivano  ai  banchieri e ai loro affiliati nelle Camere e sul
    trono la possibilit di provocare  delle  oscillazioni  straordinarie,
    improvvise,  nel corso dei titoli di Stato, e il risultato costante di
    queste oscillazioni non poteva essere altro che la rovina di una massa
    di capitalisti pi piccoli e l'arricchimento favolosamente rapido  dei
    giocatori   in   grande.   Perch   il   disavanzo   dello  Stato  era
    nell'interesse diretto della frazione borghese  dominante,  si  spiega
    come  le  spese  "straordinarie"  dello  Stato  negli  ultimi anni del
    governo di Luigi Filippo superassero di molto il  doppio  delle  spese
    straordinarie dello Stato sotto Napoleone, e toccassero quasi la somma
    annua   di  400  milioni  di  franchi,   mentre  l'esportazione  media
    complessiva della Francia raggiungeva di rado la somma di 750  milioni
    di  franchi.  Le  enormi  somme  che in tal modo passavano per le mani
    dello  Stato  davano  inoltre  l'occasione  a  contratti  di   appalto
    fraudolenti,  a  corruzioni,  a  malversazioni,  a  bricconate  d'ogni
    specie.  Lo svaligiamento dello Stato,  che si faceva  in  grande  coi
    prestiti, si ripeteva al minuto nei lavori pubblici, i rapporti tra la
    Camera  e  il  governo  si  moltiplicavano sotto forma di rapporti tra
    amministrazioni singole e singoli imprenditori.
    Al pari delle spese pubbliche in generale e dei prestiti dello  Stato,
    la classe dominante sfruttava le "costruzioni ferroviarie".  Le camere
    addossavano allo Stato i carichi principali e  assicuravano  la  manna
    dorata  all'aristocrazia finanziaria speculatrice.  Sono nella memoria
    di tutti gli scandali che scoppiarono alla Camera dei deputati  quando
    il  caso  fece  venire  a  galla  che  tutti  quanti  i  membri  della
    maggioranza,  compresa una  parte  dei  ministri,  partecipavano  come
    azionisti  a quelle medesime costruzioni ferroviarie che essi facevano
    poi, come legislatori, eseguire a spese dello Stato.
    La  pi  piccola  riforma  finanziaria,  invece,   naufragava  davanti
    all'influenza dei banchieri.  Cos,  ad esempio, la "riforma postale".
    Rothschild protest contro di essa.  Poteva  lo  Stato  ridurre  delle
    sorgenti  di  reddito  da cui egli ricavava le somme per gli interessi
    del suo debito sempre crescente?
    La monarchia di luglio non era altro che una societ per azioni per lo
    sfruttamento  della  ricchezza  nazionale  francese,   societ  i  cui
    dividendi si ripartivano fra i ministri,  le Camere, 240 mila elettori
    e il loro seguito.  Luigi Filippo era il direttore di questa  societ,
    Roberto  Macaire  sul  trono.   Commercio,   industria,   agricoltura,
    navigazione,  gli interessi della borghesia industriale dovevano sotto
    questo sistema essere continuamente minacciati e compromessi.  Governo
    a  buon  mercato,  "gouvernement    bon  march",  aveva  scritto  la
    borghesia industriale nelle giornate di luglio sulla propria bandiera.
    Mentre   l'aristocrazia   finanziaria   faceva   le  leggi,   dirigeva
    l'amministrazione dello Stato,  disponeva di tutti i  pubblici  poteri
    organizzati,  dominava  l'opinione pubblica coi fatti e con la stampa,
    in tutti gli ambienti, dalla corte sino al "Caf Borgne",  si spandeva
    l'identica  prostituzione,  l'identica  frode svergognata,  l'identica
    smania di arricchirsi non con la produzione,  ma rubando le  ricchezze
    altrui  gi  esistenti.  Alla  sommit  stessa  della societ borghese
    trionfava il soddisfacimento sfrenato,  in urto ad ogni istante con le
    stesse  leggi  borghesi,  degli  appetiti  malsani  e sregolati in cui
    logicamente cerca la sua  soddisfazione  la  ricchezza  scaturita  dal
    gioco, in cui il godimento diventa "crapuleux", il denaro, il fango ed
    il  sangue  scorrono  insieme.  L'aristocrazia finanziaria,  nelle sue
    forme  di  guadagno  come  nei  suoi  piaceri,  non    altro  che  la
    "riproduzione  del  sottoproletariato    alla  sommit  della  societ
    borghese".
    E le frazioni  della  borghesia  francese  che  non  erano  al  potere
    gridavano  alla  corruzione!  Quando  nel 1847 sulle scene pi elevate
    della societ francese vennero pubblicamente rappresentati gli  stessi
    spettacoli   che   regolarmente  conducono  il  sottoproletariato  nei
    bordelli,  nei ricoveri  di  mendicit  e  nei  manicomi,  davanti  al
    giudice,  al bagno e alla ghigliottina,  il popolo gridava: " bas les
    grands voleurs!  bas les assassins!". La borghesia industriale vedeva
    compromessi i propri interessi,  la piccola borghesia  era  moralmente
    sdegnata,  la  fantasia popolare si ribellava.  Parigi era inondata di
    libelli - "La dynastie Rothschild",  "Les  Juifs  rois  de  l'poque",
    eccetera  -  in  cui  il  dominio dell'aristocrazia finanziaria veniva
    denunciato e bollato con maggiore o minore spirito.
    "Rien pour la gloire!" La gloria non rende niente! "La paix partout et
    toujours!" La pace sempre e dappertutto!  La guerra fa cadere il corso
    della  rendita  al  3  e al 4 per cento.  Cos aveva scritto sulle sue
    bandiere la Francia degli strozzini di Borsa.  La sua politica  estera
    si  perdette  perci  in  una  serie  di  umiliazioni  del  sentimento
    nazionale francese,  il quale reag  in  modo  particolarmente  vivace
    quando  con  l'annessione  di  Cracovia  all'Austria  venne condotto a
    termine l'assassinio della Polonia,  e  quando  Guizot,  nella  guerra
    svizzera  del  "Sonderbund",  prese  parte attiva a favore della Santa
    Alleanza.  La vittoria dei liberali svizzeri in  questo  simulacro  di
    guerra risollev gli spiriti dell'opposizione borghese in Francia;  la
    sanguinosa insurrezione del popolo di  Palermo  ag  come  una  scossa
    elettrica  sulla  massa  popolare  paralizzata,  ne risvegli i grandi
    ricordi e le  passioni  rivoluzionarie.  Lo  scoppio  del  malcontento
    generale,   il   passaggio  dal  disagio  alla  rivolta  venne  infine
    accelerato da "due avvenimenti economici mondiali".
    La "malattia delle patate" e i "cattivi raccolti" del 1845 e del  1846
    accrebbero l'effervescenza generale del popolo.  Il rincaro della vita
    nel 1847 provoc in Francia, come nel resto del continente,  conflitti
    sanguinosi.   Di   fronte   alle  orge  svergognate  dell'aristocrazia
    finanziaria,   la  lotta  del  popolo   pei   mezzi   di   sussistenza
    indispensabile! A Buzanais l'esecuzione degli "meutiers" [rivoltosi]
    per  fame,  a  Parigi  gli "escrocs" [truffatori] satolli strappati ai
    tribunali dalla famiglia reale!
    Il secondo grande avvenimento economico che affrett lo scoppio  della
    rivoluzione  fu una "crisi generale del commercio e dell'industria" in
    Inghilterra.  Annunciata gi nell'autunno 1845 dalla rovina  in  massa
    degli speculatori sulle azioni ferroviarie,  contenuta durante il 1846
    da una serie di circostanze occasionali  come  l'imminente  abolizione
    dei dazi sul grano,  essa scoppi finalmente nell'autunno del 1847 con
    la bancarotta dei grandi mercanti  di  coloniali  di  Londra,  seguita
    immediatamente  dai  fallimenti delle banche agricole e dalla chiusura
    delle fabbriche nei distretti industriali inglesi.  Non  erano  ancora
    cessate  le  ripercussioni  di  questa  crisi  sul continente,  quando
    scoppi la rivoluzione di febbraio.
    Le devastazioni prodotte nel commercio e nell'industria  dall'epidemia
    economica  resero  ancora  pi  insopportabile  il  dominio  esclusivo
    dell'aristocrazia finanziaria.  La borghesia di opposizione inizi  in
    tutta  la  Francia  l'"agitazione  dei  banchetti"  per  una  "riforma
    elettorale"  che  avrebbe  dovuto  permetterle   di   conquistare   la
    maggioranza  nelle Camere e di rovesciare il ministero della Borsa.  A
    Parigi in particolare la crisi industriale ebbe anche  la  conseguenza
    di respingere verso il commercio interno una massa di industriali e di
    grossisti,  che  nelle  condizioni  del  momento non potevano pi fare
    affari sul mercato estero.  Essi impiantarono grandi  stabilimenti  la
    cui  concorrenza  causo  la  rovina  di  una  massa di "piciers" e di
    "boutiquiers" [droghieri e bottegai]. Quindi una quantit innumerevole
    di fallimenti in questo settore della borghesia di Parigi,  quindi  la
    sua azione rivoluzionaria nel mese di febbraio.  E' noto come Guizot e
    le Camere risposero alle proposte di riforma  con  una  sfida  aperta;
    come  Luigi  Filippo  si  decise troppo tardi per un ministero Barrot;
    come il popolo e l'esercito vennero  alle  mani;  come  l'esercito  fu
    disarmato grazie al contegno passivo della Guardia nazionale;  come la
    monarchia di luglio dovette cedere il posto a un governo provvisorio.
    Il  "governo  provvisorio",   sorto  dalle  barricate   di   febbraio,
    rispecchiava  necessariamente nella sua composizione i diversi partiti
    che si erano divisa la vittoria.  Esso non poteva esser altro  che  un
    "compromesso  tra  le diverse classi" che insieme avevano abbattuto il
    trono di luglio,  ma i cui interessi erano opposti ed ostili.  La  sua
    "grande  maggioranza"  era composta di rappresentanti della borghesia.
    La piccola borghesia repubblicana  era rappresentata da Ledru-Rollin #
    e da Flocon,  la borghesia repubblicana dagli uomini  del  "National",
    l'opposizione  dinastica da Gmieux,  Dupont de l'Eure,  eccetera.  La
    classe operaia aveva due soli rappresentanti,  Louis Blanc # e  Albert
    #.  Lamartine  #,  infine,  dapprincipio non rappresentava nel governo
    provvisorio nessun interesse reale,  nessuna classe determinata;  egli
    era la rivoluzione di febbraio stessa, l'insurrezione di tutti, con le
    sue  illusioni,  la  sua  poesia,  il suo contenuto chimerico e le sue
    frasi.  Del resto questo rappresentante della rivoluzione di febbraio,
    tanto  per  la  sua  posizione  che per le sue idee,  apparteneva alla
    "borghesia".
    Se Parigi, grazie all'accentramento politico,  domina la Francia,  nei
    momenti  di  convulsioni  rivoluzionarie  gli  operai dominano Parigi.
    Primo atto  di  vita  del  governo  provvisorio  fu  il  tentativo  di
    sottrarsi  a questo influsso preponderante facendo appello alla sobria
    Francia contro l'ebbra Parigi. Lamartine contest ai combattenti delle
    barricate il diritto di proclamare la repubblica,  affermando che solo
    la  maggioranza  dei  francesi  aveva facolt di farlo,  che si doveva
    attendere che essa esprimesse il suo  voto,  che  il  proletariato  di
    Parigi  non  doveva macchiare la sua vittoria con una usurpazione.  La
    borghesia consente al  proletariato  "una  sola  usurpazione":  quella
    della lotta.
     Il  25  febbraio,  verso  mezzogiorno,  la  repubblica non era ancora
    proclamata,  mentre tutti i ministeri  erano  gi  ripartiti  tra  gli
    elementi  borghesi  del  governo  provvisorio  e  tra  i  generali,  i
    banchieri e gli avvocati del "National".  Ma gli operai  questa  volta
    erano decisi a non tollerare una mistificazione come quella del luglio
    18303.  Essi  erano  pronti  a  riprendere  la  lotta  e  a imporre la
    repubblica con la forza delle armi.  Questo fu il messaggio col  quale
    "Raspail"  #  si  rec  all'Htel  de Ville.  In nome del proletariato
    parigino  egli  intim  al  governo  provvisorio  di   proclamare   la
    repubblica;  se questa intimazione del popolo non fosse stata eseguita
    entro due ore,  egli sarebbe  ritornato  alla  testa  di  duecentomila
    uomini.  I  cadaveri dei caduti non erano ancora freddi,  le barricate
    non erano ancora state rimosse, gli operai non erano ancora disarmati,
    e l'unica forza che si potesse opporre loro era la Guardia  nazionale.
    In  tali  circostanze svanivano immediatamente le sagge considerazioni
    politiche  e  gli  scrupoli  di  coscienza   giuridici   del   governo
    provvisorio. Non era trascorso il termine di due ore, e gi su tutti i
    muri di Parigi splendevano le storiche, grandiose parole:
    "Rpublique franaise! Libert! Egalit! Fraternit!"
    Con  la  proclamazione  della  repubblica  sulla  base  del  suffragio
    universale si spense persino il ricordo degli scopi e degli  obiettivi
    limitati che avevano spinto la borghesia alla rivoluzione di febbraio.
    Invece di alcune poche frazioni della borghesia, tutte le classi della
    societ  francese  furono  gettate  di  colpo nella cerchia del potere
    politico, costrette ad abbandonare i palchi, la platea, la galleria, e
    a recitare in persona sulla scena della rivoluzione!  Con la monarchia
    costituzionale  venne  meno anche l'apparenza di un potere statale che
    si opponesse di proprio arbitrio alla societ borghese,  e scomparvero
    tutte le lotte di carattere subordinato, provocate da quella sembianza
    di potere!
    Il  proletariato,  imponendo  la  repubblica al governo provvisorio e,
    attraverso il governo provvisorio,  a tutta la Francia,  occupava d'un
    colpo  il  centro  della  scena come partito indipendente,  ma in pari
    tempo gettava una sfida a tutta la  Francia  borghese.  Ci  che  esso
    aveva   conquistato   era  il  terreno  della  lotta  per  la  propria
    emancipazione   rivoluzionaria,   ma   non   era   certamente   questa
    emancipazione.
    Era  necessario,  invece,  che la repubblica di febbraio innanzi tutto
    "portasse a compimento il dominio della borghesia",  facendo  entrare,
    accanto  all'aristocrazia  finanziaria,  "tutte  le classi possidenti"
    nella  cerchia  del  potere  politico.   La  maggioranza  dei   grandi
    proprietari fondiari,  i legittimisti,  vennero fatti uscire dal nulla
    politico a cui li aveva condannati la monarchia di luglio.  Non invano
    la  "Gazette  de  France"  aveva  condotto  l'agitazione  insieme  con
    l'opposizione;  non invano  la  Rochejacquelein,  nella  seduta  della
    Camera  dei  deputati  del  24 febbraio,  aveva abbracciato il partito
    della rivoluzione.  Mediante il  suffragio  universale  i  proprietari
    nominali  che  costituiscono  la  grande  maggioranza dei francesi,  i
    "contadini",  vennero fatti arbitri  dei  destini  della  Francia.  La
    repubblica  di febbraio fece finalmente apparire senza veli il dominio
    della borghesia,  poich abbatt la corona,  dietro alla quale si  era
    nascosto il capitale.
    Come  gli  operai  nelle  giornate  di  luglio  avevano conquistato la
    "monarchia borghese", cos nelle giornate di febbraio conquistarono la
    "repubblica borghese". Come la monarchia di luglio era stata costretta
    a proclamarsi monarchia "circondata da istituzioni repubblicane", cos
    la repubblica  di  febbraio  fu  costretta  a  proclamarsi  repubblica
    "circondata   da   istituzioni  sociali".   ll  proletariato  parigino
    "strapp" anche questa concessione.
    Marche,  un operaio,  dett il decreto con cui il governo  provvisorio
    appena  costituito  si  obbligava  ad  assicurare  mediante  il lavoro
    l'esistenza dei lavoratori,  a provvedere lavoro a tutti i  cittadini,
    eccetera.  E allorquando, pochi giorni pi tardi, il governo dimentic
    le sue promesse e sembr aver perduto di vista  il  proletariato,  una
    massa  di  20  mila  operai  marci  sull'Htel  de Ville al grido di:
    "Organizzazione del lavoro! Costituzione di uno speciale ministero del
    lavoro!". Riluttante e dopo lunghe discussioni, il governo provvisorio
    nomin una commissione speciale permanente,  incaricata di "trovare" i
    mezzi   per   il   miglioramento  delle  classi  lavoratrici!   Questa
    commissione venne composta di delegati delle corporazioni di  mestiere
    di  Parigi  e  presieduta  da  Louis Blanc e Albert.  Come sala per le
    riunioni le venne assegnato  il  Lussemburgo.  Cos  i  rappresentanti
    della   classe   operaia  venivano  banditi  dalla  sede  del  governo
    provvisorio;  la parte borghese di esso tenne nelle sue mani  in  modo
    esclusivo    il   potere   effettivo   dello   Stato   e   le   redini
    dell'amministrazione,  e "accanto" ai  ministeri  delle  finanze,  del
    commercio,  dei  lavori  pubblici,  "accanto" alla banca e alla Borsa,
    sorse una "sinagoga socialista", i cui sommi sacerdoti,  Louis Blanc e
    Albert,  avevano  la  missione  di  scoprire  la  terra  promessa,  di
    annunciare  il  nuovo  vangelo  e  di  intrattenere  il   proletariato
    parigino.  A differenza di ogni profano potere statale, non era a loro
    disposizione nessun bilancio,  nessun potere esecutivo.  Con  la  loro
    testa  essi  dovevano  abbattere i pilastri fondamentali della societ
    borghese.   Mentre  il  Lussemburgo  cercava  la  pietra   filosofale,
    nell'Htel de Ville si batteva la moneta a corso legale.
    Per,  le  aspirazioni del proletariato di Parigi,  in quanto andavano
    pi  in  l  della  repubblica  borghese,   non  potevano  concretarsi
    altrimenti che nella nebulosa del Lussemburgo.
    Gli  operai  avevano  fatto insieme con la borghesia la rivoluzione di
    febbraio; "accanto" alla borghesia essi cercavano di far valere i loro
    interessi, allo stesso modo che nel governo provvisorio stesso avevano
    installato   un   operaio   accanto   alla    maggioranza    borghese.
    "Organizzazione  del  lavoro!"  Ma  il  lavoro  salariato   l'attuale
    organizzazione borghese  del  lavoro.  Senza  di  esso  non  vi    n
    capitale, n borghesia, n societ borghese. "Un proprio ministero del
    lavoro!"  Ma  i  ministeri  delle finanze,  del commercio,  dei lavori
    pubblici, non sono forse i ministeri "borghesi" del lavoro?  "Accanto"
    ad essi un ministero "proletario" del lavoro non poteva non essere che
    un  ministero  dell'impotenza,  un  ministero  dei  pii desideri,  una
    commissione del Lussemburgo.  Come gli operai credevano di emanciparsi
    accanto alla borghesia, cos pensavano di poter compiere, accanto alle
    altre  nazioni  borghesi,  una  rivoluzione proletaria entro le pareti
    nazionali della Francia.  Ma i rapporti di  produzione  francesi  sono
    condizionati  dal commercio estero della Francia,  dalla sua posizione
    sul mercato mondiale e dalle leggi di questo.  Come avrebbe potuto  la
    Francia  spezzare  queste  leggi  senza  una guerra rivoluzionaria sul
    continente  europeo  che  si  ripercotesse  sul  despota  del  mercato
    mondiale, sull'Inghilterra?
    Una  classe  nella  quale  si  concentrano gli interessi rivoluzionari
    della societ,  non appena si  sollevata trova  immediatamente  nella
    sua  stessa  situazione  il  contenuto  e  il  materiale della propria
    attivit rivoluzionaria: abbattere i nemici,  prendere misure  imposte
    dalle  necessit stesse della lotta.  Le conseguenze delle sue proprie
    azioni la spingono avanti.  Essa non inizia indagini teoriche sui suoi
    compiti.  La  classe operaia francese non si trovava a questa altezza:
    essa era ancora incapace di fare la sua propria rivoluzione.
    Lo sviluppo del proletariato industriale  condizionato,  in generale,
    dallo  sviluppo  della  borghesia  industriale.   E' soltanto sotto il
    dominio della borghesia industriale che  il  proletariato  industriale
    acquista quella larga esistenza nazionale, la quale rende nazionale la
    sua rivoluzione; crea i moderni mezzi di produzione, i quali diventano
    in pari tempo i mezzi della sua emancipazione rivoluzionaria.  Solo il
    dominio della borghesia industriale strappa le radici materiali  della
    societ  feudale e spiana il terreno,  sul quale solamente  possibile
    una rivoluzione proletaria.  L'industria francese  pi evoluta  e  la
    borghesia  francese  pi  rivoluzionaria  che  quella  del  resto  del
    continente.   Ma  la  rivoluzione  di   febbraio   non   era   diretta
    immediatamente contro l'aristocrazia finanziaria? Questo fatto provava
    che  non  era  la  borghesia  industriale che dominava in Francia.  La
    borghesia  industriale  pu  dominare  soltanto  l  dove  l'industria
    moderna  foggia  a  propria immagine tutti i rapporti di propriet,  e
    l'industria pu raggiungere questo potere solo quando  ha  conquistato
    il  mercato  mondiale,  perch  i confini nazionali non bastano al suo
    sviluppo.  Ma l'industria francese in gran parte si assicura lo stesso
    mercato  nazionale  solo  mediante  un  sistema  proibitivo pi o meno
    modificato. Se il proletariato francese,  per conseguenza,  possiede a
    Parigi,  nel  momento  di  una  rivoluzione,  un potere di fatto e una
    influenza che lo spingono ad andare al di l dei  suoi  propri  mezzi,
    nel  resto  della  Francia    raccolto  in singoli centri industriali
    isolati, e quasi sempre scompare in mezzo a una massa preponderante di
    contadini e di piccoli borghesi. La lotta contro il capitale nella sua
    forma moderna,  sviluppata,  nella sua fase culminante,  la lotta  del
    salariato industriale contro il borghese industriale,   in Francia un
    fatto parziale,  che dopo le giornate di febbraio  tanto  meno  poteva
    fornire  il contenuto nazionale della rivoluzione,  in quanto la lotta
    contro i metodi secondari di sfruttamento capitalistico, dei contadini
    contro l'usura ipotecaria,  del  piccolo  borghese  contro  il  grande
    commerciante,  il banchiere e l'industriale,  in una parola, contro la
    bancarotta,  era  ancora  confusa  nel  sollevamento  generale  contro
    l'aristocrazia  finanziaria  in  generale.  Nulla  di  pi spiegabile,
    dunque,  che il  tentativo  da  parte  del  proletariato  parigino  di
    difendere  il  suo  interesse  "accanto" a quello borghese,  invece di
    farlo valere come interesse rivoluzionario della societ stessa. Nulla
    di pi spiegabile del fatto che il proletariato  lasciasse  cadere  la
    bandiera "rossa" davanti a quella "tricolore". Gli operai francesi non
    potevano n muovere un passo avanti,  n torcere un capello all'ordine
    borghese prima che il corso della rivoluzione non avesse sollevato  la
    massa della nazione che sta tra il proletariato e la borghesia, cio i
    contadini  e  la  piccola  borghesia,  contro  questo ordine borghese,
    contro il dominio del capitale,  non li avesse costretti ad unirsi  ai
    proletari  come  a  loro  avanguardia.  Solo  attraverso  la terribile
    disfatta di giugno gli operai potevano guadagnarsi questa vittoria.
    Alla commissione del  Lussemburgo,  a  questa  creatura  degli  operai
    parigini,  spetta  il  merito di aver svelato dall'alto di una tribuna
    europea  il  segreto  della   rivoluzione   del   secolo   decimonono:
    l'"emancipazione  del  lavoro".  Il  "Moniteur" era furibondo di dover
    propagare ufficialmente le  sfrenate  stravaganze  che  sino  allora
    erano rimaste sepolte negli scritti apocrifi dei socialisti, e solo di
    quando  in  quando  avevano percosso l'orecchio della borghesia,  come
    leggende lontane, met paurose, met ridicole.  L'Europa fu destata di
    soprassalto  dalla  sua sonnolenza borghese.  Nell'idea dei proletari,
    dunque,   i  quali  scambiavano  l'aristocrazia  finanziaria  con   la
    borghesia    in   generale;    nell'immaginazione   dei   valentuomini
    repubblicani,  i quali negavano  l'esistenza  stessa  delle  classi  o
    tutt'al   pi   l'ammettevano   come   conseguenza   della   monarchia
    costituzionale;  nelle frasi ipocrite  delle  frazioni  borghesi  fino
    allora  escluse  dal  potere,  il  dominio della "borghesia" era stato
    soppresso con la proclamazione della repubblica. Tutti i monarchici si
    trasformarono in repubblicani e tutti i milionari di Parigi in operai.
    La frase che corrisponde a questa pretesa eliminazione dei rapporti di
    classe  fu  la  "fraternit"  -  l'affratellamento  e  la  fratellanza
    universali. Questa idillica astrazione dai contrasti di classe, questo
    livellamento  sentimentale  degli  interessi di classe contraddittori,
    questo immaginario elevarsi al di sopra della lotta  di  classe  -  la
    "fraternit",  ecco quale fu la vera parola d'ordine della rivoluzione
    di febbraio.  Ci che divideva le classi era un semplice malinteso,  e
    Lamartine   il  24  febbraio  battezz  il  governo  provvisorio:  Un
    gouvernement qui suspend ce malentendu terribile qui existe entre  les
    diffrentes   classes  [Un  governo  che  sospende  questo  terribile
    malinteso che esiste fra le diverse classi].  Il proletariato parigino
    si sdilinquiva in questa magnanima ebbrezza di fraternit.  Il governo
    provvisorio,  dal canto suo,  una  volta  costretto  a  proclamare  la
    repubblica,  fece  di tutto per renderla accetta alla borghesia e alle
    province.  I sanguinosi errori della prima repubblica francese vennero
    rinnegati  abolendo la pena di morte per i delitti politici;  si dette
    libert di stampa  a  tutte  le  opinioni;  l'esercito,  i  tribunali,
    l'amministrazione rimasero, salvo poche eccezioni, nelle mani dei loro
    vecchi  funzionari;  nessuno  dei  grandi colpevoli della monarchia di
    luglio fu  chiamato  a  render  conto.  I  repubblicani  borghesi  del
    "National"  si  divertirono  a  cambiare nomi e costumi monarchici con
    vecchi costumi repubblicani.  La repubblica non era per loro altro che
    un  nuovo  costume  da  ballo per la vecchia societ borghese.  Il suo
    merito principale la  nuova  repubblica  lo  cerc  nel  non  incutere
    terrore,  anzi  nell'essere  piuttosto essa stessa continuamente sotto
    l'incubo del terrore e nel conquistarsi  l'esistenza  e  disarmare  la
    resistenza con la molle cedevolezza e col non resistere affatto.  Alle
    classi privilegiate all'interno,  alle potenze dispotiche  all'estero,
    venne  annunciato  solamente che la repubblica era ti natura pacifica.
    Vivere e lasciar vivere era la sua insegna.  Si aggiunse che poco dopo
    la rivoluzione di febbraio,  tedeschi, polacchi, austriaci, ungheresi,
    italiani, ciascun popolo a seconda della sua situazione immediata,  si
    rivoltarono.  La Russia e l'Inghilterra, questa agitata essa stessa, e
    la prima intimidita, erano impreparate. La repubblica non trov dunque
    di fronte a s nessun  nemico  "nazionale",  e  nessuna  complicazione
    internazionale rilevante, che potesse ravvivare le energie, accelerare
    il  processo rivoluzionario,  spingere avanti il governo provvisorio o
    gettarlo a mare.  Il  proletariato  parigino,  che  riconosceva  nella
    repubblica la propria creatura,  applaudiva naturalmente ogni atto del
    governo provvisorio che permettesse a  questo  di  migliorare  la  sua
    posizione  nella  societ  borghese.  Esso  si  lasci volontariamente
    adoperare da Caussidire # in servizi  di  polizia  per  difendere  la
    propriet  a  Parigi,  cos  come  lasci  arbitrare  da Louis Blanc i
    conflitti salariali tra  gli  operai  e  il  padrone.  Il  suo  "point
    d'honneur"  consisteva  nel  mantenere  intatto agli occhi dell'Europa
    l'onore borghese della repubblica.
    La  repubblica  non  trov  nessuna  resistenza,   n  all'estero   n
    all'interno. Con ci essa fu disarmata. Il suo compito non consistette
    pi  nella  trasformazione  rivoluzionaria  del  mondo,   ma  soltanto
    nell'adattarsi alle  condizioni  della  societ  borghese.  Non  vi  
    testimonianza   pi   eloquente  del  fanatismo  con  cui  il  governo
    provvisorio si  accinse  a  questo  compito,  dei  suoi  provvedimenti
    finanziari.
    Il  "credito  pubblico"  e  il  "credito  privato"  erano naturalmente
    scossi.  Il "credito pubblico" riposa sulla fiducia che  lo  Stato  si
    lasci sfruttare dagli strozzini della finanza. Ma il vecchio Stato era
    scomparso e la rivoluzione era anzitutto diretta contro l'aristocrazia
    finanziaria.  Le convulsioni dell'ultima crisi commerciale europea non
    erano  ancora  cessate.   Le  bancarotte   succedevano   ancora   alle
    bancarotte.
    Il "credito privato" era dunque paralizzato, la circolazione impedita,
    la  produzione  arenata,  gi  prima  che  la  rivoluzione di febbraio
    scoppiasse. La crisi rivoluzionaria rese pi acuta quella commerciale.
    E poich il credito privato riposa sulla  fiducia  che  la  produzione
    borghese in tutto l'ambito dei suoi rapporti,  cio l'ordine borghese,
    sia intatto e intangibile, quali potevano essere le conseguenze di una
    rivoluzione  che  poneva  in  discussione  la  base  della  produzione
    borghese,  la  servit  economica  del  proletariato,  che drizzava di
    fronte  alla  Borsa  la  sfinge   del   Lussemburgo?   L'avvento   del
    proletariato    la  distruzione  del  credito  borghese;  perch  la
    distruzione della  produzione  borghese  e  del  suo  ordinamento.  Il
    credito pubblico e il credito privato sono il termometro economico col
    quale  si  pu misurare l'intensit di una rivoluzione.  "Nella stessa
    misura in cui essi precipitano,  salgono l'ardore e la forza creatrice
    della rivoluzione".
    Il  governo  provvisorio voleva spogliare la repubblica dell'apparenza
    antiborghese.  Perci doveva innanzi tutto cercare  di  assicurare  il
    "valore di scambio" di questa nuova forma dello Stato,  il suo "corso"
    in Borsa.  Col salire della  quotazione  della  repubblica  in  Borsa,
    doveva necessariamente rialzarsi il credito privato.
    Per  allontanare  anche  il  "sospetto"  che non volesse o non potesse
    adempiere agli obblighi ereditati dalla  monarchia,  per  dar  credito
    alla  morale e alla solvibilit borghesi della repubblica,  il governo
    fece ricorso a una millanteria altrettanto  priva  di  dignit  quanto
    puerile.  "Prima"  del termine legale di pagamento sbors ai creditori
    dello Stato gli interessi del 5 per cento,  del 4 e mezzo e del 4  per
    cento.  La prosopopea borghese e la sicurezza di s dei capitalisti si
    ridestarono d'un tratto,  quando videro la precipitazione timorosa con
    cui si cercava di comperare la loro fiducia.
    Naturalmente  le  difficolt  pecuniarie  del  governo provvisorio non
    furono per nulla diminuite da un colpo di scena che gli  sottraeva  il
    denaro  contante  disponibile.  Il  disagio finanziario non pot pi a
    lungo essere dissimulato,  e "piccoli  borghesi,  domestici,  operai",
    dovettero pagare la gradita sorpresa offerta ai creditori dello Stato.
    Fu  dichiarato  che i "libretti delle casse di risparmio" non potevano
    pi cambiarsi in denaro al di sopra dell'importo di  100  franchi.  Le
    somme  depositate  nelle  casse  di  risparmio  vennero  confiscate  e
    convertite con decreto in un debito di Stato non  redimibile.  Era  il
    modo  di  mettere  contro la repubblica il "piccolo borghese",  gi in
    cattive acque anche senza di ci. Ricevendo in luogo dei suoi libretti
    di risparmio titoli del debito pubblico, egli fu costretto ad andare a
    venderli in Borsa,  e cos a mettersi direttamente  nelle  mani  degli
    strozzini  della  Borsa,  contro i quali aveva fatto la rivoluzione di
    febbraio.
    L'aristocrazia finanziaria,  che aveva dominato sotto la monarchia  di
    luglio, aveva la sua cattedrale nella "banca". Come la Borsa regola il
    credito di Stato, cos la banca regola il "credito commerciale".
    Minacciata direttamente dalla rivoluzione di febbraio non solo nel suo
    dominio,  ma nella sua stessa esistenza,  la banca cerc sin dal primo
    momento di screditare la repubblica,  rendendo generale la mancanza di
    crediti.  D'un  tratto  essa  sospese  il  credito ai banchieri,  agli
    industriali,  ai commercianti.  Questa manovra,  non avendo  provocato
    immediatamente  una  controrivoluzione,  si ripercosse inevitabilmente
    sulla banca stessa.  I capitalisti ritirarono il  denaro  che  avevano
    depositato  nei sotterranei della banca.  I possessori di biglietti di
    banca si precipitarono alla cassa per cambiarli in oro ed argento.
    Il  governo  provvisorio  avrebbe  potuto  costringere  la  banca   al
    "fallimento", senza alcun intervento violento, in modo legale. Bastava
    che  rimanesse  passivo  e  abbandonasse  la banca al suo destino.  La
    "bancarotta della banca" era il diluvio  che  avrebbe,  in  un  batter
    d'occhio, spazzato dal suolo della Francia l'aristocrazia finanziaria,
    la   nemica  pi  potente  e  pi  pericolosa  della  repubblica,   il
    piedistallo d'oro della monarchia di luglio.  E una volta  fallita  la
    banca,  la borghesia stessa sarebbe stata costretta a considerare come
    ultimo disperato tentativo di  salvezza  la  creazione  da  parte  del
    governo  di  una  banca  nazionale  e  la  sottomissione  del  credito
    nazionale al controllo della nazione.
    Il  governo  provvisorio,  invece,  stabil  il  "corso  forzoso"  dei
    biglietti  di  banca.  Esso  fece  di pi: convert tutte le banche di
    provincia in succursali della "Banque de France" e lasci  che  questa
    gettasse  la  sua  rete  su  tutta  la Francia.  Pi tardi le dette le
    "foreste demaniali",  come garanzia per un prestito che contrasse  con
    essa. Cos la rivoluzione di febbraio consolidava ed estendeva in modo
    diretto la bancocrazia che avrebbe dovuto abbattere.
    Frattanto   il  governo  provvisorio  piegava  sotto  l'incubo  di  un
    crescente disavanzo. Invano andava mendicando sacrifici patriottici.
    Solo gli operai gli gettavano la loro elemosina.  Si dovette ricorrere
    ad un mezzo eroico, all'introduzione di una "nuova imposta". Ma su chi
    farla cadere?  Sui lupi della Borsa, sui re della banca, sui creditori
    dello Stato, su chi viveva di rendita,  sugli industriali?  Non era il
    mezzo  di cattivare alla repubblica la borghesia.  Da una parte era un
    mettere a repentaglio il credito dello Stato e il credito commerciale,
    mentre dall'altra parte si  cercava  di  mantenerlo  con  cos  grandi
    sacrifici  e  umiliazioni.  Ma  qualcuno  doveva  sborsare.  Chi venne
    sacrificato al credito borghese? "Jacques le bonhomme", il contadino.
    Il governo provvisorio aggiunse  una  percentuale  addizionale  di  45
    centesimi  per  franco  alle quattro imposte dirette.  Al proletariato
    parigino la stampa governativa fece credere che questa imposta  cadeva
    essenzialmente  sulla  grande propriet fondiaria,  sui possessori dei
    miliardi concessi dalla Restaurazione.  In realt  per  essa  colpiva
    anzitutto  "la  classe dei contadini",  cio la grande maggioranza del
    popolo francese.  "Essi dovettero pagare le spese della rivoluzione di
    febbraio"   e  da  essi  la  controrivoluzione  trasse  le  sue  forze
    principali.  L'imposta dei 45 centesimi era una questione di vita o di
    morte per il contadino francese;  egli ne fece una questione di vita o
    di morte per la repubblica.  Da questo momento "la  repubblica" fu per
    il contadino francese "l'imposta dei 45 centesimi", e nel proletariato
    parigino  egli  vide  lo  scialacquatore  che  se la faceva bene a sue
    spese.
    Mentre la rivoluzione del 1789 aveva esordito  liberando  i  contadini
    dai gravami feudali,  la rivoluzione del 1848,  per non recar danno al
    capitale e tenere in carreggiata  la  sua  macchina  dello  Stato,  si
    annunciava alla popolazione rurale con una nuova imposta.
    Con  un  mezzo  "solo" il governo provvisorio avrebbe potuto eliminare
    tutti questi inconvenienti e trarre lo Stato dal suo vecchio  binario:
    "dichiarando  la  bancarotta  dello Stato".  E' nella memoria di tutti
    come Ledru-Rollin,  pi tardi,  recitava  all'Assemblea  nazionale  la
    commedia  della virtuosa indignazione,  respingendo un suggerimento di
    questo genere dello strozzino di Borsa Fould,  attuale ministro  delle
    finanze.  Quello che Fould gli offriva era il frutto dell'albero della
    sapienza.
    Riconoscendo la cambiale presentata allo Stato dalla  vecchia  societ
    borghese,  il  governo  provvisorio  era  caduto  sotto  il dominio di
    questa.  Era diventato un  debitore  moroso  della  societ  borghese,
    invece  di opporsi ad essa come un creditore minaccioso,  che aveva da
    incassare titoli di credito rivoluzionari di parecchi  anni.  Esso  si
    trovava  costretto  a consolidare i vacillanti rapporti borghesi,  per
    adempiere obbligazioni che sono da adempiersi  soltanto  entro  questi
    rapporti.  Il credito divent condizione vitale della sua esistenza, e
    le concessioni al proletariato,  e le promesse  fattegli,  diventarono
    altrettante  "catene" che "dovevano" essere spezzate.  L'emancipazione
    degli operai -  anche  solo  come  "frase"  -  divenne  per  la  nuova
    repubblica   un   pericolo  insopportabile  perch  era  una  protesta
    permanente contro la restaurazione del credito,  la quale  poggia  sul
    riconoscimento  indisturbato  e incontestato dei rapporti economici di
    classe esistenti. Si doveva dunque farla finita con gli operai.
    La rivoluzione di febbraio aveva cacciato  l'esercito  da  Parigi.  La
    Guardia nazionale, cio la borghesia nelle sue diverse gradazioni, era
    l'unica  forza  armata.  Essa non si sentiva per abbastanza forte per
    misurarsi da sola  col  proletariato.  Inoltre  era  stata  costretta,
    bench  dopo  la  pi  tenace  resistenza  e  opponendo cento ostacoli
    diversi, ad aprire a poco a poco e in parte le sue file, e a lasciarvi
    entrare  dei  proletari  armati.  Non  rimaneva  dunque  che  una  via
    d'uscita: "opporre una parte dei proletari all'altra".
    A questo scopo il governo provvisorio form 24 battaglioni di "guardie
    mobili", ciascuno di 1000 uomini dai 15 ai 20 anni. Essi appartenevano
    per  la  maggior parte al "sottoproletariato",  che in tutte le grandi
    citt  forma  una   massa   nettamente   distinta   dal   proletariato
    industriale,  nella  quale  si  reclutano  ladri e delinquenti di ogni
    genere, che vivono dei rifiuti della societ - gente senza un mestiere
    definito, vagabondi, "gens sans feu et sans aveu" [senza tetto e senza
    scrupoli],  diversi secondo il grado  di  civilt  della  nazione  cui
    appartengono,  ma  che  non  perdono  mai  il carattere dei lazzaroni.
    Facilmente  influenzabili  per  l'et  giovanile  in  cui  il  governo
    provvisorio  li reclutava,  questi elementi erano perfettamente capaci
    tanto  delle  pi  grandi  azioni  eroiche  e   della   pi   esaltata
    abnegazione,  quanto  dei  pi  volgari atti di banditismo e della pi
    sordida venalit.  Il governo provvisorio pagava loro un franco  e  50
    centesimi  al  giorno,  cio  li  comperava.  Dette  loro una uniforme
    speciale,  cio li distinse esteriormente  dalla  blusa  dell'operaio.
    Come  comandanti,  in  parte vennero dati loro ufficiali dell'esercito
    regolare;  in parte si scelsero  essi  stessi  dei  giovani  figli  di
    borghesi, le cui spacconate di morte per la patria e di sacrificio per
    la repubblica li attiravano.
    In  questo  modo  il  proletariato  di  Parigi  trov  davanti a se un
    esercito,  tratto dal suo seno,  di 24 mila giovani forti,  audaci,  e
    prepotenti.  Quando la Guardia mobile sfil per Parigi,  l'accolse con
    degli evviva.  In essa riconosceva i  suoi  combattenti  d'avanguardia
    sulle  barricate,  e  la  considerava  come la guardia "proletaria" in
    opposizione  alla  Guardia  nazionale  borghese.  Il  suo  errore  era
    perdonabile.
    Accanto alla Guardia mobile il governo decise di raccogliere attorno a
    s anche un esercito di operai industriali.  Il ministro Marie arruol
    nei cosiddetti  laboratori  nazionali  centomila  operai  gettati  sul
    lastrico  dalla  crisi e dalla rivoluzione.  Sotto questo nome pomposo
    non si celava altro che l'impiego degli operai a  "lavori  di  sterro"
    noiosi,   monotoni,   improduttivi,   per  un  salario  di  23  soldi.
    "Workbouses inglesi  all'aria  aperta"  -  altro  non  erano  questi
    laboratori nazionali.  In essi il governo provvisorio credette di aver
    trovato un "secondo esercito proletario  contro  gli  operai  stessi".
    Questa  volta  la borghesia si ingannava circa i laboratori nazionali,
    come gli operai si ingannavano circa la  Guardia  mobile.  Essa  aveva
    creato un esercito per la sommossa.
    Ma "uno" scopo venne raggiunto.
    "Laboratori nazionali" - era il nome dei laboratori popolari che Louis
    Blanc predicava nel Lussemburgo.  I laboratori di Marie, progettati in
    diretta    "opposizione"    al    Lussemburgo,    causarono,    grazie
    all'appellativo  comune,  una selva di equivoci,  degni della commedia
    spagnola dei  servitori.  Lo  stesso  governo  provvisorio  diffondeva
    sottomano  la  voce che questi laboratori nazionali fossero la trovata
    di Louis Blanc,  e la cosa sembrava tanto pi  attendibile  in  quanto
    Louis  Blanc,  il  profeta  dei  laboratori nazionali,  era membro del
    governo provvisorio.  E nella confusione,  in parte ingenua,  in parte
    intenzionale,  della borghesia parigina,  nell'opinione,  mantenuta ad
    arte, della Francia e dell'Europa, quelle "workhouses" furono la prima
    realizzazione del socialismo,  che insieme con esse veniva messo  alla
    gogna.
    Non per il loro contenuto, ma per il loro nome, i laboratori nazionali
    erano   l'incarnazione   della   protesta   del   proletariato  contro
    l'industria borghese, il credito borghese e la repubblica borghese. Su
    di essi si rivers quindi tutto l'odio della  borghesia.  In  essi  la
    borghesia  aveva  in  pari  tempo  trovato  il punto contro cui poteva
    dirigere  l'attacco  non  appena  fosse  stata  abbastanza  forte  per
    romperla apertamente con le illusioni di febbraio. Tutto il malessere,
    tutto  il  malcontento  dei  "piccoli  borghesi"  si diresse esso pure
    contro questi laboratori nazionali, che divennero il bersaglio comune.
    Con vera rabbia essi facevano il conto  delle  somme  inghiottite  dai
    parassiti proletari,  mentre la loro situazione diventava di giorno in
    giorno pi insopportabile.  Una pensione di Stato  per  una  larva  di
    lavoro, questo  il socialismo! - brontolavano tra di s. I laboratori
    nazionali,  le declamazioni del Lussemburgo, i cortei degli operai per
    Parigi - in questo essi cercavano  l'origine  della  loro  miseria.  E
    nessuno si scagliava contro le pretese macchinazioni dei comunisti pi
    del piccolo borghese,  che si agitava disperatamente sull'abisso della
    bancarotta.
    Cos nel conflitto imminente tra la borghesia e il proletariato  tutti
    i vantaggi,  tutti i posti decisivi,  tutti gli strati intermedi della
    societ  erano  in  mano  alla  borghesia,   mentre  le  ondate  della
    rivoluzione  di  febbraio  si  levavano  su tutto il continente e ogni
    nuovo  corriere  portava  un  nuovo  bollettino  di  rivoluzione,  ora
    dall'Italia,  ora dalla Germania, ora dall'estremo sudest dell'Europa,
    alimentando  l'ebbrezza  generale  del  popolo,   recandogli  continue
    testimonianze di una vittoria di cui gi gli sfuggivano i frutti.
    Il "17 marzo" e il "16 aprile" furono le prime scaramucce della grande
    lotta  di  classe  che  la repubblica borghese nascondeva sotto le sue
    ali.
     Il "17 marzo" rivel la situazione equivoca del proletariato che  non
    permetteva  nessuna  azione  decisiva.  Lo  scopo originario della sua
    manifestazione era di risospingere il governo  provvisorio  sulla  via
    della rivoluzione,  di ottenere,  secondo le circostanze, l'esclusione
    dei suoi membri borghesi e di strappare la proroga delle elezioni  per
    l'Assemblea  nazionale  e per la Guardia nazionale.  Ma il 16 marzo la
    borghesia  rappresentata  nella  Guardia  nazionale  aveva  fatto  una
    dimostrazione  ostile  al  governo  provvisorio.  Al grido di Abbasso
    Ledru-Rollin!, essa si era mossa verso l'Htel de Ville.  E il popolo
    si trov costretto,  il 17 marzo,  a gridare: Viva Ledru-Rollin! Viva
    il governo provvisorio. Fu costretto a prendere, contro la borghesia,
    la difesa della repubblica borghese  che  gli  sembrava  in  pericolo.
    Consolid  il  governo provvisorio,  invece di sottometterselo.  Il 17
    marzo si risolse in una scena da melodramma,  e se in quel  giorno  il
    proletariato  parigino mise ancora una volta in mostra il suo corpo di
    gigante, tanto pi aument nella borghesia, dentro e fuori del governo
    provvisorio, la decisione di abbatterlo.
    Il "16 aprile" fu  un  "malinteso",  creato  dal  governo  provvisorio
    insieme alla borghesia. Gli operai si erano radunati in gran numero al
    Campo di Marte e nell'Ippodromo,  per preparare le loro elezioni dello
    stato maggiore della Guardia nazionale. D'un tratto si diffuse come un
    lampo in tutta Parigi, da un capo all'altro, la voce che gli operai si
    erano radunati in armi al Campo di Marte,  sotto la direzione di Louis
    Blanc,  Blanqui #, Cabet # e Raspail, per marciare di l sull'Htel de
    Ville,  rovesciare il governo  provvisorio  e  proclamare  un  governo
    comunista.  Si suona a raccolta;  Ledru-Rollin, Marrast e Lamartine si
    contesero pi  tardi  l'onore  dell'iniziativa:  in  un'ora  centomila
    uomini  sono  sotto  le  armi,  l'Htel  de  Ville  in ogni suo punto
    occupato da guardie nazionali,  per tutta  Parigi  risuona  il  grido:
    Abbasso i comunisti!  Abbasso Louis Blanc, Blanqui, Raspail, Cabet!,
    e una massa di deputazioni,  tutte pronte a salvare  la  patria  e  la
    societ,  rendono  omaggio  al governo provvisorio.  Quando gli operai
    alla fine arrivano  davanti  all'Htel  de  Ville,  per  rimettere  al
    governo  provvisorio  il ricavo di una colletta patriottica,  fatta da
    loro al  Campo  di  Marte,  vengono  a  sapere,  stupiti,  che  Parigi
    borghese,  in  una finta battaglia impostata con estremo accorgimento,
    ha battuto la loro ombra.  Il terribile attentato del 16 aprile  offr
    il pretesto al "richiamo dell'esercito a Parigi" - il vero scopo della
    commedia goffamente messa in scena - e alle manifestazioni reazionarie
    federaliste delle province.
    Il  4  maggio  si  riun l'"Assemblea nazionale" uscita dal "suffragio
    universale diretto".  Il suffragio universale non possedeva  la  forza
    magica che gli avevano attribuito i repubblicani di vecchio stampo. In
    tutta la Francia,  o per lo meno nella maggioranza dei francesi,  essi
    vedevano dei "citoyens" con gli stessi interessi, le identiche vedute,
    eccetera.  Questo era il loro "culto  del  popolo".  Invece  del  loro
    popolo  "immaginario",  le  elezioni  trassero alla luce del giorno il
    popolo "vero",  cio i rappresentanti delle diverse classi in cui esso
    si  divide.  Abbiamo veduto le ragioni per cui i contadini e i piccoli
    borghesi dovevano votare sotto la direzione della borghesia impaziente
    di  combattere  e  dei  grandi  proprietari  fondiari  anelanti   alla
    restaurazione.  Ma  se  il  suffragio universale non era la miracolosa
    bacchetta magica che pensavano i valentuomini repubblicani,  possedeva
    per  il  merito incomparabilmente pi grande di scatenare la lotta di
    classe, di costringere i differenti strati medi della societ borghese
    a superare rapidamente le loro  illusioni  e  le  loro  delusioni,  di
    spingere  di un colpo tutte le frazioni delle classi sfruttatrici alla
    sommit dello Stato e cos strappar loro la  maschera  dell'ipocrisia,
    mentre  la monarchia col suo sistema censitario comprometteva soltanto
    determinate frazioni della borghesia  e  lasciava  le  altre  nascoste
    dietro  le  quinte,  circondandole  dell'aureola  di  una  opposizione
    collettiva.
    Nell'Assemblea nazionale costituente,  che si riun  il  4  maggio,  i
    "repubblicani  borghesi",  i  repubblicani del "National",  avevano il
    sopravvento.  I legittimisti  e  gli  orleanisti  stessi  sulle  prime
    osavano  mostrarsi  soltanto  sotto  la  maschera del repubblicanesimo
    borghese.  Soltanto in nome della repubblica poteva essere  intrapresa
    la lotta contro il proletariato.
    "Dal  4 maggio,  non dal 25 febbraio data la repubblica" - vale a dire
    la repubblica  riconosciuta  dal  popolo  francese.  Non  era  pi  la
    repubblica  che  il  proletariato  parigino  aveva  imposto al governo
    provvisorio;  non era pi l'immagine di sogno  balenata  davanti  agli
    occhi  dei  combattenti  delle  barricate.  La  repubblica  proclamata
    dall'Assemblea  nazionale,   la  sola  legittima,   non  era   un'arma
    rivoluzionaria contro l'ordine borghese, ma piuttosto la ricostruzione
    politica di questo,  la restaurazione politica della societ borghese.
    In una parola,  era la "repubblica borghese".  Questa  l'affermazione
    che risuon dalla tribuna dell'Assemblea nazionale,  e trov un'eco in
    tutta la stampa borghese repubblicana e antirepubblicana.
    E noi abbiamo veduto come la repubblica  di  febbraio  in  realt  non
    fosse  e  non  potesse essere altro che una "repubblica borghese";  ma
    come  il  governo  provvisorio,   sotto  la  pressione   diretta   del
    proletariato,   fosse   stato   costretto   ad  annunciarla  come  una
    "repubblica accompagnata da istituzioni sociali"; come il proletariato
    fosse ancora incapace di superare la  repubblica  borghese  altrimenti
    che "nell'idea,  nell'immaginazione",  come agisse realmente in pro di
    essa dappertutto dove si veniva realmente all'azione; come le promesse
    fattegli  diventassero   per   la   nuova   repubblica   un   pericolo
    insopportabile;   come  tutto  il  processo  della  vita  del  governo
    provvisorio  si  riassumesse  in  una   lotta   continua   contro   le
    rivendicazioni del proletariato.
    Nell'Assemblea  nazionale,  tutta  la  Francia  sedette  a giudice del
    proletariato parigino.  L'Assemblea  ruppe  subito  con  le  illusioni
    sociali della rivoluzione di febbraio; essa proclam chiaro e tondo la
    "repubblica  borghese",  niente  altro  che  la  repubblica  borghese,
    escluse immediatamente dalla commissione esecutiva da lei  nominata  i
    rappresentanti  del  proletariato,  Louis Blanc e Albert;  respinse la
    proposta di uno speciale ministero del lavoro,  accolse  con  applausi
    rumorosi  la  dichiarazione  del  ministro  Trlat:  Ormai  si tratta
    soltanto di "ricondurre il lavoro alle sue condizioni di prima".
    Ma tutto ci  non  bastava.  La  rivoluzione  di  febbraio  era  stata
    conquistata  dagli  operai  con  l'aiuto  passivo  della borghesia.  I
    proletari si consideravano a ragione come i vincitori di  febbraio,  e
    avanzavano  le  pretese  orgogliose del vincitore.  Si doveva batterli
    nella strada;  si doveva mostrar loro che erano sconfitti,  non appena
    si  battevano non "con" la borghesia,  ma "contro" la borghesia.  Come
    per la repubblica di febbraio con le sue  concessioni  socialiste  era
    stata necessaria una battaglia del proletariato alleato alla borghesia
    contro  la  monarchia,  cos  era necessaria una seconda battaglia per
    staccare  la  repubblica  dalle  concessioni  socialiste,   per   fare
    ufficialmente  della  "repubblica  borghese" l'elemento dominante.  La
    borghesia doveva respingere le rivendicazioni del proletariato con  le
    armi  alla  mano.  E  la vera culla della repubblica borghese non  la
    "rivoluzione di febbraio", ma la "disfatta di giugno". Il proletariato
    acceler la soluzione allorch,  il 15 maggio,  penetr nell'Assemblea
    nazionale,   cerc   invano  di  riconquistare  la  propria  influenza
    rivoluzionaria,  e riusc soltanto a far cadere in mano dei carcerieri
    della  borghesia  i  suoi  energici capi.  "Il faut en finir!" Bisogna
    farla finita!  Con questo grido l'Assemblea nazionale dette sfogo alla
    sua  decisione di costringere il proletariato alla lotta decisiva.  La
    commissione esecutiva eman una serie di decreti provocatori  come  la
    proibizione  degli assembramenti popolari,  eccetera.  Dall'alto della
    tribuna  dell'Assemblea  nazionale  costituente  gli   operai   furono
    direttamente  provocati,  insultati,  scherniti.  Ma  il  vero  centro
    dell'attacco furono, come abbiamo visto, i "laboratori nazionali".  Su
    di   essi   l'Assemblea   costituente   richiam  in  modo  imperativo
    l'attenzione della commissione esecutiva,  che aspettava  soltanto  di
    sentire  il suo proprio piano diventare una imposizione dell'Assemblea
    nazionale.
    La  commissione  esecutiva  incominci  col  rendere   pi   difficile
    l'ingresso  nei  laboratori  nazionali,  col  trasformare il salario a
    giornata in salario a cottimo, col mandare in esilio nella Sologne gli
    operai non nativi di Parigi col pretesto di lavori di  sterro.  Questi
    lavori  di  sterro  non  erano che una formula retorica per coprire la
    loro cacciata,  come fecero sapere ai loro  compagni  gli  operai  che
    tornarono  indietro  delusi.  Finalmente  il  21  giugno  apparve  sul
    "Moniteur"  un  decreto  che  ordinava  l'espulsione  dai   laboratori
    nazionali  di  tutti  gli  operai non sposati,  o il loro arruolamento
    nell'esercito.
    Agli operai non rimase altra alternativa: o morir di fame  o  scendere
    in campo. Essi risposero il 22 giugno con la terribile insurrezione in
    cui  venne  combattuta  la prima grande battaglia tra le due classi in
    cui  divisa la societ moderna.  Fu ma lotta per la  conservazione  o
    per  la  distruzione dell'ordine "borghese".  Il velo che avvolgeva la
    repubblica fu lacerato.
    E' noto con che valore e genialit senza  esempio  gli  operai,  senza
    capi,  senza  un  piano  comune,  senza  mezzi,  per  la maggior parte
    senz'armi, tennero in scacco per cinque giorni l'esercito,  la Guardia
    mobile,  la Guardia nazionale di Parigi e la Guardia nazionale accorsa
    dalle province.  E' noto come la borghesia si rifacesse con  brutalit
    inaudita del pericolo corso, massacrando pi di tremila prigionieri.
    I rappresentanti ufficiali della democrazia francese erano prigionieri
    dell'ideologia repubblicana a tal punto che solo alcune settimane dopo
    incominciarono  a  intuire il senso della lotta di giugno.  Essi erano
    come storditi dal fumo della polvere in cui andava dileguando la  loro
    repubblica fantastica.
    L'impressione  immediata che fece su di noi la notizia della sconfitta
    di giugno,  ci permetta il lettore di riferirla con  le  parole  della
    "Neue Rheinische Zeitung":

    L'ultimo   residuo  ufficiale  della  rivoluzione  di  febbraio,   la
    commissione  esecutiva,     svanito  davanti   alla   gravit   degli
    avvenimenti  come  un  fantasma  di  nebbia.  I  fuochi artificiali di
    Lamartine si sono trasformati nelle bombe incendiarie di Cavaignac  #.
    La  "fraternit",  la  fratellanza delle classi opposte,  di cui l'una
    sfrutta l'altra, questa "fraternit", proclamata in febbraio,  scritta
    a  grosse  lettere  sulla fronte di Parigi,  su ogni carcere,  su ogni
    caserma, ha la sua espressione vera,  genuina prosaica,  nella "guerra
    civile"  -  nella  guerra civile nel suo aspetto pi terribile,  nella
    guerra tra il lavoro e il capitale.  Questa "fraternit"  fiammeggiava
    da tutte le finestre di Parigi la sera del 25 giugno, quando la Parigi
    della  borghesia si illuminava,  mentre la Parigi del proletariato era
    in fiamme,  grondava  sangue  e  gemeva.  La  fratellanza  era  durata
    precisamente   fino  a  tanto  che  l'interesse  della  borghesia  era
    affratellato all'interesse del  proletariato.  Pedanti  della  vecchia
    tradizione   rivoluzionaria   del  1793;   dottrinari  socialisti  che
    chiedevano alla borghesia l'elemosina per il popolo e a cui era  stato
    permesso  di  tenere  lunghe prediche e di compromettersi fino a tanto
    che era stato necessario venisse  addormentato  il  leone  proletario;
    repubblicani  che  volevano  tutto  il  vecchio  ordine  borghese,  ad
    eccezione della sola testa del re;  oppositori dinastici ai  quali  il
    caso  aveva  messo  tra i piedi la caduta di una dinastia invece di un
    cambiamento di ministero;  legittimisti che non intendevano gettare la
    livrea,  ma  modificarne il taglio: questi erano gli alleati coi quali
    il popolo aveva fatto il suo febbraio.  La rivoluzione di febbraio era
    stata la "bella" rivoluzione,  la rivoluzione della simpatia generale,
    perch gli antagonismi che erano scoppiati in essa contro la monarchia
    sonnecchiavano  tranquilli  l'uno  accanto  all'altro,   "non   ancora
    sviluppati";  perch  la  lotta  sociale  che formava il loro sostrato
    aveva soltanto raggiunto una  esistenza  vaporosa,  l'esistenza  della
    frase,  della  parola.  La  "rivoluzione  di  giugno"  la rivoluzione
    "brutta",  la rivoluzione ripugnante,  perch al posto della  frase  
    subentrata  la  cosa,  perch la repubblica stessa ha svelato la testa
    del mostro,  abbattendo la corona che  la  proteggeva  e  la  copriva.
    "Ordine!"  -  era  stato il grido di battaglia di Guizot.  "Ordine!" -
    aveva gridato Sebastiani, il Guizot in sedicesimo, quando Varsavia era
    diventata  russa.   "Ordine!"  -  gridava   Cavaignac,   eco   brutale
    dell'Assemblea  nazionale  francese  e  della  borghesia repubblicana.
    "Ordine!" -  tuonavano le sue granate,  mentre laceravano il corpo del
    proletariato.  Nessuna  delle  numerose  rivoluzioni  della  borghesia
    francese a partire dal 1789 era stata  un  attentato  contro  l'ordine
    perch  tutte avevano lasciato sussistere il dominio della classe,  la
    schiavit degli  operai,  l'ordine  "borghese",  bench  spesso  fosse
    cambiata  la  forma  politica di questo dominio e di questa schiavit.
    Giugno ha intaccato questo ordine. Maledetto sia giugno! (N.R.Z.,  29
    giugno 1848).

    Maledetto sia giugno! - ripete l'eco europea.
    Il  proletariato  parigino  era "stato costretto" alla insurrezione di
    giugno dalla borghesia.  In ci era gi contenuta la sua condanna.  N
    un   consapevole  bisogno  immediato  lo  spingeva  a  combattere  per
    rovesciare con la violenza la borghesia;  n esso era  pari  a  questo
    compito.  Il  "Moniteur"  dovette  spiegargli  ufficialmente  che  era
    passato il tempo in cui la repubblica  considerava  opportuno  rendere
    gli  onori  alle  sue  illusioni;  e solo la sua sconfitta lo convinse
    della  verit  che  il  pi  insignificante  miglioramento  della  sua
    situazione  un'"utopia" dentro la repubblica borghese,  un'utopia che
    diventa  delitto  non  appena  vuole  attuarsi.  Al  posto  delle  sue
    rivendicazioni,  esagerate  nella  forma,  nel  contenuto  meschine  e
    persino ancora borghesi,  e che esso voleva strappare come concessioni
    alla  repubblica  di  febbraio,  subentr  l'ardita  parola  di  lotta
    rivoluzionaria: "Abbattimento della borghesia.  Dittatura della classe
    operaia!".
    Mentre il proletariato faceva della sua bara la culla della repubblica
    borghese,  costringeva  questa  a presentarsi nella sua forma genuina,
    come lo Stato il cui scopo riconosciuto  di perpetuare il dominio del
    capitale,  la schiavit del lavoro.  Avendo continuamente  davanti  ai
    propri  occhi  il  suo nemico coperto di cicatrici,  irreconciliabile,
    invincibile - invincibile perch la sua esistenza   condizione  della
    esistenza  stessa  della  borghesia  -,  il  dominio  della borghesia,
    sciolto da ogni catena, doveva trasformarsi ben presto nel "terrorismo
    della  borghesia".   Eliminato   provvisoriamente   dalla   scena   il
    proletariato, riconosciuta ufficialmente la dittatura della borghesia,
    gli  strati  medi  della societ borghese - piccola borghesia e classe
    dei contadini - nella misura in cui la loro situazione si  faceva  pi
    insopportabile  e  pi  acuto  il  loro  contrasto  con  la borghesia,
    dovevano sempre di pi unirsi al proletariato.  Come  prima  l'avevano
    trovata  nella sua ascesa,  cos ora dovevano trovare la ragione della
    loro miseria nella sua disfatta.
    Se l'insurrezione di giugno rafforz  dappertutto  sul  continente  la
    coscienza  di  s della borghesia,  e la spinse ad una alleanza aperta
    con la monarchia feudale contro il popolo,  chi fu la prima vittima di
    questa  alleanza?  La stessa borghesia del continente.  La disfatta di
    giugno le imped di consolidare il suo  dominio,  e  di  mantenere  il
    popolo,  mezzo  soddisfatto e mezzo illuso,  sull'ultimo scalino della
    rivoluzione borghese.
    Infine la disfatta di giugno rivel alle potenze  dispotiche  d'Europa
    il  segreto  che la Francia era costretta ad ogni costo a mantenere la
    pace all'esterno, per poter condurre la guerra civile all'interno.  In
    questo  modo  i  popoli  che  avevano  iniziato  la  lotta per la loro
    indipendenza nazionale vennero dati in  bala  alla  prepotenza  della
    Russia,  dell'Austria  e  della Prussia,  ma in pari tempo la sorte di
    queste  rivoluzioni  nazionali  venne  subordinata  alla  sorte  della
    rivoluzione  proletaria;  esse  vennero spogliate della loro apparente
    autonomia,  della loro apparente indipendenza dal grande  rivolgimento
    sociale.  N l'ungherese,  n il polacco, n l'italiano possono essere
    liberi fino a che rimane schiavo l'operaio!
    Infine,  in seguito alle vittorie della Santa  Alleanza,  l'Europa  ha
    preso  un  aspetto  tale  che  ogni  nuovo  sollevamento proletario in
    Francia dovr coincidere in modo diretto con una "guerra mondiale". La
    nuova   rivoluzione   francese   sar   costretta    ad    abbandonare
    immediatamente  il  terreno  nazionale  e  a  "conquistare  il terreno
    europeo",  sul  quale  soltanto  la  rivoluzione  sociale  del  secolo
    decimonono pu attuarsi.
    Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni,
    entro   le   quali   la  Francia  pu  prendere  l'"iniziativa"  della
    rivoluzione europea.  Solo immergendosi nel sangue degli  "insorti  di
    giugno" il tricolore  diventato la bandiera della rivoluzione europea
    - la "bandiera rossa".
    E il nostro grido : La rivoluzione  morta! Viva la rivoluzione!

    (Londra, gennaio 1850)






    2.
    DAL GIUGNO 1848 AL 13 GIUGNO 1849.


    Il  25  febbraio  1848 aveva dato alla Francia la "repubblica";  il 25
    giugno le impose la  "rivoluzione".  E  rivoluzione  significava  dopo
    giugno:  "rovesciamento  della  societ  borghese",  mentre  prima  di
    febbraio aveva significato: "rovesciamento della forma dello Stato".
    La lotta di giugno era  stata  diretta  dalla  frazione  "repubblicana
    della borghesia"; a questa tocc, necessariamente, con la vittoria, il
    potere  dello  Stato.  Lo  stato  d'assedio  aveva messo ai suoi piedi
    Parigi incatenata e incapace di resistere;  nelle province regnava uno
    stato d'assedio morale: la minacciosa e brutale arroganza dei borghesi
    e  lo sfrenato fanatismo dei contadini per la propriet!  Dal "basso",
    dunque, nessun pericolo!
    Assieme alla forza rivoluzionaria degli  operai  era  infranta,  nello
    stesso  tempo,  l'influenza  politica  dei "repubblicani democratici",
    ossia  dei  repubblicani  nel   senso   della   "piccola   borghesia",
    rappresentati    nella    Commissione   esecutiva   da   Ledru-Rollin,
    nell'Assemblea nazionale costituente dal partito della Montagna, nella
    stampa  dalla  "Rforme".  Insieme  coi  repubblicani  borghesi,  essi
    avevano  cospirato  il  16 aprile contro il proletariato,  insieme con
    loro lo avevano combattuto nelle giornate di giugno.  In  questo  modo
    avevano  minato  essi  stessi la base su cui si fondava la potenza del
    loro partito, giacch la piccola borghesia non pu avere una posizione
    rivoluzionaria contro la borghesia,  se non in quanto abbia dietro  di
    s il proletariato.  Si dette loro il benservito.  L'alleanza fittizia
    con  loro,   stretta  con  riluttanza  e  con  segrete  intenzioni  di
    tradimento durante l'epoca del governo provvisorio e della Commissione
    esecutiva, venne apertamente rotta dai repubblicani borghesi. Respinti
    con  disprezzo come alleati,  essi decaddero al rango di satelliti dei
    tricolori, ai quali non potevano strappare nessuna concessione;  ma il
    cui dominio erano costretti a difendere,  ogni volta che questo, e con
    esso la repubblica,  sembrava fossero posti in pericolo dalle frazioni
    borghesi  antirepubblicane.   Tali  frazioni  infine  -  orleanisti  e
    legittimisti - erano sin  dall'origine  una  minoranza  nell'Assemblea
    nazionale costituente.  Anzi,  prima delle giornate di giugno esse non
    osavano  reagire  se  non  sotto  la  maschera  del   repubblicanesimo
    borghese;  la  vittoria  di giugno fece s che per un momento tutta la
    Francia borghese salutasse in Cavaignac il suo  salvatore,  e  quando,
    poco   dopo  le  giornate  di  giugno,   il  partito  antirepubblicano
    riacquist la propria indipendenza,  la dittatura militare e lo  stato
    d'assedio  a  Parigi  non  gli permisero di spiegare le antenne se non
    molto timidamente e con precauzione.
    Dal 1830 la frazione "repubblicana borghese", coi suoi scrittori,  coi
    suoi  oratori,  con  le sue capacit,  con le sue ambizioni,  coi suoi
    deputati, generali, banchieri e avvocati, si era raggruppata intorno a
    un giornale di Parigi,  il "National".  Nelle province questo giornale
    possedeva  le  proprie  succursali.  La  cricca  del "National" era la
    "dinastia della repubblica  tricolore".  Presto  essa  s'impadron  di
    tutte  le  cariche  dello  Stato,  dei ministeri,  della prefettura di
    polizia, della direzione delle poste,  dei posti di prefetto,  dei pi
    alti   posti   divenuti   liberi   nella   gerarchia  degli  ufficiali
    dell'esercito.  Alla testa del potere esecutivo era il  suo  generale,
    "Cavaignac";  il suo redattore capo, Marrast, divenne il presidente in
    permanenza dell'Assemblea nazionale costituente.  In pari  tempo,  nei
    suoi ricevimenti,  egli,  come maestro di cerimonie,  faceva gli onori
    della repubblica dabbene.
    Per una specie di rispetto di  fronte  alla  tradizione  repubblicana,
    persino  alcuni  scrittori  rivoluzionari francesi hanno contribuito a
    rafforzare   l'opinione   errata   che   i   monarchici    dominassero
    nell'Assemblea nazionale costituente. L'Assemblea costituente, invece,
    rimase,  a  partire  dalle  giornate  di  giugno,  la  "rappresentante
    esclusiva  del  repubblicanesimo  borghese",   e   dimostr   il   suo
    repubblicanesimo  con tanta maggior risolutezza quanto pi l'influenza
    dei repubblicani  tricolori  fuori  dell'Assemblea  andava  crollando.
    Quando  si trattava di difendere la "forma" della repubblica borghese,
    essa disponeva  dei  voti  dei  repubblicani  democratici;  ma  se  si
    trattava di difendere il "contenuto",  neppure il modo d'esprimersi la
    separava pi dalle frazioni borghesi monarchiche, poich gli interessi
    della borghesia, le condizioni materiali del suo dominio di "classe" e
    del suo sfruttamento di  classe  costituiscono  appunto  il  contenuto
    della repubblica borghese.
    Non   la   tendenza  al  ritorno  della  monarchia,   dunque,   ma  il
    repubblicanesimo borghese trovava la sua  incarnazione  nella  vita  e
    nelle azioni di questa Assemblea costituente,  che, in definitiva, non
    mor, non fu nemmeno uccisa, ma si decompose.
    Per l'intera durata del suo dominio,  sino a che essa rappresent  sul
    proscenio la parte del protagonista,  nel retroscena si pronunciavano,
    olocausto ininterrotto, le incessanti condanne dei tribunali di guerra
    contro gli insorti di giugno prigionieri,  oppure si decideva la  loro
    deportazione senza giudizio.  L'Assemblea costituente ebbe il tatto di
    confessare  che  negli  insorti  di  giugno  essa  non  giudicava  dei
    delinquenti, ma schiacciava dei nemici.
    Il  primo atto dell'Assemblea nazionale costituente fu la creazione di
    una "commissione d'inchiesta" sugli avvenimenti di  giugno  e  del  15
    maggio  e  sulla  partecipazione  dei  capi  dei  partiti socialista e
    democratico a quelle giornate. L'inchiesta mirava direttamente a Louis
    Blanc, Ledru-Rollin e Caussidire.  I repubblicani borghesi bruciavano
    d'impazienza  di sbarazzarsi di questi rivali.  Il soddisfacimento dei
    loro rancori non poteva essere affidato da loro a un  soggetto  meglio
    adatto   del   signor  "Odilon  Barrot",   gi  capo  dell'opposizione
    dinastica.  Questo liberalismo fatto carne,  questa  "nullit  grave",
    questa profonda fatuit,  non aveva solo una dinastia da vendicare, ma
    anche da chieder conto ai rivoluzionari di una mancata  presidenza  di
    ministero.  Sicura  garanzia  della  sua implacabilit!  Questo Barrot
    venne dunque nominato presidente della commissione d'inchiesta ed egli
    costru un processo completo contro la  rivoluzione  di  febbraio  che
    poteva,  secondo lui, riassumersi cos: 17 marzo, "manifestazione"; 16
    aprile,  "complotto";  15  maggio,  "attentato";  23  giugno,  "guerra
    civile"!  Per  qual  motivo  non  estese  egli  le  sue dotte ricerche
    criminaliste fino al 24 febbraio?  Rispose il "Journal des Dbats": il
    24 febbraio  la "fondazione di Roma".  L'origine degli Stati si perde
    in un mito,  a cui si deve credere e che non si deve discutere.  Louis
    Blanc  e  Caussidire  vennero  consegnati  ai tribunali.  L'Assemblea
    nazionale condusse a termine l'opera  della  propria  epurazione,  che
    aveva incominciato il 15 maggio.
    Il piano concepito dal governo provvisorio e ripreso da Goudchaux,  di
    una imposta sul  capitale,  sotto  forma  di  imposta  ipotecaria,  fu
    respinto dall'Assemblea costituente; la legge che limitava l'orario di
    lavoro  a  10  ore abrogata;  l'arresto per debiti ristabilito;  dalla
    ammissione al giur venne esclusa quella gran parte della  popolazione
    francese  che  non  sa  n leggere n scrivere.  Perch non escluderla
    anche dal diritto di voto?  La cauzione per  giornali  fu  rimessa  in
    vigore. Il diritto d'associazione limitato.
    Ma  nella  loro  precipitazione  di  restituire  agli antichi rapporti
    borghesi le  loro  antiche  garanzie  e  di  cancellare  ogni  traccia
    lasciata  dalle  onde  della  rivoluzione,   i  borghesi  repubblicani
    urtarono in una resistenza,  che costitu per loro la minaccia  di  un
    pericolo inatteso.
    Nessuno  aveva combattuto nelle giornate di giugno per la salvaguardia
    della propriet e  per  il  ristabilimento  del  credito  con  maggior
    fanatismo  dei  piccoli  borghesi  di Parigi - caffettieri,  trattori,
    "marchands  de  vin",  piccoli  negozianti,  merciaiuoli,   artigiani,
    eccetera.  La  bottega  aveva  raccolto  tutte  le  sue  forze e aveva
    marciato contro la barricata,  al fine di ristabilire la  circolazione
    che porta dalla strada alla bottega.  Ma dietro alla barricata stavano
    i clienti e i debitori, dinanzi ad essa i creditori, i creditori della
    bottega.   E  quando  le  barricate  furono  abbattute  e  gli  operai
    schiacciati,  e i guardiani delle botteghe,  ubriachi di vittoria,  si
    rovesciarono di ritorno nelle loro botteghe,  ne  trovarono  barricato
    l'ingresso da un salvatore della propriet, da un agente ufficiale del
    credito,  che  agitava  loro  in  faccia  le  sue lettere di protesta:
    Cambiale scaduta!  Fitto scaduto!  Tratta  scaduta!  Bottega  fallita!
    Bottegaio fallito!
    "Salvaguardia  della  propriet!"  Ma la casa in cui abitavano non era
    loro propriet; la bottega che custodivano non era loro propriet;  le
    merci che vendevano non erano loro propriet.  N il loro negozio,  n
    il  piatto  in  cui  mangiavano,   n  il  letto  in   cui   dormivano
    appartenevano  pi a loro.  Era contro di essi appunto che si trattava
    di salvare "questa propriet" per il padrone di casa che aveva dato la
    casa in affitto, per il banchiere che aveva scontato la cambiale,  per
    il   capitalista   che  aveva  anticipato  il  denaro  contante,   per
    l'industriale che aveva affidato le merci per la vendita ai  bottegai,
    per  il  grosso  negoziante  che aveva dato a credito le materie prime
    agli artigiani. "Ristabilimento del credito!" Ma il credito nuovamente
    rafforzato si rivelava come  una  divinit  viva  e  zelante,  appunto
    perch  cacciava  dalle sue quattro mura il debitore insolvente con la
    donna e coi figlioli,  dava in preda al capitale i suoi averi illusori
    e gettava lui stesso nella prigione per debiti, che di nuovo si levava
    minacciosa sui cadaveri degli insorti di giugno.
    I   piccoli  borghesi  riconobbero  con  terrore  che  schiacciando  i
    proletari  si  erano  dati  senza  resistenza  nelle  mani  dei   loro
    creditori.  La  loro bancarotta che si trascinava sin da febbraio e in
    apparenza era ignorata, fu dichiarata pubblicamente dopo giugno.
    La loro "propriet nominale" era stata lasciata in pace fino a che  si
    era  trattato  di  spingerli  sul  campo  di  battaglia "in nome della
    propriet". Ora che si era regolato il grande affare col proletariato,
    si poteva tornare a regolare anche il piccolo affare col droghiere. In
    Parigi la massa delle cambiali scadute ammontava ad oltre  21  milioni
    di franchi,  nelle province ad oltre 11 milioni. Pi di 7000 esercenti
    di aziende parigine da febbraio non avevano pagato la pigione.
    Poich l'Assemblea nazionale aveva stabilito un'inchiesta sulla "colpa
    politica" risalendo sino al febbraio, cos, dal canto loro,  i piccoli
    borghesi   chiesero  un'inchiesta  sui  "debiti  civili"  fino  al  24
    febbraio.  Si radunarono in massa nell'atrio  della  Borsa,  chiedendo
    minacciosamente  che  si  prorogassero i termini di pagamento mediante
    sentenza del tribunale di commercio,  e si costringessero i  creditori
    alla  liquidazione  del proprio credito dietro rimborso d'una moderata
    percentuale,  e ci a favore  di  ogni  negoziante  il  quale  potesse
    dimostrare  che  il suo fallimento era derivato solo dalla stagnazione
    prodotta dalla rivoluzione,  e che il suo commercio  era  andato  bene
    fino  al  24  febbraio.  La  questione venne trattata come progetto di
    legge nell'Assemblea  nazionale,  sotto  la  forma  di  "concordats  
    l'amiable"   [concordati   all'amichevole].   L'Assemblea  tentennava;
    quand'ecco giungerle la notizia che in quel momento stesso, alla Porta
    Saint Denis,  migliaia di donne e di fanciulli degli  insorti  stavano
    preparando una petizione per ottenere l'amnistia.
    Vedendo risorgere lo spettro di giugno, i piccoli borghesi tremarono e
    l'Assemblea   riacquist   la  sua  inesorabilit.   I  "concordats  
    l'amiable",  l'accordo amichevole fra creditore  e  debitore,  vennero
    respinti nei loro punti essenziali.
    In questo modo,  dopo che,  in seno all'Assemblea nazionale, gi da un
    pezzo i rappresentanti democratici dei piccoli  borghesi  erano  stati
    respinti  dai  rappresentanti  repubblicani  della  borghesia,  questa
    rottura parlamentare  assunse  il  suo  significato  economico  reale,
    borghese:  i  piccoli borghesi debitori vennero abbandonati alla merc
    dei borghesi creditori.  Una gran parte dei  primi  and  in  completa
    rovina;  ai rimanenti fu solo concesso di continuare i loro affari,  a
    condizioni che ne facevano dei servi incondizionati del  capitale.  Il
    22  agosto  1848  l'Assemblea  nazionale  respingeva  i  "concordats 
    l'amiable"; il 19 settembre 1848,  in pieno stato d'assedio,  venivano
    eletti  il principe Luigi Bonaparte e il prigioniero di Vincennes,  il
    comunista Raspail, a rappresentanti di Parigi.  Quanto alla borghesia,
    essa  elesse l'agente di cambio ebreo e orleanista Fould.  Da tutte le
    parti,  dunque,  e contemporaneamente,  aperta dichiarazione di guerra
    contro  l'Assemblea nazionale costituente,  contro il repubblicanesimo
    borghese, contro Cavaignac.
    Non vi  bisogno di spiegare come la bancarotta in massa  dei  piccoli
    borghesi  parigini  doveva  avere  le sue ripercussioni molto al di l
    delle persone direttamente colpite e doveva dare una nuova  scossa  al
    traffico borghese,  mentre il disavanzo dello Stato torn ad aumentare
    per le spese dell'insurrezione di giugno  e  le  entrate  dello  Stato
    diminuivano continuamente a causa dell'arresto della produzione, della
    limitazione  del consumo e della riduzione delle importazioni.  Non vi
    era altro mezzo a cui Cavaignac e l'Assemblea nazionale potessero  far
    ricorso,  fuori di un nuovo prestito, che li cacciasse ancor pi sotto
    il giogo dell'aristocrazia finanziaria.
    Se i piccoli borghesi avevano raccolto,  come frutto della vittoria di
    giugno,  la bancarotta e la liquidazione giudiziaria, i giannizzeri di
    Cavaignac, le "guardie mobili",  invece,  trovarono il loro premio fra
    le  molli  braccia  delle  "lorettes"  [prostitute] e ricevettero,  in
    qualit di giovani salvatori della societ,  omaggi d'ogni sorta nei
    saloni di Marrast,  di questo "gentilhomme" del tricolore,  che faceva
    la parte d'anfitrione e insieme di trovatore della repubblica dabbene.
    Ma una siffatta preminenza sociale e il soldo sproporzionatamente  pi
    elevato delle guardie mobili irritavano l'"Arme", mentre svanivano al
    tempo  stesso  tutte  le  illusioni  nazionali,  con cui,  sotto Luigi
    Filippo,  il repubblicanesimo  borghese  aveva  saputo  legare  a  s,
    attraverso il suo giornale,  il "National",  una parte dell'esercito e
    della classe dei contadini.  L'opera di mediazione,  che  Cavaignac  e
    l'Assemblea   nazionale   fecero  nell'"Italia  settentrionale",   per
    tradirla insieme con l'Inghilterra e consegnarla all'Austria -  questo
    unico  giorno  di  dominio  annient  diciott'anni  d'opposizione  del
    "National".  Nessun governo meno nazionale che quello del  "National",
    nessuno  pi  dipendente  dall'Inghilterra  - e sotto Luigi Filippo il
    giornale  viveva   della   quotidiana   ripetizione   del   catoniano:
    "Carthaginem  esse  delendam";  nessuno  pi  servile  verso  la Santa
    Alleanza,  e da un Guizot il giornale aveva reclamato si lacerassero i
    trattati di Vienna!  L'ironia della storia aveva fatto di Bastide,  ex
    redattore di politica estera del "National",  il ministro degli affari
    esteri  della  Francia,  affinch  egli  confutasse  ciascuno dei suoi
    articoli con ciascuno dei suoi dispacci.
    Per un istante l'esercito e la classe dei  contadini  avevano  creduto
    che  insieme  con  la  dittatura militare fossero poste all'ordine del
    giorno della Francia la guerra all'estero e la "gloire".  Ma Cavaignac
    non  era  la  dittatura  della  spada  sulla societ borghese;  era la
    dittatura della borghesia, mediante la spada. E del soldato essa aveva
    bisogno ancora,  ma solo come gendarme.  Sotto i tratti  severi  della
    modestia   repubblicana   antica,   Cavaignac   nascondeva  la  piatta
    sottomissione  alle  umili  condizioni  del  suo   ufficio   borghese.
    "L'argent  n'a  pas  de  matre"!  Il  denaro non ha padrone!  Come in
    generale  l'Assemblea  costituente,   anche  egli  idealizzava  questa
    vecchia  divisa  del  terzo  Stato;  ed  entrambi  la  traducevano  in
    linguaggio politico in questo modo: la borghesia non ha  re;  la  vera
    forma del suo dominio  la repubblica.
    Elaborare  questa  "forma",  portare  a  compimento una "costituzione"
    repubblicana:  in  questo  consisteva  la  grande   opera   organica
    dell'Assemblea   nazionale  costituente.   Sbattezzare  il  calendario
    cristiano per farlo  repubblicano,  cambiare  san  Bartolomeo  in  san
    Robespierre  non cambia n la pioggia n il bel tempo,  pi che questa
    costituzione non cambiasse o dovesse  cambiare  la  societ  borghese.
    Dove  essa  faceva  qualche  cosa  pi che "mutar vestito",  metteva a
    verbale fatti "compiuti".  Cos registr solennemente il  fatto  della
    repubblica,  il  fatto del suffragio universale,  il fatto di un'unica
    Assemblea nazionale sovrana in luogo delle due  Camere  costituzionali
    limitate.   Cos  registr  e  regol  il  fatto  della  dittatura  di
    Cavaignac,   sostituendo  la  monarchia  ereditaria,   stazionaria   e
    irresponsabile,  con una monarchia elettiva, ambulante e responsabile,
    con una presidenza quadriennale.  Cos elev nientemeno  che  a  legge
    costituzionale  il  fatto dei poteri straordinari,  di cui l'Assemblea
    nazionale,  dopo gli orrori del 15 maggio  e  del  25  giugno,  aveva,
    nell'interesse  della  propria sicurezza,  cautamente investito il suo
    presidente. Il resto della costituzione era opera di terminologia. Dal
    meccanismo  dell'antica  monarchia   si   strapparono   le   etichette
    monarchiche e vi si incollarono delle etichette repubblicane. Marrast,
    gi   redattore   capo  del  "National",   ora  redattore  capo  della
    costituzione,  si  sbrig  di  questo  compito  accademico  non  senza
    talento.
    L'Assemblea  costituente  rassomiglia  a  quell'impiegato  cileno  che
    voleva dare assetto pi stabile ai rapporti della propriet  fondiaria
    mediante  una  misurazione  catastale,  proprio  nel momento in cui il
    rombo sotterraneo aveva gi  preannunziato  l'eruzione  vulcanica  che
    doveva  far  mancare  la terra persino sotto ai suoi piedi.  Mentre in
    teoria  essa  definiva  esattamente  le  forme  in  cui  si  esprimeva
    repubblicanamente  il  dominio  della  borghesia,  in  realt  essa si
    affermava unicamente con la soppressione di tutte le formule,  con  la
    violenza "sans phrase",  con lo "stato d'assedio". Due giorni prima di
    incominciare l'elaborazione della costituzione,  essa proclam la  sua
    proroga.  Prima  d'allora le costituzioni si facevano e si approvavano
    non appena il processo del rivolgimento sociale  aveva  raggiunto  uno
    stadio di quiete,  i nuovi rapporti di classe si erano consolidati,  e
    le frazioni cozzanti della classe dominante si erano rifugiate  in  un
    compromesso  che  permetteva loro di proseguire la lotta tra di loro e
    di escluderne in pari tempo  la  massa  del  popolo  spossata.  Questa
    costituzione,   invece,  non  sanzion  nessuna  rivoluzione  sociale;
    sanzion  la  vittoria  temporanea   della   vecchia   societ   sulla
    rivoluzione.
    Nel primo progetto di costituzione,  elaborato prima delle giornate di
    giugno, si trovava ancora il "droit au travail", il diritto al lavoro,
    prima formula goffa in cui si riassumono  le  esigenze  rivoluzionarie
    del  proletariato.  Lo  si  trasform nel "droit  l'assistance",  nel
    diritto alla pubblica assistenza;  e qual  lo Stato moderno  che  non
    nutre,  in un modo o nell'altro, i suoi poveri? Il diritto al lavoro 
    nel senso borghese un controsenso,  un  meschino,  pio  desiderio;  ma
    dietro  il  diritto  al  lavoro sta il potere sul capitale,  dietro il
    potere sul capitale sta l'appropriazione dei mezzi di  produzione,  il
    loro   assoggettamento   alla  classe  operaia  associata,   e  quindi
    l'abolizione del lavoro salariato,  del capitale e dei  loro  rapporti
    reciproci.  Dietro  il  "diritto  al  lavoro"  stava l'insurrezione di
    giugno.   L'Assemblea  costituente,   che  aveva  posto  di  fatto  il
    proletariato  rivoluzionario  "hors la loi",  fuori legge,  doveva per
    ragioni di principio espellere dalla costituzione,  dalla legge  delle
    leggi,  "una  formula":  doveva  lanciare  il  suo  anatema  contro il
    diritto al lavoro.  Ma qui non si ferm.  Come Platone aveva bandito
    dalla  sua  repubblica  i  poeti,  essa band dalla sua,  in perpetuo,
    l'"imposta progressiva".  E l'imposta progressiva non  solamente  una
    misura  borghese,  attuabile,  su  scala  maggiore  o minore,  entro i
    rapporti di produzione esistenti;  essa era l'unico mezzo per legare i
    ceti  medi  della  societ  borghese  alla  repubblica dabbene,  per
    ridurre il debito  dello  Stato,  per  dare  scacco  alla  maggioranza
    antirepubblicana della borghesia.
    In  occasione  dei "concordats  l'amiable",  i repubblicani tricolori
    avevano di fatto sacrificato la piccola borghesia alla grande.  Questo
    fatto   isolato   venne   da   essi  elevato  a  principio,   mediante
    l'interdizione legale dell'imposta progressiva. Essi posero la riforma
    borghese allo stesso livello della rivoluzione  proletaria.  Ma  quale
    classe rimase allora come punto di appoggio della loro repubblica?  La
    grande borghesia.  E la massa di questa era antirepubblicana.  Se essa
    sfruttava  i  repubblicani  del  "National" per dare nuova solidit ai
    vecchi rapporti della vita economica,  essa pensava per di  sfruttare
    per   altra   via   i  rapporti  sociali  nuovamente  consolidati  per
    ristabilire  le  forme  politiche  ad  essi  corrispondenti.  Fin  dal
    principio  di  ottobre,  Cavaignac  si  vide costretto a fare ministri
    della repubblica Dufaure e Vivien, gi ministri di Luigi Filippo,  per
    quanto  gli  scervellati  puritani del suo stesso partito fremessero e
    strepitassero.
    Mentre respingeva qualsiasi compromesso con la  piccola  borghesia,  e
    non  riusciva  a  incatenare  alla  nuova  forma di Stato nessun nuovo
    elemento della societ,  la costituzione tricolore s'affrett invece a
    restituire  l'intangibilit  tradizionale  a  un corpo in cui l'antico
    Stato trovava i suoi difensori pi accaniti e fanatici: elev a  legge
    costituzionale l'inamovibilit dei giudici, che il governo provvisorio
    aveva posto in forse. Il re unico, che essa aveva deposto, risuscitava
    cento volte in questi inamovibili inquisitori della legalit.
    La  stampa  francese  ha  spesso indicato le molteplici contraddizioni
    della costituzione del signor Marrast; per esempio,  la coesistenza di
    due sovrani, l'Assemblea nazionale e il presidente, eccetera eccetera.
    La contraddizione,  per,  che investe tutta questa costituzione,  sta
    nel fatto che le classi la cui schiavit sociale essa  deve  eternare,
    proletariato,  contadini,  piccoli borghesi,  sono messe,  mediante il
    suffragio universale,  nel possesso della forza politica,  mentre alla
    classe  il  cui vecchio potere sociale essa sanziona,  alla borghesia,
    sottrae le garanzie  politiche  di  questo  potere.  Ne  costringe  il
    dominio  politico entro condizioni democratiche le quali facilitano ad
    ogni momento la vittoria delle classi nemiche e pongono  in  questione
    le  basi  stesse  della  societ  borghese.  Dalle  une  esige che non
    avanzino  dall'emancipazione   politica   all'emancipazione   sociale,
    dall'altra   che   non  retroceda  dalla  restaurazione  sociale  alla
    restaurazione politica.
    Queste contraddizioni importavano poco  ai  repubblicani  borghesi.  A
    misura   che   avevano   cessato   d'essere   "indispensabili"   -   e
    indispensabili erano stati  solamente  quali  campioni  della  vecchia
    societ  contro  il proletariato rivoluzionario - poche settimane dopo
    la loro vittoria,  essi erano precipitati dal livello di un  "partito"
    al livello di una "consorteria".  E trattavano la costituzione come un
    grande "intrigo".  Ci che con essa doveva costituirsi era,  prima  di
    tutto,  il  dominio della consorteria.  Il presidente doveva essere un
    Cavaignac   prorogato,   l'Assemblea   legislativa   una   Costituente
    prorogata.  Essi  speravano  di ridurre il potere politico delle masse
    popolari a un potere illusorio, e con questa stessa funzione di potere
    speravano di poter giocare a sufficienza,  in modo da riuscire a tener
    sospeso  in  permanenza  sulla  maggioranza della borghesia il dilemma
    delle giornate di giugno: "regno del National o regno dell'anarchia".
    L'opera costituzionale,  iniziata il 4 settembre,  fu terminata il  23
    ottobre.  Il  2  settembre  la  Costituente  aveva  deliberato  di non
    sciogliersi fino a che  non  fossero  emanate  le  leggi  organiche  a
    completamento  della costituzione.  Ci nondimeno essa si decise ora a
    chiamare in vita la sua creatura pi vera, il presidente, e sin dal 10
    dicembre,  molto prima cio che il ciclo della  propria  azione  fosse
    chiuso.  A  tal  punto  era sicura di salutare nell'"homunculus" della
    costituzione il figlio di sua madre!  Per precauzione  si  era  deciso
    che,  ove  nessuno  dei  candidati  raggiungesse  due milioni di voti,
    l'elezione dovesse passare dalla nazione alla Costituente.
    Inutili  precauzioni!   Il  primo   giorno   di   applicazione   della
    costituzione  fu  l'ultimo  giorno del dominio della Costituente.  Nel
    fondo dell'urna elettorale giaceva la  sua  sentenza  di  morte.  Essa
    cercava il figlio di sua madre; trov il nipote di suo zio. Saulle
    Cavaignac raccolse un milione di voti; ma Davide Napoleone ne raccolse
    sei. Saulle Cavaignac era sei volte battuto.
     Il  10  dicembre 1848 fu il giorno dell'"insurrezione dei contadini".
    Solo da questo giorno dat il febbraio per i  contadini  francesi.  Il
    simbolo  che  esprimeva  la loro entrata nel movimento rivoluzionario,
    goffamente  astuto,   furbescamente  ingenuo,   balordamente  sublime,
    superstizione  calcolata,   farsa  patetica,  anacronismo  genialmente
    sciocco,  buffonata della storia mondiale,  geroglifico  inesplicabile
    per    l'intelletto   dei   civilizzati,    questo   simbolo   portava
    incontestabilmente  la  fisionomia  della  classe  che  nella  civilt
    rappresenta  la  barbarie.  La  repubblica  si era annunciata a questa
    classe  con  l'"esattore  delle  imposte";   essa  si  annunci   alla
    repubblica  con  l'imperatore.  Napoleone  era l'unico uomo che avesse
    esaurientemente rappresentato gli interessi e la fantasia della  nuova
    classe  dei  contadini  sorta  nel 1789.  Scrivendo il nome di lui sul
    frontespizio della repubblica, essa dichiarava all'estero la guerra, e
    all'interno proclamava la lotta per la difesa del proprio interesse di
    classe.  Napoleone  non  era  per  i  contadini  una  persona,  ma  un
    programma.  Con le bandiere,  a suon di musica,  essi si recarono alle
    sezioni elettorali, gridando: "Plus d'impts,  bas les riches,   bas
    la  rpublique,  vive l'Empereur!" Non pi imposte,  abbasso i ricchi,
    abbasso la  repubblica,  viva  l'imperatore!  Dietro  l'imperatore  si
    nascondeva  la  guerra  dei  contadini.  La repubblica contro la quale
    avevano votato era la "repubblica dei ricchi".
    Il 10 dicembre fu il colpo di Stato  dei  contadini  che  rovesci  il
    governo  vigente.  E da questo giorno in cui essi avevano tolto e dato
    alla Francia un governo,  i loro occhi rimasero ostinatamente fissi su
    Parigi.  Eroi attivi,  per un momento,  del dramma rivoluzionario, non
    potevano pi essere ridotti alla parte  inattiva  e  indifferente  del
    coro.
    Le   altre   classi  contribuirono  a  rendere  completa  la  vittoria
    elettorale  dei  contadini.  L'elezione  di  Napoleone  era,   per  il
    "proletariato",   la  destituzione  di  Cavaignac,   la  rovina  della
    Costituente,   l'abdicazione   del   repubblicanesimo   borghese,   la
    cassazione  della  vittoria  di  giugno.  Per  la "piccola borghesia",
    Napoleone  era  il  dominio  del  debitore  sul  creditore.   Per   la
    maggioranza  della "grande" borghesia,  l'elezione di Napoleone era la
    rottura aperta con la frazione  di  cui  essa  aveva  dovuto,  per  un
    momento,  servirsi  contro  la  rivoluzione,  ma  che  le era divenuta
    intollerabile non appena questa frazione aveva cercato  di  dare  alla
    posizione  di  un momento la solidit di una posizione costituzionale.
    Napoleone al posto di Cavaignac era,  per essa,  la monarchia al posto
    della repubblica, l'inizio della restaurazione monarchica, gli Orlans
    timidamente  annunciati,  il giglio pudicamente nascosto tra le viole.
    L'"esercito",  infine,  aveva votato per Napoleone contro  la  Guardia
    mobile; contro l'idillio della pace, a favore della guerra.
    Cos  accadde,  come  ebbe  a  dire la "Neue Rheinische Zeitung",  che
    l'uomo pi limitato  della  Francia  acquistasse  il  significato  pi
    multiforme.  Appunto  perch  non  era nulla,  egli poteva significare
    tutto,  fuorch se stesso.  Per quanto vario,  del resto,  suonasse il
    significato  del  nome  di Napoleone sulla bocca delle classi diverse,
    ciascuna scriveva sulla propria scheda,  con questo nome:  Abbasso  il
    partito  del  "National";  abbasso Cavaignac;  abbasso la Costituente;
    abbasso la  repubblica  borghese.  Il  ministro  Dufaure  lo  dichiar
    pubblicamente nell'Assemblea costituente: Il 10 dicembre  un secondo
    24 febbraio.
    Piccola  borghesia  e  proletariato  avevano  votato  in  blocco "per"
    Napoleone per votare "contro" Cavaignac e strappare alla  Costituente,
    mediante  l'unione  dei loro voti,  la decisione finale.  La parte pi
    progressiva d'ambedue queste classi present per i propri  candidati.
    Napoleone fu il "nome collettivo" di tutti i partiti coalizzati contro
    la repubblica borghese,  Ledru-Rollin e Raspail "i nomi propri": della
    piccola   borghesia   democratica   il   primo,    del    proletariato
    rivoluzionario  l'altro.  I  voti  per Raspail - lo avevano dichiarato
    altamente i proletari e i  loro  oratori  socialisti  -  non  dovevano
    essere  pi  che  una  dimostrazione,  una  protesta collettiva contro
    qualsiasi presidenza,  ossia  contro  la  costituzione  stessa;  erano
    altrettanti  voti  contro  Ledru-Rollin,  il  primo  atto  con  cui il
    proletariato, quale partito politico autonomo, si staccava dal partito
    democratico. Questo partito, invece - la piccola borghesia democratica
    e la sua rappresentanza parlamentare,  la Montagna - aveva trattato la
    candidatura di Ledru-Rollin con tutta la seriet con cui ha la solenne
    abitudine  di  ingannare  se stesso.  Questo fu del resto l'ultimo suo
    tentativo  di  presentarsi  come  partito  autonomo   di   fronte   al
    proletariato.  Non  il  solo  partito borghese repubblicano,  anche la
    piccola borghesia democratica e la sua Montagna vennero battute il  10
    dicembre.
    La  Francia  possedeva  ora  accanto  a una "Montagna" un "Napoleone";
    prova questa che entrambi non erano se  non  le  caricature  inanimate
    delle  grandi realt di cui portavano il nome.  Col cappello imperiale
    con l'aquila, Luigi Napoleone non parodiava l'antico Napoleone in modo
    pi miserabile di quello  che  la  Montagna  non  parodiasse  l'antica
    Montagna  con  le sue frasi tolte a prestito al 1793 e con le sue pose
    demagogiche.  La tradizionale fede  superstiziosa  nel  1793  fu  cos
    distrutta insieme con la tradizionale fede superstiziosa in Napoleone.
    La  rivoluzione arriv a essere se stessa solo quando ebbe conquistato
    il suo nome "proprio",  il suo nome originale;  e  questo  non  le  fu
    possibile prima che la moderna classe rivoluzionaria,  il proletariato
    industriale,  non si fosse presentata come dominatrice in primo piano.
    Si pu dire che il 10 dicembre sconcert la Montagna e le fece perdere
    il  bene  dell'intelletto  anche solo per il fatto che spezz ridendo,
    con un impertinente lazzo contadinesco,  la classica analogia  con  la
    vecchia rivoluzione.
    Il  20  dicembre  Cavaignac  abbandon  il  suo  ufficio e l'Assemblea
    costituente proclam Luigi Napoleone presidente della  repubblica.  Il
    19  dicembre,  ultimo  giorno  del  suo  dominio assoluto,  essa aveva
    respinto la proposta di amnistia degli insorti di giugno.  Revocare il
    decreto  del  27  giugno,  col  quale,  passando sopra il giudizio dei
    tribunali,  aveva condannato 15 mila insorti  alla  deportazione,  non
    significava forse sconfessare la stessa battaglia di giugno?
    Odilon  Barrot,  l'ultimo  ministro  di  Luigi  Filippo,  fu  il primo
    ministro di Luigi Napoleone.  Come Luigi Napoleone non dat il  giorno
    del  suo  potere  dal 10 dicembre,  ma da un senato-consulto del 1804,
    cos trov un presidente dei ministri che dat il  suo  ministero  non
    dal  20 dicembre,  ma da un regio decreto del 24 febbraio.  Come erede
    legittimo di Luigi Filippo,  Luigi Napoleone attenu il cambiamento di
    regime mantenendo il vecchio ministero,  che del resto non aveva avuto
    il tempo di logorarsi,  perch non aveva avuto il tempo di  venire  al
    mondo.
    Questa  scelta  gli  era  stata  consigliata  dai  capi delle frazioni
    borghesi   monarchiche.   Il   condottiero   dell'antica   opposizione
    dinastica, il quale aveva inconsapevolmente costituito il passaggio ai
    repubblicani del "National",  era ancor pi indicato a costituire, con
    piena consapevolezza,  il passaggio  dalla  repubblica  borghese  alla
    monarchia.
    Odilon  Barrot  era  il  capo dell'unico vecchio partito d'opposizione
    che,   avendo  sempre   lottato   inutilmente   per   il   portafoglio
    ministeriale,  non  si  era  ancora logorato.  Con rapida vicenda,  la
    rivoluzione aveva lanciato tutti i vecchi partiti  d'opposizione  alla
    sommit  dello  Stato,  affinch  essi  fossero obbligati non solo nel
    fatto,  ma anche nella frase,  a rinnegare e confutare le loro vecchie
    frasi  e  infine,  riuniti  tutti  in una ripugnante mistura,  fossero
    gettati dal popolo nella pattumiera della storia.  E nessuna apostasia
    venne   risparmiata  a  questo  Barrot,   a  questa  incarnazione  del
    liberalismo  borghese,   che  per  diciotto  anni  aveva  nascosto  la
    miserabile  vanit  del  suo spirito sotto la simulata gravit del suo
    corpo.  Se in qualche momento egli stesso era sgomentato dal contrasto
    troppo  stridente  fra  i  cardi spinosi del presente e gli allori del
    passato, un semplice sguardo nello specchio gli restituiva il contegno
    ministeriale e la umana ammirazione di se stesso.  L'immagine  che  si
    rifletteva nello specchio era Guizot che egli sempre aveva invidiato e
    che  sempre  lo  aveva dominato,  Guizot in persona,  ma Guizot con la
    fronte olimpica di Odilon.  Ci che egli non vedeva erano gli  orecchi
    di Mida.
    Il  Barrot  del  24  febbraio  non  si  rivel  che  nel Barrot del 20
    dicembre.  Con lui,  orleanista e volterriano,  faceva il  paio,  come
    ministro del culto, il legittimista e gesuita Falloux.
    Pochi  giorni  dopo,  il  ministero dell'interno venne affidato a Lon
    Faucher,  il  malthusiano.  Il  diritto,   la  religione,   l'economia
    politica!  Il  ministero Barrot comprendeva in s tutto questo e,  per
    giunta,  una unione tra i legittimisti e gli orleanisti.  Non  mancava
    che il bonapartista. Bonaparte dissimulava ancora la voglia di fare il
    Napoleone,  perch  "Soulouque"  #  non  faceva  ancora  la  parte  di
    Toussaint Louverture #.
    Il partito del "National" venne tosto sbalzato da  tutti  i  pi  alti
    posti in cui si era annidato.  Prefettura di polizia,  direzione delle
    poste,  procura generale,  municipio di Parigi,  tutto fu occupato  da
    vecchie creature della monarchia.  Il legittimista Changarnier ottenne
    il comando supremo riunito della Guardia  nazionale  del  dipartimento
    della Senna,  della Guardia mobile e delle truppe di linea della prima
    divisione militare;  l'orleanista Bugeaud venne nominato comandante in
    capo  dell'esercito  delle  Alpi.  Questo  cambiamento  di  funzionari
    continu ininterrotto sotto il governo  Barrot.  Primo  atto  del  suo
    Ministero   fu   la   restaurazione   della   vecchia  amministrazione
    monarchica.  In un attimo la scena ufficiale cambi: quinte,  costumi,
    linguaggio,  attori,  figuranti,  comparse, suggeritori, posizione dei
    partiti,  motivi del dramma,  contenuto dell'intreccio,  la situazione
    intera.  Solo  la  preistorica Assemblea costituente era ancora al suo
    posto.  Ma dal  momento  che  l'Assemblea  nazionale  ebbe  installato
    Bonaparte, Bonaparte Barrot e Barrot Changarnier, la Francia pass dal
    periodo   della   costituzione   della  repubblica  al  periodo  della
    repubblica  costituita.  E  nella  repubblica  costituita  a  che  pro
    un'Assemblea costituente? Creata la terra, al Creatore non era rimasto
    altro che rifugiarsi nel cielo. L'Assemblea costituente era risoluta a
    non seguirne l'esempio. L'Assemblea era l'ultimo asilo del partito dei
    repubblicani  borghesi;  se  le erano stati strappati tutti i congegni
    del  potere  esecutivo,   non  le  rimaneva   forse   la   onnipotenza
    costituente?  Mantenere  in qualunque circostanza la posizione sovrana
    che essa occupava,  e giovarsene per riacquistare il perduto  terreno,
    fu  il  suo  primo  pensiero.  Sostituito  il  ministero  Barrot da un
    ministero   del   "National",    il   personale   monarchico   sarebbe
    immediatamente    stato    obbligato    a    sgomberare    i   palazzi
    dell'amministrazione e il personale tricolore vi sarebbe rientrato  in
    trionfo! L'Assemblea decise di rovesciare il ministero, e il ministero
    stesso  offr  l'occasione dell'attacco;  e un'occasione pi adatta la
    Costituente non l'avrebbe potuta trovare.
    Si rammenter che Luigi Napoleone significava per i contadini: non pi
    imposte!  Egli era da sei giorni  sullo  scanno  presidenziale,  e  il
    settimo  giorno,   il  27  dicembre,  il  suo  ministero  propose  "il
    mantenimento dell'imposta sul sale"  di  cui  il  governo  provvisorio
    aveva decretato l'abolizione.  L'imposta sul sale divide con l'imposta
    sul vino il privilegio di  essere  il  capro  espiatorio  del  vecchio
    sistema   finanziario  francese,   particolarmente  agli  occhi  della
    popolazione delle campagne.  All'eletto  dei  contadini  il  ministero
    Barrot  non  poteva  porre sulle labbra epigramma pi mordace pei suoi
    elettori che queste parole: "ristabilimento  dell'imposta  sul  sale"!
    Con l'imposta sul sale Bonaparte perse il proprio sale rivoluzionario;
    il  Napoleone dell'insurrezione dei contadini evapor come una nebbia,
    non lasciando dietro a s altro che la grande  incognita  dell'intrigo
    monarchico della borghesia. E non senza intenzione il ministero Barrot
    aveva  fatto di un atto di mistificazione cos grossolano e cos privo
    di tatto, il primo atto di governo del presidente.
    La Costituente, dal canto suo,  afferr avidamente la doppia occasione
    di  abbattere  il ministero e di contrapporre all'eletto dei contadini
    se  stessa,   quale  rappresentante  degli  interessi  dei  contadini.
    Respinse la proposta del ministro delle finanze, ridusse l'imposta sul
    sale a un terzo del suo primitivo ammontare,  aumentando cos di circa
    60  milioni  un  disavanzo  dello  Stato  di  560  milioni,  e  attese
    tranquillamente che il ministero,  dopo questo "voto di sfiducia",  si
    ritirasse. Tanto poco comprendeva il nuovo mondo che la circondava,  e
    il  cambiamento avvenuto nella propria posizione!  Dietro il ministero
    vi era il presidente e dietro il presidente vi erano sei milioni,  che
    avevano  deposto  nell'urna  elettorale  altrettanti  voti di sfiducia
    contro la Costituente. La Costituente rendeva alla Nazione il suo voto
    di sfiducia.  Ridicolo baratto!  Essa  dimenticava  che  i  suoi  voti
    avevano perduto il corso forzoso. Il rigetto dell'imposta sul sale non
    ebbe  altro  effetto  che  di spingere a maturazione la risoluzione di
    Bonaparte e del suo ministero di  "a  farla  finita"  con  l'Assemblea
    costituente.  Incominci  quel  lungo  duello,  che  riempie  l'intera
    seconda met della vita della Costituente. Il 29 gennaio, il 21 marzo,
    l'8 maggio sono le "journes" [giornate], le grandi giornate di questa
    crisi; ognuna di esse precorre il 13 giugno.
    I francesi, come ad esempio Louis Blanc, hanno visto nel 29 gennaio la
    manifestazione   di   una   contraddizione    costituzionale,    della
    contraddizione  tra  un'Assemblea  nazionale  sovrana,  indissolubile,
    uscita dal suffragio  universale,  e  un  presidente  che  secondo  la
    lettera  era  responsabile verso di lei,  e che in realt non solo era
    egualmente sanzionato dal suffragio universale,  e  concentrava  anche
    nella  propria  persona  tutti i voti che si dividevano e sminuzzavano
    mille volte  nei  singoli  membri  dell'Assemblea  nazionale,  ma  era
    inoltre  nel  pieno  possesso  dell'intero potere esecutivo,  sopra il
    quale l'Assemblea aleggiava  unicamente  come  potere  morale.  Questa
    interpretazione  del  29 gennaio scambia la forma verbale della lotta,
    nella tribuna, nella stampa, nei clubs, col suo contenuto reale. Luigi
    Bonaparte di fronte all'Assemblea nazionale  costituente  non  era  un
    elemento  del  potere  costituzionale di fronte all'altro,  non era il
    potere esecutivo di  fronte  al  potere  legislativo,  era  la  stessa
    repubblica  borghese  costituita  che  si contrapponeva agli strumenti
    della sua costituzione,  agli intrighi ambiziosi e alle rivendicazioni
    ideologiche   della   frazione  borghese  rivoluzionaria  che  l'aveva
    fondata,  ed ora,  sorpresa,  trovava che la sua repubblica costituita
    rassomigliava  a  una monarchia restaurata e voleva con la forza tener
    fermo il periodo costituente,  con  le  sue  condizioni,  con  le  sue
    illusioni,  col  suo  linguaggio e con le sue persone,  impedendo cos
    alla repubblica borghese, ormai matura, di presentarsi nella sua forma
    completa  e  specifica.   Come   l'Assemblea   nazionale   costituente
    rappresentava  Cavaignac  rientrato  nel  suo  seno,   cos  Bonaparte
    rappresentava l'Assemblea nazionale legislativa che non si era  ancora
    staccata da lui,  cio l'Assemblea nazionale della repubblica borghese
    costituita.
    L'elezione di  Bonaparte  poteva  spiegare  il  suo  significato  solo
    mettendo  al  posto  di  un  nome i suoi significati molteplici,  solo
    ripetendosi nell'elezione  della  nuova  Assemblea  nazionale.  Il  10
    dicembre aveva cassato il mandato della vecchia Assemblea.  Chi dunque
    si trov faccia a faccia il 29 gennaio  non  furono  il  presidente  e
    l'Assemblea  nazionale "di una stessa" repubblica,  furono l'Assemblea
    nazionale della repubblica che si costituiva  e  il  presidente  della
    repubblica  gi costituita,  due forze che incarnavano periodi affatto
    diversi del processo di esistenza della repubblica;  furono la piccola
    frazione   repubblicana   della  borghesia,   che  sola  aveva  potuto
    proclamare la repubblica,  strapparla al  proletariato  rivoluzionario
    con  una  lotta  di strada e col dominio del terrore e abbozzare nella
    costituzione i propri principi ideali,  e dall'altra  parte  tutta  la
    massa  monarchica  della borghesia,  che sola poteva regnare in questa
    repubblica borghese costituita,  togliere  alla  costituzione  i  suoi
    accessori ideologici e realizzare,  con una propria legislazione e una
    propria   amministrazione,    le   condizioni    indispensabili    per
    l'assoggettamento del proletariato.
    La  tempesta  scoppiata il 29 gennaio aveva accumulato i suoi elementi
    durante tutto il mese.  La Costituente aveva voluto,  col suo voto  di
    sfiducia,  spingere  il  ministero  Barrot a dimettersi.  Il ministero
    Barrot,  invece,  propose alla Costituente di dare a se stessa un voto
    di sfiducia definitivo,  di decidere il proprio suicidio, di decretare
    il "proprio  scioglimento".  Rateau,  uno  dei  deputati  pi  oscuri,
    present il 6 gennaio questa proposta alla Costituente, per ordine del
    ministero;  a  quella  stessa  Costituente,  che gi nell'agosto aveva
    deciso di non sciogliersi sino a che  non  avesse  emanato  un'intiera
    serie  di  leggi  organiche,  che  completassero  la costituzione.  Il
    ministeriale Fould le dichiar inoltre che  il  suo  scioglimento  era
    necessario per il ristabilimento del credito scosso.  E non scuoteva
    essa il credito prolungando la provvisoriet e tornando a  mettere  in
    questione,  con  Barrot  Bonaparte,  e  con  Bonaparte  la  repubblica
    costituita? Barrot,  l'olimpico,  diventato un Orlando furioso dinanzi
    alla  prospettiva  di  vedersi  strappare  di  nuovo,  dopo appena due
    settimane di  godimento,  la  presidenza  dei  ministri  che  gli  era
    riuscito  finalmente di afferrare e che i repubblicani gli avevano gi
    una volta fatta aspettare per  un  decennio,  ossia  per  dieci  mesi,
    Barrot  tratt questa miserabile Assemblea in modo pi tirannico dello
    stesso tiranno.  Il termine pi mite da lui usato fu che con essa non
    era  possibile  nessun  avvenire.  E in realt essa non rappresentava
    ormai che il passato. Essa era incapace, soggiunse ironicamente, di
    circondare  la  repubblica  delle  istituzioni   necessarie   al   suo
    consolidamento.  Difatti!  Con la sua opposizione esclusiva contro il
    proletariato, si era in pari tempo infranta la sua energia borghese, e
    con la sua opposizione contro i monarchici era stata rianimata la  sua
    energia  repubblicana.  In  tal  modo essa era doppiamente incapace di
    consolidare, merc convenienti istituzioni, la repubblica borghese che
    non comprendeva pi.
    Insieme alla proposta di Rateau,  il ministero  suscit  in  tutto  il
    paese una tempesta di petizioni,  e giornalmente, da ogni angolo della
    Francia,  piovvero sulla testa della Costituente  pacchi  di  "billets
    doux" [letterine d'amore],  in cui,  pi o meno categoricamente, le si
    chiedeva di "sciogliersi" e far  testamento.  La  Costituente,  a  sua
    volta,  provoc  delle  contropetizioni  con  le  quali  le  si faceva
    chiedere di rimanere in vita.  La lotta  elettorale  fra  Bonaparte  e
    Cavaignac  si  rinnov  come  lotta  di  petizioni  pro  e  contro  lo
    scioglimento dell'Assemblea nazionale.  Le petizioni dovevano essere i
    commenti postumi del 10 dicembre. Questa agitazione continu per tutto
    il mese di gennaio.
    Nel conflitto tra la Costituente e il presidente,  la prima non poteva
    far valere il suffragio universale come sua origine,  perch contro di
    essa  si  faceva  appello  proprio  al suffragio universale.  Essa non
    poteva rovesciare il ministero con dei voti di  sfiducia,  come  tent
    ancora  una volta di fare il 6 e il 26 gennaio perch il ministero non
    le chiedeva la sua fiducia.  Le rimaneva una sola possibilit,  quella
    dell'"insurrezione". Le forze armate dell'insurrezione erano "la parte
    repubblicana  della  Guardia nazionale,  la Guardia mobile" e i centri
    del proletariato rivoluzionario,  i clubs.  Le guardie mobili,  questi
    eroi  delle  giornate di giugno,  formavano anche in dicembre la forza
    armata organizzata delle frazioni borghesi repubblicane,  allo  stesso
    modo che, prima di giugno, i "laboratori nazionali" avevano formato la
    forza combattente organizzata del proletariato rivoluzionario. Come la
    commissione  esecutiva  della Costituente aveva diretto il suo attacco
    brutale contro i  laboratori  nazionali,  quando  aveva  voluto  farla
    finita con le esigenze, divenute intollerabili, del proletariato, cos
    il  ministero di Bonaparte diresse l'attacco contro la Guardia mobile,
    quando volle farla finita con  le  esigenze,  divenute  intollerabili,
    delle  frazioni  borghesi  repubblicane.  Esso ordin lo "scioglimento
    della Guardia mobile".  Una met fu congedata e gettata sul  lastrico;
    l'altra   ricevette   un'organizzazione   monarchica  in  sostituzione
    dell'organizzazione democratica ed ebbe ribassato il soldo al  livello
    del  soldo  comune  delle  truppe di linea.  La Guardia mobile venne a
    trovarsi nella situazione degli insorti di giugno,  e  ogni  giorno  i
    quotidiani   pubblicavano   "pubbliche   confessioni",   in  cui  essa
    riconosceva la propria colpa di giugno e supplicava il proletariato di
    perdonargliela.
    E i "clubs"?  Non appena l'Assemblea nazionale pose  in  questione  in
    Barrot  il  presidente,   e  nel  presidente  la  repubblica  borghese
    costituita,  e nella  repubblica  borghese  costituita  la  repubblica
    borghese  in generale,  si schierarono necessariamente intorno ad essa
    tutti gli elementi costituenti della repubblica di febbraio,  tutti  i
    partiti che volevano abbattere la repubblica esistente e,  mediante un
    violento processo di involuzione,  trasformarla nella  repubblica  dei
    loro interessi e dei loro principi di classe.  L'accaduto diveniva non
    accaduto,    le   cristallizzazioni   del   movimento   rivoluzionario
    ritornavano  allo  stato  fluido,  la  repubblica  per  la quale s'era
    combattuto era di nuovo l'indeterminata repubblica delle  giornate  di
    febbraio,  la cui determinazione ogni partito si riservava.  I partiti
    ripresero per un momento le loro antiche posizioni di febbraio,  senza
    tuttavia   condividere  le  illusioni  di  febbraio.   I  repubblicani
    tricolori del "National" si  appoggiarono  di  nuovo  ai  repubblicani
    democratici della "Rforme",  spingendoli come avanguardia nelle prime
    file  della  lotta  parlamentare.   I  repubblicani   democratici   si
    appoggiarono  di  nuovo  ai repubblicani socialisti - il 27 gennaio un
    pubblico manifesto annunci la loro conciliazione e la loro unione - e
    prepararono nei club il  terreno  per  l'insurrezione.  A  ragione  la
    stampa  ministeriale  trattava i repubblicani tricolori del "National"
    come insorti di giugno risuscitati.  Per mantenersi alla sommit della
    repubblica borghese,  essi mettevano in questione la stessa repubblica
    borghese.  Il 26 gennaio,  il ministro Faucher propose una  legge  sul
    diritto  d'associazione,  il  cui primo paragrafo diceva: I club sono
    vietati.  Egli fece la proposta che questo progetto di legge  venisse
    immediatamente  messo  in  discussione,  come urgente.  La Costituente
    respinse la  proposta  dell'urgenza,  e  il  27  gennaio  Ledru-Rollin
    present  una  proposta  di  messa in stato d'accusa del ministero per
    violazione della costituzione, sottoscritta da 230 firme.  La messa in
    stato  d'accusa  del ministero,  nel momento in cui un simile atto era
    un'inabile  confessione  dell'impotenza  del   giudice,   cio   della
    maggioranza    della    Camera,    oppure   una   protesta   impotente
    dell'accusatore contro questa maggioranza: questa fu la  grande  carta
    rivoluzionaria  che  d'allora in poi la Montagna postuma gioc ad ogni
    punto culminante della crisi.  Povera Montagna,  schiacciata dal  peso
    del proprio nome!
    Blanqui,  Barbs, Raspail, eccetera, avevano cercato, il 15 maggio, di
    disperdere  l'Assemblea   nazionale,   penetrando   alla   testa   del
    proletariato parigino nella sala delle sue sedute. Barrot prepar alla
    stessa  Assemblea  un  15  maggio  morale,  volendo  dettarle  il  suo
    autoscioglimento e chiuderne la sala delle sedute.  L'Assemblea stessa
    aveva  affidato a Barrot l'inchiesta contro gli accusati di maggio,  e
    ora,  nel momento che egli si presentava di fronte  ad  essa  come  un
    Blanqui  monarchico,  ed essa di fronte a lui cercava i propri alleati
    nei clubs tra i proletari rivoluzionari,  nel partito di  Blanqui,  in
    questo   stesso   momento   l'implacabile  Barrot  mise  alla  tortura
    l'Assemblea con la proposta di sottrarre i prigionieri  di  maggio  al
    giudizio  dei  giurati e di deferirli al tribunale supremo,  inventato
    dal partito del "National", alla "Haute Cour" [corte suprema]. E' cosa
    stupefacente  come  l'angosciosa  paura  di  perdere  un   portafoglio
    ministeriale  riuscisse  a cavar fuori dalla testa d'un Barrot trucchi
    degni d'un Beaumarchais #! L'Assemblea nazionale, dopo aver tentennato
    a  lungo,   accolse  la  sua  proposta.   Di  fronte   agli   accusati
    dell'attentato di maggio, essa ritrova il suo carattere normale.
    Se  la  Costituente  nei  confronti  del presidente e dei ministri era
    spinta all'"insurrezione",  il presidente e il ministero erano spinti,
    nei  confronti  della  Costituente,  al  colpo  di  Stato,  perch non
    possedevano nessun mezzo legale per scioglierla. Ma la Costituente era
    la  madre  della  costituzione,   e  la  costituzione  la  madre   del
    presidente.  Col colpo di Stato il presidente lacerava la costituzione
    ed estingueva il  proprio  titolo  giuridico  repubblicano.  Egli  era
    allora costretto a tirar fuori il titolo giuridico imperiale; senonch
    il  titolo  giuridico  imperiale  risvegliava  quello  orleanista,  ed
    entrambi  impallidivano  dinanzi  al  titolo  giuridico  legittimista.
    L'abbattimento  della  repubblica  legale  non  poteva portare in alto
    altro che il suo estremo polo contrario, la monarchia legittimista, in
    un momento in cui il partito orleanista era ancora unicamente il vinto
    di febbraio e Bonaparte unicamente il vincitore del 10 dicembre, in un
    momento in cui entrambi non potevano  ancora  opporre  all'usurpazione
    repubblicana  altro che il loro titolo monarchico egualmente usurpato.
    I legittimisti erano  coscienti  che  il  momento  era  favorevole:  e
    cospiravano  alla  luce  del  sole.  Nel generale Changarnier potevano
    sperare di trovare il loro "Monk",  L'avvento della "monarchia bianca"
    venne  annunciato  nei  loro clubs con altrettanta pubblicit,  che in
    quelli proletari l'avvento della "repubblica rossa".
    Con una sommossa felicemente schiacciata il  ministero  sarebbe  stato
    liberato  da tutte le difficolt.  La legalit ci uccide,  esclamava
    Odilon Barrot.  Una sommossa avrebbe permesso,  sotto il  pretesto  di
    "salut  public",   di  sciogliere  la  Costituente  e  di  violare  la
    costituzione nell'interesse  della  costituzione  stessa.  Il  brutale
    intervento  di Odilon Barrot nell'Assemblea nazionale,  la proposta di
    scioglimento  dei  clubs,  la  rumorosa  deposizione  di  50  prefetti
    tricolori  e la loro sostituzione con dei monarchici,  lo scioglimento
    della Guardia mobile,  i maltrattamenti dei  suoi  capi  da  parte  di
    Changarnier,  la  reintegrazione di Lerminier,  professore impossibile
    gi sotto Guizot, la tolleranza delle millanterie legittimiste,  erano
    altrettante  provocazioni  alla sommossa.  Ma la sommossa rimase muta.
    Essa attendeva il segnale dalla Costituente e non dal ministero.
    Giunse finalmente il 29 gennaio,  il giorno  in  cui  su  proposta  di
    Mathieu  (de  la  Drame)  si  doveva  decidere  di  respingere in modo
    incondizionato  la  proposta  di  Rateau.  Legittimisti,   orleanisti,
    bonapartisti, Guardia mobile, clubs, tutti cospiravano in quel giorno,
    ognuno  non  meno  contro  il  supposto  nemico che contro il supposto
    alleato. Bonaparte, dall'alto del suo cavallo,  pass in rivista parte
    delle  truppe  sulla  piazza  della Concordia;  Changarnier si mise in
    mostra facendo sfoggio di manovre strategiche; la Costituente trov la
    sala delle sue sedute occupata militarmente. Essa, il centro attorno a
    cui si incrociavano  tutte  le  speranze,  i  timori,  le  attese,  le
    agitazioni,  le tensioni,  le cospirazioni; essa, l'Assemblea dal cuor
    di leone,  non ebbe un istante di esitazione quando si trov  pi  che
    mai  vicina a riconfondersi con lo spirito dell'universo.  Fu simile a
    quel combattente che non solo aveva  paura  di  adoperare  le  proprie
    armi, ma si sentiva altres obbligato a conservare intatte le armi del
    nemico.  Con disprezzo della morte, firm la propria sentenza di morte
    e respinse il rigetto incondizionato  della  proposta  di  Rateau.  In
    stato   d'assedio  essa  stessa,   pose  cos  termine  a  un'attivit
    costituente che aveva avuto per cornice necessaria lo stato  d'assedio
    di Parigi. Si vendic in modo degno di s aprendo il giorno successivo
    una  inchiesta  sullo spavento che il ministero le aveva causato il 29
    gennaio. La Montagna prov la sua mancanza di energia rivoluzionaria e
    d'intelligenza  politica  lasciandosi  sfruttare   dal   partito   del
    "National"  come  banditore  in  questa grande commedia d'intrigo.  Il
    partito del "National" aveva fatto l'ultimo tentativo per continuare a
    tenere nella repubblica costituita il monopolio del  potere  posseduto
    durante  il  periodo  di  formazione  della  repubblica  borghese.  Il
    tentativo era fallito.
    Se nella crisi di gennaio si tratt dell'esistenza della  Costituente,
    nella  crisi del 21 marzo si tratt dell'esistenza della costituzione;
    nella prima del personale del partito del  "National",  nella  seconda
    del  suo ideale.  Non abbiamo bisogno di dichiarare che i repubblicani
    dabbene sacrificarono pi a buon mercato il sublime  sentimento  della
    loro ideologia che il godimento mondano del potere governativo.
     Il  21  marzo  era  all'ordine del giorno dell'Assemblea nazionale il
    progetto di legge di Faucher contro il diritto  di  associazione:  "la
    soppressione dei clubs".  L'articolo 8 della costituzione garantisce a
    tutti i francesi il diritto di associarsi.  Il divieto dei  clubs  era
    dunque   una   violazione  non  equivoca  della  costituzione,   e  la
    Costituente medesima era chiamata a canonizzare  la  profanazione  dei
    suoi  santi.  Ma  i  clubs  erano  i punti di riunione,  le sedi della
    cospirazione del  proletariato  rivoluzionario.  La  stessa  Assemblea
    nazionale  aveva  proibito  la  coalizione  degli operai contro i loro
    borghesi.  E che altro erano i clubs se non una coalizione di tutta la
    classe  operaia contro tutta la classe borghese,  la formazione di uno
    Stato di operai contro lo Stato borghese?  Non erano essi  altrettante
    Assemblee    costituenti    del   proletariato,    altrettante   unit
    dell'esercito della rivolta,  pronte  al  combattimento?  Ci  che  la
    costituzione  doveva  costituire prima di tutto,  era il dominio della
    borghesia. La costituzione poteva quindi evidentemente riferirsi,  col
    diritto d'associazione, soltanto alle associazioni che si trovavano in
    accordo con il dominio della borghesia,  cio coll'ordine borghese. Se
    per convenienza  teorica  la  costituzione  si  esprimeva  in  termini
    generali,  non  vi  erano  il  governo  e  l'Assemblea  nazionale  per
    interpretarla e applicarla nel caso  particolare?  E  se  nel  periodo
    antidiluviano  della  repubblica  i clubs erano stati di fatto vietati
    dallo stato d'assedio,  non dovevano essi,  nella repubblica regolare,
    costituita,   essere   vietati   dalla   legge?   A   questa  prosaica
    interpretazione della  costituzione  i  repubblicani  tricolori  nulla
    avevano  da  obiettare,  fuorch  la  gonfia  frase della costituzione
    stessa.  Parte di essi,  Pagnerre,  Duclerc,  eccetera,  vot  per  il
    ministero,  procurandogli  cos  la  maggioranza.  L'altra parte,  con
    l'arcangelo Cavaignac e il padre  della  chiesa  Marrast  alla  testa,
    quando  l'articolo  per il divieto dei clubs fu approvato,  si ritir,
    unitamente a Ledru-Rollin e alla Montagna,  in  una  sala  particolare
    degli   uffici   e   tenne  consiglio.   L'Assemblea  nazionale  era
    paralizzata;  essa non aveva pi il numero legale.  In buon  punto  il
    signor  Crmieux  ricord,  nella  sala  degli  uffici,  che di qui il
    cammino conduceva direttamente sulla strada e che non si era  pi  nel
    febbraio  1848,  ma  nel  marzo  1849.  Improvvisamente  illuminato il
    partito del "National" ritorn nella sala delle sedute  dell'Assemblea
    nazionale  e  dietro ad esso la Montagna,  ancora una volta ingannata,
    che, costantemente tormentata da appetiti rivoluzionari, ricercava con
    pari costanza le possibilit costituzionali e si sentiva sempre  ancor
    meglio  al  suo  posto  dietro ai repubblicani borghesi che davanti al
    proletariato  rivoluzionario.  Cos  la  commedia  era  finita.  E  la
    Costituente  stessa  aveva  decretato  che la violazione della lettera
    della  costituzione  era  l'unica  attuazione  corrispondente  al  suo
    spirito.
    Un  solo  punto  rimaneva  ancora  da  regolare:  le  relazioni  della
    repubblica costituita con la rivoluzione  europea,  la  sua  "politica
    estera". Un'insolita animazione regnava l'8 maggio 1849 nell'Assemblea
    costituente,  la cui vita doveva cessare entro pochi giorni. L'attacco
    di Roma da parte dell'esercito francese,  la sconfitta  di  questo  da
    parte dei romani,  la sua infamia politica e la sua vergogna militare,
    l'assassinio  della  repubblica  romana  per  opera  della  repubblica
    francese:  la  prima  campagna  italiana  del  secondo  Bonaparte  era
    all'ordine del giorno.  La Montagna aveva ancora una volta giocato  la
    sua grande carta;  Ledru-Rollin aveva deposto sul tavolo presidenziale
    l'inevitabile atto d'accusa  contro  il  ministero  ed  anche,  questa
    volta, contro Bonaparte, per violazione della costituzione.
    Il motivo dell'8 maggio si ripet pi tardi come motivo del 13 giugno.
    Ma vediamo che cosa fu la spedizione romana.
    Gi  a mezzo novembre 1848 Cavaignac aveva mandato a Civitavecchia una
    flotta da guerra per proteggere il papa,  prenderlo a bordo e portarlo
    in  Francia.  Il  papa avrebbe dovuto benedire la repubblica dabbene e
    assicurare l'elezione di Cavaignac a presidente.  Col papa,  Cavaignac
    voleva  pigliare  all'amo  i  preti,  coi  preti  i  contadini,  e coi
    contadini la  presidenza.  Pubblicit  elettorale  per  il  suo  scopo
    immediato,  la  spedizione  di  Cavaignac  era  nello stesso tempo una
    protesta e una minaccia contro la rivoluzione romana.  V'era in  essa,
    in germe, l'intervento della Francia a favore del papa.
    Questo  intervento  in  favore del papa insieme all'Austria e a Napoli
    contro la repubblica romana venne deliberato nella  prima  seduta  del
    consiglio  dei  ministri  di  Bonaparte,  il 23 dicembre.  Falloux nel
    ministero significava il papa a Roma, e nella Roma del papa. Bonaparte
    non aveva pi  bisogno  del  papa  per  diventare  il  presidente  dei
    contadini,  ma  aveva  bisogno  di conservare il papa per conservare i
    contadini del presidente.  La dabbenaggine di questi  lo  aveva  fatto
    presidente.  Con la fede se ne sarebbe andata la loro dabbenaggine,  e
    col papa se ne sarebbe andata la loro  fede.  E  gli  orleanisti  e  i
    legittimisti coalizzati,  che regnavano in nome di Bonaparte! Prima di
    restaurare il re,  si doveva restaurare il potere che consacra il  re.
    Ma  anche prescindendo dalla loro fedelt al re,  senza l'antica Roma,
    soggetta al suo dominio temporale,  non pi papa;  senza il papa,  non
    pi cattolicesimo; senza il cattolicesimo, non pi religione francese;
    e senza religione che sarebbe avvenuto della vecchia societ francese?
    L'ipoteca  che  il  contadino  possiede  sui  beni  celesti garantisce
    l'ipoteca  che  il  borghese  possiede  sui  beni  del  contadino.  La
    rivoluzione romana era dunque un attentato contro la propriet, contro
    l'ordine  borghese,  altrettanto  terribile  quanto  la rivoluzione di
    giugno.   Il  restaurato  dominio  borghese  in  Francia  esigeva   la
    restaurazione  del dominio papale in Roma.  Infine,  nei rivoluzionari
    romani si colpivano gli alleati dei rivoluzionari francesi; l'alleanza
    delle classi controrivoluzionarie nella repubblica francese costituita
    trovava il suo necessario coronamento nell'alleanza  della  repubblica
    francese  con  la  Santa  Alleanza,  con  Napoli  e con l'Austria.  La
    decisione del consiglio dei  ministri  del  23  dicembre  non  era  un
    mistero  per  la  Costituente.  Gi  l'8  gennaio  Ledru-Rollin  aveva
    interpellato a proposito di essa  il  ministero;  il  ministero  aveva
    negato  e  l'Assemblea  era passata all'ordine del giorno.  Aveva essa
    fiducia nelle parole del ministero?  Sappiamo che per tutto il mese di
    gennaio non aveva fatto altro che votargli la sfiducia. Ma se la parte
    del  ministero era di mentire,  la parte dell'Assemblea era di fingere
    di prestar fede alle sue  menzogne,  salvando  con  ci  le  apparenze
    repubblicane.
    Frattanto  il  Piemonte  era  battuto.  Carlo  Alberto aveva abdicato.
    L'esercito austriaco batteva alle porte  della  Francia.  Ledru-Rollin
    interpell  violentemente.   Il  ministero  dimostr  che  nell'Italia
    settentrionale  non  aveva  fatto  che  continuare  la   politica   di
    Cavaignac,  e  Cavaignac la politica del governo provvisorio,  cio di
    Ledru-Rollin. Questa volta ottenne dall'Assemblea nazionale persino un
    voto di fiducia,  e venne autorizzato ad occupare temporaneamente  una
    localit conveniente dell'alta Italia per appoggiare in questo modo le
    pacifiche  trattative  con  l'Austria circa l'integrit del territorio
    sardo e la questione romana. E' noto che il destino d'Italia si decide
    sui campi di battaglia dell'Italia settentrionale. Caduti la Lombardia
    e il Piemonte era dunque caduta anche Roma,  a meno che la Francia non
    dichiarasse   la  guerra  all'Austria,   e,   per  conseguenza,   alla
    controrivoluzione europea.  Prese l'Assemblea d'un tratto il ministero
    Barrot per il vecchio Comitato di salute pubblica?  O se stessa per la
    Convenzione? A che scopo dunque l'occupazione militare di una localit
    dell'alta Italia?  Sotto questo  velo  trasparente  si  nascondeva  la
    spedizione contro Roma.
    Il  14 aprile 14 mila uomini salparono,  sotto Oudinot,  alla volta di
    Civitavecchia; il 16 aprile l'Assemblea nazionale accord al ministero
    un credito di 1.200.000 franchi per mantenere  durante  tre  mesi  una
    flotta  per  intervenire  nel  Mediterraneo.  In  questo modo dette al
    ministero tutti i mezzi per intervenire contro Roma, mentre fingeva di
    spingerlo all'intervento contro l'Austria.  Essa non vedeva ci che il
    ministero  faceva;  udiva solamente ci che diceva.  Tanta fede non si
    sarebbe trovata nemmeno in Israello [Giacobbe. N.d.T.]. La Costituente
    era  arrivata  al  punto  di  non  permettersi  di  sapere  quanto  la
    repubblica costituita doveva fare.
    Finalmente l'8 maggio si rappresent l'ultima scena della commedia. La
    Costituente  invit  il  ministero  a  prendere  misure  d'urgenza per
    ricondurre la spedizione italiana allo scopo fissato.  Bonaparte  fece
    inserire la sera stessa nel "Moniteur" una lettera, in cui rivolgeva a
    Oudinot  le  sue  pi  vive  felicitazioni.  L'11  maggio  l'Assemblea
    nazionale respinse l'atto di accusa contro lo stesso  Bonaparte  e  il
    suo  ministero.  E  la Montagna,  invece di lacerare questo tessuto di
    inganni, prese sul serio la commedia parlamentare,  per recitarvi essa
    stessa  la  parte  di  Fouquier-Tinville;  ma sotto la pelle di leone,
    presa a prestito dalla Convenzione,  lasci vedere l'originaria  pelle
    del vitello piccolo-borghese.
    L'ultima  met  della  vita  della  Costituente si riassume cos: essa
    ammette,  il 29 gennaio,  che le frazioni borghesi monarchiche sono  i
    superiori  naturali della repubblica da essa costituita;  il 21 marzo,
    che la violazione della costituzione ne   la  realizzazione;  e  l'11
    maggio,   che   la  pomposamente  annunciata  alleanza  passiva  della
    repubblica francese coi popoli in lotta,  significa  la  sua  alleanza
    attiva con la controrivoluzione europea.
    Questa  miserabile Assemblea abbandon la scena dopo essersi procurata
    due giorni ancora prima dell'anniversario  della  sua  nascita,  il  4
    maggio,  la  soddisfazione di respingere la proposta di amnistia degli
    insorti di giugno.  Spezzata la sua potenza,  mortalmente  odiata  dal
    popolo,  respinta,  malmenata,  gettata  da  parte con disprezzo dalla
    borghesia, di cui era la creatura, costretta a rinnegare nella seconda
    met della propria  esistenza  la  prima  met;  spogliata  delle  sue
    illusioni  repubblicane,  senza  grandi  creazioni nel passato,  senza
    speranze nell'avvenire,  decomponendosi a pezzo a  pezzo,  mentre  era
    ancora in vita,  essa non riusciva a galvanizzare il proprio cadavere,
    se non ricordando continuamente la vittoria di  giugno  e  rivivendola
    ancora  una  volta;  essa  si  riaffermava  ripetendo continuamente la
    condanna dei condannati.  Vampiro che viveva del sangue degli  insorti
    di giugno!
    Essa  lasci  dietro  di  s il disavanzo dello Stato ingrossato dalle
    spese dell'insurrezione di giugno, dalla soppressione dell'imposta sul
    sale,  dalle indennit  assegnate  ai  possessori  di  piantagioni  in
    seguito  all'abolizione  della schiavit dei negri,  dalle spese della
    spedizione romana,  dalla soppressione della imposta sul vino da  essa
    deliberata  mentre gi si trovava in agonia,  come un vecchio maligno,
    che  ride,   felice  di  addossare   all'erede   un   debito   d'onore
    compromettente.
    Dal  principio  di marzo era incominciata l'agitazione per le elezioni
    dell'"Assemblea nazionale legislativa".  Due gruppi principali stavano
    di   fronte:  il  "partito  dell'ordine"  e  il  "partito  democratico
    socialista" o "partito rosso": in mezzo  ad  essi,  gli  "amici  della
    costituzione",  sotto  il  quale  nome  i  repubblicani  tricolori del
    "National"  cercavano  di  rappresentare  un  partito.   Il   "partito
    dell'ordine" si era formato immediatamente dopo le giornate di giugno;
    ma  solo dopo che il 10 dicembre gli ebbe concesso di respingere da s
    la consorteria del "National", cio dei repubblicani borghesi,  si era
    rivelato  il  segreto  della  sua  esistenza:  la  "coalizione"  degli
    "orleanisti" e dei "legittimisti" in un  "unico  partito".  La  classe
    borghese   era  divisa  in  due  grandi  frazioni  che  avevano  avuto
    alternativamente  il  monopolio  del  potere:  la  "grande   propriet
    fondiaria"   sotto   la   "monarchia  restaurata",   la  "aristocrazia
    finanziaria" e la  "borghesia  industriale"  sotto  la  "monarchia  di
    luglio".  "Borbone"  era  l'appellativo regio che indicava l'influenza
    preponderante degli interessi dell'una,  "Orlans"  era  l'appellativo
    regio   che   indicava   l'influenza   preponderante  degli  interessi
    dell'altra frazione;  il "regno anonimo della repubblica" era  l'unico
    in cui ambedue le frazioni potessero,  con egual potere,  difendere il
    comune interesse  di  classe  senza  rinunciare  alla  loro  reciproca
    rivalit.  Dal  momento  che  la repubblica borghese non poteva essere
    niente altro che la forma completa e pura  del  dominio  di  tutta  la
    classe  borghese,  poteva essa dunque essere altra cosa che il dominio
    degli  orleanisti  completati  dai  legittimisti  e  dei  legittimisti
    completati  dagli orleanisti,  la "sintesi della restaurazione e della
    monarchia di  luglio?  I  repubblicani  borghesi  del  "National"  non
    rappresentavano  nessuna  grande  frazione  della  loro  classe,   che
    poggiasse su basi economiche.  Il loro significato e  il  loro  titolo
    storico  consistevano  unicamente nell'avere,  sotto la monarchia,  di
    fronte alle due frazioni borghesi che non concepivano se non  il  loro
    regime  "particolare",  fatto valere il regime universale della classe
    borghese, il "regno anonimo della repubblica",  che essi idealizzavano
    e  ornavano  di  arabeschi  antichi,  ma nel quale salutavano prima di
    tutto il dominio della loro consorteria.  Se il partito del "National"
    non  volle  credere  ai  propri occhi,  quando vide alla sommit della
    repubblica  da  esso  fondata  i  monarchici  coalizzati,   non   meno
    s'ingannavano costoro circa il fatto del loro dominio unificato.  Essi
    non comprendevano che se  ciascuna  delle  loro  frazioni  considerata
    isolatamente,   in  s,   era  monarchica,   il  prodotto  della  loro
    combinazione chimica doveva necessariamente essere "repubblicano"; che
    la monarchia bianca e la  monarchia  azzurra  dovevano  neutralizzarsi
    nella    repubblica   tricolore.    Costrette   dall'antagonismo   col
    proletariato rivoluzionario e con le classi intermedie,  spinte sempre
    pi  intorno  ad  esso come al loro centro,  a impegnare le loro forze
    riunite e a mantenere la loro organizzazione,  ciascuna delle frazioni
    del partito dell'ordine era obbligata a far valere, contro le velleit
    di restaurazione e di supremazia dell'altra,  il dominio comune,  cio
    la "forma repubblicana" del dominio borghese. Cos troviamo che questi
    monarchici,  dopo avere  in  principio  creduto  a  una  restaurazione
    immediata, dopo avere poi conservata la forma repubblicana, alla fine,
    con  la schiuma alla bocca e con invettive atroci contro di essa sulle
    labbra,  confessano di potersi mettere d'accordo solo nella repubblica
    e rinviano la restaurazione a tempo indeterminato. Lo stesso godimento
    del dominio comune rafforzava ciascuna delle due frazioni e la rendeva
    ancor  pi  incapace  e  riluttante a sottomettersi all'altra,  cio a
    restaurare la monarchia.
    Il "partito  dell'ordine"  proclam  direttamente  nel  suo  programma
    elettorale  il  dominio  della  classe borghese,  cio il mantenimento
    delle condizioni vitali del  suo  dominio,  della  "propriet",  della
    "famiglia",   della  "religione",   dell'"ordine"!  Naturalmente  esso
    presentava il suo dominio di classe e le condizioni del suo dominio di
    classe come dominio della civilt e come condizioni  necessarie  della
    produzione  materiale  e  dei  rapporti  sociali  di  scambio  che  ne
    derivano.  Il partito dell'ordine disponeva di enormi mezzi pecuniari,
    aveva organizzato le sue succursali in tutta la Francia, aveva ai suoi
    stipendi  tutti  gli  ideologi  della  vecchia  societ,   si  giovava
    dell'influenza del potere del governo esistente, possedeva un esercito
    di vassalli gratuiti nell'intera massa  dei  piccoli  borghesi  e  dei
    contadini che, tuttora lontani dal movimento rivoluzionario, trovavano
    nei  grandi  dignitari della propriet i rappresentanti naturali della
    loro piccola propriet e dei suoi piccoli pregiudizi; rappresentato in
    tutto il paese da un numero infinito di piccoli re,  poteva punire  la
    sconfitta  dei  suoi  candidati  come  un'insurrezione,  congedare gli
    operai ribelli,  i servi di fattoria indisciplinati,  i  domestici,  i
    commessi,  gli impiegati ferroviari,  gli scrivani, tutti i funzionari
    alla sua dipendenza  borghese.  Poteva  infine  alimentare  qua  e  l
    l'illusione   che  la  Costituente  repubblicana  avesse  impedito  al
    Bonaparte del 10 dicembre di  manifestare  le  sue  forze  miracolose.
    Parlando  del  partito  dell'ordine  non  abbiamo  fatto  menzione dei
    bonapartisti. Essi non erano una frazione seria della classe borghese,
    ma un'accolta di invalidi  vecchi  e  superstiziosi,  e  di  cavalieri
    d'industria  giovani e scettici.  Il partito dell'ordine trionf nelle
    elezioni; mand all'Assemblea legislativa la grande maggioranza.
    Di fronte alla classe  borghese  controrivoluzionaria  coalizzata,  le
    parti  diventate rivoluzionarie della piccola borghesia e della classe
    dei contadini dovevano naturalmente riunirsi col gran dignitario degli
    interessi  rivoluzionari,  col  proletariato  rivoluzionario.  Abbiamo
    visto come le disfatte parlamentari avessero spinto i capi democratici
    della piccola borghesia nel parlamento, cio la Montagna, verso i capi
    socialisti  del  proletariato,  e come i "concordats  l'amiable",  la
    brutale affermazione degli interessi borghesi, la bancarotta, avessero
    spinto la vera piccola borghesia fuori del parlamento,  verso  i  veri
    proletari.  Il  27  gennaio Montagna e socialisti avevano celebrato la
    loro  riconciliazione;   nel  gran   banchetto   del   febbraio   1849
    riconfermarono  il  loro  atto  di  unione.  Il  partito  sociale e il
    democratico,  i partito dei lavoratori e quello dei piccoli  borghesi,
    si unirono nel "partito socialdemocratico", cio nel partito "rosso".
    Paralizzata  per  un  istante  dall'agonia susseguita alle giornate di
    giugno, la repubblica francese era passata, dopo la soppressione dello
    stato d'assedio, dopo il 14 ottobre,  attraverso una serie continua di
    agitazioni  febbrili.  Prima la lotta per la presidenza,  poi la lotta
    del presidente con la Costituente;  la lotta per i clubs;  il processo
    di  Bourges,  che  di  fronte alle piccole figure del presidente,  dei
    realisti  coalizzati,   dei  repubblicani   dabbene   della   Montagna
    democratica,  dei  socialisti  dottrinari del proletariato aveva fatto
    apparire i suoi veri rivoluzionari come mostri  d'altri  tempi,  quali
    solo  un  diluvio  pu  lasciare  dietro  a  s  alla superficie della
    societ,  e quali possono apparire alla vigilia di un diluvio sociale;
    l'agitazione  elettorale;  l'esecuzione  degli  assassini  di Bra;  i
    continui processi di stampa;  i violenti  interventi  polizieschi  del
    governo   nei   banchetti;   le  arroganti  provocazioni  monarchiche;
    l'esposizione  alla  berlina  delle  effigi  di  Louis  Blanc   e   di
    Caussidire;  il conflitto ininterrotto tra la repubblica costituita e
    la Costituente,  che ad ogni istante respingeva la rivoluzione al  suo
    punto  di  partenza,  che  ad ogni istante trasformava il vincitore in
    vinto,  il vinto in vincitore,  e in un attimo rovesciava le posizioni
    dei  partiti  e delle classi,  le loro divisioni e le loro unioni;  il
    rapido cammino della  controrivoluzione  europea;  la  gloriosa  lotta
    ungherese;   le  insurrezioni  in  Germania;   la  spedizione  romana;
    l'ignominiosa disfatta dell'esercito francese  davanti  a  Roma  -  in
    questo  turbine  di  movimento,   in  questa  tormentosa  inquietudine
    storica, in questo drammatico flusso e riflusso di passioni, speranze,
    delusioni rivoluzionarie,  le diverse classi  della  societ  francese
    erano  costrette  a calcolare le epoche del loro sviluppo a settimane,
    come prima le avevano contate a mezzi secoli.  Una parte notevole  dei
    contadini  e  delle  province  era diventata rivoluzionaria.  Non solo
    avevano perduto le illusioni circa  Napoleone,  ma  il  partito  rosso
    offriva  loro al posto del nome la sostanza,  al posto della esenzione
    illusoria  dalle  imposte  la  restituzione  dei  miliardi  pagati  ai
    legittimisti,   il   regolamento   dell'ipoteca   e   la  soppressione
    dell'usura.
    Perfino l'esercito era preso dal contagio della febbre rivoluzionaria.
    In Bonaparte aveva votato per la vittoria,  ed egli gli aveva dato  la
    disfatta. In lui aveva votato per il piccolo caporale, dietro al quale
    si nascondeva il gran generale rivoluzionario,  ed egli gli restituiva
    i grandi generali dietro ai quali si nasconde il caporale pignolo. Non
    vi era dubbio che il  partito  rosso,  ossia  il  partito  democratico
    coalizzato,  doveva  celebrare,  se  non  la  vittoria,  almeno grandi
    trionfi;  che Parigi,  l'esercito,  una grande  parte  delle  province
    dovevano  votare  per  esso.  Il capo della Montagna,  "Ledru-Rollin",
    venne eletto da cinque dipartimenti; una vittoria che non fu riportata
    da nessun capo del partito dell'ordine,  da nessun  nome  del  partito
    propriamente proletario. Questa elezione ci svela l'enigma del partito
    democratico-socialista. Se la Montagna, avanguardia parlamentare della
    piccola  borghesia  democratica,  era  stata costretta da una parte ad
    allearsi coi dottrinari socialisti del proletariato,  il proletariato,
    costretto  a  rifarsi  con  vittorie  intellettuali  della  spaventosa
    disfatta materiale di giugno,  e non  ancora  messo  in  grado,  dalla
    evoluzione  delle  rimanenti  classi,   di  conquistare  la  dittatura
    rivoluzionaria,  doveva gettarsi in braccio ai  dottrinari  della  sua
    emancipazione,  ai  fondatori di sette socialiste.  Dall'altra parte i
    contadini rivoluzionari, l'esercito, le province si collocavano dietro
    alla Montagna, che divenne cos la condottiera nel campo dell'esercito
    rivoluzionario,   avendo  eliminato,   in   seguito   all'intesa   coi
    socialisti,  ogni antagonismo nel partito rivoluzionario.  Nell'ultima
    met  della  esistenza  della  Costituente,   la  Montagna  ne   aveva
    rappresentato il pathos repubblicano, e aveva fatto dimenticare i suoi
    peccati  durante  il  governo  provvisorio,   durante  la  commissione
    esecutiva, durante le giornate di giugno.  A misura che il partito del
    "National",  in  consonanza  col  suo  mezzo  carattere,  si  lasciava
    schiacciare dal ministero monarchico, il partito della Montagna, messo
    in disparte durante l'onnipotenza del "National",  si  rialzava  e  si
    imponeva  quale  rappresentante  parlamentare  della  rivoluzione.  Di
    fatto,  il partito del "National" non  aveva  da  opporre  alle  altre
    frazioni   monarchiche   niente  altro  che  personalit  ambiziose  e
    chiacchiere  idealistiche.   Il  partito   della   Montagna,   invece,
    rappresentava una massa oscillante tra la borghesia e il proletariato,
    gli   interessi   materiali   della   quale   reclamavano  istituzioni
    democratiche.  Di fronte ai Cavaignac e ai Marrast,  Ledru-Rollin e la
    Montagna  si  trovavano  perci  nella  verit  della  rivoluzione,  e
    attingevano dalla coscienza di questa grave situazione  tanto  maggior
    animo  quanto  pi  le  manifestazioni  dell'energia rivoluzionaria si
    limitavano a incidenti parlamentari, a presentazioni di atti d'accusa,
    a minacce,  a far la voce grossa,  a  discorsi  reboanti,  e  ad  atti
    estremi  che  non  si spingevano al di l della frase.  I contadini si
    trovavano a un dipresso nella stessa situazione dei piccoli  borghesi;
    avevano quasi le stesse rivendicazioni sociali da porre innanzi. Tutti
    ceti  medi  della  societ,  nella  misura in cui erano trascinati nel
    movimento rivoluzionario,  dovevano perci necessariamente trovare  in
    Ledru-Rollin  il  loro  eroe.  Ledru-Rollin  era  il personaggio della
    piccola borghesia  democratica.  Di  fronte  al  partito  dell'ordine,
    dovevano  prima  di  tutti  gli  altri  essere  spinti in prima fila i
    riformatori   di   quest'ordine,   a   met   conservatori,   a   met
    rivoluzionari, e in tutto utopisti.
    Il partito del "National",  gli amici della costituzione "quand mme",
    i "rpublicains purs et simples" furono  completamente  battuti  nelle
    elezioni. Una infima minoranza di loro entr nella camera legislativa;
    i  loro  capi pi noti scomparvero dalla scena,  compreso Marrast,  il
    redattore in capo e l'Orfeo della repubblica per bene.
    Il 29 maggio si radun l'Assemblea legislativa: l'11 giugno si rinnov
    la  collisione  dell'8  maggio.  Ledru-Rollin  depose,  a  nome  della
    Montagna,  un  atto  d'accusa  contro il presidente e il ministero per
    violazione della costituzione,  per il bombardamento di  Roma.  Il  12
    giugno l'Assemblea legislativa respinse l'atto d'accusa,  come l'aveva
    respinto l'11 maggio  l'Assemblea  costituente,  ma  questa  volta  il
    proletariato  spinse  la  Montagna  sulla  strada,   non  per  ad  un
    combattimento di strada, ma solo a una processione.  Basta dire che la
    Montagna  era  alla  testa  di  questo  movimento,  per  sapere che il
    movimento fu vinto e che il giugno 1849 fu una caricatura  altrettanto
    ridicola  quanto  indecente  del giugno 1848.  La gran ritirata del 13
    giugno non  fu  eclissata  che  dall'ancor  pi  grande  rapporto  sul
    combattimento  fatto  da  Changarnier,  il grand'uomo improvvisato dal
    partito dell'ordine.  Ogni epoca sociale ha bisogno  dei  suoi  grandi
    uomini, e se non li trova li inventa, come dice Helvtius.
    Il  20  dicembre  esisteva soltanto una met della repubblica borghese
    costituita,  il "presidente";  il 29 maggio essa venne completata  con
    l'altra  met,  con  l'"Assemblea  legislativa".  Nel  giugno  1848 la
    repubblica borghese che si costituiva si  era  iscritta  sul  registro
    dello  stato civile della storia con un'indicibile battaglia contro il
    proletariato;  nel giugno 1849 la repubblica  borghese  costituita  si
    iscriveva sul registro dello stato civile con un'innominabile commedia
    con  la piccola borghesia.  Il giugno 1849 fu la Nemesi del 1848.  Nel
    giugno 1849 non furono  vinti  gli  operai,  ma  sconfitti  i  piccoli
    borghesi,  che si ponevano tra quelli e la rivoluzione. Il giugno 1849
    non fu la tragedia sanguinosa fra il lavoro salariato e  il  capitale,
    ma  la  miserabile  farsa,  ricca  di  prigioni,  fra il debitore e il
    creditore. Il partito dell'ordine aveva vinto, era onnipotente; doveva
    ora mostrare ci che esso era.
















    3.
    DAL 13 GIUGNO 1849 AL 10 MARZO 1850.


    Il 20 dicembre la testa di Giano della "repubblica costituzionale" non
    aveva ancora mostrato che una faccia, la faccia esecutiva,  coi tratti
    scialbi e insipidi di Luigi Bonaparte; il 29 maggio 1849 mostr la sua
    seconda  faccia,  la  "legislativa",  cosparsa  dalle rughe lasciatevi
    dalle  orge  della  Restaurazione  e  della   monarchia   di   luglio.
    Coll'Assemblea   nazionale  legislativa  era  condotta  a  termine  la
    formazione  della  "repubblica  costituzionale",   cio  della   forma
    repubblicana  dello  Stato nella quale era costituito il dominio della
    classe borghese, il dominio comune, quindi,  delle due grandi frazioni
    monarchiche componenti la borghesia francese, dei legittimisti e degli
    orleanisti  coalizzati,  del  "partito dell'ordine".  Mentre in questo
    modo la repubblica francese diventava propriet della  coalizione  dei
    partiti    monarchici,    la    coalizione   europea   delle   potenze
    controrivoluzionarie intraprendeva una crociata  generale  contro  gli
    ultimi rifugi delle rivoluzioni di marzo.  La Russia fece irruzione in
    Ungheria,   la  Prussia  marci   contro   l'esercito   costituzionale
    dell'impero  e  Oudinot bombard Roma,  La crisi europea si avvicinava
    manifestamente a una svolta decisiva;  gli occhi di tutta l'Europa  si
    rivolgevano  su  Parigi,  e  gli occhi di tutta Parigi sull'"Assemblea
    legislativa".
    L'11 giugno sal alla tribuna dell'Assemblea legislativa Ledru-Rollin.
    Non tenne un discorso;  formul una requisitoria  contro  i  ministri,
    nuda, senza fronzoli, oggettiva, concisa, violenta.
    L'attacco  a  Roma    un  attacco  alla costituzione;  l'attacco alla
    repubblica romana un  attacco  alla  repubblica  francese.  L'articolo
    quinto  della  costituzione  dice: La repubblica francese non adopera
    mai le proprie  forze  combattenti  contro  la  libert  di  qualsiasi
    popolo; e il presidente adopera l'esercito francese contro la libert
    romana. L'articolo quarto della costituzione vieta al potere esecutivo
    di   dichiarare  qualsiasi  guerra,   senza  l'assenso  dell'Assemblea
    nazionale.   La  decisione  della  Costituente  dell'8  maggio  impone
    espressamente  ai  ministri  di ricondurre al pi presto la spedizione
    romana alla sua destinazione originaria:  proibisce  quindi  loro  non
    meno  espressamente  la  guerra contro Roma;  e Oudinot bombarda Roma.
    Cos Ledru-Rollin invoc la  costituzione  stessa  quale  testimone  a
    carico  contro  Bonaparte  e i suoi ministri.  Egli,  il tribuno della
    costituzione,   lanci  alla  maggioranza  monarchica   dell'Assemblea
    nazionale  questa  dichiarazione  minacciosa: I repubblicani sapranno
    far rispettare la costituzione con tutti i  mezzi,  sia  pure  con  la
    forza  delle  armi!  -  "Con  la forza delle armi!",  replic l'eco
    centuplicata della Montagna.  La maggioranza rispose  con  un  tumulto
    spaventoso,  il  presidente  dell'Assemblea  nazionale richiam Ledru-
    Rollin all'ordine,  Ledru-Rollin ripet la sua  sfida,  e  depose,  da
    ultimo,  sul tavolo presidenziale la proposta di mettere Bonaparte e i
    suoi ministri in stato d'accusa.  Con 361 contro 203 voti  l'Assemblea
    nazionale   decise  di  passare,   circa  il  bombardamento  di  Roma,
    all'ordine del giorno puro e semplice.
    Credeva Ledru-Rollin di poter battere  l'Assemblea  nazionale  con  la
    costituzione, il presidente con l'Assemblea nazionale?
    E'  vero  che  la  costituzione  vietava  ogni attacco alla libert di
    popoli stranieri ma ci che l'esercito francese attaccava a Roma, era,
    secondo  il  ministero,   non  la  libert,   bens  il  dispotismo
    dell'anarchia.  Non aveva ancora compreso la Montagna,  a dispetto di
    tutte le esperienze nell'Assemblea costituente, che la interpretazione
    della costituzione non spettava  a  coloro  che  l'avevano  fatta,  ma
    oramai solamente a coloro che l'avevano accettata?  Che la sua lettera
    doveva essere interpretata secondo il suo  spirito  vitale  e  che  lo
    spirito  borghese era il suo unico spirito vitale?  Che Bonaparte e la
    maggioranza monarchica dell'Assemblea nazionale erano  gli  interpreti
    autentici  della costituzione,  come il prete  l'interprete autentico
    della Bibbia, e il giudice l'interprete autentico della legge?  Doveva
    l'Assemblea   nazionale   uscita  allora  dal  grembo  delle  elezioni
    generali,  sentirsi vincolata dalle disposizioni  testamentarie  della
    defunta  Costituente,  la cui volont,  mentre era in vita,  era stata
    spezzata da Odilon Barrot?  Mentre  Ledru-Rollin  si  richiamava  alla
    risoluzione  della  Costituente dell'8 maggio,  aveva egli dimenticato
    che la stessa Costituente aveva respinto,  l'11 maggio,  la sua  prima
    proposta  di messa in stato d'accusa di Bonaparte e dei suoi ministri,
    che aveva assolto il presidente e i ministri, che in questo modo aveva
    sanzionato come costituzionale l'attacco a  Roma,  che  egli  poteva
    soltanto  interporre  appello  contro  un  giudizio  gi emesso e che,
    finalmente,  egli faceva appello dalla Costituente  repubblicana  alla
    Legislativa monarchica? La costituzione stessa chiamava l'insurrezione
    in aiuto,  quando, in uno speciale articolo, invitava ogni cittadino a
    difenderla.  Di quest'articolo si faceva forte  Ledru-Rollin.  Ma  non
    sono  forse  in  pari  tempo organizzati a difesa della costituzione i
    pubblici poteri,  e la violazione della  costituzione  non  incomincia
    essa solo dal momento in cui uno dei pubblici poteri costituzionali si
    ribella  contro  l'altro?  Invece  il  presidente della repubblica,  i
    ministri della  repubblica,  l'Assemblea  nazionale  della  repubblica
    erano in completa armonia.
    Ci  che  la  Montagna  cerc di fare l'11 giugno fu "un'insurrezione
    entro i limiti  della  ragion  pura":  cio  una  pura  "insurrezione
    parlamentare".   La   maggioranza   dell'Assemblea   avrebbe   dovuto,
    intimidita dalla prospettiva di  un'insurrezione  armata  delle  masse
    popolari, infrangere in Bonaparte e nei ministri il suo proprio potere
    e il significato della sua propria elezione.  Non aveva la Costituente
    tentato egualmente di cassare l'elezione di  Bonaparte,  quando  aveva
    insistito  cos  ostinatamente  per  il  congedo del ministero Barrot-
    Falloux?
    Non mancavano esempi di insurrezioni  parlamentari,  del  tempo  della
    Convenzione,  che  avevano  d'improvviso  rovesciato  radicalmente  il
    rapporto tra la maggioranza e la minoranza, e non doveva riuscire alla
    giovane Montagna ci che era riuscito alla vecchia?  N le contingenze
    del  momento apparivano sfavorevoli a un'impresa di questo genere.  La
    sovreccitazione popolare aveva raggiunto a Parigi un grado di tensione
    che dava da pensare;  l'esercito sembrava non ben  disposto  verso  il
    governo,  a  giudicare  dai  suoi voti nelle elezioni;  la maggioranza
    legislativa  stessa  era  ancora  troppo  giovane  per   aver   potuto
    consolidarsi ed era,  in pari tempo,  composta di gente d'et. Se alla
    Montagna fosse riuscita un'insurrezione parlamentare,  il timone dello
    Stato  le  sarebbe  senz'altro  toccato.  Dal  canto  suo  la  piccola
    borghesia democratica, come sempre,  nulla desiderava pi ardentemente
    che  di vedere combattuta la lotta al di sopra delle sue teste,  nelle
    nubi,  fra i lontani spiriti del parlamento.  Infine tanto la  piccola
    borghesia   democratica   quanto  la  Montagna,   sua  rappresentante,
    avrebbero con un'insurrezione parlamentare raggiunto  il  loro  grande
    scopo  di  spezzare  la  potenza  della  borghesia  senza scatenare il
    proletariato o senza lasciarlo apparire altrimenti che  nello  sfondo;
    il   proletariato   sarebbe  stato  utilizzato  senza  che  diventasse
    pericoloso.
    Dopo il voto dell'Assemblea nazionale dell'11 giugno,  ebbe  luogo  un
    convegno   tra  alcuni  membri  della  Montagna  e  i  delegati  delle
    associazioni segrete operaie.  Questi  ultimi  insistevano  perch  si
    scatenasse  il  movimento  quella  sera  stessa.  La Montagna respinse
    decisamente questa proposta. A nessun prezzo voleva lasciarsi togliere
    di mano la direzione;  i suoi alleati le erano sospetti non meno degli
    avversari,  ed a ragione. Il ricordo del giugno 1848 non era mai stato
    cos  vivo  nelle  file  del  proletariato  parigino.  Esso  era  per
    incatenato  all'alleanza  con  la  Montagna.  Questa  rappresentava la
    maggior parte dei dipartimenti,  spingeva  la  propria  influenza  fin
    nell'esercito,   disponeva   della  parte  democratica  della  Guardia
    nazionale,  aveva dietro  di  s  la  potenza  morale  della  bottega.
    Incominciare  l'insurrezione  in  questo momento contro il suo volere,
    significava per il  proletariato,  decimato  per  giunta  dal  colera,
    cacciato  fuori di Parigi in massa ragguardevole dalla disoccupazione,
    ripetere senza utilit le giornate del giugno 1848 senza la situazione
    che aveva imposto quel combattimento disperato.  I delegati  proletari
    fecero  l'unica cosa che fosse ragionevole.  Obbligarono la Montagna a
    "compromettersi",   cio  a  uscir  fuori  dai  confini  della   lotta
    parlamentare,  nel  caso in cui il suo atto d'accusa venisse respinto.
    Durante tutto  il  13  giugno,  il  proletariato  mantenne  lo  stesso
    atteggiamento di scettica osservazione,  e attese una battaglia seria,
    irrevocabile,  tra la Guardia nazionale democratica c l'esercito,  per
    poi  gettarsi  nella  lotta  e  spingere la rivoluzione al di l dello
    scopo piccolo-borghese che le era assegnato.  Per il caso di vittoria,
    era gi formata la Comune proletaria che doveva intervenire accanto al
    governo  ufficiale  Gli  operai  parigini avevano imparato alla scuola
    sanguinosa del giugno 1848.
    Il 12 giugno il  ministro  Lacrosse  fece  egli  stesso  all'Assemblea
    legislativa  la  proposta di passare subito alla discussione dell'atto
    d'accusa.   Durante  la  notte  il  governo  aveva  preso   tutte   le
    disposizioni   per   la   difesa  e  per  l'attacco;   la  maggioranza
    dell'Assemblea nazionale era decisa a spingere  la  minoranza  ribelle
    sulla  strada;  la minoranza stessa non poteva pi ritirarsi;  il dado
    era tratto; 377 voti contro 8 respinsero l'atto d'accusa; la Montagna,
    che  si  era  astenuta,   si  rovesci  rumoreggiando  nelle  sale  di
    propaganda  della democrazia pacifica,  negli uffici della redazione
    del giornale "Dmocratie pacifique".
    La lontananza dall'edificio del parlamento spezz la sua  forza,  come
    la  lontananza  dalla Terra spezzava la forza d'Anteo,  il gigante suo
    figlio. Sansoni nelle sale dell'Assemblea legislativa,  non furono pi
    che  dei filistei negli uffici della democrazia pacifica.  Si svolse
    una discussione lunga, rumorosa, disordinata. La Montagna era decisa a
    imporre il rispetto della costituzione con tutti  i  mezzi,  "eccetto
    che con la forza delle armi".  In questa decisione essa fu appoggiata
    da un manifesto e da una deputazione degli Amici della costituzione.
    Amici della  costituzione,  cos  si  chiamavano  gli  avanzi  della
    consorteria del "National",  del partito repubblicano borghese. Mentre
    dei suoi superstiti rappresentanti parlamentari,  sei  avevano  votato
    "contro",  gli  altri  tutti  quanti  "a favore" del rigetto dell'atto
    d'accusa;  mentre  "Cavaignac"  metteva  a  disposizione  del  partito
    dell'ordine  la  sua  spada,  la  maggioranza  extraparlamentare della
    consorteria afferrava avidamente questo pretesto per uscire dalla  sua
    situazione di paria politico e per intrufolarsi nelle file del partito
    democratico.  Non  apparivano  essi  come  i naturali portabandiera di
    questo partito,  che si celava dietro il loro scudo,  dietro  il  loro
    "principio", dietro la "costituzione"?
    Fino  all'alba  la  Montagna ebbe le doglie del parto.  Partor "un
    proclama al popolo", che il mattino del 13 giugno apparve in un posto
    pi o meno vergognoso in due giornali socialisti.  Esso dichiarava  il
    presidente,   i  ministri,  la  maggioranza,  l'Assemblea  legislativa
    "fuori  della  costituzione"  ("hors  la  Constitution"),  e  faceva
    appello  alla  Guardia  nazionale,  all'esercito e,  infine,  anche al
    popolo,  perch si sollevassero.  Viva la costituzione!    era  la
    parola d'ordine che esso lanciava, parola d'ordine che non significava
    altro che Abbasso la rivoluzione!.
    Al  proclama  costituzionale della Montagna corrispose,  il 13 giugno,
    una cosiddetta "dimostrazione pacifica" dei piccoli borghesi, cio una
    processione dal Chteau-d'Eau per i "boulevards": 30 mila  uomini,  in
    massima parte guardie nazionali,  disarmati,  frammischiati con membri
    delle societ operaie segrete,  che avanzavano al grido  di  Viva  la
    costituzione! gettato in modo meccanico,  glaciale,  con la coscienza
    sporca, dai membri stessi del corteo e respinto ironicamente,  anzich
    ripetuto  con  forza  di  tuono dall'eco del popolo che faceva ala sui
    marciapiedi.  In quel canto a pi voci mancava la  voce  di  petto.  E
    quando  il corteo pass davanti ai locali dove si riunivano gli Amici
    della costituzione,  e sul frontone dell'edificio apparve  un  araldo
    stipendiato  della  costituzione,   che  col  cappello  da  "claqueur"
    [applauditore  a  pagamento]  trinci  violentemente  l'aria,  facendo
    piombare  dai  suoi  enormi  polmoni come gragnuola la parola d'ordine
    Viva la costituzione! sulle teste dei pellegrini,  sembr che  anche
    questi  per  un istante si sentissero sopraffatti dalla comicit della
    situazione.  E' noto come il corteo,  giunto allo sbocco di rue de  la
    Paix,   venisse   accolto   nei  "boulevards"  in  modo  assolutamente
    antiparlamentare dai dragoni e cacciatori di Changarnier, si sbandasse
    in un batter d'occhi in tutte le direzioni e gettasse dietro a s, con
    parsimonia,  il grido di all'armi  solo  affinch  fosse  realizzato
    l'appello parlamentare dell'11 giugno all'insurrezione.
    La maggioranza della Montagna, adunata nella rue du Hazard, si dilegu
    allorch  questa  brutale  dispersione della processione pacifica,  le
    sorde dicerie circa l'eccidio di cittadini inermi sui "boulevards", il
    crescente tumulto delle strade, sembrarono annunciare l'avvicinarsi di
    una sommossa.  "Ledru-Rollin",  alla testa di una  esigua  schiera  di
    deputati,   salv   l'onore   della  Montagna.   Sotto  la  protezione
    dell'artiglieria di Parigi, che si era riunita nel Palais National, si
    rec al Conservatoire des arts et mtiers,  ove  dovevano  entrare  la
    quinta  e  la sesta legione della Guardia nazionale.  Ma i montagnardi
    attesero invano la quinta e sesta  legione;  queste  prudenti  guardie
    nazionali  lasciarono  in  asso  i  loro  rappresentanti,   la  stessa
    artiglieria parigina imped al popolo  di  far  delle  barricate,  una
    confusione  caotica rese impossibile qualsiasi risoluzione,  le truppe
    avanzarono a baionetta abbassata,  una  parte  dei  rappresentanti  fu
    fatta prigioniera, un'altra si salv. Cos termin il 13 giugno.
    Se  il  23  giugno  1848  era  stato  l'insurrezione  del proletariato
    rivoluzionario,  il 13  giugno  1849  fu  l'insurrezione  dei  piccoli
    borghesi  democratici,  e  ciascuna  di  queste  due  insurrezioni  fu
    l'espressione "classicamente pura" della classe che l'aveva fatta.
    Soltanto a Lione si venne a un conflitto  ostinato,  sanguinoso.  Qui,
    dove  la  borghesia  industriale  e il proletariato industriale stanno
    immediatamente faccia a  faccia,  dove  il  movimento  operaio  non  
    avvolto e determinato,  come a Parigi,  dal movimento generale,  il 13
    giugno perdette, per contraccolpo,  il suo carattere primitivo.  Nelle
    altre province dove scoppi, non prese fuoco: fu un "fulmine mancato".
    Il  13  giugno  chiude il primo "periodo di esistenza della repubblica
    costituzionale",  la  quale  aveva  raggiunta  una  propria  esistenza
    normale il 29 maggio 1849, con la riunione dell'Assemblea legislativa.
    Tutta  la durata di questo prologo  riempita dalla lotta rumorosa fra
    il partito dell'ordine e la Montagna,  fra la borghesia e  la  piccola
    borghesia,  che  invano  resiste  al  consolidamento  della repubblica
    borghese,  per la quale essa stessa aveva cospirato senza interruzione
    nel governo provvisorio e nella Commissione esecutiva, e per la quale,
    durante  le giornate di giugno,  s'era battuta fanaticamente contro il
    proletariato.  Il 13 giugno spezza la sua opposizione  e  rende  fatto
    compiuto  la  "dittatura  legislativa"  dei  monarchici  riuniti.   Da
    quest'istante l'Assemblea nazionale non   pi  che  un  "Comitato  di
    salute pubblica del partito dell'ordine".
    Parigi  aveva  messo  il  presidente,  i  ministri  e  la  maggioranza
    dell'Assemblea nazionale in stato di accusa; questi misero Parigi in
    stato d'assedio.  La Montagna aveva dichiarato la maggioranza  della
    Assemblea  legislativa  fuori  della  costituzione,  la  maggioranza
    consegn alla  Haute  Cour,  per  violazione  della  costituzione,  la
    Montagna,  e  proscrisse  tutti  coloro  che  in  essa  avevano ancora
    energia.  La Montagna venne decimata in modo da  ridurla  a  un  torso
    senza  testa e senza cuore.  La minoranza era andata sino al tentativo
    di un'"insurrezione parlamentare";  la maggioranza elev  a  legge  il
    proprio  "dispotismo  parlamentare".  Decret  un  nuovo  "regolamento
    interno",  che sopprimeva la libert della tribuna  e  autorizzava  il
    presidente  dell'Assemblea  nazionale  a punire i rappresentanti,  per
    violazione dell'ordine, con la censura,  con multe,  con la privazione
    dell'indennit,  con la temporanea espulsione,  col carcere. Sul torso
    della Montagna essa sospendeva,  invece della spada,  lo staffile.  Il
    resto   dei  deputati  della  Montagna  avrebbe  dovuto,   per  onore,
    abbandonare  in  massa  l'Assemblea.   Con  un  atto  simile   avrebbe
    affrettato  lo  scioglimento del partito dell'ordine.  Dal momento che
    nemmeno l'apparenza di un'opposizione  l'avesse  pi  tenuto  assieme,
    questo si sarebbe dovuto decomporre nei suoi elementi originari.
    Mentre  venivano spogliati della loro forza "parlamentare",  i piccoli
    borghesi  democratici  venivano  spogliati  anche  della  loro   forza
    "armata",  in  seguito  allo scioglimento dell'artiglieria di Parigi e
    delle legioni ottava,  nona e dodicesima della Guardia  nazionale.  La
    legione  dell'alta  finanza,  invece,  che  il  13  giugno  aveva dato
    l'assalto alle tipografie di Boul e di Roux fracassando i torchi, che
    aveva devastato gli  uffici  dei  giornali  repubblicani  e  arrestato
    arbitrariamente   redattori,    compositori,   tipografi,   speditori,
    fattorini,  ricevette dall'alto della tribuna dell'Assemblea nazionale
    una  incoraggiante approvazione.  Su tutta la superficie della Francia
    si  ripet  lo  scioglimento  delle  Guardie  nazionali  sospette   di
    repubblicanesimo.
    Nuova  "legge sulla stampa",  nuova "legge sulle associazioni",  nuova
    "legge sullo stato d'assedio",  le carceri  di  Parigi  riboccanti,  i
    profughi politici perseguitati,  tutti i giornali che oltrepassavano i
    limiti  del  "National"  sospesi,   Lione  e  i  cinque   dipartimenti
    circostanti   abbandonati   alle  brutali  vessazioni  del  dispotismo
    militare,  i  tribunali  onnipresenti,   l'esercito  degli  impiegati,
    epurato  gi tante volte,  ancora una volta epurato: questi furono gli
    ineluttabili  e  sempre  ricorrenti  "luoghi  comuni"  della  reazione
    vittoriosa,  i  quali,  dopo  i  massacri e le deportazioni di giugno,
    meritano di essere ricordati solo perch questa volta vennero  diretti
    non  unicamente  contro  il proletariato,  ma prima di tutto contro le
    classi medie.
    Le leggi repressive,  che rimettevano al beneplacito  del  governo  la
    proclamazione  dello stato d'assedio,  imbavagliavano ancora di pi la
    stampa e sopprimevano l'attivit legislativa dell'Assemblea  nazionale
    durante i mesi di giugno,  luglio e agosto.  Questo periodo,  per,  
    caratterizzato  non  dallo  sfruttamento  "di  fatto",   bens   dallo
    sfruttamento  "di  principio"  della  vittoria;  non  dalle  decisioni
    dell'Assemblea nazionale,  ma dalla motivazione di  queste  decisioni;
    non dalla cosa, ma dalla frase; non dalla frase, ma dall'accento e dai
    gesti  che danno vita alla frase.  L'espressione sfacciata e impudente
    di "opinioni monarchiche",  l'insulto altezzoso e sprezzante contro la
    repubblica,  le  chiacchiere  civettuole e frivole circa i progetti di
    restaurazione,  in una parola,  la violazione ostentata della "dignit
    repubblicana",   danno   a  questo  periodo  un  tono  e  un  colorito
    particolari. Viva la costituzione!, era stato il grido di guerra dei
    vinti  del  13  giugno.   I  "vincitori"  furono   dunque   svincolati
    dall'ipocrisia  del linguaggio costituzionale,  cio repubblicano.  La
    controrivoluzione aveva sottomesso l'Ungheria, l'Italia,  la Germania,
    ed  essi  credevano la restaurazione gi alle porte della Francia.  Ne
    deriv  una  vera  concorrenza  tra  i  capi  danza   delle   frazioni
    dell'ordine  nel  documentare  per  mezzo  del  "Moniteur"  il proprio
    sentimento monarchico e nel confessare i propri eventuali  peccati  d
    liberalismo   commessi  sotto  la  monarchia,   nel  farne  ammenda  e
    nell'implorarne il perdono davanti a Dio e agli  uomini.  Non  passava
    giorno  senza  che  la  rivoluzione di febbraio venisse dichiarata una
    calamit pubblica alla tribuna dell'Assemblea nazionale,  senza che un
    qualsiasi nobiluccio legittimista di provincia constatasse di non aver
    mai  riconosciuto  la  repubblica,  senza che uno dei vili disertori e
    traditori della monarchia di luglio narrasse i  postumi  atti  eroici,
    che  unicamente  la  filantropia di Luigi Filippo o altri contrattempi
    gli avevano impedito di compiere.  Ci che vi era  da  ammirare  nelle
    giornate  di febbraio non era pi la generosit del popolo vittorioso,
    bens l'abnegazione e la moderazione dei monarchici  che  gli  avevano
    permesso  di  vincere.  Un rappresentante del popolo propose che parte
    dei denari destinati a soccorrere i feriti di febbraio venisse erogata
    alle "guardie municipali",  che sole in quella giornata  avevano  bene
    meritato  dalla  patria.  Un  altro  voleva  che si decretasse al duca
    d'Orlans una statua  equestre  sulla  piazza  del  Carosello.  Thiers
    chiam la costituzione un pezzo di carta sporca.  Comparvero per turno
    alla tribuna orleanisti a fare ammenda della loro cospirazione  contro
    la  monarchia  legittima,  legittimisti  a rimproverare a se stessi di
    avere,  insorgendo contro  la  monarchia  illegittima,  affrettato  la
    caduta  della  monarchia  in generale,  Thiers che si pentiva dei suoi
    intrighi contro Mol, Mol dei suoi intrighi contro Guizot, Barrot dei
    suoi intrighi contro tutti  e  tre.  Il  grido:  Viva  la  repubblica
    socialdemocratica! venne dichiarato incostituzionale, il grido: Viva
    la repubblica!,  processato come socialdemocratico. Nell'anniversario
    della battaglia di Waterloo un  rappresentante  dichiar:  Temo  meno
    l'invasione  dei prussiani che l'entrata dei profughi rivoluzionari in
    Francia.  Ai lamenti contro il terrorismo,  organizzato a Lione e nei
    dipartimenti  attigui,  Baraguay  d'Hilliers  rispose:  Preferisco il
    terrore bianco al terrore rosso ("J'aime mieux la terreur blanche que
    la terreur rouge").  E l'Assemblea batteva le mani con  frenesia  ogni
    volta  che dalle labbra dei suoi oratori cadeva un epigramma contro la
    repubblica,  contro la rivoluzione,  contro la  costituzione,  per  la
    monarchia,  per  la  Santa  Alleanza.  Ogni  strappo  alle  pi minute
    formalit repubblicane,  ad esempio a quella di  chiamare  i  deputati
    "citoyens", entusiasmava i cavalieri dell'ordine.
    Le   elezioni   suppletive  di  Parigi  dell'8  luglio,   fatte  sotto
    l'influenza dello stato d'assedio e dell'astensione dalle urne di gran
    parte del proletariato,  la  presa  di  Roma  da  parte  dell'esercito
    francese,  l'ingresso in Roma delle eminenze rosse, con l'inquisizione
    e il terrorismo fratesco al loro seguito,  furono  nuove  vittorie  da
    aggiungere  alla vittoria di giugno e aumentarono ancor pi l'ebbrezza
    del partito dell'ordine.
    Finalmente alla met d'agosto,  i monarchici,  in parte allo scopo  di
    assistere  ai  consigli  dipartimentali  appunto allora convocati,  in
    parte  spossati  dell'orgia  di   tendenze   durata   parecchi   mesi,
    decretarono un aggiornamento di due mesi dell'Assemblea nazionale. Una
    commissione   di   venticinque  rappresentanti,   il  fior  fiore  dei
    legittimisti e degli orleanisti, un Mol,  uno Changarnier,  furono da
    essi  lasciati  a  Parigi,  con  trasparente  ironia,  in  qualit  di
    sostituti dell'Assemblea nazionale e di  "custodi  della  repubblica".
    L'ironia  era pi profonda di quel che essi sospettassero.  La storia,
    che li aveva condannati ad  aiutare  a  rovesciare  la  monarchia  che
    amavano, li destinava a conservare la repubblica che odiavano.
    Con  l'aggiornamento  dell'Assemblea legislativa "si chiude il secondo
    periodo di esistenza della repubblica costituzionale,  il suo  periodo
    di euforia monarchica".
    Lo  stato  d'assedio  di  Parigi venne nuovamente revocato,  la stampa
    ripigli  la  propria  azione.   Durante  la  sospensione  dei   fogli
    socialdemocratici,  durante il periodo della legislazione repressiva e
    delle  orge  monarchiche,  il  "Sicle",   il  vecchio  rappresentante
    letterario  dei "piccoli borghesi costituzionali monarchici",  divent
    "repubblicano",  la "Presse",  il  vecchio  portavoce  letterario  dei
    "riformisti  borghesi",   divent  "democratico",  il  "National",  il
    vecchio  organo  classico   dei   "repubblicani   borghesi",   divent
    "socialista".
    Le "societ segrete" crebbero in estensione e intensit,  a misura che
    i "clubs pubblici" diventavano impossibili.  Le "associazioni operaie"
    di mestiere,  tollerate,  come pure le corporazioni commerciali, nulle
    come valore economico,  diventarono politicamente altrettanti mezzi di
    unione  del proletariato.  Il 13 giugno aveva tolto ai diversi partiti
    semirivoluzionari le teste  ufficiali;  le  masse  superstiti  seppero
    ritrovare  la  loro  propria  testa.  I  cavalieri dell'ordine avevano
    intimidito,  profetizzando gli  orrori  della  repubblica  rossa;  gli
    eccessi   volgari,   gli   orrori  iperborei  della  controrivoluzione
    vittoriosa in Ungheria,  nel Baden,  a Roma servirono ad assolvere  la
    "repubblica rossa". E le malcontente classi intermedie della societ
    francese  incominciarono  a  preferire  le  profezie  della repubblica
    rossa, col suo terrore problematico, al terrore della monarchia rossa,
    con la sua assenza reale di ogni speranza.  Nessun socialista fece  in
    Francia  maggior  propaganda  rivoluzionaria di "Haynau" #.  "A chaque
    capacit selon ses oeuvres!"  [A  ciascuna  capacit  secondo  il  suo
    merito].
    Frattanto  Luigi  Bonaparte  approfittava  delle  ferie dell'Assemblea
    nazionale per far viaggi principeschi nelle province,  i  legittimisti
    di  sangue  pi  caldo  andavano in pellegrinaggio alla volta di Ems a
    trovare il discendente di San Luigi, e la massa dei rappresentanti del
    popolo amici dell'ordine intrigava nei consigli dipartimentali, allora
    riuniti.  Si  trattava  di  far  loro  dire  ci  che  la  maggioranza
    dell'Assemblea   nazionale  non  aveva  ancora  osato  formulare:  "la
    proposta d'urgenza  di  un'immediata  revisione  della  costituzione".
    Secondo il suo testo,  la costituzione poteva essere riveduta solo nel
    1852, da un'Assemblea nazionale convocata appositamente a tal fine. Se
    per la maggioranza dei consigli dipartimentali si  fosse  pronunciata
    in questo senso,  non avrebbe dovuto l'Assemblea nazionale sacrificare
    al voto della Francia la  verginit  della  costituzione?  L'Assemblea
    nazionale  nutriva  a  proposito  di  queste  assemblee provinciali le
    stesse speranze che le monache dell'"Henriade" di Voltaire nutrivano a
    proposito dei panduri (1).  Ma le Putifarri  dell'Assemblea  nazionale
    avevano a che fare,  salvo alcune eccezioni,  con altrettanti Giuseppi
    delle  province  (2).   L'enorme  maggioranza  non  volle  comprendere
    l'urgente  sollecitazione.   La  revisione  della  costituzione  venne
    impedita da quegli stessi strumenti che dovevano invocarla,  dai  voti
    dei  consigli  dipartimentali.  La voce della Francia,  e precisamente
    della Francia borghese,  aveva parlato,  ed aveva  parlato  contro  la
    revisione.
    Al  principio  di ottobre,  l'Assemblea nazionale legislativa si adun
    nuovamente - "tantum mutatus ab illo!" [come era diversa da  allora!].
    La  sua  fisionomia era completamente cambiata.  L'inaspettato rigetto
    della  revisione  da  parte  dei   consigli   dipartimentali   l'aveva
    richiamata  entro  i  limiti  della costituzione e le aveva mostrato i
    limiti della durata della  propria  esistenza.  Gli  orleanisti  erano
    diventati  diffidenti  in  seguito ai pellegrinaggi dei legittimisti a
    Ems,  i legittimisti nutrivano sospetti a causa delle trattative degli
    orleanisti con Londra.  I giornali delle due frazioni avevano soffiato
    nel fuoco e pesato i titoli reciproci dei loro pretendenti. Orleanisti
    e  legittimisti  insieme   erano   esacerbati   dagli   intrighi   dei
    bonapartisti,  che  si  manifestavano  nei  viaggi  principeschi,  nei
    tentativi pi o meno trasparenti del presidente  di  emanciparsi,  nel
    linguaggio  altezzoso  delle  gazzette  bonapartiste.  Luigi Bonaparte
    serbava rancore a un'Assemblea  nazionale  che  considerava  legittima
    solamente  la  cospirazione legittimista e orleanista e a un ministero
    che lo tradiva continuamente in favore di  quell'Assemblea  nazionale.
    Il ministero, infine, era scisso nel suo stesso seno a proposito della
    politica  romana  e  dell'"imposta  sul reddito" proposta dal ministro
    "Passy" e denunciata dai conservatori come socialista.
    Una  delle  prime  proposte  del  ministero  Barrot  alla  Legislativa
    riconvocata  fu  la  richiesta  di  un credito di 300 mila franchi per
    pagamento dell'assegno vedovile della "duchessa d'Orlans" (3).
    L'Assemblea nazionale l'approv,  aggiungendo  nel  libro  del  debito
    della  nazione francese una somma di sette milioni di franchi.  Mentre
    cos Luigi Filippo continuava,  con  successo,  a  far  la  parte  del
    pauvre  honteux,  del  mendicante vergognoso,  n il ministero osava
    proporre l'aumento dell'assegno a Bonaparte,  n l'Assemblea  sembrava
    proclive  a  concederlo.  E  Luigi  Bonaparte oscillava,  come sempre,
    davanti al dilemma: Aut Caesar aut Clichy!.
    La seconda richiesta di credito del  ministero,  di  nove  milioni  di
    franchi per le spese della spedizione romana,  aument la tensione tra
    Bonaparte da un lato e i ministri e l'Assemblea nazionale  dall'altro.
    Luigi Bonaparte aveva fatto inserire nel "Moniteur" una lettera al suo
    ufficiale  d'ordinanza  Edgar  Ney,  nella  quale impegnava il governo
    papale a dar garanzie costituzionali.  Dal canto  suo  il  papa  aveva
    emanato  un "motu proprio",  in cui respingeva qualsiasi limitazione
    del suo potere restaurato.  La  lettera  di  Bonaparte  sollevava  con
    voluta indiscrezione la tenda del suo gabinetto, per esporre se stesso
    agli  sguardi  della galleria come un genio benevolo,  ma incompreso e
    incatenato in casa propria.  Non era la prima volta che egli civettava
    coi furtivi colpi d'ala di un'anima libera. "Thiers", relatore della
    commissione,  ignor  completamente  il  colpo d'ala di Bonaparte e si
    limit a tradurre in francese l'allocuzione papale.  Non il ministero,
    ma  "Victor  Hugo"  cerc  di  salvare il presidente con un ordine del
    giorno in  cui  l'Assemblea  nazionale  avrebbe  dovuto  esprimere  il
    proprio  consenso  alla  lettera  di Napoleone.  "Allons donc!  Allons
    donc!" [Ma andiamo!] - fu l'esclamazione irriverentemente frivola, con
    cui la maggioranza seppell la  proposta  di  Hugo.  La  politica  del
    presidente?  La lettera del presidente?  il presidente stesso? "Allons
    donc!  Allons donc!" Chi diavolo piglia  mai  monsieur  Bonaparte  sul
    serio?  Credete  voi,  monsieur Victor Hugo,  che noi crediamo che voi
    crediate al presidente? "Allons donc! Allons donc!".
    Finalmente la rottura fra  Bonaparte  e  l'Assemblea  nazionale  venne
    affrettata  dalla  discussione  sul  "richiamo  degli  Orlans  e  dei
    Borboni".  In mancanza del ministero,  il cugino  del  presidente,  il
    figlio dell'ex re di Vestfalia,  aveva presentato questa proposta, che
    a null'altro mirava se non ad abbassare i pretendenti  legittimisti  e
    orleanisti  allo  stesso livello o,  meglio ancora,  al "di sotto" del
    pretendente bonapartista,  che almeno stava di fatto  al  sommo  dello
    Stato.
    Napoleone  Bonaparte ebbe sufficiente irriverenza per conglobare in un
    solo e medesimo progetto il "richiamo delle famiglie reali  espulse  e
    l'amnistia degli insorti di giugno".  L'indignazione della maggioranza
    lo costrinse a fare ammenda immediata di questa  insolente  confusione
    della  santit  e  dell'infamia,  delle  razze  reali  e  della  genia
    proletaria,  delle stelle fisse della societ e dei suoi fuochi fatui,
    e  ad  attribuire  a  ciascuna  delle  due  proposte  il  rango che le
    spettava.  La maggioranza  respinse  con  energia  il  richiamo  delle
    famiglie reali, e "Berryer", il Demostene dei legittimisti, non lasci
    sussistere  dubbio  sul  significato  di questo voto.  La degradazione
    borghese dei pretendenti:  questo a cui si mira! Li si vuol spogliare
    dell'aureola,  dell'unica maest che sia loro rimasta,  della  "maest
    dell'esilio"! Che cosa si penserebbe, esclam Berryer, di quello tra i
    pretendenti  che,  dimentico  della  sua  illustre origine,  venisse a
    vivere qui da semplice cittadino!  Non si  poteva  dire  in  modo  pi
    chiaro  a  Luigi  Bonaparte  che  la  sua presenza non gli aveva fatto
    guadagnare nulla,  che se i monarchici coalizzati avevano  bisogno  di
    lui  in Francia come di "uomo neutrale" sullo scanno presidenziale,  i
    pretendenti seri alla corona dovevano restare sottratti  agli  sguardi
    profani dalla nebbia dell'esilio.
    Il  primo  novembre  Luigi Bonaparte rispose all'Assemblea legislativa
    con un messaggio che  notificava,  in  termini  abbastanza  aspri,  il
    congedo del ministero Barrot e la formazione di un nuovo ministero. Il
    ministero  Barrot-Falloux  era  stato  il  ministero  della coalizione
    monarchica,  il ministero d'Hautpoul fu  il  ministero  di  Bonaparte,
    l'organo del presidente contro l'Assemblea legislativa,  il ministero
    dei commessi.
    Bonaparte non era pi il semplice  "uomo  neutrale"  del  10  dicembre
    1848. Il possesso del potere esecutivo aveva raggruppato intorno a lui
    una  serie  di  interessi;  la  lotta  contro l'anarchia aveva persino
    costretto il partito dell'ordine ad accrescere la sua influenza,  e se
    egli,  Bonaparte, "non" era "pi" popolare, il partito dell'ordine era
    "impopolare".  Quanto agli orleanisti e ai  legittimisti,  non  poteva
    egli  sperare,  grazie  alla  loro  rivalit  e  alla necessit di una
    restaurazione monarchica purchessia,  di costringerli a riconoscere il
    "pretendente neutrale"?
    Dal  primo  novembre  1849  data  il  terzo periodo di esistenza della
    repubblica costituzionale,  periodo che si chiude col 10  marzo  1850.
    Non   incomincia   soltanto   il   gioco  regolare  delle  istituzioni
    costituzionali,  tanto ammirato da  Guizot,  la  bega  tra  il  potere
    esecutivo   e   il   legislativo:   ma  di  fronte  alle  velleit  di
    restaurazione  degli  orleanisti  e  legittimisti  riuniti,  Bonaparte
    difende  il titolo del suo potere di fatto,  la repubblica;  di fronte
    alle velleit di Bonaparte,  il partito dell'ordine difende il  titolo
    del suo dominio collettivo, la repubblica; di fronte agli orleanisti i
    legittimisti  e  di fronte ai legittimisti gli orleanisti difendono lo
    "status  quo",  la  repubblica.  Tutte  queste  frazioni  del  partito
    dell'ordine  di  cui  ciascuna  ha in petto il proprio re e la propria
    restaurazione,  fanno valere a vicenda,  di fronte  alle  velleit  di
    usurpazione  e  di  supremazia dei loro rivali,  il dominio collettivo
    della borghesia,  la forma entro  cui  le  rivendicazioni  particolari
    rimangono neutralizzate e riservate: "la repubblica".
    Come Kant fa della repubblica, come unica forma razionale dello Stato,
    un postulato della ragion pratica,  la cui realizzazione non verr mai
    raggiunta,  ma il  cui  raggiungimento  si  deve  continuamente  tener
    presente  tendendo  ad  esso  come a un fine,  cos considerano questi
    monarchici "la monarchia".
    Cos la repubblica costituzionale,  uscita dalle mani dei repubblicani
    borghesi  come  vuota  formula  ideologica,  diventava  nelle mani dei
    monarchici coalizzati una forma piena di contenuto e di vita. E Thiers
    diceva il vero ben pi che egli  non  sospettasse,  quando  esclamava:
    Siamo    noi    monarchici   i   veri   sostegni   della   repubblica
    costituzionale.
    La caduta del ministero della coalizione,  l'avvento del ministero dei
    commessi ha anche un altro significato.  Il suo ministro delle finanze
    si  chiamava  "Fould".   Fould  ministro  delle  finanze  voleva  dire
    l'abbandono  ufficiale  della ricchezza nazionale francese alla Borsa,
    voleva dire gestione del patrimonio dello Stato per mezzo della  Borsa
    e nell'interesse della Borsa.  Con la nomina di Fould,  l'aristocrazia
    finanziaria annunciava  nel  "Moniteur"  la  propria  restaurazione  h
    Questa  restaurazione  era  il  completamento  necessario  delle altre
    restaurazioni,  che formano  altrettanti  anelli  nella  catena  della
    repubblica costituzionale.
    Luigi  Filippo non aveva mai osato fare ministro delle finanze un vero
    "loup cervier" (lupo di Borsa).  Come la sua monarchia era l'etichetta
    ideale  per  il  dominio  dell'alta  borghesia,   cos  gli  interessi
    privilegiati   dovevano,    nei   suoi   ministeri,    portare    nomi
    ideologicamente  disinteressati.  Fu la repubblica borghese che spinse
    dappertutto  in  primo  piano  ci  che  le  diverse   monarchie,   la
    legittimista come l'orleanista,  avevano tenuto nascosto nello sfondo.
    Essa fece scendere sulla terra ci che quelle avevano messo nei cieli.
    Al posto dei nomi  dei  santi,  pose  i  nomi  propri  borghesi  degli
    interessi dominanti di classe.
    Tutta la nostra esposizione ha mostrato come la repubblica,  a partire
    dal primo giorno della sua esistenza, non abbattesse,  ma consolidasse
    l'aristocrazia  finanziaria.  Ma  le  concessioni  che  si  facevano a
    quest'ultima  erano  un  destino  a  cui  si  sottometteva,  senza  il
    proposito  di  suscitarlo.  Con Fould l'iniziativa del governo torn a
    cadere nelle mani dell'aristocrazia finanziaria.
    Si  chieder  come  la  borghesia  coalizzata  potesse  sopportare   e
    tollerare  il  dominio  della finanza che sotto Luigi Filippo riposava
    sull'esclusione  e  sulla  subordinazione  delle   restanti   frazioni
    borghesi.
    La risposta  semplice.
    Anzitutto   l'aristocrazia  finanziaria  stessa  forma  una  parte  di
    importanza preponderante della coalizione monarchica,  il  cui  potere
    governativo  collettivo si chiama repubblica.  Non sono forse i capi e
    le  capacit  degli  orleanisti  gli  antichi   alleati   e   complici
    dell'aristocrazia finanziaria?  Ed essa stessa non  forse la "falange
    aurea" dell'orleanismo? Per ci che riguarda i legittimisti, gi sotto
    Luigi Filippo essi avevano praticamente preso parte a  tutte  le  orge
    delle  speculazioni  delle Borse,  delle miniere e delle ferrovie.  In
    generale il legame della grande propriet fondiaria con l'alta finanza
     un "fatto normale".  Ne  prova "l'Inghilterra",  ne  prova persino
    "l'Austria".
    In un paese come la Francia,  dove l'entit della produzione nazionale
     enormemente inferiore  all'entit  del  debito  nazionale,  dove  la
    rendita  dello  Stato  costituisce  l'oggetto  pi ragguardevole della
    speculazione e la  Borsa  il  mercato  principale  per  l'impiego  del
    capitale  che  voglia  essere  utilizzato in modo improduttivo,  in un
    paese siffatto una massa innumerevole di  gente  di  tutte  le  classi
    borghesi o semiborghesi deve essere interessata al debito dello Stato,
    al gioco di Borsa,  alla finanza. Tutti questi partecipanti subalterni
    non trovano essi i loro naturali appoggi e i loro capi nella  frazione
    che  difende  questi interessi nella misura pi colossale,  nella loro
    totalit?
    Qual  la causa del fatto che il patrimonio  dello  Stato  cade  nelle
    mani  dell'alta  finanza?  E'  l'indebitamento continuamente crescente
    dello Stato. E quale  la causa dell'indebitamento dello Stato?  E' la
    permanente  eccedenza delle sue spese sulle sue entrate,  sproporzione
    che  nello stesso tempo la causa e l'effetto del sistema dei prestiti
    di Stato.
    Per sfuggire a questo  indebitamento  lo  Stato  deve  o  limitare  le
    proprie  spese,  cio  semplificare l'organismo governativo,  ridurlo,
    governare il  meno  possibile,  impiegare  meno  personale  possibile,
    entrare il meno possibile in rapporto con la societ borghese.  Questa
    via era impossibile  per  il  partito  dell'ordine,  i  cui  mezzi  di
    repressione,  il  cui intervento ufficiale a nome dello Stato,  la cui
    onnipresenza a mezzo di organi dello Stato,  dovevano  necessariamente
    aumentare  a  misura  che  da  un  maggior  numero  di  punti venivano
    minacciati il suo dominio e  le  condizioni  di  esistenza  della  sua
    classe.  Non  si  pu  diminuire  la  gendarmeria  nella misura in cui
    aumentano gli attacchi alle persone e alla propriet.
    Oppure lo Stato deve cercare di evitare  i  debiti  e  arrivare  a  un
    momentaneo,  ma  transitorio  equilibrio del bilancio,  facendo pesare
    "imposte straordinarie" sulle spalle  delle  classi  pi  ricche.  Per
    sottrarre  la  ricchezza  nazionale allo sfruttamento della Borsa,  il
    partito dell'ordine avrebbe dovuto sacrificare  la  propria  ricchezza
    sull'altare della patria? "Pas si bte!" [Mica cos stupido!]
    Senza  un  rivolgimento totale dello Stato francese,  dunque,  non era
    possibile nessun rivolgimento del bilancio dello Stato  francese.  Con
    questo  bilancio  l'indebitamento  dello Stato  una necessit,  e con
    l'indebitamento dello Stato  una necessit il dominio  del  commercio
    dei  debiti  dello  Stato,  il dominio dei creditori dello Stato,  dei
    banchieri, dei cambiavalute,  dei lupi della Borsa.  Solo una frazione
    del  partito  dell'ordine  aveva  preso parte diretta all'abbattimento
    dell'aristocrazia finanziaria;  gli "industriali".  Non  parliamo  dei
    medi, dei piccoli industriali: parliamo dei principi della fabbrica, i
    quali   sotto   Luigi   Filippo  avevano  costituito  una  larga  base
    dell'opposizione dinastica.  Il loro interesse consiste  indubbiamente
    nella  diminuzione  dei costi di produzione,  dunque nella diminuzione
    delle imposte che entrano nella produzione; cio nella diminuzione dei
    debiti dello Stato, i cui interessi si trasformano nelle imposte; cio
    nell'abbattimento dell'aristocrazia finanziaria.
    In Inghilterra - e i pi  grandi  industriali  francesi  sono  piccoli
    borghesi  in  confronto coi loro rivali inglesi - troviamo davvero gli
    industriali, un Cobden, un Bright, alla testa della crociata contro la
    banca e l'aristocrazia di Borsa. Perch non in Francia? In Inghilterra
    domina  l'industria,   in  Francia   l'agricoltura.   In   Inghilterra
    l'industria  ha bisogno del "free trade" [libero scambio],  in Francia
    del dazio protettivo,  del  monopolio  nazionale  accanto  agli  altri
    monopoli.  L'industria  francese  non  domina  la produzione francese;
    perci gli industriali francesi non dominano  la  borghesia  francese.
    Per  far  trionfare  i  loro  interessi contro le altre frazioni della
    borghesia, essi non possono, come gli inglesi, mettersi alla testa del
    movimento e in pari tempo spingere all'estremo  i  loro  interessi  di
    classe;  devono  mettersi  alla  coda  della rivoluzione e servire gli
    interessi che sono in contrasto con gli  interessi  complessivi  della
    loro  classe.  In  febbraio  non  avevano  compreso la loro posizione;
    febbraio li rese accorti .  E chi  pi direttamente minacciato  dagli
    operai  che  il  datore  di lavoro,  il capitalista industriale?  Cos
    accadde necessariamente che  l'industriale  divenisse  in  Francia  un
    membro dei pi fanatici del partito dell'ordine.  La riduzione del suo
    "profitto" per opera della finanza,  "che cosa  mai in confronto  con
    l'abolizione del profitto per opera del proletariato"?
    In Francia il piccolo borghese fa ci che dovrebbe normalmente fare il
    borghese  industriale;  l'operaio  fa  ci  che normalmente sarebbe il
    compito del piccolo  borghese;  e  il  compito  dell'operaio,  chi  lo
    assolve?  Nessuno.  In  Francia  non viene assolto,  viene proclamato.
    Questo compito non viene assolto in nessun luogo entro i limiti  della
    nazione;  la guerra di classe in seno alla societ francese si allarga
    in una guerra  mondiale,  in  cui  le  nazioni  muovono  l'una  contro
    l'altra.  Quel  compito  non  incomincer  a essere assolto se non nel
    momento in cui da una guerra mondiale il proletariato sar spinto alla
    testa  del  popolo  che  domina  il  mercato  mondiale,   alla   testa
    dell'Inghilterra.  La  rivoluzione  che  quivi  trover non gi la sua
    fine, bens il suo inizio di organizzazione,  non sar una rivoluzione
    di  breve respiro.  L'attuale generazione rassomiglia agli ebrei,  che
    Mos condusse attraverso il deserto. Non solamente deve conquistare un
    nuovo mondo: deve perire,  per far posto agli uomini nati per un nuovo
    mondo.
    Ma ritorniamo a Fould.
    Il  14  novembre 1849 Fould sal alla tribuna dell'Assemblea nazionale
    ed espose il suo sistema finanziario:  apologia  del  vecchio  sistema
    fiscale!  Mantenimento dell'imposta sul vino!  Ritiro dell'imposta sul
    reddito di Passy.
    Neanche Passy era un rivoluzionario: era un vecchio ministro di  Luigi
    Filippo.  Apparteneva  ai  puritani  della  forza  di Dufaure e ai pi
    intimi confidenti  di  Teste,  capro  espiatorio  della  monarchia  di
    luglio.  Anche  Passy  aveva  lodato  il  vecchio  sistema  fiscale  e
    raccomandato  il  mantenimento  dell'imposta  sul  vino,   ma   aveva,
    contemporaneamente,  strappato il velo al disavanzo dello Stato.  Egli
    aveva dimostrato la necessit di una nuova imposta,  dell'imposta  sul
    reddito,  ove  non  si volesse la bancarotta dello Stato.  Fould,  che
    aveva  raccomandato  a  Ledru-Rollin  la   bancarotta   dello   Stato,
    raccomand alla Legislatura il disavanzo dello Stato. Promise economie
    il  cui  mistero  fu pi tardi rivelato nella diminuzione delle spese,
    per esempio,  per circa sessanta milioni  e  nell'aumento  del  debito
    fluttuante   per  circa  duecento  milioni  -  giuochi  di  bussolotti
    nell'aggruppare le cifre e nell'esporre  la  resa  dei  conti,  e  che
    concludevano tutti, in definitiva, con nuovi prestiti.
    Sotto  Fould  l'aristocrazia  finanziaria naturalmente non ag accanto
    alle restanti frazioni borghesi rivali in modo cos  svergognato  come
    sotto Luigi Filippo. Ma il sistema era lo stesso: continuo aumento dei
    debiti,  dissimulazione del disavanzo.  E col tempo,  poi,  il vecchio
    banditismo di Borsa si sfog ancora pi liberamente. Ne fanno prova la
    legge sulla ferrovia  di  Avignone,  le  misteriose  oscillazioni  dei
    valori  di  Stato di cui per un momento parl tutta Parigi,  infine le
    disgraziate speculazioni di Fould e di Bonaparte sulle elezioni del 10
    marzo
    Con  la  restaurazione  ufficiale  dell'aristocrazia  finanziaria,  il
    popolo francese doveva presto trovarsi davanti a un nuovo 24 febbraio.
    La Costituente,  in un accesso di misantropia contro la propria erede,
    aveva abolito l'imposta sul vino per  l'anno  del  Signore  1850.  Con
    l'abolizione  di  vecchie imposte non si potevano pagare debiti nuovi.
    "Crton",  un cretino  del  partito  dell'ordine,  aveva  proposto  il
    mantenimento  dell'imposta  sul  vino  ancor  prima dell'aggiornamento
    dell'Assemblea legislativa. Questa proposta venne raccolta da Fould in
    nome del ministero bonapartista,  e il 20 dicembre 1849,  anniversario
    della  proclamazione  di  Bonaparte,  l'Assemblea nazionale decret il
    "ristabilimento dell'imposta sul vino".
    Il  primo  oratore  a  favore  di  questo  ristabilimento  non  fu  un
    finanziere,   ma   il  capo  dei  gesuiti,   "Montalembert".   Il  suo
    ragionamento fu di una semplicit  stringente:  l'imposta    il  seno
    materno a cui il governo si disseta.  Ma il governo  tutt'uno con gli
    strumenti  della  repressione,  con  gli  organi  dell'autorit,   con
    l'esercito,  con  la  polizia,  con  gli impiegati,  coi giudici,  coi
    ministri,  coi "preti".  L'attacco contro l'imposta  l'attacco  degli
    anarchici contro le sentinelle dell'ordine che difendono la produzione
    materiale  e  intellettuale  della  societ borghese dagli assalti dei
    vandali proletari. L'imposta  il quinto dio,  accanto alla propriet,
    alla  famiglia,  all'ordine  e alla religione.  E l'imposta sul vino 
    indiscutibilmente una imposta e,  per giunta,  una imposta  per  nulla
    volgare,  ma d'antica tradizione, di spirito monarchico, rispettabile.
    "Vive l'impt des boissons!  Three cheers and one cheer more!" [Evviva
    l'imposta sulle bevande! Tre evviva ed ancora un evviva!].
    Il contadino francese,  quando vuole rappresentarsi il diavolo,  se lo
    rappresenta coi tratti dell'esattore delle  imposte.  Dall'istante  in
    cui  Montalembert  ebbe elevato a Dio l'imposta,  il contadino divenne
    senza  Dio,  ateo,   e  si  gett  nelle  braccia  del  diavolo,   del
    "socialismo".  La  religione  dell'ordine  l'aveva  preso  a gabbo,  i
    gesuiti preso a gabbo,  Bonaparte preso a gabbo.  Il 20 dicembre  1849
    aveva compromesso irrimediabilmente il 20 dicembre 1848. Il nipote di
    suo  zio  non  era  il  primo  della  sua  famiglia  che  era battuto
    dall'imposta  sul  vino,   da  questa  imposta   la   quale,   secondo
    l'espressione di Montalembert,  il barometro che annuncia le tempeste
    della rivoluzione.  Il vero, il grande Napoleone dichiar a Sant'Elena
    che il ristabilimento dell'imposta sul vino aveva contribuito alla sua
    caduta, pi di ogni altra causa, perch gli aveva alienato i contadini
    della Francia meridionale.  Oggetto preferito dell'odio  popolare  gi
    sotto  Luigi  Quattordicesimo (vedi gli scritti di Boisguillebert e di
    Vauban),   abolita  dalla   prima   rivoluzione,   Napoleone   l'aveva
    ripristinata nel 1808, modificandone la forma. Quando la Restaurazione
    entr in Francia,  trottavano davanti ad essa non solo i cosacchi,  ma
    altres  le  promesse  di  abolizione  dell'imposta   sul   vino.   La
    "gentilhommerie" [nobilt] naturalmente non aveva bisogno di mantenere
    la  parola  alla  "gens  taillable    merci  et  misricorde"  [gente
    tassabile senza piet n misericordia].  Il 1830 promise  l'abolizione
    dell'imposta sul vino.  Non era nel suo stile di fare ci che diceva e
    di dire ci che faceva.  Il 1848 promise l'abolizione dell'imposta sul
    vino  come aveva promesso tutto il resto.  La Costituente infine,  che
    nulla  aveva  promesso,   aveva  lasciato,   come  si    detto,   una
    disposizione  testamentaria  secondo  cui  l'imposta  sul  vino doveva
    scomparire il primo gennaio 1850.  E proprio dieci  giorni  prima  del
    primo gennaio 1850 la Legislativa la rimetteva in vigore,  cos che il
    popolo le dava continuamente la caccia, e quando l'aveva gettata fuori
    dalla porta la rivedeva rientrare dalla finestra.
    L'odio popolare contro l'imposta sul vino si spiega col fatto che essa
    riunisce in s  tutti  gli  elementi  odiosi  del  sistema  tributario
    francese.  Il  modo  della sua riscossione  odioso,  aristocratico il
    modo  della  sua   ripartizione,   essendo   eguali   le   percentuali
    dell'imposta  per i vini pi comuni e per i pi costosi.  Essa aumenta
    dunque in ragione  geometrica  in  rapporto  con  la  diminuzione  del
    patrimonio  dei  consumatori:   un'imposta progressiva alla rovescia.
    Essa provoca quindi  in  modo  diretto  l'avvelenamento  delle  classi
    lavoratrici, come premio dell'adulterazione e contraffazione dei vini.
    Essa diminuisce il consumo mentre eleva "octrois" [dazi] alle porte di
    tutte  le citt al di sopra di 4000 abitanti,  trasformando ogni citt
    in un paese straniero con dazi protettivi contro il vino  francese.  I
    grandi commercianti di vino,  ma pi ancora i piccoli, i "marchands de
    vins",  le osterie,  il cui guadagno dipende direttamente dal  consumo
    del vino, sono altrettanti avversari dichiarati dell'imposta sul vino.
    E  finalmente,  poich  fa  diminuire  il consumo,  l'imposta sul vino
    toglie alla produzione il  mercato  di  smercio.  Mentre  toglie  agli
    operai  della  citt  la  possibilit  di  pagare  il vino,  toglie ai
    viticultori la  possibilit  di  venderlo.  E  la  Francia  conta  una
    popolazione viticola di circa 12 milioni.  Si concepisce quindi l'odio
    del popolo in generale,  si concepisce in particolar modo il fanatismo
    dei  contadini  contro  l'imposta  sul  vino.  Si aggiunga che nel suo
    ristabilimento questi non vedevano un avvenimento isolato,  pi o meno
    accidentale.  I  contadini  hanno un genere di tradizione storica loro
    particolare, che passa per eredit di padre in figlio; ora,  in questa
    scuola  di  storia si andava borbottando che ogni governo,  fino a che
    vuole ingannare i contadini,  promette l'abolizione  dell'imposta  sul
    vino,  e non appena ingannati i contadini,  mantiene oppure rimette in
    vigore  l'imposta  sul  vino.   Nell'imposta  sul  vino  il  contadino
    riconosce  il sapore del governo,  la sua tendenza.  Il ristabilimento
    dell'imposta sul vino il 20 dicembre significava: "Luigi  Bonaparte  
    come  gli  altri";  senonch  egli  non  era  come  gli altri: era una
    "invenzione dei contadini", i quali coi milioni di firme che coprivano
    le petizioni contro l'imposta sul vino, ritirarono i voti dati un anno
    prima al nipote di suo zio.
    La popolazione della campagna,  cio  pi  di  due  terzi  dell'intera
    popolazione francese,  composta in massima parte di cosiddetti liberi
    "proprietari fondiari".  La prima generazione,  liberata gratuitamente
    dai pesi feudali dalla rivoluzione del 1789,  non aveva pagato  prezzo
    alcuno  per  la  terra.  Ma le generazioni successive pagarono,  sotto
    forma di "prezzo del terreno",  ci  che  i  loro  antenati  semiservi
    avevano  pagato  sotto  forma  di rendita,  di decime,  di prestazioni
    personali, eccetera.  Quanto pi da una parte cresceva la popolazione,
    quanto pi dall'altra parte aumentava la divisione della terra,  tanto
    pi rincarava il prezzo dell'appezzamento,  perch diventando esso pi
    piccolo ne aumentava la domanda.  Ma nella proporzione in cui si elev
    il prezzo pagato dal contadino per  l'appezzamento,  sia  comperandolo
    direttamente,  sia facendoselo contare come capitale dai suoi coeredi,
    nella stessa proporzione si elev necessariamente l'"indebitamento del
    contadino",  cio l'"ipoteca".  Il titolo di credito  sulla  terra  si
    chiama infatti ipoteca,  cedola di pegno sul terreno.  Come sui poderi
    medioevali si accumulavano i privilegi,  cos sui moderni appezzamenti
    le "ipoteche".  D'altro canto, nel sistema particellare la terra  per
    i suoi proprietari un semplice "strumento di produzione".  Ora,  nella
    stessa  misura  in  cui  il terreno viene suddiviso,  ne diminuisce la
    fertilit. L'applicazione delle macchine alla terra,  la divisione del
    lavoro,  i  grandi lavori di bonifica del terreno,  quali l'impiego di
    canali di scarico e  d'irrigazione  e  simili,  diventano  sempre  pi
    impossibili,   mentre   le   "spese  morte"  di  coltura  crescono  in
    proporzione della divisione  dello  strumento  stesso  di  produzione.
    Tutto    questo,    prescindendo   dal   fatto   che   il   possessore
    dell'appezzamento possegga o non  possegga  capitale.  Ma  quanto  pi
    cresce  la  divisione,  tanto  pi il podere forma,  con le sue misere
    scorte, l'unico capitale del contadino particellare, tanto pi viene a
    ridursi il capitale investito nel terreno, tanto pi vengono a mancare
    al contadino  terra,  denaro  e  cultura  per  applicare  i  progressi
    dell'agronomia,  e tanto pi la coltivazione delle terre va deperendo.
    Infine l'"entrata netta"  diminuisce  nell'egual  proporzione  in  cui
    aumenta  il "consumo lordo",  e in cui l'intera famiglia del contadino
    per lo stesso possesso della terra viene esclusa da altre occupazioni,
    senza che tuttavia ne ritragga tanto da vivere.
    Nella stessa misura,  dunque,  in cui la popolazione  e  con  essa  la
    divisione del suolo e del sottosuolo aumentano,  "rincara lo strumento
    di produzione",  la terra,  e  ne  diminuisce  la  "fertilit,  decade
    l'agricoltura  e  il  contadino  si  indebita".  E ci che era effetto
    diventa,  a sua volta,  causa.  Ogni generazione ne lascia dietro a s
    un'altra   pi   indebitata,   ogni  nuova  generazione  incomincia  a
    condizioni  pi   sfavorevoli   e   pesanti,   l'ipotecamento   genera
    l'ipotecamento,  e  quando  al contadino viene tolta la possibilit di
    offrire nel suo appezzamento un pegno  per  "nuovi  debiti",  cio  di
    gravarlo  di  nuove  ipoteche,   egli  cade  direttamente  nelle  mani
    dell'usuraio e di tanto pi enormi diventano gli "interessi usurari".
    Cos  avvenuto che il contadino francese,  sotto forma di "interessi"
    per  le  "ipoteche" vincolanti la terra,  sotto forma di interessi per
    "anticipazioni  dell'usuraio  non  garantite  da  ipoteca",   cede  al
    capitalista  non  solo  la  rendita  fondiaria,  non  solo il profitto
    industriale (4), non solo,  in una parola,  "tutto il guadagno" netto,
    ma  persino  "una  parte del salario del lavoro",  e cos precipita al
    livello del "fittavolo irlandese";  e tutto ci sotto il  pretesto  di
    essere "proprietario privato".
    Questo  processo    stato  accelerato in Francia dal sempre crescente
    "peso delle imposte" e delle "spese giudiziarie",  richieste in  parte
    direttamente  dalle  formalit  stesse di cui la legislazione francese
    circonda la propriet fondiaria, in parte dagli innumerevoli conflitti
    che nascono  dalla  molteplicit  e  dall'intreccio  dei  confini  dei
    piccoli fondi,  in parte dalla smania di litigio dei contadini,  per i
    quali il godimento della propriet si riduce  a  far  valere  in  modo
    fanatico la propriet apparente, di "diritto di propriet".
    Secondo  un'esposizione  statistica  del  1840,  il prodotto lordo del
    suolo francese ammontava a 5 miliardi 237.178.000  franchi.  Ne  vanno
    dedotti 3.552.000.000 di franchi per spese di lavorazione,  incluso il
    consumo degli  uomini  che  lavorano.  Rimane  un  prodotto  netto  di
    1.685.178.000  franchi,  da  cui  bisogna  sottrarre  550  milioni per
    interessi ipotecari,  100 milioni per  i  funzionari  giudiziari,  350
    milioni  di  imposte e 107 milioni di diritto di registro,  diritto di
    bollo, tasse ipotecarie, eccetera.  Rimane la terza parte del prodotto
    netto,  578 milioni;  ripartito per capi sulla popolazione, nemmeno 25
    franchi di prodotto netto.  In questo calcolo  non  sono  naturalmente
    contemplate  n  l'usura  extra-ipotecaria  n  le spese per avvocati,
    eccetera.
    Si comprende quale fu la situazione dei contadini francesi,  quando la
    repubblica ebbe aggiunto loro ancora nuovi pesi oltre gli antichi.  Si
    vede che  il  loro  sfruttamento  differisce  dallo  sfruttamento  del
    proletariato industriale ormai soltanto per la "forma". Lo sfruttatore
      il  medesimo:  il  "capitale".  I  singoli  capitalisti sfruttano i
    contadini  singoli  con  l'"ipoteca"  e  con  l'"usura",   la   classe
    capitalista  sfrutta la classe dei contadini con l'"imposta di Stato".
    Il titolo di propriet  del  contadino    il  talismano  con  cui  il
    capitale  ha potuto finora affascinarlo,  il pretesto col quale finora
    lo ha aizzato contro il proletario industriale.  Solo  la  caduta  del
    capitale   pu   far   rialzare   il   contadino;   solo   un  governo
    anticapitalista, proletario, pu spezzare la sua miseria economica, il
    suo degradamento sociale.  La "repubblica costituzionale" non  che la
    dittatura    dei    suoi    sfruttatori    riuniti;    la   repubblica
    "socialdemocratica",  la repubblica "rossa",   la dittatura dei  suoi
    alleati.  E  la bilancia sale o scende,  in proporzione ai voti che il
    contadino getta nell'urna elettorale. A lui stesso spetta decidere del
    suo destino.  Cos parlavano i socialisti in opuscoli,  in almanacchi,
    in  calendari,  in  pubblicazioni  d'ogni  genere.  Questo  linguaggio
    diventava pi comprensibile al contadino grazie agli scritti  contrari
    del partito dell'ordine,  che a sua volta si indirizzava a lui,  e con
    le rozze esagerazioni, con l'interpretazione e con la rappresentazione
    brutale degli intendimenti e dei concetti dei socialisti,  trovava  il
    vero  tono adatto al contadino,  eccitando la sua cupidigia del frutto
    proibito.  Nel modo pi comprensibile per parlava l'esperienza stessa
    fatta  dalla classe dei contadini coll'uso del diritto di voto e colle
    delusioni  che  cadevano  sopra  di  essa,  l'una  dopo  l'altra,  con
    precipitazione  rivoluzionaria.  "Le  rivoluzioni  sono  le locomotive
    della storia".
    Il rivolgimento  graduale  dei  contadini  si  manifest  con  diversi
    sintomi.   Esso   era  gi  apparso  nelle  elezioni  per  l'Assemblea
    legislativa, era apparso nello stato d'assedio dei cinque dipartimenti
    contigui  a  Lione,  era  apparso  qualche  mese  dopo  il  13  giugno
    nell'elezione  di un montagnardo al posto del vecchio presidente della
    "Chambre introuvable" (5) nel dipartimento della Gironda,  era apparso
    il  20  dicembre  1849  nella  elezione  di  un  rosso al posto d'un
    deputato legittimista  defunto  nel  dipartimento  del  "Gard",  terra
    promessa dei legittimisti,  teatro delle pi orribili infamie contro i
    repubblicani nel 1794 e 1795, centro della "terreur blanche" del 1815,
    ove liberali e  protestanti  erano  stati  pubblicamente  assassinati.
    Questo  rivoluzionamento della classe pi stazionaria si manifest nel
    modo pi evidente dopo il ristabilimento  dell'imposta  sul  vino.  Le
    misure  e  le  leggi del governo durante il gennaio e il febbraio 1850
    sono  quasi  esclusivamente  dirette  contro  i  "dipartimenti"  e   i
    "contadini". Qual prova pi stringente del progresso di questi ultimi?
    "Circolare   d'Hautpoul",   con   cui   il  gendarme  veniva  nominato
    inquisitore del prefetto, del sottoprefetto e soprattutto del sindaco,
    con cui  lo  spionaggio  veniva  organizzato  fino  nei  pi  nascosti
    ripostigli  dei  pi remoti comuni rurali;  "legge contro i maestri di
    scuola",  con cui essi,  le capacit,  i capi,  gli  educatori  e  gli
    interpreti   della   classe   dei  contadini,   venivano  assoggettati
    all'arbitrio dei prefetti, con cui essi,  i proletari della classe dei
    letterati,  venivano,  come  selvaggina,  inseguiti,  scacciati  da un
    comune all'altro;  "progetto di legge contro i maires" [sindaci],  con
    cui  veniva  sospesa  sul  capo  di  questi  la spada di Damocle della
    revoca,  ed essi,  i presidenti dei comuni rurali,  venivano  ad  ogni
    istante  posti  contro  il  presidente  della  repubblica e il partito
    dell'ordine;  "ordinanza" che trasformava le 17 divisioni militari  di
    Francia  in  quattro "pascialik" e regalava la caserma e il bivacco ai
    francesi come salotto nazionale;  "leggi sull'istruzione",  con cui il
    partito   dell'ordine  proclamava  che  l'incoscienza  e  il  violento
    abbrutimento della Francia erano condizione della sua esistenza  sotto
    il regime del suffragio universale: che cos'erano tutte queste leggi e
    misure?  tentativi  disperati  di  riconquistare  i  dipartimenti  e i
    contadini dei dipartimenti al partito dell'ordine.
    Considerati come "repressione" erano mezzi miserabili,  che venivano a
    rivolgersi  contro lo scopo stesso a cui tendevano.  Le grandi misure,
    quali  il  mantenimento  dell'imposta  sul  vino,   l'imposta  dei  45
    centesimi,  lo  sdegnoso  rigetto delle petizioni dei contadini per la
    restituzione del miliardo,  eccetera,  tutti questi  scoppi  di  tuono
    legislativi  avevano  colpito  la  classe  dei contadini una volta per
    sempre, con colpi in grande,  che partivano dal centro;  le leggi e le
    misure  sopraindicate facevano dell'attacco e della resistenza il tema
    "generale"  e  quotidiano  delle  conversazioni   in   ogni   capanna,
    inoculavano  la  rivoluzione  in  ogni  villaggio,  "trasportavano  la
    rivoluzione nelle province e la rendevano contadina".
    D'altro lato,  questi progetti di Bonaparte e l'approvazione data loro
    dall'Assemblea, non dimostrano l'unit dei due poteri della repubblica
    costituzionale non appena si tratta di repressione dell'anarchia, cio
    di tutte le classi che si rivoltano contro la dittatura borghese?  Non
    aveva  "Soulouque",   immediatamente  dopo  il  suo  aspro  messaggio,
    assicurato  la  Legislativa  della  sua  devozione  all'ordine facendo
    seguire  immediatamente  il  messaggio  di  "Carlier"  #,   di  questa
    caricatura  lurida,  volgare di Fouch #,  come Luigi Bonaparte stesso
    era la piatta caricatura di Napoleone?
    La "legge sull'istruzione" ci mostra l'alleanza dei giovani  cattolici
    coi vecchi voltairiani.  Poteva il dominio dei borghesi riuniti essere
    altra cosa che il dispotismo coalizzato della Restaurazione  gesuitica
    e  della  monarchia  di  luglio  libera pensatrice?  Le armi che,  nel
    reciproco combattimento per il supremo dominio  tra  le  due  frazioni
    della borghesia, ognuna di queste aveva distribuito in mezzo al popolo
    contro l'altra, non dovevano nuovamente venir strappate dalle mani del
    popolo, dopo che questo si era posto contro la loro dittatura riunita?
    Nulla  aveva  indignato  il  bottegaio  parigino  pi della civettuola
    ostentazione del "gesuitismo",  nemmeno il rigetto dei  "concordats  
    l'amiable".
    Frattanto  continuavano  le  collisioni  tra  le  diverse frazioni del
    partito dell'ordine,  come tra l'Assemblea nazionale e Bonaparte.  Non
    piacque  all'Assemblea  nazionale  che  Bonaparte,  subito dopo il suo
    colpo  di  Stato,   dopo  aver   costituito   un   proprio   ministero
    bonapartista, chiamasse dinanzi a s gli invalidi della monarchia, ora
    nominati  prefetti,  e  ponesse loro come condizione della loro carica
    l'agitazione anticostituzionale per la sua  rielezione  a  presidente;
    non le piacque che Carlier festeggiasse la propria entrata in funzione
    sopprimendo  un  club legittimista,  che Bonaparte fondasse un proprio
    giornale,  "le Napolon",  il quale scopriva al  pubblico  le  segrete
    cupidigie  del  presidente,  mentre i suoi ministri dovevano smentirle
    sul palcoscenico della Legislativa;  non  le  piacque  l'arroganza  di
    mantenere  il ministero a dispetto dei parecchi suoi voti di sfiducia;
    n il tentativo di guadagnare  il  favore  dei  sottufficiali  con  un
    supplemento giornaliero di quattro soldi, e il favore del proletariato
    con un plagio dei "Mystres" di Eugne Sue,  con una banca di prestiti
    sull'onore;  non le piacque  infine  l'impudenza  con  cui  si  faceva
    proporre  dai  ministri  la  deportazione  ad  Algeri degli insorti di
    giugno superstiti,  allo scopo di  versare  addosso  alla  Legislativa
    l'impopolarit  "en  gros",  mentre  il  presidente  si  riservava  la
    popolarit "en dtail",  col mezzo di singoli atti di  grazia.  Thiers
    lasci  cadere  parole minacciose di "coups d'tat" [colpi di stato] o
    di "coups de tte" [colpi di testa],  e la Legislativa si  vendic  di
    Bonaparte,  respingendo  qualunque disegno di legge egli presentasse a
    favore di se stesso,  e mettendosi a indagare con rumorosa  diffidenza
    se,  in  quelli  da  lui  proposti  nell'interesse  comune,  egli  non
    aspirasse a fare uso del rafforzamento del potere esecutivo a profitto
    del potere personale di Bonaparte. In una parola, essa "si vendic con
    la cospirazione del disprezzo".
    Il partito dei legittimisti,  da parte sua,  vedeva con  dispetto  gli
    orleanisti  pi  autorevoli  impadronirsi  nuovamente di quasi tutti i
    posti e crescere  la  "centralizzazione",  mentre  esso  cercava,  per
    principio,  la  propria  salute  nella  "decentralizzazione".  E aveva
    ragione.  La controrivoluzione  aveva  "violentemente  centralizzato",
    aveva  cio  predisposto il meccanismo della rivoluzione.  Mediante il
    corso forzoso delle banconote,  aveva persino "centralizzato" l'oro  e
    l'argento  della  Francia nella Banca di Parigi,  procurando cos alla
    rivoluzione un "tesoro di guerra bello e pronto".
    Gli  orleanisti,   infine,   vedevano  con  dispetto  contrapporre  il
    principio  invadente  della  legittimit  al  loro principio bastardo,
    mentre essi erano continuamente  ignorati  e  malmenati,  come  moglie
    borghese del nobile consorte.
    Abbiamo  visto  i  contadini,  i  piccoli  borghesi,  i  ceti  medi in
    generale,  schierarsi a poco a poco accanto al proletariato,  spinti a
    entrare  in aperto contrasto con la repubblica ufficiale,  trattati da
    questa  come  avversari.   "Rivolta  contro  la  dittatura   borghese;
    necessit  di  una  trasformazione  della societ;  mantenimento delle
    istituzioni repubblicane democratiche cos come degli organi motori di
    questa trasformazione;  concentrazione intorno  al  proletariato  come
    alla   forza   rivoluzionaria   decisiva":   questi   sono   i  tratti
    caratteristici comuni del "cosiddetto partito della  socialdemocrazia,
    del partito della repubblica rossa".  Questo "partito della anarchia",
    come lo battezzarono gli avversari,  era una coalizione  di  interessi
    diversi non meno del "partito dell'ordine".  Dalla pi piccola riforma
    del vecchio disordine sociale fino al sovvertimento del vecchio ordine
    sociale,  dal liberalismo borghese fino al terrorismo  rivoluzionario:
    tali sono gli estremi,  che formano il punto di partenza e il punto di
    arrivo del partito dell'anarchia.
    Abolizione  dei  dazi  protettivi:  socialismo!   perch  intacca   il
    monopolio   della  frazione  "industriale"  del  partito  dell'ordine.
    Regolamento del bilancio dello Stato: socialismo!  perch  intacca  il
    monopolio della frazione "finanziaria" del partito dell'ordine. Libera
    importazione di carni e cereali esteri: socialismo!  perch intacca il
    monopolio della terza frazione del partito dell'ordine,  della "grande
    propriet fondiaria".  Le rivendicazioni del partito dei "freetraders"
    [liberoscambisti],    cio   del   partito   borghese   pi   avanzato
    d'Inghilterra,  appaiono  in  Francia  come altrettante rivendicazioni
    socialiste.  Voltairianismo: socialismo!  perch  intacca  una  quarta
    frazione del partito dell'ordine,  la "cattolica".  Libert di stampa,
    diritto d'associazione,  istruzione popolare  universale:  socialismo,
    socialismo!  Essi  intaccano  il  monopolio  complessivo  del  partito
    dell'ordine.
    Il corso della rivoluzione aveva con tanta rapidit fatto maturare  la
    situazione,  che  i  riformisti  d'ogni tinta,  le pretese pi modeste
    delle classi medie,  erano forzati a stringersi attorno alla  bandiera
    del partito sovversivo estremo, attorno alla "bandiera rossa".
    Per  quanto  varie,  dunque,  fossero  le  forme di "socialismo" delle
    diverse grandi sezioni del partito dell'anarchia,  in  relazione  alle
    condizioni  economiche  e  ai bisogni rivoluzionari in generale che ne
    derivavano per una classe o frazione di classe;  vi era "un" punto  in
    cui  queste  forme  coincidevano:  nell'annunciarsi  come  "mezzi  per
    l'emancipazione del proletariato"  e  nell'annunciare  l'emancipazione
    del  proletariato  quale  proprio "fine".  Inganno voluto per gli uni,
    illusione per gli altri,  i quali pretendono  che  il  mondo  foggiato
    secondo  i  loro  bisogni  sia  il  mondo  migliore per tutti,  sia la
    realizzazione di tutte le esigenze rivoluzionarie e l'eliminazione  di
    tutti i conflitti rivoluzionari.
    Sotto  le  frasi  socialiste "generiche" e tutte abbastanza eguali del
    partito dell'anarchia si  nasconde  il  socialismo  del  "National",
    della "Presse" e del "Sicle", che vuole, con maggiore o minor logica,
    abbattere   il  dominio  dell'aristocrazia  finanziaria,   e  liberare
    l'industria e il traffico dalle catene che sin qui li legavano.  E' il
    socialismo  dell'industria,  del commercio e dell'agricoltura;  i loro
    reggenti nel partito dell'ordine ne negano gli interessi in quanto non
    coincidono pi coi loro propri monopoli privati. Da questo "socialismo
    borghese", che naturalmente,  come ogni specie bastarda di socialismo,
    attira  a  s  una  parte  degli  operai  e  dei piccoli borghesi,  si
    distingue il vero "socialismo piccolo-borghese",  il  socialismo  "par
    excellence".  Il  capitale  perseguita  la classe dei piccoli borghesi
    soprattutto come "creditore", ed essa reclama istituti di credito"; il
    capitale  la  schiaccia  con  la   "concorrenza,   ed   essa   reclama
    "associazioni" sovvenzionate dallo Stato;  il capitale la sopraff con
    la  "concentrazione",   ed   essa   reclama   "imposte   progressive",
    limitazioni  del  diritto ereditario,  assunzione dei grandi lavori da
    parte dello  Stato,  e  altre  misure  che  "frenano  forzatamente  lo
    sviluppo  del  capitale".  Poich essa sogna la realizzazione pacifica
    del suo socialismo - salvo forse una seconda rivoluzione  di  febbraio
    di  pochi  giorni  -    naturale che il processo storico imminente le
    appaia come "l'applicazione di sistemi" che i pensatori  sociali,  sia
    in  gruppi  che  isolatamente,  inventano  o  hanno inventato.  Cos i
    piccoli borghesi diventano  eclettici,  ossia  seguaci  dei  "sistemi"
    socialisti   esistenti,   del   "socialismo   dottrinario",   che   fu
    l'espressione teorica del proletariato solamente fino a che questo non
    si era ancora sviluppato fino a creare un movimento storico  libero  e
    indipendente.
    Mentre  cos  l'"utopia",   il  "socialismo  dottrinario",   il  quale
    subordina il movimento complessivo a uno solo  dei  suoi  momenti,  al
    posto  della  produzione sociale comune mette l'attivit cerebrale del
    singolo pedante,  e  soprattutto  fantastica  di  eliminare  la  lotta
    rivoluzionaria  delle  classi  e  le  sue  necessit  mediante piccoli
    artifici  o   grandi   sentimentalismi;   mentre   questo   socialismo
    dottrinario,  il  quale  in  fondo  non  fa che idealizzare la societ
    attuale, ne accoglie un'immagine senz'ombra e vuole attuare il proprio
    ideale contro la  realt  di  essa;  mentre  questo  socialismo  viene
    abbandonato  dal proletariato alla piccola borghesia;  mentre la lotta
    dei diversi capi socialisti  tra  di  loro  rivela  che  ciascuno  dei
    cosiddetti  sistemi  non   altro che la pretenziosa sottolineatura di
    uno dei punti della trasformazione sociale a preferenza  degli  altri;
    il  "proletario"  va  sempre pi raggruppandosi intorno al "socialismo
    rivoluzionario",  al "comunismo",  per il quale la borghesia stessa ha
    inventato il nome di "Blanqui".  Questo socialismo  la "dichiarazione
    della  rivoluzione  in  permanenza,   la  dittatura  di  classe"   del
    proletariato,  quale  punto  di passaggio necessario per l'"abolizione
    delle differenze di classe in generale",  per l'abolizione di tutti  i
    rapporti di produzione su cui esse riposano, per l'abolizione di tutte
    le   relazioni   sociali   che  corrispondono  a  questi  rapporti  di
    produzione,  per il sovvertimento di tutte le idee che germogliano  da
    queste relazioni sociali.
    I  limiti  della  presente  esposizione  non  concedono  un  ulteriore
    sviluppo di questo tema.
    Abbiamo visto che,  come nel partito dell'ordine  era  necessariamente
    spinta  in primo piano l'"aristocrazia finanziaria",  cos nel partito
    dell'anarchia il "proletariato".  Mentre le diverse classi unite  in
    una lega rivoluzionaria si raggruppavano intorno al proletariato,  e i
    dipartimenti diventavano sempre meno  sicuri  e  la  stessa  Assemblea
    legislativa  si  irritava  sempre  pi contro le pretese del Soulouque
    francese,   le  elezioni  suppletive  per  sostituire  i   montagnardi
    proscritti  del  13 giugno,  lungamente ritardate e tenute in sospeso,
    erano imminenti.
    Il governo, disprezzato dai suoi nemici, maltrattato e quotidianamente
    umiliato dai suoi pretesi amici,  vedeva un "solo"  mezzo  per  uscire
    dalla  situazione  insopportabile  e  insostenibile: la "meute".  Una
    sommossa a Parigi avrebbe permesso di proclamare lo stato d'assedio  a
    Parigi  e  nei  dipartimenti  e di essere cos padroni delle elezioni.
    D'altra parte gli amici dell'ordine, di fronte a un governo che avesse
    riportato  la  vittoria  sull'anarchia,   sarebbero  stati  forzati  a
    concessioni, sotto pena di sembrare anarchici essi stessi.
    Il  governo  si  pose  all'opera.  Al  principio  del  febbraio  1850,
    provocazioni del popolo con l'abbattimento degli alberi della libert.
    Invano.  Se gli alberi della libert  perdettero  il  loro  posto,  il
    governo  perdette la testa e si ritrasse,  spaventato della sua stessa
    provocazione.  L'Assemblea nazionale,  per,  accolse  con  diffidenza
    glaciale questo inabile tentativo di Bonaparte di emanciparsi. N ebbe
    miglior  successo  l'allontanamento  delle  corone di semprevivi dalla
    colonna di luglio. Esso dette occasione a dimostrazioni rivoluzionarie
    di  una  parte  dell'esercito,  e  all'Assemblea  nazionale  dette  il
    pretesto  di  un voto di sfiducia,  pi o meno dissimulato,  contro il
    ministero.  Vana la minaccia della stampa governativa di  soppressione
    del  suffragio  universale,  di invasione dei cosacchi.  Vana la sfida
    lanciata  direttamente  da   d'Hautpoul   alla   sinistra   in   piena
    Legislativa, perch scendesse nella strada, e la sua dichiarazione che
    il  governo  era  pronto a riceverla.  D'Hautpoul non ricevette che un
    richiamo all'ordine del presidente,  e il partito dell'ordine  lasci,
    con un silenzio pieno di gioia maligna, che un deputato della sinistra
    mettesse  in  burletta  le  velleit  usurpatrici  di Bonaparte.  Vana
    finalmente la profezia di una  rivoluzione  per  il  24  febbraio.  Il
    governo fece s che il 24 febbraio venisse ignorato dal popolo.
    Il  proletariato non si lasci provocare a nessuna "sommossa",  perch
    aveva l'intenzione di fare una "rivoluzione".
    Senza lasciarsi turbare dalle provocazioni del governo, che non fecero
    se  non  accrescere  la  generale  irritazione  contro  la  situazione
    esistente, il comitato elettorale, interamente sotto l'influenza degli
    operai,  present tre candidati per Parigi: "De Flotte" #, "Vidal" # e
    "Carnot" #.  De Flotte era  un  deportato  di  giugno,  amnistiato  da
    Bonaparte  in  uno  dei  suoi  accessi di popolarit;  era un amico di
    Blanqui e aveva  preso  parte  all'attentato  del  15  maggio.  Vidal,
    conosciuto   come   scrittore   comunista  per  il  suo  libro  "Sulla
    ripartizione della ricchezza",  era stato segretario  di  Louis  Blanc
    nella  Commissione  del  Lussemburgo.  Carnot,  figlio dell'uomo della
    Convenzione che aveva organizzato la vittoria, il meno compromesso dei
    membri  del  partito  del  "National",  ministro  dell'istruzione  nel
    governo  provvisorio  e  nella  Commissione  esecutiva,  era  una viva
    protesta,  grazie al suo democratico progetto di legge sull'istruzione
    popolare,  contro  la  legge  sull'istruzione dei gesuiti.  Questi tre
    candidati rappresentavano le tre classi alleate: alla testa  l'insorto
    di giugno,  rappresentante del proletariato rivoluzionario;  accanto a
    lui il socialista dottrinario,  rappresentante della piccola borghesia
    socialista;  il  terzo,  infine,  rappresentante  del partito borghese
    repubblicano,  le cui  formule  democratiche  avevano,  di  fronte  al
    partito  dell'ordine,  acquistato  un significato socialista,  e da un
    pezzo  perduto  il  significato  loro  proprio.  Era  una  "coalizione
    generale  contro  la  borghesia e il governo,  come nel febbraio".  Ma
    questa volta il  "proletariato era la testa della lega rivoluzionaria.
    A dispetto di  tutti  gli  sforzi  contrari,  i  candidati  socialisti
    vinsero.  L'esercito stesso vot per l'insorto di giugno contro il suo
    proprio ministro della guerra,  La Hitte.  Il partito  dell'ordine  fu
    come colpito dalla folgore.  Le elezioni dipartimentali non riuscirono
    a consolarlo; esse dettero una maggioranza di montagnardi
    "Le elezioni del 10 marzo  1850!  Esse  furono  la  ritrattazione  del
    giugno  1848":  massacratori  e  deportatori  degli  insorti di giugno
    rientravano nell'Assemblea  nazionale,  ma  umiliati,  alla  coda  dei
    deportati,  e  coi  principi  di questi sulle labbra.  "Esse furono la
    ritrattazione  del   13   giugno   1849":   la   Montagna   proscritta
    dall'Assemblea  nazionale rientrava nell'Assemblea nazionale,  ma come
    araldo avanzato della rivoluzione, non pi come sua condottiera. "Esse
    furono la ritrattazione del 10 dicembre": Napoleone era stato  battuto
    insieme  col suo ministro La Hitte.  La storia parlamentare di Francia
    conosce un solo caso analogo: la batosta  di  d'Haussez,  ministro  di
    Carlo  Decimo,  nel  1830.  L'elezione  del 10 marzo 1850 fu infine la
    cassazione dell'elezione del 13 maggio,  che aveva dato la maggioranza
    al partito dell'ordine. L'elezione del 10 marzo fu una protesta contro
    la maggioranza del 13 maggio.  Il 10 marzo fu una rivoluzione.  Dietro
    alle schede elettorali vi erano i sassi del selciato.
    Il voto del 10 marzo  la guerra! - grid Sgur d'Aguesseau, uno dei
    membri pi avanzati del partito dell'ordine.
    Col 10 marzo 1850 la repubblica  costituzionale  entra  in  una  nuova
    fase,  nella "fase della sua dissoluzione".  Le diverse frazioni della
    maggioranza sono di nuovo riunite tra loro e con  Bonaparte;  sono  di
    nuovo  le  salvatrici  dell'ordine,  egli    di  nuovo  il loro "uomo
    neutrale". Se si ricordano di essere monarchiche, ci avviene soltanto
    perch disperano della possibilit della repubblica borghese;  se egli
    si  rammenta  di essere presidente,  ci avviene ormai soltanto perch
    dispera di rimanere presidente.
    All'elezione di De Flotte, l'insorto di giugno, Bonaparte risponde, su
    comando del partito dell'ordine,  con la nomina di Baroche a  ministro
    dell'interno,  di Baroche accusatore di Blanqui e di Barbs, di Ledru-
    Rollin e di Guinart #. All'elezione di Carnot, la Legislativa risponde
    approvando   la   legge   sull'istruzione;   all'elezione   di   Vidal
    perseguitando  la  stampa socialista.  Il partito dell'ordine cerca di
    dissipare la propria paura,  facendo squillare le trombe della propria
    stampa.  La spada  sacra,  grida uno dei suoi organi;  i difensori
    dell'ordine devono prendere l'offensiva contro il partito rosso, dice
    un altro; fra il socialismo e la societ vi  un duello a morte,  una
    guerra  senza tregua,  n piet;  in questo duello della disperazione,
    conviene che o l'uno o l'altra soccomba; se la societ non annienta il
    socialismo,  il socialismo annienta la societ,  canta un terzo gallo
    dell'ordine.  Elevate  le  barricate  dell'ordine,  le barricate della
    religione, le barricate della famiglia! E' ora di farla finita coi 127
    mila elettori di Parigi! Notte di San Bartolomeo dei socialisti!  E il
    partito  dell'ordine  crede per un istante alla certezza della propria
    vittoria.
    Nel modo pi fanatico i suoi organi si scagliano contro i bottegai di
    Parigi.  Il combattente dell'insurrezione parigina di  giugno  eletto
    rappresentante  dei  bottegai  di  Parigi!  Questo  vuole  dire che un
    secondo giugno 1848  impossibile;  questo vuol dire che  impossibile
    un secondo 13 giugno 1849; questo vuol dire che l'influenza morale del
    capitale    spezzata;  questo  vuol dire che l'Assemblea borghese non
    rappresenta pi che la borghesia, e che la grande propriet  perduta,
    perch la  sua  vassalla,  la  piccola  propriet,  cerca  la  propria
    salvezza nel campo dei senza propriet.
    Il partito dell'ordine ritorna naturalmente ai suoi inevitabili luoghi
    comuni. Maggior repressione!, esclama esso, repressione dieci volte
    pi  dura!;  ma  la  sua  forza di repressione  dieci volte scemata,
    mentre la resistenza  diventata cento volte pi grande.  Lo strumento
    essenziale  della  repressione,   l'esercito,  non  deve  forse  venir
    represso esso stesso?  E il partito dell'ordine  dice  la  sua  ultima
    parola:   Bisogna   spezzare   l'anello  di  ferro  di  una  legalit
    soffocante.  "La repubblica costituzionale   impossibile".  E' con le
    nostre  vere  armi  che dobbiamo combattere: dal febbraio 1848 abbiamo
    combattuto la rivoluzione con le  "sue"  armi  e  sul  "suo"  terreno,
    abbiamo  accettato  le  "sue"  istituzioni;   la  costituzione    una
    fortezza,  che protegge solamente gli assedianti,  non gli  assediati!
    Introducendoci  di  contrabbando  nella  sacra  Ilio,  nel  ventre del
    cavallo di Troia, a differenza dei nostri predecessori, i "grecs" (6),
    noi non abbiamo conquistato la citt nemica,  ma  ci  siamo  dati  noi
    stessi prigionieri.
    Ma  la  base  della  costituzione    il  "suffragio  universale".  La
    "soppressione del suffragio universale"  l'ultima parola del  partito
    dell'ordine, della dittatura borghese.
    Il suffragio universale aveva dato loro ragione il 24 maggio 1848,  il
    20 dicembre 1848,  il 13 maggio 1849,  l'8 luglio 1849.  Il  suffragio
    universale  dette  torto  a  se  stesso  il 10 marzo 1850.  Il dominio
    borghese come emanazione e risultato del  suffragio  universale,  come
    espressione  della  volont popolare sovrana,  questo  il significato
    della costituzione borghese.  Ma dal momento in cui  il  contenuto  di
    questo diritto di voto, di questo volere sovrano, non  pi il dominio
    borghese, ha la costituzione ancora un significato? Non  forse dovere
    della  borghesia di regolare il diritto di voto in modo che esso abbia
    a volere ci che  ragionevole,  cio il  suo  dominio?  Il  suffragio
    universale, sopprimendo di nuovo continuamente il potere attuale dello
    Stato,  facendolo  scaturire  di  nuovo  dal  suo  seno,  non  viene a
    sopprimere ogni stabilit,  a porre ad ogni istante in questione tutti
    i  poteri  vigenti,  ad  annullare l'autorit e minacciare di fare una
    autorit della stessa anarchia?  Dopo il 10  marzo  1850,  chi  poteva
    ancora dubitarne?
    La  borghesia,  respingendo il suffragio universale,  del quale si era
    fino  allora  drappeggiata,   dal  quale  aveva  ricavato  la  propria
    onnipotenza,  confessa  apertamente:  "La  nostra dittatura  fino ad
    oggi esistita in forza della volont popolare;  ora essa  deve  venire
    consolidata contro la volont popolare".  E in modo conseguente, essa
    cerca i propri sostegni non pi in "Francia",  ma  fuori,  all'estero,
    nell'"Invasione".
    Facendo appello all'invasione, la borghesia, come una seconda Coblenza
    insediata  nella  stessa  Francia,  risveglia  contro  di  s tutte le
    passioni nazionali.  Con l'attacco al suffragio  universale,  essa  d
    alla  nuova  rivoluzione  un "pretesto generale",  e la rivoluzione ha
    bisogno di questo pretesto. Ogni pretesto "particolare" separerebbe le
    frazioni  della  Lega  rivoluzionaria  e  farebbe  emergere  le   loro
    differenze.   Il   "pretesto  generale"  invece  stordisce  le  classi
    semirivoluzionarie,  permette loro d'illudersi  circa  il  "carattere"
    determinato della rivoluzione futura e circa le conseguenze della loro
    azione. Ogni rivoluzione ha bisogno di una questione dei banchetti. Il
    suffragio   universale    la  questione  dei  banchetti  della  nuova
    rivoluzione.
    Le frazioni borghesi coalizzate sono per gi condannate, quando dalla
    sola forma possibile del loro potere "riunito", dalla forma pi solida
    e pi  completa  del  loro  "dominio  di  classe",  dalla  "repubblica
    costituzionale", si rifugiano nella forma subordinata, incompleta, pi
    debole,  della  "monarchia".  Rassomigliano  a  quel vecchio che,  per
    riacquistare la forza giovanile,  si fece portare i  suoi  vestiti  da
    fanciullo, cercando di ricoprirne le sue membra membra flosce. La loro
    repubblica  aveva  un  solo  merito,  quello di essere la "serra della
    rivoluzione".
    Il 10 marzo 1850 porta l'iscrizione:
    "Aprs moi le dluge!" Dopo di me il diluvio!

















    4.
    LA SOPPRESSIONE DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE NEL 1850 (7).


    Eguali sintomi si manifestarono in "Francia"  a  partire  dal  1849  e
    specialmente  dal  principio  del 1850.  Le industrie parigine sono in
    piena attivit e anche le fabbriche di  cotone  di  Rouen  e  Mulhouse
    vanno  discretamente  bene,  bench ivi i prezzi elevati della materia
    prima abbiano,  come in Inghilterra,  esercitato un'azione depressiva.
    Lo  sviluppo  della  prosperit  in Francia fu inoltre particolarmente
    favorito dalla vasta riforma doganale della Spagna e  dalla  riduzione
    dei  dazi su diversi articoli di lusso nel Messico;  l'esportazione di
    merci francesi verso questi  due  mercati    notevolmente  aumentata.
    L'aumento  dei  capitali  ha  condotto  in  Francia  a  una  serie  di
    speculazioni, a cui lo sfruttamento su vasta scala delle miniere d'oro
    della California  servito d'occasione.  E' sorta una  moltitudine  di
    societ,  il  basso  importo delle azioni e la tinta socialisteggiante
    dei programmi delle quali sono  un  appello  diretto  alla  borsa  dei
    piccoli  borghesi  e  degli  operai,  le  quali  per  si sono risolte
    unicamente in quel genere di truffa pura,  che  proprio soltanto  dei
    francesi e dei cinesi.  Una di queste societ era persino direttamente
    protetta dal governo.  Il gettito dei dazi d'importazione  in  Francia
    durante  i primi nove mesi dell'anno  ammontato nel 1848 a 63 milioni
    di franchi,  nel 1849 a 95 milioni di franchi.  Del resto ha  superato
    nel  mese  di  settembre 1850 di pi di un milione quelli dello stesso
    mese nel 1849.  L'esportazione  ugualmente aumentata nel 1849 e ancor
    pi nel 1850.
    La  prova  pi  decisiva  della  ristabilita  prosperit    stata  il
    ripristino dei pagamenti a contanti della banca in forza  della  legge
    del 6 settembre 1850.  Il 15 marzo 1848 la banca era stata autorizzata
    a sospendere i suoi pagamenti a contanti.  La  circolazione  dei  suoi
    biglietti,  incluse le banche provinciali, saliva allora a 373 milioni
    di franchi (14.920.000 lire sterline).  Il 2 novembre 1849  la  stessa
    circolazione saliva a 482 milioni di franchi,  ossia a 19.280.000 lire
    sterline,  con un aumento di 4.360.000 lire sterline e il 2  settembre
    1850  saliva a 496 milioni di franchi ossia a 19 milioni 840 mila lire
    sterline,  con un aumento di circa 5 milioni di  sterline.  Non  ne  
    derivato nessun deprezzamento dei biglietti, al contrario, l'aumentata
    circolazione   dei  biglietti    stata  accompagnata  da  una  sempre
    crescente pletora di oro e  d'argento  nei  sotterranei  della  banca,
    tanto  che  nell'estate  1850  la  riserva metallica saliva a circa 14
    milioni di sterline, somma inaudita in Francia.  Il fatto che la banca
    sia  stata  cos posta in grado di aumentare la propria circolazione e
    quindi il proprio capitale attivo di circa  123  milioni  di  franchi,
    ossia  di  5 milioni di sterline,  dimostra nel modo pi stringente la
    giustezza della nostra affermazione,  fatta in un precedente articolo,
    che  l'aristocrazia  finanziaria  non solo non  stata abbattuta dalla
    rivoluzione,  ma anzi ne ha tratto maggior forza.  Ancor pi  evidente
    riesce  tale  conclusione  dalla  seguente  scorsa  della legislazione
    bancaria francese degli ultimi anni.  Il 10 giugno 1847  la  banca  fu
    autorizzata  a  emettere  biglietti  da 200 franchi;  il biglietto pi
    basso era stato fino allora da 500 franchi.  Un decreto del  15  marzo
    1848  dichiar  i  biglietti  della banca di Francia moneta legale,  e
    liber  la  banca  dall'obbligo  di  cambiarli  in  contanti.  La  sua
    emissione  di  biglietti  venne limitata a 350 milioni di franchi.  In
    pari tempo la si autorizz a emettere biglietti  da  100  franchi.  Un
    decreto  del  27  aprile ordin la fusione delle banche dipartimentali
    con la banca di Francia;  un altro decreto,  del 2 maggio 1848,  elev
    l'emissione  di biglietti a 442 milioni di franchi.  Un decreto del 22
    dicembre 1849 port il  massimo  dell'emissione  di  biglietti  a  525
    milioni  di  franchi.   Infine  la  legge  del  6  settembre  1850  ha
    ristabilito la convertibilit dei biglietti in denaro.  Questi  fatti,
    il progressivo aumento della circolazione,  la concentrazione di tutto
    il credito francese nelle mani della banca e l'accumulazione di  tutto
    l'oro  e  l'argento  francese  nei suoi sotterranei,  hanno portato il
    signor Proudhon # alla conclusione che la banca deve  oggi  spogliarsi
    della  sua  vecchia  pelle di vipera e cambiarsi in una banca popolare
    proudhoniana.  Anche senza conoscere la storia  della  restrizione  in
    vigore  per  le banche inglesi dal 1797 al 18192,  gli sarebbe bastato
    unicamente volgere lo sguardo al di l della  Manica,  per  accorgersi
    che  questo  fatto,  per  lui  inaudito  nella  storia  della  societ
    borghese,  non   altro  che  un  avvenimento  borghese  assolutamente
    normale,  che appena ora appare in Francia per la prima volta. Si vede
    come i pretesi teorici rivoluzionari,  che a Parigi  dopo  il  governo
    provvisorio andavano per la maggiore, fossero altrettanto ignari della
    natura e dei risultati delle misure attuate, quanto gli stessi signori
    del   governo  provvisorio.   Malgrado  la  prosperit  industriale  e
    commerciale, di cui la Francia momentaneamente godeva,  la massa della
    popolazione,  i  25  milioni  di  contadini,  soffriva  di  una grande
    depressione.   I  buoni  raccolti  degli  ultimi  anni  avevano  fatto
    precipitare  in  Francia i prezzi del grano ancora pi in basso che in
    Inghilterra,  e  la  situazione  dei  contadini  indebitati,  spremuti
    dall'usura e dalle imposte,  poteva essere tutto fuorch brillante. La
    storia dei tre ultimi anni ha inoltre gi mostrato esuberantemente che
    questa classe della popolazione non   capace  di  nessuna  iniziativa
    rivoluzionaria.
    Come  sul  continente il periodo della crisi sopravviene pi tardi che
    in Inghilterra, cos quello della prosperit.  Il processo iniziale lo
    si trova sempre in Inghilterra; essa  il demiurgo del cosmo borghese.
    Sul  continente  le  diverse  fasi del ciclo,  che la societ borghese
    ricomincia  sempre  a  percorrere,  appaiono  in  forma  secondaria  e
    terziaria.  Prima  di  tutto  il  continente  esporta  in  Inghilterra
    enormemente pi che in qualsiasi altro paese.  Questa esportazione  in
    Inghilterra  dipende  per anch'essa dalla posizione dell'Inghilterra,
    specialmente verso il mercato d'oltremare.  Poi l'Inghilterra  esporta
    nei  paesi  d'oltremare  enormemente  pi  che  il continente intiero,
    cosicch la quantit dell'esportazione continentale in  quei  paesi  
    sempre   dipendente   dalla   contemporanea  esportazione  d'oltremare
    dell'Inghilterra.  Se quindi le crisi originano rivoluzioni prima  nel
    continente,   la  loro  causa  si  deve  tuttavia  trovare  sempre  in
    Inghilterra.  E' naturale che le esplosioni  violente  si  manifestino
    prima alle estremit del corpo borghese che nel suo cuore,  perch qui
    le possibilit di un compenso sono pi grandi.  D'altra parte il grado
    in  cui  le  rivoluzioni continentali si ripercuotono in Inghilterra 
    insieme il termometro che mostra fino a qual punto queste  rivoluzioni
    mettano veramente in questione le condizioni di esistenza borghesi,  o
    fino a qual punto esse si limitano a colpirne le formazioni politiche.
    Data questa prosperit universale,  in cui le forze  produttive  della
    societ  borghese  si  sviluppano con quella sovrabbondanza che ,  in
    generale,  possibile nelle condizioni borghesi,  non si pu parlare di
    una  vera rivoluzione.  Una rivoluzione siffatta  possibile solamente
    in periodi in cui "entrambi" questi "fattori",  le "forze  moderne  di
    produzione" e le "forme borghesi di produzione",
    entrano  in  "conflitto"  tra  di  loro.   Le  diverse  beghe,  a  cui
    attualmente si abbandonano i rappresentanti delle singole frazioni del
    partito continentale dell'ordine e in cui si compromettono a  vicenda,
    ben  lungi  dal  fornire  l'occasione  di  nuove rivoluzioni,  sono al
    contrario  possibili  soltanto  perch  la   base   dei   rapporti   
    momentaneamente  cos  sicura  e,  ci  che la reazione ignora,  "cos
    borghese".  Contro di essa si spezzeranno tutti i tentativi reazionari
    di arrestare l'evoluzione borghese, come tutta l'indignazione morale e
    tutti i proclami ispirati dei democratici.  "Una nuova rivoluzione non
     possibile se non  in  seguito  a  una  nuova  crisi.  L'una  per  
    altrettanto sicura quanto l'altra".
    Passiamo ora alla "Francia".
    La  vittoria  che  il  popolo  in  unione  coi  piccoli borghesi aveva
    conseguito nelle elezioni del 10 marzo  venne  annientata  dal  popolo
    stesso  in quanto esso provoc la nuova elezione del 28 aprile.  Vidal
    era stato eletto,  oltre che  a  Parigi,  anche  nel  Basso  Reno.  Il
    comitato  parigino,  in  cui  la Montagna e la piccola borghesia erano
    fortemente rappresentate,  lo indusse a optare per il Basso  Reno.  La
    vittoria  del  10  marzo  cessava  di essere una vittoria decisiva: il
    termine della decisione venne differito ancora una volta;  la tensione
    del popolo fu allentata; quest'ultimo veniva abituato a trionfi legali
    anzich a trionfi rivoluzionari.  Il significato rivoluzionario del 10
    marzo,   la  riabilitazione   dell'insurrezione   di   giugno,   venne
    completamente  cancellata con la candidatura di Eugne Sue,  di questo
    piccolo borghese sentimentale, socialista della fantasia;  candidatura
    che  dal  proletariato  poteva accettarsi tutt'al pi come uno scherzo
    per far piacere alle "grisettes" [sartine].  A questa candidatura bene
    intenzionata  il partito dell'ordine,  fatto pi ardito dalla politica
    oscillante  degli  avversari,   oppose   un   candidato   che   doveva
    rappresentare  la "vittoria di giugno".  Questo comico candidato fu lo
    spartano padre di famiglia Leclerc  (8),  a  cui  peraltro  la  stampa
    strapp  di  dosso,   pezzo  per  pezzo,   l'armatura  eroica,  e  che
    nell'elezione sub altres una splendida disfatta.  La nuova  vittoria
    elettorale  del  28  aprile  rese presuntuose la Montagna e la piccola
    borghesia.  La prima gongolava gi al pensiero di poter conseguire  il
    fine  dei  suoi  desideri per via puramente legale e senza spingere di
    nuovo il proletariato in prima linea con  un'altra  rivoluzione;  essa
    calcolava  con  sicurezza  di  portare  nelle nuove elezioni del 1852,
    mediante il suffragio universale,  il signor  Ledru-Rollin  al  seggio
    presidenziale  e  una  maggioranza  di montagnardi nell'Assemblea.  Il
    partito  dell'ordine,   completamente  rassicurato  dal   rinnovamento
    dell'elezione,  dalla  candidatura  di Sue e dallo stato d'animo della
    Montagna e della  piccola  borghesia  -  sicuro  che  queste  in  ogni
    eventualit  erano  decise  a  rimaner  tranquille  - rispose alle due
    vittorie  elettorali  con  la  legge  elettorale  che  sopprimeva   il
    suffragio universale.
    Il  governo  si  guard  bene dal prendere un simile progetto sotto la
    propria responsabilit.  Esso  fece  alla  maggioranza  una  apparente
    concessione,  affidando  la  sua  elaborazione  ai grandi dignitari di
    questa maggioranza, ai diciassette burgravi.  Non fu dunque il governo
    che  propose  all'Assemblea,  fu  la  maggioranza  dell'Assemblea  che
    propose a se stessa l'abrogazione del suffragio universale.
    L'8 maggio il progetto venne portato  alla  Camera.  Tutta  la  stampa
    socialdemocratica  si sollev come un sol uomo per predicare al popolo
    contegno  dignitoso,  "calme  majestueux",   atteggiamento  passivo  e
    fiducia nei suoi rappresentanti.  Ogni articolo di questi giornali era
    un riconoscimento che una rivoluzione avrebbe distrutto prima di tutto
    la stampa cosiddetta rivoluzionaria,  e che ora si trattava della  sua
    propria conservazione.  La stampa sedicente rivoluzionaria trad tutto
    il suo segreto e firm la propria sentenza di morte.
    Il 21  maggio  la  Montagna  pose  in  discussione  la  pregiudiziale,
    proponendo  che  l'intero  progetto fosse respinto,  perch violava la
    costituzione. Il partito dell'ordine rispose che si sarebbe violata la
    costituzione,  se fosse stato necessario;  che per ora non ve ne  era
    bisogno,    perch   la   costituzione   si   prestava   a   qualsiasi
    interpretazione e perch la sola maggioranza era competente a decidere
    della giusta interpretazione. Agli attacchi selvaggiamente sfrenati di
    Thiers e di Montalembert,  la Montagna contrappose un umanesimo  pieno
    di  decenza  e  di  buona educazione.  Essa si richiam al terreno del
    diritto;  il partito dell'ordine la richiam al terreno dal  quale  si
    forma il diritto,  cio alla propriet borghese.  La Montagna gemette:
    si volevano dunque, con tutta forza,  provocare delle rivoluzioni?  Il
    partito dell'ordine replic che starebbe ad attenderle.
     Il 22 maggio la pregiudiziale venne scartata con 462 voti contro 227.
    Quegli  stessi  uomini,  che  con  tanta  solenne  profondit  avevano
    dimostrato  come  l'Assemblea  nazionale  e  ogni   singolo   deputato
    destituissero  se  stessi quando destituivano il popolo loro mandante,
    rimasero sui loro seggi e cercarono improvvisamente di  far  agire  in
    vece  loro  il  paese  -  mediante  petizioni  -  e  sedevano  ancora,
    impassibili,  quando il  31  maggio  la  legge  pass  brillantemente.
    Tentarono  di  vendicarsi  con una protesta in cui misero a verbale la
    loro innocenza per la violazione della costituzione:  questa  protesta
    per  non  la  resero  nemmeno pubblica,  ma la ficcarono di soppiatto
    nelle tasche del presidente.
    Un esercito di 150 mila uomini a Parigi,  il lungo  trascinarsi  della
    decisione, il discredito della stampa, la pusillanimit della Montagna
    e dei deputati ultimi eletti,  la calma maestosa dei piccoli borghesi,
    ma pi di tutto la prosperit  commerciale  e  industriale  impedirono
    qualsiasi tentativo rivoluzionario da parte del proletariato.
    Il suffragio universale aveva compiuto la sua missione. La maggioranza
    del popolo era passata per la sua scuola,  il che  tutto ci a cui il
    suffragio universale possa servire in un'epoca  rivoluzionaria.  O  da
    una rivoluzione o dalla reazione esso doveva venire eliminato.
    Un  lusso  ancor maggiore d'energia spieg la Montagna in un'occasione
    che doveva presentarsi poco dopo.  Il ministro della guerra d'Hautpoul
    aveva,  dall'alto  della tribuna,  chiamato la rivoluzione di febbraio
    una catastrofe malaugurata.  Agli oratori  della  Montagna  che,  come
    sempre,  si  distinsero  con rumorose manifestazioni di sdegno morale,
    non venne accordata la parola dal presidente Dupin.  Girardin  propose
    alla   Montagna  di  abbandonare  immediatamente  in  massa  la  sala.
    Risultato: la Montagna rimase seduta,  ma Girardin venne  espulso  dal
    suo seno come indegno.
    La  legge  elettorale  aveva ancora bisogno di un complemento,  di una
    nuova "legge sulla stampa". Questa non si fece attendere a lungo.  Una
    proposta  del  governo,  notevolmente  aggravata  da  emendamenti  del
    partito dell'ordine, elev le cauzioni,  stabil un bollo speciale sui
    romanzi  d'appendice  (risposta all'elezione di Eugne Sue),  colp di
    imposta tutti gli scritti pubblicati in dispense settimanali o mensili
    sino a un determinato numero di fogli,  e prescrisse,  da ultimo,  che
    ogni   articolo   di   giornale  dovesse  essere  munito  della  firma
    dell'autore.   Le  disposizioni  sulla  cauzione  uccisero  la  stampa
    cosiddetta  rivoluzionaria;  la  morte  di  questa  fu considerata dal
    popolo una soddisfazione per l'abolizione del suffragio universale. Ma
    n la tendenza,  n l'azione della nuova legge si limitarono a  questa
    parte della stampa. Fino a che la stampa quotidiana era stata anonima,
    essa  figurava  come  l'organo  dell'innumerevole    anonima  opinione
    pubblica.  Essa era il terzo potere dello  Stato.  La  firma  di  ogni
    articolo  fece  del  giornale  una  semplice  raccolta  di  contributi
    letterari di individui pi o meno conosciuti. Ogni articolo fu ridotto
    al livello di un annuncio.  Fino allora i giornali  avevano  circolato
    come  carta  moneta  dell'opinione  pubblica;  ora  si sminuzzavano in
    tratte individuali pi o meno cattive,  la  bont  e  la  circolazione
    delle  quali dipendevano dal credito non solo del traente,  ma altres
    del girante.  La stampa del partito dell'ordine aveva  incitato  tanto
    all'abolizione  del suffragio universale,  quanto ai provvedimenti pi
    eccessivi contro la cattiva stampa. Anche la stampa buona, per, nella
    sua sospetta anonimia, riusciva scomoda al partito dell'ordine e ancor
    pi  ai  suoi  singoli  rappresentanti  nelle  province.   Il  partito
    dell'ordine non ammetteva di fronte a s che lo scrittore pagato,  con
    nome, domicilio e connotati.  Vani furono i lamenti della buona stampa
    sull'ingratitudine  con  cui si remuneravano i suoi servigi.  La legge
    pass, e fu l'obbligo della firma che soprattutto la colp. I nomi dei
    giornalisti  repubblicani   erano   abbastanza   conosciuti,   ma   le
    rispettabili   firme  del  "Journal  des  dbats",   della  "Assemble
    Nationale",  del  "Constitutionnel",  eccetera  eccetera,  fecero  una
    meschina figura con la loro strombazzata scienza di Stato, allorch la
    misteriosa  compagnia venne d'un tratto a decomporsi in venali "penny-
    a-liners" [scribacchini da un soldo la  riga]  che  nella  loro  lunga
    pratica  avevano  per moneta sonante difeso ogni cosa possibile,  come
    Granier da Cassagnac,  o i vecchi stracci che si qualificavano  uomini
    di  Stato,  come  Capefigue o i parrucconi che facevano i bellimbusti,
    come il signor Lemoinne del "Dbats".
    Nella discussione intorno alla legge sulla stampa, la Montagna era gi
    scesa a tal grado di decadenza morale,  che  si  dovette  limitare  ad
    approvare  rumorosamente  le  splendide  tirate di un vecchio notabile
    luigi-filippista, il signor Victor Hugo.
    Con la legge elettorale e  con  la  legge  sulla  stampa,  il  partito
    rivoluzionario e democratico scompare dalla scena ufficiale.  Prima di
    andarsene a casa,  poco  dopo  la  chiusura  della  sessione,  le  due
    frazioni  della  Montagna,  i  democratici  socialisti ed i socialisti
    democratici,  emisero  due  manifesti,  due  "testimonia  paupertatis"
    [testimonianze di povert] nei quali dimostravano che,  se non avevano
    mai trovato dalla loro parte la forza e il successo,  s'erano tuttavia
    trovati  sempre  dalla  parte  dell'eterno diritto e di tutte le altre
    eterne verit.
    Consideriamo ora il partito dell'ordine.  La "Neue Rheinische Zeitung"
    diceva nel fascicolo 3, pag. 16:

    Di  fronte  alle  velleit di restaurazione degli orleanisti riuniti,
    Bonaparte difende il titolo del suo potere di fatto, la repubblica; di
    fronte alle velleit di Bonaparte,  il partito dell'ordine difende  il
    titolo  del  suo  dominio  collettivo,  la repubblica;  di fronte agli
    orleanisti i legittimisti e di fronte ai legittimisti  gli  orleanisti
    difendono  lo "status quo",  la repubblica.  Tutte queste frazioni del
    partito dell'ordine di cui ciascuna ha in petto il  proprio  re  e  la
    propria restaurazione, fanno valere a vicenda, di fronte alle velleit
    di  usurpazione  e  supremazia dei loro rivali,  il dominio collettivo
    della borghesia,  la forma entro  cui  le  rivendicazioni  particolari
    rimangono  neutralizzate  e  riservate:  "la  repubblica"...  E Thiers
    diceva il vero ben pi  ch'egli  non  sospettasse,  quando  esclamava:
    'Siamo    noi    monarchici   i   veri   sostegni   della   repubblica
    costituzionale'.

    Questa commedia dei "rpublicains malgr eux",  la ripugnanza verso lo
    "status quo" e il costante suo consolidamento;  gli incessanti attriti
    fra Bonaparte  e  l'Assemblea  nazionale;  l'insistente  minaccia  del
    partito  dell'ordine  di  decomporsi  nelle  singole  sue parti,  e il
    continuo ripetersi della fusione delle sue frazioni;  il tentativo  di
    ciascuna  delle  frazioni di convertire ogni vittoria contro il nemico
    comune in una disfatta degli  alleati  del  momento;  la  gelosia,  il
    rancore,  i ripicchi reciproci,  il continuo brandire le sciabole, che
    ogni volta finisce  con  un  "baiser  Lamourette"  (9),  tutta  questa
    sconfortante  commedia  degli  equivoci  non  ebbe mai svolgimento pi
    classico che durante gli ultimi sei mesi.
    Il partito  dell'ordine  considerava  la  legge  elettorale  come  una
    vittoria anche contro Bonaparte.  Non aveva forse il governo abdicato,
    non aveva abbandonato alla Commissione dei diciassette la redazione  e
    la  responsabilit  del  proprio  progetto?  E  la forza principale di
    Bonaparte di fronte all'Assemblea non riposava sul fatto che egli  era
    l'eletto  di  sei milioni?  Bonaparte,  per conto suo,  considerava la
    legge elettorale come una concessione all'Assemblea,  una  concessione
    con la quale egli aveva comperato l'armonia del potere legislativo con
    l'esecutivo.  Come premio,  il volgare avventuriero esigeva un aumento
    di tre milioni della sua lista civile.  Poteva  l'Assemblea  nazionale
    entrare  in  conflitto con l'esecutivo in un momento in cui essa aveva
    messo al bando la grande maggioranza  dei  francesi?  Essa  mostr  di
    sdegnarsi,  sembr  volesse  spingere  le  cose  agli estremi,  la sua
    commissione rigett  il  progetto,  la  stampa  bonapartista  minacci
    appellandosi   al   popolo  diseredato,   spogliato  del  suo  diritto
    elettorale;  una moltitudine di rumorosi tentativi di transazione ebbe
    luogo,  e  l'Assemblea  fin col piegarsi in pratica,  ma vendicandosi
    nello stesso tempo in teoria.  Invece di votare un aumento annuo della
    lista  civile  di  tre  milioni  accord  al  presidente,  in linea di
    principio, una sovvenzione di 2.160.000 franchi.  Non contenta di ci,
    fece  anzi  tale  concessione  solamente  dopo  che  l'ebbe appoggiata
    Changarnier,  che  era  il  generale  del  partito  dell'ordine  e  il
    protettore  imposto  a  Bonaparte.  Essa  accord dunque i due milioni
    effettivamente non a Bonaparte, ma a Changarnier.
    Questo regalo,  buttato l "de mauvaise grce"  [di  cattiva  grazia],
    venne  accolto  di  Bonaparte secondo il significato datogli da chi lo
    faceva. La stampa bonapartista riprese a strepitare contro l'Assemblea
    nazionale.  Quando,  durante la discussione della legge sulla  stampa,
    venne  presentato la prima volta l'emendamento per la designazione del
    nome,   che  era  diretto  in  particolare  contro   i   giornali   di
    second'ordine  rappresentanti  gli interessi privati di Bonaparte,  il
    foglio principale di Bonaparte,  il "Pouvoir" [Potere] fece un attacco
    aperto  e  veemente  contro  l'Assemblea nazionale.  I ministri furono
    obbligati a sconfessare il giornale davanti all'Assemblea;  il gerente
    del  "Pouvoir"  venne  citato  alla  sbarra dell'Assemblea nazionale e
    condannato alla multa pi alta,  a 5000 franchi.  Il giorno  dopo,  il
    "Pouvoir"   pubblicava   un   articolo  ancora  pi  insolente  contro
    l'Assemblea,  e i giudici,  quasi  a  dar  la  rivincita  al  governo,
    processarono tosto parecchi giornali legittimisti per violazione della
    costituzione.
    Infine  si  venne  alla  questione  dell'aggiornamento  della  Camera.
    Bonaparte lo desiderava,  per  poter  agire  senza  essere  disturbato
    dall'Assemblea.  Lo desiderava il partito dell'ordine, sia per portare
    a compimento i suoi  intrighi  di  frazione,  sia  per  gli  interessi
    privati  dei  singoli  deputati.   Entrambi  ne  avevano  bisogno  per
    consolidare nelle province le vittorie della reazione e spingerle  pi
    lontano.   L'Assemblea   perci  si  aggiorn  dall'11  agosto  all'11
    novembre.  Ma poich Bonaparte non nascondeva in nessun modo  che  per
    lui  non  si trattava d'altro che di liberarsi del controllo importuno
    dell'Assemblea nazionale,  l'Assemblea dette al  suo  stesso  voto  di
    fiducia   l'impronta  della  sfiducia  contro  il  presidente.   Dalla
    commissione permanente di ventotto membri,  che rimanevano durante  le
    ferie come custodi della virt della repubblica, vennero esclusi tutti
    i bonapartisti. Al loro posto, anzi, furono eletti alcuni repubblicani
    del   "Sicle"   e   del   "National",   per  mostrare  al  presidente
    l'attaccamento della maggioranza alla repubblica costituzionale.
    Poco prima e specialmente subito dopo l'aggiornamento della Camera, le
    due grandi frazioni  del  partito  dell'ordine,  gli  orleanisti  e  i
    legittimisti, sembrarono volersi riconciliare, e precisamente mediante
    una fusione delle due case reali sotto le cui bandiere combattevano. I
    giornali  erano  pieni  di  progetti  di riconciliazione che avrebbero
    dovuto discutersi al letto dove giaceva malato Luigi Filippo  a  Saint
    Leonards, quando la situazione fu d'un tratto semplificata dalla morte
    di Luigi Filippo.  Luigi Filippo era l'usurpatore,  Enrico Quinto (10)
    lo spogliato;  il conte di Parigi (11),  invece,  data la mancanza  di
    discendenza di Enrico Quinto, era il suo successore regolare. Ora ogni
    ostacolo  alla  fusione  dei  due  interessi  dinastici era tolto.  Ma
    proprio in questo momento le due frazioni della  borghesia  scopersero
    che  non  era l'attaccamento sentimentale a una determinata casa reale
    ci  che  le  divideva,  ma  che  erano  piuttosto  i  loro  interessi
    divergenti   quelli   che   tenevano  separate  le  due  dinastie.   I
    legittimisti che erano andati  in  pellegrinaggio  alla  residenza  di
    Enrico  Quinto  a  Wiesbaden,  precisamente  come i loro concorrenti a
    Saint Leonards,  ricevettero quivi la notizia  della  morte  di  Luigi
    Filippo.   Immediatamente   formarono   un   ministero   "in  partibus
    infidelium",  composto in  maggioranza  di  membri  della  sopracitata
    commissione  di  custodi  della virt della repubblica,  e questo,  in
    occasione d'una disputa sorta in seno al partito,  usc fuori  con  la
    pi  categorica  proclamazione  del  diritto  divino.  Gli  orleanisti
    giubilarono per lo scandalo compromettente suscitato nella  stampa  da
    questo  manifesto  e  non  tennero nascosta nemmeno un istante la loro
    decisa ostilit contro i legittimisti.
    Durante la proroga dell'Assemblea nazionale,  si riunirono i  consigli
    dipartimentali.  La  loro  maggioranza  si pronunci per una revisione
    della costituzione,  limitata da maggiori o minori  riserve,  cio  si
    pronunci  per  una  restaurazione monarchica,  senza pi precisamente
    definirla,  per una soluzione,  confessando nello  stesso  tempo  di
    essere troppo incompetente e troppo vile per trovare questa soluzione.
    La frazione bonapartista interpret immediatamente questo desiderio di
    revisione nel senso del prolungamento della presidenza di Bonaparte.
    La  soluzione  costituzionale,  cio  le  dimissioni  di Bonaparte nel
    maggio 1852, la contemporanea elezione di un nuovo presidente da parte
    di tutti gli elettori del paese,  la revisione della costituzione  per
    mezzo   di  una  Camera  di  revisione  nei  primi  mesi  della  nuova
    presidenza,  per la classe dominante assolutamente inammissibile.  Il
    giorno  della nuova elezione presidenziale sarebbe il giorno in cui si
    darebbero  convegno  tutti  i  partiti  nemici,  i  legittimisti,  gli
    orleanisti,  i  repubblicani  borghesi,  i rivoluzionari.  Si dovrebbe
    venire a una decisione violenta tra le diverse frazioni.  Anche se  il
    partito  dell'ordine  riuscisse a mettersi d'accordo sulla candidatura
    di un uomo neutrale estraneo alle famiglie  reali,  Bonaparte  gli  si
    contrapporrebbe  di nuovo.  Il partito dell'ordine  costretto,  nella
    sua  lotta  col  popolo,   ad  aumentare   costantemente   il   potere
    dell'esecutivo.  Ogni  aumento  di  potere  dell'esecutivo  aumenta il
    potere di chi ne  investito, di Bonaparte. Ma a misura,  perci,  che
    il  partito dell'ordine consolida il proprio potere collettivo,  viene
    altres a consolidare i mezzi di lotta  delle  pretese  dinastiche  di
    Bonaparte  e  ad  aumentare la probabilit per quest'ultimo di eludere
    con  la  violenza,   nel  giorno   della   decisione,   la   soluzione
    costituzionale.  Questi  allora,  nella  sua  lotta  contro il partito
    dell'ordine,  non si arrester davanti alla violazione  di  una  delle
    basi della costituzione,  cos come il partito dell'ordine,  nella sua
    lotta contro il popolo,  non si  arrestato davanti a  un'altra  delle
    sue  basi,  davanti  alla  legge  elettorale.  Contro l'assemblea egli
    farebbe  appello,  secondo  ogni  probabilit,  persino  al  suffragio
    universale.  In  una  parola,  la  soluzione  costituzionale  pone  in
    questione l'intero "status quo" politico,  e dietro al pericolo per lo
    "status quo" il cittadino vede il caos,  l'anarchia, la guerra civile.
    Egli vede le sue compravendite, le sue cambiali, i suoi matrimoni,  le
    sue convenzioni notarili,  le sue ipoteche,  le sue rendite fondiarie,
    le pigioni,  i profitti,  tutti i suoi contratti e  le  sue  fonti  di
    guadagno  posti  in questione nella prima domenica del maggio 1852,  e
    non pu esporsi a un rischio simile. Dietro il pericolo per lo "status
    quo", si nasconde il pericolo del crollo di tutta la societ borghese.
    L'unica   soluzione   possibile   nel   senso   della   borghesia    
    l'aggiornamento  della  soluzione.  Essa  pu  salvare  la  repubblica
    costituzionale  solo  con  una  violazione  della  costituzione,   col
    prolungamento  del potere del presidente.  E questa  altres l'ultima
    parola della stampa dell'ordine, dopo le lunghe e profonde discussioni
    sulle soluzioni,  a cui essa si  abbandonata dopo la  sessione  dei
    consigli  generali.  Lo strapotente partito dell'ordine si trova cos,
    per sua vergogna, costretto a pigliare sul serio la ridicola,  volgare
    e a lui odiosa persona dello pseudo-Bonaparte.
    Questa  sudicia figura s'illudeva egualmente circa le cause che sempre
    le davano il carattere di uomo necessario. Mentre il suo partito aveva
    sufficiente intelligenza per  ascrivere  la  crescente  importanza  di
    Bonaparte alle circostanze,  questi credeva di dover unicamente essere
    riconoscente alla virt magica  del  suo  nome  e  alla  sua  perpetua
    caricatura di Napoleone.  Egli divent pi intraprendente di giorno in
    giorno.  Ai pellegrinaggi a Saint Leonards e a Wiesbaden contrappose i
    suoi viaggi circolari attraverso la Francia.  Cos poca era la fiducia
    dei  bonapartisti  nell'effetto  magico  della  sua  persona,  che  lo
    facevano  accompagnare  dappertutto  da membri di quell'organizzazione
    del sottoproletariato parigino che    la  Societ  del  10  dicembre,
    spedendoli  in  massa per i treni e le vetture postali,  in qualit di
    "claqueurs".  Essi ponevano in bocca alla loro marionetta dei discorsi
    che,  a  seconda del ricevimento nelle diverse citt,  proclamavano la
    rassegnazione repubblicana  o  la  tenacia  perseverante  come  parola
    d'ordine elettorale della politica presidenziale.  Nonostante tutte le
    manovre,   questi  viaggi  erano  molto  lontani   dall'essere   marce
    trionfali.
    Quando Bonaparte pot credere di aver entusiasmato il popolo in questo
    modo,  si mise in moto per guadagnarsi l'esercito.  Fece tenere grandi
    riviste nella pianura di Satory presso Versailles,  nelle quali  cerc
    di  cattivarsi i soldati con salsicce all'aglio,  sciampagna e sigari.
    Come il vero Napoleone,  in mezzo agli strapazzi delle  sue  marce  di
    conquista,  sapeva  animare  i  propri  soldati  spossati  con qualche
    istante di familiarit patriarcale,  cos il pseudo-Napoleone  credeva
    che  le  truppe  gli  fossero  riconoscenti  quando gridavano: - "Vive
    Napolon,  vive le saucisson!" - che  quanto dire: Viva la salsiccia,
    viva il pagliaccio (12)!
    Queste  riviste fecero scoppiare il dissenso che da lungo tempo covava
    tra Bonaparte e il suo ministro della guerra d'Hautpoul da un  lato  e
    Changarnier  dall'altro.  In  Changarnier il partito dell'ordine aveva
    trovato il suo vero uomo neutrale,  il quale non poteva avere  nessuna
    pretesa  dinastica  per  conto  proprio.  Esso  lo  aveva  designato a
    successore di Bonaparte. Changarnier, inoltre,  grazie al suo contegno
    del 29 gennaio e del 13 giugno 1849,  era diventato il grande generale
    del partito  dell'ordine,  l'Alessandro  moderno,  il  cui  intervento
    brutale  aveva,  agli  occhi  del  cittadino  pauroso,  reciso il nodo
    gordiano della  rivoluzione.  In  fondo  altrettanto  ridicolo  quanto
    Bonaparte,  egli era cos diventato una potenza, molto a buon mercato,
    ed era  stato  contrapposto  dall'Assemblea  nazionale  al  presidente
    perch lo sorvegliasse.  Egli stesso poi civettava,  per esempio nella
    questione  della  dotazione,   con  la  protezione  che  accordava   a
    Bonaparte,  e  si  comportava in modo sempre pi altezzoso verso lui e
    verso i ministri.  Allorch,  in occasione della legge elettorale,  si
    era  in  attesa  di  una  insurrezione,  egli  aveva  vietato  ai suoi
    ufficiali di accettare qualsiasi ordine dal ministro  della  guerra  o
    dal presidente. La stampa contribu a sua volta a ingrandire la figura
    di  Changarnier.  Nella  completa  assenza  di grandi personalit,  il
    partito dell'ordine si  vide  naturalmente  spinto  ad  attribuire  la
    forza,  mancante  a  tutta la propria classe,  a un solo individuo,  e
    quindi a gonfiare questo individuo in modo prodigioso.  Cos sorse  il
    mito  di Changarnier,  del bastione della societ.  La ciarlataneria
    presuntuosa,  il misterioso fare d'importanza,  con cui Changarnier si
    abbassava  a  portare  sulle  proprie  spalle  il  mondo,  formano  il
    contrasto pi degno di  riso  con  gli  avvenimenti  che  si  svolsero
    durante   e   dopo   la  rivista  di  Satory,   i  quali  dimostrarono
    inconfutabilmente  che  bastava  un  semplice  tratto  di   penna   di
    Bonaparte,   dell'infinitamente   piccolo,   per   ricondurre   questo
    fantastico rampollo della paura borghese, il colosso Changarnier, alle
    dimensioni della mediocrit, e per trasformare l'eroe, salvatore della
    societ, in un generale in pensione.
    Bonaparte si era gi da tempo vendicato di Changarnier  provocando  il
    ministro   della   guerra  a  conflitti  disciplinari  con  l'incomodo
    protettore.  L'ultima rivista a Satory fece  finalmente  scoppiare  il
    vecchio  rancore.  L'indignazione  costituzionale  di  Changarnier non
    conobbe pi limiti,  quando vide sfilare davanti a s i reggimenti  di
    cavalleria   al   grido   anticostituzionale  di  "Vive  l'Empereur!".
    Bonaparte,  per prevenire ogni discussione spiacevole a  proposito  di
    questo  grido  nell'imminente  sessione  della  Camera,  allontan  il
    ministro della guerra d'Hautpoul,  nominandolo governatore di  Algeri.
    Al  suo posto mise un vecchio generale fidato,  del tempo dell'impero,
    che  in  fatto  di  brutalit  poteva  perfettamente   competere   con
    Changarnier.  Ma  affinch il congedo di d'Hautpoul non apparisse come
    una concessione a Changarnier,  trasfer contemporaneamente il braccio
    destro  del grande salvatore della societ,  il generale Neumayer,  da
    Parigi a Nantes.  Era stato Neumayer  che  nell'ultima  rivista  aveva
    fatto  sfilare tutta la fanteria davanti al successore di Napoleone in
    un silenzio glaciale.  Changarnier,  colpito egli stesso in  Neumayer,
    protest e minacci.  Invano.  Dopo due giorni di trattative, comparve
    nel "Moniteur" il decreto di trasferimento  di  Neumayer,  e  all'eroe
    dell'ordine  altro  non  rimase  che  sottomettersi  alla disciplina o
    dimettersi.
    La lotta di Bonaparte con Changarnier   la  continuazione  della  sua
    lotta col partito dell'ordine.  La riapertura dell'Assemblea nazionale
    l'11 novembre  avviene  perci  sotto  minacciosi  auspici.  Sar  una
    tempesta  in un bicchier d'acqua.  In sostanza,  il vecchio gioco deve
    continuare.  La maggioranza del partito dell'ordine si  vedr  intanto
    costretta,  malgrado  le  grida  dei  campioni  dei principi delle sue
    diverse frazioni,  a prolungare il potere del  presidente.  Nonostante
    tutte le proteste pregiudiziali,  Bonaparte, a sua volta, gi stremato
    dalla mancanza di denaro,  accoglier questo prolungamento del  potere
    come semplice delegazione dalle mani dell'Assemblea nazionale. Cos la
    soluzione  viene  rinviata,  lo  "status  quo"  viene mantenuto;  ogni
    frazione del partito dell'ordine  si  trova  compromessa,  indebolita,
    resa  impossibile dall'altra;  la repressione contro il nemico comune,
    contro la massa della nazione,  viene allargata e spinta agli estremi,
    sino  a  che  le  condizioni  economiche stesse abbiano un'altra volta
    raggiunto il punto di sviluppo in cui un nuovo scoppio mandi  all'aria
    tutti  quanti questi partiti in eterno conflitto,  insieme con la loro
    repubblica costituzionale.
    Per tranquillizzare il cittadino si  deve  dire,  del  resto,  che  lo
    scandalo  fra  Bonaparte  e il partito dell'ordine ha per risultato di
    rovinare alla Borsa una moltitudine di piccoli capitalisti  e  di  far
    scivolare le loro sostanze nelle tasche dei grandi lupi di Borsa.
















    NOTE AL TESTO.


    N.  1.  La "Henriade"  un poema di Voltaire (1694-1778) ispirato alle
    vicende  delle  guerre  di  religione  in  Francia   alla   fine   del
    diciassettesimo secolo e alla conquista del trono francese da parte di
    Enrico  Quarto.   I  "panduri"  sono  fanterie  irregolari,  d'origine
    ungherese,    impiegate   dall'Austria   nella   seconda   met    del
    diciassettesimo secolo e nella prima met del diciottesimo: essi erano
    famosi per la loro vocazione alla violenza e al saccheggio.
    N.  2.  Allusione alla storia biblica di Giuseppe, avvenente figlio di
    Giacobbe,  venduto come schiavo al dignitario egiziano  Putifarre.  La
    moglie  di  questi  s'invagh  di Giuseppe,  il quale per la respinse
    fermamente.  Allo stesso  modo  i  consigli  dipartimentali,  imitando
    Giuseppe,  non si lasciarono sedurre dalle sollecitazioni dei deputati
    del partito  dell'ordine  a  richiedere  una  rapida  revisione  della
    costituzione.
    N.  3  Helene  Louise  Elisabeth von Mecklenburg Schwevin (1814-1858),
    vedova del figlio di Luigi Filippo e madre del  pretendente  al  trono
    Luigi  Filippo  Alberto conte di Parigi.  Abdicando,  Luigi Filippo le
    aveva affidato la reggenza durante il periodo di minorit del nipote.
    N. 4.  Per "profitto industriale" Marx intende qui il "profitto medio"
    (cio  il  profitto  calcolato  in base al saggio medio di profitto in
    vigore nella societ) dei capitali investiti  per  la  conduzione  del
    fondo;  per "rendita fondiaria" egli intende l'eccedenza sul  profitto
    medio che viene intascata dal proprietario fondiario (sotto  forma  di
    affitto  della  terra)  o  dallo  stesso  conduttore  quando    anche
    proprietario.
    N. 5. "Camera introvabile".  Cos si chiama nella storia la camera dei
    deputati,  fanaticamente ultramonarchica e rreazionaria, eletta subito
    dopo la seconda caduta di Napoleone (1815) (Nota di Engels).
    N.  6.  Gioco di parole: "grecs" significa "greci",  ma anche "bari di
    professione" (Nota di Engels).
    N. 7. Engels fece precedere questo capitolo dalla seguente avvertenza:
    La   continuazione   dei  precedenti  tre  capitoli  si  trova  nella
    "Rassegna" del fascicolo doppio,  quinto  e  sesto,  ultimo  comparso,
    della "Neue Rheinische Zeitung". Spiegata ivi prima di tutto la grande
    crisi commerciale scoppiata in Inghilterra nel 1847,  e spiegata,  con
    le sue ripercussioni sul  continente  europeo,  l'acutizzazione  delle
    complicazioni  politiche su questo continente sino alle rivoluzioni di
    febbraio e marzo 1848,  viene quindi esposto come  la  prosperit  del
    commercio e dell'industria,  riapparsa nel corso del 1848, e cresciuta
    ancor pi nel 1849,  paralizzasse lo slancio rivoluzionario,  rendendo
    nello stesso tempo possibile le vittorie della reazione. Della Francia
    in particolare  detto. (Segue il testo del capitolo).
    N. 8. Leclerc era un negoziante che aveva combattuto, nei ranghi della
    Guardia nazionale,  contro gli insorti di giugno. Essendo stato ferito
    accanto a lui il suo figlio maggiore,  egli lo riport a casa morente,
    dopodich ritorn nella mischia portando con s il suo secondogenito e
    presentandolo al capo del suo reparto come colui che avrebbe vendicato
    il  fratello  e  preso  il  posto  di  questi nella lotta per la vera
    libert.
    N. 9. L'abate costituzionalista Adrien Lamourette (1742-1794), membro,
    durante  la  Rivoluzione  francese,   dell'Assemblea   legislativa   e
    ghigliottinato nel 1794,  aveva proposto,  il 7 luglio 1792, un bacio
    fraterna come atto di pacificazione fra i partiti ostili.  I capi  di
    questi corsero allora ad abbracciarsi,  ma il giorno successivo i loro
    contrasti ripresero con pari violenza.
    N.  10.  Henri Charles d'Artois,  duca di Bordeaux,  conte di Chambord
    (1820-1883).  Era  l'unico  nipote di Carlo Decimo (il quale era stato
    deposto in seguito alla rivoluzione del luglio 1830 e  sostituito  con
    Luigi  Filippo)  e  figlio postumo del duca di Berry,  assassinato nel
    1820.  E' il pretendente legittimista al  trono  di  Francia;  il  suo
    matrimonio con Maria Teresa d'Este era sterile.
    N.  11.  Luigi Filippo conte di Parigi (1834-1894),  nipote dell'ex re
    Luigi Filippo che il 24 febbraio 1848 aveva abdicato a suo favore.  E'
    il pretendente orleanista al trono di Francia (suo padre,  primogenito
    di Luigi Filippo, era morto nel 1842).
    N. 12.  Gioco di parole intraducibile.  Infatti "salsiccia" in tedesco
    si dice "Wurst" e "pagliaccio" si dice "Hanswurst".


















    SCHEDE BIOGRAFICHE.


    Alexandre Martin, detto ALBERT (1815-1895), operaio meccanico, uno dei
    capi della societ segreta delle "Stagioni",  sottoposta all'influenza
    del Blanqui.  E' il primo operaio  entrato  in  un  governo  borghese.
    Collabor  con  Blanc  nella  commissione  del Lussemburgo,  di cui fu
    vicepresidente.  Imprigionato dopo la manifestazione del 15  maggio  e
    condannato  dall'alta  corte  di Bourges,  insieme a Barbs,  Blanqui,
    Raspail eccetera,  fu liberato in seguito all'amnistia del  1859.  Nel
    1870-1871  fu  membro  attivo  della  commissione delle barricate,  in
    Parigi assediata dai prussiani.

    Pierre Augustin Caron  de  BEAUMARCHAIS  (1732-1799),  autore  di  due
    famose  commedie  satiriche  ("Le  nozze  di Figaro" e "Il Barbiere di
    Siviglia"),  la cui trama  costituita dagli espedienti e dai  trucchi
    escogitati da Figaro, il protagonista di entrambe.

    August  BEBEL (1840-1913),  operaio tornitore,  fino alla morte fu uno
    dei capi pi influenti della  socialdemocrazia  tedesca.  Insieme  con
    Liebknecht  fond  nel 1866 il Partito popolare sassone,  che univa la
    piccola borghesia e gli operai sulla base di un programma  democratico
    antiprussiano.  Egli  fu  il  capo  dell'ala  proletaria  che nel 1869
    costitu ad Eisenach il  Partito  operaio  socialdemocratico  tedesco.
    Durante   il   conflitto   franco-prussiano   assunse   una  posizione
    internazionalista.  Nelle elezioni  al  primo  parlamento  dell'Impero
    (Reichstag)  avvenute il 3 marzo 1871,  egli fu l'unico eletto del suo
    partito.  Condannato al  carcere  nel  1872,  fu  rieletto  nel  1874.
    Combatt  contro  l'anarchismo  e  il  revisionismo;  dopo la morte di
    Engels si spost verso destra,  divenendo  il  capo  di  una  tendenza
    centrista nel partito tedesco e nella Seconda Internazionale.

    Otto    von    BISMARCK-SCHNHAUSEN    (1815-1898),    esponente   del
    conservatorismo reazionario della classe feudale-militare degli Junker
    (aristocrazia  terriera  prussiana).   Prima   deputato   alla   Dieta
    prussiana,   ministro  di  Prussia  alla  Dieta  di  Francoforte,  poi
    ambasciatore a Pietroburgo e a Parigi. Nel 1862 divenne presidente del
    consiglio  prussiano.  Ostile  alle  idee  liberali,   e  allo  stesso
    nazionalismo   tedesco   nella   misura   in  cui  era  verniciato  di
    liberalismo,  svilupp  un'azione  politica  tendente  a  spezzare  in
    Germania  ogni  legame  fra  gli  ideali  di  nazione e di libert,  a
    realizzare l'unit della Germania col sangue e col ferro,  sotto  la
    direzione   della   Prussia  e  con  l'esclusione  dell'Austria  dalla
    Confederazione germanica.  Nel frattempo  egli  governava  all'interno
    senza  curarsi  della camera prussiana e senza bilancio,  con la piena
    libert  di  un  antico   ministro   dell'assolutismo.   Presentandosi
    abilmente  alle  popolazioni  degli altri Stati germanici,  al fine di
    interessarle al suo piano di unit tedesca, come fautore del suffragio
    universale per l'elezione dell'Assemblea federale  di  Francoforte,  e
    riuscendo  a  legare  al  suo  gioco  perfino  Lassalle  e Schweitzer,
    esponenti del movimento proletario tedesco,  nel 1866 Bismarck attacc
    l'Austria  e gli Stati tedeschi ad essa favorevoli,  con la neutralit
    di Napoleone Terzo e l'alleanza dell'Italia,  riportando una  vittoria
    che   permise  l'ingrandimento  della  Prussia  a  Occidente  mediante
    l'annessione del regno di Hannover,  del principato dell'Assia  e  del
    ducato  di  Nassau,  la creazione di una Confederazione della Germania
    del Nord diretta dalla Prussia,  l'inserimento  nell'orbita  prussiana
    degli  Stati  della  Germania  meridionale e l'esclusione dell'Austria
    dalla politica germanica. Nel 1870 riusc a provocare la guerra con la
    Francia,  nella quale la Prussia riport una grande  vittoria  seguita
    dall'annessione  dell'Alsazia-Lorena  e  dalla proclamazione del re di
    Prussia a  imperatore  di  Germania  ad  opera  di  tutti  i  principi
    tedeschi.  Divenuto nel 1871 anche cancelliere dell'Impero, con la sua
    politica estera Bismarck cerc di consolidare i successi ottenuti,  di
    fare   della   Germania   l'ago   della   bilancia   in  Europa  senza
    comprometterne la posizione con nuove avventure belliche  e  cercando,
    in  pari  tempo,  di isolare la Francia per impedirle di realizzare le
    alleanze necessarie per attuare un programma di  rivincita  contro  la
    Germania.  La politica interna di Bismarck, malgrado l'esistenza di un
    parlamento  imperiale  eletto  a  suffragio  universale,  mantenne  un
    carattere   autoritario,   imperniato  sulla  preponderanza  in  campo
    diplomatico,  economico e militare dell'imperatore e  del  cancelliere
    dell'Impero,  a  cui  nemmeno  l'assetto  federale della Germania pot
    costituire un contrappeso.  Essa si espresse fra l'altro  nelle  leggi
    contro  i  socialisti  (1878),  accompagnate  talvolta da una politica
    paternalistica verso la classe operaia,  che  non  riuscirono  per  a
    impedire il rafforzamento del,  socialismo. Bismarck fu licenziato nel
    1890 dal nuovo imperatore Guglielmo Secondo.

    Louis BLANC (1811-1882), socialista francese, autore di opere storiche
    sul recente passato  della  Francia,  pubblic  nel  1840  il  celebre
    scritto  sulla  "Organisation du travail" [Organizzazione del lavoro].
    In tale opera egli  ravvisa  nella  concorrenza  (basata  sull'egoismo
    individuale)  tanto la causa della miseria dei lavoratori (costretti a
    trovarsi in contrasto fra di loro per ottenere un'occupazione), quanto
    una causa di rovina per i borghesi (poich la concorrenza sacrifica la
    maggioranza di questi  ai  pi  forti,  generando  in  pari  tempo  il
    monopolio  e l'impoverimento dei consumatori).  Blanc deduce da ci la
    necessit  di  una  riforma  sociale  che  elimini   i   danni   della
    concorrenza,  nell'interesse degli operai e dei borghesi,  e ne indica
    la premessa in una riforma politica.  Egli propone di  organizzare  il
    lavoro  mediante laboratori sociali istituiti e attrezzati dal governo
    nelle principali branche dell'industria nazionale,  e  successivamente
    nell'agricoltura.   Dopo  il  primo  anno  le  funzioni  di  direzione
    dovrebbero diventare elettive e  i  laboratori  divenire  indipendenti
    dallo Stato per evitare che questo monopolizzi la produzione divenendo
    un tiranno. I capitalisti potrebbero fornire ai laboratori il capitale
    ritraendone  l'interesse  normale.  Blanc  afferma  che in tal modo si
    verificherebbe l'assorbimento progressivo e pacifico  dei  laboratori
    privati   da   parte   dei  laboratori  nazionali,   la  sostituzione
    dell'associazione alla concorrenza senza  brutalit,  senza  scosse.
    Riparato a Londra nel luglio del 1848,  torn in Francia nel 1870 e fu
    eletto all'Assemblea nazionale.  Fu tra gli oppositori della Comune  e
    in seguito divenne un radicale borghese.


    Louis  Auguste  BLANQUI  (1805-1881),  influenzato  in  giovinezza dal
    babuvismo,  era poi passato  a  posizioni  comuniste.  Partecip  alla
    rivoluzione del 1830 e fu uno dei protagonisti dell'infelice tentativo
    di insurrezione avvenuto a Parigi nel 1839.  Tornato a Parigi nel 1848
    fu l'animatore della Societ repubblicana centrale prima,  del club
    dei clubs poi.  Imprigionato dopo i fatti del 15 maggio,  fu liberato
    con l'amnistia del 1859.  Condannato di  nuovo  per  la  sua  attivit
    cospirativa nel 1861,  evase nel 1865, rifugiandosi in Belgio. Diresse
    il tentativo insurrezionale del 31 ottobre 1870 a Parigi. Fu arrestato
    nella Francia meridionale alla vigilia dell'insurrezione della  Comune
    e   rest   in  carcere  fino  all'amnistia  del  1879.   Egli  scont
    complessivamente 37 anni di carcere.  Marx ed Engels,  pur denunciando
    le  carenze teoriche del blanquismo e l'indeterminatezza del programma
    economico-sociale da realizzare dopo la  vittoria  della  rivoluzione,
    ravvisarono   in   lui   l'unico  capo  veramente  rivoluzionario  del
    proletariato francese.

    Joseph Charles Paul Napolon BONAPARTE (1822-1891), figlio di Gerolamo
    Bonaparte (ex re di Vestfalia durante l'impero napoleonico).  Deputato
    repubblicano  alla Costituente e alla Legislativa,  sedette sui banchi
    della Montagna,  da dove combatt la politica del partito dell'ordine.
    Fu spesso in disaccordo con la politica di L.  Napoleone, prima e dopo
    il colpo di Stato.  Malgrado la sua opposizione  teorica,  in  pratica
    collabor  con  lui  di  buon  animo  e ne fu,  fino al 1856,  l'erede
    legittimo. Fu pi tardi difensore a corte della politica di Cavour. In
    occasione dell'alleanza franco-piemontese  del  1859  si  parl  della
    costituzione  di  un  regno dell'Italia centrale di cui avrebbe dovuto
    essere il re.  Nel  1859  spos  Clotilde  di  Savoia.  Dopo  il  1870
    riorganizz un partito bonapartista.

    Luigi  Napoleone  BONAPARTE (1808-1873),  figlio dell'ex re d'Olanda e
    nipote di Napoleone Primo.  Mescolatosi nella giovinezza ai  carbonari
    aveva  partecipato  ai moti del 1830-1831 nello Stato pontificio.  Nel
    suo scritto  "Rveries  politiques"  [Meditazioni  politiche]  (1832),
    sostenne  la  necessit di una monarchia repubblicana che assicurasse,
    con l'ordine,  ogni libert  possibile,  ed  elabor  un  progetto  di
    costituzione che era un miscuglio di idee repubblicane e imperiali, di
    velleit  costituzionali  e socialisteggianti.  Accordatosi con vecchi
    bonapartisti e con alcuni elementi  dell'esercito  e  dell'opposizione
    repubblicana,  provoc a Strasburgo,  nel 1836, un'insurrezione contro
    Luigi  Filippo,  facilmente  soffocata.  Perdonato  ed  espulso  dalla
    Francia,  pubblic  nel  1839  l'opuscolo  "Des  ides napoloniennes"
    [Delle idee napoleoniche],  che esponeva  le  linee  di  una  politica
    interna  basata  sulla  fusione  dei  partiti e di una politica estera
    fondata sulla confederazione dei popoli e il trionfo  dei  diritti  di
    nazionalit.  Nel 1840 fece un secondo tentativo insurrezionale contro
    Luigi Filippo,  con lo sbarco sfortunato di Boulogne.  Fu catturato  e
    condannato alla reclusione perpetua,  ma riusc a fuggire e si stabil
    in Inghilterra,  da dove torn in Francia nel  febbraio  1848.  Subito
    espulso  dal governo provvisorio repubblicano,  sebbene avesse aderito
    alla repubblica,  torn  in  Inghilterra.  Nel  frattempo  in  Francia
    intorno al suo nome si costitu un partito bonapartista che, mentre lo
    indicava  alla  borghesia  come  il  continuatore  delle tradizioni di
    ordine e di conservazione sociale di Napoleone  Primo  e  all'esercito
    come  l'erede  delle glorie napoleoniche,  cercava di presentarlo alle
    masse  come  amico  del  popolo,   facendo  leva   sul   suo   scritto
    "L'extinction  du  pauprisme"  [L'estinzione  del pauperismo] e sulla
    promessa che egli avrebbe eliminato le imposte gravanti sui contadini.
    Eletto deputato all'Assemblea costituente nella  primavera  del  1848,
    rassegn le dimissioni, non ritenendo ancora giunto il suo momento, ma
    prese  posto  all'Assemblea dopo le elezioni suppletive del settembre,
    in cui fu eletto da  cinque  dipartimenti.  Sulla  sua  elezione  alla
    presidenza  della  repubblica e sulla sua successiva attivit politica
    confronta l'esposizione di Marx  nella  presente  opera.  La  profonda
    scissione   verificatasi  in  Francia  fra  i  deputati  orleanisti  e
    legittimisti del partito dell'ordine,  la  frattura  creatasi  fra  il
    parlamento borghese e la massa della borghesia (la quale vedeva in lui
    il  paladino  dell'ordine),  la  disponibilit delle forze militari di
    Parigi,  gli permisero,  nella notte fra l'1 e il 2 dicembre 1851,  di
    realizzare  un  colpo  di  Stato,  accompagnato  dall'arresto  e dalla
    deportazione dei vari capi-partito.  Dopo aver ottenuto,  mediante  un
    plebiscito,  l'approvazione  di una costituzione che rendeva decennale
    la carica del presidente della repubblica rimettendo nelle sue mani la
    nomina dei membri del Senato e del Consiglio di Stato,  che  prevedeva
    l'elezione  a  suffragio  universale  di  un'assemblea  (priva per di
    iniziativa legislativa),  che riuniva quindi il potere nelle  mani  di
    Luigi  Napoleone,  questi  con  un  secondo plebiscito,  avvenuto il 2
    dicembre 1852, si fece proclamare imperatore dei Francesi e assunse il
    nome di Napoleone Terzo. Nel 1870, durante la guerra franco-prussiana,
    fu vinto e fatto prigioniero dopo la sconfitta di Sdan,  dopodich in
    Francia fu proclamata la repubblica.

    Etienne  CABET (1788-1856),  comunista utopistico.  In seguito ai suoi
    attacchi  contro  Luigi  Filippo  fu   costretto   a   rifugiarsi   in
    Inghilterra,  dove sub l'influenza dell'owenismo.  Tornato in Francia
    espose nel  "Voyage  en  Icarie"  [Viaggio  in  Icaria]  (cio  in  un
    fantastico paese con istituzioni comuniste) le proprie teorie, che pi
    tardi  cerc  di  applicare  nel  Texas  e nell'Illinois,  costituendo
    colonie modello rapidamente fallite.

    Pierre CARLIER (1799-1858),  gi commissario di polizia a  Parigi  dal
    1830  al  1833.  Capo della polizia municipale di Parigi dopo il 1848,
    sostenne la politica di  Luigi  Napoleone,  che  nel  1849  lo  nomin
    prefetto  di  polizia.  Si  distinse  in  questa  funzione  per la sua
    provocatoria azione contro le forze democratiche e popolari. Favor il
    colpo di Stato del 2 dicembre e sostenne il Secondo Impero.

    Hippolyte CARNOT (1801-1888).  Suo padre,  Lazare Carnot,  durante  la
    Rivoluzione  francese era stato membro del Comitato di salute pubblica
    e aveva diretto le operazioni militari dal 1793 al 1795,  riuscendo  a
    salvare  la Francia dall'invasione degli eserciti controrivoluzionari.
    Dopo aver abbandonato la setta saintsimoniana si dette al giornalismo.
    Sotto la monarchia di luglio fu  deputato  di  estrema  sinistra  alla
    Camera.  Ministro  dell'istruzione nel Governo provvisorio e nel primo
    periodo   della   Costituente,    prepar   un   progetto   di   legge
    sull'istruzione    fondato   sull'istruzione   primaria   gratuita   e
    obbligatoria e sulla libert dell'insegnamento.

    Marc CAUSSIDIERE (1808-1861),  rivoluzionario piccolo-borghese.  Aveva
    partecipato  all'insurrezione  operaia  di  Lione.  Sotto  il  Governo
    provvisorio fu  prefetto  di  polizia  a  Parigi,  carica  da  cui  fu
    costretto   a   dare   le   dimissioni   dopo   l'invasione   popolare
    dell'Assemblea nazionale avvenuta il  15  maggio,  sotto  l'accusa  di
    averla  favorita.   Dopo  l'insurrezione  di  giugno,  la  commissione
    parlamentare  d'inchiesta,   con  l'approvazione  dell'Assemblea,   lo
    dichiar   complice  dei  fatti  del  15  maggio  ed  egli  ripar  in
    Inghilterra. Nel 1848 il Caussidire non esit ad impiegare le guardie
    repubblicane per proteggere contro gli attacchi popolari le  propriet
    di J. Rothschild, compromesso con le speculazioni finanziarie sotto la
    monarchia di luglio e accusato di avere speculato sul grano durante la
    carestia del 1847.

    Eugne  Louis  CAVAIGNAC  (1802-1857),  generale  francese di tendenze
    repubblicane, che aveva partecipato alle campagne militari francesi in
    Algeria.  Sulla sua attivit politica nel 1848  confronta  il  secondo
    articolo  Marx.   Alla  Costituente  e  alla  Legislativa  fece  parte
    dell'opposizione repubblicana borghese del "National".  Arrestato dopo
    il colpo di Stato del 2 dicembre,  fu successivamente eletto deputato,
    ma fu dichiarato  dimissionario  per  essersi  rifiutato  di  prestare
    giuramento.

    Paul Louis de FLOTTE (1817-1860),  ufficiale di marina.  Dopo il colpo
    di Stato del 2 dicembre ripar all'estero.  Organizz  successivamente
    un  corpo  di  volontari  francesi  che nel 1860 lottarono a fianco di
    Garibaldi;  in mezzo a questi egli cadde combattendo  nell'agosto  del
    1860 a Solano (Calabria).

    Joseph  FOUCHE'  (1759-1820),  membro  giacobino  della  Convenzione e
    sostenitore del Terrore,  si  avvicin  successivamente  ai  moderati.
    Ministro di polizia nel 1799 favor il colpo di Stato di Napoleone del
    18 brumaio (1799).  Pur essendosi trovato varie volte in contrasto con
    Napoleone ebbe da questo vari incarichi. Pi volte ministro di polizia
    di Napoleone Primo.

    Auguste Joseph GUINARD  (1799-1874),  membro  della  Carboneria  prese
    parte  alla  rivoluzione  del  1830.  Sotto  la  monarchia  di  luglio
    partecip  alle  lotte  dei  repubblicani   e   fu   condannato   alla
    deportazione.  Riusc  a fuggire nel 1835.  Rientrato in Francia il 24
    febbraio 1848, fu successivamente capo di stato maggiore della Guardia
    nazionale. Deputato democratico alla Costituente, non fu rieletto alla
    Legislativa.  Era il capo della legione di artiglieria  della  Guardia
    nazionale  che partecip all'insurrezione del 13 giugno.  Venne perci
    nuovamente condannato alla deportazione.

    Franois GUIZOT (1787-1874),  storico e statista francese  di  origine
    protestante,  professore  di  storia alla Sorbona dal 1812 e autore di
    opere sulla  storia  della  rivoluzione  inglese  del  diciassettesimo
    secolo  e  sulla  storia  della civilizzazione in Europa e in Francia.
    Consigliere di Stato sotto la Restaurazione e,  dopo la rivoluzione di
    luglio,  ministro degli interni nel 1830, ministro dell'istruzione dal
    1832 al 1833, nel 1835-1836, e nel 1836-1837, nel 1840 ambasciatore in
    Inghilterra, dal 1840 d 1848 ministro degli esteri nel gabinetto Soult
    di cui fu  per  sostanzialmente  il  capo.  Nel  1847  divenne  anche
    nominalmente  presidente  del  consiglio.  Assertore di un liberalismo
    moderato,  il cosiddetto giusto mezzo,  rappresent alla Camera  dei
    deputati  le  posizioni  politiche  dell'aristocrazia finanziaria.  La
    rivoluzione di febbraio lo allontan dalla vita politica attiva.

    Julius Jacob HAYNAU (1786-1853),  feldmaresciallo austriaco,  represse
    selvaggiamente i moti rivoluzionari in Italia e in Ungheria. Ricevette
    dagli  italiani  l'appellativo  di  iena  per  il  suo comportamento
    durante le "dieci giornate" di Brescia.

    Alphonse de LAMARTINE (1790-1869),  poeta francese,  autore  di  opere
    storiche  sulla  Rivoluzione  francese  e  sulla rivoluzione del 1848.
    Deputato  alla  Camera  sotto  la  monarchia  di  luglio,   fu  tra  i
    protagonisti  dell'opposizione  alla  politica del Guizot.  Divenne la
    figura pi rappresentativa  del  Governo  provvisorio.  Deputato  alla
    Costituente,  fu  membro  della commissione esecutiva eletta da questa
    nel maggio 1848 e rimasta in carica fino all'insurrezione  operaia  di
    giugno.  Fu  bocciato  nelle  elezioni  all'Assemblea  legislativa del
    maggio 1849,  nella quale riusc a entrare con le  lezioni  suppletive
    del giugno 1849. Nel 1851 si ritir completamente dalla vita pubblica.

    Ferdinand   LASSALLE  (1825-1864),   avvocato  e  filosofo  socialista
    tedesco,  gi in contatto con Marx ed Engels nel 1848-1849.  E' autore
    di vari scritti,  fra cui un lavoro su Eraclito, e l'opera "Il sistema
    dei diritti acquisiti", sui quali il giudizio di Marx non fu positivo.
    I contrasti politici fra lui e Marx,  gi presenti a  proposito  della
    valutazione  della  guerra d'Italia del 1859,  si accentuarono dopo la
    fondazione dell'Associazione generale degli operai tedeschi, di cui il
    Lassalle fu l'animatore.  Ci  fu  dovuto  in  particolare  alle  idee
    espresse  da  Lassalle  in  quel  periodo  in  una serie di opuscoli e
    discorsi,  nei quali egli propugnava la costituzione  di  associazioni
    cooperative  sovvenzionate  dallo Stato,  che secondo il suo pensiero,
    avrebbero dovuto permettere di spezzare la legge bronzea del salario
    e di dare  all'operaio  tutto  il  frutto  del  suo  lavoro  (concetti
    teoricamente  respinti  da  Marx).  Questa  illusione  riformistica di
    trasformare la societ utilizzando le sovvenzioni dello Stato attuale,
    come anche la rivendicazione di uno Stato popolare tedesco fondato sul
    suffragio universale,  portarono Lassalle,  nella questione dell'unit
    tedesca,   al  compromesso  con  la  politica  pseudo-democratica  del
    Bismarck,  con il quale egli ebbe contatti  diretti.  Mor  ucciso  in
    duello.

    Alexandre   Auguste   LEDRU-ROLLIN  (1807-1874),   avvocato  parigino,
    deputato alla Camera  dal  1841,  aveva  contribuito  a  radicalizzare
    l'agitazione  dei  banchetti  introducendovi  elementi  sociali che lo
    resero popolare anche tra gli operai. Partecip al Governo provvisorio
    come ministro degli interni,  passando poi  all'opposizione.  dopo  le
    manifestazioni  repubblicane  del  13  giugno 1949 dovette riparare in
    Inghilterra,  dove cooper con Mazzini.  Sulla sua attivit nel  1848-
    1849  confronta  il  primo articolo di Marx.  Rientrato in Francia nel
    1870, l'anno seguente fu eletto all'assemblea nazionale.

    Pierre Joseph PROUDHON (1809-1865), scrittore e pubblicista.  Nel 1840
    scrisse  il  libro  "Che  cos'  la propriet",  nel quale si espresse
    contro le disparit sociali e  contro  il  principio  della  propriet
    privata.   Le   sue   dottrine  economiche  furono  esposte  in  forma
    sistematica nel 1846 nel "Sistema delle  contraddizioni  economiche  o
    filosofia   della   miseria".   Contro  tali  teorie  Marx  ed  Engels
    polemizzarono,  in particolare,  rispettivamente nella "Miseria  della
    filosofia"  e nella "Questione delle abitazioni".  Marx rilev,  da un
    lato,  la tendenza di Proudhon a considerare le  categorie  economiche
    come  idee  eterne,  mantenendosi in tal modo nel quadro dell'economia
    borghese,  dall'altro  lato  rilev  il  carattere  borghese  del  suo
    socialismo, il quale non andava al di l di alcuni ritocchi al sistema
    capitalistico  (come  la  costituzione  di  casse di risparmio fondate
    sulla sua dottrina del "credito gratuito"),  ma escludeva la  gestione
    collettiva  dei mezzi di produzione,  riducendo la questione sociale a
    un problema di distribuzione.  Inoltre Proudhon (come appare dai  suoi
    scritti  sul 1848 e sul colpo di Stato di Luigi Napoleone),  escludeva
    la funzione dello Stato  nella  trasformazione  della  societ  e,  in
    conseguenza,  la  necessit  del proletariato di conquistare il potere
    politico.  In tal modo il suo pensiero si ricollega anche alle  teorie
    dell'anarchismo.  Proudhon  esercit,  con  le  sue  idee economiche e
    politiche, un grande influsso sul movimento operaio francese. Nel 1848
    fu eletto deputato  alla  Costituente;  bench  la  sua  posizione  si
    avvicinasse  spesso  a  quella  dei deputati della Montagna,  si trov
    spesso in contrasto con questi per le  loro  concezioni  sociali.  Nel
    gennaio del 1849 Proudhon aveva fondato la sua "Banca del popolo".

    Franois Vincent RASPAIL (1794-1878),  chimico,  medico e pubblicista,
    partecip alla rivoluzione del luglio 1830. Repubblicano di sinistra e
    fondatore della societ degli "Amici de popolo".  Sotto Luigi  Filippo
    sub vari processi per reati di stampa. Partecip alla rivoluzione del
    1848  come  esponente  delle  tendenze  pi  avanzate.  Imprigionato e
    condannato per la sua partecipazione ai fatti del  15  maggio,  ripar
    successivamente  nel Belgio.  Amnistiato,  nel 1859,  sotto il Secondo
    Impero fu eletto deputato. Si ritir a vita privata durante la Comune.
    Fu rieletto deputato nel 1876 e nel 1877.


    SOULOUQUE, presidente della repubblica di Haiti, per imitare Napoleone
    Primo,  nel 1849 si fece proclamare imperatore,  circondandosi di  uno
    stato  maggiore e di una corte da operetta,  realizzando un dispotismo
    sanguinario nel paese.  Soulouque francese era uno degli epiteti con
    cui veniva chiamato Luigi Bonaparte.

    Louis-Adolphe  THIERS  (1797-1877),  statista  e storico francese.  E'
    autore di una storia della Rivoluzione francese e di  una  storia  del
    Consolato  e dell'Impero,  in cui si fece difensore dello Stato forte.
    Fautore, nel 1830, di Luigi Filippo,  dopo l'ascesa di questi al trono
    fu  ministro  dell'interno  nel  1832,  nel  1834  e  nel 1835.  Fu il
    principale responsabile del massacro della via  Transnonain,  avvenuto
    nel   corso   dell'insurrezione   repubblicana  di  Parigi  del  1834,
    insurrezione che egli stesso aveva cercato di  provocare  per  poterla
    reprimere  selvaggiamente.  Presidente  del consiglio dei ministri per
    brevi periodi,  nel 1836 e nel 1840,  fu  frequentemente  accusato  di
    malversazioni  ed  ebbe  notevoli  insuccessi  nella  politica estera.
    Passato nelle  file  dell'opposizione  dinastica,  cerc  di  servirsi
    dell'agitazione   per  la  riforma  elettorale,   alla  vigilia  della
    rivoluzione del febbraio 1848 (agitazione a cui non prese  per  parte
    direttamente), con la speranza di poter sostituire al gabinetto Guizot
    un   gabinetto   Thiers,   che   l'insurrezione   popolare  rese  per
    impossibile.  Sul suo atteggiamento  fra  il  1848  e  il  1850  quale
    esponente della frazione orleanista del partito dell'ordine,  il primo
    articolo di Marx.  Arrestato dopo il colpo di Stato  del  2  dicembre,
    sub  un  breve  esilio.  Dal  1863  fu  deputato di opposizione sotto
    l'Impero di Napoleone Terzo.  Dopo la proclamazione  della  repubblica
    prese  parte  alle  trattative  con  la  Prussia  del  1870-1871,  che
    portarono alla capitolazione  della  Francia  (da  lui  firmata  nella
    qualit  di  capo  del  potere  esecutivo  conferitagli dall'Assemblea
    nazionale riunita a Bordeaux).  Nel 1871  il  Thiers  si  adoper  per
    l'abbattimento   della  Comune  di  Parigi,   rendendosi  direttamente
    responsabile del massacro dei comunardi.  Da allora al 1873 il  Thiers
    fu presidente della repubblica.

    TOUSSAINT LOUVERTURE (1743-1803) fu il capo dell'insurrezione dei neri
    di S.  Domingo nel 1796-1802; fatto prigioniero dai francesi, mor nel
    forte di Joux.

    Franois VIDAL (1814-1872),  autore di opere  economiche  a  carattere
    socialista,   collaboratore   della  "Dmocratie  pacifique".   Fu  un
    sostenitore dell'intervento dello Stato nelle  questioni  del  lavoro.
    Nel  1848 segretario della Commissione del Lussemburgo,  collabor con
    Blanc.  Abbandon la vita politica  dopo  il  colpo  di  Stato  del  2
    dicembre.
