ALESSANDRO MANZONI.
CORO SECONDO DELL'ADELCHI.N
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.


  Sparsa le trecce morbide
Sull'affannoso petto,
Lenta le palme, e rorida
Di morte il bianco aspetto,
 Giace la pia, col tremolo
Sguardo cercando il ciel.

  Cessa il compianto: unanime
S'innalza una preghiera:
Calata in su la gelida
 Fronte, una man leggiera
   Sulla pupilla cerula
   Stende l'estremo vel.

  Sgombra, o gentil, dall'ansia
Mente i terrestri ardori;
 Leva all'Eterno un candido
   Pensier d'offerta, e muori:
   Fuor della vita  il termine
   Del lungo tuo martir.

Tal della mesta, immobile
 Era quaggiuso il fato:
   Sempre un obblio di chiedere

Che le saria negato;
E al Dio de' santi ascendere,
Santa del suo patir.

   Ahi! nelle insonni tenebre,
Pei claustri solitari,
Tra il canto delle vergini,
Ai supplicati altari,
Sempre al pensier tornavano
Gl'irrevocati d;

   Quando ancor cara, improvida
D'un avvenir mal fido,
Ebbra spir le vivide
Aure del Franco lido,
E tra le nuore Saliche
Invidiata usc:

   Quando da un poggio aereo,
Il biondo crin gemmata,
Vedea nel pian discorrere
La caccia affaccendata,
E sulle sciolte redini
Chino il chiomato sir;

   E dietro a lui la furia
De' corridor fumanti;
E lo sbandarsi, e il rapido
Redir dei veltri ansanti;
E dai tentati triboli
L'irto cinghiale uscir;

   E la battuta polvere
Rigar di sangue, colto
    Dal regio stral: la tenera
    Alle donzelle il volto
    Volgea repente, pallida
    D'amabile terror.

  Oh Mosa errante ! oh tepidi
Lavacri d'Aquisgrano!
Ove, deposta l'orrida
Maglia, il guerrier sovrano
Scendea del campo a tergere
Il nobile sudor!

  Come rugiada al cespite
Dell'erba inaridita,
Fresca negli arsi calami
Fa rifluir la vita,
 Che verdi ancor risorgono
   Nel temperato albor;

  Tale al pensier, cui l'empia
Virt d'amor fatica,
Discende il refrigerio
 D'una parola amica,
   E il cor diverte ai placidi
   Gaudii d'un altro amor.

  Ma come il sol che reduce
L'erta infocata ascende,
 E con la vampa assidua
   L'immobil aura incende,
   Risorti appena i gracili
   Steli riarde al suol;

Ratto cos dal tenue
 Obblio torna immortale
   L'amor sopito, e l'anima
   Impaurita assale,
   E le sviate immagini
   Richiama al noto duol.

 Sgombra, o gentil, dall'ansia
   Mentre i terrestri ardori;
   Leva all'Eterno un candido
   Pensier d'offerta, e muori:
   Nel suol che dee la tenera
 Tua spoglia ricoprir,

  A]tre infelici dormono,
Che il duol consunse, orbate
Spose dal brando, e vergini
Indarno fidanzate;
 Madri che i nati videro
   Trafitti impallidir.

  Te dalla rea progenie
Degli oppressor discesa,
Cui fu prodezza il numero,

                              
Cui fu ragion l'offesa,
E dritto il sangue, e gloria
Il non aver piet,

  Te co]loc la provida
Sventura in fra gli oppressi:
Muori compianta e placida;
Scendi a dormir con essi:
Alle incolpate ceneri
Nessuno insulter.

  Muori; e la faccia esanime
Si ricomponga in pace;
Com'era allor che improvida
D'un avvenir fallace,
Lievi pensier virginei
Solo pingea. Cos

  Dalle squarciate nuvole
Si svolge il sol cadente,
E, dietro il monte, imporpora
Il trepido occidente:
Al pio colono augurio
Di pi sereno d.

              