/:/ Il dialogo popolare.

    Il dialogo tra la gente del popolo apre sempre un amabile scorcio
su sentimenti garbati e genuini, anche nei piccoli difetti che il Man-
zoni riguarda con un sorriso di sottile affettuosit: i  difetti  del
parlare del sarto, culminanti nella meno pretensiosa e perci pi in-
quietante delle sue espressioni:  quell'insulso siguri! ; o le pro-
priet comaresche della conversazione di Agnese e di Perpetua: pi
veloce, incisivo e istintivo il dialogato di questa (calar le...; ci gon-
gola; e quel Un febbrone conclamato dalla finestra a tutte le co-
mari del paese, e che , guarda caso, una delle poche novit di bat-
tute che l'edizione definitiva presenti rispetto alla ventisettana); pi
umana e affettuosa, ma anche pi penetrante la conversazione di
Agnese, e a questo proposito si pensi non tanto alle reti dialettiche
che la madre di Lucia tende per catturare Perpetua, ma alla furbesca
maniera di incuriosire con la sua stizza l'attento Federigo:  Biso-
gnerebbe che tutti i preti fossero come vossignoria, che tenessero un
po' dalla parte de' poveri; e non aiutassero a metterli in imbroglio,
per cavarsene loro .
    Non infrequenti le espressioni pittoresche di Agnese ( il diavolo
non  brutto ,  un pulcin nella stoppa ,   come lasciar andare
un pugno a un cristiano ,  ne sentirai ,  ah anima nera! ah tiz-
zone d'inferno , e simili), ma esse non nascondono l'accento nor-
male della sua conversazione, quale si pu apprezzare nei duetti
perfin teneri con Lucia.
    Lucia  un problema critico delicato, anche nei riguardi del suo
tono di conversazione. Non  a dire che il Manzoni non si renda
conto della fragilit a dialogica  di questo personaggio; s che tal-
volta lo mette in burla: ma una parodia quanto lieve e affettuosa:
 Le dimostrazioni di Lucia in vece furon tali, che non ci vuol molto
a descriverle. " Vi saluto: come state? " disse, a occhi bassi, e sen-
za scomporsi . I discorsi di Lucia sono sempre molto brevi, hanno
la sobriet del pudore e l'asciuttezza della timidit, e caratterizzano
il personaggio solo in senso riflesso, indiretto, come la negativa di
un'immagine vibrante e vivace che  il parlare di coloro che stanno
accanto. Anche qui lo studio delle varianti insegna molto: il Man-
zoni arriva al dialogato di Lucia attraverso un minuto processo. di
svuotamento di tutti i particolari discorsivi realistici. Un resocon-
to cos importante ai fini della vicenda, come quello delle perse-
cuzioni di don Rodrigo, era discorso diretto in Fermo e Lucia (e
anche con qualche grossolanit:  e mi volle tirare in disparte, e
si prese con me pi libert ), diverr discorso indiretto nei Promessi
Sposi, s da gettare un caratteristico chiaroscuro su questo diffi-
cile personaggio. E le aggiunte ( fu allora che feci la sfacciata ) li-
berano un nuovo elemento per la conoscenza  artistica , oltre che
psicologica, dell'animo di Lucia.
    Per una Lucia a poco a poco  srealisticizzata  dovranno essere
soppresse tutte le battute che la mostrino loquace, perfino pettegola
e direi quasi maliziosetta, come quando in Fermo e Lucia raccontava
a Gertrude il  fattaccio  dell'amica Bettina:

     Spero dunque di poter parlare con prudenza, riprese Lucia,  ma di po-
terle far toccare con mano che cosa poteva essere il bene di quel Signore. Sap-
pia che io non sono stata la prima, a cui per mala sorte egli abbia badato. Eh!...
le cose si sanno purtroppo: e d'una poveretta in particolare, io non ho potuto
a meno di non saperlo, perch eravamo amiche, e me ne piange il cuore tuttavia.
Questa poveretta--non la nomino--diede retta al bene di quel signore- e sa
ella che ne avvenne? Cominci a disubbidire ai suoi parenti; quando fu ammo-
nita si rivolt; la casa le venne in odio, non ebbe pi amiche, disprezzava tutti,
e diceva--puh villani!--come avrebbe potuto fare una gran dama. Quando
i parenti s'avvidero di qualche cosa, sulle prime neg, e poi, rispose in modo
da fargli tacere per paura. Comparve con un vestito troppo bello per una ricca
sposa, e credeva la poveretta che tutti avrebbero fatte le meraviglie e l'avreb-
bero inchinata, e tutti la sfuggivano: i ragazzi le facevano dietro mille visacci.
Un fior di giovane, mi compatisca se parlo male, che voleva ricercarla in matri-
monio, non la guard pi; nessuno le parlava, nessuno voglio dire della gente
come si deve, perch i cattivi se le avvicinavano per la via con una famigliarit
come se le fossero sempre stati amici, e fino, a parlare con poca riverenza, i birri,
la salutavano ridendo, e le gittavano parole da non dire. Poveretta! di tratto in
tratto pareva pi lieta che non fosse mai stata, ma le lagrime che spargeva in
segreto! e quante volte la vedevamo da lontano piangente, e si nascondeva da
noi: e io mi ricordava di quando ell'era allegra come un pesce, di quando ri-
devamo insieme alla filanda. Basta: la disgraziata non pot pi vivere nel suo
paese, e un bel mattino, fece un fagottello, e fina girare il mondo.

    Il racconto, si badi,  tutt'altro che insulso e informe sebbene
in un'astratta dimensione di apologo o di novelletta morale; e aveva
un'efficace funzione di contraltare alla storia di Gertrude, che l'ascolta
senza battere ciglio. Ma in bocca di Lucia come poteva stare? Questa
contadina che risponde a monosillabi persino alla madre e al  pro-
messo? .
    Eppure nei discorsi di Lucia c' una coerenza espressiva straordi-
naria. Timida e vereconda quanto si vuole, la giovane donna ha la
 risolutezza della volitiva , come ha ben detto il Russo a proposito
di questa  discepola spirituale di fra Cristoforo, che  un com-
battente, e non un contemplativo . La secchezza delle sue espres-
sioni  dunque la resultanza dell'incontro della timidezza con la
fermezza; quando parla con Gertrude si fa rossa, abbassa la testa,
stenta a rispondere, ben si sente  tanto impicciata , come avrebbe
voglia di rimproverarle Agnese, ma quando d finalmente la ri-
sposta, la dice precisa e concreta. Solo quando si sente in difetto, e
cio davanti a don Abbondio nel momento di pronunciare la formula
a tradimento, non riesce a dir la sua. E a donna Prassede che indaga
e stuzzica, risponde asciutta:  Io non penso a nessuno . Nemmeno
il terrore del ratto e della prigionia al castello le ha fatto pronun-
ciare parole fuori posto, o per servilismo, o per ira, o per meschini-
t di donnetta. Lucia  sempre al livello del suo antagonista, anzi
qualche gradino pi in su, e se questi lascia  la frase a mezzo , le
invocazioni di misericordia e di mitezza di Lucia esplodono con tutto
il vigore della spiritualit di lei, in una forma icastica, incisiva, con-
creta, cos che pi tardi potranno risuonare con nettezza nella mente
dell'Innominato:

    Tutt'a un tratto, gli tornarono in mente parole che aveva sentite e risentite
poche ore prima:  Dio perdona tante cose, per un'opera di misericordia! .
E non gli tornavan gi con quell'accento d'umile preghiera, con cui erano state
proferite; ma con un suono pieno d'autorit, e che insieme induceva una lon-
tana speranza.

    Il grande scrittore, come sempre, ci suggerisce egli stesso le vie
della sua arte. Il tono delle parole di Lucia, lungi da conferire mag-
giore angustia ai limiti imposti a questo personaggio dal suo deli-
cato temperamento, si inserisce autorevolmente tra le pi alte e pure
voci di spiritualit dell'intero romanzo, accanto alla voce di Federigo,
a quella di Cristoforo, a quella che in certi momenti di commozione
o contrizione ascoltiamo dalle labbra del buon Renzo. Ma, a diffe-
renza di questi altri, la spiritualit di Lucia non si esprime in forma
elaborata, ma per incisi, per allusioni appena accennate, per parole
rapide e dense di significati ma pronunciate come in sordina, con
una tonalit di voce soffocata ma profonda ( Ah, Renzo!--rispose
Lucia, rivolgendosi un momento, senza fermarsi ;  Al padre Cri-
stoforo, in confessione, mamma ;  Ah! no, Renzo, per amor del
cielo! ;  Mamma, perdonatemi ;  Buona notte -- disse trista-
mente Lucia a Renzo, il quale non sapeva risolversi d'andarsene ;
 Non ci abbandoner; padre?--disse questa singhiozzando ;  Ma
perch dunque, mamma--disse Lucia, con quel suo contegno som-
messo,--perch questa cosa non  venuta in mente al padre Cristo-
foro? ; Ah, Renzo, non abbiam cominciato cos; Oh Renzo!--
disse Lucia, a stento, tra i singhiozzi,--non v'ho mai visto cos ).
   La compattezza espressiva della parola di Lucia, con quelle sfu-
mature tenui e discrete che hanno fatto ricordare a pi d'uno la voce
d'Ermengarda, pi difficilmente consente di seguire il procedimento
tecnico che ha fatto guadagnare al Manzoni questo tipo di dialogo
intermedio che  sulle labbra della giovane donna. Giacch Lucia,
per quanto montanara e operaia, sembra respirare un'aria pi fine
di quella del suo promesso, di Agnese, dell'ambiente di paese; quasi
che la sottile spiritualit che  soffusa sulle sue parole, contribuisca
in qualche modo ad innalzare il tono della conversazione che le 
usuale, talmente priva di popolarismi, d'idiotismi, di locuzioni pitto-
resche e vivaci (mai il suo dialogo , per, smorto), da rilevarsi con
maggiore evidenza, nella parlata di lei rispetto alle altre, quella pu-
rezza toscana, quel castigato lindore di forme e di suoni che  il pre-
gio delle pagine pi alte del Manzoni.
   Attraverso le voci degli altri personaggi, invece,  pi agevole
seguire il processo letterario che ha portato il Manzoni al dialogo
di tono medio. Ed  un processo duplice: da un lato viene sfrondata,
attenuata, polita e modernizzata la tradizionale prosa classicistica in
modo da conquistare quel linguaggio intenso e ben sostenuto dalle
leggi della retorica che splende nelle parole di un Federigo; d'altro
lato il parlare popolaresco, colto direttamente e via via registrato
secondo le usanze toscane, viene ad essere immesso con gradualit
in un livello migliore, insinuandovi le forme dell'eloquio della buona
borghesia (e naturalmente toscana), le caratteristiche espressioni del-
la cortesia, del garbo, dell'urbanit, dell'arguzia bonaria e sottile,
del rimprovero affettuoso, dell'accorto consiglio morale del buon
senso comune. In questa direzione i precedenti letterari o non vi
sono o non contano affatto. Noi possiamo riscontrare, sia pure a
fatica, qualche elemento preesistente al Manzoni nell'elevata parola
del Cardinale o nei modi d'un monatto o d'un bravo, quasi che in
qualche istante il Manzoni si adagiasse passivamente sulle forme
dell'eloquenza sei-settecentesca o del teatro comico-popolare mo-
derno. Ma son sempre reperti isolati e anomali, solitarie inflessioni
di linguaggio, occasionali ripetizioni. L'intento del Manzoni  di riu-
scir nuovo anche in questi due poli opposti di parlata, Federigo o un
monatto.

GIORGIO PETROCCHI:
Da La tccnica manzoniana del dialogo, Firenze, Le Monnier, 1959, pp. 4451.


