/:/ La religione del Manzoni.

   Parlare della religione del Manzoni significa aprire un capitolo
poco noto al di fuori d'Italia, nella storia del risveglio cattolico al
principio del secolo diciannovesimo. Eppure il Manzoni pu ben essere anno-
verato tra i grands convertis dell'era romantica, per quanto sarebbe
probabilmente pi corretto chiamare la sua una riconciliazione piutto-
sto che una conversione. Cattolico di nascita e di educazione, egli
era infatti passato gradualmente, come molti Italiani, dalla indifferen-
za religiosa alla miscredenza aperta e militante. Ritornando in seno
alla Chiesa, egli percorse il cammino di molti dei suoi contemporanei;
ma non  sempre facile inquadrare i suoi punti di vista con quelli
dei suoi correligionari e persino con quelli della stessa Chiesa ro-
mana in quel periodo. Una venatura di austerit giansenista lo isola
di fronte alla faciloneria che molti suoi compatrioti sogliono affet-
tare nei confronti dei problemi religiosi. Pi tardi, quando il con-
flitto fra Stato e Chiesa apr un tragico solco tra i cattolici italiani,
il Manzoni non nascose mai le sue convinzioni democratiche e libe-
rali, e il suo attaccamento alla causa italiana. Si pu facilmente com-
prendere perch la religione del Manzoni sia recentemente stata og-
getto di molte discussioni tra gli storici italiani e si siano finanche
potuti affacciare dei dubbi sulla sincerit e purezza del cattolicesimo
manzoniano. 
   A differenza di molti altri sensazionali convertiti, egli evit sempre
di parlare della sua esperienza pi segreta, e in verit di se stesso. Per-
sonalmente, sono propenso a credere che la controversia accesasi in Ita-
lia a proposito della religione del Manzoni non sia sempre stata spas-
sionata, e che sarebbe parimenti ingiusto descriverlo come un cattolico
bigotto, o come un eretico malgr lui. Rimane il fatto che, nonostante
la sua reticenza, il Manzoni proclam sempre la sua adesione senza ri-
serve agli insegnamenti della Chiesa, la auale a sua volta non pose mai
in dubbio la sua ortodossia. Eppure d'altro lato, l'opera sua  ispirata
interamente dai grandi ideali che l'et dei lumi aveva radicato nel cuore
dell'Europa ottocentesca. Essa costituisce un atto di accusa contro
gli abusi e la superstizione, un invito ad un'interpretazione del cri-
stianesimo che, almeno in auei tempi, poteva certo apparire perico-
losa e sovversiva al partito reazionario sia nello Stato che nella Chie-
sa. Forse il modo migliore di apprezzare la posizione del Manzoni
 di considerarla nella cornice di quel cattolicesimo liberale che  sta-
to un potente lievito di progresso nei paesi cattolici durante il se-
colo scorso. Ma  ancor pi importante ricordare che il Manzoni,
spirito veramente religioso, riusc a trasporre i suoi problemi molto
oltre l'orizzonte della sua epoca e della sua patria, molto al di sopra
delle trascurabili sottigliezze della controversia politica o dogma-
tica. Solamente questo poteva rendere coseloquente il suo invito
e cos salde le sue convinzioni. Quelli che si sono azzardati a porre
in dubbio la genuinit del cattolicesimo manzoniano ignorano, a mio
avviso, che anche per un lSglio pio e devoto della Chiesa vi possono
essere molte dimore nella casa del Padre; essi trascurano anche l'an-
tica saggezza di Roma nel conciliare l'intransigenza sui principi con
una notevole larghezza di idee circa quelle che lo stesso Manzoni
chiamava  opinioni particolari . per tutte queste ragioni che la
religione del Manzoni riveste una cos grande importanza per la com-
prensione della vita spirituale italiana non solo ai suoi tempi, ma
anche in epoca posteriore. Se non altro, il caso del Manzoni, come
quello del suo grande amico e confidente, il Rosmini, e di tanti altri,
serve a provare che non tutto era oscurantismo nel campo cattolico
durante la grande crisi del Risorgimento.
   Sui principi, comunque, Manzoni non vacill mai. Qualunque sia
stato il ruolo che le influenze gianseniste possono aver giuocato nel
suo ritorno alla fede, nessuno  mai riuscito a rintracciare nella sua
opera una prova veramente convincente di giansenismo, se si ec-
cettuano natutalmente quell'ardore appassionato, quell'indefettibile
impulso alla sincerit, che lo ricollegano direttamente al Pascal.
Per quanto forti potessero essere le sue simpatie liberali, che lo re-
sero in giovent critico severo del  confessionalismo  e in epoca
posteriore convinto oppositore del potere temporale, Manzoni, di-
versamente dall'Acton, non condivise mai l'illimitato ottimismo del
credo dei Whig. E infine, cosa di non minore importanza, Manzoni
era singolarmente immune, come sappiamo, da quel peccato di or-
goglio nazionale, al quale molti dei patrioti italiani--compresi i cat-
tolici-- si abbandonarono durante il Risorgimento. i: certamente
possibile riscontrare nelle sue opere alcune delle idee che furono
volgarizzate nella cosiddetta scuola neo-guelfa, nello sforzo di concilia-
re religione e patriottismo. Il Manzoni fu tra i primi a indicare ai
suoi compatrioti i benefici che eran loro derivati dalla presenza del
Papato in Italia. Nella sua controversia con il protestante Sismondi
egli si era sforzato di confutare l'accusa secondo la quale il cattoli-
cesimo era la causa della corruzione d'Italia: una nuova afferma-
zione del celebre atto di accusa del Machiavelli contro la Chiesa ro-
mana, che riecheggia durante tutto il Risorgimento. Ma egli mise
anche ben in chiaro che il suo scopo era di difendere la religione
cattolica, non la religione degli Italiani. isoprattutto questo che fa
del Manzoni prima di ogni altra cosa uno scrittore cattolico, e che
rende la sua voce stranamente familiare per alcuni, distante e stra-
niera per altri.
   Non mi stupisce che il cattolicesimo del Manzoni debba rappre-
sentare un ostacolo per molti lettori stranieri. Non  una questione
di dettaglio insignificante e trascurabile. Il primo traduttore inglese
dei Promessi Sposi, il reverendo Charles Swan, trov necessario dire
ai suoi lettori che gli sarebbe piaciuto vedere nel romanzo  il nome
della Vergine Maria sostituito da quello di Cristo ; ma, egli ag-
giungeva in tono di scusa,  i personaggi del dramma sono cattolici .
Egli si rammaricava pure  che l'autore, nello svolgimento della vi-
cenda, si fosse basato per la dispensa del voto di Lucia sull'autorit
della Chiesa, piuttosto che su quel che  richiesto da Dio, dalla co-
scienza e dalla ragione... . Qui almeno il reverendo Swan giungeva
pi vicino a coglier nel segno, e avrebbe potuto trovare una mi-
glior ragione di litigio.
   Un altro, pi recente studioso inglese ha messo in rilievo come
sia l'idea della sottomissione all'autorit quella che costituisce allo
stesso tempo il pernio e la  tensione  del romanzo manzoniano.
 ben chiaro che la comunione di vita rappresentata dalla Chiesa
esercitava un fascino potente sull'animo del Manzoni. Egli non po-
teva concepire la religione come un affare meramente individuale:
si sarebbe tentati di supporre che il motivo primo ed originario della
sua conversione fosse  la necessit di comunicare in ispirito con
altri uomini . Non c' dunque da stupirsi se la sua poesia, come fa
notare un critico contemporaneo, non  mai tanto grande come quan-
do essa si spiega nei larghi e solenni accenti di un  corale . Ma,
pel Manzoni, la Chiesa non era soltanto il tramite della grazia, il
vascello della salvazione, il riflesso terreno della citt celeste: essa
era anche l'espressione della profonda, quasi primordiale solidarie-
t che lega l'uomo all'uomo, e che invero  il primo passo verso la re-
denzione Molto  stato scritto di recente sulla predilezione del
Manzoni per gli  umili . Ma non si  prestata sufficiente atten-
zione, per quanto io sappia, al fatto che l'umilt  comunque
pel Manzoni il valore religioso pi alto, quello supremo: umilt,
non in senso tolstoiano e, per cos dire, anarchico, ma, nuovamente,
nel significato essenzialmente cattolico di riconoscimento del fatto che
l'uomo non  abbastanza forte per agire senza l'aiuto e la compagnia
di altri uomini e senza la guida di rappresentanti di Dio, da Dio desi-
gnati. Di qui quel sentimento di diffusa remissione e di perdono che
traspira dal modo con cui il Manzoni tratta i suoi personaggi: sono for-
temente portato a credere che nonostante tutta la sua austerit e il
suo rigore, Manzoni non abbia mai realmente concepito la certezza
che qualcuno dei suoi personaggi meritasse la dannazione eterna.
L'immagine che la sua arte ci d del Redentore  quella del Croce-
fisso dalle braccia spalancate, non quella del Cristo dei giansenisti
dalle mani levate per pochi.
   Lascio a giudici migliori di me il decidere quanto dell'atteggia-
mento che ho descritto sia caratteristico della fede cattolica, e quan-
to sia semplicemente, e senza qualifiche, cristiano. Il prestigio della
tradizione, la certezza del dogma, la  bellezza della santit  --
ecco i motivi che vengono subito in mente quando si pensa alla ri-
nascita cattolica degli inizi del secolo diciannovesimo. Ma nessuna di queste
spiegazioni si adatta veramente al caso del Manzoni, ed  essenziale
ricordare come la sua nozione della religione divergesse profonda-
mente dalle varie interpretazioni o re-interpretazioni del cattolice-
simo che erano correnti negli anni immediatamente precedenti la sua
conversione. Non v' traccia del cupo, messianico misticismo del
de Maistre; ancor meno vi si trova quell'apprezzamento  estetico 
della religione che lo Chateaubriand aveva messo di moda. Come ho
gi detto, la vera chiave dell'esperienza religiosa del Manzoni  Pa-
scal: Pascal e i  grandi moralisti cattolici  francesi del secolo diciasset-
tesimo che il Manzoni aveva studiato a fondo e che egli tanto ammirava.
Da essi, assai pi che dai romantici, egli aveva attinto la sua am-
bizione di comporre un ideale trait de l'homme, o, secondo quanto
egli dichiarava pi modestamente, di arrivare a conoscere un poco
 quel guazzabuglio del cuore umano . Da essi pi specificamente,
egli aveva attinto la convinzione che il cristianesimo  l'unica spie-
gazione possibile della natura umana, che  stata la religione cri-
stiana  che ha rivelato l'uomo all'uomo . La fede del Manzoni
 essenzialmente una certezza morale: ed  ci che la rende cos
notevolmente moderna.

ALESSANDRO PASSERIN D'ENTREVES:
Da Dante politico e altri saggi, Torino, Einaudi, 1955, pp. 209-213.


