ALESSANDRO MANZONI.
DALL'ADELCHI IL DIACONO MARTINO.
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.RMARTINO INTRODOTTO DA ARVINO, E DETTI


                CARLO

Tu sei latino, e qui? tu nel mio campo,
Illeso, inosservato?

                      Incl ita speme
Dell'ovil santo e del Pastor, ti veggo;

      E de' miei stenti e de' perigli  questa
115 Ampia merc; ma non  sola. Eletto
A strugger gli empi! ad insegnarti io vengo
La via.

Qual via?
Quella ch'io feci.

      CARLO
                                       E come
Giungesti a noi? Chi se'? Donde l'ardito
Pensier ti venne ?

                          All'ordin sacro ascritto
lZ0 De' diaconi io son: Ravenna il giorno
Mi di: Leone, il suo Pastor, m'invla.
Vanne, ei mi disse, al salvator di Roma;
Trovalo: Iddio sia teco; e s'Ei di tanto
Ti degna, al re sii scorta: a lui di Roma
125 Presenta il pianto e d'Adrian.

               CARLO

Il suo legato.

                     Tu vedi

               PIETRO

           Ch'io la man ti stringa,
   Prode concittadino: a noi tu giungi
Angel di gioia.

Uom peccator son io;
Ma la gioia  dal cielo, e non fia vana.


130 Animoso Latin, ci che veduto,
   Ci che hai sofferto, il tuo cammino e i rischi,
Tutto mi narra.

             Di Leone al cenno,
   Verso il tuo campo io mi drizzai; la bella

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    Contrada attraversai, che nido  fatta
135 Del Longobardo e da lui piglia il nome.
    Scorsi ville e citt, sol di latini
    Abitatori popolate: alcuno
    Dell'empia razza a te nemica e a noi
    Non vi riman, che le superbe spose
    De' tiranni e le madri, ed i fanciulli
    Che s'addestrano all'armi, e i vecchi stanchi,
    Lasciati a guardia de' cultor soggetti,
    Come radi pastor di folto armento.
    Giunsi presso alle Chiuse: ivi addensati
145 Sono i eavalli e l'armi; ivi raecolta
    Tutta una gente sta, perch in un colpo
    Strugger la possa il braccio tuo.

               CARLO

Il campo lor? qual ? che fan?

               M~T~TTN~


150





~60

                                       Toccasti


                                     Seeuri
Da quella parte che all'Italia  volta,
Fossa non hanno, n ripar, n schiere
In ordinanza: a fascio stanno; e solo
Si guardan quinci, donde solo han tema
Che tu attinger li possa. A te, per rnezzo
Il campo ostil, quindi venir non m'era
Possibil cosa; e nol tentai; ch einto
Al par di roeea  questo lato; e mille
Volte nemieo tra eostor ehiarito
M'avria la breve ehioma, il mento ignudo,
L'abito, il volto ed il sermon latino.
Straniero ed inimieo, inutil morte
Trovato avrei; reddir senza vederti
M'era pi amaro ehe il morir. Pensai
Che dall'aspetto salvator di Carlo
~Tn breve tratto mi partia: risolsi
165 La via cercarne, e la rinvenni.

               CARLO
                                     E come
Nota a te fu ? come al nemico ascosa ?

                   175

              MARTINO

Dio gli accec, Dio mi guid. Dal eampo
Inosservato useii; I'orme ripresi
Poeo innanzi ealcate; indi alla manca
Piegai verso aquilone, e abbandonando
I battuti sentieri, in un'angusta
Oscura valle m'internai: ma quanto
Pi il passo procedea, tanto allo sguardo
Pi spaziosa ella si fea. Qui scorsi
Gregge erranti e tuguri: era eodesta
L'ultima stanza de' mortali. Entrai
Presso un pastor, chiesi l'ospizio, e sovra
Lanose pelli riposai la notte.
Sorto all'aurora, al buon pastor la via
Addimandai di Francia.--Oltre quei monti
Sono altri monti, ei disse, ed altri ancora;
E lontano lontan Francia; ma via
Non avvi; e mille son que' monti, e tutti
Erti, nudi, tremendi, inabitati,
Se non da spirti, ed uom mortal giammai
Non li varc.--Le vie di Dio son molte,
Pi assai di quelle del mortal, risposi;
E Dio mi manda.-- E Dio ti scorga, ei diC
Indi, tra i pani ehe teneva in serbo,
19() Tanti pigli di quanti un pellegrino
Puote andar earco; e, in rude sacco avvol'i,
Ne grav le mie spalle: il guiderdone
Io gli pregai dal eielo, e in via mi posi.
Giunsi in capo alla valle, un giogo ascesi,
l95 E in Dio fidando, lo vareai. Qui nulla
Traccia d'uomo apparia; solo foreste
D'intatti abeti, ignoti fiumi, e valli
Senza sentier: tutto tacea; null'altro
Che i miei passi io sentiva, e ad ora ad ora
Lo scrosciar dei torrenti, o l'improvviso
Stridir del falco, o l'aquila, dall'erto
Nido spiccata sul mattin, rombando
Passar sovra il mio capo, o, sul meriggio,
Tocchi dal sole, crepitar del pino
Silvestre i coni. Andai cos tre giorni;
E sotto l'alte piante, o ne' burroni
Posai tre notti. Era mia guida il sole;

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Io sorgeva con esso, e il suo viaggio
Seguia, rivolto al suo tramonto. Incerto
Pur del cammino io ga, di valle in valle
Trapassando mai sempre; o se talvolta
D'accessibil pendio sorgermi innanzi
Vedeva un giogo, e n'attingea la cima
Altre pi eccelse cime, innanzi, intorno
Sovrastavanmi ancora; altre, di neve
Da sommo ad imo biancheggianti, e quasi
Ripidi, acuti padiglioni, al suolo
Confitti; altre ferrigne, erette a guisa
Di mura, insuperabili. -- Cadeva
Il terzo sol quando un gran monte io scersi,
Che sovra gli altri ergea la fronte, ed era
Tutto una verde china, e la sua vetta
Coronata di piante. A quella parte
Tosto il passo io rivolsi.--Era la costa
Oriental di questo monte istesso,
A cui, di contro al sol cadente, il tuo
Campo s'appoggia, o sire.--In su le falde
Mi colsero le tenebre: le secche
Lubriche spoglie degli abeti, ond'era
Il suol gremito, mi fur letto, e sponda
Gli antichissimi tronchi. Una ridente
Speranza, all'alba, risvegliommi; e pieno
Di novello vigor la costa ascesi.
Appena il sommo ne toccai, I'orecchio
Mi percosse un ronzio che di lontano
Parea venir, cupo, incessante; io stetti,
Ed immoto ascoltai. Non eran l'acque
Rotte fra i sassi in gi; non era il vento
Che investia le foreste, e, sibilando
D'una in altra scorrea, ma veramente
Un rumOr di viventi, un indistinto
Suon di favelle e d'opre e di pedate
Brulicanti da lungi, un agitarsi
D'uomini immenso. Il cor balzommi; e il passo
Accelerai. Su questa, o re, che a noi
Sembra di qui lunga ed acuta cima
Fendere il ciel, quasi affilata scure,
Giace un'ampia pianura, e d'erbe  folta
Non mai calcate in pria. Presi di quella

250 Il pi breve tragitto: ad ogni istante
   Si fea il rumor pi presso: divorai
   L'estrema via: giunsi sull'orlo: il guardo
   Lanciai gi nella valle, e vidi... oh! vidi
   Le tende d'Israello, i sospirati
255 Padiglion di Giacobbe: al suol prostrato,
   Dio ringraziai, li benedissi, e scesi.

               CARLO

Empio colui che non vorr la destra
Qui riconoscer dell'Eccelso!

               PIETRO

                   E quanto
   Pi manifesta apparir nell'opra,
260 A cui l'Eccelso ti destina!

               CARLO

                   Ed io

                 (a Martino)

La compir.


              Pensa, o Latino, e eerta
Sia la risposta: a eavalieri il passo
Dar pu la via ehe pereorresti?

                   MARTINO
                                   Il puote.
E a ehe l'avrebbe preparata il eielo?
Per ehi, signor? perch un mortale oseuro
Al re de' Franehi narrator venisse
D'inutile portento?

                    CARLO

             Oggi a riposo
    Nella mia tenda rimarrai: sull'alba,
    Ad un'eletta di guerrier tu seorta
270 Per quella via sarai.--Pensa, o valente,
    Che il fior di Francia alla tua seorta affido.

                              159
                            MARTINO

Con lor sar: di mie promesse pegno
Il mio capo ti fia.

                CARLO

             Se di quest'alpe
    Mi sferro alfine, e vincitore al santo
275 Avel di Piero, al desiato amplesso
    Del gran padre Adrian giunger rn' dato,
    Se grazia alcuna al suo cospetto un mio
    Prego aver pu, le pastorali bende
    Circonderan quel capo; e faran fede
'80 In quanto onor Carlo lo tenga --Arvino!

(entra Arvino.)

r Conti e i Sacerdoti.

           (al Legato e a Martino)

                         E voi, le mani
Alzate al ciel; le grazie a lui rendute
Preghiera sian che favor novo impetri.

(partono il Legato e Martino.)
