 Dell'arte della Guerra.
Niccol Machiavelli..


 Proemio .
 di Niccol Machiavegli, cittadino .
 e segretario fiorentino .
 sopr'al libro dell'arte della guerra .
 a Lorenzo di Filippo Strozzi .
 patrizio fiorentino..

Hanno, Lorenzo, molti tenuto e tengono questa opinione: che e' non sia cosa alcuna che minore convenienza abbia con un'altra, n che sia tanto dissimile, quanto la vita civile dalla militare. Donde si vede spesso, se alcuno disegna nello esercizio del soldo prevalersi, che subito, non solamente cangia abito, ma ancora ne' costumi, nelle usanze, nella voce e nella presenza da ogni civile uso si disforma; perch non crede potere vestire uno abito civile colui che vuole essere espedito e pronto a ogni violenza; n i civili costumi e usanze puote avere quello il quale giudica e quegli costumi essere effeminati e quelle usanze non favorevoli alle sue operazioni; n pare conveniente mantenere la presenza e le parole ordinarie a quello che con la barba e con le bestemmie vuole fare paura agli altri uomini, il che fa in questi tempi tale opinione essere verissima. Ma se si considerassono gli antichi ordini, non si troverebbono cose pi unite pi conformi e che, di necessit, tanto l'una amasse l'altra, quanto queste, perch tutte l'arti che si ordinano in una civilt per cagione del bene comune degli uomini, tutti gli ordini fatti in quella per vivere con timore delle leggi e d'Iddio, sarebbono vani, se non fussono preparate le difese loro; le quali, bene ordinate mantengono quegli, ancora che non bene ordinati. E cos, per il contrario, i buoni ordini, sanza il militare aiuto, non altrimenti si disordinano che l'abitazioni d'uno superbo e regale palazzo, ancora che ornate di gemme e d'oro, quando, sanza essere coperte, non avessono cosa che dalla pioggia le difendesse. E se in qualunque altro ordine delle cittadi e de' regni si usava ogni diligenza per mantenere gli uomini fedeli, pacifici e pieni del timore d'Iddio nella milizia si raddoppiava, perch in quale uomo debbe ricercare la patria maggiore fede, che in colui che le ha a promettere di morire per lei? In quale debbe essere pi amore di pace, che in quello che solo dalla guerra puote essere offeso? In quale debbe essere pi timore d'Iddio, che in colui che ogni d, sottomettendosi a infiniti pericoli, ha pi bisogno degli aiuti suoi? Questa necessit considerata bene, e da coloro che davano le leggi agli imperii, e da quegli che agli esercizi militari erano preposti, faceva che la vita de' soldati dagli altri uomini era lodata e con ogni studio seguitata e imitata. Ma per essere gli ordini militari al tutto corrotti e, di gran lunga, dagli antichi modi separati, ne sono nate queste sinistre opinioni, che fanno odiare la milizia e fuggire la conversazione di coloro che la esercitano. E giudicando io, per quello che io ho veduto e letto, ch'e' non sia impossibile ridurre quella negli antichi modi e renderle qualche forma della passata virt, diliberai, per non passare questi mia oziosi tempi sanza operare alcuna cosa, di scrivere, a sodisfazione di quegli che delle antiche azioni sono amatori, della arte della guerra quello che io ne intenda. E bench sia cosa animosa trattare di quella materia della quale altri non ne abbia fatto professione, nondimeno io non credo sia errore occupare con le parole uno grado il quale molti, con maggiore prosunzione, con le opere hanno occupato; perch gli errori che io facessi, scrivendo, possono essere sanza danno d'alcuno corretti, ma quegli i quali da loro sono fatti, operando, non possono essere, se non con la rovina degli imperii, conosciuti. Voi pertanto, Lorenzo, considererete le qualit di queste mie fatiche e darete loro, con il vostro giudicio, quel biasimo o quella lode la quale vi parr ch'elle abbiano meritato. Le quali a voi mando s per dimostrarmi grato, ancora che la mia possibilit non vi aggiunga, de' benefizi ho ricevuto da voi, s ancora, perch essendo consuetudine onorare di simili opere coloro i quali per nobilt, ricchezze, ingegno e liberalit risplendono, conosco voi di ricchezze e nobilt non avere molti pari, d'ingegno pochi e di liberalit niuno.

 LIBRO PRIMO.

Perch io credo che si possa lodare dopo la morte ogni uomo, sanza carico, sendo mancata ogni cagione e sospetto di adulazione, non dubiter di lodare Cosimo Rucellai nostro, il nome del quale non fia mai ricordato da me sanza lagrime, avendo conosciute in lui quelle parti le quali, in uno buono amico dagli amici, in uno cittadino dalla sua patria si possono disiderare. Perch io non so quale cosa si fusse tanto sua (non eccettuando, non ch'altro, l'anima) che per gli amici volentieri da lui non fusse stata spesa; non so quale impresa lo avesse sbigottito, dove quello avesse conosciuto il bene della sua patria. E io confesso, liberamente, non avere riscontro, tra tanti uomini che io ho conosciuti e pratichi, uomo nel quale fusse il pi acceso animo alle cose grandi e magnifiche. N si dolse con gli amici d'altro, nella sua morte, se non di essere nato per morire giovane dentro alle sue case e inonorato, sanza avere potuto secondo l'animo suo giovare ad alcuno perch sapeva che di lui non si poteva parlare altro, se non che fusse morto uno buono amico. Non resta per, per questo, che noi, e qualunque altro che come noi lo conosceva, non possiamo fare fede, poi che l'opere non appariscono, delle sue lodevoli qualit. Vero  che non gli fu per in tanto la fortuna nimica, che non lasciasse alcun breve ricordo della destrezza del suo ingegno, come ne dimostrano alcuni suoi scritti e composizioni di amorosi versi; ne' quali, come che innamorato non fusse, per non consumare il tempo invano, tanto che a pi alti pensieri la fortuna lo avesse condotto, nella sua giovenile et si esercitava, dove chiaramente si pu comprendere con quanta felicit i suoi concetti descrivesse, e quanto nella poetica si fusse onorato, se quella, per suo fine, fusse da lui stata esercitata. Avendone pertanto privati la fortuna dello uso d'uno tanto amico, mi pare che non si possa farne altri rimedi che, il pi che a noi  possibile cercare, di godersi la memoria di quello e repetere se da lui alcuna cosa fusse stata o acutamente detta o saviamente disputata. E perch non  cosa di lui pi fresca, che il ragionamento il quale ne' prossimi tempi il signore Fabrizio Colonna dentro a' suoi orti ebbe con seco (dove largamente fu da quel signore delle cose della guerra disputato, e acutamente e prudentemente in buona parte da Cosimo domandato); mi  parso, essendo con alcuni altri nostri amici stato presente, ridurlo alla memoria, acci che, leggendo quello, gli amici di Cosimo che quivi convennono, nel loro animo la memoria delle sue virt rinfreschino, e gli altri, parte si dolgano di non vi essere intervenuti, parte molte cose utili alla vita non solamente militare, ma ancora civile, saviamente da uno sapientissimo uomo disputate, imparino.
Dico pertanto che, tornando Fabrizio Colonna di Lombardia, dove pi tempo aveva per il re cattolico con grande sua gloria militato, diliber, passando per Firenze, riposarsi alcuno giorno in quella citt, per vicitare la eccellenza del duca e rivedere alcuni gentili uomini co' quali per lo addietro aveva tenuto qualche familiarit. Donde che a Cosimo parve convitarlo ne' suoi orti, non tanto per usare la sua liberalit quanto per avere cagione di parlar seco lungamente, e da quello intendere ed imparare varie cose, secondo che da un tale uomo si pu sperare, parendogli avere occasione di spendere uno giorno in ragionare di quelle materie che allo animo suo sodisfacevano. Venne adunque Fabrizio, secondo che quello volle, e da Cosimo insieme con alcuni altri suoi fidati amici fu ricevuto, tra' quali furono Zanobi Buondelmonti, Batista della Palla e Luigi Alamanni, giovani tutti amati da lui e de' medesimi studi ardentissimi, le buone qualit de' quali, perch ogni giorno e ad ogni ora per se medesime si lodano, ommettereno. Fabrizio adunque fu, secondo i tempi e il luogo, di tutti quegli onori che si poterono maggiori onorato; ma passati i convivali piaceri e levate le tavole e consumato ogni ordine di festeggiare, il quale, nel conspetto degli uomini grandi e che a pensieri onorevoli abbiano la mente volta si consuma tosto, essendo il d lungo e il caldo molto, giudic Cosimo, per sodisfare meglio al suo disiderio, che fusse bene, pigliando l'occasione dal fuggire il caldo, condursi nella pi segreta e ombrosa parte del suo giardino. Dove pervenuti e posti a sedere, chi sopra all'erba che in quel luogo  freschissima, chi sopra a sedili in quelle parti ordinati sotto l'ombra d'altissimi arbori, lod Fabrizio il luogo come dilettevole; e considerando particolarmente gli arbori e alcuno di essi non ricognoscendo stava con l'animo sopeso. Della qual cosa accortosi Cosimo, disse: - Voi per avventura non avete notizia di parte di questi arbori; ma non ve ne maravigliate, perch ce ne sono alcuni pi dagli antichi, che oggi dal comune uso, celebrati. - E dettogli il nome di essi, e come Bernardo suo avolo in tale cultura si era affaticato, replic Fabrizio: - Io pensava che fusse quello che voi dite e questo luogo e questo studio mi faceva ricordare d'alcuni principi del Regno, i quali di queste antiche culture e ombre si dilettano. - E fermato in su questo il parlare e stato alquanto sopra di s come sospeso, soggiunse: - Se io non credessi offendere, io ne direi la mia opinione; ma io non lo credo fare, parlando con gli amici, e per disputare le cose e non per calunniarle. Quanto meglio arebbono fatto quelli, sia detto con pace di tutti, a cercare di somigliare gli antichi nelle cose forti e aspre, non nelle delicate e molli, e in quelle che facevano sotto il sole, non sotto l'ombra, e pigliare i modi della antichit vera e perfetta, non quelli della falsa e corrotta; perch, poi che questi studi piacquero ai miei Romani, la mia patria rovin. - A che Cosimo rispose... Ma per fuggire i fastidi d'avere a repetere tante volte "quel disse e quello altro soggiunse", si noteranno solamente i nomi di chi parli, sanza replicarne altro. Disse dunque
COSIMO  Voi avete aperto la via a uno ragionamento quale io desiderava, e vi priego che voi parliate sanza rispetto, perch io sanza rispetto vi domander; e se io, domandando o replicando, scuser o accuser alcuno, non sar per scusare o per accusare, ma per intendere da voi la verit.
FABRIZIO  E io sar molto contento di dirvi quel che io intender di tutto quello mi domanderete; il che se sar vero o no, me ne rapporter al vostro giudicio. E mi sar grato mi domandiate; perch io sono per imparare cos da voi nel domandarmi, come voi da me nel rispondervi; perch molte volte uno savio domandatore fa a uno considerare molte cose e conoscerne molte altre, le quali, sanza esserne domandato, non arebbe mai conosciute.
COSIMO  Io voglio tornare a quello che voi dicesti prima: che lo avolo mio e quegli vostri arebbero fatto pi saviamente a somigliare gli antichi nelle cose aspre che nelle delicate; e voglio scusare la parte mia, perch l'altra lascer scusare a voi. Io non credo ch'egli fusse, ne' tempi suoi, uomo che tanto detestasse il vivere molle quanto egli, e che tanto fusse amatore di quella asprezza di vita che voi lodate; nondimeno e' conosceva non potere nella persona sua, n in quella de' suoi figliuoli, usarla, essendo nato in tanta corruttela di secolo, dove uno che si volesse partire dal comune uso, sarebbe infame e vilipeso da ciascheduno. Perch se uno ignudo, di state, sotto il pi alto sole si rivoltasse sopr'alla rena, o di verno ne' pi gelati mesi sopra alla neve, come faceva Diogene, sarebbe tenuto pazzo. Se uno, come gli Spartani, nutrisse i suoi figliuoli in villa, facessegli dormire al sereno, andare col capo e co' piedi ignudi, lavare nell'acqua fredda per indurgli a poter sopportare il male e per fare loro amare meno la vita e temere meno la morte, sarebbe schernito e tenuto piuttosto una fiera che uno uomo. Se fusse ancora veduto uno nutrirsi di legumi e spregiare l'oro, come Fabrizio, sarebbe lodato da pochi e seguito da niuno. Tal che, sbigottito da questi modi del vivere presente, egli lasci gli antichi, e in quello che potette con minore ammirazione imitare l'antichit, lo fece.
FABRIZIO  Voi lo avete scusato in questa parte gagliardamente, e certo voi dite il vero; ma io non parlava tanto di questi modi di vivere duri, quanto di altri modi pi umani e che hanno con la vita d'oggi maggiore conformit; i quali io non credo che ad uno che sia numerato tra' principi d'una citt, fusse stato difficile introdurgli. Io non mi partir mai, con lo esemplo di qualunque cosa, da' miei Romani. Se si considerasse la vita di quegli e l'ordine di quella republica, si vedrebbero molte cose in essa non impossibili ad introdurre in una civilit dove fusse qualche cosa ancora del buono.
COSIMO  Quali cose sono quelle che voi vorresti introdurre simili all'antiche?
FABRIZIO  Onorare e premiare le virt, non dispregiare la povert, stimare i modi e gli ordini della disciplina militare, constringere i cittadini ad amare l'uno l'altro, a vivere sanza stte, a stimare meno il privato che il publico, e altre simili cose che facilmente si potrebbono con questi tempi accompagnare. I quali modi non sono difficili persuadere, quando vi si pensa assai ed entrasi per li debiti mezzi, perch in essi appare tanto la verit, che ogni comunale ingegno ne puote essere capace; la quale cosa chi ordina, planta arbori sotto l'ombra de' quali si dimora pi felice e pi lieto che sotto questa.
COSIMO  Io non voglio replicare, a quello che voi avete detto, alcuna cosa, ma ne voglio lasciare dare giudicio a questi, i quali facilmente ne possono giudicare; e volger il mio parlare a voi, che siete accusatore di coloro che nelle gravi e grandi azioni non sono degli antichi imitatori, pensando, per questa via, pi facilmente essere nella mia intenzione sodisfatto. Vorrei pertanto sapere da voi, donde nasce che dall'un canto voi danniate quegli che nelle azioni loro gli antichi non somigliano; dall'altro, nella guerra, la quale  l'arte vostra e in quella che voi siete giudicato eccellente, non si vede che voi abbiate usato alcuno termine antico, o che a quegli alcuna similitudine renda.
FABRIZIO  Voi siete capitato appunto dove io vi aspettava, perch il parlare mio non meritava altra domanda, n io altra ne desiderava. E bench io mi potessi salvare con una facile scusa, nondimeno voglio entrare, a pi sodisfazione mia e vostra, poi che la stagione lo comporta, in pi lungo ragionamento. Gli uomini che vogliono fare una cosa, deono prima con ogni industria prepararsi, per essere, venendo l'occasione, apparecchiati a sodisfare a quello che si hanno presupposto di operare. E perch, quando le preparazioni sono fatte cautamente elle non si conoscono, non si pu accusare alcuno d'alcuna negligenza, se prima non  scoperto dalla occasione; nella quale poi, non operando, si vede o che non si  preparato tanto che basti, o che non vi ha in alcuna parte pensato. E perch a me non  venuta occasione alcuna di potere mostrare i preparamenti da me fatti per potere ridurre la milizia negli antichi suoi ordini, se io non la ho ridotta, non ne posso essere da voi n da altri incolpato. Io credo che questa scusa basterebbe per risposta all'accusa vostra.
COSIMO  Basterebbe, quando io fussi certo che l'occasione non fusse venuta.
FABRIZIO  Ma perch io so che voi potete dubitare se questa occasione  venuta o no, voglio io largamente, quando voi vogliate con pazienza ascoltarmi discorrere quali preparamenti sono necessarii prima fare, quale occasione bisogna nasca, quale difficult impedisce che i preparamenti non giovano e che l'occasione non venga; e come questa cosa a un tratto, che paiono termini contrarii,  difficilissima e facilissima a fare.
COSIMO  Voi non potete fare, e a me e a questi altri, cosa pi grata di questa; e se a voi non rincrescer il parlare, mai a noi non rincrescer l'udire. Ma perch questo ragionamento debbe esser lungo, io voglio aiuto da questi miei amici con licenza vostra; e loro e io vi preghiamo d'una cosa che voi non pigliate fastidio se qualche volta, con qualche domanda importuna, vi interrompereno.
FABRIZIO  Io sono contentissimo che voi, Cosimo, con questi altri giovani qui mi domandiate, perch io credo che la giovent vi faccia pi amici delle cose militari e pi facili a credere quello che da me si dir. Questi altri, per aver gi il capo bianco e avere i sangui ghiacciati addosso, parte sogliono essere nimici della guerra, parte incorreggibili, come quegli che credono che i tempi e non i cattivi modi costringano gli uomini a vivere cos. S che domandatemi tutti voi sicuramente e sanza rispetto; il che io disidero, s perch mi fia un poco di riposo, s perch io ar piacere non lasciare nella mente vostra alcuna dubitazione. Io mi voglio cominciare dalle parole vostre, dove voi mi dicesti che nella guerra, che  l'arte mia, io non aveva usato alcun termine antico. Sopra a che dico come, essendo questa una arte mediante la quale gli uomini d'ogni tempo non possono vivere onestamente, non la pu usare per arte se non una republica o uno regno; e l'uno e l'altro di questi, quando sia bene ordinato, mai non consent ad alcuno suo cittadino o suddito usarla per arte; n mai alcuno uomo buono l'esercit per sua particulare arte. Perch buono non sar mai giudicato colui che faccia uno esercizio che, a volere d'ogni tempo trarne utilit, gli convenga essere rapace, fraudolento, violento e avere molte qualitadi le quali di necessit lo facciano non buono; n possono gli uomini che l'usano per arte, cos i grandi come i minimi, essere fatti altrimenti, perch questa arte non gli nutrisce nella pace; donde che sono necessitati o pensare che non sia pace, o tanto prevalersi ne' tempi della guerra, che possano nella pace nutrirsi. E qualunque l'uno di questi due pensieri non cape in uno uomo buono; perch dal volersi potere nutrire d'ogni tempo, nascono le ruberie, le violenze, gli assassinamenti che tali soldati fanno cos agli amici come a' nimici; e dal non volere la pace nascono gli inganni che i capitani fanno a quegli che gli conducono, perch la guerra duri; e se pure la pace viene, spesso occorre che i capi, sendo privi degli stipendi e del vivere, licenziosamente rizzano una bandiera di ventura e sanza alcuna piat saccheggiano una provincia. Non avete voi nella memoria delle cose vostre come, trovandosi assai soldati in Italia sanza soldo per essere finite le guerre, si ragunarono insieme pi brigate, le quali si chiamarono Compagnie, e andavano taglieggiando le terre e saccheggiando il paese, sanza che vi si potesse fare alcuno rimedio? Non avete voi letto che i soldati cartaginesi, finita la prima guerra ch'egli ebbero co' Romani, sotto Mato e Spendio, due capi fatti tumultuariamente da loro, ferono pi pericolosa guerra a' Cartaginesi che quella che loro avevano finita co' Romani? Ne' tempi de' padri nostri, Francesco Sforza, per potere vivere onorevolmente ne' tempi della pace, non solamente ingann i Milanesi de' quali era soldato, ma tolse loro la libert e divenne loro principe. Simili a costui sono stati tutti gli altri soldati di Italia, che hanno usata la milizia per loro particolare arte; e se non sono, mediante le loro malignitadi, diventati duchi di Milano, tanto pi meritano di essere biasimati, perch sanza tanto utile hanno tutti, se si vedesse la vita loro, i medesimi carichi. Sforza, padre di Francesco, costrinse la reina Giovanna a gittarsi nelle braccia del re di Ragona, avendola in un subito abbandonata e in mezzo a' suoi nimici lasciatala disarmata, solo per sfogare l'ambizione sua o di taglieggiarla o di torle il regno. Braccio, con le medesime industrie, cerc di occupare il regno di Napoli, e se non era rotto e morto a l'Aquila, gli riusciva. Simili disordini non nascono da altro che da essere stati uomini che usavano lo esercizio del soldo per loro propria arte. Non avete voi uno proverbio il quale fortifica le mie ragioni, che dice: "La guerra fa i ladri, e la pace gl'impicca?". Perch quegli che non sanno vivere d'altro esercizio, e in quello non trovando chi gli sovvenga e non avendo tanta virt che sappiano ridursi insieme a fare una cattivit onorevole, sono forzati dalla necessit rompere la strada, e la giustizia  forzata spegnerli.
COSIMO  Voi m'avete fatto tornare questa arte del soldo quasi che nulla, e io me la aveva presupposta la pi eccellente e la pi onorevole che si facesse; in modo che, se voi non me la dichiarate meglio, io non resto sodisfatto, perch, quando sia quello che voi dite, io non so donde si nasca la gloria di Cesare, di Pompeo, di Scipione, di Marcello, e di tanti capitani romani che sono per fama celebrati come dii.
FABRIZIO  Io non ho ancora finito di disputare tutto quello che io proposi, che furono due cose: l'una, che uno uomo buono non poteva usare questo esercizio per sua arte; l'altra, che una republica o uno regno bene ordinato non permesse mai che i suoi suggetti o i suoi cittadini la usassono per arte. Circa la prima ho parlato quanto mi  occorso, restami a parlare della seconda, dove io verr a rispondere a questa ultima domanda vostra, e dico che Pompeo e Cesare, e quasi tutti quegli capitani che furono a Roma dopo l'ultima guerra cartaginese, acquistarono fama come valenti uomini, non come buoni; e quegli che erano vivuti avanti a loro, acquistarono gloria come valenti e buoni. Il che nacque perch questi non presero lo esercizio della guerra per loro arte, e quegli che io nominai prima, come loro arte la usarono. E in mentre che la republica visse immaculata, mai alcuno cittadino grande non presunse, mediante tale esercizio, valersi nella pace, rompendo le leggi, spogliando le provincie, usurpando e tiranneggiando la patria e in ogni modo prevalendosi; n alcuno d'infima fortuna pens di violare il sacramento, aderirsi agli uomini privati, non temere il senato, o seguire alcuno tirannico insulto per potere vivere, con l'arte della guerra, d'ogni tempo. Ma quegli che erano capitani, contenti del trionfo, con disiderio tornavono alla vita privata; e quelli che erano membri, con maggior voglia deponevano le armi che non le pigliavano; e ciascuno tornava all'arte sua mediante la quale si aveva ordinata la vita; n vi fu mai alcuno che sperasse con le prede e con questa arte potersi nutrire. Di questo se ne pu fare, quanto a' cittadini grandi, evidente coniettura mediante Regolo Attilio, il quale, sendo capitano degli eserciti romani in Affrica e avendo quasi che vinti i Cartaginesi, domand al senato licenza di ritornarsi a casa a custodire i suoi poderi che gli erano guasti dai suoi lavoratori. Donde  pi chiaro che il sole, che, se quello avesse usata la guerra come sua arte e, mediante quella, avesse pensato farsi utile, avendo in preda tante provincie, non arebbe domandato licenza per tornare a custodire i suoi campi; perch ciascuno giorno arebbe molto pi, che non era il prezzo di tutti quegli, acquistato. Ma perch questi uomini buoni, e che non usano la guerra per loro arte, non vogliono trarre di quella se non fatica, pericoli e gloria, quando e' sono a sufficienza gloriosi disiderano tornarsi a casa e vivere dell'arte loro. Quanto agli uomini bassi e soldati gregarii, che sia vero che tenessono il medesimo ordine apparisce, che ciascuno volentieri si discostava da tale esercizio e, quando non militava, arebbe voluto militare e, quando militava, arebbe voluto essere licenziato. Il che si riscontra per molti modi, e massime vedendo come, tra' primi privilegi che dava il popolo romano a un suo cittadino, era che non fusse constretto fuora di sua volont a militare. Roma pertanto, mentre ch'ella fu bene ordinata (che fu infino a' Gracchi) non ebbe alcuno soldato che pigliasse questo esercizio per arte; e per ne ebbe pochi cattivi, e quelli tanti furono severamente puniti. Debbe adunque una citt bene ordinata volere che questo studio di guerra si usi ne' tempi di pace per esercizio e ne' tempi di guerra per necessit e per gloria, e al publico solo lasciarla usare per arte, come fece Roma. E qualunque cittadino che ha in tale esercizio altro fine, non  buono; e qualunque citt si governa altrimenti, non  bene ordinata.
COSIMO  Io resto contento assai e sodisfatto di quello che insino a qui avete detto, e piacemi assai questa conclusione che voi avete fatta; e quanto si aspetta alla republica, io credo ch'ella sia vera; ma quanto ai re, non so gi, perch io crederrei che uno re volesse avere intorno chi particolarmente prendesse, per arte sua, tale esercizio.
FABRIZIO  Tanto pi debbe uno regno bene ordinato fuggire simili artefici, perch solo essi sono la corruttela del suo re e, in tutto, ministri della tirannide. E non mi allegate all'incontro alcuno regno presente, perch io vi negher quelli essere regni bene ordinati. Perch i regni che hanno buoni ordini, non danno lo imperio assoluto agli loro re se non nelli eserciti; perch in questo luogo solo  necessaria una subita diliberazione e, per questo, che vi sia una unica podest. Nell'altre cose non pu fare alcuna cosa sanza consiglio; e hanno a temere, quegli che lo consigliano, che gli abbi alcuno appresso che ne' tempi di pace disideri la guerra, per non potere sanza essa vivere. Ma io voglio in questo essere un poco pi largo, n ricercare uno regno al tutto buono, ma simile a quegli che sono oggi; dove ancora da' re deono esser temuti quegli che prendono per loro arte la guerra, perch il nervo degli eserciti, sanza alcun dubbio, sono le fanterie. Tal che, se uno re non si ordina in modo che i suoi fanti a tempo di pace stieno contenti tornarsi a casa e vivere delle loro arti, conviene di necessit che rovini; perch non si truova la pi pericolosa fanteria che quella che  composta di coloro che fanno la guerra come per loro arte, perch tu sei forzato o a fare sempre mai guerra, o a pagargli sempre, o a portare pericolo che non ti tolgano il regno. Fare guerra sempre non  possibile; pagargli sempre non si pu; ecco che di necessit si corre ne' pericoli di perdere lo stato. I miei Romani, come ho detto, mentre che furono savi e buoni, mai non permessero che i loro cittadini pigliassono questo esercizio per loro arte, non ostante che potessono nutrirgli d'ogni tempo, perch d'ogni tempo fecero guerra. Ma per fuggire quel danno che poteva fare loro questo continuo esercizio, poich il tempo non variava, ei variavano gli uomini, e andavano temporeggiando in modo con le loro legioni, che in quindici anni sempre l'avevano rinnovate; e cos si valevano degli uomini nel fiore della loro et, che  da diciotto a' trentacinque anni, nel qual tempo le gambe, le mani e l'occhio rispondevano l'uno all'altro; n aspettavano che in loro scemasse le forze e crescesse la malizia, com'ella fece poi ne' tempi corrotti. Perch Ottaviano, prima, e poi Tiberio, pensando pi alla potenza propria che all'utile publico, cominciarono a disarmare il popolo romano per poterlo pi facilmente comandare, e a tenere continuamente quegli medesimi eserciti alle frontiere dello Imperio. E perch ancora non giudicarono bastassero a tenere in freno il popolo e senato romano, ordinarono uno esercito chiamato Pretoriano, il quale stava propinquo alle mura di Roma ed era come una rocca addosso a quella citt. E perch allora ei cominciarono liberamente a permettere che gli uomini deputati in quelli eserciti usassero la milizia per loro arte, ne nacque subito la insolenza di quegli, e diventarono formidabili al senato e dannosi allo imperadore; donde ne risult che molti ne furono morti dalla insolenza loro, perch davano e toglievano l'imperio a chi pareva loro; e talvolta occorse che in uno medesimo tempo erano molti imperadori creati da varii eserciti. Dalle quali cose proced, prima, la divisione dello Imperio e, in ultimo, la rovina di quello. Deono pertanto i re, se vogliono vivere sicuri, avere le loro fanterie composte di uomini che, quando egli  tempo di fare guerra, volentieri per suo amore vadano a quella, e, quando viene poi la pace, pi volentieri se ne ritornino a casa. Il che sempre fia, quando egli scerr uomini che sappiano vivere d'altra arte che di questa. E cos debbe volere, venuta la pace, che i suoi principi tornino a governare i loro popoli, i gentili uomini al culto delle loro possessioni, e i fanti alla loro particolare arte: e ciascuno d'essi faccia volentieri la guerra per avere pace, e non cerchi turbare la pace per avere guerra.
COSIMO  Veramente questo vostro ragionamento mi pare bene considerato; nondimeno, sendo quasi che contrario a quello che io insino a ora ne ho pensato, non mi resta ancora l'animo purgato d'ogni dubbio; perch io veggo assai signori e gentili uomini nutrirsi a tempo di pace mediante gli studii della guerra, come sono i pari vostri che hanno provvisioni dai principi e dalle comunit. Veggo ancora quasi tutti gli uomini d'arme rimanere con le provvisioni loro; veggo assai fanti restare nelle guardie delle citt e delle fortezze, tale che mi pare che ci sia luogo, a tempo di pace, per ciascuno.
FABRIZIO  Io non credo che voi crediate questo, che a tempo di pace ciascheduno abbia luogo; perch, posto che non se ne potesse addurre altra ragione, il poco numero che fanno tutti coloro che rimangono ne' luoghi allegati da voi, vi risponderebbe: che proporzione hanno le fanterie che bisognano nella guerra, con quelle che nella pace si adoperano? Perch le fortezze e le citt che si guardano a tempo di pace, nella guerra si guardano molto pi; a che si aggiungono i soldati che si tengono in campagna, che sono un numero grande, i quali tutti nella pace si abbandonano. E circa le guardie degli stati, che sono uno piccolo numero, papa Iulio e voi avete mostro a ciascuno quanto sia da temere quegli che non vogliono sapere fare altra arte che la guerra; e gli avete per la insolenza loro privi delle vostre guardie e postovi Svizzeri, come nati e allevati sotto le leggi e eletti dalle comunit, secondo la vera elezione; s che non dite pi che nella pace sia luogo per ogni uomo. Quanto alle genti d'arme rimanendo quelle nella pace tutte con li loro soldi, pare questa soluzione pi difficile; nondimeno, chi considera bene tutto, truova la risposta facile, perch questo modo del tenere le genti d'arme  modo corrotto e non buono. La cagione  perch sono uomini che ne fanno arte, e da loro nascerebbe ogni d mille inconvenienti nelli stati dove ei fussono, se fussero accompagnati da compagnia sufficiente, ma sendo pochi e non potendo per loro medesimi fare un esercito, non possono fare cos spesso danni gravi. Nondimeno ne hanno fatti assai volte, come io vi dissi di Francesco e di Sforza, suo padre e di Braccio da Perugia. S che questa usanza di tenere le genti d'arme, io non la appruovo, ed  corrotta e pu fare inconvenienti grandi.
COSIMO  Vorresti voi fare sanza? o, tenendone, come le vorresti tenere?
FABRIZIO  Per via d'ordinanza; non simile a quella del re di Francia, perch'ella  pericolosa ed insolente come la nostra, ma simile a quelle degli antichi; i quali creavano la cavalleria di sudditi loro, e ne' tempi di pace gli mandavano alle case loro a vivere delle loro arti, come pi largamente, prima finisca questo ragionamento, disputer. S che, se ora questa parte di esercito pu vivere in tale esercizio, ancora quando sia pace, nasce dall'ordine corrotto. Quanto alle provvisioni che si riserbano a me e agli altri capi, vi dico che questo medesimamente  uno ordine corrottissimo; perch una savia republica non le debbe dare ad alcuno; anzi debbe operare per capi, nella guerra, i suoi cittadini e, a tempo di pace, volere che ritornino all'arte loro. Cos ancora uno savio re o e' non le debbe dare o, dandole, debbono essere le cagioni: o per premio di alcuno egregio fatto, o per volersi valere d'uno uomo cos nella pace come nella guerra. E perch voi allegasti me, io voglio esemplificare sopra di me; e dico non aver mai usata la guerra per arte, perch l'arte mia  governare i miei sudditi e defendergli, e per potergli defendere, amare la pace e saper fare la guerra. Ed il mio re non tanto mi premia e stima per intendermi io della guerra, quanto per sapere io ancora consigliarlo nella pace. Non debbe adunque alcuno re volere appresso di s alcuno che non sia cos fatto s'egli  savio e prudentemente si voglia governare; perch, s'egli ar intorno, o troppi amatori della pace, o troppi amatori della guerra, lo faranno errare. Io non vi posso, in questo mio primo ragionamento e secondo le proposte mie, dire altro; e quando questo non vi basti, conviene cerchiate di chi vi sodisfaccia meglio. Potete bene avere cominciato a conoscere quanta difficult sia ridurre i modi antichi nelle presenti guerre, e quali preparazioni ad uno uomo savio conviene fare, e quali occasioni si possa sperare a poterle esequire; ma voi di mano in mano conoscerete queste cose meglio, quando non vi infastidisca il ragionamento, conferendo qualunque parte degli antichi ordini ai modi presenti.
COSIMO  Se noi desideravamo prima di udirvi ragionare di queste cose, veramente quello che infino ad ora ne avete detto, ne ha raddoppiato il disiderio; pertanto noi vi ringraziamo di quel che noi avemo avuto, e il restante vi domandiamo.
FABRIZIO  Poich cos vi  in piacere, io voglio cominciare a trattare questa materia da principio, acci meglio s'intenda, potendosi per quel modo pi largamente dimostrare. Il fine di chi vuole fare guerra  potere combattere con ogni nimico alla campagna e potere vincere una giornata. A volere far questo, conviene ordinare uno esercito. A ordinare lo esercito, bisogna trovare gli uomini, armargli, ordinargli, e ne' piccoli e ne' grossi ordini esercitargli, alloggiargli, e al nimico di poi, o stando o camminando, rappresentargli. In queste cose consiste tutta la industria della guerra campale, che  la pi necessaria e la pi onorata. E chi sa bene presentare al nimico una giornata, gli altri errori che facesse ne' maneggi della guerra sarebbono sopportabili; ma chi manca di questa disciplina, ancora che negli altri particolari valesse assai, non condurr mai una guerra a onore; perch una giornata che tu vinca, cancella ogni altra tua mala azione; cos medesimamente, perdendola, restono vane tutte le cose bene da te avanti operate. Sendo pertanto necessario prima trovare gli uomini, conviene venire al deletto di essi, ch cos lo chiamavano gli antichi; il che noi diremmo scelta, ma, per chiamarlo per nome pi onorato, io voglio gli serviamo il nome del deletto. Vogliono coloro che alla guerra hanno dato regole, che si eleggano gli uomini de' paesi temperati, acci ch'egli abbino animo e prudenza; perch il paese caldo gli genera prudenti e non animosi, il freddo animosi e non prudenti. Questa regola  bene data a uno che sia principe di tutto il mondo e, per questo, gli sia lecito trarre gli uomini di quegli luoghi che a lui verr bene; ma volendo darne una regola che ciascun possa usarla, conviene dire che ogni republica e ogni regno debbe scerre i soldati de' paesi suoi, o caldi o freddi o temperati che si sieno. Per che si vede, per gli antichi esempli, come in ogni paese con lo esercizio si fa buoni soldati; perch, dove manca la natura, sopperisce la 'ndustria, la quale in questo caso vale pi che la natura. Ed eleggendogli in altri luoghi, non si pu chiamare deletto, perch deletto vuol dire trre i migliori d'una provincia e avere potest di eleggere quegli che non vogliono, come quegli che vogliono, militare. Non si pu pertanto fare questo deletto se non ne' luoghi a te sottoposti, perch tu non puoi trre chi tu vuoi ne' paesi che non sono tuoi, ma ti bisogna prendere quelli che vogliono.
COSIMO  E' si pu pure di quelli che voglion venire, torne e lasciarne; e per questo si pu chiamare deletto.
FABRIZIO  Voi dite il vero in uno certo modo; ma considerate i difetti che ha tale deletto in s, perch ancora molte volte occorre che non  deletto. La prima cosa: quegli che non sono tuoi sudditi e che voluntarii militano, non sono de' migliori, anzi sono de' pi cattivi d'una provincia; perch se alcuni vi sono scandolosi, oziosi, sanza freno, sanza religione, fuggitisi dallo imperio del padre, bestemmiatori, giucatori, in ogni parte male nutriti, sono quegli che vogliono militare; i quali costumi non possono essere pi contrarii a una vera e buona milizia. Quando di tali uomini ti se ne offerisce tanti che te ne avanzi al numero che tu hai disegnato, tu puoi eleggergli; ma, sendo la materia cattiva, non  possibile che il deletto sia buono. Ma molte volte interviene che non sono tanti ch'egli adempino il numero di che tu hai bisogno; tal che, sendo forzato prendergli tutti, ne nasce che non si pu chiamare pi fare deletto ma soldare fanti. Con questo disordine si fanno oggi gli eserciti in Italia e altrove eccetto che nella Magna, perch non si solda alcuno per comandamento del principe, ma secondo la volont di chi vuole militare. Pensate adunque ora voi che modi di quegli antichi eserciti si possano introdurre in uno esercito di uomini messi insieme per simile via.
COSIMO  Quale via si arebbe a tenere adunque?
FABRIZIO  Quella che io dissi: scergli di suoi suggetti e con l'autorit del principe.
COSIMO  Negli scelti cos introdurrebbesi alcuna antica forma?
FABRIZIO  Ben sapete che s, quando chi li comandasse fusse loro principe o signore ordinario, quando fusse principato; o come cittadino e, per quel tempo, capitano, sendo una republica; altrimenti  difficile fare cosa di buono.
COSIMO  Perch?
FABRIZIO  Io vel dir al tempo; per ora voglio vi basti questo: che non si pu operare bene per altra via.
COSIMO  Avendosi adunque a far questo deletto ne' suoi paesi, donde giudicate voi sia meglio trarli, o della citt o del contado?
FABRIZIO  Questi che ne hanno scritto, tutti s'accordano che sia meglio eleggergli del contado, sendo uomini avvezzi a' disagi, nutriti nelle fatiche, consueti stare al sole, fuggire l'ombra, sapere adoperare il ferro, cavare una fossa, portare un peso, ed essere sanza astuzia e sanza malizia. Ma in questa parte l'opinione mia sarebbe che, sendo di due ragioni soldati, a pi e a cavallo, che si eleggessero quegli a pi del contado e gli a cavallo delle cittadi.
COSIMO  Di quale et gli torresti voi?
FABRIZIO  Torre'gli, quando io avessi a fare nuova milizia, da' diciassette a' quaranta anni; quando la fusse fatta e io l'avessi a instaurare, di diciassette, sempre.
COSIMO  Io non intendo bene questa distinzione.
FABRIZIO  Dirovvi. Quando io avessi a ordinare una milizia dov'ella non fusse, sarebbe necessario eleggere tutti quegli uomini che fussero pi atti, pure che fussero di et militare, per potergli instruire, come per me si dir; ma quando io avessi a fare il deletto ne' luoghi dove fusse ordinata questa milizia, per supplimento di essa gli torrei di diciassette anni, perch gli altri di pi tempo sarebbono scelti e descritti.
COSIMO  Dunque vorresti voi fare una ordinanza simile a quella che  ne' paesi nostri.
FABRIZIO  Voi dite bene. Vero  che io gli armerei, capitanerei, eserciterei e ordinerei in un modo, che io non so se voi gli avete ordinati cos.
COSIMO  Dunque lodate voi l'ordinanza?
FABRIZIO  Perch, volete voi che io la danni?
COSIMO  Perch molti savi uomini l'hanno sempre biasimata.
FABRIZIO  Voi dite una cosa contraria a dire che un savio biasimi l'ordinanza, ei pu bene essere tenuto savio ed essergli fatto torto.
COSIMO  La cattiva pruova ch'ella ha fatto sempre, far avere per noi tale opinione.
FABRIZIO  Guardate che non sia il difetto vostro, non il suo, il che voi conoscerete prima che si fornisca questo ragionamento.
COSIMO  Voi ne farete cosa gratissima; pure io vi voglio dire in quello che costoro l'accusano, acci voi possiate meglio giustificarne. Dicono costoro cos: o ella fia inutile e fidandoci noi di quella ci far perdere lo stato; o ella fia virtuosa, e, mediante quella, chi la governa ce lo potr facilmente trre. Allegano i Romani, i quali, mediante queste armi proprie, perderono la libert; allegano i Viniziani e il re di Francia, de' quali quelli, per non avere ad ubbidire a un loro cittadino, usano le armi d'altri, e il re ha disarmati i suoi popoli per potergli pi facilmente comandare. Ma temono pi assai la inutilit che questo. Della quale inutilit ne allegano due ragioni principali: una, per essere inesperti, l'altra, per avere a militare per forza; perch dicano che da grande non si imparano le cose, e a forza non si fece mai nulla bene.
FABRIZIO  Tutte queste ragioni che voi dite, sono da uomini che cognoschino le cose poco discosto, come io apertamente vi mostrerr. E prima, quanto alla inutilit, io vi dico che non si usa milizia pi utile che la propria, n si pu ordinare milizia propria se non in questo modo. E perch questo non ha disputa, io non ci voglio molto perdere tempo, perch tutti gli esempli delle istorie antiche fanno per noi. E perch eglino allegano la inesperienza e la forza, dico come egli  vero che la inesperienza fa poco animo e la forza fa mala contentezza; ma l'animo e l'esperienza si fa guadagnare loro con il modo dello armargli, esercitargli ed ordinargli, come nel procedere di questo ragionamento vedrete. Ma, quanto alla forza, voi avete a intendere che gli uomini che si conducono alla milizia per comandamento del principe, vi hanno a venire n al tutto forzati, n al tutto volontarii, perch tutta la volont farebbe gli inconvenienti che io dissi di sopra: che non sarebbe deletto e sarebbono pochi quegli che andassero; e cos la tutta forza partorirebbe cattivi effetti. Per si debbe prendere una via di mezzo dove non sia n tutta forza n tutta volont, ma sieno tirati da uno rispetto ch'egli abbiano al principe, dove essi temano pi lo sdegno di quello, che la presente pena; e sempre occorrer ch'ella fia una forza in modo mescolata con la volont, che non ne potr nascere tale mala contentezza che faccia mali effetti. Non dico gi, per questo, ch'ella non possa essere vinta, perch furono vinti tante volte gli eserciti romani, e fu vinto lo esercito d'Annibale; tale che si vede che non si pu ordinare uno esercito, del quale altri si prometta che non possa essere rotto. Pertanto questi vostri uomini savi non deono misurare questa inutilit dallo avere perduto una volta, ma credere che, cos come e' si perde, e' si possa vincere e rimediare alla cagione della perdita. E quando ei cercassero questo, troverebbono che non sarebbe stato per difetto del modo, ma dell'ordine che non aveva la sua perfezione; e, come ho detto, dovevano provvedervi, non con biasimare l'ordinanza, ma con ricorreggerla; il che come si debbe fare, lo intenderete di mano in mano. Quanto al dubitare che tale ordine non ti tolga lo stato mediante uno che se ne faccia capo, rispondo che l'arme in dosso a' suoi cittadini o sudditi, date dalle leggi e dall'ordine, non fecero mai danno, anzi sempre fanno utile e mantengonsi le citt pi tempo immaculate mediante queste armi, che sanza. Stette Roma libera quattrocento anni, ed era armata; Sparta, ottocento; molte altre citt sono state disarmate, e sono state libere meno di quaranta. Perch le citt hanno bisogno delle armi; e quando non hanno armi proprie, soldano delle forestiere; e pi presto noceranno al bene publico l'armi forestiere, che le proprie, perch le sono pi facili a corrompersi e pi tosto uno cittadino che diventi potente se ne pu valere; e parte ha pi facile materia a maneggiare, avendo ad opprimere uomini disarmati. Oltre a questo una citt debbe pi temere due nimici che uno. Quella che si vale dell'armi forestiere, teme ad uno tratto il forestiero ch'ella solda e il cittadino; e che questo timore debba essere, ricordivi di quello che io dissi poco fa di Francesco Sforza. Quella che usa l'arme proprie, non teme se non il suo cittadino. Ma per tutte le ragioni che si potessono dire, voglio mi serva questa: che mai alcuno ordin alcuna republica o regno, che non pensasse che quegli medesimi che abitavano quella, con le armi l'avessono a difendere. E se i Viniziani fussero stati savi in questo come in tutti gli altri loro ordini, eglino arebbono fatto una nuova monarchia nel mondo. I quali tanto pi meritano biasimo, sendo stati dai loro primi datori di legge, armati. Ma non avendo dominio in terra, erano armati in mare, dove ferono le loro guerre virtuosamente e, con l'armi in mano, accrebbero la loro patria. Ma venendo tempo ch'eglino ebbero a fare guerra in terra per difendere Vicenza, dove essi dovevano mandare uno loro cittadino a combattere in terra, ci soldarono per loro capitano il marchese di Mantova. Questo fu quel partito sinistro che tagli loro le gambe del salire in cielo e dello ampliare. E se lo fecero per credere che, come che ei sapessono far guerra in mare, ei si diffidassono farla in terra, ella fu una diffidenza non savia; perch pi facilmente un capitano di mare, che  uso a combattere con i venti, con l'acque e con gli uomini, diventer capitano di terra, dove si combatte con gli uomini solo, che uno di terra non diventer di mare. E i miei Romani, sapendo combattere in terra e non in mare, venendo a guerra con i Cartaginesi che erano potenti in mare, non soldarono Greci o Spagnuoli consueti in mare, ma imposero quella cura a' loro cittadini che mandavano in terra, e vinsero. Se lo ferono perch uno loro cittadino non diventasse tiranno, ei fu uno timore poco considerato; perch, oltre a quelle ragioni che a questo proposito poco fa dissi, se uno cittadino con l'armi di mare non si era mai fatto tiranno in una citt posta in mare, tanto meno arebbe potuto fare questo con le armi di terra. E, mediante questo, dovevano vedere che l'armi in mano a' loro cittadini non gli potevano fare tiranni, ma i malvagi ordini del governo che fanno tiranneggiare una citt; e avendo quegli buono governo, non avevano a temere delle loro armi. Presero pertanto uno partito imprudente; il che  stato cagione di torre loro di molta gloria e di molta felicit. Quanto allo errore che fa il re di Francia a non tenere disciplinati i suoi popoli alla guerra (il che quelli vostri allegano per esemplo) non  alcuno, deposta qualche sua particolare passione, che non giudichi questo difetto essere in quel regno e questa negligenza sola farlo debile. Ma io ho fatto troppa grande digressione, e forse sono uscito del proposito mio; pure lo ho fatto per rispondervi e dimostrarvi che non si pu fare fondamento in altre armi che nelle proprie, e l'armi proprie non si possono ordinare altrimenti che per via d'una ordinanza, ne' per altre vie introdurre forme di eserciti in alcuno luogo n per altro modo ordinare una disciplina militare. Se voi avete letto gli ordini che quelli primi re fecero in Roma e massimamente Servio Tullo, troverrete che l'ordine delle classi non  altro che una ordinanza per potere di subito mettere insieme uno esercito per difesa di quella citt. Ma torniamo al nostro deletto. Dico di nuovo che, avendo ad instaurare un ordine vecchio, io gli prenderei diciassette; avendo a crearne uno nuovo, io gli prenderei d'ogni et tra' diciassette e quaranta, per potermene valere subito.
COSIMO  Faresti voi differenza di quale arte voi gli scegliessi?
FABRIZIO  Questi scrittori la fanno, perch non vogliono che si prendano uccellatori, pescatori, cuochi, ruffiani e qualunque fa arte di sollazzo; ma vogliono che si tolgano, oltre a' lavoratori di terra, fabbri, maniscalchi, legnaiuoli, beccai, cacciatori, e simili. Ma io ne farei poca differenza, quanto al conietturare dall'arte la bont dell'uomo; ma s bene, quanto al poterlo con pi utilit usare. E per questa cagione i contadini che sono usi a lavorare la terra, sono pi utili che niuno; perch di tutte l'arti questa negli eserciti si adopera pi che l'altre. Dopo questa sono i fabbri, legnaiuoli, maniscalchi, scarpellini; de' quali  utile avere assai, perch torna bene la loro arte in molte cose, sendo cosa molto buona avere uno soldato del quale tu tragga doppio servigio.
COSIMO  Da che si conoscono quelli che sono o non sono sufficienti a militare?
FABRIZIO  Io voglio parlare del modo dello eleggere una ordinanza nuova per farne di poi uno esercito; perch parte si viene ancora a ragionare della elezione che si facesse ad instaurazione d'una ordinanza vecchia. Dico, pertanto, che la bont d'uno che tu hai ad eleggere per soldato, si conosce o per esperienza, mediante qualche sua egregia opera, o per coniettura. La pruova di virt non si pu trovare negli uomini che si eleggono di nuovo e che mai pi non sono stati eletti; e di questi se ne truova o pochi o niuno nell'ordinanze che di nuovo s'ordinano.  necessario pertanto, mancando questa esperienza, ricorrere alla coniettura; la quale si trae dagli anni, dall'arte e dalla presenza. Di quelle due prime si  ragionato; resta parlare della terza; e per dico come alcuni hanno voluto che il soldato sia grande, tra i quali fu Pirro; alcuni altri gli hanno eletti dalla gagliardia solo del corpo, come faceva Cesare; la quale gagliardia di corpo e d'animo si coniettura dalla composizione delle membra e dalla grazia dell'aspetto. E per dicono questi che ne scrivono, che vuole avere gli occhi vivi e lieti, il collo nervoso, il petto largo, le braccia musculose, le dita lunghe, poco ventre, i fianchi rotundi, le gambe e il piede asciutto; le quali parti sogliono sempre rendere l'uomo agile e forte, che sono due cose che in uno soldato si cercano sopra tutte l'altre. Debbesi sopratutto riguardare a' costumi, e che in lui sia onest e vergogna, altrimenti si elegge uno instrumento di scandolo e uno principio di corruzione; perch non sia alcuno che creda che nella educazione disonesta e nello animo brutto possa capere alcuna virt che sia in alcuna parte lodevole. Non mi pare superfluo, anzi credo che sia necessario, perch voi intendiate meglio la importanza di questo deletto, dirvi il modo che i consoli romani nel principio del magistrato loro osservavono nello eleggere le romane legioni; nel quale deletto, per essere mescolati quegli si avevono ad eleggere, rispetto alle continue guerre, d'uomini veterani e nuovi, potevano procedere con la esperienza ne' vecchi e con la coniettura ne' nuovi. E debbesi notare questo: che questi deletti si fanno, o per usargli allora, o per esercitargli allora ed usargli a tempo. Io ho parlato e parler di tutto quello che si ordina per usarlo a tempo, perch la intenzione mia  mostrarvi come si possa ordinare uno esercito ne' paesi dove non fusse milizia, ne' quali paesi non si pu avere deletti per usargli allora; ma in quegli donde sia costume trarre eserciti, e per via del principe, si pu bene avergli per allora, come si osservava a Roma e come si osserva oggi tra i Svizzeri. Perch in questi deletti, se vi sono de' nuovi, vi sono ancora tanti degli altri consueti a stare negli ordini militari, che, mescolati i nuovi ed i vecchi insieme, fanno uno corpo unito e buono; nonostante che gli imperadori, poi che cominciarono a tenere le stazioni de' soldati ferme, avevano preposto sopra i militi novelli, i quali chiamavano Tironi, uno maestro ad esercitargli, come si vede nella vita di Massimino imperadore. La quale cosa, mentre che Roma fu libera, non negli eserciti, ma dentro nella citt era ordinato; ed essendo in quella consueti gli esercizi militari dove i giovanetti si esercitavano, ne nasceva che, sendo scelti poi per ire in guerra, erano assuefatti in modo nella finta milizia, che potevano facilmente adoperarsi nella vera. Ma avendo di poi quegli imperadori spenti questi esercizi, furono necessitati usare i termini che io v'ho dimostrati. Venendo pertanto al modo del deletto romano, dico, poi che i consoli romani, a' quali era imposto il carico della guerra, avevano preso il magistrato, volendo ordinare i loro eserciti (perch era costume che qualunque di loro avesse due legioni d'uomini romani, le quali erano il nervo degli eserciti loro), creavano ventiquattro tribuni militari, e ne proponevano sei per ciascuna legione, i quali facevano quello uffizio che fanno oggi quegli che noi chiamiamo connestaboli. Facevano di poi convenire tutti gli uomini romani idonei a portare armi, e ponevano i tribuni di qualunque legione separati l'uno dall'altro. Di poi a sorte traevano i tribi, de' quali si avesse prima a fare il deletto, e di quello tribo sceglievano quattro de' migliori, de' quali ne era eletto uno da' tribuni della prima legione; dagli altri tre, ne era eletto uno da' tribuni della seconda legione; degli altri due, ne era eletto uno da' tribuni della terza; e quello ultimo toccava alla quarta legione. Dopo questi quattro se ne sceglieva altri quattro; de' quali, prima, uno ne era eletto da' tribuni della seconda legione; il secondo da quelli della terza; il terzo da quelli della quarta; il quarto rimaneva alla prima. Di poi se ne sceglieva altri quattro: il primo sceglieva la terza, il secondo la quarta, il terzo la prima, il quarto restava alla seconda; e cos variava successivamente questo modo dello eleggere, tanto che la elezione veniva ad essere pari e le legioni si ragguagliavano. E come di sopra dicemmo, questo deletto si poteva fare per usarlo allora, perch si faceva d'uomini de' quali buona parte erano esperimentati nella vera milizia e tutti, nella finta, esercitati; e potevasi fare questo deletto per coniettura e per esperienza. Ma dove si avesse ad ordinare una milizia di nuovo, e per questo a scergli per a tempo, non si pu fare questo deletto se non per coniettura, la quale si prende dagli anni e dalla presenza.
COSIMO  Io credo al tutto essere vero quanto da voi  stato detto. Ma, innanzi che voi passiate ad altro ragionamento, io vi voglio domandare d'una cosa di che voi mi avete fatto ricordare, dicendo che il deletto che si avesse a fare dove non fussero gli uomini usi a militare, si arebbe a fare per coniettura; perch io ho sentito in molte parti biasimare l'ordinanza nostra, e massime quanto al numero, perch molti dicono che se ne debbe trre minore numero, di che se ne trarrebbe questo frutto: che sarebbono migliori e meglio scelti; non si darebbe tanto disagio agli uomini; potrebbesi dar loro qualche premio mediante il quale starebbono pi contenti, e meglio si potrebbono comandare. Donde io vorrei intendere in questa parte l'opinione vostra, e se voi ameresti pi il numero grande che il piccolo, e quali modi terresti ad eleggerli nell'uno e nell'altro numero.
FABRIZIO  Sanza dubbio egli  migliore e pi necessario il numero grosso che il piccolo; anzi, a dire meglio, dove non se ne pu ordinare gran quantit, non si pu ordinare una ordinanza perfetta; e facilmente io vi annuller tutte le ragioni assegnate da cotestoro. Dico pertanto, in prima, che 'l minore numero dove sia assai popolo, come , verbigrazia, in Toscana, non fa che voi gli abbiate migliori, n che il deletto sia pi scelto. Perch volendo, nello eleggere gli uomini, giudicargli dall'esperienza, se ne troverebbe in quel paese pochissimi i quali l'esperienza facesse probabili, s perch pochi ne sono stati in guerra, s perch, di quegli pochi, pochissimi hanno fatto pruova mediante la quale ei meritassono di essere prima scelti che gli altri; in modo che chi gli debbe in simili luoghi eleggere, conviene lasci da parte l'esperienza e gli prenda per coniettura. Riducendosi dunque altri in tale necessit, vorrei intendere, se mi vengono avanti venti giovani di buona presenza, con che regola io ne debbo prendere o lasciare alcuno; tale che, sanza dubbio, credo che ogni uomo confesser come e' fia minore errore torgli tutti per armargli ed esercitargli, non potendo sapere quale di loro sia migliore, e riserbarsi a fare poi pi certo deletto quando, nel praticargli con lo esercizio, si conoscessero quegli di pi spirito e di pi vita. In modo che, considerato tutto, lo scerne in questo caso pochi per avergli migliori  al tutto falso. Quanto per dare meno disagio al paese e agli uomini, dico che l'ordinanza, o molta o poca ch'ella sia, non d alcuno disagio; perch questo ordine non toglie gli uomini da alcuna loro faccenda, non gli lega che non possano ire a fare alcuno loro fatto, perch gli obliga solo ne' giorni oziosi a convenire insieme per esercitarsi; la quale cosa non fa danno n al paese n agli uomini, anzi a' giovani arrecherebbe diletto, perch, dove ne' giorni festivi vilmente si stanno oziosi per li ridotti, andrebbero per piacere a questi esercizi, perch il trattare dell'armi, com'egli  bello spettacolo, cos  a' giovani dilettevole. Quanto a potere pagare il minore numero e, per questo, tenergli pi ubbidienti e pi contenti, rispondo come non si pu fare ordinanza di s pochi, che si possano in modo continuamente pagare, che quel pagamento loro sodisfaccia. Verbigrazia, se si ordinasse una milizia di cinquemila fanti, a volergli pagare in modo che si credesse che si contentassono, converrebbe dar loro almeno diecimila ducati il mese. In prima, questo numero di fanti non basta a fare uno esercito; questo pagamento  insopportabile a uno stato, e, dall'altro canto, non  sufficiente a tenere gli uomini contenti, ed obligati da potersene valere a sua posta. In modo che, nel fare questo, si spenderebbe assai, arebbesi poche forze, e non sarebbero a sufficienza o a defenderti o a fare alcuna tua impresa. Se tu dessi loro pi, o ne prendessi pi, tanta pi impossibilit ti sarebbe il pagargli. Se tu dessi loro meno, o ne prendessi meno, tanta meno contentezza sarebbe in loro, o a te tanta meno utilit arrecherebbono. Pertanto quegli che ragionano di fare una ordinanza, e, mentre ch'ella si dimora a casa, pagarla, ragionano di cose o impossibili o inutili. Ma  bene necessario pagargli quando si levono per menargli alla guerra. Pure se tale ordine dessi a' descritti in quello qualche disagio ne' tempi di pace (che non ce lo veggo) e' vi sono per ricompenso tutti quegli beni che arreca una milizia ordinata in uno paese, perch sanza quella non vi  secura cosa alcuna. Conclude che, chi vuole il poco numero per poterlo pagare, o per qualunque altra delle cagioni allegate da voi, non se ne intende, perch ancora fa per la opinione mia, che sempre ogni numero ti diminuir tra le mani per infiniti impedimenti che hanno gli uomini, di modo che il poco numero tornerebbe a niente. Appresso, avendo l'ordinanza grossa, ti puoi a tua elezione valere de' pochi e degli assai. Oltre a questo, ella ti ha a servire in fatto e in riputazione, e sempre ti dar pi riputazione il gran numero. Aggiugnesi a questo che, faccendosi l'ordinanze per tenere gli uomini esercitati, se tu scrivi poco numero di uomini in assai paese, ei sono tanto distanti gli scritti l'uno dall'altro, che tu non puoi sanza loro danno gravissimo raccozzargli per esercitargli; e sanza questo esercizio l'ordinanza  inutile, come nel suo luogo si dir.
COSIMO  Basti sopra questa mia domanda quanto avete detto; ma io disidero ora che voi mi solviate uno altro dubbio. Costoro dicono che tale moltitudine di armati  per fare confusione, scandolo e disordine nel paese.
FABRIZIO  Questa  un'altra vana opinione, per la cagione vi dir. Questi ordinati all'armi possono causare disordine in due modi: o tra loro, o contro ad altri. Alle quali cose si pu facilmente ovviare, dove l'ordine per se medesimo non ovviasse; perch, quanto agli scandoli tra loro, questo ordine gli leva, non gli nutrisce, perch, nello ordinarli, voi date loro armi e capi. Se il paese dove voi gli ordinate  s imbelle che non sia, tra gli uomini di quello, armi, e s unito che non vi sia capi, questo ordine gli fa pi feroci contro al forestiero, ma non gli fa in niuno modo pi disuniti, perch gli uomini bene ordinati temono le leggi, armati come disarmati; n mai possono alterare, se i capi che voi date loro non causano l'alterazione; e il modo a fare questo si dir ora. Ma se il paese dove voi gli ordinate,  armigero e disunito, questo ordine solo  cagione d'unirgli, perch costoro hanno armi e capi per loro medesimi, ma sono l'armi inutili alla guerra, e i capi nutritori di scandoli. E questo ordine d loro armi utili alla guerra e capi estinguitori degli scandoli; perch subito che in quel paese  offeso alcuno, ricorre al suo capo di parte, il quale, per mantenersi la reputazione, lo conforta alla vendetta, non alla pace. Al contrario fa il capo publico; tale che per questa via si lieva la cagione degli scandoli e si prepara quella della unione; e le provincie unite ed effeminate perdono la vilt e mantengono l'unione; le disunite e scandolose si uniscono e quella loro ferocia, che sogliono disordinatamente adoperare, si rivolta in publica utilit. Quanto a volere che non nuocano contro ad altri, si debbe considerare che non possono fare questo se non mediante i capi che gli governono. A volere che i capi non facciano disordine,  necessario avere cura che non acquistino sopra di loro troppa autorit. E avete a considerare che questa autorit si acquista o per natura, o per accidente. E quanto alla natura, conviene provvedere che chi  nato in un luogo, non sia preposto agli uomini descritti in quello, ma sia fatto capo di quelli luoghi dove non abbia alcuna naturale convenienza. Quanto allo accidente, si debbe ordinare la cosa in modo che ciascuno anno i capi si permutino da governo a governo; perch la continua autorit sopra i medesimi uomini genera tra loro tanta unione, che facilmente si pu convertire in preiudizio del principe. Le quali permute quanto sieno utili a quegli che le hanno usate, e dannose a chi non le ha osservate, si conosce per lo esempio del regno degli Assiri e dello imperio de' Romani; dove si vede che quel regno dur mille anni sanza tumulto e sanza alcuna guerra civile; il che non proced da altro che dalle permute che facevono da luogo a luogo ogni anno quegli capitani i quali erano preposti alla cura degli eserciti. N per altra cagione nello imperio romano, spento che fu il sangue di Cesare, vi nacquero tante guerre civili tra' capitani degli eserciti e tante congiure da' predetti capitani contro agli imperadori, se non per tenere continuamente fermi quegli capitani ne' medesimi governi. E se in alcuni di quegli primi imperadori e di quegli poi i quali tennono l'imperio con reputazione, come Adriano, Marco, Severo e simili, fusse stato tanto vedere, che gli avessono introdotto questo costume di permutare i capitani in quello imperio, sanza dubbio lo facevono pi quieto e pi durabile; perch i capitani arebbero avuta minore occasione di tumultuare, gl'imperadori minore cagione di temere, e il senato, ne' mancamenti delle successioni, arebbe avuto nella elezione dello imperadore pi autorit, e per conseguente sarebbe stata migliore. Ma le cattive consuetudini, o per la ignoranza o per la poca diligenza degli uomini, n per i malvagi n per i buoni esempli si possono levare via.
COSIMO  Io non so se col mio domandare io v'ho quasi che tratto fuora dell'ordine vostro, perch dal deletto noi siamo entrati in uno altro ragionamento; e se io non me ne fussi poco fa scusato, crederrei meritarne qualche riprensione.
FABRIZIO  Non vi dia noia questo; perch tutto questo ragionamento era necessario volendo ragionare della ordinanza la quale, sendo biasimata da molti, conveniva la scusassi, volendo che questa prima parte del deletto ci avesse luogo. E prima che io descenda all'altre parti, io voglio ragionare del deletto degli uomini a cavallo. Questo si faceva, appresso agli antichi, de' pi ricchi, avendo riguardo e agli anni e alla qualit dell'uomo; e ne eleggevano trecento per legione, tanto che i cavagli romani in ogni esercito consolare non passavano la somma di secento.
COSIMO  Faresti voi ordinanza di cavagli per esercitargli a casa, e valersene col tempo?
FABRIZIO  Anzi  necessario; e non si pu fare altrimenti, a volere avere l'armi che sieno sue, e a non volere avere a torre di quegli che ne fanno arte.
COSIMO  Come gli eleggeresti?
FABRIZIO  Imiterei i Romani; torrei de' pi ricchi, darei loro capi in quel modo che oggi agli altri si danno, e gli armerei ed eserciterei.
COSIMO  A questi sarebb'egli bene dare qualche provvisione!
FABRIZIO  S bene; ma tanta solamente, quanta  necessaria a nutrire il cavallo; perch, arrecando a' tuoi sudditi spesa, si potrebbono dolere di te. Per sarebbe necessario pagare loro il cavallo e le spese di quello.
COSIMO  Quanto numero ne faresti, e come gli armeresti?
FABRIZIO  Voi passate in un altro ragionamento. Io vel dir nel suo luogo, che fia quando io vi ar detto come si debbono armare i fanti, o come a fare una giornata si preparano.

 LIBRO SECONDO.

Io credo che sia necessario, trovati che sono gli uomini, armargli; e volendo fare questo, credo sia cosa necessaria esaminare che arme usavano gli antichi, e di quelle eleggere le migliori. I Romani dividevano le loro fanterie in gravemente e leggermente armate. Quelle dell'armi leggieri chiamavano con uno vocabolo Veliti. Sotto questo nome s'intendevano tutti quegli che traevano con la fromba, con la balestra, co' dardi, e portavano la maggior parte di loro, per loro difesa, coperto il capo e come una rotella in braccio. Combattevano costoro fuora degli ordini e discosti alla grave armadura; la quale era una celata che veniva infino in sulle spalle, una corazza che con le sue falde perveniva infino alle ginocchia; e avevano le gambe e le braccia coperte dagli stinieri e da' bracciali, con uno scudo imbracciato lungo due braccia e largo uno, il quale aveva un cerchio di ferro di sopra, per potere sostenere il colpo, e un altro di sotto, acci che, in terra stropicciandosi, non si consumasse. Per offendere avevano cinta una spada in sul fianco sinistro lunga uno braccio e mezzo, in sul fianco destro uno stiletto. Avevano uno dardo in mano, il quale chiamavono pilo, e nello appiccare la zuffa lo lanciavano al nimico. Questa era la importanza delle armi romane, con le quali eglino occuparono tutto el mondo. E bench alcuni di questi antichi scrittori dieno loro, oltre alle predette armi, una asta in mano in modo che uno spiede, io non so come una asta grave si possa da chi tiene lo scudo adoperare; perch, a maneggiarla con due mani, lo scudo lo impedisce, con una, non pu fare cosa buona per la gravezza sua. Oltre a questo, combattere nelle frotte e negli ordini con l'arme in asta  inutile, eccetto che nella prima fronte dove si ha lo spazio libero a potere spiegare tutta l'asta; il che negli ordini dentro non si pu fare, perch la natura delle battaglie, come nello ordine di quelle vi dir,  continuamente ristringersi; perch si teme meno questo, ancora che sia inconveniente, che il rallargarsi, dove  il pericolo evidentissimo. Tal che tutte le armi che passano di lunghezza due braccia, nelle stretture sono inutili; perch se voi avete l'asta e vogliate adoperarla a due mani, posto che lo scudo non vi noiasse, non potete offendere con quella uno nimico che vi sia addosso. Se voi la prendete con una mano, per servirvi dello scudo, non la potendo pigliare se non nel mezzo, vi avanza tanta asta dalla parte di dietro, che quelli che vi sono di dietro v'impediscono a maneggiarla. E che sia vero, o che i Romani non avessono queste aste, o che, avendole, se ne valessono poco, leggete tutte le giornate nella sua Istoria da Tito Livio celebrate, e vedrete, in quelle radissime volte essere fatta menzione delle aste; anzi sempre dice che, lanciati i pili, ei mettevano mano alla spada. Per io voglio lasciare queste aste e attenermi, quanto a' Romani, alla spada per offesa e, per difesa allo scudo con l'altre armi sopradette. I Greci non armavono s gravemente per difesa come i Romani, ma, per offesa si fondavono pi in su l'asta che in su la spada, e massime le falangi di Macedonia, le quali portavano aste che chiamavono sarisse, lunghe bene dieci braccia, con le quali eglino aprivono le stiere nimiche e tenevano gli ordini nelle loro falangi. E bench alcuni scrittori dicono ch'egli avevano ancora lo scudo, non so, per le ragioni dette di sopra, come e' potevano stare insieme le sarisse e quegli. Oltre a questo, nella giornata che fece Paulo Emilio con Persa re di Macedonia, non mi ricorda che vi sia fatta menzione di scudi, ma solo delle sarisse e delle difficult che ebbe lo esercito romano a vincerle. In modo che io conietturo che non altrimenti fusse una falange macedonica, che si sia oggi una battaglia di Svizzeri, i quali hanno nelle picche tutto lo sforzo e tutta la potenza loro. Ornavano i Romani, oltre alle armi, le fanterie con pennacchi; le quali cose fanno l'aspetto d'uno esercito agli amici bello, a' nimici terribile. L'armi degli uomini a cavallo, in quella prima antichit romana, erano uno scudo tondo, ed avevano coperto il capo e il resto era disarmato. Avevano la spada, e una asta con il ferro solamente dinanzi, lunga e sottile, donde venivano a non potere fermare lo scudo; e l'asta nello agitarsi si fiaccava, ed essi, per essere disarmati, erano esposti alle ferite. Di poi con il tempo si armarono come i fanti; ma avevano lo scudo pi breve e quadrato e l'asta pi ferma e con due ferri, acci che, scollandosi da una parte, si potessero valere dell'altra. Con queste armi, cos di piede come di cavallo, occuparono i miei Romani tutto il mondo; ed  credibile, per il frutto che se ne vide, che fussono i meglio armati eserciti che fussero mai. E Tito Livio nelle sue Istorie ne fa fede assai volte dove, venendo in comparazione degli eserciti nimici, dice: "Ma i Romani per virt, per generazione di armi e disciplina erano superiori"; e per io ho pi particolarmente ragionato delle armi de' vincitori che de' vinti. Parmi bene solo da ragionare del modo dello armare presente. Hanno i fanti, per loro difesa, uno petto di ferro e, per offesa, una lancia nove braccia lunga, la quale chiamano picca, con una spada al fianco piuttosto tonda nella punta che acuta. Questo  l'armare ordinario delle fanterie d'oggi, perch pochi ne sono che abbiano armate le stiene e le braccia, niuno il capo; e quelli pochi portano in cambio di picca una alabarda, l'asta della quale, come sapete,  lunga tre braccia e ha il ferro ritratto come una scure. Hanno tra loro scoppiettieri, i quali, con lo impeto del fuoco, fanno quello ufficio che facevano anticamente i funditori e i balestrieri. Questo modo dello armare fu trovato da' populi tedeschi e massime dai Svizzeri; i quali, sendo poveri e volendo vivere liberi, erano e sono necessitati combattere con la ambizione de' principi della Magna; i quali, per essere ricchi, potevano nutrire cavagli, il che non potevano fare quelli popoli per la povert; onde ne nacque che, essendo a pi e volendosi difendere da' nimici che erano a cavallo, convenne loro ricercare degli antichi ordini e trovare arme che dalla furia de' cavagli gli difendesse. Questa necessit ha fatto o mantenere o ritrovare a costoro gli antichi ordini, sanza quali, come ciascuno prudente afferma, la fanteria  al tutto inutile. Presono pertanto per arme le picche, arme utilissima non solamente a sostenere i cavagli, ma a vincergli. E hanno per virt di queste armi e di questi ordini presa i Tedeschi tanta audacia, che quindici o ventimila di loro assalterebbero ogni gran numero di cavagli; e di questo da venticinque anni in qua se ne sono vedute esperienze assai. E sono stati tanto possenti gli esempli della virt loro fondati in su queste armi e questi ordini, che poi che il re Carlo pass in Italia, ogni nazione gli ha imitati; tanto che gli eserciti spagnuoli sono divenuti in una grandissima reputazione.
COSIMO  Quale modo di armare lodate voi pi: o questo tedesco o lo antico romano?
FABRIZIO  Il romano sanza dubbio; e dirovvi il bene e il male dell'uno e dell'altro. I fanti tedeschi cos armati possono sostenere e vincere i cavagli; sono pi espediti al cammino e all'ordinarsi, per non essere carichi d'armi. Dall'altra parte sono esposti a tutti i colpi, e discosto e d'appresso, per essere disarmati; sono inutili alle battaglie delle terre e ad ogni zuffa dove sia gagliarda resistenza. Ma i Romani sostenevano e vincevano i cavagli, come questi; erano securi da' colpi da presso e di lontano, per essere coperti d'armi; potevano meglio urtare e meglio sostenere gli urti, avendo gli scudi; potevano pi attamente nelle presse valersi con la spada che questi con la picca; e se ancora hanno la spada, per essere sanza lo scudo, ella diventa in tale caso inutile. Potevano securamente assaltare le terre, avendo il capo coperto e potendoselo meglio coprire con lo scudo. Talmente che ei non avevano altra incommodit che la gravezza dell'armi e la noia dello averle a condurre; le quali cose essi superavano con lo avvezzare il corpo a' disagi e con indurirlo a potere durare fatica. E voi sapete come nelle cose consuete gli uomini non patiscono. E avete ad intendere questo: che le fanterie possono avere a combattere con fanti e con cavagli, e sempre fieno inutili quelle che non potranno o sostenere i cavagli, o, potendoli sostenere, abbiano nondimeno ad avere paura di fanterie che sieno meglio armate e meglio ordinate che loro. Ora se voi considererete la fanteria tedesca e la romana, voi troverrete nella tedesca attitudine, come abbiamo detto, a vincere i cavagli, ma disavvantaggio grande quando combatte con una fanteria ordinata come loro e armata come la romana. Tale che vi sar questo vantaggio dall'una all'altra: che i Romani potranno superare i fanti e i cavagli, i Tedeschi solo i cavagli.
COSIMO  Io disidererei che voi venissi a qualche esempio pi particolare, acci che noi lo intendessimo meglio.
FABRIZIO  Dico cos: che voi troverrete, in molti luoghi delle istorie nostre, le fanterie romane avere vinti innumerabili cavagli, e mai troverrete ch'elle siano state vinte da uomini a pi, per difetto ch'ell'abbiano avuto nell'armare, o per vantaggio che abbia avuto il nimico nell'armi. Perch, se il modo del loro armare avesse avuto difetto, egli era necessario che seguisse l'una delle due cose: o che, trovando chi armasse meglio di loro, ei non andassono pi avanti con gli acquisti, o che pigliassero de' modi forestieri e lasciassero i loro. E perch non segu n l'una cosa n l'altra, ne nasce che si pu facilmente conietturare che il modo dell'armare loro fusse migliore che quello di alcuno altro. Non  gi cos intervenuto alle fanterie tedesche, perch si  visto fare loro cattiva pruova qualunque volta quelle hanno avuto a combattere con uomini a pi, ordinati e ostinati come loro; il che  nato dal vantaggio che quelle hanno riscontro nelle armi nimiche. Filippo Visconti, duca di Milano, essendo assaltato da diciottomila Svizzeri, mand loro incontro il conte Carmignuola, il quale allora era suo capitano. Costui con seimila cavagli e pochi fanti, gli and a trovare, e, venendo con loro alle mani, fu ributtato con suo danno gravissimo. Donde il Carmignuola, come uomo prudente, subito conobbe la potenza dell'armi nimiche, e quanto contro a' cavagli le prevalevano, e la debolezza de' cavagli contro a quegli a pi cos ordinati; e rimesso insieme le sue genti, and a ritrovare i Svizzeri e, come fu loro propinquo, fece scendere da cavallo le sue genti d'armi; e in tale maniera combattendo con quegli, tutti, fuora che tremila, gli ammazz; i quali, veggendosi consumare sanza avere rimedio, gittate l'armi in terra, si arrenderono.
COSIMO  Donde nasce tanto disavvantaggio?
FABRIZIO  Io ve l'ho poco fa detto; ma poich voi non lo avete inteso, io ve lo replicher. Le fanterie tedesche, come poco fa vi si disse, quasi disarmate per difendersi, hanno, per offendere, la picca e la spada. Vengono con queste armi e con gli loro ordini a trovare il nimico, il quale, se  bene armato per difendersi, come erano gli uomini d'arme del Carmignuola che gli fece scendere a pi, viene con la spada e ne' suoi ordini a trovargli; e non ha altra difficult che accostarsi a' Svizzeri tanto che gli aggiunga con la spada; perch, come gli ha aggiunti, li combatte securamente, perch il tedesco non pu dare con la picca al nimico che gli  presso per la lunghezza dell'asta, e gli conviene mettere mano alla spada, la quale  a lui inutile, sendo egli disarmato e avendo all'incontro uno nimico che sia tutto armato. Donde chi considera il vantaggio e il disavvantaggio dell'uno e dell'altro, vedr come il disarmato non vi ar rimedio veruno; e il vincere la prima punga e passare le prime punte delle picche non  molta difficult, sendo bene armato chi le combatte; perch le battaglie vanno (come voi intenderete meglio, quando io vi ar dimostro com'elle si mettono insieme) e, andando, di necessit si accostano in modo l'una all'altra, ch'elle si pigliano per il petto; e se dalle picche ne  alcuno morto o gittato per terra, quegli che rimangono in pi sono tanti che bastano alla vittoria. Di qui nacque che il Carmignuola vinse con tanta strage de' Svizzeri e con poca perdita de' suoi.
COSIMO  Considerate che quegli del Carmignuola furono uomini d'arme, i quali, bench fussero a pi, erano coperti tutti di ferro, e per poterono fare la pruova che fecero; s che io mi penso che bisognasse armare una fanteria come loro, volendo fare la medesima pruova.
FABRIZIO  Se voi vi ricordassi come io dissi che i Romani armavano, voi non penseresti a cotesto, perch uno fante che abbia il capo coperto dal ferro, il petto difeso dalla corazza e dallo scudo, le gambe e le braccia armate,  molto pi atto a difendersi dalle picche ed entrare tra loro, che non  uno uomo d'arme a pi. Io ne voglio dare un poco di esemplo moderno. Erano scese di Sicilia nel regno di Napoli fanterie spagnuole, per andare a trovare Consalvo, che era assediato in Barletta da' Franzesi. Fecesi loro incontro monsignore d'Ubign con le sue genti d'arme e con circa quattromila fanti tedeschi. Vennero alle mani i Tedeschi. Con le loro picche basse apersero le fanterie spagnuole, ma quelle, aiutate da' loro brocchieri e dall'agilit del corpo loro, si mescolarono con i Tedeschi, tanto che gli poterono aggiugnere con la spada; donde ne nacque la morte, quasi, di tutti quegli e la vittoria degli Spagnuoli. Ciascuno sa quanti fanti tedeschi morirono nella giornata di Ravenna; il che nacque dalle medesime cagioni: perch le fanterie spagnuole si accostarono al tiro della spada alle fanterie tedesche, e le arebbero consumate tutte, se da' cavagli franzesi non fussero i fanti tedeschi stati soccorsi; nondimeno gli Spagnuoli, stretti insieme, si ridussero in luogo securo. Concludo, adunque, che una buona fanteria dee non solamente potere sostenere i cavagli, ma non avere paura de' fanti; il che, come ho molte volte detto procede dall'armi e dall'ordine.
COSIMO  Dite, pertanto, come voi l'armeresti.
FABRIZIO  Prenderei delle armi romane e delle tedesche, e vorrei che la met fussero armati come i Romani e l'altra met come i Tedeschi. Perch, se in seimila fanti, come io vi dir poco di poi, io avessi tremila fanti con gli scudi alla romana e dumila picche e mille scoppiettieri alla tedesca, mi basterebbono; perch io porrei le picche o nella fronte delle battaglie, o dove io temessi pi de' cavagli; e di quelli dello scudo e della spada mi servirei per fare spalle alle picche e per vincere la giornata, come io vi mostrer. Tanto che io crederrei che una fanteria cos ordinata superasse oggi ogni altra fanteria.
COSIMO  Questo che  detto ci basta quanto alle fanterie, ma quanto a' cavagli disideriamo intendere quale vi pare pi gagliardo armare, o il nostro o l'antico?
FABRIZIO  Io credo che in questi tempi, rispetto alle selle arcionate e alle staffe non usate dagli antichi, si stia pi gagliardamente a cavallo che allora. Credo che si armi anche pi sicuro, tale che oggi uno squadrone di uomini d'arme, pesando assai, viene ad essere con pi difficult sostenuto che non erano gli antichi cavagli. Con tutto questo, nondimeno, io giudico che non si debba tenere pi conto de' cavagli, che anticamente se ne tenesse; perch, come di sopra si  detto, molte volte ne' tempi nostri hanno con i fanti ricevuta vergogna, e la riceveranno, sempre che riscontrino una fanteria armata e ordinata come di sopra. Aveva Tigrane, re d'Armenia, contro allo esercito romano del quale era capitano Lucullo, cento cinquantamila cavagli, tra li quali erano molti armati come gli uomini d'arme nostri, i quali chiamavano catafratti; e dall'altra parte i Romani non aggiugnevano a seimila, con venticinquemila fanti, tanto che Tigrane, veggendo l'esercito de' nimici disse: - Questi sono cavagli assai per una ambasceria; - nondimeno, venuto alle mani, fu rotto. E chi scrive quella zuffa vilipende quelli catafratti mostrandogli inutili, perch dice che, per avere coperto il viso, erano poco atti a vedere e offendere il nimico e, per essere aggravati dall'armi, non potevano, cadendo, rizzarsi n della persona loro in alcuna maniera valersi. Dico, pertanto, che quegli popoli, o regni, che istimeranno pi la cavalleria che la fanteria, sempre fieno deboli ed esposti a ogni rovina, come si  veduta l'Italia ne' tempi nostri; la quale  stata predata, rovinata e corsa da' forestieri, non per altro peccato che per avere tenuta poca cura della milizia di pi, ed essersi ridotti i soldati suoi tutti a cavallo. Debbesi bene avere de' cavagli, ma per secondo e non per primo fondamento dello esercito suo; perch, a fare scoperte, a correre e guastare il paese nimico, a tenere tribolato e infestato l'esercito di quello e in sull'armi sempre, a impedirgli le vettovaglie, sono necessarii e utilissimi; ma, quanto alle giornate e alle zuffe campali che sono la importanza della guerra e il fine a che si ordinano gli eserciti, sono pi utili a seguire il nimico, rotto ch'egli , che a fare alcuna altra cosa che in quelle si operi, e sono alla virt del peditato assai inferiori.
COSIMO  E' mi occororno due dubitazioni; l'una, che io so che i Parti non operavano in guerra altro che i cavagli, e pure si divisono il mondo con i Romani; l'altra, che io vorrei che voi mi dicessi come la cavalleria puote essere sostenuta da' fanti, e donde nasca la virt di questi e la debolezza di quella.
FABRIZIO  O io vi ho detto, o io vi ho voluto dire, come il ragionamento mio delle cose della guerra non ha a passare i termini d'Europa. Quando cos sia, io non vi sono obligato a rendere ragione di quello che si  costumato in Asia. Pure io v'ho a dire questo: che la milizia de' Parti era al tutto contraria a quella de' Romani, perch i Parti militavano tutti a cavallo e, nel combattere, procedevano confusi e rotti ed era uno modo di combattere instabile e pieno di incertitudine. I Romani erano, si pu dire, quasi tutti a pi e combattevano stretti insieme e saldi; e vinsono variamente l'uno l'altro secondo il sito largo o stretto; perch, in questo, i Romani erano superiori, in quello, i Parti; i quali poterono fare gran pruove con quella milizia, rispetto alla regione che loro avevano a difendere; la quale era larghissima, perch ha le marine lontane mille miglia, i fiumi l'uno dall'altro due o tre giornate, le terre medesimamente e gli abitatori radi; di modo che uno esercito romano, grave e tardo per l'armi e per l'ordine, non poteva cavalcarlo sanza suo grave danno, per essere chi lo difendeva a cavallo ed espeditissimo, in modo ch'egli era oggi in uno luogo, e domani discosto cinquanta miglia; di qui nacque, che i Parti poterono prevalersi con la cavalleria sola e la rovina dell'esercito di Crasso e i pericoli di quello di Marco Antonio. Ma io, come v'ho detto, non intendo in questo mio ragionamento parlare della milizia fuora d'Europa; per voglio stare in su quello che ordinarono gi i Romani e i Greci, e oggi fanno i Tedeschi. Ma vegnamo all'altra domanda vostra, dove voi disiderate intendere quale ordine o quale virt naturale fa che i fanti superano la cavalleria. E vi dico, in prima, come i cavagli non possono andare, come i fanti, in ogni luogo. Sono pi tardi a ubbidire, quando occorre variare l'ordine, che i fanti; perch, s'egli  bisogno o andando avanti tornare indietro, o tornando indietro andare avanti, o muoversi stando fermi, o andando fermarsi, sanza dubbio non lo possono cos appunto fare i cavagli come i fanti. Non possono i cavagli, sendo da qualche impeto disordinati, ritornare negli ordini se non con difficult, ancora che quello impeto manchi; il che rattissimo fanno i fanti. Occorre, oltre a questo, molte volte, che uno uomo animoso sar sopra uno cavallo vile e uno vile sopra uno animoso; donde conviene che queste disparitadi d'animo facciano disordine. N alcuno si maravigli che uno nodo di fanti sostenga ogni impeto di cavagli, perch il cavallo  animale sensato e conosce i pericoli e male volentieri vi entra. E se considererete quali forze lo facciano andar avanti e quali lo tengano indietro, vedrete sanza dubbio essere maggiori quelle che lo ritengono che quelle che lo spingono; perch innanzi lo fa andar lo sprone, e dall'altra banda lo ritiene o la spada o la picca. Tale che si  visto per le antiche e per le moderne esperienze un nodo di fanti essere securissimo, anzi insuperabile da' cavagli. E se voi arguissi a questo che la foga con la quale viene, lo fa pi furioso a urtare chi lo volesse sostenere, meno stimare la picca che lo sprone, dico che, se il cavallo discosto comincia a vedere di avere a percuotere nelle punte delle picche, o per se stesso egli raffrener il corso, di modo che come egli si sentir pugnere si fermer affatto, o, giunto a quelle, si volter a destra o a sinistra. Di che se volete fare esperienza, provate a correre un cavallo contro a un muro; radi ne troverrete che, con quale vi vogliate foga, vi dieno dentro. Cesare, avendo in Francia a combattere con i Svizzeri, scese e fece scendere ciascuno a pi e rimuovere dalla schiera i cavagli, come cosa pi atta a fuggire che a combattere. Ma, nonostante questi naturali impedimenti che hanno i cavagli, quello capitano che conduce i fanti, debbe eleggere vie che abbiano per i cavagli pi impedimenti si pu; e rado occorrer che l'uomo non possa assicurarsi per la qualit del paese. Perch, se si cammina per le colline, il sito ti libera da quelle foghe di che voi dubitate; se si va per il piano, radi piani sono che, per le colture o per li boschi, non ti assicurino; perch ogni macchia, ogni argine, ancora debole, toglie quella foga, e ogni coltura, dove sia vigne e altri arbori, impedisce i cavagli. E se tu vieni a giornata, quello medesimo ti interviene che camminando, perch ogni poco di impedimento che il cavallo abbia, perde la foga sua. Una cosa nondimeno non voglio scordare di dirvi: come i Romani istimavano tanto i loro ordini e confidavono tanto nelle loro armi, che se gli avessono avuto ad eleggere o un luogo s aspro per guardarsi dai cavagli, dove ei non avessono potuti spiegare gli ordini loro, o uno dove avessono avuto a temere pi de' cavagli, ma vi si fussono potuti distendere, sempre prendevano questo e lasciavano quello. Ma perch'egli  tempo passare allo esercizio, avendo armate queste fanterie secondo lo antico e moderno uso, vedreno quali esercizi facevano loro fare i Romani, avanti che le fanterie si conduchino a fare giornata. Ancora ch'elle siano bene elette e meglio armate, si deono con grandissimo studio esercitare, perch sanza questo esercizio mai soldato alcuno non fu buono. Deono essere questi esercizi tripartiti: l'uno, per indurare il corpo e farlo atto a' disagi e pi veloce e pi destro; l'altro, per imparare ad operare l'armi; il terzo, per imparare ad osservare gli ordini negli eserciti, cos nel camminare, come nel combattere e nello alloggiare. Le quali sono le tre principali azioni che faccia uno esercito; perch, se uno esercito cammina, alloggia e combatte ordinatamente e praticamente, il capitano ne riporta l'onore suo, ancora che la giornata avesse non buono fine. Hanno pertanto a questi esercizi tutte le republiche antiche provvisto in modo, per costume e per legge, che non se ne lasciava indietro alcuna parte. Esercitavano adunque la loro giovent per fargli veloci nel correre, per fargli destri nel saltare, per fargli forti a trarre il palo o a fare alle braccia. E queste tre qualit sono quasi che necessarie in uno soldato, perch la velocit lo fa atto a preoccupare i luoghi al nimico, a giugnerlo insperato e inaspettato, a seguitarlo quando egli  rotto. La destrezza lo fa atto a schifare il colpo, a saltare una fossa, a superare uno argine. La fortezza lo fa meglio portare l'armi, urtare il nimico, sostenere uno impeto. E sopratutto, per fare il corpo pi atto a' disagi, si avvezzavano a portare gran pesi. La quale consuetudine  necessaria, perch nelle espedizioni difficili conviene molte volte che il soldato oltre all'armi, porti da vivere per pi giorni; e se non fusse assuefatto a questa fatica non potrebbe farlo; e per questo o e' non si potrebbe fuggire uno pericolo o acquistare con fama una vittoria. Quanto ad imparare ad operare l'armi, gli esercitavano in questo modo. Volevano che i giovani si vestissero armi che pesassero pi il doppio che le vere, e per spada davano loro uno bastone piombato il quale, a comparazione di quella, era gravissimo. Facevano a ciascuno di loro ficcare uno palo in terra che rimanesse alto tre braccia, e in modo gagliardo, che i colpi non lo fiaccassero o atterrassono; contro al quale palo il giovane con lo scudo e col bastone, come contro a uno nimico, si esercitava; e ora gli tirava come se gli volesse ferire la testa o la faccia, ora come se lo volesse percuotere per fianco, ora per le gambe, ora si tirava indietro, ora si faceva innanzi. E avevano, in questo esercizio, questa avvertenza: di farsi atti a coprire s e ferire il nimico; e avendo l'armi finte gravissime, parevano di poi loro le vere pi leggieri. Volevano i Romani che i loro soldati ferissono di punta e non di taglio, s per essere il colpo pi mortale e avere manco difesa, s per scoprirsi meno chi ferisse ed essere pi atto a raddoppiarsi che il taglio. N vi maravigliate che quegli antichi pensassero a queste cose minime, perch, dove si ragiona che gli uomini abbiano a venire alle mani, ogni piccolo vantaggio  di gran momento; e io vi ricordo quello che di questo gli scrittori ne dicano, piuttosto che io ve lo insegni. N istimavano gli antichi cosa pi felice in una republica, che essere in quella assai uomini esercitati nell'armi; perch non lo splendore delle gemme e dell'oro fa che i nimici ti si sottomettono, ma solo il timore dell'armi. Di poi gli errori che si fanno nell'altre cose, si possono qualche volta correggere; ma quegli che si fanno nella guerra, sopravvenendo subito la pena, non si possono emendare. Oltre a questo, il sapere combattere fa gli uomini pi audaci, perch niuno teme di fare quelle cose che gli pare avere imparato a fare. Volevano pertanto gli antichi che i loro cittadini si esercitassono in ogni bellica azione, e facevano trarre loro, contro a quel palo, dardi pi gravi che i veri; il quale esercizio, oltre al fare gli uomini esperti nel trarre, fa ancora le braccia pi snodate e pi forti. Insegnavano ancora loro trarre con l'arco, con la fromba, e a tutte queste cose avevano preposti maestri, in modo che poi, quando egli erano eletti per andare alla guerra, egli erano gi con l'animo e con la disposizione soldati. N restava loro ad imparare altro che andare negli ordini e mantenersi in quegli, o camminando o combattendo, il che facilmente imparavano, mescolandosi con quegli che, per avere pi tempo militato, sapevano stare negli ordini.
COSIMO  Quali esercizi faresti voi fare loro al presente?
FABRIZIO  Assai di quegli che si sono detti, come: correre e fare alle braccia, fargli saltare, fargli affaticare sotto armi pi gravi che l'ordinarie, fargli trarre con la balestra e con l'arco; a che aggiugnerei lo scoppietto, istrumento nuovo, come voi sapete, e necessario. E a questi esercizi assuefarei tutta la giovent del mio stato, ma, con maggiore industria e pi sollecitudine, quella parte che io avessi descritta per militare; e sempre ne' giorni oziosi si eserciterebbero. Vorrei ancora ch'egl'imparassino a notare; il che  cosa molto utile, perch non sempre sono i ponti a' fiumi, non sempre sono parati i navigii; tale che, non sapendo il tuo esercito notare, resti privo di molte commodit, e ti si tolgono molte occasioni al bene operare. I Romani non per altro avevano ordinato che i giovani si esercitassero in Campo Marzio, se non perch, avendo propinquo il Tevere, potessero, affaticati nello esercizio di terra, ristorarsi nella acqua e parte, nel notare, esercitarsi. Farei ancora, come gli antichi, esercitare quegli che militassono a cavallo; il che  necessarissimo, perch, oltre al sapere cavalcare sappiano a cavallo valersi di loro medesimi. E per questo avevano ordinati cavagli di legno, sopr'alli quali si addestravano, saltandovi sopra armati e disarmati, sanza alcuno aiuto e da ogni mano, il che faceva che ad un tratto e ad un cenno d'uno capitano la cavalleria era a pi, e cos ad un cenno rimontava a cavallo. E tali esercizi, e di pi e di cavallo, come allora erano facili, cos ora non sarebbero difficili a quella republica o a quel principe che volesse farli mettere in pratica alla sua giovent, come per esperienza si vede in alcune citt di Ponente dove si tengono vivi simili modi con questo ordine. Dividono quelle tutti i loro abitanti in varie parti, e ogni parte nominano da una generazione di quell'armi che egli usano in guerra. E perch egli usano picche, alabarde, archi e scoppietti, chiamano quelle: picchieri, alabardieri, scoppiettieri e arcieri. Conviene, adunque, a tutti gli abitanti dichiararsi in quale ordine voglia essere descritto. E perch tutti, o per vecchiezza o per altri impedimenti, non sono atti alla guerra, fanno di ciascuno ordine una scelta, e gli chiamano i Giurati; i quali ne' giorni oziosi sono obligati a esercitarsi in quell'armi dalle quali sono nominati. E ha ciascuno il luogo suo deputato dal publico, dove tale esercizio si debba fare; e quelli che sono di quello ordine, ma non de' Giurati, concorrono con i danari a quelle spese che in tale esercizio sono necessarie. Quello pertanto che fanno loro, potremmo fare noi; ma la nostra poca prudenza non lascia pigliare alcuno buono partito. Da questi esercizi nasceva che gli antichi avevano buone fanterie e che ora quegli di Ponente sono migliori fanti che i nostri; perch gli antichi gli esercitavano, o a casa, come facevano quelle republiche, o negli eserciti, come facevano quegli imperadori, per le cagioni che di sopra si dissono. Ma noi a casa esercitare non li vogliamo; in campo non possiamo, per non essere nostri suggetti e non gli potere obligare ad altri esercizi che per loro medesimi si vogliono. La quale cagione ha fatto che si sono straccurati prima gli esercizi e poi gli ordini, e che i regni e le repubbliche, massime italiane, vivono in tanta debolezza. Ma torniamo all'ordine nostro; e, seguitando questa materia degli esercizi, dico come non basta a far buoni eserciti avere indurati gli uomini, fattigli gagliardi, veloci e destri; che bisogna ancora ch'egli imparino a stare negli ordini, a ubbidire a' segni, a' suoni e alle voci del capitano, e sapere, stando, ritirandosi, andando innanzi, combattendo e camminando, mantenere quegli; perch sanza questa disciplina, con ogni accurata diligenza osservata e praticata, mai esercito non fu buono. E sanza dubbio gli uomini feroci e disordinati sono molto pi deboli che i timidi e ordinati; perch l'ordine caccia dagli uomini il timore, il disordine scema la ferocia. E perch voi intendiate meglio quello che di sotto si dir, voi avete a intendere come ogni nazione, nell'ordinare gli uomini suoi alla guerra, ha fatto nell'esercito suo, ovvero nella sua milizia uno membro principale; il quale, se l'hanno variato con il nome, l'hanno poco variato con il numero degli uomini, perch tutti l'hanno composto di sei in ottomila uomini. Questo membro da' Romani fu chiamato legione, da' Greci falange, dai Franzesi caterva. Questo medesimo ne' nostri tempi da' Svizzeri, i quali soli dell'antica milizia ritengono alcuna ombra,  chiamato in loro lingua quello che in nostra significa battaglione. Vero  che ciascuno l'ha poi diviso in varie battaglie e a suo proposito ordinato. Parmi, adunque, che noi fondiamo il nostro parlare in su questo nome come pi noto, e di poi, secondo gli antichi e moderni ordini, il meglio che  possibile, ordinarlo. E perch i Romani dividevano la loro legione, che era composta di cinque in seimila uomini, in dieci coorti, io voglio che noi dividiamo il nostro battaglione in dieci battaglie e lo componiamo di seimila uomini di pi; e dareno a ogni battaglia quattrocentocinquanta uomini, de' quali ne sieno quattrocento armati d'armi gravi e cinquanta d'armi leggieri. L'armi gravi sieno trecento scudi con le spade, e chiaminsi scudati; e cento con le picche, e chiaminsi picche ordinarie; l'armi leggieri sieno cinquanta fanti armati di scoppietti, balestra e partigiane e rotelle; e questi da uno nome antico si chiamino veliti ordinarii. Tutte le dieci battaglie pertanto vengono ad avere tremila scudati, mille picche ordinarie e cinquecento veliti ordinarii; i quali tutti fanno il numero di quattromila cinquecento fanti. E noi diciamo che vogliamo fare il battaglione di seimila, per bisogna aggiugnere altri mille cinquecento fanti, de' quali ne farei mille con le picche, le quali chiamerei picche estraordinarie, e cinquecento armati alla leggiera, i quali chiamerei veliti estraordinarii. E cos verrebbero le mie fanterie, secondo che poco fa dissi, a essere composte mezze di scudi e mezze fra picche e altre armi. Preporrei a ogni battaglia uno connestabole, quattro centurioni e quaranta capidieci; e di pi un capo a' veliti ordinarii, con cinque capidieci. Darei alle mille picche estraordinarie tre connestaboli, dieci centurioni e cento capidieci; a' veliti estraordinarii due connestaboli, cinque centurioni e cinquanta capidieci. Ordinerei di poi un capo generale di tutto il battaglione. Vorrei che ciascuno connestabole avesse la bandiera e il suono. Sarebbe pertanto composto uno battaglione di dieci battaglie, di tremila scudati, di mille picche ordinarie, di mille estraordinarie, di cinquecento veliti ordinarii, di cinquecento estraordinarii; e cos verrebbero ad essere seimila fanti, tra quali sarebbero mille cinquecento capidieci e, di pi, quindici connestaboli con quindici suoni e quindici bandiere, cinquantacinque centurioni, dieci capi de' veliti ordinarii, e uno capitano di tutto il battaglione con la sua bandiera e con il suo suono. E vi ho volentieri replicato questo ordine pi volte, acci che poi, quando io vi mostrer i modi dell'ordinare le battaglie e gli eserciti, voi non vi confondiate. Dico, pertanto, come quel re o quella republica dovrebbe quegli suoi sudditi ch'ella volesse ordinare all'armi, ordinargli con queste armi e con queste parti, e fare nel suo paese tanti battaglioni di quanti fusse capace. E quando gli avesse ordinati secondo la sopradetta distribuzione, volendogli esercitare negli ordini, basterebbe esercitargli battaglia per battaglia. E bench il numero degli uomini di ciascuna di esse non possa per s fare forma d'uno giusto esercito, nondimeno pu ciascuno uomo imparare a fare quello che s'appartiene a lui particolarmente; perch negli eserciti si osserva due ordini: l'uno, quello che deono fare gli uomini in ciascuna battaglia, e l'altro, quello che di poi debbe fare la battaglia quando  coll'altre in uno esercito. E quelli uomini che fanno bene il primo, facilmente osservano il secondo; ma, sanza sapere quello, non si pu mai alla disciplina del secondo pervenire. Possono, adunque, come ho detto, ciascuna di queste battaglie da per s imparare a tenere l'ordine delle file in ogni qualit di moto e di luogo e, di poi, a sapere mettersi insieme, intendere il suono mediante il quale nelle zuffe si comanda; sapere cognoscere da quello, come i galeotti dal fischio, quanto abbiano a fare, o a stare saldi, o gire avanti, o tornare indietro, o dove rivolgere l'armi e il volto. In modo che, sappiendo tenere bene le file, talmente che n luogo n moto le disordinino, intendendo bene i comandamenti del capo mediante il suono e sappiendo di subito ritornare nel suo luogo, possono poi facilmente, come io dissi, queste battaglie, sendone ridotte assai insieme, imparare a fare quello che tutto il corpo loro  obligato, insieme con l'altre battaglie, in un esercito giusto operare. E perch tale pratica universale ancora non  da istimare poco, si potrebbe una volta o due l'anno, quando fusse pace, ridurre tutto il battaglione insieme e dargli forma d'uno esercito intero, esercitandogli alcuni giorni come se si avesse a fare giornata, ponendo la fronte, i fianchi e i sussidi ne' luoghi loro. E perch uno capitano ordina il suo esercito alla giornata, o per conto del nimico che vede o per quello del quale sanza vederlo dubita, si debbe esercitare il suo esercito nell'uno modo e nell'altro, e istruirlo in modo che possa camminare e, se il bisogno lo ricercasse, combattere, mostrando a' tuoi soldati quando fussero assaltati da questa o da quella banda, come si avessero a governare. E quando lo istruisse da combattere contro al nimico che vedessono, mostrar loro come la zuffa s'appicca, dove si abbiano a ritirare sendo ributtati, chi abbi a succedere in luogo loro, a che segni, a che suoni, a che voci debbano ubbidire e praticarvegli in modo, con le battaglie e con gli assalti finti, ch'egli abbiano a disiderare i veri. Perch lo esercito animoso non lo fa per essere in quello uomini animosi, ma lo esservi ordini bene ordinati; perch se io sono de' primi combattitori, e io sappia, sendo superato, dove io m'abbia a ritirare e chi abbia a succedere nel luogo mio, sempre combatter con animo, veggendomi il soccorso propinquo. Se io sar de' secondi combattitori, lo essere spinti e ributtati i primi non mi sbigottir, perch io mi ar presupposto che possa essere e l'ar disiderato, per essere quello che dia la vittoria al mio padrone, e non sieno quegli. Questi esercizi sono necessarissimi dove si faccia uno esercito di nuovo; e dove sia lo esercito vecchio sono necessarii, perch si vede come ancora che i Romani sapessero da fanciugli l'ordine degli eserciti loro, nondimeno quegli capitani, avanti che venissero al nimico, continuamente gli esercitavano in quegli. E Isafo nella sua Istoria dice che i continui esercizi degli eserciti romani facevano che tutta quella turba che segue il campo per guadagni, era, nelle giornate, utile; perch tutti sapevano stare negli ordini e combattere servando quelli. Ma negli eserciti d'uomini nuovi, o che tu abbi messi insieme per combattere allora, o che tu ne faccia ordinanza per combattere con il tempo, sanza questi esercizi, cos delle battaglie di per s, come di tutto l'esercito,  fatto nulla; perch, sendo necessarii gli ordini, conviene con doppia industria e fatica mostrargli a chi non gli sa, che mantenergli a chi gli sa, come si vede che per mantenergli e per insegnargli molti capitani eccellenti si sono sanza alcuno rispetto affaticati.
COSIMO  E' mi pare che questo ragionamento vi abbia alquanto trasportato, perch, non avendo voi ancora dichiarati i modi con i quali s'esercitano le battaglie, voi avete ragionato dell'esercito intero e delle giornate.
FABRIZIO  Voi dite la verit; e veramente ne  stata cagione l'affezione che io porto a questi ordini, e il dolore che io sento veggendo che non si mettono in atto, nondimanco non dubitate che io torner a segno. Come io v'ho detto la prima importanza che  nell'esercizio, delle battaglie,  sapere tenere bene le file. Per fare questo  necessario esercitargli in quegli ordini che chiamano chiocciole. E perch io vi dissi che una di queste battaglie debbe essere di quattrocento fanti armati d'armi gravi, io mi fermer sopra questo numero. Deonsi adunque ridurre in ottanta file a cinque per fila. Di poi, andando o forte o piano, annodargli insieme e sciorli; il che come si faccia, si pu dimostrare pi con i fatti che con le parole. Di poi  meno necessario, perch ciascuno che  pratico negli eserciti sa come questo ordine proceda; il quale non  buono ad altro che all'avvezzare i soldati a tenere le file. Ma vegnamo a mettere insieme una di queste battaglie. Dico che si d loro tre forme principali. La prima, la pi utile,  farla tutta massiccia e darle la forma di due quadri; la seconda  fare il quadro con la fronte cornuta; la terza  farla con uno vacuo in mezzo che chiamano piazza. Il modo del mettere insieme la prima forma pu essere di due sorti. L'una  fare raddoppiare le file: cio, che la seconda fila entri nella prima, la quarta nella terza, la sesta nella quinta, e cos successive; tanto che, dove ell'erono ottanta file a cinque per fila, diventino quaranta file a dieci per fila. Di poi farle raddoppiare un'altra volta nel medesimo modo, commettendosi l'una fila nell'altra, e cos restono venti file a venti uomini per fila. Questo fa due quadri incirca, perch, ancora che sieno tanti uomini per un verso quanti per l'altro, nondimeno di verso le teste si congiungono insieme, che l'uno fianco tocca l'altro; ma per l'altro verso sono distanti almeno due braccia l'uno dall'altro, di qualit che il quadro  pi lungo dalle spalle alla fronte, che dall'uno fianco all'altro. E perch noi abbiamo oggi a parlare pi volte delle parti davanti, di dietro e da lato di queste battaglie e di tutto l'esercito insieme, sappiate che, quando io dir o testa o fronte, vorr dire le parti dinanzi; quando dir spalle, la parte di dietro; quando dir fianchi, le parti da lato. I cinquanta veliti ordinarii della battaglia non si mescolano con l'altre file, ma, formata che  la battaglia, si distendono per i fianchi di quella. L'altro modo di mettere insieme la battaglia  questo; e perch egli  migliore che il primo, io vi voglio mettere davanti agli occhi appunto com'ella si debbe ordinare. Io credo che voi vi ricordiate di che numero d'uomini, di che capi ella  composta e di che armi armata. La forma adunque che debbe avere questa battaglia, , come io dissi, di venti file a venti uomini per fila: cinque file di picche in fronte e quindici file di scudi a spalle; due centurioni stieno nella fronte e due dietro alle spalle, i quali facciano l'ufficio di quegli che gli antichi chiamavano tergiduttori; il connestabole con la bandiera e con il suono stia in quello spazio che  tra le cinque file delle picche e le quindici degli scudi; de' capidieci, ne stia, sopr'ogni fianco di fila, uno, in modo che ciascuno abbia a canto i suoi uomini; quegli che saranno a mano manca, in su la man destra; quelli che sieno a mano destra, in su la man manca. Li cinquanta veliti stieno a' fianchi e a spalle della battaglia. A volere ora che, andando per l'ordinario i fanti, questa battaglia si metta insieme in questa forma, conviene ordinarsi cos: fare di avere ridotti i fanti in ottanta file a cinque per fila, come poco fa dicemmo, lasciando i veliti o dalla testa o dalla coda, pure ch'egli stieno fuora di quest'ordine; e debbesi ordinare che ogni centurione abbia dietro alle spalle venti file, e sia dietro a ogni centurione immediate cinque file di picche, e il resto scudi. Il connestabole stia con il suono e con la bandiera in quello spazio che  tra le picche e gli scudi del secondo centurione, e occupino i luoghi di tre scudati. Degli capidieci, venti ne stieno ne' fianchi delle file del primo centurione in sulla man sinistra, e venti ne stieno ne' fianchi delle file dell'ultimo centurione in sulla man destra. E avete ad intendere che il capodieci che ha a guidare le picche, debbe avere la picca, e quegli che guidano gli scudi, deono avere l'armi simili. Ridotte adunque in questo ordine le file e volendo nel camminare ridurle in battaglia per fare testa, tu hai a fare che si fermi il primo centurione con le prime venti file, ed il secondo seguiti di camminare e, girandosi in su la man ritta, ne vada lungo i fianchi delle venti file ferme, tanto che si attesti con l'altro centurione, dove si fermi ancora egli; e il terzo centurione seguiti di camminare, pure girando in su la man destra, e, lungo i fianchi delle file ferme, cammini tanto che si attesti con gli altri due centurioni: e, fermandosi ancora egli, l'altro centurione seguiti con le sue file, pure piegando in su la destra lungo i fianchi delle file ferme, tanto ch'egli arrivi alla testa degli altri, e allora si fermi; e subito due de' centurioni soli si partino dalla fronte e vadino a spalle della battaglia, la quale viene fatta in quel modo e con quello ordine appunto che poco fa ve la dimostrammo. I veliti si distendino per i fianchi di essa, secondo che nel primo modo si dispose, il quale modo si chiama raddoppiargli per retta linea; questo si dice raddoppiargli per fianco. Quel primo modo  pi facile, questo pi ordinato e vien pi appunto e meglio lo puoi a tuo modo correggere; perch in quello conviene ubbidire al numero, perch cinque ti fa dieci, dieci venti, venti quaranta, tal che, con il raddoppiare per diritto, tu non puoi fare una testa di quindici n di venticinque, n di trenta, n di trentacinque, ma ti bisogna andare dove quel numero ti mena. Eppure occorre ogni d, nelle fazioni particolari, che conviene fare testa con secento o ottocento fanti, in modo che il raddoppiare per linea retta ti disordinerebbe. Per mi piace pi questo; e quella difficult che vi  pi, conviene con la pratica e con l'esercizio facilitarla. Dicovi, adunque com'egl'importa pi che cosa alcuna avere i soldati che si sappiano mettere negli ordini tosto; ed  necessario tenergli in queste battaglie, esercitarvegli dentro e fargli andare forte o innanzi o indietro, passare per luoghi difficili sanza turbare l'ordine; perch i soldati che sanno fare questo bene, sono soldati pratichi, e, ancora che non avessero mai veduti nimici in viso, si possono chiamare soldati vecchi. E al contrario, quegli che non sanno tenere questi ordini, se si fussero trovati in mille guerre, si deono sempre istimare soldati nuovi. Questo  quanto al mettergli insieme, quando sono nelle file piccole, camminando. Ma messi che sono, e poi, essendo rotti per qualche accidente che nasca o dal sito o dal nimico, a fare che in uno subito si riordinino, questa  la importanza e la difficult e dove bisogna assai esercizio ed assai pratica, e dove gli antichi mettevano assai studio.  necessario pertanto fare due cose: prima, avere questa battaglia piena di contrassegni; l'altra, tenere sempre questo ordine: che quegli medesimi fanti stieno sempre in quelle medesime file. Verbigrazia, se uno ha cominciato a stare nella seconda, ch'egli stia di poi sempre in quella; e non solamente in quella medesima fila, ma in quello medesimo luogo; a che osservare, come ho detto, sono necessarii gli assai contrassegni. In prima,  necessario che la bandiera sia in modo contrassegnata che, convenendo con l'altre battaglie, ella si conosca da loro. Secondo, che il connestabole e i centurioni abbiano pennacchi in testa, differenti e conoscibili; e, quello che importa pi, ordinare che si conoscano i capidieci. A che gli antichi avevano tanta cura, che, non ch'altro, avevano scritto nella celata il numero, chiamandoli primo, secondo, terzo, quarto, ecc. E non erano ancora contenti a questo; che de' soldati ciascuno aveva scritto nello scudo il numero della fila e il numero del luogo che in quella fila gli toccava. Sendo dunque gli uomini contrassegnati cos e assuefatti a stare tra questi termini,  facil cosa, disordinati che fussono, tutti riordinarli subito; perch, ferma che  la bandiera, i centurioni e i capidieci possono giudicare a occhio il luogo loro, e, ridottisi i sinistri da sinistra, i destri da destra con le distanze loro consuete, i fanti, guidati dalla regola loro e dalle differenze de' contrassegni, possono essere subito ne' luoghi propri; non altrimenti che, se tu scommetti le doghe d'una botte che tu abbi contrassegnata prima, con facilit grandissima la riordini; che non l'avendo contrassegnata,  impossibile a riordinarla. Queste cose con la diligenza e con l'esercizio s'insegnano tosto e tosto s'imparano, e, imparate, con difficult si scordano, perch gli uomini nuovi sono guidati da' vecchi, e con il tempo una provincia con questi esercizi diventerebbe tutta pratica nella guerra.  necessario ancora insegnare loro voltarsi in un tempo e fare quando egli accaggia, de' fianchi e delle spalle fronte, e della fronte fianchi e spalle. Il che  facilissimo, perch basta che ogni uomo volti la sua persona verso quella parte che gli  comandato; e dove voltano il volto, quivi viene ad essere la fronte. Vero  che quando si voltano per fianco, gli ordini tornano fuora della proporzione loro, perch dal petto alle spalle v' poca distanza, e dall'un fianco all'altro v' assai distanza; il che  tutto contro all'ordine ordinario delle battaglie. Per conviene che la pratica e la discrezione gli rassetti. Ma questo  poco disordine, perch facilmente per loro medesimi vi rimediano. Ma quello che importa pi, e dove bisogna pi pratica,  quando una battaglia si vuole voltare tutta come s'ella fusse un corpo solido. Qui conviene avere gran pratica e gran discrezione, perch, volendola girare, verbigrazia, in su la man manca, bisogna che si fermi il corno manco e, quegli che sono pi propinqui a chi sta fermo, camminino tanto adagio, che quegli che sono dritto non abbiano a correre; altrimenti ogni cosa si confonderebbe. Ma perch egli occorre sempre, quando uno esercito cammina da luogo a luogo, che le battaglie che non sono poste in fronte, hanno a combattere non per testa, ma o per fianco o a spalle, in modo che una battaglia ha in uno subito a fare del fianco o delle spalle testa (e volendo che simili battaglie in tale caso abbiano la proporzione loro, secondo che di sopra si  dimostro,  necessario che ell'abbiano le picche da quel fianco che abbia ad essere testa e i capidieci, centurioni e connestabole, a quello ragguaglio, ne' luoghi loro) per, a volere fare questo, nel metterle insieme vi bisogna ordinare le ottanta file di cinque per fila, cos: mettere tutte le picche nelle prime venti file, e, de' capidieci d'esse, metterne cinque nel primo luogo e cinque nell'ultimo; l'altre sessanta file, che vengono dietro, sono tutte di scudi; che vengono ad essere tre centurie. Vuolsi adunque che la prima e ultima fila d'ogni centuria sieno capidieci; il connestabole con la bandiera e con il suono stia nel mezzo della prima centuria degli scudi i centurioni in testa d'ogni centuria ordinati. Ordinati cos, quando volessi che le picche venissono in sul fianco manco, voi gli avete a raddoppiare centuria per centuria dal fianco ritto, se volessi ch'elle venissero dal fianco ritto, voi le avete a raddoppiare dal manco. E cos questa battaglia torna con le picche sopr'un fianco, con i capidieci da testa e da spalle, con i centurioni per testa e il connestabole nel mezzo. La quale forma tiene andando; ma, venendo il nimico e il tempo ch'ella voglia fare del fianco testa, non si ha se non a fare voltare il viso a tutti i soldati verso quel fianco dove sono le picche; e torna allora la battaglia con le file e con i capi in quel modo si  ordinata di sopra; perch da' centurioni in fuora tutti sono ne' luoghi loro, e i centurioni subito e sanza difficult vi entrano. Ma quando ell'abbia, camminando per testa, a combattere a spalle, conviene ordinare le file in modo che, mettendole in battaglia, le picche vengano di dietro; e a fare questo non s'ha a tenere altro ordine se non che, dove, nello ordinare la battaglia, per l'ordinario ogni centuria ha cinque file di picche davanti, le abbia di dietro, e in tutte l'altre parti osservare l'ordine che io dissi prima.
COSIMO  Voi avete detto, se bene mi ricorda, che questo modo dello esercizio  per potere poi ridurre queste battaglie insieme in uno esercito, e che questa pratica serve a potere ordinarsi in quello. Ma s'egli occorresse che questi quattrocento cinquanta fanti avessono a fare una fazione separata, come gli ordineresti?
FABRIZIO  Dee, chi gli guida, allora giudicare dove egli vuole collocare le picche, e quivi porle. Il che non repugna in parte alcuna all'ordine soprascritto; perch, ancora che quello sia il modo che si osserva per fare la giornata insieme con l'altre battaglie, nondimeno non  regola che serve a tutti quegli modi nelli quali ti occorresse averti a maneggiare. Ma nel mostrarvi gli altri due modi, da me preposti, di ordinare le battaglie, sodisfar ancora pi alla domanda vostra; perch o e' non si usano mai, o e' si usano quando una battaglia  sola e non in compagnia dell'altre. E per venire al modo di ordinarla con due corna, dico che tu di ordinare le ottanta file a cinque per fila in questo modo: porre l in mezzo uno centurione, e, dopo lui, venticinque file che sieno di due picche in su la sinistra e di tre scudi in su la destra; e dopo le prime cinque, sieno posti nelle venti sequenti venti capidieci; tutti tra le picche e gli scudi, eccetto che quelli che portano le picche, i quali possono stare con le picche. Dopo queste venticinque file cos ordinate si ponga un altro centurione: il quale abbia dietro a s quindici file di scudi. Dopo questi il connestabole in mezzo del suono e della bandiera; il quale ancora abbia dietro a s altre quindici file di scudi. Dopo queste si ponga il terzo centurione; e abbia dietro a s venticinque file, in ognuna delle quali sieno tre scudi in su la sinistra e due picche in su la destra; e dopo le cinque prime file sieno venti capidieci posti tra le picche e gli scudi. Dopo queste file sia il quarto centurione. Volendo pertanto di queste file cos ordinate fare una battaglia con due corna, si ha a fermare il primo centurione con le venticinque file che gli sono dietro. Di poi si ha a muovere il secondo centurione con le quindici file scudate che gli sono a spalle, e volgersi a mano ritta e, su per il fianco ritto delle venticinque file, andare tanto ch'egli arrivi alla quintadecima fila, e qui fermarsi. Di poi si ha a muovere il connestabole con le quindici file degli scudati che gli sono dietro, e, girando pure in su la destra, su per il fianco destro delle quindici file mosse prima, cammini tanto ch'egli arrivi alla testa loro, e quivi si fermi. Di poi muova il terzo centurione con le venticinque file e con il quarto centurione che era dietro, e, girando pure in su la ritta, cammini su per il fianco destro delle quindici file ultime degli scudati, e non si fermi quando  alla testa di quelle, ma seguiti di camminare, tanto che l'ultime file delle venticinque sieno al pari delle file di dietro. E, fatto questo, il centurione che era capo delle prime quindici file degli scudati, si lievi donde era e ne vadia a spalle nello angulo sinistro. E cos torner una battaglia di venticinque file ferme, a venti fanti per fila, con due corna, sopr'ogni canto della fronte uno, e ciascuno ar dieci file a cinque per fila, e rester uno spazio tra le due corna, quanto tengono dieci uomini che volgano i fianchi l'uno all'altro. Sar tra le due corna il capitano; in ogni punta di corno uno centurione. Sar ancora di dietro in ogni canto uno centurione. Fieno due file di picche e venti capidieci da ogni fianco. Servono queste due corna a tenere tra quelle l'artiglierie, quando questa battaglia ne avesse con seco, e i carriaggi. I veliti hanno a stare lungo i fianchi sotto le picche. Ma a volere ridurre questa battaglia cornuta con la piazza, non si dee fare altro che, delle quindici file di venti per fila, prenderne otto e porle in su la punta delle due corna: le quali allora di corna diventano spalle della piazza. In questa piazza si tengono i carriaggi; stavvi il capitano e la bandiera; ma non gi l'artiglierie, le quali si mettono o nella fronte o lungo i fianchi. Questi sono i modi che si possono tenere da una battaglia, quando, sola, dee passare per i luoghi sospetti. Nondimeno la battaglia soda, sanza corna e sanza piazza  meglio. Pure, volendo assicurare i disarmati, quella cornuta  necessaria. Fanno i Svizzeri ancora molte forme di battaglie; tra le quali ne fanno una a modo di croce, perch, negli spazi che sono tra i rami di quella, tengono sicuri dall'urto de' nimici i loro scoppiettieri. Ma perch simili battaglie sono buone a combattere da per loro, e la intenzione mia  mostrare come pi battaglie unite insieme combattono, non voglio affaticarmi altrimenti in dimostrarle.
COSIMO  E' mi pare avere assai bene compreso il modo che si dee tenere a esercitare gli uomini in queste battaglie; ma, se mi ricorda bene, voi avete detto come, oltre alle dieci battaglie, voi aggiugnevi al battaglione mille picche estraordinarie e cinquecento veliti estraordinarii. Questi non gli vorresti voi descrivere ed esercitare?
FABRIZIO  Vorrei, e con diligenza grandissima. E le picche eserciterei almeno bandiera per bandiera, negli ordini delle battaglie, come gli altri; perch di questi io mi servirei pi che delle battaglie ordinarie in tutte le fazioni particolari, come  fare scorte, predare, e simili cose. Ma i veliti gli eserciterei alle case sanza ridurli insieme; perch, sendo l'ufficio loro combattere rotti, non  necessario che convenghino con li altri negli esercizi comuni, perch assai sarebbe esercitargli bene negli esercizi particolari. Deonsi adunque, come in prima vi dissi n ora mi pare fatica replicarlo, fare esercitare i suoi uomini in queste battaglie, in modo che sappiano tenere le file, conoscere i luoghi loro, tornarvi subito quando o nimico o sito gli perturbi, perch, quando si sa fare questo, facilmente s'impara poi il luogo che ha a tenere una battaglia e quale sia l'ufficio suo negli eserciti. E quando uno principe o una republica durer fatica e metter diligenza in questi ordini e in queste esercitazioni, sempre avverr che nel paese suo saranno buoni soldati; ed essi fieno superiori a' loro vicini e saranno quegli che daranno e non riceveranno le leggi dagli altri uomini. Ma, come io vi ho detto, il disordine nel quale si vive fa che si straccurano e non si istimano queste cose; e per gli eserciti nostri non son buoni; e se pure ci fusse o capi o membra naturalmente virtuosi, non la possono dimostrare.
COSIMO  Che carriaggi vorresti voi che avesse ciascuna di queste battaglie?
FABRIZIO  La prima cosa, io non vorrei che n centurione n capodieci avesse da ire a cavallo; e se il connestabole volesse cavalcare vorrei ch'egli avesse mulo e non cavalio. Permettere'gli bene due carriaggi e uno a qualunque centurione e due ad ogni tre capidieci, perch tanti ne alloggiamo per alloggiamento, come nel suo luogo direno; talmente che ogni battaglia verrebbe avere trentasei carriaggi; i quali vorrei portassono di necessit le tende, i vasi da cuocere, scure e pali di ferro in sufficienza per fare gli alloggiamenti e, di poi, se altro potessono, a commodit loro.
COSIMO  Io credo che i capi da voi ordinati in ciascuna di queste battaglie sieno necessarii; nondimeno io dubiterei che tanti comandatori non si confondessero.
FABRIZIO  Cotesto sarebbe quando non si referissono a uno, ma, referendosi, fanno ordine; anzi sanza essi  impossibile reggersi; perch uno muro il quale da ogni parte inclini, vuole piuttosto assai puntegli e spessi, ancora che non cos forti, che pochi, ancora che gagliardi, perch la virt d'uno solo non rimedia alla rovina discosto. E per conviene che negli eserciti, e tra ogni dieci uomini, sia uno di pi vita, di pi cuore o almeno di pi autorit, il quale con lo animo, con le parole, con lo esemplo tenga gli altri fermi e disposti al combattere. E che queste cose da me dette sieno necessarie in uno esercito, come i capi, le bandiere, i suoni, si vede che noi l'abbiamo tutte ne' nostri eserciti; ma niuna fa l'ufficio suo. Prima, i capidieci, a volere che facciano quello per che sono ordinati,  necessario abbia, come ho detto, ciascuno distinti i suoi uomini, alloggi con quegli, faccia le fazioni, stia negli ordini con quegli; perch collocati ne' luoghi loro sono come uno rigo e temperamento a mantenere le file diritte e ferme, ed  impossibile ch'elle disordinino o, disordinando, non si riduchino tosto ne' luoghi loro. Ma noi oggi non ce ne serviamo ad altro che a dare loro pi soldo che agli altri e a fare che facciano qualche fazione particolare. Il medesimo ne interviene delle bandiere, perch si tengono piuttosto per fare bella una mostra, che per altro militare uso. Ma gli antichi se ne servivano per guida e per riordinarsi; perch ciascuno, ferma che era la bandiera, sapeva il luogo che teneva presso alla sua bandiera e vi ritornava sempre. Sapeva ancora come, movendosi e stando quella, avevano a fermarsi o a muoversi. Per  necessario in uno esercito che vi sia assai corpi, e ogni corpo abbia la sua bandiera e la sua guida; perch, avendo questo, conviene ch'egli abbia assai anime e, per consequente, assai vita. Deono adunque i fanti camminare secondo la bandiera e la bandiera muoversi secondo il suono; il quale suono, bene ordinato, comanda allo esercito; il quale, andando con i passi che rispondano a' tempi di quello, viene a servare facilmente gli ordini. Onde che gli antichi avieno sufoli, pifferi e suoni modulati perfettamente; perch, come chi balla procede con il tempo della musica e, andando con quella, non erra, cos uno esercito, ubbidendo nel muoversi a quel suono, non si disordina. E per variavano il suono, secondo che volevano variare il moto e secondo che volevano accendere o quietare o fermare gli animi degli uomini. E come i suoni erano varii, cos variamente gli nominavano. Il suono dorico generava costanzia, il frigio furia, donde che dicono che, essendo Alessandro a mensa e sonando uno il suono frigio, gli accese tanto l'animo, che misse mano all'armi. Tutti questi modi sarebbe necessario ritrovare; e quando questo fusse difficile, non si vorrebbe almeno lasciare indietro quegli che insegnassono ubbidire al soldato; i quali ciascuno pu variare e ordinare a suo modo, pure che con la pratica assuefaccia gli orecchi de' suoi soldati a conoscerli. Ma oggi di questo suono non se ne cava altro frutto in maggiore parte, che fare quel rumore.
COSIMO  Io disidererei intendere da voi, se mai con voi medesimo l'avete discorso, donde nasca tanta vilt e tanto disordine e tanta negligenza, in questi tempi, di questo esercizio.
FABRIZIO  Io vi dir volentieri quello che io ne pensi. Voi sapete come degli uomini eccellenti in guerra ne sono stati nominati assai in Europa, pochi in Affrica e meno in Asia. Questo nasce perch queste due ultime parti del mondo hanno avuto uno principato o due, e poche republiche; ma l'Europa solamente ha avuto qualche regno e infinite republiche. Gli uomini diventono eccellenti e mostrano la loro virt, secondo che sono adoperati e tirati innanzi dal principe loro, o republica o re che si sia. Conviene pertanto che, dove  assai potestadi, vi surga assai valenti uomini; dove ne  poche, pochi. In Asia si truova Nino, Ciro, Artaserse, Mitridate, e pochissimi altri che a questi facciano compagnia. In Affrica si nominano, lasciando stare quella antichit egizia, Massinissa, Iugurta, e quegli capitani che dalla republica cartaginese furono nutriti; i quali ancora, rispetto a quegli d'Europa, sono pochissimi; perch in Europa sono gli uomini eccellenti sanza numero, e tanti pi sarebbero, se insieme con quegli si nominassono gli altri che sono stati dalla malignit del tempo spenti; perch il mondo  stato pi virtuoso dove sono stati pi Stati che abbiano favorita la virt o per necessit o per altra umana passione. Sursero adunque in Asia pochi uomini, perch quella provincia era tutta sotto uno regno, nel quale, per la grandezza sua, stando esso la maggior parte del tempo ozioso, non poteva nascere uomini nelle faccende eccellenti. All'Affrica intervenne il medesimo; pure vi se ne nutr pi, rispetto alla republica cartaginese. Perch delle republiche esce pi uomini eccellenti che de' regni, perch in quelle il pi delle volte si onora la virt, ne' regni si teme; onde ne nasce che nell'una gli uomini virtuosi si nutriscono, nell'altra si spengono. Chi considerer adunque la parte d'Europa, la troverr essere stata piena di republiche e di principati, i quali, per timore che l'uno aveva dell'altro, erano constretti a tenere vivi gli ordini militari e onorare coloro che in quegli pi si prevalevano. Perch in Grecia, oltre al regno de' Macedoni, erano assai republiche, e in ciascuna di quelle nacquero uomini eccellentissimi. In Italia erano i Romani, i Sanniti, i Toscani, i Galli Cisalpini. La Francia e la Magna era piena di republiche e di principi; la Ispagna quel medesimo. E bench a comparazione de' Romani se ne nominino pochi altri, nasce dalla malignit degli scrittori, i quali seguitano la fortuna, e a loro il pi delle volte basta onorare i vincitori. Ma egli non  ragionevole che tra i Sanniti e i Toscani, i quali combatterono cento cinquanta anni col popolo romano prima che fussero vinti, non nascessero moltissimi uomini eccellenti. E cos medesimamente in Francia e in Ispagna. Ma quella virt che gli scrittori non celebrano negli uomini particolari, celebrano generalmente ne' popoli, dove esaltano infino alle stelle l'ostinazione che era in quegli per difendere la libert loro. Sendo adunque vero che, dove sia pi imperii, surga pi uomini valenti, seguita di necessit che, spegnendosi quelli, si spenga di mano in mano la virt, venendo meno la cagione che fa gli uomini virtuosi. Essendo pertanto di poi cresciuto l'imperio romano, e avendo spente tutte le republiche e i principati d'Europa e d'Affrica e in maggior parte quelli dell'Asia, non lasci alcuna via alla virt, se non Roma. Donde ne nacque che cominciarono gli uomini virtuosi a essere pochi in Europa come in Asia; la quale virt venne poi in ultima declinazione, perch, sendo tutta la virt ridotta in Roma, come quella fu corrotta, venne a essere corrotto quasi tutto il mondo; e poterono i popoli Sciti venire a predare quello Imperio il quale aveva la virt d'altri spenta e non saputo mantenere la sua. E bench poi quello Imperio, per la inundazione di quegli barbari, si dividesse in pi parti, questa virt non vi  rinata; l'una, perch si pena un pezzo a ripigliare gli ordini quando sono guasti; l'altra, perch il modo del vivere d'oggi, rispetto alla cristiana religione, non impone quella necessit al difendersi, che anticamente era; perch, allora, gli uomini vinti in guerra o s'ammazzavano o rimanevano in perpetuo schiavi, dove menavano la loro vita miseramente; le terre vinte o si desolavano o ne erano cacciati gli abitatori, tolti loro i beni, mandati dispersi per il mondo; tanto che i superati in guerra pativano ogni ultima miseria. Da questo timore spaventati, gli uomini tenevano gli esercizi militari vivi e onoravano chi era eccellente in quegli. Ma oggi questa paura in maggior parte  perduta; de' vinti, pochi se ne ammazza; niuno se ne tiene lungamente prigione, perch con facilit si liberano. Le citt, ancora ch'elle si sieno mille volte ribellate, non si disfanno; lasciansi gli uomini ne' beni loro, in modo che il maggior male che si tema  una taglia; talmente che gli uomini non vogliono sottomettersi agli ordini militari e stentare tuttavia sotto quegli, per fuggire quegli pericoli de' quali temono poco. Di poi queste provincie d'Europa sono sotto pochissimi capi, rispetto allora; perch tutta la Francia obedisce a uno re, tutta l'Ispagna a un altro, l'Italia  in poche parti; in modo che le citt deboli si difendono con lo accostarsi a chi vince, e gli stati gagliardi, per le cagioni dette, non temono una ultima rovina.
COSIMO  E' si sono pur vedute molte terre andare a sacco, da venticinque anni in qua, e perdere de' regni, il quale esemplo doverrebbe insegnare agli altri vivere e ripigliare alcuno degli ordini antichi.
FABRIZIO  Egli  quello che voi dite; ma se voi noterete quali terre sono ite a sacco, voi non troverrete ch'elle sieno de' capi degli stati, ma delle membra: come si vede che fu saccheggiata Tortona e non Milano, Capova e non Napoli, Brescia e non Vinegia, Ravenna e non Roma. I quali esempli non fanno mutare di proposito chi governa, anzi gli fa stare pi nella loro opinione di potersi ricomperare con le taglie; e per questo non vogliono sottoporsi agli affanni degli esercizi della guerra, parendo loro, parte non necessario, parte uno viluppo che non intendono. Quegli altri che sono servi, a chi tali esempli doverrebbero fare paura, non hanno potest di rimediarvi; e quegli principi, per avere perduto lo stato, non sono pi a tempo, e quegli che lo tengono, non sanno e non vogliono; perch vogliono sanza alcuno disagio stare con la fortuna e non con la virt loro, perch veggono che, per esserci poca virt, la fortuna governa ogni cosa, e vogliono che quella gli signoreggi, non essi signoreggiare quella. E che questo che io ho discorso sia vero, considerate la Magna; nella quale, per essere assai principati e republiche, vi  assai virt, e tutto quello che nella presente milizia  di buono, depende dallo esemplo di quegli popoli; i quali, sendo tutti gelosi de' loro stati, temendo la servit (il che altrove non si teme) tutti si mantengono signori e onorati. Questo voglio che basti avere detto a mostrare le cagioni della presente vilt, secondo l'opinione mia. Non so se a voi pare il medesimo, o se vi fusse nata, per questo ragionare, alcuna dubitazione.
COSIMO  Niuna; anzi rimango di tutto capacissimo. Solo disidero, tornando alla materia principale nostra, intendere da voi come voi ordineresti i cavagli con queste battaglie, e quanti e come capitanati e come armati.
FABRIZIO  E' vi pare forse che io gli abbia lasciati indietro; di che non vi maravigliate, perch io sono per due cagioni per parlarne poco: l'una, perch il nervo e la importanza dello esercito  la fanteria; l'altra, perch questa parte di milizia  meno corrotta che quella de' fanti; perch, s'ella non  pi forte dell'antica, ell' al pari. Pure si  detto, poco innanzi, del modo dello esercitargli. E quanto allo armargli, io gli armerei come al presente si fa, cos i cavagli leggieri come gli uomini d'arme. Ma i cavagli leggieri vorrei che fussero tutti balestrieri con qualche scoppiettiere tra loro; i quali, bench negli altri maneggi di guerra sieno poco utili, sono a questo utilissimi: di sbigottire i paesani e levargli di sopra uno passo che fusse guardato da loro, perch pi paura far loro un scoppiettiere che venti altri armati. Ma, venendo al numero, dico che, avendo tolto a imitare la milizia romana, io non ordinerei se non trecento cavagli utili per ogni battaglione; de' quali vorrei ne fusse centocinquanta uomini d'arme e centocinquanta cavagli leggieri; e darei a ciascuna di queste parti uno capo, faccendo poi tra loro quindici capidieci per banda, dando a ciascuna uno suono e una bandiera. Vorrei che ogni dieci uomini d'arme avessero cinque carriaggi e, ogni dieci cavalli leggieri, due; i quali, come quegli de' fanti, portassero le tende, i vasi, e le scure e i pali e, sopravanzando, gli altri arnesi loro. N crediate che questo sia disordine, vedendo ora come gli uomini d'arme hanno al loro servizio quattro cavagli, perch tale cosa  una corruttela; perch si vede nella Magna quegli uomini d'arme essere soli con il loro cavallo; solo avere, ogni venti, uno carro che porta loro dietro le cose loro necessarie. I cavagli de' Romani erano medesimamente soli; vero  che i triarii alloggiavano propinqui alla cavalleria, i quali erano obligati a sumministrare aiuto a quella nel governo de' cavagli; il che si pu facilmente imitare da noi, come nel distribuire degli alloggiamenti vi si mostrer. Quello, adunque, che facevano i Romani, e quello che fanno oggi i Tedeschi, possiamo fare ancora noi, anzi, non lo faccendo, si erra. Questi cavagli ordinati e descritti insieme col battaglione, si potrebbero qualche volta mettere insieme, quando si ragunassono le battaglie, e fare che tra loro facessero qualche vista d'assalto, il quale fussi pi per riconoscersi insieme, che per altra necessit. Ma sia per ora detto di questa parte abbastanza; e discendiamo a dare forma a uno esercito per potere presentare la giornata al nimico e sperare di vincerla; la quale cosa  il fine per il quale si ordina la milizia e tanto studio si mette in quella.

 LIBRO TERZO .

COSIMO  Poich noi mutiamo ragionamento, io voglio che si muti domandatore, perch io non vorrei essere tenuto presuntuoso; il che sempre ho biasimato negli altri. Per io depongo la dittatura, e do questa autorit a chi la vuole di questi altri miei amici.
ZANOBI  E' ci era gratissimo che voi seguitassi; pure, poich voi non volete, dite almeno quale di noi dee succedere nel luogo vostro.
COSIMO  Io voglio dare questo carico al signore.
FABRIZIO  Io sono contento prenderlo, e voglio che noi seguitiamo il costume viniziano: che il pi giovane parli prima, perch, sendo questo esercizio da giovani, mi persuado che i giovani sieno pi atti a ragionarne, come essi sono pi pronti a esequirlo.
COSIMO  Adunque e' tocca a voi, Luigi. E come io ho piacere di tale successore, cos voi vi sodisfarete di tale domandatore. Per vi priego torniamo alla materia e non perdiamo pi tempo.
FABRIZIO  Io son certo che, a volere dimostrare bene come si ordina uno esercito per far la giornata, sarebbe necessario narrare come i Greci e i Romani ordinavano le schiere negli loro eserciti. Nondimeno, potendo voi medesimi leggere e considerare queste cose mediante gli scrittori antichi, lascer molti particolari indietro, e solo ne addurr quelle cose che di loro mi pare necessario imitare, a volere ne' nostri tempi dare alla milizia nostra qualche parte di perfezione. Il che far che in uno tempo io mostrer come uno esercito si ordini alla giornata, e come si affronti nelle vere zuffe, e come si possa esercitarlo nelle finte. Il maggiore disordine che facciano coloro che ordinano uno esercito alla giornata,  dargli solo una fronte e obligarlo a uno impeto e una fortuna. Il che nasce dallo avere perduto il modo che tenevano gli antichi a ricevere l'una schiera nell'altra; perch, sanza questo modo, non si pu n sovvenire a' primi, n difendergli, n succedere nella zuffa in loro scambio; il che da' Romani era ottimamente osservato. Per volere adunque mostrare questo modo, dico come i Romani avevano tripartita ciascuna legione in astati, principi e triarii; de' quali, gli astati erano messi nella prima fronte dello esercito con gli ordini spessi e fermi; dietro a' quali erano i principi, ma posti con gli loro ordini pi radi: dopo questi mettevano i triarii, e con tanta radit di ordini che potessono, bisognando, ricevere tra loro i principi e gli astati. Avevano, oltre a questi, i funditori e i balestrieri e gli altri armati alla leggiera; i quali non stavano in questi ordini, ma li collocavano nella testa dello esercito tra li cavagli e i fanti. Questi, adunque, leggermente armati appiccavano la zuffa; se vincevano, il che occorreva rade volte, essi seguivano la vittoria; se erano ributtati, si ritiravano per i fianchi dello esercito o per gli intervalli a tale effetto ordinati, e si riducevano tra' disarmati. Dopo la partita de' quali venivano alle mani con il nimico gli astati; i quali, se si vedevano superare, si ritiravano a poco a poco per la radit degli ordini tra' principi e, insieme con quegli, rinnovavano la zuffa. Se questi ancora erano sforzati, si ritiravano tutti nella radit degli ordini de' triarii e, tutti insieme, fatto uno mucchio, ricominciavano la zuffa; e se questi la perdevano, non vi era pi rimedio, perch non vi restava pi modo a rifarsi. I cavagli stavano sopra alli canti dello esercito, posti a similitudine di due alie a uno corpo; e or combattevano con i cavagli, or sovvenivano i fanti, secondo che il bisogno lo ricercava. Questo modo di rifarsi tre volte  quasi impossibile a superare, perch bisogna che tre volte la fortuna ti abbandoni e che il nimico abbia tanta virt che tre volte ti vinca. I Greci non avevano con le loro falangi questo modo di rifarsi; e bench in quelle fusse assai capi e di molti ordini, nondimeno ne facevano un corpo, ovvero una testa. Il modo ch'essi tenevano in sovvenire l'uno l'altro era, non di ritirarsi l'uno ordine nell'altro, come i Romani, ma di entrare l'uno uomo nel luogo dell'altro. Il che facevano in questo modo: la loro falange era ridotta in file; e pognamo che mettessono per fila cinquanta uomini, venendo poi con la testa sua contro al nimico; di tutte le file, le prime sei potevano combattere perch le loro lance, le quali chiamavano sarisse, erano s lunghe che la sesta fila passava con la punta della sua lancia fuora della prima fila. Combattendo, adunque, se alcuno della prima o per morte o per ferite cadeva, subito entrava nel luogo suo quello che era di dietro nella seconda fila, e, nel luogo che rimaneva vto della seconda, entrava quello che gli era dietro nella terza; e cos successive in uno subito le file di dietro instauravano i difetti di quegli davanti; in modo che le file sempre restavano intere e niuno luogo era di combattitori vacuo, eccetto che la fila ultima, la quale si veniva consumando per non avere dietro alle spalle chi la instaurasse, in modo che i danni che pativano le prime file consumavano le ultime, e le prime restavano sempre intere; e cos queste falangi, per l'ordine loro, si potevano piuttosto consumare che rompere, perch il corpo grosso le faceva pi immobili. Usarono i Romani, nel principio, le falangi, e instruirono le loro legioni a similitudine di quelle. Di poi non piacque loro questo ordine, e divisero le legioni in pi corpi, cio in coorti e in manipuli; perch giudicarono, come poco fa dissi, che quel corpo avesse pi vita, che avesse pi anime, e che fusse composto di pi parti, in modo che ciascheduna per s stessa si reggesse. I battaglioni de' Svizzeri usano in questi tempi tutti i modi della falange, cos nello ordinarsi grossi e interi, come nel sovvenire l'uno l'altro; e nel fare la giornata pongono i battaglioni l'uno a' fianchi dell'altro; e, se li mettono dietro l'uno all'altro, non hanno modo che il primo, ritirandosi, possa essere ricevuto dal secondo; ma tengono, per potere sovvenire l'uno l'altro, quest'ordine: che mettono uno battaglione innanzi e un altro dietro a quello in su la man ritta, tale che, se il primo ha bisogno d'aiuto, quello si pu fare innanzi e soccorrerlo. Il terzo battaglione mettono dietro a questi, ma discosto un tratto di scoppietto. Questo fanno perch, sendo quegli due ributtati, questo si possa fare innanzi, e abbiano spazio, e i ributtati e quel che si fa innanzi, a evitare l'urto l'uno dell'altro; perch una moltitudine grossa non pu essere ricevuta come un corpo piccolo, e per i corpi piccoli e distinti che erano in una legione romana si potevano collocare in modo che si potessono tra loro ricevere e l'uno l'altro con facilit sovvenire. E che questo ordine de' Svizzeri non sia buono quanto lo antico romano, lo dimostrano molti esempli delle legioni romane quando si azzuffarono con le falangi greche; e sempre queste furono consumate da quelle, perch la generazione dell'armi, come io dissi dianzi, e questo modo di rifarsi, pot pi che la solidit delle falangi. Avendo, adunque, con questi esempli a ordinare uno esercito, mi  parso ritenere l'armi e i modi, parte delle falangi greche, parte delle legioni romane; e per io ho detto di volere in uno battaglione dumila picche, che sono l'armi delle falangi macedoniche, e tremila scudi con la spada, che sono l'armi de' Romani. Ho diviso il battaglione in dieci battaglie, come i Romani; la legione in dieci coorti. Ho ordinato i veliti, cio l'armi leggieri, per appiccare la zuffa come loro. E perch cos, come l'armi sono mescolate e participano dell'una e dell'altra nazione, ne participino ancora gli ordini, ho ordinato che ogni battaglia abbia cinque file di picche in fronte e il restante di scudi, per potere, con la fronte, sostenere i cavagli e entrare facilmente nelle battaglie de' nimici a pi, avendo nel primo scontro le picche, come il nimico, le quali voglio mi bastino a sostenerlo, gli scudi, poi, a vincerlo. E se voi noterete la virt di questo ordine, voi vedrete queste armi tutte fare interamente l'ufficio loro; perch le picche sono utili contro a' cavagli, e, quando vengono contro a' fanti, fanno bene l'ufficio loro prima che la zuffa si ristringa; perch, ristretta ch'ella , diventano inutili. Donde che i Svizzeri, per fuggire questo inconveniente, pongono dopo ogni tre file di picche una fila d'alabarde; il che fanno per dare spazio alle picche, il quale non  tanto che basti. Ponendo adunque le nostre picche davanti e gli scudi di dietro, vengono a sostenere i cavagli e, nello appiccare la zuffa, aprono e molestano i fanti; ma poi che la zuffa  ristretta, e ch'elle diventerebbono inutili, succedono gli scudi e le spade; i quali possono in ogni strettura maneggiarsi.
LUIGI  Noi aspettiamo ora con disiderio di intendere come voi ordineresti l'esercito a giornata con queste armi e con questi ordini.
FABRIZIO  E io non voglio ora dimostrarvi altro che questo. Voi avete a intendere come in uno esercito romano ordinario, il quale chiamavano esercito consolare, non erano pi che due legioni di cittadini romani, che erano secento cavagli e circa undicimila fanti. Avevano di poi altrettanti fanti e cavagli, che erano loro mandati dagli amici e confederati loro; i quali dividevano in due parti e chiamavano, l'una, corno destro e, l'altra, corno sinistro; n mai permettevano che questi fanti ausiliari passassero il numero de' fanti delle legioni loro; erano bene contenti che fusse pi numero quello de' cavagli. Con questo esercito, che era di ventiduemila fanti e circa dumila cavagli utili, faceva uno consolo ogni fazione e andava a ogni impresa. Pure, quando bisognava opporsi a maggiori forze, raccozzavano due consoli con due eserciti. Dovete ancora notare come, per l'ordinario, in tuttatr l'azioni principali che fanno gli eserciti, cio camminare, alloggiare e combattere, mettevano le legioni in mezzo; perch volevano che quella virt in la quale pi confidavano, fusse pi unita, come nel ragionare di tuttatr queste azioni vi si mostrer. Quegli fanti ausiliarii, per la pratica che avevano con i fanti legionari, erano utili quanto quelli; perch erano disciplinati come loro e per, nel simile modo, nello ordinare la giornata gli ordinavano. Chi adunque sa come i Romani disponevano una legione nell'esercito a giornata, sa come lo disponevano tutto. Per, avendovi io detto come essi dividevano una legione in tre schiere, e come l'una schiera riceveva l'altra, vi vengo ad avere detto come tutto lo esercito in una giornata si ordinava. Volendo io pertanto ordinare una giornata a similitudine de' Romani come quegli avevano due legioni, io prender due battaglioni, e, disposti questi, si intender la disposizione di tutto uno esercito; perch nello aggiungere pi genti non si ar a fare altro che ingrossare gli ordini. Io non credo che bisogni che io vi ricordi quanti fanti abbia uno battaglione, e come egli ha dieci battaglie, e che capi sieno per battaglia, e quali armi abbiano, e quali sieno le picche e i veliti ordinarii e quali gli estraordinarii; perch poco fa ve lo dissi distintamente, e vi ricordai lo mandassi alla memoria come cosa necessaria a volere intendere tutti gli altri ordini; e per io verr alla dimostrazione dell'ordine sanza replicare altro. E' mi pare che le dieci battaglie d'uno battaglione si pongano nel sinistro fianco e, le dieci altre dell'altro, nel destro. Ordininsi quelle del sinistro in questo modo: pongansi cinque battaglie l'una allato all'altra nella fronte, in modo che tra l'una e l'altra rimanga uno spazio di quattro braccia che vengano a occupare, per larghezza, centoquarantuno braccio di terreno e, per la lunghezza, quaranta. Dietro a queste cinque battaglie ne porrei tre altre, discosto per linea retta dalle prime quaranta braccia; due delle quali venissero dietro per linea retta alle estreme delle cinque, e l'altra tenesse lo spazio di mezzo. E cos verrebbero queste tre ad occupare per larghezza e per lunghezza il medesimo spazio che le cinque; ma, dove le cinque hanno tra l'una e l'altra una distanza di quattro braccia, queste l'arebbero di trentatr. Dopo queste porrei le due ultime battaglie pure dietro alle tre, per linea retta e distanti, da quelle tre, quaranta braccia; e porrei ciascuna d'esse dietro alle estreme delle tre, tale che lo spazio che restasse tra l'una e l'altra sarebbe novantuno braccio. Terrebbero adunque tutte queste battaglie cos ordinate, per larghezza, centoquarantuno braccio e, per lunghezza, dugento. Le picche estraordinarie distenderei lungo i fianchi di queste battaglie dal lato sinistro, discosto venti braccia da quelle, faccendone centoquarantatr file a sette per fila; in modo ch'elle fasciassono con la loro lunghezza tutto il lato sinistro delle dieci battaglie, nel modo da me detto, ordinate; e ne avanzerebbe quaranta file per guardare i carriaggi e i disarmati che rimanessono nella coda dello esercito, distribuendo i capidieci e i centurioni ne' luoghi loro; e degli tre connestaboli ne metterei uno nella testa, l'altro nel mezzo, il terzo nell'ultima fila, il quale facesse l'ufficio del tergiduttore; ch cos chiamavano gli antichi quello che era proposto alle spalle dello esercito. Ma, ritornando alla testa dello esercito, dico come io collocherei appresso alle picche estraordinarie i veliti estraordinarii, che sapete che sono cinquecento, e darei loro uno spazio di quaranta braccia. A lato a questi, pure in su la man manca, metterei gli uomini d'arme, e vorrei avessero uno spazio di centocinquanta braccia. Dopo questi, i cavagli leggieri, a' quali darei il medesimo spazio che alle genti d'arme. I veliti ordinarii lascerei intorno alle loro battaglie, i quali stessono in quegli spazi che io pongo tra l'una battaglia e l'altra, che sarebbero come ministri di quelle, se gi egli non mi paresse da metterli sotto le picche estraordinarie; il che farei, o no, secondo che pi a proposito mi tornasse. Il capo generale di tutto il battaglione metterei in quello spazio che fusse tra 'l primo e il secondo ordine delle battaglie, ovvero nella testa e in quello spazio che  tra l'ultima battaglia delle prime cinque e le picche estraordinarie, secondo che pi a proposito mi tornasse, con trenta o quaranta uomini intorno, scelti e che sapessono per prudenza esequire una commissione e per fortezza sostenere uno impeto; e fusse ancora esso in mezzo del suono e della bandiera. Questo  l'ordine col quale io disporrei uno battaglione nella parte sinistra, che sarebbe la disposizione della met dell'esercito; e terrebbe, per larghezza, cinquecento undici braccia e, per lunghezza, quanto di sopra si dice, non computando lo spazio che terrebbe quella parte delle picche estraordinarie che facessono scudo a' disarmati, che sarebbe circa cento braccia. L'altro battaglione disporrei sopra 'l destro canto, in quel modo appunto che io ho disposto quello del sinistro, lasciando dall'uno battaglione all'altro uno spazio di trenta braccia, nella testa del quale spazio porrei qualche carretta di artiglieria, dietro alle quali stesse il capitano generale di tutto l'esercito e avesse intorno, con il suono e con la bandiera capitana, dugento uomini almeno, eletti, a pi la maggior parte, tra' quali ne fusse dieci, o pi, atti a esequire ogni comandamento; e fusse in modo a cavallo e armato, che potesse essere e a cavallo e a pi, secondo che il bisogno ricercasse. L'artiglierie dell'esercito, bastano dieci cannoni per la espugnazione delle terre, che non passassero cinquanta libbre di portata; de' quali in campagna mi servirei pi per la difesa degli alloggiamenti che per fare giornata; l'altra artiglieria tutta fusse piuttosto di dieci che di quindici libbre di portata. Questa porrei innanzi alla fronte di tutto l'esercito, se gi il paese non stesse in modo che io la potessi collocare per fianco in luogo securo, dov'ella non potesse dal nimico essere urtata. Questa forma di esercito cos ordinato pu, nel combattere, tenere l'ordine delle falangi e l'ordine delle legioni romane; perch nella fronte sono picche, sono tutti i fanti ordinati nelle file, in modo che, appiccandosi col nimico e sostenendolo, possono ad uso delle falangi ristorare le prime file con quelli di dietro. Dall'altra parte, se sono urtati in modo che fieno necessitati rompere gli ordini e ritirarsi, possono entrare negli intervalli delle seconde battaglie che hanno dietro, e unirsi con quelle, e di nuovo, fatto uno mucchio, sostenere il nimico e combatterlo. E quando questo non basti, possono nel medesimo modo ritirarsi la seconda volta, e la terza combattere; s che in questo ordine, quanto al combattere, ci  da rifarsi e secondo il modo greco e secondo il romano. Quanto alla fortezza dell'esercito, non si pu ordinare pi forte; perch l'uno e l'altro corno  munitissimo e di capi e di armi, n gli resta debole altro che la parte di dietro de' disarmati; e quella ha ancora fasciati i fianchi dalle picche estraordinarie. N pu il nimico da alcuna parte assaltarlo che non lo truovi ordinato; e la parte di dietro non pu essere assaltata, perch non pu essere nimico che abbia tante forze che equalmente ti possa assalire da ogni banda; perch, avendole, tu non ti hai a mettere in campagna seco. Ma quando fusse il terzo pi di te e bene ordinato come te, se si indebolisce per assaltarti in pi luoghi, una parte che tu ne rompa, tutto va male. Da' cavagli, quando fussono pi che i tuoi, sei sicurissimo; perch gli ordini delle picche che ti fasciano, ti difendano da ogni impeto di quegli, quando bene i tuoi cavagli fussero ributtati. I capi, oltre a questo, sono disposti in lato che facilmente possono comandare e ubbidire. Gli spazi che sono tra l'una battaglia e l'altra e tra l'uno ordine e l'altro, non solamente servono a potere ricevere l'uno l'altro, ma ancora a dare luogo a' mandati che andassono e venissono per ordine del capitano. E com'io vi dissi prima, i Romani avevano per esercito circa ventiquattromila uomini, cos debbe essere questo; e come il modo del combattere e la forma dell'esercito gli altri soldati lo prendevano dalle legioni, cos quelli soldati che voi aggiugnessi agli due battaglioni vostri arebbero a prendere la forma e ordine da quelli. Delle quali cose avendone posto uno esemplo,  facil cosa imitarlo; perch, accrescendo o due altri battaglioni all'esercito, o tanti soldati degli altri quanti sono quegli, egli non si ha a fare altro che duplicare gli ordini e, dove si pose dieci battaglie nella sinistra parte, porvene venti, o ingrossando o distendendo gli ordini secondo che il luogo o il nimico ti comandasse.
LUIGI  Veramente, signore, io mi immagino in modo questo esercito, che gi lo veggo, e ardo d'uno disiderio di vederlo affrontare. E non vorrei, per cosa del mondo, che voi diventassi Fabio Massimo, faccendo pensiero di tenere a bada il nimico e differire la giornata, perch io direi peggio di voi che il popolo romano non diceva di quello.
FABRIZIO  Non dubitate. Non sentite voi l'artiglierie? Le nostre hanno gi tratto, ma poco offeso il nimico; e i veliti estraordinarii escono de' luoghi loro insieme con la cavalleria leggiere, e pi sparsi e con maggiore furia e maggior grida che possono, assaltano il nimico; l'artiglieria del quale ha scarico una volta e ha passato sopra la testa de' nostri fanti sanza fare loro offensione alcuna. E perch'ella non possa trarre la seconda volta, vedete i veliti e i cavagli nostri che l'hanno gi occupata, e che i nimici, per difenderla, si sono fatti innanzi; tal che quella degli amici e nimici non pu pi fare l'ufficio suo. Vedete con quanta virt combattono i nostri, e con quanta disciplina, per lo esercizio che ne ha fatto loro fare abito e per la confidenza ch'egli hanno nell'esercito; il quale vedete che, col suo passo e con le genti d'arme allato, cammina ordinato per appiccarsi con l'avversario. Vedete l'artiglierie nostre che, per dargli luogo e lasciargli lo spazio libero, si sono ritirate per quello spazio donde erano usciti i veliti. Vedete il capitano che gli inanimisce e mostra loro la vittoria certa. Vedete che i veliti ed i cavagli leggieri si sono allargati e ritornati ne' fianchi dell'esercito, per vedere se possono per fianco fare alcuna ingiuria alli avversarii. Ecco che si sono affrontati gli eserciti. Guardate con quanta virt egli hanno sostenuto lo impeto de nimici, e con quanto silenzio, e come il capitano comanda agli uomini d'arme che sostengano e non urtino e dall'ordine delle fanterie non si spicchino. Vedete come i nostri cavagli leggieri sono iti a urtare una banda di scoppiettieri nimici che volevano ferire per fianco, e come i cavagli nimici gli hanno soccorsi: tal che, rinvolti tra l'una e l'altra cavalleria, non possono trarre e ritiransi dietro alle loro battaglie. Vedete con che furia le picche nostre si affrontano, e come i fanti sono gi s propinqui l'uno all'altro, che le picche non si possono pi maneggiare; di modo che, secondo la disciplina imparata da noi, le nostre picche si ritirano a poco a poco tra gli scudi. Guardate come, in questo tanto, una grossa banda d'uomini d'arme, nimici, hanno spinti gli uomini d'arme nostri dalla parte sinistra, e come i nostri, secondo la disciplina, si sono ritirati sotto le picche estraordinarie, e, con lo aiuto di quelle avendo rifatto testa, hanno ributtati gli avversari e morti buona parte di loro. Intanto tutte le picche ordinarie delle prime battaglie si sono nascose tra gli ordini degli scudi, e lasciata la zuffa agli scudati; i quali guardate con quanta virt, sicurt e ozio ammazzano il nimico. Non vedete voi quanto, combattendo, gli ordini sono ristretti, che a fatica possono menare le spade? Guardate con quanta furia i nimici muoiono. Perch, armati con la picca e con la loro spada, inutile l'una per essere troppo lunga, l'altra per trovare il nimico troppo armato, in parte cascano feriti o morti, in parte fuggono. Vedetegli fuggire dal destro canto; fuggono ancora dal sinistro, ecco che la vittoria  nostra. Non abbiamo noi vinto una giornata felicissimamente? Ma con maggiore felicit si vincerebbe, se mi fusse concesso il metterla in atto. E vedete che non  bisognato valersi n del secondo n del terzo ordine; che gli  bastata la nostra prima fronte a superargli. In questa parte io non ho che dirvi altro, se non risolvere se alcuna dubitazione vi nasce.
LUIGI  Voi avete con tanta furia vinta questa giornata, che io ne resto tutto ammirato e in tanto stupefatto, che io non credo potere bene esplicare se alcuno dubbio mi resta nell'animo. Pure, confidandomi nella vostra prudenza, piglier animo a dire quello che io intendo. Ditemi prima: perch non facesti voi trarre le vostre artiglierie pi che una volta? E perch subito le facesti ritirare dentro all'esercito, n poi ne facesti menzione? Parvemi ancora che voi ponessi l'artiglierie del nimico alte e ordinassile a vostro modo; il che pu molto bene essere. Pure, quando egli occorresse, che credo ch'egli occorr spesso, che percuotano le schiere, che rimedio ne date? E poich io mi sono cominciato dalle artiglierie, io voglio fornire tutta questa domanda, per non ne avere a ragionare pi. Io ho sentito a molti spregiare l'armi e gli ordini degli eserciti antichi, arguendo come oggi potrebbono poco, anzi tutti quanti sarebbero inutili, rispetto al furore delle artiglierie; perch queste rompono gli ordini e passono l'armi in modo, che pare loro pazzia fare uno ordine che non si possa tenere, e durare fatica a portare una arme che non ti possa difendere.
FABRIZIO  Questa domanda vostra ha bisogno, perch'ella ha assai capi, d'una lunga risposta. Egli  vero che io non feci tirare l'artiglieria pi che una volta, e ancora di quella una stetti in dubbio. La cagione , perch egli importa pi a uno guardare di non essere percosso, che non importa percuotere il nimico. Voi avete a intendere che, a volere che una artiglieria non ti offenda,  necessario o stare dov'ella non ti aggiunga, o mettersi dietro a uno muro o dietro a uno argine. Altra cosa non  che la ritenga, ma bisogna ancora che l'uno e l'altro sia fortissimo. Quegli capitani che si riducono a fare giornata, non possono stare dietro a' muri o agli argini, n dove essi non sieno aggiunti. Conviene adunque loro, poich non possono trovare uno modo che gli difenda, trovarne uno per il quale essi sieno meno offesi; n possono trovare altro modo che preoccuparla subito. Il modo del preoccuparla  andare a trovarla tosto e rotto, non adagio e in mucchio; perch, con la prestezza, non se le lascia raddoppiare il colpo e, per la radit, pu meno numero d'uomini offendere. Questo non pu fare una banda di gente ordinata, perch, s'ella cammina ratta, ella si disordina; s'ella va sparsa, non d quella fatica al nimico di romperla, perch si rompe per s stessa. E per io ordinai l'esercito in modo che potesse fare l'una cosa e l'altra; perch, avendo messo nelle sue corna mille veliti, ordinai che, dopo che le nostre artiglierie avessono tratto, uscissero insieme con la cavalleria leggiere a occupare l'artiglierie nimiche. E per non feci ritrarre l'artiglieria mia, per non dare tempo alla nimica; perch e' non si poteva dare spazio a me e torlo ad altri. E per quella cagione che io non la feci trarre la seconda volta, fu per non lasciare trarre la prima, acci che, anche la prima volta, la nimica non potesse trarre. Perch, a volere che l'artiglieria nimica sia inutile, non  altro rimedio che assaltarla; perch, se i nimici l'abbandonano, tu la occupi; se la vogliono difendere, bisogna se la lascino dietro; in modo che, occupata da' nimici e dagli amici, non pu trarre. Io crederrei che sanza esempli queste ragioni vi bastassero; pure, potendone dare degli antichi, lo voglio fare. Ventidio venendo a giornata con li Parti, la virt de' quali in maggior parte consisteva negli archi e nelle saette, gli lasci quasi venire sotto i suoi alloggiamenti, avanti che traesse fuora l'esercito; il che solamente fece per poterli tosto occupare e non dare loro spazio a trarre. Cesare in Francia referisce che, nel fare una giornata con gli nimici, fu con tanta furia assaltato da loro, che i suoi non ebbero tempo a trarre i dardi secondo la consuetudine romana. Pertanto si vede che, a volere che una cosa che tira discosto, sendo alla campagna, non ti offenda, non ci  altro rimedio che, con quanta pi celerit si pu, occuparla. Un'altra cagione ancora mi moveva a fare sanza trarre l'artiglieria, della quale forse voi vi riderete; pure io non giudico ch'ella sia da spregiarla. E' non  cosa che facci maggiore confusione in uno esercito che impedirgli la vista; onde che molti gagliardissimi eserciti sono stati rotti, per essere loro stato impedito il vedere o dalla polvere o dal sole. Non  ancora cosa che pi impedisca la vista che 'l fumo che fa l'artiglieria nel trarla; per io crederrei che fusse pi prudenza lasciare accecarsi il nimico da se stesso, che volere tu, cieco, andarlo a trovare. Per o io non la trarrei, o (perch questo non sarebbe approvato, rispetto alla riputazione che ha l'artiglieria) io la metterei in su' corni dell'esercito, acci che, traendola, con il fumo ella non accecasse la fronte di quello; che  la 'mportanza delle mie genti. E che lo impedire la vista al nimico sia cosa utile, se ne pu addurre per esemplo Epaminonda; il quale, per accecare l'esercito nimico che veniva a fare seco giornata, fece correre i suoi cavagli leggieri innanzi alla fronte de' nimici, perch levassono alta la polvere e gli impedissono la vista; il che gli dette vinta la giornata. Quanto al parervi che io abbia guidati i colpi delle artiglierie a mio modo, faccendogli passare sopra la testa de' fanti, vi rispondo che sono molte pi le volte, e sanza comparazione, che l'artiglierie grosse non percuotono le fanterie, che quelle ch'elle percuotono; perch la fanteria  tanto bassa e quelle sono s difficili a trattare, che, ogni poco che tu l'alzi, elle passano sopra la testa de' fanti; e se l'abbassi, danno in terra, e il colpo non perviene a quegli. Salvagli ancora la inequalit del terreno, perch ogni poco di macchia o di rialto che sia tra' fanti e quelle, le impedisce. E quanto a' cavagli, e massime quegli degli uomini d'arme, perch hanno a stare pi stretti che i leggieri, e per essere pi alti possono essere meglio percossi, si pu, infino che l'artiglierie abbiano tratto, tenergli nella coda dello esercito. Vero  che assai pi nuocono gli scoppietti e l'artiglierie minute, che quelle; alle quali  il maggiore rimedio venire alle mani tosto; e se nel primo assalto ne muore alcuno, sempre ne mor; e uno buono capitano e uno buono esercito non ha a temere uno danno che sia particolare, ma uno generale; ed imitare i Svizzeri, i quali non schifarono mai giornata sbigottiti dalle artiglierie; anzi puniscono di pena capitale quegli che per paura di quelle o si uscissero della fila o facessero con la persona alcuno segno di timore. Io le feci, tratto ch'elle ebbero, ritirare nell'esercito, perch'elle lasciassero il passo libero alle battaglie. Non ne feci pi menzione, come di cosa inutile, appiccata che  la zuffa. Voi avete ancora detto che, rispetto alla furia di questo instrumento, molti giudicano l'armi e gli ordini antichi essere inutili; e pare, per questo vostro parlare, che i moderni abbiano trovati ordini e armi che contro all'artiglieria sieno utili. Se voi sapete questo, io ar caro che voi me lo insegniate, perch infino a qui non ce ne so io vedere alcuno, n credo se ne possa trovare. In modo che io vorrei intendere da cotestoro, per quali cagioni i soldati a pi de' nostri tempi portano il petto o il corsaletto di ferro e quegli a cavallo vanno tutti coperti d'arme; perch, poi che dannano l'armare antico come inutile rispetto alle artiglierie, doverrebbero fuggire ancora queste. Vorrei intendere anche per che cagione i Svizzeri, a similitudine degli antichi ordini, fanno una battaglia stretta di sei o ottomila fanti, e per quale cagione tutti gli hanno imitati, portando questo ordine quel medesimo pericolo, per conto dell'artiglierie, che si porterebbono quegli altri che dell'antichit si imitassero. Credo che non saprebbero che si rispondere; ma se voi ne dimandassi i soldati che avessero qualche giudicio, risponderebbero, prima, che vanno armati, perch, sebbene quelle armi non gli difendono dalle artiglierie, gli difendono dalle balestre, dalle picche, dalle spade, da' sassi e da ogni altra offesa che viene da' nimici. Risponderebbero ancora che vanno stretti insieme come i Svizzeri, per potere pi facilmente urtare i fanti, per potere sostenere meglio i cavagli e per dare pi difficult al nimico a rompergli. In modo che si vede che i soldati hanno a temere molte altre cose oltre alle artiglierie, dalle quali cose con l'armi e con gli ordini si difendono. Di che ne seguita che, quanto meglio armato  uno esercito e quanto ha gli ordini suoi pi serrati e pi forti, tanto  pi sicuro. Tale che, chi  di quella opinione che voi dite, conviene o che sia di poca prudenza, o che a queste cose abbia pensato molto poco; perch, se noi veggiamo che una minima parte del modo dello armare antico che si usa oggi, che  la picca,  una minima parte di quegli ordini, che sono i battaglioni de' Svizzeri, ci fanno tanto bene e porgono agli eserciti nostri tanta fortezza, perch non abbiamo noi a credere che l'altre armi e gli altri ordini che si sono lasciati, sieno utili? Di poi, se noi non abbiamo riguardo all'artiglieria nel metterci stretti insieme come i Svizzeri, quali altri ordini ci possono fare pi temere di quella? Con ci sia cosa che niuno ordine pu fare che noi temiamo tanto quella, quanto quegli che stringono gli uomini insieme. Oltre a questo, se non mi sbigottisce l'artiglieria de' nimici nel pormi col campo a una terra dov'ella mi offende con pi sua sicurt (non la potendo io occupare per essere difesa dalle mura, ma solo col tempo con la mia artiglieria impedire di modo ch'ella pu raddoppiare i colpi a suo modo), perch la ho io a temere in campagna dove io la posso tosto occupare? Tanto che io vi conchiudo questo: che l'artiglierie, secondo l'opinione mia, non impediscono che non si possano usare gli antichi modi e mostrare l'antica virt. E se io non avessi parlato altra volta con voi di questo instrumento, mi vi distenderei pi; ma io mi voglio rimettere a quello che allora ne dissi.
LUIGI  Noi possiamo avere inteso benissimo quanto voi ne avete circa l'artiglierie discorso; e, in somma, mi pare abbiate mostro che lo occuparle prestamente sia il maggiore rimedio si abbia con quelle, sendo in campagna e avendo uno esercito allo incontro. Sopra che mi nasce una dubitazione: perch mi pare che il nimico potrebbe collocarle in lato, nel suo esercito, ch'elle vi offenderebbero, e sarebbono in modo guardate da' fanti, ch'elle non si potrebbero occupare. Voi avete, se bene mi ricordo, nello ordinare lo esercito vostro a giornata, fatto intervalli di quattro braccia dall'una battaglia all'altra; fatto di venti quegli che sono dalle battaglie alle picche estraordinarie. Se il nimico ordinasse l'esercito a similitudine del vostro, e mettesse l'artiglierie bene dentro in quegli intervalli, io credo che di quivi elle vi offenderebbero con grandissima sicurt loro, perch non si potrebbe entrare nelle forze de' nimici a occuparle.
FABRIZIO  Voi dubitate prudentissimamente, e io mi ingegner o di risolvervi il dubbio o di porvi il rimedio. Io vi ho detto che continuamente queste battaglie, o per lo andare o per il combattere, sono in moto e sempre, per natura, si vengono a ristringere; in modo che, se voi fate gli intervalli di poca larghezza dove voi mettete l'artiglierie, in poco tempo son ristretti in modo che l'artiglieria non potr pi fare l'ufficio suo; se voi gli fate larghi per fuggire questo pericolo, voi incorrerete in uno maggiore; che voi per quegli intervalli non solamente date commodit al nimico di occuparvi l'artiglieria, ma di rompervi. Ma voi avete a sapere ch'egli  impossibile tenere l'artiglierie tra le schiere, massime quelle che vanno in su le carrette, perch l'artiglierie camminano per uno verso e traggono per l'altro; di modo che, avendo a camminare e trarre,  necessario, innanzi al trarre, si voltino e, per voltarsi, vogliono tanto spazio che cinquanta carri d'artiglieria disordinerebbono ogni esercito. Per  necessario tenerle fuora delle schiere, dov'elle possono essere combattute nel modo che poco fa dimostrammo. Ma poniamo ch'elle vi si potessono tenere e che si potesse trovare una via di mezzo, e di qualit che, ristringendosi, non impedisse l'artiglieria e non fusse s aperta ch'ella desse la via al nimico; dico che ci si rimedia facilmente col fare all'incontro intervalli nell'esercito tuo che dieno la via libera a' colpi di quella; e cos verr la furia sua ad essere vana. Il che si pu fare facilissimamente, perch, volendo il nimico che l'artiglieria sua stia sicura, conviene ch'egli la ponga dietro nell'ultima parte degli intervalli; in modo che i colpi di quella, a volere che non offendano i suoi proprii, conviene passino per una linea retta e per quella medesima, sempre; e per col dare loro luogo, facilmente si possono fuggire; perch questa  una regola generale: che a quelle cose le quali non si possono sostenere, si ha a dare la via, come facevano gli antichi a' liofanti e a' carri falcati. Io credo, anzi sono pi che certo, che vi pare che io abbia acconcia e vinta una giornata a mio modo; nondimeno io vi replico questo, quando non basti quanto ho detto infino a qui: che sarebbe impossibile che uno esercito, cos ordinato e armato, non superasse nel primo scontro ogni altro esercito che si ordinasse come si ordinano gli eserciti moderni. I quali il pi delle volte non fanno se non una fronte, non hanno scudi e sono di qualit disarmati, che non possono difendersi dal nimico propinquo; ed ordinansi in modo che, se mettono le loro battaglie per fianco l'una all'altra, fanno l'esercito sottile; se le mettono dietro l'una all'altra, non avendo modo a ricevere l'una l'altra, lo fanno confuso e atto ad essere facilmente perturbato. E bench essi pongano tre nomi agli loro eserciti e li dividano in tre schiere, antiguardo, battaglia e retroguardo, nondimeno non se ne servono ad altro che a camminare e a distinguere gli alloggiamenti; ma nelle giornate tutti gli obligano a uno primo impeto e a una prima fortuna.
LUIGI  Io ho notato ancora, nel fare la vostra giornata, come la vostra cavalleria fu ributtata da' cavagli nimici, donde ch'ella si ritir dalle picche estraordinarie; donde nacque che, con l'aiuto di quelle, sostenne e ripinse i nimici indietro. Io credo che le picche possano sostenere i cavagli, come voi dite, ma in uno battaglione grosso e sodo, come fanno i Svizzeri; ma voi nel vostro esercito avete per testa cinque ordini di picche e, per fianco, sette, in modo che io non so come si possano sostenergli.
FABRIZIO  Ancora che io v'abbia detto come sei file si adoperavano nelle falangi di Macedonia ad un tratto, nondimeno voi avete a intendere che uno battaglione de' Svizzeri, se fusse composto di mille file, non ne pu adoperare se non quattro o, al pi, cinque; perch le picche sono lunghe nove braccia; uno braccio e mezzo  occupato dalle mani; donde alla prima fila resta libero sette braccia e mezzo di picca. La seconda fila, oltre a quello ch'ella occupa con mano, ne consuma uno braccio e mezzo nello spazio che resta tra l'una fila e l'altra; di modo che non resta di picca utile se non sei braccia. Alla terza fila, per queste medesime ragioni, ne resta quattro e mezzo; alla quarta tre, alla quinta uno braccio e mezzo. L'altre file, per ferire, sono inutili, ma servono a instaurare queste prime file, come avemo detto, e a fare come uno barbacane a quelle cinque. Se adunque cinque delle loro file possono reggere i cavagli, perch non gli possono reggere cinque delle nostre, alle quali ancora non manca file dietro che le sostengano e facciano loro quel medesimo appoggio, bench non abbiano picche come quelle? E quando le file delle picche estraordinarie che sono poste ne' fianchi, vi paressono sottili, si potrebbe ridurle in uno quadro e porle per fianco alle due battaglie che io pongo nell'ultima schiera dell'esercito; dal quale luogo potrebbono facilmente tutte insieme favorire la fronte e le spalle dello esercito e prestare aiuto a' cavagli, secondo che il bisogno lo ricercasse.
LUIGI  Useresti voi sempre questa forma di ordine, quando voi volessi fare giornata?
FABRIZIO  No, in alcun modo: perch voi avete a variare la forma dell'esercito secondo la qualit del sito e la qualit e quantit del nimico; come se ne mostrer, avanti che si fornisca questo ragionamento, qualche esemplo. Ma questa forma vi si  data, non tanto come pi gagliarda che l'altre, che  in vero gagliardissima, quanto perch da quella prendiate una regola e uno ordine a sapere conoscere i modi d'ordinare l'altre; perch ogni scienza ha le sue generalit, sopra le quali in buona parte si fonda. Una cosa solo vi ricordo: che mai voi non ordiniate esercito in modo che, chi combatte dinanzi, non possa essere sovvenuto da quegli che sono posti di dietro; perch, chi fa questo errore, rende la maggior parte del suo esercito inutile, e, se riscontra alcuna virt, non pu vincere.
LUIGI  E' mi  nato sopra questa parte uno dubbio. Io ho visto che nella disposizione delle battaglie voi fate la fronte di cinque per lato, il mezzo di tre e l'ultime parti di due; ed io crederrei che fusse meglio ordinarle al contrario, perch io penso che uno esercito si potesse con pi difficult rompere, quando chi l'urtasse, quanto pi penetrasse in quello, tanto pi lo trovasse duro, e l'ordine fatto da voi mi pare che faccia che, quanto pi s'entri in quello, tanto pi si truovi debole.
FABRIZIO  Se voi vi ricordassi come a' triarii, i quali erano il terzo ordine delle legioni romane, non erano assegnati pi che secento uomini, voi dubiteresti meno, avendo inteso come quegli erano posti nell'ultima schiera; perch voi vedresti come io, mosso da questo esemplo, ho posto nella ultima schiera due battaglie, che sono novecento fanti; in modo che io vengo piuttosto, andando con l'ordine romano, a errare per averne tolti troppi che pochi. E bench questo esemplo bastasse, io ve ne voglio dire la ragione. La quale  questa: la prima fronte dello esercito si fa solida e spessa, perch'ella ha a sostenere l'impeto de' nimici e non ha a ricevere in s alcuno degli amici, e per questo conviene ch'ell'abbondi di uomini, perch i pochi uomini la farebbero debole o per radit o per numero. Ma la seconda schiera, perch ha prima a ricevere gli amici che a sostenere il nimico, conviene che abbia gli intervalli grandi; e per questo conviene che sia di minore numero che la prima, perch, s'ella fusse di numero maggiore o equale, converrebbe o non vi lasciare gli intervalli, il che sarebbe disordine, o lasciandovegli, passare il termine di quelle dinanzi; il che farebbe la forma dello esercito imperfetta. E non  vero quel che voi dite: che 'l nimico, quanto pi entra dentro al battaglione, tanto pi lo truovi debole; perch il nimico non pu combattere mai col secondo ordine se 'l primo non  congiunto con quello; in modo che viene a trovare il mezzo del battaglione pi gagliardo e non pi debole, avendo a combattere col primo e col secondo ordine insieme. Quel medesimo interviene quando il nimico pervenisse alla schiera terza, perch quivi, non con due battaglie che vi truova fresche, ma con tutto il battaglione arebbe a combattere. E perch questa ultima parte ha a ricevere pi uomini, conviene che gli spazi sieno maggiori e, chi li riceve, sia minore numero.
LUIGI  E' mi piace quello che voi avete detto; ma rispondetemi ancora a questo: se le cinque prime battaglie si ritirano tra le tre seconde e, di poi, le otto tra le due terze, non pare possibile che, ridotte le otto insieme e di poi le dieci insieme, cappiano, o quando sono otto o quando sono dieci, in quel medesimo spazio che capevano le cinque.
FABRIZIO  La prima cosa che io vi rispondo,  ch'egli non  quel medesimo spazio; perch le cinque hanno quattro spazi in mezzo, che ritirandosi tra le tre o tra le due, gli occupano: restavi poi quello spazio che  tra uno battaglione e l'altro e quello che  tra le battaglie e le picche estraordinarie; i quali spazi tutti fanno larghezza. Aggiugnesi a questo, che altro spazio tengono le battaglie quando sono negli ordini sanza essere alterate, che quando le sono alterate; perch, nell'alterazione, o elle stringono o elle allargano gli ordini. Allargangli, quando temono tanto ch'elle si mettono in fuga; stringongli, quando temono in modo ch'elle cercono assicurarsi non con la fuga, ma con la difesa, tale che in questo caso elle verrebbero a ristringersi e non a rallargarsi. Aggiugnesi a questo, che le cinque file delle picche che sono davanti, appiccata ch'elle hanno la zuffa, si hanno tra le loro battaglie a ritirare nella coda dell'esercito, per dare luogo agli scudati che possano combattere, e quelle, andando nella coda dell'esercito, possono servire a quello che il capitano giudicasse fusse bene operarle; dove dinanzi, mescolata che  la zuffa, sarebbono al tutto inutili. E per questo gli spazi ordinati vengono ad essere del rimanente delle genti capacissimi. Pure, quando questi spazi non bastassero, i fianchi dal lato sono uomini e non mura, i quali, cedendo e rallargandosi, possono fare lo spazio di tanta capacit che sia sufficiente a ricevergli.
LUIGI  Le file delle picche estraordinarie che voi ponete nell'esercito per fianco, quando le battaglie prime si ritirano nelle seconde, volete voi ch'elle stieno salde e rimangano come due corna allo esercito, o volete che ancora loro insieme con le battaglie si ritirino? Il che, quando abbiano a fare, non veggo come si possano, per non avere dietro battaglie con intervalli radi che le ricevano.
FABRIZIO  Se il nimico non le combatte quando egli sforza le battaglie a ritirarsi, possono star salde nell'ordine loro e ferire il nimico per fianco, poi che le battaglie prime si fussero ritirate; ma se combattesse ancora loro, come pare ragionevole, sendo s possente che possa sforzare l'altre, si deono ancora esse ritirare. Il che possono fare ottimamente, ancora ch'elle non abbiano dietro chi le riceva; perch dal mezzo innanzi si possono raddoppiare per dritto, entrando l'una fila nell'altra, nel modo che ragionammo quando si parl dell'ordine del raddoppiarsi. Vero  che a volere, raddoppiando, ritirarsi indietro, conviene tenere altro modo che quello che io vi mostrai; perch io vi dissi che la seconda fila aveva a entrare nella prima, la quarta nella terza, e cos di mano in mano; in questo caso non s'arebbe a cominciare davanti, ma di dietro, acci che, raddoppiandosi le file, si venissero a ritirare indietro, non a gire innanzi. Ma per rispondere a tutto quello che da voi, sopra questa giornata da me dimostrata, si potesse replicare, io di nuovo vi dico che io vi ho ordinato questo esercito e dimostro questa giornata per due cagioni: l'una, per mostrarvi come si ordina, l'altra, per mostrarvi come si esercita. Dell'ordine io credo che voi restiate capacissimi; e quanto allo esercizio, vi dico che si dee, pi volte che si pu, mettergli insieme in queste forme, perch i capi imparino a tenere le loro battaglie in questi ordini. Perch a' soldati particolari s'appartiene tenere bene gli ordini di ciascuna battaglia, a' capi delle battaglie s'appartiene tenere bene quelle in ciascuno ordine di esercito e che sappiano ubbidire al comandamento del capitano generale. Conviene pertanto che sappiano congiugnere l'una battaglia con l'altra, sappiano pigliare il luogo loro in un tratto; e perci conviene che la bandiera di ciascuna battaglia abbia descritto, in parte evidente, il numero suo, s per poterle comandare, s perch il capitano e i soldati a quel numero pi facilmente le riconoscano. Deono ancora i battaglioni essere numerati e avere il numero nella loro bandiera principale. Conviene, adunque, sapere di qual numero sia il battaglione posto nel sinistro o nel destro corno, di quale numero sieno le battaglie poste nella fronte e nel mezzo, e cos l'altre di mano in mano. Vuolsi ancora che questi numeri sieno scala a' gradi degli onori degli eserciti; verbigrazia: il primo grado sia il capodieci, il secondo il capo de' cinquanta veliti ordinarii, il terzo il centurione, il quarto il capo della prima battaglia, il quinto della seconda, il sesto della terza; e, di mano in mano, infino alla decima battaglia, il quale fusse onorato in secondo luogo dopo al capo generale d'uno battaglione, n potesse venire a quel capo alcuno se non vi fusse salito per tutti questi gradi. E perch, fuora di questi capi, ci sono gli tre connestaboli delle picche estraordinarie e gli due dei veliti estraordinarii vorrei che fussono in quel grado del connestabole della prima battaglia; n mi curerei che fussero sei uomini di pari grado, acci che ciascuno di loro facesse a gara per essere promosso alla seconda battaglia. Sappiendo adunque ciascheduno di questi capi in quale luogo avesse a essere collocata la sua battaglia, di necessit ne seguirebbe che, ad un suono di tromba, ritta che fusse la bandiera capitana, tutto l'esercito sarebbe a' luoghi suoi. E questo  il primo esercizio a che si debbe assuefare uno esercito, cio a mettersi prestamente insieme; e per fare questo conviene ogni giorno, e in uno giorno pi volte, ordinarlo e disordinarlo.
LUIGI  Che segno vorresti voi che avessono le bandiere di tutto l'esercito, oltre al numero?
FABRIZIO  Quella del capitano generale avesse il segno del principe dell'esercito, l'altre tutte potrebbero avere il medesimo segno e variare con i campi, o variare con i segni, come paresse meglio al signore dell'esercito; perch questo importa poco, pure che ne nasca l'effetto ch'elle si conoscano l'una dall'altra. Ma passiamo all'altro esercizio in che si debba esercitare uno esercito, il quale  farlo muovere e con il passo conveniente andare, e vedere che, andando, mantenga gli ordini. Il terzo esercizio  ch'egli impari a maneggiarsi in quel modo che si ha di poi a maneggiare nella giornata; far trarre l'artiglierie e ritirarle; fare uscire fuora i veliti estraordinari; e dopo uno sembiante di assalto, ritirargli; fare che le prime battaglie, come s'elle fussono spinte, si ritirino nella radit delle seconde, e di poi tutte nelle terze, e di quivi ciascuna ritorni al suo luogo; e in modo assuefargli in questo esercizio, che a ciascuno ogni cosa fosse nota e familiare; il che con la pratica e con la familiarit si conduce prestissimamente. Il quarto esercizio  ch'egli imparino a conoscere, per virt del suono e delle bandiere, il comandamento del loro capitano; perch quello che sar loro pronunziato in voce, essi sanza altro comandamento lo intenderanno. E, perch l'importanza di questo comandamento dee nascere dal suono, io vi dir quali suoni usavano gli antichi. Da' Lacedemonii, secondo che afferma Tucidide, ne' loro eserciti erano usati zufoli; perch giudicavano che questa armonia fusse pi atta a fare procedere il loro esercito con gravit e non con furia. Da questa medesima ragione mossi, i Cartaginesi, nel primo assalto, usavano la citera. Aliatte, re de' Lidii, usava nella guerra la citera e i zufoli; ma Alessandro Magno e i Romani usavano i corni e le trombe, come quelli che pensavano per virt di tali istrumenti, potere pi accendere gli animi de' soldati e farli combattere pi gagliardamente. Ma come noi abbiamo, nello armare lo esercito preso del modo greco e del romano, cos nel distribuire i suoni servereno i costumi dell'una e dell'altra nazione. Per farei presso al capitano generale stare i trombetti, come suono non solamente atto a infiammare l'esercito, ma atto a sentirsi in ogni romore pi che alcuno altro suono. Tutti gli altri suoni che fussero intorno a' connestaboli e a' capi de' battaglioni, vorrei che fussono tamburi piccoli e zufoli sonati, non come si suonano ora, ma come  consuetudine sonargli ne' conviti. Il capitano, adunque, con le trombe mostrasse quando si avesse a fermare o ire innanzi o tornare indietro, quando avessono a trarre l'artiglierie, quando muovere gli veliti estraordinarii, e, con la variazione di tali suoni, mostrare all'esercito tutti quegli moti che generalmente si possono mostrare; le quali trombe fussero di poi seguitate da' tamburi. E in questo esercizio, perch'egli importa assai, converrebbe assai esercitare il suo esercito. Quanto alla cavalleria, si vorrebbe usare medesimamente trombe, ma di minore suono e di diversa voce da quelle del capitano. Questo  quanto mi  occorso circa l'ordine dell'esercito e dell'esercizio di quello.
LUIGI  Io vi priego che non vi sia grave dichiararmi un'altra cosa: per che cagione voi facesti muovere con grida e romore e furia i cavagli leggieri e i veliti estraordinarii, quando assaltarono, e di poi, nello appiccare il resto dello esercito, mostrasti che la cosa seguiva con uno silenzio grandissimo? E perch io non intendo la cagione di questa variet, disidererei me la dichiarassi.
FABRIZIO  E' sono state varie l'opinioni de' capitani antichi circa al venire alle mani: se si dee o con romore accelerare il passo o con silenzio andare adagio. Questo ultimo modo serve a tenere l'ordine pi fermo e a intendere meglio i comandamenti del capitano. Quel primo serve ad accendere pi gli animi degli uomini. E perch io credo che si dee avere rispetto all'una e all'altra di queste due cose, io feci muovere quegli con romore e quegli altri con silenzio. N mi pare in alcun modo che i romori continui sieno a proposito, perch'egli impediscono i comandamenti; il che  cosa perniciosissima. N  ragionevole che i Romani, fuora del primo assalto, seguissero di romoreggiare, perch si vede, nelle loro istorie, essere molte volte intervenuto, per le parole e conforti del capitano, i soldati che fuggivano essersi fermi e in varii modi per suo comandamenti avere variati gli ordini; il che non sarebbe seguito, se i romori avessero la sua voce superato.


 LIBRO QUARTO.

LUIGI  Poich sotto l'imperio mio si  vinto una giornata s onorevolmente, io penso che sia bene che io non tenti pi la fortuna, sappiendo quanto quella  varia e instabile. E per io desidero deporre la dittatura e che Zanobi faccia ora questo ufficio del domandare, volendo seguire l'ordine che tocchi al pi giovane. E io so che non ricuser questo onore o, vogliamo dire, questa fatica, s per compiacermi, s ancora per essere naturalmente pi animoso di me; n gli recher paura avere a entrare in questi travagli, dove egli potesse cos essere vinto, come vincere.
ZANOBI  Io sono per stare dove voi mi metterete, ancora che io stessi pi volentieri ad ascoltare; perch, infino a qui, mi sono pi sodisfatte le domande vostre che non mi sarieno piaciute quelle che a me, nello ascoltare i vostri ragionamenti, occorrevano. Ma io credo che sia bene, signore, che voi avanziate tempo e abbiate pazienza, se con queste nostre cerimonie vi infastidissimo.
FABRIZIO  Anzi mi date piacere, perch questa variazione de' domandatori mi fa conoscere i varii ingegni e i varii appetiti vostri. Ma restavi cosa alcuna che vi paia da aggiugnere alla materia ragionata?
ZANOBI  Due cose disidero, avanti che si passi ad un'altra parte: l'una,  che voi ne mostriate se altra forma di ordinare eserciti vi occorre; l'altra, quali rispetti debbe avere uno capitano prima che si conduca alla zuffa, e, nascendo alcuno accidente in essa, quali rimedii vi si possa fare.
FABRIZIO  Io mi sforzer sodisfarvi. Non risponder gi distintamente alle domande vostre, perch, mentre che io risponder a una, molte volte si verr a rispondere all'altra. Io vi ho detto come io vi proposi una forma di esercito, acci che, secondo quella, gli potesse dare tutte quelle forme che 'l nimico e il sito ricerca; perch, in questo caso, e secondo il sito e secondo il nimico si procede. Ma notate questo: che non ci  la pi pericolosa forma che distendere assai la fronte dell'esercito tuo, se gi tu non hai un gagliardissimo e un grandissimo esercito; altrimenti tu l'hai a fare piuttosto grosso e poco largo, che assai largo e sottile. Perch, quando tu hai poche genti a comparazione del nimico, tu dei cercare degli altri rimedii, come sono: ordinare l'esercito tuo in lato che tu sia fasciato o da fiume o da palude, in modo che tu non possa essere circundato; o fasciarti da' fianchi con le fosse, come fece Cesare in Francia. E avete a prendere in questo caso questa generalit: di allargarvi o ristrignervi con la fronte, secondo il numero vostro e quello del nimico; ed essendo il nimico di minore numero, dei cercare di luoghi larghi, avendo tu massimamente le genti tue disciplinate, acci che tu possa non solamente circundare il nimico, ma distendervi i tuoi ordini; perch ne' luoghi aspri e difficili, non potendo valerti degli ordini tuoi, non vieni ad avere alcuno vantaggio. Quinci nasceva che i Romani quasi sempre cercavano i campi aperti e fuggivano i difficili. Al contrario, come ho detto, dei fare se hai o poche genti o male disciplinate; perch tu hai a cercare luoghi, o dove il poco numero si salvi, o dove la poca esperienza non ti offenda. Debbesi ancora eleggere il luogo superiore, per potere pi facilmente urtarlo. Nondimanco si debbe avere questa avvertenza: di non ordinare l'esercito tuo in una spiaggia e in luogo propinquo alle radici di quella, dove possa venire l'esercito nimico; perch in questo caso, rispetto alle artiglierie, il luogo superiore ti arrecherebbe disavvantaggio; perch sempre e commodamente potresti dalle artiglierie nimiche essere offeso sanza potervi fare alcuno rimedio, e tu non potresti commodamente offendere quello, impedito da' tuoi medesimi. Debbe ancora, chi ordina uno esercito a giornata, avere rispetto al sole e al vento, che l'uno e l'altro non ti ferisca la fronte; perch l'uno e l'altro ti impediscono la vista, l'uno con i razzi, l'altro con la polvere. E di pi il vento disfavorisce l'armi che si traggono al nimico e fa pi deboli i colpi loro. E quanto al sole, non basta avere cura che allora non ti dia nel viso, ma conviene pensare che, crescendo il d, non ti offenda. E per questo converrebbe, nello ordinare le genti, averlo tutto alle spalle, acci ch'egli avesse a passare assai tempo nello arrivarti in fronte. Questo modo fu osservato da Annibale a Canne e da Mario contro a' Cimbri. Se tu fossi assai inferiore di cavagli, ordina l'esercito tuo tra vigne e arbori e simili impedimenti, come fecero ne' nostri tempi gli Spagnuoli, quando ruppono i Franzesi nel Reame alla Cirignuola. E si  veduto molte volte come con i medesimi soldati, variando solo l'ordine e il luogo, si diventa di perdente vittorioso, come intervenne a' Cartaginesi, i quali, sendo stati vinti da Marco Regolo pi volte, furono di poi, per il consiglio di Santippo lacedemonio, vittoriosi, il quale gli fece scendere nel piano, dove, per virt de' cavagli e degli liofanti, poterono superare i Romani. E mi pare, secondo gli antichi esempli, che quasi tutti i capitani eccellenti, quando eglino hanno conosciuto che il nimico ha fatto forte uno lato della battaglia, non gli hanno opposta la parte pi forte, ma la pi debole; e l'altra pi forte hanno opposta alla pi debole; poi, nello appiccare la zuffa, hanno comandato alla loro parte pi gagliarda, che solamente sostenga il nimico e non lo spinga, e alla pi debole, che si lasci vincere e ritirisi nell'ultima schiera dell'esercito. Questo genera due grandi disordini al nimico: il primo, ch'egli si truova la sua parte pi gagliarda circundata; il secondo  che, parendogli avere la vittoria subito, rade volte  che non si disordini; donde ne nasce la sua subita perdita. Cornelio Scipione, sendo in Ispagna contro ad Asdrubale cartaginese, e sappiendo come ad Asdrubale era noto ch'egli nell'ordinare l'esercito poneva le sue legioni in mezzo, la quale era la pi forte parte del suo esercito, e, per questo, come Asdrubale con simile ordine doveva procedere; quando di poi venne alla giornata, mut ordine, e le sue legioni messe ne' corni dello esercito, e nel mezzo pose tutte le sue genti pi deboli. Di poi, venendo alle mani, in un subito quelle genti poste nel mezzo fece camminare adagio ed i corni dello esercito con celerit farsi innanzi; di modo che solo i corni dell'uno e dell'altro esercito combattevano, e le schiere di mezzo, per essere distante l'una dall'altra, non si aggiugnevano; e cos veniva a combattere la parte di Scipione pi gagliarda con la pi debole d'Asdrubale; e vinselo. Il quale modo fu allora utile; ma oggi, rispetto alle artiglierie, non si potrebbe usare; perch quello spazio che rimarrebbe nel mezzo, tra l'uno esercito e l'altro, darebbe tempo a quelle di potere trarre; il che  perniziosissimo, come di sopra dicevo. Per conviene lasciare questo modo da parte, e usarlo, come poco fa dissi, faccendo appiccare tutto lo esercito e la parte pi debole cedere. Quando uno capitano si truova avere pi esercito di quello del nimico, a volerlo circundare che non lo prevegga, ordini lo esercito suo di equale fronte a quello dello avversario; di poi, appiccata la zuffa, faccia che a poco a poco la fronte si ritiri e i fianchi si distendano; e sempre occorrer che 'l nimico si troverr, sanza accorgersene, circundato. Quando uno capitano voglia combattere quasi che sicuro di non potere essere rotto, ordini l'esercito suo in luogo dove egli abbia il refugio propinquo e sicuro, o tra paludi o tra monti o in una citt potente; perch, in questo caso, egli non pu essere seguito dal nimico e il nimico pu essere seguitato da lui. Questo termine fu usato da Annibale, quando la fortuna cominci a diventargli avversa e che dubitava del valore di Marco Marcello. Alcuni, per turbare gli ordini del nimico, hanno comandato a quegli che sono leggermente armati, che appicchino la zuffa, e, appiccata, si ritirino tra gli ordini; e quando di poi gli eserciti si sono attestati insieme e che la fronte di ciascuno  occupata al combattere, gli hanno fatti uscire per li fianchi delle battaglie, e quello turbato e rotto. Se alcuno si truova inferiore di cavagli, pu, oltre a' modi detti, porre dietro a' suoi cavagli una battaglia di picche, e, nel combattere, ordinare che dieno la via alle picche; e rimarr sempre superiore. Molti hanno consueto di avvezzare alcuni fanti leggiermente armati a combattere tra' cavagli; il che  stato alla cavalleria di aiuto grandissimo. Di tutti coloro che hanno ordinati eserciti alla giornata, sono i pi lodati Annibale e Scipione quando combatterono in Affrica, e perch Annibale aveva l'esercito suo composto di Cartaginesi e di ausiliarii di varie generazioni, pose nella prima fronte ottanta liofanti; di poi colloc gli ausiliarii, dopo a' quali pose i suoi Cartaginesi; nell'ultimo luogo messe gli Italiani, ne' quali confidava poco. Le quali cose ordin cos, perch gli ausiliarii, avendo innanzi il nimico e di dietro sendo chiusi da' suoi, non potessono fuggire; di modo che, sendo necessitati al combattere, vincessero o straccassero i Romani, pensando poi, con la sua gente fresca e virtuosa facilmente i Romani gi stracchi superare. All'incontro di questo ordine, Scipione colloc gli astati, i principi e i triarii nel modo consueto da potere ricevere l'uno l'altro e sovvenire l'uno all'altro. Fece la fronte dello esercito piena di intervalli; e perch'ella non transparesse, anzi paresse unita, li riempi di veliti; a' quali comand che, tosto ch'e' liofanti venivano, cedessero, e, per li spazi ordinarii, entrassono tra le legioni e lasciassero la via aperta a' liofanti; e cos venne a rendere vano l'impeto di quegli, tanto che, venuto alle mani, ei fu superiore.
ZANOBI  Voi mi avete fatto ricordare, nello allegarmi cotesta giornata, come Scipione nel combattere non fece ritirare gli astati negli ordini de' principi, ma gli divise e fecegli ritirare nelle corna dello esercito, acci che dessono luogo a' principi, quando gli volle spingere innanzi. Per vorrei mi dicessi quale cagione lo mosse a non osservare l'ordine consueto.
FABRIZIO  Dirovvelo. Aveva Annibale posta tutta la virt del suo esercito nella seconda schiera; donde che Scipione, per opporre, a quella, simile virt, raccozz i principi e i triarii insieme: tale che essendo gli intervalli de' principi occupati da' triarii, non vi era luogo a potere ricevere gli astati; e per fece dividere gli astati e andare ne' corni dello esercito, e non gli ritir tra' principi. Ma notate che questo modo dello aprire la prima schiera per dare luogo alla seconda, non si pu usare se non quando altri  superiore; perch allora si ha commodit a poterlo fare, come potette Scipione. Ma essendo al disotto e ributtato, non lo puoi fare se non con tua manifesta rovina; e per conviene avere, dietro, ordini che ti ricevino. Ma torniamo al ragionamento nostro. Usavano gli antichi Asiatici, tra l'altre cose pensate da loro per offendere i nimici, carri i quali avevano da' fianchi alcune falce; tale che, non solamente servivano ad aprire con il loro impeto le schiere, ma ancora ad ammazzare con le falci gli avversarii. Contro a questi impeti in tre modi si provvedeva: o si sostenevano con la densit degli ordini, o si ricevevano dentro nelle schiere come i liofanti, o e' si faceva con arte alcuna resistenza gagliarda; come fece Silla romano contro ad Archelao, il quale aveva assai di questi carri che chiamavano falcati, che, per sostenergli, ficc assai pali in terra dopo le prime schiere, da' quali i carri sostenuti perdevano l'impeto loro. Ed  da notare il nuovo modo che tenne Silla contro a costui in ordinare lo esercito; perch misse i veliti e i cavagli dietro e tutti gli armati gravi davanti, lasciando assai intervalli da potere mandare innanzi quegli di dietro quando la necessit lo richiedesse; donde, appiccata la zuffa, con lo aiuto de' cavagli a' quali dette la via, ebbe la vittoria. A volere turbare nella zuffa l'esercito nimico, conviene fare nascere qualche cosa che lo sbigottisca, o con annunziare nuovi aiuti che vengano, o col dimostrare cose che gli rappresentino; talmente che i nimici, ingannati da quello aspetto, sbigottiscono e, sbigottiti, si possano facilmente vincere. I quali modi tennono Minuzio Ruffo e Acilio Glabrione consoli romani. Caio Sulpizio ancora misse assai saccomanni sopra muli e altri animali alla guerra inutili, ma in modo ordinati che rappresentavano gente d'arme, e comand ch'eglino apparissono sopra uno colle, mentre ch'egli era alle mani con i Franzesi; donde ne nacque la sua vittoria. Il medesimo fece Mario quando combatt contro a' Tedeschi. Valendo, adunque, assai gli assalti finti mentre che la zuffa dura, conviene che molto pi giovino i veri, massimamente se allo improvviso nel mezzo della zuffa si potesse di dietro o da lato assaltare il nimico. Il che difficilmente si pu fare se il paese non ti aiuta; perch, quando egli  aperto, non si pu celare parte delle tue genti come conviene fare in simili imprese; ma ne' luoghi silvosi o montuosi, e per questo atti agli agguati, si pu bene nascondere parte delle tue genti, per potere, in uno subito e fuora di sua opinione assaltare il nimico; la quale cosa sempre sar cagione di darti la vittoria.  stato qualche volta di grande momento, mentre che la zuffa dura, seminare voci che pronuncino il capitano de' nimici essere morto, o avere vinto dall'altra parte dello esercito; il che molte volte a chi l'ha usato ha dato la vittoria. Turbasi facilmente la cavalleria nimica o con forme o con romori inusitati; come fece Creso, che oppose i cammegli agli cavagli degli avversarii; e Pirro oppose alla cavalleria romana i liofanti, lo aspetto de' quali la turb e la disordin. Ne' nostri tempi il Turco ruppe il Sof in Persia e il Soldano in Sora, non con altro se non con i romori degli scoppietti; i quali in modo alterarono con gli loro inusitati romori la cavalleria di quegli, che il Turco poto facilmente vincerla. Gli Spagnuoli, per vincere l'esercito d'Amilcare missero nella prima fronte carri pieni di stipa tirati da buoi, e, venendo alle mani, appiccarono fuoco a quella; donde che i buoi, volendo fuggire il fuoco, urtarono nell'esercito di Amilcare e lo apersero. Soglionsi, come abbiamo detto, ingannare i nimici nel combattere, tirandogli negli agguati, dove il paese  accomodato; ma, quando fusse aperto e largo, hanno molti usato di fare fosse, e di poi ricopertole leggermente di frasche e terra e lasciato alcuni spazi solidi da potersi tra quelle ritirare; di poi, appiccata la zuffa, ritiratosi per quelli, e il nimico seguendogli,  rovinato in esse. Se nella zuffa ti occorre alcuno accidente da sbigottire i tuoi soldati,  cosa prudentissima il saperlo dissimulare e pervertirlo in bene, come fece Tullo Ostilio e Lucio Silla; il quale, veggendo come, mentre che si combatteva, una parte delle sue genti se ne era ita dalla parte inimica, e come quella cosa aveva assai sbigottiti i suoi, fece subito intendere per tutto lo esercito come ogni cosa seguiva per ordine suo; il che non solo non turb lo esercito, ma gli accrebbe in tanto lo animo, che rimase vittorioso. Occorse ancora a Silla che, avendo mandati certi soldati a fare alcuna faccenda, ed essendo stati morti, disse, perch l'esercito suo non si sbigottisse, avergli con arte mandati nelle mani de' nimici perch gli aveva trovati poco fedeli. Sertorio, faccendo una giornata in Ispagna, ammazz uno che gli signific la morte d'uno de' suoi capi, per paura che, dicendo il medesimo agli altri, non gli sbigottisse.  cosa difficilissima, uno esercito gi mosso a fuggire, fermarlo e renderlo alla zuffa. E avete a fare questa distinzione: o egli  mosso tutto, e qui  impossibile restituirlo; o ne  mossa una parte, e qui  qualche rimedio. Molti capitani romani con il farsi innanzi a quegli che fuggivano, gli hanno fermi, faccendoli vergognare della fuga; come fece Lucio Silla, che, sendo gi parte delle sue legioni in volta cacciate dalle genti di Mitridate, si fece innanzi con una spada in mano, gridando: - Se alcuno vi domanda dove voi avete lasciato il capitano vostro, dite: Noi lo abbiamo lasciato in Beozia che combatteva -. Attilio consolo a quegli che fuggivano oppose quegli che non fuggivano, e fece loro intendere che, se non voltavano, sarebbero morti dagli amici e da' nimici. Filippo di Macedonia, intendendo come i suoi temevano de' soldati sciti, pose dietro al suo esercito alcuni de' suoi cavagli fidatissimi, e commisse loro ammazzassono qualunque fuggiva; onde che i suoi, volendo pi tosto morire combattendo che fuggendo, vinsero. Molti Romani, non tanto per fermare una fuga, quanto per dare occasione a' suoi di fare maggiore forza, hanno, mentre che si combatte tolta una bandiera di mani a' suoi e gittatala tra' nimici e proposto premi a chi la riguadagna. Io non credo che sia fuora di proposito aggiugnere a questo ragionamento quelle cose che intervengono dopo la zuffa, massime sendo cose brevi e da non le lasciare indietro e a questo ragionamento assai conformi. Dico, adunque, come le giornate si perdono o si vincono. Quando si vince, si dee con ogni celerit seguire la vittoria e imitare in questo caso Cesare e non Annibale; il quale, per essersi fermo da poi ch'egli ebbe rotti i Romani a Canne, ne perd lo imperio di Roma. Quello altro mai dopo la vittoria non si posava, ma con maggiore impeto e furia seguiva el nimico rotto, che non l'aveva assaltato intero. Ma quando si perde, dee un capitano vedere se dalla perdita ne pu nascere alcuna sua utilit, massimamente se gli  rimaso alcuno residuo di esercito. La commodit pu nascere dalla poca avvertenza del nimico, il quale, il pi delle volte, dopo la vittoria diventa trascurato e ti d occasione di opprimerlo; come Marzio Romano oppresse gli eserciti cartaginesi, i quali, avendo morti i duoi Scipioni e rotti i loro eserciti, non stimando quello rimanente delle genti che con Marzio erano rimase vive, furono da lui assaltati e rotti. Per che si vede che non  cosa tanto riuscibile quanto quella che il nimico crede che tu non possa tentare, perch il pi delle volte gli uomini sono offesi pi dove dubitano meno. Debbe un capitano pertanto, quando egli non possa fare questo, ingegnarsi almeno con la industria che la perdita sia meno dannosa. A fare questo ti  necessario tenere modi che il nimico non ti possa con facilit seguire, o dargli cagione ch'egli abbia a ritardare. Nel primo caso, alcuni, poi ch'egli hanno conosciuto di perdere, ordinarono agli loro capi che in diverse parti e per diverse vie si fuggissono, avendo dato ordine dove si avevano di poi a raccozzare; il che faceva che il nimico, temendo di dividere l'esercito, ne lasciava ire salvi o tutti o la maggior parte di essi. Nel secondo caso, molti hanno gittato innanzi al nimico le loro cose pi care, acci che quello, ritardato dalla preda, dia loro pi spazio alla fuga. Tito Didio us non poca astuzia per nascondere il danno ch'egli aveva ricevuto nella zuffa; perch, avendo combattuto infino a notte con perdita di assai de' suoi, fece la notte sotterrare la maggior parte di quegli; donde che la mattina, vedendo i nimici tanti morti de' loro e si pochi de' Romani, credendo avere disavvantaggio, si fuggirono. Io credo di avere cos confusamente, come io dissi, sodisfatto in buona parte alla domanda vostra. Vero  che, circa la forma degli eserciti, mi resta a dirvi come alcuna volta per alcun capitano si  costumato fargli con la fronte a uso d'uno conio, giudicando potere per tale via pi facilmente aprire l'esercito inimico. Contro a questa forma hanno usato fare una forma a uso di forbici, per potere tra quello vacuo ricevere quello conio e circundarlo e combatterlo da ogni parte. Sopra che voglio che voi prendiate questa regola generale: che il maggiore rimedio che si usi contro a uno disegno del nimico,  fare volontario quello ch'egli disegna che tu faccia per forza; perch, faccendolo volontario, tu lo fai con ordine e con vantaggio tuo e disavvantaggio suo; se lo facessi forzato, vi sarebbe la tua rovina. A fortificazione di questo non mi curer di replicarvi alcuna cosa gi detta. Fa il conio lo avversario per aprire le tue schiere? Se tu vai con esse aperte, tu disordini lui ed esso non disordina te. Pose i liofanti in fronte del suo esercito Annibale per aprire con quegli l'esercito di Scipione; and Scipione con esso aperto e fu cagione e della sua vittoria e della rovina di quello. Pose Asdrubale le sue genti pi gagliarde nel mezzo della fronte del suo esercito, per spingere le genti di Scipione; comand Scipione che per loro medesime si ritirassono, e ruppelo. In modo che simili disegni, quando si presentano, sono cagione della vittoria di colui contro a chi essi sono ordinati. Restami ancora, se bene mi ricorda, dirvi quali rispetti debbe avere uno capitano prima che si conduca alla zuffa. Sopra che io vi ho a dire, in prima, come uno capitano non ha mai a fare giornata se non ha vantaggio, o se non  necessitato. Il vantaggio nasce dal sito, dall'ordine, dall'avere o pi o migliore gente, La necessit nasce quando tu vegga, non combattendo, dovere in ogni modo perdere; come : che sia per mancarti danari e, per questo, lo esercito tuo si abbia in ogni modo a risolvere; che sia per assaltarti la fame; che il nimico aspetti di ingrossare di nuova gente. In questi casi sempre si dee combattere, ancora con tuo disavvantaggio, perch'egli  assai meglio tentare la fortuna dov'ella ti possa favorire, che, non la tentando, vedere la tua certa rovina. Ed  cos grave peccato, in questo caso, in uno capitano il non combattere, come  d'avere avuta occasione di vincere e non la avere o conosciuta per ignoranza o lasciata per vilt. I vantaggi qualche volta te gli d il nimico e qualche volta la tua prudenza. Molti, nel passare i fiumi, sono stati rotti da uno loro nimico accorto, il quale ha aspettato che sieno mezzi da ogni banda e, di poi, gli ha assaltati; come fece Cesare a' Svizzeri, che consum la quarta parte di loro, per essere tramezzati da uno fiume. Trovasi alcuna volta il tuo nimico stracco per averti seguito troppo inconsideratamente, di modo che, trovandoti tu fresco e riposato, non dei lasciare passare tale occasione. Oltre a questo, se il nimico ti presenta, la mattina di buona ora, la giornata, tu puoi differire di uscir de' tuoi alloggiamenti per molte ore; e quando egli  stato assai sotto l'armi e ch'egli ha perso quel primo ardore con il quale venne, puoi allora combattere seco. Questo modo tenne Scipione e Metello in Ispagna, l'uno contro ad Asdrubale, l'altro contro a Sertorio. Se il nimico  diminuito di forze, o per avere diviso gli eserciti, come gli Scipioni in Ispagna, o per qualche altra cagione, dei tentare la sorte. La maggior parte de' capitani prudenti piuttosto ricevano l'impeto de' nimici, che vadano con impeto ad assaltare quelli: perch il furore  facilmente sostenuto dagli uomini fermi e saldi, e il furore sostenuto facilmente si convertisce in vilt. Cos fece Fabio contro a' Sanniti e contro a' Galli, e fu vittorioso; e Decio suo collega vi rimase morto. Alcuni che hanno temuto della virt del loro nimico, hanno cominciato la zuffa nell'ora propinqua alla notte, acci che i suoi, sendo vinti, potessero, difesi dalla oscurit di quella, salvarsi. Alcuni, avendo conosciuto come l'esercito nimico  preso da certa superstizione di non combattere in tale tempo, hanno quel tempo eletto alla zuffa, e vinto. Il che osserv Cesare in Francia contro ad Ariovisto, e Vespasiano in Sora contro a' Giudei. La maggiore e pi importante avvertenza che debba avere uno capitano,  di avere appresso di s uomini fedeli, peritissimi della guerra e prudenti, con gli quali continuamente si consigli e con loro ragioni delle sue genti e di quelle del nimico: quale sia maggiore numero, quale meglio armato, o meglio a cavallo, o meglio esercitato; quali sieno pi atti a patire la necessit; in quali confidi pi, o ne' fanti o ne' cavagli. Di poi considerino il luogo dove sono, e s'egli  pi a proposito per il nimico che per lui; chi abbia di loro pi commodamente la vettovaglia; s'egli  bene differire la giornata o farla; che di bene gli potesse dare o torre il tempo; perch molte volte i soldati, veduta allungare la guerra, infastidiscono e, stracchi nella fatica e nel tedio, ti abbandonano. Importa sopra tutto conoscere il capitano de' nimici e chi egli ha intorno: s'egli  temerario o cauto, se timido o audace. Vedere come tu ti puoi fidare de' soldati ausiliarii. E sopra tutto ti debbi guardare di non condurre l'esercito ad azzuffarsi che tema o che in alcuno modo diffidi della vittoria; perch il maggiore segno di perdere  quando non si crede potere vincere. E per in questo caso dei fuggire la giornata, o col fare come Fabio Massimo che, accampandosi ne' luoghi forti, non dava animo ad Annibale d'andarlo a trovare; o, quando tu credessi che il nimico ancora ne' luoghi forti ti venisse a trovare, partirsi della campagna e dividere le genti per le tue terre, acci che il tedio della espugnazione di quelle lo stracchi.
ZANOBI  Non si pu egli fuggire altrimenti la giornata, che dividersi in pi parti e mettersi nelle terre?
FABRIZIO  Io credo, altra volta, con alcuno di voi avere ragionato come quello che sta alla campagna non pu fuggire la giornata, quando egli ha uno nimico che lo vogli combattere in ogni modo; e non ha se non uno rimedio: porsi con l'esercito suo discosto cinquanta miglia almeno dall'avversario suo, per essere a tempo a levarsegli dinanzi quando lo andasse a trovare. E Fabio Massimo non fugg mai la giornata con Annibale, ma la voleva fare a suo vantaggio; e Annibale non presumeva poterlo vincere andando a trovarlo ne' luoghi dove quello alloggiava; ch s'egli avesse presupposto poterlo vincere, a Fabio conveniva fare giornata seco in ogni modo, o fuggirsi. Filippo, re di Macedonia, quello che fu padre di Perse, venendo a guerra con i Romani, pose gli alloggiamenti suoi sopra uno monte altissimo per non fare giornata con quegli; ma i Romani lo andarono a trovare in su quello monte e lo ruppono. Cingentorige, capitano de' Franciosi, per non avere a fare giornata con Cesare, il quale fuora della sua opinione aveva passato un fiume, si discost molte miglia con le sue genti. I Viniziani, ne' tempi nostri, se non volevano venire a giornata con il re di Francia, non dovevano aspettare che l'esercito francioso passasse l'Adda, ma discostarsi da quello, come Cingentorige. Donde che quegli, avendo aspettato, non seppono pigliare nel passare delle genti la occasione del fare la giornata, n fuggirla; perch i Franciosi, sendo loro pripinqui, come i Viniziani disalloggiarono, gli assaltarono e ruppero. Tanto  che la giornata non si pu fuggire quando il nimico la vuole in ogni modo fare. N alcuno alleghi Fabio, perch tanto in quel caso fugg la giornata egli, quanto Annibale. Egli occorre molte volte che i tuoi soldati sono volonterosi di combattere, e tu cognosci, per il numero e per il sito o per qualche altra cagione, avere disavvantaggio, e disideri fargli rimuovere da questo disiderio. Occorre ancora che la necessit o l'occasione ti costringe alla giornata, e che i tuoi soldati sono male confidenti e poco disposti a combattere; donde che ti  necessario nell'uno caso sbigottirgli e nell'altro accendergli. Nel primo caso, quando le persuasioni non bastano, non  il migliore modo che darne in preda una parte di loro al nimico, acci che quegli che hanno e quegli che non hanno combattuto, ti credano. E puossi molto bene fare con arte quello che a Fabio Massimo intervenne a caso. Disiderava, come voi sapete, l'esercito di Fabio combattere con l'esercito d'Annibale; il medesimo disiderio aveva il suo maestro de' cavagli; a Fabio non pareva di tentare la zuffa; tanto che, per tale disparere, egli ebbero a dividere l'esercito. Fabio ritenne i suoi negli alloggiamenti; quell'altro combatt, e, venuto in pericolo grande, sarebbe stato rotto, se Fabio non lo avesse soccorso. Per il quale esemplo il maestro de' cavagli, insieme con tutto lo esercito, cognobbe come egli era partito savio ubbidire a Fabio. Quanto allo accendergli al combattere,  bene fargli sdegnare contro a' nimici, mostrando che dicono parole ignominiose di loro; mostrare di avere con loro intelligenza e averne corrotti parte; alloggiare in lato che veggano i nimici e che facciano qualche zuffa leggiere con quegli, perch le cose che giornalmente si veggono, con pi facilit si dispregiano; mostrarsi indegnato e, con una orazione a proposito, riprendergli della loro pigrizia e, per fargli vergognare, dire di volere combattere solo, quando non gli vogliano fare compagnia. E dei, sopra ogni cosa, avere questa avvertenza, volendo fare il soldato ostinato alla zuffa: di non permettere che ne mandino a casa alcuna loro facult, o depongano in alcuno luogo, infino ch'egli  terminata la guerra, acci che intendano che, se 'l fuggire salva loro la vita, egli non salva loro la roba; l'amore della quale non suole meno di quella rendere ostinati gli uomini alla difesa.
ZANOBI  Voi avete detto come egli si pu fare i soldati volti a combattere parlando loro. Intendete voi, per questo, che si abbia a parlare a tutto l'esercito, o a' capi di quello?
FABRIZIO  A persuadere o a dissuadere a' pochi una cosa  molto facile perch, se non bastano le parole, tu vi puoi usare l'autorit e la forza; ma la difficult  rimuovere da una moltitudine una sinistra opinione e che sia contraria o al bene comune o all'opinione tua; dove non si pu usare se non le parole le quali conviene che sieno udite da tutti, volendo persuadergli tutti. Per questo gli eccellenti capitani conveniva che fussono oratori, perch, sanza sapere parlare a tutto l'esercito, con difficult si pu operare cosa buona; il che al tutto in questi nostri tempi  dismesso. Leggete la vita d'Alessandro Magno, e vedete quante volte gli fu necessario concionare e parlare publicamente all'esercito; altrimenti non l'arebbe mai condotto, sendo diventato ricco e pieno di preda, per i deserti d'Arabia e nell'India con tanto suo disagio e noia; perch infinite volte nascono cose mediante le quali uno esercito rovina, quando il capitano o non sappia o non usi di parlare a quello; perch questo parlare lieva il timore, accende gli animi, cresce l'ostinazione, scuopre gl'inganni, promette premii, mostra i pericoli e la via di fuggirli, riprende, priega, minaccia, riempie di speranza, loda, vitupera, e fa tutte quelle cose per le quali le umane passioni si spengono o si accendono. Donde quel principe o republica che disegnasse fare una nuova milizia e rendere riputazione a questo esercizio, debbe assuefare i suoi soldati a udire parlare il capitano, e il capitano a sapere parlare a quegli. Valeva assai, nel tenere disposti gli soldati antichi, la religione e il giuramento che si dava loro quando si conducevano a militare; perch in ogni loro errore si minacciavano non solamente di quelli mali che potessono temere dagli uomini, ma di quegli che da Dio potessono aspettare. La quale cosa, mescolata con altri modi religiosi, fece molte volte facile a' capitani antichi ogni impresa, e farebbe sempre, dove la religione si temesse e osservasse. Sertorio si valse di questa, mostrando di parlare con una cervia la quale, da parte d'Iddio, gli prometteva la vittoria. Silla diceva di parlare con una immagine ch'egli aveva tratta dal tempio di Apolline. Molti hanno detto essere loro apparso in sogno Iddio, che gli ha ammoniti al combattere. Ne' tempi de' padri nostri, Carlo VII re di Francia, nella guerra che fece contro agli Inghilesi, diceva consigliarsi con una fanciulla mandata da Iddio, la quale si chiam per tutto la Pulzella di Francia; il che gli fu cagione della vittoria. Puossi ancora tenere modi che facciano che i tuoi apprezzino poco il nimico; come tenne Agesilao spartano, il quale mostr a' suoi soldati alcuni Persiani ignudi, acci che, vedute le loro membra dilicate, non avessero cagione di temergli. Alcuni gli hanno costretti a combattere per necessit, levando loro via ogni speranza di salvarsi, fuora che nel vincere; la quale  la pi gagliarda e la migliore provvisione che si faccia, a volere fare il suo soldato ostinato. La quale ostinazione  accresciuta dalla confidenza e dall'amore del capitano o della patria. La confidenza, la causa l'armi; l'ordine, le vittorie fresche e l'opinione del capitano. L'amore della patria  causato dalla natura; quello del capitano, dalla virt pi che da niuno altro beneficio. Le necessitadi possono essere molte, ma quella  pi forte, che ti costringe o vincere o morire.

 LIBRO QUINTO.

FABRIZIO  Io vi ho mostro come si ordina uno esercito per fare giornata con un altro esercito che si vegga posto all'incontro di s, e narratovi come quella si vince e, di poi, molte circustanze per li varii accidenti che possono occorrere intorno a quella; tanto che mi pare tempo da mostrarvi ora come si ordina uno esercito contro a quel nimico che altri non vede, ma che continuamente si teme non ti assalti. Questo interviene quando si cammina per il paese nimico o sospetto. E prima avete a intendere come uno esercito romano, per l'ordinario, sempre mandava innanzi alcune torme di cavagli come speculatori del cammino. Di poi seguitava il corno destro. Dopo questo ne venivano tutti i carriaggi che a quello appartenevano. Dopo questi veniva una legione; dopo lei i suoi carriaggi; dopo quegli un'altra legione e, appresso a quella, i suoi carriaggi; dopo i quali ne veniva il corno sinistro co' suoi carriaggi a spalle e, nell'ultima parte, seguiva il rimanente della cavalleria. Questo era in effetto il modo col quale ordinariamente si camminava. E se avveniva che l'esercito fusse assaltato a cammino da fronte o da spalle, essi facevano a un tratto ritirare tutti i carriaggi o in su la destra o in su la sinistra, secondo che occorreva o che meglio, rispetto al sito, si poteva e tutte le genti insieme, libere dagli impedimenti loro, facevano testa da quella parte donde il nimico veniva. Se erano assaltate per fianco, si ritiravano i carriaggi verso quella parte che era sicura, e dell'altra facevano testa. Questo modo, sendo buono e prudentemente governato, mi parrebbe da imitare, mandando innanzi i cavagli leggieri come speculatori del paese, di poi, avendo quattro battaglioni, fare che camminassero alla fila, e ciascuno con i suoi carriaggi a spalle. E perch sono di due ragioni carriaggi, cio pertinenti a' particolari soldati e pertinenti al publico uso di tutto il campo, dividerei i carriaggi publici in quattro parti e, ad ogni battaglione, ne concederei la sua parte, dividendo ancora in quarto le artiglierie e tutti i disarmati, acci che ogni numero di armati avesse equalmente gli impedimenti suoi. Ma perch egli occorre alcuna volta che si cammina per il paese, non solamente sospetto, ma in tanto nimico che tu temi a ogni ora di essere assalito, sei necessitato, per andare pi sicuro, mutare forma di cammino e andare in modo ordinato, che n i paesani n l'esercito ti possa offendere, trovandoti in alcuna parte improvvisto. Solevano in tale caso gli antichi capitani andare con lo esercito quadrato (ch cos chiamavano questa forma, non perch'ella fusse al tutto quadra, ma per essere atta a combattere da quattro parti) e dicevano che andavano parati e al cammino e alla zuffa; dal quale modo io non mi voglio discostare, e voglio ordinare i miei due battaglioni, i quali ho preso per regola d'uno esercito, a questo effetto. Volendo pertanto camminare sicuro per il paese nimico e potere rispondere da ogni parte quando fusse all'improvviso assaltato, e volendo, secondo gli antichi, ridurlo in quadro, disegnerei fare uno quadro, che il vacuo suo fusse di spazio da ogni parte dugentododici braccia, in questo modo: io porrei prima i fianchi, discosto l'uno fianco dall'altro dugentododici braccia, e metterei cinque battaglie per fianco in filo per lunghezza, e discosto l'una dall'altra tre braccia; le quali occuperebbero con gli loro spazii, occupando ogni battaglia quaranta braccia, dugentododici braccia. Tra le teste poi e tra le code di questi due fianchi porrei l'altre dieci battaglie, in ogni parte cinque, ordinandole in modo che quattro se ne accostassono alla testa del fianco destro, e quattro alla coda del fianco sinistro, lasciando tra ciascuna uno intervallo di tre braccia; una poi se ne accostasse alla testa del fianco sinistro e una alla coda del fianco destro. E perch il vano che  dall'uno fianco all'altro  dugentododici braccia, e queste battaglie, che sono poste allato l'una all'altra per larghezza e non per lunghezza, verrebbero a occupare con gli intervalli centotrentaquattro braccia, verrebbe, tra le quattro battaglie poste in su la fronte del fianco destro e l'una posta in su quella del sinistro, a restare uno spazio di settantotto braccia; e quello medesimo spazio verrebbe a rimanere nelle battaglie poste nella parte posteriore; n vi sarebbe altra differenza se non che l'uno spazio verrebbe dalla parte di dietro verso il corno destro, l'altro verrebbe dalla parte davanti verso il corno sinistro. Nello spazio delle settantotto braccia davanti porrei tutti i veliti ordinarii: in quello di dietro gli straordinarii, che ne verrebbe ad essere mille per spazio. E volendo che lo spazio che avesse di dentro l'esercito fusse per ogni verso dugentododici braccia, converrebbe che le cinque battaglie che si pongono nella testa, e quelle che si pongono nella coda, non occupassono alcuna parte dello spazio che tengono i fianchi; e per converrebbe che le cinque battaglie di dietro toccassero, con la fronte, la coda de' loro fianchi, e quelle davanti, con la coda, toccassero le teste, in modo che sopra ogni canto di questo esercito resterebbe uno spazio da ricevere un'altra battaglia. E perch sono quattro spazi, io torrei quattro bandiere delle picche estraordinarie e, in ogni canto, ne metterei una; e le due bandiere di dette picche che mi avanzassero, porrei nel mezzo del vano di questo esercito in uno quadro in battaglia, alla testa delle quali stesse il capitano generale co' suoi uomini intorno. E perch queste battaglie, ordinate cos, camminano tutte per uno verso, ma non tutte per uno verso combattono, si ha, nel porle insieme, a ordinare quegli lati a combattere che non sono guardati dall'altre battaglie. E per si dee considerare che le cinque battaglie che sono in fronte, hanno guardate tutte l'altre parti eccetto che la fronte; e per queste s'hanno a mettere insieme ordinariamente e con le picche davanti. Le cinque battaglie che sono dietro, hanno guardate tutte le bande fuora che la parte di dietro; e per si dee mettere insieme queste in modo che le picche vengano dietro, come nel suo luogo dimostrammo. Le cinque battaglie che sono nel fianco destro hanno guardati tutti i lati, dal fianco destro in fuora. Le cinque che sono in sul sinistro, hanno fasciate tutte le parti, dal fianco sinistro in fuora; e per nell'ordinare le battaglie si debbe fare che le picche tornino da quel fianco che resta scoperto. E perch i capidieci vengano per testa e per coda, acci che, avendo a combattere, tutte l'armi e le membra sieno ne' luoghi loro, il modo a fare questo si disse quando ragionammo de' modi dell'ordinare le battaglie. L'artiglierie dividerei; e una parte ne metterei di fuora nel fianco destro e l'altra nel sinistro. I cavagli leggieri manderei innanzi a scoprire il paese. Degli uomini d'arme, ne porrei parte dietro in sul corno destro e parte in sul sinistro, distanti un quaranta braccia dalle battaglie. E avete a pigliare, in ogni modo che voi ordinate uno esercito, quanto a' cavagli, questa generalit: che sempre si hanno a porre o dietro o da' fianchi. Chi li pone davanti, nel dirimpetto dello esercito, conviene faccia una delle due cose: o che gli metta tanto innanzi che, sendo ributtati, eglino abbiano tanto spazio che dia loro tempo a potere cansarsi dalle fanterie tue e non le urtare; o ordinare in modo quelle con tanti intervalli, che i cavagli, per quegli, possano entrare tra loro sanza disordinarle. N sia alcuno che stimi poco questo ricordo, perch molti, per non ci avere avvertito, ne sono rovinati e, per loro medesimi, si sono disordinati e rotti. I carriaggi e gli uomini disarmati si mettono nella piazza che resta dentro all'esercito, e in modo compartiti che dieno la via facilmente a chi volesse andare o dall'uno canto all'altro o dall'una testa all'altra dell'esercito. Occupano queste battaglie, sanza l'artiglierie e i cavagli, per ogni verso dal lato di fuora, dugentottantadue braccia di spazio. E perch questo quadro  composto di due battaglioni, conviene divisare quale parte ne faccia uno battaglione e quale l'altro. E perch i battaglioni si chiamano dal numero e ciascuno di loro ha, come sapete, dieci battaglie e uno capo generale, farei che il primo battaglione ponesse le sue prime cinque battaglie nella fronte, l'altre cinque nel fianco sinistro, e il capo stesse nell'angulo sinistro della fronte. Il secondo battaglione di poi mettesse le prime cinque sue battaglie nel fianco destro, e le altre cinque nella coda, e il capo stesse nell'angulo destro; il quale verrebbe a fare l'ufficio del tergiduttore. Ordinato in questo modo lo esercito, si ha a fare muovere e, nello andare, osservare tutto questo ordine; e sanza dubbio egli  sicuro da tutti i tumulti de' paesani. N dee fare il capitano altra provvisione agli assalti tumultuarii, che dare qualche volta commissione, a qualche cavallo o bandiera de' veliti, che gli rimettano. N mai occorrer che queste genti tumultuarie vengano a trovarti al tiro della spada o della picca, perch la gente inordinata ha paura della ordinata; e sempre si vedr che, con le grida e con i romori, faranno uno grande assalto sanza appressartisi altrimenti, a guisa di cani botoli intorno a uno maschino. Annibale, quando venne a' danni de' Romani in Italia pass per tutta la Francia e, sempre, de' tumulti franzesi tenne poco conto. Conviene, a volere camminare, avere spianatori e marraiuoli innanzi che ti facciano la via; i quali saranno guardati da quegli cavagli che si mandono avanti a scoprire. Camminer uno esercito in questo ordine dieci miglia il giorno, e avanzeragli tanto di sole, che egli allogger e cener; perch per l'ordinario uno esercito cammina venti miglia. Se viene che sia assaltato da uno esercito ordinato, questo assalto non pu nascere subito, perch uno esercito ordinato viene col passo tuo; tanto che tu sei a tempo a riordinarti alla giornata e ridurti tosto in quella forma, o simile a quella forma di esercito che di sopra ti si mostr. Perch, se tu sei assaltato dalla parte dinanzi, tu non hai se non a fare che l'artiglierie che sono ne' fianchi e i cavagli che sono di dietro vengano dinanzi e pongansi in quegli luoghi e con quelle distanze che di sopra si dice. I mille veliti che sono davanti escano del luogo suo, e dividansi in cinquecento per parte, ed entrino nel luogo loro tra' cavagli e le corna dell'esercito. Di poi nel vuoto che lasceranno, entrino le due bandiere delle picche estraordinarie che io posi nel mezzo della piazza dell'esercito. I mille veliti che io posi di dietro, si partano di quello luogo e dividansi per i fianchi delle battaglie a fortificazione di quelle; e, per la apertura che loro lasceranno, escano tutti i carriaggi e i disarmati, e mettansi alle spalle delle battaglie. Rimasa adunque la piazza vota e andato ciascuno a' luoghi suoi, le cinque battaglie che io posi dietro all'esercito si facciano innanzi per il vto che  tra l'uno e l'altro fianco, e camminino verso le battaglie di testa; e le tre si accostino a quelle a quaranta braccia con uguali intervalli intra l'una e l'altra; e le due rimangano addietro, discosto altre quaranta braccia. La quale forma si pu ordinare in uno subito; e viene ad essere quasi simile alla prima disposizione che dello esercito dianzi dimostrammo; e se viene pi stretto in fronte, viene pi grosso ne' fianchi; che non gli d meno fortezza. Ma perch le cinque battaglie che sono nella coda hanno le picche dalla parte di dietro, per le cagioni che dianzi dicemmo,  necessario farle venire dalla parte davanti, volendo ch'elle facciano spalle alla fronte dell'esercito; e per conviene: o fare voltare battaglia per battaglia come uno corpo solido, o farle subito entrare tra gli ordini degli scudi e condurle davanti; il quale modo  pi ratto e di minore disordine che farle voltare. E cos di fare di tutte quelle che restono di dietro, in ogni qualit di assalto, come io vi mostrer. Se si presenta che il nimico venga dalla parte di dietro, la prima cosa, si ha a fare che ciascuno volti il viso dov'egli aveva le schiene; e subito lo esercito viene ad avere fatto del capo coda e della coda capo. Di poi si dee tenere tutti quegli modi in ordinare quella fronte che io dico di sopra. Se il nimico viene ad affrontare il fianco destro, si debbe, verso quella banda, fare voltare il viso a tutto lo esercito; di poi fare tutte quelle cose, in fortificazione di quella testa, che di sopra si dicono; tale che i cavagli, i veliti, l'artiglierie sieno ne' luoghi conformi a questa testa. Solo vi  questa differenza: che nel variare le teste di quelli che si tramutono, chi ha ad ire meno e chi pi. Bene  vero che faccendo testa del fianco destro, i veliti che avessono ad entrare negli intervalli che sono tra le corna dello esercito e i cavagli, sarebbono quegli che fussono pi propinqui al fianco sinistro; nel luogo de' quali arebbero ad entrare le due bandiere delle picche estraordinarie, poste nel mezzo. Ma, innanzi vi entrassero, i carriaggi e i disarmati per l'apertura sgomberassono la piazza e ritirassonsi dietro al fianco sinistro; il che verrebbe ad essere allora coda dello esercito. Gli altri veliti che fussono posti nella coda secondo l'ordinazione principale, in questo caso non si mutassero, perch quello luogo non rimanesse aperto, il quale di coda verrebbe ad essere fianco. Tutte l'altre cose si deono fare come nella prima testa si disse. Questo che si  detto circa il fare testa del fianco destro, s'intende detto avendola a fare del fianco sinistro; perch si dee osservare il medesimo ordine. Se il nimico venisse grosso ed ordinato per assaltarti da due bande, si deono fare quelle due bande, ch'egli viene ad assaltare, forti con quelle due che non sono assaltate, duplicando gli ordini in ciascheduna e dividendo, per ciascuna parte, l'artiglieria, i veliti e i cavagli. Se viene da tre o da quattro bande,  necessario o che tu o esso manchi di prudenza; perch, se tu sarai savio, tu non ti metterai mai in lato che il nimico da tre o da quattro bande con gente grossa e ordinata ti possa assaltare; perch, a volere che sicuramente ti offenda, conviene che sia s grosso, che da ogni banda egli ti assalti con tanta gente quanta abbia quasi tutto il tuo esercito. E se tu se' si poco prudente, che tu ti metta nelle terre e forze d'uno nimico che abbia tre volte gente ordinata pi di te, non ti puoi dolere, se tu capiti male, se non di te. Se viene, non per tua colpa, ma per qualche sventura, sar il danno sanza la vergogna, e ti interverr come agli Scipioni in Ispagna e ad Asdrubale in Italia. Ma se il nimico non ha molta pi gente di te, e voglia, per disordinarti, assaltarti da pi bande, sar stoltizia sua e ventura tua; perch conviene che a fare questo egli s'assottigli in modo che tu puoi facilmente urtarne una banda e sostenerne un'altra, e in brieve tempo rovinarlo. Questo modo dell'ordinare un esercito contro a uno nimico che non si vede ma che si teme,  necessario, ed  cosa utilissima assuefare i tuoi soldati a mettersi insieme e camminare con tale ordine e, nel camminare, ordinarsi per combattere secondo la prima testa e, di poi, ritornare nella forma che si cammina; da quella, fare testa della coda, poi del fianco; da queste, ritornare nella prima forma. I quali esercizii e assuefazioni sono necessarii, volendo avere uno esercito disciplinato e pratico. Nelle quali cose si hanno ad affaticare i capitani e i principi; n  altro la disciplina militare che sapere bene comandare ed eseguire queste cose; n  altro uno esercito disciplinato, che uno esercito che sia bene pratico in su questi ordini; n sarebbe possibile che chi in questi tempi usasse bene simile disciplina, fusse mai rotto. E se questa forma quadrata che io vi ho dimostra,  alquanto difficile, tale difficult  necessaria, pigliandola per esercizio; perch, sappiendo bene ordinarsi e mantenersi in quella, si sapr di poi pi facilmente stare in quelle che non avessono tanta difficult.
ZANOBI  Io credo, come voi dite che questi ordini sieno molto necessarii; e io per me non saprei che mi vi aggiungere o levare. Vero  che io disidero sapere da voi due cose: l'una, se, quando voi volete fare della coda o del fianco, testa, e voi gli volete fare voltare, se questo si comanda con la voce o con il suono; l'altra, se quegli che voi mettete davanti a spianare le strade per fare la via allo esercito, deono essere de' medesimi soldati delle vostre battaglie, oppure altra gente vile, deputata a simile esercizio.
FABRIZIO  La prima vostra domanda importa assai; perch molte volte lo essere i comandamenti de' capitani non bene intesi, o male interpretati, ha disordinato il loro esercito; per le voci con le quali si comanda ne' pericoli deono essere chiare e nette. E se tu comandi con il suono, conviene fare che dall'uno modo all'altro sia tanta differenza, che non si possa scambiare l'uno dall'altro; e, se comandi con le voci, di avere avvertenza di fuggire le voci generali e usare le particolari, e delle particulari fuggire quelle che si potessono interpretare sinistramente. Molte volte il dire: - A dietro! A dietro! - ha fatto rovinare uno esercito; per questa voce si dee fuggire, e, in suo luogo, usare - Ritiratevi! -. Se voi gli volete fare voltare per rimutare testa o per fianco o a spalle, non usate mai: - Voltatevi! - ma dite: - A sinistra! A destra! A spalle! A fronte! -. Cos tutte le altre voci hanno ad essere semplici e nette, come: - Premete! State forti! Innanzi! Tornate! -. E tutte quelle cose che si possono fare con la voce, si facciano; l'altre si facciano con il suono. Quanto agli spianatori, che  la seconda domanda vostra, io fare' fare questo ufficio a' miei soldati proprii, s perch cos si faceva nella antica milizia, s ancora, perch fusse nello esercito meno gente disarmata e meno impedimenti, e ne trarrei d'ogni battaglia quel numero bisognasse, e farei loro pigliare gli istrumenti atti a spianare, e l'armi lasciare a quelle file che fussero loro pi presso, le quali le porterebbero loro, e, venendo il nimico non arebbono a fare altro che ripigliarle e ritornare negli ordini loro.
ZANOBI  Gli istrumenti da spianare chi gli porterebbe?
FABRIZIO  I carri, a portare simili istrumenti, deputati.
ZANOBI  Io dubito che voi non condurresti mai questi vostri soldati a zappare.
FABRIZIO  Di tutto si ragioner nel luogo suo. Per ora io voglio lasciare stare questa parte e ragionare del modo del vivere dello esercito; perch mi pare, avendolo tanto affaticato, che sia tempo da rinfrescarlo e ristorarlo con il cibo. Voi avete ad intendere che uno principe debbe ordinare l'esercito suo pi espedito che sia possibile e torgli tutte quelle cose che gli aggiugnessero carico e gli facessero difficili le imprese. Tra quelle che arrecono pi difficult, sono avere a tenere provvisto l'esercito di vino e di pane cotto. Gli antichi al vino non pensavano, perch, mancandone, beevano acqua tinta con un poco d'aceto per darle sapore; donde che tra le munizioni de' viveri dello esercito era l'aceto e non il vino. Non cocevano il pane ne' forni, come si usa per le cittadi, ma provvedevano le farine; e di quelle ogni soldato a suo modo si sodisfaceva, avendo per condimento lardo e sugna; il che dava, al pane che facevano, sapore e gli manteneva gagliardi. In modo che le provvisioni di vivere per l'esercito erano farine, aceto, lardo e sugna e, per i cavagli, orzo. Avevano, per l'ordinario, branchi di bestiame grosso e minuto che seguiva l'esercito; il quale, per non avere bisogno di essere portato, non dava molto impedimento. Da questo ordine nasceva che uno esercito antico camminava alcuna volta molti giorni per luoghi solitarii e difficili sanza patire disagi di vettovaglie, perch viveva di cose che facilmente se le poteva tirare dietro. Al contrario interviene ne' moderni eserciti; i quali, volendo non mancare del vino e mangiare pane cotto in quegli modi che quando sono a casa, di che non possono fare provvisione a lungo, rimangono spesso affamati, o, se pure ne sono provvisti, si fa con uno disagio e con una spesa grandissima. Pertanto io ritirerei l'esercito mio a questa forma del vivere, n vorrei mangiassono altro pane che quello che per loro medesimi si cocessero. Quanto al vino non proibirei il berne, n che nello esercito ne venisse, ma non userei n industria n fatica alcuna per averne, e nell'altre provvisioni mi governerei al tutto come gli antichi. La quale cosa se considererete bene, vedrete quanta difficult si lieva via, e di quanti affanni e disagi si priva uno esercito e uno capitano, e quanta commodit si dar a qualunque impresa si volesse fare.
ZANOBI  Noi abbiamo vinto il nimico alla campagna, camminato di poi sopra il paese suo; la ragione vuole che si sia fatto prede, taglieggiato terre, preso prigioni; per io vorrei sapere come gli antichi in queste cose si governavano.
FABRIZIO  Ecco che io vi sodisfar. Io credo che voi abbiate considerato, perch altra volta con alcuni di voi ne ho ragionato, come le presenti guerre impoveriscono cos quegli signori che vincono, come quegli che perdono; perch se l'uno perde lo stato, l'altro perde i danari e il mobile suo; il che anticamente non era, perch il vincitore delle guerre arricchiva. Questo nasce da non tenere conto in questi tempi delle prede, come anticamente si faceva, ma si lasciano tutte alla discrezione de' soldati. Questo modo fa due disordini grandissimi: l'uno, quello che io ho detto; l'altro, che il soldato diventa pi cupido del predare e meno osservante degli ordini; e molte volte si  veduto come la cupidit della preda ha fatto perdere chi era vittorioso. I Romani pertanto, che furno principi di questo esercizio, provvidero all'uno e all'altro di questi inconvenienti, ordinando che tutta la preda appartenesse al publico, e che il publico poi la dispensasse come gli paresse. E per avevano negli eserciti i questori, che erano, come diremmo noi, i camarlinghi; appresso a' quali tutte le taglie e le prede si collocavano; di che il consolo si serviva a dar la paga ordinaria a' soldati, a sovvenire i feriti e gl'infermi, e agli altri bisogni dello esercito. Poteva bene il consolo, e usavalo spesso, concedere una preda a' soldati; ma questa concessione non faceva disordine, perch, rotto lo esercito, tutta la preda si metteva in mezzo e distribuivasi per testa secondo le qualit di ciascuno. Il quale modo faceva che i soldati attendevano a vincere e non a rubare; e le legioni romane vincevano il nimico e non lo seguitavano, perch mai non si partivano degli ordini loro; solamente lo seguivano i cavagli con quegli armati leggermente e, se vi erano, altri soldati che legionari. Che se le prede fussero state di chi le guadagnava, non era possibile n ragionevole tenere le legioni ferme, e portavasi molti pericoli. Di qui nasceva pertanto che il publico arricchiva, e ogni consolo portava con gli suoi trionfi nello erario assai tesoro, il quale era tutto di taglie e di prede. Un'altra cosa facevano gli antichi bene considerata; che del soldo che davano a ciascuno soldato, la terza parte volevano che deponesse appresso quello che della sua battaglia portava la bandiera; il quale mai non gliene riconsegnava se non fornita la guerra. Questo facevano mossi da due ragioni: la prima, perch il soldato facesse del suo soldo capitale; perch, essendo la maggior parte giovani e straccurati, quanto pi hanno, tanto pi sanza necessit spendono; l'altra, perch sappiendo che il mobile loro era appresso alla bandiera, fussero forzati averne pi cura e con pi ostinazione difenderla; e cos questo modo gli faceva massai e gagliardi. Le quali cose tutte  necessario osservare, a volere ridurre la milizia ne' termini suoi.
ZANOBI  Io credo che non sia possibile che ad uno esercito, mentre che cammina da luogo a luogo, non scaggia accidenti pericolosi dove bisogni la industria del capitano e la virt de' soldati, volendogli evitare; per io arei caro che voi, occorrendone alcuno, lo narrassi.
FABRIZIO  Io vi contenter volentieri, essendo massimamente necessario, volendo dare di questo esercizio perfetta scienza. Deono i capitani, sopra ogni altra cosa, mentre che camminano con l'esercito, guardarsi dagli agguati; ne' quali si incorre in due modi: o camminando tu entri in quegli, o con arte del nimico vi se' tirato dentro, sanza che tu gli presenta. Al primo caso volendo obviare,  necessario mandare innanzi doppie guardie le quali scuoprano il paese; e tanto maggiore diligenza vi si debba usare, quanto pi il paese fusse atto agli agguati, come sono i paesi selvosi e montuosi, perch sempre si mettono o in una selva o dietro a uno colle. E come lo agguato, non lo prevedendo, ti rovina, cos, prevedendolo, non ti offende. Hanno gli uccegli o la polvere molte volte scoperto il nimico, perch, sempre che il nimico ti venga a trovare, far polverio grande che ti significher la sua venuta. Cos molte volte uno capitano veggendo, ne' luoghi donde egli debbe passare, levare colombi o altri di quegli uccelli che volono in schiera, e aggirarsi e non si porre, ha conosciuto essere quivi lo agguato de' nimici e mandato innanzi sue genti; e, conosciuto quello, ha salvato s e offeso il nimico suo. Quanto al secondo caso di esservi tirato dentro, che questi nostri chiamono essere tirato alla tratta, di stare accorto di non credere facilmente a quelle cose che sono poco ragionevoli ch'elle sieno, come sarebbe: se il nimico ti mettesse innanzi una preda, di credere che in quella sia l'amo e che vi sia dentro nascoso lo inganno. Se gli assai nimici sono cacciati da' tuoi pochi; se pochi nimici assaltono i tuoi assai; se i nimici fanno una subita fuga e non ragionevole; sempre di in tali casi temere di inganno. E non hai a credere mai che il nimico non sappia fare i fatti suoi; anzi, a volerti ingannare meno e a volere portare meno pericolo, quanto  pi debole, quanto  meno cauto il nimico, tanto pi di stimarlo. E hai in questo ad usare due termini diversi, perch tu hai a temerlo con il pensiero e con l'ordine; ma con le parole e con l'altre estrinseche dimostrazioni mostrare di spregiarlo, perch questo ultimo modo fa che i tuoi soldati sperano pi di avere vittoria, quell'altro ti fa pi cauto e meno atto ad essere ingannato. E hai ad intendere che, quando si cammina per il paese nimico, si porta pi e maggiori pericoli che nel fare la giornata. E per il capitano, camminando, dee raddoppiare la diligenza; e la prima cosa che dee fare,  di avere descritto e dipinto tutto il paese per il quale egli cammina, in modo che sappia i luoghi, il numero, le distanze, le vie, i monti, i fiumi, i paludi e tutte le qualit loro: e a fare di sapere questo, conviene abbia a s, diversamente e in diversi modi, quegli che sanno i luoghi, e dimandargli con diligenza, e riscontrare il loro parlare e, secondo i riscontri, notare. Deve mandare innanzi cavagli e, con loro, capi prudenti, non tanto a scoprire il nimico, quanto a speculare il paese, per vedere se riscontra col disegno e con la notizia ch'egli ha avuta di quello. Deve ancora mandare guardate le guide con speranza di premio e timore di pena e, sopra tutto, deve fare che l'esercito non sappia a che fazione egli lo guida; perch non  cosa nella guerra pi utile che tacere le cose che si hanno a fare. E perch uno subito assalto non turbi i tuoi soldati, li di avvertire ch'egli stieno parati con l'armi; perch le cose previse offendono meno. Molti hanno, per fuggire le confusioni del cammino, messo sotto le bandiere i carriaggi e i disarmati, e comandato loro che seguino quelle, acci che, avendosi, camminando, a fermare o a ritirare, lo possano fare pi facilmente, la quale cosa, come utile, io appruovo assai. Debbesi avere ancora quella avvertenza nel camminare, che l'una parte dell'esercito non si spicchi dall'altra, o che, per andare l'uno tosto e l'altro adagio, l'esercito non si assottigli, le quali cose sono cagione di disordine. Per bisogna collocare i capi in lato che mantengano il passo uniforme, ritenendo i troppo solleciti e sollecitando i tardi; il quale passo non si pu meglio regolare che col suono. Debbonsi fare rallargare le vie, acci che sempre una battaglia almeno possa ire in ordinanza. Debbesi considerare il costume e le qualit del nimico, e se ti suole assaltare o da mattino o da mezzo d o da sera, e s'egli  pi potente co' fanti o co' cavagli; e, secondo intendi, ordinarti e provvederti. Ma vegnamo a qualche particolare accidente. Egli occorre qualche volta che, levandoti dinanzi al nimico per giudicarti inferiore, e per questo, non volere fare giornata seco, e venendoti quello a spalle, arrivi alla ripa d'un fiume il quale ti toglie tempo nel passare, in modo che 'l nimico  per raggiungerti e per combatterti. Hanno alcuni, che si sono trovati in tale pericolo, cinto l'esercito loro dalla parte di dietro con una fossa, e quella ripiena di stipa e messovi fuoco; di poi passato con l'esercito sanza potere essere impediti dal nimico, essendo quello da quel fuoco che era di mezzo ritenuto.
ZANOBI  E mi  duro a credere che cotesto fuoco li possa ritenere, massime perch mi ricorda avere udito come Annone cartaginese, essendo assediato da' nimici, si cinse, da quella parte che voleva fare eruzione, di legname e messevi fuoco; donde che, i nimici non essendo intenti da quella parte a guardarlo, fece sopra quelle fiamme passare il suo esercito, faccendo tenere a ciascuno gli scudi al viso per difendersi dal fuoco e dal fumo.
FABRIZIO  Voi dite bene; ma considerate come io ho detto e come fece Annone; perch io dissi che fecero una fossa e la riempierono di stipa; in modo che, chi voleva passare, aveva a contendere con la fossa e col fuoco. Annone fece il fuoco sanza la fossa; e perch lo voleva passare, non lo dovette fare gagliardo, perch, ancora sanza la fossa l'arebbe impedito. Non sapete voi che Nabide spartano, sendo assediato in Sparta da' Romani, messe fuoco in parte della sua terra per impedire il passo a' Romani, i quali erano di gi entrati dentro? E mediante quelle fiamme, non solamente imped loro il passo, ma gli ributt fuora. Ma torniamo alla materia nostra. Quinto Lutazio romano, avendo alle spalle i Cimbri e arrivato ad uno fiume, perch il nimico gli desse tempo a passare, mostr di dare tempo a lui al combatterlo; e per finse di volere alloggiare quivi, e fece fare fosse e rizzare alcuno padiglione e mand alcuni cavagli per i campi a saccomanno; tanto che, credendo i Cimbri ch'egli alloggiasse, ancora essi alloggiarono e si divisero in pi parti per provvedere a' viveri; di che essendosi Lutazio accorto, pass il fiume sanza potere essere impedito da loro. Alcuni, per passare uno fiume non avendo ponte, lo hanno derivato e una parte tiratasi dietro alle spalle; e l'altra di poi, divenuta pi bassa, con facilit passata. Quando i fiumi sono rapidi, a volere che le fanterie passino pi sicuramente, si mettono i cavagli pi possenti dalla parte di sopra, che sostengano l'acqua, e un'altra parte di sotto, che soccorra i fanti, se alcuno dal fiume nel passare ne fusse vinto. Passansi ancora i fiumi che non si guadano, con ponti, con barche, con otri; e per  bene avere ne' suoi eserciti attitudine a potere fare tutte queste cose. Occorre alcuna volta che, nel passare uno fiume, il nimico opposto dall'altra ripa t'impedisce. A volere vincere questa difficult non ci conosco esemplo da imitare migliore che quello di Cesare; il quale, avendo lo esercito suo alla riva d'un fiume in Francia, ed essendogli impedito il passare da Vergingetorige franzese il quale dall'altra parte del fiume aveva le sue genti, cammin pi giornate lungo il fiume, e il simile faceva il nimico. E avendo Cesare fatto uno alloggiamento in uno luogo selvoso e atto a nascondere gente, trasse da ogni legione tre coorti e fecele fermare in quello luogo, comandando loro che, subito che fusse partito, gittassero uno ponte e lo fortificassero, ed egli con l'altre sue genti seguit il cammino. Donde che Vergingetorige vedendo il numero delle legioni, credendo che non ne fusse rimasa parte a dietro, segu ancora egli il camminare; ma Cesare, quando credette che il ponte fusse fatto, se ne torn indietro e, trovato ogni cosa ad ordine, pass il fiume sanza difficult.
ZANOBI  Avete voi regola alcuna a conoscere i guadi?
FABRIZIO  S, abbiamo. Sempre il fiume in quella parte la quale  tra l'acqua che stagna e la corrente, che fa a chi vi riguarda come una riga, ha meno fondo ed  luogo pi atto a essere guadato che altrove; perch sempre in quello luogo il fiume ha posto pi, e ha tenuto pi in collo di quella materia che per il fondo trae seco. La quale cosa, perch  stata esperimentata assai volte,  verissima.
ZANOBI  Se egli avviene che il fiume abbia sfondato il guado, tale che i cavagli vi si affondino, che rimedio ne date?
FABRIZIO  Fare graticci di legname e porgli nel fondo del fiume e, sopra quegli, passare. Ma seguitiamo il ragionamento nostro. S'egli accade che uno capitano si conduca col suo esercito tra due monti e che non abbia se non due vie a salvarsi, o quella davanti o quella di dietro, e quelle sieno da' nimici occupate, ha, per rimedio, di far quello che alcuno ha per l'addietro fatto; il che : fare dalla parte di dietro una fossa grande e difficile a passare, e mostrare al nimico di volere con quella ritenerlo, per potere con tutte le forze sanza avere a temere di dietro, fare forza per quella via che davanti resta aperta. Il che credendo i nimici, si fecero forti di verso la parte aperta e abbandonarono la chiusa, e quello allora gitt uno ponte di legname a tale effetto ordinato sopra la fossa, e da quella parte sanza alcuno impedimento pass e liberossi dalle mani del nimico. Lucio Minuzio, consolo romano, era in Liguria con gli eserciti, ed era stato da' nimici rinchiuso tra certi monti donde non poteva uscire. Pertanto mand quello alcuni soldati di Numidia a cavallo, ch'egli aveva nel suo esercito, i quali erano male armati e sopra cavagli piccoli e magri, verso i luoghi che erano guardati da' nimici, i quali, nel primo aspetto, fecero che i nimici si missero insieme a difendere il passo; ma, poi che viddero quelle genti male in ordine e, secondo loro, male a cavallo, stimandogli poco, allargarono gli ordini della guardia. Di che come i Numidi si avviddero, dato di sproni a' cavagli e fatto impeto sopra di loro, passarono sanza che quegli vi potessero fare alcuno rimedio; i quali passati, guastando e predando il paese, costrinsero i nimici a lasciare il passo libero allo esercito di Lucio. Alcuno capitano che si  trovato assaltato da gran moltitudine di nemici, si  ristretto insieme e dato al nimico facult di circundarlo tutto, e di poi, da quella parte ch'egli l'ha conosciuto pi debole, ha fatto forza e, per quella via, si ha fatto fare luogo, e salvatosi. Marco Antonio andando ritirandosi dinanzi all'esercito de' Parti, s'accorse come i nimici ogni giorno al fare del d, quando si moveva, lo assaltavano e, per tutto il cammino, lo infestavano; di modo che prese per partito di non partire prima che a mezzogiorno. Tale che i Parti, credendo che per quel giorno egli non volesse disalloggiare, se ne tornarono alle loro stanze; e Marco Antonio poto di poi tutto il rimanente d camminare sanza alcuna molestia. Questo medesimo, per fuggire il saettume de' Parti, comand alle sue genti che quando i Parti venivano verso di loro, s'inginocchiassero, e la seconda fila delle battaglie ponesse gli scudi in capo alla prima, la terza alla seconda, la quarta alla terza, e cos successive; tanto che tutto lo esercito veniva ad essere come sotto uno tetto e difeso dal saettume nimico. Questo  tanto quanto mi occorre dirvi che possa a uno esercito, camminando, intervenire; per quando a voi non occorra altro, io passer ad un'altra parte.

 LIBRO SESTO.

ZANOBI  Io credo che sia bene, poich si debbe mutare ragionamento, che Batista pigli l'ufficio suo e io deponga il mio; e verreno in questo caso ad imitare i buoni capitani, secondo che io intesi gi qui dal signore; i quali pongono i migliori soldati dinanzi e di dietro all'esercito, parendo loro necessario avere davanti chi gagliardamente appicchi la zuffa e chi, di dietro, gagliardamente la sostenga. Cosimo, pertanto, cominci questo ragionamento prudentemente, e Batista prudentemente lo finir. Luigi ed io l'abbiamo in questi mezzi intrattenuto. E come ciascuno di noi ha presa la parte sua volentieri, cos non credo che Batista sia per ricusarla.
BATISTA  Io mi sono lasciato governare infino a qui; cos sono per lasciarmi per lo avvenire. Pertanto, signore, siate contento di seguitare i ragionamenti vostri e, se noi v'interrompiamo con queste pratiche, abbiateci per escusati.
FABRIZIO  Voi mi fate, come gi vi dissi, cosa gratissima; perch questo vostro interrompermi non mi toglie fantasia, anzi me la rinfresca. Ma, volendo seguitare la materia nostra, dico come ormai  tempo che noi alloggiamo questo nostro esercito; perch voi sapete che ogni cosa disidera il riposo, e sicuro, perch riposarsi, e non si riposare sicuramente, non  riposo perfetto. Dubito bene che da voi non si fusse disiderato che io l'avessi prima alloggiato, di poi fatto camminare e, in ultimo, combattere; e noi abbiamo fatto al contrario. A che ci ha indotto la necessit, perch, volendo mostrare, camminando, come uno esercito si riduceva dalla forma del camminare a quella dell'azzuffarsi, era necessario avere prima mostro come si ordinava alla zuffa. Ma, tornando alla materia nostra, dico che, a volere che lo alloggiamento sia sicuro, conviene che sia forte e ordinato. Ordinato lo fa la industria del capitano, forte lo fa o il sito o l'arte. I Greci cercavano de' siti forti, e non si sarebbero mai posti dove non fusse stata o grotta o ripa di fiume o moltitudine di arbori, o altro naturale riparo che gli difendesse. Ma i Romani non tanto alloggiavano sicuri dal sito quanto dall'arte; n mai sarebbero alloggiati ne' luoghi dove eglino non avessero potuto, secondo la disciplina loro, distendere tutte le loro genti. Di qui nasceva che i Romani potevano tenere una forma d'alloggiamento, perch volevano che il sito ubbidisse a loro, non loro al sito. Il che non potevano osservare i Greci, perch, ubbidendo al sito e variando i siti di forma, conveniva che ancora eglino variassero il modo dello alloggiare e la forma degli loro alloggiamenti. I Romani adunque, dove il sito mancava di fortezza, supplivano con l'arte e con la industria. E perch io, in questa mia narrazione, ho voluto che si imitino i Romani, non mi partir nel modo dello alloggiare da quegli, non osservando per al tutto gli ordini loro, ma prendendone quella parte quale mi pare che a' presenti tempi si confaccia. Io vi ho detto pi volte come i Romani avevano, negli loro eserciti consolari, due legioni d'uomini romani, i quali erano circa undicimila fanti e seicento cavagli; e di pi avevano altri undicimila fanti di gente mandata dagli amici in loro aiuto: n mai negli loro eserciti avevano pi soldati forestieri che romani, eccetto che di cavagli, i quali non si curavano passassero il numero delle legioni loro; e, come in tutte l'azioni loro, mettevano le legioni in mezzo e, gli ausiliari da lato. Il quale modo osservavano ancora nello alloggiarsi, come per voi medesimi avete potuto leggere in quegli che scrivono le cose loro; e per io non sono per narrarvi appunto come quegli alloggiassero, ma per dirvi solo con quale ordine io al presente alloggerei il mio esercito, e voi allora conoscerete quale parte io abbia tratta da' modi romani. Voi sapete che, all'incontro di due legioni romane, io ho preso due battaglioni di fanti, di semila fanti e trecento cavagli utili per battaglione, e in che battaglie, in che arme, in che nomi io li ho divisi. Sapete come nell'ordinare l'esercito a camminare e a combattere, io non ho fatto menzione d'altre genti, ma solo ho mostro come, raddoppiando le genti, non si aveva se non a raddoppiare gli ordini. Ma volendo, al presente, mostrarvi il modo dello alloggiare, mi pare da non stare solamente con due battaglioni, ma da ridurre insieme uno esercito giusto, composto, a similitudine del romano, di due battaglioni e di altrettante genti ausiliarie. Il che fo, perch la forma dello alloggiamento sia pi perfetta, alloggiando uno esercito perfetto; la quale cosa nelle altre dimostrazioni non mi  paruta necessaria. Volendo adunque alloggiare uno esercito giusto di ventiquattro mila fanti e di dumila cavagli utili, essendo diviso in quattro battaglioni, due di gente propria e due di forestieri, terrei questo modo. Trovato il sito dove io volessi alloggiare, rizzerei la bandiera capitana e, intorno, le disegnerei uno quadro che avesse ogni faccia discoste da lei cinquanta braccia; delle quali qualunque, l'una guardasse l'una delle quattro regioni del cielo, come  levante, ponente, mezzod e tramontana; tra 'l quale spazio vorrei che fusse lo alloggiamento del capitano. E perch io credo che sia prudenza, e perch cos in buona parte facevano i Romani, dividerei gli armati da' disarmati e separerei gli uomini impediti dagli espediti. Io alloggerei tutti, o la maggior parte degli armati, dalla parte di levante, e i disarmati e gli impediti dalla parte di ponente, faccendo levante la testa e ponente le spalle dello alloggiamento e mezzod e tramontana fussero i fianchi. E per distinguere gli alloggiamenti degli armati, terrei questo modo: io moverei una linea dalla bandiera capitana e la guiderei verso levante per uno spazio di secentottanta braccia. Farei di poi due altre linee che mettessero in mezzo quella e fussero di lunghezza quanto quella, ma distante ciascuna da lei quindici braccia; nella estremit delle quali vorrei fusse la porta di levante, e lo spazio, che  tra le due estreme linee, facesse una via che andasse dalla porta allo alloggiamento del capitano; la quale verrebbe ad essere larga trenta braccia e lunga secento trenta (perch cinquanta braccia ne occuperebbe lo aloggiamento del capitano) e chiamassesi questa la via capitana; movessesi di poi un'altra via dalla porta di mezzod infino alla porta di tramontana, e passasse per la testa della via capitana e rasente lo alloggiamento del capitano di verso levante, la quale fusse lunga mille dugento cinquanta braccia (perch occuperebbe tutta la larghezza dello alloggiamento) e fusse larga pure trenta braccia e si chiamasse la via di croce. Disegnato adunque che fusse lo alloggiamento del capitano e queste due vie, si cominciassero a disegnare gli alloggiamenti de' due battaglioni proprii; e uno ne alloggerei da mano destra della via capitana, e uno da sinistra. E per, passato lo spazio che tiene la larghezza della via di croce, porrei trentadue alloggiamenti dalla parte sinistra della via capitana, e trentadue dalla parte destra, lasciando, tra il sedicesimo e diciassettesimo alloggiamento, uno spazio di trenta braccia; il che servisse a una via traversa che attraversasse per tutti gli alloggiamenti de' battaglioni, come nella distribuzione d'essi si vedr. Di questi due ordini di alloggiamenti, ne' primi delle teste, che verrebbero ad essere appiccati alla via di croce, alloggerei i capi degli uomini d'arme; ne' quindici alloggiamenti che da ogni banda seguissono appresso, le loro genti d'arme, che, avendo ciascuno battaglione centocinquanta uomini d'arme, toccherebbe dieci uomini d'arme per alloggiamento. Gli spazi degli alloggiamenti de' capi fussero, per larghezza, quaranta e, per lunghezza, dieci braccia. E notisi che, qualunque volta io dico larghezza, significo lo spazio da mezzod a tramontana, e, dicendo lunghezza, quello da ponente a levante. Quegli degli uomini d'arme fussero quindici braccia per lunghezza e trenta per larghezza. Negli altri quindici alloggiamenti che da ogni parte seguissono (i quali arebbero il principio loro passata la via traversa e che arebbero il medesimo spazio che quegli degli uomini d'arme) alloggerei i cavagli leggieri; de' quali, per essere centocinquanta, ne toccherebbe dieci cavagli per alloggiamento; e nel sedecimo che ne restasse, alloggerei il capo loro, dandogli quel medesimo spazio che si d al capo degli uomini d'arme. E cos gli alloggiamenti de' cavagli de' due battaglioni verrebbero a mettere in mezzo la via capitana e dare regola agli alloggiamenti delle fanterie, come io narrer. Voi avete notato come io ho alloggiato i trecento cavagli d'ogni battaglione, con gli loro capi, in trentadue alloggiamenti posti in su la via capitana e cominciati dalla via di croce; come dal sestodecimo al diciassettesimo resta uno spazio di trenta braccia per fare una via traversa. Volendo pertanto alloggiare le venti battaglie che hanno i due battaglioni ordinarii, porrei gli alloggiamenti d'ogni due battaglie dietro gli alloggiamenti de' cavagli, che avessero ciascuno, di lunghezza, quindici braccia e, di larghezza, trenta come quegli de' cavagli, e fussero congiunti dalla parte di dietro, che toccassero l'uno l'altro. E in ogni primo alloggiamento, da ogni banda, che viene appiccato con la via di croce, alloggerei il connestabole d'una battaglia, che verrebbe a rispondere allo alloggiamento del capo degli uomini d'arme; ed arebbe questo alloggiamento solo di spazio, per lunghezza, venti braccia e, per lunghezza, dieci. Negli altri quindici alloggiamenti, che da ogni banda seguissono dopo questo infino alla via traversa, alloggerei da ogni parte una battaglia di fanti, che, essendo quattrocentocinquanta, ne toccherebbe per alloggiamento trenta. Gli altri quindici alloggiamenti porrei continui, da ogni banda, a quegli de' cavagli leggieri, con gli medesimi spazi, dove alloggerei da ogni parte un'altra battaglia di fanti. E nell'ultimo alloggiamento porrei da ogni parte il connestabole della battaglia, che verrebbe ad essere appiccato con quello del capo de' cavagli leggieri, con lo spazio di dieci braccia per lunghezza e di venti per larghezza. E cos questi due primi ordini di alloggiamenti sarebbero mezzi di cavagli e mezzi di fanti. E perch io voglio, come nel suo luogo vi dissi, che questi cavagli sieno tutti utili, e per questo non avendo famigli che, nel governare i cavagli o nell'altre cose necessarie, gli sovvenissono, vorrei che questi fanti che alloggiassero dietro a' cavagli, fussero obligati ad aiutargli provvedere e governare a' padroni, e per questo fussero esenti dall'altre fazioni del campo; il quale modo era osservato da' Romani. Lasciato di poi, dopo questi alloggiamenti, da ogni parte, uno spazio di trenta braccia che facesse via e chiamassesi l'una, prima via a mano destra, e l'altra, prima via a sinistra, porrei da ogni banda un altro ordine di trentadue alloggiamenti doppi, che voltassero la parte di dietro l'uno all'altro, con gli medesimi spazi che quegli ho detti, e divisi dopo i sedecimi nel medesimo modo, per fare la via traversa; dove alloggerei da ogni lato quattro battaglie di fanti con i connestaboli nelle teste da pi e da capo. Lasciato di poi, da ogni lato, un altro spazio di trenta braccia che facesse via, che si chiamasse da una parte, la seconda via a man destra, e dall'altra parte, la seconda via a sinistra, metterei un altro ordine da ogni banda di trentadue alloggiamenti doppi, con le medesime distanze e divisioni; dove alloggerei da ogni lato altre quattro battaglie con gli loro connestaboli. E cos verrebbero ad essere alloggiati, in tre ordini d'alloggiamenti per banda, i cavagli e le battaglie degli due battaglioni ordinarii, e metterebbero in mezzo la via capitana. I due battaglioni ausiliarii, perch io gli fo composti de' medesimi uomini, alloggerei da ogni parte di questi due battaglioni ordinarii, con gli medesimi ordini di alloggiamenti, ponendo prima uno ordine di alloggiamenti doppi dove alloggiassono mezz'i cavagli e mezz'i fanti, discosto trenta braccia dagli altri, per fare una via che si chiamasse, l'una, terza via a man destra, e l'altra, terza via a sinistra. E di poi farei da ogni lato due altri ordini di alloggiamenti, nel medesimo modo distinti e ordinati che sono quegli de' battaglioni ordinarii, che farebbero due altre vie; e tutte quante si chiamassono dal numero e dalla mano dov'elle fussero collocate. In modo che tutta quanta questa banda di esercito verrebbe ad essere alloggiata in dodici ordini d'alloggiamenti doppi, e in tredici vie, computando la via capitana e quella di croce. Vorrei restasse uno spazio, dagli alloggiamenti al fosso, di cento braccia intorno intorno. E se voi computerete tutti questi spazi, vedrete che dal mezzo dello alloggiamento del capitano alla porta di levante sono secentottanta braccia. Restaci ora due spazi, de' quali, uno  dallo alloggiamento del capitano alla porta di mezzod, l'altro  da quello alla porta di tramontana; che viene ad essere ciascuno, misurandolo dal punto del mezzo, secentoventicinque braccia. Tratto di poi da ciascuno di questi spazi cinquanta braccia, che occupa l'alloggiamento del capitano, e quarantacinque braccia di piazza, che io gli voglio dare da ogni lato, e trenta braccia di via, che divida ciascuno di detti spazi nel mezzo, e cento braccia che si lasciano da ogni parte tra gli alloggiamenti e il fosso, resta da ogni banda uno spazio per alloggiamenti largo quattrocento braccia e lungo cento, misurando la lunghezza con lo spazio che tiene l'alloggiamento del capitano. Dividendo adunque per il mezzo dette lunghezze, si farebbe da ciascuna mano del capitano quaranta alloggiamenti lunghi cinquanta braccia e larghi venti, che verrebbero ad essere in tutto ottanta alloggiamenti; ne' quali si alloggerebbe i capi generali de' battaglioni, i camarlinghi, i maestri di campi e tutti quegli che avessono ufficio nello esercito, lasciandone alcuno voto per gli forestieri che venissono e per quegli che militassero per grazia del capitano. Dalla parte di dietro dello alloggiamento del capitano moverei una via da mezzod a tramontana, larga trenta braccia, e chiamassesi la via di testa, la quale verrebbe ad essere posta lungo gli ottanta alloggiamenti detti, perch questa via e la via di croce metterebbero in mezzo l'alloggiamento del capitano e gli ottanta alloggiamenti che gli fussero da' fianchi. Da questa via di testa, e di rincontro allo alloggiamento del capitano, moverei un'altra via che andasse da quella alla porta di ponente, larga pure trenta braccia, e rispondesse per sito e per lunghezza alla via capitana e si chiamasse la via di piazza. Poste queste due vie ordinerei la piazza dove si facesse il mercato; la quale porrei nella testa della via di piazza, all'incontro allo alloggiamento del capitano, ed appiccata con la via di testa; e vorrei ch'ella fusse quadra, e le consegnerei novantasei braccia per quadro. E da man destra e man sinistra di detta piazza farei due ordini d'alloggiamenti, che ogni ordine avesse otto alloggiamenti doppi, i quali occupassero per lunghezza dodici braccia e per larghezza trenta; s che verrebbero ad essere da ogni mano della piazza che la mettessono in mezzo, sedici alloggiamenti che sarebbero in tutto trentadue; ne' quali alloggerei quegli cavagli che avanzassero a' battaglioni ausiliarii; e quando questi non bastassero, consegnerei loro alcuni di quegli alloggiamenti che mettono in mezzo il capitano, e massime di quegli che guardano verso i fossi. Restanci ora ad alloggiare le picche e i veliti estraordinarii che ha ogni battaglione; che sapete, secondo l'ordine nostro, come ciascuno ha, oltre alle dieci battaglie, mille picche estraordinarie e cinquecento veliti; talmente che i due battaglioni proprii hanno dumila picche estraordinarie e mille veliti estraordinarii e gli ausiliarii quanto quegli; di modo che si viene ancora avere ad alloggiare semila fanti, i quali tutti alloggerei nella parte di verso ponente e lungo i fossi. Dalla punta adunque della via di testa e di verso tramontana lasciando lo spazio delle cento braccia da quegli al fosso, porrei uno ordine di cinque alloggiamenti doppi, che tenessero tutti settantacinque braccia per lunghezza e sessanta per larghezza; tale che, divisa la larghezza, toccherebbe a ciascuno alloggiamento quindici braccia per lunghezza e trenta per larghezza. E perch sarebbero dieci alloggiamenti, alloggerebbero trecento fanti, toccando ad ogni alloggiamento trenta fanti. Lasciando di poi uno spazio di trentun braccio, porrei in simile modo e con simili spazi un altro ordine di cinque alloggiamenti doppi, e di poi un altro, tanto che fossero cinque ordini di cinque alloggiamenti doppi; che verrebbero ad essere cinquanta alloggiamenti posti per linea retta dalla parte di tramontana, distanti tutti da' fossi cento braccia, che alloggerebbero mille cinquecento fanti. Voltando di poi in su la mano sinistra verso la porta di ponente, porrei in tutto quel tratto che fusse da loro a detta porta, cinque altri ordini d'alloggiamenti doppi, co' medesimi spazi e co' medesimi modi; vero  che dall'uno ordine all'altro non sarebbe pi che quindici braccia di spazio, ne' quali si alloggerebbero ancora mille cinquecento fanti; e cos dalla porta di tramontana a quella di ponente, come girano i fossi in cento alloggiamenti, compartiti in dieci ordini di cinque alloggiamenti doppi per ordine, si alloggerebbero tutte le picche e i veliti estraordinarii de' battaglioni proprii. E cos dalla porta di ponente a quella di mezzod, come girano i fossi nel medesimo modo appunto in altri dieci ordini di dieci alloggiamenti per ordine, si alloggerebbero le picche e i veliti estraordinarii de' battaglioni ausiliarii. I capi ovvero i connestaboli loro, potrebbero pigliarsi quegli alloggiamenti paressono loro pi commodi dalla parte di verso i fossi. L'artiglierie disporrei per tutto lungo gli argini de' fossi; ed in tutto l'altro spazio che restasse di verso ponente, alloggerei tutti i disarmati e tutti gli impedimenti del campo. E hassi ad intendere che, sotto questo nome di impedimenti, come voi sapete, gli antichi intendevano tutto quel traino e tutte quelle cose che sono necessarie a uno esercito, fuora de' soldati, come sono: legnaiuoli, fabbri, maniscalchi, scarpellini, ingegneri, bombardieri, ancora che quegli si potessero mettere nel numero degli armati, mandriani con le loro mandrie di castroni e buoi che per vivere dello esercito bisognano e, di pi, maestri d'ogni arte, insieme co' carriaggi publici delle munizioni publiche, pertinenti al vivere e allo armare. N distinguerei particolarmente questi alloggiamenti; solo disegnerei le vie che non avessero ad essere occupate da loro; di poi gli altri spazi che tra le vie restassero, che sarebbero quattro, consegnerei in genere a tutti i detti impedimenti, cio l'uno a' mandriani, l'altro agli artefici e maestranze, l'altro a carriaggi publici de' viveri, il quarto a quegli dell'armare. Le vie, le quali io vorrei si lasciassero sanza occuparle, sarebbero la via di piazza, la via di testa e, di pi, una via che si chiamasse la via di mezzo; la quale si partisse da tramontana e andasse verso mezzod e passasse per il mezzo della via di piazza, la quale dalla parte di ponente facesse quello effetto che fa la via traversa dalla parte di levante. E, oltre a questo, una via che girasse dalla parte di dentro, lungo gli alloggiamenti delle picche e de' veliti estraordinarii. E tutte queste vie fussero larghe trenta braccia. E l'artiglierie disporrei lungo i fossi del campo dalla parte di drento.
BATISTA  Io confesso non me ne intendere; n credo anche che a dire cos mi sia vergogna, non sendo questo mio esercizio. Nondimanco, questo ordine mi piace assai; solo vorrei che voi mi solvessi questi dubbi: l'uno, perch voi fate le vie e gli spazi d'intorno s larghi; l'altro, che mi d pi noia, , questi spazi che voi disegnate per gli alloggiamenti, come eglino hanno a essere usati.
FABRIZIO  Sappiate che io fo le vie tutte larghe trenta braccia, acci che per quelle possa andare una battaglia di fanti in ordinanza, che, se bene vi ricorda, vi dissi come per larghezza tiene ciascuna dalle venticinque alle trenta braccia. Che lo spazio il quale  tra il fosso e gli alloggiamenti sia cento braccia,  necessario, perch vi si possano maneggiare le battaglie e l'artiglierie, condurre per quello le prede e, bisognando, avere spazio da ritirarsi con nuovi fossi e nuovi argini. Stanno meglio ancora gli alloggiamenti discosto assai da' fossi, per essere pi discosto a' fuochi e alle altre cose che potesse trarre il nimico per offesa di quegli. Quanto alla seconda domanda, la intenzione mia non  che ogni spazio da me disegnato sia coperto da uno padiglione solo, ma sia usato come torna commodit a quegli che vi alloggiano, o con pi o con manco tende, pure che non si esca de' termini di quello. E a disegnare questi alloggiamenti, conviene sieno uomini pratichissimi e architettori eccellenti; i quali, subito che 'l capitano ha eletto il luogo, gli sappiano dare la forma e distribuirlo, distinguendo le vie, dividendo gli alloggiamenti con corde e con aste in modo, praticamente, che subito sieno ordinati e divisi. E a volere che non nasca confusione conviene voltare sempre il campo in uno medesimo modo, acci che ciascuno sappia in quale via, in quale spazio egli ha a trovare il suo alloggiamento. E questo si dee osservare in ogni tempo, in ogni luogo, e in maniera che paia una citt mobile, la quale, dovunque va, porti seco le medesime vie, le medesime case e il medesimo aspetto; la quale cosa non possono osservare coloro i quali, cercando di siti forti, hanno a mutare forma secondo la variazione del sito. Ma i Romani facevano forte il luogo co' fossi, col vallo e con gli argini, perch facevano uno steccato intorno al campo e, innanzi a quello, la fossa, per l'ordinario larga sei braccia e fonda tre; i quali spazi accrescevano, secondo che volevano dimorare in uno luogo e secondo che temevano il nimico. Io per me al presente non farei lo steccato, se gi io non volessi vernare in uno luogo. Farei bene la fossa e l'argine non minore che la detta, ma maggiore secondo la necessit, farei ancora, rispetto all'artiglierie, sopra ogni canto dello alloggiamento un mezzo circulo di fosso, dal quale le artiglierie potessero battere per fianco chi venisse a combattere i fossi. In questo esercizio di sapere ordinare uno alloggiamento si deono ancora esercitare i soldati e fare, con quello, i ministri pronti a disegnarlo e i soldati presti a cognoscere i luoghi loro. N cosa alcuna  difficile, come nel luogo suo pi largamente si dir. Perch io voglio passare per ora alle guardie del campo, perch, sanza la distribuzione delle guardie, tutte l'altre fatiche sarebbero vane.
BATISTA  Avanti che voi passiate alle guardie, vorrei mi dicessi: quando altri vuole porre gli alloggiamenti propinqui al nimico, che modi si tengono? perch io non so come vi sia tempo a potergli ordinare sanza pericolo.
FABRIZIO  Voi avete a sapere questo: che niuno capitano alloggia propinquo al nimico, se non quello che  disposto fare la giornata qualunque volta il nimico voglia; e quando altri  cos disposto, non ci  pericolo se non ordinario; perch si ordinano le due parti dello esercito a fare la giornata, e l'altra parte fa gli alloggiamenti. I Romani in questo caso davano questa via di fortificare gli alloggiamenti a' triari, ed i principi e gli astati stavano in arme. Questo facevano perch, essendo i triari gli ultimi a combattere, erano a tempo, se il nimico veniva, a lasciare l'opera e pigliare l'armi e entrare ne' luoghi loro. Voi, a imitazione de' Romani, aresti a far fare gli alloggiamenti a quelle battaglie che voi volessi mettere nella ultima parte dello esercito in luogo de' triarii. Ma torniamo a ragionare delle guardie. E' non mi pare avere trovato, appresso agli antichi, che per guardare il campo la notte tenessero guardie fuora de' fossi discosto, come si usa oggi, le quali chiamano ascolte. Il che credo facessero, pensando che facilmente lo esercito ne potesse restare ingannato per la difficult che  nel rivederle, e per potere essere quelle o corrotte o oppresse dal nimico; in modo che fidarsi o in parte o in tutto di loro giudicavano pericoloso. E per tutta la forza della guardia era dentro a' fossi; la quale facevano con una diligenza e con uno ordine grandissimo, punendo capitalmente qualunque da tale ordine deviava. Il quale, come era da loro ordinato non vi dir altrimenti, per non vi tediare, potendo per voi medesimi vederlo quando, infino a ora, non l'avessi veduto. Dir solo brevemente quello che per me si farebbe. Io farei stare per l'ordinario ogni notte il terzo dell'esercito armato e, di quello, la quarta parte sempre in pi; la quale sarebbe distribuita per tutti gli argini e per tutti i luoghi dello esercito con guardie doppie poste da ogni quadro di quello; delle quali, parte stessono saldi, parte continuamente andassero dall'uno canto dello alloggiamento all'altro. E questo ordine che io dico, osserverei ancora di giorno quando io avessi il nimico propinquo. Quanto a dare il nome, e quello rinnovare ogni sera e fare l'altre cose che in simili guardie si usano, per essere cose note, non ne parler altrimenti. Solo ricorder una cosa, per essere importantissima e che genera molto bene osservandola, e, non la osservando, molto male; la quale , che si usi gran diligenza di chi la sera non alloggia dentro al campo e di chi vi viene di nuovo. E questo  facile cosa rivedere a chi alloggia con quello ordine che noi abbiamo disegnato; perch, avendo ogni alloggiamento il numero degli uomini determinato,  facile cosa vedere se vi manca o se vi avanza uomini, e, quando ve ne manca sanza licenza, punirgli come fuggitivi, e, se ve ne avanza, intendere chi sono, quello che fanno e dell'altre condizioni loro. Questa diligenza fa che il nimico non pu, se non con difficult, tenere pratica co' tuoi capi ed essere consapevole de' tuoi consigli. La quale cosa se da' Romani non fusse stata osservata con diligenza, non poteva Claudio Nerone, avendo Annibale appresso, partirsi da' suoi alloggiamenti ch'egli aveva in Lucania, e andare e tornare dalla Marca, sanza che Annibale ne avesse presentito alcuna cosa. Ma egli non basta fare questi ordini buoni, se non si fanno con una gran severit osservare; perch non  cosa che voglia tanta osservanza, quanta si ricerca in uno esercito. Per le leggi a fortificazione di quello deono essere aspre e dure, e lo esecutore durissimo. I Romani punivano di pena capitale chi mancava nelle guardie, chi abbandonava il luogo che gli era dato a combattere, chi portava cosa alcuna di nascosto fuora degli alloggiamenti, se alcuno dicesse avere fatta qualche cosa egregia nella zuffa e non l'avesse fatta, se alcuno avesse combattuto fuora del comandamento del capitano, se alcuno avesse per timore gittato via l'armi. E quando egli occorreva che una coorte o una legione intera avesse fatto simile errore, per non gli fare morire tutti, gl'imborsavano tutti e ne traevano la decima parte, e quegli morivano. La quale pena era in modo fatta che, se ciascuno non la sentiva, ciascuno nondimeno la temeva. E perch dove sono le punizioni grandi, vi deono essere ancora i premi, a volere che gli uomini ad un tratto temano o sperino, egli avevano proposti premi a ogni egregio fatto: come a colui che, combattendo, salvava la vita ad uno suo cittadino, a chi prima saliva sopra il muro delle terre nimiche, a chi prima entrava negli alloggiamenti de' nimici, a chi avesse, combattendo, ferito o morto il nimico, a chi lo avesse gittato da cavallo. E cos qualunque atto virtuoso era da' consoli riconosciuto e premiato e, publicamente, da ciascuno lodato; e quegli che conseguitavano doni per alcuna di queste cose, oltre alla gloria e alla fama che ne acquistavano tra' soldati, poi ch'egli erano tornati nella patria, con solenni pompe e con gran dimostrazioni tra gli amici e parenti le dimostravano. Non  adunque maraviglia se quel popolo acquist tanto imperio, avendo tanta osservanza di pena e di merito verso di quegli che, o per loro bene o per loro male operare, meritassono o lode o biasimo; delle quali cose converrebbe osservare la maggior parte. N mi pare da tacere un modo di pena da loro osservato; il quale era che, come il reo era, innanzi al tribuno o il consolo, convinto, era da quello leggermente con una verga percosso; dopo la quale percossa, al reo era lecito fuggire e a tutti i soldati ammazzarlo; in modo che subito ciascuno gli traeva o sassi o dardi, o con altre armi lo percoteva; di qualit ch'egli andava poco vivo e radissimi ne campavano; e a quegli tali campati non era lecito tornare a casa, se non con tanti incommodi e ignominie, ch'egli era molto meglio morire. Vedesi questo modo essere quasi osservato da' Svizzeri, i quali fanno i condannati ammazzare popularmente dagli altri soldati. Il che  bene considerato e ottimamente fatto; perch, a volere che uno non sia defensore d'uno reo, il maggiore rimedio che si truovi  farlo punitore di quello; perch con altro rispetto lo favorisce e con altro disiderio brama la punizione sua, quando egli proprio ne  esecutore, che quando la esecuzione perviene ad uno altro. Volendo adunque che uno non sia negli errori sua favorito da uno popolo, gran rimedio  fare che il popolo l'abbia egli a giudicare. A fortificazione di questo si pu addurre lo esemplo di Manlio Capitolino; il quale, essendo accusato dal senato, fu difeso dal popolo infino a tanto che non ne divent giudice; ma, diventato arbitro nella causa sua, lo condann a morte.  adunque un modo di punire questo da levare i tumulti e da fare osservare la giustizia. E perch a frenare gli uomini armati non bastono n il timore delle leggi, n quello degli uomini, vi aggiugnevano gli antichi l'autorit di Iddio; e per con cerimonie grandissime facevano a' loro soldati giurare l'osservanza della disciplina militare, acci che contrafaccendo, non solamente avessero a temere le leggi e gli uomini, ma Iddio; e usavano ogni industria per empiergli di religione.
BATISTA  Permettevano i Romani che negli loro eserciti fussero femmine, o vi si usasse di questi giuochi oziosi che si usano oggi?
FABRIZIO  Proibivano l'uno e l'altro. E non era questa proibizione molto difficile, perch egli erano tanti gli esercizi ne' quali tenevano ogni d i soldati, ora particolarmente, ora generalmente occupati, che non restava loro tempo a pensare o a Venere o a' giuochi, n ad altre cose che facciano i soldati sediziosi e inutili.
BATISTA  Piacemi. Ma ditemi: quando lo esercito si aveva a levare, che ordine tenevano?
FABRIZIO  Sonava la tromba capitana tre volte. Al primo suono si levavano le tende e facevano le balle; al secondo caricavano le some; al terzo movevano in quel modo dissi di sopra, con gli impedimenti dopo, ogni parte di armati, mettendo le legioni in mezzo. E per voi aresti a fare muovere uno battaglione ausiliare e, dopo quello, i suoi particolari impedimenti e, con quegli la quarta parte degli impedimenti publici; che sarebbero tutti quegli che fussero alloggiati in uno di quegli quadri che poco fa dimostrammo. E per converrebbe avere ciascuno di essi consegnato ad uno battaglione, acci che, movendosi lo esercito, ciascuno sapesse quale luogo fusse il suo nel camminare. E cos debbe andare via ogni battaglione co' suoi impedimenti proprii, e con la quarta parte de' publici a spalle, in quel modo dimostrammo che camminava l'esercito romano.
BATISTA  Nel porre lo alloggiamento avevano eglino altri rispetti che quegli avete detti?
FABRIZIO  Io vi dico di nuovo che i Romani volevano, nello alloggiare, potere tenere la consueta forma del modo loro; il che per osservare, non avevano alcuno rispetto. Ma quanto all'altre considerazioni, ne avevano due principali: l'una, di porsi in luogo sano; l'altra, di porsi dove il nimico non lo potesse assediare e torgli la via dell'acqua o delle vettovaglie. Per fuggire adunque le infermit, ei fuggivano i luoghi paludosi o esposti a' venti nocivi. Il che conoscevano non tanto dalle qualit del sito quanto dal viso degli abitatori, e quando gli vedevano male colorati o bolsi, o di altra infezione ripieni, non vi alloggiavano. Quanto all'altra parte di non essere assediato, conviene considerare la natura del luogo, dove sono posti gli amici e dove i nimici, e da questo fare tua coniettura se tu puoi essere assediato o no. E per conviene che il capitano sia peritissimo de' siti de' paesi, e abbia intorno assai che ne abbiano la medesima perizia. Fuggesi ancora le malattie e la fame, col non fare disordinare l'esercito; perch, a volerlo mantenere sano, conviene operare che i soldati dormano sotto le tende, che si alloggi dove sieno arbori che facciano ombra, dove sia legname da potere cuocere il cibo, che non cammini per il caldo. E per bisogna trarlo dello alloggiamento innanzi d, la state, e di verno guardarsi che non cammini per le nevi e per i ghiacci sanza avere commodit di fare fuoco, e non manchi del vestito necessario e non bea acque malvage. Quegli che ammalano a caso, farli curare da' medici; perch uno capitano non ha rimedio quando egli ha a combattere con le malattie e col nimico. Ma niuna cosa  tanto utile a mantenere l'esercito sano quanto  l'esercizio; e per gli antichi ciascuno d gli facevano esercitare. Donde si vede quanto questo esercizio vale; perch, negli alloggiamenti, ti fa sano e, nelle zuffe, vittorioso. Quanto alla fame, non solamente  necessario vedere che il nimico non t'impedisca la vettovaglia, ma provvedere donde tu abbia a averla, e vedere che quella che tu hai, non si sperda. E per ti conviene averne sempre in munizione con l'esercito per uno mese, e di poi tassare i vicini amici che giornalmente te ne provveggano; farne munizioni in qualche luogo forte e, sopra tutto, dispensarla con diligenza, dandone ogni giorno a ciascuno una ragionevole misura; e osservare in modo questa parte ch'ella non ti disordini, perch ogni altra cosa nella guerra si pu col tempo vincere, questa sola col tempo vince te. N sar mai alcuno tuo nimico, il quale ti possa superare con la fame, che cerchi vincerti col ferro; perch, se la vittoria non  s onorevole, ella  pi sicura e pi certa. Non pu adunque fuggire la fame quello esercito che non  osservante di giustizia e che licenziosamente consuma quello che gli pare; perch l'uno disordine fa che la vettovaglia non vi viene, l'altro, che la venuta inutilmente si consuma. Per ordinavano gli antichi che si consumasse quella che davano e in quel tempo che volevano; perch niuno soldato mangiava se non quando il capitano. Il che quanto sia osservato da' moderni eserciti lo sa ciascuno, e meritamente non si possono chiamare ordinati e sobrii come gli antichi, ma licenziosi ed ebbriachi.
BATISTA  Voi dicesti nel principio dello ordinare lo alloggiamento, che non volevi stare solamente in su due battaglioni, ma che ne volevi trre quattro, per mostrare come uno esercito giusto si alloggiava. Per vorrei mi dicessi due cose: l'una, quando io avessi pi o meno gente, come io avessi ad alloggiare: l'altra, che numero di soldati vi basterebbe a combattere contro a qualunque nimico?
FABRIZIO  Alla prima domanda vi rispondo che, se l'esercito  pi o meno quattro o semila fanti si lieva od aggiugne ordini di alloggiamenti tanto che basti; e con questo modo si pu ire nel pi e nel meno in infinito. Nondimeno i Romani, quando congiugnevano insieme due eserciti consolari, facevano due alloggiamenti e voltavano la parte de' disarmati l'una all'altra. Quanto alla seconda domanda, vi replico come lo esercito ordinario romano era intorno a ventiquattromila soldati; ma quando maggiore forza gli premeva, i pi che ne mettevano insieme erano cinquantamila. Con questo numero si opposono a dugentomila Franzesi, che gli assaltarono dopo la guerra prima ch'egli ebbero co' Cartaginesi. Con questo medesimo si opposono ad Annibale; e avete a notare che i Romani e i Greci hanno fatto la guerra co' pochi, affortificati dall'ordine e dall'arte; gli occidentali o gli orientali l'hanno fatta con la moltitudine, ma l'una di queste nazioni si serve del furore naturale, come sono gli occidentali, l'altra della grande ubbidienza che quegli uomini hanno agli loro re. Ma in Grecia e in Italia, non essendo il furore naturale n la naturale reverenza verso i loro re,  stato necessario voltarsi alla disciplina; la quale  di tanta forza, ch'ella ha fatto che i pochi hanno potuto vincere il furore e la naturale ostinazione degli assai. Per vi dico che, volendo imitare i Romani e i Greci, non si debbe passare il numero di cinquantamila soldati, anzi piuttosto torne meno; perch i pi fanno confusione, n lasciano osservare la disciplina e gli ordini imparati. E Pirro usava dire che con quindicimila uomini voleva assalire il mondo. Ma passiamo ad un'altra parte. Noi abbiamo a questo nostro esercito fatta vincere una giornata, e mostro i travagli che in essa zuffa possono occorrere; abbinlo fatto camminare, e narrato da quali impedimenti, camminando, egli possa essere circumvenuto; e in fine lo abbiamo alloggiato dove, non solamente si dee pigliare un poco di requie delle passate fatiche, ma ancora pensare come si dee finire la guerra perch negli alloggiamenti si maneggia di molte cose, massime restandoti ancora de' nimici alla campagna e delle terre sospette, delle quali  bene assicurarsi, e quelle che sono nimiche espugnare. Per  necessario venire a queste dimostrazioni e passare queste difficult con quella gloria che infino a qui abbiamo militato. Per, scendendo a' particolari, dico che, se ti occorresse che assai uomini o assai popoli facessero una cosa che fusse a te utile e a loro di danno grande (come sarebbe o disfare le mura delle loro citt, o mandare in esilio molti di loro) ti  necessario o ingannargli in modo che ciascuno non creda che tocchi a lui, tanto che, non sovvenendo l'uno all'altro, si truovino di poi oppressi tutti sanza rimedio; ovvero a tutti comandare quello che deono fare in uno medesimo giorno, acci che, credendo ciascuno essere solo a chi sia il comandamento fatto, pensi ad ubbidire e non a' rimedi; e cos fia sanza tumulto da ciascuno il tuo comandamento eseguito. Se tu avessi sospetta la fede di alcuno popolo e volessi assicurartene e occuparlo allo improvvisto, per potere colorire il disegno tuo pi facilmente, non puoi far meglio che comunicare con quello alcuno tuo disegno, richiederlo di aiuto, e mostrare di voler fare altra impresa e di avere lo animo alieno da ogni pensiero di lui; il che far che non penser alla difesa sua, non credendo che tu pensi a offenderlo, e ti dar commodit di potere facilmente sodisfare al tuo disiderio. Quando tu presentissi che fusse nel tuo esercito alcuno che tenesse avvisato il tuo nimico de' tuoi disegni, non puoi fare meglio, a volerti valere del suo malvagio animo, che comunicargli quelle cose che tu non vuoi fare e quelle che tu vuoi fare, tacere, e dire di dubitare delle cose che tu non dubiti e, quelle di che tu dubiti, nascondere, il che far fare al nimico qualche impresa, credendo sapere i disegni tuoi, dove facilmente tu lo potrai ingannare e opprimere. Se tu disegnassi, come fece Claudio Nerone, diminuire il tuo esercito, mandando aiuto ad alcuno amico, e che il nimico non se ne accorgesse,  necessario non diminuire gli alloggiamenti, ma mantenere i segni e gli ordini interi, faccendo i medesimi fuochi e le medesime guardie per tutto. Cos se col tuo esercito si congiungesse nuova gente, e volessi che il nimico non sapesse che tu fussi ingrossato,  necessario non accrescere gli alloggiamenti; perch, tenere secreto le azioni e i disegni suoi, fu sempre utilissimo. Donde Metello, essendo con gli eserciti in Ispagna, a uno che lo domand quello che voleva fare l'altro giorno, rispose che se la camicia sua lo sapesse, l'arderebbe. Marco Crasso a uno che lo domandava quando moverebbe l'esercito, disse: - Credi tu essere solo a non sentire le trombe? - Se tu disiderassi intendere i secreti del tuo nimico e conoscere gli ordini suoi, hanno usato alcuni mandar gli ambasciadori e con quegli, sotto veste di famigli, uomini peritissimi in guerra; i quali, presa occasione di vedere l'esercito nimico e considerare le fortezze e le debolezze sue gli hanno dato occasione di superarlo. Alcuni hanno mandato in esilio uno loro familiare e, mediante quello, conosciuti i disegni dello avversario suo. Intendonsi ancora simili segreti da' nimici, quando a questo effetto ne pigliassi prigioni. Mario, nella guerra che fece co' Cimbri per conoscere la fede di quegli Franciosi che allora abitavano la Lombardia ed erano collegati col popolo romano, mand loro lettere aperte e suggellate; e nelle aperte scriveva che non aprissero le suggellate se non al tale tempo; e innanzi a quel tempo ridomandandole e trovandole aperte, conobbe la fede loro non essere intera. Hanno alcuni capitani, essendo assaltati, non voluto ire a trovare il nimico, ma sono iti ad assalire il paese suo e costrettolo a tornare a difendere la casa sua. Il che molte volte  riuscito bene, perch i tuoi soldati cominciano a vincere, a empiersi di preda e di confidenza; quegli del nimico si sbigottiscono, parendo loro di vincitori diventare perditori. In modo che a chi ha fatta questa diversione, molte volte  riuscito bene. Ma solo si pu fare per colui che ha il suo paese pi forte che non  quel del nimico, perch, quando fusse altrimenti, andrebbe a perdere.  stata spesso cosa utile a uno capitano che si truova assediato negli alloggiamenti dal nimico, muovere pratica d'accordo e fare triegua con seco per alcuno giorno; il che suole fare i nimici pi negligenti in ogni azione, tale che, valendoti della negligenza loro, puoi avere facilmente occasione di uscire loro delle mani. Per questa via Silla si liber due volte da' nimici, e con questo medesimo inganno Asdrubale in Ispagna usc delle forze di Claudio Nerone, il quale lo aveva assediato. Giova ancora, a liberarsi dalle forze del nimico, fare qualche cosa, oltre alle dette, che lo tenga a bada. Questo si fa in due modi: o assaltarlo con parte delle forze, acci che, intento a quella zuffa, dia commodit al resto delle tue genti di potersi salvare; o fare surgere qualche nuovo accidente che, per la novit della cosa lo faccia maravigliare e per questa cagione stare dubbio e fermo; come voi sapete che fece Annibale che, essendo rinchiuso da Fabio Massimo, pose di notte facelline accese tra le corna di molti buoi, tanto che Fabio, sospeso da questa novit, non pens impedirgli altrimenti il passo. Debbe uno capitano, tra tutte l'altre sue azioni, con ogni arte ingegnarsi di dividere le forze del nimico, o col fargli sospetti i suoi uomini ne' quali confida, o con dargli cagione ch'egli abbia a separare le sue genti e, per questo, diventare pi debole. Il primo modo si fa col riguardare le cose di alcuno di quegli ch'egli ha appresso, come  conservare nella guerra le sue genti e le sue possessioni, rendendogli i figliuoli o altri suoi necessari sanza taglia. Voi sapete che Annibale, avendo abbruciato intorno a Roma tutti i campi, fece solo restare salvi quegli di Fabio Massimo. Sapete come Coriolano, venendo con l'esercito a Roma, conserv le possessioni dei nobili e quelle della plebe arse e saccheggi. Metello, avendo lo esercito contro a Iugurta, tutti gli oratori che da Iugurta gli erano mandati, erano richiesti da lui che gli dessono Iugurta prigione: e a quegli medesimi scrivendo di poi della medesima materia lettere, oper in modo che in poco tempo Iugurta insospett di tutti i suoi consiglieri e in diversi modi gli spense. Essendo Annibale rifuggito ad Antioco, gli oratori romani lo praticarono tanto domesticamente, che Antioco, insospettito di lui, non prest di poi pi fede a' suoi consigli. Quanto al dividere le genti nimiche, non ci  il pi certo modo che fare assaltare il paese di parte di quelle acci che, essendo costrette andare a difendere quello, abbandonino la guerra. Questo modo tenne Fabio, avendo all'incontro del suo esercito le forze de' Franzesi, de' Toscani, Umbri e Sanniti. Tito Didio, avendo poche genti rispetto a quelle de' nimici e aspettando una legione da Roma e volendo i nimici ire ad incontrarla, acci non vi andassero, dette voce per tutto il suo esercito di volere l'altro giorno fare giornata co' nimici; di poi tenne modi che alcuni de' prigioni ch'egli aveva, ebbono occasione di fuggirsi; i quali, referendo l'ordine del consolo di combattere l'altro giorno fecero che i nimici, per non diminuire le loro forze, non andarono ad incontrare quella legione; e per questa via si condusse salva; il quale modo non serv a dividere le forze de' nimici, ma a duplicare le sue. Hanno usato alcuni, per dividere le sue forze, lasciarlo entrare nel paese suo e, in pruova, lasciatogli pigliare di molte terre, acci che, mettendo, in quelle, guardie diminuisca le sue forze; e per questa via avendolo fatto debole, assaltatolo e vinto. Alcuni altri, volendo andare in una provincia, hanno finto di volerne assaltare un'altra e usata tanta industria che, subito entrati in quella dove e' non si dubitava ch'egli entrassono, l'hanno prima vinta che 'l nimico sia stato a tempo a soccorrerla. Perch il nimico tuo, non essendo certo se tu se' per tornare indietro al luogo prima da te minacciato,  costretto non abbandonare l'uno luogo e soccorrere l'altro; e cos spesso non difende n l'uno n l'altro. Importa, oltre alle cose dette, a uno capitano, se nasce sedizione o discordia tra' soldati, saperle con arte spegnere. Il migliore modo  gastigare i capi degli errori; ma farlo in modo che tu gli abbia prima oppressi che essi se ne sieno potuti accorgere. Il modo : se sono discosto da te, non chiamare solo i nocenti, ma insieme con loro tutti gli altri, acci che, non credendo che sia per cagione di punirgli, non diventino contumaci, ma dieno commodit alla punizione. Quando sieno presenti, si dee farsi forte con quegli che non sono in colpa, e, mediante lo aiuto loro, punirgli. Quando ella fusse discordia tra loro, il migliore modo  presentargli al pericolo, la quale paura gli suole sempre rendere uniti. Ma quello che sopra ogni altra cosa tiene lo esercito unito,  la reputazione del capitano, la quale solamente nasce dalla virt sua, perch n sangue n autorit la dette mai sanza la virt. E la prima cosa che a uno capitano si aspetta a fare,  tenere i suoi soldati puniti e pagati; perch, qualunque volta manca il pagamento, conviene che manchi la punizione; perch tu non puoi gastigare uno soldato che rubi, se tu non lo paghi, n quello, volendo vivere, si pu astenere dal rubare. Ma se tu lo paghi e non lo punisci, diventa in ogni modo insolente, perch tu diventi di poca stima, dove chi capita non pu mantenere la dignit del suo grado; e non lo mantenendo, ne seguita di necessit il tumulto e le discordie, che sono la rovina d'uno esercito. Avevano gli antichi capitani una molestia della quale i presenti ne sono quasi liberi, la quale era di interpretare a loro proposito gli auguri sinistri; perch se cadeva una saetta in uno esercito, s'egli scurava il sole o la luna, se veniva un tremuoto, se il capitano o nel montare o nello scendere da cavallo cadeva, era da' soldati interpretato sinistramente, e generava in loro tanta paura che, venendo alla giornata, facilmente l'arebbero perduta. E per gli antichi capitani, tosto che uno simile accidente nasceva, o e' mostravano la cagione di esso e lo riducevano a cagione naturale, o e' l'interpretavano a loro proposito. Cesare, cadendo in Affrica nello uscire di nave, disse: - Affrica io t'ho presa. - E molti hanno renduto la cagione dello oscurare della luna e de' tremuoti; le quali cose ne' tempi nostri non possono accadere, s per non essere i nostri uomini tanto superstiziosi, s perch la nostra religione rimuove in tutto da s tali opinioni. Pure, quando egli occorresse, si dee imitare gli ordini degli antichi. Quando o fame o altra naturale necessit o umana passione ha condotto il nimico tuo ad una ultima disperazione e, cacciato da quella, venga a combattere teco, di starti dentro a' tuoi alloggiamenti e, quanto  in tuo potere, fuggire la zuffa. Cos fecero i Lacedemoni contro a' Messeni, cos fece Cesare contro ad Afranio e Petreio. Essendo Fulvio consolo contro a' Cimbri, fece molti giorni continui alla sua cavalleria assaltare i nimici, e consider come quegli uscivano degli alloggiamenti per seguitargli; donde che quello pose uno agguato dietro agli alloggiamenti de' Cimbri e, fattigli assaltare da' cavagli e i Cimbri uscendo degli alloggiamenti per seguitargli, Fulvio gli occup e saccheggiogli.  stato di grande utilit ad alcuno capitano, avendo l'esercito propinquo all'esercito nimico, mandare le sue genti con le insegne nimiche a rubare ed ardere il suo paese proprio; donde che i nimici hanno creduto che sieno genti che vengano loro in aiuto, e sono ancora essi corsi ad aiutare far loro la preda, e per questo disordinatisi, e dato facult allo avversario loro di vincergli. Questo termine us Alessandro di Epiro combattendo contra agli Illirici e Leptene siracusano contra a' Cartaginesi; ed all'uno ed all'altro riusc il disegno facilmente. Molti hanno vinto il nimico, dando a quello facult di mangiare e bere fuora di modo, simulando di avere paura e lasciando gli alloggiamenti suoi pieni di vino e di armenti; de' quali, sendosi ripieno il nimico sopra ogni uso naturale lo hanno assaltato e, con suo danno, vinto. Cos fece Tamiri contra a Ciro e Tiberio Gracco contra agli Spagnuoli. Alcuni hanno avvelenati i vini e l'altre cose da cibarsi per potere pi facilmente vincergli. Io dissi poco fa come io non trovavo che gli antichi tenessero la notte ascolte fuora, e stimavo lo facessero per schifare i mali che ne poteva nascere; perch si truova che, non ch'altro, le velette che pongono il giorno a velettare il nimico, sono state cagioni della rovina di colui che ve le pose, perch molte volte  accaduto che, essendo state prese,  stato loro fatto fare per forza il cenno col quale avevano a chiamare i suoi; i quali al segno venendo, sono stati o morti o presi. Giova ad ingannare il nimico qualche volta variare una tua consuetudine; in su la quale fondandosi quello, ne rimane rovinato; come fece gi uno capitano il quale, solendo far fare cenno a' suoi per la venuta de' nimici, la notte, col fuoco e, il d, col fumo, comand che sanza alcuna intermissione si facesse fumo e fuoco, e di poi, sopravvenendo il nimico, si restasse; il quale, credendo venire sanza essere visto, non veggendo fare segni da essere scoperto, fece, per ire disordinato, pi facile la vittoria al suo avversario. Mennone Rodio, volendo trarre de' luoghi forti l'esercito nimico mand uno, sotto colore di fuggitivo, il quale affermava come il suo esercito era in discordia e che la maggior parte di quello si partiva; e per dare fede alla cosa, fece fare in pruova certi tumulti tra gli alloggiamenti, donde che il nimico pensando di poterlo rompere, assaltandolo, fu rotto. Debbesi, oltre alle cose dette, avere riguardo di non condurre il nimico in ultima disperazione; a che ebbe riguardo Cesare combattendo co' Tedeschi; il quale aperse loro la via, veggendo come, non si potendo fuggire, la necessit gli faceva gagliardi; e volle pi tosto la fatica di seguirgli quando essi fuggivano, che il pericolo di vincergli, quando si difendevano. Lucullo, veggendo come alcuni cavagli di Macedonia ch'erano seco, se ne andavano dalla parte nimica, subito fe' sonare a battaglia e comand che l'altre genti li seguissono; donde i nimici, credendosi che Lucullo volesse appiccare la zuffa, andarono a urtare i Macedoni con tale impeto, che quegli furono costretti difendersi; e cos diventarono contra a loro voglia di fuggitivi combattitori. Importa ancora il sapersi assicurare d'una terra, quando tu dubiti della sua fede, vinta che tu hai la giornata o prima, il che t'insegneranno alcuni esempli antichi. Pompeo, dubitando de' Catinensi li preg che fussero contenti accettare alcuni infermi ch'egli aveva nel suo esercito; mandato, sotto abito di infermi, uomini robustissimi, occup la terra. Publio Valerio, temendo della fede degli Epidauri, fece venire, come noi diremmo, un perdono a una chiesa fuora della terra, e, quando tutto il popolo era ito per la perdonanza, serr le porte e di poi non ricev dentro se non quegli di chi egli confidava. Alessandro Magno, volendo andare in Asia e assicurarsi di Tracia, ne men seco tutti i principi di quella provincia, dando loro provvisione, e a' populari di Tracia prepose uomini vili; e cos fece i principi contenti, pagandogli, e i popolari quieti, non avendo capi che gli inquietassono. Ma tra tutte le cose con le quali i capitani si guadagnano i popoli, sono gli esempli di castit e di giustizia; come fu quello di Scipione in Ispagna, quando egli rend quella fanciulla di corpo bellissima al padre e al marito; la quale gli fece pi che con l'armi guadagnare la Ispagna. Cesare, avendo fatto pagare quelle legne ch'egli aveva adoperato per fare lo steccato intorno al suo esercito in Francia, si guadagn tanto nome di giusto, ch'egli si facilit lo acquisto di quella provincia. Io non so che mi resti a parlare altro sopra questi accidenti; n ci resta sopra questa materia parte alcuna che non sia stata da noi disputata. Solo ci manca a dire del modo dello espugnare e difendere le terre; il che sono per fare volentieri, se gi a voi non rincrescesse.
BATISTA  La umanit vostra  tanta, ch'ella ci fa conseguire i disiderii nostri sanza avere paura di essere tenuti prosuntuosi; poich voi liberamente ne offerite quello che noi ci saremmo vergognati di domandarvi. Per vi diciamo solo questo: che a noi non potete fare maggiore n pi grato beneficio, che fornire questo ragionamento. Ma prima che passiate a quell'altra materia, solveteci uno dubbio: s'egli  meglio continuare la guerra ancora il verno, come si usa oggi, o farla solamente la state e ire alle stanze il verno, come gli antichi.
FABRIZIO  Ecco, che se non fusse la prudenza del domandatore, egli rimaneva indietro una parte che merita considerazione. Io vi dico, di nuovo, che gli antichi facevano ogni cosa meglio e con maggiore prudenza di noi; e se nelle altre cose si fa qualche errore, nelle cose della guerra si fanno tutti. Non  cosa pi imprudente o pi pericolosa a uno capitano, che fare la guerra il verno, e molto pi pericolo porta colui che la fa che quello che l'aspetta. La ragione  questa: tutta la industria che si usa nella disciplina militare, si usa per essere ordinato a fare una giornata col tuo nimico, perch questo  il fine al quale ha ad ire uno capitano, perch la giornata ti d vinta la guerra o perduta. Chi sa adunque meglio ordinarla; chi ha lo esercito suo meglio disciplinato, ha pi vantaggio in questa e pi pu sperare di vincerla. Dall'altro canto non  cosa pi nimica degli ordini, che sono i siti aspri o i tempi freddi e acquosi; perch il sito aspro non ti lascia distendere le tue copie secondo la disciplina, i tempi freddi e acquosi non ti lasciano tenere le genti insieme, n ti puoi unito presentare al nimico, ma ti conviene alloggiare disiunto di necessit e sanza ordine avendo ad ubbidire a' castegli, a' borghi e alle ville che ti ricevano, in maniera che tutta quella fatica da te usata per disciplinare il tuo esercito  vana. N vi maravigliate se oggi guerreggiano il verno; perch, essendo gli eserciti sanza la disciplina, non conoscono il danno che fa loro il non alloggiare uniti, perch non d loro noia non potere tenere quegli ordini e osservare quella disciplina che non hanno. Pure e' doverrebbono vedere di quanti danni  stato cagione il campeggiare la vernata, e ricordarsi come i Franzesi, l'anno millecinquecentotre, furono rotti in sul Garigliano dal verno e non dagli Spagnuoli. Perch, come io vi ho detto, chi assalta ha ancora pi disavvantaggio; perch il mal tempo l'offende pi, essendo in casa altri e volendo fare la guerra; onde  necessitato, o, per stare insieme, sostenere la incommodit dell'acqua e del freddo, o, per fuggirla, dividere le genti. Ma colui che aspetta pu eleggere il luogo a suo modo e aspettarla con le sue genti fresche; e quelle pu, in uno subito unire ed andare a trovare una banda delle genti nimiche, le quali non possono resistere all'impeto loro. Cos furono rotti i Franzesi, e cos sempre fieno rotti coloro che assalteranno la vernata uno nimico che abbia in s prudenza. Chi vuole adunque che le forze, gli ordini, le discipline e la virt in alcuna parte non gli vaglia, faccia guerra alla campagna il verno. E perch i Romani volevano che tutte queste cose in che eglino mettevano tanta industria valessono loro, fuggivano non altrimenti le vernate, che l'alpi aspre e i luoghi difficili e qualunque altra cosa gli impedisse a potere mostrare l'arte e la virt loro. S che questo basti alla domanda vostra, e vegnamo a trattare della difesa ed offesa delle terre e de' siti e della edificazione loro.

 LIBRO SETTIMO.

Voi dovete sapere come le terre e le rocche possono essere forti o per natura o per industria. Per natura sono forti quelle che sono circundate da fiumi o da paludi, come  Mantova e Ferrara, o che sono poste sopra uno scoglio o sopra uno monte erto, come Monaco e Santo Leo; perch quelle poste sopra a' monti, che non sieno molto difficili a salirgli, sono oggi, rispetto alle artiglierie e le cave, debolissime. E per, il pi delle volte nello edificare si cerca oggi uno piano, per farlo forte con la industria. La prima industria  fare le mura ritorte e piene di volture e di ricetti; la quale cosa fa che 'l nimico non si pu accostare a quelle, potendo facilmente essere ferito non solamente a fronte, ma per fianco. Se le mura si fanno alte, sono troppo esposte a' colpi dell'artiglieria; s'elle si fanno basse, sono facili a scalare. Se tu fai i fossi innanzi a quelle per dare difficult alle scale, se avviene che il nimico gli riempia (il che pu uno grosso esercito fare facilmente) resta il muro in preda del nimico. Pertanto io credo, salvo sempre migliore giudicio, che a volere provvedere all'uno e all'altro inconveniente, si debba fare il muro alto e con fossi di dentro e non di fuora. Questo  il pi forte modo di edificare che si faccia, perch ti difende dall'artiglierie e dalle scale, e non da facilit al nimico di riempiere il fosso. Debbe essere adunque il muro alto di quale altezza vi occorre maggiore, e grosso non meno di tre braccia, per rendere pi difficile il farlo rovinare. Debbe avere poste le torri con gli intervalli di dugento braccia; debbe il fosso dentro essere largo almeno trenta braccia e fondo dodici; e tutta la terra che si cava per fare il fosso, sia gettata di verso la citt, e sia sostenuta da uno muro che si parta dal fondo del fosso e vadia tanto alto sopra la terra che uno uomo si cuopra dietro a quello: la quale cosa far la profondit del fosso maggiore. Nel fondo del fosso ogni dugento braccia vuole essere una casamatta che, con l'artiglierie, offenda qualunque scendesse in quello. L'artiglierie grosse che difendono la citt, si pongano dietro al muro che chiude il fosso; perch, per difendere il muro davanti, sendo alto, non si possono adoperare commodamente altro che le minute o mezzane. Se il nimico ti viene a scalare, l'altezza del primo muro facilmente ti difende. Se viene con l'artiglierie, gli conviene prima battere il muro primo; ma battuto ch'egli , perch la natura di tutte le batterie  fare cadere il muro di verso la parte battuta, viene la rovina del muro, non trovando fosso che la riceva e nasconda, a raddoppiare la profondit del fosso; in modo che passare pi innanzi non ti  possibile, per trovare una rovina che ti ritiene, uno fosso che ti impedisce e l'artiglierie nimiche che dal muro del fosso sicuramente ti ammazzano. Solo vi  questo rimedio: riempiere il fosso; il che  difficilissimo, s perch la capacit sua  grande, s per la difficult che  nello accostarvisi, essendo le mura sinuose e concave; tra le quali, per le ragioni dette, con difficult si pu entrare, e di poi avendo a salire con la materia su per una rovina che ti d difficult grandissima; tanto che io fo una citt cos ordinata al tutto inespugnabile.
BATISTA  Quando si facesse, oltre al fosso di dentro, ancora uno fosso di fuora, non sarebbe ella pi forte?
FABRIZIO  Sarebbe sanza dubbio, ma il ragionamento mio , volendo fare uno fosso solo, ch'egli sta meglio dentro che fuora.
BATISTA  Vorresti voi che ne' fossi fusse acqua, o gli ameresti asciutti?
FABRIZIO  Le opinioni sono diverse; perch i fossi pieni d'acqua ti guardano dalle cave sutterranee, i fossi sanza acqua ti fanno pi difficile il riempierli. Ma io considerato tutto, li farei sanza acqua, perch sono pi sicuri; e si  visto di verno ghiacciare i fossi e fare facile la espugnazione di una citt, come intervenne alla Mirandola, quando papa Iulio la campeggiava. E per guardarmi dalle cave, gli farei profondi tanto che chi volesse andare pi sotto trovasse l'acqua. Le rocche ancora edificherei, quanto a' fossi e alle mura, in simile modo, acci ch'elle avessero la simile difficult a espugnarle. Una cosa bene voglio ricordare a chi difende le citt: e questo , che non facciano bastioni fuora e che sieno discosto dalle mura di quelle, ed un'altra a chi fabbrica le rocche: e questo , che non faccia ridotto alcuno in quelle, nel quale chi vi  dentro, perduto il primo muro, si possa ritirare. Quello che mi fa dare il primo consiglio  che niuno debbe fare cosa mediante la quale, sanza rimedio, tu cominci a perdere la tua prima riputazione; la quale, perdendosi, fa stimare meno gli altri ordini tuoi e sbigottire coloro che hanno preso la tua difesa. E sempre t'interverr questo che io dico, quando tu faccia bastioni fuora della terra che tu abbia a difendere; perch sempre gli perderai, non si potendo oggi le cose piccole difendere, quando che sieno sottoposte al furore delle artiglierie; in modo che, perdendoli, fieno principio e cagione della tua rovina. Genova, quando si ribell dal re Luigi di Francia, fece alcuni bastioni su per quegli colli che gli sono d'intorno; i quali, come furono perduti (che si perderono subito) fecero ancora perdere la citt. Quanto al consiglio secondo, affermo niuna cosa essere ad una rocca pi pericolosa, che essere in quella ridotti da potersi ritirare; perch la speranza che gli uomini hanno, abbandonando uno luogo, fa che egli si perde, e quello perduto fa perdere poi tutta la rocca. Di esemplo ci  fresco la perdita della rocca di Furl, quando la contessa Caterina la difendeva contra a Cesare Borgia, figliuolo di papa Alessandro VI il quale vi aveva condotto l'esercito dei re di Francia. Era tutta quella fortezza piena di luoghi da ritirarsi dall'uno nell'altro; perch vi era prima la cittadella; da quella alla rocca era uno fosso, in modo che vi si passava per uno ponte levatoio; la rocca era partita in tre parti, e ogni parte era divisa con fossi e con acque dall'altra, e con ponti da quello luogo a quell'altro si passava. Donde che il duca batt con l'artiglieria una di quelle parti della rocca e aperse parte del muro; donde messer Giovanni da Casale, che era preposto a quella guardia, non pens di difendere quella apertura, ma l'abbandon per ritirarsi negli altri luoghi; tal che, entrate le genti del duca sanza contrasto in quella parte, in uno subito la presero tutta, perch diventarono signori de' ponti che andavano dall'uno membro all'altro. Perdessi adunque questa rocca, ch'era tenuta inespugnabile, per due difetti: l'uno per avere tanti ridotti, l'altro per non essere ciascuno ridotto signore de' ponti suoi. Fece, dunque, la mala edificata fortezza e la poca prudenza di chi la difendeva, vergogna alla magnanima impresa della contessa; la quale aveva avuto animo ad aspettare uno esercito, il quale n il re di Napoli n il duca di Milano aveva aspettato. E bench gli suoi sforzi non avessero buono fine, nondimeno ne riport quello onore che aveva meritata la sua virt. Il che fu testificato da molti epigrammi in quegli tempi in sua lode fatti. Se io avessi pertanto ad edificare rocche, io farei loro le mura gagliarde e i fossi nel modo abbiamo ragionato; n vi farei dentro altro che case per abitare, e quelle farei deboli e basse di modo ch'elle non impedissero, a chi stesse nel mezzo della piazza, la vista di tutte le mura, acci che il capitano potesse vedere con l'occhio dove potesse soccorrere e che ciascuno intendesse che perdute le mura e il fosso, fusse perduta la rocca. E quando pure io vi facessi alcuno ridotto, farei i ponti divisi in tal modo che ciascuna parte fusse signore de' ponti dalla banda sua, ordinando che battessero in su' pilastri nel mezzo del fosso.
BATISTA  Voi avete detto che le cose piccole oggi non si possono difendere; ed egli mi pareva avere inteso al contrario: che quanto minore era una cosa, meglio si difendeva.
FABRIZIO  Voi non avevi inteso bene; perch egli non si pu chiamare oggi forte quello luogo dove, chi lo difende non abbia spazio da ritirarsi con nuovi fossi e con nuovi ripari; perch egli  tanto il furore delle artiglierie, che quello che si fonda in su la guardia d'uno muro e d'uno riparo solo, s'inganna; e perch i bastioni, volendo che non passino la misura ordinaria loro, perch poi sarebbono terre e castella, non si fanno in modo che altri si possa ritirare, si perdono subito.  adunque savio partito lasciare stare questi bastioni di fuora e fortificare l'entrate delle terre e coprire le porte di quelle con rivellini, in modo che non si entri o esca della porta per linea retta, e dal rivellino alla porta sia uno fosso con uno ponte. Affortificansi ancora le porte con le saracinesche, per potere mettere dentro i suoi uomini quando sono usciti fuora a combattere e occorrendo che i nimici gli caccino, ovviare che alla mescolata non entrino dentro con loro. E per sono trovate queste, le quali gli antichi chiamano cateratte, le quali, calandosi, escludono i nimici e salvono gli amici; perch in tale caso altri non si pu valere n de' ponti n della porta, sendo l'uno e l'altra occupata dalla calca.
BATISTA  Io ho vedute queste saracinesche che voi dite, fatte nella Magna di travette in forma d'una graticola di ferro, e queste nostre sono fatte di panconi tutte massicce. Disidererei intendere donde nasca questa differenza e quali sieno pi gagliarde.
FABRIZIO  Io vi dico di nuovo che i modi e ordini della guerra in tutto il mondo, rispetto a quegli degli antichi, sono spenti; ma in Italia sono al tutto perduti; e se ci  cosa un poco pi gagliarda, nasce dallo esemplo degli oltramontani. Voi potete avere inteso, e quest'altri se ne possono ricordare, con quanta debolezza si edificava innanzi che il re Carlo di Francia nel mille quattrocento novantaquattro passasse in Italia. I merli si facevano sottili un mezzo braccio, le balestriere e le bombardiere si facevano con poca apertura di fuora e con assai dentro, e con molti altri difetti che, per non essere tedioso, lascer; perch da' merli sottili facilmente si lievano le difese, e le bombardiere edificate in quel modo facilmente si aprono. Ora da' Franciosi si  imparato a fare il merlo largo e grosso, e che ancora le bombardiere sieno larghe dalla parte di dentro e ristringano infino alla met del muro e poi, di nuovo, rallarghino infino alla corteccia di fuora; questo fa che l'artiglieria con fatica pu levare le difese. Hanno pertanto i Franciosi, come questi, molti altri ordini i quali, per non essere stati veduti da' nostri, non sono stati considerati. Tra' quali  questo modo di saracinesche fatte ad uso di graticola, il quale  di gran lunga migliore modo che il vostro; perch, se voi avete per riparo d'una porta una saracinesca soda come la vostra, calandola, voi vi serrate dentro e non potete per quella offendere il nimico; talmente che quello con scure o con fuoco la pu combattere sicuramente. Ma s'ella  fatta ad uso di graticola, potete, calata ch'ella , per quelle maglie e per quegli intervalli difenderla con lance, con balestre e con ogni altra generazione d'armi.
BATISTA  Io ho veduto in Italia un altra usanza oltramontana, e questo  fare i carri delle artiglierie co' razzi delle ruote torti verso i poli. Io vorrei sapere perch gli fanno cos, parendomi che sieno pi forti diritti, come quegli delle ruote nostre.
FABRIZIO  Non crediate mai che le cose che si partono da modi ordinarii sieno fatte a caso; e se voi credessi che gli facessero cos per essere pi begli, voi erreresti, perch dove  necessaria la fortezza, non si fa conto della bellezza, ma tutto nasce perch sono assai pi sicuri e pi gagliardi che i vostri. La ragione  questa: il carro, quando egli  carico, o e' va pari, o e' pende sopra il destro o sopra il sinistro lato. Quando egli va pari, le ruote parimente sostengono il peso, il quale, sendo diviso ugualmente tra loro, non le aggrava molto, ma, pendendo, viene ad avere tutto il pondo del carro addosso a quella ruota, sopra la quale egli pende. Se i razzi di quella sono diritti, possono facilmente fiaccarsi, perch, pendendo la ruota, vengono i razzi a pendere ancora loro e a non sostenere il peso per il ritto. E cos quando il carro va pari e quando eglino hanno meno peso, vengono ad essere pi forti; quando il carro va torto e che vengono ad avere pi peso, e' sono pi deboli. Al contrario appunto interviene a' razzi torti de' carri franciosi; perch, quando il carro, pendendo sopra una banda, ponta sopra di loro, per essere ordinariamente torti, vengono allora ad essere diritti e potere sostenere gagliardamente tutto il peso; che quando il carro va pari e che sono torti lo sostengono mezzo. Ma torniamo alle nostre citt e rocche. Usano ancora i Franciosi, per pi sicurt delle porte delle terre loro e per potere nelle ossidioni pi facilmente mettere e trarre genti di quelle, oltre alle cose dette, un altro ordine, del quale io non ne ho veduto ancora in Italia alcuno esemplo; e questo  che rizzano dalla punta di fuora del ponte levatoio due pilastri, e sopra ciascuno di quegli bilicono una trave; in modo che le met di quelle vengano sopra il ponte, l'altre met di fuora. Di poi tutta quella parte che viene di fuora congiungono con travette, le quali tessono dall'una trave all'altra ad uso di graticola, e dalla parte di dentro appiccano alla punta di ciascuna trave una catena. Quando vogliono adunque chiudere il ponte dalla parte di fuora, eglino allentano le catene e lasciano calare tutta quella parte ingraticolata la quale, abbassandosi, chiude il ponte; e quando lo vogliono aprire, tirano le catene, e quella si viene ad alzare; e puossi alzare tanto che vi passi sotto uno uomo e non uno cavallo, e tanto che vi passi il cavallo e l'uomo, e chiuderla ancora affatto, perch'ella si abbassa ed alza come una ventiera di merlo. Questo ordine  pi sicuro che la saracinesca, perch difficilmente pu essere dal nimico impedito in modo che non cali, non calando per una linea retta come la saracinesca, che facilmente si pu puntellare. Deono adunque coloro che vogliono fare una citt, fare ordinare tutte le cose dette; e di pi si vorrebbe, almeno uno miglio intorno alle mura, non vi lasciare n cultivare, n murare, ma fusse tutta campagna dove non fusse n macchia, n argine, n arbori, n casa che impedisse la vista e che facesse spalle al nimico che si accampa. E notate che una terra che abbia i fossi di fuora con gli argini pi alti che il terreno,  debolissima; perch quegli fanno riparo al nimico che ti assalta e non gli impediscono l'offenderti, perch facilmente si possono aprire e dare luogo alle artiglierie di quello. Ma passiamo dentro nella terra. Io non voglio perdere molto tempo in mostrarvi come, oltre alle cose predette, conviene avere munizioni da vivere e da combattere, perch sono cose che ciascuno se le intende e, sanza esse, ogni altro provvedimento  vano. E generalmente si dee fare due cose: provvedere s e trre commodit al nimico di valersi delle cose del tuo paese. Per gli strami, il bestiame, il frumento che tu non puoi ricevere in casa, si dee corrompere. Debbe ancora, chi difende una terra, provvedere che tumultuariamente e disordinatamente non si faccia alcuna cosa, e tenere modi che in ogni accidente ciascuno sappia quello abbia a fare. Il modo  questo: che le donne, i vecchi, i fanciugli e i deboli si stieno in casa e lascino la terra libera a' giovani e gagliardi; i quali armati si distribuiscano alla difesa, stando parte di quegli alle mura, parte alle porti, parte ne' luoghi principali della citt, per rimediare a quegli inconvenienti che potessero nascere dentro; un'altra parte non sia obligata ad alcuno luogo, ma sia apparecchiata a soccorrere a tutti, richiedendolo il bisogno. Ed essendo le cose ordinate cos, possono con difficult nascere tumulti che ti disordinino. Ancora voglio che notiate questo nelle offese e difese delle citt: che niuna cosa d tanta speranza al nimico di potere occupare una terra, quanto il sapere che quella non  consueta a vedere il nimico; perch molte volte, per la paura solamente, sanza altra esperienza di forze, le citt si perdono. Per debbe uno, quando egli assalta una citt simile, fare tutte le sue ostentazioni terribili. Dall'altra parte chi  assaltato debba preporre, da quella parte che il nimico combatte uomini forti e che non gli spaventi l'opinione ma l'arme; perch se la prima pruova torna vana, cresce animo agli assediati, e di poi il nimico  forzato a superare chi  dentro con la virt e non con la reputazione. Gli instrumenti co' quali gli antichi difendevano le terre erano molti, come baliste, onagri, scorpioni, arcubaliste, fustibali, funde; ed ancora erano molti quegli co' quali le assaltavano, come arieti, torri, musculi, plutei, vinee, falci, testudini. In cambio delle quali cose sono oggi l'artiglierie, le quali servono a chi offende e a chi si difende; e per io non ne parler altrimenti. Ma torniamo al ragionamento nostro, e vegnamo alle offese particolari. Debbesi avere cura di non potere essere preso per fame e di non essere sforzato per assalti. Quanto alla fame, si  detto che bisogna, prima che la ossidione venga, essersi munito bene di viveri. Ma quando ne manca per la ossidione lunga, si  veduto usare qualche volta qualche modo estraordinario ad essere provvisto dagli amici che ti vorrebbero salvare, massime se per il mezzo della citt assediata corre uno fiume, come ferno i Romani essendo assediato Casalino loro castello da Annibale, che, non potendo per il fiume mandare loro altro, gittorno in quello gran quantit di noci, le quali, portate dal fiume sanza potere essere impedite, ciborno pi tempo i Casalinesi. Alcuni assediati, per mostrare al nimico che gli avanza loro grano e per farlo disperare che non possa per fame assediargli, hanno o gittato pane fuora delle mura, o dato mangiare grano ad uno giovenco, e quello di poi lasciato pigliare, acci che, morto e trovatolo pieno di grano, mostri quella abbondanza che non hanno. Dall'altra parte, i capitani eccellenti hanno usato vari termini per affamare il nimico. Fabio lasci seminare a' Campani, acci che mancassero di quel frumento che seminavano. Dionisio, essendo a campo a Reggio, finse di volere fare con loro accordo, e durante la pratica si faceva provvedere da vivere, e quando poi gli ebbe per questo modo voti di frumento, gli ristrinse ed affamogli. Alessandro Magno, volendo espugnare Leucadia, espugn tutti i castegli allo intorno, e gli uomini di quegli lasci rifuggire in quella; e cos, sopravvenendo assai moltitudine, l'affam. Quanto agli assalti, si  detto che altri si debbe guardare dal primo impeto, col quale i Romani occuparono molte volte di molte terre, assaltandole ad un tratto e da ogni parte, e chiamavanlo "Aggredi urbem corona", come fece Scipione quando occup Cartagine Nuova in Ispagna. Il quale impeto se si sostiene, con difficult sei poi superato. E se pure egli occorresse che il nimico fusse entrato dentro nella citt per avere sforzate le mura, ancora i terrazzani vi hanno qualche rimedio, se non si abbandonano; perch molti eserciti sono, poi che sono entrati in una terra, stati o ributtati o morti. Il rimedio  che i terrazzani si mantengano ne' luoghi alti e dalle case e dalle torri gli combattano. La quale cosa coloro che sono entrati nelle citt si sono ingegnati vincere in due modi: l'uno, con aprire le porte della citt e fare la via a' terrazzani che securamente si possano fuggire; l'altro, col mandare fuora una voce che significhi che non si offenda se non gli armati, e a chi getta l'armi in terra si perdoni. La quale cosa ha renduta facile la vittoria di molte citt. Sono facili, oltre a questo, le citt ad espugnarle, se tu giugni loro addosso imprevisto; il che si fa, trovandosi con lo esercito discosto, in modo che non si creda o che tu le voglia assaltare, o che tu possa farlo sanza che si presenta per la distanza del luogo. Donde che se tu secretamente e sollecitamente le assalti, quasi sempre ti succeder di riportarne la vittoria. Io ragiono male volentieri delle cose successe de' nostri tempi, perch di me e de' miei mi sarebbe carico a ragionare; d'altri non saprei che mi dire. Nondimeno non posso a questo proposito non addurre lo esemplo di Cesare Borgia, chiamato duca Valentino; il quale, trovandosi a Nocera con le sue genti, sotto colore di andare a' danni di Camerino si volse verso lo stato d'Urbino, ed occup uno stato in uno giorno e sanza alcuna fatica, il quale un altro con assai tempo e spesa non arebbe appena occupato. Conviene ancora, a quegli che sono assediati, guardarsi dagli inganni e dalle astuzie del nimico; e per non si deono fidare gli assediati d'alcuna cosa che veggano fare al nimico continuamente, ma credano sempre che vi sia sotto lo inganno e che possa a loro danno variare. Domizio Calvino, assediando una terra, prese per consuetudine di circuire ogni giorno, con buona parte delle sue genti, le mura di quella. Donde credendo i terrazzani lo facesse per esercizio, allentarono le guardie; di che accortosi Domizio, gli assalt ed espugnogli. Alcuni capitani, avendo presentito che doveva venire aiuto agli assediati, hanno vestiti loro soldati sotto le insegne di quegli che dovevano venire, ed essendo stati intromessi hanno occupato la terra. Cimone ateniese messe fuoco una notte in uno tempio che era fuora della terra, onde i terrazzani, andando a soccorrerlo, lasciarono in preda la terra al nimico. Alcuni hanno morti quegli che del castello assediato vanno a saccomanno e rivestiti i suoi soldati con la veste de' saccomanni; i quali di poi gli hanno dato la terra. Hanno ancora usato gli antichi capitani vari termini da spogliare di guardie le terre che vogliono pigliare. Scipione, sendo in Affrica e desiderando occupare alcuni castegli ne' quali erano messe guardie da' Cartaginesi, finse pi volte di volergli assaltare, ma poi per paura non solamente astenersi, ma discostarsi da quegli. Il che credendo Annibale essere vero, per seguirlo con maggiore forze e per potere pi facilmente opprimerlo, trasse tutte le guardie di quegli; il che Scipione conosciuto, mand Massinissa suo capitano ad espugnargli. Pirro, faccendo guerra in Schiavonia ad una citt capo di quello paese, dove era ridotta assai gente in guardia, finse di essere disperato di poterla espugnare e, voltatosi agli altri luoghi, fece che quella per soccorrergli si vot di guardie e divent facile ad essere sforzata. Hanno molti corrotte l'acque e derivati i fiumi per pigliare le terre, ancora che di poi non riuscisse. Fannosi facili ancora gli assediati ad arrendersi, spaventandogli con significare loro una vittoria avuta o nuovi aiuti che vengano in loro disfavore. Hanno cerco gli antichi capitani occupare le terre per tradimento, corrompendo alcuno di dentro; ma hanno tenuti diversi modi. Alcuno ha mandato uno suo che, sotto nome di fuggitivo, prenda autorit e fede co' nimici, la quale di poi usi in benificio suo. Alcuno per questo mezzo ha inteso il modo delle guardie e, mediante quella notizia, presa la terra. Alcuno ha impedito la porta, ch'ella non si possa serrare, con uno carro e con travi sotto qualche colore, e per questo modo fatto l'entrare facile al nimico. Annibale persuase ad uno che gli desse uno castello de' Romani e che fingesse di andare a caccia la notte, mostrando non potere andare di giorno per paura de' nimici, e, tornando di poi con la cacciagione, mettesse dentro con seco de' suoi uomini e, ammazzata la guardia, gli desse la porta. Ingannansi ancora gli assediati col tirargli fuora della terra e discostargli da quella, mostrando, quando essi ti assaltano, di fuggire. E molti, tra' quali fu Annibale, hanno non ch'altro, lasciatosi trre gli alloggiamenti per avere occasione di mettergli in mezzo e trre loro la terra. Ingannansi ancora col fingere di partirsi, come fece Formione ateniese; il quale, avendo predato il paese de' Calcidensi, ricev di poi i loro ambasciadori, riempiendo la loro citt di sicurt e di buone promesse sotto le quali, come uomini poco cauti, furono poco di poi da Formione oppressi. Debbonsi gli assediati guardare dagli uomini che egli hanno fra loro sospetti; ma qualche volta si suole cos assicurarsene col merito come con la pena. Marcello, conoscendo come Lucio Banzio Nolano era volto a favorire Annibale, tanta umanit e liberalit us verso di lui, che di nimico se lo fece amicissimo. Deono gli assediati usare pi diligenza nelle guardie, quando il nimico si  discostato, che quando egli  propinquo; e deono guardare meglio quegli luoghi i quali pensano che possano essere offesi meno; perch si sono perdute assai terre quando il nimico le assalta da quella parte donde essi non credono essere assaltati. E questo inganno nasce da due cagioni: o per essere il luogo forte e credere che sia inaccessibile, o per essere usata arte dal nimico di assaltargli da uno lato, con romori finti e, dall'altro, taciti e con assalti veri. E per deono gli assediati avere a questo grande avvertenza, e sopra tutto d'ogni tempo, e massime la notte, fare buone guardie alle mura; e non solamente preporvi uomini, ma i cani, e torgli feroci e pronti, i quali col fiuto presentano il nimico e con lo abbaiare lo scuoprano. E non che i cani, si  trovato che l'oche hanno salvo una citt, come intervenne a' Romani quando i Franzesi assediavano il Campidoglio. Alcibiade, per vedere se le guardie vigilavano, essendo assediata Atene dagli Spartani, ordin che, quando la notte egli alzasse uno lume, tutte le guardie lo alzassero, constituendo pena a chi non lo osservasse. Ificrate ateniese ammazz una guardia che dormiva, dicendo di averlo lasciato come l'aveva trovato. Hanno coloro che sono assediati tenuti vari modi a mandare avvisi agli amici loro; e per non mandare imbasciate a bocca, scrivono lettere in cifera e nascondonle in vari modi: le cifere sono secondo la volont di chi l'ordina, il modo del nasconderle  vario. Chi ha scritto il fodero, dentro, d'una spada; altri hanno messe le lettere in uno pane crudo, e di poi cotto quello e datolo come per suo cibo a colui che le porta. Alcuni se le sono messe ne' luoghi pi secreti del corpo. Altri le hanno messe in un collare d'uno cane che sia familiare di quello che le porta. Alcuni hanno scritto in una lettera cose ordinarie, e di poi, tra l'uno verso e l'altro, scritto con acque che, bagnandole e scaldandole, poi le lettere appariscano. Questo modo  stato astutissimamente osservato ne' nostri tempi; dove che, volendo alcuno significare cose da tenere secrete a' suoi amici che dentro a una terra abitavano, e non volendo fidarsi di persona, mandava scomuniche scritte secondo la consuetudine ed interlineate, come io dico di sopra, e quelle faceva alle porte de' templi suspendere; le quali conosciute da quegli che per gli contrassegni le conoscevano, erano spiccate e lette. Il quale modo  cautissimo, perch chi le porta vi pu esser ingannato e non vi corre alcuno pericolo. Sono infiniti altri modi che ciascuno per s medesimo pu fingere e trovare. Ma con pi facilit si scrive agli assediati, che gli assediati agli amici di fuora, perch tali lettere non le possono mandare, se non per uno che sotto ombra di fuggitivo esca della terra; il che  cosa dubbia e pericolosa quando il nimico  punto cauto. Ma quelli che mandono dentro, pu quello che  mandato, sotto molti colori andare nel campo che assedia, e di quivi, presa conveniente occasione, saltare nella terra. Ma vegnamo a parlare delle presenti espugnazioni; e dico che s'egli occorre che tu sia combattuto nella tua citt, che non sia ordinata co' fossi dalla parte di dentro, come poco fa dimostrammo, a volere che il nimico non entri per le rotture del muro che l'artiglieria fa (perch alla rottura ch'ella non si faccia non  rimedio), ti  necessario, mentre che l'artiglieria batte, muovere uno fosso dentro al muro che  percosso, largo almeno trenta braccia, e gittare tutto quello che si cava di verso la terra, che faccia argine e pi profondo il fosso; e ti conviene sollecitare questa opera in modo che, quando il muro caggia, il fosso sia cavato almeno cinque o sei braccia. Il quale fosso  necessario, mentre che si cava, chiudere da ogni fianco con una casamatta. E quando il muro  s gagliardo che ti dia tempo a fare il fosso e le casematte, viene ad essere pi forte quella parte battuta che il resto della citt; perch tale riparo viene ad avere la forma che noi demmo a' fossi di dentro. Ma quando il muro  debole e che non ti dia tempo, allora  che bisogna mostrare la virt, ed opporvisi con le genti armate e con tutte le forze tue. Questo modo di riparare fu osservato da' Pisani, quando voi vi andavi a campo; e poterono farlo, perch avevano le mura gagliarde, che davano loro tempo, e il terreno tenace e attissimo a rizzare argini e fare ripari. Che se fussono mancati di questa commodit, si sarebbero perduti. Pertanto si far sempre prudentemente a provvedersi prima, faccendo i fossi dentro alla sua citt e per tutto il suo circuito, come poco fa divisammo, perch in questo caso si aspetta ozioso e sicuro il nimico, essendo i ripari fatti. Occupavano gli antichi molte volte le terre con le cave sutterranee in due modi: o e' facevano una via sotterra segretamente che riusciva nella terra, e per quella entravano (nel quale modo i Romani presono la citt de' Veienti) o con le cave scalzavano uno muro e facevanlo rovinare. Questo ultimo modo  oggi pi gagliardo e fa che le citt poste alto sieno pi deboli, perch si possono meglio cavare; e mettendo di poi nelle cave di quella polvere che in istante si accende, non solamente rovina uno muro, ma i monti si aprono e le fortezze tutte in pi parti si dissolvono. Il rimedio a questo  edificare in piano e fare il fosso che cigne la tua citt tanto profondo, che il nimico non possa cavare pi basso di quello che non trovi l'acqua, la quale  solamente nimica di queste cave. E se pure ti truovi con la terra che tu difendi in poggio, non puoi rimediarvi con altro che fare dentro alle tue mura assai pozzi profondi, i quali sono come sfogatoi a quelle cave che il nimico ti potesse ordinare contra. Un altro rimedio  fargli una cava all'incontro, quando ti accorgessi donde quello cavasse; il quale modo facilmente lo impedisce, ma difficilmente si prevede, essendo assediato da uno nimico cauto. Deve sopra tutto avere cura, quello che  assediato, di non essere oppresso ne' tempi del riposo, come  dopo una battaglia avuta, dopo le guardie fatte, che  la mattina al fare del giorno, la sera tra d e notte, e sopra tutto quando si mangia; nel quale tempo molte terre sono espugnate e molti eserciti sono stati da quegli di dentro rovinati. Per si debbe con diligenza da ogni parte stare sempre guardato e in buona parte armato. Io non voglio mancare di dirvi come quello che fa difficile il difendere una citt o uno alloggiamento  lo avere a tenere disunite tutte le forze che tu hai in quegli; perch, potendoti il nimico assalire a sua posta tutto insieme da qualunque banda, ti conviene tenere ogni luogo guardato; e cos quello ti assalta con tutte le forze e tu con parte di quelle ti difendi. Pu ancora lo assediato essere vinto in tutto, quello di fuora non pu essere se non ributtato; onde che molti che sono stati assediati o nello alloggiamento o in una terra, ancora che inferiori di forze sono usciti con tutte le loro genti ad un tratto fuora e hanno superato il nimico. Questo fece Marcello a Nola; questo fece Cesare in Francia, che, essendogli assaltati gli alloggiamenti da uno numero grandissimo di Franzesi e veggendo non gli potere difendere per avere a dividere le sue forze in pi parti, e non potere, stando dentro agli steccati, con empito urtare il nimico, aperse da una banda lo alloggiamento, e, rivoltosi in quella parte con tutte le forze, fece tanto impeto loro contra e con tanta virt che gli super e vinse. La costanza ancora degli assediati fa molte volte disperare e sbigottire coloro che assediano. Essendo Pompeo a fronte di Cesare e patendo assai l'esercito Cesariano per la fame, fu portato del suo pane a Pompeo; il quale vedendo fatto di erbe comand che non si mostrasse al suo esercito per non lo fare sbigottire, vedendo quali nimici aveva all'incontro. Niuna cosa fece tanto onore a' Romani nella guerra di Annibale quanto la costanza loro, perch in qualunque pi nimica e avversa fortuna mai non domandorono pace, mai fecero alcun segno di timore; anzi, quando Annibale era allo intorno di Roma, si venderono quegli campi dove egli aveva posti i suoi alloggiamenti, pi pregio che per l'ordinario per altri tempi venduti non si sarebbono; e stettero in tanto ostinati nelle imprese loro, che, per difendere Roma, non vollero levare le offese da Capua, la quale, in quel medesimo tempo che Roma era assediata, i Romani assediavano. Io so che io vi ho detto di molte cose le quali per voi medesimi avete potuto intendere e considerare; nondimeno l'ho fatto, come oggi ancora vi dissi, per potervi mostrare, mediante quelle, meglio la qualit di questo esercizio e ancora per sodisfare a quegli, se alcuno ce ne fusse, che non avessero avuta quella commodit di intenderle che voi. N mi pare che ci resti altro a dirvi che alcune regole generali, le quali voi averete familiarissime; che sono queste:
Quello che giova al nimico nuoce a te, e quel che giova a te nuoce al nimico.
Colui che sar nella guerra pi vigilante a osservare i disegni del nimico e pi durer fatica ad esercitare il suo esercito, in minori pericoli incorrer e pi potr sperare della vittoria.
Non condurre mai a giornata i tuoi soldati, se prima non hai confermato l'animo loro e conosciutogli sanza paura e ordinati, n mai ne farai pruova, se non quando vedi ch'egli sperano di vincere.
Meglio  vincere il nimico con la fame che col ferro, nella vittoria del quale pu molto pi la fortuna che la virt.
Niuno partito  migliore che quello che sta nascoso al nimico infino che tu lo abbia eseguito.
Sapere nella guerra conoscere l'occasione e pigliarla, giova pi che niuna altra cosa.
La natura genera pochi uomini gagliardi; la industria e lo esercizio ne fa assai.
Pu la disciplina nella guerra pi che il furore.
Quando si partono alcuni dalla parte nimica per venire a' servizi tuoi, quando sieno fedeli vi sar sempre grandi acquisti; perch le forze degli avversari pi si minuiscono con la perdita di quegli che si fuggono, che di quegli che sono ammazzati, ancora che il nome de' fuggitivi sia a' nuovi amici sospetto, a' vecchi odioso.
Meglio , nell'ordinare la giornata, riserbare dietro alla prima fronte assai aiuti, che, per fare la fronte maggiore, disperdere i suoi soldati.
Difficilmente  vinto colui che sa conoscere le forze sue e quelle del nimico.
Pi vale la virt de' soldati che la moltitudine; pi giova alcuna volta il sito che la virt.
Le cose nuove e subite sbigottiscono gli eserciti; le cose consuete e lente sono poco stimate da quegli; per farai al tuo esercito praticare e conoscere con piccole zuffe un nimico nuovo, prima che tu venga alla giornata con quello.
Colui che seguita con disordine il nimico poi ch'egli  rotto, non vuole fare altro che diventare, di vittorioso, perdente.
Quello che non prepara le vettovaglie necessarie al vivere  vinto sanza ferro.
Chi confida pi ne' cavagli che ne' fanti, o pi ne' fanti che ne' cavagli, si accomodi col sito.
Quando tu vuoi vedere se, il giorno, alcuna spia  venuta in campo, fa' che ciascuno ne vadia al suo alloggiamento.
Muta partito, quando ti accorgi che il nimico l'abbia previsto.
Consigliati, delle cose che tu di fare, con molti; quello che di poi vuoi fare conferisci con pochi.
I soldati, quando dimorano alle stanze, si mantengano col timore e con la pena; poi, quando si conducono alla guerra, con la speranza e col premio.
I buoni capitani non vengono mai a giornata se la necessit non gli strigne o la occasione non gli chiama.
Fa' che i tuoi nimici non sappiano come tu voglia ordinare l'esercito alla zuffa: e in qualunque modo l'ordini, fa' che le prime squadre possano essere ricevute dalle seconde e dalle terze.
Nella zuffa non adoperare mai una battaglia ad un'altra cosa che a quella per che tu l'avevi deputata, se tu non vuoi fare disordine.
Agli accidenti subiti con difficult si rimedia, a' pensati con facilit.
Gli uomini, il ferro, i danari e il pane sono il nervo della guerra; ma di questi quattro sono pi necessarii i primi due, perch gli uomini e il ferro truovano i danari e il pane, ma il pane e i danari non truovano gli uomini e il ferro.
Il disarmato ricco  premio del soldato povero.
Avvezza i tuoi soldati a spregiare il vivere delicato e il vestire lussurioso.
Questo  quanto mi occorre generalmente ricordarvi; e so che si sarebbero possute dire molte altre cose in tutto questo mio ragionamento, come sarebbero: come e in quanti modi gli antichi ordinavano le schiere; come vestivano e come in molte altre cose si esercitavano, e aggiugnervi assai particolari i quali non ho giudicati necessarii narrare, s perch per voi medesimi potete vederli, s ancora perch la intenzione mia non  stata mostrarvi appunto come l'antica milizia era fatta, ma come in questi tempi si potesse ordinare una milizia che avesse pi virt che quella che si usa. Donde che non mi  parso delle cose antiche ragionare altro che quello che io ho giudicato a tale introduzione necessario. So ancora che io mi arei avuto ad allargare pi sopra la milizia a cavallo e di poi ragionare della guerra navale, perch chi distingue la milizia dice come egli  uno esercizio di mare e di terra, a pi e a cavallo. Di quello di mare io non presumerei parlare, per non ne avere alcuna notizia; ma lascieronne parlare a' Genovesi e a' Viniziani, i quali con simili studi hanno per lo addietro fatto gran cose. De' cavagli ancora non voglio dire altro che di sopra mi abbia detto, essendo, come io dissi, questa parte corrotta meno. Oltre a questo, ordinate che sono bene le fanterie, che sono il nervo dello esercito, si vengono di necessit a fare buoni cavagli. Solo ricorderei a chi ordinasse la milizia nel paese suo per riempierlo di cavagli, facesse due provvedimenti: l'uno, che distribuisse cavalle di buona razza per il suo contado e avvezzasse i suoi uomini a fare incette di puledri come voi in questo paese fate de' vitegli e de' muli; l'altro, acci che gli incettanti trovassero il comperatore, proibirei il potere tenere mulo ad alcuno che non tenesse cavallo, talmente che chi volesse tenere una cavalcatura sola fusse costretto tenere cavallo; e di pi, che non potesse vestire di drappo se non chi tenesse cavallo. Questo ordine intendo essere stato fatto da alcuno principe ne' nostri tempi, e in brevissimo tempo avere nel paese suo ridotto una ottima cavalleria. Circa alle altre cose, quanto si aspetta a' cavagli, mi rimetto a quanto oggi vi dissi e a quello che si costuma. Desidereresti forse ancora intendere quali parte debbe avere uno capitano? A che io vi sodisfar brevissimamente, perch io non saprei eleggere altro uomo che quello che sapesse fare tutte quelle cose che da noi sono state oggi ragionate; le quali ancora non basterebbero, quando non ne sapesse trovare da s, perch niuno sanza invenzione fu mai grande uomo nel mestiero suo; e se la invenzione fa onore nell'altre cose, in questo sopra tutto ti onora. E si vede ogni invento, ancora che debole, essere dagli scrittori celebrato; come si vede che lodano Alessandro Magno, che, per disalloggiare pi segretamente, non dava il segno con la tromba, ma con uno cappello sopra una lancia.  laudato ancora per avere ordinato agli suoi soldati che, nello appiccarsi con gli nimici, s'inginocchiassero col pi manco, per potere pi gagliardamente sostenere l'impeto loro; il che avendogli dato la vittoria, gli dette ancora tanta lode, che tutte le statue, che si rizzavano in suo onore, stavano in quella guisa. Ma perch'egli  tempo di finire questo ragionamento, io voglio tornare a proposito; e parte fuggir quella pena in che si costuma condannare in questa terra coloro che non vi tornano. Se vi ricorda bene, Cosimo, voi mi dicesti che, essendo io dall'uno canto esaltatore della antichit e biasimatore di quegli che nelle cose gravi non la imitano, e, dall'altro, non la avendo io nelle cose della guerra, dove io mi sono affaticato, imitata, non ne potevi ritrovare la cagione; a che io risposi come gli uomini che vogliono fare una cosa, conviene prima si preparino a saperla fare, per potere poi operarla quando l'occasione lo permetta. Se io saprei ridurre la milizia ne' modi antichi o no, io ne voglio per giudici voi che mi avete sentito sopra questa materia lungamente disputare; donde voi avete potuto conoscere quanto tempo io abbia consumato in questi pensieri, e ancora credo possiate immaginare quanto disiderio sia in me di mandargli ad effetto. Il che se io ho potuto fare, o se mai me ne  stata data occasione, facilmente potete conietturarlo. Pure per farvene pi certi, e per pi mia giustificazione, voglio ancora addurne le cagioni; e parte vi osserver quanto promissi di dimostrarvi: le difficult e le facilit che sono al presente in tali imitazioni. Dico pertanto come niuna azione che si faccia oggi tra gli uomini,  pi facile a ridurre ne' modi antichi che la milizia, ma per coloro soli che sono principi di tanto stato, che potessero almeno di loro suggetti mettere insieme quindici o ventimila giovani. Dall'altra parte, niuna cosa  pi difficile che questa a coloro che non hanno tale commodit. E perch voi intendiate meglio questa parte, voi avete a sapere come e' sono di due ragioni capitani lodati. L'una  quegli che con uno esercito ordinato per sua naturale disciplina hanno fatto grandi cose, come furono la maggior parte de' cittadini romani e altri che hanno guidati eserciti; i quali non hanno avuto altra fatica che mantenergli buoni e vedere di guidargli sicuramente. L'altra  quegli che non solamente hanno avuto a superare il nimico, ma, prima ch'egli arrivino a quello, sono stati necessitati fare buono e bene ordinato l'esercito loro, i quali sanza dubbio meritono pi lode assai che non hanno meritato quegli che con gli eserciti antichi e buoni hanno virtuosamente operato. Di questi tali fu Pelopida ed Epaminonda, Tullo Ostilio, Filippo di Macedonia padre d'Alessandro, Ciro re de' Persi, Gracco romano. Costoro tutti ebbero prima a fare l'esercito buono, e poi combattere con quello. Costoro tutti lo poterono fare, s per la prudenza loro, s per avere suggetti da potergli in simile esercizio indirizzare. N mai sarebbe stato possibile che alcuno di loro, ancora che uomo pieno d'ogni eccellenza, avesse potuto in una provincia aliena, piena di uomini corrotti, non usi ad alcuna onesta ubbidienza, fare alcuna opera lodevole. Non basta adunque in Italia il sapere governare uno esercito fatto, ma prima  necessario saperlo fare e poi saperlo comandare. E di questi bisogna sieno quegli principi che, per avere molto stato e assai suggetti, hanno commodit di farlo. De' quali non posso essere io che non comandai mai, n posso comandare se non a eserciti forestieri e a uomini obligati ad altri e non a me. Ne' quali s'egli  possibile o no introdurre alcuna di quelle cose da me oggi ragionate, lo voglio lasciare nel giudicio vostro. Quando potrei io fare portare a uno di questi soldati che oggi si praticano, pi armi che le consuete, e, oltra alle armi, il cibo per due o tre giorni e la zappa? Quando potrei io farlo zappare o tenerlo ogni giorno molte ore sotto l'armi negli esercizi finti, per potere poi ne' veri valermene? Quando si asterrebbe egli da' giuochi, dalle lascivie, dalle bestemmie, dalle insolenze che ogni d fanno? Quando si ridurrebbero eglino in tanta disciplina e in tanta ubbidienza e reverenza, che uno arbore pieno di pomi nel mezzo degli alloggiamenti vi si trovasse e lasciasse intatto come si legge che negli eserciti antichi molte volte intervenne? Che cosa posso io promettere loro, mediante la quale e' mi abbiano con reverenza ad amare o temere, quando, finita la guerra, e' non hanno pi alcuna cosa a convenire meco? Di che gli ho io a fare vergognare, che sono nati e allevati sanza vergogna? Perch mi hanno eglino ad osservare che non mi conoscono? Per quale Iddio, o per quali santi gli ho io a fare giurare? Per quei ch'egli adorano, o per quei che bestemmiano? Che ne adorino non so io alcuno, ma so bene che li bestemmiano tutti. Come ho io a credere ch'egli osservino le promesse a coloro che ad ogni ora essi dispregiano? Come possono coloro che dispregiano Iddio, riverire gli uomini? Quale dunque buona forma sarebbe quella che si potesse imprimere in questa materia? E se voi mi allegassi che i Svizzeri e gli Spagnuoli sono buoni, io vi confesserei come eglino sono di gran lunga migliori che gli Italiani; ma se voi noterete il ragionamento mio e il modo del procedere d'ambidue, vedrete come e' manca loro di molte cose ad aggiugnere alla perfezione degli antichi. E i Svizzeri sono fatti buoni da uno loro naturale uso causato da quello che oggi vi dissi, quegli altri da una necessit; perch, militando in una provincia forestiera e parendo loro essere costretti o morire o vincere, per non parere loro avere luogo alla fuga, sono diventati buoni. Ma  una bont in molte parti defettiva, perch in quella non  altro di buono, se non che si sono assuefatti ad aspettare il nimico infino alla punta della picca e della spada. N quello che manca loro, sarebbe alcuno atto ad insegnarlo, e tanto meno chi non fusse della loro lingua. Ma torniamo agli Italiani, i quali, per non avere avuti i principi savi, non hanno preso alcuno ordine buono, e, per non avere avuto quella necessit che hanno avuta gli Spagnuoli, non gli hanno per loro medesimi presi; tale che rimangono il vituperio del mondo. Ma i popoli non ne hanno colpa, ma s bene i principi loro; i quali ne sono stati gastigati, e della ignoranza loro ne hanno portate giuste pene perdendo ignominiosamente lo stato, e sanza alcuno esemplo virtuoso. Volete voi vedere se questo che io dico  vero? Considerate quante guerre sono state in Italia dalla passata del re Carlo ad oggi; e solendo le guerre fare uomini bellicosi e riputati, queste quanto pi sono state grandi e fiere, tanto pi hanno fatto perdere di riputazione alle membra e a' capi suoi. Questo conviene che nasca che gli ordini consueti non erano e non sono buoni; e degli ordini nuovi non ci  alcuno che abbia saputo pigliarne. N crediate mai che si renda riputazione alle armi italiane, se non per quella via che io ho dimostra e mediante coloro che tengono stati grossi in Italia; perch questa forma si pu imprimere negli uomini semplici, rozzi e proprii, non ne' maligni, male custoditi e forestieri. N si troverr mai alcuno buono scultore che creda fare una bella statua d'un pezzo di marmo male abbozzato, ma s bene d'uno rozzo. Credevano i nostri principi italiani, prima ch'egli assaggiassero i colpi delle oltramontane guerre, che a uno principe bastasse sapere negli scrittoi pensare una acuta risposta, scrivere una bella lettera, mostrare ne' detti e nelle parole arguzia e prontezza, sapere tessere una fraude, ornarsi di gemme e d'oro, dormire e mangiare con maggiore splendore che gli altri, tenere assai lascivie intorno, governarsi co' sudditi avaramente e superbamente, marcirsi nello ozio, dare i gradi della milizia per grazia, disprezzare se alcuno avesse loro dimostro alcuna lodevole via, volere che le parole loro fussero responsi di oraculi; n si accorgevano i meschini che si preparavano ad essere preda di qualunque gli assaltava. Di qui nacquero poi nel mille quattrocento novantaquattro i grandi spaventi, le subite fughe e le miracolose perdite; e cos tre potentissimi stati che erano in Italia, sono stati pi volte saccheggiati e guasti. Ma quello che  peggio,  che quegli che ci restano stanno nel medesimo errore e vivono nel medesimo disordine, e non considerano che quegli che anticamente volevano tenere lo stato, facevano e facevano fare tutte quelle cose che da me si sono ragionate, e che il loro studio era preparare il corpo a' disagi e lo animo a non temere i pericoli. Onde nasceva che Cesare, Alessandro e tutti quegli uomini e principi eccellenti, erano i primi tra' combattitori, andavano armati a pi, e se pure perdevano lo stato, e' volevano perdere la vita; talmente che vivevano e morivano virtuosamente. E se in loro, o in parte di loro, si poteva dannare troppa ambizione di regnare, mai non si troverr che in loro si danni alcuna mollizie o alcuna cosa che faccia gli uomini delicati e imbelli. Le quali cose, se da questi principi fussero lette e credute, sarebbe impossibile che loro non mutassero forma di vivere e le provincie loro non mutassero fortuna. E perch voi, nel principio di questo nostro ragionamento, vi dolesti della vostra ordinanza, io vi dico che, se voi la avete ordinata come io ho di sopra ragionato ed ella abbia dato di s non buona esperienza, voi ragionevolmente ve ne potete dolere; ma s'ella non  cos ordinata ed esercitata come ho detto, ella pu dolersi di voi che avete fatto uno abortivo, non una figura perfetta. I Viniziani ancora e il duca di Ferrara la cominciarono e non la seguirono, il che  stato per difetto loro, non degli uomini loro. E io vi affermo che qualunque di quelli che tengono oggi stati in Italia prima entrerr per questa via, fia, prima che alcuno altro, signore di questa provincia; e interverr allo stato suo come al regno de' Macedoni, il quale, venendo sotto a Filippo che aveva imparato il modo dello ordinare gli eserciti da Epaminonda tebano, divent, con questo ordine e con questi esercizi, mentre che l'altra Grecia stava in ozio e attendeva a recitare commedie, tanto potente che potette in pochi anni tutta occuparla, e al figliuolo lasciare tale fondamento, che poto farsi principe di tutto il mondo. Colui adunque che dispregia questi pensieri, s'egli  principe, dispregia il principato suo; s'egli  cittadino, la sua citt. E io mi dolgo della natura, la quale o ella non mi dovea fare conoscitore di questo, o ella mi doveva dare facult a poterlo eseguire. N penso oggimai, essendo vecchio, poterne avere alcuna occasione; e per questo io ne sono stato con voi liberale, che, essendo giovani e qualificati, potrete, quando le cose dette da me vi piacciano, ai debiti tempi, in favore de' vostri principi, aiutarle e consigliarle. Di che non voglio vi sbigottiate o diffidiate, perch questa provincia pare nata per risuscitare le cose morte, come si  visto della poesia, della pittura e della scultura. Ma quanto a me si aspetta, per essere in l con gli anni, me ne diffido. E veramente, se la fortuna mi avesse conceduto per lo addietro tanto stato quanto basta a una simile impresa, io crederei, in brevissimo tempo, avere dimostro al mondo quanto gli antichi ordini vagliono; e sanza dubbio o io l'arei accresciuto con gloria o perduto sanza vergogna.

