TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

NICOL MACHIAVELLI.
MANDRAGOLA.

ATTO QUINTO - SCENA PRIMA.

Fra' Timoteo solo.


FRATE TIMOTEO.  Io non ho potuto questa notte chiudere occhio, tanto 
el desiderio,  che io  ho  d'intendere  come  Callimaco  e  gli  altri
l'abbino  fatta.  Ed  ho atteso a consumare el tempo in varie cose: io
dissi mattutino,  lessi una vita de' Santi Padri,  andai in chiesa  ed
accesi una lampana che era spenta,  mutai un velo ad una Nostra Donna,
che fa miracoli.  Quante volte ho io  detto  a  questi  frati  che  la
tenghino  pulita!  E si maravigliano poi se la divozione manca!  Io mi
ricordo esservi cinquecento immagine,  e non ve ne  sono  oggi  venti:
questo  nasce  da  noi,   che  non  le  abbino  saputa  mantenere  la
reputazione.  Noi vi solavamo ogni sera doppo  la  compieta  andare  a
procissione,  e  farvi  cantare  ogni  sabato le laude.  Botavanci noi
sempre quivi, perch vi si vedessi delle imagine fresche; confortavamo
nelle confessioni gli uomini e le donne a botarvisi.  Ora  non  si  fa
nulla  di queste cose,  e poi ci maravigliamo se le cose vanno fredde!
Oh, quanto poco cervello  in questi mia frati!  Ma io sento un grande
romore da casa messer Nicia.  Eccogli,  per mia f! E' cavono fuora el
prigione.  Io  sar  giunto  a  tempo.  Ben  si  sono  indugiati  alla
sgocciolatura,  e' si fa appunto l'alba. Io voglio stare ad udire quel
che dicono sanza scoprirmi.
