TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

NICOL MACHIAVELLI.
MANDRAGOLA.

ATTO QUARTO - SCENA NONA.

Ligurio, messer Nicia, fra' Timoteo, Siro.


LIGURIO. Buona sera, messere.
MESSER NICIA. Oh! eh! eh!
LIGURIO. Non abbiate paura, no' sin noi.
MESSER NICIA. Oh!  voi siete tutti qui?  S'io non vi conoscevo presto,
io vi davo con questo stocco,  el pi diritto che io sapevo!  Tu,  se'
Ligurio? e tu, Siro? e quell'altro el maestro? ah?
LIGURIO. Messere, si.
MESSER  NICIA.  Togli!  Oh,  e'  s'  contraffatto  bene!  e'  non  lo
conoscerebbe Va-qua-tu!
LIGURIO.  Io  gli  ho fatto mettere dua noce in bocca,  perch non sia
conosciuto alla voce.
MESSER NICIA. Tu se' ignorante.
LIGURIO. Perch ?
MESSER NICIA. Che non me 'l dicevi tu prima? Ed are'mene messo anch'io
dua e sai se gli importa non essere conosciuto alla favella!
LIGURIO. Togliete, mettetevi in bocca questo.
MESSER NICIA. Che  ella?
LIGURIO. Una palla di cera.
MESSER NICIA. Dlla qua... ca, pu, ca, co, co, cu, cu,  spu...  Che ti
venga la seccaggine, pezzo di manigoldo!
LIGURIO.  Perdonatemi, ch io ve ne ho data una in scambio, che io non
me ne sono avveduto.
MESSER NICIA. Ca, ca, pu, pu... Di che, che, che, che era?
LIGURIO. D'aloe.
MESSER NICIA. Sia, in malora! Spu, spu... Maestro, voi non dite nulla?
FRATE TIMOTEO. Ligurio m'ha fatto adirare.
MESSER NICIA. Oh! voi contrafate bene la voce.
LIGURIO.  Non perdian pi tempo qui.  Io voglio essere el capitano,  e
ordinare  l'esercito  per  la  giornata.  Al destro corno sia preposto
Callimaco,  al sinistro io,  intra le dua corna star qui el  dottore;
Siro fia retroguardo,  per dar sussidio a quella banda che inclinassi.
El nome sia san Cuc.
MESSER NICIA. Chi  san Cuc?
LIGURIO.   el pi onorato santo,  che sia  in  Francia.  Andin  via,
mettin l'aguato a questo canto. State a udire: io sento un liuto.
MESSER NICIA. Egli  esso. Che voglin fare?
LIGURIO. Vuolsi mandare innanzi uno esploratore a scoprire chi egli ,
e, secondo ci riferir, secondo fareno.
MESSER NICIA. Chi v'andr?
LIGURIO. Va' via, Siro. Tu sai quello hai a fare. Considera, essamina,
torna presto, referisci.
SIRO. Io vo.
MESSER NICIA. Io non vorrei che noi pigliassimo un granchio, che fussi
qualche vecchio debole o infermiccio,  e che questo giuoco si avessi a
rifare domandassera.
LIGURIO.  Non dubitate,  Siro  valent'uomo.  Eccolo,  e'  torna.  Che
truovi, Siro?
SIRO.  Egli   el pi bello garzonaccio,  che voi vedessi mai!  Non ha
venticinque anni, e viensene solo, in pitocchino, sonando el liuto.
MESSER NICIA. Egli  el caso, se tu di' el vero.  Ma guarda che questa
broda sarebbe tutta gittata addosso a te!
SIRO. Egli  quel ch'io v'ho detto.
LIGURIO.  Aspettino ch'egli spunti questo canto,  e subito gli sareno
addosso.
MESSER NICIA. Tiratevi in qua, maestro: voi mi parete un uom di legno.
Eccolo.
CALLIMACO.
Venir vi possa el diavolo allo letto,
Dapoi ch'io non vi posso venir io!
LIGURIO. Sta' forte. Da' qua questo liuto!
CALLIMACO. Ohim! Che ho io fatto?
MESSER NICIA. Tu el vedrai! Cuoprili el capo, imbavaglialo!
LIGURIO. Aggiralo!
MESSER NICIA.  Dgli un'altra volta!  dagliene un'altra!  mettetelo in
casa!
FRATE TIMOTEO.  Messere Nicia,  io m'andr a riposare, ch mi duole la
testa, che io muoio. E, se non bisogna, io non torner domattina.
MESSER NICIA. S, maestro, non tornate: noi potrem fare da noi.
