TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

NICOL MACHIAVELLI.
MANDRAGOLA.

ATTO TERZO - SCENA UNDECIMA.

Fra' Timoteo, Lucrezia, Sostrata.


FRATE  TIMOTEO.  Voi siate le ben venute!  Io so quello che voi volete
intendere da me, perch messer Nicia m'ha parlato. Veramente,  io sono
stato  in  su'  libri pi di dua ore a studiare questo caso;  e,  dopo
molte esamine,  io truovo di molte cose che,  e in particolare  ed  in
generale, fanno per noi.
LUCREZIA. Parlate voi da vero o motteggiate?
FRATE  TIMOTEO.   Ah,   madonna  Lucrezia!   Sono,   queste,  cose  da
motteggiare? Avetemi voi a conoscere ora?
LUCREZIA. Padre,  no;  ma questa mi pare la pi strana cosa che mai si
udissi.
FRATE  TIMOTEO.  Madonna,  io  ve  lo credo,  ma io non voglio che voi
diciate pi cos.  E' sono molte cose che discosto  paiano  terribili,
insopportabile,  strane,  che, quando tu ti appressi loro, le riescono
umane, sopportabili,  dimestiche;  e per si dice che sono maggiori li
spaventi ch'e mali: e questa  una di quelle.
LUCREZIA. Dio el voglia!
FRATE TIMOTEO.  Io voglio tornare a quello,  che io dicevo prima.  Voi
avete,  quanto alla conscienzia,  a pigliare questa  generalit,  che,
dove    un  bene certo ed un male incerto,  non si debbe mai lasciare
quel bene per paura di quel  male.  Qui    un  bene  certo,  che  voi
ingraviderete,  acquisterete  una  anima  a messer Domenedio;  el male
incerto  che colui che iacer, dopo la pozione, con voi, si muoia; ma
e' si truova anche di quelli che non muoiono.  Ma  perch  la  cosa  
dubia,  per   bene che messer Nicia non corra quel periculo.  Quanto
allo atto, che sia peccato,  questo  una favola,  perch la volont 
quella che pecca,  non el corpo; e la cagione del peccato  dispiacere
al marito,  e voi li compiacete;  pigliarne piacere,  e voi  ne  avete
dispiacere.  Oltra  di questo,  el fine si ha a riguardare in tutte le
cose;  el fine vostro si  riempire una sedia in paradiso,  contentare
el marito vostro.  Dice la Bibia che le figliuole di Lotto, credendosi
essere rimase sole nel mondo, usorono con el padre; e,  perch la loro
intenzione fu buona, non peccorono.
LUCREZIA. Che cosa mi persuadete voi?
SOSTRATA.  Lsciati  persuadere,  figliuola  ma.  Non vedi tu che una
donna,  che non ha figliuoli,  non ha casa?  Muorsi el  marito,  resta
com'una bestia, abandonata da ognuno.
FRATE TIMOTEO.  Io vi giuro,  madonna,  per questo petto sacrato,  che
tanta conscienzia vi  ottemperare in questo caso  al  marito  vostro,
quanto vi  mangiare carne el mercoded, che  un peccato che se ne va
con l'acqua benedetta.
LUCREZIA. A che mi conducete voi, padre?
FRATE  TIMOTEO.  Conducovi  a  cose,  che  voi sempre arete cagione di
pregare Dio per me; e pi vi satisfar questo altro anno che ora.
SOSTRATA.  Ella far ci che voi volete.  Io la voglio mettere stasera
al letto io.  Di che hai tu paura,  moccicona? E' c' cinquanta donne,
in questa terra, che ne alzerebbono le mani al cielo.
LUCREZIA. Io sono contenta: ma non credo mai essere viva domattina.
FRATE TIMOTEO. Non dubitar,  figliuola mia: io pregherr Iddio per te,
io dir l'orazione dell'agnol Raffaello, che ti accompagni. Andate, in
buona ora, e preparatevi a questo misterio, ch si fa sera.
SOSTRATA. Rimanete in pace, padre.
LUCREZIA. Dio m'aiuti e la Nostra Donna, che io non cpiti male.
