TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

NICOL MACHIAVELLI.
MANDRAGOLA.

ATTO TERZO - SCENA DECIMA.

Sostrata, Lucrezia.


SOSTRATA. Io credo che tu creda,  figliuola mia,  che io stimi l'onore
ed el bene tuo quanto persona del mondo,  e che io non ti consigliassi
di cosa che non stessi bene.  Io t'ho detto e ridicoti,  che  se  fra'
Timoteo ti dice che non ci sia carico di conscienzia, che tu lo faccia
sanza pensarvi.
LUCREZIA.  Io ho sempremai dubitato che la voglia, che messer Nicia ha
d'avere fgliuoli,  non ci faccia fare qualche errore;  e per  questo,
sempre  che  lui  mi  ha  parlato di alcuna cosa,  io ne sono stata in
gelosia e sospesa massime poi che m'intervenne quello che  vi  sapete,
per andare a' Servi. Ma di tutte le cose che si son tentate, questa mi
pare  la  pi  strana,  di  avere a sottomettere el corpo mio a questo
vituperio, ad esser cagione che uno uomo muoia per vituperarmi: perch
io non crederrei,  se io fussi sola rimasa nel mondo e da me avessi  a
resurgere l'umana natura, che mi fussi simile partito concesso

SOSTRATA.  Io non ti so dire tante cose, figliuola mia. Tu parlerai al
frate,  vedrai quello che ti dir,  e farai quello che tu dipoi  sarai
consigliata da lui, da noi, da chi ti vuole bene.
LUCREZIA. Io sudo per la passione.
