TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

NICOL MACHIAVELLI.
MANDRAGOLA.

ATTO PRIMO - SCENA TERZA.

Ligurio, Callimaco.


LIGURIO. Io non credo che sia nel mondo el pi sciocco uomo di costui;
e quanto la fortuna lo ha favorito! Lui ricco, lei bella donna, savia,
costumata,  ed atta a governare un regno.  E parmi che rare  volte  si
verifichi quel proverbio ne' matrimoni,  che; Dio fa gli uomini, e' si
appaiono;  perch spesso si vede uno uomo ben qualificato sortire  una
bestia  e,  per avverso,  una prudente donna avere un pazzo.  Ma della
pazzia di costui se ne cava questo bene, che Callimaco ha che sperare.
Ma eccolo. Che vai tu apostando, Callimaco?
CALLIMACO.  Io ti aveva veduto col dottore,  ed aspettavo  che  tu  ti
spiccassi da lui, per intendere quello avevi fatto.
LIGURIO.  Egli  uno uomo della qualit che tu sai, di poca prudenzia,
di meno animo: e partesi mal volentieri da Firenze.  Pure,  io ce l'ho
riscaldato,  e  mi  ha  detto infine che far ogni cosa.  E credo che,
quando e' ti piaccia questo partito,  che noi ve lo condurreno;  ma io
non so se noi ci fareno el bisogno nostro.
CALLIMACO. Perch?
LIGURIO. Che so io? Tu sai che a questi bagni va d'ogni qualit gente,
e potrebbe venirvi uomo a chi madonna Lucrezia piacessi come a te, che
fussi  ricco  pi  di te,  che avessi pi grazia di te: in modo che si
porta pericolo di non durare questa fatica per altri, e che intervenga
che  la  copia  de'  concorrenti  la   faccino   pi   dura,   o   che
dimesticandosi, la si volga ad un altro e non a te.
CALLIMACO.  Io  conosco  che  tu di' el vero.  Ma come ho a fare?  Che
partito ho a pigliare?  Dove mi ho a volgere?  A  me  bisogna  tentare
qualche cosa,  sia grande,  sia periculosa,  sia dannosa,  sia infame.
Meglio  morire che vivere cos. Se io potessi dormire la notte, se io
potessi mangiare,  se io potessi conversare,  se io  potessi  pigliare
piacere  di cosa veruna,  io sarei pi paziente ad aspettare el tempo;
ma qui non ci  rimedio;  e,  se io non sono  tenuto  in  speranza  da
qualche  partito,  io  mi morr in ogni modo;  e,  veggendo di avere a
morire,  non sono per temere cosa  alcuna,  ma  per  pigliare  qualche
partito bestiale, crudele, nefando.
LIGURIO. Non dire cos, raffrena cotesto impeto dell'animo.
CALLIMACO.  Tu vedi bene che,  per raffrenarlo,  io mi pasco di simili
pensieri.  E per  necessario o che noi seguitiamo di mandare  costui
al bagno, o che noi entriamo per qualche altra via, che mi pasca d'una
speranza,  se  non  vera,  falsa  almeno,  per la quale io nutrisca un
pensiero, che mitighi in parte tanti mia affanni.
LIGURIO. Tu hai ragione, ed io sono per farlo.
CALLIMACO.  Io lo credo,  ancora che io sappia ch'e pari  tuoi  vivino
d'uccellare li uomini. Nondimanco, io non credo essere in quel numero,
perch,  quando  tu  el  facessi  ed io me ne avvedessi,  cercherei di
valermene,  e perderesti ora l'uso della casa mia,  e la  speranza  di
avere quello che per lo avvenire t'ho promesso.
LIGURIO.  Non  dubitare  della fede mia,  ch,  quando e' non ci fussi
l'utile che io sento e che io spero,  ci  che 'l tuo sangue  si  aff
col  mio,  e  desidero  che  tu  adempia questo tuo desiderio presso a
quanto tu.  Ma lasciamo ire questo.  El dottore mi ha commesso che  io
truovi un medico,  e intenda a quale bagno sia bene andare.  Io voglio
che tu faccia a mio modo,  e questo  che tu dica di avere studiato in
medicina,  e  che  abbi  fatto  a Parigi qualche sperienzia: lui  per
crederlo facilmente per la semplicit sua, e per essere tu litterato e
poterli dire qualche cosa in grammatica.
CALLIMACO. A che ci ha a servire cotesto?
LIGURIO. Serviracci a mandarlo a qual bagno noi vorreno, ed a pigliare
qualche altro partito che io ho  pensato,  che  sar  pi  corto,  pi
certo, pi riuscibile che 'l bagno.
CALLIMACO. Che di' tu?
LIGURIO. Dico che, se tu arai animo e se tu confiderai in me, io ti do
questa cosa fatta,  innanzi che sia domani questa otta.  E,  quando e'
fussi uomo che non ,  da ricercare se tu se' o  non  se'  medico,  la
brevit  del tempo,  la cosa in s,  far o che non ne ragioner o che
non sar a tempo a guastarci el disegno, quando bene e' ne ragionassi.
CALLIMACO. Tu mi risuciti. Questa  troppa gran promessa, e pascimi di
troppa gran speranza. Come farai?
LIGURIO. Tu el saprai, quando e' fia tempo; per ora non occorre che io
te lo dica, perch el tempo ci mancher a fare nonch dire. Tu,  vanne
in casa,  e quivi m'aspetta,  ed io ander a trovare el dottore, e, se
io lo conduco a te,  andrai seguitando el mio parlare ed accomodandoti
a quello.

CALLIMACO.  Cos far, ancora che tu mi riempia d'una speranza, che io
temo non se ne vadia in fumo.
