CARLO LORENZINI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.

/:/Il Principe Amato.

C'era  una volta un Re,  il quale era proprio una persona tanto perbene,  che i
suoi sudditi lo chiamavano il Re buono.  Un giorno,  mentre trovavasi a caccia,
accadde che un coniglio bambino, che stava l per essere ucciso dai cani, venne
a gettarsi fra le sue braccia.
Il Re fece delle carezze alla povera bestiolina e disse:
Giacch  si  messo sotto la mia protezione,  non voglio che nessuno gli faccia
del male+.
E port il piccolo coniglio nel suo palazzo, e gli fece dare una bella stanzina
e delle erbe eccellenti da mangiare.
Nella notte, quando fu solo in camera, il Re vide apparire una bella donna,  la
quale non era vestita con abiti ricamati d'oro e d'argento, ma la sua veste era
bianca come la neve, e portava in testa una corona di rose bianche.
Il  buon Re rimase molto maravigliato nel vedere questa signora,  tanto pi che
l'uscio di camera era chiuso, n sapeva capacitarsi come diavolo avesse fatto a
passar dentro.
Io sono la fata Candida, e passando per il bosco mentre eravate a caccia, volli
vedere se veramente siete quel buon Re,  che tutti dicono.  A questo fine presi
la  figura  di  un  piccolo coniglio e mi messi in salvo fra le vostre braccia:
perch so che chi sente piet per le bestie,  la sente anche per gli uomini:  e
se  mi aveste ricusato il vostro soccorso,  vi avrei tenuto per un cattivo.  Vi
ringrazio dunque del bene che mi avete fatto,  e contate  che  io  sar  sempre
vostra buonissima amica. Voi non dovete far altro che chiedere, e tutto vi sar
accordato+.
Signora+, disse il buon Re, poich siete una fata, voi dovete leggermi in cuore
quel  che  desidero.  Io  non  ho  che un figlio solo,  al quale voglio un bene
dell'anima, tanto che lo chiamano tutti il Principe Amato. Se mi volete fare un
regalo, pigliate a benvolere questo mio figlio.+
Con tutto il cuore+, rispose la fata,  io posso fare del vostro figlio o il pi
bel Principe del mondo, o il pi ricco, o il pi potente. Scegliete voi.+
Nulla di tutto questo+, replic il buon Re, quanto a me, vi sar obbligatissimo
se vorrete farne il migliore dei Principi. A che gli servirebbe di esser bello,
ricco e padrone di tutti i regni del mondo, se fosse cattivo? Voi sapete meglio
di  me  che  sarebbe  un  disgraziato,  perch  non  c' che la virt che renda
veramente felici.+
Avete mille ragioni+,  rispose Candida,  ma non  in mio potere di far diventar
buono  il Principe Amato,  a suo dispetto: se vuol esser virtuoso,  bisogna che
anche esso ci metta dell'impegno e della buona  volont.  Tutto  quel  pi  che
posso  promettervi   di dargli dei buoni consigli,  di riprenderlo quando far
male: e anche di castigarlo, se non voglia correggersi o punirsi da s.+
Il buon Re fu arcicontento di questa promessa,  e dopo poco mor.  Amato pianse
moltissimo  il  padre,  perch  era  tutta  la  sua  affezione,  e avrebbe dato
volentieri regni, oro, argento, ogni cosa insomma,  per poterlo salvare: ma non
era possibile.
Due giorni dopo la morte del Re,  mentre Amato era a letto, Candida gli apparve
e gli disse:
Ho promesso a vostro padre di esservi  buona  amica;  e  in  segno  che  voglio
mantenere la mia parola, eccomi qua a farvi un regalo+.
E nel dir cos, infil un anellino nel dito di Amato e gli disse:
Tenete  conto  di  quest'anello:   pi prezioso dei brillanti;  ogni volta che
sarete per fare una cattiva azione,  vi punger il dito: ma  se  nonostante  la
puntura,  vi ostinerete nel male,  perderete la mia amicizia e diventer vostra
nemica+.
Dette queste parole, Candida spar e lasci Amato fuori di s dallo stupore.
Per qualche tempo egli fu cos ammodo e perbene,  che  non  sent  mai  bucarsi
dall'anello: e questa cosa lo rendeva tanto contento, che al suo nome di Amato,
che gi portava, gli venne aggiunto anche quello di Felice. Accadde per che in
quei giorni essendo andato a caccia e non avendo morto nessun animale, entr di
cattivissimo  umore.  Allora  gli parve che l'anello gli pigiasse,  cos non ci
bad n tanto n quanto.  Entrato che fu nella sua camera,  la canina Bib  gli
venne incontro, tutta saltellante in atto di fargli festa, ma egli le disse:
Passa a cuccia! Ho altro per il capo che le tue carezze+.
Ma  la  povera  canina  che non capiva nulla di quel che diceva,  gli tirava il
vestito per obbligarlo almeno a voltarsi a guardarla.  Questo bast per  fargli
perdere  la  pazienza  e  le  lasci  andare  una gran pedata.  In quel momento
l'anello lo punse cos forte,  come se fosse stato uno spillo.  Egli  ne  rest
confuso,  e tutto rosso dalla vergogna and a nascondersi in un canto della sua
camera.
E intanto pensava: "Io credo che la fata abbia voglia di burlarsi  di  me:  che
male  ci pu essere a dare una pedata a una bestia che viene a seccarmi?  siamo
giusti: a che mi servirebbe di essere il sovrano di  un  grand'impero,  se  non
fossi neanche padrone di picchiare il mio cane?".
Io  non  mi burlo di voi+,  disse una voce che rispondeva al pensiero di Amato,
voi avete commesso tre errori,  invece di uno: siete entrato di cattivo  umore,
perch  vorreste  tutte  le cose a modo vostro e perch credete che le bestie e
gli uomini sieno creati apposta per ubbidirvi;  siete andato in furia,  e anche
questa   una cosa bruttissima;  in terzo luogo,  vi siete mostrato crudele con
una povera bestiuola,  che non si meritava davvero di essere presa a calci.  Lo
so  anche  io che voi siete molto al di sopra di un cane,  ma se fosse lecito e
ragionevole che i grandi potessero maltrattare la gente che sta al  disotto  di
loro, io potrei in questo momento battervi e anche uccidervi; perch una fata 
da pi d'un uomo. Il vantaggio di trovarsi padroni di un grande impero, non sta
nel poter far tutto il male che si vuole, ma tutto il bene che si pu.+
Amato  riconobbe il suo errore e di parola di emendarsene.  Ma fu come dire al
vento.  Bisogna sapere che fin da bambino era stato  allevato  da  una  sciocca
governante,  che  lo aveva avvezzato male.  Se voleva una cosa,  non doveva far
altro che piangere, imbizzirsi,  pestare i piedi e quella lo contentava subito,
e cos ne faceva un ostinato,  da non poterci campare.  Fra le altre cose, essa
passava le giornate  intere  a  dirgli  e  ripetergli  che  un  giorno  sarebbe
diventato  Re,  e  che  i Re erano felicissimi perch tutti gli uomini dovevano
ubbidirli e venerarli,  e perch erano padroni di cavarsi tutti i capricci  che
frullavano loro per la testa.
Quand'Amato  crebbe  e  fu in caso di ragionare,  riconobbe da s che non c'era
cosa  tanto  brutta,  come  quella  di  mostrarsi  disprezzanti,  orgogliosi  e
testardi.  E  si  studi  di  correggersi,  ma ormai si era tirato su con tutti
questi difetti, e quando si  presa una cattiva piega  difficile abbandonarla.
Non si pu dire,  peraltro,  che in fondo in fondo fosse cattivo di cuore:  ch
anzi, quando aveva commesso qualche errore, piangeva dal dispetto e diceva:
Quanto  son  disgraziato  di  dover  combattere  tutti  i  giorni contro la mia
superbia e contro il mio naturale bizzoso.  Se da ragazzo mi avessero sgridato,
ora non mi ritroverei a questo dispiacere+.
L'anello  lo  pungeva  spesso,  e  allora,  se egli stava facendo un'azione non
bella,  si fermava subito: altre volte invece non ci badava e tirava avanti:  e
la cosa curiosa era questa: che per i piccoli falli,  l'anello lo pungeva poco:
ma quando poi si mostrava cattivo davvero,  allora gli faceva uscire il  sangue
dal dito.
Alla  fine  perse  la  pazienza e volendo essere un malanno quanto gli pareva e
piaceva, gett via l'anello. Liberato dalla seccatura di sentirsi bucare, cred
di essere il mortale pi felice della terra.  Si butt allo sbaraglio e ne fece
di  ogni  risma e colore: talch divent un vero rompicollo e nessuno lo poteva
soffrire.
Un giorno che Amato era alla passeggiata,  vide una fanciulla tanto  bella  che
esso si messe subito nell'idea di volerla sposare. Si chiamava Zelia ed era una
ragazzina  tanto  perbene,  quanto  era  bella.  Amato  si figurava che a Zelia
sarebbe parso di toccare il cielo con  un  dito  a  poter  diventare  una  gran
Regina; ma la fanciulla invece gli disse senza tanti complimenti:
Sire, io sono una povera contadinella e senza un soldo di dote: eppure, sebbene
nuda bruca, non vi sposer mai+.
Che forse non vi piaccio?+, le domand Amato un tantino commosso.
No,  mio  Principe+,  rispose  Zelia,  per  me siete bellissimo,  come lo siete
difatti: ma a che vi gioverebbe la vostra bellezza, le vostre ricchezze,  i bei
vestiti  e  le  belle  carrozze  che  avete,  se i vostri cattivi portamenti mi
costringessero tutti i giorni a pigliarvi in uggia e dispetto?+
Amato s'imbestial contro Zelia e ordin a'  suoi  ufficiali  di  condurla  per
forza al palazzo.  Quanto fu lunga la giornata, non seppe darsi pace di vedersi
cos disprezzato da questa fanciulla: ma perch le voleva bene,  non trovava il
verso di maltrattarla.
Fra i cattivi compagni di Amato,  c'era un suo fratello di latte,  col quale si
confidava  in  tutto  e  per  tutto.  Quest'uomo,   che  aveva  delle  passioni
volgarissime,  com'era  volgare  la  sua  nascita,  accarezzava le passioni del
padrone e lo metteva sempre per la cattiva strada.
Nel vedere che Amato era di umore tristo,  gli domand  la  cagione  della  sua
tristezza.
E  avendogli  il  Principe  risposto che non sapeva rassegnarsi al disprezzo di
Zelia,  e che aveva fatto giuro di  emendarsi  de'  suoi  difetti,  perch  per
piacere  a  lei  bisognava essere persone oneste e virtuose,  quel malanno usc
fuori col dirgli:
Siete molto ma molto buono,  a usar tanti riguardi con quella  ragazzuccia:  se
fossi  io ne' vostri panni,  saprei quel che fare per costringerla a ubbidirmi:
ricordatevi che siete Re e che vi farebbe  un  gran  torto  a  darla  vinta  ai
capricci di una contadina,  la quale dovrebbe stimarsi felice di essere ammessa
fra le vostre schiave.  Cominciate a tenerla a  stecchetto,  a  pane  e  acqua:
rinserratela  in  una  prigione  e,  se perfidia a non volervi sposare,  fatela
morire in mezzo ai tormenti,  non foss'altro per insegnare agli altri a chinare
il capo ai vostri voleri.  Se si viene a risapere che vi siete lasciato imporre
da una monella, ci rimetterete un tanto di reputazione,  e i vostri sudditi non
si ricorderanno pi che sono al mondo apposta per servirvi+.
Ma+,  chiese Amato,  non sarei ugualmente portato per bocca,  se facessi morire
un'innocente? Perch, in fin dei conti, Zelia non  rea di alcun delitto.+
Chi si ribella ai vostri comandi,  non  mai innocente+,  riprese  il  malvagio
consigliere,  ma  dato  anche che dobbiate commettere un'ingiustizia,   sempre
meglio far sapere che siete ingiusto,  di quello che s'abbia  a  dire  che  sia
lecito qualche volta mancarvi di rispetto e di sommissione.+
Il cortigiano stuzzicava Amato nel suo debole; e la paura di veder diminuita la
propria  autorit fece tanto effetto sull'animo del Re,  da far tacere le buone
intenzioni che egli aveva avuto di darsi al buono. Difatti fiss la sera stessa
di andare nella camera della villanella e di pigliarla colle cattive,  caso  si
fosse  ostinata  a  non  volerlo  sposare.  Il fratello di latte di Amato,  per
evitare il pericolo che avesse a pentirsi, riun tre giovani signorotti, tristi
da quanto lui,  per fare un'orgia  in  compagnia  del  Re:  e  cenando  insieme
s'ingegnarono  di  farlo  bere  come una spugna,  perch questo povero Principe
perdesse affatto il lume della ragione.  Durante la cena lo messero  su  contro
Zelia  e  gli  rinfacciarono tante e tante volte la sua debolezza di carattere,
che alla fine egli si alz da tavola giurando e spergiurando che voleva  essere
ubbidito, e subito: o se no, il giorno dopo l'avrebbe fatta vendere sul mercato
come una schiava.
Quando  Amato  entr  nella  camera  della  fanciulla,  rest  sorpreso  di non
trovarcela: tanto pi che egli stesso aveva la chiave in tasca.
Prese una furia bestiale,  e giur lo sterminio di tutti  quelli  che  avessero
dato mano alla fuga di Zelia. I suoi compagni di vizio, nel sentire un discorso
simile,  pensarono  di  trar  partito  dal  suo  cieco furore,  per rovinare un
gentiluomo,  che era stato aio di Amato.  Questo brav'uomo si era preso qualche
volta  la  libert  di ammonire il Re de' suoi difetti,  perch gli voleva bene
come a un figlio.  Amato cominci col ringraziarlo;  ma poi  impazientitosi  di
vedersi  contraddetto,  fin  col  credere che fosse unicamente per ispirito di
opposizione,  se l'aio suo lo ripigliava di certi mancamenti: mentre tutti  gli
altri  non  facevano  che  lodarlo  e  dirne un gran bene.  Amato gli ordin di
allontanarsi  dalla  Corte:  peraltro,   malgrado  quest'ordine,   gli  rendeva
giustizia,  ripetendo che era un onest'uomo,  e sebbene non lo avesse pi nelle
sue buone grazie,  si sentiva obbligato,  a  suo  marcio  dispetto,  a  doverlo
stimare.
I  suoi  amici stavano sempre colla paura che un giorno o l'altro gli pigliasse
l'estro di richiamare l'aio;  finch credettero di aver trovato il bandolo  per
levarselo affatto di fra i piedi.  E per far questo, dettero ad intendere al Re
che Solimano (era il nome di quella degna persona) si era vantato di rendere la
libert a Zelia.  Tre individui,  comprati con mance e regali,  raccontarono di
aver sentito questo discorso dalla bocca stessa di Solimano; talch il Principe
perse  il  lume  degli  occhi:  comand al suo fratello di latte di mandare dei
soldati, perch gli conducessero dinanzi il suo aio e governatore,  ammanettato
come un assassino.
Dato quest'ordine,  Amato se ne torn nella sua camera; ma appena fu dentro, la
terra trem: si sent un tuono spaventoso e Candida  apparve  dinanzi  a'  suoi
occhi.
Avevo  promesso  a  vostro  padre+,  diss'ella  con  voce severa,  di darvi dei
consigli,  e di punirvi,  se aveste ricusato seguirli.  Questi consigli voi  li
avete  disprezzati  e  a  voi non rimane altro che l'aspetto di uomo;  perch i
vostri difetti vi hanno trasformato in un mostro da far  ribrezzo  al  cielo  e
alla terra. + tempo che io mantenga la mia promessa e che vi punisca. Io dunque
vi  condanno  a  diventare  simile alle bestie,  colle quali avete in comune le
inclinazioni.  Vi siete reso simile al leone per la collera violenta;  al  lupo
per  la  voracit;  al  serpente straziando colui che vi aveva fatto da secondo
padre; al toro per la vostra brutalit. Nel vostro nuovo aspetto,  serberete un
po' delle forme e del carattere di tutti questi animali.+
Appena  la  fata  ebbe  finito  di  dir  cos,  Amato  si vide subito,  con suo
grandissimo spavento,  trasformato e diventato tale e quale aveva  ordinato  la
fata. La sua testa era di leone, le corna di toro, i piedi di lupo e la coda di
vipera.  E  nello  stesso  tempo  si  trov  in mezzo a un gran bosco,  proprio
sull'orlo di una fontana,  dove pot  specchiarsi  e  vedere  la  sua  orribile
figura:  e sent una voce che gli disse: Guarda un po' lo stato in cui ti hanno
ridotti i vizi: eppure la tua anima  anche pi brutta dello stesso corpo+.
Amato riconobbe la voce di Candida e in un  accesso  di  furore  si  volt  per
lanciarsi contro di lei e divorarla,  se avesse potuto; ma non vide anima viva,
e la stessa voce gli disse:
Io mi rido della tua  impotenza  e  de'  tuoi  furori.  Io  confonder  il  tuo
orgoglio, rendendoti lo zimbello de' tuoi stessi sudditi+.
Amato  pens che,  allontanandosi da quella fontana,  avrebbe trovato un po' di
rifrigerio ai suoi tormenti: non foss'altro non avrebbe avuto pi dinanzi  agli
occhi la sua bruttezza e la sua deformit: e detto fatto,  s'inoltr nel bosco;
ma dopo pochi passi casc dentro una buca,  scavata apposta  per  prendere  gli
orsi,  e  in  quel  punto stesso alcuni cacciatori,  che stavano nascosti sugli
alberi,  scesero e,  dopo averlo incatenato,  lo menarono alla capitale del suo
regno. E lungo la strada mandava mille imprecazioni, mordeva le catene e faceva
la  bava  dalla  rabbia,  mentre  avrebbe  fatto  meglio a riconoscere che quel
castigo se l'era chiamato addosso unicamente per colpa sua.
Nell'avvicinarsi  alla  citt,  dove  lo  conducevano,  vide  grandi  feste  di
allegrezza  pubblica: e i cacciatori avendo chiesto che cosa ci fosse di nuovo,
fu loro risposto che quel principe Amato,  che si divertiva a tormentare i suoi
sudditi,  era  stato  incenerito  da  un  fulmine  nella  sua  camera.  Cos la
raccontavano, e cos la credevano.
Gli Dei+, aggiungevano altri, non potevano patire pi a lungo gli eccessi della
sua malvagit, e ne hanno liberata la terra. Quattro signori,  complici di lui,
credevano  di  profittarne  e  di spartirsi fra loro il regno: ma il popolo che
sapeva che erano stati essi coi loro tristi consigli che  avevano  traviato  il
Re,  li ha fatti a pezzi ed ha offerto il trono a Solimano, che quel malanno di
Amato voleva far morire a ogni costo.  Il degno gentiluomo   stato  incoronato
poco  fa,  e  noi festeggiamo questo giorno,  come quello della liberazione del
regno: perch Solimano  una gran brava persona e si prepara a  ricondurre  fra
noi la pace e l'abbondanza.+
Nel  sentire  questi discorsi,  Amato fremeva di rabbia;  ma si trov a peggio,
quando giunse sulla gran piazza davanti al suo palazzo. Fu l che vide Solimano
assiso sopra un magnifico trono e tutto il  popolo  a  desiderargli  una  lunga
vita, per riparare al gran male fatto dal suo predecessore.
Solimano  fece  segno  colla  mano per chiedere un po' di silenzio,  e disse al
popolo:
Io ho accettato la corona che mi avete offerta,  ma l'ho fatto per serbarla  al
principe Amato.  Egli non  morto,  come ve l'hanno dato ad intendere. Lo so da
una fata,  e forse un giorno lo rivedremo buono e virtuoso com'era stato  nella
sua  prima  giovinezza.  Ohim!+  seguit  a  dire colle lacrime agli occhi gli
adulatori lo avevano sedotto. Io conosceva bene il suo cuore, che era fatto per
la virt: e senza i malvagi suggerimenti di coloro  che  gli  stavano  accosto,
egli  sarebbe  stato  un  buon  padre  a tutti voi.  Detestate i suoi vizi,  ma
compiangetelo;  e tutti insieme preghiamo gli Dei  perch  ce  lo  rendano.  In
quanto a me,  mi stimerei ben fortunato di dare tutto il mio sangue per vederlo
risalire sul trono, con tutte le virt degne di un gran sovrano+.
Le parole di Solimano toccarono il cuore di Amato.  Egli conobbe allora  quanto
fosse sincero l'affetto e fedelt di quest'uomo: e per la prima volta rinfacci
a se stesso la propria colpa.
Appena  ebbe  dato  retta  a questo segno di ravvedimento,  cominci a sentirsi
calmare quella rabbia che lo rodeva vivo;  e ripensando ai falli commessi nella
vita, si capacit che non era stato punito in ragione del merito.
Smesse, intanto, di sbatacchiarsi dentro la gabbia di ferro dov'era incatenato,
e  divent  agevole come un agnello.  Fu portato in un gran serraglio,  dove si
tenevano tutti i mostri e gli animali feroci e venne  rinchiuso  insieme  cogli
altri.
Amato  fece  allora un animo risoluto e cominci a voler riparare al mal fatto,
col mostrarsi obbediente e sommesso al guardiano che l'aveva  in  custodia.  Ma
costui era un omaccio,  e quando aveva le paturne,  lo bastonava senza motivo e
senza discrezione, sebbene ei fosse docilissimo e alla mano.  Un bel giorno che
il  guardiano  s'era  addormentato accadde che una tigre,  rotta la gabbia,  si
avvent su di esso per divorarlo. Amato, nel primo momento, prov una specie di
contentezza,  nel vedere che stava per essere liberato dal suo persecutore:  ma
si pent subito di questo sentimento e desider di trovarsi libero.
Io  sento+,  diss'egli,  che sarei capace di rendere ben per male,  salvando la
vita a quel disgraziato.+
Appena ebbe formato questo desiderio,  vide aperta la sua gabbia di  ferro:  ed
egli  si  slanci  dalla  parte di quell'uomo che si era gi svegliato e che si
difendeva contro la tigre.  Quando il guardiano vide anche il mostro,  si  fece
bell'e  spedito:  ma il suo spavento si cambi presto in allegrezza,  perch il
mostro  benefico  si  gett  sulla  tigre,   la  strangol,   e  dopo  and  ad
accovacciarsi ai piedi del guardiano che aveva liberato.
In segno di gratitudine,  quell'uomo stava chinandosi per fare delle carezze al
mostro, che gli aveva reso un s gran favore,  quando sent una voce che disse:
Una buona azione non resta mai senza ricompensa+ e nel tempo stesso, invece del
mostro,  vide ai suoi piedi un grazioso canino. Amato, lietissimo di questa sua
nuova trasformazione, cominci a fare un monte di feste al guardiano,  il quale
lo  prese in collo e lo port al Re,  a cui raccont per filo e per segno tutta
questa meraviglia;  la Regina volle il cane per s e Amato sarebbe stato felice
di  questo  suo  nuovo  stato,  se  avesse potuto dimenticarsi di essere uomo e
sovrano.
La Regina era tutto il giorno a carezzarlo: ma per paura che crescesse  troppo,
consult  i  medici  di Corte,  i quali la consigliarono di dargli soltanto del
pane e in piccolissima dose. Il povero cane sentiva rifinirsi dalla fame dodici
ore del giorno: ma bisognava rassegnarsi, e zitti.
Una volta, che gli avevano portato il solito panino per la colazione, gli venne
l'estro di andarlo a mangiare nel giardino del palazzo e presolo coi  denti  si
avvi  verso  un  ruscello,  che egli conosceva e che era piuttosto lontano: ma
arrivato sul posto, il ruscello non c'era pi e trov invece un palazzo, le cui
mura esterne risplendevano tutte d'oro e di pietre preziose.  Vi vedeva entrare
una  gran  folla  di  donne  e  di uomini,  magnificamente vestiti: e dentro si
cantava,  si suonava,  si mangiava fior di pietanze: ma tutti  quelli  che  poi
uscivano di l,  erano pallidi, rifiniti, coperti di bolle e mezzi nudi, perch
i loro vestiti cascavano a pezzi. Alcuni nell'uscir fuori cadevano morti; altri
si allontanavano con grande  stento  e  fatica;  altri  rimanevano  per  terra,
sfiniti  dalla fame,  e chiedevano un boccone di pane a quelli che entravano in
questa casa; i quali non si voltavano neppure a guardarli.
Amato si accost a una giovinetta,  la quale cercava di strappare un po' d'erba
per  mangiarla.  Mosso  a  compassione,  il Principe disse fra s e s: "Il mio
appetito  grande,  non c' che dire;  ma non per questo morr di fame  di  qui
all'ora  di desinare: per cui se io mi levassi dalla bocca la mia colazione per
darla a quella povera creatura, forse le salverei la vita".
Risolv di dar retta a questa buona ispirazione e and a mettere il suo  panino
nelle  mani  della  giovinetta,  che  se  lo  port  alla bocca con grandissima
avidit. In un batter d'occhio parve riavuta da morte a vita, e Amato, contento
di averla aiutata in tempo,  stava per tornare al palazzo,  quando sent  delle
grida  acutissime  e  vide  Zelia  fra  le  mani  di  quattro  uomini,  che  la
trascinavano verso questa bella casa, dove la fecero entrar per forza. Amato in
quel punto prov un gran dispiacere a non aver pi la figura di un mostro,  ch
allora  non  gli  sarebbe  mancato il modo di soccorrere Zelia: ma debol canino
com'era,  non pot far altro che abbaiare contro i rapitori e  provarsi  a  dar
loro  alle  gambe.  Lo  mandarono indietro a furia di calci: e nondimeno non si
volle allontanare di l, per la passione di sapere che cosa sarebbe avvenuto di
Zelia.  Egli si sentiva pesare sulla coscienza tutte  le  disgrazie  di  quella
povera fanciulla.
"Ohim",  diceva  dentro  di  s,  "io  son qui che me la piglio con quelli che
l'hanno rapita!... ma non commisi anche io lo stesso delitto? E se la giustizia
divina non ci fosse entrata di mezzo,  non  l'avrei  trattata  con  altrettanta
indegnit?"
Questi  pensieri  di Amato furono interrotti da un rumore,  che veniva fatto al
disopra della sua testa. Si volt in su, vide una finestra che si apriva,  e la
sua gioia fu grandissima quando scorse Zelia che da questa finestra gettava gi
un  piatto di vivande cos ben cucinate,  da far tornare l'appetito a un morto.
La finestra si richiuse subito,  e Amato che in tutta  la  giornata  non  aveva
trovato  il  modo  di  sdigiunarsi,  pens  che era venuto il momento buono per
rimettere il tempo perso.
E gi si preparava  ad  attaccare  il  dente  in  quelle  pietanze,  quando  la
giovinetta  alla  quale aveva dato il panino,  cacci un grido e avendolo preso
fra le braccia:
Povera bestiolina+,  gli disse,  non ti accostare alla bocca  quella  sorta  di
cibi.  Questo  il palazzo della Volutt;  e tutto ci che esce di l dentro, 
avvelenato+.
Nel tempo stesso Amato sent una voce che disse:
Tu vedi come una buona azione non resta mai senza ricompensa+.
E subito si trov cangiato in un bel piccioncino bianco.  Si ricord allora che
questo  era  il  colore  di  Candida,  e cominci a sperare che finalmente ella
volesse rammentarlo nelle sue buone grazie.
Il suo primo pensiero fu quello di avvicinarsi a Zelia,  e levatosi a volo  per
aria,  gir  intorno  a tutta la casa,  e vide con gioia che c'era una finestra
aperta.
Ma ebbe un bel frugare la casa in tutti i cantucci: Zelia non la pot  trovare.
Disperato di averla smarrita,  fece giuro di non fermarsi un momento solo, fino
a tanto che l'avesse incontrata.  E per pi giorni vol e vol,  finch entrato
in un deserto vide una caverna, e per curiosit vi si accost.
Quale  non  fu  la  sua  gioia  nello  scorgere Zelia,  che seduta accanto a un
venerabile Eremita, faceva con lui un frugalissimo pasto.
Amato,   nell'impeto  della  passione,   vol  sulla  spalla   della   graziosa
contadinella, e dava a vedere colle sue carezze il gran piacere che provava nel
rivederla.
Zelia, innamorata della dolcezza di questo animalino, lo lisciava delicatamente
colla mano,  e sebbene non pensasse di essere intesa,  gli disse che gradiva il
dono che le faceva di se stesso, e che gli avrebbe voluto sempre bene.
Che avete mai  fatto,  Zelia?+,  le  disse  l'Eremita.  In  questo  modo  avete
impegnato la vostra parola.+
S,  graziosa  pastorella+,  le disse Amato il quale riprese in quel momento la
sua forma naturale, la fine della mia metamorfosi dipendeva dal vostro consenso
alla nostra unione.  Voi mi avete promesso di amarmi sempre: confermate la  mia
felicit e io corro a scongiurare la fata Candida,  mia protettrice,  perch mi
renda quella figura, sotto la quale ebbi la fortuna di piacervi.+
Voi non dovete temere per nulla la sua incostanza+, gli disse Candida, e lasci
cadere le spoglie d'Eremita,  sotto le quali s'era nascosta,  per  apparire  ai
loro  occhi tale,  qual era difatti.  Zelia vi am appena vi vide,  ma i vostri
vizi la costrinsero a nascondere  la  inclinazione  che  sentiva  per  voi.  Il
cambiamento avvenuto ora nel vostro cuore, la fa padrona di dare libero sfogo a
tutta la sua tenerezza. Voi sarete felici, perch la vostra unione sar fondata
sulla virt.+
Amato e Zelia si erano gettati ai piedi di Candida. Il Principe non rifiniva di
ringraziarla della sua bont,  e Zelia,  oltremodo contenta di sapere che Amato
detestava i propri trascorsi,  tornava a ripetergli il grande amore che sentiva
per lui.  Alzatevi, figli miei+, disse loro la fata, che io voglio trasportarvi
nel vostro palazzo per rendere ad Amato una corona,  della quale  i  suoi  vizi
l'avevano reso indegno.+
Appena  dette  queste parole,  si trovarono tutti nella camera di Solimano,  il
quale lietissimo di rivedere il suo diletto padrone divenuto virtuoso, gli ced
il trono e rest il pi fedele de' suoi sudditi.  Amato regn lungo  tempo  con
Zelia: e si racconta che fu cos scrupoloso nell'adempimento dei propri doveri,
che l'anello che aveva ripreso, non lo punse nemmeno una volta sola, in modo da
fargli far sangue.
