CARLO LORENZINI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.

/:/Pelle d'asino.

C'era  una  voIta  un  Re cos potente,  cos ben voluto da' suoi popoli e cos
rispettato dai suoi vicini e alleati, che poteva dirsi il pi felice di tutti i
monarchi della terra.
Fra le sue tante fortune,  c'era anche quella di avere scelta per compagna  una
Principessa,  bella  quanto  virtuosa: e questi avventurati sposi vivevano come
due anime in un nocciolo.
Dal loro casto imeneo era nata una figlia, ornata di tutte le grazie e di tutte
le attrattive,  a segno tale da non far loro desiderare  una  figliuolanza  pi
numerosa.
Il  lusso,  l'abbondanza,  il buon gusto regnavano nel loro palazzo: i ministri
erano saggi e capaci: i cortigiani virtuosi e affezionati: i domestici fidati e
laboriosi: le scuderie vaste e piene de'  pi  bei  cavalli  del  mondo,  tutti
coperti di magnifiche gualdrappe.
Ma  la  cosa  che  faceva  maggiormente  stupire  i forestieri,  che venivano a
visitare quelle belle scuderie,  era che nel bel mezzo di esse e nel luogo  pi
vistoso, un signor Somaro faceva sfoggio delle sue grandi e lunghe orecchie.
N  si pu dire che questo fosse un capriccio;  se il Re gli aveva assegnato un
posto particolare e quasi d'onore, c'era la sua ragione.  Perch bisogna sapere
che questo raro animale meritava davvero ogni riguardo,  a motivo che la natura
lo aveva formato in un modo  cos  straordinario  e  singolare,  che  tutte  le
mattine la sua lettiera, invece di essere sporca, era ricoperta a profusione di
bellissimi zecchini e napoleoni d'oro,  che venivano raccattati, appena egli si
svegliava.
Ma siccome le disgrazie sono tegoli che cascano sul capo dei Re come su  quello
dei  sudditi,  e  non  c'  allegrezza  senza  che  ci  sia  mescolato  qualche
dispiacere,  cos accadde che la Regina fu colta all'improvviso  da  una  fiera
malattia,  per la quale n la scienza n i medici sapevano suggerire rimedio di
sorta. La desolazione era al colmo.
Il Re, tenero di cuore e innamoratissimo,  a dispetto del proverbio che dice Il
matrimonio    la  tomba  dell'amore+,  si dava alla disperazione e faceva voti
ardentissimi a tutte le divinit del regno, e offriva la sua vita per quella di
una sposa cos adorata: ma gli Dei e le fate erano sordi a ogni preghiera.
Intanto la Regina,  sentendo avvicinarsi l'ultim'ora,  disse al suo  sposo,  il
quale struggevasi in pianto:
Prima di morire,  non vi abbiate a male se esigo da voi una cosa; ed , che nel
caso vi venisse voglia di rimaritarvi...+.
A queste parole il Re dette in urli da straziare il cuore. Prese le mani di sua
moglie e le bagn di pianto,  giurando che era un di pi venirgli a parlare  di
un altro matrimonio.
No,  no,  mia  cara  Regina+,  egli  gridava,  ditemi  piuttosto  che  io debbo
seguirvi!+
Lo  Stato+,  ripigli  la  Regina  con  una  tranquillit  imperturbabile,  che
accresceva  gli spasimi e le torture del Re,  lo Stato ha ragione di pretendere
da voi dei successori; e vedendo che io ho dato solamente una figlia,  vorr da
voi  dei  figli  che  vi somiglino: ma io,  con tutte le forze dell'anima e per
tutto il bene che mi avete voluto, vi domando di non cedere alle insistenze de'
vostri popoli,  se non quando avrete trovato una Principessa pi bella e  fatta
meglio di me. Giuratemelo, e morir contenta.+
Alcuni  credono  che la Regina,  la quale non mancava di una certa dose di amor
proprio, volesse per forza questo giuramento, perch,  persuasa com'era che nel
mondo non ci fosse altra donna da starle a fronte per bellezza,  veniva cos ad
assicurarsi che il Re non si sarebbe mai riammogliato.
Finalmente ella mor, n ci fu marito che facesse mai tanto fracasso.  Piangeva
come  una  vite  tagliata,  singhiozzava  giorno  e  notte,  e  non aveva altro
pensiero, che quello di adempiere a tutto il cerimoniale e a tutte le seccature
del vedovile.
Ma i grandi dolori non durano.
D'altra parte,  i maggiorenti dello  Stato  si  riunirono,  e  presentatisi  in
deputazione al Re, si fecero a domandargli che riprendesse moglie.
Questa  proposta  gli  parve dura,  e fu cagione di nuovi piagnistei.  Messe di
mezzo il giuramento fatto alla Regina  e  sfid  tutti  i  suoi  consiglieri  a
trovargli  una  mogile  pi  bella  e  fatta meglio della sua sposa buon'anima;
persuaso che sarebbe stato impossibile.
Ma il Consiglio chiam ragazzate simili giuramenti, e soggiunse che la bellezza
importava fino ad un certo segno,  purch la regina fosse virtuosa e  buona  da
far  figliuoli: che per la quiete e la tranquillit dello Stato ci volevano dei
Principi ereditarii: che, senza ombra di dubbio,  l'infanta aveva tutte le doti
volute  per  diventare  una  gran  Regina,  ma  bisognava  darle  per isposo un
forestiero: e in questo caso,  o il forestiero l'avrebbe menata a casa sua,  o,
regnando  con  essa,  i loro figli non sarebbero stati considerati dello stesso
sangue: e finalmente, che non avendo egli nessun figlio maschio che portasse il
suo nome, i popoli vicini avrebbero potuto far nascere delle guerre da condurre
lo Stato in rovina.
Il Re,  toccato da queste considerazioni,  dette parola che avrebbe  pensato  a
contentarli.  Cerc  difatti  fra  le  Principesse da marito quella che sarebbe
stata pi adatta per lui.  Ogni giorno gli portavano a  vedere  dei  bellissimi
ritratti: ma non ce n'era neppur una che avesse le grazie della defunta Regina.
E cos non si decideva mai.
Quand'ecco  che per sua gran disgrazia,  sebbene fosse stato fin allora un uomo
pien di giudizio,  tutto a un tratto dette volta  al  cervello,  e  cominci  a
pigliare  la  fissazione  di  credere che l'infanta sua figlia vincesse di gran
lunga in grazia e in bellezza la Regina madre,  e fece intendere che era deciso
a volerla sposare, perch ella sola poteva scioglierlo dalla fatta promessa.
A  questa brutale proposizione,  la giovane Principessa,  un fior di virt e di
pudore,  ci corse poco non cadesse in terra svenuta.  Si gett ai piedi del  Re
suo padre,  e lo scongiur, con tutte le forze dell'anima, a non costringerla a
commettere un tal delitto.
Ma il Re,  che si era fitto in testa questa strana idea,  volle  consultare  un
vecchio  druido,  per  acquietare  la  coscienza della giovane Principessa.  Il
druido,  che sapeva pi d'ambizioso  che  di  santo,  non  bad  a  sacrificare
l'innocenza e la virt,  per la boria di diventare il confidente di un gran Re,
e trov il modo di insinuarsi con tanto garbo nell'animo di lui,  e gli abbell
talmente  il  delitto che stava per commettere,  che lo persuase perfino che lo
sposare la propria figlia era un'opera meritoria.
Il Re, messo su dai discorsi dello scellerato, lo abbracci,  e si part da lui
pi  incaponito  che  mai nella sua idea,  e ordin all'infanta di prepararsi a
ubbidire.
La giovane Principessa straziata da un acerbo dolore, non vide altro scampo che
andare a casa della sua comare, la fata Lilla.  Per cui part la sera stessa in
un  grazioso  calessino,  tirato  da  un  grosso montone che conosceva tutte le
strade, e arriv felicemente.
La fata,  che voleva molto bene all'infanta,  le disse che  aveva  saputo  ogni
cosa,  ma che non se ne desse alcun pensiero, perch non poteva accaderle nulla
di male, solo che avesse dato retta fedelmente alle sue prescrizioni.
Perch, mia cara figlia+,  ella disse,  sarebbe un grande sproposito lo sposare
vostro padre: e voi,  senza contradirlo,  potete tirarvene fuori: ditegli,  che
per contentare un vostro capriccio, bisogna che egli vi regali un vestito color
dell'aria. Con tutta la sua potenza non sar mai capace di tanto.+
La Principessa ringrazi senza fine la comare,  e la mattina dopo ripet al Re,
suo  padre,  quello che la fata le aveva consigliato,  dichiarando che senza il
vestito color dell'aria, ella non avrebbe mai acconsentito a nulla.
Il Re,  tutto contento per la speranza avuta,  radun gli operai pi  famosi  e
ordin  loro  questa  stoffa,  sotto pena che,  se non ci fossero riusciti,  li
avrebbe fatti tutti impiccare dal primo all'ultimo.  Ma non ebbe il  dispiacere
di  venire  a  questi  estremi.  Il  giorno dopo gli portarono il vestito tanto
desiderato: e il cielo quando  sparso di nuvole d'oro non  ha  un  colore  pi
bello di quello che aveva questa stoffa, quando venne spiegata.
L'infanta  ne  rimase afflittissima e non sapeva come uscire da quest'impiccio.
Il Re pigiava per venire a una  conclusione.  Bisogn  tornare  un'altra  volta
dalla  comare,  la quale stupita che il suo ripiego non avesse fatto l'effetto,
le sugger di provarsi a chiedere un altro vestito color della luna.
Il Re,  che non sapeva ricusarle nulla,  mand fuori in  cerca  di  operai  pi
capaci,  e  ordin  loro  un  vestito color della luna,  e con tanta premura di
averlo subito, che fra l'ordinarlo e il riportarlo bell'e fatto, non ci corsero
ventiquattr'ore.
L'infanta,  invaghita in quel primo momento pi del magnifico  vestito  che  di
tutte  le  attenzioni di suo padre,  se ne afflisse poi oltremisura,  appena si
trov insieme colle sue donne e colla sua nutrice.
La fata Lilla, che sapeva tutto, venne in aiuto alla sconsolata Principessa,  e
le disse:
O  io  non  ne  azzecco  pi  una,  oppure ho ragione di credere che se ora gli
chiedeste un vestito color del sole,  si sarebbe trovato il verso di disgustare
il  Re,  vostro padre;  perch  impossibile che si possa giungere a fabbricare
una simile stoffa. Male male che la vada, guadagneremo sempre del tempo+.
L'infanta se ne persuase,  e chiese il vestito.  Il Re,  tutto amore  per  lei,
diede  senza  rincrescimento tutti i diamanti e i rubini della sua corona,  con
ordine di non risparmiare alcuna cosa perch questa stoffa  riuscisse  compagna
al  sole:  tanto  che  quando  fu messa in mostra,  tutti quelli che la videro,
furono costretti a chiuder gli occhi per il gran bagliore.  Si vuole  anzi  che
incominci da quel tempo l'uso degli occhiali verdi e delle lenti affumicate.
Figuratevi  un  po' come rimase l'infanta a quella vista.  Cosa pi bella e pi
artisticamente lavorata non  s'era  veduta  mai.  Ella  rest  confusa,  e  col
pretesto  che  le faceva male agli occhi,  si ritir nella sua camera,  dove la
fata l'aspettava col rossore della vergogna fino alla punta dei capelli.  E  l
accadde di peggio;  perch la fata,  vedendo il vestito color del sole, divent
paonazza dal gran dispetto.
Oh, questa volta poi, figlia cara+, diss'ella all'infanta,  metteremo l'indegno
amore  di  vostro padre a una prova terribile.  Sia pure che egli abbia fissato
davvero il chiodo in questo matrimonio,  che si figura assai vicino: ma io  son
sicura  che rimarr molto sbalestrato dalla domanda che vi consiglio di fargli.
Si tratta della pelle di quell'asino,  al quale egli vuole un gran bene  perch
provvede  con  tanta  larghezza  a  tutte le spese della sua Corte.  Andate,  e
ditegli che desiderate quella pelle.+
L'infanta,  tutt'allegra di aver trovato un altro scappavia per mandare a monte
un  matrimonio  che  detestava,  e  colla  speranza sicura che il padre suo non
avrebbe mai acconsentito a sacrificare l'asino del suo cuore, and da lui e gli
disse chiaro e tondo che voleva la pelle di quel bell'animale.
Sebbene il Re rimanesse molto sconcertato per questo  capriccio,  non  esit  a
contentarla. Il povero asino fu sacrificato e la sua pelle venne presentata con
molta  galanteria  all'infanta,  la  quale,  non  vedendo  pi  alcun mezzo per
sottrarsi  alla  sua  disgrazia,  stava  per  perdersi  d'animo  e  darsi  alla
disperazione; quando ecco che sopraggiunse la fata:
Che fate voi,  figlia mia+, diss'ella vedendo la Principessa che si strappava i
capelli e si graffiava il bel viso;  questo  il momento  pi  fortunato  della
vostra  vita.  Avvolgetevi  in  codesta  pelle,  uscite dal palazzo e camminate
finch troverete terra sotto i piedi. Quando si sacrifica tutto alla virt, gli
Dei sanno ricompensare.  Andate;  sar mia cura che le vostre robe  vi  seguano
dappertutto;  in  qualunque  luogo,  dove vi fermerete,  la cassetta de' vostri
vestiti e delle vostre gioie vi sar venuta dietro sotto terra: eccovi  la  mia
bacchetta:  ve  la  regalo,  e  battendola  in  terra tutte le volte che avrete
bisogno della vostra cassetta, la cassetta apparir dinanzi ai vostri occhi. Ma
spicciatevi a partire, e non pi indugi+.
L'infanta abbracci mille volte la sua comare,  pregandola di non  abbandonarla
mai;  si messe addosso quella brutta pelle,  e dopo essersi insudiciato il viso
di  fuliggine,   usc  da  quel  magnifico  palazzo,   senza  che  nessuno   la
riconoscesse.
La sparizione dell'infanta fece un gran chiasso.
Il  Re,  che  aveva  fatto  preparare una magnifica festa,  era disperato e non
sapeva darsene pace.  Di ordine che partissero pi di cento giandarmi e pi di
mille  moschettieri  in cerca della figlia: ma la fata,  che la proteggeva,  la
rendeva invisibile agli occhi di tutti; e cos bisogn farsene una ragione.
L'infanta intanto comminava giorno e  notte.  Essa  and  lontano,  e  poi  pi
lontano, e sempre pi lontano, e cercava dappertutto un posto da impiegarsi; ma
sebbene  per  carit  le dessero un boccone,  nessuno voleva saperne di lei,  a
cagione di vederla tanto sudicia.
Giunse finalmente a una bella citt, dove vicino alla porta c'era una fattoria:
e la fattoressa aveva appunto bisogno di una donna da strapazzo  per  lavare  i
cenci  e per tenere puliti i tacchini e lo stallino dei maiali.  Vedendo questa
zingara cos sudicia,  le propose di  entrare  al  suo  servizio:  e  l'infanta
accett di gran cuore, stanca com'era di aver fatto tanto paese.
Fu  messa  in  un  canto della cucina,  dove sui primi giorni ebbe a patire gli
scherzi triviali del basso servidorame,  tanto la sua pelle d'asino la  rendeva
sporca e nauseante.
Alla  fine  ci  fecero l'occhio,  e perch ella si mostrava molto precisa nelle
faccende che doveva fare, la fattoressa la prese nelle sue buone grazie.
Menava le pecore all'erba,  e,  alla sua ora,  le rimetteva dentro: e  guardava
anche  i  tacchini,  e lo faceva con tanta intelligenza,  che pareva non avesse
fatto altro mestiere in vita sua: ogni cosa fioriva e  prosperava  fra  le  sue
mani.
Un  giorno,  mentre stava seduta presso una fontana d'acqua limpidissima,  dove
veniva spesso a piangere la sua misera sorte, le salt in capo di specchiarvisi
dentro, e l'orribile pelle d'asino, che le serviva da cappello e da vestito, la
spavent.
Vergognandosi di trovarsi in quello stato,  si lav ben bene il viso e le mani,
che  diventarono  bianche  pi  dell'avorio,  e  il  suo bel carnato riprese la
freschezza di prima.
Il piacere di vedersi cos bella le fece entrar la voglia  di  bagnarsi,  e  si
bagn:  ma dopo,  per tornare alla fattoria,  le convenne rimettersi addosso la
solita pellaccia.
Per buona fortuna l'indomani era giorno di festa;  per cui ebbe tutto il comodo
di  fare apparire la sua cassetta,  di accomodarsi e di pettinarsi perbene,  di
dare la cipria ai suoi bei capelli e di mettersi il suo bel vestito color dell'
aria.  La sua camera era cos piccina,  che  non  c'entrava  nemmeno  tutto  lo
strascico della sottana.
La  bella  Principessa  si mir e si ammir da se stessa,  e con molto piacere;
anzi,  con tanto piacere,  che decise da quel momento in poi di mettersi  nelle
feste  e  per  le  domeniche,  a uno per volta,  tutti i suoi bei vestiti,  non
foss'altro per darsi  un  po'  di  svago.  E  mantenne  puntualmente  la  presa
risoluzione.
Ella  intrecciava dei fiori e dei diamanti fra i suoi bei capelli,  con un'arte
ammirabile: e spesso sospirava, mortificata di non avere per testimoni,  se non
le  sue  pecore  e  i  suoi tacchini,  che le volevano lo stesso bene,  anche a
vederla vestita di quella orribile pelle d'asino,  che le aveva dato il  brutto
soprannome, fra la gente di fattoria.
Un  giorno di festa,  in cui Pelle d'Asino s'era messa il suo vestito color del
sole,  il figlio del Re,  al quale apparteneva la  fattoria,  ritornando  dalla
caccia, vi si ferm per prendere un po' di riposo.
Quel  Principe  era giovane,  bello,  fatto a pennello della persona,  l'occhio
diritto di suo padre,  l'amore della Regina sua madre,  l'idolo di tutti i suoi
popoli.  Venne  offerta al Principe una merenda campestre,  che egli accett: e
dopo si messe a girare per i cortili e per tutti i ripostigli.
E nel girandolare di qua e di l,  entr in un andito scuro,  in fondo al quale
vide  una  porta  chiusa.  La  curiosit gli fece metter l'occhio al buco della
serratura. Ma immaginatevi come rest,  quando vide la Principessa cos bella e
cos riccamente vestita! Al suo aspetto nobile e modesto, la prese per una Dea.
La foga della passione,  che prov in quell'istante, fu cos forte, che avrebbe
dicerto  sfondata  la  porta,  se  non  l'avesse  trattenuto  il  rispetto  che
gl'ispirava quell'angiolo di donna.
Se  ne  venne via a gran passi per quell'andito oscuro e tetro,  ma lo fece per
andar subito ad informarsi chi era la  persona  che  stava  in  quella  piccola
cameruccia.  Gli  risposero  che era una servaccia,  chiamata Pelle d'Asino,  a
motivo della pelle colla quale si vestiva,  e che era tutt'unta  e  bisunta  da
fare  schifo  a  guardarla  e  a  parlarci,  e  che l'avevano presa proprio per
compassione per mandarla dietro ai montoni e ai tacchini.
Il Principe,  poco soddisfatto di questo  schiarimento,  s'accorse  subito  che
quella gente ordinaria non ne sapeva di pi,  e che era fiato buttato via stare
a interrogarla. Se ne torn al palazzo di suo padre,  innamorato da non potersi
dir quanto, e coll'immagine fissa dinanzi agli occhi, di quella creatura divina
che  aveva  veduto  dal  buco  della  serratura.  Egli  si  pentiva di non aver
picchiato alla porta: ma fece giuro che un'altra  volta  non  gli  sarebbe  pi
accaduto.
Intanto  il  gran subbuglio del sangue cagionato dall'amore,  gli messe addosso
nella nottata un febbrone da cavalli, che in poche ore lo ridusse al lumicino.
La Regina sua madre,  che non aveva altri figliuoli che quello,  si  dava  alla
disperazione,  vedendo  tornare  inutili tutti i rimedi: e invano prometteva ai
medici grandi ricompense: essi adoperavano tutta la loro arte, ma non bastava a
guarire il Principe.
Alla fine indovinarono che questa gran malattia derivava  da  qualche  passione
segreta,  e  ne  avvertirono  la Regina;  la quale,  tutta tenerezza per il suo
figlio, venne a scongiurarlo di palesare la cagione del suo male,  col dire che
quand'anche  si  fosse trattato di cedergli la corona,  il Re suo padre sarebbe
sceso dal trono senza rammarico, pur di vederlo contento;  e che se egli avesse
desiderato in moglie una Principessa, avrebbe fatto qualunque sacrificio perch
la  potesse avere,  anche se fossero stati in guerra col padre di essa e che ci
fossero giusti motivi di rancore;  ma che per carit  lo  scongiuravano  a  non
lasciarsi morire perch dalla vita sua dipendeva la loro.
La  Regina desolata non pot finire questo discorso commovente senza bagnare il
viso del Principe con un diluvio di lacrime.
Signora+,  prese a dire il Principe con un fil di voce,  io non sono un  figlio
tanto  snaturato  da  desiderare  la  corona del padre mio: Dio voglia che egli
campi ancora cent'anni, e che io possa essere il pi fedele e il pi rispettoso
dei suoi sudditi!  In quanto alla Principessa che mi offrite,  non  ho  pensato
ancora ad ammogliarmi: ma quando fosse,  potete ben credere che,  sommesso come
sono, farei sempre la vostra volont, qualunque cosa me ne dovesse costare.+
Ah!  figlio mio+,  riprese la Regina,  nessuna cosa  ci  parr  grave,  pur  di
salvarti  la  vita: ma,  mio caro figlio,  salva la vita mia e quella del padre
tuo, facendoci conoscere il tuo desiderio, e stai sicuro che sarai contentato.+
Ebbene, signora+,  disse egli,  poich volete per forza che vi manifesti il mio
desiderio,  vi  obbedir;  tanto  pi  che mi parrebbe un delitto di mettere in
pericolo la vita di due esseri, che mi sono carissimi.  Ebbene,  madre mia,  io
desidero che Pelle d'Asino mi faccia un piatto dolce: e quando sar fatto,  che
mi sia portato qui.+
La Regina,  sentendo un nome cos bizzarro,  domand  chi  fosse  questa  Pelle
d'Asino.
Signora+,  rispose  uno de' suoi ufficiali,  che per caso l'aveva veduta,   la
bestia pi brutta,  dopo il lupo: un muso tinto,  un sudiciume che abita  nella
vostra fattoria e che custodisce i tacchini.+
Questo non vuol dir nulla+,  disse la Regina,  forse il mio figlio, tornando da
caccia,  avr mangiato della sua pasticceria: sar un capriccio da  malati:  ma
infine  io  voglio  che Pelle d'Asino (poich questa Pelle d' Asino esiste) gli
faccia subito un pasticcio.+
Si mand alla fattoria e fu  fatta  venire  Pelle  d'Asino,  per  ordinarle  un
pasticcio per il Principe, e perch ci mettesse tutta la sua bravura.
Alcuni scrittori pretendono che proprio in quel punto,  in cui il Principe pose
l'occhio al buco della serratura, gli occhi di Pelle d'Asino se ne avvidero;  e
che  dopo,  affacciatasi  alla  sua  finestrina,  e  visto questo Principe cos
giovane, cos bello, e cos ben formato,  ne avesse serbata l'immagine scolpita
nel  cuore,  e  che spesso e volentieri questo ricordo le fosse costato qualche
grosso sospiro!
Fatto sta che Pelle d'Asino, o l'avesse voluto, o avesse solamente sentito dire
un gran bene di lui,  era tutta contenta di  aver  trovata  la  via  per  farsi
conoscere.  Si  chiuse  nella sua cameretta: gett in un canto quella pellaccia
sudicia,  si lav ben bene il viso e le mani,  ravvi i  suoi  biondi  capelli,
s'infil  una  bella  vitina  di  argento luccicante e una sottana della stessa
roba,  e si messe a fare il pasticcio  tanto  desiderato.  Prese  del  fior  di
farina,  delle  uova e del burro freschissimo.  E mentre lavorava a impastarlo,
fosse caso o altro,  un anello che aveva in dito le  casc  nella  pasta  e  vi
rimase dentro. Appena il pasticcio fu cotto, si rimesse addosso la sua orribile
Pelle d' Asino e consegn il pasticcio all'ufficiale,  al quale chiese le nuove
del Principe: ma questi non si degn nemmeno di rispondere,  e corse subito dal
Principe col pasticcio.
Il  Principe glielo prese avidamente dalle mani e lo mangi con tanta voracit,
che i medici, l presenti, dissero subito che questa fame da lupi non era punto
un buon segno.
Difatti ci corse poco che il Principe non rimanesse strozzato dall'anello,  che
trov in una fetta del pasticcio: ma gli riusc di cavarselo di bocca con molta
destrezza,  e cos rallent un poco anche la furia del mangiare,  esaminando il
bellissimo smeraldo incastonato in un cerchietto d'oro, il quale era cos tanto
stretto,  che egli giudic non potesse  star  bene  altro  che  al  ditino  pi
grazioso e pi affascinante del mondo.
Baci mille volte l'anello, lo messe sotto il capezzale, e ogni tantino, quando
credeva  di non esser visto da nessuno,  lo tirava fuori per guardarlo.  Non si
pu dire quanto si tormentasse il cervello per immaginare il modo di arrivare a
conoscere colei,  alla quale questo anello andasse bene.  Non osava sperare che
se  egli avesse domandato di Pelle d'Asino,  di quella cio che gli aveva fatto
il pasticcio da lui  richiesto,  gliel'avrebbero  fatta  venire;  e  non  aveva
neppure  il  coraggio  di  palesare ad anima viva ci che aveva veduto dal buco
della serratura,  per paura  che  lo  canzonassero  e  lo  pigliassero  per  un
visionario.  Il  fatto egli  che tutti questi pensieri lo tormentarono tanto e
poi tanto,  che gli si riprese una grossa febbre: e i medici,  non sapendo  pi
che  cosa  dire,  dichiararono  alla  Regina che il suo figliuolo era malato di
amore. La Regina and subito dal figlio,  insieme col Re,  che non sapeva darsi
pace.
Figlio,  mio caro figlio+, disse il Re, addoloratissimo, palesa pure il nome di
quella che tu vuoi,  ch noi facciamo giuro di dartela,  foss'anche la pi vile
fra tutte le schiave della terra.+
La Regina,  abbracciandolo, gli ripet il giuro del Re. Il Principe, intenerito
dai pianti e dalle carezze degli autori de' suoi giorni:
Padre mio e madre mia+,  disse loro,  io non penso punto a stringere un legame,
che possa farvi dispiacere, e la prova, che dico il vero+, soggiunse cavando lo
smeraldo  di  sotto  il  capezzale,    questa,  che  io sposer la donna a cui
quest'anello potr entrare in dito, chiunque ella sia; n c' da sospettare che
quella che avr un ditino cos grazioso e sottile possa essere  una  marrana  o
una contadina+.
Il Re e la Regina presero in mano l'anello, lo esaminarono con molta curiosit,
e finirono col dire come diceva il Principe,  cio,  che non poteva andar bene,
se non a una fanciulla di buona famiglia. Allora il Re, abbracciato il Principe
e scongiuratolo di guarire, usc di camera e fece dare nei tamburi, nei pifferi
e nelle trombe per tutta la citt e bandire col mezzo dei suoi araldi  che  non
c'era da far altro che venire al palazzo per provarsi un anello, e che quella a
cui sarebbe tornato preciso, avrebbe sposato l'erede al trono.
Prima  arrivarono le Principesse: poi le Duchesse,  le Marchese e le Baronesse;
ma ebbero tutte un bell'assottigliarsi le dita: non ce ne fu  una  che  potesse
infilarsi  l'anello.  Convenne  scendere  alle  modistine,  le  quali,  sebbene
graziose,  avevano i diti troppo grossi.  Il Principe  che  cominciava  a  star
meglio,  faceva  da se stesso la prova.  Si venne finalmente alle cameriere;  e
anche queste fecero la figura di tutte le altre.  Non c'era pi  nessuna  donna
che non si fosse provata invano a mettersi l'anello, allorch il Principe volle
che venissero le cuoche,  le sguattere e le pecoraie: e tutte gli furono menate
dinanzi;  ma i loro ditoni grossi e tozzi non poterono passare nell'anello,  al
di l dell'ugna.
+  stata  fatta  venire quella Pelle d'Asino che,  giorni addietro,  mi fece un
dolce?+, domand il Principe.
Tutti si messero a ridere e risposero di no, perch era troppo sudicia e da far
schifo.
Cercatela subito+, disse il Re,  non sar detto mai che io abbia fatta una sola
eccezione.+
Ridendo e burlando, corsero in cerca della tacchinaia.
L'infanta,  che  aveva sentito i tamburi e il bando degli araldi d'arme,  s'era
gi figurata che il suo anello fosse la causa di tutto questo  diavoleto;  essa
amava il Principe, e perch il vero amore  timido e modesto, cos stava sempre
colla paura che qualche dama non avesse un ditino piccolo come il suo,  per cui
fu per lei una grande allegrezza quando vennero a cercarla e a battere alla sua
porta.
Fin dal momento che ella era venuta a sapere che si cercava un dito,  al  quale
andasse bene il suo anello,  una vaga speranza l'aveva consigliata a pettinarsi
con pi amore del solito e a mettersi  il  suo  bel  busto  d'argento,  con  la
sottana  tutta  gale  e  ricami d'argento e seminata di smeraldi.  Appena sent
bussare alla porta e chiamarsi per andare dal  Re,  lesta  come  un  baleno  si
rimise  la  sua  pelle  d'asino  e  apr.  Gli uomini di corte,  pigliandola in
canzonatura,  le dissero che il Re la cercava,  per farle sposare  suo  figlio;
quindi  in  mezzo alle pi matte risate,  la condussero dal Principe: il quale,
stupefatto anche esso dallo strano abbigliamento della  fanciulla,  non  voleva
credere  che  fosse  quella  medesima  che aveva veduto coi propri occhi,  cos
sfolgorante e cos bella!
Tristo e confuso di aver preso questo granchio a secco madornale:
Siete voi+,  le domand,  che abitate in fondo di quel  corridoio  oscuro,  nel
terzo cortile della fattoria?+.
Sissignore!+, rispose.
Fatemi vedere la vostra mano+, disse egli tremando e con un grosso sospiro.
Indovinate ora voi chi rimase pi meravigliato di tutti?  Fu il Re e la Regina,
furono tutti i ciamberlani e i grandi della Corte, quando videro uscir fuori di
sotto a quella pelle nera e bisunta,  una manina delicata,  bianca e  color  di
rosa,  dove  l'anello  senza molta fatica pot infilarsi nel pi bel ditino del
mondo; quindi per un leggero movimento fatto dall'infanta,  la pelle cadde,  ed
ella apparve di una bellezza cos abbagliante,  che il Principe, sebbene ancora
molto debole,  si gett ai suoi piedi e l'abbracci con tanto  ardore,  che  la
fece  arrossire;  ma  nessuno  quasi  se  ne accorse,  perch il Re e la Regina
vennero ad abbracciarla anche essi con grandissima tenerezza,  e le chiesero se
fosse contenta di sposare il loro figliuolo.
La Principessa,  confusa da tante carezze e dall'amore che le dimostrava questo
bel Principe,  stava per ringraziare,  quand'ecco che il soffitto della sala si
apr,  e la fata Lilla,  calandosi dentro a un carro intrecciato coi rami e coi
fiori  del  suo  nome,   raccont  con  una  grazia  infinita  tutta  l'istoria
dell'infanta.  Il Re e la Regina lietissimi di sapere che Pelle d'Asino era una
gran Principessa, raddoppiarono le attenzioni,  ma il Principe si mostr sempre
pi  sensibile  alle  virt  della Principessa,  e il suo amore si accrebbe per
tutte le cose che aveva sentito dire.
La sua impazienza di sposare la Principessa era cos forte,  che non le  lasci
nemmeno il tempo di fare i preparativi convenienti per questo augusto imeneo.
Il Re e la Regina,  innamorati della loro nuora, le facevano mille carezze e la
tenevano sempre stretta fra le loro braccia.  Ella  aveva  dichiarato  che  non
poteva sposare il Principe senza il consenso del Re suo padre;  per cui egli fu
il primo ad essere invitato,  senza dirgli per altro il nome  della  sposa:  la
fata Lilla che, com' naturale, era quella che regolava ogni cosa, aveva voluto
cos, per evitare tutte le conseguenze.
Arrivarono Principi e Re da tutti i paesi; chi in portantina, chi in calesse; i
pi lontani vennero a cavallo sopra elefanti, sopra tigri e sopra aquile; ma il
pi magnifico e il pi potente di tutti fu il padre dell'infanta, il quale, per
buona  fortuna,  aveva dimenticato il suo amore stranissimo e aveva sposato una
Regina, vedova e molto bella.
L'infanta and a incontrarlo;  ed egli la riconobbe subito  e  l'abbracci  con
gran tenerezza, prima che ella avesse il tempo di gettarsi ai suoi piedi. Il Re
e  la  Regina  gli presentarono il loro figlio,  al quale egli fece un sacco di
garbatezze. Le nozze furono celebrate con uno scialo da non potersi descrivere.
I giovani sposi, poco curanti di tutte queste magnificenze,  non vedevano e non
pensavano altro che a se stessi.
Il  Re,  padre  del  Principe,  fece incoronare suo figlio lo stesso giorno,  e
baciandogli la mano,  lo colloc sul trono,  malgrado la resistenza opposta  da
questo  buonissimo figliuolo: ma bisogn ubbidire.  Le feste di questi illustri
sponsali durarono pi di tre mesi; ma l'amore dei giovani sposi durerebbe anche
oggi, tanto si volevano bene, se non fossero morti cent'anni dopo.

La storia di Pelle d'Asino  un po' difficile a pigliarla per vera;  ma  finch
nel  mondo  ci  saranno  nonne,  mamme e ragazzi,  se la ricorderanno tutti con
piacere.
