CARLO LORENZINI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.

/:/Enrichetto dal ciuffo.

C'era  una  volta una Regina,  la quale partor un figliuolo cos brutto e cos
male imbastito,  da far dubitare per un pezzo se avesse fattezze di bestia o di
cristiano.  Una fata, che si trov presente al parto, dette per sicuro che egli
avrebbe avuto molto spirito: e aggiunse di pi,  che in grazia di un certo dono
particolare,  fattogli  da lei,  avrebbe potuto trasfondere altrettanta dose di
spirito e d'intelligenza in quella persona, chiunque si fosse,  che egli avesse
amato sopra tutte le altre.
Questa cosa consol un poco la povera Regina, la quale non poteva darsi pace di
aver messo al mondo un brutto marmocchio a quel modo!
Il  fatto  egli ,  che appena il fanciullo cominci a spiccicar parola,  disse
delle cose molto aggiustate: e in tutto quello che faceva,  mostrava un so  che
di  cos  aggraziato,  che piaceva e dava nel genio a tutti.  Mi dimenticava di
dire che egli nacque con un ciuffettino di capelli sulla testa: e per questo lo
chiamarono Enrichetto  dal  ciuffo:  perch  Enrichetto  era  il  suo  nome  di
battesimo.
In capo a sette o otto anni, la Regina di uno Stato vicino partor due bambine.
La  prima,  che  venne al mondo,  era pi bella del Sole;  e la Regina ne sent
un'allegrezza cos grande, da far temere per la sua salute.
La stessa fata,  che aveva assistito alla nascita di Enrichetto dal ciuffo,  si
trov  presente  anche a quest'altra: e per moderare la gioia della Regina,  le
dichiar che la piccola Principessa non  avrebbe  avuto  neppur  l'ombra  dello
spirito, per cui sarebbe stata tanto stupida, quanto era bella.
La Regina rimase molto male di questa cosa: ma pochi momenti dopo ebbe un altro
dispiacere  anche  pi  grosso,  nel  vedere  che la seconda figlia,  che aveva
partorito, era talmente brutta da fare paura.
Non  vi  disperate,  signora+,  le  disse  la  fata,   la  vostra  figlia  sar
ricompensata  per  un  altro verso;  essa avr tanto spirito,  da non avvedersi
nemmeno della bellezza che non l' toccata.+
Dio voglia che sia cos!+,  rispose la Regina,  ma non ci sarebbe modo di  fare
avere un po' di spirito anche alla maggiore che  tanto bella?+
Per quanto allo spirito,  o signora, io non ci posso far nulla+, disse la fata,
ma posso tutto per la parte della bellezza; e siccome non c' cosa al mondo che
non farei per vedervi contenta,  cos le conceder in  dono  la  virt  di  far
diventare bella la persona che pi sar di suo genio.+
A  mano  a  mano che le due Principesse crescevano,  crescevano con esse i loro
pregi,  fino al punto che non si parlava d'altro che della bellezza  della  pi
grande e dello spirito della minore.
+ vero per che anche i loro difetti si facevano pi vistosi, coll'andare in l
degli anni. La minore imbruttiva a occhiate, e la maggiore diventava stupida un
giorno  pi  dell'altro,  e  non sapeva rispondere alle domande che le venivano
fatte, o rispondeva delle giuccherie.  Oltre a questo ell'era cos smanierata e
senza  garbo n grazia,  che non era buona di posare quattro vasi di porcellana
sul camminetto senza romperne qualcuno,  n d'accostarsi alla bocca un bicchier
d'acqua senza versarselo mezzo sul vestito.
Sebbene  la  bellezza sia un gran vantaggio per una fanciulla,  pure  un fatto
che la sorella minore aveva sempre il disopra sull'altra, in societ e in tutte
le conversazioni.
Sul primo,  tutti si voltavano dalla  parte  della  pi  bella  per  vederla  e
ammirarla;  ma  dopo  pochi minuti la lasciavano per andare da quella che aveva
pi spirito,  a sentire le cose graziose che diceva:  e  faceva  maraviglia  di
vedere  come  in  meno  di  un  quarto d'ora la maggiore non avesse pi nessuno
dintorno a s, mentre tutti erano a far corona intorno alla sorella minore.
La maggiore,  sebbene molto stupida,  si avvide di questa cosa: e avrebbe  dato
volentieri  tutta  la  sua  bellezza,  per  avere  la  met dello spirito della
sorella.
La Regina, quantunque fosse prudente, non seppe stare dallo sgridarla piu volte
delle sue grullerie: e questa cosa fece tanta pena alla povera Principessa, che
si sent come morire.
Un giorno,  che era andata nel bosco a piangere la sua disgrazia,  vide venirsi
incontro  un  omiciattolo  brutto  e  spiacente  quanto  mai,  ma  vestito  con
grandissima eleganza.
Era il giovane principe Enrichetto dal ciuffo,  il quale innamoratosi di lei al
solo  vederne i ritratti che giravano per tutto il mondo,  aveva abbandonato il
regno di suo padre per avere il piacere di vederla e di parlarle.
Contentissimo di trovarla sola,  si avvicin a lei con tutto il rispetto  e  la
gentilezza  immaginabile.  E  avendo udito che essa era molto afflitta,  dopo i
soliti complimenti d'uso le disse:
Io non so comprendere,  o Regina,  come essendo  voi  cos  bella  come  siete,
possiate essere triste come apparite; perch, sebbene io possa vantarmi di aver
veduto un'infinit di belle donne,  posso dire di non averne vista una sola, la
cui bellezza si avvicinasse alla vostra+.
A voi piace dir cos!+, rispose la Principessa, e non disse altro.
La bellezza+,  riprese Enrichetto dal ciuffo,   un dono cos grande,  che deve
compensare  di tutto il resto;  e quando la si possiede,  non vedo nessun'altra
cosa che possa recarci afflizione.+
Vorrei+,  rispose la Principessa,  essere  brutta  quanto  voi  e  avere  dello
spirito;  piuttosto  che  avere la bellezza che ho,  ed essere una stupida come
sono.+
Non c' nulla,  o signora,  che dia segno di  aver  dello  spirito,  quanto  il
credere  di  non  averne:  egli    uno  di  quei pregi,  che per la sua indole
singolare, pi se ne ha, e pi si crede di esserne mancanti.+
Io non m'intendo di queste cose+, disse la Principessa,  ma so benissimo che io
sono una grande imbecille, ed ecco la cagione del dolore, che mi far morire.+
Se non  che questo che vi tormenta, o signora, io posso facilmente metter fine
alla vostra afflizione.+
E come fare?+, disse la Principessa,
Io ho il potere+, disse Enrichetto dal ciuffo, di trasfondere tutto lo spirito,
che  pu  desiderarsi,  in quella persona che io dovr amare sopra le altre;  e
siccome voi siete quella,  cos dipende da  voi  di  possedere  tanto  spirito,
quanto se ne pu avere, solo che siate contenta di sposarmi.+
La Principessa rimase come una statua, e non rispose sillaba.
Vedo  bene+,  rispose  Enrichetto dal ciuffo,  che questa mia proposta non vi 
andata punto a genio: e non me ne faccio nessuna meraviglia;  ma vi  lascio  un
anno intero, perch possiate prendere una risoluzione.+
La Principessa aveva cos poco spirito,  e al tempo stesso sentiva tanta voglia
di averne,  che s'immagin che la fine dell'anno non sarebbe  arrivata  mai,  e
cos accett la proposizione che le veniva fatta.
Appena  ebbe  promesso  a  Enrichetto dal ciuffo che dentro un anno e in quello
stesso giorno l'avrebbe sposato,  si sent subito molto diversa  da  quella  di
prima; e prov una facilit incredibile a dire tutte le cose che voleva dire, e
a dirle in un modo grazioso, spontaneo e naturale. Cominci da questo momento a
metter  su una conversazione elegante e ben condotta con Enrichetto dal ciuffo,
nella quale essa brill con tanta vivacit,  che a questi nacque il  dubbio  di
averle dato pi spirito di quello che se ne fosse serbato per s.
Ritornata che fu al palazzo,  la Corte non sapeva che pensare di un cambiamento
cos improvviso e straordinario; dappoich, per quante sguaiataggini le avevano
udito dire in passato,  ora la sentivano dire altrettante cose spiritosissime e
piene di buon senso.
Tutta  la  Corte  n'ebbe  un'allegrezza  tale da non figurarselo.  Non ci fu la
sorella minore,  che non ne restasse contenta,  perch  non  avendo  pi  sulla
maggiore  il  disopra  dello  spirito,  faceva  ora  accanto  a  lei  la figura
meschinissima d'una bertuccia.
Il Re si lasciava guidare da lei, e qualche volta andava fino a tener consiglio
nel suo quartiere.
La diceria di questo cambiamento essendosi sparsa all'intorno,  tutti i giovani
principi  degli Stati vicini fecero a gara per arrivare a farsi amare,  e quasi
tutti la chiesero in sposa ma essa non trovava chi avesse abbastanza spirito, e
faceva lo stesso viso a tutte le offerte di matrimonio,  senza  impegnarsi  con
alcuno.
Intanto se ne present uno cos potente,  cos ricco,  e cos spiritoso e bello
della persona,  che ella non pot stare dal sentire una certa inclinazione  per
lui.
Suo  padre,  che  se  n'era  avveduto,  le  disse  che  la  lasciava padrona di
scegliersi lo sposo a modo suo,  e che non aveva da far altro che far conoscere
la sua volont.
E  siccome  accade che pi uno ha dello spirito,  e pi si trova impensierito a
pigliare una risoluzione stabile in certe faccende, essa, dopo aver ringraziato
suo padre, domand che le fosse dato un po' di tempo per poterci pensar sopra.
E per caso and a passeggiare in quel bosco dove  aveva  incontrato  Enrichetto
dal  ciuffo,  per  avere  il  modo  di  pensare comodamente alla risoluzione da
prendere.
Mentr'ella passeggiava tutt'immersa ne' suoi pensieri sent sotto  i  piedi  un
rumore sordo, come di molte persone che vadano e vengano, e si dieno un gran da
fare.
Avendo  teso l'orecchio con pi attenzione,  sent qualcuno che diceva: Passami
codesta caldaia+; e un altro: Metti della legna sul fuoco+.
La terra si apr in quel momento, ed ella vide sotto i suoi piedi come una gran
cucina piena di cuochi,  di sguatteri e d'ogni sorta di  gente  necessaria  per
allestire  una  gran  festa.  E  di l usc fuori una schiera di venti o trenta
rosticcieri,  che andarono a piantarsi in un viale del  bosco,  intorno  a  una
lunghissima  tavola,  e  tutti  colla  ghiotta  in  mano  e colla coda di volpe
sull'orecchio si posero a lavorare  a  tempo  di  musica,  sul  motivo  di  una
graziosa canzone.
La Principessa,  stupita di quello spettacolo,  domand loro per chi fossero in
tanto lavoro.
Lavoriamo+,  rispose il capoccia della brigata,  per il signor  Enrichetto  dal
ciuffo, che domani  sposo.+
La Principessa, sempre pi meravigliata, e ricordandosi a un tratto che un anno
fa, e in quello stesso giorno, aveva promesso di sposare il principe Enrichetto
dal  ciuffo,  cred di cascare dalle nuvole.  La ragione della sua dimenticanza
stava  in  questo  che,  quando  promise,  era  sempre  la  solita  stupida,  e
acquistando  in  seguito  lo  spirito  che  il  Principe le aveva dato,  non si
ricordava pi di tutte le sue grullerie.
Non aveva fatto  ancora  trenta  passi,  seguitando  la  sua  passeggiata,  che
s'imbatt in Enrichetto dal ciuffo,  il quale si faceva avanti tutto sgargiante
e magnifico, come un Principe che vada a nozze.
Eccomi qui, signora+, egli disse,  puntuale alla mia parola: e non ho il minimo
dubbio che voi siate venuta qui per mantenere la vostra,  e per far di me,  col
dono della vostra mano, il mortale pi felice di questa terra.+
Vi confesser francamente+,  rispose la Principessa,  che su questa cosa non ho
presa ancora nessuna risoluzione;  e ho paura che,  se dovr prenderne una, non
sar mai quella che desiderate.+
Voi mi fate stupire, o signora+, disse Enrichetto dal ciuffo.
Lo capisco+,  disse la Principessa,  difatti  mi  troverei  in  un  grandissimo
impiccio,  se  avessi  da  fare  con  un  uomo  brutale  e  senza spirito.  Una
Principessa mi ha dato la sua parola,  egli mi direbbe;  e una volta che mi  ha
promesso,  bisogna bene che mi sposi. Ma poich la persona colla quale parlo, 
la  persona  pi  spiritosa  di  questo  mondo,  cos  sono  sicura  che  vorr
capacitarsi della ragione.  Voi sapete che anche allora, quand'ero stupida, non
sapevo risolvermi a doversi sposare;  e vi par egli  possibile  che  ora,  dopo
tutto  lo  spirito  che  mi  avete  dato,  e  che  mi  ha resa di pi difficile
contentatura, di quel che fossi prima,  possa oggi prendere una risoluzione che
non  sono  stata  buona  di  prendere  per  il passato?  Se vi premeva tanto di
sposarmi,  avete avuto un gran torto a togliermi dalla mia  stupidaggine,  e  a
farmi aprire gli occhi, perch ci vedessi meglio d'una volta.+
Se un uomo senza spirito+,  rispose Enrichetto dal ciuffo, sarebbe ben accolto,
stando a quello che dite,  quando venisse a rinfacciarvi la parola  mancata,  o
perch  volete che io non debba valermi degli stessi mezzi,  per una cosa nella
quale  riposta la felicit di tutta la mia vita?  Vi pare egli ragionevole che
le persone di spirito debbano trovarsi in peggiore condizione di quelle che non
ne  hanno?  E potete pretenderlo voi?  voi che ne avete tanto e che avete tanto
desiderato di averne? Ma veniamo al sodo,  se vi contentate.  All'infuori della
mia  bruttezza,  c'  forse  in me qualche cosa che vi dispiaccia?  Siete forse
scontenta della mia nascita,  del mio spirito,  del mio  carattere,  delle  mie
maniere?+
Tutt'altro+,  rispose la Principessa,  anzi,  tutte le cose che avete nominate,
sono appunto quelle che mi piacciono in voi.+
Quand' cos+, rispose Enrichetto dal ciuffo, sono felice, perch non sta che a
voi a fare di me il pi bello e il pi grazioso degli uomini.+
Ma come pu accader questo?+, chiese la Principessa.
Il come  facile+,  rispose Enrichetto dal ciuffo.  Basta  che  voi  mi  amiate
tanto,  da desiderare che ci accada: e perch,  o signora, non vi nasca dubbio
su quello che dico,  sappiate che la medesima fata,  che nel giorno  della  mia
nascita  mi  fece  il  dono  di  rendere  spiritosa la persona che pi mi fosse
piaciuta,  diede a voi pure quello di far diventare bello colui che amerete,  e
al quale vorrete far di genio e volentieri questo favore.+
Se la cosa sta come la raccontate+, disse la Principessa, vi desidero con tutto
il cuore che diventiate il Principe pi simpatico e pi bello del mondo,  e per
quanto  da me, ve ne faccio pienissimo dono.+
La Principessa aveva appena finito di dire queste parole, che subito Enrichetto
dal ciuffo apparve ai suoi occhi il pi bell'uomo  della  terra,  e  il  meglio
formato, e il pi amabile di quanti se ne fossero mai veduti.
Vogliono  alcuni  che questo cambiamento avvenisse non gi per gl'incanti della
fata, ma unicamente per merito dell'amore. E dicono che la Principessa,  avendo
ripensato meglio alla costanza del suo cuore e della sua mente, non vide pi le
deformit  personali di lui,  n la bruttezza del suo viso: talch il gobbo che
egli aveva di dietro,  le sembr quella specie di  rotondit  e  di  floridezza
d'aspetto   di   chi   d   nell'ingrassare:  e  invece  di  vederlo  zoppicare
orribilmente,  come aveva fatto fino allora,  le parve che  avesse  un'andatura
aggraziata e un po' buttata su una parte,  che le piaceva moltissimo.  Fu detto
fra le altre cose,  che gli occhi di lui,  che erano  guerci,  le  parvero  pi
brillanti; e che finisse col mettersi in testa che quel modo storto di guardare
fosse  il  segno di un violento accesso di amore: e che perfino il naso di lui,
grosso e rosso come un peperone,  accennasse a  qualche  cosa  di  serio  e  di
marziale.
Fatto  sta  che  la  Principessa  gli  promise,  l sul tamburo,  che l'avrebbe
sposato, purch ne avesse ottenuto il consenso dal Re suo padre.
Il Re,  avendo saputo che la sua figlia aveva moltissima stima  per  Enrichetto
dal ciuffo, che egli del resto conosceva per un Principe spiritosissimo e pieno
di giudizio, lo accett con piacere per suo genero.
Il  giorno  dipoi  furono  fatte  le  nozze,  come  Enrichetto dal ciuffo aveva
preveduto,  e a seconda degli ordini che egli medesimo aveva gi dato da  molto
tempo prima.

Questa  sembrerebbe una favola;  eppure  una storia.  Tutto ci par bello nella
persona amata, anche i difetti: tutto ci par grazioso, anche le sguaiataggini.
La storia d'Enrichetto dal ciuffo  vecchia quanto il mondo.
