CARLO LORENZINI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.

/:/La Bella dai capelli d' oro.

C'era una volta la figlia di un Re,  la quale era tanto bella,  che in tutto il
mondo non si dava l'eguale;  e per cagione di questa sua  grande  bellezza,  la
chiamavano  la  Bella  dai capelli d'oro,  perch i suoi capelli erano pi fini
dell'oro, e biondi e pettinati a meraviglia le scendevano gi fino ai piedi.
Essa andava sempre coperta  dai  suoi  capelli  inanellati,  con  in  capo  una
ghirlanda  di  fiori e con delle vesti tutte tempestate di diamanti e di perle,
tanto che era impossibile vederla e non restarne invaghiti.
In quelle vicinanze c'era un giovane Re,  il quale non  aveva  moglie,  ed  era
molto ricco e molto bello della persona.
Quando  egli venne a sapere tutte le belle cose che si dicevano della Bella dai
capelli d'oro,  sebbene non l'avesse ancora veduta,  se ne innamor cos forte,
che  non  beveva n mangiava pi;  finch un bel giorno,  fatto animo risoluto,
pens di mandare un ambasciatore per chiederla in isposa.
Fece fabbricare apposta una magnifica carrozza per  il  suo  ambasciatore:  gli
dette  pi di cento cavalli e cento servitori,  e si raccomand a pi non posso
perch gli conducesse la Principessa.
Appena l'ambasciatore ebbe preso congedo dal Re e si fu messo in viaggio,  alla
Corte  non  si  parlava  d'altro:  e  il  Re,  che  non  dubitava  punto che la
Principessa non volesse acconsentire ai suoi desideri,  cominci subito a farle
allestire degli abiti bellissimi e dei mobili di gran valore.
Intanto che erano dietro a questi preparativi, l'ambasciatore, che era arrivato
alla Corte della Bella dai capelli d'oro,  recit il suo bravo discorso; ma sia
che la Principessa in  quel  giorno  non  fosse  di  buon  umore,  sia  che  il
complimento  non le andasse a genio,  fatto sta che rispose all'ambasciatore di
ringraziare il Re e di dirgli che non aveva voglia di maritarsi.
L'ambasciarore se ne part dalla Principessa dispiacentissimo  di  non  poterla
condur seco: e riport indietro tutti i regali, che doveva presentarle da parte
del Re: perch la Prilicipessa era molto onesta,  e sapeva che alle ragazze non
sta bene di accettare i regali dai giovinotti.
Per cui non volle gradire n i diamanti n  le  altre  cose;  e  solo  per  non
scontentare il Re, accett una carta di spilli d'Inghilterra.
Quando  l'ambasciatore fu tornato alla capitale dove il suo Re lo aspettava con
tanta impazienza,  tutti rimasero male dal vedere che non avesse condotto  seco
la Principessa,  e il Re si messe a piangere come un ragazzo, n c'era verso di
consolarlo.
Si trovava l, alla Corte, un giovinetto bello come il sole, il pi grazioso di
tutti gli abitanti del Regno.  A cagione appunto delle sue belle maniere e  del
suo spirito, lo chiamavano Avvenente+.
Tutti  gli  volevano  bene,  meno  gli invidiosi,  che si rodevano dalla rabbia
perch il Re lo colmava di favori e lo metteva a parte d'ogni suo segreto.
Accade che Avvenente si trov in un crocchio  di  persone,  che  parlavano  del
ritorno  dell'ambasciatore  e dicevano che non era stato buono a nulla;  allora
egli disse, senza badarci tanto n quanto:
Se il Re avesse mandato me dalla Bella dai capelli d'oro,  son sicuro che  ella
sarebbe venuta meco+.
Senza  metter  tempo in mezzo quei malanni risoffiarono subito queste parole al
Re e gli dissero:
Sapete, o Sire, che cosa ha detto Avvenente? ha detto che se aveste mandato lui
dalla Bella dai capelli d'oro,  egli si riprometteva di condurla  seco.  Vedete
quant'  maligno!  e'  pretende di essere pi bello di voi,  e vorrebbe dare ad
intendere che la Principessa si sarebbe tanto invaghita di lui,  da  seguitarlo
da per tutto+.
Ecco  il  Re  che  va  in bestia e si riscalda in modo da perdere il lume degli
occhi: Ah! ah!+, egli dice,  dunque questo bel mugherino si piglia giuoco della
mia disgrazia?  dunque si stima da pi di me?  Ol: mettetelo subito nella gran
torre, e che l ci muoia di fame+.
Le guardie del Re andarono da Avvenente,  il quale non si ricordava nemmeno  di
quello  che  aveva  detto:  lo  trascinarono  in  prigione  e  gli fecero mille
angherie.
Questo povero giovine non aveva che un po' di paglia a uso di letto: e certo vi
sarebbe morto, senza una piccola fontana, che scaturiva a pi della torre, dove
egli pigliava qualche sorso d'acqua per rinfrescarsi un poco,  perch  la  fame
gli aveva seccata la gola.
Un giorno, non potendone pi, diceva sospirando:
Di  che  mai  si  lamenta  il Re?  Fra tutti i suoi sudditi non ce n' uno che,
quanto me, gli sia fedele. Non ho ricordanza di averlo offeso mai!+.
Il Re, per caso, passando vicino alla torre, sent i lamenti di colui che aveva
tanto amato,  e si ferm per stare in orecchio: quantunque  i  cortigiani,  che
erano con lui, e che l'avevano a morte con Avvenente, dicessero al Re: Che idea
 la vostra, o Sire? non sapete che  un malanno?+. E il Re rispose: Lasciatemi
qui: voglio sentire quello che dice+.
E avendo sentito i lamenti di lui,  gli occhi gli s'empirono di pianto: apr la
porta della torre, e lo chiam.
Avvenente,  tutto desolato,  and a buttarsi ai ginocchi del Re,  e gli baci i
piedi.  Che  cosa  v'ho  fatto,  o  Sire+,  egli  disse,  per meritarmi s duri
trattamenti?+
Tu ti sei preso giuoco di me e del mio ambasciatore+, rispose il Re,  tu ti sei
lasciato  uscir  di  bocca  che,  se  avessi mandato te dalla Bella dai capelli
d'oro, ti saresti stimato da tanto da menarla teco.+
+ vero,  Sire+,  disse Avvenente,  io le avrei raccontato cos bene  le  vostre
virt  e  i  vostri  pregi,  che  son  sicuro  che ella non avrebbe saputo come
resistere; e in tutto questo non mi par che ci sia cosa che possa offendervi.+
Il Re riconobbe,  difatto,  di aver torto: dette un'occhiata a coloro,  che gli
avevano  messo  in  disgrazia  il  suo  favorito,  e lo men con s,  non senza
pentirsi amaramente del gran dispiacere che gli aveva dato.
Dopo averlo invitato a una lauta cena, lo chiam nel suo gabinetto e gli disse:
Avvenente,  io amo sempre la Bella dai capelli d'oro;  il suo rifiuto non mi ha
levato  di  speranza,  ma non so che strada mi prendere per indurla a diventare
mia sposa.  Ho una gran voglia di mandar te,  per vedere se tu fossi  buono  di
venirne a capo+.
Avvenente rispose che era dispostissimo a obbedirlo in ogni cosa, e che sarebbe
partito subito, anche l'indomani.
Oh!+, disse il Re, ti voglio dare una splendida accompagnatura...+
Non mi par punto necessaria+, egli rispose, quanto a me, mi basta e me n'avanza
d'un bel cavallo e di qualche lettera da poter presentare da parte vostra.+
Il  Re non pot stare dall'abbracciarlo per la gran contentezza di vederlo cos
pronto e sollecito a partire.
Egli prese congedo dal Re e dai suoi amici un luned  mattina,  e  si  pose  in
viaggio per compiere la sua ambasciata da s solo, senza fare vistosit e senza
fracasso.
Lungo  la  strada  non  faceva altro che studiare tutti i modi per impegnare la
Bella dai capelli d'oro a divenire la sposa del Re. Portava in tasca un piccolo
calamaio,  e quando gli veniva qualche bel pensierino  da  incastrare  nel  suo
discorso,  scendeva  da  cavallo  e  si  metteva  sotto un albero per pigliarne
ricordo prima che gli passasse dalla memoria.
Una mattina, che era partito sul far del giorno, passando da una gran prateria,
gli venne in mente un'idea gentile e graziosa; e sceso subito di sella,  and a
mettersi  sotto  una  sfilata di salici e di pioppi,  piantati lungo un piccolo
ruscello che scorreva all'orlo del prato.
Quand'ebbe finito di scrivere si volt a guardare da tutte le parti,  tanto era
contento di trovarsi in un luogo cos delizioso!  Quand'ecco che vide sull'erba
un Carpione color dell'oro, che boccheggiava e non ne poteva pi,  perch,  per
la gola di chiappare dei moscerini, aveva fatto un salto cos lungo e cos fuor
dell'acqua, che era andato a ricascare sull'erba, dove stava quasi per morire.
Avvenente n'ebbe compassione,  e sebbene fosse giorno di magro e potesse fargli
comodo per il suo desinare,  lo prese e lo rimesse perbenino nella corrente del
fiume.
Appena  il nostro Carpione sent il fresco dell'acqua,  cominci a scodinzolare
dall'allegrezza e and subito a fondo: ma poi, ritornato a fior d'acqua, disse,
avvicinandosi tutto vispo alla riva:
Avvenente,  io vi ringrazio del servizio che mi avete reso;  senza di voi sarei
morto e voi mi avete salvato. Io non sono un ingrato e sapr ricambiarvi!+.
Dopo questo complimento spar sott'acqua: e Avvenente rimase molto maravigliato
dello spirito e della buona creanza del Carpione.
Un altro giorno, mentre seguitava il suo viaggio, s'imbatt in un Corvo ridotto
a mal partito: questo povero uccello era inseguito da un'Aquila smisurata, gran
divoratrice di Corvi; e stava l l per essere agguantato, e l'Aquila l'avrebbe
inghiottito  come  un  chicco  di  canapa,  se  Avvenente  non si fosse mosso a
compassione della povera bestia.
Ecco+, gli disse, che al solito i pi forti opprimono i pi deboli. Che ragione
ha l'Aquila di mangiare il Corvo?+
E preso l'arco che portava sempre seco,  e una freccia,  punt la  mira  contro
l'Aquila e  crac!  le scagli la freccia nel corpo e la pass da parte a parte.
L'Aquila cadde gi morta,  e il Corvo, tutt'allegro, andandosi a posare in cima
a un ramo:
Avvenente+, gli disse,  voi siete stato molto generoso d'essere venuto in aiuto
a  me,   che  sono  un  povero  uccello:  ma  non  avete  trovato  un  ingrato;
all'occorrenza sapr ricambiarvi!+.
Avvenente ammir il buon cuore  del  Corvo,  e  continu  la  sua  strada.  Una
mattina,  che albeggiava appena e non vedeva nemmeno dove mettesse i piedi, nel
traversare un gran bosco, sent un Gufo che strillava come un disperato.
Ohe! +,  egli disse,  ecco un Gufo al quale deve essere capitato qualche brutto
malanno.+
Guarda di qui,  guarda di l, finalmente gli venne fatto di vedere alcune reti,
che erano state tese la notte per acchiappare gli uccelli.
Che miseria!+,  egli disse,  si vede proprio che gli uomini sono fatti  apposta
per  tormentarsi gli uni cogli altri,  e per non lasciar ben avere tanti poveri
animali, che non hanno fatto loro nessun male e nessun dispetto.+
Cav fuori il suo coltello e tagli le funicelle delle reti.  Il Gufo prese  il
volo, ma ricalando subito a tiro di schioppo:
Avvenente+,  egli  disse,  non  ho  bisogno  di perdermi in parole per dirvi la
gratitudine che sento per voi.  Il fatto parla da s.  I cacciatori stavano  l
per arrivare: senza il vostro soccorso,  mi avrebbero preso e ammazzato.  Ma io
ho un cuore riconoscente, e sapr ricambiarvi+.
Ecco le tre avventure pi strepitose che accadessero al buon Avvenente  durante
il suo viaggio.
Egli aveva tanta passione di arrivar presto, che, appena giunto, and subito al
palazzo della Bella dai capelli d'oro.
Il  palazzo  era  pieno  di  meraviglie.  Diamanti  ammontati come sassi: abiti
magnifici,  argenterie,  confetti,  dolci e ogni grazia di  Dio:  di  modo  che
Avvenente pensava dentro di s che se la Principessa si fosse decisa a lasciare
tutte  quelle  magnificenze  per  venire a stare col Re suo padrone,  bisognava
proprio dire che gli era toccata una gran fortuna.
Si messe un vestito di broccato e delle penne bianche e carnicine: si  pettin,
s'incipri,  si  lav  il  viso:  si infil intorno al collo una ricca sciarpa,
tutta ricamata,  con un piccolo paniere e con dentro un bel  canino,  che  esso
aveva comprato, passando da Bologna.
Avvenente era cos bello della persona e cos grazioso, e ogni cosa che faceva,
lo faceva con tanto garbo, che quando si present alla porta del palazzo, tutte
le  guardie  gli strisciarono una gran riverenza,  e corsero ad annunziare alla
Bella dai capelli d'oro,  che Avvenente,  l'ambasciatore  del  Re  suo  vicino,
domandava la grazia di poterla vedere.
Subito che intese il nome d'Avvenente, la Principessa disse: Questo nome m' di
buon augurio: scommetto che dev'essere un giovane grazioso e da piacere+.
Oh  davvero,  Signora!+,  dissero  tutte le dame d'onore.  Noi l'abbiamo veduto
dall'ultimo piano, dove s'era a mettere in ordine la vostra biancheria: e tutto
il tempo che s' trattenuto sotto le nostre finestre, non siamo state pi buone
a far nulla.+
Vi fa un bell'onore+, replic la Bella dai capelli d'oro,  di passare il vostro
tempo a guardare i giovanotti. Animo, via! mi si porti subito il mio vestito di
gala,  di  raso  blu,  a  ricami;  mi  si sparpaglino con grazia i miei capelli
biondi: mi si faccia una ghirlanda di fiori freschi,  si tirino  fuori  le  mie
scarpine  col  tacco rilevato e il mio ventaglio;  si spazzi la mia camera e si
spolveri il mio trono;  perch io voglio che si dica dappertutto  che  io  sono
davvero la Bella dai capelli d'oro.+
Ecco  tutte  le  donne in gran moto per abbigliarla come una Regina: e tanto si
danno da fare, che s'urtano fra di loro e non concludono nulla di buono.
Finalmente la Principessa pass nella sala dei grandi specchi per  rimirarsi  e
vedere se al suo abbigliamento mancasse qualche cosa; poi sal sul trono, tutto
d'oro,  d'avorio  e  d'ebano,  che mandava un profumo delizioso,  e ordin alle
donne di prendere degli strumenti e di mettersi a cantare,  ma  con  una  certa
discrezione, per non cavar di cervello la gente.
Quando  Avvenente  fu  condotto  nella sala di udienza,  rest cos fuori di s
dalla meraviglia, che dopo ha raccontato molte volte che non poteva quasi aprir
bocca per parlare.  Nondimeno si fece coraggio: disse il suo discorso come  non
si  poteva  dir  meglio,  e preg la Principessa di non dargli il dispiacere di
doversene tornar via senza di lei.
Garbato Avvenente+,  disse la Principessa,  le ragioni che mi avete dette  sono
eccellenti  e  io  sarei  contenta  di  fare  un favore a voi,  piuttosto che a
qualunqu'altra persona,  Ma bisogna  che  sappiate  che  un  mese  fa  andai  a
passeggiare colle mie dame di compagnia lungo il fiume, e siccome mi fu servita
la  colazione,  cos  nel  cavarmi  il  guanto,  mi  usc  l'anello  dal dito e
disgraziatamente cadde nell'acqua. Quest'anello mi  pi caro del regno. Lascio
immaginare a voi il dispiacere che provai!  E ora ho fatto giuro  di  non  dare
ascolto  a  nessuna  trattativa  di  matrimonio,  se l'ambasciatore che verr a
portarmi lo sposo non mi riporti prima il mio anello. Tocca a voi a decidere su
quello che volete fare;  perch se  duraste  a  parlarmene  quindici  giorni  e
quindici notti in fila, non arrivereste mai a farmi cambiare di sentimento.+
Avvenente  rimase mezzo intontito a questa risposta: le fece una gran riverenza
e la preg di voler gradire il canino, il paniere e la sciarpa; ma essa rispose
che non accettava nessun regalo e che pensasse alle cose che gli aveva dette.
Quando fu tornato a casa,  se ne and a letto senza prendere nemmeno un boccone
da cena: e il canino, che si chiamava Caprioletto, non volle cenare neanche lui
e and a cucciarsi accanto al padrone.
Tutta la notte,  quanto fu lunga,  Avvenente non fece altro che sospirare. Dove
poss'io ripescare un anello,  che,  un mese fa,   cascato  nel  fiume?+,  esso
diceva. Sarebbe una pazzia soltanto a provarsi! Si vede bene che la Principessa
lo ha detto apposta per mettermi nell'impossibilit di poterla ubbidire.+
E tornava a sospirare e a dare in tutte le smanie. Caprioletto, che lo sentiva,
gli  disse: Caro padrone,  fatemi un piacere: non disperate ancora della vostra
buona fortuna.  Voi siete un  giovine  troppo  carino,  per  non  dover  essere
fortunato. Appena far giorno, andiamo subito in riva al fiume+.
Avvenente  gli  dette  colla  mano  due  buffetti e non rispose sillaba: finch
stanco e rifinito dalla passione, si addorment.
Caprioletto,  quando  vide  i  primi  chiarori  dell'alba,   cominci  tanto  a
sgambettare,  che  lo  svegli  e  gli  disse:  Animo,  padrone,  vestitevi:  e
usciamo!+.
Avvenente non desiderava di meglio.  Si alza,  si veste,  scende nel giardino e
dal giardino s'incammina un passo dietro l'altro verso il fiume,  dove si mette
a passeggiare col suo cappello sugli occhi e colle braccia incrociate, pensando
al brutto momento di dover ripartire, quand'ecco che a un tratto sente una voce
che lo chiama: Avvenente! Avvenente!+.
Si volta a guardare da tutte le parti e non vede  anima  viva.  Cred  di  aver
sognato.  Si  rimette  a  passeggiare,  e  daccapo  la solita voce a chiamarlo:
Avvenente! Avvenente!+.
Chi  che mi chiama?+, diss'egli.
Caprioletto,  che era molto  piccino,  e  cos  poteva  guardare  nell'acqua  a
piccolissima  distanza,  gli rispose: Datemi del bugiardo se non  un Carpione,
color dell'oro, quello laggi in fondo+.
Detto fatto, un grosso Carpio venne su a fior d'acqua e gli disse:
Voi mi avete salvato la vita nei prati degli Alzieri,  dove  io  senza  di  voi
sarei rimasto morto,  e vi promisi un ricambio.  Pigliate, caro Avvenente, ecco
qui l'anello della Bella dai capelli d'oro+.
Egli si chin e tir fuori l'anello dalla gola del  Carpio  e  lo  ringrazi  a
mille doppi.
E  invece  di  tornare  a  casa,  and  difilato  al  palazzo,  in compagnia di
Caprioletto,  che era contento come una pasqua  per  aver  consigliato  il  suo
padrone a venire sulla sponda del fiume.
Fu annunziato alla Principessa che Avvenente desiderava di vederla.
Ahim!  povero giovane!+,  diss'ella, e' vien da me per congedarsi. Avr capito
che ci che io voglio da lui  impossibile,  e partir per andare a raccontarlo
al suo padrone.+
Avvenente,   appena   introdotto,   le  present  l'anello  dicendo:  Ecco,   o
Principessa,  il vostro comando  stato obbedito: sareste ora tanto compiacente
di prendere per vostro sposo il mio augusto padrone?+.
Quand'ella  vide  il suo anello,  sano e salvo come se non fosse stato toccato,
rimase meravigliata: ma tanto meravigliata, che credeva di sognare.
Davvero+,  ella disse,  grazioso Avvenente!  Si vede proprio che voi avete  una
fata dalla vostra altrimenti questi miracoli non si fanno.+
Signora+,  egli  replic,  io non so di fate: ma so che ho un gran desiderio di
contentare ogni vostra voglia.+
Poich avete questa buona volont+,  ella  continu  rendetemi  un  altro  gran
servizio,  senza di che non c' caso che io possa risolvermi a prendere marito.
C' un Principe,  non lontano di qui,  detto Galifrone,  il quale si  messo in
testa  di  volermi  sposare.  Egli  mi ha fatto conoscere la sua intenzione con
minacce paurose,  dicendo che se io non lo voglio,  metter lo scompiglio e  la
desolazione  ne'  miei  Stati.  Ma  ditemi un po' voi,  se potrei dargli retta.
Figuratevi che  un gigante pi grande di  una  gran  torre;  ed    capace  di
mangiare  un  uomo come una scimmia mangerebbe una castagna.  Quando va in giro
per la campagna, si mette in tasca dei piccoli cannoni,  dei quali poi si serve
come  se  fossero  pistole:  e  quando parla forte,  fa diventar sorde tutte le
persone che gli stanno vicine.  Gli mandai a  dire  che  non  avevo  voglia  di
maritarmi  e  che  mi  scusasse:  ma non per questo ha smesso di perseguitarmi:
ammazza i miei sudditi,  e prima d'ogni cosa bisogna che voi  vi  battiate  con
lui, e che mi portiate la sua testa.+
Avvenente  rimase  sbalordito da questo discorso: stette un po' soprappensiero;
poi disse: Ebbene,  o signora!  io mi  batter  con  Galifrone.  Credo  che  ne
toccher io! A ogni modo, morir da valoroso+.
La  Principessa  rest  meravigliatissima:  e  gli disse un monte di cose,  per
vedere di stornarlo da questa impresa.  Ma non valse a nulla.  Egli se ne venne
via, per mettersi subito in cerca delle armi e di tutto l'occorrente.
Quand'ebbe ci che voleva,  ripose Caprioletto nel solito panierino,  mont sul
suo bel cavallo e and nel paese di Galifrone.  A quanti  incontrava  per  via,
domandava a tutti notizie di lui: e tutti gli dicevano che era un vero demonio,
e  che faceva spavento soltanto a doverlo avvicinare.  Caprioletto,  per fargli
coraggio, gli diceva: Caro padrone, in quel mentre che vi batterete,  io ander
a mordergli le gambe: lui si chiner per levarmi di tra i piedi,  e intanto voi
l'ammazzerete+.
Avvenente ammirava lo spirito del suo canino: ma sapeva bene che il  suo  aiuto
non sarebbe stato in ragione del bisogno.
Finalmente arriv in vicinanza del castello di Galifrone: tutte le strade erano
seminate  d'ossa  e  di  carcasse d'uomini,  che esso aveva divorati o fatti in
pezzi.  N dov aspettarlo molto tempo,  perch lo vide comparire di dietro  al
bosco.  La sua testa sorpassava gli alberi pi alti,  e con una voce spaventosa
cantava:

      Chi mi porta dei teneri bambini
      Da farli scricchiolare sotto il dente?

      Ne ho bisogno di tanti e poi di tanti.
      Che in tutto il mondo non ce n' bastanti.

E subito Avvenente, a botta e risposta, si messe a cantare:

      Fatti avanti, c' Avvenente
      Che sapr strapparti i denti;
      Non  un colosso di figura,
      Ma di te non ha paura.

Le rime  non  tornavano  precise:  ma  bisogna  riflettere  che  la  strofa  la
improvvis  in  fretta  e  in furia,  ed  un miracolo se non la fece anche pi
brutta,  per la paura che gli era entrata  in  corpo.  Quando  Galifrone  sent
questa  risposta,  si  volt  di qua e di l,  e vide Avvenente colla spada nel
pugno della mano,  che gli disse per giunta tre o quattro parolacce,  per farlo
andare in bestia pi che mai. Non ci mancava altro!
Egli prese una furia cos spaventosa,  che, afferrata una mazza tutta di ferro,
avrebbe ucciso con un colpo solo il delicato Avvenente,  senza il  caso  di  un
Corvo  che  venne  a posarglisi sulla testa e gli dette negli occhi una beccata
cos aggiustata, che glieli cav di netto.
Il sangue gli grondava gi per il viso: e infuriato  da  far  paura,  picchiava
mazzate  a diritto e a rovescio.  Intanto Avvenente,  scansandosi a tempo,  gli
tirava dei colpi di spada,  ficcandogliela in  corpo  fino  all'impugnatura:  e
tanto  era  il  sangue,  che  il  gigante  perdeva dalle sue molte ferite,  che
finalmente stramazz per terra.
Avvenente gli tagli subito la testa, tutto allegro di avere avuto questa bella
fortuna; e il Corvo che s'era posato sul ramo d'un albero, gli disse:
Io non ho dimenticato il servizio che mi rendeste,  uccidendo l'Aquila  che  mi
dava  addosso.  Vi  promisi di contraccambiarvi,  e credo di aver pagato il mio
debito+.
Sono io che vi debbo tutto,  signor Corvo+,  rispose Avvenente,  e mi  dichiaro
vostro buon servitore.+
Poi mont subito a cavallo, col carico della spaventosa testa di Galifrone.
Quando  arriv  in  citt,  tutta  la gente gli andava dietro gridando: Ecco il
bravo Avvenente,  che ritorna  dall'aver  morto  il  gigante  Galifrone+  e  la
Principessa,  che  sentiva questo baccano e tremava dalla paura che venissero a
dargli la nuova della morte di Avvenente,  non aveva fiato di chiedere che cosa
fosse avvenuto.  Ma in quel punto ella vide entrare Avvenente,  colla testa del
gigante,  che metteva ancora spavento,  quantunque non potesse pi  fare  alcun
male.
Signora+,  egli  disse,  il  vostro nemico  morto.  Voglio sperare che ora non
direte pi di no al Re, mio augusto padrone.+
Ah! senza dubbio+,  replic la Bella dai capelli d'oro,  che io gli dir sempre
di no,  se voi prima della mia partenza non trovate il modo di portarmi l'acqua
della caverna tenebrosa. C' qui,  poco distante,  una grotta profonda che gira
pi di cento chilometri.  Ci stanno sull'ingresso due draghi che ne impediscono
l'entrata. Buttano fiamme di fuoco dalla bocca e dagli occhi.  Quando poi siamo
dentro alla grotta,  si trova una gran buca nella quale bisogna scendere,  ed 
piena di rospi, di biacchi,  di ramarri e di altri serpenti.  In fondo a questa
buca c' una piccola nicchia,  dalla quale scaturisce la fontana della bellezza
e della salute: io voglio a tutti i costi di quell'acqua. Ogni cosa che si lava
con quell'acqua diventa meravigliosa: se siamo belle,  si rimane sempre  belle:
se brutte, si diventa belle: se siamo giovani, si resta giovani: se vecchie, si
ringiovanisce.  Vedete bene,  caro Avvenente,  che io non posso lasciare il mio
Regno, senza portar meco un poco di quell'acqua l.+
Signora+, egli rispose; voi siete tanto bella,  che quest'acqua per voi mi pare
affatto  inutile:  ma  io  sono  un ambasciatore disgraziato,  di cui volete la
morte.  Io vado a cercarvi ci che voi desiderate,  colla certezza nel cuore di
non tornare pi indietro.+
La  Bella  dai  capelli  d'oro  non cambi per questo di proposito: e il povero
Avvenente part col suo canino Caprioletto per andare alla grotta tenebrosa,  a
cercarvi l'acqua della bellezza.
Tutti quelli che lo incontravano lungo la strada,  dicevano: Che peccato vedere
un giovane tanto grazioso correre cos spensieratamente in  bocca  alla  morte:
egli  se  ne  va  alla  grotta  da  s solo: ma quand'anche fossero cento,  non
verrebbero a capo di  nulla.  Perch  la  Principessa  s'incaponisce  a  volere
l'impossibile?+.  Egli  seguitava  a  camminare,  e  non  diceva parola: ma era
triste, molto triste.
Arrivato verso la cima della montagna, si sedette per ripigliar fiato, e lasci
il cavallo a pascere e Caprioletto a correr dietro alle mosche. Egli sapeva che
la grotta tenebrosa non era molto distante  di  l,  e  guardava  se  per  caso
l'avesse  potuta  scoprire;  quand'ecco  che vide un enorme scoglio,  nero come
l'inchiostro, di dove usciva un fumo densissimo,  e di l a poco uno dei draghi
che  buttava  fuoco  dagli occhi e dalla gola.  Il drago aveva il corpo verde e
giallo, dei grossi unghioni e una coda lunghissima,  che s'attorcigliava in pi
di  cento  giri.  Caprioletto  vide  anche  egli  ogni cosa,  e non sapeva dove
nascondersi: la povera bestia era mezza morta dalla paura.
Avvenente,  fatto oramai animo di morire,  cav fuori la sua  spada  e  s'avvi
colla  sua  boccetta,  che  la  Bella  dai  capelli  d'oro gli aveva dato,  per
riempirla coll'acqua della bellezza. Egli disse al suo canino Caprioletto:
Per me  finita!  io non potr mai arrivare a prendere di  quest'acqua,  che  
custodita  dai draghi;  quando sar morto,  riempi la boccetta col mio sangue e
portala alla Principessa, perch ella possa vedere quanto mi costa il servirla:
e dopo vai a trovare il Re mio padrone, e raccontagli la mia disgrazia+.
Mentre diceva cos, sent una voce che lo chiamava: Avvenente! Avvenente!+.
Egli disse: Chi mi chiama?+,  e vide un Gufo nel buco d'un albero vecchio,  che
gli  disse:  Voi  mi avete liberato dalle reti de' cacciatori,  dov'ero rimasto
preso: e mi salvaste la vita.  Promisi  di  rendervi  il  contraccambio,  e  il
momento   giunto.  Datemi la vostra boccetta: io conosco tutti gli andirivieni
della grotta tenebrosa: ander io a prendervi l'acqua della bellezza+.
Figuratevi se questa cosa gli fece piacere! Lo lascio pensare a voi.  Avvenente
gli  dette  subito  la sua boccetta e il Gufo entr nella grotta,  come sarebbe
entrato in casa sua.  E in meno d'un quarto d'ora torn e riport  la  boccetta
piena e tappata.
Ad  Avvenente  parve d'aver toccato il cielo con un dito: ringrazi il Gufo dal
profondo del cuore e,  risalita la montagna,  prese tutt'allegro la strada  che
menava alla citt.
And subito al palazzo e present la boccetta alla Bella dai capelli d'oro,  la
quale non ebbe pi nulla da ridire.
Ella ringrazi Avvenente,  e di l'ordine che fosse allestita ogni cosa per  la
partenza.  Poi  si  messe  in  viaggio  con  lui:  e  strada facendo,  fin col
persuadersi che il giovinetto era molto grazioso;  e qualche volta gli  diceva:
Se aveste voluto,  vi avrei fatto Re e non saremmo partiti mai dai miei Stati+.
Ma egli rispose: Rinunzierei a tutti i troni della terra, piuttosto che dare un
dispiacere cos forte al mio Re: sebbene voi siate pi bella del sole+.
Finalmente giunsero alla Capitale,  e il Re,  sapendo che la Bella dai  capelli
d'oro stava per arrivare, and a incontrarla e le present i pi bei regali del
mondo.
Furono  fatte  le  nozze,  e  con  tanta  gala  e  magnificenza,  che si dur a
discorrerne per un pezzo; ma la Bella dai capelli d'oro,  che in fondo al cuore
era  innamorata  di Avvenente,  non poteva stare senza vederlo e l'aveva sempre
sulla bocca.
Ella diceva al Re: Se non era Avvenente,  io non sarei dicerto venuta qui: egli
ha  fatto  per  me  delle cose,  da non potersi credere;  e voi dovete essergli
grato+.
Gl'invidiosi  che  sentivano  questi  discorsi  della  Regina   andavano   dopo
bisbigliando al Re: Voi non siete geloso;  eppure avreste motivo di esserlo. La
Regina  cos innamorata di Avvenente, che non mangia n beve pi;  essa non fa
altro  che  parlar  di  lui e della grande riconoscenza che voi dovete avergli:
come se chiunque altro aveste mandato,  nel posto suo,  non avesse saputo  fare
altrettanto+.
E il Re disse: Davvero, che me ne sono accorto anche io. Che sia preso subito e
imprigionato nella torre, coi ferri ai piedi e alle mani+.
Avvenente fu preso e,  in ricompensa di aver cos bene servito il Re, fu chiuso
nella torre coi ferri ai piedi e alle mani.  La sola persona che egli  vedesse,
era  il  guardiano della carcere;  il quale gli gettava da una buca un pezzo di
pan nero e un  po'  d'acqua  in  una  ciotola  di  terra.  Ma  il  suo  piccolo
Caprioletto  non  lo abbandonava mai,  e veniva a fargli coraggio e a portargli
tutte le nuove che correvano per la citt.
Quando la Bella dai capelli d'oro venne a risapere la disgrazia  di  Avvenente,
and  a  buttarsi ai piedi del Re,  e colle lacrime agli occhi lo preg a farlo
levare di prigione.  Ma pi essa si raccomandava,  e pi  il  Re  s'intristiva,
pensando  fra  s  e  s: "+ segno che ne  innamorata" e cos non intendeva n
ragioni n preghiere.
Il Re fin col mettersi in testa di non  essere  abbastanza  bello  agli  occhi
della  Regina: e gli venne l'idea di lavarsi il viso coll'acqua della bellezza,
per vedere se in questo modo gli fosse riuscito di farsi amare un poco di  pi.
Quest'acqua  stava  sul caminetto nella camera della Regina,  che la teneva l,
per averla sempre sott'occhio; ma una delle sue cameriere, volendo ammazzare un
ragno con una spazzolata,  fece cascare disgraziatamente la boccetta,  la quale
si ruppe, e l'acqua se n'and tutta per la terra. La cameriera ripuli ogni cosa
in fretta e furia,  e non sapendo come rimediarla, si ricord di aver visto nel
gabinetto del Re un'altra boccetta somigliantissima  e  piena  d'acqua  chiara,
tale e quale come l'acqua della bellezza. Non parendo suo fatto, la prese senza
star a dir nulla e la pos sul camminetto della Regina.
L'acqua  che  era  nel  gabinetto  del Re serviva per far morire i Principi e i
grandi Signori,  quando ne avevano  fatta  qualcuna  delle  grosse.  Invece  di
tagliar loro la testa o impiccarli,  si bagnava loro il viso con quest'acqua: e
cos si addormentavano e non si svegliavano pi. Una sera, dunque,  il Re prese
la boccetta e si strofin ben bene il viso. Dopo si addorment e mor.
Il  piccolo Caprioletto,  che fu uno dei primi a sapere il caso,  and subito a
raccontarlo ad Avvenente, il quale gli disse di andare di corsa dalla Bella dai
capelli d'oro e di pregarla a volersi ricordare del povero prigioniero.
Caprioletto sgattaiol fra mezzo alle gambe  della  folla,  perch  alla  Corte
c'era  un  gran  via-vai  e una gran diceria per la morte del Re,  e disse alla
Regina: Signora, non vi scordate del povero Avvenente+.
Ella si ramment subito di tutti i patimenti che  aveva  sofferti  per  lei,  e
della sua gran fidatezza.
Usc senza farne parola con alcuno,  e and diritto alla torre, dove sciolse da
se stessa le catene dalle mani e  dai  piedi  d'Avvenente:  e  mettendogli  una
corona  in  capo  e  un  manto  reale  sulle  spalle,  disse: Venite,  mio caro
Avvenente, io vi faccio Re, e vi prendo per mio sposo+.
Egli si gett ai suoi piedi e la ringrazi: e tutti si chiamarono fortunati  di
averlo  per sovrano.  Le nozze furono fatte con grandissima magnificenza,  e la
Bella dai capelli d'oro visse molti anni col suo bell'Avvenente,  tutti  e  due
felici e contenti, da non poterselo figurare.

Si  vuole  che  Avvenente lasciasse ai suoi figli un libro di ricordi: un libro
curioso, perch aveva tutte le pagine bianche, meno l'ultima, sulla quale aveva
scritto di proprio pugno le seguenti parole:
Se per caso qualche povero diavolo ricorre a te per essere aiutato, tu aiutalo:
n badare com' vestito,  n se abbia viso di persona da  poterti  rendere,  un
giorno o l'altro, il piacere che gli fai.
Sulle  opere  buone  e  generose  non  si  mercanteggia  mai:  n bisogna farle
coll'intenzione di ripigliarci sopra il frutto e l'usura.
A ogni modo, tieni sempre a mente che un benefizio fatto non  mai perduto+.
