CARLO LORENZINI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO.

/:/La Bella e la Bestia.

C'era  una volta un mercante che era ricco sfondato.  Aveva sei figliuoli,  tre
maschi e tre femmine; e siccome era un uomo che sapeva il vivere del mondo, non
risparmi nulla per educarli e diede loro ogni sorta di maestri.  Le sue figlie
erano  bellissime:  la  minore soprattutto era una maraviglia,  e da piccola la
chiamavano la bella bambina, e di qui le rimase il soprannome di Bella,  che fu
poi cagione di gran gelosia per le sue sorelle.
Questa  figlia minore,  oltr'essere la pi bella,  era anche la pi buona delle
altre.
Le due maggiori, perch erano ricche,  avevano molto fumo;  si davano l'aria di
grandi  signore,  e  non  gradivano  la  compagnia  delle  figlie  degli  altri
negozianti, ma se la dicevano soltanto col nobilume.
Andavano dappertutto: ai balli, alle commedie, alle passeggiate;  e si ridevano
della  sorella  minore,  perch  spendeva  una  gran  parte del suo tempo nella
lettura dei buoni libri.
E perch si sapeva che erano  molto  ricche,  parecchi  negozianti,  di  quelli
grossi  davvero,  le  chiesero  in  mogli;  ma la maggiore e la seconda dissero
chiaro e tondo che non si sarebbero mai maritate, se non fosse capitato loro un
Duca o a dir poco un Conte.
La Bella (oramai vi ho detto  che  questo  era  il  nome),  la  Bella,  dunque,
ringrazi con molta buona maniera coloro che volevano sposarla: e disse che era
troppo  giovane  e  che  voleva  tener compagnia ancora per qualche anno al suo
genitore.
Quand'ecco che tutto a un tratto il mercante fece un gran fallimento e non  gli
rimase  altro  che una piccola casa assai lontana dalla citt.  Disse allora ai
suoi figli,  colle lacrime agli occhi,  che bisognava rassegnarsi e  andare  ad
abitare in quella casetta dove,  mettendosi tutti a fare i contadini, avrebbero
potuto campare e tirarsi avanti.
Le due ragazze pi anziane risposero che non volevano saperne nulla di lasciare
la citt, dov'avevano molti amanti,  ai quali non sarebbe parso vero di poterle
sposare, anche senza un soldo di dote.
Ma le povere figliuole s'ingannavano all'ingrosso perch, quando furono povere,
tutti  i loro amanti girarono largo.  E siccome,  a motivo della loro superbia,
non  erano  in  generale  ben  vedute,   cosi  dicevano  tutti:  Non   meritano
compassione:   giusta che abbiano dovuto ripiegare le corna;  che vadano ora a
fare le grandi signore dietro le pecore e i montoni!+.
Ma nel tempo stesso tutti dicevano: Quanto alla  Bella,  ci  rincresce  proprio
della sua disgrazia:  una gran buona figliuola!  cos alla mano coi poveri, e
tanto amorosa e gentile!+.
Ci furono fra gli altri parecchi gentiluomini che la volevano sposare,  sebbene
non avesse pi un soldo di dote: ma essa disse  che  non  sapeva  risolversi  a
lasciare il suo povero padre nella disgrazia,  e che sarebbe andata con lui fra
i campi, per consolarlo e dargli una mano nelle fatiche.
La povera Bella,  da principio,  era rimasta molto male dell'aver perduto  ogni
ben  di  fortuna;  ma  poi  si  consol  col  dire fra s e s: "Quand'anche mi
struggessi dal pianto,  non varrebbe a farmi ricattare  quello  che  ho  perso:
dunque  meglio cercare di essere felici, anche senza un centesimo in tasca".
Appena  arrivati  alla  casa  di  campagna,  il mercante e le sue tre figlie si
dettero subito a lavorare i campi.
La Bella si alzava la mattina  alle  quattro,  avanti  giorno,  e  si  dava  il
pensiero  di  ripulir  la casa e di preparare la colazione e il desinare per la
famiglia.
Sul primo ci pativa un poco,  perch non era avvezza a  strapazzarsi  come  una
serva:  ma  di l in capo a due mesi si fece pi robusta e,  faticando tutto il
giorno, acquist una salute di ferro.
Quando aveva finite le sue faccende,  si metteva  a  leggere  o  a  suonare  la
spinetta: o anche canterellava e filava.
Le sue sorelle, invece, s'annoiavano da non averne idea: si levavano alle dieci
della  mattina,  girellavano  tutto il giorno e trovavano una specie di svago a
rimpiangere i bei vestiti e la bella societ di una volta.
Guarda un po'+,  dicevano fra loro,  come  stupida la nostra sorella minore: e
che caratteraccio triviale !  Essa  contenta come una pasqua di trovarsi nella
sua disgraziata condizione!...+
Ma il buon mercante non la pensava cos.  Egli sapeva che Bella aveva molto pi
garbo delle sue sorelle a fare spicco in societ: e ammirava la virt di questa
giovinetta  e  segnatamente la sua rassegnazione;  perch bisogna sapere che le
sue sorelle,  non contente di buttare addosso a lei  tutte  le  faccende  della
casa, la punzecchiavano continuamente con mille parole insolenti.
Era corso un anno dacch questa famiglia viveva lontana dalla citt,  quando il
mercante ebbe una lettera nella quale gli si diceva che un  bastimento,  carico
di mercanzie, di sua propriet, era arrivato felicemente!
Ci scatt poco che questa notizia non facesse dar la balta al cervello alle due
ragazze maggiori,  le quali speravano cos di poter lasciare la campagna,  dove
morivano dalla noia: e  quando  videro  il  padre  sul  punto  di  partire,  lo
pregarono  che  portasse loro dei vestiti,  delle mantelline,  dei cappellini e
altri gingilli di moda.
La Bella non gli chiese nulla,  perch aveva gi capito che tutto  il  valsente
delle  merci  arrivate  non  sarebbe  bastato a contentare i capricci delle sue
sorelle.
E tu non vuoi che ti compri nulla?+, le disse suo padre.
Poich siete tanto buono da pensare a me+,  ella rispose,  fatemi il piacere di
portarmi una rosa: che in questi posti non ci fanno.+
Non vuol dir gi che alla Bella premesse la rosa: ma lo fece, per non criticare
col  suo  esempio  la condotta delle sorelle;  le quali avrebbero detto che non
chiedeva nulla, per farsi distinguere e dar nell'occhio.
Il buon uomo part,  ma appena giunto,  ebbe a sostenere un  processo  a  causa
delle sue mercanzie: e dopo mille seccature, se ne torn indietro pi povero di
prima.
Gli  restavano  da fare non pi di trenta miglia per arrivare a casa,  e gi si
consolava nel pensiero di rivedere la sua famigliola;  ma dovendo traversare un
gran bosco, si smarr e perd la strada.
La  neve  fioccava da far paura,  e soffiava un vento cos strapazzone,  che lo
gett per due volte gi da cavallo. Venuta la notte, egli cominci a credere di
dover morire o di fame e di freddo,  o divorato  dai  lupi,  che  si  sentivano
urlare a poca distanza.
Quando  a  un  tratto,  nel voltar l'occhio verso il fondo di una lunga sfilata
d'alberi, vide una gran fiamma che pareva lontana lontana.
S'avvi da quella parte,  e pot distinguere che quella luce usciva da un  gran
palazzo, che era tutto illuminato.
Il  mercante  ringrazi  il  cielo  del  soccorso  mandatogli e si affrett per
giungere a questo castello; ma rimase grandemente stupito di non trovarci anima
viva.
Il suo cavallo, che gli andava dietro,  avendo visto una bella scuderia aperta,
entr dentro; e trovatovi fieno e biada, il povero animale, che moriva di fame,
vi si butt sopra con grandissima avidit.
Il  mercante  lo  leg  alla  greppia: e s'avvi verso la casa,  dove non trov
nessuno. Ma entrato che fu in una gran sala, vi trov un bel fuoco acceso,  una
tavola apparecchiata e con molte pietanze: ma c'era una posata sola.
Essendo  bagnato  fino  al  midollo dell'ossa,  per la neve e la molt'acqua che
aveva preso,  si avvicin al fuoco per asciugarsi,  dicendo fra s: "Il padrone
di  casa  e  i  suoi domestici mi scuseranno della libert che mi prendo!  Sono
sicuro che staranno poco ad arrivare".
Aspetta,  aspetta e nessuno veniva: finch suonarono le  undici  e  ancora  non
s'era  visto alcuno.  Allora non potendo pi stare alle mosse,  dalla gran fame
prese un pollastro e, tremando dalla paura, lo mangi in due bocconi.
Bevve anche qualche sorso di vino,  e messo su un po' di coraggio,  usc  dalla
sala  e travers molti quartieri splendidamente tappezzati e ammobiliati.  Alla
fine trov una camera dove c'era un buon letto: e perch era mezzanotte suonata
e si sentiva stanco morto, prese il partito di chiuder l'uscio e di coricarsi.
La mattina dopo si svegli verso le dieci: e  figuratevi  come  rimase,  quando
trov  un  vestito molto decente nel posto dove aveva lasciato il suo,  che era
tutto logoro e cascava a pezzi.
Si vede bene+,  egli disse,  che in questo palazzo ci sta di casa qualche buona
fata, che si  mossa a compassione di me.+
Si  affacci  alla  finestra  e  non vide pi un filo di neve,  ma pergolati di
bellissimi fiori, che innamoravano soltanto a guardarli.
Ritorn nella gran sala,  dove la sera avanti aveva cenato e vide  una  piccola
tavola, con sopra una chicchera e un vaso di cioccolata.
Grazie  tante+,  diss'egli  a  voce  alta,  grazie tante,  signora fata,  della
garbatezza di aver pensato alla mia colazione.+
Il buon uomo, quand'ebbe preso la cioccolata,  usc per andare dal suo cavallo;
e  passando  sotto  un  pergolato  di rose si ricord che la Bella gliene aveva
chiesta una, e stacc un tralcio dove ce n'erano parecchie bell'e sbocciate.
In quel punto stesso sent un gran rumore e vide venirsi  incontro  una  bestia
cos spaventosa, che ci corse poco non cascasse svenuto:
Voi siete molto ingrato+,  disse la Bestia con una voce da far rabbrividire, vi
ho salvata la vita accogliendovi nel mio castello,  e in ricambio voi mi rubate
le  mie  rose,  che    per  l'appunto la cosa che io amo soprattutto in questo
mondo.  Per riparare al mal fatto non vi resta altro che morire: vi do tempo un
quarto d'ora per chiedere perdono a Dio+.
Il mercante si gett in ginocchio e a mani giunte prese a dire alla Bestia:
Monsignore,  perdonatemi: non credevo davvero di offendervi a cogliere una rosa
per una delle mie figlie, che me l'aveva domandata+.
Non mi chiamo Monsignore+,  rispose il mostro,  ma Bestia.  I  complimenti  non
fanno per me;  io voglio che ognuno parli come la pensa: per cui non vi mettete
in capo d'intenerirmi colle vostre  moine.  Mi  avete  detto  che  avete  delle
figliuole:  ebbene,  io  potr  perdonarvi a patto che una di codeste figliuole
venga qui a morire volontariamente nel posto vostro.  Non una  parola  di  pi;
partite,  e  caso  le vostre figlie ricusassero di morire per voi,  giurate che
dentro tre mesi ritornerete.+
Quel pover'uomo non aveva punta intenzione  di  sacrificare  alcuna  delle  sue
figlie al brutto mostro,  ma pens dentro di s: "Non foss'altro avr almeno la
consolazione di poterle abbracciare un'altra volta".
Fece giuro di tornare,  e la Bestia gli disse che poteva partire a piacer  suo.
Ma  non voglio+,  soggiunge,  che tu debba andartene colle mani vuote.  Ritorna
nella camera dove hai dormito; ci troverai un gran baule vuoto;  ch io penser
a fartelo portare fino a casa.+
Detto questo,  la Bestia se ne and, e il buon uomo disse fra s e s: "Almeno,
se ho da morire, potr lasciare un boccon di pane a' miei poveri ragazzi".
E torn nella camera dove aveva dormito,  e avendovi trovato delle monete d'oro
a corbellini,  ne emp il baule,  di cui gli aveva parlato la Bestia: quindi lo
chiuse,  e ripreso il cavallo lasciato nella scuderia,  usc  dal  palazzo  con
tanto  malessere  addosso,  quanta era la gioia colla quale vi era entrato.  Il
cavallo prese da s uno dei viottoli della foresta, e in poche ore il buon uomo
arriv alla sua casetta.  I suoi figli gli furono tutti d'intorno: ma invece di
mostrarsi  lieto  alle loro carezze,  il mercante li guardava e gli cascavano i
lacrimoni dagli occhi.  Egli aveva in mano il tralcio di rose,  che  portava  a
Bella: e nel darglielo, disse: Bella, pigliate queste rose: ma costeranno molto
care al vostro povero padre!+.
E cos raccont alla famiglia il brutto caso che gli era capitato.
A  quella  storia le due sorelle maggiori si messero a berciare e dissero mille
cosacce a Bella, la quale non piangeva n punto n poco.
Ecco le conseguenze+,  esse dicevano,  dell'orgoglio di questa monella:  perch
anche  lei  non  fece  come  noi  e non chiese dei vestiti?  Nient'affatto!  la
signorina voleva distinguersi.  E ora  lei la cagione della morte di suo padre
e non se ne fa n in qua n in l.+
Sarebbe  inutile+,  soggiunse  Bella,  e perch dovrei piangere la morte di mio
padre?  Egli non morir una volta che il mostro si  contenta  di  accettare  in
cambio una delle sue figlie; io voglio mettermi in bala del suo furore: e sono
molto felice,  perch cos potr avere la contentezza di salvare il padre mio e
di provargli il gran bene che gli ho sempre voluto.+
No, sorella mia+, le dissero i suoi tre fratelli,  tu non morirai: noi anderemo
a  trovare  il  mostro,  e periremo sotto i suoi colpi,  se non saremo buoni di
ucciderlo.+
Non lo sperate,  ragazzi miei+,  disse loro il mercante,  la potenza di  questa
Bestia  cos sterminata,  che non c' caso di poterla uccidere. Mi fa una vera
consolazione il buon cuore di Bella: ma non voglio mandarla a  morire.  Io  son
vecchio;  non  mi resta che poco tempo da vivere;  cos,  male che vada,  posso
scorciarmi di qualche anno la vita;  cosa che non rimpiango  punto,  perch  lo
faccio per amor vostro, miei cari figliuoli.+
Vi  do  la  mia parola,  padre mio+,  disse Bella,  che voi non anderete a quel
palazzo, senza di me: voi non mi potete impedire di seguirvi.  Sebbene giovane,
io  non  sono  molto  attaccata alla vita,  e preferisco esser divorata da quel
mostro, che morire dalla pena che mi farebbe la vostra perdita.+
Ebbero un bel dire,  ma la Bella volle a ogni costo partire anche  lei  per  il
palazzo  del  mostro;  e  alle  sorelle  non parve vero,  perch si rodevano di
gelosia per le belle doti della sorella minore.
Il mercante era cos stonato dal dolore di dover perdere la figlia, che non gli
pass per il capo neppure il baule che egli aveva riempito di monete d'oro.
Ma appena fu in camera rest grandemente stupito di trovarlo al pi del  letto.
Risolvette di non dir nulla in casa di essere diventato ricco, per paura che le
figlie  si  mettessero  in  testa di voler tornare in citt,  mentre egli aveva
fatto conto di voler morire in quella campagna.  Peraltro confid il segreto  a
Bella,  la  quale  gli  raccont  come nel tempo che era stato lontano,  alcuni
gentiluomini fossero venuti per casa e come, fra questi,  ve ne fossero due che
amoreggiavano  colle  sue  sorelle.  Si  raccomand  al padre che le maritasse;
perch essa era tanto buona di cuore,  che le amava tutte e  due,  e  perdonava
loro tutto il male che le avevano fatto.
Quelle  due  cattive si strofinarono gli occhi colla cipolla per farsi venire i
lucciconi,  al momento che Bella part con suo padre: ma i fratelli  piangevano
davvero: e anche il mercante. La sola che non piangesse era Bella, la quale non
voleva inciprignire il dolore di tutti gli altri.
Il  cavallo  prese  la  via  del palazzo,  e sul far della sera cominciarono di
lontano a vederlo illuminato, tale e quale come la prima volta.
Il cavallo and da s solo nella scuderia: e il buon uomo entr con sua  figlia
nella  gran  sala,  dove trovarono una gran tavola magnificamente apparecchiata
per due.
Il mercante non sapeva  da  che  verso  rifarsi  per  mangiare;  ma  la  Bella,
sforzandosi  di  parer  tranquilla,  si  messe  a tavola e lo serv: poi diceva
dentro di s:
"Capisco bene che la Bestia vuole ingrassarmi prima di far di me un boccone! me
n'accorgo dalla maniera con cui mi tratta".
Quand'ebbero cenato, udirono un gran fracasso e il mercante, colle lagrime agli
occhi,  disse addio alla sua povera figlia,  perch sapeva che la Bestia era l
l per arrivare.
La  Bella,  alla  vista  di  quell'orribile figura,  sent fare un cavallone al
sangue: ma s'ingegn di non darlo a divedere: e quando  il  mostro  le  domand
s'era venuta da lui volentieri, rispose con voce tremante di s.
Davvero   che   siete   molto   buona+,   disse   la  Bestia,   e  io  vi  sono
riconoscentissimo. Buon uomo! domani partirete,  e Dio vi guardi dal tornare in
questo luogo. Addio, Bella.+
Addio, Bestia+, ella rispose.
E il mostro spar.
Oh !  figlia mia+,  disse il mercante abbracciandola e baciandola, io son mezzo
morto dalla paura. Fai a modo mio; lasciami morir qui.+
No, padre mio+, rispose la Bella con fermezza, voi partirete domani mattina,  e
mi  abbandonerete  all'aiuto  del  cielo.  Il  cielo  forse avr compassione di
me!...+
L'uno e l'altro andarono a letto, coll'idea che in tutta la notte non sarebbero
stati buoni a chiudere un occhio, ma invece, appena si furono coricati nei loro
letti,  si addormentarono come ghiri.  E la Bella vide in sogno una Regina,  la
quale le disse:
O  Bella,  io  son  contenta del vostro buon cuore.  La nobile azione che fate,
dando la vita per quella di vostro padre, non rimarr senza premio+.
Quando la Bella si svegli,  raccont il sogno a suo padre,  e  sebbene  questa
cosa  lo  rinfrancasse  un  poco,  non bast peraltro a trattenerlo dal dare in
grandissimi pianti, quando gli fu forza staccarsi dalla sua figlia adorata.
Partito che fu, la Bella and a sedersi nella gran sala;  e anche essa cominci
a  piangere;  ma essendo molto coraggiosa,  si raccomand a Dio e fece conto di
non darsi tanto alla disperazione per quel poco di tempo che le restava  ancora
da  vivere:  perch  ella  credeva  fermamente  che  la Bestia sarebbe venuta a
mangiarla nella serata.
Intanto, mentre aspettava, pens bene di girare e di visitare il castello,  del
quale non poteva starsi dall'ammirare le grandi bellezze.
E figuratevi se rimase a bocca aperta,  quando vide una porta sulla quale c'era
scritto:  Quartiere della Bella .
Apr in fretta e in furia questa porta e fu abbagliata dalle  magnificenze  che
vi  erano  dentro;  ma  ci che maggiormente la colp,  fu la vista di una gran
biblioteca, di un clavicembalo e di molti quaderni di musica.
"Si vede proprio che non vogliono che io mi annoi",  disse fra s e s;  quindi
pens:
"Se  io  dovessi albergare qui un giorno solamente,  non mi avrebbero ammannito
tutte queste belle cose".
Questo pensiero rianim il suo coraggio.  Ella apr la  biblioteca  e  vide  un
libro sul quale era scritto a lettere d'oro: Desiderate e comandate;  voi siete
qui signora e padrona!...+.
"Meschina me!",  diss'ella,  "io non ho altro desiderio che di  vedere  il  mio
povero padre e di sapere che cos' di lui in questo momento! "
Queste  parole  le  aveva  dette dentro di s,  ma quale non fu il suo stupore,
quando gettando gli occhi sopra uno specchio,  vi  mir  la  sua  casa,  e  per
l'appunto  in  quel  momento  in  cui  vi giungeva suo padre con un viso da far
piet. Le sue sorelle gli andavano incontro; e malgrado le smorfie che facevano
per parere afflitte,  mostravano sul viso e a  fior  di  pelle  la  contentezza
provata per la perdita della loro sorella.
Dopo un minuto spar ogni cosa, ma la Bella non pot far di meno di pensare che
la Bestia era molto compiacente, e che non aveva nulla da temere da essa.
A  mezzogiorno  trov  la  tavola bell'e apparecchiata: e durante il pranzo ud
un'eccellente musica, senza che potesse vedere alcuno.
La sera mentre stava per mettersi a tavola,  sent il fracasso  che  faceva  la
Bestia e fu presa da un tremito di paura:
Bella+,  le  disse  il  mostro,  siete  contenta  che  io stia a vedervi mentre
cenate?+.
Non siete voi il padrone?+, rispose la Bella, tremando.
No+,  replic la Bestia,  qui non  c'  altri  padroni  che  voi;  se  vi  sono
importuno,  non dovete far altro che dirmelo e me ne ander subito.  Ditemi una
cosa: non  vero che io vi sembro molto brutto?+
+ vero,  s+,  rispose Bella,  perch io non sono avvezza di dire una cosa  per
un'altra; peraltro vi credo buonissimo di cuore.+
Avete  ragione+,  disse  il mostro,  ma oltre all'essere brutto io non ho punto
spirito, e so benissimo d'essere una Bestia.+
Non  mai una Bestia+,  rispose Bella,  colui che crede di non  avere  spirito.
Gl'imbecilli non arriveranno mai a capire questa cosa.+
Su dunque,  mangiate,  Bella+,  le disse il mostro, e cercate tutti i mezzi per
non annoiarvi nella vostra casa: perch tutto quello che  vedete  qui,    roba
vostra: e io sarei mortificato se non vi sapessi contenta.+
Voi avete molta bont per me+,  disse la Bella, e sono contentissima del vostro
cuore: quando ci penso non mi sembrate nemmeno tanto brutto.+
Oh! per questo+, rispose la Bestia, il cuore  buono: ma io sono un mostro!+
Conosco degli uomini che sono pi mostri di voi+,  disse Bella,  e quanto a me,
mi  piacete  pi  voi  con  codesta  vostra  figura,  di tant'altri che,  sotto
l'aspetto d'uomo, nascondono un cuore falso, corrotto e sconoscente.+
Se avessi un po' di  spirito+,  disse  la  Bestia,  farei  un  complimento  per
ringraziarvi:  ma  io  sono uno stupido;  e tutto quel che posso dirvi  che vi
sono obbligato.+
La Bella cen di buon appetito.  Essa non aveva quasi pi paura del mostro;  ma
fu l l per morire di spavento,  quando egli le disse: Bella, volete esser mia
moglie?+.
Ella stette un po' di tempo senza  rispondere:  aveva  paura  di  svegliare  la
collera del mostro con un rifiuto; a ogni modo disse con voce tremante:
No, Bestia+.
A  questa  risposta  il povero mostro volle mandar fuori un sospiro e gli venne
fatto un sibilo cos spaventoso, che ne rintron tutto il palazzo.
Ma la Bella fu presto rassicurata,  perch la Bestia,  dopo averle detto addio,
dunque,  Bella+,  usc dalla camera voltandosi indietro tre o quattro volte per
poterla ancora vedere.
Quando la Bella fu sola cominci a sentire una gran compassione per  la  povera
Bestia,  e  diceva:  Che  peccato  che  sia  cos brutta,  mentre sarebbe tanto
buona!+.
La Bella, per tre mesi, men in questo palazzo una vita abbastanza tranquilla.
Tutte le sere la Bestia andava a farle visita,  e durante la cena si tratteneva
con  lei,  facendo mostra di molto buon senso,  ma giammai di ci che si chiama
spirito fra le persone del mondo galante.  Ogni giorno che  passava,  la  Bella
scopriva nuovi pregi nel mostro.  A furia di vederlo, aveva fatto l'occhio alle
sue bruttezze,  e invece di temere il momento della sua visita,  ella  guardava
spesso  l'orologio  per  vedere  quanto  mancava alle nove,  perch la Bestia a
quell'ora era sempre precisa.
Una sola cosa metteva di mal umore la Bella;  ed era che tutte le sere,  avanti
di  andare  a  letto,  il  mostro  le domandava se voleva essere sua moglie,  e
rimaneva mortificatissimo quand'essa rispondeva di no.
Ella disse un giorno: Voi  mi  fate  una  gran  pena,  Bestia;  vorrei  potervi
sposare,  ma sono troppo sincera per darvi a sperare una cosa che non sar mai.
Io sar sempre vostra buon'amica. Contentatevi di questo+.
Per forza!+ rispose la Bestia.  Io son giusto.  Io so che sono orrendo:  ma  vi
voglio  un  gran  bene.  A  ogni modo,  io mi chiamo abbastanza fortunato se vi
adattate a restar qui: promettetemi che non mi lascerete mai.+
La Bella a queste parole fece il viso rosso.  Ella aveva visto  nello  specchio
che suo padre era malato dal dolore di averla perduta,  e desiderava rivederlo.
Io potrei benissimo promettervi+ diss'ella alla Bestia di non lasciarvi pi per
sempre; ma mi struggo tanto di rivedere il padre mio, che morirei di crepacuore
se mi rifiutaste questo piacere.+
Vorrei piuttosto morire+,  disse il mostro,  che darvi  un  dispiacere;  io  vi
mander  da  vostro  padre:  voi resterete con lui e la vostra Bestia morir di
dolore.+
No+,  rispose la Bella piangendo,  io vi voglio troppo bene per essere  cagione
della  vostra morte.  Vi prometto di ritornare fra otto giorni.  Mi avete fatto
vedere che le mie sorelle sono maritate e che i miei fratelli sono partiti  per
l'armata.  Il mio povero padre  rimasto solo;  lasciatemi almeno una settimana
con lui.+
Domattina ci sarete+,  disse la  Bestia,  ricordatevi  delle  vostre  promesse.
Quando vorrete tornare,  non dovete far altro che posare il vostro anello sopra
la tavola nell'andare a letto. Addio, Bella.+
La Bestia, mentre parlava cos,  sospir secondo il suo uso solito,  e la Bella
and a letto, tutta dispiacente di avergli dato questo dolore.
Quando  si  svegli  la mattina dopo,  si trov in casa di suo padre;  e avendo
suonato il campanello accanto al letto,  vide venire la serva,  la quale cacci
un grand'urlo di sorpresa.
Il  buon uomo di suo padre,  a quell'urlo,  corse subito,  e nel rivederla,  ci
manc poco non morisse dalla contentezza: e stettero abbracciati per pi di  un
quarto d'ora.
Sfogate  le  prime tenerezze,  la Bella pens che non aveva vestiti per potersi
levare,  ma la serva le disse di aver trovato nella  stanzaa  accanto  un  gran
baule pieno di vestiti, tutti d'oro e ornati di brillanti.
La  Bella  ringrazi  la  buona  Bestia  delle  sue attenzioni: scelse fra quei
vestiti il meno vistoso e ordin alla serva di riporre  gli  altri,  dei  quali
intendeva  farne  un regalo alle sorelle: ma appena ell'ebbe pronunziate queste
parole, il baule spar.  Peraltro suo padre avendole detto che la Bestia voleva
che ella serbasse per s ogni cosa, il baule ritorn al suo posto.
La Bella si vest, e in questo mentre furono avvertite le sue sorelle, le quali
corsero  subito  insieme  ai  cari mariti.  Tutte e due avevano combinato molto
male!  La maggiore aveva sposato un gentiluomo,  bello come un amore,  ma tanto
innamorato  di  s,  che dalla mattina alla sera non faceva altro che guardarsi
allo specchio, senza curarsi n punto n poco della bellezza della moglie.
La seconda aveva sposato un uomo che aveva molto  spirito,  ma  se  ne  serviva
soltanto  per  essere  la  disperazione  di tutte le donne,  cominciando da sua
moglie.
Le sorelle di Bella quando la videro vestita come una Regina e  bella  come  un
occhio di sole, se non creparono dalla rabbia, fu un miracolo.
Ella ebbe un bell'accarezzarle;  nulla pot ammansire la loro gelosia; la quale
anzi si accrebbe a cento doppi, quando raccont quanto era felice.
La due invidiose  scesero  in  giardino  per  potersi  sfogare  a  piangere,  e
dicevano:
O  perch  quella  ragazzuccia    pi  fortunata  di noi?  Non siamo forse pi
graziose e pi belle di lei?+.
Cara sorella+,  disse la maggiore,  mi viene un'idea:  facciamo  di  tutto  per
trattenerla  qui  per  pi  di otto giorni;  la sua stupida Bestia ander sulle
furie per la parola non mantenuta e forse la divorer per castigarla.+
Dici bene, sorella+, rispose l'altra, ma perch la cosa riesca, bisogna cercare
di ammaliarla con molte moine.+
Preso questo partito, risalirono in casa tutt'e due e cominciarono a fare tante
e poi tante garbatezze alla sorella,  che questa  ne  pianse  di  consolazione.
Passati  che furono gli otto giorni,  le due sorelle si strapparono i capelli e
diedero segni di disperazione per  la  partenza  di  lei,  che  ella  fin  col
promettere di trattenersi altri otto giorni.
Intanto la Bella rimproverava a se stessa il dolore che stava per dare alla sua
povera Bestia,  che essa amava davvero e che ora era dispiacente di non poterla
vedere. La decima notte che ella pass in casa del padre, sogn di trovarsi nel
palazzo e di vedere la Bestia distesa sull'erba,  vicina a  morire,  e  che  le
rinfacciava la sua ingratitudine.
Bella si dest tutt'a un tratto e pianse: Non son io molto cattiva+ essa diceva
di dare questo dispiacere a una Bestia, che  stata tanto buona con me? + colpa
sua  se    cos  brutta  e se ha poco spirito?  Ella  buona: e questo val pi
d'ogni cosa. Perch non ho io voluto sposarlo?  Io sarei pi felice con lui che
le  mie  sorelle coi loro mariti.  Non  la bellezza n lo spirito di un marito
che rendono felice una donna;  ma la bont del carattere,  la virt e le  buone
maniere: e la Bestia ha tutte queste belle cose. Io non sento amore per essa ma
la  stimo,  e  ho  per  lei  amicizia  e  riconoscenza.  Ma  non debbo renderla
disgraziata: questa ingratitudine sarebbe per me un rimorso per tutta la vita+.
Dette queste parole, la Bella si leva,  mette l'anello sulla tavola e ritorna a
letto. Appena coricata si addorment e, svegliandosi la mattina, vide con gioia
di essere nel palazzo della Bestia.
Si  messe  i  vestiti  pi  belli per andarle a genio anche di pi,  e s'annoi
mortalmente nella smania di aspettare che arrivassero le nove ore di  sera:  ma
l'orologio ebbe un bel suonare le nove: la Bestia non comparve.
La  Bella  allora  tem  di  averle  cagionato la morte: e disperata si dette a
girare per tutto il palazzo, mandando altissimi pianti.
Dopo aver cercato dappertutto, si ricord del sogno e corse in giardino, vicino
al fiume, dove dormendo, l'aveva veduta.
E difatti fu l che trov la povera Bestia distesa per terra  priva  di  sensi:
talch  la  credette morta.  Senza provar ribrezzo di quella brutta figura,  si
gett tutta sopra lei, e avendo sentito che il cuore batteva sempre,  prese dal
fiume un po' d'acqua e le bagn la testa.
La  Bestia  apr  gli occhi e disse alla Bella: Voi avete dimenticata la vostra
promessa: e il gran dolore di avervi perduta mi ha fatto decidere  a  lasciarmi
morir  di  fame:  ma  ora  muoio  contenta,  perch ho avuto la consolazione di
potervi rivedere+.
No,  mia cara Bestia,  voi non morirete+,  le disse la Bella,  voi vivrete  per
diventare  mio  sposo: da questo momento io vi do la mia mano,  e giuro che non
sar  d'altri  che  di  voi.  Ohim!  io  credeva  di  non  aver  per  voi  che
dell'amicizia,  ma  il dolore che sento mi fa credere che non potrei pi vivere
senza vedervi.+
Appena la Bella ebbe pronunziato queste parole,  ecco  che  tutto  il  castello
appare  risplendente  di  lumi:  i  fuochi di artifizio,  la musica,  ogni cosa
annunziava una gran festa.  Ma queste meraviglie non incantarono punto  i  suoi
occhi:  ella  si  volt verso la sua cara Bestia,  il cui pericolo la teneva in
tanta agitazione. E quale fu il suo stupore! La Bestia era sparita, ed essa non
vide ai suoi piedi che un Principe bello come un amore, il quale la ringraziava
per aver rotto il suo incantesimo.  Sebbene questo Principe meritasse tutte  le
sue premure, ella non pot stare dal chiedergli dove fosse la Bestia.
Eccola  ai  vostri  piedi+,  le  disse  il Principe,  una fata maligna mi aveva
condannato a restare sotto quell'aspetto finch una bella fanciulla non  avesse
acconsentito  a  sposarmi,  e  mi  aveva  per  di pi proibito di far mostra di
spirito. Cos in tutto il mondo non ci voleva che voi, per lasciarsi innamorare
dalla bont  del  mio  carattere:  ed  offrendovi  la  mia  corona,  non  posso
sdebitarmi del gran bene che mi avete fatto.+
La  Bella,  piacevolmente  sorpresa,  porse  la  mano al bel Principe perch si
rialzasse in piedi. E andarono insieme al castello,  dov'essa ci manc poco non
si sentisse svenire dalla gioia,  trovando nella gran sala il padre suo e tutta
la sua famiglia,  tra sportata al castello da quella bella Signora che  le  era
apparsa in sogno.
Bella+,  le  disse  questa  Signora,  che era una fata e di quelle coi fiocchi,
venite a ricevere la ricompensa della vostra buona scelta: voi avete  preferito
la  virt alla bellezza e allo spirito,  e meritate per questo di trovare tutte
quelle cose raccolte in una sola persona.  Voi state  per  diventare  una  gran
Regina:  ma  spero che il trono non vi far scordare le vostre virt.  Quanto a
voi,  mie care signore+ disse la fata alle due sorelle della Bella  conosco  il
vostro  cuore e tutta la cattiveria che c' dentro: diventerete due statue;  ma
nondimeno serberete il lume della ragione sotto  la  vostra  forma  di  pietra.
Starete  alla porta del palazzo di vostra sorella;  e non vi impongo altra pena
che quella di essere testimoni della sua felicit.  Non potrete ritornare nello
stato  primiero,  se  non  quando riconoscerete i vostri errori: ma ho una gran
paura che dobbiate restare statue per sempre. Si pu correggere l'orgoglio,  le
bizze,  la gola, la pigrizia; ma la conversione di un cuore invidioso e cattivo
 una specie di miracolo.+
Nel dir cos,  diede un colpo di bacchetta,  e tutti quelli che erano in quella
sala,  furono trasportati negli Stati del Principe.  I suoi sudditi lo rividero
con gioia,  ed esso spos la Bella,  che visse con  lui  lungamente  e  in  una
felicit perfetta, perch era fondata sulla virt.
