Tratto dal libro di Claudio Rendina: I Papi - Storia e segreti
LEONE 13esimo
	Nella situazione generale dell'Europa fine Ottocento, un conclave
non solleticava pi come anni e secoli addietro le cancellerie degli Stati;
l'Italia era una nazione europea, la Chiesa di Roma non esisteva come 
Stato e ne conseguiva un minor interesse da parte delle grandi potenze 
ad influire sull'elezione di un papa. L'esercizio del diritto di veto 
perse in definitiva molta dell'importanza che aveva avuta; piuttosto 
le varie nazioni si dettero da fare per ottenere dal governo italiano
garanzie sulla piena libert e sicurezza dello svolgimento del conclave
che si apr in Roma il 18 febbraio 1878. In effetti il ministro degli 
interni, Francesco Crispi, ne assicur la tutela, provvedendo a trincerare
piazza San Pietro e le zone adiacenti con adeguate forze armate; non
ci furono incidenti.
	Il conclave registr la partecipazione di 60 dei 64 cardinali componenti
il Sacro Collegio ma dur molto poco, appena 36 ore. Al terzo
scrutinio, il 20 febbraio 1878, fu eletto il cardinale Gioacchino Pecci;
aveva avuto la meglio sul cardinal Bilio, che passava come l'autore del
Sillabo, mentre l'eletto era stato chiaramente all'opposizione durante
il pontificato di Pio nono, come ricorda Giancarlo Zizola. Aveva vissuto
tutti quegli anni in esilio a Perugia, dove peraltro s'era costituito
un piccolo Vaticano, frequentato da intellettuali ed artisti, dove scriveva
lettere pastorali che erano proprio il contrario delle encicliche di
papa Mastai, perch affrontava con spirito positivo i maggiori problemi 
del tempo; era forse quel successore che Pio nono stesso si augurava
da quando aveva capito che uno come lui era fuori dal mondo.
	Vincenzo Gioacchino Pecci era nato a Carpineto Romano, presso
Anagni, il 2 marzo 1810 da una famiglia di antica nobilt; aveva studiato 
presso i Gesuiti e quindi all'accademia dei nobili ecclesiastici.
Ordinato sacerdote nel 1837, era stato legato a Benevento e Perugia, e
successivamente nunzio a Bruxelles; arcivescovo di Damietta e infine
di Perugia, era arrivato alla porpora cardinalizia nel 1857. Fu consacrato
papa in San Pietro il 3 marzo 1878 e assunse il nome di Leone 13esimo;
anzich benedire il popolo dalla loggia esterna prospiciente la piazza,
lo fece da quella sporgente nell'interno della basilica. E questo fu gi
polemica.
	In effetti nei primi dieci anni del suo pontificato, Leone 13esimo 
nel rapporto con l'Italia non si allontana dalla linea di Pio nono; i 
cattolici devono mantenersi fedeli al Non expedit, nel rifiuto della
partecipazione alla vita pubblica. N eletti n elettori,  la formula 
che anima questa crociata tendente a propagandare agli occhi del mondo 
intero la condizione di una Santa Sede prigioniera di uno Stato italiano
anticlericale.
	Due mesi dopo la sua elezione con l'enciclica Imperscrutabili Leone
ribadisce il rifiuto di accettare la perdita del potere temporale: la 
chiusura verso l'Italia  totale. L'aggressione del 13 luglio 1881 al 
corteo funebre che da San Pietro trasporta a San Lorenzo le spoglie di 
Pio nono  il segno tangibile della guerra fredda. Leone 13esimo 
scrive all'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe manifestando il
desiderio di stabilirsi fuori d'Italia; teme che, se rester a Roma sotto
l'oppressione di un governo che pi della legge delle guarentigie non sa
proporgli, la situazione di stallo in cui vive il mondo cattolico non si
sbloccher. Ma ogni speranza va delusa; l'anno dopo nasce la Triplice e 
l'Austria si allea con l'Italia; saltano i progetti di fuga e Leone resta
trincerato in Vaticano.
	 il rifiuto anche di tutto ci che determina l'anticlericalismo, 
l'opposizione al naturalismo e al socialismo; la proposta  il ritorno
alla pratica delle virt cristiane. In uno Stato oppressore anche il 
povero ritrover il conforto nella semplicit della pratica religiosa; nulla
pi della preghiera e della rassegnazione.  un programma elementare, che
non va incontro alle aspettative degli intellettuali cattolici che
con ansia attendevano la sua elezione; il dottissimo pontefice li accontenta
solo aprendo agli studiosi gli archivi segreti della biblioteca Vaticana.
 ben poco.
	Ma dove  finito il cardinale esiliato a Perugia, l'anti-Pio nono, 
il papa futuro esaltato da Ruggero Bonghi come primo romano pontefice 
senza sovranit territoriale e che risplender nella sua grande potest 
spirituale? Non ha affermato egli stesso, poche ore dopo l'elezione: 
Voglio fare una grande politica? Non pu essersi rimangiato
tutto chiudendosi dietro una cortina di ferro.
	E infatti, improvvisamente, nel 1887 comincia il disgelo, Leone 13esimo
ritrova se stesso; nell'allocuzione del 27 maggio si auspica una rinnovata
concordia tra l'Italia e la Santa Sede, da ottenersi creando condizioni 
in cui il romano pontefice non sia soggetto al potere di chicchessia, 
e goda libert piena e verace. Sembra l'apertura a nuove accantonate
possibilit di trattative. In un discorso da Napoli gli risponde il 
Crispi che mira ad essere il rinnovatore dello Stato italiano; associa 
i tre grandi nomi di Dio, patria e re, programmando una sorta di
tregua di Dio.
	 il delirio dell'abate benedettino di Montecassino, padre Tosti, che
nell'opuscolo dal titolo profetico, La Conciliazione, prevede la prossima 
pace religiosa: Vedremo la sedia gestatoria portata sulle spalle di
trenta milioni di italiani. Ma l'illusione dura poco; nel 1888 il sindaco 
di Roma, il duca Leopoldo Torlonia, si reca in forma ufficiale dal
cardinal vicario per far pervenire al papa i rallegramenti per il 
cinquantesimo del suo sacerdozio; il giorno dopo viene sostituito. 
Il governo italiano non approva. Dall'altra parte l'opera conciliarista 
pubblicata anonima dal vescovo di Cremona, Bonomelli, Roma, l'Italia e
la realt delle cose, viene messa all'Indice; il giorno di Pasqua del 1889
nella cattedrale della sua citt il Bonomelli dichiara pubblicamente di
esserne l'autore e chiede perdono al papa.
	Il 1889  effettivamente l'anno della crisi; il 9 giugno a Roma, come
ricorda Armando Ravaglioli, in Campo de' Fiori, dove Giordano
Bruno era stato arso, venne inaugurata la sua statua, opera di Ettore
Ferrari, nel tripudio di tutti i professanti il "libero pensiero". Le urla
programmatiche Morte a Leone 13esimo! e Morte allo Spirito Santo!
si diffondono nelle maggiori piazze italiane e il papa viene impiccato
in effigie.
	Qualcosa non torna nelle impazienze conciliariste dei cattolici 
italiani che a Padova hanno costituito con Giuseppe Toniolo l'Unione 
cattolica italiana per gli studi sociali; del resto l'anticlericalismo 
appare netto e impenetrabile. Ma questa volta papa Pecci non si scoraggia e
nell'opera ormai irreversibilmente intrapresa lo sostiene il segretario
di Stato, cardinal Rampolla; la diplomazia vaticana, in crisi in Italia,
cerca una soluzione all'estero e l'Europa diventa il campo d'azione del
rinnovamento. Prima di tutto con la Germania; messo da parte lo
scontro frontale con il Bismarck, si cerca il compromesso, e con la visita
di Guglielmo secondo in Vaticano del 12 ottobre 1888 si chiude ufficialmente
la battaglia del Kulturkampf. Le grandi nazioni di tutto il mondo 
apprezzeranno il talento diplomatico della Chiesa di Roma, che in
due occasioni diventer arbitra d'importanti contese internazionali;
fra Spagna e Germania per le isole Caroline, fra Spagna e Stati Uniti
per Cuba.
	E anche gli intellettuali cattolici non disarmano; nelle province di
Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza e Padova si raccolgono firme per
una petizione di pacificazione tra le parti. Nascono 26 giornali 
cattolici per un dialogo con la stampa laica. Leone 13esimo non li 
abbandona; col fermento che ormai percorre il mondo cattolico nel campo 
culturale, storico e teologico, egli si propone anzi di dare alla Chiesa 
una rigida unit organizzativa e formativa proprio per restituirle una 
rinnovata capacit di espansione e autorit che non sia limitata 
all'Italia, ma si estenda al mondo intero.
	E il 15 maggio 1891 arriva la Rerum Novarum con le sue proposte
sociali nell'invito agli uomini di governo ad osservare la legge morale
della giustizia, evitando la guerra di classe, con un aiuto concreto ai
meno abbienti, ai poveri e un dialogo di collaborazione tra padroni e
operai. Era la prima presa di posizione della Chiesa cattolica di fronte
ai problemi del mondo operaio; l'enciclica tendeva da un lato a colpire
le classi liberali perlopi anticlericali che dominavano la politica degli
Stati europei, dall'altro a sottrarre le masse operaie alla crescente 
influenza socialista. Ma anche se l'enciclica ebbe un'enorme risonanza,
arrivava in ritardo, sfondava una porta aperta; il socialismo si era gi
impadronito delle masse e il papa Pecci oltretutto parlava da aristocratico
qual era.
	Come ha notato Carlo Falconi, risultavano quanto mai angusti di
conseguenza i limiti dell'enciclica, l dove il capitalismo non veniva
neppure nominato e tanto meno condannato.
	In realt l'ideale a cui lo scritto si ispirava, secondo quanto ha 
rilevato Guido Gerosa, non era sociale e neppure evangelico: era il 
corporativismo dei comuni medievali di parte guelfa. Per spegnere la gran
vampata del socialismo, Leone 13esimo non aveva di meglio che invocare
un ritorno alla corporazione medievale; ciononostante un papa favorevole
al diritto di sciopero, un papa che non si opponeva alla creazione del
sindacato cattolico era un segno dei tempi: era gi il ventesimo secolo.
	E infatti prende subito corpo il fine di quel grande politico che si 
rivela in tal modo Leone 13esimo: il potere papale abbattuto dalle cannonate
a porta Pia rinascer attraverso l'organizzazione delle masse politiche
cristiane. Per quanto dure e opinabii, appaiono calzanti a questo proposito
le parole di mile Zola, per il quale questo papa  pi intellettuale 
che sentimentale, di un orgoglio smisurato, avendo avuto fin
dalla giovinezza l'ambizione suprema, mostrando dappertutto e in
tutto una volont unica, avendo raggiunto il trono pontificio: regnare,
regnare comunque, regnare da padrone assoluto, onnipotente!. E il
nuovo programma politico per poter regnare comincia a prender corpo 
nelle numerose iniziative degli intellettuali cattolici.
	Nel 1892 il primo segno viene da Genova con un congresso nazionale 
di studiosi cattolici di questioni sociali; Giuseppe Toniolo fonda la
Rivista internazionale di scienze sociali e il fine  quello di rifare
con rigore scientifico e con spirito cattolico ci che hanno fatto Marx,
Engels e Loria. Nasce la FUCI e si costituisce l'Opera dei Congressi e
dei Comitati cattolici; nel 1898 Romolo Murri fonda a Roma un'altra
rivista, Cultura sociale, nella quale la missione cattolica di elevare le
classi pi umili si fa programma politico. Quanto concretamente esso
potr attuarsi lo dir la storia del secolo che sta per nascere;  possibile
che il pensiero sociale dei cattolici di questi anni abbia un puro valore
accademico, come ha osservato Antonio Gramsci, elemento ideologico 
oppiaceo, tendente a mantenere determinati stati d'animo di aspettazione
passiva di tipo religioso, ma non come elemento di vita politica e
storica direttamente attivo.  un fatto che il Partito popolare, ovvero la
Democrazia cristiana o comunque essa si chiamer,  gi in embrione nei
programmi di Murri: nel 1899 i giovani democratici cristiani stendono
a Torino l'assetto politico di tutto il movimento.
	In questo clima di ritrovato entusiasmo cattolico intorno alla figura
del papa, Leone 13esimo pu nuovamente indire il giubileo nel 1900, non
pi celebrato ormai da 75 anni, a parte quello a porte chiuse di
Pio nono; un poeta socialista come Giovanni Pascoli esalta nei suoi Odi e
Inni La porta santa. Ma nella celebrazione inconsueta di un laico
affiora il dubbio sull'effettiva funzione che il papa e la Chiesa possano 
ancora avere nel nuovo secolo:
Uomo, che quando fievole
mormori, il mondo t'ode,
pallido eroe, custode
dell'alto atrio di Dio;

leva la man dall'opera,
o immortalmente stanco!
scingi il grembiul tuo bianco,
mite schiavo di Dio:

la Porta ancor vaneggi!
Voglion ancor, le greggi
meste, passar di l.

O nostro primogenito,
puro tra i bissi puri,
le pietre che tu muri
con la gracile mano

nel sepolcreto sembrano
chiudere i tuoi fratelli
tutti; con tre suggelli,
tutto il genere umano.

Solo la bianca Morte
chiude cos le porte,
che non riaprir!

Oh! le tue mani tremano.
Dove sarai tu, quando
un secol nuovo, orando,
toglier le tre pietre?

	Il controgiubileo organizzato dalla massoneria il 20 settembre  il
segno concreto di uno scontro ideologico tra il mondo anticlericale e
quello cattolico, di fronte al quale resta lecito il dubbio pascoliano.
La singolare manifestazione prevede la visita delle quattro basiliche
laiche: il Pantheon, dove era stato sepolto Vittorio Emanuele secondo; 
il Gianicolo, dove era stato eretto il monumento a Garibaldi; porta Pia,
simbolo del crollo del potere temporale pontificio; il Campidoglio con
il monumento a Cola di Rienzo, ritrovato padre putativo di una Roma
laica e anticlericale.
	 un episodio tra i tanti del tempo, forse un po' pi eclatante perch
volutamente irriverente e smitizzante, e Pasquino a fine Anno Santo
lascia scritto sulla sua statua un volemose bene in versi, che vale per
buttare acqua sul fuoco:
Famo la pace, Padre Santo
quello che  stato  stato... qua la mano
e aringraziamo tutti quanti Iddio!

	Ma papa Pecci si mostra di nuovo titubante; nell'enciclica Graves
de communi re del 1901 riconosce il movimento democratico cristiano, 
ma ne limita il raggio d'azione. Avverte peraltro che lo stesso nome 
di democrazia cristiana suona male a molti tra i buoni, perch vi
veggon sotto un che di ambiguo e pericoloso. Ne temono per pi di
una ragione: cio perch credono che cos si possa coprire un fine politico
per portare al potere il popolo promovendo questa forma di governo 
invece di altre.  insomma un invito a restare nei ranghi del
corporativismo.
	La Francia lo delude: vi si registra un ritorno di fiamma anticlericale
e nel clima di tensione tra Chiesa e Stato, che ricorda i tempi napoleonici,
si delinea il fallimento dell'universale spirito di cristianizzazione 
sociale. Anche l'Italia lo delude. Nel 1902 il nuovo primo ministro
Zanardelli tenta d'introdurre il divorzio; il papa interviene 
disperatamente, ma non bandisce nessuna crociata e riesce ugualmente a 
scongiurare l'attentato al sacramento del matrimonio.
Comunque Leone 13esimo sembra sotto certi aspetti sempre pi disorientato 
nella crescita del movimento cattolico e da ultimo vorrebbe
frenarlo;  un momento di meditazione tutta politica. Nell'ambizione
di restituire al papato la sua suprema funzione temporale, insinuandosi 
nel contesto dei problemi economici e sociali dello Stato italiano,
non si fida pi della intellighencjia cattolica; si delinea da allora una
frattura tra quanti restano nei ranghi della gerarchia e gli autonomi,
che s'indirizzeranno verso il modernismo.
	Finisce l'entusiasmo di Leone 13esimo e con esso la sua vita 
il 20 luglio 1903: sepolto temporaneamente in Vaticano, vent'anni dopo 
sar tumulato in un grandioso mausoleo, opera di Giulio Padolini, 
in San Giovanni in Laterano.

