                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                         LEONE  PP. XIII
                     "VIGESIMO QUINTO ANNO"
                AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
                   PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
                      E AGLI ALTRI ORDINARI
                  AVENTI CON L'APOSTOLICA SEDE
                        PACE E COMUNIONE.
                       VENERABILI FRATELLI
                 SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE
Pervenuti all'anno vigesimoquinto del Nostro ministero
Apostolico, e meravigliando Noi stessi del cammino in mezzo a
cure ardue e incessanti percorso, Ci sentiamo naturalmente tratti
ad innalzare il pensiero a Dio benedetto, che volle concederCi
fra tanti benefici anche una diuturnit di Pontificato che novera
appena qualche esempio nella storia. Al Padre di tutti, a Lui che
tiene in Sue mani il segreto della vita, salga quindi, come un
vivo bisogno del cuore, l'inno del ringraziamento. Certo pupilla
umana non pu penetrar tutto il consiglio divino sopra cos
protratta e punto sperata longevit, e Noi qui non possiamo che
adorare in silenzio: una cosa per ben sappiamo, ed  che, se Gli
piacque e Gli piace di conservare ancora questa Nostra esistenza,
Ci incombe un obbligo altissimo; di vivere cio al bene e
all'incremento dell'immacolata Sua sposa la Chiesa, e di non
isgomentarCi dinanzi alle sollecitudini e alle fatiche,
consacrando ad essa fin quest'ultimo avanzo delle Nostre forze.
Dopo siffatto tributo di doverosa riconoscenza al Padre nostro
che  ne' Cieli, a cui sia gloria ed onore in eterno, ben Ci
torna grato di rivolgere il pensiero e la parola a voi,
Venerabili Fratelli, chiamati dallo Spirito Santo a reggere
elette porzioni del gregge di Ges Cristo, e che per ci stesso
partecipate con Noi alle lotte e ai trionfi, ai dolori e alle
gioie del ministero pastorale. No, non Ci cadranno mai dalla
memoria le prove molteplici e preclare del religioso ossequio che
Ci veniste porgendo lungo il corso del Nostro Pontificato,
ripetute con gara amorevole nella congiuntura presente. Stretti a
voi intimamente per debito d'uffizio e paternit d'affetto,
oltremodo gradite Ci giungono coteste devote testimonianze
vostre, non tanto per ci che s'attiene alla Nostra persona,
quanto per l'alto significato che assumono di adesione a questa
Sede Apostolica, centro e perno di tutte l'altre sedi del mondo cattolico.
Se mai fu d'uopo che si tenessero gelosamente congiunti in carit
reciproca, in medesimezza di pensieri e propositi, cos da
formare un sol cuore ed un'anima sola, tutti i gradi gerarchici
della Chiesa, ci  pi che mai necessario ne' tempi che corrono.
Chi pu infatti ignorare quanto larga cospirazione di forze miri
oggid a rovesciare e disperdere la grande opera di Ges Cristo,
tentando con una pertinacia che non conosce confini di
distruggere nell'ordine intellettuale il tesoro delle Celesti
dottrine, sovvertire nell'ordine sociale le pi sante, le pi
salutifere istituzioni cristiane? Ma gi voi stessi queste cose
ogni d toccate con mano, voi che Ci avete pi volte manifestato
le vostre preoccupazioni ed angosce, lamentando la colluvie di
pregiudizi, di falsi sistemi e di errori che si van propagando a
man salva in mezzo alle moltitudini. Quante insidie si tendono
ovunque alle anime credenti! Con quanti impedimenti si cerca
tutto il giorno di affievolire e render possibilmente nulla
l'azione benefica della Chiesa! E intanto, quasi per aggiungere
al danno lo scherno, rivolgesi sulla stessa Chiesa l'accusa di
non sapere ripigliare l'antica virt e infrenare le torbide ed
invadenti passioni che minacciano ogni estrema rovina.
Ben vorremmo intrattenervi, o Venerabili Fratelli, di argomento
pi giocondo, che meglio armonizzasse con la lieta occasione che
Ci muove a parlarvi. Ma non lo comportano n le gravi pressioni
della Chiesa che domandano istantemente sollievo, n le
condizioni della societ contemporanea, la quale per l'abbandono
delle grandi tradizioni cristiane, se molto gi si travaglia
moralmente e materialmente, a peggio s'incammina, essendo legge
di Provvidenza, confermata dalla storia, non potersi scalzare i
grandi principi religiosi, senza commuovere le basi del prospero
vivere civile.
Fra tali condizioni, a rifornire opportunamente gli animi di
lena, di coraggio, di fede, giova il considerare nella sua
genesi, nelle sue cause, nelle svariate sue forme, la guerra che
arde ai danni della Chiesa e rilevarne le funeste conseguenze, e
additarne i rimedi. Onde, pur richiamando quanto altre volte fu
detto, suoni alto la Nostra parola, e non soltanto ai devoti
figli della cattolica unit, ma ai dissidenti altres, ed anco ai
miseri che non credono, tutti essendo figli dell'istesso Padre, e
ordinati allo stesso bene supremo; e suoni quasi testamento che,
poco discosti come siamo dalle porte dell'eternit, vogliamo
consegnare alle genti con desiderio e con augurio di comune salute.
La Santa Chiesa di Cristo dovette sostenere in ogni tempo
contrasti e persecuzioni per la Verit, per la giustizia.
Istituita da Lui medesimo per propagar nel mondo il regno di Dio,
e merc la luce della legge evangelica guidare la decaduta
umanit a un soprannaturale destino, cio all'acquisto di beni
immortali da Dio promessi, ma superiori alle nostre forze, urt
necessariamente contro le passioni che pullularono al pi
dell'antica decadenza e corruzione, vale a dire contro
l'orgoglio, la cupidigia e l'amore sfrenato dei godimenti
terreni, e contro i vizi e i disordini che da esse procedono, e
che nella Chiesa trovarono sempre il pi poderoso ritegno. N il
fatto di queste persecuzioni vorr recarCi stupore, se furono dal
divino Maestro a nostra norma predette, e se sappiamo che
dureranno quanto il mondo.
Che disse infatti a' suoi Discepoli, inviandoli a portare il
tesoro delle sue dottrine a tutte le genti? Ognuno lo sa: "Sarete
perseguitati di citt in citt, sarete odiati e vilipesi per il
mio nome, sarete tradotti innanzi ai tribunali e condannati a
supremi patimenti". E volendo incoraggiarli alla prova, addit se
come esempio: "Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha
odiato me" (Joan. .XV, 18). Ecco le gioie, ecco le ricompense
promesse quaggi.
Niuno certo, stando ai criteri d'una giusta e sensata estimazione
delle cose, saprebbe spiegarsi il motivo d'un odio siffatto. Chi
offese mai, o in che demerit il divin Redentore? Disceso tra gli
uomini per impulso di carit infinita, aveva insegnato una
dottrina immacolata, confortatrice, efficacissima ad affratellare
l'umanit nella pace e nell'amore; non aveva agognato n
grandezze terrene, n onori, non aveva usurpato il diritto di
alcuno: era stato invece sommamente pietoso ai deboli, ai malati,
ai poveri, ai peccatori, agli oppressi, onde la sua vita non fu
che un passaggio per seminare tra gli uomini a larga mano il
benefizio. Bisogna dir qui che fu puro eccesso di umana malizia,
tanto pi deplorevole quanto pi ingiusto, s'Egli nondimeno,
secondo il vaticinio di Simeone, divent veramente il segno della
contraddizione: "signum cui contradicetur" (Luc. II, 34).
Qual meraviglia pertanto se la Chiesa cattolica, che  la
continuazione della Sua divina missione e la depositaria
incorruttibile delle Sue Verit, incontr la medesima sorte? Il
mondo  sempre uguale a se stesso; accanto ai figli di Dio si
trovano costantemente i satelliti di quel grande avversario del
genere umano che, ribelle all'Altissimo fin da principio, vien
designato nel Vangelo come il principe di questo mondo; e perci
il mondo dinanzi alla legge e a chi gliela presenta in nome di
Dio, sente rinfocolarsi in uno smisurato orgoglio lo spirito di
una indipendenza, a cui non ha diritto.
Ah! quante volte, in periodi pi procellosi, con inaudita
crudelt e sfacciatissime ingiustizie e con danno evidente
dell'intera comunanza sociale si collegarono i nemici alla folle
impresa di sopraffare l'opera divina! E non riuscendo una forma
di persecuzione, ne tentavano delle altre. L'impero romano per
tre lunghi secoli, abusando della forza brutale, sparse di
martiri ogni sua provincia, e bagn del lor sangue ogni zolla di
questa sacra Roma; e l'eresia di concerto, ora in maschera, ora
spavalda, col sofisma e colle insidie, ricorse alla prova per
romperne almeno l'armonia e l'unit. Seguitano appresso a
scatenarsi, come procella devastatrice, da settentrione le orde
dei barbari e da mezzogiorno l'Islamismo, lasciando dopo di s la
rovina e il deserto. E di questa guisa travasandosi di secolo in
secolo la trista eredit dell'odio contro la Sposa di Cristo,
succede un cesarismo, che, sospettoso e prepotente, ingelosito
dell'altrui grandezza, quantunque se ne avvantaggiasse anche la
propria, rinnova senza tregua gli assalti per conculcarne la
libert ed usurparne i diritti. Ne sanguina il cuore a vederla
stretta cos sovente ad angustie e da dolori inenarrabili.
Tuttavia trionfatrice di tutti gli ostacoli, le violenze, le
oppressioni, dilatando sempre pi le sue pacifiche tende,
salvando il glorioso patrimonio delle arti, della storia, delle
scienze, delle lettere e facendo penetrare profondamente nella
compagine dell'umano consorzio lo spirito del Vangelo, form
appunto quella civilt che fu chiamata cristiana e che apport
alle nazioni, che ne raccolsero il benefico influsso, la equit
delle leggi, la mitezza dei costumi, la protezione dei deboli, la
piet pei poveri e per gl'infelici il rispetto ai diritti e alla
dignit di tutti, e quindi, per quanto  possibile in mezzo alle
tempeste umane, quel riposato vivere civile, che deriva dal
migliore accordo tra la libert e la giustizia.
Eppure, anche dopo saggi cos patenti, prolungati e sublimi della
intrinseca sua bont, in et a noi pi vicine non men che nel
tempo di mezzo e nell'antico, vediamo la Chiesa avvolta in lotte
sotto un certo rispetto pi dure e penose. Per una serie di cause
storiche notissime, la cos detta Riforma del secolo sedicesimo,
innalzato il vessillo della ribellione, prese a ferirla nel cuore
combattendo fieramente il Papato; e spezzato il vincolo
dell'antica unit di giurisdizione e di Fede, che raccoglieva i
popoli sotto ali materne in un solo ovile, raddoppiandone spesso
nell'armonia dei propositi la forza, il prestigio, la gloria,
introdusse negli ordini cristiani una disgregazione lacrimevole
ed esiziale. Non vogliamo dire con ci che fin dalle prime mosse
si avesse in mente di bandire dal mondo il dominio delle Verit
sovrannaturali: ma rifiutata da un lato la prerogativa del Seggio
romano, causa effettiva e conservatrice dell'unit, e stabilito
dall'altro il principio del libero esame, fu scossa dall'imo
fondo la struttura del divino edifizio, ed aperto il varco a
variazioni infinite e dubbi e negazioni, eziandio in materia di
capitale importanza, a segno da sorpassare la previsione degli
stessi novatori.
Dischiuso cos il cammino, sopraggiunge il filosofismo orgoglioso
e beffardo del secolo decimottavo, e va pi oltre. Ei toglie a
scherno il sacro codice delle Scritture e ripudia in fascio tutte
le Verit divinamente rivelate, coll'intento finale di spegnere
nella coscienza delle nazioni ogni religiosa credenza, ogni alito
di spiriti cristiani. Uscirono da queste fonti i funesti e
deleteri sistemi del razionalismo e panteismo, del naturalismo e
materialismo, che instaurano sotto nuova sembianza errori antichi
gi pur confutati vittoriosamente dai Padri e apologisti de'
tempi cristiani: di guisa che i superbi delle moderne et, per
troppo voler vedere da s, traveggono, vaneggiando col
gentilesimo perfino intorno agli attributi dell'anima propria, e
alle sorti immortali che la privilegiano.
La guerra alla Chiesa assumeva per tal modo un aspetto di maggior
gravit che in passato, non meno per la veemenza, che per
l'universalit dell'assalto. Poich l'odierna miscredenza non si
ferma al dubbio o alla negazione di questa o quella Verit di
Fede, ma impugna bens il complesso dei principi consacrati dalla
Rivelazione e suffragati dalla sana filosofia: di quei principi
sacrosanti e fondamentali, che apprendono all'uomo, lo contengono
nel dovere, gl'infondono coraggio e rassegnazione, e
promettendogli incorruttibile giustizia e beatitudine perfetta al
di l della tomba, gli inculcano di subordinare il tempo
all'eterno, la terra al cielo. E che si sostituisce a questi
dettami, a questi incomparabili conforti della Fede? Uno
spaventoso scetticismo che agghiaccia i cuori e soffoca ogni
magnanima aspirazione della coscienza.
E dottrine tanto funeste trapassarono purtroppo, come vedete, o
Venerabili Fratelli, dal giro delle idee nella vita esteriore e
negli ordini pubblici. Grandi e possenti Stati vanno di continuo
traducendole in pratica, avvisandosi di capitanare in tal maniera
i progressi del comune incivilimento. E quasi non dovessero i
pubblici poteri accogliere e rispecchiare in se quanto v'ha di
pi sano nella vita morale, si tengono sciolti dal dovere di
onorare pubblicamente Iddio; e troppo sovente accade, che
vantandosi indifferenti a tutte le religioni, osteggiano l'unica
stabilita da Dio.
Dal quale sistema di ateismo pratico doveva necessariamente
derivare, e deriv una profonda perturbazione dell'ordine morale,
per essere la Religione il precipuo fondamento della giustizia e
dell'onest, come pure intravidero famosi savi dell'antichit
pagana. Poich rotti i vincoli che legano l'uomo a Dio, assoluto
ed universale Legislatore e Giudice, non si ha pi che una
parvenza di morale puramente civile o, come dicono, indipendente,
la quale prescindendo dalla ragione eterna e dai divini precetti,
mena inevitabilmente per la propria china all'ultima e fatale
conseguenza di costituire l'uomo legge a se stesso. Il quale,
incapace di adergersi sull'ali della speranza cristiana ai beni
superni, non cercher che un pasto terreno nella somma dei
godimenti e degli agi della vita, acuendo la sete dei piaceri, la
cupidigia delle ricchezze, l'avidit dei rapidi e smodati
guadagni senza riguardo a giustizia, infiammando le ambizioni e
la smania di appagarle anche illegittimamente; e ingenerando
infine il disprezzo delle leggi e della pubblica autorit e una
generale licenza di costumi, che trae seco un vero decadimento
della civilt.
Esageriamo forse le tristi conseguenze del doloroso
perturbamento? Ma la realt che tocchiamo con mano conferma anche
troppo le nostre deduzioni, ed  visibile che, se non si ripara
in tempo, le basi della civil convivenza vacillano, scardinandosi
anche i sovrani principi del diritto e della morale eterna.
Ond'ebbero a soffrirne gravemente tutte le parti del corpo
sociale, cominciando dalla famiglia.
Perch lo stato laico, senza guardare n i confini, n lo scopo
essenziale de' suoi poteri, stese la mano a dissacrare il vincolo
coniugale, spogliandolo del carattere religioso, invase quanto
pot il diritto naturale dei genitori nella educazione della
prole, e sovvert in parecchi luoghi la stabilit delle nozze,
sanzionando colla legge la malnata licenza del divorzio.
E ognuno scorge di qual natura ne sieno i frutti moltiplicandosi
oltre ogni dire i casi di matrimoni maturati unicamente da
passioni ignobili, e quindi in breve tempo disciolti o
degeneranti in tragici lutti, o infedelt scandalose; e non
diciamo della prole innocente, negletta o pervertita dai mali
esempi dei genitori, o dal veleno prodigatole dallo Stato
ufficialmente laico.
E con la famiglia ne va di mezzo l'ordine sociale e politico,
massimamente per i nuovi placiti che alterarono il giusto
concetto del potere sovrano col falsarne l'origine. E infatti,
posto che l'autorit di reggere scaturisca formalmente dal
consenso delle moltitudini, e non da Dio principio supremo ed
eterno d'ogni potere, essa perde al cospetto dei sudditi il suo
pi augusto carattere e degenera in una sovranit artificiale,
assisa su di un fondamento labile e mutevole, come la volont
degli uomini.
E non se ne vedono forse gli effetti anche nelle pubbliche leggi?
Le quali troppo spesso, anzi che la ragione scritta,
rappresentano solo la forza numerica e la prevalente volont di
un partito politico.
Per ci stesso si blandiscono gli appetiti licenziosi delle
moltitudini, si lascia libero il freno alle passioni popolari,
ancorch perturbatrici della operosa tranquillit cittadina,
salvo il ricorrere pi tardi, ne' casi estremi, a repressioni
violente e sanguinose.
Similmente col ripudio delle influenze cristiane, nelle quali 
connaturata la virt di affratellare le genti e raccoglierle come
in una grande famiglia, prevalse a poco a poco nell'ordine
internazionale un sistema di egoismo o di gelosia, per cui le
nazioni si guardano reciprocamente, se non con livore, certo con
diffidenza di emule. Laonde nelle loro imprese sono di leggieri
tentate a mettere in dimenticanza l'alto concetto della moralit
e della giustizia e il patrocinio del debole e dell'oppresso,
curando soltanto, nel desiderio d'accrescere le ricchezze
nazionali senza alcun limite, l'opportunit e l'utilit del
riuscire e la fortuna de' fatti compiuti, nella sicurezza di non
essere richiamate da alcuno al rispetto del diritto. Criteri
funesti, che consacrano la forza materiale, quasi legge suprema
del mondo; d'onde l'aumento progressivo e smisurato degli
apprestamenti guerreschi, ossia quella pace armata paragonabile
per molti riguardi ai pi disastrosi effetti della guerra.
E il lamentato turbamento morale fu seme d'inquietudini nel ceto
popolare, di malessere, di spiriti contumaci: indi agitazioni e
disordini frequenti che preludono a pi gravi tempeste.
Le misere condizioni di tanta parte del popolo minuto, certo
degnissimo di redenzione e di sollievo, servono per mirabilmente
ai disegni di destri agitatori, e segnatamente delle fazioni
socialistiche, che, per via di folli promesse alle plebi,
s'avanzano al compimento de' pi truci propositi.
E poich chi precipita per una china bisogna che alla fine tocchi
il fondo, ecco che la logica vendicatrice de' principi matur
financo una vera associazione di delinquenti, d'istinti affatto
selvaggi, che apport fin dai primi colpi il pi grave sgomento.
Costituita solidamente e con legami internazionali, essa  gi in
grado di alzare ovunque la scellerata mano, senza temere
ostacoli, n indietreggiare dinanzi a qualsiasi misfatto. I suoi
affiliati, rompendo ogni vincolo col mondo civile, con le leggi,
con la religione, con la morale, prendono il nome di anarchici,
proponendosi di distruggere, con tutti i mezzi che pu suggerire
una passione cieca e feroce, da cima a fondo l'ordinamento
sociale. E siccome questo riceve unit e vita dall'autorit
imperante, contro l'autorit sono principalmente rivolti i suoi
colpi. Chi non dovette inorridire con un fremito di piet e
d'indignazione, a vedere nello spazio di pochi anni aggrediti e
trucidati imperatori, imperatrici, re, capi di potentissime
repubbliche, e non per altro che per essere stati investiti
dell'autorit sovrana?
Di fronte a tanta mole di mali che incombono e di pericoli che
sovrastano,  debito Nostro ammonire di nuovo e scongiurare, come
facciamo, tutti gli uomini di buona volont, e pi coloro che
seggono pi in alto, a riflettere sopra gli adeguati rimedi ed
attuarli con prontezza e previdente energia. Intorno a che urge
per prima cosa riconoscere quali sono, e ponderarne il valore.
Udimmo gi esaltare al cielo i benefizi della libert e
magnificarla come farmaco sovrano e strumento incomparabile di
pace operosa e di prosperit. Ma i fatti la chiarirono inefficace
all'uopo. Conflitti economici, contese di classe, divampano da
ogni parte, e di riposato vivere cittadino non si vedono pur
gl'inizi. Che anzi ognuno pu esser testimonio che la libert,
quale oggi la intendono, largita promiscuamente al vero e al
falso, al bene e al suo contrario, non riusc che ad abbassare
quanto vi  di nobile, di santo, di generoso, e a spianare la via
a delitti, a suicidi, ad ogni sfogo di volgari passioni.
Fu detto eziandio che il perfezionamento della istruzione,
rendendo pi colte e illuminate le moltitudini, le avrebbe
premunite sufficientemente contro le malsane tendenze e ritenute
entro i confini dell'onest e della rettitudine. Sennonch una
dura realt ci fa tuttod toccar con mano a che approdi
l'istruzione destituita di una soda educazione religiosa e
morale. Le menti giovanili nella loro inesperienza e nel bollor
delle passioni restano prese al fascino delle massime perverse,
particolarmente di quelle che il giornalismo pi indisciplinato
non si perita di seminare a larga mano, e che pervertendo
l'intelletto e la volont, alimentano quello spirito di orgoglio
e d'insubordinazione che turba s spesso la pace delle famiglie e
delle citt.
Molto pure si confid ne' progressivi incrementi scientifici; e
di grandi per fermo, inaspettati, meravigliosi ne vide l'ultimo
secolo. Ma  poi vero che abbiano effettivamente recata quella
ubert di frutti, piena e rinnovatrice, che era nel desiderio e
nell'aspettazione di tanti?
Il volo della scienza dischiude certamente orizzonti nuovi
all'intelletto, allarg il dominio dell'uomo sulla natura
corporea, e se ne avvantaggi in cento guise la vita terrena. Ma
nondimeno si sente da tutti e si confessa da molti, che l'effetto
 riuscito inferiore alle speranze. N si pu dire altrimenti,
chi guardi allo stato degli animi e dei costumi, alla statistica
della delinquenza, ai sordi rumori, che ascendono dal basso, al
predomino della forza sul diritto. A non ridire delle plebi
immiserite, basta anche uno sguardo superficiale per avvedersi
che una tristezza indefinibile pesa sulle anime e un vuoto
profondo sta nei cuori. L'uomo signoreggi la materia, ma questa
non ha potuto dargli ci che non ha; e le grandi questioni che si
riferiscono a' suoi pi alti interessi la scienza umana non le ha
risolute; la sete di Verit, di virt, dell'infinito, torn
inestinta; e la terra arricchita di tesori e di gioie e le
accresciute comodit della vita non scemarono punto le morali
inquietudini.
Dovranno dunque esser disprezzati o non curati gli acquisti della
cultura, del sapere, dell'incivilimento, e di una libert
temperata e ragionevole? No certo: devono all'opposto essere
custoditi, promossi e tenuti in gran conto, come un capitale
prezioso, atteso che essi sono altrettanti mezzi di lor natura
buoni, voluti e ordinati da Dio medesimo a gran pro dell'umana
famiglia. Nell'usarli per conviene aver l'occhio
all'intendimento del Creatore, e fare che non vadano scompagnati
mai dall'elemento religioso nel quale risiede appunto la virt,
che li avvalora e li rende degnamente fruttiferi. Sta qui il
segreto del problema. Quando un essere organico intristisce e
declina, ci proviene dal cessato influsso delle cause che gli
diedero forma e consistenza; e non c' dubbio che, a rifarlo sano
e fiorente, bisogna restituirlo ai vitali influssi di quelle
medesime. Or bene, nel folle tentativo di emanciparsi da Dio, il
civile consorzio rigett il soprannaturale e la divina
Rivelazione, sottraendosi cos alla vivificatrice efficienza del
Cristianesimo, vale a dire alla pi solida garanzia dell'ordine,
al pi potente vincolo della fratellanza, alla sorgente
inesauribile delle virt individuali e pubbliche; e dipende da
questa dissennata apostasia lo sconvolgimento della vita pratica.
Al grembo del Cristianesimo deve dunque tornare la traviata
societ, se a lei cale il benessere, il riposo, la salute.
Come il Cristianesimo non scende in nessun'anima senza renderla
migliore, cos non entra nella vita pubblica d'uno Stato senza
rinvigorirla nell'ordine; con l'idea di un Dio provvido,
sapiente, infinitamente buono e infinitamente giusto, fa
penetrare nella coscienza il sentimento del dovere, addolcisce le
sofferenze, calma i rancori, ispira l'eroismo. Se trasform le
genti pagane, e tale trasformazione fu vero risorgimento da morte
a vita, di guisa che tanto cess la barbarie quanto si estese il
Cristianesimo, egli sapr del pari, dopo le terribili scosse
dell'incredulit, riavviare e ricomporre nell'ordine gli Stati e
i popoli odierni.
Ma non  detto tutto: il ritorno al Cristianesimo non sar
rimedio verace e compiuto, se non significa ritorno e amore alla
Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Poich il Cristianesimo
si attua e si immedesima nella Chiesa Cattolica, societ
sovranamente spirituale e perfetta, che  il Mistico Corpo di
Ges Cristo ed ha per suo Capo visibile il Romano Pontefice,
successore del Principe degli Apostoli.
Essa  la continuatrice della missione del Salvatore, figlia ed
erede della sua Redenzione; essa propag il Vangelo sopra la
terra e lo difese a prezzo del Suo Sangue; ed essa nelle promesse
della divina assistenza e dell'immortalit, non patteggiando mai
con l'errore, reca in atto il mandato di serbare integra la
dottrina di Cristo fino all'ultimo dei secoli.
Maestra legittima della morale evangelica, non solo diventa la
consolatrice e salvatrice delle anime, ma eziandio fonte perenne
di giustizia e carit, come pure propagatrice e tutrice della
vera libert e dell'unica possibile eguaglianza.
Applicando la dottrina del suo divin Fondatore, mantiene con
ponderato equilibrio i giusti limiti in tutti i diritti e in
tutte le prerogative colla collettivit sociale. E l'uguaglianza
che proclama, conserva intatta la distinzione dei vari ordini
sociali, dalla natura evidentemente richiesti; la libert che
apporta, alfine d'impedire l'anarchia della ragione emancipata
dalla Fede e abbandonata a se stessa, non lede i diritti della
libert, che sono superiori a quelli della Verit, non i diritti
della giustizia che sono superiori a quelli del numero e della
forza, non i diritti di Dio, che sono superiori a quelli
dell'uomo.
E non  men feconda di buoni effetti nell'ordine domestico.
Perch non solo resiste alle male arti con che la licenza
dell'incredulit attenta alla vita della famiglia, ma prepara e
conserva l'unione e la stabilit coniugale, ne tutela e promuove
l'onest, la fedelt, la santit.
E di pari passo sorregge e rinsalda l'ordine civile e politico,
da un lato aiutando efficacemente l'autorit, e porgendosi amica
dall'altro alle savie riforme, alle giuste aspirazioni dei
sudditi; imponendo rispetto ed ubbidienza ai Principi, e
difendendo in ogni caso i diritti imprescrittibili della
coscienza umana. E per tal modo i popoli ossequenti alla Chiesa,
si manterranno, sua merc, egualmente lontani dalla servit e dal
dispotismo.
Consapevoli appunto di questa divina virt, Noi, fin dall'esordio
del Nostro Pontificato, Ci siamo studiosamente adoperati a
mettere in vista e in rilievo i benefici intendimenti della
Chiesa, e ad estenderne il pi possibile col tesoro delle sue
dottrine la salutare azione. E a questo fine furono diretti gli
Atti precipui del Nostro Pontificato, segnatamente le Encicliche
sulla filosofia cristiana, sulla libert umana, sul matrimonio
cristiano, sulla setta dei Massoni, sui poteri pubblici, sulla
costituzione cristiana degli Stati, sul socialismo, sulla
questione operaia, sui principali doveri dei cittadini cristiani
e sopra argomenti affini.
Ma il voto ardente del Nostro cuore non fu quello soltanto
d'illuminare le menti, sibbene di muovere e purificare i cuori,
indirizzando i Nostri sforzi a far rifiorire in mezzo ai popoli
le virt cristiane. Non cessammo quindi, con esortazioni e
consigli, di sollevare gli animi a quei beni che non sono
caduchi, procurando d'ordinare il corpo all'anima, l'uomo a Dio,
il pellegrinaggio terreno alla vita Celeste.
Benedetta dal Signore, pot contribuire la Nostra parola a
rafforzare le convinzioni di molti, a meglio illuminarli
nell'ardue questioni presenti, a stimolare il loro zelo, a
promuovere opere svariate che sorsero e continuano a sorgere in
tutti i paesi, particolarmente a benefizio delle classi
diseredate, ravvivando quella carit cristiana, che in mezzo al
popolo trova il suo campo prediletto. Se il raccolto della messe,
Venerabili Fratelli, non fu pi copioso, adoriamo Iddio
arcanamente giusto, e supplichiamoLo ad un tempo d'impietosirsi
alla cecit di tanti e tanti, ai quali sventuratamente 
applicabile il pauroso lamento dell'Apostolo: "Il Dio di questo
secolo accec le menti degli infedeli, s che ad essi non
risplende la luce del Vangelo, gloria di Cristo" (II Cor. IV, 4).
Secondo che la Chiesa Cattolica spiega il suo zelo a bene morale
e materiale de' popoli, purtroppo questi figli delle tenebre si
levano astiosi contro di lei, e niun mezzo lasciano intentato a
fine d'offuscarne la divina bellezza e intralciarne l'opera
vitale e redentrice. Quanti sofismi mettono in opera, quante
calunnie! E una delle loro pi perfide arti si  di rappresentare
la Chiesa al cospetto dei volghi imperiti, e de' governi gelosi,
come avversa ai progressi della scienza, come nemica della
libert, usurpatrice dei diritti dello Stato, e invaditrice del
campo della politica. Stolte accuse, mille volte ripetute e mille
volte distrutte dalla ragione, dalla storia, dal consenso degli
uomini onesti e amici del vero.
La Chiesa nemica della scienza e della cultura? Essa  certamente
vigile custode del dogma rivelato; ma questa vigilanza non fa che
renderla fautrice benemerita della scienza ed autrice d'ogni
buona cultura. No, coll'aprire le menti alle rivelazioni del
Verbo, Verit suprema e principio originale di tutte le verit,
non si pregiudicher mai e per nessun rispetto alle cognizioni
razionali; che anzi le irradiazioni del mondo divino
aggiungeranno sempre potenza e chiarezza all'intelletto umano,
preservandolo, nelle questioni di maggiore importanza, da
incertezze angosciose e da errori. Del resto diciannove secoli di
gloria conquistata dal Cattolicismo in tutti i rami del sapere,
bastano ampiamente a distruggere la mendace asserzione. Alla
Chiesa Cattolica vuolsi infatti attribuire il merito d'aver
propagata e difesa la sapienza cristiana, senza la quale il mondo
giacerebbe ancora nelle tenebre delle superstizioni pagane e
nello stato abietto della barbarie; ad essa d'aver conservato e
trasmesso i preziosi tesori delle lettere e della scienza antica;
d'avere aperto le prime scuole del popolo e creato universit,
che esistono e sono celebri anche ai giorni nostri; d'aver
raccolto sotto le sue ali protettrici gli artisti pi insigni e
d'avere ispirato la letteratura pi alta, pura e gloriosa.
La Chiesa nemica della libert? Ahi, quanto si travisa un
concetto che sotto questo nome racchiude uno dei pi preziosi
doni di Dio, e viene invece adoperato a giustificare l'abuso e la
licenza! Se per la libert voglia intendersi l'andare esente da
ogni legge e da ogni freno per far quello che pi talenta, essa
si avr certo la riprovazione della Chiesa al pari che quella
d'ogni anima onesta; ma se per libert s'intende la facolt
ragionevole d'operare speditamente e largamente il bene, secondo
le norme della legge eterna, nel che appunto consiste la libert
degna dell'uomo e proficua alla societ, niuno pi della Chiesa
la favorisce, l'incoraggia e protegge. Ella infatti con la
dottrina e l'azione sua affranc l'umanit dal peso della
schiavit, annunziando la gran legge dell'uguaglianza e della
fraternit umana; in ogni et assunse il patrocinio de' deboli e
degli oppressi contro la prepotenza de' forti; rivendic col
sangue de' suoi Martiri la libert della coscienza cristiana,
restitu al fanciullo ed alla donna la dignit della loro nobile
natura e la partecipazione agli stessi diritti di rispetto e di
giustizia, concorrendo grandemente ad introdurre e mantenere la
civile e politica libert dei popoli.
La Chiesa usurpa i diritti dello Stato e invade il campo
politico? Ma la Chiesa sa ed insegna che il suo divin Fondatore
ordin di rendere a Cesare ci che  di Cesare e a Dio ci che 
di Dio, sanzionando in tal guisa la distinzione immutabile e
perpetua dei due poteri, ambedue supremi nel loro rispettivo
ordine; distinzione feconda, che ebbe tanta parte nello sviluppo
della civilt cristiana. E aliena nel suo spirito di carit da
ogni mira ostile, non intende che a coordinarsi a fianco de'
poteri politici, per operare s sullo stesso soggetto, che 
l'uomo, e sulla stessa societ, ma per quelle vie e per quegli
alti intenti che s'attengono alla sua divina missione. Ove
l'opera sua fosse senza sospetti accolta, non farebbe che
agevolare gl'innumerevoli vantaggi sopra ricordati. La
supposizione di mire ambiziose nella Chiesa altro non  che una
vecchia calunnia, della quale i suoi potenti nemici si servirono
come di pretesto per coonestare le loro oppressioni; e la storia,
meditata senza preconcetti, testifica ampiamente che la Chiesa,
anzich tentar mai di sopraffare, fu invece, ad immaginare del
divin suo Fondatore, vittima pi volte di sopraffazioni ed
ingiustizie; appunto perch la sua potenza consiste nella forza
del pensiero e della verit, non in quella dell'armi.
Siffatte e simili accuse muovono dunque da pretto maltalento. E
in quest'opera perniciosa e sleale va innanzi agli altri una
setta tenebrosa, che la societ porta da lunghi anni nei suoi
fianchi, come un morbo letale, che ne contamina la sanit, la
fecondit e la vita. Personificazione permanente della
rivoluzione, costituisce una specie di societ a rovescio, il cui
scopo  un predominio occulto sulla societ riconosciuta, e la
cui ragione d'essere consiste nella guerra a Dio e alla sua
Chiesa. Non sarebbe d'uopo neppur nominarla, ch tutti
raffigurano a questi contrassegni la massoneria, della quale
parlammo di proposito nella Nostra Enciclica "Humanum genus" del
20 Aprile 1884, denunziandone le malefiche tendenze, le false
dottrine, le opere nefaste. Questa setta, che abbraccia
nell'immensa rete quasi tutte le nazioni e si collega con altre
sette, che muove con occulti fili, allettando i suoi affiliati
con l'esca de' vantaggi che loro procura, piegando i reggitori ai
suoi disegni or con promesse, or con minacce,  giunta ad
infiltrarsi in tutti gli ordini sociali ed a formare quasi uno
stato invisibile ed irresponsabile nello Stato legittimo. Piena
dello spirito di Satana che, come diceva l'Apostolo, sa all'uopo
trasfigurarsi in angelo di luce (II Cor. XI, 14), vanta fini
umanitari, ma tutto sfrutta ad intento settario, e mentre
dichiara di non aver mire politiche, esercita larga azione nel
movimento legislativo e amministrativo dello Stato; mentre
professa rispetto alle autorit imperanti e perfino alla
Religione, mira come a scopo supremo (ed i suoi stessi
regolamenti lo affermano) allo sterminio dell'impero e del
sacerdozio considerati da essa come nemici della libert.
Or si fa sempre pi manifesto che alle suggestioni e alla
complicit di questa setta vanno attribuite in gran parte le
continue vessazioni contro la Chiesa, come pure la recrudescenza
di recenti attacchi. Ed invero la contemporaneit della
persecuzione, scoppiata test come procella a ciel sereno, cio
senza cause adeguate all'effetto; il genere identico della
preparazione fatta con la stampa giornaliera, con adunanze
pubbliche e produzioni teatrali; l'impiego, dappertutto, delle
medesime armi della calunnia e dell'eccitamento popolare,
mostrano l'identit dei propositi e la parola d'ordine uscita da
uno stesso centro di direzione. Episodio del resto che si associa
a quel piano prestabilito, e che si va largamente traducendo in
atto, per moltiplicare i danni gi da Noi annoverati, e
soprattutto per restringere fino alla totale esclusione
l'insegnamento religioso, formando cos generazioni
d'indifferenti e d'increduli; per impugnare con la stampa la
morale della Chiesa, per schernirne finalmente le pratiche e
profanarne le feste.
Vien da s che il Sacerdozio cattolico, chiamato a diffondere
praticamente la Religione e a dispensarne i misteri, sia preso di
mira con maggiore accanimento, per diminuirne l'autorit ed il
prestigio al cospetto del popolo. Gi l'audacia cresce di giorno
in giorno interpretandone sinistramente gli atti, dando corpo a'
sospetti, e gettandogli addosso le pi volgari accuse; e cresce
in proporzione della impunit che possono ripromettersi. Cos
nuovi danni si aggiungono a quelli che soffre da parecchio tempo
per il tributo che il Clero deve pagare alla milizia e che lo
toglie a confacente preparazione religiosa, e per la spogliazione
del patrimonio ecclesiastico, costituito liberamente dalla piet
e generosit de' fedeli.
E gli Ordini e Sodalizi religiosi, che nella pratica de' consigli
evangelici diventano la gloria non meno della Religione che della
societ, quasi avessero dinanzi a' nemici della Chiesa una colpa
di pi, sono acerbamente fatti segno al vilipendio. E Ci duole il
dover rammentare come antecedentemente siano stati colpiti da
odiose e immeritate misure, che ogni anima onesta ha dovuto
altamente riprovare. Non valse a salvarli l'integrit della vita,
sulla quale non si poterono accertare dagli stessi nemici
imputazioni serie e fondate; il diritto di natura, che consente
l'associazione per fini onesti, n la legge costituzionale che la
sancisce; non il favore del popolo riconoscente ai preziosi
servigi resi con le scienze, le arti, l'agricoltura, ed alla
carit profusa sopra la classe numerosa dei poveri. Cos uomini,
donne, figli del popolo, che avevano rinunziato spontaneamente
alle gioie della famiglia, per consacrare al bene del prossimo,
in pacifiche aggregazioni, la giovinezza, i talenti, l'attivit,
la vita, furono, come congreghe di delinquenti, fra tanta
ampiezza di libert, dannati all'ostracismo.
N far meraviglia che i figli pi cari sieno cos percossi,
quando non  meglio trattato il Padre, vogliamo dire il Capo
medesimo della Cattolicit, il Romano Pontefice. I fatti sono ben
conosciuti. Rapitagli col principato civile quell'indipendenza
che gli  necessaria per la sua missione universale e divina,
forzato nella stessa sua Roma a chiudersi nella propria dimora,
perch stretto da potenza nemica, fu ridotto, nonostante
irrisorie malleverie di rispetto e precarie promesse di libert,
in condizioni anormali, ingiuste e indegne dell'eccelso suo ministero.
Noi siamo pur troppo consapevoli degli ostacoli che Gli si creano
intorno, travisando spesso i suoi intendimenti ed oltraggiandone
la dignit; di guisa che si fa sempre pi evidente che la rapina
della civile sovranit fu compiuta per abbattere a poco a poco la
stessa spirituale potest del Capo della Chiesa; ci che del
resto si  senza ambiguit confessato da coloro che ne furono i
veri autori. Fatto che, a ponderarne gli effetti, non  soltanto
impolitico, ma eziandio antisociale, perch le ferite inflitte
alla Religione sono come altrettante ferite portate al cuore
della societ. Iddio, infatti, che dotava l'uomo di qualit
essenzialmente sociali, nella sua provvidenza fondava altres la
sua Chiesa e la collocava. secondo il linguaggio biblico, sul
monte di Sion, affinch servisse di luce e col suo raggio
fecondatore svolgesse il principio della vita nei molteplici
aspetti della societ umana, comunicandole norme sapienti e
Celesti, con le quali potesse prendere l'assetto pi conveniente.
La societ pertanto che si sottrae alla Chiesa, che  parte
considerevole della sua forza, decade o rovina, separando ci che
Iddio volle congiunto.
Noi non Ci siamo stancati d'inculcare in ogni opportuna
occorrenza siffatte Verit, e abbiamo voluto farlo nuovamente e
di proposito in questa congiuntura straordinaria. Faccia il
Signore, che ne piglino lena e norma i fedeli a coordinare pi
efficacemente al bene comune la loro azione; e lume ne traggano
gli avversari da poter comprendere l'ingiustizia che compiono
perseguitando la Madre pi amorosa, la pi fidata benefattrice
dell'umanit.
Non vorremmo che il quadro delle dolorose condizioni presenti
avesse punto da abbattere nell'animo de' credenti la piena
fiducia nel divino aiuto, che maturer a suo tempo e per le sue
vie il finale trionfo. Noi siamo altamente contristati
nell'intimo del cuore, non per trepidi degl'immortali destini
della Chiesa. La persecuzione, come dicemmo da principio,  il
suo retaggio, perch Iddio ne trae beni pi alti e preziosi,
provando e purificando i Suoi figli. Ma pur permettendo le
vessazioni e i contrasti, manifesta la Sua divina assistenza, che
fornisce mezzi nuovi ed impensati, onde l'opera resta e ricresce
senza che prevalgano le forze congiurate a suo danno. Diciannove
secoli di vita, durata tra il flusso e riflusso delle umane
vicende, insegnano che le tempeste non toccano il fondo, e
passano.
E possiamo ben confortarCi, perch anche il momento presente
porta in s dei contrassegni che mantengono inalterata la Nostra
fiducia. Le difficolt sono formidabili e straordinarie,  vero,
ma altri fatti, che si svolgono sotto i Nostri sguardi, pur
n'attestano che Dio compie le sue promesse con bont e sapienza
ammirabile. Ecco mentre tante forze cospirano contro la Chiesa ed
essa va destituita cotanto di aiuto e di appoggi umani, tuttavia
giganteggia nel mondo ed estende la sua azione tra le genti pi
disparate sotto ogni clima. No, l'antico principe di questo mondo
non potr pi spadroneggiare come prima, dopo che ne fu cacciato
da Ges Cristo, e i tentativi di Satana apporteranno, s, de'
mali, ma non approderanno al fine.
Gi una calma soprannaturale, mantenuta dallo Spirito Santo, che
aleggia e vive nella Chiesa, regna pur ora non solo nelle anime
de' buoni, ma nel complesso della Cattolicit; calma che si
svolge serena mediante l'unione pi stretta e devota che mai,
dell'Episcopato con questa Cattedra Apostolica, formando un
meraviglioso contrasto di fronte alle agitazioni, a' dissidi, e
al pullulare continuo delle sette che turbano la tranquillit
sociale. Unione che armonicamente si riproduce, feconda in opere
svariatissime di zelo e di carit, tra i Vescovi e il clero e tra
questo e il laicato cattolico, il quale va pi compatto ed immune
da rispetti umani, disciplinandosi all'azione, ridestandosi in
una generosa gara per difendere la causa santa della Religione.
Oh!  questa l'unione che abbiamo inculcata e inculchiamo di
nuovo, e che benediciamo, affinch pigli pi largo incremento e
si opponga, come invincibile muro, all'impeto de' nemici di Dio.
Niente pi ovvio allora che, quasi polloni che germogliano appi
dell'albero, rinascano, si rinvigoriscano, e si ricompongano
tante associazioni, quali anche ai nostri giorni ci allietano nel
seno della Chiesa. Nessuna forma di cristiana piet vuol dirsi da
essa negletta, o si guardi a Ges e agli adorabili suoi misteri,
o alla potentissima Madre, o ai Santi che brillarono di pi viva
luce per insigni virt. E ad un tempo nessuna forma di
beneficenza vediamo dimenticata, se in tanti modi si pensa
ovunque e alla educazione religiosa della giovent e alla
assistenza dei malati, alla moralit del popolo e a soccorrere le
classi diseredate. E con quanta rapidit si dilaterebbe e di
quanto maggiori giovamenti sarebbe fecondo questo movimento, sol
che non trovasse frequente intoppo di ingiuste ed ostili
disposizioni!
E il Signore, che mantiene tanta vitalit della Chiesa nelle
regioni che essa da lunga et possiede e si son fatte civili, ci
vien consolando altres di nuove speranze, merce lo zelo de' suoi
Missionari, i quali non scoraggiati dai corsi pericoli e da
privazioni e sacrifizi d'ogni genere, cresciuti di numero, vanno
acquistando intere contrade al Vangelo ed alla civilt, e
serbansi mirabilmente costanti, ancorch ripagati spesso di
detrazioni e calunnie, a somiglianza del divin Maestro.
Le amarezze son dunque temperate da conforti, e tra le difficolt
della lotta abbiamo assai di che rinfrancarCi e sperare. Cosa
invero che dovrebbe suggerire utili riflessioni ad ogni
osservatore intelligente e non traviato da passione, e fargli
intendere che come Dio non lasci l'uomo in bala di se stesso
riguardo al fine ultimo di tutta la vita e perci ha parlato,
cos parla anche al presente nella Sua Chiesa da divino aiuto
visibilmente soffusa, manifestando da qual parte sta la Verit e
la salute. Ad ogni modo, questa perenne assistenza servir ad
infondere ne' vostri cuori l'invincibile speranza che, nel
momento segnato dalla Provvidenza, la Verit, rotta la nebbia con
cui si tenta di circondarla, rifulger pi piena in un lontano
avvenire, e che lo spirito del Vangelo torner a ravvisare le
membra s stanche e corrotte di questa dissipata societ.
Noi dal canto Nostro non mancheremo, o Venerabili Fratelli, di
cercare che s'affretti il giorno delle misericordie di Dio,
cooperando alacremente, com' Nostro debito, a difesa e
incremento del Suo regno sulla terra. A voi non abbiamo
esortazioni da fare. Ci  nota la vostra sollecitudine pastorale.
Possa la fiamma che arde il vostro cuore trasfondersi sempre pi
in tutti i ministri del Signore, che partecipano all'opera
vostra. Essi si trovano a contatto immediato col popolo e ne
conoscono appieno le aspirazioni, i bisogni, le sofferenze, come
pure le insidie e le seduzioni da cui  circondato. E se, pieni
dello spirito di Ges Cristo, e mantenendosi in una sfera
superiore alle passioni politiche, coordineranno alla vostra la
loro azione, riusciranno con la benedizione di Dio ad operar
meraviglie, illuminando le moltitudini con la parola, attirandone
i cuori con la soavit dei modi, coadiuvandole caritatevolmente
nel progressivo miglioramento delle loro condizioni.
E il clero si trover corroborato dall'azione intelligente ed
operosa di tutti i fedeli di buona volont; cos i figli che
gustarono le tenerezze della loro Madre la Chiesa, degnamente la
ripagheranno con l'accorrere in difesa del suo onore e delle sue
glorie. Ciascuno pu contribuire a questa opera doverosa e
sommamente meritoria: i dotti e letterati con l'apologia e con la
stampa quotidiana, strumento potente e di cui tanto abusano i
nostri avversari; i padri di famiglia e gli istitutori con una
cristiana educazione de' figliuoli, i magistrati e i
rappresentanti del popolo con la saldezza dei buoni principi e la
integrit del carattere, tutti col professare senza rispetto
umano le proprie credenze.
Il tempo esige altezza di sentimenti, generosit di propositi,
regolarit di disciplina. La quale dovr soprattutto dimostrarsi
con la sottomissione fiduciosa e perfetta alle norme direttive
della Santa Sede, mezzo precipuo per togliere o attenuare il
danno delle opinioni di partito quando dividono, e per coordinare
tutti gli sforzi a servizio d'un intento superiore, che  il
trionfo di Ges Cristo nella Sua Chiesa.
Questo  il dovere de' Cattolici; il successo finale a Colui che
veglia amorosamente e sapientemente sull'immacolata Sua Sposa, e
del quale sta scritto: "Ges Cristo ieri ed oggi: Egli sempre nei
secoli" (Hebr. XIII, 8). A Lui anche in questo momento rivolgiamo
umile e calda la nostra preghiera, a Lui che amando d'amore
infinito l'errante umanit nella sublimit del martirio se ne
fece vittima espiatoria; a Lui che assiso, bench invisibile,
sulla mistica nave della Sua Chiesa, pu, imperando al mare ed ai
venti commossi, sedar la procella.
E voi senza dubbio, o Venerabili Fratelli, supplicherete
volentieri insieme a Noi affinch scemino i mali che pesano sulla
nostra societ, s'illuminino negli splendori della luce divina
coloro che, forse pi per ignoranza che per malvagit, odiano e
perseguitano la Religione di Cristo, e si rinfranchino in una
santa operosit gli uomini di buon volere; s che si affretti il
trionfo della
Verit e della giustizia, e alla famiglia umana arridano giorni
migliori di pace e di tranquillit.
Discenda intanto, auspice delle grazie pi desiderate, sopra di
voi e sopra tutti i fedeli alle vostre cure affidati, la
Benedizione Apostolica che di gran cuore impartiamo.
Dato a Roma, presso San Pietro, ai 19 di Marzo 1902, anno XXV del
Nostro Pontificato.
LEONE PP. XIII
