                        LETTERA ENCICLICA
                       DEL SOMMO PONTEFICE
                         LEONE PP. XIII
                    "QUOD APOSTOLICI MUNERIS"
                AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
                   PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
                      E AGLI ALTRI ORDINARI
                  AVENTI CON L'APOSTOLICA SEDE
                        PACE E COMUNIONE.
                       VENERABILI FRATELLI
                 SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE
Gi dai principi del Nostro Pontificato, secondo che richiedeva
la natura dell'apostolico Ministero, con Lettere Encicliche a voi
scritte, Venerabili Fratelli, segnalammo la micidial pestilenza
che serpeggia per le intime viscere della societ e la riduce
all'estremo pericolo di rovina: indicammo insieme i rimedi
efficacissimi per richiamarla a salute e per scamparla dai
gravissimi pericoli che la sovrastano. Sennonch nel giro di poco
tempo crebbero talmente i mali, che allora deplorammo, da
sentirCi ora costretti a volgervi da capo la parola, come se alle
Nostre orecchie risuonasse la voce del Profeta: "Grida, non darti
posa; alza la tua voce come una tromba" ( Is. LVIII, I).
Intendete facilmente, Venerabili Fratelli, che Noi parliamo della
setta di coloro, che con nomi barbari e diversi si chiamano
Socialisti, Comunisti e Nichilisti; e che sparsi per tutto il
mondo e tra s legati coi vincoli d iniqua cospirazione, ormai
non ricercano pi l'impunit dalle tenebre d'occulte conventicole
ma apertamente ed a fidanza usciti alla luce del giorno si
sforzano di colorire il disegno, gi da lunga mano concepito, di
scuotere le fondamenta medesime del consorzio civile. Sono
costoro quelli che, al dire delle Scritture divine, "contaminano
la carne, disprezzano la dominazione, la maest bestemmiano"
(Jud. 8), e nulla rispettano e lasciano intero di quanto venne
dalle leggi umane e divine sapientemente stabilito per
l'incolumit ed il decoro della vita. Alle potest superiori,
alle quali, secondo l'avviso dell'Apostolo, conviene che ogni
anima si tenga soggetta, e che da Dio ricevono il diritto di
comandare, ricusano l'obbedienza e predicano la perfetta
uguaglianza di tutti nei diritti e negli uffici. - Disonorano
l'unione naturale dell'uomo e della donna, rispettata come sacra
persino dai barbari, e indeboliscono od anche lasciano in bala
della libidine il vincolo maritale, pel quale principalmente si
mantiene unita la domestica societ. - Presi finalmente dalla
cupidigia dei beni terreni, "che  radice di tutti i mali, e per
amore della quale molti hanno traviato dalla Fede" (I Tim. 10),
impugnano il diritto di propriet stabilito per legge di natura,
e con enorme attentato, dandosi l'aria di provvedere ai bisogni e
di soddisfare ai desideri di tutti, si argomentano di rubare e
mettere in comune quanto si acquist, o a titolo di legittima
eredit, o coll'opera del senno e della mano, o colla frugalit
della vita. E queste mostruose opinioni pubblicano nei loro
circoli, persuadono nei libercoli, spargono nel popolo con una
quantit di gazzette. Per cui si accumul tant'odio della torbida
plebe contro la veneranda maest e l'impero dei Re, che
scellerati traditori, sdegnosi di ogni freno, pi volte a breve
intervallo di tempo, con empio ardimento, contro gli stessi
Sovrani rivolsero le armi.
Queste audaci macchinazioni degli empi, che minacciano all'umano
consorzio ogni giorno pi gravi rovine e tengono in sollecita
trepidazione l'animo di tutti, traggono principio ed origine da
quelle velenose dottrine, che sparse nei tempi passati quasi
viziati semi in mezzo ai popoli, diedero a suo tempo frutti s
amari. Imperocch ben conoscete, Venerabili Fratelli, che la
guerra implacabile mossa fin dal secolo decimosesto dai Novatori
contro la Cattolica Fede, e che venne sempre crescendo
fino ai d nostri, ha per scopo d'aprire la porta ai ritrovati, e
per dir pi propriamente, ai deliri della ragione abbandonata a
se stessa, tolta via ogni Rivelazione e rovesciato ogni ordine
sovrannaturale. Siffatto errore, che a torto prende nome dalla
ragione, siccome quello che solletica e rende pi viva l'innata
bramosia d'innalzarsi, ed allenta il freno ad ogni sorta di
cupidigie, senza difficolt s'introdusse non pure nella mente di
moltissimi, ma giunse ancora a penetrare ampiamente nella societ
civile. Quindi con empiet nuova, non conosciuta nemmeno dagli
stessi pagani, gli Stati si costituirono senza verun riguardo a
Dio ed all'ordine da Lui prestabilito: si and dicendo che
l'autorit pubblica non riceve da Dio n il principio, n la
maest, n la forza di comandare, ma piuttosto dalla moltitudine;
la quale stimandosi sciolta d'ogni legge divina, a quelle appena
tollera di restare soggetta ch'essa stessa a piacere abbia
sancite. - Combattute e rigettate come nemiche della ragione le
soprannaturali verit della Fede, si costringe lo stesso Autore e
Redentore dell'uman genere ad uscire insensibilmente e a poco a
poco dalle Universit, dai Licei e dai Ginnasi e da ogni pubblica
costumanza della vita. - Finalmente messi in dimenticanza i premi
e le pene della eterna vita avvenire, l'ardente desiderio della
felicit venne rinserrato tra gli angusti confini del presente. -
Con queste dottrine in lungo e in largo disseminate, e con tale e
cos sfrenata licenza d'opinare e di fare, accordata dovunque,
non deve recar meraviglia che gli uomini della plebe ai quali
venne in fastidio la povera casa e l'officina, anelino bramosi di
lanciarsi sui palazzi e sulle fortune dei pi doviziosi: non deve
recar meraviglia che scossa vacilli ormai ogni pubblica e privata
tranquillit, e che l'umanit sia giunta quasi alla sua estrema
rovina.
Ma i supremi Pastori della Chiesa, ai quali incombe il dovere di
difendere dalle insidie nemiche il gregge del Signore, posero
ogni studio di scongiurare per tempo il pericolo e di provvedere
alla eterna salute dei fedeli. Difatti, come prima si
cominciarono a formare le societ segrete, in mezzo alle quali
fin d'allora covavano i germi degli errori che abbiamo
rammentato, i Romani Pontefici Clemente XII e Benedetto XIV non
omisero di scoprire gli empi disegni delle sette e d'avvertire i
fedeli di tutto l'universo della rovina che nell'oscurit si
apparecchiava. - E quando poi coloro, che si vantavano del nome
di filosofi, vollero concedere all'uomo una libert sfrenata, e
si prese a farneticare di un nuovo diritto, e stabilirlo contro
ogni naturale e divina legge, Pio Papa VI di felice memoria
mostr immediatamente con pubblici documenti la malvagia indole e
la fallacia di quei principi, ed insieme con Apostolica
antiveggenza vaticin le rovine alle quali sarebbe tratto il
popolo miseramente ingannato. - Per non essendosi in alcun modo
efficacemente provvisto che non venissero instillate ogni d pi
nelle menti dei popoli quelle prave teorie e non passassero in
massime pubblicamente accettate di governo, Pio VII e Leone XII
colpirono d'anatema le sette segrete e di nuovo ammonirono la
societ dei pericoli, che per opera di quelle le sovrastavano. -
 finalmente noto a tutti con quali gravissime parole e con
quanta fermezza d'animo e costanza il Nostro glorioso
Predecessore il Papa Pio IX di felice memoria, sia con le
allocuzioni tenute, sia con Lettere Encicliche mandate ai Vescovi
di tutto il mondo, abbia combattuto contro gl'iniqui sforzi delle
sette e specialmente contro la peste del Socialismo, che da
quelle sin d'allora germogliava.
Ma per somma sventura, coloro ai quali venne affidata la cura di
promuovere i comuni vantaggi, circonvenuti cogli artifici di
perfidi uomini, e spaventati dalle costoro minacce, tennero
sempre in sospetto la Chiesa e l'avversarono, non comprendendo
che gli sforzi delle sette sarebbero caduti a vuoto, se la
dottrina della Chiesa Cattolica e l'autorit dei Romani
Pontefici, e presso i Principi, e presso i popoli, fosse sempre
rimasta nell'onore dovuto. Imperocch "la Chiesa del Dio vivente,
che  colonna e fondamento di verit" (I Tim. III, 15), insegna
dottrine e d precetti che largamente provvedono al benessere ed
al quieto vivere della societ, e pei quali l'infausto germe del
Socialismo  divelto dalle radici.
Che sebbene i Socialisti, abusando dello stesso Vangelo, per
meglio ingannare gl'incauti, abbiano il costume di trarlo a forza
ai loro intendimenti, tuttavia  tanta la discordanza delle loro
perverse opinioni dalla purissima dottrina di Cristo, che non si
pu immaginar la maggiore; "imperocch qual consorzio della
giustizia colla iniquit? o qual societ della luce colle
tenebre?" (II Cor. VI, 14). Costoro invero non smettono di
blaterare che tutti gli uomini sono per natura uguali fra loro, e
quindi sostengono non doversi prestare ai maggiori n onore n
riverenza, n obbedire se non forse a quelle leggi che furono da
essi stessi fatte a talento. All'opposto, secondo gl'insegnamenti
del Vangelo, tutti gli uomini sono uguali in quanto che avendo
tutti sortito la medesima natura, tutti sono chiamati del pari
alla medesima altissima dignit di figliuoli di Dio; e che tutti
avendo lo stesso fine a conseguire, dovranno essere giudicati a
norma della stessa legge, per riceverne premi o pene secondo che
avran meritato. Nullameno l'ineguaglianza di diritti e di potest
proviene dall'Autore medesimo della natura, "dal quale tutta la
famiglia e in cielo e in terra prende il nome" (Eph. III, 15).
Gli animi poi dei Principi e dei sudditi, per la dottrina e i
precetti della Chiesa Cattolica, sono legati siffattamente per
via di scambievoli doveri e diritti, che ne resta temperata la
sfrenatezza del comandare, e addiviene facile, costante e
nobilissima la ragione della sudditanza.
E valga il vero: Essa inculca sempre ai sudditi il precetto
dell'Apostolo: "Non  potest se non da Dio, e quelle che sono,
sono da Dio ordinate; per la qual cosa chi si oppone alla
potest, resiste all'ordine di Dio, e coloro che resistono si
comprano la condanna". E di nuovo ingiunge di "essere soggetti,
come  necessario, non solo per tema dell'ira, ma anche per
riguardo alla coscienza, e di rendere a tutti quello che 
dovuto; a chi il tributo, il tributo, a chi la gabella, la
gabella, a chi il timore, il timore, a chi l'onore, l'onore"
(Rom. XIII, 1 seq.) In verit, Colui che cre e governa ogni
cosa, nella Sua provvida sapienza dispone che le infime cose per
via delle mezzane, e le mezzane per via delle altissime arrivino
ciascuna al suo fine. Pertanto in quella guisa che nello stesso
Regno Celeste volle che vi fossero cori di Angeli distinti fra
loro e gli uni agli altri soggetti; in quella guisa ancora che
nella Chiesa stabil vari gradi di ordini, ed una moltitudine di
ministeri, onde non tutti fossero Apostoli, non tutti Pastori,
non tutti Dottori (I Cor. XII, 28 seq.); cos dispose del pari
che nella societ civile fossero vari ordini distinti per
dignit, per diritti e per potere, onde la citt, a somiglianza
della Chiesa, rendesse immagine d'un corpo che ha molte membra,
le une delle altre pi nobili, ma insieme scambievolmente
necessarie e sollecite del comune vantaggio.
In pari tempo per, affinch i Moderatori dei popoli si servano
della potest ad essi data ad edificazione e non a distruzione,
la Chiesa di Cristo opportunamente ricorda che anche ai Principi
sovrasta la severit del Giudice supremo, e valendosi delle
parole della divina Sapienza esclama a tutti nel nome di Dio:
"Porgete le orecchie, voi che avete il governo dei popoli e vi
gloriate d'aver soggette le molte nazioni: la potest  stata
data a voi dal Signore, il quale disaminer le opere vostre e
sar scrutatore dei pensieri. perch giudizio severissimo si far
di coloro che sovrastano, essendoch non dar esenzione a
chicchessia Dio dominatore di tutti gli uomini, avendo Egli fatto
il grande ed il piccolo e di tutti tenendo ugual cura. Ma ai
maggiori, maggior supplizio sovrasta" (Sap. VI). Tuttavia se
accada talvolta che la pubblica potest venga dai Principi
esercitata a capriccio ed oltre misura, la dottrina della Chiesa
Cattolica non consente ai privati d'insorgere a proprio talento
contro di essi, affinch non sia vieppi sconvolta la
tranquillit dell'ordine, e non derivi perci alla societ
maggior detrimento. E quando le cose sian giunte a tal punto che
non sorrida alcun'altra speranza di salvezza, vuole che si
affretti il rimedio coi meriti della pazienza cristiana e con
istanti preghiere al Signore. - Che se la volont dei legislatori
e dei Principi decreti o comandi alcuna cosa che sia contraria
alla legge naturale o divina, allora la dignit e il dovere del
nome cristiano, e la sentenza Apostolica esigono "doversi
obbedire piuttosto a Dio che agli uomini" (Act. V, 29).
Questa benefica virt della Chiesa, che influisce
sull'ordinatissimo regime e sulla conservazione della civil
societ,  necessariamente sentita e sperimentata anche dalla
societ domestica, che di ogni citt e di ogni regno  principio.
Di certo ben sapete, Venerabili Fratelli, che questa societ,
secondo l'esigenza del diritto naturale, si fonda principalmente
sopra l'unione indissolubile dell'uomo e della donna, ed ha come
il suo compimento negli scambievoli doveri e diritti tra i padri
ed i figli, tra i padroni ed i servi. Sapete ancora che essa va
quasi a disciogliersi per le dottrine del Socialismo; imperocch,
perduta la stabilit che le deriva dal matrimonio cristiano, 
mestieri che venga pure ad indebolirsi in straordinaria maniera
l'autorit dei padri sopra dei figli, e la riverenza dei figli
verso i genitori. Al contrario la Chiesa insegna che il
matrimonio, "degno di essere in tutto onorato" (Hebr. XIII, 4),
istituito da Dio fin dal principio del mondo per propagare e
conservare l'umana specie e voluto da Lui indissolubile, crebbe a
condizione ancora pi stabile e pi santa per opera di Cristo che
gli confer la dignit di Sacramento, e volle che ritraesse in s
l'immagine della Sua unione colla Chiesa. Laonde secondo che
insegna l'Apostolo (Eph. V, 23, 24), come Cristo  il capo della
Chiesa, cos il marito  il capo della sposa; e siccome la Chiesa
si tiene soggetta a Cristo che nutre per lei un amore castissimo
ed eterno, cos conviene che le spose siano soggette ai loro
mariti, i quali a vicenda le debbono amare di affetto fedele e
costante.
Similmente la Chiesa tempera per tal modo la potest dei padri e
dei padroni, che, senza trascendere la giusta misura, riesce a
contenere dentro i confini del rispetto i figli ed i servi.
Imperocch, stando ai cattolici insegnamenti, nei genitori e nei
padroni si trasfonde l'autorit del Padre e del Padrone Celeste,
la quale perci come in essi prende da Lui l'origine e la forza,
cos necessariamente ne partecipa anche la natura, e da quella
nell'esercizio s'informa. Quindi l'Apostolo esorta i figli ad
"essere obbedienti ai loro genitori, ed onorare il padre e la
madre, ch' il primo comandamento. che tiene promessa" (Eph. VI,
1, 2). Ai genitori poi ingiunse: "E voi, padri, non provocate a
sdegno i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e
nell'istruzione del Signore" (ibid., 4). Di nuovo poi ai servi ed
ai padroni dallo stesso Apostolo viene inculcato il comandamento
divino, che quelli obbediscano "ai padroni carnali come alla
persona di Cristo... con amore servendo come pel Signore": questi
alla lor volta "pongano da parte l'asprezza, non ignorando che il
Signore di tutti dimora nei Cieli, e non  accettatore di
persone" (ibid. 5, 6, 7). Le quali cose tutte se giusta il volere
divino fossero diligentemente adempiute da quanti ne hanno il
dovere, ciascuna famiglia per fermo presenterebbe una tal quale
rassomiglianza della Celeste magione, ed i preclari benefizi che
ne seguirebbero non sarebbero solo ristretti tra i confini delle
domestiche pareti, ma in gran copia altres a vantaggio degli
Stati medesimi si riverserebbero.
Finalmente la Sapienza cattolica, poggiata sui precetti della
legge naturale e divina, mirabilmente provvide alla pubblica e
domestica tranquillit anche colle dottrine che professa ed
insegna intorno al diritto di propriet ed alla divisione dei
beni, che son fatti per i bisogni ed i comodi della vita.
Infatti, mentre i socialisti rappresentano il diritto di
propriet come un ritrovato umano contrario alla naturale
eguaglianza degli uomini, ed anelando alla comunanza dei beni,
stimano non doversi sopportare di buon animo la povert, e
potersi impunemente violare le sostanze ed i diritti dei pi
doviziosi; la Chiesa molto pi saviamente ed utilmente anche nel
possesso dei beni riconosce disuguaglianza tra gli uomini, per
forze fisiche ed attitudini d'ingegno naturalmente diversi, e
vuole intatto ed inviolabile per tutti il diritto di propriet e
di dominio, che dalla stessa natura deriva. Essa sa infatti che
Iddio, autore e vindice di ogni diritto, viet il furto e la
rapina per guisa che neppure  lecito agognare l'altrui, e che
gli uomini ladri e rapaci, non altrimenti che gli adulteri e gli
adoratori degli idoli, sono esclusi dal Regno dei Cieli. Non
lascia tuttavia per questo dimenticata la causa dei poveri, n
avviene che la pietosa Madre trascuri di provvedere alle loro
indigenze: che anzi con materno affetto se li stringe al seno, ed
avvisando bene che rivestono la persona di Cristo, il quale
riceve, come fatto a S stesso, il benefizio largito anche
all'ultimo dei poverelli, li tiene in grande onore, con ogni
argomento possibile li solleva, si adopera con ogni sollecitudine
che in tutte le parti del mondo s'innalzino case e ospedali
destinati a raccoglierli, a mantenerli, a curarli, e quegli asili
riceve sotto la sua tutela. I ricchi poi stringe con gravissimo
precetto di dare ai poveri il superfluo, e li spaventa intimando
loro il giudizio divino, secondo il quale se non verranno in
aiuto dell'indigenza, saranno uniti con eterni supplizi. Da
ultimo gli animi dei poverelli meravigliosamente ricrea e
consola, sia proponendo l'esempio di Cristo, "il quale dovizioso
essendo si fece povero per noi" (II Cor. VIII, 9); sia ripetendo
quelle parole di Lui, colle quali chiama i poveri beati, ed
ingiunge ad essi che s'innalzino a sperare i premi dell'eterna
beatitudine. - Or chi non vede come questa sia la pi bella
maniera di comporre l'antichissimo dissidio tra i poveri ed i
ricchi? Tant' vero, come lo dimostra la natura delle cose e
l'evidenza dei fatti, esclusa o trasandata quella maniera di
componimento, una delle due  necessario che accada: o che cio
la massima parte dell'umanit debba ricadere nella turpissima
condizione di schiavi, che fu lungamente in uso presso i gentili;
ovvero che la societ umana debba rimanere in bala di continui
rivolgimenti, ed essere contristata da rapine e da latrocini,
come deploriamo essere avvenuto anche in tempi meno remoti.
Per la qual cosa, Venerabili Fratelli, Noi ai quali presentemente
 affidato il governo di tutta la Chiesa, siccome fin dai
principi del Nostro Pontificato, ai popoli ed ai Principi
sbattuti da fiera procella, mostrammo il porto, ove sicuramente
raccogliersi; cos adesso, commossi dall'estremo pericolo che
sovrasta, di nuovo innalziamo verso di essi l'Apostolica voce; ed
in nome della loro propria salute e di quella dello Stato con
ogni istanza li preghiamo, scongiurandoli che accolgano ed
ascoltino come maestra la Chiesa, tanto benemerita della pubblica
prosperit dei regni; e si persuadano che le ragioni della
Religione e dell'impero sono s strettamente congiunte, che
quanto vien quella a scadere, tanto dell'ossequio dei sudditi e
della maest del comando si scema. Che anzi conoscendo che la
Chiesa di Cristo possiede tanta virt per combattere la peste del
Socialismo, quanta non ne possono avere le leggi umane, n i
costringimenti dei magistrati, n le armi dei soldati, ridonino
alla Chiesa quella condizione di libert, nella quale possa
efficacemente dispiegare i suoi benefici influssi a favore
dell'umano consorzio.
E voi, Venerabili Fratelli, che ben conoscete l'origine e la
natura delle immanenti sciagure, a questo rivolgete tutte le
forze dell'animo vostro, che la Dottrina cattolica si accolga
negli animi di tutti e li penetri sino al fondo. Procurate che
fin dalla prima et si avvezzino ad amar Dio con tenerezza
filiale e a riverirne la Maest; che prestino ossequio
all'autorit dei Principi e delle leggi; e che, frenate le
cupidigie, custodiscano gelosamente l'ordine stabilito da Dio
nella civile e nella domestica societ. Inoltre ponete ogni
studio, affinch i figli della Chiesa Cattolica non diano nome n
favore alcuno alla detestabile setta; che anzi con azioni egregie
e con un contegno per ogni guisa lodevole facciano palese quanto
prospera e felice sarebbe la societ, se tutte le sue membra si
abbellissero dello splendore di opere virtuose e sante.
Infine, siccome i seguaci del Socialismo principalmente si
cercano tra gli artigiani e gli operai, i quali avendo per
avventura preso in uggia il lavoro, si lasciano assai facilmente
pigliare all'esca delle speranze e delle promesse dei beni
altrui, cos torna opportuno di favorire le societ artigiane ed
operaie, che poste sotto la tutela della Religione avvezzino
tutti i loro soci a tenersi contenti della loro sorte, a
sopportare con merito la fatica, e a menar sempre quieta e
tranquilla la vita.
Il benignissimo Iddio, a cui slam tenuti a riferire il principio
ed il fine di ogni santa impresa, secondi i Nostri e i vostri
intendimenti, Venerabili Fratelli. Del resto la stessa ricorrenza
di questi giorni, nei quali si celebra con anniversarie solennit
il Natalizio del Signore, Ci solleva alla speranza di
opportunissimo aiuto: poich Cristo fa sperare anche a noi quella
salutare ristorazione che Egli nascendo port al mondo corrotto e
d'ogni male quasi caduto al fondo e ci promette quella pace che
allora per mezzo degli Angeli fece annunziare agli uomini.
Imperocch "n la mano del Signore si  accorciata cos che non
possa salvare, n le sue orecchie son chiuse sicch non senta le
nostre preghiere" (Is. LIX, 1). Pertanto in questi faustissimi
giorni augurando a voi, Venerabili Fratelli, ed ai fedeli delle
vostre Chiese ogni pi lieto e prospero evento, istantemente
preghiamo il Datore di ogni bene, onde nuovamente "apparisca la
benignit e l'amore del Salvatore nostro Dio" (Tit. III, 4) che,
sottrattici dalla potest dell'implacabile nostro nemico, ci
sollev alla dignit nobilissima di figli. - Ed affinch pi
presto e pi pienamente conseguiamo il nostro desiderio,
innalzate voi stessi, Venerabili Fratelli, insieme con Noi
fervide preci al Signore ed interponete presso di Lui il
patrocinio della Beata Vergine Maria Immacolata fin dall'origine,
del di Lei Sposo San Giuseppe e dei beati Apostoli Pietro e
Paolo, nell'intercessione dei quali poniamo la confidenza pi
grande. - Intanto, auspice delle divine grazie, con tutto
l'affetto del cuore a voi, Venerabili Fratelli, al vostro clero
ed a tutti i popoli fedeli impartiamo nel Signore l'Apostolica
Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, add 28 Dicembre 1878, anno I del
Nostro Pontificato.
LEONE PP. XIII
