PRIMO DISCORSO TENUTO DA SAN LEONE NELLA SOLENNIT DELL'EPIFANIA

1 - Cristo rivelato dalla stella
 poco tempo che abbiamo celebrato il giorno nel quale la Vergine
intemerata ha dato alla luce il Salvatore del genere umano. Ora,
dilettissimi, la veneranda festivit dell'Epifania ci fa prolungare le
gioie, affinch tra i misteri, cos vicini con solennit tra loro
connesse, la nota di esultanza e il fervore della fede, non si
affievoliscano. Rientra nel disegno di salvezza, rivolto a tutti gli
uomini, il fatto che quel Pargoletto, Mediatore tra Dio e gli uomini,
sia stato rivelato a tutto il mondo, quando ancora era nella ristretta
cerchia di un minuscolo paesello. Infatti, nonostante che egli abbia
eletta la gente d'Israele e tra tutti gli israeliti una sola famiglia da
cui assumere la natura comune a tutti gli uomini, non ha voluto che la
sua nascita rimanesse nascosta nell'ambito della materna abitazione.
Colui che si  degnato nascere per tutti, ha voluto essere subito
conosciuto da tutti.
Per questo ai tre Magi apparve in Oriente una stella di straordinaria
luminosit, la quale, perch pi fulgida e pi bella delle altre stelle,
facilmente attrasse la loro attenzione, mentre la rimiravano; cos
poterono rendersi conto che non avveniva a caso ci che a loro sembrava
tanto insolito. Infatti, colui che aveva dato il segno, diede a quelli
che l'osservavano anche la grazia di comprenderlo. E poi fece ricercare
ci che aveva fatto comprendere e, ricercato, si fece trovare .
2 - L'inganno di Erode e la fede dei Magi
I tre uomini assecondarono l'impulso della celeste illuminazione e
mentre accompagnano con attenta contemplazione la scia di luce che li
precede, sono guidati alla conoscenza della verit dallo splendore della
grazia. Ed essi con buoni motivi pensano bene di ricercare nella citt
regale il luogo della nascita del Re, loro indicato. Ma chi aveva preso
forma di servo ed era venuto non a giudicare ma a essere giudicato,
scelse Betlemme per la nascita, Gerusalemme per la passione.
Intanto Erode, ascoltando che era nato il Re dei Giudei, temette di
averlo come successore e macchinando la morte al portatore di salvezza,
promise falsamente che gli avrebbe portato venerazione. Quanto sarebbe
stato felice se avesse imitato la fede dei Magi e mutato in sincero
culto ci che architettava con intenzione fraudolenta! Oh cieca empiet
e folle invidia che credi di rovesciare con il tuo furore il piano
divino! Ma il Signore del mondo, che offre un regno eterno, non cerca un
trono temporale. Perch tenti di rovesciare la serie degli avvenimenti,
immutabilmente disposta, e cerchi di anticipare un delitto che
commetteranno altri? La morte di Cristo non appartiene al tuo tempo.
Bisogna che prima si dia principio al Vangelo; prima si deve predicare
il regno di Dio, ridonare miracolosamente la salute e compiere molti
altri prodigi. Perch vuoi far tuo il delitto che sar opera di altri
nel futuro? Tu non avrai altro risultato del tuo misfatto se non quello
di caricarti con la tua intenzione di un tanto grande reato. Con tale
macchinazione non fai un passo avanti; non combini nulla, perch egli,
che  nato per spontanea volont, per sua libera potest morir.
Dunque, i Magi realizzano il loro desiderio e sotto la guida della
stella che li precede, giungono nel luogo ove  Ges Cristo, il Signore
bambino. Adorano il Verbo nella carne, la Sapienza nella infanzia, la
Virt nella debolezza e il Signore della maest nella realt dell'uomo.
E perch manifestino il mistero che credono e comprendono, significano
con i doni quello che credono con il cuore. Offrono l'incenso a Dio, la
mirra all'uomo, l'oro al re, venerando consapevolmente l'unione della
natura divina e di quella umana, perch Cristo, pure essendo nelle
propriet delle due nature, non era diviso nella potenza.
Ecco, i Magi tornano al loro paese; e Ges per un avviso divino 
trasportato in Egitto.  adesso che la follia di Erode arde inutilmente
fra i suoi disegni occulti; egli comanda che in Betlemme siano uccisi
tutti i bambini. Con una sentenza generale va contro la tenera et,
divenutagli sospetta, perch non conosce precisamente il bimbo che egli
teme. Ma quei che l'empio re toglie dal mondo, Cristo trapianta nel
cielo; e concede l'onore del martirio a coloro per i quali non ha ancora
versato il suo sangue redentore.
3 - Le virt del cristiano
Pertanto, dilettissimi, elevate gli animi fedeli alla fulgida grazia
della luce eterna e venerando i misteri, compiuti per la salvezza degli
uomini, volgete la vostra assidua attenzione alle opere per voi fatte.
Amate la casta purit, perch Cristo  il figlio della verginit.
"Astenetevi dalle passioni della carne che lottano contro l'anima", come
l'Apostolo stesso presente in mezzo a noi, ci esorta nella sua lettera.
"Nella malizia fatevi bambini", perch il Signore della gloria si 
abbassato alla infanzia dei mortali. Praticate l'umilt che il Figlio di
Dio si  degnato insegnare ai suoi discepoli. Rivestitevi della virt
della pazienza, al fine di poter essere padroni delle vostre anime; Egli
che  la redenzione di tutti,  pure di tutti la fortezza. "Aspirate
alle cose di lass e non a quelle che sono sulla terra". Camminate
costantemente per la via della verit e della vita. Non vi lasciate
ostacolare da cose terrene, voi per cui sono preparate le cose celesti.
Per Ges Cristo, nostro Signore, il quale vive e regna con il Padre e lo
Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

TERZO DISCORSO TENUTO NELLA SOLENNIT DELL'EPIFANIA
1 - L'economia della redenzione
So bene, dilettissimi, che alla vostra santit non  nascosto il motivo
della festa di oggi e che gi la pericope del Vangelo, letta secondo
l'uso, ve lo ha presentato. Tuttavia oser parlarvi della presente
solennit, come il Signore mi ispirer, affinch nulla manchi a voi del
nostro ministero. Cos la piet di tutti sar con comune gaudio tanto
pi religiosa, quanto pi tutti avranno compreso questa solennit. La
divina e misericordiosa provvidenza, avendo disposto di portare aiuto in
questi ultimi tempi al mondo, che altrimenti sarebbe andato perduto,
pose in Cristo la salvezza di tutte le genti. Siccome l'empio errore
aveva allontanato tutte le nazioni dal culto del vero Dio, e persino
Israele, popolo che Dio aveva eletto come suo, si era allontanato quasi
totalmente dalle prescrizioni della legge, Dio, avendo racchiusi tutti
nel peccato, volle di tutti aver misericordia. Dovunque era venuta meno
la giustizia, tutto il mondo era caduto in balia della vanit e della
malizia. E se la divina maest non avesse dilazionato il suo giudizio,
tutti gli uomini avrebbero ricevuto la sentenza di dannazione. Ma l'ira
 stata mutata nell'indulgenza; e perch evidente fosse il tesoro di
grazia, impiegato per noi,  piaciuto di donare il sacramento del
perdono per abolire il peccato, quando nessuno poteva accampare dei
meriti.
2 - La vocazione dei popoli nei Magi
Ora, la manifestazione di questa ineffabile opera di misericordia si
ebbe mentre Erode era re dei Giudei, quando venuta a cessare la
legittima successione dei re e tolta la potest ai pontefici, ottenne il
dominio uno straniero. In tal modo la nascita del vero Re era ben
provata da quella profezia che dice: "Non sar tolto lo scettro da
Giuda, n il bastone del comando dai suoi discendenti, finch venga
colui al quale appartiene e a cui i popoli dovranno obbedire". Un giorno
era stata promessa al beatissimo patriarca Abramo una innumerevole
discendenza che doveva essere generata non con il seme carnale, ma con
la fecondit della fede. Tale figliolanza fu paragonata alla moltitudine
delle stelle, affinch dal padre di tutte le genti si attendesse una
stirpe non terrena, ma celeste. Per suscitare la promessa posterit,
sono chiamati con il sorgere di una nuova stella gli eredi significati
dalle stelle, affinch il cielo serva alla promessa che fu fatta con un
segno celeste. Una stella, pi fulgente delle altre, attira l'attenzione
dei Magi, abitanti dell'estremo oriente. Essi erano uomini non ignari
nell'arte di osservare le stelle e la loro luminosit, per questo
comprendono l'importanza del segno. Certamente operava nei loro cuori la
divina ispirazione, affinch non fosse nascosto ad essi il mistero
significato da questa grande visione e non restasse oscuro per l'animo
ci che era mostrato agli occhi. In ultimo, compiono con molta piet il
proprio dovere prendendo on s dei doni, sicch, venendo ad adorare il
neonato, mostrino di aver creduto tre cose: e cio di onorare con l'oro
la persona regale, con la mirra l'umana, con l'incenso la divina.
3 - Israele spirituale
Entrano, dunque, nella capitale del regno giudaico e nella citt regale,
domandano che si mostri a loro colui che avevano saputo essere il
bambino destinato a regnare. Erode si turba, teme per la sua sicurezza,
teme per il suo potere: chiede ai sacerdoti e ai dottori della legge
quel che la Scrittura ha predetto sulla nascita di Cristo. Viene cos a
conoscere la profezia: ma mentre la verit illumina i Magi, l'infedelt
acceca i maestri. Israele carnale non comprende quel che legge, non vede
quel che mostra, usa libri alle cui parole egli non crede. O Giudea,
"dov' dunque il motivo di vantarti?". Dove  la nobilt ricevuta da
Abramo? "La tua circoncisione vale un bel nulla". Ecco che tu,
primogenito, servi al fratello minore e proclamando quel testamento che
tu tieni solo alla lettera, presti servizio agli stranieri che entrano a
far parte della tua eredit. Entrino, entrino pure le genti nella
famiglia dei patriarchi, e i figli della promessa ricevano nel seme di
Abramo la benedizione a cui rinunciano i figli secondo la carne. Nella
persona dei tre Magi tutti i popoli adorino l'autore dell'universo. Dio
sia noto non solo in Giudea, ma in tutto il mondo, affinch dovunque "in
Israele sia grande il suo nome". Infatti, come l'infedelt mostra che
nella posterit  venuta meno la dignit della stirpe eletta, cos la
fede rende a tutti comune tale dignit.
4 - La fuga in Egitto
I Magi, dopo aver adorato e soddisfatto a ogni devozione, in conformit
all'avviso avuto in sogno, non fecero ritorno per quella via che avevano
fatto venendo. Era necessario che, avendo creduto in Cristo, non
camminassero pi per i sentieri delle vecchie abitudini, ma, entrati
nella via nuova, si tenessero lontano dagli errori abbandonati. Questo
avvenne anche perch si rendessero inefficaci le insidie di Erode, che
sotto lo specioso motivo della venerazione celava macchinazioni dolose
contro il fanciullo Ges. E poich Cristo usc sano e salvo da quel
tranello, l'ira del re arse di maggior furore. Infatti, ricordando il
tempo che i Magi avevano indicato, sfoga la sua rabbia e la sua crudelt
contro tutti i bambini di Betlemme e con generale eccidio trucida i
pargoletti di quella citt che cos passano alla gloria eterna. Egli
credeva che non lasciando vivo nessun fanciullo sarebbe stato ucciso
anche Cristo. Ma colui che rimandava ad altra et l'effusione del suo
sangue per la redenzione degli uomini, gi aveva raggiunto, sulle
braccia dei genitori, l'Egitto. In tal modo ricopi gli antichi primordi
della gente ebrea, realizzando con maggior provvidenza il principato del
vero Giuseppe, affinch, venendo dal cielo il pane di vita e il cibo
spirituale, togliesse quella fame, pi intensa di qualunque inedia, che
le menti degli Egiziani soffrivano per mancanza della verit. Infatti,
non doveva compiersi il mistero della vittima singolare senza
l'intervento di quella nazione, in cui, per la prima volta fu anticipato
il segno salvifico della croce e la Pasqua del Signore con l'uccisione
dell'agnello.
5 - Ringraziamento a Dio misericordioso
Dilettissimi, ammaestrati da questi misteri della divina grazia,
celebriamo con gioia spirituale il giorno delle nostre primizie e
l'inizio della vocazione delle genti. Rendiamo grazie al misericordioso
Dio, che, come dice l'Apostolo, "ci ha fatto capaci di partecipare
all'eredit dei santi nella luce dei cieli. Perch egli ci ha strappato
al potere delle tenebre e ci ha trasportato nel regno del Figlio suo
diletto". E gi Isaia aveva profetato: "Il popolo che camminava nelle
tenebre vide un gran chiarore: sopra coloro che abitavano in terra
tenebrosa spunt la luce". E lo stesso dice al Signore: "Ecco, chiamerai
popoli che non conoscevi e nazioni che t'ignoravano accorreranno".
"Abramo ha visto questo giorno e ne ha goduto"; e quando ha conosciuto
che i figli della sua fede sarebbero stati benedetti nella sua
discendenza, che  Cristo, e quando ha visto che nella fede sarebbe
stato padre di tutte le genti, "diede gloria a Dio, sapendo benissimo
che qualunque cosa Dio prometta, ha pure il potere di portarla a
compimento". Davide inneggiava nei salmi a questo giorno, dicendo:
"Verranno tutte le genti che creasti a prostrarsi innanzi a te, o
Signore, e daranno gloria al tuo nome"; e ancora: "Fece nota il Signore
la sua salvezza, alle genti svel la sua giustizia". Or noi sappiamo che
questo  avvenuto da quando la stella condusse i Magi, sospingendoli da
lontane regioni, a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra. E
certamente anche noi con questo caratteristico servizio della stella,
siamo esortati a prestare adorazione, affinch pure noi obbediamo a
questa grazia che tutti invita a Cristo. Chiunque nella Chiesa vive con
piet e castit, chiunque gusta le cose celesti e non le terrene,  come
una luce celeste: mentre egli conserva il candore di santa vita, quasi
stella, mostra a molti la via che porta al Signore. In questo studio
della virt, dilettissimi, dovete tutti darvi reciproco aiuto, affinch
possiate risplendere, come figli della luce, nel regno di Dio, a cui si
giunge con la Fede retta e con le opere buone: per Ges Cristo, nostro
Signore, il quale con il Padre e lo Spirito santo vive e regna per tutti
i secoli dei secoli. Amen.

