DISCORSO DI SAN LEONE NEL SUO GIORNO NATALIZIO, TENUTO NEL GIORNO
DELLA SUA CONSACRAZIONE

"Le mie labbra proclamino la lode del Signore": l'anima mia e il mio
spirito, la carne e la lingua benedicano il suo santo nome. Infatti non
 indice di modestia, ma di ingratitudine tacere i benefici divini, ed 
cosa conveniente che si incominci a prestare la venerazione al
consacrato pontefice innalzando un sacrificio di lode al Signore. Egli
"nella nostra bassezza si ricord di noi", e ci ha benedetti; "Lui solo
ha operato cose meravigliose" per me, quando l'affetto della vostra
santit mi ha tenuto a voi presente, mentre un viaggio, lungo e
necessario, mi aveva portato lontano. Per questo rendo grazie al nostro
Dio e sempre lo ringrazier per quanto mi ha donato.
Nello stesso tempo esalto con i dovuti ringraziamenti la libera
decisione del vostro favore, comprendendo chiaramente quanta riverenza,
quanto amore e quanta fiducia mi offrono le vostre devote attenzioni,
mentre io bramo con pastorale sollecitudine la salvezza delle anime
vostre, che hanno dato di me un giudizio cos sacrosanto, quando io non
avevo nessun precedente merito.
Dunque, vi scongiuro per la misericordia del Signore, aiutate con le
preghiere colui che avete richiesto con desiderio, affinch lo Spirito
di grazia resti in me e le vostre decisioni non abbiano a barcollare.
Conceda a noi tutti il bene della pace colui che dona a voi l'amore per
la concordia. In ogni giorno della mia vita, servendo l'onnipotente Dio
e accogliendo la vostra obbedienza, io possa supplicare con fiducia il
Signore: "Padre santo, conserva nel tuo nome coloro che tu mi hai dato".
Mentre voi progredite di continuo nella via della salvezza, l'anima mia
magnifichi il Signore e nel premio del futuro giudizio l'esercizio del
mio sacerdozio appaia agli occhi del giusto giudice in modo che voi con
le vostre opere buone siate il mio gaudio, voi siate la mia corona, che
con la buona volont avete reso una sincera testimonianza nella vita
presente. Per Ges Cristo, nostro Signore.

SECONDO DISCORSO DI S. LEONE NEL SUO GIORNO NATALIZIO, TENUTO
NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA CONSACRAZIONE
1 - La generosit della divina bont
Dilettissimi, la divina degnazione ha reso venerando per me il presente
giorno. Il Signore, innalzando alla somma dignit la mia umile persona,
ha mostrato di non disprezzare nessuno dei suoi. Onde, nonostante sia
necessario, conoscendo i miei demeriti, stare sempre in timore, 
sensibilit religiosa rallegrarsi per il dono: poich egli che mi ha
affidato un tal peso, mi offre il suo aiuto. Colui che mi ha conferito
questa dignit, mi doner anche la forza perch io non soccomba sotto
l'immensit della grazia.
Dunque, nella ciclica ricorrenza del giorno in cui il Signore ha voluto
dare inizio al mio ufficio episcopale, io ho un giusto motivo di
rallegrarmi a gloria di Dio. Egli, affinch io molto lo ami, mi ha
perdonato molto: e per mostrare mirabile la sua grazia ha elargito i
suoi doni a colui nel quale non ha trovato titoli speciali di merito.
Con questo fatto il Signore ha voluto suggerire e raccomandare ai nostri
cuori che nessuno presuma della propria santit e nessuno diffidi della
misericordia di lui, la quale con pi evidenza  glorificata quando il
peccatore viene santificato e chi giace viene rialzato.
La misura dei doni celesti non dipende dalla natura delle nostre opere.
In questo mondo dove tutta la vita  un servizio , non si attribuisce a
ciascuno ci che merita. Se, infatti, il Signore stesse a far caso dei
peccati, nessuno potrebbe reggere al suo giudizio.
2 - La venerazione dei vescovi per il successore di S. Pietro
Ora, dilettissimi, "magnificate il Signore con me, e insieme esaltiamo
il suo nome", perch il motivo della festa di oggi deve essere riferito
totalmente a lode di Dio. Per quel che riguarda propriamente il mio
affetto, confesso di godere moltissimo per la vostra devozione. E quando
contemplo questa splendidissima presenza di tanti miei venerabili
vescovi, ho l'impressione che a noi sia presente uno stuolo di angeli .
Sono certo che oggi noi siamo visitati da pi abbondante grazia della
divina presenza, quando simultaneamente sono presenti e risplendono di
una sola luce tanti fulgidissimi tabernacoli di Dio, tante
eccellentissime membra del corpo di Cristo. Non  assente da questa
assemblea - ne ho piena fiducia - la pia degnazione e il sincero amore
del beatissimo apostolo Pietro: egli non trascura la devozione vostra e
la riverenza che a lui portate e che ora vi ha qui riuniti. Certamente
pure lui si rallegra del vostro affetto e si compiace in quelli che gli
sono soci nella dignit, per la grande venerazione con cui circondano la
Sede Apostolica, istituita dal Signore, approvando l'ordinatissima
carit di tutta la chiesa che accoglie Pietro nella sede di Pietro e non
si intiepidisce nell'amore di un tanto pastore neppur quando ne 
successore una persona cos meschina. E perch, dilettissimi, questa
venerazione che voi all'unisono offrite alla mia persona, possa
raggiungere il risultato che merita, pregate supplichevolmente la
misericordiosissima clemenza del nostro Dio, affinch nei nostri giorni
prostri quelli che ci fanno guerra, difenda la nostra fede, accresca la
carit, aumenti la pace e si degni farmi idoneo a tanto lavoro e utile
alla vostra edificazione, giacch ha voluto che io, suo servo,
presiedessi al governo della sua Chiesa per mostrare l'abbondanza della
sua grazia. Egli si degni far s che il tempo del nostro servizio sia
proteso verso questo scopo, che cio il prolungamento della nostra et
giovi alla religione. Per Cristo, nostro Signore. Amen.

TERZO DISCORSO DI S. LEONE NEL SUO GIORNO NATALIZIO, TENUTO
NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA CONSACRAZIONE
1 - L'origine soprannaturale del sacerdozio cristiano
Ogni qualvolta la misericordia di Dio si degna rinnovarci il giorno
della sua grazia, vi  giusto e ragionevole motivo di essere lieti,
purch si riferisca a gloria di Dio l'origine dell'ufficio ricevuto. Io
so che questo atteggiamento dell'animo, conveniente a tutti i sacerdoti,
 necessario soprattutto a me, perch, guardando la mia pochezza e la
grandezza dell'ufficio ricevuto, pure io debbo esclamare con la frase
del profeta: "Signore, io ho udito il tuo annuncio e ho temuto; son
preso dal timore per l'opera tua". Che c' di pi insolito e pi
terribile della fatica per chi  debole, della grandezza per chi 
umile, della dignit per chi non la merita? Tuttavia non disperiamo, n
veniamo meno, perch non presumiamo di noi stessi ma di colui che opera
in noi. Per questo abbiamo cantato all'unisono il salmo di David, non
per nostra esaltazione, ma per gloria di Cristo Signore. Infatti  lui
del quale con spirito profetico  stato scritto: "Tu sei sacerdote in
eterno al modo di Melchisedec": cio non al modo di Aronne, il cui
sacerdozio, propagandosi attraverso la generazione, appartiene a un
ministero temporaneo, e di fatto  cessato insieme alla legge del
Vecchio Testamento; ma al modo di Melchisedec in cui si signific prima
la figura del pontefice eterno. E siccome non viene riferito da quali
genitori sia nato, si comprende che in lui  mostrato quegli la cui
generazione non pu narrarsi. Cos, pervenendo all'umana natura il
mistero di questo divin sacerdozio, non si propaga per via della
generazione, n viene eletto quel che la carne e il sangue ha formato. 
cessato il privilegio dei padri;  abolita la gerarchia delle famiglie:
la Chiesa riceve come pastori quelli che lo Spirito santo ha preparato.
In tal modo, nel popolo, adottato alla figliolanza divina, totalmente
sacerdotale e regale, non ottengono l'unzione i privilegiati
dall'origine terrena, ma fa nascere il sacerdozio il favore della grazia
celeste.
2 - Cristo in San Pietro
Dilettissimi, nel ministero che il nostro ufficio ci impone ci
ritroviamo deboli e pigri, giacch, se abbiamo desiderio di fare
qualcosa con devozione e prontezza, siamo ritardati dalla fragilit
della nostra stessa condizione. Tuttavia, avendo a nostro favore
l'ininterrotta propiziazione dell'onnipotente ed eterno sacerdote, il
quale, simile a noi e uguale al Padre, ha abbassato la divinit fino
alle cose umane, e ha innalzato l'umanit fino alle cose divine,
degnamente e con piet ci rallegriamo della sua glorificazione. Infatti,
bench abbia delegato a molti pastori la cura delle sue pecore, egli non
ha abbandonato la custodia del suo amato gregge. Da questo singolare ed
eterno sostegno deriva anche la protezione della fortezza della Sede
Apostolica, che certamente non resta inattiva rispetto alla sua
missione. La stabilit della base, su cui s'innalza l'edificio della
chiesa, non viene meno, comunque sia grande la mole del tempio che la
sovrasta. Infatti la fortezza di quella fede, lodata nel principe degli
apostoli,  perpetua: e come resta quel che Pietro ha creduto in Cristo,
cos persiste quello che Cristo ha istituito in Pietro. In realt,
avendo il Signore, come la pericope evangelica ha narrato, domandato ai
discepoli chi essi lo credessero, tra tante diverse opinioni degli
altri, e avendo san Pietro risposto: "Tu sei Cristo, Figlio di Dio
vivente", il Signore disse: "Beato te, o Simone, figlio di Giona, perch
non la carne n il sangue ti ha rivelato questo, ma il Padre mio che 
nei cieli. E io dico a te, che tu sei Pietro, e su questa pietra
edificher la mia Chiesa, e le porte dell'inferno mai prevarranno contro
di lei. E a te dar le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa
avrai sciolto sulla terra, sar sciolta anche nei cieli".
3 - San Pietro nei suoi successori
Resta dunque, la deliberazione della verit; e Pietro, perseverando in
quella fermezza di pietra che ha ricevuto, non abbandona il governo
della Chiesa, che una volta ha assunto. Egli  stato messo al sommo
della gerarchia, sicch quando viene detto Pietra, quando lo si afferma
fondamento, quando lo si costituisce portinaio del regno dei cieli e
quando lo si istituisce arbitro che lega e scioglie con decisione valida
anche nei cieli, noi possiamo comprendere quale unione egli abbia con
Cristo attraverso i misteri contenuti nei suoi titoli. Egli adesso
compie con pi perfezione e potenza quanto gli  stato commesso, ed
esegue ogni parte del suo ufficio e della sua cura insieme a quegli e in
quegli dal quale  stato glorificato. Se, dunque, qualcosa  da noi
compiuta bene e rettamente giudicata, se si ottiene qualcosa dalla
misericordia di Dio con le quotidiane suppliche,  opera e merito di
colui del quale la potest vive e l'autorit eccelle nella propria sede.
Dilettissimi, quella confessione che, ispirata da Dio Padre al cuore
dell'apostolo, trascese tutte le incertezze delle opinioni umane e
ricevette la stabilit della pietra, al fine di non essere scossa da
nessun attacco, ha ottenuto questo felice risultato. Infatti, in tutta
la Chiesa Pietro ogni giorno esclama: "Tu sei Cristo, Figlio di Dio
vivente"; e ogni lingua, che confessa il Signore, viene ammaestrata dal
magistero di questa voce. Questa fede vince il diavolo e spezza le
catene che tengono stretti gli schiavi. Questa fede fa entrare nel cielo
quelli che sono stati liberati: contro di essa le porte dell'inferno non
possono vincere:  stata premunita divinamente con tanta fortezza che
mai potr corromperla l'eretica iniquit, n superarla la pagana
perfidia. Soltanto cos, dilettissimi, viene celebrata con intelligente
venerazione la festivit di oggi, sicch si veda e si onori nella mia
umile persona colui nel quale persevera la sollecitudine di tutti i
pastori e la cura delle pecore che gli sono state affidate, e la cui
dignit non viene meno neppure nell'indegno successore. Per questo la
presenza desiderata e degna di ogni onore, dei miei venerabili fratelli
nell'episcopato,  pi sacra e pi devota se trasferiscono la
venerazione verso questa sede, nella quale si sono degnati di venire,
principalmente a colui che non solo conoscono essere il presule di
questa sede, ma anche il primate di tutti i vescovi. Quando, dunque,
rivolgiamo le nostre esortazioni all'attenzione della vostra santit,
pensate che vi parla colui del quale noi facciamo le veci: noi vi
ammoniamo con l'affetto di lui e non altro vi predichiamo che la
dottrina da lui insegnata. Vi scongiuro, che cinti i fianchi della
vostra mente, conduciate una vita casta e sobria nel timore di Dio: la
mente non acconsenta, dimentica del proprio dominio, alle concupiscenze
della carne. Le gioie dei piaceri terreni sono brevi e caduche, e
tentano di allontanare dal sentiero della vita quelli che sono chiamati
all'eternit. L'uomo, religioso e fedele, brami le cose celesti, e,
avido delle divine promesse, si innalzi all'amore del bene
incorruttibile e alla speranza della vera luce. Siate certi,
dilettissimi, che la vostra fatica con cui resistete ai vizi e
combattete i carnali desideri,  gradita e preziosa al cospetto di Dio e
giover non solo a voi, ma anche a me presso la misericordia di Dio,
perch il sollecito pastore si gloria del progresso che fa il gregge del
Signore. Infatti come dice l'apostolo, "la nostra gioia, la nostra
corona siete voi", se la vostra fede, predicata in tutto il mondo fin
dai primordi del Vangelo, rimarr nella carit e nella santit.  vero,
tutta la Chiesa, diffusa nel mondo intero, deve fiorire di tutte le
virt; ma tra gli altri popoli voi dovete eccellere per merito di
devozione, perch siete fondati sul baluardo della pietra apostolica.
Infatti, Ges Cristo, nostro Signore, pur avendo redenti tutti,
ammaestr meglio di tutti san Pietro apostolo. Per lo stesso Cristo,
nostro Signore. Amen.

QUARTO DISCORSO DI S. LEONE NEL SUO GIORNO NATALIZIO, TENUTO
NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA CONSACRAZIONE
1 - La comune dignit dei cristiani
Dilettissimi, mi rallegro per il religioso affetto della vostra
devozione, e ringrazio Dio perch vedo in voi l'amore per l'unit
cristiana. Come lo attesta lo stesso vostro accorrere qui, voi siete
convinti che questo giorno  motivo di gioia per tutti e che l'annua
festa del pastore deve essere celebrata con la venerazione di tutto il
gregge. Infatti la Chiesa di Dio, secondo distinti gradi gerarchici, 
ordinata in modo che attraverso i differenti membri sussista l'integro
suo corpo. Quindi, come dice l'Apostolo, "tutti siete un solo uomo in
Cristo Ges"; n alcuno, bench sia un umilissimo membro,  diviso dalla
funzione di un altro cos da non appartenere per connessione al capo.
Perci nella unit della fede e del battesimo noi formiamo una
indistinta societ, dilettissimi, e abbiamo una generale dignit,
secondo l'insegnamento di san Pietro apostolo, che dice: "E voi pure,
come pietre vive, costruitevi in modo da formare una casa spirituale, un
santo sacerdozio, per offrire dei sacrifici spirituali, graditi a Dio,
per mezzo di Ges Cristo"; e un poco pi avanti: "Voi per siete stirpe
eletta, sacerdozio regale, nazione sacra, popolo tratto in salvo".
Infatti, tutti i rigenerati in Cristo sono trasformati in re dal segno
della croce e consacrati sacerdoti dall'unzione dello Spirito santo.
Perci, salvo il servizio del nostro speciale ministero, tutti i
cristiani, divenuti spirituali e sapienti, si riconoscono di stirpe
regale e partecipi di un ufficio sacerdotale. Che cosa  pi regale di
un animo sottomesso a Dio, dominatore del proprio corpo? Che cosa 
tanto sacerdotale, quanto sacrificare al Signore una coscienza pura e
offrire vittime immacolate sull'altare del cuore? Questo per grazia di
Dio  diventato a tutti comune. Tuttavia  per voi cosa pia e ottima
godere per il giorno della nostra esaltazione quasi come fosse a vostro
onore, perch si celebri in tutto il corpo della Chiesa l'unico
sacramento dell'episcopato che, con l'effusione dell'unguento
consacrato,  scorso, bens, pi abbondantemente nelle parti pi alte,
ma  anche disceso non scarsamente nelle parti inferiori.
2 - Il primato di Pietro
Pertanto, dilettissimi, avendo noi grande motivo di rallegrarci per
questa nostra comune dignit, sar per noi pi vera ed eccellente causa
di letizia se non vi fermerete a considerare la nostra umile persona. ,
infatti, molto pi utile e pi conveniente innalzare lo sguardo della
mente a contemplare la gloria del beatissimo Pietro e soprattutto
celebrare questo giorno in ossequio a lui che  stato inondato dal fonte
stesso di tutti i carismi con grazie abbondantissime, tanto che, avendo
Pietro molto ricevuto da solo, nulla passa agli altri che non sia
partecipazione a quanto  stato dato a lui. Il Verbo, fatto carne, gi
abitava tra noi. Cristo gi si dedicava totalmente alla redenzione del
genere umano. Tutto era ben disposto dalla sua sapienza; nulla era arduo
per la sua potest. Gli elementi del mondo si piegavano soggetti, gli
spiriti obbedivano, gli angeli servivano: in nessun modo poteva riuscire
senza risultato il mistero della redenzione che era operato allo stesso
tempo da Dio uno e trino. Eppure di tutti gli uomini soltanto Pietro 
scelto perch sia preposto all'economia divina, che chiama tutte le
genti alla salvezza, e sia il capo di tutti gli Apostoli e di tutti i
Padri della Chiesa.  vero, nel popolo di Dio molti sono i sacerdoti e
molti i pastori, tuttavia Pietro a titolo proprio governa tutti quelli
che in modo principale sono guidati da Cristo. Dilettissimi, la divina
bont ha favorito questo uomo di una grande e mirabile partecipazione
alla potenza divina. E se volle che gli altri principi della Chiesa
avessero qualcosa in comune con lui, mai don, senza far passare per
Pietro, quello che ha elargito agli altri. Il Signore interroga tutti
gli apostoli che cosa pensino di lui gli uomini. E pi suona simile la
loro risposta e pi appare evidente l'ambiguit della ignoranza umana.
Ma quando si chiede quale sia il parere degli apostoli, nel confessare
il Signore  primo colui che  il primo nella dignit apostolica. E
appena disse: "Tu sei Cristo, Figlio di Dio vivente", Ges gli rispose:
"Beato te, o Simone, figlio di Giona, perch non la carne n il sangue
ti ha rivelato questo, ma il Padre mio che  nei cieli". E voleva dire:
precisamente per questo sei beato, cio perch il Padre mio ti ha
ammaestrato; non ti sei lasciato ingannare da congetture terrene, ma 
stata l'ispirazione celeste a istruirti; non un uomo mi ha svelato a te,
ma colui del quale io sono l'unigenito. "E io dico a te": cio, come il
Padre mio ti ha manifestato la mia divinit, cos io faccio nota a te la
tua eccellenza. "Perch tu sei Pietro": cio come io sono pietra
inviolabile, pietra di angolo che unisco i due in un solo popolo, cos
anche tu sei pietra, perch in forza della mia virt acquisti stabilit
e quelle prerogative che mi appartengono per potest sono comuni tra me
e te per comune partecipazione. "E su questa pietra edificher la mia
Chiesa, e le porte dell'inferno mai prevarranno contro di lei": cio,
sopra questa pietra voglio costruire un tempio eterno e la grandezza
della mia Chiesa, che deve essere trapiantata nel cielo, si elever con
la fermezza di questa fede.
3 - Poteri e grazie agli Apostoli attraverso san Pietro
Le porte dell'inferno non fermeranno questa confessione, n i lacci
della morte la legheranno. Queste parole, infatti, sono parole di vita:
come esaltano fino al regno celeste quelli che le ritengono, cos fanno
scendere nell'inferno quelli che le negano. Per questo  detto a san
Pietro: "E a te dar le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa
avrai legato sulla terra, sar legata anche nei cieli; e qualunque cosa
avrai sciolto sulla terra, sar sciolta anche nei cieli". Il diritto di
questa potest  stato trasmesso anche agli altri apostoli, per non
senza ragione  attribuito a uno quel che si dice a tutti. Lo si afferma
singolarmente di Pietro, perch l'esempio di Pietro  proposto a tutti i
rettori della Chiesa. Resta, dunque, la prerogativa di Pietro, dovunque
sia emessa sentenza in conformit alla giustizia di lui: non vi  troppa
severit n troppa indulgenza dove nulla sar sciolto e nulla legato se
non ci che avr sciolto o legato san Pietro. Mentre era imminente la
passione, che doveva scuotere la costanza degli apostoli, il Signore
disse a Pietro: "Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto che gli foste
consegnati, per vagliarvi come il grano. Ma io ho pregato per te,
affinch la tua fede non venga meno: e tu, quando sarai convertito,
conferma i tuoi fratelli, perch non cadiate in tentazione". Il pericolo
della prova e della paura era comune a tutti gli apostoli e tutti
avevano ugualmente bisogno dell'aiuto della divina protezione, perch il
diavolo voleva molestare e piegare tutti; per il Signore si prende cura
speciale di Pietro e prega propriamente per la fede di Pietro, quasi che
la condizione degli altri sarebbe pi sicura, qualora la mente del capo
non fosse sconfitta. Dunque, in Pietro  difesa la fortezza di tutti e
l'aiuto della divina grazia  ordinato in modo che, donato a Pietro per
mezzo di Cristo,  distribuito agli apostoli attraverso Pietro.
4 - Il buon Pastore
Perci, dilettissimi, vedendo l'aiuto divino che ci  stato donato,
giustamente e con ragione ci rallegriamo dei meriti e della dignit
della nostra guida. Rendiamo pure grazie a Ges Cristo, Signore, eterno
re e nostro redentore, perch ha investito di tanti poteri colui che ha
fatto capo di tutta la Chiesa, sicch se nei nostri tempi noi operiamo
bene e governiamo a dovere, bisogna attribuirlo all'opera e al governo
di colui al quale  detto: "E tu, quando sarai convertito, conferma i
tuoi fratelli", e al quale, dopo la sua risurrezione, il Signore,
invitandolo con mistica allusione alla triplice professione di eterno
amore, tre volte disse: "Pasci le mie pecore". Certamente anche ora egli
pascola e, qual pio pastore, esegue il comando del Signore dandoci forza
con le sue esortazioni e non cessando di pregare per noi, affinch
nessuna tentazione ci superi. Ma se estende, come  da credersi, questa
cura amorosa dovunque e a tutto il popolo di Dio, quanto pi si degner
donare il suo aiuto a noi che siamo i suoi protetti e che abbiamo vicino
a noi, nella sacra tomba, ove beato riposa, quello stesso corpo che qui
presiedette? Perci, a sua gloria questo giorno natalizio del nostro
servizio! A lui ascriviamo questa festa: infatti, solo per il suo
patrocinio abbiamo meritato di essere suoi successori in questa sede. Ci
aiuti in tutto la grazia di Ges Cristo, nostro Signore, il quale vive e
regna con Dio Padre e lo Spirito santo nei secoli dei secoli. Amen.

QUINTO DISCORSO DI S.LEONE NEL SUO GIORNO NATALIZIO, TENUTO
NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA CONSACRAZIONE
1 - Dio origine di ogni grazia
Dilettissimi, come  onore dei figli la dignit dei padri, cos 
letizia del popolo il gaudio del vescovo. Or questo proviene dal dono
divino, infatti, "ogni grazia eccellente, ogni dono perfetto, discendono
dall'alto, dal Padre della luce"; perci dobbiamo ringraziare l'autore
di tutti i beni, poich sia riguardo agli sviluppi naturali, sia
riguardo alle istituzioni morali, "egli ci cre e di lui siamo". Quando
con piet e fedelt confessiamo questa verit, non gloriandoci in noi,
ma nel Signore, con il ciclo del tempo i nostri voti con frutto si
rinnovano, e le feste religiose costituiscono dei gaudi giusti, perch
celebrandoli non siamo ingrati tacendo dei doni ricevuti, n siamo
superbi presumendo dei nostri meriti. Dilettissimi, riferiamo ogni
motivo dell'odierna festivit a colui che ne  l'origine e il capo.
Lodiamo con dovuto ringraziamento colui nelle mani del quale stanno la
dignit degli uffici e gli istanti del tempo. Se, infatti, volgiamo lo
sguardo a noi e alle cose nostre, difficilmente troviamo qualche cosa da
poterne meritatamente godere, giacch, circondati da carne mortale e
soggetti alla fragilit della corruzione, non siamo mai del tutto liberi
e sicuri dagli attacchi della guerra. In tale lotta non si ottiene mai
una vittoria cos completa, che dopo i trionfi non sorgano nuove
battaglie. Per questo nessun pontefice  cos perfetto, nessun vescovo 
tanto immacolato che possa offrire la vittima di propiziazione soltanto
per i delitti del popolo e non debba offrirla anche per i suoi peccati.
2 - L'universale sollecitudine del Vescovo di Roma
Se tale condizione  propria di ogni vescovo, quanto pi aggrava e lega
noi, per i quali la stessa grandezza dell'ufficio ricevuto  prossima
occasione d'inciampo? I singoli pastori presiedono con particolare
sollecitudine ai loro greggi e sanno che dovranno rendere conto delle
pecorelle loro affidate. Ma noi abbiamo una cura comune con tutti: non
vi  amministrazione di alcuno che non sia parte della nostra fatica.
Infatti, se da una parte da tutto il mondo si ricorre alla sede di
Pietro, dall'altra si esige dal nostro ministero quella carit verso la
Chiesa universale che il Signore raccomand a san Pietro. E noi siamo
tanto pi consapevoli del peso che portiamo, quanto  maggiore il nostro
debito verso tutti. Tra questi motivi di timore potremmo noi nutrire
fiducia per l'esercizio del nostro ministero per altro, se non perch
non sonnecchia n dorme chi custodisce Israele? se non perch si degna
essere non solo il custode del gregge, ma anche il pastore dei pastori
colui che ai discepoli suoi disse: "Ed ecco, io sono con voi tutti i
giorni sino alla fine del mondo"? Egli non si vede con sguardo corporeo,
ma si sente presente con intuito spirituale:  assente con il corpo per
cui poteva essere visto,  presente con la divinit con la quale 
sempre e dovunque. Infatti "il giusto vive di fede" e la giustizia del
credente  proprio questa, che, cio, accolga con l'animo quello che non
vede con l'occhio. "Quando il Signore  asceso in alto, ha trascinato
con s i prigionieri: ha dato doni agli uomini"; cio, ha dato la fede,
la speranza e la carit che sono virt grandi, forti e preziose per il
fatto che senza vedere con gli occhi della carne, con mirabile affetto
del cuore si crede, si spera, si ama.
3 - La perenne presenza di Cristo nella Chiesa
 vero, dunque, dilettissimi, che noi non senza motivo ma seguendo la
fede confessiamo che Ges Cristo, il Signore,  in mezzo ai credenti.
Bench egli sieda alla destra del Padre, finch avr posto i suoi nemici
a scanno dei suoi piedi, tuttavia il Pontefice sommo non  assente
dall'assemblea dei suoi pontefici. Giustamente a lui si canta con le
labbra di tutta la Chiesa e di tutti i sacerdoti: "Il Signore ha giurato
e non si pente: tu sei sacerdote in eterno al modo di Melchisedec". Egli
 il vero ed eterno vescovo, la cui cura non pu mutare n finire. Egli
 colui del quale il pontefice Melchisedec fu figura offrendo a Dio non
le vittime giudaiche, ma il sacrificio di quel sacramento che il nostro
Redentore consacr nel suo corpo e nel suo sangue. Egli  colui del
quale il Padre con attestato di inviolabile giuramento istitu il
sacerdozio non al modo di Aronne, che doveva passare insieme con il
tempo della legge, ma al modo di Melchisedec che si doveva in perpetuo
celebrare. Come tra gli uomini il giuramento si usa nelle questioni che
sanciscono patti perpetui, cos anche la conferma del giuramento divino
si trova in quelle promesse che si stabiliscono con decreti immutabili.
E perch il pentirsi significa la mutazione della volont, Dio non si
pente in quelle cose che, secondo l'eterno beneplacito, non pu volere
diversamente da quel che ha voluto.
4 - La continua cura di san Pietro per il gregge di Cristo
Perci, dilettissimi, non  una festa presuntuosa la nostra, quella con
cui, memori del dono divino, onoriamo l'anniversario della nostra
esaltazione a pontefice, poich con piet e verit confessiamo che in
tutto quello che operiamo di bene  presente Cristo che compie l'opera
del nostro ministero. E non ci gloriamo in noi stessi, che senza di lui
nulla possiamo, ma soltanto in lui che  la nostra sufficienza. Si
aggiunge, inoltre, come motivo della nostra solennit, non solo la
dignit apostolica, ma anche quella episcopale di san Pietro, che non
cessa di presiedere nella sua sede e che possiede una inalienabile
partecipazione con l'eterno sacerdote. La fermezza che dalla Roccia,
cio Cristo, ha ricevuto, divenendo egli stesso Pietra, si tramanda
anche nei suoi eredi e, dovunque c' stabilit, appare evidente la
fortezza del pastore. Se, infatti, a tutti i martiri e dovunque, in
premio della pazienza con cui hanno accolto le sofferenze e perch si
manifestino i loro meriti,  stata data la possibilit di portare
soccorso alle persone che si trovano in pericolo, di allontanare le
malattie, di scacciare gli spiriti immondi e di curare innumerevoli
infermit, chi sar cos ignaro della gloria di san Pietro, chi cos
invidioso estimatore, da credere che le diverse parti della Chiesa non
siano governate dalla sua sollecitudine e non siano incrementate dal suo
aiuto? Fiorisce, senza dubbio, e vive nel principe degli apostoli quella
carit di Dio e degli uomini che non i recinti del carcere, n le
catene, n il furore dei popoli, n le minacce dei re poterono
spaventare; e vive in lui quella fede insuperabile che non cess di
combattere, n si intiepid per la vittoria.
5 - A Pietro la venerazione dei popoli
Ma poich ai nostri giorni la tristezza  cambiata in letizia, la fatica
in riposo, la guerra in pace, noi riconosciamo di essere aiutati dai
meriti e dalle preghiere del nostro presule e con prove frequenti
sperimentiamo che egli presiede ai sani consigli e ai giusti giudizi,
sicch, rimanendo presso noi il diritto di legare e di sciogliere, chi
dai decreti di san Pietro  stato condannato sia richiamato a penitenza
e chi  stato riconciliato sia graziato dal perdono. E perci tutta
quella venerazione che, e con la degnazione dei fratelli e con la piet
dei figli, voi avete reso a me, siate convinti di averla, con pi
devozione e verit, resa insieme con me a colui alla sede del quale noi
godiamo non tanto di presiedere, quanto di servire. Abbiamo fiducia che,
per le preghiere di lui, Dio misericordioso benignamente riguardi i
tempi del nostro ministero e si degni sempre di custodire e pascere il
pastore delle sue pecore.

