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PREMESSA
In luogo di una riproduzione fotografica del testo originale, per altro difficilmente realizzabile, si preferisce offrire la presente trascrizione diplomatica, sia per agevolare la lettura a coloro i quali non hanno familiarit con la paleografia o con gli antichi usi tipografici, sia, soprattutto, in previsione di un utilizzo del file da parte di non vedenti. Questa trascrizione, quindi, riproduce il testo originale nella maniera pi fedele possibile (compresi, ad esempio, l'uso per noi atipico degli apostrofi, degli accenti e della punteggiatura, l'alternanza u/v, l'uso dell'"h" etimologica), nei limiti consentiti dai caratteri disponibili su normali personal computer; pu quindi permettere agli studiosi di trarre letture alternative del testo, rispetto a quanto proposto nella pi facilmente leggibile edizione modernizzata, anch'essa disponibile nella biblioteca di "Liber Liber".

La trascrizione diplomatica qui presentata  relativa alla seconda edizione (Ciotti 1598) che raccoglie i cento madrigali delle due parti, gentilmente messa a disposizione da un collezionista privato.

NOTA ALLA TRASCRIZIONE
- Non sono state riprodotte le varianti grafiche (ad esempio la "s" allungata) delle lettere ed una variante ornata corsiva della congiunzione "et";
- il capolettera dei madrigali, ove non diversamente indicato, si estende su due righe tipografiche; la seconda lettera  sempre maiuscola, cos come l'iniziale di ogni verso;
- il segno di abbreviazione di nasale (una lineetta posta sopra la vocale precedente)  stato reso con l'accento circonflesso;
- il testo originale  numerato progressivamente per carte, cio solo sul recto di ogni pagina; in questa trascrizione  stata inserita anche la numerazione del verso;
- per praticit di lettura,  stato uniformato l'uso delle interlinee e, solo nei casi che non implicano un'interpretazione, degli spazi; per lo stesso motivo  stata uniformata la posizione delle segnature (che indicavano la successione dei fogli e dei quaderni) e dei richiami (che anticipavano le prime lettere della pagina seguente), elementi di servizio per il legatore;
- i versi che proseguivano nella riga successiva sono stati riportati sulla riga loro propria: la parentesi tonda, come nell'originale, segnala la spezzatura della riga;
- il carattere "courier"  stato scelto per rendere meglio l'idea di "ausiliarit" dell'edizione diplomatica rispetto a quella modernizzata.

[FRONTESPIZIO ENTRO CORNICE ORNATA]


MADRIGALI
DI
GIO. BATTISTA
LEONI.
ACADEMICO
VENETIANO.

DI NVOVO RISTAMPATE
& ricorretti

Con gli argomenti  ciascuno
aggiontiui da Vincenzo
Lodouici.

Con Licentia de'Superiori.

[MARCA TIPOGRAFICA CON SOTTOSCRIZIONE "AVRORA"]

In Venetia. presso Gi. bat. Ciotti 1598





2

[FREGIO]

ALL'ILLVSTRIS. MO
SIGNORE

MONSIGNORE GIVLIANO
dalla Rouere, &c.

[FREGIO]

[INIZIALE ORNATA]PERCHE alcu-
ni di questi Ma-
drigali, che po-
co accortamen-
te questi mesi a-
dietro io mi so-
no lasciati uscir di mano, se ne
vanno attorno acquistando
qualche deformit alle loro na
turali imperfettioni; Ho con-
A 2	uenuto


[2v]

uenuto per quasi astretto da
paterna carit, accompagnan-
doli con alcuni altri loro fra-
telli, lasciarli pi legittimamen-
te andar attestando al Mondo,
che s'io non son buon Poeta,
son ben huomo fragile come
gli altri. Et questa publicatio-
ne ho voluto arditamente ho-
norarla, & honestarla co'l no-
me di vostra Signoria Illustris-
sima alla quale dedicando io
questi miei otiosi, & inconti-
nenti parti, vengo senza dub-
bio  preseruarli da quelle no-
te, che altrimente riceueriano
per se soli. Perche non sar al-
cuno, che vedendoli racco-
mandati, & perauentura gra-
diti da vostra Signoria Illustris-
sima per habito, & per profes-
sione costituita in superiorit
Eccle-


3

Ecclesiastica, & per natura ri-
splendente d'heroica & Sere-
nissima Nobilt, non solo non
li accusi; ma non gli stimi mol-
to in gratia di lei. La supplico
per tanto ad ammettermi beni
gnamente la prosuntione di
questo artificio; & riceuer vo-
lentieri nel dono l'obligata, &
antica reuerenza del donato-
re. Il quale con perpetua de-
uotione verso la persona di vo
stra Signoria Illustrissima, &
della Serenissima casa sua, si co-
me ardisce di procurar lode 
gli errori suoi co'l nome di lei;
cosi desidera di honorar anco-
ra la sua vita co'l seruirla: & re
uerentemente le bacio le ma-
ni.
A 3


[3v]

Di V. Sig. Illustrissima

Humilissimo Seruitore

Gio. Battista Leoni.


4

[FREGIO]

MADRIGAL PRIMO.

Scusa di amorosa incontinenza nelle presenti
rime.

QVella cieca d'Amor fiamma vorace,
Che m'arse il core, e traui la mente,
Ecco, che non ancora estinta giace,
Anzi nel gelo altrui fassi pi ardente;
E da contrari affetti
Agitata souente
Del mio folle sperar rende maggiori,
E pi dolci gli ardori:
Muse voi, che i pensier, l'opere, i detti
Reggeste un tempo, e gli amorosi errori;
Se guidaste l'ardire
Publicate il pentire;
Poiche di questo mio vano disio
La colpa  vostra, et il pentirsi  mio.


Violenza amorosa in bellezza humana.

II.

QV gi quanto mirate
Voi tanto innamorate.
Ne pu de'sguardi vostri
Fuggirsi hormai la cara violenza;
Son Cieli gli occhi, Amor l'intelligenza.
Anzi ne voi potete
Non ispirar amor ne'petti nostri;
Poiche per noi bear solo viuete,
E l'anima del Mondo al Mondo sete.
A 4	Dol-

MADRIGALI
[4v]

Dolcezza terrena sembianza della diuina.

III.

DAl bel, che in uoi si vede,
Il bel del Ciel si riconosce, e crede;
Anzi quel ben si gode, e si comprende,
Che qu gi non s'intende.
Mentre raggio diuino
Si viuamente in voi riluce, e splende,
Che d'amor improuiso, e pellegrino
Lieto il Mondo si accende.
Onde altri viue in voi, e voi viuete
Per altri rauuiuar, e cos sete
De l'eterna bont splendor fecondo
Simulacro del Ciel, vita del Mondo.


Principio d'amore in vna rappresentatione di
tragedia.

IIII.

GI fur quegli occhi, e quell'altero viso
De la Tragedia mia scena amorosa,
Hor sono il mio terreno Paradiso,
Doue contempla, e posa
L'anima innamorata:
Tragedia fortunata,
Anzi felice sacrificio, ond'io
Nel proprio foco, sacerdote Amore,
Vittima fui del bello Idolo mio.
O mi'alma,  mio core
Lieti languite pure
Sperando alte venture,
Poiche d'alma belt le gratie tante
Ne le Tragedie altrui mi fanno amante.
In-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
5

Incontro improuiso della cosa amata.

V.

VOlgi i passi, e i pensier timido amante
Sicuro pur doue ti chiama,  inclina
La virt non errante
Del tuo terreno Ciel; che non s'adora
Senza il consenso suo cosa diuina.
Segreta violenza t'innamora,
Non bassa elettion de la tua mente;
Cosi non opri tu, rapito vai
Ad incontrar souente
L'aura vital de gli amorosi rai:
Cosi propitie al viuer tuo son quelle
Adorate da te lucenti stelle.


Scherzi de occhi, di labbra,& di lingua.

VI.

TEmpra nel foco de'begli occhi Amore
I suoi strali hoggid Fabro et Arciero;
Et  i rubini ardenti,
Doue adduce talhor nettareo humore
Cara nubbe vezzosa e pellegrina,
Gli arruota poi: quindi deluso il fiero
Tiranno al cor mentita gioia arreca
In vece di tormenti;
Et mentre l'ira cieca
Superbo rinuigora, e l'armi affina;
Raddoppiando cosi colpi mortali
Son le ferite sue piaghe vitali:
A 5	Fe-

MADRIGALI
[5v]

Febre Quartana in bella Dama.

VII.

AHi del nostro sperar fede tradita,
Ahi de l'alma Natura
Custodia cieca, inutile, e mentita.
Come potrassi hormai l'humana cura
Pi confidare in lei,
S'ella cede le pompe, e gli honor suoi
A sacrilega febre per trofei:
Vittoria ingiuriosa, ardir profano;
Osi ben, ma non puoi
Oltre condurre  l'vsurpato segno
Del mio bel sol l'egro trionfo indegno.
Vinto langu'egli s, ma per in vano
Maligna ecclisse il santo lume offende,
Che mal grado di lei anco risplende;
E pu al mio cor co'languidetti raggi
Compartir gratie, e vendicar gli oltraggi.


Priuatione insolita della vista della cosa amata.

VIII.

GIorno infausto, e mendace
D'honor, di luce priuo;
Questo lume fallace
Co'l quale il Mondo inutilmente desti,
Ecco, che semiuiuo
Spiega senza il mio Sole i raggi infesti.
O giorno n; ma torbida infelice
Notte cieca, et amara:
Miro ben io, ma nel mirar m'aueggio,
(Mi-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
6

(Misero)  ch'io non viuo,  ch'io n veggio.
O fida,  beatrice
Scorta dell'alma mia beata, e cara,
Deh vieni, e rendi hormai co'l tuo ritorno
La uita  me, l'intiera luce al giorno.


Nel medesimo soggetto.

IX.

OCchi miei non vedete,
E per voi piangete?
Violenza non  questa,  rigore,
Ma giustitia d'Amore:
Perche se uoi peccaste
Voi per voi stessi ancora sodisfate;
Se gi sguardi rubaste,
Hor lagrime pagate:
E se 'l furto ui fu gi grato tanto
Hor rendetelo pur conuerso in pianto.


Nel medesimo soggetto.

X.

OCchi si nega al core
L'usato cibo et hora
Piangendo racquistar credete poi
La uita  me, l'amata luce  uoi?
Se 'l nostro Sol, che l'altro Sol honora
Occulto stassi, in uan ui raggirate,
In uano lagrimate:
Se non che ben potete
Afflitti come sete
Giouarmi ancor, uersando pronti fuora
Crudel ministri di seruitio pio
Con le lagrime uostre il uiuer mio.
A 6	Ros-

MADRIGALI
[6v]

Rossore improuiso nell'amata.

XI.

QVesto cinabro ardente,
Ch'in real uolto fiammeggido aupa
D'amoroso splendor la Terra e 'l Cielo;
E di colpa mortal segno innocente.
Questi uestigi erranti,
Che fiamma occulta rosseggiando stampa
Nel bel rigor del animato gelo;
Son di casta pietate inditij amanti.
Hor che farassi Amor? ferito inanti
Al feritor conuinto haur  perire?
Crudel poi che consenti
No 'l nego, io u morire.
Ma queste labbia almen sian gli stromenti,
Perche sia foco,  ghiaccio quel, ch'io ueggio,
Bacciar quiui, e morir altro non chieggio.


Nel medesimo soggetto.

XII.

QVesto rossor, ch'io ueggio
Lampeggiar improuiso
(Ben mio) nel vostro viso.
E de l'incendio del mio core istesso
Vn leggiadro reflesso.
E si come hoggi il Mondo, e la Natura
Vede, e consiglia in voi
Quasi in viuente specchio i pregi suoi;
In voi cosi procura,
Che la sua fiamma Amore
Visibilmente ancor s'ami, e s'adore.
Con-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
7

Contemplatione amorosa.

XIII.

CIbo de l'alma  ben la cara luce,
Ma del misero cor esca, e veleno,
Perche qual'hora Amor mi riconduce
Ad adorar il mio bel Sol terreno;
Quasi in cauo cristallo, occhi dolenti,
Stringonsi i raggi ardenti;
E accendon poscia l'amoroso ardore
Ne l'opposito core,
Che sol si nutre, e pasce,
Tormentata Fenice,
De la fiamma, che in lui cresce, e rinasce.
Cosi nel mio penar uiuo felice,
E dolcemente poi
L'alma gode, arde il cor, piangete uoi.


Sogno amoroso.

XIIII.

O Sonno,  de la Morte
Misteriosa, e desiata imago,
De la Notte, e de l'Otio amato figlio;
Forse de la mia sorte
Nuntio lieto e presago
M'apri coi sogni tuoi qualche consiglio?
O de l'alma innocente
Errori gloriosi;
Oracoli amorosi,
Doue sempre  ingannata, e non si pente
L'innamorata mente.
Se

MADRIGALI
[7v]

Se l'alternar del placido riposo
M' al fin graue e noioso;
E che ne la sembianza del morire
Sol mi auuenga gioire,
Hormai del mio seruir, de la mia fede
Sia l'eterno dormir sola mercede.


Elemosina di bella Dama.

XV.

IO pur ueggo infelice, ch'altri chiede,
Et impetra mercede;
Ne perche humil, e supplice io mi stia
Mendico amante,  quest'afflitta uita
Chiedendo alcuna aita,
Egli auuienne per (spietato Amore)
Che piet si haggia  la miseria mia.
O di Tantalo assai pena maggiore:
Ne l'auaro abondar quella rinasce;
Ma il fuggitiuo cibo altri non pasce:
Non son mendico io sol, che langue e prega,
Pur dassi ad altri, e  me si mostra e nega.


Nel medesimo soggetto.

XVI.

LA bella man, che la mia uita regge,
Merauiglie d'Amore,
Nuda dona, et inerme i petti impiaga;
Anzi in un tempo stesso
Quel, che  l'un  mercede,  l'altro  piaga.
O mio trafitto core
Tal folgore homicida
Fra

DI GIO. BATTIS. LEONI.
8

Fra nutritiua pioggia il Ciel disserra;
Et auuien, ch'altri ancida
Nel fecondar la terra.
Ma poi che pur di uiuer m' concesso
Del ben altrui piagato spettatore;
Misero amante, goder, che sia
La man crudele a me, che ad altri  pia.


Detestatione del timore in amare.

XVII.

[FREGIO]

O Neghittoso et importuno figlio
Di mentita prudenza;  del periglio
Infausto messaggiero;
Indegno Consigliero
De l'honor et d'Amore
Infelice Timore.
Quanto fora miglior de la licenza
Dolersi, hoime, che de la negligenza.
Io piango il danno certo
Del tuo consiglio incerto;
Piango quella innocenza,
Ch'esser doueua un generoso errore:
Ma se 'l giusto dolore
Non potr di pietate acquistar merto;
Haur mal grado tuo pur tanto ardire,
Che al fin potr morire.

[FREGIO]


Riso,

MADRIGALI
[8v]

Riso,  sguardi amorosi.

XVIII.

ECco languirui inante
Il fulminato cor piagato et arso
Da la stessa pietate
Del vostro clementissimo sembiante:
Dolcemente mirate,
Dolcemente ridete;
E cosi dolcemente m'vccidete.
Pur non posso ne viuer, ne morire;
Perche mi risanate co'l ferire,
E nel sanar porgete
A queste piaghe dolcemente acute
Homicida salute.
O benigna cagion del mio languire;
Voi Gioue sete, e Cielo  il vostro viso
Folgori gli occhi son, baleni il riso:


Resiste bella dama  publico sonno.

XIX.

QVasi Sol, che tramonte
Son d'ostro aspersi, tumidetti,  graui
Gli occhi, tua scorta, Amor, mie fide stelle;
Che con placido occaso inuido sonno
Tenta pur d'oscurare
De le palpebre lor ne 'l Orizonte;
Ma vacillanti, hoime, girando ponno
Con mille languidetti error soaui
Non dormir, ma ferire
Nel medesmo languire.
O quan-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
9

O quanto inferme piu tanto piu belle
Luci beate e care.
Ahi che 'l penar  mio, vostro  il gioire:
Ne voi patite occaso; io che mi pasco
Del vostro lume in voi moro, e rinasco:


Fissa contemplatione amorosa.

XX.

APe son io, che sussurando intorno
Co i miei sospiri  i gigli et  le rose
D'vna celeste eterna primauera,
Tento, ardisco, e m'aggiro;
Volo, riuolo, e miro
L'esca vital, che Amor quiui compose:
Ne basto tanto ad impetrarne vn giorno,
Che possa nutrir l'alma, onde non pera.
Auara crudelt d'empio Signore,
Negar cibo  chi more?
Lasso, e quel cibo stesso
Amor, che m'hai promesso?
Ma s'ape io son, volgassi in questo core
L'aculeo; e sangue traggasi, e non mele,
Et in me sia piet l'esser crudele:


Ritratto di cosa amata in Cera.

XXI.

FRagil vetro, vil cera, arido legno,
Ingiustitia d'Amor, dunque fia degno
Di posseder intera
Del caro Idolo mio l'effigie vera?
O priuilegio indegno;
Dun-

MADRIGALI
[9v]

Dunque fia quest'honore
D'altri, che del mio core?
Sciocco, e breue diletto
Di portentosa voglia.
Ah non fia vero mai (ben mio) ch'io vo-(glia
Scolpirti altroue pi, che in questo petto;
Ne ch'io procuri (hoime) vederti tanto
Sorda et inessorabile al mio pianto.


Al fiume della Brenta.

XXII.

SI come rappresenti
A quest'occhi dolenti
Fiume pietoso l'infelice imago,
Forse, perch'io mi penti
Di penar et d'amare;
Ahi che piet maggiore
Fora in questo tuo sen liquido, e vago
Di conseruarla s, ch'in grembo al mare
Deposta poi, fosse  chi questo core
Lacerar si compiacque
Spettacolo d'Amor in mezo  l'acque.
Ma, lasso, che 'l dolore,
Che da questi occhi in te pioue, e descende
L'effigie turba, e la piet contende.


In esto amoroso.

XXIII.

INvtil pianta in derelitto campo
A se stesso viuea
In questo petto il cor negletto e inculto;
Quando Amor, che cosi non ne traea
Forse

DI GIO. BATTIS. LEONI.
10

Forse gli vsati frutti,
D'ogn'altro ben troncogli i rami tutti;
E nouello virgulto
Con profonda ferita
Inestouui d'altissima speranza.
O di colpo mortal piaga felice,
Se  l'inestato cor non manca aita.
Ma se sparisce il Sole, ond'egli ha vita,
Ahi, che breue fia 'l tempo, che gli auanza;
E lo vedrem giacer s la radice
Cadauero d'Amor, tronco infelice:


Gelosia di custode.

XXIIII.

D'Insana gelosia ministro infame
Empio rigor potrai
Impedirmi il veder, l'amar non mai:
Veglia, e t'aggira pur Argo importuno,
Che s'io viur digiuno
Del mio cibo amoroso,
Tu non haurai riposo.
O di vil seruit mostro fedele,
Dubitando del canto
Ti preserui dal sonno co'l mio pianto?
Ahi d'iniqua piet zelo crudele:
Serba, e nascondi pur custode ingrato
Il mio tesor, ch'io pur viuo, amo, e spero;
Ma tu viui, odi, e temi, e vai beato
De le ricchezze altrui mendico altero.

[FREGIO]

Huo-

MADRIGALI
[10v]

Nuouo amore.

XXV.

IN te mio nuouo Sole
Io prouo et assicuro Aquila amante
Del mio fermo disio l'incerta prole.
De'tuoi raggi amorosi al corso errante
Lion son'io segno felice, e noto.
Cos la forza, e 'l volo,
Che da te viemmi solo
A te consacro ancor pronto, e deuoto;
Et Aquila, e Lion al tuo bel lume
Bramo infiammarsi il cor, arder le piume.


Notturno furto di baci.

XXVI.

DI questi cari baci
Furti, e rapine audaci,
O fautrici d'Amor tenebre pie,
La gloria  uostra, e le dolcezze mie.
Sorgi fastosa pur inuida luce,
E 'l Mondo indora, e 'l Ciel rischiara e sgom(bra;
Che se benigna l'ombra
A la felicit m' scorta e duce,
E permette il goderne,
Sian pur i giorni miei tenebri eterne:
Ch'io uiur cieco amante, e 'l cieco suole
Tenebroso nel d goder il Sole.

Versi

DI GIO. BATTIS. LEONI.
11

Versi per baci.

XXVII.

BEn mio quest'obligarmi
Per baci  render carmi,
E del debito mio tanta uentura,
Ch'io mi arricco del uostro, e st nel patto;
E pago con uantaggio utile usura,
D'amorosa piet dolce contratto.
Escon da questa bocca i carmi, e 'l canto,
Doue affigete uoi baci, e informate
La lingua, e 'l cor de le dolcezze uostre.
Cos'io mi honoro, e ui ministro quanto
In me uoi fabricate
Ape gentil; si come auuien, che mostri
Honorato tal'hor d'honor non sui,
Custode uil ricco tesoro altrui.


Vaso di vetro donato.

XXVIII.

QVesto uetro, che  uoi dono, e consacro,
E del mio cor l'effigie, e 'l simulacro.
Cener'ei prima fu reliquia oscura
D'empio foco uorace,
Poscia amica fornace
Questa uita gli di lucida, e pura.
Gi fiamma ingrata incener il mio core;
Ma nuouo foco poi
Fornace il uostro uiso, e fabro amore
L'inform, e 'l rauuiu co i fauor suoi.
Hor s'io uiuo per uoi felice, e sono
Essempio d'amorosa alta uentura,
Poiche beaste il cor, gradite il dono:
Er-

MADRIGALI
[11v]

Errore amoroso.

XXIX.

VOi peccaste, io peccai;
Ma l'vno, e l'altro errore
Impeto fu d'Amore.
La vostra negligenza
F giusta, et amorosa confidenza;
Cos lo sdegno mio,
Se fu crudele  voi,  me fu pio.
O colpe auenturose de gli amanti,
Amore le condanna, Amor le accusa;
Amor le assolue ancora, e Amor le scusa.
Viuiam dunque, e godianne; che fra tanti
Giri discordi anco il Ciel viue, e infonde
Mille vite qu gi dolci, e feconde.


Godimento di cosa amata intesa per la Luna
ad onta d'altra significata per lo Sole.

XXX.

SE gelosa importuna
Nube mi fura il Sole,
E ben ragion, ch'i adori
Ne l'amico silentio de la notte,
Felice Endimion la cara Luna:
Tra i notturni splendori
Pallidetto Pianeta
Questo benigno splende, et incorrotte
L'altre pompe del Ciel vagheggia, e mira:
Quello solo, e superbo il Mondo gira
E porta altero in fronte, e foco, e sangue,
Ma

DI GIO. BATTIS. LEONI.
12

Ma poi sotto uil nube infermo langue.
Hor con tua pace, Amor, tacita e queta
Vita viur sicuro,
E bramo eterna notte, e 'l d non curo.


Rosa masticata.

XXXI.

O Ne le tue sciagure auenturosa
Felicissima rosa:
Vinta veggio languirti, e cader priua
Di color, e di odore
Tra belle labbra in lunsinghiero honore;
E pender semiuiua
Vezzosetto trofeo da quella bocca,
Che insidiosa spira
Nettare, e foco e balenando scocca
Riso micidiale, amabil'ira.
O te lieta, e beata,
Che pur muori baciata;
Fosse  me dato in sorte
La mia vita cangiar con la tua morte.


Nei in bella Dama.

XXXII.

NEi questi non son del uostro viso,
Ma uestigi d'amore,
Che ritornando al Cielo
Lascia souente impressi
In questa bella, et animata neue,
Perche sia il uostro gelo
Ministro del suo ardore,
E re-

MADRIGALI
[12v]

E refletta in altrui que'raggi stessi;
Ch'ei medesmo riceue.
O mie uitali, e lucide fiammelle:
Chi uide ghiaccio mai sparger fauille?
Ma qual auuien, che in Ciel bico scintille
Vago concorso di minute Stelle,
Tal la uostra belt fiammeggia  noi,
E son pompe d'Amor le macchie in uoi:


Orologio d'amore.

XXXIII.

L'Animato metal, cui mano industre
Ardita compart la uoce, e 'l moto,
Si che spirito ignoto
D'immobil corpo  noi mostra, e rimembra
L'alto camin, che ci distingue l'hore:
Questo uero rassembra
Il uostro uiso, oue s'aggira Amore,
Che con le ruote de'uostri occhi addita
In uiua sfera d'alabastro ardente
L'hore qu gi d'una beata uita.
O del mio ben presente
Indice caro, illeso uiua eterno
Cos quel bel, che in uoi godo, e discerno.


Recidiua amorosa.

XXXIIII.

DOlce tormento mio, fiamma mia cara,
Ecco di nuouo il core
Esca fatale al tuo benigno ardore.
Deh riconosci in lui
Le

DI GIO. BATTIS. LEONI.
13

Le recenti ferite
Del folgorar di que'begli occhi tui,
E come son gradite
Piaghe uital di feritor clemente,
Cos pietosa i colpi rinouella
In lui con le dolcissime quadrella
De'tuoi sguardi cortesi; ond'ei souente
Fulminato da te mora, e rinasca,
E 'l foco, che l'ancide, egli lo pascha.


Aria fortunata.

XXXV.

[FREGIO]

ARia felice, che 'l bel uiso intorno
Baciando uai, ch'io riuerisco, e temo;
E con pi chiaro giorno
Ricca di doppio Sol superba splendi,
E ripercossa da beati accenti
D'Angelica harmonia co'l Ciel contendi;
Se forse i dolorosi miei lamenti
Turbano il tuo sereno,
Tanto comparti almeno
De le tue gratie meco,
Ch'io possa uiuer teco,
Che mal grado d'amor potr poi dire
Dop tanto languire,
Io trouo pur piet, che mi ristaura
Muto Camaleonte, e uiuo d'aura.

[FREGIO]

B	Timi-

MADRIGALI
[13v]

Timida reuerenza d'Amore.

XXXVI.

QVal hor ti ueggio ingrato Idolo mio,
Supplice io pur uorrei
Chieder mercede, e forse ch'io potrei
Quella bella impiet render pietosa:
Ma l'atterrito cor, che adora, e teme
La maest del fulminante uolto,
In se stesso raccolto
Nega uoce  la lingua,  gli occhi humore:
Formidabil bellezza, e dilettosa,
Che allettar sai, e minacciare insieme,
Hor priuami di speme,
Dispietato miracolo d'Amore,
Negami quanto puoi, che al fin negato
Non mi sar l'honor d'hauerti amato.


Benignit improuisa de'sguardi.

XXXVII.

CAro improuiso lampo di pietate,
Che nel penoso, e desperato abisso
Del mio giusto dolor hoggi descendi;
E quiui l'alma amante
Abbagli tanto pi, quanto pi splendi;
Io ben ti adoro, e riconosco in tante
Tenebre mie quel raggio di beltate,
Che m'accende, e m'inuita
A pi beata uita;
Ma il tuo lume fugace, hoime, che seco
Porta ogni speme; onde abbagliato, e cieco
Rest'io ne gli error miei confuso, e sento
Ne la stessa piet maggior tormento:
So-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
14

Sospetto di sdegno amoroso.

XXXVIII.

NE le tenebre amare
D'un doloroso horrore
Vassene errando il core,
Mentre il mio Sole ineclissato appare,
E che infauste comete son le stelle,
Che fur gi poli  l'amorosa speme.
Cosi confuso, e imbelle
A la disfida acerba
De gli empi lumi ardenti
Io piango, et egli teme,
Et atterriti insieme
Sconsolati fuggiamo, et innocenti
De l'amata belt l'ira superba.
Ma 'l bellissimo sdegno  tal, che ancora
Con la stessa pietade arde, e innamora.


Sguardi furtiui.

XXXIX.

QVesti sguardi tremanti, e fuggitiui,
Che tal'hor verso voi timido inuio,
Sono voci del cor dolenti, e mute,
Con che a voi che 'l feriste
Piet chiedo, e salute
Ma dispietato Amor, che fiero quiui
A la vostra belt geloso assiste,
S gli atterrisce, ch'io
Desperando merc le piaghe intanto
Purgo del cor con solitario pianto.
B 2	Cos

MADRIGALI
[14v]

Cos co'l desperar fren il disio
De la salute; anzi ad onta d'Amore
Godo ne le ferite il feritore.


Vesti di color di cenere.

XL.

MIsteriose, e lusinghiere vesti,
Reliquie sol d'inceneriti amanti,
Voi ben cenere sete,
Che 'l mio foco coprite, e nascondete;
Ma quel freddo colore
Non estingue il suo ardore;
Che quiui anzi si nutre, e i cori erranti
Alletta, et arde, mentre ogn'vno in vui
Vagheggia mal accorto i danni altrui.
Ah vesti insidiose, hor quindi Amore,
Auien, c'hoggi si vanti
D'hauer tra voi sotto mentito zelo,
Foco per infiammar la Terra, e 'l Cielo.


Farfalla Amorosa.

XLI.

IO pur ardo, e non moro
Aggirandomi innante
Al mio lume fatal farfalla amante:
E ben cerch'io con generoso ardire
Ne l'amato splendor fine al languire;
Ma la fiamma dolcissima, che m'arde,
D'immortal foco s l'anima accende,
Che di penar non cura,
Mentr'ella mira, e tace, e sguardi fura,
E dal

DI GIO. BATTIS. LEONI.
15

E dal bel viso innamorata pende.
Amor le tue promesse inferme, e tarde
Lusinghin'altri homai,
Che la mia pena certa
Nel contemplar que'luminosi rai
Grata m' pi, che la tua speme incerta.


Attione publica, con l'assistenza della cosa
amata.

XLII.

NEl mezo del suo Ciel lucida, e bella
L'amorosa mia stella
Stassi benignamente,
Riuolta a l'Oriente
De la mia speme; e fiammggiando infonde
Ne l'anima soggetta
Virt cos feconde,
Che doue in se medesima negletta
Giacea timida pria,
Hor si auualora s, tanto s'accende
In quell'aspetto di bellezza pia,
Che d'insolito honor s'informa, e splende;
E qual cristallo al Sol, ne gli occhi altrui
Sparge d'alto splendor raggi non sui.


Conforto a se stesso in amore.

XLIII.

ANima sconsolata ardisci; e spera,
Et hora pi che mai mercede attendi.
Se tu cosa celeste
Adori, e serui, a che il temerne tanto?
B 3	Non

MADRIGALI
[15v]

Non  giusto il timor se non in quanto
Co'l tuo vil disperar sciocca l'offendi
Il Sole alluma queste
Cose terrene, e co'l medesmo lume,
Se l'occhio human presume
Temerario affisarsi in lui, lo priua
De la virt visiua.
Hor tu godi cos del tuo bel sole
Gli sguardi, le parole,
E lo splendor de le sue gratie tante
Serua non vil, non importuna amante.


Subita pace  vn'improuiso sdegno.

XLIIII.

[FREGIO]

AGli sdegni,  le risse,  le contese
De'due fedeli amanti,
Che la serena lor vita turbaro
Qual hor sogliono il Ciel turbini erranti,
Segu in breue di baci
Grandine cos spessa,
E pioggia tal di lagrime, che in essa
Quasi si dileguaro.
Quindi frutti miglior, frutti veraci,
O fertili in amar campi viuaci,
Haurete (disse Amore,)
Che ridea spettatore.
Solchi, seme, e rugiada siano in tanto
Le labbra, i baci, e l'vno e l'altro pianto.

[FREGIO]
Co-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
16

Coscienza amorosa.

XLV.

DOue il liquido argento
D'vn vago ruscelletto
Discorrendo facea tra l'herba, e i sassi
Co'l garrir de gli augei dolce concento,
Mentre Fillide mia dormendo stassi
E sicura, e contenta si riposa;
Amor lo sai tu, che vedi ogni cosa,
Vn bacio ne furai.
Hora se  l'hor peccai,
E che 'l furto mi faccia contumace,
Io vorrei con tua pace
Confessarle il delitto, e al suo bel volto
Restituire il tolto.


Bocca mordente se medesima.

XLVI.

FAscinatrice, e dispietata bocca,
Come il morder te stessa altri ferisce.
D'amorosa magia forza inaudita,
Che vn morso in te sia nel mio cor ferita.
Deh vezzosetta Maga,
Quel soaue furor altroue scocca;
Perdona  le tue labbia,
E sfoga in queste mie cotesta rabbia,
Ne ti spiaccia il sanar piaga con piaga,
Che ben potrai con magico stupore
Ferir le labbra, e risanarmi il core

B 4	Ne-

MADRIGALI
[16v]

Necessit d'amore.

XLVII

IL voler, ch'io non v'ami
E vn non voler, ch'io viua;
Perche quel bel, ch'amo, et adoro in voi
Il mio viuer auuiua;
E senza i raggi suoi
Non  vita la mia;
Si come senza il Sol d non saria.
Hor non siate voi bella,
Ch'anch'io non sar amante:
Appar lucida Stella
Il vetro al Sole innante;
Tal io ne l'amar voi m'honoro e splendo
Per che in voi m'accendo.
Dunque  questo mi'amor non isdegnate,
O la vostra belt meco incolpate.


Rissolutione in amare.

XLVIII.

CResce in voi la beltate,
E in me cresce l'amore;
Ma quanto io v'amo pi, pi mi sprezzate:
Gratissimo disprezzo
Quanto sdegnoso pi, tanto pi caro.
Perche mentr'io m'auezzo
A le repulse,  sofferir imparo.
E potr, se non certo
Premio ritrarne, almen gioir del merto.

Ris-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
17

Rissolutione  disamare.

XLVIIII.

[FREGIO]

QVesta ingrata d'Amor nemica, e mia,
Che dolcemente fiera
Va del suo sdegno, e del mio scorno altera;
Poiche preci non vuol, pianto non cura,
Fuggirolla, e dir, c'hoggi non sia
La pi bella tra noi,
Ne la piu dispettosa creatura.
Cosi forse auuerr, ch'io non l'annoi;
E fia diletto suo, la mia sciagura
Tu perdonami Amor, che co'l fuggire
Sol potendo seruire;
Fuggo, e seruo chi m'odia, e mi disprezza.
Inutil, disdegnosa, empia bellezza.


Nel medesimo soggetto.

L.

[FREGIO]

O Superba bellezza,
A te medesma ingrata,
S'odi d'esser amata.
Senz'amor, che sarai?
Qual in bosco, od in piaggia,
Che se ne cresca occulta,
O che verdeggi inculta
Negletta da pastor pianta seluaggia.
B 5	Ciel

MADRIGALI
[17v]

Ciel senza Sol, e Sole senza rai
E belt senz'amor vile, et oscura:
Hor se sdegni l'amarti, viui hormai,
E cresci senza honor senza cultura
Vana pompa del Mondo, e di Natura.

IL FINE.


[il resto della pagina  bianco, salvo il richiamo "MA-", in basso a destra]




18

[FREGIO]

MADRIGALI
DI GIO. BATTISTA
LEONI.

PARTE SECONDA.

ALLI SERENISSIMI
Signori Duca e Duchessa di
Ferrara, &c.


MADRIGAL PRIMO.

[FREGIO]

[INIZIALE ORNATA]IN humil maiest tra mille Cigni
Dolcemente canori,
Aquile generose, alme Fenici
Godete i uostri amori:
Humilt gloriosa, augusti auspici:
Quiui l'Italia i suoi pregiati honori
Vagheggia e mira, e a gli altri figli insegna
Come si gode e regna.
Hor regnate, e godete pur felici
Le glorie vostre, e 'l vostro santo zelo
Disciplina del Mondo, honor del Cielo.

[FREGIO]

B 6	Era

MADRIGALI
[18v]

Era piouoso il giorno che 'l Duca di Ferrara
Concede la licenza delle mascere, &
diuenne sereno.

II.

A Gratia serenissima sereno
Diuiene il giorno a pieno.
O benigna uirt d'eccelso Duce,
O de la nostra et possente luce,
Che discaccia la nebbia, e spegne il gelo,
E per mascherar noi smaschera il cielo.


Per le Signore Dame musiche delle Serenissime
Duchesse di Ferrara, & d'Vrbino.

III.

CAri cigni d'Amore,
Che cantando rapite altrui la uita
Con dolcezza infinita,
Con che crudel uirt fiere canore
Fate d'anime incaute e pellegrine
Harmoniche rapine?
Pur col medesmo canto
(Merauiglie inaudite)
Tanto donate altrui quanto rapite;
Che la stessa harmonia, che l'alme fura,
Il uiuere assicura;
Ne si conosce il uiuer se non quanto
Altri da se diuiso
Gode il musico uostro paradiso:
Ma di Regi, e d'Heroi nido fecondo
Tai sono i parti tuoi, glorie del Mondo.

Man-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
19

Mandorla amara inzuccherata.

IIII.

DElusa bocca impara
A confessar col core
Che si gusta in amar dolcezza amara.
O mentito fauore,
Insidiosa cortesia d'Amore,
Riconosco gl'inganni, e prouo homai,
Amor, come tu sai
Premere il cor con dilettosa salma,
E i sensi lusingar per tradir l'alma.


Fiori in bocca di bella Dama.

V.

SE con isdegno voi
Mordete questi fiori
Emuli de gli honori,
E de le pompe de le vostre labbia;
O se gli lusingate
Con vezzosetta rabbia;
O vezzi, o sdegno, o lusinghe odorate
Di bocca beatrice,
Che fa la vita altrui morte felice.


Oltre il solito suo bellissima dama non si lascia
vedere in giorno piouoso, e freddo.

VI.

SE potete  la Terra, al Cielo,  noi
Giouare, e non lo fate,
Crudelissima donna, voi peccate.
Ecco

MADRIGALI
[19v]

Ecco atra nebbia, ecco pestifer'ombra,
Ch'offende huomini, e Terra, e 'l Cielo ingom(bra;
E uoi state nascosa?
Ingratissimo sole, hor quando mai
Haurete occasion pi gloriosa
Di essercitar que'luminosi rai?
Ma voi che sete bella quanto fiera,
Non vi curate hormai, che 'l Mondo pera.


Sciugatore prestato  dama che sudaua.

VII.

[FREGIO]

COnuerso in pioggia di minute perle
Da l'infiammato Ciel del vostro viso
Scendeua Amor con leggiadretti errori
Di cadenti sudori;
Quando all'insidioso, et improuiso
Mistero accorsi, e volli auido amante
Nel liquido tesoro
Trouare  la mia sete alcun restoro.
Quindi vi offersi, e uoi grata prendeste,
Per me stesso arricchir, pouero lino;
Ma fur fiamme d'Amor quelle altrettante
Quante stille coglieste:
E cosi il rugiadoso e pellegrino
Foco adorando, ahi, che mi serbo in seno
Idolatra crudel morte, e veleno.

[FREGIO]

Pa-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
20

Parole, pensieri, & versi inutili.

VIII.

TAnto s d'esser viuo,
Quanto di uoi ragiono, penso,  scriuo;
Ma non ponno aiutarmi
Pensier, parole, o carmi,
S ch'io non pera nel cospetto uostro,
E non diuenga in me cieca la mente,
Muta la lingua, inutile l'inchiostro.
Cosi uiuo lontan, moro presente
Tormento inaudito,
Et in me sete uoi fine infinito
Di speranze, di pianto, e di querele,
Spirto homicida, anima mia crudele.


Natiuit astrologica del proprio amore.

IX.

STauasi in mezo al uostro uiso Amore
Quasi in mezo del ciel benigna stella,
Et in uezzoso aspetto
Splendea tra gli occhi sfauillanti, e chiari,
Amorosi del mondo luminari,
Venere accesa e bella;
All'hor che nel mio petto
Nacque il nuouo desio
Dolce tiranno dell'arbitrio mio:
Cosi uiuo soggetto,
Ne spero unqua poter girmene sciolto
Che l'amante poter uien dal bel uolto.

Sguar-

MADRIGALI
[20v]

Sguardi minacciosi di Dama, che vide il
preteso amante scherzare con altra Da
ma  lui pi cara.

X.

[FREGIO]

IMperiose luci,
Velenose d'Amor ministre ardenti,
Voi ben ferite gli occhi, ma nel core
Non discende il uelen del uostro ardore;
Che sicuro, e difeso
Non cura lieto d'altra fiamma acceso
Il folgorar de'uostri rai presenti.
Anzi qual'hor la Luna ha per costume
Di render s nel Ciel uittoriosa
Il Sol cieco, et infermo,
Tal l'opposita mia fiamma amorosa
Eclissa il uostro lume,
E mi f contra uoi riparo, e schermo,
Cosi in aspetto minaccioso, oscuro
Occhi alteri ui miro, e m'assicuro.


Lettere amorose.

XI.

CAre amorose note,
Che in breui fogli accolte
Fate, che l'alma nel silentio uostro
Voci beatrici innamorata ascolte;
Spirti uitali di caduco inchiostro
Ben sete uoi, che chi ui legge,  mira
Mor-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
21

Morto in se stesso in uoi gode, e respira.
Ah che la bella man, che gi ui scrisse
Anco il mio cor trafisse,
E son quelle dolcissime ferite
Caratteri d'Amor, note gradite.


Honestate nemica d'Amore.

XII.

SOn nemici d'Amore
Honestate e rigore:
Sian rigide le pietre, e siano honeste,
Sorde, fredde, ostinate;
Perche non ama Amor bellezze ingrate,
Ne di crudel rigor leggi modeste.
Amor  foco,  'l foco  uita in noi;
E per ardenti son gli affetti suoi;
E non  uita uiua
Vna uita ad Amor ritrosa, e schiua;
Perch'egli uuol tra le sue glorie tante
Il rigor mite, e l'honestate amante.


Barca che se ne porta bella Dama.

XIII.

[FREGIO]

SVperbo te ne uai, legno fugace,
Ladro felice co'l mio bene in seno?
Crudel come m'uccidi
Insensato homicida in questi lidi.
Sol la uista seguace
Viue, ma perche in pianto mi dileguo
Resta

MADRIGALI
[21v]

Resta ella, et io ti seguo,
E ti seruo, e ti abbraccio, onda incostante
Humido spirto amante,
Sin che riporti t la bella salma
E mi rendi cos la uita, e l'alma.


Dama che si dilettaua di nuotare.

XIIII.

OCchi piagnete?  che piagneste almeno
S che per lagrimare
Io diuenissi un mare.
Che pur in queste braccia, e in questo seno
Le belle membra attufferiansi  pieno;
E con auido nuoto
Facili, e confidenti
Mi abbracciariano ignoto;
E sarian baci, e morsi
Que'uezzosetti sorsi:
Ah d'impossibil ben uani argomenti:
Deh bastiui occhi miei fiumi dolenti
Dare il uostro tributo al Mar, che in tanto
Quel ben, che non godo io, goda il mio pito:


Baci semplici.

XV.

ARidi asciutti, e fuggitiui baci
Come per rubbar uoi perdo me stesso.
Ape importuna ardita
A quei celesti fior corro, e mi appresso;
E con industre, e supplicante uolo,
Se pure un bacio inuolo,
Vi

DI GIO. BATTIS. LEONI.
22

Vi lascio l'alma, che 'l bel uiso stima
Quel Ciel di latte, ond'ella uisse prima.
Senza uita cosi rimango in uita;
E l'amata belt, ch'erge, et informa
L'amoroso cadauero m'inuita
L'alma  cercar per la medesima orma.
Prego per, ne perche mi si nieghi,
Cesso di replicare, e baci e preghi.


Baci timidi.

XVI.

[FREGIO]

AHi come breui, et interrotti baci
Son de le mie uittorie inutil palma.
O uestigi d'Amore,
Cicatrici del core,
Baci uelen dell'alma;
Se come foste timidi, e fugaci
Erauate cosi pronti e mordaci,
Ah che forse il mio ardor sarebbe estinto,
Ne sarei uincitor uincendo uinto.
Ond'hora auuien, che del mio ardir m'incre(sca,
E 'l pentimento, e la memoria insieme
Sian dell'incendio mio focile, et esca,
Si che picchiando al cor da gli occhi spreme
Liquide fiamme Amor di doglia, e speme.


[FREGIO]


Ba-

MADRIGALI
[22v]

Baci e parole.

XVII.

A Queste soauissime parole
Sol con baci rispondo;
E se tu dolce parli, bacio anch'io
Dolcemente cor mio;
E cosi corrispondo
A le dolcezze tue garrulo amante;
Che questa bocca mia co i baci suoi
Ridice Echo amorosa i detti tuoi.
E quindi fatto il mio baciar facondo,
E replicando quante
Voci cortesi riuerente ascolto,
Son baci ante orator del tuo bel uolto.


Nello stesso soggetto.

XVIII.

VOi parlate, io ui bacio; e s'io potessi,
Vorrei che fosser mille ogni mio bacio:
O soaue harmonia baci, e parole;
A faconda belt baci indefessi;
Concento gratioso,
Contrapunto amoroso,
Che ne risulta mentre ascolto, e bacio.
Hora cortesi, e sole
Labbra parlate pur, che al uostro suono
Baci canori ardito amante intuono,
Poscia che cosi uuole
Amor, che con dolcissima misura
Tempra i musici baci, e gli assicura.
Ba-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
23

Baci sembianza de i moti del Cielo.

XIX.

NOn sono questi baci, non son queste
Labbra nostre bacianti
Dolci sembianze d'harmonia celeste?
Quelle sfere la s, quei luminari
Ne gli oppositi lor moti contrari
Con replicati, e sempiterni baci
Essercitan tra loro
D'amorosa union litigi, e paci.
Hora bacianne, e sian uita, e ristoro
Del nostro Amor questi mordaci ingordi
Imitator del Ciel baci concordi.


Desiderio de'baci.

XX.

BAci s'io ui ricerco, e s'io u'honoro
 perche sete il mio uital tesoro.
E perche senza uoi
Non  uita tra noi.
Ecco baciansi i Cieli, e gli elementi,
E lo strider de'uenti
Sono baci sonanti
Da l'aria concitati,
Che fan l'herbe baciarsi per li prati,
E ribaciar gli scogli i flutti amanti.
Cor mio senza baciar per mi moro,
Che con uirt infinita
Son uita i baci de l'humana uita.

Boc-

MADRIGALI
[23v]

Bocca ritrosa nel baciare.

XXI.

[FREGIO]

AVara bocca  chi conserui, e chiudi
I tesori, che Amore, e la Natura
Ti dier per gloria lor, per mia ventura?
Sono influssi celesti  me i tuoi baci;
E son di Amor e di Natura honore,
Che lor contendi t custode ardita;
Poiche le labbra, hoime, crude, e tenaci
Negano  me la vita,
L'vso ad Amor d'amore,
El suo dolce  Natura (ahi fiero errore)
Cosi perfida auuien c'hoggi mi ancida
Honestate rubella et homicida.


Nel soggetto medesimo.

XXII.

[FREGIO]

ARdite baci miei, baci assalite
Quella bocca ritrosa: a che pi sparsi
Per le guancie, per gli occhi, e per la fronte
Girsene lenti, e scarsi?
Quiui sicuri a fronte
Vi fermate, et audaci
Sfidate i chiusi, e dispietati baci:
E se negan di vscire, e di prouarsi
Con voi a buona guerra, pertinaci
Ri-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
24

Ritentate, chiedete,
Minacciate mordete,
Ne senza pugna il vostro ardor si estingua
Vaglia la forza, oue non pu la lingua;
Che se pugnando rimarrette estinti
Sarete vincitor cadendo vinti.


E necessario l'ardire nell'amore.

XXIII.

MI auueggio della mia folle credenza,
Che 'l timor in amar sia reuerenza.
Me ne pento, e confesso
Ben tardi, che 'l timore
 vna vilt di core.
Amore altro non  che violenza,
E come visse gi, viue anco adesso,
E signoreggia, e regna
Signor rapace, et a rapire insegna:
Hor non s ben amar chi non s ardire,
E chi s ben amar sappia rapire;
Perche resta l'amante non audace
Statua fredda d'Amore, ombra seguace.


Ritorno improuiso di bella donna in
tempo di notte.

XXIIII.

O De la bianca innamorata Luna
Famiglia luminosa, occhi superni,
Del sol seguaci eterni;
Mute lingue di Dio, pompe del cielo,
Ditemi, amiche stelle, ou' il mio bene?
Io

MADRIGALI
[24v]

Io solo in questo gelo
Notturno, e in questa pace
Del Mondo mentre ogn'un riposa, e tace,
Ardo, piango, e m'aggiro;
Hoggimai per pietate
Deh me la riuelate.
O me felice, ecco non odo, io miro
Risposta in uoi, ch'ella di gia se'n viene;
Perc'hor, che pi del solito splendete,
Dal reflesso di lei la luce hauete.


Partita di bella donna in tempo
di notte.

XXV.

[FREGIO]

PRime del Mondo occupatrici antiche,
De la luce, e del sol nemiche eterne,
Segretarie d'Amor Tenebre amiche,
Il mio terreno sole
A quel del cielo infesto,
A voi confido sole,
Perche odiando quello amiate questo.
Ne temete di lui, che quanto vuole,
Tanto risplende in terra, e si diffonde,
E senza occaso  noi lieto, s'asconde.
Scorgetelo pur voi cieche felici,
Che de la vostra sorte, e del mio bene
Inuidi son le stelle spettatrici,
Che non sanno hoggimai discerner bene.
Se piu del giorno voi siate serene.

Du-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
25

Dubitaua bella Dama di non esser amata.

XXVI.

SE pur voi dubitate
Donna de gli amor nostri,
Perche mi comportate
Simulato Idolatra  i piedi vostri?
O se pur con la lingua mi ferite,
Perche con gli occhi poi mi risanate?
Ah pietose ferite,
Ah di crudel velen rimedio pio:
Occhi non mi lasciate uoi morire
Perche la lingua ancor possa ferire?
Segno immortal d'Amor, ecco son io
Doue parole, e sguardi
Son le saette, e i dardi.
Che ferendomi  proua
Fan la mia pena inuisitata, e noua.


Contemplatione amorosa.

XXVII.

NEl mirarui io confesso
Ahi di perder me stesso;
Perche l'anima vnita
Tutta ne gli occhi in voi gode, e rimembra
Il bel qu gi de la sua prima vita:
E restan poi le derelitte membra
Stupide inutilmente,
E diuengo io cadauero viuente.
Ma perche raggio in lor ratto s'infonde,
Che di amoroso ardor tutte le accende,
Quindi  che 'l cor s'incende,
E che l'incendio all'alma corrisponde,
C	Che

MADRIGALI
[25v]

Che per honorar uoi, ministro Amore
Vi arde s l'ara del mio petto il core.


Scrittura sdegnosa non istimata.

XXVIII.

VA sacrilega pena
Co'l mio tormento hormai
Dispersa s, che mai
Pi non mi offendi ingrata,
Ministra insana di amoroso sdegno.
Se ben mi gioua, che leggiera nata
Passasti co'l mio duolo al ciel repente,
V'del tuo ardire indegno
Resto io felice auuenturoso segno;
Poi che 'l mio sol clemente
Hauendo arsa, e delusa
Te con pietosa scusa,
Mi lascia immerso, e consolato in tanto
Icaro fortunato del mio pianto.


Mano che scrisse ingiuriosamente fu cortese-
mente baciata.

XXIX.

DE le tue colpe audaci
Riporti ardita mano e uezzi, e baci?
O uentura dannosa,
Clemenza insidiosa,
Che col perdon castiga, e con la gratia
Vi pi tormenta, e stratia.
Tal pomposo diuin ricco monile
Ornamento seruile,
Et affidan souente
La dolcezza il ueleno,
E le

DI GIO. BATTIS. LEONI.
26

E le lusinghe il freno.
O crudelt innocente:
Mano non ti uantar di tanto honore,
Che chi ti bacia mi auuelena il core.


Bellezza e sapere.

XXX.

NE intender posso ancor, n so uedere
Quale in uoi sia maggiore
La bellezza, o 'l sapere,
Splendete come sole,
Come Appollo cantate;
Fiammeggian le parole,
Maestra  la beltate;
E se la lingua tace,
Scuopre et insegna il bel uiso loquace
Con silentio facondo
Il bel del cielo, e di Natura al Mondo.
Hora con uostra pace
Lumi eterni dir, c'hoggi cediate
I uostri pregi  la mia cara stella,
Non muta come uoi, di uoi pi bella.


Silentio di amorosa offesa.

XXXI.

SE il saper, e tacere
E spetie di patire,
Confesso di uolere
E patir, e morire;
Perche tacendo io moro di dolore
Infausto essempio di tradito amore.
C 2	Ho

MADRIGALI
[26v]

Honestate ingrata.

XXXII.

PIango e piagner sempre
L'ingratissima uostra empia honestate,
Sin che per gli occhi si dilegui e stempre
Questa uita, che odiate;
E  l'hor fia, che m'amiate
Forse, quando uedrete esser lauato
Co'l lungo pianto mio il uostro peccato.


Tradimento amoroso.

XXXIII.

O Rubella d'Amor mentita amante,
Voi gioite, io languisco;
Voi peccate, io patisco:
Ne del uostro piacer gi mi dispiace,
Duolmi che del mio male altri si uante,
E ch'io ui ami mendace,
Benigna ad altri,  me cruda e fugace.


Nello stesso soggetto.

XXXIIII.

NOn pi geloso amante
Son'io (donna crudele)
Ma ludibrio d'Amor, seruo dolente:
Rigidezza incostante,
Pudicitia infedele,
Seruit mia delusa et innocente.
Tal non ardisce  matutina rosa
Tra le spine natie vaga e ritrosa
Timido pellegrin stender la mano,
Che se la coglie poi sozzo villano.
Trop-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
27

Troppo rigorosa honestate.

XXXV.

O Mio sterile Amore,
Inutil seruit, vane fatiche:
Schiue mendaci orthice,
Che crescon  se stesse,
E verdeggiano altiere incontro al sole
Ingiuriose e sole,
Son de l'affetto mio l'ingrata messe.
O nemica d'Amor belt superba,
Cosi i miei danni, e gli error tuoi sospiro,
E del tuo folle ardir meco mi adiro:
Che al fin non colto fior, non gustata herba
Cade  la Terra in seno
Arido, poco, e scolorito fieno.


Pentimento amoroso.

XXXVI.

SE piansi, se temei, se mi adirai,
Furo il pianto, lo sdegno, et il timore
Conseguenze et eccessi
D'amoroso furore.
Offeso offesi voi,  i cieli stessi
Non perdonai cieco ferito insano;
Cosi occhi miei dolenti,
Ingiuriosa lingua, ingrata mano
Malgrado vostro, auuien che pur mi penti.
Ma di quanto gi scrissi,
Di quanto piansi, e dissi,
Auuenturosi rei ne'miei tormenti,
Vostra carcere eterna fosse almeno
La bocca di Madonna, il volto, e 'l seno.
C 3	Mac-

MADRIGALI
[27v]

Macchie rosse nelle membra di cosa amata.

XXXVII.

COme talhor nell'aspro Verno algente
Da cacciatore industre
Tratta dal nido suo Damma innocente,
Che ferita fuggendo intorno segna
D'orme sanguigne i mal sicuri campi;
E gi spirante insegna
Calda pietate  la gelata neue,
Che 'l sangue in van di lei nasconde e beue:
Tal questo cor ferito auuien che stampi
Fuggendo Amor crudel, la neue vostra,
Che gi mille vestigi ne dimostra:
Et questi sono i segni in voi del sangue
Del mio cor, che per voi piagato langue.


Amoroso pianto in giorno piouoso.

XXXVIII.

PIoue il cielo sdegnato, e tenebroso
Si che la Terra inonda,
E turba il suo riposo
A la notte et al sonno:
Versano gli occhi miei lagrime tante,
Che chiuder non si ponno,
E ciechi nondimeno
Seguono l'alma errante,
Che fugge dal mio seno.
Cosi piouendo, hoime, sdegnoso humore
Misero, sento essanimarmi il core.

Nello

DI GIO. BATTIS. LEONI.
28

Nello stesso soggetto.

XXXIX.

SE del tuo sole gi, de le tue stelle
Ciel non mi calse, e godei lieto amante,
Ardito supplicante
Giorni piu chiari assai, luci pi belle;
Infausto hor piu di te mi fanno in tanto
Tenebre di dolor pioggia di pianto


Fu ferita bella donna nel volto mentre pioueua.

XL.

O Sacrilega mano, o portentosa,
D'infernal crudelt fiera ministra;
Humano ardir tant'osa?
Tanto pu cieco sdegno empio furore
Ne la sua maest ferire Amore?
Ferito Amor nel caro viso langue,
Che per defender lui se stesso offerse
Al colpo, e ne vers gemito e sangue;
Quindi la terra di rubini asperse
Con ferite inuisibile il bel volto;
E si vide d'intorno
Agghiacciare ogni cor pietoso gelo
Impallidire il sol, piagner il cielo.
Cosi il lume ti  tolto
A nostro danno,  tuo perpetuo scorno
Il felice d'Amor nemico giorno.


Memoria amorosa.

XLI.

VIta del mio dolore,
Pena del mio riposo,
Custode del mio amore,
Registro de la mia dolente historia
Importuna memoria,
C 4	Quan-

MADRIGALI
[28v]

Qudo un giorno fia mai che mi abbdoni?
Crudel meco la notte anco ragioni?
E turbi la mia pace
Con silentio loquace?
Quindi misero in uano
Amorosi fantasmi abbraccio e stringo,
E le noiose piume amante insano
Con desti sogni (hoime) premo e lusingo,
O memoria, memoria uiuo inferno,
O de la uita mia tormento eterno.


Repetitione d'auuenimenti amorosi.

XLII.

IN questo giorno  punto
In questo loco istesso
Gi mi faceste uostro,
Et io pur uostro adesso
Mi dichiaro e confesso.
O loco,  di felici
O spettatori amici
Del mio b, del mio ardir, dell'amor nostro:
Cari ministri di amorosi auspici
Ascoltate e tacete,
Osseruate e godete,
Che sentirete confidarui ogn'hora
Maggior secreti ancora,
E udrete risonare in mille modi
Ne i nostri eterni amor le uostre lodi.


Imitatione dell'Vsignuolo.

XLIII.

QVal dolente Vsignuolo;
Che abandonato e solo
Hora stridendo, hor mormorando esprime
I suoi lunghi lamenti,
Son'-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
29

Son'io, che in basse rime
Chiedendo hormai piet de'miei tormenti,
Diuengo del mio duol misera preda,
E grido io moro, e non  chi me 'l creda.
Per se tu ben mio lodi il mio canto,
Sappi che 'l mio dolor lodi, e 'l mio pianto.


Apollo e Parnaso nel petto e nel volto di
madonna.

XLIIII.

NEl petto di Madonna, e nel bel uiso
Quasi in proprio Parnaso
Nouello Apollo hoggi risiede Amore;
E l'ingegno di lei nouo Pegaso,
Elicona  la bocca,
Le doti, e le uirt sono le suore
Di amoroso furor distributrici,
E quindi non si scocca
Strale dorato piu, Carmi felici,
Leggiadre rime elette
Sono dardi e saette,
E sono il canto infin, lo stil, la cetra
Foco e face d'Amor, arco, e faretra.
Hor chi fia, che da Apollo lo distingua,
Se fere con la penna, e con la lingua.


Penna temprata da bella donna.

XLV.

E La penna ministra de la lingua,
E la lingua del core;
Ma l'vna e l'altra attendono da uoi
Del lor proprio poter l'uso migliore.
Se mi temprate l'una, perche sia
Co'caratteri suoi
Atta ad espor quel che la lingua uuole;
Tem-

MADRIGALI
[29v]

Temprate ancora questa lingua mia,
Si ch'esprima o produca le parole
Conformi  quel concetto,
Che uoi cor mio dettate in questo petto:
E se spietata man ferisce l'una
L'altra ferisca ancor bocca importuna,
Perch'ad ambi saran uita e soccorsi,
All'una le ferite, all'altra i morsi.


Nella Conclusione dell'anno.

XLVI.

VAttene pur hormai
Creatura del Ciel, figlio del Tempo,
Padre de'miei diletti, Anno felice;
Che mentre te ne uai,
E morendo in te stesso al mondo nasci,
Quasi noua Fenice
Nel mio foco rinasci.
Hor tu rinato  me propitio uiui,
Che quando anco di lume il ciel ti priui,
E neghi al viuer mio forma et essenza;
Il mio sol le mie stelle,
E questa non errante intelligenza
De le amorose mie sfere nouelle,
Saranno  i giorni tuoi,  la mia uita
Moto, legge, uirt, luce infinita.


Amorosa dipartita.

XLVII.

PArtir finalmente:
Duro passo mortale:
Hauete il ben presente,
E gir lontano  ricercar il male.
Ma se il ben non  bene
Quan-

DI GIO. BATTIS. LEONI.
30

Quando non  commune, io non ho bene;
O pur Tantalo amante
Ho nel presente ben tormenti e pene.
Ben mio crudel mentre io ui sono inante
Supplice ancor tremante,
Deh per piet di questa mia partita
Leuatemi la uita.


Donzella simile alla rosa.

XLVIII.

LA uerginella  simile  la rosa,
Che pargoletta ancora
Su le materne braccia errante, in seno
De la siepe natia si nutre e posa.
Quindi crescendo  la rugiada, all'ora,
Emula dell'Aurora
Inanzi al sol rosseggia,
Et apre a pena le purpuree labbia,
Che scuopre ritener nel chiuso core
Con auara honest fiamme d'Amore,
Adulta poscia se stessa uagheggia
E baldanzosa si conosce  pieno
Amata e bella, e par che  sdegno s'habbia
Tanto giacer tra le custodi spine:
Cosi  man pellegrine
Si offre tal hora, et s'ella non  colta,
Spoglia inutil d'Amor langue insepolta.


Per la morte della Clarissima Signora Maria
Bragadina Badoara.

XLVIIII.

VVol nel publico danno, e nel dolore
Commune, o per ristoro o per vendetta
Farsi

MADRIGALI
[30v]

Farsi nel Mondo vn'altro Mondo Amore;
Poiche gli tolse il rio colpo mortale
Con quel volto beato
Il trionfo, la Reggia, il Tribunale.
Cosi dunque dispose;
Cener, pianti, sospir, fiamme amorose
Sien Terra, acqua, aere, e foco;
Sian le virtu di lei cielo stellato;
Amor primo motore,
Et ella sol co'l nome in ogni loco
Sia spirito fecondo,
Che informi poi questo nouello Mondo;
E cosi ne saranno Adria i tuoi pianti
Memorie eterne  i pellegrini amanti.


Per la morte dell'Illustrissima Signora Margari
ta Martinenga di Villachiara.

L.

O Nel funesto tuo freddo silentio
Tomba tromba d'Amor, marmo loqua(ce;
Come a i nostri lamenti
Sordo rispondi, e co'tuoi muti accenti
Tacito lodatore al Mondo incresci,
E 'l nostro danno, e la tua gloria accresci.
E tu ne gli horror tuoi Morte viuace
Dque spegnesti il bel del Mdo (ahi asslo)
Per auuiuare vn sasso?
Deh ceneri beate,
Ah che sepolte voi di voi parlate,
E rendete cosi sopite e morte
Nel sepolcro hoggidi viua la Morte.

IL FINE.
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