Lettere di Giacomo Leopardi ai suoi familiari
VERSIONE ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE ZANICHELLI
- parte seconda -

 MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 4 Aprile 1826.
     Carissimo Sig. Padre. Ricevetti la sua dei 23 Marzo
molto ritardata, e con un grande odor di saccoccia. Mi
consola assai di sentire che la Quaresima non le abbia
recato incomodo. Anche a me la Quaresima  stata pi
favorevole della Pasqua, colla quale sono tornati a
disturbarmi un poco i miei nervi, lo stomaco e il ventre
effetti della primavera, e grazie a Dio leggieri. Ebbi dal
vetturale i formaggi e i salami, di cui ringrazio novamente
Lei e Mamma. I formaggi sono stati graditissimi,
specialmente i freschi. I salami poi sono sembrati preziosi,
e sono comparsi con onore in una delle pi splendide tavole
di Bologna. La prego di render grazie della memoria e di
ritornare i miei distinti complimenti alla M.sa Roberti e a
Mons. Mazzagalli, come anche dei miei saluti a Frontoni. Mi
confermi la sua benedizione, e mi creda con tutto il
possibile amore Suo tenerissimo figlio Giacomo.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 4 Aprile 1826.
     Carluccio mio. Ebbi la tua degli 11 marzo dal
vetturale, e te ne ringrazio, ma vorrei che mi scrivessi un
poco pi lungo e pi spesso. Ti mander i manifesti del
Cicerone se li gradisci, ma sappi che sono scritti alla
peggio, e ben lontani dall'idea che tu ne hai. Non v' altro
che un latino e un italiano non barbaro. La parte francese
la feci scrivere da un nazionale a Milano, e poi dovetti
farla rifare da un altro, e infine correggerla io stesso:
tanto era barbara. Alcune cosette che ho pubblicate
nell'Antologia forse non ti dispiacerebbero, se te le
potessi mandare. Ma si ristamperanno a parte, e allora te le
mander. Di me non ti so dire altro di nuovo, se non che la
sera del Luned di Pasqua recitai al Casino nell'accademia
dei Felsinei, in presenza del Legato e del fiore della
nobilt bolognese, maschi e femmine; invitato prima giacch
non sono accademico, dal Segretario in persona, a nome
dell'accademia; cosa non solita. Mi dicono che i miei versi
facessero molto effetto, e che tutti, donne e uomini, li
vogliono leggere. Salutami tanto tanto Mamma e Paolina, e
ringraziale assai delle fedi, a nome d'Angelina e mio. Non
mi sii tanto avaro delle tue lettere. Giordani saluta te e
Paolina, e riverisce Babbo, infinitamente. Salutami Luigi e
Pietruccio. Addio Carluccio mio caro.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
[Bologna] 14 Aprile [1826].
     Carluccio mio. Le tue lettere mi lasciano sempre un
sentimento di tristezza; perch quando anche avessi mille
cagioni di gioia, che non ne ho neppur una, non potrei mai
stare allegro pensando che quell'oggetto che mi sta sempre
nel cuore pi assai di ogni mio bene o vero o immaginario,
vive in tanta malinconia. Ti giuro che lo scopo della mia
vita presente, il soggetto dei miei castelli in aria, delle
mie principali speranze, non  altro che il rivederti. Della
lode sono cos annoiato, che procuro di schivarla. Gli altri
piaceri che si potrebbero trovare in una citt grande, sai
che non fanno per me. Sicch non ho altra prospettiva che
quella dell'amor tuo, e di tornare a goderne. Io ti rivedr
subito che avr finito un lavorettaccio noioso che ho per
Stella, e che non potrei fare a Recanati. Del resto mi sta
sempre nell'animo come potrei trovar modo di cavarti, almeno
per un poco di tempo, dal tuo deserto. Se la mia salute
fosse migliore, e potessi faticar di pi, son certo che ci
riuscirei. Pure spero che qualche cosa mi debba riuscire
anche nelle mie circostanze. Tu mi stringi l'anima a
ricordarmi quella notte che ci lasciammo. Io era in una tal
debolezza di corpo, che l'anima non aveva forza di
considerar la sua situazione. Mi ricordo che montai nel
legno con un sentimento di cieca e disperata rassegnazione,
come se andassi a morire, o a qualche cosa di simile;
mettendomi tutto in mano al destino. Ma mi fa raccapricciar
l'idea del dolore che tu dovesti sentire, e di quella
tetrissima solitudine in cui ti lasciavo senza un pensiero
consolante. Cos, Carluccio mio, ti ho fatto pur patire,
senza aver potuto farti godere.
     Nell'Antologia non sono tutte le mie operette
morali, ma solo un saggio, che si ristampa adesso, in un
giornale e a parte, in Milano, dove forse si stamper anche
l'intero. La primavera anche qui  stata bellissima, ma mi
ha prodotta quell'inquietezza di nervi che io soglio avere
in questa stagione, con gl'incomodi che ne dipendono. Ma
queste son cose da ridere a paragone delle pene dell'inverno
o inferno, e il caldo per altra parte mi giova molto.
     Tu mi parli di una moda introdotta ultimamente in
coteste parti. Capisco che genere di moda vuoi dire; ma non
so nulla di quel che sia accaduto cost. Il Governatore mi
scrive che aspetta di esser traslocato in breve, e che avr
piacere se scriver in casa mia perch gli sia dato un baule
in cambio di quello che egli diede a me. Io cerco qui il
modo di rimandargli subito il suo in corpo e anima, e te ne
avviso per ogni buon fine, in caso che egli facesse a voi
altri la domanda che ha fatta a me. Conservati all'amor mio,
Carluccio mio caro, nel quale consiste tutta la mia vita.
Salutami tutti.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Bologna] 17 Aprile 1826.
     Carissimo Signor Padre. Eccola servita subito. Veramente
queste bestialit sono cose da far perdere la pazienza, ed
io compatisco ben di cuore a chi deve soffrirle, ed alla
pena e briga che le costa il rimediarvi. Ecco poi come vanno
gli affari anche del pi gran momento, e come noi siamo
governati. Ringrazio Dio che tutti loro stieno bene. Io
coll'inoltrarsi della primavera, vengo migliorando di quel
poco di disturbo che mi aveva cagionato il primo caldo, che
qui  stato ed  tuttavia straordinario. Sono tornato nel
gran mondo, che avevo abbandonato affatto questo inverno.
Ultimamente ho riveduto il zio Mosca, che sta bene, e saluta
lei e tutta la famiglia. La prego de' miei tenerissimi
saluti alla Mamma e ai fratelli. I miei complimenti alla
marchesa Roberti. Non ho potuto mai pi riveder Setacci,
bench sia stato da lui due volte, ma chi lo vuol trovare,
deve cercarlo da per tutto fuorch in casa. Solamente
l'incontrai una volta, ma me ne accorsi troppo tardi, ed
egli non mi conobbe. Ella benedica ed ami il suo
affettuosissimo ed amantissimo figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 24 Aprile 1826.
     Amatissimo signor Padre. Ho ricevuto la carissima sua
dei 21. Ella dev'esser certa della mia piena segretezza
circa l'affare della Rinunzia. RingraziandoLa poi
sinceramente e vivamente della bont con cui Ella mi ha
destinati i Benefizii e desidera ch'io li ritenga, le
confermo la mia intenzione di rinunziarli per non portare i
pesi annessi ed indispensabili. Quello che io far, sar di
tenermi in casa per questo tempo, senza uscire se non
intabarrato. A Lei non mancano cagioni da allegare circa la
mia rinunzia, n ha bisogno che se le suggeriscano. Se Ella
dir che io aveva sperato di ottener delle dispense, avute
le quali, avrei conservati i benefizii, ma che intendendo
che queste non si accordano, non ho voluto ritenerli un
momento, dir pur la semplice verit. Ella mi lever una
spina dall'anima quando (senza per precipitar l'affare pi
che Ella creda bene) mi avviser di aver dato corso alla
Rinunzia.
     Desidero sentir pienamente guariti i fratelli. Qui
abbiamo gran freddo, che da otto giorni in qua cresce
sempre. Io mi ho cura, e grazie a Dio sto bene. Sono seguiti
qui veramente parecchi omicidii, da canaglia a canaglia, ma
chi dice cinquanta, conta le unit per diecine. Mando questa
sotto coperta alla Marchesa Roberti come Ella mi disse altra
volta. La prego a riverirla in mio nome, e scusarmi con Lei
della libert, tanto pi che mando la lettera chiusa. Ella
mi dir se ho fatto bene o male servendomi di questo mezzo.
Io non ho arrischiato di mandarla altrimenti. Mi confermi la
sua benevolenza e mi ami come io l'amo.
     Il suo tenerissimo figlio Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Bologna] 1 Maggio 1826.
     Cara Paolina. Ho ricevuto il pacco, la scatola e la tua
lettera dalla buona Bosi ch' stata da me due volte.
Ringrazia tanto e poi tanto Mamma e Babbo dei formaggi, e
Babbo poi in particolare della molto bella scatola, che ho
messa subito in uso. Babbo mi scrive di proccurar qui un
poco di musica per Luigi.  vero che io sto in casa di due
Ex-Cantanti, gi famosi, che al loro tempo hanno girata
mezza Europa; ma presentemente non pensano pi alla musica,
e certo non hanno niente a proposito per Luigi, perch alla
musica istrumentale non hanno atteso mai, conservano
pochissime carte, e che a quest'ora sono antiche. Nondimeno
io mi trovo veramente tra la musica, perch qui in Bologna,
cominciando dagli orbi, tutti vogliono cantare o sonare, e
c' musica da per tutto. Facilmente trover qualche cosa da
poter mandare a Luigi perch la ritenga, e non gi per
copiarla e poi rimandarla, che questo sarebbe impossibile,
giacch qui ciascuno  geloso della sua musica come a
Recanati. Ma intanto bisognerebbe sapere se Luigi desidera
delle sonate per flauto a solo, o per flauto con
accompagnamento di uno o pi flauti, o di pianoforte, o
d'orchestra piena ec. Mi specifichi il genere delle sonate,
ed io ho qui chi m'insegner il modo di servirlo alla
meglio. Le cose ch'io ti mando insieme con questa mia, le
mando per non saper che mandare, non avendo ancora niente di
quello che si stampa a Milano del mio. Darai a Carlo i due
manifesti del Cicerone, e lo saluterai carissimamente per
parte di Gaetano Melchiorri, che mi comparve l'altro giorno
in camera all'improvviso. Gi s'intende che lo saluterai
senza fine per parte mia, e cos Luigi e Pietruccio; e che
bacerai la mano per me a Babbo e a Mamma. Salutami anche il
Curato e Don Vincenzo. Se io ti voglio pi bene? Che
domanda! domandami piuttosto se ti posso voler pi di bene.
Qui non  Maggio, ma Gennaio, e gi da quindici giorni io
son ritirato dal mondo, maledicendo Bologna e chi l'ha
inventata. Oh qu'heureux que je suis! non ti pare? Addio
addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 10 Maggio 1826.
     Carissimo Signor Padre. Ho ricevute le sue dei 23
aprile e degli 8 del corrente, e dalla signora Bosi ebbi
puntualmente il formaggio e la bella scatola. Non ho scritto
per la posta dopo la mia de' 24 aprile, perch fin dal
primo di Maggio scrissi a Paolina una lettera che consegnai
alla signora Bosi. Incaricai Paolina di ringraziarla
caramente dei formaggi, e della scatola, di cui ella si 
voluta privare per amor mio, e risposi all'articolo della
Sua lettera che riguardava la musica desiderata da Luigi,
intorno alla quale procurer di servirlo, avuti gli
schiarimenti che dimandai nella stessa lettera a Paolina. Io
sto di salute passabilmente, grazie a Dio, bench questo
benedetto ventre non si sia voluto accomodar mai pi, e mi
disturbi perpetuamente. Mille saluti a tutti del marchese
Mosca. Altrettanti, e in particolare alla Mamma, del cav.
Montani, che  invecchiato molto, e da pochi mesi in qua
patisce assai della vista, ma del rimanente sta bene e
allegro, ed esce di casa ogni giorno. Faccia le mie parti,
la prego, colla Mamma e coi fratelli: le bacio la mano con
tutta l'anima, e chiedendole la benedizione, mi ripeto suo
amorosissimo figlio.
     P.S. Ebbi gi il manifesto di Cassi, di cui ella mi
scrive nella sua dei 23 aprile. Veramente l'idea, non
solo  originale, ma pecca un poco d'impertinente; tanto pi
che alla fine non sarebbe un gran danno, n per l'anima di
Perticari n per l'Italia, se Perticari, ch'era al pi un
grammatico, avesse due soli monumenti funebri, e non tre, o
anche quattro.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 30 Maggio 1826.
     Carluccio mio. Paolina mi dice che tu hai delle critiche
da fare ai miei manifesti del Cicerone. Perch non me le
scrivi? Ti lagni ch'io non ti abbia mandati i versi fatti
per l'Accademia. Sappi che li avevo messi gi nell'involto;
poi li cavai, perch non avrei voluto che capitassero in
altre mani che tue e di Paolina, del che non potevo esser
sicuro. Ti mando per la posta le mie cose stampate
nell'Antologia. Ma non voglio che sieno vedute se non da
Paolina e da te. Leggendole, capirai la ragione. Scrivimi
dunque un nome immaginario, sotto il quale io le possa
dirigger cost. Fammi il piacere di dare a Babbo l'acclusa
cartina, e di dire a Mamma che Angelina mi fece sapere che
D. Rodriguez era da qualche tempo allettato, e mostrava di
voler campar poco. Ieri poi mi mand a dire che era
peggiorato assai, e che in camera sua non entrava pi
nessuno. Se sapr altro di nuovo, lo scriver subito.
     Che fai, Carluccio mio caro? Come mi ami? Parlai tanto
di te con Gaetano Melchiorri, che ti vuol proprio bene, e ti
compatisce veramente di cuore. Sfogati di quando in quando
con me, mio caro e sventurato. Io sar cost fra due o tre
mesi immancabilmente, se pure la mia salute non me lo
rendesse impossibile affatto.
     Sono entrato con una donna (Fiorentina di nascita)
maritata in una delle principali famiglie di qui, in una
relazione, che forma ora una gran parte della mia vita. Non
 giovane, ma  di una grazia e di uno spirito che (credilo
a me, che finora l'avevo creduto impossibile) supplisce alla
giovent, e crea un'illusione maravigliosa. Nei primi giorni
che la conobbi, vissi in una specie di delirio e di febbre.
Non abbiamo mai parlato di amore se non per ischerzo, ma
viviamo insieme in un'amicizia tenera e sensibile, con un
interesse scambievole, e un abbandono, che  come un amore
senza inquietudine. Ha per me una stima altissima; se le
leggo qualche mia cosa, spesso piange di cuore
senz'affettazione; le lodi degli altri non hanno per me
nessuna sostanza, le sue mi si convertono tutte in sangue, e
mi restano tutte nell'anima. Ama ed intende molto le lettere
e la filosofia; non ci manca mai materia di discorso, e
quasi ogni sera io sono con lei dall'avemaria alla
mezzanotte passata, e mi pare un momento. Ci confidiamo
tutti i nostri secreti, ci riprendiamo, ci avvisiamo dei
nostri difetti. In somma questa conoscenza forma e former
un'epoca ben marcata della mia vita, perch mi ha
disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono
veramente al mondo dei piaceri che io credeva impossibili, e
che io sono ancor capace d'illusioni stabili, malgrado la
cognizione e l'assuefazione contraria cos radicata, ed ha
risuscitato il mio cuore, dopo un sonno anzi una morte
completa, durata per tanti anni.
     Di' a Luigi che m'ingegner di servirlo della musica.
Saluta fervidamente Babbo e Mamma, Paolina, Luigi,
Pietruccio. Scrivimi, anima mia, e credi che se io vengo
ricuperando della mia potenza di amare, altrettanto cresce
di giorno in giorno la forza e la sensibilit dell'amore
smanioso ch'io ti porto, e che per tanto tempo  stato
l'unico segno di vita dell'anima mia.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 15 Giugno 1826.
     Carluccio mio. Ti scrissi ultimamente una lunga lettera
alla quale non vedo risposta. Dai 21 di Maggio in qua, che
Paolina mi scrisse, non ho pi un cenno da casa. Per amor di
Dio scrivimi, e non mi lasciare in questa oscurit. Senza le
nuove vostre, io non posso viver quieto un momento. Oggi 
il nostro San Vito. Ti diverti tu nulla, o sei sempre cos
tristo? Dio mio, vo contando i giorni dopo i quali io ti
rivedr: credimi che sar presto, e che io non ho maggior
desiderio. Carluccio mio caro, scrivimi. Salutami tanto
Babbo, Mamma e i fratelli. Io penso sempre a te, parlo
sempre di te, anche a rischio di parer di poco buon tuono.
Io t'amo quanto la vita. Non mi abbandonare. Ti bacio con
tutta l'anima. Addio, addio.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
[Bologna] 21 Giugno [1826].
     Caro amor mio. La tua lettera di risposta, di cui mi
parli nell'ultima del 19, non mi  mai giunta. Puoi
credere che la tua ultima mi ha turbato assai, perch da una
parte mi rincrescerebbe che Babbo e Mamma prendessero
cattive idee di me. L'apertura della tua lettera a te, credo
io, non avrebbe potuto nuocere, ma quanto a me, avrebbe
potuto mettermi in cattiva vista, cosa che mi dispiace
molto, perch ardendo di voglia di riabbracciarti, e di
tornare a star con te, mi sarebbe molto doloroso di trovar
gli animi di Babbo e di Mamma mal prevenuti sul fatto mio.
Ma quello che mi ha turbato pi di tutto,  stato che tu mi
parli di non so qual debolezza fisica. Dunque tu stai male?
Carluccio mio caro, tu sai che la nostra esistenza  confusa
insieme; che se io non sono informato pienamente del tuo
stato, io non ho cognizione del mio; che se dubito di
qualche tuo male, non posso aver pace per un momento.
Scrivimi ogni cosa, non mi nasconder niente, per quell'amore
infinito e sempiterno che noi ci portiamo. Io spasimo giorno
e notte pensando alle tue tristezze e all'infelicit del tuo
stato. Non ti dir gi che il mio sia felice, n che io mi
trovi molto pi contento di quel ch'io era in casa: ma pur
credo che se tu fossi nelle mie circostanze presenti,
saresti pi felice di me, o certamente meno addolorato e
disperato che in casa. Io ti vedr certamente presto; ma
intanto procura di rilevare come pensa di me Babbo;
introducine qualche discorso con lui se puoi, e scrivimene
sinceramente. Ti dirigo questa sotto il nome finto. In
verit  una grande imprudenza il lasciar che le mie o le
tue lettere vadano in mano di Mamma; io ci ho avuto sempre
scrupolo; da qui avanti, procura che non succeda pi. Ti
mando, sotto il medesimo nome finto, la ristampa delle
operette pubblicate nell'Antologia di Firenze. La poesia
recitata all'Accademia non te la mando, perch essendo
manoscritta costerebbe troppo la posta: te la mostrer
quando saremo insieme. Quest'altro ordinario scriver a
Paolina, e le mander il primo volume del Petrarca.
Carluccio mio caro, io era ben certo che tu non potevi
abbandonarmi. Scrissi cos quella lettera, sul sospetto che
cost avessero aperta la mia precedente, e potessero aprire
anche quella. In tal dubbio, mi bisognava scegliere
espressioni vaghe e diverse da quelle dettate dall'animo.
Dimmi presto qualche cosa di te, e come stai di salute. Io
vivo molto annoiato e arrabbiato ma migliorando di salute
sensibilmente, col caldo. Ti amo sopra ogni cosa, e non amo
altro che te, non ho altro dolore che del tuo stato, altro
desiderio n altra speranza che di vederti. Fatti coraggio,
per Dio. Ti bacio, Ti raccomando che il mio libro non sia
veduto, perch ha certe idee che forse potrebbero dispiacere
a Babbo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 23 Giugno 1826.
     Paolina mia. Ti mando il primo tometto del Petrarca. Ne
sto aspettando altri due, e te li mander. Gli altri
usciranno a momenti, perch il mio lavoro  ormai finito.
Vedrai che sorte di fatiche toccano alle volte ai poveri
letterati. Ma questa per me  la prima e sar certamente
l'ultima di questo genere; e non avrei fatta neppur questa
se non mi ci fossi obbligato con una parola data
inconsideratamente, che mi ha fatto disperare. Pure me ne
sono cavato pi presto ch'io non credevo.
     Vo sempre sospirando il momento di riveder Recanati, che
sar certamente presto, piacendo a Dio. Qui si fa
continuamente un ammazzare che consola: l'altra sera furono
ammazzate quattro persone in diversi punti della citt. Il
governo non se ne d per inteso. Io finalmente sono entrato
in un tantin di paura; ho cominciato ad andar con riguardo
la notte, e ho cura di portar sempre danaro addosso, perch
l'usanza , che se non vi trovano danaro, vi ammazzano senza
complimenti. Salutami quanto pi puoi Babbo, Mamma e i
fratelli. L'altro giorno il marito di Angelina mi disse che
D. Rodriguez  ancora vivo, ma che poco pu durare. Tu come
stai di salute? come sta Babbo e Mamma? come stanno i
fratelli? Pietruccio che fa? non ti rincresca di entrare in
dettagli minuti quando mi scrivi, e d'informarmi di ogni
cosa della mia cara famiglia. La mia salute migliora molto,
grazie a Dio, coll'estate: finalmente sono arrivato a potere
andar di corpo senza pillole; cosa che mi pare una
maraviglia, perch da Ottobre in qua non mi era stata mai
possibile; e le pillole mi guastavano lo stomaco
orribilmente. Salutami tanto D. Vincenzo e il Curato. Addio,
Paolina mia. T'amo quanto tu sai. Giordani saluta tanto te e
Carlo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 3 Luglio 1826.
     Carissimo Signor Padre. La sua lettera mi ha cagionata
una vera gioia, come sempre me ne cagioner il trattenermi
con Lei, e come mi aveva dato e mi dar sempre pena il suo
lungo silenzio, se non in quanto io penser che questo possa
nascere da sue occupazioni pi rilevanti e che serva a
risparmiarle fastidio. Certamente se a Dio piace, io non
passer mai pi l'inverno in climi pi freddi del mio
nativo. Io conto, se la salute non me lo impedisse
insuperabilmente, di essere in ogni modo cost pel primo
entrar dell'autunno, e quanto al trattenermi, Ella disporr
di ci a suo piacere. Intanto Ella non si dia pensiero
alcuno circa la mia sicurezza. La frequenza degli omicidii
in questi ultimi giorni  stata qui veramente orribile, ma
io ho preso il partito di non andar mai di notte se non per
le strade e i luoghi pi frequentati di Bologna; sicch,
fintanto che non assassineranno in mezzo alla gente (nel
qual caso il pericolo sarebbe altrettanto di giorno come di
notte), non mi potr succedere sicuramente nulla. Ho anche
il vantaggio di abitare nel centro della citt e in faccia a
un corpo di guardia, in modo che per tornare a casa non sono
obbligato a traversar luoghi pericolosi.
     Non ho posto il nome di Recanati in fronte al Petrarca,
non certamente perch io mi vergogni della mia patria, ma
perch il metterlo avanti a ogni cosa mia, mi sarebbe
sembrata una affettazione; ed Ella vede che nessuno
scrittore ai nostri tempi lo fa, o illustre o non illustre
che sia la sua patria. Stampandosi le mie operette in un
corpo, non parr affettazione il nominar la patria, ed io lo
far senza fallo. Il Petrarca  sembrato allo Stella
un'ottima speculazione, non solo per gli esteri, ma anche
perch questi studi, o pedanterie, sono dominanti in Italia,
e massimamente in Lombardia, dove non si conosce quasi
altro; sicch egli crede di fare un bellissimo interesse
stampando quest'opera, e ancor io sono della sua opinione.
Del resto il lavoro  stato di somma difficolt, lunghezza e
noia. Nondimeno, bench avessi dato speranza di finirlo solo
in autunno, l'ho gi terminato e spedito tutto fin da ora, e
se non l'avessi interrotto per cinque mesi, occupati parte
in altre cose, parte nello smaniare dal freddo, che mi fece
tralasciare affatto ogni studio, l'avrei terminato assai
prima.
     Qui, da pi d'una settimana abbiamo sereno e caldo. Il
tempo ha favorito la festa degli addobbi, che a me, poco
amante degli spettacoli,  parsa una cosa bella e degna di
esser veduta, specialmente la sera, quando tutta una lunga
contrada, illuminata a giorno, con lumiere di cristallo e
specchi, apparata superbamente, ornata di quadri, piena di
centinaia di sedie tutte occupate da persone vestite
signorilmente, par trasformata in una vera sala di
conversazione.
     La mia salute, grazie a Dio  passabile. Il Zio Mosca,
che la saluta caramente, vorrebbe sapere che cosa  del
medico Giordani, del quale non ha pi notizia da molto
tempo. I miei tenerissimi saluti alla Mamma e ai fratelli. I
miei rispetti alla marchesa Roberti e a Broglio, se Ella ha
occasione di scrivergli. Ella mi ami, e se non le  grave,
mi dia notizia della sua salute e delle sue occupazioni
presenti. Avr in mira quello che Ella mi scrive. Sia
persuasa del vivissimo e cordialissimo amore che io le
porto, e dell'immensa gratitudine che le ho ed avr per
tutta la vita. Le bacio la mano coll'anima, e chiedendole la
benedizione mi ripeto suo affettuosissimo figlio.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 12 Luglio 1826.
     Carluccio mio. L'errore che tu mi accenni nel Petrarca 
stato gi notato per l'errata che si dar in fine. Non so se
sia provenuto dagli stampatori, o dalla mia fretta nello
scrivere quelle pedanterie a Milano, e nel riveder le prove
di stampa a Bologna. Pochi confronti avresti luogo di fare
sopra quel lavoro, perch gli altri comenti son pessimi, e
di tutt'altro genere, e io non ho avuto sotto gli occhi se
non l'ultimo, che  del Biagioli, dal cui parere mi sono
allontanato spessissimo.
     Quanto ai discorsi che tu vorresti farmi, spero che
presto lo potrai, ritrovandoci insieme; cosa che io desidero
sempre pi ardentemente e impazientemente; anzi sarei gi
cost, se non temessi i cattivi effetti del gran caldo nel
viaggio, provati da me l'anno passato, e non rimediati
ancora. Non so perch, ma mi trovo in una malinconia che
cresce ogni giorno, e che tanto pi mi fa desiderare la
presenza dell'amor tuo. Scrivimi quanto pi spesso puoi, ch
le tue lettere mi consolano sommamente. Mando oggi altri due
volumetti del Petrarca, giacch li desideri. Il resto di
mano in mano che l'avr. Ti abbraccio, Carluccio mio caro.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Bologna 12 Luglio 1826].
     Paolina mia. Giorni sono ebbi lettera di Luigi Zacchiroli
che mi pregava a mandargli copia di un capitolo del fratello
sopra la nascita di G.C., stampato in un tomo del Parnaso
Italiano, dicendomi che Babbo, al quale egli si era rivolto,
gli aveva scritto che quel tomo era in mano mia. Di' a Babbo
che veramente io non l'ho, come non ho altro libro di casa,
se non il dizionario inglese del Baretti, i quaderni dello
Spettatore che voi mi mandaste, e le poesie varie del
Monti. Mi pare che tu copiassi un'altra volta quel capitolo
per Zacchiroli: non so quante copie gliene bisognino. Non
aver paura degli assassini per me; sta' sicura che nessuno,
coll'aiuto di Dio, avr l'ardire di assassinarmi, perch io
mi guardo con una prudenza ammirabile. Il Petrarca me lo
pagherai quelle lire che mi costa. Salutami quanto puoi
Babbo e Mamma, la quale si accerti che non tarder un
momento a farle sapere di D. Rodriguez, se ci sar niente di
nuovo. Angelina ha da qualche tempo l'intendenza della mia
biancheria. Salutami Luigi, abbracciami Pietruccio. Giordani
vi saluta tanto, te e Carlo. Ricordami al Curato e a D.
Vincenzo. Addio, addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Ravenna 9 Agosto 1826.
     Carissimo Signor Padre. Sono qui da alcuni giorni in casa
di un mio amico che mi ha voluto seco per forza, a vedere le
antichit di Ravenna. Torno a Bologna a momenti. Qui si vive
quietissimi e con ogni sicurezza, quanto ai privati. Ho
veduto il Cardinale, ho veduto il Canonico ferito in sua
vece, il quale  fuor di pericolo, e sar presto in piedi.
Qui ho ricevuta la lettera di Paolina, 29 Luglio, colle
loro nuove, che io desiderava da tanto tempo. Ho fatto
ricerca dei partiti che si trovano in questi paesi, e veggo
che le gran doti sono uscite di moda affatto. Il maggior
partito di questi contorni  Pasolini di Ravenna, Contessa,
famiglia ricchissima, nobilissima, principale; diecimila
scudi di dote in pronti contanti; cinquecento scudi di
propriet della ragazza, lasciatile dall'Arcivescovo
Codronchi suo prozio; corredo a parte; giovane bella e di
talento e buona. Il padre non si cura di gran trattamento
per la ragazza; solamente esigerebbe uno stato esatto ed
autentico della casa, e una disposizione che assicurasse lo
sposo dal lato dei fratelli. L'affare si concluderebbe
prontamente: se Ella credesse opportuno di prenderlo in
considerazione, non avrebbe che a mandarmi lo stato della
famiglia in forma autentica, e qui si tratterebbe l'affare
per mezzi che io le far conoscere al suo primo cenno; e si
userebbe ogni segretezza. Cos prego Lei di usarla circa le
informazioni che io le ho date, per non nuocere alla
ragazza, in caso di rifiuto. Vedo bene che la dote 
piccola, ma non se ne trovano delle maggiori in Romagna; il
soggiorno di Recanati  in discredito; e l'essere in pronti
contanti mi pare una qualit calcolabile, e che possa
compensare in parte la mediocrit della somma. Tornato a
Bologna, cercher pi diligentemente in ordine ai partiti di
l, quantunque con poca speranza di trovar doti maggiori
senza pretensioni eccessive, e senza ripugnanza decisa al
soggiorno di Recanati. Da Bologna le scriver pi lungamente
e con pi quiete. I miei teneri saluti alla Mamma e ai
fratelli. Le bacio la mano con tutto il cuore, e le chiedo
la benedizione. Il suo affettuosissimo figlio Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 16 Agosto 1826.
     Paolina mia cara cara. Mi affligge proprio profondamente
il sentire che Babbo e Mamma e voi altri siate stati in pena
per me. Credimi che io non sono stato in minore
inquietudine, non vedendo risposta alle ultime mie. Il
secondo di Agosto fui obbligato, quasi mio mal grado, a
partire per Ravenna, e questa  la cagione del ritardo della
mia risposta alla tua 29 Luglio. Spero che Babbo a
quest'ora avr ricevuta la mia dei 9. Mostragli la
presente, e scusami tanto tanto con lui del mio silenzio
passato, che  proceduto da continui imbarazzi, e
dall'aspettar riscontro da voi altri. Son tornato qua il
13, e, grazie a Dio, sto bene. Crederai tu che la lettera
di Mercuri che tu mi mandi,  la primissima nuova ch'io ho
della mia nomina? Un pezzo fa, mi fu proposto per parte del
Segretario di Stato il posto di Vicerettore dell'Universit
di Roma, coll'obbligo di supplire a tre Cattedre in caso
d'impedimento degli attuali Professori (uno dei quali 
malato abitualmente); e poi di vestir da prete. Risposi
ringraziando tanto, e rifiutando. Ora aspetter da Roma
qualche schiarimento sopra questo nuovo posto, e scriver a
Babbo tutto quello che ne sapr. Che meraviglia che i
francesi parlino di me a Sinigaglia? Non sai tu ch'io sono
un grand'uomo; che in Romagna sono andato come in trionfo;
che donne e uomini facevano a gara per vedermi? Fuor di
burla, io spasimo di trovarmi di nuovo fra voi altri, e non
aspetto altro che la fine del caldo per mettermi in viaggio.
Nell'andare e tornare da Ravenna (distante di qua come
Pesaro da Recanati) ho sofferto tanto dal caldo (bench,
grazie a Dio, non mi abbia fatto male) che non ardirei pi
di muovermi prima del fresco. Per amor di Dio, scrivimi
subito, che Carlo e Luigi sono tornati da Sinigaglia sani e
salvi. Salutameli tanto, e bacia la mano teneramente per me
a Babbo e a Mamma. Far la tua parte con Angelina. Addio
addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 23 Agosto 1826.
     Carissimo Signor Padre. Con somma consolazione ho
riveduto dopo tanti giorni i suoi caratteri.  incredibile
per altro la irregolarit e lentezza della corrispondenza
tra il nostro povero Recanati e il resto del mondo. L'ultima
di Paolina in data dei 9 mi giunse ai 15, e la sua dei
12, mi  giunta ieri, 22, dieci giorni appunto dopo
data; mentre le lettere di Roma mi vengono in due o tre
giorni. Sono giustissime le sue osservazioni circa il
partito di Ravenna, e massimamente quella che riguarda la
dote percepita da Galamini, cosa della quale io non mi era
ricordato. Sarebbe indecoroso per la casa nostra un partito
di minor dote, quando non vi sia necessit o forti ragioni
per accettarlo. Il partito di Faenza, scudi 17 mila 
ancora in piedi, e sarebbe facile l'entrarne in discorso, ma
credo che sarebbe anche altrettanto inutile, perch la madre
e il fratello della ragazza non hanno volont di sborsar la
dote (cos dice la sorella stessa della ragazza, maritata
qui), e metteranno sempre avanti mille difficolt e pretesti
per mandare a monte i partiti, come hanno fatto finora. Ho
sentito di una buona e colta signorina di Milano, che ha una
sorella maritata in Romagna, e verrebbe volentieri dalle
nostre parti. Ho gi fatto scrivere per averne informazioni.
In breve avr notizia dei partiti di Modena, di Reggio, di
Parma, tra i quali  molto probabile che se ne trovino degli
adattati al caso nostro, tanto per la quantit della dote,
come per la inclinazione ad un soggiorno quieto e pacifico
qual  quello di Recanati. La ragguaglier poi di tutto. A
Modena v' un partito di 50 mila zecchini, ma non credo
che Ella ami di tentar partiti cos grossi. -Ella avr
veduto a quest'ora la mia dei 16 a Paolina. Da Roma non ho
neppure una riga, n un cenno, sopra la mia pretesa nomina
alla Cattedra di Storia, annunziatami nella lettera che
giunse cost. - Seppi a Ravenna il tumulto di Sinigaglia, e
fu per questo che pregai Paolina a darmi subito notizia del
ritorno dei fratelli, che ora sento da Lei, e ne ringrazio
Dio. La mia salute, grazie al Signore,  buona. Sono sempre
impaziente di riabbracciarla; e pregandola dei miei
tenerissimi saluti alla Mamma e ai fratelli, le bacio la
mano, e mi ripeto con tutto il cuore suo affettuosissimo
figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 6 Settembre 1826.
     Carissimo Signor Padre. Ho ricevuta la cara sua de'
26. L'affare della Modanese dei 50 m. zecchini, credo
che in verit non sarebbe stato degl'impossibilissimi. La
sposa, del resto, senza esser bella, non  dispiacevole. Ma
non siamo pi in tempo, perch improvvisamente si  saputa
qui la conclusione di un suo trattato di matrimonio con un
Conte Marsigli di qui, ricchissimo, ma attempato e deforme.
So poi che la dote non  in contanti, ma in terre, pervenute
alla sposa per un'eredit; sicch  verisimile assai che la
somma sia esagerata non poco, come  solito, per far numero
tondo. Un mio amico si  voluto incaricare di far un
tentativo colla Faentina, la quale oltre i 17 m. di dote,
si dice che avr dalla madre 3 m. scudi a titolo di dono:
in tutto 20 m. scudi. Sentiremo la risposta. Aspetto poi
delle notizie da Parma, da Reggio e da Milano, che
dovrebbero venir presto.
     Dovetti, tempo fa, rimandare al Governatore il baule che
egli mi avea prestato, sicch mi trovo adesso senza baule.
Non so se cost sar possibile di trovar modo per fare
arrivar qua quello che io portai con me a Roma. Se la cosa
fosse praticabile (e certo a Macerata o a Loreto si
dovrebbero trovar mezzi facilmente), la pregherei di
spedirmelo, giacch il trasporto mi coster meno assai che
non costerebbe il comprar qui un baule a posta. La
spedizione di quello del Governatore, il quale arriv a
Recanati prontamente, franco d'ogni spesa, non mi cost che
9 paoli. Se la cosa dovesse portar troppo incomodo, Ella
non ci pensi, ed io ripiegher in altro modo.
     I miei teneri saluti a tutti. Spero che Paolina sar
rimessa pienamente del suo disturbo. La Mamma mi ha voluto
fare un tacito rimprovero di negligenza, facendomi sapere la
morte di D. Rodriguez. Veramente, non uscendo mai di giorno,
per evitare il gran caldo, era un pezzo che io non vedeva
nessuno a cui domandarne. Ella mi ami e mi benedica, e mi
aspetti presto, se a Dio piace. Suo affezionatissimo figlio
Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 20 Settembre 1826.
     Paolina mia. Ieri ricevetti la lettera del Pap in data
dei 12 e l'altro ieri avevo ricevuta quella degli 11,
insieme col baule e coi formaggi, tutto ricapitatomi
puntualmente a casa. Ringraziane Babbo in mio nome tanto e
poi tanto, senza fine. Lo attendo, per partire, di avere
terminata la correzione di una stampa, di cui ricevo le
prove da Milano, e che  oramai a buon termine. Angelina
saluta tanto Mamma, Babbo e voi altri. Sta sul punto di
partorire, e ha qualche doglia ogni giorno. Ha voluto che io
le tenga il figlio o figlia al battesimo, e io (puoi credere
con che gusto) non ho potuto fare a meno di acconsentire.
Salutami Babbo, Mamma, Luigi, Pietruccio, Don Vincenzo; e
prometti a tutti, e a Pietruccio in particolare, che
piacendo al Signore, io sar cost fra qualche settimana al
pi tardi. Allora poi ti domander conto del tuo silenzio.
Addio addio.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 20 Settembre 1826.
     Carluccio mio caro. Tu non mi scrivi mai pi, e se fosse
possibile, mi faresti dubitare che non mi volessi pi bene,
o che fossi inquieto con me. You will find, at the same
address at Which I sent you the moral performations Another
small book of mine. Credilo, Carluccio mio; e prima che io
parta di qua per riabbracciarti, fa ch'io veda ancora una
tua lettera, e dammi un poco delle tue nuove. Come ti sei
divertito a Sinigaglia? e che ti parve di quel mondo la
seconda volta che tu lo vedesti? Non  possibile che non ti
abbia suggerite molte belle osservazioni, di quelle che una
volta eri solito di comunicarmi, ma ora ne sei divenuto
avaro. Io sto bene, se non fosse la solita ostinatissima
stitichezza, che dopo due mesi, mi torn addosso, appena,
per dir cos, montato in carrozza per Ravenna, e non mi
lascia pi. Ti abbraccio, e aspetto una tua lettera. Addio,
Carluccio mio. Fammi il piacere di spedirmi subito per la
posta sotto fascia la Mascheroniana di Monti, che io
feci venir da Roma ed  in libreria. Si ristamper qui colle
altre opere di Monti, delle quali tutte avremo copia in
compenso.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 6 Ottobre 1826.
     Carluccio mio.  vero che le tue lettere son triste, ma
son care e belle, ed io amo meglio di sentirti lamentare che
di lasciarti tacere. Il tuo stile si rassomiglia a quello
del Goethe nelle Memorie della sua vita che ha
pubblicate ultimamente. Io comprendo benissimo tutta la pena
del tuo stato, e vedo che tu devi soffrire assai pi di
quello che soffiriva io, perch in me l'attivit interna si
 consumata assai presto da se medesima per il suo proprio
eccesso, e per la scarsezza delle forze fisiche: sicch il
contrasto cess, ed io rimasi nella pace della vecchiaia. Ma
tu hai ancora abbastanza di forze corporali per sostenere
l'attivit dello spirito, e farti sentire tutta l'angustia
che nasce dall'opposizione ch'essa prova, e dallo stato di
contrainte in cui si trova da tanto tempo. Discorreremo
di queste cose a voce, pi di proposito. Giordani, che ha
fatto e fa molti elogi di te, ti saluta infinitamente
insieme con Paolina. Il Petrarca non  stato spedito ancora
a Macerata, perch non finito di stampare. Io non lo mandai
al Puccinotti, che me lo dimand, perch non ne ho copie
d'avanzo e perch credo meglio che chi lo vuole lo comperi.
A rivederti, Carluccio mio caro, a momenti; e piacesse a Dio
che ti potessi consolare. Addio, anima mia.
     Paolina mia cara. Angelina avea partorito quand'io ti
scrissi. Lo seppi quasi appena chiusa la lettera, e il
giorno dopo tenni al battesimo la creatura, ch' un maschio,
e trs viable. Angelina sta bene, e in piedi gi da pi
giorni: credo anzi che sia uscita di casa, malgrado le mie
prediche: saluta tanto Mamma, te, e tutti. Accludo qui una
risposta a Pietruccio, separata e ben sigillata, acciocch
egli se la possa tenere in tutta sua propriet. Addio,
Paolina mia; a rivederci.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 6 Ottobre 1826.
     Signor Canonico stimatissimo mio fratello. Mi rallegro
con voi moltissimo della vostra nuova dignit, e vi
ringrazio della notizia che me ne date. Se il Canonicato 
piccolo, non ve ne date pena, perch crescer col tempo e si
far grande, e i dodici scudi diventeranno dodici doppioni
da sedici. Intanto per farli crescere bisogna studiare di
buona voglia, e poi legger molto, come credo che facciate, e
se non lo fate, son certo che lo farete. Mi consolo della
buona ortografia della vostra lettera, e dico da vero, non
per burla. Se l'Anacreonte vi piace, tenetelo; e giacch
credete meglio che ve lo regali, ve lo regalo, ma con patto
che lo leggiate, e che lo custodiate bene, perch voglio
rileggerlo anch'io, se me lo permetterete. Salutatemi tanto
tanto Babbo, Mamma, Luigi e Don Vincenzo, e dite che io mi
sto preparando per partire, e che dar poi avviso a Babbo
del giorno della partenza. Riveritemi il signor Curato. Vi
bacio la mano, e raccomandandomi alla vostra protezione, mi
confermo vostro buon fratello Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 26 Ottobre 1826.
     Carissimo signor Padre. Ricevo, ritardata al solito, la
sua amorosissima dei 16, piena di tante espressioni
affettuosissime, le quali, bench non mi giungano nuove, e
bench io sia assuefatto sin dalla prima infanzia alle
testimonianze del suo amore vivissimo, non lasciano per di
farmi un'impressione ben sentita, e di destarmi nel cuore
nuovi moti di gratitudine. Ho cercato d'informarmi circa il
signor Luigi Gezzi, il quale non  prete, ma secolare: bens
ha un zio sacerdote... Ho saputo dove abita; e prima di
partire, procurer di vederlo. La mia intenzione  di
mettermi in viaggio l'ultimo giorno del corrente, o il primo
dell'altro; ma siccome non posso ancora assicurarlo, cos le
scriver un'altra volta per farle sapere il giorno
precisamente. Credo per che una sua risposta alla presente
non mi troverebbe a Bologna. Mille tenerissimi saluti alla
Mamma e ai fratelli. Mi conservi l'amor suo, e mi benedica.
Suo tenerissimo figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 1 Novembre 1826.
     Carissimo Signor Padre. Le scrissi gi il 26 del mese
scorso, in risposta all'amorossima sua dei 16. Questa 
per dirle che io, a Dio piacendo, parto per Recanati dopo
dimani, 3 dell'entrante. Per diminuirmi la noia e
l'incomodo del viaggio, mando il baule da se, e verr
fermandomi per la strada; il che mi servir anche per fare o
rinnovare delle conoscenze. Perci Ella non si dia alcuna
pena se non mi vede arrivar subito. Siccome per
l'impazienza di riveder Lei e la mia cara famiglia cresce in
me a proporzione che si avvicina il momento di ottener
questo bene, cos credo che le mie fermate saranno molto
brevi. Ella preghi il Signore che mi conceda un buon
viaggio, e mi saluti caramente tutti. Le bacio la mano, e
chiedendole la benedizione, mi ripeto suo affettuosissimo
figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 27 Aprile 1827.
     Carissimo signor padre. Arrivai qua in Bologna ieri
gioved a tredici ore e mezza, dopo un viaggio ottimo
veramente, e che fuor dell'incomodo e della noia,
inseparabili dal viaggiare, non mi ha cagionato
nessun'alterazione nella salute: neppur la difficolt del
ventre, che io teneva per inevitabile. Amato mi lasci a
Pesaro, ma mi lasci con miglior legno, migliori cavalli, e
miglior vetturino, il quale mi ha condotto qua pi di mezza
giornata prima che non avrebbe fatto un altro. Vidi a
Sinigaglia la zia Leonora e il marchese Romualdo, che
salutano tanto lei e la mamma. La casa Cassi e la casa
Lazzari salutano lei e tutta la famiglia, e Vittorina in
particolare manda mille saluti a Paolina. Io sono qui alla
locanda della Pace nel Corso, dove ho combinato una
dozzina per un mese. Sto in ansiet delle sue nuove e di
quelle della mamma e dei fratelli; e vorrei sapere se 
partito da Recanati il governatore, molte pazzie del quale
mi sono state raccontate a Pesaro da' suoi stessi amici, che
nondimeno si sono maravigliati di sentir quelle che io
raccontava fatte a Recanati. Gli occhi affaticati dal sole e
dalla vigilia, non mi permettono per questa volta di esser
pi lungo. La prego con tutto il cuore a dire in mio nome le
pi tenere cose alla mamma, ai fratelli, e in particolare a
se stesso, al quale baciando la mano, domando la
benedizione, e mi ripeto col maggior affetto possibile al
mondo suo amoroso figlio.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 30 Aprile 1827.
     Carluccio mio. Non posso tardar pi a scriverti, bench
io non abbia niente da dirti, se non quello che tu gi sai,
cio quanto immensamente io ti voglia bene, quanto pensi a
te, quanto desiderio di te mi stia sempre nel cuore. Ho
riveduto qui tutti gli amici miei, non senza piacere, ma
questi sono amici, e tu sei me stesso. Cassi e Geltrude
Lazzari mi domandarono di te con molto interesse, e ti
salutano. Geltrude si mantiene perfettamente, anzi  meno
grassa e pi florida di quando la vedemmo l'ultima volta. Ti
ricordi tu di quei fogli bibliografici di Sonzogno in
sedicesimo, che venivano insieme colla raccolta di
viaggi, e che ora stanno in una Miscellanea di manifesti
ec. in libreria, nella colonna della storia letteraria? In
uno di quei foglietti v' l'annunzio dell'edizione
dell'Eneide del Caro, fatta dallo stesso Sonzogno, per cura
del Monti ec. e vi si riporta la dedicatoria al Monti,
premessa a quell'edizione, e scritta (bench ivi non si
dica) da Giordani. Vorrei che tu mi facessi il piacere di
trovare questo foglietto, e mandarmelo subito sotto fascia
per la posta: deve servire per Brighenti, che pubblica altri
due tometti del Giordani, e che non pu trovare quella
dedicatoria, della quale io gli ho data notizia. Di' a
Paolina che Vittorina la saluta tanto; che si  fatta
grande, ma non pi di lei... Di' a Mamma che vidi a Imola
Elia Finocchio che venne a trovarmi alla locanda, e mi preg
di far sapere al padre le sue notizie, cio che sta bene,
che ha moglie, e cinque o sei figli; che fa il barbiere con
applauso, che  matto come prima, perch mi parl della
nobilt della casa Finocchio; ma in questo non si distingue
dagli altri Imolesi, che tutti sono scemi; e in fatti il
cameriere della locanda mi disse che il Sig. Elia era un
bravissimo giovane (bench paia vecchio), e che parlava
benissimo. Di' ancora a Paolina che le Brighenti la salutano
infinitamente. Addio Carluccio mio caro; salutami tutti.
Dalla lettera di Stella avrai veduto che io dovr star qui
almeno fino a Giugno, se voglio vederlo. Addio, addio; ti
bacio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 14 Maggio 1827.
     Carissimo Signor Padre. Ebbi la cara sua de' 29 Aprile,
e conosco tutta la verit delle sue osservazioni sugli
effetti della fantasia, e sul danno del voler troppo far uso
della ragione. Quel che Ella soggiunge, che per esser troppo
ragionevoli spesso si opera contro ragione, non potrebbe
essere n pi vero n pi profondo. Fui contento delle nuove
che Ella mi diede circa il coram equite, il quale poi
dalla lettera dei fratelli in data dei 5 ho sentito che
fosse per partire a momenti. Vorrei sapere che fosse gi
partito. Con uno dei prossimi ordinari le mander la ricetta
del famoso latte-e-mle, che debbo avere fra poco. Io,
grazie a Dio, sto bene; e chiunque mi vede mi fa complimenti
sul mio buon aspetto. I miei tenerissimi saluti alla Mamma e
ai fratelli. La prego anche de' miei rispetti alla marchesa
Roberti. Qui in Bologna, dopo il ritorno del cardinale
Albani, il supplizio di qualche assassino, e un editto che
prometteva di fare impiccare senz'altro processo chiunque
fosse trovato coll'armi alla mano, si vive quieti e sicuri
di giorno e di notte. Ella mi ami, mi benedica, e mi creda
come sono con tutta l'anima suo amorosissimo figlio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Bologna] 18 Maggio [1827].
     Paolina mia. Ho ricevuto la tua e di Carlo dei 5, e poi
il Raccoglitore colla tua polizza. Stella gi sapeva il
mio arrivo in Bologna, ma l'avere spedito il
Raccoglitore a Recanati, deve essere stato uno sbaglio
del suo Uffizio. La stagione anche qui  ottima, e io mi
diverto veramente un poco pi del solito, perch grazie a
Dio mi sento bene, e perch quest'essere uscito dall'inverno
non mi pu parer vero, e non finisce di rallegrarmi; e
perch gli amici mi tirano. Sono stato all'opera gi due
volte (l'opera si  avuta finora tre sere), e non mai in
platea. Ti ringrazio delle nuove di Monsieur Luc. Le
Brighenti ti salutano tanto, e cos fa Giordani a te e a
Carlo. Di' a Carlo che mi voglia bene. Salutami Luigi.
Abbracciami Pietruccio. A Babbo e a Mamma di' tutto quello
che puoi a nome mio. Riveriscimi ancora la Marchesa Roberti:
e saluta Don Vincenzo. Puoi credere se mi piace che tu ti
ricordi tanto di me, come mi scrivi. Ma credi ancora, che
quantunque pi distratto, io non mi ricordo di voi altri
niente meno. Quando avr veduto Stella, ti dar notizia di
quello che io penser di fare, e se mi fermer qui, o se
andr a Firenze, come desidero, e come ho determinato, se
non sar troppo caldo. Amami, Paolinuccia mia, come io
t'amo. Addio addio. Continuami sempre la gazzetta delle
novit di Recanati.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 1 Giugno 1827.
     Carissimo Signor Padre. Rispondo tardi e brevemente alla
cara sua del 22 Maggio, perch il solito mio male degli
occhi mi d fastidio pi del solito, e scrivo con molta
fatica. Del resto, grazie a Dio, sto bene. Qui abbiamo una
perfetta estate. A momenti la informer di quanto Ella mi
ricerca intorno al Governatore, il quale per quel che ho
potuto sapere fin qui, non  nel numero degli avvocati
addetti a questo tribunale di appello. La ricetta del
latte-e-mle  molto semplice perch consiste in fior di
latte o panna, gelatina non salata, e zucchero a piacere. Ma
il principale consiste nella manipolazione della quale mi
hanno fatto una descrizione assai lunga e tale che io non so
se la saprei riferir bene. Quando poi mi riuscisse di darla
ad intendere, nondimeno non credo che la esecuzione
corrisponderebbe; perch vedo insomma che tutto l'affare
consiste nella pratica e nell'abilit manuale del cuoco. Mi
hanno assicurato poi che in questa stagione sarebbe
impossibile che il piatto riuscisse bene; e in fatti, adesso
non si fa neppur qui. Mille tenerezze alla Mamma e ai
fratelli. Le bacio la mano e, chiedendole la benedizione, mi
ripeto con tutto il cuore suo affettuosissimo figlio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 18 Giugno 1827].
     Paolina mia. Ti ringrazio propriamente di cuore della tua
dei 10, senza la quale sarei stato veramente in pena, non
avendo nuova di casa. Non lascia di disturbarmi quello che
tu mi scrivi di Mamma. Spero, e prego Iddio, che a quest'ora
sia guarita affatto; ma tu fammelo saper subito per amor di
Dio. Mi scriverai a Firenze, per dove parto, se a Dio piace,
domani, dopo aver veduto Stella, e combinati i nostri affari
insieme. Bacerai le mani per me a Babbo e a Mamma, e li
pregherai a darmi la loro benedizione. A Carlo, a Luigi, a
Pietruccio dirai per me tutto quello che saprai dire e
pensare. Da Firenze scriver poi pi quietamente. Le
Brighenti ti salutano, e cos Angelina, la quale mi ha
prestato molti servizi dopo il mio ritorno, come per
l'addietro. Come vuoi tu che Setacci e un Prete suo compagno
avessero sentito parlare dei fatti miei? - Tu sai, Paolina
mia cara, se io t'amo, e quanto. Scrivimi, e dammi le nuove
di casa, e di tutti voi altri, e di Mamma in particolare,
subito che avrai la presente. Addio, addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 23 Giugno 1827.
     Carissimo Signor Padre. Partii da Bologna ai 20, e il
giorno seguente, la mattina, arrivai a Firenze, dopo un
viaggio ottimo. Non so quanto mi tratterr. Il non poter
uscir di casa di giorno per la flussion d'occhi, che mi
molesta costantemente, mi d molta malinconia e m'impedisce
di conoscere la citt; nella quale veramente non godo nulla.
Sono obbligato a rifiutare tutti gl'inviti che mi vengono
fatti, e la gran festa fiorentina di domani (giorno di San
Giovanni Battista) sar per me un giorno feriato. Gli altri
avranno corse di bighe, corse di barberi dei primi d'Italia,
fuochi artifiziali, che costano non so quante migliaia, ec.
Faccia, la prego, i miei saluti pi teneri alla Mamma e ai
fratelli. Sono impaziente di sentire che la Mamma sia
perfettamente guarita del piede. Le bacio la mano con tutta
l'anima, e le chiedo la benedizione. Il suo amorosissimo
figlio Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 7 Luglio 1827.
     Paolina mia. Ho ricevuto la tua de' 27 Giugno, ed
eccomi a darti pienissima informazione de' fatti miei. Vidi
Stella a Bologna, si ferm cinque giorni, stette nella mia
stessa Locanda, in una camera contigua alla mia; pranzavamo
insieme, e facevamo vita in comune; lo accompagnai, lo
introdussi dove volle. Da Maggio in qua, mi fa continuare il
solito appuntamento; ma degli arretrati brisa. Bens mi
disse che da ora innanzi mi avrebbe fatto pagare al mese pi
dell'ordinario; ma non disse quanto. Qui mi fanno
propriamente la corte perch'io accetti altri partiti; ma
volendo e potendo faticar poco, nessun partito mi pu
convenire come quello di Stella; il quale per conseguenza
bisogna ch'io tenga fermo pi che posso. Del resto, le
dimostrazioni di amicizia e di stima straordinaria che mi
fece Stella, e i discorsi che tenne di me con altri, non
potevano essere pi lusinghieri.
     Qui sono alloggiato alla Locanda della Fontana. Si paga
assai, e si mangia poco: ma la biancheria si cambia quasi
ogni giorno. Dozzine in case particolari si trovano
difficilmente, e si pagano un terzo pi che a Bologna. Io
ricevo molte gentilezze dai letterati fiorentini, o
stabiliti in Firenze. Tutti i principali sono venuti a
trovarmi. Sono stato a vedere il Cav. Reinhold, ora Ministro
di Olanda in Toscana. Egli e la moglie salutano tanto Babbo
e Mamma. La figlia, che si  fatta una bella giovane, mi
domand di te e delle Mazzagalli. Si crede che Reinhold sar
presto nominato Ministro degli affari esteri a Brusselles.
     Quanto alla salute, io, grazie a Dio, sto bene; eccetto
alcuni incomodi senza conseguenza. Il mio mal bolognese non
si  pi affacciato, neppure in viaggio. Gl'incomodi che ho,
sono degli occhi e dei denti; e i denti bisogna farmeli
cavare senza rimedio. La malinconia che mi d questa
sciocchezza da un mese in qua, non  credibile.
     L'entusiasmo destato da Persiani  verissimo. Ho sentito
parecchi intendenti o dilettanti dire che Persiani  un
genio straordinario. Tutti ne dicono gran bene, anche per
riguardo al suo carattere e alla sua gran probit. Si
racconta che l'inverno passato, non avendo danari, e non
volendo defraudar l'oste che l'albergasse, pass pi notti
 la belle toile. Mi avevano detto che dopo la buona
riuscita di quest'opera era stato scritturato per comporre a
Napoli: ma l'altra sera la Spada di Macerata, maritata qui
nel colonnello Palagi, mi assicur che ha pattuito di
scriver qui altre due Opere dentro un anno, per ottocento
scudi. Il bello , che quando s'impegn a scrivere il
Danao, il patto fu, che se l'Opera non piaceva al
pubblico, l'impresario non l'avrebbe pagato. Io non sono
stato a sentirla, perch i miei occhi in teatro patiscono
troppo.
     Ma quanto mi dispiace quello che tu mi scrivi di Mamma.
Mi figuro bene che pena sar stata per lei, il non potersi
muovere. Scrivimi come va il gonfiore della gamba e del
piede, e se questo l'impedisce ancora di camminare.
Ringraziala tanto tanto della premura che ha per me, e
baciale la mano con tutto il cuore per parte mia.
     Giordani mi ha detto pi volte, e con grande istanza di
salutarti tanto tanto. Cos ancora di salutar Babbo, Mamma e
Carlo; ciascuno in particolare. Carluccio che fa? come mi
vuol bene? salutalo per me; saluta Luigi, Pietruccio e Don
Vincenzo. Scrissi a Babbo coll'ordinario dopo il mio arrivo
a Firenze: baciagli la mano, e domandagli la benedizione a
mio nome. Ti ringrazio della nuova che mi dai di Bunsen: ho
avuto piacere di saperla. Sarai servita degli odori. Voglimi
bene, perch (se non lo sapessi) io te ne voglio quanto se
ne pu volere, e penso a voi altri sempre sempre. Addio,
Paolina mia.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 24 Luglio 1827.
     Carissimo Signor Padre. Ebbi l'amorosa sua dei 2 del
corrente, dalla quale intesi con mia infinita consolazione
il miglioramento della Mamma. Sto sempre in ansiet di
sentire che sia sparito anche quel gonfiore della gamba, che
Paolina mi accenn nell'ultima sua. Compatisco ben di cuore
alla molestia terribile che Ella deve soffrire per ribattere
le imputazioni di Mazzanti: desidererei sapere se Ella sia
giunta alla fine del suo noiosissimo lavoro, e l'esito che
questo avr. Il mio incomodo degli occhi non  maggiore di
quelli che ho provati altre volte, ed ora  un poco scemato;
ma la guarigione (provvisoria e non radicale) non la spero
se non coll'inverno, il quale pregiudicandomi in tutto il
resto, negli occhi mi ha giovato sempre. Scrissi giorni sono
a Paolina lungamente. Qui nello scrivere provo una gran
miseria: perch nella civilizzatissima Firenze, le poste,
contro il costume di tutte le citt grandi del mondo, non
stanno aperte se non quattr'ore della giornata, dal
mezzogiorno alle quattro; vale a dir le ore pi ardenti. In
quelle ore mi  impossibile di uscire: consegnar le lettere
a gente della Locanda, sarebbe inutile, perch
sicurissimamente il danaro resterebbe in saccoccia loro: non
ho altro rimedio che raccomandarmi a qualche amico che
capiti da me a caso, acciocch andando alla posta, porti
anche le mie lettere: ma se nessuno capita, o se non prevedo
che debba capitare, non posso scrivere.
     Qui ho conosciuto molti, ma fatto poche amicizie, e ci
vivo poco contento; ma fino alla stagione fresca non posso
muovermi. I miei teneri saluti alla Mamma e ai fratelli. Le
bacio la mano con tutta l'anima: mi voglia sempre bene, e mi
benedica. Il suo affettuosissimo figlio Giacomo.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 7 Agosto 1827.
     Carluccio mio. Non puoi credere quanto mi abbia commosso
la premura che tu ti sei presa di scrivermi con tanta
tenerezza per consolarmi de' miei denti.  pur vero quel
che tu dici, che io avrei bisogno di aver vicino a me l'amor
tuo: ti giuro che non passa giorno che io non senta e non
osservi questo bisogno e questa mancanza. I miei denti
cariati son due: il dolor presente nasce da flussione; ma
saprai bene che non v' mai dolor di denti senza concorso di
flussione: la carie richiama gli umori. Da quando scrissi a
Paolina e che ebbi quattro giorni e quattro notti di dolore
acuto, non ho pi sofferto e non soffro se non indolitura e
difficolt di mangiare. Non ho consultato ancora nessun
dentista. Del resto, la mia melanconia non nasceva veramente
dal dispiacere di dover perder dei denti, ma da quel timor
panico dell'operazione, che mi sta sempre in pensiero come
una condanna da eseguirsi, e che mi spaventa come un
ragazzo. Mi dispiace assai che anche tu cominci a patir di
denti: spero che sia flussione: ti raccomando di guardarli
dai cibi molto caldi, ma soprattutto dai gelati, che io per
esperienza ho trovati dannosissimi: uno de' miei denti, che
non mi aveva mai doluto in mia vita, mi cominci a dolere
per un gelato, e non si  guarito pi. La tua emendazione
del Petrarca  felicissima e giustissima. Il Petrarca
scrive con o chon per c'on o ch'on secondo
l'ortografia barbara di quei tempi, di non far distinzion di
parole quando noi usiamo l'apostrofo, e di scrivere on
per un. I copisti e gli editori non capirono. Ma io
aveva promesso di dar fedelmente l'edizione di Marsand, e
non voleva andar dietro n a questa n ad altre molte
emendazioni certissime, che avrebbero per richiesto una
dissertazione.
     Quello che concertammo insieme, non ho ancora avuto
occasione di farlo. Veggo pur troppo ch' difficile: ma la
colpa  stata anche de' miei occhi, che m'impediscono di
uscir di giorno, e di leggere i giornali, sopra i quali
bisogna che io mi determini circa l'opera che dovrei
proporre. Sei tu stato a Sinigaglia quest'anno? Far con
Giordani le tue parti e quelle di Paolina, al suo ritorno da
Pisa, dove  andato a villeggiare: prima di partire mi
raccomand tanto di salutarvi tutti due. Di' a Paolina che
non ho ancora veduto Reinhold, dopo che fu da me. Saluta
Babbo, Mamma e tutti. A Babbo scrissi sulla fine del mese
passato.
     Rispondo alla tua dei 13 Luglio (che ho ricevuta il
1 di Agosto!!) per la prima occasione che ho di mandar
lettere alla posta. Oh, Carluccio mio, quanto volentieri
spenderei tutta la mia vita per farti contento! ma che vale?
Qui certamente avrei modo di far molti danari se fossi sano
e robusto; ma invece non posso n leggere, n scrivere, n
pensare. Pazienza, quanto a me. Voglimi bene, Carluccio mio
caro, e credimi che non fu mai voluto pi bene di quello che
ti voglio io. Salutami Paolina, Luigi e Pietruccio.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 23 Agosto [1827].
     Carluccio mio caro. Scrivo subito a Bunsen, e scrivo nel
miglior modo che io so fare, per l'effetto che ci
proponiamo. Dio sa e vede quello che io vorrei fare per
proccurarti qualche consolazione. Conosco per esperienza le
buone ragioni del Zio Carlo, il quale ama ancora di
usare con me quel tuono misterioso, che poteva forse star
bene quando io era capace di sperare sulla parola e
senza buone ragioni. Ora ti dico in verit, che pur
troppo non spero nulla: nondimeno non bisogna mancar di fare
il possibile. Mander poi l'Epitteto quando sar stampato;
ma a stamparlo, ancora si ha da pensare, e poi da
cominciare. Di' a Babbo che lo ringrazio tanto della sua
ultima, alla quale risponder: e similmente ringrazio
Pietruccio della sua lettera, e digli che senza dubbio gli
risponder presto. Tu non vuoi ch'io dica male di Firenze.
In verit non potrei dirne, bench'io ci stia poco contento;
ma in che luogo si pu star contento senza salute, e
passando i giorni a sedere colle braccia in croce?  vero
che Persiani  stato onorato di non so che distinzioni dal
Consiglio di Recanati, e che Babbo  stato l'autor
principale di questa risoluzione? So che l'ha detto egli
stesso: ma egli non si  degnato di venirmi a fare una
visita, e per non l'ho mai veduto. In vece sua, poco dopo
il mio arrivo in Firenze, venne a trovarmi un vecchio, che
si diceva di Civitanova, e antico militare del Papa; mi
domand di Volunnia Gentilucci, e di altri Recanatesi, e poi
della Madonna de' Cappuccini; mi abbracci colle lagrime
agli occhi; mi disse che mi aveva tenuto in braccio; mi fece
elogi smisurati di casa Leopardi; mi fece promettere che un
giorno sarei andato a pranzo da lui; in fine mi domand del
danaro. Io lo mandai via colle buone: poi diedi ordine che
se tornava, lo gettassero per le scale. Puoi credere che
l'informazione che presi poi, mi assicur ch'io non aveva
sbagliato. Di queste avventure ne accadono spesso in
Firenze. Addio Carluccio mio. Ti ragguaglier della risposta
di Bunsen. Salutami tutti. Giordani, tornato da Pisa, saluta
te e Paolina non so quanto: me l'avr detto dieci volte, e
torn ieri. Addio, addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 8 settembre 1827.
     Carissimo Signor Padre. Rispondo pur troppo tardi alla
cara sua ultima, ma Ella non si pu immaginare la pena che
mi d lo scrivere, a causa del cattivo stato de' miei occhi.
Sono costretto a mancare non solo all'affezione, ma anche
alla creanza, lasciando senza risposta parecchie lettere che
mi vengono da persone degne di riguardo. La mia debolezza
d'occhi  la pi grave ed ostinata che io abbia sofferto da
otto anni in qua: tuttavia spero nell'inverno; ma l'autunno,
al solito, me la rende pi molesta. Del rimanente, grazie a
Dio, sto bene, eccetto incomodi leggeri di flussioni e di
stomaco. Ella indovina assai bene che io non posso curarmi
molto di certe alte conoscenze, dalle quali anche non potrei
sperar nulla. Me la passo con questi letterati, che sono
tutti molto sociali, e generalmente pensano e valgono assai
pi de' bolognesi. Tra' forestieri ho fatto conoscenza e
amicizia col famoso Manzoni di Milano, della cui ultima
opera tutta l'Italia parla, e che ora  qui colla sua
famiglia. Non ho mai avuta occasione di vedere il P.
Marsigli. La stagione ancor qui  stata lungamente calda pi
dell'ordinario: poi sulla fine d'agosto si cangi in un vero
inverno: ora e temperata. La prego a dire per parte mia le
pi tenere cose alla Mamma e ai fratelli. Mi benedica, e mi
creda con tutto l'affetto possibile suo amorosissimo figlio.

A PIER FRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 8 Settembre 1827.
     Caro Pietruccio. Vi ringrazio della vostra lettera e
delle notizie che mi date; le quali D. Natanaele Fucili
chiamerebbe notizie padrie: domandatelo a Carlo, se non
lo credete. Mi rallegro molto con voi del vostro dente
cavato. Non pensate ai tre paoli, che senza che me li
mandiate, vedremo di accomodar qualche cosa. Da me non credo
che vi aspettiate notizie: se ne aspettaste, non saprei che
vi dire, se non che a Firenze tira vento ogni giorno; cosa
che mi secca moltissimo, come sa Paolina. A proposito di
Paolina, ditele che la Toscana si rassomiglia alla Marca per
i costumi e per gli usi, pi che Bologna e la Romagna che
sono pur dello stesso Stato: quando vedo un contadino di
qui, mi par di vedere uno dei nostri. Ditele ancora che le
contadine di Firenze non mi son parse quella bella cosa che
si dice. Paolina avr un piacer matto di saper queste cose.
Salutatemi tanto il signor Curato, e Don Vincenzo, il quale
credo che stia bene, e dite a Carlo che ancora aspetto
risposta da Bunsen. Vogliatemi bene, e credetemi con piena
stima vostro rispettoso fratello Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 4 Ottobre 1827.
     Carissimo Sig. Padre. Con molto piacere, perch so bene
che questo far piacere a Lei, le dico che in questi ultimi
giorni, grazie a Dio, posso piuttosto lodarmi della salute.
Il fresco, che da principio mi aveva turbato molto, ora mi
riesce favorevole: e gli occhi, bench non possano ancora
leggere n scrivere senza dolore, sono per migliorati in
modo, che io posso uscire di giorno: e cos col moto e colla
distrazione, vengo anche acquistando di pi.
     Mi dispiace che la cara sua non mi sia giunta prima che
l'altro ieri. Essendo stato qui Bunsen, di passaggio per
Berlino, pochi giorni fa, avrei potuto parlargli a voce
sopra ci che Ella mi scrive. Ma spero che lo rivedr al suo
ritorno, il quale sar presto, e gliene parler allora.
     Quanto all'inverno, io sono ben risoluto di non passarlo
in Firenze. Questo clima non  molto freddo, ma infestato
continuamente da venti e da nebbie.  simile in tutto e per
tutto al clima di Recanati, ma io non avrei qui la decima
parte dei comodi della casa propria. Subito che avr potuto
risolvermi circa la mia partenza, gliene scriver.
     Della mia vita posso dirle solamente, che non fo altro
che divertirmi. Ho fatta una quantit di conoscenze di brave
persone: ho anche molti buoni amici, e il soggiorno tutto
insieme non mi dispiacerebbe se non fosse cos lontano dai
miei. - Questo infernale inchiostro bianco mi strazia gli
occhi, e per conchiudo, pregandola a persuadersi dell'amore
estremo ch'io le porto, e domandandole la benedizione. Il
suo affettuosissimo figlio Giacomo.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 4 Ottobre 1827.
     Carluccio mio. Parlai con Bunsen: mi disse che fino
nell'ultima udienza aveva ricordato al Segretario di Stato
il nostro affare; che il Card. l'aveva assicurato
ripetutamente ch'io non sarei dimenticato. Se dopo ci si
debba ancora sperare, giudicalo da te stesso, che io non so
pi che me ne dire. Bunsen per non era senza speranza. Egli
torner a Roma questo Novembre, e non cesser d'insistere,
perch siamo molto amici. Salutami Mamma e i fratelli, e di
a Paolina ch'io non scrivo qui anche a lei, perch non
posso, assolutamente non posso; ma che l'amo senza fine,
come amo te, Carluccio mio caro. Addio, addio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 30 Ottobre 1827.
     Paolina mia.  un pezzo che non ho nuove vostre, e mi
dispiace. Ti scrivo per darti le mie. Qui, grazie a Dio,
abbiamo avuto un Ottobre eccellente, un vero autunno,
migliore del Settembre e della fine d'Agosto. Io n'ho
profittato per passeggiare, e sono stato meglio degli occhi,
e molto meglio dei denti. Ho patito un poco di stomaco,
perch per paura di farmi male, non mangiavo pi quasi
nulla; ma ora spero di guarire, perch mi sono ravveduto, e
comincio a mangiare con appetito. Quanto all'inverno
prossimo, sono oramai deciso di andarlo a passare a Massa di
Carrara, che  lontana di quasi 70 miglia; viaggio
comodissimo. Quel clima  ottimo, simile al clima di Nizza,
e forse migliore di quel di Roma: non vi nevica mai, si esce
e si passeggia senza ferraiuolo, in mezzo alla piazza
pubblica crescono degli aranci piantati in terra. Del resto
la citt  piccolissima (bench capitale del Ducato di Massa
e Carrara), non vi sono uomini di merito, e il soggiorno 
malinconico assai: sicch vedi che io prendo questa
risoluzione di andar l, non certo per piacere, ma per
l'assoluta necessit in cui mi trovo, di passar l'inverno in
maniera, ch'io possa astenermi dal fuoco, e possa uscir
molto di casa e far molto moto; per non prendere
nell'inverno un malessere, che mi duri poi fino all'inverno
seguente. Non partir da Firenze finch la rigidezza
dell'aria non mi caccer, perch il soggiorno di Massa non
m'invita punto. Prima di partire scriver un'altra volta. E
tu che fai? e Babbo e Mamma e Carlo e Luigi e Pietruccio che
fanno? Salutami tutti: Giordani saluta tanto tanto te e
Carlo. Scrivimi tutte le nuove che puoi. Io ti dir una cosa
vecchia: che voglio bene a te, e a tutti voi altri pi che
alla mia vita. Addio, addio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 12 Novembre 1827.
     Paolina mia. Ricevetti a Firenze la tua de' 2, la
quale puoi figurarti quanto mi fosse cara: io ti aveva
scritte gi poco prima, stando in grande impazienza di aver
le nuove di casa. Ti dissi che sarei andato a Massa, ma i
miei amici di Firenze mi hanno fatto determinare per Pisa,
citt tanto migliore, e di clima tanto accreditato. Partii
da Firenze la mattina dei 9 in posta, e arrivai la sera a
Pisa, viaggio di 50 miglia. Ieri notte, per la prima volta
dopo pi di sei mesi e mezzo, dormii fuori di Locanda, in
una casa dove mi sono collocato in pensione, a patti molto
discreti. Sono rimasto incantato di Pisa per il clima: se
dura cos, sar una beatitudine. Ho lasciato a Firenze il
freddo di un grado sopra gelo; qui ho trovato tanto caldo,
che ho dovuto gittare il ferraiuolo e alleggerirmi di panni.
L'aspetto di Pisa mi piace assai pi di quel di Firenze.
Questo lung'Arno  uno spettacolo cos bello, cos
ampio, cos magnifico, cos gaio, cos ridente, che
innamora: non ho veduto niente di simile n a Firenze n a
Milano n a Roma; e veramente non so se in tutta l'Europa si
trovino molte vedute di questa sorta. Vi si passeggia poi
nell'inverno con gran piacere, perch v' quasi sempre
un'aria di primavera: sicch in certe ore del giorno quella
contrada  piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni: vi
si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole
bellissimo tra le dorature dei caff, delle botteghe piene
di galanterie, e nelle invetriate dei palazzi e delle case,
tutte di bella l'architettura. Nel resto poi, Pisa  un
misto di citt grande e di citt piccola, di cittadino e di
villereccio, un misto cos romantico, che non ho mai veduto
altrettanto. A tutte le altre bellezze, si aggiunge la bella
lingua. E poi vi si aggiunge che io, grazie a Dio, sto bene;
che mangio con appetito; che ho una camera a ponente, che
guarda sopra un grand'orto, con una grande apertura, tanto
che si arriva a veder l'orizzonte, cosa di cui bisogna
dimenticarsi in Firenze. La gente di casa  buona, i prezzi
non grandi, cosa ottima per la mia borsa, la quale non 
stata troppo contenta de' Fiorentini: e non vorrei che
credeste ch'io fossi venuto qua in posta, come vi ho detto,
per fare lo splendido: ci sono venuto con una di queste
piccole diligenze toscane, che fanno pagar meno che le
vetture.
     Salutami tutti; dammi le nuove di tutti: bacia le mani
per me a Babbo e a Mamma: e scrivimi, ma scrivimi presto, e
dammi tutte le nuove che sai, prima di casa, poi di
Recanati, poi della Marca. Di' a Carlo, se mi vuol sempre
bene. Aspetto qualche notizia da Bunsen quando egli
ripasser per Bologna questo Decembre. Cos siamo rimasti
d'accordo. Egli passer pure per Recanati. Addio.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 21 Novembre [1827].
     Carluccio mio. Sappi che non posso pi star senza vedere
il tuo carattere, e che tu m'hai da scrivere qualche cosa in
ogni modo. L'amor mio non te lo posso esprimere, gi lo sai
che non posso; io penso a te continuamente, ti vedo ogni
notte e ti abbraccio e ti accarezzo in sogno. - Vorrei da te
un favore. La mia Antologia italiana ha avuto grande
incontro: prima che sia pubblicata la seconda parte (che 
sotto il torchio), si  fatta, con poco piacere di Stella, e
anche mio, una ristampa della prima parte a Torino. Vogliono
ch'io dia collo stesso metodo un'Antologia poetica. Io trovo
conveniente di darmi a questo lavoro, che non vuol troppa
applicazione, e l'accetto. Avrei assoluto bisogno di tenere
alla mano l'Antologia poetica del Brancia, stampata a
Parigi, che  tra i libri mandatimi da Stella, che io
lasciai cost in libreria; e l'Antologia poetica francese di
M. Nol, cio il secondo tomo delle Leons de littrature
et de morale che ha Peppe Antici, e che egli mi favor in
prestito l'inverno passato. Se Peppe si contentasse di
tornare a prestarmi questo volume, con sicurezza di riaverlo
in perfetto stato, mi farebbe una grazia particolare. Allora
bisognerebbe che tu sentissi da Morici o altri, se cost vi
fosse pronta occasione di spedirmi questi due volumi in un
pacco (il Brancia e il Nol) a Bologna, con indirizzo a me,
raccomandato all'Avv. P. Brighenti, Strada Stefano, num.
76. Brighenti penserebbe a mandarlo a Firenze, e di l
lo riceverei subito. Ma bisognerebbe spedirlo con mezzo il
pi pronto e sicuro possibile: le solite spese di
spedizionieri a mio carico. In caso disperato, mandarlo a
Brighenti per la Diligenza, e avvisarmene subito; ch con
Brighenti me la intender io. Anzi credo che questo della
Diligenza sar il meglio. - Parlami un poco di te, Carluccio
mio caro. Della mia salute posso dirti ch'essa  molto
passabile, e che gli occhi stanno assai meglio, guadagno per
me incalcolabile. Salutami tutti senza fine e con tutta
l'anima. Ma parlami molto molto di te. Addio, Carluccio mio
caro: seek to the address you know. Addio addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 3 Decembre 1827.
     Carissimo Signor Padre. Le scrivo per desiderio di vedere
di quando in quando i suoi caratteri, dei quali son privo da
ben lungo tempo, e i quali Ella sa bene che io desidererei
non di quando in quando, ma spesso, se ci potesse essere
senza incomodo e disturbo suo. Dopo una lunghissima
irresoluzione circa il dove passar questo inverno,
finalmente mi sono determinato a passarlo qui, per aver la
possibilit di passeggiare assai, stante la bont del clima,
l'aria poco ventosa, le strade della citt buone, e con
ombra sufficiente per poter camminar di giorno senza sole.
Sono venuto qua preparato a patir molto, per non istar male
di salute, il che  per me inevitabile quando sono costretto
a passar mesi interi senza prender aria e senza far moto:
alla primavera comincio a cadere in mille incomodi, che mi
durano tutta l'estate, come mi  accaduto quest'anno.
Nell'autunno ho cominciato a far gran moto, e finora non
l'ho mai intermesso neppure un giorno. Mi sono sentito e mi
sento assai meglio che nei mesi passati, bench non lasci
per di patire assai dal freddo, come avevo preveduto;
perch in casa non fo altro che tremare, non potendo usar
fuoco, n avendo quelle comodit impagabili e impareggiabili
che avrei avute in casa. Nondimeno non mi spavento, affronto
il freddo, e, grazie a Dio, sto benino. Questo clima  molto
meno rigoroso che quello di Firenze e di Recanati, senza
paragone poi con quello di Bologna: ma il freddo si sente
anche qua non poco, ed anche qua abbiamo avuto neve, bench
pi tardi che a Recanati, e non per tre giorni, come mi
scrive Paolina, ma per un sol giorno, e senza imbiancare. Ho
qui parecchi amici, e pi ne avrei, se volessi far visite;
perch da per tutto mi  usata assai buona accoglienza: ma
il freddo mi toglie il coraggio e la voglia di andare in
giro, eccetto che bene inferraiuolato a passeggiare; e tutto
il resto del giorno e la sera me ne sto in casa al mio
solito. La prego di cuore a darmi con due righe le notizie
sue e di tutti, e ad assicurarmi che ella mi vuol bene. I
miei saluti amorosissimi alla Mamma e ai fratelli. Le bacio
la mano, domandandole la benedizione, e ricordandole che
l'ama con tutta la possibile intensit e tenerezza di
affetto e di gratitudine il suo Giacomo.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 9 Decembre 1827.
     Carluccio mio. Ti ringrazio tanto della premura usata
per li miei libri, e ti prego a ringraziare assai Peppe
della prontezza in favorirmi del Nol. Quanto alla
spedizione, persisto in credere che la Diligenza fosse il
mezzo migliore; ma bisognava consegnarli non sotto fascia,
ma in pacco; consegnarli come libri, e specificare che si
consegnavano alla Diligenza, non alla posta, le quali due
cose non si distinguono a Recanati, ma si distinguono bene a
Pesaro, Bologna, ec. Allora non solo si gode del mezzo
baiocco per foglio, ma si paga anche meno; un tanto la
libbra. In questo modo io ricevetti cost nell'inverno
passato de' grossi pacchi da Bologna per la Diligenza, con
poca spesa, e senza rischi.
     Scrivo oggi medesimo a Puccinotti. - Mi dici che Morici
vorrebbe ordinare qualche cosa mia: perch non ordina il
Petrarca, il Martirio de' SS. PP., la Crestomazia
italiana? (cos ho intitolato l'Antologia). Quest'ultima,
essendo libro di scuola, dovrebbe avere spaccio non
difficilmente anche nella Marca. La Biblioteca italiana
l'annunzi anticipatamente con molto favore. - Mi dici che
il Corriere delle Dame ha portato molti squarci miei. Sarei
curioso di saper quali. Potrebbe Paolina riavere in mano
quei numeri dove si trovano, e aver la pazienza di segnarmi
due o tre delle prime e delle ultime parole di ciascuno
squarcio, copiandomi anche quello che il giornalista dice in
proposito loro (se dice nulla), e mandarmi tutto ci in una
lettera? Anche de' versi di Simonide sarei curioso di avere
il principio e il fine. Io ne mandai alcuni a Stella che
finora non sono stati pubblicati. - Con Bunsen restai
d'accordo che a Bologna egli avrebbe saputo il luogo dove io
mi sarei trovato all'epoca del suo ritorno, e che da Bologna
mi avrebbe scritto, ed io avrei procurato di vederlo se
avessi potuto. Questo non sar possibile; ma io gli scriver
appena avr le sue nuove, che dovrebbe essere a momenti; e
se sar in tempo, dar subito notizia cost del suo
passaggio. Scrivendogli, raccomander di nuovo l'affare con
tutto il calor possibile. Se tu, o se Babbo vuol vederlo,
egli lo avr certamente caro: passer con legno di posta: ma
il giorno preciso non sar facile ch'io possa indicarlo, n
egli stesso lo sapr forse: bisognerebbe farsi avvisare da
qualcuno della posta. - Io sto bene; qui abbiamo giornate di
primavera, io vo in conversazione la sera, e qualche volta
passeggio senza ferraiuolo.

A MONALDO LEONARDI - RECANATI.
Pisa 24 Decembre 1827.
     Carissimo Signor Padre. La carissima sua ultima non ha
lasciato di contristarmi sensibilmente coi rimproveri,
quantunque amorosi, che essa contiene. Ella mi riprende
dell'aridit delle mie lettere; la quale deriva da mancanza
di materia, ed  comune a tutte le lettere mie perch la mia
vita  monotona e senza novit. Ella desidererebbe che io
vedessi il suo cuore per un solo momento; e a questo
proposito mi permetta che io le faccia una protesta e una
dichiarazione, la quale da ora innanzi per sempre le possa
servir di lume sul mio modo di sentire verso di Lei. Le dico
dunque e le protesto con tutta la possibile verit, innanzi
a Dio, che io l'amo tanto teneramente quanto  o fu mai
possibile a figlio alcuno di amare il suo padre; che io
conosco chiarissimamente l'amore che Ella mi porta, e che a'
suoi benefizi e alla sua tenerezza io sento una gratitudine
tanto intima e viva, quanto pu mai essere gratitudine
umana; che darei volentieri a Lei tutto il mio sangue, non
per solo sentimento di dovere, ma di amore, o, in altri
termini, non per sola riflessione, ma per efficacissimo
sentimento. Se poi Ella desidera qualche volta in me pi di
confidenza e pi dimostrazioni d'intimit verso di Lei, la
mancanza di queste cose non procede da altro che
dall'abitudine contratta sino dall'infanzia, abitudine
imperiosa e invincibile, perch troppo antica e cominciata
troppo per tempo. Se io non le dichiarai apertamente la mia
intenzione circa l'inverno futuro, e se in qualche modo le
feci credere che lo avrei passato a casa, ci fu perch io
stesso non ne sapeva niente di pi; e fui sempre indeciso
sopra questo punto sino al momento che partii da Firenze per
Pisa. Di questa mia risoluzione non scrissi a Lei
direttamente, ma a Paolina, immaginandomi che la lettera
sarebbe stata comune a tutta la famiglia, ma presentata
principalmente a Lei: e d'altronde supposi, anche per le
espressioni delle sue lettere passate, che circa la mia
risoluzione Ella mi lasciasse in libert di appigliarmi a
quella che fosse pi convenuta alla mia salute. Il viaggio
da Firenze a Recanati non avrebbe potuto essere senza mio
grave imbarazzo di borsa, e pi grave incomodo di salute,
trattandosi di cinque giorni, tra montagne, nello stato in
cui mi trovavo allora. Il soggiorno poi di Recanati
nell'inverno, quanto mi sarebbe stato caro per la presenza e
la compagnia sua e de' miei (che io preferisco ad ogni
piacere), altrettanto, senza il minimo dubbio, mi sarebbe
stato micidiale alla sanit. Ella si pu bene accertare che
l'uso del camminetto mi  impossibile assolutamente e
totalmente; giacch anche lo scaldino, il quale adopero con
moderazione infinita, m'incomoda assaissimo, e il colore
della mia orina  costantemente di fiamma, bench'io non beva
che acqua. Ma prescindendo dal fuoco, in Recanati io non
avrei potuto vivere se non in casa, perch cost non v' mai
giorno senza vento o nebbia o pioggia: e se per miracolo si
ha una giornata buona, io non posso passeggiare a causa del
sole, giacch non v' ombra n in citt n fuori. Un inverno
passato in casa, e tutto (com' naturale) a studiare, mi
avrebbe rovinato i nervi degli occhi, e lo stomaco, e collo
stomaco l'intera salute, in modo da farmi poi passare
un'estate infelicissima come ho passato quest'ultima, come
mi accadde prima ch'io partissi per Milano, come ho provato
sempre dacch sono uscito dalla fanciullezza. Qui non v'
mai vento, mai nebbia; v' sempre ombra, come in tutte le
citt grandi, e se si hanno giornate piovose, essendo io
padrone delle mie ore e di pranzare la sera (come fo
sempre),  ben difficile che non trovi un intervallo di
tempo da poter passeggiare. Infatti, dacch sono in Pisa,
non  passato giorno che io non abbia passeggiato per due in
tre ore: cosa per me necessarissima, e la cui mancanza  la
mia morte; perch il continuo esercizio de' nervi e muscoli
del capo, senza il corrispondente esercizio di quelli delle
altre parti del corpo, produce quello squilibrio totale
nella macchina, che  la rovina infallibile degli studiosi,
come io ho veduto in me per cos lunga esperienza. Quanto al
clima, dopo tre o quattro giorni di straordinario freddo in
novembre (molto minore per di quello che  stato altrove),
qui per tutto decembre abbiamo avuto ed abbiamo una
temperatura tale, che io mi debbo difendere dal caldo pi
che dal freddo. Oltre la passeggiata del giorno, esco anche
la sera, spesso senza ferraiuolo; leggo e scrivo a finestre
aperte: e in una camera che ha mura sottilissime, e che non
vede mai fuoco, bisogna che abbia gran cura di non caricarmi
troppo di panni nel letto. Queste cose le possono dimostrare
la differenza reale che v' tra il clima di Pisa e quello di
Recanati: e vi aggiunga che in questo mese (e cos accade in
tutti gli altri) abbiamo avuto finora due temporali con
fulmini, e cos grossi e lunghi come potrebbero essere
nell'estate. In ultimo io le protesto e le giuro che non ho
desiderio maggiore che quello di vivere in compagnia sua e
in seno della mia famiglia; e che quando io possa vivere a
Recanati con salute sufficiente, e sufficiente possibilit
di occuparmi nello studio per passatempo, io non tarder
neppure un momento a volare cost; e rinunziando alla
gloria, rinunziando al piacere e al vantaggio di vivere in
luogo dove io sia apprezzato, ricercato, quasi corteggiato,
invece d'essere disprezzato e fuggito, come sono stato
necessariamente a Recanati (cosa che per altro ha
pregiudicato per sempre al mio carattere), mi stabilir
cost, per vivere al suo fianco, e non allontanarmene mai
pi.
     Mi consolano moltissimo le buone notizie che Ella mi d
del nuovo governatore, e dello stato della citt. Quanto
all'opera bibliografica, la pi accreditata oggi, e la pi
veramente utile,  il Manuel du Libraire di Brunet,
Parigi, 4 voll. in 8, ma il suo prezzo  eccessivo:
passa, se non erro, i 10 scudi. Altri che facciano a
proposito, non mi sovvengono ora; ma me ne informer, e le
ne scriver. Torner poi a scrivere a quella bestia di
Melchiorri, al quale ho gi scritto ultimamente senza
risposta.
     Desidero con tutto il cuore a Lei, alla Mamma, ai
fratelli le pi felici e liete feste, e capo d'anno. Io sto,
grazie a Dio, molto passabilmente. Le chiedo la benedizione,
e baciandole tenerissimamente la mano, con tutta l'effusione
del cuore mi ripeto suo affettuosissimo figlio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 21 Gennaio 1828.
     Paolina mia. Mi affligge molto l'esser privo da tanto
tempo delle nuove di voi altri. Scrissi a Carlo, scrissi poi
a Babbo: ma  gi pi di un mese che non ho lettere di
cost. L'Antologia del Brancia arriv a Bologna, ma della
francese non ho pi avuto nuova. Scrivimi per carit, o tu,
o Carlo: e non lasciar mai passar tanto tempo senza qualche
riga vostra. Come state? come vi tratta l'inverno? Qui per
quest'anno non ce ne accorgiamo: il Decembre  stato un
Marzo, il Gennaio  un Aprile: anche l'aria in certe
giornate ha un odore di primavera. Spero che anche voi
altri, a proporzione, avrete un buon inverno, perch sento
che la bont della stagione sia generale. Io sto benino, e
fo eterne passeggiate di giorno: ma la sera non esco: del
che ho molti rimproveri da questi Signori e Signore pisane e
forestiere: a tutti i quali ho protestato che non aspettino
di vedermi in conversazione fino a Marzo. Ridono del mio
poco coraggio, ma io li lascio ridere, e non sono voluto
andare neanche alle feste magnifiche date qui (secondo il
solito) al Granduca da una delle principali famiglie di
Pisa. Addio, Paolina mia: bacia le mani per me a Babbo e a
Mamma, e di' tante cose ai fratelli. Scrivimi subito subito.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI
Pisa 25 Febbraio 1828.
     Paolina mia. Ti ringrazio tanto delle tue lettere 16
gennaio e 15 febbraio, e delle nuove che mi dai di casa e
di Recanati. Credimi, che di queste nuove, anche delle pi
minute, sono proprio ghiottissimo; e che non mi seccano
punto, anzi mi dispiace quella tua brevit, e quegli
eccetera. Ho avuto molto piacere del negozio del canonicato,
ma l'affare del Consiglio mi ha messo un gran mal umore in
corpo. Capisco che a Babbo non importer niente; e va bene:
ma questa canaglia recanatese mi fa una gran bile. Anche qui
abbiamo avuto due settimane di freddo, ma senza neve. Ora il
caldo  tornato, e abbiamo primavera. Crederai che ancora
non ho potuto vedere una copia della Crestomazia? Stella gi
pensa a una seconda edizione, e in Toscana ancora non si
trova la prima: tanto sono lente le comunicazioni fra la
Toscana e la Lombardia. Io non ho presso di me nessun
quaderno dello Spettatore. Prega tanto Babbo da parte
mia a scrivermi qualche riga, quando ha tempo; perch mi d
gran pena il non vedere i suoi caratteri da tanto in qua:
baciagli la mano per me. Ringrazia infinitamente Mamma di
quello che mi fece scrivere da te nella tua penultima. Che
fa Carluccio? e perch non mi scrive mai mai? Luigetto?
Pietruccio? Io sogno sempre di voi altri, dormendo e
vegliando: ho qui in Pisa una certa strada deliziosa, che io
chiamo Via delle rimembranze: l vo a passeggiare quando
voglio sognare a occhi aperti. Vi assicuro che in materia
d'immaginazioni, mi pare di esser tornato al mio buon tempo
antico. Addio, Paolina mia. Salutami Don Vincenzo e il
Curato.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 5 Marzo 1828.
     Carissimo Signor Padre. Lascio pensare a Lei quanto mi
abbia rallegrato il vedere i suoi caratteri dopo tanto
intervallo. Spero che a quest'ora la stagione sar
migliorata anche cost, come ha fatto qua, dopo due o tre
settimane di freddo, non mai per eccessivo. In tutto
l'inverno io non ho mai lasciato di passeggiare lungamente,
anche pi d'una volta al giorno: il freddo non mi ha fatto
mai male, e appena mi par credibile di trovarmi gi in
Marzo, e colla primavera alle porte: perch non mi sono
quasi accorto dell'inverno; o sia che la stagione sia stata
straordinariamente buona, o sia la clemenza di questo clima,
o che sin dal principio io mi sono avvezzato ad affrontare
il freddo, e a non aver paura. La mia salute, grazie a Dio,
 sempre passabile: i nervi mi tormentano, e nessun metodo
mi vale per poter digerire: ma bisogna sopportar qualche
cosa, specialmente leggera, con una complessione come  la
mia. Ancora non sono tornato nel mondo, cio non ho
ricominciato ad uscir la sera: ma spero di farlo presto. Ho
poi in casa tante visite, che qualche volta mi annoiano.
Anche qui tutti mi vogliono bene, e quelli che parrebbe
dovessero guardarmi con pi gelosia sono i miei panegiristi
ed introduttori, e mi stanno sempre attorno.
     Mi ha fatto grandissimo piacere la nuova del canonicato:
spero in Dio che non saranno nati e non nasceranno nuovi
ostacoli. Trovo poi ragionevolissimo ed ottimo il partito
preso da Lei di concludere un accordo, non ostante la
nullit dei diritti dell'avversario.
     Credo anch'io che il codicetto da Lei acquistato sia
interessante. Ho procurato d'informarmi circa l'edizioni
degli Aldi, Giunti, ec. Si trovano (non sono per comuni)
dei cataloghi bibliografici delle stampe de' Manuzi, dei
Giunti, dei Gioliti ec. in opere separate. Ma cataloghi
manuali, e che particolarmente indichino il prezzo di tali
edizioni, nessuno me ne ha saputo nominare, e credo che in
verit non si trovino, e che il prezzo di quelle stampe sia
totalmente incerto e vario, secondo le citt, i possessori e
i compratori. Il suo pensiero di riunire alla libreria lo
stanzino delle porcellane, mi piace moltissimo: e a
proposito della libreria, so che il Ministro di Olanda (che
mi  molto amico) ne parl ultimamente in Firenze nella
societ di Vieusseux, con molte lodi. Mille e mille saluti,
de' pi affettuosi e dei pi cordiali, a tutti. Le bacio
teneramente la mano, e la prego a benedire il suo
amorosissimo figlio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 24 Marzo [1828].
     Paolina mia. Quanto a Mamiani, sappi che chi per aver
libri si rivolge all'autore, li vuole in dono: giacch non 
possibile che non sappia che oggi in Italia ogni libro nuovo
si trova in ogni citt dove sono librai. La Crestomazia non
va per associazione.  pubblicata gi da pi mesi. Se
Mamiani la vuole; senza annoiar voi n me, senza cercare chi
la ordini per lui, la ordini egli a Bologna, a Forl, a
Ravenna, dove gli pare, e l'avr subito. Io lo contenterei
volentieri, e gliene manderei una copia in dono, se vi
fossero comunicazioni fra la Toscana e la Marca. Ma non ve
n' alcuna, fuorch la posta: e questa  la ragione per cui
ancora non mando a voi altri la Crestomazia, che  di due
grossi volumi; e non mando anche un bel libro che ho qui
preparato per Pietruccio, che gi me l'ordin a Recanati.
     Mi ha fatto un gran dispiacere il sentire la malattia
della Mazzagalli; e anche quella della Politi. Alla
Mazzagalli fate le mie condoglianze sincere per la malattia,
e i miei rallegramenti della guarigione, che spero seguita a
quest'ora.
     Di' a Babbo che ho da fargli un'infinit di saluti. E
indovina di chi. Di quel cav. Rossi, aiutante del general
Pignattelli ec. Egli sapeva da qualche tempo ch'io era in
Pisa, ma non combinava il mio nome con quello della persona
che avea conosciuta a Recanati. Io, a caso, mi ricordai di
lui, e ne cercai. Egli lo seppe, e allora venne da me. Mi
fece mille domande intorno a Babbo, Mamma, e a tutta la
famiglia. Mi preg di salutarli e ringraziarli senza fine
per parte sua. E in presenza di altre persone che erano da
me, disse con entusiasmo, che non era possibile esprimere le
gentilezze che aveva ricevute in casa nostra, e raccont
l'offerta fattagli da Babbo di salvarlo dai Tedeschi in caso
di bisogno. So poi che ha fatto il medesimo discorso anche
altrove.
     Ho qui un altro libro di Pepoli diretto a me; pi lungo,
ma non pi bello. Non ve lo mando, perch credo che vi
seccherebbe, come avrebbe fatto a me se l'avessi letto. Gi
da pi settimane, qui non si pensa pi al freddo. Io dormo
con una sola coperta di filo, e ho caldo: non mi resta che
dormire col solo lenzuolo.
     Addio, Paolina mia. Bacia la mano per me a Babbo e a
Mamma, e salutami tutti.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 31 Marzo 1828.
     Signor Canonico stimatissimo. Adesso s che vi posso
chiamar canonico di cuore, perch non siete pi canonico
senza canonicato, ma canonico di fatto. Vi assicuro che la
nuova del vostro possesso mi ha consolato infinitamente.
Fate dire a Montaccini che se vuol darsi pace, non faccia
digiunare la donna o il giacchetto o la gatta, ma digiuni
egli dopo Pasqua per ottanta giorni, che vedr che gli far
bene. A proposito di Pasqua, vi raccomando quelle povere
uova toste, che non le strapazziate quest'anno: mangiatevele
senza farle patire, e non sieno tante. Io non manger n
uova toste, n altro; ch non posso mangiar nulla, bench
stia bene, e passo le 48 ore con una zuppa: me ne dispiace
fino all'anima, ma pazienza. Se provaste le schiacciate
che si usano qui per Pasqua, son certo che vi piacerebbero
pi che la crescia: io ne manderei una per la posta a
Paolina (perch  roba che ci entra il zucchero), ma bisogna
mangiarle calde, e io non posso mandare per la posta anche
il forno.
     Ho gi scritto a Paolina che tengo preparato un libro
per voi; ci sono anche de' rami. Ve lo porter io stesso, se
prima non avr trovata qualche occasione. Dite a Paolina che
l'Antologia francese ancora non  arrivata.
     Chi  quel monsignor Scerra di cui mi parlate? E qual 
il benefizio di S. Sebastiano? forse quello contrastato
dall'arcidiacono? Scrivetemene o fatemene scrivere.
Ringraziate Babbo delle righe che mi scrive nella vostra
lettera, e dategli le buone feste per parte mia. Cos ancora
a Mamma, e a tutti, compreso il Curato e Don Vincenzo. Oggi
voi siete in faccende al Duomo, e io non voglio tenervi
incomodato pi a lungo. Perci, baciandovi le due mani che
avete, ho l'onore ec. Il vostro fratello e servitore
Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 2 Maggio 1828.
     Paolina mia. Tu ti lagni del mio lungo silenzio. Ma io,
dopo avere risposto a Pietruccio, ti scrissi poco fa, e ti
feci la stessa lagnanza: ora vedo che quella lettera non ti
 arrivata. Le nuove che tu mi di degl'incomodi sofferti da
Babbo e da Mamma e da voi altri, bench gl'incomodi, grazie
a Dio, siano stati leggeri, mi hanno dispiaciuto molto; anzi
mi tengono ancora angustiato; e ti prego per carit, che
appena avrai ricevuta questa, mi scriva subito per dirmi che
tutti siete guariti perfettamente e state bene. Dimmi ancora
se domani sarete andati a fare la vostra solita scampagnata.
Fatti ancora dare la lettera che scrissi a Pietruccio, e
rispondi a un'interrogazione che ci troverai. Io, grazie a
Dio, non ho avuto mai febbre, come voi altri: la primavera
mi ha incomodato e m'incomoda ancora molto, ma non mi ha mai
fatto ammalare, e gl'incomodi sono passeggeri. Ma veramente
la stagione  stata cattiva ancor qui, non tanto per il
freddo, quanto per l'incostanza, e per il caldo fuor di
tempo. Qui e in Firenze il terremoto non si  sentito, se
non da certi pochi che l'hanno detto dopo che l'han visto
annunziato nella gazzetta. Dimmi se cost  stato tanto
forte da metter paura. Di' a Carlo che, per baratto di copie
della Crestomazia, ho acquistato qui, fra certi altri libri,
la storia di Ginguen, edizione francese, che mi ricordo che
egli leggeva con piacere. Bacia la mano a Babbo e a Mamma:
salutami tutti: abbiti cura, e non stare al sole. Io ho
finita ormai la Crestomazia poetica: e dopo due anni, ho
fatto dei versi quest'Aprile; ma versi veramente all'antica,
e con quel mio cuore d'una volta. Addio, addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 14 Maggio 1828.
     Carissimo Signor Padre. Pare incredibile, ma pure io non
ricevo che oggi la sua cara dei 2: Dio vede con che cuore
mi trovo dopo letto quello che essa contiene.  molto tempo
che non provo una pena simile, e certamente queste sono le
maggiori pene che io possa provare in mia vita. Ella che
s'immagina l'ansiet ch'io sento e per Lei e per me, spero
che non vorr lasciarmi senza notizie pronte e sincere di
tutto quello che accader. Sia fatta la volont di Dio. Non
ho mai sentito cos vivo come questa volta il dispiacere di
non trovarmi fra loro. Mi travaglia anche infinitamente il
pensare che la sua salute indebolita per l'incomodo che Ella
mi annunzia, e che avevo gi inteso da Paolina, possa
soffrire per questa nuova afflizione. La prego con tutto il
cuore ad aversi cura. Spero anch'io che Dio ci consoler. Io
grazie a Dio, sto bene, specialmente ora che la stagione 
divenuta un poco pi costante, e che comincio ad assuefarmi
al caldo. Aspetto lettere di casa con un'impazienza che non
si pu descrivere. Vorrei anche sapere precisamente che
Mamma stia bene, perch Paolina mi scrisse che era stata
disturbata e poi guarita, ma Ella non mi dice niente come
stia. Appena intendo quello che scrivo. Di nuovo la prego
con tutto il cuore ad aversi cura. Bacio le mani a Lei e a
Mamma, e li prego instantemente a benedirmi. Mio carissimo
signor Padre, mi creda sempre con tutta l'anima suo
tenerissimo figlio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 18 Maggio 1828.
     Mio carissimo Signor Padre. Non le parler del mio
dolore, il quale  tanto, che io non giungo ad abbracciarlo
tutto intero. Sento troppo bene quanto Ella abbia bisogno di
consolazioni piuttosto che d'altro, e il pensiero dello
stato suo, e di quello della Mamma e dei fratelli,  uno dei
principali fra quelli che mi fanno pianger tanto.
     Fino dal momento che ricevetti la cara sua dei 2, la
lontananza in cui mi trovo da loro cominci a diventarmi
acerbissima. Ora poi essa mi riesce quasi insopportabile; e
se tutto il viaggio di qui a Recanati si potesse far di
notte, come si fa con sicurezza di qui a Firenze, io
l'accerto senza alcuna esagerazione, che a quest'ora o sarei
gi in cammino alla volta loro, o sul punto di partire. Ma
perch conosco che avendo a viaggiar di giorno, in questa
stagione gi per me inoltrata, non potrei reggere al caldo,
dal quale ancor qui bisogna che mi abbia una cura
straordinaria, sono costretto con mia gran pena ad aspettare
fino alla stagione pi fresca; nel qual tempo, se Dio mi
dar vita, e tanta salute da poter solamente salire in un
legno, non vi sar cosa al mondo che mi impedisca di
mettermi in viaggio per tornar fra loro. Intanto, per questi
pochi mesi, la supplico a fare ch'io abbia le loro nuove
colla maggior frequenza possibile: non potrei pi viver
quieto in nessuna maniera, se mi trovassi per qualche tempo
senza notizie precise dello stato loro. Io per la mia parte
non mancher d'informarla del mio con altrettanta frequenza.
Ora, grazie a Dio, sto bene, e rassegnato al voler divino.
     Ebbi la sua lettera ier l'altro; ma quel giorno non ebbi
forza di scrivere. Non ho veduto Rossi, e non me ne
maraviglio, perch Ella non avr potuto sapere il suo nome
di battesimo (Antonio), ed essendo qui moltissimi i Rossi, 
difficile che la lettera sia capitata al suo destino. I miei
teneri saluti a tutti. Ella si abbia cura, e mi benedica. Il
suo Giacomo.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 21 Maggio 1828.
     Carluccio mio. Mi par quasi impossibile che tu dubiti
ch'io non pensi a te ogni giorno, anzi tutto il giorno. Pur
sento una specie di necessit imperiosissima di scriverti
per assicurartene e per giurartelo come se credessi
possibile che tu ne dubitassi. Ho una smania incredibile di
rivederti e di esser teco, una smania che non mi lascia mai
pace. In quest'impazienza, fintanto che io non potr
soddisfarla, non vedo altro sollievo possibile che quello di
aver qualche tua riga. Scrivimi come vuoi; scrivimi due sole
parole come fo anch'io; perch le cose che noi sentiamo non
si possono esprimere, ed  ben naturale che le nostre
lettere sieno come le grandi passioni, cio mute. Baster
che tu mi mandi un bacio. Anch'io te ne mando uno cos
ardente come se noi fossimo in presenza, e ci stringessimo
al petto l'uno dell'altro; il che faremo, se piace a Dio,
fra non molto. Questo bacio ti dica tutto. Addio, addio.
Salutami tutti.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 26 Maggio 1828.
     Mio caro Pap. Fra le tante cause di cordoglio che mi
reca la cara sua dei 16, una cosa, oltre i motivi di
religione, mi ha dato qualche conforto; ed  stata il
ricevere lo sfogo del suo dolore, e l'andarmi lusingando che
questo sfogo possa averlo mitigato, almeno per un momento.
Io non posso intraprendere di consolarla, tanto pi che sono
inconsolabile anch'io. Ma tra le considerazioni che tutto il
giorno sto facendo sopra il suo stato, mi d gran pena
l'immaginarmi che Ella certamente finora non avr fatto
nessuno sforzo per allontanare un poco la mente dal pensiero
che la domina e la tormenta. Caro Pap, io so bene che le
anime sensibili, in casi di questa sorta, quasi si
vergognerebbero di se stesse se tentassero di sottrarsi al
loro dolore, e se ammettessero qualche sollievo: pare come
un sacro dovere l'abbandonarsi interamente e senza alcuna
cura di se medesimi al pensiero che ci affligge. Ma io non
posso a meno di pregarla a procurarsi un poco di
distrazione: e l'animo suo trover minor difficolt ad
esaudirmi, se penser che io la prego per un motivo
altrettanto sacro e tenero quanto  quello che cagiona il
suo dolore; la prego, non per l'amor di se stessa, ma per
l'amor di noi altri che viviamo in lei e per lei, e che
sentiremmo scemata e mutilata la nostra vita, se in lei si
scemasse la salute. Io per la parte mia posso giurarle che,
parlando umanamente, non vivo se non per lei e per la mia
cara famiglia: non ho mai goduto della vita se non in
relazione a loro; ed ora la vita non mi  cara se non in
vista del dolore che cagionerei a loro se la perdessi. Veda
dunque di esaudirmi, e faccia la stessa preghiera alla Mamma
per parte mia: non le posso esprimere quanto accresca la mia
angustia presente il dubbio e la paura che la loro salute
possa soffrire in questa circostanza. Anch'io in questi
giorni ho ricevuto i SS. Sacramenti colla intenzione ch'Ella
sa. Di salute, grazie a Dio, sto bene. Mi vo sostenendo col
pensiero di esser presto con loro, ogni altro sollievo mi
riesce vano. Fra un paio di settimane, a Dio piacendo, conto
d'essere a Firenze; dove mi tratterr forse non molto, ma
passer a Siena, per andare di l a Perugia, e cos
lentamente, secondo la mia possibilit, avvicinarmi a casa.
Pap mio, abbracci per me i fratelli, e, se pure non 
superfluo il dirlo, pensi che mi trover sempre uno de' pi
amorosi figli che siano mai stati o che possano essere al
mondo. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Pisa 2 Giugno 1828.
     Mio caro Pap. Questa  la quarta lettera che io scrivo
cost dopo quella dei 14 Maggio. Due altre ne ho scritte a
Lei, ed una a Carlo. Mi d grandissimo dispiacere il sentire
dalla cara sua de' 23, che Ella si trovava ancora senza
mie nuove, dopo ricevuta la mia de' 14. Non me ne
maraviglio per, attesa l'irregolarit delle poste. Spero
intanto che a quest'ora le mie lettere saranno giunte, e che
dalle medesime Ella avr conosciuta l'impazienza in cui sono
di tornar con Lei. Il sentire che tutti loro grazie a Dio,
stanno bene, mi d un gran conforto; un conforto uguale al
bisogno ch'io provo di sentirmi ripetere questa nuova ad
ogni poco: perch posso dire che se Ella e la Mamma e i
fratelli sono stati sempre il mio pensiero principale, ora
sono il solo che mi occupa giorno e notte. Per novamente la
prego a fare che io non resti mai senza loro notizie in
questo poco tempo che rimane della mia assenza. Come le
dissi nella mia del 26, io partir presto per Firenze: se
Dio mi d la salute, credo che sar l circa il 10 di
questo mese. Perci da ora innanzi Ella potr dirigermi a
Firenze le lettere. Io sto bene, quanto si pu stare avendo
l'animo in quella disposizione che Ella pu immaginarsi.
Dica per me alla Mamma e ai fratelli quello che il suo cuore
le suggerir, e benedica il suo tenero figlio Giacomo.
     Io non ho preso insegne di lutto, per evitare le
innumerabili questioni che esse mi avrebbero procurate; le
quali venendomi da persone indifferenti, sarebbero state
insopportabili al mio dolore: tanto pi che il mio carattere
 di chiudere nel profondo di me stesso tutti gli affanni e
le affezioni vere.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 10 Giugno 1828.
     Mio caro Pap. Dopo il viaggio d'una notte, sono qui
piuttosto disturbato, ma non malato. Quest'anno il caldo mi
riesce incomodo alla salute: il freddo mi aveva fatto del
bene, ed io l'aspetto con desiderio. Sono impaziente
d'intendere le sue nuove, delle quali manco da qualche
ordinario. Non so quanto mi fermer qui, dove nessuna
distrazione  capace di rallegrarmi. Il caldo solamente mi
ci ritiene, e m'impedisce di tornare a baciarle la mano,
come vorrei, e lo sospiro giorno e notte. Gliela bacio
coll'animo da lontano, e la prego a benedirmi e a scrivermi.
     Bunsen, tornato a Roma, mi scrive spontaneamente di
avere rinnovate le istanze per cotesto Cancellierato del
Censo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 17 Giugno 1828.
     Caro Pap mio. Ricevo qui da Pisa la carissima sua del
primo. Le sue lettere sono assolutamente l'unica
consolazione ch'io abbia; ma da quest'ultima provo tutto il
conforto che pu dare nelle grandi afflizioni l'amore delle
persone care. Ella mi significa l'amor suo cos teneramente,
che giunge a rallegrarmi; tanto pi ch'io sento assai bene
di meritarlo interamente, se l'amore si merita coll'amore.
     Io entro con tutta l'anima in ciascuna particolarit del
dolor suo. Mi sarebbe impossibile di decidere se nella pena
che ho provata e che provo, abbia pi parte il sentimento
mio proprio della nostra disgrazia comune, o la riflessione
che fa nell'animo mio il dolor loro. Ma come potrei
deciderlo, se la disgrazia  tanto grande, che io posso dire
di non averla mai intesa bene, e di non intenderla ancora?
Ho pianto macchinalmente, senza quasi sapere il perch,
senza nessun pensiero determinato che mi commovesse.
     Intanto Ella mi perdoner se torno a pregarla di
accettare qualche distrazione. Finch Dio ci vuole in vita,
Ella  necessaria a noi, e noi a Lei: dobbiamo aver cura
alla nostra salute, non pi per noi stessi, ma gli uni per
amor degli altri. Io per causa mia propria le raccomando con
tutto il cuore di acconsentire a trattar l'animo suo in
modo, che la sua salute non ne patisca. E son certo che la
mia cara Mamma e i miei cari fratelli le fanno, ciascuno in
particolare, la stessa preghiera per causa loro.
      probabile che la lettera al Cav. Rossi non sia stata
riscossa da alcuno, e sia restata alla posta. Ho piacere che
Ella abbia veduto e gustato il romanzo cristiano di Manzoni.
 veramente una bell'opera; e Manzoni  un bellissimo
animo, e un caro uomo. Qui si pubblicher fra non molto una
specie di continuazione di quel romanzo, la quale passa
tutta per le mie mani. Sar una cosa che varr poco; e mi
dispiace il dirlo, perch l'autore  mio amico, e ha voluto
confidare a me solo questo secreto, e mi costringe a riveder
la sua opera, pagina per pagina: ma io non so che ci fare.
Prego per anche Lei a tener la cosa secreta affatto. Bacio
la mano alla Mamma, e abbraccio teneramente i fratelli. Mi
benedica: e con effusione di cuore mi ripeto suo
amorosissimo figlio Giacomo.
     Io, grazie a Dio, sto bene.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 17 Giugno 1828.
     Pietruccio mio. Vi ringrazio del libretto che mi mandate,
e vi son proprio obbligato di avermi fatto leggere quella
bella e originale dedicatoria. Manzoni  con la sua famiglia
a Milano sua patria, dove  stabilito.  vero che io aveva
gi i suoi Inni: ho ancora e porter cost tutte le altre
sue opere, fuori del Romanzo. Spero in Dio che a quest'ora
sarete guarito della sfogagione. Pregate per me il Pap che
me ne scriva. Salutate tutti, e vogliate sempre bene al
vostro Giacomo che vi ama quanto egli suole amare i fratelli
suoi.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 24 Giugno 1828.
     Mio caro Pap. Ebbi il suo libretto, spedito il giorno
14, e poi coll'ordinario seguente mi giunse la carissima
sua dei 10. Da questo Ella vede quanto possiamo fidarci
della posta. Spero intanto, che Ella abbia ricevute le mie
del 10 e del 17.
     Ho mostrato qui il suo libretto ad alcuni letterati, e
Vieusseux mi ha detto di voler farlo annunziare
nell'Antologia. Lo far vedere anche ad altri.
Desidererei di sapere se quei testi antichi sono tutte
finzioni, come mi pare che Ella mi dicesse del primo, o se
ve ne sono dei veri. Certo che, se sono finti, son fatti con
tanto ingegno, che ingannerebbero anche i meglio intendenti.
Quanto al dirmi di aver dubitato che la cosa mi dispiacesse,
credo certo che Ella abbia voluto scherzare, e per non
aggiungo altro in tal proposito.
     Reinhold  andato ministro del suo re presso la
Confederazione Svizzera, posto assai stimato. Passando per
Pisa, non mi pot vedere, bench in Firenze si fosse fatto
dare il mio indirizzo; ma ha lasciato qui i suoi saluti ed
in particolare per Lei.
     La prego de' miei saluti cordiali alla famiglia Antici
subito che sar arrivata. Pu immaginare se  possibile che
io mi dimentichi di chi  stato e sar il soggetto delle
nostre lagrime finch vivremo. Non posso abbastanza lodare
la sua piet dei soccorsi religiosi implorati, com'Ella mi
scrive. Iddio certamente gliene render merito, ed esaudir
le sue e le nostre ardentissime preghiere.
     Io sto qui trattenuto dal caldo pi che da altro.
Firenze mi riesce malinconica al solito, e quasi mi pento di
aver lasciata quella bell'aria di Pisa. Ma in questo mese la
notte  troppo corta per poter fare un viaggio di qualche
lunghezza senza prender sole. Ricordi alla Mamma e ai
fratelli e a se stessa il suo Giacomo che l'ama tanto.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 1 Luglio 1828.
     Mio caro Pap. Fino dall'ordinario passato, cio appena
ricevuta la cara sua dei 19, scrissi a Monsignor
Muzzarelli. Io conosco di persona questo prelato, ch' un
ottimo giovane, e mi vuol bene, e poco fa ho ricevuto i suoi
saluti. Sono certissimo che far in favor nostro tutto quel
che potr: ed io gli ho raccomandato l'affare colla maggior
istanza possibile dentro i limiti della convenienza. Ho
fatto vedere il suo libretto anche a Giordani, che lo ha
lodato molto. Io gli ho lasciato supporre che quei testi
fossero antichi, ed egli non ha trovato difficolt a
crederlo. Spero che a quest'ora Ella godr la compagnia
della famiglia Antici, la quale mi lusingo di rivedere
anch'io quest'anno. Intanto la prego a rinnovarle i miei
saluti cordiali.
     Dalle mie de' 17 e de' 24 Giugno, avr veduto che la
mia salute presentemente, grazie al Signore, non  cattiva.
 ben vero che mi bisogna una gran cura; per la gran
facilit che ho di riscaldarmi: ma purch'io viva da poltrone
e senza far nulla, sto sufficientemente bene.
     Mi ami, caro Pap, e mi continui le sue nuove, e quelle
della Mamma e dei fratelli, che saluto coll'anima. Il suo
amorosissimo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 8 Luglio 1828.
     Mio caro Pap. Ho ricevute le care sue del 23 e del
30 giugno. Dio sia benedetto del nuovo disastro ch'Ella mi
annunzia, del quale risento, come pu credere, grande
afflizione per causa loro. Monsignor Muzzarelli mi rispose
subito, promettendomi ogni attenzione, ed ogni favor
possibile nella causa raccomandata, se essa sar di suo
turno. Bisognerebbe che Ella mi sapesse dire se toccher
veramente a Monsignor Muzzarelli, o se, anche non toccando a
lui, egli potrebbe assisterci in qualche modo; perch in tal
caso torner a raccomandargliela.
     Godo assai che gli Antici stieno bene, e li saluto tutti
di cuore. Io patisco molto dal caldo, che mi si  dichiarato
nemico peggiore che mai fosse il freddo; ma nondimeno la mia
salute  passabile. Non mancher di spedirle il fascicolo
dell'Antologia, se questo giornale, come credo, far
menzione del suo libro; il quale mi rallegro molto che
incontri, e torno a dirle che mi pare che ingannerebbe
chiunque.
     Paolina sar servita dell'acqua di odore. Abbraccio i
fratelli, e bacio la mano alla mamma. Ami sempre il suo
Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 15 Luglio 1828.
     Mio caro Pap. L'ultima che ho di Lei  del 30 di
Giugno. Io le scrissi il primo e l'8 del corrente. Sto in
molta aspettativa delle sue nuove. Le mie sono le solite:
non perfetta salute, ma pur tollerabile. Qui il caldo, dopo
essere arrivato a un grado assai forte,  sufficientemente
diminuito, e si respira. Sono quasi cinquanta giorni, cio
da' 27 di Maggio in poi, che abbiamo una serenit, si pu
dir, continua, cio non interrotta se non per pochi momenti
in alcuni giorni.
     Io affretto col desiderio l'ora di rivederla, e ogni
giorno fra tanto mi pare un anno. Rinnuovi i miei saluti
alla famiglia Antici; mi ami sempre, e mi benedica. Il suo
affettuosissimo figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 22 Luglio 1828.
     Mio caro Pap. Dopo essere stato in qualche agitazione
per la mancanza delle sue nuove, ricevetti il giorno 17 la
cara sua dei 4, a tredici giorni di data, come Ella vede.
D'allora fino a quest'oggi, sono nuovamente privo delle sue
notizie. Attribuisco questa mancanza alla visibile ed enorme
trascuratezza delle poste, e ci mi consola un poco; ma
tuttavia la sospensione in cui rimango, non lascia di
affliggermi. Compiango di cuore i poveri Broglio, padre e
figlio. Qui si era saputa dalle gazzette francesi la morte
di un conte Broglio, ma chi avrebbe indovinato che fosse
quel nostro recanatese? Io non sapeva che il suo fanatismo
l'avesse portato ad andare ad espor la vita per causa e
patria non sua. La mia salute, grazie a Dio, continua ad
essere sopportabile. Saluto caramente la Mamma, i fratelli,
e gli Antici, e le chiedo la benedizione, baciandole
teneramente la mano. Il suo Giacomo.
     Avr Ella ricevuto le tre mie dell'uno, dell'8, e del
15?

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 29 Luglio 1828.
     Mio caro Pap. La carissima sua de' 14 pose fine
all'agitazione in cui mi trovavo, e di cui le parlai
nell'ultima mia de' 22. Questa sua de' 14 era stata
visibilmente aperta: quando vedono qui un carteggio
frequente fra persone non conosciute, aprono due o tre
lettere per conoscere di che si tratta. Sono ben lieto che
la Mamma sia ristabilita del suo breve incomodo. Ancor io
sono molestato assai da sciolte, stitichezze e dolori
frequenti di ventre, che mi hanno tenuto in qualche
apprensione, finch i medici mi hanno assicurato che il male
non  niente, che i miei visceri sono sanissimi, e che tutto
dipende da una straordinaria ed estrema sensibilit della
tunica interiore degl'intestini, la quale mi rende
suscettibile d'ogni minima impressione, e si deve curare con
rinfrescanti, e colla regolarit del vitto.
     Io non aveva mandato la Crestomazia, perch troppo
voluminosa per la posta, come scrissi a Paolina. Mi dispiace
che ho gi dovuto spedire a Milano il manoscritto della
Crestomazia poetica: nella quale per non avrei potuto far
piacere a Broglio (come vorrei ben di cuore) perch per
troppe ragioni ho dovuto escluderne gli autori viventi.
     Io le invidio il soggiorno della libreria, nella quale
mi ricordo bene di non aver mai conosciuta l'estate, n
sentito molto l'inverno. Saluto teneramente tutti, e la
prego a benedire di nuovo il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 5 Agosto 1828.
     Mio caro Pap. Ricevo la carissima sua de' 26 Luglio,
nella quale leggo con gran rammarico questo periodo: Dio
sa quanto desidero il rivedervi, e al vostro arrivo
conoscerete quanto grande ragione ho per desiderarlo. Pi
ch'io penso a queste parole, e pi mi cresce la pena: mi
pare ch'Ella mi accenni qualche suo travaglio che io non
conosca. Con tutto il cuore la prego a levarmi di questa
incertezza, e ad espormi sinceramente tutto quel che
l'affligge: la notizia della cosa non potrebbe darmi maggior
dolore di quello che mi d ora l'immaginazione lavorando
nell'oscurit.
     Qui, da molti giorni, il caldo  scemato in modo che si
sopporta assai bene. Io ho riprese le mie passeggiate prima
di pranzo, che avea tralasciate da pi mesi per timor del
caldo. Queste passeggiate sono la mia salute, mentre quelle
dopo pranzo non mi fanno altro che male. Me ne sono trovato
subito assai migliorato, e fino dal primo giorno mi parve
d'essere un altro.
     Non ho vedute le poesie dell'Ilarii, di cui Pietruccio
mi parla. Caro pap, se mi ama, abbia cura alla sua salute.
La mia impazienza di tornare non  minore della sua in
aspettarmi. Saluto tutti amorosamente, e prego Lei a
benedirmi. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 11 Agosto 1828.
     Mio caro Pap. Scrivo anche oggi per salutarla e darle,
le mie nuove, bench non abbia ricevuto sue lettere dopo
quella de' 26 Luglio, alla quale risposi il 5 di questo,
come anche non ho riscontro all'altra mia de' 29 Luglio.
     La mia salute  passabile, e si pu dir buona, ogni
volta che i dolori mi lasciano in pace. E questi ora sono
divenuti meno frequenti. La loro causa  manifestamente una
semplice debolezza d'intestini. Tommasini mi assicura che
egli si prometterebbe di guarirmi quasi completamente di
questo male e di tutti quelli che ne dipendono (compreso
quello degli occhi), se io potessi stare per qualche tempo
sotto la sua cura: ma questo per ora  impraticabile. Sono
impaziente di ricevere le sue nuove, senza le quali non ho
pace n giorno n notte. Le bacio la mano con tutto il
cuore, l'abbraccio e la prego a benedire il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 19 Agosto 1828.
     Mio caro Pap. Ebbi la carissima sua de' 6. Mi lusingo
ancor io, anzi voglio credere costantemente, che la
debolezza ch'Ella soffre alle gambe sia mal di stagione. Io
medesimo in quest'anno l'ho provata e la provo spesso, e non
ero solito a patirne: ho sentito lamentarsene anche altri.
Qui il caldo da pi di un mese  moderato, anzi spesso
abbiamo de' freschi molto sensibili: continua per sempre la
straordinaria serenit e siccit dagli ultimi di Maggio in
poi. La mia salute, grazie a Dio,  tollerabile, malgrado la
grande difficolt della digestione, cagionata dalla
debolezza degl'intestini, che forse il freddo render un
poco minore. Saluto caramente tutti gli Antici, ed abbraccio
i fratelli. A Lei ed alla Mamma bacio la mano, e domando la
benedizione.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 26 Agosto 1828.
     Mio caro Pap. Le scrissi il giorno 19. Con questo
ordinario aspetto le sue notizie. Desidero che il fresco,
che qui si  fatto sentire molto bene, sia arrivato cost
ancora, ed abbia giovato alla sua salute. Io sto n bene, n
posso dir male: passeggio molto, e proccuro di non pensare
agl'incomodi. Qui si parla di un buon aumento del prezzo dei
grani, che ha luogo in tutta la Toscana. Vorrei che anche la
Marca lo risentisse. Le altre raccolte qui sono state
scarsissime, per mancanza di pioggia.
     Saluti tutti per me: abbracci e benedica il suo Giacomo,
che sta contando i giorni e le ore per impazienza di
rivederla.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 28 Agosto 1828.
     Mio caro Pap. Ier l'altro ricevetti la cara sua degli
11 ritardata per l'infame negligenza di questa posta, e
unitamente all'altra dei 19. Le notizie ch'Ella mi d, mi
hanno colpito straordinariamente; e in mezzo all'angustia in
cui mi trovo, non posso a meno di non dolermi
affettuosamente ancora di Lei, che mi abbia celato questa
cosa fino a quest'ora, come se io non fossi parte
interessantissima nell'affare, per l'indicibile
sollecitudine che ho d'ogni cosa loro. In questa mia
lontananza, che mi riesce sempre pi amara, non posso dir
nulla di preciso sopra tal materia: solamente posso
assicurarla che, conoscendo Carlo intimissimamente e meglio
che verun altro al mondo, per aver diviso la vita con lui
durante 26 anni interi, io credo anzi so di certissimo,
che il suo cuore e il suo carattere sono talmente buoni, che
senza una forza soprannaturale,  impossibile che diventino
cattivi. E per tengo fermamente per impossibile che Carlo
riflettutamente, e in cosa grave, si riduca a mancare al
dovere verso lei e la Mamma, e a dar loro un terribile
disgusto. Io rester loro certamente sempre finch vivo; e
morr per loro, se bisogna: ma mi creda, mio caro Pap, che
indubitatamente Ella non perder neanche Carlo, qualunque
sieno le apparenze presenti, e i progetti che egli possa
volgere in mente. Ho dubitato molto se fosse a proposito
ch'io gli scrivessi: il mio cuore mi ha costretto a farlo,
non per urtar la cosa di fronte, ma per mettermi in
relazione con lui sopra questo affare, del quale egli non mi
ha mai scritto, n fatto scrivere n dire una sola parola.
     Dio vede, caro Pap mio, quanto compatisco Lei e la
Mamma di questa nuova afflizione. Oh se potessi gi trovarmi
con loro! La ringrazio tanto della premura circa la camera;
ma credo che combineremo meglio in presenza, e credo ancora
che potr prendere un metodo di vita meno incomodo
dell'altra volta. Intanto Ella abbia cura alla sua salute, e
non si dia troppa pena di questa cosa, della quale ho certa
speranza che non debba riuscire a cattivo fine. Della mia
salute le scrissi l'ordinario passato: ora un po' di
flussion d'occhi m'impedisce di scriver pi a lungo, come
vorrei; ma  piccola cosa. Mi abbracci, caro Pap, mi
aspetti, e si ricordi di avere in me un tenerissimo figlio.
Mi tenga informato, la prego, di ogni nuova particolarit,

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 28 Agosto 1828.
     Carluccio mio. Tu mi scandalizzi proprio a non scrivermi
niente della tua situazione attuale. Come pu essere che tu
non pensi pi a chi t'ama con amor di sogno, e spesso piange
per tenerezza pensando a te? Se tu credi ch'io possa darmi
pace della tua dimenticanza, e viver tranquillo, t'inganni
di molto; e se non mi scrivi, io star male davvero, come
gi mi sento male per l'agitazione che mi produce il tuo
silenzio in questa circostanza. Io ho bisogno che tu ti
sfoghi con me, e che mi usi quella confidenza che io userei
teco in ogni mia passione, ch certo tu saresti il primo, e
forse il solo, che io n'informerei. Dio sa quanto ti
compatisco, e tu sai ch'io t'amo pi che la vita; certamente
lo sai meglio che qualunque altra cosa del mondo. Vorrei
scriverti molte pi cose, ma gli occhi me l'impediscono.
Verr subito che potr: ma intanto non posso stare senza
relazione con te: quando anche fosse possibile che tu mi
dimenticassi, tu saresti in eterno la cima d'ogni amor mio.
Pi ci penso, e pi mi par impossibile che tu non mi abbi
scritto.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 4 Settembre 1828.
     Mio caro Pap. Ricevo la carissima sua de' 26 Agosto.
A quest'ora Ella avr la mia de' 28, che risponde
finalmente alle sue degli 11 e dei 19. Ringrazio Iddio
di sentire che la loro salute sia buona: anche la mia in
questi ultimi giorni  tale ch'io non posso lagnarmene; mi
resta solo l'impossibilit di applicare; che  per me una
gran pena, com'Ella immagina. La sua compagnia mi terr
luogo de' libri, quando io sar cost, se a Dio piace.
M'informer della geografia pi adattata all'uso di
Pietruccio. Le bacio la mano, e, abbracciandola e
chiedendole la benedizione, mi ripeto con tutta l'anima suo
affettuosissimo figlio.
     Dell'affare di Carlo la prego a tenermi informato sempre
minutamente.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 11 Settembre 1828.
     Mio caro Pap. Ho ricevuta la cara sua de' 31 Agosto.
Certamente il modo con cui si  proceduto e si procede verso
di Lei e della Mamma, tentando di rapir loro Carlo per viva
forza,  un modo che nessuno potr scusare, e che io sarei
stato sempre lontanissimo dal credere che potesse essere
usato da tali persone. Carlo non mi risponde ancora: forse
non ha ricevuta la mia lettera, o gli sar stata ritardata
dalla posta: io aspetto la sua risposta con impazienza. Del
resto sono sempre certissimo che egli non verr mai ad un
passo decisivo senza il loro consenso: nessuna cosa del
mondo mi potrebbe persuadere del contrario, se non quando
vedessi il fatto. Solo mi passa per la mente
un'immaginazione, che in questa lontananza non lascia di
turbarmi: ed  che Carlo vedendosi stretto dalla sua
promessa per una parte, e per l'altra dal suo dovere verso
di loro, non fosse strascinato dall'entusiasmo e dalla
disperazione a concepire qualche risoluzione funesta contro
se stesso. Il carattere fermo di Carlo, che io conosco
benissimo, d luogo a questo dubbio, che io non posso a meno
di comunicare a Lei, perch essendo in presenza, Ella
osservi gli andamenti di Carlo con questa mira. Non posso
esprimerle quanto questa immaginazione che mi viene ora (e
che sar forse un sogno), mi travagli e mi faccia sudare;
massimamente considerato l'assoluto silenzio di Carlo verso
di me.
     Quanto alle camere, mi par difficile di potermi
determinare senza essere sul luogo, e per non vorrei che
Ella facesse per ora alcuna mutazione. Intanto la ringrazio
con tutto il cuore della sua bont. La mia salute 
passabile. Le bacio la mano coll'anima. Il suo Giacomo

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze, 18 Settembre 1828.
     Carluccio mio. Purch tu mi conservi te stesso, e quel
tuo cuore, che, come quello di tutti gli uomini nati grandi,
 sempre fanciullo, io non ti domando altro; e se il
comunicarti con me per lettera ti d pena, io son ben
lontano dal pretenderlo. Forse ancor io, nel tuo stato,
proverei ripugnanza a mettere in carta i miei sentimenti.
Intanto voglimi bene, e tienimi per quello che ti ha amato e
ti ama pi che qualunque persona che sia mai nata o che
possa nascere. Io verr subito che potr, e verrei ora; ma
sono costretto ad aspettare il freddo perch sai che in
viaggio, la cosa che io temo e che sono obbligato ad evitare
soprattutto,  la riscaldazione, a cui sono soggettissimo: e
per questo pericolo, debbo anche astenermi da piccoli
viaggetti di poche miglia qui ne' contorni, i quali farei
con buone compagnie che m'invitano. Gi sai che ho
rinunziato spontaneamente al piacere di vivere in citt
grande, e di trovarmi tra molti buoni amici, per tornare a
star con te, che mi sei sinonimo di vita. Addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 18 Settembre [1828].
     Mio caro Pap. Rispondo alla cara sua dei, 7. Una
lettera di Carlo che ho ricevuta, mi ha racquietato circa il
dubbio di cui le parlai nell'ultima mia. Bench egli non si
risolva ad entrare in comunicazioni con me per iscritto,
nondimeno qualche sua espressione mi conferma nella certezza
che egli non far mai cosa contraria ai principali doveri
verso di lei e della Mamma; la quale io prego con tutto il
cuore a non affliggersi, o almeno a darsi la minor pena
possibile di questo affare, che io confido che sia per
riuscire, se non a lieto fine, almeno a un fine non
dispiacevole.
     La mia salute  passabile, eccetto la solita estrema
sensibilit ed irritabilit d'ogni sorta, la quale non posso
vincere coll'esercizio (bench questo per il momento mi sia
sempre giovevolissimo), e mi obbliga ad avermi una cura
eccessiva, minuta e penosa.
     Se trover la musica di cui Pietruccio mi scrive per
Mariuccia Antici, la porter con me.
     Caro Pap, le bacio la mano con tutto il cuore, e si
raccomanda all'amor suo il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 25 Settembre 1828.
     Mio caro Pap. Avr ricevuta a quest'ora la mia de' 18.
Quel ma della cara sua de' 14 non saprei che cosa
volesse significare, se non forse che Ella avesse concepito
qualche dubbio della mia volont di tornar con Lei. Ma Ella
si accerti pure che quando anche il mio desiderio non mi
spingesse continuamente cost, io sarei ben lontano dal
cercar pretesti per mancare ad una promessa fatta.
Aggiunger poi, che gi a quest'ora sarei partito, se il
partire dipendesse dalla mia volont; ma aspetto, com'Ella
vede, il freddo, perch l'esperienza mi ha dimostrato che il
caldo  il maggiore e pi pericoloso nemico che io abbia nel
viaggio. Il freddo mi fa patire, ma mi  necessario per
evitare le riscaldazioni che il viaggio mi cagiona con una
facilit incredibile. Questa enorme soggezione mi ha
impedito in tutto questo tempo di far de' piccoli viaggetti
per queste bellissime citt di Toscana, che mi avrebbero
divertito moltissimo. Sono stato immobile a Firenze,
immobile a Pisa, senza neanche veder Livorno n Lucca, citt
distanti da Pisa due ore. Ho risoluto di venire a Recanati
direttamente (viaggio di 6 giorni), fermandomi solo un
poco a Perugia per riposare. Intanto il mio desiderio, anzi
impazienza, di rivederla, non solo non  minore di prima, ma
cresce ogni giorno. Le bacio la mano con tutto il cuore: mi
ami, mi benedica, e mi aspetti. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 2 Ottobre 1828.
     Mio caro Pap. Ho ricevuto le care sue de' 21 e de'
24 Settembre, e la ringrazio dei dettagli, quantunque poco
soddisfacenti, che mi d intorno alle cose di Carlo. Quanto
alla mia dimora cost, certamente, se Dio mi permette di
arrivarvi, essa non sar breve: e se io non mi sono espresso
intorno alle camere, ci  provenuto in parte appunto da
qualche difficolt di separarmi da Carlo, e in parte ancora
dal desiderio di provare un poco, prima di decidere; giacch
dubito che la stanza dell'archivio sia un poco fredda, e non
comodissima per dormire, a causa di quel passaggio che ha di
dietro, e della contiguit di un'altra stanza abitata. E
molto dipender ancora dal metodo di vita che io potr
adottare cost, secondo la mia salute ec.; giacch a ragione
del metodo, dell'alzarmi pi presto o pi tardi, e cose
simili, una stanza mi converr meglio che un'altra. Intanto
torno a ringraziarla caramente delle sue premure. Gran
consolazione mi d il sentire che tutti loro stanno bene, e
ne ringrazio di cuore Iddio. La mia salute  passabile. Mi
ami, caro Pap, e mi benedica. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 9 Ottobre 1828.
     Mio caro Pap. Ho la carissima sua de' 28 Settembre.
Ella avr la mia dei 2 del corrente. Il mio viaggio, se a
Dio piace, non sar del tutto continuo, perch mi fermer
qualche giorno a Perugia. Altre fermate sarebbero difficili
e incomode, specialmente di l da Perugia, che  alla met
della strada, e dopo la quale il cammino sar tutto per
montagne. Ma Ella sia pur certa che mi avr tutta la cura,
per patire il meno possibile. Conto di partire di qua sul
principio di Novembre. Ho piacere assai che di Carlo non ci
sia niente di nuovo. La societ dei redattori del Globo
(giornale letterario e politico di Parigi) ha commessa qui a
Firenze la traduzione italiana della Vita di Ges Cristo
di Stolberg, fatta dal zio Carlo, la quale non trovandosi
qui,  stata ordinata e trovata a Roma. La mia salute 
passabile quanto al sostanziale, bench in questi ultimi
giorni i dolori e la difficolt smaniosa del digerire mi
travaglino molto. Ma spero nella stagione pi ferma, ed
anche nel viaggio. L'abbraccio, e la prego di assicurare la
Mamma che io non sono meno impaziente di ritornare, che ella
di rivedermi. Mi ami e mi benedica.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 16 Ottobre 1828.
     Pietruccio mio. Vi lodo moltissimo che in tempo delle
vacanze vi esercitiate nel comporre; perch il fare  il
miglior modo d'imparare: e continuando cos, in poco tempo
verrete un brav'uomo. Quando sar cost, mi darete da
leggere le vostre composizioni, ch'io vedr con gran
piacere. Non vi mando per ora i versi che mi domandate,
perch i miei nervi sono in uno stato che non mi permette di
comporre, ma presto accomoderemo le cose a voce, e intanto
potete lasciare in bianco il luogo pei versi, e continuare
la vostra scrittura. Salutate i fratelli, e baciate la mano
per me a Babbo e a Mamma. Vogliatemi bene. Addio, addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 25 Ottobre [1828].
     Mio caro Pap. Dopo la cara sua de' 5, sono privo de'
suoi caratteri. Lo credo difetto della posta, la quale, mi
ritard molto anche la sua ultima. Ho per una lettera di
Carlo in data dei 15 (che parla di cose indifferenti),
dalla quale arguisco che tutti stiano bene. Io comincio a
prepararmi al viaggio, e credo che con la mia prossima potr
annunziarle il giorno fissato alla mia partenza. La stagione
qui  ancora bellissima, e la mia salute  passabile. Io non
vedo il momento di domandarle a voce la benedizione, che ora
le domando coll'animo. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 4 Novembre [1828].
     Mio caro Pap. Fra 4 o 5 giorni, se piace a Dio,
partir da Firenze. La terza sera sar a Perugia. L mi
fermer uno o due giorni o tre, per riposare. Poi partir
per Recanati, che sar un viaggio di altri tre o quattro
giorni al pi. Prima di muovermi di qua, le scriver ancora
una riga di avviso. Durante il mio viaggio Ella non stia in
alcuna pena per me, perch mi avr tanta cura, e viagger
con tanto comodo, da non correre maggior pericolo che se
stassi fermo. Qui, da pi d'una settimana fa il freddo
precisamente di Gennaio, il che mi ha obbligato a ritardare
d'un poco la mia partenza. Mi raccomandi al Signore, e mi
benedica, insieme colla Mamma. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 8 Novembre 1828.
     Mio caro Pap. Ho ricevuto la cara sua de' 29 Ottobre,
ma non mai l'altra de' 26. Io parto, se a Dio piace, dopo
domani. A Perugia, potendo, vedr certamente la Veglia.
Arrivando a Recanati, avr meco un giovine signore torinese,
mio buon amico. Non potr a meno di pregarlo a smontare a
casa nostra, tanto pi ch'egli far la via delle Marche,
come fa il viaggio di Perugia, principalmente per tenermi
compagnia. Spero che a lei non rincrescer questa mia
libert. Egli si tratterr in Recanati una sera, o una
giornata al pi. La mia salute, grazie a Dio,  discreta, e
ho qualche speranza nel viaggio. Mi benedica, e preghi il
Signore per me. L'abbraccio con tutta l'anima e le bacio la
mano.

A MONALDO LEOPARDI - ROMA.
[Recanati] 10 Febbraio [1829].
     Mio caro Pap. Io non le scrissi nulla di quello sciocco
e maledetto affare di questo pazzo Vicario, perch non era
cosa di vero rilievo, e perch'io non poteva pensare le
apprensioni in cui, con mio dolore, veggo ch'Ella si 
trovata. So che Carlo le ne ha scritto, non so in che
termini, ma certo in modo che Ella a quest'ora sar, spero,
pi quieta. L'arrivo della dispensa non era una novit.
L'hanno fatta venire la Madre di Paolina, e forse Peppe. Ma
Paolina diceva che, arrivata che fosse, se ne voleva servire
per conservarla in una cassettina colle lettere di Carlo:
quando fu arrivata, disse che la potevano stracciare. Il
Vicario, o di suo moto, o spinto dalla Madre and ad
annunziare a Paolina l'arrivo della dispensa, ed esortarla a
sposar subito. Paolina rispose con dispetto, che avrebbe
sposato quando paresse a lei, non a lui; che non ci erano
stati disordini che rendessero n necessario, n opportuno,
lo sposare, n presto n mai. Il Vicario entr in prediche
sopra i pericoli della carne se continuavano a vedersi senza
sposarsi. Paolina gli volt le spalle. Allora il Vicario
mand la prima ammonizione canonica a Paolina e Carlo. La
Madre, rotta anch'essa totalmente con Paolina, pel suo
rifiuto di sposare; non vuol pi che si veggano in casa:
permette solo che si scrivano. Si vedono in teatro, e si
parlano, non pi da un palco all'altro, ma in quello delle
Mazzagalli. Il Vicario sta quieto, e non par che si voglia
muovere.
     Quanto allo stato delle cose nel rimanente, io
l'assicuro e le giuro, che Paolina e Carlo sono non
solamente alieni dallo sposare, ma desiderosi di non farlo,
n ora n mai. Altrettanto per sono risoluti di conservarsi
amici. Carlo  innamorato, non a furore, come sarebbe stato
una volta, ma tanto pi di cuore e profondamente. Paolina 
innamorata di certo, bench odii il matrimonio. La sola
disperazione potrebbe condurli a sposare, cio se fossero
impediti di pi vedersi e trattarsi: se potranno continuare
a farlo come prima, che  tutto quello che desiderano, non
sposeranno mai. Intanto la nostra Mamma serve continuamente
i nostri nemici col mettere in opera tutte le possibili
macchine per impedire a Carlo ogni relazione con Paolina:
non pare che possa aver pace finch Carlo pu dire o
scrivere a Paolina una parola. Carlo mi accerta che la Mamma
non dice a Lei n tutto, n il vero: ed io lo credo.
L'effetto di questi maneggi non potrebbe essere che
direttamente contrario ai nostri desiderii. Il tempo e il
lasciar fare quanto si pu, sono (Ella lo sa bene) la
miglior medicina di queste tali passioni. Essi vorrebbero
conservar la decenza come han fatto finora, non essendosi
mai visti da solo a solo: le ciarle, non fomentate e non
ascoltate, non farebbero nulla. Un'altra cosa le giuro (e
Carlo l'ha pur promessa a Mamma): che neanche la
disperazione potrebbe indurre Carlo e Paolina a fare un
passo decisivo durante la di Lei assenza. Anche vorrei
ch'Ella mi credesse, che le intenzioni ostili verso di Lei,
sono state e sono nella Madre, nel Vicario, e forse in
altri; ma non in Paolina; la quale ha operato ed opera
giovanilmente, per passion di cuore, e senza disegno. Se v'
entrata ambizione,  stata ambizione di galanteria, non
d'altro. Perci essa si  fatta nemica la Madre sua, pi che
gli altri.
     Io la prego necessariamente, e di cuore, a non voler
fare alcun uso diretto di alcuna delle confidenze ch'io le
ho fatte qui, circa le intenzioni di Paolina e di Carlo.
Ella ben vede che questi sono segreti, e ch'io stesso non ne
sono padrone. Altrettanto di cuore la prego a star
coll'animo quieto sopra questo malaugurato affare, il quale
per ora non  in punto di produr conseguenze pi che per
l'addietro. Quanto a me, servirei ben volentieri la Mamma,
persuadendo Carlo a lasciar Paolina totalmente, se potessi
persuaderlo: ma mi dica Ella se ha mai conosciuta, se crede
che vi sia mai stata al mondo, una persona che abbia
lasciata una passione per discorsi e per esortazioni.
Scriverei pi a lungo, ma Dio vede se gli occhi e
gl'intestini mi lasciano andare avanti. Le bacio la mano, e
le chiedo coll'anima la benedizione. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 4 Maggio 1830.
     Mio caro Pap. Arrivai qua ieri, ma non a tempo per
iscrivere. Sto bene, e il viaggio (fuorch agli occhi e alla
testa) mi giova tanto, che mi pare il mio stato naturale. Il
povero Schiavone mi ha servito benissimo:  un bonissimo
uomo, da farne tutto quel che si vuole. Saluto, abbraccio
tutti. Quante infinite cose mi convien tacere per questa mia
impossibilit di scriverle.
     P.S. Non so ancora quando partir da Bologna. Ella
diriga pur qua per ora. Angelina riverisce tanto tutti. Ho
la cara sua dei 30. Quanto al Gamba, vedr di qualche
altro mezzo, perch Schiavone, non avendo le carte in
regola, dovette lasciarmi a Faenza.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Bologna 8 Maggio 1830.
     Mio caro Pap. Piacendo a Dio, partir domani per
Firenze. Non sono stato dal Cardinale, parte per pigrizia,
parte perch sono stato occupato. Desidero con impazienza le
nuove loro, e quelle del Zio Carlo. Qui ed altrove mi 
stato parlato con lode del suo Fra Giovanni e dimandato
se continuerebbe. Io non ho mai tradito il segreto. Il suo
Leopardi.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 12 Maggio 1830.
     Mio caro Pap. Sono arrivato qua ier l'altro senza
disgrazia, dopo aver passato la tourmente sugli
Appennini. Mi trovo affollato di visite, e tutti mi fanno
complimenti sulla mia buona ciera. Aspetto ansiosamente le
loro nuove con dettaglio. Il suo Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 18 Maggio 1830.
     Cara Pilla. Il ritratto  bruttissimo: nondimeno fatelo
girare cost, acciocch i Recanatesi vedano cogli occhi del
corpo (che sono i soli che hanno) che il gobbo de
Leopardi  contato per qualche cosa nel mondo, dove
Recanati non  conosciuto pur di nome. L'accluso vi potr
servire per la ricupera del pacco, avendo occasioni per
Ancona. La Tommasini non ha ricevuto ancora la mia lettera,
dopo tante cure usate pel recapito. Pochi mesi fa, corse
voce in Italia che io fossi morto, e questa nuova dest qui
un dolore tanto generale, tanto sincero, che tutti me ne
parlano ancora con tenerezza e mi dipingono quei giorni come
pieni d'agitazione e di lutto. Giudicate quanto io debba
apprezzare l'amicizia di tali persone. Io sto della testa al
solito affatto, del resto benino. Saluti gi s'intendono,
anche a D. Vincenzo. Scriver presto a Mamma. D a Carlo che
mi scriva.

AD ADELAIDE LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 28 Maggio [1830].
     Cara Mamma. Sono stato ammalato del reuma che ho portato
meco, n pi n meno di quel ch'io fossi cost in quei
brutti assalti ch'io ne pativa. Ora sto meglio, e ieri fui a
pranzo in villa dal Ministro Corsini, che manda ogni giorno
a informarsi della mia salute.
     Ricevo la cara loro dei 18. Godo assaissimo che le
febrette del Pap siano cessate. Volesse Iddio che i miei
mali fossero di sola fantasia perch la mia ciera  buona.
Pare impossibile che si accusi d'immaginaria una cos
terribile incapacit d'ogni minima applicazione d'occhi e di
mente, una cos completa infelicit di vita, come la mia.
Spero che la morte, che sempre invoco fra gli altri infiniti
beni che ne aspetto, mi far ancor questo, di convincer gli
altri della verit delle mie pene. Mi raccomandi alla
Madonna, e le bacio la mano con tutta l'anima.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 8 Giugno 1830.
     Sto sempre col mio gran raffreddore di testa e di petto
eccessivamente incomodo, ma di niuna conseguenza, e il
medico ride ancora della mia opinione che questo malanno mi
divenga cronico e perpetuo, come l'altre mie beatitudini.
Domani lascio la locanda, e vo a dozzina coll'E.R.
dell'Antologia (Emmanuele Repetti). Addio addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 18 Giugno [1830].
     Mio caro Pap. Sto meglio, ma meglio molto, del
raffreddore. I miei nuovi padroni di casa sono cordialissimi
e premurosi, il quartiere assai bello, ma sbattuto dal
vento, mio capitale nemico; il letto incomodo; la cucina
poco buona; sette ragazzi sempre in moto; campane sul capo;
la servit, buonissima gente, ma tardissima e poco atta: ci
sto poco volentieri e cerco di cambiare. Saluti infiniti a
tutti di casa, e agli Antici. Mi benedica e mi ami. Il suo
Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 28 Giugno 1830.
     Cara Pilla. Son guarito, grazie a Dio, del raffreddore, e
di nuovo sto benino assai; sempre in giro a restituir
visite. Nuove conoscenze, nuove amicizie: amicizia intima
con Frullani, direttore generale de' Catasti. Qui ho
riveduto mad. Laura Parra, che star ancora del tempo. Abito
vicinissimo al general Colletta, e quasi ogni giorno o egli
 da me o io da lui. La sera son fuori, ma in conversazione
poco, perch alle undici per lo pi ceno. Eccovi le mie
nuove. Addio addio.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 18 Luglio 1830.
     Caro Pietruccio. Vi ringrazio delle nuove datemi nella
vostra ultima. Io sto bene, grazie a Dio, e mangio
incredibilmente, bench non faccia moto, neppur di notte,
per l'eccessivo caldo. Ho impetrato in dono (ma sar
l'ultimo) il n. 110 dell'Antologia: vi piacer per la vita
di Monti scritta da Giordani, e vi troverete alcuni versi
diretti a me: non lo mando ora per risparmiarvi la spesa
postale. La mia piccola biblioteca gratuita 
cominciata, ma finora va lentamente: consiste in sette
volumi. Dite a Pilla che risponder, a Dio piacendo, a tutte
le sue quistioni. Vale, valete.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 31 Luglio [1830].
     Cara Pilla. Manco di lettere da casa. Scrissi l'8 a
Babbo, il 18 a Pietruccio. Ho avuto il reuma; ora sto
meglio. - Fate girare questi Manifesti a Macerata e per la
Marca. Fate che si raccolgano pi soscrizioni che si pu in
una sola copia, per risparmio di posta nel rimandarmele.
Mandatene sotto fascia a Cassi due copie. A G. Melchiorri
una semplice, e quella in foglio intero, che la porti a
Bunsen: e scrivetemi l'indirizzo di Melchiorri, che vorrei
sapere. L'editore finora, per consiglio degli amici son io.
Ci, se non forse a Recanati,  bene che si sappia. Ricevo
la lettera di Pietruccio dei 25.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 11 Agosto 1830.
     Vedete che Morici (col solito ribasso per lui) trovi
associati a quest'opera, testo di lingua principalissimo,
che ne merita almeno quanti il Dizionario dell'Alberti,
dov'egli fu s fortunato.  mio interesse, perch l'Editore
Torri s'impegna per fare associati a me. La vita di Monti 
riportata nell'Antologia per intero. Io sto
passabilmente. Addio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 21 Agosto [1830].
     Cara Pilla. Mi duole assai assai che sia perduta la mia a
Babbo degli 8 Luglio, ch'era lunga per cinque delle
solite. Non avendo fogli francesi n inglesi, non credo
possibile che alcun di voi, nemmeno per approssimazione si
formi un'idea vera della rivoluzione di Francia, n dello
stato presente d'Europa, n del probabile futuro. Me ne sono
stati promessi alcuni della Quotidienne, giornale
realista: avendoli, ve li mander. Cosa incredibile! il mio
abito turchino ridotto all'ultima moda, coi petti
lunghissimi: e par nuovo, e sta molto bene. Ditelo a Carlo.
Io sto come Dio vuole, sempre smaniando dello stomaco: non
esco, e pochissimo posso ricevere: ma niente di nuovo. Fate
salutar Zavagli. Se non vedete mie lettere, non vi
maravigliate mai: assolutamente non posso non posso
scrivere. Addio addio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 9 Settembre 1830.
     Cara Pilla. Quanto ho penato non vedendo risposta alla
mia degli 11 Agosto a Pietruccio, che sar smarrita! Non
vi date pensiero alcuno di associazioni cost: ne ho gi da
5 in 600, e si aumentano sempre. Qui (fuorch il
Gabinetto, il quale non rivende i giornali) i luoghi
pubblici non hanno mai tenuto fogli realisti, perch non si
leggono. Brighenti non  ripassato ancora. Io sto al solito,
ma sono tornato colle mie donne, lasciando quelle spietate
campane, che sonavano fino a 9 ore intere in un giorno, e
a doppio, ed eran 4. Addio.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 25 Settembre 1830.
     Caro Pietruccio. Le vostre lettere si son fatte
rarissime. Io non so pi nulla di Recanati, nulla de'
parenti. Datemi coteste nuove, vi prego. Entrate in ogni
dettaglio se avete tempo, e se volete farmi piacere. Io sto
al solito, rassegnato alla mia estrema infelicit, che Dio
accetti per mio purgatorio. Salutate tutti. Fate salutar
Moretti, Zavagli, Morici. Vi abbraccio tutti col cuore.
Addio. I fogli della Quotidienne ancora si fanno
aspettare. Quando la mia libreria, che va crescendo, sar
giunta a un segno conveniente, la spedir cost per
condotta.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 12 Ottobre [1830].
     Caro Pietruccio. Due sole righe, perch in verit non
posso di pi. Io sto al solito. Fatemi il piacere di
ringraziare a uno a uno i sei associati, e dire a ciascuno
che se vorranno il mio libro, l'avranno gratis, perch i
Recanatesi per pi ragioni non debbono pagarlo. Puccinotti
parte egli da Macerata? Vi abbraccio tutti. Addio, addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 23 Ottobre 1830.
     Mio caro Pap. Ella non mi conosce perfettamente, se
crede possibile che le critiche mi dispiacciano, quando pure
mi venissero da un nemico. Io poi m'astengo dallo scrivere,
perch veramente ogni riga mi costa sudor di sangue. Fra
20 o 30 giorni, se piace a Dio, partir per Pisa, dove
passer l'inverno. Qui mi trovo assai bene della mia ultima
dozzina. Vorrei ch'ella si compiacesse di dire a Pietruccio,
che a posta corrente mi mandi sotto fascia una copia del mio
Discorso sopra Gemisto ec. Milano 1827. Mi
riverisca la marchesa Roberti, alla quale mi offro per
servirla come suo agente in Toscana, s'io vaglio. Abbraccio
i cari fratelli, ed alla cara Mamma ed a Lei, che Dio sa
quanto amo, domando la benedizione. Il suo Giacomo.

A PIERFRANCESCO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 30 Ottobre 1830.
     Fatemi grazia di spedirmi subito subito per la posta due
copie delle mie Annotazioni sull'Eusebio ec. Dee servire
per uno che parte per Parigi a momenti. Addio addio. Io sto
passabilmente. Spedite a Firenze.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 15 Novembre [1830].
     Cara Pilla. Quel forestiero che ha voluto l'Eusebio,
 un filologo tedesco, al quale, dopo molte sedute, ho fatto
consegna formale di tutti i miei mss. filologici, appunti,
note ec., cominciando dal Porphyrius. Egli, se piacer a
Dio, li rediger e completer, e li far pubblicare in
Germania; e me ne promette danari, e un gran nome. Non
potete credere quanto mi abbia consolato quest'avvenimento,
che per pi giorni mi ha richiamato alle idee della mia
prima giovent, e che, piacendo a Dio, dar vita ed utilit
a lavori immensi, ch'io gi da molt'anni considerava come
perduti affatto, per l'impossibilit di perfezionare tali
lavori in Italia, pel dispregio in cui sono tali studi tra
noi, e peggio pel mio stato fisico. Quel forestiero mi ha
trombettato in Firenze per tesoro nascosto, per filologo
superiore a tutti i filologi francesi (degl'italiani non si
parla, ed egli vive a Parigi); e cos dice di volermi
trombettare per tutta l'Europa. Credo che non andr pi a
Pisa, perch mi annoia assai quel travasamento. Se qualcuno
di cost scrive a Melchiorri, gli dica che mi mandi le firme
o i nomi degli associati che ha fatti, se non vuol che mi
sieno inutili, essendo io sul punto di farne uso. Da lui non
so nulla. Addio addio. Abbraccio tutti.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 4 Dicembre [1830].
     Mio caro Pap. Parte per pigrizia, parte per economia, e
perch il mio albergatore dell'altra volta non ha quartiere
per me, ho rinunziato a Pisa quest'anno. Spero in Dio un
buon inverno: ho fatto far qui nel mio quartiere un
camminetto; e mi si d la bella combinazione che
precisamente nel contorno di casa mia ho dodici case di
conoscenti e di amici dove passar delle ore. Quando non
potr uscire, avr gente che verr a farmi compagnia. La mia
salute  pi tollerabile del solito, o piuttosto, come suole
essere nelle stagioni medie e temperatissime. Abbraccio
tutti. Mi ami come io l'amo, e mi benedica.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 23 Dicembre 1830.
     Mio caro Pap.  giustissimo il suo sospetto circa la
possibilit di una mala fede nel mio Tedesco; ma sappia
ch'egli stesso, quando si discorse della cosa in genere, mi
avvert di questo pericolo, e che d'altronde il suo
carattere inspira ogni possibil fiducia. Spero che a
quest'ora Ella avr ricevuta la mia dei 4. Ho venduto il
ms. de' miei versi, con 700 associazioni, per 80
zecchini: nello stato attuale s problematico del commercio,
non  stato possibile ottenere di pi. Io sto ancora
passabilmente, bench il freddo e il fuoco comincino a
incomodarmi. Felicissime feste a Lei, alla cara Mamma, ai
cari fratelli, che abbraccio. Mi ami, come sempre, e mi
benedica. Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 28 Dicembre [1830].
     Cara Pilla. Mandami a posta correntissima, dentro
lettera, quella famosa e mia cara miniatura che
rappresenta un laghetto ec. coll'occhio della Provvidenza,
in cartapecora, che sta nel mio comodino, forse in un
cartolare. La voglio fare incidere per vignetta nel mio
libro. Addio addio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 8 Febbraio 1831.
     Cara Pilla. Della salute io soffro meno del solito perch
quest'inverno non  che una prolungazione dell'autunno e
della primavera, sole stagioni nelle quali, quando vanno
bene, io vivo tollerabilmente. Certo non mi accorsi della
Biscia al teatro, perch non seno mai stato in teatro a
Firenze, fuorch una volta nel 1828, e non in palco. Seppi
gi da Babbo la disgrazia del canarino, e ne voleva
piangere, ma mi consolai pensando che tutti siamo nati
mortali. Io non mangio una sola volta il giorno, n due
sole, n tre: non ho pi metodo alcuno, e vi farei ridere
raccontandovi la mia vita, se non fosse cosa lunga. Hoqueda
 vivo e fresco e mi vuol bene: ho abitato con lui un mese
alla Fontana. Il carnevale qui  brillante, ma io, potete
credere, me ne do poco pensiero. Addio, cara Pilla.
Abbraccio tutti. Datemi subito subito le vostre nuove.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 4 Marzo 1831.
     Cara Pilla. Io sto benino del resto, ma degli occhi pi
impedito del solito, a causa probabilmente della primavera.
Dammi le nuove politiche della provincia e del paese: puoi
farlo liberamente e con dettaglio, senza per aggiungerci
osservazioni n pro n contra. Qui tutto, grazie a Dio, 
tranquillissimo, e di me non puoi dubitare. Immagino bene
che cost nessuno di quelli che m'interessano, pensi
diversamente da me. Addio, addio. Scrivimi per la via
ordinaria di Bologna: l'ultima tua m'arriv dopo dieci
giorni.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze 21 Marzo 1831].
     Mio caro Pap. Dalla carissima sua degli 11 mi avvedo
ch'Ella  stata in pena sul conto mio, cosa alla quale, non
so come, io non aveva pensato, altrimenti mi sarei data pi
premura di scriver cost. La ringrazio teneramente delle sue
amorosissime espressioni. Qui tutto , e speriamo che sar
sempre, tranquillissimo. Oggi o dinnazi passano di qua
4000 austriaci diretti verso Forl per la via de' monti.
Io sto passabilmente, ma gli occhi non mi lasciano far nulla
nulla: perci non posso se non ricordare a Lei, alla cara
Mamma, e ai cari fratelli, l'amore del loro Giacomo.
     Desidero esser tenuto al corrente delle nuove loro, per
mia quiete. Non  vero (che qui si sappia) che Giordani sia
mai stato a Bologna ultimamente. Io aveva deciso di andare a
passare tutta la buona stagione a Parma, per provare di
curarmi seriamente sotto Tommasini; ma lo stato delle cose
essendo troppo incerto, prevedo che non mi mover di
Toscana.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 29 Marzo [1831].
     Mio caro Pap. Spero ch'Ella sar contenta dell'acclusa,
ch'Ella suggeller. Desidero per sommamente che la citt e
la provincia si scordino ora totalmente di me e de' miei:
creda per certo che non possono farci cosa pi vantaggiosa.
Io sto benino. Gli austriaci sono a Rimini. Io le scrissi
gi pochi ordinarii addietro. Il suo Giacomo.
     Fatta la risposta, vedo per notizie pi recenti, che
forse gli Austriaci saranno cost prima della presente.
Credo perci bastare, che Ella medesima risponda questo in
mio nome, aggiungendo tutto ci che le parr convenevole.
Vorrei che facesse dire a Morici che ho ricevuto la sua del
16, e lo saluto; che non ho risposto perch pochissimo, al
solito, posso scrivere, e perch gli avvenimenti rispondono
abbastanza.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 23 Aprile [1831].
     Cara Pilla. Risposi alle lettere del Pap 19 e 21
Marzo. Poi ho ricevuto la tua 2 Aprile, e quella del Pap
5 Aprile, colla sua bella iscrizione, di cui ti prego di
ringraziarlo. Sono stato ben lieto di udire la parte ch'egli
ha avuta in fare che gli ultimi torbidi siano riusciti
innocenti a cotesta citt: i bravi uomini si distinguono dai
c....ni nella circostanza. Mi domandi perch non rispondo
alle lettere del Comitato di Recanati e di Macerata: ma sai
tu dunque che quello di Macerata mi abbia scritto? e a che
fine? io non ho ricevuto nulla. Mi dai nuove della Gigia,
della quale non mi hai annunziata mai la nascita: me ne
rallegro con Carlo infinite volte, e lo bacio con tutto il
cuore. Segui a tenermi ragguagliato delle novit del paese.
Io sto benino, e qui non v' nulla di nuovo. Salutami tutti
teneramente. Addio addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 19 Maggio 1831.
     Mio caro Pap. Dalla carissima sua dei 5 veggo che Ella
non ha ricevuta la mia del 29 Marzo responsiva alle sue
del 18 e del 21. Avrei moltissimo desiderato ancor io
ch'Ella potesse portarsi a Roma nelle circostanze attuali
per assistere co' suoi lumi il governo, che certo non
abbonda d'ingegni capaci di fare il bene fra tante
difficolt. Ma pur troppo la sventura del nostro Stato far
che anche il momento presente passer senza alcun frutto. Io
sto straordinariamente bene per la straordinaria bont della
stagione, che qui da tre mesi e mezzo  perfetta e non
interrotta primavera. Ma n occhi n testa non hanno
ricuperato un solo menomissimo atomo delle loro facolt,
perdute certamente per sempre. Ella mi raccomandi al
Signore, e cos la Mamma e i fratelli. Mi benedica, la prego
con tutto l'animo, e mi creda il suo tenero Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 24 Maggio [1831].
     Cara Pilla. Tu m'hai da fare un piacere, ma te lo
raccomando assai. Pigliare il mio protocollo di lettere
letterarie, tutti due i volumi: levar via le lettere di
Vieusseux, Brighenti, Stella, Colletta, e le copie delle
lettere mie: farne un gran rouleau con sopraccarta ben
suggellata: scriverci sopra Documenti, e questo
indirizzo: Al Nobil Uomo Il Signor Cav. Pietro Leopoldo
Mannucci Benincasa Segretario Generale delle poste Toscane,
Firenze e dopo tutto questo, ingegnarti quanto pi puoi di
far capitare questo piego a Bologna, al pi presto
possibile, in mano di persona (come sarebbe Setacci), che
ricevuto che l'abbia, si compiaccia d'avvisarmene subito, ed
io penser a farlo venir qua. Bisognerebbe o dare il piego
in mano al corriere, ovvero (e ci sarebbe assai meglio)
vedere se cotesto Direttor postale, o quel di Loreto, vuol
fare il piacere di spedirlo gratis al Direttore della posta
di Bologna. L'una e l'altra cosa sar facilitata da
quell'indirizzo al Segretario Generale di queste poste
Toscane. Gi s'intende che in ogni caso bisogna in una
seconda sopraccarta fare un altro indirizzo o al Direttore
di Bologna, o a quel particolare a cui si spedisse il piego,
al quale contemporaneamente e separatamente bisognerebbe
scrivere. In caso disperato, vedi di far capitare il piego a
Bologna per occasione. Datti premura di questa cosa, che mi
sta molto a cuore. Scrivimi le nuove di cost. Addio addio.
Ho scritto al Pap a' 19.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 14 Giugno 1831.
     Cara Pilla. Manda pure l'involto a Perugia subito che tu
puoi, ed appena spedito, avvisami della spedizione, ed a chi
sia stato spedito. A proposito del ritratto, se tu ne hai
disponibile un esemplare (ma vedi di trovarlo), mandamelo
presto, ravvolto sopra un cannellino, con sopraccarta, per
la posta. Io continuo, grazie a Dio, a star benino, e fo
molto moto. Ho allontanato da me tutti i miei amici, perch
venendo a vedermi, non mi trovano mai in casa. I miei versi
sono stampati da un pezzo; l'edizione  molto pulita, legata
in cartoncino alla bodoniana; ma lo stampatore ancora non mi
manda le copie che mi deve, e io non ho cuore di spendere
cinque paoli l'una per comperarne. Di' a Carlo che mi saluti
la Gigia, e tu salutami tutti, e bacia la mano per me alla
Mamma e al Pap. Questa sera debbo essere presentato a
madame la Princesse veuve de Napolon Bonaparte le jeune,
Dama di molto spirito, che ha posto sossopra mezza Firenze
per farmi indurre ad andar da lei. Addio addio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 21 Giugno 1831.
     Mio caro Pap. L'esibizione che Ella mi fa nella
carissima sua de' 7, m'empie di tanta gratitudine, ch'io
non so esprimerla. In altre circostanze non avrei tardato un
momento a profittarne, non quanto al nome e all'onore (che
avrebbe dovuto e deve restare a Lei solo), ma quanto
all'utilit pecuniaria. Ma qui in Toscana  stato sempre
difficilissimo il trovare a vendere manoscritti, perch
questi librai, poveri ed avari, se non hanno i manoscritti
gratis, preferiscono di ristampare libri antichi, o di
contraffare edizioni d'opere recenti. Oggi poi, nelle
circostanze malaugurate del commercio, in Francia stessa non
si trova a stampare altro che giornali o pamphlets
politici: e non solo in Toscana, ma neppure in Lombardia
s'intraprendono edizioni. Io ho dovuto scrivere a Milano per
un mio amico Russo, assai conosciuto in Europa, che avrebbe
voluto fare stampare col un suo ms. molto interessante,
rifiutato qui da tutti i librai; e mi  stato risposto che
non avrebbero potuto stamparlo se non a tutte spese
dell'autore. Perci desidero ch'Ella non si lasci sfuggire
l'occasione di Venezia, che a questi tempi  rara. La
letteratura  in istato d'asfissia dappertutto, i poveri
letterati sono in mezzo alla strada. L'Antologia  stata
sul punto di cessare, e non continua se non per impegno e
per soccorsi prestati da alcuni benefattori. L'Europa 
piena di fallimenti di librai.
     Io, grazie a Dio, continuo a star bene. Ella ami sempre
il suo Giacomo, che le chiede di tutto cuore la benedizione.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 2 Luglio [1831].
     Cara Pilla. Ho ricevuto il pacco in perfetto stato, e ne
ringrazio di cuore tutti voi. Il ritratto bisogna certamente
spedirlo sotto fascia, come stampa. S'io dissi con
sopraccarta, intesi dire aperta alle estremit, cio una
fascia grande. Il cannellino, o qualche altra cosa dura, mi
piacerebbe perch il ritratto non si ammaccasse: se la posta
non lo vuole, levalo via: ma credo che la difficolt non sia
qui; basta che il rame passi per una stampa e non per un
pacco, il che si ottiene col lasciarlo vedere.
     Charlotte Bonaparte est une charmante personne; pas
belle, mais doue de beaucoup d'esprit et de got, et fort
instruite. Elle dessine bien, elle a de beaux yeux. J'allai
la voir hier au soir pour la troisime fois; elle avait t
malade pendant plusieurs jours. Elle me pria d'inscrire mon
nom dans son Album: cela signifie que je dois lui faire un
compliment par crit. Comme je n'aime pas les impromptus, je
demandai du tems. Elle me fit promettre que je retournerais
ce soir, prpar ou non.
     Adieu, ma chre Pille. Io, grazie a Dio, sto bene,
bench sempre debole, sempre incapace di godere, non potendo
n leggere n scrivere n camminar molto, ed essendomi
strapazzo ogni divertimento. Abbraccio il mio Carlo e
Pietruccio (del quale perch non mi parli?), e a Babbo e a
Mamma bacio la mano. Adieu, ma chre Pillule.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 3 Luglio [1831?].
     Dio sa quanto le son grato de' suoi avvertimenti circa il
mio libro. Io le giuro che l'intenzione mia fu di far
poesia in prosa, come s'usa oggi; e per seguire ora una
mitologia ed ora un'altra, ad arbitrio; come si fa in versi,
senza essere perci creduti pagani, maomettani, buddisti ec.
E l'assicuro che cos il libro  stato inteso generalmente,
e cos coll'approvazione di severissimi censori teologi 
passato in tutto lo Stato romano liberamente, e da Roma, da
Torino ec. mi  stato lodato da dottissimi preti. Quanto al
correggere i luoghi ch'Ella accenna, e che ora io non ho
presenti, le prometto che ci penser seriamente; ma ora vede
Iddio se mi sarebbe fisicamente possibile, non dico di
correggere il libro, ma di rileggerlo. Una dichiarazione o
protesta che pubblicassi, creda Ella all'esperienza che
oramai ho di queste cose, che non farebbe altro che
scandalo, e quel che vi fosse di pericoloso il libro, non ne
diverrebbe che pi ricercato, pi osservato, e pi nocivo.
Godo, e molti godranno, della pubblicazione del
Memoriale. Non amerei che il ritratto andasse fuori, tra
quelli che non mi conoscono:  troppo brutto. Se sar
mandato a Roma, lo stampatore, malgrado di qualunque patto,
ne tirer copie per s, come accade sempre. Io, grazie a
Dio, sto benino; ma occhi e testa non riguadagnano un atomo.
Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 6 Agosto [1831].
     Caro Pap.  gran tempo ch'io son privo de' suoi
caratteri, ed  inutile ch'io le parli del desiderio che ho
di rivederli. Le mie nuove quanto alla salute, grazie a Dio,
sono sempre buone. Il mio vitto  tornato quasi a quel che
era prima del mio andare a Roma. Mangio ad ore fisse,
digerito o non digerito: per lo pi quattro volte il giorno,
cio fo anche merenda. Mangio qualunque sorta di cose,
carni, latti, frutta (compresi i fichi, ch'io non provava
pi da sei anni), in somma tutto, fuori solamente lardi e
brodi grassi. Mangio anche fuor d'ora, e prendo bibite ogni
volta che voglio, e gelati ogni sera. In fine, tutti mi
dicono ch'io son diventato come un altro.
     Per una combinazione, sono stato costretto ad acquistare
un'opera francese del valore di sei zecchini. Ma ho fatto
patto col libraio, ch' mio amico, di non pagarla in danaro,
cosa che mi rovinerebbe, ma in libri, dei quali ho promesso
di mostrargli una nota dov'egli abbia a scegliere. Spero
ch'Ella non voglia farmi restar bugiardo, e mi raccomando a
Lei perch si compiaccia di farmi fare e mandarmi al pi
presto una nota di duplicati o altri libri disponibili della
sua libreria. Vorrebbero esser libri buoni veramente, e
molti, perch il libraio possa scegliere. Amer anche di
sapere quante copie avanzino della mia Crestomazia
poetica.
     Mi ami, caro Pap, come sempre, e mi benedica. Io sono
con tutto lo spirito il suo tenero figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 5 Settembre 1831.
     Mio carissimo Pap. Ebbi la affettuosissima sua de' 21,
ma molto ritardata, perch pare che vi siano ora cordoni e
visite ai confini, e che i corrieri vadano lentamente. Se si
ha ad ascoltare i medici, Recanati in ogni sinistro caso
dovrebbe essere esente dal contagio che minaccia di fare il
giro del globo; perch si pretende che quel morbo rada
sempre il piano, e non si fermi sulle alture, anzi questa si
d per osservazione costante. La mia salute, grazie a Dio,
continua ad esser buona; ed io disprezzo, come Ella
ragionevolmente mi consiglia, i piccoli incomodi. Del resto,
a me non potr mai esser piccolo incomodo l'impossibilit di
applicare, la quale  sempre la stessa che innanzi, e me lo
prova l'esperienza, e l'inutilit dei tentativi ch'io fo
pure ostinatamente ogni giorno per leggere o scrivere. Mi
sar molto cara ed opportuna la nota de' libri ch'io le
richiesi, quando Ella avr potuto spedirmela. Mi raccomandi
al Signore, mi benedica; mi raccomandi alla Mamma, e poi ai
fratelli, e creda che poche cose o nessuna mi pu riuscir
cos grata come le sue lettere.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze 1 Ottobre [1831].
     Cara Pilla. Oggi stesso, a mezzogiorno, parto per Roma,
dove, piacendo a Dio, passer l'inverno. Ben vedi che non ho
tempo di scriverti a lungo. Ti ringrazio della tua ultima
senza data. Prega per me Pietruccio, che per amor di Dio si
occupi di quella nota di libri, o almeno m'indichi tre o
quattro opere di valore, duplicate, delle quali il Pap
consentisse a disfarsi. Si tratta di risparmiarmi 84 paoli
toscani di spesa viva. Senti Pilla: io ho un pressantissimo
bisogno di solette, perch in tutto tu non ne mettesti nel
baule che 5 paia di rimonto: a ordinarle in Roma, costano
un abisso; prega la Mamma che me ne mandi ora che le
comunicazioni tra Recanati e il luogo del mio soggiorno
saranno facili. Sono pochi giorni che ho risoluto di
partire, perci non ho potuto scriverne prima. Saluta tutti:
addio. Lascio tutti i miei libri a Vieusseux, che li
spedisce al Pap per le vie librarie.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Roma 6 Ottobre 1831.,
     Cara Pilla. Sono arrivato qua ier sera, dopo un noioso e
faticoso viaggio, assai fresco e sano per non accorgermi
d'aver patito nulla. Ebbi dal Nunzio il lasciapassare pei
confini, ed avevo scritto al zio Carlo per averne uno alle
porte. Non ebbi nulla; e arrivato, dovetti andare in dogana
a piazza di Pietra, per la solita impertinentissima visita:
la quale mi ha messo di malumore, quantunque i doganieri
fossero assai discreti;... Non sono ancora uscito di casa
(via Carrozza, n. 63, 3 piano), e non ho veduto alcuno
de' conoscenti vostri, n miei; perci questa non servir
che a darvi le mie nuove. Scrivetemi presto, e salutate
tutti. Addio, addio.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Roma 15 Ottobre 1831.
     Carluccio mio. Ti ringrazio tanto e poi tanto
dell'affettuosa curiosit che ti ha dettata la tua lettera.
 naturale che tu non possa indovinare il motivo del mio
viaggio a Roma, quando gli stessi miei amici di Firenze, che
hanno pure molti dati che tu non hai, si perdono in
congetture lontanissime. Dispensami, ti prego, dal
raccortarti un lungo romanzo, molto dolore e molte lagrime.
Se un giorno ci rivedremo, forse avr forza di narrarti ogni
cosa. Per ora sappi che la mia dimora in Roma mi  come un
esilio acerbissimo, e che al pi presto possibile torner a
Firenze, forse a marzo, forse a febbraio, forse ancor prima.
Ho mandato cost i libri perch a me non servono. Gurdati,
ti scongiuro, dal lasciar trasparire che vi sia mistero
alcuno nella mia mossa. Parla di freddo, di progetti di
fortuna, e simili. Scusami se sono cos laconico: non mi
soffre il cuore di dir di pi; poi ho una diecina di lettere
da scrivere, e gli occhi malati. Salutami la nostra Paolina
e la tua Gigia; e informami bene delle ciarle che N.N., e il
resto di Recanati, che mi circonda e mi perseguita con
visite, inventeranno parlando e scrivendo sul conto mio. Non
 il minor dei dolori che provo in Roma, il vedermi quasi
ripatriato; tanta parte di canaglia recanatese, ignota in
tutto il resto del globo, si trova in questa citt. Mi
congratulo cordialmente con te de' tuoi risparmi, e ti
conforto a seguire. Addio, Carluccio mio caro.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Roma] 19 Ottobre [1831].
     Pilla mia. I miei libri sono stati spediti da Firenze al
Nobili a Pesaro, dove potrete farne fare ricerca in caso di
ritardo. Non ti aspettare per gran cose: si tratta di
libricciuoli regalati. Qual  il deputato che dee parlarmi a
vostro nome? Fin qui nessuno  comparso con questo
carattere. Ho visto Fucili e Coletta Colloredo, e veggo
molti e molti, che non mi lasciano dormire n riposare: 
curioso che non posso andar per le strade senza essere
riconosciuto; fino l'Offagnola stamane mi ha fermato per
mostrarmi la sua bottega. Ho visto lo zio Carlo, la buona
Clotilde, e Ruggiero, che gi spaccia protezioni, e mi
promette favori con un tuono veramente originale; corro
qualche pericolo prossimo di mandarlo a far f., perch ho
perduta una grandissima parte della mia antica pazienza.
Muter presto abitazione, essendo scontentissimo della
presente. Calze bianche ne ho di molte, non mi occorrono, e
ti ringrazio. Salutami tutti, e dammi le nuove patrie.
Grazie mille al Pap e a Pietruccio della nota.
     Lo zio Carlo (che ho veduto, perch'egli mi ha scritto
umilmente per la posta) non mi ha offerto di presentarmi in
nessuna societ; il che mi cagiona un lontano sospetto
ch'egli ami di non avermi seco alle conversazioni. Questo
sospetto mi dispiace, perch mi obbliga a farmi presentare
da' miei amici in tutte le societ da lui frequentate, con
rischio d'annoiarmi tutta la serata. Ho riaperto la lettera
per darti questa nuova.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Roma 2 Dicembre 1831.
     Caro Pap. Sono in piedi per la prima volta, anzi per il
primo momento, dopo 15 giorni di letto, bench sfebbrato
gi da pi giorni. Mi sono avuto un poco di cura a causa
della cattiva stagione, e perch essendomi coricato in
autunno, conviene che mi levi d'inverno. Del resto, sono
guarito perfettamente, quasi anche della tosse. Solo mi
annoia molto il pensare ai riguardi che dovr avermi
quest'inverno, cio al doverlo probabilmente passare in
casa, secondo il mio antico e poco ameno costume. Ebbi la
cara sua de' 15, e mi affretto ad assicurarla che niente
fuorch la mia spontanea volont mi ha condotto a Roma, per
ritornare in Toscana tutte le volte che mi piacer. Le bacio
la mano con tutto il cuore.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Roma] 6 Dicembre [1831].
     Caro Pap. Continuo a star meglio, ma non esco ancora
della camera. La testa mi regge poco, e per non posso
dilungarmi. Saluto tutti, e le bacio la mano con tutta
l'anima.  quasi un mese che non vedo gli Antici, cio dal
giorno medesimo che ammalai. Fucili non l'ho veduto da quasi
due mesi: in casa, dove fui a rendergli visita, non lo
trovai.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Roma] 22 Dicembre [1831].
     Mio caro Pap. Le rendo grazie infinite della mancia
ch'Ella ha la bont di mandarmi, bench non possa non
dispiacermi sempre che Ella s'incomodi per amor mio. Debbo
avvisarla che a questa posta nessun gruppo  arrivato per
me; non so se sia necessario far delle ricerche a cotesto
ufficio. Io continuo ad uscir di casa, la mattima per
solamente. Vengo ogni giorno ricuperando le forze, e
racquistando la regolarit della digestione che a forza di
dieta e di febbre si era molto disordinata. Il povero Fucili
era stato da me pi volte, ad ore ch'io non era ancora
visibile, n questi di casa me ne avevano poi detto nulla.
L'altra sera lo rividi finalmente, e si stette un pezzo
insieme, parlando di Recanati, e della colonia recanatese
ch' in Roma. Fui gi da Monsignor Cupis, ed egli torn da
me, e mi fece mille amorevolezze, pregandomi molto a vederlo
spesso, e promettendo di farmi sentire e leggere un migliaio
e mezzo ch'egli ha tra Sonetti, canzoni e Capitoli di sua
fattura, ch'egli vorrebbe poi farmi rivedere o limare.
Questa cosa mi ha spaventato talmente, che malgrado il bene
che gli voglio, e le gentilezze che mi fa, non ho avuto il
coraggio di ritornarci. Procurer di veder Donna Livia, la
quale abita molto lontano da me. L'assicuro che il guardar
la lista delle visite che per istretta convenienza mi
occorrerebbe di fare, mi agghiaccia il sangue. Assolutamente
colle mie gambe sempre deboli, in questa citt che non
finisce mai, con un pavimento infame infernale, che dopo
mezz'ora di cammino vi fa sentir dieci volte pi stanco che
quel di Firenze, di Bologna, di Milano dopo due ore; io non
riesco a far nulla n per il dovere n per il piacere. Ed ho
gi rinunziato alla speranza di godermi le infinite belle
cose di Roma, perch queste distanze non fanno per me, e le
carrozze o i fiacres molto meno. Desidero sapere che la
Mamma sia guarita della tosse. Le bacio la mano, e le auguro
infinitamente prospere le vicine feste. Il suo Giacomo.
     D. Paolo Melchiorri, che sabato si  fatto diacono, mi
ha raccomandato di salutarla tanto. Spera di mandarle
qualche nuovo associato alla sua traduzione degli Evangelii.

A CARLO LEOPARDI - RECANATI.
Roma, ultimo dell'anno 1831.
     Carluccio mio. Ti ho mandato un esemplare de' miei
Canti per mezzo di Mandolino, il quale essendo venuto a
trovarmi sul punto di partire, non potei scriverti allora,
anzi riscriverti, perch'io t'aveva gi scritto per mandarti
la lettera (che ho poi bruciata) per mezzo di Corradi.
Desidero che quell'esemplare non sia visto da nessuno
fuorch da te, Paolina e Pietruccio; poi sia conservato
gelosamente per essere posto a suo tempo nella collezione
completa delle mie opere: giacch io non ho pi altra
copia. Permettimi, e non ti sdegnare ch'io taccia ancora
sulle cose che tu dimandavi nell'ultima tua. Troppo
lungamente dovrei scrivere per informarti del mio stato in
maniera sufficiente: del resto, sappi che il venire e lo
stare a Roma  stato ed  per me un grandissimo sacrifizio,
e non guadagno ma rovina delle mie finanze. Saprai che il
povero Colletta  morto agli 11 di Novembre. Se puoi, fa'
sapere in casa che ho riscossi alla Diligenza i 40 scudi,
arrivati in tempo debito, ma non consegnati prima per
asinaggine di quest'Uffizio. Io sto bene; un poco seccato
dei riguardi che per la stagione e per la malattia passata
mi conviene usare; tanto io me n'era disavvezzato negli
ultimi dieci mesi. Non pensar punto a quella tale Carlotta,
la quale non ha niente che fare nelle mie circostanze.
Addio, Carluccio mio: mille baci alla Gigia: io torner a
Firenze probabilmente questo marzo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Roma 3 Gennaio 1832.
     Mio caro Pap. Con dispiacere e con maraviglia ho sentito
che sieno stati in pena pel mio silenzio, quando io, appunto
per impedir questo, aveva scritto il 12 a Paolina, dandole
nuova della mia prima uscita e del secondo vessicante
evitato, e d'altre mie inezie. Il gruppo mi fu ritardato per
negligenza di questo ufficio, essendo arrivato qua
debitamente il d 13. Mi  stato assai caro vedere il suo
manifesto; e il saggio ch'Ella d della sua traduzione mi 
piaciuto molto ma molto. Gi ne aveva sentito parlare qui da
parecchi con molta lode. Solamente, se si  a tempo, vorrei
che nell'opera si mutasse una parola, cio dov'Ella dice
aveva giaciuto, si dicesse era giaciuto, perch
giacere, come verbo neutro, abbia l'ausiliare
essere, secondo la regola. Del resto la concordanza da
lei intrapresa  opera, a quel ch'io credo, di non poca
fatica e ingegno. Spero ch'Ella mi far tosto avere le nuove
di Carlo, sopra il quale non lascio di stare in qualche
pena. Io sto bene, ma obbligato a grande e noioso riguardo;
e trovo quest'aria contrarissima al mio fisico, e nemica
mortale del digerire. Almeno, mentre a Firenze non v'era pi
cibo ch'io non digerissi senza fatica, qui non v' cibo
abbastanza sano che mi convenga, ed ogni menomissima libert
mi fa male. Mi benedica, caro Pap, e creda all'affezione
colla quale io le desidero prospero il nuovo anno.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Roma] 17 dell'anno 1832.
     La tua dei 12 mi ha consolato infinitamente colle nuove
di Carlo, del quale sarei stato in estrema pena, se una
lettera di Babbo a Melchiorri, data del 17 , non mi avesse
dato buon augurio col silenzio. D'altra parte la stessa tua
mi mette di mal umore. Babbo ha egli ricevuta la mia dei 3
colla notizia della riscossione del danaro? Carlo ha egli
ricevuto una mia del 31, quando io non sapeva ancora della
sua malattia? Mandolino ha egli consegnato il pacco ch'io
gli consegnai per Carlo, pagandolo prima? Fatevene render
conto per d., e se non lo consegna fategli dare cinquecento
calci nel sedere. E ditemi che pacchi o che robe ha egli
consegnate. Matteo  egli tornato a Roma? io non l'ho visto
n lui n altri degli Antici dal d 11 Novembre 1831
ch'io malato gi, e con la febbre (che non conoscevo), andai
fino in Piazza Tartaruga a veder sua Eccellenza il M.re Zio,
e l'aspettai in casa per unicamente salutarlo, un'ora e
mezza. Salutami tanto Carlo, e digli che se non pu cacare,
non abbia difficolt di farsi de' lavativi, come pur troppo
ho dovuto farmene anch'io, e non fanno male. Qui abbiamo un
inverno senza inverno, ma veramente senza: basti dire ch'io,
stando quasi sempre in casa e senza potermi riscaldare col
muovermi, (perch piove maledettamente e sono strade
d'inferno) pure non tengo scaldino, anzi non lo potrei
soffrire. Addio, cara mia Pilla: da Babbo avrai potuto
sapere ch'io ti scrissi gi il 12 o 13 dicembre una
lettera che Arimane si  mangiata per colezione.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Roma 2 Febbraio 1832.
     I Dialoghetti, cara Pilla, hanno avuto qui un
successo completo: tutti ne parlano. Sono ricercatissimi, ed
io non gli ho potuti vedere ancora. Se potete mandarmene
delle copie per la posta, ve ne sarei obbligato molto; ma
fatelo subito e mandatene quante potete. Ho visto e vedo pi
volte il buono e bravo Matteo, che si raccomanda molto al
pap. Io spendo qui un abisso, ma la colpa  di chi mi ha
trovato questo alloggio a piazza di Spagna, centro de'
forestieri, dove si paga quattro volte, e si  serviti da
cani, e rubati tutto il giorno. Del resto in ogni modo, Roma
 la citt d'Italia (non escluso Milano) dove colla maggior
quantit di danari si ha il minor numero di comodit e di
beni. Gli alloggi soprattutto sono strabocchevolmente cari
l'inverno. L'estate  un'altra cosa; ma Roma allora non 
abitabile. Salutami tanto Carlo, e dammi le sue nuove.
Giordani vi saluta in molto tutti due. Mandolino non pen
punto a trovarmi, come non pena nessuno che mi voglia
trovare. Via Condotti  il luogo pi frequentato di Roma.
L'altro piego ch'io ti diceva,  quello che mandai a Carlo.
Mazzagalli abita a pochi passi da me. Fino il mio padron di
casa mi viene a dimandar copia dei Dialoghetti,
quantunque non ne conosca l'autore. Addio addio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Roma] 14 Febbraio [1832].
     Cara Pilla. Ricevo i Dialoghetti, che subito mi
fuggono di mano per passare in venti altre. Non capisco
troppo la necessit di tenerne celato l'autore. Credi pur
certo che quelle cose piacciono ora a tutti i governi, salvo
ai francesi, dei quali chi vorrebbe pi aver paura? -
Melchiorri rispose quello che da tutti i paesi si risponde a
chi domanda di pensioni: ma io qui con Melchiorri stesso, e
con altri pi atti di lui, ho girato mezza Roma e veduto
venti quartieri senza potermi accomodare in nessuno, sia per
il prezzo, sia per altro; e la sola pensione che ho
ritrovata a fare,  stata di 19 scudi, e non l'ho
accettata perch, con molto incomodo, poco avrei
risparmiato. - Io partir di qua per Firenze, se piacer a
Dio, e se avr la possibilit, al principio di Marzo. -
Salutami tanto Carlo, col quale e con me stesso mi
congratulo della perfetta guarigione che tu mi annunzi. -
Matteo e don Paolo vi salutano tutti, e il Pap in
particolare. - Valdrighi  un mio antico conoscente. -
Addio, cara Pilla: tu scherzi quando mi preghi a volerti
bene.
     Ricevo in questo punto la seconda copia dei
Dialoghetti, la quale, non so come, mi  consegnata alla
posta, senza dovere andare alla dogana e al P. Revisore come
qui si va per tutti i libri, fogli, pezzi di carta stampata,
che la posta porta!!!!! Ringrazia tanto il Pap per me.
     Prima di suggellare la lettera, mi arrivano dal Nobili
per occasione particolare 4 altre copie dei
Dialoghetti. Non tarder a farne uso. Mandolino, che vi
porter certi libri,  pagato.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Roma 8 Marzo 1832.
     Mio caro Pap. I Dialoghetti, di cui la ringrazio di
cuore, continuano qui ad essere ricercatissimi. Io non ne ho
pi in propriet se non una copia, la quale per non so
quando mi torner in mano. Mi dispiace molto di un fal del
quale mi scrisse Paolina; tanto pi che non posso credere
che vi sia o vi sia stato veramente pericolo. Io forse con
qualche mia colpa, ho ripreso un poco di febbre; la quale
per, mediante un buon purgante, pass la sera del primo
giorno, e mi lasci un discreto raffreddor di petto, il
quale pure colla cura, e collo stare in casa, par che vada a
finire: e spero che non m'impedir di pormi in legno per
Firenze, come ho intenzione di fare tra pochi giorni, se
piace a Dio. Torner a scriverle prima della mia partenza, e
gliel annunzier pi precisamente. Matteo e Don Paolo,
partito per Perugia, dove  stato mandato di stanza, mi
raccomandano di riverirli. Cos Fucili, il quale veggo non
di rado; ottima persona e molto sensata a parer mio. Fui da
donna Livia, la quale si loda moltissimo di Recanati, e
massime delle attenziosi usatele da lei. Le auguro una buona
quaresima, e baciandole la mano la prego di cuore a
benedirmi. Il suo Giacomo.
     Mi dispiace proprio nell'anima infinitamente di
seccarla. Ma mi trovo forzato da estrema necessit,
essendomi infamemente negati da Napoli 107 scudi da me
prestati in contante; del che sarebbe lungo a narrarle la
storia. Questa cosa sconcerta tutte le mie disposizioni
finanziarie, e mi costringe a ricorrere a lei. Se trovassi
qui danari in prestito, volentierissimo farei un debito
piuttosto che molestarla; ma chi vorrebbe prestare a me,
conosciutissimo per quel che sono? Il danaro, consegnato a
cotesto signor Regini, diretto al signor Luigi Ciambene
Segretario Generale delle poste pontificie, arriver come
franco, senza che cost Ella paghi nulla.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[13 Marzo 1832].
     Cara Pilla. Del fazzoletto tutto ci che mi ricordo si 
che cost 14 paoli: ma bisogna avvertire che era
stragrande, e che lo spenditore fu Paccapelo. (Il qual
Paccapelo mi pare di aver incontrato giorni sono per Roma,
che mi salut a nome:  egli a Roma? o io m'ingannai?). Il
mio raffreddore continua ad andare piuttosto meglio, ma non
esco di casa ancora, n credo che uscir se non per montare
in legno e partire. Sai gi ch'io son destinato a star male
tutto il mese che precede qualunque mio viaggio, e che sono
sempre dispensato per forza dalle visite di congedo. Ier
l'altro rividi il Ministro di Prussia, che mi parl de'
Dialoghetti e del libro sul progetto di bonificazione
dell'agro romano, lodando molto l'uno e gli altri. Fu cosa
curiosa l'ultima volta che passai per Ancona, che un
farinello fuor della porta, presso cui mi fermai a
rinfrescare, mi fece grandissimi elogi di quel libro sul
progetto, chiamandolo un'operona. Addio: salutami tutti.
Seriver ancora, prima di partire.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Roma 16 Marzo 1832.
     O Cara Pilla. Parto per Firenze, se Dio vuole, domani.
Non sono uscito di casa da 19 giorni, ma il viaggio spero
mi guarir. Bacia per me la mano al Pap e alla Mamma, e di'
tutto quello che puoi dire a Carlo e a Pietruccio. Salutami
anche don Vincenzo e il Curato. Ho visto Orazio Mazzagalli,
persona molto amabile e di belle maniere. Parto, del resto,
senza aver riveduto San Pietro, n il Colosseo, n il Foro,
n i Musei, n nulla: senza aver riveduta Roma. Tale  la
mia salute, e sono stato infinitamente meglio del solito
quest'inverno, perch non ho avuto inverno. Addio, Pilla
mia. Se Giovanni Podaliri  tornato, o quando torner, fagli
avere i miei saluti: n egli mi trov in casa, n io lui, e
non ci siamo visti.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Roma] 17 Marzo [1832].
     Caro Pap. Le scrissi il giorno 8. Oggi parto per
Firenze. Torno a raccomandarmi a Lei, trovandomi
propriamente coll'acqua alla gola, perch non ho potuto
ritardare neppur di un giorno di pi la mia partenza, e
dall'altra parte arriver a Firenze con tanto danaro quanto
mi potr bastare a vivere una settimana. Ella vede l'urgenza
della mia situazione, e l'assicuro che nemmeno in termine di
morte aprirei bocca per dimandare in prestito a chicchessia,
essendo pi che certissimo che vedrei impallidire la persona
a cui dimandassi, perch tutti sanno ch'io non ho nulla.
Confido dunque in Lei; e s'Ella spedir il danaro, come le
scrissi, a questo Signor Luigi Ciambene Segretario
generale delle poste pontefice, egli me ne spedir subito
una cambiale a Firenze. Le bacio la mano, e di cuore la
prego a non dimenticarmi, non potendo il mio bisogno essere
pi pressante.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 23 Marzo 1832.
     Mio caro Pap. Arrivai qua iersera, dopo sei giorni di
prospero viaggio, il quale, grazie a Dio, non solo non mi ha
nociuto, ma mi ha guarito affatto de' residui del
raffreddore. E non mi par poco, aver superate le alture
degli Apennini nei giorni equinoziali senza prender punture,
ed aver traversate quelle orride vie tra Roma e Siena senza
essere assassinato. Qui tutto  tranquillo, ed  impossibile
esprimerle il sentimento di pace e di sicurezza che si prova
entrando in Firenze, mentre in Roma convien sempre tremare
per gli amici o i parenti che si trovan fuori la sera, non
passando sera che non accada qualche assassinio, fino sul
Corso stesso o in Piazza di Spagna, a un'ora o due di notte.
Abbraccio i cari fratelli, e bacio la mano con tutto il
cuore a Lei ed alla Mamma, dimandando la benedizione.
24 Marzo.
     Ricevo la carissima sua de' 20, e la ringrazio mille e
mille volte della sua premura in soccorrermi. Scrivo oggi
stesso al Giambene (non Ciambene, come le scrissi prima per
errore) sollecitandolo a spedirmi subito il danaro, il libro
e la lettera, che non potei ricevere il d 17 in Roma,
essendo partito prima della distribuzione postale.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 5 Aprile [1832].
     Caro Pap. Dal Giambene ho ricevuto il tutto, meno la
lettera da Lei annunziatami; il che non mi fa meraviglia,
atteso il costume dell'infame posta di quell'infelice paese,
dove continuamente ed a tutti accade di ricevere una
lettera 20, 30, 40 giorni dopo quello dell'arrivo che
vi  marcato sopra; e ci non per motivi politici, ma
per una strana ed inesplicabile incapacit, per cui non
sanno trovare i nomi; incapacit unica al mondo, e non
paragonabile se non alle tante altre di quel povero e
disperato governo. Anche qua ho trovato i Dialoghetti
molto conosciuti, e bench i principii e lo spirito generale
che qua  diverso da quel di Roma e di Modena, non li lasci
divenir cos popolari qui come l, tutti nondimeno rendono
giustizia all'ingegno e al merito dell'autore, essendo i
Toscani assai ragionevoli ed imparziali nel giudicare. La
ringrazio del nuovo esemplare che me ne ha spedito, tanto
pi ch'io n'era rimasto affatto senza, essendomi stato
ritenuto da una Signora anche l'ultimo ch'io aveva serbato
per me. Se qualche cosa d'importante si conteneva nella sua
ultima a Roma, spero che avr la bont di ripetermelo. Io ho
avuto grandi disgrazie di trovare occupato il mio solito
quartiere, la mia solita Locanda, e poi per ultimo trovar
umido il nuovo quartiere che avevo preso, onde sono
obbligato a sloggiare subito con danno e con grave incomodo.
Saluto teneramente tutti, e la prego con tutto il cuore a
benedirmi. Il suo Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 22 Maggio 1832.
     Cara Pilla. Coll'ultimo ordinario ti mandai per la
posta, sotto buone raccomandazioni, il pus che Carlo
desiderava, cio un filo intriso in ottimo pus venuto da
Milano, ed avuto da me per mezzo di uno de' primi medici di
Firenze, che mi ha assicurato della sua qualit. La moglie
di questo medico era per mandare questo medesimo filo ad un
suo fratello, che vuol fare inoculare il vaccino ai suoi
figliuoli, e per farmi un piacere lo ha ceduto a me,
aspettando di averne qui dell'altro della stessa sorta. Il
medesimo medico mi dice che tutte le stagioni sono buone per
l'innesto del vaccino, salvo solamente le eccessive, che
consistono per lo pi in pochi giorni.
     Ringrazia il Pap delle Prediche di D. Musoduro, che
ho ricevute insieme colla sua del primo Maggio, ultima che
ho da casa. Scrivimi un poco qualche volta, e dammi le nuove
del Pap, della Mamma, di Carlo, di Pietruccio, tue e di
Recanati; ma tutte, e con particolarit. Io sto benino, e se
anche sto male, non penso pi alla salute. Abbiamo per una
stagione infamissima, pi fredda che a Roma questo Gennaio.
Giorni sono, il termometro in poche ore precipit per 15
gradi. Addio, cara Pilla.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 28 Maggio [1832].
     Mio caro Pap. Paolina mi dice che io lascio passare i
mesi senza scrivere. Questo mi prova che le mie lettere si
perdono, come fra l'altre veggo che se n' perduta una,
dov'io le parlava dei libri che ho ricevuti dal Nobili, e
rispondeva ad alcune sue questioni. L'articolo
sull'Istoria Evangelica, ch'Ella vedr nell'ultimo
numero dell'Antologia,  del Montanari di Savignano, uno
de' collaboratori.
     Nel medesimo numero, e nel Diario di Roma, e forse
in altri Giornali, Ella vedr o avr veduto una mia
dichiarazione portante ch'io non sono l'autore dei
Dialoghetti. Ella deve sapere che attesa l'identit del
nome e della famiglia, e atteso l'esser io conosciuto
personalmente da molti, il sapersi che quel libro  di
Leopardi l'ha fatto assai generalmente attribuire a me.
A Roma, dove la sua persona  pi conosciuta, due terzi del
pubblico lo credevano mio: ed io non mi era appena nominato
o fatto nominare in qualunque luogo, che era salutato come
autore de' Dialoghetti. In Toscana poi tutti quelli
che lo credevano di Leopardi (e non di Canosa o d'altri ai
quali  stato attribuito) lo credevano mio. A Lucca il libro
correva sotto il mio nome. Si dice ch'egli abbia operato
grandi conversioni per mezzo di questa credenza: cos almeno
mi hanno detto molti: e il duca di Modena, che probabilmente
sa la verit della cosa, nondimeno dice pubblicamente che
l'autore son io, che ho cambiato opinioni, che mi sono
convertito, che cos fece il Monti, che cos fanno i bravi
uomini. E dappertutto si parla di questa mia che alcuni
chiamano conversione, ed altri apostasia, ec. ec. Io ho
esitato 4 mesi, e infine mi son deciso a parlare, per due
ragioni.
     L'una, che mi  parso indegno l'usurpare in certo modo
ci ch' dovuto ad altri, e massimamente a Lei. Non son io
l'uomo che sopporti di farsi bello degli altrui meriti. Se
il romanzo di Manzoni fosse stato attribuito a me, io non
dopo 4 mesi, ma il giorno che l'avessi saputo, avrei messo
mano a smentire questa voce in tutti i Giornali. L'altra,
ch'io non voglio n debbo soffrire di passare per
convertito, n di essere assomigliato al Monti ec. ec. Io
non sono stato mai n irreligioso n rivoluzionario di fatto
n di massime. Se i miei principii non sono precisamente
quelli che si professano ne' Dialoghetti, e ch'io
rispetto in Lei ed in chiunque li professa di buona fede,
non sono stati per mai tali, ch'io dovessi n debba n
voglia disapprovarli. Il mio onore esigeva ch'io dichiarassi
di non aver punto mutato opinioni, e questo  ci ch'io ho
inteso di fare ed ho fatto (per quanto oggi  possibile) in
alcuni Giornali. In altri non mi  stato permesso.
     Credo ch'Ella approver la mia risoluzione. Altre cose
le direi e le racconterei in tal proposito, ma i miei occhi
sono troppo affaticati, e la posta parte. Forse in altra
lettera torner sopra questo argomento. Le bacio la mano, e
le chiedo di tutto cuore la benedizione. Il suo Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 26 Giugno [1832].
     Cara Pilla. Io non penso pi alla salute, perch di
salute e di malattia non m'importa pi nulla: del resto,
specialmente quanto all'applicare, sto presso a poco al
solito, cangiato molto nel morale, non nel fisico. De'
miei affari, come tu dici, che dovrei scriverti?
Riempierti il naso di fumo, non mi d pi l'animo, e mi fa
nausea. Di arrosto, del quale ancora, nel mio stato
presente, m'importerebbe poco, non posso parlarti, perch
nulla si conclude. Il 25 Luglio 1830 ha rovinata
coll'Europa la letteratura per un buon secolo. Un mese e
mezzo fa, io aveva ripreso un progetto formato gi prima
della mia partenza per Roma, di un Giornale settimanale.
Prendendo a mio carico tutta la compilazione, io riceveva
50 francesconi il mese. Di questa somma (assai larga)
pagando i compilatori, forse un terzo sarebbe potuto
rimanermi. Di pi, avrei ricevuto il terzo dell'utile netto
dell'impresa, il quale si calcolava che dovesse essere molto
grosso. Stesi e sottoscrissi il manifesto: fu steso il
contratto in carta bollata. Il governo, per motivi che ho
poi capiti, e che tu non puoi indovinare, decise nel
consiglio de' Ministri di rigettare il manifesto. Non fu
gran disgrazia per me, che sapevo gi che la mia salute mi
avrebbe lasciato andare pochissimo avanti; la mia intenzione
era di far del bene ad alcuni amici avviando il Giornale; il
che fatto, e fondato questo stabilimento che tutti
predicevano assai lucroso, avrei lasciata ogni cosa a loro.
     D a Ruggiero che il libro da lui desiderato non si
trova pi vendibile; che non gli ho risposto direttamente,
perch non iscrivo senza gran fatica e danno della vista.
     Quanto ai Giornali di Francfort, Vieusseux trova che il
prezzo di 94 paoli a Bologna, non  punto esagerato,
stante la gravezza dei porti. Dice che il mezzo pi
economico e pi sicuro, e di cui si serve egli stesso,  di
scrivere all'I. R. Direzione delle poste di Verona, che ti
associ dirittamente per Recanati; che per questo mezzo
arrivano i fogli anche pi solleciti.
     Addio, Pilla mia. Prega Dio per me, e voglimi bene.
Bacia la mano al Pap e alla Mamma, e abbraccia Carlo e
Pietruccio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 3 Luglio 1832.
     Mio carissimo Pap. Iddio mi liberi dal sentir
dispiacere delle cose che Ella con paterna bont mi dice
nella sua affettuosissima dei 12 Giugno. Io gliene rendo
grazie anzi con tutto il cuore, e con la mia solita
sincerit: e piacendo a Dio, non lascer di profittare de'
suoi avvisi nel modo che mi sembrer pi conveniente e pi
utile. Quanto alla maniera secca nella quale era concepita
la mia dichiarazione, essa era di precisa necessit, perch
nessuna censura avrebbe lasciata passare una parola n
favorevole n contraria al libro, o alle sue massime, o ad
alcuna parte del medesimo, n avrebbe permesso una minima
ombra di discussione su tal proposito. Oltre che la mia
relazione coll'autore del libro era di tal natura, da
escludere per parte mia ogni dimostrazione sopra di esso in
qualunque senso.
     Ora sono a parlarle di un argomento insolito, del quale
se mi  molto dispiacevole il ragionare, non mi sar
dispiacevole punto che il mio discorso non abbia verun
effetto. Io credo ch'Ella sia persuasa degli estremi sforzi
ch'io ho fatti per sette anni affine di proccurarmi i mezzi
di sussistere da me stesso. Ella sa che l'ultima distruzione
della mia salute venne dalle fatiche sostenute quattro anni
fa, per lo Stella, al detto fine. Ridotto a non poter pi n
leggere n scrivere n pensare (e per pi di un anno n
anche parlare), non mi perdetti di coraggio, e quantunque
non potessi pi fare, pur solamente col gi fatto,
aiutandomi gli amici, tentai di continuare a trovar qualche
mezzo. E forse l'avrei trovato, parte in Italia, parte
fuori, se l'infelicit straordinaria de' tempi non fosse
venuta a congiurare colle altre difficolt, ed a renderle
finalmente vincitrici. La letteratura  annientata in
Europa: i librai, chi fallito, chi per fallire, chi ridotto
ad un solo torchio, chi costretto ad abbandonare le imprese
meglio avviate. In Italia sarebbe ridicolo ora il presumere
di vender nulla con onore in materie letterarie, e di
proporre ai librai delle imprese nuove: da Francia,
Germania, Olanda dove io aveva mandata una gran quantit di
mss. filologici con fondatissime speranze di profitto, non
ricevo, invece di danari, che articoli di Giornali,
biografie e traduzioni. Mi trovo dunque, com'Ella pu ben
pensare, senza i mezzi di andare innanzi.
     Se mai persona desider la morte cos sinceramente e
vivamente come la desidero io da gran tempo, certamente
nessuna in ci mi fu superiore. Chiamo Iddio in testimonio
della verit di queste mie parole. Egli sa quante
ardentissime preghiere io gli abbia fatte (sino a far tridui
e novene) per ottener questa grazia; e come ad ogni leggera
speranza di pericolo vicino o lontano, mi brilli il cuore
dall'allegrezza. Se la morte fosse in mia mano, chiamo di
nuovo Iddio in testimonio ch'io non le avrei mai fatto
questo discorso: perch la vita in qualunque luogo mi 
abbominevole e tormentosa. Ma non piacendo ancora a Dio
d'esaudirmi, io tornerei cost a finire i miei giorni, se il
vivere in Recanati, soprattutto nella mia attuale
impossibilit di occuparmi, non superasse le gigantesche
forze ch'io ho di soffrire. Questa verit (della quale io
credo persuasa per l'ultima acerba esperienza ancor Lei), mi
 talmente fissa nell'animo, che malgrado del gran dolore
ch'io provo stando lontano da Lei, dalla Mamma e dai
fratelli, io sono invariabilmente risoluto di non tornare
stabilmente cost se non morto. Io ho un estremo desiderio
di riabbracciarla, e solo la mancanza de' mezzi di viaggiare
ha potuto e potr nelle stagioni propizie impedirmelo: ma
tornar cost senza la materiale certezza di avere il modo di
riuscirne dopo uno o due mesi, questo  ci sopra di cui il
mio partito  preso, e spero che Ella mi perdoner se le mie
forze e il mio coraggio non si estendono fino a tollerare
una vita impossibile a tollerarsi.
     Non so se le circostanze della famiglia permetteranno a
Lei di farmi un piccolo assegnamento di dodici scudi il
mese. Con dodici scudi non si vive umanamente neppure in
Firenze, che  la citt d'Italia dove il vivere  pi
economico. Ma io non cerco di vivere umanamente: far tali
privazioni, che a calcolo fatto, dodici scudi mi basteranno.
Meglio varrebbe la morte, ma la morte bisogna aspettarla da
Dio. In caso che Ella potesse e volesse questo, non avrebbe
che a porre di due in due mesi a mia disposizione la somma
di 24 scudi presso qualche suo corrispondente in Roma,
avvisandomi la persona; sopra la quale io trarrei di qua la
detta somma per cambiale. Avrei caro che il suo ordine fosse
per 24 francesconi, il che a Lei non porterebbe grande
aumento di spesa, e a me farebbe gran divario, essendoci ora
grandissima perdita nel cambio degli scudi romani o
colonnati con francesconi. Ed Ella sa che i francesconi si
spendono qui come cost i colonnati.
     Se le circostanze, mio caro Pap, non le consentiranno
di soddisfare a questa mia domanda, la prego con ogni
possibile sincerit e calore a non farsi una minima
difficolt di rigettarla. Io mi appiglier ad un altro
partito: e forse a questo avrei dovuto appigliarmi senza
altrimenti annoiar Lei con questo discorso: ma come il
partito ch'io dico,  tale, che stante la mia salute, non 
verisimile che io in breve tempo non vi soccomba, ho temuto
che Ella avesse a fare un rimprovero alla mia memoria
dell'averlo abbracciato senza prima confidarmi con Lei sopra
le cose che le ho esposte. Del rimanente, io da un lato
provo tanto dolore nel dar noia a Lei, e dall'altro sono
cos lontano da ogni fine capriccioso e da ogni lieta
speranza nel voler vivere fuori di cost che ho perfino
desiderato, ed ancora desidererei, che mi fosse tolta la
possibilit di ogni ricorso alla mia famiglia, acciocch non
potendo io mantenermi da me, e molto meno essendomi
possibile il mendicare, io mi trovassi nella materiale,
precisa e rigorosa necessit di morir di fame.
     Scusi, mio caro Pap, questo malinconico discorso che mi
 convenuto tenerle per la prima e l'ultima volta della mia
vita. Si accerti della mia estremissima indifferenza circa
il mio avvenire su questa terra, e se la mia domanda le
riesce eccessiva, o importuna, o non conveniente, non ne
faccia alcun caso.
     In ogni modo, se Dio vorr ch'io viva ancora, io non
cesser di adoperarmi, come per lo passato, con tutte le mie
forze, per proccurarmi il modo di vivere senza incomodo
della casa, e per far cessare le somministrazioni che ora le
chiedo.
     Mi benedica, mio caro Pap, e preghi Dio per me, che le
bacio la mano con tutto il cuore. Mille saluti cordiali al
Zio Carlo e ai cugini. Nuovamente le chiedo scusa della
malinconia con la quale per necessit, e contro ogni mia
voglia ed abitudine, sono venuto questa volta ad
importunarla. Il suo affettuosissimo figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 24 Luglio 1832.
     Caro Pap. Le scrissi il 3 dello spirante un gran
letterone. Non avendo risposta, sto in molta pena, prima
perch mi rincrescerebbe di avere a rifare quella fatica,
per me enorme; poi perch la cosa di cui le parlavo, 
urgentissima. Non  possibile che Ella non voglia
rispondermi, e d'altronde  una grandissima fatalit che
sempre si perdano le lettere che pi mi costano e che pi
importano. La prego a volermi trar subito di questa
incertezza perch l'urgenza, torno a dire,  grandissima.
Baster una riga che mi annunzi che debbo tornare a
scrivere. Le bacio la mano con tutto il cuore, e chiedo la
sua benedizione.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 14 Agosto 1832.
     Mio Caro Pap. Prevalendomi del permesso da Lei datomi
nella carissima sua dei 4, ho tratto oggi una cambialina
di 24 francesconi a 20 giorni data sopra il sig. Luigi
Giambene segretario generale delle poste pontificie il quale
mi far il piacere di accettarla, ed al quale ho acclusa una
letterina a lei diretta (per esserle da lui spedita), dove
la prego di fargli pervenire quella somma prima della
scadenza. Varr quella somma, se cos le piace per le mesate
di Agosto e Settembre. Io ho gi esatto qui, com'Ella
intende, il danaro dal banchiere a cui ho consegnata la
cambialina.
     Godo di sentire ch'Ella sia cos occupata, come mi
scrive, poich questa occupazione mi  annunzio di suoi
nuovi lavori. Ha Ella mai veduta la ristampa dei Dialoghi
fatta in Toscana? Io vidi, al suo passaggio da Firenze, il
famoso abate La Mennais, abilissimo parlatore.
     Del permesso ch'Ella mi ha dato, e della bont e
cordialit che sempre mi dimostra, io le rendo quelle
sterili grazie che posso, ma prego caldamente Iddio che
gliene renda abbondante e solido frutto. Le bacio la mano
con tutta l'anima. Il suo gratissimo figlio Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 31 Agosto 1832.
     Pilla mia. In questi due mesi di silenzio che tu dici, io
ho scritto almeno due volte: se non hai le lettere, non so
che dire: anche a me il tuo silenzio incominciava a parere
un po' lungo: la tua ultima senza data, mi era giunta ai
10 di Luglio. Ancora qui abbiamo avuto il caldo preciso di
29 gradi, eccetto forse qualche giorno di Luglio, che
credo che passasse il 30. Io ne ho sofferto molta
debolezza e mal essere, poich tutta la mia salute e il mio
vigore dipende dalla moderazione della temperatura, la quale
mancando, sto sempre male. Gli occhi soprattutto hanno
patito pi del solito. Nuove non ho da darti, se non che ho
riveduto qui il tuo Stendhal, che  console di Francia, come
saprai, a Civitavecchia, e l'altra sera parlai colla
commissione medica mandata da Roma a complimentare il
cholra a Parigi, la quale ci promette la venuta del morbo
in Italia: predizione di cui ridono i medici di qui, perch
non ci credono: ed io rido con chi crede e con chi non
crede. Addio, Pilla mia. Bacio la mano al Pap e alla Mamma,
e abbraccio Carlo e Pietruccio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 13 Settembre 1832.
     Mio caro Pap. Ai 14 di Agosto io, a tenore della sua
carissima dei 4, trassi di qua una cambialina a 20
giorni data, per 24 francesconi, sopra il sig. L. Giambene
a Roma, all'ordine di questo banchiere Wolf e C., dal quale,
com'Ella intende, nel medesimo giorno ricevetti il contante.
Di ci le diedi avviso da Roma per mezzo del Giambene, e
direttamente di qua, pregandola a far pervenire il danaro
prima della scadenza al detto Giambene, Segretario
generale delle poste pontificie. Non ho notizia ch'egli
abbia ricevuto il danaro, ma non ne dubito punto: Ella bene
intende che in ci  interessato seriamente il mio onore,
trattandosi di cambiale. Dovetti pregare il Giambene, non
avendo io altri a cui dirigermi con sicurezza in Roma, e non
avendomi Ella indicato un suo corrispondente col, sopra cui
dovessi trarre. Io non vedo altro mezzo di aver danaro dalla
Marca in Toscana, se non le cambiali. Ma, come la pregai
nella prima mia, cos la prego ora, che Ella medesima voglia
indicarmi un suo corrispondente qualunque, sopra il quale io
possa ogni due mesi trarre una cambialina di 24
francesconi, la quale da questo corrispondente,
autorizzato da Lei in prevenzione, sarebbe accettata, e
pagata poi alla scadenza col danaro che Ella gli farebbe
giungere. Questo corrispondente pu essere ogni sorta di
persona, ed in qualunque luogo a lei piaccia; pu essere p.
es. il suo avvocato o curiale in Roma; pu essere un suo
conoscente in Pesaro, Ancona, Bologna ecc.; pu in somma e
deve essere quella persona alla quale le sia pi facile e
pi comodo di far giungere in mano 24 francesconi ogni due
mesi. Potrei anche trarre sopra Lei stessa a Recanati,
se cos le piacesse; bench ci sia pi difficile, non
trovandosi ad esitare una cambiale per cost.
     Mi duole assai di annoiarla, sapendo quanto Ella 
occupata. Ma baster una sua riga sola prima della fine di
Settembre, nella quale Ella abbia la bont di chiarirmi
sopra questo particolare. Altrimenti io sarei sempre
obbligato a raccomandarmi a questo e a quello, che non
autorizzato da Lei, per favore, accettasse una mia cambiale,
sopra il semplice appoggio di un mio biglietto diretto a
Lei; e forse non sempre troverei chi mi compiacesse.
     Le bacio la mano, e con tutto il cuore la prego a
benedire il suo Giacomo.
     Ora appunto ricevo avviso dal Giambene che nulla gli 
pervenuto da Recanati fino al d 11 in cui egli scrive. Io
sudo freddo, e gli scrivo subito di rivalersi sopra di me,
con cambiale, ch'io accetter immediatamente, e non avr poi
come pagare. Se le  caro il mio onore, la supplico a far
giungere senza verun indugio al Giambene i 24
francesconi ch'io trassi, per avermi Ella detto che
sarebbero subito pagati. Nell'avvenire, se questo mezzo
delle cambiali, dove  troppo fieramente compromesso l'onore
delle persone, le piacesse poco, Ella me ne suggerisca uno
pi a proposito.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 8 Ottobre [1832].
     Caro Pap mio. Mi levo in questo momento dopo dodici
giorni di letto, con 7 o 8 febbri cagionate da un reuma
di petto, ch' il terzo che ho in 10 mesi. Sono proprio
abm di debolezza, e costretto, con mio dolore, ad
esser brevissimo. Del resto vo sempre, bench lentamente,
migliorando. Io ho sempre sentito da molti gi nominare e
lodare il suo Buonafede, ma non mai visto ancora, non
che ricevuto, quantunque lo desideri molto. Le bacio con
tutto il cuore la mano. Suo amorosissimo figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 13 Ottobre 1832.
     Mio caro Pap. Non posso esprimerle la gratitudine che
m'ispirano le sue due ultime, sebbene da esse non conosca
nulla di nuovo, conoscendo il suo cuore. La ringrazio
affettuosamente molte e molte volte, e l'assicuro della mia
tenera riconoscenza. Scriver alla Mamma subito che potr.
Ora sono troppo debole, e appena scrivo queste due righe,
pregandola di far le mie scuse colla marchesa se le accludo
questa cos seccamente senza nulla aggiungere. La malattia
mi ha fatta una forte impressione, perch mi ha trovato
straordinariamente estenuato dal caldo. Vengo risorgendo, ma
molto adagio. Mi benedica, caro Pap mio, e mi creda sempre
suo affettuosissimo e riconoscentissimo figlio.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 24 Ottobre 1832.
     Caro Pap mio. Torno in questo punto da una breve
passeggiata che ho fatto dopo un mese giusto di ritiro.
     Sto sufficientemente, e spero che le forze mi torneranno
presto, se la stagione mi lascer fare un poco di moto. Non
sono ancora deciso dove passar l'inverno, e la decisione
dipender in gran parte dalla mia salute: ma bench questo
clima non sia eccellente, si pu scusare con questo, che gli
altri due reumi ultimi mi favorirono in Roma, non qui.
Ranieri mi aveva gi scritto da Roma l'incontro avuto,
lodandosi della sua gentilezza. Aspetto a momenti
l'esemplare del Bonafede, che deve gi essere in
Firenze. Caro Pap mio, scriverei pi, ma gli occhi non mi
concedono altro. Saluto tutti, e bacio a Lei affettuosamente
la mano. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI  PER GENTILEZZA DELLA SIG.
MARCHESA ROBERTI - RECANATI.
[Firenze 17 Novembre 1832].
     Mio caro Pap. Scrivo oggi alla Mamma, secondo il suo
suggerimento. Acconsentendo essa, la prego a volermi tosto
dire sopra chi potr trarre la cambialina.
     Qui non si prendono cambiali dai banchieri se non per
Roma e Bologna in tutto lo Stato Pontificio. Giambene non 
pi al caso, perch si trova in bisogno, e con citazioni
addosso. Voglia dunque dirmi la persona a cui le sar pi
comodo di far tenere il danaro in Roma o in Bologna.
     Ci che dico alla Mamma dei mesi scorsi da Luglio in
qua,  anche meno del vero, perch in fatti senza i 54
francesconi che debbo alla sua bont, non sarei potuto
vivere in nessun modo, non avendo altro avanzo che 30 sc.
dei quali la met  ita nella malattia.
     Io sono innamorato del suo Buonafede, che leggo
quanto permettono i miei occhi straordinariamente infermi.
     Libro pieno d'interesse, e degno di servir d'esempio a
chi vuole scriver libri piacevoli ed utili in questo secolo
di frivolezze. Sarebbe desiderabile che quel genere fosse
molto coltivato.
     L'inverno, forse fo male, ma credo che lo passer qui,
non arrischiandomi ad un viaggio, nemmeno di poche miglia,
coll'estrema suscettibilit lasciatami dalla malattia: ebbi
una febbretta l'altra notte per aver fatta una visita dentro
casa alle padrone.
     Mi riverisca la Marchesa, e mi benedica, caro Pap: le
bacia con tutto il cuore la mano il suo Giacomo.
     Il cambio, volendo avere qui 24 francesconi, porta in
Roma scudi 25.26.  molto, ma non si trova per meno, e
Giambene, bench per la posta, mi ha fatto avere anche
maggior perdita.

AD ADELAIDE LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 17 Novembre [1832].
     Mia cara Mamma. Io non le scrivo mai, ed ora lo fo per
disturbarla con una preghiera. Ci  molto dispiacevole per
me, ma Ella sa le cagioni del mio silenzio ordinario, e la
necessit  la causa della straordinaria preghiera.  gi
qualche tempo ch'io scrissi al Pap ragguagliandolo delle
mie circostanze; gli esposi tutti gli sforzi fatti da me
finora per proccurarmi di che sussistere senza incomodar la
casa; gli mostrai come e perch ci mi sia divenuto
impossibile; e finii pregandolo a volermi accordare un
assegnamento mensile di 12 francesconi, coi quali avrei
meschinamente proccurato di tirare avanti. Pap mi rispose
di scriverne a Lei direttamente. Sono stato malato, e la
convalescenza mi ha lasciato una tal debolezza d'occhi, che
finora, per quanto la necessit stringesse, non ho
assolutamente potuto scrivere. Oggi finalmente, non potendo
anche tardar pi, mi riduco a questo passo, che mi costa
oltissimo, e fo a Lei la stessa preghiera che al Pap.
     Creda, mia cara Mamma, che il darle questa noia  mille
volte pi penoso a me che a Lei. Ma d'altronde, s'io
tornassi stabilmente cost, consumerei pur molto in casa, e
sarei di grandissimo e continuo incomodo coi miei metodi
strani di vita, e colla mia malinconia. E di pi non sarei a
portata di cogliere le occasioni che si presentassero di
provvedermi, e di liberar la casa da questo peso, come non
lascio di sperare che mi venga pur fatto una volta, vivendo
in paesi dove tali occasioni si diano. Ella vede che io non
dimando per viver qui, se non l'assegnamento accordato cost
a Carlo. Non star a ricordarle che io ho sempre cercato di
non darle nessun disgusto, perch non credo che ci
costituisca in me nessun merito: solamente le faccio
osservare, che non vorrei ora darle questo primo fastidio,
se la precisa necessit non mi sforzasse.
     Se otterr da Lei, come spero, una risposta favorevole,
io alla fine del mese esiger qui da un banchiere 24
francesconi, e gliene rilascer una cambialina pagabile dal
Pap sulla fine di Decembre. L'assicuro che fin da quando
scrissi al Pap, che fu ai primi di Luglio, io avrei avuto
bisogno almeno del primo bimestre di Agosto e Settembre; e
non sono arrivato fin qua, se non coi miei ultimissimi
avanzi, ch'io avevo serbati per bisogni straordinarii, i
quali non mancano mai in nessun mese. Ho detto 24
francesconi, cio un primo bimestre di Ottobre e Novembre.
     Mam mia, mi scusi, e quando il Pap le avr fatta
leggere, come spero, la mia di Luglio, disponga Ella con lui
come crede; ma sempre mi ami e mi benedica, ch'io sono e
sar eternamente Suo amorosissimo figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 11 Dicembre [1832].
     Mio caro Pap. Solo colle lettere dell'ultimo ordinario
ho ricevuto la carissima sua de' 27 Novembre, bench
arrivata qui il 4. Della mia gratitudine alla sua tanta
bont non potrei mai parlarle bastantemente. Oggi o domani,
se potr uscire, mi varr, secondo il suo avviso, sopra il
Zio Carlo, a 15 o 20 data. Con lui poi m'intender circa
l'usare se sar possibile, che non credo, altri mezzi che
cambiali per avere il danaro qui. Io sto passabilmente,
salvo degli occhi, oramai affatto inabili. Son breve per
estrema necessit. Il mio desiderio di rivederla  almeno
pari al suo, e spero che non sia lontano il momento di
soddisfarlo.
     Mia cara Mamma. Le sue poche righe mi hanno commosso.
Dio solo solo comprende quanto mi costi il darle cagione
d'incomodo, e quanto sia tenera la mia gratitudine alla sua
cordialit. Le bacio la mano con tutto quanto l'affetto
dell'animo. Il suo Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 18 Gennaio 1833.
     Cara Pilla. Abbiamo un gennaio simile a quello del '17.
Da gran tempo io ho chiuso il caminetto, e spero oramai che
la piccola provvisione ch'io aveva fatto per scaldarmi
quest'anno, mi resti inutile. Quando ho voglia, esco la sera
dopo pranzo, e torno dalla conversazione a mezza notte. Mi
rallegro del Villani acquistato:  un ottimo acquisto. Anche
la mia biblioteca cresce notabilmente. Ieri io dissi:
andiamo a guadagnarci un bel regalo di libri. Feci una
visita: questa mattina i libri ben legati erano in casa
prima ch'io fossi levato. But, pray, how long is it, since
you have learned english? you surprise me. I can assure you
that you write it perfectly. Should I be mistaken, if I were
to think that our brother has assisted you? I shall write
and inform you as you wish. Adieu.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 26 Febbraio 1833.
     Pap mio. La ringrazio mille volte dell'amorosissima sua
31 Gennaio. Sono stato seriamente malato degli occhi. Sto
assai meglio, ma con impossibilit di leggere n scriver
nulla. Spero sempre di rivederla presto, e le bacio
senza fine la mano, con tenerezza.
     Cara Pilla. Lire 26.13 sono rom. sc. 4,20. Puoi
associarti p. mio mezzo direttamente. La tua 13 9bre io
non l'ebbi mai.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 23 Marzo [1833].
     Pap mio. La sua dei 2 mi straccia l'anima. Dio sa
quanto ho penato pensando a loro. Ma fare scrivere mi pareva
peggio, e scrivere io non poteva assolutamente, n posso
ancora, bench la vista paia, grazie a Dio, in salvo.
Benedica, la prego istantissimamente, il suo amantissimo
figlio.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 6 Maggio [1833].
     Pilla mia cara. Una mia di due righe,
sventuratamente equivoche, ad un mio amicissimo a Roma, il
quale corse qua col corriere, ha cagionato a voi altri quel
che sapete, ed a me l'indicibile dolore di sentir la tua a
Vieusseux. Care mie anime, vede Iddio ch'io non posso, non
posso scrivere: ma siate tranquillissimi: io non posso
morire: la mia macchina (cos dice anche il mio eccellente
medico) non ha vita bastante a concepire una malattia
mortale. Vi lascio per forza, abbracciando tutti con immensa
tenerezza.
     Dammi subito le nuove di tutti per mia quiete. - Sii
anche certissima che in ogni caso grave non vi
mancheranno mai amichevoli informazioni di qua.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Firenze] 7 Luglio [1833].
     Pap mio. Sono stato pi di 50 giorni combattendo con
una brutta e minacciosa malattia intorno agli occhi, uno de'
quali era gi semichiuso. Mediante una savia e semplice
cura, il principio maligno ch'io ho nel sangue sembra
neutralizzato in quella parte. La sua dei 7 maggio mi
caus un dolore immenso. Dio mi conceda di rivederla presto.
Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Firenze 1 Settembre 1833.
     Mio caro Pap. Alla mia salute, che non fu mai cos
rovinata come ora, avendomi i medici consigliato come sommo
rimedio l'aria di Napoli, un mio amicissimo che parte a
quella volta ha tanto insistito per condurmi seco nel suo
legno ch'io non ho saputo resistere e parto con lui domani.
Provo un grandissimo dolore nell'allontanarmi maggiormente
da lei; ed era mia intenzione di venire a passare questo
inverno a Recanati. Ma sento pur troppo che quell'aria, che
mi  stata sempre dannosa ora mi sarebbe dannosissima; e
d'altra parte la malattia de' miei occhi  troppo seria per
confidarla ai medici ed agli speziali di cost. Avrei voluto
almeno, allungando la strada, passare per Recanati. Ma ci
non era compatibile col profittare della bellissima
occasione che mi si  presentata. Passato qualche mese a
Napoli, se ne ritrarr quel miglioramento che ne spero, avr
finalmente l'incredibile piacere di riabbracciarla. Da Roma,
dove sar domenica sera Le dar di nuovo le mie notizie.
Sono costretto a servirmi della mano altrui, perch quelle
poche ore della mattina, nelle quali con grandissimo stento
potrei pure scrivere qualche riga, le spendo necessariamente
a medicarmi gli occhi.
     Mi benedica mio caro Pap; le bacio la mano con tutta
l'anima.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Roma 28 Settembre 1833.
     Mio caro Pap. Ho ricevute le sue amorosissime dei 17 e
dei 21. Il viaggio ed il cambiamento dell'aria mi hanno
fatto qualche bene: ma non quanto io speravo. Gli occhi non
hanno guadagnato nulla. Obbligato a servirmi sempre del
ministero altrui, appena arrivato, pregai Antici a darle le
mie notizie. Oggi ho potuto stabilire il giorno della mia
partenza che sar luned, per essere a Napoli la sera
appresso. A primavera senza dubbio, se Dio mi conserva la
vita, correr a riabbracciarla; cosa della quale non 
minore impazienza la mia che la sua. Abbraccio caramente i
fratelli; e a Lei ed alla Mamma bacio mille volte la mano.
Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 5 Ottobre 1833.
     Caro Pap. Giunsi qua felicemente cio senza danno e
senza disgrazie. La mia salute del resto non  gran cosa e
gli occhi sono sempre nel medesimo stato. Pure la dolcezza
del clima la bellezza della citt e l'indole amabile e
benevola degli abitanti mi riescono assai piacevoli. Trovo
qui la sua carissima del 10 Settembre. La falsa notizia
data dai fogli di Francia nacque dall'aver confuso me con
altra persona che porta il mio cognome. Circa i miei
principii non le dir altro se non che se i tempi presenti
avessero alcuna forza sopra di loro non potrebbero altro che
confermarli. Iddio mi conceda di assicurarnela a voce. Il
suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 5 Aprile 1834.
     Mio caro Pap. Dopo la sua dei 23 dicembre, alla quale
risposi subito, io non ho pi notizie da casa. Questo
silenzio mi conferma il dispiacevole sospetto mossomi, come
Le dissi, da un'espressione della sua ultima, che le mie
lettere di qua non le giungano.
     Il giovamento che mi ha prodotto questo clima  appena
sensibile: anche dopo che io sono passato a godere la
migliore aria di Napoli abitando in un'altura a vista di
tutto il golfo di Portici e del Vesuvio, del quale contemplo
ogni giorno il fumo ed ogni notte la lava ardente. I miei
occhi sono sotto una cura di sublimato corrosivo. La mia
impazienza di rivederla  sempre maggiore, ed io partir da
Napoli il pi presto ch'io possa, non ostante che i medici
dicano che l'utilit di quest'aria non si pu sperimentare
che nella buona stagione.
     Se Dio permette che questa lettera le giunga, mi consoli
subito con le sue nuove. Le bacia la mano con tutta l'anima,
e mille volte saluta la Mamma e i fratelli tenerissimamente
il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 2 Settembre 1834.
     Mio caro Pap. Sono stato lungamente senza scriverle,
vergognandomi di non poterle avvisare l'epoca della mia
partenza; sebbene la vergogna sarebbe cessata se avessi
potuto ragguagliarla per lettera di tutti gl'imbarazzi che
mi hanno a viva forza soprattenuto, sempre nella speranza e
nella ferma risoluzione di partire di giorno in giorno. Oggi
tale ragguaglio, se fosse possibile, sarebbe inutile, perch
glielo far io a voce fra poco, e so bene ch'Ella mi dar
ragione. Intanto la cura de' miei occhi, grazie a Dio, 
andata assai bene, e sono, si pu dir, guariti del male
esterno: l'interno non  curabile.
     Oltre l'essermi gi servito dei soliti colonnati 25
che doveano scadere a Settembre, io sono stato costretto a
trarre ancora sopra lo zio Antici un'altra cambialetta
straordinaria per colonnati 33 pari a ducati 40 pagabili
alla fine del corrente. Con questa somma verr accomodando
le mie cose nei pochi giorni che dovr rimanere ancora e
supplir alle interminabili spese che precedono un viaggio.
Poi, o di qua, o personalmente a Roma presso lo Zio, dovr
pure valermi sopra la famiglia di quello che importer
strettamente il viaggio stesso. Difficilmente le potrei
significare quanto mi pesino e mi attristino questi incomodi
che sono obbligato a recar loro: e schiettamente le dico che
una delle forti ragioni che mi hanno fatto indugiare fin
qui,  stata la speranza di pur raccapezzare qualche moneta
per fare il viaggio senza loro aggravio. Ma ogni mio sforzo
essendomi venuto fallito, spero che Ella e la Mamma, a cui
desidero che la presente sia comune, mi perdoneranno un
ardire al quale sono costretto da un'estrema necessit, e di
cui non mi consola che il pensiero di presto riabbracciarli.
Sono breve per la solita causa degli occhi. All'uno e
all'altra bacio mille e mille volte la mano. Il loro
Giacomo.
     La prego di scrivermi ancora una volta a Napoli, se
questa le giunge regolarmente.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 21 Ottobre 1834.
     Mio caro Pap. Io non sono partito ancora, perch il mio
amico Ranieri, con cui far il viaggio di Roma, dove egli
deve condurre due sue sorelle in educazione,  costretto ad
aspettare il ritorno di Sicilia del cardinale Zurla, al
quale qui ho parlato ancor io per questo affare. Egli le
far ricevere per eccezione, perch altrimenti non
potrebbero per l'et. Il cardinale sar a Roma ai primi di
Novembre, e dietro il suo arrivo, sar la nostra mossa.
Questo ritardo non aspettato (perch noi speravamo di
conchiudere la cosa col cardinale qui al suo passaggio in
Settembre), mi ha costretto a trarre ancora (colla solita
dilazione dei 30 giorni) la cambialetta di Novembre. Io
sto, grazie a Dio, assai benino, e spero di non farle paura
al mio arrivo, come avrei fatto qualche mese addietro.
Ranieri la riverisce distintamente, ed io con tutto il cuore
le chiedo la benedizione.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 27 Novembre 1834.
     Mio caro Pap. La morte del Cardinale Zurla ha sospeso la
partenza del mio amico Ranieri per Roma, ed ha privato me di
questa propizia occasione, la quale mi avrebbe risparmiato
buona parte della spesa che bisogna a me per viaggiare
comodamente, massime in questa stagione. A questo imbarazzo
se n' aggiunto un altro pi grave, cio della casa; perch
in questa civilissima citt non si trovano quartieri
ammobigliati, se non a prezzi enormi, e per tutti i
forestieri che vogliono stare un pezzo, se non sono inglesi,
sono costretti a prendere un quartiere nudo, e ammobigliarlo
alla meglio o alla peggio, come ho fatt'io. Ma questi
quartieri, che pur sono carissimi, non si trovano a mesi, ma
almeno ad anno: ed a me fu data certa speranza che avrei
potuto subaffittare il mio, volendo partire. Ma come dai
discorsi ai fatti si trova sempre gran differenza, oggi non
v' alcuno che voglia il mio quartiere: cosa naturalissima,
perch nessuno qui prende quartieri a mesi per la stessa
ragione per la quale io ho dovuto prenderlo ad anno. Ora io
non sarei lasciato partire senza una garanzia, la quale io
troverei, non senza qualche mia difficolt a domandarla; ma
in ogni modo avrei a pagare la casa, senza abitarla, fino a
tutto Aprile, termine qui delle pigioni. Questi ostacoli mi
hanno tenuto qui ancora, con mio estremo dispiacere ed
incomodo avendo io preparata ogni cosa per la partenza.
Nondimeno, accomodandosi questo affare della casa, come me
n' data ancora lusinga, e molto pi, risolvendosi, come
pare, il mio amico Ranieri a partire per Roma nel mese
entrante, io sono risolutissimo di mettermi in viaggio
malgrado il freddo; perch oltre all'impazienza di
rivederla, non posso pi sopportare questo paese semibarbaro
e semiaffricano, nel quale io vivo in un perfettissimo
isolamento da tutti. Del rimanente Ella non si dee
maravigliare della mia tardanza, perch qui ogni affare
d'una spilla porta un'eternit di tempo; ed  cos difficile
il muoversi di qua, come il viverci senza crepar di noia. La
mia salute, grazie a Dio,  molto tollerabile, e perfino io
leggo un pochino e scrivo, attesa, credo, la benignit non
ordinaria della stagione passata e presente. Ella mi
raccomandi al Signore, mio caro Pap, e mi benedica: le
bacio la mano col cuore, sospirando di farlo finalmente di
nuovo in persona. Il suo Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 3 Febbraio 1835.
     Mio caro Pap. Sono stato per due interi mesi in una
dolorosa oscurit circa le sue nuove, non vedendo risposta
alla mia degli ultimi di Novembre, n sapendo come
interpretare a me stesso il suo silenzio, sinch finalmente
oggi mi  stata mandata dalla posta la sua carissima dei 4
Dicembre giunta qui l'11 del med. Pi che l'altre
circostanze, un freddo intenso e straordinario cominciato
qui ai 10 di decembre e continuato costantemente per un
mese, mi ha impedito di pormi in via, com'io sperava di
fare, prima del nuovo anno. Ora il mio principale pensiero 
di disporre le cose in modo, ch'io possa sradicarmi di qua
al pi presto; ed Ella viva sicura che quanto prima mi sar
umanamente possibile, io partir per Recanati, essendo nel
fondo dell'anima impazientissimo di rivederla, oltre il
bisogno che ho di fuggire da questi Lazzaroni e Pulcinelli
nobili e plebei, tutti ladri e b. f. degnissimi di Spagnuoli
e di forche. La mia salute, grazie a Dio, continua a
migliorare notabilmente; effetto, cred'io, della stagione
sana, pi che del clima. Mi benedica di nuovo, e riceva
infiniti augurii d'ogni maggiore prosperit dal suo
amantissimo figlio Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 25 Aprile 1835.
     Mio caro Pap. Ho lungamente sperato di rispondere alla
sua ultima, annunziandole la mia partenza per Roma. Io aveva
gi, secondo l'uso, a Gennaio disdetta la casa, n cercato
d'altra, quasi mettendomi cos nella necessit di partire;
perch qui, dentro il Gennaio, quasi tutte le case sfittate
si riaffittano per il 4 maggio, giorno in cui si fanno gli
sgomberi; e da Gennaio in poi  difficilissimo trovar
quartieri. Ma da che io sono a Napoli, una serie di
circostanze penose, nelle quali io non ho alcuna colpa, e
che sono difficili a descriversi per lettera, mi ha
travagliato in modo, che mentre mi rendeva duro lo stare,
non mi concedeva il partire. Lascio che non ho mai potuto
veramente porre insieme tanto danaro che bastasse per il
viaggio: perch questa difficolt, bench grave, non  la
maggiore fra quelle che mi hanno trattenuto. Mi contenter
di dirle che dopo essermi trovato non di rado, anzi spesso,
in istrette assai forti, e per me nuove, pare che il mio
amico Ranieri sia riuscito a stabilire un'impresa
letteraria, nella quale io avr parte col nome, e con
qualche aiuto di fatto; e che a lui ed a me pu riuscire di
molta utilit. Ho avuto la sorte, qui singolarissima, di
trovare un quartiere a mese, senza dovere andare, come io
temeva, in locanda: non sar obbligato di trattenermi ancora
se non quanto sar necessario ad avviare quest'impresa, la
quale dee somministrarmi i mezzi di lasciare questo odioso
soggiorno, e di riabbracciar Lei e la mia famiglia: cosa la
quale desidero che Ella sia persuasa che  almeno
altrettanto sospirata da me che da Lei, e che in queste
lunghe e sempre ripetute dilazioni della mia partenza non
entra nessuna mia n colpa n volont.
     Dalla sua ultima ho veduto con vivo dispiacere il mal
pagamento che le  reso dai sacerdoti dell'interesse con cui
Ella ha difesa la loro causa. Ma gli uomini sono sempre e
dappertutto uomini, cio traditori, e vigliaccamente
malvagi. Io continuo, grazie a Dio, a star benino, anche non
ostante un'infame stagione che qui si  messa dopo una
terribile esplosione del Vesuvio, che la sera del primo di
questo mese spavent tutta la citt.
     Mi raccomando all'amore della Mamma a cui bacio la mano
con tutto il cuore, e dei fratelli, che abbraccio
teneramente, invocando vicino il giorno di rivedermi tra
loro. Se qualcun altro cost si ricordasse di me, la prego
di salutarlo da mia parte. Ella mi tenga ricordato e
presente soprattutto a se stessa, e preghi per me, che con
tutti i sentimenti dell'animo le bacio la mano, chiedendole
la benedizione.
     Mia cara Mamma, Carlo, Paolina, Pietruccio, vi prego a
voler bene, e qualche volta scrivere al vostro Giacomo, il
quale  poco forte degli occhi, ma non poco amoroso di
cuore.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 22 Agosto 1835.
     Mio caro Pap. Con mio grave dolore manco di riscontro
ad una mia di Aprile, e ad un'altra dei 22 di Giugno. Per
il ricapito di questa mi prevalgo della gentilezza dello zio
Carlo; al quale in una mia urgenza, il Maggio passato,
trassi per col. 39 pregandolo di rivalersi sopra di me
alla scadenza con altra tratta pagabili in Luglio. In Luglio
il negoziante che mi era debitor di quella e maggior somma,
con perfidia sconosciuta a chi non conosce Napoli, ha
mancato al promesso pagamento: onde mi  convenuto con altri
miei soci letterarii, farlo notificare; e da questo
tribunale civile  stato condannato in contumacia come
debitore liquido di 219 ducati. Ma intanto, le
procedure essendo lunghe, e non avendo io potuto soddisfare
allo Zio, sono costretto pregar Lei di volere riconoscere
presso lo zio questo mio debito, restando inteso che io a
Lei ne render sconto all'esazione del mio credito, il cui
titolo  fuori d'ogni disputa.
     Non potrei esprimerle l'impazienza colla quale attendo
le nuove sue e di casa, e il dolore che mi causa l'esserne
privo da tanto tempo. Alla sua risposta che spero alla
presente, io sforzer i miei occhi (cosa non potuta da me
finora) tanto, da darle in una lunga lettera un pieno e
minuto ragguaglio dello stato mio. La mia salute, grazie al
Signore,  buona. La prego ad abbracciare per me i fratelli,
bacio la mano con lagrime a Lei ed alla Mamma, e alla
memoria di tutti loro raccomando il suo amoroso e tenero
figlio Giacomo.
     19 Settembre [1835].
     Lo zio Antici ricus d'incaricarsi del ricapito della
presente. Checco Fabiani, l'antico suo Cameriere,  venuto
ad offrirmi i suoi servigi per Recanati, per dove dice di
partire fra poco colla sua figlia adottiva: ma non mi 
parso prudenza il porre lettere di affari in mano di tal
gente. Affido dunque ancor questa alla nostra posta. Le
confesso che mi dispiace molto di aver chiesto allo zio quel
favore, il quale del resto, senza l'infame tradimento di
questo negoziante, sarebbe stato un favore discretissimo,
perch lo zio nel giorno medesimo in cui avrebbe pagato la
mia cambiale, avrebbe esatto in Roma il danaro della
rivalsa, pagabile qui dopo un mese. E in tal modo e non
altrimenti io m'indussi a chiedergli quel piacere, che prima
di chiedergli in altro caso, sarei morto volentieri di fame.
Il negoziante mio debitore  vicino ad essere condannato la
seconda volta in grado di opposizione; e pare che desideri
accomodamento.
     Mio caro Pap, non voglia lasciarmi pi lungo tempo
senza qualche sua riga. Io sto, grazie a Dio, molto
sufficientemente bene, ed anche gli occhi vengono un poco
ricuperando. Col buon Matteo Antici, che ancora  qui, ho la
consolazione di parlare continuamente di Lei, della Mamma e
dei fratelli; il rivedere i quali, e l'esserne riamato,  il
maggior desiderio ch'io abbia in terra.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 4 Dicembre 1835.
     Mio caro Pap. Ho pagato ancor io il mio tributo alla
stagione cattiva, con una costipazione, che sarebbe stata
malattia molto leggera, se non fosse stata accompagnata da
copiose e non opportune emorragie dal naso, che mi hanno
lasciato un certo abbattimento, dal quale pure, grazie a
Dio, vengo gradatamente risorgendo. La sua de' 13 Ottobre,
consegnatami qui alla fine del mese, ma intatta, mi cagion
una viva allegrezza, dandomi dopo pi mesi d'intervallo,
nuove significazioni dell'amor suo, e fresche notizie de'
miei, de' quali da Matteo non aveva potuto sapere se non
fino ad un certo tempo. Ella viva sicura che le correzioni
necessarie alle Operette morali, da Lei amorevolmente
suggeritemi, si faranno, se per questa edizione andr
innanzi: cosa della quale dubito molto, perch sono
risolutissimo di non dar nulla al libraio non solamente
gratis, ma neppure senza pagamento anticipato; cos
consigliandomi tutti gli amici che bisogni fare in questo
paese di ladri; ma da altra parte questi librai mezzo
falliti restano tutti senza parola al solo udire il nome di
anticipazione. La Storia di Napoli della quale mandai i
primi fascicoli,  del mio amico Ranieri, che ha voluto
farne un presente alla Libreria Leopardi. Gi da Matteo con
molto mio dispiacere mi era stata data la nuova della morte
del povero Sanchini. Credo che quest'ora Ella avr avuto le
nuove mie di veduta di Checco Fabiani, che ritorn da me
prima di partire, come mi disse, a cotesta volta. Pi
circostanziate ne avr da me stesso in una lunga lettera che
voglio scriverle. Intanto ringraziandola dell'amorosa sua
ultima, la prego a non essermi avaro de' suoi caratteri in
questo tempo, che spero breve, nel quale piacer a Dio che
mi sia ancora differito il riabbracciarla. Con tutta l'anima
le bacio la mano, e chiedendole la benedizione, le desidero
ogni massima prosperit nelle prossime feste, e la prego a
fare per me simili augurii a tutti i miei. Mi raccomandi al
Signore, e mi creda suo amorosissimo figlio Giacomo.

A PAOLINA LEOPARDI - RECANATI.
[Napoli 4 Dicembre 1835].
     Cara Pilla. Io sapeva che Recanati aveva la strada
lastricata, e rifatte le facciate de' Monaci e del palazzo
Luciani, ma anche la carta di Bath, e le ostie da suggellare
stampate? Si vede che la civilt fa progressi grandi da per
tutto. Tu dici che di un milione di cose vorresti scrivermi,
ma intanto sei stata pi di un anno senza dirmi nulla. 
vero ch'io scrivo poco, ma ne sapete tutti la causa; e tu
che puoi scrivere molto, non ti devi mettere in animo di
rendermi la pariglia, ma senza contare le mie lettere
scrivermi spesso, senza pensare al carlino che mi coster la
lettera tua, perch nessun carlino mi parr cos bene speso.
Bacia la mano per me alla Mamma, e salutami Carlo e
Pietruccio, il quale so che legge molto, e ancor egli
potrebbe di quando in quando ricordarsi del suo fratello
maggiore, e dargli le sue nuove. Io, cara Pilla, muoio di
malinconia sempre che penso al gran tempo che ho passato
senza riveder voi altri; quando mi rivedrai, le tue accuse
cesseranno. Se fosse necessario, ti direi che non sono
mutato di uno zero verso voi altri, ma tra noi queste cose
non si dicono se non per celia, ed io ridendo te le dico.
Addio dunque: salutami D. Vincenzo, il Curato, e la
Marchesa, dalla quale so che continui ad andare le
Domeniche. Questa volta, quando ci rivedremo, non mi
mancheranno racconti e storie da tenerti contenta per molte
settimane la sera. Addio addio. Manda ancora un bacio per me
alla Gigina.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 19 Febbraio 1836.
     Mio carissimo Pap. Col solito inesplicabile ritardo, la
sua de' 19 Dicembre, bench, per quanto pare, non aperta,
non mi  stata renduta dalla posta, che ai primi di questo
mese. Ringrazio caramente Lei e la Mamma del dono dei dieci
scudi, del quale ho gi profittato nel solito modo. Mi 
stato molto doloroso di sentire che la legittimit si mostri
cos poco grata alla sua penna di tanto che essa ha
combattuto per la causa di quella. Dico doloroso, non per
strano: perch tale  il costume degli uomini di tutti i
partiti, e perch i legittimi (mi permetter di dirlo) non
amano troppo che la loro causa si difenda con parole, atteso
che il solo confessare che nel globo terrestre vi sia
qualcuno che volga in dubbio la plenitudine dei loro
diritti,  cosa che eccede di gran lunga la libert
conceduta alle penne dei mortali: oltre che essi molto
saviamente preferiscono alle ragioni, a cui, bene o male, si
pu sempre replicare, gli argomenti del cannone e del
carcere duro, ai quali i loro avversarii per ora non hanno
che rispondere.
     Mi sarebbe carissimo di ricevere la copia che ella mi
esibisce completa della Voce della Ragione; e se
volessi, com'Ella dice, disfarmene, potrei far piacere a
molti, essendo il suo nome anche qui in molta stima. Ma non
posso pregarla di eseguire la sua buona intenzione, perch
l'impresa di ricevere libri esteri a Napoli  disperata, non
solo a causa del terribile dazio (3 carlini ogni minimo
volume, e 6 se il volume  grosso) il quale 
difficilissimo di evitare, ma per le interminabili misure
sanitarie (ogni stampa estera, che sia legata con filo, sta
50 giorni in lazzaretto) e di revisione, le quali
sgomentano ogni animo pi risoluto. Pi volte mi  stata
dimandata la sua Storia evangelica, di cui dovetti disfarmi
a Firenze, e il libro sulle usure: scrivendone a Lei, facilmente
avrei potuto procurarmi i volumi, e il soddisfarne i richiedenti
mi avrebbe fatto molto piacere: ma ho dovuto indicare alla
meglio il modo che dovevano tenere per averli, senza incaricarmi
del porto, come di cosa superiore alle forze ordinarie degli
uomini. E cos alcuni de' libri miei che mi sarebbero bisognati,
e che qui non si trovano, non ho neppur pensato a farli venire
di cost n d'altronde, considerando il riceverli come cosa vicina
all'impossibile.
     La mia salute, non ostante la cattiva stagione, 
sempre, grazie a Dio, molto sufficiente. Desidero sapere che
il medesimo sia stato della loro in quest'anno insigne da
per tutto per malattie. Io spero che avr l'immenso bene di
riveder Lei, la Mamma e i fratelli verso la met di Maggio,
contando di partire di qua al principio di quel mese, o agli
ultimi di Aprile. Ranieri la riverisce, e colla prima
occasione le mander gli altri quattro fascicoli stampati
finora della sua Storia. Saluto ed abbraccio i fratelli, e
bacio la mano alla Mamma ed a Lei, pregando l'uno e l'altra
di raccomandarmi caldamente al Signore. La mia gioia in
rivederli sar uguale all'amore mio verso loro, il quale per
la lontananza  certamente piuttosto cresciuto, se poteva
crescere, che scemato. Mi benedica e mi creda Suo
affettuosissimo figlio Giacomo.

A CARLO ANTICI - ROMA.
Napoli 25 Ottobre 1836.
     Mio caro Zio. Nella terribile circostanza della peste,
che da otto giorni fa stragi lacrimevoli in questa citt, mi
sono valuto oggi sopra di lei, se pure sar possibile di
scontare la tratta, per la somma di colonnati quarantuno a
vista: e do conto a mio padre di questo incomodo, che pu
facilmente essere l'ultimo ch'io reco alla mia famiglia. La
prego a favorirmi con la solita bont, e di tutto cuore mi
ripeto suo affezionatissimo nepote.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Di villa 30 Ottobre 1836.
     Mio caro Pap. Non replicai alla carissima sua di Marzo,
perch vergognandomi io stesso delle mie lunghe tardanze
(bench Dio sappia quanto innocente) era risoluto di non
iscriverle se non gi partito o sul punto di partire per
Recanati. Ma triste necessit, delle quali non potr mai
informarla senza scrivere un volume intero, mi hanno
trattenuto di giorno in giorno fino alla pi trista di
tutte, ch' il cholra, scoppiato prima, com'Ella sapr,
nelle provincie del Regno, e poi nella capitale. Non
leggendo io i giornali, i miei amici mi avevano tenuto
diligentemente celato il cholra di Ancona. Se lo avessi
saputo, credo che nessuna forza avrebbe potuto impedirmi di
non venire, anche a piedi, a dividere il loro pericolo. Ora
per le notizie che ho potuto raccogliere, mi pare che
coteste parti sieno libere, sebbene io non sono tranquillo
n anche sopra di ci; ma qui nessuno pensa pi all'estero,
stante la confusione che produce il cholra in una citt
cos immensa e popolosa come Napoli. Io fortunatamente aveva
potuto prima dello scoppio ritirarmi in campagna, dove vivo
in un'aria eccellente, e in buona compagnia, distante da
Napoli quasi 12 miglia. Sicch Ella stia riposatissima sul
conto mio, perch'io uso tali cautele in qualunque genere,
che, secondo ogni discorso umano, prima di me dovranno
morire tutti gli altri. Ma dovendo in tali circostanze tutto
farsi a forza di danari, essendo smisuratamente accresciuti
i prezzi d'ogni cosa, ognuno tenendo il suo danaro chiuso, e
parendo imminente una stretta, in cui non sia neppur
possibile di trarre pi sopra l'estero, fui costretto ai
25 di questo, contro ogni mia precedente aspettativa e
disposizione, di valermi straordinariamente sopra lo Zio
Carlo per la somma di 41 colonnati, con una tratta che
solo per favore singolarissimo potei negoziare.
M'inginocchio innanzi a Lei ed alla Mamma per pregarli di
condonare al frangente nel quale si trova insieme con me un
mezzo milione d'uomini, quest'incomodo che con estremissima
ripugnanza io reco loro. La mia salute, grazie a Dio,
fuorch negli occhi,  ottima in tutto. Se Dio mi d vita, e
se la peste non ci tiene ancora chiusi per lungo tempo,
certissimamente io le ribacer la mano prima di ci che Ella
forse, dopo tante speranze che intorno a questo io ho
vanamente nutrite, non istar aspettando. Mi benedica e mi
raccomandi al Signore Ella e la Mamma, e se pu
tranquillarmi circa lo stato di cotesti luoghi, mi dia tanta
consolazione. Abbraccio i fratelli, e assicurandola di nuovo
che la mia posizione qui  poco meno che fuori di pericolo,
con effusione di cuore mi dico Suo affettuosissimo figlio
Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
[Napoli] Di villa 11 Dicembre 1836.
     Mio caro Pap. Io non sapeva come interpretare
l'assoluta mancanza di ogni riscontro di cost, in cui sono
vissuto fino a oggi che dalla posta mi vengono 7 lettere,
tra le quali le sue care dei 22 Ottobre e dei 10
Novembre, e che coi miei infelicissimi occhi incomincio
la presente. La confusione causata dal cholra, e la morte
di 3 impiegati alla posta, potranno forse spiegarle questo
ritardo. Rendo grazie senza fine a Lei ed alla Mamma della
carit usatami dei 41 colonnati. Il tuono delle sue
lettere alquanto secco,  giustissimo in chi fatalmente non
pu conoscere il vero mio stato, perch'io non ho avuto mai
occhi da scrivere una lettera che non si pu dettare, e che
non pu non essere infinita; e perch certe cose non si
debbono scrivere ma dire solo a voce. Ella crede certo ch'io
abbia passati fra le rose questi 7 anni, ch'io ho passati
fra i giunchi marini. Quando la Mamma conoscer che il
trarre per una sovvenzione straordinaria non pu
accadermi e non mi  accaduto se non quando il bisogno 
arrivato all'articolo pane; quando sapr che nessuno di
loro si  mai trovato in sua vita, n, grazie a Dio, si
trover in angustie della terribile natura di quelle in cui
mi sono trovato io molte volte senza nessuna mia
colpa; quando vedr in che panni io le torner davanti, e
sapr ancora che il rifiuto di una cambiale significa
protesto, e il protesto di una mia cambiale, non potendo io
ripagare l'equivalente somma, significa pronto arresto mio
personale; forse prover qualche dispacere dell'ostile
divieto che lo Zio Antici mi annuncia in una dei 6 Nov.
che mi giunge insieme colle due sue.
     Mi  stato di gran consolazione vedere che la peste,
chiamata per la gentilezza del secolo cholra, ha fatto poca
impressione cost. Qui, lasciando il rimanente della trista
storia, che gli occhi non mi consentono di narrare, dopo pi
di 50 giorni (dico a Napoli) la malattia pareva quasi
cessata; ma in questi ultimi giorni la mortalit  rialzata
di nuovo. Io ho notabilmente sofferto nella salute
dall'umidit di questo casino nella cattiva stagione; n
posso tornare a Napoli, perch chiunque v'arriva dopo una
lunga assenza,  immancabilmente vittima della peste; la
quale del rimanente ha guadagnato anche la campagna, e nelle
mie vicinanze ne sono morte pi persone.
     Mio caro Pap, se Iddio mi concede di rivederla, Ella e
la Mamma e i fratelli conosceranno che in questi sette anni
io non ho demeritata una menoma particella del bene che mi
hanno voluto innanzi, salvo se le infelicit non iscemano
l'amore nei genitori e nei fratelli, come l'estinguono in
tutti gli altri uomini. Se morr prima, la mia
giustificazione sar affidata alla Provvidenza.
     Iddio conceda a tutti loro nelle prossime feste
quell'allegrezza che io difficilmente prover. La prego di
cuore a benedire il suo affezionatissimo figlio Giacomo.
     Le ultime nuove di Napoli e contorni sul cholra, oggi
15 sono buone.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 9 Marzo 1837.
     Mio caro Pap. Non ho mai ricevuto riscontro a una lunga
mia di Decembre passato, n so con chi dolermi di questo,
perch la nostra posta  ancora in tale stato, che potrebbe
benissimo trovarvisi da qualche mese una sua lettera per me,
e non essermi stata mai data. Io, grazie a Dio, sono salvo
dal cholra, ma a gran costo. Dopo aver passato in campagna
pi mesi tra incredibili agonie, correndo ciascun giorno sei
pericoli di vita ben contati, imminenti, e realizzabili
d'ora in ora; e dopo aver sofferto un freddo tale, che mai
nessun altro inverno, se non quello di Bologna, io aveva
provato il simile; la mia povera macchina, con dieci anni di
pi che a Bologna, non pot resistere, e fino dal principio
di Decembre, quando la peste cominciava a declinare, il
ginocchio colla gamba diritta, mi divent grosso il doppio
dell'altro, facendosi di un colore spaventevole. N si
potevano consultar medici, perch una visita di medico in
quella campagna lontana non poteva costar meno di 15
ducati. Cos mi portai questo male fino alla met di
Febbraio, nel qual tempo, per l'eccessivo rigore della
stagione, bench non uscissi punto di casa, ammalai di un
attacco di petto con febbre, pure senza potere consultar
nessuno. Passata la febbre da s, tornai in citt, dove
subito mi riposi in letto, come convalescente, quale sono,
si pu dire, ancora, non avendo da quel giorno, a causa
dell'orrenda stagione, potuto mai uscir di casa per
ricuperare le forze coll'aria e col moto. Nondimeno la bont
e il tepore dell'abitazione mi fanno sempre pi riavere; e
il ginocchio e la gamba s per la stessa ragione, s per il
letto, e s per lo sfogo che l'umore ha avuto da altra
parte, sono disenfiate in modo, che me ne trovo quasi
guarito.
     Intanto le comunicazioni col nostro Stato non sono
riaperte; e fino a questi ultimi giorni ho saputo dalla
Nunziatura che nessuna probabilit v'era che si riaprissero
per ora. Ed  cosa naturale; perch il cholra oltre che 
attualmente in vigore in pi altre parti del regno, non 
mai cessato neppure a Napoli, essendovi ogni giorno, o quasi
ogni giorno, de' casi, che il governo cerca di nascondere.
Anzi in questi ultimi giorni tali casi paiono moltiplicati,
e pi e pi medici predicono il ritorno del contagio in
primavera o in estate, ritorno che anche a me pare assai
naturale, perch la malattia non ha avuto lo sfogo
ordinario, forse a causa della stagione fredda. Questo
incomodissimo impedimento paralizza qualunque mia
risoluzione, e di pi mi mette nella dura ma necessarissima
necessit di fermar la casa qui per un anno: necessit
della quale chi non  stato a Napoli non si persuader
facilmente. Qui quartieri ammobigliati a mese non si
trovano, come da per tutto, perch non sono d'uso, salvo a
prezzi enormi, e in famiglie per lo pi di ladri. Io il
primo mese dopo arrivato pagai 15 ducati, e il secondo
22, e a causa della mia cassetta fui assalito di notte
nella mia stanza da persone, che certamente erano quei di
casa. Quartieri smobigliati non si trovano a prendere in
affitto se non ad anno. L'anno comincia sempre e finisce nel
4 di maggio, ma la disdetta si d ai 4 di gennaio; e nei
4 mesi che corrono tra queste due epoche si cercano le
case e si fanno i contratti. Ma le case sono qui una merce
cos estremamente ricercata, che per lo pi, passato
gennaio, non si trova un solo quartiere abitabile che sia
sfittato. Ne segue che un infelice forestiero deve a gennaio
sapere e decidersi fermamente di quello che far a maggio: e
se avendo disdetto il quartiere, ed essendo risoluto di
partire, lascia avanzar la stagione senza provvedersi;
sopraggiungendo poi o un impedimento estrinseco, come questo
delle comunicazioni interrotte, o una malattia impreveduta,
cosa tanto possibile a chi abbia una salute come la mia, o
qualunque altro ostacolo all'andarsene, pu star sicuro di
dovere il 4 di maggio o accamparsi col suo letto e co'
suoi mobili in mezzo alla strada, o andare alla locanda,
dove la pi fetida stanza, senza luce e senz'aria, costa al
meno possibile dodici ducati al mese, senza il servizio, che
 prestato dalla pi infame canaglia del mondo. Io non le
racconto queste cose, se non perch Ella mi compatisca un
poco dell'esser capitato in un paese pieno di difficolt e
di veri e continui pericoli, perch veramente barbaro, assai
pi che non si pu mai credere da chi non vi  stato, o da
chi vi ha passato 15 giorni o un mese vedendo le rarit.
     Se questa le giunge, non mi privi, la prego, delle nuove
sue, e di quelle della Mamma e dei fratelli, che abbraccio
con tutta l'anima, augurando loro ogni maggior consolazione
nella prossima Pasqua. Ranieri (una sorella del quale ha
avuto il cholra) la riverisce distintamente. Mi benedica e
mi creda infelice ma sempre affettuosissimo suo figlio
Giacomo.

A MONALDO LEOPARDI - RECANATI.
Napoli 27 Maggio 1837.
     Mio carissimo pap. Ella stenter forse a crederlo, ma
la sua carissima de' 21 di marzo, segnata qui con la data
del primo di aprile, mi fu mandata dalla posta agli 11 di
maggio insieme con altre due lettere segnate dei tre
d'aprile. Ricevuta che l'ebbi, sono stato assalito per la
prima volta della mia vita da un vero e legittimo asma che
m'impedisce il camminare, il giacere e il dormire, e mi
trovo costretto a risponderle di mano altrui a causa del mio
occhio diritto minacciato di amaurosi o di cateratta. Non so
veramente donde l'amico di Fucili potesse avere le buone
nuove che rec di me; il quale tornato di campagna malato ai
16 di febbraio, non uscii mai di camera fino ai 15 di
marzo, e da quel giorno a questo non sono arrivato ad uscire
una quindicina di volte solo per passeggiare senza vedere
alcuno.
     Ella non creda che qui sia facile il subaffittare un
quartino dopo i 4 di maggio, perch la stessa fretta che
tutti hanno di provvedersi prima di quel termine, fa che,
passato quello, tutti si trovano provveduti, e le case
restano senza valore. I forestieri che vengono per pochi
mesi non si muovono dalle locande, non potendo andare
comperando e rivendendo mobili. Non subaffittando poi il
quartino, pi che mai difficile sarebbe, non pagando
anticipatamente l'intera annata, di partire e soprattutto di
estrarre i mobili e il letto, che non sono miei, perch i
padroni di casa hanno il diritto non solo di ritenere il
mobile, ma d'impedire il passaporto, protetti dalle leggi in
ogni maniera e diffidentissimi per la grandezza della citt
e per la marioleria universale. Tutte queste difficolt
forse si potrebbero appianare finalmente. Ma la difficolt
principale  quella del cholra, ricominciato qui, come si
era previsto, ai 13 di aprile, e d'allora in qua cresciuto
sempre, bench il governo si sforzi di tenerlo celato. Si
teme qui che all'esempio di Marsiglia il secondo cholra sia
superiore al primo, il quale anche in Marsiglia cominci in
ottobre, e fatta piccola strage ritorn in aprile. Qui il
secondo cholra dovrebb'essere doppio del primo, perch la
malattia avesse da Napoli il contingente proporzionato alla
popolazione. Le comunicazioni furono aperte per due o tre
giorni verso il 20 di aprile; ma risaputosi il ritorno del
contagio, i rigori sono raddoppiati. La quarantina non si fa
sulla strada di Roma, ma a Rieti, dove si va per la via
degli Abruzzi ch' piena di ladri, e chi volesse toccare
Roma o sia diretto a Roma deve da Rieti tornare indietro. Il
dispendio dei venti giorni sarebbe gravissimo per le tasse
sulle quali nulla si pu risparmiare e che sono sempre
calcolate a grandi proporzioni, come accade ai poveri
viaggiatori, e il pericolo non sarebbe anche piccolo di
dover convivere per venti giorni con persone sospette nella
camera che la discrezione degli albergatori vi assegnasse.
Finalmente il partire a cholra avanzato si disapprova da
tutti i periti, essendosi conosciuto per esperienza di tutti
i paesi che il cambiamento dell'aria sviluppa la malattia
negli individui, e non essendo pochi gli esempi di quelli
che partiti sani da un luogo infetto sono morti di cholra
arrivando tra le braccia dei loro parenti in un luogo sano.
Se scamper dal cholra e subito che la mia salute lo
permetter, io far ogni possibile per rivederla in
qualunque stagione, perch ancor io mi do fretta, persuaso
oramai dai fatti di quello che sempre ho preveduto che il
termine prescritto da Dio alla mia vita non sia molto
lontano. I miei patimenti fisici giornalieri e incurabili
sono arrivati con l'et ad un grado tale che non possono pi
crescere: spero che superata finalmente la piccola
resistenza che oppone loro il moribondo mio corpo, mi
condurranno all'eterno riposo che invoco caldamente ogni
giorno non per eroismo, ma per il rigore delle pene che
provo.
     Ringrazio teneramente Lei e la Mamma del dono dei dieci
scudi, bacio le mani ad ambedue loro, abbraccio i fratelli,
e prego loro tutti a raccomandarmi a Dio acciocch dopo
ch'io gli avr riveduti una buona e pronta morte ponga fine
ai miei mali fisici che non possono guarire altrimenti. Il
suo amorosissimo figlio Giacomo.
