GIACOMO LEOPARDI.
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA:
                     EZIO  GALIANO.
LEOPARDI TRADUCE MOSCO.
Canto funebre di Bione bifolco amoroso.
Gemete, o collinette, alto gemete,
o Doric'acque, e voi piangete, o fiumi,
l'amabile Bione: in tuon lugubre
or vi dolete, o piante; or vi sciogliete,
oscure selve, in teneri lamenti;
mesti or languite sugli steli, o fiori;
ora anemoni, e rose, or vi coprite
di luttuoso porporino ammanto.
Parla, o giacinto, e d'un ahi ahi maggiore
verga le foglie con dolenti note.
Bione il dolce, il buon cantore ''e spento.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Rosignuoletti, che tra dense frasche
sfogate il duol cantando, or d'Aretusa
alle sicule fonti a dir volate:
morto 'e Bione, il buon bifolco, e seco
e la Dorica musa, e il canto 'e morto.
.sicule muse, incominciate il pianto.
E voi Strimonii cigni in riva all'acque
fate udir gorgheggiando un suon gemente,
simile a quel, che il buon cantor con labbra
pari alle vostre modulava un giorno.
Dite all'Eagrie, e alle Bistonie donne:
Bione 'e morto, il Doriese Orfeo.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Quel s'i caro agli armenti or pi'u non vive.
Sotto romita quercia in cheta valle
tranquillamente assiso, ei pi'u non canta.
Ma nel regno di Pluto or tristamente
ripete la funesta aria di Lete.
Tacciono i poggi, e intorno al bue piangendo
aggirasi la vacca, e i paschi obblia.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Apollo istesso il tuo s'i presto fato
pianse, o Bione, e piansero i Priapi
avvolti in negre vesti, e i Fauni anch'essi.
Sospirano il tuo canto i Pani agresti,
e le Naiadi belle in triste selve
versan per tua cagion fiumi di pianto.
Muta nelle caverne Eco si duole,
che di tua voce il dolce suon tra' sassi
pi'u non imita. Al tuo spirare i pomi
gittaro a terra gli arbori, e langu'iro
pallidi i fior nei prati. Il dolce latte
pi'u non dieder le agnelle, e pi'u non corse
dagli alveari il mel, che nella cera
egro annegossi; e gi'a che vale adesso
che il tuo manc'o, gir d'altro mele in cerca?
.sicule muse, incominciate il pianto.
Tanto non pianse mai delfin sul lido,
n'e rosignuol cant'o sopra gli scogli,
n'e rondine strid'e sugli alti monti,
n'e pel duolo d'Alcion pianse Ce'ice.
.sicule muse, incominciate il pianto.
N'e Cerilo cant'o sull'onde azzurre,
n'e alle regioni del mattin volato,
presso alla tomba del figliuol d'Aurora
cos'i lagnossi di Mennon l'augello.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Gli usignoli, e le meste rondinelle,
cui dilett'o colla sua voce un giorno
il buon bifolco, e a favellare istrusse,
dest'ar sui verdi rami un pianto alterno;
rispondean gli altri augelli, e voi pur anche
allor piangeste, tenere colombe.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Chi suoner'a la tua siringa, o caro
sospirato pastore? e alle tue canne
chi fia che il labbro appressi mai? Chi tanto
osar vorr'a? Spira su d'esse ancora
il fiato di tua bocca, e de' tuoi canti
Eco tuttor si pasce infra le canne.
La tua siringa io reco a Pane. Ei stesso
forse paventer'a di porvi il labbro,
restar temer'a forse a te secondo.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Piange ancor Galatea, che un d'i sedendo
da te non lunge in riva al mar tranquillo,
il suono udia della tua voce, e oh quanto
ne avea diletto! ch'e diverso assai
del gracchiar del Ciclope era il tuo canto.
Quel con pauroso pi'e fuggia la bella,
ma dolce a te volgeva dal mare il guardo.
Or l'onde pi'u non cura, e siede afflitta
sulle romite arene, e i bovi tuoi
gemendo a pascolar mena pur anco.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Pastor diletto, delle Muse i doni
tutti per'ir con te, delle fanciulle
i cari baci, e le vezzose labbra
dei garzoncelli. Intorno alla tua tomba
piangon gli amori insiem raccolti; e t'ama
Ciprigna istessa molto pi'u del bacio
che di'e piangendo al moribondo Adone.
Questo 'e per te, Meleto, un nuovo affanno,
o de'  fiumi il pi'u dolce. Omero in prima
la morte ti rap'i, quella soave
di Calliope canora amabil bocca.
Fama 'e che allor con lacrimosi flutti
il tuo fligliol piangessi, e di tue voci
empiessi il mare. Un altro figlio or piangi,
e dolente per lui ti struggi in lutto.
Ambo fur cari all'acque, ad Ippocrene
l'un bevve, e l'altro di Aretusa al fonte.
Quegli cant'o di Tindaro la figlia,
Elena bella, e Menelao l'Atride,
e il gran figlio di Teti Achille il forte.
Questo non guerra e duol, ma in umil tuono
cant'o sol Pane, e in un munse le vacche,
men'o gli armenti al pasco, ord'i sampogne,
vant'o  de'  giovinetti i dolci baci,
amore in sen nutr'i, piacque a Ciprigna.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Ogni cittade illustre, ogni castello
per te, Bion, si duole; Ascra ti piange
ben pi'u ch' Esiodo suo. Pindaro istesso,
il divin vate, le beozie selve
non piansero cos'i. D'Alceo la morte
Lesbo munita a tanto duol non mosse,
n'e Teo pel suo cantor prov'o tal pena.
Te Paro pi'u d'Archiloco sospira,
e Mitilene afflitta i versi tuoi
canta piangendo, e quei di Saffo obblia.
Ogni pastor, che pi'u facondo ha il labbro
in lamentoso tuon canta il tuo fato.
Sicelida l'onor piange di Samo,
e quel s'i gaio tra'  Cidoni un giorno,
Licida il bello dai ridenti lumi,
or si discioglie in lagrime; e Fileta
fra i Triopici suoi si duole in riva
al fuggevole Alente, e in Siracusa
Teocrito si duole, ed io pur anco
per te, caro, mi dolgo, e or vo cantando
un mesto Ausonio carme, io non ignaro
del metro pastoral, che a me mostrasti
e a'  discepoli tuoi, cui festi eredi
del Doriese canto. Ad altri i beni
morendo in don lasciasti, a me la musa.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Ahi tristi noi! poi che mor'ir  negli orti,
le malve, o l'appio verde, o il crespo aneto,
rivivono, e rinascono un altr'anno.
Ma noi ben grandi, e forti uomini, e saggi
dormiam poich'e siam morti, in cava fossa
lunghissimo, infinito, eterno sonno,
e con noi tace la memoria  nostra.
Or tu sotterra in tenebroso loco
sempre muto starai. Pure alla rana
don'ar le ninfe interminabil canto.
Non la invidio per'o, che ha rozza voce.
.sicule muse, incominciate il pianto.
Alla bocca, o Bione, un rio veleno
ti venne, e tu il provasti, e come mai
le tue labbra tocc'o, n'e si fe' dolce?
Chi mai s'i crudo e s'i nemico ai carmi
mesc'e con fiera man l'atra bevanda,
o per te prepararla ad altri impose?
.sicule muse, incominciate il pianto.
Ma tutti n'han pena, ed io frattanto
e la tua morte or piango, e l'altrui danno.
Se come Orfeo potessi, o come Ulisse,
o come Alcide, scendere in Averno,
anch'io forse verrei di Pluto al regno
per veder se tu canti a Dite ancora,
e per udir che canti. Or fa che t'oda
Proserpina  cantar soavemente
in boschereccio tuon siculi carmi,
ella, che tempr'o gi'a doriche note
e nei siculi lidi e negli etnei.
Forse avr'a premio il tuo cantare, e forse
lei, che menarsi Euridice concesse
al suonator della Treicia lira,
te pur rimander'a sui nostri monti.
Ch'e, se potessi, alla magion di Pluto
a suonar la sampogna anch'io verrei.

L'ALFEO ED ARETUSA.
Poich'e gi'a dietro vistosi
di Pisa il suolo ameno,
l'Alfeo scorrendo turgido,
entr'o del mare in seno;
e fiori, e sacra polvere
in don recando, e fronde,
trova Aretusa, e mescola
con Aretusa l'onde.
Poi d'alte grotte concave
cheto bagnando il piede,
passa; n'e il grande Oceano
del suo passar si avvede.
Cos'i, perito artefice,
fa degli amanti il nume
che per amore, impavido
nuoti nel mare un fiume.LOCKQUOTE
<P
AMORE 
Amore LA SCUOTE un di la fiaccola
deposta, e i dardi suoi,
un zaino tolse, e un pungolo,
al giogo avvinse i buoi.
Men'o pel campo il vomere,
e il gran copioso e folto
sparse sul solco fertile:
poi disse al ciel rivolto:
"O Giove, or tu propizio
seconda il mio lavoro,
o per arar qui tornoti,
qual per Europa, in toroLOCKQUOTE
<P
GLI AMANTI ODIATIBLOCKQUOTE
Pane amava Eco vicina,
Eco Fauno saltellante,
Fauno Lida, e il proprio amante
era in odio a ognun di lor.
Quanto Pan per Eco ardea,
tanto l'altro ognuno amava,
tanto ognun l'amante odiava,
pari all'odio era l'amor.
Apprendete, alme ritrose!
Se chi v'ama non amate,
fia che quando amor cerchiate,
v'odii, e fuggavi ogni cor.LOCKQUOTE
CANTI, a cura di C.Muscetta e G. Savoca, Einaudi, 1975.
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