GIACOMO LEOPARDI.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA:
                     EZIO  GALIANO.

A UN VINCITORE NEL PALLONE.

Di gloria il viso e la gioconda voce,  
Garzon bennato,  apprendi,  
E quanto al femminile ozio sovrasti 
La sudata  virtude. Attendi attendi, 
Magnanimo campion (s'alla veloce 
Piena degli anni il tuo valor contrasti 
La spoglia di tuo nome), attendi e il core 
Movi ad alto deso. Te l'echeggiante 
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell'et novella,
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara.

Del barbarico sangue in Maratona 
Non color la destra 
Quei che  gli atleti ignudi e il campo elo,  
Che stupido mir l'ardua palestra 
N la palma beata  e la corona 
D'mula brama il punse. E nell'AIfo
Guid  de' Medi fuggitivi  e stanchi 
Nelle pallide torme; onde sonaro 
Di sconsolato grido 
L'alto sen dell'Eufrte e il servo lido.

Vano dirai quel che disserra e scote 
Della virt nativa 
Le riposte faville?  e che del fioco 
Spirto vital negli egri  petti avviva 
Il cadco fervor?  Le meste rote 
Da poi che Febo instiga, altro che gioco 
Son l'opre de' mortali? ed  men vano 
Della menzogna il vero?  A noi di lieti 
Inganni e di felici ombre soccorse
Natura stessa: e l dove l'insano 
Costume ai forti errori esca non porse,
Negli ozi oscuri e nudi 
Mut la gente i gloriosi studi.

Tempo forse verr chE alle ruine                           
Delle italiche moli
Insultino gli armenti, e che l'aratro 
Sntano i sette colli; e pochi Soli 
Forse fien volti, e le citt latine  
Abiter la cauta volpe, e l'atro
Bosco mormorer fra le alte mura;  
Se la funesta delle patrie cose 
Obblivion dalle perverse menti
Non isgombrano i fati,  e la matura 
Clade non torce dalle abbiette genti 
Il ciel fatto cortese 
Dal rimembrar delle passate imprese.

Alla patria infelice, o buon garzone 
Sopravviver ti doglia.
Chiaro per lei stato saresti allora 
Che del serto fulga, di che ella  spoglia, 
Nostra colpa e fatal. Pass stagione;  
Che nullo di tal madre oggi s'onora: 
Ma per te stesso  al polo ergi la mente.  
Nostra vita a che val?  solo a spregiarla: 
Beata allor che ne' perigli avvolta, 
Se stessa obbla, n delle putri e lente  
Ore il danno misura e il flutto ascolta;
Beata allor che il piede 
Spinto al varco leto, pi grata riede.

