GIACOMO LEOPARDI.
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA:
                     EZIO  GALIANO.

DAI FRAMMENTI.
LO SPAVENTO NOTTURNO.

ALCETA.

Odi, Melisso: io vo' contarti un sogno 
di questa notte, che mi torna a mente 
in riveder la luna. Io me ne stava 
alla finestra che risponde  al prato, 
guardando in alto: ed ecco all'improvviso 
distccasi la luna; e mi para 
che quanto nel cader s'approssimava,
tanto crescesse al guardo; infin che venne 
a dar di colpo in mezzo al prato;  ed era 
grande quanto una secchia,  e di  scintille  
vomitava una nebbia,  che strida 
s forte come quando un carbon vivo 
nell'acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo 
la luna, come ho detto, in mezzo al  prato  
si spegneva  annerando a poco a poco,  
e ne fumavan l'erbe intorno intorno.  
Allor mirando in ciel, vidi rimaso 
come un barlume, o un'orma, anzi una nicchia,
ond'ella fosse svelta; in cotal guisa 
che io n'agghiacciava;  e ancor non m'assicuro.

MELISSO.

E ben hai che temer, che agevol cosa 
fra  cader la luna in sul tuo campo.

ALCETA.

Chi sa? non veggiam noi spesso di state  
cader le stelle?

MELISSO.

Egli ci ha tante stelle,
che picciol danno  cader l'una o I'altra 
di loro, e mille rimaner. Ma sola 
ha questa luna in ciel,  che da nessuno 
cader fu vista mai se non in sogno. 
