JEAN LANZI.

LA GRANDE RIVOLTA INDIANA.

Maggiore, il comandante in prima  il comandante in prima; quello in seconda non
 nessuno! cos George Custer, generale dell'esercito degli Stati Uniti,
risponde seccamente al comandante in seconda, Marcus Reno. In quest'operazione
condotta nel Dakota contro le varie trib Sioux, i Cheyenne del Nord e qualche
popolazione alleata, bisogna agire in fretta. Conta ogni ora nella corsa
intrapresa nella primavera del 1876 per contenere i Pellirosse e riportarli
nelle riserve. Molti degli ufficiali e dei soldati arruolati per quest'azione
pensano che tra poco ci sar battaglia. In effetti questo sar il combattimento
pi violento di quelle che gi vengono chiamate le grandi guerre indiane, sar
quello che avr maggiori ripercussioni e che vedr la cavalleria degli Stati
Uniti vinta dai selvaggi. Quella di Little Big Horn  una battaglia perduta, ma
non  che un semplice incidente in una guerra che gli Indiani non possono
vincere.
Custer, un generale di ventisette anni,  l'uomo che i Sioux temono pi di
tutti. Egli  il simbolo dell'insediamento dei Bianchi sui vasti territori
dell'Ovest. Le prime battaglie da lui combattute gli hanno valso il soprannome
di uccisore di Indiani. Protetti da uomini di questa tempra, coloni e minatori
venuti dall'Atlantico hanno spinto ogni giorno un po' pi ad ovest i confini del
gi esiguo territorio indiano.
Ci nonostante, nel 1868 i Cheyenne e i Sioux avevano creduto giunta l'ora della
pace. Prudentemente, essi avevano ritenuto necessario fare tutte le concessioni
possibili: avevano accettato di riunire i membri delle loro trib nella grande
riserva indiana del Dakota, vasta duecentoquarantamila miglia quadrate. La
caccia vi  abbondante:  l'Happy Hunting Ground, promesso dagli antenati, il
terreno di caccia fruttuosa in cui gli animali, i coraggiosi guerrieri e le loro
famiglie vivranno al riparo dai Bianchi, in una cornice naturale immutabile.
I diritti delle trib erano stati definiti con precisione, cos come i doveri
degli Yankees. Le tre postazioni fortificate della pista del Montana, i forti
Reno, Phil Kearney e Smith, erano state smantellate. Le truppe che vi erano
stanziate erano andate pi a nord, l dove tra poco sarebbe giunta la grande
ferrovia dei Bianchi. Questi ultimi si erano mostrati persino generosi: essi
avrebbero edificato scuole per i giovani Indiani e agevolato il pi possibile le
trib affinch costruissero i loro villaggi e vi si stabilissero. Questi
villaggi sarebbero stati distribuiti su met della superficie della riserva,
mentre l'altra met non sarebbe stata che terreno di caccia. Nella riserva non
vi sarebbe dunque stato nient'altro che caccia e Indiani. Bisonti, orsi, daini:
questa  la caccia la cui tradizione risale alle origini dell'umanit e la cui
pratica quotidiana permette alle popolazioni guerriere di mantenere la loro
dignit.
Secondo i termini di questo trattato con i Bianchi, i Sioux sarebbero diventati
degli agricoltori. L'ingresso alla loro riserva sarebbe stato vietato agli
immigranti e ai soldati, alle macchine degli Yankees, alle loro rumorose citt
che spopolano i boschi e le macchie. Nel cuore di questo territorio sorgono le
Colline Nere (Black Hills), indicate espressamente nell'accordo al momento della
firma a Fort Laramie. Non c'era alcun dubbio possibile: questa volta gli Indiani
venivano riconosciuti padroni del territorio posto ad ovest del Missouri, ai
piedi di quelle colline che costituivano ormai il loro regno.
Questa volta... perch questo non era il primo trattato del genere. La nazione
sioux, composta da sette trib, occupava il versante orientale degli Allegheny
quando i Bianchi erano arrivati in forze nell'America del Nord.
A poco alla volta, man mano che gli immigranti avanzavano verso ovest, gli
Indiani retrocedevano. Nel 1815 essi firmavano un accordo con il governo ed
ottenevano il diritto di sfruttamento di un vasto territorio comprendente il
Wisconsin, il Minnesota, l'Iowa, il Missouri, il Wyoming, il Montana e il
Dakota. Era un vero paese, un grande paese, troppo vasto perch potesse restare
indiano... Nel 1837 i Sioux si rimettevano in marcia verso ovest, dopo aver
ceduto i loro diritti su tutto il territorio ad est del Mississippi. Qualche
anno dopo, eccoli costretti a vendere buona parte del Minnesota. Ma si
ritenevano danneggiati e combattevano i Bianchi senza piet per cinque anni, dal
1817 al 1862. E altrettanto senza piet rispondeva l'esercito degli Stati Uniti,
impiccando i capi e scacciando le trib pi indietro, verso le Montagne
Rocciose, Westward, sempre pi ad ovest. Il Montana e il Dakota erano allora
tutto quanto restava ai Sioux fino al trattato del 1868, fino alle
duecentoquarantamila miglia quadrate del Dakota, che agli occhi di tutti i capi
sioux rappresentavano l'ultimo tentativo di accordarsi con gli Yankees.
La loro saggezza veniva assai presto mal ricompensata.
Il trattato di Fort Laramie era violato, i Sioux e Cheyenne lo sapevano e
sapevano anche che il governo degli Stati Uniti non poteva ignorarlo. Fin dal
1870 i militari si interessavano al territorio indiano, delimitato dalle
Montagne Rocciose, dal Missouri, il Wyoming e il fiume Yellowstone. Essi
intendevano sorvegliare da vicino le migrazioni delle trib, convinti com'erano
che quei Pellirosse non sarebbero mai diventati sedentari ed alla prima
occasione avrebbero preso le armi per uscire dalla riserva. Il ricordo dei
cinque anni di lotte delle popolazioni sioux non era cancellato n da una parte
n dall'altra.
E' allora che Custer era arrivato ai confini settentrionali del territorio sioux
con la sua cavalleria e i suoi carri. La ferrovia stava per arrivare fino a
Bismarck e bisognava proteggere i topografi, gli ingegneri, gli operai della
Northern Pacific Railroad: era questo il pretesto per il rinforzo delle
guarnigioni. In realt i tecnici della ferrovia non correvano alcun rischio da
parte degli Indiani, almeno nella misura in cui rispettavano i confini della
riserva.
Ma una grossa sorpresa sarebbe venuta ad appesantire questo clima gi poco
favorevole al mantenimento dello stato di non belligeranza. Un bel giorno un
immigrato di nome Horatio Ross scopriva qualche pepita sotto le Colline Nere. La
notizia attirava subito in questa regione quindi nella riserva indiana, un gran
numero di avventurieri.
Cos com'era accaduto qualche anno prima in California, il miraggio dell'oro
turbava la pace di un'intera contrada: si aprivano miniere, si accordavano
concessioni, illegali perch il terreno apparteneva ai Sioux. Ma si poteva
chiedere ai cercatori d'oro di rispettare i trattati quando l'esercito stesso
non lo faceva? Custer, noto a tutti i Bianchi del paese, dava il suo consenso
per tutte le spedizioni in quelle parti del Dakota in cui si annunciava la
scoperta del prezioso metallo. L'opinione di questo generale, promosso al rango
di eroe nazionale nella guerra di Secessione, contava molto. Egli faceva
un'allettante descrizione del paese in cui si trovava l'oro, una contrada
privilegiata, diceva, dalla bella vegetazione e dal clima temperato. Quanto agli
Indiani, egli li definiva di una placidit esemplare: Non abbiamo noie con le
trib, scriveva Custer ad un giornale di Washington.
Le carovane dirette ad ovest portavano quindi gli aspiranti milionari alle
Colline Nere. Sulle rive del French Creek, ricordo dei primi esploratori del
paese, gli accampamenti di tela degli immigrati lasciano ben presto il posto a
villaggi di tronchi. Si passa all'establishment: polvere d'oro e cattivo whisky,
usurai e cameriere dalle vesti scarlatte... Con queste citt che sorgono come
funghi nel Nuovo Ovest, ecco giungere la civilizzazione. Gli Yankees cantano:
C' posto per tutti in paradiso. Per tutti, ma non per gli Indiani, la cui
selvaggina si allontana, scacciata dall'eco dei colpi di piccone dei minatori e
dall'incessante andirivieni delle carovane dell'invasore. Non c' pi posto per
gli Indiani in questo nuovo paradiso dei Bianchi. Sioux, Cheyenne, Arapaho sanno
che stanno per perdere la terra promessa. Solo la lotta pu frenare gli Yankees
nella loro corsa verso nuove contrade e nuove ricchezze.
Il gran consiglio delle trib si riunisce sul fiume Tongue, ai Chalk Buttes.
Toro Seduto (Sitting Bull), il grande Medicine Man, il grande stregone e
predicatore dei Sioux Hunkpapa, predica l'unit.
Crow King e Gall per gli altri Sioux, Cavallo Pazzo (Crazy Horse) e Due Lune
(Two Moons) per i Cheyenne della regione, seguono questo capo prestigioso nella
sua lotta per la terra natale: egli  nato quarantadue anni prima l nel Dakota,
quando questo territorio non era ancora una riserva.
Ormai, poich l'uomo bianco ha violato l'uno dopo l'altro i trattati da lui
stesso voluti, le trib combatteranno senza tregua. Anch'esse ignoreranno gli
accordi e inseguiranno le mandrie di bisonti dovunque esse andranno, anche fuori
dai confini della riserva. Ogni passo di montagna, ogni corso d'acqua, ogni via
d'accesso alla regione dell'oro sar inoltre sorvegliato dai Pellirosse alleati.
Le colline e le pianure risuoneranno sempre pi spesso dell'eco degli spari tra
i Sioux o i Cheyenne e gli immigranti. Solo a questo prezzo, dice Toro Seduto,
l'eden indiano pu avere ancora qualche possibilit di sopravvivere. Se i
guerrieri sapranno combattere, i Pellirosse vinceranno i Bianchi. Riunitisi in
primavera, i popoli indiani partiranno per la caccia alle mandrie di bufali. Se
gli Yankees si opporranno alla loro avanzata essi combatteranno fino alla morte.
I capi trib si rianimano con il loro Medicine Man: Dio ci ha fatti cos come
siamo; guerrieri! Non ci ha fatti commercianti!
Washington viene ben presto messa al corrente delle intenzioni dei partecipanti
al conclave di Chalk Buttes: si avvisano i comandanti delle guarnigioni del
Minnesota che l'ascia di guerra  stata dissotterrata. Gli scouts, esploratori
indiani al servizio dell'esercito dei Bianchi, confermano la notizia.
La capitale federale ha la coscienza sporca. Essa sa bene che il trattato del
1868 non  pi che un pezzo di carta, che i bisonti fuggono all'avanzata degli
immigranti, che i cercatori d'oro penetrano nella riserva del Dakota. Il governo
fa due tentativi per evitare che la situazione peggiori.
Uno di questi tentativi  autoritario. In un ordine del dicembre 1875 l'Ufficio
degli Affari Indiani dichiara che saranno ritenute ostili le trib che si
troveranno fuori dalla loro riserva dopo il 21 gennaio 1876. Alle truppe vengono
impartite istruzioni di combattere questi ribelli. Le condizioni di spirito
degli Indiani da una parte, il brevissimo termine accordato ed il freddo intenso
rendono per nulla questa decisione.
Il secondo  un tentativo di riconciliazione. Washington invia presso i Sioux
due negoziatori per ottenere ancora una volta uno spostamento delle trib. Poco
importa la direzione, basta che si evitino gli scontri con i coloni. E' il capo
Coda Macchiata (Spotted Tail) a ricevere i commissari del governo venuti a fare
la proposta. Risponde loro senza mezzi termini: Tutti i capi venuti dalla
capitale Yankee sono dei bugiardi! E quelli calvi sono i peggiori di tutti!
Beninteso, uno dei due uomini di Stato  calvo...
Coda Macchiata prosegue: In quattro anni, le nostre popolazioni sono state
spostate otto volte dai loro territori ora i nostri giovani ne hanno abbastanza.
Essi devasteranno e saccheggeranno tutta la contrada. Non abbiamo pi niente da
dire, pi niente da ascoltare. E' la guerra.
I primi scontri fra Indiani e coloni bianchi hanno luogo nei punti di accesso
alla riserva: al Red Canyon, al Buffalo Cap. Queste denominazioni di luoghi sono
altrettanti titoli di propriet: il canyon rosso, dell'uomo rosso; la buca dei
bisonti. Tutti gli immigranti che prendono le piste dell'ovest sono armati per
difendersi dagli attacchi dei selvaggi, anche le donne. Dalle stazioni
commerciali di Sidney e di Cheyenne, dove arriva l'Union Pacific Railroad, dai
centri di Bismarck e di Pierre, sul Missouri, approvvigionati dai battelli a
ruote, la corsa all'oro non rallenta. Al pericolo degli Indiani si aggiunge
quello di bande di saccheggiatori e di banditi da strada, che uccidono
altrettanti coloni quanto gli Indiani.
In questi ultimi mesi del 1875 i rinforzi venuti da est giungono ai confini del
territorio dei Sioux e dei loro alleati cheyenne. Il comando di tutte queste
truppe viene affidato al generale Sherman, mentre la campagna viene condotta dal
generale Terry. Il generale Grant, presidente degli Stati Uniti, detesta Custer;
quest'ultimo deve unicamente all'intervento di Terry il fatto di essere presente
sul campo di battaglia. Il segretario agli Interni, William Belknap, vorrebbe
ottenere dei risultati prima del nuovo anno. Terry elabora un piano di
accerchiamento delle trib indiane che l'impreparazione e il rigore del clima
non gli permettono di realizzare.
I Pellirosse seguendo i bisonti hanno piantato i loro tepees, le loro tende, a
sud dello Yellowstone, alimentato dai fiumi Big Horn, Tongue, Powder, Rosebud e
Cheyenne. Armati di fucili venduti loro da mercanti d'armi, nonostante il
divieto di Washington, essi sono pronti a resistere a qualunque assalto, ma i
primi scontri non avverranno che a primavera.
La manovra a tenaglia decisa da Alfred Terry ha inizio il 17 maggio. Il generale
George Crook parte da Fetterman in direzione nord-ovest. Il generale John Gibbon
e i suoi reparti di cavalleria lasciano il Montana e Fort Ellis. Da Fort Shaw i
fanti scendono lungo lo Yellowstone. Il 6 e il 7 United States Infantry e
tutto il Settimo Cavalleria di Custer, agli ordini diretti del generale Terry,
partono da Fort Abraham Lincoln, punto chiave del dispositivo, nel Dakota
stesso. Si costituisce un deposito sorvegliato dalla fanteria alla confluenza
tra i fiumi Powder e Yellowstone. I carri vengono adibiti a fortificazione di
questo accampamento provvisorio, mentre il loro contenuto prosegue a dorso di
mulo. Il quartier generale viene posto sul battello a vapore Far West, ancorato
per il momento alla confluenza tra il Rosebud e lo Yellowstone. E' un quartier
generale mobile assai efficace, che pu spingersi quasi dovunque lungo gli
affluenti del grande Missouri.
Il 21 giugno, a bordo del Far West, ha luogo un consiglio di guerra cui sono
presenti Terry, Custer e Gibbon. Si fa il bilancio dell'avanzata delle varie
unit, che hanno brillato in due battaglie importanti ma non decisive. Si sa che
Crook  stato attaccato per primo sulle rive del Tongue dai Cheyenne di Little
Hawk. La battaglia  stata aspra ma, tenuto conto del grande numero di truppe
impegnate nel combattimento, le perdite non sono state ingenti. Non si pu dire
chi l'abbia vinta, ma non  questo il problema. La guerra che sta iniziando
sfugge a qualunque definizione classica; i colpi di mano succedono alle
imboscate e si fatica a costringere gli Indiani a combattere a viso aperto in
pianura, uomo contro uomo, come aveva fatto tanto spesso l'esercito degli Stati
Uniti durante la guerra contro il Sud. Queste stesse truppe di Crook si sono
scontrate appena pochi giorni prima con una coalizione di Cheyenne e di Sioux
sul vicino Rosebud, il fiumiciattolo dal poetico nome di bocciolo di rosa.
Neanche quello scontro  stato decisivo. Ma  entrato in lizza un grande
guerriero: Cavallo Pazzo, un Sioux Oglala alleato con i Cheyenne del Nord a
sguito del suo matrimonio con una donna appartenente a quella trib. Egli deve
il suo nome all'ingresso di un cavallo impazzito nel suo villaggio al momento
stesso della sua nascita, trent'anni prima. Ma oggi persino i suoi nemici ne
lodano la saggezza e il senso tattico.
Custer ne segue le tracce, mentre Gibbon deve risalire lo Yellowstone fino al
fiume Big Horn, seguito fin dove possibile dal battello a vapore adibito a
quartier generale. Il piano di Terry prevede di costringere gli Indiani ad un
combattimento in piena regola, una volta che queste due colonne siano giunte nel
punto in cui si presume si trovi il loro accampamento. Lo spirito
individualistico di George Custer  troppo noto perch il suo superiore non
impartisca gli ordini per iscritto, pur badando per alle forme con questo
generale che, come vedremo, durante il suo soggiorno a Washington ha acquistato
una certa importanza politica. Terry detta dunque: Il generale ordina che,
appena il vostro reggimento sar pronto per partire, raggiungiate il Rosebud
inseguendo gli Indiani... E' naturalmente impossibile darvi istruzioni precise
su quest'azione, e anche se cos non fosse, il Comando ripone troppa fiducia nel
vostro zelo, nella vostra energia e abilit per imporvi ordini precisi che
potrebbero limitare la vostra azione nel momento di entrare in contatto col
nemico. Desidera tuttavia comunicarvi il proprio pensiero su come debba essere
condotta quest'azione e desidera che vi uniformiate ad esso finch non avrete
sufficienti motivi per non farlo.
Desidera dunque che risaliate il corso del Rosebud finch non sarete
definitivamente sicuro della direzione della pista. Se questa va verso il Little
Big Horn, il generale pensa che dobbiate proseguire ancora fino alla sorgente
del Tongue, poi tornare verso il Little Big Horn... Appena giuntovi... il
generale Gibbon attraverser lo Yellowstone per risalire fino alla confluenza
dei due Big Horn. Si spera che gli Indiani, se ce ne saranno lungo i due corsi
d'acqua, resteranno chiusi dalle nostre due colonne in una morsa tanto stretta
da renderne impossibile la fuga.
Il comando desidera che durante la marcia tentiate di mandare un esploratore
alla colonna Gibbon per informarla del risultato delle vostre rilevazioni. Il
battello con i rifornimenti risalir il Big Horn fino al limite della
navigabilit.
Quando l'ordine scritto viene consegnato a George Custer, il generale Terry e
molti dei presenti non riescono a scacciare dalla loro mente il timore di vedere
il comandante della cavalleria forzare le tappe per arrivare per primo
all'accampamento degli Indiani.
Il Settimo Cavalleria parte con quindici giorni di razioni alimentari, pane
nero, caff, zucchero e pancetta, e con una tripla dose di sale per potere
conservare la carne di cavallo se ci si trovasse costretti a ricorrervi. Ogni
uomo  dotato di cento scatole di proiettili per carabina e di ventiquattro da
pistola, che devono essere trasportate nelle tasche della sella. Per il cavallo
c' una riserva di dodici libbre d'orzo. Il distaccamento  costituito da quasi
seicento soldati, quarantaquattro esploratori indiani, gli scouts, e da una
ventina di civili e di guide. Sin dall'inizio esso procede rapidamente lungo il
fiume, il pi piccolo degli affluenti dello Yellowstone. Secondo la
configurazione del terreno utilizzando i guadi, la colonna passa da una parte
all'altra del corso d'acqua per avanzare pi agevolmente.
Nel pomeriggio della prima giornata di marcia, la colonna ha lasciato il campo a
mezzogiorno, Custer fa coprire ai suoi uomini dodici miglia. L'indomani, 23
giugno, vengono percorse trentatr miglia. Ma, nella notte tra il 23 e il 24, il
campo viene svegliato dagli squilli della tromba che annuncia una marcia
notturna. All'alba gli uomini si fermano per prendere il caff, ma senza
togliere le selle agli animali: la sosta  breve,  evidente che il generale
vuole forzare le tappe. Il maggiore Reno si avvicina a Custer e gli chiede:
Generale, di questo passo non dovremmo pi essere lontani dagli Indiani. Non
dobbiamo aspettare la colonna Gibbon per sorprenderli?
Maggiore, il comandante in prima  il comandante in prima...
Con queste poche parole George Armstrong Custer si  descritto. Militare di
grande fama in tutti gli Stati dell'Unione, egli  tanto ambizioso quanto
coraggioso e non intende lasciare a nessuno la gloria e l'onore di iniziare il
combattimento. Lo far solo se non potr farne a meno. Finora non ha mai subito
una sconfitta.
Custer  nato nell'Ohio nel 1839. I suoi primi studi e i suo primi amori hanno
per teatro il Michigan. A Monroe, dove vive con la sorella Lydia Reed, all'et
di quindici anni incontra Elizabeth Bacon, che dieci anni dopo diverr sua
moglie.
A diciassette anni egli si trova a West Point, l'Accademia militare degli Stati
Uniti. Pur essendo un buon allievo, egli  troppo indisciplinato per
distinguersi tra i compagni di corso. Nel giugno del 1861, al termine degli
studi militari, egli esce dall'Accademia con il semplice grado di sottotenente
al Secondo Reggimento Cavalleria. Sin dalla prima battaglia alla quale prende
parte, a Manassas, allo scoppio della guerra tra gli Stati dell'Unione, Custer
attira l'attenzione dei superiori. Vivace, pieno di fantasia, coraggioso, si
butta a fondo nelle cose. A Gettysburg, a Yellow Tavern, a Winchester a Fisher's
Hill, egli si distingue nella lotta contro il sud. Alla resa dell'esercito
confederato della Virginia, a venticinque anni Custer  il pi giovane maggior
generale dell'esercito dell'Unione.
La brillante carriera ed alcuni lati del suo carattere gli procurano parecchie
inimicizie. Ma per i suoi superiori egli  uno dei grandi combattenti della
guerra che ha termine con la resa del generale Lee. Sheridan, che ritroveremo
nel Dakota contro i Sioux, l'indomani della vittoria dice ad Elizabeth Custer:
Sono poche le persone che hanno contribuito al risultato finale quanto il suo
focoso consorte.
Custer viene nominato comandante del Settimo Cavalleria. Il suo reggimento si
dirige ad Ovest, dove combatte contro le trib del Nebraska e dell'Arkansas,
giudicate troppo vagabonde dall'Ufficio degli Affari Indiani. Nel 1868 ha luogo
la sua prima grande battaglia contro i Cheyenne del sud, i Comanche e i Kiowa;
battaglia che offre molti motivi di interesse.
Innanzi tutto Custer vi d prova pi di ambizione che di cameratismo. Egli
ottiene infatti dal generale Sheridan il comando dell'operazione ai danni del
collega Sully, pi anziano di lui.
Poi l'uomo chiamato allora il Boy General, per mettere in luce le sue qualit di
uomo alla moda e di militare, modifica l'obiettivo della campagna intrapresa.
Una volta che pu disporre a suo piacimento delle truppe, trasforma quella che
dovrebbe essere un'operazione di intimidazione delle trib in una caccia
spietata. Il 27 novembre il Settimo Cavalleria fa irruzione nel grande villaggio
di Washita River. Colti di sorpresa, i guerrieri indiani resistono come meglio
possono, e questa  ancora un'azione di guerra. Ma gli uomini di Custer
devastano anche l'accampamento, lo distruggono e praticamente ne uccidono tutti
gli occupanti, donne e bambini compresi. E' un massacro inqualificabile, la cui
ferocia  stata raramente uguagliata. Quest'impresa attira su Custer l'odio di
tutti gli Indiani ed il poco glorioso soprannome di squaws killer, uccisore di
squaws, le donne pellirosse.
Quello che accadr pi tardi a Little Big Horn avr un precedente a Washita:
Custer combatte da solo, senza aspettare l'arrivo delle colonne degli altri
comandanti del suo esercito.
Militare sulla cresta dell'onda, George Custer  dunque anche un uomo testardo e
tenace, la cui condotta e le cui opinioni non verranno modificate nel corso
delle campagne successive, nelle quali si distinguer. Alto, magro, di spalle
larghe, ha il fisico dell'uomo amato dal pubblico. Ma i giudizi formulati su di
lui non sono uniformi, se vi si comprendono anche quelli delle popolazioni da
lui perseguitate. In una sua opera del 1874 egli si lascia sfuggire qualche
frase che conferisce un po' di umanit al ritratto di questo guerriero. Se fossi
Indiano, scrive Custer in La mia vita nelle pianure, preferirei senza dubbio
trovarmi tra quella parte del mio popolo che ha scelto le grandi pianure libere,
piuttosto che accettare gli stretti limiti di una riserva in cui riceverei non i
benefici della civilt, ma tutti i vizi che ne emanano e che vi penetrano senza
alcun freno.
Ci non toglie che i Cheyenne del sud vengano decimati da Custer per avere
scelto la libert. Il generale, avido d'azione, deve ora continuare pi a nord
la sua opera di pacificatore. Lo ritroveremo nel Dakota il 24 giugno 1876.
La sera del terzo giorno di marcia gli uomini del Settimo Cavalleria sono
stremati, le cavalcature indebolite e gli esploratori inquieti. La pista delle
trib indiane indica che il villaggio non  pi molto lontano. Inoltre a una
dozzina di miglia, gli scouts hanno visto del fumo da una vallata che
fiancheggia il Little Big Horn, il cui corso  parallelo a quello del Rosebud. I
due affluenti dello Yellowstone sono separati da un ripido dislivello del
terreno. Poco dopo le nove, facendo rapporto al comandante in capo, gli
esploratori esprimono la loro opinione: non bisogna cercare di passare
nell'altra vallata durante la notte; il terreno  troppo difficile. Custer 
d'accordo e si fissa per l'indomani mattina alle cinque la partenza per il campo
degli Indiani.
Gli scouts conoscono bene i Sioux. Essi sono di razza Crow e Cree, da sempre
nemici dei signori della pianura comandati da Toro Seduto. I segni lasciati
dagli Indiani nei luoghi in cui si sono precedentemente accampati ed il fatto
che la pista diventa ora larga pi di duecento metri, tutto questo indica che
c' un grande assembramento ad attendere gli Americani. Custer non prende sul
serio gli avvertimenti dei suoi esploratori: I Crow sono fedeli, ma paurosi.
Bisogna sempre ridurre della met quello che affermano. Tendono a
drammatizzare...
E' impossibile far capire al generale che gli Americani saranno uccisi se
attaccheranno una coalizione troppo forte. Cree e Crow si riuniscono a consiglio
nel cuore della notte. Non resta loro che raccomandare l'anima a Dio e
prepararsi a morire. Riti solenni, incantesimi: gli Indiani alleati di Custer
sanno di cosa parlano quando rievocano la ferocia e il coraggio dei Sioux. Le
loro trib, meno importanti della grande nazione delle pianure, sono state da
tempo sconfitte e sottomesse.
Mich Bouyer, un interprete mezzo sangue, compie un ultimo tentativo per
avvertire Custer. Sar un hell of a big fight, un combattimento spaventosamente
duro, una battaglia infernale, quello dell'indomani se non si aspetteranno i
rinforzi. Il generale risponde a Bouyer che se ha paura pu ritirarsi la notte
stessa. L'interprete seguir Custer ovunque, ma profetizza: saremo decimati.
Anche i Pellirosse hanno i loro esploratori. Sei di loro rientrano quella sera
stessa all'accampamento del Little Big Horn: hanno scorto tende di Yankees nella
vallata vicina. Il Medicine Man Toro Seduto ordina che si compia il cerimoniale
di preparazione alla battaglia.
Le trib rispondono senza farsi attendere ai segnali di fumo. Vestiti e armati
per la battaglia, con il viso tinto fino alla fronte di una maschera rosso ocra,
i guerrieri si raggruppano attorno al grande fuoco che, al centro del villaggio,
annuncia il combattimento: Il fuoco  senza piet! Noi saremo senza piet verso
il nemico! I comandanti fanno sulle guance dei loro uomini un segno con la
terra, quella terra che difenderanno contro i Bianchi. Si invoca la spirito del
grande Piccolo Padre, il bisonte, che d la vita alle trib. Ogni guerriero
traccia un segno col carbone. Seguono le danze rituali, tributo agli dei della
guerra. Ora bisogna combattere, e combattere bene...
L'accampamento comprende quasi millecinquecento tende, duecento cheyenne, le
altre delle varie trib sioux: gli Hunkpapa di Toro Seduto, Crow King, Luna Nera
e Gall; gli Oglala di Cavallo Pazzo e Big Road; i Minneconjou di Hump; i Senza
Arco di Spotted Eagle... In totale una popolazione di quindicimila anime,
comprendente quasi cinquemila guerrieri. E' proprio, come pensano gli
esploratori di Custer, il pi grosso concentramento indiano mai visto fuori di
una riserva. Esso si estende su circa tre miglia, lungo la sponda occidentale
del Little Big Horn. I Cheyenne di Toro Bianco e Due Lune si trovano
all'estremit nord, gli Hunkpapa a sud.
All'alba Custer osserva il terreno: gli uomini si mettono in marcia verso lo
spartiacque che separa la vallata del Rosebud da quella del Little Big Horn. Tre
ore dopo il grosso della cavalleria si trova su una delle ramificazioni della
vallata degli Indiani, e non c' pi alcun dubbio che i soldati sono stati visti
dagli osservatori sioux. Custer convoca il suo stato maggiore poco prima
dell'ora di pranzo. Annuncia agli ufficiali che il suo piano originario
consisteva nel prendersi mezza giornata di riposo e nel non attaccare il
villaggio indiano che l'indomani, il 26. Ma i Sioux e i Cheyenne ormai sanno che
il Settimo Cavalleria  l vicino, in fondo alla vallata chiamata dagli Indiani
la Greasy Grass. Aspettare ancora mezza giornata prima di combattere significa
rischiare di vedere fuggire le trib. Bisogna dunque, dice Custer, passare
all'attacco senza aspettare oltre. Non si aspetter quindi la colonna Gibbon,
della quale oltre tutto si  privi di notizie.
A mezzogiorno il comandante in capo divide la sua unit in tre battaglioni. Le
compagnie A, G e M saranno poste agli ordini del maggiore Reno, altre tre, la H,
la D e la R, saranno comandante dal capitano Frederick Benteen e le cinque
compagnie rimanenti, la C, la F, la E, la I e la L, si troveranno direttamente
agli ordini di Custer, mentre la B protegger il materiale, che segue piuttosto
da lontano la colonna Custer.
Benteen riceve la missione di tenersi pronto per venire eventualmente in
appoggio e di sorvegliare lo svolgimento della battaglia, ad ovest della pista,
vicino alla South Fork, la diramazione meridionale del fiume. Custer e Reno
avanzano dapprima parallelamente, da una parte e dall'altra di un letto asciutto
del corso d'acqua, pi a nord, fino al momento in cui le tre compagnie del
maggiore attraversano il Little Big Horn ed il generale continua la marcia verso
nord-ovest, dove si trova il villaggio.
Custer impartisce a Reno l'ordine di attaccare una parte del villaggio, alcune
tende dove sembra sia tutto tranquillo. Gli Indiani aspettano il nemico pi a
nord. Cavallo Rosso, in disparte con un gruppo di squaws a poca distanza
dall'estremit sud del campo, racconta: D'un tratto, una delle donne accanto a
me mi fa notare da lontano una densa nube di polvere. Mi accorgo che  un
attacco dei soldati americani e quando mi vengono a dire che il consiglio si
riunisce d'urgenza accorro. Appena arrivato, i soldati gi ci accerchiano. Ci
slanciamo in tutte le direzioni. I nostri cavalieri sono gi armati e a cavallo
e corrono a combattere. Le donne montano coi bambini sui loro cavalli e lasciano
libero il campo per non intralciarci nei nostri movimenti.
Sono le due e trenta. La sorpresa  stata solo parziale e molto presto gli
uomini di Reno devono ritirarsi. Si dispongono in ordine sparso, ma gli Indiani
arrivano sempre pi numerosi, da tutte le parti. La posizione delle compagnie 
cattiva per una difesa che si annuncia prolungata. Reno ordina di ripiegare a
cavallo verso le alture che dominano il fiume. In un disordine crescente i
cavalieri si ritirano, non senza perdite, sull'altra sponda del fiume. Il
tenente De Rudio vede cos la ritirata: E' una corsa per la vita! Gli Indiani ci
incalzano sempre pi da vicino, da tutte le parti, sparando sugli uomini che
rispondono al tiro a casaccio. E' una lotta a corpo a corpo; tanto i nostri
quanto gli Indiani cercano di disarcionare i nemici. La maggior parte delle armi
sono scariche, ma di tanto in tanto qualche Indiano fa ancora centro.
In totale, un terzo delle tre compagnie  fuori combattimento, poich molti
uomini sono stati uccisi o, disarcionati, si sono nascosti nella brughiera per
cercare di riattraversare il fiume. Gli altri apprestano una protezione
difensiva su una collina ad est del corso d'acqua. Gli Indiani, lanciati al loro
inseguimento, si ritirano quasi tutti senza passare il Little Big Horn.
Tuttavia Custer ha proseguito la marcia. All'inizio del combattimento tra Reno e
gli Indiani ha sventolato in alto in segno di incoraggiamento il suo largo
cappello da cow-boy ed ha continuato la strada con le sue cinque compagnie. Il
tempo di attraversare il Medicine Tail Coulee, un piccolo affluente del Little
Big Horn, e di avvicinarsi di circa due miglia all'accampamento centrale degli
Indiani, ed il combattimento nel quale  impegnato Reno  terminato. I guerrieri
che hanno assaltato le compagnie A, G e M e che hanno seminato il caos nei loro
ranghi ripiegano dunque verso nord, certi che l'altra colonna di Yankees entrer
presto in azione.
La totalit delle forze indiane  raccolta tra gli accampamenti sioux e cheyenne
quando Custer arriva in vista del grande villaggio. Egli dovr combattere con
circa duecentoventicinque cavalleggeri contro quasi cinquemila Indiani. Ci sono
tutte le condizioni perch avvenga una battaglia sanguinosa... Nessun americano
sopravviver. Tutto quello che si sa della battaglia di Little Big Horn sar
dunque riferito pi tardi dagli Indiani con scarsa precisione. Il vecchio capo
sioux Cavallo Cornuto (Horned Horse), troppo vecchio per combattere, ha per
visto l'insieme dei movimenti effettuati nel pomeriggio del 25 giugno.
Da una collina sulla quale sono radunate le donne e i bambini egli ha seguito
l'avanzata delle cinque compagnie di Custer, sull'orlo del burrone che domina il
fiume. Il pendio  troppo scosceso e franoso perch i cavalieri possano
discenderlo. Essi proseguono quindi per tre miglia la marcia sull'altura, dopo
aver scorto le prime tende dell'accampamento indiano.
Per un lungo momento le truppe scompaiono alla vista dei Sioux e dei Cheyenne,
gi pronti a combattere nella vallata. Le trib pensano che gli Americani
abbiano avuto paura di affrontare un cos gran numero di guerrieri. In realt i
cavalleggeri sono rimasti nascosti alla vista per quasi un miglio da un'asperit
del terreno: eccoli riapparire pi vicini all'accampamento ed al pascolo in cui
sono riuniti i poneys indiani. Giunto al Medicine Tail Coulee, Custer vuole
utilizzare il pendio di questo piccolo affluente per scendere verso la vallata.
Tale manovra viene impedita dal fuoco nutrito delle carabine a ripetizione del
nemico. Molti cavalleggeri vengono feriti a morte e, tra essi, il tenente
Harrington.
Cavallo Cornuto non riconosce Custer alla testa delle truppe, ma capisce che
l'uomo di alta statura che fa discendere da cavallo i suoi uomini  il capo
degli assalitori. A piedi, i cavalleggeri continuano ad avanzare, sparando sui
Cheyenne che si avvicinano sempre pi. Gli uomini si proteggono dietro i
cavalli. Alle loro spalle si trovano i Sioux e sull'altra sponda del fiume il
grosso dei guerrieri indiani, che hanno appena attraversato il Little Big Horn
per andare incontro agli Americani. Gall e Cavallo Pazzo sono i primi a tagliare
a Custer la strada del villaggio. Pi lontano, i cavalli del Settimo che sin
dalle prime fucilate hanno perduto i loro cavalieri vengono catturati dalle
squaws e riuniti in un recinto. Le munizioni di riserva si trovano ancora per la
maggior parte nelle sacche delle selle. Quanto ai Cree ed ai Crow, essi hanno
abbandonato da tempo la colonna di Custer...
Una volta preclusa dai guerrieri indiani la strada del villaggio, il generale
perde uno dei suoi vantaggi tattici:  bene combattere i Pellirosse nel loro
accampamento stesso. L'esperienza insegna che in questo caso essi combattono
meno brillantemente, ma oggi il loro numero prevale. A venti contro uno, non 
pi possibile fare della tattica. Sempre a piedi, i cavalleggeri americani
serrano i ranghi, si proteggono dietro i cavalli morti; non c' pi avanzata ma
resistenza.
L'ultimo messaggio di Custer ai suoi subalterni  partito da pi di un'ora. Non
ricever risposta in tempo per evitare il massacro. Nel momento in cui  apparso
agli occhi del comandante l'imponente spettacolo del villaggio indiano, egli ha
mandato dal capitano Benteen, e non da Reno, che sa gi impegnato in un
combattimento, il suo trombettiere, John Martin. E' lui che consegna al
comandante delle compagnie di riserva le poche parole scarabocchiate in fretta:
Benteen, come on, big village, be quick, bring packs. P.S. Bring packs.
L'inglese rende ancora pi pressante. quest'ansioso appello: Benteen, venite,
grande villaggio, fate presto, portate i pacchi delle munizioni. P.S. portate i
pacchi delle munizioni.
Benteen raggiunger Reno. Ma, a meno di cinque miglia dal luogo dell'ultimo
combattimento di Custer, sar preso di mira dai Sioux, pi numerosi delle sei
compagnie riunite, e non potr andare in soccorso del generale. Del resto ormai
 troppo tardi. A mezzo miglio dai meandri del Little Big Horn i cavalleggeri
yankees hanno ceduto. Cavallo Cornuto afferma di non avere mai visto un simile
massacro. Nell'ultimo cerchio di resistenza, i cavalleggeri di Custer finiscono
col battersi a corpo a corpo. Senza pi munizioni per le carabine, con i cavalli
ancora vivi spaventati dalle fucilate degli Indiani, essi rispondono al fuoco
con le pistole... Non sopravvive nessuno, tranne un cavallo, uno solo, che si
chiama Comanche. Duecentosettanta vittime, tra cui undici ufficiali, un medico
militare, tre scouts, uno dei quali  Mich Bouyer, e cinque civili tra cui una
donna, Autie Reid, parente del generale, ed un corrispondente di guerra dei
giornali di Saint-Paul, Mark Kellog.
La sera del 25, la battaglia principale infatti  durata tre ore al massimo, i
Sioux ed i Cheyenne si portano nuovamente a sud, contro Reno. Il maggiore 
appena stato raggiunto da Benteen e dalla colonna di rifornimento di Mac
Dougall. Ma di avanzare non se ne parla nemmeno... Bisogna accontentarsi di
resistere sul posto. Preoccupati, il 26 i cavalleggeri osservano che il nemico
brandisce gli stendardi del Settimo e che numerosi Indiani indossano qualche
pezzo scompagnato di divisa americana. A Custer  andata male, ma Benteen e Reno
non riescono a disimpegnarsi.
Nel pomeriggio del 26 gli esploratori sioux avvistano a nord della vallata una
nube di polvere che non pu annunciare altro che l'arrivo di nuove truppe. Gli
Indiani si ritirano, lasciando finalmente tirare un sospiro di sollievo agli
uomini delle sei compagnie sopravvissute al massacro. Nel complesso Reno e
Benteen hanno perduto pochi uomini: trentadue morti e quarantaquattro feriti. La
sera del 26 gli uomini di Reno, che due giorni prima si erano nascosti senza
poter attraversare il fiume, raggiungono il grosso delle truppe. Le compagnie,
che hanno molto sofferto la sete, muovono verso il Little Big Horn, mentre sulle
Big Horn Mountains gli Indiani si incamminano lentamente con i loro carri
carichi di tepees, scomparendo alla vista.
Il 21 i quattrocentocinquanta uomini di Terry e di Gibbon hanno lasciato lo
sbocco del Rosebud, hanno seguito lo Yellowstone come previsto ed il 24 si sono
accampati a Tullock Creek, vicino a Big Horn. Il giorno del massacro del reparto
di Custer essi attraversavano le aride colline dominanti il fiume, penandovi per
raggiungere il Little Big Horn. L'indomani Curley, uno degli scouts di Custer,
comunica a segni che tutti i Bianchi sono stati uccisi nel corso di una grande
battaglia, ad eccezione di una piccola parte delle truppe che si  nascosta
sulle alture. Secondo Curley i Crows si sono messi in salvo durante la
battaglia. Lo stato maggiore di Terry non crede a questo rapporto, incapace di
immaginare che Custer abbia potuto essere sconfitto, fino al momento in cui, nel
pomeriggio inoltrato dello stesso giorno, gli esploratori di Gibbon avvistano da
lontano una compagnia di uomini vestiti con l'uniforme che cavalcano
disordinatamente. Sono Indiani!
Il mattino del 27 non si vedono pi Indiani. Dopo colazione riprende la marcia
verso sud. Il tenente Bradley, che  andato in esplorazione assieme agli scouts
di Gibbon, scopre il campo di battaglia: Leggermente ad est rispetto alla
colonna e a due o tre miglia di distanza, un cavallo morto attira la mia
attenzione. Pi lontano scorgo degli uccelli da preda. Ci affrettiamo in questa
direzione... Il cadavere di Custer, nudo ma non mutilato, riposa su una piccola
altura, quasi al centro dei suoi uomini. Le ferite che ne hanno causato la morte
sono poco visibili; raramente un eroe  caduto sul campo di battaglia cos, come
se fosse morto naturalmente. Ha pi l'espressione di un uomo che si sia
addormentato che quella di testimone di un dramma quale si pu immaginare da
questo campo di battaglia... Vedo praticamente tutti i cadaveri delle vittime;
ad eccezione dello scalpo, che in molti casi  stato tolto, sono state compiute
poche mutilazioni. Qualche cadavere  stato sfigurato a colpi d'ascia o di
coltello. Molti cavalieri devono essere stati feriti e messi fuori combattimento
durante la battaglia, poi finiti all'arma bianca dagli Indiani.
L'indomani i generali Terry e Gibbon si uniscono a Reno e a Benteen nelle
immediate vicinanze del luogo del massacro. Da un esame pi approfondito risulta
che Custer  morto colpito da due proiettili. Si identificano le vittime, che
vengono subito sepolte. A poca distanza dal fiume viene trovato Comanche, il
cavallo del capitano Keogh, che ha riportato sette ferite. Assieme ai
cinquantadue uomini feriti durante i combattimenti effettuati da Reno e da
Benteen, il cavallo sopravvissuto viene fatto salire a bordo del vapore Far
Wert, che  riuscito a risalire di quindici miglia il corso del Little Big Horn.
Il capitano della nave, Grant Marsh, fa costruire un box per Comanche, mentre il
ponte del suo vapore viene trasformato in ospedale galleggiante.
Il cavallo sar onorato come il pi valoroso dei guerrieri. Non sar pi montato
da nessuno: guarito dalle ferite, far parte della riserva del Settimo
Cavalleria e sar con essa in ogni occasione memorabile fino alla morte, all'et
di trent'anni. La sua carcassa, trattata da specialisti dell'universit del
Kansas, sar in seguito deposta al Dyohe Museum della citt di Latvrene, dove
pu essere vista ancor oggi.
Su un pagliericcio d'erba tagliata di fresco si stendono le coperte che
ripareranno i feriti fino a Fort Lincoln. Per quarantotto ore si fa provvista di
legna per alimentare la macchine nelle settecento miglia di percorso sul fiume
che devono essere coperte per raggiungere il forte.
Nel frattempo il Far West viene adibito ancora una volta a Quartier Generale per
il generale Terry e per il suo stato maggiore, che cercano di trarre un
insegnamento dalla disfatta. Curley, l'esploratore,  salito a bordo del vapore
per raccontare quanto ha visto dell'ultima battaglia di Custer e per tracciare
una pianta approssimativa del luogo del combattimento. Terry aveva ragione di
temere l'ambizione del suo valoroso subalterno; ora  tutto l'esercito a
soffrire della sua disinvoltura, e di conseguenza anche gli Indiani, che ne
subiranno la vendetta. La vicenda del Little Big Horn  appena iniziata.
La cattiva notizia viene portata dal Far West. Il 5 luglio il battello arriva a
Bismarck, citt gemella di Fort Lincoln, dopo un viaggio senza storia. Ventisei
spose apprendono la notizia della morte del marito e tra esse Elizabeth Custer.
I feriti, non pi di cinquanta, vengono affidati all'infermeria, mentre la
stazione telegrafica trasmette ad est l'incredibile annuncio della morte di
Custer. Si dice che il telegrafista, James Carnaham, non si sia mosso per
ventidue ore di fila dal tasto del telegrafo per trasmettere i dispacci
ufficiali e i pezzi dei corrispondenti locali di tutta la stampa.
Allorch i giornali dell'Est pubblicano gli articoli sulla disfatta, Terry,
Gibbon e Crook, riuniti in prossimit del Rosebud, tentano di rintracciare le
piste degli Indiani vittoriosi. La sera del 26 giugno, ritiratisi dopo
ventiquattr'ore di assalto contro gli uomini di Reno e di Benteen, i Sioux e i
Cheyenne sono partiti verso il nord. I loro movimenti sono stati tanto abili che
non si riesce a rintracciare alcuna pista, alcuna traccia del loro passaggio.
Toro Seduto, che  stato pi il coordinatore della battaglia che uno dei
combattenti, ha tratto una lezione pessimistica ma profetica dal grande scontro
di Little Big Horn. Fratelli miei, ora l'uomo bianco non ci dar pi tregua...
Infatti Alfred Terry sta preparando la prossima grande campagna contro le trib
ostili. Queste ultime hanno vinto Custer e le ripercussioni della vittoria
saranno immense. Ma le trib vittoriose hanno segnato la loro rovina a breve
scadenza.
E' una triste storia quella delle popolazioni indiane. La prima offesa inferta
loro  stata la meno grave: quella del nome. Dai navigatori che cercavano la
rotta delle Indie, i primi abitanti dell'America del Nord hanno ricevuto il nome
di un paese del quale essi non immaginavano nemmeno l'esistenza. La qualifica di
Pellirosse  sopraggiunta pi tardi, in seguito a frettolose osservazioni. I
colori di cui i guerrieri si spalmavano il corpo per festeggiare questo o
quell'avvenimento hanno impressionato i primi esploratori, che hanno pensato di
aver trovato una nuova razza sulla faccia della terra. In seguito gli etnologi
si sono divisi in due gruppi, cercando di stabilire l'origine di coloro che
abitualmente definiamo Indiani. Vi sono degli scienziati che pensano che i primi
Amerindi, tanto per impiegare almeno una volta il termine dotto, siano giunti
qui dall'Europa orientale, dalla Mongolia, attraverso lo stretto di Behring. Ve
ne sono altri che trovano nei discendenti dei primi abitanti un numero di
caratteristiche comuni alle razze gialle od oceaniche sufficienti a far supporre
un'altra origine, anche se ancora asiatica. Il problema etnico si complica con
osservazioni differenti. Per esempio gli occhi grigi e i capelli castano chiaro
dei Mandan, un ramo dei Sioux, il cui tipo  gi molto lontano tanto dai
Melanesiani quanto dai Mongoli...
L'immenso giardino ignoto all'uomo bianco fino agli inizi del XVI secolo si 
schiuso quasi simultaneamente alle sue due estremit. Sin dal 1567 la terra
degli Indiani porta il nome di America, in onore dell'italiano Amerigo Vespucci.
E' l'epoca in cui il Portogallo e la Spagna, con Vasco de Gama e Cristoforo
Colombo, si contendono le conquiste coloniali. Nel 1493 il papa Alessandro I ha
inteso dividere le terre tra gli eventuali conquistadores: una bolla limita per
ciascuno dei due sovrani, Giovanni II e Ferdinando, l'estensione delle
conquiste. Nessun'altra nazione viene nominata, cosa che pi tardi far
sorridere Francesco I e bestemmiare Enrico VIII. Superati i limiti stabiliti dal
papa, mentre il Portogallo s'interessa alla parte meridionale del continente,
tre paesi sono ora in competizione per le prime avventure americane: la Spagna
in Florida, con Ponce de Leon nel 1513; la Francia con i viaggi di Cartier nel
Saint-Laurent a partire dal 1534 e l'Inghilterra, timida all'inizio ma pi
ardita alla fine del secolo, al punto da trionfare alla fine nella corsa alle
terre americane.
Il primo a solcare il mare per conto dei commercianti di Bristol, nel 1498,  un
Italiano, Giovanni Caboto, che prende il nome di John Cabot. Egli tocca
Terranova, come fanno gi molti pescatori bretoni e inglesi. I primi contatti
tra Indiani e Inglesi dei quali si ha un ricordo sono delle conquiste. Sir
Walter Raleigh, incaricato di scoprire, cercare e trovare tutte le terre, i
territori e i lontani paesi pagani e barbari che non si trovino attualmente in
possesso di qualche principe cristiano e non siano abitati da qualche
popolazione cristiana, porta a Londra la prova del suo successo. Dalla costa
orientale che ha risalito partendo dalla Florida, nel 1584 prende a bordo due
Indiani: elementi di prova, prima di diventare una curiosit nelle varie
conferenze e cerimonie.
L'anno seguente avr luogo il primo tentativo di colonizzazione. La spedizione,
partita agli ordini di Sir Raleigh per la regione che prender il nome di
Virginia, comprende un contingente di coloni e uno di armati. Gli Indiani della
regione si mostrano dapprima amichevoli, ma, quando ne scoprono i disegni, non
facilitano l'insediamento dell'uomo bianco sul loro territorio. Le malattie e le
difficolt di ogni genere hanno ragione della colonia. Nel 1587, appena nasce il
primo bambino bianco, Virginia White, figlia del governatore, i coloni della
sventura si reimbarcano. Bisogner attendere altri venti anni per vedere un
altro contingente britannico arrischiarsi a venire in questi luoghi. Le navi del
capitano Newport sbarcano sulla costa i fondatori di Jamestown. E' il primo di
una lunga serie di nuovi insediamenti inglesi: Owford, Providence, Newport,
Plymouth... Sono tutti nomi che ricordano la madre patria e che non si
cancelleranno pi dalle carte geografiche. Nel 1620 ai creatori dei futuri Stati
Uniti si aggiungono gli emigranti del Mayflower. In un secolo sorgono
quattordici insediamenti, che costituiscono l'ossatura di un grande paese.
Colonizzazione, commercio e princpi religiosi coesistono tranquillamente in
quest'epoca. Giacomo I d'Inghilterra, in un editto del 1606, stabilisce le
regole dello sfruttamento dei nuovi territori, ma raccomanda di non trascurare
l'aspetto religioso dell'avventura. Le concessioni sono una cosa, la propaganda
della religione cristiana un'altra per tutti questi popoli che vivono nelle
tenebre e nella sventurata ignoranza della verit e dell'adorazione di Dio. In
questo good old colony time, il praying Indian, l'Indiano che prega, fa parte
del quadro.
Non  detto comunque che l'accordo sia irrealizzabile e che gli indigeni non si
lascino sedurre... John Rolfe, un colono industrioso e intelligente, ne d un
esempio sposando la figlia di un capo Potomac, chiamata Pocahontas. Questo
matrimonio avviene in un momento in cui le pretese dei coloni e i fucili dei
soldati cominciano a contrastare con le aspirazioni degli Indiani e a spaventare
le trib. Venuta in visita a Londra col marito, Pocahontas recita il ruolo della
principessa di un paese lontano. Essa muore all'et di ventidue anni per i
rigori invernali e le malattie provocatele dalla nebbia londinese. In seguito
due suoi nipoti diventeranno governatori della Virginia.
La calma della colonia  per di breve durata. Nel 1622 hanno inizio i primi
gravi scontri tra Indiani e immigrati. La responsabilit  della madrepatria:
per tramutare in citt popolose i primi insediamenti americani, essa non esita a
ricorrere ad un'emigrazione forzata. Molti delinquenti e vagabondi si vedono
offrire la traversata dell'Atlantico senza possibilit di rifiutare. Questi
emigrati troveranno nella Virginia la terra che occorre loro per tornare sulla
retta via... In realt una volta nel Nuovo Mondo questi coloni forzati
riprendono subito le abitudini che li hanno fatti cacciare dall'Inghilterra.
Essi esercitano il loro talento, vendita di alcoolici, rapine, istigazione al
gioco, a spese degli abitanti pi ingenui del nuovo paese: gli indigeni. Alla
fine, poich il senso della giustizia  sviluppato in tutti gli Indiani, le
trib si ribellano. Avviene il massacro detto del Venerd Santo, che costa la
vita a trecentocinquanta coloni, sorpresi nel sonno dalle orde scatenate.
Sconvolta, Jamestown non aspira pi che alla vendetta: il ciclo delle vendette 
iniziato. Il governatore Wiat ottiene dalla madrepatria i mezzi sufficienti per
domare la rivolta indiana. Nel 1623, un anno dopo il massacro, truppe venute da
Londra scacciano lontano verso ovest gli uomini del capo Wipecan Canough. Che
gli piaccia o meno, il nemico pagano entrer nel nuovo quadro stabilito
dall'uomo bianco. L'Indiano non  che uno degli elementi ostili che si ergono
sul cammino ed egli lo piegher n pi n meno della natura ingrata. E' nel 1625
che Carlo I definisce quale debba essere l'amministrazione delle terre della
Virginia: che si instauri in perpetuo un sistema uniforme di governo nell'ambito
e nello spirito della nostra monarchia plenaria. Che essa non sia affidata a
terzi, ad una compagnia o ad una corporazione.
Gli interessi della colonia e dell'Inghilterra s'incontrano talvolta con qualche
principio umano. Una volta stabilito il sistema, esso pu ricevere qualche
modifica che faccia dimenticare agli Indiani di non essere pi padroni in casa
loro.
Si tenta l'integrazione delle trib conquistandone i giovani. In Virginia si
prevede l'istituzione di una scuola mista in cui Bianchi e Pellirosse ricevano
la medesima istruzione. Ma gli indigeni non si rassegnano ad una vita sedentaria
e meno che mai a far sedere i propri figli sugli stessi banchi di scuola dei
figli degli invasori. C' qualche eccezione: nel 1675 un Delaware diventa
Bachelor of Arts, laureandosi all'universit di Cambridge, in Inghilterra.
Mentre gli uomini della preghiera, i padri Marquette ed Hennequin, discendono il
Mississippi scoprendo il paese dei Sioux, anche un governatore britannico parla
di fraternit. William Penn fonda Filadelfia, che ha il significato etimologico
di la citt dell'amore fraterno, fa suo il motto La libert senza obbedienza non
 che anarchia, l'obbedienza senza libert non  che schiavit, e dice agli
Indiani: Dio vuole mettermi alla testa del vostro paese, dove il re del mio
paese mi ha concesso una vasta provincia. Io non voglio accettarla che col
vostro consenso e col vostro affetto, perch possiamo vivere a fianco, da buoni
vicini e amici. Dio non ci ha creati n per divorarci gli uni con gli altri n
per distruggerci, ma perch possiamo testimoniarci riguardi e simpatia. Sono
stato sconvolto dalle ingiustizie e dalle crudelt delle quali si sono resi
colpevoli verso di voi degli uomini venuti qui pi per sacrificarvi ai loro
interessi che per insegnarvi l'indulgenza e la bont. Ne sono risultate
sommosse, pianti e troppo spesso  scorso il sangue. Io non sono uno di questi
uomini, quelli del mio paese lo sanno bene. Io vi stimo e vi amo e posso
meritarmi da voi gli stessi sentimenti per il mio atteggiamento amichevole,
leale e pacifico.
Parole meritorie, in pieno XVII secolo, che va sotto il segno della conquista a
tutti i costi. Penn va ancora oltre: fissa i limiti al di l dei quali l'uomo
bianco non potr spingersi: La sponda occidentale del fiume Delaware per tutto
il suo corso e mai oltre due giorni di cavallo dalle anse del suddetto corso
d'acqua.
Anche Richard Bourne, a Plymouth, intende proteggere le trib dagli
sconfinamenti dei coloni. La Corte ordina che nessuna parte anche minima delle
loro terre possa essere acquistata presso gli Indiani da chi non abbia ottenuto
il consenso degli Indiani stessi, e ci anche quando la Corte esprima parere
favorevole al compromesso.
E' in applicazione di tali principi che hanno luogo oneste transazioni, come
quella che concede a John Pynchon di acquistare ad un alto prezzo la regione di
Northampton senza molestare gli Indiani n privarli abusivamente dei loro
diritti.
L'applicazione della dottrina di Penn non copre che un breve capitolo della
storia della colonizzazione. Ben presto le vendite di terreni si faranno a
svantaggio delle trib che le possiedono. I coloni inglesi estendono ogni giorno
un po' pi a ovest i loro possedimenti. I terreni di caccia diventano terre
coltivate, le praterie si tramutano in pascoli.
Quando la manodopera comincia a scarseggiare, quando i Negri non bastano pi,
qualcuno pensa di poter ridurre in schiavit le trib. L'accanita resistenza
degli Indiani fa s che essi restino liberi, liberi di andare pi a ovest, verso
le terre cui i Bianchi non mirano ancora.
Si firmano i primi trattati, che spesso si risolvono nelle prime delusioni per
gli indigeni. In tutte le trib il rispetto per la parola e per gli accordi dati
non si discutono. Firmando un documento con un bianco e fumando con lui il
calumet della pace, un capo indiano non pu supporre che un giorno l'intrigo o
la cattiva fede ridurranno a nulla l'accordo raggiunto. E tuttavia questo
accade...
Ecco molte ragioni per combattere i bianchi, a meno di accettare tutto dalla
loro potenza. Intere regioni si ribellano per tutto il corso del secolo in lotte
impari. Nel Massachusetts i capi Metacomet e Wamsutta, alla testa di cinquemila
guerrieri, difendono per lunghi mesi i loro domini, fino al giorno in cui,
grazie ad un tradimento, Wamsutta viene arrestato. Metacomet continua la lotta,
ma le frecce non possono stare alla pari con i moschetti dei militari venuti da
Plymouth e dal Connecticut a rafforzare le guarnigioni locali. Le imboscate
cessano il giorno in cui la trib si ritira sui contrafforti rocciosi
dell'interno, in attesa di un momento pi propizio alla lotta.
Pi a nord i coloni inglesi ricorrono all'aiuto di certi Indiani per combattere
i Francesi, essi stessi alleati alle popolazioni del Saint-Laurent. Ha inizio
una lunga guerra, che insegna agli indigeni nuove tattiche e permette loro di
imparare l'uso delle armi moderne.
ln Florida gli Spagnoli pagano i Tuscarora per combattere al loro fianco contro
le colonie inglesi della Carolina del Sud.
Nella Luisiana francese si applicano gli stessi princpi e si commettono gli
stessi errori; ne sono l'esempio il massacro di Fort Rosalie e la caccia ai
Natchez. In questi primi anni del XVIII secolo occorre spazio, sempre pi
spazio, per i nuovi venuti. Il capo dei Natchez ha parole dettate dalla ragione:
Siete venuti a chiederci la terra e noi ve l'abbiamo data perch nelle nostre
praterie c' spazio tanto per voi quanto per noi. Siamo tutti scaldati dallo
stesso sole e ci nutre la stessa terra, che sar un giorno quella dei nostri
figli. Perch prenderci ora tutta la prateria, le dimore nelle quali vi
riceviamo da ospiti e persino la stuoia di paglia sulla quale abbiamo fumato il
calumet della pace? La trib viene ugualmente scacciata e perci decide di
contrattaccare: con i loro vicini yasou e chickasaw, i Natchez assaltano di
sorpresa Fort Rosalie, incendiano le abitazioni, sgozzano gli uomini e deportano
le donne e i bambini. Un anno dopo la madrepatria reagisce inviando un forte
contingente di truppe e cancellando dalla carta geografica le trib della
regione.
Il declino delle nazioni indiane  cominciato. I quattordici milioni di indigeni
dell'America temono gi i Bianchi, che sono per ora solo duecentocinquantamila.
Sulle prime carte geografiche del nord del continente americano tre colori di
fondo differenziano, non troppo nettamente, l'estensione di ogni possedimento
coloniale. L'esplorazione del paese degli Indiani  stata iniziata da ogni
parte, disordinatamente, tanto da nord quanto da sud, ma la configurazione
geografica delle pianure e delle catene montuose  rimasta molto vaga. Una
regione considerata ostile, come la lunga catena delle Montagne Rocciose, non 
stata percorsa che dai missionari e da qualche viaggiatore curioso, prima di
interessare la grande ondata di immigrazione del XIX secolo.
I primi viaggiatori, ai quali si deve la conoscenza degli usi e dei costumi
della trentina di grandi trib che popolano il paese, prorompono in un grido
unanime: che meravigliosa natura! Padre Nicolas Point, giunto da solo tra i
Rockies, traccia sul suo diario appunti e schizzi: Alle mie spalle i territori
del Missouri e davanti a me i fiumi che sboccano nel Pacifico. Che spettacolo
magnifico! Chi mai potrebbe descrivere la maest della natura selvaggia cos
come la scopriamo...
Padre Point  uno di quei missionari esploratori che fungono cos da
giornalisti. Durante i sei anni trascorsi sulla catena delle Montagne Rocciose
egli osserva. Nonostante il freddo tanto intenso che spesso il vino gela nel
calice, qualunque cosa ne pensino gli stregoni adoratori di manit, lo spirito
supremo, questo gesuita venuto nel Nuovo Mondo porta alle trib la sua buona
novella. Ci sono i Flathsead, tra i quali albergano modestia, sincerit,
coraggio, bont, generosit, i Cuori di Lesina noti per la loro astuzia, il loro
egoismo, la loro crudelt, i Blackfeet, assetati di sangue e di saccheggi. Lo
spirito d'indipendenza  comune a queste trib, dimentiche del passato e
incuranti dell'avvenire, aggiunge Nicolas Point.
Disegna a matita le scene della vita quotidiana degli Indiani. I ritratti degli
stregoni e dei capi fatti in ogni villaggio impressionano molto: Blackrobe,
abito nero, il soprannome del religioso, viene venerato per il suo potere di
riprodurre tanto fedelmente le espressioni di viventi. Col passare dei mesi e
delle stagioni egli scopre i segreti delle trib e narra i loro costumi. La
trasmissione dei messaggi col fumo non ha pi misteri per lui. Quando il fuoco 
ricoperto di erba umida da lontano si pu scorgere un lungo pennacchio di fumo.
Coprendo e scoprendo alternativamente il fuoco, l'Indiano emette brevi e lunghe,
come nel telegrafo Morse, che, insieme, formano l'espressione. Al calar della
notte, all'erba per le fumate si sostituisce la legna secca. La sua fiamma
chiara porta lontano le notizie, utilizzando lo stesso procedimento
nell'alternare la luce all'ombra.
Anche la pista pu parlare. Tacche col coltello sugli alberi che la
fiancheggiano, ciuffi d'erba disposti lungo il passaggio, rami, bastoni, pietre,
forniscono indicazioni diverse, dalla pi semplice, attenzione, pericolo: un
ciuffo d'erba lungo il cammino, alle pi complesse, un cerchio di pietre con al
centro un frammento di pietra: la direzione di una sorgente; un ramo inclinato
in una direzione sul quale sono appoggiati molti ramoscelli e cortecce: il fiume
pi vicino  molto fangoso...
Altrove un altro religioso, padre Savinien, completa la conoscenza delle trib.
Egli si trova presso i Sioux Mandan, dei quali loda la robustezza: Ogni
guerriero si esercita molto presto a temprarsi contro la fatica e le intemperie.
Deve anche imparare a correre per parecchi giorni portando armi e viveri. Quando
ci riesce, l'Indiano deve saper braccare un animale per parecchie lune senza
indebolirsi. Savinien scopre la capanna per sudare, usata dai Mandan:  una
tenda bassa, ricoperta di spesse coperte perch non ne esca aria dall'interno.
Il Mandan entra nudo sotto la tenda coperta di grosse pietre bollenti sulle
quali si versa acqua. Si forma molto vapore ed il Mandan beve abbondantemente
per compensare la perdita di liquidi. All'uscita dalla capanna, viene
massaggiato e per scioglierne i muscoli viene spalmato di grasso d'orso e di un
misterioso balsamo dei Seneca, del quale gli Indiani conoscono uno dei pregi: si
tratta di petrolio, impiegato qui come stimolante.
Anche l'origine dei nomi degli Indiani attira l'attenzione degli esploratori.
Nessuno di questi nomi, in nessuna trib, indica una discendenza n ricorda
un'origine. I bambini prendono il nome da avvenimenti prodottisi al momento
della loro nascita; il capo sioux Nuvola Rossa deve il suo nome al passaggio di
una meteora; un guerriero sar Bianco Sole a mezzogiorno, un altro Nuvola Bianca
sfumata d'oro, ed una squaw si fregia del nome di Colomba. In seguito un Indiano
pu cambiare nome per qualche importante impresa che influisce sulla sua fama:
il nome da fanciullo di Toro Seduto era Tasso Saltatore e da adolescente egli
era stato chiamato Quattro Corna per aver ucciso due bisonti in pochi istanti.
Nel suo nome di Toro Seduto bisogna vedere l'immagine del capo della nazione
sioux, del quale nessuno contesta l'autorit, immutabile nell'atteggiamento
mantenuto nei confronti del nemico.
Ogni trib ha il suo totem, oggetto o animale venerato, protettore e antenato
del clan. Il totem  il segno distintivo della trib. Gli Irochesi hanno la
tartaruga, i Mohawks l'orso, alcune trib Sioux l'alce, i Comanche il sole, i
Cayuga un calumet.
Oltre agli esploratori, anche il pittore George Catlin si appassiona ai costumi
dei Sioux dell'est del Missouri. Dopo lunghi soggiorni in terra indiana, egli
pu fare nelle sue tele e nei suoi disegni preziose descrizioni di cerimonie e
di cacce. E' in occasione del ritorno dei bisonti che egli assiste al rito
dell'iniziazione dei giovani guerrieri e ce lo racconta. All'alba del giorno
stabilito il grande stregone annuncia la venuta del primo uomo:  l'antenato
della trib, il pi anziano dei suoi abitanti. Vestito di pelli di lupo, egli
racconta a tutto il villaggio come l'uomo da lui simboleggiato all'epoca della
creazione della terra sia sfuggito ad un disastro rifugiandosi su un Grande
Canotto che si  arrestato al tramonto sulla cima di una grande montagna. Ora si
offrir al dio il sacrificio che impedir il ritorno del diluvio. I giovani
guerrieri, con i corpi ricoperti di argilla di diversi colori, subiranno le
cerimonie di iniziazione: quattro giorni e quattro notti di immobilit e di
digiuno nella capanna sacra. Al termine di questo periodo ha luogo la danza
sacra. Poi due carnefici colorati di rosso, con i piedi neri, si tengono pronti
a praticare nella carne dei neofiti le incisioni rituali... in modo da procurar
loro le maggiori sofferenze possibili. Praticate le ferite, si conficcano nelle
piaghe aste di legno acuminate e si sospendono i corpi dei giovani a quattro
piedi da terra. Viene impresso ai neofiti un movimento rotatorio finch essi
svengono per le sofferenze: il peso del corpo  sopportato da due perni fatti
passare sotto la pelle.
Privi di sensi, a terra, mentre la trib scandisce le preghiere sacre, i futuri
guerrieri non ricevono alcun soccorso. Quando riprendono i sensi, devono ancora
strisciare fino alla capanna dello stregone, dove quest'ultimo con un colpo
d'ascia amputer loro il mignolo della mano sinistra per ringraziare il Grande
Spirito di averli conservati in vita. Poi si toglieranno dalle ferite le punte
di legno in modo che le cicatrici rimangano visibili per testimoniare per sempre
il coraggio dei giovani. Catlin dice che, a memoria di Mandan, non vi  stato
che un unico caso di morte dopo simili prove, che vengono ripetute una seconda
volta quando i bisonti si allontanano o quando il tempo impedisce di andare a
caccia.
La cerimonia di iniziazione varia secondo le razze e le stagioni. Ma dovunque il
bisonte  l'incarnazione della prosperit invocata per il banchetto finale.
Secondo Nicolas Point per le trib il buffalo  qualcosa di pi della manna
celeste. Il religioso descrive questa creatura, che assomiglia al leone per la
pelliccia, al cammello per il dorso, all'ippopotamo o al rinoceronte per lo
spessore e la durezza della pelle, al toro per le corna e le zampe. Esso si
nutre dell'erba grassa delle vaste praterie: i pascoli sono smisurati rispetto a
quelli conosciuti in Europa. Ma il numero degli animali  tale, dodici milioni
di capi nel XVIII secolo, che le mandrie sono in perpetua migrazione. Consumata
l'erba in una vallata, il bisonte passa alla seguente e dietro a lui va
l'Indiano nomade. La sorte delle trib  infatti legata a quella delle mandrie.
Il buffalo fornisce la pelle per le tende, per gli abiti, per gli scafi delle
piroghe. Le sue ossa servono per fabbricare le punte delle frecce e gli arpioni.
I suoi tendini e i suoi intestini servono per farne corde per gli archi e per
tutti gli usi. Le sue corna sono utilizzate come recipienti, i suoi zoccoli per
farne gelatina e colla. Il suo grasso e persino il suo sterco servono da
combustibili.
La caccia per il cibo obbedisce ad una tecnica che sembra quasi un rituale.
Quando, all'approssimarsi dell'inverno, le grandi mandrie scendono a sud, alcune
arrivano ad estendersi per quaranta miglia lungo la pista, i guerrieri, decorati
di pitture, si avvicinano a cavallo al passaggio obbligato da essi conosciuto.
Uno dei gruppi in cui sono divisi funge da battitore e spaventa la femmina che
sta in testa per isolarla dalla massa di quelli che la seguono. Se la tattica
riesce, i guerrieri intervengono in forze tirando con gli archi
all'articolazione della spalla per abbattere gli animali. Altrimenti bisogna
fare attenzione alla massa scatenata costituita dall'orda e tentare di isolare
un po' pi tardi una parte della mandria. Si parla di guerrieri che saltano a
cavalcioni dell'animale in fuga e lo pugnalano tra le spalle. Finita la caccia,
intervengono le donne, che hanno seguito i guerrieri, e cominciano a scuoiare e
a fare a pezzi gli animali. Quelli colpiti dalle frecce vengono consegnati al
guerriero che le ha scoccate: ogni arma porta il marchio del proprietario.
Nel complesso la caccia dura poco tempo. Essa  vitale per la trib. Nicolas
Point, quando la distruzione sistematica del bestiame da parte dei Bianchi 
ormai molto avanzata, esclama gi: Poveri animali! Che massacro! e profetizza:
Poveri Indiani! Se continua cos, chi dar loro un giorno il loro pane
quotidiano? E' questa la grande preoccupazione che fa scendere le trib sul
sentiero di guerra.
Il territorio posseduto dagli Indiani sar immenso ancora per un bel pezzo. Ma
l'arrivo di immigranti in numero sempre maggiore da una parte e lo sviluppo dei
mezzi di comunicazione dall'altra, accelerano la ritirata delle trib ed
accresce il loro desiderio di rivolta.
Mentre Americani e Inglesi si scontravano, agli albori della nascita degli Stati
Uniti, gli Indiani conoscevano un periodo di relativa tranquillit. Se c'era
qualche conflitto, era tra trib: la bellicosit degli uni e degli altri trovava
sempre modo di esercitarsi in parecchi scontri locali. Al riconoscimento
dell'indipendenza, i confini del nuovo stato vengono fissati con precisione: il
Saint-Laurent, il quarantacinquesimo parallelo, una linea passante lungo i
Grandi Laghi in direzione del Mississippi, un'altra verso sud fino al
trentacinquesimo parallelo, costituente il confine con la Luisiana, mentre il
trentunesimo parallelo separa l'Unione dalla Florida spagnola. Pi tardi, come 
noto, a questi tredici Stati originari ed ai loro territori stabiliti dal
Trattato di Versailles del 1783, si aggiungeranno nel 1803 la Luisiana, venduta
dalla Francia; nel 1819 la Florida, acquistata a Madrid; nel 1845 il Texas,
annesso. L'anno seguente  la volta dell'Oregon, dono della Gran Bretagna;
infine si aggiungono i territori ad ovest delle Montagne Rocciose, ceduti dal
Messico nel 1848 e nel 1853. L'una dopo l'altra tutte queste nuove terre vengono
aperte all'immigrazione. Mentre riuniscono i loro Stati, i dirigenti degli Stati
Uniti aprono le porte agli insoddisfatti del vecchio mondo, a pi di un milione
di Irlandesi, scacciati dalla fame dalla loro terra natale, ai Tedeschi, ai
Russi, agli Italiani venuti in cerca di fortuna o, per lo meno, a stabilirsi da
Americani negli spazi aperti a tutti.
La svolta di quest'avanzata verso ovest  rappresentata dall'acquisizione della
Luisiana da Napoleone, che rende possibile l'unit degli Stati Uniti. Jefferson
la realizza facendo di tutto per staccare gli immigranti dalla costa atlantica.
Tuttavia ci che  possibile politicamente pu non esserlo umanamente. I primi
esploratori organizzati, appoggiati dal governo, Lewis e Clark, Zebulon Pike,
Long e James, descrivono la regione che si estende dal Mississippi alle Montagne
Rocciose come del tutto inabitabile. Questo susseguirsi di immense pianure
percorse da milioni di bisonti e popolate solo dai nomadi indiani appaiono agli
occhi di tutti come una barriera invalicabile all'espansione verso ovest. Ci
significa non tenere conto dell'interesse che spinge i coloni, che far del
centro del continente il grande cammino sul quale procede lo sviluppo
dell'Unione. La corsa all'Ovest ha inizio alla fine del XVIII secolo.
Lungo le piste e le vie fluviali gli immigranti si dirigono verso le terre da
coltivare, il miraggio dell'oro o la ricchezza sicura procurata dalle pellicce.
I calcoli fatti sulle piste dell'Ovest parlano di cifre elevate per l'epoca:
centinaia di veicoli, migliaia di chiatte con il loro pesante carico di carri...
Aumenta di giorno in giorno il numero degli immigranti che passano sulla grande
pista, the big trail, caratteristica di una nuova mentalit: quella del
pioniere.
Dalla Nuova Inghilterra, i conquistatori dei grandi territori seguono il corso
del Connecticut, ed eccoli nel Maine e nello Stato di New York, sul
Saint-Laurent. Dalle vallate dell'Hudson e del Mohawk altri viaggiatori
raggiungono con relativa facilit il Michigan e l'Ohio. Da Filadelfia e da
Pittsburg si schiudono le porte del Kentucky, ancora dell'Ohio, dell'Indiana e
dell'Illinois. Dal canto loro gli abitanti della Virginia devono attraversare il
deserto per raggiungere questi stessi Stati. Infine dalle due Caroline sono
aperte le porte che conducono nella Luisiana. Un contemporaneo osserva: Si
direbbe che un immenso frammento dell'America si stia spostando incamminandosi
verso Ovest.
Carovane organizzate si spingono sulle piste e i percorsi scoperti dai mountain
men, cacciatori di pellicce e avventurieri di quello che viene chiamato in
blocco, il grande deserto americano. Compaiono le prime guide e i primi atlanti
geografici: nel 1826 quello di Tanner, nel quale la distesa giallognola
raffigurante la pianura senza risorse  cosparsa di macchie brune che indicano
montagne dagli spiacevoli nomi di Black Hills, colline nere, Bad Lands, terre
cattive, Staked Plains, pianure nude. Tuttavia i primi scrittori che parlano
delle nuove terre coloriscono le loro descrizioni con immagini romantiche.
Fenimore Cooper descrive l'ovest senza neppure visitarlo raffigurandolo come una
barriera invalicabile. Washington Irving ne descrive piacevolmente gli abitanti,
mentre Chateaubriand esalta la bellezza del paesaggio, la mitezza del clima
temperato, dolce, stimolante; il cielo di un bel blu intenso, con lievi nuvole
sfilacciate, l'aria limpida, una campagna magnifica... dorata da un sole
autunnale. La frontiera dell'uomo bianco avanza al suono dei canti dei pionieri:
E noi partiamo, hi, ho!
E andiamo, hi ho, fino in Ohio!
Questa avanzata sistematica, all'inizio viene effettuata con carovane. I viaggi
individuali, con un carro nel quale sono ammucchiati donne, bambini e mobili, un
cavallo e un po' di danaro, diventano assai presto troppo rischiosi. Cos ci si
riunisce per formare il bull train: dai venticinque ai cento carri coperti di
tela, montati su solide ruote e tirati da buoi, da cui esso prende il nome. Un
capo carovana, accettato da tutti, esploratore e un comitato di pista, vegliano
sugli interessi comuni. Ogni sera, all'ora della sosta, i veicoli vengono
disposti a circolo, formando cos tanto una difesa contro eventuali attaccanti
quanto un recinto per contenere il bestiame, poi si dispongono le sentinelle.
L'indomani ricomincia la lenta marcia verso quell'Ovest la cui terra si dice sia
tanto buona. Altri mezzi per viaggiare pi velocemente precedono la costruzione
della ferrovia. La compagnia Wells e Fargo lancia i suoi wage coache, le sue
diligenze, sulla grande pista del Pacifico: da Saint-Joseph nel Missouri, a
Sacramento in California, sei muli trainano in diciannove giorni di viaggio nove
viaggiatori armati fino ai denti attraverso il grande territorio indiano.
Corrieri per la scorta, cambi di muli in veri e propri fortini e malfattori
attorno alla pista: tutto questo fa parte dell'epopea del West. Tuttavia i
candidati all'avventura sono numerosi e le compagnie prosperano. Altrettanto
dicasi dell'Overland Mail, che conta pi di duecento diligenze ed impiega mille
persone per condurre su cinquemila chilometri di pista quasi diecimila muli e
buoi.
Per questi uomini giunti in un territorio vergine ha inizio una nuova vita, che
ha spesso caratteristiche simili a quella condotta dai primi occupanti: il
pericolo  presente ovunque, i disagi sono la regola, la soddisfazione dei
bisogni propri dell'uomo civilizzato passa in seconda linea. Sorgono nuove citt
agli incroci delle piste, ai passaggi obbligati. Ne  il cuore il saloon, dove
il nuovo arrivato va a ristorarsi, riposarsi, distrarsi e cercare un job. Il
saloon  frequentato tanto dagli imprenditori quanto da coloro che non
possiedono altro che la forza delle proprie braccia; si gioca a black jack, alla
roulette, a poker in tutte le sue varianti. Il danaro attira le prostitute che
si spostano da un punto all'altro della pista, seguendo la fortuna delle varie
regioni, simbolizzando la tentazione.
Nonostante la grande distanza, all'annuncio della scoperta dell'oro l'ondata
d'immigrazione raggiunge il Nevada, la California, il Colorado. Il colono
diventa allora cercatore d'oro e, se ne trova, deve stare bene attento a tenersi
stretto il suo danaro: il giorno in cui vender le pepite ci saranno attorno a
lui avvoltoi di ogni genere, pronti a sfruttare la sua ingenuit. In questo
carosello c' di tutto: dai marshals agli outlaws, dal bad man al cow-boy, da
Calamity Jane a Jessie James, in una continua alternanza di gioie e di
disavventure. L'affresco della conquista del West rasenta la leggenda.
Ma la realt  pi dura. La terra non costa cara. Sin dal 1785 il governo si
preoccupa di dare la priorit nelle concessioni agli immigranti a discapito
delle grandi compagnie e degli speculatori. Nel 1820 una legge fissa a ottanta
acri la superficie minima delle concessioni e stabilisce il prezzo base delle
terre: un dollaro e venticinque centesimi per acro. Si pu persino comperare a
credito. Ma risentono pi duramente delle recessioni economiche, conseguenti ai
bruschi cambiamenti tra economia in tempo di guerra e di pace, gli immigranti
dell'Ovest che le citt sulla costa, le quali devono assicurare un minimo
necessario di trasporti e di attivit commerciali. Quanto al prezzo di un
carico, esso pu raggiungere i cento dollari la tonnellata.
Il commercio delle pellicce  uno dei pochi a dare un sicuro profitto. Il
castoro, tanto apprezzato in Europa, sta purtroppo per essere soppiantato dal
bisonte. Ha inizio l'ecatombe: gli Indiani cacciano per i Bianchi e la pelle di
bisonte  la loro moneta di scambio. Catlin assiste al mutamento del carattere
essenziale della caccia indiana, fino allora effettuata solo per sopravvivere:
il buffalo non  pi un simbolo di potenza, ma un semplice mezzo per ottenere
armi, alcool, prodotti finiti portati dai Bianchi. Nel maggio del 1831, un
gruppo di circa seicento Sioux dopo una caccia di poche ore torn a Fort Pierre
con millequattrocento lingue di bisonte, scambiate con pochi galloni di whisky!
Un simile massacro per non prendere che le lingue, abbandonando persino le
pelli... Ma questa  un'eccezione. La pelliccia richiede maggior lavoro ai
cacciatori, ma d loro pi green papers, come vengono chiamati i dollari per il
loro colore verde, che possono poi venire scambiati con quello che si desidera.
La compagnia americana delle pellicce nel 1840 spedisce settantaseimila pelli.
Ma seguendo questa grande migrazione dell'uomo bianco ci siamo spinti troppo in
l: prima della guerra che sar la conseguenza della sparizione del bisonte
avvengono parecchi episodi cruenti che illustrano la resistenza del Pellerossa
alla formazione delle piste e delle citt sul suo territorio.
Il sud del Michigan, la regione dei Grandi Laghi, ha conosciuto le prime serie
rivolte nel 1760. I Pawnee, scacciati dalle loro terre per la formazione della
nuova colonia del Wyoming, hanno devastato i cinquecento villaggi di coloni che
popolavano la regione. Quando apprendono la notizia che il distretto non  pi
che un braciere, gli Americani armano una forte colonna comandata dal colonnello
Clarke. La vendetta  violenta quanto l'azione degli Indiani. Le trib ribelli
vengono crudelmente punite. Non  che l'inizio dello scontro.
I Pawnee, ridotti al silenzio per un po' di tempo, lasciano il posto alle sei
nazioni confederate costituenti il popolo degli Irochesi: Mohawk, Oneida,
Onondaga, Seneca, Cayuga e Tuscarora. Procedendo lungo i fiumi, arrivano da est
tre corpi di spedizione per iniziare un dialogo che si riveler impossibile. Per
gli Indiani la terra  delle trib ed  illogico garantire agli Irochesi un
diritto su una parte di territorio pi ad ovest: le terre sono tutte loro. I
Bianchi decidono dunque di dare un esempio: vengono incendiati i tepees e il
bestiame disperso, gli Onondaga fuggono. L'esercito li insegue, ma qualche
settimana dopo si trova di fronte agli inseguiti ed alle altre cinque grandi
popolazioni.
Nel settembre del 1760 l'intera nazione irochese sconfigge il generale Harmar
nel sud del Michigan. Un anno dopo nemmeno il generale Wayne, che diverr famoso
nella guerra d'Indipendenza, riuscir a prendere il sopravvento. Ma gli
Irochesi, inseguiti senza tregua, si rifugiano sulle montague. Essi non devono
la loro salvezza che alla loro coesione ed ai loro continui spostamenti, vivendo
da braccati per sfuggire ai soldati blu degli Stati Uniti.
La sorte dei Cherokee sar identica. Agli occhi degli abitanti della Virginia
essi sono troppo filofrancesi. I Crees dell'Alabama, nemici ereditari dei
Cherokee, vengono armati per combatterli, cosa che essi fanno senza troppe
esitazioni. Ma questi mercenari della guerra indiana non bastano, cos entrano
in azione le truppe federali del generale Dickens. I Cherokee fuggono nelle
pietraie delle Adirondack, proscritti se non sottomessi.
Si leva pi di una voce per invocare la pacificazione. Giorgio Washington chiede
la firma di accordi separati con le nazioni indiane. Gli uni dopo gli altri,
nell'attesa di riprendere un giorno le armi, Irochesi, Cherokee, Delaware e Cree
concludono trattati che sono meno di armistizi...
Il triangolo indiano Michigan-Ohio-Indiana rimane in pace per quindici anni.
All'inizio del XIX secolo ricominciano gli abusi dei coloni: i pionieri,
attratti da una regione in cui si mantiene la calma, arrivano sempre pi
numerosi, sempre pi invadenti.
Nel 1810 il capo dei Pawnee, Tecumseh, riunisce molti altri capi indiani sulla
sponda occidentale del fiume Ohio, sul quale si  ritirata la trib. Il suo
progetto  quello di costituire una federazione tra le nazioni indiane separate,
ispirandosi all'unit irochese. Il suo problema  quello di acquistare armi
moderne e mettere a tacere i particolarismi. Tecumseh non vi riesce che
parzialmente e cos nel 1811 si trova nuovamente nella posizione della preda
cacciata dalla sua tana e braccata, mentre questa volta la muta dei cani 
rappresentata dalle truppe di William Harrison, governatore del Nord-Ovest.
Quest'ultimo vuole una vittoria totale, che costituisca un esempio per tutti:
egli pensa infatti che quando i Pawnee saranno rimessi al loro posto, le altre
trib confederate se ne resteranno tranquille. A Tippercanoe Creek, Harrison
affronta Tecumseh e Tenskwatawa. Quest'ultimo viene ucciso dopo una battaglia
durata lunghe ore con esito incerto, Tecumseh riesce invece a fuggire. Morir in
combattimento due anni dopo con i suoi due ultimi gruppi di guerrieri, troppo
presto per conoscere le nuove trattative e le nuove umiliazioni del suo popolo.
Nel decennio che va dal 1820 al 1830 l'Ufficio degli Affari Indiani assume
l'incarico di occuparsi dei problemi degli indigeni. Nel 1825 e nel 1830 esso
riesce ad imporre nuovi trattati. Le trib si spostano verso l'attuale Oklahoma,
sempre un po' pi ad ovest. Alcune trib accettano di muoversi, prestando fede
all'impegno solenne dello scambio delle terre assunto dal governo degli Stati
Uniti. Altri si rifiutano e restano nell'illegalit. E' Falco Nero, capo Sack,
di sessant'anni, che simbolizza la resistenza allo statuto concesso agli ultimi
Pawnee, Foxe, Kiekapoo, Muscoulin, Potawatomie. . . Nel 1831 dieci compagnie di
soldati e seicento volontari danno loro la caccia agli ordini del generale
Gaines.
Falco Nero e i suoi uomini attraversano il Mississippi e sulla sponda
occidentale trovano la miseria pi assoluta. Passa un duro inverno. I Winnebago,
imparentati con i Sioux, esitano ad unirsi alle trib di Falco Nero. Con la
rabbia nel cuore, il vecchio capo  costretto ad arrendersi, perch alle truppe
di Gaines si sono aggiunte nuove unit. I volontari bianchi non rispettano
l'armistizio chiesto dagli Indiani: ne massacrano centinaia prima che l'esercito
regolare possa frenare la loro furia. L'anno seguente, firmato il trattato,
Falco Nero e i suoi uomini raggiungono lo Iowa, ad ovest del grande fiume.
Quante altre trib vengono scacciate verso ovest, bench esse non credano pi al
mito del paradiso che dovrebbero essere per loro i nuovi territori!
I Chocktaw, agricoltori laboriosi, i loro amici Cree e qualche Chickawawa nel
1828 inviano ad ovest un gruppo di esploratori perch trovino una regione adatta
a stabilirvisi. Essi tornano nel Texas con l'opinione che quella terra  troppo
ingrata perch si possa tentare di abitarla.
Alla stessa epoca i Cherokee accettano di stabilirsi nell'Arkansas. L essi
emanano una specie di costituzione nazionale, adottata con una votazione da
tutti i loro gruppi. In applicazione dell'articolo 1, paragrafo 8 della
Costituzione degli Stati Uniti, questo tentativo di organizzazione locale viene
annullato. Questa misura autoritaria coincide con la nomina a presidente di
Andrew Jackson. Nel corso di due legislature, fino al 1837, Jackson fa mostra di
fermezza nei confronti delle trib. Egli  nato ed  cresciuto nel timore degli
Indiani ed ora presiede nella diffidenza.
Tanto per le grandi nazioni indiane quanto per le piccole, si riproduce
parecchie volte nel corso degli anni lo stesso schema di decadenza. L'azione
diretta esercitata dai Bianchi contro le trib obbedisce agli stessi principi di
espansionismo e di protezione dei coloni diretti verso i nuovi territori.
Parallelamente a questo movimento, gli Indiani scoprono la civilt, i suoi
vantaggi, ma soprattutto i suoi inconvenienti.
Tra i vantaggi si pu annoverare la variet degli oggetti e dei prodotti
manufatti, offerti assai presto alle trib in cambio del tabacco e dei vari
prodotti locali, senza dimenticare la selvaggina. Il trader, l'immigrante che si
sposta con uno o pi carri carichi di merce, fa parte del folklore del West.
Ninnoli chincaglieria, vestiti, tessuti, specchi, carta, fazzoletti cappelli:
ecco la merce dell'Indian trade, bench questi prodotti siano spesso di pessima
qualit. In seguito questo commercio si organizza e si specializza;
l'immaginazione creativa degli Americani li porta a formare sui carri dei veri e
propri grandi magazzini. Questi bazar ambulanti comprendono spesso, nel 1850,
dai venticinque ai cinquanta carri. Un personale che spesso raggiunge un
centinaio di uomini, scorta un valore globale di merce che a volte supera i
centomila dollari.
Due dei prodotti offerti possono figurare tra i principali svantaggi: gli
alcoolici e le armi da fuoco. Gli Indiani sono stati dapprima sorpresi e ben
presto incantati dal fucile. Dal momento in cui ne hanno apprezzato la potenza,
essi hanno voluto possederlo. Non ci si pu quindi stupire nel trovare
commercianti clandestini che offrono armi in cambio di pellicce, prima che le
autorit permettano lo scambio delle armi da fuoco. Ma il fucile, prima di
servire contro l'uomo bianco che lo ha portato, accresce la dipendenza
dell'Indiano nei suoi riguardi. Il Pellerossa  infatti poco abituato alle armi,
non  capace di maneggiare gli utensili di precisione necessari alla
riparazione. Cos negli ultimi anni del XVII secolo i Mohawk si rivolgono al
Gran Consiglio regionale d'Albany perch venga messo a loro disposizione un
armaiolo. Per parecchi anni essi inviano ai capi bianchi petizioni su petizioni:
Vi supplichiamo di lasciarci avere un armaiolo ed una partita di armi e di
polvere nella nostra trib, per riparare e sostituire le nostre armi quando si
rompono. Infatti le trib sono disarmate, in tutti i sensi, quando i fucili non
funzionano.
Gli Indiani hanno preso assai presto l'abitudine di cacciare con le armi dei
Bianchi, che permettono loro di uccidere pi selvaggina e animali da pelliccia.
Il circuito del commercio  aperto: le pelli date in cambio ai traders
permettono di procurarsi polvere e altri fucili.
Se le nazioni indiane vogliono fare la guerra ai Bianchi con le armi da essi
portate, devono fare provvista di armi e munizioni: se si inceppano molti fucili
 la disfatta sicura. I Pellirosse accedono cos al rango di consumatori. La
loro vita sociale ne viene turbata, perch alcuni vecchi capi si oppongono
all'accelerazione del ritmo della caccia e ai continui cambiamenti, resi
necessari per soddisfare il desiderio di possesso di quella che era allora
l'arma suprema. Ma persino nei territori selvaggi il progresso non conosce
soste. Gli Indiani apprendono anche assai presto le astuzie tattiche dei
Bianchi. Quando le trib dei Piedi Neri del Montana trionfano sui loro rivali
Salish grazie alle armi da fuoco che i vinti non possiedono ancora, esse
decidono un blocco che sar la garanzia della loro supremazia. I traders che
tentano il viaggio attraverso le montagne per portare fucili ai Salish trovano i
Piedi Neri sul loro cammino...
Paradossalmente, nel secolo seguente accade che gli Indiani siano armati meglio
dei Bianchi che li combattono. Nel corso dei conflitti dell'inizio del XIX
secolo, gli Algonquin e gli Irochesi possiedono fucili a ripetizione di recente
costruzione, mentre le truppe degli Stati Uniti sono ancora dotate di carabine
che sparano un solo colpo alla volta, i single shot, di marca Springfield. Ci
si spiega col conservatorismo dell'esercito, mentre per certe trib la passione
delle armi si aggiunge al desiderio di potenza.
Quanto agli alcoolici, quando l'uomo bianco fa il suo ingresso nel paese essi
non sono conosciuti che dalle trib del sud, gli Apaches, che vivendo a contatto
delle popolazioni del Messico sanno fabbricare un liquore fermentato a base di
frutta, il pulque.
Henry Hudson, scoprendo la baia che porter il suo nome, fa salire a bordo della
sua nave qualche indigeno e fa con uno di essi un'esperienza che molti coloni
faranno ancora per gioco in molte trib: d a uno degli Indiani un bicchiere
colmo di liquore ad alta gradazione alcoolica. L'indigeno crolla svenuto sul
ponte. Un po' pi tardi, riprendendo i sensi, egli afferma di ritornare dal
paese degli spiriti e di aver conosciuto nuove delizie. Dopo di che ognuno dei
suoi compagni reclama la bevanda miracolosa. Nei secoli seguenti saranno assai
rari gli Indiani che sapranno difendersi dal liquore miracoloso e dalla piaga
che esso causa: l'alcolismo.
Nella lingua locale, la penisola sulla quale Hudson approd si chiama il luogo
del primo grande ubriacone: Manhattan. La razza bianca porta il piacere del fumo
al livello di una passione, in compenso la razza indiana prende gusto alle
bevande alcooliche. Ma allorch gli Indiani si abbandonano innocentemente a
queste nuove sensazioni i mercanti sfruttano la situazione. E' facile: per il
Pellerossa il piacere del bere  costituito dall'ubriachezza completa, l'altro
paradiso; il consumo  quindi molto forte. Gli Indiani non resistono alla
tentazione, scambiano ormai le loro pellicce contro pochi galloni di cattivo
liquore di malto e poi privi di tutto, demoralizzati, spesso ammalati, devono
tornare a caccia per soddisfare i bisogni vitali che si sono creati: vestirsi
meglio, armarsi, procurarsi utensili.
Alexander Henry, che ha viaggiato nell'Ontario, il paese dei Chippewa, nel 1807
scrive: Io credo che la competizione commerciale fra le trib sia l'equivalente
di una schiavit individuale che non pu essere superata. Un negozio in un paese
civilizzato  un paradiso se paragonato al commercio indiano, nel quale due o
pi concorrenti lottano per ottenere la parte migliore dei prodotti della caccia
degli Indiani, specialmente tra i Chippewa, sempre pronti ad approfittare della
situazione facendo salire alle stelle il prezzo delle loro pelli. L'amore per i
liquori  la loro passione dominante e quando sono intossicati commettono
qualunque delitto per procurarsi da bere.
Man mano che aumentano gli eccessi, le autorit locali cercano di proscrivere
alle trib la vendita di alcoolici. Nel Montana si segnala il caso di
bootleggers che, ignorando le leggi, inducono gli Indiani a rubare bestiame per
loro conto, a prostituire le loro squaws, distruggendo i principi morali della
nazione per fornire loro l'indispensabile whisky. Anche nelle riserve le
autorit tutorie sono impotenti ad impedire il consumo di alcoolici. I saggi
delle trib si appellano al buon senso, ma non vengono ascoltati. I Delaware si
rivolgono ai Bianchi in questi termini: Noi sappiamo che  male per noi bere. Lo
sappiamo, ma se il vostro popolo ci vende alcool, noi lo gradiamo tanto che non
possiamo rifiutarlo. Ma se noi lo beviamo, esso ci fa diventare pazzi; allora
non sappiamo pi quello che facciamo, inganniamo e mentiamo, precipitiamo nel
fuoco...
Un Indiano di Long Island fa eco a quest'appello rivolgendosi a Peter
Stuyvesand, esploratore olandese: Non dovreste vendere alcool agli Indiani,
poich esso li rende folli, tanto poco essi vi sono abituati. Per prevenire ogni
male, noi vi chiediamo di non cedere l'acqua di fuoco ai nostri guerrieri.
Ma il male viene ugualmente fatto e l'alcoolismo procura gravi danni. Un'altra
piaga colpisce le trib, soprattutto quelle Sioux, verso il 1830: il vaiolo.
Come ogni epidemia che colpisce una nuova razza, essa costa la vita a decine di
migliaia di Indiani.
Il 24 gennaio 1848 un evento fortuito accelera indirettamente il processo di
lento deterioramento delle relazioni tra Indiani e Bianchi. Nella vallata
chiamata la bella, dai Pellirosse e Columa dagli Americani, un giovane, Henry
Bigler, scopre sei piccole pietre lucenti in un ruscello. Sono pepite d'oro.
L'eco della scoperta corre rapidamente nella nascente California, dove perturba
l'economia: nessuno lavora pi, la corsa all'oro distoglie gli operai dalle
imprese e persino i soldati dai reggimenti. Dalla costa del Pacifico, l'annuncio
della scoperta dei primi filoni oltrepassa le Montagne Rocciose. Si parla di un
minatore che in una sola giornata di lavoro ha trovato oro per ottomila dollari.
Inizia la corsa all'oro.
Si viene nella California del Nord per terra e lungo i corsi d'acqua. Si fanno
sempre pi numerosi progetti di costruire una ferrovia transcontinentale. Lungo
i ruscelli della Sierra Nevada sorgono gli accampamenti dei cercatori,
soprannominati Forty Niners, quelli del '49. Alcuni astuti impiegano gli Indiani
per filtrare il corso d'acqua; il Journal du Commerce scrive: Un uomo ha ai suoi
ordini sessanta Indiani e guadagna un dollaro al minuto. La gente percorre il
paese raccogliendo oro nella terra, qua e l, come un migliaio di porci
raccoglierebbe arachidi in un bosco.
San Francisco nasce in questi giorni febbrili. Dai duemilacinquecento abitanti
di prima della scoperta dell'oro in due anni essa diventa la capitale di uno
Stato di centodiecimila anime. E' il tempo della corsa ai terreni auriferi;
rinasce cos quello della grande rivolta indiana.
La frontiera dell'uomo bianco continua ad avanzare da ogni parte, dal Texas ai
confini del Canada. Le diligenze percorrono le piste nell'attesa della ferrovia,
che si sta gi progettando. Gli Indiani sanno che ormai la loro vita sar sempre
pi difficile. Nell'autunno del 1851 i capi trib delle grandi pianure si
riuniscono; essi intendono concordare tra loro l'estensione dei loro rispettivi
domini, ma anche chiedere tutti insieme agli Americani il rispetto dei loro
territori. Le nuove piste, ed ora anche il tracciato delle prime linee
ferroviarie, apportano un radicale cambiamento ai terreni di caccia: il bisonte
diserta le regioni nelle quali penetra abusivamente l'uomo bianco.
Le recriminazioni degli Indiani non ricevono risposta. A Washington i funzionari
dell'Indian Service hanno fatto l'abitudine alle lagnanze di questo genere. I
loro rappresentanti all'Ovest, che in quelle regioni sono dei piccoli ras, non
segnalano nulla di anormale. A questi uomini, che sono gli intermediari tra il
potere e le trib, va una larga parte delle responsabilit di tutte le delusioni
successive ai trattati. Mal pagati, essi prelevano una decima sulle armi, le
munizioni, le provviste di ogni genere che sarebbero in realt destinate
integralmente agli Indiani. Vivendo pi coi coloni e gli immigrati che con le
trib, essi ignorano l'importanza dei loro problemi o li sottovalutano.
Quanto ai responsabili dell'ordine nelle nuove citt e nelle regioni a forte
immigrazione, essi praticano una dura politica, periodicamente intercalata da
operazioni di sanguinosa repressione. L'episodio di Fort Laramie  all'origine
di una di queste operazioni.
Nella regione stessa in cui nel 1851 si sono riuniti i capi trib, un inverno
precoce sorprende gli Indiani privi di coperte, di grasso, di provviste. Il
convoglio destinato loro non arriva. Alcuni Sioux Teton, affamati, uccidono una
vacca appartenente a un colono. Il comandante di Fort Laramie arresta i
colpevoli, cosa che scontenta i capi della trib, per i quali la prima
ingiustizia  imputabile ai Bianchi che non rispettano le loro promesse di invii
di provviste. I Teton protestano, manifestano, vengono dispersi dalle truppe.
Tornano la settimana seguente, uccidono una ventina di soldati, s'impossessano
delle dotazioni del forte in viveri e coperte, poi spariscono.
Washington, senza dubbio male informata della vicenda, la prende come una
rivolta nazionale: milleduecento uomini, agli ordini del generale Harney,
vengono incaricati della repressione. Quando essi localizzano il campo dei Teton
lo distruggono, mettono a sacco le riserve della trib ed uccidono
centotrentasei dei suoi membri. Ai Sioux non resta che ruminare il loro rancore
ed attendere l'ora della riscossa. Nell'Arkansas e nel Colorado Dakota, Sioux,
Cheyenne e Arapaho si preparano ad agire insieme. Ogni giorno con maggiore
amarezza essi raffrontano i nove dollari di rendita all'anno garantiti loro dai
trattati con le rapide fortune che accumulano sul loro suolo i coloni sempre pi
numerosi.
Un altro incidente di rilievo ha luogo nell'agosto del 1862. Quattro Indiani a
cavallo penetrano, forse per caso, nelle terre di un colono di nome Myers.
All'ingiunzione dell'immigrante di sloggiare essi rispondono ferendolo. Un po'
pi lontano i quattro Sioux fanno lo scalpo a un altro colono e decimano la sua
famiglia. Cinque vittime in poche ore. Per un fenomeno di difesa collettiva,
tutti gli Indiani che si trovano nella regione proteggono gli assassini
ricercati dalle truppe e passano all'azione. Il paese viene messo a ferro e
fuoco con una crudelt fino a quel momento mai mostrata dai Sioux: pi di
settecento Bianchi vengono uccisi. Tornato l'inverno e ristabilita la calma, la
Corte di Giustizia del Minnesota il giorno dopo Natale fa impiccare trentotto
Sioux sulla piazza principale di Mankato. Gli Indiani devono al presidente
Lincoln se i giustiziati non sono pi numerosi: le autorit locali chiedevano
trecento teste. Il Congresso, a Washington, completa la repressione confiscando
gli ultimi resti delle riserve sioux del Minnesota e dislocando le trib nel
Dakota. L, arrivati nel cuore dell'inverno, molti Indiani muoiono di fame:
com' mai possibile, da una parte e dall'altra, dimenticare tutto questo?
Alla stessa epoca, pi a sud si ripetono le violazioni dei territori cheyenne. A
Fort Wise, nell'Arkansas, i rappresentanti del governo propongono un nuovo
scambio di terre. Accettato di malavoglia dalle trib, il nuovo trattato si
rivela per loro catastrofico: la regione del Colorado nella quale esse
dovrebbero vivere non ha n acque, n cibo, n vegetazione. La collera degli
Indiani si scatena nuovamente: villaggi e fattorie incendiati, forti bruciati,
raccolti distrutti nei villaggi bianchi pi vicini. Gli Arapaho si uniscono,
cos come i Kiowa, alle operazioni di vendetta dei Cheyenne.
Tutto il Colorado ha tanta paura che per un momento pensa di negoziare. Caldaia
Nera (Black Kettle) e molti capi ribelli vengono ricevuti dal governatore di
Denver nel 1863. Si temporeggia, ma l'esercito forma una legione di volontari.
Cos, all'alba di un mattino di novembre, settecento Americani attaccano
all'improvviso il campo di Caldaia Nera, formato da una cinquantina di tepees. I
soldati hanno ricevuto l'ordine di non fare prigionieri, senza riguardo al sesso
o all'et. Tuttavia essi fanno prigionieri un fanciullo e due bambine sioux, che
portano a Denver e che esibiscono in un teatro assieme a cento capigliature
degli uomini della trib, scalpati dalle truppe e dai volontari. Il massacro,
che avviene nell'ansa di un fiume, a Sand Creek, prende il nome del colonnello
che comandava la spedizione punitiva: Chivington.
La nazione disapprova simili atti, ma essi vengono compiuti impunemente.
Sappiamo che anche Custer nel 1868 si rende colpevole delle stesse azioni,
lanciando i suoi uomini su un accampamento nell'Oklahoma, a Washita. Le
inchieste aperte a Washington dall'amministrazione centrale non conducono a
nulla. Ormai si  praticamente in guerra.
Nel 1862 da Fort Laramie viene tracciata una pista che parte in direzione delle
nuove miniere del Montana. Essa viene chiamata la pista Bozeman, dal nome del
suo creatore. Questa via di comunicazione viola ancora una volta i trattati, che
veramente non sono pi altro che pezzi di carta: essa infatti si snoda sul
territorio indiano.
I militari, che si interessano alla regione, riconoscono la pista, la proteggono
e garantiscono la vita di quanti vi si avventurano.
I Sioux di un nuovo capo, Nuvola Rossa (Red Cloud), non danno tregua ai
milleseicento uomini del colonnello O'Connor, ma non riescono ad impedire che si
edifichino dei forti lungo il Bozeman Trail. Fort Reno, sul Powder River,  la
prima di queste postazioni avanzate. I Sioux avvisano i Bianchi, ora comandati
da Carrington: Se vuoi la pace, non avanzare pi! Quest'avvertimento 
rafforzato da nuovi attacchi e dal saccheggio di qualche carro isolato i cui
occupanti vengono uccisi.
Carrington non rinuncia. I suoi carpentieri e falegnami edificano in pochi mesi
i forti Smith e Phil Kearney. Terminata la guerra di Secessione, si possono
aumentare gli effettivi, spesso accade che sudisti arruolatisi volontariamente
si rimettano in guerra assieme ai soldati blu contro gli Indiani. Ma gli
Americani non sono ancora padroni della situazione.
Nel dicembre del 1866 l'eco del massacro Fetterman si ripercuote fino ad Est
come un'umiliazione nazionale; nessuno degli appartenenti ad una colonna di
ottanta uomini, assalita dal capo trib Cavallo Pazzo, torna vivo a Fort
Kearney. Il Congresso decide di adottare mezzi molto energici contro quei
dannati uomini rossi. Si inviano ad ovest mitragliatrici e carabine a
ripetizione perfezionate. Venuta l'estate questo nuovo armamento rivela la sua
utilit: in circostanze simili a quelle prodottesi in occasione del massacro
Fetterman, i ventidue uomini del maggiore Powell resistono ai guerrieri di
Nuvola Rossa, scoraggiati dalla potenza di fuoco delle nuove armi.
Pi a sud, alla frontiera col Messico, vivono gli Apaches Chiricahua, in una
successione di trionfi e di sconfitte contro l'uomo bianco. La minaccia
d'invasione delle terre degli Apaches diventa di anno in anno sempre pi
probabile, man mano che l'espansione della California porta i Bianchi a scoprire
nuove piste nel sud.
Il vecchio capo Mangus Colorado, dallo spagnolo maniche colorate, ed il suo
brillante braccio destro Cochise non danno tregua ai traders, ai coloni, ai
cercatori d'oro ed ai soldati. Ne fa la dolorosa esperienza nel 1863 un forte
contingente di volontari venuti dalla California per portare la guerra all'est.
Mangus muore in circostanze misteriose quando va a parlamentare con i Bianchi.
Cochise si lancia allora all'attacco delle fattorie e delle carovane, ma la sua
leggendaria crudelt non  pari a quella dei soldati. Molti massacri compiuti
senza discernimento costellano la tragedia degli Apaches, fino al giorno in cui,
stanco, Cochise accetta di stabilirsi in una vasta riserva. E' un coraggioso
conducente di diligenze, Thomas Jefford, che, partito da solo verso il campo
indiano, riesce a persuaderlo dell'inutilit di una lotta senza fine contro i
Bianchi. Jefford diventa l'agente dell'Indian Service responsabile della riserva
degli Apaches. Ma non tutta la nazione accetta il compromesso: i Chiricahua
attraversano la frontiera del Messico, dove vengono raggiunti dai Mescaleros.
Geronimo e Vittorio sono i capi degli esiliati, che vivono di rapine ai danni
dei contadini messicani e del frutto delle incursioni a nord della frontiera.
Il 1867  l'anno delle commissioni di pace inviate da Washington per tentare di
mettere un punto finale alla ribellione indiana. In ottobre, a Medicine Lodge
Creek, si tiene il gran consiglio delle trib vicine al Kansas. Due mesi dopo a
Fort Laramie ha luogo il powpow dei Crows, la conferenza dei Corvi. I due
tentativi rispondono ad una linea politica per una volta chiaramente espressa:
per sopprimere le cause d'urto tra le due razze i civilizzati si sforzeranno di
facilitare la vita agli Indiani se essi accetteranno... di stabilirsi in nuove
riserve. Sarebbe cos assicurata, al prezzo di una specie di assistenza sociale,
lo spostamento pi ad ovest della frontiera bianca.
A Medicine Lodge Creek, su uno degli affluenti dell'Arkansas, sono totalmente o
in parte rappresentate cinque trib del centro e del sud: i Cheyenne del sud,
gli Apaches, gli Arapaho, i Kiowa e i Comanche. Le trattative sono assai brevi:
dopo una colazione con i militari e i civili venuti da Washington, i delegati
delle trib sottopongono ai loro mandanti la proposta di attribuzione dei nuovi
territori. Si mercanteggia sulla durata dei sussidi offerti dallo Stato: danaro,
vari prodotti, cavalli. Si crede veramente che non ci sar pi guerra o si
capisce che certe trib stanno concludendo uno dei loro ultimi trattati?
L'accordo  concluso, di fronte all'evidenza della buona volont di entrambe le
parti. Gli Stati Uniti s'impegnano a sussidiare per trent'anni le cinque trib
firmatarie.
La commissione si reca poi a Fort Laramie, dove essa conta di incontrarsi con i
delegati delle grandi trib del nord: Sioux, Cheyenne del Montana, Arapaho del
Nord e Crow. Solo i rappresentanti di queste ultime due trib sono venuti. Il
pow-pow sar quello dei Corvi.
Il Francese Simonin segue lo svolgimento dei lavori con alcuni cronisti dei
giornali dell'est. I rappresentanti delle trib sono abbigliati in modo
pittoresco: Con le guance tatuate di rosso vermiglio, essi erano appena vestiti,
l'uno indossava una coperta di lana, un altro una pelle di bufalo o un'uniforme
incompleta da ufficiale. Un vecchio capo trib ferito, con la gamba forata da
due proiettili e sostenuta da un apparecchio costruito dagli Indiani stessi,
giaceva in un angolo della tenda.
Ecco il rituale del pow-pow: I sachem, dopo essersi messi in fila, intonarono un
canto grave, tetro, inframmezzato da grida discordanti, talvolta acute. In
questo coro bassi, baritoni e tenori cantavano senza seguire regola alcuna.
Tuttavia mai i Corvi, dalle forme atletiche e dalle figure solenni, mi erano
parsi pi maestosi.
Brevi presentazioni, un discorso di benvenuto di un generale, una spiegazione
del capo Dente d'Orso: I Sioux mi hanno detto che non sarebbero venuti. Li avete
gi ingannati una volta. I Sioux ci hanno detto: Ah! i padri bianchi vi chiamano
e voi ci andate? Vi tratteranno come hanno trattato noi. I padri bianchi
sedurranno le vostre orecchie con dolci promesse che non manterranno mai.
Andate, e guardateli... Si burleranno di voi. Non ho ascoltato i Sioux e sono
venuto... Tuttavia Dente d'Orso ricorda: I vecchi capi dei tempi antichi, i
nostri padri, i nostri nonni, ci hanno detto spesso:  Siate amici dei visi
pallidi perch essi sono potenti! Noi li abbiamo ascoltati... E tuttavia quante
sventure in mezzo secolo! Dente d'Orso le enumera l'una dopo l'altra e conclude:
Mi avete parlato di zappare la terra, lontano da qui, e di allevare bestiame.
Non voglio che mi si tengano simili discorsi. Io sono stato allevato con il
bisonte e mi piace questa vita. Questa volta i Crow non firmeranno il trattato
di sedentarizzazione. Torneranno l'anno dopo e forse ci saranno anche i Sioux?
Si fissa dunque un nuovo incontro e gli inviati di Washington tornano nella
capitale.
Nel 1868 essi tornano e sono costretti a concedere l'abbandono dei forti della
pista Bozeman come prova della loro buona fede. In compenso i Sioux, che questa
volta sono presenti, non si opporranno alla costruzione delle strade ferrate ai
confini col loro territorio e permetteranno il passaggio degli ufficiali e degli
agenti governativi sulle loro piste. A questo prezzo, essi pensano, il bisonte
rimarr sulle terre di transito e le trib potranno vivere in pace.
Segue qualche anno di tregua. I missionari riescono a penetrare fra le trib pi
remote, alcuni scienziati, etnologi, botanici, vivono a fianco dei capi indiani.
I Sioux danno prova della loro lealt, raccolgono e proteggono qualunque Bianco
si accosti loro senza intenzione di nuocere. Anche Nuvola Rossa crede al
trattato concluso. Questa volta anche i Crow accettano l'accordo. Il governo
americano rispetta i patti, paga la terra che gli viene ceduta, fornisce alle
trib derrate di prima necessit.
Tutto questo dura solo pochi anni. Sappiamo come stia per iniziare la corsa
all'oro nelle Colline Nere con la conseguente violazione latente del trattato
del 1868. Al conclave indiano di Chalk Buttes segue l'ingranaggio della
violenza. Toro Seduto si afferma, Custer s'impone... Sioux e Cheyenne, resi
ribelli dall'ingiustizia della sorte che ancora una volta li colpisce, provocano
la grande guerra del Dakota.
Nel giugno del 1876 suona l'ora della gloria delle trib che  anche il germe
della loro disfatta. Toro Seduto, informato della morte di Custer, come sappiamo
profetizza: Ora l'uomo bianco non ci dar pi tregua.
Come mai la cavalleria degli Stati Uniti  caduta cos nella trappola? Terry si
giustifica dicendo di aver dato a Custer l'ordine di aspettare la colonna Gibbon
prima di attaccare. Il comandante della cavalleria, assetato di gloria,
sottovalutando il nemico ha creduto di poter fare da solo. Ha pagato la sua
imprudenza e la sua leggerezza, con la propria vita e con quella dei suoi
uomini. Ma il nemico era molto superiore numericamente, rispondono i difensori
di Custer, e il generale ha resistito valorosamente. La disputa divide gli Stati
e l'esercito. Ma tra i militari  predominante il desiderio di vendetta, cos
essi chiedono rinforzi e si lanciano all'inseguimento dei Sioux.
I politici ritengono invece che si debba esaminare pi a fondo il problema. Il
tentativo di accordo del 1868 non ha resistito neppure dieci anni; ora, nel
1886, si dovr inaugurare una nuova politica indiana? Il Congresso, esaminando
pi da vicino l'Ufficio degli Affari Indiani, scopre, spaventato, I'incompetenza
e la corruzione che vi regnano. Ma che fare se l'uomo bianco mette in fuga il
bisonte, l'animale che  la garanzia della vita del Pellerossa? I militari si
sono mostrati incapaci di contenere l'avanzata bianca verso ovest. Presto non ci
saranno pi abbastanza terre perch i coloni se ne stiano da una parte e gli
Indiani dall'altra. E allora a che serve tentare di trasformare in agricoltori
sedentari dei guerrieri che sono soprattutto cacciatori, quando ad ogni decennio
essi devono essere dislocati da una terra povera ad un'altra?
Nel 1877 il presidente Hayes riconosce: La maggior parte delle nostre guerre con
gli Indiani hanno avuto origine nelle promesse da noi violate e nelle azioni
arbitrarie unilaterali... Ma n Hayes n il Congresso n tanto meno l'esercito
hanno i mezzi per condurre una politica differente da quella della caccia
all'Indiano ancora in corso. Infatti l'altra politica sarebbe la caccia ai
Bianchi quando ledono i diritti dei Pellirosse. Poich  necessario, saranno i
pi deboli a pagare, e i pi deboli, dopo la morte di Custer, sono gli Indiani
del Nord.
Per tutti i capi delle trib che hanno combattuto al Little Big Horn,  iniziata
la lunga ritirata. Sui territori ancora liberi verso nord ci si batte sempre. Ma
il generale Miles, succeduto a Crook, dispone di rinforzi di uomini e materiale
che gli conferiscono una schiacciante superiorit. Inoltre, legalmente i Sioux e
i Cheyenne non possiedono pi terre: il governo confisca le Colline Nere.
Nuvola Rossa, Coltello Smussato, Piccola Volpe, Cavallo Pazzo e Toro Seduto,
prima di ritirarsi nel Canad, combattono quindi ormai solo per l'onore.
Seguiamo i Cheyenne del vecchio capo Coltello Smussato (Dull Knife). Dopo lunghi
mesi di fame e di freddo, essi accettano di cessare i combattimenti. Eccoli
confinati nelle Bad Lands del sud ovest del Dakota, senza grandi risorse,
aspettando la realizzazione delle promesse di assistenza che ancora una volta
sono state fatte loro. Essi sono privi di medicine per curare una violenta
epidemia di malaria, non hanno n coperte n cibo e per sfamarsi sono costretti
ad uccidere gli ultimi cavalli della trib.
Poi un giorno, presi dalla collera, duecentocinquanta Cheyenne delle Bad Lands
razziano i cavalli dei coloni vicini e lasciano la riserva. Vengono inseguiti da
ben duemila cavallegeri.
In certi giorni Coltello Smussato, i suoi uomini e le loro famiglie coprono
settanta miglia, mentre altri vengono raggiunti e si battono. Al loro passaggio
saccheggiano qualche fattoria, cambiano i cavalli. Infine l'esercito li
raggiunge. Cinque reggimenti accerchiano la collina chiamata Crow Butte.
Decidono di attaccare all'alba, ma l'indomani non trovano alcuna resistenza:
Coltello Smussato non c' pi e nemmeno Piccola Volpe. I Cheyenne sono
scomparsi. Dieci giorni dopo vengono ritrovati nelle Sand Hills. Sono cinquanta
giorni che si inseguono i Pellirosse,  tempo di farla finita. Con la prima neve
dell'inverno gli Indiani vengono fatti prigionieri.
Si attende che il tempo migliori per ripartire verso nord. Quarantott'ore dopo i
Cheyenne, che si sono impadroniti dei fucili, si ribellano. Durante la notte
Coltello Smussato ha fatto scavare delle trincee. Resiste due giorni e poi si
arrende per risparmiare le donne e i bambini. Dopo una lunga ed estenuante
marcia vengono internati a Fort Robinson. L Nuvola Rossa, che ha anche lui
scelto la vita, consiglia a Coltello Smussato di accettare le condizioni dei
Bianchi, decisamente pi forti dei Pellirosse. E' dicembre ed il vecchio capo
cheyenne rinuncer alla lotta se alla sua trib non verr imposto un altro
spostamento. Il comandante del forte, Wessels, accetta.
Arriva gennaio: Washington ordina che i Cheyenne vengano condotti a Fort Reno,
nel Nord. La promessa di Wessels non viene mantenuta. Furente, Coltello Smussato
si rifiuta di muoversi. Per cinque giorni si oppone ostinatamente alla partenza.
Due suoi aiutanti vengono messi ai ferri. Si riduce il cibo, ma egli non si
arrende ugualmente. Anzi, i Cheyenne fanno lo sciopero della fame. Il 10 gennaio
i Cheyenne si impossessano nuovamente dei fucili. La prigione si svuota in pochi
minuti; la trib riparte verso le colline.
Quattro squadroni di cavalleria le danno la caccia per dieci giorni. Il 21
gennaio, in fondo ad una pista cosparsa di cadaveri di guerrieri, donne e
bambini, l'esercito spara, con un cannone da 12, quaranta proiettili sull'ultima
trincea, ai piedi del War Bonnet Creek. Dopo il fuoco i soldati blu restano in
attesa. Tre Cheyenne escono all'improvviso dal loro riparo armati uno di una
pistola e gli altri due di pugnale. In tre contro trecento, essi attaccano. La
battaglia  finita. Coltello Smussato giace ferito nella trincea. Generosamente
il governo acconsente a che il vecchio capo dei grandi Cheyenne rimanga con i
Sioux di Nuvola Rossa, come aveva chiesto.
Cos com' accaduto ai guerrieri di Coltello Smussato, anche le altre trib del
Nord vengono ridotte all'impotenza e all'obbedienza. I grandi capi delle nazioni
indiane vengono fatti prigionieri o sono messi nell'impossibilit di continuare
la lotta. Gli anni passano, lenti, amari. L'uomo bianco, venuto ora in ferrovia,
 il padrone incontrastato del paese.
A Sud, Vittorio  morto. Geronimo e i suoi Chiricahua tengono a distanza
l'esercito messicano e continuano a vivere di rapine ai margini della Sierra
Madre. Arrivano truppe americane di rinforzo: con il consenso del Messico esse
passano la frontiera e nel 1883 catturano Geronimo e lo internano in Arizona con
cinquecento guerrieri.
Due anni dopo, una fuga durata qualche mese porta Geronimo e i suoi aiutanti nel
Nuovo Messico. Ma ancora una volta le truppe sono troppo forti. Nel luglio del
1886, il capo apache viene condotto nella riserva di San Carlos, sorvegliata dai
soldati del generale Miles.
I militari danno la caccia ai Sioux pensando a Custer. William Cody, il Buffalo
Bill del teatro e del circo, si arruola nel reggimento del generale Merrit,
uccide Mano Gialla (Yellow Hand) ed esclama: Il primo scalpo per Custer!
Un buon Indiano  un Indiano morto... Appena possibile si applica il motto,
diventato presto celebre; non sempre per perch le trib in lotta si difendono.
Tuttavia la speranza di vivere in pace  sempre presente negli Indiani:
piuttosto che la lotta e la fuga incessanti, i tepees caricati sui carri, le
donne e i bambini decimati dalle malattie, a poco a poco i grandi capi si
rassegnano all'armistizio. E' un armistizio senza gloria, e per i Bianchi senza
piet. Cavallo Pazzo, il temibile Sioux, ne fa l'esperienza a Fort Robinson
nella primavera del 1877. Con millecento membri del suo popolo egli si presenta
al comando della guarnigione, poi si mette in marcia verso la riserva. E l, col
pretesto di un tentativo di evasione, Cavallo Pazzo viene ucciso nel 1877.
Il corpo di polizia indiana, costituito in quegli anni, veglia sulle riserve
nelle quali si spengono tristemente Coda Macchiata (Spotted Tail), Nuvola Rossa
e i loro compagni. Nel 1878 il Congresso rende ufficiale l'esistenza di questo
corpo, composto da volontari pellirosse, disprezzati dai loro popoli ma pagati
dai Bianchi.
Toro Seduto muore pochi giorni dopo, avvolto in un semplice pezzo di tela, nel
cimitero di Fort Yates. La notizia della morte di Toro Seduto si diffonde tra
tutte le trib. Essa fa ribellare alcuni Cheyenne e Sioux che fuggono dalle
riserve e si raggruppano agli ordini di un coetaneo del vecchio stregone, Grande
Piede (Big Foot). Ma l'esercito  presto alle calcagna di questi fuggiaschi
disorganizzati, che sono costretti ad arrendersi e ad andare in prigionia. A
Wounded Knee Creek  il Settimo Cavalleria, un tempo comandato da Custer, che
viene incaricato della loro sorveglianza...
Il mattino del 30 dicembre le truppe dispongono attorno al campo indiano quattro
mitragliatrici Hotchkiss ed ordinano agli Indiani di uscire dal campo uno ad uno
consegnando le armi.
Quest'ordine umiliante, impartito dai Bianchi pieni di tensione e di desiderio
di vendetta, provoca nervosismo e resistenza nei Pellirosse: scoppia un primo
colpo di fucile, venuto non si sa da dove. Le mitragliatrici sputano fuoco, i
guerrieri indiani prendono i tomahawks e le carabine. Uccidono un colonnello e
settanta soldati, ma lasciano sul terreno pi di duecento vittime. Gli Indiani
in fuga vengono spietatamente inseguiti ed uccisi: Remember Custer! ricordatevi
di Custer, urlano i cavalleggeri blu sparando sulle donne e i bambini. Tra i
morti vi  anche padre Kraft, un religioso francese della missione cattolica di
Pine Ridge, venuto a soccorrere i feriti.
Il 30 dicembre 1890 avviene l'ultimo massacro, che segna la fine delle grandi
guerre indiane. E' un'onta per gli Stati Uniti. Tutto il mondo apprende ogni
particolare della tragedia. A Parigi in gennaio si pu leggere un articolo in
difesa degli sventurati Indiani: I loro eroici tomahawks non impediranno che
essi vengano praticamente sventrati a distanza dalle Colt e dalle Gattling.
Nella radura in cui sorgeva il poetico campo indiano, il sordido colono lever
la sua scure.
Secondo la stessa Washington, simili massacri possono essere evitati. Ma, come
annota all'inizio del 1891 l'agente federale a Pine Ridge: Da quando la cosa 
avvenuta tutto  calmo. Nessun cittadino  stato ferito nel Nebraska o nel
Dakota. Nessuna propriet  stata distrutta fuori della riserva... Non c' ormai
alcun bisogno di ricorrere a mezzi di una tale efficacia. Schiacciati dalla
superiorit materiale dei Bianchi, tenuti in riserve lontane l'una dall'altra,
le popolazioni indiane sono sottomesse. La legge Dawes segna, alla fine del
secolo, il primo passo importante verso il riconoscimento della cittadinanza
americana agli Indiani, diventati per forza sedentari e agricoltori.
I grandi guerrieri sono morti. Testimone degli ultimi giorni di Nuvola Rossa,
W.R. Moorehead incontra il capo sioux all'alba dei suoi ottantasette anni.
Indicando la pianura desertica in cui  stabilita la sua trib, Nuvola Rossa
dice: Guardate questo paese nudo. Abbiamo un poco di terra fertile lungo il
ruscello. E' l che seminiamo il grano. Tutto il resto  sterile. Pensate a
questo... Pensate che un tempo possedevo una terra ricca, coperta di erbe alte
nelle quali la selvaggina era abbondante, una terra tanto vasta che un cavallo
veloce la attraversava a fatica in otto giorni. Ora Washington mi ha tolto le
mie terre e io non ho pi niente di mio! Per trovare un po' di legna devo fare
una lunga marcia. Io che comandavo migliaia di guerrieri sono diventato un
mendicante. E devo essere prudente se non voglio finire in prigione... Nuvola
Rossa tossisce, con gli occhi annebbiati dal tracoma rivolti verso la luce, e
dice: Ogni inverno tossisco pi forte. Presto me ne andr. Ma non  per questo
che il mio cuore  pesante. Il mio cuore  pesante quando penso al mio popolo.
Giovanotto, chi lo aiuter quando io me ne sar andato? E il vecchio capo sioux
ripete le parole della danza degli Spettri: Ma cosa importano gli uomini che
passano! Lo Spirito soffia leggermente su di essi ed essi non sono pi. Un
giorno i figli della terra riprenderanno possesso della terra. E i tempi passati
torneranno ad essere i tempi nuovi! Nuvola Rossa, l'ultimo grande capo guerriero
sioux, muore nella sua riserva nel 1909, senza aver perduto la speranza di un
avvenire pi giusto per i sopravvissuti del popolo degli uomini rossi.

Jean Lanzi.

FINE.

















































