JEAN LANZI.
La famosa carica dei Seicento.

Introduzione.

Questo volume  dedicato ad una vicenda militare che, avvenuta nella seconda
met del XIX secolo, ha avuto significative influenze sulla storia del secolo
seguente: la guerra di Crimea.

La brigata carica! Il 25 ottobre 1854, nella pianura di Balaklava, in Crimea, i
cavalieri della gloriosa brigata leggera inglese si lanciano all'assalto delle
postazioni russe. Venti minuti dopo la battaglia  finita. Meno di un terzo dei
cavalieri inglesi ne uscir incolume. La carica si  risolta in una catastrofe e
in un sacrificio inutile. Perch questo dramma? Come avrebbero dovuto essere
interpretati gli ordini di lord Raglan? Non c' scelta, bisogna obbedire, dir
prima della carica lord Lucan al suo ex cognato lord Cardigan che gli faceva
notare la potenza delle batterie russe.
Quale importanza hanno avuto l'animosit e il disaccordo esistenti fra i due in
questa tragica circostanza? Gli errori del comando inglese sono realmente
l'unica causa? E' magnifico, ma questo non  guerra! Questo commento di un
osservatore francese riassume nel migliore dei modi la carica della brigata
leggera.

LA FAMOSA CARICA DEI SEICENTO

Lancieri vestiti di blu, dragoni tutti rossi, ussari in pantaloni amaranto: tra
pochi istanti i pi famosi cavalieri d'Europa andranno alla carica. Il loro
comandante, lord Cardigan, fa controllare l'allineamento, come se dovessero
andare ad una parata al Mall. Il suo ex cognato, lord Lucan, tenente generale
della cavalleria inglese, va e viene tra la cavalleria pesante comandata dal
generale Scarlett e la brigata leggera di Cardigan. Sono le undici e dieci del
25 ottobre 1854, nella piana di Balaklava, in Crimea, circondata da colline.
Venticinque minuti dopo, finita la battaglia, la cavalleria leggera di Sua
Maest la Regina Vittoria, facente parte del corpo di spedizione anglo-francese,
sar praticamente cancellata dal numero degli effettivi alleati.
I circa settecento cavalieri che muoveranno all'assalto dei Russi di Nicola I
conoscono bene il rischio che corrono. I comandanti non possono certo
nasconderlo: il campo di battaglia  tale, e tanto favorevole al nemico  la
disposizione delle truppe, che un assalto non pu risolversi se non tragicamente
per gli attaccanti. Fanti e artiglieri del generale russo Liprandi occupano le
colline chiamate Causeway Height, che costituiscono la barriera meridionale
della vallata. Qualche ora prima i soldati dello zar vi si sono impossessati
delle ridotte munite di cannoni inglesi e hanno messo in fuga alcune compagnie
di Turchi. In fondo alla piana, larga un buon chilometro e lunga pi del doppio,
si trova la cavalleria del generale Ryjo, preceduta da un distaccamento di
cosacchi del Don. Sui monti Fediukin, a nord della vallata, stanno ben
trincerati otto battaglioni di fanteria russa ed una batteria di artiglieria. Ai
margini della piana, sulle alture, quattro distaccamenti di Royal Marines
difendono l'accesso al porto di Balaklava, principale fonte di di
approvvigionamento per gli Inglesi. E sul monte Sapun, a nord ovest, gli
Inglesi del duca di Cambridge e i Francesi del generale Bosquet sono appostati
vicino ad una stazione telegrafica. Difendono la via Woronzoff, che porta a
Sebastopoli, fine ultimo della battaglia in corso. Infine dietro, all'altezza
della brigata leggera, sono schierati i corazzieri inglesi, che hanno appena
respinto valorosamente un assalto dei soldati dello zar, e i Cacciatori d'Africa
del generale francese Morris.
La piatta e squallida piana ricoperta di erba ispida che separa i combattenti
costituisce la vallata propriamente detta:  la trappola nella quale gli Inglesi
stanno per buttarsi a corpo morto. Una trappola a tre fronti, nella quale i
Russi li attendono con fermezza bench duramente provati dai precedenti
combattimenti.
Sul crinale del Sapun, dall'alto di una rupe che domina tutto attorno per circa
duecento metri il luogo del combattimento, il generale Canrobert e lord Raglan
si consultano. Il Francese non  propenso ad attaccare: Menschikov e Liprandi ci
tendono una trappola attirandoci in fondo alla pianura. Contano di farci
lasciare le nostre ottime posizioni sull'altopiano... Guardiamoci bene
dall'allargare lo scontro, my lord!
E sia, generale! risponde l'Inglese. Ma con la mano che gli rimane (ha perduto
il braccio destro a Waterloo) lord Raglan mostra le ridotte occupate dai Russi
quel mattino stesso: E sia, dice, ma voglio riprendermi i miei cannoni!
Ne vale veramente la pena? obietta Canrobert.
Certo! I Russi non si meritano un simile trofeo.
E lord Raglan detta al suo capo di stato maggiore, generale Airey, un ordine
destinato a lord Lucan, che attende nella vallata. Appoggiandosi alla sua
giberna Airay scrive frettolosamente con un mozzicone di matita:
Lord Raglan ordina che la cavalleria si porti rapidamente sul fronte, segua il
nemico e gli impedisca di portare via i cannoni. L'artiglieria da campagna pu
coprire l'azione. La cavalleria francese sta alla sua sinistra. Subito!
Pochi minuti dopo l'ordine di muoversi arriva a lord Lucan. Il comandante della
cavalleria lo decifra lentamente: To prevent the enemy carrying away the guns..
Lucan alza gli occhi verso le colline che circondano la vallata, come se
cercasse di distinguere i cannoni. Il capitano Nolan, aiutante di campo di lord
Raglan, che ha portato l'ordine cavalcando a spron battuto, vedendolo esitare
precisa: Gli ordini di lord Raglan sono che la cavalleria attacchi
immediatamente!
Attaccare, signore? Attaccare cosa? Quali cannoni? E dove?...
I pezzi di marina ai quali il comandante in capo allude nel suo messaggio non
sono evidentemente visibili dalla pianura. Puntando il dito verso il fondo della
vallata il capitano Nolan crede di poter rispondere al comandante della
cavalleria: L, my lord. L  il vostro nemico. L sono i vostri cannoni!
L'aiutante di campo mostra il grosso delle truppe russe: a causa della distanza,
cosacchi, cavalieri, fanti, che si trovano dall'altra parte della valle, si
confondono nel grigiore delle loro uniformi. Lord Lucan non capisce e riesce
solo a notare, senza rilevarlo, il tono irritato e sgradevole usato da Nolan nei
suoi confronti, tanto l'ordine di attaccare gli sembra fuori luogo. Eppure
quest'ordine  stato impartito dagli ufficiali superiori con piena cognizione di
causa, visto che dal monte Sapun essi dominano la vallata nella quale si
trovano i cavalieri. Lucan cerca di convincersi che a lui possono sfuggire forse
degli elementi strategici che lo stato maggiore deve aver preso in
considerazione per mandare cos degli uomini verso una gola difesa da un forte
concentramento di truppe nemiche.
Solo, al trotto, il tenente generale si dirige verso lord Cardigan, immobile
alla testa del 130 dragoni leggeri. Lord Lucan tende al suo ex cognato l'ordine
scritto personalmente dal generale Airey: Attaccate i Russi nella vallata, a tre
quarti di miglia di distanza, con il vostro reggimento e con il 170 lancieri in
testa.
Certo, signore. Ma permettetemi di farvi notare che i Russi hanno una batteria
nella vallata di fronte a noi e altre batterie e artiglierie sui nostri due
fianchi.
Lo so. risponde Lucan, alzando le spalle. Ma non c' scelta, bisogna obbedire.
Senza aggiungere commenti, lord Cardigan saluta il suo superiore e si volta con
calma verso i suoi uomini.
La brigata carica!
Schiera le sue unit, con i rispettivi comandanti in testa: 13 dragoni leggeri:
capitano Oldham; 17 lancieri: capitano Morris, in prima linea. 11 ussari:
colonnello Douglas, di rinforzo, in seconda linea. Dietro a lui il 4 dragoni
leggeri: lord George Paget e l'80 ussari: colonnello Shewell.
Il fior fiore della cavalleria inglese. Lord Cardigan, comandante della brigata,
si porta avanti, a due lunghezze di cavallo dalla prima linea.
Lord Lucan si allontana dirigendosi verso la brigata pesante, della quale
prender personalmente il comando per venire eventualmente in soccorso a
Cardigan. Gli raccomanda di avanzare lentamente, con calma, e di: tenere
saldamente in pugno gli uomini. Istruzioni superflue, ma i due si detestano
cordialmente.
Il comandante della brigata leggera saluta e prima di ordinare al trombettiere
di suonare il galoppo esclama: Ebbene, sar la fine dell'ultimo dei Cardigan!
Il capitano Nolan si trova alla sua destra, leggermente indietro. A sciabola
sguainata lord Cardigan, con la pelliccia ornata di ricami d'oro gettata sulle
spalle, si slancia verso il fondo della vallata. Sulla piana cala un improvviso
silenzio, subito rotto dai primi tiri dei Russi.
Dalla cresta del Sapun lo stato maggiore e gli osservatori si rendono conto in
pochi istanti che la brigata non ha preso la direzione giusta, sulla sua destra.
Il barone di Bazancourt, incaricato da Napoleone III di scrivere la storia della
campagna di Crimea, annota:
Le truppe, scaglionate sulle cime e sui versanti delle colline, videro con un
senso di infinita tristezza quella superba brigata lanciarsi nella piana in un
attacco impossibile, del quale solo la follia poteva eguagliare l'eroismo. Tutti
i cuori si strinsero, tutti gli sguardi la seguirono finch disparve in un
turbine di fumo: essa passava rapida come una folgore, lanciandosi verso quelle
micidiali batterie che vomitavano fuoco a mitraglia.
Uno dei primi a cadere a morte fu il capitano Nolan, portando con s nella tomba
l'ultima parola di questo sanguinoso enigma. Egli lanci un alto grido e una
mano gli si contrasse convulsamente sulla criniera del cavallo, che continu a
galoppare trascinando con s il cadavere.
La battaglia degener in una mischia spaventosa nella quale erano confusi fanti
e cavalieri: d'un tratto comparve un forte contingente di fanteria che accolse
gli Inglesi con un intenso fuoco. Sono gi caduti centinaia di lancieri e di
dragoni. Lord Cardigan, caracollando solo in testa, sembra invulnerabile. E' uno
di quegli ufficiali che asseriscono che un comandante non deve caricare alla
stessa altezza dei suoi cavalieri, e oggi lo dimostra.
Nembi di polvere, bagliori di cannonate: dietro al comandante la brigata sembra
mantenere a tutti i costi la sua unit. Quando una linea ancora completa perde
un uomo, lo schieramento si riforma, come se una macchina ben congegnata avesse
insegnato a quei soldati che morire non  niente, purch ci avvenga in perfetto
ordine. Dal Sapun il generale Bosquet ha un commento da esperto: E' magnifico!
Ma questa non  guerra!
Sorpresi per un momento dalla furia britannica, i Russi si sono subito ripresi:
in fondo alla valle si dispongono su quattro file lasciando intervalli per il
fuoco dei cannoni. Uomini e cavalli si schiantano contro questo muro vivente.
Gli squadroni inglesi ora divisi vengono attaccati sui fianchi dai cosacchi e
dai lancieri russi. Da tutti i lati avanzano masse compatte; il fuoco
dell'artiglieria decima gli ultimi ranghi della cavalleria leggera.
E' un massacro. Alcuni Inglesi riescono ugualmente a superare le quattro linee
russe, arrivano all'altezza dell'artiglieria, colpiscono all'impazzata nel
gruppo dei serventi ai pezzi delle batterie.
Molto dietro di loro, la brigata pesante subisce il fuoco dei cannoni dei monti
Fediukin e Causeway, quelli che si sarebbero dovuti occupare. I corazzieri non
possono essere di alcun aiuto. Lord Lucan li ha condotti di slancio all'altezza
delle prime alture tenute dal nemico: Perdinci, ne ha del fegato! dicono sul
monte Sapun Ma un altro sacrificio sarebbe superfluo.
Lucan fa ordinare l'alt da lord Paulet, suo aiutante.
Finch vivo io, se si deve sacrificare la brigata leggera, la pesante non subir
la stessa sorte. E il tenente generale riporta i suoi uomini al riparo dal fuoco
nemico. Ben presto dovranno andare incontro ai reparti distrutti.
Senza capire esattamente cosa accada, se non che sotto i loro occhi sta
succedendo un massacro, i Cacciatori d'Africa accorrono al centro della vallata.
Sul campo di battaglia non c' niente da fare. Con tutta la forza dei loro
piccoli cavalli arabi, i Francesi avanzano contro una batteria russa che occupa
la cima di un'altura boscosa, si inerpicano al galoppo sui ripidissimi pendii
che si ergono dinanzi a loro. I serventi ai pezzi della batteria non fanno in
tempo a puntare di nuovo i cannoni su questi assalitori imprevisti, che i
cavalieri hanno gi raggiunto la cima dell'altura. E' una lotta a corpo a corpo,
che termina vittoriosamente per i Cacciatori. La pi micidiale delle batterie
nemiche cessa di mitragliare la cavalleria inglese. Ma ormai  tardi, in fondo
alla vallata hanno preso il sopravvento i lancieri russi, enorme e pesante massa
grigia, ciascuno dei quali ha la testa ricoperta da un chep che si dice pi
resistente di un casco di cuoio.
Lord Cardigan  isolato, molto pi avanti delle prime linee russe, quando gli
viene incontro un quadrato di lancieri. Il principe Radziwill, che comanda i
cavalieri russi, distacca alcuni suoi uomini mandandoli incontro al comandante
inglese, con l'ordine di catturarlo vivo. E' senza dubbio a causa di
quest'ordine che lord Cardigan riesce a fuggire. Dopo un breve scontro con i
cavalieri nemici, egli volge le spalle ai Russi e si getta a briglia sciolta nel
varco qualche istante prima battuto dall'artiglieria.
Il ritorno  spaventoso. Attraverso la pianura cosparsa di morti e di feriti
agonizzanti vagano cavalli senza cavaliere o che si trascinano dietro il
cadavere del loro padrone. Altri, con i fianchi squarciati, reggendosi a
malapena in piedi, consumano le loro ultime forze per unirsi alla cavalleria
russa e stringersi contro gli altri cavalli vivi. Si formano gruppetti di uomini
vacillanti. Quelli che possono camminare si sorreggono l'un l'altro, quelli che
possono parlare si confortano a vicenda aspettando i soccorsi. Molti saranno
fatti prigionieri. Lord Cardigan raggiunge miracolosamente sano e salvo, eccetto
una modesta scalfittura, la sua posizione di partenza.
La carica della brigata leggera nella valle di Balaklava  terminata. Dei
seicentosettantatr cavalieri del reparto, solo centonovantacinque sono incolumi
La battaglia  durata in tutto dai venti ai venticinque minuti. N il generale
Liprandi e il principe Radziwill, n lord Raglan e il generale Canrobert
proseguiranno il combattimento. Il corpo d'armata russo riforma le sue linee pi
indietro, tra le alture attraverso le quali si accede alla vallata vicina,
quella del fiume Cernaia, i Russi si astengono da qualsiasi avanzata. Inglesi e
Francesi fanno assumere alle loro truppe una formazione pi serrata, pur
assicurando la difesa del porto di Balaklava. Per un momento lord Raglan
prospetta di tornare all'assalto delle ridotte tenute dai battaglioni di Azov e
di Odessa. Ma queste posizioni sono troppo distanti dalle retrovie alleate
perch possano essere raggiunte senza ulteriori pesanti perdite di vite umane.
La nostra posizione  assolutamente difensiva. Annota Canrobert la sera di quel
25 ottobre. Disgraziatamente questa linea difensiva  troppo lunga, estendendosi
da Inkermann a Balaklava, e il mantenerla ci imporr grandi sforzi di vigilanza.
Scesa la sera si approvvigionano di munizioni gli Scozzesi, gli zuavi, i Turchi,
i genieri che, sulle creste delle alture pi prossime al mare, difendono il
porto che  il polmone dei rifornimenti inglesi. Ormai ci si trincera per
l'inverno.
La strana carica di Balaklava, che avviene un mese dopo la prima vittoria degli
alleati in Crimea, quella di Alma,  l'ultimo avvenimento di una giornata che
influir notevolmente sulle condizioni di approvvigionamento degli Inglesi, ma
che soprattutto permette ai Russi di riprendere l'offensiva e di togliere ai
corpi di spedizione occidentali i forti dominanti la via Woronzofl. La guerra di
Crimea, che gi si annunciava lunga, si impantana cos nel temibile inverno
russo senza che gli alleati abbiano altra possibilit oltre quella di attendere.
Ancora dieci mesi prima di prendere Sebastopoli! Dopo, anni di polemiche in
Inghilterra sull'inutile carica della Brigata leggera.
E' un conflitto lungo e duro, dalle caratteristiche originali, quello scatenato
dai grandi imperi lungo le coste della Crimea e sull'altopiano del Chersoneso,
in quella met del XIX secolo. Le masse armate affluiscono per mezzo di potenti
flotte ai confini tra l'Europa e l'Asia per regolare una questione che segner
la fine di un'epoca militare e indirettamente condurr alla scelta di nuovi
orientamenti diplomatici.
E' la Russia a portare la responsabilit della guerra. Un anno prima dell'inizio
del conflitto, il previdente lord Palmerston aveva lanciato da Londra un solenne
avvertimento; il fine della politica degli zar  sempre stato, in un secolo o
nell'altro, quello di impadronirsi della Turchia. Fin dai tempi dello zar
Pietro, la Russia si  dedicata sistematicamente e tenacemente alla
realizzazione di questo proposito di conquista. Quando  stata ostacolata nel
suo cammino essa ha fatto un passo indietro, ma solo per farsi di nuovo avanti
alla prima occasione. La sua politica  sempre stata quella di non lasciarsi
sfuggire il proprio obiettivo per eccessiva precipitazione, ma di sorvegliare i
passi degli altri governi europei e di approfittare di tutte le occasioni che
avrebbero potuto facilitarle anche il pi piccolo passo avanti verso il fine che
si proponeva.
Questa regola di condotta, prudente ma decisa, per l'espansione finale della
grande Russia verso sud,  tutta contenuta, accanto ad altri obiettivi, nel
testamento politico di Pietro il Grande. Questo documento rappresenta tanto la
sintesi quanto la proiezione del regno del pi grande dei Romanov, un regno
durato quarantatr anni. Secondo Pietro I di Russia gli uomini del nord, suoi
sudditi, sono destinati a rigenerare, un giorno, il mondo esausto che li
circonda: Ho trovato la Russia che era un ruscello. La lascio che  un fiume. I
miei successori ne faranno un mare destinato a fertilizzare l'Europa immiserita,
e i suoi flutti strariperanno, nonostante tutte le dighe che mani indebolite
potranno opporre loro, se i miei discendenti sapranno dirigerne il corso.
Seguono quattordici raccomandazioni precise: mantenere la nazione russa in un
perfetto stato di guerra; prendere parte a tutte le contese in Europa; dividere
la Polonia e frantumarla; isolare la Danimarca e la Svezia e strappare a
quest'ultima la maggior parte possibile di territorio; moltiplicare le alleanze:
con l'Austria per farsi un alleato nell'Europa centrale, con le famiglie nobili
tedesche per rafforzare questo baluardo favorevole alla Russia, con
l'Inghilterra perch essa domina la scena economica.
Il nono punto riguarda la Turchia:  Avvicinarsi il pi possibile a
Costantinopoli e alle Indie. Colui che vi regner sar il vero padrone del
mondo. Di conseguenza, ingaggiare continue guerre di volta in volta contro i
Turchi e contro la Persia. Aprire cantieri sul mar Nero, impadronirsi a poco a
poco tanto di questo mare quanto del mar Baltico, duplice condizione necessaria
alla riuscita del progetto.
Gli articoli XIII e XIV, che sono la conclusione del testamento, meritano di
essere citati in extenso, per completare il profilo della grande Russia, che gi
allora pensava alla spartizione del mondo:
XIII. La Svezia smembrata, la Persia vinta, la Polonia soggiogata, la Turchia
conquistata, i nostri eserciti riuniti, il mar Nero e il mar Baltico sorvegliati
dai nostri vascelli, per ottenere questo bisogna proporre separatamente, e molto
segretamente, in primo luogo alla corte di Versailles, poi a quella di Vienna,
di dividere con loro il dominio dell'universo. Se una delle due accetta, cosa
inevitabile facendo leva sulla loro ambizione e sul loro amor proprio, servirsi
di questa per schiacciare l'altra; poi schiacciare a sua volta quella che
rimarr, ingaggiando con essa una lotta il cui esito sar indubbio, dato che la
Russia possieder gi tutto l'Oriente e gran parte dell'Europa.
XIV. Se, il che non  probabile, ambedue rifiutassero l'offerta della Russia,
bisognerebbe allora riuscire a metterle in conflitto fra di loro e far s che si
esaurissero l'una con l'altra. Allora, approfittando di un momento decisivo, la
Russia farebbe calare le sue truppe, precedentemente raccolte, sulla Germania.
Nello stesso tempo due consistenti flotte cariche di orde asiatiche muoverebbero
una dal mare d'Azov e l'altra dal porto di Arcangelo, convogliate dalle flotte
armate del mar Nero e del Baltico, avanzando attraverso il Mediterraneo e
l'Oceano, invadendo la Francia da una parte, mentre la Germania sarebbe invasa
dall'altra. Una volta vinti questi due paesi, il resto dell'Europa passerebbe
facilmente e senza colpo ferire sotto il giogo. Cos pu e deve essere
soggiogata l'Europa.
Per molto tempo gli uomini di Stato russi metteranno in dubbio l'autenticit di
questo testo. Disgraziatamente per loro (e soprattutto per molti popoli vicini
all'impero dello zar) i fatti seguiranno per pi di un secolo le istruzioni di
Pietro il Grande, a conferma della veridicit del suo testamento.
Pietro stesso ha conquistato tre mari e sei province ed ha predisposto lo
smembramento della Polonia. Caterina II lo ha realizzato ed ha incluso nelle sue
frontiere la Georgia e parte della Transcaucasia.
Con lo sguardo rivolto verso Costantinopoli, essa si  impossessata della Crimea
ed ha fatto costruire una potente base navale a Sebastopoli. Dopo di lei Paolo I
ha tenuto in esercizio i suoi eserciti combattendo contro la Francia
rivoluzionaria ed avvicinandosi cos agli imperi centrali. In seguito,
Alessandro I si  misurato con Napoleone, che ha respinto nel 18I2, ed ha
annesso alla Russia quattro province della Persia e la Finlandia. Ora, sotto
Nicola I, l'impero, ricco di queste conquiste e di queste usurpazioni, si
estende dai confini dell'India alla Germania, raggiunge i mari settentrionali e
meridionali del continente europeo, minaccia direttamente sia gli Stati
danubiani che l'impero ottomano.
Nicola I sembra essere la reincarnazione di Pietro il Grande. I suoi peggiori
nemici non mettono in dubbio il suo coraggio o la sua grandezza. Egli non manca
certamente n di polso n di fede nel destino della sua patria, che intende
tenere lontana dalle idee sovversive dell'Occidente. Sempre in uniforme (e
questa  gi una professione di fede) alto di statura, con il viso
dall'espressione decisa, lo sguardo penetrante, egli  per gli occidentali
l'autocrate del Nord, che ha fatto sua la massima di Luigi XIV: lo Stato sono
io. Per i suoi sudditi Nicola  il capo, l'imperatore, ma anche l'oracolo.
Fin dal suo avvento al trono, avvenuto nel 1825, un secolo esatto dopo la morte
di Pietro il Grande, Nicola si  dedicato all'indebolimento della Turchia, senza
fretta, applicando strettamente le istruzioni del suo avo. Nella primavera del
1828 una parte dei settecentomila uomini dell'esercito russo hanno tolto al
sultano Mahmud i principati della Moldavia e della Valacchia, estrema punta
settentrionale della Turchia di allora. Un po' pi tardi le stesse truppe hanno
attraversato il Danubio attaccando Silistria, Varna sul mar Nero e l'Armenia
turca. Nel 1829 ad Adrianopoli, il trattato che ha messo fine alla campagna ha
affrancato la Grecia dalla tutela dei Turchi, ha tolto all'impero ottomano la
Serbia e i due principati occupati per porli sotto il protettorato dello zar,
che regna inoltre sulle bocche del Danubio.
Nel Caucaso i cavalieri russi hanno incontrato maggiore resistenza: gli Inglesi,
preoccupati dell'espansionismo di Nicola I, sostenevano segretamente i Turchi.
La Convenzione degli Stretti aveva imposto una battuta d'arresto alla politica
dello zar, ponendo l'impero ottomano sotto la garanzia collettiva delle grandi
potenze e non aveva pi permesso alla Russia di controllare a suo piacimento
l'accesso al mar Nero.
D'altro canto Nicola I, che contiene la resistenza polacca ed aiuta Francesco
Giuseppe d'Austria a mantenersi sul trono d'Ungheria, si crea la fama di
guardiano dell'Europa orientale. Una fama che  lungi dal dispiacergli... A
Parigi e a Londra, l'opinione pubblica teme un prossimo dilagare di orde
selvagge provenienti dall'Oriente; ma i governi dei due unici paesi capaci di
opporsi ai progetti dello zar hanno diverse ragioni per temporeggiare. Prima di
tutto Londra e Parigi non s'intendono fra loro. La conquista del potere da parte
di un Bonaparte, l'indomani della rivoluzione del 1848, ha risvegliato tristi
ricordi in Inghilterra. Certo i quattro decenni trascorsi hanno notevolmente
allentato i legami della Coalizione dei sovrani contro l'imperialismo francese,
che del resto non  pi quello di prima. Ma i trattati che hanno arrestato
l'ascesa della famiglia corsa in Europa stabilivano e stabiliscono ancora, per
principio, la decadenza perpetua di ogni membro della famiglia Bonaparte da
qualsiasi diritto di sovranit e di dominio tanto sulla Francia quanto su
qualunque altro paese. Una decadenza perpetua durata meno di mezzo secolo, con
il ritorno della famiglia alla presidenza di una nuova Repubblica, in attesa di
un altro Impero...
Scioglimento dell'assemblea nazionale il 2 dicembre 1851, barricate il 3,
combattimenti per le strade e successo del colpo di Stato il 4: ecco venire il
nuovo imperatore. La stampa e l'opinione pubblica inglesi non lo risparmiano.
Napoleone III, che accarezza il progetto di un'intesa durevole con Albione, ne 
molto scosso. Bisogna che la malafede dello zar sia manifesta perch si
stabilisca un'intesa fra Londra e Parigi.
L'attento esame delle condizioni per un intervento in favore della Turchia non
permette alle due capitali sentimenti ottimistici in proposito. Il teatro delle
ostilit, che si tratti del Danubio o di Costantinopoli, si trova a pi di mille
leghe di distanza dai pi vicini porti francesi. Se l'Inghilterra pu contare su
una flotta mercantile sufficiente al trasporto delle truppe e del materiale,
essa  priva di esercito: al di l della Manica non esiste la coscrizione
obbligatoria. Con basi in Africa, nelle Indie, nell'emisfero occidentale,
I'Inghilterra disperde militari in tutti gli angoli di un impero ancora vasto.
Nell'interno del paese o per un intervento rapido essa non pu contare che su
unit specializzate, efficaci ma poco numerose (cavalieri e Scozzesi) e su un
contingente di ottantamila uomini che, ahim, non possono essere inviati lontano
dalla loro isola natale se non volontariamente. ..
In Francia  tutto il contrario: l'esercito  forte e ben inquadrato, ma la
flotta  nettamente insufficiente. Tuttavia, come se temesse una catastrofe dopo
una lunga serie di rapidi successi (elezione a deputato, elezione alla
presidenza, successo del colpo di Stato e rinascita dell'Impero) Napoleone III
esita. Gli emigrati lo motteggiano, scherniscono questo Bonaparte degenere che
ha paura di muoversi. Cos scrive da Jersey Victor Hugo: Questo vincitore che si
 detto giustificato, mostra a Dio il suo naso ammaccato di patate cotte, questo
occhio guercio di soldoni, e il nostro esercito, ahim, sta vittima e complice,
china una fronte lugubre e punita.
Prepararsi a un intervento  tuttavia sulla stessa linea politica del Primo
Impero. Il Memoriale di Sant'Elena ha reso noti gli ultimi pensieri di Napoleone
I, tra i quali si trova la grande idea che il nuovo imperatore far sua: la
liberazione dei popoli e, a seguito di questa, la loro unione in una grande
Europa rappacificata. E' il principio delle nazionalit, sul quale Napoleone III
vorrebbe vedere svilupparsi la sua politica internazionale. Egli si render
conto in seguito come l'applicazione di questa idea sia incompatibile con il
proseguimento di una politica coloniale e come essa possa portare in Europa alla
formazione di una grande Germania troppo potente. Ma per ora  questo il
principio che lo guida quando, nel marzo 1853, si decide per l'intervento al
termine di un Consiglio straordinario riunito alle Tuileries. Lo zar, sicuro
della benevola neutralit dell'Europa orientale, incurante delle piccole nazioni
e certo del non intervento della Francia, ne sar dolorosamente sorpreso. In
questo stesso 1853, l'anno della decisione, Nicola I  tutto un sorriso con
l'Inghilterra. Gli sembra tempo di agire.
La Turchia? Un uomo malato. La definizione dello zar di tutte le Russie far in
pochi giorni il giro di tutte le cancellerie. E' noto ormai che Pietroburgo
prepara la successione e pensa anche alla possibilit di far precipitare
l'evolversi della malattia.
Senza esitazioni Nicola I si confida con sir George Hamilton Seymour,
ambasciatore della regina Vittoria in Russia. Lo zar ha l'abitudine di combinare
i grandi affari in brevi colloqui privati. E' cos che la sera in cui si svolge
una festa sontuosa Nicola I esprime a Sir George la sua soddisfazione per le
buone relazioni esistenti fra il suo governo e quello inglese. Non ce n' mai
stato un bisogno tanto grande quanto in questo momento. Quando ci troviamo
d'accordo, non nutro alcuna preoccupazione sulla sorte dell'Occidente e
dell'Europa. In fondo quello che altri possano pensare  poco importante. Quanto
alla Turchia,  un'altra faccenda. Questo paese si trova in una condizione
critica e pu darci molti fastidi.
Hamilton Seymour, da buon ambasciatore, sa ascoltare. E continua a prestare
orecchio al monologo senza interrompere: S, ci troviamo di fronte a un uomo
malato, molto malato. Non vi nascondo che sarebbe una grande disgrazia se uno di
questi giorni dovessimo perderlo, soprattutto prima che si prendano le
disposizioni necessarie. Ma del resto non  questo il momento di parlare della
cosa...
L'invito  fatto; cinque giorni dopo viene il momento. Dopo il preambolo,
formulato durante la festa presso la granduchessa Elena, vengono le proposte
concrete nello studio stesso di Nicola I. Avvertito dal conte di Nesselrode,
cancelliere dello zar, l'ambasciatore del Regno Unito questa volta viene a
sentire ufficialmente un'esposizione metodica, sviluppata in una forma molto
cortese. L'imperatore non nutre ambizioni territoriali. Non ha forse il dominio
di un vasto paese? Eppure la situazione del suo vicino turco lo preoccupa. Il
diritto internazionale gli riconosce un protettorato morale sui dodici milioni
di sudditi che praticano la religione ortodossa nell'Impero ottomano. Essi non
comprenderebbero come mai, con una Turchia malata, lo zar non faccia niente per
i suoi figli spirituali viventi dall'altra parte del mar Nero.
Voglio parlarvi da amico e da gentiluomo, prosegue Nicola I. E' estremamente
importante che ci intendiamo, che ci premuniamo contro la morte di questa malata
che interessa tutti e due. Tale avvenimento ci esporrebbe al caos, alla
confusione, chi sa, forse anche a una guerra in Europa...
Se l'Inghilterra ed io riuscissimo ad intenderci su questa faccenda, poco
m'importerebbe del resto... Dir francamente che non mi dispiacerebbe vedere il
vostro paese insediarsi un giorno a Costantinopoli. Sono ugualmente disposto ad
assumere l'impegno di non insediarmici io, da padrone, s'intende, perch da
tutore non dico di no! Ma se non si prendono prima delle precauzioni, se si
lascia tutto al caso, potrebbe presentarsi una circostanza tale da costringermi
ad occupare Costantinopoli...
L'ambasciatore ringrazia lo zar della sua franchezza, ma gli fa capire che in
linea di massima il suo paese non ha l'abitudine di prestabilire la successione
di un vecchio amico e alleato. Le sue parole vengono confermate qualche giorno
dopo dal Primo ministro della regina, lord John Russell, quando viene messo al
corrente del colloquio. Altrettanto cortesemente il capo del governo britannico
risponde a Pietroburgo che, per quanto riguarda la malattia dell'impero
ottomano, la sua diagnosi differisce da quella dello zar. Raccomanda inoltre
un'estrema moderazione in tutto quanto possa riguardare gli interessi del
Sultano Abdul-Megid. D'altro canto le divergenze a proposito della Turchia non
potrebbero essere appianate senza l'accordo dell'Austria e della Francia. Mentre
Nicola I non ha in mente che un'idea (mettere le mani su tutta o su parte della
Turchia) Londra intende impedire l'agonia del malato.
Lo zar accoglie con scarsa soddisfazione la risposta inglese. Poi torna alla
carica, convoca nuovamente sir Hamilton Seymour. Per pi di un'ora il sovrano,
di fronte ad una grande carta del Mediterraneo, traccia un progetto di
accomodamento tra lui e Londra: I'Egitto e Candia (l'isola di Creta) potrebbero
diventare protettorati o anche possedimenti britannici. Lo zar, che da parte sua
si sentirebbe libero di decidere la sorte della Turchia, non vi si opporrebbe.
Di nuovo lord Clarendon risponde dal Foreign Office che l'Inghilterra non
seguir la Russia su questa via: o Il governo della regina ritiene che la
Turchia non abbia bisogno che di indulgenza da parte dei suo alleati, della loro
decisione di non avanzare richieste umilianti per la dignit e l'indipendenza
del sultano e infine di quell'appoggio amichevole che, tra gli Stati come tra le
persone, i pi deboli hanno il diritto di aspettarsi dai pi forti.
Poich l'Inghilterra non si  mostrata attratta dalla sua proposta, Nicola I d
inizio all'azione partendo dai preliminari: recriminazioni e minacce a proposito
dei luoghi santi della Palestina, vale a dire utilizzazione del pretesto
religioso del quale ha gi parlato all'ambasciatore inglese. La questione 
complessa.
Sui luoghi nei quali si svolsero i principali avvenimenti della vita di Ges
Cristo nel corso dei secoli sono state edificate dodici chiese, a partire da
quella della Nativit a Betlemme per terminare con quella dell'Ascensione sul
Monte degli Olivi. Nel VII secolo la Palestina  diventata musulmana, i Turchi
l'hanno ripresa agli Arabi nell'XI secolo e gli Egiziani se ne sono impossessati
nel XII secolo. Ma a partire dal XVI secolo il paese  di nuovo turco Nel corso
della sua storia movimentata, i cattolici romani sotto la protezione della
Francia sono rimasti in possesso di tutti o di parte dei luoghi santi. Fu Carlo
Magno a ricevere dalle mani di Harun-er Rascid le chiavi del Santo Sepolcro.
Furono i principi francesi dell'effimero regno di Gerusalemme a vegliare per pi
di un secolo sull'integrit dei santuari. Nel XII secolo il sultano Saladino ha
confermato i diritti morali della Francia sui cosiddetti luoghi santi, ma
trecento anni dopo un altro sultano, Selim, ha tolto parte dei santuari ai
Francesi (i Latini) per consegnarli ai Greci (gli Ortodossi).
Solimano il Magnifico pi tardi ha limitato la portata di questa concessione in
seguito alla richiesta fattagli da Francesco I. In breve, fra trattati e
firmati, lotte tra praticanti e usurpazioni tra paesi, la contestazione 
proseguita fino al 1740. La Porta ottomana si era impegnata allora a conservare
tutti i santuari per i cattolici. Tuttavia a poco a poco gli ortodossi avevano
riguadagnato terreno. Malgrado la conferma dell'accordo, centodieci anni dopo,
nel 1851, si era tornati ad un modus dividendi, cio a una spartizione. Gli
incidenti erano numerosi, l'ultimo era avvenuto quando gli ortodossi avevano
tolto dalla grotta di Betlemme una stella d'argento che vi era stata posta dai
cattolici...
Guerricciole di sacrestia, si  detto finora. Ma ecco venire Nicola I: egli si
scaglia violentemente contro le capitolazioni del 1740, da poco controfirmate da
Costantinopoli. Il sultano non ha il diritto di accordarsi con una potenza
lontana in una materia che non lo riguarda che moralmente. La Turchia, che sa di
essere debole, non protesta. La Francia, che intuisce il dramma, non risponde.
E' sufficiente tutto questo ad incoraggiare lo zar a proseguire la sua campagna
d'intimidazione? Giungono a Costantinopoli voci di forze russe presso il
Danubio. Effettivamente due corpi d'armata zaristi fanno la loro apparizione sul
Prut, il fiume che segna il confine tra la Russia e la Moldavia.
A Pietroburgo si afferma che questi movimenti di truppe non hanno che uno scopo:
quello di esercitare una pressione morale, semplicemente morale, sull'impero
ottomano. D'altronde Nicola I manda a Costantinopoli un inviato speciale di alto
rango con l'incarico di porre fine (pacificamente) alla questione dei luoghi
santi. Il 28 febbraio 1853 il principe Menschikov, ammiraglio di Sua Maest,
ministro della Marina, fa il suo ingresso a Costantinopoli.
Noto per la sua antipatia verso l'occidente, il principe  seguito da parecchi
ufficiali superiori, dall'aiutante di campo dello zar e dal viceammiraglio
Kornilov, comandante della squadra del mar Nero.
L'ambasciata russa ha chiesto e ottenuto dalla Porta preparativi eccezionali per
l'accoglienza di questa delegazione straordinaria. Ma il rappresentante dello
zar si comporta come l'inviato di un sultano con il suo vassallo: ignora
protocollo e convenienze ed umilia i membri del Divano (il consiglio dei
ministri dell'impero turco) di sentimenti antizaristi.
Un giorno compare in abito da passeggio ad un ricevimento in cui era prescritto
l'abito da cerimonia. L'indomani trascura di recarsi in visita protocollare
presso il ministro degli Esteri. Poi tratta quest'ultimo da: ministro infido,
perch aderisce alla tesi dei Francesi...
Dopo quindici giorni di questa condotta insultante il principe Menschikov scopre
il proprio gioco in occasione di un'udienza al Palazzo della Sublime Porta. Egli
afferma di fronte al sultano che la Russia non transiger sulla conclusione di
un trattato segreto di alleanza con la Turchia. In caso di attacco da parte
degli Occidentali, Costantinopoli potrebbe chiamare in suo aiuto la flotta russa
del mar Nero e un esercito forte di quattrocentomila uomini. In cambio di questo
appoggio militare tutti i sudditi turchi praticanti la religione ortodossa
dovrebbero essere posti sotto il protettorato della Russia.
Tutto diventa chiaro per Abdul-Megid quando viene pronunciata la parola
protettorato. In realt Nicola gli chiede di abdicare alla sua sovranir su met
degli abitanti del paese, in attesa di peggio...
E' a questo punto che le negoziazioni con la Francia sulla questione dei luoghi
santi arrivano alla conclusione. Il rappresentante di Parigi, de La Cour, mostra
un grande spirito di comprensione: si firmano nuovi "firmani" che accordano
tanto agli ortodossi quanto ai cattolici romani garanzie sulla celebrazione dei
riti nelle chiese della Palestina.
Vedendo questo, Menschikov si adira: il pretesto per l'intervento russo 
sfumato. L'indomani dell'annuncio di questo accordo, dimenticando il progetto di
trattato segreto con il sultano, il principe lancia un ultimatum sulla questione
degli ortodossi in Turchia. Abdul-Megid ha a disposizione cinque giorni per
accettare di dare alla Russia la possibilit di esercitare effettivamente la
vigilanza sulle istituzioni ortodosse e di assumere pienamente il protettorato
dei praticanti di questa religione.
Costantinopoli non pu che respingere questa ingerenza nei suoi diritti
nazionali. Il sultano lo fa con calma e misura. Nonostante questo, il 19 maggio,
trascorso il termine, la Russia annuncia di prendersi una garanzia: essa
occuper parte del territorio turco, che terr fino a che l'atteggiamento del
sultano non sar modificato. L'inviato dello zar sulle rive del Bosforo non pu
certo ignorare che a partire dal 1841 l'impero ottomano, entrato a far parte
delle nazioni europee,  posto sotto la garanzia collettiva delle cinque grandi
potenze. Quarantotto ore dopo il principe Menschikov, compiuta la sua missione,
lascia Costantinopoli portando con s tutto il personale dell'ambasciata.
E' la rottura delle relazioni fra i due paesi. Quando l'inviato speciale rientra
a Pietroburgo, lo zar lo nomina governatore di Crimea ed ordina che vengano
rinforzate le divisioni stanziate sul Prut.
Parigi e Londra sono al corrente degli ultimi sviluppi della missione di
Menschikov del 2 giugno. Si ordina alla squadra francese stanziata a Salamina di
avvicinarsi ai Dardanelli. La flotta inglese da parte sua lascia Malta per
ormeggiare, poco dopo i Francesi, nella baia di Besika, di fronte all'antica
Troia. Costantinopoli si trova a due giornate di navigazione. Quella dei
movimenti delle due flotte  una notizia poco piacevole per Nicola I: Inglesi e
Francesi sarebbero dunque sul punto di accordarsi?
Altra delusione per lo zar: Vienna e Berlino non sostengono la sua causa.
L'Austria sembra aver dimenticato il suo debito di riconoscenza nei confronti
della Russia, e la Prussia i suoi legami di sangue. O meglio, i vicini
occidentali dello zar, con differenti sfumature di forma, esprimono la loro
disapprovazione per la politica espansionistica di Nicola.
Francesco Giuseppe cerca ugualmente di fungere da mediatore e invia a
Pietroburgo un suo aiutante di campo. Viene a sapere cos dell'imminente
occupazione dei principati danubiani. Se questo non sar sufficiente ad
intimorire i Turchi, chiamando Dio in nostro aiuto, afferma lo zar, ci
rimetteremo a lui per decidere sulla nostra controversia e, confidando nella sua
mano onnipotente, marceremo in difesa della fede ortodossa. E' quasi una
crociata...
Il 3 luglio 1853 le truppe russe passano il Prut. Il 6 il principe Gortschakov,
comandante in capo dell'armata del Danubio, entra in Bucarest. Nei giorni
seguenti vengono occupate tutta la Moldavia e la Valacchia, vallate e montagne.
Il conte di Nesselrode, pi diplomatico del suo sovrano, diffonde
simultaneamente una nota esplicativa presentando l'invasione dei principati come
una risposta all'occupazione dei Dardanelli da parte delle flotte occidentali.
Lord Clarendon al Foreign Office e Drouyn de Lhuys al Quai d'Orsay si prendono a
malapena la briga di respingere la nota e iniziano risolutamente l'esame della
risposta al casus belli del 3 luglio.
L'opinione generalmente diffusa tra le grandi potenze  evidentemente quella che
l'invasione dei principati danubiani costituisca un atto bellico. Tuttavia
parecchi membri del gabinetto britannico sono risolutamente pacifisti. Cos come
lord Aberdeen, essi non intendono decidersi per una risposta armata prima di
aver tentato tutte le vie per una riconciliazione. Tuttavia una guerra sul mar
Nero farebbe s che quest'ultimo non fosse pi una specie di lago russo e
offrirebbe nuovi sbocchi al commercio inglese. Anche alle Tuileries ci sono
pareri discordi: Persigny, fedele compagno dell'Imperatore, ministro degli
Interni,  favorevole ad un intervento. Saint-Arnaud, ministro della Guerra,
consiglia di astenersene per il momento. Poich gli Interni sono gli Interni e
la guerra  di competenza dei generali, Saint-Arnaud ottiene che si temporeggi.
La Turchia si limita ad una protesta puramente formale sull'intervento di Parigi
e di Londra. Che cosa infatti potrebbe fare da sola contro la grande Russia?
Non  pi il tempo in cui i sultani dell'Impero ottomano dominavano l'Asia
Minore e i Balcani, minacciavano i loro vicini musulmani e perfino quelli
europei. Come tutti i grandi imperi ad un certo momento della loro storia, la
Turchia  in decadenza. I secoli precedenti sono gi pieni di lotte sterili su
tutte le sue frontiere. Indeboliti internamente da successive contese e
sommosse, i sultani avevano perso nei confronti dei paesi esteri quanto ancora
restava loro di prestigio e potenza.
Agli inizi del XIX secolo i sovrani pi intelligenti capivano che per
sopravvivere avrebbero dovuto apportare numerose modifiche alle strutture dello
Stato. Ma essi cozzavano contro i privilegi acquisiti: come per esempio quelli
dei giannizzeri. Selim III dovette rinunciare a riorganizzare il suo esercito
sul modello europeo a causa dell'opposizione di questi suoi pretoriani,
soldatacci baffuti dalle esigenze esorbitanti, vero a proprio gruppo di
pressione. Selim, sconfitto, aveva abdicato. Dopo di lui, Mustaf IV aveva
regnato un solo anno. Mahmud, suo successore, aveva soppresso il corpo di
sessantamila giannizzeri per poter riorganizzare la difesa del paese. Sommosse,
proteste, ma Mahmud aveva tenuto duro, concludendo trattati commerciali con
l'occidente e cominciando a semplificare i costumi tradizionali.
Restava cos aperta la via ad Abdul-Megid, figlio di Mahmud, il riformatore
dell'impero. Nel 1839 egli rivoluzionava i costumi politici ed amministrativi
con vari tanzimat, cio editti di riforme. Ormai, in teoria, era sancita
l'uguaglianza ra tutti i sudditi, la sottomissione alla legge comune, la
garanzia di giustizia, la riscossione diretta delle imposte, il servizio
militare dai quattro ai cinque anni, l'istruzione pubblica obbligatoria. Questa
Carta imperiale   naturalmente osteggiata dall'opposizione dei privilegiati di
ogni specie e dalla cattiva volont dei funzionari incaricati di applicarla. E'
in questo momento, in cui il vecchio impero fatica a tirare il respiro, che
sorgono nuove difficolt con i paesi esteri. La Serbia e la Grecia diventano
autonome nel 1830; la rivolta dell'Albania necessita la continua presenza di un
contingente di occupazione; in Egitto, Mehemed Al detiene il potere
parallelamente alla tutela del sultano, prima di opporsi apertamente alle forze
turche. In totale, l'impero si estende ugualmente ancora dal Danubio al mar
Rosso, dall'Adriatico alla Persia, Cipro e Creta comprese. Ma le successive
erosioni ai suoi confini provano, se fosse necessario, che il XIX  il secolo
delle nazionalit e che la Turchia non pu opporvisi.
Abdul-Megid sa che i mezzi del suo paese sono limitati. Di conseguenza,
anteponendo la prudenza all'onore, in quegli oscuri giorni del 1853 lascia fare
ai diplomatici. Gli Austriaci continuano ad agire da conciliatori: essi infatti
accoglieranno nella loro capitale i rappresentanti delle altre tre grandi
potenze. Il conte di Buol-Schaunstein, ministro degli Esteri di Francesco
Giuseppe, riceve il francese de Bourqueney il russo de Canitz e l'inglese lord
Westmoreland. E' la conferenza di Vienna che, si scriver pi tardi, far
scorrere tanto inchiostro quanto il sangue versato dai cannoni in Crimea. I
colloqui si annunciano lunghi e difficili. Tanto Berlino quanto Vienna sanno gi
che al capezzale di quella grande impotenza che era allora la Turchia, essi non
potranno sostenere altro che la parte dei mediatori. Bismarck, in quest'epoca
ministro della Prussia alla Dieta di Francoforte esclama: Noi non vogliamo
sostenere un ruolo insignificante a fianco dell'Austria. Dunque le potenze
centrali si escludono e in assenza della Turchia, non invitata, sono i tre
grandi a guidare le danze.
Una prima speranza: accordo su un progetto di nota comune che verr sottoposto
ad Abdul-Megid. Lo zar accetta, il 3 agosto, l'espediente escogitato a Vienna, a
condizione che Costantinopoli non cambi neppure una virgola.
Serata trionfale per i diplomatici, ottimismo negli ambienti della finanza,
soddisfazione dei governi. Questa distensione  per di breve durata, perch la
Turchia si  a poco a poco assuefatta all'idea della guerra. Si prepara a
resistere, riunisce le sue divisioni sparse, richiama le riserve. Quindi
l'adesione di Nicola I alla proposta di Vienna stupisce Abdul-Megid e i suoi
consiglieri, che temono un trabocchetto. Non ha forse la Russia violato tante
volte i trattati da lei firmati? Il Divano respinge la nota.
Qualche giorno dopo, in seguito alla pressione delle cancellerie di Parigi e di
Londra, il ministro degli esteri Rescid Pasci fa riesaminare la prosposta. Il
Consiglio la modifica, eliminando tre passi sfavorevoli ai diritti del sultano.
Il 22 agosto la versione turca dell'accordo viene resa nota a Vienna. Unanime
biasimo per l'ingratitudine  dei Turchi e per la loro incomprensione. I
diplomatici, che tanto hanno faticato a far accettare dai Russi il loro testo,
si rimettono al lavoro. E' inutile: il 7 settembre il cancelliere Nesselrode
ribadisce che Nicola I non accetter alcuna modifica. Ma un errore di
Pietroburgo far schierare le grandi potenze contro la Russia: i cancellieri
vengono a conoscenza di un documento indirizzato agli agenti dello zar
all'estero, nel quale la Russia spiega il suo rifiuto di modificare sia pure un
minimo particolare del testo del 3 agosto. Nicola I ha accettato questa
formulazione della nota soltanto perch sotto altra forma egli vi trovava
l'essenza dell'ultimatum presentato ad Abdul-Megid dal principe Menschikov, e
quindi la possibilit di fare a modo suo e di far finire le turcherie in corso,
una volta sopita l'emozione nelle grandi capitali. Invece le modifiche volute da
Costantinopoli toglievano alla Russia ulteriori possibilit di agire.
Dunque i Turchi hanno ragione di diffidare! Levata di scudi negli ambienti
politici di Londra e Parigi, riprovazione muta ed ironica a Vienna e in
Germania: lo zar ha tenuto i diplomatici col fiato sospeso per tre mesi per
prendersi gioco di loro e della Turchia. In Inghilterra, la regina Vittoria non
si chiede pi se il suo paese: debba realmente scendere in guerra per difendere
la sedicente indipendenza turca. I fautori della guerra in seno al governo hanno
partita vinta: l'opinione generale  divenuta favorevole a Gladstone e a lord
Palmerston. Ormai Londra sa che bisogner fare la guerra. A Parigi, l'Imperatore
vede nel conflitto che si annuncia un mezzo per mantenere viva la sua popolarit
e far tacere l'opposizione. Per lo meno, se il suo esercito va a combattere
lontano, non si dir pi, come poco prima aveva fatto Lamartine, che la Francia
s'annoia. Anche a Torino ci si prepara alla guerra. Se non per convinzione, lo
si fa almeno per interesse.
Il conte Cavour, primo ministro di Vittorio Emanuele di Piemonte, uno dei pi
abili politici dell'epoca, si assicura sull'avvenire facendo partecipare
quindicimila uomini alla campagna contro la Russia. Un ex carbonaro come
Napoleone III non potr in seguito rifiutarsi di aiutare il Piemonte contro
l'Austria nella sua lotta per l'unit italiana.
Gli avvenimenti precipitano. Il 4 settembre a palazzo Tcheragan i ministri di
Abdul-Megid respingono all'unanimit le pretese dello zar Nicola.
L'indomani le centosessantatr persone di rango pi elevato dell'impero turco,
riunite in gran consiglio, raccomandano all'unanimit, eccettuate tre sole voci,
I'apertura delle ostilit. Il sultano sospende la decisione suprema per altre
tre giornate di meditazione Poi la mattina del 29 settembre rende noti al suo
generale in capo in Rumelia, il generale Omer Pasci, i termini di un ultimatum
inviato al russo Gortschakov: l'invasore deve evacuare il territorio turco da
lui occupato nel termine di quindici giorni. Bastano poche ore al generale per
rispondere di non aver ricevuto alcuna autorizzazione da parte dello zar Nicola
I a trattare questioni riguardanti la pace, la guerra o l'evacuazione dei
principati danubiani.
Quando Pietroburgo viene a conoscenza della decisione di Abdul-Megid, il
cancelliere Nesselrode, rovesciando la situazione, comunica: Ci viene cos
dichiarata guerra. Non pubblicheremo controdichiarazioni. Non attaccheremo la
Turchia. Resteremo con le braccia incrociate, risoluti solo a respingere
qualunque aggressione contro di noi sia nei principati che sui nostri confini
asiatici. Passeremo cos l'inverno, pronti a ricevere tutte le proposte di pace
che la Turchia vorr fare.
E' come dire ai Turchi di sparare per primi, cosa che questi ultimi fanno,
trascorso il termine di quindici giorni, prendendo a cannonate dalla costa una
flottiglia russa di dieci navi. Dal piccolo porto di Isatcha le batterie turche
danneggiano gravemente alcuni vapori armati e cannoniere e mettono fuori
combattimento sessanta marinai dello zar.
Qualche giorno dopo Omer Pasci, contrariamente alle previsioni del nemico,
invia dodicimila uomini oltre il Danubio. Due contingenti di uguale forza si
trovano a faccia a faccia in Oltenia. Il combattimento  favorevole ai Turchi,
che mettono in fuga i Russi del generale Dannenberg. Le truppe zariste subiscono
successivamente parecchie sconfitte della stessa portata. Le perdite russe, su
ciascuno dei due fronti, raggiungono il numero di millecinquecento uomini.
Oltraggio supremo: sul fronte occidentale i Turchi si impadroniscono di un
villaggio che porta il nome dello zar e nel mar Nero affondano la nave che era
servita al principe Menschikov per effettuare la sua missione provocatoria!
Gli incontestabili successi degli Ottomani nelle prime settimane del conflitto
irritano Pietroburgo, che tenta di dissimulare le sconfitte subite e incita i
suoi uomini a passare all'attacco. Si presenta un facile bersaglio sulla costa
nord del mar Nero: una flottiglia di navi leggere turche, rifugiatesi nella baia
di Sinope a causa del cattivo tempo.
La pesante flotta dell'ammiraglio Nakhimov raggiunge la baia in mezza giornata
di navigazione dalla vicinissima Sebastopoli. A mezzogiorno del 30 novembre essa
intima ai Turchi, tra i quali si trova lo stesso Omer Pasci, di arrendersi.
Un'ora dopo i marinai di Abdul-Megib rispondono negativamente e ha inizio il
bombardamento. Esso  di breve durata, tanto grande  la disparit delle forze.
Le ultime due navi turche che ancora stanno a galla si autoaffondano. Ma ora che
la vittoria  assicurata, i Russi si mostrano spietati, finendo a fucilate i
marinai che si allontanano a nuoto dalle navi in fiamme e bombardando la citt
di Sinope, dove si conter un numero di vittime civili pari a quello subito
dalla marina turca: quattromila morti.
Due fregate della flotta anglo-francese, inviate a Sinope per soccorrere le
vittime, assistono ed uno spettacolo spaventoso: la baia ricoperta di cadaveri,
i vascelli bruciati nella rada, il porto e la citt deserti, le case incendiate.
I superstiti trasportati a Costantinopoli sono meno di trecento. La notizia di
questo disastro produce una profonda indignazione a Parigi e a Londra. A partire
da questo momento nessuno simpatizza pi per la Russia.
I governi si consultano: Sinope  morta mentre le flotte della Francia e
dell'Inghilterra erano ormeggiate nel Bosforo. Come prima misura queste loro
navi assicureranno dunque la sorveglianza del mar Nero.
L'ambasciatore russo a Parigi e il suo collega di Londra ricevono e trasmettono
una nota assai energica da parte dei due governi: in cambio dei vantaggi
territoriali acquisiti dai Russi nei principati danubiani, le due potenze
impediranno ormai qualunque attacco contro le navi e i possedimenti ottomani. In
risposta lo zar richiama i suoi ambasciatori, mentre a loro volta i
rappresentanti della Francia e dell'Inghilterra lasciano Pietroburgo.
Ultimo leale sforzo di riconciliazione: il 29 gennaio 1854 un lungo messaggio di
quattro fogli parte dal Palazzo delle Tuileries per l'Ermitage di Pietroburgo.
Napoleone III propone a Nicola I un armistizio immediato e la ritirata delle
truppe entro le frontiere nazionali. Il tono dell'imperatore  conciliante,
quasi amichevole. Troppo per lo zar, che risponde con un messaggio ricco di
rimproveri e di asprezza. Esso termina con un rifiuto formale delle proposte di
Napoleone III e con un ricordo di cattivo gusto: Qualunque cosa Vostra Maest
decida, non  di fronte alle minacce che mi si vedr retrocedere. Ripongo la mia
fiducia in Dio e nel mio Diritto, e la Russia, ne sono garante, sapr mostrarsi
nel 1854 quella che fu nel 1812.
Mentre lo zar giustifica la guerra agli occhi dei suoi sudditi invocando la
necessit di proteggere gli ortodossi della Turchia, Parigi e Londra preparano
ormai febbrilmente la costituzione e il trasporto dei corpi di spedizione.
L'imperatore di Francia vuole che la campagna sia finanziata da un prestito
nazionale. Egli vede giusto, perch questa sottoscrizione patriottica viene
accolta con entusiasmo: in pochi giorni l'ammontare del prestito  superato e si
devono ridurre notevolmente le sottoscrizioni pi consistenti per mantenersi nel
limite dei duecentocinquanta milioni. Per il resto  piuttosto sorprendente che,
sebbene la guerra fosse prevedibile da lunghi mesi, ci si debba affidare per lo
pi all'improvvisazione. Si riuniscono corpi disparati per formare tre divisioni
per un totale di cinquantamila uomini, che vengono adeguatamente equipaggiati.
Ma il problema dei trasporti sembra insolubile: il paese non possiede una flotta
capace di trasportare in un viaggio cos lungo un corpo d'armata e il suo
equipaggiamento.
Dopo aver ricevuto la risposta dello zar alla sua offerta di armistizio,
l'imperatore ha detto: Dunque gli faremo la guerra. Presto. Fate presto!
A Marsiglia, principale porto d'imbarco, presto regna il caos: batterie,
cavalli, materiale, uomini di tutte le unit arrivano alla rinfusa, mentre si
stanno ancora raddobbando alcune vecchie navi nel porto di Tolone. Teodoro
Ducos, ministro della marina,  presto fuori combattimento. Se manca carbone
risponde telegraficamente: Non potete dunque scaldare le vostre macchine con il
patriottismo dei nostri marinai? Come ultima risorsa si utilizzano i vapori
militari della flotta dell'Oceano e si noleggiano a caso navi da carico
mercantili. Il giorno della partenza si ammucchieranno uomini e materiale nelle
peggiori condizioni su tutto quanto sar giudicato capace di navigare. Persino
il maresciallo Leroy de Saint-Arnaud, comandante dell'armata d'Oriente,
aspetter parecchi giorni prima di trovare una nave adatta a trasportarlo.
E' vero che a Marsiglia gli verranno proposte ben cinque navi, ma esse verranno
riconosciute di volta in volta troppo lente, poco confortevoli o
insufficientemente sicure per un lungo viaggio. Infatti Samt-Arnaud, pur non
avendo nel 1854 che cinquantaquattro anni, mostra i segni di un'estrema
debolezza.
A colui che fu in Africa un intrepido combattente, prima di diventare senatore,
ministro e maresciallo di Francia, oggi manca la salute. Frequenti crisi di
angina pectoris lasciano al comandante in capo poche illusioni sul suo stato:
Alla peggio, preferisco morire tra i miei soldati che nel mio letto...
Per lo meno gli si debbono evitare i rischi di una cattiva traversata. Dopo
parecchi giorni di ricerche, mentre agli si impazientisce: Credono forse di
portare in giro un maresciallo di Francia come una vivandiera fuori uso? il
vapore Berthollet prende finalmente a bordo Saint-Arnaud. Le truppe lo hanno in
parte gi preceduto e il resto lo seguir via Malta, dove  raccolta parte
dell'esercito inglese. Ma prima di raggiungere i luoghi di combattimento con i
corpi di spedizione, soffermiamoci dalla parte britannica per conoscere meglio i
combattenti che la regina manda tanto lontano.
Lord Raglan, che ha sessanti anni,  a capo dell'armata inglese d'Oriente. Egli
 pi un diplomatico che un militare. All'ombra di Wellington, il duca di ferro
che ha saputo vincere Napoleone, egli fa dapprima quaranta anni di carriera
onesta, ma poco brillante. Campagne nel Portogallo, in Spagna, in Francia: poche
occasioni di esercitare un comando effettivo. In seguito, come organizzatore
dell'artiglieria, poi in qualit di membro del Parlamento, Raglan ha seguito la
stella di Wellington, sempre fuori della portata dei critici, ma lontano dal
comando effettivo. E' un perfetto gentleman, nel senso pi inglese del termine.
Uno dei pi tradizionalisti tra i membri della nobilt. Il mondo pu cambiare,
l'industria e le scienze possono modificarne le strutture, ma per lui, in
materia di uomini, prevale una regola, quella che accorda pi valore ai titoli e
al rango che al valore intrinseco degli individui. Del resto questa linea di
condotta da lui difesa senza complessi ed applicata a tutti i suoi subordinati,
agli occhi di lord Raglan si adatta perfettamente ad un esercito ancora retto da
regole antichissime.
Se nel 1789 la Francia ha avuto il suo esercito rivoluzionario,  nel 1683 che
l'Inghilterra ha riformato il suo. Ma in un senso assai differente: arrestando
la liberalizzazione e cristallizzando i privilegi di censo e di classe. Da
allora nulla  mutato. Solo coloro che hanno i mezzi per acquistare i loro
brevetti di ufficiale hanno accesso ai gradi superiori. Poich il mestiere delle
armi  considerato onorifico e il soldo non ammonta che a poche sterline, il
prezzo di acquisto dei galloni aumenta la selezione. Quindi solo i possidenti
comandano l'esercito. E' una garanzia politica non trascurabile: non  da
temersi una rivolta dei militari; gli ufficiali superiori, ricchi e provenienti
da famiglie di elevato rango sociale, sarebbero i primi ad esserne danneggiati.
Per pi di mezzo secolo Wellington  stato l'accanito difensore di queste regole
desuete.
Si capisce come, in queste condizioni, il comando dei reparti non possa essere
affidato ad ufficiali capaci ma poco facoltosi. In compenso vi sono colonnelli
dell'esercito inglese che sarebbero semplici tenenti in un sistema di promozione
al valore, e molti generali non supererebbero il grado di capitano. Il sistema
non verr abolito che nel 1870.
Nel 1821 il War Office ha reso noto il prezzo base di ogni grado nelle
differenti armi. Ma questo prezzo viene aumentato dalla competizione fra i
numerosi aspiranti. In pratica, contrariamente alla legge, questo mercato nero
dei galloni d'oro non viene mai punito.
Il governo, decisamente di larghe vedute, ma a senso unico, autorizza inoltre la
posizione a mezzo soldo: perch un qualunque ufficiale possa cambiare
assegnazione o possa evitare di partire per una campagna oltremare, se ne ha i
mezzi gli pu essere accordato un periodo di riposo a mezzo salario. Anche poco
tempo dopo l'ufficiale pu riprendere servizio, per lo pi in un reggimento da
lui preferito al precedente, o gli  anche possibile acquistare, senza pi
aspettare, un altro brevetto di promozione. La sola condizione impostagli 
quella di pagare il prezzo richiesto dal titolare del brevetto voluto.
L'inconveniente del mezzo soldo  noto a tutti:  frequente il caso di
colonnelli che hanno un'idea solo approssimativa delle qualit del reggimento
che comandano e che dell'arte della guerra possiedono solo teorie mai messe in
pratica. Eppure il sistema  spesso lodato tanto dai civili quanto dai militari,
almeno da quelli che beneficiano delle liberalit del loro comandante, perch
spesso un colonnello ricco significa reggimento ben vestito, ben nutrito e
invidiato.
Anche i due protagonisti della carica di Balaklava, lord Cardigan e lord Lucan,
non sfuggono a questo sistema e ai suoi inconvenienti: se ambedue sono buoni
cavalieri, se i loro reggimenti sono tra i pi rinomati, se essi stessi non sono
sprovvisti di coraggio, non hanno tuttavia mai assunto il comando in una
campagna militare. Quanto alla loro carriera nei vari reggimenti da essi
conosciuti, vale la pena di farne un breve esame.
Il primo dei due  nato Brudenell, una vecchia famiglia di uomini di corte
sempre molto vicini alla corona, ma che hanno sempre preferito i salotti e le
ambasciate ai campi di battaglia. E' senza dubbio questo il motivo per cui la
famiglia si  a lungo opposta al desiderio di James-Thomas di intraprendere la
carriera militare. Il giovane, dopo un breve periodo di studi ad Oxford, dove lo
si era trovato poco intelligente, ha molto viaggiato in Europa. Diventato
maggiorenne,  stato membro della Camera e solo a ventisette anni, cessata ogni
opposizione della famiglia, ha potuto soddisfare la sua ambizione. Sei mesi come
cornetta (alfiere cio, o sottotenente) all'80 ussari, poi passa tenente. Due
anni con questo grado e diventa capitano. Metodico, puntiglioso, conscio del
prestigio dell'uniforme, si occupa assiduamente del suo mestiere di ufficiale.
Ma i suoi uomini se ne lamentano, perch egli li stanca a morte a furia di
esercitazioni e di pedantesche riviste.
Negli anni trenta, l'ambizione di Cardigan si precisa. La carica di comandante
del 15 ussari, con il grado di tenente colonnello, viene messa in vendita dal
titolare al prezzo di 40.000 sterline. La somma  talmente alta che ne parla
persino il Times. L'acquirente  Cardigan, ed eccolo quindi alla testa di uno
dei pi prestigiosi reggimenti di tutto l'esercito inglese, lui che, grazie alla
concessione del mezzo soldo su otto anni di vita militare, ha portato l'uniforme
per poco pi di tre anni.
Il 15 ussari diventa ben presto noto per la durezza della disciplina imposta
dal nuovo comandante. Nel 1834 un ufficiale subalterno uscito dai ranghi si
permette di discutere l'opportunit di troppo frequenti cambiamenti di uniforme.
Egli viene trascinato da Cardigan davanti alla Corte Marziale, ma il processo
termina a sfavore del colonnello. L'ufficiale denunciato viene assolto e lord
Cardigan viene esonerato dall'incarico nonostante i numerosi interventi in suo
favore. Questa sentenza  la giusta conclusione dei frequenti attriti che si
sono verificati nel corso di alcuni anni tra il comandante del reggimento e i
suoi uomini.
Due anni dopo, la protezione del duca di Wellington permette per all'irascibile
colonnello di riprendere il servizio: con un nuovo versamento di 40.000 sterline
egli diventa comandante di un altro bel reggimento di cavalleria, il 5 dragoni.
Il processo del 1834 non  stato per dimenticato e la stampa si chiede se
l'ufficiale un giorno destituito sia diventato pi adatto al comando dopo due
anni di vita civile. Per la prima volta si parla apertamente della illogicit
del sistema di avanzamento nell'esercito e non si risparmiano le critiche
nemmeno alla corte. Alla Camera dei Comuni il deputato Molesworth nel chiedere
l'apertura di un'inchiesta trae infatti questa conclusione: Quello che dicono
tutti coloro che affrontano l'argomento  che la corte, la sua influenza, il suo
appoggio, i suoi intrighi, hanno pesato sulla decisione del comandante in capo e
lo hanno costretto alla pi criticabile delle nomine, a questa nomina che
conferma la convinzione che nelle file dell'esercito, purch si possiedano
ricchezze e influenza, poco importa la condotta passata, poco importa il
verdetto solenne di una corte marziale... N questa condotta n questo verdetto
possono ostacolare la sua promozione, vietare il suo avanzamento o impedirgli di
sbarrare il passo ai veterani, pi degni di lui di comandare degli uomini che si
sono comportati da eroi.
Eppure dopo tale requisitoria accade l'incredibile: per effetto di molteplici
influenze, la Camera dei Comuni approva la reintegrazione di lord Cardigan.
L'Inghilterra non  ancora matura per un esercito democratico.
Lord Cardigan esce ingrandito da questa vicenda, almeno agli occhi dei
conservatori. A sentire coloro che lo difendono,  la corte marziale del 1834 la
responsabile di tutto quel chiasso: essa non avrebbe mai dovuto biasimare un
ufficiale superiore. Tuttavia ben presto si riparler degli eccessi del tenente
colonnello. Il 5 dragoni diventa un reggimento da evitare: una serie di
violenti alterchi anima la vita dell'unit, nella quale Cardigan imperversa
contro gli ufficiali che osano formulare anche la pi piccola critica. Piovono
le punizioni e persino la stampa si interessa a quel che succede nei dragoni. Il
Morning Chronicle pubblica le lettere di alcuni ufficiali umiliati dal loro
comandante; il Times, uscendo dal suo abituale riserbo, parla delle atrocit di
lord Cardigan. Un triste episodio sottolinea la fondatezza di tutte queste
critiche: il colonnello uccide in duello uno dei suoi ufficiali usando una canna
francese: un revolver a canna rigata, pi preciso di quello del suo avversario e
generalmente vietato nei duelli. Ma nulla cambia: la Camera dei Lords assolve
lord Cardigan dall'accusa di procedimento sleale in duello.
In fin dei conti quando arrivano gli anni cinquanta Cardigan  soddisfatto. E'
oggetto di scandalo, si parla di lui, ma egli non dubita neppure per un istante
di avere ragione: persino i suoi avversari dicono che bisogna veder sfilare in
parata il suo reggimento, quei dolman cos serrati, la fantasia di quelle
acconciature, quei pantaloni rossi miracolosamente attillati che sfidano
qualunque descrizione. E' tutto quello che conta per James-Thomas, che  al
colmo della felicit quando caracolla alla testa dei suoi uomini in Saint James
Street e attorno a Hyde Park.
L'altro ufficiale che comander la carica di Balaklava, lord Lucan, pur non
essendo privo di difetti,  pi adatto al mestiere delle armi. Nato nel 1800 in
una famiglia di lunga tradizione militare, sin dai sedici anni  stato destinato
alla cavalleria. Beninteso, questa  l'arma nobile: quella che in guerra sfugge
alle lente marce, agli aspetti penosi della guerra. E' dalla cavalleria che
proviene la maggior parte dei generali. Ma queste brillanti unit, tanto
apprezzate in parata, non hanno mai avuto un'influenza determinante nel
conseguimento di una vittoria inglese.
Il maresciallo francese Exelmans, poco tempo prima dei fatti che stiamo
narrando, si era mostrato preoccupato di questa deformazione mentale prevalente
in Inghilterra: Avete i pi bei cavalli del mondo e i migliori cavalieri del
continente. Il grosso inconveniente  causato dai vostri ufficiali: essi
sembrano credere che passeranno, che salteranno su tutto e che l'arte della
guerra sia esattamente quella della caccia alla volpe.
George Charles Bingham, terzo conte di Lucan, fa in dieci anni una carriera
folgorante: acquisto di due brevetti, due periodi a mezzo soldo, passaggio in
cinque diverse unit, naturalmente di cavalleria. A ventisei anni Lucan 
tenente colonnello del 170 lancieri, un reggimento che gli specialisti mettono
sullo stesso livello dell'11 dragoni. La carica di comandante di quest'unit
gli  costata 25.000 sterline.
Dev'essere una tradizione; anche i lancieri di lord Lucan sono trattati con
disciplina ferrea. Il loro comandante, gi preceduto da una fama di uomo di
ferro, si attira i rimproveri degli stessi membri della sua famiglia. Sua zia,
lady Spencer, osa scrivergli per chiedergli di moderare il suo zelo di
castigamatti, la sua fama di eccessiva severit, la sua mancanza di
autocontrollo, al fine di mettere fine alla sua impopolarit presso gli altri
ufficiali del reggimento.
Vi supplico, dice lady Spencer, di temperare il vostro amore per l'impeccabile,
di addolcire il vostro atteggiamento nei confronti dei subordinati. Neanche una
piuma del pennacchio della vostra gloria mancher al vostro elmo se vi
comporterete in modo da guadagnarvi la pubblica stima, che  buon giudice. Fra
qualche anno, quando il tempo avr tinto di bianco la vostra testa dura, saprete
che l'uomo si lascia condurre con un solo filo, a condizione che sia
impercettibile, mentre una corda maneggiata senza abilit non lo far muovere di
un passo.
Sagge considerazioni, ma non vengono comprese. Tuttavia, cosciente della
necessit di agguerrirsi, lord Lucan lascia per un po' di tempo il suo
reggimento e combatte a fianco dei... Russi contro i Turchi, nei Balcani. Vi
guadagna la fama di coraggioso, che ormai lo seguir sempre e che attenuer le
critiche nei suoi confronti, quando riprender servizio in Inghilterra. E' al
suo ritorno a Londra che lord Lucan sposa Anne, sorella di Lord Cardigan.
I due uomini si detestano sin dal primo incontro: forse perch il meno giovane
lord Cardigan, non  che agli inizi della carriera militare e la cosa gli
dispiace moltissimo. In meno di un decennio comunque riguadagner il tempo
perduto.
Lucan tuttavia torna alla sua terra natia, nella contea del Mayo, in Irlanda,
pur tenendo d'occhio il suo reggimento. Tutta Londra parla degli elegantoni di
Bingham, quei dragoni vestiti con divise confezionate dalle migliori sartorie,
che cavalcano impeccabilmente splendidi purosangue forniti dal loro colonnello.
Qualche anno dopo, il nome di lord Lucan viene citato nella cronaca sociale e
politica dei quotidiani. Egli usa misure radicali per mettere fine al deficit
delle sue terre di Castlebar. L'Irlanda  la pi povera delle province del
regno: terreni poco redditizi, metodi di coltura antiquati, popolazione troppo
numerosa. Le carestie del 1846 e del 1847 ne sono la testimonianza. Bingham si
accorge dunque che sulle terre della sua famiglia egli investe ogni anno senza
profitto migliaia di sterline. Il suo ragionamento  semplice: tanto vale
lasciare il terreno incolto e mandare via i contadini. In ogni modo, il paese 
troppo popolato: ai mezzadri conviene pi emigrare che continuare a morire di
fame. Lord Lucan, padrone assoluto, ha il pieno diritto di far sloggiare i suoi
coloni alla scadenza dell'affitto o, se non ne hanno, dopo sei mesi. Cos fa e
scaccia senza piet seimila famiglie, stabilitesi da decenni sulle terre dei
Bingham. Per evitare il ritorno dei coloni fa distruggere le catapecchie che
servivano loro da alloggio. Vengono abbattute dalle quaranta alle cinquanta
catapecchie al giorno, fissando ganci e leve alle pietre angolari e al tetto e
facendo tirare ai pesanti cavalli del paese le funi che vi sono state attaccate.
Persino per quella terra di conquista che  sempre stata l'Irlanda, queste sono
immagini che restano impresse. Esse valgono a lord Lucan il nome di
sterminatore. Al Parlamento si svolgono tre violenti dibattiti: si depreca
l'insensibilit di lord Lucan e delle sue brigate tenaglia, che abbattono
l'ultimo rifugio dei contadini in preda alla fame. Ma il lord ha il diritto
dalla sua e il suo disprezzo per l'opinione pubblica protegge la sua coscienza.
Nel 1854 Anne si riprende la sua libert. Il matrimonio di lord Lucan viene
sciolto per colpa di entrambi. Questo divorzio complica ancora di pi le
relazioni fra i due ufficiali, perch Cardigan accusa pubblicamente il cognato
di aver spinto sua sorella a questo passo estremo in seguito ai suoi ghiribizzi
paesani. Si evita per un pelo un duello fra i due uomini...
Verso la met del secolo le loro vite differiscono sensibilmente. Avendo avuto
ancora qualche diverbio con gli ufficiali dell'11 ussari, Cardigan lascia
il reggimento per distrazioni pi mondane. Divide il suo tempo tra la sua
lussuosa residenza di Portland Square, a Londra, i grandi alberghi di Parigi e
il suo yacht Dryad ancorato a Crowes. Anche i lancieri di Lucan vedono molto
meno spesso il loro comandante, diventato generale di divisione. Il castellano
di Castlebar disdegna il mondo e l'agitazione militare in tempo di pace. Gli
bastano le sue preoccupazioni irlandesi: processi, cavilli amministrativi,
progetti di riforma agraria occupano tutto il suo tempo. E poi tanto l'uno
quanto l'altro non si sono forse meritati un po' di riposo dopo aver tirato su i
loro impeccabili reggimenti?
Quando si precisano le voci di una guerra contro la Russia i due uomini, che a
cinquant'anni passati non hanno mai comandato i loro reparti su un campo di
battaglia, odono infine l'appello della gloria militare. Il generale conte di
Lucan si rivolge a lord Hardinge, successore di Wellington nella carica di capo
di stato maggiore. Fa valere il fatto di conoscere i Balcani e si presenta
volontario per un comando, anche secondario. Il colonnello, conte di Cardigan,
fa invece appello a lord Raglan, suo amico intimo quando era ancora ministro
della Guerra. Cardigan spera di ottenere un comando superiore.
L'uno e l'altro vengono accontentati, ma quest'ultimo  molto seccato di essere
messo sotto gli ordini del suo ex cognato. Infatti lord Lucan comander l'intera
cavalleria del corpo di spedizione inglese. Non  forse, a cinquantaquattro
anni, uno dei pi giovani generali dell'esercito? mentre lord Cardigan avr
autorit solo sulla brigata leggera.
Poco importa, in fondo, poich Raglan viene nominato comandante in capo
dell'armata d'Oriente: Cardigan trover sempre in lui un protettore fedele.
Il comandante dell'11 dragoni, rinfrancato da questa idea, prende le ultime
misure che considera utili per la campagna: invia a Limerick, in Irlanda, tutte
le sciabole del suo reggimento, poich laggi si trovano i migliori affilatori
del regno; fa mettere dei rinforzi di cuoio ai pantaloni dei suoi ufficiali per
evitare un'usura troppo rapida; ordina in fretta un'uniforme supplementare per
ogni uomo. La stampa ironizza, si stupisce nel vedere partire per la guerra dei
cavalieri vestiti come per sfilare sulle rive del Bosforo. Cardigan denuncia la
calunnia dei giornalisti. Ma lo stesso lord Lucan prende in giro quel soldato
adatto ad un letto di piume che  secondo lui il comandante della brigata
leggera. E' tempo di imbarcarsi per le terre lontane...
Diplomaticamente, tutto  fatto in pochi giorni. Napoleone III riceve a fne
febbraio la risposta negativa alla sua ultima offerta di riconciliazione.
Lo zar ha appena pubblicato per i suoi sudditi un manifesto nel quale esalta la
missione divina del popolo russo; il che fa dire a Parigi che il mondo conta
ormai tre papi, uno a Roma, l'altro ad Atene e il terzo a Pietroburgo.
Il 2 marzo l'imperatore di Francia apre la sessione del Corpo legislativo con
una nota ottimistica che non sar confermata: La Francia va a Costantinopoli con
l'Inghilterra, la sua ex rivale, e con la Germania, che rinuncia alla sua
vecchia diffidenza nei nostri confronti. Infatti Prussia e Austria garantiscono
i loro rispettivi possedimenti con la firma di un'alleanza a due e si astengono
dal prendere parte al conflitto. Il 3 marzo ha inizio in tutta la Francia la
sottoscrizione del prestito della guerra, mentre il numero degli effettivi
richiamati sotto le armi viene portato da ottantamila a centoquarantamila
uomini.
Il 6 marzo Gladstone, cancelliere dello Scacchiere, rende noto agli Inglesi che
dovranno finanziare lo sforzo bellico, impegno morale che si impone a tutti, con
il raddoppiamento dell'income tax, l'imposta sui redditi.
Il 9, a Vienna, il rappresentante dell'Austria si unisce a quelli
dell'Inghilterra e della Francia per ricordare la condizione sine qua non del
ritorno alla pace: il rispetto dell'integrit del territorio turco, principati
danubiani compresi. Il re di Prussia invece se ne astiene, senza dubbio per
scrupoli di ordine familiare poich Nicola I  cognato di Federico Guglielmo IV.
L'indomani Francia e Inghilterra si accordano per dichiarare guerra alla Russia
per la fine del mese. Il 27 marzo di quello stesso 1854, la regina Vittoria
davanti al Parlamento, e l'imperatore Napoleone III in un messaggio al Corpo
legislativo, sanciscono ufficialmente la rottura delle negoziazioni con lo zar e
annunciano ai loro popoli che le due potenze alleate proteggeranno la Turchia
contro i pericolosi sconfinamenti della Russia. La settimana precedente, i primi
francesi (il generale Canrobert e Bosquet, sessantacinque ufficiali e
novecentoventisei uomini di truppa) hanno lasciato il molo della Joliette, a
Marsiglia, a bordo di tre navi, il vapore mercantile L'Africain, la fregata a
vapore Christophe Colomb e il tre alberi Le Mistral. I primi Inglesi li
aspettano gi a Malta, dove il contingente di Canrobert getta l'ancora il 23
marzo.
Dopo la dichiarazione di guerra, il ritmo delle partenze aumenta. La regina
Vittoria, dal grande balcone di Buckingham Palace, dice graziosamente Good bye
ai battaglioni che sfilano preceduti dalle fanfare. A Portsmouth, dove arriva
un'unit dopo l'altra, si ha l'impressione che si imbarchino tutti i soldati
esistenti in Inghilterra. In realt, in totale sono meno di trentamila, il che
facilita il compito dei servizi di trasporto. L'operazione pi delicata  quella
di imbarcare i cavalli, che soffriranno molto per la traversata. Il posto per
gli uomini invece non manca: l'Inghilterra  una nazione marinara e lo dimostra.
Il volume dei bagagli degli ufficiali contrasta singolarmente con le difficolt
incontrate dal maresciallo Saint-Arnaud nel trovare un vapore per il viaggio: il
duca di Cambridge, cugino della regina, comandante della 1 divisione di
fanteria, parte con i suoi cavalli preferiti, un guardaroba completo contenente
anche gli abiti da passeggio, i servitori e la moglie. Casse di vino e ceste di
frutta accompagnano le numerose donne che salgono a bordo Tra i soldati e i
sottufficiali si contano una media di sei donne su cento uomini di truppa. La
percentuale  molto pi alta per gli ufficiali, che si apprestano a condurre una
vita mondana; si cita il caso di una certa lady Erroll, moglie di un capitano,
che durante la traversata sfoggia una gonna con lo strascico e un vestito
all'ultima moda. Alcuni graduati offrono il viaggio alla loro madre.
Mentre lord Lucan parte con il suo reggimento, lord Cardigan, come primo favore
dello stato maggiore, raggiunge da solo il teatro delle operazioni. Accompagnato
da un aiutante di campo, egli  l'ultimo a lasciare Londra l'8 maggio, diretto
dapprima a Parigi. Offre un pranzo sontuoso ai suoi amici e l'indomani viene
ricevuto da Napoleone III e dall'imperatrice. Cessato il trambusto, prende posto
a Marsiglia a bordo di un vapore francese, visita Atene in due giorni e infine
arriva in Turchia il 24 del mese. I generali comandanti in capo sono a
Costantinopoli gi da due settimane...
La prima tappa per le truppe  la penisola di Gallipoli. Una fortezza in rovina
domina questo piccolo miserabile posto popolato da diecimila Turchi e da
cinquemila Greci e Armeni. Stradine tortuose, scarsi traffici commerciali,
igiene in uno stato deplorevole: siamo in pieno Medioevo. E' molto peggio di un
buon bivacco, esclama il generale de Martimprey.
I Francesi si insediano nella parte orientale della citt, gli Inglesi in quella
occidentale, mentre si trasformano le due moschee in magazzini per le polveri e
gli edifici pi importanti vengono adibiti a quartier generale. Perlomeno per
la baia  ospitale e le spiagge vicine sono perfette per uno sbarco. Ma fin da
quando si cerca di fare ordine tra le unit, di inventariare e raccogliere
approvvigionamenti e materiale, Saint-Arnaud si mostra preoccupato. Da Gallipoli
scrive all'imperatore:
Dico con dolore a Vostra Maest che, cos come ci troviamo oggi, non siamo in
condizioni di fare la guerra. Non abbiamo che ventiquattro pezzi di artiglieria
pronti a far fuoco. La nostra situazione  ancora pi triste sul piano
dell'intendenza... Non si fa la guerra senza pane, senza scarpe, senza marmitte,
senza pentole, senza borracce. Non  colpa di nessuno: questo  il risultato
della precipitazione con cui  stato fatto tutto. Si sono imbarcati gli uomini
sui battelli a vapore e il materiale, i cavalli, gli approvvigionamenti, su
battelli a vela. Gli uomini arrivano qui e non trovano quello che  loro
indispensabile!
La situazione non migliorer che parecchie settimane dopo l'arrivo delle truppe,
con i successivi arrivi dei vapori. Questi impiegano dieci giorni al massimo ad
arrivare dalla Francia, mentre i velieri ci mettono dalle sei alle sette
settimane.
Per gli Inglesi i trasporti sono meno problematici. Ma l'equipaggiamento 
nettamente insufficiente. La Francia ha l'esperienza di una guerra in una terra
ingrata, l'Algeria due decenni prima, e possiede quindi l'equipaggiamento
necessario per il suo esercito fuori dalle caserme. L'Inghilterra non ha che
un'intendenza allo stato embrionale; per appianare le difficolt, essa si affida
al morale delle truppe.
I nostri uomini sono in gamba; anche se abbiamo a che fare con un esercito due o
tre volte pi forte, lo inghiottiremo in un solo boccone. Ma l'ottimismo non
baster a respingere i rigori dell'inverno russo. Sin dai primi scontri i
generali dello zar adotteranno senza esitare la tattica gi sperimentata contro
Napoleone I. Nel 1812 hanno attirato i Francesi nella trappola moscovita. Anche
questa volta indietreggeranno per attirare l'avversario su un terreno
favorevole. I due nemici non si sono ancora affrontati, ma poco dopo l'arrivo a
Costantinopoli  di questo che si discute.
I comandanti alleati fanno allora la conoscenza di Omer Pasci. La
responsabilit dell'esercito turco grava interamente su di lui. Lo stato
maggiore si trova infatti al livello di bravi sottufficiali: non ci sono quadri
di comando. Il muscir guida gli uomini alla giornata, senza carte topografiche,
senza un'idea generale delle battaglie che si presentano.
Dopo due settimane le truppe turche non si nutrono d'altro che di riso e
gallette, ma resistono. Non hanno pari nel mantenere una posizione. E la cosa
pi importante in questo momento  proprio quella di aspettare che gli alleati
siano pronti ad intervenire. In un italiano approssimativo, Omer Pasci afferma
che Gallipoli  troppo lontana tanto dai luoghi del combattimento ad est del mar
Nero quanto da quelli ad ovest, sul Danubio. Si sforza di tenere la regione di
Sciumla, dove  concentrata met delle sue truppe. Ma, privi di aiuti, i Turchi
non potranno fare altro che restare sulla difensiva E questi aiuti si trovano a
trecento chilometri di distanza dal luogo in cui sarebbero utili. Omer Pasci
chiede agli alleati di attraversare il mar Nero.
Saint-Arnaud  pronto ad inviare un contingente sulla costa settentrionale, per
esempio a Varna. Ma, come gli Inglesi fanno subito notare, il corpo di
spedizione non  sufficientemente numeroso perch ci si possa permettere il
lusso di dividerlo in due punti d'appoggio. Inglesi e Francesi prima di prendere
la decisione di trasferire le loro truppe a nord consultano gli ammiragli
incaricati dei trasporti. Saint-Arnaud invia un messaggio a Parigi; la risposta
 positiva: Parlando di Varna, dice per telegrafo Vaillant, ci troviamo sullo
stesso terreno. Nelle circostanze attuali Varna  la base d'operazione adatta ad
una campagna attiva. Per un momento avevo pensato a malincuore di scaglionarci
dietro ai Balcani. Era una mossa sbagliata... Lo sbarco a Gallipoli  un'altra
mossa sbagliata. Strana guerra, in verit, questa, in cui non si sa realmente
dove si debba combattere
A met giugno, quando si pensa di dover difendere Sciumla, i Turchi fanno
meraviglie in un avamposto che domina l'accesso a questa citt: Silistria.
Essi sono assediati da settimane da quarantacinquemila soldati di Gortschakov.
Nella guarnigione, comandata da Mussa Pasci prima di cadere sotto il fuoco
russo, si trovano dagli undici ai dodicimila difensori. Nonostante la disparit
delle forze, i Turchi resistono. Silistria respinge un assalto dietro l'altro.
Una sera di maggio due battaglioni di Gortschakov riescono a penetrare nel
perimetro della citt. Palmo a palmo i Turchi riprendono il sopravvento: i Russi
lasciano settecento morti nei fossati e sui terrapieni delle fortificazioni. Tre
giorno dopo entrano nella citt milleottocento uomini di rinforzo. I Russi non
vedranno mai la fine dell'assedio. Il 13 e il 19 giugno altri due assalti
vengono respinti. Ci si appresta ad altri tentativi quando, il 22 giugno, gli
assalitori ricevono l'ordine di ritirarsi. L'indomani attorno a Silistria non
restano che le trincee deserte, dove giacciono ammucchiati i corpi di
duemilacinquecento Russi. Le perdite dei Turchi sono della stessa entit, ma la
loro ostinata resistenza ha permesso agli alleati di abituarsi al clima ed al
terreno, e di riunire le loro forze disperse. A Varna ci son ormai settantamila
Turchi, ventimila Inglesi e trentacinquemila Francesi. Lontano,
centocinquantamila Russi che ripiegano, cercando di far disperdere gli
attaccanti nelle immense distese russe. Russe, perch Gortschakov riattraversa i
confini tra i principati danubiani e la patria dello zar. E' una prima vittoria
che  costata poco agli alleati.
Come era prevedibile, le relazioni tra lord Lucan a lord Cardigan sono sempre
pi tese. Cardigan non ha fatto che una fugace apparizione a Gallipoli e a
Scutari, dove si trova il quartier generale britannico.
Appena sbarcato, arriva l'ordine di trasferimento. Ma, ansioso di fare la sua
parte senza ostacoli, Cardigan prepara da solo il piano di trasferimento della
brigata leggera, senza riferirlo al suo superiore. Venutone a conoscenza, Lucan
scrive in questi termini all'ex cognato:
Mio caro Cardigan,  evidente che le cose non possono andare come dovrebbero e
come mi auguro vadano nella mia divisione, se si ammette che un ufficiale
subalterno scavalchi il suo superiore diretto e responsabile per rivolgersi
direttamente allo stato maggiore. Se vi scrivo questo in privato  tanto perch
ritengo che il vostro errore meriti, anzi esiga, di essere rilevato, quanto
perch ci tengo a che le relazioni tra voi e me restino molto cordiali.
Alla partenza per Varna lord Raglan ha permesso a Cardigan di sottrarsi alla
tutela di Lucan. Continua a Varna. Il comandante della cavalleria viene lasciato
volontariamente dall'altra parte del mar Nero, con l'ordine di non muoversi.
Dopo qualche giorno di attesa Lucan, al colmo dell'indignazione, protesta con
lord Raglan: Il capo di stato maggiore  partito per la campagna con il grosso
delle forze, ivi compresa la maggior parte della mia divisione, lasciandomi
indietro. Pi della met del mio corpo di spedizione si trova a Varna agli
ordini di un generale di brigata, lord Cardigan, mentre io resto senza effettivi
e, a quanto pare, senza missione . Gli viene subito risposto: lord Raglan non ha
nessuna intenzione di privarsi di lord Lucan. Che venga a Varna!
Il 15 giugno, quando Lucan sbarca nel porto, la cavalleria non c' pi... Al
quartier generale non c' nessun ordine per lord Lucan e in quel momento lord
Raglan non si trova a Varna. Quanto ai cavalieri, la brigata leggera 
nell'avamposto di Devna, a quindici chilometri di distanza. La brigata pesante 
lontana solo tre chilometri. Umiliato, deluso, amareggiato, Lucan raggruppa le
poche unit sulle quali pu contare e ricompone un embrione di divisione.
A un messaggio di rimprovero indirizzato a lord Cardigan, quest'ultimo risponde:
Piazzato in avanguardia, chiamato a far fronte al primo assalto del nemico, mi
considero autorizzato ad esercitare un comando autonomo e a non dipendere che
dall'ufficiale che comanda i corpi di spedizione. Tengo a dichiarare che, se mi
si presenter un caso particolare, lo sottoporr a lord Raglan e mi conformer
alla sua decisione.
Non  possibile dire con parole pi dure che non si riconosce alcuna valida
autorit intermedia. Lord Lucan protesta nuovamente presso lord Raglan quando
quest'ultimo torna a Varna, ma non ottiene il richiamo all'ordine del suo
subordinato. Una nota ufficiale precisa che lord Cardigan ha commesso degli
errori d'interpretazione sulla natura del suo comando. Ma questo non risolve il
problema: Lucan non esercita pi la sua autorit sulla brigata leggera, ancora
stanziata a Devna, mentre lui deve restare a Varna per ispezionare nuove truppe
delle quali  stato annunciato l'arrivo.
Scoppia il colera. Esso fa la sua prima apparizione alla fine di giugno e si
diffonde in luglio, durante una spedizione francese nella Dobrugia, la pianura
paludosa all'imbocco del Danubio. Saint-Arnaud ha affidato a Canrobert il
compito di marciare verso il fiume, al di l del quale forse si incontreranno i
Russi.
Caldo, sete, mancanza di medicinali: i mali insanabili di questa guerra. Il
maggiore medico Quesnoyvede vede cadere ogni giorno centinaia di soldati, senza
che si possa fare niente per salvarli; pi di uno si addormenta la sera avvolto
nel suo cappotto inzuppato di pioggia e l'indomani non si alza.
Il 10 agosto le tre divisioni tornano indietro: hanno perso duemila uomini senza
aver incontrato il nemico. Esse ritrovano i germi del colera a Varna, dove sono
gi stati portati dalle navi: in parecchi vascelli si completa l'equipaggio con
militari, dopo aver buttato in mare i morti.
Saint-Arnaud, anch'egli ammalato, constata il grave stato di debolezza degli
uomini e la demoralizzazione di tutto il corpo d'armata. Bisogna fuggire da
questo sepolcro di Varna, dove gi compaiono le febbri che presto succederanno
al colera. Bisogna risollevare l'esercito con un colpo di tuono ,  una triplice
necessit, politica, fisica e morale .
Anche lord Raglan  perplesso. Egli attende ordini, mentre Costantinopoli  bene
al riparo dalla minaccia russa e l'integrit dei principati danubiani 
assicurata, dato che i Russi non si fanno vedere...
Questi ordini, qualunque siano, mi faranno felice. Saranno un punto fermo in una
situazione vaga oltre misura, forse la pi singolare nella storia di tutte le
guerre:  il problema posto da quattro eserciti assolutamente indipendenti l'uno
dall'altro, diretti ad un fine politico che probabilmente non  lo stesso per
tutti, di modo che non si pu nemmeno dire in anticipo se sia possibile una
comune linea di condotta militare. Il tutto con un'urgenza rappresentata da sole
sette settimane restanti di tempo buono.
Il comandante in capo britannico parla di quattro eserciti perch le intenzioni
dell'Austria sono ogni giorno pi chiare. Se si intraprendesse sul continente
una spedizione decisiva contro i Russi, Vienna seguirebbe gli alleati. Essa
realizzerebbe in questo modo i suoi interessi, che lord Raglan ha ben
individuato; l'Austria per quello che la riguarda vorrebbe che i Russi fossero
allontanati dai Balcani e che non si ingerissero pi nelle questioni danubiane;
perch ci accada occorre ricacciarli lontano. L'Inghilterra intende aprirsi una
via, uno sbocco commerciale sul mar Nero; nello stesso tempo essa arresterebbe
l'avanzata dello zar verso l'Asia, forse verso l'India, attraverso l'Afganistan
che, malgrado tutti i loro sforzi, gli Inglesi non sono mai riusciti a
conquistare. Per far questo bisogna attaccare Sebastopoli.
I Turchi hanno ottenuto molto e frenano le loro ambizioni. Quanto ai Francesi,
essi cercano innanzi tutto la gloria militare e un rinnovato prestigio
imperiale, ora che Costantinopoli  al sicuro. In luglio l'imperatore ha inviato
a Saint-Arnaud una lettera dal tono poco favorevole al maresciallo. Napoleone
gli rimproverava il fatto di non aver saputo buttare i Russi nel Danubio. Ci
rendeva impossibile concludere la guerra senza un fatto d'armi in cui i Francesi
si distinguessero. Spetta a Saint-Arnaud dire se fosse meglio attaccare i Russi
in Circassia, ad Anapa, o in Crimea, a Sebastopoli.
Gli ordini attesi da lord Raglan arrivano. Il comandante in capo britannico
riunisce al suo quartier generale di Varna: da una parte Saint-Arnaud e gli
ammiragli Hamelin e Bruat e dall'altra Dundas e Lyons. Si decide un'ispezione
prima di adottare definitivamente il piano di attacco a Sebastopoli. Dodici
vascelli di linea partono per la costa della Crimea. Il generale Canrobert e il
colonnello Trochu per i Francesi, il generale Brown e il colonnello Lake per gli
Inglesi tornano allo stato maggiore assicurando che un attacco  possibile
disponendo di mezzi sufficienti.
Il dado  tratto. Gli alleati attaccheranno Sebastopoli. A Biarntz, dove passa
l'estate, Napoleone III se ne mostra felice.
Il 24 agosto Saint-Arnaud scrive al ministro Vaillant.
Quando leggerete questa lettera, l'esercito sar in mare alla volta della
Crimea. Il 2 settembre le flotte leveranno l'ancora da Baltchik, punto
d'incontro degli alleati, e faranno rotta su Sebastopoli. L'impresa 
monumentale e il risultato fa passare sopra a tutte le difficolt. Avremo molto
da fare, ma voglio impossessarmi in fretta della Crimea per potervi scegliere
poi un buon campo di battaglia sul quale aspettare i Russi... Questa parola
Sebastopoli, ha un effetto magico. Tutti hanno risollevato il capo. Anche i pi
freddi si scaldano, acquistano vivacit, e il cannone far il resto.
I Russi non si aspettano un'offensiva in Crimea nonostante le numerose fughe di
notizie. La stampa londinese, del tutto libera, mentre quella parigina 
soggetta ad una severa censura, ha tanto parlato negli ultimi giorni della
probabilit di un attacco a Sebastopoli che i Russi hanno pensato si trattasse
di una manovra. Si sono persuasi che gli alleati intendono invece bombardare
Odessa con i loro cannoni imbarcati prima dell'attacco. In tutto, il principe
Menschikov non ha disposto in Crimea (la Chersoneso taurica degli antichi) che
circa cinquantamila uomini, concentrati in particolare attorno alla grande base
marittima di Sebastopoli.
Cos il 10 settembre, quando gli osservatori segnalano la presenza al largo
della citt di quattro navi battenti bandiera francese e inglese, il principe
non si agita. Infatti sei settimane prima una flottiglia tre volte pi numerosa
non si aggirava forse nei paraggi? Menschikov non pensa che si possa trattare di
una avanguardia. Invece il 13 una spessa cortina di fumo copre l'orizzonte come
se ci fosse al largo un'intera flotta di piroscafi. A sera, sulle coste a nord
di Sebastopoli si possono distinguere un centinaio di vele:  l'invasione.
Le flotte alleate, per non correre il rischio di disperdersi, hanno diminuito
notevolmente la velocit ed hanno impiegato il doppio del tempo normale per
venire da Varna. Nel chiarore della sera di settembre Francesi e Inglesi
distinguono la costa della Crimea, una lunga distesa di terra bassa e nuda, e le
luci tremolanti dei villaggi sulla riva del mare.
Di tanto in tanto un carretto di contadini, un cavaliere isolato, ma nessuna
concentrazione di truppe. Il punto scelto per lo sbarco  Eupatoria, che
possiede una vasta spiaggia facilmente accessibile. Pare che questo porto a nord
di Sebastopoli non abbia una guarnigione, quando i colonnelli Trochu e Steel
chiedono al sindaco della citt di arrendersi, cosa che quest'ultimo fa senza
esitare, indicando il lazzaretto ai due ufficiali e chiedendo loro se le
condizioni sanitarie delle truppe possano causare preoccupazione.
All'alba del 14 settembre inizia lo sbarco. Per i Francesi il segnale  dato
dalla nave ammiraglia, la Ville de Paris. I mezzi da sbarco, rimorchiati dai
piroscafi e carichi di pezzi di artiglieria, attraccano direttamente sulla
spiaggia. I fanti vengono trasportati su canotti. Alcune navi-avviso e grandi
scialuppe armate di cannoni, stanno alle due estremit della baia per il caso in
cui il nemico intervenisse. Bandierine di colori diversi piantate nella sabbia
della spiaggia indicano ad ogni unit il rispettivo punto di raccolta. Alle
dieci, le prime compagnie sbarcate superano la scogliera che domina la baia,
conosciuta col nome di Kalamita. Al tramonto tre divisioni francesi, con una
sessantina di pezzi d'artiglieria, sono in posizione a un chilometro di distanza
dal mare. L'indomani scendono a terra gli ultimi Francesi, il grosso degli
Inglesi e i Turchi. Nessun segno di vita da parte dei Russi, eccettuata una
compagnia di cosacchi su dei cavalli famelici che per ben presto si riveleranno
molto efficaci. Il gruppo osserva, a sua volta osservato, da lontano i reparti
avanzati francesi. Da una parte si notano i copricapo di pelle di montone, i
voluminosi mantelli di un grigio spento, le lunghe lance e le pesanti sciabole
russe. Dall'altra ci si stupisce per il colore delle uniformi alleate e per la
grossa mole delle loro cavalcature.
Ci vogliono tre interi giorni perch il corpo di spedizione sia pronto a
mettersi in marcia. Il 18 si deve ancora scaricare tutto il materiale. Solo
l'indomani si tolgono i bivacchi da Eupatoria. Era ora, perch gli uomini si
impazientiscono, si chiedono se lo zar  murato vivo o o se si rinuncia
all'attacco. Poi, alle prime luci dell'alba, due immense colonne con le bandiere
e la fanfara in testa si mettono in moto: sessantaquattromila uomini in tutto, i
Francesi a destra, protetti dalla squadra navale perch non hanno cavalleria;
gli Inglesi a sinistra, lord Cardigan in avanguardia con l'11 e il 150 ussari,
seguito dalla cavalleria pesante con il generale Scarlett e lord Lucan. Nella
steppa assolata i primi nemici degli alleati sono il caldo e la sete. Dopo
parecchie ore di marcia sono necessarie lunghe soste. Una di queste, nella
vallata di Bulganak, dove tutti possono dissetarsi e rinfrescarsi, dura
parecchie ore, mentre lord Cardigan va in ricognizione per ordine di lord
Raglan. E' un nuovo motivo di disaccordo con lord Lucan, che di sua iniziativa
raggiunge il subordinato, unendo i suoi due squadroni agli ussari di Cardigan e
trasformando completamente il significato e l'obiettivo di tale missione. Ad un
tratto per giunge loro l'ordine di tornare indietro.
Dalle posizioni pi arretrate lo stato maggiore inglese ha potuto scorgere circa
duemila cavalieri russi oltre a tutto un corpo d'armata. Non  il caso di
lasciare che quattro squadroni di cavalleria s'impegnino da soli in uno scontro
con una tale massa nemica. Ma dal loro posto avanzato gli uomini di Lucan e di
Cardigan non possono scorgere l'entit delle forze russe e si sentono umiliati
dall'ordine di ritirata, al quale per bisogna obbedire.
La notte passa nell'attesa di un attacco che non verr. Al mattino le truppe
alleate si rimettono in marcia senza essere accompagnate dalle fanfare: sulla
riva opposta di un fiume che si presenta loro dopo tre ore di marcia tutte
queste truppe scorgono l'imponente dispositivo dell'esercito russo, schierato su
due terrazze naturali. Menschikov e i suoi generali, che hanno avuto il tempo di
preparare la loro difesa, da quelle alture si ritengono invincibili.
All'una e trenta comincia la dura battaglia di Alma, la quale, insieme con
quella di Balaklava,  una delle due grandi follie della campagna di Crimea.
I pope, preceduti dalla croce, passano tra le file dei fanti russi
inginocchiati, per benedirli prima della battaglia. I generali alleati si
domandano in che modo aprire una breccia nelle difese nemiche. Trentacinquemila
Russi fronteggiano sessantaquattromila alleati. Il piano di battaglia tracciato
dai Francesi e dagli Inglesi affida a questi ultimi la parte pi difficile. Ma
sar la brillante impresa di una divisione francese a capovolgere le sorti della
battaglia.
Appena iniziato l'attacco, sembra che tutte le strade e tutti i valichi siano
tenuti dai Russi e che non si riuscir a sloggiarli se non attaccandoli
frontalmente sui balzi da essi occupati. In realt resta libera una via
d'accesso, ma tanto Menschikov quanto i suoi generali, Kiriakov e Gortschakov,
la ritengono inaccessibile, sbarrata com' alla base dal fiume Alma,
invalicabile. Ma la fanteria del generale Bosquet riesce a passare attraverso un
guado che i Russi non avevano visto. Quando, all'una e mezza, inizia l'avanzata
dei reparti alleati, accompagnata dal fuoco dell'artiglieria delle navi
ormeggiate al largo della rada, Bosquet si accorge dell'errore dei Russi. Alla
testa dei suoi uomini si arrampica sulla salita della quale il nemico non si 
preoccupato. Il gioco della divisione francese  rischioso: lasciare o
raddoppiare. Se l'avanzata degli uomini di Bosquet non viene sorpresa ed
arrestata essi sboccheranno sul vasto terrapieno ad ovest e prenderanno i Russi
sul fianco; se il nemico scorge i Francesi mentre stanno salendo li respinger
senza fatica e butter i fanti dall'alto della scogliera nella pianura costiera.
Il comandante francese ha visto bene: Ho capito tutto, dice a Saint-Arnaud. Ma
non dimenticate che non posso resistere pi di due ore.
L'impresa riesce e, aperta la via dal 1 zuavi, altre due divisioni seguono la
via scoperta da Bosquet. Menschikov, sorpreso, fa effettuare un cambiamento di
fronte a met delle truppe che difendono la cresta. La manovra viene compiuta
nel disordine causato dall'improvvisazione. Quando, due ore dopo, Canrobert ed
il principe Napoleone, cugino dell'imperatore, vengono in suo soccorso, Bosquet
torna all'attacco. I reparti nemici, immobilizzati sul fianco ovest, non
riescono pi a contenere l'avanzata degli Inglesi dalla vallata. Sotto un fuoco
terrificante la loro fanteria guadagna terreno senza fretta, un passo alla
volta, quando improvvisamente l'artiglieria russa tace. Lo zar Nicola I ha dato
a Menschikov l'ordine formale di non perdere alcun cannone.
Ora, questo ordine tassativo sullo stile di Wellington non pu essere rispettato
dal momento che zuavi e Inglesi si avvicinano alle batterie. Quindi artiglieri
russi ripiegano con i loro pezzi. Sui pendii laterali i cannoni fanno ancora
fuoco sugli Highlanders che stanno avanzando da est con una precisione da
automi. Le sorti della battaglia sono ormai decise, malgrado un ultimo assalto
della fanteria russa.
I cavalieri dei due campi avversi restano immobilizzati fino al momento
decisivo. La massa della cavalleria russa non  stata impiegata da Menschikov,
che intendeva servirsi di questa temibile arma solo all'ultimo momento, quando
avesse sconfitto la fanteria. La battaglia  andata diversamente ed egli non ha
lanciato le sue truppe a cavallo per timore di un massacro. Di fronte a loro,
anche gli Inglesi aspettavano. Lord Raglan, che seguiva la battaglia da un
promontorio a due chilometri di distanza dai terrapieni, non ha visto l'utilit
di impiegarli altro che come deterrente per i cosacchi e per i lancieri russi.
Quando la vittoria alleata  ormai sicura, i cavalieri inglesi non possono
neppure inseguire i fuggiaschi. Gli ordini di lord Raglan sono precisi: lancieri
e dragoni non devono fare altro che accompagnare in avanguardia i pezzi di
artiglieria che debbono avanzare verso Sebastopoli.
Lucan e Cardigan, per una volta d'accordo, fanno rapide incursioni quando un
messaggio del quartier generale ingiunge loro di rimanere all'altezza dei
cannoni. La tentazione  troppo forte e i due generali proseguono le loro
incursioni in terreno ancora nemico fino all'arrivo di un terzo messaggio di
lord Raglan, ancora pi secco del precedente: fermatevi!
Lord Lucan deve arrendersi all'evidenza. Dramma di coscienza: dunque questa
prima vittoria non sar sfruttata? Lo scopo finale della cavalleria in un
assalto di questa entit  quello di trasformare una vittoria in un trionfo, di
sterminare il nemico in fuga. I Francesi, che non hanno che pochi Cacciatori
d'Africa, fremono perch non possono inseguire i Russi. Perch lasciare che gli
Inglesi, che contano quasi duemila cavalieri, rimangano fermi, frementi di
collera? Lucan si rivolge al comandante in capo: Credevo, my lord, che mi
avreste lasciato agire di mia iniziativa e che vi sareste fidato di me
abbastanza per lasciarmi decidere. Per una mancanza di fiducia  stata cos
tolta alla cavalleria l'occasione di agire opportunamente. Pi tardi lord Raglan
far rispondere che si aspettava un contrattacco nemico e che non ci teneva a
vedere i suoi cavalieri alle strette per un ritorno dei Russi.
Il comandante in capo fra poco avr ancora l'occasione di manifestare la sua
autorit a proposito dei nuovi dissapori creatisi fra i due comandanti delle sue
truppe a cavallo. Lord Cardigan, tanto per liberarsi della tutela di lord Lucan
quanto per consolidare la sua autorit, si lamenta col suo protettore degli
interventi di lord Lucan sulla vita della brigata leggera. Se fosse stato unico
padrone della sua unit, probabilmente Cardigan avrebbe senza dubbio spinto
molto avanti la puntata seguita alla battaglia di Alma. Si guarda bene dal
precisare ci al comandante in capo, ma quest'ultimo lo indovina e risponde
seccamente che ciascuno dei fatti citati d torto al firmatario della lamentela.
Un generale di divisione ha il diritto di ingerirsi, da vicino o da lontano,
nelle azioni di un generale di brigata, se crede di doverlo fare. Non 
infallibile. Ma il generale di brigata deve mettersi bene in testa che il
comandante della divisione ha la supremazia del comando su ogni reparto,
cosicch tutti i suoi ordini esigono obbedienza e sottomissione.
E' molto chiaro, ma le discussioni sono ben lungi dall'essere terminate.
L'indomani della battaglia dell'Alma, i Russi si concentrano attorno a
Sebastopoli mentre gli alleati si concedono una giornata di riposo, necessaria
del resto per ricostituire le unit decimate e per rinnovare gli
approvvigionamenti. La settimana che segue  decisiva per le sorti della
campagna: dopo il primo vantaggio sul nemico, sar meglio sfruttare la vittoria
dell'Alma e sfondare verso Sebastopoli o sar preferibile un assedio in piena
regola? I Francesi sono favorevoli al temporeggiamento: alla luce di quanto si
sapr pi tardi sulla ritirata dei Russi e sulla difesa della base marittima, la
capitale della Crimea a quel tempo non avrebbe resistito che pochi giorni.
Saint-Arnaud si oppone al progetto di lord Raglan di attaccare la citt dal lato
nord. Il maresciallo francese ritiene troppo pericoloso un attacco diretto, dato
che la via d'accesso dall'Alma  sbarrata da un munito fortino. Inoltre non si
pu concepire questo sfondamento senza l'appoggio della flotta che forzi il
canale d'ingresso di Sebastopoli simultaneamente all'avanzata delle truppe a
terra. Il 23 settembre, Menschikov, fiutando il pericolo, fa affondare nel
canale d'ingresso al porto tre pesanti vascelli e due fregate appartenenti alla
squadra dell'ammiraglio Nakhimov, la stessa che ha sgominato i Turchi, e si
piazza a nord della citt; E' troppo tardi, anche se Saint-Arnaud  d'accordo,
per seguire il piano inglese. A malincuore lord Raglan non d che l'indomani
sera il suo consenso al piano francese: circondare i Russi e attaccarli da sud,
rifornendo le truppe alleate dal porto di Balaklava, al centro sud della
penisola del Chersoneso.
La pianura  vasta centoventicinque chilometri quadrati. Essa  solcata da
numerosi burroni terminanti in un susseguirsi di fenditure che si aprono sul
mare. Sebastopoli sorge in fondo al pi profondo di questi burroni, su una baia
profonda due chilometri e larga cinquecento metri. Magazzini, bacini di
carenaggio, grosse gru:  il pi grande porto militare del mar Nero.
Nei tempi antichi i Russi sono stati preceduti qui dai Greci e dai Genovesi. Ma
 stato un Inglese, per conto di Caterina II, a fortificare la citt. Alla fine
del XVIII secolo l'ammiraglio Mackenzie ha dotato Sebastopoli di una linea di
batterie che si prolunga per novecento metri lungo i bordi della baia. Nicola I,
sedici anni prima di questo attacco alleato, ha concepito un vasto piano di
rafforzamento di queste fortificazioni. Le modifiche progettate dallo zar non
sono in realt che all'inizio:  sorta infatti solo una delle quattro ridotte
previste e numerose caserme. La citt  quindi difesa bene dalla parte del mare,
meno efficacemente dall'interno. Essa  quasi esclusivamente un accampamento
militare: trentacinquemila dei suoi quarantaduemila abitanti sono militari o
marinai. Non vi si contano che cinquemila donne, che per all'occorrenza,
sapranno sparare assai bene.
Il principe Menschikov dopo aver diretto la gran massa dei suoi reggimenti verso
l'Alma per sbarrare il passo agli alleati, fa ripiegare tutti i suoi effettivi
su Sebastopoli e chiede rinforzi allo zar. Ma la sera del 25, quando capisce che
i Francesi e gli Inglesi non attaccheranno subito, esce dalla citt e si dirige
verso ovest con un grosso contingente di truppe. Il principe sa che dovr subire
un lungo assedio:  importante per lui tenersi aperta una via per Simferopoli e
per la Russia meridionale, da dove gli verranno rinforzi, armi e cibo, ora che
la via del mare  preclusa.
Si assiste allora allo strano balletto dei due forti eserciti che a loro
insaputa si incrociano o quasi: i Russi vanno verso est, gli alleati verso sud.
La simultanea avanzata delle due colonne le fa avvicinare tanto che
l'avanguardia inglese si scontra con la retroguardia russa togliendole i bagagli
del principe che essa trasporta. Lord Raglan, alla punta estrema di
quest'avanzata con i cavalieri di lord Lucan, assiste impassibile alle brevi
scaramucce che permettono ai suoi uomini di impossessarsi delle camicie di seta
e dei buoni vini di Menschikov.
Una delle berline del principe viene donata ai Francesi: il maresciallo
Saint-Arnaud sta molto male. Colto dai dolori di primo mattino, scende da
cavallo a prosegue in carrozza la marcia verso il sud della penisola. Gli spahis
e gli zuavi che lo scortano ripetono un vecchio proverbio arabo: Il giorno in
cui lascia il cavallo, il guerriero si corica sull'orlo della fossa.
La sera del 26 settembre i bivacchi dei Francesi coronano i monti Fediukin,
colline boscose che sorgono ai margini di una piana abbastanza vasta sulla riva
destra del fiume Cernaia. Al di l del fiume gli Inglesi scorgono il porto di
Balaklava, nel quale si affollano gi parecchie loro navi, con la pi potente,
I'Agamemnon, in testa. La baia  piccola, circondata dal verde e da ville che
sembrano accoglienti. Ma il porto  inadeguato al rifornimento di due eserciti.
Lord Raglan chiede ai Francesi di mantenere Balaklava come base e lascia
scegliere un secondo porto come punto d'appoggio.
Nei giorni seguenti la marina francese si stabilir nella baia di Kamiesch, ad
ovest. Quest'ultima  pi profonda e pi vasta di quella di Balaklava e,
inoltre, pi vicina a Sebastopoli. Il 29 si costruiscono dighe sulle rive; il 30
si piazzano cavalletti per sostenere gli imbarcaderi che arrivino fino alle
navi. L'indomani si comincia lo sbarco degli approvvigionamenti.
Nel frattempo Saint-Arnaud  morto. Per trentasei ore egli ha sofferto
terribilmente, dato che sintomi di colera sono venuti a complicare uno degli
attacchi dei quali soffre regolarmente. La sera del 27 il dottor Cabrol ha
prescritto il rimpatrio a Costantinopoli, senza grandi speranze di salvare il
malato. Il colonnello Trochu, al capezzale del malato, gli ha annunciato con
molti riguardi la notizia. Il generale Canrobert, che Saint-Arnaud ha fatto
chiamare presso di s, sin dalla sua partenza da Parigi aveva un ordine scritto
dell'imperatore che gli conferiva pieni poteri in caso di decesso del
maresciallo.
Non sar io a prendere Sebastopoli, sarete voi, Canrobert... Trochu, aiutatemi a
presentare alle truppe il nuovo comandante in capo. Il colonnello redige un
ordine del giorno al quale Saint-Arnaud apporta tre lievi modifiche prima di
portarlo a conoscenza delle truppe: Soldati, la Provvidenza nega al vostro
comandante la soddisfazione di continuare a guidarvi sul cammino glorioso che si
schiude dinanzi a voi... Soldati, mi compiangerete, perch la disgrazia che mi
colpisce  immensa...
Alle otto del 29 settembre il maresciallo prende posto in una cabina del
castello di prua del Berthollet, la stessa nave che lo aveva portato dalla
Francia. Si spegne qualche ora dopo, senza aver preso conoscenza di un messaggio
di incoraggiamento inviatogli il giorno prima dal ministro Vaillant: Andiamo,
mio caro maresciallo, fatevi coraggio! Vi siete condotto troppo bene sin qui
perch Dio permetta alla malattia di togliervi ai vostri soldati. No! Che siate
ucciso da un colpo di fucile, che cadiate dando il via all'ultimo assalto 
accettabile; ma da una malattia, no!
Canrobert, uscito da Saint-Cyr nel 1828 a meno di venti anni,  un meridionale,
leale, dal gestire vivace, dalle brillanti qualit militari. Ha compiuto la
maggior parte della sua carriera in Africa, dove si  acquistato quella fama di
coraggioso in battaglia che lo fa stimare dalle truppe.
Ma il primo dei suoi problemi  quello di imporsi, non ai suoi uomini, ma agli
Inglesi. Egli non ha che il grado di generale di divisione, mentre molti
ufficiali al seguito di lord Raglan, senza parlare dello stesso comandante in
capo, hanno lo stesso grado.
Gi mentre Saint-Arnaud si stava spegnendo, Canrobert aveva dovuto risolvere il
problema del porto di sbarco: il problema era stato risolto molto in fretta, e
la cosa era stata di buon augurio. Non erano sorte discussioni tra gli alleati
per l'utilizzazione di Balaklava; in poche ore i Francesi avevano costruito
altrove delle banchine di carico molto pi accessibili di quelle degli Inglesi.
Il 30 settembre essi raggiungono un secondo risultato positivo. In seguito al
loro insediamento a Kamiesch, nella baia che ha ricevuto il nome di Provvidenza,
i Francesi si trovano vicini alle difese occidentali di Sebastopoli. Ora, il
piano d'attacco precedentemente stabilito da Saint-Arnaud e da lord Raglan
prevedeva che il lato ovest sarebbe stato l'obiettivo dei Britannici. In pochi
minuti di colloquio, Canrobert convince lord Raglan a scambiare le parti, e non
 detto che ci che  evidente per gli uni lo debba immediatamente essere per
gli altri. Gli Inglesi devono dunque attaccare il lato orientale della citt e
quindi attribuiscono un'importanza maggiore alle strade che portano da Balaklava
a Sebastopoli.
Sul contrafforte della baia dominata dalla Union Jack che sventola in cima ad un
vecchio torrione di stile turco, essi piazzano dei cannoni di marina in alcune
postazioni collocate a discreta quota. La loro cavalleria  inoltre incaricata
della sorveglianza della prima parte delle due vie che portano verso nord: la
via Woronzoff, ad est della penisola, e quella che passa per i quartieri
generali alleati, al centro.
I cavalieri inglesi compiono in questo modo parte di un'altra missione. Assieme
alle divisioni del generale Bosquet essi costituiscono il corpo d'osservazione
che deve dare l'allarme in caso di incursioni russe. E' lord Lucan il
responsabile di questo programma: senza che lord Cardigan possa impedirglielo
egli  al comando di tutte le unit della cavalleria inglese. Cardigan infatti
soffre di dissenteria e passa una dozzina di giorni a bordo della nave ospedale
Southern Star.
Il 27 settembre, prima di decidersi a farsi curare, lord Cardigan ha fatto
colazione allo stato maggiore con il comandante in capo. Si  lamentato ancora
una volta con lord Raglan di quella che egli continua a chiamare l'ingerenza di
lord Lucan negli affari della brigata leggera. Per consolarlo lord Raglan gli ha
affidato, a titolo di incarico personale, il compito di effettuare una
ricognizione approfondita del sistema difensivo di Sebastopoli. Gli uomini
dell'11 ussari sono tornati da questa missione molto impressionati: essi hanno
notato che i Russi hanno disposto, a fianco delle loro vecchie fortificazioni
dalle piattaforme troppo strette per l'artiglieria, una specie di campo
trincerato. Questa nuova opera di fortificazione si estende dalla baia, ad est,
alle scogliere che terminano a strapiombo sul mare, ad ovest. Circa duemila
uomini lavorano a quest'opera di fortificazione. Inoltre gli ussari hanno notato
un incessante via vai tra gli arsenali e le postazioni a terra: i Russi
trasportano nelle prime linee i pesanti pezzi di marina asportati dalle navi da
essi affondate nella baia. Poich dovranno sparare dal centro della
circonferenza e quindi con minor precisione di tiro, essi cercano di aumentare
il numero dei pezzi in azione.
Compiuta la sua missione, il comandante della brigata leggera viene ricoverato
in ospedale e lord Lucan viene solo allora a conoscenza del gesto di favore
ancora una volta prodigato al suo subordinato. Che fare se non protestare e
sottolineare che avrebbe potuto essere avvertito dallo stato maggiore?... A
questo punto accade un incidente che macchier a lungo la reputazione di lord
Lucan. La mattina del 7 ottobre, in missione di ricognizione, il comandante
della cavalleria e due suoi reggimenti incontrano parte della cavalleria nemica.
Il terreno  favorevole e nulla si oppone a una carica. Lucan ordina il riposo e
lascia che i Russi tornino indietro senza sparare un colpo. Gli uomini di Lucan
non nascondono il loro malcontento: la parola vigliacco, viene spesso
pronunciata sotto sotto e un giovane ufficiale, il capitano Nolan, rimprovera
pubblicamente al generale il suo atteggiamento. Quest'ultimo risponde di non
aver ricevuto istruzioni di tentare la sorte impegnando le sue unit in
combattimenti isolati.
Il 10 ottobre, riprendendo servizio, lord Cardigan non manca di rimproverare a
lord Lucan la mancanza di iniziativa. Quest'ultimo ribatte al suo subordinato
che un soldato vero non abbandona le sue truppe nemmeno di notte: allusione non
all'internamento in ospedale di Cardigan, ma all'arrivo, molto notato, nel porto
di Balaklava di un superbo tre alberi, il Dryad, la nave da diporto del
comandante della brigata leggera, proveniente direttamente da Cowes, con un
cuoco francese a bordo. Per autorizzazione speciale di lord Raglan, lord
Cardigan aveva ricevuto il permesso di dormire ogni sera a bordo, bench
parecchi chilometri separino Balaklava dal campo della cavalleria... Si pu ben
immaginare allora le reazione delle truppe, comandate da una parte da un
generale al quale rimproveravano di mancare di coraggio, e dall'altra da un
esponente della buona societ che ogni sera dormiva in un letto di piume. Quando
viene a sapere che Cardigan possiede un domicilio galleggiante, Lucan glielo
rimprovera aspramente. Lo yachtman risponde di essere autorizzato da lord Raglan
e che questa autorizzazione ha il valore di un ordine. Da allora Lucan decide di
eseguire senza criticarle le istruzioni venute dall'alto. Egli si limita ad una
funzione esecutiva e lo fa sapere ufficialmente allo stato maggiore. In segno di
disapprovazione, lord Raglan toglie al generale della cavalleria il comando
della difesa di Balaklava, che gli aveva appena affidato, e chiama in sua vece
un vecchio ufficiale degli Highlanders, sir Colin Campbell.
Il tempo passa. I Russi sotto la direzione illuminata degli ammiragli Kornilov e
Nakhimov e del colonnello Todleben continuano a rafforzare le loro
fortificazioni. Gli alleati si preparano sempre all'attacco.
Due tendenze si scontrano: gli Inglesi sono favorevoli ad una breccia ed
all'invasione di Sebastopoli; i Francesi propongono invece un assedio in piena
regola, e prendono le misure necessarie a questo scopo: in una notte, dal 9 al
10 ottobre, milleseicento uomini in un relativo silenzio scavano una trincea di
mille metri e costruiscono dei parapetti di protezione per le postazioni di
artiglieria, situate entro il raggio di tiro delle difese russe. Al mattino,
vedendo la terra smossa, i difensori di Sebastopoli aprono il fuoco: ma i fanti
di Canrobert hanno dove ripararsi.
L'indomani anche gli Inglesi scavano sulle alture terminali della via Woronzoff,
perch si  deciso di cominciare con il bombardare la citt. Poi, se i pezzi
alleati creeranno sufficienti brecce nelle difese di Sebastopoli, si
attaccheranno i Russi a ondate successive. Ancora qualche giorno e le batterie
dei Francesi e degli Inglesi saranno pronte: infine il 17 ottobre comincia il
bombardamento.
Le flotte si uniscono a questi primi bombardamenti. Dopo molte esitazioni gli
ammiragli hanno dato il loro consenso al progetto di avvicinarsi a Sebastopoli e
di puntare i loro grossi pezzi sugli obiettivi pi importanti. La manovra 
rischiosa perch il legno degli scafi delle navi non  a prova dei proiettili
dei cannoni russi...
Alle sei del mattino una nebbia autunnale avvolge la pianura. Quando si
dissolve, i Francesi aprono il fuoco. Gli Inglesi li imitano, con pi precisione
e lentezza. E' un duello di artiglieria, da bastione a batteria, da
fortificazione a trincea. Quasi tutto il Chersoneso  presto ricoperto dal fumo
degli scoppi e dalla polvere della terra e delle macerie. I comandanti di stato
maggiore non distinguono pi nulla nei loro cannocchiali. Si continua il tiro
mantenendo approssimativamente le stesse direzioni dell'inizio.
Alle dieci Canrobert cessa il fuoco ad ovest per giudicare i risultati del
bombardamento. Alcune difese nemiche sono state intaccate, altre sembrano
intatte. Bisogna riprendere i tiri. Una batteria francese colpisce fin
dall'inizio una polveriera nemica che esplode. Ma i pezzi francesi, concentrati
nelle trincee del monte Rodolphe, subiscono gravi perdite, senza infliggerne di
serie ai Russi. Gli Inglesi, in una posizione meno ravvicinata, hanno pi
successo. Nondimeno bisogna arrendersi all'evidenza: i risultati del
bombardamento sono insufficienti per ordinare l'attacco. Canrobert fa cessare il
fuoco, aspettando che la flotta intervenga. Essa entra in azione verso
mezzogiorno: quattordici vascelli francesi, piazzati a scacchiera a un miglio
dal porto, aprono il fuoco sulle ridotte e sugli arsenali di Sebastopoli. Poco
dopo due navi turche e undici inglesi li imitano. Forti e flotte spariscono in
pochi minuti in una nube di fumo nerastro solcato da bagliori.
Con il calare della sera il fragore cessa. Come stabilire dunque quale dei due
avversari ha diretto meglio il tiro? Le navi alleate sono molto danneggiante:
nemmeno una  rimasta intatta. Le fortificazioni russe hanno sofferto, 
evidente, ma non sono distrutte.
Complessivamente in questa giornata sono stati i Russi ad avere la meglio. Gli
alleati infatti non hanno potuto approfittare del bombardamento per invadere la
citt, mentre i difensori si sono potuti rendere conto che le loro difese
possono resistere a lungo. Anche se hanno perduto il loro comandante
(l'ammiraglio Nakhimov  caduto in combattimento) hanno sentito bene l'ordine,
da lui impartito nelle ultime parole: Non cedete Sebastopoli!
Nei giorni seguenti Todleben ripara i suoi bastioni, mentre Bizot e Burgoyne,
comandanti dell'artiglieria alleata, riprendono timidamente il fuoco. I Francesi
da parte loro continuano a scavare trincee, perpendicolarmente a quella gi
esistente. Arrivano cos a circa trecento metri dalla linea avanzata russa. Ma
l'occasione di prendere la citt  stata persa il 17.
I comandanti di stato maggiore capiscono di sprecare le loro munizioni
straziando Sebastopoli: in questo modo non riusciranno mai a piegarla. Poich
d'altra parte ci tengono a mantenere in vita i loro uomini, non lanciano fanti e
cavalieri all'assalto dei difensori nemici. Inoltre nessuno ignora che mentre la
situazione  bloccata a sud della citt, da nord, provenienti dalla Russia
meridionale, arrivano ogni giorno pesanti convogli di rinforzi. Anche gli
alleati ricevono un po' di truppe fresche, ma meno di Menschikov. Il comandante
in capo russo  assai ben provvisto di uomini e di materiale da quando le armate
dello zar sono a riposo sul Prut.
Il morale e la combattivit dei Francesi e degli Inglesi sono piuttosto in
ribasso dopo l'inutile bombardamento di Sebastopoli. Per lord Raglan la prima
preoccupazione  quella di mantenere un buon contegno, mentre la stampa
londinese annuncia, non si sa informata da quali fonti, la falsa notizia della
presa della citt. Quando arrivano nella capitale inglese i dispacci dei rari
inviati speciali, il tono  assai diverso: si parla dello scarso morale delle
truppe, delle sofferenze patite, della mancanza di medicinali. Non  un assedio,
 giardinaggio... e non sar ancora finita con l'inverno.
Il corrispondente al fronte del Times sente lord Cardigan dichiarare: Non ho mai
visto un attacco condotto con tali metodi. Siccome il comandante della brigata
leggera ha ragione, nessuno si prende la briga di fargli osservare che  la
prima volta che lui vede un assedio in aperta campagna... Questa volta
l'inesperienza viene superata dal buon senso.
Alla met di settembre Napoleone III a Boulogne ha passato in rivista le truppe
annunciando loro: Oggi stesso forse saranno piantate la bandiera tricolore e le
nostre aquile sulle mura di Sebastopoli. Il Moniteur pubblica la notizia della
presa della citt, ma con riserva, il che gli eviter le misure prese contro Le
Constitutionnel, pi avventato.
La severa censura imposta alla stampa impedisce al pubblico francese di essere
al corrente delle difficolt dell'armata d'Oriente. Esso ignora, beninteso, le
accuse degli emigrati, pi violente che mai. Victor Hugo accusa Monsieur
Bonaparte di cercare una tomba all'esercito francese, avvolto nel lenzuolo
funebre del suo crimine, e di proporgli la tomba in Crimea. L'Impero ricomincia
dal 18I2.
Edgar Quinet rincalza: Persino l'esercito crede persa la campagna... La dinastia
se ne va. Ed  vero che, l per l, il principe Napoleone crede di poter dire ai
Britannici: Se falliamo l'operazione, voi Inglesi ve la caverete con un
cambiamento di ministero, ma in Francia ci significherebbe la caduta della
dinastia.
Fra le truppe, tanto francesi quanto inglesi, le critiche nei confronti dei
comandanti dell'esercito si fanno frequenti. Si incolpano i generali, che
incolpano gli ufficiali subalterni, che a loro volta incolpano la sorte. La
stessa cosa avviene tra alleati: l'uno rimprovera all'altro di non aver voluto
attaccare in forze; si attribuiscono a vicenda la responsabilit della battuta
d'arresto della quale in realt sono i Russi i responsabili. Bisogna che i
governi di Londra e di Parigi votino nuovi crediti per le armate della Crimea;
si devono raddoppiare gli effettivi e far capire all'opinione pubblica, per
quanto ci si preoccupi di essa, che la campagna sar pi dura e pi lunga del
previsto. Edouard Perret, capitano degli zuavi, dopo l'arresto dei bombardamenti
infruttuosi afferma che: comincia un nuovo assedio di Troia. Quarantaduemila
Francesi, ventitremila inglesi, pochi Turchi e Piemontesi si oppongono ormai ai
trentaduemila difensori di Sebastopoli e ai venticinquemila uomini dell'armata
mobile di Menschikov.
E' proprio col principe imperiale russo che tra breve gli alleati dovranno fare
i conti, comprendendo solo allora tutte le conseguenze del loro scacco di fronte
alla citt. Rinforzato dalle divisioni di Liprandi, Soimonov e Paulov, arrivate
dal Danubio, il grosso delle truppe di Menschikov si avvicina alla vallata della
Cernaia, nella quale occupa il villaggio di Tchorgoun. Gli osservatori del
generale Bosquet e la cavalleria inglese segnalano l'avvicinarsi dei Russi. Ma i
Britannici sono allo stremo delle forze ed i Francesi devono tenere l'altra met
del Chersoneso, quella ad ovest. Quindi si aspetta. E' la mattina del 25 ottobre
ci sar l'attacco delle truppe dello zar, da una parte e dall'altra
dell'anfiteatro naturale che forma la vallata di Balaklava. Principali
obiettivi: le posizioni tenute dai Turchi e armate dagli Inglesi.
All'alba, divisi in due colonne, gli uomini del generale Liprandi lasciano
Tchorgoun e s'impossessano senza grande fatica delle posizioni alleate.
In fondo alla pianura vi  un solo reggimento, e di fanteria: il 19
Highlanders, che non possiede la rapidit necessaria per opporsi all'attacco
russo. La cavalleria, avvertita, si muove. Le batterie alleate, piazzate sulla
carreggiata che domina la piana, fanno fuoco senza per arrecare gravi danni
agli assalitori. D'un tratto quattrocento cavalieri russi si distaccano dal
grosso delle forze di Liprandi ed attaccano gli Highlanders di fronte e sul
fianco destro. Il tenente colonnello Ainslie dispone i suoi uomini in quadrato,
come vuole la tradizione, e all'ultimo istante apre il fuoco. Le file dei
cavalieri nemici sono disorganizzate. Una seconda carica si infrange contro la
stessa muraglia umana.
Gli Scots Grey e i dragoni d'Enniskillen, che rappresentano la cavalleria
pesante britannica, arrivano sul posto del combattimento in tempo per far fronte
ad un'altra carica russa. Due o tre secondi di silenzio, quando le due masse di
uomini e di cavalli si trovano a faccia a faccia. Gli ufficiali inglesi alzano
le sciabole, le righe si rompono: in un tumulto confuso i nemici si scontrano in
una lotta a corpo a corpo. Quando i Russi sfondano il centro della cavalleria
pesante, sopraggiungono unit distaccate dalle ali, che ristabiliscono
l'equilibrio. Poi, il 5 dragoni a destra, il 4 reggimento della guardia a
sinistra, respingono il nemico, penetrano nella massa grigia, che a poco a poco
si ritira, trascinando nella fuga la fanteria russa appostata nelle due
posizioni pi avanzate.

La bruma del mattino si  dissipata. Dall'alto della tribuna naturale dominante
la vallata, lord Raglan esulta: La carica del generale Scarlett  una delle pi
brillanti che io abbia mai visto.
La brigata leggera si trova a qualche centinaio di metri dalla via seguita dai
Russi nella loro ritirata. Ma essa non riceve l'ordine di intervenire. Gli
uomini fremono dall'impazienza di combattere. My lord, dice Morris, un capitano
del 170 lancieri, a Cardigan, non carichiamo il nemico in fuga? Il comandante
risponde di non averne ricevuto l'ordine. Il suo ufficiale insiste senza
ottenere altra risposta. Prende a testimoni i suoi colleghi, sempre senza
successo.
Qualche minuto dopo, quando i Russi hanno ormai risalito la vallata, lord Lucan
invia suo figlio, lord Bingham, da lord Cardigan per rimproverargli di essere
rimasto immobile. Al quartier generale il capitano Nolan insiste presso i suoi
superiori per scendere nella pianura, per combattere. Non ne ricever
l'autorizzazione che in occasione della carica di Balaklava, che gli coster la
vita e che costituir la seconda fase della giornata. Quasi un'ora  passata
dalla bella azione di Scarlett, quando lord Raglan si preoccupa per la fine dei
suoi cannoni. Il resto lo sappiamo: l'ordine impartito a lord Lucan, la carica
di lord Cardigan e dei suoi uomini, l'orribile ritorno dopo l'annientamento
della brigata leggera da parte dei Russi.
Mentre i superstiti si trascinano verso le linee alleate, lord Cardigan sale
verso il quartier generale. Il suo protettore l'accoglie furioso: Cosa volevate
fare, signore, attaccando di faccia una batteria, contrariamente a tutti gli usi
e a tutte le tradizioni?
My lord, spero non mi biasimerete, risponde calmo Cardigan. Non ho fatto altro
che eseguire l'ordine di attaccare impartitomi dal mio superiore, in presenza
degli uomini. Il nobile yachtman per fare onore al suo soprannome, si dirige
allora verso Balaklava, sale a bordo del Dryad, fa il bagno, cena e va a
dormire, stanco morto.
Lord Lucan si presenta a rapporto dal comandante in capo mentre cala la sera.
Viene ricevuto altrettanto freddamente quanto lord Cardigan: Avete condotto
la brigata leggera alla rovina, signore!
Non ho fatto altro che eseguire i vostri ordini, my lord!
I miei ordini? Se giudicavate la manovra troppo pericolosa o inopportuna
potevate rimandarne l'esecuzione... Il vostro dovere in questo caso era di non
caricare!
Lord Lucan non crede alle sue orecchie. Eccolo rimproverato di mancanza di
iniziativa, mentre fino allora lord Raglan ha richiesto la pi stretta
obbedienza agli ordini da lui impartiti. Del resto un articolo del regolamento
militare, voluto da Wellington, non precisa forse che un aiutante di campo,
latore di un messaggio scritto dal comandante in capo, lo rappresenta e
conferisce all'ordine impartito la stessa indiscutibile autorit che avrebbe il
comandante se fosse presente? E il capitano Nolan, a questo titolo, ha chiarito
i punti delle istruzioni di lord Raglan che necessitavano di una spiegazione.
Egli non ha fatto capire che spettava a lord Lucan valutare la situazione prima
di eseguire la manovra. Inoltre dalla pianura non era possibile scorgere
l'intero schieramento delle forze nemiche, come era invece possibile fare dal
posto d'osservazione del Sapun.
Lord Lucan, furente, lascia il suo comandante dopo aver affermato che non
avrebbe tollerato alcun rimprovero sulla carica della brigata leggera e che, se
necessario, avrebbe dato pubblicamente delle spiegazioni. Gi prima della fine
della guerra di Crimea il comandante della cavalleria dovr presentare la sua
difesa. Certo di aver ragione, Lucan non immagina ancora quali polemiche
seguiranno la carica di Balaklava. Cardigan, dal canto suo, ignora che al suo
ritorno in Inghilterra l'opinione pubblica lo festegger come un eroe nazionale.
Seguiamo la guerra fino alla fine, prima di fare il punto conclusivo della
questione. L'indomani del combattimento di Balaklava, gli alleati non hanno il
tempo di riprendere l'offensiva. Menschikov li precede: il comandante in capo
russo dispone le sue truppe e le sue batterie per un'offensiva che dovr
iniziare il 30. Gli alleati pensano di tornare all'assalto di Sebastopoli solo
il 7 novembre.
Menschikov ritarda qualche giorno e solo la mattina del 4 inizier quella che
sar chiamata la battaglia di Inkermann. Il piano russo si propone di spezzare
in tre parti il dispositivo di difesa inglese, da Balaklava alle soglie di
Sebastopoli. A met della giornata, dopo sanguinosi combattimenti, il piano 
sul punto di riuscire, quando i Cacciatori d'Africa di Bosquet, intervenendo in
extremis, respingono lentamente il nemico sulla scarpata che porta
all'altopiano. Undicimilaottocento morti fra i Russi, quasi cinquemila fra gli
alleati: la sera del 4 novembre le forze nemiche si ritrovano sulle stesse
posizioni del giorno prima.
Nel settore francese si proseguono i lavori di avvicinamento a Sebastopoli e si
aiutano gli Inglesi a trincerarsi sull'altipiano per evitare un'altra Inkermann.
La gravit delle perdite, il carattere di sanguinosa carneficina assunto dallo
scontro, hanno mutato il morale nei due campi;  evidente ormai che Sebastopoli
resister tutto l'inverno. Gli alleati ne sono tanto persuasi che rimandano un
progetto di attacco previsto per i primi del mese. Il 14 novembre una bufera
spazza via le tende, danneggia le trincee, rende inutilizzabili parecchie navi
delle flotte alleate. Vento glaciale, neve, pioggia, regneranno nei mesi
seguenti, sottolineati da un incessante lavoro di preparazione all'assalto fra
gli alleati, e da qualche ricognizione all'esterno di Sebastopoli da parte
russa. La sola azione di una certa portata  quella intrapresa dai Russi contro
Eupatoria. La debole guarnigione del piccolo porto resiste e respinge l'assalto.
I Russi non insistono: inizia il letargo invernale.
Il diario dell'assedio descrive le sofferenze dei soldati: I campi sconvolti dal
passaggio continuo di uomini e cavalli sono diventati pantani quasi
impraticabili. La neve  caduta in abbondanza per quasi tutto il mese (di
dicembre). All'inizio di questo mese (di gennaio), si sono presentati parecchi
casi di congelamento ai piedi che hanno reso necessario amputazioni spesso
mortali. Il numero dei malati diventa considerevole, al punto che ogni giorno ci
sono dai duecentocinquanta ai trecento ricoveri negli ospedali da campo. In
totale si contano quasi tremila malati in Crimea e dodicimila evacuati a
Costantinopoli. Gli Inglesi soffrono ancora pi dei Francesi. Essi avevano
inviato in Crimea cinquantaquattromila uomini; al 18 gennaio non ne restano pi
che ventisettemila, dei quali la met  a malapena in grado di restare in
trincea.
Londra e Parigi sono perfettamente al corrente di questa situazione.
L'imperatore ha inviato in ispezione il generale de Montebello, rientrato alle
Tuileries in dicembre, che riferisce sulle difficolt dell'impresa e si mostra
favorevole all'invio di nuovi rinforzi. Per un momento Napoleone III, che 
appassionato di artiglieria e che ritiene che l'assedio sia condotto male,
manifesta il proposito di recarsi in Crimea. I suoi consiglieri cercano di
dissuaderlo, poich i rischi (tanto per i pericoli della guerra quanto a causa
delle malattie) sono gravi e l'edificio imperiale pesa interamente sulle sue
spalle. Il fallito attentato dell'italiano Pianori persuade l'imperatore
dell'utilit della sua presenza a Parigi. Per seguire pi da vicino le
operazioni che inizieranno in primavera e per meglio essere inteso dai suoi
generali, Napoleone III fa posare un cavo telegrafico tra Tolone ed il mar Nero;
le comunicazioni saranno pi agevoli e pi rapide.
Tuttavia, non dubitando dell'esito della campagna, l'imperatore e il suo governo
si chiedono cosa faranno della Crimea una volta sconfitto Menschikov. Si pensa
di creare laggi uno Stato indipendente, piuttosto che cedere il territorio ai
Turchi, cosa che perpetuerebbe la guerra con i Russi. Quanto ad annettere
Sebastopoli, gli Inglesi non lo permetterebbero. Ad ogni modo Vaillant ipoteca
il futuro inviando a Canrobert istruzioni precise: Quando prenderete
Sebastopoli, bisogner radere al suolo le fortificazioni, distruggere i bastioni
e gettare le colline nel porto.
Per il momento i lavori di scavo proseguono lentamente; i Russi dal canto loro
consolidano le batterie e costruiscono una nuova ridotta. In marzo il principe
Menschikov viene richiamato a Pietroburgo, poich lo zar non gode di buona
salute. Gortschakov sostituir il principe alla testa dell'armata di Crimea.
All'Ermitage Nicola I sta per morire:  stato colpito dalla polmonite. E'
persuaso che non riuscir a rimettersi. Stanco delle sofferenze, preoccupato per
la piega presa dalla guerra, lo zar ordina al suo medico di somministrargli una
dose di cicuta. Nicola I lascia al suo figlio maggiore Alessandro il compito di
proseguire la sua politica e si spegne ai primi del mese seguente.
A Sebastopoli si riprende il fuoco. Leone Tolstoi, eccezionale testimone, cos
lo descrive: Improvvisamente vi scuote un rumore spaventoso, che colpisce non
solo gli organi uditivi, ma tutto il vostro essere... Un proiettile sibila nelle
orecchie e penetra nel terreno sollevando una sventagliata di pioggia e di
pietre. La sentinella urla di nuovo "Cannone!" e voi udite lo stesso rumore, la
stessa detonazione. Oppure, se la voce grida "Mortaio!", sentirete un sibilo
quasi gradevole, poi vedrete un globo nero cadere a terra e la bomba scoppiare,
assordante, in un fracasso di metallo.
S, la battaglia  ricominciata. Il valoroso Bizot  stato una delle vittime dei
primi scontri della primavera. Canrobert, che da mesi non risparmia le sue forze
e soffre di oftalmia,  stato ferito e porta ancora il braccio al collo. Stanco,
l'uomo diventa esitante. Non vuole impegnare i suoi uomini che a colpo sicuro.
Le notti passano senza che ci sia tregua alcuna, in azioni locali, in colpi di
mano, ma senza un attacco di una certa portata. Lord Raglan si irrita, Canrobert
riflette. A Parigi l'imperatore ripete che l'assedio gli sembra condotto a
dispetto del buon senso. Scrive a Canrobert una lettera piena di pungenti
rimproveri, che all'ultimo momento non spedisce. Per il comandante in capo lo
viene a sapere ugualmente e, colpito dal dispiacere oltre che dalla malattia,
presenta le sue dimissioni.
Nel frattempo Napoleone III si  recato a Londra. A Buckingham Palace viene
redatto e firmato dai ministri della guerra, lord Panmure e maresciallo
Vaillant, un protocollo di otto punti. Questo testo prevede la formazione di
un'armata d'assedio e di due armate di manovra. La prima composta esclusivamente
da Francesi e da Turchi, le due seguenti comprendenti Inglesi, Piemontesi e
Francesi.
Il nuovo comandante francese in Crimea  il generale Plissier, tanto duro e
testardo sotto i suoi capelli bianchi tagliati a spazzola che i suoi uomini lo
soprannominano la testa di ferro bianco. A sessanta anni egli  deciso ad agire
a modo suo: vale a dire a condurre un assedio e non, come vorrebbero
l'imperatore e il protocollo di Londra, a fare una battaglia con movimenti
concentrici attorno alla citt. Gli sembra pi semplice avere a che fare solo
con le difese della citt piuttosto che contemporaneamente con la citt e con
l'esercito di collegamento russo. Il cavo telegrafico messo in opera per volere
dell'imperatore complica le cose: mai la madrepatria ha seguito tanto da vicino
i particolari del combattimento. Cos il piano di Plissier viene discusso
aspramente. Alle istruzioni di Vaillant di attaccare l'esercito russo di
soccorso, Plissier risponde: Una discussione strategica  impossibile per
telegrafo. Precisazione del ministro: Non si tratta di discussioni, ma di ordini
da impartire e da ricevere. La testa di ferro bianco non si lascia
impressionare: E' impossibile eseguire alla lettera i vostri ordini del 14.
L'imperatore, ispiratore della strategia, sta per perdere la pazienza. Tuttavia
Plissier e Raglan (che vanno d'accordissimo) tornano all'offensiva, si
impadroniscono qua di un'altura fortificata, l di una difesa russa.
Ma, ahim, il 18 giugno la guarnigione di Sebastopoli respinge un importante
assalto alla torre Malakoff e mette fuori combattimento quasi cinquemila tra
Francesi e Inglesi. Napoleone III tuona: Non posso pi tollerare che i miei
ordini vengano ignorati, i miei soldati sacrificati in pura perdita. Accanendoci
nell'assedio perdiamo senza alcun risultato le nostre migliori unit. Plissier
ha molta energia, ma bisogna che essa sia diretta. L'imperatore pensa di
sostituire il troppo ostinato comandante in capo con il generale Niel, che si
trova al suo fianco in Crimea come osservatore per il governo. Ma i suoi intimi
lo sconsigliano: lo stesso Niel riconosce risolutezza a Plissier e telegrafa a
Parigi: Ci arriveremo, anche per una strada sbagliata.
Un'importante operazione metter in difficolt i Russi: Francesi e Inglesi
s'impossessano di Kerc, che domina la principale via d'accesso dei rinforzi. Non
restano che due vie di collegamento tra Sebastopoli e la Russia meridionale, una
attraverso Perekop, uno stretto istmo, l'altra attraverso un ponte impraticabile
a Tchongar. Gli alleati possono interrompere il collegamento attraverso Perekop,
che pu essere attaccato dal mare. Quest'azione avr importanti conseguenze.
Col caldo, il colera fa nuovamente la sua apparizione: in poche settimane esso
causa la morte di cinquemila Francesi. Il 18 giugno muore anche lord Raglan. Al
vecchio soldato, che viene imbarcato sul Caradoc, con tutti gli onori dovuti al
suo rango, succede il generale Simpson. Nel campo avverso si spegne Kornilov,
mettendo a lutto una guarnigione che comincia ad accusare le prime difficolt di
approvvigionamento.
A Pietroburgo si perde la pazienza. Alessandro II chiede a Gortschakov perch
non cerchi di liberare Sebastopoli con la sua armata di soccorso. Il 17 luglio
il generale risponde: Sarebbe una follia prendere l'offensiva contro un nemico
che gode di una superiorit numerica e ch  trincerato su posizioni
inattaccabili da lui fortificate. Le difese della citt sono ancora solide, ma
non sono altro che difese: un assalto dei Russi permetterebbe senza dubbio di
ricacciare indietro per un giorno gli avamposti alleati, di mantenere l'indomani
le posizioni conquistate, ma il terzo giorno scatenerebbe una controffensiva, di
fronte alla quale Gortschakov sa bene che i suoi uomini non potrebbero fare
nulla. Per lui attaccare significherebbe aprire le porte agli alleati
quarantott'ore dopo. I difensori di Sebastopoli sono estenuati: dal giorno
dell'operazione sul Kerc le privazioni li indeboliscono ogni giorno di pi. Per
galvanizzare le truppe il nuovo zar manda sul teatro delle operazioni il
generale Vrewski, con l'ordine di attaccare. A Gortschakov non resta che
ingaggiare battaglia, pur essendo convinto che l'esercito che scatener
l'attacco sar quello sconfitto.
Alle quattro del mattino del 15 agosto la maggior parte dell'esercito russo
lascia l'altipiano di Mackenzie e scende nella valle della Cernaia. I suoi due
generali, Read e Liprandi, hanno per obiettivo i monti Fediukin da una parte e
le difese piemontesi del monte Hasfort dall'altra. Tanto da una parte quanto
dall'altra gli alleati resistono: la manovra russa fallisce in meno di un'ora
tanto  nutrito il fuoco di risposta di Camou dai Fediukin e di Lamarmora
dall'Hasfort. Gortschakov improvvisa l per l un altro attacco: ma il
comandante in capo russo sa che le fortificazioni alleate sono impenetrabili.
Trentacinquemila Piemontesi e Francesi, aiutati da chilometri di sacchi di
sabbia e di trincee, respingono settantamila Russi. Quattro giorni dopo, le
congratulazioni di Napoleone III: Onore al coraggio delle nostre truppe! si
aggiungono all'omaggio reso da Simpson: Le nostre congratulazione al nostro
coraggioso alleato.
I Russi hanno bisogno di una tregua di due giorni per recuperare i loro
tremilatrecento morti. Sebastopoli ormai sa che non potr mai essere liberata. I
suoi cinquantamila difensori aspettano l'attacco finale.
Una ricognizione alleata in prossimit dello sbarramento costituito dalle navi
affondate, permette di scoprire i punti deboli del nemico: secondo il parere del
generale Niel tutto il dispositivo di difesa russo fa perno sopra il forte
Malakoff, nella zona orientale del porto, sopra la baia di carenaggio.
Plissier decide allora di concentrare il fuoco delle artiglierie su questo
punto preciso, senza trascurare per le altre fortificazioni. Dopo il
bombardamento, verr sferrato l'attacco decisivo, destinato a risparmiare agli
alleati un altro inverno in Crimea. Ai primi di settembre, per tre giorni
Sebastopoli viene rabbiosamente bombardata; di giorno la citt scompare nel fumo
che la avvolge, di notte dagli edifici, dalle fortificazioni, dalle navi della
rada si vedono uscire solo le vampe rossastre degli incendi. I seicento cannoni
alleati hanno un calibro superiore a quello delle trecento bocche da fuoco dei
difensori. I tiri convergenti degli assalitori vanno a segno.
La sera del 7 settembre Plissier riunisce i suoi ufficiali: E' il colpo di
grazia? chiede Bosquet.
Signori, risponde il comandante in capo, sapete bene cosa mi aspetto da voi.
Andate a cenare, coricatevi e buonanotte. Domani molti di noi ci avranno
lasciato la pelle; ma avremo conquistato Sebastopoli.
Tutta la mattinata dell'8 il bombardamento continua. Tolstoi  l'autore di un
singolare reportage sul comportamento dei difensori: Verso mezzogiorno le
cortine di fumo si fanno pi rade e l'aria  meno scossa dai boati.
Sapete che il bastione due non d pi cenni di vita? dice un ufficiale degli
ussari. E' tutto distrutto,  spaventoso!
Anche Malakoff ribatte s e no un colpo su tre, risponde quello che guarda col
cannocchiale. Questo silenzio mi riempie di rabbia. Ecco un altro colpo diretto
alla batteria, ma essa non risponde...
Vedi, come ti ho detto, verso mezzogiorno smettono di bombardare. Anche oggi 
la stessa cosa; possiamo andarcene a colazione!
Un momento; non mi seccare! risponde quello che tiene il cannocchiale rivolto
verso le prime linee nemiche. Qualcosa si muove nelle trincee... Eccoli,
avanzano a colonne serrate!
Si vede anche a occhio nudo che avanzano in colonna. dice il marinaio. Bisogna
dare l'allarme! Guarda, guarda! Stanno uscendo tutti dalle trincee!
Si vedevano effettivamente a occhio nudo delle macchie nere scendere dalla
montagna lungo i burroni e dirigersi dalle batterie francesi verso i nostri
bastioni, all'improvviso coronati dai bianchi pennacchi delle scariche. Grazie
al vento si udiva il rumore di una fitta sparatoria, simile al tamburellare
della pioggia contro i vetri.
Attaccano! dice l'ufficiale, pallido in volto, restituendo il cannocchiale al
marinaio.
Alcuni cosacchi e ufficiali passavano sulla strada, precedendo il comandante in
capo che stava in carrozza, accompagnato dal suo seguito. Le loro figure
esprimevano una penosa emozione e l'attesa di qualcosa di spaventoso.
Non  possibile che sia stata presa. disse a un tratto l'ufficiale a cavallo.
Te lo giuro, la bandiera! Guarda, guarda dunque! grid l'altro, scostando il
viso dal cannocchiale. La bandiera francese sulla collina di Malakoff!
No, non  possibile...
Era vero. La divisione Mac Mahon aveva appena preso il punto cruciale della
difesa russa. A quarantasette anni il generale, fiancheggiato dal colonenllo
Lebrun, aveva guidato l'assalto con una foga che sarebbe diventata leggendaria.
Siamo a Malakoff e ci resteremo, qualunque cosa accada, telegrafa Mac Mahon a
Plissier. Un ufficiale di collegamento inglese gli fa una domanda:
Generale, posso annunciare a lord Simpson che Malakoff rimarr in vostro
possesso?  Dite al vostro generale che ci sono e che ci resto.
Sopra il forte Brancion due grandi bandiere, una francese e l'altra inglese,
danno a tutte le unit il segnale del colpo di grazia: Malakoff  presa, ora si
pu attaccare dappertutto.
Tutto il pomeriggio passa in combattimenti accaniti. Le sorti della battaglia
sono favorevoli agli alleati. Al calare della notte dal forte Brancion,
Plissier scorge col cannocchiale una lunga fila di veicoli diretti verso nord
sul grande ponte galleggiante gettato dal Russi attraverso la baia:  l'inizio
della ritirata. A mezzanotte si ritirano gli ultimi reparti della retroguardia.
In citt rimangono solo gruppi di genieri e di marinai. Come una grande nave
colpita a morte, Sebastopoli si autoaffonda: tutto quanto  ancora nelle mani
dei Russi salta, col ritmo assordante delle esplosioni delle mine: torri,
bastioni, trinceramenti, edifici... Al centro della baia due grandi navi
affondano lentamente. Sulla riva nord si organizza la ritirata. Arrivato sulla
terraferma, dopo aver passato il ponte galleggiante o aver attraversato la rada
a bordo di qualche barca, ogni soldato russo, tranne poche eccezioni, si toglie
il berretto e fa il segno della croce. Sull'altopiano del Chersoneso, ancora
scosso dalle esplosioni, sessantamila alleati contemplano il cadavere della
citt che d loro il successo. Plissier pu telegrafare a Parigi e lord Simpson
a Londra: Il baluardo della potenza russa nel mar Nero non esiste pi.
Iniziato il 9 ottobre dell'anno prima, l'assedio di Sebastopoli termina il 9
settembre 1855, undici mesi esatti dopo lo scavo della prima trincea.
I Russi si riuniscono a nord, ma l'inverno viene ad interrompere le operazioni.
Infatti, anche se Sebastopoli  caduta, le ostilit non sono cessate. Ci vuole
ancora tempo prima di arrivare alla pace. Gli eserciti alleati faranno gli
ultimi combattimenti davanti ad Eupatoria, che li vide giungere in Crimea, e
concluderanno la campagna con la presa della fortezza di Kinburn, alla foce del
Dniepr. Lo zar Alessandro II, indeciso sul seguito da dare a questa lunga lotta,
si recher di persona sui luoghi dei combattimenti: E' decisamente esiguo il
numero dei nostri forti sul mar Nero che non siano gi stati devastati dalle
bombe o conquistati dalle flotte alleate. La guerra, non ho pi dubbi, dissangua
il mio impero.
Agli occhi di Napoleone III, Alessandro II  l'erede di una situazione che non
ha voluto lui. Spinto dalla necessit di cessare il conflitto, allettato dalla
moderazione di cui i Francesi sembrano voler dare prova, convinto infine da
Francesco Giuseppe, il 1 febbraio 1856 il nuovo zar invia i suoi
plenipotenziari a Vienna. Alla fine dello stesso mese, con tutta la solennit
che l'imperatore sa dare agli avvenimenti che contano, i rappresentanti dei
belligeranti e gli Austriaci si riuniscono in congresso a Parigi.
Lord Clarendon per l'Inghilterra, il conte Walewski a nome della Francia, il
conte di Cavour per il Piemonte, il gran visir Al Pasci per la Turchia e il
conte Buol per l'Austria firmano, a fianco del rappresentante dello zar, conte
Orlov, un trattato di pace redatto in cinque faticose sedute. La penna di cui si
servono i cinque plenipotenziari proviene dalla coda di una grande aquila del
Jardin des Plantes di Parigi...
La grande perdente  evidentemente la Russia. Con piena soddisfazione
dell'Austria e della Turchia, essa rinuncia a qualunque protettorato sui
principati danubiani, schiude il mar Nero alle navi mercantili del mondo intero
e si impegna a non ricostruire le opere fortificate di Sebastopoli, il che
toglie ogni preoccupazione commerciale e coloniale ai Britannici. La Russia
perde anche la parte settentrionale del Danubio; il fiume sar ormai interamente
aperto alla navigazione senza alcuna restrizione.
Sul piano religioso, il sultano garantisce il libero esercizio di tutte le
religioni nell'impero ottomano, in cambio di che lo zar abbandona l'idea di
esercitare un protettorato sui sudditi turchi di religione ortodossa.
L'opera di pacificazione  terminata, annunciano i diplomatici all'imperatore
Napoleone III il giorno del solenne incontro alle Tuileries. La Francia  la
sola a non ricavare che un vantaggio morale dalla guerra. Fedele alla sua
parola, Napoleone III non ha chiesto alcun ingrandimento territoriale, mentre
qualcuno dei suoi alleati si preparava a negargli una banca sul mar Nero o
un'isola nel Mediterraneo. Ma, ricordandosi della sua giovinezza militante, nel
tempo ancora vicino in cui nell'Italia meridionale faceva il carbonaro,
l'imperatore favorisce Vittorio Emanuele di Piemonte, che aiuter a formare
l'unit della sua penisola. In appendice al programma della Conferenza di
Parigi, l'abile Cavour fa pagare infatti agli alleati l'aiuto recato in Crimea
dal contingente piemontese. Presenta alle potenze la questione dell'Italia: la
situazione anacronistica degli Stati Pontifici, il frazionamento della penisola,
il deplorevole governo del Regno delle Due Sicilie. Il problema  posto di
fronte all'Austria, presente nel nord dell'Italia. E' il preludio alla guerra di
indipendenza nel corso della quale Napoleone III illustrer tra poco
vittoriosamente il suo principio delle nazionalit.
Per il momento, con la gioia di una prossima paternit, l'imperatore festeggia
il ritorno della Francia nel numero delle grandi nazioni europee e soprattutto
la definitiva rovina del Congresso di Vienna del 1815. Meno di mezzo secolo dopo
la caduta del Primo Impero, le sue armate hanno battuto i Russi, se non
cancellato il 1812. Questa vittoria avr uno strano effetto: essa porr la prima
pietra dell'amicizia franco-russa. Pi logica appare l'intesa che si va creando
tra la Francia e l'Inghilterra, sebbene questa non sia pienamente soddisfatta
della fine della guerra. Partita prudentemente per la Crimea, essa ha certo
raggiunto gli scopi desiderati limitando l'espansione russa ed aprendo gli
stretti alla sua flotta; ma non pu dimenticare le difficolt di adattamento del
suo esercito, mentre l'incapacit di alcuni comandanti ha inferto crudeli ferite
al suo orgoglio e al suo prestigio. La rapida stipulazione della pace non le
permette di vendicarle. Lord Raglan, morto nel giugno del 1855, non diceva forse
ad un suo intimo, qualche ora prima di morire: Non sarei potuto tornare a
Londra... la gente mi avrebbe lapidato. La pace non ha cancellato l'affronto
subito a Balaklava.
Chi biasimare per il disastro della brigata leggera? Quali ufficiali ritenere
responsabili, dal momento che sul valore dei soldati le testimonianze sono
concordi ed ammirate? Gi da molto tempo, dall'epoca della formazione
dell'armata d'Oriente, erano stati espressi molti dubbi sulla capacit dei
quadri di comando. Lord Wolseley scriveva cos: Gran Dio! Cosa erano i generali
ai quali era stata affidata questa eccezionale armata britannica, il suo onore,
la sua reputazione in battaglia! Essi erano coadiuvati da ufficiali incompetenti
come loro, assolutamente inadatti come loro, la maggior parte dei quali erano
degli sciocchi che di scienza militare ne capiva quanto di calcolo
differenziale. Quasi tutti i nostri ufficiali non avevano alcuna esperienza del
campo di battaglia, e molti di coloro che formavano i quadri erano assolutamente
indegni dei loro posti, acquisiti soltanto per influenze familiari e politiche.
Non mi sarei fidato nemmeno di metterli alla testa di un picchetto di soldati,
in zona d'operazioni... Eppure assetati di gloria militare, persuasi della loro
infallibilit, dopo Trafalgar e Waterloo, sulla scia di Wellington, essi erano
partiti senza sospettare nemmeno per un istante che si sarebbero trovati di
fronte alle peggiori difficolt. I cavalieri poi nobili tra i nobili, erano
lontani le mille miglia dali'immaginare che il fior fiore del loro esercito
sarebbe stato annientato in un giorno di ottobre del 1854 al termine di quella
che un Francese chiamerebbe una sanguinosa caccia alla volpe.
Torniamo a Balaklava: mentre si raccoglievano i feriti nella pianura,
rispondendo alle domande di lord Raglan, Lucan e Cardigan declinano ogni
responsabilit del massacro.
L'indomani, il comandante in capo britannico redige il suo rapporto sulla
battaglia. Ha deciso di citare, senza soffermarvisi troppo, l'avvenimento che
ritiene sia accaduto per colpa di lord Lucan. Avendo frainteso l'ordine di
avanzare, il tenente generale ha creduto suo dovere attaccare a caso e di
conseguenza ha ordinato a lord Cardigan di avanzare con la brigata leggera.
L'atteggiamento di quest'ultimo  del resto sottolineato da un commento
elogiativo: Si  conformato agli ordini nel modo pi coraggioso, pi valoroso.
Ha caricato con la pi bella foga.
Il disprezzo per l'uno, il valore dell'altro... E' pi di quanto lord Lucan
possa sopportare. Quando i giornali, provenienti da Londra gli forniscono i
particolari del rapporto di lord Raglan (poich quest'ultimo non lo ha informato
del suo giudizio) il comandante della cavalleria gli chiede un colloquio.
Ricevendolo alla presenza del generale Airey, il comandante dell'armata ha per
lui parole distensive, dicendosi certo che tutto sar dimenticato.
Ricorda che poco tempo  passato da quando altri disastri hanno duramente
colpito la cavalleria: nel 1849, nelle Indie, i Sikhs non hanno forse distrutto
un'intera divisione a Chillianwallah? Mentre stavano per lanciarsi alla carica,
i cavalieri delle prime linee avevano capito che si dava loro l'ordine di
battere in ritirata. Quindi si erano voltati per tornare indietro, scontrandosi
cos con i loro compagni delle file seguenti. Ne era seguita una mischia,
animali e cavalieri erano caduti per terra, o erano ripiegati nel pi completo
disordine verso l'artiglieria inglese, a sua volta scompaginata. I Sikhs ne
avevano approfittato per mettere in rotta l'intera divisione.
Nessuno aveva mai saputo come fossero andate realmente le cose. Allora, Lucan,
sembra dire il generale, non bisogna forse rassegnarsi alla fatalit?
Il comandante della cavalleria non la pensa cos. Criticato per il suo
comportamento, egli scriver al ministro della Guerra una lettera per precisare
i fatti, trasmettendola per via gerarchica. Raglan e Airey tentano di
dissuaderlo, ma non ci riescono. Il comandante in capo manda quindi a Londra la
protesta di lord Lucan: Mi  impossibile mantenere il silenzio. Mi vedo nella
necessit di esporre i fatti che, non potrei dubitarne, devono giustificarmi di
un rimprovero che non ho, oso dirlo con tutto il rispetto, per nulla meritato.
Il generale precisa le condizioni nelle quali gli fu consegnato l'ordine di
avanzare. Ricorda le sue esitazioni e qualifica come: il tono pi autoritario,
quello impiegato dal capitano Nolan per ottenere la rapida esecuzione delle
istruzioni del quartier generale. Quest'ordine diventava cos preciso, reale ed
urgente che Lucan, nonostante il suo convincimento, si vedeva imperiosamente
costretto ad obbedire. Aggiunge: Credevo allora, ed  ancora questa la mia
opinione, di seguire la sola via che mi restava aperta. Senza dubbio come
tenente generale godo di poteri discrezionali, ma assumermi la responsabilit di
disobbedire ad un ordine scritto del mio comandante in capo quasi nel momento
stesso in cui mi era stato consegnato e quando era stato impartito da un punto
elevato, dal quale si scorgevano interamente le batterie e la posizione del
nemico, avrebbe significato niente di meno che una disobbedienza diretta agli
ordini che avevo ricevuto, senz'altro motivo da addurre se non che avevo
preferito la mia opinione personale a quella del mio generale. In tal caso, io e
la mia cavalleria ci saremmo esposti a odiose imputazioni, contro le quali
sarebbe stato difficile difenderci. E' importante anche tenere presente che
l'aiutante di campo, ben informato delle intenzioni del suo generale e dello
scopo al quale tendeva, dopo aver insistito per una carica immediata, si mise
personalmente davanti ad uno dei primi reparti d'assalto e fu ucciso per primo.
Non ho osato disobbedire alla Vostra Signoria, e tutti gli ufficiali
dell'esercito ai quali ho mostrato le vostre istruzioni ritengono che non mi
sarebbe stato possibile agire diversamente. Ho fiducia che vogliate rendermi
giustizia. Mi auguro vivamente di convincere la mia sovrana, i miei superiori
militari ed il pubblico che in questa disgraziata circostanza non mi sono
mostrato indegno della loro fiducia o incapace di esercitare il comando del
quale ero incaricato.
Lord Raglan aggiunge al suo rapporto ed alla lettera di Lucan che deve
trasmettere, una missiva confidenziale che indirizza al duca di Newcastle, nuovo
ministro della Guerra. Senza scagliarsi contro il suo comandante di cavalleria,
egli riprende il termine di errore: L'ordine scritto inviato a lord Lucan dal
quartier generale non gli ingiungeva di attaccare in ogni caso, e non conteneva
alcun termine che potesse essere interpretato in questo senso.
E' lecito pensare che, ricevendo questi documenti, il ministro abbia
immediatamente fatto due considerazioni. La prima  che un ordine debba essere
sempre tanto preciso da non prestarsi ad equivoci; in tal caso esso non ha
bisogno di essere interpretato. Ma le istruzioni di lord Raglan, controfirmate
dal generale Airey, erano effettivamente ben redatte in questo senso? La seconda
 che l'eccitazione e l'inesperienza di un aiutante di campo al momento della
trasmissione di un ordine non debbono influenzare il giudizio di un ufficiale
superiore. Ma se queste considerazioni fossero state rese pubbliche esse non
avrebbero fatto altro che venire in appoggio a coloro che sostenevano
l'inadeguatezza del sistema di selezione dei quadri dell'esercito.
L'alternativa era dunque chiara: il duca di Newcastle o condannava lord Lucan,
attribuendo al suo errore la disfatta della brigata leggera, o gli dava ragione,
mettendo in questo caso direttamente in dubbio la competenza del quartier
generale.
Si indovina che, a dispetto della sua rigorosa applicazione del principio della
subordinazione gerarchica, Lucan non pu che essere condannato. Il ministro
della Guerra infatti non si sogna nemmeno di sconfessare pubblicamente un
comandante in capo nel corso di un conflitto in cui le sorti dell'esercito sono
ancora in gioco. Al massimo pu introdurre qualche sfumatura nel giudizio che 
tenuto ad esprimere. Indipendentemente da qualsiasi considerazione sulla
fondatezza della questione sollevata, e perch il bene pubblico e la disciplina
dell'esercito non siano gravemente danneggiati dai contrasti insorti tra
ufficiali di alto grado, il duca di Newcastle ritiene dunque in ogni caso
auspicabile il richiamo di lord Lucan dall'armata comandata da lord Raglan.
Lord Hardinge, comandante supremo dell'esercito britannico, approva questa
decisione e la regina stessa ne  a conoscenza. Il ministro della Guerra
trasmette il suo giudizio a lord Raglan, chiedendogli confidenzialmente di usare
riguardi per quanto possibile a Lucan. Newcastle aggiunge: Tuttavia dubito di
vederlo mai ammettere la giustizia e l'opportunit di questa decisione. Dove
l'accostamento dei termini giustizia ed opportunit  per lo meno sorprendente.
Il 12 febbraio 1853 il comandante in capo comunica la notizia del suo richiamo a
lord Lucan. Stupito, furioso, quest'ultimo fa subito i bagagli: il 14 s'imbarca
sulla prima nave in partenza, scuotendo il pugno contro le alture sulle quali si
trova il quartier generale. Poco pi di tre mesi sono trascorsi dalla battaglia
di Balaklava. Ma Lucan non  il primo degli ufficiali di cavalleria a
raggiungere la madrepatria: lord Cardigan, il suo nemico di sempre, lo ha
preceduto di un mese.
Al livello di Cardigan, gli ordini ricevuti, tanto le istruzioni del quartier
generale quanto la loro applicazione ad opera di lord Lucan, non possono subire
discussioni o interpretazioni. Si rammenta che il comandante della brigata
leggera aveva fatto presente al suo superiore l'impossibilit di condurre
l'attacco impostogli senza rischiare l'esistenza stessa della sua unit. Lucan
aveva risposto che non poteva farci niente, che gli ordini dell'alto comando
erano quelli e che non restava che obbedire. Avendolo fatto, Cardigan diventava
l'eroe e la brigata leggera la vittima dell'azione comandata. Questo era stato
il giudizio dell'opinione pubblica quando erano giunti a Londra i particolari
della carica. Ma la salute di lord Cardigan, nonostante che egli se la
riguardasse tanto, gli dava a quell'epoca dei fastidi. Aveva chiesto dunque a
lord Raglan di disporre il suo rimpatrio, cosa che il comandante in capo non
aveva fatto se non dopo una visita medica.
Il 3 dicembre Cardigan lasciava Balaklava, durante il viaggio di ritorno
visitava qualche citt che ancora non conosceva e rientrava a Dover alla fine
dell'anno. Tanto in questo porto quanto a Londra lo attende un trionfo. Questa
volta la stampa, dimenticando certi particolari della sua biografia, giudicati
inopportuni in questa circostanza,  dalla parte di Cardigan, cui dedica
articoli elogiativi che fanno del comandante della brigata leggera l'eroe della
guerra di Crimea. Dovunque gli chiedono di raccontare la celebre carica, perfino
a corte. Invitato a colazione dal principe Alberto, Cardigan incanta la regina e
il suo seguito con la sua prestanza e con la brillante conversazione. Resta a
Windsor tre giorni interi, poi ancora ricevimenti e banchetti: tutti lo vogliono
festeggiare. Nelle citt che attraversa, le fanfare suonano Il ritorno dell'Eroe
e le bambine gli offrono fiori. Si d persino il suo nome al modello di pullover
da lui preferito. Seguono gli onori: lord Cardigan viene nominato ispettore
generale della cavalleria.
E' proprio allora, il 1 marzo, che lord Lucan arriva a Londra. Appena giunto
nella capitale si reca da lord Hardinge e gli chiede di riunire d'urgenza una
corte marziale chiamata a pronunciarsi sulla fondatezza delle sanzioni che lo
colpiscono. Ma il comandante supremo dell'esercito, per le stesse ragioni che
hanno spinto il ministro della Guerra a richiamare Lucan, non pu accettare
questa procedura. Lucan moltiplica gli interventi alla Camera dei Lords,
presentando successive interpellanze il 2, il 6 e il 9 marzo. Dieci giorni dopo
ottiene che si faccia una votazione. Gli  sfavorevole. I pari rimproverano a
Lucan di attaccare lord Raglan: rivelando fatti personali e conversazioni
private. La Camera non entrer dunque nel merito della questione.
L'amarezza di lord Lucan  ancora accresciuta dagli attacchi di cui  fatto
oggetto. La gloria non difende Cardigan da qualche debolezza, e cos anch'egli
critica le concezioni tattiche del suo ex parente. Il duca di Newcastle si dice
felice di aver potuto evitare fino a quel momento un duello fra i due uomini.
Alcuni ex ufficiali di Lucan prendono la penna per accusarlo di vilt,
affermando che al comandante della cavalleria spettava condurre personalmente la
carica della brigata leggera.
Nel 1855 lord Lucan viene comunque richiamato in servizio come colonnello
dell'8 ussari. La cosa viene fatta senza rumore: non  una riabilitazione,  un
compenso.
Nel 1856 Lucan e Cardigan si trovano coinvolti in una questione che commuove
tutto il regno. I due ufficiali sono accusati di incapacit e di crudelt in un
rapporto sul vettovagliamento dell'armata di Crimea. Nella cavalleria, la
cattiva gestione o l'incuria dei comandanti avrebbe causato la morte per
denutrizione di numerosi cavalli. Lord Cardigan, in particolare, si sarebbe
rifiutato di trasferire il campo della brigata leggera in una posizione nella
quale il vettovagliamento sarebbe stato assicurato, ed il rifiuto sarebbe stato
da attribuirsi, secondo il rapporto, al desiderio di restar vicino al reparto,
pur continuando a recarsi ogni sera sul suo yacht. L'opinione pubblica osa
appena crederlo. Essa non viene rassicurata che in parte dal risultato di
un'inchiesta condotta da una commissione, che il Pinch chiama: la commissione di
lavaggio. I due ufficiali infatti sono lavati da ogni sospetto.
E' a quest'epoca che l'armata di Crimea rientra at home. Accolta gloriosamente,
essa non dimentica per gli errori e gli eccessi dei suoi comandanti.
Specialmente nella cavalleria, le truppe sono assai stupite nel sapere dalla
stampa che lord Cardigan  stato tanto festeggiato. Secondo loro il principesco
tenore di vita sostenuto a Balaklava mentre gli uomini soffrivano disagi palesi,
la boria e la durezza dell'ufficiale che li comandava, non meritavano premi, ma
una aperta denuncia. Si comincia a parlare della mistificazione di lord
Cardigan. Lord Calthorpe, aiutante di campo di lord Raglan, rimasto sino alla
fine in Crimea, pubblica frattanto le sue Lettere dal Quartier Generale, nelle
quali sottolinea quanto sospetto possa essere apparso il rimpatrio di Cardigan
ad uomini che avevano a disposizione solo una tenda esposta a tutti i venti e
che avevano resistito fino al termine del conflitto. Calthorpe scrive anche che:
sin dall'inizio della carica della brigata leggera, lord Cardigan era sparito.
Una frase che pu essere interpretata in vari modi; nel clima di diffidenza e di
sospetto seguito alla questione dei vettovagliamenti si crede di capire che
l'ufficiale non ha fatto del tutto il suo dovere.
D'altronde certi suoi colleghi non si chiedono forse chi, per primo, il giorno
della carica abbia lasciato la mischia e sia rientrato al campo senza
preoccuparsi del seguito del combattimento?
Dall'alto del suo piedistallo, l'eroe risponde punto per punto, perseguita col
suo rancore coloro che lo attaccano, cerca in tutti i modi di intralciarne la
carriera. Tuttavia solo sei anni dopo si decide ad intentare un processo per
diffamazione. Ottiene giustizia riguardo alla sua presenza alla testa dei
dragoni e dei lancieri, ma la stampa e l'opinione pubblica vengono a conoscere,
nel corso del processo, la boria, il sarcasmo, la mancanza d'umanit dei quali
d prova lord Cardigan. E' sufficiente per modificare l'immagine di un eroe: il
conte non  pi che un comandante detestato dai suoi uomini. Il suo prestigio
declina. Cinque anni dopo, a sessantun anni, il conte di Cardigan si spegne,
qualche mese dopo essere stato nominato colonnello dell' 11 ussari, ma senza
essere riuscito a ridare lustro al suo blasone.
Lord Lucan lo seguir venti anni dopo. Nella sua propriet in Irlanda si 
pazientemente adoperato a rimettere in piedi le sue colture, a ricostituire la
sua propriet. Si  consolato delle serie difficolt economiche con una pioggia
di onori: bastone d'oro del reggimento delle guardie, gran croce dell'ordine del
Bagno, bastone di maresciallo... Ma ha mai dimenticato il gesto imperativo del
capitano Nolan, che aveva risposto alla sua domanda: Attaccare? Attaccare cosa?
mostrandogli il fondo della vallata in cui i Russi avrebbero distrutto la
brigata leggera.
Colmo di onori, Lucan non pu pi ignorare che per un esercito il disaccordo fra
i capi  sempre causa di gravissimi danni. Nel suo lungo ritiro ha tutto il
tempo di chiedersi se quel giorno in Crimea non avrebbe dovuto disobbedire. E'
l'eterno caso di coscienza dell'ufficiale che si ritiene mal comandato e che
pensa di mettere in discussione l'autorit costituita.
Il 25 ottobre 1854 gli unici che avevano visto giusto erano stati in definitiva
i colleghi francesi di Lord Lucan. Proprio perch ufficiali di un esercito in
cui la carriera si fondava eminentemente sul valore personale, proprio perch a
Balaklava avevano potuto vedere da spettatori il dramma che si svolgeva nella
pianura ed avevano potuto con sufficiente distacco valutarne tutta la follia, i
due soli giudizi equilibrati e imparziali furono quello di Bosquet, quando
esclamava: E' magnifico! Ma questa non  guerra! e di Canrobert, quando
concludeva: E' calata la sera su questa battaglia incominciata male e che non si
sarebbe mai dovuta incominciare.
FINE.
