JAEN LANZI.

LA FINE DEL CANADA FRANCESE.

All'inizio dell'autunno del 1759, l'assedio di Qubec dura ormai da due mesi e
due settimane. All'inizio dell'estate la pi forte squadra navale mai mandata
dall'Inghilterra  arrivata al largo dell'isola di Orlans, che con la sua
imponente massa boscosa divide in due il fiume San Lorenzo, qualche miglio a
sud di Qubec:  una vera flotta, che comprende 21 vascelli, 28 fregate e
corvette, 76 navi da trasporto e 152 mezzi da sbarco. La squadra inglese ha
portato dalla vecchia Europa 2.000 cannoni e, oltre ai 10.0000 marinai, 9.000
soldati agli ordini del generale Wolfe.
James Wolfe, trentaduenne comandante in capo della spedizione, ha fissato il
suo comando all'estremit dell'isola di Orlans. Da l pu osservare ogni
giorno la citt da conquistare, dove i Francesi si erano stabiliti un secolo e
mezzo prima. Le torri e i campanili della Qubec francese sorgono su una rupe
scoscesa di granito e di ardesia che domina il fiume, l dove Samuel Champlain
aveva voluto che sorgessero nel 1608. Era un'ottima posizione, facilmente
difendibile. Ma Wolfe, l'ammiraglio Saunders, i brigadieri Holmes e Durell
sanno che a guardia della capitale della Nuova Francia ci sono pochi uomini: I
1.000 uomini in tutto, di cui solo un terzo  composto di soldati di mestiere,
pi qualche indiano la cui fedelt  malsicura. A Londra si  voluto che gli
attaccanti beneficiassero di una netta superiorit in uomini e in armi. Il
collerico ministro della Guerra di re Giorgio II, William Pitt, vuole farla
finita in fretta. Questa volta, bisogna tirar fuori l'Inghilterra dall'impasse
in cui si trova e che permette a 20.0000 soldati francesi di metterla in
difficolt.
La squadra messa a disposizione di Wolfe ha risalito il San Lorenzo senza
difficolt. E vedere apparire, la mattina del 27 giugno, le vele inglesi, 
una prima sorpresa per i Francesi del Nuovo Mondo. Louis, marchese di Montcalm
de Saint-Vran, comandante in capo francese nel Canada, bench sia sulla
difensiva da tre anni, vede con stupore la nave ammiraglia di Wolfe, il
Centurion, giungere all'isola di Orlans. Montcalm pensava di avere almeno gli
elementi naturali dalla sua parte: il fiume  pieno di rapide e di scogli, che
hanno gi squarciato molte chiglie di fregate. Con amarezza, il Francese
constata invece che gli Inglesi sono riusciti ad arrivare senza difficolt a
poche miglia dalla capitale: Non hanno l'aria di trovarsi impacciati a
navigare nel nostro buon fiume, di cui se Dio vorr avremo una carta l'anno
prossimo. I nostri migliori marinai devono essere o dei bugiardi o degli
incapaci. Eppure i marinai francesi dicevano la verit quando consideravano
estremamente difficoltoso e pericoloso risalire il San Lorenzo. Ma chi poteva
sapere allora che le navi inglesi avevano potuto farsi strada solo grazie a
tre piloti francesi traditori: Denys de Vitr, Martin Chiniquy e Augustin
Raby, pagati in denaro sonante dagli Inglesi per i loro servigi?
Appena arrivato, Wolfe ha cercato subito di intimidire i Francesi, trincerati
in un vasto campo che si estende dal Montmorency, che scorre a valle della
citt, sino alle porte occidentali di Qubec. Ovunque passano, gli Inglesi
affiggono un proclama del loro capo che invita i Canadesi a non resistere, a
gettare armi e munizioni e ad accettare senza lottare la dominazione inglese:
Il re, nostro signore, irritato a buon diritto contro la Francia, deciso a
colpirne l'arroganza e a vendicare le offese fatte alle colonie inglesi, ha
voluto mandare in Canada una forza armata formidabile. Suo scopo  quello di
privare la corona di Francia degli importanti possedimenti che detiene nel
Nord America.
Il manifesto di James Wolfe non ottiene per alcun effetto. E' un manifesto
che ha almeno il merito di togliere ogni possibile equivoco sulla posta in
gioco. Il fatto  che in questa Nuova Francia, dove due secoli prima Jacques
Cartier piantava la prima croce con inciso lo stemma dei Borboni e la scritta
Viva il re di Francia, non c' pi posto per la sovranit di Luigi XV. Oggi,
Montcalm  il difensore dei coloni di questa parte dell'America, il simbolo
dell'insediamento francese che gli Inglesi vogliono sradicare. In questa
tragedia l'Inghilterra  rappresentata da Wolfe:  una nazione audace, decisa
a imporre i suoi metodi di governo, la sua colonizzazione e la sua religione.
I coloni britannici d'America, insediati pi a sud, aiuteranno i soldati della
madre-patria a liberarli dalla minaccia della espansione francese al nord.
Sul ristretto campo di battaglia del Canada, si decidono con le armi le sorti
della colonia. Il suo destino sar definitivamente sancito pi tardi nelle
cancellerie d'Europa pi tardi, cio quando le battaglie della guerra dei
Sette Anni saranno terminate. In effetti Francia e Inghilterra non si
combattono solo sulle rive del San Lorenzo e nelle foreste del Qubec. In
Europa, il rovesciamento delle alleanze ha determinato due schieramenti
contrapposti nel maggio 1756: Francia e Austria da una parte, Regno Unito e
Prussia dall'altra. Ma solo Federico II e Luigi XV lottano su due fronti. I
Prussiani contro gli Austriaci, loro nemici irriducibili, e i Francesi. Luigi
XV contro i Prussiani e contro gli Inglesi. Giorgio II pu rifiutare il
terreno di scontro continentale, in quanto la Manica  una barriera
eccezionale contro le incursioni nemiche. Quanto a Francesco I, imperatore
austriaco, non ha n una flotta, n una frontiera comune con la sua alleata,
la Francia.
A questa prima ineguaglianza strategica, si aggiunge in Canada, uno squilibrio
quantitativo fra gli insediamenti francesi e inglesi. I coloni venuti
dall'Irlanda e dall'Inghilterra a stabilirsi sulla costa orientale del Nuovo
Continente sono sempre stati pi numerosi dei loro colleghi francesi insediati
a nord. Due secoli dopo l'arrivo dei primi coloni, i canadesi sono 70.000 e
gli americani pi di un milione. Questo significa che in caso di uno scontro
decisivo il peso di questa massa di inglesi pu essere determinante.
Montcalm lo aveva capito fin dal suo arrivo in Canada: Sono due anni che
continuo a parlare del pericolo che il nemico arrivi sino a Qubec, scrive nel
1758. Ma sembra che non si voglia fare nessun preparativo precauzionale.
L'anno seguente il comandante in capo protesta ancora in questi termini: Una
volta presa la capitale, la colonia  persa. Se non abbiamo una squadra navale
per difenderci il nemico pu venire quando vuole. Eppure nessuna precauzione 
stata presa...
Montcalm, che era un militare, responsabile solo dei mezzi difensivi, con le
sue critiche mira a denunciare l'inazione dell'amministratore civile,
governatore Pierre de Rigaud, marchese di Vaudreuil. Costui ama ostentare
tanta sicurezza che il re di Francia, da lontano, non pu rendersi conto dei
reali pericoli che incombono sul Canada. Vaudreuil invia a Versailles rapporti
uno pi ottimista e patriottico dell'altro: Lo zelo che mi anima nel servire
Sua Maest mi permetter di superare sempre le maggiori difficolt. Ho preso
tutte le misure necessarie per ricevere adeguatamente il nemico, da qualsiasi
parte voglia attaccarci... Il Canada ci seppellir sotto le sue rovine
piuttosto che arrendersi agli Inglesi!
Quando Vaudreuil ispeziona le fortificazioni della capitale si mostra sempre
soddisfatto di tutto. Quando sorge un problema, crede di risolverlo con
qualche buona parola. Montcalm si chiede se non ha di fronte un uomo cieco a
cui vien data la vista, ma che non sa servirsene...
Da Bea-port, suo quartier generale, al largo dell'isola di Orlan, Montcalm
esegue senza troppa convinzione i pochi ordini di controffensiva datigli da
Vaudreuil nei giorni immediatamente successivi all'arrivo della squadra
inglese. Il 29 maggio, otto pesanti brulotti vengono dunque lanciati dalla
riva nord del fiume contro le navi nemiche. Ma si d fuoco troppo presto alle
zattere, e che sono le sole a bruciare. L'azione suscita i commenti ironici
dei soldati che parlano sorridendo delle loro care zattere incendiarie: ognuna
 costata 80.000 franchi...
Qualche giorno dopo gli artiglieri dell'inglese Monckton riescono ad
attestarsi di fronte a Qubec, sull'altra riva del fiume, nella localit detta
Point Lvis. Il fuoco delle batterie francesi non riesce a sloggiarli. Il 12
luglio i colpi inglesi cominciano a piovere su Qubec. Un curato della citt,
l'abate Flix Rcher, scrive nel suo diario: Quella sera alle nove gli Inglesi
cominciarono a cannoneggiare e a bombardare. Cinque mortai e quattro grossi
cannoni sparano ogni venticinque minuti, sino al 13 a mezzogiorno, senza
interruzione, il che ottiene il risultato di seminare il panico in citt e di
danneggiare considerevolmente diversi edifici e chiese, soprattutto la
cattedrale.
Da quel giorno il fuoco infernale proveniente da Lvis riprende ogni sera
senza riuscire per a piegare la volont di resistenza degli abitanti di
Qubec. La situazione della capitale diventa comunque sempre pi difficile.
Non si vedono arrivare rinforzi, del resto come potrebbero passare, dato che
la strada che porta a oriente  bloccata dalle navi dell'ammiraglio Saunders?
e le distruzioni sono estese a tutti i quartieri. Diverse centinaia di
abitanti trovano la morte, ma il morale dei superstiti non accenna a piegarsi.
Montcalm si vede costretto a pensare innanzitutto a resistere. Naturalmente
sarebbe il primo a voler attaccare le posizioni inglesi, a cominciare dalle
batterie di Monckton, ma il suo realismo gli impone di essere prudente.
L'artiglieria francese risponde dunque con parsimonia al fuoco nemico, perch
il comandante in capo ha fatto i suoi conti: Abbiamo una gran quantit di
cannoni, un numero sufficiente di mortai, quattromila bombe e molte palle da
cannone, ma la polvere da sparo scarseggia. E su questo ci sarebbero molte
cose da dire... Quando si racconta la storia del Canada si ha sempre l'aria di
scrivere una satira!
In Gaston de Lvis, Montcalm ha trovato un braccio destro di valore: una buona
esperienza militare, del buon senso, un notevole colpo d'occhio al servizio di
una grande combattivit, che gli Inglesi esperimentano il 31 luglio, quando
Wolfe decide di attaccare l'ala sinistra dello schieramento francese. I mezzi
da sbarco inglesi si arenano quando sono ormai vicini a Port Montmorency e gli
attaccanti, presi sotto il tiro incrociato delle batterie francesi, si fanno
prendere dal panico. Dei 5.000 uomini lanciati all'attacco dagli Inglesi, 443
sono uccisi o fatti prigionieri. Di fronte a Lvis, ha combattuto lo stesso
Wolfe, che  stato anzi, uno degli ultimi a reimbarcarsi, sotto l'infuriare di
un temporale che era venuto ad aggiungersi alla pioggia del fuoco francese. Il
comandante inglese, che aveva una salute debole, faticher a rimettersi da
questa disavventura. Questa battaglia che nelle intenzioni degli attaccanti
doveva costringere Montcalm a scoprirsi e forse addirittura ad abbandonare una
delle sue posizioni, si risolve in una catastrofe. Gli Inglesi dovranno
attendere diverse settimane prima di riprendere l'offensiva. Del resto, se non
avesse successivamente ricevuto notizie di sconfitte e di ripiegamenti
francesi in vari altri punti del Canada, Wolfe avrebbe probabilmente
reimbarcato le sue truppe. Gli sembrava infatti impossibile superare le
fortificazioni di Montcalm, vuoi con l'artiglieria, vuoi con assalti
successivi. A due mesi dal loro arrivo, gli Inglesi non sono ancora riusciti a
conquistare se non qualche forte isolato, alcune fattorie difficilmente
difendibili e il corso del San Lorenzo. Bisogna poi tener presente il fatto
che fra non molto il fiume avrebbe imprigionato nei suoi ghiacci le navi
dell'ammiraglio Saunders...
Montcalm, entrato nell'esercito all'et di 14 anni sotto le insegne del
reggimento di fanteria del Hainaud, ragiona da militare e da abile giocatore.
Come soldato, ha dietro a s una brillante carriera, che fa dire di lui ai
nobili di corte che  uno dei pochi ufficiali che hanno ancora il senso della
gloria. Il gusto per le battute di spirito, tipico degli abitanti della
Linguadoca, ravviva la conversazione di questo cittadino di Nimes. La sua
attivit infaticabile gli assicura l'ammirazione delle sue truppe. La sua
assoluta onest lo tiene fuori dai traffici pi o meno puliti che
caratterizzano la vita economica del Canada e gettano un'ombra anche sul buon
nome dell'amministrazione civile. Giocatore, del resto, egli sa esserlo con
l'abilit di uno stratega. Cos scrive, ad esempio, a uno dei suoi giovani
ufficiali, Bourlamaque: Quella che stiamo giocando  una vera e propria
partita a scacchi. Noi vogliamo dare scacco matto agli Inglesi e Wolfe
vorrebbe fare altrettanto con noi. Lui pu muovere le sue pedine con maggiore
facilit di noi: si direbbe che abbiano fatto dama. Inoltre Wolfe sostiene i
suoi attacchi con le torri, mentre noi non utilizziamo i nostri alfieri come
vorremmo. I miei cavalieri, in cambio, fanno un gran lavoro. Quanto al nostro
re, si muove lentamente... E' una bella partita da vincere!
Intanto, per, il marchese fatica a liberarsi della tutela dell'amministratore
Vaudreuil. Si aggiunga che gli ufficiali canadesi sono abituati a discutere
continuamente gli ordini del loro comandante, forse perch sino allora non
avevano conosciuto altra guerra, se non le piccole scaramucce di frontiera che
da decenni li opponevano agli Americani e, talvolta, agli Inglesi.
Eppure, sentendo gli Inglesi proclamare ai quattro venti che la loro  the
last, the great French and Indian war (l'ultima, la grande guerra contro i
Francesi e gli Indiani), dovrebbero capire che le cose questa volta sono molto
diverse. Resta comunque il fatto che Montcalm, oltre a rispondere all'attacco
inglese, deve anche vigilare all'interno del campo francese e tenersi al
corrente di come viene eseguito il pi modesto dei suoi ordini, tale  la
tendenza generale a modificarne il senso o a differirne l'attuazione.
Ma Qubec resiste eroicamente all'assedio. La sua popolazione si accresce di
migliaia di contadini cacciati dai loro campi dai Rangers, cio dagli
Americani, arruolati dagli Inglesi e che si dimostrano spietati.
Millequattrocento fattorie e stalle dei dintorni di Qubec o lungo il corso
del San Lorenzo sono incendiate dai Rangers, mentre gli artiglieri inglesi
esperimentano su Qubec delle bombe speciali, dette vasi di fuoco, che
incendiano e distruggono in una sola notte, quella del 9 agosto,
centotrentacinque edifici della citt bassa. Nella citt assediata e isolata
dai suoi punti di approvvigionamento normali, la farina scarseggia. Il pane
viene razionato. Anche gli altri viveri mancano e di fronte alla carestia
incombente c' chi perde il senso civico: compaiono i primi saccheggiatori. Un
convoglio di rifornimenti arriva da Montral, passando con molte difficolt
per via di terra. Sul fiume, che era la via normale, diverse navi inglesi
montano la guardia, a monte di Qubec.
A partire dalle loro navi, i soldati di Wolfe cercano di creare delle teste di
ponte a monte della citt. Per tre volte in agosto Bougainville, uno dei
migliori ufficiali di Montcalm, venuto dalla marina e trasformatosi per forza
maggiore in ufficiale di fanteria, respinge gli attacchi inglesi. Intanto, le
distruzioni e le barbarie dei Rangers continuano. Si direbbe quasi che
l'essere vissuti in tempo di pace in una regione confinante col Canada, li
renda anormalmente feroci in quei giorni di guerra. Gli Americani di Wolfe
incendiano dunque una parrocchia dopo l'altra, tagliano la testa a diversi
preti, uccidono dei bambini che non vogliono portarsi dietro e che d'altra
parte rifiutano di liberare, perch sono seme di canaglie canadesi.
I rapporti fra eserciti regolari sono pi cavallereschi. Wolfe condanna i
metodi selvaggi dei Rangers, che definisce i peggiori soldati del mondo, in
quanto disprezzano il senso di umanit che invece gli Inglesi amano
rispettare. Cos, durante i brevi periodi di tregua i regolari si scambiano i
prigionieri, barattano birra inglese contro vino di Borgogna. Gli Inglesi
propongono addirittura delle scommesse sull'esito della battaglia...
Montcalm, man mano che l'estate avanza, aumenta le sue speranze. In agosto
constata: Non so se conserveremo la colonia. Ma  un fatto che esiste ancora!
Se ci  stato possibile lo si deve a sacrifici continui e a una vigilanza
senza tregua. Il comandante in capo dorme vestito di tutto punto compresi gli
stivali, in modo da essere pronto a far fronte in pochi minuti a ogni nuovo
attacco. Egli sostiene di non essersi spogliato quasi mai, durante tutta
l'estate. Wolfe, viceversa, vedendo falliti tutti i suoi tentativi, si fa
prendere dallo scoraggiamento. Scrive a Londra che il risultato della campagna
 incerto, sperando cos di mettere le mani avanti di fronte alle critiche che
lo colpirebbero immancabilmente in caso di sconfitta.
La salute del comandante inglese, inoltre, si aggrava sempre pi. La
tubercolosi, di cui soffre, lo consuma. I suoi ufficiali cominciano a
preoccuparsi di fronte a questo comandante che dimostra il doppio della sua
et e il cui dinamismo segue la curva preoccupante della sua salute.
L'opinione pi diffusa tra le file inglesi  che sia ormai inutile continuare
una campagna che, nonostante i mezzi impiegati, non ottiene alcun successo
rilevante. Alla fine del mese di agosto ha luogo una riunione dello stato
maggiore. Wolfe in questa occasione decide di lanciare un grande attacco prima
della fine di settembre. Se anche quest'ultimo tentativo fallir, non si
rischieranno altre vite umane in inutili scaramucce: bisogner allora pensare
al ripiegamento della flotta e alle giustificazioni da presentare a Londra.
Il 10 settembre Qubec pu illudersi che l'assedio sia sul punto di
concludersi. L'unica attivit che il nemico continui a svolgere regolarmente
consiste nell'attuare assidui pattugliamenti sul San Lorenzo. Non si sono
molto diradati e l'inverno si avvicina... Forse gli Inglesi hanno deciso di
rinunciare. In realt Wolfe sta preparando il suo ultimo assalto. Il
comandante inglese si  procurato una carta supplementare: un certo Nicolas
Cugnet, un francese dell'isola di Orlans, lavora per gli Inglesi con lo scopo
preciso di indicar loro il luogo pi adatto a uno sbarco. Cugnet e Wolfe hanno
individuato, a sole due miglia a monte di Qubec, un sentiero che conduce
sulla punta di una scogliera, da dove si dovrebbe poter prendere la citt alle
spalle. Trentasei ore dopo questa azione di ricognizione, condotta dal fiume,
due disertori del Royal-Roussillon, l'unit comandata da Bougainville,
completano le informazioni gi ottenute: dal luogo da dove parte il sentiero,
che  una vecchia aia per la battitura del grano detta l'anse aux Foulons, 
possibile raggiungere un altopiano che si trova all'estremit della rocca che
protegge Qubec. Inoltre il sentiero  scarsamente difeso, in quanto i
comandanti francesi non pensano che sia possibile attaccare in quel punto,
dove la scogliera  molto scoscesa.
Se Wolfe avesse avuto ancora un'esitazione, queste notizie gliela tolgono
definitivamente. Decide quindi il luogo e la data: sar per il 30 di
settembre. Il giorno precedente questa data, quattro navi dell'ammiraglio
Saunders si mettono in moto e risalgono il San Lorenzo sino a cap Rouge, tre
leghe a monte della Anse aux Foulons. Bougainville, incaricato della difesa
della zona, teme un tentativo da questa parte. Concentra perci sul capo la
maggior parte dei tremila uomini di cui dispone per proteggere Qubec da
questo lato.
Pi a monte ancora un convoglio mercantile diretto a Beauport  bloccato da
una fregata inglese. Wolfe sa utilizzare efficacemente questo insieme di
circostanze: far passare queste scaramucce per la prima ondata dello sbarco
che i Francesi attendono, costringendoli a restare bloccati a dodici miglia
dalla citt. Non resta al comandante inglese che prepararsi al combattimento
del giorno dopo, che gli dar la gloria o il disonore. Colpito da cattivi
presentimenti, Wolfe consegna al comandante di una delle sue navi, che  uno
dei suoi pi intimi amici un medaglione regalatogli dalla fidanzata e il suo
testamento. Poi, da una nave rimasta al largo, raggiunge i mezzi da sbarco, su
cui si trovano circa 5.000 uomini. La notte  senza luna ed  nel buio pi
totale che il convoglio si muove lentamente e silenziosamente verso l'anse aux
Foulons.
Insieme al suo stato maggiore, Wolfe studia per l'ultima volta il piano
dell'operazione. Poi, ansioso, recita l'elegia scritta in un cimitero di
campagna dal poeta Thomas Gray, il cui stile preannuncia il romanticismo.
La Jiert de la noblesse, lesfastes du pour joir;
Et toute la beaut, et toute la puissance;
Attendent ensemble l'heure que nul n'exquille;
Les sentiers de la gloire ne nnent qu'au tombeau.
L'orgoglio della nobilt, i fasti del potere;
E tutta la bellezza e tutta la potenza;
aspettano insieme l'ora che nessuno pu rinviare;
i sentieri della gloria portano solo alla tomba.
Preferirei, aggiunge Wolfe, aver scritto questo poema che prendere Qubec tra
poco...
La flottiglia da sbarco continua intanto la sua navigazione silenziosa.
All'altezza della localit detta Saint-Michel, il capitano Douglas, che si
chiama Francois di nome e che nonostante il cognome scozzese  francese di
nascita, sente il rumore delle imbarcazioni inglesi: Chi va l?
Donald Mac Donald, capitano dei Fraser's Highlanders, gli risponde in un
impeccabile francese: France! E' il convoglio dei viveri che viene da
Montral. Poi, con un ammirevole sangue freddo, l'ufficiale britannico
aggiunge. Non gridate cos forte il nemico potrebbe sentirci! E le
imbarcazioni continuano il loro cammino senza incontrare ostacoli.
L'avanguardia giunge alle due e mezza all'anse des Mres, sotto il cap aux
Diamants, a tre minuti di cammino dalla anse aux Foulons. I 200 fucilieri di
fanteria leggera di un altro comandante inglese dal nome francese, De Laune,
sono i primi a metter piede a terra. Baionetta in canna, si mettono in cammino
lungo la riva verso i Foulons, mentre dieci segnalatori, armati di torcia si
dispongono in modo da indicare il punto di sbarco, al quale attraccano una
dopo l'altra tutte le imbarcazioni, a cominciare da quella di Wolfe.
I primi soldati sono gi arrivati ai piedi della scogliera. Una dopo l'altra
le cinque sentinelle sono ridotte all'impotenza. Mac Donald, seguito dai suoi
uomini, attacca la salita che porta all'altopiano. Ma ci sono altre sentinelle
francesi di guardia: Chi va l? Lo scozzese risponde: France!
La parola d'ordine o sparo!
Tossicchiando, l'ufficiale scozzese si avvicina... Comando un distaccamento
venuto di rinforzo...
Il tempo guadagnato in questo scambio di battute  sufficiente: sei
highlanders neutralizzano le sentinelle sbalordite, mentre una compagnia
raggiunge il corpo di guardia. Il capitano Vergor du Chambon dorme insieme ai
venticinque uomini che compongono la sua pattuglia. Gli altri settanta hanno
ottenuto un permesso di qualche giorno per dare una mano nei lavori agricoli
nelle fattorie rimaste ai Francesi... Vergor  svegliato dai colpi di fucile:
in meno di un minuto i suoi uomini sono posti fuori combattimento. Nessuno ha
potuto dare l'allarme.
Ai piedi della scogliera, Wolfe viene informato del totale successo
dell'azione della sua avanguardia: Signori, non si pu pi esitare. Avanti!
Nelle tre ore successive, il corpo di sbarco che era ancora in attesa sulle
imbarcazioni rimaste al largo viene sbarcato direttamente nella anse aux
Foulons. E' l'lite delle forze inglesi che prende posizione, appoggiata da
alcuni pezzi di artiglieria faticosamente issati sull'altopiano.
Alla sommit della scogliera si stende una vasta pianura, che i cittadini di
Qubec chiamano piana di Abraham dal nome del suo primo proprietario e colono,
Abraham Martin. Alle sei del mattino, sotto un cielo grigio e minaccioso,
Inglesi e Scozzesi sono pronti a combattere. Ognuno ha due pallottole in canna
con l'ordine preciso di non sparare prima di essere a meno di quaranta piedi
dall'avversario.
Montcalm non ha ancora avuto il tempo di organizzare le sue truppe: la notizia
gli  giunta da pochi istanti. L'inverosimile e inattesa informazione 
portata da un marinaio, giunto di gran corsa al quartier generale; gli Inglesi
sono concentrati con una forza di diverse migliaia di uomini a una lega dal
fianco ovest della citt. Un istante di incredulit: sappiamo bene quanto sia
difficile penetrare per quel punto. Poi Montcalm si affretta a raggiungere i
luoghi indicati. Allo scozzese Johnstone, passato da tempo al servizio dei
Francesi, il comandante in capo comanda: La cosa  estremamente seria.
Viene suonato l'allarme e in poco tempo tutta la citt  sveglia. Montcalm
vuole guadagnare il tempo perso e agire subito: Visto che non possiamo evitare
la battaglia, tanto vale provocare il nemico prima che abbia il tempo di
prendere posizione. Se gli diamo il tempo di trincerarsi, non potremo mai
sloggiarlo con le poche truppe che abbiamo.
In colonna per due, gli uomini di Montcalm attraversano la citt e prendono
posizione di fronte agli Inglesi, a una certa distanza gli uni dagli altri. I
soldati inglesi si sono gi trincerati dietro mucchi di terra. I loro capi
hanno commesso l'errore di non approfittare fino in fondo della sorpresa.
Un'ora prima avrebbero potuto prendere Qubec senza colpo ferire. Ora
bisogner battersi. Da parte francese un messaggero va ad avvisare
Bougainville, i cui 2.500 uomini sono cinque leghe pi ad ovest, e Lvis, che
pattuglia ad una buona giornata di cammino, sull'alto San Lorenzo, con 800
granatieri e Canadesi.
Sul suo cavallo scuro, con la spada sguainata, Montcalm passa in rivista le
truppe. Il marchese porta un'uniforme a larghe maniche; una di queste  in
parte rimboccata, per permettergli di tenere pi saldamente l'arma. Alle
dieci, Montcalm decide di non attendere oltre Bougainville. Non  da escludere
che quest'ultimo stia gi combattendo contro un'altra forza inglese. I
Francesi dunque si muovono, preceduti dalle bandiere e dagli stendardi. Le
unit sono divise in un centro e due ali.
Gli Inglesi sono trincerati all'estremit della pianura e hanno il vantaggio
di essere schierati in una posizione solida. I Francesi sono molto inferiori
di numero. Inoltre costituiscono un esercito composito. Ci sono miliziani
canadesi e soldati regolari venuti dalla Francia, che si conoscono male tra di
loro.
Quando Montcalm d il segnale di attacco, Wolfe d a sua volta l'ordine di far
fuoco. In testa ci sono gli Highlanders. Le prime salve inglesi sono di
un'ammirevole precisione e aprono falle spaventose nello schieramento degli
attaccanti. I comandanti francesi stentano a riordinare i loro uomini: alcune
unit sono prese dal panico. Su uno dei fianchi ci si batte corpo a corpo,
perch se gli Inglesi sono precisi nel tiro, i Canadesi corrono in fretta e
non lasciano il tempo agli avversari di ricaricare i fucili. In un attimo
piombano addosso ai nemici.
Improvvisamente, Wolfe barcolla e cade da cavallo. E' in quel momento che
dovrebbe recitare l'elegia di Gray, perch  stato colpito a morte. Il giovane
e coraggioso comandante inglese, dal corpo minuto e fragile, giace
sull'altopiano, al limite della scogliera, pi pallido ancora del solito, coi
capelli macchiati di sangue. La sua agonia dura solo pochi minuti. Esala
l'ultimo respiro dopo aver appreso che i suoi uomini sono riusciti a sfondare
il centro delle forze francesi. Allora Dio sia lodato, dice, posso morire
contento!
Quasi contemporaneamente la confusione, gi grande di per se, si accresce nel
campo francese per una notizia che semina il panico nelle ultime unit rimaste
inquadrate: Montcalm  stato colpito ed  caduto da cavallo. E' ferito alla
coscia e, pi gravemente, al basso ventre. De Senezergue, uno dei suoi
luogotenenti  stato colpito alla testa mentre cercava di sostenere il suo
comandante. Tre granatieri accorrono e trasportano il marchese al numero 59 di
rue Saint-Louis, dove il chirurgo Arnaud estrae una delle pallottole, mentre
un prete somministra al ferito l'estrema unzione. Almeno, dice Montcalm, non
vedr gli Inglesi entrare in Quebec! E' stato appena informato dell'eroico
sacrificio di 200 fucilieri canadesi che sono riusciti a rallentare l'avanzata
degli Inglesi, permettendo al grosso delle truppe di trincerarsi. Montcalm non
sa che Bougainville, giunto sul posto degli scontri nel primo pomeriggio, si 
trovato di fronte solo nemici: L'esercito  in rotta e tutte le forze nemiche
si gettano contro di me. Mi ritiro dunque sulle mie posizioni onde poter
eventualmente lanciare una controffensiva... Ah, che terribile giornata, in
cui tutto ci che ci era caro  perduto!
La battaglia delle piane di Abraham, cos breve che taluni pensano non sia
durata pi di un quarto d'ora, segna per ora il destino del Canada. 1.200
morti da parte francese, la met da parte inglese. Bisogna convenire, dir pi
tardi Lvis, che siamo stati veramente sfortunati. Nel momento in cui avevamo
tutti i motivi per sperare che la campagna finisse gloriosamente per noi,
tutto ci si  rivoltato contro!
Montcalm, il capo, il simbolo stesso della difesa di Qubec, muore durante la
notte. Qubec cadr qualche giorno dopo e nel frattempo subir un
martellamento di artiglieria spaventoso. Nella citt, che non  gi pi la
capitale, la confusione si diffonde in tutti i campi: la disfatta raggiunge
gli angoli pi oscuri di Qubec. Non si riesce nemmeno a trovare un operaio
capace di preparare la cassa funebre per il comandante in capo.
Il capomastro delle Orsoline, Bonhomme Michel, inchioda in fretta qualche
asse, mentre si vegliano le spoglie di Montcalm. Gli annali del convento
raccontano che l'operaio, piangendo disperatamente, riesce a confezionare una
cassa irregolare, poco adatta a contenere il corpo di Montcalm.
Attraverso le vie della citt alta, piene di detriti di ogni sorta, mentre un
consiglio di ufficiali decide l'evacuazione della citt e i notabili riempiono
in fretta qualche valigia, un triste corteo funebre accompagna le spoglie di
Montcalm fino alla chiesa delle Orsoline. Durante il breve servizio religioso,
l'esplosione delle bombe inglesi copre il Libera cantato dalle religiose.
Allora, ricorda la cronaca delle Orsoline, scoppia un pianto disperato e
unanime. Sembra che la Nuova Francia stia scendendo nella tomba insieme con le
spoglie del generale. La gravit della sconfitta delle piane di Abraham non
sfuggiva agli stessi attori e testimoni del dramma.
Cos comincia la fine della Nuova Francia. Dopo la caduta di Qubec, Montral,
dove erano ripiegati i Francesi, cadr in mano agli Inglesi l'anno seguente.
Una volta conclusa la guerra continentale il Trattato di Parigi metter fine
nel 1763, all'avventura iniziata due secoli prima, sotto Francesco I, da
Jacques Cartier, capitano e primo pilota di Saint-Malo, partito in nome del re
verso le terre d'oltremare.
Prima di Cartier l'America ha conosciuto altri esploratori. Gi ventimila anni
prima di Cristoforo Colombo e di Amerigo Vespucci, che d il suo nome al
continente, gli Asiatici sono penetrati nell'estremit settentrionale del
Nuovo Mondo. A nord infatti il continente  separato dall'Asia solo da qualche
decina di leghe di mare ghiacciato. Gli Amerindi, come li chiamano gli
etnologi, sono in effetti dei Siberiani dalla pelle bronzea venuti ad est alla
ricerca di nuovi terreni di caccia. Settemila anni prima dell'inizio della
nostra era si affaccia una nuova corrente migratoria, che per, come la prima,
non toglie al continente il suo carattere semi desertico: non pi di un
milione di uomini si stabiliscono nell'America del nord.
All'orizzonte geografico dell'Europa, le nuove terre appaiono solo molto pi
tardi. Nel decimo secolo, i Vichinghi di Eric il Rosso si lanciano sulle loro
splendide imbarcazioni verso la Groenlandia, dove resteranno per pi di
cinquecento anni, conducendo alcune puntate verso sud, senza oltrepassare
l'attuale Hudson.
L'ora delle grandi nazioni conquistatrici giunge solo nel XV secolo. Nel 1453
Costantinopoli  presa dai Turchi. La caduta di questo importante nodo
portuale blocca la corrente tradizionale del commercio con l'Oriente: la
prodigiosa espansione delle Repubbliche di Venezia e di Genova  bruscamente
interrotta. L'asse del commercio mondiale si sposta e l'Atlantico prende il
posto del Mediterraneo. Spagnoli e Portoghesi partono alla ricerca di nuove
rotte commerciali, i primi sotto l'impulso di Isabella la Cattolica, i secondi
grazie a un principe, Enrico, che usurpa il titolo di navigatore, bench non
abbia mai preso il mare... Dapprima i Portoghesi penetrano nelle coste
dell'Africa. Poi ci sono le tre caravelle del genovese Cristoforo Colombo la
cui impresa viene per un certo tempo disprezzata dagli Spagnoli, che scambiano
per le Indie quelle che in realt erano le isole delle Lucaie, Cuba e Haiti.
Cinque anni dopo il primo viaggio di Colombo, un altro grande navigatore, il
portoghese Vasco de Gama, apre la nuova via delle Indie, questa volta le vere
Indie, doppiando il capo di Buona Speranza. Ma ci vogliono due anni per fare
il viaggio attraverso questo itinerario. La strada pi corta verso l'oriente
resta ancora da scoprire. Magellano crede di trovarla aprendosi una strada
attraverso il pericoloso stretto che ancor oggi porta il suo nome.
Paga la sua impresa con la vita, lasciando al suo secondo, Sebastian del Cano,
la gloria di compiere in tre anni il primo giro del mondo: solo uno dei cinque
vascelli partiti rientra in porto con solo diciotto dei centosessantacinque
marinai con cui era partito. La sete di nuove scoperte si paga molto cara...
In cambio, del Cano ottiene un titolo nobiliare e la concessione di uno stemma
in cui sono raffigurati due bastoncini di cannella, tre noci moscate e tre
chiodi di garofano. Questo particolare potrebbe essere assunto a simbolo delle
ambizioni dei promotori di queste avventurose spedizioni...
Per quanto riguarda la regione settentrionale, il primo a prenderne seriamente
possesso,  l'italiano Giovanni Caboto, che lavorava per l'Inghilterra ed 
pi conosciuto sotto il suo nuovo nome di John Cabot. Nel 1497, cinque anni
dopo Colombo, parte da Plymouth a bordo di una sola caravella e raggiunge dopo
cinquantadue giorni di navigazione l'estremit settentrionale dell'isola di
Capo Bretone. Ne prende possesso in nome di Enrico VII, d al capo il nome di
Cape of Discovery e risale ancora verso nord, sino alle attuali isole
Saint-Pierre e Miquelon. In un altro viaggio, intrapreso l'anno seguente,
Caboto va alla ricerca attraverso il Labrador, dell'ipotetico passaggio verso
il Cipango, cio il Giappone.
Anche Francesco I si decide infine a tentare la sorte e a frenare il suo
interesse per l'Italia del Rinascimento, per partecipare alla gara tra le
potenze per le nuove terre. Gi all'inizio del XVI secolo, dei pescatori
baschi hanno raggiunto una terra deserta, che hanno battezzato Terra di
Baccalao, dal nome basco del baccal. Si tratta di Terranova, conosciuta anche
dai pescatori portoghesi e spagnoli che, attratti dalla carne e dal grasso
delle enormi balene, spingevano la loro caccia ogni anno pi lontano. Un
armatore di Dieppe, Jean Ango, finanzia la prima spedizione francese che
raggiunge la foce del San Lorenzo. Si tratta della spedizione di Thomas
Aubert, che ritorna portandosi dietro sette indiani, che vengono mostrati di
citt in citt, sino all'ultimo villaggio di tutta la Normandia. Alla fine
dell'estate del 1509 tutta Rouen  per la strada per assistere al loro
passaggio e la gente osserva stupita la pelle rossastra dei quei primi
selvaggi importati in Francia.
Sotto la bandiera del re di Francia, il fiorentino Verrazzano parte da Dieppe
nel 15Z3. Al largo di Madera, saccheggia alcuni galeoni spagnoli e poi fa
rotta verso nord-ovest. La sua nave, La Dauphine, approda alla foce
dell'Hudson dove un giorno nascer New York. Un secondo, poi un terzo viaggio
e Giovanni da Verrazzano non ritorna pi. Suo fratello Geronimo, partito per
cercarlo e al tempo stesso per compiere nuove esplorazioni, battezza le coste
da lui raggiunte col nome di Nova Gallia. La rotta  tracciata da Jaques
Cartier. Ma Francesco I incontra delle difficolt con l'imperatore Carlo V.
Il nord del continente americano comincia gi a provocare dispute. Il nome
Nova Gallia, non piace  a Carlo V, che si richiama alla bolla Inter coetera di
papa Alessandro VI. Nato Borgia, catalano d'origine, il supremo pontefice ha
voluto dividere il mondo fra Spagnoli e Portoghesi. Francesco I proclama
allora ad alta voce la libert dei mari e risponde al rivale inviandogli le
carte tracciate dai Verrazzano. Queste ultime portano tanti nomi di grandi
personaggi della corte di Francia, terra del cardinale di Lorena, capo
Bonnivet, fiume Vendome, baia Sainte-Marguerite, in onore della sorella del
re, che Francesco I non pu assolutamente acconsentire a cedere le nuove
terre. E poi, bolla o non bolla, che qualcuno mostri al re l'articolo del
testamento di Adamo che esclude i Francesi dalla divisione.
Un inviato francese parte per la corte di Roma, perch forse  possibile
risolvere il problema:  ora un de' Medici, Clemente VII, che siede sul trono
di San Pietro. Inoltre il delfino di Francia si  appena sposato con la nipote
del Papa. Il cardinale Le Veneur  ben accolto. Egli presenta abilmente la
tesi francese durante una serie di udienze: il re non vuole assolutamente una
sconfessione della bolla di Alessandro VI, basterebbe che la divisione
prevista si applicasse solo alle prime terre scoperte. Clemente VII accetta
questo distinguo, purch i suoi figli di Francia diffondano la luce del
Vangelo sulle terre che colonizzeranno.
Al ritorno del cardinale Le Veneur, Francesco I si reca in pellegrinaggio, sul
monte Saint-Michel. Durante il soggiorno del re nell'abbazia, l'ammiraglio di
Francia Philippe de Chabot gli presenta un giovane navigatore che gli ha
appena offerto delle scimmie e degli uccelli multicolori, portati da un suo
recente viaggio. Questo giovane, parente del procuratore dell'abbazia, si
chiama Jacques Cartier.
Nato a Saint-Malo nel 1491, Cartier ha alle spalle un'esperienza di quindici
anni di navigazione. Abilissimo navigatore,  anche un ottimo cartografo. Ha
cominciato a viaggiare molto giovane e forse ha anche partecipato al primo
viaggio di Giovanni da Verrazzano. Caldamente raccomandato dal cardinale Le
Veneur e dall'ammiraglio de Chabot, eccolo dunque scelto da Francesco I per
fare un viaggio nel regno delle terre nuove, per scoprire certe isole e
regioni dove si dice ci siano grandi quantit di oro e di altre cose preziose.
All'inizio dell'anno 1534, due navi di sessanta tonnellate ognuna, ben
attrezzate e dotate di abbondanti rifornimenti, sono messe a disposizione di
Cartier. Ma a quell'epoca non sono pochi i navigatori partiti per non tornare
mai pi. Verrazzano non  forse morto, ucciso dagli indigeni o inghiottito da
qualche gorgo senza fine, come dicono molte leggende? Cartier trova perci
difficolt a trovare l'equipaggio. Agli occhi degli abitanti di Saint-Malo,
l'impresa  troppo rischiosa. Sar necessario che il re si arrabbi e minacci
perch la spedizione non sia annullata.
Dapprima il sovrano ordina che il porto di Saint-Malo resti bloccato fintanto
che Cartier non sar riuscito a reclutare i marinai necessari. Poi, il
navigatore riceve il permesso di aprirsi la strada con la forza se i pescatori
di Saint-Malo vorranno attuare la minaccia di impedire la partenza delle due
caravelle. Infatti la rotta per Terranova, che porta verso zone pescose e
terre dove si possono praticare scambi molto redditizi (soprattutto di
pellicce),  gi conosciuta dai marinai di Saint-Malo che vorrebbero tenerla
segreta per evitare di perdere quel privilegio. La resistenza dei pescatori
dura due settimane. Ma alla fine, la forza del re prevale: il 20 aprile 1534
Cartier ha i suoi sessanta marinai e il passaggio libero.
Nella sala d'armi del castello, sotto un baldacchino ricamato con le insegne
della citt, il capitano e il suo equipaggio prestano giuramento di fedelt
alla corona. Poi Jacques Cartier abbraccia per l'ultima volta la sua compagna,
Catherine des Granches, e saluta la sua citt dal castello di prua. La
popolazione resta silenziosa. Ma chi, in quella citt destinata a diventare la
citt dei corsari, non invidia in cuor suo il capitano e i suoi uomini che
partono verso l'ignoto? Il Goland e il Triton prendono il largo sotto la
pioggia. Il vento sar buono, il viaggio rapido e senza incidenti. Cartier lo
testimonia nel suo diario di bordo: Navigando col favore del vento, siamo
venuti a Terranova e abbiamo attraccato a Capo Bonavista, a quarantotto gradi
e cinque decimi di latitudine. A causa delle distese di ghiaccio che
ricoprivano gran parte delle coste di questa terra, decidemmo di entrare in un
porto naturale chiamato Sainte-Catherine a circa cinque leghe dal suddetto
capo, dove rimanemmo per dieci giorni, attendendo un clima migliore e
verniciando le barche.
In effetti si pu dire che quella sosta i navigatori francesi se l'erano
guadagnata: la traversata dell'Atlantico era durata solo venti giorni. E' un
record per l'epoca. Per ora Cartier si trova in una zona gi conosciuta.
Diverse navi da pesca brettoni e portoghesi, che vanno a caccia di merluzzi,
incrociano al largo delle coste frastagliate di Terranova. Cartier non si
attarda oltre; risale verso nord, memore di uno degli scopi della sua
spedizione: la ricerca del passaggio a nord-ovest verso il Catai, cio verso
la Cina e l'Oriente. Ecco cos le due caravelle raggiungere l'estremit
settentrionale di Terranova, dove si apre uno stretto, largo 15 miglia, che
d'ora in poi verr chiamato stretto di Belle-Isle.
Il 27 maggio Jacques Cartier penetra nel golfo del San Lorenzo che in quel
momento non ha ancora un nome. I freddi dell'inverno diminuiscono ogni giorno,
ma il fiume trasporta ancora immensi blocchi di ghiaccio. Durante una sosta in
una piccola isola, i marinai scendono a terra e abbattono centinaia di foche,
di cui salano poi la carne. Non si sa mai che cosa riserveranno le nuove terre
ed  meglio rinnovare una parte delle provviste di bordo.
E' la volta poi della penisola di Gaspsie, che si trova a sud, mentre i monti
lasciati a nord sembra fossero popolati da indiani che l'equipaggio si
divertiva a individuare in mezzo alla vegetazione. Il clima  cambiato
bruscamente: una delle baie esplorate viene chiamata: Baie des Chaleurs.
Siamo nel luglio. La corsa verso ovest prosegue, sempre alla ricerca
dell'ipotetico passaggio. Ogni giorno delle barche calate dalle navi portano a
terra alcuni marinai che ritornano a bordo con campioni di flora e di fauna
del posto. Seguendo le strette piste che si internano nella foresta, gruppi di
marinai vedono ogni giorno dei selvaggi che li osservano, sempre pi da
vicino.
Il 24 luglio si profila al fondo di una baia molto aperta un promontorio
ricoperto di alberi. Cartier lo sceglie per erigere una croce che divenga il
segno della presa di possesso di queste terre: una croce con inciso lo stemma
del re. E'questo anche il giorno in cui gli indigeni si fanno vivi: una canoa
lascia la riva e si avvicina al Goland. A bordo ci sono quattro uomini che
gesticolano, probabilmente in segno di protesta contro l'erezione del Totem
dei bianchi. Si cerca di stabilire un impossibile dialogo che si conclude con
la consegna ai selvaggi di pietre colorate e di tessuti vistosi che sembrano
rabbonirli.
Durante le due settimane successive gli indigeni si fanno meno timidi.
Servendosi di gesti e di disegni, Cartier raccoglie da loro il maggior numero
di informazioni possibile sul territorio che si estende pi a ovest e che sar
costretto a lasciare da parte perch l'inverno  precoce. Viene cos a sapere
che la regione  immensa, completamente coperta di foreste, popolata di orsi,
lupi e selvaggi, altri selvaggi, che gli vengono descritti come feroci.
Al momento della partenza il navigatore riesce a convincere il capo trib ad
affidargli due dei suoi uomini, come testimonianza della scoperta e
dell'amicizia che lega esploratori e indigeni. Domagana e Taignoagny salgono a
bordo dopo qualche esitazione e, dopo un viaggio di ritorno altrettanto rapido
e tranquillo come quello di andata, entrano con le due caravelle nel porto di
Saint-Malo il 5 settembre.
Cartier e i suoi uomini non hanno scoperto n l'oro delle terre nuove, n il
passaggio verso il favoloso Catai. Se non altro hanno portato i due uroni, che
tutta Saint-Malo viene ad ammirare e che ci si preoccupa di battezzare in gran
pompa prima di presentarli al re. Jacques Cartier esalta di fronte al Sovrano
l'ospitalit degli Indiani e le ricchezze delle terre nuove, che definisce le
pi belle che abbia mai visto. La traduzione di una cinquantina di parole che
 riuscito a individuare con l'aiuto dei due uroni, permette a questi ultimi
di confermare l'esistenza di favolose miniere d'oro, in una zona non meglio
definita dalle parti di un certo fiume Saguenay. Tanto basta naturalmente
perch si decida di ripartire verso ovest con pi uomini e mezzi che nel 1534.
L'anno seguente Cartier si imbarca a bordo de La Grande Hermine che stazza da
sola 110 tonnellate, e che  seguita da La Petite Hermine e da L'Emerillon.
Centodieci marinai, diciotto galeotti, parecchi gentiluomini, un astronomo, un
medico, un farmacista e due religiosi compongono gli effettivi della
spedizione oltre ai due indigeni, che ritornano al loro paese estasiati da ci
che hanno visto in Francia. Questo secondo viaggio  pi difficile del primo:
a un mese dalla partenza, le tre navi hanno fatto solo i due terzi della loro
rotta e a un certo punto si perdono persino di vista, tanto il mare  agitato.
Ma all'appuntamento previsto, nello stretto di Belle-Isle, Cartier, che 
arrivato per primo, deve attendere solo pochi giorni l'arrivo degli altri due
capitani: Mac Jalobert e Guillaume Le Breton. Se teniamo conto dei
rudimentali strumenti di navigazione di cui si disponeva a quell'epoca, si
tratta di una vera e propria impresa.
Una volta ricongiuntesi, le tre caravelle puntano verso ovest, come Cartier
aveva fatto l'anno precedente, quando era da solo. E' il giorno di San
Lorenzo: il golfo e il fiume prendono perci il suo nome, il 10 agosto. Quindi
la piccola spedizione penetra decisamente nell'estuario estremamente largo del
fiume, fra due imponenti pareti rocciose coperte da una foresta molto fitta.
Dopo quindici giornate almeno di navigazione, compaiono i primi selvaggi. Il
contatto questa volta risulta pi facile che nel 1534, grazie soprattutto ai
due uroni che sono a bordo e che, durante il loro soggiorno in Francia, hanno
imparato qualche rudimento di lingua francese. I due viaggiatori raggiungono
la loro trib e i bianchi sono assai festeggiati quando Taignoagny e Domagana
descrivono i fasti della corte del re di Francia e la sua potenza.
Il gran capo degli Uroni, Donnacona, vuol vedere da vicino i messi di un cos
potente sovrano. Le tre navi continuano dunque la loro rotta verso ovest,
dirette alla localit detta Stadacon, che significa stretto passaggio, dove
in seguito sar edificata Qubec. In effetti, le due rive del San Lorenzo si
avvicinano nei pressi di una grande isola dove cresce la vite e che viene
battezzata Isola di Bacco, l'attuale Isola di Orlans. In quel punto il fiume
 un po' meno largo e su una sponda sorge il grande villaggio del capo urone,
che  composto da circa cento capanne. Cartier segna sul suo diario di bordo
di aver raggiunto l'entrata del Canada, dalla parola indiana Ttanata, che
significa villaggio, insieme di capanne.
L'atmosfera  eccellente quando Donnacona si avvicina agli ufficiali scesi a
riva in un canotto: prega Cartier, rappresentante del gran capo, l'Aguhanna,
che regna sul lontano popolo dei Francesi, di porgergli le braccia perch
possa abbracciarlo e baciarlo. Gli indigeni offrono da mangiare e i Francesi
contraccambiano con specchi di acciaio e perline colorate. Per diversi giorni
gli Indiani e i Bianchi si osserveranno.
Cartier esplora la regione, che trova splendida: Una terra cos buona come non
ne ho mai viste, estremamente fertile, piena di alberi per la maggior parte
uguali a quelli che ci sono in Francia, come querce, olmi, frassini, noci,
tassi, cedri e biancospini, che danno frutti grossi come meloni, e altri
alberi su cui cresce della canapa di ottima qualit, senza che siano stati
piantati e coltivati.
Gli usi e i costumi dei pellerossa interessano i religiosi e il medico della
spedizione: l'unica occupazione dell'uomo  quella di cacciare e fare la
guerra per difendere i beni della comunit dai nomadi e dagli Irochesi. Le
donne, in questo paese, lavorano molto di pi dei loro compagni. Per tutto il
giorno le sqaws battono mais, girano gli spiedi con la cacciagione, cuciono
mocassini e vestiti di pelle. Come all'et della pietra, scaldano l'acqua
dentro marmitte di legno, buttandovi sassolini riscaldati sulla cenere. L'arte
di fabbricare vasi di coccio e la lavorazione del metallo sono sconosciute. Le
armi e gli strumenti di lavoro sono fatti di pietra, il tomahawk, o di legno
lavorato. Quanto alle imbarcazioni, sono estremamente leggere: l'armatura 
fatta di bastoncini di legno di cedro e viene ricoperta con cortecce incollate
le une alle altre. La via principale di comunicazione  il fiume, sul quale la
canoa, lunga al massimo diciotto piedi, pu trasportare facilmente fino a
mille libbre di peso.
La trib ha una religione confusa: un Grande Spirito regola il destino di
tutti, circondato da una aureola di leggende. Dopo la morte, l'anima dei
meritevoli raggiunge il paese dei sogni. Donnacona, che  un uomo
dall'intelligenza vivace, trova qualche analogia tra queste credenze e la
religione dei Bianchi, di cui i Francesi gli spiegano a grandi linee i
principi.
Il 19 settembre Jacques Cartier decide di risalire ancora il fiume. Gli Uroni
hanno cercato di dissuaderlo, dicendo che c'era tanto freddo e tanto ghiaccio
a Hoscelaga, il regno che si stendeva pi a monte, che i visi pallidi
sarebbero morti di freddo. La potenza delle armi da fuoco, che i Francesi si
sono preoccupati di rivelare agli Indiani a spese della selvaggina, e la
decisione dimostrata da Cartier fanno cessare queste intimidazioni. Il
comandante della spedizione pu cos partire da Stadacon a bordo della sua
nave pi piccola, L'merillon.
La guida indiana che Donnacona, nonostante tutte le sue reticenze, ha concesso
a Cartier, fa ancorare l'imbarcazione dopo dieci giorni di navigazione. Il
viaggio continua a bordo di due canoe leggere sino al 2 ottobre, percorrendo
pi di centocinquanta miglia a una buona velocit. Quando i visi pallidi
decidono di sbarcare, di fronte a una grande isola, sulla riva meridionale del
fiume ci sono pi di mille indigeni ad accoglierli con grida e gesti strani.
Ma non si tratta di un agguato, bens di una danza di benvenuto. A un'ora di
cammino compare la grande citt indiana di Hoscelaga, protetta da una cinta di
difesa composta da tre file di grossi tronchi d'albero e interrotta da una
sola porta.
Facendo regali e non risparmiando gesti di cortesia, i Bianchi ottengono le
informazioni topografiche che desiderano. Il capo trib, si tratta degli
Irochesi, che porta come solo simbolo della sua autorit una corona di peli di
porcospino, conduce Cartier sulla sommit di una montagna che i Francesi
chiameranno Mont Royal: la futura Montral.
L'ospitalit degli abitanti di Hoscelaga diviene ben presto ancor pi
entusiastica di quella degli Uroni. Ma quella trentina di francesi che compone
l'avanguardia della spedizione si preoccupa per quelli che sono rimasti a
Stadacon e per la vicinanza dell'inverno: Cartier e i suoi uomini restano
solo quarantotto ore con gli Irochesi, pur ripromettendosi di tornarci l'anno
dopo.
La discesa del fiume, grande, largo, spazioso come non si potrebbe volere
meglio, avviene senza difficolt. All'isola di Saint-Quentin ci si ferma per
piantare una gran croce e si raccolgono altri campioni di flora. Le rive del
San Lorenzo hanno ora una tonalit bronzea. Il verde ha lasciato posto alle
sfumature del giallo, creando un effetto che incanta i viaggiatori. Le foglie
degli aceri aggiungono una nota di rosso vivo in quella sinfonia preautunnale
che i Francesi chiamano l't indien...
Durante l'assenza dei loro comandanti, gli uomini rimasti a Stadacon hanno
costruito alcune case di legno destinate a riparare dalle intemperie i membri
della spedizione. Cartier ha deciso infatti di attendere il passaggio
dell'inverno prima di pensare al ritorno. Cos potr conoscere direttamente
questa stagione che gli Indiani descrivono come terribile e stabilire se sia o
no possibile trasformare il Canada in una vera e propria colonia. Sulla riva
del fiume, nelle vicinanze del punto in cui sono attraccate le navi, i Bianchi
copiano ci che hanno visto a Hoscelaga: circondano il loro nuovo villaggio
con un'alta palizzata.
Il 15 novembre compaiono i primi blocchi di ghiaccio sul San Lorenzo. Qualche
giorno dopo il fiume  completamente gelato. Terribili privazioni e difficolt
attendono i Francesi: il ghiaccio, le tempeste di neve, i danni subiti dalle
chiglie delle navi. L'inverno canadese  effettivamente come gli Uroni lo
avevano descritto.
Le visite di questi ultimi sono frequenti. Un giorno, invitato al campo
francese, Donnacona porta un'erba misteriosa, raccolta d'estate e poi fatta
seccare e che viene conservata in sacchetti di pelle che gli uomini portano
sempre con s. Introducendo i ramoscelli di quest'erba in un corno aperto
dalle due parti, gli Uroni aspirano da una parte del corno il fumo prodotto
dal contatto dell'erba con un carbone ardente e affermano di provarne piacere.
Si riempiono a tal punto il corpo di fumo, che esso esce loro dalla bocca e
dal naso. Dicono che ci li mantiene sani e li riscalda. Sono motivi, questi
ultimi, pi che sufficienti per convincere i Francesi a fumare quel tabacco
offerto dagli Uroni. In cambio si danno loro delle trombe, strumento il cui
suono li seduce. Qualcuno spiega anche loro il funzionamento delle armi da
fuoco, badando per a non lasciargliele mai.
Durante una visita a Donnacona, Cartier vede con orrore i primi scalpi: le
pelli di cinque teste umane tese su bastoncini di cedro, come fossero
pergamene. Per ora regna ancora l'amicizia e, del resto, il campo di Cartier
in caso di necessit potrebbe difendersi egregiamente dagli Indiani. Ma la
difesa risulta del tutto inefficace, invece, contro una strana malattia che
colpisce a dicembre dapprima la popolazione indigena e poi anche i Francesi. I
marinai, che se appena il fiume fosse stato navigabile si sarebbero subito
imbarcati ai primi segni del male, chiamano mal di terra questa malattia che
inchioda al letto circa ottanta di loro. Cartier, per prudenza, nasconde agli
Indiani il fatto che gli rimangono ormai solo pochi uomini validi: fa chiudere
le porte del campo, moltiplica le ronde visibili dall'esterno e innalza una
statua alla Vergine. Il timore di un attacco  fondato, perch l'amicizia
degli Uroni potrebbe benissimo cedere di fronte alla cupidigia. Cartier e i
suoi vivono dunque rinchiusi nel loro campo, dove muoiono venticinque uomini,
sino al giorno in cui ci si accorge che gli Uroni hanno ripreso la loro vita
abituale: si direbbe che non ci siano pi malati fra di loro. Il medico,
inviato in ricognizione a Stadacon, torna con delle erbe da infusione e una
decina di rami di un albero chiamato Annedda, una specie di larice bianco.
Solo il decotto di queste erbe e l'applicazione sulle membra gonfie dei malati
dei residui dell'infusione salvano la spedizione dallo scorbuto. In effetti si
trattava proprio di scorbuto: da novembre i Francesi non mangiavano che carne
affumicata e farinata, lenticchie e piselli secchi. E' ora che ritorni la
primavera e con lei i frutti e i legumi che gli Uroni coltivano.
All'inizio di maggio viene presa la decisione di partire al pi presto: il San
Lorenzo  ormai libero dal ghiaccio e gli Indiani danno segni di agitazione
che preoccupano Cartier. Il 3 maggio, giorno di Santa Croce, viene eretta una
croce alta trentacinque piedi all'interno del campo che sta per essere
abbandonato. Ha luogo in quell'occasione la cerimonia di presa di possesso
delle terre scoperte: la croce porta l'iscrizione: Franciscus Primus, Dei
Gratia Francorum Rex, Regnat. Donnacona  presente:  stato invitato al campo
insieme con alcuni dei suoi parenti, per partecipare a una festa destinata a
durare tre giorni. Ma appena conclusa la cerimonia viene catturato con la
forza e tenuto come ostaggio. Il 6 maggio il capo urone prende posto a bordo
della Grande Hermine insieme al suoi accompagnatori. Cartier lascia agli
Indiani la carcassa della Petite Hermine, ma porta via il loro capo, che dovr
testimoniare di fronte a Francesco I l'esistenza dell'ancora leggendario regno
del Saguenay.
Questa seconda spedizione, pur senza raggiungere gli obiettivi di
arricchimento che il re le aveva fissato,  indubbiamente molto pi positiva
della prima: Cartier ha dimostrato che i Bianchi possono passare l'inverno in
Canada purch dispongano dell'equipaggiamento necessario; ha esplorato la pi
notevole via di penetrazione del continente, risalendo il San Lorenzo per pi
di mille chilometri; porta a casa nuove carte e un vocabolario franco-indiano
di duecento parole che faciliter ogni futuro viaggio; ha preso possesso, in
nome del re di Francia, di un territorio pi vasto della stessa metropoli,
ma... che  tutto da colonizzare, stabilendo ovunque, poco per volta, posti di
guardia, fortificazioni citt e, insomma, tutto ci che significa una reale
presenza francese.
Le preoccupazioni della corte sono rivolte in tutt'altra direzione quando, nel
corso dell'estate del 1536, il navigatore entra nel porto di Saint-Malo. La
guerra fra Francesco I e Carlo V si sta riaccendendo: il trattato firmato
sette anni prima a Cambrai  stato solo un armistizio. Il re di Francia ha
allargato gli orizzonti della sua politica estera, stabilendo un'alleanza con
Solimano il Magnifico. Ma la Turchia  lontana, mentre gli attacchi da cui
bisogna difendersi sono sferrati dal nemico sullo stesso territorio francese.
Le ostilit si sviluppano sulle Alpi, contro il duca di Savoia, in Piccardia e
nei Pirenei. Un nuovo periodo di quattro anni di guerra rlega in secondo
piano le prospettive aperte dalle terre d'oltremare.
Se non altro Donnacona distrae per un po' l'aguhanna di Francia dalle sue
preoccupazioni, quando gli rende visita al Louvre accompagnato da Jacques
Cartier. Francesco I scende dal suo trono per osservare pi da vicino quegli
strani indiani. Sono vestiti in parte con le loro vesti originali, in parte
con gilet e calzoni alla francese. Il loro portamento  fiero e pieno di
dignit, ma non sanno nascondere l'ammirazione e lo stupore che provano di
fronte ai fasti della corte.
Il re esamina le carte e i rilievi fatti da Cartier. Ascolta nuovamente il
capitano di Saint-Malo descrivergli la regione, l'ospitalit degli abitanti,
la fecondit del grande fiume che bagna quelle terre appartenenti ormai alla
Francia. Poi Cartier suggerisce un terzo viaggio. Francesco I gli chiede una
relazione scritta del viaggio appena concluso e una lista dettagliata di tutto
il necessario per portare a termine una spedizione pi grossa delle
precedenti. Cartier non tarda ad esaudire la richiesta del re, ma quest'ultimo
si decider a riprendere le esplorazioni solo cinque anni dopo.
Questo terzo viaggio, comunque, inizia sotto i migliori auspici dal punto di
vista materiale:  una vera e propria colonia in miniatura che lascia la
Francia nel 1541. A bordo di cinque caravelle prendono posto accanto ai
soldati un gruppo di contadini e parecchi animali di razze diverse: venti
vacche, quattro torelli, duecento pecore, capre e montoni, dei maiali, dei
cavalli e alcune giumente. Ma questa missione di colonizzazione ha un nuovo
comandante: Jean Francois de La Roque, signore di Roberval. Si tratta di un
protestante squattrinato che protegge le arti, Marot gli ha dedicato un'ode,
ma che prima di quella avventura era solo un modesto scudiero del re. Eccolo
improvvisamente divenuto il luogotenente generale del Canada, di Hoscelaga, di
Terranova e del Labrador. Jacques Cartier resta capitano e primo pilota della
flotta. Bench amareggiato da questo dualismo di poteri, il navigatore di
Saint-Malo porter a termine ancora una volta coscienziosamente la sua
missione.
Cartier parte per primo in avanscoperta. I cinque anni di inattivit gli
pesano: pronto gi nel maggio del 1541, non aspetter che Roberval porti a
termine i suoi preparativi, che sono in corso a La Rochelle. Le cinque
caravelle del primo pilota risalgono per la terza volta il San Lorenzo fino a
Stadacon. Cartier scende a terra con molta cautela: non ha con s n
Donnacona n gli altri indigeni, che sono morti nel frattempo di malattia. Ma
le sue preoccupazioni sono superflue: Agona, il nuovo capo degli Uroni, non 
affatto dispiaciuto della morte del patriarca che, se fosse ritornato, avrebbe
ripreso il suo posto. L'amicizia fra Francesi e Indiani rimane dunque salda.
In previsione del fatto che Roberval si stabilir a Stadacon, il comandante
della spedizione ha ricevuto l'incarico di abitare con i selvaggi per tentare
di propagare la nostra santa Fede, Cartier crea un proprio villaggio
fortificato quattro leghe a monte della capitale degli Uroni. Gli d nome
Charlesbourg Royal, in onore del duca di Orlans. La prima preoccupazione del
navigatore di Saint-Malo  quella di dimostrare ancora una volta che la
colonizzazione  possibile. Con questo scopo, semina sul Cap Rouge vari tipi
di piante: in poche settimane crescono cavoli, lattughe e rape. Poi Cartier si
mette alla ricerca dell'oro di cui gli Indiani continuano a parlare. Sulla
riva del fiume gli esploratori scoprono centinaia di pagliuzze di un metallo
brillante. Il luogo in cui avviene la scoperta viene chiamato cap aux Diamants
e Cartier rimanda in Francia due caravelle con interi barili pieni del metallo
scoperto. Mac Jalobert e Etienne Noel, capitani delle due navi in questione,
scopriranno per primi che il tesoro del San Lorenzo  solo della volgare mica
e cominceranno a disperare di trovare l'Eldorado di oltremare.
Il loro capitano, desideroso di precedere Roberval nel leggendario paese di
Saguenay, risale il fiume sino all'affluente che oggi si chiama Ottawa, mentre
il luogotenente generale rinuncia a partire dalla Francia, perch la stagione
 ormai troppo avanzata. Cartier in tal modo deve affrontare da solo con i
suoi uomini il secondo inverno canadese. Ma le precauzioni prese, vestiti
pesanti, case confortevoli, provviste abbondanti e infusi della ormai celebre
erba, permettono a tutti di superare senza difficolt la stagione fredda e di
evitare la malattia.
Una volta giunta la primavera, gli uomini di Cartier chiedono di tornare in
Francia. Sono dei marinai e non dei colonizzatori e il loro capo non ha alcuna
intenzione di continuare in eterno ad aprire la strada per Roberval. Le sue
caravelle levano perci l'ancora alla fine di aprile, lasciando a Charlesbourg
un pugno di coloni volontari. L'8 giugno 1542, al largo di Terranova, la
flottiglia di Jacques Cartier incrocia finalmente le navi del luogotenente
generale, di cui non si erano pi avute notizie. A Saint-Jean di Terranova i
due uomini si affrontano. Cartier si rifiuta di seguire il rappresentante del
re, affermando di aver portato a termine la sua missione.
Cosi, mentre l'esploratore di Saint-Malo naviga verso la sua citt natale,
Roberval entra con le sue navi nel golfo di San Lorenzo. Entrambi avranno
motivo di rimpiangere quel litigio che li ha divisi: il luogotenente generale
si spinger sino a Hoscelaga, forse un po' pi in l. Ma le rapide del San
Lorenzo chiudono la porta al miraggio che si chiama Saguenay e l'inverno
canadese uccide met degli uomini di Roberval. Nel giugno del 1543
quest'ultimo riceve l'ordine dal re di rientrare in Francia con i coloni di
Charlesbourg. Il suo pilota, Juan Alphonses, non  riuscito a trovare il
passaggio a ovest, nonostante le sue accurate esplorazioni delle coste
atlantiche: il bilancio complessivo della spedizione del luogotenente generale
 totalmente negativo.
Cartier sfuggir alle critiche, ma non alla delusione: rientrato a Saint-Malo
con dieci barili d'oro e cento quintali di metalli preziosi... scoprir che si
tratta solo di rame, di scisti e di miche: Jalobert e Noel lo sapevano da otto
mesi, ma il loro capo lo ignorava ancora. Gli alchimisti gli tolgono ogni
illusione quanto alle ricchezze immediate che il Canada potrebbe dare. Jacques
Cartier, primo pilota divenuto ormai capitano a riposo, trascorrer
tranquillamente i suoi ultimi anni nella sua citt natale, sino alla peste del
1557, che metter fine alla sua vita.
Ma dietro all'apparenza dell'insuccesso, il navigatore di Saint-Malo lascia un
bilancio destinato a rivelarsi positivo: n oro, n la via verso l'oriente, ma
scoperta ed esplorazione della regione del San Lorenzo; penetrazione e
virtuale presa di possesso a nome del re di Francia di quelle terre. Certo
c'era anche una buona dose di illusioni, come rivelano le entusiastiche
descrizioni delle terre lontane e delle possibilit che offrivano. Ma anche in
questo modo Cartier apre una strada destinata a dare grandi frutti: il Canada
da lui scoperto riveler tanti pregi che i Francesi, un giorno, dovranno
ritornarvi. Per ora restano sulle rive del San Lorenzo le case di legno dei
due villaggi abbandonati e le croci piantate da Cartier. Resta inoltre anche
il ricordo negli Indiani degli uomini dalla pelle chiara.
Colonizzare,  compito dei re! aveva esclamato un giorno Francesco I. I suoi
successori lo dimenticheranno, lasciando da parte il Canada per pi di mezzo
secolo, da Cartier a Champlain. Ciononostante le tradizioni di Saint-Malo non
vanno perdute: pescatori e commercianti continuano a frequentare le coste
settentrionali del continente americano. Il profitto  la loro unica guida.
Due in particolare sono le fonti di ricchezza che li attraggono: la pesca e le
pellicce.
E' l'epoca in cui si dice che il merluzzo  un tesoro pi prezioso delle
miniere del Messico e del Per. La pesca del merluzzo attira intere flottiglie
su quel grande banco di pesca che  Terranova, pi lontana della Norvegia, ma
certamente pi pescosa. Gli Europei imparano ad apprezzare lo storione del
Canada, la foca e il tricheco che sono ricchissimi di grasso, come le balene,
gi da molto tempo cacciate dai Normanni e dai Portoghesi. Ormai il pesce
americano fa parte dell'alimentazione del vecchio continente.
Quanto alle pellicce, esse prendono progressivamente il posto dei gioielli e
delle sete orientali, soddisfacendo cos il bisogno di esotismo delle classi
agiate. Le pellicce vengono scambiate sulle rive del San Lorenzo con perline
di vetro, asce e altri utensili richiesti dagli Indiani. Ogni estate, dunque,
le navi venute dall'Europa ripartono cariche di pelli di volpe, di lontra, di
castoro.
Non si tratta affatto di colonizzazione: infatti, in questo vasto mercato,
ognuno pu trovare ci che gli occorre a poco prezzo. I progetti di stabilire
dei coloni su quelle terre, anche quando sono stati abbozzati, sono rimasti
lettera morta. A questo contribuisce il fatto che, se Francesco I ha
dissanguato il tesoro francese con le sue guerre e la sua prodigalit, Enrico
IV ha altro da fare, quando sale al potere, che pensare alle colonie: deve
pensare a risolvere il problema religioso francese e a riorganizzare il suo
regno. Solo qualche nobile squattrinato o alcuni marinai riempiono con il loro
nome quei sessanta anni di intervallo della storia della Francia in Canada.
L'iniziativa personale e il coraggio sono gli unici motori della loro azione.
E' un brettone il primo che pensa di continuare l'opera di Roberval e di
Jacques Cartier. Nel 1578 Enrico III nomina Troilus du Mesgouez, marchese di
La Roche, vicer delle Terre Nuove. La Roche spera di arricchirsi con il
commercio del pellame che un vicer dovrebbe poter praticare con maggior
libert. La sua nave, la prima volta, non riesce a oltrepassare le coste della
Cornovaglia: gli Inglesi, che accusano il marchese di complottare contro la
corona, bloccano la spedizione.
La Roche deve passare qualche anno in galera a Londra e solo dopo pu
intraprendere un secondo tentativo, che non ottiene maggior successo. Con
Enrico IV appare Sully, l'uomo dell'agricoltura e dell'allevamento, che si
oppone alle imprese coloniali. Ciononostante La Roche ottiene di essere
confermato nelle sue funzioni e, nel 1598, col titolo di luogotenente
generale, prende il mare con un carico umano di centocinquanta carcerati, cui
 stato affidato il compito di seminare in terra d'oltremare il grano della
meno peggiore qualit che si  riusciti a trovare... Sull'isola di Sable,
sessanta leghe a sud di cap Breton, vengono sbarcati cinquanta forzati. Pi
avanti gli altri involontari coloni si rifiutano di scendere a terra. Dopo una
breve ricognizione delle coste dell'Acadia, La Roche e il suo pilota, il
normanno Chefdhostel, riconducono in Francia duecento forzati recalcitranti e
abbandonano per sempre le loro illusioni. Cinque anni dopo, Chefdhostel
ricever il compito di rimpatriare gli esiliati dell'isola di Sable. Trover
solo undici sopravvissuti vestiti con pelli di foca, che vivevano come
selvaggi. Enrico IV chieder di vederli, accorder loro la libert e a
ciascuno un premio di cinquanta ducati. Rovinato, dimenticato, La Roche muore
anche lui dopo poco.
Il capitano di lungo corso Pierre de Chauvin, signore di Tonnetuit, eredita la
sua carica. Calvinista convinto, questo uomo di Dieppe riesce a stabilire un
avamposto a Tadussac, un villaggio alla confluenza del San Lorenzo col
Saguenay. E' il primo grande mercato di pelli: sedici uomini trascorrono
l'inverno nel campo, mantenendo buoni rapporti con gli Indiani, che forniscono
le pelli destinate all'Europa. In cambio del diritto di traffico, Chauvin ha
preso un impegno che non rispetter: quello di favorire l'insediamento di
cinquanta coloni all'anno, che faceva parte dei compiti affidatigli in
Francia. Il re per non si cura molto di tutte queste vicende: a quell'epoca i
suoi consiglieri lo spingono a interessarsi molto di pi ai tentativi francesi
di penentrazione in Carolina e in Florida, apparentemente molto pi fruttuosi.
Una volta morto anche Chauvin, le citt marinare francesi si levano contro il
monopolio del commercio con le terre d'oltremare; monopolio che ognuna di loro
pratica apertamente, ma che tutte considerano illegale. La volont del re 
allora quella di sistemare definitivamente la questione: designa perci un
nuovo vicer incaricato di studiare le possibilit di commercio e di
insediamento. Aymar de Chastes, governatore di Dieppe,  proprio il tipo del
grande colonizzatore, che finalmente sogna di stabilirsi nella Nuova Francia,
piuttosto che limitarsi a favorire il commercio dei suoi agenti. Nel 1603
Chastes getta le basi della prima compagnia francese di commercio e di
navigazione.
L'Olanda e l'Inghilterra conoscono gi da qualche tempo il sistema delle
grandi compagnie commerciali. Queste ricevono in monopolio la gestione di
vasti territori che sono ancora in gran parte da dissodare, se non addirittura
da esplorare. Le compagnie inoltre detengono un monopolio quasi totale del
commercio delle derrate coloniali. In cambio di questa concessione esse devono
sobbarcarsi le spese di uno stato in embrione: spese militari e di polizia,
armamenti, costruzione di accampamenti fissi, apertura di strade, reclutamento
e trasporto di coloni.
Su queste basi, con la partecipazione di mercanti e di marinai di Rouen,
Saint-Malo, La Rochelle e Saint-Jean-de-Luz, Chastes traccia un piano di
colonizzazione. Come compito a carico della compagnia egli aggiunge l'impegno
di evangelizzare le popolazioni indigene. Appena fondata, la compagnia fissa
due primi punti di insediamento coloniale in Canada: l'Acadia e le rive dei
San Lorenzo. Il capitano Pontgrav prende il comando della prima nave della
compagnia: La Bonne Renome. Quando lascia Honfleur, il 15 marzo 1603 la sua
nave trasporta, fra i membri dell'equipaggio, l'uomo che si conquister in
seguito il nome di Padre del Canada: Samuel Champlain. Con lui si apre l'era
dell'insediamento vero e proprio.
Champlain  nato nel 1567 a Brouage, una cittadina del Saintonge, che Carlo
VIII, alla fine del XV secolo, aveva trasformato in un porto importante.
Antoine Champlain, padre di Samuel, bench avesse il titolo di capitano di
marina, non era in realt che un semplice proprietario di barche da pesca.
Dopo aver sognato per anni di poter attraversare i canali che, quando la marea
era alta, davano accesso al mare, Samuel Champlain riusc finalmente ad
imbarcarsi nel 1598, a bordo della nave di un parente: il Saint-Julien.
Raggiunse la Spagna, poi la Guadalupa, altre isole dei Caraibi e infine il
Messico. Rientrato in Francia tre anni dopo, il navigatore si prende un po' di
tempo per tracciare qualche carta e ricopiare il suo diario di bordo. Mette
insieme il tutto e lo invia al sovrano che  sul trono in quel momento, il
buon Enrico IV, sotto il titolo Bref discours des choses les plus remarquables
que Samuel Champlain a recueillies aux Indes Occidentales, (Breve racconto
delle cose pi notevoli che Samuel Champlain ha trovato nelle Indie
Occidentali). Il re rimane affascinato dal racconto e riceve l'autore. Ecco
cos Champlain divenire geografo del re e ricevere una pensione a vita.
A corte Samuel incontra Aymar de Chastes, cui il sovrano ha appena affidato il
privilegio di studiare la possibile evoluzione della Nuova Francia. Champlain,
venuto a conoscenza dei piani del nuovo luogotenente generale, gli chiede se
non ritenga opportuno preparare una spedizione col compito specifico di
studiare il paese e le possibilit di sviluppo di un insediamento.
Il 24 maggio 1603 il nuovo geografo della spedizione raccoglie le prime
osservazioni sull'accampamento indiano di Saint-Mathieu, il primo che gli sia
stato dato di vedere, dopo una traversata tranquilla. Samuel lascer una vasta
raccolta delle sue annotazioni, che formano quattro grossi volumi, ricchi di
particolari sul territorio e gli abitanti. Col capitano Pontgrav, Champlain
durante questo primo viaggio risale il San Lorenzo sino ad Hoscelaga, o meglio
a ci che resta di Hoscelaga. In effetti, a sessanta anni di distanza, non 
rimasto praticamente nulla della citt indiana visitata da Cartier e non si
sapr mai se ci fu dovuto a una migrazione o a una guerra perduta contro
altre trib.
Champlain, interessato alla vegetazione splendida non meno che ai costumi e
agli usi dei selvaggi, ritorna in Francia con una serie di annotazioni che si
riveleranno preziose. Nei pressi della localit detta Trois Rivires, scopre
sei isole molto belle e fertili. Sarebbe, secondo me, un luogo adatto
all'insediamento e facilmente fortificabile... La terra  nera e molto tenera.
Se fosse ben coltivata, darebbe certamente ottimi raccolti... Le isole danno
generosamente prodotti spontanei come uva, noci, lamponi e una gran quantit
di piccole bacche mangerecce che crescono in mezzo alle erbe. Se si eccettuano
alcuni punti della costa frequentati dai pescatori di merluzzo, Tadussac e le
rive del San Lorenzo, si sa ben poco allora del resto del paese. Champlain 
il primo a raccontare ci che si nasconde dietro il litorale roccioso e spesso
ghiacciato e dietro alla vegetazione fitta delle rive del fiume.
Gli Indiani abitano solo zone molto ristrette, immerse in una vegetazione
lussureggiante e minacciate da una fauna molto numerosa, che va dal cervo
all'orso, dallo scoiattolo alla lontra. In tutta la sua lunga e minuziosa
ricognizione del San Lorenzo, Champlain incontra solo pochi villaggi e non ha
che rari contatti con gli indigeni. Il geografo, che ha letto le relazioni di
Jacques Cartier, si stupisce della cosa: il suo predecessore ha forse
inventato tutti i particolari sulle popolazioni che abitavano le rive del
fiume? Oppure  successo qualcosa fuori del normale che ha mutato radicalmente
la vita degli indigeni? Nel 1603 non c' traccia di messi indiani che
accorrono in canoa per prendere contatto con le caravelle francesi; non c'
traccia di villaggi difesi da palizzate: la valle del San Lorenzo sembra morta
o, almeno, addormentata. Solo piccoli gruppi di selvaggi si arrischiano a
mostrarsi sulle rive e a effettuare rapidi scambi con i marinai francesi: la
verit  che gli Irochesi e gli Algonchini si nascondono gli uni agli altri.
Da cinquant'anni infatti infuria la guerra indiana, che ha mutato
completamente il comportamento tranquillo e avido di conoscere gli stranieri,
che Cartier aveva notato negli Indiani.
Ai tempi di Cartier gli Irochesi, nemici tradizionali di tutti i loro vicini,
erano padroni della valle del San Lorenzo. Poi gli Algonchini, aiutati dagli
Uroni, avevano avuto il sopravvento, respingendo gli Irochesi verso sud. Ogni
estate la guerra ricomincia. Come il commercio essa segue il corso delle
stagioni. L'entrata in guerra e la tattica non seguono regole fisse: l'Indiano
ha un atteggiamento anarchico nei confronti delle trib vicine;  gi tanto se
riconosce l'autorit di un capo. Le battaglie si assomigliano tutte le une
alle altre: caduta la notte, una trib attacca un villaggio nemico. La sua
arma principale  la sorpresa, la crudelt  un obbligo d'onore: si uccide, si
saccheggia, si tortura. Tutte le trib ottengono vittorie e subiscono rovesci,
sia quelle gi citate, sia le altre, come quella dei pacifici Montagnais,
abitanti la riva settentrionale del fiume, degli Outaouais, all'estremit
occidentale delle nuove terre, dei Moicani o degli Abnaki, sulle coste del
Massachusetts, dei Micmac o Sirochesi, dalla penisola di Gasbesie all'Acadia.
Champlain capisce fin dal suo primo viaggio che dovr un giorno scegliersi
alleati e nemici fra gli Indiani. La colonizzazione non potr avvenire
ignorandoli e sotto la minaccia costante di un attacco, di cui si rischierebbe
di non conoscere nemmeno la provenienza, tale  la molteplicit delle nazioni
indiane e delle loro lotte.
Da questo primo viaggio la spedizione trae una grande quantit di sicure
informazioni e di esperienze sulla geografia delle terre nuove e sulle
possibilit di colonizzazione. Ma quando, in settembre, Champlain e Pontgrav
rientrano a Le Havre, li attende una brutta notizia: Aymar de Chastes  morto
durante l'estate. Tutta l'impresa  destinata a finire nel nulla?
Champlain si reca immediatamente a Parigi. Durante la traversata ha scritto il
Voyage, un diario di bordo della spedizione. Sulla Senna, si  recato a Parigi
per via d'acqua, traccia una carta minuziosa delle regioni da lui esplorate e
mette a punto il discorso da fare al sovrano. Il re lo riceve immediatamente e
si mostra molto ben disposto: il suo geografo gli descrive le terre, dove si
potrebbe coltivare il grano e ogni altro ben di Dio. Si tratta certamente di
un argomento convincente. Champlain parla poi della scoperta di miniere di
rame: questo punto interessa subito Sully. Infine un nobile della cerchia di
Enrico IV, Pierre du Gast, signore di Monts, appoggia Champlain, che come lui
 nativo del Saintonge. L'intervento di quest'ultimo deve essere stato
decisivo nel convincere il re a tentare una nuova spedizione, se Enrico IV lo
nomina luogotenente generale, tanto in mare che in terra, per le regioni di
Cadia, del Canada e della Nuova Francia, per tutta la regione insomma compresa
fra il 40 e il 46 grado di latitudine, col compito di popolare, coltivare le
suddette terre e convertire gli indigeni. Il privilegio del traffico delle
pellicce viene concesso al du Gast per dieci anni: la compagnia fondata da de
Chastes pu continuare le sue attivit. E' giunta finalmente l'ora del primo
tentativo serio di insediamento nella Nuova Francia. Roberval puntava su degli
ex carcerati. Chauvin pensava solo alle pellicce, Cartier poteva contare solo
su mezzi di fortuna. E' ora la volta del signore di Monts che porta con s uno
stato maggiore di prim'ordine.
Il luogotenente generale  un idealista, che si era recato in Canada qualche
anno prima per suo piacere, ma che crede nella fertilit della terra e
nell'esistenza di giacimenti minerari e che perci organizza minuziosamente la
sua spedizione. Partono con lui, oltre a Champlain e Pontgrav, de
Poutrincourt, il braccio destro di de Monts, e centoventi altri uomini:
muratori, carpentieri, soldati e alcuni agricoltori.
La flottiglia, partita da Le Havre nel mese di aprile del 1604, getta l'ancora
sulla costa dell'Acadia. Contro il parere di Champlain, che preferirebbe
costruire un villaggio sulle rive del San Lorenzo, de Monts decide di fermarsi
su un'isola alla confluenza di due fiumi. Il villaggio prende il nome di Santa
Croce: una palizzata lo circonda completamente, proteggendo le abitazioni, il
magazzino dei viveri, la sala di ritrovo comune, la cappella, la cucina, il
forno e il mulino. La terra circostante  dissodata e ci si prepara a
trascorrere l'inverno, mentre Champlain esplora i principali punti di
ancoraggio della costa.
De Monts organizza anche il pattugliamento delle acque dell'Acadia: cattura
cos gli equipaggi di diverse navi basche che praticano il traffico delle
pellicce. All'attivo delle scoperte bisogna segnare anche un piccolo
giacimento di rame. Gli indiani della zona, che sono accampati non molto
lontani da Santa Croce, mantengono buoni rapporti con i visi pallidi.
Il 6 ottobre 1604, la prima neve annuncia un inverno precoce e difficile. I
mesi invernali saranno in effetti tragici: trentacinque uomini moriranno di
scorbuto e il disgelo giunger solo verso la met di maggio. Il luogotenente
generale, considerando insopportabile il clima glaciale dell'isola, decide di
trasportare i sopravvissuti in un luogo chiamato Port-Royal, esplorato
precedentemente da Coutrincourt.
L'insediamento della piccola colonia risulta pi fortunato di quello di Santa
Croce: la baia  meravigliosa e il luogo protetto dai venti freddi dell'ovest
ad opera di un contrafforte di montagne. De Monts ritorna in Francia durante
l'estate, lasciando l'interim della luogotenenza a Pontgrav, mentre il buono
e paziente Champlain si trasforma in agricoltore e pescatore di trote.
Val la pena rileggere le parole del geografo che sa essere a modo suo anche
poeta: Quel luogo era circondato da tutte le parti da praterie dove ho
costruito una capanna con i tronchi degli alberi per andarci a prendere il
fresco. In questo modo ho costruito anche un vivaio per metterci pesci d'acqua
salata, che prendevamo quando ne avevamo bisogno... Scorrevano tre ruscelli
dalle limpidissime acque correnti, in cui c'erano magnifiche trote che
pescavamo per nutrirci... Seminai alcune piante, che cominciarono subito a
crescere e la cosa mi dava un singolare piacere. Ma per ottenere questo, prima
avevo dovuto faticare. Andavamo spesso a passare il tempo in quel posto e ci
sembrava che gli uccellini dei dintorni ne fossero contenti...
La vita di tutti i giorni non  per cos bucolica: degli incidenti vengono
spesso ad intralciare l'opera di colonizzazione. Dispute tra cattolici e
ugonotti, qualche attacco di imbarcazioni da parte degli Indiani, e nuovamente
lo scorbuto, per fortuna in forma meno violenta di quello dell'anno
precedente: dodici coloni muoiono e il medico del gruppo ne pratica
l'autopsia, per cercare di scoprire la causa del male. I primi legumi prodotti
dalla colonia basteranno a debellare lo scorbuto, gi a partire dall'anno
successivo.
Il bilancio dei due primi anni  comunque complessivamente negativo. La
maggior parte delle speranze dei pionieri sono andate deluse e de Monts ne
subisce le conseguenze: il suo incarico  revocato, in parte per la pressione
degli armatori e dei commercianti interessati alle pellicce, in parte per
l'influenza di Sully, che si fa nuovamente sentire. I primi chiedono al re il
ritorno alla libert di commercio e l'abolizione dei privilegi della
compagnia, il secondo fa notare che il Tesoro  danneggiato dalla diminuzione
dei diritti doganali sulle pellicce, diminuzione che era stata accettata in
cambio delle spese che la compagnia avrebbe dovuto sostenere per la
colonizzazione del Canada. Bench talvolta si sia trovato in disaccordo con de
Monts, Champlain, non appena informato della sua destituzione, esclama: Buon
Dio! Che cosa mai si potr fare ancora se tutto ci si rivolta contro in questo
modo e se si prendono decisioni tanto importanti senza aver riflettuto
seriamente? Chi  pi ignorante grida pi forte e pretende di saperne di pi
di chi ha una lunga esperienza!...
Non  il primo n l'ultimo contrasto fra la Francia, ripiegata su se stessa, e
i colonizzatori, che constatano direttamente le grandi possibilit di sviluppo
delle terre d'oltremare. Ma se l'idea di proseguire la penetrazione francese
in Canada sopravvive, lo si deve a Champlain. Egli non smette di scrivere ai
pi importanti personaggi della corte vantando le promesse di questa terra del
nord, un nuovo mondo, e non solo un regno, bello in tutti i suoi aspetti.
Nelle sue intenzioni, il bacino del San Lorenzo rimane la zona pi adatta alla
penetrazione francese, molto pi delle coste della Florida o dei porti della
Luisiana. I Voyagers di Champlain sono letti avidamente dai nobili di corte,
ma sar necessario che il geografo ritorni a Parigi perch il suo progetto di
colonizzazione lungo le rive del San Lorenzo divenga realt.
La colonia di Acadia ha frattanto ottenuto qualche rinforzo, bench de Monts
continui a essere in disgrazia. Personaggi pittoreschi popolano il villaggio
di Port-Royal: Louis Hbert, colono infaticabile, dissodatore di terre e
agricoltore; Marc Lescarbot, un avvocato che diviene il cronista di
Port-Royal, dotato di un solido buon senso. La pi bella miniera che conosca 
quella del grano, del vino e del bestiame. Chi ha questo,  ricco. Quanto alle
miniere vere, non  di queste che viviamo. Anche Poutrincourt, che diviene
definitivamente il comandante della colonia, vede sempre pi l'avvenire della
colonia nell'insediamento di nuovi abitanti, piuttosto che nella scoperta di
ricchezze favolose. Non cerco pi una contrada piena d'oro e d'argento. Lungi
da me l'idea di arricchirmi con le spoglie di popolazioni lontane... Ma giunge
l'ora dell'evacuazione, nel 1607: de Monts, deluso dall'atteggiamento della
corte, ordina il rimpatrio, non dimentichiamo che alla sua persona erano
legati tutti i poteri e tutti i privilegi della colonia e che, una volta
destituito, non ne ricavava pi alcun beneficio. Port-Royal diviene cosi un
villaggio abbandonato, tenuto da qualche indiano amico, in vista di un
possibile ritorno.
I tre anni di assenza di Champlain non hanno per guastato la sua influenza
sul re. Samuel non pensa ormai che a una cosa sola: la colonizzazione della
Nuova Francia. Nel gennaio del 1608 la sua instancabile propaganda in favore
della colonizzazione ottiene un primo risultato: Enrico IV concede un'ultima
possibilit a de Monts, rinnovandogli il monopolio per un anno. In primavera
Champlain parte per il suo quarto viaggio, puntando direttamente sul bacino
del San Lorenzo.
Ormai quarantenne, il geografo del re possiede ora una grossa esperienza di
esplorazioni e dei pericoli degli insediamenti d'oltremare. Conosce meglio di
prima gli usi e i costumi dei selvaggi ed  cosciente di queste sue doti: per
la prima volta  l'unico comandante di una spedizione. De Monts, che si
riserva il ruolo di finanziatore, ha imparato ad avere fiducia di lui. Gli
otto anni che seguono sono in realt i primi dell'effettivo insediamento
francese in Canada.
Pontgrav, sul suo Lfrier, precede di qualche giorno il Don de Dieu di
Champlain. Siamo nell'estate del 1608. Il ricongiungimento avviene a Tadussac.
Si tratta solo di un tentativo, fatto scontando la possibilit di un
fallimento. In effetti questo vecchio centro del commercio con gli indigeni
non corrisponde affatto all'idea che guida Champlain. Il porto  troppo vicino
all'Atlantico, a portata delle minacce inglesi, ed  solo un mercato estivo.
Inoltre l'influenza dei pescatori di merluzzo e dei contrabbandieri di ogni
risma si fa troppo sentire a Todussac, perch possa divenire il punto di
partenza di una colonizzazione esemplare. Fin dal suo arrivo Champlain ne ha
la prova: dei trafficanti baschi e spagnoli progettano di far assassinare
l'uomo valoroso che vuol mettere ordine e prosperit nella vita del Canada. Il
complotto viene scoperto e una giuria improvvisata si riunisce per decidere la
sorte dei colpevoli: tutti e quattro sono condannati a morte, ma solo il capo
verr impiccato. E' il primo esempio di giustizia legale nel paese e anche la
prima affermazione dell'autorit del nuovo luogotenente generale.
Champlain risale il San Lorenzo pi in profondit che sia possibile con le sue
caravelle. Il 3 luglio arriva in uno dei posti che aveva gi notato cinque
anni prima: l nascer Qubec, ormai  deciso. Sono momenti storici quelli che
seguono immediatamente lo sbarco, in cui si costruisce per prima cosa un
magazzino per mettere i viveri al riparo, proprio nel punto in cui il San
Lorenzo diviene pi stretto, nelle immediate vicinanze del capo cui Jacques
Cartier aveva dato il nome di Diamants. Isole verdeggianti coperte di noccioli
e di noci, la regione dei Laurentides cos vicina sulla riva sinistra del
fiume, il dolce tepore dell'estate... Non potrei trovare (un posto) pi comodo
o pi adatto di punta Qubec come la chiamano i selvaggi...
Tre edifici a due piani, una galleria di dieci piedi per il passeggio, il
tutto protetto da un fossato, da una palizzata e da alcuni cannoni: cos si
presenta la prima Qubec. A poca distanza da l, Champlain scopre i resti
dell'abitazione di Cartier: un focolare, tracce di fossati, pezzi di legno
squadrati e qualche palla di cannone. Ma, quando arriva l'inverno, nessuno sa
ritrovare la miracolosa erba che permise al pioniere della colonizzazione
francese in Canada di salvare i suoi uomini dallo scorbuto. Su venticinque
coloni, Champlain ne perde sedici, tra cui il chirurgo Bonrme. Quando giunge
l'estate, l'alternativa che si presenta  drammatica: continuare in cos pochi
o ritornare in Francia alla ricerca di rinforzi? Champlain sa di aver scelto
il nuovo punto di insediamento a ragion veduta: bisogna rafforzarlo e non
abbandonarlo. Negli anni successivi, ogni inverno egli riparte per la Francia
per reclutare volontari. Ogni estate eccolo di nuovo sulle rive del San
Lorenzo, intento ad estendere i confini della regione conosciuta.
Nel giugno del 1609 c' una nuova grave decisione da prendere: la guerra fra
gli Indiani non pu pi essere ignorata dai Bianchi. Un giorno d'estate di
quell'anno, mentre risaliva il fiume, il luogotenente generale si imbatte in
un gruppo di guerrieri algonchini e uroni che vanno a caccia di Irochesi. I
primi non si sono dimenticati della promessa fatta un tempo da altri Bianchi
al capo urone Donnacona di aiutarlo a imporre la sua pace nei territori aperti
ai Francesi. Champlain riflette. Questi popoli non fanno concessioni se non a
chi li aiuta, assistendoli nelle loro guerre. Prender parte alla battaglia
diventa inevitabile, tanto pi che le forze di Champlain non sono tali da
permettergli di imporre una tregua alle varie trib. A fine luglio i Bianchi
sparano i primi colpi contro gli Irochesi.
La collaborazione tra Uroni e Francesi da quel giorno si svilupper in tutti i
campi e faciliter enormemente l'insediamento dei coloni. Questi ultimi
dovranno pagare questi vantaggi sopportando gli orrori del trattamento che gli
Indiani riservano ai loro prigionieri. Lo stesso giorno della prima battaglia,
in cui la vittoria  strappata grazie solo ai moschetti degli uomini di
Champlain e all'archibugio del comandante francese, lo spettacolo delle
torture offerte agli Europei, illumina questi ultimi sulla violenza degli
Indiani. La vittoria dei nuovi alleati  stata ottenuta sulle rive del lago
che porta il nome di Champlain: duecento Irochesi non hanno potuto resistere
pi di pochi minuti di fronte a sessanta Uroni e una decina di moschetti
francesi. Sopraggiunta la sera, un festino precede le torture. Il primo dei
dodici prigionieri irochesi  legato a un palo e, sapendo bene ci che
l'attende, intona un lugubre canto di morte. Si comincia col bruciarlo poco a
poco: uno a uno i vincitori gli applicano sul corpo dei tizzoni ardenti. Per
evitare che il disgraziato soccomba troppo presto, si leniscono le bruciature
gettandogli addosso dell'acqua subito dopo. Poi gli strappano le unghie e lo
scotennano vivo. Del sego fuso gli viene versato sul cranio e, mentre alcuni
Uroni strappano i muscoli dell'avambraccio del prigioniero, Champlain 
invitato a bruciare ci che ancora resta della pelle del poveretto con un
tizzone ardente. Il francese fatica a convincere gli alleati del fatto che la
sua religione gli proibisce una cosa del genere. In cambio gli alleati gli
chiedono, in modo che partecipi al macabro rituale, di finire l'Irochese con
un colpo di moschetto.
Che dopo tutto ci il cadavere venga mutilato, le viscere gettate nel lago e
il cuore della vittima fatto ingoiare a forza agli altri prigionieri, non ha
pi importanza... In ottobre Champlain lascia quindici uomini di guarnigione a
Qubec e parte per la Francia, portando con s uno scalpo offerto dagli
Algonchini, che non oser mai consegnare al grande aguhanna di Francia...
I viaggi di Samuel Champlain si succedono poi regolarmente, senza che il
geografo di Enrico IV, il re muore assassinato nel 1610, riesca a dar vita a
una colonizzazione massiccia come quella attuata dagli Inglesi pi a sud,
sulle coste atlantiche. Dei contrasti scoppiano fra Francesi e sudditi inglesi
ai confini della Acadia. Per ora si tratta solo di scontri isolati, di cui
Londra  certamente informata, ma di cui non rivendica affatto la paternit.
Del resto i Francesi resistono validamente alle ambizioni dei pi numerosi
vicini.
All'interno del paese, l'appoggio dei Francesi  decisivo per gli Uroni e gli
Algonchini. La loro guerra contro gli Irochesi si conclude nel 1610 con una
vittoria cos decisiva che gli Irochesi non compariranno pi sul San Lorenzo
per almeno vent'anni. I primi coureurs de bois fanno la loro comparsa: si
tratta di ragazzi, spesso di bambini, che vivono con le trib indiane per
molti mesi all'anno. La lingua e i costumi di questi ultimi non hanno presto
pi segreti per loro e l'amicizia con gli Indiani si consolida. In cambio
alcuni Uroni e dei bambini algonchini sono allevati dagli uomini di Champlain
e divengono anch'essi degli ottimi mezzi di collegamento tra le due parti.
Nel 1611, de Monts, privato del suo monopolio gi un anno prima della morte di
Enrico IV, non riceve ormai pi alcun beneficio dall'impresa canadese. Avverte
perci Champlain della sua intenzione di non proseguire oltre l'avventura. Per
un po' ha accettato di accollarsi i pesi della colonizzazione senza godere pi
dell'esclusiva del commercio, ma ora ha deciso di smettere. De Monts cede i
suoi residui diritti sull'Acadia a una gran dama nata nel Saintonge, la
marchesa di Guercheville, dama d'onore della reggente Maria de' Medici, e
trasferisce a Champlain tutti i suoi poteri sul Canada propriamente detto.
Non essendo in grado di finanziare da solo la prosecuzione della
colonizzazione, il geografo si appella a Enrico di Cond, principe dal
carattere instabile e avido. Il consiglio del re lo nomina luogotenente
generale per la Nuova Francia. Champlain diviene cos il rappresentante del
sovrano su tutte le terre di oltremare, con tutti i relativi diritti
privilegiati, il mandato di trattare su qualsiasi argomento con gli Indiani e
la possibilit di ingrandire la compagnia con l'apporto di nuovi capitali
privati. Il nuovo luogotenente generale trascorre tutto il 1612 in Francia per
definire questi particolari.
Nel 1613 Champlain compie il suo settimo viaggio. L'anno successivo
trascorrer l'inverno in Europa, occupato nel reclutamento di religiosi,
perch la corte di Francia, sotto l'influenza dei Medici, aveva fatto tornare
di moda il cattolicesimo: non  forse una buona politica quella di
preoccuparsi dell'evangelizzazione, sempre menzionata nei contratti della
compagnia, ma mai cominciata?
L'ottavo viaggio nel 1615  il pi fecondo di scoperte. Il giovane tienne
Brul, dopo aver trascorso molti mesi con gli Uroni,  ritornato a Qubec e ha
organizzato un'incursione contro i Nipissing, raggiungendo l'immenso mare
Dolce o lago Huron. Le sue rive sono temperate e fertili, ci vive una
popolazione sedentaria di agricoltori, di circa 30.000 abitanti. Al di l del
lago, sia in terra che in acqua,  zona nemica. Fidando troppo sui suoi
archibugi, Champlain avanza e viene ferito da due frecce di pietra. La ferita
gli impedisce di rientrare a Qubec per svernare. Il luogotenente generale si
consola di dover passare ben quattro mesi bloccato in territorio urone,
osservando, come non aveva mai avuto occasione di fare, gli usi e i costumi
dei suoi alleati. Pur risultando militarmente inutile, la spedizione ha
permesso di scoprire due grandi laghi e di stringere con gli Uroni ancor pi
solidi e definitivi legami di amicizia.
Sino al 1619 Champlain continua le sue esplorazioni. I suoi coureurs de bois
scoprono nuovi laghi e nuovi passaggi. Del resto, come abbiamo visto, egli ama
addentrarsi personalmente nelle regioni sconosciute. Ma intanto la situazione
in Francia si aggrava, in quanto Cond, dopo ripetuti intrighi, si  staccato
dalla reggente. Il principe viene incarcerato e Champlain deve nuovamente
lottare per difendere il suo ideale di colonizzazione. Trover un
interlocutore comprensivo in un giovane cardinale: Richelieu  in quel momento
segretario di Stato. Il prelato di Luncon legge una relazione di Champlain, in
cui quest'ultimo propone l'insediamento di trecento famiglie di quattro
persone ciascuna, di trecento soldati e di quindici monaci nella citt di
Qubec, dove un colono infaticabile, Louis Hbert, d l'esempio della
colonizzazione agricola. Questo Hbert, che  sempre quello di Port-Royal,
convertito ora alle idee di Champlain sulle possibilit di sviluppo del bacino
del San Lorenzo, ha trasformato i campi circostanti Qubec piantando ovunque
grano, vigne, zucche, meloni, piselli, fave e ogni tipo di ortaggi. Ci che
manca allo sviluppo di questo embrione promettente, ci che manca al
compimento di un cos bel progetto , come dice Champlain, un po' pi di zelo
e amore da parte della madre patria. Ma il geografo del re otterr questo
impegno solo nel 1626.
Il cardinale Richelieu, ormai saldamente al potere e ministro della
navigazione, egli  anche governatore di Brouage, citt natale di Champlain,
il che favorisce i contatti fra i due, prende in mano il problema del Canada.
Costituisce a questo scopo la Compagnia dei Cento Associati, chiamata
nell'atto costitutivo Compagnia della Nuova Francia. Champlain  uno dei
cento, accanto a soci in teoria disinteressati, che devono promuovere
l'insediamento in Canada di quattromila coloni dei due sessi in quindici anni.
A testimoniare la ripresa dell'influenza cattolica sulla corte, resta
l'impegno che si tratti solo di francesi cattolici, con l'esclusione esplicita
dei protestanti. Le idee di Champlain trionfano: la sua fede nella religione
cattolica diviene ogni anno maggiore e questo fervore frutta finalmente nuove
braccia per il Canada.
La Compagnia dei Cento non  ancora uscita dalla culla che la sua vita  gi
agitata dalle convulsioni della guerra franco-inglese. Luigi XIII e Richelieu
possono opporre alle navi inglesi e a quelle dei corsari solo una flotta ancor
debole. Ora, Giacomo I ha appena concesso a una Compagnia di Plymouth tutti i
diritti sui territori dell'Acadia e del San Lorenzo... La lotta scoppia
dapprima sul mare. Due incursioni dei fratelli Kirke, scozzesi, bloccano le
flotte francesi nel porto di Tadussac e all'imbocco dell'estuario del San
Lorenzo. Champlain, che ignora che le navi del capitano Roquement, da cui
attende i rifornimenti, sono bloccate dagli scozzesi al largo di Anticosti,
rimane ottimista contro ogni evidenza. Alla met di luglio, gli giunge la
notizia della disfatta francese. Comunque, per qualche giorno, Champlain crede
di poter resistere, bench non gli sia giunto alcun rinforzo. Si restituiscono
agli Indiani le pelli che si erano appena scambiate con loro per ottenere un
po' di anguille. Delle squadre vengono inoltre mandate all'interno della
foresta alla ricerca di radici e erbe destinate a mantenere in vita Qubec. Il
19 luglio 1619 tre navi dei fratelli Kirke gettano l'ancora di fronte alla
citt. La guarnigione francese non pu fare altro che arrendersi.
I Francesi sono trasportati in Inghilterra, mentre gli Inglesi prendono il
loro posto sulle rive del San Lorenzo. Ma una lieta sorpresa attende Champlain
al suo arrivo a Portsmouth: il 24 aprile di quello stesso anno  stata firmata
a Susa la pace fra Inglesi e Francesi. La conquista del Canada, avvenuta tre
mesi dopo la firma del trattato,  considerata nulla e non avvenuta. Ci
vorranno per tre anni di trattative prima che, il 29 marzo 1622 a
Saint-Germain-en-Laye, i rappresentanti dell'Inghilterra accettino di
restituire il Canada ai Francesi.
Il re manda subito Emery de Caen a rioccupare Qubec. Champlain, ormai
sessantenne, redige intanto una Storia del Canada, che pubblica aggiungendovi,
in appendice i Conseils pour les bons mariniers. Il richiamo della Nuova
Francia si fa di nuovo sentire: l'ormai vecchio Champlain riparte dunque nel
marzo del 1633 per il suo dodicesimo e ultimo viaggio.
Dopo quattro anni di assenza, il padre del Canada ritorna a Qubec. La
situazione  tutt'altro che brillante: il villaggio  in rovina, gli Irochesi
cominciano a rifarsi vivi e i Montagnais e gli Algonchini hanno imparato dagli
Inglesi a bere alcoolici: l'acquavite, sino ad allora sconosciuta agli
Indiani, fa strage nelle trib, a poco a poco decimate dalle distribuzioni
troppo generose di questo primo veleno portato dai Bianchi.
Champlain ci mette due anni per riorganizzare le cose. Nel 1634 estende verso
l'interno il dominio francese, installando un forte a Trois-Rivires. E' solo
in quell'anno che la Compagnia dei Cento Associati comincia a far sentire la
propria azione con l'arrivo di duecento coloni dei due sessi. Ma la
popolazione francese nella colonia  tuttora molto limitata e Champlain
continua a invocare rinforzi che non ottiene mai. Ad ogni modo quei due anni
sono gli anni della ripresa: giungono nuovi agricoltori dalla Normandia e da
altre regioni della Francia, i coureurs de bois, come Jean Nicolet,
soprannominato dagli Indiani Ascirra, cio Due volte uomo, o superuomo, aprono
la strada dell'oro, sempre mirando alla mitica via dell'oriente; sul piano
religioso, i Gesuiti sostituiscono i Francescani, la conversione di un indiano
vale pi della conquista di un impero, e si cerca persino di riprendere gli
insediamenti nell'Acadia, dove si stabilisce, per ordine del cardinale
Richelieu, Isaac de Razilly alla testa di trecento persone.
Ma la morte  vicina, tanto per Razilly che per Champlain. Il padre del
Canada, attraversando la colonia, pu vedere i progressi
dell'evangelizzazione, le terre intorno ai villaggi arate dai coloni, la
penetrazione francese svilupparsi di anno in anno. Champlain dirige il Canada
con fermezza, ma anche con molta umanit. Bianchi e Indiani sanno ci che gli
devono, quando un mattino d'ottobre del 1635 il luogotenente generale 
colpito da paralisi. Gli vengono praticati subito dei salassi e il male sembra
non progredire. Durante gli ultimi giorni di sole Champlain si fa portare in
giardino da dove contempla per l'ultima volta i Laurentides coperti da nuvole
minacciose, e le fattorie in costruzione intorno alla sua Qubec. Il 25
dicembre, giorno in cui nacque Ges Cristo,  scritto nella relazione dei
Gesuiti, Monsieur de Champlain, nostro governatore,  passato a miglior vita.
Samuel Champlain si spegne, dopo aver profuso tutte le sue energie nella
colonizzazione del Canada ma il suo  solo un inizio. Molti ostacoli si sono
presentati di fronte a lui: alcuni di questi egli  riuscito ad abbattere, ma
molti altri hanno resistito alle sue idee e alla sua appassionata difesa della
Nuova Francia.
Inglesi e Irochesi non sono riusciti a impedire l'insediamento dei coloni
francesi. Qualche commerciante di Plymouth o di Londra si fa ancora vedere,
all'epoca in cui muore Champlain, sulle rive del San Lorenzo; ma vengono solo
come commercianti, sperando tutt'al pi in lontani e vaghi progetti di
riscossa in Canada attraverso un'alleanza con gli Irochesi.
In realt la peggior nemica di Champlain  stata la Francia. Navigatore,
geografo, esploratore, etnologo, egli ha fornito alla metropoli tutti gli
elementi necessari alla comprensione del problema. Solo Richelieu lo ha
ascoltato; eppure anche lui gli rifiuta, pochi mesi prima della morte del
governatore, centoventi uomini necessari per combattere gli Irochesi. Cond ha
accettato di proteggere la colonia solo per denaro o per ambizione di
prestigio; madame de Guercheville per fare un'opera pia; Enrico IV per
capriccio e senza riuscire a imporre a Sully, tutto preso dagli affari
europei, una continuit nella politica americana; i mercanti per le pellicce;
molti altri per puro interesse personale. Terra incolta da quando nacque il
mondo, come la definiscono i Gesuiti al loro arrivo, la colonia non ha
accolto, in un quarto di secolo, che un pugno di emigrati: cinquecento in
tutto, forse mille quando muore Champlain.
Eppure la Francia era allora uno dei paesi pi popolosi d'Europa. Ma niente
spinge i Francesi ad espatriare:  innanzitutto una questione di carattere,
poi diverse settimane di viaggio sull'Atlantico fanno paura a molti, inoltre
la prospettiva non del tutto immaginaria di passare qualche mese sulle galere
inglesi o nelle stive delle navi dei pirati non contribuisce certo a
incentivare l'emigrazione. Questo Canada, in realt, non  un luogo
pericoloso? una specie di periferia dell'inferno? Questa pi o meno  l'idea
che se ne fa la maggior parte dei parigini. Le descrizioni idilliche di
Cartier e di Champlain sono lette solo da un'esigua minoranza di funzionari o
di curiosi.
Ci potrebbe essere un rimedio alla scarsa consistenza della emigrazione in
Canada: basare la formazione della popolazione sui meticci. E' un'idea ardita,
ma di fronte alla quale Champlain non arretra. Nel 1632, durante la
consacrazione dei luoghi in cui sorger la localit di Trois-Rivires, egli si
rivolge agli Indiani presenti, che non considera pi selvaggi. Quando questa
grande casa (Trois-Rivires) sar costruita, allora i nostri giovani
sposeranno le vostre ragazze, cosicch saremo un solo popolo! Un gesuita,
presente in quella occasione, riferisce che ascoltando le parole del capo
francese gli Indiani si erano messi a ridere e, al momento del commiato, gli
avevano detto: Ci dici sempre qualche bella parola per rallegrarci... Se
avvenisse cos, ne saremmo felici... Cos non avvenne... Champlain lascia ai
posteri una colonia che il suo compagno Charleboix cos descrive: un paese che
non pu ancora camminare con le proprie gambe, in cui la presenza francese
esiste solo qua e l in punti isolati, in mezzo a immensi territori tutti da
dissodare: Il forte di Qubec, circondato da alcune brutte case e da qualche
baracca; due o tre capanne nell'isola di Montral, altrettante forse a
Tadussac e in pochi altri punti lungo il San Lorenzo, che servono pi che
altro per la pesca e il commercio, un embrione di insediamento a
Trois-Rivires e le rovine di Port-Royal nell'Acadia: ecco che cosa  la Nuova
Francia. Questo  tutto il frutto delle scoperte di Verrazzano, di Jacques
Cartier, di Roberval e di Champlain nonch delle grandi spese del re e di un
gran numero di Francesi, che avrebbero potuto produrre una grande colonia se
gli sforzi fossero stati ben coordinati.
Dopo la morte del padre del Canada, le grandi idee che egli aveva concepito
non furono dimenticate. Ciononostante nei trent'anni successivi il popolamento
della colonia non far alcun progresso. Bisognerebbe che venisse molta gente
in questo paese, dice Pierre Boucher, un abitante di Qubec, ma la sua voce
non  pi ascoltata di quella di Champlain. In cambio, l'esplorazione e
l'evangelizzazione faranno passi da gigante. Nel 1640 padre Vimont scrive
parole che danno la misura delle ambizioni dei pionieri: verr giorno in cui
l'uomo dominer dal mare del Nord sino al mare del Sud e sino all'estremit
del mondo conosciuto; dal San Lorenzo, che  il primo fiume del mondo, sino ai
confini del mondo, sino agli estremi limiti d'America, sino alle isole del
Giappone e oltre...
Coureurs de bois e missionari sono i primi a impegnarsi nell'estensione
sistematica della zona conosciuta. Seguendo l'esempio di Samuel Champlain, i
suoi ufficiali aprono la strada dei grandi laghi. Figure eccezionali di
avventurieri sorgono da quel piccolo gruppo di uomini, come Jean Nicolet:
mandato per due volte di seguito in missione di pace presso la lontana trib
degli Unipigoni, questo giovane normanno, accompagnato da qualche Urone, si
allontana sino a tre giornate di canoa dal Wisconsin. Lungo tutte le
quattrocento leghe che percorre al di l dei limiti della zona conosciuta,
porta sempre con s un vestito di damasco cinese, ricamato con fiori e
uccelli, perch spera, anche lui, di trovare il passaggio per l'Oriente...
Francescani e gesuiti, da parte loro, spaziano per un raggio di parecchie
miglia intorno alle loro missioni e in questo modo rilevano la posizione di
numerosi laghi che sono disseminati attraverso tutto il Canad. Man mano che
le esplorazioni procedono, si va precisando la carta di un grande impero. Ma
se l'uomo  riuscito a spezzare il mistero e gli ostacoli delle immense
foreste, non  andato oltre: i suoi simili sono troppo poco numerosi per
popolare gli sconfinati territori cos scoperti.
L'epopea religiosa si sviluppa ancor pi rapidamente, perch non le manca
certo il materiale umano: gli Indiani sono gli oggetti dell'evangelizzazione,
che viene promossa da due tipi diversi di missioni, a seconda che la trib 
nomade o sedentaria. Le prime sono seguite nelle loro peregrinazioni da
religiosi che conducono la stessa vita degli Indigeni, non senza sacrifici. Le
altre sono raggiunte da missionari che si stabiliscono nelle vicinanze dei
campi, mirando innanzitutto a suscitare delle vocazioni fra gli Indiani.
In un caso come nell'altro, la guerra irochese intralcia l'azione dei Bianchi.
I Francesi perdono in prestigio ci che i nemici indiani guadagnano in
terreno: gli Algonchini vengono dispersi, gli Uroni decimati. Per quindici
anni gli Irochesi da soli si battono vittoriosamente, mentre i Francesi
perdono via via l'appoggio dei loro alleati pellerossa. Verso la met del
secolo, diversi missionari muoiono fra atroci sofferenze, suppliziati dagli
Irochesi. Ma questi stessi sacrifici e in genere lo slancio missionario
testimoniano la volont dei coloni francesi di creare una vera e propria
nazione nel Nuovo Mondo.
Montral nasce sorretta da questo slancio mistico, concepita come base di
accesso a tre grandi vallate: quella del San Lorenzo; quella di Outaouais
(Ottawa), attraverso cui si raggiunge il lago Huron e la baia di Hudson;
quella di Richelieu verso l'Atlantico. La societ Notre Dame de Montral si
assicura la propriet dell'isola che sorge in mezzo al fiume, fa battezzare
nel 1642 a Notre Dame de Paris la citt da costruire e passa all'azione con
Paul Chomedey de Maisonneuve, che l'anno seguente innalza una grande croce
sulla cima del Mont Royal. Uomini buoni, pieni di cuore, i primi abitanti di
Montral vivono in comunit intorno a una cappella, che  la prima costruzione
nuova accanto alle tre o quattro baracche in rovina che aspettavano da un
secolo i successori di Cartier. L viene fondato il primo collegio religioso
del Canada che, negli anni successivi, mander le prime maestre in tutti i
villaggi della colonia. Nel 1659 il Canada ha il suo primo vescovo Monsignor
de Laval, uscito dal nuovissimo seminario parigino delle missioni...
all'estero.
Nella primavera del 1660, mentre la popolazione totale dei villaggi francesi
supera di poco le duemila anime, avviene un fatto drammatico e che avrebbe
potuto essere decisivo per la sorte della colonia: Qubec, Trois-Rivires e
Ville-Marie rischiano di essere distrutte dagli Irochesi. Il salvataggio dei
tre villaggi, ottenuto grazie al sacrificio di alcuni volontari, provoca una
reazione da parte dei coloni rimasti in vita, che spinger la corte parigina a
prendere in considerazione le necessit del Canada.
Maisonneuve, il governatore dell'epoca, aveva ottenuto due anni prima duecento
soldati di rinforzo, guidati da Adam Dollard, signore degli Ormeaux. Quando
quest'ultimo viene a sapere, all'inizio d'aprile del 1660, che gli Irochesi
minacciano direttamente le tre principali posizioni francesi nella vallata del
San Lorenzo, si offre insieme ad alcuni dei suoi uomini come volontario per
sbarrare l'unica via attraverso cui gli Irochesi potevano attaccare: il San
Lorenzo stesso.
Il governatore accetta il sacrificio dei diciassette valorosi: dal pi giovane
Louis Martin di ventun anni, al pi anziano Aloni de Lestres, di trentun
anni. Il piccolo battaglione di Dollard, raggiunge Long-Salut, dieci leghe a
monte di Montral. In un forte dalle palizzate in rovina, questi uomini, con
l'aiuto di quaranta Uroni, riescono a respingere il primo assalto degli
Irochesi. Ma gli alleati indiani, spaventati dal numero degli attaccanti
decidono di arrendersi. Rimasti soli gli uomini di Dollard resistono agli
Irochesi per ventitr giorni, infliggendo loro dure perdite. Nessun francese
sopravvive, ma gli effettivi nemici sono dimezzati. Questo basta a convincere
gli Irochesi ad abbandonare il loro progetto di cacciare definitivamente i
Bianchi dalla valle del San Lorenzo. Ma l'episodio fa riflettere anche i
Francesi di Qubec, scampati a un tale pericolo.
Coloni e governatore minacciano di rientrare in Francia se la madrepatria non
vorr fornir loro seri mezzi di difesa. Non siamo pi ai centoventi uomini
richiesti da Champlain; si tratta questa volta di rivedere tutta la situazione
dei coloni in Canada. Costoro hanno un portavoce autorevole nella persona di
Pierre Boucher, che batte alla porta dell'intendente alle finanze, al Louvre,
con la forza e la sicurezza dategli da trent'anni di esperienza canadese e
dalla decisione dei coloni di definire la questione. In vent'anni i Francesi
hanno progredito nella colonizzazione del San Lorenzo meno di quanto abbiano
fatto gli Anglo-Americani lungo tutte le coste atlantiche su cui si erano
insediati. Il Canada ha perso tanti uomini e disperso tante energie che ora
sono al limite del tracollo.
A questa situazione critica corrisponde, per la prima volta, una salute
fiorente della madrepatria. Finalmente la Francia sembra disposta a
intraprendere una politica coloniale. All'interno come all'esterno del paese
regna la pace. All'interno, l'abile Mazarino  riuscito a domare le due
fronde: quella dei principi e quella dei borghesi. Egli ha riorganizzato sulla
base di una sana gestione finanziaria tutta la macchina statale. Il suo
successore al timone del paese non  certo inferiore a lui: il suo nome 
Colbert. Quanto al re, Luigi XIV ha ventidue anni nel 1660 e se, come dice
Saint-Beuve, ha solo del buon senso, bisogna dire che ne ha molto. Luigi XIV
vuole che si agisca direttamente nel Canada, in quanto la colonia  un
complemento organico dello Stato: il sistema della compagnia intermediaria
adottato da Richelieu  sorpassato. Il re, come Colbert, ha una visione
politica fatta di ordine e di simmetria. La pace all'estero gli permette di
potenziare la marina, fattore essenziale dello sviluppo di un grande
commercio, il quale poi  la fonte della prosperit.
Le Relations dei Gesuiti e la Storia del Canada portate da Boucher,
risvegliano l'attenzione del re e del suo ministro per la colonia. Due uomini
di fiducia del sovrano vengono mandati in Canada per verificare la fondatezza
delle richieste dei coloni. Cos, un certo de Monts nel 1662 e un certo signore
di Gaudais, l'anno successivo, gettano le basi di un sistema politico ed
economico intelligente, la cui prima applicazione  la nomina di un
intendente. Champlain, dopo Cartier, aveva insediato la Francia sul San
Lorenzo; Talon, dopo Champlain, rafforzer l'insediamento.
L'uomo di primo piano di cui la colonia ha bisogno, Colbert lo individua
nell'intendente all'Esercito. La Turenna, come del resto le Fiandre e lo
Hainaut, che egli aveva amministrato precedentemente, non possono se non
lodare l'opera di Talon. Jean Talon  l'azione fatta uomo, dinamico e sempre
pieno di idee nuove: il Colbert del Canada.
Le consegne che gli vengono date sono semplici. Il re gli dice: Fate della
Nuova Francia una colonia forte e prospera. Questa volta non si risparmia sui
mezzi necessari: il luogotenente generale, marchese di Tracy, sbarca a Qubec
col reggimento di Carignano, forte di mille e duecento uomini. Trecento nuovi
coloni, con le loro famiglie, arrivano nel 1663, e altrettanti l'anno
successivo, con cavalli e strumenti agricoli. In dieci anni il Canada vede
triplicare la propria popolazione bianca, che in venti anni diventa sei volte
pi numerosa per raggiungere, nel 1685, la cifra di dodicimila e duecento
abitanti.
Il primo risultato della nuova politica  quello di placare gli Irochesi. Nel
1666 un piccolo esercito francese di mille e trecento uomini li impressiona
talmente da convincerli a stabilire una pace che durer per diciotto anni. La
colonia comincia a respirare. Da una estremit all'altra delle terre
esplorate, i Francesi ritrovano un prestigio che era andato scemando in
seguito alle sconfitte dei loro alleati indiani e al loro stesso immobilismo.
L'elenco degli alleati dei Francesi diviene impressionante: dagli Esquimesi
del Labrador alle trib del Mississippi, la stragrande maggioranza degli
indigeni  conquistata tramite i contatti amichevoli degli esploratori. Gli
Inglesi, dal canto loro, puntano sugli Irochesi: si alleano con ognuna delle
sei nazioni irochesi. Da una parte e dall'altra,  vero, la vendita di armi e
l'introduzione dell'alcool fra gli Indiani sono da segnarsi al passivo della
colonizzazione. In effetti sia gli Inglesi che i Francesi mancano di una
coerente politica nei confronti degli Indiani. I metodi usati da alcuni
missionari per l'evangelizzazione non corrispondono a una visione di insieme.
Poi, ognuna delle due parti ha i suoi buoni e i suoi cattivi indiani: man mano
che l'opposizione franco-inglese si acutizza, gli Europei concepiscono e
sviluppano i rapporti con gli Indiani in termini militari.
Quanto agli sforzi di trapianto di coloni dalla Francia, se il numero degli
emigrati  aumentato, resta tuttavia insufficiente. Gli Inglesi, sulle coste
dell'Atlantico, sono pi di centomila: i Francesi, in tutto il Canada
esplorato, sono otto volte meno numerosi. L'impero francese dell'America del
Nord si estende, in teoria, dalle rive della baia di Hudson e dal Labrador
sino al Messico. I pionieri della scoperta hanno tracciato intorno ai
possedimenti inglesi un arco che limita sulla carta l'espansione britannica
verso l'interno del continente. Ma chi segue Jolliet e Marquette sino al
centro del continente, Cavelier de la Salle sino alla Nouvelle Orlans,
l'attuale New Orleans, La Vrendrye verso le Montagne Rocciose, Saint-Simon e
Albanel sino alla baia di James? Tutt'al pi l'immaginazione dei pi
sognatori, come lo stesso Jean Talon, che spera di creare un impero francese
che si estenda dai grandi laghi sino alla foce del Mississippi, grazie a una
catena di postazioni coloniali. Molte di queste postazioni verranno
effettivamente fondate, ma nessuna di loro costituir l'embrione di cittadine
pi grosse o almeno paragonabili a quelle che sono sorte, non senza
difficolt, sul San Lorenzo.
La vecchia colonia, cos detta per distinguerla dalle nuove scoperte,
finalmente progredisce. Dal punto di vista commerciale, la Compagnia dei Cento
Associati  stata sciolta e i privilegi ad essa un tempo accordati, sono ora
distribuiti in varie mani. Cos, ad esempio, una Compagnia delle Indie
Occidentali si vede affidare il monopolio della vendita delle pelli per
l'Europa e fa affari persino con la Russia. A Qubec si aprono per iniziativa
del re alcuni cantieri navali. Inoltre anche altri prodotti vengono esportati,
come il tabacco, che poco alla volta soppianta quello della Virginia.
Dal punto di vista amministrativo, vengono create nuove strutture. Per
esempio, nel 1634 Trois-Rivires riceve un proprio governatore. Nella
capitale, la divisione dei poteri introdotta da Colbert crea qualche
difficolt. L'intendente  responsabile della politica e della diplomazia
della colonia, nonch della concessione di nuove terre. Il governatore si vede
attribuire quel poco che resta e non  ormai pi, per dirla con Madame de
Svign, nient'altro che pompa, squilli di tromba e violini. Spesso sorgono
contrasti nella direzione della colonia e molti governatori in disaccordo
devono ripartire per la Francia, richiamati da Versailles.
In effetti la colonia resta saldamente in mano alla corte... Jean Talon, che
si  scontrato tanto coi Gesuiti che con il governatore Courcelles, 
richiamato in Francia insieme con quest'ultimo, dopo sette anni di eccellente
servizio. Persino quelli che sono in disaccordo con lui, confessano di essere
dispiaciuti del richiamo di Talon: Eternamente, si legge nelle Relations dei
Gesuiti, spereremo nel ritorno di Monsieur Talon, in modo che si possano
portare a termine i progetti da lui intrapresi per il bene di questo paese.
Talon, che fu segretario di Mazarino,  il tipico onest'uomo dell'epoca, la
cui probit era per spinta al massimo grado. Amministratore illuminato e
coscienzioso, port a termine un'opera veramente mirabile, studiando
personalmente tutti i problemi della colonia. Cos al momento della partenza
pu affermare a buon diritto: ho aperto la porta al lavoro futuro. Con lui, in
effetti, il Canada si  dato buone basi di partenza. Ma la sproporzione fra la
popolazione delle nazioni inglesi e francesi da una parte e quella delle loro
colonie americane rimane enorme. Tutti gli sforzi di Talon, insediamento sul
posto degli ufficiali dopo il periodo di servizio, distribuzione di terre,
immigrazioni di contingenti di ragazze da marito, non bastano a colmare la
distanza: una Francia con 19 milioni di abitanti ha mandato in Canada
dodicimila coloni a tutto il 1682; un'Inghilterra con 9 milioni di anime ha
mandato oltremare alla stessa data ben duecentomila uomini.
Fra i due paesi regna allora la pace. In un'Europa dominata dal potente Re
Sole, Carlo II d'Inghilterra  costretto a mantenere buoni rapporti col
sovrano francese. Si arriva addirittura, seppur per un breve periodo, a
concludere un'alleanza. Ma questo clima distensivo cessa quando, nel 1688,
Guglielmo d'Orange sale sul trono, dopo la rivoluzione che ha cacciato Giacomo
II duca di York, successore di Carlo II. Uno dei suoi primi gesti  quello di
costituire la Lega di Augusta, escludendone la Francia. Da quel momento inizia
il dramma canadese, che si svolger in quattro fasi, corrispondenti ad
altrettanti periodi di guerra sui campi di battaglia di Europa e sui mari,
dove l'Inghilterra sembra imbattibile. Gli ultimi anni del XVII secolo non
producono avvenimenti di rilievo: pi che di guerra si tratta di guerriglia,
alla periferia dell'Acadia e del Canada. Per dieci anni il conte di Frontenac
 riuscito a tenere gli Irochesi fuori dai territori francesi. Intanto, per,
tramite alleanze con gli Indiani, gli Inglesi cominciano ad intervenire negli
affari canadesi. Quando Guglielmo D'Orange succede a Giacomo II, la guerra
viene dichiarata apertamente e gli Inglesi di America non hanno pi bisogno di
intermediari: combattono ora apertamente i Francesi. Colpi di mano su
Terranova e le sue zone di pesca, saccheggio delle postazioni dell'Acadia,
cattura di navi cariche di pellicce... I canadesi rispondono nel 1686:
violando i possedimenti inglesi, una colonna di un centinaio di uomini parte
da Montral verso il nord, si apre una strada attraverso la foresta e
distrugge tutte tranne una, le postazioni nemiche nella baia di Hudson.
La risposta a questa incursione vittoriosa  una vera carneficina. Nella notte
del 4 agosto 1689 un migliaio di Irochesi devasta il villaggio francese di
Montral. Due interi distaccamenti del reggimento di Carignano trovano la
morte in quella occasione, oltre a centinaia di coloni.
A est, gli abitanti di Boston si considerano in Acadia come a casa loro: vi
esercitano liberamente il commercio e tengono in pugno tutta la vita
economica. Dato che la capitale, Pantagouet,  stata occupata dai corsari,
Port-Royal prende il suo posto. Ma anche Port-Royal  attaccata nel 1690, il
suo governatore  catturato e la zona annessa alla Nuova Scozia. Per
riequilibrare la bilancia, Frontenac decide di attaccare a sud: sotto la guida
di Le Moyne d'Iberville, sorpannominato poi il Cid canadese, i Francesi
devastano diversi villaggi inglesi.
Di risposta in risposta, Sir William Phipps, governatore di Boston, giunge a
ideare una spedizione pi seria: organizza nientemeno che l'invasione della
valle del San Lorenzo. Un bel mattino d'ottobre del 1690, le vele di
trentaquattro navi inglesi si profilano all'orizzonte, sul grande fiume, di
fronte a Qubec. Ma ci vuole ben altro per intimidire Frontenac. All'inviato
di Phipps che gli intima la resa della citt, egli risponde che si difender
con la bocca dei moschetti e dei cannoni. In effetti, gli Inglesi non
insisteranno pi di cinque giorni. La loro flotta riparte col favore della
notte il 21 ottobre. Phipps lascia sulle rive del San Lorenzo, dove ha cercato
di sbarcare, diverse centinaia di morti. La battaglia  costata ai Francesi
trenta uomini.
A poco a poco, Frontenac e d'Iberville riprendono l'iniziativa: Terranova 
riconquistata e le fregate inglesi temono ormai il confronto in mare con le
navi francesi, che pure sono inferiori per numero e armamento.
La prima fase della guerra dichiarata si conclude nel 1697 sul continente e
contemporaneamente in America. Luigi XIV esce senza danni da un conflitto
pericoloso. Gli  confermato il possesso dei punti chiave della costa canadese
a Terranova, in Acadia e persino nella baia di Hudson. Pure confermati sono i
suoi diritti sulla Luisiana. E' in quel periodo per che si spegne Frontenac,
dopo aver raggiunto la gloria militare.
La pace dura solo cinque anni. Dal 1702 al 17I3, l'Acadia  di nuovo terreno
di battaglia, mentre continui scontri oppongono marinai francesi ed inglesi.
La grande guerra indiana, invece, si  conclusa proprio in quegli anni: a
Montral, sul luogo in cui sorgeva l'antica Hoscelaga di Cartier, il
governatore de Callires vede coronata da successo la sua paziente politica di
pacificazione. Mille e trecento indiani, Algonchini, Uroni, Irochesi,
Ouataouais, ecc., si riuniscono per stipulare la pace fra di loro e con i
Francesi. In una sala appositamente costruita, i rappresentanti di 38 nazioni
s'impegnano reciprocamente a mantenere la neutralit. Un tomahawk, ascia di
combattimento, viene sotterrato solennemente. Il trattato, che sar conservato
negli archivi del Quai d'Orsay, viene firmato dal governatore francese e le
varie nazioni indiane vi appongono i loro simboli tradizionali: il calumet dei
Giuani, il capriolo degli Abnaki, il forcone degli Oneida, il ragno degli
Onondaga... I prigionieri di ogni trib vengono liberati e ci si separa al
rumore delle casse, cio al suono dei tamburi.
In cambio i cannoni tuonano di nuovo sulla costa. Nel 1703 Pentagouet,
l'antica capitale dell'Acadia, ricade in mano degli abitanti di Boston, che
assediano anche Port-Royal per parecchi mesi. Il fatto  che in Europa 
scoppiato un nuovo conflitto: la guerra di successione spagnola.
L'Inghilterra, che ha preso l'iniziativa sul vecchio continente,  abbastanza
forte da potersi permettere di mandare rinforzi ai suoi sudditi d'America. Nel
1710 il difensore di Port-Royal, Subercase, ha solo trecento uomini da opporre
ai tremilacinquecento attaccanti guidati da Nicholson. La resa  inevitabile.
I Francesi, guidati ora dal marchese di Vaudreuil, rispondono con una guerra
impostata sugli scontri isolati. Ma intanto i Bostoniani preparano una nuova
spedizione su Qubec, incoraggiati dai successi in Acadia. Decisi a prendere
la capitale a tutti i costi, essi preparano un'invasione dall'interno, lago
Champlain e valle di Richelieu, che dovrebbe accompagnare il tradizionale
attacco attraverso il fiume.
Vaudreuil con circa cinquemila uomini attende con piede fermo la flotta di
ottantotto navi del generale Walker, raccomandando a Dio la colonia... I
giorni passano ma i velieri inglesi non si fanno vedere. Alla foce dei San
Lorenzo nella notte del 22 agosto 1711 si leva una tempesta eccezionale. La
flotta di Walker, colta di sorpresa, perde dieci delle sue pi grosse navi,
che vanno a sbattere sugli scogli delle isolette vicine. Milleduecento
ufficiali, soldati e coloni, si era pensato infatti gi anche all'insediamento
civile, muoiono annegati nelle acque del fiume. Sulla riva nord, trovano la
loro tomba due compagnie di guardie della regina, i cui corpi insanguinati, ma
ancora vestiti con le uniformi rosse, giacciono allineati in un'ansa del
fiume. E' una immagine che lascia prevedere solo disfatte, e lo stato maggiore
inglese non insiste. Walker fa dietro-front, perseguitato ancora dalla mala
sorte: al suo arrivo a Portsmouth, la nave ammiraglia Edgard salta con
quattrocento uomini a bordo. Non si scopriranno mai le cause del disastro.
Quando i Francesi sono informati del disastro inflitto al nemico dagli
elementi naturali, concentrano il grosso delle loro forze nella valle di
Richelieu e sul lago Champlain. Ma Master Nicholson, avvertito del ritiro
della flotta, rif i bagagli ancor pi in fretta di quanto aveva fatto alla
partenza e ritorna anche lui sui suoi passi.
In Europa, la Francia  stanca della guerra. Luigi XIV, dopo mezzo secolo di
regno, continua ad accumulare sconfitte. Dopo Torino, Hochstedt, Oudenarde e
Malplaquet, giunge fortunatamente, a Denain, la vittoria di Villars sulle
truppe del principe Eugenio. All'inizio del 1712 viene firmato un armistizio,
che porta, il 16 aprile 1713, al trattato di Utrecht. La Francia mantiene il
possesso delle province conquistate sul vecchio continente dal Roussillon
all'Alsazia; in cambio deve cedere alla Gran Bretagna la porta del Nord
canadese, la baia di Hudson, e i due battenti dell'entrata del San Lorenzo:
Terranova e l'Acadia. Gli Acadiani che non vorranno prestar giuramento
all'Inghilterra, potranno, in base al trattato, lasciare le loro terre
portando via tutti i propri beni. Potranno stabilirsi nell'isola di Cap
Breton, unico faro dell'estuario rimasto francese, garantendo cos il
passaggio delle navi dirette a ovest.
La pace di Utrecht d alla Francia e al Canada trent'anni di respiro. La
popolazione delle citt del San Lorenzo cresce in quegli anni velocemente,
sino ai novemila abitanti di Qubec e ai seimila di Montral. Il reggimento
Carignano-Salires e la milizia locale vegliano con le armi al piede in quei
trentanni, ma n gli Irochesi, n i vicini Inglesi rompono ufficialmente la
tregua. Sul piano religioso, l'influenza cattolica  totale nelle zone
francesi. L'educazione, gli ospedali, sono in mano alle congregazioni e ai
conventi senza che la popolazione la cui fede  profonda, abbia di che
lamentarsi. I costumi sono morigerati: in Acadia in tutto il periodo della
presenza francese non  stato segnalato n un assassinio n una rapina.
Commercio e artigianato si sviluppano parimenti. Ci si pu ormai vestire dalla
testa ai piedi con prodotti fabbricati sul luogo. Anche l'alimentazione 
totalmente canadese e la produzione locale  sufficiente per i bisogni della
colonia. In breve la vita continua senza contraccolpi. In realt ci sarebbero
tutte le condizioni perch la colonia fiorisse mirabilmente se solo la Francia
pensasse veramente ad assicurarsi un avvenire in Canada. Trent'anni di pace
sono un'occasione da non farsi sfuggire. La Francia invece se la lascia
scappare.
Alla morte di Luigi XIV, nel 1715, sarebbe ancora possibile correggere, con
l'immigrazione di nuovi coloni, con l'investimento di nuovi capitali e con una
ferma volont di sviluppo, gli effetti nefasti del trattato di Utrecht. La
colonia  praticamente privata dei suoi sbocchi naturali sull'Atlantico. Al
centro del paese, il territorio degli Irochesi, oggi neutrali,  posto sotto
il protettorato britannico e un giorno pu ritornare a essere la base di
un'azione nemica. Ma Parigi non avr mai una visione realistica dei problemi
del Canada, n una mente abbastanza lungimirante da promuovere una politica
coloniale che non sia quella di routine.
A Qubec non si fa che eseguire meccanicamente gli ordini ricevuti dalla corte
di Parigi. L'era dei grandi funzionari che, ad ogni occasione, attraversavano
l'Atlantico per far sentire la voce dei coloni,  ormai passata per sempre.
Gli amministratori che si succedono: Beauharnois, Bgon, Hocquart, Vaudreuil,
sono uomini mediocri, che mancano di autorit sui coloni e di influenza sulla
corte. Onesti esecutori, non sanno esigere dalla Francia i mezzi necessari per
condurre una politica che sia almeno un po' lungimirante. Bourlamaque,
compagno di Montcalm, attribuir in gran parte la perdita della colonia alla
pochezza dei suoi amministratori.
Le ristrettezze finanziarie giocano inoltre un ruolo importante
nell'imbrigliare la volont politica della metropoli. Dopo la guerra di
successione spagnola i grandi Stati europei attraversano tutti momenti di
difficolt finanziaria. La carta moneta si svaluta. Le entrate sono
insufficienti per coprire l'enorme debito pubblico provocato da cinquant'anni
di guerre. Le ripercussioni di questa situazione si fanno sentire anche
oltremare: nel 1727 a Versailles un funzionario scrive che le spese fatte dal
re nella colonia sono talmente elevate che c' pericolo che Sua Maest non sia
in grado di continuare a spendere tanto. Vent'anni dopo, Maurepas esprimer
questa opinione: Se le altre colonie fossero costate proporzionalmente la met
di ci che  costato il Canada, non sarebbe rimasto nel tesoro reale nemmeno
di che armare una nave. Nel frattempo le finanze del re sono per riuscite a
far fronte alle spese della guerra di successione polacca e, con l'avvento di
Luigi XVI, si preparano ad assumersi i costi di una nuova grande guerra
europea...
Certo, la vita  dura e cara in Canada, e gli abitanti sono poveri. Certo le
imposte tradizionali come la taglia e la capitazione non sono mai state
riscosse. Ma i Canadesi pagano il quarto del castoro, cio i prodotti della
caccia e del commercio delle pelli, i diritti di entrata e... di uscita sulle
merci. La colonia trova dei difensori in ogni epoca. L'intendente Dupuy: Senza
il Canada, non ci sarebbe pi pesca; senza pesca, niente pi marinai; senza
marinai non ci pu essere una flotta e senza flotta niente commercio.
L'intendente Hocquart: Credo si possa dire con sicurezza che il Canada  molto
utile allo Stato... e che potr divenirlo ancora di pi se Sua Maest vorr
aiutarci.
Lo stesso concetto  ribadito, anni dopo, da Bougainville, nelle sue Memorie:
Sarebbe facile per chi si intende di finanze dimostrare che il commercio e il
consumo di derrate che si svolge in Canada frutta al re in tempo di pace molto
di pi di quanto egli spende per la colonia.
Forse che la Francia  autosufficiente al punto da poter fare a meno della
colonia? In effetti, si direbbe che a Versailles si pensi che ogni progresso
del Canada si traduca in un impoverimento della metropoli. Tant' vero che un
ministro ha detto apertamente di considerare perduti per lo Stato quei pochi
militari inviati ogni anno per rafforzare le guarnigioni del San Lorenzo. Gi
all'indomani del trattato di Utrecht, nel 1713 Robert Challes, che fu
funzionario di Colbert, aveva visto giusto: Dio voglia che io sia un cattivo
profeta ma prevedo che Qubec e il Canada finiranno presto in mano agli
Inglesi e che il trattato di Utrecht coster molto sangue o addirittura che la
Nuova Francia far presto parte della Nuova Inghilterra.
Terza fase del lungo conflitto: quando nel 1744 Luigi XV dichiara guerra
all'Inghilterra, i Bostoniani gi pronti da tempo, piombano su Louisbourg, una
piazzaforte avanzata sull'Atlantico. Il ministro Pont-chartrain aveva avuto il
merito di organizzare l'isola di capo Bretone, o ile Royale, unica posizione
francese da cui si potesse assicurare il controllo della foce del San Lorenzo.
Nel 1714 Pontchartrain chiede che siano tracciati i piani per una fortezza da
costruirsi nei pressi del piccolo porto di Sainte-Anne e che prender il nome
appunto di Louisbourg. La Francia punta sul trasferimento nell'isola della
maggior parte dei coloni che abitavano in Acadia, ma l'Inghilterra vi si
oppone violando nello spirito e nella lettera il trattato di Utrecht.
Sino al 1728 comunque i lavori proseguono secondo i piani stabiliti. L'opera
viene a costare trenta milioni di lire, una somma favolosa, che per permette
di fortificare un'immensa rada in grado di ospitare sino a trecento navi. Una
citt-fortezza, al tempo stesso sentinella avanzata dell'insediamento francese
e porto commerciale,  dunque sorta in barba agli Inglesi. Louisbourg 
addirittura in gara per divenire il primo porto del Canada ed  gi una citt
delle dimensioni di Qubec. Vi si vive una vita attiva e allegra. Gi questo
potrebbe essere un motivo di preoccupazione per i Bostoniani, famosi per il
loro puritanesimo, ma  ovviamente soprattutto lo sviluppo della citt a
impensierirli...
Sino a quel momento Versailles aveva attuato una politica di amicizia nei
confronti di Londra. Ma ecco che Luigi XVI decide di sostenere con tutte le
sue forze le ambizioni di Federico di Prussia: per appoggiare l'uomo destinato
a divenire il despota illuminato del XVIII secolo, la Francia si lancia in
un'altra guerra contro l'Inghilterra.
Durante l'intervallo di pace che cos si conclude, i vicini, nemici del Canada
e dell'America, non hanno smesso di combattersi di tanto in tanto, senza che i
loro sovrani intervengano. Si  trattato pi che altro di contestazioni di
frontiera, all'estremit di un paese i cui confini sono mal definiti, e di
battaglie navali di secondaria importanza. Anzi, questa piccola guerra sul
mare che non si era interrotta mai, aveva indotto taluni a teorizzare che le
alleanze non si estendevano al mare. Ma tutto ci non era che un preludio a
ci che stava per accadere, dato che ormai le dinastie di Francia e
d'Inghilterra si erano schierate in campi opposti. I Bostoniani possono da
questo momento parlare di Louisbourg come di una spina nel fianco della Nuova
Inghilterra e preparare l'attacco senza tema di complicazioni diplomatiche.
Alla fine di marzo del 1745 due squadre convergono su l'ile Royale. La prima,
forte di quattromila uomini, viene dalla vicina colonia inglese, l'altra,
invece, diretta dal commodoro Warren, trasporta ottomila soldati di Sua Maest
Britannica imbarcati a Plymouth. Ancora una volta la debolezza della marina
francese sar determinante. Per tre settimane le difese di Louisbourg
resistono. Sul San Lorenzo, la mobilitazione per la preparazione della difesa
occupa tutte le energie disponibili e non si trova il modo di inviare rinforzi
al governatore Duchambon. L'unica speranza, dunque, per i difensori di
Louisbourg  riposta nell'arrivo di un aiuto dal mare. Questo aiuto in effetti
arriva. Ma si tratta di un'unica nave, il Vigilant, con meno di cento uomini a
bordo. Che pu il coraggio contro il numero? Dopo aver avuto l'albero
spezzato, in preda alle fiamme, il Vigilant cede e si arrende, come faranno
sette giorni dopo i cinquecento superstiti della guarnigione di Louisbourg.
La notizia della resa getta il panico a Qubec, dove si  persuasi
dell'inevitabilit di un blocco. In Francia si comprende finalmente che per
aver trascurato il mare si rischia ora di perdere per sempre le terre
d'America. Questa volta ci si decide a fare un grosso sforzo: in fretta e
furia viene allestita una potente squadra, il cui comando viene attribuito al
duca d'Anville. Egli pu disporre di settemila uomini imbarcati su ventisei
unit da guerra, con il compito di riprendere Louisbourg, attaccare Boston e
dirigersi poi verso sud per catturare gli Inglesi che controllano diverse
isole nei Caraibi. La Francia questa volta mira lontano, tanto lontano che la
squadra non riuscir nemmeno a portare a termine il primo dei suoi compiti.
Gli stessi elementi naturali che hanno salvato Qubec all'inizio del secolo si
scatenano questa volta contro la flotta del duca d'Anville, che perde la met
dei suoi uomini, decimati dalle tempeste e dallo scorbuto.
Una nuova spedizione, diretta da La Conquire, si concluder altrettanto
tragicamente. Questa volta una flotta inglese sbarrer la strada ai Francesi
prima ancora che lascino le coste spagnole.
Finalmente dopo Fontenoy, la Francia  vittoriosa in Europa. Essa concede ai
nemici la generosa pace di Aix-la-Chapelle. Louisbourg  restituita alla
corona di Francia, ma non si va al di l del ritorno alle posizioni
d'anteguerra. Versailles non chiede nemmeno l'annullamento delle clausole del
trattato di Utrecht sfavorevoli al Canada.
La fase finale del conflitto comincia con la dichiarazione di guerra del 1756.
La guerra durer sette anni. Ma ufficiosamente gli scontri sono ricominciati
in America a soli pochi mesi di distanza dalla firma della pace di
Aix-la-Chapelle. Siccome il governatore La Jonquire, dopo la cattura della
sua flotta,  prigioniero degli Inglesi, il suo posto  stato preso da un
amministratore di prim'ordine, il marchese di La Galissonnire. Costui elabora
un piano di espansione della zona francese, che ricorda i grandi anni di Jean
Talon. Tanto dalla parte dell'Acadia che sui grandi laghi, il governatore ad
interim costruisce delle postazioni di controllo delle vie di accesso e
rafforza le difese delle frontiere pi vulnerabili. Come molti altri canadesi,
egli si rende conto che la Francia con la pace di Aix-la-Chapelle in Europa ha
lavorato per il re di Prussia, cedendo tutte le sue conquiste, e in America
per il re d'Inghilterra, firmando una pace svantaggiosa. Nel 1749 La
Galissonnire invia un primo contingente di soldati e di coloni nella valle
dell'Ohio, che non  menzionata da nessun trattato. Da tempo mercanti di
pellicce inglesi vi praticano i loro traffici, ma non c'era mai stata una
presa di possesso ufficiale. Installarsi nella valle dell'Ohio significa
turare una falla nello scudo difensivo della colonia. Chi infatti potrebbe
ignorare che questa pace provvisoria non  che l'anticamera di un'altra
guerra?
Questa guerra fu spietata per tutti, ma soprattutto per gli undicimila
Acadiani di origine francese. Da quando  divenuta terra inglese, la verde e
ridente Acadia  sempre stata considerata dai governatori inglesi pi o meno
come una palla al piede. Londra non  riuscita a lungo a definire una politica
precisa, e non si  mai decisa fra la possibilit di mantenere gli Acadiani
francesi nelle loro terre e quella di sostituirli con dei buoni protestanti.
I giuristi di Sua Maest Britannica, in attesa di una decisione, hanno redatto
il testo di un giuramento di pacificazione pieno di sottintesi e di riserve,
che certi Acadiani si sono rifiutati di sottoscrivere, mentre altri, pur di
ottenere un po di quiete, hanno accettato per disperazione. Nel 1730 questi
ultimi, come premio della buona volont dimostrata, hanno ottenuto il diritto
di rimanere neutrali nell'eventualit di una nuova guerra franco-inglese. Ma
le vessazioni cui erano sottoposti in campo religioso, in quanto papisti, non
erano certo tali da ispirare fiducia. Ne deriv un clima pesante e una sempre
maggior diffidenza degli Inglesi nei confronti di questi sudditi inglesi di
origine francese.
Poco dopo il 1750, Lawrence, governatore della Nuova Scozia, nome inglese
dell'Acadia, fa prevalere a Londra un nuovo punto di vista: la regione  bella
e ricca, ma i Francesi che la abitano non sono dei sudditi leali. La Gran
Bretagna pu dunque sostituirli in qualche anno con Inglesi venuti dall'Europa
e trasformare finalmente, non solo sulla carta, l'Acadia in New Scotland...
Per far questo, bisogna preparare la deportazione massiccia dei Francesi dalla
zona. Il segreto sui preparativi viene mantenuto gelosamente sino al giorno
del settembre 1755 in cui i quattrocentodiciotto uomini del villaggio di
Grand-Pr sono concentrati dai soldati in armi nella chiesa del villaggio. Il
colonnello Winslow spiega a quegli Acadiani impauriti che il re d'Inghilterra
non pu accettare pi a lungo la diffidenza da loro dimostrata nei confronti
delle istituzioni inglesi e la loro palese cattiva volont nel divenire leali
sudditi britannici. Perci le terre, le abitazioni, il bestiame, gli attrezzi
agricoli e ogni altro bene degli Acadiani, eccettuati il denaro e i mobili,
sono confiscati dalla corona britannica. Quanto alle loro persone,
indipendentemente dalla et e dal sesso, saranno portati via dalla provincia.
La presenza di forti contingenti di truppa impedisce ogni resistenza. A
Grand-Pr come altrove i Francesi non possono far altro che obbedire. Per
toglier loro ogni desiderio di ritornare sulle loro terre, i soldati
incendiano le fattorie, le stalle e gli edifici annessi, gli ufficiali inglesi
tengono un conto preciso delle entrate in bestiame e degli edifici incendiati.
Alcuni giovani si danno alla macchia e raggiungono poi l'Ile Royale. Gli
altri, circa settemila, sono imbarcati a bordo di navi che li disperderanno in
piccoli gruppi nelle colonie inglesi, dal Maine alla Carolina del Sud.
All'annuncio di questo dramma e alla vigilia del grande conflitto, Francia e
Inghilterra reagiscono in modo sintomatico. La Francia si considera
innanzitutto una potenza continentale. Essa teme pi di ogni altra cosa una
perdita di prestigio e di influenza in Europa, preoccupandosi in primo luogo
della difesa del suo territorio, mentre le colonie contano poco ai suoi occhi.
Voltaire all'indomani del terremoto che distrugge Lisbona, nel 1756, arriva al
punto di scrivere: Je voudrais que le tremblement de terre eut englouti cette
misrable Acadie au lieu de Lisbonne.. Avrei preferito che il terremoto avesse
inghiottito quella miserabile Acadia, piuttosto che Lisbona.
L'Inghilterra invece entra in guerra con la Francia con ambizioni americane.
Il suo sguardo spazia lontano. La guerra dei Sette Anni le fornisce un ottimo
pretesto per impossessarsi del Nord America a spese della Francia. Versailles
ha cercato invano di evitare lo scontro. Londra, per restare neutrale in
Europa, chiedeva i territori dell'Ohio recentemente occupati dai Canadesi; la
neutralizzazione dei grandi laghi, che da due secoli erano una via di
comunicazione francese; la demolizione di una serie di porti e l'espansione a
spese di Qubec dei territori dell'Acadia, su cui esercitava la propria
sovranit. Mentre le trattative vanno per il lungo, gli Inglesi mandano a
Boston due reggimenti, guidati dal generale Braddock. Quando vengono informati
della cosa, i Francesi capiscono che la guerra  nei piani dei loro
tradizionali nemici... Il ministro della Guerra, Machauld, manda dunque in
Canada un piccolo esercito di tremila uomini, agli ordini del barone Dieksau,
un tedesco al servizio del re di Francia.
Gli Inglesi cercavano allora di impedire il passaggio di queste navi che
portavano rinforzi alla colonia, ma non riuscivano a catturare che due
velieri: il Lyle e l'Aride. La data di questa azione ha la sua importanza: 
il 6 giugno, mentre Parigi e Londra sono ancora in pace. Il resto della flotta
francese riesce a passare fra le maglie della rete inglese e sbarca sei
battaglioni a Qubec e a Louisbourg. Gli uomini che compongono queste unit
sono degli esperti soldati dell'esercito regolare francese, agguerriti, ben
addestrati e bene armati. Ma nessuno per questo dimentica allora lo squilibrio
delle forze contrapposte...
Ai primi giorni di bel tempo, alla fine di maggio, una colonna di duemila
inglesi e Rangers lascia la costa della Nuova Inghilterra diretta nell'Ohio.
Braddock, che guida la spedizione, vuole infliggere un colpo mortale a
Fort-Duquesne, una delle piazzaforti francesi. Il comandante inglese non ha
molta esperienza militare nel continente e ci, forse, spiega come l'8 luglio
egli subisca un vero e proprio disastro sul fiume Monongahela, al centro di
una fitta foresta. Braddock dimostra un grande coraggio, i suoi cavalli, tre
volte colpiti, sono per tre volte sostituiti e lui stesso  gravemente ferito,
ma le sue truppe devono battere in ritirata. Un giovane ufficiale americano,
George Washington, copre il loro ripiegamento con i suoi soldati della
Virginia. La rotta dura nove giorni e costa duecento uomini agli
Anglo-Americani. Di fronte a loro, Bougainville ha avuto perdite cinque volte
inferiori.
Questa disfatta  per gli Inglesi un pessimo inizio di quella guerra che
ufficialmente non  ancora cominciata. Ciononostante avr anche delle
conseguenze negative per i Francesi, anche se per ora non ancora visibili. Nel
cuore delle loro foreste, gli Indiani vengono a sapere che una nuova guerra 
iniziata e che i Canadesi prendono il sopravvento. Senza fretta n convinzione
si schierano dalla parte dei pi forti, compresi gli Irochesi. Ma, nel sud, la
minaccia indiana che cos ricompare galvanizza le energie. L'unit americana
si realizza, comprendendo persino le sette contrarie alla violenza, come i
Quaccheri della Pennsylvania. Intorno a uomini come Franklin, non c' niente
da sperare finch i Francesi saranno padroni del Canada, la difesa americana
assume l'aspetto di una crociata. Il cemento che unir una nuova nazione si
prepara a spese dei colonizzatori del San Lorenzo.
In Virginia, i governatori delle province del Massachusetts, della
Pennsylvania, di New York, della Carolina nonch i dirigenti locali
sostituiscono ai piani di guerra di Braddock un vasto piano di attacco
generale contro il Canada. Ma sulla maggior parte dei fronti, i Canadesi e i
regolari Francesi si oppongono in un primo tempo vittoriosamente ai tentativi
dei loro vicini. Poi, a partire dalla fine del 1775, Rangers e Inglesi
cominciano a riportare una serie di successi sul lago George contro Dieksau e
nella regione delle cascate del Niagara.
Nel 1786, Montcalm fa la sua comparsa sul fronte canadese. Esiste infatti una
dualit di comando che i Francesi avrebbero potuto risparmiarsi: il marchese
di Vaudreuil, governatore, mantiene la responsabilit dei piani generali e
dirige le azioni dei miliziani, coi quali del resto i suoi rapporti non sono
buoni, e delle forze navali. Montcalm, da parte sua, comanda i reggimenti
scelti della fanteria reale. E' ufficialmente il comandante in capo, ma in
realt un comandante in capo subordinato, come ebbe a dire egli stesso.
A questa dualit, si aggiunge una diversit di concezione militare. Il
governatore Vaudreuil continua a condurre una lotta fatta di piccoli scontri,
puntando sul colpo di mano pi che su attacchi massicci. Montcalm la pensa
diversamente, in parte per la sua stessa formazione di soldato, arruolatosi a
quattordici anni ha fatto una brillante carriera, ma soprattutto per una
miglior comprensione della situazione:  evidente che questa volta
l'avversario ha intenzione di condurre una guerra totale, potendo contare su
un forte armamento e su effettivi imponenti.
Chouaguen, William-Henry, Carillon, Louisbourg sono i nomi delle quattro
battaglie che precedono, dal 1756 al 1759, l'assalto finale contro Qubec e la
disfatta dei Francesi. Chouaguen  un insieme di tre forti che difendono
l'accesso alla regione del Niagara. Il nuovo comandante in capo ha modo di
dimostrare la sua abilit tattica nell'agosto del 1756, a spese degli Inglesi,
sconfitti con una rapidit fulminea. Dopo la capitolazione della guarnigione,
i tre forti vengono rasi al suolo e il nome di Montcalm diviene famoso.
L'anno seguente il forte William-Henry, postazione avanzata degli Inglesi in
direzione del lago Champlain, subisce la stessa sorte. Nonostante gli sforzi
francesi per evitarlo, gli alleati Indiani massacrano una parte della
guarnigione inglese subito dopo la resa.
Nel 1758 ha luogo la battaglia di Carillon. E' una battaglia in linea,
all'antica, fra gli Americani e gli Inglesi di Abercromby e i difensori del
campo trincerato di Carillon, che difende l'accesso a Montral. Da una parte
un vero esercito di circa sedicimila uomini. Da parte francese, Montcalm,
Bougainville, Lvis, Bourlamaque e tremilatrecento armati dalle provenienze
pi disparate: dai marinai agli Indiani. Per sei volte il nemico parte
all'assalto e per sei volte  respinto. Abercromby  costretto a ritirarsi
vergognosamente la sera dell'8 luglio. Montcalm pu esclamare a buon diritto,
di fronte al valore dimostrato dai Francesi: Che uomini! Non ne avevo mai
visti di cos valorosi...
Se in questo modo si  salvata Montral, quello stesso mese in Acadia comincia
il nuovo assedio di Louisbourg. Da questo episodio Fenimore Cooper trarr
l'ispirazione per il suo libro L'ultimo dei Moicani.
La fortezza dell'ile Royale  stata concepita in modo da resistere ad ogni
assalto. Ma l, il tempo gioca a favore dei quattordicimila regolari del
generale Amherst: dopo due mesi di blocco, l'avamposto francese sull'Atlantico
si arrende.
La sproporzione delle forze contrapposte gioca inevitabilmente a favore degli
Inglesi a Fort-Frontenac sull'Ohio: i tremila uomini del colonnello Bradstreet
annientano gli ottanta soldati del governatore Noyan. In novembre il
comandante del forte Duquesne incendia la sua fortezza, non avendo i mezzi per
difenderla: la successiva perdita dei vari avamposti chiude sempre pi il
cerchio intorno alla colonia.
Montcalm, cosciente dell'approssimarsi di un attacco decisivo, manda nel
settembre del 1758 il suo aiutante di campo Bougainville a Versailles.
Quest'ultimo  latore di un messaggio molto esplicito: la colonia potr essere
salvata solo se truppe fresche e consistenti verranno a rafforzarne la difesa.
Far di tutto per salvare la colonia, sino alla morte, scrive Montcalm. Il
ministro Berryer risponde che bisogna assolutamente conservare un piede nel
Canada, costi quel che costi; che altrimenti sarebbe impossibile riprendersi
un giorno le posizioni perse; che, tuttavia, i tempi sono duri e non 
possibile dare molto: in tutto seicento reclute e un po' di approvvigionamenti
che partono da Bordeaux in febbraio. Il resto della flotta  impegnato nella
preparazione di un grande piano, che potrebbe con un sol colpo salvare il
Canada e assicurare il dominio della Francia in Europa: l'invasione della Gran
Bretagna. Ma il progetto rimarr sempre tale. Berryer avrebbe anche
pronunciato in quell'occasione una frase disgraziata, destinata a diventare
famosa: Quando la casa brucia, non si pu pensare alle scuderie, a cui
Bougainville avrebbe risposto: Si vede bene, signor Ministro, che non
ragionate dal punto di vista del cavallo...
Non resta all'aiutante di campo di Montcalm che ritornare in Canada e portare
al suo capo la testimonianza diretta della confusione che regna a Parigi. Dopo
alcuni successi iniziali, la Francia, che non ha grandi capi militari, subisce
una serie di rovesci. Gli alleati austriaci e russi portano un debole aiuto
alla guerra e la corte  minata dagli intrighi. Choiseul pensa effettivamente
di sbarcare in Inghilterra: E' attraverso Portsmouth e Glasgow che il Canada
sar salvato!
Per ora, per, l'impero si sfascia. L'appello disperato di Vaudreuil segue
quello di Montcalm. Il governatore chiede l'invio di immensi aiuti; se si
continua a combattere alla giornata, deve essere chiaro per tutti che una
battaglia perduta comporta la perdita della colonia e una battaglia vinta non
fa che rimandarla.
Siamo alla conclusione: quel gran ministro che  William Pitt decide di
appoggiare con tutti i mezzi possibili l'azione dei suoi generali in Canada.
Le tre squadre dell'ammiraglio Saunders e del maggior generale Wolfe sono
davanti a Qubec la mattina del 27 giugno 1759. La fregate promesse dal
ministro Berryer sono giunte il mese precedente, sbarcando qualche compagnia,
un po' di munizioni e di viveri. C'erano anche delle medaglie, piccoli ninnoli
che non sostituiscono i fucili mancanti: Vaudreuil viene insignito della Gran
Croce onoraria dell'ordine di San Luigi, Montcalm riceve il titolo di
luogotenente generale, Lvis quello di maresciallo di campo, Bougainville
diviene cavaliere di San Luigi...
N queste onorificenze, n il valore degli uomini potranno salvare la capitale
canadese dal disastro. Gi conosciamo la storia delle ultime drammatiche ore
di Qubec, della lunga speranza e della tenacia dei suoi difensori,
dell'abilit degli attaccanti e della loro rapida vittoria sulle piane di
Abraham.
La mattina del 14 Settembre 1759 alcuni fedeli vegliano le spoglie mortali di
Montcalm, nella chiesa delle Orsoline, mentre tuona ancora il cannone degli
Inglesi. Bougainville non ha potuto essere di aiuto, dato che era stato
informato troppo tardi ed  arrivato alle porte di Qubec quando la battaglia
era ormai conclusa. Lvis apprende la notizia della disfatta mentre  in
missione nei dintorni del lago Saint-Pierre. Bourlamaque tiene l'ormai inutile
ile aux Noix, a nord del lago Champlain. La demoralizzazione prende ben presto
tutti i valorosi ufficiali dello stato maggiore di Montcalm. Qualche stratega
rimprovera al luogotenente generale di aver dato battaglia senza attendere
l'arrivo dei rinforzi; ma i pi qualificati di loro non provano che cordoglio
e ammirazione per il capo scomparso. Cosi Bougainville, che esclama: Che
disastro, dopo una campagna degna del visconte di Turenne! Lvis dir pi
tardi: I generali hanno sempre torto quando sono sconfitti.
Vaudreuil invece non esita ad addebitare alla memoria di Montcalm tutte le
colpe. Osa cosi affermare che la battaglia delle piane di Abraham sarebbe
stata vinta se il comandante in capo non avesse seminato la zizzania tra le
sue truppe, tollerando la pi indecente mancanza di rispetto nei confronti del
governatore e corrompendo i pi virtuosi. Voleva divenire governatore
generale. Sarebbe stato meglio in realt che fin dall'inizio della campagna
fosse stato sostituito alla testa delle truppe di terra...
L'incapacit di Vaudreuil, che non  mai riuscito nemmeno a mettere ordine
negli affari civili della colonia, si manifesta ora sul piano del comando.
Montcalm  morto e i suoi pi diretti collaboratori sono lontani: nessuno si
dimostra capace in queste condizioni di rilanciare le operazioni nelle ore
immediatamente successive all'attacco inglese. Ci si decide solo a evacuare la
capitale, che viene giudicata ormai indifendibile. L'ultima difesa della citt
 costituita da una guarnigione di mille e ottocento uomini, quasi tutti
miliziani, posta agli ordini di Ramezay, un vecchio ufficiale non
particolarmente valoroso.
Del resto Vaudreuil gli lascia solo istruzioni disfattiste: Ramezay non deve
attendere che il nemico prenda Qubec d'assalto. Quando cominceranno a
scarseggiare i viveri, la guarnigione innalzer la bandiera bianca e il suo
capo cercher di ottenere una resa onorevole. Stabilito questo, il
governatore, i funzionari e una buona parte della popolazione si muovono
insieme con le truppe rimaste verso ovest, oltre il fiume Jacques Cartier,
dove  previsto un primo concentramento.
E' allora che compare Lvis. Vaudreuil lo nomina comandante in capo. Lvis
pensa piuttosto a un contrattacco che alla ritirata: raggruppa i fuggiaschi,
avverte Bougainville e prepara il ritorno verso Qubec. Viene mandato un
corriere a Ramezay, per annunciargli l'arrivo di ottocento uomini di rinforzo.
Ma il comandante della piazza di Qubec  un debole: non sa resistere alle
pressioni dei proprietari della citt, che temono di perdere i loro ultimi
beni nel caso in cui si accenda una battaglia. Il 17 mattino gli Inglesi hanno
la sorpresa di ricevere un inviato del capo della guarnigione che offre la
capitolazione di Qubec. Lvis informato del comportamento di Ramezay, esclama
indignato: Non  inaudito che una guarnigione getti le armi senza essere stata
attaccata? Ma ormai  troppo tardi, le porte di Qubec sono aperte agli
Inglesi e la capitale  persa.
L'esercito di Lvis risale il San Lorenzo sino a Mont-ral, rafforzando al suo
passaggio la guarnigione di Trois-Rivires, mentre settemila inglesi si
insediano a Qubec per trascorrervi il loro primo inverno canadese.
Le truppe dei successori di Wolfe sopportano penosamente il duro clima di
Qubec e circa met della guarnigione  colpita da scorbuto. Lvis vuole
approfittare di questa situazione prima che giungano rinforzi da Boston e da
Londra. Perci vuole muoversi non appena il fiume sar libero dai ghiacci. Del
resto anche lui attende truppe fresche, che dovrebbero arrivare dalla Francia
in primavera. Cos, con circa settemila uomini, che sono i migliori di cui pu
disporre, Lvis riparte in direzione di Qubec. Settemila uomini in pietose
condizioni, per... Il blu e il grigio delle uniformi si distinguono a mala
pena, mentre giubbe e cappotti sono a brandelli. Al posto della giberna, una
cartuccera o unicorno da caccia. I miliziani sono vestiti da contadini e la
loro arma  il fucile da caccia. Eppure, questi soldati vestiti di stracci
riporteranno l'ultima vittoria francese in Canada.
Il 28 aprile 1760, nelle immediate vicinanze delle piane di Abraham, intorno
al villaggio di Sainte-Foy, Lvis e Bourlamaque conducono le loro truppe alla
battaglia. L'inglese Murray, difensore di Qubec, dispone male i suoi uomini
lasciandoli esposti al fuoco francese e canadese, e si vede costretto alla
fine a una rapida ritirata abbandonando l'artiglieria. Lvis prepara allora
l'assedio della capitale, deciso a passare all'attacco non appena giungeranno
i rinforzi attesi dalla Francia. Il San Lorenzo sgela il 9 maggio e una
settimana dopo ecco comparire sul fiume le prime vele. Ma, ahim! le navi che
arrivano sono inglesi.
Una fregata francese cerca di affrontare la flottiglia inglese. Il suo
comandante, Vauquelin, di Dieppe, si impegna in una battaglia disperata e
destinata a concludersi tragicamente, mentre Lvis  costretto a togliere
l'assedio a Qubec. Si ritira verso Montral con un migliaio di superstiti,
mentre Bougainville ritarda l'arrivo di una forte colonna di Bostoniani,
battendosi sul fiume Richelieu. Ma i rinforzi inglesi finiscono per passare e
si ricongiungono all'inizio di settembre con gli uomini di Murray.
E' la fine. Alle porte di Montral sono concentrati trentamila inglesi.
All'interno della citt ci sono al massimo duemila combattenti, perch
l'esercito francese ha perso nel frattempo un gran numero di uomini tra quelli
che hanno disertato, quelli che sono fuggiti, quelli che si sono ribellati o
che semplicemente non hanno pi avuto fiducia nella possibilit di salvare la
colonia. L'impero francese del Nuovo Mondo  ormai ridotto a un ultimo
baluardo, difeso dai resti di un esercito in brandelli. Il mattino del 6
settembre, quando i cannoni di Amherst e di Murray cominciano a bombardare
Montral, i difensori della nuova capitale hanno solo quindici giorni di
viveri, e munizioni per un tempo ancor minore. Quanto ai civili, si rifiutano
di prendere le armi: nessuno crede pi nella possibilit di resistere.
Il 7 Settembre 1760 Vaudreuil firma la capitolazione, che si estende a tutta
la colonia. L'ultimo atto dei Francesi  tuttavia un gesto d'onore. Amherst si
rifiuta di accordare gli onori militari al piccolo esercito in brandelli che
attende a testa bassa sotto le mura della citt. Allora, Lvis e i suoi
ufficiali si rivoltano e informano Vaudreuil della loro intenzione di
continuare la lotta fino alla fine nell'isola di Sainte-Hlne, che diverr
cos un giorno il simbolo di una terra aperta a tutti gli uomini... Il
governatore dissuade il comandante in capo dall'arrivare a questo estremo.
Lvis brucia allora le sue bandiere e avanza verso Amherst. Rifiuta di
consegnare a quest'ultimo la sua spada, la sfodera, la spezza con le sue mani
e ne getta i pezzi ai piedi del vincitore. Allora l'inglese rende omaggio al
vinto: dalle fila dei soldati inglesi si leva un urr che compensa ogni
amarezza.
Il 10 febbraio 1763 il Trattato di Parigi mette ufficialmente termine alla
guerra dei Sette Anni e alla dominazione francese in Canada. Potenza
continentale, la Francia non sembra soffrire troppo della perdita dell'immensa
colonia e rinuncia facilmente a una presenza nel Nord America: cede persino
agli Spagnoli Nuova Orlans, come un fardello di cui sbarazzarsi. Per qualche
mese si  parlato di un possibile scambio della valle del San Lorenzo contro
le isole francesi delle Antille, oppure della colonia di popolamento canadese
contro la colonia di sfruttamento della Guadalupa. Ma gli interessi privati
sono all'erta, come del resto  all'erta Benjamin Franklin, ferocemente
contrario a una presenza francese nella sua America.
La corte di Luigi XV, del resto, d ascolto pi a Voltaire: preferisco la pace
che il Canada; o la guerra per qualche ettaro di neve, che a saggi
amministratori quali il ministro Etienne de Silhouette:  necessario possedere
qualcosa di pi per mantenere la dignit e la grandeur di uno stato che 
circondato in gran parte dal mare e il cui nemico principale  una nazione, la
cui potenza risiede principalmente nelle forze navali.
La Francia si rassegna: Luigi XV ormai vecchio non ha potuto realizzare ci
per cui Enrico IV e Luigi XIV non avevano posto le premesse. I settantamila
coloni del San Lorenzo divengono sudditi di Sua Maest Britannica. Re Giorgio
III proclama esplicitamente: What we have, we hold! Ci che abbiamo ce lo
teniamo! In un primo momento Londra tenta una politica di assimilazione totale
ricorrendo persino a continue vessazioni per impedire ai papisti francesi
l'esercizio del loro culto. Poi l'Atto di Qubec d ai Canadesi garanzie di
equit e di libert personale. I Francesi del Canada accettano l'offerta
inglese, tanto pi che l'altro termine dell'alternativa  ancora una volta
l'avventura: una avventura confederale che tenteranno qualche anno dopo i
vicini del sud.
Ma questa  un'altra storia: la storia della nascita di una nazione i cui
abitanti si distaccano volontariamente dalla madrepatria. Al nord del
continente americano, la Francia  partita, ma i Canadesi restano: alla
debolezza, alla inconseguenza e alla mancanza di decisione della metropoli,
succede la saggezza di un popolo che sapr restare unito nelle avversit.

FINE.
