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I principj della lingua italiana
esposti da Giovanni Lancillotti
copyright Fara Editore 1996


Nelle Novelle letterarie di Firenze dell'an. 1776. Num. 25. pag. 404. si legge il seguente articolo.

Napoli
I Principi della Lingua Italiana esposti da Giovanni Lancillotti. Napoli presso i fratelli di Simone 1775. 8. di pag. 220.

Abbiamo il piacere di annunziare al Pubblico un Nuovo Metodo per apprendere con fondamento la lingua Italiana secondo il gusto del secolo, in cui viviamo, compito, ra-gionato, maestrevolmente condotto, ed esposto con eleganza. Il Sig. Avvocato D. Gio-vanni Lancillotti versatissimo nelle scienze Filosofiche, e nella pi culta Giurisprudenza n' l'autore. Essendo egli stato sino dall'anno 1770. incaricato dalla Maest del Re delle Due Sicilie, d'insegnar lingua Italiana, Fanzese, e Spagnuola nel Real Convitto del SS. Salvatore di Napoli, per il maggior profitto di quegli Alunni, ha pensato di pubblicare questo metodo adattato a'fanciulli per istruirli, ed a'provetti per dilettarli. La sintassi de'Verbi  degna del sottile e penetrante ingegno dell'Autore, ed  anche applicabile alla Lingua Latina. La scelta degli esempj che adduce, fa vedere, come, nel tempo in cui mette le pi seccanti regole in facile e luminosa comparsa, istruisce chi legge nella prudenza, e nell'altre principali virt. Questi sarebbero i libri da mettersi in mano de'nostri giovani, la maggior parte de'quali non istudia la lingua Latina, e malamante scrive e parla la Toscana.



I PRINCIPJ DELLA LINGUA ITALIANA
ESPOSTI
DA GIOVANNI LANCILLOTTI
copyright Fara Editore 1996

Introduzione

Perch al formar della voce per farsi intendere, come principale istrumento, la Lingua serve agli Uomini; di qui , che lingua significa sovente l'Atto stesso, e il Modo di parlare.
Sotto di questa significazione si dividono generalmente le Lingue in Morte, e Viventi.
Lingue Morte sono quelle, di cui non si fa uso, che ne'Libri, ove abbondanti e ricchi te-sori conservano di sapienza, come l'Ebrea, la Greca, la Latina.
Lingue Viventi, che si appellano anche Volgari, sono le lingue, delle quali oggid si fa uso nella Societ Civile: come l'Italiana, la Franzese, la Spagnuola, l'Inglese, l'Alemana, ed al-tre. Per invasioni de'Barbari accadute nell'Italia, estinta la Lingua Latina, e ramificata la Volgare, produsse la Toscana i primi Scrittori, quali furono Dante, il Petrarca, il Boccaccio; primi certamente per eccellenza, se non sono Essi per tempo: e la lingua di questo Popolo s'innalz a grado s sublime, che tutti gli altri Popoli d'Italia ne ammirarono la leggiadra, la vivacit, e la forza dell'esprimere.
Questa lingua, della quale dottamente trattarono il Bembo, il Varchi, il Salviati, e tanti altri Antichi Autori, e tra'Moderni il Buommattei, il Manni, il Pistolesi, ed altri, si appella Toscana: e questa in Italia comunemente ricevuta, come la lingua, che serve oggid pi acconciamente al Commercio, ed alla Societ, si appella anche Italiana.
Sotto il nome di Principj qui si contiene il Metodo di apprenderla facilmente, richia-mando all'ordine naturale le regole, che ha ella ricevute.
L'Atto, o sia Modo di Parlare consiste nell'unione delle parole convenevole a palesare i pensieri; e la convenevolezza nel rapporto regolare, che le parole hanno co'pensieri stessi. Ma senza metodo non si pu facilmente giungere a questo fine. La parola o si pronunzia, o si scrive anche per abito acquistato. Ma n pronunziare, n scriver si pu correttamente senza le regole accennate.
La parola pronunziata  un suono, che per l'orecchio giunge nell'Anima di chi ascolta.
La parola scritta  una figura, che ha certi tratti, e segni colorati, e per l'occhio si co-munica a chi legge.
Questi mezzi sono i pi esatti a farsi ben intendere, o a palesare i pensieri: la voce arti-colata, e la scrittura formata, onde l'arte di dar corpo a'pensieri, e dipinger la parola  provenuta.
La parola o pronunziata, o scritta si compone di Lettere.

I
Delle Lettere

Le Lettere sono Caratteri, o Figure, che secondo il comun consenso degli Uomini espri-mono differenti suoni.
Adoperano gli Italiani ventidue Lettere A. B. C. D. E. F. G. H. I vocale. J consonante. L. M. N. O. P. Q. R. S. T. U vocale. V consonante. Z.
E queste della maggior forma si appellano Majuscole, ed altrettante della minor forma si dicono Minuscole: e sono a. b. c. d. e. f. g. h. i vocale. j consonante. l. m. n. o. p. q. r. s. t. u vocale. v consonante. z.
Di queste medesime lettere cinque sono vocali a. e. i. o. u. Le altre sono consonanti.
Vocali si dissero, perch sole, e senza appoggio di altre lettere, formano una voce, o un suono.
Consonanti si appellarono, perch, se non precedono, o seguono unite a vocali, non possono per loro stesse formare alcun suono. In fatti, se scriver si dovesse il suono di ogni lettera, le vocali si scriverebbero semplicemente a, e, i, o, u. Ma le consonanti, biso-gnerebbe, che avessero l'appoggio delle vocali; e perci si scrivono Bi, Ci, Di, Effe, Gi, Hacca, Elle, Emme, Pi, Qu, Erre, Esse, Ti, Zeta.
Questi nomi le lettere sciolte hanno in Firenze, e comunemente in altri Paesi della To-scana, ove Abbicc si appella l'unione di tutte loro. Ma in composizione perdono affatto del nome loro il suono. Mentre si dice Lei, e non Ellei; Fiato, e non Effiato.
Benvero, se i nomi tutti delle consonanti cominciassero dalle consonanti medesime, la difficolt di abbandonar le vocali poste innanzi cesserebbe, e la fatica di comporre le silla-be molto minore si renderebbe.


II
Delle Sillabe

Di lettere si compongono le Sillabe. E Sillaba vuol dire ammasso di lettere, che formi un suono rilevato, e spiccato. Possono trovarsi in una parola due, tre, quattro, o pi Sillabe, come: Do-no, Si-gno-re, li-be-ra-le.
Una vocale sola pu formare una Sillaba; perch sola pu formare una voce; come av-viene dell'A, dell'E, dell'O. A gran voglia, E gran desio seguir non suole forza, O potere eguale.


III
De'Dittonghi

Il concorso di due vocali sotto una Sillaba si dice Dittongo, parola Greca, che dinota comprensione di pi vocali. Mentre queste con un medesimo fiato si pronunziano cos con-giunte che talora non si conosce, se sieno elle una, o due.
Dice il Buommattei, che tanti sono i Dittonghi, quante sono le Sillabe di due vocali, e in particolare rapporta questi:

Ae, come, Aere	Ia, come,	Fiato
Ai	Mais	Ie		Cielo
Ao	Paolo	Io		Pioggia
Au	Aurora	Iu		Schiuma
Ea	Borea	Oi		Oim
Ee	Veemente	Ua		Guasto
Ei	Sei	Ue		Questo
Eo	Eolo	Ui		Altrui
Eu	Europa	Uo		Tuono

Sono i dittonghi di due spezie: altri distesi, ed altri raccolti. I distesi hanno per loro principal vocale la prima, come Aere, Ei, Aurora, Veemenza. I raccolti hanno per loro vera vocale l'ultima, come Tuono, Cielo, Questo.
Si suddividono anche in Dittonghi fermi, e mobili: e di quest'altra spezie di qui a poco si far parola.
La comprensione di tre vocali sotto di una Sillaba si appella Trittongo, come, Vuoi, Miei, Eia per ol, e simili.
Ne'Trittonghi  da osservar, che la voce si posa su la vocal di mezzo.


IV
De'Suoni diversi delle Sillabe

Hanno le Sillabe differenti suoni dal vario combinamento delle Lettere.
Le vocali generalmente accoppiate a consonante semplice hanno un suono dolce, e le-ne: e accoppiate a pi consonanti rendono un suono pi rilevato, e forte, come: Caro, Car-ro; Velo, Vello; Vile, Villa; Dote, Dotto; Bruto, Brutto.
Dell'A in Toscana non si distingue alcun suono particolare, oltre il generale, e comune all'altre vocali.
L'E si sente in doppio suono. E larga, come in Ebreo, Emulo, Erba, Resta in significato di Quantit, o Posa. E stretta in Se particella, in Effigie, Egli, Elegante, e Resta in signifi-cato di Arista. Il Salviati avvert, che l'E dopo l'I sia sempre larga, come nelle voci Lieve , Possiede.
L'I vocale per evitar l'asprezza si aggiugne frequentemente alle parole, che cominciano da s'con altra consonante appresso, ove precedano particelle terminate in consonanti: onde si dir in Istato, e non gi in stato; per Istrumento, e non gi per strumento; con Iscrittura, non gi con scrittura.
L'O parimente ha doppio suono. O largo si sente in Oca, Occhio, Oggi, e dopo l'U vocale, come in Uomo, Buono; e nelle parole di una sillaba, come in do di dare, ho di avere, so di sapere. O stretto si discerne in occaso, occulto, ombra, ed in fine di ogni parola di pi sil-labe, come in Aspetto, Grato.
Egli  da osservare, che l'E stretta pende assai alla pronunzia dell'I; e l'O stretto ritiene assai dell'U.
L'U vocale non ha pi di un suono fra i Toscani, come, in Ubba, Uccello, Udito, Uggia, Ulivo, Urto, Uso, Utello.
Il C avanti ad A, O, ed U, rende un suono ottuso, aspro, e spiccato, come nelle parole Caro, Comodo, Cura. Avanti ad E, ed I rende suono acuto, lene, ed impaniato; come in Cedro, Cipresso.
Chi pu aver un suono ottuso, come nella parola Secchi da secco; e si pu sentire schiacciato, come in Secchi da Secchio.
Chi ottuso si rende in tutte le parole, che non hanno dittongo: come in Monarchi, Spe-chi, Sacchi. E cos parimente in quelle, che avanti dittongo hanno S come in Maschi da Maschio, Muschi da Muschio, Cincischi, Cincischio.
Chi schiacciato si sente nella parola Chi, e suoi composti, Chiunque, Chicchessia.; e co-s nella Sillaba Chi quando  cominciamento, e quando  fine di parole, che abbiano dit-tongo; come in Chiesa, Chiedo, Vecchi da Vecchio, Cocchi da Cocchio, Mucchi da Muc-chio.
Il G corre la medesima sorte del C; e segna due suoni: ottuso l'uno, ed aspro avanti ad A, O, U, come in Garbo, Governo, Gusto; ed acuto l'altro, e dolce, come in Gente, Ginepro.
Ghi ha suono schiacciato nelle parole, che hanno la prima Sillaba, o l'ultima con dit-tongo, come: Ghiado, Ghiera, Ghiotto; Vegghia, Unghia, Mugghio, e similmente Vegghie, Mugghi, e Unghie. Ma se non vi  dittongo ha suono ottuso, come in Ghirlanda, Ghigno; Vaghi da Vago; Sughi da Sugo; e Funghi da Fungo.
Le parole derivate, e composte seguitan la natura delle loro primitive; come, Agghiada-re, Inghirlandare.
Gli accenna suono ottuso, quando segue consonante, come in Glicerio, Negligenza, An-glicano. Si sente schiacciato ove si accompagna una vocale; come in Vaglio, Miglio, Meglio, Vagli, Miscugli, Vagliare, Megliorare; ed anche schiacciato si pronunzia Gli pronome, o ar-ticolo, solo, o affisso, come: dagli, agli, concedigli, egli, eglino, quegli.
Gli non ammette troncamento, che quando precede a parola, che cominci da I: onde si scriver gl'Ingegni, e gli Amori, e non gi gl'Amori, o gl'Odj.
L'H vale a discernere i suoni nelle Sillabe presso le lettere C, e G; come in Cherubino, Ghirlanda; e nella scrittura a norma della Pronunzia si adopera per evitar l'ambiguit; come in ghiaccio, Vegghio: nelle quali parole, se si levasse l'H, si muterebbe il significato. E per la ragion medesima si  ritenuta in Ah, Ahi, ed Eh, ed altre poche; come; Ah cruda sorte! Ahi dura cosa! Ah tristo! Ah, s  vero! Eh sta fermo! Eh eh cos cos.
In principio di parola non mai si usa, se non se in Ho a differenza di O particella sepa-rativa, in Hai, ed Ha per distintivo delle particelle, che servono a'nomi; e finalmente in Hanno per differenza del nome Anno.
Generalmente l'H, ove non opera, non ha luogo nella nostra Scrittura.
La lettera J consonante in principio ritrovasi di poche parole, come in Jacopo, Jattanza, Jambo: ma in mezzo a due vocali sovente ritrovandosi forma un falso dittongo: come in Ajuto, Bujo, Abbajare. Questo carattere, che l'J consonante dal vocale distingue, si  in-trodotto anche per segnare l'i doppio, e si appella j lungo; come nelle parole Studj da Stu-dio, Tempj da Tempio.
L'S vale a formar due suoni diversi: l'uno gagliardo, e l'altro rimesso. Gagliardo suona in Sale, Senno, Sillaba, Sole, Subito. Rimesso si sente in mezzo alle vocali; come in Guisa, Usignuolo, Tesoro, Usuriere; e posta tra vocali avanti E, ed A, ha suono pi di Zeta, che di Esse: come avvert il Salviati in Esempio, e Sposa.
Il T, quando  posto avanti un i con altra vocale appresso, dinota un doppio suono. Du-ro si rende, in Tiepido, Natio, Restio, Sentiero; in combattiamo, cambattiate; sentiamo, sen-tiate, ed in altre parole. Ma, qualunque volta il ti si sente molle, si adopera la Zeta, come in Nazione, Ambizione, Orazione.
La Z parimente pu formar doppio Suono, cio a dire, gagliardo, ed aspro, come in Mazzo, Rezza, Pozzo, Puzza; rimesso come in Razzo, Rezza, Rozzo, Ruzza. Alle volte addop-piata non aggiugne nulla di sua gagliardia, come in Zizzania, Mezzo, Rozzo. Scempia sar sempre avanti all'I accoppiato ad altra vocale, come in Delizia, Benedizione, Lezie.


V
Dell'Accento

Delle Sillabe non basta conoscere i differenti suoni senza avvertirne l'accrescimento, o diminuzion loro. Di una, o pi Sillabe si pu comporre la parola, e secondo che pi si al-largano, o si stringono le fauci, si spicca il suono pi basso e veloce, o pi alto e tardo per la quantit maggiore, o minore dell'Aria, che lo compone. Accento, quasi canto, o guisa di canto, dinota la giusta elevatezza, e depression de'suoni o sia lunghezza e brevit delle Sillabe, onde si forma l'armonia. Questa misura ha per norma l'osservazione, l'ordine e l'usanza, come nella parola Amo, l'accento ritrovasi nella prima Sillaba, in Amare nella se-conda, Amer nella terza: e se ne vedr in fine la regola.
In quelle parole, che hanno dittongo,  da osservare, che quando l'accento passa, si perde il dittongo, come in infocato da fuoco, in tonare da tuono: e dittonghi di questa spe-zie si dicono mobili. Ma in alcune parole, bench l'accento passi, i dittonghi rimangono; come, piego, si dir, e piegare; piano, e pianissimo; pieno e pienissimo; piovere, e piover; fiato, e fiatare; fiero, e fierezza; mietere, e mietitore; piet, e pietoso; lieto, e lietissimo. E si dir poi letizia, e non lietizia. I dittonghi di questa spezie si appellano fermi.
Ogni sillaba ha il suo accento, e dove non si sente l'acuto, s'intende essere il grave. Di-versi segni vi sono per dinotare la diversit degli Accenti. Ma i Toscani costumano sol-tanto sopra l'ultima vocale porre una piccola retta linea inclinata alla sinistra di chi scri-ve. Questa lineetta comunemente si chiama accento, ed ha questa forma ('). Egli si adope-ra con regola e d'agevolar l'intelligenza; come in per, pens, part; e d'avvertir la differen-za; come in:  di Essere a distinzione della copula e; d per giorno; s per cos; s afferma-tivo; n negativo; d di dare per discernimento della particella da.
L'uso di quest'accento vale anche a dinotar che, quando la sillaba finale di una parola  accentata, per conseguenza  lunga, e tutte le altre sillabe della medesima parola sono brevi, come in Verit, Acconsent, Raccomand. Una Sillaba lunga vale quanto vagliono due brevi. E quando la finale, o sia l'ultima sillaba, si trova senza accento,  per conse-guenza breve: ed allora la penultima spesso  lunga; come in Onore; talvolta l'anti-penultima; come in Albero, Lucido, Dottissimo. E talvolta, ma di rado quella, che precede l'antipenultima, come in Esercitano, Comunicano. Per questa regola non sembrano meri-tevoli di biasimo gli Scrittori Italiani, se tralasciano di segnar le penultime, e le antipenul-time Sillabe delle Parole.


VI
Dell'Apostrofo

Oltre all'Accento si fa uso dell'Apostrofo nella Scrittura.
L'Apostrofo  una lineetta curva, che ha la figura d'un piccolo ci aperto verso la sinistra di chi scrive.
Questo segno si pone, quando una voce termina in vocale, e l'altra che segue da vocale comincia: e posto sopra il fine della voce precedente, o sul principio della seguente indica il mancamento, e l'appoggio insieme dell'una con l'altra voce.
Quand'era in parte altr'uom da quel ch'i'sono.
In quest'esempio si veggono quattro vocali mancar nel fine di ciascuna sua parola: cio a dire l'o in quando, ed altro, l'e in che, e l'o in io.
Nel principio, o sia nella fronte aver possono l'apostrofo solamente le voci Il, Im, ed In. In anche sillaba, ed Im sempre sillaba.
E tra 'l Rodano, e 'l Reno
Chi me'l creda.
Il adoperato qui ancorch con diversa significazione, riceve l'apostrofo.
Ramo n'n fior, n'n foglia
Ne 'nvidio 'nsieme.
In voce nel primo verso, e sillaba nel secondo soffre il taglio dell'I. Cos si vuole scrivere lo 'mperadore, lo 'mbandimento, lo 'nvito, la 'ntrinsichezza. Ma se voce occorra, che cominci da In, o Im accentato, non avr luogo l'apostrofo; e dir si dovr l'impio, e non lo 'mpio; l'Indo, e non lo 'ndo; l'inclita, e non la 'nclita.
La virt dell'accento  tale, che cadendo in fine anche di parola di pi Sillabe, e trovan-dosi ne'monosillabi, la vocale accentata non mai si perde: come in Amer, Amer; S per cos; N negativo.
I Monosillabi Lo, La, Le, Mi, Ti, Si in significanza d'esso, e Vi ricevono l'apostrofo a giu-dizio di chi scrive innanzi a qualunque vocale, che sia cominciamento di parola. Ci, Gli, Ogni ritengono sempre la lor vocale i; e soltanto la perdono nell'incontro d'altro i, come, c'imita, c'immaginiamo, gl'indizj, gl'ingegni; ogn'irato, ogn'industria.
Ne in significanza affermativa, Se condizionale, e Che sono acconce all'Apostrofo. Di suono spiacevole si stima Che apostrofato innanzi alle voci Esso, Essa, Essi. Avvert an-che il Salviati, che la parola Se condizionale innanzi al verbo fugge l'apostrofo; ed egli eb-be per iscrittura meno sforzata, e pi bella: per lo, per la, per le; su lo, su la, su le; tra la, tra le; anzich pello, pella, pelle; sullo, sulla, sulle; trallo, tralla, tralle.
Tu, e Su non abbandonano mai l'u: e nella nostra lingua non finisce parola in u, che sopra esso l'accento non riceva.
Oltre alle voci avvertite  lecito usar l'apostrofo, quand'esce una voce in vocale ad in-contrarne altra, che da vocale cominci. Ma ci che troncato  sconcio nella pronunzia, troncato nella scrittura molto pi  deforme.


VII
Delle Parti del Parlare, e dello Scrivere corretto

Il parlare, e lo scrivere sono gl'interpreti i pi fedeli della mente umana, come i mezzi ri-conosciuti i pi convenevoli a manifestare i pensieri, e le azioni dell'Uomo.
Chi senza errore sapr parlare, potr senza errore egli scrivere. Mentre, siccome le pa-role sono rappresentatrici fuggitive de'pensieri, cos le lettere sono dimostratrici perma-nenti delle parole.
Tratteremo prima del Parlare; e poi dello Scrivere.
Parler correttamente chi far buon uso delle parti, che compongono il parlare in ri-guardo alle Cose, alle Azioni, ed alle Modificazioni, che rappresentano le parole convene-volmente unite.
Le parole seguono l'ordine de'pensieri, e i pensieri l'ordine delle cose. Sussistono le Co-se o per loro stesse, o unite alle cose: le prime o cadano sotto i sensi, o si comprendano per mezzo della ragione, si appellano Sustanze, come: Sole, Albero, Uomo, Giustizia, For-tezza, Superbia. Le seconde si dicono Qualit, come: Lucido, Alto, Dotto, Severa, Costante, Abominevole.
Le parole che dinotano le sustanze si dicono Nomi Sustantivi: e le parole, che accennano le qualit loro unite, si appellano Nomi Aggiuntivi.
Le cose cangiano stato per lo natural movimento di azione, che fanno, o di passione, che ricevono: e questi cangiamenti sono o presenti, o passati, o futuri; come: Io scrivo; ho scritto; scriver; la lettera fu scritta. E le parole, che significano azione, o passione si ap-pellano Verbi.
Nelle Azioni, e nelle Passioni si considerano il cominciamento, il fine, il luogo, ed altre circostanze: e le parole, che esprimono tali modificazioni si dicono particelle, come sono le Preposizioni, gli Avverbj, ed altre.
Finalmente la Connessione, o Ripugnanza de'pensieri forma i giudizj, e la convenevole collocazione, o disposizione delle parole forma il parlare: e questa si dice con vocabolo Greco Sintassi, e con vocabolo Latino Costruzione: come, La vera virt fa passar felicemen-te questa mortal vita.
Secondo le diverse spezie delle parole, che si sono distinte, il parlar si divide in tre par-ti; cio a dire in Nomi, Verbi, e Particelle; ed a ciascuna di queste parti si conviene la natu-rale, o artificiosa unione, che desidera il rapporto delle parole a'pensieri.
Le particelle non variano. I Nomi, e i Verbi sono variabili. La variazione de'Nomi procede dal Genere, dal Numero, dal Caso. La variazion de'Verbi proviene dalle Persone, dal Tem-po, dal Modo.

La Prima parte comprender i Nomi, gli Articoli, i Pronomi. La Seconda i Verbi, e i Parti-cipj. La Terza le Preposizioni, gli Avverbj, le Congiunzioni, gl'Interposti, i Ripieni. A trattar di ciascuna di queste parti ordinatamente discenderemo, la Sintassi o sia naturale unione a ciascuna soggiungendo, e l'artificiosa unione riserbando al fine di questo Trattato: ove an-che le poche, e particolari Regole della Scrittura si vedranno.


PARTE PRIMA
DELLA LINGUA ITALIANA

DE'NOMI
Del Genere, del Numero, del Caso

A'Nomi, agli Articoli, a'Pronomi, ed a Participj si appartengono propriamente il Genere, il Numero, il Caso.
Genere s'intende la qualit distinta per Sesso, che nella parola si accenna. E bench la parola non sempre accenni cosa per Sesso distinta, nulla di meno l'uso ha fatto s, che tutte le cose si considerassero, come o Maschi, o Femmine principalmente: e tal conside-razione ha divisi quattro generi nelle parole: Maschile, Femminile, Comune, e Confuso.
Maschile; come Uomo, Animale, Principe, Gaetano, Valore, Pensiero, Bisogno.
Femminile; come Donna, Anima, Principessa, Spezie, Forza, Immagine, Luna, Opinione.
Comune si dice il genere, quando la stessa parola serve di aggiunto al Maschio, ed alla Femmina; come Parente, Nobile, Singulare, che all'uno, ed all'altro sesso convengono.
Confuso il genere si appella, se la parola indifferentemente comprende il Maschio non meno, che la Femmina; come Tordo, Corbo, Fringuello, Luccio, Lepre, Pantera, Vipera, e simili. Ma gli Animali pi noti sogliono avere il femminile distinto dal Maschile: come Ca-vallo ha Cavalla; Cane Cagna; Gatto Gatta; Porco Troja; Agnello Agnella, Passero Passera.
Il Bembo escluse il genere Neutro; perch veramente la nostra lingua non ha veruna forma di parola distinta da quelle forme, onde o il Maschio, o la Femmina si accenna. Con tutto ci altri hanno stimato, che neutralmente poste si trovino le parole Opportuno, Giu-sto, Degno, Vero, ed altre, come: Reputo Opportuno; Par Degno, o Giusto;  Vero.
Numero s'intende l'unit, o pluralit delle cose, che la parola dinota; e due sono i nu-meri: Singulare, che esprime una cosa sola, come Lupo, Agnella; e Plurale, che disegna pi cose, come Lupi, Agnelle.
Caso qui vuol dire, Stato accidentale della parola: e significa la maniera d'esprimere il diverso rapporto, che le cose hanno tra loro, la stessa parola variando il suo stato, senza mutar la sua significazione.
Sei sono le variazioni nel singulare, e sei nel plurale, che si appellano Casi. E questi si sono detti Nominativo, Genitivo, Dativo, Accusativo, Vocativo, Ablativo.
Nominativo si disse il primo caso dal nomare. Mentre per esso rettamente si esprime il nome di ciascuna cosa. E vale ad accennar la cosa o semplicemente, per esempio, se si dicesse il Cielo, la Terra, il Mare; o come principio d'un'azione, o di un rapporto, se si dica, il Cielo  sereno; la Terra  feconda; il Mare  tranquillo.
Genitivo si appell il secondo caso dal generare i casi obbliqui, che succedono al primo. E serve a dinotare il rapporto d'una cosa, che appartiene ad un'altra in qualunque modo. Per esempio l'uscio della Casa; l'utilit delle Scienze; la luce del Sole; la ricchezza di Creso. Sono questi rapporti del tutto alla parte; del soggetto all'attributo; della cagione all'effetto; del possessore alla cosa posseduta.
Dativo si disse il terzo caso, per esser egli quello, che dimostra a chi si d la cosa, come, Io dono le mie fatiche alla Virt. E serve a dimostrare un rapporto, per lo quale una cosa, o un'azione si termina ad un'altra, come a suo fine, o come a favore, o danno della cosa, alla quale si termina. Per esempio: Iddio promise ad Abramo numerosa posterit; Abramo aspir alla gloria di Dio; I buoni consigli sono necessarj al giovane; l'ozio  pernicioso al-l'uomo. Abramo, e gloria  si considerano come fini delle azioni di promettere, e d'aspirare; i Consigli buoni, come profitti, e l'Ozio, come danno, si riferiscono al Giovane, ed all'Uomo.
Accusativo si disse il quarto caso dell'accusare, e mostrare il termine d'un'azione, o d'un rapporto. Per esempio: Cicerone studi le Opere di Demostene, ed ammir Platone.
Vocativo fu detto il quinto caso dal vocare, cio chiamare la persona, a cui si parla, o la cosa, a cui s'indirizza il parlare, come fosse presente.
Per esempio: Grande Iddio, quanto sono terribili i giudizj vostri! O amico, o Figliuolo vieni felice.
Ablativo cio toglitivo si disse il sesto caso dal togliere; perch ordinariamente accenna un rapporto di separazione, di divisione, o di privazione. Per esempio: Il peccato scacci l'uomo dal Paradiso; Ges Cristo ci ha liberati dalla schiavit del Demonio.
Si appellano anche Primo, Secondo, Terzo, Quarto, Quinto, e Sesto caso: e Retto il pri-mo, ed Obbliqui gli altri.

CAPITOLO I
De'Nomi in Generale

Nome vuol dire Nozione, e Notizia. Egli  una parola, che accenna o la sustanza, o la qualit delle cose. Si divide il Nome in Sustantivo, ed Aggiuntivo.
Nome Sustantivo  quello, che significa semplicemente la cosa, e che sussiste da se me-desimo nel discorso, come: Cielo, Terra, Uomo, Virt, Colore.
Aggiuntivo  quello, che accenna la qualit, o il modo della cosa, come: Sereno, Fertile, Generoso, Amabile, Bianco.
La differenza tra di loro  questa. Il Sustantivo per esser inteso, non ha bisogno d'altro nome, e conviene al Maschio, o alla Femmina solamente. L'Aggiuntivo solo senza il rap-porto ad un Sustantivo espresso, o supposto non pu intendersi. Cos bianco, sublime, generoso, non s'intendono chiaramente, che quando si dice, un Abito bianco, un'Ingegno sublime, un Cuor generoso. L'Aggiuntivo pu convenire all'uno, ed all'altro genere: come, Onesto Uomo, Onesta Donna.
Si dividono i Sustantivi in Comuni e Proprj. Comuni, che pur si dicono Collettivi, sono quelli, che convengono a pi persone, o a pi cose simili, come sono i nomi Angelo, Uomo, Cavallo, che convengono a tutti gli Angeli, a tutti gli Uomini, e a tutti i Cavalli. Proprj sono quelli, che convengono ad una sola persona, o ad una sola cosa: come Ferdinando, Napoli, Sebeto, Firenze, Arno, Roma, Tevere.
I Nomi tutti e Sustantivi, ed Aggiuntivi considerar si possono, come Primitivi, o Derivati; come Assoluti, o Correlativi.
Nomi primitivi sono quelli, che riconoscono la lor significazione quasi dallo stabilimento stesso della lingua, ancorch o improntati da un'altra lingua provengano, o tratti sieno dal proprio fondo, come: Uomo, Pensiere, Paura, Ombra.
Nomi derivati sono quelli, che mostrano l'origine da un altro nome della stessa lingua, come: Scudiere da Scudo; Onorato, Onorevole, Onoranza, da onore; Nostrale da nostro; ed altri, che dalla Patria, dalla Nazione, dalla Pertinenza, dall'Imitazione si tolsero, come: Na-poletano, Italiano, Camera Regia, Stile Ciceroniano, Boccaccesco.
Nomi assoluti sono quelli, la cui significazione contiene una semplice idea senza neces-sit di comprenderne altra, come: Uomo, Grande, Terra.
Al contrario Padre, Figlio, Marito sono correlativi. Perch Padre seco trae l'idea di Figlio; Figlio l'idea di Padre; e Marito l'idea di Moglie. E cos eguale, ineguale non pu dirsi alcuna cosa, o persona senza il rapporto ad un'altra.

CAPITOLO II
Della Terminazione de'Nomi

In Vocale naturalmente i nostri Nomi vengono a terminare, e la terminazione mutano per cagion del numero solamente. Secondo le Vocali si distinguono in loro cinque Termi-nazioni. E queste sono in A, in E, in I, in O, in U.
Dal numero Singulare si forma il plurale, mutando l'ultima Vocale, salva la terminazio-ne in I, come: Singulare Sistema di genere maschile, Stella  di genere femminile hanno i plurali Sistemi, Stelle; Singulare Costume di genere Maschile, e Luce di genere Femminile, hanno i plurali Costumi, e Luci; Singulare Maschile Marted, e Singul. Femminile Sinderesi hanno i plurali Marted, e Sinderesi; Sing. Maschile Baleno, plur. Baleni; Sing. Femminile Mano, plur. Mani.
I Nomi Masculini di qualsivoglia Terminazione escono in I nel plurale. Variano i Fem-minili: mentre quei della prima Terminazione finiscono in E; quei della seconda, e della terza in I. E gl'Irregolari plurali della quarta in A, come: di Anello, plur. fem. Anella; di Mu-ro, Mura.
I Nomi terminanti in U, siccome tutti gli altri, che hanno l'accento su l'ultima lettera, conservano nel plurale la medesima terminazione, che hanno nel Singulare, come: Sin-gulare Virt, plurale Virt; sing. Bont, plurale Bont; Sing. Re, plur. Re, Sing. d, plur.d.
Ancorch in vocale vengano a terminare i nostri Nomi; tuttavia si pu ben levar l'ultima vocale a que'nomi, che troncati finiscono in L M N R, bench segua consonante, purch non sia S impura; come si toglie a Fedel di Fedele; ad Uom di Uomo; a don di dono; a Si-gnor di Signore.
Si eccettuano i Femminili della prima terminazione; ed universalmente i nomi plurali tutti, che tronchi finiscano in L, o N, cagionando durezza.

CAPITOLO III
Della Prima Terminazione de'Nomi in A

De'Nomi terminati in A pochi sono di Genere Maschile. E questi escono in I nel Plurale, come: Singulare Poeta, plurale Poeti; Sing. Tema per argomento, plur. Temi; Sing. Duca, plur. Duchi; Sing. Monarca, plur. Monarchi.
Ne'Femminili l'A nel numero singulare Musa, plur. Muse; Sing. Mallevera, plur. Malle-vere; Sing. Scienza, plur. Scienze.
Collega con l'E aperta, compagno nel Magistrato e nell'ufizio, ha maschile il suo genere. Ma sortir femminile il genere, quando ricever l'E stretta, e vorr dinotar lega, o allegan-za.
Pianeta, senza cangiamento nell'E, sar maschile, quando significa stella errante, e femminile, ove accenna Veste Sacerdotale. Quando sar Maschile, avr il plurale in I; e l'avr in E, quando sar Femminile: onde si dir i Pianeti  e le Pianete.
Tutti i Femminili terminati in Ca, ed in Ga vanno a finire in Che, ed in Ghe nel plurale, come: dal Singulare di Trabacca discende il plurale Trabacche; di Nemica, Nemiche; di Rocca, Rocche; di Parca, Parche; di Verga, Verghe; di Piaga, Piaghe.
I terminati in Cia, ed in Gia sogliono terminar nel Plurale in Ce, ed in Ge. A questo modo terminano Mancia in Mance; Pancia in Pance; Caccia in Cacce; Minaccia in Minacce; Roccia in Rocce; Frangia in Frange; Foggia in Fogge. Ma se nell'I si trovi l'accento, come in Buga, Malvaga, si conserver l'I, e sar il plurale Buge, Malvage.
I Collettivi di questa Terminazione finiscono in Aglia, quali sono Bordaglia, quantit di Gente vile, Minuzzaglia di cose minute; Spruzzaglia di spruzzi d'acqua.
Terminano alcuni altri in Ia con l'accento su l'i; come Gena, quantit di gente minuta; Fantera, quantit di Fanti; Sbirrera, quantit di Sbirri.
Vi sono anche altri, che si sono reputati Collettivi: come Albereta, Pineta, Vincaja, Pru-neta, e Prunaja, che significano luoghi pieni d'alberi, di Pini, di Vinchi, di Pruni.

CAPITOLO IV
Della Seconda Terminazione de'Nomi in E

Tutti i Nomi, che hanno il Singulare in E terminano in I nel plurale; come singulare Lume, plur. Lumi; sing. Signore, plur. Signori; sing. Madre, plur. Madri; sing. Moglie, plur. Mogli. Altri sono maschili, ed altri femminili.
La stessa terminazione del Singulare conservano al Plurale Spezie, Requie, Superficie, Effigie, Intemperie.
Nozze, Esequie, Spezie (per droghe) mancan del Singulare. Prole, Stirpe, Mane (per mat-tina) mancan del plurale.
Di Bue si forma il plurale Buoi.
Grande di genere comune si conserva intero, innanzi a vocale, ed innanzi ad S accom-pagnata con altra consonante. Perde l'ultima sillaba innanzi a consonante semplice. Mentre si dice Grande ingegno; Grande stima; Gran Signore; Gran Donna. Con la stessa regola Gran dolori; Gran virt sono coteste.
I Collettivi di questa Terminazione hanno la desinenza in Ame, in Ime, in Ume: come, Gentame, quantit di Gente minuta; Vasellame, quantit di Vasi; Concime ammasso di Letame; Agrume, Ortaggi, che hanno sapor forte, o acuto, quali sono Cipolle, Agli, Porri, ed oggi si dice a Limoni, Melarance, Cedri, ed altri frutti di questa spezie; Fasciume, quan-tit di rovine sfasciate; Fortume, moltitudine di cose di sapor forte; Fastidiume, quantit di fastidi.
Comuni a questa, ed alla Prima Terminazione sono quei nomi, che nel Singulare hanno doppia desinenza in A, ed E; e perci nel plurale finiscono in E, ed in I.
Hanno desinenza doppia nel Singulare, Ala, ed Ale; Arma, ed Arme; Canzona, e Canzo-ne; Dota, e Dote; Froda, e Frode; Fronda, e Fronde; Loda, e Lode; Redina, e Redine; Scura, e Scure; Sorta, e Sorte; Tossa, e Tosse; Vesta, e Veste.
Di genere maschile e femminile si dicono i Sustantivi Carcere, Fine, Fonte, Fune, Serpe. Femminili soltanto sono Dimane, quando significa il principio del giorno e, Margine, quando significa Cicatrice. Fronte nel genere maschile in oggi soltanto si dice della parte davanti delle parrucche.
Gli Aggiuntivi terminati in E servono ugualmente al genere maschile, e femminile; co-me, Vino dolce; Acqua dolce; Panno fine; Tela fine; Vestito leggiere; Roba leggiere. Hanno il plurare in I: come, Vini dolci; Acque dolci; Panni fini; Vestiti leggieri; Robe leggieri.

CAPITOLO V
Della Terza Terminazione de'Nomi in I

I Nomi terminati in I di qualunque genere, hanno la medesima terminazione nel plura-le: come, singulare D, Maschile, plur. D; sing. Sinderesi femminile, plur. Sinderesi; sing. Diocesi Femminile, plur. Diocesi; sing. Innanzi Sustantivo maschile, e plur. Innanzi. Gene-si, e Pari sono dell'uno, e dell'altro genere.
Leggieri, e Mestieri possono avere il singulare in E. Reni parte deretana dell'Uomo, e Vanni per ale, o penne saran sempre plurali.
Assai di genere comune in forza di sostantivo e di aggiuntivo si dir nel Singulare, e nel plurale: come, Molti fanno un assai; Sogliono similmente assai, a riverenza della Vergine Madre del Figliuol e di Dio, digiunare. (Boc.G.2.N.10); Le viti facevan vista di dovere quello anno assai uve fare. (G.3); In princ. frugando col bastone, e le vangaiuole parando in piccolo spazio di tempo presero pesce assai. (G.10.N.6).
I Nomi di Casati, o Famiglie ordinariamente si fanno cadere in I per qualunque modo provengano o dal nome del Padre, o da quello dell'Avo; come Barducci, Nelli, Costantini; o da luoghi, come Castelli; o da simil cosa, da dignit, o d'altro accidente. Avvert il Cav. Salviati moderno l'uso di togliere a'Casati l'articolo: ma questo uso ha fatto s, che tali nomi non vengano pi a variar terminazione. Non mancano nel Decamerone esempj di Casati con gli Articoli, e senza. Nella G.1.N.1. si legge: Essendo Moschiatto Francesi di ric-chissimo, e gran mercatante Cavalier divenuto. E nella G.9.N.8. ritrovasi: Mostrogli un Ca-valiere, chiamato Messer Gisippo Argenti, uom grande, e forte, sdegnoso, iracondo, e bizzar-ro. Il Manni osserva, che i Casati non furono fermi giammai, ed  di parere, che alcune Famiglie non dovessero abbandonar l'uso invalso nelle Scritture.

CAPITOLO VI
Della Quarta Terminazione de'Nomi in O

Di genere maschile sono i nomi terminati in O. E con alcuni di Persone e Citt, come Saffo, Efeso, altri che Mano ed Eco non si trovan di genere femminile, siccome osserva il Manni. Finiscono in I nel plurale, convertendo l'O in I: come, sing. Popolo, plur. Popoli; sing. Onesto, plur. Onesti; sing. Studio, plur. Studj; ove in vece del doppio i si usa l'j lungo.
Que'Nomi, che terminano in Cio, e Gio, senza  accento sull'i, formano il plurale la-sciando l'o: come, sing. Straccio; plur. Stracci; sing. Paggio plur. Paggi. Cos ancora i ter-minati in Chio, e Glio: come, sing. Occhio, plur. Occhi; sing. Foglio, plur. Fogli.
I Nomi terminati in Co, se sono di due sillabe, mutando nel plurale l'O in I, assumono un'H nel mezzo, e fanno chi: come, Greco, spezie di vino, ha Grechi; Baco, Bachi; Cieco, Ciechi; Franco, Franchi. Si eccettuano Porci da Porco; Greci da Greco, nome di Nazione.
Gli altri Nomi in Co di pi di due sillabe mutano semplicemente l'O in I, e fanno Ci  nel plurale: come, Amico, fa Amici; Medico, Medici; Monaco, Monaci; Canonico, Canonici; Fantastico, Fantastici; Astronomico, Astronomici. Si eccettuano Abbachi di Abbaco; Antichi di Antico; e quei, che hanno doppio C, o L, o S innanzi al C: come, Almanacchi di Almanacco; Polacchi di Polacco; Catafalchi di Catafalco; Girifalchi di Girifalco: Todeschi di Todesco; Arabeschi di Arabesco.
Hanno il plurale in ambedue le guise Bifolco, Pratico, Salvatico, e Mendico. Mentre si son detti Bifolci, e Bifolchi; Pratici, Pratichi; Salvatici, e Salvatichi; Mendici e Mendichi.
I Nomi terminanti in Go prendono un'h nel plurale, e si voltano in Ghi: come, Drago fa Draghi; Fungo Funghi; Vago Vaghi; Albergo Alberghi; Sacrilego Sacrileghi. In Gi cadono Astrologi di Astrologo; Magi di Mago; Sparagi di Sparago.
Nell'uno, e nell'altro modo escono Analogo, Dialogo, Filologo, i quali si dicono Analogi, ed Analoghi; Dialogi, e Dialoghi; Filologi, e Filologhi.
I Nomi terminati in Jo formano il Plurale lasciando l'o. Sing. Fattojo: plur. Fattoi. Sing. Fornajo: plur. Fornai. Sing. Mugnajo: plur. Mugnai. Ma se l'i sar vocale, ed accentato, si convertir l'o in altro i vocale: come, Pii di Pio; Restii di Resto; e Leggii di Leggo si diran-no.
Di Uomo si forma il plurare Uomini.
Di Bello si ha il plurale Bei: come, Bei Capelli. E seguendo vocale, o s'impura begli: co-me, begli occhi, begli strumenti.
I Nomi terminati in iero essendo la maggior parte di doppia uscita sono comuni della quarta, e della seconda Terminazione: come, Cavaliero, e Cavaliere; Condottiero, e Con-dottiere; Droghiero, e Droghiere; Destriero, e Destriere; Forestiero, e Forestiere; Nocchiero, e Nocchiere; Pensiero, e Pensiere.
Santo, quando  titolo, innanzi a consonante, perde l'ultima sillaba: innanzi ad s'impu-ra, si rimane intero, siccome innanzi a vocale, bench tal volta sottentri l'apostrofo: onde si dir San Felice, Santo Stefano, Sant'Antonio.
Escono in Eto i nomi di questa Terminazione, che si son creduti Collettivi, quali sono-Castagneto, Laureto, Lecceto, Salceto, Querceto, Uliveto.

CAPITOLO VII
De'Nomi Irregolari

Alla quarta Terminazione appartengono alcuni Nomi, i quali, perch la terminazione in O, che hanno nel singulare, mutano in A nel plurale, e di Maschili divengono Femminili, si dicono irregolari. Miglio, Moggio, Pajo, Stajo, Uovo, hanno solamente i plurali Miglia, Moggia, Paja, Staja, Uova. Altri ritengono la regolar terminazione in I nel plurale; ed esco-no alle volte anche in A di Genere Femminile. A questo modo nel plurale si dicono Anelli, ed Anella; Bracci, e Braccia; Calcagni, e Calcagna; Carri, e Carra; Castelli, e Castella; Cigli, e Ciglia; Coltelli, e Coltella; Corni, e Corna; Diti, e Dita; Fili, e Fila; Frutti, e Frutta; Ginocchi, e Ginocchia; Labbri, e Labbra; Lenzuoli, e Lenzuola; Membri, e Membra; Mulini, e Mulina; Muri, e Mura; Stridi, e Strida; Quadrelli, e Quadrella; Ossi, e Ossa; Risi, e Risa; Vestigj, e Vestigia; Vestimenti, e Vestimenta.

CAPITOLO VIII
Della Quinta Terminazione de'Nomi in U

Tronchi sono quasi tutti i Nomi di questa Terminazione, e di genere Femminile: come, Servit di Servitute; Giovent di Gioventute; Gr di Grue. Il plurale di questi non differisce dal Singulare. Avvert il Manni, che rare volte si usano interi codesti Nomi, e come accen-tati sono pochi per genio della nostra lingua.
B tronco di Bue ha plurale Buoi. Sorpi; e Soprappi sono singulari Maschili. Pi, si-gnificante la maggior parte, serve a plurali maschili, o femminili. Come, Quasi tutti infra il terzo giorno dalla apparizione de'sopradetti segni, ed i pi senza febbre morivano. (Boc. In-trod.)  Domandato, dove queste pietre si trovassero? Maso rispose, che  le pi si trovavano in Berlinzone. (G.8.N.3).

CAPO IX
De'Nomi Accrescitivi, Diminutivi, Vezzeggiativi, e Peggiorativi

Accrescimento, Diminuzione, Vezzo, Peggioramento nel significato acquistano i Sustan-tivi, e gli Aggiuntivi con aggiunger loro una, o pi Sillabe.
Accrescitivi divengono, qualor si cangia l'ultima vocale in otto, e in otta; siccome sono Contadinotto, Castellotto, Casotta; ovvero in ozzo; come Foresozzo, Bartolozzo, Pierozzo, Mi-chelozzo; o in occhio, e occia, Bambinoccio, Ministroccia; o pure in one, come si sente in Braccione, senza mutarsi il genere. Ma col genere mutato ritrovansi Donnone, Campanone, Finestrone, Falcione, e simili.
La desinenza in otto  d'avvertire, che, tal volta lungi d'accrescere, vale a diminuire, come si pu scorgere in Aquilotto, Passerotto, Signorotto, Grassotto.
I Diminutivi nel maschile finiscono in ino, e nel femminile in ina, donde si rilevano  Fan-ciullina; e in etto, ed in etta, ondeCarretto, eCarretta; in ello ed ella, onde  Campanello, eCa-tenella; in uolo, comeCagnuolo; in uccio, o in uzzo, siccome Carruccio, Enfiatuzzo, Poetuz-zo; ed iccio, come Smorticcio.
I Diminutivi de'diminutivi, escono in ino, come Cagnolino, Enfiatuzzino.
Peggiorativi d'ordinario sono quei Nomi, che si voltano in accio, e in accia, come Uomi-naccio, Luogaccio, Femminaccia, Stanzaccia; in uccio, ondeCappelluccio, Vinuccio; in ello, come Dottorello, Servitorello; in icchio, come Dottoricchio; in uolo, come Uomacciuolo; in ume, ed in ame, come Mollume, Sudiciume, Gentame, Marame.
La desinenza in accio, ed in accia talvolta non dinota malvagit, ma straordinaria gran-dezza, comeGrandonaccio, Bastonaccio: E Femminaccia in senso non reo, ma buono si scorge nel contesto della Novella 9. della G.8. presso il Boccaccio.
I Vezzeggiativi crescono in ino, e in ina: Come, Fratellino, Colombina; in ello, e in ella, comeCattivello,Colombella, spezie di Colomba salvatica; in uolo, come Faziuolo, Tristan-zuolo; in etto, o in etta, comeGiovanetto, Poveretta.

CAPITOLO X
De'Nomi Positivi, Comparativi, e Superlativi

I Nomi Aggiuntivi, esprimono le qualit delle cose; e la diversa maniera d'esprimerle se-condo la maggiore, o minor estension loro fa distinguere negli Aggiuntivi diversi gradi. Po-sitivi si chiamano gli Aggiuntivi semplici, e senza veruna aggiunta di sillabe, o di particel-le; comeGrande, Bello, Abile.
IComparativi  sono di tre sorti, vale a dire, d'uguaglianza, di eccesso, e di difetto.
IComparativi d'uguaglianza si formano col soccorso delle particelle tanto, quanto; sicco-me, cos; tal, quale; non men, che; ed altre: come, Tanto grande, quanto giusto; siccome tri-sto nella rea, cos lieto nella buona fortuna; tal mor, qual  visse; Non men valente Maestro di Penna, che di Scalpello. (Caro, lib.I. Lett. Fam. 14).
IComparativi d'eccesso, che si formano con una sola parola, sono Maggiore, Migliore, Superiore. Gli altri si forman coll'uso delle particelle pi; vie, o via pi; oltre; sopra in com-pagnia del positivo: come pi dispettoso, che savio; vie pi dotto di Virgilio; oltre grande; soprabbello.
IComparativi  di difetto, che in una sola parola vengono ad esprimersi, sono Minore, Peggiore, Inferiore. Gli altri si formano col soccorso delle particelle meno; vie meno; manco; vie manco; sotto: come men  bello, vie men dotto, manco indegno, vie manco  rosso, Sotto-cuoco, Sottomaestro.
I Superlativi  dinotano il pi sublime, o il pi basso grado, ove pu essere spinta la qualit significata da'Nomi Positivi. Alcuni si trovano espressi in una sola parola: come  Massimo, Minimo, Ottimo, Pessimo, Supremo, Infimo. Gli altri tutti si formano o col-l'aggiungere alcune Sillabe in desinenza determinata, o con l'applicare a'Positivi alcune Particelle. La desinenza in issimo, o issima aggiunta a'Positivi, come Grande, e Bella, for-ma i Superlativi Grandissimo; Bellissima. Le particelle, che d'ordinario si applicano a for-mare i Superlativi sono il pi, la pi, i pi, le pi: come il pi prudente, la pi saggia, i pi valorosi, le pi leggiadre. Si adoperano anche le particelle fuor di misura, senza modo, sen-za fine per formare i Superlativi: come, Dolente fuor di misura. (Boc. G.2.N.7) Ferondo, uomo materiale, e grosso senza modo (G.3.N.8)  Beata senza fine. (Petrar. Canz. 49).

CAPITOLO XI
De'Nomi Numerali

Numero significa raccolta di pi unit; bench l'unit non si  riputata numero, ma principio del Numero. Nomi numerali s'intendono gli Aggiuntivi, che dinotano il Numero. Questi sono o Assoluti, o d'Ordine.
I Numerali assoluti sono: come uno, e una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciasette, diciotto, diciannove, venti; trenta, quaranta, cinquanta, sessanta, settanta, ottanta, novanta, cento, mille. Altro numero se a Mille succede, resta Mille; e si dir, Mille e cinquanta; Mille e cento. Ma se precede, si dice tre mila, dieci mila, cento mila.
I Numeri d'Ordine sono: come, Primo, Secondo, Terzo, Quarto, Quinto, Sesto, Settimo, Ottavo, Nono, Decimo, Ventesimo, Centesimo, Millesimo, e gli altri.
I Numeri Collettivi sono, Decina, Dozzina, Ventina, Cinquantina, Centinajo, Migliajo, ed altri.
I Numeri assoluti da uno in su, mentre stanno per aggiuntivi, sono sempre plurali co-me Tre Giovani, Sette Donne, Due Fratelli, Tre, o Quattro Bare, sei, ed otto Morti; Vent'otto, Trenta, Settant'anni; Cinque lire, Cinquecento Fiorini, Mille ducati;,Diecimila dobble.
Di questi numerali assoluti le voci Vent'uno, Trent'uno, Quarant'uno, e simili mancano del plurale, dicendosi Vent'uno scudo, e non ventuni, Trentuno anno, e non trentuni anni. Benvero sar ben detto Scudi ventuno, anni trentuno, accordando scudi col venti, e anni col trenta.Centinajo ha il plurale Centinaja; Migliajo ha Migliaja.

CAPITOLO XII
Della Declinazione de'Nomi

Declinando i Nomi spiegano i rapporti delle cose; e Declinazione qui s'intende il diverso passaggio, che fa il Nome per li differenti stati, o casi, che pu avere. I Nomi, e cos i Pro-nomi, e Participj Italiani non hanno differenza di terminazione, che nel numero, siccome si  veduto. Variano lo stato i Nomi, secondo il diverso rapporto delle cose, che mostrano: e le variazioni, che possono ricevere, sono distinte per mezzo degli Articoli.


DEGLI ARTICOLI
CAPITOLO I


Articoli  s'intendono qui le particelle variabili del parlare, che sole nulla significano, e poste accanto a nome, o a parola, che stia qual nome, dimostrano il genere, il numero, ed il caso insieme, o il caso almeno.
Si distinguono in Definiti, e sono Il, lo, la; e in Indefiniti: e sono Di, A, Da.
Articolo definito si dice quello, che determina, e specifica la significazion vaga e generale del nome comune: come, Il Palazzo del  Principe.
Articolo Indefinito, che appellassi anche Segnacaso,  quello, che lascia il significato del nome in tutta la sua estensione, senza determinarlo, n specificarlo: come, Palazzo di Principe.
Nel dire il Palazzo del Principe, si comprende di qual Palazzo, e di qual Principe si ra-giona: ma nel dire Palazzo di  Principe, non si riceve idea distinta di qual Palazzo, o di qual Principe si vuole intendere.

CAPITOLO II
Dell'Articolo Definito

L'Articolo Definito ha tutti i Casi, eccettuato il Vocativo; ha i due Numeri Singulare, e Plurale: e finalmente ha due terminazioni, l'una per lo genere Maschile, e l'altra per lo Femminile.
Gli Articoli definiti, Il, e lo servono al Genere Maschile: La serve al Femminile e si decli-nano cos:

Maschile Il

Singulare	Plurale

Nom. Il	Nom. I, o Li
Gen. Del	Gen. De', o Delli
Dat. Al	Dat. A', o Alli
Acc. Il	Acc. I, o Li
Abl. Dal	Abl. Da', o Dalli.

Altro Maschile Lo

Sing. 	Plur.

Nom. Lo	Nom. Gli
Gen. Dello	Gen. Degli
Dat. Allo	Dat. Agli
Acc. Lo	Acc. Gli
Abl. Dallo	Abl. Dagli.

Femminile Definito La

Sing.	Plur.

Nom. La	Nom. Le
Gen. Della	Gen. Delle
Dat. Alla	Dat. Alle
Acc. La	Acc. Le
Abl. Dalla	Abl. Dalle.

Il primo Articolo Maschile si adopera avanti a nome di qualsivoglia terminazione, pur-ch cominci da consonante: e col nome si declina cos:

Poeta

Sing.	Plur.

Nom. Il Poeta	Nom. I, o li Poeti
Gen. Del Poeta	Gen. De', o delli Poeti
Dat. Al Poeta	Dat. A', o alli Poeti
Acc. Il Poeta	Acc. I, o li Poeti
Abl. Dal Poeta	Abl. Da', o dalli Poeti.

In luogo di li plurale oggi si usa l'articolo, i onde  meglio dire i Poeti, de'Signori, a'Principi, che li Poeti, delli Signori, alli Principi. Si conserva l'articolo li dopo la voce per: come, per li fianchi, e non gi per i fianchi; per li confini, e non gi per i confini.
Lo secondo Articolo s'impiega innanzi a nome di qualsivoglia terminazione, purch co-minci da S con altra consonante, o da vocale: come

Sdegno

Sing.	Plur.

Nom. Lo sdegno	Nom. Gli sdegni
Gen. Dello sdegno	Gen. Degli sdegni
Dat. Allo sdegno	Dat. Agli sdegni
Acc. Lo sdegno	Acc. Gli sdegni
Abl. Dallo sdegno	Abl. Dagli sdegni.

Amico

Sing. 	Plur.

Nom. Lo, o l'Amico	Nom. Gli Amici
Gen. Dello, o dell'Amico	Gen. Degli Amici
Dat. Allo, o all'Amico	Dat. Agli Amici
Acc. Lo, o l'Amico	Acc. Gli  Amici
Abl. Dallo, o dall'Amico	Abl. Dagli Amici.

Ecco lo innanzi a vocale tronco con l'apostrofo. Ma questo segno, del quale si  gi trattato, non  necessario, che quando segue la stessa vocale.
Se il nome avr la lettera Z nel principio, vuole nel singulare il primo, e nel plurale il secondo articolo. Come Zelo, Zoppo ricevono il nel Singulare, e gli nel Plurale (Buommat. Trat. 10. cap. 17).
La Articolo Femminile si mette avanti a'nomi del suo genere di qualsivoglia terminazio-ne: e si declina cos:

Musa

Sing.	Plur.

Nom. La Musa	Nom. Le Muse
Gen. Della Musa	Gen. Delle Muse
Dat. Alla Musa	Dat. Alle Muse
Acc. La Musa	Acc. Le Muse
Abl. Dalla Musa	Abl. Dalle Muse.

Si elide, o si apostrofa l'articolo la nel singulare, quando precede a nome, che comincia dalla stessa vocale A: e similmente nel plurale non mai le si elider, che quando la parola cominci da e; onde si dir nel singulare l'Anima, e nel plurale le Anime: si potr dire la, o l'Erba, e la, o l'Eresia nel singulare: ma nel plurale si diranno l'Erbe, e l'Eresie.


CAPITOLO III
Dell'Articolo Indefinito, o Segnacaso

L'Articolo Indefinito ha sempre la medesima terminazione, e serve ugualmente al genere Maschile, ed al Femminile, al Singulare, ed al Plurale dicendosi sempre Di, A, Da. Il primo dinota il Genitivo; il secondo segna il Dativo; il terzo accenna l'Ablativo de'Nomi proprj, ovvero usati come proprj.
L'Articolo di avanti a nome, che comincia da vocale, pu ricevere l'apostrofo. All'articolo a, se segue nome, che comincia in A, si aggiunge d, e si fa ad. E pu usarsi innanzi ad altre vocali ancora: come, ad Amist condonava; ad ogni altra cosa cedeva;  ad un'ora fu da tanta maraviglia soprappreso. (G.2.N.8).
I Nomi proprj di Persone, e di Citt nel nominativo vanno senza articolo, e negli altri casi hanno l'articolo indefinito; come, Federigo, di Federigo, a Federigo, da Federigo; Na-poli, di Napoli, a Napoli, da Napoli.
I Nomi proprj di Mari, di Fiumi, di Monti hanno ordinariamente l'articolo definito: come, l'Adriatico, il P, le Alpi, i Pirenei.
Qualora ad un sustantivo si accoppia altro sustantivo, che dinota materia, quantit, o qualit, il secondo nome richiede l'articolo indefinito. Come, un Abito di Seta; una Libbra di Zuccaro; una Tazza di Cioccolata; un Soldato di Guardia; un'Uomo di Corte.
Dio, o Iddio non riceve articolo nel Nominativo; e negli altri casi ha l'indefinito; come Dio, o Iddio cre tutte le cose; la parola di Dio sussiste eternamente; ogni bene da Dio aspet-to. Ma se si premette qualche attributo, si potr dire, il buon Dio, il giusto Dio, l'onnipotente Dio.
Papa, dove solo riceve l'articolo, col proprio nome lo scaccia: e perci si dir Papa Ur-bano, e Papa Leone; e non si dir mai il Papa Urbano, n il Papa Leone.
All'incontro Re, Imperadore innanzi al nome proprio ricevono l'articolo: e si dir, il Re Ferdinando; l'Imperador Giuseppe.
L'Articolo escluso, o ricevuto nel Nominativo, s'intende rigettato, o ammesso nell'Accu-sativo.

DE'PRONOMI
CAPITOLO I

I Pronomi sono parole, che ordinariamente il luogo tengono de'nomi, e rappresentano persone, o cose, come fanno i nomi, per uso de'quali sovente s'impiegano.
Altri sono Personali, altri Possessivi, altri Dimostrativi, altri Relativi, ed altri Indefiniti.

CAPITOLO II
De'Pronomi Personali

Personali sono que'pronomi, che o direttamente le persone disegnano, o il luogo tengo-no de'nomi di persona.
Tre sono le persone. La prima  quella, che parla; la seconda  quella, a cui si parla; la terza  quella, di cui si parla.
I Pronomi personali della persona prima sono Io  nel Singulare, e Noi nel plurale con le loro particelle; e sono d'ambedue i Generi.
Si declinano tutti questi pronomi con l'articolo indefinito cos:

Io

Sing.	Plur.

Nom. Io	Nom. Noi
Gen. Di Me	Gen. Di Noi
Dat. A Me, mi, me	Dat. A Noi, ci, ce, ne
Acc. Me, mi	Acc. Noi, ci, ce, ne
Abl. Da me	Abl. Da Noi.

Della persona seconda sono Tu nel Singulare, e Voi nel plurale, con le loro particelle; e sono dell'uno, e dell'altro genere: ed hanno il vocativo.

Tu

Sing.	Plur.

Nom. Tu	Nom. Voi
Gen. Di Te	Gen. Di Voi
Dat. A Te, ti, te	Dat. A Voi, vi, ve
Acc. Te, ti	Acc. Voi, vi, ve
Voc. O Tu	Voc. O Voi
Abl. Da Te	Abl. Da Voi.

I Pronomi della terza persona sono S di genere comune al Maschio, ed alla Femmina; Egli Maschile; ed Ella Femminile: e ciascuno di questi Pronomi ha le sue particelle.
Il Pronome S coll'E larga non ha nominativo: e si declina cos:

Se

Sing.	Plur.

Gen. Di s	Gen. Di s
Dat. A s, si, o s	Dat. A s, si, o s
Acc. S, o si	Acc. S, o, si
Abl. Da s	Abl. Da s.

Il Pronome Maschile Egli si declina

Egli

Sing.	Plur.

Nom. Egli, Ei, ed E'	Nom. Egli, Ei, o Eglino
Gen. Di Lui	Gen. Di Loro
Dat. A Lui, gli, li	Dat. A Loro
Acc. Lui, il, lo	Acc. Loro, li, gli
Abl. Da Lui	Abl. Da Loro.

Il Pronome Ella di genere femminile si declina

Ella

Sing.	Plur.

Nom. Ella	Nom. Elle, o Elleno
Gen. Di Lei	Gen. Di Loro
Dat. A Lei, le	Dat. A Loro
Acc. Lei, la	Acc. Loro, le
Abl. Da Lei	Abl. Da Loro.

Le particelle Mi, Ci, Ti, Vi, Si, che si sono segnate ne'Dativi, e negli Accusativi, s'impie-gano senza articolo, spiccate innanzi al Verbo, o affisse alla fine del Verbo: come, Voi mi potete torre quant'io tengo, e donarmi, siccome vostro uomo, a chi vi piace. (Boc. G.3.N.9). Correrannoci alle Case, e l'avere ci ruberanno. (G.1.N.1). Il vostro senno, pi che'l nostro av-vedimento, ci ha qui guidati. (Introd.). Se ti fu tanto la notte grave, e parveti il fallo mio cos grande. (G.8.N.7). Elle vi piacciono. (G.2.N.9). Piacevi di rivolerlo, ed a me piace di renderlo-vi. (N. ult.). Davanti si vide due, che verso di lui con una lanterna in mano venieno. (G.2.N.5). Di quindi marina marina si condusse infino a Trani. (G.2.N.4). Il Priore, e gli altri frati creduli s'accordarono. (G.1.N.1). E levatasi, con la fante verso la Casa di lui si drizza-rono. (G.4.N.6).
Ne coll'E stretta in forza di Pronome si  segnata nel Dativo, e nell'Accusativo di Noi: come, Il mandarlo fuor di Casa nostra cos infermo, ne sarebbe gran biasimo. (Boc.G.1.N.1). Qui vale a Noi. Egli colla sua caritativa piet sempre ne va sollevando, e le sue eterne bel-lezze mostrandoci, a quelle, come benignissimo Padre ne va chiamando. (Lab.). E qui vale Noi.
Ma la stessa particella Ne in amendue i numeri pu rappresentar persona terza, o cosa nel Genitivo, e nell'Ablativo: come, Egli a quanti in quella Casa  ne giacevano, in simil ma-niera sopra le orecchie tagli i Capelli. (Boc. G.3.N.2). Significa a quanti d'essi in quella Ca-sa giacevano. Povero sol per troppo averne copia. (Petr. P.3.n.2). Significa per aver di bel-lezza copia secondo il contesto. E talora dinota luogo; come, la cenere posta in alto ne  por-tata dal vento, cio di l. (Pass.). Corse Diana, ed Elice caccionne. (Dan. Purg. 25). Cio dal Bosco.
Si adoperano le particelle Me, Ce, Te, Ve, Se avanti la Particella Ne, che si  veduta, ed avanti i pronomi lo, la, le, gli: come, se io vi guerisco, che merito me ne seguir? (Boc. G.3.N.9). Di farmelo vedere sar contento. (G.6.N.4). Tu non ce ne potresti far pi. G.8.N.6. Gli Amici noi abbiamo, quali ce gli eleggiamo G.10.N.8. Non  te ne so ripigliare. (G.3.N.3). Non credo, che con l'animo dir te le faccia. (G.7.N.9). E che io dica il vero, questa pruova ve ne posso dare. (G.2.N.1). Il che assai bene appare ... ed io ancora  ve lo intendo dimostrare. (G.2.N.6). Bruno, comperati i capponi, insieme col Medico se gli mangi. (G.9.N.3). Ascolt con maraviglia le parole, e pi volte reiterar se le fece. (Filoc. lib. 7).
I Pronomi Egli, ed Ella con gli altri casi naturalmente rappresentano persona: ma pos-sono darsi anche a cose. Aveva la prigione macerate le carni, ma il generoso animo non ave-va Ella diminuito. (G.2.N.6).
Esso singular Maschile, ed Essi plurale, siccome Essa, ed Esse di genere femminile, an-corch vagliano per Egli, ed Ella rappresentar possono cose anche irragionevoli, ed inani-mate: come, Nella sommit  un dilettevole giardino, e in mezzo d'esso una Fontana. (Filoc. Lib.6).
Desso, e Dessa nel primo caso, e nel quarto si trovano, e si fan sentire con energa maggiore, che esso, o essa: come, Tu non mi par desso. (Boc. G.3.N.2). Ch'io grido: Ell' ben dessa, ancora  in vita. (Petr. Son. 290). Niuna cosa dalla Natura fu, ch'egli con lo stile, e con la  penna, e col pennello non dipingesse s simile a quella, che non simile, anzi piutto-sto  dessa paresse. (G.6.N.5). Avendone il Re molti cerchi, n alcuno trovandone, il quale giudicasse essere stato desso. (G.3.N.2). Desso, e Dessa, ancorch manchino degli obbli-qui, hanno nel plurale Dessi, e Desse.


CAPITOLO III
De'Pronomi Possessivi

I Pronomi possessivi sono i derivati da'personali, che si sono veduti. Si appellano pos-sessivi dall'accennare alcuna possessione della persona, o della cosa, di cui si parla su la persona, o cosa, che disegnano. Questi sono:

Maschili	Femminili

Sing	Plur.	Sing.	Plur.

Mio, 	Miei	Mia,	Mie
Tuo, 	Tuoi	Tua,	Tue
Suo, 	Suoi, e loro	Sua,	Sue, loro
Nostro, Nostri	Nostra, Nostre
Vostro, Vostri	Vostra, Vostre

Derivano da Io, Tu, S, Egli, o Ella, Noi, Voi.
Significano alcuna possessione, perch tengono il luogo de'Pronomi personali, e de'nomi nel Genitivo: come, il mio libro, il nostro dovere, il tuo abito, il vostro maestro, il suo cavallo, il Loro Signore, significano il libro di me; il dover di noi; l'abito di te; il maestro di voi; il cavallo di lui, o di colui; il Signor di loro.
A questi Pronomi precede ordinariamente l'articolo definito. Ma se vanno essi innanzi a nomi di qualit, o di parentela, nel Singulare si adoperano coll'articolo indefinito: come, Vostra Maest, Vostra Altezza, Vostra Eccellenza, Vossignoria, Mio Padre, Mia Madre, Mio Fratello, nel caso retto: e negli obbliqui si dir di, a , da Vostra Maest; di, a, da Vossigno-ria; di, a, da mio Padre. Ma nel Plurale si diranno le Maest Vostre; le Vostre Signorie; i miei Fratelli; i Vostri Padri; le Vostre Madri.
Suo, e Sua, Suoi, e Sue servono a persona terza solamente del minor numero: come Il Re comand, ch'ella fosse messa in certe case d'un suo giardino. (Boc.G.5.N.6). Ella fatta sua polvere di certe erbe. (G.3.N.9). Io mi fido in Colui, che il Mondo regge; E ch'a seguaci suoi nel bosco alberga. (Petr. pag. 1. canz. 2). Non molto dopo Gualtieri fece venire sue lette-re da Roma. (G.10.N.10).
Loro, che accenna Maschio, e Femmina in tutti gli obbliqui del maggior numero d'Egli, ed Ella, serve a pi persone coll'articolo indefinito, e senza: come, Il che veggendo la Ma-dre di Loro, piangendo gl'incominci a seguitare. (Boc.G.7.N.8). Intendo di raccontare alcune Canzonette dalle predette Donne cantate a lor diletto. (Proem.). Il ragionare di s fatta mate-ria, pareva ad alcune delle  Donne, che male  a lor si convenisse. (G.6. Fin.). Tolse Giovanni da la rete, e Pietro, E nel Regno del Ciel fece lor parte. (Petr. p. 1. 4).
Ma nel sesto caso il pronome Loro ha sempre l'articolo indefinito: come, Molto mi do-mandarono, ed io dissi molto; ma n da loro fui intesa, n io loro intesi. (Boc. G.2.N.7).

CAPITOLO IV
De'Pronomi Dimostrativi

Si appellano Dimostrativi que'pronomi, che servono a indicar le persone, e le cose vici-ne, o lontane.
Vicinanza a chi parla disegnano Questi, Questo, e Questa nel singulare; Questi, e queste nel plurale; Costui, e Costei nel singulare; e Costoro, che nel plurale conviene ad uomini, e a donne.
Dinotano lontananza di persona da chi parla Cotestui, e Cotestei, Colui, e Colei nel sin-gulare; e Cotestoro, e Coloro d'ambedue i generi nel plurale; e cos anche Cotesti, Cotesto, e Cotesta; Quegli, Quello, e Quella.
Nel primo caso mettonsi sustantivamente Questi, Costesti, e Quegli: come, Questi mi racconta; Cotesti  buon compagno; Quegli  uomo Savio. Cos posti nel mascolino, e nel numero del meno si dicono d'Uomo solamente.
Questo, Cotesto, e Quello accennano cosa. E mentre si dice: Questo  ben fatto; Cotesto non si pu fare; Quello mi dispiace; sempre s'intender questa cosa st bene, cotesto fatto non conviene; quell'azione mi  nojosa.
Ci pronome significa questa cosa: come, E se questo avviene, il popolo di questa terra, veggendo  ci, si lever a romore. (Boc. G.1.N.1).
Si declinano con l'articolo indefinito.

CAPITOLO V
De'Pronomi Relativi

Que'pronomi si dicono Relativi, che sempre hanno rapporto ad un nome, o ad un pro-nome, che lor precede. Il Salviati ne conta quattro, e sono Quale, Chi, Che, Cui.
Al nome, che precede, e talvolta anche al pronome, hanno rapporto il Quale, o la Quale, Che, Cui; come, Dioneo, il quale, oltre ad ogni altro era piacevol giovine. Filomena, la quale discretissima era. (Boc. Introd.). Iddio, che solo i cuor degli uomini vede, e conosce, s, se io dolente sono, e pentuto del male commesso. (Boc. Lab.). La Donna, che di gran cuore era, dispose di comparire. (Boc. G.6.N.7). Ghino, di cui voi siete oste, vi manda pregando. (G.10.N.2). Ecco colei, di cui dir deggio. (G.4.N.7). In una parte videro effiggiata di Colui la figura, che fu dell'Universo salute. (Filoc. lib. 7).
Chi d'ambedue i generi, e numeri vuol dire nel singulare colui, il quale, o colei, la quale: e nel plurale significa coloro, i quali o le quali: come, Chi altrui s' di beffare ingegnato, s con le beffe s' solo ritrovato. (G.2.N.1). Folli sono chi per tal modo abbandonano gli affanni. (Amet.). Il Re dimand, chi fossero le due Damigelle. (G.10.N.6).
Quale si declina con l'articolo Definito in amendue i generi, e numeri.

		Quale

	Sing.	Plur.

Maschile,	Femm.	Maschile,	Femm.

Nom. Il,	La Quale	Nom. I,	Le Quali		
Gen. Del,	della Quale	Gen. De',	delle Quali
Dat. Al,	alla Quale	Dat. A',	alle Quali
Acc. Il,	la Quale	Acc. I,	le Quali
Abl. Dal,	dalla quale	Abl. Da',	dalle Quali
		
Negli obbliqui del primo, e del secondo Numero si pu adoperare onde, in vece di quale, o quali nell'uno, e nell'altro genere.
Abbandona Quale l'articolo definito, ove accenna dubbio, interrogazione, o somiglianza: come, Non so, qual fosse la Patria d'Omero. Qual fu il padre di Gajo? Divenuto nel viso, quale  la molto secca terra, o la scolorita cenere. (Filoc. lib. 3).
Che  ha l'articolo indefinito, e le persone ordinariamente nel Retto, e nel Quarto caso, e le cose riferisce nel retto non altrimenti, che negli obbliqui d'amendue i generi dell'uno, e dell'altro numero. Assolutamente posto con l'articolo definito, il che, del che, dal che, si-gnifica la qual cosa, della qual cosa, dalla qual cosa.
Cui in amendue i generi dell'uno, e dell'altro numero serve solamene agli obbliqui. Si adopera con l'articolo indefinito, ed anche senza: come, Questo giovane, li cui costumi, ed il  cui valor son degni. (G.2.N.3). Una Botta, dal cui venenifero fiato avvisarono, quella salvia essere velenosa divenuta. (G.4.N.7).

CAPITOLO VI
de'Pronomi Indefiniti

Alcune parole si dissero pronomi indefiniti per la vaga indeterminata lor significazione: e pronomi improprj anche si appellarono, per essersi, la maggior parte, riguardati, come Ag-giuntivi piuttosto, che come pronomi.
Questa sorte di pronomi si pu sotto quattro spezie divisare; mentre o Qualit, o Diver-sit, o Generalit, o Quantit indeterminata esprimono.
Qualit significano Tale, Cotale, Altrettale, e Quale.
Tale di genere comune ha tali nel maggior numero, e si declina con l'articolo indefinito. Con l'appoggio del sustantivo dinota qualit: come, Potrebbe essere tal femmina, o figliola di tale uomo, che. (Boc. G.1.N.4). Senza appoggio significa alcuno, uno, una: come, Tale venne in figura del Re di Francia, Tale del Re d'Inghilterra, e cos degli altri Re, Duchi, e Si-gnori. (M. Vil. 9. 103).
Cotale ha la stessa significazione, e si adopera con le medesime regole: ma presso i Mo-derni Scrittori  poco in uso.
Altrettale nel numero del meno si reputa particella, che significa il medesimo, il simile, o similmente. Nel numero del pi si riconosce per pronome: come, Se macerrai le granella, ovvero semi in latte di pecora, diventeranno dolci, e candidi: e se metterai acqua in Vasello aperto, due palmi sott'esse, diventeranno altrettali. (Cresc. 6. 21).
Quale assolutamente posto va con l'articolo indefinito, se dimostra qualit: come, Seco pensando, quali infra piccol termine dovean divenire. (Boc. G.8.N.7). Spirito beato quale se', quando altrui fai tale. (Petr. Canz. 26). Ha spesso la corrispondenza di tale: come, Videsi di tal moneta pagato, quali erano state le derrate vendute. (G.8.N.8).
Diversit dinotano Altri, Altrui, Altro.
Altri primo caso del primo numero, sustantivamente posto, vale altr'uomo, altra perso-na: come, N voi, n altri con ragione mi potr pi dire. (Boc. G.1.N.8). Vero  il proverbio, che altri cangia il pelo anzi, che il vezzo. (Petr. P. 1. 98). Se nel primo numero questa ter-minazione aver possano gli obbliqui, si dubita; ed il Buommattei ne rapporta questa de-clinazione.

Altri

Sing.	Plur.

Nom. Altri	Nom. Altri
Gen. di Altro	Gen. di Altri
Dat. ad Altro	Dat. ad Altri
Acc. Altro	Acc. Altri
Abl. da Altro	Abl. da Altri.

Altrui conviene a persona negli obbliqui. Manca regolarmente del retto. Si adopera con l'articolo indefinito, che nel secondo, e terzo caso pu anche lasciare: come, La veste d'al-trui, e l'altrui veste; altrui dire, e dire ad altrui qualche cosa; La sciocchezza trae  altrui di felice stato.
Se indipendentemente si adopera con l'articolo definito, dinota cosa, o roba: come, Vo-ler logorar dell'altrui. (Boc. G.4.N.10). Il Lavorator del podere si dee guardare di tor l'altrui. (Cresc.1. 12).
Altro in compagnia d'un nome sustantivo si accorda in genere, e numero: come, Non desidero altro piacere; non voglio altra faccenda; altri piaceri, o altre faccende.
Altro senza appoggio significa altra cosa: come, Altro non chieggo; Sembiante faceva di rider d'altro.
Generalit esprimono Ogni, Tutto, Niuno, Veruno.
Ogni vale a significare un composto, che si riferisce a quantit discreta; e Tutto serve a significare un composto di parti, che si riferisce ordinariamente a quantit continua; e tal volta anche discreta. Ogni bench dinoti pluralit, si trova sempre nel singulare col nome, che segue; e serve indeclinabilmente all'uno, ed all'altro genere con l'articolo indefinito: come, Ogni Uomo. Ogni Ora. Umilmente  d'ogni oltraggio passato domand perdonanza.. (G.2.N.8).
Tutto si declina, ed ha singulare, e plurale, ed ha l'uno, e l'altro articolo secondo la na-tura de'Sustantivi, che accompagna: come, In tutto Cipri a tutti diceva. Precede all'arti-colo definito, o succede lasciando l'articolo al nome, che accompagna: come, Tutto lo stu-dio, Tutti i pensieri; e pu dirsi anche lo studio tutto, e i pensieri  tutti: e cos tutta la soavi-t, e tutte le opere: e la soavit tutta, e le opere tutte.
Niuno, e Niuna; Nessuno, e Nessuna; Veruno, e Veruna, vagliono n pur un uomo, n pur una femmina, qualor non dipendono da qualche nome sustantivo: ed allora sono pronomi generali negativi: come, Niuno  si perspicace, che possa conoscere i secreti consi-gli della fortuna; A Niuno donai, ma ci, che io feci, fu guiderdone, e non dono.
Se questi pronomi s'impiegano nelle maniere, ch'esprimono dubbio, incertezza, o inter-rogazione, hanno forza di affermare, e significano alcuno, o alcuna: come, Io dubito, se niuno ammira, che si piange il dipartimento dell'Anima dal Corpo, e non si piange il diparti-mento di Dio dall'Anima. (Passav.). Come pu essere? Trovossi in Melano Niuno, che contra-dicesse alla potestade?
Se dipendono da Nomi divengono aggiuntivi: come, Niun campo, niuna gloria.
Sempre mancano di plurale, e si declinano con l'articolo indefinito.
Nullo si adopera come sostantivo in significato di nessuna persona, e si usa talora con appoggio d'altro nome in forma di aggiuntivo.
Ritrovasi anche nel plurale: come, Nelle acque, che fortemente scorrono, poche, o nulle piante nascono. (Cresc. 2. 14).
Niente, e Nulla come pronomi indefiniti si dicono di cosa. Sono di genere maschile senza plurale, e si declinano con l'articolo indefinito.
Quantit indeterminata disegnano Uno, Una, Qualche, Alcuno, Qualcuno, Chiunque, Qualunque, Qualsisia, Qualsivoglia; Ciascuno, Ciascuna, Tanto, Quanto; Alquanto; Altrettan-to.
Uno, e Una senza appoggio dinotano una persona: come, Uno apparve. Una si vide. Con l'appoggio d'altro nome vagliono a dinotar persona, e cosa: come, un Arciere, un Papero, una mensa. Non hanno plurale, e si declinano con l'articolo indefinito. Ma posti col corre-lativo altro ammettono l'articolo definito, ed il plurale ancora: come, l'et l'uno, e l'altro da quello, ch'esser soleano, gli avea trasformati. (Boc. G.2.N.6). l'una, e l'altra stella. (Petr. Son.258). Siccome fecero i Saguntini, e gli Abidei, gli uni tenenti Annibale Cartaginese, e gli altri Filippo Macedonio. (Boc. Fiamm. lib.5. n. 93). Sperava l'une cresciute, e l'altre dover trovare scemate.
Qualche comune all'uno, ed all'altro genere, dinota una persona, o cosa indeterminata. Non si adopera senza appoggio di nome, e manca di plurale; bench dal Petrarca una volta sola si trovi adoperato nel plurale.
Alcuno, ed Alcuni, Alcuna, ed Alcune senza appoggio di sustantivo disegnano persona, o persone. Con l'appoggio del nome lasciano la natura di pronomi, e diventano aggiuntivi.
Qualcuno  composto di qualche, ed uno, e lo stesso vale, che alcuno. Ritrovasi nel sin-gulare solamente con appoggio di sustantivo, e senza.
Chiunque significa ogni persona che. Va senza appoggio di sustantivo, e conviene ad uomo, e a donna. Si adopera nel Singulare. Qualunque si adatta a persona, ed a cosa, al minore, ed al maggior numero, senza variar terminazione, e vuol sempre l'appoggio, se non espresso almeno sottinteso. Si declina con l'articolo indefinito.
Ciascuno ha il femminile Ciascuna, e serve a singularizzar persone, o cose. Si adopera con l'articolo indefinito, e non si usa nel plurale: come, Ciascun per s, e poi tutti insieme apertamente confessarono, s essere sati coloro, che Tedaldo ucciso aveano. (Boc. G.3N.7). Le quali cose tutte insieme, e  ciascuna per s, gli fecero stimare, costei dover essere una grande, e ricca donna. (G.8.N.10).
Tanti, e Quanti plurali di tanto, e quanto, assolutamente posti, accennano moltitudine di persone, e accoppiati a sustantivi, possono dinotar moltitudine di cose. Si declinano con l'articolo indefinito: come, A Tanti per vanit porgeva, che in breve spazio tutto l'aver suo disperse. Quanti felici son gi morti in fasce? Quanti miseri in ultima vecchiezza? Non pu la virt stanca Tante varietati omai soffrire. (Petr. P. 5. 120).
Altrettanto, quasi altro tanto, dinota uguaglianza o di numero; o  di pregio, o di misura. Variasi per generi, e numeri: come, N prima vi torn, che il seguente d, con  altrettanto pane arrostito, e con  altrettanto Venaccia. (Boc. G.10.N.2). Mandaronvi i Fiorentini cento Cavalieri, e cinquecento pedoni, e di Bologna altrettanti. (Vill. lib.9. cap. 94). Cinquanta pa-ter nostri, e  altrettante ave marie. (Boc. G.3.N.4).
Alquanto unito a sustantivo varia per generi, e numeri, e significa alcuno; e se a quan-tit discreta si accoppia, o  plurale, o pluralit significa: come, Dopo alquanto spazio a me ritorn. (Boc. Fiam. lib. 6). Io intendo di farvi avere alquanta compassione. (G.8.N.7). L'industria di  alquanti uomini. (Petr. P. 1. Canz. 10). Nella terminazione del numero mag-giore si trovano Alquanti, e Alquante senza appoggio di sustantivo: e vagliono, quasi non so quanti: come, Ed ultimamene alquanti, che risentiti erano all'arme corsi n'uccisero. (G.2.N.7). Ma d'alquante dir, ch'in su la cima Son di vera onestate. (Petr. P. 3. 5).

CAPITOLO UNICO
Della Sintassi de'Nomi, e de'Pronomi

A quali nomi quali Articoli convengano, si  gi veduto nell'uso esposto degli Articoli.
Il Nome Aggiuntivo convenir dee nel genere, nel numero, e nel caso col sustantivo, a cui ha rapporto; ancorch nella nostra Lingua non per le cadenze, ma per gli articoli si distin-guano i casi: come, il Costume lodevole; i leggiadri Motti; la costante Verit, le Bellezze eter-ne.
Questa regola comprende anche i pronomi; come, il Padre mio; la mia Madre; i Fratelli miei; le tue Sorelle: il Cavaliere armato; l'animo ardente.
Il Sustantivo pu stare senza l'aggiuntivo: ma l'Aggiuntivo ha bisogno sempre del soste-gno d'un Sustantivo tacito almeno, se non espresso. Se si dir, Egli  giusto; Egli  utile; si sottintender cosa giusta; cosa utile; e se si dir il Savio ammira, o i Savi ammirano, si sottintender l'uomo savio ammira, o gli  uomini savj ammirano.
Perch due, o pi singulari uniti vagliono un plurale; l'aggiuntivo, che ha rapporto a pi sustantivi singulari, star ben anche nel plurale. Perdicone, e'l Padre, e la  Madre della Lisa, ed ella altres contenti, grandissima festa fecero. Boc.G.10.N.7.
Se due sustantivi del medesimo genere si trovano dalla particella con accoppiati, l'uno nel numero del meno, e l'altro nel numero del pi, l'aggiuntivo, che gli accompagna, pu sostenersi nell'uno, e nell'altro numero. Essendosi Dioneo con gli altri messo a giucare. (Boc. G.6. nel fin.). Il Re co'suoi compagni  rimontati a cavallo, al reale ostiere se ne torna-rono. (G.10.N.6).
Ancorch sieno pi i sostantivi singulari, quando abbiano la stessa, o somigliante si-gnificazione;  lecito di mettere l'aggiuntivo nel singulare. Gittata via la sua onest, e l'ono-re di questo mondo. (Boc. G.5.N.10).
Ma ove si uniscono pi sustantivi di genere diverso, e di significanza diversa, l'aggiunti-vo ordinariamente si adopera nel genere mascolino. Convitati le donne, e gli uomini. (G.2.N.6). Essendosi la donna col giovane  posti a tavola per cenare. (G.5.N.10).
Il Quale, la Quale, Che pronomi relativi, dichiarando o ristringendo l'estension del No-me, o Pronome, che lor precede, accordano con gli anteccedenti nel genere, nel numero, e nella persona. Io, che l'et vivea. Voi, che ascoltate; Dio, il quale ama gli uomini; La dottrina, la quale costituisce il sommo bene in altro, che in Dio, non   degna d'un Cristiano. Colui, che teme Dio, viver felice.
I Nomi sustantivi assoluti reggono sempre gli altri sustantivi nel genitivo: come, La glo-ria  ombra della Virt. Era il Marchese di Monferrato, uomo d'alto valore. (Boc. N.5). Erano uomini, e femmine di grosso ingegno. (Boc. Introd.). L'acume dell'occhio mortale non pu nel secreto della Divina Mente penetrare. (N.1).
I sustantivi verbali reggono alle volte il genitivo: come, Soscrizione delle Lettere; ed alle volte il caso del verbo, da cui discendono: come, L'obbedienza alle Leggi  giustizia.
Gli Aggiuntivi secondo le varie significazioni loro ammettono a varj casi i sustantivi. Al Genitivo: come, Certo dell'Onest della Donna. (G.2.N.9). Uomo pi ricco di danari, che di senno. (G.1.N.6). Al Dativo: come, La superbia  odiosa a Dio, e agli uomini. (Passav. f. 168). La cui vita potr esser utile al Mondo. (G.8.N.7). All'Accusativo: come, Alto un brac-cio; lungo una canna; largo due palmi; lontano un miglio. All'ablativo: come, Dipendente dal cenno del suo Signore; Altro da quello che io sono; Diverso da cotesto; Alieno dallo stu-dio, sicuro da'pericoli.
Sovente si fa uso degl'infiniti de'Verbi in vece de'Nomi; e cos fatti infiniti, che hanno forza di nomi, si trovano in ogni caso. Nel Nominativo: come, Lei lo vedere, e me l'oprare appaga. (Dante Purg. cap. 7). Nel Genitivo: Io sarei vago di voltar la vela. (Petr.). Nel Dati-vo: La penna al buon voler non pu gir presso. (Petr.). Nell'Accusativo: Allor vidi io maravi-gliar Virgilio. (Dante). Nel Vocativo: O languir dolce, o sospirar giocando. Nell'Ablativo: Puommi arricchir dal tramontar del Sole. Ed alcuni infiniti cos adoperati si trovano non solo nel numero singulare, ma nel plurale ancora: come, N voglio dar materia agl'invidiosi, presti a mordere ogni laudevol vita, di diminuire in niun atto l'onest delle valorose donne con isconci parlari. (Boc. Introd.). Alcuni si gloriano di avere begli, e cari libri, e d'avere pre-ziosi vestiri, belle immagini, e belle dipinture: (Passav. f. 215). Il conoscere Iddio facitore del tutto, e conoscendolo, adorarlo, e dargli gloria, tra tutti quanti gli esseri dotati d'anima  pro-prio ed unico pregio dell'uomo. (Salvin. Disc. t.1. pag.65).


PARTE SECONDA
DELLA LINGUA ITALIANA
DE'VERBI

CAPITOLO I
De'Verbi, e delle Generali Propriet Loro

A differenza de'Nomi, che accennano le cose, e de'Pronomi, che disegnano i Nomi, si-gnificano i Verbi o l'esistenza, o il movimento delle cose.
Generalmente i Verbi si dividono in Sustantivi, e in Aggiuntivi.
Il Verbo Essere accenna semplicemente l'esistenza, ed il Verbo Avere, che tal volta si prende anche per lo verbo Essere, dinota semplicemente la possessione. Questi due verbi per la semplicit loro considerar si possono, come  sustantivi nella nostra lingua; ed Ausi-liarj si sono appellati per l'ajuto, che prestano agli altri verbi.
Oltre le semplice esistenza, o possessione, gli altri verbi dinotano una qualit, ovvero un'azione lor congiunta; e perci si son detti Aggiuntivi. Si potrebbe dire il Galileo scrive, e sarebbe lo stesso, che il dire il Galileo  Scrittore. La parola scrive accenna non solo l'esi-stenza, ma significa anche la qualit di Scrittore nel Galileo.
La differente maniera, onde vien rapportata l'azione, fa dividere i Verbi Aggiuntivi in At-tivi, Passivi, o Neutri.
Verbo Attivo  quello, che accenna azione, la qual passa realmente, o intenzionalmente in un termine diverso dal suo principio: come, Il fabbro batte il ferro: I Figliuoli amano il Padre.
Passivo  quello, che accenna la passione, o sia l'impressione, che riceve il termine dell'azione. Si forma il passivo con aggiungere al participio passato il verbo Essere, o la particella Si nelle terze persone de'verbi Attivi, trasferendo nel nominativo il termine, e nell'ablativo il principio dell'azione: come, Il ferro  battuto, o si batte dal Fabbro: Il Padre  amato, o si ama da'Figlioli.
Neutro  vuol dire n l'uno, n l'altro, cio a dir n Sustantivo, n Attivo: e Neutro, ed As-soluto, ed Intransitivo si appella quel verbo, che dinota una qualit, o un'azione perma-nente nel principio, che la produce: come, Stare, Sedere, Giacere, Andare, Correre, Salire, Scendere; Rallegrarsi, Rattristarsi, Dolersi, Pentirsi, Spedirsi.
Hanno i Verbi diverse Conjugazioni: e in ciascuna Conjugazione diversi Modi, e Tempi; e in ogni tempo Numeri, e Persone.


CAPITOLO II
Delle Conjugazioni

Conjugazioni qui s'intendono le Terminazioni, per mezzo delle quali si discernono, e le variazioni, secondo le quali s'impiegano, i Verbi.
Le terminazioni sono quattro, ed in quattro Conjugazioni i Verbi tutti si distinguono. La prima finisce in Are: come, Amare; la seconda in Ere coll'accento su la penultima, o sia con la penultima lunga: come, Temere; la terza in Ere senza accento, o sia con la penulti-ma breve: come, Leggere; e la quarta in Ire: come Sentire.
La variazione riguarda le diverse voci, che formano i Verbi piegandosi a disegnare i Modi, i Tempi, i Numeri, e le Persone. E que'verbi, che variano costantemente secondo gli esempj premessi, come regole, nell'accennar le quattro Conjugazioni, si dicono Regolari; e quei Verbi, che diversamente variano, si dicono Irregolari o della prima, o della seconda, o della terza, o della quarta Conjugazione.

CAPITOLO III
De'Modi, e de'Tempi

Le diverse maniere di affermare, o di significare, che hanno i Verbi, si appellano Modi. Questi sono quattro Indicativo, Imperativo, Soggiuntivo, o Congiuntivo, ed Infinito.
Indicativo, o Dimostrativo  quello, che accenna semplicemente ciocch dal Verbo vien significato.
Ha cinque tempi, e serve nel discorso affermativo, ed interrogativo: come Io amo; Io Non temo; Io sono amato?
Imperativo, o Comandativo trae il nome dall'azione, che ordinariamente significa, bench serve anche ad esortare, ad avvertire, a pregare. E siccome non riguarda cose gi fatte, cos ha soli due tempi: come, Usa il beneficio della Fortuna. D luogo alla ragione. Raffrena l'appetito. Tempera i desideri non sani, e ad altro indirizza i tuoi pensieri. Contrasta nel co-minciamento, e vinci te medesimo, mentre che tu hai tempo. (Boc. G.10.N.8). Prenderai un buon bastone, e dirai villania. (G.7.N.7).
Congiuntivo, o Soggiuntivo, se mostra l'attacco con un desiderio, si appella Desiderativo; se disegna l'attacco con qualche voce del dimostrativo, o con qualche particella, che gli precede dinotante condizione, appellasiCongiuntivo, o Condizionale: come, Vorrei, che ti ri-solvessi a venire. Faccia Iddio, ch'egli perseveri nel santo proponimento. Bisogna, che io fac-cia un ragionamento. Credo, ch'egli venga domane. Bench giurasse egli, non sono io per dargli alcuna fede.
Ha il Congiuntivo cinque tempi, come il Dimostrativo.
Infinito  quello, che indeterminatamente, cio senza distinguer numeri, e persone, ac-cenna l'affermazione, e significazione: come, Amare; Aver amato; Essere per amare; Aver da amare. Ma se vi precede la particella negativa, come, Non t'impicciare, n esser pigro, dinota spesso un comandativo. Ha tre tempi soli, Presente, Passato, e Futuro.
Il Gerundio, come, Amando; ed il Participio presente, come, Amante; ed il Participio pas-sato, come Amato, si riferiscono al Modo infinito.
Mentre non determinano la lor significazione, senza l'ajuto d'altro Verbo, che li regga.
I Tempi naturali sono tre, il presente, il passato, il futuro: e le qualit, e le azioni, che i Verbi dinotano, a questi tre tempi principalmente si riferiscono. Ma i rapporti ad altri tempi, o ad altre circostanze, la pi breve, o pi lunga distanza del tempo medesimo, sic-come modificano i tempi naturali, cos variar fanno le inflessioni de'Verbi atte ad espri-mere tali affezioni.
Inflessioni s'intendono le voci, che i Verbi prendono, togliendo, aggiungendo, o mutando qualche lettera, o sillaba alle terminazioni loro. A questo modo escono di Amare le voci Amo, Amai, Amer, e le altre.
Vagliono, le Inflessioni a distinguere i tempi ne'Verbi, cio, il Presente, come Io Amo; il Pendente, come Io Amava; il Passato, come Amai, ed ho amato; il Trapassato, come Io avea Amato; il Futuro, come Io Amer.
Il Presente accenna, che la cosa , o si fa mentre si parla.
Il Pendente, che si appella anche Imperfetto, disegna cominciamento, e non fine d'una cosa; o vero dinota una cosa, che esisteva, o facevasi, come presente in riguardo di un'al-tra cosa gi passata: come, Io scrivea, quando voi arrivaste. Nel Congiuntivo ritrovasi dop-pio, come, Amassi, ed Amerei. Il primo determina, il secondo lascia indeterminata la circo-stanza presente, che si  avvertita.
Il Passato dinota fine, e compimento della cosa, che fu, o si fece. Il semplice, come Amai, dimostra un tempo indeterminato, e lontano. Il composto, come Ho amato, accenna un tempo determinato, e la cosa fatta da breve tempo. L'altro composto Io ebbi amato, di-nota un tempo anche indeterminato con questa differenza dal semplice, che quello si adopera anche solo, e questo ordinariamente con qualche particella, che lo precede, o se-gue: come, Appena Alessandro ebbe veduto il nemico, che lo vinse; o pure potr dirsi, lo vinse, tostocch l'ebbe veduto.
Il Trapassato, che si appella Pi che perfetto, disegna una cosa gi passata in riguardo d'un'altra anche passata: come, Aveva io scritto, quando voi ritornaste. Nel Congiuntivo ha doppia uscita, Io avessi, ed avrei scritto. E la prima determinatamente; e la seconda inde-terminatamente passata accenna la cosa.
Il Futuro dinota una cosa, che sar, o si far in avvenire. Il semplice, come, Io scriver, si pu impiegare senza limitar tempo. Il Composto, come Io avr scritto, quando ritornerete, esprime una cosa, che sar passata in un certo tempo avvenire.

CAPITOLO IV
De'Numeri, e delle Persone de'Verbi

I Tempi, o sieno le inflessioni de'Verbi dinotano e numero, e persona. Mentre ciocch i Verbi significano, ha sempre rapporto ad una, o a pi cose, o ad una, o a pi persone, se-condo il principio, o il suggetto dell'azione: come, I Cittadini rispettano il Sovrano: Il Sovra-no  rispettato da'Cittadini. Si riferisce la parola rispettano a pi, e la parola rispettato ad un solo. E cos ciascun tempo dinota il numero singulare, e plurale; n solamente il nu-mero, ma le persone ancora distingue nell'uno, e nell'altro numero: come, Amo, Ami, Ama, Amiamo, Amate, Amano.
Le persone sono tre nel singulare, e tre nel plurale. E per maggior chiarezza nel conju-gare si aggiungono i pronomi personali.
Io  per ambedue i generi dinota la prima persona del singulare; e Noi del plurale: come Io Amo; Noi Amiamo.
Tu per ambedue i generi dinota la seconda persona del singulare; e Voi del plurale: co-me Tu Ami, Voi Amate.
Colui per lo maschile, eColei per lo femminile accenna la terza persona del singulare; e Coloro del plurale per ambedue i generi: come Colui, o Colei Ama; Coloro Amano.
Oggid per legge di cortesia, e per forza di usanza si dice Voi ad un solo, purch non sia d'infima condizione, siccome osserv il Casa nel suo Galateo cap. XVI.
Secondo il parere di alcuni Scrittori si dovrebbe qui partitamente dimostrare, come si formano le diverse voci, che in ciascun tempo dalla terminazione il verbo prende sotto il suo Modo. Ma questo trattato, come inutile si rigett dal Buommattei. Si  creduto, che facilmente ognuno da se stesso imparando le Conjugazioni de'Verbi Ausiliarj, e Regolari veder possa, come dalla Terminazione, o sia dell'Infinito di ciascun Verbo si deducano in ciascun tempo le diverse voci, che lo compongono. Certamente colui, che abbia sotto gli occhi partitamente descritte coteste Conjugazioni pu bene osservare, e ritenere, ove si faccia quell'accrescimento, o scambiamento d'una o pi lettere, che forma la diversit delle voci. Ma il dirne qualche cosa a suo luogo non sembra egli fuor del proponimento nostro.
I Verbi divisi in Conjugazioni si suddividono in semplici, come, Amare, Dolersi, Leggere, Sentire; ed in composti: come, Disamare, Condolersi, Rileggere, Dissentire. E nella varia-zione i composti seguono la regola de'semplici.
Fin qui delle propriet generali de'Verbi. Egli rimane a dire delle particolari propriet loro: e queste si vedranno sotto le Conjugazioni, alle quali discenderemo incominciando da'Verbi Ausiliarj Essere, ed Avere.
Cos di questi, come degli altri Verbi, nelle Note in fine rapporteremo le Voci Antiche, e Poetiche.

CAPITOLO V
Conjugazioni de'Verbi Ausiliari

Del Verbo Essere

Dimostrativo	Congiuntivo

Tempo Presente

1	2
Singulare.	Singulare.
Io Sono1	Perch Io Sia14
Tu Sei, o Se'	Tu Sii15
Colui, o Colei 2 	Colui, o Colei Sia16
Plurale.	Plurale.
Noi Siamo3	Noi Siamo
Voi Siete4	Voi Siate
Coloro Sono5	Coloro Sieno, o Siano17

Pendente

1	2	
Singulare.	Singulare.
Io Era	Io Fossi, e Sarei
Tu Eri	Tu Fossi, e Saresti
Colui, o Colei Era	Colui, o Colei Fosse, e Sarebbe18
Plurale.	Plurale.
Noi Eravamo6	Noi Fossimo, e Saremmo19
Voi Eravate7	Voi Foste, e Sareste
Coloro Erano	Coloro Fossero, e Sarebbero20


Dimostrativo			Congiuntivo

Passato

1			2					
Singulare			Singulare		
Io, Fui, e sono	Stato	Io sia	Stato	
Tu Fosti, e sei	o 		Tu sii	o
Colui, o Colei Fu8, ed 	Stata	Colui, o Colei sia	Stata	
Plurale			Plurale
Noi Fummo e siamo	Stati	Noi siamo	Stati
Voi Foste, e siete	o		Voi siate	o
Coloro Furono e sono	State	Coloro sieno	State

Trapassato

1			2
Singulare			Singulare
Io Era	Stato	Io  Fossi, e sarei		Stato
Tu Eri	o		Tu Fosti, e saresti		o
Colui, o Colei Era	Stata	Colui, o Colei 		Stata
			Fosse e sarebbe			
Plurale			Plurale
Noi Eravamo	Stati	Noi Fossimo e, 		Stati
	o		saremmo		o
Voi Eravate	State	Voi Foste, e sareste	State
Coloro erano			Coloro Fossero
			e sarebbero

Dimostrativo			Congiuntivo

Futuro

Singulare			Singulare
Io sar10			Io sar	Stato
Tu sarai			Tu sarai	o
Colui, o Colei sar11			Colui, o Colei sar	Stata
Plurale			Plurale
Noi saremo12			Noi  saremo	Stati
Voi sarete			Voi sarete	o
Coloro saranno13			Coloro saranno	State

Comandativo

Presente Sing.			Futuro Sing.
Sii, e sia Tu21			Sarai Tu
Sia Colui, o Colei			Sar Colui, o Colei
Plurale			Plurale
Siamo Noi			Saremo Noi
Siate Voi			Sarete Voi
Sieno Coloro			Saranno Coloro

Infinito

Presente: Essere			Passato: Essere stato
Futuro: Dovere Essere, o Avere ad Essere
Gerundio: Essendo22			Participio Sing. stato, e stata
			             Plur. stati, e state

Voci Antiche, e Poetiche

nel Dimostrativo
1	Soe			8	Fue				
2	Ene, Ee		8	Suto, Essuto, Issuto	
3	Semo		9	Furo, Fur
4	Sete			10	Saraggio, Sarabbo, Ser	
5	Enno		11	Fie				
6	Savamo, Eramo	12	Fieno
7	Savate, Erate	13	Fieno, Fiano

nel Congiuntivo
14 Fia, e Fie
15 Sie
16 Fia, Fie
17 Fiano, e Fieno
18 Seria, Fora, Saria
19 Sariamo
20 Sarebbono, Forano, Sariano, Sarieno	
21 Sie
22 Sendo


Del Verbo Avere			

1					2						
Dimostrativo			Congiuntivo

	Tempo Presente

Singulare			Singulare
Io Ho1			Purch Io Abbia16
Tu Hai			Tu Abbi
Colui, o Colei Ha2			Colui, o Colei Abbia
Plurale			Plurale
Noi Abbiamo3			Noi Abbiamo
Voi Avete			Voi Abbiate17
Coloro Hanno			Coloro Abbiano

Pendente

1			2
Singulare			Singulare
Io Aveva, o Avea4			Io Avessi, ed Avrei18
Tu Avevi			Tu  Avessi, ed Avresti
Colui, o Colei Aveva			Colui, o Colei Avesse, ed Avrebbe19
Plurale			Plurale
Noi Avevamo5			Noi Avessimo, ed Avremmo20
Voi Avevate6			Voi Aveste, ed Avreste
Coloro Avevano7			Coloro Avessero, ed Avrebbero, o 			Avrebbono

Passato

1			2
Singulare			Singulare
Io Ebbi, ed Ho			Io Abbia
Tu Avesti, ed Hai	Avuto		Tu Abbi	Avuto
Colui, o Colei Ebbe,				Colui, o Colei Abbia
ed Ha	
Plurale				Plurale
Noi Avemmo ed				Noi Abbiamo
abbiamo						
Voi Aveste ed Avete	Avuto9	Voi Abbiate	Avuto
Coloro Ebbero, 				Coloro Abbiano
Ebbono8 ed Hanno

Trapassato

1				2
Singulare				Singulare
Io Aveva				Io Avessi, ed Avrei
Tu Avevi		Avuto	Tu Avessi, ed Avresti	Avuto
Colui, oColei Aveva				Colui Avesse, ed Avrebbe
Plurale				Plurale
Noi Avevamo				Noi Avessimo ed Avremmo
Voi Avevate		Avuto	Voi Aveste, ed Avreste		Avuto
Coloro Avevano				Coloro Avessero, e Avrebbero

Futuro

1				2
Singulare				Singulare
Io Avr10				Io Avr
Tu Avrai11				Tu Avrai		Avuto
Colui, o Colei Avr12				Colui, o Colei Avr
Plurale				Plurale
Noi Avremo13				Noi Avremo
Voi Avrete14				Voi Avrete		Avuto
Coloro Avranno				Coloro Avranno

Comandativo

Presente Sing.				Futuro sing.
Abbi Tu				Avrai Tu
Abbia Colui, o Colei				Avr Colui, o Colei
Plurale				Plurale
Abbiamo Noi				Avremo Noi
Abbiate Voi				Avrete Voi
Abbiano Coloro				Avranno Coloro

Infinito

Presente: Avere				Passato: Aver Avuto
Futuro: Avere ad Avere, o Essere per Avere
Gerundio: Avendo				Participio Presente: Avente	
				Passato: Avuto, Avuti, Avuta, Avute.

Voci
Antiche, e Poetiche

Nel Dimostrativo
1	Abbo, Aggio, Ajo		9	Auto e Abbiuto
2	Hae, Hane, Have		10	Aver
3	Avemo			11	Averai
4	Avava			12	Aver
5	Avavamo			13	Averemo
6	Avavate			14	Averete
7	Avavano			15	Averanno
8	Ebbeno

Nel Congiuntivo
16 Aggia
17 Aggiate
18 Averia, Avria
19 Avria
20 Avriamo, Avriemo
21 Abbiendo
22 Abbiente

CAPITOLO VI
Avvertimenti su de'Verbi Ausiliarj

Questi due Verbi, siccome si scorge nelle loro Conjugazioni, formano i tempi composti da per loro, senza altro soccorso: E nel solo infinito futuro il Verbo Avere si  unito scam-bievolmente al Verbo Essere. Ma non variano cos gli altri Verbi, i quali tutti manchereb-bero de'tempi composti, se le voci non pigliassero in presto dall'uno, o dall'altro di questi Verbi.
Serve il Verbo Avere a'Verbi Attivi: come, Ho letto, Ho insegnato. Serve il Verbo Essere a'passivi: come, fu letto, fu insegnato il disprezzo delle ricchezze; ed a'Neutri assoluti, come, Io son venuto; Tu sei salito; Colui  sceso; ma i pochi Verbi, i quali talor si adoperano atti-vamente, e talor assolutamente, si servono secondo il bisogno talor dell'uno, e talor del-l'altro: onde si dice, Io son vivuto, ed io ho vivuto; io son corso, ed io ho corso; Quegli  fiori-to, ed ha fiorito.
Differiscono nell'uso del participio. Mentre il participio del Verbo Essere si accorda sempre in Genere, e Numero col suggetto della proposizione; come, Io uomo sono stato; Tu donna sei stata; Voi maschi siete stati; Quelle femmine sono state; o col suggetto dell'azio-ne; come, IlVizio  stato aborrito; Le speranze sono state accresciute.
All'incontro il Participio del Verbo Avere, come degli altri verbi attivi si pu accordare e con la persona, che fa l'azione, e coll'azione medesima: mentre si dice ugualmente bene; Io ho amato le tribolazioni; Io ho temuti i travagli.
Prende il Verbo Avere la significazione tal volta del Verbo Essere; ed allora la sua terza persona singulare si accorda anche co'nomi plurali. Ritrovasi, Quante miglia ci ha? Hac-cene pi di millanta. (Bocc. G.8.N.3). Havvi letti, che vi parrebbero belli. (G.8.N.9.

CAPITOLO VII
Conjugazioni de'Verbi Regolari.
Prima Conjugazione in Are
Del Verbo Amare

Dimostrativo	Congiuntivo

Tempo presente

1		2
Singulare	Singulare
Io Amo	Purch	Io Ami6
Tu Ami	Tu Ami
Colui, o Colei Ama	Colui, o Colei Ami		
Plurale	Plurale
Noi Amiamo1	Noi Amiamo
Voi Amate	Voi Amiate
Coloro Amano	Coloro Amino

Pendente

1		2
Singulare	Singulare
Io  Amava	Io Amassi, ed Amerei7
Tu Amavi	Tu Amassi, ed Ameresti
Colui, o Colei Amava	Colui, o Colei Amasse, ed Amerebbe8
Plurale	Plurale
Noi Amavamo	Noi Amassimo, ed Ameremmo9
Voi Amavate	Voi Amaste, ed Amereste
Coloro Amavano				Coloro Amassero10, ed Amerebbero11	

Passato

1		2
Singulare	Singulare
Io Amai, Ebbi, ed Ho		Io Abbia	
Tu Amasti, Avesti, ed Hai	Amato	Tu Abbi	Amato
Colui Am, Ebbe, ed Ha		Colui Abbia
Plurale		Plurale
Noi Amammo, Avemmo,		Noi Abbiamo
ed Abbiamo	
Voi Amaste, Aveste, 	Amato	Voi Abbiate	Amato
ed Avete			
Coloro Amarono2, Ebbero		Coloro Abbiano
ed Hanno

Trapassato

1		2
Singulare		Singulare
Io Aveva		Io Avessi, ed Avrei	
Tu Avevi	Amato	Tu Avessi, ed Avresti     Amato
Colui, o Colei Aveva		Colui Avesse, ed Avrebbe
Plurale		Plurale
Noi Avevamo		Noi Avessimo,
			ed Avremmo
Voi Avevate	Amato	Voi Aveste, ed Avreste   Amato
Coloro avevano		Coloro Avessero ed Avrebbero

Futuro	

Singulare		Singulare
Io Amer3		Io Avr
Tu Amerai	Amato	Tu Avrai	Amato
Colui, o Colei amer		Colui, o Colei Avr
Plurale		Plurale
Noi Ameremo4		Noi Avremo
Voi Amerete5		Voi Avrete	Amato
Coloro Ameranno		Coloro Avranno

Comandativo
Presente Sing.		Futuro Sing.
Ama Tu		Amerai Tu
Ami Colui, o Colei		Amer Colui, o Colei
Plurale		Plurale
Amiamo Noi		Ameremo Noi
Amate Voi		Amerete Voi
Amino Coloro		Ameranno Coloro

Infinito

Presente: Amare		Passato: Aver Amato
Futuro: Avere ad Amare, Dovere, o Essere per Amare.
Gerundio: Amando		Participio Presente: Amante
			Passato: Amato

VOCI
ANTICHE, E POETICHE
Nel Dimostrativo
1 Amamo
2 Ameraggio, Amerabbo
3 Amar
4 Amaremo
5 Amarete

Nel Congiuntivo
6 Ame
7 Amarei
8 Amaria
9 Ameriamo, Amariamo
10 Amassono
11 Ameriano

		
CAPITOLO VIII
Avvertimenti su la Prima Conjugazione

Molti Participj de'Verbi di questa Conjugazione aver possono sincopata le terminazion loro:
Ed i pi usitati sono: Acconcio per acconciato del Verbo Acconciare; Adorno per ador-nato di Adornare; Avvezzo per avvezzato di Avvezzare; Carico per caricato di Caricare; Cer-co  per cercato di Cercare; Concio per conciato di Conciare; Desto per destato di Destare; Dimestico per dimesticato di Dimesticare; Fermo  per fermato di Fermare; Gonfio per gon-fiato di Gonfiare; Guasto  per Guastato di Guastare; Lacero  per lacerato di Lacerare; Logo-ro per logorato di Logorare; Macero per macerato di Macerare; Manifesto per manifestato di Manifestare; Mozzo per mozzato di Mozzare; Netto per nettato di Nettare; Pesto per pe-stato di Pestare; Privo per privato di Privare; Scemo per scemato di Scemare; Sconcio per sconciato di Sconciare; Secco per seccato di Seccare; Sgombro per sgombrato di Sgombra-re; Stanco per stancato di Stancare; Tocco per toccato di Toccare; Trito per tritato di Trita-re; Tronco per troncato di Troncare; Voto per votato di Votare.
I Verbi, che in molti tempi escono di regola, si vedranno espressi tra gl'irregolari di que-sta Conjugazione.
Appartengono qui alcuni Verbi, che si appellano Frequentativi, i quali con l'accresci-mento di poche lettere alterano il significato senza variar la terminazione. Diminuiscono Frugacchiare, Guadagnucchiare, Mangiucchiare, Saltellare; mentre vagliono alquanto meno che, Frugare, Guadagnare, Mangiare, Saltare: accrescono Svolazzare, Sbevazzare, Avvinaz-zarsi; peggiorano Buffoneggiare, Quistioneggiare, Romoreggiare.

CAPITOLO IX
Seconda Conjugazione in Ere  con la penultima lunga

Del Verbo Temere

Dimostrativo		Congiuntivo

Tempo Presente
1		2
Singulare		Singulare
Io Temo		Purch Io Tema
Tu Temi		Tu Temi
Colui, o Colei Teme		Colui, o Colei Tema
Plurale		Plurale
Noi Temiamo		Noi Temiamo
Voi  Temete		Voi Temiate
Coloro Temono		Coloro Temano

Pendente
1			2
Singulare		Singulare
Io  Temeva1		Io Temessi, e Temerei
Tu Temevi2		Tu Temessi, e Temeresti
Colui, o Colei Temeva		Colui, o Colei Temesse, e Temerebbe
Plurale		Plurale
Noi Temevamo		Noi Temessimo, e Temeremmo
Voi Temevate		Voi Temeste, e Temereste
Coloro Temevano, Temeano	Coloro Temessero7, Temerebbero,
Temean		Temerebbono
	
Passato

Singulare		Singulare
Io Temei3, Ebbi, ed Ho		Io  Abbia
Tu Temesti, Avesti, ed Hai	temuto	Tu Abbi		temuto
Colui, o Colei Tem4, Ebbe 	Colui, o Colei Abbia
ed Ha
Plurale		Plurale
Noi Tememmo, Avemmo,		Noi Abbiamo
ed Abbiamo
Voi Temeste, Aveste,	temuto	Voi Abbiate	temuto
ed Avete
Coloro Temerono5, Ebbero,	Coloro Abbiano
ed Hanno

Trapassato
1		2
Singulare		Singulare
Io Aveva		Io Avessi, ed Avrei	
Tu Avevi	temuto	Tu Avessi, ed Avresti  temuto
Colui, o Colui Aveva		Colui, o Colei Avesse,
			ed Avrebbe
Plurale		Plurale
Noi Avevamo		Noi Avessimo, ed
			Avremmo
Voi Avevate	temuto	Voi Aveste, ed Avreste  temuto
Coloro Avevano		Coloro Avessero, ed
			Avrebbero

Futuro

Singulare		Singulare
Io  Temer		Io Avr	
Tu Temerai		Tu Avrai	temuto
Colui, o Colei  Temer		Colui, o Colei Avr
Plurale		Plurale
Noi Temeremo		Noi Avremo
Voi Temerete		Voi Avrete	temuto
Coloro Temeranno		Coloro Avranno	

Comandativo

Presente Sing.		Futuro Sing.
Temi Tu		Temerai Tu
Tema Colui, o Colei		Temer Colui, o Colei
Plurale		Plurale
Temiamo Noi		Temeremo Noi
Temete Voi		Temerete Voi
Temano Coloro		Temeranno Coloro

Infinito
Presente: Temere		Passato: Aver Temuto
Futuro: Dovere, Avere a, Essere per, Temere
Gerundio: Temendo		Partic.	Presente: Temente
				Passato: Temuto

VOCI
ANTICHE, E POETICHE

Nel Dimostrativo
1 Temea
2 Temei
3 Temetti, e teme'
4 Temette, e Temeo
5 Temettero, Temettono Temetteno
6 Temeraggio

Nel Congiuntivo
7	Temessono
	
La stessa variazione di Temere ha il verbo Godere. Ma Piacere, Giacere, Tacere nel Di-mostrativo hanno la prima persona del passato semplice in cqui, Piacqui, Giacqui, Tacqui; e la terza singulare in E, Piacque, e la terza plurale in Ero, come Piacquero, Giacquero, Tacquero. Raddoppia il Verbo Piacere la consonante C, ovunque segua io, ovvero ia, come Piaccio, Piacciamo, Piacciate. Agli altri due si contende dal Pistolesi il raddoppiamento per non confonder la significazione loro con Tacciare, e con Giaccio nome. Persuadere, bench abbia la prima persona del passato Persuadei, e Persuadetti, ha ricevuto anche Persuasi. Ma il participio  solamente Persuaso.

CAPITOLO X
Avvertimenti su la seconda Conjugazione

A questa Conjugazione appartengono alcuni Verbi, i quali ancorch abbiano la penul-tima breve nell'Infinito, hanno il Passato semplice in Ei, o Etti, ed il Participio in Uto.
Questi Verbi sono Assolvere, che ha assolvei, assolvetti, ed assoluto il Participio; Batte-re, battei , e battuto; Credere, credei, e creduto ; Cedere co'suoi Composti Concedere, Procedere, e Succedere, ha cedei , cedetti, e ceduto; Empiere, empiei, ed empiuto; Perdere, perdei, e perduto ; Tessere, tessei, e tessuto; Vendere, vendei, e venduto; Tondere, tondei, e tonduto; Rendere, rendei, rendetti , e renduto; Ricevere, ricevetti , e ricevuto; Premere, premei, o premetti, e premuto. Formano tutti il Passato semplice, mutando l'ultima sillaba dell'Infinito in I, e Tti, o in I solamente, e solo in Tti; e cos anche Splendere ha splendei senza participio; Pascere, pascei, e pasciuto; Crescere ha crebbi, e cresciuto; Co-noscere ha conobbi, e conosciuto.
Gli altri Verbi con la penultima lunga, che in molti tempi escono di regola, si rapporte-ranno tra gl'Irregolari di questa medesima Conjugazione.

CAPITOLO XI
Terza Conjugazione in Ere con la penultima breve

Del Verbo Leggere

Dimostrativo		Congiuntivo

Tempo Presente
1		2
Singulare		Singulare
Io Leggo		Purch	Io Legga
Tu Leggi		Tu Legga
Colui, o Colei Legge		Colui, o Colei Legga
Plurale		Plurale
Noi Leggiamo		Noi Leggiamo
Voi Leggete		Voi Leggiate
Coloro Leggono		Coloro Leggano

Pendente
1			2
Singulare		Singulare
Io Leggeva1		Io Leggessi, e Leggerei4
Tu Leggevi		Tu Leggessi, e Leggeresti
Colui, o Colei Leggeva		Colui, o Colei Leggesse, o Leggerebbe
Plurale		Plurale
Noi Leggevamo2		Noi Leggessimo, e Leggeremmo
Voi Leggevate		Voi Leggeste, e Leggereste
Coloro Leggevano		Coloro Leggessero, e Leggerebbero

Passato
1			2
Singulare		Singulare
Io Lessi, Ebbi, ed Ho		Io Abbia
Tu Leggesti, Avesti, ed Hai	letto	Tu Abbi	letto
Colui, o Colei Lesse, Ebbe,		Colui, o Colei Abbia
ed Ha
Plurale		Plurale
Noi Leggemmo, Avemmo, 		Noi Abbiamo
ed Abbiamo
Voi Leggeste, Aveste,	letto	Voi Abbiate	letto
ed Avete	
Coloro Lessero3, Ebbero,		Coloro Abbiano
ed Hanno

Trapassato
1		2
Singulare		Singulare
Io Aveva		Io Avessi, ed Avrei
Tu Avevi	letto	Tu Avessi ed Avresti  letto
Colui, o Colei Aveva		Colui, o Colei Avesse
			ed Avrebbe
Plurale		Plurale
Noi avevamo		Noi Avessimo
			ed Avremmo
Voi Avevate	letto	Voi Aveste, ed Avreste letto
Coloro Avevano		Coloro Avessero, ed	
			Avrebbero

Futuro
1			2
Singulare		Singulare
Io Legger		Io Avr	
Tu Leggerai		Tu Avrai	letto
Colui, o  Colei Legger		Colui, o Colei Avr
Plurale		Plurale
Noi Leggeremo		Noi Avremo
Voi Leggerete		Voi Avrete	letto
Coloro Leggeranno		Coloro Avranno

Comandativo

Presente Sing.		Futuro Sing.
Leggi Tu		Leggerai Tu
Legga Colui, o Colei		Legger Colui, o Colei
Plurale		Plurale
Leggiamo Noi		Leggeremo Noi
Leggete Voi		Leggerete Voi
Leggano Coloro		Leggeranno Coloro

Infinito

Presente: Leggere		Passato: Aver letto
Futuro: Dovere, Avere a, Essere per, Leggere
Gerundio: Leggendo		Participio Presente: Leggente
			Passato Sing. Letto, e Letta
			Passato Sing.: Letto, e Letta
				Plur.: Letti, e Lette
Voci
Antiche, e Poetiche

Nel Dimostrativo

1	Leggea
2	Leggiavamo
3	Lessono

Nel Congiuntivo

4	Leggera

I Verbi, che mobile hanno il dittongo, come Cuocere, Muovere, nel singulare del pre-sente Primo, e Secondo in tutte le persone, e nelle terze solamente del plurale ritengono il dittongo: come Io cuoco, e cuoca; Tu cuoci, e cuochi; Colui cuoce, e cuoca; Noi cociamo; Voi cocete, e cociate; Coloro cuocono, e cuocano; ed in tutte le voci, ove l'accento passa, perdono il dittongo: e cos fanno Muovere, ed altri. Ma quei Verbi, che hanno il dittongo fisso, non mai lo lasciano: come Piangere ha piango, piangi, piange, piangiamo, piangiate, piangano. E questa regola vale siccome per li Verbi d'ogni Conjugazione, cos anche per li due della Prima Notare, che ha Io Nuoto, e Sonare, che ha Io Suono.

CAPITOLO XII
Avvertimenti su la Terza Conjugazione

I Tempi Passati semplici, ed i Participj qui finiscono in varie forme.
Altri terminano in Essi, ed Etto a norma di Leggere: come, Elessi, ed Eletto di Eleggere; Ressi, e Retto di Reggere.
Altri vengono in Essi, ed Esso: come Oppressi, ed Oppresso di Opprimere; Compressi, e Compresso di Comprimere; Impressi, ed Impresso d'Imprimere. Altri in  Ersi, ed Erso: come Aspersi, ed Asperso di Aspergere; Dispersi, e Disperso di Dispergere. Ed altri in Elsi, ed El-to, come Scelsi, e Scelto di Scegliere; Divelsi, e Divelto di Divellere.
Altri escono in Esi, ed Eso: come Attesi, ed Atteso di Attendere; Contesi, e Conteso di Contendere; Difesi, e Difeso di Difendere; Offesi, ed Offeso di Offendere;Presi1, e Preso di Prendere; Scesi, e Sceso di Scendere; Spesi, e Speso di Spendere; Tesi2, e Teso di Tendere, e cos i loro Composti. Ma Chiesi si dir, e Chiesto di Chiedere3.
Altri finiscono in Arsi, ed Arso: come Arsi, ed Arso di Ardere4; Sparsi, e Sparso di Spar-gere.
Altri in Ansi, ed Anto: come Piansi, e Pianto di Piangere; Fransi, e Franto di Frangere, ed altri in Ensi, ed Ento: come Spensi, e Spento di Spegnere.
Altri escono in Insi, ed Into: come Cinsi, e Cinto di Cingere; Finsi, e Finto di Fingere; Estinsi, ed Estinto d'Estinguere; Pinsi, e Pinto di Pingere; Sospinsi, e Sospinto di Sospinge-re. Ma di Stringere si dir Strinsi, e Stretto.
Altri vengono in Issi, ed Itto: come Afflissi, ed Afflitto di Affliggere; Confissi, e Confitto di Configgere; Trafissi, e Trafitto di Trafiggere: ma di Affiggere si dir Affissi, ed Affisso. Di Scrivere Scrissi, e Scritto: ma di Vivere5 Vissi, e Vivuto.
Altri escono in Isi, ed Iso: come Divisi, e Diviso di Dividere; Recisi, e Reciso di Recidere; Risi, e Riso di Ridere; Uccisi, e Ucciso di Uccidere. Ma di Mettere6 si dir Misi, e Messo; e cos de'suoi Composti.
Altri Vengono in Ossi, ed Osso: come Mossi, e Mosso di Muovere; Scossi, e Scosso di Scuotere: e cos de'loro composti. Ma Discussi, e Discusso si forma di Discutere.
Altri in Olsi, ed Olto: come Volsi, e Volto di Volgere: ed altri tra gl'Irregolari.
Altri finiscono in Orsi, ed Orso: come Corsi, e Corso di Correre; Accorsi, ed Accorso di Accorrere; Morsi, e Morso di Mordere; In Orsi, ed Orto: come: Accorsi, ed Accorto di Accor-gere; Scorsi, e Scorto di scorgere; Porsi, e Porto di porgere; Torsi e Torto di Torcere.
Altri terminano in Osi, ed Osto: come: Risposi, e Risposto di Rispondere; Nascosi, e Na-scosto di Nascondere7; Posi, e Posto di Porre, che sta in luogo di Ponere8.
Altri finiscono in Usi, ed Uso: come Fusi, e Fuso di Fondere; Confusi, e Confuso di Con-fondere; Profusi, e Profuso di Profondere, e simili; ed altri in Ulsi, ed Ulso: come Espulsi, ed Espulso di Espellere.
Altri in Ussi, ed Utto: come Strussi, e Strutto di Struggere. In Ussi, ed Otto si vedranno tra gl'Irregolari.
Altri Terminano finalmente in Unsi, ed Unto: come, Unsi, ed Unto di Ungere; Punsi, e Punto di Pungere; Giunsi, e Giunto di Giungere; Munsi, e Munto di Mungere; Rompere ha Ruppi, e Rotto.
Tutti i passati semplici, che per simili cambiamenti si allontanano dall'Infinito, ritengo-no tal cambiamento nella persona prima, nella terza del Singulare, e nella terza del Plura-le; ed a norma di Leggere, egli  da dire di Muovere, e di ogni altro de'Verbi accennati. Mentre si ha Mossi, Movesti, Mosse; Movemmo, Moveste, e Mossero.

CAPITOLO XIII
Quarta Conjugazione in Ire
Del Verbo Sentire

Dimostrativo		Congiuntivo

Tempo Presente
1		2
Singulare		Singulare
Io sento		Purch	Io senta
Tu senti		Tu senta
Colui, o Colei sente		Colui, o Colei senta
Plurale		Plurale
Noi sentiamo		Noi sentiamo
Voi sentite		Voi sentiate
Coloro sentono		Coloro sentano

Pendente
1				2
Singulare		Singulare
Io sentiva1		Io sentissi, e sentirei
Tu sentivi		Tu sentissi, e sentiresti
Colui, o Colei sentiva		Colui, o Colei sentisse o sentirebbe
Plurale		Plurale
Noi sentivamo		Noi sentissimo, e sentiremmo5
Voi sentivate		Voi sentiste, e sentireste
Coloro sentivano		Coloro sentissero, e sentirebbero6

Passato
1		2
Singulare		Singulare
Io Sentii, Ebbi, ed Ho		Io Abbia	
Tu Sentisti, Avesti, ed Hai sentito	Tu Abbi	sentito
Colui, o Colei Sent2, Ebbe,		Colui, o Colei Abbia
ed Ha
Plurale		Plurale
Noi Sentimmo, Avemmo, 	Noi Abbiamo
ed Abbiamo
Voi Sentiste, Aveste,	sentito	Voi Abbiate	sentito
ed Avete
Coloro Sentirono3, Ebbero,	Coloro Abbiano
ed Hanno

Trapassato
1		2
Singulare		Singulare
Io Aveva		Io Avessi, ed Avrei
Tu Avevi	sentito	Tu Avessi, ed Avresti  sentito
Colui, o Colei Aveva		Colui, o Colei Avesse,
		ed Avrebbe
Plurale		Plurale
Noi Avevamo		Noi Avessimo
		ed Avremmo
Voi Avevate	sentito	Voi Aveste, 	sentito
		ed Avreste
Coloro Avevano		Coloro Avessero,
		ed Avrebbero

Futuro
1		2
Singulare		Singulare
Io sentir		Io Avr
Tu sentirai		Tu Avrai	sentito
Colui, o Colei sentir		Colui, o Colei Avr
Plurale		Plurale
Noi sentiremo		Noi Avremo
Voi sentirete		Voi Avrete	sentito
Coloro sentiranno		Coloro Avranno

Comandativo

Presente Sing.		Futuro Sing.
Senti Tu		Sentirai Tu
Senta Colui, o Colei 		Sentir Colui, o Colei
Plurale		Plurale
Sentiamo Noi		Sentiremo Noi
Sentite Voi		Sentirete Voi
Sentano Coloro		Sentiranno Coloro

Infinito

Presente: Sentire		Passato: Aver Sentito
Futuro: Dovere, Aver a, Essere per, Sentire
Gerundio: Sentendo		Part.Pass. Sentito, e Sentita

Voci
Antiche, e Poetiche

Nel Dimostrativo
1 Sentia
2 Sentio
3 Sentiro

Nel Congiuntivo
4 Sentiria
5 Sentiriamo
6 Sentissono, e Sentirebbono

Partic. Sentuto

Nella stessa forma variano Fuggire, Seguire, Servire, Vestire; mentre in luogo d'Ire, del-l'Infinito, mettendo O, e To, si ha Fuggo, e Fuggito, Seguo, e Seguito; Vesto, e Vestito: ma Cucire ha Cucio, e Cucito.

CAPITOLO XIV
Avvertimenti su la Quarta Conjugazione

Doppia desinenza nella persona prima, nella terza del singulare, e nella terza del plu-rale del Passato semplice hanno Aprire, e Capire co'suoi Composti. Mentre si dice  Aprii, ed Apersi; Apr, ed Aperse; Aprirono, ed Apersero; e cos Coprire, Coprii, e Copersi; ed altri come Offerii, ed Offersi; Sofferii, e Soffersi; Proferii, e Proffersi hanno Offerire, Sofferire, e Profferire. Ma nel Participio escono tutti in Erto, come Aperto, Coperto, e Coverto, Offerto, Sofferto; solamente Profferto non meno, che Profferito.
Vi  una gran mano di Verbi, che pu dirsi comune di questa, e della prima Conjuga-zione; come Abbrunire, e Abbrunare; Allenire, ed Allenare; Alleggerire, ed Alleggiare; Ammu-tolire, ed Ammutolare; Aggradire, e Aggradare; Colorire, e Colorare; Fallire, e Fallare; Impaz-zire, ed Impazzare; e simili si ritrovano anche della Terza: come Convertire, e Convertere; Pervertire, e Pervertere.
Altri dalla Prima, dalla Seconda, e dalla Terza sono passati in questa Conjugazione: come, Addolcire di Addolciare; Apparire di Apparere; Concepire da Concepere; Forbire da Forbere; Inghiottire da Inghiottere; Languire da Languere; Rapire da Rapere; Partire da Partere;Offerire da Offerere.
Ed altra mano vi  di Verbi, che assortiti sembrano di questa, e non di altra Conjuga-zione. Sono di questa Terza Classe Ambire, Avvilire, Ardire, Chiarire, Colpire, Fiorire, Gioire, Inanimire, Incollorire, Ingagliardire, Impallidire, Insuperbire, Intisichire, Marcire, Sbigottire, Smaltire, Stupire, Ubbidire, ed altri. I Verbi di questa Terza Classe differiscono dagli altri, che si sono distinti di sopra. Mentre quelli nella persona prima, seconda, terza del singu-lare, e terza anche del plurale del presente primo, e secondo, e delComandativo  presente ritengono la terminazione in Isco, che prendono, e nella prima, e nella seconda plurale serbano la regola della loro ordinaria Conjugazione. All'incontro questi Verbi rapportati nella Terza Classe mancano della prima persona plurale nel presente primo, e secondo, e ritengono a tenor della Regola la seconda plurale nell'uno, e nell'altro tempo, come anche nel Comandativo. Ma nel presente secondo perdono anche la seconda persona plurale. Di quelli si dir molto bene, Aggradisco nel presente primo, e nel secondo Aggradisca; Aggradisci, ed Aggradischi; Aggradisce, ed Aggradisca; Aggradiamo nel presente primo, e secondo; Aggradite, ed Aggradiate; Aggradiscono, ed Aggradiscano. Ma di questi, intendo, d'Ambire, Gioire, Ardire, e di altri, che si sono descritti, non si potrebbe dire Ambiamo, Gioiamo, Ardiamo; ed ancorch si dica Gioite, Ambite, Ardite; non si dir Gioiate, n Ambia-te, n Ardiate. Ma occorrendo bisogner far uso o di qualche altro Verbo equivalente, o servirsi d'altre parole: e dire, ci Rallegriamo, abbiamo Ambizione, o siamo Ambiziosi; abbia-mo, o ci sentiamo Ardire. Nella stessa maniera si supplir la seconda persona plurale che manca nel presente secondo.

CAPITOLO XV
Della Formazione de'Tempi

Nelle Conjugazioni si distinguono i Tempi in Semplici, e Composti.
Semplici s'intendono que'tempi, che in una sola parola si esprimono; e sono l'Infinito, il Participio, i due Presenti, il Passato Primo degl'Indeterminati, il Futuro Primo, il Pendente Primo, ed ambedue i Pendenti Secondi. Composti sono gli altri tempi tutti.
De'Verbi Regolari consiste la Sede de'Tempi nell'Infinito in riguardo a'semplici, e nel Participio Passato in riguardo a'Composti; e degl'Irregolari nell'Infinito, nel Participio, e nella prima persona; e ci apparir nella Conjugazione de'Verbi Irregolari.
Si abbiano presenti gl'Infiniti de'Verbi, che si sono conjugati, Amare, Temere, Leggere, Sentire, ed agevole sar il formarne le voci di ciascun tempo.
Vediamo prima de'Tempi Semplici, e poi de'Composti la formazione.

Prima Persona Singulare.
Nel Presente Primo termina sempre in O: ed Are, ed Ere, ed Ire, cambiando in O formasi Amo, Temo, Leggo, Sento.
Nel Presente Secondo l'O mutato in I nella prima Conjugazione, ed in A nella seconda, terza, e quarta formasi Ami, Tema, Legga, Senta.
Nel Passato esce in I: e l'ultima sillaba Re soltanto in I  mutando, viene Amai, Temei, Sentii: ma nella terza Coniugazione, rimanendo la prima sillaba, sono le altre due sillabe da cangiare in Ssi per aver Lessi da leggere.
Nel Futuro termina in O accentato: e la sola vocale E, ultima dell'Infinito cangiando in O formasi Temer, Legger, Sentir. Ma nella prima Conjugazione si muter la sillaba Are in Er; e si dir Amer.
Nel Pendente Primo in luogo di Re mettendo Va si dice, Io Amava, Temeva, Leggeva, Sen-tiva.
Nel Pendente Secondo Determinato togliendo Re, e surrogando Ssi, ne viene Io Amassi, Temessi, Leggessi, Sentissi; e nell'Indeterminato aggiungendo I alla terminazione si forma Temerei, Leggerei, Sentirei: ma nella prima Conjugazione bisogna cangiar l'ultima A in E, ed aggiungendo I si forma Amerei.

Seconda Persona Singulare
Nel Presente Primo termina in I, e cos nel Presente Secondo dell'altre Conjugazioni; in guisa che mutando Are, ed Ere in I si forma Tu Ami, Temi, Leggi; e Re solo togliendo nella quarta Conjugazione si ha Senti.
Nel Passato la sola sillaba Re cangiando in Sti formasi Amasti, Temesti, Leggesti, Senti-sti.
Nel Futuro finisce in Ai, ed il solo O della prima persona cangiando in Ai formasi Amerai, Temerai, Leggerai, Sentirai.
Nel Pendente Primo in luogo di A della prima persona ponendo I formasi Tu Amavi, Te-mevi, Leggevi, Sentivi.
Nel Pendente Secondo Determinato esce simile alla prima persona, Amassi, Temessi, Leggessi, Sentissi; e nell'Indeterminato l'I finale della prima persona cangiando in Sti, ne viene Ameresti, Temeresti, Leggeresti, Sentiresti.

Terza Persona Singulare
Nel Presente Primo della prima Conjugazione in A, Colui Ama, e nel secondo in I, Colui Ami. Ed in tutte le altre Conjugazioni nel presente primo esce in E, Teme, Legge, Sente; e nel secondo in, A, Tema, Legga, Senta.
Nel Passato della prima Conjugazione esce in O accentato, convertendo l'Ai della prima persona in O, come Colui Am. Nella seconda conjugazione in E accentata, e nella quarta in I accentato levando l'I aggiunto alla prima persona in O, come Colui Am. Nella seconda conjugazione in E accentata, e nella quarta  in I accentato levando l'I  aggiunto alla prima persona, come Tem, Sent; e nella Terza Conjugazione convertendo l'I  fine della prima persona in E semplice, si forma Lesse.
Nel Futuro si muta l'O accentato della prima persona in A accentata, come Amer, Te-mer, Legger, Sentir.
Nel Pendente Primo esce in Va simile alla prima persona. Colui Amava, Temeva, Legge-va, Sentiva. Nel Pendente Secondo determinato cangia l'I della prima persona in E; nell'In-determinato muta l'Ei della prima in Ebbe, come Amerebbe, Temerebbe, Leggerebbe, Senti-rebbe.

Prima Persona Plurale
In ambedue i Presenti esce sempre in Iamo: ed Are, ed Ere in Iamo mutando formasi Amiamo, Temiamo, Leggiamo; e Re solamente nella Quarta in Amo cangiando, viene Sen-tiamo.
Nel Passato finisce in Mmo: E Re soltanto convertendo in Mmo formasi Amammo, Te-memmo, Leggemmo, Sentimmo.
Nel Futuro termina in Mo: ed aggiungendo ad Ere, ed Ire Mo ne viene Temeremo, Legge-remo, Sentiremo. Ma nella prima Conjugazione per l'A Cangiata in E nel singulare, si dir Ameremo.
Nel Pendente Primo esce in Vamo: e Re soltanto mutando in Vamo formasi Amavamo, Temevamo, Leggevamo, Sentivamo. Nel Pendente Secondo Determinato si forma dalla prima del singulare, con aggiunger Mo: Amassimo, Temessimo, Legessimo, Sentissimo; e nell'Inde-terminato convertendo l'I della prima singulare in Mmo, ne viene Ameremmo, Temeremmo, Leggeremmo, Sentiremmo.

Seconda Persona Plurale
Nel Presente Primo si forma, cangiando dell'Infinito la sola lettera R in T, come Amate, Temete, Leggete, Sentite. Nel Presente secondo, cangiando la sillaba Mo fine della persona prima plurale in Te viene Amiate, Temiate, Leggiate, Sentiate.
Nel Passato si forma dalla seconda singulare del passato medesimo cangiando l'I finale in E, come Amaste, Temeste, Leggeste, Sentiste.
Nel Futuro esce dalla seconda singulare del medesimo, Ai in Ete commutando: come Amerete, Temerete, Leggerete, Sentirete.
Nel Pendente Primo esce in Vate, e scambiando il Mo della prima persona plurale in Te, ne viene Amavate, Temevate, Leggevate, Sentivate. Nel Pendente Secondo Determinato con-serva la Terminazione del Passato Amaste, Temeste, Leggeste, Sentiste, e nell'Indeterminato cangia l'I, ch'ebbe nel singulare, in E, come Amereste, Temereste, Leggereste, Sentireste.

Terza Persona Plurale
Nel Presente Primo della prima Conjugazione termina in Ano, e nel Presente Secondo in Ino: Ed aggiungendo No alla terza singulare formasi Amano, ed Amino; ma nelle altre Conjugazioni esce in Ono al Presente Primo, e in Ano al secondo: e cangiata l'E della Terza singulare in Ono, formasi Temono, Leggono, Sentono al Presente primo; e l'E medesima cangiata in Ano si avr Temano, Leggano, e Sentano al Presente Secondo.
Nel Passato della Prima Conjugazione finisce in Arono: e l'o accentato della Terza sin-gulare mutando in Arono formasi Amarono; Nella seconda, e nella quarta Conjugazione aggiungendo alla terza persona singulare Rono formasi Temerono, Sentirono; e nella terza Conjugazione aggiungendo semplicemente Ro viene Lessero.
Nel Futuro esce sempre in Anno, ed aggiungendo Nno alla terza singulare formasi Ame-ranno, Temeranno, Leggeranno, Sentiranno.
Nel Pendente Primo esce in Vano: ed aggiungendo No alla terza singulare, viene Amava-no, Temevano, Leggevano, Sentivano. Nel Determinato, ed Indeterminato del pendente Se-condo aggiungendo Ro alla terza singulare formasi Amassero, ed Amerebbero, Temessero, e Temerebbero, Leggessero, e Leggerebbero, Sentissero, e Sentirebbero.
Nel Comandativo i Tempi sono tutti Semplici.
La seconda persona singulare nella sola prima Conjugazione finisce in A, e nelle altre in I: Ama Tu; Temi, Leggi, Senti Tu. Ma se si proibisce, rimane intero l'Infinito con premettervi la particella Non, e si dir, Non Amare, Non Temere, Non Leggere, Non Sentire. Le altre vo-ci del Presente sono tolte dal Presente secondo  di ciascun Verbo; e le Voci del Futuro sono tutte dal Futuro primo.
I Tempi Composti sono quelli, che si formano per mezzo de'Tempi semplici de'Verbi Ausiliarj Essere, o Avere, e del Participio passato. E questi sono il Passato Primo: come Io Ebbi, ed ho Amato, Temuto, Letto, e Sentito.
Il Passato Secondo: Purch Io Abbia Amato, Temuto, Letto, Sentito.
Il Futuro Secondo: Quando Io Avr Amato, Temuto, Letto, Sentito.
Il Trapassato Primo: Io Aveva Amato, Temuto, Letto, Sentito.
Il Trapassato Secondo: Io Avessi, ed Avrei Amato, Temuto, Letto; Sentito.
Il Participio passato: Aver Amato; Temuto; Letto; Sentito.
Le Conjugazioni, che si sono rapportate sono di Verbi Attivi, e perci si sono spedite col Verbo Ausiliario Avere.
Gli Attivi possono divenir Passivi: e questi esprimono tutte le voci con l'ajuto del Verbo Essere, da cui vengono somministrati i Tempi uniti al Participio.
I Verbi Neutri, se sono Attivi col Verbo Avere, se sono Passivi col Verbo Essere, spiegano i loro Tempi Composti, siccome si vedr nelle Conjugazioni che seguiranno.
Alla formazion de'tempi si appartiene ancora il vedere, in quali voci de'Verbi pu cade-re il troncamento.

CAPITOLO XVI
De'Troncamenti ne'Verbi

Non tutte le voci, che terminar possono in L, M, N, R ne'Verbi scacciano la vocale in fi-ne.
La lettera L semplice, seguendo la vocale E pu rimanerne senza: e potr dirsi Vuol in vece di Vuole, Duol in vece di Duole. Ma doppia, o con altra vocale accoppiata non soffre alcun taglio.
Mentre Vol in vece di volle da volere, e Rivel in vece di Rivelo da Rivelare, e Adul in vece di Adulo d'Adulare non si possono dire.
La M semplice soffre il troncamento, come Leggiam in luogo di Leggiamo; Leggerem in luogo di Leggeremo: ma doppia nol soffre; n si dir mai Leggem, n Leggerem in vece di Leggemmo, e Leggeremmo.
La N semplice nella prima persona singulare vuole sempre ritener la vocale, eccettuata la sola voce Io Son del Verbo Essere. E perci dir non conviene Io perdon in vece di perdo-no da perdonare, n abbandon in vece di abbandono di abbandonare. Nelle Terze Persone lascia volentieri la vocale in fine: e cos sar ben detto Sostien per Sostiene da Sostenere; Temon per Temono. La stessa N doppia ne'Futuri Ammette il troncamento anche d'una sillaba: e potr dirsi Ameran per Ameranno; Sentiran per Sentiranno: ma di rado ne'Presenti, come in dan(no) di dare e stan(no) di stare, e simili, essendo il troncamento sempre vietato, quando riesca faticoso, e duro.
La R negl'Infiniti tutti, e nelle persone terze plurali de'Pendenti secondi, come in Senti-rebber in vece di sentirebbero, non  da concedere il troncamento senza riguardar l'armo-nia, e la dolcezza.

CAPITOLO XVII
Conjugazione del verbo Passivo

Essere Amato

Dimostrativo		Congiuntivo

Tempo Presente
1		2
Singulare		Singulare
Io sono		Purch Io sia	
Tu sei	amato	Tu sii	amato
Colui 		Colui sia
Plurale		Plurale
Noi siamo		Noi siamo
Voi siete	amati	Voi siate	amati
Coloro sono		Coloro Sieno

Pendente
1		3
Singulare		Singulare
Io Era		Io Fossi, e sarei	
Tu Eri	amato	Tu Fossi, e saresti	amato
Colui Era		Colui Fosse, e sarebbe
Plurale		Plurale
Noi Eravamo		Noi Fossimo, e saremmo
Voi Eravate	amati	Voi Foste, e sareste	amati
Coloro Erano		Coloro Fossero, e sarebbero

Passato
1			2
Singulare		Singulare
Io Fui, e sono stato		Io sia stato
Tu Fosti, e sei stato	amato	Tu Sii stato	amato
Colui Fu, ed  stato		Colui Sia stato
Plurale		Plurale
Noi Fummo, siamo stati		Noi Siamo stati
Voi Foste, e siete stati	amati	Voi Siate stati	amati
Coloro Furono e sono stati		Coloro Sieno stati

Trapassato
1		2
Singulare		Singulare
Io Era stato		Io Fossi, e sarei stato
Tu Eri stato	amato	Tu Fossi, e saresti stato 	amato
Colui Era stato		Colui Fosse, e sarebbe stato
Plurale		Plurale
Noi eravamo stati		Noi Fossimo e saremmo stati
Voi Eravate stati	amati	Voi Foste, e sareste stati   	 amati
Coloro erano stati		Coloro Fossero, e sarebbero stati

Futuro
1		2
Singulare		Singulare
Io Sar		Io Sar stato
Tu Sarai	amato	Tu Sarai stato	amato
Colui Sar		Colui Sar stato
Plurale		Plurale
Noi Saremo		Noi Saremo stati
Voi Sarete	amati	Voi  Sarete stati	amati
Coloro Saranno		Coloro Saranno stati

Comandativo

Presente Sing.		Futuro Sing.
Sii, e sia Tu	amato	Sarai Tu	amato
Sia Colui		Sar Colui
Plurale		Plurale
Siamo Noi		Saremo Noi
Siate Voi	amati	Sarete Voi	amati
Sieno Coloro		Saranno Coloro

Infinito

Presente: Essere Amato.		Passato: Essere stato Amato.
Futuro: Per Essere, e Dover Essere Amato.
Gerundio: Essendo Amato.		Participio: Amato.

CAPITOLO XVIII
Conjugazione del Verbo Neutro

Pentirsi

Dimostrativo		Congiuntivo

Tempo Presente
1			2
Singulare		Singulare
Io mi Pento		Purch	Io mi Penta
Tu ti Penti			Tu ti Penti
Colui si Pente			Colui si Penta
Plurale		Plurale
Noi ci Pentiamo		Noi ci Pentiamo
Voi vi Pentite		Voi vi Pentiate
Coloro si Pentono		Coloro si Pentano

Pendente
1			2
Singulare		Singulare
Io mi Pentiva1		Io mi Pentissi,6 e pentirei7
Tu ti Pentivi		Tu ti Pentissi, e Pentiresti
Colui si Pentiva		Colui si Pentisse, e Pentirebbe
Plurale		Plurale
Noi ci Pentivamo		Noi ci Pentissimo, e Pentiremmo
Voi vi Pentivate		Voi vi Pentiste, e Pentireste
Coloro si Pentivano		Coloro si Pentissero, e Pentirebbero

Passato
1		2
Singulare		Singulare
Io mi Pentii,2 Fui, e mi sono		Io mi sia
Tu ti Pentisti, Fosti, e ti sei	Pentito	Tu ti sii	Pentito
Colui si pent, Fu, e si 		Colui si sia
Plurale		Plurale
Noi ci Pentimmo,3 Fummo		Noi ci siamo
e ci siamo
Voi vi Pentiste, Foste,		Voi vi siete	
e vi siete	Pentiti			Pentiti
Coloro si Pentirono,4 Furono,	Coloro si sieno
e si sono

Trapassato
1		2
Singulare		Singulare
Io mi Era		Io mi Fossi, e sarei
Tu ti Eri	Pentito	Tu ti Fossi e saresti	Pentito
Colui si Era		Colui si Fosse, e sarebbe
Plurale		Plurale
Noi ci Eravamo		Noi ci Fossimo, e saremmo
Voi vi Eravate	Pentiti	Voi Vi Foste e sareste     Pentiti
Coloro si Erano		Coloro si Fossero, e sarebbero

Futuro

Singulare		Singulare
Io mi Pentir5		Io mi sar	
Tu ti Pentirai		Tu  ti sarai	pentito
Colui si Pentir		Colui si sar
Plurale		Plurale
Noi ci Pentiremo		Noi ci saremo
Voi vi Pentirete		Voi vi sarete	pentiti
Coloro si Pentiranno		Coloro si saranno

Comandativo

Presente  Sing.		Futuro Sing.
Pentiti Tu		Ti Pentirai Tu
Pentasi Colui		Si Pentir Colui
Plurale		Plurale
Pentiamoci Noi		Ci Pentiamo Noi
Pentitevi Voi		Vi Pentirete Voi
Pentansi Coloro		Si Pentiranno Coloro

Infinito

Presente: Pentirsi.		Passato: Essersi Pentito.
Futuro: Aver a, o Dover pentirsi.
Gerundio: Pentendosi.		Part. Pass. Pentitosi.8

Voci
Antiche, e Poetiche

Nel Dimostrativo
1 Penteva
2 Pentei, Pentesti, Pent
3 Pentemmo, Penteste
4 Penterono
5 Penter


Nel Congiuntivo	
6	Pentessi, e Penterei
7	Pentira
8	Pentuto

CAPITOLO XIX
Avvertimenti su de'Verbi Passivi, Neutri, ed Impersonali

I Verbi Passivi debbon accordare nel Genere, e nel Numero il lor Participio col termine dell'Azione: e si dovr dire, Amato, Amata, Amati, ed Amate; secondo che di Maschio, o di Femmina, d'uno, o di pi si parli, che ricevan l'azione. E nella stessa forma accordano i Neutri tutti, che ne'tempi Composti si sviluppano per mezzo del verbo Essere.
I Passivi, che si formano dagli Attivi col verbo Essere, han tutte le Persone, siccome si  veduto nella Conjugazione del Verbo Esser Amato.
Ma gli Attivi se divengono Passivi per mezzo della particella si o spiccata, o affissa al Verbo, non hanno, che le sole persone terze: come, Amasi, o si ama la virt; Temevasi, o si temeva il vizio; Si lessero i libri dotti; Si sentiranno i Savj. Aver possono anche l'Infinito, il Gerundio, ed il Participio: ed allora si trover ordinariamente affissa la particella: come, in Amarsi, Temendosi, Sentitosi. Ma si toglie all'Infinito l'ultima vocale. All'incontro raddoppia la consonante questa particella si, come anche fanno le altre particelle Mi, Ci, Ti, Vi, lo, la, le; qualora si vogliono affisse a voci accentate: e si dir Serrossi, Donommi, Chiamerotti, Leggerovvi, Ameravvi, Temeracci, Sentirassi; perch Serr, Don, Chiamer, Legger, Ame-r, Temer, Sentir hanno l'accento su l'ultima vocale. E cos Farollo godente, in vece di lo far. Battella, e Tagliolle i capelli in vece di la batt, e le tagli.
Vi sono altri Verbi, che per loro natura non si adoperano, che nella terza persona sin-gulare come, Tonare, Piovere, Balenare, Nevicare, e formano i Tempi Composti con l'ajuto del Verbo Essere; mentre si dice Balena, Tuona, Nevica;  Tonato; Era Piovuto; Sar Nevica-to. E questi Verbi si appellano Neutri Impersonali.
Ed altri finalmente vi sono, che hanno tutte le persone, e talvolta ricevendo un Infinito, o un Dativo, si adoperano nelle terze singulari solamente con la particelle si, e senza: co-me, Convenire, Appartenere, Disdire. A me conviene apprendere; A voi si appartiene inse-gnare; Ad ognuno disdice l'ozio.

CAPITOLO XX
De'Verbi Irregolari della Prima Conjugazione

Di questa sorte di Verbi rapporteremo sotto la propria Conjugazione i soli tempi, i quali escono di regola; in guisa che si dovr intendere, che i Tempi, che si tralasceranno, se-guono la naturale terminazion loro.

ANDARE

Presente primo: Io Vo, o Vado1, Tu Vai2, Colui Va3. Plur. Andiamo; Andate4, Vanno5.
Presente secondo: Io Vada, Tu Vadi6, Colui Vada. Plur. Andiamo, Andiate, Vadano7.
Futuro: Andr8, Andrai, Andr. Plur. Andremo, Andrete, Andranno.
Comandativo presente: Va9 Tu, Vada10 Colui.
Pendente secondo: Andrei11, Andresti, Andrebbe12. Plur. Andremmo, Andreste, An-drebbero.
Come Neutro spiega i tempi composti col Verbo Essere: sono, era, sar Andato, o Ito.13
Riandare, e Trasandare non seguono scrupolosamente le voci di andare.

1 Ando V. Ant.
2 Andi, Vadi V. Ant.
3 Anda V. Ant.
4 Ite, o Gite V. Poet.
5 Andano, Vonno V. Ant. Vonno V. Poet.
6 And. Ant.
7 Andino V. Ant.
8 Ander V. Ant.
9 Anda V. Ant.
10 Andi V. Ant.
11 Anderia, Andria V.  Ant.
12 Anderebbono, e Andriano V. Ant.
13 Gito V. Poet.

DARE

Presente primo: Io Do1, Tu Dai, Colui Da2. Plur. Diamo, Date, Danno.
Presente secondo: Io Dia, Tu Dii, Colui Dia3. Plur. Diamo, Diate, Dieno, e Diano4. Nel Comandativo Da  Tu.
Passato primo: Io Diedi, Tu desti, Colui Diede. Plur. Demmo, Deste, Diedero, e Diedono5.
Futuro primo: Dar6, Darai7, Dari. Plur. Daremo, Darete, Daranno.
Pendente secondo: Io Dessi, e Darei, Tu Dessi, e Daresti, Colui Desse e darebbe8. Plur. Dessimo, e Daremmo, Deste, e Dareste, Dessero9, e Darebbero10.
Come Attivo sviluppa i suoi tempi composti col Verbo Avere.

1 Daggo V. Ant.
2 Dae V. Ant.
3 Dea V. Poet.
4 Deano V. Ant.
5 Dierono, e Dierno, e Dier V. Ant. Dienno, e Denno V. Poet.
6 Daraggio V. Ant.
7 Derai V. Poet.
8 Dara V. Poet.
9 Dessono V. Ant.
10 Darebbono, e Darieno V. Ant. Dariano V. Poet.

STARE

Presente primo: Io Sto, tu Stai, Colui Sta. Plur. Stiamo, State, Stanno.
Presente secondo: Io Stia,1 Tu Stii, Colui Stia. Plur. Stiamo, Stiate, Stieno, o Stiano2. Nel Comandativo Sta Tu.
Passato Primo: Io Stetti; Tu Stesti, Colui Stette. Plur. Stemmo, Steste, Stettero.
Futuro primo: Star, Starai, Star. Plur. Staremo, Starete, Staranno.
Pendente secondo: Io Stessi, e Starei; Tu Stessi, e Staresti; Colui Stesse, e  Starebbe3. Plur. Stessimo, e Staremmo; Steste, e Stareste; Stessero, e Starebbero.
Ha il Participio Presente: Stante. Passato: Stato.
Come Neutro si spedisce ne'suoi Tempi composti col Verbo Essere. Io Sono, Era, Sar stato.

1 Stea V. Ant.
2 Steano V. Antic.
3 Stara V. Poet.

CAPITOLO XXI
Avvertimenti su la Prima Conjugazione de'Verbi Irregolari

Fare tronco dell'antico Facere appartiene alla terza Conjugazione.
I Verbi, che nell'Infinito hanno C, o G innanzi ad Are, come Cercare, Pescare, Trescare, Allogare, Frugare, prendono un'H in tutte le voci, ove al C, ed al G segue I, o E siccome ac-cade ne'loro Presenti, nel Futuro primo, e nel Pendente secondo.

CERCARE, ed ALLOGARE
Presente Primo: Io Cerco, Allogo; Tu Cerchi, Alloghi; Colui Cerca, Alloga. Plur. Cerchiamo, Alloghiamo; Cercate, Allogate; Cercano, Allogano.
Presente secondo: Io Cerchi, Alloghi; Tu Cerchi, Alloghi; Colui Cerchi, Alloghi. Plur. Cer-chiamo, Alloghiamo; Cerchiate, Alloghiate; Cerchino, Alloghino.
Futuro: Cercher, Allogher; Cercherai, Allogherai; Cercher, Allogher. Plur. Cerchere-mo, Allogheremo; Cercherete, Allogherete; Cercheranno, Allogheranno.
Pendente secondo: Cercherei, Allogherei, e cos nell'altre sue voci.

CAP XXII

De'Verbi Irregolari della seconda Conjugazione

BERE

Sincopato di Bevere, che talor anche si dice, ritiene il Participio Beuto, e Bevuto. E per-ci sembra, che si appartenga a questa Conjugazione.
Presente primo: Beo, e Bevo, Bei, e Bevi, Bee, e Beve. Plur. Beiamo, e Beviamo, Beete, e Bevete, Beono, e Bevono.
Presente secondo: Bea, e Beva, Bei, e Bevi; Bea, e Beva. Plur. Beiamo, e Beviamo; Beia-te, e Beviate, Beano, e Bevano.
Comandativo: Bei, e Bevi  Tu; Bea, e Beva. Plur. Beiamo, e Beviamo; Beete, e Bevete, Beano, e Bevano.
Passato primo: Bevvi, Beesti, e Bevesti, Bevve1. Plur. Bevemmo, Beeste, e Beveste, Bev-vero2. Oggi familiarmente s'usa Bevei nella prima persona singulare.
Futuro: Ber, e Bever, Berai, e Beverai, Ber, e Bever. Plur. Beremo, e Beveremo, Bere-te, e Beverete, Beranno, e Beveranno.
Pendente primo: Beeva, e Beveva.
Pendente secondo: Beessi, e Bevessi, Berei, e Beverei. Spedisce i tempi Composti col Verbo Avere. Ho, Aveva, Avr Bevuto e Beuto. Ha il Participio presente Bevente, e Beente. Il Pistolesi fa giudice l'orecchio di quelle voci, che si debbono conservare di Bevere, anzich di Bere.

1 Bebbe V. Poet.
2 Bevvono V. Ant. Bebbono, e Bebbero V. Poet.

CADERE

Presente primo:
Io Cado1, Tu Cadi; Colui Cade. Plur. Cadiamo2, Cadete, Cadono.
Presente secondo: Io Cada3, Tu Cadi; Colui Cada. Plur. Cadiamo, cadiate, Cadano.
Comandativo: Cadi Tu.
Passato Primo: Caddi, Cadesti, Cadde4. Plur. Cademmo, Cadeste, Caddero5.
Futuro: Cader6, Caderai, Cader. Plur. Caderemo, Caderete, Caderanno.
Pendente secondo: Caderei7.
Spiega i Tempi composti col Verbo Essere, e Participio Caduto. Io Sono, Era, Sar Cadu-to.
CAPERE ha pochissime voci, o oggi si dice pi comunemente Capire. Tuttavolta nel si-gnificato d'aver luogo, o esser capace, si adopera Capere: ed in significato di comprendere con l'intelletto s'usa pi frequentemente Capire, che ha Capito nel Participio.


1 Caggio V. Poet.
2 Cademo V. Ant.Caggiamo V. Poet.
3 Caggia  V. Ant. e Poet.
4 Cadeo V. Poet.
5 Caddono V. Ant. e  Cadero V. Poet.
6 Cadr V. Ant. e Poet.
7 Cadrei V. Ant. Caderia, e Cadria V. Poet.

CAPERE

Presente primo: Capo, Capi, Cape. Plur. Capiamo, Capete, Capono.
Presente secondo: Cappia, Cappi, Cappia. Plur. Capiamo, Capiate, Cappiano.
Passato primo: Capei, Capesti, Cap. Plur. Capemmo, Capeste, Caperono.
Ne'Pendenti non esce di regolaCapeva1, Capessi2; Caperei.
Nel Comandativo ha: Capi Tu, Cappia. Capiamo, Capete, Cappiano.
Forma i Tempi Composti col Verbo Essere.
Sono, era, sar Capito. Bench il Pistolesi vorrebbe Catto.

1 Capea V. A. e Poet.
2 Caperia V. Poet.

DOLERE

Presente primo:Mi Dolgo, o Doglio; Ti Duoli, Si Duole. Plur. Ci Dogliamo, Vi Dogliate, Si Dolgono, o Dogliono.
Presente secondo: Mi Dolga, o Doglia; Ti Dolghi; Si Dolga, o Doglia. Plur. Ci Dogliamo; Vi Dogliate; Si Dolgano, o Dogliano.
Passato: Mi  Dolsi, Ti Dolesti, Si Dolse.
Plur. Ci Dolemmo, Vi Doleste, Si Dolsero.
Futuro: Mi Dorr1.
Spiega i suoi Tempi Composti col Verbo Essere. Mi sono, Ti eri, Si sarebbe Doluto. Ha il Participio Presente Dolente2; e Doluto il Passato.

1 Doier V.A.
2 Dogliente V. Ant.

DOVERE

Presente primo: Debbo, e Deggio; Dei; Dee, e Debbe. Plur. Dobbiamo1; Dovete, Debbono e Deggiono2.
Presente secondo: Debba3, Debbi, Debba. Plur. Dobbiamo, Dobbiate, Debbano.
Passato: Dovei, e Dovetti; Dovesti; Dov, e Dovette. Plur. Dovemmo, Doveste, Doverono, e Dovettero.
Futuro: Dovr, Dovrai, Dovr. Plur. Dovremo, Dovrete, Dovranno.
Pendente secondo: Dovessi, e Dovrei.
Col Verbo Attivo accompagnato prende i suoi tempi Composti dal Verbo Avere: Ho, Ave-va, Avr dovuto comperar cavalli. Col Neutro, e col Passivo si vale del Verbo Essere. Sug-getti a questa regola sono anche i Verbi Potere; e Volere.

1 Dovemo, e Devemo V. Ant.  Devem V. Poet.
2 Denno V. Poet.
3 Debbia  V. Ant. Deggia V. Poet.

PARERE

Presente primo: Paio; Pari, e Par; Pare, e Par. Plur. Paiamo, Parete, Paiono.
Presente secondo: Paia, Paii, Paia. Plur. Paiamo, Paiate, Paiano.
Passato: Parvi 1, Paresti, Parve. Plur. Paremmo, Pareste, Parvero.
Futuro: Parr, Parrai, Parr. Plur. Parremo, Parrete, Parranno.
Pendente secondo: Paressi, e Parrei.
Forma i Tempi Composti col Verbo Essere. Sono, Era, Fosse Paruto2.

1 Parsi V. Poet.
2 Parso V. Poet.

POTERE

Presente primo: Posso; Puoi, e Pu1; Pu2. Plur. Possiamo, Potete, Possono.
Presente secondo: Io Possa; Tu Possi, Colui Possa. Plur. Possiamo, Possiate, Possano.
Passato: Potei, Potesti, pot3. Plur. Potemmo, Poteste, Poterono.
Futuro: Potr 4.
Pendente secondo: Potessi, e Potrei5, Potessi, e Potresti; Potesse, e Potrebbe. Plur. Potes-simo, e Potremmo; Poteste, e Potreste; Potessero, e Potrebbero6.
Forma i suoi Tempi Composti secondo la Regola accennata nel Verbo Dovere. Ha il Par-ticipio presente Potente, e Possente: ed il Passato Potuto.

1 Puoti V. Ant.
2 Puote V. Poet.
3 Poteo V. Poet.
4 Por V. Poet.
5 Poria V. Poet.
6 Potrieno V. Ant. Poriano, e Porriano V. Poet.

RIMANERE

Presente Primo: Rimango, Rimani, Rimane. Plur. Rimaniamo, Rimanete, Rimangono.
Presente secondo: Io Rimanga1, Tu Rimanghi; Colui Rimanga. Plur. Rimaniamo, Rimania-te, Rimangano.
Passato: Rimasi; Rimanesti, Rimase. Plur. Rimanemmo, Rimaneste, Rimasero2.
Futuro: Rimarr.
Pendente secondo: Rimanessi, e Rimarrei3.
In significato di Restare, ed Astenersi, come Neutro prende aiuto dal Verbo Essere  ne'suoi Tempi Composti. Fu, Sono, e Sar Rimaso.

1 Rimagna V. Poet.
2 Rimasono  V. Ant.
3 Rimanerei V. Ant. Rimarria V. Poet.

SAPERE

Presente primo: So1, Sai, Sa2. Plur. Sappiamo3, Sapete, Sanno.
Presente secondo: Sappia4, Sappi, Sappia. Plur. Sappiamo, Sappiate, Sappiano.
Comandativo: Sappi Tu.
Passato: Seppi, Sapesti, Seppe. Plur. Sapemmo, Sapeste, Seppero5.
Futuro: Sapr6, Saprai, Sapr. Plur. Sapremo, Saprete, Sapranno.
Pendente secondo: Sapessi, e Saprei7.
Prende i suoi Tempi Composti dal Verbo Avere: Ho, Ebbi, Avea Saputo. Ha il Participio Presente Sapiente8; ed il Passato Saputo.

1 Sappo, e Saccio  V. Ant.
2 Sape V. Poet.
3 Sapemo V. Poet.
4 Saccia V. Ant.
5 Seppono V. Ant.
6 Saparaggio V. Ant.
7 Sapria V. Poet.
8 Saccente V. Ant.

SEDERE

Presente primo: Siedo, e Seggo1; Siedi; Siede2. Plur.  Sediamo3, e  Seggiamo; Sedete: Seggono.
Presente secondo: Io Sieda, e Segga4; Tu Siedi, e Segghi; Colui Sieda, e  Segga. Plur. Sediamo, Sediate, Siedano, o Seggano.
Futuro: Seder5.
Spiega i suoi Tempi Composti col Verbo Avere. Hai; Avemmo, Ebbero Seduto.
Ha il participio presente Sedente.

1Seggio V. Poet.
2Si V. Poet.
3Sedemo V. Ant.
4Seggia V. Poet.
5Sedr V. Poet.

SOLERE

Presente primo: Io Soglio; Tu Suoli1; Colui Suole. Plur. Sogliamo2, Solete, Sogliono.
Presente secondo: Io Soglia; Tu Sogli; Colui Soglia. Plur. Sogliamo, Sogliate, Sogliano.
Non ha Passato, n Futuro, ma si supplisce col Verbo Essere, e col Participio Solito: Fui, Sono Stato, Sar Solito; siccome fa in ogni altro tempo, e modo. Ha il Pendente: Soleva3, e Solessi solamente.

1 Suogli V. Ant.
2 Solemo V. Poet.
3 Solea, e Sola nella terza persona Voci Poetiche ambedue.

TENERE

Presente primo: Tengo1, Tieni2, Tiene3. Plur. Teniamo4, Tenete, Tengono.
Presente secondo: Tenga5, Tenghi, Tenga. Plur. Teniamo, e Tegniamo; Teniate, e Tegnia-te, Tengano.
Comandativo Tieni Tu, e Te coll'E aperto nel parlar familiare Boc.G.7.N.2.
Passato: Tenni, Tenesti, Tenne. Plur. Tenemmo, Teneste, Tennero.
Futuro: Terr, Terrai, Terr. Plur. Terremo, Terrete, Terranno.
Pendente secondo: Tenessi, e Terrei6.
Nel formare i Tempi Composti si vale del Verbo Avere, e del Participio Tenuto. Ha il Par-ticipio presente Tenente7.

1 Tegno V. Ant.
2 Tegni V. Poet.
3 Tene V. Ant.
4 Tenemo V. Ant.
5 Tegna V. Ant.
6 Terria V. Poet.
7 Tegnente V. Ant.

VALERE

Presente primo: Vaglio, e Valgo; Vali; Vale. Plur. Vagliamo1, Valete; Vagliono, o Valgono.
Presente secondo: Vaglia, e Valga; Valghi; Vaglia, e Valga. Plur.Valiamo, Valiate, Vaglia-no, e Valgano.
Passato Primo: Valsi, Valesti, Valse. Plur. Valemmo, Valeste, Valsero.
Futuro: Varr2.
Pendente secondo: Valessi, e Varrei3.
Spiega i suoi Tempi Composti col Verbo Essere, e participio Valuto.

1 Valemo V. Ant.
2 Valer V. Ant.
3 Varra V. Poet.

VEDERE

Presente primo: Veggo, Vedo, e Veggio1, Vedi; Vede. Plur. Vediamo2, e  Veggiamo; Vede-te3; Vedono, Veggono, e Veggiono.
Presente Secondo: Io Veda, Vegga, e Veggia; Tu Vedi, Vegghi, Veggi; Colui Veda, Vegga, Veggia. Plur. Vediamo, e Veggiamo; Vediate, e Veggiate; Vedano, Veggano, Veggiano.
Comandativo: Vedi  Tu; Vegga Colui.
Passato: Vidi, Vedesti, Vide. Plur. Vedemmo, Vedeste, Videro.
Futuro: Vedr4, Vedrai, Vedr. Plur. Vedremo, Vedrete, Vedranno.
Pendente secondo: Vedessi, e Vedrei5.
Forma i suoi Tempi Composti col Verbo Avere, e Participio Veduto, pi usato, che Visto. Ha il Participio presente Vedente e Veggente.

1 Veo, e Veio V. Ant.
2 Vedemo V. Ant.
3 Vedite V. Poet.
4 Veder V. Ant.
5 Vedria V. Poet.

VOLERE

Presente primo: Voglio, e Vo'; Vuoi1, e Vuo'; Vuole2. Plur. Vogliamo3, Volete, Vogliono.
Presente secondo: Voglia, Vogli, Voglia. Plur. Vogliamo, Vogliate, Vogliano.
Passato: Volli4, Volesti, Volle. Plur. Volemmo, Voleste, Vollero5.
Futuro: Vorr, Vorrai, Vorr. Plur. Vorremo, Vorrete, Vorranno.
Pendente secondo: Volessi, e Vorrei; Volessi, e Vorresti; Volesse, e Vorrebbe6. Plur. Vo-lessimo, e Vorremmo; Voleste, e Vorreste; Volessero, e Vorrebbero.
Prende i suoi Tempi Composti dal Participio Voluto, e dal Verbo Avere, ed Essere secon-do la Regola accennata nel Verbo Dovere.


1 Vuoli V. Poet.
2 Vole V. Poet.
3 Volemo V. Poet.
4 Volsi V. Poet.
5 Volsero V. Ant.
6 Vorria V. Poet.

CAP XXIII
De'Verbi Irregolari della Terza Conjugazione

Vi sono i Verbi Addurre, Condurre, ed altri di simil taglio, Porre, Sciorre, Corre, che se nota non fosse l'antica terminazione, ch'ebbero, di Adducere, Ponere, Sciogliere, Cogliere, non si saprebbe forse, a quale Conjugazione assegnarli. Vi sono anche i Verbi  Fare, e Di-re, ed il primo della prima, ed il secondo della quarta Conjugazione sembrerebbe, se risa-puta non fose l'antica desinenza di Facere, eDicere.
Ed ecco qui i tempi tutti di questi Verbi, e d'altri, i quali escono di regola in questa conjugazione.

ADDURRE

Presente Primo: Adduco, Adduci, Adduce. Plur. Adduciamo, Adducete, Adducono.
Presente Secondo: Io Adduca; Tu Adduchi; Colui Adduca. Plur. Adduciamo, Adduciate, Adducano.
Comandativo: Adduci Tu.
Passato: Addussi1, Adducesti, Addusse. Plur. Adducemmo, Adduceste, Addussero.
Futuro: Addurr, Addurrai, Addurr. Plur. Addurremo, Addurrete, Addurranno.
Pendente secondo: Adducessi, e Addurrei.
Forma i suoi Tempi Composti col Verbo Avere, e Participio Addotto2. Ho, Ebbe, Avr, Addotto.

1 Adducei V. Poet.
2 Addutto V. Poet.

DIRE

Presente primo: Dico; Dici, e Di'; Dice. Plur. Diciamo, Dite, Dicono.
Presente secondo: Io Dica;  Tu Dichi; Colui Dica. Plur. Diciate, Diciamo, Dicano.
Comandativo: Di'Tu; Dica Colui. Plur. Diciamo, Dite, Dicano.
Passato: Dissi, Dicessi, Disse. Plur. Dicemmo, Diceste, Dissero.
Futuro: Dir1, Dirai, Dir. Plur. Diremo, Direte, Diranno.
Pendente secondo: Io Dicessi, e Direi.
Spiega i suoi tempi composti col Verbo Avere, e Participio Detto2.

1 Dicer, e Diraggio V. Ant.
2 Ditto V. Poet.

FARE

Presente primo: Fo1, Fai, Fa2. Plur. Facciamo, Fate, Fanno3.
Presente secondo: Io Faccia, Tu Facci, Colui Faccia. Plur. Facciamo, Facciate, Facciano.
Comandativo: Fa Tu, Faccia. Plur. Facciamo, Fate, Facciano.
Passato: Feci, Facesti, Fece4. Plur. Facemmo5, Faceste6, Fecero7.
Futuro: Far1, Farai, Far. Plur. Faremo, Farete, Faranno.
Si spedisce ne'suoi Tempi composti col Verbo Avere, e Participio Fatto.

1 Faccio V. Poet.
2 Fae V. Ant. Face, e Fane  V. Poet.
3 Fano V. Poet.
4 Fe'V. Ant. e Poet. Feo V. Poet.
5 Femmu V. Poet.
6 Feste V. Poet.
7 Feciono V. Ant. Ferono, Fero, Ferno, Fenno, Fer V. Poet.
8 Faraggio V. Ant.

NASCERE

Presente primo: Nasco, Nasci, Nasce. Plur. Nasciamo, Nascete, Nascono.
Presente secondo: Io Nasca; Tu Naschi: Colui Nasca. Plur. Nasciamo, Nasciate, Nascano.
Passato: Nacqui1, Nascesti, Nacque. Plur. Nascemmo, Nasceste, Nacquero.
Futuro: Nascer.
Adopera nella formazione de'suoi tempi composti il Verbo Essere col Participio Nato: come: Sono, Era, Sar Nato2.

1 Nascei V. Ant.
2 Nasciuto V. Ant.

PORRE

Presente primo: Pongo1, Poni, Pone. Plur. Poniamo, e Ponghiamo2, Ponete, Pongono.
Presente Secondo: Io Ponga3, Ponghi, Ponga. Plur. Poniano, e Ponghiamo; Poniate, e Pon-ghiate; Pongano.
Comandativo: Poni, e Pon Tu.
Passato: Posi, Ponesti, Pose. Plur. Ponemmo, Poneste, Posero4.
Futuro: Porr5, Porrai, Porr. Plur. Porremo, Porrete, Porranno.
Pendente secondo: Ponessi, e Porrei.
Spiega i suoi Tempi composti col Verbo Avere, e participio Posto6.

1 Pono V. Poet.
2 Ponian V. Poet.
3 Pognu V. Poet.
4 Posono, e Poseno  V. Ant.
5 Poner V. Ant.
6 Posito V. Poet.

SCIORRE E SCIOGLIERE

Presente Primo: Scioglio, e Sciolgo, Sciogli, Scioglie. Plur. Sciogliamo, Sciogliete, Scioglio-no, e Sciolgono.
Presente secondo: Io Scioglia, e Sciolga; Tu Sciolghi; Colui Scioglia, e Sciolga. Plur. Scio-gliamo, Sciogliate, Sciogliano, e Sciolgano.
Passato: Sciolsi, Sciogliesti, Sciolse. Plur. Sciogliemmo, Scioglieste, Sciolsero.
Futuro: Sciorr, Sciorrai, Sciorr. Plur. Sciorremo, Sciorrete, Sciorranno.
Col soccorso del Verbo avere, e Participio Sciolto, forma i suoi Tempi Composti.
Cos Corre ha Coglio, e Colgo; Raccore, Raccoglio, e Raccolgo; Ricorre, Ricoglio, e Ricol-go; e Torre, Toglio, e Tolgo. Escono tutti di regola ne'medesimi tempi, ne'quali esce il Verbo Sciorre, e variano tutti nella medesima forma.

TRARRE, E TRAERE

Presente primo: Traggo1, Trai, Trae2. Plur. Traiamo, e Traggiamo; Traete, Traggono3.
Presente secondo: Io Tragga: Tu Tragghi: Colui Tragga. Plur. Traiamo, e Traggiamo: Traiate, e Traggiate; Traggano.
Passato: Trassi, Traesti, Trasse. Plur. Traemo, Traeste, Trassero4.
Futuro: Trarr5, Trarrai, Trarr. Plur. Trarremo, Trarrete, Trarranno.
I Verbi Composti ordinariamente seguono la natura de'semplici: e cos vengono a coniugarsi, Contrarre, Detrarre, Distrarre, Sottrarre: i quali spiegano i Composti col Verbo Avere, e col Participio Tratto, Contratto, Detratto, Distratto, Sottratto.

1 Trao V. Ant.
2 Tragge V. Poet.
3 Trauno  V. Poet.
4 Trassono, e Trasseno V. Ant.
5 Trarraggio V. Ant.

CAPITOLO XXIV
De'Verbi Irregolari della Quarta Conjugazione

APPARIRE

Nonostante il passaggio fatto dalla seconda nella quarta Conjugazione ritiene molte voci dell'antico Apparere.
Presente Primo: Apparisco, ed Appaio; Apparisci, ed Appari; Apparisce, ed Appare. Plur. Appariamo, Apparite, Appariscono, ed Appaiono.
Presente secondo: Apparisca, ed Appaia; Appatrischi; Apparisca ed Appaia. Plur.  Appa-riamo, Appariate, Appariscano.
Passato: Apparii, ed Apparvi; Apparisti; Appar, ed Apparve1. Plur. Apparimmo, Appari-ste, Apparirono, ed Apparvero2.
Futuro: Apparir.
Pendente primo: Appariva3.
Pendente secondo: Apparissi, ed Apparirei.
Sviluppa i suoi tempi Composti col Verbo Essere, e Participio Apparito.
Comparire, e Sparire  vanno della stessa guisa.

1 Appario V. Poet.
2 Apparinno, Appariro V. Poet.
3 Apparia V. Poet.

MORIRE

Presente Primo: Muoio1,Muori, Muore. Plur. Moiamo, Morite , Muoiono.
Presente secondo: Io Muoia2; Tu Muoi; Colui Muoia. Plur. Moiamo, Moiate, Muoiano.
Comandativo: Muori, Muoia. Plur. Moiamo, Morite, Muoiano.
Passato: Morii, Moristi, Mor3; Plur Morimmo, Moriste, Morirono.
Futuro: Morr, Morrai, Morr. Plur. Morremo; Morrete, Morranno.
Pendente secondo: Morissi, e Morrei4; Morissi e Morresti; Morisse, e Morrebbe. Plur. Mo-rissimo, e Morremmo; Moriste, e Morreste; Morissero, e Morrebbero.
Il Verbo Essere col Participio Morto somministra i Tempi composti. Ha Morente il parti-cipio presente.

1 Moro V. Poet.
2 Mora V. Poet.
3 Morio V. Poet.
4 Moria V. Poet.

SALIRE

Presente primo: Salgo1, Sali, Sale. Plur. Sagliamo, Salite, Salgono.
Presente secondo: Io Salga2; Tu Salghi: Colui Salga, e Saglia. Plur. Sagliamo, Sagliate, Salgano.
Forma i suoi Tempi Composti col Verbo Essere; e Participio Salito3.

1 Saglio V. Ant.
2 Saglia V. Poet.
3 Saglito V. Ant.

VENIRE

Presente primo: Vengo, e tal volta Vegno: Vieni; Viene. Plur. Veniamo, e Vegnano; Venite; Vengono.
Presente secondo: Io Venga1; Tu Venghi2; Colui Venga. Plur. Veniamo, e  Vegnamo; Ve-niate, e Vegnate;  Vengano.
Comandativo: Vieni Tu.
Passato: Venni3, Venisti, Venne. Plur. Venimmo, Veniste, Vennero.
Futuro: Verr.
Pendente secondo: Venissi4, e Verrei5.
Si spedisce ne'Tempi composti col Verbo Essere, e Participio Venuto. Ha il participio presente Venente6.

1 Vegna V. Poet.
2 Vegni, e Vegne V. Poet.
3 Venetti V. Poet.
4 Venessi V. Poet.
5 Verria V. Poet.
6 Vegnente V. Ant.

UDIRE

Cangia l'U in O in tutte le voci, ove l'accento rimane su la prima sillaba.
Presente primo: Odo, Odi, Ode1. Plur. Udiamo2, Udite, Odono.
Presente secondo: Io Oda; Tu Odi; Colui Oda. Plur. Udiamo, Udiate, Odano.
Passato: Udii.
Futuro: Udir3.
Ha nel presente il Participio Udente e nel passato Udito.
Segue ne'Tempi composti il suo regolar Verbo Sentire.

1 Aude V. Ant.
2 Udimo V. Ant.
3 Udr V. Ant.

USCIRE

Cangia l'U in E nelle sole voci, nelle quali resta l'accento su la prima sillaba.
Presente primo: Esco, Esci, Esce. Plur. Usciamo, Uscite, Escono.
Presente secondo: Io Esca; Tu  Eschi: Colui Esca. Plur. Usciamo, Usciate, Escano.
Forma i suoi Tempi composti col Verbo Essere: Sono ed era Uscito. Ha il Participio pre-sente Uscente.

CAPITOLO XXV
De'Verbi Difettivi

Difettivi si appellano que'Verbi, che mancano di voci: e di questa sorte di Verbi si se-gneranno le sole voci, che si trovano presso de'buoni Scrittori.

ARROGERE

Attivo significa Aggiungere. Trovasi l'Infinito Arrogere, e participio Arroto, e Gerundio Ar-rogendo. Nel solo dimostrativo ha tre voci; nel presente Arroge: nel Pendente Arrogeva: nel passato Arrosero. Mancano l'altre voci.

CALERE

Neutro significa Essere a cuore. Si legge, Mi Cale nel Presente primo: Ti Caglia nel se-condo.
Me ne Calse, e me n' Caluto nel Passato. Me ne Calea nel pendente primo. Se ti Cales-se, a me ne Carrebbe nel pendente secondo. E Cale trovasi per l'intero Calere: come, Met-tere in non Cale. Mancano le altre voci.

ERGERE
Significa Alzare. Ha il participio Erto, ed Erta. Nel presente primo ha Ergo, Ergi, Erge. Nel passato Erse.

GIRE
Neutro significa Andare. Ha il participio Gito e Gita. Nel presente primo, e nel Coman-dativo ritrovasi la sola seconda plurale Gite.
Nel passato primo ha la terza singulare gi, o gio: e la seconda plurale giste. Altre poche voci ritrovansi presso de'Poeti.

IRE
Vale lo stesso. Ha il participio Ito, e Ita.
Nel presente primo, e nel Comandativo si usano Ite seconda plurale. Nel pendente pri-mo Iva, ed Ivano. Nel Futuro Iremo, Irete. Del suo Composto Redire, che significa Ritorna-re, si hanno le voci Riedi, e Riede.

LICERE
Vale Esser lecito. Trovasi Lice terza singulare nel Dimostrativo, ed in verso Lece.

OLIRE
Significa rendere odore. Ha nel pendente primo Oliva, Olivi, Olivano.

CAPITOLO XXVI
Della Sintassi de'Verbi Sustantivi

I Verbi, che dinotano esistenza, si appellano Sustantivi: e di questi la virt principale consiste nel congiungere il Suggetto con l'Attributo, o nel separar l'uno dall'altro.
Suggetto s'intende una persona, o cosa, di cui si afferma, o si niega: Attributo s'intende tutto ci, che si afferma, o si niega per quanto conviene; o ripugna al suggetto stesso: co-me, Giuseppe  giusto  ... Egli non  infelice.
Giuseppe  il suggetto, o il nominativo del Verbo Essere, vale a dir la persona, a cui si rapporta ciocch si  affermato. Giusto  l'attributo, o la qualit, che a lui conviene; e que-sto attributo si congiunge col suggetto per mezzo del Verbo .
Egli pronone personale, che qui rappresenta Giuseppe,  il suggetto, o il nominativo del Verbo. Infelice  l'attributo, il quale vien separato dal suggetto per mezzo del verbo  unito alla particella non.
Oltre al Verbo Essere vi sono altri Verbi, che nella medesima forma vagliono a dinotar l'unione di un attributo col soggetto: come, Divenire, Sembrare, Parere. Mentre pu dirsi, la stagione divien bella. Minuccio pare un altro Uomo. Il fatto non sembra vero.
Ne'Verbi sustantivo il suggetto, e l'attributo si trovano ambedue nel Nominativo, o nel-l'Accusativo, secondo la diversa maniera di affermare, o negare: come, La tua virt  molta, ed  conosciuta per tutto. G.10.N.9. Qui si veggono due Nominativi. Quasi avessero sentito, costui loro avolo essere. G.2.N.8. E qui si osservano due Accusativi.
Ma se oltre alla semplice esistenza, servono ad altre significanze, possono questi Verbi medesimi ricever altri casi, come, un Genitivo di possessione: Tu, che male eleggesti, siati di colui, a cui ti desti. Boc. G.7.N.7.: un Accusativo di materia: Tu non se'lei G.6.N.7. Ma-ravigliossi Tedaldo, che alcuno in tanto il simigliasse, che fosse creduto lui. G.2.N.7. Uno, e tal volta anche due Dativi di comodo, o incomodo: Mi sarebbe a piacere non piccolo l'ac-quisto del campo. Agli scellerati sono a noja le opere virtuose. E finalmente un Ablativo dell'origine, della cagione, o dell'attitudine. Egli era da Certaldo: Ella non era da marito. Ma questi casi per tali rapporti accompagnarsi possono anche co'Verbi aggiuntivi.

CAPITOLO XXVII
Della Sintassi de'Verbi Aggiuntivi in generale

Aggiuntivi si son detti que'Verbi, che oltre alla semplice esistenza, o possessione dino-tano una qualit loro congiunta. In tali Verbi conviene distinguere principalmente l'azio-ne, e la passione, e di queste la diversit de'termini loro.
Reali, o Materiali azioni si dicono quelle, che un principio materiale, o corporeo produce: come, Battere, Rompere, Ammazzare. Intenzionali azioni si dicono quelle, che un principio spirituale, cio a dir l'anima, produce: come, Amare, Conoscere, Comprendere; ed altre operazioni, che l'anima spiega per gli organi de'sensi: come, Vedere, Ascoltare, Gustare, Odorare, Toccare.
Il termine d'un'azione reale si appella Suggetto, ed il termine d'un'azione intenzionale si dice Oggetto: come, Romolo ammazza Remo. Piero ama Dio.
Nel primo esempio  manifesto, che l'azione d'ammazzare passa in un soggetto diverso da colui che la fa. Colui, che fa l'azione,  Romolo; e colui, a cui passa l'azione di ammaz-zare,  Remo. Romolo sta nel Nominativo, e Remo nell'Accusativo, che ordinariamente si mette dopo il Verbo.
Nel secondo esempio l'azione d'amare termina in un oggetto diverso dal suggetto, che la fa.
Piero  il suggetto, che ama, e Dio  l'oggetto, ove termina la sua azione d'amare.
Similmente le Passioni per opposto alle azioni sono Reali, o Intenzionali secondo il prin-cipio corporeo, o spirituale, da cui provengono. E siccome nelle azioni si riguarda parti-colarmente il principio, o il suggetto, che le produce; cos nelle passioni si riguarda il ter-mine, che riceve l'impressione, o l'oggetto: come, Remo  ammazzato da Romolo. Dio  amato da Piero. Remo  il suggetto dell'azione, e Dio l'oggetto.
Ogni Verbo avanti di s ha il sostegno del Nominativo espresso, o tacito di un Nome o Pronome; e col nominativo convenir debbe nella persona, e nel numero: come, la Fortuna  favorevole. Ella non  ferma. Condannasti il Reo. Vi s'intende Tu.
Gl'innocenti dal Giudice si assolvano. L'invidia giace oppressa. Il merito innalzato risplen-de. Se si dice Piove vi s'intende l'Acqua. Tuona, vi s'intende il Cielo.
Ma, se pi Nominativi occorrono di persone diverse converr il Verbo nella Persona pi nobile. La prima persona  la pi nobile di tutte le altre, e la seconda  pi nobile della terza. E perci si dir: Voi, e mio Fratello siete stati pi savj. Voi, mia Sorella, ed io usciremo in campagna.
L'azione, o la passione pu rimanere nel producente; e quest'altra maniera, onde ella vien rappresentata, ha fatto aggiungere agli Attivi, e Passivi i verbi Neutri.

CAPITOLO XXVIII
Della sintassi de'Verbi Attivi, e Passivi

Verbi Attivi sono quelli, che significano Azione, la quale realmente, o intenzionalmente passi in un termine diverso dal suo principio, o in oggetto diverso dal suggetto dell'azione. Il caso che segue il Verbo Attivo,  il termine dell'azione: questo caso mostra l'Accusativo: come, Romolo ammazza Remo. Romolo qual principio dell'azione sta nel Nominativo, e Re-mo qual termine dell'azione nell'Accusativo.
Verbi Passivi sono quelli, che significano la passione, o sia l'impressione, che riceve il termine, o l'oggetto, diverso dal principio, o dal suggetto dell'azione: come Remo  ammaz-zato da Romolo. Remo si trova nel Nominativo, e Romolo nell'Ablativo.
La dipendenza de'casi in questi Verbi Attivi, e Passivi sar sempre diretta. Si trover ben anche indiretta, o relativa, e sar questa la dipendenza del Genitivo, e del Dativo, tal volta d'un altro Accusativo, e dell'Ablativo, che hanno luogo, quando la significazione di questi Verbi comprender altre circostanze, o altri rapporti, che accompagnano il princi-pio, o il termine dell'azione.
Cos il Genitivo ricevono que'Verbi, che Preghiera, Accusa, o Scusa, Minaccia, o Speran-za, Lode, o Biasimo, Copia, o Mancanza esprimono: come, Se tu vuoi, che io faccia quello di che mi hai cotanto pregato. Boc. G.7.N.2. A voi sta bene, di cos fatte cose, non che gli ami-ci, ma gli strani ripigliare. Boc.G.3.N.7. N di ci lei, ma mia ventura incolpo. Petr. Son. 169. Il Podest volendosi egli accusar della forza. G.4.N.6. Con assai piacevoli parole alle donne si scus di ci, che fatto avea. G.4N.10 Minacci di battergli. G.2.N.8. Del quale non sapeva, che si dovesse sperare, altro, che male. G.5.N.3. La commend di meglio saper ca-valcare. G.2.N.9. Il biasim d'avere ucciso un tal falcone, per dare mangiare ad una femmi-na. G.5.N.9. Accendeva le lampade, e rifornivale d'olio. Passav. pag. 205. Le contrade priv d'innumerabile quantit di viventi. Boc. introd.
Il Dativo ammettono que Verbi, che significano Acquisto, Comodo, Danno, Conforto, Co-mando, o Commissione: come, Possessioni, e Case ci ha date. Boc.G.2.N.5. Io non la vende'loro, ma essi questa notte me l'avranno imbolata. G.4.N.10. Senza troppo indugio gli appa-recchi buono albergo. G.2.N.2. Il Frate pure il confortava a dire. N.1. Piacevolmente il cari-co le impose del novellare. G.7.N.5. Ad Emilia commise il ragionare. G.3.N.7.
Doppio Accusativo ricevono que'Verbi, che Giudizio, Elezione, Fede dimostrano: come, Ogni sua avversit reput piccola. Boc. G.2.N.8. Ad una voce lei Reina dal primo giorno elessero. Introd. Piagnemmo colui, che noi credevamo Tedaldo G.3.N.7. L'Ablativo si ag-giunge assoluto, cio a dire, senza particelle a'Verbi, che prezzo esprimono determinato, o indeterminato: come, ha venduto il doglio sette gigliati, dove tu non me ne davi altro che cinque. Boc. G.7.N.2. Vale il pan freddo quattro denari. G.6.N.10. La quale fu poi stimata infinito tesoro. G.10.N.9. Desiderava egli di vender caro, e di comperare a buon mercato. Varch. cap. 37. Ma tali Verbi non rigettano sovente le particelle; come si osserva della particella A, ed altre. A danari le cose vendevano, e comperavano. Boc. G.1.N.2. Non ven-deva la sua scienza a minuto G.8.N.7. Maso gran mercatante, schiacciava noci, e vendeva i gusci a ritaglio. G.6.N.10.
Ne'Verbi, che dinotano Separazione, l'Ablativo  sostenuto dalla particella Da, e Di, e dalle particelle A, Con, In, Per, ove Istrumento, Modo, o altro simile rapporto si accenna: come, Omai da ogni promessa fattami io v'assolvo. Boc. G.6.10.N.4. La superbia fa  sceve-rare l'uomo da Dio. Albertan. Tratt. I. cap. 48. Saviamente si seppe liberare dalla noja sua. G.10.N.4. La Reina levatasi la laurea di capo, quella piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. G.3. Fin. Egli di prigione il trasse. G.10.N.9. Tor casa a pigione G.6.N.10. Egli con false lusinghe gli uomini gentili alle cose vili, e scellerate ritrasse. Boc. G.1.N.8. Deliber di porre ogni pena, ed ogni sollicitudine in piacere a costei. G.8.N.7. Alcuni a dormire anda-rono, ed altri a lor solazzo, per lo bel Giardino rimasero. G.5. Proem. Surgendo l'Aurora, ed alquanto rendendo il Cielo pi chiaro, si videro forse per una tratta d'arco vicini alle nave. G.5.N.1. Per deliberato consiglio elessi Guiscardo innanzi ad ogni altro. G.9. Fin.
I casi de'rapporti, che accompagnano il principio, e il termine dell'azione, rimangono fermi anche ne'Verbi Passivi.
La particella si aggiunta alla terza persona davanti, o dopo fa sovente cangiare in  Pas-siva la significazione del Verbo Attivo: come, I digiuni in pane, ed in acqua dalle divote per-sone si fanno. Boc. G.1.N.6. Cos operando si pigliano gli animi de'suggetti, dassi altrui ma-teria di bene operare, e le fame eterne s'acquistano. G.10.N.7.

CAPITOLO XXIX
Della Sintassi de'Verbi Neutri

Ogni Verbo Attivo pu divenir Passivo: e per contrario ogni Verbo Passivo pu farsi  Atti-vo. Mentre pu dirsi: l'alba vinceva l'ora matutina, e l'ora matutina fu vinta dall'alba. I Verbi all'incontro, che non soffrono tal cangiamento, e mostrano una qualit, un'azione, o pas-sione permanente nel suo principio si dissero Neutri. E questi sono di due spezie; atteso che altri sono Neutri Passivi, ed altri Attivi.

CAPITOLO XXX
Della Sintassi de'Neutri Passivi

Neutri Passivi sono que'Verbi, che significano una passione continuata nel paziente medesimo senza esprimerne passaggio alcuno. E di questi alcuni non hanno bisogno di casi, ed altri vengono da casi accompagnati.
Senza casi si trovano Scurare, Verdeggiare, Impoverire, Intristire, Sbigottire, Trapassare, quando significa Morire, e Sentire, quando significa penetrare nel conoscimento, ed altri: come, Il Sole scura; I colli verdeggiano, e le pianure; Tre giovani, male il loro avere spenden-do, impoveriscono; Il mondo invecchia, e invecchiando intristisce; La donna, senza sbigottir punto, con voce assai piacevole rispose. Il quale non istette guari, che  trapass. Boc. G.2.N.7. Tu se'savissimo, e nelle cose d'Iddio senti molto avanti. N.3.
I Verbi, i quali ricevono le particelle Mi, Ti, Si, Ci, e Vi, perch rivolgendo la passione contra lo stesso principio, non trasferiscono il diretto loro movimento, si sono collocati tra'Verbi Neutri Passivi. E questa spezie di Verbi ammette il Genitivo, il Dativo, e l'Ablativo an-cora secondo i differenti rapporti chi significano: come, Io mi attristo della dimora; Vedi tu il meglio, ed al peggior ti appigli; Il cuore, non altrimenti, che faccia la neve al Sole, in acqua si risolvette; Desider di mesticarsi con amenduni; Onesta cosa , che domani dal nostro dilet-tevole novellare ci astegnamo; N oltre a due piccole miglia si dilungano da essa.

CAPITOLO XXXI
Della Sintassi de'Neutri Attivi

Neutri Attivi sono i Verbi, che mostrano un'azione permanente nel principio stesso, che la produce. La dipendenza de'casi, che accompagnano questi Verbi, sar sempre indiret-ta: Mentre se ne trovano al Genitivo, al Dativo, ed all'Ablativo col sostegno delle particelle: come si osserva ne'Verbi Ardire, Increscere, Giovare, Correre, Arrivare, Tornare, Uscire, Partire, ed altri: Niuno ard di rispondere G.2.N.7. Ella non ardisse a ricevere amore. G.4.N.7. Poich Filostrato ragionando, in Romagna  entrato, a me per quella similmente giover d'andare alquanto spaziandomi. G.5.N.5. Il primo uomo, che agli occhi gli corse fu Primasso. G.1.N.7. Minuccio maravigliossi del fiero proponimento, ed increbbenegli forte. G.10.N.7. E tanto buono ardire al cor mi corse. Dant. Inf. Can. 2. Arriv a Genova un valente uomo di Corte, e costumato. G.1.N.8. Non acconsentendo a'prieghi, n alle  lagrime della Madre, entr alla Religione. Passav. f. 32. Ogni vizio pu in grandissima noja tornare di colui, che l'usa; G.4.N.3. Tempo  d'uscire d'inferia. G.10.N.2. Alessandro dell'Isola non si partiva. G.2.N.3. Contrastate al Diavolo, e fuggir da voi. Passav. f. 51 Valoroso Cavaliere non tralignante da'suoi antichi.
Alcuni di questi, ed altri molti Verbi variando la significazione possono variar la Sintas-si, che sempre vien governata dal modo di rappresentare le azioni, o le passioni.

CAPITOLO XXXII
Della Sintassi degl'Infiniti

Il Verbo sovente dipende da un altro Verbo, e la dipendenza si trover nell'Infinito sem-plice, quando sar diretta, o nell'Infinito accompagnato dalle particelle Di, A, Da, o Per. Gli esempi dellinfinito semplice sono: Assai manifestamente posso comprendere, quello esser vero, che sogliono i Savj dire, che sola la miseria  senza invidia nelle cose presenti. Boc. G.4.N.3. Carissimi giovani la nostra usanza vi pu aver renduti certi, quanto sia l'amore, che io vi porto. G.6.N. Dell'infinito sostenuto da una delle particelle segnate sono questi gli altri esempj. A me si conviene di guardar l'onest  mia s, ch'io coll'altre donne possa andare a fronte scoperta. G.8.N.7. N vaghezza  di preda, n odio, che io abbia contro di voi, mi fece partir di Cipri a dovervi in mezzo mare con armata mano assalire. G.5.N.1. Ella non veniva l, onde s'avvisava, ma da vegghiare. G.7.N.4. Veggendo, che per negar ella ogni cosa da lui domandatale, esso perci d'amarla si rimaneva. G.10.N.5.
E non solo nell'Infinito, ma nel Dimostrativo tal volta, e ordinariamente nel Congiuntivo, si trova la dipendenza diretta, ed obliqua del Verbo per mezzo della particella Che; o altra simile. Conoscendo, che il Cavaliere era entrato nel pecoreccio, n era per riuscirne, piace-volmente disse. G.6.N.1. Il Re al Conte Guido di Monforte, comand che dall'un de'lati di lui sedesse. G.10.N.6. Credesi, che la marina da Reggio a Gaeta, sia quasi la pi dilettevol par-te d'Italia. G.2.N.4.
Riceve l'Infinito il Nominativo innanzi, e dopo di s il caso del verbo: come, Che debbo io fare di quello, che avanza? Debbolo io gittare a'cani? ... Ad una voce tutti gridarono, la donna aver ragione, e dire bene. G.6.N.7. Per certo egli non c' venuto d'India niuno a torti il porco. G.8.N.6. Ma i pronomi S, Lui, Lei si trovano frequentemente posti innanzi all'infini-to. Il Fortarrigo se ne torn dicendo, s il palafreno, e'panni aver vinti all'Angiulieri. G.9.N.4. Niuna laude data gli fu, che io lui operarla, e pi mirabilmente, che le tue parole non poteva-no esprimere, non vedessi. G.4.N.1. Che la guardia, e 'l governo del Contado prendessero, e al Conte significassero, lei avergli vacua, ed espedita lasciata la possessione. G.3.N.9.

PARTE SECONDA
DELLA LINGUA ITALIANA

CAPITOLO I

Del Participio, e del Gerundio

Il nome Aggiuntivo tratto dal Verbo, se lo stato del suggetto, a cui si rapporta, o il moti-vo, e fondamento dell'azione, o della passione accenna, si appella Participio.
Sono i Participii di tre sorti. D'Attiva significazione, come, Amante, Leggente. E questa sorte di participj non  molto in uso. Di Passiva significazione sono: come, Amabile, Com-mendabile, Reverendo, Stupendo. E di Comune significazione sono quelli, che servir pos-sono per Attivi, e Passivi: come, Trovato, Veduto, Sentito. Mentre si dice attivamente; Tro-vato un Cavallo, andossene; Veduto il pericolo fugg; Sentito il rumore grid. E passi-vamente; Veduto, Sentito, e Trovato fu egli preso.
Hanno il genere Maschile: come, Amato; il Femminile: come, Amata; ed il Comune: come, Amante, Dolente, Venente, che tanto al Maschio, quanto alla Femmina si pu adattare. Si adoperano nell'uno, e nell'altro numero: e si rapportano a quel tempo, che segna il Verbo, che regge il sentimento.
Nella declinazione convengono i participj co'Nomi, e nella significazione co'Verbi.
Della varia lor teminazione si  veduto nel trattato de'Verbi.
Il Gerundio dinota una circostanza, una maniera, o mezzo dell'azione espressa dal Ver-bo principale, da cui deriva.
Semplici sono quei'Gerundi, che si formano con una sola voce: come, Premiando, Vin-cendo. E Composti sono quelli, che si formano dell'Infinito, e d'una delle particelle A, Da, Di, In, Nel, Per: come, Tempo parve di andare a dormire. Boc.G.1. Metti in ordine quello, che da fare ci . N. ult. Attento in leggere; Accorto nel dire; Stava per lodare.
Il Gerundio semplice riceve i pronomi Io, e Tu sempre in caso retto: come, Premiando Io; Vincendo Tu. E qualor divien Composto, questi pronomi non mutano caso: e si dir, Per saper Io premiare, e Per saper Tu vincere. All'incontro riceve i pronomi Egli, ed Ella cos nel retto, che nell'obbliquo.Mentre pu dirsi: Premiando Egli, o Premiando Lui. Ma se il Gerun-dio sar composto, Egli, ed Ella rimangono sempre nel retto: e si dovr dire, Per premiar Egli, Per vincer Ella.
La differenza, che passa tra il Participio, ed ilGerundio, si pu render pi chiara con gli esempj che seguono.
I Fratelli di Lisabetta uccidono l'Amante di Lei. Boc. G.4.N.5. Amante Participio dinota il fondamento dell'azione espressa dal Verbo uccidono.
Cos adunque il Magnifico Re oper, il nobil Cavaliere altamente premiando; L'amato gio-vanetto laudevolmente onorando; e se medesimo fortemente vincendo. Boc. G.10.N.6. Pre-miando, Onorando, Vincendo Gerundj non esprimono, che una maniera dell'azione signifi-cata del Verbo oper.

PARTE TERZA
DELLA LINGUA ITALIANA

CAPITOLO I

Delle preposizioni in Generale

Preposizioni s'intendono le particelle indeclinabili, che ordinariamente messe innanzi alle altre parti del discorso determinano i rapporti d'una cosa in riguardo di un'altra, o di pi cose.
Quando io dico semplicemente, i beni temporali. Io considero i beni temporali senza rap-porto alcuno. Ma quando io dico, i beni temporali sono in s, e fuor di s pieni di noja, d'an-goscia, e di fatica. Io spiego con le particelle In, e Fuor il rapporto de'beni in riguardo agli stessi beni, ed agli oggetti esterni, che ne sono forniti.
Tali particelle sole nulla operano, e congiunte reggono le parole, alle quali precedono, in diversi casi, secondo i diversi rapporti, ch'esprimono. I principali rapporti sono, di Luogo; di Situazione; d'Ordine; di Tempo; di Termine; di Cagione Efficiente, o Materiale o Finale; di Unione, o Separazione; di Eccettuazione; di Opposizione; di Scelta; di Permutazione; e di Conformit.
Si dividono le Preposizioni tutte in Semplici, e Composte.

CAPITOLO II
Delle Preposizioni semplici,
e de'Casi, che ciascuna esige

Preposizione Semplici s'intendono quelle, che con una parola solamente si esprimono, e da loro stesse significano: quali sono le seguenti.

A, o AD
Reggono l'Accusativo nel determinar movimento esterno, o interno: come, Tornar a Fi-renze, o Venire ad Ancona; Disporre a compassione, o Muover ad ira. E le medesime prepo-sizioni servono all'Ablativo nel disegnar Tempo, Cagione, Modo: come, Io ho avuta a queste notti la maggior paura, che mai si avesse. Boc. G.7.N.1. A sua colpa la navicella sia fracas-sata, e rotta. Passav. l. 4. A trargli l'osso potrebbe guerire. Boc. G.4.N.10. Povero ad arnese. Nov. Ant. 3. Ben forniti a danari, e care gioje. Boc. G.3.N.9.

ANZI
Preposizione, che vale a dinotar Tempo, serve al terzo, ed al quarto caso: come, Anzi al tempo della siccit della state. Cresc. II. II. Alla Chiesa eletta anzi la morte era portato. Boc. Introd.

AVANTI
Preposizione, se dinota Presenza, serve al Dativo; se comparativamente si adopera, vuole il Genitivo; e, se tempo, o luogo disegna; regge l'Accusativo: come, Avanti a lui pre-sentarsi. Boc. G.1.N.6. And al diserto, ove Giovanni avanti di lui era venuto per annun-ziarlo. Filoc. l. 7. n. 387. Ritorn avanti il termine preso. G.2.N.9.

CIRCA
Si adopera in significar circonferenza, e vicinit, che cinge, e si accompagna al terzo ca-so: o pure usandosi per incerto termine quantitativo, serve al secondo, al terzo, ed al quarto caso. Di quelle sempiterne rose volgonsi circa a noi le due ghirlande. Dant. Parad. 12. Una puntata  circa di tre braccia. Cresc. 1. 8. Dierono a'Collegati ricevuti da loro circa a dieci mila fiorini. Matt. Vill. Lib. II. c.4. Circa l'ora di terza.

CON
Disegna compagnia, strumento, modo; e serve al sesto caso: come, con molta famiglia, con cani, e con uccelli cominciarono a vivere. G.4.N.3. Si trae chiodo con chiodo. Petr. P. 3. 3. Tito con fatica cos rispose. G.10.N.8.
Senza alterar la significazione lasciando la N, si pospone a'pronomi Me, Te, Se; e si di-ce, Meco, Teco, Seco; e vale lo stesso, che Con me, Con te, Con se.
S'incorpora sovente con gli articoli, Lo, Li, Gli, La, Le; e la N in L mutando, si dice, Collo, Colli, Cogli, e Colle: come, coll'ajuto di Dio sarete sano. G.1.N.1. Gli altrui difetti colli loro misurare. G.2.N.6. Colla  Fante. Lab. Colle mani use  a romper le dure zolle. Lett. Bench nella Prosa non  biasimevole l'uso di Con lo,  Con li, Con gli, Con la, Con le; siccome le re-gole vedute nel trattato degli articoli richiedono. Con Il, e con I, non si  mai usato: e dir conviene La pena va di pari col peccato; e non gi con il peccato. Il sole  co'suoi raggi; e non gi con i suoi raggi.

CONTRA, e CONTRO
Dinotano opposizione. Contra pi frequentemente si congiunge col secondo, e col quarto caso, e Contro col terzo: come, Acciocch non avessero cagione di mormorare contra di lui. Boc. G.1.N.4. Natural consiglio contra di te non valse. P. p. 1. 53. Contra il natural costume de'Genovesi. G.1.N.8. Niuna medicina contro alle pestilenze migliore. Boc. Introd.

DA
Regge l'Ablativo nell'esprimer Cagione, Patria, Modo, Attitudine, Convenevolezza: come, Valle ombrosa da molti arbori. Boc. G.1. fin. Questo giovane non  da Cremona, n da Pavia. G.5.N.5.  Aver da cena, o far da cena. G.5.N.10. Gioje da Donne. G.4.N.4. Uomo da Troppo pi, che  da cos vil mestiere. G.3.N.2. Par persona molto da bene. G.2.N.2. Nol conosceva da tanto. G.3.N.10.

DI
Ha il medesimo valore, che Da nel rappresentar Modo, Patria, Origine, Cagione: come, Di molte lagrime gli bagnai il morto viso. Boc. G.8.N.7. Io son di Costantinopoli. G.3.N.7. Fra-tello di Padre, ma non di Madre. Vill. 9. 236. Oscurissimo di nuvoli, e di buja notte era il Cielo. G.2.N.7.

DIETRO
Dinota situazione opposta alla parte dinanzi, e serve al Dativo: come, Dietro a me sentii favellar. Lab.  E dietro a lei vide un Cavalier. G.5.N.8.

DISCOSTO
Accenna separazione, e regge il terzo, ed il sesto caso; come, Tanto gli ho trovati discosto al  vero. Gelli Circe. Poco da lei discosto tra gli alberi io vidi un uom tutto solo passeggiare. Bemb. Asol. Accosto si  tralasciata; perch non trovasi ricevuta in uso presso gli antichi migliori Autori.

DOPO
Accenna ordine di luogo, di tempo, e di azione, e regge l'Accusativo:  come, E  chi dubite-r, che dopo gli altissimi monti non sia una profonda valle? Filoc. 7. Dopo il terzo d, dove Natan dimorava, pervenne. G.10.N.3. Dopo alcun riposo preso, ad una tavola sedettero. G.1.N.5. Serve talora al terzo, ed al secondo caso: come, Dopo a questo convenne andare infino a Genova. G.3.N.3. Priego, che io dopo di te non rimanga sette d. Moral. S. Gregor. l.1.n.18.

ENTRO, e DENTRO
Significano internit. Entro col quarto caso comunemente si accompagna; e Dentro per lo pi serve al terzo: come, Tu giaci entro il letto. G.8.N.4. Dentro a'dilicati petti tengono le fiamme nascoste. Proem.

FINO, e SINO
Terminative di Luogo, di Tempo, e di Operazione, servono comunemente al terzo caso; e non di rado accompagnate a varie particelle si congiungono al altri casi: come, Lume, che viene per l'aere fino alla cosa illuminata. Con. 25. Le sue lodi portare sino alle stelle. Vit. Dant. Il colpo si serb fino nel d seguente. M. Vill. 9. 43. La gente scorse sino presso a Pa-rigi. Vill. 12. 63.

FRA, e TRA
Hanno rapporto a Luogo, a Modo, a Tempo, a Moltitudine; e reggono l'Accusativo  cos nel rinchiudere, come nel separar, che dinotano. Fra gli Aspri sterpi, e le rigide piante mi parea dimorare. Boc. Laber. n.30. Qui si accenna rinchiudimento. Una gran sala era tra la Ca-mera del Re, e quella della Reina. G.3.N.2. Qui si mostra separamento, o sia lo spazio in-terposto. In riso, e'n pianto fra paura, e spene. Petr. Son.119. Fra 'l sonno si levava in sul letto a sedere. Vil.7. Una sera fra l'altre. G.2.N.9. Egli tra gli altri suoi Figliuoli n'aveva uno. G.1.N.5.

FUORA, e FUORI
Contrarie di Entro, o Dentro notano Separazione, o Distanza, e servono al Genitivo: come, A lui parve esser sicuro, e  fuor delle mani di coloro. Boc. G.5.N.3. Uscita pur del be-ll'albergo fuora. Petr. Son.213.

GIUSTA, e GIUSTO
Dinotano Conformit, e reggono il quarto caso: come Intendeva mettergli in pace giusta suo potere. Mat. Vill. lib.1.c.34. Cosa fornita giusto il poter nostro. Filoc 1.7.N.76.

IN
Se Stato, Modo, o Termine significa, regge l'Ablativo: come, In un lettuccio si dormiva. Boc. G.2.N.7. Niuna cosa valendole il chieder merc  colle mani in croce. G.8.N.3. Intendo di raccontare cento novelle, raccontate in dieci giorni da una onesta brigata. Proem. Se movi-mento esprime, o internit, o quantit incerta, par, che serva all'Accusativo. Mont a ca-vallo, e se n'and in Corte. N.2. Questi son vermini, ch'egli ha  in corpo. G.7.N.3. Qui signi-fica  Dentro. Giovane ancora di ventotto in trent'anni. G.3.N.4. Qui vale Circa.
Questa preposizione, se precede all'Articolo definito, si muta in ne, e s'incorpora con lo stesso Articolo; e si dovr dire nell'Inferno nel Cielo, nella Luna, nelle Stelle, e non gi, in l'Inferno, in il cielo, in la Luna, in le Stelle.

INTORNO
Esprime Circonferenza, o sia Vicinit, che circonda; o pure incerto numero quantitativo: e regge allora i medesimi casi, che governa la preposizione  Circa, che si  veduta: come, Intorno della  fontana furono in sul danzare. Boc. G.7. Fin. Lo 'mpero dur intorno di  cento anni. Vill. 34. Puossi seminare il Moro intorno la fine di Febbraio. Cresc. 5. 14.
Disegna sovente Materia e serve al terzo caso: come,  La quarta cosa, che  intorno alla  Confessione si de dimostrare, si  del Confessore. Pass. 5.c.4.

LONTANO, e LUNGI
Dinotano separazione, o lunga distanza, e si congiungono talora col terzo, e spesso col sesto caso; come, In sul fare della sera, non guari lontano al bel  palagio trov Natan tutto solo. G.10.N.3. Il quale da una parte della scala assai  lontano da ogni uomo si pose a se-dere. G.3.N.5. Lontano ugualmente dall'umiliazione, e dall'orgoglio lasci parlar l'opera stessa. Lo tuo Celliere dee esser contro  a settentrione freddo, e scuro, e lungi da bagno, e da stalla, e da forno. Brunet. Tesor. lib.3.c.6. Si far una caverna lungi dalla radice tre di-ta. Cresc. 5. 2.

LUNGO
Co'Verbi di stato determina solamente Lunghezza, e co'Verbi di moto significa Passag-gio in luogo contiguo, e non diviso. Regge il terzo, ed il quarto caso: come, Lungo al pela-ghetto, e talvolta postisi, con letizia cenarono. G.7 fin.  Conciosia cosa che la sua camera fosse lungo la via. G.7.N.8.  Cominci ad andarsene. Lungo  Santa Maria  Della Scala. G.8.N.9. Lungo l'amate rive andai. Petr. P. I Canz. 1.

OLTRE
Pu dinotar Privazione: come, Ciascuna debba dire, chi da diverse cose infestato, sia ol-tre  alla speranza riuscito al lieto fine. Boc. G.2. in. Esprime accrescimento, numero, ed in-certa distanza: come, Nella egregia Citt di Fiorenza, oltre ad ogni altra Italica bellissima ... si crede, oltre a cento mila creature umane, essere stati di vita tolti. Introd. Non era lontan da la Cittate oltre a due miglia. Tes. 4. 65.
Regge, siccome appare, il terzo caso; e talor si  congiunta col quarto: e trovasi senza articolo, Oltre Arno, Oltre Mare, Oltre Monti, Oltre Misura, Oltre Modo.
Oltra si usa in rima, e si accompagna sempre col quarto caso.

PER
Ha molti rapporti, e secondo i medesimi si  detto, che serva all'Accusativo, ed all'Abla-tivo. Determina Stato: come, Altri, a lor solazzo per lo giardino si rimasero. G.5. Proem. Si-gnifica Moto: come, And tapino per lo mondo sette anni. G.3.N.7. Esprime Tempo: come, per pi d li dimorando, si mostr foste disagiato. G.2.N.7. Per questa prima giornata. Per trecento anni. Dinota Origine: come, Essi son per Madre discesi ai paltoniere. G.2.N.8. E fi-nalmente accenna Cagione, Fine, e simili cose: come, Per vergogna quasi mutolo divenuto niente diceva. G.2.N.9. Per le continue pioggie ogni piccolo rivo  divenuto un grande, e po-tente fiume. Fiam. 1. 2. L'abate dovea uscire per venire nella cella a mangiare. G.2.N.7. La sconficc per vedere, che cosa vi fosse. G.2.N.4.

PRESSO
Dinota Vicinit, e serve al secondo, al terzo, ed alcune volte al quarto caso: come, Lo Scolare presso della Torricella Nascosto era. G.8.N7., Presso a Salerno  una costa sopra il mare riguardante, la quale chiaman la costa d'Amalfi. G.3.N.4.  E Baffalmacco andando carpone infin presso le donne  di Ripoli il condusse. G.8.N.9. In significato di circa si con-giunge col terzo caso: come, Poscia presala di peso, credo, che io la portassi presso a una balestrata. G.8.N.9.	

RASENTE
Determina Vicinit tale, che quasi tocchi la cosa a cui si riferisce: e serve al quarto, ed al terzo caso: come,  Apprendonsi meglio se s'innestano in pedale rasente la terra. Cresc. l.5. c.10. Fece un foro con un succhio in quel muro rasente a quella pentola. Sacchetti Nov. 129.

RIMPETTO
Accenna situazione opposta o di fronte, o di lato; e col terzo de'casi s'accompagna.
	
RISPETTO
Vale in comparazione, e regge il terzo caso: come, Quei medicamenti, che si chiamano semplici, rispetto a'misti, e composti. Ric. Fior.

SALVO
Significa eccettuazione, e regge l'Accusativo: come  S'arrendeo Cappiano, salvo la rocca. Gio. Vill. lib. 9. c. 303. Aveva racquistato tutte le terre occupate in Romagna, salvo quelle che tenea il Signor di Forl. M. Vill. 7. 56.

SECONDO
Accenna conformit, e regge l'Accusativo: come, Io sono umiliato da ogni parte, vivificami tu, Signore, secondo la tua parola. Passav. f. 168. Essi furono, secondo il comandamento del Re, menati in Palermo. Boc. G.5.N.6.

SENZA
Ha forza di escludere, e separare: Innanzi a pronome personale ritrovasi congiunta col Genitivo: come,  Io vaglio poco, e molto meno senza di te spero di valere. Boc. nell'Amet. Pag. 5. Innanzi ad altre parti del discorso si  stimato, che regga l'Accusativo: come, Senza alcuna redenzione  tutti morivano. Boc. Introd. Senza le vostre parole  mi hanno gli effetti assai dimostrato della vostra benivolenza. G.10.N.9.
Si dice frequentemente Senza dubbio, Senza fallo, Senza fine, Senza  modo, Senza  mi-sura, e Senza  indugio.

SOPRA, e SU
Sopra, che si dice, e scrive anche sovra, se dinota superiorit di sito, si accoppia col terzo, e quarto caso: come, Converr, che voi n'andiate  sopra ad un albero. Boc. G.8.N.7. Sopra la saettia montate, dier de'remi in acqua, ed andar via. G.4.N.3.
Ritrovasi adoperata anche col secondo caso: come, sopra or dell'erbe, ed or  de'fiori Penteo la sua fortuna biasimava. Tes. 4. 90.
Col quarto caso ancora si congiunge, se determina ipoteca, o pegno: come, Messo s'era in prestare a'Baroni sopra Castella,  e altre loro entrate.  G.2.N.3. Avendo portate tre belle, e ricche robe, volendo il suo oste esser pagato, primieramente gli diete l'una, e appresso con-venne gli desse la seconda e cominci sopra la terza a mangiare. N.7. Se significa materia, o  vicinit di luogo, o  di tempo: come, sopra le vedute, ed udite cose cominciai a pensare. La-ber. n.459.  Marsiglia  in Provenza  sopra la marina  posta G.4.N.3. Nella notte del Venerd Santo sopra 'l Sabato Santo. Buti. Comm. Inf. 1. Ed il quarto caso finalmente anche regge, se Accrescimento accenna, o le veci prende di Oltre, e Contro: come,  Amava sopra la vita sua. G.5.N.6. Ben cento miglia sopra Tunesi ne la port. G.5.N.2.  Ordinarono un grandis-simo esercito per andare sopra i nemici. G.2.N.8.
In preposizione vale lo stesso, che sopra, e regge frequentemente il quarto caso. Si uni-sce e si attacca all'articolo definito, che le segue, e talora ne raddoppia la consonante l: come, Sul tramontar del sole; Sulla marina; Sull'impazzare.

SOTTO
Contraria alla preposizione sopra, regge i medesimi casi, e disegna inferiorit non solo di sito, ma di condizione, e di grado. In questo secondo significato serve anche al Genitivo, ed al  Dativo: come, Ciascuno e Castella, e Vassalli aveva sotto di s. Boc. G.4.N.9. E la Cit-t, che di lasciar t'apparecchi, so che conosci lieta, abbondevole, magnifica, e sotto ad un Re solo. Fiam. Lib. 2.

VERSO, E VER
Verso accenna situazion di luogo, o termine di movimento, e si usa col quarto caso: come, Un muretto quel chiassolino da una Casa all'altra verso la strada chiudea. Boc. G.2.N.5. Il Conte trapass in Inghilterra, ed in povero abito n'and verso Londra. G.2.N.8. Tal volta significa rispetto, e favore, e non solo col quarto, ma col secondo caso ancor si accoppia, ben vero innanzi a'pronomi personali: come, Farai a me fare verso di te quello, che mai verso alcuno altro non feci. Boc. G.10.N.5. Ha forza talora delle preposizioni Con-tra, Intorno, Circa: come, peccar verso Dio; Aprir verso la sera; Scampar verso l'Aurora.
Ver, voce tronca di Verso, ritiene le significazioni medesime, ma solamente col quarto caso ritrovasi accoppiata: come, Il d seguente, mutatosi il vento, le cocche ver ponente ve-gnendo, fer vela. G.2.N.4.

VICINO
Dinota prossimit, e comprende poca distanza. Col secondo, e col terzo caso si accom-pagna: come, Vicin di Cicilia  un'isoletta chiamata Lipari. G.5. N.2. Era questo bagno vici-no all'uscio. G.2.N.2. In significato di Circa  serve a'medesimi casi: come, Priegoti, che perch'ella sia nella mia casa vicin di tre mesi stata, ch'ella non ti sia men cara. G.10.N.4. Cavalcando Ruggieri sopra la mula, essendo vicino ad ora di terza, disse. G.10.N.1.

CAPITOLO III.
Delle Preposizioni Composte, e de'Casi, co'quali le medesime si congiungono.

Preposizioni Composte sono quelle, che o di pi semplici preposizioni, o d'una semplice preposizione, e di un nome sustantivo si formano: come, Incontro, che forma d'In, e Con-tro. Allato, che formasi di  A, e del sustantivo Lato.
Le composte di semplici preposizioni servono a'medesimi, o ad altri diversi casi.
Appo, ed  appresso Servono a persone, ed a cose; ed, oltre a'significati di Presso, che ritengono, dinotano compagnia, e dominio: come, Il Saladino sempre in grande, ed onorevole stato appresso di s  il mantenne. G.1.N.3.  Bonifazio Papa, appo il quale M. Geri Spina fu in grandissimo stato. G.6.N.2. Ordin, che colui de'suoi figliuoli, appo il quale fos-se questo anello trovato, che colui s'intendesse esser il suo erede. G.1.N.3.
Volle, che io vedessi tutte le rare cose, le quali egli  appresso di s aveva. G.6.N.10.
A Rimpetto, e Dirimpetto valgono lo stesso che  Rimpetto; e servono al terzo caso. Ritro-vasi A rimpetto col secondo ancora: come, A rimpetto di me dall'altra sponda. Dant. Purg. 29.
A  Rispetto si congiunge col secondo caso: come,  La dottrina di qualunque altro  tarda, a rispetto della tua. G.7.N.4.
Davanti, e  Dinanzi esprimono la presenza d'uno, e la parte anteriore di qualche cosa;  e reggono il terzo, e quarto caso: come, Esser davanti al Papa; Passar davanti  la Casa; Ra-dunarsi dinanzi alla Casa del Morto; Attender in su i gradi dinanzi la Chiesa.
Dintorno significa vicinit, che circonda, e serve al terzo caso: come, A Lei dintorno si posero a sedere. Boc.G.2. nel princ.
Di contra, e Di contro segnano situazione opposta e serve la prima al quarto, e la secon-da al terzo caso: come, Di contra  Pietro vedi seder Anna. Dant. Parad. can.32.  Giunse appi di Benevento alla Valle di contro alla citt. Gio. Vill. Lib.7.c.7.
Di fuori vale lo stesso, che fuori, e serve al sesto caso: come, Di fuori dal forno gli preg, che sedessero. Boc.G.6.N.2.
Di lungi ancora col sesto caso si accompagna: come,  La notte il soprapprese di lungi dal Castello presso ad un miglio.
Di presso al terzo caso di accoppia: come, Di presso a quella Torre.
Di sopra col Genitivo, e con l'Accusativo s'accompagna: come, Di sopra dell'Acqua; Di sopra i verdi cespiti.
Di sotto  si usa, come  Di sopra. Di sotto alla Corte; Di sotto della Terra.
Infino, ed Insino hanno la stessa significazione, e gli stessi casi, che hanno  Fino, e Sino loro semplici: come, Infino all'Infimo grado; Infino alla porta; Infino  a quell'ora; Insino a mattutino; Infin  dal Cielo; Infino in terra.
In fuori dinota eccettuazione; e regge l'Ablativo: come, Maestro alcuno non si trova, da Dio in fuori, che ogni cosa faccia bene; e compiutamente. Boc. Concl.
Infra, ed Intra hanno la medesima forza, che  Fra, e Tra; e servono agli stessi casi.
Innanzi  dinota tempo antecedente, e situazione anteriore. Serve al terzo caso: come, Innanzi al Verno; Innanzi al d; Mettere il cappuccio innanzi agli occhi. E trovasi anche col quarto caso: come, Piede innanzi piede venendosene, pervennero al Palagio. Boc. G.9. Proem. Gente, a cui si fa notte  innanzi sera. Petr. p.3. 6. Innanzi tempo io Giunsi. Fiam. l.3.
In su  ritiene la medesima significazione, e lo stesso quarto caso, che  Su. Quasi con la-grime in su gli occhi;  dopo molte novelle gli disse. G.8.N.10. Scese dal Cielo in su la fresca riva. Petr. p.1. 3. La Licisca attempatetta, ed anzi superba, che no, in sul gridar  riscaldata disse. G.6. Proem. E detto ritrovasi: In su l'aurora; In sul far del giorno; In sul  mezzod; In sul vespero; In su  la sera; In sul  primo sonno; In su la mezza notte; In su l'et fiorita.
Inverso, e Inver reggono i medesimi casi di  Verso, e Ver, onde si formano, e serbano le medesime significazioni.
Le preposizioni, che si compongono d'una semplice, e di un sustantivo, reggono diversi casi; e qui ne rapporteremo le pi usitate.
Accanto composta di  A, e canto in significato di  banda, o  parte, dinota situazione con-tigua, e regge il terzo caso: come, Vedi un tempio  accanto al Mare. Bemb. Rim.
Addosso significa sopra la persona, bench  Dosso  significhi la parte posteriore del corpo dal collo fino a'fianchi. Serve al  Dativo: come,  Escono i Cani addosso al poverello. Inf. 21.
A fronte val Di rimpetto, Di rincontro. Dinota situazione di parte anteriore; e col terzo caso si accompagna: come,  A contraddirci il passo, qui a fronte a noi sopra la riviera si sono posti. Filoc. lib. 7. A fronte alla mia Camera in un'altra dimorava. Filoc. lib.5.
A guisa  vale a  similitudine, e di accoppia col Genitivo: come, Morendo senza confessio-ne, sar gittato a'fossi a guisa di un cane. G.1.N.1.
Allato dinota vicinanza dalla parte del fianco. Serve al secondo, e pi spesso al terzo ca-so: come,  La quale a lato del letto, dove dormiva, pose la Culla. Bocc.9.N.6. Era il luogo a lato alla camera. G.3.N.4.
Appetto vale a  fronte, e si adopera col terzo caso, e talora col secondo: come,  Egli non ha in questa Terra Medico, che s'intenda d'orina d'asino, appetto a costui. G.8.N.9. Stettero schierati a petto  l'uno dell'altro. Vill. 9. 305.
Appi dinota parte inferiore non solo di persona, ma di che che sia ancora, e serve al  Genitivo: come,  Lo 'ngannatore rimane appi dell'ingannato. G.2.N.9. Si legge, A pi  de'colli; A pi d'una bellissima fontana.
A pruova significa  gara, quasi in contesa, nella quale si faccia la pruova del vero: come,  Udendo forse venti maniere di canti d'Uccelli, quasi a pruova l'un dell'altro cantare. G.3. Proem.
In mezzo dinota la parte interna, quasi ugualmente distante da'suoi estremi. Serve al  Genitivo, e trovasi anche coll'Accusativo: come, In mezzo di loro fattala sedere. G.2.N.7.  Con rifrigerio in mezzo 'l fuoco vissi. Petr. son. 272.

CAPITOLO IV.
Delle Preposizioni dette Inseparabili.

Preposizioni Inseparabili si son dette alcune sillabe, e lettere ancora, le quali separate, e sole non hanno luogo nel parlare, perch nulla significano, ed affisse, o poste innanzi a'Nomi, ed a'Verbi semplici, formano sovente i composti d'una diversa significazione. Que-ste sillabe sono Dis, Mis, So, Pos, Ra, Con, Ri, In, Im: e queste s fatte lettere sono R, ed S.
Contrario, o guastamento dinotano Dis, Mis ed S, in Disgrazia, Disfare, Misfatto, Sgra-vare.
Scema So in Sorriso, e Socchiudere.
Raduna Ra, e Con in Raccorre, e Congiungere.
Ordine accenna  Pos in Posporre.
Hanno forza di negare In, ed Im in infelice, ingiusto, immobile, improprio.
Ad esempio di queste preposizioni, che abbiamo rapportate, potr ciascuno veder da se stesso le altre, che si tralasciano, quali sono De, Se, Re, Tra, Pre, Pro; che affisse a'nomi, ed a'verbi alterano alle volte la significazione.

CAPITOLO V.
Avvertimenti su le Preposizioni

Dopo le preposizioni affisse De, Se, Re, Ri, Tra, Pre, Pro la consonante ordinariamente non si raddoppia: come, Deridere, Sedurre, Relegare, Riferire, Tradurre, Premettere, Propor-re. Sono da eccettuar sempre Rinnovare, Rinnestare, Rinnegare, Trattenere; e tal volta  Profferire, Proffilare, Provvedere con le voci, che ne derivano.
Di fa sempre raddopiar le F: come, in Differire, Difficile. Si eccettuano Difetto, e Difende-re; ove la lettera F semplice si scorge. Similmente fa raddoppiare la S: come in Dissimile, Disserrare, Dissetare, Dissolvere. Questo raddoppiamento avviene, quando le parole, alle quali si trova unita, cominciano da F, o S semplice. Ma, seguendo altra consonante, non d luogo  al raddoppiamento, come in Disdire, Disprezzare, Distorre, Disradicare. Niuna consonante si raddoppia quando  preceduta da altra diversa consonante.
Contra, e  Sopra vogliono anche la consonante raddoppiata: come, Contraddire, Contraf-fare, Soprammodo, Sovrapporre. Oltra, e  Oltre la voglion semplice: come,  Oltramontano, Oltramarino, Oltremodo. Altre raddoppia la consonante T in Altrettanto, e in Altrettale, ma scema l'S in Altres.

PARTE TERZA
DELLA LINGUA ITALIANA

CAP I.

Degli Avverbj in generale

I Verbi sovente significano l'azione, e la passione in un modo oscuro, e vago: e le parti-celle indeclinabili, che ne scuoprono, e determinano le circostanze non sifnificate, si dico-no Avverbi, quasi aiuti de'Verbi. Per esempio, Gajo vive. La significazione del Verbo Vive  semplice, e senza veruna circostanza. Ma se dico, Gajo vive nobilmente; io qualifico, e de-termino il modo di vivere per mezzo della circostanza espressa nella parola nobilmente; onde io vengo a spiegar, che vive Gajo in una piuttosto, che in altra maniera, congiungen-do la significazion dell'Avverbio a quella del Verbo.
Gli  Avverbj si dividono in Semplici, e Composti. Semplici sono: come, Subito, Forte, Meno, Assai, Molto, Pi, e simili.  Composti o d'altri Avverbj semplici si formano: come, folto pi, Assaimeno; o da semplici derivano: come,  Subitamente, Fortemente; o da  Nomi Sustantivi, ed Aggiuntivi uniti a qualche Articolo, o Preposizione provengono: come, A tutto potere, Al Presente, Per l'avvenire, Senza fallo. E Avverbj di tal sorte si dicono  Frasi, o Dizioni Avver-biali.
Se a'Nomi  Aggiuntivi di genere femminile terminati in A, o di genere comune terminati in  E  si aggiunge mente; si possono formar molti Avverbj: come, Casta-mente; Avventuro-sa-mente; Cortese-mente; Dolce-mente; ma se gli Aggiuntivi terminano in  Le,  ed in  Re: come, Gentile, Cordiale, Singulare, Volgare, allora tolta l'ultima vocale, ed aggiunto mente, escono gli Avverbj  Gentilmente; Cordialmente; Singolarmente; Volgarmente.
Le principali significazioni degli Avverbi sono di  Tempo; di  Luogo; di Ordine; di Quanti-t; o di  Numero; di Comparazione; di Qualit; o di Modo.

CAPITOLO II.
Degli Avverbj di Tempo

Sotto il nome di Tempo qui s'intende la quantit discreta, e successiva, che serve di mi-sura alla durazion delle cose presenti, passate, e future. Gli Avverbj  di  Tempo corrispon-dono all'interrogazion  Quando? E sono questi: Ora; Dianzi, Appresso; Da prima; Di poi; Oggi; Domani; Jeri; Presto; Un pezzo fa; Ratto; Subito; Talora; Continuamente, ed altri: come, Le tue lusinghe non mi adombreranno  ora  gli occhi dello 'intelletto. Boc.G.8.N.7. Preso casa nella via, la quale noi oggi chiamiamo la via del Cocomero. G.9.N.5.
Da Ora derivano Ognora, Oramai, Omai, e da Oggi Oggid; Oggimai: come, Ognora che io vengo ben riguardando alli vostri modi. Introd. La donna, la quale vecchia era oramai, guard la giovane nel viso. G.9.N.1. Pensando, che io per voi possa omai sempre dire, che io sia vivo G.5.N.2. E l dove a que'tempi soleva esser il loro mestiere... Oggid rapportar male dell'uno all'altro s'ingegnano. G.9.N.15. Siete oggi mai vecchio, e potete mal durar fatica. G.1.N.8.
Per amor della brevit gli esempli si tralasciano degli altri Avverbj di questa Classe.
Secondo gli Avvertimenti del  Manni bisogna guardarsi dall'usare, se non sobriamente, il Test, e fuggire il  Testeso, voce antiquata, il  Guari, l'Avaccio, il  Dassezzo, l'Avale, l'Un-quanco, e s fatti.

CAPITOLO III.
Degli Avverbj di Luogo

Quello, che accenna parte, onde si venga, o dove si fermi, o per dove si vada, Avverbio si dice di Luogo.
Questa sorte di Avverbj corrisponde alla dimanda Ove? E tali sono: Qui; Qu; Quivi; Ivi; L; Cost; Cost; Col; Colass; Colaggi; Da alto; Da basso; Quass; Quaggi; Quindi; Indi, e altri simili.
Qui vale in questo luogo; Cost in cotesto, e  Quivi in quel luogo.
Qui, e Qu serve indifferentemente al moto, e allo stato: come, Non voglio gridar qui, do-ve la mia semplicit, e soverchia gelosia mi condusse. G.3.N.6. Leva su, dormiglione, che se tu volevi dormire, tu te ne dovevi andare a casa tua, e non venir qui. G.4.N.10.  Egli  qu un malvagio uomo, che m'ha tagliato la borsa, con ben cento fiorini d'oro. G.2.N.1. Trarretevi i cappucci, e qu divotamente vi appresserete. G.6.N.10. Voglio trovar modo, come tu esca di  qu entro senza esser veduta. G.1.N.4.
Qui non s'usa ne'Composti. Mentre non si dice Qui su, Qui gi, n  in Qui, ma Quass: Quaggi, e in Qu, siccome insegna il Buommattei.
Quinamonte, e Quinavalle, per  Lass alto, e per  Laggi basso, si dicono solamente da'Contadini.

CAPITOLO IV.
Degli Avverbj d'Ordine

D'Ordine si appellano gli Avverbj, i quali esprimono la serie, onde una cosa in riguardo d'un'altra  ordinata, e disposta, senza attendere il sito. Tali sono, A vicenda; Gradatamen-te; Successivamente; L'un dopo l'altro; Primieramente; Finalmente; Ultimamente; Quindi; Di poi; Al tutto.
Al tutto vale lo stesso, che  Totalmente: come, Gioseffo interpret il sogno a Faraone, e Daniele a Nabucpdonosor. E per non  al tutto da negare, che ne'sogni non si possa avere alcuna verit. Passav. c.5.

CAPITOLO V.
Degli Avverbj di Quantit, o Numero

Sono Avverbj di Quantit, di Numero quelli, che significano qualsivoglia quantit, o nu-mero; prezzo, o valore di cose. Corrispondono alla dimanda Quanto? E tali di  Quantit sono: Assai; Molto; Di rado; Spesso; Poco; Grande; Piccolo; Troppo; Pi; Meno; Maggiormen-te; Massimamente.
Di Numero: Mille volte; Non una volta, ma molte; Pi fiate; Tre, e Quattro volte.
Assai vale a bastanza: come,  Parendogli assai aver vedute, propose di tornare a Parigi. G.1.N.2. All'altre donne  assai l'ago, e 'l fuso e l'arcolajo.
Proem. Dinota sovente gran quantit: come, Volenterosi di guadagnare assai, e spender poco. G.2.N.10.  Assai, e  Poco servono a'Verbi, che dinotano Guadagno, e  Spesa; e per-ci sono Avverbj. Ma se aggiunti si trovano a nomi Sustantivi si riguardano, come nomi Aggiuntivi: Molti ne vide, ed assai ne gli piacquero. G.2.N.5. Con lagrime assai. G.2.N.7. Vo-stra usanza  di mandare ogni anno a'poveri e del vostro grano, e delle vostre biade, chi po-co, e chi assai. G.6.N.10.
Lo stesso avviene agli Avverbj Quanto; Alquanto; Pi; Meno, ed altri; de'quali si trala-sciano gli esempli.

CAPITOLO VI.
Degli Avverbj di Comparazione

Una cosa, che con un'altra si paragoni, pu trovarsi o uguale, o superiore, o inferiore in quantit, o qualit.
Avverbj Comparativi d'uguaglianza sono: Come; Siccome; Cos; S; Tanto; Quanto; Anche; Ancora; Di pari; Parimente. Come ne'liti Africani ad Enea, cotale fra le mortine mi si mostr la chiamata Dea Amet. Se tu fossi femmina s, come l'altra. N. ant. 70. Come ne'lucidi sereni sono le stelle ornamento del Cielo; cos de'ragionamenti piacevoli sono i leggiadri motti. G.1.N.10.  Era un prato chiuso dintorno di verdissimi, e vivi aranci, e di cedri, li quali avendo i vecchi frutti, e i nuovi, e i fiori ancora non solamente piacevole ombra agli occhi, m'ancora all'odorato facevan piacere. G.3. Proem. Giro di pari la pena col peccato. Le Donne parimente, e gli Uomini. Boc. Proem. sec.
Avverbj Comparativi di  Eccesso sono: Pi; Vie pi; Di vantaggio; Peggio; Meglio: come, Si ritrasse dall'assedio della Terra per ispazio d'un miglio, e pi. Vill. 9. 243.
Si dice Pi gi, Pi su; Pi qu; Pi l. Ma non  stato in uso il dire: Pi ingi; Pi in su; Pi in l; Pi in qu; Pi in sopra; Pi in sotto.
Figliola mia, forse quest'altra notte sar pi fresco, e dormirai meglio. G.5.N.4. Si dice an-che Me'accorciato di meglio; frequentemente da'Poeti.
E finalmente Avverbj Comparativi di Difetto sono: Meno; Quasi, che vale poco meno;  Quasich; Presso a poco; A poco a poco; Un pochetto; un Pocolino: come, Cominci a costeg-giar la Barberia, rubando ciascuno, che meno poteva di lui. G.5.N.2. Veggiamo non esser men belli, ma molto pi, i giardini di varie piante forzuti; che i boschi, ne'quali solamente Querce veggiamo. G.8. Fin. E venne in tanto dolore, che quasi fu per gittarsi dalla Torre in terra. G.8.N.7. Ed essendo quasi che tutte passate, peravventura v'ebbe un mulo, il quale adombr. G.9.N.9. Bianca pietra gittata in profonda acqua a poco a poco si toglie alla vista de'riguardanti. Fiam. lib. 1. Emilia un pochetto si vergogn. La Donna rivolta a lui, un po-colin  sorridendo, disse.
Ben Bene, che suona alquanto pi che bene, per la negativa scema: come,  N ancora spuntavano li raggi del Sole ben bene, G.6. princ. Ma senza la negativa accrescerebbe: come chi dicesse, Gi erano i raggi del Sole ben bene scoperti.

CAPITOLO VII
Degli Avverbj di Qualit, o Modo

Questi Avverbj corrispondono alla dimanda Come? ed esprimono in che maniera le cose si fanno. Sono, Alla Familiare; Alla Italiana; A caso; A posta; A bello studio; A credenza; A scelta; Con arte; Con diligenza; Da dotto; Dottamente; Parcamente; Fortemente; Piacevolmen-te; e molti altri o derivati da qualche nome aggiuntivo, o composti d'una preposizione, e di un sustantivo, o aggiuntivo.
Al verde,  congiunto co'Verbi Essere, e Condursi, vale  All'ultimo. Cos va inteso il detto usitato anticamente nel vendere all'incanto. Chi vuol dir, dica, la candela  al verde. E cos parimente quel verso del Petrarca: Quando mia speme gi condotta al verde. Sonet. 26.
Tra le Preposizioni si sono vedute Allato; Appresso; Avanti: e queste voci, ed altre simili possono impiegarsi avverbialmente. Ma per distinzione vale sempre l'avvertire, che una tal voce, se sta di per s, si ha per Avverbio; e se trovasi accompagnata con qualche caso, si reputa preposizione. Vaglia questo per ogni altro esempio. A lato del letto, dove dormiva, pose la culla. G.9.N.6. Qui la particella  a lato  si scorge esser Preposizione. Cadendo fece un gran rumore, per lo quale le femmine, che ivi allato dormivano, si destarono. C.4.N.10. E qui posta avverbialmente la stessa particella si scerne.

PARTE TERZA
DELLA LINGUA ITALIANA

CAPITOLO I.
Delle Congiunzioni

Le particelle, che servono a legare, e ad unir le parole, e le membra del discorso, si ap-pellano Congiunzioni.
Si distinguono dagli Avverbj in quanto che non mostrano alcuna circostanza n del Nome, n del Verbo; e dalle Preposizioni in quanto che non avvisano il rapporto d'una co-sa a un'altra. Ben vero vi sono molte particelle tra gli Avverbj, che hanno luogo tra le Congiunzioni: e s fatte sono quelle, che nel tempo, in cui esprimono qualche circostanza, vengono a legare parimente il discorso.
Sono le Congiunzioni particelle significanti qualche operazione dell'intelletto umano, e secondo la varia significazione vengono divise.

CAPITOLO II.

Delle Congiunzioni Affermative, Negative, Dubitative

Le Congiunzioni di questa sorte esprimono le operazioni dell'Anima, allorch afferma, nega, o dubita.
Le affermative sono: S; S bene; Bene; Ben sai; Certo; Di certo; Certamente; Di vero; Dad-dovero; In verit; Nel vero; Veramente; Per fermo; Fermamente.
Le negative sono: Non; No; Non gi; Non miga; N; Niente; Nulla.
Le dubitative sono: Forse, Per avventura; Se che. Perch. Perch no?
Adunque disse la Donna, debbo io rimaner Vedova? S rispose il Medico. G.3.N.8. Antin-gono rispose del s,  ed oltre a ci disse. G.2.N.7. La penitenza indugiata insino alla morte  incerta, se sia valevole s, o no. Passav. 2.c.3.
Era Cimone s per la sua forma, e s per la sua rozzezza, e s per la nobilt, e ricchezza del Padre, quasi noto a ciascun del Paese. G.5.N.1.
Favellino daddovero, dicano da buon senno. Senec. Ben. Varc. l.I.c.4.
Non so, se il creda; e vivomi intra due.
N s, n no  nel cor mi sona intero. Petr. p.1. 136.
Sputerai, quando io il ti dir. Disse Gianni Bene. G.7.N.1. Disse Calandrino: s bene. G.9.N.5.
La Donna disse, Voi mi perdonerete. Forse non  egli cos onesta cosa a me, il molto guar-darvi. G.2.N.10.
Che uomo  costui, il quale  n  vecchiezza, n infermit, n paura di morte, alla quale si vede vicino, dalla sua malvagit l'hanno potuto rimuovere! G.1.N.1.
Si rileva da questo esempio, che la particella  N sola non pu stare nel discorso.
Mai semplice, e senza qualche particella negativa, che l'accompagni, non pu ordina-riamente far negazione.

CAPITOLO III.
Delle Copulative

Congiunzioni Copulative si dicono quelle, che servono ad accoppiar due termini, o due proposizioni sotto una medesima affermazione, o sotto una medesima negazione.
Per affermazione sono E, Ed, che si dice quando si vuol fuggire l'incontro delle vocali, Ancora; Di pi; Parimente; Altres.
Per la negazione si trovano, N; Anzi non; Neppure: come,
E le cose presenti, e le passate.
Mi fanno guerra, e le future ancora.
In tutte le genti, ed in tutte le lingue. Pass. p.3. pr. Come per nobilt d'animo dall'altre di-vise siete, ancora  per eccellenza di costumi separate vi dimostriate. G.1.N.10.  Egli mi ha comandato, che io prenda ... e che io, e non disse di pi. N. ult. Trov, che l'aspettava, pa-rimente desiderosa di udir buone novelle del marito. G.3.N.7. La Citt d'Aurelia fu altres distrutta. G. Vill.1. c.47.
Sua lettera, n  sua ambasciata pi volli ricevere. G.3.N.7. Tanta non vide 'l Sol Leg-giadria, n beltate, credo giammai. Petr. p.2. Canz. 4. Oh figliuola mia, che caldo fa egli. An-zi non fa egli caldo veruno. G.5.N.3.
Queste particelle copulative congiungono i Nomi ne'medesimi casi, e i Verbi negli stessi modi, siccome si pu osservare negli esempj addotti.

CAPITOLO IV.
Delle Disgiuntive

Dal segnare alternativa, divisione, o distinzion nel senso delle cose, di cui si parla, si dissero Congiunzioni disgiuntive, O, Ovvero; Se; N.
Nel vero o che mio Padre di vostra Madre, e di voi non ragionasse giammai, o che se egli ne ragion, a mia notizia venuto non sia. G.2.N.5.
Nembrotte il gigante fu il primo Re, ovvero  Rettore, o Ragunatore di congregazione di gen-ti. Gio. Vill. l. 1. c.2. Poi si triti, o vero si batta con verghe; Cresc. 174.
Se essi mi parranno tali, io far quello che detto ti ho; ove cos non fosse, io mi rimarr giudeo. N.2.
Io non cercai n con ingegno, n con fraude d'imporre alcuna macola all'onest, e alla chiarezza del vostro sangue. G.10.N.8.

CAPITOLO V.
Dell'Avversative

Le Congiunzioni, che legando due idee, o proposizioni, dinotano l'opposizion della se-conda in riguardo della prima, si dicono Avversative. Sono, Ma; Pure; Nondimeno; Non per-tanto; Bench; Ancorch; Per; Comech; Quantunque; Anzi; Dove.
Estimava io, che lo 'mpetuoso vento dell'invidia, non dovesse percuotere, se non l'alte torri, e le pi elevate cime degli alberi; ma io mi trovo della mia estimazione ingannato. G.4. Proem.
Quantunque senza alcuna speranza vivesse di dover mai piacere; pur  seco si gloriava, che in altra parte avesse alloggiati i suoi pensieri. G.5.N.10.
Queste parole ud il Conte, e dolsegli forte, ma pure nelle spalle ristretto, cos quella ingiu-ria sofferse, come molte altre sostenute avea. G.2.N.8.
Quantunque in assai novelle, sia stato dimostrato, nondimeno il mi credo molto pi con una, che dirvi intendo, mostrare. G.7.N.9.
O Iddio, lodato sia tu sempre, che bench tu m'abbi fatto povero, almeno m'hai consolato. G.7.N.2.
Sennuccio mio, bench doglioso, e solo m'abbi lasciato; io pur  mi riconforto. Petr. p.2.19.
Alessandro, ancorch gran paura avesse, stette pur cheto. G.9.N.1.
Temere non ci bisogna, che ella non ci pu, per potere, ch'ella abbia, nuocere. G.7.N.1.
L'ira in ferventissimo furore accende l'anima nostra, e comech questo sovente negli uo-mini avvegna, nondimeno gi con maggior danni s' nelle donne veduto. G.4.N.3. Comech la sua vita fosse malvagia, egli pot in su l'estremo aver s fatta contrizione, che per avventu-ra Iddio ebbe misericordia di lui. G.1.N.1.
Le Congiunzioni Quantunque, Ancorch, Comech, Bench ordinariamente servono al modo soggiuntivo del Verbo; ma con questa differenza, che Quantunque serve sempre al soggiuntivo, e l'altre servono alcune volte all'indicativo ancora.
Io dico, che non  vero, anzi v'entr pacificamente. G.6. pr.
Essi ancora vi rubano, dove dagli attempati v' donato. G.8.N.7.
Dove io rigido e duro stava a'tuoi conforti, ora tutto aperto ti dico, che io per niuna cosa lascerei di Cristian farmi. G.1.N.2.
Per Ser Ciappelletto era conosciuto per tutto; laddove pochi per Ser Ciapperello il conoscie-no. G.1.N.1.

CAPITOLO VI.
Dell'Eccettuative, e delle Dichiarative

Quando le particelle, che congiungono, in qualche modo ristringano la generalit d'una idea, o di una proposizione, si dicono Eccettuative le congiunzioni. Queste sono, Fuori; In fuori; Fuorch; Se non; Salvo,  e simili.
Ogni maniera di diletto infino alla bassa ora ci  tolta, fuori solamente quello che i nostri ragionamenti ne possono dare. Amet.  Maestro alcuno non si truova, da Dio infuori,  che ogni cosa faccia bene, e compiutamente. Conclus.
Copiosa di tutte le cose, fuorch d'una, non mi posso rammaricare. G.7.N.9.
Della eredit de'miei passati Avoli niuna cosa rimasa m', se non  l'onest. G.2.N.8.
La congiunzione Salvo invariabilmente fu adoperata innanzi a'Nomi d'ogni genere, e numero: Salvo quelli; Salvo la Marca Trivigiana; Salvo quelle terre, che tenea il Signor di Forl. G. Vill.9. 3. 17. lo stesso 3. 5. M. Vill. 7. 56. e frequentemente variar si truova per generi, e numeri. Ciascuno pensi di dire alcuna cosa, che alla brigata esser possa utile, sal-vo sempre il Privilegio a Dioneo. Boc. G.1.N.10. E perci salva la mia onest, ogni vostro piacere imponete sicuramente. G.2.N.7. I Cristiani s'arrendono, salve le persone. Vill. 7. 100.
Dichiarative sono quelle Congiunzioni, delle quali si fa uso ordinariamente a spiegare, ed a far meglio intendere qualche cosa. E sono, Come; Cio; Cio a dire; Vale a dire; Ben sapete; e simili.
Acciocch voi pi apertamente intendiate, come questo avvenuto mi sia, brevemente vel fa-r chiaro. G.10.N.4.
Alle cui Leggi, cio della natura, voler contrastare troppo gran forze bisognano. G.4. Proem.
La sesta condizione, che dee avere la confessione, si  frequens, cio a dire; che si faccia spesso. Passav. f.120.
Dell'altre particelle, per esser troppo note, si tralasciano gli esempli.

CAPITOLO VII.
Delle Condizionali

Congiunzioni Condizionali sono quelle, le quali, mentre legano due membri del discorso, esprimono una condizione, dalla quale dipende l'effetto enunciato in uno de'essi membri. E si annoverano fra queste congiunzioni: Se; Purch; Quando, ed altre.
Se quello, che promesso mi avete, o in un modo, o in altro non segue; siate sicura, che la mia vita sia breve. Boc. G.2.N.8. Se in infra otto giorni non vi guarisco, fatemi bruciare, ma se io vi guarisco, che merito me ne seguir? G.3.N.9.
Se cos s'intralasciasse, io ne morrei, ed egli si crederebbe d'essere stato beffato. G.6.N.9.
La medicina da guarirlo so io troppo ben fare, purch a voi dea il cuore di segreto tenere ci, che io vi ragioner G.3.N.8.
Io voglio alle tue angosce, quando tu medesimo vogli, porre fine. G.2N.6.
Se al Dimostrativo, ed al Soggiuntivo; Purch, e  Quando servono al Soggiuntivo.

CAPITOLO VIII.
Delle Sospensive

Le particelle, che vagliono a dinotar qualche sospensione nel discorso, si appellano Congiunzioni Sospensive: come, Se; Se mai; N; Poich; Acciocch; Conciosiacosach, e si-mili.
E se di quinci esciamo, veggiamo corpi o morti, o infermi trasportarsi dattorno. Boc. Introd.
Se alcun mai n'ebbe bisogno, io son uno di quegli. Boc. Proem.
Tancredi, n a negare, n a pregare son disposta. G.4.N.1.
Poich ogni esperta, ogni spedita mano
Pigra in seguir voi fora. Casa Rim. Son.1.
Acciocch dietro ad ogni particolarit le nostre passate miserie per la Citt avvenute pi ricercando non vada, dico. Boc. Introd.
Conciosiacosach tu incominci pur ora quel viaggio, del quale io ho la maggior parte forni-to ... ho proposto meco medesimo di venirti mostrando. Casa Galat. Proem.

CAPITOLO IX.
Delle Causali

Quelle, che servono ad accennare o la cagione d'una cosa, o il fine, per cui si  fatta una cosa, Congiunzioni Causali si appellano. E queste sono; Perch; Perciocch; Perocch; Affine; Affinch; Per, ed altre.
Colui trov il famigliare, che avendole il coltello, e'l veleno posto innanzi, perch ella cos tosto non eleggeva, le dicea villania. G.5.N.7.
E, perch il giorno quivi non la cogliesse, cominci a volere smontare dalla Torre. G.8.N.7.
Cagione qui nel primo, e Fine nel secondo esempio si accenna dalla congiunzione Per-ch.
I motti, come la pecora morde, deono cos mordere l'uditore, e non come 'l cane: perciocch se come cane mordesse, il motto non sarebbe motto, ma villania. G.6.N.3.
Ma perocch la non durante fortuna quanto pi le cose mondane alla sommit della sua ruota fa presso, tanto pi le fa vicine a cadere; allorch meglio si pensava di stare, le sue mutazioni le fece conoscere. Amet.
Niuno , che affamando vada, se non a fine di aver riposo. Filoc. 49.
Lasci in guato fuori di Messina con due Capitani duemila Cavalieri, affinch, levata l'oste, se que'di Messina uscisson fuori, uscissono loro addosso. Gio. Vill. l.7.c.75.
Assai volte avevano quella canzone udita cantare, n mai avevan potuto, per  domandare, sapere, qual fosse la cagione, perch fosse stata fatta. G.4.N.6.

CAPITOLO X.
Delle Conclusive

Congiunzioni Conclusive sono le particelle, di cui si suole far uso nel tirar la conse-guenza, e nel raccogliere quello che risulta dalle premesse. Queste particelle sono: Adun-que; Dunque; Pertanto; Perci; Per la qual cosa; Laonde, ed altre.
Cos adunque, essendo la giovane stata morsa, non le si disdisse il mordere altrui mot-teggiando. Boc.G.6.N.3. in fin.
Va dunque disse la Donna, e chiamalo. G.2.N.3.
Pertanto a Fe tocc la volta, perch la cosa, di che io ti doveva venire per la tua salute a riprendere, in parte a me apparteneva. Lab. Spesse volte avviene, che l'arte  dall'arte schernita, e perci  poco senno schernire altrui. G.8.N.7.
Per la qual cosa era a ciascun lecito, quanto a grado gli era d'adoperare. Boc. Introd.
E rivolta a Panfilo piacevolmente gli disse, che con una delle sue novelle all'altre desse principio, Laonde Panfilo cominci cos. Introd.

CAPITOLO ULTIMO
Della Congiunzione Che

La particella Che, quando non si riferisca a persona, o cosa, o vero non faccia le veci del nome, si reputa congiunzione: e per congiunzione adoperata mostra varj modi, e riceve molte, e varie significazioni.
Domanda il Dimostrativo, se il Verbo, che lo precede, indica affermazione, o certezza: ma se accenna dubbio, incertezza, dimanda il Soggiuntivo: come, Tu sai, che per lo primo colpo non cade la quercia. Boc. G.7.N.9. Il Medico si maravigli molto, e subitamente entr in desiderio caldissimo di sapere, che cosa fosse l'andare in corso. G.8.N.9.  Tu de'credere, che  io  conosco chi tu sei. G.7.N.2. O credette, o fece vista di credere, che il frate dicesse  il vero. G.4.N.5. Certo, quantunque tu te l'affermi, io non credo, che tu 'l creda. G.4.N.5.
In ordine alle varie significazioni si adopera la particella Che
1. Per  Da che, o  Da poich. In capo di due anni, che vi pose l'assedio. Vill. I..37.
2. Per Eccetto che, Fuorch: Non aveva l'oste, che  una cameretta assai piccola. G.9.N.6.
3. Per Infin che: Ciacco pag il barattiere, e non ripos mai, ch'egli ebbe ritrovato Biondel-lo. G.9.N.8.
4. Per S che: L'altrui lagrime dir non si possono, che chi le dice, o che l'ode, non abbia compassione. G.4.N.1.
5. In luogo di Perch con l'interrogazione: Se egli  cos tuo, come tu d, che  non ti fai tu insegnare quello incantesimo? G.9.N.10.
6. In cambio di: Percicch: Acciocch io mi possa riscaldare, che  io son tutto divenuto s freddo, che appena sento di me. G.8.N.7.
7. Per Pi tosto che: Di gran lunga  da eleggere il poco, e saporito, che il molto, ed insipi-do. G.8.N.7.
8. Per  Quando, o Mentre: Voi non avrete compiuta ciascuno di dire una sua novelletta, che  il Sole sia declinato, ed il caldo mancato. Boc. Introd.

PARTE TERZA
DELLA LINGUA ITALIANA

CAPITOLO UNICO

Degl'Interposti

Interposti, ed Interjezioni si dissero alcune particelle, che frapposte nel discorso, vaglio-no ad esprimere i movimenti improvvisi dell'animo, l'allegrezza, l'ira, la maraviglia, ed al-tri. Restano tali particelle ordinariamente sopra di s, che sembrano quasi in tutto spic-cate dal Discorso: e tal volta unite a'Nomi, Pronomi, o a'Verbi seguono il caso, e il modo de'rapporti generali, che abbiamo veduti trattando de'Casi, e de'verbi.
Piacere, ed allegrezza significano: O, Oh, Ors, Viva, Bene, Buono.
O, Iddio, lodato sia tu sempre. Boc. G.7.N.2.
Oh, Calandrino mio dolce, cuor del corpo mio, anima mia, riposo mio. G.9.N.1.
Ah dispietata morte, Ahi crudel vita. Petr.
Oim, lassa me, dolente me, in che mal'ora nacqui, in che mal punto ci venni. Boc.G.7.N.2. Ois, dolente se, che il porco gli era stato imbolato. G.8.N.6.
Guai al peccatore, il quale va per due vie alla perdizione. Moral. S. Gregor.
Ira dinotano: Ahi, Guarda, Oh, Puh, Via.
Cos di fervente ira accesa cominci a parlare: Ahi, quanto  misera la fortuna delle Don-ne! Bocc. G.3.N.6.
Fattosi alquanto pi vicino grid Oh, Oh;  per lo qual grido le gr cominciarono a fuggire. N. ant.27. Cominci a fuggire, ed Anichino appresso, sempre dicendo, Via, che Dio vi metta in malanno, rea femmina. G.7.N.7.
Timore indicano secondo il Buommattei: Oim, O Dio, St, Oh.
Oim, Giannel mio, io son morta: Che ecco il marito mio, che tristo il faccia Iddio, che ci torn, e non so, che questo si voglia dire. G.7.N.2. Ma negli avvenimenti tristi, ed improvvisi rimane sovente la voce preclusa. Lo stesso Boccaccio in Andreuccio nella G.2.N.5. narra, Costoro da subita paura presi, senza altro dire lasciarono la fune, e cominciarono, quanto pi poterono, a fuggire.
Voglia significano: Piaccia a Dio, Volesse Iddio, Deh, Pure, O se, Purch, Di grazia, Cos.
Piaccia a Colui, al quale, essendo egli somma bont, ogni ben piace. Or volesse Iddio, che le nostre orecchie avessero naturalmente potere di conoscere le vere lodi dalle false. Casa Oraz. Giovane, vieni tu di paese lontano? S, Donna, rispose: Allora diss'io; Deh dimmi don-de? Se  lecito. Fiam. lib.6. Deh porgi mano a l'affannato ingegno, ed a lo stile stanco. Petr. p. 1. 106. Vedi bel ciottolo; cos giugness'egli nelle reni a Calandrino. G.8.N.8.
Maraviglia dinotano: O, Come, Pu essere!
La vecchierella disse: O libert di Natan, quanto se'tu maravigliosa, che per trentadue porte che ha il suo palagio, entrata, domandatogli limosina, mai da lui, ch'egli mostrasse, ri-conosciuta non fui, e sempre l'ebbi. G.10.N.3. O altezza della sapienza di Dio, come sono in-comprensibili i tuoi giudizj, ed investigabili le tue vie. Conviv. tr. 4.c.2. La Donna, udito que-sto, alquanto stette, poi disse: Come! che cosa  questa, che voi m'avete fatta mangiare! G.4.N.9.
Disprezzo significano: O, Deh, Ahi, S, Puh, Andate, Andate.
Accostatosi all'uscio disse: Aprite, che io muoja tu freddo: la Donna disse: O s, che io so, che di se'un assiderato. G.8.N.7. Deh, va con Dio, buon uomo, lasciaci dormire, se ti piace. G.2.N.5. Ahi Malvagia femmina, dunque hai creduto, che io voglia al mio Signore far questo fallo? G.7.N.7. Deh andate andate... S, disse la Belcolore, tutti siete cos gran promettitori, e poscia non attenete altrui nulla. G.8.N.2.
Approvazione  dichiarano: Bene, Bene sta, Buono, Mi piace cos.  Ed ancora da capo te ne consiglio, che tu oggi ti stea in casa. La Donna disse Bene, io il far. G.9.N.7. E cos va-da, s' pur mio destino. Petr. p.2. Canz.5.
Negazione esprimono: Tolga Iddio, Dio me ne guardi, No, Non gi, Pesate, Guarda, Co-me interrogativo.
Tolga Iddio, che cos cara cosa, come la vostra vita , non che io da voi dividendola la prenda, ma pur la desideri. G.3.N.3. Non farnetico no, Madonna: non credete voi, che io veggia? G.7.N.9. Alcuni Trivigiani il dimandarono:  Come non era costui attratto?
G.2.N.1. E come disse il Prigioniero, che monta a te quello, che i grandissimi Re si faccia-no? G.2.N.6.
Preghiera significano: Deh, Merc, Non pi.
Deh io ve ne priego, ditemi, quale  dessa. N.8. Merc per Dio. G.2.N.9. Oim, Merc, per Dio, non pi. G.7.N.8.
Silenzio impongono: Zi, Zitto, Sta, Piano, Cheto.
Di queste particelle per esser troppo note si tralasciano gli esempj, siccome si  fatto di molte fra quelle, che si sono accennate di sopra. Egli  da osservare, che fra le divisate particelle molte sono le stesse: Ma Vagliono a dinotar diversi affetti.

PARTE TERZA
DELLA LINGUA ITALIANA

CAPITOLO I.
De'Ripieni in generale

I  Ripieni sono alcune voci tratte da'Pronomi, dagli Avverbj, o dalle preposizioni. E per-ch poste nel discorso, necessarie non si scorgono ad esprimer cose, n circostanza, si appellano Ripieni. Si adoperano per genio della lingua a solo ornamento, o rinforzo del di-scorso. Voci si son dette, e non particelle, perch non tutte sono indeclinabili, come si ve-dr negli esempj, che si addurranno nel Capitolo terzo.

CAPITOLO II.
De'Ripieni d'Ornamento

All'ornamento servono le parole Egli, Esso, Ora, Si, Di, Non, Altrimenti.
Egli, come ripieno,  indeclinabile. Egli  era in questo Castello una Donna Vedova. Boc.G.2.N.2. Egli non sono ancora molti anni passati, che in Firenze fu una giovane. G.8.N.7. A me par egli esser certo, ch'egli  ora a casa a desinare. G.8.N.3. O Figliuola mia, che caldo fa egli?
La voce Egli in questi esempj si vede adoperata nel principio, nel mezzo, e nel fine del parlare, senza riguardo di genere, o di numero. Ed  certo, che senza que'tanti Egli si sa-rebbe inteso benissimo quanto si voleva dire. Ma se si togliessero, si perderebbe certa ve-nust, che ritenendosi al parlare si aggiugne. La ragion de'Ripieni  tale, che possono usarsi, e non usarsi a giudizio di chi parla, o scrive.
Frequentemente si adopera la voce Esso indeclinabilmente dopo la preposizione Con; e tal volta dopo le preposizioni Lungo, e Sovra si trova congiunta s strettamente, che se ne sono composte le voci Lunghesso, Sovresso. Ella voleva con esso lui digiunare. Boc.G.3.N.4. Ritrovandosi con la Donna molto di questa incantazione rise con esso lei. G.7.N.3. Qui non si ha riguardo al genere. Cominciarono a cantare, e la valle insieme con esso loro. G.7. Proem. E qui non si attende il numero. Altri usi di questa voce si possono rilevare  dagli esempj, che seguono. Fatti alla finestra, e chiamala, e d, che venga a desina-re con esso noi. G.8.N.8. Non ti dare malinconia, figliuola, no, ch'egli servir bene con esso teco. G.3.N.10. La disavventura era tanta, e con esso la discordia de'Fiorentini. Gio. Vill. lib.9.c.324. E passando lunghesso (cio per lungo) la camera, dove la figliuola gridava, ma-ravigliandosi, subitamente entr dentro. G.5.N.7. Ei giunser in sul colle sovresso noi. Dant. Inf. 23.
Ora, Avverbio di tempo, molte fiate serve di Ripieno, e con propriet. Come non sapete voi quello, che questo voglia dire? Ora  io ve  l'ho udito dire mille volte: chi la sera non cena, tutta notte si dimena. G.3.N.4.
S, Avverbio affermativo, non di rado, come Ripieno, usato aggiunge grazia al parlare: Confortati, che fermamente, se tu fossi stato un di quegli, che il posero in croce, avendo la contrizione, che io ti veggio, s ti perdonerebbe egli. G.1.N.1. La prima cosa, ch'io far domat-tina, io andr per esso, e s il ti recher. G.5.N.9. Oltre a quello, ch'egli fu ottimo Filosofo na-turale, s fu egli leggiadrissimo, costumato. G.6.N.9. Se ti piace,  s ti piaccia, se non, s te ne sta. G.9.N.9.
Di preposizione apposta per ornamento solo, riempie il parlare con ogni propriet. Per queste contrade, e di d, e  di notte, e d'amici, e di nemici vanno di male brigate assai, le quali molte volte ne fanno di gran dispiaceri, e di gran danni. G.5.N.3.
Non, Avverbio di negazione, si scorge sovente ridondate. Diragli da mia parte, che si guardi di non aver troppo creduto, o di non credere alle favole di Giannotto. G.2.N.6.
Questo nostro fanciullo, il quale appena ancora non ha quattordici anni. G.4.N.8. Io temo forte, che Lidia questo non faccia per dovermi tentare. G.7.N.9.
Altrimenti, in luogo dell'Avverbio pure, non senza grazia appare usato solamente per propriet della lingua. Le sue cose, e se parimente senza sapere altrimenti, chi egli si fosse, rimise nelle sue mani. G.2.N.5.

Cap. III.
De'Ripieni di Rinforzo Declinabili.

Le voci, Uno, Tutto, Bello declinabili, e le particelle Mi, Ci, Ti, Vi e Si vigore al parlare ag-giungono: e Ripieni di Rinforzo si stimano.
Le voci Uno, e Una, poste si trovano in compagnia del Nome, o del Pronome: e Ripieni si scorgono, se del Nome, o Pronome non palesano le qualit, ma grazia, e lume soltanto ar-recano al discorso. Io credo, che gran noja sia ad una bella e delicata donna, come voi siete, aver per marito un mentecatto. G.3.N.8. Era Arriguccio, contuttoch fosse mercatante, un fiero uomo, ed  un forte. G.7.N.8.
A'Pronomi Questo, e Quello vanno tali voci accoppiate nella medesima guisa. Desti tu a tutte, o a questa una quella fede, che a me donasti. Fiam. l.4.n.32. Se i miei argomenti frivoli gi tenete, questo uno solo, ed ultimo a tutti gli altri dia supplimento. Fiamm. l.7.n.59. Quell'uno  rotto, e 'n libert non godo. Petr. Canz.41. E certamente accolse a se quell'una. Son.201.
Anche le voci Tutto, e Tutta poste innanzi a Nome, ed a Verbo, vagliono sovente a riem-piere con energia il discorso. Il famiglio trov la gentil giovane tutta timida star nascosta. G.2.N.7. Tutto rassicurato estim, il suo avviso dovere aver effetto. G.1.N.4. La Donna udendo costui parlare, il quale ella teneva mutolo, tutta stord. G.3.N.1. Senz'aspettare d'es-ser sollecitata da'suoi, cos tutta vaga cominci a parlare. G.3.N.9. Dimorando il giovane tutto solo nella Corte del suo palagio, una femminella gli domand limosina. G.10.N.3. Tutto a pi  fattosi loro incontro, ridendo disse. G.10.N.9.
Il letto con tutto Messer Torello fu tolto via.
Per solo rinforzo a'Nomi aggiunta si trova declinabilmente la voce Bello. Per belle scritte di lor mano s'obbligarono l'uno all'altro. Boc. G.2.N.9. Le port cinquecento  be'fiorini d'oro. G.7.N.10. Chi facesse le macini bell' fatte legare in anella, e portassele al Soldano, n'avrebbe ci, che volesse. G.8.N.3.
E la propriet del linguaggio fa sovente accompagnare co'Verbi spiccate, e affisse le vo-ci Mi, e Ci, per le prime persone; Ti, e Vi per le seconde; e Si per le terze; e a tutte tre le persone si contenta servire Ne, avanti di cui tali voci mutano l'I in E.
Esempj per le prime persone si hanno questi. Io mi credo, che le Suore sien tutte a dor-mire. Boc. G.3.N.1. Perduta ho la fatica, la quale ottimamente mi parea avere impiegata, credendomi costui aver convertito. G.1.N.2. Non vi volli star pi, e sommene venuto; anzi mi preg il Castaldo loro, quand'io me ne venni. G.3.N.1. La Donna,  e Pirro dicevano, Noi ci seggiamo. G.7.N.9. Io giudicherei ottimamente fatto, che noi a'nostri luoghi in contado ce ne andassimo a stare. Introd. Vogliancene noi andare ancora. G.9.N.4.
Vagliono per le seconde persone questi altri esempj. Che tu con noi ti rimanga per questa sera n' caro. Boc. G.5.N.3. Io vi ti porr chetamene una coltricetta; e dormirativi. G.2.N.3. Tu te ne sei cos tosto tornata in Casa? G.6.N.8.Vientene meco. G.2.N.10. Io non so se voi vi conosceste Talano di Molese. G.9.N.7. Voi ve ne potrete scendere al luogo, dove i vostri pan-ni avrete lasciati, e rivestirvi, e tornarvene a casa, G.8.N.7.
Possono per esempj delle terze persone valere.
Del Palagio s'usc, e fuggissi a casa sua. G.2.N.8. Noi ti faremo quella risposta, che ti si conviene. G.4.N.5. I tre giovani alle lor camere, da quelle delle donne separate, se ne anda-rono Boc. Introd. A nostra Dama di Parigi con lui insieme andatosene, richiese i cherici di l entro. G.1.N.2.

CAPITOLO IV.
De'Ripieni di Rinforzo Indeclinabili

Le particelle Bene, Ecco, Gi, Mai, Mica, Punto, e Pure, bench ridondanti, con grazia so-vente rinforzano il parlare.
A raffermare si usa la particella Bene in principio, o in risposta, ed anche nel mezzo del parlare, e aggiunta ritrovasi con Nomi, Pronomi, Verbi, ed Avverbj. Bene, Belcore demi tu far sempre morire a questo modo? Boc. G.8.N.2. Or bene, come faremo. G.3.N.1. La donna disse al marito, bene sta, tu d tue parole tu. G.7.N.1. Egli ci sono de'ben leggiadri, che mi amano. G.7.N.2. Egli  qu un malvaggio uomo, che m'ha tagliata la borsa con ben cento fio-rini d'oro. G.2.N.1. Voi v'appressate molto bene alla vecchiezza; la qual cosa vi dee fare ed onesto, e casto. G.8.N.4. Il Giudeo s'avvisi troppo bene, che 'l Saladino guardava di pi-gliarlo nelle parole. G.1.N.3.
Evidenza arreca, e mostra prontezza all'opera la particella Ecco, che in principio cader vole. Ecco, io non so ora dir  di no, per tal donna me n'hai pregato. G.8.N.7. Ecco, che la for-tuna a'nostri cominciamenti  favorevole. Introdo. Ecco adunque morr, e questa crudelt conviene usare a me in me stessa. Fiam. l.5. E tal volta accenna irrisione. Ecco bello inna-moramento, or non ti conosci tu tristo? non ti conosci tu dolente?  G.9.N.5.
Qualora non accerta cosa, n tempo disegna, la particella Gi riempie il parlare con al-quanto di forza, e di splendore, come si pu scorgere in questi esempj.  Ora fossero essi  gi disposti a venire, che veramente potremmo dire, la fortuna essere alla nostra andata fa-voreggiante. Introd. Il Negromante disse: Gi Dio non voglia, poich ho veduto Giliberto libe-rale del suo onore, ch'io similmente non sia liberale del mio guiderdone. G.10.N.5.
Anche la particella Mai, se unita si trovi alle particelle Sempre, Si, No, o  Pi, aggiunge forza al discorso. Se voi mi prestaste cinque lire, io sempre mai poscia far ci, che voi vorre-te. G.8.N.2. Una Parte di Mondo , che si giace mai sempre in ghiaccio, ed in gelate nevi, Petr. Canz.5. Come disse Ferondo, dunque sono io morto? Disse il Monaco: Maisi. G.3.N.8. Cominci a pensare, se i dannati dello 'nferno dovessero dopo mille anni essere liberati: e ri-spose al pensier suo di no. Appresso gli dicea il pensiere: e dopo cento mila anni? e rispon-dea, che main. Passav. pag. 67.  Rimasa del suo marito Vedova, mai pi rimaritar non si volle. Boc. G.8.N.7.
Finalmente la particella Ne, quando si riferisce a persona, cosa, o luogo; e le particelle Mica, e Punto, quando si aggiungono alla negazione riempiono con vigore il parlare. La Donna se ne venne, e del buon uomo domand, che ne fosse. G.2.N.2. Chetamente n'and per la camera infino alla finestra. G.2.N.7. Una ne dir, non mica d'uomo di poco affare. G.10.N.6. in princ. Tedaldo non  punto morto, ma  vivo, e sano. G.3.N.7.
Fin qui de'Ripieni. Ed avendo io gi richiamate all'ordine naturale, ed esposte le regole, che la Lingua Italiana ha ricevute in tutte le sue parti; ed in ciascuna parte avendo io la Sintassi, o sia naturale unione spiegata, rimane egli a trattare dell'artificiosa unione, o sia della Sintassi Figurata.

SINTASSI FIGURATA

Cap. I.

Delle Figure in generale

Figure qui s'intendono alcuni modi lontani dalle regole comuni del parlare. E perch di questi modi altri si scorgono viziosi, e riprovati, ed altri buoni, ad autorizzati si trovano dall'uso degli Scrittori; perci conviene distintamente trattarne. Nel parlare si richiede la correzione, la chiarezza, il decoro; e tutto ci, che offende queste tre virt, si  giudicato vizioso. Generalmente si raggirano queste virt intorno a'sentimenti, o intorno alle paro-le. Si considerano qui le parole: e  i modi viziosi hanno relazione al Solecismo, ed al Barba-rismo; e i modi approvati si appellano propriamente figure, le quali sono cinque: il Pleona-smo, l'Elissi, la Sillessi, l'Enallage, l'Iperbato.

CAPITOLO II.
Del Solecismo

Solecismo vuol dire corruzione del parlare regolato. Riguarda l'accozzamento, o sia l'or-dine delle parole.
Si commette il Solecismo aggiungendo, togliendo, scambiando.
Aggiungendo si pecca, se parole soverchie, o vane si accumulano, dove elle non sono di bisogno: come, vidi con gli occhi; udii con gli orecchi. Tramut l'aspetto, e si cangi la fac-cia. Se dall'ultima sillaba precedente si fa cominciar la parola, che segue: come,  Ombra del grave velo; Egli si apparecchia chiamare. Se molte parole diverse comincianti da una medesima lettera, o sillaba si uniscono: come, Rompe i Rami Ristretti il Romor Roco; Fiorir queste innanzi tempo tempie.
Siccome il cominciamento, cos potr il fine delle parole esser nojoso, ove abbiamo la stessa uscita: come, Ale pungenti ardenti, e lucide arme dolenti.
Vizioso  il ripigliamento delle stesse parole, o delle stesse cose: come, Batto calcava que'Monti, e que'Monti Batto calcava. Egli se ne venne a Vinegia; e  poi, che fu in Vinegia, si ripar in Casa di alcune buone femmine; e riparato, che si ebbe in casa di queste buone femmine, fece pensiero di partirsi. Fece quanto gli fu conceduto, e lasci star quello, che  gli fu vietato.
Si conturba il parlare, ove si annestano, ed interpongono cose, o parole, senza le quali intero si starebbe il senso nell'esser suo: come,
Dianzi nell'alba, che precede il giorno;
Quando l'anima tua dolce dormia
Sopra li fiori, onde laggi  adorno;
Venne una Donna: e disse, io son Lucia.
Bastava il dire, Venne dianzi nell'alba una donna. e disse.
Togliendo si falla, quando non si pongono tutte le parole, che necessarie sono a rilevare il sentimento: come, Se colui, per isfuggir la vergogna s grande, uccise chi lo ingiuriava; io glie lo perdono liberamente: E parmi i Giudici ancora, poich per la maggior parte l'hanno assoluto. Qui  manifesta la mancanza di Glie lo abbiano perdonato. L'ordine richiedeva, che si dicesse, Io glie lo perdono liberamente; e parmi, che i Giudici ancora glie lo abbiamo perdonato; poich per la maggior parte lo hanno assoluto.
Nello stesso vizio s'incorre, se si manca in qualunque altra delle nove parti del parlare: come se l'Aggettivo si lasciasse senza il  Sustantivo, il Verbo senza il  Nominativo, la Prepo-sizione senza il  Nome, a cui si riferisse.
Scambiando si vizia il parlare, se un Accusativo con un Verbo finito si mette innanzi ad un  Nominativo dello stesso numero: come, Vincitore Alessandro l'ira vinse: mentre si  pos-sono intendere queste parole in due modi contrarj l'uno all'altro: e che l'ira  e che l'ira fu vinta dal  Vincitore Alessandro; ed Alessandro fu vinto dall'ira. Ma non cos avviene, se si dica,  i Persiani Alessandro vinse. Nella compagnia di un Verbo infinito la diversit del numero non  sempre valevole a togliere l'ambiguo. L'oracolo di Apollo disse, Pirro poter vincere i Romani. Con questa composizion di parole si poteva intendere, e che Pirro potes-se, e i Romani potessero vincere. Si sarebbe l'ambiguit sbandita con la particela che, di-cendo, che Pirro poteva, o i Romani potevan vincere.
Improprio si manifesta il parlare, se voci si pongono, che alle cose non convengono: come, Sperare il pericolo in luogo di temere; udir la luce in luogo di vedere.
Si turba il sentimento, se parole s'intrigano, ed avviluppano da ogni banda: come,
Vapori accesi non vidi io s tosto
Di mezza notte mai fender sereno,
N sol calando nugole d'Agosto.
Per volere intender tutto ci, bisogna ordinar le parole in questa maniera:  Io non vidi mai vapori accesi, calando, fendere s tosto sereno di mezza notte, n sole d'Agosto nugole.
Si confonde il parlare, e ragione si vuol trarre dalla somiglianza delle voci, che comin-ciano, o escono nel medesimo suono, mutando significanza: come, Fui per ritornar pi vol-te volto. Mi  permesso richiedere il promesso. Io non so, quale pi di questi due nomi ti si convenga, Fiaccone, o Frascone.
Sar il parlare stravagante, ove quello che segue non corrisponde a quello che va in-nanzi: come, Ogni cosa debbe tentare il Savio primach con l'armi. L'ordine richiedeva, che si dicesse, Ogni cosa debbe tentare il Savio prima che l'armi.
Si rovescia il parlare, se la sede de'nomi si turba: come, dare il vento alle navi, invece di dar le navi al vento. Andare oscuri sotto la sola notte, in vece di andar soli sotto la scura not-te. Le braccia fiere di Ghino, in vece di dire le braccia del fiero Ghino.
Si altera finalmente il parlare, se la voce che segue si accorda non alla precedente, ma a quella che resta nell'animo dell'Autore: come, Terenzio nell'Eunuco sua. Mentre il  sua si vuole attribuire, non gi al vero Eunuco, ma alla commedia di esso Terenzio cos chiamata.

CAPITOLO III.
Del Barbarismo

Barbarismo significa usurpazione di parole peregrine, e non ricevute dall'uso de'buoni scrittori. Qui si ha mira alle parole stesse, o vero alla scelta delle parole; laddove nel Sole-cismo si ha riguardo all'ordine principalmente.
Sono da sfuggire le parole peregrine: e s fatte sono quelle, che non mai furono in Italia naturalizzate: come, Vela per Candela; Serrao per Festino. E non solo dalle parole peregri-ne, ma ben anche dall'antiche fuor di uso conviene guardarsi: come sono, Affrettanza per fretta; Affralare per indebolire; Agenzare per aggentilire; Come per freno; Gestare per porta-re; e simili.
Sotto questo divieto non vengono i termini delle Arti, e delle Scienze: Mentre l'uso di tali termini  permesso, come i Signori Accademici della Crusca han dichiarato nella dotta lor Prefazione.
Si Viziano le parole in molti modi: 1. errando nel genere, nel numero, nella declinazio-ne, e nella conjugazione; 2. separando, o congiungendo; 3. aggiungendo, o togliendo; 4. scambiando, o trasponendo lettere, o sillabe.
Del primo modo non accade addurre esempj.
Si sciolgono le parole, se una sillaba si divide in pi sillabe: come sarebbe, il far miei di tre sillabe per mie'd'una, o  miei di due; e stagione di quattro in luogo di stagione di tre; e dianzi di tre per due sillabe.
Mal si appiccano le parole, se insieme si congiungono due parole in guisa d'una sola: come, Signorto per signor tuo; o lettera si addoppia, scalla  per scala; o sillaba si artoge: come, tututto per  tutto; lici per l.
Poco allungati ci eravam di lici.
Si corrompono le parole, se lettere, o sillabe si levano innanzi, in mezzo, o in fine di es-se: come, se si dicesse, corre in vece di scorre; orate in vece di adorate; Baco per Bacco; on-rata per onorata; restj per  restii; maggio  per maggiore.
Trovammo l'altro assai pi fiero, e maggio.
Si altera la parola, se si scambia l'accento, usando l'acuto in vece del grave o allungan-do una sillaba breve, o abbreviando una lunga: come, supplco per  supplico; ammalia  per ammala,
Devoto quanto posso a te supplco,
La cieca cupidigia che vi ammlia
Simili fatti vi ha al fantolino
Che muor per fame, e caccia via la balia.
Si cambia la parola, se si pone una lettera per un'altra nel corpo, o nel fine della parola:
come, R per L.
Sotto la guardia della grave Mora.
Si tramuta la parola, se l'ordine si turba delle lettere nel corpo della parola: come sa-rebbe, tubro per turbo; lagro per largo.
Negli esempi addotti in questi due Capitoli de'vizj del parlare, non si sono gli Autori nominati per non alterare il nostro proponimento di lodar chi lode merita, e non vituperar niuno. Facciamo passaggio alle figure.

CAPITOLO IV.
Del Pleonasmo

Pleonasmo significa ridondanza, o vero un modo di parlare, il quale comprende l'aggiunta d'una qualche voce al discorso non necessaria ma utile a recargli ornamento, o forza maggiore.
Si sono in buona parte divisati gi questi modi di parlare fra i Ripieni, ove si sono rap-portate le voci tratte da'Pronomi, dagli Avverbj, e dalle Preposizioni, che per ornamento, o rinforzo servono al discorso: E qui rimane a divisare, come per lo stesso effetto si sono adoperati ancora i Verbi Dovere, Venire, Andare.
Innanzi a'Verbi Essere, e  Dare a questo modo usato si trova il Verbo Dovere: come, Si avvis, questa donna dover essere  di lui innamorata. Boc.G.2.N.5. bastava Essere. Richiese i Cherici di l entro, che ad Abraam dovessero dare  il battesimo. G.1.N.2. Qui era suffi-ciente il dire, che dessero.
A questo modo parimente il Verbo Venire si trova posto innanzi agl'Infiniti, a'Gerundi, e a'Participj d'altri Verbi: come, Il che, quando venni a prender moglie, gran paura ebbi, che non m'intervenisse, cio presi. N. ult. Parendogli, che fosse un nuovo uccellone, tutto il ven-ne considerando, cio consder. G.8.N.5. Gli venne trovato un buon uomo, cio trov. G.1.N.6.
E finalmente nella stessa guisa il Verbo Andare si scorge adoperato co'Gerundi d'altri Verbi: come, A me medesimo incresce andarmi tanto tra tante miserie ravvolgendo. Boc. Introd. Vanno fuggendo quello, che cerchiamo di fuggire. Ivi.

CAPITOLO V.
Della Ellissi

Ellissi vuol dire difetto, o mancanza, o pure un modo di parlare, onde si tralascia qual-che voce, che si pu agevolmente supplire col tacitamente intedere.
Si tralascia alle volte qualche nome sustantivo, o aggiuntivo: come, Niuno male si fece nella caduta, quantunque cadesse da alto. Boc.G.2.N.5. Qui si sottintende luogo. Non su-spic, che ci Guccio Balena gli avesse fatto, perciocch nol conosceva de tanto. E qui si sottintende abile.
Manca talvolta il verbo: come, Ventura pur, che poco senno basta. Vi s'intende, Conce-damisi buona ventura. La vita il fine, e 'l d loda la sera. Nel primo esempio manca il verbo affatto, siccome appare. E nel secondo esempio si trova espresso nella seconda parte quel verbo, che nella prima si  taciuto.
E cos il difetto, se accade, di altre voci, sar lodevole, quando non generi oscurit, es-sendo la natura pi amica del parlar brieve, e ristretto, che del diffuso, e prolisso.

CAPITOLO VI.
Della Sillessi

Sillessi vuol dire Comprensione. Anche questo  un modo di parlare, il quale unisce, ed accomoda ad un numero, o ad un genere di qualche nome pi cose, o ad una persona d'un verbo pi persone.
Talvolta il numero del pi si accorda a quello del meno.
S dolce  mia sorte,
Pianto, sospiri, e morte. Petr.
E talvolta quello del meno al maggiore.
N gi mai ritrovai tronco, n fronde
Tanto onorate dal superno lume. Petr.
Col Genere maschile si accorda il femminile.
Morti saranno insieme e quella, e questo. Petr.
Si usa nelle persone, quando la pi degna comprende la meno degna.
Io, e i compagni eravam vecchi, e tardi. Dante.
Lo mio Maestro, ed io, e quella gente
Ch'eran con lui, parevam s contenti. Dante.

CAPITOLO VII.
Dell'Enallage

Enallage significa scambio. Un modo egli  di parlare, per cui una voce si pone in luogo d'un'altra.
Nel Nome si fa lo scambio
1. se si adopera il proprio per l'appellativo; come, Immagine per immaginazione; Verde per verzura.
Chi non ha albergo, posisi in su 'l Verde.
2. Se un caso si prende per un altro: come,
Quando mi vide, tutto si distorse
Soffiando nella barba co'sospiri:
E 'l  Frate Catelan, che a ci s'accorse
Mi disse. Dant. 23. Inf.
Qui  il dativo  a ci in luogo di ci genitivo che ha rapporto alla maraviglia, che fece ri-maner Dante cheto a mezzo il parlare.
3. Se un genere, o numero si pone per un altro: come,
State contenti umana gente al quia. Dant. 3. Purg.
Dir si doveva, statti contenta umana gente; per accordar nel genere, e nel numero.
Nel Verbo si fa lo scambio di persona a persona, di modo a modo, e di tempo a tempo: come,
Poi che a me torno, trovo il petto molle
De la pietate: ed allor dico, Ahi lasso
Dove sei giunto? ed onde sei diviso? Petr.
Si  adoperata la seconda in vece della prima persona. Mentre il Poeta, parlando a se stesso doveva dire; Ahi lasso dove son giunto? onde son diviso. Ma lo scambio qui aggiunge nuova grazia, e pi viva energia al sentimento.
Chi spiasse canzone
Quel ch'io fo: tu puoi dir. Petr.
Fo dice in luogo di faccia, ponendo il Dimostrativo per lo Soggiuntivo.
Orso, al vostro caval si pu ben porre
Un fren, che di suo corso in dietro il volga. Petr.
Cio  si potrebbe porre un freno, che lo volgesse in dietro dal suo corso. Ma il presente si trova in vece del pendente. E simili esempj non mancano per gli altri tempi.
Nelle particelle medesime accade lo scambio. Ma basti d'averlo avvertito, per intendere, che in tutte le parti del discorso pu lo scambio avere il suo luogo, purch sia o di orna-mento, o di vigore.

CAPITOLO VIII.
Dell'Iperbato

Iperbato significa trasportamento, o trasposizione di parole, o di sillabe. Come, se fra un Aggiuntivo, ed un Sustantivo, s'interponga un Verbo o solo, o con altro nome; o pure un Avverbio. Un dolce di morir desio. Petr. Lamenti saettaron me diversi. Dant. Purg. 10. Altra di lei non m' rimasa speme. Petr. Mai non vo'pi cantar. Petr. Troppa  pi la paura, on-d' sospesa. Dant. Purg. 13.
Si trova ben anche il Nome posto innanzi alle preposizioni: come, Meco, Teco. Ma Nosco, Vosco sono gi fuor d'uso.
Generalmente le trasposizioni convengono, quando non generano oscurezza, n offen-dono la facilit, che si conviene al ragionare. Sempre si dovr fuggire l'imitazion di questo esempio:
Lagrima adunque, che dagli occhi versi
Per quelle, che nel manco
Lato mi bagna chi primier s'accorse
Quadrella, dal voler mio non mi svoglia.
Non senza gran fatica si pu comprendere il sentimento, e rinvenir l'ordine, che si  creduto essere: Dal mio voler non mi svoglia lagrima ch'io versi dagli occhi, per quelle qua-drella, che nel manco lato mi bagna chi primier s'accorse, cio l'occhio.
D'altro non rimane a trattar, che della Scrittura.

DELLA SCRITTURA,
O SIA
DELL'ORTOGRAFIA

CAPITOLO 1
Della Scrittura in generale

L'Arte di ben rappresentare agli occhi i suoni, o le voci, che si esprimono per farsi in-tendere, si appella con parola Italiana Scrittura, e con parola Greca Ortografia. La Scrittura  un'immagine del parlar pronunziato. Ed egli  gi gran tempo, che in Italia si  ricono-sciuto per vero, e general fondamento dello scrivere Italiano corretto, lo scrivere, come va pronunziato. Ma oltre alle regole, che riguardano il parlare, ve ne sono alcune particolari, che riguardano lo scrivere. Di queste rimane a vedere.
Il parlare  una serie di Proposizioni; e si spiega per Incisi, per Membri, e Periodi.
Il Periodo  un gruppo di membri, e d'incisi fra se stessi intrecciati; e tanti appunti, quanti bastano a spiegare il nostro sentimento.
Il Membro  un ammasso di parole, che contiene una, o pi proposizioni, che formano parte del Periodo.
L'Inciso  un ammasso di parole, che comprende una proposizione, la qual  parte del membro.
Se pi di quattro membri contiene, si dice Periodico il parlare. Se i membri, o gl'incisi non hanno intreccio, ma sussistono sciolti per se stessi, membrato, o inciso il parlare si  detto.
L'unione, e la separazion delle nostre idee, che negl'incisi, ne'membri, e nel periodo si contengono, siccome con le pause parlando si dinota, cos con la punteggiatura scrivendo si accenna. Il punto, che ha questa figura (.), dinota un riposo perfetto; i due punti, i quali sono di questa forma (:) dinotano un riposo imperfetto; il punto e le virgola, che in questo modo si segnano (;) dinotano un riposo minore; e la virgola, che in questa guisa si mette (,) dinota una semplice distinzione.
Prima di trattar particolarmente di questi segni, a mio credere, giover osservarne l'uso in generale in questo esempio del Boc.G.6.N.1. Giovani, Donne, (principio del Periodo), co-me ne'lucidi sereni sono le stelle ornamento del Cielo (Inciso), e nella primavera i fiori de'verdi prati (Inciso), e de'Colli i rivestiti arboscelli; (altro Inciso che unito a'precedenti forma il primo membro del periodo), cos de'laodevoli costumi, e de'ragionamenti belli sono i leg-giadri motti: (secondo membro) i quali, perciocch brievi sono, tanto stanno meglio alle Don-ne, che agli Uomini, quanto pi alle Donne, che agli uomini, il molto parlar si disdice. Terzo membro, e fine congiunto al principio del Periodo. Le virgole dividono gl'incisi; il punto e la virgola il membro: i due punti chiudono il secondo membro; ed il punto, mostrando il fine, ferma il periodo.

CAPITOLO II
Della Virgola

La Virgola dalla prima figura, che sort d'una verghetta, ha preso, e ritenuto il nome. Ora essa, tolta la natia rigidezza, si  abbassata ed incurvata dal voltare del polso, che si fa scrivendo.
Si usa per distinguere gl'incisi nel Periodo, come appare nell'esempio addotto.
Si usa per distinguere pi Nomi sustantivi, o aggiuntivi, pi Verbi, o Avverbj, quando si pongno insieme: come, La Grammatica, la Musica, la Geografia, la Storia sono studj, che convengono a Nobil Donna.
Dotto, Savio, Gentile, Cortese uomo gode sovente il favor del Cielo, e della Terra.
All'incontro gli Aggiuntivi, se si modificano l'uno con l'altro, o hanno simile significazio-ne, non ammettono virgola: come, Savio valoroso Uomo; Dotta esperta mano; Vago leggia-dro viso.
Bere, Mangiare, Dormire, Sollazzarsi sono le occupazioni del Mondo agiato e neghittoso.
Un discorso si pronunzia chiaramente, distintamente, nobilmente, e vivacemente.
Avanti la particella E copulativa si pone anche la virgola, se occorre di mostrar distin-zione: come,
E'l riso, e'l pianto, e la paura, e l'ira.
Cos la virgola ha luogo avanti alla particella negativa N, ed all'alternativa O: come,
N del volgo mi cal, n di fortuna,
N di me mollo, n di cosa vile.
Credete voi, che Cesare, o Marcello;
O Paolo, od African fossin cotali?
Si adopera la virgola parimente innanzi al Relativo, e alle particelle di relazione Che, Onde, Dove, Ove: come,
... Uom, che a nuocer luogo e tempo aspetta.
A la mano, ond'io scrivo,  fatta amica.
Qui dove mezzo son, Sennuccio mio.
O bel viso, ov'Amor insieme pose
Gli sproni, e'l fren, ond'e'mi punge e volve.
Ma queste medesime particelle E, O, N, ove si veggano ridondare a guisa di Ripieni, ivi non ammettono la virgola: come, Quanto egli e nell'una, e nell'altra interpretazione si se-gnalasse, non fa d'uopo, che io vi ridica. Salvin. Pros. Tosc. pag. 41. L'uomo nobile si pu considerare in due maniere, pensandolo o colla stadera del  volgo, o colla bilancia del savio. Disc. Accad. pag. 191. Nacque tra loro un'amicizia s grande, che niun di loro aveva  n ben, n riposo, se non tanto, quanto eran insieme. Boc.G.10.N.8.
Una virgola si usa avanti, e un'altra appresso i Vocativi di que'nomi, a'quali s'indirizza il parlare: come,
Or volge, Signor mio, l'undicesimo anno.
Al medesimo modo si adoperano due Virgole per dinotar qualche sentimento con breve staccato discorso: ed allora fanno le veci della Parentesi. Questa si fa con due linee curve, che riguardano l'una l'altra: come, La gratitudine (secondocch io credo) tra l'altre virt  sommamente da commendare. Boc. Proem.

CAPITOLO III
Del Punto con la Virgola, e de'due Punti

Il Punto con la virgola s'impiega o per distinguer nel Periodo i membri, come si  veduto nell'esempio addotto nel Cap. I., ovvero per discernere le cose susseguenti dalle premesse, onde dipendono: come, Negli Stati di Europa si distinguono quattro spezie di governi; cio a dire, il Dispotico, il Monarchico, l'Aristocratico, e il Democratico.
I due punti l'un sopra l'altro mostrano compito il sentimento ne'membri, che lo rac-chiudono, e significano, che vi rimane di aggiungere qualche circostanza, che serve ad estender, o a dichiarare le cose precedenti. Ci si rileva dall'esempio addotto nel Cap. I, e si potr parimente rilevare da quest'altro esempio. Mi diede per moglie ad un da Gergenti, gentiluomo dabbene, il quale per amor di mia madre, e di me torn a stare a Palermo: e quivi cominci ad avere alcun trattato col Re Carlo: il quale sentito dal Re Federigo, fu cagione di farci fuggire di Cicilia. Boc.G.2.N.5.

CAPITOLO IV
Del Punto

Tre sorti di punti nella scrittura si distinguono; e sono il Fermo, l'Interrogativo, e l'Ammi-rativo.
Il Punto fermo  quello, che chiude il sentimento: e dimostra essere dalle gi poste, in-dipendenti le parole che seguono: come, Sono i libri e le scritture conserve, e tesori di dottri-na, e d'ingegno, che, quantunque molti e molti ne cavino per loro profitto, non per questo im-poveriscono; ma sempre esposti a chi se ne vuole arricchire, non invidiano parte alcuna di sue ricchezze, e bastano a tutti.
Qui si ferma il periodo: e quel, che a dire si continua, non ha legame di parole con quelle, che si sono poste innanzi. E dacch vero pascolo dell'anima nostra, e cibo propor-zionato, sono, come si  detto, i ragionamenti, io chiamerei i libri, ne'quali questi ragionamen-ti sono posti, una corte bandita, un pubblico, e solenne banchetto di vivande tali, che pasciu-te, ripasciute da infinita moltitudine non si consumano; ma sempre sono in tavola belle, e buone, vive ed eterne, bramose d'appagare il gusto degli uomini non solo delle presenti et, ma di quelle dell'avvenire. Salvin. Pros. Sacr. Serm. 7.
Gli altri due punti s'introdussero per agevolar l'intelligenza. Il Punto interrogativo si se-gna dopo qualche dimanda: come,
Che deggio io far? che mi consigli Amore?
Il Punto ammirativo s'impiega dopo le parole che dinotano ammirazione, o esclamazione.
Che funesto spettacolo, che dolorosa vista agli occhi miei si appresenta! Oh altezza, Oh ricchezza della scienza, e della sapienza di Dio! Salvin. Pros. Sacr.

CAPITOLO V.
Delle Lettere Majuscole

Majuscole si dicono le lettere di maggior forma. Con queste si segna la prima lettera nel principio del periodo nella prosa, e di ogni verso nella rima: e nel cominciar d'ogni parola, che significhi nome di Uomo, di Citt, di Castello, ed altra cosa distinta.
Si adoperano sempre dopo il punto fermo, e spesso dopo i due punti. Dopo il punto con la virgola, e dopo la virgola sola non s'impiegano. Dopo il punto interrogativo, se termina il sentimento, si usa maggiore la prima lettera della parola, onde comincia il nuovo perio-do, e il parlare o inciso, o membrato.

CAPITOLO VI
Della divisione delle Sillabe in fine delle righe

In fine delle righe sovente accade, che non si possa scrivere intera la parola. Allora  necessit dividerla: e la divisione, che soffre la parola, si segna con una breve lineetta tra-sversale, che occupa lo spazio nell'estremo della riga, e rende avvertito il lettore della se-parazione. Ma la parola non soffre, che nelle sue sillabe, lo staccamento. Se occorrono consonanti simili, si divideranno: come, Tut-to, Mag-gio, Or-ro-re, Or-so. E se diverse sa-ranno le consonanti, e la prima sar una delle quattro M, N, L, R, si scioglieranno le silla-be in questo modo, come in Tem-po, An-da-re, Al-to, Ar-di-re. Ma se le consonanti diverse hanno appoggio su la vocale, che segue, si distingueranno le sillabe: come in O-gni, Di-strut-to, O-ste.
Il Dittongo non ammette separazione: e perci la parola dittongata si staccher cos, come in Au-ra, Uo-mo, Vi-zio, sceglie-re: e non altrimenti.
Le parole composte vanno divise nelle loro componenti. E cos accadendo converr staccare Mal-agevole, e non Ma-lagevole.
Con una consonante apostrofata non dee terminar la riga: mentre l'apostrofo dinota non solo l'elision della vocale, ma l'unione ancora con la prima lettera della parola se-guente.
Sono queste le poche e particolari regole dello scrivere, delle quali, dopo la Sintassi fi-gurata, rimaneva a trattare.
IL FINE


INDICE
DE'CAPITOLI

Introduzione	
CAPITOLO	I.	Delle Lettere
	II.	Delle Sillabe
	III.	De'Dittonghi
	IV.	De'Suoni diversi delle Sillabe
	V.	Dell'Accento
	VI	Dell'Apostrofo
	VII.	Delle parti del parlare e dello scrivere corretto

PARTE PRIMA
DELLA LINGUA ITALIANA
De'Nomi
(Sustantivi e Aggiuntivi)

CAPITOLO	UNICO.	Del Genere, del Numero, e del Caso
CAPITOLO	I.	De'Nomi in Generale
	II.	Della Terminazione de'Nomi, e lor troncamenti
	III.	Della Prima Terminazione de'Nomi in A	
	IV.	Della Seconda Terminazione de'Nomi in E	
	V.	Della Terza Terminazione de'Nomi in I	
	VI.	Della Quarta Terminazione de'Nomi in O	
	VII.	De'Nomi Irregolari
	VIII.	Della Quinta Terminazione de'Nomi in U.
	IX.	De'Nomi Accrescitivi, Diminutivi, Vezzeggiativi, e Peggiorativi
	X.	De'Nomi Positivi, Comparativi, e Superlativi
	XI.	De'Nomi Numerali
	XII.	Della Declinazione de'Nomi

(Pronomi)

CAPITOLO	I.	Degli Articoli
	II.	Dell'Articolo Definito
	III. 	Dell'Articolo Indefinito, o Segnacaso

Pronomi

CAPITOLO	I	De'Pronomi
	II. 	De'Pronomi Personali
	III.	De Pronomi Possessivi
	IV.	De'Pronomi Dimostrativi
	V.	De'Pronomi Relativi
	VI.	De'Pronomi Indefiniti

CAPITOLO UNICO	Della Sintassi de'Nomi, e Pronomi

PARTE SECONDA
DELLA LINGUA ITALIANA
De'Verbi

CAPITOLO	I.	De'Verbi, e della Generali Propriet loro
	II.	Delle Conjugazioni
	III.	De'Modi, e de'Tempi
	IV.	De Numeri, e delle Persone de'Verbi
	V.	Conjugazione de'Verbi Ausiliarj
	VI. 	Avvertimenti su de'Verbi Ausiliarj
	VII.	Conjugazioni de'Verbi Regolari: Prima conjugazione in Are
	VIII.	Avvertimenti su la Prima Conjugazione
	IX.	Seconda Conjugazione in Ere con la penultima lunga
	X.	Avvertimenti su la Seconda Conjugazione
	XI.	Terza Conjugazione in Ere con la penultima breve
	XII.	Avvertimenti su la Terza Conjugazione
	XIII.	Quarta Conjugazione in Ire
	XIV.	Avvertimenti su la Quarta Conjugazione
	XV.	Della Formazion de'Tempi
	XVI.	De'Troncamenti ne'Verbi
	XVII.	Conjugazione del Verbo Passivo
	XVIII.	Conjugazione del Verbo Neutro
	XIX.	Avvertimenti su de'Verbi Passivi, Neutri, ed Impersonali
	XX.	De'Verbi Irregolari della Prima Conjugazione
	XXI.	Avvertimenti su la Prima Conjugazione de'Verbi Irregolari
	XXII.	De'Verbi Irregolari della Seconda Conjugazione
	XXIII.	De'Verbi Irregolari della Terza Conjugazione
	XXIV.	De'Verbi Irregolari della Quarta Conjugazione
	XXV.	De'Verbi Difettivi
	XXVI.	Della Sintassi de'Verbi Sustantivi
	XXVII.	Della Sintassi de'Verbi Aggiuntivi in generale
	XXVIII.	Della Sintassi de'Verbi Attivi, e Passivi
	XXIX.	Della Sintassi de'Verbi Neutri
	XXX.	Della Sintassi de'Neutri Passivi
	XXXI.	Della Sintassi de'Neutri Attivi
	XXXII	Della Sintassi degl'Infiniti

CAPITOLO	UNICO.	Del Participio, e del Gerundio

PARTE TERZA
DELLA LINGUA ITALIANA
Delle Particelle
(preposizioni)

CAPITOLO	I.	Delle Preposizioni in Generale
	II.	Delle Preposizioni semplici, e de'Casi, che ciascuna esige
	III.	Delle Preposizioni composte, e de'Casi, co'quali le medesime si congiungono
	IV.	Delle Preposizioni dette Inseparabili
	V.	Avvertimenti su le Preposizioni

(Avverbi)

CAPITOLO	I.	Degli Avverbj in generale
	II.	Degli Avverbj di Tempo
	III.	Degli Avverbj di Luogo
	IV.	Degli Avverbj d'Ordine
	V.	Degli Avverbj di Quantit, o Numero
	VI. 	Degli Avverbj di Comparazione
	VII.	Degli Avverbj di Qualit, e Modo

(Congiunzioni)

CAPITOLO	I.	Delle Congiunzioni
	II.	Delle Congiunzioni Affermative, Negative, Dubitative.
	III. 	Delle Copulative
	IV.	Delle Disgiuntive
	V.	Dell'Avversative
	VI.	Dell'Eccettuative, e delle Dichiarative
	VII.	Delle Condizionali
	VIII.	Delle Sospensive
	IX.	Delle Causali
	V.	Delle Conclusive
	ULT.	Della Congiunzione Che

(interiezioni)
CAPITOLO	UNICO.	Degli'Interposti

(Ripieni)

CAPITOLO	I.	De'Ripieni in generale
	II.	De'Ripieni d'Ornamento
	III.	De'Ripieni di Rinforzo Declinabili
	IV.	De'Ripieni di Rinforzo Indeclinabili

DELLA
SINTASSI FIGURATA

CAPITOLO	I.	Delle Figure in generale
	II.	Del Solecismo
	III.	Del Barbarismo
	IV.	Del Pleonasmo
	V.	Della Ellissi
	VI.	Della Sillessi
	VII.	Dell'Enallage
	VII.	Dell'Iperbato

DELLA SCRITTURA
OSSIA DELL'ORTOGRAFIA

CAPITOLO	I.	Della Scrittura in generale
	II.	Della Virgola
	III.	Del Punto con la Virgola, e de'due Punti
	IV.	Del Punto
	V.	Delle Lettere Majuscole
	VI.	Della divisione delle Sillabe in fine delle righe
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