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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
INDICE
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Audizione del procuratore nazionale antimafia, dottor
Bruno Siclari:
Parenti Tiziana, Presidente ........... 167, 170, 172, 175
178, 179, 181, 185, 189, 190, 191
Arlacchi Giuseppe .................................... 178
Ayala Giuseppe ........................ 181, 183, 185, 190
Bargone Antonio ...................................... 190
Bertoni Raffaele ................. 172, 175, 178, 181, 183
Brutti Massimo ............................. 170, 172, 173
Del Prete Antonio .................................... 185
Ramponi Luigi .............................. 183, 189, 190
Scozzari Giuseppe ..................... 179, 180, 181, 185
Siclari Bruno, Procuratore nazionale
antimafia .......................... 167, 172, 173, 175, 177
178, 179, 180, 181, 182, 183
184, 185, 186, 188, 189, 190
Simeone Alberto ...................................... 172
Stajano Corrado ...................................... 186
Tripodi Girolamo ........................... 174, 175, 177
Vendola Nichi ................................... 187, 189
Audizione del comandante generale della Guardia di
finanza, generale Costantino Berlenghi:
Parenti Tiziana, Presidente ................ 191, 197, 198
199, 204, 208
Arlacchi Giuseppe ............................... 199, 200
Bargone Antonio ...................................... 206
Berlenghi Costantino, Comandante generale della Guardia
di finanza .............................. 191, 197, 198, 199
200, 202, 204, 206, 208
Florino Michele ...................................... 198
Ramponi Luigi ........................................ 208
Scopelliti Francesca ....................... 198, 201, 204
Scozzari Giuseppe ............................... 198, 199
Sui lavori della Commissione:
Parenti Tiziana, Presidente ..................... 208, 209
210, 211, 212
Arlacchi Giuseppe .......................... 209, 210, 211
Bargone Antonio .................. 208, 209, 210, 211, 212
Florino Michele ...................................... 211
Ramponi Luigi .............................. 209, 210, 212
Scopelliti Francesca ................................. 211
Vendola Nichi ........................................ 211
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La seduta comincia alle 17,50.
(La Commissione approva il processo verbale della
seduta precedente).
Audizione del procuratore nazionale
antimafia, dottor Bruno Siclari.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del
procuratore nazionale antimafia, dottor Bruno Siclari, che
riferir sui seguenti temi specifici: i rapporti tra le
procure distrettuali antimafia e la Direzione nazionale
antimafia e tra procure distrettuali e procure ordinarie,
nonch l'istituzione dei tribunali distrettuali. Ovviamente,
ciascuno poi amplier, se crede, i temi in oggetto.
Do quindi la parola al dottor Bruno Siclari, procuratore
nazionale antimafia.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Credo di dover fare una premessa sulle funzioni del
procuratore nazionale, necessaria per capire quel che dir poi
sui rapporti con le procure distrettuali.
Il procuratore nazionale antimafia, in sintesi, ha queste
funzioni. Innanzitutto, funzioni di impulso in relazione alla
effettivit del coordinamento: deve cio garantire che le
indagini che sono collegate si svolgano in modo coordinato. Ha
inoltre il compito di garantire la funzionalit e l'impiego
della polizia giudiziaria nelle sue diverse articolazioni,
nonch quello di garantire la completezza e la tempestivit
delle investigazioni.
Voi sapete che la legge istitutiva della Direzione
nazionale antimafia  nata tra molte opposizioni e questo non
ha certo giovato alla sua stesura. Le opposizioni erano
determinate dal fatto che si vedeva nella figura del
procuratore nazionale antimafia - ricordo che la legge ha
istituito anche le direzioni distrettuali antimafia - un
accentramento eccessivo di poteri e una verticalizzazione del
pubblico ministero che non esiste nel nostro ordinamento, nel
quale il pubblico ministero non ha una sovraordinazione vera e
propria ma  piuttosto su un piano orizzontale, anche se
esistono pubblici ministeri di diverso grado (presso la
pretura, presso il tribunale, presso la corte d'appello e
presso la Corte di cassazione).
Ho detto che le opposizioni alla legge non hanno giovato,
perch poi non si  inserito in essa tutto quello che si
sarebbe dovuto prevedere, nel senso che dopo aver stabilito le
funzioni del procuratore nazionale, quando si  trattato di
indicare quel che il procuratore nazionale pu concretamente
fare si  detto ben poco. Sicch esistono margini di
incertezza, per cui bisogna ricostruire le funzioni del
procuratore tenendo conto della ratio della legge, delle
funzioni che sono state indicate e da l far derivare quel che
il procuratore nazionale pu fare.
Devo confessare che io stesso ero inizialmente contrario.
Devo aggiungere, per, che il progetto di legge conteneva
previsioni assai pi ampie di quelle approvate. Mi riferisco
alla possibilit da parte del procuratore nazionale di fare
addirittura piani di indagine, e di dare direttive in materia
di investigazioni - vere e proprie direttive - alla cui
obbedienza i procuratori distrettuali erano tenuti.
La legge approvata non  certamente tra le pi felici e
quindi la Procura nazionale ha cominciato a lavorare in un
ambiente che, se non era palesemente di ostilit,
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era certamente non molto favorevole. E con una legge
che era anche insufficiente, come mi sono sforzato, per sommi
capi, di fare capire. Quindi, abbiamo avuto difficolt
iniziali, anche di una certa entit.
Queste difficolt non sono mai state palesate in maniera
evidente; si trattava piuttosto di una mancanza di rapporti.
La Procura nazionale, per svolgere la funzione di
coordinamento delle indagini, deve conoscere tutti gli aspetti
dei procedimenti in corso di svolgimento su tutto il
territorio nazionale, perch altrimenti  impossibile
coordinare. E'necessario che la Procura nazionale conosca pi
di ogni singola procura distrettuale; dall'insieme di queste
notizie si possono ricavare le nozioni necessarie per
effettuare il collegamento, a meno che il collegamento non
debba essere fatto a rimorchio di indagini di fatto gi
collegate, per le quali cio i magistrati sono gi in
collegamento. Ma non  certo questo il compito del procuratore
nazionale, deve invece andare a trovare i collegamenti per poi
coordinare le indagini.
Se le notizie non sono trasmesse con tempestivit alla
Procura nazionale, ovviamente il procuratore non pu
esercitare questa funzione. E in un primo momento ho subito
questa forma di ostilit, non evidente ma che nei fatti
esisteva. Ho dovuto tenere molte riunioni con i procuratori
distrettuali nel corso delle quali- spiegandoci
vicendevolmente - siamo arrivati ad un accomodamento: hanno
cominciato ad aprirsi, a capire che la Procura nazionale
esisteva e doveva funzionare e che d'altra parte era
necessario che funzionasse.
Qui devo aprire una parentesi. In tema di collegamento la
Procura nazionale  davvero necessaria, e non lo dico perch
sono il procuratore nazionale ma - credetemi - nella mia
qualit di magistrato: occorre continuamente collegare le
indagini. Esistono infatti continuamente, per la semplice
ragione che ormai le organizzazioni criminali si estendono su
tutto il territorio, indagini che si vanno intersecando fra di
loro; indagini per le quali i magistrati interessati non sanno
assolutamente che altrove si procede nella stessa direzione.
Decine di volte al giorno scopro episodi del genere.
I magistrati delle procure distrettuali dopo qualche tempo
si sono resi conto della necessit della Procura nazionale e
quindi il rapporto ha cominciato a cambiare. Naturalmente,
vorrete sapere com' attualmente il rapporto: non presenta
alcun tipo di difficolt, se non quelle che sono
oggettivamente nelle cose, perch le procure distrettuali
hanno organici pressoch dappertutto insufficienti,
incontrando quindi serie difficolt. Naturalmente, questo si
ripercuote sulla trasmissione degli atti, perch non riesco ad
ottenere, se non con qualche difficolt, la trasmissione degli
atti nella loro immediatezza mentre - ripeto -  necessario
disporne subito, per conoscere le indagini nel loro
svolgimento e non quando sono finite, perch allora si pu
fare un ottimo archivio storico ma non si apporta
assolutamente nulla ai procedimenti in corso.
Ora i rapporti sono buoni, se non sotto quel profilo, ed
io mi rendo conto che non posso chiedere pi di questo. Per
ottenere questo risultato, vi ho detto in breve che ho tenuto
alcune riunioni, e per la verit non mi sono limitato a
questo: ho cercato di organizzare la Procura in modo che
potesse risultare pi facilmente accetta ai procuratori
distrettuali. Ho distribuito i venti sostituti assegnando a
ciascuno una zona del territorio nazionale in maniera che la
controllasse e che vi attingesse le notizie. Ho favorito in
tutte le maniere le applicazioni, per far fronte alle
necessit delle procure distrettuali, affinch tra i
magistrati della Procura nazionale e quelli delle procure
distrettuali si stabilissero rapporti, anche sul piano
personale, pi facili, che consentissero quindi ai magistrati
alle mie dipendenze di avere tutte le notizie necessarie per
svolgere le nostre funzioni. Ora mi posso ritenere abbastanza
soddisfatto di come vanno le cose. Certo, potrebbero andare
meglio se le procure distrettuali avessero pi personale, e
parlo non soltanto dei magistrati ma anche del personale
amministrativo, che invece, purtroppo, difetta largamente.
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Quali sono, in prospettiva, le cose sulle quali bisogna
continuare ad agire per migliorare i rapporti? Io credo che,
soprattutto, siano le riunioni con i procuratori distrettuali.
Attraverso queste, attraverso il colloquio si possono chiarire
molti degli equivoci che possono nascere in una materia del
genere, molte delle incomprensioni che possono sorgere perch
i magistrati sono molto gelosi del loro lavoro e spesso vedono
anche nella semplice richiesta di un atto una manovra oscura
da parte di altri.
Ho tentato in tutte le maniere di superare questo
problema. Abbiamo predisposto, inizialmente, un documento nel
quale facevamo capire che ci volevamo esprimere con la massima
trasparenza e la massima chiarezza. Ho personalmente
consegnato tale documento alla Commissione antimafia
dell'epoca e, leggendolo, potete verificare che ci eravamo
espressi in termini tali da non lasciare alcun dubbio sul
fatto che volevamo apparire certo non come degli ispettori
ministeriali ma, al contrario, come colleghi che si ponevano
accanto agli altri colleghi per dare ad essi una mano.
Attualmente la situazione  assolutamente tranquilla, non
desta alcuna preoccupazione ed io non ho alcuna pretesa da
avanzare. Non vi nascondo, per, che in passato sono stato
molte volte tentato di chiedere delle modifiche legislative
che dicessero chiaramente quali sono i poteri del procuratore
nazionale, cio che il procuratore nazionale ha diritto di
avere gli atti; perch se cos non  egli non pu esercitare
le sue funzioni e non pu sentirsi rispondere che gli atti
sono segreti - per fortuna nessuno mi ha risposto cos - o che
per una qualunque ragione non possono essere trasmessi, perch
 chiaro che dinanzi ad una risposta del genere non  in grado
di fare ci che dovrebbe fare.
Per quanto riguarda i rapporti con le procure non
distrettuali, devo dire che sono ottimi. Per la verit, ho
scarsi rapporti con le procure non distrettuali, ma comunque
quei pochi che ho sono ottimi. Direi che le procure non
distrettuali vedono nella procura nazionale un punto di
contatto, perch si sentono in qualche maniera declassate
rispetto alle procure distrettuali e quindi guardano con
favore alla Procura nazionale, che per loro significa
riacquisto di prestigio.
I rapporti tra le procure distrettuali e le procure non
distrettuali sono, nella sostanza, buoni; per, come ho detto
poc'anzi, in realt le procure non distrettuali si sentono
notevolmente declassate dall'attribuzione di competenza a
quelle distrettuali.
Io cerco di favorire l'applicazione di magistrati delle
procure non distrettuali ai processi di mafia. Ho cominciato a
farlo gi quando ero procuratore generale di Palermo e sono
stato il primo a fare questa operazione: tutte le volte che
c' stato un procedimento per un reato non verificatosi nella
sede del distretto, ho cominciato ad applicare il magistrato
della procura sul cui territorio si era verificato il reato
perch questo potesse poi andare anche a sostenere l'accusa in
dibattimento. La cosa ha funzionato abbastanza bene, nel senso
che ha ridato interesse ai magistrati delle procure non
distrettuali, i quali si sono visti assegnare processi
interessanti, difficili, quindi tali da stimolare il loro
orgoglio ed il loro amor proprio. Ha funzionato bene anche
nella prospettiva del dibattimento, che invece crea moltissime
difficolt. In questo momento, la fase del dibattimento
periferico costituisce una delle maggiori difficolt per le
procure distrettuali. Qui viene l'argomento dei tribunali
distrettuali.
I tribunali distrettuali nascono perch in alcune procure
della Repubblica - alcune procure distrettuali, soprattutto -
ci sono grandissime difficolt a sostenere l'accusa nei
tribunali periferici. Queste difficolt sono di vario ordine;
innanzitutto riguardano l'organico, nel senso che, talvolta,
nei tribunali non distrettuali bisogna impegnare quattro o
cinque magistrati. Faccio l'esempio di Catania: in questo
momento il tribunale di Catania ha due magistrati della
procura distrettuale impegnati a Siracusa in due corti
d'assise ed ha un altro magistrato impegnato, se non sbaglio,
a Caltagirone. Su cinque magistrati della
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procura distrettuale, tre sono impegnati fuori della sede
distrettuale e questo, naturalmente, determina grossissime
difficolt per condurre il lavoro di indagine. A questo
aggiungete che in alcune sedi esiste per i magistrati un
pericolo effettivo a trasferirsi nelle sedi non distrettuali.
Per esempio, a Palermo, le cui due sedi non distrettuali pi
importanti sono quelle di Trapani ed Agrigento, 
pericolosissimo per i magistrati che devono sostenere l'accusa
andare avanti ed indietro: percorrono una strada obbligata, ad
un certo orario (perch le udienze sono fissate in anticipo),
e con una certa frequenza; poich sono tutti dati notissimi
potete immaginare a quali pericoli siano esposti questi
magistrati.
Le esigenze dei tribunali distrettuali derivano da questi
due fatti: dai pericoli che corrono i magistrati e dalla
dispersione di forze notevolissima che si ha nelle procure
distrettuali per sostenere le accuse nei tribunali periferici.
D'altra parte, la legge dice che, possibilmente, l'accusa deve
essere sostenuta dallo stesso magistrato che ha svolto le
indagini preliminari; quindi, tendenzialmente, deve essere il
magistrato della procura distrettuale a sostenere l'accusa.
So che si avanzano opposizioni notevoli ai tribunali
distrettuali, perch anche tra i magistrati - sono molti
coloro che la pensano in questo modo - c' una certa tendenza
che mira a non far modificare la diffusione sul territorio
nazionale dei tribunali. Se posso esprimere il mio pensiero,
forse non sarebbe inopportuno individuare soluzioni
intermedie.
Sarebbe opportuno creare i tribunali distrettuali; ma se
questi trovassero grosse difficolt, occorrerebbe immaginare
soluzioni intermedie. Non ho compiuto uno specifico esame su
questo aspetto, per si potrebbe, ad esempio, provare ad
effettuare una specie di rimessione di procedimenti
stabilendo, per i casi nei quali  consentito spostare il
procedimento dalla sede periferica a quella centrale,
parametri ben precisi in modo che il provvedimento non sia
attaccabile sotto il profilo costituzionale. Certo  che quale
che sia la soluzione che si vuole adottare, questa  urgente,
in quanto si vanno aprendo proprio in questa epoca i grandi
processi. E quasi nessun grande processo si svolge nella sede
centrale; si svolgono quasi tutti nelle sedi periferiche,
quindi occorre provvedere con urgenza a stabilire, in qualche
modo, cosa si debba fare per fronteggiare questa
situazione.
Credo di avere, sia pure molto sommariamente, illustrato i
temi per i quali ero stato chiamato a rispondere, ma
naturalmente sono a disposizione per fornire tutte le
spiegazioni che desiderate.
PRESIDENTE. Passiamo alle domande dei commissari.
MASSIMO BRUTTI. Ringrazio il procuratore nazionale
Siclari per la sua esposizione, che mi pare tocchi i punti
essenziali sui quali dobbiamo oggi discutere e, quanto meno,
avviare la definizione di un orientamento comune.
Il dottor Siclari ha ricordato le critiche e le
discussioni che accompagnarono l'istituzione della Direzione
nazionale antimafia. In realt, vi era e vi  un nodo non
sciolto che ha contribuito a creare problemi, soprattutto nel
rapporto tra la Direzione nazionale e le procure distrettuali:
 questo intreccio di competenze che riguardano
l'investigazione, da un lato, ed il coordinamento ed il
raccordo informativo, dall'altro. Credo che per un
potenziamento della procura nazionale si debba puntare
nettamente su questo secondo ordine di funzioni: il
coordinamento tra le procure che svolgono direttamente
l'investigazione, che avviano e compiono le indagini
preliminari e, soprattutto, il raccordo informativo, che
significa un insieme di strutture per l'accumulazione delle
informazioni e per la loro distribuzione.
Dico subito che, al di l delle iniziali critiche, oggi,
dal nostro punto di vista, vi  un'esigenza inderogabile di
potenziamento e di valorizzazione della Procura nazionale. Le
critiche e le discussioni appartengono al passato. Noi oggi
abbiamo una struttura con un vertice, con un capo
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di questo ufficio che in questi anni si  impegnato;  dare la
sensazione - anche solo la sensazione - al nemico che si
smobilita o che si attenuano la funzionalit ed il rilievo di
un istituto di questa importanza sarebbe comunque un grave
errore. Sappiamo che i capi dell'organizzazione mafiosa non
aspettano altro per poter dire ai loro associati: vedete,
abbiamo raggiunto questo risultato, lo Stato ha fatto marcia
indietro su questo fronte. Quindi, un venir meno, un
accartocciamento, un rinsecchimento della Procura nazionale
sarebbe comunque un segno di sconfitta e di ripiegamento.
Perci dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili per
dare funzionalit e rilievo a questa istituzione. Io credo si
debba puntare molto sul raccordo informativo, sul
coordinamento e, a questo proposito, voglio chiedere al
procuratore nazionale quali passi siano stati compiuti nel
settore dell'informatizzazione e se siano emersi fatti nuovi.
Ricordo che presso la Procura nazionale vi era un gruppo di
sostituti che, sotto la guida del procuratore nazionale,
seguivano la problematica dell'informatizzazione: sono stati
fatti passi in avanti? Il problema, infatti,  quello di
acquisire in tempi reali tutte le informazioni che vengono
dagli organi dell'investigazione, quindi da tutte le procure
distrettuali; occorre acquisire questi dati, combinarli,
organizzarli ed essere in grado in tempi reali di
redistribuirli.
Se ci manteniamo tutti fedeli all'impostazione - che mi
pare largamente comune nella cultura di questi anni e
condivisa dai migliori studiosi del fenomeno mafioso - che vi
 una tendenza all'integrazione, all'iniziativa simultanea in
diverse parti del territorio nazionale, ad una serie di
intrecci e di alleanze, allora diventa molto importante, per
esempio, disporre dei dati informativi che vengono dalle
singole procure distrettuali delle zone di tradizionale
insediamento mafioso, per poterli mettere a disposizione di
quelle che investigano in altre zone, per poter intrecciare,
combinare i dati e scambiare informazioni. Questa  una
funzione importante della Procura nazionale e noi dobbiamo
fare il possibile perch possa essere esercitata nel modo pi
adeguato.
Quanto ai tribunali distrettuali, il procuratore nazionale
ha ricordato come negli ultimi due anni sia stata sostenuta la
necessit di giungere alla loro istituzione sulla base di
ragioni prevalentemente connesse alla sicurezza ed alle
modalit di utilizzo dei magistrati del pubblico ministero.
Accanto a queste motivazioni, va considerato anche che i
tribunali minori non ce la fanno a sostenere i grandi
processi. In questi giorni, per esempio, sta per essere
assegnato al tribunale di Agrigento un processo con 110
imputati. E'evidente che un procedimento del genere scardina
la vita giudiziaria di quel tribunale ed impedisce lo
svolgimento di altri processi penali, oltre a paralizzare
completamente quelli civili. Sappiamo bene, fra l'altro, che
nei tribunali minori si verifica una sorta di scambio tra i
magistrati, i quali finiscono per fare un po'di tutto. In
definitiva, assegnare un processo del genere ad un tribunale
minore significa paralizzare la giustizia. Si tratta di un
problema che comunque, per un verso o per l'altro, dobbiamo
affrontare, o potenziando i tribunali minori o istituendo i
tribunali distrettuali. Mi pare che vi sia un'urgenza che non
possiamo ignorare e che va segnalata anzitutto al ministro di
grazia e giustizia.
Considero molto ragionevole la proposta del procuratore
nazionale di ricorrere quanto  pi possibile allo strumento
dell'applicazione di magistrati di procure non distrettuali ai
processi di mafia, anche per garantire un raccordo nel lavoro
quotidiano tra procure distrettuali e non distrettuali,
evitando cos quella sensazione di declassamento e di
frustrazione che pu essere avvertita da alcuni magistrati di
queste ultime.
Infine, vorrei sottoporre all'attenzione del dottor
Siclari la questione delle valutazioni che oggi si possono
formulare in merito allo stato dei collaboratori di giustizia
ed al loro rapporto con strutture investigative da un lato e
strutture protettive dall'altro. A tale riguardo, vorrei
anzitutto sapere se ad avviso del procuratore nazionale
l'atteggiamento dei collaboratori di
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giustizia sia oggi lo
stesso di ieri oppure se vi sia un contraccolpo legato
all'atteggiamento di sospetto pi volte manifestato anche da
fonti autorevoli e da uomini di Governo. Ho l'impressione che
questo atteggiamento di sospetto, rinvenibile in molte
irresponsabili dichiarazioni sulla necessit di porre mano
alla legislazione sui pentiti al fine di stravolgerla, abbia
gi sortito un effetto nel rapporto con i collaboratori di
giustizia. Si coglie un atteggiamento di sospetto che
considero ingiustificato, anche perch in ultima analisi
spetta ai magistrati ed a chi  preposto alle investigazioni,
non certo agli uomini di Governo, il vaglio sulle
dichiarazioni dei collaboratori. E'stata rilasciata
un'intervista - che io considero grave per la sua leggerezza -
dal sottosegretario all'interno onorevole Li Calzi, nel corso
della quale si indicava in modo assai generico e vago
l'obiettivo di una revisione complessiva della legislazione
sui pentiti e si anticipavano alcune notizie - a mio avviso
inquietanti - relative ad un decreto ministeriale (che tra
l'altro, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate
nell'intervista,  di dubbia legittimit) che introdurrebbe
una nuova regolamentazione, immagino relativa soltanto alla
protezione dei pentiti dal momento che  questo l'ambito di
competenza nel quale pu intervenire un decreto ministeriale.
Tutto questo, se dobbiamo credere a quanto dichiarato nel
corso dell'intervista, porterebbe ad un esito paradossale:
posto il criterio - del tutto discutibile - in base al quale
il collaboratore di giustizia dovrebbe all'inizio della sua
collaborazione dire tutto o, per lo meno, indicare o scrivere
una specie di sommario o di indice con riguardo a ci che egli
intende dire in futuro, il fatto di introdurre dichiarazioni
nuove non verrebbe considerato nella sede propria. Se un
pentito introduce nel suo rapporto di collaborazione con la
giustizia dichiarazioni nuove, il magistrato si former
un'opinione e si chieder: "Come mai dice questo soltanto
adesso? C' una ragione?". A quel punto, valuter
l'attendibilit delle dichiarazioni. Nell'intervista dalla
quale si apprende del decreto ministeriale in elaborazione,
invece, al fatto che il pentito rilasci nuove dichiarazioni
viene collegata una decisione in ordine alla protezione del
pentito stesso. L'effetto paradossale consisterebbe nel fatto
che il pentito in itinere rilascia nuove dichiarazioni;
a quel punto, quando per esempio chiama in causa un uomo
politico, verrebbe meno la protezione. E'questo infatti
l'unico settore nel quale pu intervenire il decreto
ministeriale ...
PRESIDENTE. Senatore Brutti, mi dispiace interromperla
ma vorrei ricordarle che alle 19 dovremo procedere
all'audizione del generale Berlenghi.
RAFFAELE BERTONI. Presidente, noi abbiamo aspettato
fuori che si concludesse l'ufficio di presidenza. Vuol dire
che aspetter anche Berlenghi!
PRESIDENTE. Vi prego di contenere e sintetizzare gli
interventi.
ALBERTO SIMEONE. Presidente, sono domande o conferenze?
Chiariamolo una volta per tutte! Mi sembra che si stia
esagerando!
MASSIMO BRUTTI. Prendo atto che mi  stata tolta la
parola ...
PRESIDENTE. Non le ho tolto la parola. Io devo garantire
l'ordinato svolgimento del dibattito perch, diversamente, se
tutti parlano venti minuti...
MASSIMO BRUTTI. Le domande che si possono rivolgere al
procuratore nazionale o entrano nel merito oppure sono
soltanto un flatus vocis!
PRESIDENTE. Lei pu entrare nel merito, ma la prego di
farlo nel modo pi sintetico possibile!
MASSIMO BRUTTI. Confido nella capacit di intendere del
procuratore nazionale, il quale sicuramente avr capito a cosa
miravano le mie domande.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Per quanto riguarda il coordinamento, concordo pienamente sul
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fatto che la Procura nazionale si debba muovere soprattutto
sotto questo profilo. D'altra parte, l'impulso alle indagini
viene proprio dal coordinamento, dalla capacit di coordinare
le indagini. L'impulso non pu che realizzarsi in questa
maniera per cui - ripeto - va privilegiato il coordinamento
delle indagini. Il mio sforzo  tutto indirizzato in questa
direzione. Tra l'altro sto cercando di coordinare le indagini
che hanno un respiro nazionale. Ho cominciato a coordinare le
indagini sulle stragi e sto cercando di coordinare quelle sul
riciclaggio, settore in merito al quale abbiamo effettuato uno
studio. Alla fase dello studio  seguita quella dell'azione ed
attualmente ho individuato i pi grossi processi di
riciclaggio sul territorio, in maniera tale da poter
coordinare le indagini relative a queste operazioni, ritenendo
tra l'altro che sia facile rinvenire collegamenti in questa
materia perch in genere i canali del riciclaggio vengono
utilizzati non gi per una sola operazione ma per pi di una,
realizzate da varie famiglie mafiose o da cosche calabresi.
Quanto ai tribunali distrettuali,  verissimo che, oltre
ai motivi da me indicati, vanno anche considerate le
difficolt in cui versano i tribunali locali. Questi ultimi
hanno organici assolutamente insufficienti: quando essi
vengono a trovarsi di fronte ad una realt qual  quella di un
processo che si presume duri un anno, finiscono per vedere
bloccata la loro normale attivit.
Per quanto concerne i pentiti, vi sono stati momenti di
difficolt che hanno fatto seguito a varie dichiarazioni
rilasciate sull'argomento (non intendo in questa sede fare
riferimenti specifici all'una o all'altra dichiarazione).
Dicevo che vi sono stati momenti di difficolt. Io, per
esempio, per due volte ho ricevuto sollecitazioni dai detenuti
del carcere di Paliano (nel quale sono associati molti
collaboratori), preoccupati di quello che accadeva, i quali
volevano essere ascoltati da me per rappresentarmi i loro
timori. Vi  stato un momento di smarrimento piuttosto
pronunciato da parte dei collaboratori, che io ho colto
attraverso i procuratori distrettuali. Fortunatamente le
dichiarazioni in tema di pentiti sembrano essersi ridotte da
qualche giorno e tutto sembra stia ritornando alla
normalit.
A tale proposito vorrei fare una considerazione, che
reputo necessaria, in merito a quanto sta accadendo a
proposito della camorra. Avrete tutti letto sui giornali le
notizie riferite all'azione promossa all'epoca da don Riboldi.
Oggi si  scoperto che vi era una manovra. Allora io misi in
guardia sul pericolo che vi potesse essere una manovra e che
bisognava agire con prudenza. In questa materia non basta la
buona fede perch, nonostante questa, si corre il rischio di
provocare danni enormi. Sul tema dei pentiti sarebbe bene che
si parlasse il meno possibile. I pentiti sono persone che
vivono con uno stato d'animo del tutto particolare perch
hanno dovuto effettuare scelte che li pongono in una
situazione di pericolo, scelte sicuramente difficili. Al di l
del fatto che si tratti veramente di pentiti, resta la
considerazione che, oggettivamente, le scelte da essi compiute
sono difficili, perch li pongono al di fuori del gruppo di
cui facevano parte e li collocano in una situazione di
pericolo fisico. I pentiti sono, quindi, persone
particolarmente sensibili per cui raccolgono con molta
preoccupazione qualsiasi cosa si dica su di loro. Io stesso,
che pure avrei da proporre qualche modifica alla legge sui
pentiti, mi sono sempre ben guardato dall'affrontare questo
argomento proprio per non generare ulteriori preoccupazioni.
Si potrebbe pensare, per esempio - mi limito a pochi
flash- ad una modifica delle norme sui pentiti al fine
di rendere possibile un giudizio abbreviato anche in caso di
ergastolo. Non vi  alcuna ragione per mantenere l'attuale
sbarramento che non consente questa possibilit.
MASSIMO BRUTTI. La sentenza della Corte era per eccesso
di delega ...
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Qualche procura ha cercato di superare questo ostacolo
affermando che si tratterebbe di una diminuente e non di una
attenuante e che, in
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presenza di diminuente, il reato non
sarebbe pi di ergastolo ... Si tratta di una tesi
difficilmente sostenibile.
Sempre in tema di pentiti, si potrebbe prevedere una norma
che riguardi chi debba decidere sulla detenzione
extracarceraria nel giudizio. Le norme attuali, infatti,
disciplinano questo aspetto soltanto per quanto riguarda la
fase delle indagini preliminari ma nulla prevedono con
riferimento al processo gi in corso. Tale situazione ha
determinato alcune difficolt. La corte d'assise di Siracusa,
per esempio, si  rifiutata di entrare nel merito sostenendo
la mancanza di competenza. Ad un certo punto non si sapeva chi
dovesse dare l'autorizzazione alla detenzione
extracarceraria!
Ripeto: pur essendo cosciente che alcune iniziative vanno
adottate in senso favorevole ai collaboratori di giustizia,
non gi quindi per rendere pi difficile la loro esistenza, mi
sono ben guardato dall'avanzare proposte di questo genere
perch mi rendo conto che qualsiasi proposta pu suscitare
allarme, anche quando sia avanzata nella massima buona fede.
Come ho gi detto, credo che il momento di smarrimento sia
ormai passato e che si sia recuperata una posizione di
tranquillit. Dico questo anche perch i pentiti non insistono
pi per essere ascoltati da me. Si tratta comunque di un
discorso molto delicato che va affrontato possibilmente con
molta attenzione e riservatezza. Se alcune disposizioni della
legge sui pentiti debbono essere modificate, lo si pu fare;
non dico certo che tutto sia immodificabile e che tutto vada
perfettamente bene.
Quanto ai rapporti tra i collaboratori di giustizia e i
loro "gestori", credo che fino ad oggi - per quello che mi
risulta - i pentiti siano stati gestiti nel modo in cui
avrebbero dovuto esserlo. Non mi risulta alcun episodio di
gestione da parte degli organi a ci deputati che non sia
perfettamente legale e che non rientri nella normalit. Motivi
di scontentezza affiorano spesso da parte dei pentiti nei
confronti del servizio di protezione. Debbo dire tuttavia che
si tratta di motivi che, nella gran parte dei casi, trovano
giustificazioni umane (qualche volta neppure quelle!). Penso,
per esempio, a pretese di sussidi pi consistenti a fronte di
situazioni che sono prospettate come particolari (anche se
talvolta non lo sono affatto), oltre che a pretese eccessive
come, per esempio, quelle di chi non si accontenta
dell'alloggio assegnato e chiede case pi adeguate. Direi che
nell'insieme, tenendo conto che in questo momento i
collaboratori sono pi di 880, le cose si svolgono
ragionevolmente, senza grandi difficolt. Il servizio di
protezione gestisce come pu questa massa, che si  fatta
imponente, perch ai collaboratori veri e propri bisogna
aggiungere le loro famiglie; siamo di fronte a circa 3.500
persone. Immaginate quali siano i bisogni di queste persone,
le loro occorrenze, le loro necessit. Gestire tutto ci 
cosa particolarmente difficile, che impegna le forze di
polizia le quali, per la verit, dovrebbero essere assegnate
ad altri compiti. Mi rendo per conto che  difficile creare
un servizio apposito per i collaboratori di giustizia, perch
sarebbero necessarie, credo, almeno 10 mila unit - non sono
un poliziotto e non so dare una quantificazione precisa - per
sorvegliare, controllare e proteggere 3.500 persone.
GIROLAMO TRIPODI. Mi rendo conto che i tempi sono
insufficienti per sviluppare le nostre considerazioni
sull'esposizione del procuratore nazionale antimafia, che
ringrazio. Pertanto mi limiter a porre alcune domande molto
stringate. Certo, di fronte al dottor Siclari avremmo avuto
bisogno di pi tempo per maggiori approfondimenti, perch
abbiamo la necessit non solo di conoscere il bilancio
dell'attivit della Procura nazionale antimafia, ma anche di
discutere dello stato attuale della lotta alla criminalit.
Vorrei anche domandare al dottor Siclari se sia a
conoscenza di una ripresa dell'attivit delle organizzazioni
criminali e mafiose, nonostante i colpi che hanno subto in
passato, e se sia al corrente di un certo indebolimento
dell'azione di contrasto - parlo in generale, perch l'impegno
non  ovunque uguale - e se ci costituisca un momento di
stallo ovvero sia frutto
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di una ripresa del controllo mafioso
del territorio, ovvero ancora se sia dovuto ad altri
fattori.
Quanto all'insufficienza degli organici delle procure
distrettuali - si tratta di situazioni di cui il procuratore
Siclari si lamentava e che noi ben conosciamo - dobbiamo
ricordare che in alcune sedi, come Reggio Calabria, ci sono
cinque magistrati che si occupano di un territorio nel quale
vivono 85 cosche mafiose di cui conosciamo la pericolosit,
cos come conosciamo i campi nei quali la mafia opera; una
precedente Commissione antimafia aveva individuato nell'80 per
cento la percentuale di controllo del territorio, ma la mafia
nel frattempo  cresciuta.
Il procuratore Siclari ha parlato della necessit di un
adeguamento. Vorrei sapere se esistano proposte chiare e se il
ministro abbia dato risposta. A Catanzaro  stata sospesa la
celebrazione di processi e a Reggio Calabria sono previsti
molti maxiprocessi: si rischia di non poterli celebrare e, per
decorrenza dei termini, di mettere in libert molti pericolosi
mafiosi. Lei sa, dottor Siclari, che a dicembre scadr il
termine di carcerazione preventiva per l'ultimo dei Mammoliti,
un noto personaggio della delinquenza mafiosa a livello
nazionale ed internazionale. Vorrei perci conoscere le
proposte avanzate e quali siano state le risposte a questi
problemi impellenti.
L'ultima domanda riguarda l'articolo 41-bis. Credo
che il problema sia di grande attualit perch sono in atto
spinte per l'abolizione di questo articolo, mentre alcuni
fatti dimostrano che la sua portata comincia a ridursi e che
il medesimo  gi per molti aspetti inoperante. La Procura
nazionale antimafia, nell'ambito delle sue prerogative, ha un
quadro della situazione e si  attivata per sapere se tale
articolo venga rispettato o meno? Sappiamo, infatti, che non
viene rispettato e che su questo piano vi  un allentamento
dell'azione. Vorrei conoscere la sua opinione sull'opportunit
di mantenere questo articolo ovvero di abrogarlo. Io ritengo
che debba essere mantenuto.
RAFFAELE BERTONI. Permanente.
GIROLAMO TRIPODI. Valuteremo in quale forma.
Quanto ai cosiddetti collaboratori di giustizia, lei ha
detto che occorrono alcune modifiche. Credo che lei
intendesse, con questa affermazione, proporre modifiche in
senso migliorativo e che comunque ritenesse che tale istituto
non dovesse essere toccato, perch rappresenta un deterrente
molto forte, anche se pu diventare oggetto di manovre o
quanto altro. Dobbiamo continuare a farne un uso prezioso.
PRESIDENTE. Senatore Tripodi, anche a lei devo rivolgere
l'invito ad essere conciso, altrimenti dovremo rinviare
l'audizione del generale Berlenghi.
Le domande poi dovrebbero essere nuove, non sempre le
medesime, perch cos si diversificano i temi di risposta.
GIROLAMO TRIPODI. Signor presidente, non ho ripetuto le
domande e quindi non accetto questa critica.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Il
bilancio della Procura nazionale e di quelle distrettuali - 
difficile separare i due organismi -  certamente di gran
lunga positivo. Sono stati raggiunti risultati finora mai
conseguiti, anche se  vero che a ci hanno contribuito anche
altri elementi, quali le modifiche legislative intervenute nel
frattempo e la tensione esistente nel paese in tema di lotta
alla mafia. Certo  che realizzazioni come quelle fatte in
questo periodo non si erano mai avute: sono state arrestate
migliaia di persone, sono state sequestrate decine di migliaia
di miliardi. Il percorso compiuto fa onore agli organi
giudiziari che hanno espletato il lavoro.
La Procura nazionale antimafia ha fatto la sua parte,
quella che la legge le assegna, cio il coordinamento delle
indagini. Tutte le operazioni di cui sentite parlare e delle
quali leggete sugli organi di stampa sono coordinate in
qualche modo dalla Procura nazionale. Quindi, per
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quello che mi riguarda, mi sento la coscienza tranquilla.
Vorrei ora rispondere ad una domanda, che forse prima mi
era sfuggita, relativa all'informatizzazione. Il processo  a
buon punto e non ci sono stati lesinati mezzi per cui siamo
riusciti a costruire un buon sistema informatico, nel quale
immettiamo via via le notizie trasmesse dalle procure.
Naturalmente, per avere un sistema perfetto occorrono uno o
due anni, perch deve essere introdotta una grande mole di
dati per avere risultati consistenti. Siamo per sulla buona
strada. In questa realizzazione ho impegnato le forze di
polizia, che fortunatamente mi sono venute incontro, e con il
loro aiuto stiamo costruendo un sistema che dovr essere
esteso alle procure distrettuali; infatti, se queste non hanno
una situazione analoga  difficile far funzionare il sistema.
Credo che le ristrettezze economiche abbiano causato dei
rinvii per cui, mentre prima si parlava di collegare le
maggiori procure distrettuali entro l'anno, ora ci si limita
soltanto ad alcune procure e per le altre si parla del
1995.
Quanto all'attuale stato della lotta alla criminalit, la
nostra azione e quella delle forze di polizia devono essere
guardate con ottimismo. Non posso entrare nei particolari, ma
vi posso dire che si stanno preparando ovunque operazioni e
che saranno operazioni di grande portata. Si  per verificato
un allentamento della tensione, non certo da parte delle forze
di polizia, che non hanno abdicato in nessun momento ai loro
doveri, n da parte dei magistrati. Mi riferisco ad un
allentamento generale. Ho cercato pi volte di farlo rilevare;
ho spesso insistito sul fatto che la tensione deve essere alta
per ottenere la collaborazione della collettivit: il grande
consenso alla lotta contro la mafia che si era manifestato da
parte della collettivit nelle varie zone del paese  andato
calando. L'impegno delle forze di polizia no, ma la tensione
s e questo comporta conseguenze che a lungo andare possono
ripercuotersi sulla lotta contro la criminalit.
Quanto alle varie sedi giudiziarie, l'onorevole Tripodi ha
parlato della situazione di Reggio Calabria, che non esito a
definire un'autentica tragedia. Ho fatto tutto quello che era
in mio potere e ben tre magistrati, su diciannove della
Procura nazionale, sono applicati in quella citt per cercare
di portare un aiuto. Ma Reggio Calabria  in grave difficolt:
i magistrati ed il personale sono del tutto insufficienti; il
tribunale non pu far fronte ai processi, i GIP sono
assolutamente insufficienti. Credo sia la citt italiana pi
martoriata sotto il profilo giudiziario - e non lo dico perch
sono calabrese -, ma nonostante questo sta facendo cose
notevolissime. Nell'insieme le procure di Reggio Calabria e di
Catanzaro stanno facendo cose pregevolissime. Certo, non si
pu rimanere a lungo in questa situazione perch se si va
avanti cos non si potranno celebrare i processi, saranno
inevitabili le scarcerazioni, sar necessario attendere mesi
per adottare provvedimenti cautelari.
So che il procuratore di Reggio Calabria ha avuto alcuni
incontri per chiedere un aiuto al Ministero di grazia e
giustizia; io ho fatto la mia parte e continuer a farla nel
senso di premere perch venga dato a Reggio quello cui ha
diritto, ma naturalmente non posso andare oltre certi limiti e
non spetta a me provvedere a situazioni di questo genere. Io
non posso far altro che, come ho gi fatto, inviare magistrati
per fornire un aiuto: ne ho inviati tre a Reggio Calabria e
uno a Catanzaro, su diciannove a mia disposizione. Altri
quattro sono a Napoli per dare una mano alla procura
napoletana.
Per quanto riguarda l'articolo 41-bis, ho ripetuto
pi volte che esso va mantenuto in vita perch non possiamo
rinunciarci. Tale articolo, infatti, dovrebbe rendere
impossibile ai boss mantenere contatti con l'esterno, quei
contatti che in passato, come risulta da innumerevoli
processi, hanno consentito loro di continuare a fare i capi
stando in carcere. Dico dovrebbe rendere impossibile perch,
mentre questo articolo funziona nelle sedi in cui i boss sono
normalmente detenuti, esso  molto meno efficace quando ci si
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muove nelle sedi periferiche nelle quali questi signori
vengono spesso trasferiti per la celebrazione dei numerosi
processi nei quali sono imputati.
Mi sono dato da fare affinch i detenuti tornino al pi
presto possibile nelle carceri di provenienza. Quest'estate,
per esempio, mi sono prodigato affinch durante il periodo
feriale venissero ricondotti nelle carceri alle quali sono
normalmente assegnati. Ci perch nelle sedi periferiche
effettivamente non  possibile mantenere il rigore che 
possibile avere nelle sedi naturali. Ho fatto per anni il
magistrato di sorveglianza ed ho una certa esperienza di
carceri:  molto difficile applicare l'articolo 41-bis
nelle carceri di Reggio Calabria o di Catanzaro.
GIROLAMO TRIPODI. O di Palmi!
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. O
di Palmi. Bisognerebbe, quindi, cercare di fare i processi
ricorrendo ai mezzi audiovisivi o ad altri mezzi, cercando di
spostare i boss il meno possibile e di far gravare  veramente
su di loro l'articolo 41-bis, che essi considerano un
peso insopportabile. Dovremmo sostenere anzi che tale articolo
va mantenuto per il solo fatto che viene ritenuto
insopportabile dagli interessati.
Ho avuto modo di dire, in sede di Comitato nazionale per
l'ordine e la sicurezza pubblica, che se poi in questo
articolo vi  qualcosa che va oltre i limiti del tollerabile
(ma non mi pare che esso sia applicato in maniera tale da
andare oltre i limiti dell'umanit) cerchiamo di rimediare. La
norma per va mantenuta, perch  indispensabile, non fosse
altro, lo ripeto, perch i boss vorrebbero che venisse
modificata. Ormai  accertato, infatti, che sono stati
compiuti attentati a causa dell'articolo 41-bis e dei
collaboratori di giustizia: sono due frecce che dobbiamo
mantenere ben conficcate nel cuore della criminalit.
Altrettanto irrinunciabili sono i collaboratori di
giustizia. Sono un vecchio magistrato e sono arrivato con
qualche difficolt ad accettare di ricorrere ai collaboratori
di giustizia, perch dentro di me consideravo quasi immorale
la loro utilizzazione. Sono per una necessit perch sono gli
unici che possono descriverci dall'interno quello che accade e
costituiscono un grandissimo pericolo per le organizzazioni
criminali che esse non sanno fronteggiare e per sconfiggere il
quale in questo momento darebbero qualsiasi cosa.
Certamente  necessario migliorare la legge, ma quando ho
accennato a questa questione mi riferivo a miglioramenti in
senso pi favorevole per i collaboratori di giustizia (e non
certo al contrario). Per esempio, ho sempre sostenuto che non
 possibile pretendere che il collaboratore dica tutto e
subito; ci mi pare assolutamente irragionevole per il
semplice fatto che la mente umana non  capace di condensare
tutto immediatamente. E'possibile, infatti, ricordare tutto
quello che si  fatto in un giorno, ma ripercorrere dieci anni
di carriera criminale mi sembra molto pi difficile.
Se a distanza di dieci anni chiedo a un pentito se per
caso il giorno di Natale ha incontrato Mammoliti alla stazione
ferroviaria,  possibile che egli risponda di s e che quella
notizia mi serva perch io ho notizia che Mammoliti era in
quella stazione ferroviaria per commettere qualche azione
criminale. Ma perch quel collaboratore avrebbe dovuto
spontaneamente raccontare che aveva incontrato Mammoliti dieci
anni prima alla stazione ferroviaria? Cosa avrebbe dovuto
indurlo a raccontarlo, se nessuno gli avesse posto quella
domanda?
La gestione dei collaboratori  una questione di
professionalit dei magistrati. In linea generale i magistrati
dimostrano di possedere buone capacit professionali; senza
entrare nei particolari posso assicuravi che ce ne  una prova
di particolare rilievo in questo momento. Per nessun
collaboratore si d per definitivamente dimostrato che dica
sempre la verit, nemmeno per quelli per cos dire
accreditati. Anche per questi ultimi, infatti, i magistrati
hanno lo scrupolo di verificare se abbiano o meno detto la
verit; anche se, avendo essi fatto una serie di dichiarazioni
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gi controllate, si potrebbe pensare di accettare de
plano le loro informazioni, i magistrati, di fronte al
minimo sospetto che potrebbero non aver detto la verit, si
sforzano di verificare se abbiano mentito anche relativamente
ad una sola circostanza. E'una questione di
professionalit.
Naturalmente non posso parlare di tutti i magistrati, ma
nelle procure distrettuali per fortuna vi  una buona
professionalit e generalmente questa  una condizione
abbastanza uniforme. Pu esserci stato qualche caso
particolare nel quale non sono stati fatti tutti gli sforzi
per accertare la verit, ma questa non  la normalit e non si
pu per questo pensare di cambiare la legge. Credo di essere
in un osservatorio dal quale pi di ogni altro posso valutare
come sono stati utilizzati i collaboratori di giustizia: nella
generalit dei casi mi sembra siano stati utilizzati bene,
tutte le volte si  cercato con minuziosit di capire se hanno
detto la verit o hanno mentito.
RAFFAELE BERTONI. Non commetter l'ingenuit di fare una
premessa e di porre cinque domande, come risulta in modo
preciso dal resoconto sommario di una precedente seduta.
L'unica imprecisione riguarda il fatto che mi si qualifica
deputato, invece che senatore. Sono lieto di essere senatore
non foss'altro che perch non incontro tanto spesso Tiziana
Maiolo.
Questa sera, senza premesse, voglio rivolgere una domanda
secca al procuratore Siclari. Le risulta che negli ultimi due
anni si sia celebrato un processo o si sia svolta un'indagine
per il reato di scambio elettorale politico-mafioso di cui
all'articolo 416-ter? E se no, come  probabile, a suo
giudizio questo dipende dal fatto che il reato prevede questo
scambio solo quando venga dato all'associazione mafiosa denaro
e non anche nel caso in cui vengano promessi appalti,
finanziamenti, concessioni, impieghi pubblici o privati, come
di norma accade? E se  cos,  opportuna una modifica in
questo senso dell'articolo 416-ter come nell'iniziale
proposta parlamentare, purtroppo annegata dalla protervia del
ministro Martelli?
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. A
me non risulta che sia stato celebrato alcun processo.
Certo, la norma  tale che una modifica legislativa
sarebbe opportuna, perch difficilmente sulla base di quella
attuale sar possibile celebrare qualche processo, anche se
indagini dirette ad accertare questo tipo di rapporti tra
politici e famiglie mafiose o camorriste ci sono state e ci
sono. Dubito, per, che si possa arrivare a qualche
procedimento se la norma non viene modificata.
GIUSEPPE ARLACCHI. Procuratore Siclari, lei ha citato
una ricognizione effettuata dalla Procura nazionale antimafia
dei maggiori processi per riciclaggio attualmente in corso.
Vorrei chiederle di fornire alla Commissione una lista dei
titoli di questi processi, poich quest'argomento  uno di
quelli dei quali intendiamo occuparci.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Se
mi d il tempo...
PRESIDENTE. Non sono coperti dal segreto istruttorio?
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. In
questo momento non sono in grado di dirlo, alcuni sono
certamente coperti dal segreto.
GIUSEPPE ARLACCHI. Naturalmente nei limiti del segreto
istruttorio; ma anche avere soltanto la lista dei processi
principali agevolerebbe molto il nostro lavoro.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Comprendo bene che quella del riciclaggio  una questione
particolarmente importante. Se mi lascia il tempo di
verificare cosa posso dire e cosa no, sono disponibilissimo a
informare la Commissione.
GIUSEPPE ARLACCHI. Vorrei rivolgerle un'altra domanda.
Poich la DIA e la Procura nazionale sono state istituite pi
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o meno nello stesso periodo, vorrei sapere quale bilancio lei
fa, dopo due anni e mezzo di attivit, del rapporto con la
DIA.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. La
DIA, in buona sostanza, all'inizio ha sofferto della stessa
malattia della Procura nazionale:  stata lasciata a met.
Dopo aver istituito questo organismo interforze, infatti, non
gli  stata data l'esclusiva in materia di reati di mafia. Ci
ha comportato qualche difficolt iniziale. La DIA le ha
superate brillantemente, anche perch nel settore operativo ha
potuto conseguire risultati importanti. La DIA va mantenuta,
rafforzata e portata a completamento; a mio giudizio deve
diventare quello che dovrebbe essere, cio un organismo
interforze con competenze esclusive in materia di reati di
criminalit organizzata, ed in particolare mafiosi.
La DIA ha dato un'ottima prova di grande professionalit
ed equilibrio in tutte le occasioni. Posso solo esprimere lodi
nei confronti della Direzione investigativa antimafia, un
organo ritenuto molto importante per le procure distrettuali,
le quali, per le questioni pi difficili, fanno capo alla DIA,
riponendo in essa grande fiducia.
GIUSEPPE SCOZZARI. Ho ascoltato con molta attenzione la
relazione del procuratore; mi  sorto qualche dubbio per cui
desidero avere alcuni ulteriori elementi. Debbo dire,
comunque, che le risposte sono state cos esaustive ed
interessanti che prego il presidente della Commissione di
inviare copia del resoconto alle colleghe Maiolo e Li Calzi -
soprattutto alla seconda - affinch capiscano
l'importanza...
PRESIDENTE. Questo me lo pu dire dopo. Ora procediamo a
formulare le domande.
GIUSEPPE SCOZZARI. La mia  una sollecitazione molto
forte che intendo rivolgere alla presidenza di questa
Commissione, perch le cose che ha detto il signor procuratore
sono molto importanti e su di esse, a volte, le colleghe che
ho citato hanno scherzato, facendo dichiarazioni avventate e
creando quel clima incredibile di cui ha parlato il
procuratore.
Fatta questa premessa - della quale credo la presidenza
debba prendere atto per le opportune iniziative - intendo
chiedere al procuratore se la Direzione nazionale antimafia
abbia effettuato, ed in che termini, il cosiddetto
coordinamento fra le varie procure. Visto che molti hanno
parlato, a volte a sproposito, di una sorta di fallimento del
ruolo della Procura nazionale, vorrei sapere se essa sia stata
in grado di coordinare e quindi se sia stata determinante nel
raggiungimento di alcuni apprezzabili risultati investigativi
e poi processuali. Ci ovviamente nei limiti del segreto:
chiediamo di avere notizie non su procedimenti in corso ma su
ci che  stato fatto.
Lei ha detto che la situazione  abbastanza tranquilla,
cio che i magistrati, quantomeno quelli che fanno parte delle
direzioni distrettuali antimafia, cominciano a fidarsi.
Allora, mi chiedo se sia stato raggiunto un livello di
coordinamento molto forte e se si intenda migliorarlo
attraverso l'informatizzazione di cui parlava il senatore
Brutti.
Si parla di dibattimento periferico e di tribunali
distrettuali. A tal proposito la sua risposta non mi 
sembrata molto indicativa. Lei ha parlato di una soluzione
intermedia, per purtroppo le soluzioni intermedie spesso
risultano pasticciate. Vorrei sapere se il dottor Siclari sia
d'accordo sull'istituzione di tribunali distrettuali antimafia
e se ritenga che essi costituiscano veramente un passaggio
importante per la celebrazione di grandi processi.
Il collega Brutti ha citato Agrigento ed io ripeto che ad
Agrigento si paventava un maxiprocesso con 60 imputati; oggi
ne sono stati citati purtroppo 106: ci significa che
l'aula-bunker attrezzata per 60 imputati, oggi non  in
grado di gestire questo maxiprocesso importantissimo che sar
celebrato alla fine dell'anno.
Concludo il mio intervento, intrattenendomi su ci che
potrebbe fare a questo
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riguardo la Commissione parlamentare
antimafia. Vorremmo sapere dal procuratore quali siano i
distretti pi "caldi" che in questo momento stanno celebrando
i processi di mafia pi grossi (come diceva il collega
Arlacchi). Vorremmo capire dove lo Stato debba accendere il
proprio faro, dove la Commissione parlamentare possa essere
utile, magari in quelle procure, in quei distretti giudiziari
in cui oggi si nota solo una prima linea nella quale sono
presenti i magistrati dell'antimafia, perch la societ civile
stenta a venir fuori; in fondo, la Procura nazionale antimafia
non  altro che il sensore nazionale di quello che avviene nel
territorio, dalla societ civile, alla magistratura, alle
istituzioni, ivi comprese quelle amministrative.
Sui collaboratori di giustizia ritengo che le risposte del
procuratore siano state abbastanza esaurienti.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Per quanto riguarda l'attivit di coordinamento, devo ripetere
ci che ho detto molte volte. Quella della Procura nazionale
non  un'attivit mostrabile a tutti, perch il pi delle
volte si svolge in segreto. Mi spiego meglio. Coordino
continuamente procedimenti; domani, ad esempio, devo
coordinare un'operazione tra Reggio Calabria e Milano. Questa
attivit non figura in alcun modo, ma si svolge nel mio
ufficio con i magistrati delle due procure che mi parleranno
dei relativi problemi: ci metteremo d'accordo sul modo in cui
procedere, sui tempi, sulle informazioni che reciprocamente si
dovranno scambiare e su quelle che non devono essere dall'uno
svelate perch potrebbero danneggiare l'azione dell'altro. Si
tratta di attivit che io e i miei magistrati svolgiamo
continuamente, centinaia di volte; talvolta assumono un
carattere pi formale, ma ci avviene proprio quando vi sono
difficolt di coordinamento, cio quando devo impartire le
direttive vere e proprie. Se non viene raggiunto un accordo,
allora devo intervenire indicando ci che si deve fare; solo
in questo caso vi  un atto formale di cui rimane traccia. Le
altre azioni, delle quali non rimane traccia, sono centinaia:
ne ho svolta una ieri, ne svolger una domani e probabilmente
mi capiter di svolgerne qualcun'altra entro la fine della
settimana (ho gi ricevuto telefonate di colleghi che mi
chiedono di farli incontrare con altri colleghi e di trovare
l'accordo su operazioni in corso).
GIUSEPPE SCOZZARI. Questo  importante, perch cos si
smentiscono le voci.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Ho
detto all'inizio e ripeto, come magistrato e non come
procuratore nazionale, che se non vi fosse un organo deputato
al coordinamento bisognerebbe crearlo e, se fosse possibile,
bisognerebbe crearlo anche all'interno di qualche ufficio
giudiziario, perch anche qui si verificano episodi di mancato
coordinamento. Citer un peccato, senza dirvi il peccatore:
qualche giorno fa ho verificato che il fatto che un nuovo
collaboratore di giustizia - peraltro non nuovissimo, nel
senso che parla da 20 o 25 giorni - avesse cominciato a
parlare non era a conoscenza, nella stessa procura, di un
collega che lo ha come imputato. Allora, il coordinamento
forse bisogna farlo in maniera massiccia.
L'onorevole Scozzari vuole sapere la mia opinione circa i
tribunali distrettuali. Ne sono un sostenitore, per mi rendo
conto che tra gli stessi magistrati non vi  una prevalente
tendenza a favore dei tribunali distrettuali. Lo stesso
Consiglio superiore della magistratura, in passato, si 
diviso ed ha votato contro la loro istituzione. Allora ho
suggerito quella che mi sembrava una soluzione intermedia: se
 vero che le soluzioni devono essere sempre chiare e non
lasciare dubbi, quella che ho indicato risolverebbe
immediatamente il problema. Se si riuscisse a fare - e non
sarebbe molto difficile - una norma in base alla quale i
procedimenti che per il numero degli indagati, per il numero
degli imputati, per la difficolt di celebrarli in determinate
sedi, metterebbero in crisi il tribunale interessato,
potessero essere celebrati nel tribunale distrettuale,
Pagina 181
stabilendo parametri ragionevoli, oggettivi ai quali fare
riferimento...
RAFFAELE BERTONI. E'contro il giudice naturale!
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Lo
so che  contro il giudice naturale, per se si stabilissero
dei parametri oggettivi, la questione dell'incostituzionalit
si potrebbe superare.
PRESIDENTE. Vanno riviste le competenze...
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Presidente, questo non  un argomento sul quale io abbia
riflettuto in maniera particolare, perch non spettava a me.
Ho solo pensato di dire qualcosa che potesse sbloccare la
situazione. Volete sapere cosa penso veramente? Penso che con
50 magistrati il problema sarebbe risolto. Con 10 magistrati a
Catania, 10 a Reggio Calabria, 10 a Palermo, 10 a Napoli... la
questione sarebbe superata. Rimarrebbe solo il problema
dell'esposizione al pericolo dei magistrati, mentre tutti gli
altri sarebbero superati, per lo meno per le procure.
Rimarrebbe inoltre il problema dei tribunali. Se  vero che
questi sono in difficolt  anche vero che lo sono pure quando
si celebra il processo nella sede distrettuale, perch una
sezione si dedica solo a quel processo e non fa pi nulla
dell'ordinario.
Personalmente devo dire che i tribunali distrettuali sono
necessari, per mi rendo conto di quanto sia difficile farli
accettare (nel passato ho svolto un'azione volta a farli
accettare, per cui conosco le difficolt). D'altra parte, il
problema non riguarda tutte le sedi d'Italia: a Venezia, ad
esempio, il tribunale distrettuale non  necessario; certo, la
sua istituzione non risulterebbe dannosa, ma non 
necessaria.
GIUSEPPE AYALA. Neppure ad Aosta!
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Torino, per esempio, non lo vuole. A Torino vi sono 17 sedi e,
sapendo che sarei stato ascoltato dalla Commissione, mi hanno
invitato a dire che non lo vogliono. Torino forse  il
distretto che ha pi sedi per cui non vuole i tribunali
distrettuali. Certo qui i magistrati non corrono pericolo,
neppure nei processi di mafia. Il problema  ad Agrigento, a
Trapani!
GIUSEPPE SCOZZARI. So che significa!
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Percorrere una strada la mattina e ripercorrerla la sera,
significa esporsi al pericolo di morte.
GIUSEPPE SCOZZARI. Dove sarebbe pi necessario un aiuto
della Commissione antimafia?
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. E'
presto detto, perch le sedi nelle quali si devono celebrare
questi processi sono Napoli, Reggio Calabria, Catania,
Palermo, Salerno. In queste sedi si celebrano con difficolt
grossi processi. Ne ha anche Milano, ma non ha grandi
problemi, in questo momento: sorgeranno in futuro.
GIUSEPPE AYALA. Forse anche la Puglia.
PRESIDENTE. Ricordo che la Commissione proceder poi
all'audizione del generale Berlenghi, per cui invito i
colleghi a non allontanarsi dall'aula.
GIUSEPPE AYALA. Sar molto breve, procuratore Siclari,
perch i colleghi che mi hanno preceduto hanno affrontato
alcuni temi che volevo porre alla sua attenzione.
Le rivolger anzitutto una domanda di carattere generale,
che attiene ad uno dei compiti istituzionali della nostra
Commissione, cio verificare il funzionamento della normativa
specificamente varata dal Parlamento sul tema della lotta alla
mafia.
Poco fa, lei ha accennato all'opportunit di due nuove
ipotesi normative in
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tema di pentiti. E'superfluo dire che le
condivido entrambe, perch l'esperienza acquisita suggerisce
modifiche nel senso da lei auspicato.
In fondo, dottor Siclari, la procura antimafia  nata con
lei,  stato lei a portarla avanti per tanto tempo, e devo
dire che con onest intellettuale ha saputo superare le
difficolt iniziali sempre aggiornandoci sul suo modo di
procedere. Dal punto di vista operativo, il problema 
riconducibile al numero dei magistrati, e su questo versante
sappiamo bene come superare ci che non funziona. Sul versante
normativo, invece, lei ritiene che possano essere introdotte
due o tre novit legislative. Non ricordo le parole esatte, ma
a me sembra che in un passaggio del suo intervento lei abbia
parlato di una discrasia tra ci che la legge prevede e il
modo in cui  stata concretamente applicata. Considerando
comunque che ogni legge  perfettibile, nonch il fatto che
lei ha alle spalle un'esperienza che ha prodotto ottimi
risultati, da parte sua, dottor Siclari, gradirei un
contributo che sarebbe utilissimo per la Commissione: vorrei
che lei ci suggerisse dal suo punto di vista, che  certo
quello pi importante su questo argomento, qualche idea sul
funzionamento della Procura nazionale antimafia, a proposito
della quale non c' dubbio che bisogna garantire il massimo
del potenziamento possibile.
Premetto che all'inizio anch'io ero molto perplesso sulla
nascita di tale organismo - mi sembra che ne parlammo a
Palermo - ma allo stesso tempo ero convinto che avrebbe avuto
un senso se fossero stati attuati anche i tribunali
distrettuali, senza quel collegamento con il Parlamento che
lei ha ricordato.
Adesso che la Procura c' e che (senza farle dei
complimenti)  diretta molto bene, perch nei fatti ha
dimostrato di funzionare,  probabile che, con ulteriori
interventi, sia possibile rendere ancora pi efficiente - come
tutti ci auguriamo - quest'importante presidio per la lotta
alla mafia. Se su questo lei potesse darci qualche
indicazione, credo che fornirebbe un ottimo contributo al
nostro lavoro.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Avrei vari temi da suggerire per quanto riguarda la Procura
nazionale, ma avendo raggiunto non tanto tempo fa la
tranquillit con i procuratori distrettuali, non vorrei
rimettere in discussione il tutto e ricominciare una fase che
mi sono gettato dietro le spalle.
Certo, sin dall'inizio sarebbero occorse norme precise che
specificassero i poteri del procuratore nazionale. Anzich
dire che il procuratore nazionale raccoglie notizie,
informazioni e dati sarebbe stato meglio specificare che
poteva anche richiederli. Quando lo feci rilevare al ministro
Conso, mi disse che ci era insito nella legge, perch se il
procuratore nazionale deve elaborare notizie, certo che ha il
diritto di richiedere i dati. Per, mi sono anche sentito
dire: "S, ma sulla base di quale norma?".
Siccome tutto questo appartiene al passato, non vorrei
riaprire ferite, considerato che certe cose me le sono gettate
alle spalle e che ci che devo avere i procuratori
distrettuali me lo danno.
Forse, qualcosa si potrebbe dire nell'ambito di una
visione pi vasta. Ormai credo sia evidente per tutti che
l'avvenire della lotta alla mafia si combatte sul terreno del
riciclaggio. Fino a quando in alcune regioni italiane continua
a permanere una certa situazione economica e sociale, non 
difficile trovare nuovi killer: se ne arrestiamo mille ne
sorgeranno altri mille, e anche se fossero novecento si
tratterebbe sempre di un numero rispettabile. La lotta deve
essere condotta sotto il profilo patrimoniale, per cui  in
questo settore che dobbiamo concentrare le forze e
l'attenzione. Ma per fare ci, per combattere il riciclaggio
bisogna senz'altro rivedere la nostra legislazione,
rimodernarla al fine di attuare un pi incisivo controllo
sulle banche, sulle finanziarie e via dicendo. Devo dire,
comunque, che tutto sommato la nostra legislazione, assunta
nel suo complesso,  imponente ed offre pi possibilit di
quelle di qualsiasi altro Stato: non ve ne sono altri che
abbiano una legislazione cos completa, perfetta, come la
nostra.
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Qualche falla esiste forse sotto il profilo del
riciclaggio. Adesso, il nuovo articolo 12-quinquies
suona bene e sembra aver coperto le falle che c'erano in
precedenza, per non sarebbe inopportuna una legislazione che
in qualche modo richiamasse a dei doveri pi precisi gli
istituti finanziari e tutti coloro che svolgono tale attivit.
In questo settore, dove vigono i grandi numeri,  difficile
svolgere un'indagine specifica: non mi interessa sapere che il
giorno 13 gennaio c' stato un movimento di 50 miliardi su un
determinato istituto bancario perch, a meno che non si tratti
di un dato del tutto sconvolgente, esso non mi dice nulla.
Invece, se rispetto a dati quotidiani di 10 miliardi ve n'
uno di 150 miliardi senza una giustificazione, senz'altro
diventa importante.
Ormai, sul settore finanziario la guerra alla mafia deve
essere condotta in campo internazionale: dati oggettivi e
processuali - quindi non soltanto giornalistici - indicano
infatti contatti con la Russia e con i paesi dell'est.
RAFFAELE BERTONI. Anche con la Svizzera.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Ma
i contatti con la Svizzera sono tradizionali. Invece, non lo
sono affatto quelli con i paesi dell'est, e ci deve
costituire motivo di grande preoccupazione. Quello che la
Commissione antimafia certamente pu fare  stabilire contatti
con i procuratori generali degli altri paesi. Personalmente,
l'ho fatto con quattro o cinque e mi riprometto di allargare
il numero. Per, da questo punto di vista, la Commissione
parlamentare pu fare molto pi di quanto posso fare io da
solo. Il contatto non deve essere soltanto fra le varie
polizie, ma tra i magistrati. Infatti, tutte le volte che mi
sono incontrato con loro ho saputo cose che la polizia
ignorava, ho avuto informazioni che la polizia non conosceva.
Questo perch, come da noi, il livello per le notizie e per i
procedimenti  diverso per la polizia e per i magistrati, e
noi dobbiamo prepararci ad alzare tale livello.
Il settore su cui intervenire  dunque quello del
riciclaggio, sul quale la Commissione dovrebbe incidere sotto
il profilo sia legislativo sia internazionale. Ormai, in
Italia si fanno solo piccoli investimenti, perch quelli
grandi avvengono all'estero.
LUIGI RAMPONI. Purtroppo, non possiamo dirlo.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Lo
possiamo dire sotto certi profili, in base alle informazioni
che abbiamo dalle varie fonti e dai vari collaboratori. Certo,
continuano a comprare a Cortina, continuano a comprare
esercizi commerciali e a svolgere operazioni di questo genere,
per i grandi flussi non sono questi ma quelli che vanno verso
i paesi dell'est.
GIUSEPPE AYALA. I controlli sono scarsi e l'economia 
debole.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Certo, esistono tante buone ragioni perch possano introdursi
in un sistema di quel genere.
Non posso permettermi di dare consigli alla Commissione
antimafia, per posso dire che da quanto ho suggerito ne
trarrebbe giovamento la Procura nazionale. Ci credo di
poterlo dire legittimamente, perch un'azione della
Commissione antimafia in tal senso offrirebbe a me la
possibilit di disporre di una massa di informazioni su cui
oggi non posso contare.
LUIGI RAMPONI. Volevo chiedere esattamente ci che ha
chiesto l'onorevole Ayala, alle cui domande lei ha risposto,
dottor Siclari, anche integrando qualche domanda rivolta da
altri colleghi, nell'ambito di un discorso serio ed obiettivo.
Con grande garbo, lei ha sottolineato le difficolt iniziali e
con altrettanto garbo ha detto che le cose stanno andando
meglio, per cui si dichiara abbastanza soddisfatto. Dobbiamo
valutare se effettivamente la norma dia la facolt, a chi 
investito di responsabilit, di condurre a termine quanto essa
prevede. Ci premesso, sposterei il discorso sul piano
etico-morale,
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senza con questo volerla coinvolgere in risposte difficili.
All'inizio, lei ha fatto cenno alle difficolt dovute alla
divisione all'interno della magistratura. Diciamo che la
Direzione nazionale antimafia e la Direzione investigativa
antimafia nascono per un certo fallimento dell'alto
commissario, nel senso che anche se le sue competenze non
riguardavano la magistratura, era sorto proprio per rispondere
unitariamente ad una minaccia. Le procure dovevano trasmettere
i rapporti informativi all'alto commissario, ma ricordo che
per averne una copia Sica doveva rivolgersi ai carabinieri o
alla polizia. Quindi, la situazione era obiettivamente
difficile.
Nell'ambito della magistratura  stata accettata la
necessit del coordinamento, prima di tutto in merito
all'acquisizione della conoscenza cui lei ha fatto cenno? In
base a quest'ultima, infatti, lei pu svolgere il
coordinamento (al di l delle problematiche relative al
coordinamento di un procuratore con un altro). Oggi, non
ritiene urgente e necessario - ammesso che sia necessario -
avere un'indicazione cogente e precisa, considerato che la
legge deve essere uguale per tutti, che definisca chiaramente
le norme alle quali rispondere positivamente per attuare il
coordinamento? Non credo che si possa ancora lasciare tutto
all'interpretazione o alla sensazione di violazione della
propria autonomia e di altri aspetti di carattere etico-
morale.
Consentitemi adesso di dire quello che non ho mai detto:
condivido pienamente l'esigenza di maggiori controlli in
materia di riciclaggio. Andr a cercare quanto scrivevo nel
1989 per questa Commissione quand'ero a capo della Guardia di
finanza: quanto scrivevo riecheggia pari pari tutto ci che
adesso sembra essere una scoperta o una presa di coscienza.
La ringrazio anche per aver detto che  opportuna una
normativa cogente per gli organi di intermediazione bancaria,
parabancaria o finanziaria, perch altrimenti, da un lato, non
daremmo ai magistrati l'ausilio che oggi il know how
consente e la pericolosit della cosa merita e, dall'altro,
non porteremmo quell'attacco che dobbiamo muovere nei
confronti della componente economica della criminalit
organizzata.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Il
discorso che si riferisce ad eventuali modifiche della legge
istitutiva della DNA non  semplice, perch parte da lontano,
nel senso che il procuratore nazionale antimafia non si trova
certamente in una posizione di sovraordinazione gerarchica
rispetto ai procuratori distrettuali: non esiste, infatti, una
differenziazione gerarchica tra procuratore nazionale e
procuratori distrettuali, ma  previsto soltanto un potere di
direttiva che rappresenta una novit assoluta per la
magistratura. Mentre nel diritto pubblico il potere di
direttiva  una nozione ormai accettata, per la magistratura
esso costituisce una novit assoluta e se ne parla per la
prima volta a proposito del procuratore nazionale
antimafia.
Questo ha dato luogo a tutti gli equivoci di cui ho
parlato; non vi era una norma precisa, perch si faceva
affidamento sul potere di direttiva che in fondo, nel diritto
pubblico, viene esercitato tra uguali; tale potere pu essere
esercitato anche in via gerarchica, ma nell'ambito del diritto
pubblico viene esercitato tra uguali, per cui  fondato in
buona sostanza sul prestigio, sulla posizione di
sovraordinazione che viene riconosciuta al procuratore
nazionale antimafia. Da questa posizione cos sfumata, che non
aveva contorni precisi, sono derivate le difficolt di cui ho
parlato.
Attualmente, in forza di una serie di circostanze e della
capacit collettiva della Procura nazionale di porsi in un
certo modo nei confronti dei colleghi, devo dire che attorno
alla stessa Procura nazionale vi  un clima assolutamente
favorevole, nel senso che i colleghi si rivolgono sempre pi
di frequente a me e ai miei sostituti per chiedere il nostro
intervento in qualche vicenda. Allora, se in questo momento
chiedessi di introdurre una norma in base alla quale ho il
diritto di ricevere gli atti laddove di questa norma, a mio
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avviso, non vi  bisogno, perch nell'ambito delle funzioni
che devo svolgere ho implicitamente questo diritto, credo che
un'operazione del genere si ritorcerebbe contro di me:
giustamente, infatti, pi di un procuratore direbbe: "Ma
scusa, se non ti sto negando niente, perch hai chiesto questa
norma di carattere cogente?".
PRESIDENTE. Non  un fatto personale.
GIUSEPPE AYALA. Lei ricoprir ancora per molti anni la
carica di procuratore nazionale antimafia, ma poi dovr
arrivare un suo successore che non  detto abbia le notorie
capacit diplomatiche di Bruno Siclari.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Voglio sperare che il prossimo procuratore nazionale antimafia
sar migliore di Bruno Siclari e che quindi il Consiglio
superiore della magistratura sia in grado di nominare un
procuratore nazionale di grande prestigio, che non incontri
neppure le difficolt che ho dovuto affrontare io.
GIUSEPPE SCOZZARI. Purch il ministro dia il
concerto.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Devo per dire, in coscienza, che forse Giovanni Falcone
avrebbe incontrato pi difficolt di me, proprio in forza del
prestigio che aveva.
GIUSEPPE AYALA. Sicuramente.
PRESIDENTE. Forse in presenza di una normativa precisa
si risolverebbero questi problemi. Non si pu procedere con
fatti personali.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Sembra che i colleghi abbiano finalmente compreso che queste
norme si pongono nell'ottica di un rapporto tra eguali in cui,
pur non essendovi una disposizione che li obbliga a tenere un
certo comportamento, considerata la posizione di
sovraordinazione del procuratore nazionale, essi devono
rispettarla se non hanno giustificate ragioni per non farlo.
Se devo riassumere i termini del problema, questa  l'ottica
nella quale oggi si pone il problema stesso.
ANTONIO DEL PRETE. Intervengo molto brevemente per
sottolineare che ho apprezzato la relazione per la serenit
con la quale il procuratore nazionale antimafia ha parlato a
braccio e con toni pacati di problemi seri e gravi. Ho altres
apprezzato la seriet con la quale egli ha affrontato la
storia della sua struttura, le iniziali ostilit, le leggi
carenti, qualche esperienza non felice ed alcune
insufficienze. Ci mi aveva preoccupato, ma poi, per le
risposte date alle domande, ho provato a farmene una ragione
ed ho compreso la sua serenit di oggi.
Detto questo, vorrei porre alcune domande circa i
collaboratori di giustizia. Lei ha affermato, signor
procuratore, che essi sono in qualche modo postulanti,
petulanti, di non miti pretese; possono essere, quindi,
calcolatori. Possono essere - questa  la mia domanda -
elementi a rischio,destabilizzanti, attraverso rivelazioni a
tempo?
Ho fiducia nella professionalit dei magistrati che lei ha
saggiamente ricordato; ci nonostante, il rischio pu
sussistere?
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Non vorrei essere frainteso: quando ho parlato di petulanza
intendevo dire che talvolta i collaboratori di giustizia sono
petulanti. Fortunatamente si tratta di 3.800 persone e se
fossero tutte petulanti non so come riusciremmo a tenerle a
bada.
Il rischio dell'insinuazione  comunque perennemente in
agguato, e questo  ben presente nella mente di tutti i
magistrati (e nelle forze di polizia vi  la stessa identica
attenzione): sappiamo bene che questo pericolo  in agguato ed
anzi, per dire la verit, ci aspettiamo che venga infiltrato
qualcuno che ci riveli cento verit per poi dirci la
centounesima bugia. Ci aspettiamo che questo avvenga e siamo
molto accorti e coscienti di tale pericolo, che  reale e non
evitabile, se non si vuole dimenticare
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l'istituto, mettere da
parte i collaboratori e non parlarne pi. Devo per dire
ancora una volta che la loro collaborazione  irrinunciabile,
perch diversamente non sarebbe stato possibile aprire gli
orizzonti che essi hanno aperto. Soltanto i collaboratori di
giustizia, infatti, rendono possibile la conoscenza di quello
che si verifica all'interno di un'organizzazione che 
assolutamente segreta in virt del timore che incute ai suoi
associati. Allora, se il ricorso alla collaborazione 
irrinunciabile, si deve accettare questo tipo di rischio e
agire di conseguenza, con tutta l'accortezza che il caso
merita.
Ripeto: dal primo all'ultimo magistrato della Procura
nazionale e delle procure distrettuali, siamo sempre tutti
nello stato di massima allerta, aspettandoci che possa venire
insinuato un collaboratore di giustizia il quale ci rivela
delle grosse verit per poi, invece, gettarci "tra le gambe"
una grossa bugia. Siamo tutti coscienti di questo pericolo,
che per non credo possa essere evitato.
CORRADO STAJANO. Lei ha parlato di bilancio positivo -
si potrebbe dire - nonostante tutto, ed io non posso che
prestarle fede. Ma il pericolo, dottor Siclari,  che la
Procura nazionale antimafia dia di s un'immagine di
routine.
Lei ha lasciato intuire bene quella che  l'altalena della
lotta contro la mafia: se consideriamo quanto  accaduto dal
1982 ad oggi, possiamo constatare quanti alti e bassi vi siano
stati anche nella coscienza popolare, dall'assassinio del
generale Dalla Chiesa fino a oggi. Non so se adesso siamo in
un momento alto, ma non lo credo.
Un altro pericolo  che manchi, non appaia una strategia
complessiva della Direzione nazionale antimafia e che non vi
sia (parlo sempre dall'esterno) questa volont di
sperimentazione capace di indicare vie nuove.
Lei ha parlato con grande franchezza dei problemi che
devono averla inquietata in questi anni, problemi che nascono
dal coordinamento tra la Direzione nazionale antimafia e le
procure distrettuali. Esistono per problemi che vanno al di
l di questi rapporti: mi riferisco ad una questione centrale
nella lotta contro la mafia cui mi sembra abbia accennato
rispondendo al senatore Brutti e all'onorevole Arlacchi: mi
riferisco al riciclaggio ad opera delle grandi organizzazioni
criminali, che va certamente al di l delle competenze
territoriali. Mi  parso di capire che la Direzione nazionale
antimafia sia ad un livello di studio, di raccolta di dati; 
cos? Vorrei saperne qualcosa di pi.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Credo che la Procura nazionale abbia non soltanto studiato ma
anche esplicitato una strategia e che la stia attuando.
Quando ho fatto riferimento al riciclaggio non ho parlato
di studio, o meglio ho spiegato che vi  stata una fase di
studio di tale problema, alla quale  seguita e sta seguendo
una fase concreta, non pi di studio ma di ricerca dei
collegamenti tra le varie ipotesi di riciclaggio che si vanno
affacciando in tutto il paese.
E'molto semplice esporre in poche parole la strategia
della Procura nazionale, che  quella di cercare di snidare
tutti i collegamenti esistenti tra le organizzazioni criminali
nostrane (le cui operazioni sono abbastanza focalizzate e i
cui membri stiamo progressivamente identificando) e le
organizzazioni operanti all'estero, perch - questo sembra
essere il dato pi importante - vi  una certa unificazione
del mercato criminale europeo. Stiamo allora cercando di
identificare questo mercato criminale europeo, in particolare
dal punto di vista del riciclaggio ma anche sotto un profilo
pi ampio, perch gli accordi in materia di riciclaggio
arrivano dopo che tra le varie organizzazioni sono stati
conclusi accordi di tutt'altro genere, per esempio riguardo al
commercio di autovetture rubate con la Polonia o al traffico
di droga e armi con la Romania, la ex Cecoslovacchia ed
altri paesi dell'est. Quindi, la strategia della Procura
nazionale  proiettata soprattutto in questo senso.
Francamente,  difficile pensare, all'interno, a una strategia
nuova, che possa indicare strade nuove. Stiamo assistendo
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all'apparente sgretolamento delle varie organizzazioni, che si
presenta abbastanza prepotentemente, ma anche all'espansione
delle organizzazioni verso l'estero. Allora, credo che la
strategia da seguire debba essere quella di identificare quali
siano i rapporti che si vanno stabilendo con altri paesi, su
che base si vadano stabilendo e quale sia l'apporto delle
varie organizzazioni. Le idee cominciano a profilarsi in
questa materia; non  pi una fase soltanto di studio ma anche
di ricerca abbastanza avanzata.
In questa operazione devo poter contare sulla DIA, sul
Servizio centrale operativo della polizia e sul ROS dei
carabinieri, che sono gli organismi ai quali la Procura
nazionale pu far capo. Con la DIA, per una parte, e con
queste altre due organizzazioni per le altre, stiamo cercando
di mettere a fuoco questi argomenti. Questa  la strategia
attuale della Procura. Non saprei suggerire sul piano
nazionale una strategia del tutto nuova, del tutto
particolare, se non quella di incoraggiare la collaborazione,
di perseverare nell'azione di aggressione e di continua
pressione sui gruppi criminali che abbiamo intrapreso e che
sta dando i suoi frutti, perch ormai circa il 10 per cento
delle persone arrestate in ogni operazione collabora. Quindi,
l'operazione di aggressione sta dando esiti abbastanza
imponenti. Per, strade nuove, locali, non saprei indicarle,
mentre la Procura pu individuarne riguardo ai nuovi rapporti
che si vanno stabilendo, anche in conseguenza della pressione
che ho ricordato: si tende a stabilire rapporti all'estero per
cercare di spostarvi gli interessi delle organizzazioni. Ma vi
sono anche organizzazioni che cercano di infiltrarsi da noi:
le cinesi in particolare, anche se per il momento limitano la
loro attivit ai loro connazionali. Probabilmente, se la mafia
lascia spazi aperti all'interno del nostro paese c' il
pericolo che questi spazi vengano occupati da altre
organizzazioni criminali, se non stiamo attenti a portare
avanti un'operazione in questo campo. E'ci che stiamo
cercando di realizzare: la nostra attenzione  polarizzata su
questi aspetti.
NICHI VENDOLA. Signor procuratore, ho conservato in
questi anni una riserva di fondo sulla Procura nazionale
antimafia, non frutto di dietrologia ma perch la procura
nasceva dopo una sostanziale rimozione delle ragioni che
avevano consentito lo smantellamento delle prime straordinarie
esperienze di rete intelligente, di coordinamento del lavoro
antimafia - diciamo tutta la vicenda del pool e della
sostanziale cancellazione di quella esperienza - e perch poi
conteneva dentro di s il rischio, che  quello che a noi pi
fa paura, della subordinazione al potere politico. Devo dire
con estrema sincerit che il modo con cui lei ha affrontato i
problemi dell'articolo 41-bis dell'ordinamento
penitenziario, della legislazione sui pentiti e dell'articolo
416-ter del codice penale - problema delicatissimo - mi
rinfranca molto, anche perch  dimostrazione sul campo di una
capacit di autonomia di giudizio.
Detto questo, le due attivit, i due poteri della Procura
nazionale - di coordinamento e di impulso - sono entrambi
straordinariamente importanti. In particolare, qualcuno di noi
ha potuto verificare sul territorio gli effetti del potere di
impulso. E'stato non soltanto, come si pu banalmente
intendere, una spinta alle indagini ma a volte  stato il
tentativo di fuoriuscire dalle secche dell'immobilismo, dalla
palude in cui alcuni tribunali - penso alla Puglia - avevano
lasciato incancrenire, morire, indagini davvero scottanti. Con
l'impulso vostro, per esempio, si  ripresa l'indagine sul
rogo del Petruzzelli e su tante altre vicende. Non so se
l'esperienza complessiva sia stata fallimentare o meno; non
entro in questo dibattito. Ma al di l di un dibattito di
questo genere faccio un'osservazione empirica: dalle mie parti
la Procura nazionale ha assolto un ruolo straordinariamente
importante.
C' un problema che mi turba. Molti le hanno posto la
questione delle attivit, sia di coordinamento sia soprattutto
di impulso, relativamente all'economia criminale, alla mafia
finanziaria, al problema del riciclaggio. Mi turba molto il
fatto che l'ormai sterminata letteratura sul pentitismo, le
narrazioni dei pentiti, se ci
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raccontano molto, dall'interno,
sull'universo delle organizzazioni criminali, rompono questo
vincolo di segretezza, per si fermano sulla soglia della
circolazione del denaro. Siamo in presenza di attivit
economiche che hanno un rilievo impressionante - credo che
siano paragonabili ai bilanci di qualche nazione - per 
difficile riuscire a capire effettivamente quale sia il
movimento di circolazione, tanto pi in una dinamica
dell'economia mondiale che preme molto sull'acceleratore della
finanziarizzazione. Lei sa che a questo livello diventa
difficile trovare il corpo del reato, il corpo della
formazione, della genesi di una determinata ricchezza
illecita.
Ecco, rispetto a questo livello del problema, che va molto
oltre la dimensione del solo riciclaggio, quale pu essere
l'attivit di coordinamento e di impulso?
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Per quel che riguarda le preoccupazioni che lei ha espresso in
relazione alla nascita della Procura nazionale, credo che
siano facilmente superabili pensando che se i pool hanno
dato ottima prova occorreva, per cos dire, un pool dei
pool. In parole povere, ad un certo momento, i
pool dovevano avere un punto di contatto, cio la
Procura nazionale, che solo in via straordinaria deve svolgere
la funzione di impulso. Deve svolgere la funzione di impulso
solo in modo straordinario, laddove ci sia un'inerzia delle
indagini e solo in quel caso. Per il resto, deve fare il
coordinamento, deve coordinare le indagini. L'impulso, ripeto,
lo deve dare quando c' inerzia nelle indagini. Intendiamoci:
con molta prudenza, perch occorre che l'inerzia delle
indagini sia provata, constatata, e non soltanto supposta,
perch si rischia di intromettersi nell'attivit del pubblico
ministero del luogo. Quindi, occorre estrema prudenza.
Per quel che riguarda il livello della collaborazione, 
vero che esso si ferma agli assassini, alle operazioni
militari e che sul riciclaggio l'apporto dato dai
collaboratori  scarsissimo. Devo confessare che ho intenzione
di riascoltare tutti i maggiori collaboratori attraverso
colloqui investigativi - personalmente o tramite colleghi
della Procura nazionale - per vedere se sono in grado di
aggiungere qualcosa. Per, dispero molto di raggiungere
risultati attraverso questa strada perch chi pu parlare di
queste cose sono i capi, cio coloro che sanno come si sono
svolte le maggiori operazioni; ma i capi fino a questo momento
per la verit hanno parlato poco. Tra l'altro, devo dire che
per quello che riguarda il fronte economico ognuno cerca di
parlare il meno possibile, perch cerca di conservare
qualcosa; come  intuibile, ognuno di loro pensa di conservare
qualche ricchezza e quindi  un settore nel quale si tende a
parlar poco. D'altra parte, non siamo neanche in grado di
muovere grosse contestazioni, perch non conosciamo i fatti.
Mentre c' tutta una serie di elementi che riportano
determinati fatti criminosi che si possono contestare al
collaboratore per indurlo a dire la verit su quei fatti,
sulle operazioni di carattere finanziario, non potendo
contestare nulla, non siamo in condizioni di poterlo
interrogare con efficacia. Coloro i quali conoscono queste
operazioni hanno la tendenza a non parlarne perch cercano di
conservare, per quanto  possibile, il proprio patrimonio.
In questo settore non credo sia possibile arrivare a
risultati attraverso i collaboratori; dispero molto che sia
possibile farlo. Pertanto  necessario agire attraverso le
indagini. Sono stati scritti fiumi di parole su come si devono
svolgere le indagini patrimoniali. La verit  che le indagini
patrimoniali fino ad oggi non sono state svolte come avrebbero
dovuto essere fatte per il semplice motivo che un'indagine
patrimoniale occupa un magistrato per anni e probabilmente
senza risultati immediati. E i sostituti delle procure non
sono in grado di seguire questo tipo di indagini perch devono
star dietro alle indagini correnti e quindi queste le
trascurano. Svolgere un'indagine patrimoniale significa ormai
inseguire un'operazione attraverso tutto il mondo, perch
ormai le operazioni sono fatte in parecchi paesi. Normalmente
un magistrato di una procura non si pu dedicare a queste
indagini, che richiedono
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mesi di accorte concatenazioni, di
successivi piccoli passi. Ecco perch ho portato l'attenzione
della Procura nazionale su questo settore in particolare,
pensando che essa potrebbe realizzare quel che non possono
fare le procure, che hanno un impegno quotidiano mentre la DNA
non  assillata da altri procedimenti.
Credo che solo cos si possano svolgere le indagini
patrimoniali, non sperando nelle dichiarazioni di futuri
collaboratori. Potranno anche arrivare - non bisogna disperare
- ma non si pu sperare soltanto in un colpo di fortuna,
bisogna avviare un discorso in maniera intelligente, cio
compiendo indagini che fino ad oggi non sono state fatte.
Bisogna partire dal dato certo di un determinato versamento
per risalire tutto il percorso che lo ha preceduto. Per
esempio, in questo settore, un campo di possibilit di
accertamento che si apre  quello delle misure di prevenzione.
Le varie misure di prevenzione che sono state applicate nel
passato sono state comminate in genere in funzione di dati
riguardanti anche i patrimoni dei soggetti interessati.
Quindi, riprendendo questi dati, collegando i vari fatti,
bisogna poi risalire dal particolare al generale. Poi, c'
tutta l'attivit investigativa di altro genere, fatta di
intercettazioni, di infiltrati in un certo settore, dalla
quale possiamo ricavare elementi che riguardano anche il
riciclaggio, qualche volta anche per somme imponenti.
PRESIDENTE. Ancora non esiste professionalit in questo
campo.
LUIGI RAMPONI. Va costruita.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia. Lo
so,  una professionalit che non  facile da trovare.
NICHI VENDOLA. Anche per gli ostacoli frapposti dalle
banche.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Per farmi capire, far il caso di un'operazione, che noi
seguivamo, fatta all'estero. In questa operazione gli esperti
della Banca d'Italia - assai competenti - hanno avuto
difficolt a capire cosa stessero facendo. E aggiungo che
colui che stava compiendo l'operazione illecita era poco pi
che un ignorante. Ormai eseguono operazioni cos sofisticate
che, anche da parte di chi va a studiarle, occorre molta
capacit, molta professionalit. In questo non  che io possa
far conto su molti magistrati e su un grosso numero di agenti
perch, in fondo,  solo la Guardia di finanza, e ad un certo
livello, che  capace di fare questo lavoro, mentre le altre
forze dell'ordine non sono abituate a seguirlo. Ecco, dunque,
da dove derivano le difficolt.
Soprattutto, bisogna vincere la mentalit per cui queste
indagini, nel passato, non sono mai state approfondite. Ci si
limita a fare il sequestro dei beni del mafioso, senza
procedere ad una ricerca vera. Ad esempio, nessuno ha mai
preso e guardato "al microscopio" la famiglia Santapaola per
raccogliere tutte le possibili notizie patrimoniali che la
riguardano.
PRESIDENTE. Neanche Tot Riina, mi sembra.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Tot Riina gi costituisce un elemento a s stante. Per il
patrimonio di Tot Riina hanno fatto le indagini, ed anche
bene, ma io parlo di qualcosa di diverso, di un'intera
famiglia intesa non come famiglia genetica ma come cosca
mafiosa. Cercare tutto quello che in Italia esiste, tutte le
notizie che abbiamo su questioni patrimoniali e finanziarie
che riguardano la famiglia Santapaola e metterle insieme per
individuare un filo comune da cui risalire non  mai stato
fatto e difficilmente pu essere fatto da un magistrato. Lo
dico perch ci vuole una professionalit molto accentuata e
perch il magistrato non ha tempo di stare dietro a queste
cose. Pu invece farlo la Procura nazionale, che ha maggiore
disponibilit di tempo; perlomeno pu avviare il lavoro e
svolgerlo insieme ai magistrati delle singole procure. Questo
 ci che io mi riprometto di fare in questo settore e che ho
cominciato a fare, perch in questo momento
Pagina 190
ho gi due magistrati che stanno seguendo indagini di
riciclaggio presso procure distrettuali della Repubblica.
LUIGI RAMPONI. N ci sono strumenti normativi che
aiutino.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Anche all'estero, intendiamoci... Ci sono tutti quei paesi che
costituiscono i paradisi fiscali ed altri paesi che, pur non
essendo paradisi fiscali, frappongono tante di quelle
difficolt che  difficile poter eseguire un'indagine
patrimoniale. Quindi,  un tema molto difficile, ma  su
questo tema che ci dobbiamo misurare. Intendiamoci bene.
GIUSEPPE AYALA. Ci sono paesi che neppure rispondono.
PRESIDENTE. Come l'Austria, che non rispondeva mai.
ANTONIO BARGONE. La mia domanda si riferisce ad una
affermazione fatta dal dottor Siclari nella sua peraltro
efficace e brillante esposizione. Egli ha parlato di calo di
tensione nella lotta alla mafia: vorrei chiedere in che senso,
cio in quali settori e, soprattutto, a chi sia attribuibile,
perch parlare di calo di tensione significa, naturalmente,
lanciare un allarme che, in qualche modo, va raccolto dalla
Commissione antimafia. Quindi vorrei chiederle, dottor
Siclari, di essere pi preciso su questo punto.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Parlando di calo di tensione mi riferivo - credo di averlo
detto esplicitamente - alla collettivit. Nella collettivit
c' stato, a mio giudizio, un calo di tensione.
Il riferimento - intendiamoci - non  del tutto generico.
Il riferimento  al fatto che collaborazioni da parte della
collettivit che si stavano affacciando si sono spente. Quindi
 una constatazione, non  soltanto una sensazione del
procuratore nazionale. E'una constatazione: c'era, in alcune
parti della Sicilia e della Calabria, una certa spinta della
collettivit a collaborare finalmente con le autorit per la
lotta alla mafia e questa si  andata spegnendo. A cosa 
dovuto? Credo sia dovuto a molti fattori.
E'dovuto al fatto che siamo angosciati da una situazione
economica che, naturalmente, fa pensare soprattutto a questo
tipo di problemi e non ad altri che, per la maggior parte
della gente, sono pi lontani. E'dovuto al fatto che 
cambiato il sistema e non c' stata una immediata reazione da
parte di coloro che appartengono al nuovo sistema. Mi
riferisco ad un'immediata presa di posizione nel dire che
occorreva continuare a combattere la criminalit organizzata e
bisognava continuare a stare in alto con gli animi, che la
tensione doveva essere forte.
Non sto muovendo rimproveri, sto facendo delle
constatazioni oggettive. Se poi dovessi dire da cosa traggo
ancora questa sensazione, potrei dire che la traggo dal fatto
che, da qualche tempo, vedo che si presta molta attenzione
alle prostitute delle varie parti d'Italia e meno ai problemi
che riguardano la criminalit. Aspettavo con grande ansia che
si riformasse la Commissione antimafia proprio perch penso
che la Commissione possa fare questa operazione.
Non basta che parli soltanto il ministro dell'interno e
che questi dica che vuole fare la lotta alla mafia. Vi deve
essere qualcosa di pi collettivo.
PRESIDENTE. Anche pi fattivo, se vogliamo.
BRUNO SICLARI, Procuratore nazionale antimafia.
Qualcuno mi dia ragione, se ho ragione: i mafiosi intendono le
dichiarazioni del ministro dell'interno come un dovere che
questi ha; ritengono che egli in questo modo faccia
semplicemente il suo mestiere. Dico questo con tutto
l'apprezzamento che ho - per carit! - per il ministro
dell'interno. Lo apprezzo e sono io stesso a chiedergli di
prendere posizione. Per questo  l'atteggiamento che egli
deve avere proprio perch  il ministro dell'interno. Forse
occorre che si dica pi collegialmente e pi collettivamente
Pagina 191
che la lotta alla mafia deve essere fatta e deve essere
perseguita con l'impegno con cui  stata portata avanti
finora. Non dico queste cose con tono di rimprovero bens come
una constatazione e come una richiesta che una persona che
segue questa lotta ha il dovere di fare.
PRESIDENTE. Poich non ci sono altri commissari che
intendono formulare domande, ringrazio, a nome di tutta la
Commissione, il procuratore Siclari per questa lunga
audizione.
Audizione del generale Costantino Berlenghi, comandante
generale della Guardia di finanza.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del
generale di corpo d'armata Costantino Berlenghi, comandante
generale della Guardia di finanza. Tale audizione ha per
oggetto le infiltrazioni della criminalit nelle attivit
economiche e sulla struttura di controllo dei movimenti
finanziari, con particolare riferimento al problema del
riciclaggio.
Do la parola al generale Berlenghi per la relazione
introduttiva.
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. La ringrazio, signor presidente e colgo
l'occasione per salutare tutti i presenti.
E'per me un'opportunit quella di poter affrontare il
tema relativo alle infiltrazioni della criminalit nelle
attivit economiche e alla struttura di controllo dei
movimenti finanziari, con particolare riferimento al problema
del riciclaggio, nel senso che mi consente di fornire un
esaustivo quadro di valutazione in una relazione che, con
relativi allegati, depositer - salvo diverso orientamento da
parte del presidente - e con la quale potr delineare, sia
pure sinteticamente, il ruolo della Guardia di finanza
nell'azione di contrasto alla criminalit organizzata.
Vorrei fare una premessa brevissima, con la quale mettere
in evidenza che la legge di riordinamento del Corpo, la n. 189
del 1959, caratterizza la Guardia di finanza come organismo di
polizia al quale  attribuita la tutela degli interessi
erariali dello Stato. Questo attraverso un'attivit di
prevenzione, di ricerca e di denunzia degli illeciti di natura
finanziaria, nonch mediante la vigilanza sull'applicazione
delle disposizioni di interesse politico-economico.
Per il raggiungimento di questi obiettivi il Corpo ha
sviluppato dei moduli operativi standard (verifiche fiscali,
investigazioni patrimoniali, eccetera) che sono stati
collaudati nel tempo e che costituiscono ormai patrimonio
culturale e professionale dei suoi appartenenti.
Tuttavia, la sempre pi accreditata convinzione della
remunerativit di un'aggressione al crimine organizzato sul
versante economico, oltre che facendo ricorso alle ordinarie e
tradizionali tecniche di polizia, se da una parte ha
determinato l'introduzione nel nostro ordinamento giuridico di
norme di valenza straordinaria e totalmente innovative - tali
da essere produttive di risultati di rilievo -, dall'altra,
accentuando le cosiddette investigazioni economiche, ha
comportato un sempre pi assorbente coinvolgimento del
personale del Corpo, proprio perch  istituzionalmente una
polizia economico-finanziaria. L'importanza della componente
economica del fenomeno criminale, gli strumenti attraverso i
quali le organizzazioni perseguono i propri obiettivi, il
coinvolgimento di strutture finanziarie ed imprenditoriali e
l'attacco deciso contro l'economia sana del paese impongono
professionalit e capacit investigative, che ritengo siano
rinvenibili soprattutto nella Guardia di finanza, che  in
grado, con le sue potest e con l'esperienza operativa, di
incidere con efficacia sui flussi finanziari e sui patrimoni
illecitamente acquisiti.
In altri termini, la Guardia di finanza  "attratta" dal
legislatore nel quadro del contrasto al crimine organizzato di
stampo mafioso, per la sua capacit di investigazione
documentale sotto il profilo economico-finanziario. La Guardia
di finanza svolge un ruolo di polizia giudiziaria
"specializzata", impegnata sul versante della ricostruzione
finanziaria delle attivit criminose. Tutto ci trova
emblematica
Pagina 192
conferma in tutte le inchieste condotte negli
ultimi tempi. Il particolare ruolo svolto dalla Guardia di
finanza  stato riconosciuto anche dal Ministero dell'interno,
in occasione dell'emanazione del decreto del 22 gennaio 1992,
quando, nel disciplinare il coordinamento tra le forze di
polizia, gli  stata attribuita una prevalente competenza nel
contrasto ai fenomeni criminosi, con particolare riguardo al
riciclaggio ed alle frodi comunitarie, compreso il
contrabbando. E'vero che la massima funzionalit del sistema
nella lotta alla criminalit organizzata si raggiunge con il
coordinamento di tutte le forze di polizia, ma  altrettanto
vero che ognuna di esse deve ottimizzare il proprio ruolo.
Sotto questo profilo, il ruolo della Guardia di finanza
consiste nell'aggredire il crimine economico nei "santuari"
dove questo si cela e, soprattutto, nel cogliere il momento di
vulnerabilit nel processo di "pulizia" del denaro sporco.
Passando ad affrontare lo specifico problema
dell'infiltrazione della criminalit nelle attivit
economiche, ritengo di dover sottolineare il fatto che la
realt economica mondiale  in continua trasformazione e
presenta aspetti legati ad un sistema finanziario
internazionale aperto, con ampi movimenti di capitali,
diffusione capillare di servizi bancari e parabancari,
utilizzo di forme spesso inusuali nella raccolta del
risparmio, adozione di strumenti diversificati nell'erogazione
del credito. In pratica, da un mercato protetto si  passati
ad un mercato concorrenziale ed internazionalmente integrato.
In tale contesto si trova ad operare anche la criminalit,
specie quella organizzata che, assunti i caratteri tipici di
un'impresa multinazionale,  in grado non solo di turbare il
sistema economico nel suo complesso ma anche di inquinare le
stesse attivit imprenditoriali. Infatti, la "ragione
economica", nell'evoluzione del sistema criminale, si 
progressivamente estesa ai pi disparati settori suscettibili
di garantire elevati profitti e celare l'origine illecita
degli investimenti.
Probabilmente non  possibile procedere ad una esatta,
oggettiva quantificazione e qualificazione dell'entit del
fenomeno in esame, considerata sia la mutevolezza dei termini
adottati in risposta alle variazioni dell'economia ed agli
strumenti introdotti dallo Stato per combattere le varie forze
delinquenziali sia, soprattutto, la mancanza di appositi ed
idonei sensori, fattori questi che spesso non ci consentono di
avere sufficienti parametri di riferimento. D'altro canto,
anche le indagini condotte dalle associazioni di categoria
hanno portato a stime non univoche e significativamente
differenziate. A tale proposito ricordo che la FIPE
(Federazione italiana pubblici esercizi), con riferimento al
1993,  pervenuta alla conclusione che il patrimonio illecito
detenuto dalla criminalit organizzata ed il volume di affari
annuo dalla stessa realizzato possano essere valutati,
rispettivamente, in 400 mila miliardi e in 109 mila miliardi
di lire. La Confcommercio, di contro, ha stimato i traffici
illeciti in 230 mila miliardi e gli investimenti in attivit
economiche in circa 44 mila miliardi. Da parte sua, il CENSIS
(Centro studi investimenti sociali) aveva determinato, per il
1988, la dimensione dell'illecito in circa 100 mila miliardi
ed il patrimonio di matrice mafiosa in 4800 miliardi. Non mi
soffermo su questi dati, ma non posso fare a meno di
constatare come vi siano differenziazioni molto consistenti
che non consentono di configurare una stima sufficientemente
precisa.
A fronte dell'accettazione del principio di carattere
generale in base al quale la grande disponibilit di denaro
delle organizzazioni criminali consente a queste ultime di
operare in regime di privilegio rispetto alla concorrenza, con
possibilit di investimento in tutti i settori economici, la
quantificazione del fenomeno resta tuttora una operazione
molto ardua. Per ci che concerne i settori di investimento
(sui quali non mi soffermo, anche perch sono ben noti a
tutti), i comparti oggetto di impiego di fondi illeciti sono
rappresentati soprattutto dai settori immobiliare, societario,
finanziario, agricolo, dei servizi, dell'import-export, della
grande distribuzione, dell'acquisto di opere d'arte, di oro e
di altri metalli preziosi. Per ulteriori approfondimenti a
Pagina 193
tale riguardo, rinvio alla relazione scritta che lascer agli
atti della Commissione.
Risultati significativi abbiamo ottenuto nei sequestri
operati nel 1993 ed all'inizio di quest'anno, relativamente a
255 aziende commerciali, per un valore complessivo di circa
274 miliardi di lire.
Normalmente l'infiltrazione della criminalit
nell'economia legale, con l'assunzione di un'apparente
legittimit della ricchezza posseduta,  preceduta da due
fasi. Una prima fase, che rappresenta il momento di maggior
rischio, riguarda l'acquisto di beni mobili ed immobili, la
concessione di prestiti, di finanziamenti, di sovvenzioni,
scambi di moneta con istituti bancari, acquisti di azioni,
obbligazioni e titoli di Stato. La seconda fase si sostanzia
invece nella creazione di schermature allo scopo di
allontanare giuridicamente il provento dalla fonte.
Da tutto questo si desume che la difficolt di individuare
le forme di penetrazione della criminalit nel settore
dell'economia deriva soprattutto dalla circostanza che i
sistemi alla base della gestione dei capitali illegittimi poco
o nulla differiscono da quelli impiegati per i capitali
legittimi. La sola differenza di rilievo  data dall'origine
dei patrimoni, atteso che, per finalit di evasione fiscale, 
spesso necessario porre in essere attivit di copertura
analoghe a quelle riconducibili all'utilizzo di capitali
leciti.
Sistemi pi "brutali" di condizionamento dell'economia
sono invece da identificarsi nell'estorsione e nell'usura.
Quest'ultima, in particolare, ha fatto registrare un
trend ascendente e, per tale ragione, sta investendo il
tessuto economico-sociale del paese in modo sempre pi
preoccupante. L'attuale recrudescenza del fenomeno 
strettamente correlata all'andamento dell'economia nazionale.
Una regola generale vuole, infatti, un costante riemergere
dell'usura in misura direttamente proporzionale alla gravit
dei cicli recessivi ed alle difficolt di accesso al credito
bancario.
Numerosi sono i segnali che indicano il crescente
interesse, anche in questo comparto, delle tradizionali
aggregazioni di stampo mafioso. Non a caso, nel corso della
precedente legislatura, la Commissione antimafia ha pi volte
sottolineato questa ingerenza.
Inoltre, le risultanze investigative degli ultimi tempi ed
alcune recenti audizioni della Commissione antimafia
evidenziano il pericolo di una connessione fra la criminalit
economica organizzata e l'attivit di alcune societ
finanziarie. L'ingerenza del crimine organizzato nel settore
dell'usura rileva, inoltre, anche in una fase successiva, vale
a dire nell'attivit di recupero dei crediti.
Se  vero che la pratica dell'usura costituisce oggi uno
dei canali privilegiati attraverso i quali la criminalit
organizzata entra in affari, il dato saliente  costituito non
tanto dalla riscossione dell'interesse usuraio quanto,
piuttosto, dal porsi il fenomeno come strumentale
all'acquisizione di imprese in crisi, mediante la formale
conservazione della titolarit dell'impresa in capo
all'esecutore e la materiale dipendenza dello stesso da un
socio occulto. L'ingresso nel mercato dell'imprenditore
mafioso, inoltre, tende ad incidere in chiave monopolistica
sullo stesso, eliminando la concorrenza ed imponendo agli
imprenditori, a monte o a valle del ciclo produttivo,
l'utilizzo dei suoi prodotti e dei suoi servizi. Anche nel
caso dell'usura, pertanto, la strategia criminale appare
finalizzata all'affermazione o al consolidamento del controllo
del territorio.
Per quanto concerne la struttura di controllo dei
movimenti finanziari con particolare riferimento al fenomeno
del riciclaggio, l'azione della Guardia di finanza si 
sviluppata con particolare riguardo alle forme di acquisizione
delle disponibilit illecite ed alle fonti di finanziamento.
Sotto questo aspetto rilevano innanzitutto le attivit svolte
in materia di riciclaggio, come manifestazione emblematica di
riconversione dei valori illeciti acquisiti, nonch di
repressione del contrabbando in ogni sua forma e,
segnatamente, di tabacchi lavorati esteri e di traffico di
stupefacenti.
In relazione all'importante tematica dell'accertamento dei
patrimoni illeciti,
Pagina 194
occorre sottolineare la rilevanza che le
organizzazioni criminali annettono all'aspetto
economico-finanziario della loro attivit illecita. Basti
considerare l'enorme massa di denaro che deve essere gestita
non solo per una sua utilizzazione nell'economia legale ma,
soprattutto, per finanziare nuove imprese criminose. In
entrambi i casi, l'imprenditoria criminale  vincolata dalla
logica di mercato. Vi  una imprescindibile esigenza che
costituisce anche un limite obiettivo: la ricchezza
proveniente dall'associazionismo mafioso deve essere
"ripulita". Per conseguire tale risultato occorre un circuito
esterno rispetto all'organizzazione ed  in quella fase che,
emergendo i flussi finanziari, si verifica la vulnerabilit
che espone la criminalit organizzata al rischio di subire
sequestri e confische.
Tale realt ha imposto al Corpo una revisione del suo
assetto fondamentale (nel senso, cio, di una modifica
dell'ordinamento interno della Guardia di finanza) nonch una
evoluzione nelle tecniche e nella professionalit, oltre ad
un'accentuazione dell'attivit repressiva e ad una
intensificazione della cooperazione internazionale.
Per quanto riguarda le revisioni ordinative, le linee
direttrici seguite dalla Guardia di finanza hanno riguardato
l'assunzione di provvedimenti con riferimento sia alle realt
locali sia ad una dimensione di tipo nazionale. Prima ancora
che arrivassi al Corpo, erano gi stati istituiti il Comando
zona calabra ed il Nucleo regionale di polizia tributaria,
entrambi con sede a Catanzaro. Tale soluzione si  resa
necessaria per infittire la presenza del Corpo nell'area
calabrese e per garantire il coordinamento di vertice delle
indagini in sede regionale. Sul piano nazionale  stato
costituito lo SCICO (Servizio centrale di investigazione sulla
criminalit organizzata), la cui creazione ha fatto seguito
alla precedente costituzione dei GICO (Gruppi investigativi
sulla criminalit organizzata). In sostanza, la Guardia di
finanza ha in un primo tempo costituito gruppi investigativi a
livello regionale; in un secondo momento ha avvertito la
necessit, anche per ottemperare alla normativa vigente, di
prevedere un controllo unico a livello centrale. Per tale
ragione  sorto lo SCICO. Il servizio  retto da un generale
di brigata, dipende direttamente dal Comando generale, dispone
complessivamente di circa 800 uomini (58 ufficiali, 577
sottufficiali e 158 appuntati e finanzieri, per un totale di
793 unit). Gli SCICO sono meno noti dei GICO, che sono a
livello regionale ed hanno un'entit variabile in relazione
alle esigenze della regione in cui operano, da un minimo di 30
ad un massimo di 85 in quello di Napoli e di 97 in quello di
Palermo. Lo SCICO di Roma ha 170 uomini ed  in diretto
collegamento con il procuratore nazionale antimafia;
naturalmente i GICO lo sono con i procuratori distrettuali.
Lo SCICO  retto da un generale di brigata e, ripeto,
dipende direttamente dal comando generale. Corrisponde alle
richieste del procuratore nazionale antimafia ed assicura il
collegamento informativo, investigativo ed operativo con i
servizi centrali delle altre forze di polizia (ROS e SCO,
oltre che DIA). Raccorda a livello centrale gli elementi
informativi acquisiti nell'ambito del corpo.
Oltre alla costituzione degli SCICO e dei GICO, la Guardia
di finanza ha provveduto alla revisione del nucleo di polizia
tributaria che inizialmente era stato costituito per compiti
di prevenzione, accertamento e repressione delle violazioni
alla normativa valutaria. Questo nucleo speciale di polizia
valutaria  composto da poco meno di duecento uomini ed oggi,
a motivo dell'intervenuta liberalizzazione dei movimenti di
capitali, agisce soprattutto nel settore dell'esecuzione di
indagini nel settore finanziario e quindi  molto utile per la
lotta contro la criminalit organizzata, anche per la
consolidata esperienza acquisita nel campo degli accertamenti
verso le banche.
La revisione ordinamentale disposta nell'ambito del Corpo
 stata oggetto di una apposita circolare che puntualizza le
aree di intervento operativo, attribuisce un ruolo primario a
quest'attivit, stabilisce le ipotesi di intervento e prevede
Pagina 195
la partecipazione a titolo di concorso o su delega di tutti i
reparti del Corpo. Naturalmente, tutto questo  supportato da
un appropriato ed adeguato interscambio informativo che
avviene sia nell'ambito del Corpo sia con le altre forze di
polizia.
Sul versante dell'accertamento dei patrimoni illeciti, il
Corpo ha sviluppato, sia di iniziativa sia a richiesta,
un'intensa attivit investigativa e repressiva rivolta
soprattutto al sequestro delle ricchezze frutto di attivit
illecite. Nelle sue linee generali, l'obiettivo di tale
attivit  quello di individuare e comprimere le fonti di
finanziamento illecito; investigare sui canali finanziari
utilizzati per lo stazionamento e la successiva trasformazione
dei capitali; intervenire sui mezzi e sulle forme del
reimpiego.
Particolare rilevanza assume, in proposito, il ruolo del
nucleo speciale di polizia volontaria che  proiettato al
controllo sull'intermediazione finanziaria mobiliare (SIM) ed
al contrasto all'illecita utilizzazione del sistema
finanziario a scopo di riciclaggio. A questo riguardo  stato
portato a termine un puntuale censimento di tutti gli
intermediari finanziari iscritti nell'elenco ex articolo 106
del decreto legislativo 1^ settembre 1993, n. 385, che
risultano essere complessivamente 21.143, i quali hanno
segnalato complessivamente 29.991 attivit, di cui 2.300
esercitate verso il pubblico. Questi dati sono riportati in un
allegato alla relazione che consegner alla Commissione. A
questo riguardo mi preme sottolineare l'obbligo della
segnalazione alle autorit di polizia delle transazioni
sospette; ritorner sull'argomento con una proposta.
Passando a considerare i risultati conseguiti, per quanto
attiene al sequestro di beni e alle indagini condotte, nel
periodo 1989-1992 la Guardia di finanza ha sequestrato beni
per circa 420 miliardi, di cui circa 194 confiscati, ed ha
svolto 4.897 indagini di sua iniziativa o a richiesta dei
competenti organi. Nel periodo 1993-31 agosto 1994, i beni
sequestrati sono saliti notevolmente: da 420 si  passati a
1.170 miliardi, in un anno e otto mesi, di cui 129 gi
confiscati. Le indagini attivate in questo periodo sono state
680.
A questo proposito vorrei sottolineare che il sensibile
incremento dei sequestri in questi ultimi due anni  stato
reso possibile soprattutto per effetto delle norme di legge
introdotte di recente in materia di trasferimento fraudolento
di valori. Mi riferisco in particolare all'articolo
12-quinquies della legge n. 356 del 1992,
successivamente modificato dalla legge n. 501 del 1994. E'
nota la valenza di quest'ultima legge - in particolare mi
riferisco all'introduzione nella legge n. 356 dell'articolo
12-sexies- che inverte il normale rapporto processuale
e prevede che in caso di condanna per gravi delitti ben
identificati, indicati diffusamente nella relazione, sia
sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle
utilit di cui il condannato, e non l'accusa, non possa
giustificare la provenienza e di cui risulti essere titolare o
avere la disponibilit.
Per quanto riguarda la normativa antiriciclaggio, vorrei
sottolineare provvedimenti ben noti quali la legge n. 197 del
1991, che riguarda la limitazione dell'uso del contante e dei
titoli al portatore. Mi soffermo nel rilevare che le indagini
condotte sono state 122, delle quali 31 ancora in corso; sono
state denunciate 198 persone e sono stati colpiti da
provvedimenti restrittivi 16 soggetti; gli importi o valori
oggetto del reato di riciclaggio sono stati pari ad oltre 103
miliardi. Nell'allegato metto in evidenza le metodologie del
riciclaggio sino ad ora scoperte dal Corpo, nonch alcuni dati
relativi ad operazioni di particolare rilievo ed a specifici
casi di riciclaggio che sono stati operativamente appurati (si
tratta di 16 casi).
Vorrei mettere in evidenza che dall'entrata in vigore
della legge n. 197 del 1991 le segnalazioni di cosiddette
operazioni sospette pervenute dalle questure al nucleo
speciale di polizia tributaria ammontano complessivamente a
888. Nei primi tempi di applicazione della legge queste
segnalazioni erano assai limitate; nel primo anno erano poche
decine. Le cose oggi funzionano molto meglio, ma ci non
toglie che i dati non appaiano soddisfacenti; comunque gli
Pagina 196
interventi maggiori sono stati registrati nel corso del 1993 e
del 1994.
L'approfondimento di tali segnalazioni ha permesso di
riscontrare violazioni amministrative riferite a circa 165
miliardi; violazioni penali dell'ordine di 50 miliardi;
fatturazioni per operazioni inesistenti nell'ordine di 263
miliardi. Non fornisco dati di dettaglio, ma vorrei mettere in
evidenza come in questo settore vi sia molto da fare perch si
dovrebbero trovare innovazioni legislative che comportino
l'obbligo di segnalare operazioni sospette in determinati casi
oggettivamente rilevanti, senza lasciare la facolt
all'operatore di banca di farlo di sua iniziativa. Torner su
questo aspetto.
Vorrei mettere in evidenza anche la cooperazione
internazionale. Il riciclaggio  un fenomeno mondiale, che non
pu essere valutato in ambito nazionale perch si finisce con
il vanificare ogni normativa di contrasto, anche la pi
rigorosa, se non si realizza un coinvolgimento mondiale nelle
attivit preventive e repressive. E'quanto la Guardia di
finanza sta facendo, estendendo i rapporti con organismi
esteri similari, ai quali ho gi fatto cenno.
Le linee propositive riguardano essenzialmente due
questioni fondamentali: la modifica al regime delle
segnalazioni per le cosiddette operazioni sospette;
l'istituzione di una vera e propria banca dati. Quanto
all'importanza di una coordinata e fattiva collaborazione per
contrastare il riciclaggio, ricordo che  necessario il
coinvolgimento attivo degli intermediari finanziari. Si rileva
infatti che il sistema, cos come ora congegnato, da un lato
difficilmente pu portare a risultati significativi in linea
repressiva, dall'altro genera attivit investigative
dispendiose e, in molti casi, non idonee a raggiungere il
fine. Occorre quindi compiere due tipi di scelte: la prima, 
quella di rimodulare l'obbligo della segnalazione, riducendo o
meglio annullando i vincoli soggettivi degli operatori e
tutelando al massimo la riservatezza della segnalazione, allo
scopo di creare delle condizioni potenzialmente pi favorevoli
per un massiccio afflusso delle segnalazioni stesse; in altri
termini, oggettivizzare e rendere automatiche le segnalazioni
mediante elaborazioni informatiche fondate su parametri di
anormalit predeterminati. Questa impostazione consentirebbe
di spersonalizzare la responsabilit della valutazione,
eliminando i contenuti di soggettivit e di discrezionalit
oggi presenti, di assicurare una maggiore omogeneit di
applicazione della norma, di evitare di esporre a rischio i
singoli operatori bancari, di calibrare la massa delle
segnalazioni sulla base dei parametri qualitativi e
quantitativi adottati, che dovrebbero essere completamente
ridefiniti sulla scorta delle esperienze maturate.
Una seconda scelta, senza dubbio coraggiosa ma
indubbiamente pi trasparente, sarebbe quella di prevedere,
una volta modificato l'attuale contesto normativo, la
costituzione di una banca dati da gestire attraverso un
sistema esperto che sia in grado di interfacciare le
segnalazioni con altre disponibili in altre banche dati, al
fine di far emergere situazioni anomale meritevoli di
approfondimenti investigativi.
La Guardia di finanza  idonea agli approfondimenti
investigativi nelle indagini bancarie su dati che fanno
pensare ad indici di rischio maggiori ed invece disperde le
sue energie quando queste informazioni non vengono
interfacciate e non consentono quindi di raggiungere risultati
validi.
Un altro argomento riguarda il centro per la repressione
delle frodi comunitarie, istituito di recente, e la necessit
di ottenere il conferimento ai militari del Corpo delle
medesime potest di intervento previste in materia fiscale. Le
frodi comunitarie hanno indotto il comando generale a
rimettere all'autorit di Governo uno schema di provvedimento
normativo che riguarda l'istituzione di questo nucleo ed il
conferimento di quelle potest alle quali accennavo. Questo
nucleo consentirebbe di ottenere risultati di rilievo partendo
da scritture elementari, per risalire ai bilanci. La
professionalit specifica e particolare della Guardia di
finanza consente di ricercare e denunciare le evasioni e
violazioni finanziarie che riguardano le frodi comunitarie
mentre svolge la normale attivit istituzionale, cio i vari
controlli fiscali che
Pagina 197
le sono demandati. Questo anche perch 
noto che le truffe in questo settore sono sempre legate alle
frodi fiscali connesse a fatture per operazioni
inesistenti.
La mia proposta sarebbe di confermare quanto la
Commissione antimafia della precedente legislatura aveva gi
proposto, cio di individuare nella Guardia di finanza il
referente naturale - senza voler invadere le competenze di
altri organi centrali - al quale demandare in misura formale
le attivit che in via di fatto gi stiamo svolgendo.
Per quanto riguarda l'usura, sarebbe opportuno valutare la
possibilit di estendere all'attivit delittuosa di usura le
disposizioni della legge n. 575 del 1965 che riguarda le
indagini e l'applicazione di misure di prevenzione a carattere
patrimoniale; di elevare i limiti edittali di pena in modo da
consentire l'utilizzazione di tutti gli strumenti
investigativi, mi riferisco in particolare alle
intercettazioni; di prevedere anche per i reati di usura la
possibilit di procedere alle operazioni cosiddette sotto
copertura; di valutare la possibilit di prevedere maggiori
forme di tutela legislativa per gli operatori di polizia che
operano sotto copertura; di estendere anche ai comuni gli
obblighi gi previsti per i notai.
Il quadro delineato consente di affermare che, nonostante
la complessit del fenomeno delle infiltrazioni della
criminalit nell'economia, importanti passi sono stati
compiuti sia sul piano normativo sia su quello strutturale. In
questo contesto si pongono i provvedimenti che anche la
guardia di finanza ha assunto per affinare ulteriormente la
propria organizzazione. E'tuttavia necessario, affinch
l'azione di polizia criminale sia ancora pi incisiva e
adeguata, che le interconnessioni fra movimenti finanziari,
frodi fiscali, frodi comunitarie e riciclaggio siano
globalmente considerate e affrontate in un unico contesto.
L'interconnessione delle attivit criminali poste in essere
dalla delinquenza organizzata  infatti un dato evidente; la
vittoria dello Stato dipende direttamente dalla capacit di
individuare questi legami, di attaccare su pi fronti
l'egemonia dell'illecito attraverso la predisposizione di
ulteriori strumenti normativi di intervento, la rivisitazione
delle modalit di inoltro delle segnalazioni sospette e la
creazione di un'apposita banca dati centralizzata.
Lascio alla Commissione copia della relazione e sono a
disposizione per rispondere alle domande dei commissari.
PRESIDENTE. Ci sono anche degli allegati alla sua
relazione?
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. S, ci sono molti allegati che
contengono tutti i dati.
PRESIDENTE. Lei ha parlato di un'indagine sul
riciclaggio. E'possibile avere la relativa documentazione?
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Ho gi presentato un documento sul
riciclaggio nella presente legislatura...
PRESIDENTE. Lei ha parlato di diverse indagini.
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Ho qui degli allegati che contengono
dati molto significativi; chiedo scusa se vi ho accennato solo
rapidamente.
Oltre a contenere tutti i dati, alcuni allegati mettono in
evidenza le metodologie di riciclaggio individuate dalla
Guardia di finanza. La prima  il quella realizzata attraverso
societ di comodo ed emissione di fatture per operazioni
inesistenti; un'altra consiste nel riciclaggio di denaro
proveniente da stupefacenti con la connivenza di funzionari di
istituti di credito; vi  poi il riciclaggio attraverso
compensazioni valutarie e una quarta forma di riciclaggio
consistente in fittizie operazione commerciali con
l'estero.
Sono poi descritte operazioni, appena ultimate, relative a
casi realmente accaduti per i quali i processi devono ancora
cominciare; sono per precisati nomi e date. Vi  poi un
allegato nel quale vengono
Pagina 198
citati sedici casi di riciclaggio realmente verificatisi.
PRESIDENTE. Si sono svolti dei processi?
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
guardia di finanza. Vengono messi in evidenza i reati che
hanno dato origine all'indagine e per ciascuno viene descritto
il caso che si  verificato senza accennare all'attivit
processuale, che probabilmente non si  ancora svolta.
MICHELE FLORINO. Presidente, vorrei fare una proposta
sull'ordine dei lavori. L'audizione del procuratore Siclari si
 protratta pi a lungo del previsto, chiedo anzi scusa al
generale Berlenghi ed ai suoi collaboratori per il tempo che
hanno dovuto attendere. Poich la relazione che abbiamo
ascoltato  molto esauriente ed interessante e domani sar a
disposizione di tutti i colleghi, quindi anche di quelli
assenti - anche se  vero che gli assenti hanno sempre torto -
(inoltre, di questa seduta  redatto un resoconto
stenografico), per un migliore andamento dei lavori della
Commissione, per consentire la partecipazione di tutti, per
mantenere alta quella tensione a cui faceva riferimento il
procuratore Siclari, forse sarebbe opportuno prevedere una
successiva audizione del generale Berlenghi nella quale porre
pi compiutamente le domande.
PRESIDENTE. La tensione si tiene alta anche con la
partecipazione, anche se l'ora  scomoda.
FRANCESCA SCOPELLITI. Non siamo molti, quindi non credo
che le domande e le relative risposte occuperanno molto tempo.
Mi pare che chi  presente ed ha l'esigenza di rivolgere
domande al generale debba poterlo fare. Se poi gli assenti,
dopo aver letto la relazione, esprimeranno al presidente il
desiderio di incontrarsi nuovamente con il generale Berlenghi,
spero che il generale sar cos gentile da accettare un nuovo
invito.
PRESIDENTE. Mi sembra opportuno consentire ai colleghi
presenti di formulare le domande, anche per correttezza nei
confronti del generale che ci ha onorato della sua
presenza.
Propongo pertanto di proseguire l'audizione.
Pongo in votazione tale proposta.
(E'approvata).
GIUSEPPE SCOZZARI. La relazione del generale Berlenghi 
molto interessante, e sicuramente vi  bisogno di
approfondirla.
E'interessantissima la proposta sulle segnalazioni quasi
automatiche delle operazioni sospette che garantirebbero
l'anonimato all'operatore della banca, realizzando cos una
sorta di obiettivizzazione del meccanismo che tiene fuori gli
operatori bancari. Nel momento in cui la segnalazione viene
fatta, si avvia un'indagine, quindi c' sempre
l'individuazione dell'istituto che l'ha fatta. Attraverso
quali strumenti si pu garantire, in concreto, l'anonimato?
L'altra domanda riguarda l'usura. Oggi la Commissione
giustizia ha affrontato questo tema che presto arriver
all'esame del Parlamento. Innanzi tutto vorrei rassicurare il
generale sul fatto che  stata ampliata l'attivit delittuosa
di usura nel senso che sono state previste delle aggravanti e,
nel caso la nuova legge fosse approvata, questo reato sarebbe
perseguito non pi dalla procura presso la pretura, ma dalla
procura presso il tribunale. Quindi gli strumenti
investigativi disponibili saranno maggiori.
Oggi si  verificato una sorta di scontro giuridico e
politico sulla necessit di predeterminare o meno il tasso di
fisso di usura. Secondo lei,  giusto lasciare alla
discrezionalit del giudice l'individuazione del tasso
usurario, prevedendo un'aggravante se si supera per esempio il
quintuplo del tasso ufficiale di sconto, oppure sarebbe meglio
prevedere s l'aggravante in determinati casi, ma determinare
anche gli elementi che individuano il reato semplice?
Pagina 199
Personalmente ho proposto di stabilire che si configura
l'usura se il tasso supera tre volte e mezzo il tasso
effettivo annuo globale; l'aggravante si realizza nel momento
in cui lo supera di cinque volte. Il Governo  orientato a
prevedere solo l'aggravante; invece le associazioni
territoriali ci hanno pi volte invitato ad indicare un tasso
fisso attraverso il quale individuare le cosiddette
circostanze obiettive di punibilit nell'ambito delle quali
scatta il reato di usura. Quale di queste soluzioni a suo
parere  pi utile ai fini investigativi?
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Le sono grato per aver ricordato la mia
proposta in ordine alla segnalazione delle operazioni
sospette, che considero molto importante.
Due anni fa ho partecipato ad un incontro con gli
operatori bancari presso il Ministero dell'interno. In quella
occasione veniva rappresentata la preoccupazione delle
organizzazioni sindacali di categoria che il personale
corresse rischi che andavano ben al di l delle normali
responsabilit di un operatore bancario. Infatti, nel momento
in cui un operatore bancario rende nota la sensazione che stia
avvenendo qualcosa al di fuori delle regole, potrebbe divenire
oggetto di vessazioni. Vi  invece la possibilit che
operazioni sospette vengano segnalate automaticamente per via
informatica al verificarsi di determinati parametri,
estrapolando i dati che vengono recepiti da una apposita banca
dati, in modo da poter conservare l'anonimato dell'operatore.
Non sono un esperto di questi aspetti, ma credo non vi siano
difficolt nel realizzare questo sistema.
Per quanto riguarda il reato di usura, la guardia di
finanza  competente come le altre forze di polizia, ma non 
particolarmente specializzata. In una riunione al Ministero
dell'interno ne abbiamo discusso a lungo. In questa riunione
siamo stati abbastanza dubbiosi, ma la conclusione  stata
quella di lasciare alla discrezionalit del giudice
l'interpretazione del reato. Per sono favorevole a legare ad
una quantificazione l'aggravante (ritengo che ci sia molto
importante). Propendo per questa soluzione piuttosto che per
l'altra, anche se mi rendo conto che potrebbe essere precisato
il valore del reato di usura nei termini che lei aveva
citato.
PRESIDENTE. Potrebbe essere anche pi favorevole.
GIUSEPPE SCOZZARI. Stiamo studiando questo aspetto in
Commissione giustizia.
PRESIDENTE. Tutto dipende dalla disponibilit economica
della persona.
GIUSEPPE ARLACCHI. Far un'osservazione e due brevi
domande. L'osservazione riguarda le cifre iniziali da lei
citate nel corso della sua esposizione, concernenti il
fatturato dell'economia criminale italiana, basate su
informazioni provenienti da diverse fonti, come la federazione
italiana pubblici esercizi. Vorrei invitare la Guardia di
finanza da lei rappresentata a farsi partecipe di quello che
io chiamerei un movimento deflazionista che io ed altri
studiosi abbiamo fondato anni fa e che si propone lo scopo di
sgonfiare le cifre che queste organizzazioni, meritorie per
molti aspetti ma che non hanno spesso alcuna competenza nel
campo dell'economia e dell'economia criminale, lanciano
periodicamente in una gara "a chi fa la cifra pi grossa".
Come lei sa, 400 mila miliardi rappresentano circa un terzo
del reddito nazionale: si tratta di una cifra assolutamente
irrealistica, di dimensioni tali che se anche per ipotesi
fosse vera dovremmo andarcene tutti a casa. Sarebbe bene in
questo campo esercitare un'azione critica e vigile. So che la
Guardia di finanza per quanto riguarda, ad esempio, le cifre
relative al mercato della droga ha svolto in passato questa
azione deflazionistica e calmieratrice in documenti ufficiali,
purtroppo poco letti, la cui scarsa diffusione e conoscenza
contribuisce a far lievitare le cifre oltre ogni ragionevole
misura.
Dico questo anche ai colleghi che mi sentiranno fare
discorsi simili molto spesso; d'altronde ho studiato
l'argomento
Pagina 200
e vi assicuro che non giova ad alcuno indicare
cifre di queste dimensioni che, oltre a non essere
realisticamente fondate, inducono all'impotenza e allo
scoraggiamento nei confronti del fenomeno, che certamente ha
dimensioni economiche ragguardevolissime ma che, comunque, non
sono tali da essere fuori della portata di un'azione di
contrasto seria da parte di una comunit organizzata.
Chiudo la parentesi su questa mia osservazione che ha un
aspetto ironico e scherzoso e le rivolgo due domande.
La banca dati alla quale far affluire le informazioni
sulle diverse transazioni e soprattutto su quelle sospette so
che in passato  stata oggetto di una certa critica e di una
controversia (credo che allora fosse proprio il generale
Ramponi a dirigere la Guardia di finanza). Comunque, il
problema viene sollevato periodicamente ma poi questa banca
dati non si riesce a concretizzare per varie ragioni (in
passato per una certa opposizione delle banche). Ho appreso
dalla sua relazione che ancora oggi non esiste. Che cosa
dobbiamo fare per ottenerla?
La seconda domanda riguarda i GICO e gli SCICO. Lei ha
appena dichiarato che riguardano 800 uomini, una cifra molto
consistente, paragonabile, per dimensioni, a quelle dei ROS o
della DIA (la DIA  superiore e i ROS lievemente superiori a
questa cifra). Questi uomini vengono impiegati lungo le
direttive da lei illustrate della specializzazione crescente
della Guardia di finanza nei reati di tipo
economico-finanziario, o vengono impiegati in indagini a largo
raggio sulla criminalit organizzata? Nel primo caso avremmo
un uso in linea con i compiti della Guardia di finanza, nel
secondo vi  il rischio di un'accentuazione di quella
competizione deleteria tra troppi organismi investigativi nel
campo della criminalit organizzata, che il Parlamento e le
leggi degli ultimi anni cercano di scoraggiare. Come vengono
impiegati gli uomini dei GICO e degli SCICO?
COSTANTINO BERLENGHI. Comandante generale della
Guardia di finanza. In merito alla sua osservazione
iniziale - mi perdoni - ero portato a sorridere perch quello
che lei osservava in riferimento ad altri, sicuramente accade
per emulazione anche nell'ambito delle forze di polizia.
Ritengo che sia fondamentale evitare di "sparare" cifre
eccessivamente alte che non corrispondono alla realt. La
Guardia di finanza ha come riferimento i valori catastali che
credo siano i pi realistici. Se ci fosse un orientamento
interforze comune potrebbero essere considerati i dati
catastali moltiplicati per X, per non  assolutamente il caso
di "sparare" cifre, come fanno altre organizzazioni. I dati
che ho esposto riguardano esclusivamente la Guardia di
finanza, quindi sono sicuramente - e lei lo sa - poco
significativi. Quelli pi interessanti sono i dati globali che
si realizzano a livello di Ministero dell'interno da parte di
tutte le forze di polizia congiuntamente.
Sento parlare di banca dati da molto tempo; in particolare
lei ha citato il mio predecessore che ha gi affrontato questo
problema. Ritengo che la banca dati potrebbe essere gestita
dalla Guardia di finanza, che potrebbe utilizzare i dati anche
per questioni non strettamente connesse con la criminalit
organizzata. Altrimenti, essa potrebbe essere collocata
nell'ambito del Ministero del tesoro. Mi  stato accennato che
in questo caso essa potrebbe essere collocata nell'Ufficio
italiano cambi. Da quanto mi risulta da contatti intervenuti
non di recente, il Ministero del tesoro ha l'intenzione di
realizzarla. Bisogna per vedere come realizzarla e come
interconnetterla con tutti gli altri dati, perch una banca
dati non collegata con l'attivit investigativa delle forze di
polizia sarebbe poco produttiva e non ci consentirebbe di
intervenire a ragion veduta. Si tratta di una questione che
deve essere oggetto di attenzione e che il legislatore dovr
affrontare.
GIUSEPPE ARLACCHI. Dovremo occuparcene anche noi.
COSTANTINO BERLENGHI. Comandante generale della
Guardia di finanza.
Pagina 201
Penso di s. Sono comunque convinto di
questa necessit ed in particolare dell'utilit
dell'informatica che oggi ci consente di avere sensori di
rischio molto indicativi per l'attivit investigativa.
Per quanto riguarda i GICO e gli SCICO, lei sa bene che la
Guardia di finanza, quando  stata istituita la direzione
investigativa antimafia,  stata presente nella misura di un
terzo, insieme con le altre forze di polizia. La Guardia di
finanza  molto pi piccola delle altre forze ed ha una
presenza percentuale rispetto a carabinieri e polizia dello
Stato dell'ordine del 20 per cento del totale, mentre le altre
sono sull'ordine del 40 per cento. La Guardia di finanza 
circa la met dei carabinieri e della polizia di Stato e alla
DIA partecipa nella misura di un terzo: in questo momento, si
tratta nel complesso di 367 uomini, 75 ufficiali, 203
sottufficiali, 89 appuntati e finanzieri. La Guardia di
finanza si onora anche di avere il direttore della DIA.
Che cosa  accaduto nell'ambito della Guardia di finanza?
Anzitutto abbiamo dovuto depauperare i GICO per destinare
personale alla DIA. I GICO, che esistevano nell'ambito del
corpo, hanno dovuto cedere personale alla DIA e poi sono stati
ricostituiti. Quelli che vi ho riferito sono dati organici: il
personale della Guardia di finanza in questo momento
all'interno dei GICO  sull'ordine del 70-75 percento
dell'organico; si dovr procedere ad un potenziamento e
miglioramento, in particolare sotto l'aspetto della capacit
professionale.
Sono comunque convinto che delle due soluzioni che lei
prospettava in merito all'impiego del personale, non si possa
considerare che la prima, quella che lei indicava come l'unica
produttiva di risultati per la lotta alla criminalit
organizzata. La competenza dei GICO e degli SCICO deve essere
esclusivamente rivolta ad operazioni mirate nella lotta alla
criminalit organizzata, ovviamente anche avvalendosi di tutte
le notizie che possono arrivare, ivi comprese quelle
provenienti dall'interno del corpo.
Personalmente vedo volentieri il GICO operare direttamente
nell'ambito della Guardia di finanza piuttosto che distaccato
dalle unit operative del corpo. Ci perch sicuramente il
GICO  per la Guardia di finanza un punto di riferimento al
quale far affluire tutte le notizie utili per la lotta al
crimine economico. Ritengo che questo sia molto importante,
perch il GICO, nell'ambito del corpo,  produttivo di
notevoli risultati anche per le notizie che arrivano
dall'interno del corpo stesso. Ovviamente queste notizie
devono poi essere date alla DIA che pu farne l'uso che
ritiene opportuno, demandando ai GICO o ad altre unit
specialistiche le attivit da svolgere in relazione alle
professionalit e alle esigenze che si riscontrano.
FRANCESCA SCOPELLITI. So bene di aprire una parentesi
forse poco piacevole, per credo che in questa fase sia
importante dirsi tutto e offrire certezze non solo sulle
indagini e sulle linee propositive - su cui la relazione 
stata ampiamente esaustiva - ma anche sulla moralit di chi 
deputato a portare avanti queste inchieste e queste indagini.
In poche parole, guai a perdere la fiducia anche dell'opinione
pubblica per chi si adopera tanto nella difesa della societ.
Sono cronaca recente i casi di corruzione che - ahim - hanno
visto come protagonisti anche uomini della Guardia di finanza.
Addirittura il sostituto procuratore di Milano, Davigo, ha
usato un'espressione abbastanza criticabile quando ha detto
che l'Italia andr ribaltata "come un calzino" perch la
Guardia di finanza non possa pi essere corrotta.
Se casi di corruzione come quelli di cui abbiamo letto sui
giornali avvengono nelle citt, in situazioni ed occasioni
normali, non eccezionali, cio in una vita normale, quindi non
eccezionale, quando ci accade nell'ambito della lotta alla
criminalit organizzata, dove gli uomini della Guardia di
finanza sono chiamati a svolgere le loro indagini, la
corruzione rischia di trovare un terreno ancora pi fertile.
Credo che in questo pericolo possa pi facilmente incorrere
soprattutto chi  sensibile al fascino del denaro, chi sa che
Pagina 202
l'organizzazione criminale e la malavita hanno una
disponibilit maggiore rispetto a chiunque altro. Dunque, il
pericolo esiste, perch per motivi di servizio gli uomini
delle fiamme gialle sono a stretto contatto con certi
ambienti. Viene da chiedersi, in poche parole, chi controlli
il controllore. Le chiedo pertanto quali provvedimenti si sia
pensato di assumere in tal senso per evitare che casi simili
possano verificarsi non solo per le inchieste tipo
Tangentopoli ma - cosa ancora pi grave - per quelle attinenti
alla lotta alla mafia.
L'altra domanda che desidero rivolgerle  relativa ad una
mia perplessit. Quando lei parla delle modifiche al regime di
segnalazione di operazioni sospette, se non ho inteso male
auspica la possibilit che vengano attuate tutte le
segnalazioni di operazioni bancarie che non convincono
l'operatore della banca. Non c' il rischio che il bancario
diventi quasi giudice? In una realt come quella dell'Italia
meridionale, quindi dei piccoli centri comunali, dove tutti si
conoscono e dove si vive di grande amicizia o di grandi odii,
non c' il rischio di procedere quasi per dispetto, non per
conoscenza reale n per giudizio sereno? Non vorrei che anche
in questo campo si innestasse il principio della delazione
addirittura gratuita. La ringrazio.
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Sono io a ringraziarla per le domande
che mi ha rivolto, in particolare per la prima.
Senza dubbio, il problema  molto importante. Il fenomeno
corruttivo al quale lei si riferisce - parliamo di Milano -
per la Guardia di finanza  apparso senz'altro di dimensioni
insospettabili. Ci non tanto per il numero delle persone
coinvolte, quanto per la concentrazione in un nucleo - quello
di Milano - e per le modalit con cui si  verificato.
Sono state coinvolte alcune decine di persone, per quanto
 accaduto  di gravit estrema perch non  la pattuglia o le
pattuglie che hanno avuto problemi di corruzione o di
concussione. Preciso subito che per la Guardia di finanza
entrambi i reati sono gravissimi e che sar poi il giudice a
decidere la responsabilit di coloro che risulteranno
colpevoli. Ripeto, comunque, che per la Guardia di finanza non
vi  differenza. Ci che  grave  che sono saltati i
controlli interni: sono saltate le responsabilit di controllo
dei sovraordinati, perch alcuni di essi erano
corresponsabili, collusi; non era soltanto la pattuglia ad
avere responsabilit dirette, ma anche colui o coloro che
dovevano controllare. Ovviamente, le responsabilit le
accerteranno i giudici.
Si tratta di un fenomeno che non si registra altrove,
anche se non c' dubbio che problemi simili hanno riguardato
tutto il paese, tutte le amministrazioni dello Stato, tutte le
forze di polizia, quindi ogni ambiente. Naturalmente, questo
non giustifica nessuno, tanto meno i finanzieri. Per,
quest'ultimo  forse pi a rischio di tutti, come lei
sottolineava:  colui che, in un certo qual senso, deve andare
a mettere le mani in tasca al contribuente per costringerlo a
pagare il dovuto, e senz'altro la lusinga del denaro, che non
lo giustifica,  molto forte. A questa lusinga gli esseri
umani possono anche cedere, ma non posso in alcun modo pensare
che ci trovi giustificazione nell'ambito della Guardia di
finanza.
Tutto ci a cosa ci costringe? A rivisitare l'intera
organizzazione e a modificare le procedure operative. Da
questo punto di vista, ho nominato una commissione
d'inchiesta, le cui risultanze saranno oggetto di attenta
valutazione, la quale considera solo l'aspetto amministrativo
della questione: controlla se le regole sono state rispettate
- ovviamente presumo di no - e allo stesso tempo considera se
sia o meno opportuno inserirne di nuove. Personalmente, credo
di s perch anche se le regole non sono state rispettate vi
saranno, sicuramente, nuove modalit da introdurre. Oggi, per
esempio, vi  una lunga permanenza di personale a Milano, dove
soltanto il trasferimento e l'alloggio possono comportare
grosse difficolt per un nucleo familiare; ebbene, non potremo
pi tollerare lunghissime permanenze, oppure potremo farlo
solo per determinati incarichi,
Pagina 203
ma non per quelli ad alto
rischio: le persone che agiranno nel settore delle verifiche
fiscali, per esempio, potranno restare a Milano, ma passeranno
ad una diversa attivit operativa o comunque ad un'attivit
sicuramente necessaria nell'ambito della Guardia di
finanza.
Occorrer - e lo stiamo gi facendo - assumere
provvedimenti immediati a lungo e medio termine. Per quanto
riguarda i primi, ho dovuto trasferire molte persone, nonch
assegnare nuove forze: a Milano ho demandato moltissimi
giovani sottufficiali appena usciti dalle scuole di
reclutamento e i risultati sono stati molto validi. Uno di
tali sottufficiali  proprio il brigadiere Di Giovanni, il
quale, denunciando il maresciallo Nanocchio, ha dato il via
all'inchiesta che ben conosciamo. Al brigadiere Di Giovanni,
che  stato inserito in una nuova pattuglia,  stata offerta
una somma di 2 milioni e mezzo per vedere se cedeva alla
tentazione. Egli ha rifiutato, ha segnalato il fatto ai suoi
superiori, i quali ne hanno informato l'autorit giudiziaria,
ovviamente senza coprire nessuno.
Come  noto, nonostante le persone presumibilmente
corrotte - sono alcune decine, quindi non tante - la Guardia
di finanza ha continuato ad operare con il pool di mani
pulite. Infatti, tranne i pochi uomini sotto inchiesta, gli
uomini che lavorano con il pool continuano, nonostante
tutto, a godere della sua stima.
Cosa dobbiamo fare? Per esempio, cambiare gli uomini delle
pattuglie, perch anche se in un primo tempo  probabile che i
risultati saranno meno validi dal punto di vista della
redditivit dei controlli fiscali, ci contribuir ad offrire
maggiori garanzie nel settore della moralit. Dobbiamo
movimentare il personale pi spesso.
Dovremmo trovare dei correttivi, a proposito dei quali,
anche se non mi  possibile sottolinearne molti, voglio
ricordarne uno in particolare. A parte ci che decider il
Parlamento per quanto attiene al servizio interno di
sicurezza, che il ministro delle finanze ha proposto e che
dovr essere rivisitato in base ad un'attenta valutazione
della legittimit dell'applicazione delle proposte stesse in
relazione alla norma costituzionale, deve essere considerato
anche un discorso di carattere generale. Personalmente vedrei
esteso tale discorso non al personale militare e civile del
Ministero delle finanze, ma a tutta l'amministrazione dello
Stato, per quanto riguarda ci che il Parlamento dovr
decidere circa il modo in cui controllare la moralit degli
uomini. Nell'ambito della Guardia di finanza, ho gi deciso di
istituire controlli interni: soprattutto per le persone a
rischio, essi riguarderanno le loro acquisizioni dal punto di
vista catastale, il loro reddito, il loro tenore di vita.
Tutto ci  oggetto di attenta valutazione perch non  facile
controllare la moralit degli uomini della Guardia di finanza,
considerato che sono disseminati sul territorio e che in
alcune realt, come quella di Milano, sono dei pendolari.
Comunque, questo servizio interno, in aggiunta a quello che il
Parlamento decider per l'amministrazione finanziaria, e forse
per tutte le amministrazioni dello Stato, sar sicuramente
introdotto.
Non so se ho risposto esaurientamente, ma vorrei ribadire
che sono poche decine i soggetti coinvolti nelle inchieste e
che la Guardia di finanza  composta da 60-65 mila uomini.
Nonostante ci che  accaduto a Milano, nonostante la Guardia
di finanza sia ancora sulle prime pagine dei giornali, posso
garantire che essa opera in maniera stupenda in tanti altri
settori, e di ci troviamo conferma tutti i giorni anche sulla
stampa. Nella relazione vengono sottolineati i risultati
positivi raggiunti, per cui mi auguro che essi vengano
riconosciuti a chi al Corpo dedica tutto s stesso con
professionalit e con assoluta dedizione.
Per quanto riguarda la sua seconda domanda, senatrice
Scopelliti, devo chiederle scusa perch non sono stato chiaro.
Forse, mi sono espresso molto male. Ci che volevo evitare 
proprio quello che lei teme. In questo momento, l'operatore
bancario deve, sia pure sulla base di un decalogo emanato
dalla Banca d'Italia, valutare personalmente, come se fosse un
giudice, l'opportunit o meno di segnalare l'operazione
Pagina 204
esistente. Questo  proprio ci che io non vorrei. Desidererei
invece che l'operatore bancario fosse costretto a segnalare i
casi solo in corrispondenza di determinati parametri oggettivi
che a ci lo obblighino automaticamente. Il mio ragionamento
arriva al limite di dire - ammesso che sia possibile - che non
deve essere tanto l'operatore di banca quanto il sistema
informatico a rilevare i sensori che si scostano dalla
normalit, ci per evitare che l'operatore bancario possa
attuare scelte che in certe aree del sud Italia, per esempio,
sono pi difficili di quanto si possa immaginare.
PRESIDENTE. Uno dei momenti pi difficili, che pu
ingenerare anche momenti di corruzione,  quello degli
accertamenti per le verifiche fiscali, perch in genere sono
lunghissimi e comportano (anche se non per volont di
qualcuno), il blocco dell'azienda, del piccolo commerciante o
dell'imprenditore medio o piccolo. Negli Stati Uniti  gi
stato individuato un sistema diverso per le verifiche fiscali,
che sono comunque severe e comportano pene pi elevate
rispetto alle nostre.
Poich questo  il momento senz'altro pi a rischio, non
si pu operare in modo diverso? Non necessariamente chi 
addetto a verifiche di questo tipo deve permanere nell'azienda
o nel negozio, perch tranquillamente potrebbe esaminare
altrove la documentazione che gli interessa. Ci consentirebbe
di non alterare in alcun modo l'attivit dei soggetti
interessati al controllo e di portare avanti ugualmente la
verifica. Oltre tutto, bisogna tener conto del fatto che,
anche previo avviso, taluni documenti sono immodificabili,
come i documenti contabili, le fatture e cos via; quindi, il
contribuente potrebbe essere avvisato che dopo quindici giorni
o un mese sar sottoposto alla verifica fiscale per la quale
deve preparare tutta la documentazione.
FRANCESCA SCOPELLITI. Che cosa avviene negli Stati
Uniti?
PRESIDENTE. I documenti vengono presi ed esaminati; se
si riscontrano reati, vengono comminate pene severissime,
perch si tratta di reati contro lo Stato. Questo sarebbe, a
mio avviso, un modo di procedere pi incisivo rispetto allo
smistamento continuo di persone sul territorio, anche perch
spesso ci non  possibile o comunque comporta costi
effettivamente molto elevati (oltre al fatto che tutti si
sentirebbero in qualche modo sospettati). Non crede che si
potrebbe arrivare ad un sistema del genere?
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Sono profondamente convinto di s.
Chiedo scusa, ma potrei invadere leggermente il campo di
competenza del ministro delle finanze, anche se spero di non
farlo.
PRESIDENTE. Lei potrebbe esprimere semplicemente una sua
opinione.
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Sono comunque profondamente d'accordo.
Il sistema fiscale italiano , tutto sommato, vessatorio e
deve essere modificato. Il fatto che sia vessatorio consente a
colui il quale  sensibile alla corruzione di cedere alla
lusinga in termini che potrei esemplificare: un'impresa che
ottiene in un anno un utile di 10 miliardi deve pagare, tra
IRPEG, ILOR e IVA, circa il 71 per cento; ci significa che su
10 miliardi deve versarne allo Stato pi di 7. L'arrivo di un
controllore (il quale poi non si presenta tutti gli anni) pu
indurre l'imprenditore a trovare un modo per "addomesticare"
la verifica fiscale e risolvere il problema con un enorme
guadagno a danno dello Stato.
Se il fisco introducesse nuove regole, evidentemente
queste opportunit sarebbero molto inferiori e la corruzione o
la concussione non assumerebbero una portata cos
rilevante.
So che il ministro delle finanze - l'ha gi detto pi
volte - ha in animo di proporre l'introduzione di un sistema
fiscale nuovo, che sia molto pi vicino al contribuente. Per
Pagina 205
quanto mi riguarda, sottolineo l'aspetto relativo alla Guardia
di finanza. Con un fisco pi equo e strutturato in maniera
diversa (il ministro delle finanze usa l'espressione "dal
centro alla periferia", perseguendo quello che egli definisce
federalismo fiscale, con un passaggio dalle imposte dirette a
quelle indirette e con altre misure che sottoporr
all'attenzione del Parlamento) il problema potrebbe essere in
parte risolto.
Per quanto riguarda la Guardia di finanza, occorre
evidentemente una maggiore trasparenza nei rapporti con il
contribuente: per esempio, come diceva il presidente, si
potrebbe segnalare in anticipo allo stesso contribuente chi va
ad effettuare i controlli e quali tipi di controlli
effettuer; si potrebbero altres intensificare i rapporti con
le autorit locali, ed in particolare con i rappresentanti di
categoria (Confcommercio, Confartigianato e cos via), oltre
ad istituire uffici di relazioni con il pubblico, in modo da
dare il pi possibile notizie, e individuare un modo in cui,
al momento dell'accesso presso il contribuente, quest'ultimo
sia informato anche in merito a dati che possono riguardare la
durata della permanenza o altro.
Questa permanenza pu essere notevolmente ridotta se il
fisco cambia mentalit, nel senso di non basare la questione
soltanto sul controllo dei documenti reperiti presso
l'azienda, ma basandosi su studi di settore che gi da tempo i
vari ministri succedutisi hanno sottoposto ad attenta
valutazione e che si sta cercando di poter realizzare.
Ritengo che questo possa essere un sistema nuovo, che
consentirebbe al fisco nel suo complesso, e alla Guardia di
finanza in particolare, di operare molto meglio, pi
speditamente e con maggiore trasparenza. Tra coloro che sono
stati arrestati negli ultimi tempi (non so quale sia la
verit, ma sar il giudice a stabilirlo) ve ne sono alcuni che
sostengono di aver ricevuto denaro dall'imprenditore soltanto
perch la presenza presso la sua azienda  stata discreta o di
minor durata rispetto a quella prevista. Si tratterebbe di una
presenza discreta che  stata premiata senza che il
verificatore abbia commesso nulla che sia penalmente rilevante
nel senso di agevolare il contribuente. Questo  tutto da
verificare e comunque la gravit del fatto che l'operatore si
sia tramutato da controllore in una sorta di consulente non
pu essere certamente sminuita.
ANTONIO BARGONE. Prima di porre tre brevissime domande,
non posso fare a meno di rilevare che spero che l'approccio al
problema sollevato dalla collega Scopelliti non sia cos
semplicistico: non credo, infatti, che sia solo un problema di
sistema fiscale, perch altrimenti la stessa collega avrebbe
ragione nel dire che le occasioni sarebbero molto maggiori nel
corso delle indagini sulla criminalit organizzata. Tra
l'altro, in questo settore il denaro circola in misura
maggiore e non  neppure di provenienza lecita, per cui vi
sono possibilit anche maggiori.
Ritengo quindi (questa  una mia riflessione) che proprio
perch la Guardia di finanza  un corpo che agisce sul
territorio con grande incisivit ed efficacia, queste sacche
di corruzione debbano essere eliminate anche attraverso un
approfondimento maggiore, che non sia collegato soltanto alle
questioni attinenti al sistema fiscale. Tali questioni vanno
certamente valutate su altro versante; per il fatto di
parlare di un'occasione per la corruzione pu essere una
valutazione del problema, ma certamente piuttosto superficiale
rispetto alle questioni che vi sono dentro; questa  la mia
opinione.
Passando alle tre domande che desidero porre, vorrei
chiedere al comandante della Guardia di finanza quale livello
di collaborazione vi sia da parte delle banche, ed anche da
parte della Banca d'Italia. Abbiamo rilevato pi volte che le
banche coprono operazioni illecite; per moltissimo tempo
abbiamo creduto che fossero soltanto gli istituti
parafinanziari a svolgere le operazioni pi sporche da questo
punto di vista, ma invece vi sono anche le banche. Del resto,
il ruolo svolto, per esempio, nell'ambito del fenomeno
dell'usura dimostra che in questa direzione i controlli sono
scarsi.
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Lei ha probabilmente ragione nel momento in cui afferma
che forse sarebbe necessaria una modifica legislativa con
riferimento alle denunce di queste operazioni. Tuttavia, siamo
in presenza di questa legislazione e vorrei sapere che tipo di
collaborazione venga offerta dalle banche, perch si tratta di
un aspetto particolarmente importante.
Per quanto riguarda il contrabbando, vorrei sapere se da
parte della Guardia di finanza vi sia una valutazione del
mutamento delle caratteristiche di questa attivit illecita,
soprattutto in presenza del conflitto iugoslavo e delle
vicende albanesi, e se il contrabbando dei tabacchi lavorati
esteri si intrecci sempre pi con il traffico di armi e con
quello di immigrati, che in questo momento  particolarmente
rilevante.
La terza questione che intendo sollevare riguarda lo SCICO
e il GICO (il primo  il servizio nazionale, il secondo quello
regionale).
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Tutti i GICO dipendono dallo SCICO.
ANTONIO BARGONE. Vorrei chiedere, al riguardo, quale sia
il rapporto con la DIA e soprattutto (l'ho gi chiesto al
ministro Maroni e al capo della polizia) se l'applicazione
della legge istitutiva della DIA sia ancora possibile. Sia il
ministro dell'interno sia il capo della polizia mi hanno gi
risposto di no, dicendomi che l'ipotesi di far confluire ROS,
SCO e GICO nella DIA  allo stato irrealizzabile.
Resta per il problema del coordinamento; lei ritiene che
a questo punto vi sia un sufficiente livello di coordinamento
(su questo aspetto vorrei una valutazione realistica) o che
invece (proprio perch non  avvenuta la confluenza ma non vi
 stato neppure, da questo punto di vista, un salto di qualit
del coordinamento) vi sia una sovrapposizione di indagini e di
attivit che in qualche modo rende dispersiva anche l'azione
di contrasto nei confronti della criminalit organizzata?
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Per quanto riguarda la sua osservazione
iniziale, non posso fare altro che chiedere scusa, perch in
realt, parlando soltanto del settore della fiscalit, non
intendevo dare la sensazione di affrontare la questione in
termini riduttivi. Evidentemente ero forse condizionato da
episodi recenti e sono comunque pienamente consapevole che la
questione da lei sollevata deve essere valutata ben pi a
largo raggio, in tutti i settori della fiscalit, non solo
attribuendo queste colpe all'iniquit del fisco e tenendo
sempre presenti anche e soprattutto i riferimenti che lei ha
fatto alla criminalit organizzata. Mi sono espresso male e
sono perfettamente d'accordo con quanto lei ha affermato.
Per quanto riguarda la collaborazione con le banche, non
sono in grado di dirle molto, ma ritengo che all'inizio,
quando  entrata in vigore questa normativa, vi fosse ben poca
collaborazione; successivamente, dopo che il Ministero del
tesoro ha diramato il decalogo (nella mia relazione ho fatto
riferimento, in particolare, al 1993 e al 1994) questa
collaborazione  aumentata.
Come dicevo prima, si tratta di una collaborazione che non
mi entusiasma, dal momento che la Guardia di finanza 
riuscita ad ottenere  888 segnalazioni in tutto, che credo
siano molto poche rispetto a quelle che avremmo potuto
ottenere.
Non vi  dubbio che le operazioni sporche possano passare
anche attraverso il sistema bancario. Nelle riunioni alle
quali ho partecipato con l'Associazione bancaria, questo di
fatto veniva escluso, ma episodi di cui siamo venuti a
conoscenza anche dalla cronaca dimostrano invece come ci sia
realmente accaduto, e non in piccole proporzioni. La mia
proposta si pone l'obiettivo che la collaborazione diventi un
fatto pressoch automatico, imposto da dati di riferimento
oggettivi (mi perdoni se non so dirle altro).
Per quanto riguarda il contrabbando, un tempo esso veniva
considerato - non so se a torto o a ragione, forse anche a
ragione - qualcosa dalla pericolosit sociale
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molto limitata.
Nel tempo, per, il contrabbando, richiedendo grandissimi
investimenti di denaro, poco alla volta  stato associato alla
criminalit, ed alla criminalit organizzata. Colui che vende
al minuto tabacchi lavorati esteri appartiene ad una
manovalanza che, per gradini successivi, pu essere reclutata
anche per atti criminali di rilievo.
Il contrabbando di tabacchi lavorati esteri si associa
sicuramente al traffico di stupefacenti. Si associa
sicuramente, in questi ultimi tempi, al trasporto di
extracomunitari, che abbiamo fermato a centinaia e che vengono
trasportati con ogni mezzo, in particolare con gli scafi blu -
che oggi non sono blu ma bianchi - che dall'Albania arrivano
in pochissimo tempo alle vicine coste italiane (un normale
scafo blu porta anche una trentina di persone, come possiamo
apprendere dai mezzi di comunicazione, televisione compresa).
Sicuramente  un problema molto grave. Non ho molti dati
relativi al traffico di armi, ma evidentemente anch'esso pu
avvenire tranquillamente per ragioni di contrabbando.
Sicuramente i mezzi contrabbandieri vengono utilizzati qualche
volta anche per forzare l'embargo verso la ex
Iugoslavia, portando carburanti sull'altra costa adriatica e
riportando nel viaggio di ritorno ogni cosa, soprattutto
tabacchi lavorati esteri ma anche extracomunitari e droga (non
ho elementi precisi per quanto riguarda le armi, anche se
nella mia relazione sono allegati i dati relativi alle armi
sequestrate).
Per quanto riguarda il contrabbando, posso mettere in
evidenza che in passato l'Albania aveva due basi stabili per
tale scopo a Durazzo e a Valona, che successivamente sono
state - a quanto mi risulta - smantellate. Per, oggi arriva
soprattutto dal Montenegro, nonch da navi madri che vengono a
stazionare nell'Adriatico in acque internazionali e alle quali
i motoscafi vanno a rifornirsi.
Sempre in questo settore, le norme introdotte sono
abbastanza produttive di risultati, nel senso che la
possibilit di sequestrare i mezzi contrabbandieri ci ha
consentito di ottenere risultati di rilievo, che hanno portato
a debellare o perlomeno a ridurre notevolmente l'entit del
contrabbando. Sequestrare il mezzo contrabbandiere, poterlo
dipingere dei colori della Guardia di finanza, potervi
scrivere "Guardia di finanza" e poterlo utilizzare contro gli
stessi contrabbandieri  stato un deterrente di grande
rilievo.
Non ho allegato alla relazione i dati relativi al
contrabbando ma posso fornirli in qualsiasi momento. Il
settore del contrabbando in questi ultimi anni ha avuto
un'oscillazione abbastanza notevole, in particolare siamo
passati dal sequestro di 517 tonnellate nel 1989 ad una punta
massima di 1.176 tonnellate nel 1991, passando attraverso una
lieve attenuazione nel 1992, per tornare alle 1.063 tonnellate
nel 1993, per arrivare ad una fortissima attenuazione nel 1994
con il sequestro di sole 392 tonnellate. Peraltro, laddove il
tabacco  stato sequestrato in maniera altalenante, quello che
abbiamo rilevato essere consumato in frode  stato ugualmente
molto: in 6 anni vi  stato un sequestro complessivo, o una
rilevazione di consumo in frode, dell'ordine di 11.900
tonnellate, una quantit veramente cospicua.
Passo alla terza domanda, che riguarda lo SCICO e i GICO e
i loro rapporti con la DIA. Personalmente - forse l'ho appena
accennato - ritengo che non sia opportuno che il GICO - mi
riferisco al GICO della Guardia di finanza ma ritengo che
anche le altre forze di polizia pensino la stessa cosa -
confluisca completamente nella DIA. Ho detto che il GICO,
rimanendo nell'ambito della Guardia di finanza, pu operare a
favore della DIA - i GICO sono direttamente collegati con le
procure distrettuali e con la procura antimafia e quindi anche
con la DIA - e quindi fornire tutti gli elementi che servono
per la lotta alla criminalit organizzata. Rimanendo
nell'ambito del Corpo, il GICO riesce ad acquisire maggiore
operativit e a conservare elevata professionalit, proprio
ricevendo dati da parte dei comandi del Corpo. Staccare il
GICO dal Corpo, facendolo confluire completamente nella DIA,
penso che farebbe ottenere risultati meno validi. D'altra
parte, quando 
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stato disposto di far confluire nella DIA
parte del GICO lo abbiamo fatto, ed abbiamo ricostituito il
GICO perch lo riteniamo indispensabile per raggiungere i
risultati voluti.
Il coordinamento. Si tratta di un obiettivo sicuramente
difficile, che non  facile realizzare, ma ritengo che il
coordinamento oggi esistente tra le forze di polizia sia di
grande rilievo e che non vi siano grandi sovrapposizioni. E'
una questione che dipende pi dagli uomini che dalle regole.
Ritengo che i risultati siano soddisfacenti. Spetter poi al
legislatore tener conto di tutte le risultanze ed
eventualmente prendere decisioni che possano essere in linea o
meno con questo mio pensiero.
PRESIDENTE. Pu inviarci gli altri dati sul
contrabbando?
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Senz'altro.
LUIGI RAMPONI. Ho sentito dire che il comandante avrebbe
partecipato a una riunione dei sindacati dei bancari...
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Una riunione dell'ABI.
LUIGI RAMPONI. Benissimo, meglio ancora. Ad una riunione
dell'ABI, dove evidentemente emergeva il fatto che i
funzionari di banca vogliono fare i funzionari di banca e non
i poliziotti; avete capito cosa intendo. Quando comandavo la
Guardia di finanza e ipotizzai una legge per realizzare le
misure richieste anche dal collega Arlacchi (facendo ricorso
all'informatica, cio in modo assolutamente segreto e sicuro)
furono proprio il tesoro e l'ABI a proporre che si facesse
come gli inglesi. Il sistema, dunque,  stato copiato dagli
inglesi (ed io ho portato ai rappresentanti dell'ABI il
libretto rosso degli inglesi, ma questo appartiene ad un altro
contesto). Osservai all'epoca che l'importante era che il
sistema funzionasse. Adesso sento dire che l'ABI sostiene che
questo  un dramma.
COSTANTINO BERLENGHI, Comandante generale della
Guardia di finanza. Quanto ho affermato risale al 1992.
Potrei essere disinformato.
LUIGI RAMPONI. Non importa, perch sostenevamo proprio
questo, cio che non era pensabile che, specie in certe aree,
i funzionari di banca potessero assumersi la responsabilit di
essere loro ad indicare i cittadini da controllare.
Si riusc finalmente a stabilire che movimentazioni in
contante potevano essere limitate solo a cifre inferiori ai 20
milioni, come ben sapete (ma noi proponevamo dieci), ma credo
che chiunque si sia recato in banca abbia ricevuto il cortese
suggerimento, nel caso di movimenti superiori ai 20 milioni,
di ricorrere ad assegni di importo leggermente inferiore a
quella cifra. Dico questo perch occorre la partecipazione di
tutti, bisogna rendersi conto di quale terribile minaccia 
quella per la quale  stata costituita questa Commissione e
che  necessario combatterla!
PRESIDENTE. Ringrazio il comandante generale della
Guardia di finanza.
Sui lavori della Commissione.
PRESIDENTE. L'onorevole Bargone ha chiesto di
intervenire sui lavori della Commissione.
ANTONIO BARGONE. Si  appreso da notizie di stampa che 
iniziata la procedura di sostituzione del dottor Grasso e del
dottor Vigna nella commissione per la valutazione del
programmi di protezione dei collaboratori di giustizia.
PRESIDENTE. Non ne sono a conoscenza, per. Ieri il capo
della polizia ha detto che non lo sapeva.
ANTONIO BARGONE. Appunto. Diciamo che si  tutto risolto
nel frattempo. Devo segnalare il fatto che n il ministro
dell'interno n il ministro di grazia e giustizia ci hanno
detto niente, nonostante
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questa fosse una procedura gi iniziata da tempo.
GIUSEPPE ARLACCHI. Pu precisare la notizia?
ANTONIO BARGONE. La notizia  che  iniziata la
procedura di sostituzione del dottor Grasso e del dottor Vigna
nella commissione...
PRESIDENTE. Chi l'ha detto?
GIUSEPPE ARLACCHI. E'stata verificata?
ANTONIO BARGONE. Notizie di stampa che ho verificato
essere vere. Tra l'altro, ho avuto poi un colloquio con il
ministro dell'interno. Siccome avevo preannunciato la
richiesta, che ora formalizzo, che il ministro dell'interno
torni qui a precisare meglio i termini della questione, egli
mi ha comunicato di essere assolutamente disponibile a
chiarire quello che  successo nel frattempo. Quindi, adesso
formalizzo questa richiesta, perch tra l'altro  successo che
la Commissione non  stata messa a conoscenza...
GIUSEPPE ARLACCHI. A chiarire l'episodio della
sostituzione?
PRESIDENTE. Possiamo sindacare sulla sostituzione? Non
lo so. Questo  un diritto, una responsabilit del ministro
dell'interno.
ANTONIO BARGONE. Non dobbiamo sindacare. Siccome abbiamo
ascoltato il ministro dell'interno e il ministro di grazia e
giustizia, affrontando queste questioni, e non c' stato detto
niente in proposito, credo ci sia stata una mancanza di
rispetto nei confronti della Commissione e che si possa
riparare riascoltando il ministro dell'interno su questo
punto. Questa  la richiesta che formalizzo.
LUIGI RAMPONI. Chiedo un chiarimento: nel momento in cui
questa commissione  stata costituita era necessario il parere
della Commissione antimafia?
ANTONIO BARGONE. No.
LUIGI RAMPONI. Allora perch cambiamenti interni
dovrebbero riguardarci?
ANTONIO BARGONE. Non  un cambiamento interno. Si tratta
di una commissione pubblica, non interna.
LUIGI RAMPONI. Parlo di sostituzioni. Chiedo se 
previsto che al momento della costituzione di quell'organismo
la nostra Commissione debba esprimere un parere.
ANTONIO BARGONE. Non mi riferisco al parere sulle
persone ma al funzionamento della commissione: non si capisce
bene perch ci sia la sostituzione di due magistrati, tra
l'altro valorosissimi, che svolgono indagini...
PRESIDENTE. Non vorrei che questo interferisse con
l'attivit del Governo.
GIUSEPPE ARLACCHI. Occorre accertare la notizia. Se 
vera si tratta di un fatto che ha gravit notevole e di cui la
Commissione antimafia non pu non occuparsi.
ANTONIO BARGONE. E'stato accertato: la notizia 
vera.
PRESIDENTE. Noi non possiamo sindacare le scelte del
ministro. Proprio oggi abbiamo detto che non potevamo neanche
vedere un progetto per non interferire sull'attivit
governativa, adesso non possiamo occuparci di una sostituzione
di cui non conosciamo neanche il motivo. Bisognerebbe
accertare...
ANTONIO BARGONE. La mia richiesta pu essere accolta o
respinta. Non si tratta di accertare niente, perch  gi
stato accertato.
GIUSEPPE ARLACCHI. Il problema  che un'autorit
superiore, che ha potere di nomina e di revoca di questi due
commissari, abbia compiuto questa scelta. Per quel che so io
circa il funzionamento di quella commissione, i magistrati
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vengono nominati dal ministro di grazia e giustizia e non dal
ministro dell'interno.
ANTONIO BARGONE. Dal ministro dell'interno con il
concerto del ministro di grazia e giustizia.
GIUSEPPE ARLACCHI. Allora accertiamo come si sono svolte
le cose, dopodich sono favorevole a che la Commissione
antimafia se ne occupi.
PRESIDENTE. Procederemo dunque ad un accertamento, per
quello che ci compete.
ANTONIO BARGONE. Scusate, ma non dobbiamo accertare
niente. Ho appena finito di parlare con il ministro
dell'interno:  tutto accertato, soltanto che a seguito di una
protesta che  arrivata da pi parti c' un re melius
perpensa da parte del ministro il quale, per, secondo me,
deve venirci a dire perch non ne ha parlato in Commissione
antimafia, nonostante questa fosse una delle questioni sulle
quali la Commissione si  soffermata pi a lungo. Tenuto conto
dell'ora tarda e del fatto che siamo pochi, ritengo che si
possa dare mandato al presidente di verificare la questione
con il ministro dell'interno e, nel caso lo ritenga opportuno,
di invitarlo a precisare davanti alla nostra Commissione i
termini della questione. Sto parlando del funzionamento della
commissione.
PRESIDENTE. Non vorrei che la cosa avesse un risalto
eccessivo.
ANTONIO BARGONE. L'ha gi avuto il risalto, presidente,
perch ne sono piene le agenzie di stampa.
PRESIDENTE. Non conosco i fatti e quindi ritengo che
vadano accertati, ma in modo formale. Le cose colloquiali,
infatti, mi piacciono poco. Chieder al ministro una relazione
scritta. I contatti telefonici mi fanno pensare a una cosa
abborracciata.
ANTONIO BARGONE. Quando si d mandato al presidente,
questi pu assumere notizie e informazioni nel modo che
ritiene pi opportuno. Sulla base di tali informazioni si
decider, poi, se ascoltare il ministro o chiedergli una
relazione che puntualizzi quanto avvenuto e fughi le
preoccupazioni sul comportamento della commissione.
LUIGI RAMPONI. Anche a me non piacciono le cose
abborracciate. Vorrei capire bene, per cortesia, quale
attivit svolga la commissione in questione perch,
onestamente, non lo so.
GIUSEPPE ARLACCHI. Gestisce il programma di
protezione.
LUIGI RAMPONI. Bene, allora mi chiedo: se andiamo su
questa strada, quando il ministro dell'interno cambier il
capo della polizia, il capo della DIA o di una delle strutture
che fanno capo a lui, noi chiederemo regolarmente, ogni volta,
di avere spiegazioni al riguardo?
ANTONIO BARGONE. L'abbiamo chiesto, infatti.
PRESIDENTE. L'abbiamo chiesto sul funzionamento, non
sulle persone.
LUIGI RAMPONI. Vediamo anche la prospettiva futura. Un
conto  quando il ministro viene qui, per cui a nessuno 
proibito di formulare domande, un altro conto  fare un
discorso quale quello che state facendo ora: abbiamo avuto
notizia di una sostituzione e vogliamo saperne il perch. A me
sembra una interferenza che a noi non compete assolutamente,
anche perch supponiamo che il ministro ci risponda che Tizio
e Caio sono stati sostituiti con Filano e Martino; cosa
diremmo noi, che Filano e Martino non ci vanno bene? A me non
pare che abbiamo questa competenza, a meno che l'incarico non
fosse assegnato a qualcuno sul quale abbiamo seri dubbi. Ma
che su ogni cambiamento in un organismo dello Stato noi si
debba avere questa facolt io non sono d'accordo.
PRESIDENTE. Possiamo intervenire sulla funzionalit
della commissione, ma
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sui nomi no, perch si potrebbe dare
l'impressione che alcuni hanno interesse a che vengano fatti
certi nomi, altri a che vengano fatti nomi diversi.
ANTONIO BARGONE. Ho spiegato che non si tratta di un
problema di nomi ma del funzionamento della commissione.
PRESIDENTE. Altri due magistrati potrebbero essere
altrettanto funzionali, come si fa a metterlo in dubbio?
GIUSEPPE ARLACCHI. Noi non possiamo occuparci di ogni
nomina che avviene ai vertici, massimi e intermedi, degli
apparati dello Stato: questo  senza dubbio vero. Ma nel caso
specifico, se i fatti si sono svolti nei termini indicati dal
collega Bargone, non si tratta di un fatto qualunque: si
tratta di due magistrati molto noti, di grande prestigio, che
fanno parte di una commissione assolutamente cruciale per la
gestione del programma di protezione, per cui mi sembra
legittimo porre un interrogativo al quale si pu dare risposta
attraverso chiarimenti da parte del ministro.
E'giusto il principio che non possiamo fare questo ogni
volta, ma quando si tratta di cambiamenti di grande
significato, che possono modificare il senso di una politica,
dobbiamo avere chiarimenti. Se la Commissione antimafia fosse
esistita quando si sono verificati gli avvicendamenti al
Viminale, penso che nessuno si sarebbe opposto a chiedere per
quale ragione venivano fatti quegli avvicendamenti a vasto
raggio.
PRESIDENTE. Questo  previsto dalla legge istitutiva
della nostra Commissione? Io credo di no (Commenti). Se
cambia un ministro noi non andiamo a chiedere il motivo,
cambia e basta.
GIUSEPPE ARLACCHI. Se fosse cambiato l'intero vertice
della sicurezza sarebbe un fatto di grande rilevanza.
PRESIDENTE. Ma noi non possiamo mettere in dubbio che
chi viene dopo sia peggiore di chi c'era prima. Queste sono
scelte e responsabilit governative.
ANTONIO BARGONE. Nessuno lo mette in dubbio.
MICHELE FLORINO. Collega Bargone, si pu aprire un
dibattito politico sulla questione ma non  questa la sede per
farlo. A nessun parlamentare manca la possibilit di
presentare al ministro un documento ispettivo con cui chiedere
chiarimenti, ma non  questa la sede (Commenti).
PRESIDENTE. La legge istitutiva della Commissione
antimafia parla di indirizzi, dice che noi dobbiamo valutare
l'efficacia degli strumenti, non le persone
(Commenti).
NICHI VENDOLA. Desidero fare, presidente, due
osservazioni sulla proposta avanzata dal collega Bargone. La
prima  che si tratta di una vicenda che chiama in causa, in
qualche modo, il problema dei pentiti. Domani la questione
sar su tutti i giornali, probabilmente su di essa si animer
una discussione e noi rischiamo di fare la figura di una
Commissione antimafia che non si occupa di ci che coinvolge,
e probabilmente turba, l'opinione pubblica del paese.
Seconda osservazione. Ho ascoltato con attenzione quanto
ci ha detto questa sera il dottor Siclari proprio sul fatto
che segnali lanciati con un certo grado di superficialit -
diciamo cos - possono produrre un'inibizione nella lotta
contro la mafia e nell'incoraggiamento alla collaborazione da
parte dei pentiti, quelli che ci sono e, speriamo, quelli che
ci saranno.
Allora, di una vicenda di questo genere, che rischia di
impattare terribilmente proprio sul problema di cui ci ha
parlato Siclari, perch non dovremmo discutere?
FRANCESCA SCOPELLITI. Desidero avanzare alla presidenza
la proposta di accogliere comunque la segnalazione fatta
dall'onorevole Bargone, dandole l'importanza che essa merita,
nel momento in cui il presidente avr sentito il ministro
dell'interno. Soltanto a quel punto avremo degli elementi di
valutazione per poter
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decidere se metterla all'ordine del
giorno della prossima seduta oppure no.
Su una cosa sono d'accordo con il presidente: noi non
possiamo discutere sui nomi, perch non abbiamo alcun potere
di censura o di plauso.
ANTONIO BARGONE. Sono d'accordo con la collega.
PRESIDENTE. Poich non vi sono obiezioni, raccoglier le
informazioni dal ministro e riferir alla Commissione, per
non vorrei che facessimo cose che vanno al di l delle nostre
competenze.
Poco fa, a proposito della possibilit di prendere visione
di un regolamento, l'onorevole Bargone ha parlato di
interferenze; ora, leggendo la legge istitutiva risulta chiaro
che noi possiamo pronunciarci sugli indirizzi, non sulle
persone (Vivi commenti).
LUIGI RAMPONI. Se avessero messo nella commissione
Siclari o qualcun altro... Non ci sono forse magistrati
all'altezza di Vigna e di Grasso?
ANTONIO BARGONE. Allora ce lo vengano a dire.
PRESIDENTE. Non possiamo discutere anche sulla validit
dei magistrati! Non possiamo fare l'"esame" ad un magistrato
per stabilire se sia migliore o peggiore dell'altro: si
tratterebbe di una terribile intromissione.
Mi considero allora delegata nel senso precedentemente
indicato dalla collega Scopelliti, ovviamente nei limiti
consentiti dalla legge.
La seduta termina alle 22,20.
