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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE TIZIANA PARENTI
INDICE
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Comunicazioni del ministro dell'interno, onorevole Roberto
Maroni, sullo stato attuale della lotta alla criminalit
organizzata, sulle prospettive e sul coordinamento dei mezzi e
delle strutture di contrasto a ci dedicati:
Parenti Tiziana, Presidente ................... 35, 42, 43
48, 49, 51, 54, 55, 57
58, 60, 61, 69, 72, 73
Arlacchi Giuseppe ................................. 43, 66
Ayala Giuseppe ........................ 60, 61, 73, 74, 75
Bargone Antonio ............................... 49, 59, 69
Bertoni Raffaele .......................... 45, 46, 64, 69
Bertucci Maurizio ..................................... 56
Bonsanti Alessandra ............................... 53, 73
Caccavale Michele ..................................... 51
Del Prete Antonio ................................. 56, 77
Di Bella Saverio ...................... 53, 54, 55, 71, 72
Grasso Tano ....................................... 50, 51
Grimaldi Tullio ....................................... 46
Imposimato Ferdinando ................................. 42
Manconi Luigi ......................................... 58
Maroni Roberto, Ministro dell'interno ............. 35, 43
46, 48, 53, 61, 64, 66, 69, 70
71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78
Mattarella Sergio ..................................... 49
Meduri Renato ..................................... 56, 57
Ramponi Luigi ......................................... 55
Scivoletto Concetto ............................... 58, 76
Scozzari Giuseppe ................................. 52, 73
Stajano Corrado ....................................... 43
Tripodi Girolamo .............................. 47, 48, 69
Vendola Nichi ..................................... 59, 78
Violante Luciano ...................... 43, 61, 64, 73, 74
Sulla pubblicit dei lavori:
Parenti Tiziana, Presidente ........................... 35
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La seduta comincia alle 11,10.
(La Commissione approva il processo verbale della
seduta precedente).
Sulla pubblicit dei lavori.
PRESIDENTE. Informo la Commissione che, ai sensi
dell'articolo 13 del regolamento interno provvisorio - e
fintanto che la Commissione non proceder all'approvazione del
regolamento definitivo -, la pubblicit delle sedute sar di
norma assicurata anche mediante l'impianto audiovisivo a
circuito chiuso, salvo che non si faccia richiesta di seduta
segreta.
Se non vi sono obiezioni, rimane cos stabilito.
(Cos rimane stabilito).
Comunicazioni del ministro dell'interno, onorevole Roberto
Maroni, sullo stato attuale della lotta alla criminalit
organizzata, sulle prospettive e sul coordinamento dei mezzi e
delle strutture di contrasto a ci dedicati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca comunicazioni del
ministro dell'interno, onorevole Roberto Maroni, sullo stato
attuale della lotta alla criminalit organizzata, sulle
prospettive e sul coordinamento dei mezzi e delle strutture di
contrasto a ci dedicati.
L'audizione odierna fa riferimento, in particolare, ai
seguenti temi specifici: strumenti a disposizione delle
strutture operanti nel campo della lotta alla criminalit
organizzata e possibilit di loro evoluzione e miglioramento;
coordinamento delle strutture, con riferimento alla necessit
di opportuni collegamenti a livello internazionale; sistema di
protezione dei collaboratori di giustizia, con particolare
riferimento all'adozione del relativo regolamento; situazione
dei testimoni e delle vittime di mafia; amministrazioni locali
ed infiltrazioni mafiose; repressione dei reati legati
all'attivit di societ finanziarie colluse con la criminalit
organizzata.
Dopo che il ministro Maroni avr svolto la sua relazione,
i commissari potranno rivolgergli domande attinenti
all'oggetto della presente audizione ed il ministro decider
se rispondere ad esse singolarmente oppure complessivamente,
al termine degli interventi.
Do senz'altro la parola al ministro Maroni, che ringrazio
per aver corrisposto all'invito della Commissione.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Signor
presidente, onorevoli commissari, mi accingo, nella veste di
responsabile nazionale dell'ordine e della sicurezza, ad
esporre innanzi a questo autorevole consesso una relazione
volta ad offrire un quadro sintetico delle linee evolutive del
fenomeno criminale nel nostro paese, prestando particolare
attenzione agli aspetti correlati alla malavita organizzata di
tipo mafioso.
E'questa la prima occasione, per il ministro dell'interno
di questo Governo, di incontrarsi con i componenti della
Commissione antimafia del nuovo Parlamento. Voglio
approfittare di questo significativo momento non solo per
riaffermare che la lotta alla mafia - e, pi in generale, alla
criminalit - rappresenta una delle priorit del programma di
azione del mio ministero, ma anche per esporre le direttrici
della strategia anticrimine, offrendo quindi gli elementi
conoscitivi necessari
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per operare congiuntamente riflessioni su tematiche di tale
rilevanza.
Va preliminarmente osservato che fattori come la
pericolosit della malavita organizzata, il traffico e lo
spaccio di droga e la delinquenza urbana, rilevabili del resto
nei livelli delinquenziali tipici delle societ avanzate,
incidono in modo notevole sull'andamento della delittuosit.
La realt nazionale non si presta, tuttavia, ad un giudizio di
generale negativit, se si considera che il totale dei delitti
rilevati dalle forze dell'ordine nel corso dei primi sette
mesi di quest'anno, rapportato all'analogo periodo del 1993,
ha subito una flessione del 4,24 per cento.
Tale valutazione  confortata dai dati relativi alla
tenace azione di contrasto svolta dagli apparati di tutela,
che ha prodotto un incremento di produttivit dell'apparato
quantificabile nell'aumento, nello stesso arco temporale, del
numero delle persone deferite all'autorit giudiziaria e di
quelle tratte in arresto, rispettivamente del 6,44 e dell'8,36
per cento. Dalla data del mio insediamento, in particolare,
sono state arrestate pi di 32 mila persone, su un totale di
circa 165 mila denunciati alla magistratura. Sono state
inoltre disarticolate, nello stesso periodo, 65 associazioni
per delinquere di stampo mafioso, con il coinvolgimento
giudiziario di 1.292 soggetti e sono stati catturati 114
pericolosi latitanti. Dal mercato illecito della droga sono
stati sottratti quasi 2.200 chilogrammi di sostanze
stupefacenti. In questo contesto si inserisce il positivo
trend degli omicidi volontari che, alla fine dello
scorso agosto, ha posto in luce un decremento del 10,28 per
cento.
Una compiuta esposizione dell'andamento dei fenomeni
deliquenziali non pu peraltro prescindere da una, sia pur
breve, analisi della strategia, dei profili strutturali e
della valenza delle organizzazioni mafiose. Queste
costituiscono sicuramente la pi potente e pericolosa
componente della grande criminalit del nostro paese. La loro
superiorit su ogni altra entit illecita deriva dalla
capacit economica della loro attivit, dal numero e dalla
qualit dei loro affiliati, dalle loro capacit di
manipolazione delle istituzioni pubbliche, nonch dalla
complessit della loro formula organizzativa.
Sottoposti negli ultimi anni ad un'azione di contrasto
particolarmente incisiva, che ha prodotto l'arresto e la
condanna di centinaia di capi e di gregari, i gruppi mafiosi
hanno reagito con l'adozione di una strategia di tipo
terroristico. La dimensione eversiva non , di per s,
estranea alla storia ed alle tradizioni della mafia: gi in
passato ci sono stati momenti in cui essa ha partecipato a
cospirazioni, ha compiuto attentati ed ha ucciso uomini di
legge. Le pratiche eversive delle formazioni mafiose,
tuttavia, sono rimaste storicamente in una posizione
subordinata e di ultima istanza rispetto alle tattiche
collusive: i cosiddetti uomini d'onore hanno spesso mostrato
di preferire la strategia della corruzione e della
manipolazione silenziosa al clamore delle stragi e degli
omicidi eccellenti.
La recente fase eversiva - che ha avuto un significativo
episodio prodromico con l'omicidio di Salvo Lima -  iniziata
con le stragi del 23 maggio e del 19 luglio 1992 ed 
proseguita con gli attentati avvenuti, a partire dal maggio
1993, a Roma, Firenze e Milano. In particolare, con l'eccidio
di via dei Georgofili a Firenze e con gli attentati del luglio
1993 Cosa nostra e gli altri consorzi criminali hanno optato
per una fase terroristica pura: il perseguimento di scopi di
tipo strategico  diventato la motivazione fondamentale del
delitto, travalicando la valenza tattica dell'evento,
rappresentata dalla volont di eliminare obiettivi mirati, che
costituivano comunque concreto ostacolo alla vitalit della
stessa organizzazione. Alla citata attivit terroristica 
infatti attribuibile l'intento di provocare, in termini pi
ampi, la caduta del consenso sociale verso l'azione repressiva
dello Stato, inducendo l'opinione pubblica a ritenere troppo
elevato il costo della lotta alla mafia.
Tale valutazione in ordine al significato ed alla portata
del disegno criminale ha, del resto, trovato puntuale conferma
sia nelle risultanze investigative - tuttora in corso di
acquisizione e coperte da doveroso
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riserbo -, sia nella natura eminentemente simbolica
degli obiettivi degli attentati, selezionati con lo scopo di
rendere facilmente intelligibile il messaggio intimidatorio.
Funzione non secondaria degli attentati era, altres, quella
di riaffermare la capacit decisionale dei principali capi di
Cosa nostra, oggi detenuti, attraverso l'azione di altri
esponenti mafiosi di vertice, non ancora tratti in arresto. A
tale proposito,  opportuno sottolineare come l'articolo
41-bis della legge sull'ordinamento penitenziario abbia
raggiunto il suo primario obiettivo di garantire l'effettivo
isolamento dal mondo esterno dei principali capimafia, nonch
di incidere, nel contempo, sulla loro posizione carismatica e
sulla loro funzione di leader, che garantiva la
compattezza dell'organizzazione. Tale risultato ha contribuito
a realizzare un forte deterrente ed un sicuro ostacolo per
ulteriori analoghi episodi delittuosi.
E', perci, mia ferma intenzione sollecitare il Parlamento
affinch venga mantenuta questa linea di fermezza, la cui
efficacia viene testimoniata anche dagli elementi conoscitivi
raccolti nell'ambito di recenti attivit investigative. Sono i
risultati conseguiti nelle indagini sulle stragi a confermare
la validit del complessivo sistema di contrasto e ad
evidenziare come l'azione repressiva contro la criminalit
mafiosa non abbia mai conosciuto rallentamenti.
E'il caso, infatti, di rammentare che l'attivit
investigativa, attualmente ancora in pieno svolgimento, ha
comunque gi fatto conseguire importanti esiti.
Le indagini svolte hanno permesso alla magistratura
inquirente di ricostruire nel dettaglio le dinamiche delle
varie fasi degli attentati e di individuare assassini,
complici e mandanti. A poco pi di due anni dal delitto,
proprio oggi infatti prende il via il processo per la strage
di Capaci ed  ad uno stato avanzato di definizione la fase
istruttoria del procedimento per la strage di via D'Amelio. Il
risultato pi saliente  costituito dalla conferma
dell'unicit del disegno criminoso e dalla verifica della sua
diretta riconducibilit alla volont dei vertici di Cosa
nostra, che emerge chiaramente anche dalle indagini, ancora in
via di completamento, sulle altre stragi consumate nel
continente nell'arco del 1993.
L'azione repressiva dello Stato non si  limitata,
comunque, all'individuazione degli autori di tali attentati,
bens si  estesa al fenomeno mafioso nel suo complesso, con
lo sviluppo di articolate e sofisticate indagini, su tutto il
territorio nazionale ed anche fuori dai confini italiani, da
parte delle strutture investigative delle forze di polizia.
Una menzione in tal senso merita l'ultima operazione, conclusa
nei giorni scorsi in stretta intesa con le autorit
statunitensi, che ha portato all'arresto di un centinaio di
criminali italiani ed americani che operavano, in simbiosi tra
loro ed in collegamento con la mafia colombiana, nel traffico
internazionale di stupefacenti.
Altra specifica menzione merita, altres, l'incisiva
attivit di sequestro e di confisca dei patrimoni mafiosi,
finalizzata al duplice obiettivo di ridurre il potere
criminale della malavita organizzata e di tutelare il circuito
dell'economia e della finanza legale. Nei soli quattro mesi
della mia azione di Governo sono stati attuati interventi di
sequestro di patrimoni di sospetta pertinenza della
criminalit organizzata per un valore di 1.594 miliardi di
lire. Questa cifra, se paragonata con il business
complessivo della criminalit organizzata,  poca cosa, per
sono significative la determinazione che l'apparato di
sicurezza mostra nel compiere queste azioni e soprattutto la
consapevolezza sempre maggiore che quello economico  il
versante su cui si pu con grande efficacia colpire la
criminalit organizzata.
E'innegabile che le attuali strategie anticrimine abbiano
prodotto un indebolimento della compattezza delle
organizzazioni criminali e favorito le defezioni, anche a
livello di vertice, dalle compagini mafiose. Tutto ci, oltre
ad una rinnovata fiducia nei confronti dell'azione statuale,
ha favorito l'incremento del numero di quanti hanno deciso di
avviarsi sulla strada della collaborazione con la giustizia.
L'ampliarsi di tale fenomeno ha stimolato l'elevazione del
livello di attenzione
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degli investigatori specializzati nel settore, imponendo loro
una preventiva verifica della genuinit delle intenzioni di
coloro che decidono di collaborare. In tale ottica vengono
costantemente effettuate mirate indagini che consentono di
prevenire possibili tentativi di inquinamento delle prove,
come mi riferiscono i tecnici del settore.
Dopo la descritta stagione di aperta conflittualit con le
istituzioni, sembra che la criminalit organizzata di tipo
mafioso abbia avviato una pi sofisticata strategia con il
ricorso, accanto ai tradizionali strumenti delle violenza e
delle intimidazioni, a quello pi subdolo della corruttela.
Parallelamente, in ambito locale, le formazioni criminali
stanno tentando di fiaccare l'attenzione morale o di
screditare quanti (amministratori, imprenditori, religiosi)
siano impegnati in primo piano nella lotta antimafia, mediante
il ricorso ai gi sperimentati mezzi della diffamazione e
dell'attentato dimostrativo. Peraltro, gli investigatori hanno
raccolto da pi parti segnali inquietanti di una possibile
ripresa della strategia terroristica che, in occasione della
celebrazione dei processi per le stragi ai quali sopra ho
fatto cenno, comporterebbe la esecuzione di azioni cruente
volte a riaffermare in maniera eclatante la forza
intimidatrice della mafia.
Oltre ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire
simili aggressioni alla sicurezza della collettivit e per
evitare qualsiasi turbativa al sereno svolgimento di tali
processi, ritengo di dover assicurare idonea protezione ai
testimoni dell'accusa che, chiamati ad assolvere una delicata
funzione in questi procedimenti, sono particolarmente esposti
ad attacchi di varia natura.
La strategia e la valenza criminale delle organizzazioni
mafiose le differenziano dalla criminalit organizzata comune
e conferiscono loro una cultura ed una dimensione del tutto
peculiari, in considerazione del loro obiettivo primario
costituito da un costante accumulo di potere criminale. E'in
conseguenza di ci che alla criminalit organizzata vengono
attribuite una spiccata capacit di penetrazione nei settori
dell'imprenditoria commerciale ed industriale, una
disponibilit di rilevanti risorse finanziarie ed una continua
ricerca di contatti con esponenti del mondo delle professioni,
dei mass media e delle amministrazioni pubbliche.
E'chiaro che ci troviamo di fronte ad entit criminali
polivalenti che agiscono come veri e propri centri di potere
illecito, con il preciso intento di esercitare un controllo
del territorio ove sono originate e maggiormente radicate,
attraverso un condizionamento della vita
politico-amministrativa e dello stesso sviluppo civile e
produttivo. Il dato pi preoccupante  costituito dalla loro
progressiva ricerca di estendersi in zone e spazi sempre pi
ampi, proiettandosi a livello internazionale, soprattutto
verso quei paesi dove meno solide sono le strutture portanti
dello Stato, pi permissive le legislazioni, meno rigidi i
controlli istituzionali, pi rare le relazioni
intergovernative, pi deboli le economie e quindi pi
remunerativi gli investimenti. L'adozione di tali strategie
delinquenziali ha sempre pi radicato la tendenza verso una
stretta interazione tra realt criminali diverse, ha favorito
il collegamento tra differenti settori dello scambio illegale
e la loro interconnessione con segmenti legali dell'economia,
ha allargato su scala internazionale il gi fitto reticolo
delle comunicazioni e ha creato un punto di sintesi con
sistemi criminali nazionali e sovranazionali.
La progressiva globalizzazione dell'economia e il graduale
superamento delle frontiere rischiano quindi di condurre ad
una crescente unificazione ed interdipendenza delle economie e
dei soggetti criminali, tanto pi oggi allorch, dopo la
caduta del muro di Berlino, tale processo ha subito una brusca
accelerazione con la comparsa sullo scenario criminale
internazionale di nuovi protagonisti, che si sono affiancati a
quelli tradizionali, quali le organizzazioni turche, quelle
asiatiche e, da ultimo, quelle originarie dell'est europeo.
Ad espressioni delinquenziali siffatte, che interagiscono
tra loro proponendosi come un sistema complesso ed unitario,
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non pu che contrapporsi un sistema di contrasto altrettanto
complesso ed unitario in cui, analogamente a quello criminale,
l'interconnessione dei singoli elementi costitutivi sia
funzionale ad un unico obiettivo, un sistema che sappia
aggredire efficacemente ed in modo permanente il crimine
organizzato, attraverso mirate strategie, apparati repressivi
specializzati ed apposite metodologie operative, sia in ambito
nazionale sia, e direi soprattutto, in ambito
internazionale.
Sto valutando l'opportunit e la possibilit di
riorganizzare l'intero comparto della sicurezza sul duplice
binario del decentramento e della specializzazione, avendo
cura nel contempo di valorizzare al meglio le strutture
esistenti, non solo in funzione di un'efficace lotta alla
mafia ma anche in un'ottica pi generale che possa garantire
la sicurezza dei cittadini.
La metodologia di contrasto delineata dalla legge n. 410
del 1991, che si ispira ai principi della specializzazione e
della predeterminazione degli obiettivi, ha gi prefigurato,
sia pure nel circoscritto ambito dell'azione antimafia, un
quadro di raccordo tra il momento della valutazione strategica
del fenomeno criminale e quello della definizione dei
conseguenti interventi operativi. Per tale finalit, efficace
strumento potr rivelarsi una migliore e pi completa
utilizzazione del Consiglio generale per la lotta alla
criminalit organizzata, che rappresenta un quadro di comando
unificato affidato alla responsabilit politica del ministro
dell'interno. Potr in quella sede procedere, come peraltro
previsto dal legislatore, ad un'effettiva elaborazione
congiunta di strategie unitarie e all'individuazione di
responsabilit specifiche ai compiti operativi
predeterminati.
Il quadro ordinamentale esistente prevede un raccordo
immediato tra Consiglio generale e strutture di contrasto: si
tratter di dargli migliore attuazione per una compiuta
realizzazione del progetto legislativo. Potr conseguire tale
finalit anche attraverso la pi concreta attuazione
dell'articolo 4 della legge n. 410, che affida al
vicedirettore generale della pubblica sicurezza, direttore
centrale delle polizia criminale, uno specifico compito di
raccordo delle risorse investigative. Confortato anche da
concordi sollecitazioni di autorevoli esponenti della
magistratura inquirente, sto esaminando la necessit di
impartire ulteriori direttive in tal senso.
Come ministro dell'interno ho gi accolto comunque i
positivi riscontri della strada tracciata; nonostante le
difficolt, si  infatti riusciti a prefigurare un pi ampio
sistema investigativo integrato, in cui organi centrali,
articolati verticalmente per competenze e composti da
personale specializzato, si affiancano ed interagiscono con le
strutture tradizionali di polizia a competenza generale. In
altre parole, sono state confermate le possibilit di successo
nella ricerca di strategie innovative che realizzino una
sempre migliore organizzazione delle indagini. E'pertanto mia
intenzione sfruttare al meglio in proiezioni pi ampie tali
positive esperienze, senza dover ricorrere a nuove e
artificiose sperimentazioni o ad astratte ipotesi di lavoro.
Non pi quindi parcellizzazione di energie investigative e
nocivi antagonismi sui medesimi settori di competenza, ma un
sistema che adotti una metodologia operativa in virt della
quale gli specialisti possano affiancarsi ed integrarsi
nell'azione svolta dagli altri organismi investigativi
territoriali che devono essere resi sempre pi efficienti,
affinch svolgano il loro fondamentale ruolo di garanti del
controllo effettivo del territorio e di fonti primarie ed
autentiche di utili informazioni, derivanti dalla loro
conoscenza dell'ambiente.
E'mia intenzione che sia la lotta alla grande criminalit
sia quella ai fenomeni delinquenziali cosidetti minori vengano
affrontate non pi in maniera episodica ed emergenziale ma con
ampie risposte istituzionali di tipo strategico che,
nell'assoluto rispetto delle positive tradizioni esistenti,
possano razionalizzare al meglio le risorse. Potranno in tal
modo affermarsi nuove metodologie di indagine che, fondandosi
su nuovi modelli, promuovano una cultura investigativa che
privilegi l'organizzazione, la razionalit e la sistematicit
del lavoro e siano finalizzate al perseguimento di obiettivi
strategici complessi attraverso
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una costante interazione tra il momento dell'acquisizione
conoscitiva e quello prettamente operativo.
Sar cura del rinnovato vertice della pubblica sicurezza
attuare le mie direttive che, come gi detto in altra sede,
sono finalizzate alla razionalizzazione dell'azione e delle
risorse degli organi investigativi, anche nell'ambito del
dipartimento della pubblica sicurezza, affinch siano
sfruttate al massimo le sinergie e siano orientate tutte
insieme verso obiettivi di ampio respiro, senza alcuna
dispersione o sovrapposizione.
Nella medesima prospettiva, volta ad evitare interventi
eccezionali e a valorizzare gli elementi positivi gi
disponibili,  mia intenzione non ricorrere a provvedimenti
normativi di carattere emergenziale, n incidere negativamente
sugli strumenti legislativi esistenti, ma piuttosto
utilizzarli al meglio e modificarli, insieme ai miei colleghi
di Governo ed al Parlamento, per renderli pi efficaci.
In tale ordine di idee ci si sta muovendo in materia di
collaboratori di giustizia, ambito in cui il mio dicastero, di
concerto con quello di grazia e giustizia,  in procinto di
adottare provvedimenti che, in linea con i suggerimenti
forniti dall'apposito gruppo interministeriale di lavoro,
fissano aggiornate modalit di attuazione della disciplina
relativa alla protezione dei collaboratori e dei loro
congiunti. Ci con l'intendimento di assicurare il pieno e
corretto funzionamento del meccanismo legislativamente
previsto e di garantire efficienza all'apparato di tutela,
formalizzando la posizione di terziet rispetto agli
investigatori di coloro che sono addetti alla protezione e
all'assistenza dei collaboratori.
Nella stessa ottica, tendendo verso una sempre maggiore
separazione delle funzioni di chi investiga e di chi si occupa
della tutela del collaboratore, proceder ad una valutazione
dell'esperienza del servizio centrale di protezione, per
metterlo sempre pi in grado di attuare al meglio le
metodologie e le tecniche di sicurezza e di reinserimento
nella societ civile di chi ha pagato il suo debito
collaborando con la giustizia.
Nel campo delle innovazioni normative ritengo che il mio
dicastero abbia ampiamente dimostrato sensibilit ed
attenzione alle specifiche esigenze manifestate dagli
operatori di giustizia, curando che venissero emanate, entro i
termini fissati dalla legge delega, chiare ed incisive norme
in materia di certificazioni antimafia, in totale sintonia con
gli orientamenti del precedente Parlamento.
Sono poi tuttora sottoposte all'esame degli esperti
giuridici del Ministero dell'interno e di quello di grazia e
giustizia altre iniziative di legge con le quali ci si propone
di affrontare nuove emergenze criminali.
In tema di usura, si  definita una proposta volta a
rendere pi snella ed incisiva l'azione dello Stato. Per altro
verso, parallelamente alla sempre pi frequente costituzione
di associazioni antiracket,  stato avviato - ed  in fase di
avanzata elaborazione - un programma d'intervento il quale
prevede, tra l'altro, l'adozione, di concerto con il ministro
di grazia e giustizia, di una normativa che dar attuazione al
principio, gi presente nella legislazione vigente, secondo
cui queste organizzazioni possono svolgere un ruolo attivo nel
procedimento a carico dei presunti estorsori.
In tale prospettiva, e per garantire la migliore sinergia
degli interventi, il Governo, su mia proposta, ha attribuito
ad un prefetto di provata esperienza, nominato alto
commissario antiracket, il compito di armonizzare le
iniziative che sono espressione di quei settori della societ
pi esposti alla specifica fenomenologia con quelle tipiche
delle strutture istituzionalmente deputate a combattere le
manifestazioni criminali.
Altra prova concreta dell'azione di Governo in questo
senso  costituita dall'impegno profuso affinch si addivenga
ad un rapido esame della proposta di istituzione dei tribunali
distrettuali antimafia. Alcuni magistrati mi avevano
ripetutamente segnalato la necessit di portare rapidamente a
compimento l'iter legislativo della norma che prevede
l'istituzione dei citati
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uffici giudiziari: ho recepito la proposta, ne ho discusso in
pi occasioni con il ministro di grazia e giustizia e l'ho
sottoposta al vaglio del Comitato nazionale per l'ordine e la
sicurezza pubblica, in presenza di autorevoli rappresentanti
delle amministrazioni interessate. E'stato cos possibile
riconoscere la validit del progetto legislativo ed inviarlo
per l'esame al Consiglio superiore della magistratura, che
l'ha ricevuto il 1^ settembre.
Analogamente, nella medesima prospettiva volta a
valorizzare gli efficaci strumenti gi disponibili, intendo
proseguire sulla strada della cooperazione internazionale,
moltiplicando le iniziative che sviluppino con incisivit
forme di collaborazione e di coordinamento multilaterale e
bilaterale allo scopo di affinare ulteriormente le esistenti
forme di assistenza internazionale.
Il polo di attrazione prevalente di questi sforzi 
rappresentato dall'esigenza di contrastare efficacemente il
traffico illecito di sostanze stupefacenti, attorno al quale,
com' noto, si sviluppano vari indotti criminali di rilevanza
internazionale, come il riciclaggio di proventi illeciti, i
reati economici ed il traffico di armi.
Tra le organizzazioni impegnate a vario titolo
nell'individuazione di mezzi operativi di assistenza l'ONU ha
sempre occupato una posizione trainante di rilievo,
provvedendo tra l'altro all'istituzione di speciali agenzie
quali la Crime prevention and criminal justice branch e
la Drug central program che, con sede a Vienna,
costituiscono la principale fonte mondiale di informazioni ed
assistono i governi nelle strategie nazionali e
nell'applicazione dei trattati internazionali.
N va trascurato il ruolo delle Nazioni Unite
nell'organizzazione delle grandi conferenze internazionali che
consentono, con cadenza quinquennale, di stilare bilanci in
ordine alla situazione mondiale, alle tendenze ed agli
orientamenti della comunit internazionale circa le priorit
d'intervento e di scelta dei metodi di lotta al crimine
organizzato.
A tale proposito rammento che nel prossimo mese di ottobre
si svolger a Napoli una nuova conferenza mondiale, il cui
obiettivo  la stipula di una carta politica destinata a
contenere precisi orientamenti in tema di cooperazione
internazionale. In questo contesto, come ministro
dell'interno, mi sto adoperando per la stipula di nuovi
accordi internazionali e per il perfezionamento di quelli gi
esistenti, al fine di assicurare un pi elevato livello di
cooperazione tra gli organismi di polizia impegnati nella
prevenzione e nel contrasto al crimine organizzato, al
terrorismo e al traffico di sostanze stupefacenti.
In tale prospettiva mi sono recentemente recato in
Israele, ove ho provveduto a rinnovare e perfezionare il
trattato che prevede forme di assistenza e di scambio
informativo con le autorit di polizia di quel paese.
Nel medesimo ordine di idee sono in procinto di
partecipare alle sedute del Comitato bilaterale, costituito in
attuazione dell'accordo Italia-USA siglato nel 1984. Com'
noto tale organo, presieduto congiuntamente dal ministro
dell'interno italiano e dall'attorney general
statunitense,  riuscito a conseguire in questi anni, con il
supporto di due sottocomitati, positivi risultati,
istituzionalizzando innumerevoli forme di collaborazione in
sede pi propriamente preventiva e repressiva.
In ambito comunitario ho altres intenzione di farmi
promotore di iniziative volte ad accelerare la realizzazione
dei programmi di cooperazione contemplati nel trattato di
Maastricht e, in particolare, del sistema di scambio di
informazioni destinato ad operare in seno all'Ufficio europeo
di polizia criminale, il cosiddetto Europol.
A tale proposito mi preme anzi sottolineare che al forte
impulso fornito dai rappresentanti italiani in tutte le fasi
costitutive di Europol e dell'Unit europea antidroga (EDU) -
istituita nel suo ambito -, si  recentemente aggiunta la mia
personale e diretta attivazione allo scopo di ottenere la
presenza di un funzionario di polizia del nostro paese ai
vertici della struttura EDU. Particolare menzione, nel quadro
delle iniziative italiane nel contesto internazionale, merita
l'organizzazione
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dell'imminente assemblea generale dell'Interpol che per la
prima volta dalla data di istituzione di questo organismo sar
nei prossimi giorni ospitata nel nostro paese e vedr la
partecipazione di delegazioni di altissimo livello provenienti
da 150 nazioni. L'inaugurazione dell'importante consesso avr
luogo alla presenza del Capo dello Stato il prossimo 28
settembre.
In termini pi ampi  mio impegno favorire lo sviluppo di
iniziative di collaborazione anche tra paesi extracomunitari,
specie laddove questi si aprono alle realt criminali dell'est
europeo.
Ritengo pertanto particolarmente apprezzabili le forme di
cooperazione internazionale qual  quella denominata Teledrug,
il cui impianto, ideato e delineato da funzionari della
polizia del nostro paese, prevede il coinvolgimento e la
fattiva collaborazione degli organismi di polizia dell'Europa
orientale.
Da ultimo, approfitto di questa occasione per
preannunciare che intendo avviare, in un prossimo futuro, un
programma di interventi volto a promuovere e realizzare una
organica collaborazione di carattere operativo tra gli
organismi investigativi attivi nell'area del Mediterraneo,
superando ostacoli e conflittualit di natura politica che il
processo di pace, in atto nel Medio Oriente, rende oggi
possibile.
E'infatti mia precisa opinione che quanto pi i singoli
Stati saranno in grado di dar vita ad una cultura della
collaborazione ed a trovare nuove forme di intesa per l'avvio
di coordinate strategie anticrimine, tanto pi sar garantita
la sicurezza dei cittadini e la difesa dall'aggressione
mafiosa. Grazie.
PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Maroni e do la parola
ai colleghi che hanno chiesto di intervenire.
FERDINANDO IMPOSIMATO. Ringrazio il ministro per l'ampia
e dettagliata relazione, che affronta diversi problemi
fondamentali per la lotta al crimine organizzato di stampo
mafioso: per motivi temporali, mi soffermer soltanto su
alcuni di essi. Una prima questione riguarda la parte di
relazione che tratta del tentativo operato dalla mafia per
manipolare le pubbliche istituzioni. Su tale affermazione
sarebbe forse opportuno che il ministro in sede di replica -
che non deve ovviamente e necessariamente svolgersi oggi -
chiarisse come si manifesta questa particolare attivit della
mafia.
A me personalmente interessa sapere se la mafia continui
ad avere rapporti con le pubbliche amministrazioni, gli enti
pubblici, i comuni, le provincie, le regioni e gli esponenti
del mondo politico, anche con riferimento al fatto che in
provincia di Caserta - dove io vivo - si registra il maggior
numero di scioglimenti di comuni per infiltrazioni mafiose.
Sarebbe opportuno sapere se la mafia, secondo le informazioni
del ministero, continui ad essere presente e se vi siano
contatti con il mondo politico, tenendo presente che anche
nella regione Campania si sono avuti arresti per appartenenza
ad associazioni mafiose da parte di pubblici ufficiali.
Vorrei ricordare che in provincia di Caserta si 
verificato un fatto grave, ossia l'incendio del ghetto di
Villa Literno: da notizie di stampa si  appreso che esistono
tentativi di utilizzare elementi extracomunitari per attivit
di stampo mafioso. Vi  stata un'affermazione, abbastanza
preoccupante, del ministro Guidi circa la chiusura del ghetto
di Villa Literno, senza la prospettazione di soluzioni
immediate per quanto riguarda gli extracomunitari.
Dunque, a fronte di questi fenomeni, specie in provincia
di Caserta che ha il pi alto tasso di criminalit d'Europa ed
un elevato numero di delitti, non si hanno segnali
rassicuranti per quanto riguarda l'attivit di prevenzione.
Un'altra questione concerne le scelte operate dal ministro
Maroni in ordine ai vertici del Ministero dell'interno per la
lotta al crimine organizzato. Non intendo interferire su tali
scelte, vorrei per dire che la sostituzione del capo della
DIA, ossia del dottor Gianni De Gennaro, con un generale della
Guardia di finanza  un fatto che a mio avviso ha provocato un
notevole grado di allarme in chi conosce
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l'attivit finora svolta dallo stesso dottor De Gennaro.
Credo che la cooperazione e il rafforzamento di questi
organismi sia rilevante dal punto di vista organizzativo, cos
come  fondamentale la scelta delle persone. Se dopo un anno
si cambia il vertice di una organizzazione come la DIA - che
ha dato risultati straordinari nella lotta alla mafia,
riuscendo ad ottenere la collaborazione dei vertici di Cosa
nostra - si compie un'operazione che obiettivamente
costituisce un segnale positivo per Cosa nostra medesima.
Conosco bene l'impegno del ministro dell'interno contro la
mafia e quindi queste affermazioni non riguardano minimamente
la lealt e l'impegno dell'onorevole Maroni, devo dire per
che il capo della DIA rappresenta uno degli obiettivi
principali di Cosa nostra.
Per queste ragioni ritengo opportuno che il ministro
spieghi i motivi in base ai quali ha ritenuto di dover
sostituire una persona che fino a quel momento ha
rappresentato un punto di riferimento molto importante per chi
ha collaborato con la giustizia e per tutto il mondo
dell'anticrimine.
PRESIDENTE. Il ministro sceglie di rispondere volta per
volta?
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Come
preferisce la Commissione.
PRESIDENTE. Penso sia meglio risponda al termine delle
domande.
CORRADO STAJANO. Signor ministro, lei ha parlato di
ripresa della strategia terroristico-mafiosa in occasione dei
processi. Nonostante si possa affermare che questo periodo sia
stato relativamente tranquillo, qual  il suo giudizio
sull'apparente silenzio-assenso di Cosa nostra dopo le
dichiarazioni rilasciate da Riina a Reggio Calabria, dopo gli
attentati agli amministratori e ai politici progressisti?
Pensa che tutto questo, anzi meglio possa, essere messo in
relazione con la trattativa e la ricerca dei nuovi
interlocutori politici? Che preoccupazioni ha il signor
ministro sui cambiamenti avvenuti in seno a Cosa nostra prima
e dopo le elezioni politiche?
GIUSEPPE ARLACCHI. Desidero porre al ministro tre brevi
domande connesse ai temi affrontati nella sua ampia ed
articolata relazione.
La prima riguarda la fisionomia dell'Europol,
un'iniziativa molto importante e di grande rilievo nel
panorama dell'innovazione legislativa in materia di contrasto
internazionale alla criminalit, della quale per si hanno
scarse notizie. Gradirei qualche informazione pi dettagliata
e precisa su come sia strutturato il progetto di polizia
europea.
La seconda domanda riguarda i passi che il ministro sta
intraprendendo per attuare una pi efficace divisione dei
compiti tra polizia e carabinieri. Come tutti sappiamo, si
tratta di uno degli aspetti pi rilevanti in materia di
strategia di attacco alla criminalit organizzata ed alle
altri grandi forme di criminalit.
Infine, vorrei chiedere l'opinione del ministro
dell'interno su una questione connessa al riciclaggio del
denaro sporco ed ai cosiddetti paradisi fiscali internazionali
e nazionali; mi riferisco alle case da gioco. Nell'opinione
pubblica si sta dibattendo - credo che siano state gi
avanzate alcune proposte in tal senso - l'ipotesi di crearne
una decina di nuove. Poich un'esperienza internazionale
abbastanza solida, analizzata da parlamenti, da governi e da
studiosi, dimostra l'effetto di queste strutture sul fenomeno
del riciclaggio, sullo stimolo alla microcriminalit ed alla
malavita e sul mercato dell'usura, vorrei conoscere la
posizione del ministro sull'argomento.
LUCIANO VIOLANTE. Il signor ministro ha accennato alla
sua intenzione di rendere permanente il secondo comma
dell'articolo 41-bis della legge sull'ordinamento
penitenziario. I deputati progressisti alla Camera ed i
senatori progressisti al Senato hanno presentato proposte di
legge che vanno in questa direzione. Le parole del ministro
significano che il Governo
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sar favorevole all'approvazione di tali proposte di
legge?
Il ministro, affrontando il tema dei pentiti, ha parlato
del regolamento, rispetto al quale circolano varie voci. Di
recente il sottosegretario per l'interno ha reso un'intervista
non del tutto convincente. Vorrei chiedere al ministro se
ritenga utile ed opportuno esporre, in questo o in altro
momento, le linee fondamentali del regolamento prima che il
testo venga approvato. Formulo questa ipotesi non in un quadro
di cogestione ma considerando che la Commissione antimafia ha,
tra i suoi compiti, quello di verificare che tutte le
pubbliche amministrazioni, compresi i ministeri, svolgano
un'azione congrua nella lotta contro la mafia. Valuti perci
il ministro, al fine di evitare polemiche o critiche
successive, in che termini possa essere opportuno investire
delle linee di fondo del regolamento, non del testo, la
Commissione, sempre che i colleghi e il presidente lo
ritengano.
Il ministro ha giustamente posto l'attenzione sul fronte
finanziario. Per quanto riguarda i latitanti, le cifre
indicate sono positive; quanto alla celebrazione dei processi,
se riusciremo a far approvare la legge sui tribunali
distrettuali, avremo un grosso incentivo; il Senato sta
lavorando su altri versanti, elaborando un piano di interventi
di riforma nel settore della giustizia. Resta non
sufficientemente aggredito il versante finanziario.
A questo proposito, il dato citato dal ministro 
confortante in s ma sconfortante se riferito al giro di
affari. Avendo valutato tale giro intorno a 170 mila miliardi
- forse questa cifra  un pochino esagerata, ma possiamo anche
considerarla la met - e tenendo conto che sulla base di
analisi puntuali svolte dal Ministero dell'interno risulta che
sono stati sequestrati beni per circa 4 mila miliardi in
dodici anni (se moltiplichiamo, ad esempio, 100 mila miliardi
per dodici otteniamo una cifra incredibile!), vuol dire che i
beni sequestrati sono pari a circa lo 0,3-0,4 per cento;
infatti, i beni confiscati in questi dodici anni valgono circa
700 miliardi, cio il 16 per cento di 4 mila miliardi. Dunque,
lo Stato da questo punto di vista acquisisce pochissimo. Per
quanto riguarda le confische ed i sequestri di droghe, la
percentuale ruota invece intorno al 10 per cento, cos come
per i tabacchi lavorati esteri. Se riuscissimo ad acquisire il
10 per cento anche dei beni che costituiscono le ricchezze
mafiose arriveremmo a cifre favolose, pari a circa 120 mila
miliardi.
Occorre dunque varare una strategia di attacco innovativa.
Quando il collega Ramponi era comandante della Guardia di
finanza si impegn fortemente e positivamente su questo
terreno. Oggi quello che rende debole l'attacco alla ricchezza
mafiosa  il fatto che tale attacco sia subordinato
all'individuazione della persona: prima si individua il
soggetto, poi si valutano le sue ricchezze e quindi si
attaccano le medesime. Recentemente  stata compiuta in
Calabria un'azione che tende a modificare tale meccanismo:
individuate le organizzazioni industriali illegali che operano
sul territorio, il passo  stato da queste all'individuazione
della criminalit.
Vorrei chiedere al ministro se ritenga possibile varare
una strategia di attacco diretto alle ricchezze mafiose
laddove si manifestano segnali patologici; mi riferisco, per
esempio, all'alta circolazione di licenze commerciali non
corrispondente alla ricchezza circolante, al numero di
sportelli bancari e di agenzie finanziarie non corrispondente
alla ricchezza della zona (la provincia di Prato  un caso
classico, ma non  la sola). Esistono alcuni indici, che la
polizia conosce perfettamente e che sono evidenziati negli
atti della Commissione antimafia, in base ai quali pu essere
condotta un'azione di questo genere. Credo che la Procura
nazionale antimafia, coordinata con il Ministero di grazia e
giustizia, abbia cercato di varare tempo fa un'azione
specifica su questo versante, trovando per degli ostacoli
all'interno di alcuni uffici giudiziari. Non so se sia
possibile su questo versante un raccordo tra le esperienze di
alta professionalit dei vari uffici (DIA, SCO, ROS),
unificando un'azione oggi dispersa tra i vari corpi,
specializzando l'intervento giudiziario
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prescindendo dalle persone e attaccando i sintomi della
ricchezza criminale. Se riuscissimo ad affrontare il fenomeno
su questo versante, integreremmo con maggior efficacia
l'azione antimafia.
A quest'ambito fa capo anche la cooperazione
internazionale, perch il grande riciclaggio  di livello
internazionale. Mi chiedo se il ministro non ritenga opportuno
varare una conferenza, subito dopo lo svolgimento delle
elezioni in Germania, tra i quattro o cinque paesi interessati
al fenomeno - la Germania  tra questi - per verificare in
quale modo si possa lavorare sul versante specifico del
riciclaggio.
RAFFAELE BERTONI. Ho una grande ammirazione personale
per il ministro Maroni e credo che egli lo sappia. Purtroppo
il suo intervento - credo che ci derivi dal fatto che siede
da breve tempo al Viminale -  coniugato al futuro e fatto di
propositi, sia pure buoni. Vorrei per ci porre alcune domande
sui propositi che si possono realizzare subito e su fatti che
sono di attualit, affinch il discorso, coniugato al futuro,
abbia almeno la possibilit di trasformarsi non in promesse ed
in intenzioni ma in azioni immediate.
Il ministro ed il collega Violante hanno fatto riferimento
all'articolo 41-bis, oggetto di grandi e fuorvianti
polemiche. Il collega Violante, insieme ad altri deputati
progressisti, ha presentato alla Camera, ed oggi l'ho fatto
anch'io al Senato, una proposta di legge che tende ad
eliminare la provvisoriet di quell'articolo ed a prevedere
come definitiva, salva l'ipotesi di rivedere la materia quando
i tempi saranno cambiati, la sospensione delle normali regole
di trattamento penitenziario per i detenuti mafiosi. Il
ministro Maroni assume personalmente l'impegno, al di l di
quello che sar l'orientamento del Governo, di portare
quest'istanza in sede governativa e di fare proprie tali
proposte di legge?
Credo che una simile posizione debba essere assunta
immediatamente prima della scadenza, per evitare ulteriori
polemiche e soprattutto per togliere ai mafiosi ingiustificate
aspettative che molte persone, anche di altissimo livello,
hanno fatto nascere in questi mesi. A questa domanda precisa
vorrei una risposta altrettanto precisa.
Ricollegandomi a quanto detto al termine del suo
intervento dal collega Violante circa l'opportunit di
aggredire prima le ricchezze e poi le persone, o comunque di
avere maggiore attenzione alle prime, vorrei far presente che
esiste un ostacolo normativo permanente, cio l'impossibilit
di applicare le misure patrimoniali a chi non sia soggetto ad
una misura personale. Vi  un'indicazione anche da parte della
Corte costituzionale e di molti giudici ad eliminare
quest'ostacolo. Vorrei che il ministro Maroni fornisse a tale
proposito una risposta precisa, poich ritengo che si tratti
di un passo necessario: ci sono casi di mafiosi deceduti
rispetto ai quali i giudici incontrano gravissime difficolt a
mantenere in piedi le misure di prevenzione patrimoniale gi
applicate, cos come ci sono soggetti ai quali non  possibile
applicare le misure di prevenzione personale e per i quali
invece sarebbe possibile e necessario applicare quelle di
carattere patrimoniale.
Con riferimento a quanto detto dal collega Arlacchi,
vorrei ricordare al ministro Maroni, che certo ne 
perfettamente a conoscenza, che la met delle caserme dei
carabinieri fa otto ore di servizio e resta chiusa per il
resto della giornata; ci avviene anche in territori molto
esposti alla criminalit mafiosa. Come si intende risolvere
questo problema, che si riallaccia all'opportunit di
mantenere in Italia cinque o, quanto meno, tre polizie?
Dovrebbe esservi la possibilit per lo meno di creare un
coordinamento diverso da quello attuale. Certamente il
ministro avr sentito parlare di una proposta tendente a
lasciare ai carabinieri la presenza sul territorio non urbano
ed alla polizia quella sul territorio urbano. Il ministro
dovrebbe farci sapere se ritenga che l'attuale presenza di pi
polizie giovi alla lotta contro la criminalit e se non
ritenga preferibile avere un organismo unico - qui torna il
problema della DIA - invece della situazione attuale.
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Ho posto domande brevissime perch vorrei che si uscisse
dalla generalit dei propositi.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. S, ma
presuppongono risposte lunghe!
RAFFAELE BERTONI. A meno che non siano tradotte in
fatti, ed allora sono brevissime.
Poste le domande, vorrei chiedere al ministro due giudizi.
In primo luogo, egli ha parlato delle ultime stragi come di
messaggi simbolici. Per la verit, considerando che
l'obiettivo di una di esse era una persona e che negli altri
casi sono state provocate morti, mi sembra azzardato parlare
di messaggi simbolici. Comunque, anche accettata questa
interpretazione, vorrei chiedere al ministro se in questi
episodi sia ravvisabile soltanto la mano della mafia ovvero se
vi sia qualcos'altro. Quando i giudici di Caltanissetta
parlano di indagini dirette ad individuare oltre che gli
esecutori e i mandanti (come  stato fatto) altri soggetti,
quali sono a giudizio del ministro questi altri soggetti?
Il ministro dell'interno concorda con il presidente
Berlusconi, che parlando a Bari dedica un solo rigo della sua
relazione alla criminalit mafiosa, o pensa che la Puglia sia
il terreno di un nuovo ma forte attacco da parte di una
criminalit mafiosa diversa da quelle tradizionali ma non per
questo meno pericolosa?
Il ministro dell'interno  a conoscenza della nuova mappa
del potere camorristico in Campania? Egli sa certamente che la
camorra si caratterizza per essere formata da una pluralit di
entit, per non essere verticistica come la mafia siciliana;
ha ricevuto, grazie alle forze di polizia e alla magistratura,
colpi non indifferenti e tuttavia insorge un nuovo potere
camorristico. Gli organi di polizia ne sono a conoscenza?
Visto che la camorra si caratterizza per essere stata inserita
da settori della politica nel mondo delle istituzioni,
specialmente locali, questo fenomeno continua con le nuove
amministrazioni locali, caso mai attraverso i soggetti eletti
nei mesi scorsi?
TULLIO GRIMALDI. Signor ministro, lei ha parlato
prevalentemente dell'organizzazione del suo ministero e
soprattutto del modo con cui attuare una sorta di
specializzazione da una parte e coordinamento dall'altra delle
forze di polizia. Ha anche accennato - questo era ormai un
dato acquisito - alla penetrazione della criminalit
organizzata nell'economia e all'internazionalizzazione del
fenomeno.
Ho l'impressione che finora nella strategia di lotta alla
criminalit organizzata si sia fatto leva prevalentemente
sulla possibilit di rompere il fronte dell'omert, di avere
quindi una penetrazione, dal punto di vista investigativo,
nelle strutture delle varie organizzazioni criminali
attraverso i cosiddetti collaboratori di giustizia.
Naturalmente occorre proseguire in tal senso visto che sono
stati raggiunti buoni risultati, anche se  stato prodotto -
non possiamo nasconderlo - un effetto devastante sulla cultura
del processo, essendovi stato un imbarbarimento da questo
punto di vista; ritengo dunque che forse, in proposito,
bisognerebbe fare ancora una riflessione.
Una volta realizzato il coordinamento e la
specializzazione delle forze di polizia, sarebbe necessario
precisare maggiormente - non ho trovato questo aspetto nella
relazione, forse per ragioni di brevit - la strategia di
attacco ai flussi di capitale. Mi pare che il collega Violante
accennasse proprio a questo nel suo intervento precedente. Il
sequestro dei patrimoni che siano profitto di attivit
criminali prevede l'individuazione del soggetto che li
possiede attraverso una procedura certamente non agevole;
forse proprio per questo registriamo una valenza molto bassa
da questo punto di vista. Sarebbe invece molto pi proficuo
cominciare ad investigare sui flussi di patrimonio, di
capitale. Anche l'uomo della strada comincia a percepire che
alle spalle di molte attivit finanziarie - gli sportelli
bancari aperti senza corrispondenza con attivit vere e
proprie, le finanziarie quasi al limite dell'attivit usuraia,
le grandi catene di distribuzione,
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i grandi supermercati, le palestre, gli istituti di
bellezza - c' il riciclaggio dei patrimoni della criminalit
organizzata. Il primo attacco investigativo, a mio avviso,
dovrebbe essere rivolto a questo, naturalmente ricorrendo a
strutture specializzate.
Mi pare non si sia sufficientemente accennato al controllo
sul territorio. Si diceva che, indubbiamente per carenze di
personale, le stazioni dei carabinieri osservano un orario
ridotto;  inconcepibile! Non soltanto: in molte grandi citt
tra cui Napoli, nei centri dove  presente un hinterland
criminale, dopo la chiusura dei negozi  come se chiudesse
anche l'intero centro: non vi sono forze di polizia, n vigili
urbani, non funziona pi niente e naturalmente il comune
diventa preda delle bande criminali. La microcriminalit
certamente non ha un rapporto diretto con la criminalit
organizzata, ma ne costituisce l'humus, la base di
reclutamento. L'ordine sul territorio  il primo aspetto di
una strategia di lotta.
Un altro aspetto rispetto al quale, per lo meno negli
ultimi tempi, mi sembra vi sia una carenza, riguarda le
amministrazioni locali. Non riceviamo pi notizie, ad esempio,
di scioglimenti di consigli comunali, sebbene vengano
denunciati fatti in cui  certamente presente una collusione
tra amministrazioni locali e forze mafiose. In che modo
intervengono i prefetti, anche dal punto di vista delle
segnalazioni al ministro dell'interno?
Credo che queste siano prevalentemente le strategie.
Possiamo mettere tanti organi investigativi quanti vogliamo,
ma se non viene perseguita una strategia mirata in tal senso
avremo soltanto, cos come  avvenuto fino ad oggi, successi
parziali, in quanto purtroppo il fenomeno mafioso resta
inalterato.
GIROLAMO TRIPODI. Ho ascoltato la relazione del ministro
con molta attenzione, ma non mi pare sia stata data
un'informazione sullo stato attuale della criminalit
organizzata, fatta eccezione per l'annuncio di una
pericolosit crescente dovuta ad eventuali atti terroristici
connessi alla celebrazione dei grandi processi contro la
mafia.
La situazione  molto grave, come emerge da quanto 
avvenuto negli ultimi mesi. Essendo proprio delle parti in cui
la mafia esiste,  potente e si muove, devo dire che negli
ultimi tempi la sua pericolosit si  accresciuta, ha ripreso
la sua attivit su larga scala, in tutti i campi, sul piano
economico, su quello del controllo del territorio, rispetto
allo spaccio della droga, ai grandi traffici internazionali,
compreso quello delle armi; sono state segnalate attivit
della 'ndrangheta calabrese.
Sono stati compiuti - lo ricordava qualche collega negli
interventi iniziali - attacchi ai centri di resistenza: alcuni
amministratori sono stati oggetto di pressioni. Posso citare i
casi di Stefanaconi - un comune il cui consiglio  stato
sciolto per due volte per penetrazione mafiosa e dove il
gruppo di giovani che ora amministra  stato preso di mira,
impedendo loro di governare nella trasparenza e nella civilt
- di Melicucco, di Taurianova, Seminara, Cessaniti e via
dicendo. Ricordo poi l'episodio - che non  unico - di Plat,
dove la caserma dei carabinieri  stata assediata dagli amici
dei mafiosi a seguito dell'arresto di un latitante
(naturalmente mafioso).
Ci troviamo quindi di fronte ad una realt che vede la
mafia presente, pi baldanzosa - debbo dirlo - sotto il
profilo del controllo sul territorio, della sopraffazione
sulla popolazione e sull'attivit economica.
Come ministro dell'interno, lei ha espresso molte volte la
sua opinione in dichiarazioni pubbliche, ha manifestato la sua
volont, di cui prendo atto; tuttavia quest'ultima non 
sufficiente nel momento in cui vi sono stati da parte del
Governo ambiguit e cedimenti sul piano della lotta alla
criminalit organizzata. Quando si attacca l'articolo
41-bis si accetta quello che Riina ed altri richiedono
rispetto alla possibilit di godere dello stesso trattamento
carcerario dei delinquenti comuni; quando si attacca la
legislazione sui collaboratori di giustizia e
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vengono lasciati indifesi molti familiari (alcuni sono stati
uccisi in Sicilia) si compiono atti di cedimento...
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. E'
informato su questo?
GIROLAMO TRIPODI. Sono informato, stia tranquillo. Ho
fatto una distinzione tra la sua volont e l'azione
complessiva del Governo.
Un altro aspetto riguarda gli appalti e i subappalti, che
hanno costituito in certe zone il veicolo principale
dell'espansione del potere criminale mafioso. La sospensione
della nuova legge sugli appalti  un'altra dimostrazione di
questo cedimento; questa legge, pur non essendo il massimo, in
qualche modo limitava la possibilit di intervenire
massicciamente sugli appalti e sui subappalti, consentiva di
controllare i flussi nel settore delle opere pubbliche.
Vi  stato anche, caro ministro, il complesso delle
modifiche intervenute sulla direzione dei delicati assetti
delle forze dell'ordine. Mi riferisco soprattutto alla
sostituzione, direi alla rimozione del dottor De Gennaro dalla
direzione della DIA, dopo che questo funzionario si era
esposto, aveva ben lavorato per quattordici mesi. Questi
segnali certamente non aiutano nella lotta alla mafia, non
danno l'impressione di quell'impegno sincero, vero e forte
che si  tentato di fare negli ultimi anni.
Sorge inoltre un interrogativo: visto che certamente la
mafia si  orientata verso una forza politica, il ministro
dell'interno ha colto negli ultimi tempi qualche elemento in
base al quale si possa dire che la mafia ha scelto, ha
instaurato rapporti nuovi con un potere politico e con
quale?
Vorrei inoltre sapere se il ministro ha svolto un'indagine
per appurare il modo in cui la mafia nelle ultime elezioni, da
marzo in poi, ha votato. Sarebbe un fatto importante; se
Piromalli il 24 febbraio, durante la celebrazione di un
processo, annuncia in un bunker di Palmi il suo voto per
forza Italia, bisogna indagare per verificare che cosa ci sia
di vero, quali effetti abbia prodotto questa solenne presa di
posizione pubblica.
Non mi pare, inoltre, che nella sua relazione vi sia alcun
accenno ai comuni. Negli anni passati sono stati sciolti
decine di consigli comunali per penetrazione mafiosa, ma poi
non abbiamo pi avuto notizie del genere. Sono stati fatti
accertamenti? Si  forse riscontrato che non vi  pi
penetrazione mafiosa nei comuni? Credo che non sia cos perch
la mafia non  stata sradicata e fino a quando non lo sar non
vi  dubbio che continuer a penetrare, controllare e tentare
di gestire le attivit comunali.
PRESIDENTE. Onorevole Tripodi, non vorrei interromperla,
ma la prego di concludere il suo intervento. Le ho lasciato il
massimo spazio, ma anche gli altri colleghi hanno diritto di
porre domande al ministro.
GIROLAMO TRIPODI. Signor presidente, ho avvertito
l'esigenza di fare alcune sottolineature e porre talune
domande, credo ne abbia tutto il diritto...
PRESIDENTE. Ed io gliele ho lasciate fare, ma adesso la
prego di concludere.
GIROLAMO TRIPODI. Vorrei solo porre altre due domande.
Il ministro Maroni sa che nella provincia di Reggio
Calabria...
PRESIDENTE. La prego di limitarsi a porre la domanda,
onorevole Tripodi. Se il ministro lo sa,  inutile
ripeterglielo.
GIROLAMO TRIPODI. Se non lo sa, gli dico che in quella
zona da molti anni vi  un pascolo abusivo di migliaia di
vacche, definite adesso "vacche sacre". Vorrei sapere cosa
far il Governo per eliminare questo insulto alle
popolazioni.
Quale indagine, infine il ministro ritiene di dover
promuovere per l'accertamento di attivit mafiose nei casi di
esproprio dei proprietari terrieri, soprattutto nella
provincia di Reggio Calabria ma credo anche in altre zone?
Proprio in questi
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giorni questa situazione  oggetto di una clamorosa
denuncia da parte di una coraggiosa proprietaria terriera, la
baronessa Cordopatri, che in questo momento sta facendo lo
sciopero della fame di fronte al tribunale di Reggio Calabria.
Chiedo quindi al ministro come intenda affrontare questo caso,
che denuncia fatti ancora pi gravi.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al prossimo
iscritto, faccio presente che vi sono ancora undici colleghi
che hanno chiesto la parola. Prego pertanto tutti di essere il
pi possibile sintetici e di non accompagnare le proprie
domande, se non quando sia indispensabile, con commenti;
diversamente, il ministro Maroni non avr il tempo di
rispondere adeguatamente a tutti i quesiti posti.
SERGIO MATTARELLA. Signor presidente, desidero
soffermarmi soltanto su tre aspetti, sia perch il ministro 
stato piuttosto chiaro nel suo intervento (considerato che
doveva dare un quadro d'insieme), sia perch ritengo inutile
ripetere le questioni gi poste dai colleghi che mi hanno
preceduto.
Su un aspetto, per, desidero anch'io soffermarmi. Non
ritiene, il ministro Maroni, che vi sia una particolare
urgenza di provvedere nella direzione da lui stesso e da altri
colleghi richiamata, al fine di evitare sia difficolt di
prove tempestive, sia tentazioni di pressioni criminali in
prossimit della scadenza dell'articolo 41-bis? Non
ritiene, cio, di dover provvedere con urgenza alla definitiva
inserzione di quell'articolo nell'ordinamento a regime?
In secondo luogo, il ministro ha fatto riferimento
all'esigenza di coordinamento in generale (problema gi posto
da altri) e alle influenze, ai rapporti, pericolosamente in
estensione, tra economia e criminalit. Un problema di
coordinamento specifico attiene proprio all'approfondimento
degli aspetti economici. Si tratta di una particolare esigenza
di coordinamento, che immagino richieda una particolare
risposta, e non so se esso debba essere incentrato sulla
Guardia di finanza o su altri, comunque richiede una
definizione specifica e mezzi sufficienti. A questo proposito
vorrei anche sapere se vi siano mezzi sufficienti per svolgere
un compito cos decisivo nella lotta alla criminalit.
La terza questione che desidero porre riguarda le case da
gioco. Poich sono state presentate in Parlamento alcune
proposte di istituzione delle medesime, vorrei sapere se il
ministro non ritenga opportuno uno studio, un'analisi, sulle
possibili conseguenze, in un paese come il nostro, di
iniziative di questo genere.
ANTONIO BARGONE. Cercher di essere brevissimo. Il
ministro ha disegnato una strategia di rafforzamento e di
potenziamento delle forze dell'ordine soprattutto in tema
investigativo. Questo  senz'altro apprezzabile; per,
all'interno di questo quadro, vorrei sapere quale ruolo
svolger la DIA, in particolare se si ha l'intenzione di
completare il disegno previsto dalla legge. La normativa
prevedeva, per esempio, che il 1^ gennaio 1994 lo SCO, il ROS
e il GICO, sarebbero confluiti nella DIA: questo non 
avvenuto, pertanto chiedo al ministro se la legge sar
applicata oppure se si dovr provvedere in altro modo.
Inoltre, accanto al potenziamento qualitativo di
Criminalpol, squadra mobile e polizia giudiziaria, vi 
sicuramente bisogno di un potenziamento quantitativo
(Caltanissetta, per esempio, ha lo stesso organico di tante
tranquillissime cittadine del nord con pari popolazione).
Rispetto alla strategia complessiva delineata, l'attivit
investigativa, soprattutto per quanto riguarda le attivit
economiche, prevede una ricognizione delle professionalit?
Prevede, per esempio, l'istituzione di un centro di formazione
che in qualche modo consenta un salto di qualit, dal punto di
vista investigativo, anche alle forze dell'ordine? E i nuovi
commissari (per esempio quelli antiracket, o che si occupano
del fenomeno dell'usura) costituiranno una fuga in avanti
rispetto ad una ordinariet che non funziona, oppure questa
strategia dovr essere coordinata con una ordinariet,
soprattutto dal punto di vista della qualit
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investigativa, che possa in qualche modo tranquillizzare?
Per quanto riguarda la proposta del gruppo Trevi, esprimo
anch'io, come ha gi fatto l'onorevole Arlacchi,
preoccupazione per il ritardo registrato in direzione
dell'Europol e chiedo al ministro quale sia al momento lo
stato del progetto. Vorrei inoltre sapere se in esso sia
prevista la banca internazionale dati che credo rappresenti
l'aspetto pi importante, tenuto conto, soprattutto, del
fenomeno del riciclaggio e dell'economia criminale
internazionale.
Per quanto riguarda le amministrazioni locali, ricordo che
ci sono stati molti attentati (negli ultimi giorni si sono
intensificati oltre che in Sicilia anche in Calabria) e che
questi hanno riguardato soprattutto le amministrazioni dove si
 votato e si  insediata una nuova amministrazione. Si
tratta, infatti, in gran parte dei comuni nei quali vi  stato
lo scioglimento dei consigli per motivi di mafia. Vi ,
quindi, una ripresa dell'attivit mafiosa di intimidazione,
del tentativo di penetrazione nelle amministrazioni comunali,
i cui amministratori si sentono generalmente non protetti. Mi
sembra vi sia una sottovalutazione di questo fenomeno e si
corra il rischio di non garantire a questi amministratori
l'agibilit democratica, vale a dire la possibilit di poter
governare al meglio. Cosa far il ministro per risolvere
questo problema? C' bisogno di un intervento immediato ed
incisivo perch si corre il rischio che questo fenomeno possa
innescare un meccanismo di degenerazione della situazione.
Desidero anch'io richiamare la vicenda della baronessa
Cordopatri. Come lei sa, signor ministro, da molti giorni la
baronessa Cordopatri sta facendo lo sciopero della fame. Siamo
molto preoccupati per le sue condizioni fisiche, ormai gravi,
e temiamo non possa reggere ancora per molto. Tuttavia, non vi
 stata ancora alcuna risposta da parte dello Stato,
nonostante la baronessa abbia avanzato richieste alle quali si
potrebbe facilmente rispondere. Ella ha condizionato la
sospensione dello sciopero della fame ad una dichiarazione
formale da parte del ministro delle finanze che le consenta di
pagare i suoi debiti fiscali soltanto dopo l'annata olearia
1995-1996. Bisogna peraltro tenere conto del fatto che tre
anni fa gli  stato ucciso il fratello e che gli sono stati
tolti con la violenza i terreni. Le organizzazioni mafiose,
oltre al guadagno ricavato dai prodotti dei terreni
espropriati, hanno anche beneficiato dei contributi agricoli
unificati da parte dell'AIMA, lucrando, in sostanza, su
terreni espropriati - ripeto - con violenza alla legittima
proprietaria. Nel frattempo la baronessa ha presentato denunce
alle forze dell'ordine senza tuttavia riuscire ad ottenere
nulla, inoltre  sottoposta ad azione giudiziaria esecutiva da
parte del Ministero delle finanze per il pagamento di debiti
fiscali attinenti ai terreni dei quali  stata spossessata.
Sono ormai trascorsi diversi giorni dall'inizio dello sciopero
della fame ma, nonostante le nostre sollecitazioni, non vi 
stata alcuna reazione. Chiedo pertanto al ministro di
intervenire immediatamente considerato - ripeto - che quanto
viene richiesto  ci che spetta, niente di pi (la baronessa
dovrebbe anzi essere risarcita per le azioni perpetrate con
l'indifferenza e spesso la connivenza degli apparati dello
Stato). Chiedo al ministro di compiere, intanto, un gesto che
faccia sospendere lo sciopero della fame alla baronessa
Cordopatri e di accertare, successivamente, le gravissime
responsabilit che vi sono state nella vicenda.
Per completare il quadro, aggiungo che recentemente ho
sentito dire dal dottor Pennisi della procura di Reggio
Calabria che la 'ndrangheta in questo momento  ancora in
grado di controllare il territorio, tanto che ci si affida a
questa organizzazione, che appare da questo punto di vista la
pi affidabile, per il traffico della droga. Vorrei sapere dal
ministro se condivide questo giudizio e, in caso affermativo,
cosa pensa di fare per rompere il dominio territoriale della
'ndrangheta sul territorio calabrese.
TANO GRASSO. Esprimo innanzi tutto apprezzamento per la
scelta di istituire la
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figura del superprefetto antiracket, richiesta che era stata
formulata gi negli anni scorsi da parte delle associazioni
antiracket. Tuttavia permetta, signor ministro, di segnalarle
che, da un lato,  necessario procedere ad una definizione dei
compiti (penso soprattutto ai compiti istituzionali e
politici, quindi ad una figura che diventi l'interlocutore
diretto, in luogo del ministro, di tutte le realt che si
realizzano nel paese); dall'altro, si pone l'esigenza di
riuscire ad attivare un'attivit investigativa autonoma per
una serie di questioni, che non sono solo quelle del racket ma
anche quelle dell'usura. Nel nostro paese - per svolgere una
riflessione pi generale anche rispetto a quanto detto
poc'anzi dall'onorevole Violante - l'attivit investigativa
nell'azione di contrasto alla mafia avviene in riferimento a
due input: la dichiarazione dei pentiti, oppure la
dichiarazione della parte offesa. Al di l di queste due
sollecitazioni vi  il vuoto. Spesso la polizia giudiziaria 
totalmente bloccata, per mesi, a cercare riscontro alle
dichiarazioni dei pentiti. Non si riesce ad avere una
impostazione strategica per cui si scelgano i settori su cui
lavorare indipendentemente dalle denunce e dalle dichiarazioni
dei pentiti. E'un problema serio, secondo me. Penso, per
esempio, che sul fronte...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Grasso, ma devo
richiamarla alla sintesi, altrimenti non riusciremo a
rispettare i tempi.
TANO GRASSO. Sul fronte delle estorsioni, penso, per
esempio, che qualcosa possa essere fatto. La prima domanda 
la seguente: qual  il suo giudizio sull'attuale legge
antiracket? Ritiene che questa legge, cos com' stata
modificata nello scorso novembre, possa funzionare? Se ritiene
che possa funzionare, per quale motivo non si riescono ad
evadere le poche decine di pratiche tuttora giacenti - ed io
ritengo che ci potrebbe avvenire in tempi brevi - la cui
soluzione sarebbe un segnale politico forte per incoraggiare
altri imprenditori alla denuncia?
In secondo luogo, come si pensa di intervenire nel settore
dei testimoni? Il presidente stesso conosce bene alcuni casi
di imprenditori che hanno testimoniato e le cui deposizioni
sono state decisive, i quali sono stati assimilati ai
collaboratori di giustizia, mentre vi  l'esigenza di operare
una distinzione.
Da ultimo, non so come sia stato concepito l'articolo 5
del disegno di legge sull'usura; mi permetto di segnalarle,
per un ulteriore approfondimento, il rischio di gravi pericoli
sul terreno sia della gestione del problema sia del segnale
che pu essere dato alle vittime dell'usura, con il rischio
che si ottenga un risultato di segno contrario a quello che ci
si prefiggeva. Tra l'altro, io stesso gi due anni fa avevo
lanciato la proposta di istituire un fondo per le vittime
dell'usura, ma il modo in cui  stato congegnato mi lascia
terribilmente perplesso.
MICHELE CACCAVALE. Desidero innanzitutto esprimere il
mio compiacimento per l'azione di repressione condotta dal
ministero, per i risultati ottenuti, nonch per l'indicazione
fornita dal ministro per il prossimo futuro. Provengo da un
territorio molto vicino a Roma in cui la parola mafia evocava
soltanto Frank Coppola, che era stato inviato a domicilio
coatto ad Ardea. Questo territorio si compone di quattro paesi
- Ardea, Anzio, Nettuno e Pomezia - definiti tranquilli,
talmente tranquilli che le forze dell'ordine soltanto alla
luce degli ultimi episodi criminali avvenuti a Nettuno si sono
accorte che quella cittadina era stata occupata da famiglie
malavitose provenienti dal napoletano (gli Abbate e i
Dell'Isola), dalla Calabria (i Malagesi) e dalla Sicilia (i
Cangemi), che hanno sviluppato la loro presenza rilevando una
serie di attivit economiche e favorendo l'elezione di uomini
politici a livello amministrativo.
Sarebbe, a suo avviso, possibile che i comuni situati in
zone definite a rischio segnalassero alle forze di polizia le
richieste di residenza che vengono loro avanzate, che gli
uffici comunali inoltrassero per conoscenza agli uffici di
polizia le richieste
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di residenza sospette;  possibile che nei
commissariati e nelle stazioni periferiche dei carabinieri le
squadre di investigazione non possano essere distolte da altri
incarichi al fine di continuare la loro opera di
investigazione verso questi fenomeni? E'possibile che i
prefetti intervengano sciogliendo i consigli comunali che non
amministrano? A Nettuno, per esempio, il consiglio comunale
non si riunisce da mesi, la giunta da mesi non riesce a
deliberare ed il sindaco, nonostante sia dimissionario, compie
atti di ordinaria e straordinaria amministrazione: questo
penalizza le persone corrette, gli onesti e favorisce chi
vuole inserirsi per svolgere attivit criminose.
GIUSEPPE SCOZZARI. Signor ministro, prima di rivolgerle
alcune domande far una brevissima premessa. Ritengo che
quest'audizione dar i suoi frutti se quanto verr
successivamente detto da lei nella replica avr una visibilit
nel territorio. Sostengo, infatti, che l'efficienza dello
Stato in un territorio sia direttamente legata alla velocit
con la quale lo Stato riesce a far sentire la propria
presenza. In Sicilia vi sono molteplici comuni sciolti per
mafia. E'successo che la vecchia classe politica sia andata a
casa e che si sia insediata una nuova classe politica: fin qui
tutto bene, ma il problema  un altro: la burocrazia, in
particolare il segretario generale, che ha condiviso le idee
ed i comportamenti dei vecchi amministratori, rimane invece al
suo posto; non ritiene, signor ministro, che sia necessario
introdurre un criterio oggettivo di rotazione dei funzionari
dello Stato, ed in particolare dei segretari comunali, in
tutti i comuni del meridione e soprattutto della Sicilia?
Il secondo problema  quello della confisca dei beni e
della loro assegnazione agli enti locali: vi , infatti, il
rischio che dal sequestro alla confisca (che richiede un tempo
ordinario di almeno quattro anni) vengano nominati custodi gli
stessi familiari dei mafiosi. Allora, il cittadino non
capisce: prima i beni vengono confiscati, ma poi vengono usati
dai familiari dei mafiosi! Secono me,  necessario che intanto
la burocrazia diminuisca i tempi fra la confisca e
l'assegnazione; mi rendo conto che nel frattempo il processo
penale deve fare il suo corso, per l'assegnazione immediata
pu avvenire nei confronti dei comuni. Cosa intende fare il
ministro in tal senso? Peraltro, vi  un dato sconfortante:
purtroppo soltanto il 12 per cento dei beni sequestrati viene
confiscato.
Condivido quanto ha detto il collega Grasso a proposito
dell'usura: mi chiedo perch il Governo abbia presentato un
disegno di legge in materia visto che in Parlamento, organo
legittimato a legiferare, erano state gi presentate tre o
quattro proposte di legge di parlamentari. Sarebbe stato forse
meglio iniziare subito ad esaminare i progetti di legge che
sono non solo dell'opposizione, ma anche della maggioranza.
Vorrei, inoltre, conoscere l'atteggiamento del Governo nei
confronti delle finanziarie, molte delle quali sono false -
non esiste un registro sul quale vengono annotate - e svolgono
una funzione pubblica di raccolta dei risparmi e di
elargizione del credito. Com' noto, per le banche 
necessaria la preventiva autorizzazione della Banca d'Italia,
mentre queste finanziarie sfuggono a qualsiasi tipo di
controllo da parte dello Stato, se non in casi estremamente
rari.
Sull'usura voglio fare un'altra precisazione. L'usura, il
cui meccanismo  diventato ormai perverso,  figlia delle
banche: invito il ministro affinch si adoperi presso la Banca
d'Italia per disporre controlli ispettivi ancora pi
penetranti nelle banche non solo del sud, ma anche del nord.
Molte volte il funzionario di banca presta i soldi
all'usuraio, il quale tiene i rapporti con le famiglie
disperate; molte volte, invece, il funzionario di banca  il
segnalatore dei cosiddetti cravattari, che elargiscono
successivamente il credito. Chiedo, pertanto, al ministro di
sollecitare la Banca d'Italia oppure il Ministero del tesoro a
svolgere accurate ispezioni che accertino i tassi effettivi
praticati dalle banche.
Diceva, inoltre, il collega Grasso che esiste una fascia
particolare di collaboratori,
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cio i commercianti che cooperano con lo Stato e poi si
vedono proiettati in un mondo che certamente non  loro
confacente, quello degli ex mafiosi pentiti; la situazione di
questa fascia di collaboratori, molti dei quali hanno chiuso
le proprie attivit perch le banche non concedevano loro
credito o perch i clienti non si recavano pi presso le loro
filiali,  terribile; molti di essi hanno addirittura cambiato
regione, perch vi era rischio per la loro vita e per quella
delle loro famiglie, con il magro risultato di essere
equiparati a semplici collaboratori della giustizia. Spesso
essi non riescono neppure a vivere con i proventi che lo Stato
tante volte nemmeno elargisce. Signor ministro, lo Stato deve
assolutamente evitare che attecchisca la cultura del "ma chi
me l'ha fatto fare", che oggi  la migliore alleata della
mafia.
In ultimo, vorrei sapere se esista o se si intenda fare un
elenco dei beni confiscati e non ancora venduti: mi riferisco
alla collocazione dei beni immobili a fini di utilizzazione
sociale.
ALESSANDRA BONSANTI. Alle cose dette dall'onorevole
Bargone vorrei aggiungere il fatto che la baronessa Cordopatri
 "il testimone" del processo contro i Mammoliti che sta per
cominciare, quindi  la donna che in questo momento tiene in
carcere Saro Mammoliti; pertanto, oltre a tutto quello che
abbiamo sollecitato, ha bisogno anche di una protezione
adeguata, essendo la testimone chiave in quel processo.
Signor ministro, per quanto riguarda le stragi lei ha
detto che sono state ricostruite le fasi degli attentati ed
individuati assassini, complici e mandanti: vorrei che ci
dicesse qualcosa di pi sui mandanti, che non sono al vertice
di Cosa nostra, perch ormai da tempo si sente dire "Cosa
nostra e non solo". A questo proposito, le ricordo quello che
ha detto a Firenze - faceva molto caldo - il giorno di
Ferragosto, e cio che la bomba alla Standa era stata messa
anche per impedirle di fare quello che stava facendo.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Lei non era
alla conferenza stampa!
ALESSANDRA BONSANTI. Allora, forse  stata una sua
interpretazione della bomba alla Standa.
Per quanto riguarda i soggetti deboli, lei ha parlato di
minacce a sacerdoti ed ad altri che svolgono un lavoro molto
importante dal punto di vista sociale sul territorio: esiste
un'iniziativa volta ad individuare quali siano i soggetti pi
a rischio e le misure preventive che si possono mettere in
atto?
Un altro problema riguarda la possibilit dei parenti
delle vittime di assistere ai processi. I processi di mafia in
corso a Palermo sono molto lunghi e queste persone non sono in
grado di sostenere le spese economiche: lei si sente di
appoggiare una proposta di legge che assicurasse, in casi
specifici, soprattutto per quanto riguarda i servitori dello
Stato uccisi dalla mafia, un sostegno dello Stato a queste
famiglie?
Infine, il processo Contrada sta andando avanti con
risvolti molto inquietanti. Vorrei sapere quali certezze il
ministro dell'interno possa fornire ai cittadini sul fatto che
situazioni del genere (cio di una persona responsabile a quel
livello oppure di una persona soltanto sospettata di
complicit con la mafia) oggi non esistano.
SAVERIO DI BELLA. Ringrazio l'onorevole ministro. Credo
che nessuno di noi addebiti a lui eventuali lacune per quanto
riguarda il passato; per, vorrei anche che la consapevolezza
della gravit della situazione emergesse con un po'pi di
coraggio.
Cito un solo esempio e poi passer alle domande. Noi
abbiamo nelle tre regioni a pi alto tasso di criminalit
mafiosa - Campania, Calabria e Sicilia - decine di consiglieri
comunali inquisiti, che sono al loro posto, che naturalmente
fanno quello che hanno sempre fatto, incluso il mantenere i
legami con le organizzazioni di tipo criminale.
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Sulla questione degli enti locali e dei commissari, sarei
curioso di sapere se lei intenda impegnarsi (prima non  stato
fatto) per fare un bilancio dell'azione dei commissari, perch
nella maggior parte dei comuni la presenza dei commissari non
ha cambiato assolutamente nulla, anzi, ha peggiorato la
situazione. Dico questo anche perch la burocrazia  rimasta
identica. Si verifica addirittura un caso strano, che non so
se sia stato rilevato: molti sindaci sono segretari in un
comune e sindaci in un altro (si tratta di comuni vicini) e a
volte sono entrambi sospettati di essere mafiosi. Sarei
curioso di sapere cosa vi sia dietro, qualora riuscissimo a
svolgere un'indagine di questo genere.
Il primo dovere che lei ha in qualit di ministro
dell'interno - e mi auguro che riesca ad adempierlo -  quello
di garantire allo Stato il monopolio della violenza ed il
controllo del territorio, e non ci siamo affatto, non ultimo
per una ragione che  stata evidenziata in questa sede e che
vorrei riprendere. Sono tra gli ammiratori dei carabinieri,
sia ben chiaro; per, mi rendo conto che le condizioni nelle
quali essi sono chiamati ad adempiere il proprio dovere non
sono sempre delle migliori. In Calabria accade questo: se una
persona alle 8 di sera telefona ad una caserma dei carabinieri
si sente dire "chiami il 113". Quando riesce ad avere la
comunicazione con il 113...
PRESIDENTE. Il 112, perch sarebbe veramente incredibile
che dicesse "il 113"...!
SAVERIO DI BELLA. Il 112, mi scusi; ma capita anche
questo, non  casuale.
Finalmente risponde la legione di Catanzaro. Non so se
conosciate le distanze e soprattutto le strade della Calabria:
il soccorso invocato arriva la mattina dopo.
Ci, tradotto in termini pratici, significa che la
popolazione ha la consapevolezza che la notte il controllo del
territorio  in mano alla malavita. E'una situazione
insostenibile, perch da questo punto di vista o riusciamo a
far capire che il controllo del territorio  in mano allo
Stato, oppure la popolazione si trover oggi a chiedere
"caserma dei carabinieri". Per fortuna abbiamo decine di
realt nelle quali la popolazione scende in piazza; si tratta
di migliaia di persone, anziani, donne, bambini (cito i comuni
di Acquaro, di Stefanaconi ed altri comuni) che chiedono che
lo Stato intervenga. Domani potrebbe essere Plat. I
carabinieri sono visti cio come occupanti in territorio
nemico. Credo che ci debba essere evitato. Da questo punto di
vista, chiedo che le misure, cui il ministro accennava, di
maggiore coordinamento tra le forze dell'ordine siano
accelerate e che effettivamente siano adottate con maggiore
decisione, incluso l'uso dell'esercito nel momento in cui
viene stabilito che l'esercito venga inviato, perch se poi in
Calabria la presenza dell'esercito, tradotta in numeri,  di
circa 200 soldati a provincia, francamente  meglio evitare
che si dica che l'esercito  presente in Calabria.
Un altro aspetto  la questione degli appalti. Vorrei
sapere se lo Stato riesca almeno ad evitare che gli appalti
delle caserme, degli ospedali, delle stesse carceri finiscano
in mano alla malavita. Se volete degli esempi, vi cito quello
del supercarcere di Vibo Valentia in costruzione: la ditta
vincente  quella di Salab, che alcuni di voi avranno sentito
nominare, subappaltata ad azienda che in loco si dice
essere di tipo mafioso. Chiedo se questo sia tollerabile.
Altra questione riguarda il fatto che vengono estromesse
dal mercato tutte le ditte che non pagano il pizzo - e questo
 noto - ed anche le ditte appartenenti a famiglie che, avendo
avuto il coraggio di denunciare il racket ed avendo pagato
anche con la morte di alcuni dei propri esponenti (mi viene in
mente la famiglia Conocchiella), si vedono private del lavoro
da aziende statali o da aziende che sulla carta non dovrebbero
temere nulla dalla mafia perch sono abbastanza forti, sempre
sulla carta, per resistere. L'azienda Conocchiella lavora nel
settore degli scavi, movimento terra ed anche per quanto
riguarda...
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PRESIDENTE. Senatore Di Bella, la prego di formulare la
domanda.
SAVERIO DI BELLA. La domanda  se lo Stato su questo
terreno intenda almeno utilizzare la propria forza economica e
le proprie committenze per impedire che vengano economicamente
strozzati coloro i quali combattono la mafia.
Un'altra domanda  la seguente. Per quanto riguarda la
questione della lotta all'economia mafiosa, chiedo se ci si
renda conto che alcune misure potrebbero essere adottate
subito. In un articolo apparso su Il Sole 24 ore ho
letto che molte delle finanziarie non sarebbero iscritte
all'albo; cominciamo con l'eliminare tutte le societ non
iscritte all'albo, impedendo loro di agire sul mercato.
Un'altra questione riguarda la sensibilit da una parte,
la consapevolezza dall'altra e la volont dall'altra ancora di
combattere il fenomeno affrontando un nodo fondamentale. Se le
cifre fornite dal ministero sono esatte (superiamo i 100 mila
miliardi all'anno di affari mafiosi), mi domando se, senza
arrivare alla nominativit dei titoli, visto che secondo molti
studiosi le mafie investono anche in BOT e CCT, saremo mai in
grado di combattere la criminalit mafiosa. Siamo pronti, come
Governo, ad affrontare questo tema e a fare in modo (magari
garantendo al popolo italiano che i titoli non saranno
tassati) che almeno si sappia chi possiede queste
ricchezze?
L'ultimo aspetto di questa battaglia (e l'esempio della
Cordopatri  lampante)  rappresentato dall'esistenza di una
propriet legale, che al catasto risulta appartenere ad
alcuni, e di una propriet reale che invece appartiene ad
altri, che la gestiscono. Questo avviene non soltanto in
ordine al possesso della terra, ma anche per quanto riguarda
le licenze, a cominciare da quelle dei bar, dalle pi
infinitesimali, per finire a tutte le attivit di tipo
economico. Ancora una volta, quando pensiamo...
PRESIDENTE. Senatore Di Bella, mi scusi, ma lei deve
sintetizzare ed arrivare alla domanda.
SAVERIO DI BELLA. La domanda  la seguente: naturalmente
d'accordo con i ministeri interessati, quando cominceremo a
guardare in faccia questa realt, andando al di l
dell'apparenza?
LUIGI RAMPONI. Signor presidente, rispettando il suo
appello, sar brevissimo, ed  un grosso sacrificio, come
potete immaginare, perch effettivamente mi sono dedicato a
queste cose, come ricordava Violante (devo dire anche con pi
amarezze che soddisfazioni, specie in termini di proposte per
interventi legislativi) per molti anni. Non mancher occasione
in questa sede di dare risposta a tanti quesiti, anche per
fornire il mio contributo di esperienza vissuta, ad esempio in
tema di coordinamento, di chiusura delle caserme dei
carabinieri e via dicendo.
Vorrei formulare una domanda precisa, dopo aver rilevato
con grande piacere che sembra ormai di dominio comune che la
lotta contro la componente economica della malavita  un
elemento assolutamente fondamentale.
Allora, l'unica norma che era stata introdotta nella legge
n. 197 affinch si realizzasse un certo controllo
nell'immissione del contante nei circuiti finanziari (che  il
punto vulnerabile, veramente vulnerabile, e l'unico,
dell'economia mafiosa) prevede che tutti gli operatori
autorizzati a ricevere denaro contante (se ancora non abbiamo
nemmeno il registro, stiamo a posto), quindi dal bancario al
parabancario, alle finanziarie, alle fiduciarie, debbano
segnalare, al di l del limite dei 20 milioni o non (sapete
che non si possono effettuare operazioni al di sopra dei 20
milioni senza che siano correttamente registrate), in quale
maniera abbiano ottemperato al dettato della legge, che impone
di segnalare immediatamente alle questure immissioni di denaro
di sospetta provenienza. Ci proprio affinch da parte nostra
si possa avere un'idea della validit di questa prima ed unica
piccola norma che ero riuscito ad ottenere. Tra l'altro, al di
l di tutte le domande e di tutte le critiche, credo che il
primo compito finale di questa Commissione sia quello di
formulare
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proposte normative, legislative per fornire un adeguato
strumento a coloro i quali debbono operare. Spero quindi che,
quando prenderemo in considerazione il discorso della lotta
alla componente economica, troveremo la stessa coesione che ho
visto oggi nell'individuare il problema.
MAURIZIO BERTUCCI. La mia  una domanda flash,
rapidissima; vorrei tornare per un attimo sul riciclaggio. La
legge contro il riciclaggio  fallita; pare che questo sia
ormai assodato, lo riconoscono tutti, anche i tecnici della
Banca d'Italia. La parte peggiore riguarda comunque - lei lo
sa, signor ministro - le societ finanziarie. La questione
delle finanziarie  fondamentale, perch riuscire a bloccare
il riciclaggio del denaro potrebbe essere un'arma micidiale
per combattere e sconfiggere la mafia. Nel sud i titolari
apparenti hanno i requisiti per chiedere licenze di vario
genere (perch  uno dei modi per riciclare il denaro) ma chi
sta veramente dietro i titolari certamente i requisiti non li
ha. Sarebbe forse necessario predisporre una nuova legge, una
nuova legislazione che combatta questi fenomeni.
Un'altra cosa che si nota  la scarsa collaborazione da
parte di alcuni paesi che sono i paradisi, il rifugio dei
capitali provenienti dal riciclaggio del denaro sporco. In
particolare, uno di questi  l'Austria, oltre ad alcuni paesi
dell'est. Le chiedo: perch non pensare a qualcosa di molto
concreto, come l'embargo o sanzioni di carattere economico?
Sta avvenendo, in modo particolare ai confini dell'Italia e
vicino all'Austria, che interi alberghi vengano venduti ed
acquistati da gente che non si sa da dove provenga (magari
chiss da dove); scavalcando addirittura le leggi regionali,
che sono leggi particolari, dando la titolarit a persone che
sono sul posto, gli alberghi vengono completamente trasformati
in miniappartamenti per un valore di diverse centinaia di
milioni, quindi di miliardi. Questo  un modo di riciclare il
denaro. Le chiedo, quindi, perch non si faccia qualcosa
contro questi paesi, in modo particolare l'Austria, ripeto,
che sono rifugi di denaro sporco.
ANTONIO DEL PRETE. Signor presidente, onorevole
ministro, sar brevissimo e porr una domanda articolata, come
l'odierna audizione richiede. La domanda sar seguita da una
breve considerazione. Domanda e considerazione attengono al
controllo del territorio, e pi specificatamente al flusso
dell'immigrazione clandestina, all'attivit che in questo
settore svolge la criminalit organizzata, la quale da essa
trae enormi flussi di denaro.
Parlo come pugliese: il ministro sa che la mia regione 
esposta. La domanda  la seguente: quale giudizio, quali
concludenti iniziative?
RENATO MEDURI. Signor presidente, signor ministro,
cercher di essere il pi breve possibile, perch mi rendo
conto che  molto tardi e di solito  penalizzato chi parla
per ultimo.
Desidero innanzitutto esprimerle, signor ministro, la
piena accettazione della sua relazione, anche per ci che
attiene agli intendimenti futuri. Non le chieder per chi
abbia votato la 'ndrangheta in Calabria, perch lei non
potrebbe dirmelo, n voglio invitarla semplicisticamente a
fare i conti e ad affermare che, poich su 34 collegi 22 sono
andati - in controtendenza con la media nazionale - ai
progressisti ed ai popolari, vuol dire che la mafia ha votato
in quel modo. Non voglio neppure farle dire, altrettanto
semplicisticamente (io ed il collega Tripodi siamo i due
senatori eletti con il sistema maggioritario nei due collegi
della provincia di Reggio Calabria), che nel collegio di
Palmi-Locri - dove operano le cosche Piromalli, Cord, Cataldo
e quant'altro - la mafia ha votato per Tripodi, mentre a
Reggio Calabria - dove operano i De Stefano, gli Imerti, gli
Iamonte e cos via - la mafia ha votato per Meduri. Non credo
sarebbe un modo molto serio di porsi di fronte al rapporto tra
mafia e politica.
Piuttosto, signor ministro, dal momento che nella sua
relazione ha fatto un accenno alla realt che vede gli
interessi e le operazioni mafiose passare attraverso grossi
varchi aperti nella pubblica amministrazione - negli enti, nei
comuni, nelle
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province, nelle regioni -, ricollegandomi a quanto  stato
detto dal collega Di Bella, che come me  calabrese e
conoscitore della realt di quella regione - che poi non 
soltanto di quella regione -, le domando se non sia il caso di
svolgere un'approfondita indagine patrimoniale soprattutto sui
maggiori burocrati, quelli che si occupano, per esempio, di
lavori pubblici, di urbanistica, di concessioni, di
convenzioni, e cos via. E'vero, infatti, che spesso la
classe politica si  infangata le mani, ma  pur vero che
qualche volta ha pagato, mentre quasi mai accade di vedere che
opulenti funzionari, i quali mantengono un tenore di vita
assolutamente ingiustificato rispetto ai loro introiti
salariali, vengano perseguiti o quanto meno sottoposti ad
indagini per scoprire da dove traggano i loro proventi. Quindi
le domando, signor ministro, se non ritenga che nelle regioni
a rischio, dove pi pesante  stata - per esempio, nelle opere
pubbliche - la presenza dell'imprenditoria mafiosa, sia il
caso di esaminare i patrimoni di politici, ma anche di
burocrati.
Desidero poi fare una seconda osservazione, signor
ministro, anch'essa derivante dall'esperienza personale di
vita quotidiana vissuta sul territorio della mia regione e
della mia citt. Ritengo che la mafia abbia un continuo
bisogno di ricambio nella sua manodopera, per esempio a
livello di sicari, di killer, insomma, di personaggi di
piccola e media portata. Parlo di piccola portata dal punto di
vista decisionale, anche quando...
PRESIDENTE. Senatore Meduri, la prego di sintetizzare il
suo intervento; non voglio toglierle la parola, ma...
RENATO MEDURI. Signor presidente, io posso anche
smettere subito di parlare, ma lei non pu rivolgermi un
simile richiamo alle 13,15, dopo che ho pazientemente
ascoltato tutti: la prossima volta, allora, verr direttamente
alle 13, cos non ascolter nessuno e svolger subito il mio
intervento.
PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Meduri, ma io auspicavo
soltanto che il suo intervento non si prolungasse troppo e che
lei giungesse senz'altro a formulare le domande.
RENATO MEDURI. Se vuole, interrompo subito...
PRESIDENTE. No, desidero semplicemente che arrivi un po'
pi rapidamente a porre le domande, considerato che il
ministro ha degli impegni e diversamente non potrebbe
rispondere.
RENATO MEDURI. Il ministro potr risponderci in un'altra
occasione, anche perch non credo sia in possesso di tutto lo
scibile sulla materia, quindi  probabile che abbia bisogno di
svolgere riflessioni ed approfondimenti sulle domande che gli
sono state rivolte.
PRESIDENTE. Penso che il ministro sar in grado di dare
sul momento adeguate risposte, poi eventualmente concorderemo
un'altra occasione di incontro. Continui pure, senatore
Meduri.
RENATO MEDURI. Intendevo dire che gran parte
dell'arruolamento avviene pescando a piene mani - o a piene
reti, trattandosi di pesca - nelle file della
microcriminalit, perch quest'ultima - che  poi il settore
criminoso che il cittadino sente di pi sulla propria pelle -
rappresenta la scuola attraverso la quale si formano i grandi
criminali. Spesso avviene che la microcriminalit sia
pochissimo considerata da parte dello Stato e, soprattutto, da
parte della polizia. Voglio fare un esempio plastico: nella
mia citt esiste un distaccamento di polizia allocato in una
vecchia caserma militare, un padiglione della quale  adibito
ad ospedale, un altro  usato dalla polizia ed un terzo
accoglie, invece, un gruppo di nomadi folto ed importante, nel
quale operano criminali piccoli e grandi di ogni genere.
Questi agiscono impuniti soprattutto dal momento in cui la
polizia non ha trovato di meglio da fare che alzare un alto
muro con su scritto "limite invalicabile", lasciando che
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all'interno dell'adiacente padiglione occupato dai nomadi la
gente vada a contrattare la restituzione delle auto rubate,
che sono poste l, come il collega Tripodi sa. Intendo dire
che in questo senso lo Stato  del tutto carente e l'economia
di quella zona  completamente distrutta. Considerata anche
l'avvenuta depenalizzazione dei piccoli reati, vorrei sapere
se il ministro non ritenga che, invece, lo Stato debba
esercitare un maggior controllo, repressivo nei confronti
della microcriminalit, ma preventivo nei riguardi della
possibilit per la mafia di attingere alla microcriminalit
stessa.
In conclusione, signor ministro, faccio mie le
considerazioni svolte dai colleghi Bargone e Bonsanti per
quanto riguarda la situazione della baronessa Cordopatri, che
rappresenta la dimostrazione plastica della resa dello Stato
davanti alla criminalit.
PRESIDENTE. Comunico incidentalmente che oggi l'ufficio
di presidenza prender in considerazione anche
quest'argomento, per predisporre un primo intervento.
CONCETTO SCIVOLETTO. Signor presidente, desidero
formulare brevissimamente una domanda di ordine tecnico. Il
ministro ha avviato la sua relazione con un riferimento ai
dati statistici relativi ai primi sette mesi del 1994:
suppongo che tali dati facciano riferimento anche ai delitti
collegati al fenomeno dell'usura. Dico questo perch leggendo,
nel mese di agosto, gli articoli pubblicati dai giornali sulla
materia, non ho trovato alcun riferimento a tale fenomeno, del
quale invece siamo tutti preoccupati.
In secondo luogo, il ministro ha parlato della
penetrazione della criminalit ed ha fatto riferimento
all'imprenditoria commerciale, industriale, ai professionisti
e poi, se non erro, ha fatto cenno al settore
dell'informazione: ebbene, se possibile, vorrei sapere di pi
su questo specifico aspetto, sugli elementi in possesso del
ministro e sul modo in cui  possibile combatterlo.
Concludo con un'ultima questione. Tra i personaggi a
rischio nella lotta contro la mafia vi sono gli amministratori
schierati contro di essa (vi sono gli amministratori
progressisti in Sicilia, di cui abbiamo parlato) ed anche i
responsabili di alcune associazioni antiracket. Vorrei
conoscere la valutazione del ministro in proposito, ossia se
ritenga che le misure di protezione di tali persone a rischio
siano adeguate o, nel caso non lo fossero - come io credo -,
che misure intenda adottare.
LUIGI MANCONI. Approfitto degli interventi gi svolti
dai colleghi per limitare al minimo il mio e rivolgere al
ministro una sola domanda. Vorrei sapere se egli non ritenga
opportuno che si dedichi una nuova audizione - o comunque una
relazione dettagliata e circostanziata, con indicazioni
precise - all'indicazione delle strategie e dei mezzi volti a
combattere la mafia come grande sistema economico,
imprenditoriale e finanziario. Molti interventi hanno toccato
vari aspetti della criminalit organizzata come sistema
economico-finanziario, ma nell'esposizione del ministro alle
strategie di lotta contro questa dimensione della mafia 
stato dedicato - credo inevitabilmente - solo qualche accenno.
Si  parlato delle societ finanziarie, ma esiste anche il
problema della rete degli sportelli bancari, nonch, com'
noto, quello delle connessioni con settori della finanza
nazionale ed internazionale, che sappiamo quanto
contribuiscano a rendere la mafia un sistema internazionale.
Allora, ritengo che in proposito sarebbe molto importante
parlare, in termini dettagliati e circostanziati, ripeto, di
strategie e di mezzi, uomini, strumenti per combattere questo
aspetto, che non considero secondario, ma anzi credo
rappresenti il cuore stesso del fenomeno della criminalit
organizzata. Vorrei sapere, insisto, se sia possibile
ipotizzare un'audizione dedicata specificatamente a questo
tema, oppure una relazione puntuale sui termini delle
strategie che si intende adottare.
Pagina 59
NICHI VENDOLA. Mi sarei aspettato di trovare, nella
relazione del ministro, anche una ricognizione sul tema del
rapporto fra mafia ed enti locali. In merito a quest'aspetto,
credo sia necessario compiere un bilancio sull'esperienza
dello scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni
della malavita organizzata. Il 20 novembre, signor ministro,
andr a votare per il rinnovo del consiglio comunale del mio
paese...
ANTONIO BARGONE. Se non sar rinviato: lo chieda al
ministro...
NICHI VENDOLA. A tutt'oggi, signor ministro, pur essendo
intervenuto un provvedimento di scioglimento del consiglio
comunale - che credo abbia avuto all'origine anche una mia
interrogazione parlamentare che, tanto tempo fa, richiedeva
quel tipo di intervento -, non sarei in grado di spiegare ai
miei concittadini perch sia stato sciolto il consiglio
comunale e perch si vada a votare. Il mio  il comune di
Terlizzi, ma si pu fare l'esempio di Modugno e di tanti
altri. Mi sto riferendo alla provincia di Bari, ma credo che
il ragionamento sia generalizzabile: non soltanto abbiamo
individuato nella burocrazia comunale (che, come lei sa,
rappresenta un po'la memoria storica dei sistemi di potere)
un ostacolo straordinario ed insormontabile al tentativo delle
commissioni straordinarie di produrre un rilancio ed un
ripristino della legalit in quei comuni, ma a volte abbiamo
dovuto riscontrare il fallimento totale proprio delle
amministrazioni straordinarie. Se, per esempio, esaminiamo un
decreto di scioglimento - poniamo, quello del consiglio
comunale di Trani - e leggiamo che tra le motivazioni da cui
ha tratto origine un provvedimento cos traumatico, come la
sospensione di un'assemblea democratica, vi  quella della
presenza sul territorio di una distilleria illegale, che si
trova in mano a tali Palma, probabilmente legati alla camorra
di Avellino, e se poi andiamo ad analizzare gli atti della
commissione straordinaria possiamo constatare che tra questi 
contenuto il permesso per tale distilleria di riprendere il
suo lavoro. Vi sono, poi, commissioni edilizie, insediate
dalle commissioni straordinarie, nelle quali siedono
personaggi inquisiti per corruzione, concussione e,
addirittura, per usura. Allora, vi  davvero bisogno di
compiere un bilancio. Perch dico di non saper spiegare?
Perch, dopo che  stato sciolto il consiglio comunale del mio
paese, la malavita organizzata ha risposto con un'autobomba,
con una tentata strage. Bene, nessuno  in carcere per quella
tentata strage. D'altronde, nel mio paese vi sono quattro
carabinieri, per cui nessuno svolge le indagini; ed il giudice
che a Bari dovrebbe farlo si sta occupando in questo momento
di 22 o 23 processi molto delicati. Nessuno degli
amministratori accusati di essere apertamente collusi con la
malavita  stato arrestato. Allora, non so perch torno a
votare. Si tratta di un problema delicato che dobbiamo
affrontare, perch noi abbiamo guardato ad uno strumento
traumatico, qual  lo scioglimento del consiglio comunale,
come ad un male necessario per poter ripristinare in alcuni
territori un minimo di legalit.
Evito tutte le considerazioni politiche, che pure mi
interessava fare, e mi riferisco a fatti concreti. Per quanto
riguarda il condono edilizio motivato dal problema
dell'abusivismo di necessit, troviamo da un lato gli abusivi
di necessit che si sentono penalizzati e sostengono che il
condono non risponde al loro problema e dall'altro, ad
esempio, il sindaco di Napoli secondo il quale il condono
sarebbe un regalo alla camorra, cio non a chi costruisce la
villetta con i soldi portati dalla Germania come emigrante, ma
a chi divora interi pezzi di costa pugliese o calabra. Il
ministro dell'interno cosa pensa in generale dell'attenuazione
della cultura vincolistica della verifica e del controllo del
patrimonio territoriale in Italia?
Si sta per aprire presso la Commissione giustizia un
interessante dibattito - che, in realt,  un bilancio -, che
credo attraversi tutte le forze politiche, sulla legislazione
punizionista e proibizionista a proposito di sostanze
stupefacenti; e la mafia  il grande monopolista della
raffinazione
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e commercializzazione di eroina in Italia. Anche su
questo il ministro, al di l delle sue opinioni personali, ha
tutti gli elementi per tracciare un quadro comparativo, visto
che si tratta di intervenire su una fonte di accumulazione di
capitali mafiosi.
Per ultimo, vi  la questione delle banche. La Cassa di
risparmio di Puglia, che non d una lira ai commercianti, agli
agricoltori e alle piccole imprese - lo chieda al suo collega
Tatarella - (trovare 8 miliardi per un'officina grande come
Calabrese  difficile) ed ha un patrimonio consolidato stimato
intorno ai 350 miliardi, oggi si trova ad avere crediti per
450 miliardi presso due gruppi che si chiamano Casillo a
Foggia (200 miliardi) e Cavallari a Bari (250 miliardi), in
aperta violazione da almeno 10 anni delle regole pi
elementari della valutazione creditizia. Allora, per quella
situazione, in cui il presidente della Cassa di risparmio di
Puglia  uno dei tre padroni della Gazzetta del
Mezzogiorno, cosa si fa? Chi ci dice qualcosa? Oltre
all'ispezione segreta della Banca d'Italia, ho diritto di
sapere perch ha chiuso l'impresa in cui lavoravano 100
operai, costretta magari a rivolgersi allo strozzino, mentre
la banca ha potuto finanziare i principali gruppi mafiosi
presenti nel territorio della mia regione!
PRESIDENTE. Rinuncio alle mie domande e propongo
semplicemente al ministro di inviare alla Commissione una
documentazione sul sistema attuale di protezione dei
collaboratori di giustizia, individuando in particolare le
regioni ed i tipi di reati dei collaboratori di giustizia, il
tipo di protezione offerto fino ad oggi e le problematiche che
si sono aperte nella tutela, nella gestione ed anche nel
mantenimento di tali collaboratori. Lo stesso in relazione ai
testimoni ed alle vittime della mafia, facendo riferimento
anche agli intralci - che attualmente sembra siano molto
numerosi - relativi al risarcimento, o comunque all'indennit,
anche se provvisoria, per i testimoni e le vittime della
mafia.
Ancora, ci sarebbe utile una documentazione riguardante le
amministrazioni locali e le infiltrazioni mafiose, per avere
un quadro attuale della situazione ed una sui problemi
collegati alle finanziarie: quante ne esistono in Italia;
quali controlli sono stati effettuati; quali finanziarie sono
state chiuse e per quale motivo. Sulla base di tale
documentazione, la Commissione potr lavorare; si riserva
comunque di risentire il ministro, se necessario.
Prima di dare la parola al ministro Maroni, credo sia
giusto leggervi il seguente comunicato dell'agenzia Dire
inteso a motivare l'assenza dei componenti del gruppo della
lega nord (questa mattina, guardando i banchi, non vedevo
quasi nessuno): "Come gi annunciato nei giorni scorsi" - non
so se fosse stato annunciato: a me no di sicuro - "i
parlamentari della lega nord non parteciperanno all'odierna
seduta della Commissione antimafia, pur confermando - si legge
in un comunicato del gruppo del carroccio a palazzo Madama -
la propria stima ai ministri Maroni e Biondi, la cui audizione
 prevista per oggi. (Si ride).
I parlamentari della lega ritengono che, stante
l'atteggiamento della presidente Parenti, non sussistano le
condizioni per la loro partecipazione ai lavori della
Commissione. La Parenti - continua il comunicato - la smetta
di fare il giudice e faccia il presidente della Commissione,
accetti il confronto e le proposte dei parlamentari della lega
e non dimentichi che, se  arrivata in Parlamento, lo deve ai
fondamentali voti degli elettori leghisti. Comunque - conclude
il gruppo senatoriale leghista - non essendo consentito il
dialogo, i commissari della lega proporranno un emendamento al
regolamento della Commissione che istituisca il comitato per
la lotta alla mafia del nord".
GIUSEPPE AYALA. "Del" o "nel nord"?
PRESIDENTE. "Del nord. Torneranno in Commissione quando
la discussione e la votazione degli emendamenti saranno posti
all'ordine del giorno dei lavori della Commissione".
Pagina 61
Ho capito la domanda. Non mi  stato fatto presente questo
problema se non dal capogruppo del Senato, al quale ho detto
che la mafia del nord sar anche importante, ma il nostro
lavoro dovr riguardare tutta l'Italia. Per quanto riguarda il
nord, affronteremo in particolare il riciclaggio ed i vari
problemi legati all'economia.
Da questa breve conversazione avuta con il capogruppo del
Senato - rimandando poi la definizione della tematica ai vari
gruppi di studio -,  emerso il comunicato del quale vi ho
dato lettura, perch credo voglia costituire, nelle intenzioni
di chi lo ha elaborato, una giustificazione del fatto che i
parlamentari della lega non intendono essere presenti alle
sedute di questa Commissione.
LUCIANO VIOLANTE. Non vi sono problemi perch sono
presenti 5 parlamentari su 26 della maggioranza, mentre per
l'opposizione ve ne sono 18 su 24.
PRESIDENTE. I giustificati, o meglio i pretesi
giustificati, sono soltanto questi.
Sospendo brevemente la seduta; riprenderemo con le
risposte del ministro.
La seduta, sospesa alle 13,35,  ripresa alle
13,50.
PRESIDENTE. Vorrei chiedere al ministro di inviare alla
Commissione antimafia lo schema di regolamento che  in fase
di elaborazione, in quanto ritengo che anche il nostro parere
potrebbe avere senso. Mi riferisco al regolamento sui pentiti,
i testimoni e le vittime della mafia.
LUCIANO VIOLANTE. Un piccolo problema esiste. La sua
proposta di acquisire il testo o le linee fondamentali per
discutere  giustissima, ma va evitata la cogestione tra
Parlamento e Governo. Si tratta di un atto del Governo ed il
parere preventivo va chiesto soltanto agli organi demandati,
cio al solo Consiglio superiore, se non sbaglio.
Evitiamo dunque la cogestione, affinch domani il Governo
- lo dico in qualit di opposizione - non possa dire "anche la
Commissione antimafia era d'accordo".
PRESIDENTE. Lo facciamo a fini di studio perch dobbiamo
affrontare il problema.
LUCIANO VIOLANTE. Conosciamo le linee fondamentali, ma
valutiamo se esprimere un parere.
PRESIDENTE. Non un parere formale; servir per lo studio
del problema da parte della Commissione.
LUCIANO VIOLANTE. Ripeto, l'importante  evitare la
cogestione.
PRESIDENTE. Do la parola al ministro Maroni per la
replica.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Cercher di
essere contenuto nei tempi, ma esauriente nelle risposte.
Vorrei esordire dando una buona notizia, che forse
qualcuno di voi gi conosce: in un'operazione conclusasi
stamani, la polizia ha arrestato a Gallipoli 17 persone
ritenute appartenenti ad un clan, affiliato alla Sacra corona
unita, capeggiato dal boss Luigi Padovano, soprannominato
"Gigi l'americano", il quale  tra gli arrestati. Le accuse
sono di associazione per delinquere di stampo mafioso,
traffico di stupefacenti e attentati dinamitardi. L'operazione
 collegata ad altre due, compiute dalla polizia, nei mesi di
agosto e novembre 1993, nelle quali vennero arrestati altri
componenti del clan Padovano.
Speriamo che questo sia di buon auspicio affinch tutte le
volte che interverr ai lavori della Commissione si compiano
operazioni del genere.
GIUSEPPE AYALA. Venga qui tutti i giorni!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno.
Effettivamente ogni giorno vi sono notizie del genere, anche
senza che io venga qui.
Numerose e pertinenti sono state le domande; alcune
riguardano iniziative e suggerimenti per eventuali iniziative
oppure dichiarazioni che impegnano il Governo: pertanto, anche
per non subire l'ira del
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mio amico Ferrara, credo sia opportuno che le risposte e le
precisazioni vengano date dal Presidente del Consiglio, che
sar ospite della Commissione successivamente.
Risponder alle domande concernenti l'attivit specifica
del mio ministero, facendo presente - riferendomi ad alcune
osservazioni sollevate, ivi comprese quelle del presidente
Parenti - che la mia relazione  stata incentrata soprattutto
sulle prospettive di azione della lotta contro la criminalit
organizzata piuttosto che su un resoconto dell'attivit
svolta. Il resoconto, infatti,  contenuto in due precedenti
relazioni, l'una del dipartimento di pubblica sicurezza,
carabinieri e Guardia di finanza, l'altra specifica della
direzione investigativa antimafia, che nel mese di luglio ho
consegnato al Parlamento e che rappresentano la risposta a
molte domande formulate: esse contengono dati, statistiche ed
una relazione analitica dell'attivit svolta dall'apparato di
sicurezza nel settore della criminalit organizzata ed in
quello della criminalit di altro tipo. Non ho voluto
appositamente appesantire questa relazione di dati e
informazioni gi consegnati al Parlamento circa due mesi
fa.
Fatte queste due precisazioni, passo a rispondere alle
domande formulate dai commissari. Il primo ad intervenire 
stato il collega Imposimato, che lamenta manipolazioni sulle
pubbliche istituzioni, soprattutto in Sicilia. Questo  vero;
devo precisare - in tal modo rispondo anche ai quesiti rivolti
sullo stesso argomento da altri colleghi, i quali
sollecitavano un mio intervento sulle burocrazie e sulla
struttura dei segretari comunali in Sicilia e fuori dell'isola
- che, come tutti voi certo ben sapete, l'intervento del
ministro dell'interno nella regione siciliana non  possibile
in questo settore, n in quello dell'organizzazione degli enti
locali n nel comparto dei segretari comunali, ossia delle
burocrazie. Certamente l'intervento  possibile quando i
comuni vengono sciolti per infiltrazioni mafiose, tant' che
ho gi disposto un'analisi della situazione.
Uno dei punti deboli da me riscontrati, a cui presto
porremo rimedio,  quello che prevede che le funzioni di
commissario vengano svolte generalmente da un funzionario
della prefettura, alla quale appartiene il comune, il quale
pu compiere questa attivit quasi sempre e solo part
time, non a tempo pieno.
Si tratta di un limite che va superato, e che intendo
superare inviando come commissari nei comuni sciolti per
infiltrazioni mafiose funzionari provenienti dal ministero -
coadiuvati localmente dalle prefetture - che abbiano la
possibilit di dedicarsi a tempo pieno all'amministrazione del
comune, ancorch piccolo. In questi comuni il problema non 
di organizzare al meglio l'amministrazione: si tratta di
svolgere un compito che va al di l dell'amministrazione
stessa, in quanto occorre individuare e recidere i legami
mafiosi tra la criminalit e la struttura che non sempre -
come ha dimostrato l'esperienza - si sono limitati alla
componente politica (diciamo cos) dell'amministrazione.
Occorre un'investigazione e soprattutto un'attenzione che non
pu essere part time, a tempo parziale.
Sul ghetto di Villa Literno le indagini sono in corso, ma
sembra accertato che sia stato un incendio del tutto fortuito.
Si tratter di trovare una sistemazione, di affrontare e
risolvere i problemi di questo ghetto - che non riguardano
solo questo - in termini di intervento generale. Per questi
motivi,  stato costituito un comitato di ministri, coordinati
dal collega Guidi, che deve affrontare in tutti i suoi aspetti
la tematica dell'immigrazione, una problematica che non
riguarda solo l'aspetto repressivo, in quanto coinvolge anche
l'accoglienza e la gestione dello "stare in Italia" in
condizioni decenti dal punto di vista igienico-sanitario, e
non solo da questo.
Sui movimenti ai vertici della polizia, che secondo il
collega Imposimato hanno creato allarme, devo dire che ho
registrato allarme dalle colonne di qualche giornale, non
all'interno della struttura n tanto meno tra i diretti
interessati. Credo sia utile ed opportuno che la Commissione
svolga un'audizione del prefetto De Gennaro per fugare
qualsiasi dubbio. Il prefetto De Gennaro, il quale era a capo
della
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DIA,  diventato capo del capo della DIA; a lui ho affidato
il compito di riorganizzare tutto il settore investigativo
dell'apparato di sicurezza, non solo della polizia. Con questo
rispondo anche alla domanda dell'onorevole Bargone, il quale
ha chiesto notizie circa la mancata attuazione della normativa
secondo la quale i ROS e i GICO dovrebbero confluire nella
DIA.
Il tema del coordinamento  annoso e voi conoscete i
problemi che esso comporta, oltre alle resistenze ed alle
gelosie esistenti. Credo che per fare una cosa utile - e per
utile intendo una razionalizzazione del sistema che non sia un
depotenziamento, uno svilimento, una demotivazione delle
strutture esistenti semplicemente per il gusto di averne
creata una sola - occorra valutare la situazione con calma ed
attenzione, facendolo fare agli esperti. Mi sembra che il
dottor De Gennaro, dopo aver costituito lo SCO ed averlo fatto
funzionare con successo (tra parentesi, lo SCO ha gestito per
due anni un'operazione Italia-USA con l'FBI che ha portato
all'arresto di oltre 100 mafiosi), ha organizzato la direzione
investigativa antimafia. Ritengo che con queste esperienze
abbia maturato una conoscenza approfondita dei sistemi di
investigazione; ho voluto attribuirgli la responsabilit di
valutare e riorganizzare tutto il sistema investigativo,
perch ho avvertito l'esigenza - come la sentono alcuni
colleghi e come peraltro prevede la legge - di unificare gli
sforzi e di coordinare meglio le strutture che nel corso degli
anni sono state costituite con lo scopo di operare nel settore
investigativo e che, qualche volta, purtroppo creano
sovrapposizioni e duplicazioni di funzioni.
Non mi sembra, quindi, sia stato un siluramento; n mi
sembra vi sia allarme nelle strutture; mi sembra ingeneroso
dire queste cose perch si considerano la professionalit e la
dedizione al dovere del sostituto del prefetto De Gennaro, il
generale della Guardia di finanza Gianni Verdicchio, non
all'altezza della situazione. Credo che non sia cos; sono
sicuro che non  cos: il generale Verdicchio  certamente in
grado di gestire e di continuare a gestire la DIA com' stato
fatto finora, avendo gli stessi successi e continuando
nell'azione di profondo attacco alla criminalit organizzata
che  avvenuta sotto la gestione De Gennaro. Peraltro, il
generale Verdicchio, lo sapete, era il vice del dottor De
Gennaro: anche questo  un segnale di continuit nella
gestione della direzione.
Tra gli spostamenti che per non vengono quasi mai
sottolineati, ve ne sono stati alcuni che invece danno un
segnale estremamente forte nel senso dell'accanimento nella
lotta contro la criminalit organizzata. A Palermo abbiamo
mandato il capo della Criminalpol - la persona che De Gennaro
ha sostituito - cio il prefetto Luigi Rossi, che oggi nel
settore investigativo credo sia l'uomo migliore. L'abbiamo
mandato a Palermo, non in pensione. Abbiamo mandato il
questore La Barbera e a detta di tutti la coppia Rossi-La
Barbera  una delle pi efficaci nella lotta alla criminalit
organizzata.
Abbiamo sostituito il prefetto di Reggio Calabria
inviandovi il prefetto Rapisarda che  stato questore a Reggio
Calabria, il quale ha un taglio pi operativo: anche questo 
un segnale ben preciso che abbiamo voluto dare.
Inoltre, abbiamo nominato alto commissario contro il
racket il prefetto Musio, proveniente da Palermo, dove ha
maturato una conoscenza specifica dei problemi oltre ad una
capacit di far cooperare le istituzioni governative e quelle
non governative, in primo luogo le associazioni antiracket, il
che rappresenta davvero la nuova frontiera - senza voler
enfatizzare - nella lotta contro la criminalit, il racket e
l'usura. Il compito del prefetto  proprio questo, non quello
- come qualcuno ha sostenuto - di avere una direzione politica
delle operazioni o di avere una sovrapposizione di ruoli. Il
suo compito  quello di coprire il vuoto che c' stato finora,
cio di occuparsi del coordinamento tra l'azione dello Stato e
quella svolta nella stessa direzione da associazioni ed enti
che sono fuori dalle istituzioni, in primo luogo dal mondo del
volontariato.
Credo che la collaborazione tra questi due mondi, che
finora non si sono parlati, sia essenziale da una parte per
sviluppare
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la coscienza critica dei cittadini sul fenomeno mafioso,
dall'altra per consentire all'azione dello Stato di essere pi
efficace. Abbiamo notato, per esempio, che in Puglia, dove le
associazioni antiracket hanno avuto uno sviluppo pi forte che
in altre regioni, la vita della criminalit organizzata  pi
difficile; non  solo questo il motivo, ma si tratta pur
sempre di un sintomo. I compiti dell'alto commissario contro
il racket sono proprio quelli di coordinare l'apparato
investigativo e repressivo dello Stato con l'attivit di chi,
al di fuori delle istituzioni, mira ad ottenere lo stesso
risultato.
Al collega Stajano vorrei dire che il silenzio di Cosa
nostra non  addebitabile ad una trattativa con i nuovi
politici; per lo meno per quanto mi riguarda non c' nessuna
trattativa in corso n ci sar mai.
RAFFAELE BERTONI. Con lei non c' dubbio!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Per quanto
mi risulta, non c' nessuna trattativa in corso con i
politici. Credo che il silenzio di Cosa nostra sia relativo,
perch non scoppiano le bombe, ma la mafia i suoi affari li
sta facendo, eccome!
LUCIANO VIOLANTE. E gli attentati anche!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Certo,
anche gli attentati, seppure non clamorosi. Il silenzio appare
tale forse perch non ci sono i titoli sui giornali ma, se
analizziamo la realt locale, vediamo che la mafia ha solo
abbassato la voce, ma che non sta zitta. In parte ci  dovuto
all'efficace azione dello Stato.
Bollettini come quello che vi ho letto prima sono ormai
quotidiani e ricorderete che circa un mese fa la polizia e la
Guardia di finanza hanno effettuato una megaoperazione che ha
interessato quasi tutta l'Italia, soprattutto al nord, grazie
alla quale  stata decapitata la struttura della 'ndrangheta
al di fuori della Calabria: per la prima volta sono stati
catturati uomini di peso e di vertice. Voi tutti conoscete le
peculiarit della struttura della 'ndrangheta e sapete che 
ben diversa da quella della mafia, della camorra o della Sacra
corona unita; conoscete lo stretto legame familiare che rende
difficile l'azione dello Stato sul versante dell'acquisizione
di testimonianze o di rivelazioni da parte di appartenenti a
quest'associazione criminale. Crediamo, per, che questa possa
essere l'occasione giusta: le persone arrestate finora non
hanno parlato e sono in attesa di capire - questa la mia
impressione - se la risposta dello Stato sia di fermezza o se
vi sia qualche spiraglio che consentir loro, dopo aver
scontato qualche anno di carcere, di tornare a fare quello che
facevano prima.
In quest'ottica ritengo importante quanto diceva il
collega Violante a proposito dell'articolo 41-bis e pi
in generale sulle misure restrittive della libert personale
nei confronti dei mafiosi. Anch'io ritengo che dovremmo
anticipare i tempi, considerando che il periodo di vigenza di
tale articolo scade nel giugno 1995. Credo che abbiamo a
portata di mano una grande possibilit d'attacco, un attacco
che per resta sospeso in attesa che si sappia cosa accadr di
quest'articolo, perch nei confronti della 'ndrangheta
possiamo avvalerci solo in misura limitata dei pentiti (su
oltre 700 soggetti, solo poche unit) proprio per il legame
fortissimo tra i suoi componenti. Oggi abbiamo la grande
occasione storica di fare con quest'associazione la stessa
esperienza che  stata fatta uno o due anni fa con Cosa
nostra. Per, dobbiamo dare un segnale di grande fermezza e
far capire ai boss che per loro non ci sar speranza se non
cominceranno a collaborare con la giustizia.
Credo perci che sia utile anticipare i tempi ed
affronter l'argomento in sede di comitato nazionale per
l'ordine e la sicurezza pubblica, che ho gi convocato il 27
settembre, al mio ritorno dagli Stati Uniti. Sottoporr la
questione al collega Biondi, al quale ho proposto in modo un
po'scherzoso di gestire la materia "in condominio"; infatti,
la competenza  del Ministero di grazia e giustizia, ma
l'applicazione
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della norma ha conseguenze dirette sulle vicende del
Ministero dell'interno, almeno per il 50 per cento. Porr
all'attenzione del prossimo comitato nazionale per l'ordine e
la sicurezza pubblica l'esigenza di anticipare i tempi per la
proroga o comunque per la trasformazione in norma permanente
di quanto stabilito dall'articolo 41-bis.
Il collega Arlacchi ha chiesto notizie sulla fisionomia
dell'Europol. Si tratta di una forma di collaborazione
sovrastatuale dell'attivit investigativa nel settore del
traffico di stupefacenti ed  questo il livello al quale
dobbiamo portare tutta l'attivit investigativa; non possiamo
pi permetterci investigazioni non collegate a quelle degli
altri paesi europei e dobbiamo avvalerci di una struttura che
consenta di superare segreti e resistenze.
Ho avuto modo di svolgere queste considerazioni nel corso
della riunione dei ministri dell'interno e della giustizia che
si  svolta a giugno a Lussemburgo. In quella sede  stato
dato il via alla fase operativa di Europol ed  stato
costituito l'ufficio di presidenza che entro la fine dell'anno
dovr presentare una relazione sui tempi di implementazione
della struttura. Ce ne sar una centrale ed una decentrata in
ogni Stato, direttamente collegata a quella centrale; per
quella costituita in Italia credo sia utile sfruttare
l'esperienza che il prefetto Sotgiu ha maturato in questi
anni, per cui vi sar un avvicendamento al dipartimento
antidroga.
Questa struttura rappresenta il livello al quale deve
attestarsi oggi l'attivit investigativa dei vari Stati;
purtroppo, come ho avuto modo di dire in quell'occasione,
siamo in ritardo rispetto all'evoluzione della criminalit.
Questa, il giorno dopo la caduta del muro di Berlino, ha
immediatamente stabilito contatti con la cosiddetta mafia
russa. Sapete certamente che dieci giorni fa l'FBI ha deciso
di istituire nel proprio ambito una divisione speciale contro
la mafia russa presente negli Stati Uniti. Noi siamo ancora
qui a decidere chi dovr diventare il vicepresidente o il
vicesegretario di Europol, se debba essere un tedesco, un
francese o un italiano. Purtroppo i tempi sono molto lenti e
prima della fine dell'anno avremo una riunione su questo tema:
mi auguro che si possano definire in fretta le nomine, perch
non credo si possa mantenere il ritardo solo per questioni di
sciovinismo nazionalistico.
Quanto alla nuova organizzazione della polizia e dei
carabinieri, il collega Arlacchi conosce bene, come altri, i
termini della questione. Ci stiamo attrezzando per affrontare
il problema del coordinamento e in proposito esistono varie
teorie ed ipotesi. Rispondendo cos anche ad un altro collega,
ricordo che viene ipotizzata una competenza territoriale, per
cui i carabinieri sarebbero presenti nei piccoli centri e la
polizia nelle grandi metropoli; viene anche prospettata una
competenza per materia, affidando certi reati ai carabinieri,
altri alla polizia ed altri ancora alla Guardia di finanza.
Esistono poi ulteriori ipotesi, meno drastiche, che stiamo
valutando. E'stato comunque costituito un gruppo di lavoro
tra le forze di polizia che presenter entro la fine di
novembre una proposta operativa sul coordinamento.
Parallelamente stiamo risolvendo l'annosa questione, che
solo apparentemente non ha legami con il coordinamento,
dell'equiparazione delle carriere: il termine previsto dalla
legge per approvare il provvedimento era fissato al 30 di
settembre, ma la legge stessa stabilisce che il testo debba
essere presentato tre mesi prima alla Commissione
parlamentare. Abbiamo perci chiesto una proroga al 28
febbraio e ci siamo impegnati a presentare al Parlamento lo
schema di decreto del Presidente della Repubblica di
equiparazione delle carriere al pi tardi entro la fine di
novembre, forse prima. Si tratta di provvedimenti che, se
attuati, produrranno un miglior coordinamento nei fatti perch
stempereranno quelle tensioni da collega a collega, da caserma
a caserma, da commissariato a commissariato: infatti, tra due
persone che svolgono le stesse funzioni, se ce n' una che
guadagna di pi o una che ha un migliore stato giuridico, si
creano con facilit attriti.
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Non credo di poter rispondere a questa come a tante altre
grandi questioni che mi sono state poste, in parte perch deve
essere il Governo a dare la risposta e quindi mi sembra
corretto consentire al Presidente del Consiglio di replicare,
in parte perch riguardano iniziative legislative che devono
essere esaminate dal Parlamento. La domanda rivolta al
ministro dell'interno e al Governo sulla volont di assumere
queste iniziative pu essere da me senz'altro recepita, ma
esse riguardano la modifica della legislazione vigente;
comunque, sono disposto a sostenerle in sede parlamentare. Non
voglio per che mi venga chiesto da una parte di assumere
un'iniziativa legislativa e dall'altra, come gi  accaduto,
come mai il Governo abbia presentato una sua proposta di legge
sull'usura, con ci censurando l'operato dell'Esecutivo.
Il ministro dell'interno deve provvedere all'applicazione
della legge ed allo studio di strumenti normativi
regolamentari utili a tal fine; inoltre, pu prendere in
considerazione favorevole strumenti legislativi, che per sono
di pertinenza del Parlamento e che quindi in quella sede
devono essere discussi. Tali strumenti possono essere
presentati da tutti i parlamentari, naturalmente oltre che dal
sottoscritto.
Per quanto riguarda le case da gioco, nel corso di un
convegno tenutosi a Cernobbio ho avuto modo di indicare in
esse uno degli strumenti che la criminalit organizzata
utilizza ed ha utilizzato in passato per il riciclaggio del
denaro sporco. Un altro di questi strumenti  l'usura, che non
 semplicemente fonte di arricchimento: entrambi sono canali
attraverso i quali i proventi dell'economia illegale diventano
proventi dell'economia legale e, in quanto tali, se ne
appropriano. Queste nuove forme di criminalit sono gli
strumenti per l'aumento di proventi illeciti, non il fine,
strumenti di cui la criminalit si  dotata per utilizzare al
meglio le potenzialit del sistema di riciclaggio. Il problema
poi viene a valle: queste enormi somme di denaro pulite
vengono investite nell'economia legale. Il fenomeno, come 
stato evidenziato, deve essere certamente investigato; in
proposito per il 26 settembre - qualcuno  gi informato - ho
organizzato alla Bocconi di Milano un incontro operativo, di
studio e di approfondimento su questi temi tra esperti del
ministero, della Bocconi (gi da tempo si stanno occupando del
parallelismo economia legale-economia illegale) e di altra
universit. Credo infatti che sia possibile vincere questa
battaglia solo se il mondo dell'economia e dell'imprenditora
si rende conto del rischio e si mobilita, insieme alle forze
di polizia, per evitare l'infiltrazione. Una volta, infatti,
che l'economia illegale  diventata legale non  facile
combatterla con i mezzi repressivi, il mafioso che diventa
manager  un manager, per cui  difficile
intervenire dopo, bisogna farlo prima.
Il Parlamento  comunque sovrano, per cui se dovesse
decidere di istituire nuove case da gioco, il ministro
dell'interno non avrebbe... (Commenti). Sono un
giocatore di poker, quindi non dovrei esprimermi! Ho gi
affermato pubblicamente che le case da gioco sono state uno
dei canali utilizzati per il riciclaggio; non voglio
criminalizzarle, forse si pu trovare un sistema di controllo
cos accurato da evitare che le nuove case da gioco che il
Parlamento dovesse decidere di istituire subiscano la stessa
sorte che hanno avuto alcune, in Italia e all'estero, in un
recente passato.
A proposito dell'articolo 41-bis ho gi risposto.
Sul regolamento dei pentiti...
GIUSEPPE ARLACCHI. Scusi la battuta:  come cercare una
prostituta onesta!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Non so se
sia pi disonesta la prostituta o chi va con lei, dipende dai
punti di vista.
Sul regolamento dei pentiti concordo ancora una volta con
Violante; di questo atto informeremo certamente la
Commissione. Peraltro, avevo invitato il presidente della
Commissione antimafia, allora ancora non nominato, ai lavori
del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica in
occasione della discussione della bozza del regolamento; poi
qualcuno mi
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ha detto che non avrei dovuto farlo perch la Commissione
svolge un'attivit di controllo sull'operato del Governo.
Tuttavia, estendo ancora l'invito al presidente ed anche
all'ufficio di presidenza per la prossima riunione del
Comitato, in cui si discuter di questo regolamento, facendo
presente che si tratta di norme tecniche e di attuazione, di
norme che non devono essere rese note prima di essere
ufficialmente adottate. Per questo motivo, credo che qualche
anticipazione resa da alcuni membri del Governo sia stata e
sia inopportuna e contenga valutazioni che, peraltro, non sono
in linea con gli sviluppi contenuti nel testo che stiamo
studiando. In ogni caso, credo che su certe questioni sia
preferibile parlare il meno possibile; prendiamo il
provvedimento, dopodich lo renderemo noto nelle parti che
devono essere diffuse, perch per le restanti meno
informazioni si danno al nemico e meglio . Non  di alcuna
utilit rendere note intenzioni che non sono ancora decisioni,
quando ben conosciamo la sensibilit di Cosa nostra nel
decifrare o nel recepire messaggi, anche inconsapevoli, che
vengono lanciati. Ho rivolto e continuo a rivolgere l'appello
che le decisioni vengano annunciate dopo essere state prese e
non con largo anticipo.
L'ipotesi, indicata da Violante, di attaccare le ricchezze
dei mafiosi non conseguentemente ad accertamenti su persone
pu essere una strategia. Credo che, trattandosi di un settore
molto delicato - si metterebbe in atto un sistema di
presunzioni oggettive di criminalit, o qualcosa del genere,
sui flussi finanziari, sulla ricchezza oggettiva - si pongano
alcuni problemi di garanzia nei confronti di chi invece opera
lecitamente, sebbene tutto ci che serve ad aumentare
l'efficacia nell'aggressione al patrimonio della criminalit
organizzata, dal mio punto di vista, sia certamente benvenuto.
L'argomento non pu dunque essere oggetto di iniziativa da
parte del ministro, deve essere discusso in Parlamento.
La conferenza europea sul riciclaggio  una delle
iniziative che avevo gi pensato di assumere. Stiamo lavorando
d'intesa con il Ministero degli affari esteri, anche se
considero l'Unione europea una via di mezzo tra estero e
territorio nazionale (non  estera come gli Stati Uniti o
Israele, non  neppure territorio nazionale) per il motivo che
ho detto prima: ai fini dell'efficacia dell'azione contro la
criminalit organizzata, meno passaggi burocratici ci sono e
meglio . Il fatto di aver costituito, di poter gestire,
partecipare direttamente all'azione di Europol, senza passare
attraverso il Ministero degli affari esteri e gli
ambasciatori,  in linea con l'orientamento volto a perseguire
una maggiore snellezza delle procedure.
Oltre alla conferenza europea sul riciclaggio - l'ho
accennato nella relazione in un passaggio finale, ma non 
stato sottolineato a sufficienza - stiamo lavorando anche ad
un progetto riguardante un'assemblea, una conferenza, una
convention dei paesi del Mediterraneo (Unione europea e
non) con la partecipazione dei paesi arabi e di Israele -
questa prospettiva, come ho detto nella relazione,  resa
possibile dal processo di pace in atto in Medio Oriente -
perch il traffico di sostanze stupefacenti (questo sarebbe
l'argomento) passa inevitabilmente attraverso questi
territori. Sarebbe un'occasione importante per l'Italia, per
assumere un ruolo di protagonista nello scacchiere
mediterraneo come "ufficiale di collegamento" tra i paesi
dell'Unione europea e quelli non facenti parte della stessa
che si affacciano sul Mediterraneo, i quali possono vedere il
nostro paese come un punto di riferimento importante.
Questo  anche il senso dell'iniziativa assunta dallo
Stato di Israele la scorsa settimana, invitando il ministro
dell'interno prima di quello degli affari esteri. Considerato
l'incontro che avr a Washington, a partire da domani, sul
tema della lotta alla criminalit organizzata ed al terrorismo
internazionale, mi sembra sia stata un'importante apertura di
credito, quasi il riconoscimento - in queste vicende non vi 
mai nulla di casuale, soprattutto da parte di Israele - o la
proposta o la richiesta che l'Italia giochi in questa vicenda
un ruolo importante nel Mediterraneo. Credo
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che possa e debba farlo perch anche il suo ruolo geografico
e storico consente questa operazione.
Ho gi risposto al collega Bertoni sull'articolo
41-bis. Il fatto che le caserme dei carabinieri siano
aperte solo per otto ore rappresenta un problema serio, che
stiamo cercando di affrontare e di risolvere con il comandante
dell'Arma e che si pu affrontare solo investendo risorse
umane, perch non si possono sostituire le forze dell'ordine
con apparecchiature elettroniche: bisogna investire. La
strategia si articola in alcune fasi: la prima consiste
nell'affidare tutte le funzioni di carattere burocratico -
soprattutto nella polizia - a personale proveniente
dall'apparato burocratico, liberando quindi le risorse umane
da impiegare sul territorio; la seconda riguarda un piano di
potenziamento quinquennale degli organici che presenter al
Governo nei prossimi giorni e che mi auguro verr inserito gi
nella finanziaria per il 1995; la terza fase vedr, a partire
dal gennaio 1996, il trasferimento delle funzioni di
traduzione dei detenuti dalla polizia e dai carabinieri alla
polizia penitenziaria. Ci consentir di utilizzare maggiori
mezzi ed uomini in quell'attivit rispetto alla quale sono
state espresse lamentele e che, in alcuni casi, presenta
effettivamente aspetti sconcertanti, che tuttavia sono dovuti
alle carenze di organico e all'attuale organizzazione che va
certamente potenziata.
Mi  stato chiesto se esista una mappa della nuova camorra
presente in Campania. Esiste, abbiamo tutte le mappe; starei
per dire che conosciamo uno per uno tutti i suoi componenti,
il problema  che non sempre  facile trovarli. Ricorderete
che qualche mese fa proprio in Campania  stato arrestato il
latitante pericolo pubblico numero uno della Campania e numero
cinque in Italia; quindi, devo dire con soddisfazione che 
stato ottenuto qualche successo anche sotto questo profilo.
In realt, i colpi dati alla struttura organizzata non
sono gli unici, non sono quelli che fanno pi male. Il nuovo
versante, come molti hanno giustamente sostenuto,  quello
economico, per cui in questo ambito dobbiamo affinare le
tecniche ed agire con maggiore determinazione.
Anche il problema dei beni sequestrati e confiscati
riguarda da una parte l'azione della magistratura, la velocit
e la rapidit dei tempi, dall'altra l'introduzione di nuove
norme, competenza questa spettante ancora una volta al
Parlamento.
In merito alle societ finanziarie e fiduciarie potr
essere pi preciso di me il Presidente del Consiglio, perch
l'argomento riguarda il rapporto tra Governo e settore del
credito, le funzioni e gli interventi della Banca d'Italia, i
collegamenti tra Tesoro, Banca d'Italia e settore del credito.
Posso dire che negli ultimi due anni l'azione investigativa ha
comportato la chiusura di pi di 2 mila tra societ
finanziarie e fiduciarie; siamo sempre nell'ordine di un 10
per cento, non so se le rimanenti siano in regola con la legge
e tuttavia l'incremento dell'attivit investigativa in questo
settore - che pure necessita di una modifica legislativa -
dimostra che  questo uno dei nodi fondamentali del fenomeno,
il quale rientra sempre nella prospettiva dell'appropriazione
del mondo dell'economia legale da parte della criminalit.
Ho gi detto prima in merito allo scioglimento delle
amministrazioni comunali. Come ho precisato all'inizio,
onorevole Tripodi, la situazione attuale non  stata
illustrata perch si trova nelle relazioni che due mesi fa ho
depositato in Parlamento. Non mi sembra che vi siano cedimenti
da parte del Governo nella lotta alla criminalit mafiosa, per
lo meno da parte mia non ve ne sono. Parlando di familiari dei
pentiti lasciati indifesi, lei si  riferito ad un caso
particolare, in cui il pentito non era tale perch non aveva
accettato il programma di protezione ed i familiari avevano
rifiutato ogni tipo di protezione; non vi  stata dunque una
lacuna da parte dello Stato, ma una precisa volont da parte
di questi soggetti di rifiutare l'aiuto e la protezione da
parte dello Stato.
Le questioni relative agli appalti, ai subappalti ed alla
sospensione della legge
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in materia, esulano dall'attivit specifica del mio
ministero.
Mi  stato poi chiesto come ha votato la mafia nelle
ultime elezioni; anche a me piacerebbe dare una risposta a
questa domanda, ma non sono in grado di farlo.
In merito ai comuni della Sicilia ho gi detto che il
Ministero dell'interno non ha competenza in quella regione;
devo per far presente che, anche su sollecitazione delle
amministrazioni che ho incontrato nei mesi scorsi, ho assunto
al riguardo l'iniziativa politica, sollecitando l'Assemblea
regionale siciliana ad assumere taluni provvedimenti (che
purtroppo, per, non sono stati assunti), primo tra tutti la
revisione della legge che consente all'assessorato al governo
siciliano di sciogliere quei comuni che non abbiano adottato
entro un anno dalla costituzione il nuovo piano regolatore.
Chi  stato amministratore comunale, come il sottoscritto, sa
bene che per fare un piano regolatore serio, soprattutto in
situazioni critiche, occorre ben pi di un anno. Tutti gli
amministratori che si lamentavano di questa norma hanno
ravvisato nella medesima una sorta di potere discrezionale
della regione siciliana, la quale avrebbe un vero e proprio
potere di vita o di morte sui comuni non allineati con certi
schieramenti, non solo politici. Non credo fossero queste le
intenzioni del legislatore siciliano, ma di fatto questo  il
rischio.
L'Assemblea regionale siciliana ha deciso di non procedere
alla revisione della norma e, come ministro dell'interno, non
posso intervenire. So che  all'esame del Parlamento
un'iniziativa legislativa che consentirebbe di procedere allo
scioglimento dell'Assemblea regionale siciliana (mi sembra
addirittura che per questa iniziativa sia stata concessa la
procedura d'urgenza). Credo che in questo settore - pu
apparire paradossale detto da un federalista ed autonomista
come me - la Regione autonoma Sicilia possa avere qualcosa da
imparare dallo Stato centrale.
Ho preso nota, onorevole Tripodi, del problema del pascolo
abusivo in provincia di Reggio Calabria...
GIROLAMO TRIPODI. Delle vacche sacre!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno....le sapr
poi dire in dettaglio cosa  accaduto.
In merito alla vicenda della baronessa Cordopatri, appena
informato della questione, ho inviato a Reggio Calabria un
funzionario del dipartimento di pubblica sicurezza per
verificare cosa fosse opportuno fare e quale fosse in realt
la situazione. La questione, per, se non ho capito male, 
nelle mani della magistratura...
ANTONIO BARGONE. No, del ministro delle finanze.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. La
magistratura qualche giorno fa ha sospeso l'asta dei beni.
ANTONIO BARGONE. L'ha sospesa il sovrintendente delle
finanze calabrese.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. In ogni
caso la questione, come  stato giustamente ribadito,  nelle
mani del ministro delle finanze. Posso informarmi presso di
lui...
RAFFAELE BERTONI. Gli telefoni!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Oppure, se
volete convocarlo per una audizione...
RAFFAELE BERTONI. Il ministro Tremonti  cos timido!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Non posso
impegnarmi per i miei colleghi di Governo, mi impegno per me
stesso. Mi sono preso l'impegno di informare il ministro delle
finanze, ma credo lo sia gi.
RAFFAELE BERTONI. E'informato, ma deve agire!
PRESIDENTE. Il ministro dell'interno non pu impegnarsi
per il ministro delle finanze.
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ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Si tratta di
un'iniziativa specifica che deve essere assunta dal ministro
delle finanze al quale, comunque, far presente la
sollecitazione della Commissione.
Ho gi risposto al collega Mattarella in ordine
all'articolo 41-bis.
Per quanto riguarda i rapporti tra economia e criminalit,
si tratta di un tema che egli ha centrato con esattezza. E'
questa la nuova frontiera sulla quale dobbiamo muoverci e non
riguarda soltanto - ripeto - una maggiore efficacia nel
sequestro di un patrimonio illecito, ma soprattutto la
definizione di strumenti adeguati per evitare che questo
patrimonio diventi lecito. Questo  il problema vero e su di
esso mi sembra ci sia stata sinora scarsa attenzione anche da
parte del Parlamento, mentre occorrono riflessioni rapide
perch pi il tempo passa pi questa permeabilit diventa
evidente. Da parte mia ho gi annunciato l'iniziativa che
assumer il 26 settembre, incontrando gli esperti e gli
imprenditori per sapere quale conoscenza abbiano del fenomeno
e soprattutto come intendano collaborare con lo Stato, con le
forze di polizia e con l'apparato di sicurezza per bloccare il
fenomeno.
Sull'istituzione delle case da gioco ho gi risposto; i
dati, poi, sono contenuti nella relazione che ho presentato in
Parlamento.
Ho risposto all'onorevole Bargone sul ruolo che svolger
la DIA e mi riservo di rispondere in seguito in ordine alla
questione del potenziamento quantitativo e qualitativo
dell'apparato investigativo.
All'onorevole Grasso, che ha posto la questione della
definizione dei compiti dell'alto commissario antiracket, ho
gi risposto che bisogna creare un collegamento tra
istituzioni governative e istituzioni non governative. Si
tratta di una lacuna che va colmata, senza sovrapporsi
all'azione che altri organi devono svolgere nella loro
pienezza, quindi senza creare duplicazioni. Si tratta, ripeto,
di colmare un vuoto e questa esigenza  stata fortemente
sollevata anche dalle associazioni antiracket, che ora hanno
un punto di riferimento ben preciso.
Il giudizio sulla legge antiracket  parzialmente
positivo; certamente occorre fare in modo che le domande di
contributo vengano evase in tempi rapidi (non si capisce
perch ci non avvenga). Ad ogni modo la questione non  di
competenza esclusiva del mio ministero; vi  una procedura
molto complessa, che credo debba essere semplificata. Occorre
per porre attenzione a questi temi con seriet e rapidit
perch un mese o due di ritardo possono a volte significare
per il commerciante o l'imprenditore la sopravvivenza o meno
dell'azienda. In tre casi, i pi gravi che mi sono stati
segnalati, sono intervenuto utilizzando i fondi riservati del
ministero (una volta tanto, spesi a fin di bene) per
anticipare un piccolo contributo economico, la cui richiesta
era ed  giacente, dal momento che mi era stato fatto presente
che si trattava di situazioni disperate, che non potevano pi
attendere. Si tratta, in questo caso, di un intervento di
emergenza che non pu per essere l'intervento ordinario dello
Stato.
Insieme ai ministri dell'industria e di grazia e giustizia
stiamo valutando la possibilit di modificare le procedure per
rendere operativo al massimo, in tempi rapidissimi,
l'intervento, coordinandolo e collegandolo anche con il nuovo
fondo previsto dal progetto di legge sull'usura (che
ovviamente non sar operativo fino a quando quel progetto
diventer legge dello Stato).
Anche la questione dei testimoni assimilati ai
collaboratori va risolta legislativamente e mi pare che
l'occasione stia per presentarsi se il Parlamento, come mi
auguro, discuter presto il progetto di legge del Governo, ma
anche le altre proposte presentate sull'usura. Dovr infatti
essere rivista complessivamente la normativa antiracket alla
luce dell'esperienza di questi anni (un conto  disegnare un
modello teorico, altra cosa  l'esperienza concreta). Stiamo
preparando una relazione molto analitica sul fenomeno proprio
per consentire al Parlamento (alla luce dell'esperienza e non
delle convinzioni personali, che nel caso dell'onorevole
Grasso sono certamente maturate sull'esperienza ma
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nel caso di altri credo si basino su intuizioni) di valutare
in concreto - ripeto - quanto  avvenuto, come la legge abbia
operato e quali siano le modifiche da apportare alla normativa
in vigore.
E'stato detto che il meccanismo del fondo antiusura
lascia perplessi, ma mi sembra che esso sia stato definito
nelle linee generali e consenta al prefetto di intervenire
rapidamente. Certo, occorre che qualcuno compia valutazioni su
chi ha subito un'azione del racket, perch bisogna distinguere
il caso meritevole di tutela da quello che non lo . Abbiamo
deciso che sia il prefetto a compiere questa valutazione
perch meglio di ogni altro ha la conoscenza diretta, sul suo
territorio, dei fatti, delle persone e delle vicende.
L'onorevole Caccavale proponeva la segnalazione, da parte
dei comuni, agli uffici di polizia delle richieste di
residenza sospette. Tutto si pu fare, ma ho qualche dubbio
sull'efficacia di questa misura perch essa trasformerebbe
un'attivit investigativa mirata in un'attivit investigativa
di massa, spostando quindi l'asse del problema dalla qualit
alla quantit dei fenomeni. Peraltro, la polizia ha gi
accesso a queste notizie quando ritenga utile procurarsele, ma
se il collega vorr formulare una proposta concreta sono
disposto a sostenerla qualora risultasse efficace.
E'stato chiesto che le squadre di investigazione locale
non siano distratte da altri compiti. Certamente si tratta di
una sollecitazione che va accolta. Cercheremo di porre rimedio
all'attuale situazione, come ho gi detto, impegnando in altri
compiti non gli investigatori ma personale proveniente dalla
carriera civile.
In merito alla segnalazione su Nettuno, certamente far
una verifica. Quasi sempre il prefetto non interviene perch
la legge non glielo consente, anche se oggettivamente ve ne
sarebbe la necessit. Anche in questo caso il problema si
sposta dall'applicazione della legge, quindi dall'efficacia
dell'azione del ministero, all'efficacia dei provvedimenti
legislativi, che devono essere modificati nel corso del tempo
perch la criminalit si adatta alle nuove strutture, alle
nuove disposizioni. Occorre monitorare continuamente la
situazione; per questo credo siano davvero importanti, al di
l del fatto che la legge lo imponga, le relazioni che
semestralmente o annualmente il Ministero dell'interno ed
altri ministeri presentano in Parlamento, che purtroppo
vengono lette molto poco. Esse consentirebbero veramente al
legislatore di rendersi conto dei fenomeni, delle realt, di
come la criminalit modifichi il suo atteggiamento nei
confronti delle istituzioni in relazione all'efficacia o meno
delle norme di legge, rendendole progressivamente meno
efficaci perch vi si adatta e trova la via per eluderle. Le
norme - ripeto - devono essere continuamente modificate e
monitorate.
Il collega Scozzari ha richiamato il problema dei comuni
sciolti per mafia in Sicilia ed il fatto che i funzionari, tra
cui il segretario comunale, rimangono al loro posto:
certamente il Governo manda un commissario, per la struttura
organizzativa e la burocrazia del comune non dipendono dal
Ministero dell'interno. In Calabria  diverso: per quanto
riguarda la possibilit di spostare i segretari comunali vi 
da rispettare il vincolo delle norme di legge. Essi hanno
vinto un concorso, hanno vinto la sede per concorso ed il
prefetto pu chiedere la sostituzione solo se ci sono gravi
violazioni di legge e non perch abbia la sensazione che il
segretario stia bloccando l'attivit amministrativa. Sono ben
lieto ...
SAVERIO DI BELLA. Il fatto stesso che non si siano
accorti di quanto succedeva intorno a loro ...
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Le norme di
legge possiamo sempre modificarle.
Sono ben lieto ogni volta che vengono introdotti elementi
di flessibilit nella gestione di queste cose; purtroppo oggi
la rigidit del sistema  tale che, salvo quando vi sia una
conclamata e ripetuta violazione di legge, l'intervento del
ministro al di fuori delle regioni a statuto speciale 
necessariamente molto limitato ed  nullo per quanto riguarda
la burocrazia, dal
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segretario comunale in gi, trattandosi di dipendenti del
comune e non del Ministero dell'interno.
SAVERIO DI BELLA. Si dovrebbe verificare quanti
segretari comunali nei comuni sciolti per mafia abbiano
osservato l'obbligo imposto dalla legge comunale di segnalare
per iscritto, in piena seduta consiliare o di giunta,
eventuali decisioni che la giunta o il consiglio volessero
prendere che fossero in contrasto con la legge; oppure quanti
abbiano comunicato per altre vie al prefetto, alle autorit
superiori o alla magistratura le illegalit di cui non
potevano non essere testimoni ...
PRESIDENTE. Lasciamo finire il signor ministro.
SAVERIO DI BELLA. ... proprio perch denunziate dai
politici, dalla stampa, dalla magistratura e cos via. Sono
forse ciechi, sordi e muti?
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Lei sa
meglio di me che la legge n. 142 del 1990 ha imposto al
segretario comunale di esprimere un parere preventivo di
legittimit su tutti gli atti della giunta e del consiglio
comunale. Pertanto, il caso che un segretario comunale non
abbia denunciato l'illegalit di una delibera non si pone,
perch comunque egli ha dovuto dare il suo parere di
legittimit. Se ha dato il proprio parere di legittimit,
quindi di conformit dell'atto alla legge, non pu poi in
consiglio comunale affermare che un determinato atto 
contrario alla legge.
Di fronte ad un segretario comunale che esprime un parere
di legittimit, poi confermato anche dal Coreco, che cosa pu
fare il ministro dell'interno, se non ringraziarlo
dell'attivit svolta? Anche quando il Coreco cassa l'atto non
 detto che ricorrano gli estremi che consentano al ministro
dell'interno di sostituire il segretario comunale. Ripeto, si
tratta di una struttura molto rigida. Come sapete ho
costituito una commissione costituita da sindaci,
amministratori, funzionari e professori che sta rivedendo la
normativa in materia di autonomia locale: uno dei tre
sottocomitati in cui si  organizzata prevede l'analisi del
sistema dei controlli sugli enti locali, quindi il ruolo del
segretario comunale, del Coreco, del prefetto, della giunta
provinciale amministrativa e cos via. Questa commissione
studier anche il futuro della figura del segretario comunale,
considerando che la richiesta proveniente da numerosi
amministratori  quella di avere una sorta di direttore
generale legato al sindaco da un rapporto fiduciario, il quale
sia assunto dal sindaco e non sia imposto da un concorso o dal
Ministero dell'interno (ma questa  una questione che riguarda
un altro tavolo). Tale commissione sta valutando anche un
criterio oggettivo di rotazione, richiamato dal collega
Scozzari; a questo tavolo partecipano anche i segretari
comunali, perch non vogliamo imporre niente a nessuno e
vogliamo che tutti siano convinti e d'accordo nel trovare una
soluzione ragionevole.
Circa la necessit di abbreviare i tempi per la confisca
dei beni e l'assegnazione degli stessi agli enti locali, sono
d'accordo: gli attuali tempi dipendono tuttavia dai processi
penali e non dall'azione del ministro dell'interno; comunque
nel pomeriggio avrete occasione di incontrare il ministro
Biondi che vi potr rispondere in proposito.
Ho gi esposto prima i motivi per i quali il Governo ha
presentato un disegno di legge sull'usura: il Governo viene
spesso sollecitato a prendere un'iniziativa legislativa ed in
questo caso, dietro pressione delle parti sociali, delle
associazioni antiracket e delle associazioni di categoria ha
presentato un disegno di legge che nei contenuti 
parzialmente difforme rispetto alle proposte di legge di
iniziativa parlamentare. Non pretendo certo che il progetto di
legge governativo venga discusso ed approvato cos com', ma
soltanto che venga esaminato congiuntamente con le altre
proposte di legge, affinch si giunga rapidamente
all'approvazione di una legge in materia. Si tratta infatti di
uno strumento in pi di cui sar dotato l'apparato di
sicurezza che dipende da me, al fine di contrastare la
criminalit organizzata.
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Sulla questione delle finanziarie e delle banche, come ho
gi detto prima potr essere pi preciso il Presidente del
Consiglio, come per quanto riguarda la sollecitazione alla
Banca d'Italia a disporre ispezioni. Posso solo dire che dalle
indagini svolte dal ministero laddove erano stati acclarati
fenomeni di usura  risultato quasi sempre il coinvolgimento
di un funzionario di banca; questo dato di fatto non mi
consente tuttavia di arrestare nessuno, n di andare dal
presidente dell'ABI o presso la Banca d'Italia a sollecitare
un'iniziativa. Quest'ultima deve provenire dal Governo:
certamente potr fare una segnalazione in proposito,
condividendo le preoccupazioni sulle finanziarie e sul sistema
del credito. Abbiamo infatti registrato molti casi di persone
che hanno fatto ricorso all'usuraio per pagare gli interessi
sul mutuo o su un finanziamento preso presso una banca, oltre
a casi di ricorso all'usuraio perch la banca non aveva
concesso un finanziamento. Il problema  dunque serio, ma 
una questione di rapporti fra Governo, Parlamento e sistema
bancario e non riguarda soltanto il Ministero dell'interno.
Accetto la proposta di compilare un elenco dei beni
confiscati e non ancora venduti per utilizzarli a fini
sociali.
LUCIANO VIOLANTE. Pu fare avere alla Commissione un
elenco dei beni confiscati?
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Certamente,
almeno per quanto riguarda quelli che non siano coperti da
segreto. Debbo tuttavia far presente che le informazioni che
mi sono state chieste sulla dislocazione dei pentiti sono
notizie molto riservate e, poich il riserbo garantisce la
sicurezza, voglio evitare al massimo di mettere in discussione
la sicurezza di queste persone. Possiamo studiare un metodo
per la trasmissione di queste informazioni, per devo avere la
garanzia assoluta che non escano dalla Commissione e non
compaiano il giorno dopo sui giornali, altrimenti si
vanificher l'azione che stiamo facendo.
PRESIDENTE. Allora  meglio non fare alcun nome e
fornire una documentazione suddivisa per tipi di reato e
dislocazione per territorio.
GIUSEPPE SCOZZARI. Si pu anche deliberare di riunirsi
in seduta segreta.
PRESIDENTE. No, perch il segreto  sempre molto
relativo; comunque a noi interessa il tipo di reato e la sua
dislocazione sul territorio, senza alcuna indicazione di
procedimenti o di altro.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. La collega
Bonsanti ha parlato dei mandanti delle stragi: mi auguro che
saranno accertati dalla magistratura, che sta concludendo le
inchieste.
ALESSANDRA BONSANTI. Lei ha detto che sono stati
individuati!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Dalla
magistratura.
Per quanto riguarda la bomba alla Standa di Firenze ho
letto anch'io su un giornale che  stata messa contro di me:
io ho detto semplicemente che non mi sarei fatto intimidire
dalla bomba messa alla Standa di Firenze, tant' vero che sono
voluto andare a piedi da via dei Georgofili alla
prefettura.
ALESSANDRA BONSANTI. Non lo dica, signor ministro,
perch l'hanno imbrogliata e l'hanno portata da un'altra
parte!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Sono
passato davanti al luogo dell'attentato.
ALESSANDRA BONSANTI. Non insista! Un'altra volta si
faccia accompagnare meglio!
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. La mia
intenzione era comunque quella!
GIUSEPPE AYALA. Sulla bont delle intenzioni non si pu
dir nulla!
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ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Mi hanno
anche indicato il cestino dove c'era la bomba! Comunque aprir
un'inchiesta su questa cosa!
La collega Bonsanti mi ha chiesto l'appoggio del Governo
su un progetto di legge per un sostegno dello Stato alle
famiglie delle vittime della mafia: prima di esprimere
un'opinione - a titolo personale perch la decisione sar
collegiale del Governo - vorrei prima conoscere il testo.
Per quanto riguarda le garanzie che non si ripeta la
vicenda Contrada, prima di dare un giudizio aspetto di sapere
come andr a finire il relativo processo. Attualmente sto
ponendo in essere misure non affinch non si ripeta tale
vicenda, che  ancora sub iudice, ma perch non si
ripetano da parte dei servizi e della struttura ordinaria le
deviazioni a fini di collusione con la criminalit organizzata
che si sono verificate in passato. Ci passa in primo luogo
attraverso una pi attenta attuazione delle procedure ed una
sostituzione degli uomini, perch certamente non si pu
imporre l'onest per decreto. Per quante procedure si
stabiliscano, se un soggetto vuole comunque mantenere i
collegamenti con la criminalit, riesce a farlo. Si tratta di
scegliere le persone giuste e di metterle in posizione di
responsabilit, ma soprattutto si tratta di attivare un
sistema di controllo e di follow-up delle procedure che
qualche volta, per carenza di organico, di mezzi informativi
ed informatici o per cattiva volont di qualche funzionario,
non  stato attuato cos come doveva. Comunque - ripeto - la
capacit o la volont di delinquere quando vuole essere
attuata fatalmente trova quasi sempre un suo canale. La scorsa
settimana sono stato in Israele alla frontiera con il Libano a
vedere gli hezbollah: si tratta di una frontiera che 
praticamente impossibile violare, munita di campi minati, reti
con i sensori elettronici, pattugliamenti continui,
avvistamento giorno e notte. Eppure da quella frontiera,
attraverso cui non vola nemmeno un uccello, passano ogni anno
stupefacenti per almeno due milioni di dollari. Il problema 
quindi di scegliere gli uomini giusti che decidano di
controllare, convinti che stare dalla parte della legalit
paga di pi che non stare dall'altra parte. Mi sembra che a
seguito delle modifiche introdotte nei vertici del
dipartimento e del ministero questa garanzia oggi sia pi
forte che in passato.
Al collega Di Bella, che mi ha chiesto un bilancio
dell'azione dei commissari, devo dire che nella maggior parte
dei comuni la situazione  peggiorata anche per colpa della
burocrazia; tuttavia, il mio giudizio sull'azione dei
commissari nel complesso  positivo. Il problema non  solo
quello di garantire un'amministrazione corretta, ma di
individuare i legami con la criminalit organizzata e di
tentare di reciderli. Le resistenze e le rigidit ricordate
sono colpa della burocrazia; ci sono e sono evidenti. Su
questa struttura, che dipende dall'ente locale, il Ministero
dell'interno non pu intervenire. Come ho gi detto, la
modifica che abbiamo introdotto nella procedura  quella di
garantire la presenza di un funzionario a tempo pieno, che non
debba cio svolgere i compiti di commissario straordinario
insieme con gli altri adempimenti che a lui spettano presso la
prefettura o in altre amministrazioni dello Stato.
Il controllo del territorio  certamente essenziale e,
come ho annunciato, sto predisponendo un potenziamento delle
strutture di polizia per garantire un controllo sempre pi
efficace. Bisogna per evitare il rischio di militarizzare
intere regioni: per esempio, la presenza in Calabria delle
forze di polizia  gi ritenuta sufficiente...
LUCIANO VIOLANTE. Quanti sono coloro che operano nelle
forze di polizia, in Calabria?
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Non ricordo
il numero esatto; posso informarmi, ma certamente  inferiore
soltanto a quello della Sicilia e superiore a quello di tutte
le altre regioni. Tuttavia ho citato l'esempio della Calabria
proprio per dimostrare che, purtroppo, pur essendoci una
presenza molto forte delle forze dell'ordine - ultimamente, i
carabinieri vi hanno aperto una scuola -, la criminalit
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organizzata in quella Regione non  stata certamente
debellata. E'per sempre necessario trovare un giusto
equilibrio tra la consistente presenza di forze dell'ordine e
l'esigenza di non militarizzare un'intera regione. Nella
soluzione di questo problema, poi, si deve sempre fare i conti
anche con le risorse e le disponibilit esistenti.
GIUSEPPE AYALA. Allora, forse, sarebbe opportuno
valorizzare maggiormente un'attivit di intelligence.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Infatti,
stavo proprio per dire questo. Credo che il controllo del
territorio sia essenziale, ma pi di ogni altra cosa occorre
sviluppare l'attivit di intelligence. Per questo
motivo, ripeto, ho dato incarico al prefetto De Gennaro di
effettuare una valutazione della struttura attuale della DIA
ed anche del sistema complessivo di investigazione ed ho
orientato i servizi - soprattutto il SISDE, che dipende da me
- in questa direzione. Tale compito, ovviamente, gi spetta ai
servizi, ma poi il concreto atteggiarsi delle attivit dipende
dagli input che di volta in volta vengono dati.
Per quanto riguarda la problematica relativa al
supercarcere di Vibo Valentia, agli appalti e subappalti ad
aziende mafiose, far una verifica, anche se, in effetti, ci
compete alla magistratura.
Delle societ finanziarie ho gi parlato.
E'stata poi avanzata la proposta, se non ho compreso
male, di assumere l'iniziativa di rendere nominativi i titoli
di Stato: non sono in grado di valutarla, al momento.
Tornando ai quesiti formulati dall'onorevole Bargone,
ribadisco che sono perfettamente d'accordo sulla necessit di
un potenziamento quantitativo, ma anche qualitativo,
dell'attivit di investigazione e per tale motivo inizieremo
un giro di approfondimento delle strutture investigative degli
altri paesi europei ed extraeuropei - l dove esse funzionano
bene -, per esaminare come abbiano impostato il problema e
come lo abbiano risolto. Tutti conosciamo le peculiarit della
situazione italiana, per a volte pu essere molto utile
analizzare i sistemi utilizzati in altri paesi, anche se noi
stessi - ci  poco noto - esportiamo tecniche di sicurezza.
Quando mi sono recato in Israele e la polizia speciale mi ha
mostrato con grande entusiasmo alcune tecniche adoperate dal
suo settore antiterrorismo, il nostro capo della polizia mi ha
fatto presente che eravamo stati noi i primi a sviluppare tali
tecniche - mutuate, addirittura, da quelle utilizzate dagli
alpinisti - e poi le avevamo esportate in Israele. A volte,
comunque, anche all'estero si riesce a trovare qualche spunto
interessante.
Sono perfettamente d'accordo sull'ipotesi relativa ad un
centro di formazione per il contrasto alla criminalit. Come
ho accennato in precedenza, ho gi preso contatti con il mondo
delle universit che si occupano, in primo luogo, della
criminalit economica, per valutare la possibilit di creare,
appunto, centri specializzati, anche per la formazione dei
nostri investigatori.
Per quanto riguarda l'Europol,  prevista una banca dati
internazionale. Purtroppo siamo in ritardo, l'Italia 
l'ultimo paese, da questo punto di vista, e ci dipende anche
dalla lentezza o dall'inefficienza del processo di
informatizzazione della pubblica amministrazione, intesa in
senso generale. Stiamo recuperando, stiamo investendo molto,
ma  vero che siamo in ritardo.
Sappiamo bene, purtroppo, che la 'ndrangheta controlla il
territorio, per ribadisco che la battaglia pu essere vinta
solo aumentando l'efficacia dell'attivit investigativa, non
militarizzando il territorio.
Per quanto riguarda la richiesta del senatore Ramponi in
merito alle segnalazioni di denaro di sospetta provenienza,
invier alla Commissione una nota scritta con i relativi
dati.
Se non ho compreso male, l'onorevole Bertucci sottolineava
l'opportunit di una nuova legge sul riciclaggio: certamente
siamo disponibili, ma credo che compito del ministero sia
quello di fornire tutte le
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informazioni possibili, anche quelle riservate - con
l'impegno di rispettare tale riservatezza -, perch siano
utilizzate come base di conoscenza per formulare proposte
legislative, che qualunque parlamentare pu presentare.
Per quanto riguarda la proposta di boicottaggio o di
embargo dell'Austria, credo sia un po'difficile da attuare,
anche perch tale paese sta per entrare nell'Unione europea.
Cercheremo quindi di attivare i collegamenti con il governo
austriaco per segnalare le questioni sollevate.
L'onorevole Del Prete sottolineava come il controllo del
territorio influisca anche sul flusso dell'immigrazione
clandestina: questa, in realt, ha poco a che fare con la
criminalit organizzata, ma ha molto a che vedere con gli
altri fenomeni di criminalit comune; tuttavia, l'attenzione
del Governo  forte anche verso questo settore. Come
certamente l'onorevole Del Prete sa, abbiamo nominato un alto
commissario per l'immigrazione, che ha compiti di
coordinamento tra gli enti governativi e quelli non
governativi: la Croce rossa, il volontariato, e cos via.
Il senatore Meduri suggeriva un'indagine patrimoniale nei
confronti di burocrati arricchiti. Mi sembra un'ottima idea, e
non solo in riferimento ai burocrati (Si ride).
Sappiamo bene che per il ricambio di manodopera la mafia
pesca nella microcriminalit, per direi che, di tutti i
versanti in cui si manifesta la criminalit organizzata,
quello della sua struttura militante  proprio l'aspetto su
cui le forze di polizia hanno ottenuto i maggiori successi. Il
problema  che il vuoto creato con le azioni di polizia viene
subito colmato, perch l'arruolamento  costante e molto
intenso.
Il senatore Scivoletto ha lamentato la scarsit delle
statistiche da me citate nella relazione. Ho gi spiegato che
quest'ultima era volta pi che altro ad indicare gli
intendimenti per l'azione futura, mentre le statistiche sono
contenute nelle due relazioni scritte che ho consegnato al
Parlamento.
CONCETTO SCIVOLETTO. Scusi, signor ministro, io non ho
detto questo: ho soltanto chiesto se nei dati da lei riferiti,
e che sono stati pubblicati dai giornali, fossero compresi
anche quelli collegati al fenomeno dell'usura, perch nei
riepiloghi non li ho trovati.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Mi scusi,
non avevo compreso bene. Quelli che ho riferito sono dati
globali relativi al fenomeno criminoso: per analizzare le
singole cifre, non deve far altro che esaminare le relazioni
presentate al Parlamento.
In merito alla questione della penetrazione della
criminalit nel settore dell'informazione, ho detto che
proprio in conseguenza di ci alla criminalit organizzata
vengono attribuite una spiccata capacit di penetrazione nei
settori dell'imprenditoria commerciale ed industriale, una
disponibilit di rilevanti risorse finanziarie ed una continua
ricerca di contatti con esponenti del mondo delle professioni,
dei mass media e delle amministrazioni pubbliche. Ho
quindi parlato, letteralmente, di "una spiccata capacit di
penetrazione" in questi settori.
Per quanto concerne la protezione delle persone a rischio,
 questa una delle principali attivit svolte dal sistema di
sicurezza. Non so se nella domanda che mi  stata rivolta si
facesse riferimento alle persone minacciate che operano nelle
istituzioni, ai collaboratori di giustizia o ai loro
familiari. Per quanto ci riguarda, comunque, tutte queste sono
persone a rischio, per le quali sono previsti sistemi di
protezione diversi. Come sapete, i collaboratori ed i loro
familiari vengono condotti in localit segrete, anche
all'estero, e nelle norme che stiamo per adottare sono
previste anche possibilit pi concrete di modifica
dell'identit, per fornire le massime garanzie. Per le persone
minacciate esistono sistemi di protezione standard che
garantiscono, io credo, il giusto equilibrio tra la sicurezza
e la possibilit per l'interessato di svolgere il suo ruolo,
che sia politico, istituzionale o di altro genere. Come
sapete, recentemente  stata interrotta
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l'attivit di protezione per un centinaio di persone, tra cui
molti politici o ex politici. Si tratta di una situazione che
viene continuamente sottoposta a monitoraggio da parte dei
comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, i quali
valutano, mese per mese, se le misure di protezione adottate
siano efficaci, se servano ancora, oppure se debbano essere
potenziate, ed in quale parte d'Italia ci debba avvenire. Vi
sono, infatti, soggetti che sono protetti dovunque vadano,
altri che usufruiscono di un sistema di protezione totale, con
voli di sicurezza, ed altri ancora che sono tutelati soltanto
in alcune parti del territorio: si tratta di un sistema molto
articolato, ma tenuto sotto costante controllo da parte dei
comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, coordinati
dal comitato nazionale.
Il senatore Manconi sottolineava che la lotta alla mafia
si fa nel settore dell'economia. Sono pienamente d'accordo: si
tratta del settore emergente in cui lo Stato deve intervenire
preventivamente rispetto al manifestarsi del fenomeno, perch
proprio qui vi  un salto genetico del fenomeno stesso che da
criminoso diventa legale, pur mantenendo intrinsecamente la
valenza criminale del patrimonio e dell'investimento, che
oggettivamente diviene lecito. Allora  impossibile
intervenire.
ANTONIO DEL PRETE. Tende naturalmente a diventarlo.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. In questo
periodo vi  un'accelerazione.
Le strategie del Governo per combattere il fenomeno sono
quelle che ho indicato (trattandosi di strategie del Governo,
mi viene la tentazione di dirvi di rivolgere la domanda al
Presidente del Consiglio), basate sul coinvolgimento di un
intervento preventivo - e non repressivo, che sarebbe
totalmente inutile - con la definizione di strategie, che
ancora non abbiamo indicato: questa  una delle lacune che
dobbiamo colmare. Finora, non come Governo ma come Ministero
dell'interno, abbiamo fronteggiato l'emergenza, abbiamo
vissuto mesi di cambiamento ed assestamento e abbiamo voluto
dare un segnale molto forte alla mafia. Adesso  il momento di
dotarsi di una vera e propria strategia articolata in tre
settori, il primo dei quali  quello internazionale. Sono
stato in Israele e mi recher negli Stati Uniti: daremo avvio
ad un collegamento fra tutti i paesi amici per rafforzare la
lotta dal punto di vista dell'intelligence.
La seconda prospettiva  la lotta all'economia criminale:
cominceremo il 26 settembre, nell'incontro che si svolger a
Milano, a definire dai vari punti di vista, quello di chi deve
attuare la repressione, quello del mondo dell'imprenditoria e
quello di chi studia il fenomeno dall'esterno di entrambi, le
strategie da attuare a livello legislativo. Un'altra
iniziativa nei confronti della criminalit organizzata,
soprattutto sul versante della struttura e dell'efficacia
dell'azione, sar assunta entro la fine di settembre (la data
non  stata ancora decisa): si tratta di un'intera giornata di
studio, alla quale parteciper un certo numero di esperti di
tutti i settori: ovviamente anche il presidente della
Commissione sar invitato. La giornata sar dedicata a cinque
argomenti, per ciascuno dei quali un gruppo di cinque esperti
dovr definire, per grandi linee (far seguito una serie di
iniziative sui singoli temi), quali siano le cose che vanno
bene nella legislazione vigente, quali quelle che non vanno e
quali le prospettive di intervento da parte dello Stato e del
Parlamento.
Dopo questi mesi di assestamento, il Ministero
dell'interno - ed il Governo di conseguenza - comincia a
definire le strategie da portare in Parlamento ma anche, e
soprattutto, la sua azione concreta di tutti i giorni. Questo
 il momento di farlo. Finora abbiamo comunque agito in modo
efficace: tutto il merito va alle forze di polizia.
Personalmente, come ho detto nella relazione, non credo vi sia
bisogno di leggi speciali;  necessario per monitorare
continuamente l'attuazione delle norme di legge, perch la
criminalit organizzata  in movimento e si adegua in
continuazione per cercare di diminuire l'efficacia dei
provvedimenti legislativi. Si tratta, da
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parte mia, di monitorare la situazione e, da parte del
Parlamento, di assumere i provvedimenti di aggiustamento
necessari.
Il collega Vendola ha parlato di mafia e di enti locali.
Si  gi detto che la burocrazia comunale a volte  coinvolta,
ma in questi casi l'azione pu essere solo del commissario o
della nuova amministrazione.
NICHI VENDOLA. Relativamente al fatto che il 20 novembre
si voter in alcuni comuni e al giudizio tendenzialmente
positivo che lei ha espresso sull'esperienza delle commissioni
straordinarie, le pongo questo problema:  stata o pu essere
posta l'attenzione sui comuni nei quali si voter e che hanno
avuto l'esperienza dello scioglimento e della commissione
straordinaria? Alcuni prefetti ritengono sia giusto offrire la
possibilit di una proroga fino alla prossima primavera.
Allora io chiedo se si possa svolgere una verifica presso le
prefetture per avere un'informazione pi adeguata, perch se 
vero che le commissioni straordinarie hanno lavorato bene ma
la magistratura ha lavorato con lentezza,  possibile che il
lavoro delle prime venga inficiato da un risultato elettorale
determinato o predeterminato dalle forze occulte ancora in
campo.
ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Ogni volta
che si avvicina la scadenza della gestione commissariale, il
prefetto riunisce il comitato provinciale per l'ordine e la
sicurezza e valuta la situazione. Proprio in questi giorni ho
accettato una serie di proposte di proroga di alcune gestioni
commissariali (non ricordo se fra esse vi era anche quella del
comune di Terlizzi, posso verificarlo). Vi , comunque, il
limite posto dalla legge, anche se in alcuni casi, a mio
parere, un commissario che rimanga per quattro o cinque anni
pu essere pi utile di qualsiasi altra soluzione. Come
dicevo, per, vi  il limite che la legge mi impone di
rispettare e che rispetto. Non sempre il prefetto ha chiesto
la proroga; laddove l'ha chiesta l'ho consentita, perch
lascio questo tipo di valutazione al comitato provinciale per
l'ordine e la sicurezza.
Non mi soffermer sul condono edilizio, che non riguarda
le competenze del mio ministero. Lo stesso far a proposito
del controllo sulla Cassa di risparmio da parte della Banca
d'Italia: dopo le polemiche estive, mi sembra giusto
sottolineare il rispetto dell'autonomia della Banca d'Italia,
senza entrare nella valutazione della sua attivit nei
confronti della Cassa di risparmio.
PRESIDENTE. Ringraziamo il ministro, che mi pare sia
stato del tutto esaustivo rispetto alle domande poste e che,
comunque, si riserva di inviare ulteriore documentazione.
La seduta termina alle 15,30.

