        PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
                          INDICE
                                                        pag.
Discussione della relazione del gruppo di lavoro sulla
destinazione dei beni confiscati:
Violante Luciano, Presidente .................... 3447, 3450
                                            3451, 3452, 3453
Bargone Antonio, Relatore ....................... 3447, 3448
                                      3450, 3451, 3452, 3453
Buttitta Antonino ............................... 3450, 3452
Cabras Paolo .............................. 3448, 3451, 3452
Audizione del ministro per gli affari sociali e di alcuni
procuratori della Repubblica sull'immigrazione clandestina:
Violante Luciano, Presidente........................... 3453
                    3454, 3455, 3456, 3458, 3459, 3460, 3461
                    3462, 3463, 3464, 3465, 3466, 3467, 3468
                    3469, 3471, 3472, 3473, 3474, 3475, 3477
                          3484, 3486, 3487, 3488, 3491, 3492
Beconi Andrea, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Genova
                                                        3475
                                            3476, 3477, 3478
Cabras Paolo .......................................... 3464
Chiappani Antonio Angelo, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia ....... 3472, 3473
                                                        3474
                                            3475, 3486, 3488
Conte Mario, Sostituto procuratore della Repubblica presso
il tribunale di Bergamo ............................... 3463
                                                  3464, 3490
Contri Fernanda, Ministro per gli affari sociali
                                      3453, 3456, 3475, 3477
                                      3485, 3488, 3490, 3492
Costa Elio, Procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Crotone............. 3476, 3487, 3488
De Martino Diana, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Roma ..................... 3482, 3484
Ferrara Salute Giovanni ............................... 3467
Giordano Pietro, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Roma ........................... 3474
                                                        3479
Giovagnoli Paolo, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Bologna ............ 3465, 3469, 3471
                                                  3472, 3490
Labozzetta Domenico, Procuratore della Repubblica presso
il tribunale di Pordenone
                                                        3462
                                                        3463
Majorano Nicola, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Roma ........................... 3484
                                                  3485, 3486
Marziani Vilfredo, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Firenze ............ 3464, 3465, 3466
                                            3467, 3468, 3469
Massini Elisabetta, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Reggio Calabria .......... 3460, 3461
                                                        3462
Nuovo Antonella, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Cremona ............ 3458, 3459, 3460
Rapisarda Santi ....................................... 3466
Scagliarini Licia, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Milano
                                                        3454
                                3455, 3456, 3457, 3458, 3489
                        Pag. 3446
                        Pag. 3447
La seduta comincia alle 9,40.
(La Commissione approva il processo verbale della
seduta precedente).
Discussione della relazione del gruppo di lavoro sulla
destinazione dei beni confiscati.
  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione
della relazione del gruppo di lavoro sulla destinazione dei
beni confiscati.
   Do la parola al relatore, onorevole Bargone.
  ANTONIO BARGONE, Relatore. Vorrei formulare
preliminarmente una richiesta. Un quotidiano riporta oggi una
notizia, che mi lascia particolarmente perplesso, circa la
cattura di Riina: si dice che la procura distrettuale di
Palermo, nell'azione che stava conducendo per arrivare alla
cattura di Riina, aveva individuato un covo in via Bernini e
in questo senso aveva dato incarico al ROS di controllare chi
frequentasse quel covo. Successivamente si dice che dopo 18
giorni il covo, aperto ai magistrati, era vuoto, e la vera
sorpresa fu che in quei 18 giorni nessun servizio di
sorveglianza e di osservazione era stato predisposto nella
zona. Se questa notizia fosse vera, sarebbe particolarmente
allarmante; pertanto ritengo necessario, a questo punto,
quantomeno acquisire delle informazioni presso la procura
distrettuale di Palermo in maniera tale da valutare poi quali
iniziative assumere per fare luce su questo episodio.
  PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, rimane stabilito
che chiederemo queste informazioni.
(Cos rimane stabilito).
  ANTONIO BARGONE, Relatore. Far un'esposizione
sintetica, rimandando alla relazione scritta, che si  fatta
carico di verificare lo stato di applicazione della legge n.
575 del 1965, relativa al sequestro ed alla confisca dei beni
mafiosi, e della legge n. 356 del 1992, che ha innovato in
questa materia con l'articolo 12-quinquies. La
Commissione ha ritenuto che fosse particolarmente importante
una valutazione dello stato di applicazione di tali normative
e di eventuali modifiche legislative proprio perch, come 
stato detto durante il convegno sui rapporti tra economia e
criminalit, esiste la necessit di spostare in avanti anche
l'azione di contrasto nei confronti del fenomeno mafioso e di
individuare una nuova frontiera, quella appunto
dell'aggressione alle ricchezze criminali. Tali strumenti sono
particolarmente incisivi in questo tipo di azione di
contrasto.
   Nell'esaminare le notizie che ci sono state fornite e che
abbiamo acquisito nel corso dei nostri lavori ed anche alla
luce delle audizioni che abbiamo svolto, del capo della
polizia e di alcuni rappresentanti istituzionali, sindacali,
degli intendenti di finanza e cos via, un primo dato che
emerge  l'esistenza di uno scarto eccessivo tra sequestri e
confische. Si tratta di un limite preoccupante, che deve
suggerirci di porre una particolare attenzione rispetto a
questo tipo di attivit; probabilmente occorre verificare se
si tratti di una valutazione diversa, effettuata sulla base di
un'applicazione della legge oppure se, al momento della
                        Pag. 3448
confisca, venga meno il tipo di valutazione fatta nel momento
in cui  stato attivato il sequestro del bene.
   Un altro elemento che balza subito agli occhi  il fatto
che vi  un'attivit pi intensa nel sud del nostro paese. E
rilevo qui soprattutto una resistenza di tipo culturale tra
forze dell'ordine e magistratura, perch  assolutamente
impensabile che nel sud vi siano le maggiori ricchezze
mafiose; probabilmente nel sud vi sono un radicamento ed
un'estensione maggiori del fenomeno mafioso, soprattutto dal
punto di vista militare. Credo invece, per tutte le ragioni
che abbiamo esposto qui anche nel corso della discussione...
  PAOLO CABRAS. Nel sud sono pi visibili. Non le hanno
viste finora, anche se erano visibili! Non le hanno volute
vedere, ma comunque visibili lo erano!
  ANTONIO BARGONE, Relatore. In ogni caso, proprio
per l'analisi che abbiamo condotto sia durante il nostro
convegno sia nel corso della discussione effettuata a seguito
della relazione del senatore Smuraglia, diciamo che l'attivit
di riciclaggio e l'inserimento nel circuito
economico-finanziario delle ricchezze di provenienza illecita
avvengono soprattutto nel nord. Quindi, occorre correggere il
tiro rispetto a questo fenomeno, nell'ottica pi generale di
non rendere subalterna l'azione contro l'economia criminale
rispetto a quella contro le strutture militari
dell'organizzazione.
   I limiti che abbiamo individuato sono i tempi
eccessivamente lunghi tra il sequestro e la confisca. Abbiamo
un esempio, riportato anche nella relazione: abbiamo ascoltato
i custodi di un'azienda sequestrata nel napoletano, la
Bitum-beton di Agizza e Romano;  intervenuto un provvedimento
di sequestro nel 1988 e poi uno di confisca nel 1992, che
peraltro non  ancora definitivo perch  stato impugnato. A
questi tempi si devono aggiungere quelli necessari per le
indagini e naturalmente la situazione economica reale muta
significativamente dall'inizio delle indagini fino alla
confisca.
   Inoltre, come ho detto, il divario esistente tra sequestri
e confische, che potrebbe attenuarsi con l'applicazione
dell'articolo 12-quinquies della legge n. 356 del 1992,
 al vaglio della Corte costituzionale nella parte relativa
all'inversione dell'onere della prova. Per queste ragioni noi
proponiamo che si possa trasformare questa da norma penale in
misura di prevenzione, legando quindi le misure non alla
commissione di un reato ma al semplice indizio; in tal modo si
supererebbe anche l'obiezione che ha portato questa norma al
vaglio della Corte costituzionale.
   E' bastato studiare la legislazione in materia per capire
che  farraginosa e confusa e che quindi  necessario
predisporre un testo unico. Vi sono sovrapposizione e
confusione di indagini tra le diverse procure ed esistono
problemi di competenza; probabilmente si potrebbe superare
questo limite attribuendo la competenza per le misure di
prevenzione alla direzione distrettuale antimafia. Vi  poi un
problema di gestione del bene confiscato, che prima era
attribuita alle intendenze di finanza e che, dopo la riforma
del Ministero delle finanze,  stata attribuita alle direzioni
regionali di tale Ministero, che per non dispongono di
organici, di mezzi e di strumenti sufficienti. Sostanzialmente
non esiste un organismo all'interno dell'articolazione del
dicastero delle finanze in grado di gestire i beni confiscati
in maniera efficace.
   Vi  poi una legislazione societaria inadeguata, e quindi
si agisce male sul piano preventivo. E' chiaro che i problemi
sono diversi a seconda della natura del bene sequestrato e
confiscato; infatti, come vedremo tra un momento, i problemi
maggiori si presentano per i beni immobili produttivi, cio
per quelli che necessitano di una gestione economica e che
pongono anche problemi di personale, di inserimento sul
mercato, di accesso al credito e quant'altro.
   Inoltre, proprio durante il lavoro svolto dalla
sottocommissione ci siamo resi conto della mancanza di un
centro unificato, cio di una banca-dati che
                        Pag. 3449
possa rappresentare anche uno strumento di monitoraggio sul
tipo, sull'entit e sulle caratteristiche dei beni sequestrati
e confiscati. Credo che ci sia particolarmente necessario.
   Per quanto riguarda i beni mobili, non abbiamo rilevato
grossi problemi: dal punto di vista della gestione, come ho
detto, esiste una questione di tempi per ci che concerne le
procedure, mentre i problemi pi rilevanti sono nel caso di
beni produttivi, intanto perch l'eccessiva durata temporale
del sequestro in questi casi diventa particolarmente dannosa
in quanto amplifica i problemi di gestione dell'azienda e
anzi, mano a mano che il tempo passa, tende a vanificare gli
effetti del provvedimento. Tra l'altro, i custodi giudiziari
vengono nominati tra i professionisti, mentre
l'amministrazione dell'azienda  affidata qualche volta
addirittura ad un dipendente della stessa: ci fa cadere
verticalmente la capacit di tale azienda di stare sul
mercato, cui si aggiunge naturalmente un ostruzionismo
strisciante, qualche volta visibile e qualche volta meno
visibile, del vecchio titolare dell'impresa mafiosa, che
spesso sta sul mercato proprio per la sua capacit di
intimidazione e per i suoi collegamenti di tipo illecito e
che, naturalmente, deve trovare tutta una serie di
collegamenti diversi nel mercato. Ci non pu accadere con
custodi che siano soltanto dei professionisti, perch questo
garantisce esclusivamente sul piano formale; pertanto vi  la
necessit - e lo proponiamo - di applicare in questi casi la
cosiddetta legge Prodi, prevedendo un amministratore
straordinario individuato tra manager ed imprenditori, tra
persone che in qualche modo possano avviare un processo di
risanamento dell'azienda, cos che nel momento in cui questi
beni vengono destinati e rimessi sul mercato siano appetibili
sul piano economico e finanziario.
   Occorre sottolineare - l'ha affermato anche il capo della
polizia Parisi - che le pubbliche amministrazioni non danno
una mano a questo fine, agendo addirittura in senso contrario;
nel momento in cui un'azienda  sottoposta a sequestro, essa
perde addirittura la possibilit di lavorare con la pubblica
amministrazione, che si rivolge ad altri soggetti presenti sul
mercato. Quindi, ci sono questioni che riguardano la capacit
di gestione e i tempi, che devono essere ridotti a non pi di
un biennio, nonch quella di gestire i dipendenti in maniera
pi adeguata, creando i presupposti perch, al momento della
destinazione successiva alla confisca, si abbia a che fare con
soggetti disponibili.
   Quella del personale  una delle questioni pi spinose che
ci siamo trovati ad affrontare; si tratta di un problema che 
stato valutato anche in altre sedi (ricordo per esempio un
convegno del CNEL su questa materia). La proposta pi
ragionevole, anche per spezzare un rapporto che pu essere di
collusione tra il dipendente ed il vecchio proprietario
mafioso, che fino a quel momento aveva garantito il posto di
lavoro (che invece si perde quando interviene un provvedimento
di carattere giudiziario),  quella di prevedere l'estensione
della disciplina dell'articolo 3 della legge n. 223, cio la
cassa integrazione temporanea funzionale soltanto alla ripresa
dell'azienda, altrimenti essa si tradurrebbe in una forma di
assistenzialismo a fondo perduto.
   Bisogna inoltre prevedere, insieme a questa modifica
legislativa, anche la possibilit di corrispondere il
trattamento di fine lavoro, che, nel caso di provvedimento
giudiziario di tale natura, non sarebbe corrisposto perch
previsto a carico del fondo dell'INPS soltanto nel caso in cui
l'azienda venga sottoposta ad un procedimento concorsuale; nel
caso del sequestro e della confisca non ci troviamo
formalmente in questa situazione.
   Come ho gi detto, abbiamo indicato nella relazione come
emblematico il caso di questa azienda, quindi non mi ci
soffermo oltre. Un'altra questione  rappresentata dal fatto
che il provvedimento di sequestro, per il modo in cui la
legislazione disciplina la materia, pu essere travolto da una
sentenza di fallimento. In sostanza, avremmo una situazione
                        Pag. 3450
abbastanza paradossale in virt della quale si avrebbe un
provvedimento giudiziario che spossessa il mafioso del bene
per darlo in gestione allo Stato mentre poi, non essendovi
alcuna norma che disciplini le questioni relative ai
creditori, potrebbero essere presentate istanze di fallimento
con conseguenti sentenze di fallimento, che vanificherebbero
completamente il provvedimento di sequestro. Esiste al
riguardo una giurisprudenza, che mi sono incaricato di
studiare, non molto chiara; occorre pertanto un provvedimento
legislativo che ponga fine all'attuale situazione.
   Sulla base di queste osservazioni - per esempio
dall'esperienza dell'azienda di Agizza e Romano, che hanno
lamentato la perdita di quote di mercato, l'affanno
finanziario, l'allarme sociale provocato dal sequestro -
abbiamo formulato alcune proposte puntuali: il sequestro non
pu superare la durata di un biennio; tutte le procedure vanno
uniformate sotto un'unica disciplina; il sequestro deve essere
affidato ad un amministratore; divieto di ogni azione
esecutiva, compreso il fallimento, nel caso in cui ci sia un
provvedimento di sequestro; procedimento speciale per il caso
di esigenze di riduzione del personale; possibilit di cassa
integrazione per il periodo di sequestro; pubblicazione in
tutte le regioni dell'elenco delle imprese sequestrate e
confiscate; pubblicit per tutte le partecipazioni societarie
di capitali e di persone, con istituzione di un registro
pubblico consultabile. Occorre, come ho detto prima,
modificare la legislazione societaria, perch una delle
questioni pi importanti che sono state sottolineate 
rappresentata dal fatto che il sequestro avviene su quote
della societ, per cui spesso accade che il maggiore azionista
della societ rimane il mafioso, che pu per esempio aumentare
il capitale sociale, vanificando il ruolo dello Stato
all'interno della societ stessa;  chiaro quindi che bisogna
intervenire in materia societaria.
   E' stata inoltre avanzata la proposta, che ritengo giusta,
di assegnare una quota dei beni confiscati al corpo che ha
attivato il sequestro, proprio per provocare anche una pi
razionale dislocazione delle forze sul territorio nell'azione
per attivare i sequestri e per una maggiore possibilit di
acquisizione delle risorse.
  ANTONINO BUTTITTA. Assegnare a chi?
  ANTONIO BARGONE, Relatore. A polizia, carabinieri
e guardia di finanza.
  ANTONINO BUTTITTA. Assegnare in che senso?
  ANTONIO BARGONE, Relatore. Assegnare una quota del
bene confiscato a questi corpi; poich dopo il procedimento di
confisca vi  l'assegnazione del bene, una quota di tale bene
pu essere assegnata, secondo la proposta, ad uno dei corpi
che hanno attivato il sequestro.
  PRESIDENTE. Se mi permette, onorevole Bargone, oggi la
direzione per la lotta agli stupefacenti ha gi per legge, non
ricordo in virt di quale disposizione, una quota dei beni
sequestrati e confiscati ai trafficanti di stupefacenti, al
fine di utilizzare questi mezzi - si tratta di automobili e
motoscafi veloci - proprio per la lotta contro questo
fenomeno. Se non ho capito male, la proposta dell'onorevole
Bargone  che una quota dei beni sequestrati vada alle forze
di polizia che hanno operato il sequestro, anche al fine di
utilizzare la pluralit delle forze. Visto che abbiamo la
concorrenzialit, almeno che sia utilizzata spronando ad
agire.
  ANTONIO BARGONE, Relatore. A tale proposito, 
stato lamentato un lasso di tempo troppo lungo tra il momento
in cui viene decisa la destinazione del bene e quello in cui
si attuano le procedure che ratificano questo provvedimento da
parte del Ministero delle finanze; vi  pertanto la
possibilit del deperimento del bene, la difficolt da parte
dell'organismo a gestire il bene stesso per troppo tempo.
                        Pag. 3451
   Alla confisca dovrebbe conseguire l'immediato rilascio del
bene da parte degli occupanti, in maniera tale da consentire
all'amministrazione finanziaria di averlo subito libero e
sgombro da persone e da cose. E' questo il quadro complessivo
che ci siamo trovati davanti e le proposte che vogliamo
avanzare.
   Un'ultima osservazione, di ordine pi generale: dai dati
emerge un'insufficiente azione su questo settore che deriva
secondo me anche da una resistenza di tipo culturale; abbiamo
sentito dire qualche volta che gli uffici giudiziari non
vogliono utilizzare questo strumento perch ritenuto in
qualche modo incostituzionale, perch occorre la prova, perch
non si pu spossessare un soggetto di un bene quando non si 
certi che appartenga ad un'organizzazione mafiosa. Vi  una
sottovalutazione negli uffici giudiziari del nord rispetto
alla presenza dell'economia criminale in quelle realt e vi 
anche una carenza, a mio giudizio, di strumenti - ho indicato
la mancanza di una banca-dati, della possibilit di un
monitoraggio - adeguati e tecnologicamente avanzati anche
nell'azione investigativa in questo settore. Occorre
sicuramente un adeguamento della normativa in questo campo, ma
occorre anche che si lavori in un contesto pi adeguato sul
piano culturale e dell'organizzazione e del potenziamento di
strutture e mezzi.
  PAOLO CABRAS. Mi associo al ringraziamento nei confronti
dell'onorevole Bargone per la relazione e per il lavoro
svolto; poich la relazione  complessa dal punto di vista
tecnico e contiene proposte meritevoli di approfondimento,
sarei favorevole ad un rinvio dell'approvazione definitiva del
documento ad un'altra seduta.
   Dato che parliamo di sequestri e di confische, questa
mattina, come tutti voi, ho appreso dai quotidiani la notizia
del dissequestro di parte del patrimonio di Galasso; mi rendo
conto che Galasso  da tempo un attivo collaboratore di
giustizia, per questa fretta - poich versiamo in una materia
in cui la fretta non  mai stata una stella polare - nel
dissequestrare, non credo sia molto commendevole. Tra l'altro,
ci porter sicuramente acqua al mulino di coloro che
contestano l'utilizzo dei collaboratori di giustizia
sostenendo che si fanno sconti intollerabili ed inammissibili
a persone che notoriamente hanno commesso reati gravi,
addirittura incentivandoli con la restituzione di un
patrimonio che, nel caso di specie, non sar tutto frutto
dell'asse ereditario della famiglia Galasso ma anche delle sue
attivit criminose. Quindi, mi sembra particolarmente
inopportuno dal punto di vista generale il provvedimento che 
stato adottato, anche se, cos dicendo, non intendo certo
assumere atteggiamenti censori o trarre da esso considerazioni
di carattere pi generale.
   A questo proposito, pregherei la presidenza di richiedere
al tribunale che ha provveduto al dissequestro di alcuni dei
beni di Galasso di inviare alla Commissione copia del
provvedimento, in modo da poter riflettere sulle motivazioni
addotte da quei magistrati.
  PRESIDENTE. E' senz'altro opportuno che tale
documentazione venga acquisita, anche perch alla lunga
rischia di aprirsi un circuito in qualche modo virtuoso per
l'autore dei reati: questi commette numerosi reati, acquista
grandi ricchezze, poi si pente e riesce a mantenere il
ricavato di quei reati; pentirsi diventa, insomma, un'impresa
lucrosa.
   Acquisiamo, quindi, questi dati; l'onorevole Bargone
valuter se inserire una riflessione in proposito nella
relazione.
  ANTONIO BARGONE, Relatore. In proposito vi  anche
la necessit di una modifica legislativa perch provvedimenti
di questo genere vengono assunti quando viene meno la
pericolosit sociale del soggetto, cosa che deriva appunto dal
fatto che questi collabora con la giustizia. Peraltro,  un
problema che ci siamo trovati di fronte anche per altri
collaboratori.
  PRESIDENTE. Forse la cosa migliore sarebbe quella di
inserire una previsione
                        Pag. 3452
normativa in proposito nell'ambito delle norme sui
collaboratori perch effettivamente, se il presupposto  il
venir meno della pericolosit sociale, nel momento in cui il
soggetto collabora non  pi socialmente pericoloso.
  PAOLO CABRAS. Tuttavia, quella di Galasso  una
collaborazione in corso d'opera, nel senso che va ancora
verificata e riscontrata a livello processuale.
  ANTONIO BARGONE, Relatore. Lo dicevo perch
corriamo il rischio di sentirci rispondere dai magistrati che
hanno assunto il provvedimento di dissequestro che questo 
possibile in quanto la legge lo prevede nel momento in cui
viene meno la pericolosit sociale.
  PRESIDENTE. Se non ricordo male, onorevole Bargone,
nella sua relazione si accenna alla questione della
progressiva separazione delle misure di prevenzione
patrimoniali rispetto a quelle personali. In realt, la strada
 questa, perch la ragione di un provvedimento di sequestro o
di confisca non  tanto la pericolosit dei beni ma  fondata
su altri presupposti. Evidentemente si  verificato un
traslato tra pericolosit delle persone e pericolosit dei
beni, per cui di una categoria soggettiva - la pericolosit -
si  fatto qualcosa che attiene ai beni, e questo non 
giusto.
   Vorrei ora accennare al fatto che la Presidenza del
Consiglio ha assunto l'iniziativa di elaborare un testo unico,
di cui disponiamo, che non ha valore di legge ma che in
qualche modo mette in ordine le varie disposizioni secondo
criteri orientativi. Trattandosi di un'iniziativa positiva, se
tale sar considerata dai ministeri competenti, nella prossima
legislatura la si potr codificare. Credo, quindi, che sarebbe
utile, se il relatore lo ritiene, far cenno a tale positiva
iniziativa del Governo.
   Nell'ambito della parte propositiva della relazione o
anche altrove, onorevole Bargone, si potrebbe forse dare
spazio ad una riflessione: tutta la questione richiede una
riflessione complessiva sul versante finanziario, in quanto
siamo molto deboli ed arretrati dal punto di vista sia
normativo sia delle prassi sul versante finanziario, mentre su
quello militare o comunque operativo e criminale delle
organizzazioni mafiose gli apparati dello Stato hanno
raggiunto una certa raffinatezza anche di investigazione e di
indagine. Si pone, quindi, un problema che riguarda
complessivamente il versante finanziario.
  ANTONINO BUTTITTA. E' un tema sul quale ho sempre
insistito.
  PRESIDENTE. Con ragione, in quanto si tratta di un tema
da approfondire. Rispetto all'azione di contrasto del livello
criminale, a livello finanziario siamo circa dieci anni
indietro.
   Riguardo al punto 14) a pagina 38 (obbligo di
trasferimento delle partecipazioni sociali per scritture
private autenticate o per atto pubblico da sottoporre a
registrazione), vorrei sapere se la recente legge Mancino non
contenga una previsione del genere.
  ANTONIO BARGONE, Relatore. Non mi pare.
  PRESIDENTE. Sar senz'altro in errore, ma sarebbe bene
controllare.
  ANTONIO BARGONE, Relatore. Condurr senz'altro una
verifica. Comunque, tale legge prevede qualcosa del genere,
per c' un limite che  stato rilevato anche in un documento
predisposto da alcuni notai per cui, poich il mancato
rispetto della legge non  sanzionato con la nullit
dell'atto, si continua a fare esattamente come prima. Quindi,
ritengo necessario un riferimento pi specifico, nel senso di
far presente che quella norma deve prevedere una sanzione che
scongiuri la possibilit di operazioni di questo tipo.
  PRESIDENTE. Vorrei inoltre informare la Commissione che
ieri la procura
                        Pag. 3453
nazionale antimafia ha varato una strategia - termine forse
troppo impegnativo - comunque un indirizzo in ordine al
versante finanziario, nel senso che, cos come la Commissione
aveva pi volte proposto, la procura ha finalmente individuato
questo come un filone prioritario di lavoro; credo che vi
siano state riunioni con procuratori distrettuali antimafia
per coordinare le azioni sul versante finanziario. Credo che
sia il caso di acquisire informazioni in proposito dalla
procura nazionale antimafia al fine di integrare la relazione
anche su questo punto. Se non vi sono obiezioni, cos rimane
stabilito.
(Cos rimane stabilito).
  Quanto alla relazione dell'onorevole Bargone, potremmo
provvedere all'invio della stessa a tutti i colleghi che oggi
non sono presenti, secondo l'impegno di massima assunto ieri,
eventualmente procedendo da parte del relatore ad apportare
subito le modifiche emerse nella seduta odierna.
Successivamente, valuteremo in quale prossima seduta
proseguire la discussione ed effettuare la votazione.
  ANTONIO BARGONE, Relatore. Nel frattempo
modificher la relazione anche sulla base delle indicazioni
oggi emerse.
  PRESIDENTE. La proposta di relazione dell'onorevole
Bargone sar allegata al resoconto sommario della seduta
odierna.
Audizione del ministro per gli affari sociali e di alcuni
procuratori della Repubblica sull'immigrazione clandestina.
  PRESIDENTE. Nel ringraziare il ministro Contri ed i
procuratori intervenuti, ricordo che la richiesta di questa
audizione nasce dall'esigenza, segnalata dal ministro, di
accertare se l'immigrazione clandestina in Italia sia per
alcuni aspetti controllata, manipolata o gestita da
organizzazioni che abbiano caratteristiche affini a quelle
mafiose.
   Si tratta naturalmente di un colloquio sperimentale, nel
senso che siamo andati a cercare nell'ambito di vari uffici
giudiziari, sulla base di una prima indicazione che
cortesemente ci ha messo a disposizione il ministro Contri,
nonch sulla base di un accertamento che gli uffici hanno
condotto presso procure distrettuali ed alcune procure della
Repubblica delle citt pi importanti. Abbiamo tracciato un
certo quadro, che naturalmente non  esaustivo, ma che credo
consenta in primo luogo al ministro nelle sue responsabilit
e, se emergeranno elementi di interesse e di rilievo per la
Commissione, anche a quest'ultima di condurre un determinato
lavoro.
   Do quindi la parola al ministro per un'illustrazione di
carattere generale.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Vorrei innanzi tutto rivolgere un ringraziamento al presidente
della Commissione antimafia e poi a tutti i suoi componenti.
Come qualcuno di voi sa, perch durante l'estate abbiamo avuto
contatti telefonici, nell'ambito dello svolgimento della
delega di coordinamento sui problemi dell'immigrazione che il
Presidente Ciampi il 13 maggio scorso mi ha affidato, avevo
iniziato ad esaminare un settore che, a mio avviso,  alquanto
trascurato, tanto che - premessa che riguarda poco voi, ma che
mi sento di fare per fornire una spiegazione pi precisa - se
non fossimo a fine legislatura, come ho anticipato al
presidente Violante, avrei chiesto la costituzione di una
Commissione parlamentare sul fenomeno, in quanto ritengo che
esso meriti un simile livello di attenzione. Spero, comunque,
che gli atti di questa seduta possano servire anche come
memoria per il prossimo Parlamento.
   Uno dei segnali che pi mi aveva colpita era rappresentato
dal fatto che l'immigrazione clandestina - non tanto quella
regolare - avveniva e continua ad avvenire, stando a ci che
comprendo dalla lettura dei giornali (perch di altri
                        Pag. 3454
strumenti non dispongo), attraverso organizzazioni ben
precise.
   Ho operato in due direzioni: dopo aver costituito una
commissione, che  tuttora al lavoro e che spero per la met o
la fine di febbraio comunque produrr una relazione che
consegner al Presidente Ciampi e della quale verr fatto
l'uso che si riterr pi opportuno, ho attribuito ad essa due
incarichi precisi. In primo luogo, quello di tracciare una
carta dei diritti e dei doveri degli immigrati, facendo
evidentemente riferimento agli immigrati regolari, che stanno
legittimamente nel nostro territorio; in secondo luogo, quello
di mettere a punto, se possibile, una procedura che, quando si
dovesse arrivare al doloroso rimedio dell'espulsione, la
rendesse effettiva, cosa che tutti, dal capo della polizia in
avanti, mi hanno detto essere impossibile.
   Inoltre, ho tenuto una serie di riunioni di coordinamento
(l'ultima si  svolta marted mattina) a Palazzo Chigi dei
ministeri interessati a vario titolo del problema - giustizia,
lavoro, esteri, interno - ed anche con i capi delle varie
forze dell'ordine: polizia, carabinieri, Guardia di finanza,
marina, eccetera. Tutto ci per valutare la possibilit di
tentare un coordinamento, cosa evidentemente non facile, anche
se siamo riusciti a mettere a punto una serie di cose sulle
quali presenter una relazione al Presidente del Consiglio.
   Ci che mi interessava sapere - si tratta di una domanda
che continua ad assillarmi ogni volta che mi occupo di questo
problema -  se (ma spero di essere smentita) la condizione di
irregolarit nasca gi nel paese di provenienza. In proposito,
ho acquisito anche personalmente una serie di notizie: sto
seguendo il caso di una bambina albanese di quattordici anni e
due mesi - ma non li dimostra - che insieme con altre undici
ragazzine  stata sbarcata a Lecce su uno di quegli scafi blu
che una volta trasportavano sigarette di contrabbando e che
poi  stata affidata ad un ragazzo ventenne. Delle altre
undici ragazzine si sono perse le tracce; lei veniva sfruttata
in quel di Bergamo e poi in quel di Genova. Per fortuna un
giorno si  buttata nelle braccia di una poliziotta a Genova e
l'abbiamo tirata fuori dal giro. Vi  quindi tutta una serie
di organizzazioni composte, per quel che ne so, da italiani e
da cittadini stranieri che prendono il soggetto nel paese
d'origine e poi lo portano in Italia, dove viene impiegato nei
modi pi diversi: dallo sfruttamento della prostituzione al
lavoro nero, al traffico d'armi, allo spaccio di droga; tutte
cose che certamente conoscete meglio di me. Pur ribadendo che
i dati a mia disposizione provengono solo dalle notizie
pubblicate dai giornali, rilevo che questi sbarchi avvengono
soprattutto nel sud, prevalentemente nelle regioni che hanno
problemi di mafia o simili.
   E' questo il percorso da me compiuto; anche a causa del
momento che stiamo attraversando, non ho trovato altre
risposte se non nel presidente Violante, al quale rinnovo il
mio ringraziamento.
  PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Contri. Possiamo ora
procedere con le esposizioni dei magistrati presenti. Ricordo
che della seduta  redatto resoconto stenografico, di cui sar
loro inviata copia per apportarvi eventuali correzioni.
   Ricordo inoltre che stiamo procedendo in seduta pubblica
ma, se ritenete che qualche aspetto debba essere considerato
riservato, possiamo procedere in seduta segreta.
  LICIA SCAGLIARINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Milano. Per la verit,
non avrei voluto essere io ad iniziare per un motivo molto
semplice: organizzazioni con carattere di mafiosit, per quel
che risulta all'ufficio della procura di Milano, non ve ne
sono state negli ultimi anni, o forse non sono state
adeguatamente rintracciate. Quello su cui abbiamo indagato
sono stati molteplici ingressi da svariati paesi di
provenienza, e l'unico carattere organizzativo chiaramente
emerso in pi indagini  stato quello delle organizzazioni
volte all'ingresso clandestino di cinesi.
                        Pag. 3455
   Per altre nazionalit, non sono emerse organizzazioni del
tipo che si andava prospettando. Questo non significa che non
vi siano state rubricazioni ex articolo 416 (queste sono
avvenute quasi sempre), ma non ex articolo 416-bis del
codice penale.
   Posso quindi parlare, dal momento che me ne occupo in
prima persona da molti mesi, di molteplici organizzazioni,
particolarmente di provenienza sudamericana, con vastissime
ramificazioni, che per forse non rientrano in quel concetto
di ramificazione sul territorio gi preorganizzata che si
andava identificando.
   Cercher di spiegarmi meglio: mi sono occupata (alcune
indagini sono gi al dibattimento, altre ancora alla fase di
indagini preliminari, per sono gi state emesse misure
cautelari, per cui una certa discovery si  gi avuta)
di ingressi di quantitativi numerici altissimi di persone (tra
le duecento e le quattrocento all'anno), con alcuni che
fungono da capi dell'organizzazione; ma lo strumento era la
corruzione di forze dell'ordine, della polizia di frontiera,
dell'ufficio stranieri. Quindi, quella di cui mi sono occupata
ininterrottamente dal mese di marzo fino a ieri (quando ancora
interrogavo in carcere poliziotti in esecuzione di una misura)
 un'immigrazione, per cos dire, pulita - se mi si consente
il termine - nel senso che non viene attuata attraverso
imbarchi in stive, n sovraccarichi di motoscafi n di
containers; si tratta invece di ingressi attraverso i
valichi di frontiera, apparentemente regolari, in realt al
prezzo di tre milioni ad ingresso (tre milioni per entrare
alla frontiera e tre milioni per ottenere successivamente il
permesso di soggiorno). E' chiaro che anche questa 
organizzazione.
  PRESIDENTE. Pu spiegare a chi vengano pagate entrambe
queste cifre?
  LICIA SCAGLIARINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Milano. Innanzitutto,
faccio riferimento a pi organizzazioni, e non ad una sola,
con diversi referenti tra le forze dell'ordine ma con modalit
assai simili. I capi delle organizzazioni sono praticamente
sempre stranieri, per ben radicati sul nostro territorio,
coniugati con cittadini italiani, quindi tranquillamente in
regola, ed anche di discreta condizione economica. Grazie alle
molteplici conoscenze rispetto al bacino di utenza originario,
essi organizzano gli ingressi e la successiva regolarizzazione
dei loro connazionali, in una sorta di diffusivit sempre
maggiore, perch man mano che si sparge la lieta novella che 
possibile fare ingresso in Italia e poi ottenere il permesso
di soggiorno pagando, in una sorta di colletta tra parenti e
di successiva restituzione rateizzata, praticamente tutti, o
quasi tutti, riescono a mettere insieme i mezzi richiesti per
l'ingresso illegale.
   La fase necessaria  quella dell'aggancio con poliziotti
degli uffici che servono, indispensabili per il fine
desiderato, contatti che vengono tenuti direttamente dai capi
delle organizzazioni, spesso in combutta con i parenti: sono
famiglie che reggono le fila dell'immigrazione clandestina
cercando di evitare ogni contatto diretto tra i singoli
fruitori del servizio e le forze di polizia corrotte. Mi sono
trovata di fronte a tre organizzazioni dello stesso identico
tipo.
   A mio avviso, i problemi sono quelli di una normativa che
forse lascia troppi varchi ad episodi di corruttela, nel senso
che vi sono certe deviazioni della prassi che consentono ad un
singolo poliziotto di far entrare - lo ripeto - quattrocento
stranieri all'anno alla luce del sole e successivamente di
metterli in regola. Il mio osservatorio  quindi quello di
cercare ulteriori controlli, rafforzamenti ed anche mutamenti
della normativa, per fare in modo che un solo poliziotto
corrotto non possa pi conseguire questi risultati.
   Vi  una molteplicit di elementi che andrebbero corretti,
ma sono minimali: si tratta di certe prassi di archiviazione
delle pratiche dell'ufficio stranieri, discorso che non va
disgiunto dalla carenza di mezzi che lo stesso ufficio
stranieri lamenta, nel senso che, dovendo ripartirsi
                        Pag. 3456
tra compiti amministrativi e compiti di polizia giudiziaria,
quando si chiede il rintraccio della pratica specifica, salvo
che non si tratti di smarrimento voluto (quindi anche questo
legato al fenomeno criminoso), ci si trova forse di fronte ad
uno smarrimento o ad un mancato rintraccio dovuto alla carenza
di mezzi e quindi all'impossibilit di ordinare compiutamente
le carte.
   Si tratta di un fatto gravissimo, perch il controllo al
terminale non fornisce certamente l'identit fisica dello
straniero. Mi sono sempre scontrata con la mancata
identificazione fisica; si tratta di un discorso che credo
riguardi tutti noi, cio ogni sostituto procuratore della
Repubblica che fa un turno di reperibilit: se infatti gli
arriva la notizia dello spacciatore, dell'accoltellato o
dell'accoltellatore, non si sa mai chi siano in realt lo
spacciatore, la vittima e l'autore del reato. A volte neppure
al dibattimento si riesce ad avere compiuta certezza della
reale identit dello straniero.
   Da parte mia, non riesco a vedere che mezzi drastici,
ovvero quello di una identificazione dattiloscopica al momento
dell'ingresso di frontiera almeno degli stranieri provenienti
dai paesi a rischio, identificazione che poi andrebbe
necessariamente riscontrata all'atto del rilascio del permesso
di soggiorno. Si tratta infatti dei due momenti basilari.
   L'ingresso alla frontiera, allo stato attuale, viene
certificato (anzi, io ho rubricato il falso in atto pubblico)
dal controllore di frontiera con un mero timbro di ingresso
apposto sul passaporto dello straniero. Questo rimane l'unico
dato certo dell'ingresso in Italia da un valico di frontiera.
La legge prevede che il timbro debba essere dotato almeno del
"numerino" del controllore, in modo tale da identificare il
controllore che ha prodotto quell'atto pubblico. In realt,
posso dire con cognizione di causa (dal momento che nel corso
di queste indagini ho visto una miriade di passaporti) che i
timbri, contrariamente al disposto normativo, sono quasi
sempre pressoch tagliati, nonostante le circolari interne dei
dirigenti degli uffici di polizia di frontiera che ho
raccolto; posso quindi testimoniare di un ripetuto richiamo
all'ordine da parte dei dirigenti, ma posso anche continuare
ad attestare un mancato adempimento da parte dei controllori,
i quali si giustificano dicendo che quando arriva un volo con
duecento persone il timbro si mette dove capita. Dico allora
che l'ingresso in Italia non pu essere attestato
semplicemente da un timbro male inchiostrato o male apposto.
  PRESIDENTE. Vi  quindi sostanzialmente un problema di
identificazione del soggetto che certifica l'ingresso. Questo
 uno dei punti di fondo.
  LICIA SCAGLIARINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Milano. Il problema  che
lo straniero non viene identificato nominativamente, perch al
momento dell'ingresso di frontiera si ha una identificazione
formale soltanto dei respinti: ci di cui resta traccia  il
respingimento, che viene iscritto nel "libro novit" della
frontiera. Per quanto riguarda invece le persone che sono
entrate, non si sa quante siano n chi sia entrato, perch la
normativa non  stata debitamente applicata. Quindi, l'unico
dato che rimane allo straniero e che attesta la sua entrata e
soprattutto la data di ingresso  il timbro sul suo
passaporto, che viene puntualmente smarrito, quando serve;
pertanto, non resta pi neanche traccia dell'effettiva data di
ingresso, per non parlare poi delle ulteriori falsificazioni
che su timbri cos male apposti si possono costantemente
operare.
   La data di ingresso - ripeto -  importante, perch da
essa decorre il termine di tre mesi per il permesso turistico
e dipende lo stesso rilascio del permesso di soggiorno, per
esempio nei casi di sanatoria.
   Stante l'attuale normativa, pavento moltissimo la
possibilit di una nuova sanatoria.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Io mi sono opposta con tutte le mie forze.
                        Pag. 3457
  LICIA SCAGLIARINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Milano. Debbo dire questo
perch le inchieste che sto conducendo riguardano
principalmente fatti ricollegabili ancora alla sanatoria, al
31 dicembre 1989; poi ovviamente, esaurita la possibilit di
fabbricare falsi permessi di sanatoria, sono stati inventati
nuovi escamotage, come quello dell'inserimento di falsi
figli sui permessi paterni o materni.
   Vi  una serie di cose che andrebbero maggiormente
controllate, non ultime le dichiarazioni consolari rilasciate
dalle autorit estere in Italia, che vengono pagate (ho
dichiarazioni su dichiarazioni circa il prezzo relativo a
ciascuna dichiarazione consolare) e sono rilasciate su denunce
di smarrimento dei documenti identificativi propri.
   Debbo dire che vi sono molteplici circolari, che partono
dal Ministero dell'interno, in cui si richiamano gli uffici
stranieri periferici al vaglio della credibilit delle
dichiarazioni, anche se rilasciate da autorit consolari
estere.
   Forse non sempre  stato effettuato un attento vaglio e vi
 anche un altro dato: ho rinvenuto nelle pratiche degli
uffici stranieri dichiarazioni in s formalmente corrette, non
false, rilasciate dal console generale.
   Di fronte a questo stato di cose, vi sono permessi di
soggiorno i cui presupposti sono errati, anche se poi il
rilascio  apparentemente corretto.
   Vi sarebbero - ripeto - molti dati, perch quando si parla
di corruzione di forze dell'ordine occorre sempre verificare
quali condizioni di ufficio (ma anche - ripeto - non di
ufficio singolo ma di normativa generale o di prassi
applicative generalizzate) hanno permesso che una, due, tre
persone corrotte potessero invece avviare traffici di notevoli
proporzioni.
   Non da ultimo, va considerato il fatto che sugli stessi
permessi di soggiorno vengono ancora apposti da varie questure
aggiornamenti e variazioni (che siano di residenza o di
aggiunta di figli) dattiloscritti, senza la ristampa di un
nuovo permesso, quindi senza neanche quella certezza di base
rappresentata almeno dal documento, dal modulo dell'ufficio
stranieri di provenienza. Vi  inoltre il fatto che i permessi
di soggiorno non hanno una qualsiasi forma di numerazione
progressiva: il permesso di soggiorno prende il numero
dall'istanza di soggiorno, la quale ha una numerazione del
tutto casuale, nel senso che il modulo prestampato reca un
numero in bianco e viene lasciato negli uffici stranieri a
disposizione degli interessati che lo possono ritirare,
compilare e poi riconsegnare; da l prende il numero da quel
modulo in bianco e quindi non viene operato alcun controllo
del momento della presentazione, della successione
cronologica.
   Per quanto riguarda le dichiarazioni dei garanti, la legge
Martelli ha enucleato la dichiarazione di garanzia rilasciata
dalla questura, che  il documento che lo straniero deve
esibire al momento del controllo alla frontiera per dimostrare
di avere un referente in Italia in grado di garantire il suo
sostentamento ed anche i mezzi necessari per il rientro nella
patria d'origine. Non c' da stupirsi se vi sono pensionati
che si rendono per esempio garanti di tre o quattro giovani
fanciulle alla volta. Anche su questo bisogna fare pi
attenzione, perch dietro c' inevitabilmente un inghippo, c'
la dichiarazione di garanzia comperata, c' ancora di peggio;
c' l'affittacamere abusivo che rilascia la dichiarazione di
garanzia incorporata, presumendo gi di poter lucrare sulle
varie aggregazioni pi o meno clandestine che si andranno a
formare nella sua abitazione. Ricordo che la dichiarazione di
garanzia occorre per i permessi di tipo turistico, che poi
diventano forme di insediamento clandestino. Un ufficio
stranieri dotato di mezzi potrebbe selezionare dal reparto
amministrativo i garanti sospetti, passarli direttamente al
settore giudiziario ed avviare le indagini: quando gli
stranieri danno tutti lo stesso indirizzo oppure i garanti
garantiscono troppo e per troppi, l c' da investigare.
   Spero di non essere uscita troppo fuori dal seminato.
L'avevo per anticipato: il
                        Pag. 3458
mio  un intervento non centrato sull'argomento delineato in
chiave principale.
  PRESIDENTE. Sono cose utilissime.
  LICIA SCAGLIARINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Milano. Per il resto,
l'esperienza registrata a Milano in ordine alle organizzazioni
di cinesi, connotate da sequestri di persona e da estorsioni,
costituisce una storia veramente vasta: vi sono stati molti
casi e ve ne sono tuttora; tuttavia l'esperienza  la stessa
di quella descritta nel riepilogo che ci  stato consegnato
sull'immigrazione clandestina in Italia di cittadini della
Repubblica popolare cinese. I connotati sono proprio quelli:
il 99 per cento proviene dalla provincia dello Zhejiang, di
solito a Milano le organizzazioni fanno capo ad esercizi di
ristorazione e vi sono aggregazioni a livello subumano perch
le persone vengono tenute in forma di schiavit, con il
sequestro di tutti i documenti ma anche della stessa persona
fisica, per garantirsi la restituzione delle ingenti cifre
sborsate. D'altronde  una connotazione ovvia: il viaggio
dalla Cina  lungo, bisogna attraversare molteplici paesi, il
prezzo aumenta, l'organizzazione  necessaria e quindi ci si
deve garantire il rientro delle energie e delle spese immesse
nell'ingresso di questi lavoratori.
   Un'ultima annotazione su chi lavoratore non : senza fare
discriminazioni razziali, bisogna dire che i sudamericani si
integrano (ho visto un gran numero di salvadoregni che si sono
integrati come lavoratori domestici e che, anche se fossero
rimasti clandestini, avrebbero svolto mansioni di governanti o
di donne delle pulizie); i cinesi, grandi lavoratori, sono
trattati come schiavi in laboratori clandestini; i tunisini ed
i marocchini devo dire che li troviamo iscritti nei nostri
registri di notizie di reato come spacciatori e con una serie
di regolamenti di conti spaventosi. Penso che tutti i colleghi
possano testimoniare che in ogni turno esterno, anche se solo
di 24 ore, il tentato omicidio o l'omicidio fra
extracomunitari di provenienza del bacino del Mediterraneo 
un dato di fatto pressoch costante. E' da non sottovalutare
il fatto che non vi sia un'organizzazione di base all'ingresso
che, per quanto mi risulta, non ho mai incontrato: sembra che
entrino alla spicciolata, in maniera diffusa. Mi  stato
riferito (e verbalizzato) da extracomunitari incarcerati per
fatti di droga di essere stati traghettati dal Marocco alla
Spagna con imbarcazioni che partono una volta al giorno, ad un
determinato prezzo; si rifiutano di fare il nome del
traghettatore, tuttavia paiono cose tutto sommato artigianali.
In maniera altrettanto artigianale passano le frontiere che li
separano dall'Italia; certo  che quando sbarcano nel nostro
paese, se non avevano un'organizzazione alle spalle, creano
un'organizzazione del crimine perch i reati di spaccio di cui
sono imputati non coinvolgono quasi mai, se non nei casi degli
episodi da strada da mezzo grammo, uno o due soli indagati. Si
raduna anche una decina di extracomunitari in cascinali
dell'immediata periferia, dove procedono a ripartizioni di
sostanza e di bottino; il dato  anche l'intercambiabilit, da
quanto mi risulta, e quindi  difficile costruire
associazioni, tanto pi quelle di cui all'articolo
416-bis. Certo  che l'allarme sociale mi pare comunque
elevato.
  ANTONELLA NUOVO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Cremona. La mia realt
provinciale  molto ellittica rispetto alle situazioni in
oggetto, per sto seguendo insieme alla collega Massini di
Reggio Calabria un'istruttoria molto singolare, che riguarda
gli sbarchi clandestini di indiani sikh, cio gli indiani
provenienti dalla regione indipendentista del Punjab. Si
tratta - in effetti cominciano ad esserci le prove - di
persone che sbarcano in Italia (di solito di venerd, per un
problema di ambasciate chiuse) sulle coste della Calabria, in
particolare intorno a Reggio; sbarcano in massa, nel senso che
ogni sbarco riguarda dalle 50 alle 70 persone, compiendo
                        Pag. 3459
un tragitto - su questo potr essere pi analitica la
dottoressa Massini - abbastanza standardizzato. Si riesce ad
arrivare via terra in Grecia, vi  tutta una procedura che
riguarda false carte d'imbarco e, per quanto si pu dire, o
attraverso la Grecia (in particolare attraverso Cipro) o
attraverso la Turchia, vengono imbarcati in condizioni
subumane, nel senso che vengono stivati alla bell'e meglio su
navi che fanno quella rotta per tutt'altri motivi, e buttati a
nuoto sulle coste della Calabria, dove si disperdono e cercano
di raggiungere ...
  PRESIDENTE. Scusi, dottoressa, questo  un solo episodio
o ...
  ANTONELLA NUOVO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Cremona. No, sono
ripetuti episodi. Questo ha fatto dedurre due cose:
innanzitutto che esiste un flusso, con un'organizzazione
precisa e dei costi precisi (costa circa 10 mila dollari, a
seconda dei casi, sbarcare in Italia); inoltre, essendo la
zona dove i clandestini sbarcano ad alto controllo delle
organizzazioni della 'ndrangheta calabrese, questi sbarchi non
possono avvenire senza una sostanziale connivenza di tali
organizzazioni;  dato costante per chi vive in quelle zone
che non  possibile altrimenti sbarcare n immettere
manovalanza su quei terreni senza il placet da parte di
queste organizzazioni.
   Il motivo per il quale me ne occupo io, a Cremona,  che
nel bagaglio di una delle persone che siamo riusciti ad
intercettare  stata trovata un'indicazione che riguarda un
indiano Sikh regolare che vive nel territorio del mio
circondario. L'indagine  partita e siamo riusciti a scoprire
che questa persona, pur non essendo n un capo n un livello
intermedio di questa organizzazione internazionale,  comunque
in grado di indirizzare coloro che variamente sono sbarcati
nel nostro territorio verso zone ben pi ambite: pare infatti
che lo sbarco in Italia, eccetto che per i pi disperati, sia
soltanto uno sbarco intermedio perch le zone pi ambite sono
la Germania, il Belgio ed il Canada, dove esistono peraltro,
anche storicamente, comunit Sikh molto pi diffuse e molto
pi organizzate. Il grosso problema di questa istruttoria
(che, se si volesse fermare ad un livello epidermico, potrebbe
essere sostanzialmente gi conclusa con una rubricazione ex
articolo 3, comma ottavo, della legge Martelli)  dovuto alla
peculiarit di queste persone, sulle quali si indaga a vari
livelli e da parte di varie autorit. Infatti, proprio perch
si tratta di persone dedite ad attivit terroristica per
motivi religiosi e di indipendenza, le indagini vengono svolte
sicuramente dall'UCIGOS ed anche dal SISDE, come risulta da
rapporti riservati che mi sono stati fatti soltanto sventolare
davanti ma che ovviamente non ho potuto leggere; pertanto il
grande materiale che abbiano trovato nell'ambito di una
perquisizione (materiale cartaceo di una certa importanza e
che reca numeri di telefono ed indirizzi di persone
all'estero, punti di riferimento che danno le coordinate per
esempio della Grecia e della Turchia, che potrebbero essere
utili al fine di individuare effettivamente e quindi
perseguire negli altri paesi coloro che fanno da intermediari
e lucrano cifre spaventose su questa situazione) si scontra
con indagini riservate per altri motivi.
   Per esempio, gli indiani sikh che si trovano sul nostro
territorio nazionale e che hanno costituito due comunit
religiose affiliate al Babbar Khalsa, oltre a raccogliere
soldi per la causa si preoccupano di reperire materiale
elettrico ed elettronico, in particolare timer, il che
fa pensare molto male in relazione all'utilizzo che di queste
cose si vuol fare.
  PRESIDENTE. Scusi l'ignoranza, ma cos' questa Babbar
Khalsa?
  ANTONELLA NUOVO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Cremona. La Babbar Khalsa
 l'organizzazione religiosa dei sikh;  una specie di chiesa
che per, oltre ad avere la caratteristica di consentire loro
la pratica religiosa, si occupa anche del finanziamento del
movimento indipendentista e quindi anche dell'acquisto delle
armi.
                        Pag. 3460
  PRESIDENTE. E' politico-religiosa?
  ANTONELLA NUOVO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Cremona. E'
un'organizzazione politico-religiosa, che nel nostro
territorio non ha mai dato problemi, ma che  sicuramente
implicata nell'attentato all'ambasciatore dell'India in
Romania del 1991 e in altri attentati avvenuti in Canada. La
grande difficolt che si incontra nel portare avanti questa
istruttoria specialmente da parte di chi, come me,  uno
sconosciuto di una piccola procura,  che l'aiuto
dell'Interpol  quasi zero e comunque l'aiuto di chiunque 
molto limitato. Tutti mi chiedono perch io non mi limiti a
perseguire l'immigrazione clandestina; in effetti - ne parlavo
prima con la collega Massini - si potrebbe anche lasciar
perdere tutto, ma esistono sicuramente dei livelli molto pi
alti che varrebbe la pena di perseguire e probabilmente anche
qualcosa di diverso e di pi interessante da scoprire che non
sia l'ingresso clandestino.
   La situazione  tale per cui di clandestini nel nostro
territorio ve ne sono tantissimi. E' chiaro che anche in
questa istruttoria esiste la prova che questa persona e
un'altra, per lo meno nel mio territorio, fanno
sostanzialmente azione di caporalato, reclutando clandestini.
Nelle nostre zone vi sono aziende agricole che, dovendo
sostituire le persone che fuggono dalla vita dei campi,
tengono presso di loro al lavoro, in modo del tutto
irregolare, i clandestini. Si tratta di un fenomeno che pi
volte abbiamo verificato. Ma doversi fermare al livello pi
basso, cos facilmente raggiungibile, a fronte di un'indagine
che sembra promettente, se non altro perch il materiale
ottenuto con questa perquisizione ed un sequestro a sorpresa
sembra particolarmente interessante, ha fatto s che vi fosse
una certa delusione, che poi ho rappresentato al ministro
Contri, dovendoci fermare proprio per l'impossibilit di
coordinamento e di aiuti in quanto il tutto si scontra con
lodevolissime indagini che riguardano problemi, anche
gravissimi, del terrorismo internazionale, oppure della tutela
degli obiettivi sensibili (ambasciate e consolati) che pure
sono presenti nel nostro territorio. Tutto ci rende
estremamente difficoltoso proseguire nelle nostre indagini.
   In tale istruttoria, sia pure pi limitata e a se stante,
vi sono quindi due livelli. Innanzitutto vi  il livello di
indagini che potrebbero essere condotte su Reggio Calabria per
verificare come la 'ndragheta calabrese interagisce con questi
sbarchi, come e perch li tollera. Inoltre, ulteriori indagini
potrebbero essere avviate in Grecia e Turchia (sappiamo
quanto, specialmente in Turchia, sia complicato ottenere
assistenza internazionale) per trovare le persone che ad alto
livello hanno messo in piedi tale organizzazione.
  ELISABETTA MASSINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria.
L'indagine relativa agli sbarchi clandestini non  stata
ritenuta di competenza della procura distrettuale.
   La procura di Reggio Calabria si  occupata degli sbarchi
in quanto dall'agosto ad oggi si sono verificati sei sbarchi
di cittadini indiani e cingalesi. La dinamica degli sbarchi
riscontrata in tutti i casi  la seguente: lo sbarco viene
effettuato in prossimit della citt di Reggio Calabria, in
una localit denominata Sabbie bianche.
  PRESIDENTE. Sul versante ionico?
  ELISABETTA MASSINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria. No,
vicinissimo alla citt, vicino all'aeroporto di Reggio
Calabria, ovviamente di notte. A quanto pare non  stato mai
possibile, neanche utilizzando le motovedette della guardia di
finanza e di altri organismi, fermare tempestivamente le navi
che effettuano tali sbarchi. Quindi in un solo caso, in
occasione del primo sbarco, abbiamo una descrizione sommaria
della nave, per
                        Pag. 3461
altro non utile in quanto riferita soltanto in ordine alla
dimensione della nave.
   Il problema deriva dal fatto che a Reggio Calabria avere
un'informazione di qualunque genere  un sogno destinato a
rimanere tale. Quindi, la popolazione che si trovava per caso
sulla spiaggia al momento dello sbarco ha fornito la
descrizione di una nave di piccole dimensioni, con due alberi,
di colore scuro e nulla pi. La nave, tramite dei gommoni,
sbarca una notevole massa di cittadini indiani e cingalesi e
al momento dell'intervento della polizia giudiziaria
ovviamente se ne rinviene soltanto una parte.
  PRESIDENTE. Cosa intende per "notevole massa"?
  ELISABETTA MASSINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria. Ad
esempio, il 27 agosto sono stati fermati 35 indiani e 6
cingalesi, mentre quelli sbarcati erano sicuramente di pi.
Nel mese di dicembre sono stati fermati 59 indiani e quindi 
facile immaginare quanti fossero al momento dello sbarco.
Sentiti nell'immediatezza del fermo, i cittadini
extracomunitari per lo pi rifiutano qualunque tipo di
collaborazione, per non parlare delle notevoli difficolt nel
reperire interpreti. Ma anche in presenza di un interprete la
maggior parte di queste persone finge di non conoscere la
lingua inglese e non collabora minimamente.
   I pochi soggetti che hanno collaborato hanno consentito di
ricostruire per sommi capi l'itinerario percorso, per altro
gi descritto dalla collega che mi ha preceduto, che ha come
fattore comune questo episodio. Il definitivo imbarco di tutti
i cittadini extracomunitari che poi vengono scaricati a Reggio
Calabria si verifica nell'isola di Cipro, dove pare vi sia
addirittura un appartamento dove vengono tenuti i cittadini
che arrivano prima degli altri (in quanto provengono da
diversi paesi) in attesa dell'imbarco. Ovviamente al momento
dell'imbarco vengono loro requisiti i documenti. Il costo del
viaggio varia dai 3 ai 6 mila dollari, stando alle
dichiarazioni fornite dagli interessati. Queste persone
vengono imbarcate con la promessa di essere condotte in
Francia o in Svizzera; giunte a Reggio Calabria viene loro
detto che sono arrivate in Francia o in Svizzera e vengono
scaricate.
   Da una parte  lecito supporre che ci sia il beneplacito
della 'ndrangheta in quanto sappiamo che Reggio Calabria e
dintorni  controllata a zone dalle famiglie mafiose.
Tuttavia, allo stato non abbiamo alcun elemento che ci
consenta di operare questo collegamento. Comunque, ammesso che
non ci sia il collegamento a priori, questo non tarder
a realizzarsi poich Reggio Calabria si sta riempendo di
cittadini extracomunitari, privi di documenti e di denaro, che
nella quasi totalit non conoscono la lingua italiana. Tutto
ci determiner seri problemi poich l'unico sbocco che a loro
rimane in tali condizioni  quello di venire reclutati dalla
'ndrangheta stessa, che d'altra parte ha cominciato a
sfruttare gi da tempo i cittadini nordafricani, anche loro
non in regola, numerosissimi nelle nostre zone.
   Questi sono i risultati (in verit ben pochi) ai quali
sono pervenute le indagini, che ovviamente devono ancora
proseguire dal momento che siamo riusciti soltanto a
ricostruire l'itinerario descritto. Le difficolt sono
numerose: da una parte perch, pur essendo stato individuato
un possibile collegamento con uno stanziamento di indiani in
una zona prossima a Reggio Calabria, che sar oggetto di
indagine specifica, la zona  tale da non consentire illusioni
circa la possibilit di trovare soggetti che collaborino. Di
qui la difficolt di reperire prove o quanto meno elementi che
consentano di capire qualcosa di pi del fenomeno degli
sbarchi. Dall'altra la difficolt deriva dalle problematiche
gi messe in evidenza dalla collega nell'effettuare indagini
serie e tempestive nei luoghi internazionali interessati. Non
siamo riusciti a capire, anche a causa degli scarsi mezzi a
disposizione delle capitanerie di porto, se le navi
interessate agli sbarchi a Reggio Calabria
                        Pag. 3462
attraversino successivamente lo stretto o proseguano
costeggiando la Sicilia. Si tratta di un ulteriore problema.
  PRESIDENTE. Lo sbarco avverrebbe soltanto in Calabria?
  ELISABETTA MASSINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria. Stando
alle notizie in mio possesso, s.
  PRESIDENTE. Lo scalo intermedio  Cipro?
  ELISABETTA MASSINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria. E'
quello l'elemento comune.
   In un solo episodio gli indiani sono stati sbarcati
anzich a Reggio Calabria a Crotone. Negli altri casi la sede
prediletta  stata sempre Reggio Calabria.
  DOMENICO LABOZZETTA, Procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Pordenone. Mi sono occupato di
questa vicenda, sia pure con un'indagine ancora a livello
informativo che non si  sviluppata in atti palesi, in ordine
ad un problema connesso all'organizzazione sikh che opererebbe
in Italia ma non solo (l'Italia sarebbe una succursale), in
quanto la derivazione principale proviene dalla Francia.
  PRESIDENTE. Derivazione nel senso che vengono dalla
Francia o sono destinati alla Francia?
  DOMENICO LABOZZETTA, Procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Pordenone. L'organizzazione ha la
sua sede principale in Francia e negli Stati Uniti.
   Mi pare utile fare un piccolo excursus storico su
cosa sono i sikh e come si collocano. Agli inizi degli anni
ottanta si concretizza in India il problema sikh. Tale
popolazione, sotto la guida del leader religioso Jarnail Singh
Bhindranwale, rivendica l'autonomia della regione
settentrionale dello Stato, il Punjab, chiamata dai
separatisti sikh Khalistan.
   L'intensa attivit rivendicativa si esprime attraverso
azioni terroristiche contro ind, personalit politiche ed
oppositori della linea dura dei sikh, provocando dal 1981 al
1984 migliaia di vittime. Per sostenere le aspirazioni
indipendentiste vengono compiuti anche dirottamenti aerei.
   In tale fase i terroristi godono del supporto del Pakistan
e dei sikh residenti all'estero nei paesi occidentali,
principalmente Canada, USA e Germania ovest. Il tempio d'oro
di Amritsar diventa la centrale di raccolta di armi e
munizioni.
   Nel giugno 1984, per sedare ogni proposito di rivolta le
truppe indiane espugnano la fortezza (viene denominata
operazione Blue Star): il leader Bhindranwale viene ucciso e i
superstiti si rifugiano principalmente in Pakistan, ma anche
nei paesi occidentali.
   Nell'ottobre 1984 il Primo ministro indiano, signora
Indira Gandhi, viene uccisa da due guardie del corpo di
origini sikh.
   Il terrorismo sikh raggiunge pi da vicino l'opinione
pubblica occidentale l'anno successivo. L'attentato del 23
giugno 1985 ad un aereo dell'Air India, esploso in volo sopra
le coste dell'Irlanda provoca 329 morti. Lo stesso giorno
un'esplosione prematura di un ordigno all'aeroporto di Tokio
causa la morte di due impiegati: si ritiene che in tale evento
l'ordigno doveva essere collocato a bordo di un aereo dell'Air
India.
   Sempre nel 1985 viene scoperto un complotto ai danni del
primo ministro Rajiv Gandhi in visita in USA e in Gran
Bretagna. Nel 1986 avviene una riorganizzazione dei sikh: gli
attentati, che aumentano, colpiscono sempre pi vittime
innocenti.
   Nel maggio del 1988 il tempio d'oro viene nuovamente
espugnato dalle truppe indiane (operazione Blue Thunder), ma
l'attivit dei separatisti sikh produce tuttora un alto numero
di vittime: oltre 2 mila nel 1988, mille e duecento nel 1989.
                        Pag. 3463
   Questa  storia degli anni ottanta che vede come
protagonista una organizzazione politico-religiosa. Ho
ritenuto di dover fare una breve cronistoria perch l'indagine
avviata, individuava nella zona di Pordenone la centrale o la
direzione centrale dell'organizzazione sikh per quanto
riguardava l'Italia. Ripeto che per motivi di opportunit
siamo ancora in una fase molto riservata, nel senso che non si
 inteso condurre operazioni palesi per cercare di comprendere
meglio il tipo di organizzazione che opera in Italia. Pertanto
si  in possesso solo di elementi informativi e di prevenzione
e non quindi di elementi repressivi. Comunque, attraverso
indagini riservate  stato possibile individuare esattamente i
principali esponenti dell'organizzazione (sono qualche
migliaio in Italia, non mi riferisco agli aderenti
all'organizzazione, bens ai cittadini indiani di origine
sikh) i quali, peraltro, non hanno effettuato in Italia alcuna
azione terroristica, n risultano collegati con organizzazioni
mafiose o criminali comunque operanti in Italia. L'unica
attivit che essi svolgono (come  stato accennato dai
colleghi intervenuti)  quella relativa all'immigrazione
clandestina di chi intende raggiungere i paesi occidentali. Si
occupano quindi della creazione dei documenti necessari per
poter sopravvivere, o comunque per superare le prime
difficolt, e delle sistemazioni logistiche pi appropriate.
  PRESIDENTE. Dottor Labozzetta, pu spiegare per quale
motivo il tribunale di Pordenone si  occupato di questa
materia?
  DOMENICO LABOZZETTA, Procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Pordenone. In quanto nella zona di
Pordenone si era individuato il principale responsabile
italiano, la persona alla quale faceva riferimento tutta
l'organizzazione.
  PRESIDENTE. L'organizzazione dell'attraversamento
dell'Italia? Oppure quella dell'arrivo? Forse di quella
terroristico-religiosa?
  DOMENICO LABOZZETTA, Procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Pordenone. L'organizzazione provvede
a tutte le necessit; quella dell'introduzione clandestina 
soltanto un aspetto, vi  poi un'altra attivit che per
fortuna risulta essere sotto controllo anche dei nostri
servizi di sicurezza, quindi vi  una situazione di relativa
tranquillit.
  MARIO CONTE, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Bergamo. Sono grato di questa
riunione perch in questa sede ho appreso, dalla collega
Nuovo, che  di Cremona, quindi del mio stesso distretto, che
anche lei si occupa del problema degli indiani sikh, come
altri colleghi. In realt da circa un anno sono state attivate
indagini ed il mio punto di partenza  stato l'aspetto di
carattere eversivo, nel senso che si ipotizzava che alcuni
indiani sikh, residenti in provincia di Bergamo potessero
offrire supporto logistico per azioni di carattere
terroristico. Si  pertanto attivata una serie di indagini che
ci hanno sicuramente dimostrato che vi  qualcosa di poco
chiaro (usiamo questo termine) nella loro attivit, anche se
non abbiamo potuto acquisire dei sicuri elementi di prova.
Sono emersi contatti con la Svizzera, come diceva la collega
di Reggio Calabria, nonch una forma di assistenza logistica
fornita a vari indiani che arrivano in zona e poi ripartono.
   Ho cominciato allora a mutare obiettivo ed ho iniziato a
vedere il fenomeno sotto il profilo della immigrazione
clandestina cambiando cos strategia processuale. Proprio in
questi giorni ho sequestrato del materiale cartaceo che sto
esaminando e che, a questo punto,  a disposizione dei
colleghi interessati all'indagine , in maniera tale da poter
fare il punto della situazione. Abbiamo infatti gi quattro
uffici giudiziari che si occupano della vicenda, per cui
sarebbe opportuno mettere assieme l'intero patrimonio
informativo per delineare un quadro completo della situazione
che sicuramente presenta degli aspetti poco rassicuranti.
                        Pag. 3464
 Forse il fatto che quattro uffici giudiziari procedono
autonomamente dimostra come anche a livello di organi di
polizia non vi sia un coordinamento...
  PRESIDENTE. Un'attenzione, perch  dall'attenzione che
nasce...
  MARIO CONTE, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Bergamo. Per la verit le indagini
le sto conducendo con la DIGOS e mi si dice che dal centro
chiedono informazioni ma, pur sapendo forse che ci sono
quattro uffici giudiziari interessati all'indagine, non ci si
preoccupa molto di ridistribuire l'informazione. Il discorso a
questo punto  di coordinamento anche dell'attivit propria
delle forze di polizia. Questo per quanto concerne i sikh.
   Per quanto riguarda altre situazioni emerse in
quest'ultimo periodo, devo dire che nell'ambito della
provincia di Bergamo abbiamo verificato il fenomeno dei
nigeriani, con particolare riferimento all'organizzazione ed
allo sfruttamento della prostituzione. In realt  emerso che
sicuramente vi  un'organizzazione che si occupa dell'ingresso
in Europa (tramite la Svizzera e la Gran Bretagna) di
nigeriane per avviarle alla prostituzione. In realt, non
abbiamo potuto acquisire elementi di carattere associativo
nell'ambito del territorio di nostra competenza, per possiamo
dire, per ammissione di alcuni detenuti, che effettivamente vi
 un'organizzazione che dal paese d'origine fino al paese
utente (usiamo questo termine) dirige il tutto, anche per
quanto concerne, per esempio, l'uso di passaporti falsi.
Normalmente si prendono dei passaporti autentici e si
sostituisce la fotografia, tanto nessuno li controlla, come
giustamente diceva la collega di Milano. Le rassomiglianze poi
ci sono e quindi tutto fila liscio.
  PAOLO CABRAS. Chi organizza la prostituzione nigeriana?
Essa  diffusa in tutto il territorio nazionale e in alcune
localit del Mezzogiorno esiste una gestione camorristica, per
esempio, anche di questo.
  MARIO CONTE, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Bergamo. Per quanto riguarda
l'organizzazione, sembrerebbe che essa risieda alla fonte,
ossia nel paese d'origine. A Bergamo vi sono nigeriani che si
occupano dello sfruttamento, e in tale illecita attivit si
inseriscono spesso gli albanesi. Non abbiamo tuttavia elementi
per poter dire se vi siano organizzazioni mafiose o
camorristiche che gestiscono la situazione sul territorio,
intendendo per esso la provincia di Bergamo della quale mi
occupo. Sicuramente per a monte vi  un'organizzazione.
   Abbiamo poi gli albanesi che si inseriscono, come dicevo,
in questo giro, e in tale contesto si inquadra il triste
episodio, cui faceva riferimento il ministro Contri, di una
ragazzina di quattordici anni avviata alla prostituzione. Come
pure siamo (e questo punto lo dico come ipotesi di lavoro,
anche se fondata su alcune notizie abbastanza attendibili) in
presenza di un traffico d'armi dai paesi dell'ex Iugoslavia;
queste armi, gestite in pratica da fuoriusciti, possono essere
reperite facilmente sui nostri mercati. In conclusione,
concordo pienamente con le osservazioni fatte dalla collega
della procura di Milano sul quadro di carattere generale.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. Ringrazio
innanzitutto la Commissione per avermi invitato a questa
riunione e chiedo scusa se la mia esposizione non sar
completa in quanto il tempo per preparare il materiale  stato
molto breve. Mi limiter pertanto a dare delle indicazioni
flash di situazioni di cui, nel corso dell'attivit che
sto svolgendo presso la procura di Firenze, ho avuto occasione
di prendere atto.
   Mi avvarr moltissimo di quanto detto dalla collega di
Milano, in quanto la situazione di Firenze ha molti aspetti
                        Pag. 3465
simili a quella milanese, in pi accresciuti dalla difficolt
territoriale. Mi spiego subito. Essendo la provincia di
Firenze situata al centro dell'Italia, il fenomeno
dell'immigrazione  di seconda, di terza battuta, per cui il
rapporto, il canale di collegamento con l'esterno del
territorio nazionale viene mano mano a diradarsi. Credo che i
problemi siano di livello legislativo, per cui un po' tutti
scontiamo la difficolt di inquadrare immediatamente il
fenomeno dell'immigrazione, soprattutto dei cittadini
extracomunitari, in quanto totalmente diversi sono i fenomeni
legati ad altre forme di immigrazione. Comunque, per quanto
riguarda l'immigrazione degli extracomunitari, credo che il
grosso quadro di raccordo vada sostanzialmente fondato su due
disposizioni legislative: l'articolo 12 della legge n. 943 del
1986 (che per prima ha posto l'accento sullo sfruttamento, in
funzione lavorativa, dei cittadini extracomunitari) e la
cosiddetta legge Martelli, ossia il decreto-legge del 1989,
che ha una forma onnicomprensiva diversa, diversificata
rispetto allo stretto sfruttamento a fini sostanzialmente
lavorativi.
   L'ultimo punto che vorrei toccare  quello relativo al
recentissimo provvedimento assunto quest'estate
sull'espulsione e sui problemi legati all'ambiente
penitenziario ed ai procedimenti in corso riguardanti
cittadini extracomunitari, perch anche quella  una
disciplina che ha provocato momenti di sbandamento in un
sistema che, come abbiamo visto,  caratterizzato da problemi
di interpretazione della legge stessa e si colloca
temporalmente dopo l'entrata in vigore del nuovo codice di
procedura penale; quindi i problemi sono connessi alla
diversificazione della detenzione con le ulteriori nuove
introduzioni legislative sulla libert personale dei soggetti
interessati, e come indagati e come imputati.
   Credo che il problema di Firenze sia un po' come quello di
Milano, e mi riallaccio immediatamente a quanto detto dalla
collega all'inizio di quest'incontro. I cittadini
extracomunitari provenienti dal Nord Africa hanno il controllo
quasi totale del mercato dello spaccio al dettaglio della
droga. Chiunque svolga un turno di urgenza, di reperibilit ha
come dato costante la presenza del microspaccio effettuato da
extracomunitari nord africani; se si approfondisce un momento
il problema relativo alla loro identificazione, non c' dubbio
che l'area di provenienza sia quella che passa, spesso, per il
tramite della Sicilia o della Calabria, che sono appunto le
regioni in cui pi facilmente si pu raggiungere l'Italia.
   I problemi sono complessi all'interno del sistema degli
extracomunitari nord africani perch, anche in questo caso, 
verissimo e costante che vi  un sistema interno che ha
connotati di omert e di assoggettamento che, se non 
possibile definire a livello di associazioni per delinquere di
stampo mafioso, a queste per spesso, anche per assonanza, si
rifanno.
   Un grosso problema  legato all'identificazione, e per
quanto riguarda ci mi rifaccio totalmente a quanto detto
dalla collega di Milano. Si tratta di un problema peculiare...
  PRESIDENTE. Non so se si tratti di una concezione
eccessivamente poliziesca, ma domando se non si sia mai
pensato alla possibilit di fare ricorso alle impronte
digitali.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. Sarebbe
sicuramente un sistema da porre in funzione...
  PAOLO GIOVAGNOLI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Bologna. C' il problema
del confronto. A quelli che prendiamo rileviamo le impronte
digitali, ma con cosa le confrontiamo?
  PRESIDENTE. No, al momento dell'ingresso.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale
                        Pag. 3466
di Firenze. Non c' dubbio. Infatti mi rifacevo anche per
questo alle osservazioni della collega Scagliarini, che
indicava come punto nodale e passaggio essenziale per la
corretta tenuta del sistema quello di controllare l'identit
della persona. Ad esempio, l'attuale sistema, con la mancanza
di una identificazione certa, per la gran parte rende
sostanzialmente impraticabile la normativa introdotta dalla
legge Martelli relativa al respingimento alla frontiera per
quanto riguarda i reati relativi alle norme sugli
stupefacenti. La difficolt  ancora maggiore per
l'applicazione della normativa varata a luglio del 1993 perch
in questo caso, al di l del dato normativo legato
all'articolo 275, terzo comma, o al problema dell'imputato con
pena inferiore a tre anni, vi  il problema amplissimo
dell'articolo 73 del testo unico sugli stupefacenti, che rende
difficilissima la sua applicazione. Infatti, noi abbiamo
problemi di microspaccio, sostanzialmente al dettaglio dove si
sa che, in concreto, la pena non superer mai un termine ampio
come quello dei tre anni, perch sar applicabile il quinto
comma, mentre abbiamo una disciplina che vede fissato il
minimo edittale con una pena di otto anni e dunque si
presentano sempre problemi di interpretazione nel momento
conclusivo in cui va a definirsi il procedimento.
   Come dicevo, il problema che abbiamo potuto riscontrare
presso la procura di Firenze  effettivamente quello
dell'insediamento dei cinopopolari.
  SANTI RAPISARDA. San Donnino!
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. San Donnino,
indubbiamente. Perch? Perch, forse, vocazionalmente Firenze
 un territorio di imprese artigianali...
  PRESIDENTE. Soprattutto pelletterie.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. Pelletterie.
...dove l'insediamento delle comunit cinesi  pi penetrante
da un verso, pi facilmente utilizzabile dall'altro.
   Devo dare conto in questa sede anche della prima
osservazione che  stata fatta dalla collega di Milano, cio
di come, in realt, il problema delle comunit cinesi sia
legato sostanzialmente anche a grossi momenti di perdita di
efficienza, per non dire di sostanziale illegalit, di chi
gestisce gli uffici di polizia. Io sono assegnatario di un
procedimento penale, che  attualmente alla prima proroga dei
termini di indagine e quindi si sta sviluppando da circa sei
mesi, dove tutto  partito da uno strano problema connesso a
variazioni di soggiorno, a problemi di ingresso e di permessi
di cittadini cinopopolari, che vedevano palesemente
l'interessamento, al limite della legalit, di chi gestiva
l'ufficio stranieri di Firenze, quindi a livello anche elevato
delle forze di polizia. E' allo studio - faccio qui ammenda di
quanto gi detto in precedenza, cio che non seguir un ordine
logicissimo concreto perch non ho avuto tempo di svilupparlo
- l'ipotesi, visto lo sviluppo del fenomeno della comunit
cinese in Firenze...
  PRESIDENTE. Quanti sono i cinopopolari presenti a
Firenze?
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. Sono moltissimi,
decine di migliaia. Si  assistito anche a grossi mutamenti
sul territorio tra la provincia di Firenze e la neonata
provincia di Prato, quindi ci sono problemi perch Campi
Bisenzio, che  appunto il luogo ove normalmente si producono
artigianalmente i prodotti in cuoio,  al confine tra Firenze
e Prato.
   I problemi si accrescono perch proprio dalle disfunzioni
dei vari centri di polizia, tra questura e commissariati, 
stato aperto il varco, ad esempio, a trasmigrazioni dovute ad
un sistema di illegalit che era stato posto in essere o,
comunque, ad un sistema di mancato rispetto della legalit e
delle circolari ministeriali riguardanti l'immigrazione ed
                        Pag. 3467
il controllo e le variazioni di residenza delle comunit
cinopopolari.
   Come dicevo, a Firenze  in atto uno studio per valutare
quali siano le strutture interne delle comunit cinesi.
Proprio ultimamente da un esame delle prime informazione
rimesse al nostro ufficio e dall'ufficio stranieri della
questura di Firenze e dall'Arma dei carabinieri - che abbiamo
"costretto" a cooperare ed a coordinarsi tra loro - si 
potuto notare come vi siano elementi, forse, per prefigurare
un articolo 416-bis del codice penale. In realt,
all'interno della cos vasta comunit cinese ci sono delle
famiglie egemoni, le quali mantengono il loro potere di fatto
con sistemi di coercizione e di assoggettamento omertoso molto
simili a quelli che si determinano in altre forme di
criminalit organizzata. E' di pochissimi giorni l'iscrizione
di un procedimento che vede indagati oltre venti individui di
nazionalit cinese, insieme con gli italiani che fanno da
canale a questa immigrazione clandestina che poi fa capo al
territorio di Firenze, e credo che a breve ci saranno sviluppi
investigativi abbastanza penetranti.
   Vi  ovviamente difficolt nei mezzi di investigazione
perch, ad esempio, quelli che sono i mezzi classici di
investigazione per attivit di associazione per delinquere
risultano poco penetrabili in una realt in cui, ad esempio,
l'intercettazione telefonica  pressoch impossibile, come
anche quella ambientale, per problemi di lingua. Per quanto
riguarda la possibilit di ricorrere a forme ordinarie - mi
riferisco ad attivit di sequestro, di perquisizione anche in
forma diffusa -, in un contesto legato da un vincolo interno
molto forte, questo tende a far richiudere i possibili canali
di sviluppo investigativo dalla comunit all'esterno, alle
forze di polizia giudiziaria.
   Detto questo, devo ancora far presente, riguardo a questo
procedimento che vede coinvolto anche un livello elevato
all'interno delle forze di polizia, che oltre ad un
coordinamento interno dell'ufficio - perch spesso noi abbiamo
moltissimi procedimenti che riguardano l'articolo 12 della
legge n. 943 del 1986 - spesso abbiamo problemi di
collegamento con uffici giudiziari anche distanti. Il primo
problema che mi sono trovato a dover affrontare  stato quello
di collegarmi con i colleghi di Torino, poich da questo
procedimento emergeva uno strettissimo collegamento tra la
comunit cinese di Firenze e quella di Torino, e dai canali di
Torino, attraverso la Francia, fino all'ingresso in territorio
italiano.
   Devo ancora riportarmi a quanto diceva la collega per
tutti i problemi connessi alla sanatoria ed a quant'altro
legato allo status...
  GIOVANNI FERRARA SALUTE. Vorrei domandare se vi siano
problemi di immigrazione a Firenze dallo Sri Lanka.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. C' un problema
di immigrazione da Ceylon ma  molto limitato. Come  molto
limitato quello riguardante la comunit sikh, di cui ho
sentito parlare poco fa dai colleghi. Ci sono, invece, anche a
Firenze problemi per quanto riguarda l'immigrazione
sudamericana e quella dal centro Africa, legata, in effetti,
pi alla prostituzione ed allo sfruttamento delle donne...
  PRESIDENTE. C' anche nella comunit cinese sfruttamento
della prostituzione? Mi pare di no.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. Per ora non
abbiamo raccolto indicazioni in questo senso. Mentre sono
molto evidenti problemi di estorsione interna...
  PRESIDENTE. Mi pare che a Roma abbia cominciato a
trattarsi anche di estorsione all'esterno, cio di cinesi nei
confronti di non cinesi.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze.... di giochi
d'azzardo, di
                        Pag. 3468
bische clandestine, di armi. Molto limitatamente il problema
della droga.
  PRESIDENTE. Limitatamente.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. S, nella
comunit cinese il problema della droga  limitato. Altro
problema, che invece crea allarme sociale,  quello relativo
alle condizioni di lavoro, ma  un problema interno. Molto
diverso da quello che suscita allarme sociale esterno alla
comunit  il problema dell'assoggettamento a condizioni di
lavoro ai limiti del disumano; questo proprio perch il canale
di ingresso - e qui mi rifaccio totalmente a quanto diceva la
collega di Milano - si apre per mezzo di pagamenti e di
prestiti che poi vengono elevati in misura usuraria, con
quanto ne consegue per la parte di prestazione sostanzialmente
in natura, cio con la manodopera, che deve dare il cinese. Vi
 all'interno della comunit uno scaglionamento per gradi, nel
senso che chi  nella condizione pi miserabile quasi mai,
sostanzialmente mai, raggiunger la possibilit di inserirsi
nel territorio italiano svolgendo un'attivit tipo quella
della ristorazione, che pure  un grande sistema di impianto
delle radici nel territorio.
   Un problema ulteriore  quello di vedere se all'interno
della comunit vi siano elementi per far luogo alla
configurabilit di un'associazione di tipo mafioso. Il
procedimento  sostanzialmente ancora allo studio - l'impianto
di questo fascicolo  iniziato appena pochi giorni fa - ma per
il numero degli indagati, per la distribuzione che le forze di
polizia sono riuscite a fare all'interno, stilando gi una
sorta di organigramma delle famiglie interessate,  possibile
notare che vi sono molte caratteristiche, all'interno della
criminalit ordinaria della comunit cinopopolare, che fanno
pensare alla possibilit di ricongiungimento ad unit per
gruppi di famiglie e di soggetti esponenziali tale da far
ritenere che possano esserci sintonie con quella che 
l'associazione di stampo mafioso. Questo proprio per il
sistema, per lo sviluppo di microstrutture che al loro interno
sono vincolate da forti legami di omert, di copertura, e di
intimidazione intrinseci.
   Ulteriori problemi, cui mi rifaccio come ha fatto prima di
me la collega di Milano, sono relativi ad un traffico
concernente il rilascio di permessi di soggiorno e le
variazioni di residenza degli extracomunitari in riferimento
al traffico minorile ed al ricongiungimento con i minori.
Anche in questo caso vi  stata, ed  sostanzialmente
accertata, la complicit degli uffici di polizia
nell'interpretazione in un modo o nell'altro delle
disposizioni nate dall'entrata in vigore della legge Martelli
sulla possibilit di un ricongiungimento, in realt illegale,
di minori, con il pagamento di personaggi vicini, di cerniera,
tra la comunit cino-popolare e i funzionari di polizia.
   Si tratta di un fenomeno stranissimo, perch il
procedimento di cui parlavo prima, che  gi in uno stato
avanzato di indagini preliminari, ha registrato, per una nota
informativa dell'ufficio stranieri della questura di Firenze,
una trasmigrazione massiccia da Firenze a Prato proprio ai
fini di ottenere, ovviamente in maniera abusiva, illegale e
illecita, il riconoscimento del permesso di soggiorno rispetto
ad un traffico di minori cinopopolari. Il fenomeno  stato
evidentissimo, perch da Campi Bisenzio...
  PRESIDENTE. A quale scopo?
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. Per i minori lo
scopo  sempre quello, la possibilit...
  PRESIDENTE. Anche lavorativo?
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. Ovviamente, lo
scopo  sempre quello lavorativo, per quello che ne sappiamo.
   Ho detto prima dello scotto che tutti paghiamo della
sottovalutazione del fenomeno.
                        Pag. 3469
 Parliamo di sfruttamento lavorativo perch la nostra
legislazione risponde ad una visione ed  sostanzialmente
nata, considerando il fatto illecito ai sensi della
disposizione della legge n. 943 del 1986, cio mirata al
problema dello sfruttamento del lavoro ed ai problemi connessi
all'immigrazione ed allo sfruttamento del lavoro ad essa
conseguente. Gli strumenti operativi, anche quelli a livello
pi alto, quelli di raccordo ordinamentale, si rifanno a
questa prospettiva.
   Credo di poter considerare conclusa la mia esposizione,
riservandomi di fornire ulteriori indicazioni in base a
sollecitazioni provenienti da altri colleghi. Voglio comunque
indicare il grande problema del maggior controllo, non dal
punto di vista della riforma giuridico-ordinamentale, ma da
quello dei controlli alle frontiere e di polizia sociale e
amministrativa in genere. Mi riferisco in particolare al
controllo identificativo dei soggetti, fondamentale se si vuol
conservare un senso ed una portata alla legislazione
riguardante le disposizioni della legge Martelli
sull'immigrazione e le successive norme sui problemi di un
extracomunitario che incappi nella giustizia italiana.
L'operativit e l'incisivit di molte di queste disposizioni
sono strettamente collegate alla conoscenza effettiva e
concreta del soggetto che si ha di fronte. Senza una
possibilit di controllo effettivo diventa difficile, se non
impossibile, applicarle.
   Ad esempio, il problema dell'espulsione prevista dal
decreto-legge di quest'estate consiste nel fatto che la misura
 sostanzialmente impraticabile perch spesso i soggetti sono
sedicenti, sono privi di fissa dimora, non hanno neppure il
passaporto che  stato loro sottratto dalle organizzazioni
all'ingresso in Italia come strumento di pressione per farli
rimanere assoggettati a certi vincoli. In tale situazione o la
disposizione diventa in s impraticabile, non esistendo gli
strumenti operativi per applicarla, oppure non ne risulta
possibile l'attuazione pratica, una volta espulsa e richiamata
la persona ai fini del procedimento, non esistendo alcuna
certezza che essa sia la stessa persona fisica precedentemente
espulsa.
   Un ultimo problema riguarda la necessit di un
coordinamento con la polizia penitenziaria perch tale
coordinamento oggi avviene solo per vocazione personale. Molto
spesso riceviamo rapporti dalle case circondariali di Firenze,
di Prato o di Pistoia. Firenze  una provincia che ha vicino a
s molti centri importanti dotati di case circondariali nelle
quali l'ufficiale dell'ufficio matricola  in grado di
riconoscere il soggetto. Quando invece vengono declinate
generalit totalmente diverse  impossibile comprendere e
rapportare se questo...
  PRESIDENTE. Mi scusi se torno su una questione un po'
"sbirresca" (lo riconosco): le impronte digitali vengono prese
almeno ai detenuti, come vengono prese ai fermati nel corso di
operazioni di polizia; c' un archivio di queste impronte? Se
esiste, potrebbe essere utilizzato.
  VILFREDO MARZIANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Firenze. S, ma i tempi
sono molto lunghi. In caso di arresto in flagranza i tempi di
definizione del procedimento rendono assai difficile, per
problemi di convalida e delle successive misure nonch,
spesso, per la definizione istantanea del procedimento,
effettuare questi controlli. L'arresto in flagranza ha il
vantaggio di far apprezzare l'elemento probatorio
immediatamente e quindi vi pu essere, soprattutto quando la
pena  ridotta ai minimi, essendo applicabile il comma 5
dell'articolo 73 del testo unico delle leggi sugli
stupefacenti, l'impossibilit quasi materiale, storica, salva
la possibilit di una conoscenza dell'ufficiale di polizia
della matricola che riconosca il soggetto, di
un'identificazione dell'interessato.
  PAOLO GIOVAGNOLI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Bologna. Mi ricollego in
primo luogo alla questione dell'identificazione, che  uno dei
problemi generali, stando agli
                        Pag. 3470
interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Far
riferimento anche a quest'ultimo aspetto delle impronte
digitali.
   Per quello che so (noi orecchiamo, mentre gli esperti veri
sono gli appartenenti alla polizia, presso i quali si potrebbe
effettuare un controllo), le impronte digitali sono raccolte e
schedate dal carcere e dall'ufficio stranieri presso le
questure, ma di esse non vi  un archivio nazionale.
   L'ufficio stranieri di Bologna funziona abbastanza bene,
per quanto ci  dato di comprendere, nel riferirci delle
precedenti azioni compiute sotto nome diverso dallo stesso
soggetto in base al riconoscimento delle impronte; non vi 
per, a quanto ne so, la possibilit di un controllo su base
nazionale.
   Questo problema si pone anche pi ampiamente per quanto
riguarda gli stranieri, perch, da quanto ho compreso nel
corso di riunioni nazionali di magistrati, non c' neanche un
sistema di schedatura uniforme delle impronte digitali dei
pregiudicati italiani in generale. Non  quindi possibile un
controllo elettronico per sapere se vi sia corrispondenza
rispetto alle impronte gi prese: bisogna confrontare le
impronte un po' per volta fino a trovare quelle
corrispondenti.
   Il problema dell'identificazione  centrale ed il nostro
ufficio stranieri ci dice di essere in grado di fare qualcosa
solo se esiste il passaporto del soggetto individuato. Solo il
passaporto, infatti, consente di collaborare con le polizie
degli stati esteri d provenienza, che altrimenti non
riconoscono l'appartenenza al loro paese del soggetto, anche
se in possesso di documenti apparentemente ufficiali diversi
dal passaporto.
   La schedatura delle impronte digitali all'ingresso del
paese sarebbe una soluzione radicale molto efficace, ma
rispetto al nulla di adesso sarebbe anche molto importante ed
efficace la fotocopiatura mediante scanner elettronico
del passaporto, che non richiede tempo e che consente la
gestione elettronica dei dati.
   La nostra esperienza ci dice che molti di questi stranieri
entrano in Italia con passaporti regolari, ma poi li
nascondono. Non ci sono solo le organizzazioni criminali che
sottraggono i passaporti per esercitare un controllo
sull'immigrato, ma vi  anche l'interesse personale dello
straniero che voglia commettere dei reati o comunque sostare
in Italia senza permesso di soggiorno ad evitare il
ritrovamento del suo passaporto, che ne consente l'espulsione
e il reimpatrio nel paese d'origine. Senza passaporto il paese
di origine non accetta la persona.
   Detto questo in termini generali, per quanto riguarda le
esperienze del nostro ufficio, mi rifaccio ai discorsi svolti
dai colleghi che mi hanno preceduto.
   Nel nostro ufficio non c' una suddivisione per materia
con riguardo agli stranieri e quindi le informazioni che
abbiamo raccolto in questa occasione sono state messe insieme
artigianalmente, consultando i colleghi che a memoria ci si
ricordava essersi occupati di qualcosa di attinente. Se questa
iniziativa proseguisse, saremmo probabilmente in grado di far
riferimento ad un maggior numero di esperienze di quelle oggi
raccolte sommariamente e in fretta.
   Anche da noi vi  il problema della presenza dei cinesi,
caratterizzata come hanno detto i colleghi: scarsissima
attivit criminale esterna (a differenza di altri gruppi
etnici), ma un'attivit criminale legata all'arrivo illegale
degli stranieri ed allo sfruttamento della manodopera.
   Si sono manifestati i problemi cui il collega che mi ha
preceduto ha fatto cenno in sede di svolgimento delle
indagini, non solo perch la lingua  in generale complicata,
ma anche perch esiste una variet di dialetti e non viene mai
usata la lingua conosciuta dai pochi cinesi presenti
istituzionalmente nel nostro paese, quali quelli che lavorano
all'universit e che possono essere utilizzati come
traduttori. Gli altri, anche quelli ormai radicati nella
realt cittadina come i ristoratori, probabilmente vivono in
una situazione omertosa e
                        Pag. 3471
pertanto non si prestano a fungere da interpreti per le
operazioni di investigazione.
   I cinesi, oltre che nel campo della ristorazione, operano
anche da noi nel settore della pelletteria. Questo  tutto
quanto posso dire. Non abbiamo avuto esperienze rispetto a
questo campo specifico di corruzione negli apparati di
polizia. C' stato, a quanto mi ricordo, un processo di
corruzione concernente l'ufficio stranieri di Bologna ma
riguardante gli stranieri in generale, in particolare i
nordafricani: la vicenda era legata al periodo della sanatoria
e del riconoscimento della presenza da un certo tempo e
coinvolgeva un livello bassissimo degli addetti, cio lo
stesso agente che aveva il compito di fotocopiare i timbri e
che era in condizione di falsificare le fotocopie (fatto
questo molto semplice) e rilasciare i permessi di soggiorno.
Questa persona poteva mettere in grado l'interessato di
ottenere un permesso di soggiorno falso e quindi il processo
ha riguardato solo lui ed alcuni nordafricani che lo pagavano.
   Il resto della nostra esperienza, a Bologna, in materia di
criminalit legata agli stranieri e in particolare alla
introduzione clandestina e allo sfruttamento delle persone
introdotte clandestinamente nel nostro paese  relativo alla
prostituzione. Per quanto sappiamo, i filoni principali sono
essenzialmente due: uno  quello delle prostitute di origine
slava, l'altro quello delle nigeriane. In entrambi i casi,
stando all'esperienza acquisita nei processi, lo sfruttamento
 attuato da parte di soggetti della stessa nazionalit delle
persone sfruttate. Forse, i processi legati alla tratta di
prostitute slave sono stati i maggiori, e non mi riferisco
alle sole iugoslave, ma anche a quelle della Cecoslovacchia,
della Russia, eccetera, quindi a quelle di lingua slava.
Probabilmente, le prostitute iugoslave sono pi numerose per
due motivi: il primo  dovuto alla vicinanza della Iugoslavia
e alla situazione di guerra e di disordine di quel paese; il
secondo  riconducibile ad un fattore indiretto, nel senso che
molte prostitute provenienti da altri paesi slavi hanno
interesse ad apparire iugoslave perch, per motivi umanitari
legati alla situazione di guerra di questo paese, non vengono
rimpatriate. Quindi, l'esperienza ci ha dimostrato che persone
russe, ceche e boeme, venivano regolarmente in Italia con il
passaporto, il quale veniva poi ritirato da chi, dopo aver
reclutato queste persone nei paesi d'origine per portarle in
Italia, provvedeva poi a consegnare falsi documenti (non
passaporti) iugoslavi dopo che avevano raggiunto il nostro
paese.
   Lo sfruttamento della prostituzione viene attuato nel
senso pi brutale del termine, anche se spesso le prostitute
vengono reclutate con la promessa di un lavoro lecito o
comunque non legato alla prostituzione (ve ne sono alcune,
comunque, che asseriscono di essere venute in Italia proprio
per prostituirsi da subito).
   Una volta in Italia, le prostitute vengono cedute da un
gruppo all'altro, vendute dietro pagamento di danaro, spostate
da una piazza all'altra, dove, per migliorare il livello di
mercato, stazionano, mediamente, per non pi di quindici
giorni.
  PRESIDENTE. I gruppi di sfruttamento e di
intermediazione sono solo italiani?
  PAOLO GIOVAGNOLI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Bologna. No, dicevo che
sostanzialmente non sono italiani, perch sono pochi quelli
che riescono ad inserirsi in gruppi di gente che, come
importatori prima e come reclutatori poi, spesso sono del
paese di origine dei soggetti reclutati: vi sono molti
iugoslavi di varia origine e cecoslovacchi, mentre non vi sono
russi, per quanto mi risulta, nonostante siano invece presenti
donne russe. Quando giungono in Italia, queste donne vengono
quasi sempre cedute a persone di origine iugoslava, le quali
spesso sono nomadi, zingari che le tengono presso i loro
accampamenti. Non sempre  cos, ma comunque questo  uno dei
mercati principali. L'altro  invece quello di persone
                        Pag. 3472
di origine iugoslava che risiedono negli alberghi e che sono
in contatto - lo stesso che si ha con i venditori di droga,
per esempio - con gruppi presenti in altre citt proprio per
vendere queste ragazze. Casi simili ne abbiamo verificati
molti, assieme a fenomeni di criminalit indotta, come gli
omicidi per la compravendita o il controllo delle prostitute
(ve ne  stato uno quest'estate).
   L'altro settore della prostituzione, quello delle
nigeriane, di cui mi sto occupando personalmente, mi ha
consentito un'esperienza piuttosto interessante, perch alcune
hanno parlato di un reclutamento a livello internazionale, di
un'organizzazione che sostanzialmente esisterebbe in Nigeria;
alcune prostitute hanno fatto i nomi ed i soprannomi dei
reclutatori, i quali fungono anche da accompagnatori delle
ragazze dalla Nigeria in Italia, ma non sono in grado di
fornire la generalit esatta di questi soggetti. In genere, le
nigeriane sono ragazze reclutate quando hanno terminato le
scuole superiori, per cui si tratta di persone che spesso
hanno studiato e che il pi delle volte accettano di venire
nel nostro paese dietro la promessa di lavoro lecito; quando
acconsentono si chiede loro soltanto di fornire due
fotografie, dopo di che i reclutatori si occupano di procurare
i passaporti falsi. Da quanto ci hanno detto non appare del
tutto chiaro se vi sia una complicit anche da parte di
personale nigeriano che lavora presso l'ambasciata italiana -
c' stato un accenno in questo senso - o comunque di
funzionari amministrativi nigeriani. A queste ragazze viene
pagato il biglietto aereo; arrivano generalmente all'aeroporto
di Roma, da dove sono poi indirizzate in altre citt, come
Bologna, per esempio. In genere, gli accompagnatori consegnano
i passaporti di queste ragazze a persone che fungono da punto
di riferimento: nel caso di Bologna, si trattava di due donne
nigeriane, le quali si servivano anche di un italiano, ma
sembra che ci avvenisse solo per garantirsi con una figura
maschile, che per non era dominante, in quanto
l'organizzazione era nelle loro mani. Alle ragazze che vengono
avviate alla prostituzione generalmente viene detto che devono
pagare un debito di venti milioni - la somma corrispondente
alla spesa sostenuta per farle venire in Italia -, per cui
tutti i proventi del loro lavoro devono devolverli ai
reclutatori; soltanto quando avranno pagato i venti milioni
sar restituito loro il passaporto e potranno fare ci che
vorranno.
  PRESIDENTE. E questo...
  PAOLO GIOVAGNOLI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Bologna. Per quanto  a
mia conoscenza, non  mai accaduto. Per, svolgendo queste
indagini, mi risulta che alcune prostitute nigeriane pur
avendo il passaporto asserivano di essere rimaste in Italia
continuando a prostituirsi. In questo caso, erano entrate in
contatto con lo stesso gruppo che dietro pagamento di una
somma di tre milioni aveva assicurato loro il posto dove
potersi prostituire senza essere disturbate. Quindi, ad
eccezione di questa somma, non consegnavano i propri guadagni
a nessuno.
   Abbiamo cercato di coinvolgere l'Interpol per fare
chiarezza sul traffico delle prostitute nigeriane. Siccome ci
 stato detto da dove aveva origine tale traffico (da un un
albergo di Kano, una citt della Nigeria) e ci sono stati
fatti i soprannomi delle persone che lo hanno organizzato,
abbiamo chiesto all'Interpol se era in grado di fornirci
qualche notizia: finora non ne sono arrivate, e per esperienza
sono scettico che possano giungerne.
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. Non penso di
dover ripetere tutto quello che  stato detto dai colleghi.
Direi che oltre a Brescia posso rappresentare parte del
Veneto, visto che ieri sera mi sono sentito per telefono con
il collega Della Costa di Venezia, che non ha potuto
partecipare a questa audizione, e che trattiamo assieme un
certo procedimento relativo, ancora una volta, ahim, ai
cinesi.
                        Pag. 3473
   Per quanto riguarda il problema della prostituzione di
origine nigeriana, sudamericana - di cui ho sentito parlare
poco in questa riunione - e slava, mi rimetto completamente a
quanto gi detto. Non voglio ripetere i problemi tecnici ma
consentire a voi di affrontarli da tutta un'altra visuale,
cio della metodologia di indagine e dell'intervento di
carattere sociale ( presente il ministro per gli affari
sociali).
   Mi sono permesso di fotocopiare e di distribuire ai membri
della Commissione una nota della compagnia della Guardia di
finanza di Brescia, a proposito della quale chiedo scusa
dell'informalit...
  PRESIDENTE. No,  molto chiara.
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. Questa nota, che
 il risultato di un lavoro che abbiamo svolto con la Guardia
di finanza di Brescia, credo sia utile ai fini della
conoscenza della metodologia e degli aspetti economici e
fiscali. Parlo di aspetti fiscali perch ad essi voglio
improntare il mio intervento.
   Purtroppo, svolgo un'attivit che potrei definire
minimalistica: di fronte al ministro per gli affari sociali ed
al presidente della Commissione antimafia, quasi mi vergogno a
dire che sono arrivato alla Triade partendo dalla cosiddetta
legge sulle manette agli evasori fiscali (articolo 1, comma 6,
della legge n. 516 del 1982), cio alla mancata tenuta delle
scritture contabili. Questo  l'aspetto che voglio
sottolineare, questo  il taglio che, in un certo senso,
intendo dare al mio intervento.
   Provengo da una provincia piuttosto ricca, caratterizzata
da un tessuto economico anche un po' prepotente, se vogliamo,
dove gli interessi economici hanno un certo valore, dove certe
categorie economiche hanno un loro grossa forza, dove anche
noi dobbiamo comunque seguire determinati interessi. Intendo
dire che dove lavoro io c' gente alla quale non sta bene
comprare al supermercato una maglietta a ventimila lire, non
sta bene soprattutto ai venditori, considerato che i costi,
normalmente, sono di trenta, quaranta o cinquanta mila lire.
In altri termini, c' una situazione di fomentazione, anche
sociale, nei confronti di tutta questa attivit economica
illegale, che ci ha indotto a svolgere interventi in questo
campo.
   Nella procura di Brescia non vi  una diversificazione di
compiti, tant' che da anni io stesso mi occupo del settore
tributario, fiscale, societario, di quello dei reati di
bancarotta o dei reati "economici". Nello svolgimento della
mia attivit, mi  capitato di accedere in un laboratorio
semiclandestino e di trovarvi un gran numero di cinesi che
vivevano in una situazione incredibile, tanto che  dovuta
intervenire la USL e si sono dovute svolgere attivit di
supporto di vario genere (le quali non hanno interessato chi 
riuscito a fuggire attraverso i campi perch non lo abbiamo
pi trovato...).
   Durante lo svolgimento di questa verifica di carattere
fiscale abbiamo trovato un italiano che, per captatio
benevolentiae, ha cercato di far capire cosa accadeva a
proposito delle bolle di accompagnamento che erano nel
laboratorio e che erano intestate a personaggi cinesi dai nomi
assurdi. Con la Guardia di Finanza abbiamo ipotizzato un
intervento di cui poi vi spiegher il perch: abbiamo compiuto
un intervento coordinato in circa 23 laboratori clandestini,
proprio perch quel signore ci aveva detto - captatio
benevolentiae- dove aveva portato i macchinari, chi faceva
lavorare, eccetera; abbiamo pensato di portare avanti, in
contemporanea, un intervento anche di carattere dimostrativo,
esemplare nella citt. Credo che a proposito di tale
intervento siate gi a conoscenza, dopo aver sentito i miei
colleghi, delle ire del questore di Brescia nei miei confronti
quando nella stessa giornata in questura si  trovato di
fronte 80 cinesi dello Tse kiang: non sapeva pi che pesci
pigliare e ha chiesto addirittura se i soldi per l'aereo
glieli avrei dati io o il Ministero
                        Pag. 3474
di grazia e giustizia! Qual era la tesi della mia procura,
logicamente condivisa anche dal mio capo? Io non ho cercato la
mafia, anche se so che vi  un organizzazione clandestina, che
vi  la Triade. Al riguardo, ho portato con me l'originale di
un recentissimo fascicolo, dal quale risulta che per un
sequestro di persona della Triade a Rotterdam i soldi sono
stati chiesti in provincia di Mantova, per cui, essendo a
Brescia la sede distrettuale antimafia...
  PRESIDENTE. Il sequestrato dove si trovava?
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. A Rotterdam. E'
stato portato in Italia, prima a Roma (abbiamo le targhe delle
macchine, per cui sentir poi i colleghi di Roma)...
  PIETRO GIORDANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. Non lo abbiamo
trovato.
  PRESIDENTE. Quindi, la persona sequestrata...
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. E' stata
introdotta clandestinamente in Italia da questa
organizzazione,  passata per Roma e poi  stata portata nel
bresciano e nel mantovano, dove hanno sede i laboratori di cui
parlavo prima. Dopo di che  andata a Rotterdam e qui  stata
sequestrata dall'organizzazione, la quale per liberarla voleva
112 milioni di lire.
  PRESIDENTE. Li voleva in Cina?
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. No, li voleva
nel bresciano, ecco perch la competenza era di Brescia. E'
accaduto poi che la persona sequestrata, una ragazza, si sia
buttata dal terzo piano di una casa dopo essere riuscita a
liberarsi, per cui in questo momento si trova in ospedale a
Rotterdam.
   Ma torniamo alla filosofia dell'intervento, di cui dicevo
poc'anzi. La mafia si forma dove vi  un forte tessuto
omogeneo di persone della stessa provenienza, dove le
condizioni di dipendenza e di clandestinit, come nel caso dei
cinesi, danno luogo ad un'organizzazione molto chiusa.
   Se teniamo sotto controllo l'attivit economica
clandestina dei cinesi, con un controllo territoriale
sull'attivit economica concernente la trasformazione delle
pelli, come avviene a Bologna e a Firenze, oppure nel caso
bresciano - e grosso modo nella Lombardia - su chi
lavora e trasforma i vestiti per conto terzi, se creiamo
dicevo una pressione di carattere economico e sociale con
interventi delle unit sanitarie locali, disincentiviamo il
flusso migratorio anche perch diminuisce l'interesse.
   Quell'intervento ha fruttato un miliardo di lire di
recupero fiscale per omissione dei ricavi. Pu sembrare
minimale, ma queste persone subiranno determinate conseguenze,
nel senso che le ditte iscritte nei registri italiani vedranno
iscrivere un terzo nel ruolo dell'ufficio delle imposte.
Subiranno anche l'intervento delle unit sanitarie locali e
dell'ispettorato del lavoro per l'igiene e la prevenzione del
lavoro, cos come saranno oggetto dell'intervento dei colleghi
della procura presso la pretura per quanto riguarda la materia
infortunistica. Il nostro intervento rappresenta un tentativo
di controllo sul territorio di queste persone affinch quelle
in regole si integrino - perch  giusto che lo facciano - ma
alle condizioni e con le finalit dei lavoratori italiani.
Profondano pure la loro bravura nel lavoro - sono molto bravi
soprattutto nelle imitazioni delle "firme" - ma in un contesto
di legalit. Quindi, abbiamo colpito anche economicamente
queste persone. La metodologia seguita  diversa rispetto a
quanto hanno illustrato i colleghi: colpire la gente nella
tasca forse pu fungere da disincentivo.
                        Pag. 3475
   La metodologia posta in essere  descritta nella nota che
ho distribuito. Abbiamo svolto un lavoro del genere: sono
state censite le ditte cinesi iscritte alla camera di
commercio (capisco, comunque, che Brescia non  Roma, Milano o
Palermo, dunque fare questo nei centri pi grossi 
difficile)...
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Quante sono?
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. Sono meno di un
centinaio a fronte di un milione 40 mila abitanti della
provincia che corrisponde al territorio del circondario del
tribunale di Brescia.
   Dicevo, abbiamo effettuato il censimento delle ditte alla
camera di commercio, seguito da quello presso l'ENEL (per i
macchinari), l' INPS e l'ispettorato del lavoro. Poi abbiamo
censito le utenze telefoniche, scoprendo - eseguendo la
sovrapposizione - le ditte clandestine. Si  scoperto che
determinati soggetti avevano un'utenza telefonica intestata a
se stessi, mentre quella ENEL era intestata ad un'altra
persona che lavorava presso la stessa ditta ma ubicata in
un'altra traversa. Esiste, secondo me, un intreccio
classicamente cinese (Le scatole cinesi), senza servirsi delle
societ schermo come si usa in Italia per evadere il fisco,
bens delle persone. Tramite la sovrapposizione abbiamo
individuato i siti del lavoro clandestino: su questo abbiamo
eseguito l'intervento a seguito del quale sono state
controllate 80 persone, denunciate moltissime e 52 sono
risultati gli espulsi.
  PRESIDENTE. A quanto capisco ora sono tutti a Prato.
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. In conclusione,
desidero solo sottolineare la minimalit dell'intervento
bresciano: la Triade esiste, la mafia c' ma l'organizzazione
non  stata trovata. Per quanto riguarda l'organizzazione
rimando agli studi effettuati, ai quali ha partecipato anche
un ufficiale francese. Non so a quale consorella della Guardia
di finanza appartenga, ma si interessa ai flussi immigratori
di quel paese.
   Sappiamo che la Triade esiste e ne abbiamo avuto conferma
dall'introduzione clandestina di questi soggetti. I centri
possono essere Trieste, Milano, Firenze, Roma. Qualcuno d una
destinazione finale ai flussi. Questo  il lato di raccordo
con gli italiani: la nostra fonte "confidenziale"  un
italiano. Chi sfrutta le persone  italiano: non dimentichiamo
che tutti parlano, dimostrano intolleranza nei confronti di
queste persone, per c' chi fornisce macchinari in una sorta
di leasing "artigianale", chi ritira la merce, chi d la
merce da lavorare e immette sul mercato la camicia firmata al
prezzo di 20 mila lire. Ripeto, sono partito dalla camicia
firmata da 20 mila lire per arrivare alla Triade: la
metodologia utilizzata pu essere interessante come spunto,
senza grandi prospettive di sgominare L'anno del dragone
come ha fatto Mickey Rourke.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
L'importante  rendere il lavoro difficile e competitivo.
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. Certo, rendere
il lavoro difficile e competitivo e soprattutto consentire a
queste persone di adeguarsi alle nostre regole e di integrarsi
per avere i diritti che spettano anche ai cinesi.
  ANDREA BECONI, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Genova. Mi sono imbattuto in alcuni
procedimenti aventi ad oggetto flussi migratori indotti
provenienti soprattutto dai paesi dall'est e dalla Nigeria.
Non parlo in rappresentanza dell'ufficio in quanto si tratta
di procedimenti che ho seguito personalmente; per quelli
riguardanti la Nigeria il discorso sar diverso.
                        Pag. 3476
   In realt non abbiamo mai avuto l'opportunit di
concentrare tutti i procedimenti aventi ad oggetto stranieri e
organizzazioni comunque dedite al loro sfruttamento, in quanto
non si sono registrati procedimenti per reati ai sensi
dell'articolo 416. Quindi non si  mai avvertita l'esigenza di
concentrare in uno o due sostituti procuratori questo tipo di
lavoro. Si tratta sempre di procedimenti per reati commessi
all'interno o all'esterno del gruppo etnico e trattati per
singoli fatti. Tuttavia, in alcuni procedimenti si intravede
quanto pu esservi dietro anche se dal punto di vista
processuale i risultati sono scarsi: di questo cercher di
spiegare le ragioni.
   Un primo flusso migratorio ha riguardato donne provenienti
dai paesi dell'est, ossia Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria.
In questo caso si trattava probabilmente di un'organizzazione
italiana ed i personaggi emersi a Genova sono due. Costoro
avevano formato un'associazione culturale, che si poneva
essenzialmente ed ufficialmente come scopo lo scambio
reciproco di soggetti interessati a visitare rispettivamente i
paesi esteri e l'Italia.
  ELIO COSTA, Procuratore della Repubblica presso il
tribunale di Crotone. Vorrei conoscere i nomi.
  ANDREA BECONI, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Genova. S, posso citarli in quanto
 stata emessa richiesta di rinvio a giudizio: sono un certo
Bufanio e una certa Rossi.
   In sostanza, ai carabinieri di Genova si  presentata una
ragazza la quale ha raccontato di aver fatto parte di un
gruppo di 40 polacche entrate regolarmente in Italia a bordo
di un pullman. Dico regolarmente perch non risultano percorsi
clandestini, anche se la ragazza non  stata molto lucida nel
descrivere le strade seguite. Genova rappresentava soltanto
una tappa, in quanto nella citt il pullman si  fermato per
scaricare due o tre persone: il resto era destinato a Cir
Marina dove esisteva un'altra societ, con lo stesso oggetto,
che a sua volta si  rivelata collegata con un'altra societ
intestata ad un soggetto straniero, mi sembra un certo
Christopher Fuller, con sede a Roma. Dalla dinamica della
importazione delle ragazze polacche si intravedeva
un'organizzazione estesa su tutto il territorio nazionale, con
centro in Calabria e con collegamento a Roma. Personalmente ho
trattato soltanto lo spezzone genovese, quindi ho trasmesso
parte degli atti ai colleghi di Crotone e di Roma per quanto
di loro competenza. A Genova, al di l delle due persone che
avevano costituito la societ, non si  andati oltre.
   Le donne introdotte sul territorio italiano non risulta
fossero destinate alla prostituzione, a differenza di quanto
emerso circa le nigeriane, bens a svolgere un'attivit
lavorativa, sia pur clandestina, presso esercizi pubblici,
famiglie private e cos via. Questo  successo anche per le
ragazze sbarcate a Genova, che sono state rinvenute a lavorare
presso ristoranti o abitazioni private. Lo stesso mi risulta
sia avvenuto a Crotone, in Calabria.
   In un altro procedimento, avente sempre ad oggetto ragazze
provenienti dall'est, le donne erano destinate alla
prostituzione. A differenza di quanto dir per le nigeriane,
in questo caso si  trattato di ragazze contattate all'estero
per esercitare la prostituzione, che venivano in Italia con
questo scopo. L'attivit era gestita da una connazionale
cecoslovacca, la quale si avvaleva per l'introduzione in
Italia di collegamenti cecoslovacchi o comunque stranieri.
   La caratteristica dell'attivit consisteva nel fatto che
queste ragazze, venute in Italia consapevoli di esercitare la
prostituzione, si trattenevano per il periodo del permesso
turistico, viaggiando tra diverse case di prostituzione
disseminate sul territorio italiano. Anche in questo caso non
abbiamo riscontrato elementi per ritenere l'esistenza di una
vera e propria organizzazione tra i gestori delle case di
prostituzione, tuttavia vi era un interscambio per cui in ogni
luogo le ragazze non si fermavano pi di quindici
                        Pag. 3477
giorni, con soddisfazione della clientela delle case di
prostituzione locali. Anche in questo caso ho provveduto ad
eseguire diversi stralci per mettere al corrente le varie
procure interessate delle case di prostituzione, emerse
nell'ambito delle indagini, esistenti sul territorio di loro
competenza.
   Quanto al procedimento sulle nigeriane, che sto trattando
attualmente (tema che sapevo essere trattato dalle procure di
Brescia e di Bergamo, non anche da quella di Bologna) la
dinamica dell'introduzione  stata descritta, perci ve la
risparmio. Da noi  emerso qualche altro elemento ricattatorio
in pi rispetto alla trattenuta del passaporto. In sostanza,
al fine della restituzione dei 20 o 30, ora pare siano
diventati 50, milioni necessari per l'introduzione nel
territorio italiano - che non avviene sempre e direttamente
dalla Nigeria, ma pu verificarsi anche attraverso altri paesi
europei quali l'Olanda e l'Inghilterra, dove in prima battuta
vengono trasferite queste persone - un altro strumento
ricattatorio  per esempio un elemento "magico". Le nigeriane
sembrano pi atterrite dai riti voodoo celebrati nei
loro confronti piuttosto che dal ritiro del passaporto o dalla
mancanza del permesso di soggiorno. Dei riti voodoo  stata
trovata traccia durante le perquisizioni e sono stati
sequestrati feticci, lucchetti con chiave e fotografia annessa
e altro. Per noi questi oggetti hanno un significato culturale
difficile da apprezzare e capire mentre queste persone ne sono
terrorizzate.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Mi pare sia stato aggredito un poliziotto perch volevano
strappargli il cuore.
  PRESIDENTE. Mi scusi, ma questi riti voodoo sarebbero
fatti dagli sfruttatori nei confronti delle ragazze che
volessero sottrarsi...
  ANDREA BECONI, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Genova. Alcune hanno raccontato che
vengono fatti, in prima battuta, gi in Nigeria, ossia nel
luogo di partenza...
  PRESIDENTE. A quale scopo?
  ANDREA BECONI, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Genova. Allo scopo di garantire la
restituzione dei soldi che vengono anticipati per il viaggio.
Non sempre viene loro detto che in Italia eserciterebbero la
prostituzione; anzi, normalmente le ragazze vengono attratte
con la promessa, il miraggio di un lavoro pi o meno legale.
   In Italia, questi riti vengono ripetuti dalle singole
sfruttatrici; credo che ci sia legato a delle figure che
hanno questa capacit di gestire tali riti.
   L'altro elemento ricattatorio che  emerso, ovviamente non
generalizzato per la sua intrinseca natura, ha riguardato il
caso di un bimbo appena nato, trattenuto dalla sfruttatrice
come pegno, come strumento di ricatto. E' poi intervenuto il
tribunale dei minorenni.
   Questa  la punta dell'iceberg. Recentemente vi 
stata anche una denuncia da parte della divisione di
ginecologia dell'ospedale di Sampierdarena: si  notato negli
ultimi tempi un aumento clamoroso degli interventi di
interruzione volontaria di gravidanza, soprattutto da parte di
extracomunitari, e in particolare di nigeriane. Evidentemente,
l'esercizio della prostituzione da parte di queste persone,
che diventano sempre pi numerose, e che evidentemente non
fanno ricorso nemmeno agli strumenti normali di protezione,
provoca questo tipo di conseguenze. Se sul piano legale c' un
aumento delle interruzioni volontarie di gravidanza, non oso
pensare a cosa possa accadere sul piano non legale.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
So perfettamente che gli ospedali, che hanno l'obbligo di
ricevere tutte le persone che hanno diritto alle cure (per
quest'anno  stata anche rinnovata una convenzione con il
ministro della sanit), stanno compiendo un altro gesto, ossia
quello di segnalarle alle
                        Pag. 3478
questure, per cui queste che hanno paura di essere espulse e
rimpatriate si rivolgeranno alle mammane e non pi agli
ospedali.
  ANDREA BECONI, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Genova. D'altra parte noi ci siamo
trovati dinanzi ad alcuni casi in cui la persona che si
presenta per sottoporsi all'interruzione volontaria di
gravidanza presenta, normalmente, un passaporto non proprio ma
di altra persona. Evidentemente i controlli effettuati dalla
struttura amministrativa ospedaliera sono molto blandi.
   Questi episodi di sfruttamento si sono, specialmente negli
ultimi due anni, moltiplicati e credo che all'interno del
nostro ufficio almeno cinque o sei sostituti si siano occupati
di denunce a piede libero o in stato di fermo nei confronti di
donne nigeriane per sfruttamento della prostituzione.
   Ci siamo posti il problema di vedere se alla base dei vari
casi di sfruttamento non vi fosse un minimo comune
denominatore. All'interno di un mio fascicolo (credo che
riguardi uno degli ultimi casi accaduti) si  dato inizio ad
un discorso pi approfondito per cercare di andare al di l
del singolo caso di sfruttamento della prostituzione. E' qui
che sono cominciate le difficolt, che volevo in qualche modo
illustrare. Si tratta anzitutto di difficolt di ordine
operativo. Questo tipo di indagini viene di solito effettuato
dagli uffici stranieri delle questure; normalmente viene
delegato. Magari in prima battuta sono le volanti che
procedono, lungo le strade, a fermi o arresti a seguito di
resistenze, lesioni e altri reati riguardanti nigeriane;
successivamente, per, le indagine vengono delegate agli
uffici stranieri delle questure. A Genova - ma ritengo che la
situazione sia generale - tali strutture, dal punto di vista
della polizia giudiziaria, sono certamente carenti, non hanno
servizi e soprattutto non hanno personale. Per fare
un'indagine di questo tipo il dirigente dell'ufficio stranieri
della questura di Genova ha dovuto richiedere personale da
altre sezioni, provocando le ire dei rispettivi dirigenti.
Tale personale viene impiegato da due o tre mesi, per cui
ormai bisogna cercare di chiudere le indagini perch non c'
pi la possibilit di trattenere oltre tale personale.
   Cosa  emerso da questa indagine? La conferma, in qualche
modo, dei sospetti che dietro ci dovesse essere qualcosa di
pi; ma si tratta pur sempre di sospetti o di indizi molto
blandi. Con l'arresto di alcune di queste sfruttatrici,
diverse nigeriane hanno cominciato un po' a rompere il muro di
omert che normalmente vige al loro interno. Hanno cos
cominciato a fare i nomi delle persone che le hanno aiutate ad
entrare in Italia e che le hanno aiutate ad inserirsi nel giro
della prostituzione, accompagnandole sul posto, poi
sfruttandone i relativi proventi e spesso ledendone
l'integrit fisica, tutte le volte che per un qualche motivo -
anche solo per malattia - qualcuna di loro non si fosse recata
sul luogo del lavoro.
   Questo tipo di indagini ha portato ad individuare, come
conoscenza comune di numerose donne nigeriane che hanno
parlato e come conoscenza comune di alcune delle donne
indicate come sfruttatrici di queste nigeriane, delle persone
che sono legittimamente presenti sul territorio italiano,
spesso integrate anche in attivit economiche, in quanto
componenti di societ, non saprei dire se operanti
concretamente, ma regolarmente denunciate presso la camera di
commercio, persone il cui ruolo appare esclusivamente quello
di costituire un punto di riferimento dell'intera comunit. In
altre parole, difficilmente emerge che queste persone ricevano
i soldi delle prostitute o delle sfruttatrici delle
prostitute; non c' un coinvolgimento diretto nell'attivit
delinquenziale e nel reato commesso dalle sfruttatrici;
costituiscono un punto di riferimento sociale, direi. Se c'
una difficolt nel trovare casa, ci si rivolge a Tizio; se c'
una difficolt a trovare lavoro, ci si rivolge ad una certa
signora. Queste persone hanno un certo carisma (vengono
chiamate "pap" e "mamma"). Lei  una ex prostituta che non
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esercita pi; lui  un personaggio che ha determinate
caratteristiche di prestigio (non ne faccio i nomi perch
siamo ancora in sede di indagini preliminari, peraltro non 
ancora aperto un modello 21, questo per dirvi quanto siano
scarsi gli elementi a carico di tali persone). Probabilmente
tali persone costituiscono l'elemento di collegamento; vedremo
a cosa porteranno le indagini, ma certamente c' un qualcosa
che unisce tutti i singoli casi di sfruttamento. Non  un caso
che nelle varie citt, come abbiamo sentito oggi, la
metodologia di ingresso e di sfruttamento sia sempre la
stessa. Si parla sempre dei 20 o 25 milioni, del trattenimento
del passaporto, dei voli diretti alla Nigeria, del cambio
delle fotografie sui passaporti. Non pu dunque trattarsi di
un singolo soggetto. Forse i singoli soggetti operano
localmente; il problema  quello di identificare un tipo di
attivit associativa, ma non so se riusciremo a farlo proprio
per le difficolt di carattere investigativo cui facevo
riferimento. Difficolt che non sono soltanto di struttura
operativa e di personale, ma riguardano anche il ricorso a
certi strumenti.
   In primo luogo mi riferisco alla difficolt dell'uso dei
normali strumenti investigativi, come ha detto poc'anzi un
altro collega. Quello delle intercettazioni, per esempio,
potrebbe rilevarsi assai utile, ma in questo caso non viene
nemmeno preso in considerazione. C' poi una difficolt di
identificazione, su cui non mi soffermo. C' altres una
difficolt nel rintracciare le persone, soprattutto quelle
lese. Infatti, non appena viene fuori un episodio del genere,
le parti lese vengono immediatamente fatte sparire. Uno degli
interventi solitamente posti in essere dall'organizzazione 
quello di cercare di convincere, con le buone o con le
cattive, le persone ad andare via tutte le volte che queste
risultano essere coinvolte in un procedimento o in
un'inchiesta condotta dalla polizia. Quando si sa che una
persona ha sporto denuncia, ha parlato, si cerca di
convincerla ad espatriare immediatamente. La conseguenza 
quella di rendere ancora pi difficile, qualora vi fosse la
necessit di avere dei chiarimenti, di allargare le indagini e
di sapere qualche altra notizia, il reperimento di quella
persona. Tutto ci senza poi contare le difficolt di
carattere processuale e dibattimentale.
   Altra difficolt  quella di carattere culturale. Da parte
degli investigatori a volte non si riesce a cogliere ci che
pu costringere una persona ad una completa soggezione. Sono
emersi, infatti, anche episodi di compravendita tra persone di
diverse citt. Per esempio, c' stato uno scambio tra
sfruttatrici di Torino e Genova; una persona che  stata
venduta ad un certo prezzo ed  stata poi nuovamente ceduta
all'originaria sfruttatrice. Sotto il profilo della
qualificazione giuridica si tratta anche di vedere se non vi
sia qualcosa di pi del reato di sfruttamento; se cio non si
possa addirittura parlare del reato di riduzione in schiavit.
Per la difficolt  proprio di carattere culturale nel
cercare di comprendere il significato degli strumenti usati
per la costrizione, la vita, la mentalit completamente
diversa. E' difficile riuscire a scavare, anche a causa del
normale silenzio opposto quasi sempre dalle persone che sono
oggetto di indagine o che dovrebbero collaborare alle stesse.
  PIETRO GIORDANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. Premetto che
l'organizzazione della nostra procura, pur essendo formata per
gruppi, per pool, non prevede uno specifico gruppo per
questa materia. E' tuttavia stato creato un apposito gruppo,
variamente denominato ma incentrato sui reati che hanno per
oggetto la violenza sui minori, sulle donne e in generale sui
soggetti deboli. A tale gruppo appartengono due colleghi che
mi hanno quest'oggi accompagnato. Questi si soffermeranno
sull'attivit di tale gruppo. Roma, oltre alla caratteristica,
che ben comprendete, della dimensione della citt capitale e
dell'essere ovviamente il centro di tutti i poteri statali, ,
dal punto di vista che
                        Pag. 3480
ora ci interessa, contemporaneamente transito, meta finale e
frontiera (almeno frontiera aerea). Non va sottovalutato il
fatto che Roma sia sede di transito, quanto meno per
l'entroterra. I circondari di Velletri e di Latina registrano
molti fenomeni criminali, pi o meno marcati, ma certamente
anche marginali. E' certamente meta finale per gli ingressi di
tutti i lidi italiani ed  certamente frontiera aeroportuale
internazionale specialmente per l'introduzione della droga.
   A Roma, l'attenzione da parte della procura nei confronti
di casi di violazione della cosiddetta legge Martelli  stata
piuttosto sollecita ma ha dato scarsi risultati. Gli inizi
sono stati addirittura classici. Il primo processo, in cui ho
svolto il ruolo dell'accusa, ha riguardato un gruppo di
marocchini, accompagnato da un algerino che li presentava come
turisti; questi si spacciava come operatore turistico. Ma era
sufficiente vedere in fotografia i marocchini vestiti da
turisti per capire che si trattava sostanzialmente di
braccianti agricoli. Vi furono anche problemi procedurali,
perch fu uno dei primi casi in cui le sommarie informazioni
assunte sul predellino dell'aereo valsero in dibattimento, in
quanto i marocchini furono immediatamente rimpatriati.
   Roma sconta anche difficolt interpretative - si tratta di
un giudizio personale - da parte del tribunale che, nelle
poche volte in cui si  trovato a trattare violazioni alla
legge Martelli, ha stentato a recepire quello strumento
farraginoso - scusate, ma io tale lo giudico - che  il comma
8 dell'articolo 3, nel quale sostanzialmente si delinea un
reato di favoreggiamento che, per la solita difficolt
interpretativa e per quella dell'accusa di dimostrare,
favorisce la commissione di qualcosa che reato non .
   A Roma vi sono poi fenomeni, alcuni conclusi, altri in via
di sviluppo, certamente gravidi di interesse. Ricorderete
tutti la Pantanella, uno dei rari casi di insediamento sul
territorio nel pieno del tessuto urbano di una grande
metropoli, una sorta di situazione controllata e tollerata
dalle forze di polizia in cui la criminalit si atteneva a
livelli veramente minimi (quasi da fantascienza) di
sopravvivenza, perch l'omicida era sempre a un passo dalla
rissa. Comunque, tutta questa vicenda  culminata nello
sgombero della Pantanella, che avvenne in modo del tutto
incruento; vi furono circa 200 o 300 ricorsi contro quelle
espulsioni, ma nessun fatto di sangue e solo 3, 4 o 5 denunce
contro poliziotti per maltrattamenti, riguardanti soprattutto
la fase in cui le persone ospiti della Pantanella furono
portate a Castro Pretorio per l'identificazione.
   Altro fenomeno tutto in fieri al quale accenno
soltanto  quello del completamento della costruzione della
moschea. Non sembri peregrino, ma  noto che in grandi citt
come Parigi e Londra l'esistenza da tempo di un centro
culturale funge da placebo sociale per la gran parte di quei
flussi migratori che si riconoscono nella religione islamica e
che usano quel centro come punto d'aggregazione ma anche come
soluzione ordinata, ordinaria e lecita di numerosi problemi
che spesso non vengono risolti, donde il ricorso anche a
strutture illegali pur di risolverli.
   A Roma, ovviamente, vi sono tutti i flussi migratori, da
quello nordafricano a quello dall'est (diversificato tra
quello dal vicino est e quello dall'estremo oriente) a quello
dei cinesi e dei sudamericani. In proposito,  difficile
classificare e quantificare, anche perch non disponiamo di
una mappa completa. L'ufficio stranieri  stato trasformato
nella divisione stranieri per la pletoricit dei compiti e la
quantit di lavoro ad esso assegnato; il dirigente  sempre lo
stesso e credo che altrettanto valga anche per il personale
che vi presta servizio.
   Per trattare alcuni di questi argomenti solo a volo
d'uccello, desidero far presente che l'immigrazione cinese a
Roma ha avuto varie scansioni temporali, nel senso che si 
cominciato dall'aspetto softcore della presenza
criminosa dei cinesi, cio dalla violazione della legge
Martelli attraverso falsi nei passaporti, nel flusso di
passaporti in uscita per via
                        Pag. 3481
postale ed in rientro con una nuova fotografia attaccata. Che
vi fosse un legame tra quello che ho definito un livello
morbido e la realt ufficiale, ordinaria della presenza cinese
in Italia  dimostrato dal fatto che all'epoca, pur dopo molte
sofferte riflessioni, fu disposta la perquisizione di alcuni
locali di Italia-Cina, che  uno degli organi ufficiali
dell'amicizia italiana-cinopopolare in Italia. Per continuare
la metafora, il livello hardcore del fenomeno  stato
trattato dalla stampa che ha parlato di mafia cinese a Roma e
la vicenda  stata seguita da un collega che oggi non 
presente. Il forte legame con la realt ordinaria e lecita dei
cinopopolari  dimostrato dal fatto che  stato arrestato -
non so attualmente in quale condizione si trovi - Zui Ping,
che  il capo riconosciuto della comunit cinopopolare in
Roma, per espressa dichiarazione, non come risultato di
indagini, perch quest'ultimo si  sostanziato in una misura
cautelare. Vi , infine, un terzo modo di presentarsi del
fenomeno piuttosto isolato (di certo a me ne risulta uno
pervenuto al dibattimento): quello della corruttela della
questura. Fu un processo che fece un certo scalpore, ma il
fatto singolare era che in quel caso l'"intraneo"
all'amministrazione era ignoto, quindi i cinesi rispondevano
di corruzione in concorso con ignoto intraneo
all'amministrazione. In sostanza, la parte pi succulenta era
sfuggita alle indagini.
   Molti, anche in questura, sono convinti che vi siano -
cerco di sintetizzare in mancanza di dati dettagliati - due
fasce fondamentali di ingressi clandestini: una diretta
comunque all'occupazione lecita, intendendo con tale
espressione il lavoro, che  comunque lecito al di l del modo
di ingresso; l'altra diretta ad occupazione del tutto
illecita. La prima  decisamente fuori del controllo della
polizia, che la tollera totalmente, pu avere su di essa
qualche dato quantitativo e che  diretta - non
sottovalutatelo - anche all'entroterra laziale, come ho gi
detto il velletrano, tutta la provincia di Latina o anche solo
l'entroterra romano, dove questa massa di clandestini viene
adibita all'agricoltura. Vi  poi una grandissima occupazione
illecita nei vasti campi della droga e della prostituzione. Vi
 inoltre una fascia intermedia tra questi due grandi filoni,
quella che crea problemi di ordine pubblico: le comunit anche
piccole (penso a quelle, pur operose, dello Sri Lanka e della
Polonia) creano per problemi di ordine pubblico che poi
sfociano nelle nostre aule come reati di rissa o di
ubriachezza o come episodi di intolleranza razziale ma
extraitaliana, ad esempio pakistani con egiziani, e via
dicendo.
   Per fare un passo indietro e tornare alla mafia cinese, il
dato per il momento (rispondo all'onorevole Violante che a
questo aveva prima accennato), stando a quanto mi  stato
riferito poich, ripeto, non abbiamo un pool adibito
esclusivamente all'immigrazione clandestina,  che il fenomeno
sia cinese su cinese, nel senso che, come rilevavo in
precedenza, tale fenomeno di alta criminalit sia comunque non
disgiunto da quello della bassa criminalit. Normalmente
l'iter  quello di essere arruolati dalla cosiddetta mafia
cinese e quindi svolgere attivit nel campo delle estorsioni o
del racketing; poi, via via, in seguito ad una sorta di
promozione, si pu aprire il ristorante o l'esercizio
commerciale, ma si  sempre controllati sia economicamente sia
socialmente dalla parte pi criminale dell'organizzazione.
   Quanto al problema dei controlli, sollevato da alcuni
colleghi, vorrei rilevare che forse a Roma il fenomeno  meno
marcato rispetto ad altre citt, ma tutti abbiamo la certezza
che la gran parte degli ingressi avvenga o su strada (per cui
il controllo  quasi impossibile), ad esempio dai varchi di
Trieste; perfino la nostra prima indagine sui cinesi inizi da
un arresto a Trieste. Tali ingressi su strada avvengono in
roulottes o camper; i colleghi vi diranno di casi
di prostitute fatte entrare clandestinamente e materialmente
coperte alla vista di un eventuale controllore. Vi sono poi
gli ingressi per mare: il flusso dai paesi arabi passa molto
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spesso dalle coste del sud ed anche in questo caso il
controllo  quasi impossibile. Sicuramente - vi ho gi
accennato prima - vi  poi il fenomeno del riutilizzo dello
stesso documento cartaceo che esce dall'Italia per posta e
rientra con un'altra persona e con una fotografia pi o meno
probabile. Vi sono dei controlli, alcuni vengono fermati alla
frontiera, ma i dati quantitativi che ci vengono forniti dalla
polizia di frontiera possono essere considerati alla stregua
della punta di un iceberg.
   In secondo luogo, mi  sembrato molto interessante - e ne
faremo certamente tesoro - ci che ha detto il collega di
Brescia. La realt romana non ha applicato assolutamente
questo criterio alquanto sconfortante, ed in proposito porto
un esempio: la famosa signora Maria, che era l'apparente
titolare di circa 200 esercizi come "La casa del dragone" ed
altri e di lavanderie a Roma, finalmente portata in giudizio e
condannata in primo grado ad una pena tutto sommato mite, non
ha avuto alcun trattamento particolare in sede tributaria.
Abbiamo inviato alla Guardia di finanza l'elenco dei 200
esercizi a suo nome, essendo evidente il sospetto che qualcosa
bisognasse fare, ma vi  stata grande freddezza da parte della
Guardia di finanza; forse in questo caso abbiamo scontato
anche il nostro non essere organizzati nei confronti del
fenomeno nel suo insieme. Questi in linea di massima i dati
che non siamo in condizioni di quantificare particolarmente.
   Quanto al lavoro del pool relativamente ai reati di
violenza, ne parleranno i colleghi qui presenti.
  DIANA DE MARTINO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. Come ha gi
accennato il collega, a Roma  stato recentemente costituito
un gruppo di lavoro che si occupa, tra le altre cose, anche
del traffico della prostituzione. In questa sede  gi stato
detto moltissimo in proposito e quindi non ripeter ci che 
gi stato sottolineato. Direi che la nostra esperienza 
sostanzialmente sovrapponibile a quella che ha ben illustrato
il collega di Bologna, nel senso che anche a Roma vi sono aree
di competenza: le nigeriane battono nella zona di Magliana, i
transessuali brasiliani a Roma nord, mentre nella zona
dell'Eur vi sono soprattutto polacche e comunque donne
provenienti dai paesi dell'est.
   Anche per la nostra esperienza lo sfruttamento  omogeneo,
nel senso che l'introduzione in Italia ed il vero e proprio
sfruttamento vengono compiuti da connazionali, ad eccezione
forse delle donne provenienti dai paesi dell'est che vengono
introdotte da connazionali ma poi, come qualcuno ha ricordato,
vengono cedute ad organizzazioni di nomadi di origine slava.
   A mio avviso, questo  il fenomeno pi grave e
preoccupante, almeno stando alla nostra esperienza, perch,
mentre in Nigeria o in Brasile la prostituzione  estremamente
diffusa e vi  quindi una sorta di accettazione da parte delle
donne o dei transessuali che arrivano in Italia nei confronti
di questo tipo di lavoro, l'esperienza ci dice cose molto
diverse per le donne dei paesi dell'est, che di solito vengono
introdotte con la prospettiva di lavorare nei night come
ballerine o cameriere, nei bar o nei locali pubblici e poi
immediatamente, appena arrivano, vengono violentate da tutti i
componenti della banda di slavi, in modo da togliere loro ogni
remora d'ordine morale, e poi buttate per strada. Le modalit
sono violentissime, perch le donne durante il giorno vengono
segregate in carrozzoni, in una sorta di camper situati
nei campi nomadi e poi portate a battere. Viene imposto loro
un tetto di clienti che debbono assolutamente avere (qualcuna
parla di 50-60 rapporti sessuali a sera, per di pi per
retribuzioni bassissime) e poi ritirate la sera. Ripeto che
questo  senz'altro l'aspetto pi grave ed inquietante del
fenomeno.
   Come si pu affrontare? Com' stato gi ricordato, le
indagini sono difficilissime ed  quanto mai esigua la
modalit operativa, posto che le intercettazioni telefoniche
non esistono, le infiltrazioni
                        Pag. 3483
sono impossibili da attuare e gli appostamenti quanto mai
difficoltosi perch le donne sono tenute nel campo nomadi.
Addirittura, in un processo di cui mi sono occupata  emerso
che esse erano sorvegliate da cani e che venivano alimentate
passando loro il cibo attraverso la porta del camper per
evitare che chiunque le vedesse. Quindi, l'unica modalit
operativa investigativa  quella delle dichiarazioni della
parte lesa. Gli agenti delle volanti, come intervento di
routine, intervengono nel momento dello sfruttamento
della prostituzione, quando la donna consegna i soldi allo
sfruttatore che, durante la serata, passa ciclicamente, oppure
nel momento in cui si vede che la donna  sorvegliata ed
operano l'arresto della persona, anche se naturalmente questi
non  il capo dell'organizzazione, ma solo uno degli emissari.
Una volta operato l'arresto, si porta in caserma la ragazza,
la quale in qualche circostanza non  terrorizzata al punto da
non voler rendere le dichiarazioni da cui abbiamo tratto
queste convinzioni.
   La difficolt fondamentale  poi quella di dove collocare
le donne che hanno reso queste dichiarazioni. A Roma non vi
sono molte strutture disposte ad accoglierle e questo  un
problema centrale perch, non avendo la possibilit di
toglierle dal circuito della prostituzione, le ragazze
rimangono in qualche modo nel raggio d'azione
dell'organizzazione e quindi, se il loro sfruttatore 
detenuto, prima o poi arriva una lettera in carcere, di solito
una lettera d'amore di questa ragazza, in cui esplicitamente
si fa capire che il rapporto sentimentale presunto  ancora in
piedi, cosa che serve a vanificare le dichiarazioni rese. E'
vero che si pu applicare l'articolo 512-bis e che
quindi si possono utilizzare le dichiarazioni prodotte, ma
regolarmente la ragazza non si trova pi e questo produce
effetti devastanti dal punto di vista processuale unitamente a
questa sorta di ritrattazione epistolare. Quindi, un problema
fondamentale che desidero segnalare  quello di individuare la
possibilit di canali privilegiati per collocare le donne che
decidono di fare questa scelta.
   Ancora pi difficile si presenta ovviamente la situazione
quando le donne, in qualche caso eccezionale, approfittando di
un momento di allentata sorveglianza, riescono a liberarsi e
quindi vengono a presentare la denuncia. La situazione -
dicevo -  ancora pi difficile perch nella maggior parte dei
casi le donne non conoscono i nominativi dei loro seviziatori
(parlano di Tarzan, di Hrustic, di Alukic e cos via); diventa
quindi difficilissimo emettere una misura cautelare ed  quasi
ridicolo pensare ad un incidente probatorio con notifica al
campo nomadi nei confronti di Tarzan.
   Per quanto riguarda il fotosegnalamento, desidero
innanzitutto rilevare che non vi  alcun collegamento con gli
istituti di pena, visto che le impronte prese da questi ultimi
non vengono mai trasmesse alla divisione centrale di polizia
scientifica. Ricordo che l'arrestato viene prima fotosegnalato
presso la locale questura. La questione avrebbe pertanto
un'importanza relativa, se non che a Roma, e credo anche in
qualsiasi altra citt, vi  un archivio che ha una dimensione
regionale (quello che comprende Roma mi pare copra anche
l'Umbria) e le risposte provenienti da questo archivio
richiedono un tempo di attesa di due-cinque giorni. Ma quello
che  fondamentale  che l'archivio centrale, che si trova
presso la divisione centrale di polizia scientifica e
raccoglie i cartellini segnaletici di tutta l'Italia, ha
invece tempi di risposta molto pi lunghi; inoltre - fatto
forse ancora pi preoccupante -  che anche i tempi di
inserimento sono lunghi: la trasmissione dalle questure locali
all'archivio centrale  molto lenta. Tra l'altro, se i tempi
di risposta sono lunghi per la procura di Roma, posso
immaginare quali saranno per le procure decentrate.
   Infine, per quanto riguarda il segnalamento alla frontiera
attraverso la rilevazione dattiloscopica, si tratta certamente
di un fatto utile, per innanzitutto
                        Pag. 3484
si perde ovviamente tutta la grandissima tranche di
clandestini, che nessuno mai segnaler. Inoltre, quando viene
arrestato il solito Amilovich,  certamente utile sapere
quando sia entrato in Italia e se abbia dato un altro nome,
perch questa  gi un'indicazione, ma quello che per noi 
fondamentale  vedere se quella persona sia gi stata
denunciata, se abbia gi commesso reati sotto altri nomi.
Pertanto, quello che a mio avviso  fondamentale 
incrementare e velocizzare l'archivio della divisione
centrale.
  NICOLA MAJORANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. Mi resta, per la
verit, poco da aggiungere rispetto a quanto gi detto dalla
collega.
   Traggo comunque un elemento di conforto dal confronto di
questa mattina, perch constato che tra la realt di Roma e
quelle di Bologna e di Genova, soprattutto stando a quanto
hanno affermato i colleghi, vi sono molti tratti comuni.
   Per quanto riguarda quello che era il mio sconforto
iniziale, basato sul fatto che la nostra attivit si fermava
sempre all'episodio singolo, vedo che anche altrove si
verifica la stessa cosa. L'elemento di conforto consiste
invece nel fatto che la tendenza, da parte di tutti,  quella
di cercare di capire quali siano i tratti comuni, i flussi ed
anche le persone che probabilmente capeggiano queste
organizzazioni. Infatti, pi o meno tutti sospettiamo che il
fenomeno possa essere ricondotto, non dico alle stesse
persone, ma ad organizzazioni criminali.
   Debbo dire che a Roma, per quanto riguarda un'ipotesi
investigativa, non abbiamo trovato una risposta molto
confortante da parte delle forze dell'ordine: i nostri
contatti con la questura (abbiamo cominciato con loro)
tendevano proprio a sensibilizzare questa forza di polizia ad
intervenire sul territorio in maniera non cos frazionata.
Dopo che la nostra procura si era dotata di uno strumento
agile (di un pool composto da tre persone), volevamo
avere nella questura un referente altrettanto agile, che
potesse darci questo tipo di risposta: innanzitutto,
predisporre una mappa della prostituzione a Roma. Ci siamo
accorti che i singoli commissariati si sono dotati di una loro
mappa, perch a Roma vi  una suddivisione del territorio
molto "fiscale".
  PRESIDENTE. E' quella cui accennava la dottoressa De
Martino?
  DIANA DE MARTINO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. S, esattamente.
  NICOLA MAJORANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. Sappiamo che gli
albanesi, che si distinguono nell'attivit di sfruttamento
violento della prostituzione, hanno a Roma due strade
consolari di loro esclusiva pertinenza.
   Sappiamo inoltre che gli iugoslavi, o ex iugoslavi, si
muovono tra la via del Mare e la via Appia.
   Tutta questa serie di ripartizioni sul territorio sfugge
per ad un quadro complessivo e noi purtroppo non abbiamo
ricevuto una risposta neppure in termini concreti, di
strumenti, da parte delle forze di polizia, nonostante il
nostro input investigativo sia pi volte arrivato. Ci
troviamo quindi di fronte al singolo processo, con le tre o
quattro ragazze la cui provenienza  sempre la stessa (le
ragazze sfruttate sono ex iugoslave, polacche, ungheresi,
cecoslovacche e, in misura minore, romene) che arrivano, come
si  detto, attraverso i varchi nord orientali (Austria, ex
Iugoslavia e Trieste, attraverso il confine con la Slovenia).
   I centri di smistamento sono sempre gli stessi (Milano e
Bologna), dove queste persone pervengono e da dove sono poi
cedute o inviate al grande mercato di Roma, in cui agiscono
determinati soggetti, in particolare gli albanesi, che
sembrano - come dicevo prima - i pi efferati in questa
attivit, che spesso determina la consumazione e la
contestazione di reati come quelli - lo rilevava gi la
collega - di violenza carnale, sequestro di persona,
estorsione; in un
                        Pag. 3485
caso  stata contestata addirittura la riduzione in
schiavit, proprio perch la limitazione delle libert di
queste ragazze era tale da indurre la terza collega che fa
parte del pool, che oggi non  presente, a contestare
quel capo di imputazione. Il processo non si  ancora svolto e
vedremo in seguito quale sar il vaglio processuale.
   La prostituzione porta quindi alla consumazione di molti
altri gravissimi reati; tra l'altro, notiamo che attualmente a
Roma anche gli zingari hanno cominciato a praticare questa
attivit di sfruttamento e favoreggiamento della
prostituzione, che  abbastanza fuori dalla loro mentalit. A
me infatti  capitato il caso di un campo nomadi in cui
venivano tenute, con le modalit gi descritte (quindi molto
restrittive e selvagge) sette o otto ragazze ex iugoslave, non
zingare.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
E' da qui che si  introdotta l'anomalia, perch sono partiti
da non zingare.
  NICOLA MAJORANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. S, sfruttando non
zingare.
   Gli zingari praticavano altri tipi di attivit, lecite o
criminose: a Roma li conosciamo come calderai e giostrai,
mentre ora si stanno inserendo anche loro su questo mercato,
perch esso  sicuramente fiorente. Tra l'altro, come rilevava
la collega, le prestazioni sessuali da parte di queste ragazze
sono pagate con somme modiche (quindi, esse hanno un mercato
anche in quanto la loro pretesa  molto bassa); per, vista
l'attivit frenetica che esse svolgono, perch costrette,
attraverso doppi turni (dalle 14 alle 20 e dalle 22 alle 2 di
notte - questo non  un caso isolato perch cerco sempre di
individuare le linee generali -), alla fine della giornata
portano a casa tra le 500 e le 800 mila lire, che vengono
immediatamente versate nelle tasche del o degli sfruttatori, i
quali provvedono al loro mantenimento, il che significa dare
loro da mangiare e da vestire, anche con abbigliamento
ricercato, in virt del tipo di lavoro che svolgono.
   Si tratta di ragazze molto giovani e quindi, anche in
considerazione di questo, oltre che per la controprestazione
che richiedono, hanno una clientela vasta; abbiamo tra l'altro
la buona abitudine di sentire queste ragazze nell'immediatezza
dei fatti, anche perch - come ha rilevato la collega - le
ritrattazioni sono molto frequenti. Per quello che pu valere
sul piano processuale, le sentiamo immediatamente e
constatiamo che si tratta di ragazze completamente
disorientate, buttate per strada con una violenza ed una
crudelt uniche.
   Non intendo drammatizzare il problema ma voglio soltanto
drammatizzare il fatto che vi  probabilmente una
sottovalutazione del fenomeno, perch la prostituzione fa un
po' ridere. Spesso la collega De Martino ed io abbiamo avuto
modo di dolerci con il procuratore perch i colleghi ci
chiamano "violentatori" e cos via, forse perch verso questo
tipo di reati non vi  un'adeguata sensibilit. Naturalmente,
non rivendico all'attivit che svolgo una particolare nobilt,
ma voglio soltanto sottolineare l'atteggiamento delle forze di
polizia; in particolare, il nostro primo contatto  stato con
la settima sezione della squadra mobile, che ha una struttura
organizzata, trattandosi della vecchia buoncostume che adesso
si  riciclata e si occupa di gioco d'azzardo e di
prostituzione. Per la risposta del questore in prima persona
non  stata probabilmente cos attenta a questo tipo di
fenomeno, che forse viene sottovalutato.
   Cosa c' dietro la prostituzione? Consideriamo, per
esempio, i brasiliani, il fenomeno dei viados, dei
travestiti, dei transessuali, che penso abbia a Firenze una
grande rilevanza, cos come la ha anche a Roma. Questi
soggetti portano gravissimi problemi di droga perch sono
persone che ne fanno uso e al loro interno ne spacciano.
   Rispondendo ad una domanda del presidente, devo rilevare
che in questo settore non vi  invece spazio per i cinesi,
                        Pag. 3486
o almeno non ne ho mai sentito parlare, sulla piazza di Roma,
per quanto riguarda in particolare lo sfruttamento.
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. Non hanno tempo.
  NICOLA MAJORANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. A sentire il
collega di Brescia, i cinesi hanno attivit pi lucrose a cui
dedicarsi, ma penso che sia anche difficile inserirsi nel
mercato della prostituzione di strada a Roma.
   Un'altra caratteristica consiste nel fatto che ormai a
Roma la prostituzione di strada viene effettuata da straniere,
mentre le italiane non sono pi sulla strada ma operano in
strutture pi coperte, che  quasi pi difficile individuare:
i centri estetici, per esempio. Questi sono l'ultima novit
per quanto riguarda lo sfruttamento della prostituzione
italiana, che non si  ridotta ma si  soltanto "ricoverata",
 salita di livello e viene esercitata pi o meno in case
chiuse, la cui forma pi recente  - appunto - quella dei
centri estetici.
   Per quanto riguarda l'attivit di polizia giudiziaria,
purtroppo il rapporto con le forze di polizia a Roma 
difficile, perch non abbiamo la possibilit di conoscere
tutti i singoli operatori, dal maresciallo della piccola
stazione al commissario. La nostra raccomandazione  quella di
non arrivare subito al risultato di servizio (questo confligge
con il loro interesse) ma di svolgere un'attivit pi vasta,
che porti a conseguire risultati maggiori proprio per
collegare quelli che sono sicuramente i fili di un'unica
matassa.
  PRESIDENTE. Vi sono casi di perquisizioni a sorpresa in
campi nomadi?
  NICOLA MAJORANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. Purtroppo
l'attivit della polizia giudiziaria  sempre un po' legata al
fatto singolo. La polizia non va molto volentieri nei campi
nomadi; io, infatti, ho apprezzato un commissariato che a Roma
ha cominciato a schedare (anche se il termine pu essere
brutto), a individuare le varie persone che si muovono
all'interno di un campo nomadi, perch effettivamente
l'attivit di contrasto non  cos efficace.
   Per quanto riguarda un'ultima considerazione, devo
rilevare che i processi sono anche dedicati (la nostra
attivit non  solo investigativa ma ha anche una proiezione
successiva), dal momento che, come rilevava la collega, le
ritrattazioni sono all'ordine del giorno, anche perch,
qualora lo sfruttatore venga poi beneficiato in qualche modo e
torni in libert, dispone di sistemi molto persuasivi per far
cambiare idea a chi inizialmente l'ha denunciato.
   Da un lato, quindi, avvertiamo la necessit di
approfondire tali processi e, dall'altro, di affrontarli nel
pi breve tempo possibile. Lo strumento del giudizio immediato
riesce a volte a conciliare le due esigenze (se avessimo la
risposta pi pronta sarebbe meglio), proprio perch il
trascorrere del tempo e soprattutto il ritorno in libert, che
prima o poi avviene, di questi efferati sfruttatori nuoce al
giudizio stesso.
   Anche le prostitute, quindi anche le persone offese dal
reato, fanno spesso perdere le loro tracce, quindi non  solo
difficile inseguire...
  PRESIDENTE. Mi scusi, dottor Majorano, dopo
l'interrogatorio la persona offesa se ne torna al campo
nomadi?
  NICOLA MAJORANO, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Roma. Come diceva la
collega, vi  una difficolt nel trovare collocazioni diverse.
Questo  un grosso problema perch, anche se in quel momento
l'imputato  in galera, ci sono tutti i parenti che
intervengono sulla sventurata per farle cambiare idea. Nel
momento in cui l'imputato torna in libert  difficilissimo
infliggergli una sanzione e fargliela espiare,
                        Pag. 3487
come del resto  difficile ottenere la presenza costante e
sicura delle persone offese.
  ELIO COSTA, Procuratore della Repubblica presso il
tribunale di Crotone. Crotone  una piccola citt e quindi
le dimensioni del fenomeno non sono cos vaste come a Roma o a
Genova. La nostra esperienza riguarda soltanto due diverse
organizzazioni. La prima  un'organizzazione serba che, pi o
meno con le modalit descritte dal collega che mi ha
preceduto, ha condotto alcune donne bulgare in Italia,
avviandole alla prostituzione a Crotone. La caratteristica di
questa organizzazione  l'uso costante della violenza; siamo
stati addirittura tentati di applicare la famosa norma sulla
riduzione in schiavit e solo per timore che in tribunale
questa impostazione non potesse reggere, non l'abbiamo
applicata; ci siamo quindi limitati semplicemente a colpire,
ricorrendo all'articolo 416 del codice penale ed alle norme
concernenti lo sfruttamento della prostituzione, l'intera
organizzazione. Gli imputati sono ancora detenuti,  stato gi
fissato il procedimento che quanto prima dovr essere
celebrato. Anche per noi vi sono state difficolt per
assicurare la presenza delle donne, parti offese, al
dibattimento siamo arrivati alla conclusione che forse, tutto
sommato, il ricorso all'incidente probatorio  l'unico
strumento per risolvere diversi problemi.
  PRESIDENTE. C' stato il dibattimento?
  ELIO COSTA, Procuratore della Repubblica presso il
tribunale di Crotone. No, ancora non c' stato. La
stranezza di questa organizzazione  che di essa facevano
parte anche due donne, che insieme ai loro uomini reclutavano
con violenza ragazze bulgare che non erano nomadi, le
introducevano in Italia attraverso la frontiera di Farnetti
oppure attraverso il Tarvisio e le facevano arrivare a
Crotone. L'epicentro dell'organizzazione era in un campo
nomadi, da dove, nel tardo pomeriggio le ragazze venivano
dislocate in paesi diversi, precisamente a Catanzaro Lido, a
Catanzaro e a Copanello. La sera qualcuno provvedeva a
riprendere le donne ed a riportarle a Crotone, dove veniva
proseguita la gestione violenta, con l'uso di mezzi di
coercizione. Ho portato le copie delle misure cautelari e
dell'informativa, nell'ipotesi che potessero interessare i
nomi.
   L'altra organizzazione  completamente diversa: 
un'organizzazione internazionale con agenzie che fanno capo ad
italiani, inglesi e polacchi, che si  occupata e continua in
parte ad occuparsi in violazione della legge del 1986 ma anche
della legge Martelli, dell'avviamento al lavoro mediante la
preventiva stipula di due contratti di adesione. Il primo,
sottoscritto all'estero,  un modulo di adesione per lavoro
culturale e consiste in una serie di quiz, che vengono
proposti alla ragazza, formulati in modo convincente in
inglese ed in polacco: "Vorresti lavorare?", "Lasci la
campagna o la citt?", "Quando vuoi iniziare?", "Per quanto
tempo?", "Mi puoi dare il nome, il cognome e l'indirizzo dei
tuoi genitori?", "Hai avuto malattie?", "Mi dai la data di
nascita?".
  PRESIDENTE. Sembra una cosa seria!
  ELIO COSTA, Procuratore della Repubblica presso il
tribunale di Crotone. S,  abbastanza serio come
impostazione.
   L'altro  un vero e proprio contratto di adesione,
attraverso il quale il titolare di un bar, di un villaggio
turistico, di un negozio, di una discoteca, in cerca di
manodopera sottopagata, si obbliga a corrispondere all'agenzia
una certa somma, non appena il personale richiesto sar
arrivato sul posto di lavoro. Pi o meno suona come segue:
"Firmando questo contratto confermo che tratter tutto il
personale fornitomi dall'agenzia Union Center con il rispetto
dovuto e che adir ai termini di lavoro mostratimi. Confermo
di pagare la quota di registrazione iniziale in lire 50 mila
pi IVA, valida per l'anno 1991, 1992, 1993 e cos via". La
                        Pag. 3488
quota di agenzia per ogni persona era di lire 350 mila.
L'agenzia Union Center,  risultata collegata al Christopher
Fuller, del quale ha parlato il collega, e che  il titolare
del Centro culturale universale - questa  la denominazione -
che si  occupato dell'immigrazione, non solo di cittadine
extracomunitarie non di colore, ma a volte anche di cittadine
provenienti da paesi facenti parte della Comunit. L'ingresso
avviene mediante l'esibizione del passaporto turistico; dopo
di che, poich sono gi stati stipulati i contratti di
adesione, esse vengono portate con pullman da turismo in Cir
Marina e di qui dislocate in Calabria ed in Sicilia. Questa
organizzazione  stata in grado di smistare almeno 1000
ragazze, quasi tutte studentesse, in Calabria ed in Sicilia;
quando siamo intervenuti c'erano in Cir 200 ragazze, alle
quali venivano tenuti corsi di lingua inglese da parte di una
signora polacca inviata dal Centro culturale universale.
Ciascuna ragazza corrispondeva per entrare in Italia una somma
che oscillava dai 100 ai 200 dollari; il datore di lavoro, la
somma di lire 350 mila; l'orario lavorativo oscillava dalle
otto alle dieci ore giornaliere per una retribuzione di circa
100 mila lire alla settimana. Era quindi un discorso
abbastanza conveniente per il datore di lavoro, il quale aveva
la possibilit, con una somma minima, di avere una dipendente
per sette giorni, laddove invece il compenso ordinario sarebbe
stato di 100 mila lire per un solo giorno. Anche contro questa
organizzazione sono state emesse misure cautelari, ed il
processo...
  PRESIDENTE. Con quale imputazione?
  ELIO COSTA, Procuratore della Repubblica presso il
tribunale di Crotone. Associazione a delinquere, violazione
della legge del 1986 e della legge Martelli, e pi
specificamente dell'articolo 3 di tale legge che, con tutte le
difficolt interpretative, ci  sembrato l'unico strumento per
colpire situazioni simili, anche se forse non era questa
l'idea del ministro Martelli nel momento in cui ha voluto a
tutti i costi quella determinata norma. Proprio ieri,
discutendo con i sostituti del mio ufficio, siamo arrivati a
conclusioni piuttosto pessimistiche: ci  parso di cogliere
una certa demagogia nel modo con cui finora  stato affrontato
il problema degli immigrati in Italia. Perlomeno a Crotone
abbiamo vissuto il rapporto con gli immigrati in modo non
esaltante: una parte era sfruttata da un'organizzazione
straniera, l'altra  stata invece sfruttata costantemente da
organizzazioni italiane. Probabilmente bisogna rivedere la
posizione italiana in relazione all'intero problema.
  PRESIDENTE. Qualcuno vuole aggiungere qualche
osservazione?
  ANTONIO ANGELO CHIAPPANI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Brescia. Visto che ci
troviamo in sede di Commissione antimafia vorrei sapere se
qualcuno  in grado di specificare i rapporti - se vi sono -
anche di conflitto con le organizzazioni tradizionali
italiane.
  PRESIDENTE. Ci sono indici di conflitto o di
cooperazione? Credo che l'indice dovrebbe in realt venire
dalla Campania, dove c' un raccordo tra camorra...
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Mi stupisce molto che non siano presenti magistrati della
Sicilia, della Campania e della Calabria, perch credo che
anche in quelle zone si siano verificati quei fatti. In
particolare in Campania ci sono Villa Literno, Caserta...
   Per quanto riguarda Milano, vorrei sapere se si sia a
conoscenza di un traffico di peruviane, del quale mi  giunta
notizia da parte di religiosi che si sono occupati di costoro,
nonch del fatto che, con un meccanismo abbastanza simile alle
rimesse ai sikh di cui alle indagini svolte in Calabria, vi
sarebbero state addirittura rimesse a Sendero luminoso.
                        Pag. 3489
  LICIA SCAGLIARINI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Milano. Nel mio primo
intervento ho omesso di parlare di tutto il vasto campo della
prostituzione e debbo dire, al termine degli interventi dei
colleghi, che i processi anche di grande rilevanza che si sono
svolti presso il tribunale di Milano hanno ripercorso passo
passo tutte le descrizioni modali sentite dai colleghi; direi
quindi che i meccanismi di analogia sono assolutamente veri.
   Per quanto riguarda le peruviane, debbo dire di aver
anch'io orecchiato voci confidenziali; inoltre sono gi stati
eseguiti numerosi arresti nel periodo immediatamente
precedente l'estate da parte di almeno due colleghi della
procura, nei confronti di soggetti uruguaiani che adescavano,
violentavano, introducevano in Italia e ponevano in commercio
loro connazionali. Si trattava di un vastissimo traffico
poich la prima retata  stata di ben 17 persone a livello di
organizzatori; un'altra retata  stata di sei e poi di otto
persone. Questo per dare la dimensione dei "reggitori" e
quindi delle persone gestite con modalit di assoluta
brutalit, con episodi punitivi che hanno visto anche colpi di
arma da fuoco; si sono anche inseriti sia episodi omicidiari e
di tentato omicidio sia di scontro fra bande rivali, o
perlomeno tra antichi complici poi diventati rivali per
maggior lucro una volta giunti in Italia, sia episodi punitivi
nei confronti dei ribelli.
   Per quanto riguarda le nigeriane, ho trattato anch'io
episodi di lesioni fatte ai danni di queste donne proprio
perch non si "ammorbidivano"; tuttavia, direi che il dato
saliente nel milanese  rappresentato proprio dalla tratta
delle uruguaiane, con caratteristiche di vera e propria tratta
e con episodi di sangue estremamente violenti. Non ho idea se
si sia gi andati al dibattimento penale; tuttavia sono sicura
che vi  gi stato il rinvio a giudizio e credo che fra poco
vi sar anche la celebrazione del vero e proprio processo
penale.
   Un altro caso del quale mi sono occupata personalmente 
l'introduzione di brasiliane tramite i caratteristici riti
voodoo, che servono a tenere ancora pi sottomesse
quelle povere donne; una di esse si  gettata dal terzo piano
perch terrorizzata dalla prospettiva che alle sei del mattino
dopo sarebbe arrivato lo stregone a farle il rito di magia
nera, mentre la poverina sapeva fare solo la magia bianca e
quindi non avrebbe potuto efficacemente opporsi.
   Effettivamente c' un meccanismo subculturale che aiuta
chi usa la forza a tenere praticamente sottomesse queste
persone, anche usufruendo di altri meccanismi coercitivi e
persuasivi.
   Vorrei, sia pure brevemente, parlare ora della riduzione
in schiavit dei minori di nazionalit straniera. La famiglia
dei Hrustic  a noi nota grazie ai tanti processi a carico di
componenti di questa famiglia in Corte d'assise per riduzione
in schiavit e nel corso del 1993 ulteriori fermi sono stati
eseguiti, in quanto sono stati rintracciati in campi nomadi
alla periferia di Roma componenti della famiglia Hrustic. E'
un dato assolutamente pacifico che si tratta di persone
specializzate nella tratta dei bambini zingari con i corollari
che sempre si incontrano in questi casi: li rendono ciechi,
storpi in maniera da poter raggiungere migliori risultati nel
campo delle elemosine. Io stessa ho incaricato diversi
consulenti di accertare la datazione delle lesioni che si
riscontravano sui corpicini di questi bambini proprio per
attestare la cronologia delle lesioni (ipotesi di
maltrattamenti aggravati di tutti i tipi) fin dalle epoche pi
risalenti dell'infanzia e poi sempre continuate. In questi
casi non abbiamo avuto soverchie difficolt nel rubricare la
riduzione in schiavit, anche perch l'intervento effettuato
efficacemente dall'ufficio stranieri, spesso trasferitosi
anche a Roma per inseguire i nomadi nei loro spostamenti, ha
consentito di cogliere sul fatto le condizioni brutali di vita
in questi campi. E' ovvio che il riscontro diretto,
fotografico o comunque a livello di sopralluogo, il cogliere
questi bambini con segni di lesioni recentissime, ancora
scoperte, indubbiamente corrobora la dichiarazione
                        Pag. 3490
 del bambino stesso che, opportunamente distolto da
quell'ambiente con grande fatica, si apre con gli operatori e
comincia a riferire tutto ci che ha dovuto subire
dall'infanzia. A tutto ci si associa il discorso necessario
sull'incremento e sul miglioramento dei centri di accoglienza
sia per donne sia per minori. Una piccola notazione che sento
di dover fare  che spesse volte gli uni non possono andare
dove sono le altre; cio, i centri di accoglienza per le
giovani donne sono vietati ai minori e viceversa. In questo
modo spesso si finisce per interrompere il rapporto
madre-figlio, zia-nipote, che comunque consente di conservare
quel minimo di famiglia. Sarebbe opportuno, quindi,
individuare forme di accoglienza, di assistenza che consentano
di tenere aggregati quelli che possono rimanere tali.
Pertanto, il capofamiglia o il torturatore dovr essere
debitamente assicurato alle patrie galere, mentre gli altri
dovrebbero avere l'opportunit di riaggregarsi, di ritrovarsi,
per ricreare un piccolo centro di vita comune. Sono
assolutamente d'accordo nel sostenere che bisogna giungere al
processo con le parti lese presenti. Si tratta di un discorso
non soltanto processuale ma che va a favore delle parti lese,
in quanto ne traggono beneficio. E' come lasciare il lavoro a
met dell'opera se non si giunge al processo con le parti lese
che devono avere la possibilit di vedere giudicati e
condannati gli autori delle violenze. Tutto ci vale nei
processi di violenza carnale, ma vale tanto di pi in
occasione di processi in cui si giudica su traumi riportati da
minori, abituati ad un certo tipo di trattamento fin
dall'infanzia. Questi minori devono poter constatare che 
possibile un rovesciamento della situazione che vivono e che
il tutto pu tradursi in un momento di crescita per loro. In
occasione di processi in cui  stata presente la parte lesa a
distanza di tempo incontrando per caso in strada il minore
quest'ultimo ha dimostrato la propria riconoscenza con un
abbraccio. Quindi, scene incredibili di rinascita, di nuova
crescita, di rieducazione morale.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Vorrei chiedere molte cose e spero di averne l'occasione in
futuro. Gradirei sapere se, nelle vostre indagini, vi siete
mai imbattuti in traffici di armi.
  MARIO CONTE, Sostituto procuratore della Repubblica
presso il tribunale di Bergamo. Nel mio intervento ho
riferito che la situazione politica venutasi a creare nella ex
Iugoslavia lasciava presupporre che effettivamente da quei
paesi potessero giungere armi sul nostro territorio. Sotto
questo profilo abbiamo predisposto indagini ed accertamenti
per verificare quella che per ora prudenzialmente possiamo
definire una ipotesi di lavoro.
  PAOLO GIOVAGNOLI, Sostituto procuratore della
Repubblica presso il tribunale di Bologna. Nel mio
intervento non ho fatto riferimento al traffico di armi in
quanto somigliante di pi ad un altro tipo di reato, commesso
da stranieri, quale quello del traffico di droga non collegato
all'immigrazione. Per esperienza possiamo dire che vi sono
stranieri che portano armi cos come portano la droga per poi
andar via dal nostro paese dopo aver riscosso quanto a loro
dovuto.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Ascoltando i diversi interventi mi sono convinta della
necessit di organizzarci in modo generale ma soprattutto in
maniera specifica. Mi riferisco soprattutto alla tutela da
riservare alle persone che collaborano. In ordine
all'intervento svolto dalla dottoressa De Martino sar
opportuno svolgere una riflessione circa i luoghi dove inviare
le persone da tutelare che devono essere protette in tutti i
modi.
   Evidentemente le persone alle quali mi riferisco non hanno
alcuna analogia con in pentiti, dal momento che costoro tutto
possono fare fuorch pentirsi. Volevo riferirmi ad un
eventuale trattamento premiale, incentivante traendo il danaro
necessario da eventuali provvedimenti di sequestri di beni
(evidentemente
                        Pag. 3491
si tratta di una ipotesi di legislazione futura) di propriet
di organizzazioni clandestine.
   L'aspetto giudiziario dell'emigrazione non  che una delle
facce del complesso problema del quale per la prima volta mi
sono occupata scontrandomi, in verit, con moltissime
difficolt, intanto perch nessuno nel nostro paese ha mai
affrontato il problema nella sua totalit continuando ciascuno
ad andare nella propria strada: la polizia applicando misure
repressive, gli organi preposti al lavoro esaminando quanti
immigrati far entrare nel paese, la giustizia perseguendo i
trasgressori, eccetera. Viceversa, il problema  assolutamente
complesso e con moltissime facce. La speranza, di un povero
ministro che ha il coordinamento per gli affari sociali, 
quella di una maggiore incisivit e concretezza.
   Dalla seduta di oggi  emerso che i reati commessi dai
soggetti dei quali ci siamo occupati sono il lavoro nero,
l'estorsione, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico
di droga e, come avevo sempre immaginato, la riduzione in
schiavit, che peraltro aleggia su tutte queste fattispecie di
reati.
   Per concludere, vorrei ribadire quanto affermato in
svariate occasioni ufficiali e precisamente che le istituzioni
hanno il dovere di correggere il modo in cui viene presentato
al paese il problema dell'immigrazione. Dobbiamo presentare
gli immigrati pi come oggetti di reato che non come soggetti
di reato. Anche se vi sono stranieri, come  stato
sottolineato, che trafficano, non sono costoro ai quali ci si
riferisce quando si parla di immigrati (gli immigrati, il "vu
cumpr", il clandestino, l'irregolare), che viceversa vengono
presentati come coloro che commettono i reati. Ritengo sia
doveroso sottolineare all'attenzione della gente che queste
persone prima di tutto rappresentano le vittime dei reati.
   In ordine al modo in cui queste persone entrano in Italia
si potrebbero ipotizzare due metodi: il primo tramite treno e
quindi da paese precapitalistico, il secondo tramite aereo da
paese postcapitalistico. Ritengo si tratti di un fenomeno
assolutamente interessante al quale fino ad ora si  prestata
scarsa attenzione.
   Sono soddisfatta di aver individuato nella relazione che
presenter al Presidente del Consiglio alcuni rimedi che fin
d'ora  possibile applicare senza ricorrere ad una nuova
legislazione. Nella relazione di cui sopra si parla del visto
turistico che deve essere reintrodotto stabilendo un tetto;
del controllo rigoroso nel rilascio dei visti di ingresso per
turismo esaminando con il massimo rigore le richieste
presentate da persone di et inferiore ai trent'anni che non
siano in grado di documentare e provare il movente dichiarato
della visita in Italia; delle riduzioni, fino alla abolizione,
dei visti collettivi ed ogni intermediazione da parte delle
agenzie di viaggio; di un minuziosissimo controllo degli
ingressi che avvengono con pullman ed autobus; della
limitazione del visto ad un massimo di quindici giorni.
Inoltre, si pu esaminare la possibile esclusione del visto
turistico per le nazioni di emigrazione verso l'Italia,
prevedendo il visto tessera non falsificabile, in ordine al
quale ho ricevuto un pregevole apporto da parte della Guardia
di finanza.
   E' mia intenzione riassumere il risultato di quegli
incontri in una relazione conclusiva che, se anche non potr
sfociare in una proposta legislativa,  tuttavia doveroso
presentare al Presidente del Consiglio. Chiedo al presidente
della Commissione, se possibile, di utilizzare anche i lavori
di oggi per arricchire il materiale che rassegner a chi di
dovere. Per concludere, ringrazio gli intervenuti.
  PRESIDENTE. Per quanto riguarda quest'ultima richiesta,
la Commissione  assolutamente disponibile a fornire al
ministro il resoconto stenografico della seduta odierna, che
sar disponibile in un paio di giorni.
   Per quanto riguarda pi specificamente le competenze della
Commissione antimafia, emerge una mancanza di coordinamento in
chi si occupa dell'attivit repressiva ed una sottovalutazione
complessiva
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 del problema sia dal punto di vista, giustamente
sottolineato dal ministro, della tutela delle persone,
minorenni o maggiorenni che siano, sia dal punto di vista
dell'analisi della crescente organizzazione che si va
insediando sul territorio, anche grazie agli utili che rende
questo tipo di attivit.
   Per quello che ci riguarda, credo che sia doveroso
segnalare al ministro dell'interno l'opportunit che le
questure destinino maggiori risorse nella direzione indicata;
al Consiglio superiore della magistratura l'opportunit di
dedicare una sessione dei propri lavori a questo tema, in modo
che sia possibile individuare una sede propria e programmata
in cui far confluire le vostre esigenze.
   Alcune tra le questioni pi specifiche sono gi stata
sottolineate dal ministro, tra le quali ricordo quella della
identificazione, che rappresenta un problema di fondo sul
quale decidere, dopo averlo estrapolato dal complesso della
problematica.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Il ministro dell'interno potrebbe intervenire in esecuzione
degli accordi di Schengen.
  PRESIDENTE. In realt il blocco non  pragmatico, ma
riguarda l'ipocrisia di fondo che grava su tale questione, per
cui non si capisce bene se la regola  che dobbiamo tenerli o
cacciarli. Se decidiamo qual  il principio, naturalmente
dovr essere di carattere politico e quello che verr fuori
sar in coerenza. Lasciare volta per volta alla magistratura
il compito di decidere quale debba essere l'asse politico
ideale, credo sia sbagliato. D'altra parte la mancanza di
questo chiaro indirizzo credo si traduca anche in una
sottovalutazione che, a mio giudizio, non dipende da una
scelta programmata, bens dal fatto che non  chiaro a nessuno
quale sia l'indirizzo di fondo. Ecco il motivo per il quale si
cerca di non affrontare di petto il problema, in quanto in
questo modo si rischierebbe di esporsi a scontri con vari
organismi.
   Per quanto riguarda la Commissione, credo sia utile
operare nelle due direzioni cui prima facevo riferimento:
Ministero dell'interno, Consiglio superiore della
magistratura. Se lo ritenete opportuno potremo inviare al
Consiglio superiore della magistratura il resoconto
stenografico della seduta odierna, permettendo cos a chi si
occupa della questione (credo sia Fassone) di acquisire il
quadro dei rilievi oggi mossi, in modo che si possa avviare
una sinergia.
  FERNANDA CONTRI, Ministro per gli affari sociali.
Ringrazio l'onorevole Violante che presiede l'unica
istituzione che ha dato ascolto alle mie grida disperate;
speriamo che da oggi vi sia un ascolto maggiore su questi
temi.
  PRESIDENTE. Sono io che ringrazio il ministro Contri per
la sua cortesia e disponibilit.
La seduta termina alle 13,40.
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