Pagina 2605
     AUDIZIONE DEI RESPONSABILI DEI SERVIZI SEGRETI
ALL'EPOCA DEL SEQUESTRO CIRILLO,PREFETTO VINCENZO PARISI E
                  GENERALE ABELARDO MEI

          PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
                             indice

Audizione del prefetto Vincenzo Parisi, direttore vicario pro
tempore del SISDE:
Violante Luciano,  Presidente                    2607, 2616
        2617, 2618 2620, 2621, 2622, 2623, 2624, 2625, 2649
Bargone Antonio     2619, 2620, 2622, 2623, 2624, 2651 2653
Cappuzzo Umberto                           2616, 2617, 2625
D'Amato Carlo                              2621, 2622, 2625
D'Amelio Saverio                                       2651
Fausti Franco                                          2625
Frasca Salvatore                                 2617, 2618
Mastella Mario Clemente                                2618
Parisi Vincenzo, Direttore vicario  pro tempore  del SISDE
                                           2607, 2617, 2619
       2621, 2622, 2623, 2624, 2625, 2649, 2650, 2651, 2652
Audizione del generale Abelardo Mei, direttore
vicario pro tempore del SISMI:
Violante Luciano,  Presidente              2626, 2627, 2628
                                                       2629
       2630, 2631, 2632, 2633, 2634, 2635, 2636, 2637, 2638
             2639, 2641, 2642, 2643, 2644, 2645, 2646, 2647
                                                 2648, 2649
Bargone Antonio                                  2627, 2630
                                     2631, 2633, 2634, 2635
                         2637, 2638, 2639, 2640, 2641, 2642
Cafarelli Francesco                                    2647
Cappuzzo Umberto                                 2644, 2645
D'Amelio Saverio                           2645, 2646, 2647
Ferrara Salute Giovanni                    2639, 2647, 2648
Mei Abelardo, Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI                                            2626, 2627
        2628, 2629 2630, 2631, 2632, 2633, 2634, 2635, 2636
        2637, 2638, 2639 2640, 2641, 2642, 2643, 2644, 2645
                                     2646, 2647, 2648, 2649
Pagina 2606
Pagina 2607
La seduta comincia alle 9,20.
(La Commissione approva il processo verbale della
seduta precedente).
Audizione del prefetto Vincenzo Parisi, direttore
vicario pro tempore  del SISDE.
 PRESIDENTE.  Vorrei informare il prefetto Parisi
che la Commissione ha avviato un lavoro su strutture
e connessioni della camorra. In questo quadro, sulla
base di quello che  emerso dalla documentazione
raccolta dalla Commissione ed anche da quanto la
direzione distrettuale antimafia di Napoli ci ha
comunicato, la vicenda del rapimento dell'assessore
Cirillo acquista un peso particolarmente
significativo nell'evoluzione dei rapporti tra
camorra, imprenditoria e settori del mondo politico.
  Il prefetto Parisi era vicedirettore vicario del
SISDE all'epoca della vicenda e per questa ragione la
Commissione ha deliberato di ascoltare tanto lui
questa mattina quanto oggi pomeriggio, alle ore
14,30, il generale Mei, che nello stesso periodo era
vicedirettore del SISMI, per avere un quadro del
comportamento dei servizi su questa vicenda e per
ricevere il complesso delle informazioni di cui
questi alti funzionari dispongono.
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . La ringrazio, signor presidente, per
l'opportunit che mi  data di chiarire ancora una
volta i temi che sono in discussione...
 PRESIDENTE.  Mi scusi, prefetto; ricordo per i
colleghi che il rapimento Cirillo avvenne il 27
aprile 1981.
VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . ... e per la disponibilit che mostra
ancora una volta a chiarire questa vicenda, fatto di
cui le sono
immensamente riconoscente, poich dal chiarimento
definitivo emerger la piena congruit della linea
fin qui seguita che mi permetter di illustrare
immediatamente.
  La relazione che mi accingo ad illustrare a lei,
signor presidente, ed agli onorevoli membri di questa
Commissione si snoda lungo linee direttrici che
tengono in assoluto conto sia le mie pregresse
escussioni testimoniali presso il giudice di Roma
Antonio Marini, che risalgono al 1982, e presso il
tribunale di Napoli il 19 aprile 1989, sia le mie
precedenti audizioni al Comitato dei servizi in anni
lontani (plurime audizioni) e alla Commissione
parlamentare stragi il 23 maggio 1989; sia infine il
compendio di atti e fatti che risalgono al mio agire
nell'interesse istituzionale al periodo 25 aprile
1981-24 luglio 1981, durante il quale ho svolto con
le specificazioni pi avanti esposte le funzioni di
direttore del SISDE in sede vacante. Ero in effetti
vicario dell'organismo, unico vicedirettore...
 PRESIDENTE.  25 aprile...
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . 25 aprile-24 luglio 1981.
  Ritengo indispensabile questa premessa per
riconfermare e ribadire quanto da me negli anni
affermato in un contesto di linearit e
conseguenzialit fattive ed espositive gi soggette a
riscontro istruttorio e dibattimentale in sede
giudiziaria, a sindacato di controllo in sede
parlamentare, ad esame di merito in sede
amministrativa.
                              Pagina 2608
  Vorrei altres richiamare brevemente per un verso
i dati cronologici indispensabili in merito alle
responsabilit operative di titolare del SISDE da me
rivestite in quel periodo e per altro verso l'evento
criminoso per il quale le Brigate rosse di Senzani
addivennero al sequestro dell'assessore della regione
Campania Ciro Cirillo.
         In ordine al primo profilo, relativo alla scansione
temporale delle responsabilit operative di titolare
del SISDE, giova richiamare alla memoria come il
periodo vissuto in quel tempo dal paese venisse reso
ancor pi delicato e difficile dalla generalizzata
offensiva terroristica, concretizzatasi nei primi
sette mesi del 1981 in ben 15 omicidi, in decine e
decine di ferimenti, in centinaia di attentati (561
in quel periodo).
  Erano in atto altres ben tre sequestri di persona
compiuti dalle Brigate rosse (Sandrucci, Taliercio,
Peci, cui si sarebbe aggiunto di l a pochi mesi
quello del generale americano James Lee Dozier),
mentre vivissima sarebbe stata l'eco del gravissimo
attentato al Sommo Pontefice (13 maggio 1981).
  In questa cornice di ansia e sofferenza
istituzionale si inserisce la vicenda della
diffusione dei nominativi degli appartenenti alla
loggia massonica P2. La lista degli affiliati,
pubblicata interamente e confermata ufficialmente
solo il 20 maggio 1981, aveva gi dato luogo, da
circa un mese, a propalazioni di notizie allarmanti
sui nominativi in essa contenuti, facendo cos
trapelare voci sempre pi insistenti
sull'appartenenza ad essa di taluni personaggi di
rilevante spicco e di notevole pregnanza
istituzionale. Tra questi, era anche emerso il
nominativo del generale Giulio
Grassini, all'epoca direttore del SISDE, il quale,
proprio per tale evidenza, ritenne di affidarmi il 25
aprile la responsabilit operativa del servizio, nel
quale avevo assunto l'incarico di vicedirettore solo
poco pi di otto mesi prima, il 31 luglio 1980.
               Successivamente, a seguito della citata
                          ufficializzazione
della lista, rivelatasi in effetti comprensiva del
nominativo del generale Grassini, lo stesso il 29
maggio venne posto in congedo ordinario, per poi
essere definitivamente sostituito nell'incarico dal
prefetto Emanuele De Francesco, che il 27 luglio gli
subentr nelle funzioni di direttore del servizio.
Alla luce di quanto sopra esposto, ritengo pertanto
di
poter riattestare come risalente alla mia persona ed
alla mia responsabilit la direzione, in sede
vacante, dell'organismo nel periodo compreso tra il
25 aprile ed il 26 luglio 1981.
In tale quadro di riferimento, si colloca la vicenda
del
sequestro di persona perpetrato dalle Brigate rosse
in
pregiudizio dell'assessore alla regione Campania Ciro
Cirillo, consumato nella serata del 27 aprile con
l'omicidio di due appartenenti alla polizia di Stato,
Mario Cancello e Luigi Carbone, ed il ferimento del
segretario dell'uomo politico, Ciro Fiorillo.
  Il sequestro, destinato come  noto a concludersi
dopo novanta giorni, il 24 luglio successivo, con il
rilascio dell'ostaggio, arrecava notevole scompiglio
nelle istituzioni e nell'opinione pubblica, in una
prospettiva che vedeva: spostarsi decisamente anche
verso il Meridione d'Italia la fenomenologia
brigatista; ripetersi, con agghiacciante
determinazione, uccisioni e ferimenti di personale di
scorta appartenente alle forze dell'ordine;
concretizzarsi in una realt sociale gi fortemente
provata, quella napoletana, un ulteriore parametro di
alta criminosit e di elevata destabilizzazione.
  La legge istitutiva devolve, come  noto, al SISDE
tutti i compiti informativi e di sicurezza per la
difesa dello Stato democratico e delle istituzioni
poste dalla Costituzione a suo fondamento contro
chiunque vi attenti e contro ogni forma di eversione.
Non va per dimenticato che, al momento del
sequestro, il SISDE, istituito come nuovo organismo
istituzionale, si dibatteva ancora in pesanti pastoie
organizzative, con rilevanti riflessi costituiti da
fortissime carenze organiche ed infrastrutturali che,
tra loro collegandosi, davano vita ad ulteriori
disfunzioni, rese pi che evidenti dall'assenza di
strumentazioni tecnologiche moderne,
                              Pagina 2609
dall'ammassamento dello scarso personale in pochi
locali, dalla disfunzionalit generale e logistica,
per forza di cose riverberantesi su quella operativa.
  Qualora ci non bastasse, l'assoluta novit
dell'organismo aveva di per s comportato da un lato
l'assenza di archivi pregressi e dall'altro
l'impossibilit fisica di acquisire, per mancanza di
spazi idonei, quelli che la normativa disponeva di
transitare, da altri uffici, alla competenza del
servizio.
  Questi in linea di larga massima i motivi che
avevano indotto il Presidente del Consiglio  pro
tempore  ad
emanare una direttiva con la quale, in attesa di
vedere conseguita dal SISDE la voluta funzionalit,
il SISMI veniva incaricato di prestare in via
temporanea assistenza ed ausilio al SISDE
supportandolo con tutta la propria organizzazione ed
anche sostituendolo sul territorio, in presenza di
evidenti necessit.
  L'attivit del SISDE, pur tra tali difficolt, si
sviluppava giorno dopo giorno in una precisa volont
di fare, di far bene, di riuscire a ricostituire le
basi portanti di un'organizzazione efficiente ed
efficace, anche se i pi avveduti non si nascondevano
l'onerosit dell'impegno e la consapevolezza che il
lavoro intrapreso avrebbe dovuto essere proseguito
nel tempo.
          La responsabilit del coordinamento operativo di
                              tutte le
attivit svolte sul campo dal servizio era gi stata
attribuita al dottor Giorgio Criscuolo, in ragione
del suo brillante passato di investigatore, nel quale
venivano annoverate (oltre alla collaborazione con il
generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nell'ambito del
nucleo speciale antiterrorismo) numerose, brillanti
operazioni, anche internazionali, tra cui anche
quelle relative alle indagini sul sequestro del
giudice D'Urso. Nell'ambito di questa ultima
operazione era emersa, tra l'altro e per la prima
volta, la pericolosit dell'allora sconosciuto
Giovanni Senzani.
          In tale contesto, nelle primissime ore successive
                                alla
notizia dell'eccidio e alla conferma del sequestro,
ho provveduto ad indire una riunione - protrattasi,
poi, nelle ore notturne - nel corso della quale si
profilavano, quasi subito, linee di intervento
sufficientemente circoscritte.
L'intelligenza operativa del SISDE, infatti, delinea
il
quadro d'insieme dell'evento criminoso. Sono certi la
paternit brigatista del delitto, la dislocazione
territoriale nell'area napoletana,
l'incontrovertibile realt per la quale appare sin
dal primo momento difficile immaginare che il
sequestro, azione assai complessa nei suoi molteplici
aspetti organizzativi, operativi e logistici, possa
essere stato consumato e venire poi gestito senza che
i numerosi sensori delinquenziali, caratterizzati da
massicce e capillari infiltrazioni camorristiche,
possano averne avuto o averne almeno sentore.
  Incidono altres, in tale contesto generale, da un
lato il ricordo che proprio a Napoli si era, anni
prima, determinato l'incontro attivo tra terroristi e
delinquenti comuni nell'area dei NAP, con connessioni
operative che ebbero poi significativi riscontri
nella stessa citt, nei sequestri Moccia e Gargiulo
e, in altre sedi, nei sequestri Costa e Saronio.
  Dall'altro lato vi  la felice intuizione,
confermata e sancita poi, in verit, dagli esiti
processuali, per la quale il SISDE riesce per primo a
delineare un quadro analitico che fa risalire alla
colonna napoletana delle BR, capeggiata dal Senzani,
la responsabilit del sequestro Cirillo.
  Emerge pertanto la necessit di sviluppare
un'ampia azione informativa che tra le necessarie
proiezioni ad ampio spettro contempli, oltre alla
attivazione informativa del circuito carcerario,
anche lo sviluppo di contatti con gli ambienti della
camorra napoletana, caratterizzati a quel tempo dalla
leadership  pressoch incontrastata di Raffaele
Cutolo, allora detenuto ad Ascoli Piceno, e della sua
organizzazione criminale denominata Nuova camorra
organizzata.
          E' appena il caso di ricordare che la gravit del
                                fatto
delittuoso, per un verso, e la monolitica gerarchia
che contraddistingueva la consorteria malavitosa
campana,
Pagina 2610
 per altro verso, suggerisce fin dall'inizio di non
trascurare la possibilit di instaurare un contatto
con il vertice dell'organizzazione, verosimilmente il
solo a potersi determinare a formule collaborative
volte alla individuazione del covo-prigione e dei
brigatisti, per giungere cos alla liberazione
dell'ostaggio e alla cattura dei responsabili.
Circostanza questa, del resto, poi ampiamente
confermata dalla infruttuosit degli altri contatti
coltivati dal SISDE, con personaggi di pi basso
profilo della Nuova camorra organizzata e con altre
fonti d'ambiente.
         Sono questi, in linea di larga massima, i parametri
                                 che
caratterizzano gli albori dell'attivit del servizio
nell'evento, in un crescendo sempre pi consistente
di sviluppi sul campo e in una temporalit destinata
a concludersi - come pi avanti specificato, dopo 15
giorni appena, a seguito del richiesto e concesso
subentro nell'operazione stessa da parte del SISMI.
  Fin dall'inizio il responsabile del coordinamento
operativo nel territorio nazionale, dottor Criscuolo,
si
attiva immediatamente su diversificate direttrici,
avvalendosi per tali esigenze della collaborazione
del centro SISDE di Napoli, diretto dal colonnello
dei carabinieri Tarallo, recandosi a Castellammare di
Stabia, contattando tra l'altro sia il dottor
Granata, segretario di Cirillo, sia Vincenzo Casillo,
esponente della camorra, in libert, ritenuto uomo
vicino allo stesso Cutolo.
  Constatata l'insufficienza dei contatti con il
Casillo, il funzionario si convinceva della necessit
di avvicinare direttamente Cutolo, ristretto, come
dianzi detto, nella casa circondariale di Ascoli
Piceno.
  Messo a parte immediatamente di tale maturato
convincimento decidevo, nella mia responsabilit, di
rivolgere formale istanza nella tarda mattinata del
28 aprile al direttore generale degli istituti di
prevenzione e pena del Ministero di grazia e
giustizia, dottor Sisti, affinch venisse concessa al
dottor Criscuolo la prevista autorizzazione al
colloquio con il detenuto.
         Il funzionario vi si sarebbe recato con il capitano
                                 dei
carabinieri Salzano, effettivo al centro di Napoli e,
a sua volta, buon conoscitore della realt campana
anche per avervi comandato la compagnia carabinieri
di Benevento.
        Le visite nel carcere di Ascoli Piceno - tre in tutto
                                - si
svolsero con le seguenti caratteristiche: in
occasione del primo colloquio, avvenuto nell'ufficio
del direttore del carcere, in presenza del dottor
Granata e del Casillo, venne svolta una ricerca
informativa finalizzata agli obiettivi indagatori
perseguiti. Tale ricerca si collocava al di fuori di
qualsiasi patteggiamento, promessa o lusinga che
potesse rappresentare gli estremi di un inammissibile
riconoscimento della camorra e dei suoi componenti da
parte dello Stato. E ci avveniva sia per debito
morale dell'ufficio e di coloro che operavano sia in
ottemperanza a costanti, incontrovertibili direttive
del ministro dell'interno  pro tempore .
  Secondo la testimonianza di verit a me resa -
appena di ritorno da Ascoli Piceno - dai funzionari
Criscuolo e Salzano, in occasione dell'incontro
Raffaele Cutolo si dimostr evasivo e disinformato,
pur palesando l'intendimento di collaborare per
cancellare l'onta subita, a suo dire, da Napoli ad
opera delle brigate rosse.
  Nella stessa circostanza il Cutolo, precedendo
qualsiasi profferta, ostent rilevanti possibilit
economiche, manifestando propensioni per "iniziative
filantropiche e di sollievo dell'umana miseria". Tale
punto degno di rilievo tratteggia l'intendimento del
Cutolo di svuotare di ogni possibile contenuto
economico, per fini non noti ma certo a lui pi
convenienti, il contatto con i funzionari del SISDE,
consapevole come era che di certo mai avrebbe potuto
attendersi, nel confronto dialettico, una proposta
compensativa, in quanto  solare l'evidenza per la
quale la fonte indica il prezzo delle proprie
informazioni mentre il servizio si riserva, di
contro, di valutare e decidere sull'accettazione o
meno della proposta.
                              Pagina 2611
  Durante la seconda visita al carcere di Ascoli
Piceno il dottor Criscuolo, senza incontrare il  boss
, giunse ad accertarne i collegamenti con gli
ambienti dell'eversione, individuando una rete
interessante di quanti intrattenevano rapporti di
corrispondenza con il Cutolo: Sante Notarnicola e
Antonio Marano, politicizzati; Nicola Pellecchia, dei
NAP; Fiorella Pigozzo, eversiva di sinistra; Giuseppe
Serra, politicizzato di prima linea.
           La terza ed ultima visita ad Ascoli consente di
                              assumere
definitivamente l'infruttuosit dei colloqui con il
Cutolo, verificando come lo stesso, dietro una
parvenza collaborativa, riferisse come notizie di
fonti proprie fatti riportati sulla stampa. Gi da
qui si fa strada l'intendimento di abbandonare la
"pista Cutolo"; intendimento che due giorni dopo, in
occasione del mio incontro con il dottor Sisti e il
generale Musumeci, diverr definitivo e provocher la
diramazione delle necessarie direttive, nel senso
dell'abbandono, ai miei pi diretti collaboratori e
anche specificamente al centro SISDE di Napoli.
  Le richieste di colloquio concesse con la
consueta, tempestiva sensibilit dal dottor Sisti si
estendevano anche al dottor Granata e al Casillo,
atteso che per un verso l'accompagnamento del primo
era suggerito dall'opportunit di avere
collaborazione dalla persona informata della sfera di
conoscenze del sequestrato e come tale in grado di
cogliere eventuali spunti informativi di interesse
per le indagini. Per altro verso, la presenza del
Casillo si presentava come indispensabile, in quanto
Cutolo senza una introduzione idonea ad accreditare i
visitatori non avrebbe di certo accettato di aprirsi
sul piano collaborativo. Alla prima richiesta ne
seguirono altre due rivolte al segretario particolare
del dottor Sisti, il dottor Vinci, nel corso delle
quali vennero nuovamente specificate per le vie brevi
le generalit dei funzionari del SISDE e indicati i
nomi degli accompagnatori.
Pertanto, riassumendo, la prima richiesta di
colloquio in
carcere con Cutolo  stata avanzata da me
personalmente e le successive dal dottor Criscuolo,
che naturalmente mi teneva costantemente informato
sugli sviluppi della situazione.
  Le motivazioni delle richieste rivolte ai suddetti
magistrati del competente ufficio del dicastero di
grazia e giustizia si posero ovviamente e sempre in
termini puntuali e argomentati. A distanza di tanti
anni, tengo a ribadire il mio grato riconoscimento e
apprezzamento per il grande senso di responsabilit
dimostrato dai magistrati di quell'ufficio in quella
e in altre circostanze similari, afferenti sia le
esigenze di sicurezza penitenziaria sia quelle di
giustizia.
In ordine alla collocazione temporale delle tre
visite,
ritengo che le stesse siano da collocarsi
rispettivamente nei giorni 28 aprile, 5 maggio e 9
maggio 1981. Nel senso  di conforto la
documentazione del servizio, predisposta alcuni mesi
dopo i fatti e su specifica richiesta, sulla scorta
della memoria mia personale e dei funzionari sopra
nominati, mentre sussiste a tale proposito una
parziale discordanza con le risultanze del Ministero
di grazia e giustizia (laddove le tre visite
risalirebbero rispettivamente ai giorni 29 aprile, 2
maggio e 5 maggio).
  In proposito, tenuto conto del tempo trascorso e
considerato il fatto che l'attivit di un servizio di
informazione non  legata alle formalit tipiche
della polizia giudiziaria, non vi  imbarazzo da
parte mia a riconoscere che non sono in grado di
stabilire quali date siano esatte. Tale asserzione
apre la strada, per, a due considerazioni di
spessore. La prima riguarda l'ammaestramento derivato
dalla carenza di documentazione dedicata: non posso
non riconoscere al riguardo che proprio ad una
Commissione parlamentare, la Commissione stragi,
risale il merito di aver sottolineato, per la prima
volta e con grande forza, l'esigenza della tenuta in
atti di una memoria storica specifica. Lo stimolo che
ne  conseguito ha fatto s che da quegli esordi si
passasse a testimonianze documentate dello sviluppo
delle operazioni, anche per evitare che comportamenti
di intrinseca,
                              Pagina 2612
adamantina liceit potessero appiattirsi nel tempo in
ricordi sfumati e quindi lacunosi.
        Sulla seconda considerazione torner tra pochissimo,
dovendo prima illustrare un parametro importantissimo
che la riguarda. Si tratta della mia convocazione,
l'11 maggio 1981, al Ministero di grazia e giustizia,
da parte del direttore generale degli istituti di
prevenzione e pena dottor Sisti, il quale, avendo
rilevato una richiesta di colloqui per dipendenti del
SISMI da parte del generale Musumeci, del medesimo
organismo, ritenne di invitarmi nel suo ufficio allo
scopo, pi che condivisibile, di evitare
sovrapposizioni od interferenze tra servizi nelle
indagini. Nel corso dell'incontro, svoltosi in parte
alla presenza del dottor Sisti e in parte del dottor
Vinci, il generale Musumeci, che io ebbi occasione di
conoscere ed incontrare per la prima volta (su questo
punto vorrei essere molto preciso: io non avevo mai
visto il generale Musumeci, non sapevo nemmeno che
esistesse un generale Musumeci; quest'ultimo comparve
ai miei occhi per la prima volta quel giorno e mi fu
presentato da Sisti), fece presente l'individuazione
da parte del SISMI di un percorso informativo molto
promettente e comunque tale da fargli ritenere di
essere giunto assai vicino all'identificazione dei
brigatisti ed alla scoperta del covo, con conseguenti
evidenze di positiva soluzione del caso e di
liberazione dell'ostaggio.
  La prospettazione convincente e persuasiva di tale
possibilit mi ha indotto a condividere l'opinione
espressa, tenuto anche conto che sul piano
deontologico non desideravo affatto intralciare il
generale Musumeci. Ne scaturiva l'esigenza di
attendere il buon esito della sua azione e di
prendere atto dell'insuccesso del SISDE nel tentativo
esperito con il Cutolo.
  Ci posto, la data dell'11 maggio 1981 segna il
discrimine operativo, nei confronti del detenuto
Cutolo, tra l'agire del SISDE e quello del SISMI. E'
un fattore importante, che da meramente temporale si
fa sostanziale, corroborando la cesura operativa tra
i due servizi e dando corpo, appunto, alla seconda
considerazione in argomento in un contesto di
conferma: del numero delle visite effettuate ad
Ascoli Piceno (tre per il SISDE e tre per il
Ministero di grazia e giustizia); della data
riguardante l'ultima di queste (comunque avvenuta
prima dell'11 maggio del 1981, giorno della suddetta
convocazione).
            La prioritaria esigenza di risolvere in modo
                            incruento il
sequestro Cirillo, giungendo all'identificazione ed
alla cattura dei terroristi ed alla scoperta del covo
brigatista, ha indubbiamente costituito fattore
essenziale nella mia decisione di aderire alla
pressante richiesta avanzata dal generale Musumeci.
Altri parametri di incidenza - come detto hanno
pesato sulla decisione finale. A questi vanno
aggiunti, altres, quelli attinenti al dovere di
osservanza sia dell'articolo 7 della legge 24 ottobre
1977, n. 801 (che prescrive al SISMI ed al SISDE di
prestarsi reciproca collaborazione ed assistenza),
sia della richiamata direttiva emanata dal Presidente
del Consiglio al tempo dell'istituzione dei servizi,
che raccomandava al SISMI di sostenere il SISDE
nell'azione antiterroristica e ci in rapporto
all'emergenza, in considerazione dell'incompletezza
organica e funzionale del SISDE.
  Inoltre, devo soggiungere che ha anche inciso
un'ulteriore valutazione di merito, per la quale
resta indubitato che le fonti sono quasi sempre
infungibili ed intrasmissibili, per cui sul piano del
riferimento fiduciario ci che  possibile ad un
organismo pu non esserlo ad un altro.
  Dall'11 maggio 1981 non ho pi visto n sentito il
generale Musumeci. Telefonando al suo ufficio,
intorno al 25 dello stesso mese, per chiedere notizie
in merito agli sviluppi dei contatti con il Cutolo,
ho appreso da un suo collaboratore (forse il
colonnello Belmonte) che tale azione
non aveva avuto alcuno sviluppo positivo.
  Dall'ultimo incontro con il Cutolo, e comunque
dall'11 maggio 1981, il SISDE, pur impegnato da altre
terribili vicende (i citati sequestri Sandrucci,
Taliercio, Peci,
Pagina 2613
l'attentato al Papa, eccetera), prosegue nel proprio
sforzo informativo, praticando ogni altra pista che
lasci intravvedere utili acquisizioni e rispettando
l'impegno assunto con il SISMI e con i magistrati
della direzione generale di prevenzione e pena. N,
d'altra parte, il SISDE, anche in data anteriore
all'11 maggio, ha mai inteso esaurire nel solo
"canale Cutolo" le proprie attivit di ricerca,
neppure quelle orientate sul carcerario.
  In particolare, ricordo che il dottor Criscuolo
incontr nel carcere di Paliano il terrorista Alfredo
Bonavita, ivi detenuto, dal quale ricevette
interessanti spunti valutativi. Ne sono significativa
conferma l'attivazione di proprie fonti informative,
presenti all'interno delle case circondariali, ed i
plurimi e ripetuti tentativi di stimolare la
dialettica all'interno e nei circuiti delle stesse.
In questo senso, un'occasione proprizia si presenta
allorch, il 14 maggio 1981, perviene alla direzione
del servizio la segnalazione di un grave pericolo di
vita per la persona dell'"ex comune-politicizzato"
Luigi Bosso, detenuto nel carcere di Nuoro,
penitenziario con significative presenze brigatiste.
Il Bosso non  una fonte del SISDE, n vi sono
elementi che lascino pensare che possa diventarlo (ed
infatti neppure in seguito lo  mai diventato) ma si
muove con disinvoltura nel magma di eversione e di
criminalit di quel tempo, facendo ben sperare in
possibili acquisizioni informative. Ne consegue
quindi la doverosa segnalazione del pericolo di vita
alle competenti autorit penitenziarie che, ove
recepita in autonoma determinazione, potrebbe
produrre anche l'ulteriore effetto di alimentare la
discussione in carcere sui tanti delitti terroristici
che incombono. La direzione generale degli istituti
di prevenzione e pena giunge alla determinazione di
trasferire il Bosso a Palmi con un transito per
Ascoli Piceno, mentre si fa massimo l'allertamento
delle fonti del servizio per cogliere ogni segnale di
interesse con risultati che non mancano, se  vero
che proprio tali canali consentono di acquisire, tra
l'altro, i telegrammi comprovanti le relazioni tra
camorra e BR, gi inseriti agli atti dell'istruttoria
sul sequestro in argomento.
  E' certo comunque che, a partire dall'11 maggio,
per le suddette ragioni di correttezza e di lealt,
il SISDE si astiene da qualsiasi iniziativa presso il
Ministero di grazia e giustizia anche in ordine al
Bosso ed anche dopo il suo trasferimento a Palmi,
sussistendo il timore di non voluti ma sempre
possibili intralci alla penetrazione informativa del
SISMI.
  Dopo l'11 maggio, quindi, il servizio si adopera
in diversificate direzioni purtroppo con scarse
risultanze informative ma dando prova ancora una
volta di notevolissime potenzialit di analisi. E'
infatti l'attento e approfondito esame dei comunicati
brigatisti pervenuti che consente di maturare pi
consolidati convincimenti sulle responsabilit del
Senzani ed ancora di ipotizzare fondatamente che la
ricerca di soluzioni populiste attinenti alle
tematiche rivendicative del sottoproletariato
napoletano stia facendo premio negli intendimenti dei
terroristi su propositi di giustizia rivoluzionaria.
In particolare, sono due gli elementi di base che mi
inducono a far delineare da parte del SISDE scenari
non luttuosi per la conclusione del sequestro. Si
tratta, per un verso, delle richieste delle brigate
rosse riferite tra l'altro alla requisizione degli
alloggi sfitti nell'area napoletana, all'indennit
stabile per i disoccupati,
alla chiusura delle baraccopoli dei terremotati - e,
per altro verso, del proposito delle BR di pubblicare
"il materiale politico dell'interrogatorio Cirillo",
in un ampio confronto con i molteplici orientamenti
emersi nel tempo all'interno della galassia
brigatista. Considerazioni, queste, da me
personalmente esposte in sede di Comitato nazionale
per l'ordine e la sicurezza pubblica del 23 maggio e
rivelatesi poi fondate ed ulteriormente confermate
dalle successive dichiarazioni dei brigatisti
arrestati.
            Solo pi tardi, precisamente il 18 giugno, si
                             comincia a
parlare di riscatto, ma il parametro  da
considerarsi verosimilmente di successivo inserimento
nel disegno terroristico originario, al punto
                              Pagina 2614
che il capo della colonna napoletana Chiocchi giunge
a dire che i brigatisti si erano vergognati del
denaro percepito, nel timore non infondato che nei
loro ambienti potesse essere considerato un atto di
corruzione, di deviazione e comunque certamente
contrario alla loro tradizione. Ci che mi preme
sottolineare, tuttavia, sono la solerzia e
l'intensit dell'impegno profuso dal SISDE che, pur
abbandonata definitivamente la pista Cutolo l'11
maggio, ha continuato ad adoperarsi con generoso
slancio, cos come confermato anche dal riscontro
analitico al quale si  fatto cenno. Il tutto in un
contesto di generalit e di alacrit che ha
caratterizzato la ricerca informativa nel tempo. Per
lo specifico periodo considerato, ci piace rammentare
l'azione dispiegata in occasione degli altri
sequestri, coordinata sul campo proprio dal dottor
Criscuolo, distintosi tra l'altro in un penetrazione
informativa all'interno dell'Alfa Romeo volta a
conseguire la liberazione di Sandrucci, ostaggio
dell'"ala rivendicazionista" del terrorismo.
  L'attivit informativa condotta dal SISDE in
merito al sequestro Cirillo, svolta in piena sintonia
con la magistratura, le forze di polizia e gli altri
apparati di tutela,  compendiata in numerosi
rapporti informativi diretti agli organi di polizia
che ne sono stati tramite a beneficio dell'autorit
giudiziaria competente. Non meno tempestivo e
puntuale l'adempimento del debito di informazione nei
confronti dell'autorit politica, la quale  stata
formalmente e dettagliatamente ragguagliata di ogni
evidenza informativa di rilievo nonch di tutte le
determinazioni operative pi pregnanti. Non ho fatto
altro, in verit, che rispettare una consuetudine di
vita da me sempre osservata. Nella mia carriera
infatti ho sempre informato le autorit politiche per
iscritto dei fatti aventi consistenza e con
prospettive di sviluppo; oralmente, circa le
iniziative insuscettibili di ulteriori esiti o
naufragati ovvero irrilevanti ai fini di un
riferimento ufficiale. L'ho fatto per una qual forma
di correttezza, poich sulle tecniche operative di un
servizio e sul  modus operandi  della ricerca
informativa non si  soliti dare informazioni
scritte, anche per evidenti ragioni di riservatezza.
  Non interna al sequestro, ma certamente su piani
contigui se non addirittura intersecati, si 
sviluppata all'epoca un'ulteriore vicenda alla quale
 d'uopo far cenno: quella del noto falso documento
pubblicato dal quotidiana  l'Unit , nell'erroneo
convincimento della sua autenticit e nella buona
fede anche recentissimamente da me confermata in sede
giudiziaria. L'esame dei suoi contenuti, d'interesse
istituzionale per il servizio, prospettava una
sostanziale bipartizione. La prima parte era relativa
a visite che sarebbero state effettuate dagli
onorevoli Scotti e Patriarca in data 30 maggio ad
Ascoli Piceno, al fine di incontrarvi Raffaele
Cutolo. Che gli onorevoli Scotti e Patriarca si
fossero recati ad Ascoli Piceno per detta visita,
offrendo
altres, sia pure indirettamente, garanzie di diverso
genere, per sollecitare presso il Cutolo la
liberazione di Cirillo, non risultava agli atti del
mio ufficio. Nulla risultava, altres, in merito ad
un presunto intervento dell'onorevole Patriarca
presso il sottosegretario alla giustizia onorevole
Gargani, per evitare l'emanazione del provvedimento
di soggiorno obbligato al costruttore irpino Antonio
Sibilia.
Per quanto concerne, inoltre, le fonti del
finanziamento
del riscatto, posso dire che ad un esame informativo
specifico non corrispondevano riscontri di verit in
ordine alle singole agenzie ed agli enti cui veniva
attribuito il finanziamento stesso. Per quanto
attiene all'avvocato Madonna, pure citato nel falso
documento, lo stesso non ha mai intrattenuto rapporti
con il SISDE. Devo dire che anche Rotondi non aveva
mai intrattenuto rapporti di alcun genere con il
SISDE.
          Sul tema riscatto ho l'obbligo di chiarire che il
                               SISDE,
in pendenza di un'indagine giudiziaria  ad hoc , ha
tralasciato quelle iniziative che potessero
straripare in ambienti di competenza esclusiva
dell'autorit giudiziaria, cui necessariamente
incombeva il compito d'indagine nel quadro della
repressione di un grave reato. E'
                              Pagina 2615
noto, infatti, che il SISDE opera prevalentemente nel
settore della prevenzione e che si mobilita per
attivit investigative solo quando ci  compatibile
con il rispetto dovuto all'autorit giudiziaria,
nelle sue prioritarie funzioni di giustizia.
        La seconda parte del documento, nel confronto con la
prima, appariva formulata con maggiore propriet
terminologica ed espositiva. Per ci che attiene agli
aspetti formali del documento, desidero precisare che
sulla fotocopia del falso documento  stato eseguito,
all'epoca, apposito esame ricognitivo da parte del
centro tecnico scientifico del SISDE, compendiato
successivamente in una dedicata relazione.
          La falsit documentale, almeno per gli addetti ai
                               lavori,
emergeva con ogni evidenza, non trovandosi riscontri
nei numeri dei contrassegni, nella topografia dello
scritto, nella stessa formulazione tecnica dei
contenuti, n tampoco emergevano elementi da poter
far ritenere il compilatore e l'organizzatore
dell'elaborazione del testo quali specialisti del
ramo.
  In tutta coscienza devo purtuttavia una volta
ancora ribadire che, se per un verso il falso
appariva immediatamente tale ad esperti
dell'investigazione di polizia, per altro verso lo
stesso avrebbe potuto agevolmente carpire la buona
fede di persone non inserite negli ambienti della
polizia giudiziaria e dei servizi di sicurezza e non
in possesso, come tali, delle consuetudini
burocratiche di linguaggio e finanche
dell'aggiornamento di sigle, prefissi, eccetera. Si
trattava, a ben vedere, di riferimenti che non
possono sorprendere l'attenzione di chi  avvezzo a
compulsare documenti ministeriali dei quali conosce
la configurazione modulistica, cos come le corrette
intestazioni e ancora lo stile, per certi versi
inconfondibile, ma che sfuggono certamente, per la
loro totale internit ad uno specifico mondo
professionale, alla possibilit di individuazione del
non addetto ai lavori, anche del pi diligente. In
proposito, ed a mero titolo di esempio, la lettera
era intestata alla direzione generale della pubblica
sicurezza che, come  noto, aveva da poco mutato la
propria denominazione in dipartimento della pubblica
sicurezza, mentre apparivano invero desueti i
riscontri "AR", evidentemente indicativi della
sezione "affari riservati" di un tempo.
  Questi i parametri di verit a me noti e gi pi
volte ribaditi in sedi diversificate nel corso di
questi anni in un afflato di coerenza e di linearit
non scalfito a tutt'oggi da
dissonanza alcuna.
  Mi preme vivamente riaffermare la perfetta liceit
dei comportamenti assunti da me, dai miei
collaboratori, dai tantissimi appartenenti al mondo
delle istituzioni che per avventura ebbero l'onore e
l'onere di servire lo Stato in quei frangenti, dove
pi semplici e certamente meno pericolosi si
sarebbero prospettati incarichi e destinazioni per
loro natura ben pi defilati.
  Vorrei altres ricordare - non certo e non tanto
per me quanto per coloro che ho dianzi citato - da un
lato la somma dei sacrifici e degli ostacoli
affrontati e superati, la lotta senza quartiere
portata al terrorismo, la capacit di analisi
prodotta dal SISDE con la conseguente produzione di
attivit di contrasto mirato; dall'altro il pericolo
terribile corso dal nostro paese in quel quadriennio,
laddove l'anno 1981 si colloca, in definitiva, come
l'ultimo a serie completa del terrorismo e per molti
versi forse come il peggiore dopo il 1978. Non si
vede ancora, infatti, alcun albore, mentre eventi
vicinissimi, ma ovviamente ignoti, dovevano ancora
verificarsi. Tra questi: il sequestro e la successiva
liberazione del generale Dozier, con il determinante
apporto informativo del SISDE, con la perfetta
efficienza dimostrata nella contingenza dai NOCS e
dalla polizia di Stato; la cattura di moltissimi
brigatisti (Senzani, Moretti, eccetera); la scoperta
di innumerevoli covi; lo scompaginamento militare ma
soprattutto politico delle organizzazioni brigatiste.
         La Repubblica, forte delle sue libere istituzioni,
                                 del
consenso popolare, di tutti gli apparati di tutela,
del saggio operare
                              Pagina 2616
del legislativo, dell'esecutivo e della magistratura,
ha vinto contro il terrorismo la propria battaglia,
brandendo le armi della legge e della democrazia ed
avvalendosi, con ottimi risultati, dell'impegno
spasmodico dei sui migliori servitori.
Cos avverr anche contro la criminalit mafiosa, in
una
prospettiva che sin d'ora vede rischierate le forze
di un tempo ammaestrate e migliorate dalle tante
battaglie condotte sul campo, anche con alterna
fortuna, ma con la certezza e la forza che vengono
dal rispetto della legge e dal significativo apporto
che il Presidente della Repubblica, il Parlamento, il
Governo e la magistratura garantiscono.
  Le forze dell'ordine, conscie del proprio buon
diritto e scevre da condizionamenti di qualsiasi
natura, continueranno a perseguire fini istituzionali
con lo scopo preciso di contrastare e vincere la
mafia ovunque essa alligni e con l'intento di
eliminare definitivamente tale fenomenologia
criminale, altamente lesiva delle prerogative
irrinunziabili di ogni cittadino in tema di libert,
dignit, democrazia.
UMBERTO CAPPUZZO.  Desidero esprimere un vivo
apprezzamento al prefetto Parisi. Ho vissuto quegli
avvenimenti in una posizione di vertice, come
comandante dell'Arma dei carabinieri, e devo dire che
il quadro delineato  quello a me noto, quindi ho
trovato una conferma di quanto avevo potuto conoscere
in quell'epoca. In effetti, il servizio si 
mobilitato con grandissimo impegno; il prefetto
Parisi  stato costantemente all'opera; in sede di
comitati di sicurezza non sono mai state date
direttive che non fossero quelle lecite e
istituzionali. Quindi, dal quadro che risulta a
livello ufficiale, devo dire che quanto  stato detto
 ci
che io sapevo; non vi sono elementi nuovi.
  Quello che potrebbe sorprendere  il passaggio in
consegna dell'attivit informativa da un servizio
all'altro, cosa che a me risulta nuova (l'ho letta ma
mi risulta nuova rispetto a quello che sapevo
all'epoca) perch nelle sedi istituzionali mi
riferisco sempre al comitato di sicurezza - mai era
stato detto che dovesse avvenire questo passaggio, n
tampoco il
titolare del Ministero dell'interno dell'epoca ha mai
espresso questo intendimento. Vorrei fare una
precisazione: cos come si era verificato - non lo ha
detto il prefetto Parisi - per il SISDE, il cui capo
risultava nei famosi elenchi di Castiglion Fibocchi
della P2, anche il titolare del SISMI era nello
stesso elenco. Musumeci, all'epoca non generale ma
colonnello, non era il vice di Santovito, era un
ufficiale del servizio informazione che probabilmente
avr avuto...
PRESIDENTE.  Era responsabile, non operativo,
dell'ufficio di controllo interno al SISMI.
            UMBERTO CAPPUZZO.  Il titolare, colui che era
                             subentrato
era Abelardo Mei.
  Sarebbe molto interessante sapere come mai
nell'ufficio del responsabile delle carceri, dottor
Sisti, si sia addivenuti a questo passaggio senza che
ufficialmente n noi n il comitato di sicurezza
avessimo mai appreso alcunch del genere e senza che
fosse trapelata qualche altra informazione
sull'opportunit dello stesso procedimento.
  Questa  l'unica domanda che vorrei porre, dando
atto, ancora una volta, al prefetto Parisi della
puntualit delle informazioni fornite e dell'opera
meritoria svolta in
quell'epoca. Bisogna dire che il SISDE attraversava
un periodo assai delicato - lo ha ricordato il
prefetto Parisi - in quanto era in una fase
organizzativa molto impegnativa, attuata con criteri
scientifici: il servizio dal nulla era sorto ed aveva
impostato l'attivit di preparazione e quella
organizzativa con criteri apprezzabili e ammirevoli.
        Tutto ci che  stato detto corrisponde a quanto  da
                                 me
conosciuto ma il passaggio delle consegne da un
servizio all'altro di un'attivit informativa cos
delicata mi risulta non chiaro. Mi chiedo come mai il
SISDE ne sia stato l'iniziatore, perch nel comitato
- lo ricorder il prefetto Parisi -...
                              Pagina 2617
 PRESIDENTE.  Nei verbali non c' traccia.
  Il prefetto Parisi chiede di rispondere domanda
per domanda. Credo che ci sia pi opportuno per
tutti.
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . Innanzitutto ringrazio per
l'apprezzamento ed il riconoscimento del lavoro
svolto a suo tempo dal SISDE.
Per quanto riguarda il passaggio delle competenze,
chiarisco che esso non doveva formare oggetto di
riferimento al comitato nazionale dell'ordine
pubblico, in quanto era un fatto che atteneva al
rapporto personale di chi rispondeva dell'organismo
con il ministro, che fu debitamente informato. Non 
nemmeno lontanamente immaginabile che il direttore
pro tempore , fatta la scelta, non ne informasse
l'autorit politica.
 PRESIDENTE.  Lei inform l'autorit politica del
passaggio?
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . Certo.
PRESIDENTE.  Quindi, il ministro Rognoni lo sapeva.
VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . Certo che lo informai. Non vorrei che ci
fossero equivoci. So che il ministro Rognoni...
SALVATORE FRASCA.  Sono emerse due o tre verit molto
importanti questa mattina.
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . Informai regolarmente. D'altra parte, il
passaggio di competenze avveniva tra due persone che
si incontravano per la prima volta. Quindi, non si
possono immaginare pregresse ragioni. Non vi erano
stati nemmeno telefonate, ricerche, avvicinamenti che
potessero predisporre a  quella decisione; vi fu
solo la rappresentazione da parte
del generale Musumeci che aveva una condizione pi
favorevole
da un punto di vista operativo, che era vicino alla
meta, che stava per conseguire la liberazione del
sequestrato. Potrei qui aggiungere un aspetto mai
rivelato che  interessante: nel pour parler  che vi
fu in quell'occasione, il generale Musumeci mi
specific che Cutolo aveva manifestato un profondo
disprezzo per la continuazione del rapporto con noi.
PRESIDENTE.  Ricorda l'espressione che us?
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . S: "Vi ha schifato". Furono queste le
parole: "Cutolo vi ha schifato". Io che sapevo gi
come fosse negativamente conclusa l'esperienza SISDE
e che quindi si trattava di un capitolo gi
autonomamente chiuso, per quale motivo avrei dovuto
precludere la possibilit di esperire la stessa
ricerca al SISMI, che pareva avesse pi successo, e
che forse aveva trovato il modo di farsi intendere
meglio, di comunicare attraverso canali pi
qualificati e di predisporsi ad un successo? Non
avevo alcuna ragione; lo decisi autonomamente senza
compulsare alcuno immediatamente, ma  chiaro che ne
informai l'autorit politica. Sono molto corretto:
qualunque ministro abbia lavorato con me sa bene che
mi sono comportato sempre in maniera chiara e
corretta. Certamente non era il caso che il discorso
si aprisse in comitato, perch l'attivit di ricerca
informativa dei servizi non aveva come referente il
comitato ma i ministri dell'uno e dell'altro ramo.
 UMBERTO CAPPUZZO.  Il CESIS in tutto questo 
rimasto assente, a quanto pare.
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . No.
 UMBERTO CAPPUZZO.  Peraltro, il sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio, che all'epoca era
l'onorevole Mazzola, non  stato forse neanche
informato di questo passaggio.
 VINCENZO PARISI,   Direttore Vicario  pro tempore
del SISDE . E' stato informato
                              Pagina 2618
ene ha dato atto in sede di commissione e in sede di
giudizio. Abbiamo due posizioni: quella del
sottosegretario, che ricorda di essere stato
informato, e quella del ministro che non ricorda di
essere stato informato. La mia parola certa  che
sono stati entrambi informati.
 SALVATORE FRASCA.  Signor presidente, poich 
assente il collega Brutti, oggi posso permettermi il
lusso di parlare prima di lui.
  Se il presidente consente, vorrei rivolgere al
prefetto Parisi una domanda che forse esula dalla
materia che trattiamo questa mattina. Non so se in
questa Commissione o nella Commissione stragi, signor
prefetto, le posi il problema delle scorte e da parte
sua vi fu un impegno nel senso di una revisione di
tutta la struttura delle scorte.
           PRESIDENTE.  Questa domanda  relativa al caso
                              Cirillo?
 SALVATORE FRASCA.  No.
 PRESIDENTE.  Allora, la ponga successivamente.
SALVATORE FRASCA. Ho concluso. Avendo peraltro
rivolto un'interrogazione al ministro competente e
non avendo avuto risposta, mi domando se non sia il
caso di rivolgermi addirittura alla magistratura del
paese, dal momento che ritengo sia un peculato, se
non una truffa ai danni dello Stato, la scorta a
persone che non la meritano, anche perch molte
volte, stanti i loro precedenti, hanno agito non per
lo Stato ma contro lo Stato.
  Il prefetto Parisi, nell'esporci la sua relazione,
ha fatto riferimento anche al codicillo della
vertenza de l'Unit . Per quanto mi riguarda, non ho
nulla da
obiettare e ritengo che questo sia un episodio
giudiziario e quindi estraneo alla valutazione che
questa Commissione deve
effettuare.
  Per quanto concerne invece il caso Cirillo, penso
che questa mattina sia emersa qualche verit in pi;
in realt, qualcun'altra era gi emersa nel lavoro
svolto nella precedente legislatura dalla Commissione
di inchiesta sulle stragi. Questa mattina, comunque,
mettendo insieme i vari tasselli del lavoro svolto
dal Parlamento, emerge una verit che si  nascosta
nel corso degli anni; la si  nascosta al Parlamento
e la si  nascosta all'opinione pubblica. La verit
che emerge  che lo Stato ha trattato, attraverso la
camorra, con le Brigate rosse per ottenere la
liberazione dell'ex assessore regionale Cirillo.
  Dal momento che lo Stato, a proposito del
sequestro Moro, aveva scelto la linea della fermezza
e della resistenza, in ci assistito e corroborato
dalla maggioranza del Parlamento del tempo, vorrei
sapere chi, per conto dello Stato e al di fuori del
Parlamento, abbia modificato la linea precedente.
Sul piano politico, credo che molto probabilmente ci
dar
una risposta il collega Mastella nel prossimo
convegno di Ceppaloni, dove ci si dir perch, per
esempio, la democrazia cristiana  stata contro la
trattativa...
 MARIO CLEMENTE MASTELLA.  Ha esordito con una cosa
fuori posto e conclude con una cosa altrettanto fuori
posto!
SALVATORE FRASCA.  Non si  voluta la trattativa per
liberare l'onorevole Moro e la si  voluta invece per
liberare l'assessore Cirillo. Ma sul piano
istituzionale una risposta la dobbiamo avere perch
altrimenti questo Stato rischia di non essere uno
Stato serio e le verit che emergono finiscono per
rimanere fini a se stesse.
             Dal momento che il prefetto ha detto molto
                           chiaramente di
aver informato il ministro dell'interno del tempo e
il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che
si interessava di questi problemi, allora, anche se
non ce lo dice il prefetto, dobbiamo trarre una
conclusione, ossia che vi  stata una modifica della
linea precedentemente sostenuta dallo Stato, che
prima non ha voluto trattare per Moro e
successivamente ha trattato. Come Commissione,
dobbiamo sciogliere questo
                              Pagina 2619
nodo politico relativo a chi ha autorizzato la
modifica della linea dello Stato.
  A proposito delle trattative che vi sono state,
lei ricorder, signor presidente, che su sua
richiesta il pentito Galasso ha fatto l'elenco di
uomini politici che sarebbero andati nel carcere di
Ascoli Piceno a trattare con Cutolo a proposito della
liberazione di Cirillo. Al riguardo, vorremmo sapere
qualcosa di pi; se ho capito bene e non mi sono
distratto, il prefetto ha detto di ignorare un fatto
di questo genere, che viene sempre pi smentito dagli
interessati ma riconfermato da altri. Anche su questo
dovremmo cercare di fare giustizia.
  Concludo dicendo, signor presidente, che emerge in
tutto questo, nel lavoro che stiamo svolgendo noi
come in quello che sta portando avanti la Commissione
di inchiesta sulle stragi (faccio parte dell'una e
dell'altra, e quindi non pongo questioni di orgoglio
di Commissione), una certa mancanza di delimitazione
dei compiti: in quella Commissione la sensazione che
si ha  che questa Commissione si espanda, e se cos
 dobbiamo cercare di avere anche qualche
preoccupazione perch, come giustamente diceva
Michele Pantaleone, "se tutto  mafia nulla  mafia".
Qui la mafia comincia ad entrarci relativamente e
vengono ad essere coinvolti il Governo, le forze di
polizia, i servizi segreti dello Stato e vi  un
certo debordamento dai compiti, per cui si pone anche
il problema di riprecisare i compiti del SISMI e del
SISDE facendo in modo che le forze di polizia operino
in una certa
direzione e queste altre forze si interessino di
altri compiti, rispetto ai quali mi pare vi siano
molte manchevolezze.
  E' stato detto, inoltre, che le brigate rosse
arrossivano quando prendevano il denaro; vorrei
sapere se chi ha disposto il cambiamento della linea
dello Stato abbia arrossito qualche volta.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Per quanto riguarda le scorte, vi  stata
una revisione consistente, tanto che sono state
recuperate mille unit ai servizi ordinari delle
forze dell'ordine e quindi a beneficio della
collettivit, con una riduzione sensibile dei servizi
di protezione, riduzione in termini o di totale
eliminazione o di contrazione dei dispositivi. Alcuni
personaggi, ancorch inquisiti, continuano a formare
oggetto di protezione, non come  status symbol  ma
come protezione contro aggressioni, fatto, questo,
particolarmente temuto in quanto la situazione 
quella che  e sappiamo come vi siano molte tensioni
nella societ e la disposizione della gente verso
alcune personalit sia estremamente negativa e
contraddistinta da note di animosit.
  Per quanto concerne le trattative nel sequestro
Cirillo, posso dire che nessuna parte ha avuto il
SISDE in queste trattative. La nostra fu un'attivit
finalizzata esclusivamente alla ricerca di
informazioni;  di tutta evidenza che le trattative
vi sono state, ma non riguardano il SISDE.
  Mi auguro quindi e spero che dagli sviluppi dei
lavori di questa Commissione emerga la verit, che in
ogni caso trover il SISDE completamente estraneo a
qualunque responsabilit e nella trattativa e in ogni
altro aspetto conseguente alla trattativa.
         Il mutamento della linea rispetto al caso Moro  un
                                fatto
politico da accertare in sede giudiziaria per vedere
chi veramente... Io non ho poteri di indagine. Per
quanto riguarda l'indagine Galasso, mi compiaccio che
lei sia pi informato di me: io non so assolutamente
niente di quello che ha detto.
ANTONIO BARGONE.  Devo ringraziare anch'io il
prefetto
Parisi per la sua relazione molto puntuale. Desidero
tuttavia porgli alcune domande con riferimento
soprattutto a quanto  emerso dagli atti giudiziari e
quindi ad apparenti contraddizioni che emergono dai
fatti cos come sono esposti.
Intanto, sempre con riferimento anche alle
valutazioni che
sono state fatte in questi provvedimenti di carattere
giudiziario, vorrei chiedere qual era la ragione per
cui  stato chiesto l'incontro con
                              Pagina 2620
Cutolo, se cio questa fosse una pista. Si dice che
non poteva essere una pista, dal momento che le forze
di polizia non avevano alcuna idea di dove fosse il
sequestrato, tant' vero che poi questi fatti sono
emersi a seguito di alcune dichiarazioni di pentiti e
che invece per iniziativa autonoma della polizia
questo non era ancora emerso. Vorrei quindi
sapere quali siano le ragioni di questo incontro con
Cutolo se non vi era quella di seguire una pista.
  Rispetto a questo, un altro elemento 
rappresentato dal rivolgersi all'avvocato Cangemi,
che appare dagli atti giudiziari come primo
intermediario di questa vicenda. L'avvocato Cangemi,
nel momento in cui  stato contattato, sostiene: "Non
 possibile, non credo che Cutolo sia disponibile a
collaborare perch i sequestratori vengano
individuati ed arrestati, ma pu essere invece
disponibile ad una trattativa perch venga rilasciato
il sequestrato, per a fronte di alcune
contropartite".
PRESIDENTE.  Cangemi  di Napoli o di Reggio
Calabria? ANTONIO BARGONE.  E' di Napoli. L'avvocato
Cangemi
sostiene di essere stato contattato da un tal
Pasquale Mollica, componente - si dice - della
segreteria della democrazia cristiana, il quale gli
avrebbe preannunciato l'arrivo del vicequestore
Schiavone del SISDE per un incontro con Cutolo.
 PRESIDENTE.  Mi pare che Mollica non fosse
componente della DC ma della segreteria
dell'onorevole Zaccagnini, se non ricordo male.
 ANTONIO BARGONE.  S, della segreteria
dell'onorevole Zaccagnini.
  Sostiene inoltre di essersi incontrato
successivamente con Titta e Belmonte, i quali
sostenevano di essere stati inviati dal Presidente
del Consiglio, onorevole Forlani, che aveva molto
interesse alla liberazione del sequestrato.
  Dico questo perch vorrei da lei un chiarimento
rispetto al ruolo di Schiavone e dell'avvocato
Cangemi, che peraltro pare conforti la tesi che
questo incontro con Cutolo avvenisse in relazione non
di una pista da seguire ma invece ad una trattativa
da aprire con lo stesso Cutolo. Si tratta di un fatto
che mi preoccupa e credo che vi sia la necessit, in
questa sede, di chiarire tale contraddizione, dal
momento che -            lo ripeto - risulta da atti
giudiziari acquisiti dalle varie
Commissioni.
  Quanto al rapporto con il SISMI, si dice che vi 
stato questo passaggio di consegne tra il SISDE ed il
SISMI, fatto che appare abbastanza anomalo, tenuto
conto che il SISDE non poteva comunque sottrarsi ad
un ruolo in questa vicenda.
Dalle carte giudiziarie risulta peraltro che
successivamente al 10 maggio Sarzano avrebbe
accompagnato in carcere Granata perch Cutolo
smentisse una lettera apparsa su Il Mattino  con cui
si diffidavano le BR dal lasciare
vivo l'onorevole Cirillo.
  Questo episodio, che  successivo al 10 maggio,
conforterebbe la tesi secondo cui il SISDE comunque
poi si  occupato di tale questione. Vorrei pertanto
chiederle intanto se questa circostanza sia vera, in
che misura e in che modo si  occupato di tale
questione, e soprattutto poi del rapporto con il
SISMI; di questo parleremo poi con il generale Mei ed
 inutile rivolgere a lei queste domande, per il
SISMI  intervenuto non soltanto in maniera poco
istituzionale ma anche con personaggi che nulla
avevano a che fare con il ruolo e le funzioni
istituzionalmente attribuite, come per esempio
con l'attivit abbastanza frenetica di Pazienza.
Vorrei sapere se di questo lei abbia notizia e se
abbia avuto conoscenza di questo ruolo e di questa
funzione in tale vicenda.
  Vorrei inoltre sapere se il SISDE abbia stanziato
delle somme per questa attivit nella ricerca del
sequestrato.
Infine, anche se lei ha gi detto che non lo sa,
vorrei
fare riferimento ad alcuni elementi emersi dagli atti
giudiziari:
                              Pagina 2621
 non solo il pentito Galasso ma, come risulta dagli
atti giudiziari, tutti (Sanfilippo, Ognibene,
camorristi e brigatisti) hanno parlato di un
interessamento di esponenti della democrazia
cristiana, in particolare dell'onorevole Gava per la
liberazione di Cirillo. Vorrei sapere se di questo
lei sappia qualcosa.
  Da ultimo, desidero infine chiederle se lei abbia
notizia che questa trattativa con Cutolo ha previsto
contropartite anche rispetto agli appalti del
terremoto in Irpinia.
VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . I motivi dell'incontro con Cutolo, come
ho spiegato, furono istituzionali, motivati dal
convincimento che in una citt come Napoli, che in
quel momento era veramente in mano alla camorra, non
potesse essersi inserito un fatto come il sequestro
Cirillo senza che la camorra ne fosse a
conoscenza e senza che in qualche modo avesse
accettato di tollerarlo.
  E' da considerare che un evento di questo genere
reca all'ambiente uno scossone tale da mobilitare sul
territorio pi forza pubblica, da determinare
migliaia e migliaia di perquisizioni, come in effetti
avvenne, e quindi una pressione che si sarebbe
rivelata di fortissimo disturbo. Si immaginava perci
che, in mancanza di un'intesa con le Brigate rosse,
potesse sussistere un fortissimo interesse della
camorra a sganciarsi da questo problema delle brigate
e quindi a lasciarlo fuori dal proprio territorio,
per continuare a muoversi con tranquillit.
  L'incontro, per la parte SISDE, fu finalizzato
esclusivamente a ragioni informative. Il passaggio
dal SISDE al SISMI non era anomalo, perch, come ho
spiegato nella relazione che ho appena terminato di
leggere, a parte l'articolo 7 della legge n. 801 del
1977, che impone l'obbligo della reciproca
collaborazione, vi era una direttiva a quel tempo
ancora valida per cui era prevista una copertura
sostitutiva del SISMI al SISDE in tutti i casi di sua
insufficienza e di sua non piena adeguatezza alle
esigenze del momento.
 PRESIDENTE.  Esiste una direttiva di questo tipo?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . C'era una direttiva, che portava la firma
dell'onorevole Forlani, in virt della quale era
previsto che finch non fosse giunto alla maggiore
et o all'emancipazione il SISDE, era normale che
fosse il SISMI ad assisterlo. In altre parole, quasi
una sorta di supremazia gerarchica nelle funzioni
quotidiane; un dato di fatto.
 CARLO D'AMATO.  Una tutela!
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Una tutela, perfetto. Forse era dovuta al
fatto che il sistema binario dei servizi non era
stato pienamente accettato e si voleva la
subalternit del servizio pi giovane al fratello pi
grande.
  Cangemi non ha mai avuto rapporti con il SISDE,
mai. Non ha mai incontrato alcuno del SISDE; glielo
garantisco. Cos
anche per Pasquale Mollica: nessun input. Titta e
Belmonte non avevano nessun rapporto; Titta era uomo
che lavorava su un'altra sponda, un ex capitano
dell'aeronautica, che poi  morto, che era in
contatto con i colleghi del SISMI. Siamo
completamente sull'altro binario; semmai, queste cose
dimostrano la contestualit dei movimenti del SISDE
in una direzione forse pi bersaglieresca, pi
ingenua, pi scoperta: queste lunghe riunioni con
Cutolo protrattesi per ore rivelavano la genuinit di
un'azione forse pi contraddistinta da esperienze
proprie delle forze di polizia che non dalla
raffinatezza che in casi di questo genere, che sono
imbarazzanti, dovrebbero avere i servizi. Si vedeva,
in questa fase, che era un servizio giovane, che si 
esposto soltanto nella parte evidente, mentre nei
contenuti purtroppo non ha avuto buoni risultati.
  Quanto al fatto che Sarzano abbia incontrato
Granata dopo il 10 maggio, lo escludo in maniera
totale. Ritengo che questa sia una delle tante note
di disinformazione diramate per creare una sorta di
cortina fumogena e per far sempre
Pagina 2622
convergere verso il SISDE responsabilit che non gli
appartengono.
  Allo stesso modo per Pazienza. Personalmente non
l'ho conosciuto e nessun personaggio dell'organismo
ha mai avuto rapporti con lui, mai. Sono sicurissimo
che Pazienza ha operato fuori dal quadro SISDE e,
d'altra parte,  di un'evidenza solare anche questo;
 documentato.
          Quanto allo stanziamento di somme per raccogliere
informazioni,  chiaro che questo c' stato. La somma
pi consistente fu di 150 milioni, per purtroppo non
fu spesa. Si sperava di avere notizie decisive -
allora questa somma aveva un valore di gran lunga
superiore a quello attuale - e di trovare l'amatore;
non lo trovammo. Pertanto, questa busta con i    150
milioni accantonati fu da me personalmente consegnata
al
prefetto De Francesco all'atto del suo insediamento e
reincamerata dall'organismo. Era stata messa a
diretta disposizione degli operativi perch, in caso
di bisogno, potesse essere immediatamente spesa in
cambio della notizia sul covo di Cirillo. Nessun
contributo al pagamento del riscatto; non vi  una
probabilit su un miliardo di dimostrazione
contraria.
  Quanto alle testimonianze di Galasso ed altri, non
le ho viste. Non ho accesso a questi atti. Mi
dispiace deludere...
CARLO D'AMATO.  Sono state pubblicate.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Credo negli atti giudiziari quando li
vedo. Quanto alle pubblicazioni, non so fino a che
punto le notizie pubblicate siano vere.
 CARLO D'AMATO.  Sono atti della Commissione.
         PRESIDENTE.  Il riferimento  alle deposizioni rese
                                 da
Galasso dinanzi a questa Commissione.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Non le ho viste, non le ho ricevute.
ANTONIO BARGONE.  Il documento cui ho fatto
riferimento
per alcune deposizioni (di moltissimi boss, quali
Sanfilippo e Ognibene),  la sentenza di
proscioglimento e ordinanza di rinvio a giudizio nel
procedimento contro Cutolo ed altri del tribunale
penale di Napoli, ufficio istruzione.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Vorrei dire, a questo proposito, che 
fuori discussione che ci sia stata la trattativa. E'
anche fuori discussione che ci sia stato il
pagamento. Poi abbiamo visto dei riferimenti. Come
riuscire a personalizzare le responsabilit e dire
chi ha trattato, chi ha fatto la raccolta di fondi e
chi ha conferito il denaro, per quali vantaggi
(appalti ed altre cose)  cosa che potr emergere
dalle indagini giudiziarie. Il presupposto di verit
 certo: non si pu escludere quello che  avvenuto,
sarebbe il colmo. Grazie al cielo, si stanno
raccogliendo elementi di prova e mi auguro che il
chiarimento segua, perch sono certo che da questo
sar esclusa qualunque responsabilit, sia pure
remota, non solo del SISDE ma anche dei suoi
appartenenti.
PRESIDENTE.  Vorrei alcuni chiarimenti. Il primo
riguarda
Casillo, l'uomo-tramite.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Diciamo l'uomo-spalla.
 PRESIDENTE.  Non solo uomo-spalla, anche uomo-
cerniera
tra Cutolo e la sua organizzazione e gli organismi
esterni, tanto che Casillo  presente al primo
colloquio e poi  l'uomo al quale Pazienza -
sentiremo forse oggi un chiarimento dal generale Mei
in proposito - si rivolge. Insomma,  l'uomo che d
fiducia a Cutolo in ordine all'interlocutore, se non
ho compreso male.
  Casillo era ricercato?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE. . No.
 PRESIDENTE.  Aveva pendenze?
                         Pagina 2623
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . No, non aveva nessuna pendenza.
PRESIDENTE.  La seconda questione riguarda la data
del 28
aprile. Il 27 aprile avviene il sequestro, il 28 si
svolge la prima seduta del Comitato per l'ordine e la
sicurezza; poi, parallelamente, c' la richiesta a
Sisti dell'autorizzazione
ad entrare e l'ingresso, per la prima volta sulla
base della collocazione di data che d il SISDE, nel
carcere. Non so se sia possibile a distanza di tempo,
ma si dovrebbero chiarire gli orari. Non so se c'
l'ora della prima seduta del Comitato; s, alle ore
11.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE  . Le posso dire questo. La riunione c'
stata immediatamente; come arriv la notizia, ci fu
la riunione. Si decise la partenza immediata di
Criscuolo a Napoli; il mattino successivo ci fu
l'interessamento sul presidente Sisti per avere
l'autorizzazione. Alle 11 c'era il Comitato; si
lavorava  non stop , d'altra parte non era la prima
volta. Io ricordo bene, tutti i collaboratori
ricordano che era il 28. Il Ministero di grazia e
giustizia indica la data del 29.
 PRESIDENTE.  Lei and personalmente da Sisti o gli
telefon?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE  . Non ricordo, forse andai. Dato il tempo
trascorso, siamo a 12, 13 anni fa, con tutta la buona
volont...
        Sicuramente mi rivolsi io la prima volta e lo trovai
                                molto
disponibile; fu molto comprensivo.
 PRESIDENTE.  Nel verbale del primo Comitato ad un
certo punto c' scritto che l'onorevole Sansa,
all'epoca sottosegretario agli interni, "ricorda le
condizioni ambientali della zona di Torre del Greco,
segnate da un'eccezionale densit demografica, dalla
presenza continua della gente in strada, dal
controllo del territorio da parte della criminalit
comune. Questo contesto potrebbe favorire le
indagini". Poi c' scritto: "L'onorevole ministro
condivide le opinioni dell'onorevole Sansa. La
camorra potrebbe avere interesse ad agevolare la
liberazione dell'assessore Cirillo. I  rapporti tra
la delinquenza organizzata ed il terrorismo a
volte si intrecciano a volte si divaricano. Devono
quindi essere attivati tutti i possibili canali".
  E' questo l' input  politico che porta a Cutolo?
          VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE  . C'eravamo gi arrivati. Questa non era
altro per noi che una ratifica di comportamento.
PRESIDENTE.  Il ministro sapeva, quando compiva
questa
affermazioni, che avevate gi deciso l'accesso a
Cutolo? VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro
tempore
del SISDE  . Non lo poteva sapere. Sapeva che ci
stavamo muovendo in direzione della camorra; 
evidente. D'altra parte, era la cosa pi ovvia e lo
ricorder bene l'onorevole Cappuzzo, che allora era
comandante generale dei carabinieri: era di
un'ovviet tale che si part tutti in quella
direzione. Del resto, anche sulla base di altri
canali si vede che anche la polizia si mosse in
quella direzione. Era talmente naturale, che andare a
Napoli ed occuparsi soltanto di fantasmi senza
occuparsi della camorra sarebbe stato incongruo!
 PRESIDENTE.  Onorevole Bargone, mi scusi, di
quand' la dichiarazione dell'avvocato Cangemi
secondo la quale Cutolo avrebbe fatto la trattativa
ma non avrebbe liberato puramente e
semplicemente?
 ANTONIO BARGONE.  Appena contattato.
 PRESIDENTE.  E quando  stato contattato?
         ANTONIO BARGONE.  La data precisa non risulta dagli
                                atti.
 PRESIDENTE.  Lo verificheremo.
                              Pagina 2624
          Pertanto, quanto all'espressione "nell'ambito del
                                primo
Comitato", non so se ci fosse allora il...
         ANTONIO BARGONE.  La data non c'; si dice che  il
                                primo
ad essere stato contattato.
 PRESIDENTE.  Contattato da chi? Dal SISDE?
 ANTONIO BARGONE.  Avrebbe ricevuto una telefonata
dal Mollica, che preannunciava l'arrivo di Schiavone.
VINCENZO PARISI,    Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Schiavone allora non era del SISDE; era
della polizia.
 PRESIDENTE.  E Titta era SISMI.
  No, non c'era in questa prima seduta. Il punto 
che l'espressione di cui ho parlato prima  intesa
per un verso come ratifica dell'operato che si stava
compiendo...
VINCENZO PARISI,    Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Per noi di fatto diventava ratifica,
perch gi eravamo partiti nella notte in quella
direzione.
PRESIDENTE.  Ho capito. Per quanto riguarda poi la
questione dell'11, cio della data di passaggio delle
consegne, in questa giornata c' il suo colloquio,
prefetto Parisi, con Sisti e Musumeci. E' cos?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  S.
 PRESIDENTE.  Poi, nella stessa giornata dell'11, un
aereo del SISMI si reca a Milano, prende il maggiore
Titta e lo
porta a Reggio Calabria. Il maggiore Titta, adesso
deceduto,  quello che poi seguir i rapporti veri
con Cutolo. Quindi, tutto ci avviene nello stesso
giorno: sia il colloquio sia il passaggio di
consegne. La mattina o il pomeriggio?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Al mattino sicuramente; credo proprio
alle 11 o     forse a mezzogiorno.
        PRESIDENTE.  Lei inform il ministro che c'era stato
                                 il
cambiamento di mano?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISD . S, sicuramente. Quel giorno si  usciti e
quel giorno stesso ho telefonato al centro di Napoli;

documentato, perch  stata presentata la memoria al
processo. Sono andato in ufficio, ho telefonato al
centro di Napoli, non ho trovato il capocentro
Tarallo, in quel momento assente, per cui ho parlato
con Musti, un altro colonnello dell'Arma, che era il
vice capocentro e gli ho detto: "La situazione  in
questi termini: stamani... ". Gli ho fatto prendere
nota di tutto tant' vero che costui, da persona
precisa qual era, ha fatto una trascrizione: "C' chi
esce di scena, sparisce di scena; niente pi pista
Cutolo".
        Il mattino successivo vado con Criscuolo ad avvertire
                                  i
magistrati...
 PRESIDENTE.  Il mattino siamo al 12?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Il 12! Ritorno al Ministero di grazia e
giustizia perch della decisione presa con Sisti
fosse data conferma a tutto il personale del
Ministero di grazia e giustizia, Direzione degli
istituti di prevenzione e pena, agli altri
magistrati... "Noi siamo usciti di scena", perch non
ci fossero dubbi da quel momento.
  Vorrei dire che l'uscita di scena era un fatto
legato anche... C' qualcuno che chiede: "Perch non
siete rimasti?". No, perch in queste cose o si
lavora da soli o non si sta insieme.
 PRESIDENTE.  Un'ultima cosa: Coronas nella prima
riunione dice che le forze di polizia sono
sufficienti a Napoli. Successivamente per vengono
mandate ingenti forze di polizia e, sulla base dei
dati statistici, questo porta al crollo dei delitti a
Napoli.
                              Pagina 2625
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Questo s.
 PRESIDENTE.  Poi, il 4 giugno, tutte le forze di
polizia vengono ritirate. Ecco, la cosa 
significativa perch il 6
giugno c' il sequestro e la gambizzazione di Siola
e, sempre con riferimento al 6 giugno,  Il Mattino
del 7 giugno
1981 scrive: "Si scatena la camorra: sei delitti in
24 ore". C'erano stati alcuni regolamenti di conti
interni, approfittando del fatto che a quel punto
s'era liberata...
Ecco, su questa questione, invio della polizia-ritiro
della polizia, lei  in grado di dire qualcosa?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . No, proprio no, perch io ricordo che
dopo fu deciso di spingere massicciamente in quella
direzione. La polizia sicuramente - questo lo dico
come dato storico acquisito nell'attuale funzione,  a
posteriori -  esegu circa duemila perquisizioni. Poi
vi furono le numerosissime perquisizioni fatte dai
carabinieri, almeno altrettante, con un impegno
straordinario. Quello che poi  stato al tempo il
flusso o l'eventuale deflusso di forze di polizia dal
territorio a me sfugge completamente.
 PRESIDENTE.  In merito a quale autorit dovremmo
chiedere? Alla documentazione del dipartimento?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Potremmo cercare di fare una ricerca per
vedere a            livello di ordine pubblico ed a
livello di Criminalpol cosa
risulti in ordine all'eventuale invio e ritiro di
forze dell'ordine. In questo momento non sono in
grado di dirlo.
CARLO D'AMATO.  Sembra atipico il fatto che si possa
disporre l'invio di ingenti forze che determinano una
mobilitazione sul territorio con una forte
compressione, evidentemente, delle attivit criminali
e che poi dopo poco tempo queste si ritirino e ci
non rappresenti un dato che sia stato apprezzato o
valutato o comunque disposto in ragione di una
logica.
  C'era una logica prima, quando  stato mandato il
contingente di polizia, ci dovrebbe essere stata una
logica dopo, quando esso  stato ritirato.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . E' vero, certo!
         PRESIDENTE.  Bisogna acquisire tutti quanti i dati,
                                 non
c' dubbio!
 UMBERTO CAPPUZZO.  Nel comitato non c'?
           PRESIDENTE.  No, nel comitato non si discute di
                              questo. I
verbali sono a disposizione dei colleghi.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Non c' alcun riferimento.
 PRESIDENTE.  Ho tratto questa informazione da atti
di stampa. Se i colleghi lo ritengono, possiamo
chiedere al Ministero...
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . Facciamo un riscontro ed io senz'altro
risponder per scritto.
 FRANCO FAUSTI.  Nell'audizione di Galasso 
comparsa questa ipotesi a testimonianza dell'accordo.
Ne d un'interpretazione piuttosto singolare.
 PRESIDENTE.  S per guardiamo ai dati e vediamo.
         La ringrazio, prefetto Parisi; le faremo pervenire
                               questa
richiesta...
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE . No, non ce n' bisogno, la ritengo
acquisita. Pu essere messo a verbale ed io provvedo
subito.
PRESIDENTE.  Va bene, la ringrazio.
  Sospendo la seduta fino alle 14,30, ora in cui
avr inizio l'audizione del generale Mei. Ho fissato
questo orario per venire
                              Pagina 2626
incontro alle esigenze dei colleghi che devono
partire in serata.
La seduta, sospesa alle 10,50,  ripresa alle
14,40.
Audizione del generale Abelardo Mei, direttore
vicario pro tempore del SISMI.
 PRESIDENTE.  Informo il generale Mei che la
Commissione sta lavorando intorno alle connessioni e
strutture della
camorra, in ordine alle quali consegner alla fine di
ottobre una relazione al Parlamento. In questo quadro
 emerso con una certa nettezza il problema del
sequestro dell'assessore Cirillo, il rapporto avviato
con Cutolo ai fini della liberazione dell'assessore
Cirillo. Questa mattina abbiamo ascoltato il vicario
del SISDE all'epoca, prefetto Parisi, ed ora
ascoltiamo lei che all'epoca era vicario del SISMI.
Vorrei pregarla di riassumere alla Commissione il suo
itinerario professionale, dopo di che dovrebbe
riferire ci che  a sua conoscenza in ordine a
questo fatto.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Si riferisce ai miei trascorsi nell'ambito
del servizio o anche prima?
 PRESIDENTE.  Complessivamente.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Sono un ufficiale in servizio permanente
effettivo, quindi provengo dalle accademie, e
praticamente ho passato tutta la mia vita nell'ambito
delle trasmissioni, cio parte telecomunicazioni ed
elettronica. Sono stato dieci anni alla difesa come
capo ufficio generale delle telecomunicazioni ed
elettronica e successivamente sono entrato nei
servizi di sicurezza.
PRESIDENTE.  Quando  entrato nei servizi di
sicurezza? ABELARDO MEI, Direttore vicario  pro
tempore  del
SISMI . Alla fine... Dunque, vediamo un po'... nel
1978, credo. Adesso il giorno esatto...
 PRESIDENTE.  Con quale compito?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Con il compito di vice direttore del servizio
addetto alla parte logistica e tecnica.
 PRESIDENTE.  Chi era direttore del servizio?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Il direttore del servizio in quell'epoca era
Santovito, mentre il ministro della difesa era
l'onorevole Ruffini.
 PRESIDENTE.  S.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Volevo chiarire una questione di fondo. Non
sentendomi eccessivamente, anzi per nulla preparato
in campo informativo, avevo subordinato la mia
adesione al servizio alla possibilit di trattare
esclusivamente problemi a mia conoscenza, e cio la
parte infrastrutturale, delle telecomunicazioni,
elettronica e cos via. Lo feci presente al ministro
Ruffini assieme al generale Santovito, i quali furono
d'accordo nel concordare con me che non mi sarei mai
occupato durante i miei trascorsi al servizio di
questioni di carattere operativo. Ci effettivamente
 stato tranne il periodo in cui il generale
Santovito fu posto in licenza per 55 giorni, mi pare.
          PRESIDENTE.  Cio nel periodo in cui, mi pare, la
                               vicenda
Cirillo...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Ho avuto questo incarico di supplenza dopo 10-
15 giorni che era stato rapito Cirillo, mi pare.
PRESIDENTE.  Quindi i primi giorni di... maggio?
Pagina 2627
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S. Ho sostituito Santovito alla fine di
maggio e ho lasciato l'incarico di vicario alla fine
di luglio, quando il generale Santovito  rientrato
dalla licenza e ha riassunto la direzione del
servizio. Posso, diciamo cos essere
interessato, per quanto riguarda la vicenda Cirillo,
a 35-40 giorni, credo.
 PRESIDENTE.  S fine maggio o fine aprile?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Fine maggio. Sono rimasto nei mesi di giugno
e luglio. Perch, non risulta?
 PRESIDENTE.  Forse ricordo male.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . In questi 50-55 giorni ho assunto il
vicariato e ho dovuto anche far fronte alle esigenze
di carattere operativo; praticamente significava
avere rapporti con le divisioni prima e
seconda, le vere operative del servizio, con le quali
non
avevo avuto alcun rapporto di alcun genere se non per
questioni di carattere tecnico-logistico. Ovviamente
tutto ci che le divisioni hanno trattato in quel
periodo veniva coordinato da me.
 ANTONIO BARGONE.  Ventinove maggio?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S Santovito  andato via il 29 maggio ed 
rientrato il 27 luglio, mi pare.
 ANTONIO BARGONE.  Il 24 luglio.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Non il 27?
 ANTONIO BARGONE.  Ah, s, il 27.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Il 27. Poi  tornato il generale Santovito,
il quale ha ripreso il servizio in mano ed  stato
sostituito dal generale Lugaresi il 15 agosto, mi
pare.
 ANTONIO BARGONE.  Il 5 agosto risulta.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Ho capito. A me pare di no. Comunque non 
questione... L'importante  che poi il generale
Lugaresi abbia preso le consegne dal generale
Santovito, dopo di che Lugaresi ha continuato a fare
il direttore. Diciamo che non mi sono trovato troppo
bene con...
 PRESIDENTE.  Lugaresi?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . ...il generale Lugaresi, il quale chiaramente
dimostrava la volont di sottrarmi continuamente
attribuzioni che avevo in precedenza. Non so per
quale motivo, non per incapacit, perch sarebbe
stato abbastanza grave, ma probabilmente perch
riteneva di articolare il servizio in maniera
diversa. Ci mi port a dare le dimissioni verso la
fine di ottobre, dimissioni che poi furono accettate.
Successivamente rientrai in forza armata e poi andai
in quiescenza.
 PRESIDENTE.  Quando and in quiescenza?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Nel febbraio 1982.
           PRESIDENTE.  E' passato, per alcune funzioni, a
                              lavorare
per il ministro della giustizia?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S. Sono stato al ministero della giustizia
quando c'era l'onorevole Darida, successivamente
anche con il ministro Sarti e poi con il ministro
Martinazzoli. Il ministro Sarti rimase pochissimo
tempo. Nel periodo di Sarti ero ancora ai servizi di
sicurezza in quanto mi avevano inviato in supporto
alle esigenze connesse con la sicurezza degli edifici
giudiziari.
                              Pagina 2628
PRESIDENTE.  Lei si occup di ci quando and al
ministero? ABELARDO MEI, Direttore vicario  pro
tempore  del
SISMI . S ho avuto anche una consulenza per 18 mesi
da parte del Ministero di grazia e giustizia proprio
per questa esigenza.
 PRESIDENTE.  Consulenza retribuita?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S.
 PRESIDENTE.  Con quanto?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Mi pare 35 milioni per tutto quanto.
PRESIDENTE.  Per 18 mesi?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S per 18 mesi.
PRESIDENTE.  Ci avvenne dopo la vicenda Cirillo?
ABELARDO MEI, Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S direi di s. Ero gi uscito.
         PRESIDENTE.  Quando inizia il rapporto con Darida?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Il rapporto con Darida  iniziato quando
stavo
ancora ai servizi di sicurezza. C'era la questione
delle auto blindate, forse ricorder, la necessit
di...
         PRESIDENTE.  Cosa hanno a che fare le auto blindate
                                 con
le telecomunicazioni?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Si trattava di sicurezza in generale. Avevo
competenza anche per quella divisione.
PRESIDENTE.  Ricorda il periodo? Sempre nel 1981?
ABELARDO MEI, Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S, anche nel1981.
PRESIDENTE.  Nel 1981 ci fu questo rapporto con
Darida? ABELARDO MEI,Direttore vicario  pro tempore
del
SISMI . Nel 1981 mi pare che Darida fosse gi fuori.
Al ministero sono andato con Sarti che dalla difesa
pass al
Ministero di grazia e giustizia. Successivamente
Sarti and via, subentr Darida ed io continuai
questo rapporto.
PRESIDENTE.  Non ricorda quando  cominciato il
rapporto
con Sarti?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Nel... 1980. Quando Sarti era ministro della
giustizia.
 PRESIDENTE.  Fu Sarti a chiamarla?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Certo.
        PRESIDENTE.  Ho capito. Lei aveva gi un rapporto di
conoscenza con Sarti?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Lo conoscevo in quanto ministro della difesa;
aveva visto che i servizi lavoravano in un certo modo
e quindi pens di usufruire di questa mia conoscenza.
 PRESIDENTE.  Sulla vicenda Cirillo?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Nella vicenda Cirillo ci sono entrato in
maniera
molto marginale e molto fortunosa. Durante il primo
periodo del rapimento non ne sapevo nulla, o quanto
meno ne ero a conoscenza attraverso i giornali, ma
non certamente per notizie datemi dal personale del
servizio, in quanto non potevo trattare questioni
operative con la prima e la seconda divisione.
  Durante la gestione del rapimento, non sapevo
neppure se il SISDE era stato allertato, se era
andato ad Ascoli Piceno;
Pagina 2629
durante un pranzo conviviale per il quarantesimo anno
dell'istituto Feltrinelli, ebbi occasione...
 PRESIDENTE.  L'istituto tecnico?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . L'istituto tecnico di Milano. Stavo dicendo
che in quella circostanza ebbi occasione di
incontrare, tra gli
altri, dopo tanto tempo, un certo Adalberto Titta, il
quale al momento di salutarci, dal momento che
avevamo parlato del caso Cirillo e di tante altre
cose (c'erano parecchie cose in pentola come il caso
Taliercio, Peci, eccetera), mi disse che
se fosse stato di interesse avrebbe potuto trovare un
canale per giungere a Cutolo. Io chiesi perch
proprio Cutolo e lui rispose che il rapimento era
avvenuto a Napoli dove nulla si muove, se la cosa 
molto grossa, che Cutolo non ne sia a conoscenza. Lo
ringraziai per questa sua offerta dicendogli che non
potevo decidere nulla in quanto la parte operativa
non era di mia competenza, ma che comunque avrei
potuto avvertire il direttore del servizio. Rientrato
a Roma, parlando con il generale Santovito, gli feci
presente questa opportunit e gli dissi anche che
Titta non lo vedevo da 40 anni e quindi non sapevo
assolutamente cosa avesse combinato in quel periodo.
Quindi, secondo il mio parere, bisognava cercare di
capire bene quale fosse il curriculum di questo
individuo e verificare se fosse credibile (diciamo
cos) sotto il profilo democratico.
  Il generale Santovito, d'accordo con me, avoc la
cosa e mi disse di non preoccuparmi. Dopo tre giorni,
e precisamente il 9 maggio, partii per gli Stati
Uniti per una visita al direttore della DIA e tornai
il 16 maggio. Dopo due-tre giorni dal mio rientro,
parlai ancora con il generale Santovito per
riferirgli ci che avevo fatto in America; nel
contempo lui mi annunci che praticamente la
questione Cirillo era andata a cattivo fine per la
mancanza di collaborazione da parte del Cutolo
stesso. Ci significa che il canale era stato
attivato ma non proficuamente sfruttato, anche per
cattiva volont, credo, da parte di Cutolo.
         Da quel momento la pratica si  anemizzata, perch
                                cos
succede quando...
         PRESIDENTE.  In realt dai dati risulta che non era
                                cos
ma che i rapporti andavano avanti.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Bisogna vedere quali rapporti. Non certamente
con il SISMI. Dal momento in cui il 31 maggio presi
praticamente il servizio in mano al cento per cento
non ho mai avuto visione di alcuna pratica da parte
della prima divisione, quella interessata a questo
tipo di operazioni, n ho avuto dall'esterno
sollecitazioni per riaprire il caso. Quindi per me il
caso Cirillo si  esaurito dopo il colloquio con il
generale Santovito, il quale mi disse che il caso
veniva abbandonato. Ci non significa che il SISDE
non abbia continuato ad indagare.
 PRESIDENTE.  Il SISMI?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Il SISDE, in quanto istituzionalmente
interessato.
PRESIDENTE.  Da dati oggettivi, da varie indagini
risulta
che l'11 maggio il SISMI  intervenuto per prendere
in mano la questione e che successivamente l'ha
condotta fino alla fine.
ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Non  precisamente cos. Ricordo che ero in
America; comunque, ricostruendo i fatti posso dire
che esisteva una lettera, una circolare del ministro
Andreotti, il quale diceva che i due servizi
avrebbero dovuto collaborare, sia in campo operativo
che infrastrutturale, per quanto riguarda il
personale, eccetera, con il coordinamento del SISMI,
che praticamente aveva affiliato il SISDE. La
circolare giustamente stava a sottolineare che almeno
fino a quando non fosse diventato maggiorenne il
SISDE, il SISMI avrebbe dovuto assisterlo.
                              Pagina 2630
  Credo che in questo quadro, d'accordo il capo del
SISDE, generale Grassini ed il capo del SISMI, avendo
la possibilit di un certo canale, emerse la volont
di volerlo sfruttare. Non potendo andare in due, il
SISMI, nell'ambito di questa collaborazione, ha
cercato di venire a capo della vicenda. Come  noto
la vicenda, a quanto mi risulta, per quanto riguarda
la pista che il SISMI aveva in mano,  andata male e
tutto  finito l.
         PRESIDENTE.  A me risultano cose diverse, comunque
                                 ora
vediamo.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Vediamo.
         ANTONIO BARGONE.  Dalle notizie in nostro possesso,
                                 sia
da quelle che provengono dagli atti giudiziari ma
anche dalla relazione parlamentare del Comitato sui
servizi ed inoltre anche dall'audizione di questa
mattina del prefetto Parisi, risulta che il SISMI si
 occupato prevalentemente di questa vicenda
soprattutto dal 10 maggio in poi. Vi sono per alcuni
fatti che non sono chiari anche all'avvio di questa
vicenda.
Innanzitutto negli atti giudiziari si dice che il
primo ad
essere contattato  l'avvocato Cangemi, legale di
Cutolo ed amico di Titta, e che all'avvocato Cangemi
viene chiesto un contatto con Cutolo affinch si
riesca ad individuare una pista ed a trovare i
sequestratori. La risposta  "non  possibile che
Cutolo collabori; Cutolo pu semmai offrire una
possibilit di trattativa per rilasciare il
sequestrato, per con contropartite". In questo modo
viene avviata la vicenda. Si dice anche che
l'avvocato Cangemi - legale di Cutolo, lo ripeto, ed
amico di Titta - avrebbe ricevuto una telefonata da
un tale Pasquale Mollica della segreteria
dell'onorevole Zaccagnini di presentazione di un tale
Schiavone, vicequestore del SISDE, e si sarebbe
incontrato con Titta e Musumeci che si dice, sempre
negli atti giudiziari, erano stati mandati dal
Presidente del Consiglio Forlani il quale era
interessato alla liberazione del Cirillo. Su questo
credo che vi sia bisogno di un chiarimento per capire
come  stata avviata la trattativa per Cirillo ed a
quale fini, tenuto conto - io almeno ritengo cos e
vorrei sapere cosa ne pensi lei - che era
assolutamente impensabile che la camorra potesse
collaborare col SISMI per colpire i sequestratori,
perch avrebbe aperto un fronte con le brigate rosse
che sicuramente non gli sarebbe convenuto aprire.
  Successivamente la gestione della vicenda 
abbastanza anomala; questo peraltro  gi scritto
nella relazione del Comitato sui servizi, ma  molto
pi approfondita negli atti giudiziari. Intanto non
sono chiari i rapporti all'interno del SISMI perch
il responsabile  Santovito, che poi viene messo in
ferie dal Presidente del Consiglio...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S, in licenza.
 ANTONIO BARGONE.  E' scritto cos nell'atto ed io
l'ho ripetuto. Dicevo che poi lei  subentrato come
vicario; si dice anche che, a seguito di un attacco
di Pazienza, o meglio procurato da Pazienza su alcuni
giornali,  Tuttoroma  e l'agenzia  Repubblica , nei
suoi confronti, lei avrebbe preferito defilarsi tanto
che il colonnello Serappo dichiara al giudice
istruttore: "Ero scavalcato nelle mie funzioni non
solo dai miei superiori come Musumeci ma anche da
inferiori come Pazienza". Risulterebbe quindi che la
trattativa sarebbe addirittura stata condotta dal
Pazienza in posizione di preminenza anche rispetto ai
responsabili del SISMI. Che vi sia un'anomalia in
questo  confermato dal fatto che Musumeci avrebbe
avuto un ruolo di rilievo in questa vicenda, tant'
vero che il prefetto Parisi questa mattina ci ha
riferito che all'incontro al Ministero di grazia e
giustizia presso il dottor Sisti in cui vi sarebbe
stato un presunto passaggio di consegne fra SISDE e
SISMI erano presenti il prefetto Parisi, che ne aveva
titolo in quanto vicario del SISDE, ed il colonnello
Musumeci, che invece non aveva nessun incarico
operativo ma
                              Pagina 2631
era responsabile del controllo all'interno del SISMI.
Questa  un'altra anomalia.
  Che vi fosse questo clima di intimidazione nei
suoi confronti - e mi riferisco sempre agli atti
giudiziari, non ho raccolto notizie qua e l - che le
consigliasse di defilarsi lo dimostra il fatto che
lei sarebbe intervenuto presso il generale
Notarnicola per evitare che vi fosse un'inchiesta
amministrativa nei confronti di Pazienza. Sto dicendo
tutte queste cose...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Dovr ripetermele una per una perch ho gi
perso il filo.
         ANTONIO BARGONE.  Le consideri domande. Se vuole mi
                                fermo
eriprendo dopo.
 PRESIDENTE.  Sono abbastanza...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . La prima cosa che lei ha detto  che trova
anomalo il fatto che Santovito abbia incaricato
Musumeci; poich lei ha letto gli atti giudiziari e
li ho letti anch'io, vi sono nelle testimonianze...
 ANTONIO BARGONE.  Sono partito da come  nata
questa
trattativa: sono partito da Cangemi, dal rapporto con
Titta e da chi avrebbero ricevuto l'incarico di
iniziare questa trattativa e per quali obiettivi.
Questa  la prima domanda.
ABELARDO MEI,    Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Per quanto mi riguarda dissi al generale
Santovito che era possibile attivare un canale per
raggiungere Cutolo su questa questione attraverso una
persona di mia conoscenza che si chiamava Titta
Adalberto il quale, conoscendo Cangemi, lo avrebbe
messo in contatto, attraverso l'avvocato Madonna, con
Cutolo.
 ANTONIO BARGONE.  L'avvocato Madonna?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S l'avvocato di Cutolo  Madonna.
ANTONIO BARGONE.  Dagli atti risulta che fosse
Cangemi. ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro
tempore  del
SISMI . No, non credo.
 ANTONIO BARGONE.  Questo avvocato Madonna  la
prima volta...
             PRESIDENTE.  Credo che Cutolo avesse molti
                            procedimenti.
Un solo avvocato era insufficiente...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S certo, un solo avvocato non poteva
bastare. Per quanto mi riguarda il discorso finch
quando misi nelle mani del generale Santovito la
questione. Egli mi disse che la questione gli
sembrava interessante ed io mi raccomandai di
controllare cosa avesse fatto questo individuo nei
precedenti quarant'anni perch io l'avevo perso di
vista e lui mi disse "ci penso io". Dopo di che ho
tralasciato la questione perch  passata nelle mani
di Santovito, il quale ha allertato sulla faccenda
Musumeci; quindi il canale  Santovito, Mei,
presentazione di Titta (non accreditamento),
Santovito che chiama Musumeci e gli d l'incarico di
indagare sulla possibilit di trovare un canale per
arrivare direttamente...
PRESIDENTE.  Era il 6?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Per quanto mi riguarda gli ho dato il 5
maggio la disponibilit, la presenza di questo canale
che poteva essere sfruttato o meno a seconda di cosa
ne avesse pensato il direttore del Servizio. Egli ha
incaricato Musumeci il quale insieme a Belmonte credo
abbia preso contatti con questo Titta dopo - spero -
aver verificato la credibilit dell'individuo; dopo
di che sono andati, con un aereo del servizio, come
risulta dagli atti, da Milano a
                              Pagina 2632
Reggio Calabria per controllare se questo Cangemi era
veramente conosciuto da Titta; credo che abbiano
constatato la disponibilit del Cangemi di arrivare
fino a Cirillo e,
tornando a Milano con una macchina del servizio, sono
andati ad Ascoli Piceno (Belmonte e Titta) per
cominciare la prima trattativa con il Cutolo.
PRESIDENTE.  A quale reparto apparteneva Belmonte?
ABELARDO MEI, Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Belmonte era praticamente il numero due
nell'ambito dell'ufficio controllo e sicurezza, era
il vice di Musumeci.
PRESIDENTE.  Quindi i reparti operativi furono
tagliati
fuori?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Quello  un reparto operativo perch doveva
controllare la credibilit sotto il profilo
democratico di tutto il personale del servizio.
 PRESIDENTE.  Musumeci era iscritto alla P2, no?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S.
          PRESIDENTE.  Ed era proprio lui a controllare il
                               profilo
democratico?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Signori miei, non  compito mio dirlo, ma
rimane il fatto che prima che scoppiasse il caso di
Castiglion Fibocchi tutta questa gente era
tranquillamente salutata e riverita; poi  scoppiato
quello scandalo e sono venute fuori certe cose.
 PRESIDENTE.  Lei ha affermato che la prima e la
seconda divisione erano quelle operative, le pi
delicate; se non ho capito male la domanda
dell'onorevole Bargone, risulterebbe in qualche modo
anomalo che non fossero quelle pi immediatamente
agguerrite sul piano operativo ad intervenire.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Diciamo leggermente anomalo, non
completamente anomalo, perch il direttore del
Servizio pu disporre di qualsiasi elemento a sua
disposizione per esplicare certe attribuzioni
caratteristiche del Servizio stesso. In particolare,
se la prima divisione era oberata di lavoro, egli
avr ritenuto opportuno alleggerirla di questa
vicenda, affidandola a Musumeci, perch, in
definitiva, si trattava soltanto di controllare la
possibilit di aprire un canale.
PRESIDENTE.  I direttori della prima e della seconda
divisione erano anch'essi iscritti alla P2?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . No, in tutto il SISMI (composto da 1.800,
quasi 2.000 persone), gli iscritti erano solo sette.
PRESIDENTE.  Volevo solo anticipare una malignit di
qualche collega che potrebbe osservare che per fare
questa operazione era stato scelto fra i vari
responsabili proprio quello iscritto alla P2.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Questo  vero. Per quanto mi riguarda non ho
premuto verso la scelta di Musumeci, tant' che
credevo che lui avesse allertato Notarnicola. Vi era
una certa ruggine fra Notarnicola e Musumeci per i
soliti motivi di dipendenze o di spettanze, ma 
certo che non sarebbe stato anomalo se il generale
Santovito avesse affidato la questione a Notarnicola.
Non si pu per dire che  completamente anomalo il
fatto che abbia chiamato Musumeci; se poi ci vogliamo
aggiungere la questione della P2... Man mano che si 
andati avanti tante cose sono state chiarite, ma
allora non si poteva essere cos sicuri di quello
che... Il generale Santovito lo conosco bene, l'ho
                              Pagina 2633
sempre apprezzato ed  un eccellente ufficiale: credo
che nessuno lo possa negare. Il fatto che sia
incappato nella P2  tutto un altro discorso.
        PRESIDENTE.  Pi che incappato ci si  iscritto! Non
                                vi 
inciampato...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Pu anche darsi che vi sia "inciampato". In
piena
coscienza debbo dire che molti ufficiali di basso
grado sono "inciampati" nella P2 solo perch il loro
superiore era un iscritto: questi ragazzi sono quelli
che hanno pi sofferto per questa questione ed io
sono passato per un difensore di questi cinque che
poi sono usciti ma hanno avuto la carriera, la vita e
la famiglia rovinata.
        PRESIDENTE.  La seconda questione era quella relativa
                                  a
Pazienza.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Pazienza era un informatore personale del
direttore; il direttore pu scegliersi gli
informatori che vuole, ma ne risponde egli stesso di
fronte al Presidente del Consiglio. Pertanto,
nell'ambito del Servizio, nessuno poteva criticare i
rapporti tra Pazienza ed il generale Santovito.
  Per quanto riguarda l'affermazione di Notarnicola
che dice che io gli ho impedito,  una balla grossa
come una casa. Gli dissi "sii prudente a fare questa
cosa" e lo dicevo per lui perch a me cosa
interessava? In quel momento, quando mi disse quelle
cose, mi pare - non mi ricordo quando l'abbia detto
che non fossi ancora vicario (mi pare, pu darsi che
sbagli), ma anche se lo fossi stato era solamente un
avvertimento di essere prudente in queste cose. Da
chi aveva avuto lui l'ordine di "curare" Pazienza? Da
Santovito? Da chi aveva avuto l'ordine Notarnicola? O
lo faceva per conto suo, di sua iniziativa? Questo
sarebbe interessante conoscerlo.
        ANTONIO BARGONE.  Non lo pu chiedere a me perch non
c'ero.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Poich dice di aver letto gli atti...
          ANTONIO BARGONE.  Leggere gli atti non significa
                               sapere
come stanno le cose, tant' vero che lei sta dicendo
cose diverse da quello che  scritto negli atti. Come
vede c' la prova storica che questo non 
sufficiente.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Ho qui nella borsa il testo delle
testimonianze rilasciate in occasione del processo
Cirillo da Santovito, Musumeci e Belmonte, dove le
cose scorrono come ho detto io; di Pazienza non si
parla o se ne parla pi in l.
PRESIDENTE.  Pazienza era ai Servizi in quel momento?
ABELARDO MEI,    Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Pazienza  sempre stato accanto a Santovito.
Finch c' stato Santovito, Pazienza  stato
nell'orbita dei Servizi, si vedeva al secondo piano
di via XX Settembre; sparito Santovito, o meglio
messo in licenza "cautelativa" il generale Santovito,
Pazienza  sparito dalla circolazione, cio non si 
pi visto presso i Servizi di sicurezza. Non l'ho pi
visto dal quel momento.
         ANTONIO BARGONE.  Durante il sequestro Cirillo non
                                l'ha
pi visto?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . No, mai pi visto.
 PRESIDENTE.  Vi  un problema: il 10 luglio 1981
Pazienza and ad Acerra nella casa di Oreste Lettieri
per incontrare Casillo, che era l'uomo
dell'intermediazione con Cutolo siamo gi a luglio -
per trattare...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S ma non per ordine del servizio. Ognuno 
libero di fare ci che vuole. Non so chi glielo abbia
detto, pu darsi che qualcuno glielo abbia detto,
                              Pagina 2634
ma certamente non glielo ha detto il servizio. Qui
basta chiamare il generale Notarnicola e chiedere a
lui se aveva mandato Pazienza a fare questa
operazione.
        ANTONIO BARGONE.  Il generale Notarnicola insieme con
                                 il
colonnello Serappo  tra quelli che si lamentano del
fatto che Pazienza comandava il servizio.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Questo  tutto un altro discorso.
 ANTONIO BARGONE.  Questo  il discorso!
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . A me Pazienza non ha mai dato un ordine, per
esempio. Con me era molto rispettoso. L'ho visto
pochissime volte e quando veniva da me bussava ed
entrava. Parlavamo del pi e del meno e mai di
servizio. Certo, stava vicino al generale Santovito.
Ma era potente anche Musumeci allora, era potente
anche Belmonte, che vuol dire? Perch stanno vicino
al capo sono potenti? E i direttori di divisione cosa
stavano a fare se si sentivano tanto defraudati? I
casi erano due: o dicevano al direttore del servizio
di cambiare modulo se no se ne sarebbero andati, o
accettavano le cose come erano. Dopo tre anni vengono
a dire queste cose, abbia pazienza! Ovviamente pu
darsi che mi sbagli, intendiamoci. Secondo me era
giusto allora, quando le cose si stavano
manifestando, manifestarle a chi di dovere, in questo
caso al direttore del servizio. I capi delle
divisioni, anche Serappo che era segretario
particolare di Santovito, avevano libero accesso
all'ufficio del generale Santovito. Ritengo che il
Pazienza avesse una certa dimestichezza nel trattare
le cose, ma tra dire ci e dire chi comandava il
servizio... a me ordini non ha mai dati, e ci mancava
altro!
 ANTONIO BARGONE.  Lei ha detto che non c'era pi,
che era sparito. Dal dire che non comandava il
servizio a dire che era sparito mi sembra ce ne corra
molto.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Credo di no, perch lui comandava il
servizio, secondo ci che dicono Serappo e
Notarnicola, alla luce del generale Santovito. Spenta
la luce del generale Santovito, lui  rimasto
nell'ombra e per quanto riguarda l'accesso a palazzo
Baracchini lui non  pi venuto.
 PRESIDENTE.  Il collega Bargone faceva una domanda:

vero che Pazienza tent un ricatto nei suoi confronti
facendo pubblicare sul giornale  Tutto Roma  un
articolo lesivo della sua correttezza professionale?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Mi  giunto all'orecchio qualcosa del genere
ma di queste cose non me ne curo perch se c'
qualcosa ci sono i carabinieri ed i magistrati. Se
qualcuno vuol dire qualcosa sulla mia onorabilit si
rivolge ai carabinieri i quali fanno rapporto e lo
inviano al magistrato: tutto il resto sono balle. Se
uno dovesse leggere ci che scrivono i giornali ed
arrovellarsi starebbe fresco. Mi ricordo vagamente
questa faccenda, ma non ne ho mai tenuto alcun conto.
Adesso lei me lo sta ricordando, adesso mi sovviene
questa faccenda che lui aveva pagato  Tutto Roma  che
poi era un giornalucolo da
50 lire o 100 lire.  Tutto Roma  era veramente una
cosa pietosa.
ANTONIO BARGONE.  Anche l'agenzia  Repubblica .
ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Anche l'agenzia  Repubblica,  per io questi
pezzi di carta non li ho visti n li ho voluti vedere
perch non mi interessavano.
 PRESIDENTE.  Era un articolo nel quale si diceva
che lei aveva rapporti preferenziali con una ditta
svizzera di impianti tecnologici avanzati. Questo
articolo
                              Pagina 2635
 avrebbe dovuto essere pubblicato dietro pagamento di
2 milioni di lire. Ci fu un tale Magri, che lavorava
con Pazienza, che si present, se non ricordo male,
al direttore di questo settimanale chiedendogli di
pubblicare l'articolo e portandogli i 2 milioni.
Subito dopo un capitano, che faceva
parte del SISMI, and dallo stesso direttore
offrendogli la stessa cifra per non pubblicare
l'articolo. Il direttore intasc i 2 milioni e non
pubblic l'articolo, restituendo le bozze all'altro.
Si dice, da parte di persone che sono state
interrogate in questi anni, che sostanzialmente la
sua prudenza nei confronti di Pazienza era
determinata dal suo timore di essere ricattato da
lui.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Assolutamente no, lo posso garantire. Per
quanto riguarda la ditta svizzera, la Hagelin, essa 
l'unica al mondo che costruisce apparecchiature
crittofoniche di altissima tecnologia. Chi voleva
fare qualcosa di positivo doveva andare alla Hagelin
a Zug: questo  vero. Certo che ero amico, ci
trattavo, abbiamo cambiato tutto il parco macchine
che bisognava cambiare in quanto l'altro era vecchio.
Erano i Presidenti del Consiglio essenzialmente che
volevano questa cosa, questo aggiornamento
tecnologico per impedire che tante conversazioni
telefoniche potessero essere intercettate in maniera
accidentale.
 ANTONIO BARGONE.  Torniamo al sequestro Cirillo. Le
avevo gi fatto questa domanda a proposito degli
obiettivi della trattativa su cui vorrei sapere di
pi. Come si  sviluppata? Intanto dagli atti risulta
che Pazienza era al centro di questa trattativa,
anche se lei dice che era sparito.
ABELARDO MEI,    Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . La seconda o la prima?
           ANTONIO BARGONE.  Quella successiva, quella del
                               SISMI.
 PRESIDENTE.  Dopo l'11 maggio.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Pazienza non c'era dentro, che io sappia.
ANTONIO BARGONE.  Bene, prendo atto della sua
risposta. ABELARDO MEI,  Direttore vicario  pro
tempore  del
SISMI . Dal 9 al 16 maggio ero negli Stati Uniti,
quindi non potevo sapere cosa accadeva l dentro. Il
giorno 16,  grosso modo ,  stata fatta la seconda
visita nella quale Belmonte disse a Musumeci che la
cosa non poteva andare avanti perch non vi era
collaborazione da parte di Cutolo. Poi fece una terza
riunione verso la fine del mese nella quale fu
confermata la tesi di Belmonte ed il direttore del
servizio disse di cancellare la cosa e di ci
dovrebbe essere stato avvertito anche Parisi perch i
due servizi, checch se ne dica, lavoravano in
parallelo e qualsiasi documento di una certa
importanza usciva fuori da un servizio, andava per
conoscenza anche all'altro: questo  sicuro.
         PRESIDENTE.  Quindi Parisi doveva essere avvertito
                               che il
SISMI era uscito di scena.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Non che era uscito di scena, ma che non era
pi conveniente andare avanti lungo quella pista che
si era interrotta per l'ostinazione di Cutolo il
quale non voleva
portare avanti la trattativa. Ad un certo momento
quando le cose non vanno avanti, si continuano? No,
si chiudono. E' stata anemizzata.
           PRESIDENTE.  Lei afferma che la trattativa, che
                              comunque
ci fu (perch risulta), non fu quindi condotta dal
SISMI, dice lei.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S dal SISMI s perch l'ha condotta
Belmonte. La prima parte della trattativa; fino ai
giorni 8 o
                              Pagina 2636
9vi era Criscuolo del SISDE, poi ad un certo punto
si vide
che questo servizio non andava avanti, venne fuori...
PRESIDENTE.  Come facevate a sapere che non andava
avanti?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Perch vi era un continuo contatto di
informazioni
tra i due servizi. Vi era quella famosa
collaborazione imposta da quella circolare...
 PRESIDENTE.  Se vi era collaborazione non si
capisce perch ad un certo punto Sisti convoca Parisi
con Musumeci e dice al primo che  giunto il momento
di passare la mano. Se ci fosse stata quella famosa
collaborazione la questione si sarebbe risolta tra
servizi.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Se ci fosse stata collaborazione come dice
lei, io avrei preso il buon Titta e lo avrei passato
al SISDE, che se la vedesse lui visto che era suo
compito istituzionale...
PRESIDENTE.  Quindi non c'era collaborazione!
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . La collaborazione c'era, tant' vero che
avendo il SISMI una struttura operativa pi
consistente, si pensava che una maggiore conoscenza
nell'ambito di Napoli (perch bisogna pensare anche a
questo)... Il SISMI aveva pensato... Poi il
coordinamento, in base a quanto specificato dalla
circolare Andreotti, doveva essere fatto dal servizio
pi forte che era il SISMI il quale doveva passare un
certo numero di carico...
PRESIDENTE.  La questione  questa: Santovito sa che
il
SISDE sta lavorando, ha le sue informazioni su Titta,
non passa questa informazione al SISDE ma la elabora
per conto suo.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S.
 PRESIDENTE.  Poi l'11 avviene una cosa un po'
strana: Parisi non sa da Santovito che  arrivato il
momento di passare la mano...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Ma Parisi non doveva saperlo da Santovito, ma
da Grassini, che era il direttore del SISDE.
 PRESIDENTE.  Invece non lo sa da Grassini ma da
Sisti, che non c'entra niente in questa storia perch
dirige gli affari penitenziari. A questo personaggio
si  rivolto Musumeci per attuare questo passaggio.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Senta, presidente, se ad un certo momento un
vicedirettore dei servizi si fa convocare anche da un
personaggio come Sisti, allora dorme da piedi. Questi
non  certamente Parisi al quale riconosco una enorme
capacit sotto tutti i profili. Quindi certamente
Parisi  stato mandato al colloquio con Sisti con
l'autorizzazione del SISDE, ossia del generale
Grassini.
 PRESIDENTE.  Ci rivolgiamo alla sua competenza per
capire. Il passaggio non avviene tra servizio e
servizio, il passaggio avviene in un'altra maniera.
In realt vi  un personaggio come Sisti (almeno
questo  quanto lei ha affermato poc'anzi e poi
spiegher alla Commissione cosa intende dire)... In
pratica un funzionario del Ministero della giustizia
chiama Parisi per dirgli che  giunto il momento di
passare la mano. La cosa singolare  che in
operazioni di sicurezza intervenga un funzionario di
altro ministero a dire che  giunto il momento di
passare la mano.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Sisti era nella catena perch essendo
direttore generale degli istituti di pena, era quello
che dava l'autorizzazione per entrare nelle carceri.
PRESIDENTE.  Esatto, ma chi decide chi entra nelle
carceri e fa la richiesta
                         Pagina 2637
non  Sisti: egli una volta avuta una richiesta dice
s o no, ma deve esserci stato qualcuno da qualche
altra parte che ha deciso che...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Secondo me sono accordi tra i due capi dei
servizi
cio tra Grassini e Santovito.
 PRESIDENTE.  A noi risulta che quando Parisi va da
Musumeci non sa cosa deve succedere e l apprende che
 giunto il momento di...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Ma Parisi, vicedirettore del SISDE, si fa
dire queste cose da Musumeci o da Sisti?
          PRESIDENTE.  Pare che in quella riunione Musumeci
                                abbia
detto (l'espressione non  delle pi raffinate, ma la
materia non  raffinata): Cutolo vi ha schifato
(riferendosi al SISDE) per cui  il caso che
interveniamo noi. Questo presupporrebbe un contatto
gi avviato tra SISMI e Cutolo.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Si dicono tante cose, non so se la parola
riferita da Musumeci sia vera. So solamente una cosa
e cio che n Sisti n Musumeci n Parisi erano in
grado di stabilire questo passaggio di consegne, ma
lo erano solamente, a mio avviso, i due direttori,
che mi pare fossero in sede in quel periodo. Io poi
ero in America e non so niente di questa questione.
Lei giustamente dice che si meraviglia, ma mi
meraviglio anche io, in un certo senso. Se non ci
fosse stata concordanza tra i due direttori dei
servizi allora la questione era tutta da ridere! Ma
che si fa tutto quanto senza che i direttori sappiano
niente? Soprattutto quando si tratta di una cosa
delicata come questa?
 PRESIDENTE.  Lei poi ha detto che il 16, quando
torna dall'America, e Santovito le dice che la cosa 
finita, avrebbe dovuto essere informato Parisi.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Certo, dovrebbe essere cos La collaborazione
tra i due servizi era abbastanza stretta; non vi era
un antagonismo feroce. L'antagonismo feroce era nel
fatto che il SISDE voleva il personale e il SISMI
faceva un po'...
 PRESIDENTE.  Voleva anche i documenti, in realt.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . I carabinieri dovevano dare il personale e
non lo davano, la Guardia di finanza doveva dare il
personale e non lo dava, quindi questo povero SISDE
nasceva con molta fatica. Meno male che  arrivato
Parisi che ad un certo momento ha cominciato a
mettere le cose a posto; per era un grosso cervello
sopra un corpo rachitico che poi man mano si  andato
formando. Non  che i servizi si riformino o si
rifanno o si attivano in quattro e quattr'otto: chi
dice una cosa simile non conosce lo spirito dei
servizi. Sono cose molto delicate che per essere
attivate o mutate abbisognano di molto tempo, molta
pazienza e soprattutto molta capacit.
 ANTONIO BARGONE.  Pazienza c'era...
 ABELARDO MEI,   Direttore Vicario pro tempore del
SISMI . Non quel Pazienza, che avrebbe fatto pi
"cagnara" che altro.
 PRESIDENTE.  Quanto alla questione Pazienza-
articolo ufficiale del SISMI che va dal giornalista a
offrirgli la stessa cifra che aveva offerto l'altro
per non pubblicare l'articolo, che non 
pubblicato... mentre precedentemente mi pare che
fosse stato pubblicato un altro critico nei suoi
confronti e nei confronti del sottosegretario,
onorevole Mazzola... Il dottor Cencelli  accusato di
rapporti impropri con la Mondialpol, un'agenzia di
vigilanza. In relazione a questa cosa - mi permetto
di chiarire il senso della domanda che le faccio -
poich sembra che Pazienza ha sostanzialmente seguito
-
                              Pagina 2638
non so se in parte per i servizi, in parte per sua,
come dire, dedizione alla causa o in parte per altri
input ...
ANTONIO BARGONE.  Dagli atti risulta perch
incaricato
dall'onorevole Piccoli.
 PRESIDENTE.  Questo lo dice lui, bisogna vedere se
 vero, comunque gli  input  possono essere tanti. Il
sapere, come dire, se Pazienza  stato lasciato fare
perch aveva capacit ricattatorie nei confronti di
chi poteva impedirgli di fare, non  certamente cosa
di secondaria importanza.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Non certamente di Cutolo; non poteva mica
ricattare Cutolo, Pazienza.
PRESIDENTE.  Il problema non era Cutolo, era lei.
ABELARDO MEI, Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Ah, io. Beh, c'era poco da ricattare, perch
io non avevo fatto niente e stavo estremamente
tranquillo.
PRESIDENTE.  Lei ignorava che c'era stato questo
ufficiale del SISMI andato a pagare questo...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Ignoravo perfettamente.
PRESIDENTE.  E' la prima volta che lo sa? ABELARDO
MEI,          Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Come ho detto all'onorevole Bargone, a me sta
bene questo fatto, adesso completo il quadro. Sapevo
di questi articoli ma non me ne sono mai curato,
perch sono del parere che  inutile andare a far
cagnara quando si ha la coscienza a posto.
 PRESIDENTE.  Quindi, nessuno le ha mai detto che un
ufficiale del servizio di cui lei era vicario era
andato ad offrire una somma di denaro perch un
articolo per lei dannoso non fosse pubblicato?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Io ero vicario ma mi interessavo della parte
tecnico-logistica. Io non avevo alcun contatto con la
I e II divisione. Non sono mai venuti da me con una
pratica a discuterla quelli della I e della II
divisione.
PRESIDENTE.  Scusi la nostra ignoranza, non essendo
nessuno di noi pratico di servizi, ma l'impressione
che si ha  che se c' da fare un'operazione che
salvaguardi un alto ufficiale - praticamente il
numero due del servizio quest'ultimo dovrebbe
saperlo: "Guarda che qui stiamo spendendo una somma
del servizio per proteggerti". Questo  avvenuto.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Io, ripeto, in questo momento... non
escludiamolo ma posso dire tranquillamente di non...
PRESIDENTE.  No, noi no, l'escluso  lei. ABELARDO
MEI,          Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Non ricordo assolutamente una cosa del
genere, che mi abbiano detto di aver dato dei soldi
per chiudere un mio articolo...
PRESIDENTE.  Non un suo articolo, un articolo su di
lei. ABELARDO MEI,       Direttore vicario pro
tempore del
SISMI . S s appunto, un articolo che mi riguardava.
Quindi, non c'erano problemi.
 PRESIDENTE.  Quindi, aveva, come dire, degli
estimatori all'interno del servizio che si muovevano
a sua difesa senza dirglielo.
                              Pagina 2639
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Questo io non... Estimatori ne avevo ma avevo
anche...
 PRESIDENTE.  Detrattori?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Eh! Ha voglia lei! E pu darsi pure che
questi articoli fossero un po' "pelosi" per quanto
riguardava, diciamo cos l'attivit mia.
GIOVANNI FERRARA SALUTE.  Pelosi in che senso?
ABELARDO MEI, Direttore vicario pro tempore del
SISMI . No, no, pelosi nel senso di avere il pelo
(Si ride) . Con tutti questi nomi di gente coinvolta,
scappano
fuori sempre... Quindi, avevo anche dei nemici
nell'ambito del servizio, chiaramente. Pu darsi pure
che queste cose siano venute fuori...
 PRESIDENTE.  Scusi, la catena Pazienza-Santovito-
Musumeci faceva parte, diciamo, di questi suoi nemici
o comunque critici o no?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Mah, io non me ne sono mai accorto. Santovito
con me  stato sempre di una lealt notevolissima.
Musumeci non mi ha mai dato alcun fastidio, sino a
quando mi insabbiava le pratiche relative alle
informazioni di alcune persone, insomma.
 PRESIDENTE.  Che non  cosa di secondo piano.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . No, questa  solo una battuta. Con Pazienza,
ripeto, ho avuto ben poco da fare. Se lo gestiva
direttamente Santovito. Io l'avr visto nel mio
ufficio tre volte.
PRESIDENTE.  Per, questa posizione "dominante" di
Pazienza a lei era nota?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Dominante, no, cio che lui dominasse
Santovito, no. PRESIDENTE.  Diciamo, "condominante"?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Beh, diciamo cos che lui per certe attivit
si muoveva molto bene, questo s. Ne posso render
conto perch aveva una conoscenza abbastanza
interessante al di fuori dei confini nazionali,
questo s. Per non so se lui poteva incidere -
questo lo voglio dire - sull'attivit della I
divisione. Con quel mastino di Notarnicola non ci
sarebbe
stato niente da fare, assolutamente, secondo me.
Per, ripeto, quando Santovito o il ministro dovevano
andare negli Stati Uniti, in Francia od in
Inghilterra, un buon ambasciatore era il Pazienza,
non so per quale motivo, per le conoscenze pregresse,
eccetera.
          ANTONIO BARGONE.  Infatti, risulta aver fatto 130
                               viaggi
con aerei del SISMI.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Questo non lo so perch l'aereo non dipendeva
da me ma dipendeva dal capo dell'ufficio del
direttore. Pu darsi, intendiamoci.
 ANTONIO BARGONE.  Vorrei che ci chiarisse i termini
della trattativa ed il ruolo della camorra. Noi
questa mattina abbiamo saputo - lo sapevamo gi ma ci
 stato confermato che furono trasferiti nel carcere
di Ascoli Piceno Sante Notarnicola, Bosso,
Attimonelli e Pellecchia, che dovevano essere poi il
tramite con le Brigate Rosse. Poi si  condotta una
trattativa. Si  detto - ripeto: negli atti
giudiziari ma anche nella deposizione del
collaboratore di giustizia Galasso -   che in questa
trattativa ci sono state delle interferenze e
delle presenze. Sanfilippo, Galati, Sanna, Fenzi,
Planzio, Ognibene, Biamonte, Franceschini, dicono
tutti che c' stato un interessamento di una parte
della democrazia cristiana - in particolare
                              Pagina 2640
 dell'onorevole Gava ma non solo, anche di Piccoli -
per la liberazione, una trattativa che prevedeva
delle contropartite per la camorra, che dovevano
essere non soltanto quella di liberare il territorio
dalle forze dell'ordine - cosa peraltro, non so se
per una coincidenza o per altri motivi, successa
subito dopo, perch furono ritirate tutte le forze
dell'ordine che erano state mandate in soprannumero a
Napoli e che avevano fatto precipitare il numero dei
reati - ma anche quella degli appalti del dopo
terremoto. E questo era confermato anche dalla
presenza in carcere di alcuni di questi
esponenti.
  Vorrei sapere rispetto a questi elementi - che
ripeto risultano dagli atti - lei cosa ha da dire,
chi in particolare ha condotto questa trattativa, in
che termini e come si  conclusa.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Di tutti i nomi che lei mi ha detto non ne
conosco neanche uno. E' la prima volta che li sento
nominare, salvo l'onorevole Gava che  sempre sui
giornali,  una persona conosciuta, anche quando era
ministro delle poste, ma degli altri non so
assolutamente niente. Chi sia stato o non sia stato,
non lo so. Certo, non era il SISMI che faceva i
trasferimenti dei detenuti ma doveva essere,
probabilmente, il Ministero di grazia e giustizia,
cio il direttore generale degli istituti di
prevenzione e pena. Quindi, bisognerebbe andare verso
quella parte l, cio verso il SISDE. Il SISDE
dovrebbe sapere tutto quanto di queste cose e, per
riflesso, la I divisione. Ripeto, so che annoio, ma
ero fuori di tutto questo discorso.
 ANTONIO BARGONE.  Ma ci pu dire almeno in che
termini  stata condotta la trattativa? Questo
dovrebbe saperlo.
ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Bisogna vedere quando.
            ANTONIO BARGONE.  Fino al rilascio, perch la
                             trattativa
c' stata, indubbiamente, perch un riscatto  stato
pagato questo  ufficiale - ed  stato rilasciato il
sequestrato.
ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Ma non  l'attivit dei servizi che ha
portato al rilascio, mi pare.
ANTONIO BARGONE.  Ma lei non sa niente di questo?
ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Non so niente di queste cose, perch nessuno
me le ha mai fatte presenti. Basta chiedere al
direttore della I divisione per sentire se lui mi ha
fatto presenti queste cose. Non  che nel servizio di
sicurezza di quel periodo c'era un solo fatto, il
caso Cirillo, ma ce ne erano tantissimi, molto pi
importanti sotto il profilo operativo di quello di
Cirillo, che per noi era chiuso.
 ANTONIO BARGONE.  Titta, Musumeci, Belmonte che
ruolo hanno svolto? Non lo sa pi?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . No, no, io lo so. Titta, Musumeci e Belmonte
hanno svolto la loro azione dal giorno 10, mi pare,
11 maggio, fino all'ultima visita che fecero cos per
dire "facciamo un ultimo tentativo", che mi pare sia
stata il 28 maggio. Tre visite hanno fatto questi:
una verso l'11 o il 12; un'altra verso il 15 o il 16
o il 17 (doveva essere domenica, non lo so, anche
perch leggo anch'io)... Siccome sono stato testimone
a Napoli al processo Cirillo, l la cosa era
abbastanza seria e quindi mi sono dovuto documentare
abbastanza. Ecco, anche in quel caso l risulta
quello che ho detto e cio che il giorno 29 la
questione riguardante Cutolo  stata anemizzata da
parte del servizio. Gi avevano cominciato il giorno
17, alla seconda visita, dopo di che sar passato in
mano a qualcun altro il discorso, perch non  che si
 esaurito l perch se Cirillo  stato liberato
qualcuno poi si deve essere interessato della
bisogna. Chi
                              Pagina 2641
 stato? Io personalmente non lo so. L'archivio dei
servizi di sicurezza pu dire qualche cosa, pi il
SISDE che non il SISMI.
 ANTONIO BARGONE.  Pare che non ci sia pi niente.
Non risulta che ci sia una memoria...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Come non c' pi niente? E allora vuol
dire... ANTONIO BARGONE.  E' la relazione dei servizi
che dice
che in pratica non esiste un documento su questa...
ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . No, lo dice Lugaresi su una richiesta da
parte del ministro Lagorio. Dice che sulle cose non
importanti non si facevano appunti, non si scriveva
niente; ma solamente nei fatti che dovevano essere
riportati all'esterno del servizio.
PRESIDENTE.  E questo  esatto?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . E' esatto. Se una cosa  molto importante,
cominciavamo a mandarla a Mazzola, ai carabinieri,
alla Guardia di finanza, alla polizia...
 PRESIDENTE.  Mi scusi, generale, per capire un
attimo. Questa questione comporta un contatto da
parte di ufficiali dei servizi con un capo camorra -
una vicenda che ha avuto due omicidi e un sequestro
di persona -, contatto che avviene passando
attraverso strutture legali come sono le carceri, in
cui comunque qualche traccia resta (si pu cancellare
tutto ma  inutile perch prima o poi le cose vengono
fuori, quando passano attraverso questi canali).
Allora,  pensabile che in una cosa di questo genere
non fosse rimasta - anche per ragioni
ostruzionistiche, di autodifesa dell'istituto - una
traccia, perch se un domani fosse capitato un
qualcosa si potesse dire: "Guardate che le cose hanno
avuto questa dinamica". Non staremmo qui a chiederci,
a disturbare lei ed altri.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Per carit, non  un disturbo,  per cercare
di capire quel che  successo. Secondo me, le prime
tre visite non avevano bisogno di alcuna traccia
scritta, perch erano questioni di carattere verbale
in quanto niente si  praticamente configurato. Si 
solamente fatto dei colloqui dove si  accertato che
il Cutolo praticamente ignorava la possibilit di
risolvere il problema attraverso i servizi di
sicurezza. Forse lui cercava un altro canale pi
importante? Bisognerebbe vedere quello che  successo
dopo quella data. Pu darsi che lui abbia trovato un
altro canale, non lo so, oppure sia rimasto fuori da
tutta la parte decisionale, anche se  difficile
pensarlo perch, come ripeto, a Napoli in quel
momento Cutolo sapeva tutto.
 PRESIDENTE.  Che la trattativa era in corso risulta
anche da questo, che il 10 giugno 1981 un detenuto
originariamente comune e poi diventato politicizzato
in carcere, Sante Notarnicola, manda dal carcere di
Palmi un telegramma a Cutolo che suona cos: "Pur
nell'impossibilit di fermare un processo avviato, ho
trovato la necessaria disponibilit al dialogo ed al
confronto. Importante  non cadere nelle trappole di
chi semina zizzania e mantenere rapporti che devono
essere impostati sul reciproco rispetto e fiducia".
Ora, Notarnicola era stato mandato a Palmi, dove
c'erano i grossi delle Brigate Rosse, e scrive a
Cutolo in questi termini, segno quindi che la
trattativa, come dire, andava. Ora, una delle domande
 questa. Lo scopo per cui Titta e Belmonte vanno da
Cangemi e poi da Cutolo qual ?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Questo  il 10 giugno, quindi  successivo al
momento in cui Santovito chiuse la trattativa per...
Pagina 2642
PRESIDENTE.  Esatto, per questo l'ho citato. ABELARDO
MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Ritengo... dopo che il SISMI  uscito da
tutto il discorso, e credo che anche il SISDE sia
uscito dal discorso, ad un certo punto si 
riattivato qualche altra cosa che, attraverso
trattative varie,  arrivata alla liberazione di
Cutolo. Cutolo  stato liberato, non c' niente da
fare, e non  stato liberato perch le Brigate Rosse
si sono decise: "Va bene, mandiamolo a casa che 
tardi". No!
        PRESIDENTE.  Cirillo, non Cutolo, potrebbe offendersi
qualcuno per la confusione.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . E' giusto, Cirillo. Quindi, Cirillo  stato
liberato, secondo me, in base a certe operazioni. Chi
le ha condotte? Beh, questo personalmente non lo so.
Certamente non da servizi di sicurezza, perch,
ripeto, era stata anemizzata l'operazione alla fine
di maggio.
 PRESIDENTE.  Se il 10 giugno 1981 un detenuto
scrive all'altro ed  stato trasferito pochi giorni
prima per questo, questi soggetti - comunque
contitolari della trattativa avevano rapporti per lo
meno con la direzione delle carceri, perch
altrimenti queste traduzioni non potevano esserci.
ABELARDO MEI, Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Certo, ma siccome mi sembra che questo
detenuto, Notarnicola, sia ancora vivo, perch non
chiederlo a lui? Lui  quello che dovrebbe chiarire
il senso, perch  abbastanza nebuloso il discorso di
quel messaggio, non si capisce bene cosa voglia dire
e dove voglia andare ad appendersi.
ANTONIO BARGONE.  Nella relazione del Comitato
parlamentare per i servizi di sicurezza del 10
ottobre 1984 si dice ad un certo punto:
"Dell'operazione Cirillo non v' memoria perch non 
stata un'operazione ufficiale fatta dal SISMI come
tale ma da quello spezzone parallelo e segreto che si
era costituito all'interno del servizio e che aveva
collegamenti con altre parti, altri uomini
dell'amministrazione statale". Poi spiega anche
perch (lei probabilmente lo avr letto). Lei
condivide questa valutazione?
 PRESIDENTE.  Sulla base della sua esperienza.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Ad un certo momento basta far dei nomi. C'
stato un processo per il super SISMI, o no? Chi c'era
dentro? Santovito, Musumeci e il povero Belmonte.
Loro hanno condotto l'azione su Cutolo (non mi sono
sbagliato questa volta) e quindi  chiaro che ad un
certo momento, se  riconosciuto il fatto che il
super SISMI era composto da questi tre pi Pazienza,
 chiaro che questi tre, avendo collaborato, possono
far pensare che il super SISMI, cio una struttura
anomala, al di fuori dei canali ufficiali dei
servizi, ha potuto fare qualche cosa, questa cosa. Ma
questa  una mia supposizione, non la posso
suffragare con dei fatti.
 PRESIDENTE.  Perch Santovito le avrebbe detto una
cosa
non corrispondente al vero il 16 maggio, dicendole
che si era anemizzato tutto.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . Si era anemizzato, veramente si era
anemizzato. PRESIDENTE.  Ma a lei risultava che si
era anemizzato? ABELARDO MEI,Direttore vicario pro
tempore del
SISMI . Me lo ha detto.
        PRESIDENTE.  No, a parte il fatto che glielo diceva.
                         Pagina 2643
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario pro tempore del
SISMI . No, no, a me non risultava perch non ho
visto dei pezzi di carta. E' certo che non se ne 
pi parlato e questo  indicativo. Non se n' parlato
non solo dopo la fine di maggio ma anche nei mesi
successivi, giugno e luglio. Poi  rientrato
Santovito il 27 luglio, facendomi un grandissimo
favore...
        PRESIDENTE.  Mi scusi, generale, perch lei dice che
forse qualche traccia scritta  conservata presso gli
archivi SISDE?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Perch il SISDE istituzionalmente era quello
che si doveva preoccupare di questa cosa. E' quello
il servizio che si interessa della sicurezza
democratica.
 PRESIDENTE.  Ma se fu messo da parte?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Ma lui aveva gi in precedenza fatto qualcosa
e
certamente se Musumeci avesse preso degli appunti e
li avesse presentati a Santovito, perch solo
quest'ultimo  autorizzato a farli "uscire" fuori,
sarebbero senz'altro arrivati a
Grassini. Questi li avrebbe passati alla divisione
competente e             li avrebbe messi in
archivio.
  Quindi i casi sono due. A mio avviso il pi logico
 quello che non  stata lasciata memoria scritta di
alcun genere. L'altro, in percentuale molto piccola
secondo me,  che abbiano portato via i documenti. Ma
non credo. Per che cosa?
 PRESIDENTE.  La cosa che continua a non capirsi 
quali siano i soggetti:  uscito uno,  uscito
l'altro, quello  stato scarcerato, ma la trattativa
c' stata. Chi l'ha fatta?
ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Appunto. Io dico questo: una trattativa 
stata iniziata dai servizi di sicurezza (prima SISDE
e poi SISMI). La trattativa si  anemizzata, cio non
ha portato ad alcun risultato, tant' che il
Santovito, che era praticamente il primo responsabile
di questa operazione, ha detto: "Va bene, tagliamo il
discorso, anemizziamo tutto quanto". Certamente...
PRESIDENTE.  Le ha detto di aver fatto questo? Lei
non sa
se ci  stato fatto?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Quando sono tornato dagli Stati Uniti a me ha
detto: "Guarda, per quanto riguarda la questione di
Cutolo, questa pista proprio non va; non si riesce a
fare niente; adesso vediamo un po' cosa possiamo
fare, ma certamente la chiudiamo". Questo mi disse,
grosso modo s'intende. Ci poi  stato
successivamente riconfermato con la terza visita,
dove praticamente disse che non c'era pi niente da
fare. Questo  tutto.
  Dopo di ci, per ripetere ancora una volta la
questione, qualcosa deve essere successo perch, se
si  arrivati alla liberazione di Cirillo, qualcuno
ci deve aver pensato! Certamente non il SISMI.
PRESIDENTE.  Pu essere che ci abbia ripensato il
SISDE? ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore
del
SISMI . Ma non credo. L'avrebbe detto al SISMI. C'
una collaborazione con questa gente. Non  che
fossero due servizi...
 PRESIDENTE.  La collaborazione - mi scusi
l'ingenuit credo sia amplissima come al solito, ma
su questo fatto, visto come  avvenuto il passaggio
delle consegne, francamente...
ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Non  un passaggio. Io sono convinto che i
due direttori del servizio si sono messi d'accordo
per stabilire che, visto e compreso che il
                              Pagina 2644
SISDE non andava avanti su questa pista, considerato
che ... io ho una pista nuova, falla gestire a me!
Forse  stato quello l'errore di Santovito. Doveva
passare il discorso a Criscuolo perch lo gestisse
lui, secondo me! Invece ha voluto gestirlo lui, non
so per quale motivo, forse perch riteneva che quei
suoi funzionari fossero pi bravi, non lo so. Ma 
certo che  andato avanti con questa soluzione, la
quale poi, aperto il canale,  arrivata praticamente
a niente; e ha chiuso l'operazione.
 PRESIDENTE.  Comunque c' qualcuno che si 
dimostrato
pi bravo del SISDE e del SISMI a fare questa
operazione. UMBERTO CAPPUZZO.  Ritengo che qui si
faccia un po' di
confusione, usando indifferentemente due termini. Il
primo  l'attivit informativa di partenza, che
inizia dal presupposto che in un ambiente come Napoli
nulla potesse essere fatto che
sfuggisse alla camorra, la quale quindi diventava
soggetto interessante per poter attingere dati
informativi...
ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Senatore, ricordiamoci anche che a Napoli c'
un
comando alleato, della cui sicurezza  responsabile
il SISMI. Ci vuol dire che era ben introdotto sotto
questo profilo.
UMBERTO CAPPUZZO.  Il primo punto  dunque quello
dell'attivit informativa. Successivamente si 
parlato di trattativa. Se noi confondiamo le cose,
evidentemente non ne veniamo fuori. Io ritengo che i
servizi di informazione giustamente siano stati
attivati alla luce di questa particolare
caratteristica dell'ambiente napoletano.
  Debbo dire peraltro, per la carica che rivestivo a
quell'epoca e per la mia presenza nel comitato di
sicurezza... In tale comitato - voglio ricordarlo -
erano presenti moltissimi di coloro che poi sono
risultati nell'elenco della P2 (l'unico non nella P2
sono stato io!): Torrisi, Santovito, Grassini,
Malfatti, Giannini, Semprini, Pelosi.
PRESIDENTE.  Era in pessima compagnia, generale!
ABELARDO MEI.   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Forse era fuori dall'elenco il capo della
polizia! UMBERTO CAPPUZZO.  No, era Coronas...
 PRESIDENTE.  Non c'era?  (Commenti) .
 UMBERTO CAPPUZZO.  No, non c'era. Non ho nulla
contro queste persone, nei cui confronti ancora
adesso ho sentimenti di grande considerazione.
  Debbo dire che in quell'ambiente mai nulla 
trapelato di direttive particolari sul piano politico
per privilegiare un filone piuttosto che l'altro
dell'indagine, lasciando ai responsabili
istituzionali le scelte da compiere. Questo  un
fatto che devo chiarire senza ombra di dubbio.
  Debbo dire che, per la carica rivestita, neanche
indirettamente dagli amici del SISMI (tra i quali c'
l'amico Abelardo Mei) mi  stato mai detto che si
stava trattando debbo dirlo proprio onestamente - con
la camorra per venire ad una soluzione del caso
Cirillo. C' un dato di fatto, che Cirillo ad un
certo punto  stato liberato, che evidentemente
qualcuno ha pagato e che in un qualche modo una
qualche organizzazione o agenzia (la si chiami come
si vuole) ha favorito Mei.
  Quindi ritengo che l'equivoco nasca dal fatto di
volere trovare, a livello istituzionale, l'anello tra
l'attivit informativa di partenza e lo svolgimento
della trattativa. Se noi riuscissimo a separare le
due cose, vedere dove finisce l'attivit informativa,
che poi, a quanto sembra,  fallita...
ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . S, s.
                              Pagina 2645
 UMBERTO CAPPUZZO.  ... fallita, come abbiamo
appreso stamane dal prefetto Parisi, per quanto
riguarda la prima fase; sembra che sia fallita anche
la seconda fase, come apprendiamo adesso dal generale
Mei. Bisognerebbe allora trovare il punto di
giunzione per quello sviluppo: che siano stati i
servizi paralleli...
 SAVERIO D'AMELIO.  E chi!
        PRESIDENTE.  E' quando si  passati dall'informativa
                                alla
trattativa  (Commenti) .
 UMBERTO CAPPUZZO.  Naturalmente, e chi l'ha
passato! Debbo dire ad onor del vero - io non debbo
difendere i
politici - che in sede di comitati mai e poi mai 
trapelata l'idea che si potesse fare una trattativa.
Ad onore del vero debbo dire che mai e poi mai, anche
a livello privato, qualcuno ha detto al comandante
dell'Arma dell'epoca - che ero io, che ero e sono
molto curioso - che c'era qualcosa di questo genere.
           Sarebbe dunque molto interessante evidentemente
                              dirigere
verso altri elementi la nostra attivit di ricerca
della verit. Perch sul piano istituzionale io posso
dichiarare, senza tema di essere smentito, che tutti
i responsabili politici dell'epoca naturalmente non
fecero alcuna pressione l'avrebbero potuta fare anche
indiretta, amichevolmente - sui responsabili delle
istituzioni, dei servizi e delle forze di polizia,
eccetera; n trapel alcuna idea che ci fosse questo
sviluppo.
  Quindi, a chiusura di questa giornata, abbiamo la
sensazione che i servizi si siano fermati ad un certo
punto e che quello che  andato avanti - su questo
vorrei il conforto anche del generale Mei - vi 
andato anche con il contributo di qualcuno dei
servizi (questo  molto interessante!), che si 
sottratto, diciamo cos alla catena istituzionale e
che ha fatto diventare l'attivit informativa
attivit vera e propria di trattativa.
            In sintesi,  questa la domanda che porrei al
                              generale
Mei.
 PRESIDENTE.  Vorrei soltanto dire che l'avvocato
Cangemi avverte immediatamente che il problema non 
l'informativa ma la trattativa. Egli dice infatti:
"Guardate che Cutolo non far mai arrivare le cose
alle BR; magari lo fa liberare, ma non lo fanno
entrare in esito".
        UMBERTO CAPPUZZO.  Ma questo non fu mai detto in sede
                                 di
comitati! Non c' alcun riferimento al riguardo.
 PRESIDENTE.  Ha perfettamente ragione.
 SAVERIO D'AMELIO.  Intervengo perch vorrei
comprendere un po' meglio la questione (non  una
deminutio  di
quanto ha detto gi il senatore Cappuzzo) e per
completare il quadro, sempre ai fini della notizia.
Come giustamente  stato osservato dal senatore
Cappuzzo, bisogna distinguere l'informativa dalla
trattativa...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Certo!
 SAVERIO D'AMELIO.  Tutto il periodo
dell'informativa, malgrado quello che lei dica circa
la stretta collaborazione, credo che ancora una volta
- a meno che dobbiamo convincerci che le schegge
impazzite erano nell'ufficialit istituzionale -
l'informativa non ci sia o c', come sempre,
all'italiana.
Qui praticamente malgrado quanto anche in questa
Commissione sia stato sempre detto a proposito del
coordinamento delle forze dell'ordine, ognuno agisce
per conto suo, e sappiamo anche quali sono i motivi.
  Da ci che ha detto il senatore Cappuzzo e cio
che mai nel comitato per la sicurezza  trapelato
alcunch di tutto questo, dando fede ed atto
certamente all'onest, alla correttezza del senatore,
devo dire che ci conferma l'ipotesi - che  la mia
- secondo la quale tra SISMI e
                              Pagina 2646
SISDE non c'era la collaborazione che pure lei, in
buona fede anche in questo caso, ha ammesso che vi
sia. Se  cos l'informativa in sede istituzionale
era legittima. Perch che razza di servizio sarebbe
stato quello che in presenza di un fatto certamente
eclatante qual  il sequestro di una persona -
comunque si chiami e a chiunque appartenesse - non si
rendesse conto di cosa stesse avvenendo in quel
momento. Quindi legittima l'informativa! Legittimo,
per l'informativa, qualsiasi canale, anche il
contatto con la camorra, sapendo che quest'ultima
aveva il dominio del territorio su Napoli quindi
nessuno scandalo sotto questo aspetto nella logica
dei servizi, ovviamente -...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Certo.
 SAVERIO D'AMELIO.  Altrimenti, l'informativa come
avviene? Si tratta di sapere se quanto  avvenuto
nella trattativa abbia impegnato una scheggia
impazzita di uno o di
tutte e due i servizi, che autonomamente si sono
mossi per chiss quale fine o per compiacere o per
avere dei vantaggi, o se invece la mancanza di
informazione all'interno dei servizi fa dire a lei -
in tutta buona fede, gliela riconosco, generale Mei,
conoscendo la sua seriet e il suo impegno - che in
effetti i servizi a quel punto si sono fermati.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Confermo quello che ho detto fino a questo
momento e cio che il SISDE aveva inviato dei
personaggi (Criscuolo non so quale grado ricoprisse,
certamente non molto elevato) di fronte ad un Cutolo
non troppo credibile. Questo potrebbe essere un
motivo per cui ad un certo momento si  cambiato
cavallo. Ma ai fini pratici i due servizi hanno
lavorato assieme su questo argomento, solo che una
volta ci  andato Criscuolo, poi visto che
quest'ultimo non riusciva a sfondare perch secondo
me non aveva un grado molto elevato, hanno pensato di
mandare Musumeci il quale aveva appunto la
possibilit di gestire tale famosa fonte.
 PRESIDENTE.  Titta?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Titta. Ci nonostante si  visto che,
malgrado gli sforzi - si vede che anche Musumeci per
il nostro Cutolo non era sufficientemente importante
- ha mollato tutto quanto. Si  chiusa, diciamo cos,
definitivamente la questione alla fine di maggio, con
la terza visita di Belmonte e Titta ad Ascoli Piceno.
  Da quel momento silenzio assoluto sulla questione,
nell'ambito dei servizi. Io non ho pi saputo
assolutamente niente di questo. Allora vuol dire che
quell'anellino famoso va ricercato da questo momento
a quello successivo. Chi potrebbe essere stato un
sostituto autorevole nei confronti di Cutolo se i
servizi non erano riusciti a fare questo?
SAVERIO D'AMELIO.  Non potrebbe essere avvenuto -
faccio
ovviamente la parte dell'avvocato del diavolo - che,
sia pure nell'ambito istituzionale della correttezza
nell'informazione, alcune notizie comunque i servizi
le avessero acquisite e che nel momento in cui i
servizi si sono tirati indietro, perch evidentemente
hanno compreso che avrebbero comunque invaso un
terreno non proprio, hanno passato le notizie a
qualcuno da individuare, il quale ovviamente se ne 
servito. Non mi si faccia credere che  stato tutto
un fallimento non la trattativa ma gli incontri che
ci sono stati! Alcuni elementi il Cutolo li ha pur
dovuti dare a qualcuno dei servizi! Pu darsi che
quegli elementi fossero tali da dire: "Benissimo, noi
ci ritiriamo nell'alveo naturale...".
 PRESIDENTE.  E viene un altro!
 SAVERIO D'AMELIO.  Viene chi verr, chi sar:
vedremo un po' se sar la scheggia impazzita o sar
qualcuno che
Pagina 2647
comunque ha utilizzato le notizie, le informazioni
per me utili, che sarebbe riuscito a prendere dai
servizi.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Sarebbe stata un'eccellente uscita per
Belmonte, il quale avrebbe detto: "Mi hanno detto
cos per questo, questo e questo motivo di mollare ed
io ho mollato". Invece il Belmonte ha detto secondo
me la verit, che a un certo punto il capo del
servizio ha detto: "E' inutile andare avanti perch
tu, Belmonte, mi dici che  inutile continuare".
Queste sono dichiarazioni che sono agli atti, quindi
si tratta di stabilire questo anello...
 SAVERIO D'AMELIO.  Lo sforzo che questa Commissione
meritevolmente sta facendo  quello di cercare di
capire: laddove si sono fermati, siccome la logica ci
porta a dire che...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Lei non ci creder, ma io sto comprendendo
alcune
cose proprio adesso, perch piano piano ci si arriva
completando un po' questo mosaico che certamente 
estremamente complesso. Questo  verissimo. Per
ripeto: per quanto riguarda l'attivit dei servizi
noi ci siamo fermati l.
 PRESIDENTE.  Lei dice che senz'altro il SISDE 
stato informato che voi vi fermavate.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Dovrebbe essere stato informato perch questa
era la prassi: informato per iscritto o a voce.
Tant' che Santovito, mi pare, nella sua deposizione
al tribunale (non so) dice che senz'altro il Parisi
dovrebbe aver avuto da Musumeci una specie di
comunicazione orale dicendo che tutto ... Ma insisto
sul concetto che non c' stata cattiveria tra i due
servizi.
              FRANCESCO CAFARELLI.  Desidero completare
                           un'informazione
che  rimasta a met. Si  parlato di Cutolo, si 
parlato di Pazienza, si  accennato anche a Casillo
Vincenzo per il ruolo svolto nella lotta tra le bande
della camorra, tra i cutoliani e  quelli di Alfieri.
Ha mai visto lei Casillo Vincenzo -
perch sembra che, quando salt in aria, abbiano
trovato addosso un tesserino dei servizi segreti -
frequentare, come faceva Pazienza, il palazzo? Non ne
ha mai sentito parlare?
ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . No, assolutamente. Non ho conosciuto Casillo
n ho visto Cutolo. Non conosco nessuna di queste
persone perch era talmente fuori da tutti i miei
discorsi, per cui mi ci hanno costretto ad entrare
perch Santovito  stato messo in licenza
particolare, quindi ho dovuto affrontare quelle cose.
Ma nel periodo particolare non ho assolutamente visto
niente che potesse riferirsi al caso Cirillo.
 GIOVANNI FERRARA SALUTE.  Mi scusi, generale,
rifacendomi alle cose che lei ha detto e ai suoi
accenni, volevo chiederle, tornando con la memoria a
quel periodo, quando lei era ancora...
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Mi sforzo di tornarci,  passato un po' di
tempo. GIOVANNI FERRARA SALUTE.  Con particolare
riferimento a
questa vicenda della trattativa del rapimento Cirillo
e a ci che accadeva anche nei servizi
(l'attivazione, la non attivazione), avevate allora
la sensazione di quello che lei stesso ha adesso
riconosciuto possibile, ossia che all'interno del
vostro organismo si stesse creando o si fosse creata
una specie di struttura parallela, che in sostanza
facesse cose non istituzionali o le facesse ad un
livello non istituzionale? In altre parole, tutto
quello che poi si  saputo o si  creduto di sapere -
in gran
                              Pagina 2648
parte si  saputo - era qualcosa che gi aveva creato
disagi, problemi? Ritiene che certe cose che lei non
sa o che altri suoi colleghi possono non aver saputo
fossero invece conosciute da altri? Oggi, tornando
con la memoria, che cosa direbbe? C'era questa
sensazione?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Se dimentico tutto quello che  successo
dopo, le informazioni che sono uscite dopo, posso
dire che non ho avuto mai la sensazione che stesse
succedendo qualcosa di anomalo.
Vedevo questo Pazienza che effettivamente stava
sempre l
con Musumeci, che parlavano, eccetera, e non capivo
bene questo rapporto molto stretto nei confronti di
Santovito, perch loro avevano accesso all'ufficio di
Santovito e tutto quanto.
 PRESIDENTE.  Aveva un ufficio l?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . No, no.
         GIOVANNI FERRARA SALUTE.  Mi scusi, generale, dato
                                 che
sta parlando di questo, volevo aggiungere: a
proposito di Pazienza, lei ha memoria di aver avuto -
o ha adesso l'impressione che questo Pazienza,
circostanza cui lei del resto ha alluso, avesse un
altro tipo di rapporti e rappresentasse anche altre
cose, per esempio straniere, diciamo cos?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Altre cose straniere nel mondo degli affari?
GIOVANNI FERRARA SALUTE.  No, anche nel mondo dei
servizi.
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Nel mondo dei servizi so che lui era molto
ben inserito, nei servizi francesi e nei servizi
americani.
Infatti lui, come ho detto prima, era molto prezioso
sia per il ministro sia per il direttore del servizio
allorquando c'era da organizzare delle visite, perch
lui, conoscendo bene l'ambiente, riusciva a fare le
cose nel pi breve tempo possibile e con il massimo
rendimento, questo s.
              GIOVANNI FERRARA SALUTE.  Sono personaggi
                            estremamente
diversi, per si sono molto incontrati: assimilerebbe
qualcuna delle funzioni svolte da Pazienza a quelle
che per esempio su altra scala o in altro modo ha
esercitato Licio Gelli? Questo tipo di presenza nei
servizi, questo lavoro internazionale, questo far
parte di una rete che c' e non c'?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Dico la mia impressione perch con questa
questione della P2 ho avuto ben poco a che fare!
        Ritengo che siano due personaggi diversi. Pazienza 
                                forse
pi diplomatico, intelligente, una persona molto pi
flessibile, un carattere molto estroverso, eccetera.
Riusciva a       fare queste cose in breve tempo
perch riusciva a far
apprezzare agli altri la sua personalit. Che poi
questa personalit dopo un po' di tempo sia venuta
fuori estremamente contorta, questo  tutto un altro
discorso che io in quel momento non potevo sapere.
Gelli invece era un tipo che aveva un piano molto
preciso, lo portava avanti con molta pazienza,
lentamente in maniera da non poter sbagliare, ma
certo che anche lui arrivava ai risultati in tempi
maggiori. Questa  la mia impressione.
 GIOVANNI FERRARA SALUTE.  Uno un tattico, l'altro
uno stratega, diciamo cos!
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Questo bisogna chiederlo al senatore Cappuzzo
che in fatto di strategia  un maestro.
 PRESIDENTE.  Mi pare che, secondo il generale,
Pazienza aveva un carattere di poliedricit che forse
sfuggiva...
Pagina 2649
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Era troppo intelligente.
PRESIDENTE.  Che attivit svolge adesso, generale?
ABELARDO MEI,    Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Adesso faccio un po' di consulenze in Alenia
Spazio, faccio consulenze nella BULL e faccio
consulenze alla Vitrociset: consulenze di carattere
tecnico, niente di particolare. Con il servizio io ho
"tagliato".
 PRESIDENTE.  Ma rimangono nell'ambito delle sue
competenze originarie?
 ABELARDO MEI,   Direttore vicario  pro tempore  del
SISMI . Di quella che  la mia preparazione
culturale; sono un "tecnico", tra virgolette, si
intende, non voglio darmi troppe arie perch questo
magari non  vero. Ma insomma posso essere utile,
visto e considerato che la gente mi chiama e mi paga.
 PRESIDENTE.  La ringrazio, generale; la prego di
attendere un momento fuori perch devo dare una
comunicazione ai colleghi.
(Il generale Mei viene accompagnato fuori dall'aula)
. PRESIDENTE.  Non essendovi obiezioni, procediamo in
seduta
segreta.
         Dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo
interno.
(La Commissione procede in seduta segreta).
La seduta, sospesa alle 16,10,  ripresa alle
16,25.
 PRESIDENTE.  Riprendiamo i nostri lavori in seduta
pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito
audiovisivo interno.
Seguito dell'audizione del prefetto Vincenzo Parisi,
direttore vicario pro tempore  del SISDE.
 PRESIDENTE.  Poich la Commis-sione ha deliberato
di riascoltare il prefetto Parisi, prego di
accompagnarlo in aula.
 (Il prefetto Parisi viene accompagnato in aula) .
PRESIDENTE.  Prefetto, ci scusiamo per averla
disturbata
nuovamente.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Per l'amor di Dio!
            PRESIDENTE.  Sulla base dei dati che abbiamo
                             acquisito,
c' la necessit di un chiarimento su una cosa che
forse  puramente formale ma che  bene chiarire
subito per evitare che poi si ingenerino equivoci. La
questione  la seguente. L'11 maggio lei venne
informato prima da Grassini o da
qualcun'altro che quel giorno vi sarebbe stato il
passaggio di consegne oppure ne apprese notizia
direttamente nell'ufficio del dottor Sisti?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  No, io fui chiamato direttamente al
telefono
dal presidente Sisti, il quale mi disse di voler
chiarire una cosa con me perch c'era l un
funzionario del SISMI del quale non mi disse il nome.
Mi chiese quindi se avevo possibilit di raggiungerlo
per chiarire immediatamente. Io andai immediatamente,
senza avvertire alcuno e senza essere stato
preavvertito da alcuno. Le cose stanno in questi
termini. Andai, ci fu il colloquio, tornai dal
colloquio; dopo di che, informai le autorit
politiche. Punto e basta. Nello stesso tempo,
informai il capo centro SISDE di Napoli e, per esso,
il vice capo centro, che in quel momento era presente
e ne fece memoria. Il giorno successivo, il 12, andai
con il dottor
Pagina 2650
Criscuolo alla direzione generale degli istituti di
prevenzione e pena per confermare che noi eravamo
usciti di scena: fatto definitivo.
            PRESIDENTE.  E' normale che a gestire questo
                              passaggio
sia il direttore generale degli istituti di pena? E'
questa  la domanda che  venuta fuori. Grassini era
in funzione?
VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Ho spiegato che si era completamente
sottratto ai compiti operativi e che me li aveva
ceduti dal 25 di aprile perch, nonostante non fosse
stata ancora pubblicata la lista degli appartenenti
alla P2, aveva ritenuto - per ragioni sue di
correttezza - di mettersi da parte. Mi disse: si
occupi lei di tutto; oltretutto, non ho nemmeno la
testa per seguire queste cose perch sono distratto
da altre...
PRESIDENTE.  Quindi, lei era nella pienezza delle sue
funzioni quando, avendo assunto questa informazione,
diceva: "Basta, vedete voi!".
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  E non detti nemmeno alcuna comunicazione
a Grassini, che in quel momento mi sembrava essere in
una posizione molto delicata.
 PRESIDENTE.  Seconda questione. Ci si dice che
verso il 16 maggio - se non ricordo male - il
generale Mator torna
dagli Stati Uniti e chiede al generale Santovito come
 andata la vicenda Cutolo. Santovito gli dice che la
cosa non ha avuto pi alcun seguito. In base a quello
che dice Mei, a questo punto il SISDE avrebbe dovuto
essere informato che il SISMI aveva smesso di
occuparsi della vicenda.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Non arriv alcuna comunicazione,
assolutamente! Non ci fu alcuna comunicazione, tanto
 vero che dopo una quindicina di giorni -
pressappoco - telefonai all'ufficio di Musumeci,
qualche giorno prima che la pubblicazione delle liste
ne determinasse la defezione...
PRESIDENTE.  L'allontanamento.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  S, l'allontanamento. Chiesi: non mi
rispose lui ma uno che era nel suo ufficio (forse
Belmonte, ma non vorrei sbagliarmi) e mi disse che in
realt la pista si era
rivelata infruttuosa. A quel punto - vorrei chiarirlo
- l'aver esperito la pista Cutolo infruttuosamente (e
questo era un fatto che avevamo gi autonomamente
valutato e constatato, indipendentemente dal subentro
del SISMI) non poteva in alcun modo suggerirci di
ritornare nella cella di Cutolo, nella direzione di
Ascoli Piceno, per riparlare con Cutolo con il quale
il discorso si era aperto e si era anche chiuso.
Quindi, poteva seguitare l'attivit informativa - e
seguit - e ci sono state tante informative che hanno
dimostrato che in direzione di quel sequestro, cos
come in direzione di tutti gli altri sequestri,
l'attivit non si era mai interrotta e anzi si era
sviluppata, anche con una certa proficuit. Non
vorrei dimenticare come nello stesso sequestro
Cirillo le responsabilit principali (Senzani,
Chiocchi) furono individuate immediatamente e come
molti altri tasselli fossero stati posti proprio in
virt dell'attivit informativa, ma al di fuori ormai
di qualunque raccordo specifico con la pista Cutolo,
con il carcere di Ascoli Piceno ed anche con il
carcere di Palmi (del quale si  parlato questa
mattina), dove nessuno elemento del SISDE  andato.
 PRSIDENTE.  Tuttavia, Cutolo continua ad avere un
ruolo, nel senso che poi la trattativa qualcuno la
conduce.
VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Sul fatto che la trattativa ci sia stata
vorrei dire che si
                              Pagina 2651
tratta di un dato storico assolutamente
inequivocabile. Negare che vi sia stata una
trattativa  come negare l'evidenza della nostra
presenza in questa sede. Adesso il problema  di
vedere chi abbia sviluppato questo rapporto e che
ruolo abbiano avuto altri personaggi, che comunque
non erano e non potevano essere in rapporto, neppure
indiretto, con il SISDE. Allo stesso modo, tutto ci
che si  verificato dopo ci ha visti completamente
fuori, totalmente fuori.
PRESIDENTE.  In sostanza, ad un certo punto il SISMI
- il
SISMI ufficiale, diciamo cos - ed il SISDE si
ritirano ed interviene un altro soggetto. Bisogna
accertare di chi si tratti. Questo  il nodo della
questione.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Certo. Ricordo un'intervista che a suo
tempo, subito dopo la liberazione di Cirillo, fu
rilasciata dall'allora direttore del SISMI, generale
Santovito. Parl anche di contatti in funzione di
promesse. Si potrebbe repertare quella cassetta alla
televisione.
         PRESIDENTE.  Si tratta di un'intervista televisiva?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  S lo ricordo perfettamente, anche perch
mi rimase impressa per l'estrema franchezza con la
quale parl il generale Santovito. Parlava di
promesse fatte, di quali promesse si potessero fare:
la liberazione, un condono, uno
sconto di pena, il trasferimento in una sede pi
favorevole ed altre cose di questo genere. La
cassetta dell'intervista potrebbe essere repertata, a
dimostrazione del fatto che egli ammise
l'effettuazione di colloqui e nello stesso tempo
anche l'apertura di un discorso. Poteva essere
tranquillamente un discorso finalizzato - anche
quello - esclusivamente alla raccolta di
informazioni; tuttavia, vi era stato un discorso pi
avanzato del nostro, avendo noi soltanto una
disponibilit effettiva a compensare in denaro la
persona che ci fosse stata indicata come in grado di
dare informazioni risolutive del caso.
 SAVERIO D'AMELIO.  Il prefetto Parisi ha fatto
riferimento ad un particolare che pu essere
importante. L'intervista televisiva al generale
Santovito, successiva alla liberazione di Cirillo, in
che data  stata rilasciata?
VINCENZO PARISI,    Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Sar stato agosto-settembre, tenuto conto
che la liberazione avvenne a fine luglio.
         SAVERIO D'AMELIO.  Ritengo importante visionare la
cassetta contenente l'intervista.
PRESIDENTE.  Certo, ora la richiediamo. VINCENZO
PARISI,             Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Pu essere utile tale acquisizione.
L'intervista mi colp senz'altro e dimostra per lo
meno come egli fosse informato di certi aspetti in
modo particolare.
ANTONIO BARGONE.  Vorrei porre una domanda rispetto
al
ruolo del dottor Sisti. La cosa che non si riesce a
capire  se lei riconosceva una legittimazione al
dottor Sisti per quell'incontro e per quel passaggio
di consegne (anche se 
improprio definirlo in questi termini). Inoltre,
vorrei sapere se vi sia qualche ragione perch ci
sia accaduto e perch se ne sia occupato il dottor
Sisti.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Io la legittimazione la trovai piena
perch
il direttore aveva ricevuto da me una richiesta.
 PRESIDENTE.  Il direttore Sisti?
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  Il direttore Sisti.
                              Pagina 2652
Ad un certo punto, per avere colloqui con lo stesso
detenuto, si manifestava una richiesta di provenienza
diversa, sia pure parallela e plausibile nella stessa
logica e nella stessa ottica della ricerca
informativa avviata da noi. Io trovai molto corretto
il comportamento del presidente Sisti perch, nel
chiamarmi, evit di dare  tout court
un'autorizzazione e determinare una sovrapposizione
senza che io lo sapessi. Invece, mi pose di fronte
all'interlocutore Musumeci con il quale c'erano tre
strade da percorrere: la prima era quella di dire
"Non entri, perch continuiamo noi", cosa che non ero
abilitato a fare anche per quella posizione
particolare di cui ho parlato...
 PRESIDENTE.  S, la posizione del SISDE rispetto al
SISMI.
 VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISDE.  S. Inoltre, vi era un aspetto che non
era di
poco momento con riferimento a gerarchie militari: il
titolare del SISDE era un generale di divisione,
quello del SISMI era un generale di corpo d'armata.
Anche questo, nella gerarchia delle funzioni, ha un
peso enorme: magari non lo ha agli occhi delle gente
comune, per nell'ambiente dove le gerarchie hanno un
valore questo aspetto era rilevante. Pertanto, non
potevo farlo, non mi conveniva farlo e debbo anche
dire che non desideravo farlo perch non vedevo l'ora
di uscire da questa situazione (perch non
ammetterlo?). C'era anche una scomodit intrinseca e
devo ringraziare il Signore di essere stato
correttamente ispirato.
        La seconda strada che potevo percorrere era quella di
dire: "Fate voi" (cosa che feci); la terza era quella
di dire: "Lavoriamo insieme", ma questo non conveniva
intanto perch se si lavora in proprio  un conto, se
si lavora con altri c' una parte che sfugge. Nello
stesso tempo, rischiavamo di turbare l'equilibrio di
una ricerca che poteva andare a buon fine, posto che
non eravamo minimamente desiderati. Il chiarimento e
il fatto che ci fosse addirittura la nausea del
contatto con noi stavano a significare che non vi era
stata un'attitudine ad improntare il rapporto alla
convenienza necessaria per un approccio di quel tipo.
Dicevo questa mattina che il fatto stesso di avere
agito in modo forse un po' troppo spontaneo, troppo
genuino... Vorrei ricordare che il dottor Criscuolo,
chiamato in causa troppe volte, a sproposito, come
presunto trattativista,  un uomo che in un libro
importante nel quale si parla di BR  trattato in
pendant  con il generale Dalla Chiesa. In questo
libro vi
 un capitolo nel quale si parla di "Giorgio
Criscuolo, lo sfondatore": era quello che entrava nei
covi facendo irruzione e con le spallate faceva
saltare le porte. In sostanza, un
uomo d'azione...
PRESIDENTE.  Anche perch il fisico glielo permette!
VINCENZO PARISI,   Direttore vicario  pro tempore
del SISD.  S glielo permette. Era un uomo d'azione,
non certamente la persona che andava l per lavorare
in punta di forchetta. Avr fatto un discorso da
poliziotto. Il caso di specie non richiedeva tanto
una condotta poliziesca, quanto una condotta pi
avveduta, pi prudente. La mia non  una critica
perch io ho grande stima del collega Criscuolo:  un
bravo professionista ed abbiamo tanti motivi di
gratitudine per tantissimi interventi effettuati
nell'antiterrorismo ed andati a buon fine per il suo
coraggio e la sua determinazione. In tanti interventi
egli ha autenticamente rischiato la vita.
Naturalmente in questo caso si  comportato con la
spontaneit tipica di chi lavora in polizia, di chi
ha il contatto semplificato e non si preoccupa tanto
di quello che pu accadere, perch per penetrare
nello spirito dell'agente di un servizio di
informazione occorre del tempo. Probabilmente alcuni
danni sono venuti in passato proprio dal fatto che
pochissime persone hanno questa  forma mentis
speciale. Quella per lavorare in questo settore 
certamente
Pagina 2653
una  forma mentis  che porta a comportamenti
criptici, coperti, che non lascino tracce, che non
lascino vistosamente i   segni di condotte che poi,
sia pure nella loro trasparenza,
possono essere interpretate come irrituali od
eterodosse da altre persone.
 PRESIDENTE.  La ringraziamo per i suoi chiarimenti.
  Non essendovi obiezioni, proseguiamo i nostri
lavori in seduta segreta. Dispongo la disattivazione
del circuito audiovisivo interno.
  (La Commissione procede in seduta segreta).
 PRESIDENTE.  Riprendiamo la seduta pubblica.
Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo
interno.
        Nella prossima seduta della Commissione, che si terr
marted pomeriggio, informeremo i colleghi con una
sintesi delle questioni affrontate oggi. Delibereremo
poi sui passaggi successivi, che debbono essere
sintetici perch vi  molto materiale, per capire
bene quale sia l'altro soggetto intervenuto in questa
mediazione, visto che SISMI e SISDE lo hanno fatto e
che  pacifico che la trattativa c' stata.
ANTONIO BARGONE.  Proposte di ulteriori audizioni le
avanzeremo marted?
 PRESIDENTE.  Direi di s. Sentiamo in proposito i
colleghi.
  Nel frattempo due delegazioni della Commissione si
recheranno in Sardegna e a Bovalino. Marted
prossimo, alle 19, la Commissione  convocata per la
relazione del collega Robol sulla Puglia e per avere
una breve informativa su questa materia. Vi
ringrazio.
La seduta termina alle 16,45.
