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       COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO,
       GIULIANO AMATO E DEL MINISTRO DELL'INTERNO,
     NICOLA MANCINO, SULLO STATO ATTUALE DELLA LOTTA
                        ALLA MAFIA
        PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
                          INDICE
                                                        pag.
Comunicazioni del Presidente del Consiglio,
Giuliano Amato e del ministro dell'interno,
Nicola Mancino, sullo stato attuale della lotta
alla mafia:
Violante Luciano, Presidente ........................ 33, 39
                              43, 45, 48, 60, 63, 65, 70, 74
Acciaro Giancarlo ....................................... 54
Amato Giuliano, Presidente del Consiglio dei
ministri ................ 33, 39, 40, 56, 60, 62, 63, 64, 65
Bargone Antonio ..................................... 49, 50
Biondi Alfredo .......................................... 57
Borghezio Mario ..................................... 64, 68
Boso Enzo ........................................... 52, 53
Brutti Massimo .......................................... 66
Cabras Paolo ............................ 50, 52, 62, 64, 68
Calvi Maurizio .......................................... 49
D'Amato Carlo ........................................... 65
Florino Michele ..................................... 43, 48
Folena Pietro ........................................... 67
Frasca Salvatore ........................................ 52
Galasso Alfredo ......................................... 54
Grasso Gaetano .......................................... 69
Mancino Nicola, Ministro dell'interno ........... 40, 43, 44
                                      45, 48, 50, 70, 72, 73
Matteoli Altero ..................................... 53, 56
Riggio Vito ............................................. 64
Rossi Luigi ............................................. 53
Sorice Vincenzo ......................................... 65
Taradash Marco .......................................... 59
Tripodi Girolamo ............................ 58, 64, 72, 73
Sui lavori della Commissione:
Violante Luciano, Presidente ............................ 33
Sulla pubblicit dei lavori:
Violante Luciano, Presidente ............................ 33
                         Pag. 32
                         Pag. 33
La seduta comincia alle 16,45.
(La Commissione approva il processo verbale della
seduta precedente).
               Sulla pubblicit dei lavori.
  PRESIDENTE. Informo la Commissione che, ai sensi
dell'articolo 13 del regolamento interno, la pubblicit delle
sedute sar di norma assicurata anche mediante l'impianto
audiovisivo a circuito chiuso, salvo che non si faccia
richiesta di seduta segreta.
   Se non vi sono obiezioni, rimane cos stabilito.
(Cos rimane stabilito).
              Sui lavori della Commissione.
  PRESIDENTE. Comunico alla Commissione che ciascun gruppo
dovr designare i componenti della rappresentanza che dovr
recarsi a Messina all'incontro con le associazioni antiracket,
il prossimo marted; faccio presente che per ragioni di
trasporto aereo la delegazione dovr essere formata da una
decina di componenti.
Comunicazioni del Presidente del Consiglio, Giuliano
Amato, e del ministro dell'interno, Nicola Mancino, sullo
stato attuale della lotta alla mafia.
  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca comunicazioni del
Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, e del ministro
dell'interno, Nicola Mancino, sullo stato attuale della lotta
alla mafia.
   Ringrazio il Presidente del Consiglio e il ministro
dell'interno per essere intervenuti e do subito la parola al
Presidente Amato.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Signor presidente, colleghi parlamentari, vi
ringrazio in primo luogo per aver invitato me e il ministro
dell'interno a quella che, se non sbaglio,  la prima riunione
di lavoro della Commissione dopo il suo insediamento. Desidero
rallegrarmi con il presidente perch sono sicuro che dietro la
sua guida la Commissione continuer l'utilissimo lavoro gi
svolto con il presidente Chiaromonte, ora passato ad altro
incarico che sono certo assolver con le medesime capacit ed
il medesimo equilibrio con cui ha operato nel ruolo ora
ricoperto dall'amico Violante. La Commissione, tra l'altro, ,
forse ancor pi di altre Commissioni parlamentari, un
interlocutore continuo ed interattivo del Governo (fatto ovvio
nel rapporto tra Governo e Parlamento, ma che non esclude la
constatazione di rapporti particolarmente sottolineati). E'
questo, infatti, un rapporto particolarmente sottolineato
dall'esperienza, dal lavoro che  stato fatto, dalle analisi
che sono venute dalla Commissione, dalla proposte che queste
analisi hanno permesso di formulare e dagli esiti normativi
che il Governo e il Parlamento ne hanno poi in pi occasioni
ricavato.
   Il lavoro e l'impegno che finora il nostro Governo (che ha
una vita breve, di soli due mesi e mezzo)  riuscito a
svolgere nella lotta alla criminalit organizzata hanno dato
risultati positivi di cui non  giusto che ci attribuiamo
interamente
                         Pag. 34
 il merito; se, infatti, esiste un settore nel quale il
pregresso ha rappresentato una base positiva sulla quale si 
potuto costruire ci che nel nostro presente  avvenuto,
questo  proprio il settore della lotta alla criminalit
organizzata. Erano in precedenza intervenuti, prima del nostro
arrivo, sforzi di riorganizzazione, sforzi di organizzazione,
sforzi di impostazione di nuova normazione che in parte, come
spesso accade, erano rimasti alla fase del lavoro che non ha
ancora raggiunto il suo esito. Alcuni esiti si sono verificati
quando siamo sopraggiunti ed  giusto da parte nostra dare
atto di una capacit che si era via via manifestata che, in
qualche caso, ci ha consentito di raccogliere semplicemente i
frutti di un lavoro precedentemente iniziato; in qualche altro
caso, invece, abbiamo impostato noi il lavoro ottenendone
risultati.
   Nonostante questo,  un dato di fatto che gli episodi
nuovi, gravi e violenti con i quali ci siamo trovati a
misurarci nei brevi mesi della nostra esistenza, e la
recrudescenza dei fenomeni, con i due spaventosi delitti che
si sono verificati a Palermo, ci hanno inizialmente dato la
sensazione di una sorta di arretramento della capacit di
fronteggiare tali episodi, facendo generare poi, nel corso di
un'estate piena di preoccupazioni su tanti altri fronti,
ipotesi diverse:  davvero mafia? E' la mafia che sta
utilizzando tecniche nuove oppure la presenza di tali nuove
tecniche  espressiva di un fenomeno esso stesso nuovo e
diverso? Anche teorie formulate dall'ex ministro Scotti e da
me riprese, di per s ragionevolmente possibili, come quella
che il delitto Falcone sia stato commesso a Palermo ma deciso
al di fuori di quella citt, ancorch potessero semplicemente
significare che l'organizzazione mafiosa non  isolana ma ha
ormai una dimensione internazionale, sono state intese anche
come ipotesi di connessione tra mafia ed altri fenomeni di
destabilizzazione: che vi sia qualcuno interessato a
destabilizzare l'Europa e quindi intenda destabilizzare
l'Italia per avere effetti in Europa. E' stata un'estate
durante la quale la gravit di questi episodi ha anche portato
alla formulazione di ipotesi ancor pi gravi di quanto per noi
(e basta e avanza) lo sia di per s la forza intrinseca
dell'organizzazione mafiosa.
   Devo dire che, per scrupolo, ho cercato di fare gli
accertamenti possibili in merito alle varie ipotesi, anche
perch rispetto ad esse compiere accertamenti non  semplice.
Posso dirvi in tutta coscienza che quel che ho potuto
accertare mi ha portato ad escludere che quelle ipotesi
avessero un fondamento, anche solo per "brandelli". Concordo,
in tal senso, con quanto affermato ieri a Palermo dal ministro
della giustizia, il quale ha ricondotto la criminalit mafiosa
alla criminalit mafiosa, quand'anche questa sia grande,
possente e non solo isolana o nazionale. Credo sia giusto
quanto affermato dal ministro di grazia e giustizia: per
quello che ho potuto capire e accertare, non  stato portato
nulla alla mia attenzione che possa provare quelle ipotesi.
Tali ipotesi - lo ripeto - hanno concorso a rendere
particolarmente difficile ed ansiosa l'estate che abbiamo
vissuto nonch la costruzione di nuove ed ulteriori barriere
nei confronti del fenomeno criminale. Il Governo ed il
Parlamento sono tuttavia riusciti insieme a costruire queste
nuove barriere nei mesi scorsi, con risultati che possiamo al
momento ritenere soddisfacenti. E' anche pericoloso usare
queste espressioni. Tempo fa un giornalista americano mi ha
chiesto se ritenessi che avessimo vinto: gli ho risposto di
tornare indietro negli anni, a quando nel suo paese venne
arrestato Al Capone: fu vinta allora una guerra o una
battaglia? Che cosa accadde? In realt, noi ci troviamo oggi
un po' in quella condizione. Abbiamo riportato significativi
successi in questi mesi. Possiamo dire che  meglio cos e che
siamo sulla strada giusta, ma non oso dire niente di pi,
perch sarebbe imprudente farlo. Certo, mi sento nella
condizione di chi, combattendo una guerra lunga e defatigante,
animato dalla convinzione di doverla vincere, ha ottenuto
buoni risultati; ma si
                         Pag. 35
tratta di una guerra ancora in corso e che deve continuare
con mezzi ed attenzione crescenti, non decrescenti.
   Cosa ci ha aiutato a raggiungere i risultati che finora
abbiamo conseguito? Quali sono i problemi che restano tuttora
aperti e sui quali credo che pi di me possa soffermarsi il
ministro dell'interno, esponendoveli in termini ancor pi
intrinseci alla tematica che stiamo affrontando?
   Posso dire, senza retorica, che senz'altro ci ha aiutato
il clima che  progressivamente cambiato soprattutto in
Sicilia, ma non solo in questa regione, negli atteggiamenti
collettivi di fronte al fenomeno mafioso. E' indiscutibile che
non si combatte la mafia n la criminalit organizzata
soltanto con manifestazioni popolari o sollecitando i
cittadini a solidarizzare con le istituzioni; ma non v'
dubbio che se tutto ci esiste, magari manifestandosi in
misura sempre pi crescente, l'isolamento del fenomeno mafioso
- che  compito delle istituzioni realizzare - diviene pi
facile, e in talune circostanze diviene possibile (il che non
significa pi facile, perch in assenza delle condizioni che
ho sopra ricordato non sarebbe neanche possibile).
   Valuto quindi positivamente il fatto che attraverso
fenomeni diversi - ribellioni individuali, coraggio civile di
singoli, manifestazioni collettive - si sia determinata una
situazione in cui l'antico e forte usbergo della mafia - che
nei cerchi pi ristretti significa collusione e
collaborazione, mentre nei cerchi pi lontani significa
silenzio - sia venuto a restringersi. E' questo che ci ha
molto aiutato nel nostro lavoro.
   Ma ci ha aiutato anche il lavoro di impostazione, che era
venuto anche dalla Commissione antimafia nella precedente
legislatura, di una normativa pi forte nei confronti del
fenomeno mafioso. E' da tale normativa che sono derivati gli
strumenti - tra questi, alcuni volti all'isolamento dei
mafiosi -, che hanno avuto la loro premessa in quel fattore
collettivo e civile di cui prima parlavo. Devo sottolineare
che ci ha rappresentato un salto importante nell'impostazione
giuridica del nostro sistema di difesa, nonostante gli
equivoci e le difficolt che abbiamo dovuto superare.
   Personalmente, ero tra coloro che non avrebbero accettato
con facilit che il codice di procedura penale di nuova
impostazione venisse, nel suo insieme, stravolto, cancellato o
modificato per tutti i reati o per tutti i procedimenti in
ragione di questa esigenza. Ma non potevamo non renderci conto
che questa eccezionale esigenza non riusciva ad essere
adeguatamente soddisfatta tramite la normalit del nuovo
codice di procedura penale. Quest'estate Governo e Parlamento
hanno cos compiuto insieme una scelta che considero
importante e positiva, quella di prendere atto che dovevamo
adottare una normativa in parte diversa anche sul piano
processuale, per quanto attiene alla prova, al trattamento di
chi collabora e per tutti gli altri aspetti che tutti voi ben
conoscete, almeno chi ha fatto parte della precedente
Commissione, la quale ha lavorato in tal senso proprio sul
piano tecnico.
   Ritengo che la scelta compiuta, che reputo necessaria, sia
costituzionalmente corretta, anche perch essa ha a suo
fondamento una vecchia (risale infatti a trenta anni fa)
decisione della Corte costituzionale, la quale ammise che di
fronte al fenomeno mafioso lo Stato  legittimato ad usare
strumenti a cui non potrebbe far ricorso nella normalit della
trattazione delle altre fattispecie penali. E oggi siamo in
presenza non di singoli fatti criminosi ma proprio di fatti
criminosi attraverso i quali si esprime un'organizzazione che,
essendo caratterizzata da una forte carica antistatuale,
risulta pericolosa per le istituzioni e non soltanto per
quella parte della convivenza che di volta in volta pu essere
colpita da singoli reati. E' importante che tale scelta sia
stata compiuta insieme e che sia avvenuta in un certo modo,
probabilmente nuovo per le nostre abitudini. Infatti, abbiamo
evitato di impantanarci in lunghissime discussioni circa
l'opportunit o meno di leggi eccezionali (discussioni
                         Pag. 36
 che spesso portano alla conclusione di se medesime e a
nessun'altra conclusione operativa) e abbiamo creato un
binario distinto per questi fatti.
   Saranno poi i giuristi e gli altri a decidere di che cosa
si tratti, ma di questa scelta sono convinto, ritengo che sia
giusta e che abbia gi molto influito sui risultati che
abbiamo raggiunto.
   Del resto - lo dico senza retorica - credo tutti sappiano
che Borsellino stava correndo nel suo lavoro proprio per il
timore che le norme contenute in un decreto non venissero
convertite dal Parlamento e conseguentemente lo privassero
della possibilit di acquisire le prove su cui stava
lavorando. Ci  noto, mi risulta per testimonianza personale
diretta, per cui ne sono assolutamente certo. Chi non 
d'accordo potr dire che Borsellino sbagliava, ma per quanto
mi riguarda  un dato di fatto su cui non ho il minimo dubbio:
questo era ci che lui pensava, questo era ci che lo stava
portando a lavorare con particolare intensit in quegli ultimi
giorni della sua vita.
   Prova, protezione dei pentiti, isolamento dei detenuti
mafiosi per staccarli dal loro hinterland, possibilit
di ingresso negli stabilimenti penali con orecchie capaci di
ascoltare costituiscono tutto ci che il Parlamento ci ha
autorizzati a fare e che subito i Ministeri dell'interno e di
grazia e giustizia hanno posto in atto. Abbiamo anche
provveduto ad articolare meglio il controllo del territorio,
il che rappresenta un altro fattore importante in una
situazione sociale peculiare qual  quella di Palermo e di
altre aree siciliane.
   Si pu discutere a lungo sull'uso di uomini provenienti
dalle forze armate per compiti di ordine pubblico. Ma  un
dato di fatto che essi, agli ordini del prefetto, abbiano
contribuito - e stanno contribuendo - all'esercizio del
compito, che non  militare, di rafforzare i nostri presidi a
tutela di obiettivi specifici e di zone pi vaste, per il
controllo delle quali ci saremmo trovati in difficolt
disponendo esclusivamente degli uomini delle forze
dell'ordine. Queste ultime, per altro, sono state interessate
da un rafforzamento generale: abbiamo inviato uomini
dell'esercito ma anche pi uomini dei carabinieri, della
pubblica sicurezza e della stessa Guardia di finanza. Gli
effetti si sono visti, perch nelle zone interessate si 
registrata, negli ultimi mesi, non solo una diminuzione del
numero degli omicidi e di altri delitti, ma anche un
incremento delle denunce e del numero dei soggetti deferiti
alla magistratura.
   A questo lavoro hanno concorso e stanno concorrendo anche
i servizi di sicurezza, a proposito dei quali aggiungo che,
dopo l'entrata in vigore della legge n. 410, sta avvenendo un
cambiamento: i servizi si stanno nuovamente orientando verso
la criminalit organizzata, seguendo una strada che giudico
positivamente. Ricordo che molti anni fa, quando me ne
occupavo personalmente - anche se in parte -, sia il
Parlamento sia il Governo manifestarono la preoccupazione
opposta, cio quella di fare in modo che della criminalit
ordinaria si occupassero soltanto la pubblica sicurezza ed i
carabinieri e che i servizi si concentrassero su altri
fenomeni.
   La legge n. 410, quindi, richiedendo ai servizi,
giustamente, di scendere su questo terreno, ha implicato una
sorta di inversione di rotta che ha comportato per i servizi
stessi la riorganizzazione dei loro centri e corsi di
formazione del personale, nonch una diversa attenzione
nell'analisi dei fenomeni. Il lavoro compiuto comincia a dare
i suoi frutti, tanto che li constatiamo quotidianamente: i
fenomeni mafiosi e di criminalit organizzata non sono pi
oggetto solo di analisi nazionali, proprio perch, per
esempio, si cerca di capire le loro connessioni ed i loro
rapporti con i flussi del narcotraffico dell'est, del sud e
dell'ovest.
   Entrambi i servizi ci offrono informative specifiche sui
vari aspetti connessi alla criminalit organizzata. Vi sono
operazioni conclusesi positivamente grazie a tali informative,
a proposito delle quali voglio sottolineare che non si tratta
di notizie di polizia giudiziaria ma di informative che devono
essere vagliate, per valutarne la utilizzabilit ai fini
penali,
                         Pag. 37
da parte dei giudici e di coloro ai quali i giudici stessi
affidano compiti di polizia giudiziaria. Non v' dubbio che in
concreto il riscontro c' stato, ed  noto - anche troppo -
che l'operazione Green ice si deve, in gran parte, al
lavoro dei servizi e a ci che essi avevano preparato.
   Vorrei adesso soffermarmi sui problemi tuttora aperti e
che rivestono una particolare importanza. Ve ne sono diversi,
ma vorrei sottolinearvene soltanto tre, nonostante sia certo
che gi li conosciate.
   Il primo  relativo al coordinamento, non solo con i paesi
europei ma anche con altre nazioni, e alle armonizzazioni
legislative di cui tale coordinamento pu necessitare da pi
punti di vista. Dico subito che gi si  fatto molto e che da
anni il Ministero dell'interno sta costruendo rapporti
bilaterali e multilaterali: proprio alcuni giorni fa siamo
quasi giunti ad un punto di operativit per Europol - la quale
rappresenta, in qualche modo, il braccio di polizia di
Maastricht - , nel senso che i ministri dell'interno e della
giustizia hanno posto le basi per la sua realizzazione. E'
comunque indiscutibile che soltanto da poco tempo alcuni dei
nostri partners si siano resi conto del fatto che il
problema non riguarda soltanto l'Italia ma anche loro, e nella
stessa misura in cui interessa noi.
   Negli Stati Uniti la situazione  conosciuta benissimo,
tanto che la collaborazione con gli americani  una di quelle
pi tradizionalmente avviate. E' assolutamente necessario che
con la Francia, la Germania ed altri paesi vi siano rapporti
dello stesso tipo e vi sia - perch pu e deve esservi - una
omogeneizzazione legislativa. Non possiamo assolutamente
gestire il fenomeno con una legislazione giustamente severa
(per cogliere il riciclaggio e per definire i flussi di
finanza sporca) se i nostri partners europei, nei
confronti dei quali vi  un generale principio di libert di
movimento dei capitali, non hanno una legislazione dello
stesso tipo. Ci significa che questi paesi si scaricano
addosso un problema ben pi grave, perch  evidente che i
grandi filoni della criminalit organizzata a questo punto
baipassano l'Italia, che diventa il luogo pi difficile da
attraversare sul piano finanziario, e portano i loro flussi
direttamente fuori, aggravando la situazione negli altri
paesi. Questo  un problema che esiste e che deve essere
assolutamente risolto nel modo migliore, perch la
collaborazione operativa nella quale sono impegnati i
Ministeri dell'interno e di grazia e giustizia incontra dei
limiti se il tessuto normativo non  omogeneo.
   Sollevo la seconda delicatissima questione, non come
Presidente del Consiglio ma come persona che ha un passato ed
una propria posizione sull'argomento (ovviamente, in questa
sede la sollevo come Presidente del Consiglio). Dell'argomento
mi sono occupato e ritengo giusto, anche se  doloroso,
affrontarlo: mi riferisco all' incompatibilit culturale che
si  venuta a determinare tra le misure di prevenzione ed il
giudice chiamato ad applicarle. Sono tra coloro che hanno
speso molti anni della propria vita per sostenere
l'incostituzionalit delle misure di prevenzione; pertanto, se
affrontiamo la questione dal punto di vista del diritto, mi 
assolutamente difficile cambiare opinione. Ho scritto molto
sul tema ma poi ho finito con il riconoscere che comunque,
quando un istituto si radica in un sistema normativo, vuol
dire che ha prevalso un principio di effettivit. Rimane ferma
la mia convinzione che nella storia dei primi vent'anni della
Repubblica pi che adattarsi le misure di prevenzione alla
Costituzione sia stata questa ad adattarsi alle prime. Vi 
stato, in effetti, un adattamento reciproco, che si  ridotto
per alla riserva di giurisdizione perch i presupposti
sostanziali delle misure di prevenzione hanno continuato a
rappresentare un punto interrogativo rispetto ad esigenze di
tipicit e legalit di una fattispecie comunque sanzionatoria
e legata ad un giudizio di disvalore sulla persona.
   Sono consapevole di tutto questo e credo - lo dico senza
iattanza - che pochi
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possano insegnarmi qualcosa sull'argomento perch vi ho
riflettuto troppo; tuttavia, al punto in cui siamo arrivati,
le misure di prevenzione - che sono utili se riescono a
diradare quel tessuto di solidariet di primo e di secondo
livello che il criminale mafioso trova intorno a s e che
tanto lo facilita ad avere un dominio del territorio con il
quale non riesce a competere lo Stato - vengono portate,
dall'applicazione giudiziale, davanti ad un soggetto che
fortunatamente in quaranta anni si  abituato al fatto che si
pu colpire un soggetto solo in presenza di prove.
Quarant'anni fa il problema non si sarebbe posto in questi
termini perch i giudici di allora, abituati ad una cultura
predemocratica, sentivano molto meno l'esigenza della prova
rispetto a quanto la sentano oggi coloro che alcuni anni fa
sono stati nostri allievi nelle universit, sono cresciuti in
questo clima e ritengono di non poter applicare la sanzione se
non in presenza della prova.
  SAVERIO D'AMELIO. A giudicare dagli ultimi eventi ...
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Vi sono sempre problemi, ma in questa sede ne
stiamo affrontando uno diverso.
   Se, quando si applica una misura di prevenzione, si usa la
medesima cultura della prova che si fa valere durante un
ordinario giudizio penale, la misura di prevenzione viene
proposta dall'autorit di pubblica sicurezza ma non viene
applicata dal giudice: questa  l'esperienza; se consideriamo
ci che  avvenuto in questi anni in Sicilia, ce ne
accorgiamo, al di l delle eventuali omissioni da parte
dell'amministrazione (sia chiaro che non sto accusando
nessuno). Se fossi giudice e mi venisse chiesto di applicare
una misura di prevenzione, credo che anch'io avvertirei la
stessa difficolt: non essendo sufficientemente provato il
presupposto, probabilmente rifiuterei di applicare la misura e
non mi sentirei colpevole di omissione.
   Credo che delle misure di prevenzione, che personalmente
non ho mai amato e non amer mai, abbiamo tuttora bisogno
nella logica di quella sentenza della Corte costituzionale che
appunto di esse si occup trent'anni fa. Quando la prima legge
che estese alla lotta antimafia la legge del 1956 venne
sottoposta al vaglio della Corte, questa, nutrendo i dubbi che
tutti avevamo allora sulla legittimit costituzionale delle
misure, sostenne che, nella lotta alla mafia, simili strumenti
possono essere irrinunciabili. Se  cos, essi devono
funzionare, anche se si possono eventualmente studiare forme
diverse.
   Pongo la questione come un quesito perch, quando arriva
il momento della decisione, il Governo deve assumere la sua
responsabilit e, come ha fatto l'estate scorsa, adottare gli
strumenti normativi che ritiene necessari. Per, in nome di
una collaborazione che vi  sempre stata, mi permetto di
chiedere anche a voi di riflettere su questo tema e, prima che
il Governo assuma le sue responsabilit, di trovare una
occasione per affrontarlo insieme. Come dicevo, possono
esservi forme diverse in quel punto di ambivalente equilibrio
rappresentato nel nostro sistema (uso la storia nelle sue
stratificazioni e non per giudicarla) dal procuratore della
Repubblica o dal pubblico ministero. Non dimentichiamo che,
nel decreto che il Parlamento ha approvato la scorsa estate,
un organo del pubblico ministero - il procuratore nazionale
antimafia -  stato investito del potere di deliberare la
massima delle misure di prevenzione. E' una previsione
contenuta in una legge della Repubblica. Si tratta di un punto
di ambivalente equilibrio, perch per i ragazzi delle
universit  difficile comprendere cosa sia il pubblico
ministero, un soggetto a due facce, che possono essere
entrambe utilizzate. Ci  gi accaduto in una legge della
Repubblica; comunque possono esservi anche altre soluzioni,
come quella di prevedere l'applicazione esecutiva da parte
dell'autorit di pubblica sicurezza, salvo revisione in un
secondo momento da parte di organi giudiziari. Non voglio
assumere alcuna soluzione, ma so che,
                         Pag. 39
lavorandoci, pu essere importante affrontare la questione
per non frustrare uno strumento ed i funzionari pubblici che
sono oggi impegnati nella sua utilizzazione in Sicilia.
   Il terzo problema che devo segnalare (ma non avrei bisogno
di farlo)  quello del rapporto tra mafia, politica ed
amministrazione, problema al quale si  cercato di dare
qualche soluzione, prima dell'insediamento dell'attuale
Governo, con la disciplina, pi volte applicata, che investe
lo scioglimento di consigli comunali. E' una strada sulla
quale dobbiamo continuare a lavorare ma ve ne sono molte
altre. Un lavoro viene anche condotto dalle due Camere e dalla
Commissione bicamerale per le riforme istituzionali sul
riordinamento delle discipline elettorali ed in genere sugli
assetti istituzionali.
   Riterrei opportuno che la Commissione antimafia esprima,
in termini non formali - non credo che ci possa essere
previsto - ma sostanziali, un parere sui congegni elettorali
ed istituzionali che in altre sedi parlamentari sono in corso
di elaborazione, per verificarne la maggiore o minore idoneit
a sterilizzare infiltrazioni mafiose ovvero a favorirle (lo
dico paradossalmente).
   Ho letto le varie ipotesi prospettate che prevedono
l'elezione diretta dei sindaci, istituto nei confronti del
quale ho sempre espresso il favore del Governo. Ritenendo la
materia di competenza del Parlamento, ci siamo astenuti
dall'assumere una posizione, salvo dichiarare fin da ora la
nostra disponibilit a favorire l'entrata in vigore pi rapida
possibile delle soluzioni che risultino condivise. Senza
esprimermi nel merito, riterrei utile che la Commissione
antimafia valutasse, dal suo punto di vista, le soluzioni
delle quali si parla e si esprimesse a proposito del
potenziale di difesa dall'infiltrazione mafiosa che un'ipotesi
a differenza di un'altra o come un'altra pu contenere. Lo
stesso pu dirsi a proposito delle leggi elettorali nazionali.
   A mio avviso,  sbagliato inventare o praticare meccanismi
istituzionali ai quali occorre ex post mettere una
"pezza antimafia" che finisce per creare problemi. In alcuni
casi nei quali  stato revocato l'elettorato passivo a dei
cittadini mi sono trovato a disagio di fronte alla
Costituzione della Repubblica; ho finito poi pro quota
per accettarli, sempre in nome dell'eccezionalit del nemico
che abbiamo davanti. Per, se a ci si pensasse mentre il
congegno (la legge elettorale) viene predisposto, non avremmo
i problemi che ci troviamo davanti quando interveniamo ex
post. Siccome ora stiamo attraversando una fase che 
comunque costituente per il sistema elettorale locale e
nazionale, mi permetto sommessamente di suggerire ai membri
della Commissione di occuparsene dal punto di vista
istituzionale che loro  proprio. Oggi tutti sostengono,
giustamente, che le leggi elettorali non debbano essere pi
viste in funzione soltanto del tipo di maggioranza che
permettono di formare, ma anche della quantit di quattrini
che permettono di risparmiare nelle spese elettorali. Questa 
un' angolatura giusta, che  entrata nella valutazione dei
congegni elettorali: a mio avviso, tale valutazione va
integrata anche attraverso l'ulteriore angolatura che ho
illustrato.
   Concludo, ringraziando il presidente e la Commissione.
  PRESIDENTE. Anch'io ringrazio il Presidente del
Consiglio dei ministri. Debbo fare una notazione brevissima.
Mi pare che, in materia di misure di prevenzione, il
Parlamento stia assumendo un orientamento favorevole a quelle
patrimoniali, ma con una forte disincentivazione per quelle
personali. La polemica del passato si rivolgeva a quelle
personali, pi che a quelle patrimoniali. Ora anche il
ministro dell'interno ci dir se, ad avviso del Governo, vi
sia l'esigenza di rinverdire le misure di prevenzione
personale oppure si tratti di utilizzare lo strumento solo per
colpire i patrimoni di sospetta origine mafiosa.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Lascio questa valutazione
                         Pag. 40
 al ministro dell'interno, anche se essa appartiene
soprattutto alla Commissione. Mi permetto di osservare, sul
piano giuridico, che, anche se il problema  pi grave
ovviamente per le misure di prevenzione personale, sussiste
comunque anche per quelle patrimoniali, poich queste si
reggono in realt sullo stesso "semivuoto d'aria".
  PAOLO CABRAS. Le misure di prevenzione patrimoniale sono
pi efficaci.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Non sto ponendo questo problema. A mio avviso, si
pone comunque quello che ho sollevato, anche se lo avvertiamo
in maniera meno grave per le misure di prevenzione
patrimoniale.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Ritengo
doveroso anche da parte mia rivolgere un saluto e un augurio
di buon lavoro al presidente, ai componenti dell'ufficio di
presidenza e ai deputati e senatori che fanno parte di una
Commissione che svolge un'attivit certo autonoma, ma che
comunque interferir in particolare nel lavoro del ministro
dell'interno.
   La Commissione antimafia ha un duplice compito. In primo
luogo, essa pu procedere all'accertamento della capacit di
funzionamento della legislazione anticrimine, con conseguente
possibilit di proposte di revisione, come del resto 
avvenuto nella passata legislatura; in secondo luogo, ha un
potere di approfondimento e di indagine sul territorio in un
settore che ci vede particolarmente esposti e perci
particolarmente impegnati.
   Nel corso della lettura della relazione che avverto il
bisogno di rendere alla Commissione, mi soffermer in
particolare su alcuni aspetti: altri potranno essere
approfonditi nel corso della discussione successiva.
   Profonda trasformazione della struttura, delle modalit di
presenza dell'organizzazione complessiva della criminalit
organizzata, evoluzione progressiva e ormai matura della mafia
da rurale a urbana, salto di qualit con la razionalizzazione
e la programmazione delle attivit malavitose e soprattutto
con l'impostazione dei processi di ripulitura del denaro
sporco, fino alla costituzione di un impero economico in cerca
di legittimazione attraverso la sistemazione dei profitti nei
circuiti finanziari e produttivi, capacit di condizionamento
e di infiltrazione nel tessuto del potere locale e, per
converso, inarrestabile internazionalizzazione delle strutture
non solo per la gestione coordinata di canali sicuri per il
mercato della droga, ma anche per la collocazione
diversificata dei capitali, spietata scelta degli uomini da
eliminare, culminata negli assassini di Falcone e Borsellino,
i due magistrati che prima e meglio di altri avevano intuito
tempi e modi di questa evoluzione e strade nuove per
un'effettiva opera di incisiva repressione: la sfida allo
Stato era entrata in una fase nuova, in un certo senso
ultimativa del consolidarsi del contropotere criminale.
   Tutti questi elementi, esposti scheletricamente,
imponevano e impongono un deciso cambio di strategia nei
confronti della mafia e il passaggio da una posizione
meramente difensiva ad una fase dinamica di attacco, che
importasse un affinamento degli strumenti legislativi di
diritto sostanziale e processuale e una riorganizzazione e
ridefinizione di quelli operativi.
   Il processo, gi in atto da qualche anno, come ha
giustamente sottolineato il Presidente del Consiglio dei
ministri, onorevole Giuliano Amato, negli ultimi tempi ha
avuto un'accelerazione, favorita da un lato dalla responsabile
consapevolezza delle forze politiche e dei gruppi
parlamentari, che ha permesso significative innovazioni
normative, dall'altro dal risveglio della coscienza civile,
che gradualmente va trasformando lo sdegno silenzioso e
improduttivo dei tempi andati in partecipazione attiva, con
punte di coraggiose testimonianze alla lotta al crimine.
   In questo clima politico e sociale sono maturati negli
ultimi tempi successi significativi,
                         Pag. 41
 che sembrano concretare un'inversione di tendenza. Ho
adoperato il termine "sembrano", perch  giusto ed opportuno
sottolineare che si tratta di una ipotesi.
   In sintesi. Nel primo semestre di quest'anno si 
registrato, rispetto all'analogo periodo del 1991, un
decremento generale di delittuosit pari al 12 per cento; tale
indice, se  rapportato ai delitti pi gravi, cio omicidi e
rapine, si attesta sul 21 per cento. La flessione generale si
riflette, sugli stessi parametri, anche nelle regioni a
rischio, segnatamente in Sicilia, e sulla scorta dei dati
operativi raccolti a tutt'agosto trova, pi che conferma, una
rassicurante accentuazione. Parallelamente cresce il numero
dei soggetti denunciati all'autorit giudiziaria in misura
pari all'11 per cento e di quelli arrestati, in misura pari al
21 per cento.
   Dall'inizio dell'anno alla fine di agosto la lotta alla
droga, anche per effetto dei nuovi poteri conferiti alla
magistratura e alla polizia giudiziaria con gli istituti delle
"consegne controllate" e degli "acquisti simulati", ha
registrato il sequestro di quasi 18 mila chilogrammi di
sostanze stupefacenti (circa il doppio dei quantitativi
sottratti al mercato nello stesso periodo del 1991) e
l'arresto di 18.239 persone implicate nel traffico e nello
spaccio, tremila in pi rispetto all'anno scorso. La
pesantezza della condizione penitenziaria, registrata
nell'ultimo periodo,  anche un effetto di questo incremento
di arresti.
   In tema di inchieste sui sequestri estorsivi, delle sei
avviate su altrettanti episodi nel 1992, tre si sono concluse
con l'arresto di nove responsabili e per sequestri consumati
negli anni precedenti sono state tratte in arresto 24 persone.
   Significativo  il numero delle associazioni di tipo
mafioso scoperte, 27, dal 1^ luglio al 30 settembre di
quest'anno e il numero dei componenti, 605, deferiti
all'autorit giudiziaria, che vanno a sommarsi ai 310 sodalizi
scoperti e a 3.755 affiliati denunciati dal 1^ gennaio 1991 al
giugno di quest'anno. Non ho evidenziato le cifre nella
comunicazione alla Commissione soltanto per ragioni
statistiche, ma perch ritengo siano rilevanti e comunque
degne di una riflessione da parte della Commissione stessa.
   Notevole  il successo registrato nell'opera di
localizzazione e cattura dei latitanti. L'attivazione di
appositi gruppi operativi in ogni provincia, coordinati dal
centro e in grado di muoversi con prontezza anche all'estero,
ha agevolato l'arresto di latitanti di alta pericolosit tra i
quali i camorristi Gionta, Bifulco, Mariano, Mallardo,
Belforte, De Feo, D'Alessio, Alfieri; i mafiosi Garozzo,
Madonia, Vernengo Pietro ed Antonio, Mangion, Miano, Madonia,
i tre fratelli Cuntrera, Libri, i calabresi Pesce, Costa,
Mazzaferro, Andricciola, Jerin, Pagliuso, Campolo, Giampaolo
e, da ultimo, Abbatino, che  il massimo esponente della banda
cosiddetta della Magliana.
   Non si tratta di successi episodici. Il "gruppo integrato
interforze" presso l'Alto Commissariato ha gestito un
programma finalizzato alla cattura dei soggetti pi pericolosi
e ancora irreperibili, con il supporto, per i profili
informatici, di un'apposita sezione della banca dati. L'esame
del problema, operato dal Consiglio generale per la lotta alla
criminalit organizzata, ha portato alla ripartizione tra le
forze di polizia dell'attivit di ricerca dei latitanti.
   E' un'esperienza che ho giudicato e giudico positiva, da
portare avanti anche con maggiore determinazione. Per favorire
la pianificazione della specifica attivit  in corso la
distribuzione, da parte del dipartimento di pubblica
sicurezza, di due opuscoli riguardanti i ricercati per fatti
di criminalit organizzata e per sequestri di persona, con
riferimento a 306 soggetti.
   N va taciuta, soprattutto perch  il risultato di una
collaborazione internazionale che va sotto molti aspetti
rinsaldata, come ha detto il Presidente del Consiglio,
l'operazione Green ice, che il 25 settembre ha portato
simultaneamente in USA, Colombia, Canada, Spagna, Inghilterra
e Italia, all'arresto di 202 trafficanti
                         Pag. 42
internazionali di droga fra i maggiori, una vera
holding del riciclaggio. L'opera informativa del SISDE,
la collaborazione effettiva con la DEA statunitense e il
Servizio centrale operativo del dipartimento di pubblica
sicurezza hanno portato a sgominare un'organizzazione di
impianto sofisticato e modernissimo e a recidere, in
particolare, i canali di riciclaggio in cui si convogliavano
gli interessi delle cosche mafiose, camorristiche e calabresi
con i cartelli colombiani.
   Di questo avvenimento  stato dato maggior risalto negli
Stati Uniti per la rilevanza dell'operazione, anche in
relazione alla quantit degli arrestati ed un po' meno in
Italia, anche se tale notizia  stata favorevolmente accolta
all'interno del nostro paese. Essa  stata diffusa anche
attraverso una conferenza stampa, tenuta in contemporanea dal
ministro dell'interno in Italia e dal ministro della giustizia
in America.
   Si  detto, di fronte a questi fatti, che la lotta
istituzionale alla mafia stia vivendo uno dei suoi momenti pi
alti. Si  contemporaneamente affacciato il dubbio che possa
trattarsi di una stagione felice ed effimera, una sorta di
risposta obbligata allo sgomento e allo sdegno per
l'assassinio di Falcone e Borsellino, destinata ad essere
risucchiata col tempo nel grigiore dell'ordinaria
amministrazione.
   Non  cos, almeno la speranza  che non sia cos. A
determinare il trend migliorativo ha concorso in modo
deciso l'attuazione di un persistente impegno di lotta delle
forze dell'ordine, la cui opera  stata sostenuta da convinte
forme di raccordo interistituzionale e da numerosi
provvedimenti normativi che, concretando una legislazione
differenziata, sostanziale e processuale, fra reato comune e
reato di mafia, hanno fornito a magistratura e forze
dell'ordine strumenti nuovi ed agili d'intervento, liberi
dalle pastoie di un garantismo formale esasperato e
generalizzato.
   E' in questa nuova realt normativa ed organizzativa che
si  delineata la strategia di attacco che va realizzandosi
concretamente in questi ultimi tempi.
   Possiamo cos individuare i punti operativi. Primo:
rafforzamento dei presidi delle forze dell'ordine per il
controllo del territorio. In Sicilia operano ordinariamente
oltre 24 mila unit tra polizia, carabinieri e Guardia di
finanza; ad esse sono stati recentemente aggiunti ulteriori
contingenti: 1.200 appartenenti alla polizia di Stato, 1.030
ai carabinieri e 100 alla Guardia di finanza. A Palermo si 
realizzato rispetto al 1987 un aumento di personale impiegato
del 38 per cento; naturalmente si tratta di un'esperienza che
non pu essere estesa in altre regioni, tenendo conto delle
difficolt ma anche del blocco dei contingenti relativi.
   Secondo: utilizzo dell'esercito in funzione di vigilanza
esterna degli istituti di pena, degli uffici giudiziari e
delle abitazioni di magistrati e persone a rischio, nonch per
la vigilanza mobile dei tratti stradali, autostradali e
ferroviari. Si tratta di un'esperienza che, se ha suscitato
qualche polemica, si  rivelata in Sicilia ed in Sardegna
decisamente positiva. Se da un lato ha restituito interamente
le forze dell'ordine ai pi incisivi servizi di istituto,
dall'altro ha costituito elemento non marginale del calo
verticale della microcriminalit nelle due regioni e, di
conseguenza, dell'inaridirsi dei campi di reclutamento tipici
delle nuove leve della malavita. Da qui anche l'isolamento e
la rottura di solidariet che si sono verificate all'interno
della mafia. E' un'esperienza che pu essere allargata anche
ad altre regioni ad elevato tasso di criminalit, sia pure con
modalit diverse, quando occorra, che non comportino per
attivit di polizia giudiziaria.
   Terzo: privilegio ed intensificazione dell'azione di
intelligence, sia quella affidata agli organismi
ordinari di polizia collocati sul territorio, sia quella
devoluta alle strutture specializzate nelle inchieste sul
crimine organizzato, esercitando un forte inserimento
ambientale supportato dal lavoro informativo dei servizi di
sicurezza, che, in piena coerenza con le prescrizioni di
legge, devono svolgere
                         Pag. 43
ogni attivit finalizzata a tenere al riparo la collettivit
"da ogni pericolo o forma di eversione dei gruppi criminali
organizzati che minacciano le istituzioni e lo sviluppo della
civile convivenza".
   Quarto: intensificazione, secondo le modalit
organizzative gi illustrate, dell'attivit di localizzazione
e cattura dei latitanti.
   Quinto: utilizzo crescente e coordinato delle opportunit,
offerte dalla legge n. 356 del 1992, dei "colloqui
investigativi" con detenuti ed internati e dell'ampliamento
della gamma di intercettazioni, sia investigative sia
preventive, ricorrendo a sofisticate strumentazioni
tecnologiche. Questo  un punto sul quale vi  un giudizio
fortemente positivo del ministro dell'interno, perch ha
consentito, consente e credo consentir un ulteriore
contributo in termini di collaborazione e di intercettazione
di alcuni colloqui che hanno consentito la cattura di molti
latitanti.
   Sesto: rivisitazione delle strutture investigative per
adeguarle alla nuova organizzazione giudiziaria, che ha visto
la costituzione delle procure distrettuali. E' stata avviata
la costituzione del XV centro interprovinciale Criminalpol di
Trieste e di sezioni distaccate a Messina, Caltanissetta,
Salerno e Lecce. Si tratta di organismi cui  elettivamente
affidato lo sviluppo delle indagini sui pi gravi delitti in
un'ottica di raccordo funzionale con il servizio centrale
operativo della polizia di Stato e con la DIA.
   Settimo: per lo sfruttamento massimo e pi diffuso
possibile delle legislazione premiale (questo  un altro punto
rilevante) nei confronti di soggetti, liberi o detenuti,
disposti a fornire elementi di conoscenza per la ricostruzione
del mosaico delle attivit delittuose del crimine organizzato,
assicurazione pronta e totale di ogni forma di protezione
prevista dalla legge. L'utilizzo prudente e responsabile del
pentitismo  una delle indicazioni centrali della lezione di
Falcone e Borsellino. Oltre e pi dei benefici penitenziari,
per renderlo efficace e possibile l'opera di protezione deve
risultare effettiva e costante e posso assicurare alla
Commissione che effettiva e costante  quest'opera da parte
degli organi del dipartimento.
   Ottavo: la scelta di restringere al minimo lo spazio di
raccordo tra mafiosi ed ambiente di provenienza, di evitare la
paradossale ma concreta possibilit che gli stabilimenti
penitenziari divenissero centri direzionali del crimine si 
attuata, d'intesa con il ministro di grazia e giustizia, con
il concentramento degli elementi di spicco e di maggiore
pericolosit in carceri di massima sicurezza, dove sono
assoggettati a strettissima e permanente vigilanza pur nel
rispetto dei principi fondamentali che disciplinano il momento
custodiale, nei termini in cui  stato ridisegnato e con le
modifiche intervenute sul regime penitenziario.
  MICHELE FLORINO. Corrisponde al vero che il boss Carmine
Alfieri  detenuto nel carcere di Ariano Irpino,
contrariamente a quanto stabilito dal superdecreto, che
teorizzava l'allontamento dei boss dai luoghi di residenza? Lo
domando visto che lei si sofferma su questo aspetto
fondamentale.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Non ho una
conoscenza diretta, so soltanto - per notizia che
probabilmente ha percorso gli stessi canali che hanno
consentito a lei, senatore Florino, di avere questa
informazione - che nei primissimi giorni si diceva che fosse
stato portato nel carcere speciale di Ariano Irpino. Da allora
non ho pi notizia. Posso dire solo questo.
  MICHELE FLORINO. Lei  il ministro dell'interno ...
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Ma non
svolgo attivit di sindacato sui penitenziari!
  PRESIDENTE. I colleghi che hanno intenzione di porre
domande possono farlo alla fine dell'esposizione del ministro.
                         Pag. 44
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Nono:
continuit rigorosa nell'azione di accertamento
dell'infiltrazione della criminalit organizzata nel tessuto
democratico di assemblee ed amministrazioni elettive. Lo
scioglimento di 42 consigli comunali (e non  poco, anche per
le dimensioni dei comuni) in cui corposo era il sospetto di
inquinamento  la dimostrazione evidente di una volont
precisa, non condizionabile ad interessi di parte di alcun
genere. Non mi sfugge l'osservazione del Presidente Amato su
questo punto particolare, perch certo c' da valutare che lo
scioglimento del consiglio comunale travolge non solo i
responsabili di collusioni, ma anche coloro che responsabili
non sono. Questo  un problema di estrema delicatezza in un
regime democratico e va valutato attentamente: non smentisco
la rilevanza e l'importanza della norma, ma neppure mi
sfuggono le sue conseguenze applicative nei confronti di tante
persone per bene che si trovano, solo per caso, coinvolte in
un giudizio severo di scioglimento per collusione con attivit
malavitose.
   Decimo: inasprimento deciso dell'aggressione ai patrimoni
mafiosi. E' questa una delle linee portanti della strategia:
colpire la ricchezza illecita significa da un lato minare il
segno esteriore e pi vistoso del potere mafioso, dall'altro
comprimere una condizione concreta della sua operativit. E'
perfettamente rispondente al vero il rilievo fatto dalla
Commissione antimafia nella passata legislatura sul basso
livello di applicazione, dopo un primo periodo di risultati
apprezzabili, delle norme della legge Rognoni-La Torre. La
ragione principale del fenomeno  da ricercarsi nell'estrema
raffinatezza delle tecniche adottate dagli indiziati di
mafiosit per eludere le misure: intestazioni incrociate,
esportazioni di capitali, impianti in altri paesi di attivit
economiche e di copertura, reti sofisticate di societ
finanziarie. Le misure, con la legge n. 356, sono ora
aggiornate e nettamente rafforzate. E' oggi possibile svolgere
approfonditi accertamenti sui patrimoni sospetti (questo  un
mio cruccio quasi quotidiano) fino a sottoporli ad
amministrazione controllata senza dover provare la
partecipazione del titolare ad associazioni di tipo mafioso; e
si pu giungere alla confisca dei beni e dei valori frutto di
improvvisi arricchimenti di cui non sia dimostrata la
legittimit di provenienza o che risultino fittiziamente
intestati a terzi per eludere le misure antimafia e le norme
antiriciclaggio. In questo delicato ed importantissimo settore
concordo con le critiche espresse dal ministro Martelli ieri a
Palermo e sono convinto dell'opportunit di rivedere la
legislazione sostanziale e processuale (dobbiamo fare una
riflessione: affido questo messaggio alla Commissione
antimafia).
   Si sono gi avuti i primi risultati: sulla scorta
dell'istituto del sequestro preventivo di cui all'articolo
12-quinquies della nuova normativa, il valore dei beni
colpiti ha raggiunto quest'anno circa i 464 miliardi di lire.
Naturalmente la cifra  sempre opinabile e soggetta o a
supervalutazione o a sottovalutazione. Su questo piano 
comunque necessario recuperare la collaborazione, finora
fievole ed estremamente sporadica, del sistema bancario. Anche
in questo campo sar opportuna una riflessione per un
eventuale adeguamento normativo, poich credo che la norma sia
abbastanza contorta. Per superare difficolt applicative e, in
ogni caso, per mobilitare energie ed acquisire supporti
informativi preziosi, ho deciso di organizzare nel prossimo
mese di dicembre, d'intesa con la Banca d'Italia e sotto
l'egida dell'ABI e del Banco di Napoli, che era gi stato
investito della questione dal mio predecessore, onorevole
Scotti, un convegno nazionale per gli operatori finanziari, in
modo da coinvolgerli profondamente nell'azione volta ad
individuare modalit, procedure adeguate e strumenti per
colpire la ricchezza di dubbia provenienza. Naturalmente in
questo settore la conseguenza di una legislazione un po' pi
rigida, meno permissiva ha provocato anche un dirottamento di
capitali in altri paesi, che sono ben lieti di ospitare un
capitale che
                         Pag. 45
attraversando le Alpi da sporco diventa immediatamente
pulito; questo  un problema che sto valutando ed
approfondendo anche nelle relazioni internazionali con i
colleghi ministri dell'interno di altri paesi.
   Cos penso, sempre pi intensamente, all'introduzione
normativa dell'obbligo - al riguardo ho trovato anche ampia
disponibilit in un convegno dei notai svoltosi a Capri - per
notai ed ufficiali pubblici roganti, di notifica ad un organo,
naturalmente da definire, di ogni atto di disposizione
patrimoniale e di costituzione di societ, per avere la
possibilit immediata di controllo e di verifica.
   La strategia d'attacco rimarrebbe monca e deficiente se
non si rispondesse all'internazionalizzazione del fenomeno
mafia con una relazione di salda collaborazione degli Stati
contro la minaccia della criminalit. A questo proposito ho
recentemente sostenuto a Bruxelles, nel corso della riunione
dei ministri dell'interno e della giustizia - vi ha gi fatto
cenno il Presidente Amato -, la necessit dell'armonizzazione
della legislazione di tutti gli Stati membri. Nella
circostanza  stato fatto altres il punto delle misure che
dovranno essere adottate per concordare un sistema ottimale di
raccordo internazionale nello specifico settore.
   Esse possono essere cos riassunte: instaurazione di
contatti sistematici e reciproca comunicazione ed informazione
tra i servizi di polizia criminale dei paesi comunitari, da
effettuare anche mediante lo scambio di funzionari di
collegamento nel rispetto delle raccomandazioni adottate
nell'ambito del gruppo Trevi ( questo un tema che va
ulteriormente sviluppato); sviluppo in tempi brevi
dell'Europol; opportunit, pi volte sottolineata dall'Italia,
dell'armonizzazione delle legislazioni nazionali con
particolare riguardo alla lotta alle associazioni criminali ed
al riciclaggio, sulla scorta degli indirizzi espressi dalla
normativa comunitaria e dalla Convenzione di Vienna;
organizzazione di riunioni periodiche tra gli specialisti
delle forze di polizia dei paesi CEE competenti in materia di
lotta al crimine organizzato ed ai traffici di stupefacenti. A
Bruxelles ho trovato grandissima disponibilit da parte di
tutti i ministri dell'interno affinch si possano realizzare
scambi informativi anche attraverso lo scambio di funzionari
dei dipartimenti di pubblica sicurezza, in modo da verificare
le opinioni e concordare i comportamenti.
   La dimensione planetaria del fenomeno implica
l'instaurazione di contatti con paesi extracomunitari, europei
e di altri continenti, per utili scambi di esperienza e per
meglio controllare le rotte della droga; quest'ultimo  un
problema che si presenta in maniera acuta in questo periodo,
soprattutto nel centro-est europeo. E' un problema serio
riguardante l'incentivo che la liberalizzazione dell'economia
ha comportato nei confronti degli scambi di carattere
monetario, scambi ai quali si  affiancato un dirottamento
verso i paesi dell'est di capitali anche sporchi (non dico
solo sporchi). E laddove arrivano capitali sporchi,
successivamente arriver anche l'organizzazione malavitosa,
come dimostra l'esperienza di qualche paese comunitario,
situato ai confini con l'ex blocco sovietico, che di una
simile situazione in questi ultimi mesi sta facendo le spese.
  PRESIDENTE. Esiste un quadro degli italiani fermati o
arrestati nei paesi dell'est per detenzione di stupefacenti o
per riciclaggio?
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Non ho
approfondito questo aspetto; mi riservo, comunque, di fornire
alla Commissione i dati relativi.
   Nell'ambito del dipartimento della pubblica sicurezza 
stato infine costituito un gruppo di lavoro interforze per
l'analisi complessiva dei rapporti internazionali in materia
di sicurezza, con peculiare riferimento alla cooperazione tra
Stati comunitari.
                         Pag. 46
   Mi sembra doveroso, a questo punto, riferire sullo stato
di attuazione della normativa costitutiva della Direzione
investigativa antimafia. Ho portato con me una raccolta di
atti, documenti e provvedimenti che lascio alla valutazione
della Commissione; in essa vi sono tutte le assegnazioni
intervenute a seguito di concorsi che sono stati regolarmente
svolti e che, all'atto dell'assunzione della mia
responsabilit, ho solo sottoscritto come ministro
dell'interno. Dar conto alla Commissione anche di una serie
di provvedimenti che sono stati adottati durante lo scorso
mese di settembre e che hanno consentito di rafforzare la
struttura e di dare avvio (cos come avevo promesso in
Parlamento con tre mesi di anticipo) all'attivit operativa
della DIA.
   Per agevolare l'avvio dell'operativit della DIA (che pu
contare allo stato sulla disponibilit di circa mille elementi
specializzati), si  deciso di conferire priorit di
intervento alle aree, gi individuate, di Palermo, Trapani,
Agrigento, dell'Alto Reggino, dell'Agro sarnese nocerino e di
Milazzo. Si colloca in questa prospettiva la costituzione di
un nucleo DIA presso la procura distrettuale di Caltanissetta
nell'ambito delle indagini per le stragi di Capaci e di via
d'Amelio. Il nucleo  stato istituito fin dallo scorso mese di
luglio su richiesta dell'autorit giudiziaria e costituisce un
punto unitario di riferimento per tutte le forze di polizia,
oltre che un modello sperimentale per la conduzione di
indagini su fatti criminosi di particolare complessit.
   In attuazione di quanto previsto dalla legge 7 agosto
1992, circa il trasferimento alla Direzione investigativa
antimafia, a decorrere dal 1^ gennaio 1993, del personale,
delle dotazioni immobiliari, dei mezzi e delle attrezzature
tecnico-logistiche a disposizione dell'ufficio dell'Alto
commissario (si tenga conto che tale istituto cessa di
esistere con due anni di anticipo rispetto alle previsioni
legislative all'atto della costituzione della DIA), nonch
circa l'opportunit di esercitare la delega delle competenze
attribuite al ministro dell'interno, gi riconosciute all'Alto
commissario,  stata costituita un'apposita commissione per
analizzare le relative problematiche e prospettare ipotesi di
soluzione.
   Al termine dei lavori, la commissione ha predisposto una
serie di provvedimenti in bozza, che sono stati portati
all'attenzione del Consiglio generale per la lotta al crimine
organizzato. Per quanto riguarda il personale dell'Alto
commissariato, di concerto con le amministrazioni interessate
ed in armonia con quanto disposto dal legislatore, si  deciso
di trasferire alla DIA tutto il personale, ad eccezione di
quelle poche unit che, in ragione della qualifica o grado o
funzione attribuite, non possono essere impiegate presso la
DIA. In tal senso l'operazione di trasferimento riguarder
tutto il personale delle forze di polizia sino al grado di
colonnello e sino alla qualifica di vicequestore, primo
dirigente incluso. Riguarder, altres, il personale
dell'amministrazione civile sino alla qualifica di direttore
di sezione. Si  deciso, peraltro, di far affiancare a scopo
addestrativo il personale che in atto si occupa della gestione
dei collaboratori della giustizia (che poi passerebbero sotto
la gestione del dipartimento) con altro personale delle forze
di polizia, che sar destinato al servizio istituito con
analoga finalit presso la direzione centrale della polizia
criminale.
   Per quanto riguarda le dotazioni immobiliari e relativi
arredi (in questo caso ho operato uno "scippo" proprio allo
scopo di consolidare la presenza della DIA), le attrezzature
d'ufficio, i mezzi e le strumentazioni tecnico-logistiche, si
 deciso il loro completo trasferimento a disposizione della
DIA, tenendo conto di quanto non ritenuto funzionale alle
specifiche esigenze investigative e che potr essere destinato
ad una migliore utilizzazione da parte degli organi di
sicurezza e di polizia.
   In tema di poteri conferiti al ministro dal 1^ gennaio
1993 e che a quella data potranno essere delegati, si  deciso
                         Pag. 47
di delegare al direttore della DIA i seguenti poteri: potere di
accesso e di accertamento presso banche; potere di accesso ai
dati ed alle informazioni esistenti nell'apposita sezione del
centro elaborazione dati; potere di richiedere al tribunale
territorialmente competente l'applicazione di una misura di
prevenzione personale nei confronti di indiziati di mafiosit;
facolt di convocare qualsiasi persona avvalendosi dei poteri
di cui all'articolo 15 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza; potere di disporre l'esecuzione delle operazioni
sotto copertura di cui alla legge n. 356 del 1992;
legittimazione a ricevere le comunicazioni da parte del SISMI
e del SISDE quando riguardino fatti comunque connessi ad
attivit di tipo mafioso, fermo restando che i direttori dei
servizi dovranno inviare contestualmente le medesime
comunicazioni (come avviene ancora oggi) al dipartimento della
pubblica sicurezza, ai comandi generali dell'Arma e della
Guardia di finanza, quando vi siano aspetti che riguardino
attivit di competenza istituzionale delle medesime.
   Si  deciso poi di delegare ai prefetti di volta in volta:
poteri di accesso ed accertamento presso gli enti pubblici,
sempre in conformit al dettato della citata legge n. 356;
facolt di richiesta di notizie e documentazioni ad imprese e
societ appaltanti di opere pubbliche, ai funzionari
responsabili ed agli organi di controllo; facolt di
comunicare alle autorit competenti al rilascio di licenze ed
autorizzazioni i requisiti soggettivi necessari per il
rinnovo, la sospensione o la revoca dei medesimi atti.
   Si  deciso ancora di delegare al direttore generale della
pubblica sicurezza la competenza a ricevere le segnalazioni di
operazioni sospette ai fini della lotta al riciclaggio, nonch
la facolt di richiesta di copie, rapporti, perizie ed
informazioni all'autorit giudiziaria.
   Si  deciso, infine, di individuare il dipartimento della
pubblica sicurezza come organo competente all'aggiornamento
delle mappe delle organizzazioni criminali. Sono state gi
approntate le bozze dei provvedimenti relativi.
   Per quanto riguarda l'assegnazione alla DIA del personale
dei servizi centrali interprovinciali (questo  un punto
"caldo") della polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e
della Guardia di finanza, la commissione ultimer entro il
mese di ottobre i propri lavori, determinando criteri e
modalit dell'assegnazione medesima, nonch fissando i
contingenti del personale stesso che dovr essere trasferito
alla DIA. A questo proposito debbo dichiarare di aver
riscontrato grandissima disponibilit da parte sia della
polizia sia dei carabinieri sia della Guardia di finanza;
naturalmente si deve tener conto che in Italia non vi  solo
il crimine organizzato ma esiste anche altra delittuosit da
combattere e quindi sono necessari corpi speciali. Ci
significa che privare la polizia di Stato o i carabinieri per
intero dei corpi speciali apparirebbe un errore (a mio avviso
lo sarebbe); bisogna rafforzare la DIA senza indebolire le
forze dell'ordine.
   I risultati dei lavori della commissione saranno quindi
sottoposti all'attenzione del Consiglio generale per la lotta
alla criminalit organizzata in una delle prossime riunioni.
In tal modo si confida che entro il 15 novembre potranno
essere predisposti in bozza i provvedimenti formali, per
completare l'intera operazione di potenziamento della
Direzione investigativa antimafia a decorrere dal 1^ gennaio
1993. Con l'inizio del prossimo anno il ministro si riserva di
valutare la congruit delle strutture, delle attrezzature e
del personale per eventuali provvedimenti di carattere formale
da presentare in Parlamento o di carattere pi propriamente
esecutivo ed attuativo, secondo la legge istitutiva della DIA
che affida poteri di organizzazione del settore al ministro
dell'interno.
   La creazione della direzione investigativa antimafia ha
rappresentato un notevole sforzo sotto il profilo
dell'armonizzazione delle strutture degli organi di polizia
per superare le difficolt che si sono riscontrate
obiettivamente nell'attuazione
                         Pag. 48
 del coordinamento delle varie forze dell'ordine di
tradizioni ed ordinamenti diversi. Coagulare in un unico
momento organizzativo ed operativo l'attivit di forze
diverse, esaltando le capacit dei singoli corpi di polizia e
valorizzandoli attraverso la convergenza verso obiettivi
comuni, ha reso possibile anche raggiungere i risultati
positivi che si sono gi ottenuti.
   Mi sono mosso lungo questa strada per perfezionare
ulteriormente il coordinamento ed ho proposto, con il disegno
di legge attualmente all'esame del Senato della Repubblica di
elevare, con la creazione di un segretariato generale, e di
differenziare sotto il profilo delle specifiche responsabilit
i compiti operativi e di direzione che spettano ai vertici
dell'amministrazione della pubblica sicurezza. Di pi non
voglio aggiungere, perch si tratta di un disegno di legge
ampiamente noto a questa Commissione - e non solo ad essa -
nella quale anche confido affinch voglia promuovere tutte
quelle iniziative che si ravvisino utili come contributo per
una sollecita approvazione del disegno di legge.
   Signor presidente, onorevoli senatori, onorevoli deputati,
ho inteso sottoporre alla vostra considerazione ed al vostro
giudizio i dati salienti della situazione, le linee operative
della nostra strategia, gli indici positivi di quella che
sembra un'inversione di tendenza nella lotta alla mafia.
Nessuna concessione all'ottimismo di maniera che sarebbe
peraltro ingiustificato; vi rassegno, anzi, la consapevolezza
che la lotta sar lunga, dura e difficile ma non posso non
sottolineare il clima di mobilitazione istituzionale che si 
andato consolidando intorno al problema, un clima che sembra
coinvolgere in qualche misura anche l'opinione pubblica e che
comincia a condizionare positivamente il comportamento dei
singoli cittadini. E' un momento importante, forse decisivo
della grande sfida: se proseguiremo nell'opera intransigente,
determinata, direi feroce di contrasto alla mafia, vedremo
forse saldarsi (e sarebbe un fatto politico di grandissima
importanza) la presenza operativa dello Stato con la
partecipazione finalmente aperta della gente. I centomila di
Palermo sono un esempio di questa grande mobilitazione:
esprimo l'auspicio che possano esservi i centomila di Catania,
di Napoli, di Bari, di Reggio Calabria, per portare l'esempio
delle zone pi esposte a questa esperienza criminale. Questa
sarebbe la nuova frontiera determinante della lotta alla
mafia.
   In questo processo, signor presidente, il contributo di
approfondimento, di proposta e di stimolo che mi verr dalla
Commissione, risulter certamente molto prezioso.
  PRESIDENTE. Comunico ai colleghi che Carmine Alfieri 
detenuto a Pianosa.
  MICHELE FLORINO. Adesso sta a Pianosa ma  transitato
per il carcere di Ariano Irpino.
  PRESIDENTE. Dal 6 ottobre  a Pianosa.
  MICHELE FLORINO. Insisto sul fatto che  transitato per
Ariano Irpino.
  PRESIDENTE. Io non faccio n il direttore delle carceri
n il ministro della giustizia; vi ho solo dato
un'informazione.
  MICHELE FLORINO. Il ministro dell'interno lo dovrebbe
sapere.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Io devo
sapere soltanto che  stato portato in un carcere.
  PRESIDENTE. Senatore Florino, il ministro dell'interno 
gi carico di sue responsabilit e non vorrei aggiungerne
delle altre, certo non quella di sapere dove stanno i
detenuti; anzi, qualche volta  meglio che non lo sappia.
   Poich vi sono molti iscritti a parlare, dar la parola ad
un oratore per gruppo e quindi agli altri, invitando i
colleghi a contenere i propri interventi nell'ambito di cinque
minuti, visto che nella seduta odierna si debbono solo porre
questioni,
                         Pag. 49
mentre le analisi politiche - se verr ritenuto opportuno
svolgerle - formeranno oggetto di un'altra seduta.
  MAURIZIO CALVI. Signor presidente, signor Presidente del
Consiglio dei ministri, signor ministro, parlamentari senatori
e deputati, molti lo hanno gi definito l'autunno della mafia:
decine di pentiti, arresti eccellenti, sequestri immobiliari
per centinaia di miliardi hanno significato la risposta
concreta dello Stato al paese "nero", all'antistato.
L'operazione Green ice, del resto, ha inferto un colpo
mortale alle cosche mafiose legate ai signori della coca;
merito di una legislazione prontamente andata a regime che ha
permesso finalmente un'offensiva a tutto campo.
   Ma se da una parte dobbiamo rallegrarci per una strategia
concretizzata in maniera egregia dalle forze di polizia
opportunamente coordinate, dall'altra resta il rammarico e lo
sconcerto per quella sorta di malefico silenzio che, dopo le
suggestioni dei primi giorni, inevitabilmente cala sui grandi
delitti di mafia. Perch, signor presidente, signor ministro,
non si d la stessa accelerazione ai procedimenti, alle
inchieste aperte da sempre? Le verit su coloro che hanno
provocato le morti di Falcone e Borsellino, due magistrati
coraggiosi, due memorie da non spegnere mai, non possono
continuare ad essere affidate ad indagini infinite, forse
destinate a dissolversi nel tempo. Le chiedo, signor
presidente, di mantenere alta l'attenzione e la tensione sui
grandi delitti insoluti, la stessa tensione che ha portato a
raggiungere traguardi insperati nella lotta alla criminalit
mafiosa.
   Lo Stato non pu continuare a segnare il passo in questo
campo, non pu e non deve, soprattutto per non vanificare la
memoria di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Chi,
soprattutto in questa fase, sotto l'effetto di importanti
risultati conseguiti negli ultimi mesi dagli apparati dello
Stato contro il crimine organizzato di qualsiasi tendenza ed
espressione, preannuncia nei prossimi due anni una sorta di
resa della mafia sbaglia analisi, giudizi ed obiettivi,
commettendo o facendo commettere cos un errore colossale. La
mafia, per la complessit e vastit del fenomeno sul piano
interno e internazionale,  in grado di offrire un tasso di
resistenza e di condizionamento che pu essere anche
considerato elemento inossidabile della stessa societ
italiana. L'esito di questa lotta dipende da tanti fattori,
non solo dalla quantit dei mezzi che lo Stato mette a
disposizione ma soprattutto dalla quantit e dalla qualit
delle informazioni.
  PRESIDENTE. Senatore Calvi, ha ancora un minuto.
  MAURIZIO CALVI. La risposta della mafia, soprattutto
sotto l'effetto di questi successi dello Stato, non tarder,
signor presidente. E' questa la tendenza che si manifesta in
ogni parte della storia del nostro paese: non tarder ad
assumere (e assumer) contorni e forme talmente esplosivi per
la grande portata degli obiettivi scelti che infligger
probabilmente allo Stato una ferita mortale; bisogna impedire
che, in questa fase, il processo di enfatizzazione degli
importanti risultati conseguiti ci faccia sottovalutare la
pressione e il condizionamento della mafia o delle espressioni
analoghe e di qualsiasi tendenza presenti nel territorio. In
questa fase occorre soltanto un'opera di contenimento, perch
non siamo ancora nella condizione di sconfiggere, sul piano
interno ed internazionale, la mafia, che forse  il fenomeno
criminale pi duro da sconfiggere in questa fase storica.
  ANTONIO BARGONE. Mi limito a porre alcune questioni
relative alla strategia antimafia, che secondo me dovrebbe
essere molto pi complessiva di quella illustrata in questa
sede dal Presidente del Consiglio e dal ministro dell'interno;
soprattutto, occorre maggiore attenzione sull'applicazione
delle norme fin qui varate e a cui hanno fatto riferimento gli
stessi rappresentanti del Governo.
                         Pag. 50
   Chiedo intanto a cosa si debba addebitare il ritardo nella
messa a regime della legge sul riciclaggio, che manca delle
norme di attuazione, soprattutto in considerazione del fatto
che lo stesso ministro dell'interno ritiene - secondo me a
ragione - che il cuore della strategia antimafia deve essere
l'aggressione dell'economia criminale su cui crescono le
fortune di ceti nuovi all'interno della nostra societ.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. La Corte
dei conti ha registrato il decreto di regolamentazione delle
procedure soltanto da due o tre giorni.
  ANTONIO BARGONE. Ne prendo atto e prendo atto anche del
ritardo, lo stesso ritardo che ha riguardato il regolamento di
attuazione del decreto antiracket, che  stato approvato
soltanto qualche giorno fa. Manca ancora per una normativa
che disciplini fino in fondo la materia, soprattutto per
quanto riguarda la copertura assicurativa. Lo stesso discorso
vale per la legge sui pentiti, che non ha trovato ancora
applicazione per i ritardi nell'adozione dei decreti
attuativi.
   Desidero anche segnalare una questione importantissima che
la Commissione antimafia aveva gi rilevato nella passata
legislatura, cio quella della devianza minorile. Si registra
a questo proposito una disattenzione complessiva del Governo.
Chiedo se non sia opportuno coinvolgere in maniera pi
organica il Ministero della pubblica istruzione, soprattutto
per far argine contro l'evasione scolastica, e se non sia
necessario dotare il territorio di strutture istituzionali
alternative, che in questo momento mancano, per il recupero
dei minori, che sono reimmessi nel circuito dell'illegalit
subito dopo essere stati arrestati.
   Un'altra questione  quella delle risorse necessarie ad
una strategia che si rispetti. Il disegno di legge finanziaria
appena presentato contraddice questo principio se pensiamo che
per la politica giudiziaria  stanziato soltanto lo 0,75 per
cento del bilancio dello Stato. Dovremo quindi registrare
ancora una carenza, un'assoluta inadeguatezza delle strutture
giudiziarie, che in alcune realt, soprattutto quelle
meridionali, sono alla paralisi completa: addirittura,
l'arresto di latitanti potrebbe costituire un momento di
maggiore difficolt, visto che dovranno essere celebrati i
processi e che la situazione  particolarmente preoccupante.
   Il dottor Niccol Amato, in un'audizione presso la
Commissione giustizia della Camera, ha rilevato che trenta
nuovi istituti carcerari gi pronti non possono essere aperti
perch manca il personale. In questo periodo le carceri sono
strapiene, soprattutto a causa di alcune leggi che hanno in
qualche modo provocato questo fenomeno: anche qui  necessaria
maggiore attenzione nell'utilizzazione delle risorse.
   Sono stati sciolti quarantadue consigli comunali, con un
provvedimento sollecitato anche dal PDS e che  uno strumento
per bloccare la degenerazione che in quelle realt si stava
sviluppando. A fronte di un trauma per la democrazia - perch
lo scioglimento di un consiglio comunale  comunque un trauma
- non vi  stata da parte del Governo attenzione rispetto a
quanto avvenuto successivamente. In alcuni comuni -
Misterbianco, Marano, Gallipoli - la presenza dei commissari
non ha garantito l'agibilit democratica, il ripristino della
legalit, ma anzi ha ricostruito le condizioni per un rapporto
con la criminalit organizzata. Chiedo quindi che il ministro
dell'interno riferisca sulla situazione di questi quarantadue
consigli comunali, soprattutto in riferimento
all'utilizzazione delle risorse pubbliche e all'aggiudicazione
degli appalti e delle forniture; e quali siano le condizioni
che possono garantire il ripristino della legalit democratica
in quei comuni.
  PAOLO CABRAS. Ringrazio il Presidente del Consiglio ed
il ministro dell'interno per l'illustrazione esauriente che ci
hanno fatto sui problemi che attengono alla lotta alla
criminalit organizzata. Poich l'impegno del Governo 
particolarmente orientato a perseguire la gamma
                         Pag. 51
molto articolata del crimine finanziario, occorre considerare
il riciclaggio ma anche una serie di transazioni finanziarie e
di operazioni che non hanno confini, anche se passano per
l'Italia; mi riferisco all'investimento o al reinvestimento di
denaro sporco in attivit imprenditoriali, in societ, in
esercizi commerciali. Basti pensare a quanto  avvenuto dal
1980 in poi a Roma, dove la maggior parte dei ristoranti, dei
bar, dei negozi di abbigliamento e di alberghi del centro
storico, in particolare a Trastevere, attraverso il "combinato
disposto" dell'attivit della banda della Magliana (per
fortuna Abbatino  stato restituito alle patrie galere) e di
quella del cassiere della mafia Pippo Cal, con le altre
connessioni, hanno subito questa sorte.
   L'ufficio di presidenza ha deciso oggi - la Commissione
plenaria ne discuter la prossima settimana - di avviare
un'indagine per verificare l'attuazione della legge sul
riciclaggio, una delle leggi importanti approvate dal
Parlamento. Sappiamo gi, per, per i dati che ci pervengono e
per le informazioni che abbiamo assunto, che vi  una grande
resistenza del sistema bancario, a fronte invece di una
preoccupazione crescente degli organi direttivi della Banca
d'Italia, consci che ci si deve rendere conto che lo
strapotere della multinazionale mafia in termini finanziari 
difficile da domare.
   In particolare, dato che si tratta di transazioni
finanziarie, occorre certamente allertare tutti i servizi di
informazione, della polizia e delle altre forze dell'ordine,
ma  necessario anche dedicare particolare attenzione al ruolo
dei servizi di sicurezza. Lei ne ha fatto cenno, onorevole
Amato, mi consenta di dire forse con un certo ottimismo: io
sono un po' pi scettico, perch se nell'estate scorsa il
Presidente del Senato prima e il ministro dell'interno poi si
sono chiesti perch non si sia indagato a fondo sui rapporti
tra Gelli e la mafia, e perch non si siano seguite le
spericolate e continue operazioni di intermediazione
finanziaria e di riciclaggio, per cifre assai ingenti, che lo
stesso Gelli ammette nelle sue impudenti interviste alla
stampa, bisogna dire che su questo terreno, che investe anche
e soprattutto le informazioni che vanno oltre confine (quelle
di competenza del SISMI), vi  stata quanto meno inerzia. Sono
molto preoccupato. Lei dice che vi  stata una
riorganizzazione e che si  provveduto ad un affinamento della
professionalit dei servizi; non ho motivo di dubitarne, anzi
non posso che compiacermene, per bisogna recuperare il tanto
tempo perduto. I servizi sono stati un tempo inaffidabili,
purtroppo, per le istituzioni democratiche. Temo che nel tempo
successivo al recupero della credibilit e della legalit
democratica i servizi sono stati inutili, il che  altrettanto
grave e pericoloso. Dobbiamo avere la certezza che anche su
questo versante cos importante per la lotta sul fronte
interno vi sia un nuovo e straordinario impegno da parte dei
servizi. Ricordo che la legge istitutiva della DIA ha dato ai
servizi una particolare funzione nelle attivit informative
proprio in relazione alla lotta antimafia: questa  stata la
novit che ha fatto scattare l'esigenza di organizzazione e di
aggiornamento professionale cui si riferiva il Presidente del
Consiglio.
   Sempre in materia di operazioni internazionali,
condividendo quanto affermato dal Presidente del Consiglio e
dal ministro dell'interno circa la necessit di creare spazi
giuridici comuni a livello europeo ed internazionale, voglio
richiamare l'attenzione - e questo il Presidente del Consiglio
lo pu fare proprio nell'ambito della sua attivit di impulso
e di coordinamento - sul problema delle estradizioni.
   Ricordavo con alcuni colleghi che quando, alcuni anni fa,
ci siamo recati in Venezuela ed abbiamo parlato con le massime
autorit istituzionali di quel paese, abbiamo riscontrato
grandi resistenze: i Cuntrera ci sono stati restituiti pi per
i buoni uffici della DEA che per l'efficacia dei trattati di
estradizione, che rimangono impermeabili all'esigenza che ho
sollevato. Sugli strumenti giuridici in tema di estradizione
non mi sembra, infatti, che ci siano state significative
                         Pag. 52
novit, come invece avevamo sollecitato con le autorit
venezuelane.
   Da ultimo rilevo che va posto all'ordine del giorno il
tema dell'intreccio fra la questione mafia e le riforme
elettorali e istituzionali. Anch'io ritengo che, piuttosto che
intervenire in maniera parcellare per interdire, per quanto
possibile, l'infiltrazione della mafia nelle istituzioni
locali e in genere il connubio mafia-politica,  necessario
adottare riforme di carattere pi generale tenendo presente
questa esigenza.
  ENZO BOSO. Ma Gelli non dovrebbe essere gi morto, visto
che  stato messo in libert perch era gravemente ammalato?
  PAOLO CABRAS. Non  stato messo in libert da me ma
dalle compiacenti autorit svizzere, o da altri probabilmente!
Se fosse dipeso da me, sarebbe assicurato alla patrie galere
da molto tempo!
  SALVATORE FRASCA. Signor presidente, signor Presidente
del Consiglio, signor ministro dell'interno, poche battute,
come si conviene in una seduta di questo genere.
   Vorrei sciogliere innanzi tutto un inno in difesa della
mia regione. Onorevole ministro dell'interno, anche lei 
caduto nell'errore in cui cadono tanti altri quando, parlando
di un criminale calabrese, ha detto "il calabrese", mentre non
si dice "il siciliano", "il pugliese", "il campano" e tanto
meno "il milanese", "il torinese" o "il bolognese". Protesto
contro questo modo di trattare la Calabria, perch potrebbe
nascondere il tentativo di criminalizzare una regione che 
altamente civile e consapevole della sua missione nell'ambito
della vita del nostro paese.
   I risultati nella lotta contro la mafia e la criminalit
organizzata ci sono stati, e di questo va dato atto al Governo
e, se consentite, anche al Parlamento che ha approvato le
leggi che erano necessarie.
   Giustamente il Presidente del Consiglio si poneva alcune
preoccupazioni per quanto riguarda quella sorta di
incompatibilit che effettivamente c'. Per, onorevole
Presidente del Consiglio, l'opinione pubblica (il popolo
sovrano, diceva il Presidente Cossiga), in nome della quale
noi dobbiamo parlare, vuole che lo Stato si comporti cos come
si  comportato nel corso degli ultimi mesi. Le misure di
prevenzione devono dunque essere applicate e la maggiore
attenzione deve essere dedicata al campo patrimoniale.
   Onorevole ministro dell'interno, lei ha dichiarato che
sono stati sequestrati beni per 464 miliardi: che fine fanno?
La legge Rognoni-La Torre nella sua prima edizione non lo
prevedeva: le successive leggi lo prevedono? C' sempre il
pericolo che i beni confiscati tornino al mittente, quando
invece possono essere impegnati, come alcune esaltanti
esperienze effettuate dimostrano, nel campo sociale ed
educativo dei cittadini.
   A proposito di misure preventive, mi ricollego
immediatamente con i provvedimenti relativi all'applicazione
della cosiddetta legge Scotti-Martelli per osservare che
occorrerebbe sforzarsi di spiegare ai prefetti della
Repubblica italiana che essi fanno parte di uno Stato di
diritto, che non sono prefetti di un partito e che devono
tenere comportamenti omogenei. Signor ministro dell'interno,
al riguardo ho presentato una interrogazione nella quale potr
riscontrare le cose alle quali mi riferisco.
   Concludo rilevando che sarebbe opportuno che si
istituisse, in analogia con altri provvedimenti da lei
assunti, un nucleo DIA in Calabria per individuare i
responsabili dell'assassinio dell'onorevole Ligato, sul quale
 stata fatta cadere la coltre del silenzio, mentre noi
abbiamo la consapevolezza che da indagini serie verrebbe fuori
tutto un mondo affaristico-speculativo con un probabile
intreccio tra pubblici poteri e criminalit organizzata e
verrebbero fuori anche responsabilit connesse al traffico
delle armi, nelle quali potrebbero essere implicati anche i
nostri servizi segreti.
                         Pag. 53
   Occorre essere seri, concreti e tempestivi, tanto sul
controllo del territorio quanto sul coordinamento delle forze
dell'ordine. Potrei citare casi in cui nello stesso comune
esistono due caserme dei carabinieri che dipendono da diverse
compagnie e che non si scambiano i dati. E mi dispiace che
fatti di questo genere, segnalati nel corso di un decennio
(quindi la responsabilit non  sua, signor ministro
dell'interno) sia al Ministero della difesa sia al Ministero
dell'interno, non siano stati presi in considerazione e le
cose siano state lasciate come prima.
   Non mi soffermo sulle preture o sulle circoscrizioni
giudiziarie perch penso che sull'argomento occorrer
prevedere un apposito dibattito con il ministro di grazia e
giustizia. Devo andare al Senato a sostenere il Governo, e di
ci mi scuso con il Presidente del Consiglio e con il ministro
dell'interno; legger quindi sui resoconti di domani le
risposte che verranno date alle modeste considerazioni che ho
svolto.
  LUIGI ROSSI. Ringrazio il Presidente del Consiglio ed il
ministro dell'interno di essere intervenuti ma ritenevo che
dovesse essere presente anche il guardasigilli perch di
sicuro su questa materia anch'egli ha qualcosa da dire.
   Il Presidente del Consiglio ha detto che stiamo assistendo
ad un progressivo restringimento dell'omert. Non mi pare,
perch mentre ero in Sicilia per due comizi, la gente mi ha
detto: "Non possiamo parlare perch abbiamo paura! Perch lo
Stato non ci difende!".
   Per quanto riguarda i tre punti che ha toccato il
Presidente del Consiglio, mi permetto di dissentire in questo
senso: anch'io sono stato a Maastricht, a Parigi, a Londra,
dove mi sono sentito dire da tutti quanti - e il turismo lo
conferma - che l'Italia  una nazione a rischio, in cui quindi
 difficile attuare un reale coordinamento contro la
criminalit organizzata attraverso un'organizzazione di
carattere internazionale.
   Sul secondo punto dichiaro che anche noi siamo contro la
prevenzione: vogliamo le prove e il garantismo. Chiedo
tuttavia al Presidente del Consiglio, che  un illustre
professore universitario di diritto costituzionale, se giudica
ancora ammissibile il secondo capoverso dell'articolo 27 della
Costituzione, che recita che l'imputato non  considerato
colpevole fino alla condanna definitiva. Questo  uno dei
punti chiave sui quali richiamo l'attenzione del Governo e per
la cui abolizione la lega ha presentato un progetto di legge
non ancora preso in considerazione.
  ALTERO MATTEOLI. E qual  la proposta, quella di
considerarlo colpevole prima del processo?
  LUIGI ROSSI. Di considerarlo colpevole dopo la prima
sentenza!
  ENZO BOSO. E deve rimanere in galera finch non sono
esperiti gli altri gradi di giudizio! Non deve essere rimesso
in libert, costringendo i carabinieri a corrergli appresso!
  ALTERO MATTEOLI. Ho semplicemente domandato quale fosse
la soluzione prospettata nel progetto di legge presentato
dalla lega nord.
  LUIGI ROSSI. A proposito dell'operazione Green ice
ho letto recentemente un'intervista rilasciata da un
criminologo americano nella quale egli afferma che, secondo le
informazioni in suo possesso, in Italia i proventi della mafia
siciliana ammonterebbero a 130 mila miliardi, derivanti per
met dalla droga e per met dalle tangenti sugli appalti.
Concordo anch'io con l'affermazione, fatta dal Presidente del
Consiglio e dal ministro dell'interno, che abbiamo vinto una
battaglia ma non abbiamo vinto la guerra; ma allo stesso tempo
mi chiedo quali rapporti intercorrano attualmente tra la
magistratura e le forze dell'ordine.
   Come  noto, a Karlsruhe, in Germania, esiste una procura
che si interessa di tutti i particolari delitti che riguardano
determinate forme di criminalit. Non
                         Pag. 54
capisco perch la questione della superprocura non sia stata
ancora affrontata.
  GIANCARLO ACCIARO. Signor presidente, signor Presidente
del Consiglio, signor ministro dell'interno, colleghi, sar
rapidissimo, non volendo svolgere in questo momento
considerazioni sulle esposizioni del Presidente del Consiglio
e del ministro dell'interno, di cui credo sia necessario
valutare bene alcuni passaggi.
   Vorrei invece soffermarmi sull'utilizzo delle carceri
speciali, con particolare riferimento a Pianosa e all'isola
dell'Asinara, dove due giorni fa ho compiuto una visita
insieme con i colleghi della Commissione giustizia ed ho
potuto constatare il movimento interno di trasferimento di
detenuti.
   Se  vero che i detenuti per il reato di associazione di
tipo mafioso, ai sensi dell'articolo 416-bis del codice
penale, devono essere posti nella condizione di non potersi
collegare con i centri operativi malavitosi della mafia, come
mai all'interno di questi carceri ci sono personaggi famosi ed
altri meno famosi che hanno quasi finito di scontare la pena?
Ci a mio giudizio porta ad una maggiore connessione tra di
loro, perch durante le ore d'aria giornaliere possono crearsi
opportunit di scambi di idee, soprattutto con i detenuti che
escono dal carcere per essere condotti ai vari processi. Nella
stessa serata di marted scorso sono stati rimessi in libert
otto detenuti, alcuni dei quali certamente stavano in cella
insieme con detenuti considerati molto importanti
nell'organizzazione della mafia.
   Inoltre, l'improvvisazione riscontrata in questi carceri
ha fatto s che non si siano potute utilizzare le disposizioni
impartite dal Ministero dell'interno per evitare ogni
possibile incontro tra detenuti: a distanza di una settimana,
nel carcere dell'Asinara si  constatato che ancora non si
erano potute mettere in pratica le limitazioni ai possibili
contatti tra detenuti, che quindi in un certo momento sono
stati messi tutti insieme, con la possibilit di scambiare
idee e strategie.
   Non mi soffermo sulla destinazione d'uso dell'Asinara come
parco naturale, che affronteremo in altra sede, ma vorrei
sapere se i due mesi circa di utilizzo di questi carceri
speciali abbiano reso alle indagini e all'operato del
Ministero le giuste informazioni e soprattutto abbiano
prodotto il cadere del fenomeno omertoso da parte di questi
detenuti considerati tanto pericolosi; vorrei cio sapere se
siano stati fatti passi avanti, considerate anche le
considerevoli spese sostenute per il trasferimento di tali
detenuti che, proprio in base all'articolo 416-bis,
richiede scorte diverse da quelle comunemente usate, oltre ai
costi aggiuntivi legati al fatto che si tratta comunque di due
isole.
  ALFREDO GALASSO. Intendo porre, signor presidente,
alcune questioni di carattere generale ed altre specifiche,
scusandomi per la superficialit con la quale le esporr.
   Vi  innanzitutto una questione di fondo che vorrei porre
al Presidente del Consiglio. Io credo che quello dei rapporti
tra mafia, politica, amministrazione e affari non sia uno dei
problemi, ma il problema e, dalla discussione gi avviata
questa mattina, ritengo che in questi termini la nostra
Commissione imposter i propri lavori.
   Da tale questione di fondo derivano una serie di
conseguenze: non  indifferente stabilire quale sia oggi
l'asse dell'analisi e quindi dell'intervento.
   L'altra questione da porre riguarda la fase che viviamo in
questo momento, che, a mio avviso,  segnata da una strategia
alta da parte della mafia, direi quasi di annientamento,
mentre da parte degli apparati repressivi dello Stato vi 
solo qualche sussulto. Da questo punto di vista, credo occorra
attrezzarsi e comprendere perch alcuni dei successi parziali
conseguiti, che si condensano nella cattura dei latitanti, si
siano verificati oggi e non prima; perch cio - per
intendersi - Madonia sia stato preso vicino Vicenza e non in
Versilia dove ha soggiornato in albergo due mesi fa.
                         Pag. 55
   Se questo punto voglio anche porre una domanda al
Presidente del Consiglio, il quale, dopo una delle tremende
stragi che hanno insanguinato il nostro paese, ebbe a dire in
televisione: "Lo Stato non  innocente". Cosa significa ed in
che termini di analisi? Si tratta di una questione importante.
   La gente comune, la gente onesta, in Sicilia ed altrove,
ha fatto tutto ci che poteva. Ricordo, ad esempio, di aver
partecipato ad una manifestazione sindacale dieci anni fa,
dopo il delitto Dalla Chiesa, alla quale erano presenti circa
100 mila persone. La gente non parla non solo perch ha paura,
ma perch finora non ha avuto ascolto. Questo  ci che 
accaduto nella realt; non vorrei che ora rovesciassimo la
prospettiva e credessimo che il problema si stia risolvendo
perch la gente comincia a parlare. La gente ha ancora una
sfiducia profonda, antica nei confronti dello Stato: questi
sono i dati della situazione che ben conosce chi vive a
contatto con la realt.
   Affronter ora un punto politico generale. Proprio perch
il circuito della responsabilit politica non richiede quel
contorno di garanzie costituzionali alle quali ha fatto cenno
problematicamente il Presidente del Consiglio, credo che
l'autotutela, cio il circuito della responsabilit politica,
debba essere attivato al massimo, mentre in questo periodo 
stato atrofizzato. Come ho gi avuto modo di affermare in sede
di dibattito sulla fiducia, ci significa che non  possibile
che nel Governo vi sia qualcuno al di sotto e non al di sopra
del sospetto, come il sottosegretario per il lavoro, e che
contemporaneamente il ministro di grazia e giustizia apra
anche su questo fronte un conflitto con una parte della
magistratura.
   L'indipendenza e l'autonomia della magistratura sono
elementi importanti per un Governo nel quale invece un
ministro va avanti contemporaneamente sul piano dell'attacco a
magistrati che sono notoriamente impegnati; questo  un altro
punto politico fondamentale. Naturalmente ci dipende dal
fatto che la mafia non  solo Cosa nostra, se riteniamo che
essa si esaurisca in Cosa nostra, abbiamo sbagliato analisi.
La tragica sequenza di delitti politici, dal 1979 ad oggi,
indica come tale analisi sia assolutamente improponibile.
   Vengo ora rapidamente ad alcune questioni specifiche.
L'anno scorso abbiamo approvato dopo tanta fatica la legge n.
197 in ottemperanza a raccomandazioni che venivano dal GAFI,
cio dai vertici dei paesi pi industrializzati: tutti
riconoscono che questa legge  pressoch ferma. Piuttosto che
pensare a cambiarla, come qualcuno sta cominciando a fare,
sarebbe bene verificarne l'attuazione e vedere perch,
d'intesa con il governatore della Banca d'Italia, le banche
reagiscono negativamente; caso mai, se una modifica va fatta,
non  certo quella di introdurre, come il GAFI ha proposto ed
il Parlamento italiano non ha ancora approvato, l'abolizione
totale del segreto bancario, che  una condizione necessaria
perch ci sia trasparenza e limpidit nei circuiti finanziari.
   Per quanto riguarda le misure di prevenzione, credo
debbano essere abolite quelle personali, che mi sembrano del
tutto insufficienti, e, se  vera l'analisi fatta in questi
anni, rafforzate al massimo quelle di carattere patrimoniale;
queste ultime, per, vanno fondate su un principio generale,
quello cio che la illiceit o la indimostrabilit del titolo
della ricchezza sono condizioni per il sequestro e la
confisca;  questa la via pi semplice e pi limpida da questo
punto di vista; si stabiliranno dopo quali siano i percorsi e
le garanzie da adottare in questi casi, ma nel nostro
ordinamento costituzionale il patrimonio e la propriet hanno
una garanzia ben inferiore a quella della sfera e della
libert personale.
   Per quanto riguarda la DIA , vi  un problema, onorevole
ministro dell'interno: il coordinamento delle forze di
polizia. Definiamo l'organo di coordinamento alto commissario,
DIA o come vogliamo, ma da questo punto di vista la DIA  ben
lontana dall'aver realizzato un coordinamento efficace delle
forze di polizia. Sar
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perch vi  concorrenza o gelosia, sar perch non vi sono i
mezzi, ma si tratta di un dato grave e permanente. Non
possiamo permetterci il medesimo rischio corso dieci anni fa
con l'alto commissariato, quando abbiamo illuso il popolo
italiano che si stava realizzando un coordinamento che in
realt non c'era o che quanto meno era come la tela di
Penelope, per cui qualcuno costruiva di giorno ed altri
disfacevano di notte. Chi ha, come me, dimestichezza con
questi apparati, si rende conto che siamo ben lontani dai
risultati che ci si prefiggeva.
   Lei, ministro Mancino, ha giustamente sottolineato due
volte la questione delle scorte. Dopo quello che  successo,
questo  diventato un problema politico di grande rilevanza,
oltre che un problema umano di straordinaria dimensione. Non
mi risulta che le scorte siano state effettivamente ridotte,
come sarebbe stato necessario. Vi  un surplus di fatica per
gli agenti delle scorte ed un problema di distribuzione. Credo
per che il Governo ed i comitati di sicurezza siano in grado
di stabilire chi siano effettivamente i soggetti a rischio.
Non ho voglia di fare nomi o esempi: credo che il ministro
abbia conoscenza di quali siano tuttora le scorte non
necessarie e della necessit attuale di liberare uomini,
mezzi, professionalit e strutture per tutelare gli obiettivi
considerati effettivamente a rischio.
  ALTERO MATTEOLI. Mi limiter ad alcune domande, come
credo sia necessario fare in questa occasione. Desidero per
fare una premessa, anche per chiedere scusa al ministro
Mancino dell'interruzione fatta dal collega Florino quando ha
ricordato il carcere in cui si trovava Carmine Alfieri. Noi
riteniamo infatti importante che il ministro sappia in quali
carceri si trovano determinati personaggi e boss della mafia e
della camorra, se  vero, com' vero, che nel supercarcere di
Spoleto i clan camorristi Mariano, Licciardi, Mallardo,
D'Alessandro e Alfieri hanno deciso l'uccisione della guardia
carceraria avvenuta poi all'uscita del carcere di
Secondigliano a Napoli; per fortuna che si  riusciti ad
intervenire in tempo perch avevano deciso anche l'uccisione
di alcuni magistrati. Ecco il perch dell'interruzione del
collega Florino.
   Il Presidente del Consiglio ha fatto una relazione - se
cos posso definirla - ottimistica e non poteva fare
altrimenti per il suo ruolo. Non gli chieder da dove tragga
il suo ottimismo o quanto ha detto sull'isolamento del
fenomeno mafioso perch tutto ci sar oggetto di analisi in
questa Commissione nelle prossime settimane. Desidero per
porre alcune domande. L'organico delle forze di polizia 
stato aumentato e il collega Galasso ha ricordato il problema
delle scorte. Chi, come me, era in chiesa a Palermo per i
funerali degli uomini della scorta del giudice Borsellino, ha
vissuto un clima che spero di non incontrare pi; in quella
occasione infatti gli uomini delle scorte si sono scagliati
contro gli agenti di polizia considerandoli dei privilegiati.
   E' sufficiente aumentare gli organici? E dando quale grado
di preparazione? Non le sembra che l'aumento del numero degli
agenti di per s non abbia alcun significato? Sono stato
recentemente a Pianosa, che si trova nella mia circoscrizione
elettorale, ed ho potuto constatare le condizioni in cui
vivono gli agenti di polizia penitenziaria. In quel carcere i
detenuti, mafiosi o meno, vivono sicuramente meglio degli
agenti. Come si intende operare per preparare gli agenti ad
affrontare il grave compito loro assegnato?
   Il Presidente del Consiglio ha dimostrato grande ottimismo
quando ha detto: ci dobbiamo spiegare il passato, ma
attrezzarci per il futuro, riferendosi subito dopo ai servizi
segreti. Le confesso, signor Presidente..
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Non  cos.
  ALTERO MATTEOLI. Ha detto questa frase quando ha
iniziato a parlare dei servizi segreti che si occupano del
problema della mafia. Sar stata una coincidenza;
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 non voglio dire che i due aspetti siano legati, comunque lei
ha manifestato ottimismo per l'opera che svolgeranno i servizi
segreti.
   Confesso - dicevo - che in quel momento ho sentito come un
brivido nella schiena perch i servizi segreti, a mio avviso -
non pretendo che sia anche il suo parere - negli ultimi
quaranta anni hanno rappresentato in Italia un equivoco per
essersi sempre messi al servizio non dello Stato ma dei
partiti. Cosa le fa credere che per il presente e per il
futuro sar diverso?
   L'ultima domanda riguarda le banche. Potremmo proporre un
provvedimento di iniziativa parlamentare, ma i tempi sarebbero
lunghi; chiedo perci se il Governo abbia pensato ad una
iniziativa per far s che le banche, che spesso sono luogo di
equivoco, possano essere pi trasparenti, soprattutto per
quanto riguarda la lotta alla mafia.
  ALFREDO BIONDI. Vorrei innanzitutto scusarmi con il
ministro Mancino per essere arrivato in ritardo; le mie sono
parole di scusa sincera poich sono sicuro che egli ha detto
cose importanti. Mi riferir, pertanto, ad una parte che ho
ascoltato e che ho ascoltato con preoccupazione, poich
conosco il senso della misura del senatore Mancino quando
afferma certe cose. Egli ha parlato di "collaborazioni flebili
e sporadiche" del sistema bancario, in modo particolare in
ordine all'esportazione di capitali presuntivamente provento
di crimini. Si tratta di un punto molto delicato. Cosa
significa "sporadico"? Vuol dire che normalmente non si
collabora. Io non sono un idolatra di coloro i quali hanno il
pregio della inamovibilit, della sicurezza e dell'assolutezza
come ha, per esempio, il governatore della Banca d'Italia;
chiunque lo vada a visitare, mostra un senso di grande
riguardo. E' una delle poche autorit alla quale, anche a
parte dei pi critici commentatori italiani, vengono rivolte
parole di ossequio come si faceva con i gran visir, che erano
oggetto di salamelecchi ed inchini.
   Dunque, se l'attivit con la quale il sistema bancario
collabora  sporadica, come opera la vigilanza della Banca
d'Italia, quando si apre un numero di sportelli al di sopra
delle esigenze produttive ed imprenditoriali di zone che -
purtroppo - non hanno un sistema economico talmente sviluppato
da rendere essenziale questa proliferazione? E' stato fatto un
esame di questo genere? Mi auguro che questa sporadicit e
questa flebile rispondenza alle giustissime richieste di
collaborazione del Governo potranno essere oggetto - quando il
ministro o il Presidente del Consiglio lo riterranno - di una
maggiore esplicitazione, proprio per evitare che il lavoro
compiuto con tanta fatica e con tanta volont innovatrice
venga vanificato. Anche in questo sono un po' conservatore;
non credo alle leggi speciali n alle sigle, ma credo - come
il collega Galasso - alla collaborazione ed alla interazione
delle forze di polizia. Molte volte, nonostante la buona
volont e la precisione di talune visioni normative dal punto
di vista paradigmatico, tale collaborazione non si realizza
nella concretezza dell'attivit quotidiana. Anch'io ho qualche
esperienza in proposito e non solo quelle che ho fatto -
insieme al collega Galasso - nel grande processo svoltosi in
Sicilia.
   La mia sensazione  che, se il sistema bancario non sempre
corrisponde alle richieste e se le leggi trovano una certa
difficolt di attuazione, forse il compito di questa
Commissione non  tanto quello di porre al Governo problemi
che esso gi si  posto e che sono di difficile soluzione; me
ne rendo conto. Sarebbe veramente un compito spiacevole quello
di sottolineare cose davanti alle quali, a volte, ci troviamo
impotenti noi ed anche i ministri. Tutti i ministri
dell'interno che si sono susseguiti in questo periodo non
avevano certo cattive qualit personali; tuttavia, essi non
sono riusciti a dominare la separatezza dei servizi, nonch la
loro capacit di eseguire il compito, che avrebbero dovuto
svolgere, di informazione e di sussidio alle indagini pi
formali che le forze di polizia debbono
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portare a compimento. In altri termini, dovrebbe essere
possibile un loro utilizzo che non sia - come abbiamo
riscontrato da certi grandi processi per strage - molto
ambiguo e qualche volta, addirittura, controproducente.
   Nel porre la domanda, dunque, non faccio una critica:
prendo atto che il Governo ha messo il dito su una piaga, ma
se non si usa la medicina la piaga pu divenire purulenta.
Ecco perch pongo una domanda su questa alternativa di
considerazione e di desuetudine rispetto alla soluzione dei
problemi relativi all'accertamento bancario. Personalmente
sono favorevole (e, dicendo questo forse perder gli ultimi
voti che ottengo in Liguria, dove gli elettori sono forti
risparmiatori) ad eliminare il segreto, che con le leggi
vigenti  diventato il "segreto di Pulcinella". Infatti, tutti
lo possono sapere e si fa ma non si dice: allora, diciamolo!
Lo ha detto anche quel grande rivoluzionario che 
Pininfarina: aboliamo il segreto bancario e facciamo in modo
che le banche non debbano avere santuari speciali o cappelle
votive per questo o quel gruppo! Cos gli italiani, quando
decideranno di risparmiare o investire, sapranno che quello
che hanno in banca pu essere conosciuto. Per quanto mi
riguarda, gli accertamenti verrebbero fatti con sgomento,
nonostante tanti anni di lavoro ma avendo lavorato sempre
onestamente.
  GIROLAMO TRIPODI. Signor presidente, signor Presidente
del Consiglio, signor ministro, sia io sia altri colleghi ci
aspettavamo qualche cosa di pi rispetto a quanto ci  stato
comunicato oggi. In altre parole speravamo che ci fosse
illustrata la situazione reale determinatasi dopo
l'approvazione del decreto e delle tante leggi antimafia. Dico
questo perch ci saremmo aspettati che tutti quegli arresti
fossero avvenuti prima, soprattutto perch tutti sapevano dove
si nascondevano i latitanti, dove alloggiavano, dove
pernottavano e persino dove si sposavano ma non venivano mai
catturati. In quelle zone la situazione, per molti aspetti, 
peggiorata: la mafia continua a decidere su tutto e lo far
anche quando l'elezione del sindaco avverr per suffragio
diretto. Non vi  dubbio - lo ripeto - che la situazione si 
aggravata; la democrazia non esiste e la mafia si 
rafforzata. Le stragi avvenute a Palermo sono emblematiche
perch, quando vi sono punti di resistenza, vengono travolti.
   Io non credo, signor Presidente del Consiglio, che le
decine di arresti degli ultimi tempi siano stati rese
possibili perch vi  stata una precisa volont in tale senso;
vorremmo che si continuasse in questa direzione e che quello
attuale non fosse solo un momento spettacolare per dimostrare
che ormai abbiamo cambiato rotta. Molti dubbi restano,
soprattutto quando constatiamo che non vi  coerenza tra
quanto si afferma e le azioni concrete che vengono realizzate.
Come diceva poco fa il collega Galasso, proprio quei
magistrati che si trovano in prima fila nella lotta contro la
criminalit organizzata e che rischiano sono quelli che
vengono presi sotto tiro: mi riferisco al procuratore della
Repubblica di Palmi, dottor Cordova. Egli ha avuto il merito
di smascherare intrecci tra mafia e politica e di mandare in
prigione alcuni personaggi. Tanto  vero che, in questi
giorni, a Palmi si celebrano tre grandi processi di mafia.
Sono cose che non avvengono in altre zone del paese. Ebbene,
nei confronti del dottor Cordova, in due anni, sono state
ordinate quattro ispezioni, una delle quali nello scorso mese
di agosto. Si tratta di una iniziativa assolutamente
offensiva, tendente a delegittimare questo magistrato ad i
suoi collaboratori, vale a dire quel pool di magistrati
che, in questi anni, hanno messo a nudo i rapporti tra mafia,
affari e politica, nonch tra mafia, politica e pubblica
amministrazione; essi hanno messo in luce l'esistenza di
collegamenti con il "capolinea" di Roma. Dunque, proprio
questo pool  stato distrutto. Oggi, addirittura, ci
troviamo di fronte al pericolo di veder saltare i tre
processi! Non  ammissibile che venga condotta questa
persecuzione nei confronti di quel magistrato.
                         Pag. 59
   Signor Presidente del Consiglio, ho presentato anche
un'interrogazione su questo stesso tema: vorremmo che su di
essa ci fornisse una risposta. Cosa intende fare per
riconoscere l'operato di quel magistrato, che si trova al di
sopra delle parti e che combatte veramente la mafia?
   Al ministro dell'interno, invece, vorrei rivolgere
un'altra domanda. Lei ha sciolto il consiglio comunale di
Reggio Calabria come si trattasse di una ordinaria
applicazione dell'articolo 39 della legge n. 142 del 1990:
ebbene, quel consiglio comunale, per ammissione dello stesso
sindaco - ora agli arresti nell'ambito dell'inchiesta sulle
tangenti - era implicato in intrecci con la mafia. Quindi quel
consiglio presentava, senza dubbio, inquinamenti di quel tipo.
Vorrei pertanto sapere come mai non si  tenuto conto del
fatto che il consiglio comunale era inquinato e si  sciolto
sulla base dell'articolo 39.
  MARCO TARADASH. Dobbiamo prendere atto che negli ultimi
mesi l'azione dello Stato contro la mafia ha manifestato una
maggiore efficienza, raggiungendo risultati concreti.
   Visto che mi trovo di fronte ai massimi responsabili
politici del paese, vorrei chiedere se sia stata compiuta una
valutazione non solo in termini di efficienza ma anche di
efficacia. In altre parole, si pu misurare il successo della
lotta al crimine con l'aumento degli arresti e col sequestro
delle droghe in circolazione o lo si deve misurare anche con
la riduzione del crimine e delle droghe in circolazione? Parlo
di droga perch il fenomeno mafioso nel nostro paese  in
parte legato alla natura del sistema politico cos come esso
si  venuto configurando, e quindi all'intreccio ed alla
frequente integrazione fra politica e la mafia; in altra parte
esso  determinato da qualcosa che appartiene strettamente al
fenomeno criminale organizzato del traffico di droga. Infatti,
nei paesi europei e del resto del mondo, quando si parla di
Europol e di Trevi, non si parla della mafia degli appalti ma
di quella che si occupa del traffico della droga. Si tratta di
quella mafia che, dalla Sicilia occidentale e dalle altre aree
del meridione, ha esportato le organizzazioni criminali,
insediandole nel resto del territorio nazionale ed anche al di
fuori di esso.
   La mia domanda  la seguente: il Governo si domanda se la
logica stessa del sistema proibizionista sulla droga renda
inattaccabile il potere delle organizzazioni criminali, visto
che non soltanto in Italia - con tutte le nostre debolezze -
ma anche in paesi in cui l'amministrazione pubblica dispone di
una maggiore efficacia non si  riusciti ad intaccare la
crescita del potere criminale legata al traffico della droga
e, tanto meno, a ridurre il fenomeno del riciclaggio? Nessun
paese al mondo  riuscito a raggiungere risultati positivi -
dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna - utilizzando le loro
leggi migliori.
   Il problema, dunque,  proprio questo: il vicecomandante
dell'Arma dei carabinieri lo ha recentemente riproposto e la
segreteria del maggior sindacato di polizia lo aveva indicato.
Credo che esso sia anche oggetto di attenzione da parte di
questo Governo, visto che i tempi non sono nemmeno tanto
larghi per poter fornire una risposta.
   Per quanto riguarda altri problemi, si  citato il
fenomeno dei paesi dell'est ex comunisti, dove sta avvenendo
qualcosa di terrificante, tanto che la Comunit economica
europea si trova alle proprie spalle ci che per gli Stati
Uniti  l'America centrale, dove si stanno verificando
fenomeni che sfuggono a qualsiasi possibilit di controllo; si
tratta di un fatto legato al sistema politico del regime
proibizionista.
   Il ministro dell'interno ha fatto riferimento, inoltre,
all'aumento dei sequestri di droga. Ritengo per che sarebbe
corretto chiarire anche che la quantit di 18 mila chilogrammi
 riferita all'insieme delle sostanze stupefacenti
sequestrate, nell'ambito delle quali la quantit di eroina 
pari a circa 900 chilogrammi; se si considera che il consumo
annuale medio in Italia di tale sostanza oscilla, secondo
stime attendibili, tra i 45 e i 60
                         Pag. 60
mila chilogrammi,  evidente che si tratta di una goccia nel
mare. E' necessario, quindi, indicare le giuste proporzioni.
   Il Presidente del Consiglio ha parlato spesso di punto di
ambivalente equilibrio rispetto ad alcune norme che intaccano
o violano la Costituzione. Il ministro dell'interno, usando il
suo linguaggio, ha affermato che ci siamo liberati dalle
pastoie di un garantismo esasperato e generalizzato. Vorrei,
tuttavia, che si riflettesse anche su quanto sta avvenendo in
rapporto alle violazioni o alle interferenze con la
Costituzione; sono preoccupato anche dal fatto che nel nostro
sistema di Stato di diritto si inseriscano poteri al di fuori
di ogni controllo. Ho sentito elencare, per esempio, i poteri
del direttore della DIA, alcuni dei quali mi spaventano
abbastanza: egli, per esempio, pu convocare qualsiasi
persona; inoltre, attraverso un emendamento proposto
indirettamente dal sottosegretario Murmura presso la
Commissione giustizia si  cercato di dotare il direttore
della DIA di un fondo riservato del quale non si sarebbe
dovuta trovare alcuna traccia; si ipotizzava, infatti, una
relazione al ministro dell'interno il quale avrebbe provveduto
alla distruzione di quei fondi.
   Ritengo, pertanto, che si aprano dinanzi a noi percorsi
pericolosi e che la Commissione antimafia dovrebbe valutare -
se ne parlava questa mattina - quale sia il peso di una
maggiore repressione, che comporta anche una maggiore
efficacia, rispetto alle norme generali anch'esse da
salvaguardare.
  PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio mi ha comunicato
che prima delle ore 20 deve recarsi a Palazzo Chigi. Pertanto,
dal momento che si  esaurito il primo giro di interventi di
un rappresentante per gruppo, se i colleghi sono d'accordo,
darei la parola al Presidente del Consiglio per consentirgli
di svolgere la replica, mentre il ministro dell'interno
risponder successivamente sulle questioni pi specifiche.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. A questo punto, non ho molto da dire; avverto
soltanto il dovere di aggiungere qualche considerazione su ci
che  stato affermato in merito ad alcuni temi generali,
evitando per di entrare a questo punto nell'analisi del
fenomeno mafioso per contrapporre la mia all'analisi di
qualcun altro. In realt,  proprio questo il rischio che si
corre.
   Se vogliamo porci la domanda su quale sia il punto di
partenza, ho il sospetto che essa rischi di diventare
fuorviante (lo dico all'amico Galasso). Abbiamo ascoltato, tra
l'altro, il collega Taradash affermare che in una fase storica
come l'attuale gli enormi proventi originati dal traffico di
droga sono il propellente che consente all'organizzazione
mafiosa di penetrare con il suo potere in vari ambiti della
societ, che investono la politica, la finanza, le attivit
commerciali e, in generale, un "n" indefinito di attivit a
volte profittevoli ma a volte anche non profittevoli in quanto
servono da copertura. Oggi si  indotti a sostenere, come egli
afferma, che se facessimo scomparire gli enormi proventi
originati dal traffico della droga daremmo un colpo letale
alla mafia e probabilmente indeboliremmo anche la sua presa
sulla politica. Questa  l'analisi che egli svolgerebbe.
   Non so se ci sia corretto o scorretto, ma certamente
rappresenta un punto di vista oggi molto rilevante. D'altra
parte,  pur vero che la criminalit organizzata, la quale in
Italia e in altri paesi si esprime storicamente nel fenomeno
mafioso, finisce sempre per trovare attivit attraverso le
quali esercitare forme di controllo sia sulla politica sia
sulla societ. Questo spingerebbe dalla parte
dell'osservazione dell'onorevole Galasso.
   Da parte mia, rifiuterei francamente di assumere un punto
di partenza: dobbiamo fronteggiare un fenomeno con riferimento
a diversi elementi. Il rapporto fra mafia e politica 
certamente un punto cruciale; eviterei per di pormi
l'interrogativo se sia o meno il primo. Si tratta comunque -
lo ribadisco - di un punto cruciale, rispetto al quale
l'intervento  pi forte se la mafia  indebolita
                         Pag. 61
nei suoi traffici. In ordine a tale aspetto, possiamo essere
pi forti se modifichiamo comportamenti e regole che
consentono con maggiore facilit la contiguit tra politica e
mafia.
   Nel momento in cui si sostiene che, se un determinato
partito va al potere, l'infiltrazione  minore mentre 
maggiore se ci va un altro, ci si addentra in una questione
che soltanto gli elettori - e non io - sono in grado di
risolvere.
   Se si afferma che un Governo e un Parlamento possono fare
qualcosa per ridurre questa infiltrazione, sono d'accordo, in
quanto ritengo che su questo terreno si possa lavorare,
evidentemente in molti modi; alcuni di questi li abbiamo gi
trovati, occorre trovarne altri.
   Sono tra coloro che credono che una maggiore trasparenza
nelle regole poste alla base dei rapporti tra autorit
pubbliche e attivit economiche ed una maggiore apertura dei
mercati dell'offerta di imprese, di servizi, possa esserci di
grande aiuto.
   Non ritengo, sotto questo profilo, che il trattamento del
fenomeno mafioso debba essere diverso da quello di qualunque
altra possibile "incrostazione" nei rapporti tra politica,
gestione di enti locali e nazionali e operatori economici. Un
mercato europeo nel quale non sia pi possibile che certi
servizi vengono affidati a determinate societ locali ovvero a
societ costituite con capitale di un certo tipo anzich di un
altro, certamente ci aiuterebbe.
   Al riguardo, l'onorevole Taradash potrebbe obiettare che
se quei soggetti sono una grande potenza economica possono
comparire attraverso una linda societ monegasca, tedesca o
francese, sostenendo in tal modo che questa non sarebbe una
difesa assoluta e si porrebbero altri problemi. In quel modo,
tuttavia, si pu intanto cominciare ad eliminare le
"incrostazioni" e ad aprire il gioco. A questo punto occorre
tenere gli occhi aperti.
   In tale contesto si inserisce il secondo grande problema
che abbiamo di fronte e su cui molti di voi si sono
soffermati: in questo campo, ci si pu affidare a normative
che finiscono per essere restrittive delle attivit oppure, al
di l di un certo limite, si deve lavorare con personale
qualificato e con una forte intelligence capace di
comprendere ci che sta accadendo?
   E' assolutamente impossibile, senza avere alle spalle una
capacit di informazione, riuscire a capire se la quarta o la
quinta societ alla quale, attraverso una serie di passaggi, 
stato fatto pervenire il denaro inizialmente sporco, sia
ancora collegata o meno alla "sporcizia" di quel denaro e dei
suoi titolari. Se si tenta di farlo con congegni di tipo
dirigistico e di controllo, si rischia di bloccare le attivit
economiche. E' necessaria, invece, un'attivit di
intelligence, che pu derivare dall'attivit dei servizi
segreti oppure dalla capacit di comprensione e di analisi di
corpi come la Guardia di finanza.
   A questo punto, si pone un problema che nessun colpo di
teatro normativo pu affrontare e risolvere in modo
definitivo: mi riferisco alla preparazione ed all'integrit
del personale pubblico. Si tratta di una questione che abbiamo
tutti presente, che non riusciremo mai a risolvere in un
giorno, ma sulla quale possiamo lavorare. Possono farlo, in
particolare, i servizi segreti, la cui qualit in passato 
stata fonte di legittime riserve e preoccupazioni. Condivido,
al riguardo, le osservazioni dell'onorevole Cabras, secondo
cui siamo passati da servizi responsabili di svariate slealt
verso la Repubblica a servizi che, non essendo sleali, sono
stati in molti casi inutili. Tutto ci in effetti  accaduto
e, sulla base di una visione provvidenziale della storia si
potrebbe affermare: "Meglio inutili che sleali, cos almeno
non fanno danni!". Mi rendo conto che non rientra in una
visione molto progressiva e riformista affermare che siamo a
questo mondo per limitare i danni che ci causiamo ed in tal
modo siamo soddisfatti.
   Il nostro compito, invece,  diverso e consiste nel
cercare di ottenere risultati positivi oltre che nell'evitare
danni.
                         Pag. 62
   Ricordo che abbiamo rinnovato la direzione dei servizi
segreti, alla quale sono state designate persone
caratterizzate (anche i precedenti responsabili lo erano) da
una particolare attenzione all'efficienza operativa. Mi auguro
che essi riescano nel loro compito.
   Dovete darmi atto che sarebbe ingeneroso, proprio in
questo momento (non lo dico per esaltare un singolo episodio),
non prendere atto dell'operazione Green ice e
dell'apporto che essa ha ricevuto dai nostri servizi segreti.
  PAOLO CABRAS. E' iniziata molto prima!
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Non intendevo addurne il merito a qualcuno.
Comunque, oggi ho sentito dire sui servizi le stesse cose che
sento dire da molto tempo, come se non vi fosse nulla di nuovo
sotto il sole. E' stata condotta invece l'operazione Green
ice, sulla quale si potr osservare che una rondine non fa
primavera (questo lo accetto) ma comunque la rondine ha
volato, almeno l'abbiamo vista. E' possibile quindi che, se vi
saranno altre rondini, l'inverno non sar cos freddo. Occorre
in sostanza valorizzare il successo conseguito per ottenerne
altri.
   Non ho bisogno di dirlo a questa Commissione, ma desidero
rilevare in generale che nell'ambito dello Stato abbiamo
bisogno di funzionari sempre pi motivati e attenti agli scopi
che prospettiamo loro. A volte, quando ne parliamo lo facciamo
con un atteggiamento dal quale sembra trapelare una cos
generalizzata sfiducia nei loro confronti che si ottiene il
risultato di demotivarli sempre pi. Essi invece vanno
spronati, inquadrati in parametri di valutazione
dell'efficienza e della professionalit, ed occorre assumere
nei loro confronti un atteggiamento dal quale traspaia la
fiducia nella loro possibilit di concorrere al raggiungimento
di risultati positivi. In caso contrario, ci "avviteremmo"
tutti in una spirale negativa.
   Su questo terreno, una questione da affrontare senza peli
sulla lingua (vi accenner brevemente anche se riguarda il
ministro dell'interno)  riferita al coordinamento. In ordine
a tale aspetto, la difficolt cui ci troviamo di fronte 
rappresentata dal fatto che esistono due scuole che si
contrappongono all'interno degli apparati. Attraverso il
disegno di legge al quale faceva riferimento il ministro
Mancino, quello relativo al segretariato generale, e
attraverso l'intensificazione degli adempimenti per la
costituzione della DIA, siamo partiti da una premessa, che si
identifica in una delle due scuole, quella secondo cui 
possibile ricondurre ad un momento unitario il lavoro di pi
corpi.
   Ma c' un'altra scuola molto forte negli apparati di
pubblica sicurezza, quella che sostiene: "La concorrenza tra
di noi garantisce il risultato. E' positivo che non ci
spartiamo i latitanti da catturare;  positivo che si apra la
caccia ai latitanti importanti e cominci una corsa nella quale
i singoli Corpi sono motivati dal fatto di correre in
concorrenza con gli altri".
  PAOLO CABRAS. Questo succederebbe anche con il
segretariato: o si unificano le forze di polizia o queste cose
succederanno sempre.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Non sto dicendo che il segretariato sarebbe la
soluzione, sto solo esponendo il problema.
  PAOLO CABRAS. Condivido lo scenario che lei sta
illustrando.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. I modelli organizzativi funzionano quando entrano
nel cervello degli uomini che li devono applicare. Siamo qui,
noi Governo e voi Commissione antimafia, davanti a questo
problema. Come lo affrontiamo? Andiamo avanti senza avere un
chiarimento esplicito, magari anche qua dentro, con i
rappresentanti degli apparati sulla virt della concorrenza in
luogo del coordinamento? Questo  un problema che va
                         Pag. 63
affrontato a viso aperto. I gruppi speciali  bene non
fonderli in un unico gruppo,  bene che ciascuno dei tre Corpi
mantenga il suo e lo faccia lavorare in concorrenza con
l'altro: questo mi viene detto anche dai massimi vertici di
taluni di questi Corpi. Siamo in grado di far prevalere
un'ipotesi legislativa diversa se non abbiamo convinto di essa
coloro che la dovranno applicare? E' un problema che abbiamo
insieme, perch la legge la far il Parlamento, non il
Governo. Ci raccontiamo spesso che  essenziale occuparsi
anche della fattibilit delle leggi e della loro copertura
amministrativa; in questo caso il problema della copertura
amministrativa  quello della identit della cultura espressa
dalla legge e quella degli apparati che devono applicarla.
Questo  un altro problema che dobbiamo affrontare.
  PRESIDENTE. L'esperienza del passato non  stata
positiva.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Ne dobbiamo parlare. Quando sono diventato
Presidente del Consiglio ho ricavato una chiara, personale
impressione, che coincide esattamente con quella del
presidente: i latitanti pi "prestigiosi" - quelli che
rappresentavano il premio della corsa - erano ancora
latitanti, il che vuol dire che la corsa non stava portando ai
risultati attesi.
  PRESIDENTE. I cani litigavano fra loro.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Esattamente. Il problema lo dobbiamo affrontare e
lo dobbiamo affrontare probabilmente in modo aperto ed
esplicito, perch se non lo affrontiamo in modo aperto ed
esplicito finisce per crearsi un conflitto che viene vissuto
dai Corpi in modo antagonista nei nostri confronti e si
generano pericoli che non hanno alcun motivo di essere
generati, perch  fuori dubbio la lealt istituzionale di
questi grandi Corpi dello Stato, che invece finirebbe per
apparire in dubbio se sorgessero equivoci sul modo in cui ci
vogliamo organizzare. Anche questo  un discorso che sarebbe
bene affrontare esplicitamente, tutti insieme, per arrivare a
convincerci. E' un altro passaggio di grande importanza.
   Altrettanto importante e delicata  la questione delle
banche. Vedremo, insieme anche alla Banca d'Italia, qual  la
strada migliore per far funzionare una legge dello Stato che
oramai  in vigore e che dobbiamo far applicare.
   Mi si dice che le misure di prevenzione personale non
servirebbero pi. Questa opinione - sempre per parlare chiaro
- non  condivisa dagli apparati di pubblica sicurezza. A loro
avviso, una quota di utilit delle misure personali - che
riguardano non tanto i titolari dei patrimoni quanto, se
volete, il secondo, il terzo, il quarto rango, che
costituiscono l'area omertosa non per paura ma per connivenza,
collusione o convenienza, magari piccola - esiste ancora.
Questo problema a mio avviso lo abbiamo ancora davanti, anche
se certo riguarda uno degli aspetti minori.
   Permettetemi di dire un'ultima cosa, alla quale sono
particolarmente sensibile come italiano; non condivido nulla
di quel che ha detto l'onorevole Rossi. Sembrava di leggere un
brutto giornale di un altro paese, uno di quelli che
suggeriscono ai loro concittadini di non andare in Italia
perch l'Italia  un paese pericoloso. Mi sono trovato insieme
al cancelliere Kohl a discutere di queste vicende anche in
presenza di giornalisti, notando l'esistenza di due fenomeni
simmetrici che riguardano i nostri due paesi. L'Italia in
Germania  troppo spesso dipinta da giornali locali come un
paese che, almeno da una certa latitudine in gi, 
interamente posseduto dalla mafia. Questo  ingiusto, 
sbagliato ed  anche fonte di cattive conseguenze. Una delle
idee che ho in mente  di riorganizzare le presenze turistiche
a Palermo. Palermo  una delle citt pi belle d'Italia; ha un
patrimonio artistico straordinario. Da ragazzo andavo
religiosamente a Palermo
                         Pag. 64
come a Firenze, perch erano i santuari di un giovane che
imparava la storia dell'arte del suo paese e incontravo tanta
gente che andava negli stessi pellegrinaggi.
  MARIO BORGHEZIO. Lei non ha letto l'intervista del
console della Repubblica federale tedesca.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Oggi  un dato di fatto che Palermo  fuori dai
circuiti turistici. La gente tutt'al pi va a dormire una
notte a Monreale, passa di corsa in un autobus chiuso.
Dobbiamo fare in modo di riorganizzare una presenza turistica
a Palermo. Secondo me, questo  un segno anche importante che
quella citt pu essere vissuta per quello che  e per quello
che deve essere e non per come altri vuole che venga vissuta.
Non possiamo noi italiani accreditare quel tipo di immagine
dell'Italia. Come non  giusto che noi italiani accreditiamo
l'immagine di una Germania ormai preda di un nazismo
risorgente. Essi hanno quel problema esattamente come noi
abbiamo il problema mafioso. Per noi italiani non possiamo
non riconoscere che la Germania  un paese molto pi
multirazziale del nostro,  un paese che sta ospitando
centinaia di migliaia di persone di etnie diverse e ovviamente
la presenza in tale quantit di persone di etnie diverse d
luogo a conflitti che noi in questo paese non vediamo anche
perch non abbiamo una tale miscelazione in corso di razze, di
religioni, di culture diverse. Questo non significa che i
tedeschi non abbiano un problema nazista, ma lo hanno allo
stesso modo in cui noi abbiamo un problema mafioso.
  MARIO BORGHEZIO. Ma non c' una classe politica votata
dai naziskin! Qui invece c' una classe politica votata dalla
mafia!
  PAOLO CABRAS. I naziskin votano anche in Germania.
  VITO RIGGIO. Che vuol dire classe politica? Che ci sono
alcuni votati dalla mafia o che il Presidente del Consiglio 
votato dalla mafia?
  MARIO BORGHEZIO. Fa parte della classe politica.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Caro collega, chiunque sta qui dentro  nel
Palazzo ed  parte della classe politica. Mi spiace, io volevo
porre dei problemi. Il gusto della polemica politica in questo
momento non me lo tolgo, perch faccio un mestiere che mi
onoro di fare lavorando per lo Stato e lasciando ad altri il
gusto della polemica.
  MARIO BORGHEZIO. Lei ha distorto le parole
dell'onorevole Rossi.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Io non ho distorto le parole dell'onorevole
Rossi. Ma non rispondo su questo. Ho detto la mia e vi
ringrazio.
  GIROLAMO TRIPODI. Aspettavo una risposta sulla domanda
che le ho rivolto in merito alla persecuzione del ministro
Martelli nei confronti del giudice Cordova. Sembra di
assistere ad una contraddizione tra la politica che il Governo
dice di voler fare e ci che avviene nei fatti.
  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Vedo che la polemica tende ad essere il cuore del
problema. Mi scusi, ma non ho preso nota delle domande, per
cui me ne ero dimenticato. Su questo argomento non posso che
prendere atto di ci che ha fatto il mio ministro di grazia e
giustizia e di ci che sta facendo. Egli ha promosso delle
inchieste sulla base di motivazioni che sono note, perch le
ha espresse.
  GIROLAMO TRIPODI. Per lassismo.
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  GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei
ministri. Egli ha dato una doppia motivazione: da un lato,
di lassismo e, dall'altro, di eccesso persecutorio. I fatti
sono quelli che il ministro di grazia e giustizia ha esposto.
Vedremo a quali conclusioni si arriver. Dubito, onorevole
Tripodi, che in questo momento sarei in grado di arrivare alle
sue conclusioni, che sono in realt premesse.
  PRESIDENTE. In ogni caso abbiamo chiesto che ci siano
inviate le relazioni ispettive.
  CARLO D'AMATO. Della questione si  occupata
indirettamente la Giunta per le autorizzazioni a procedere
della Camera, esaminando la richiesta di autorizzazione a
procedere nei confronti dell'onorevole Principe, sulla quale
peraltro dovr pronunciarsi l'Assemblea.
  PRESIDENTE. Ringrazio, non formalmente, il Presidente
del Consiglio per aver partecipato a questa audizione.
  VINCENZO SORICE. A conclusione di questo incontro ormai
un fatto  certo:  stata acclarata la presenza dello Stato,
come  emerso dalle relazioni sia del Presidente del Consiglio
sia del ministro dell'interno. Credo ci sia un clima di
maggiore fiducia nei confronti dello Stato, ma questo non
significa che si possa abbassare la guardia, anzi dobbiamo
cercare di essere pi vigili.
   Il successo  dovuto anche alla legislazione adottata dal
Parlamento, anche se bisogna tenere presente che il Parlamento
su questi temi  sempre caratterizzato da atteggiamenti
schizofrenici. D'altra parte  sempre difficile raggiungere un
equilibrio tra la garanzia della libert del cittadino e la
difesa della collettivit. Molte volte il Governo imbocca una
direzione suffragato da settori del Parlamento; poi cambia
l'atmosfera e ne imbocca un'altra e si assiste a conclusioni
come quella del decreto-legge per le elezioni a Monza e a
Varese.
   Voglio solo sottoporre un problema particolare guardando
pi in prospettiva che non al fatto specifico. Il Presidente
del Consiglio ha posto tre problemi ma io cercher di
evidenziare solo l'ultimo aspetto: il rapporto mafia, politica
e pubblica amministrazione. E' un problema sul quale ognuno d
la propria interpretazione. Un fatto  certo: l'invasione del
capitale nella politica, nei partiti e nelle istituzioni,
indubbiamente ha creato un certo tipo di collegamento tra la
politica e gli affari. E' un fatto ormai definito e sul quale
credo che tutti i partiti debbano riflettere.
   Per vorrei sottoporre al ministro dell'interno un
problema particolare, quello dei controlli. Dobbiamo renderci
conto che non basta sciogliere i consigli comunali e
concentrare la nostra attenzione solo su di essi. Quando
definimmo gli organi di controllo prevalse l'orientamento di
affidare ad essi il giudizio di legittimit. Non ci
accorgiamo, per, che con il tempo siamo passati dal giudizio
di legittimit al giudizio di merito degli organi di
controllo. Vi  quindi il rischio di trasformare questi organi
di controllo in organi di amministrazione attiva. E' questo un
problema che va definito ed approfondito in termini reali.
   Vi  poi un secondo aspetto cui credo sia interessato
direttamente il Presidente del Consiglio ed  quello dei
tribunali amministrativi regionali, che va affrontato anche in
merito alla legge delega. Non ci stiamo accorgendo che spesso
i membri dei tribunali amministrativi regionali svolgono
funzioni extra giudiziali, arbitrati, chiamati da grandi
raggruppamenti imprenditoriali. Gli stessi si trovano poi a
dover dirimere controversie tra questi grandi imprenditori, o
raggruppamenti imprenditoriali, e la pubblica amministrazione.
E' questo un problema che ci dobbiamo porre perch va
attentamente analizzato.
   Bisogna anche dire che con l'approvazione della legge
delega, come sapete, libereremo il TAR da tutti i problemi
relativi al rapporto di diritto pubblico tra i dipendenti e la
pubblica amministrazione,
                         Pag. 66
 gravando la magistratura ordinaria di questi processi (con
una mole enorme di lavoro) e affidando al TAR solo i problemi
concernenti i rapporti tra imprenditoria e pubblica
amministrazione. Si tratta di un tema delicato che intendo
sottoporre al ministro dell'interno chiedendo se non sia
opportuna una relazione sullo stato di attuazione degli organi
di controllo, in modo da pervenire ad una modificazione tale
da dare una risposta alle preoccupazioni che si vanno
evidenziando.   Prima di concludere vorrei ricordare, in
materia giudiziaria, la legislazione per la protezione dei
pentiti, poich occorre prendere atto della situazione. Il
ministro dell'interno ha ben operato e ci complimentiamo per
il lavoro che sta facendo e per gli indiziati che si trovano
negli istituti penitenziari. Dobbiamo tuttavia renderci conto
che tali istituti, essendo stracolmi, diventano fucine per
l'incremento della criminalit organizzata, anche perch
dall'interno esiste la possibilit di contattare l'esterno. Il
problema non  dunque risolto e ritengo che in sede
governativa esso vada affrontato in termini reali con
riferimento al rifinanziamento delle strutture penitenziarie.
  MASSIMO BRUTTI. Ho ascoltato con una certa apprensione i
riferimenti contenuti nelle relazioni del Presidente del
Consiglio e del ministro dell'interno a nuovi interventi
legislativi. Ritengo che in questi anni vi sia stata una sorta
di inflazione legislativa sul terreno della lotta alla mafia.
Alcune di queste norme risultano contradditorie tra loro, per
cui penso che sarebbe necessaria una pausa di riflessione,
nonch una verifica rispetto alla loro applicazione.
   Vorrei richiamare l'attenzione su un problema rispetto al
quale sarebbero a mio avviso opportune un'indagine ed una
relazione da parte del ministro dell'interno. Nelle
disposizioni legislative degli ultimi anni sono state
attribuite nuove competenze ai prefetti in modo che definirei
alluvionale. Vi  stato il tentativo di attribuire alle
prefetture poteri pi efficienti di controllo e di governo
della pubblica amministrazione. Le competenze dei prefetti
sono ora numerose e varie poich vanno dal rilascio delle
certificazioni antimafia alle competenze attribuite dalla
legge sulla droga a quelle, assai complesse ed articolate, che
si riferiscono alla disciplina degli appalti. Alcune di queste
competenze richiedevano e richiedono interventi da parte del
Governo, come la definizione di regolamenti applicativi.
Penso, per esempio, alle norme che dovevano essere emanate dal
Governo per il controllo delle composizioni azionarie dei
soggetti aggiudicatari di opere pubbliche, che ancora non sono
state definite.
   Oltre alla necessit di una verifica e di un'analisi del
funzionamento dei poteri attribuiti ai prefetti, pongo la
questione di un adeguamento organizzativo e strutturale. Molte
volte, infatti, questo accrescimento dei poteri non
corrisponde ad una concreta idoneit all'esercizio dei poteri
stessi. All'incremento delle funzioni non ha corrisposto un
adeguamento organizzativo. Molte funzioni sono state poi
affidate come compiti aggiuntivi agli organi di polizia e,
prevalentemente, alla polizia di Stato.
   Noto poi un ritardo ed un vero e proprio inadempimento da
parte del Governo per quel che riguarda le norme relative al
riciclaggio del denaro sporco. Anche in questo caso la legge
prevedeva un regolamento applicativo, un decreto del
Presidente della Repubblica da emanarsi su proposta del
Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio
dei ministri, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore
della legge n. 55 del 1990 recante misure di modificazione
alla legge Rognoni-La Torre. Tali norme applicative non sono
intervenute in tempo ed ancora le stiamo aspettando.
   Vorrei porre, infine, una questione che avrei voluto
sollevare alla presenza del Presidente del Consiglio; la porr
in ogni caso perch ritengo sia utile che rimanga traccia nei
nostri lavori di una sollecitazione
                         Pag. 67
in tal senso. Insieme ad altri colleghi del Senato,
all'inizio del mese di giugno ho rivolto al Presidente del
Consiglio un'interpellanza nella quale si chiedeva che si
facesse luce sull'impiego di una struttura ormai nota, che
aveva carattere di particolare riservatezza all'interno dei
servizi segreti (la struttura Gladio), in Sicilia, a beneficio
della lotta contro la criminalit organizzata. Ricordo che
nella relazione di Gualtieri l'uso di questa struttura in
Sicilia a beneficio della lotta contro la criminalit
organizzata viene riportato a met degli anni ottanta mentre
il Presidente del Consiglio Andreotti nel gennaio del 1991
sottolineava il carattere improprio ed anomalo dell'impiego di
questa struttura sul piano della lotta contro il traffico di
droga e la mafia, addebitando tale scelta anomala ed impropria
al direttore del SISMI, Martini. Sulla base dei fatti, per
come si susseguirono allora, il licenziamento dell'ammiraglio
Martini pu essere ricollegato proprio a quella scelta e a
quelle iniziative.
   Vorrei che si facesse luce su tutto questo e chiedo ancora
una volta al Presidente del Consiglio di venire in Parlamento
a spiegarci bene in che senso, perch e quando una rete
informativa facente capo a Gladio  stata utilizzata in
Sicilia. Credo che questa sia un'utile occasione anche per
capire (si  parlato dell'uso dei servizi, della loro
funzionalit e lealt) a che cosa serve e che cosa significhi
l'istituzione di un superconsulente in materia di servizi
segreti presso la Presidenza del Consiglio. Si tratta, guarda
caso, proprio di quell'ammiraglio Martini licenziato, a quanto
sembra, per un uso anomalo ed improprio di Gladio in Sicilia
sul terreno della "lotta contro la mafia".
  PIETRO FOLENA. Vorrei domandare innanzitutto al ministro
un chiarimento sulla nota di variazione al bilancio della
tabella 12, relativa al Ministero della difesa, concernente il
potenziamento dei servizi dell'Arma dei carabinieri. Non 
ancora pervenuta la nota aggiuntiva e dal Ministero della
difesa hanno fatto sapere che arriver forse luned; dovendo
discutere marted il bilancio in Commissione, perverr dunque
all'ultimo momento. Nella nota di variazione il capitolo 5031
relativo a spese per il potenziamento dei servizi dell'Arma
dei carabinieri e, quindi, a tutti gli strumenti essenziali
per il lavoro in prima linea, viene ridotto da 180 a 65
miliardi, con un taglio di 115 miliardi. Vorrei quindi sapere
quale filosofia ispiri questo taglio e quali ne siano le
ragioni: forse l'ottimismo manifestato nel corso di questa
audizione dal ministro e dal Presidente del Consiglio.
   A proposito dell'attivit di controllo del territorio
abbiamo ascoltato i dati positivi relativi all'aumento degli
organici in Sicilia, tuttavia credo che esista ancora un
gravissimo problema di organizzazione concreta delle forze sul
territorio e vorrei che il ministro si esprimesse a tale
riguardo. Vi sono problemi strutturali non risolti e vorrei
ricordare che sono stati solo la pronta reazione personale ed
il coraggio del vicequestore German ad evitare che a
settembre dovessimo piangere un'altra tragedia. Faccio un
esempio: se telefoniamo a quest'ora alla stazione dei
carabinieri di Polizzi Generosa in provincia di Palermo, nelle
Madonie (zona ad altissimo insediamento mafioso), risponde una
segreteria telefonica che invita il cittadino a rivolgersi ai
carabinieri di Cefal; per raggiungere tale localit, distante
60 chilometri,  necessaria un'ora e mezza percorrendo 20
chilometri di strada statale ed imboccando poi l'autostrada,
due ore percorrendo la strada statale. E' facile comprendere
come, in un paese che ha subto attentati molto gravi, ci
rappresenti una disfunzione. Tale situazione si riproduce, in
generale, su larga parte del territorio.
   Per quanto riguarda la polizia di Stato vi  l'annosa
questione di scarsit di presenze su parte del territorio
siciliano. Risale al 1988 la proposta di istituire accanto al
commissariato di Niscemi, in
                         Pag. 68
provincia di Caltanissetta, quello di Riesi, ma ci non  mai
avvenuto. Ricordo che Riesi rappresenta un punto fondamentale
nel rapporto mafia-politica, attorno al quale sono ruotate
alcune delle inchieste pi recenti. Per ampliare il quadro
delle informazioni che, peraltro, avevo gi fornito al
ministro nel corso dell'incontro del mese di agosto, ci
risulta che in una parte consistente del territorio della
provincia di Caltanissetta manchi a tutt'oggi la copertura
radio per le macchine della polizia. Si tratta di una notevole
disfunzione, se consideriamo che l'organizzazione mafiosa 
capace di intercettare la telefonata con la quale il giudice
Borsellino annuncia alla sorella la visita alla madre.
   Vorrei anche conoscere i dati relativi al potenziamento
degli organici della polizia stradale. E' infatti del
sindacato di polizia (SIULP) la denuncia che esistono intere
zone, per esempio quella della strada statale tra
Caltanissetta e Agrigento, che comprende aree ad altissima
densit mafiosa, come Canicatt, in cui per 25 ore consecutive
si  privi di qualsiasi forma di pattugliamento. La scarsit
degli organici della polizia stradale costituisce un aspetto
fondamentale perch la presenza dello Stato si misura anche in
questo modo. Pensiamo, per esempio, anche al fatto che non
esiste alcun punto di riferimento alla presenza dello Stato
sull'autostrada che va da Palermo a Trapani o a Mazara del
Vallo, non un distributore o altro, nonch pattugliamenti
estremamente limitati.
   Ho ascoltato le cifre relative ai patrimoni. Sarebbe
interessante conoscere l'incidenza dei sequestri di patrimoni
decisi dal questore di Palermo, dottor Cinque, particolarmente
significativi ed apprezzabili. Ci dimostra che in presenza
della volont le cose possono essere fatte. Ci risulta, per
esempio, che nella questura di Caltanissetta ed in quella di
Agrigento sequestri di questo tipo non si fanno da moltissimo
tempo.
   Si  anche parlato della questione centrale della mafia
politica. Credo che occorra affrontare con decisione il
problema delle forme di intervento nei confronti dei
gravissimi casi di inquinamento. E' noto ed  stato richiamato
in varie occasioni, per esempio nell'assemblea nazionale
siciliana, il problema della presenza di diciannove deputati
regionali oggetto di inchieste di qualche natura; rispetto a
ci non esistono possibilit di intervento poich nella
regione siciliana, a statuto speciale, non si pu applicare la
norma di sospensione come potrebbe avvenire per una regione a
statuto ordinario. Credo che questo problema debba essere
tenuto presente dal Governo e dal ministro dell'interno.
   Desidererei, infine, una sua risposta a proposito sia
delle dichiarazioni del ministro Martelli, riferite al numero
dei pentiti, sia delle rivelazioni, pubblicate da molti
giornali, circa i nessi assai specifici tra organizzazioni
mafiose e parlamentari nazionali, poich  chiaro che sarebbe
estremamente grave se essi trovassero conferma.
  MARIO BORGHEZIO. Non voglio dilungarmi sulle domande, in
particolar modo rivolte dal collega Rossi, che non hanno avuto
risposta da parte del Presidente del Consiglio, il quale ha
preferito deviare su polemiche di natura squisitamente
politica.
   Mi permetto di riconfermare l'impressione degli
osservatori stranieri a proposito del nostro paese. Chi come
me viene dal nord, proprio per ragioni geografiche ha la
possibilit di instaurare frequenti relazioni con i cittadini
degli altri paesi europei, e conseguentemente pu conoscere
meglio l'impatto che essi hanno con la realt mafiosa del
nostro paese. Mi chiedo se leggiate i giornali stranieri. Mi
chiedo se li legga il Presidente del Consiglio. Forse
preferisce non farlo...
  PAOLO CABRAS. Qualche dimestichezza con la stampa
europea ce l'abbiamo anche noi!
  MARIO BORGHEZIO. Gli articoli dei giornali stranieri
sono molto indicativi a
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proposito della situazione del nostro paese, e certo non c'
da rallegrarsi del loro contenuto.
   Chi come noi ha sempre ritenuto che esistano due Italie,
vede confermato il proprio pensiero dall'atteggiamento del
Governo! Infatti, nell'esposizione resaci questa sera dal
Presidente del Consiglio dei ministri e dal ministro
dell'interno constatiamo che i dati concreti sono assai
scarsi, fatta eccezione per i 464 miliardi riferiti ai
sequestri. A dire il vero qualche cosa sembra che si intenda
fare anche sul versante dei beni immobiliari (forse perch
sono pi evidenti e quindi pi facili da colpire), ma certo
questo non significa esaminare a fondo l'economia mafiosa, a
proposito della quale non vi  stato alcun tentativo di
analisi.
   L'immagine della piovra  significativa, proprio perch i
tentacoli della mafia sono tanti: i beni immobiliari, per
esempio, ne rappresentano soltanto uno. Esistono tante altre
branche della piovra mafiosa, una delle quali  quella
finanziaria, che, stranamente,  stata del tutto trascurata
nelle relazioni di questa sera. Non vi  stato neanche un
approccio di analisi della penetrazione mafiosa nella Borsa
italiana, nonostante la denuncia del dottor Bassetti, che non
 certo un parvenu dell'ambiente, ma una persona
competente.
   Ritengo che una analisi pi approfondita andrebbe compiuta
sul versante dell'alta finanza italiana. Dinanzi ad un
Ligresti, che  oggetto di un'indagine particolarmente
delicata, come non possiamo porci il problema dei rapporti tra
alta finanza italiana, affari mafiosi e narcolire? E'
possibile non interrogarsi a proposito del rapporto tra i
pacchetti azionari delle grandi industrie italiane ed i
capitali mafiosi? Pensate che esista la sola Borsa di Milano?
   Vi sono argomenti di cui non si parla mai, quasi siano
coperti da un velo di riservatezza, quasi vi sia una sorta di
pudore ad affrontarli. Invece, vorremmo che il Governo fosse
pi impudico, fosse meno irritabile alle nostre provocazioni,
vorremmo che fosse pi attivo nell'indagare su realt che
dovrebbero essere oggetto di indagini approfondite, quali, per
esempio, quella del racket nazionale dell'usura. Da questo
punto di vista, infatti, coloro che hanno contatti con le
organizzazioni in difesa dei commercianti sanno benissimo
quale sia la realt. Roma, per esempio,  una citt strozzata
dall'usura, anch'essa gestita dalla mafia. Ma nelle mani di
quest'ultima sono anche l'immigrazione clandestina e lo
spaccio di droga nelle grandi citt: a Torino, a Milano e a
Genova, il commercio della droga  nelle mani della mafia di
colore, alla quale  consentito di varcare clandestinamente i
valichi di confine (figuriamoci cosa accadr quando i valichi
non esisteranno pi!).
   Questa  la realt, eppure su nessuno degli aspetti che ho
evidenziato n il Presidente del Consiglio dei ministri n il
ministro dell'interno hanno speso una parola! Gradiremmo
pertanto qualche risposta.
   Lasciando agli esponenti di Governo la responsabilit del
disegno ottimistico che ci hanno delineato, vorrei concludere
formulando anch'io una domanda che si pongono tutti e che oggi
 apparsa sui giornali della mia citt, in un enorme paginone
fatto pubblicare a pagamento dai commercianti del centro:
"Come mai non c' un Di Pietro a Torino"? Vorrei saperlo
anch'io, e vorrei anche sapere perch non vi sia un Di Pietro
neanche nei grandi capoluoghi di provincia della Sicilia,
della Campania e della Calabria!
  PIETRO FOLENA. Li hanno ammazzati!
  GAETANO GRASSO. Ritengo che l'argomento della
legislazione antiracket sia delicatissimo perch vi sono
soggetti che collaborano con lo Stato e che per questo corrono
seri rischi personali.
   La vicenda della legislazione antiracket si  distinta per
contraddittoriet e ritardi, ma credo che il nodo del problema
debba essere individuato nella necessit di capire che sarebbe
estremamente pericoloso demotivare i soggetti
                         Pag. 70
che tendono a collaborare con lo Stato. Da questo punto di
vista, l'impressione che si  avuta fino a questo momento 
che rispetto all'efficacia della legislazione la demotivazione
 forte. La mia raccomandazione, pertanto,  quella di rendere
attuativa la legge antiracket, ma aggiungo che cos come essa
 congegnata risulta di difficilissima applicazione.
   I soggetti imprenditori, per esempio, hanno bisogno di
vedersi corrisposti i danni entro tempi molto brevi,
altrimenti saranno posti al di fuori delle logiche di mercato.
Ma da questo punto di vista il regolamento attuativo della
legge antiracket prevede tempi lunghissimi. Inoltre, le
compagnie di assicurazione non assicurano pi il loro sostegno
agli imprenditori a rischio. Credo che anche su questo terreno
dovremmo intervenire per individuare una soluzione.
   Un ulteriore aspetto che voglio evidenziare  relativo
alla tutela giuridica delle associazioni antiracket sorte di
recente nel nostro paese, tenendo conto che sia le medesime
sia le vittime che denunziano reati estorsivi nelle aule dei
tribunali si trovano in situazioni disperate e che, assai
spesso, i processi assumono le caratteristiche di un processo
per stupro. Anche da questo punto di vista, gli impegni sono
stati numerosi, ma finora non  venuto alcun segnale in
direzione di un riconoscimento giuridico delle associazioni
antiracket.
   Ritengo che risolvere i problemi che ho sopra evidenziato
sia fondamentale per incoraggiare l'ulteriore espansione del
fenomeno della ribellione ai racket.
  PRESIDENTE. Considerato che sono state poste questioni
molto specifiche, prima di darle la parola, signor ministro,
voglio dirle che, qualora lo ritenga opportuno, su talune di
esse pu riservarsi di inviarci una risposta scritta.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Ho seguito
attentamente gli interventi che si sono succeduti, e poich
essi stimolano una riflessione che adesso giudico inopportuna,
sia per l'ora sia per l'assenza di alcuni interlocutori, al
momento mi limiter ad alcune osservazioni, salvo accordarci
circa i modi ed i tempi per fornire le ulteriori risposte alle
domande che mi sono state rivolte. Dico subito che non ho
alcuna difficolt ad incontrarmi nuovamente con la
Commissione, sia perch oggi non potremmo esaurire l'"universo
mondo" della criminalit organizzata sia perch le questioni
che dobbiamo affrontare sono tante ed inquietanti.
   Per ci che attiene a queste ultime, nonostante l'assenza
del senatore Brutti, ritengo doverosa una precisazione. Non ho
potuto fare il conto di tutte le leggi attinenti alla
criminalit mafiosa (non so, quindi, se siano 113 o 114, come
 stato ricordato poc'anzi), ma ritengo che, l dove si
ravvisino difficolt di carattere applicativo e talvolta anche
di carattere interpretativo, di esse non si possa non
investire il Parlamento, anche con il concorso rilevante della
Commissione antimafia.
   Sin da quando ho assunto responsabilit ministeriali, ho
posto l'accento sulla necessit di aggredire il patrimonio
illecito immobiliare o mobiliare. Naturalmente, per poterlo
fare  necessario constatare se le procedure (non le norme
sostanziali, quindi) accompagnino l'obiettivo non solo
dell'intervento sul patrimonio a fini cautelari, ma anche
dell'intervento risolutivo a fini di confisca. Si tratta di
processi lunghi, che comportano una procedura laboriosa, per
altro strettamente collegata anche ai notevoli ritardi che si
registrano nell'esaurimento delle varie fasi dei processi
contro appartenenti alla criminalit organizzata. Dunque, si
pone un problema serio non soltanto dal punto di vista
dell'organizzazione dei lavori della giustizia, ma anche
rispetto alla celerit dei tempi, che dobbiamo valutare con
riferimento sia alle procedure sia all'obiettivo che si
intende realizzare.
   Diversi parlamentari hanno sollevato il problema del
crimine finanziario, a proposito del quale va precisato che,
quando se ne parla,non vi sono attenzioni verso un settore e
distrazioni verso altri.
                         Pag. 71
Anche il problema della Borsa deve considerarsi serio. Si
tratta di individuare strumenti operativi che consentano di
colpire le varie direzioni in cui si estrinseca la criminalit
finanziaria. A me sembra che sia il Presidente del Consiglio
dei ministri sia il sottoscritto si siano soffermati su una
questione particolare, chiedendo alla Commissione di fornire
l'apporto di una propria riflessione su ci che  necessario
fare nei confronti delle banche.
   Non credo, infatti, che il problema sia riconducibile
soltanto alla figura del Governatore della Banca d'Italia,
perch in questo caso si potrebbe dire che i siciliani sanno
perfettamente che sono stati chiusi molti sportelli bancari
nell'area pi esposta, quella di Trapani, dove erano sorti in
gran numero. Non si tratta soltanto di un problema di
vigilanza, quindi, perch quest'ultima non ha poteri maggiori
rispetto a quelli dei singoli istituti bancari o della banche
private. Il problema  che la parola "sospetto" non 
facilmente riconducibile all'oggettivit dell'indagine: vi 
chi pu sospettare di un capitale che si muove in direzione di
una determinata banca, vi  chi pu distrarsi, vi  chi pu
non avere sospetti, vi  chi preferisce essere pi cauto e
prudente, vi  chi teme le reazioni per eventuali denunce.
   Il problema  serio e non pu essere risolto in termini
meramente amministrativi. Credo che vi sia bisogno di
un'attenzione maggiore per vedere se sia possibile controllare
meglio il flusso finanziario che si registra non soltanto
all'interno del territorio nazionale ma anche sul piano
internazionale. Da un colloquio avuto con il Governatore della
Banca d'Italia ho appreso che vi  un flusso notevole di
capitale apparentemente sporco che viene dirottato verso altri
paesi: alcuni Stati sono caratterizzati da una significativa
liberalit e altri preferiscono il dirottamento in quella
direzione. Spesso il lavaggio del denaro sporco avviene con
l'attraversamento delle Alpi; ci troviamo di fronte ad alcuni
paesi del centro e dell'est europeo che hanno un'enorme "fame"
di capitali che notoriamente non hanno odore e che vengono
calamitati in quelle zone con la costituzione di una serie di
finanziarie collegate a livello internazionale. Sono convinto
che sarebbe molto utile una riflessione corale da parte di una
Commissione che dedica la sua attenzione a questi problemi in
maniera specifica.
   Vorrei ora soffermarmi sulla questione dello scioglimento
dei consigli comunali, sollevata dall'onorevole Tripodi.
   Nel corso di una riunione svoltasi in provincia di
Caserta, mi  stato posto il problema della condizione delle
amministrazioni straordinarie e delle difficolt che anche i
commissari incontrano nella gestione, sia pure ordinaria - non
hanno competenze di carattere straordinario -, della
transizione da una fase patologica che ha portato allo
scioglimento ad una fase ordinaria e cio al reinsediamento
dei consigli comunali. La questione  seria perch la
popolazione avverte la differenza che esiste tra l'intervento
del commissario, privo di poteri se non quelli ordinari, e
quello della precedente amministrazione, che operava in
particolare nel settore delle opere pubbliche (la collusione 
avvenuta prevalentemente in tale settore). Predisporr
l'attuazione di verifiche - come mi  stato suggerito - a
Gallipoli, Misterbianco e Marano, dove si  verificata la
sostituzione di alcuni commissari (che hanno abbandonato). La
discussione svoltasi in Commissione ha rafforzato il mio
convincimento a proposito della necessit di riflettere sulla
condizione delle gestioni straordinarie conseguenti
all'applicazione della legge antimafia in tema di collusione
tra amministrazione elettiva e malavita organizzata.
   A me dispiace che non sia presente in questo momento
l'onorevole Taradash perch il suo interessante intervento mi
consente di fare una precisazione (non ho alcuna difficolt ad
affermare che spesso l'uso della parola tradisce il pensiero):
non intendevo dire che vi  un eccesso di garantismo da
rimuovere; conosco il valore
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 della garanzia ai fini della tenuta democratica, per tra
garantismo e permissivismo mi pare che vi sia una differenza
notevole ed io sono sempre stato e sono tuttora preoccupato
dell'introduzione nell'ordinamento di un eccesso di
permissivismo, che ha consentito lo svolgimento di attivit ai
limiti della norma penale, perci non punibili ma non per
questo irrilevanti in altri campi. Vorrei cogliere questa
differenza tra garantismo e permissivismo. L'onorevole
Taradash ha affermato che io parlo con il mio linguaggio:
certo, ma non con il linguaggio di un ministro dell'interno
irrispettoso delle garanzie costituzionali, semmai preoccupato
per fasce di permissivismo che hanno creato una sorta di
indifferenza nei confronti dei problemi della criminalit
organizzata. Ascoltando la radio spesso si apprendeva che
bande si erano scontrate tra di loro...
  GIROLAMO TRIPODI. E si diceva: "Meglio che si ammazzino
tra di loro!".
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Anche
questo.
   Nel parlare di Reggio Calabria, riferir anche su
Agrigento. Ho ricevuto una serie di interrogazioni e, per la
verit, sarei ben lieto di fare una riflessione (suggeritami
dal senatore Brutti) sulla funzione, il ruolo e la rilevanza
dell'istituto prefettizio nell'attuale ordinamento. Se dovessi
seguire tutte le interrogazioni parlamentari, dovrei
sciogliere molti consigli comunali anche quando non ne
ricorrono le condizioni. Naturalmente anche il ruolo del
ministro dell'interno si  trasformato: si rischia di tornare
al prefetto di polizia giolittiano; ma poich questa non  e
non vuole essere la mia intenzione, devo riferirmi ai rapporti
ed alle relazioni. Nonostante tutto quello che si  letto sui
giornali, non ho potuto rilevare interferenze fra la malavita
organizzata e il consiglio comunale di Reggio Calabria. Si
sono verificati episodi progressivi di corruzione, simili a
quelli registrati a Milano, e non ho avuto alcuna difficolt a
procedere allo scioglimento anche in via induttiva, senatore
Tripodi.
  GIROLAMO TRIPODI. Il vice sindaco  in galera da molti
mesi per reati di cui all'articolo 416-bis.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Si tratta
di una sola persona: guai ad immaginare che per una sola
persona si debba sciogliere, per ragioni di mafia, un
consiglio comunale! Almeno per cinque anni avrei messo un
suggello mafioso su un'intera popolazione! Peraltro, il
prefetto di Reggio Calabria mi ha fatto rilevare che
l'inefficienza amministrativa ha toccato non soltanto le varie
maggioranze che si sono succedute nel tempo, ma anche
l'opposizione, che non ha mai presentato, in termini di
sindacato amministrativo, una mozione di sfiducia. Mi sono
trovato quindi di fronte all'inefficienza complessiva di un
organo collegiale (il consiglio comunale). Probabilmente
qualche mese prima sarebbe stato diverso, ma quando si  dato
vita alla nuova amministrazione, composta, almeno fino ad
oggi, di persone intenzionate a ben rendere nei confronti
della popolazione, non ho avuto alcuna difficolt ad affermare
che fosse preferibile una morte naturale piuttosto che una
lenta agonia, peraltro in condizioni di notevoli difficolt.
Vi sono risorse non spese: occorre comprendere perch un
consiglio comunale, investito di enormi responsabilit e di
grandi poteri, non abbia utilizzato tali risorse.
  GIROLAMO TRIPODI. A causa degli intrecci tra mafia ed
affari politici.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno. Per quanto
riguarda Agrigento, mi sono trovato nella stessa situazione.
Ho chiesto all'alto commissario, ai carabinieri, al prefetto,
alla polizia di Stato ed alla guardia di finanza: non vi 
traccia di collegamenti! Mi domando - sempre nel rispetto
delle garanzie costituzionali - se il ministro dell'interno,
in assenza di un rapporto che sottolinei la collusione,
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possa sciogliere un consiglio comunale per ragioni mafiose.
Non sono in condizione di farlo, e mi dispiace di non poter
corrispondere ad un desiderio di qualificazione di quelle
amministrazioni comunali.
  GIROLAMO TRIPODI. Bisogna accertare come mai si
comportino in quel modo.
  NICOLA MANCINO, Ministro dell'interno.
Personalmente approfitterei della denuncia fatta
dall'onorevole Imposimato, perch sicuramente esiste il
problema della distinzione netta dei ruoli e della confusione
delle attivit. Se ve n' bisogno, occorre incidere con una
norma pi rigorosa. Sono tra coloro i quali pensano che un
giudice del TAR sia come gli altri giudici ed abbia il dovere
di astenersi da qualunque attivit sulla quale  chiamato ad
esprimere una valutazione che converge poi nel giudizio finale
di un collegio. Anche la confusione dei ruoli dev'essere
accertata, perch la trasparenza riguarda non solo la pubblica
amministrazione, ma tutti i rapporti tra i vari poteri dello
Stato.
   Concludo la mia replica, non certo organica, parlando dei
poteri della DIA. Ho predisposto una bozza, che ho consegnato
rispettosamente al presidente della Commissione antimafia ed
ho inviato ai presidenti delle Commissioni affari
costituzionali dei due rami del Parlamento. Devo per rilevare
una contraddizione: tutti hanno appeso le proprie speranze di
risoluzione della questione della criminalit all'attaccapanni
della DIA, come se questa potesse fare tutto. Sono convinto
che essa pu fare molto, ma non certo tutto. All'atto
dell'insediamento dei mille uomini di cui al decreto Scotti,
ho esplicitato la seguente riflessione: "Dovete recidere il
cordone ombelicale con i corpi di provenienza; non siete pi
carabinieri, poliziotti o guardie di finanza, perch la DIA 
un organismo non interforze, ma nuovo, che riassume
all'interno della propria struttura le varie esperienze,
perdendo per qualunque collegamento con i corpi di origine".
Cos la DIA  stata concepita dal legislatore, cos  stata
definita nel corso dei vari contatti che ho avuto e cos 
configurata nei decreti attributivi di poteri e di funzioni.
   L'argomento mi consente di affrontare la questione
sollevata dall'onorevole Galasso. Sono convinto che vi sia
bisogno di un forte coordinamento e che la figura del
segretario generale, prevista da un disegno di legge, debba
rispondere alle esigenze complessive e non a quelle di un solo
versante. Abbiamo 100 mila poliziotti, 100 mila carabinieri e
30 mila guardie di finanza: si tratta di 230 mila uomini che
devono essere coordinati sul piano politico dal ministro
dell'interno e sul piano burocratico da una figura diversa da
quella dell'attuale direttore del dipartimento-capo della
polizia, perch la polizia rappresenta uno dei tre corpi delle
forze dell'ordine all'interno del nostro paese. Vi  bisogno
di misura, di prudenza e di equilibri: non si pu immaginare
che alla prima occasione in cui il ministro dell'interno
riceve, a richiesta, i due maggiori sindacati della polizia di
Stato, si trova immediatamente di fronte ad un'offensiva
polemica dei Cocer dei carabinieri e della Guardia di finanza,
mentre uno dei due sindacati di polizia sottolinea che vi 
scarsa collaborazione da parte del ministro dell'interno.
   Non mi preoccupo di questo giudizio, bens della
condizione complessiva: o noi scopriamo il velo e verifichiamo
cosa non c' dietro il concetto astratto del coordinamento,
risolvendo cos il problema; oppure dobbiamo compiere una
valutazione di opportunit. Coloro i quali rispondono
dell'ordine pubblico al paese, al Parlamento e al Governo non
possono interessarsi soltanto della polizia di Stato; e poich
io sono ministro dell'interno e, in materia di ordine
pubblico, devo tener conto non soltanto di uno dei tre corpi,
ma di questi ultimi nel loro complesso, sono molto
preoccupato.
   Ho vissuto questa esperienza da parlamentare e ora la vivo
anche da ministro dell'interno; e ritengo che le buone regole
di galateo, di finezza intellettuale, di
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capacit, di equilibrio e di mediazione non possano
coesistere in ogni tempo.
   Non ho alcuna difficolt a dire che la polizia di Stato ha
al suo vertice una personalit di grandissimo prestigio, per
tutti gli uomini passano, le strutture restano. Io mi
preoccupo di queste strutture, non per l'oggi, ma per il
domani perch, se vogliamo far avanzare ancora di pi
l'offensiva dello Stato nei confronti della criminalit
organizzata, dobbiamo pur postulare una qualche
sovraintendenza di carattere tecnico e operativo. Il
segretario generale non "tiene" in via gerarchica l'arma dei
carabinieri, comprimendone l'autonomia ordinamentale. Lo
stesso concetto  valido per la Guardia di finanza e per la
polizia.
   Il segretario generale dovrebbe realizzare, anche in
termini di gerarchia funzionale, quell'armonia di rapporti che
consenta di riportare a sintesi un'opera difficile quale
quella di mettere insieme esperienze che  giusto siano
conservate in modo pluralistico, ma che, per pervenire ad una
sintesi, ad avviso del Governo, necessitano di una figura di
vertice.
   Ringrazio i membri della Commissione per l'attenzione. Pur
avendo preso degli appunti, non credo di aver risposto a tutte
le domande. Sono comunque a disposizione della Commissione per
tutti i chiarimenti necessari, in qualunque momento dovesse
ritenerlo opportuno.
   Vi sarei grato se le questioni esposte, autorevolmente dal
Presidente del Consiglio e meno autorevolmente dal
sottoscritto, formassero oggetto di una vostra valutazione
complessiva.
  PRESIDENTE. Ringrazio molto il ministro dell'interno. In
questa sede rappresentiamo diverse parti politiche e ogni
membro della Commissione ha certamente le sue valutazioni, ma
credo che nessuno possa contestare la disponibilit e lo
sforzo di approfondimento che il ministro ha posto nella sua
esposizione e nella sua replica. Il ministro ha anche
confermato la proposta del Presidente del Consiglio di far s
che la Commissione affronti, nell'ambito delle sue competenze,
il problema del coordinamento e gli altri problemi emersi.
   Invito i colleghi che hanno posto questioni specifiche
alle quali il ministro non ha potuto dare risposta a far
pervenire i quesiti alla presidenza, che provveder a
trasmetterli al ministro dell'interno, che potr fornire le
risposte specifiche in un lasso di tempo ragionevole.
   La Commissione  convocata gioved 15 ottobre 1992, alle
ore 11, per la valutazione e il voto sul programma di lavoro
che guider il nostro impegno; l'ufficio di presidenza 
convocato per le ore 9,30 dello stesso giorno.
La seduta termina alle 20,35.
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