CHRISTIAN HOUILLION.

VITA E MORTE DI UN RE PAZZO: LUIGI SECONDO.

La sera di gioved 10 marzo 1864, Monaco prende il lutto per il re Massimiliano
II. All'et di cinquantaquattro anni, il sovrano  morto dopo sette giorni di
una malattia di cui i medici non hanno saputo individuare esattamente la natura.
La capitale e l'intera Baviera piangono colui che ha regnato senza troppa
intelligenza, ma con coraggio, e che almeno ha difeso efficacemente il suo regno
contro le cupidigie congiunte e insieme contrastanti della Francia della Prussia
e dell'Austria. Inoltre, mecenate illuminato come i suoi predecessori,
Massimiliano II ha manifestato la sua inclinazione per le arti e per le scienze
dotando il proprio paese di ricchezze artistiche che accrescono il patrimonio
accumulato da varie generazioni dei Wittelsbach.
La sua improvvisa scomparsa ha gettato la Baviera nella costernazione. La folla
ha sfilato per due giorni nella Reich Kapelle del palazzo reale, che a Monaco
viene chiamato semplicemente la Residenza, dove le sue spoglie mortali erano
esposte sopra un letto funebre. I funerali vengono celebrati il 14 marzo, per le
strade della capitale il corteo funebre  accompagnato dai pi alti dignitari
del regno, dai diplomatici e dai reali di molte nazioni. Allora la folla scopre
in prima fila, ed  subito conquistata da tanta dignit e da tanta prestanza
fisica, il suo nuovo sovrano, il successore di Massimiliano: il figlio
primogenito, Luigi, adolescente di diciotto anni, la cui fiorente bellezza 
quasi sovrumana. Certamente le circostanze non permettono applausi, ma la folla
 soggiogata dalla statura del re, dalla sua andatura, dalla seduzione ch'egli
esercita senza accorgersene, come se vivesse oltre gli uomini che lo circondano.
Il giovane principe, che ha prestato giuramento alla Costituzione due giorni
dopo la morte del padre, sembra venire da un altro mondo ed uscire, per questa
sola circostanza, da una scena leggendaria.
Quando accede al trono di Baviera, Luigi II ha infatti sedotto tutti coloro che
hanno avuto occasione di avvicinarlo, anche i pi disincantati uomini politici.
Cos Bismarck ricorder nelle sue Memorie l'impressione che gli aveva fatto il
giovane principe quando lo aveva incontrato nel 1863 in occasione d'una visita
ufficiale in Baviera di Guglielmo I re di Prussia: ... ci siamo fermati a
Monaco. Il re Massimiliano era gi partito per Francoforte ed aveva incaricato
la moglie di ricevere gli ospiti... Durante i pasti, regolarmente consumati nel
corso del nostro soggiorno del 16 e 17 agosto a Nymphenburg, il principe
ereditario, il futuro Luigi II, era seduto di fronte a sua madre ed a me. Avevo
l'impressione che la sua mente vagasse assai lontano dalla tavola e che egli si
ricordasse soltanto raramente della sua intenzione di parlarmi. I nostri
discorsi non andarono oltre le chiacchiere abituali alla corte. Ma nonostante
ci mi sembr di scorgere nelle sue osservazioni un talento, una vivacit e un
buon senso che in seguito sarebbero stati confermati dall'evoluzione della sua
carriera. Quando la conversazione languiva, guardava il soffitto dietro sua
madre e, ogni tanto, vuotava rapidamente la sua coppa di champagne.
Ebbi l'impressione che, per ordine della madre, gliela riempissero assai
lentamente... Ma n in quei momenti n pi tardi egli si lasci andare ad
eccessi; la mia impressione  che l'ambiente lo annoiasse e che lo champagne
aiutasse il libero gioco della sua immaginazione. Penso ch'egli abbia una
personalit molto attraente...
Anche uno dei suoi futuri primi ministri, e cancelliere del futuro Reich, dal
quale lo separeranno pi tardi serie divergenze politiche, ricorda l'ammirazione
suscitata da questa attraente personalit. Hohenlohe, poco dopo la salita al
trono di Luigi II, scrive alla regina Vittoria: Per ci che concerne la Baviera,
non mi  possibile nascondere che abbiamo il pi affabile monarca che mi sia
stato dato di conoscere. E' di natura nobile e poetica. La sua personalit ha
uno straordinario potere di seduzione e si vede che la sua politica 
l'espressione di un cuore benevolo. Con tutto ci, non gli manca n il
carattere, n l'intelligenza...
Quanto all'attrazione fisica del personaggio essa  riassunta in questo ritratto
tracciato da uno dei suoi visitatori: Era il pi bel giovane che avessi mai
visto. Il suo corpo alto e sottile era perfettamente armonioso. La sua
abbondante capigliatura leggermente ondulata e un'ombra di baffi conferivano al
suo viso una straordinaria somiglianza con quelle opere d'arte dell'antichit
sulle quali si sono formate le nostre prime idee sulla bellezza virile come la
concepivano i Greci. Lo avrei osservato anche se fosse stato un mendicante.
Nessuno, fosse ricco o povero, giovane o vecchio, avrebbe potuto rimanere
insensibile al fascino che emanava dalla sua persona. La sua voce era piacevole.
Faceva delle domande chiare e precise. Aveva argomenti di conversazione elevati
e intelligenti. Si esprimeva con scioltezza e naturalezza. L'entusiasmo che
suscit in me non diminu mai. Al contrario, esso non fece che aumentare con gli
anni.
Questi sono i tratti principali sotto i quali appare il nuovo re. Vi manca
tuttavia ci che ben presto diventer una caratteristica essenziale e che non si
pu scorgere al di l del suo profondo sguardo di sognatore malinconico. In
realt questo fisico da atleta nasconde solo superficialmente il romanticismo
esacerbato del personaggio. Egli vive come in un sogno perennemente alimentato
da un'immaginazione ipersensibile. L'affascinante principe un giorno ebbe a
dire: Voglio rimanere un enigma per me stesso e per gli altri.
Ha largamente raggiunto il suo obiettivo: ben di pi, in verit, di quanto
avrebbe voluto, perch al di l della sua vita anche la sua morte resta un
enigma. Non si sarebbe mai riusciti a sapere ci che realmente avvenne la
domenica di Pentecoste del 1886 prima che Luigi II di Baviera venisse trovato
annegato a pochi metri dalla riva del lago del suo castello di Berg: suicidio,
delitto o incidente? Soltanto la scena circostante avrebbe potuto dare una
versione sincera dell'incidente che mise termine, quella sera, ad un drammatico
destino.
Condannato dai suoi ministri, fu egli tanto pazzo come si volle far credere
quando si tratt di sbarazzarsi di lui a Monaco? O fu soltanto eccentrico?
Capriccioso o addirittura tirannico, egli fu tuttavia un abile uomo politico e
seppe recitare alla perfezione il suo ruolo di primo principe tedesco di fronte
alla Prussia tentacolare di Bismarck, a profitto della sua Baviera e a dispetto
delle proprie tendenze ideologiche. Dotato di una memoria prodigiosa,
consacrando alla lettura intere giornate e intere notti, egli fu anche, pur
senza avere una cultura musicale, il protettore e il mecenate di vari artisti;
contribu in larga misura alla gloria di Riccardo Wagner, se non addirittura
alla rivelazione del genio dell'autore della Tetralogia. Appassionato di
classicit nella letteratura e nella storia, ebbe un senso anacronistico
dell'esercizio del potere monarchico e pretese di trovarne l'espressione pi
rigorosa, costruendo sulla propria misura e... per suo esclusivo uso un Trianon
ed una Versailles sulle Alpi bavaresi. Misogino, dopo aver espresso nei riguardi
di Wagner una delirante passione e dopo aver illustrato con una letteratura
stravagante i suoi successi d'amore nei confronti di vari compagni, egli
sprofond a poco a poco nel mondo dei suoi sogni, allontanandosi da quello dei
vivi per rifugiarsi, solitario e sufficientemente misantropo, nei suoi castelli
da leggenda, accettando soltanto la compagnia di rari compagni, di servitori, ma
anche di montanari bavaresi di cui rimarr l'idolo ben oltre la morte.
Strano destino, dopo tutto, quello di questo sovrano le cui evidenti qualit
parevano avviarlo ad un brillante successo. Ma egli non appartenne mai al mondo
sul quale doveva regnare e del quale non volle, alla fine conservare che ci che
gli avrebbe permesso di abbellire, nei suoi fiabeschi castelli, costruiti a
questo scopo, la leggenda alimentata dai sogni di tutta la sua vita.
Una delle pi note avventuriere d'Europa della fine del secolo, se non la pi
bella, ha gran parte di responsabilit nel tragico destino di Luigi II. Ella fu
infatti responsabile dell'abdicazione, avvenuta nel maggio del 1848, di Luigi I,
altrettanto amante delle belle donne quanto suo nipote sarebbe stato misogino.
Cos era stata prematuramente aperta a Massimiliano la strada per il trono di
Baviera, e poi a suo figlio, ancora adolescente e malpreparato al suo mestiere
di re.
Luigi, un artista, fervente ammiratore di tutte le bellezze che Atene e Roma
hanno dato all'universo intero, era salito a quarant'anni, nel 1825 al trono di
Baviera. Egli aveva vissuto a lungo in Italia, dove i suoi compagni preferiti
erano stati pittori e scultori. Il suo predecessore e padre, Massimiliano
Giuseppe, era vissuto nell'orbita della politica francese, aveva prestato
servizio nell'esercito dell'imperatore e aveva dato la figlia in sposa ad
Eugenio di Beauharnais. Ci equivale a dire che i legami fra la Francia e la
Baviera erano molto stretti. Ma Luigi I non condivideva l'ammirazione e
l'entusiasmo per i vicini francesi: I'avventura napoleonica infatti apparteneva
ormai al passato della storia europea. Regner evitando ogni impegno diplomatico
in un'Europa in preda a una profonda evoluzione. Tuttavia nel 1848 percepir
troppo tardi gli echi e i motivi della rivoluzione, le cui ripercussioni
contribuiranno a rovesciare una quantit di regimi, da Parigi a Vienna, da Praga
a Berlino .
Fatta astrazione dalla politica, Luigi I era stato prima di tutto un sovrano
artista. Voglio fare di Monaco, egli diceva, una citt che onori la Germania in
modo tale che nessuno possa vantarsi di conoscere la Germania senza conoscere
Monaco. Per onorare la Germania non vedeva nessun mezzo migliore che trasportare
in Baviera tutto ci che gli sembrava pi notevole tra le opere artistiche di
Roma e di Atene. Qualche decennio pi tardi, suo nipote avr un'analoga passione
ma sceglier allora i suoi modelli in Francia... Luigi I aveva dunque
l'intenzione di fare della sua capitale l'Atene dell'Isar. Sogno smisurato e
alquanto pretenzioso che tuttavia egli tradurr, a suo modo, in realt. La
topografia della capitale bavarese viene sconvolta, vi si edificano costruzioni
imponenti che sono la perfetta copia, fatte le debite proporzioni, dei pi bei
monumenti costruiti sotto altri cieli: chiese, gallerie, propilei, pinacoteche e
persino un arco di trionfo. Le copie non avevano,  vero, ne la maest ne la
grazia degli originali; ma l'aspetto complessivo restava valido, completato
anche dalle numerose opere d'arte che Luigi I, alla maniera dei suoi
predecessori, non mancava di raccogliere in questi edifici.
Dopo ventitr anni di regno, questo mecenate senza storia incontrer una fine
violenta per colpa... d'una ballerina. Meravigliosa avventuriera che si diceva
spagnola e che pretendeva di essere famosa, Lola Montes era arrivata a Monaco
nell'autunno del 1846. Ella mancava forse di talento ma certamente non di
audacia n di immaginazione. Lola era arrivata in Baviera col recondito pensiero
di conquistare semplicemente il sovrano sessantenne! Ella sapeva infatti, come
tutti sapevano, quanto gli piacesse il suo ruolo di protettore degli artisti e
quanto la bellezza femminile non lo lasciasse indifferente. Quanto al primo
punto ella si era creata una discreta reputazione; quanto al secondo conosceva
bene il valore del suo fascino: non aveva forse seminato sul suo cammino di
avventuriera il seme di numerosi scandali e di grandi amori ? Franz Liszt,
Alessandro Dumas, il vicer di Polonia erano stati solo i pi importanti dei
suoi amanti. La fama dalla quale Lola si fa precedere a Monaco  tutta a suo
vantaggio: che si tratti del suo talento, dei suoi antenati o delle protezioni
di cui gode. A dire il vero, nella pubblicit che accompagnava la ballerina non
c'era gran che di vero: la Spagnola era infatti di origine irlandese.
Aveva vissuto a lungo nelle Indie, era pi o meno sposata con un ufficiale
britannico e gli echi dei suoi successi coreografici erano, per lo meno,
contraddittori... Comunque sia, ella intendeva avere successo nella sua
avventura bavarese e si vedeva assai bene nelle vesti di una Pompadour o di una
du Barry. E questo in breve tempo sembrer un sogno ragionevole, dal momento che
per circa due anni, coincider con la realt.
Le circostanze in cui Lola Montes giunse fino al sovrano di Baviera non sono mai
state accertate con precisione. Ch'ella lo abbia semplicemente incontrato,
oppure che sia accaduto in seguito ad uno scandalo calcolato, al termine del
quale il re non aveva potuto evitare il peggio se non prendendo tra le mani, nel
senso letterale della parola, nonostante l'eccentricit della situazione, i seni
della bella irlandese,  la stessa cosa.
Ella era, dopo pochi giorni dal suo arrivo a Monaco, nella stanza di Luigi I.
Lola era infatti troppo bella perch il re, sensibile alla bellezza, restasse
indifferente al suo fascino, alle sue forme perfette, ai suoi occhi azzurri che
esprimevano una sensualit ch'egli si ritrovava a fior di pelle. Per Lola era
soltanto la prima tappa: amante del re, volle essere per alcuni mesi anche
l'amante della Baviera! Questa autorit, cos perfettamente illegittima, non
poteva piacere a tutti: d'altra parte essa provocher gli incidenti le cui
conseguenze contibuiranno, sedici anni dopo, al prematuro insediamento sul trono
di Luigi II. Ecco dunque Lola Montes che oltre a regnare sulla scena del teatro
reale, pretende anche di occupare un posto d'onore nella societ bavarese. Il re
cede, e ben presto aggiunge ai biglietti infuocati, ai gioielli, ai regali, un
titolo che conferma l'autorit della sua bella amante. Non avendo pi nulla da
temere, la contessa di Landsfeld pretende ormai di condurre a modo suo gli
affari della Baviera, nonostante l'opposizione della corte, timorosa delle sue
pose pi che liberali, nonostante l'esercito, nonostante i clericali ch'ella
spaventa e scandalizza. Ella ha i suoi partigiani soprannominati i Lolamontesi,
e ben presto creer un suo governo, detto il Lolaministerium. Qualche anno pi
tardi, con l'avvento di Luigi II, Lola ridiventer Lul e alla mediocre
ballerina succeder uno dei pi grandi geni della storia della musica, Riccardo
Wagner.
La cortigiana era andata troppo in l e troppe forze le si erano coalizzate
contro. Sulla scia dei grandi sconvolgimenti del 1848 anche a Monaco ci sar una
rivoluzione non contro il re ma contro di lei. Luigi I resister ma senza
ostinarsi. Sia pur controvoglia egli rinuncer alla sua ninfa Egeria. In tal
modo approfittando delle richieste dei rivoluzionari, Luigi I riprender la sua
libert d'uomo e d'artista: il 12 ottobre 1848 egli abdica in favore del figlio
maggiore Massimiliano e ridiventa un semplice cittadino, felice di poter vivere
di nuovo a Roma! Se ne va senza amarezza, si congeda dai suoi sudditi, con i
quali si trover pi tardi in diverse circostanze e che gli riserveranno sempre
una calorosa accoglienza, con un proclama che dice: Bavaresi, cominciano nuovi
tempi, diversi da quelli previsti dalla Costituzione con la quale ho governato
per ventitr anni. Rinuncio alla mia corona in favore del mio beneamato figlio,
il principe ereditario Massimiliano.
Cos, senza scosse, si effettua il passaggio. Ma questa partenza prematura
segner profondamente il destino di Luigi II, che a quell'epoca aveva soltanto
tre anni ma la cui giovinezza trascorrer nella prospettiva delle responsabilit
regali alle quali dovr far fronte a breve scadenza. Non occorrer nulla di pi
perch l'orientamento della sua educazione di principe da parte di un padre
troppo rigoroso e l'evoluzione del suo carattere ne siano segnati per sempre in
maniera tale, che il suo destino sar fin da allora influenzato dalle
conseguenze politiche delle avventure amorose di un nonno sessantenne con una
graziosa ballerina dai grandi occhi azzurri, dai capelli neri e dalle idee
corte.
Sovrano, filosofo, artista e padre di famiglia dai principi rigorosi,
Massimiliano ci tiene a che l'educazione dei suoi figli sia posta sotto il segno
della severit. I primi anni di Luigi, principe ereditario, passano in una
cornice grandiosa, contemporaneamente montana e lacustre, dove  situato uno dei
castelli dei re di Baviera: Hohenschwengau, l'alto paese del cigno. Al posto di
questo vasto edificio sarebbe sorto, in altri tempi, il castello di Tannhauser,
tanto che gli affreschi delle sue stanze principali raccontano la favolosa
storia di Lohengrin. Tutta l'infanzia del futuro re sar influenzata dalla sua
interpretazione personale della grande leggenda dei Nibelunghi. Fin da allora
non avr bisogno di fare tanta strada per ritrovarne gli episodi fantastici,
improntati di mistero se non di misticismo, attraverso la musica e i temi
drammatici della Tetralogia di Wagner.
Isolato per volont del padre e ben presto per una certa sua inclinazione
naturale, che lo porter col passare degli anni assai vicino alla misantropia,
ponendosi nella leggenda come se partecipasse personalmente agli episodi pi
spettacolari, Luigi non perde tuttavia il senso della responsabilit che
incomber su di lui il giorno in cui sar a sua volta re di Baviera. Appena
adolescente  gi autocrate: s'inebria dell'autorit di cui hanno dato prova ai
loro tempi sovrani ch'egli tiene a modello: Carlomagno e Luigi XIV... Alla
governante, la signorina von Meilhaus, che gli rimprovera di avere, ancora
fanciullo, rubato una borsa di non grande valore in un negozio, risponde con
sfrontatezza: Perch ho fatto male? Perch dovrei essere rimproverato? Un giorno
sar re di questo paese, tutto ci che appartiene ai miei sudditi, mi
appartiene.
Senza che i suoi genitori abbiano tenuto conto del suo carattere e della sua
personalit gi fortemente affermata, all'et di nove anni gli viene imposta una
violenta scossa sentimentale: la sua governante alla quale  molto affezionato,
viene sostituita da un precettore, il conte Baiselet de la Rose, che tenter
invano di conciliare la severit dell'educazione con l'inopportuna esaltazione
del sentimento monarchico. Egli riassume ad uso del suo allievo, in poche frasi,
i principali obiettivi che il principe, ancora bambino, deve proporsi: ...Dovete
sforzarvi continuamente di formare il vostro spirito e il vostro corpo. Se le
vostre cattive tendenze si manifestano ancora, resistete loro; una forte volont
pu arrivare a superare qualsiasi ostacolo. La debolezza toglie all'uomo ogni
dignit: voi volete diventare un uomo, un uomo che servir d'esempio al suo
popolo. Siate buono e gentile e conquisterete tutti i cuori; ma sappiate
obbedire. Poich  la disobbedienza che ha portato l'uomo alla caduta. Onorate
vostra madre e vostro padre, perch  a loro, dopo che a Dio, che siete debitore
di ci che siete e di ci che avete...
Luigi viene invitato cos a lottare contro ci che costituisce il fondo del suo
carattere. Risultato: il principe si chiude sempre pi in se stesso, vive come
in un sogno, estraneo all'ambiente che lo circonda, coi suoi eroi da leggenda,
che gli tengono quotidiana compagnia. La sua fantasia si sviluppa a detrimento
dell'intelligenza, anche se egli ha il pi grande interesse per ci che lusinga
ed esacerba la sua sensibilit a fior di pelle: la musica la letteratura, la
pittura. Non ch'egli diventi un esperto in questi campi, ma vi trova ci che
cerca, ci che gli serve ad alimentare contemporaneamente i suoi sogni e la sua
solitudine.
Uno dei momenti pi significativi dell'adolescenza di Luigi e che segner la sua
intera esistenza,  situato nel corso del suo sedicesimo anno: nel maggio del
1861 il giovane, che vive da anni immerso nelle leggende dei Nibelunghi, che
sogna senza interruzione i cigni del Lohengrin, va per la prima volta a Monaco
ad assistere alla rappresentazione del Lohengrin di Wagner. Resta sbalordito!
Lascia sconvolto lo spettacolo che gli ha permesso di ritrovare sulla scena il
cavaliere del cigno il suo inafferrabile compagno degli anni di giovent e che
rester, per lui, il simbolo della guerra interiore contro il peccato e la
degradazione. Ricorder per tutta la vita questa prima del Lohengrin e il
ricordo lo porter tre anni dopo all'incontro fatale con l'autore di quella
musica: Riccardo Wagner.
Luigi a diciott'anni diventa ufficialmente maggiorenne. Romantico e
sentimentale, si libera dal peso della severa disciplina che gli  stata imposta
fino a quel momento e comincia a partecipare alla vita di corte. Ben presto si
rende per conto che questo ambiente lo annoia. Egli sa che un giorno gli
verranno posti diversi problemi la cui soluzione tocca al sovrano. Cerca di
persuadersi che sapr risolverli da solo: il sovrano nella sua possibilit di
giudizio  il solo padrone, soltanto le sue scelte sono ragionevoli.
Massimiliano ha senza dubbio una gran parte di responsabilit in questi errori
di Luigi: egli non fa nulla per familiarizzare il figlio con la gestione degli
affari di Stato e lo tiene assolutamente lontano.
Non essendo interessato da problemi che almeno potrebbero distoglierlo dal mondo
immaginario nel quale ha la tendenza di cullarsi e di immergersi, Luigi vive
sempre pi fuori dal mondo reale. Mancandogli gli ideali e gli obiettivi che
sarebbero consoni ad un adolescente destinato a grandi responsabilit, egli crea
con grande immaginazione un universo nel quale si crogiola. Cos, immaginando
strane avventure, nutrir una vera passione, che durer tre anni, per colui che
nel maggio del 1863  stato designato come suo attendente, Paolo di Taxis, che
ha due anni pi di lui. Questa non  certamente la prima delle sue amicizie
stranamente appassionate: suo cugino Carlo Teodoro di Baviera, era stato qualche
mese prima il suo primo grande amico. Ma, con Paolo, si manifesta apertamente
l'estrema sensibilit del principe e si liberano senza riserve, per la prima
volta, le sue tendenze psichiche e sensuali mal arginate.
La famiglia di Paolo di Taxis dal XVII secolo gode il privilegio della carica di
sovrintendente alle poste dell'Impero. I suoi membri sono principi imperiali fin
dal 1695 e numerosi legami si sono creati fra loro e le famiglie regnanti
d'Europa, tanto che i due giovani hanno, sul piano dell'educazione, relazioni e
abitudini comuni in numerosi punti. Luigi trascorre con Paolo un'estate
meravigliosa a Berchtesgaden. Essi vanno quotidianamente a fare lunghe
passeggiate sulle vicine montagne, ricche di paesaggi grandiosi e pittoreschi:
nidi d'aquila dove il loro romanticismo trova una sorgente di svariate emozioni.
Prima di tornare a Monaco, Luigi e Paolo si sono scambiati la promessa di non
lasciarsi mai. Tanto che, pur vivendo molto vicini uno all'altro rinforzeranno i
legami del loro affetto scambiandosi lettere il cui tono, se pure non
scandalizza, pu, per lo meno stupire: vero  che esso sar ben presto
largamente superato da quello che Luigi adotter nella sua strana corrispondenza
con Riccardo Wagner...
La prima lettera di Paolo al futuro sovrano comincia con la rispettosa
introduzione: Molto onorato principe ereditario, che ben presto su richiesta di
Luigi si trasformer in: Mio caro Luigi...  prima di diventare poco dopo,
seguendo la corrente di uno scambio epistolare molto fitto: Luigi carissimo,
Potentissimo amico, Angelo adorato, Stella della mia vita.
Durante tre anni questa impetuosa passione conoscer il destino di ogni passione
umana: sar segnata da vari incidenti, soprattutto a partire dal 1864 quando
Luigi si invaghir di Wagner. Ma quando il musicista sar costretto a lasciare
Monaco, Paolo e Luigi si ritroveranno appassionati come una volta e nell'estate
del 1866 le testimonianze della loro reciproca adulazione raggiungono il
parossismo. Accade cos, per esempio, che Luigi, re da due anni, faccia
travestire Paolo da Lohengrin e lo mandi sullo Schwansee in una barca trascinata
da un cigno di cartone! In altre occasioni  Luigi stesso che si traveste, non
tenendo in nessun conto i commenti ostili suscitati dalla precedente mascherata,
di cui a Monaco si erano conosciuti, malgrado l'intimit nella quale si era
svolta, tutti i dettagli scabrosi e a dire il vero poco coerenti. Ma ci si
sarebbe stupiti ben di pi se si fosse conosciuto il grado di effusione espresso
nella corrispondenza dei due uomini, che pure avevano largamente oltrepassato
l'et dell'adolescenza, avendo ventun'anni l'uno e ventitr l'altro. Essi
fondono, nelle loro firme, i loro due nomi intrecciati: Luigi ha scelto per
l'amico il nome di Federico, facendolo cos partecipe del suo sogno permanente,
ed esprimono in frasi appassionate la loro amicizia: ...Anch'io, gli scrive
Paolo, sar ora felice ed avr una ragione di vita poich vivr per voi sapendo
che vi sono caro e che lo sar sempre. Vi giuro fedelt e amicizia eterne su
tutto ci che ho di pi sacro; non avrete mai alcun motivo di biasimarmi per la
mia persona o per la mia condotta. Sarete sulla vetta di ogni mio pensiero. Voi
per me siete tutto... Possa Dio accordarci la sua benedizione in maniera tale
che nessuna forza su questa terra riesca a separarci. Potete costruire su di me,
come su una roccia. Non vi deluder mai. Apritemi il vostro cuore, condivider
le vostre pene e le vostre gioie; tutto ci che mi  dato di fare per voi si
trasforma immediatamente in gioia e delizia... Ancora una volta, vi faccio il
pi solenne giuramento di non fare pi passi falsi come gi mi  successo...
Pensate a me nelle vostre preghiere come io penso a voi nelle mie, e stringetemi
sul cuore col pensiero...
Congedandosi dal suo regale corrispondente, Paolo termina cos alcune lettere:
Addio, caro Luigi, vi bacio con tutta l'anima mia; e si esalta in quest'altro
messaggio: ...Nessuna penna pu scrivere, n alcuna parola pu esprimere la
felicit che ho sentito nel vedervi e nell'accompagnarvi fino alla porta. Mi
sentivo bene, incredibilmente bene camminando appoggiato al vostro braccio.
Siate certo che conter i minuti che mi separano dal momento in cui sar ancora
vicino a voi.
Tuttavia alcuni incidenti segnano questi incontri e Paolo se ne lamenta con
l'amico: Berg 10 luglio 1866. Giorno di Tristano. Mio caro Luigi. Strappate il
vostro fedele Federico dall'orribile tristezza nella quale lo ha gettato il
vostro cambiamento repentino; Oh, cielo! E' proprio necessario che una parola
distrugga di nuovo il mio bel sogno? Deve il mio povero Federico perdere tutto,
ancora una volta? No, per l'amor del cielo, non  possibile! Alla calda
pressione della mia mano non risponde pi la vostra... Ah, come sono infelice!
Non soffrirei di pi se mi aveste detto: Andatevene per sempre. Per l'amor di
Dio, addolcite la mia pena fate al vostro infelice amico il favore di parlargli
di questo incidente, soltanto cos potr ritrovare la pace.
E quando Luigi rivede l'amico, questi non pu frenare l'espressione della sua
passione amorosa: Angelo adorato. Miracolo prodigioso. Non vi invio che poche
linee per dirvi l'augurio del mio cuore. Facciamo dolci sogni, sogni nei quali
saranno riunite tutte le cose preziose che vi sono su questa terra! Dormite
bene, angelo del mio cuore, e rivolgete ancora un pensiero al vostro fedele
Federico.
Qualche giorno dopo, alla fine di luglio del 1866, Paolo invia questo messaggio
a Luigi che soggiorna a Berg: Caro amico, profondamente mio... Angelo di
nobilt, tesoro dell'animo mio, sapete come apprezzo il vostro amore caldo e
sincero, sapete che lo ricambio in modo completo e che condivido tutto con voi,
le cose piacevoli come quelle spiacevoli. Vorrei poter esaudire tutti i desideri
che esprimete nella vostra lettera. Coraggio e perseveranza, spirito magnanimo,
e la vittoria ci arrider. Come ho fretta di trovarmi presso di voi! Io sto bene
quando sono con voi. Sapete che vivo soltanto per voi... Vi stringo sul mio
cuore fraterno con amore. Per sempre, vostro fedele. Federico.
Alla fine dell'estate i due amici si ritrovano, e di nuovo con parossistica
passione. Ma nell'autunno del 1866 avviene la rottura definitiva, provocata da
Luigi. Non che si tratti di sostituire Paolo con un nuovo amico, che per sta in
effetti per prendere nel suo cuore e nella sua vita un posto assai grande:
Kunsberg, fedele, sicuro, sincero e franco, ma forse perch Paolo ha fatto
troppi passi falsi, che Luigi alla lunga non vuol pi perdonare.

Luigi II ha subito a sedici anni lo choc del Lohengrin all'Opera di Monaco. Quel
giorno Wagner ha ipnotizzato per sempre il futuro re di Baviera con la sua
musica e col tema del cavaliere dal cigno, la cui leggenda ha ossessionato la
giovinezza e l'adolescenza del principe ereditario. Cos tre anni dopo il re di
Baviera, prematuramente emancipato per la morte di un padre troppo severo, potr
realizzare il voto da tanto tempo formulato col cuore e con lo spirito:
incontrare il maestro che lo ha fatto tanto sognare e che gli ha dato tante
speranze.
Intuizione straordinaria: per Luigi II, Wagner, la maggior parte delle cui opere
 ancora da scrivere,  un genio. Ammiratore di Luigi XIV, protettore se mai ve
ne fu uno delle lettere e delle arti, il re di Baviera, autocrate del XIX
secolo, vuol sostenere a distanza di due secoli la parte del re Sole a
Versailles. Anche prima di aver l'idea di riprodurre, cosa che far in seguito,
il castello di Versailles e il Piccolo Trianon, Luigi II vuole avere alla sua
corte, o piuttosto presso di s, il solo genio ch'egli riconosca, quello la cui
musica, dopo il Lohengrin ha alimentato i suoi sogni, popolato la sua
solitudine, esacerbato le sue passioni.
E da questo momento verr posta la domanda, alla quale sono sempre state date
risposte contraddittorie: in che misura Luigi II di Baviera ha influito sul
geniale successo di Wagner? Il grande musicista avrebbe conseguito la gloria che
ormai lo circonda, se non avesse trovato sul suo cammino il romantico giovane
re, il principe da leggenda? Quando saremo entrambi scomparsi gi da molto
tempo, ci sar ancora la nostra opera per estasiare i secoli, scrive Luigi II a
Wagner sottolineando cos l'importanza della sua partecipazione all'opera del
compositore. Non  escluso che, senza Luigi II, Wagner non avrebbe forse
trovato, dopo il 1864, allorch era alle prese con le peggiori difficolt, i
mezzi morali e materiali che avrebbero favorito il rilancio della sua fecondit
artistica.
Comunque sia, i fatti restano: da quando accede al trono, il giovane re si
adopera per realizzare il suo sogno. Incarica il suo capo di gabinetto, il
signor Phstermeister di ritrovare Wagner, allora errante fra l'Austria, la
Svizzera e la Prussia e di invitarlo a stabilirsi a Monaco. Phstermeister va
invano a Penzig, vicino a Vienna, dove si dice che il maestro abbia eletto
domicilio. In lotta con le difficolt finanziarie che vengono ad aggravare la
sua situazione gi compromessa dalle sue recenti professioni di fede liberale,
Wagner  introvabile. Il capo di gabinetto del re lo cerca invano di
nascondiglio in nascondiglio. Luigi s'impazientisce, scrive al suo idolo, unisce
alla lettera un rubino, rimanda Pfistermeister alla ricerca del suo genio nel
momento stesso in cui questi, ridotto allo stremo, si esprime laconicamente
cos: Non c' che un miracolo che possa ora salvarmi.
Il miracolo  in cammino: il messaggero del re scopre infine Riccardo Wagner,
alla fine di aprile del 1864 in un angolino della Svizzera, vicino al lago di
Costanza. Volete venire a Monaco? gli chiede trasmettendogli il messaggio e il
dono del re. Vengo subito. risponde Riccardo, che qualche ora dopo s'incontrer
col re del quale potrebbe essere padre (egli ha cinquantadue anni, Luigi ne ha
diciannove). Lo straordinario incontro, dal quale, sarebbero scaturiti tanti
avvenimenti per i due protagonisti, mette di fronte, nella Residenza di Monaco,
il giovane re, splendente di bellezza, gran romantico, primo fra i principi
minori della Germania, e il genio tormentato, cinquantenne, piuttosto deforme,
pieno di debiti, carico del peso di una quantit di avventure artistiche,
politiche, amorose. L'uno ha cercato l'altro per ragioni del tutto diverse;
Wagner ha gi conquistato il re, che lo conquister presto a sua volta.
Come si stabilir il dialogo? Come due personaggi cos diversi e tuttavia
fondamentalmente assai vicini hanno potuto trovare in questi primi contatti le
basi per uno straordinario affetto, che si dimostrer veramente reciproco, anche
ammesso che Wagner abbia cercato in parte di approfittare delle circostanze? Non
si potr mai dire, poich forse si  trattato di una misteriosa corrispondenza
spirituale. Gi l'indomani del loro primo incontro, essi si esprimeranno in
termini inequivocabili: Far tutto ci che  in mio potere per compensarvi delle
sofferenze subte. scrive il 5 maggio del 1864 il re a Wagner. Voglio scacciare
per sempre gli avvilenti pensieri della vostra vita quotidiana, voglio
assicurarvi la calma necessaria perch possiate spiegare le potenti ali del
vostro genio nel puro cielo della vostra arte sublime. Senza saperlo voi
eravate, fin dalla prima adolescenza, I'unica sorgente della mia gioia, amico
mio; mio maestro e mio educatore. A questo egli pi tardi aggiunge: Regaleremo
la vostra opera superba alla nazione tedesca e le faremo vedere, insieme alle
altre nazioni, di cosa  capace l'arte germanica. Nemmeno Wagner  avaro di
complimenti. Egli manifesta all'indirizzo del giovane romantico un'ammirazione
non simulata; alla sua ninfa egeria del momento, la signora Wille, egli esprime
con queste parole il valore che attribuisce all'accoglienza e ai sentimenti
manifestati dal re. ...Sarei il pi ingrato degli uomini se non vi facessi
subito partecipe della mia immensa fortuna. Il giovane re di Baviera mi ha fatto
chiamare... Egli mi ama con l'ardore e la profondit del primo amore... Sa tutto
di me e mi capisce come io capisco me stesso. Vuole che resti sempre presso di
lui a lavorare, a riposarmi, a far rappresentare le mie opere. Mi dar tutto ci
che  necessario per questo. Devo finire l'Anello dei Nibelunghi per far
rappresentare poi la Tetralogia come vorr. Sono il padrone di me stesso. Ho un
potere illimitato. Non sono pi un piccolo direttore d'orchestra, ma soltanto Me
stesso e l'Amico del Re... La mia gioia  tanto grande che ne sono ancora tutto
sbalordito.
E' pi che una confessione:  l'annuncio di tutto ci che frutter a Wagner, sul
piano della creazione artistica, I'attaccamento che gli dimostra Luigi II.
Fin dal 15 maggio, come se avesse previsto la piega che avrebbe preso il loro
affetto, Wagner ha descritto la natura delle relazioni ormai stabilitesi fra il
re e lui: E' ci che attendevo e doveva venire. Ma il fatto che sia cos bello
mi riempie di un profondo stupore. Il nostro incontro di ieri  stato una grande
scena d'amore che non poteva aver termine. Egli ha la pi acuta comprensione per
la mia natura e i miei bisogni. Mi offre tutto ci che  necessario per vivere,
creare e rappresentare le mie opere. Non devo essere altro che suo amico: nessun
posto, nessuna carica. E' un compito ideale. Si traduce tutto semplicemente in
un affare sentimentale. Perci ti prego di essere discreta come se si trattasse
di un tenero intrigo.
Wagner non  pi un bambino. Non giudica certamente Luigi II in funzione dei
soli vantaggi che potrebbe aspettarsi dall'affetto che gli dedica. E' evidente,
che intervenendo in questo momento della sua vita e in modo tale da aprirgli la
via della rinascita, I'affetto di Luigi pu essere ricco di promesse. Non c'
dubbio ch'egli vi trovi nuovi argomenti di creazione artistica. Ma oltre a ci
quest'uomo, abituato all'amore femminile, trova nel giovane che lo ammira e lo
adula, la sorgente di un nuovo affetto, che gli  necessario e che senza dubbio,
checch se ne dica, si esprime soltanto in effusioni sentimentali ed epistolari.
E' pur vero che le confidenze di Wagner a Matilde Meier sono tali da far pensare
che i rapporti fra i due personaggi abbiano preso un'altra piega: ma non
possiamo non considerare che si era in pieno romanticismo e che Wagner e Luigi
erano, ciascuno a modo suo, degli ipersensibili il cui modo di esprimersi andava
oltre la realt e, talvolta oltre i limiti della decenza.
Wagner  a Monaco soltanto da pochi giorni e gi scrive, ricordando gli aspetti
dominanti di questo nuovo periodo della sua vita: Non ho nessun obbligo: devo
vivere tranquillamente senza preoccupazioni e lavorare: null'altro. Ma mi piace
e gli piaccio: i nostri rapporti non sono altro che uno scambio amoroso. Gli
leggo i miei drammi e la sua partecipazione  spesso impressionante: il suo
bellissimo viso risplende del dolore pi profondo o di una gioia suprema secondo
la maniera con cui colpisco la sua anima... Egli  divino: se io sono il suo
Wotan, egli  il mio Siegfried.
E qualche giorno dopo, sempre scrivendo a Matilde Meier, aggiunge: Non puoi
immaginare a che punto questo adolescente sia intimamente, profondamente,
soavemente entusiasta. Dovevo arrivarci: maestro e discepolo, ma che discepolo!
Il grado di felicit ch'egli mi procura  inconcepibile. E come  bello! Ecco
infine una passione amorosa senza tormenti!
Cosa significa ci esattamente? Ci vuol dire che, a differenza di altre
passioni eterosessuali che Wagner ha avuto, questa omosessuale non gli procura
che gioia, oppure che tale passione  al riparo da rapporti carnali i cui esiti
sono incerti? Non  facile decidere perch il tono  tanto sconcertante che, se
non fossero noti i firmatari, si potrebbe soltanto pensare che questa
corrispondenza amorosa sia l'espressione dei sentimenti reciproci d'un uomo e di
una donna: Mi manda a chiamare una o due volte al giorno. Vado da lui come da
una donna amata, confessa d'altra parte Wagner. Poich questo  un rapporto che
mi esalta. Non ho mai visto imparare con simile desiderio, non ho mai visto
tremare e arrossire di fronte a me con tale sincerit. E con quali cure amorose,
con quale stupefacente purezza di cuore mi dice la sua gioia di avermi vicino.
Restiamo seduti ore intere, I'uno con lo sguardo perduto in quello dell'altro.
Luigi non  pi discreto nel confessare la sua passione: ...Voi foste e voi
siete, voi sarete tutto il mio essere, fino alla morte, mio eterno amore; voi mi
procurate delle gioie che solo Dio pu dare... Finch vivrete la vita sar per
me felice e magnifica. Vi mando la mia fotografia, persuaso che fra tutti coloro
che mi conoscono voi siete quello che pi mi ama. Guardandola, ricordatevi che
sono vostro con un amore che durer eternamente e che vi amo con pi calore di
quanto se ne possa trovare nel cuore di un uomo.
E' ancora Wagner che impara da questi scambi inattesi fra un sovrano e un
artista: Ho ora un giovane re che mi ama in maniera veramente frenetica... Mi
dice che non pu credere di avermi tutto per s. Mi scrive delle lettere che
nessuno pu leggere senza stupore e senza subirne l'incanto.
Perci quelli che ritengono che per Wagner tutto non sia altro che calcolo,
intrigo, ingratitudine, hanno qualche difficolt a stabilire ci che il
compositore pensa veramente del sovrano. Ma per quanto severi si voglia essere
verso Wagner, si deve ammettere ch'egli non ha mai negato la propria gratitudine
verso il re. Non c' dubbio che un prossimo avvenire segner la parziale rottura
fra questi due protagonisti dai temperamenti cos esplosivi. Ma Riccardo Wagner
 nella posizione migliore di chiunque altro per tenere conto di ci che la
storia avrebbe ricordato delle sue relazioni con Luigi II: e cio che la sua
gloria di compositore non sarebbe stata tanto luminosa, se questo re romantico e
generoso non avesse scoperto, a diciannove anni i meriti incomparabili
dell'autore della Tetralogia.
Accolto come un Dio, subito dopo il suo arrivo a Monaco, viene sistemato da
Luigi II in una villa affittata per lui sul lago di Starnberg, a poca distanza
dal castello di Berg occupato dal sovrano. Qualche mese dopo il re comprer per
lui la splendida residenza della Briennerstrasse. Comodamente alloggiato, Wagner
 inoltre sollevato da ogni pensiero pecuniario: non manca di quattrini, poich
il re paga i suoi debiti e gli accorda una pensione di ottomila fiorini. Eppure,
nonostante le cure di cui lo circonda il suo ospite regale, la solitudine gli
pesa. Egli non tarder a chiamare presso di s la donna che ama pi o meno
segretamente e che ben presto strapper alle braccia del marito, il suo amico
direttore d'orchestra Hans von Bulow. All'inizio di giugno del 1864 Wagner gli
scrive: T'invito con tua moglie, i bambini e la bambinaia a venire ad abitare
presso di me pi a lungo che potrai. Hans, mi troverete negli agi, la mia vita 
completamente trasformata, ma la mia casa  deserta. Venite ad animarla almeno
per qualche tempo, ve ne prego dal profondo dell'anima mia. Pensateci, ora
comincia la pi importante fase della mia vita... Vasto parco, passeggiate sul
lago in battello, escursioni in montagna. Tu, mio piccolo Hans, ti rimetterai
completamente in salute, ti fermerai il pi a lungo possibile (forse per
sempre). In verit, miei cari, solo voi mancate alla mia felicit.
Cosima, figlia di Liszt, arriva ben presto con i bambini, il cui numero si
accrescer per la nascita di una bambina cui verr dato il nome di Isolda, a
conferma, se fosse stato necessario, che ella era la prima figlia di Riccardo e
di Cosima. Ma il re, cos geloso e suscettibile, ignorer a lungo questo legame
e quando delle voci ben intenzionate glielo faranno sapere, rifiuter di
crederci.
Qualche mese dopo, la presenza di Wagner a corte sar a Monaco causa di un certo
turbamento. Si  scandalizzati del lusso di cui si circonda il compositore a
spese della finanza bavarese e dell'influenza che sembra avere presso il sovrano
questo pericoloso liberale che ha dovuto passare lunghi anni d'esilio in Francia
e in Austria a causa dell'attivit politica da lui svolta in Prussia. Inoltre,
il progetto di un ampio teatro, gi avanti nella costruzione e che coster un
patrimonio, ma che permetter a Wagner di farvi eseguire le sue opere dalla sua
orchestra, suscita tempestose proteste. Non importa: il re protegge il suo
favorito contro i venti e le bufere, insorge contro ci che si dice pi o meno
tendenziosamente su di lui e conferma al Grande Amico l'inutilit dell'offensiva
che si  scatenata contro di lui: ...Povera gente dalla vista corta, che osa
parlare di una disgrazia; essi non hanno alcuna idea del nostro affetto e non
possono averne alcuna. Perdonate loro perch non sanno quel che fanno...
Convinti di trovare nella loro amicizia la forza per resistere a tutti gli
agguati che si tendono loro, Luigi e Riccardo dedicano in questo tormentato
ambiente, che sotto certi aspetti non  fatto per dispiacere ai loro
temperamenti impetuosi, varie ore alle prossime grandi creazioni del maestro. E
ben presto avranno la loro vittoria con il Vascello fantasma il 4 dicembre, poi
col successo del Tannhauser nel febbraio del 1865, prima che venga quello del
monumento tanto atteso, il Tristano, col quale da sei anni Wagner non aveva
collezionato in tutta l'Europa e soprattutto a Parigi, che degli insuccessi. Con
soddisfazione di Wagner la cabala gira in fretta: questo inatteso successo 
dovuto alla qualit dell'opera, oltre che all'interpretazione fedele di Hans von
Bulow, in un certo senso stregato dal compositore, e alla partecipazione del
prestigioso tenore Schnorr von Carolsfeld e di sua moglie.
Trepidante, il re assiste al trionfo del suo grande amico e rivive in altra
forma la commozione che in altri tempi gli aveva causato la prima audizione del
Lohengrin. Questo successo di Wagner  insieme il successo della loro amicizia e
della loro reciproca fedelt. Sconvolto come durante il Lohengrin, Luigi II
piange di gioia. Il successo ottenuto con tanta chiarezza esaudisce infatti il
desiderio che egli ha formulato alla vigilia della rappresentazione e il cui
tono conferma ancora una volta l'eccezionale grado di passione che lo anima:
Mio amico e mio tutto. Creatore della mia felicit. Giornata di estasi... Come
mi rallegro di questa serata. Ch'essa venga dunque presto! Perch il giorno
segue la notte? Quando si spegneranno le torce? Quando far sera ? Perch
lodarmi e celebrarmi? Egli compie questo atto; egli, la meraviglia del mondo.
Cosa sono io senza di lui? Perch, ve ne supplico, non potete trovare riposo,
perch tormentarvi tanto? Non c' volutt senza pena. Come riuscire a far
fiorire per lui la pace e il riposo su questa terra ed anche una gioia eterna?
Perch sempre triste di fronte alla gioia? Chi ne dir al mondo la ragione
profonda e segreta? Il mio amore per voi, come sento il bisogno di ripeterlo, vi
rimarr sempre. Fedele fino alla morte! Ecco che rinasco! Tristano mi far
guarire completamente malgrado la fatica. La dolce brezza di Berg, dove andr
presto, mi render le forze. Spero di vedere ben presto il mio Unico. Come mi
rallegrano i progetti di Semper! Speriamo che i progetti della costruzione
monumentale non si facciano aspettare troppo. Bisogna che tutto si compia: non
ceder! Il sogno pi ardito deve essere realizzato. Nato per te, da te
prescelto. Questa  la mia vocazione.
Ma questo primo trionfo non  nulla in confronto a quello che accompagna le tre
rappresentazioni che seguiranno. Il 1O luglio, Ludovico Schnorr  ineguagliabile
e, con lui, tutti gli interpreti e gli esecutori riescono ad eseguire la pi
perfetta interpretazione che si possa immaginare. Lo stesso Wagner ne 
profondamente commosso e attinger in questo eccezionale successo forze nuove
per le sue prossime creazioni.
Al termine dello spettacolo, Luigi II, al colmo dell'eccitazione, rientra al
castello di Berg prendendo posto nella locomotiva del suo treno speciale, per
poter trovare, nel vento che gli sferza il viso, il rimedio che gli  necessario
per calmare i nervi. La sua esaltazione  tale nei giorni che seguono, che per
calmarla chiede a Wagner di far eseguire un pot-pourri delle sue opere nella
sala rococ del teatro della Residenza. Il maestro dirige egli stesso
l'orchestra e, solo uditore il re ascolta e vede le scene che preferisce
dell'Oro dei Reno, della Walkiria, del Siegfried, dei maestri Cantori. Schnorr 
splendido ma purtroppo lo sar per l'ultima volta. Qualche giorno dopo muore a
Dresda, vittima di una crisi di reumatismo acuto: ha ventinove anni. La sua
prematura scomparsa colpisce dolorosamente Luigi II e Wagner. I due amici si
rifugiano nella musica: interpretazione e creazione. Wagner raggiunge il re al
castello di Hohenschwangau. I due passano le giornate facendo dei lunghi giri in
battello sul lago, lo yacht reale Massimiliano, che portava cio il nome del
padre di Luigi, ha cambiato nome ed  diventato Tristano... in calesse su per le
montagne, declamando e sognando. E, per delle ore, ogni sera, il musicista
dirige una piccola orchestra che suona, per il re solitario, i suoi pezzi
favoriti: Beethoven, Mozart, Gluck. In margine a questi incontri, Wagner lavora
al Parsifal e perora assiduamente la causa del suo teatro, del quale disegna gli
ambiziosi progetti con l'architetto Semper, venuto apposta da Zurigo. Luigi II
promette di realizzare, in meno di tre anni, questo progetto ch'egli vuole
grandioso.
Le beghe politiche vengono ben presto ad ostacolare tanti bei sogni. A Monaco ci
s'inquieta della crescente influenza del musicista sul re. Si ricorda,
ingigantendolo, il ruolo rivoluzionario ch'egli avrebbe interpretato a Dresda
nel 1848, si trova nella generosit del re verso di lui, ed anche nei meandri
della sua tormentata vita privata, un'infinit di argomenti per provocarne
l'allontanamento. Si ingiunge dunque al re di sbarazzarsi di Lul... richiamo
poco cortese, ma assai significativo alle avventure di Luigi I con Lola Montes,
che aveva anch'essa preteso un giorno di dirigere a modo suo la politica
bavarese! Luigi II non intende tuttavia cedere.
Pi egli vuole resistere alle pressioni del suo ambiente pi violenta si fa
l'offensiva lanciata contro Wagner. La stampa se ne impadronisce e si indigna
ogni giorno di pi: ...questo musicastro stipendiato che era una volta alla
testa di una banda di assassini incendiari e voleva far saltare per aria il
palazzo reale di Dresda, si propone ora di allontanare il re dai suoi fedeli, di
isolarlo e di fomentare un partito rivoluzionario al quale insegner le sue
dottrine di traditore. Le accuse sono chiare, anche se il re non ne vuol tener
conto, impegnandosi in una coraggiosa, ma difficile battaglia in favore del suo
Grande Amico: Oh mio amato, gli scrive, come tutto ci  reso difficile! Il
pensiero di voi mi sostiene. Se la violenza degli attacchi contro il mio unico
fosse ancora maggiore, non lo abbandonerei mai. Noi resteremo fedeli.
Un doloroso conflitto dilania il cuore del re che, a ragion veduta, non ha
nessuna intenzione di seguire la via tracciata dal suo avo: egli intende restare
re, confermando la nozione mistica che ha della sua missione. Ma agli assalti
dei partiti avversi, dei borghesi, dei membri del governo che minacciano di dare
le dimissioni, si associano ormai anche la regina madre e i principali membri
della famiglia reale. Il 6 dicembre, il governo chiede a Luigi II di scegliere
per ci che vi  di buono e di sano nel regno, fra l'amore e la felicit del suo
popolo e l'amicizia per un uomo disprezzato da tutti. Il re  messo con le
spalle al muro.
La sera del 6 dicembre, il consigliere di corte, Lutz, segretario del gabinetto
reale, va ad informare Wagner della decisione che l'uomo che lo idolatra ha
dovuto prendere suo malgrado: la condanna all'esilio. E se la lettera ch'egli
riceve il giorno dopo dal suo regale amico gli  di misera consolazione, almeno
interpreta il vero sentimento di colui che rifiuta ancora di abbandonarlo: Mio
carissimo amico, qualsiasi dolore io ne provi, vi devo chiedere di arrendervi al
desiderio che vi fu espresso ieri dal mio segretario. Credetemi, dovevo agire
cos. Il mio amore per voi sar eterno ed io vi scongiuro di conservarmi la
vostra amicizia. Oso dirlo in tutta coscienza: sono degno di voi. Chi pu
separarci? So che provate tutto quello che anch'io sento e che potete misurare
il mio profondo dolore. Non potevo fare altrimenti, siatene certo. Non dubitate
mai della fedelt del vostro migliore amico. Non sar cos per sempre. Vostro
Luigi.
Cos i due uomini che si erano incontrati per la prima volta a Monaco dieci mesi
prima, si separano senza rivedersi, con quest'addio scritto da Wagner il 9
dicembre del 1866, alla vigilia della partenza: Addio mio caro re. Ricordatevi
dell'amico che rester fino alla morte il vostro fedele Riccardo Wagner. A
cinquantatr anni il maestro ritrova la via dell'esilio con la sola compagnia
del suo vecchio cane malato Pohl. Riprender in mano i suoi manoscritti
incompiuti a Tribschen, sul lago di Lucerna. Vi getter presto le basi di ci
che, qualche anno dopo, diventer la grande avventura di Bayreuth.
Gli uomini politici e il popolo di Monaco hanno costretto Luigi II a separarsi
da Wagner. Egli non glielo perdoner mai. A ventun anni, per causa loro, ha
perso il suo Grande Amico, il cui talento e la gloria avrebbero dovuto rendere
illustre tutto lo Stato. D'ora in poi il re taglier i ponti con i responsabili
di quello che per lui  stato un dramma contemporaneamente personale e
nazionale. Fuggendo la folla, governando senza tener conto dei consigli, pi
persuaso che mai della superiorit e dell'autorit che la sua missione reale gli
conferisce, egli s'immerge sempre pi profondamente nel suo isolamento. Il
dramma morale che ha subito  assai profondo e produrr durature conseguenze. Al
momento della separazione aveva scritto a Wagner: Ci che avviene  un fatto
passeggero, ma egli era ormai ben convinto che qualunque cosa fosse accaduta, i
loro rapporti non sarebbero mai pi stati quelli di prima. A coloro che hanno
spezzato il suo sogno, egli risponde con altri sogni non meno dispendiosi che
tradurr ben presto in realt! Cos, ben presto Luigi II intraprende la
costruzione dei suoi castelli smisurati e favolosi: Linderhof, Herrencheimsee,
Neuschwanstein, copie bavaresi del Trianon e di Versailles, inni architettonici
alla sovranit assoluta, traduzione in pietra della leggenda dei Nibelunghi.
A dire il vero Luigi II non fa esclusivamente dei sogni. Si pu persino credere,
poco dopo la partenza di Wagner, che tutto rientrer nell'ordine pi perfetto
alla corte di Baviera. In effetti, per quanto paradossale ci possa sembrare, si
assiste ad un progetto di matrimonio che, tuttavia, non oltrepassa lo stadio del
fidanzamento. Non sarebbe stato infatti che un episodio, allo stesso tempo
barocco e triste, che avrebbe preceduto il ritorno agli amori particolari.
Tuttavia questo re sognatore sar ben presto alle prese con le difficolt
politiche e diplomatiche che scaturiranno nel 1866 e nel 1870, da due guerre
nelle quali, suo malgrado, la Baviera impegna il suo avvenire di Stato. In
queste circostanze egli prover contro ogni aspettativa di non essere poi cos
pazzo come si dir pi tardi, e di potere assai bene assumersi le pi alte
responsabilit nazionali. Di fronte a Bismarck, la cui alta statura domina tutta
la Germania, il fragile re di Baviera sapr ottenere per il suo paese delle
salvaguardie che le ambizioni della Prussia prima, dell'impero tedesco poi, non
permettevano certo di prevedere.
Come si  dunque dipanato il destino del re, dopo la fine dell'avventura
wagneriana e in quale misura il suo brusco epilogo ha influito sulla sua vita
futura? Si potrebbe in breve dire che per venti anni la vita e le opere del
sovrano si vengono collocando a met strada fra il sogno e la realt, per
sfociare per alla fine in una pietosa tragedia.
Dopo averlo difeso con tutte le sue forze, Luigi II ha allontanato Wagner, ma
non  certo deciso a tagliare i ponti che spiritualmente e sentimentalmente lo
legano al musicista, al quale ha promesso fedelt per tutta la vita. Questa
prima separazione  talmente crudele che, a dispetto delle decisioni prese e
presto dimenticate, il re tenter di rivedere il suo Grande Amico, nonostante il
caro prezzo che dovr pagare sul piano politico. Non  sufficiente l'aver
mandato via Wagner da Monaco, e non gli si pu consentire, a lui re
potentissimo, di andare a vedere il suo amico in Svizzera?... Il 22 maggio 1866
Wagner compie cinquantatr anni. Luigi II vuol festeggiare questo anniversario a
Tribschen. Cos, come per un capriccio di giovent, il 23 maggio il conte di
Berg e il suo domestico Volk si apprestano ad andare dal lago di Costanza al
lago di Lucerna per trovare l'idolo del sovrano. Durante la breve traversata,
molti viaggiatori crederanno di aver riconosciuto il bellissimo re di Baviera
nei lineamenti di questo giovane misterioso avvolto in un romantico mantello,
tuttavia fino a Tribschen l'incognito viene mantenuto.
Qualche mese prima era stato Luigi ad accogliere Riccardo a Monaco; quella sera
 invece il compositore a veder comparire sulla bianca scalinata della sua bella
casa fiancheggiata da alti pioppi l'uomo al quale egli deve tanta riconoscenza.
Non occorre di pi perch questi incontri romantici siano posti, a dispetto
della recente crisi fra i due uomini, sotto il segno delle ore felici di
Hohenschwangau. In Baviera, Wagner era ospite di Luigi: qui le parti sono
invertite, ma fra i due uomini i sentimenti sono gli stessi. Per due giorni
Cosima e Riccardo moltiplicano le attenzioni per il loro ospite regale. La
musica ha il posto d'onore. Wagner interpreta per Luigi le sue ultime
composizioni e i suoi principali abbozzi. Si ha cos un dialogo a tre, che
talvolta sconfina anche in campo politico. Come suo nonno Luigi I, innamorato di
Lola, ricco di temperamento artistico, felice di vivere la sua vita, cos anche
Luigi Il sogna di poter vivere libero. Egli non fa mistero che vorrebbe
sottrarsi alla dura disciplina reale che gli pesa e che ha provato quanto sia
limitatrice della sua libert. Gli resta ancora,  vero, un senso di
responsabilit che non gli permette di abbandonare la carica che gli compete, ma
egli ama tuttavia manifestare ai suoi ospiti il suo profondo desiderio di
abdicare, di abbandonare: tutto ci di cui deve tener conto nella vita politica
e che lo esaspera.
Queste lunghe conversazioni, questi scambi di opinioni che hanno per cornice la
casa borghese del rivoluzionario di Dresda avranno come risultato una presa di
posizione determinante per Wagner: il musicista decide per il re e traccia per
lui il suo destino. Come Luigi II  intervenuto assai efficacemente perch
Wagner portasse innanzi la sua opera geniale per ancora vent'anni, cos il
musicista convince il sovrano a perseverare nella sua missione. In tal modo egli
avrebbe conservato un re alla Baviera, proprio come quest'ultimo aveva
conservato alla musica uno dei geni meno contestati quando, in altri tempi,
aveva prestato generoso aiuto a Wagner. Per due giorni Luigi II vivr a
Tribschen come in un sogno. Ma gi a quell'epoca era impossibile che un re
sparisse, foss'anche per breve tempo, senza lasciar traccia del suo passaggio.
Certamente egli ha vissuto giorni celesti presso i suoi amici: ma quando rientra
nella capitale per presiedere, il 27 maggio, la seduta di riapertura delle
Camere, non gli vien fatta buona accoglienza. Fin dalla partenza si  saputo lo
scopo della sua gita e, non avendo ancora perdonato al musicista esiliato il
ruolo che ha rappresentato a corte ed i timori suscitati, i borghesi di Monaco
fanno pagare al re col loro silenzio e coi loro scherni il suo viaggio
imprudente e il suo soggiorno sulle rive incantatrici del meraviglioso lago di
Lucerna.
Il principe di Hohenlohe riassume con poche frasi l'atteggiamento della maggior
parte della gente verso il sovrano: Il viaggio, scrive, gli ha fatto parecchio
danno: lo hanno ingiuriato pubblicamente per la strada e quando si  recato
all'apertura della Dieta lo hanno salutato appena.
Il popolo  tanto pi sensibile al comportamento del re, in quanto c'
un'importante crisi in atto, per la conclusione della quale  auspicabile che
vengano consacrati tutti gli sforzi delle pi alte autorit bavaresi. Infatti i
progetti di Bismarck, intesi a creare una Germania unificata, cominciano a
prender forma. La Prussia si accinge nella primavera del 1866, a quella che il
re Guglielmo chiama pudicamente: la conquista morale in Germania e che dovrebbe
sfociare nell'affermazione dell'egemonia prussiana sulle province del sud.
Questo piano implica necessariamente la messa in causa dell'autorit degli
Absburgo: la guerra fra Prussia e Austria sembra inevitabile. Bismarck sar
sufficientemente abile per andare sino in fondo malgrado i tentativi di
compromesso, pur evitando di alienarsi il blocco degli Stati confederati. La
guerra che scoppia nel giugno del 1866, dopo che la Prussia e l'Austria si sono
reciprocamente accusate di aver violato la convenzione di Gastein, firmata
qualche mese prima per regolare le sorti ambigue dello Schleswig-Holstein, 
dunque una guerra circoscritta. L'Austria il 14 giugno ha invocato davanti alla
Dieta di Francoforte le sanzioni federali contro la Prussia: che lo voglia o no,
Luigi II deve impegnare la Baviera in questo conflitto al quale il suo esercito
non  preparato.
Fin dall'inizio delle ostilit, Hohenlohe, che non nasconde i suoi timori per il
futuro, traccia un quadro della situazione redigendo un rapporto in cui denuncia
la fragilit dell'esercito comandato senza convinzione dal vecchio generale von
der Tann: L'esercito bavarese non  in condizioni soddisfacenti; il principe
Carlo, comandante in capo,  troppo vecchio per questo incarico; gli ufficiali
non si fidano delle proprie truppe. Non credo che raccoglieremo molti allori,
nonostante che il morale dei soldati sia alto e che vi sia nei Bavaresi una
propensione innata per le zuffe. Il re non vede nessuno. Egli vive nell'isola
delle Rose con il suo attendente Paolo di Taxis e lo scudiero Volk e trascorre
il tempo a fare i fuochi d'artificio. I consiglieri del Regno che volevano
consegnargli una memoria non sono stati ricevuti. Questo  un fatto senza
precedenti.
In tale situazione, i Bavaresi non sono affatto inclini allo scontro con le
solidissime truppe prussiane. D'altra parte Luigi II, che ha molto manovrato per
evitare di essere coinvolto nell'avventura, non si accontenta di disinteressarsi
dell'organizzazione dell'esercito, raggruppato in un solo corpo che costituisce
un settimo delle truppe federali, ma ritarda anche il momento di cominciare le
ostilit, non d nessuna istruzione su come condurre le operazioni, e suggerisce
invece di lasciare soli gli Austriaci ad affrontare l'avversario. Cos lo stato
maggiore prussiano pu neutralizzare facilmente le modeste truppe bavaresi e
condurre una rapida e violenta offensiva contro l'Austria. La conclusione di
queste operazioni avviene ben presto a Sadowa, dove Luigi II, senza
preoccuparsene e senza intervenire, lascia schiacciare i suoi alleati
absburgici...
Non reagisce neppure agli assalti prussiani contro l'Hannover, la Sassonia e il
Wurtemberg, sperando con una certa imprudenza che l'indebolimento dei suoi
alleati possa rafforzare la potenza della Baviera in Germania. Era un fare i
conti senza Bismarck. Il cancelliere senza dubbio non ci tiene ad uno scontro
frontale tanto violento da compromettere le sorti della riunione di tutti gli
Stati federali in seno ad un unico Impero. Nondimeno desidera provare alla
Baviera e ai suoi eventuali compagni che l'unit tedesca, contemplata nel suo
programma di governo, si far, loro malgrado, se sar necessario, e che essi
dovranno un giorno o l'altro volenti o nolenti, piegarsi ai disegni della
Prussia, guida incontestata del nuovo organismo politico.
Alcuni combattimenti in cui le truppe bavaresi vengono battute, senza che
d'altra parte le loro perdite siano serie, convincono ben presto Luigi a firmare
un armistizio col suo potente vicino. Non lo fa con piacere, ma questa scelta
risulta di estrema oculatezza politica. Il fatto  che, in realt, nel corso del
conflitto Luigi II ha pensato di abdicare. In preda allo sconforto, quando la
guerra sembrava sfociare nell'assorbimento del suo regno in un blocco in cui la
Baviera avrebbe perso tutta l'autonomia, Luigi II non era disposto ad accettare
un cos grande insuccesso per il suo paese e per la sua dinastia. Egli aveva
spiegato a Wagner perch voleva andarsene.
Lo spirito delle tenebre regna ovunque. Non vedo che menzogna e tradimento. I
trattati vengono rotti i giuramenti hanno perduto ogni valore, ma non perdo la
speranza che con l'aiuto di Dio l'indipendenza della Baviera sar mantenuta. Se
dovessimo sottometterci all'egemonia prussiana, preferirei andarmene. Non voglio
essere l'ombra di un re privato del potere.
Ci vorr tutta la forza di persuasione di Wagner qualche giorno dopo per
convincerlo a rinunciare a questo abbandono: Oh, mio re adorato tanto bello, gli
scrive da Tribschen, da molto tempo il mio sentimento ha intuito e la mia
ragione ha dovuto capire quello che il cuore vi detta con tanta forza. Vi do
ragione interamente ragione. Non vi contraddir se vi imporrete un tempo
d'attesa e non indietregger davanti alla terribile responsabilit che ricadr
su di me. C' un destino pi nobile che quello di essere re di Baviera. Se
volete abdicare, potete diventare qualcosa di pi che il re di Baviera. Ma
bisogner raggiungere questo scopo. E' soltanto a questa condizione che posso
consigliarvi di dar seguito al vostro progetto. Di conseguenza mi faccio un
dovere di indicarvi chiaramente che significato bisognerebbe dare a questa
rinuncia. Dunque, nessuna obiezione, ma un attento esame della via da seguire.
Non deve essere una fuga n nulla che assomigli ad una ritirata; l'atto deve
esprimere al mondo ci che sarebbe salutare sapere... La potenza reale che oggi
vi sembra fastidiosa vi attirer. Forse allora riconoscerete che avreste potuto
fin da ora disporre di quei mezzi per arrivare a grandi fini, e il desiderio di
ritrovare l'occasione perduta diventer un pungiglione doloroso, perch non
disporrete pi di questa potenza regale! La sovranit, credetemi,  una
religione. Un re ha fede in se stesso oppure non  re. E se questa fede in voi
stesso, che oggi vi manca, tuttavia dormisse nel pi profondo del vostro essere
e ne aveste nostalgia quando le prerogative alle quali essa d diritto non
esistessero pi? Da quali rimpianti sareste assalito? Il vostro progetto
potrebbe offrire al mondo un alto significato. Ma nulla deve oscurarlo, nessuna
impazienza, nessun gesto intempestivo, nessun cedimento: vi scongiuro di dar
prova della pi grande circospezione e di una prudenza estrema... Ora mi
conoscete bene. Spero che pazienterete per un anno intero. Se non potete, vi
dovr capire. Ma bisogner che possa seguirvi fedelmente e che la vostra
abdicazione si manifesti e rimanga in tutta la sua gloria. Se volevate
sacrificarvi per me, sacrifichereste me stesso: poich per paura che abbiate a
rimpiangere l'atto che ora meditate, mi vedrei costretto a ritirarmi e a sparire
per sempre... Fedelmente per sempre vostro Riccardo Wagner.
Questo intervento del Grande Amico sar determinante. Ben presto gli avvenimenti
daranno ragione al musicista di Tribschen. Effettivamente Bismarck, che vede ben
oltre questo primo conflitto, trionfa con modestia. Il cancelliere ha capito che
bisogna procedere a tappe e che l'opinione pubblica nei piccoli Stati non 
ancora matura per la prussificazione. In Germania ci sono in causa troppi
interessi e troppe aspirazioni divergenti. Egli giudica inoltre che la riuscita
dei suoi progetti sar favorita da una prossima riconciliazione e che ogni
eccesso nella punizione la renderebbe pi difficile.
Bismarck trova in Luigi II un interlocutore favorevole ai suoi progetti. Il re
ha saputo capire assai bene la lezione degli avvenimenti e trova nella
moderazione dei Prussiani la giustificazione dello scarso impegno con cui la
Baviera, sotto la sua guida, si  gettata nel conflitto. Al suo paese verr
inflitta soltanto una pena formale; esso sar costretto a cedere all'avversario
tre province che contano in totale trentaquattromila abitanti e a versare
un'indennit di guerra di trenta milioni di fiorini. Ma ci che  pi
importante, e che avr conseguenze essenziali quattro anni dopo,  oggetto di
un'alleanza segreta: la Baviera e la Prussia interverranno contemporaneamente in
caso di un'offensiva esterna contro una delle due nazioni. Cos Bismarck prepara
la prossima tappa del suo piano: non riuscendo ad ottenere dalla Francia la
soddisfazione delle proprie richieste, la Prussia dovr ben presto impegnarsi in
un nuovo conflitto: in questa prospettiva nessun aiuto  trascurabile per il
potente vicino della Baviera.
Luigi non resta indifferente alle iniziative prussiane. Sembra persino entrare
senza riserva nel gioco di Bismarck e vuole suggellare la riconciliazione con lo
zio Guglielmo I, confermando cos l'antica amicizia delle famiglie Hohenzollern
e Wittelsbach. E', per dire il vero un'alleanza ragionata. Luigi II offre al re
di Prussia un dono che  alla sua altezza: Ora che la pace  conclusa fra noi e
che una stretta e duratura amicizia si  stabilita fra le nostre Case e fra i
nostri due Stati, egli scrive, desidero darvene una prova concreta e simbolica
offrendo alla Vostra Maest Reale il possesso del Castello dei suoi antenati a
Norimberga. Quando, nel corso delle feste al castello, la bandiera degli
Hohenzollern e quella dei Wittelsbach sventoleranno insieme, spero vi si possa
vedere il simbolo della buona guardia che faranno la Prussia e la Baviera unite
sull'avvenire della Germania avvenire che la Provvidenza ha introdotto nelle sue
nuove vie per interposizione della Maest Vostra.
A dire il vero Luigi II intende in tal modo difendere al di l delle apparenze,
l'autonomia della Baviera e la perennit della dinastia alla quale d tanta
importanza. Nelle sue intenzioni infatti, l'unione dei due paesi dovrebbe
escludere ogni eventualit di fusione, alla quale invece pensano senza riserve i
Prussiani. Per testimoniare la sua buona volont, Luigi II nomina come capo di
governo un aperto sostenitore della Prussia, quell'Hohenlohe che a Monaco viene
chiamato l'eco di Bismarck. Ma sostenendo con abilit la causa della Baviera, il
re ha provato di avere abbastanza sicurezza, abbastanza convinzione e realismo
per evitare al suo paese, mal difeso contro le pretese prussiane, le conseguenze
immediate di pericolosi errori di calcolo. Bismarck, politico di ben altra
statura, ha d'altronde tanto apprezzato i meriti del giovane sovrano che gli
conserver fino ai giorni peggiori una stima che non giudicher utile
dissimulare...
Per paradossale che questo possa sembrare, la dinastia  uscita rinforzata dalla
prova del breve conflitto con la Prussia. Luigi II  pi persuaso che mai del
carattere in un certo senso, sacro della sua missione regale. Non si tratta pi
di abdicare, ma al contrario di assicurare l'avvenire della discendenza dei
Wittelsbach. Da questo momento il re vergine, molto incline finora alle
avventure maschili, sembra accettare l'eventualit di un matrimonio. Cos vivr
nel corso di un anno, dal gennaio all'ottobre del 1867, uno degli episodi pi
sconcertanti della sua breve esistenza.
Il 21 gennaio del 1867, durante un gran ballo di corte, Luigi decide. Ha
ritrovato sua cugina, la principessa Sofia, figlia di Massimiliano, duca in
Baviera, cognato di Luigi I e sorella della donna che fu certo la sola a contare
veramente qualcosa nella vita di Luigi: Sissi, l'imperatrice Elisabetta
d'Austria. Luigi conosce gi da molto tempo questa fanciulla, certo meno bella
dell'imperatrice dalle sembianze ammirevoli, ma il cui fascino, gli occhi
dolcissimi, la figura slanciata non possono lasciare indifferenti. Ella  per di
pi musicista e fedele ammiratrice di Wagner, ci che naturalmente non  la
minore delle sue qualit. Eccessivo come sa esserlo, Luigi decide la notte
stessa che segue il ballo di sposare la sua graziosa cugina. Gi all'alba
dell'indomani va da sua madre e le ingiunge di recarsi dal duca Massimiliano per
chiedergli la mano di sua figlia. Tutto ci  presto concluso; alle 9 il
fidanzamento viene annunciato ufficialmente. Si tratta per Luigi di una fuga in
avanti? Crede egli veramente che dando valore ufficiale alla sua decisione si
impedir di fare macchina indietro ? Oppure ha bisogno in quest'epoca della sua
vita, poco dopo la sua separazione da Wagner, di fabbricarsi, come ama fare, un
nuovo sogno per il quale gli piace avere una collaboratrice femminile? Ogni
termine dell'alternativa potrebbe presentare la sua parte di verit. Il modo con
il quale il re tratta la sua fidanzata e corrisponde con lei ci inducono
piuttosto a considerare vera la seconda interpretazione dei motivi che hanno
determinato la repentina scelta.
Anzich una donna e, ci conta di pi, una futura sposa, Sofia non  per il re
pi semplicemente un simbolo? Ecco infatti attribuirle dei nomi presi a prestito
dalla mitologia wagneriana: Con profondo amore, Isolda, Eva, Brunilde... Non era
sufficiente a questo strano innamorato che la sua fidanzata si chiamasse
semplicemente Sofia. Ma per lui. Sofia esisteva veramente? Luigi d'altra parte
non esiste: per lei egli  Enrico. Ella  la colomba, egli  l'aquila.
Apparentemente tutto sembra doversi concludere come si deve, con un matrimonio.
Ci si felicita a Monaco, dove il carattere mutevole del re preoccupava un po'
tutti e dove si spera che la graziosa principessa sapr calmare le folli
passioni del suo reale sposo... I fidanzati vanno a tutte le feste, escono
molto, vanno ai balli di corte, vanno a teatro, ai concerti, dappertutto vengono
applauditi dal popolo che si felicita di poter presto celebrare il matrimonio.
La realt profonda  assai meno lieta. Sofia non tarda a capire che sta per
diventare il personaggio centrale di un dramma in cui non potrebbe recitare che
la parte della vittima. Il suo strano innamorato le scrive: di tutte le donne
del mondo, mi sei la pi cara, sottolineando questa affermazione con la
sfumatura che non poteva di certo piacere alla giovinetta: il dio della mia vita
come sai  Riccardo Wagner. Nella maggior parte delle lettere, Wagner viene
ricordato come se, per tutta la vita, egli dovesse costituire una barriera
insormontabile fra di loro.
Nel mese di marzo del 1867, il compositore  a Monaco, vi incontra il re e lo
invita a passare qualche settimana sul lago di Starnberg. Non ci vuol altro
perch gli accenti wagneriani delle lettere a Sofia prendano un'ampiezza
maggiore: Wagner viene alle una e conversiamo insieme completamente a nostro
agio per due buone ore: pensate a noi... Oh! come vorrei che foste qui mia amata
Elsa. Verr spesso a trovarvi. Ora credo che scriver al Caro Amico lontano. Che
giorni meravigliosi ci offrir il mese di maggio, il mese delle delizie: egli
torner infine! E sar l'inizio di una nuova era, un'epoca di creazioni
splendide dopo i giorni orribili della separazione...
Le lettere su questo tema si moltiplicano; come pu l'amore della giovanetta
resistere ad un comportamento cos incongruente? Ella dubita talvolta e non lo
nasconde: Egli non m'ama: con me gioca soltanto.
Senza dubbio  anche troppo vero. Tuttavia il gioco continua. I preparativi per
il matrimonio vanno di buon passo; il re vuole che la loro vettura sia
meravigliosa che gli appartamenti della futura regina siano i pi belli del
regno. Chiede a Sofia di provarsi la corona con la quale ben presto le cinger
la fronte: Porter la corona e la poser sulla vostra testa. Se  troppo pesante
o troppo grande ne far preparare un'altra perch desidererei molto vedervela
portare il giorno del matrimonio; una testa cos bella e che amo tanto merita di
portare il pi nobile di tutti i gioielli di questo mondo questo simbolo della
maest terrestre e della potenza sovrana.
Ma Luigi fa la corte a modo suo: resta ore intere presso la sua fidanzata senza
abbozzare il minimo gesto di tenerezza, parla di musica, sogna ad alta voce,
ricorda Wagner, la sua musica e l suoi personaggi. Preoccupandosi assai poco di
scandalizzare i suoi futuri suoceri, fa incursione da loro in piena notte a
Possenhofen o nella loro residenza di Wildbad Kreuth in montagna. Non occorre
altro perch il duca Massimiliano si preoccupi delle inquietanti prospettive
dell'avvenire offerto in tal modo a sua figlia. Preoccupazione tanto pi
legittima in quanto il matrimonio che doveva essere celebrato il 25 agosto, per
coincidere col ventiduesimo compleanno di Luigi II, viene rimandato senza serio
motivo al 12 ottobre.
Durante l'estate il re di Baviera ha fatto il primo viaggio privato in Francia,
e fin dalla fine di luglio un altro sogno ha preso il posto di quello al quale a
modo suo faceva partecipare Sofia. Avendo visitato numerosi castelli, ha deciso
di ricostruirne di simili nel suo regno, tanto che non potendo correre dietro a
due sogni in una volta, abbandoner presto quello che gli  meno caro.
Nel suo pensiero Sofia  gi condannata! Inoltre egli ritorner agli amori
maschili. Non ha forse incontrato a Berg, l'11 maggio, colui che ben presto sar
il Riccardo ben amato del mio cuore, lo scudiero Riccardo Honig?
Cos pi si avvicina la data della cerimonia nuziale pi si diffondono le voci
di un nuovo rinvio se non di un annullamento dei progetti matrimoniali del re. I
genitori di Sofia si preoccupano, il duca Massimiliano si irrita e mette il re
con le spalle al muro, trovando, a buon diritto, che tutte queste voci ed il
comportamento stesso del re siano poco propizie alla dignit della figlia e
della sua famiglia.
Questa presa di posizione  per Luigi l'occasione sognata per rompere il
fidanzamento. Non la perde. Un breve messaggio a Sofia serve da risposta anche
al duca: Cara Elsa, il tuo crudele padre e i tuoi parenti desiderano rompere il
nostro fidanzamento, accetto la loro proposta... Il tuo Enrico. La lettera di
rottura, firmata con lo stesso nome, viene inviata alla giovinetta il 7 ottobre.
Essa inquadra press'a poco la natura dei sentimenti che il re prova realmente
per colei che ha corso il rischio di diventare sua moglie, e contiene anche una
strana proposta di matrimonio... di ricupero, tanto pi curiosa in quanto fatta
da un sovrano: ...Poich mi hanno costretto a fissare la data del matrimonio un
po' come si costringe una pianta di serra a fiorire dopo avermi costretto a
fissare la data del fidanzamento, considero come un sacro dovere il parlare ora
che siamo ancora in tempo. Mi siete sempre stata preziosa e cara e vi amo con
affetto vero e sincero. Vi amo come tenera sorella... Se entro un anno non
avrete trovato nessuno che possa fare la vostra felicit e se succedesse lo
stesso per me (eventualit non certo impossibile), potremmo in tal caso riunirci
per sempre, se naturalmente ne aveste ancora il desiderio... In realt passer
meno di un anno prima che Sofia si sposi. Ella sposa, il 28 settembre del 1868,
il duca Ferdinando d'Alencon, nipote del re Luigi Filippo. La disgraziata
giovane sar qualche anno dopo vittima di uno dei pi spaventosi drammi del
secolo e morir a Parigi, nelle fiamme dell'immenso incendio del Bazar della
Carit.
Quanto a Luigi II egli ha fatto presto a dimenticarla, poich per lui era una
costrizione che gli pesava e dalla quale si  liberato. L'8 ottobre confessa
apertamente nel suo diario segreto: Mi sono sbarazzato di Sofia. La scura
immagine si cancella. Desideravo ardentemente la libert. Ho sete di libert.
Infine rivivo dopo questo spaventoso incubo. Ecco una confessione che la dice
lunga sui sentimenti ch'egli pretendeva di nutrire per la disgraziata Sofia. Va
ancora pi in l precisando i suoi sentimenti in una lettera a Cosima: ...Potete
immaginare con quale terrore vedevo arrivare il giorno di quel matrimonio che
non poteva portarmi nessuna gioia. Ho sete soltanto di libert! Cosa sarebbero
diventati i nostri progetti, se questa disgraziata unione si fosse conclusa e se
le sofferenze interiori, il lutto il dolore mi avessero spinto alla
disperazione. Dove avrei trovato lo slancio necessario alla conservazione del
nostro ideale? Nessuna scuola di musica sarebbe stata edificata, n alcun teatro
delle Feste. Pe me i Maestri Cantori non sarebbero esistiti, n il Parsifal, n
i Nibelunghi. Solo l un'ombra avrebbe passeggiato tristemente e la morte
sarebbe stata per me un bene desiderabile. Ora tutto, tutto si compir!
Ecco le tracce lasciate dal breve passaggio di Sofia nella sua vita.
Luigi II ha venitidue anni. Liberandosi senza eleganza del falso amore che si
era creato, egli ha rotto per sempre, in un certo senso, con le donne. Le sue
amicizie e i suoi amori saranno, d'ora in poi, soltanto maschili: lo scudiero
Riccardo Honig, suo compagno fino alla morte; un giovane nobile, Varicourt,
presto dimenticato; un attore di talento, Giuseppe Lainz, avranno nel suo sogno
delle parti importanti, ma non riusciranno mai ad occupare del tutto la
solitudine di questo uomo permanentemente insoddisfatto. Egli sembra incapace di
portare a termine i suoi progetti: ma ci senza dubbio deriva dal fatto che egli
ne sogna di giganteschi, ben superiori a quelli che i suoi mezzi gli possono
permettere come se nella loro realizzazione risiedesse la consacrazione del suo
ruolo di sovrano. Vuole sembrare grande e questa vocazione interiore costituisce
la vera sorgente della sua pi grande passione: quella che lo incita a costruire
degli stupefacenti castelli nei quali ha la pretesa di far vivere insieme la
leggenda e i suoi sogni.
La tetralogia architettonica di Luigi II prender la forma di castelli inutili e
deserti. Ne ha concepiti quattro e realizzati tre: Linderhof, Neuschwanstein,
Herrenchiemsee. Il quarto, Falkenstein, rester sempre e soltanto un progetto,
poich il re, quando ha la pretesa di erigere questo edificio smisurato sulla
sommit quasi inaccessibile di un picco di montagna, non ha pi denaro: la morte
prematura gli impedir di trovare i mezzi per tradurre in pietra i disegni del
suo ultimo progetto di costruttore.
Queste costruzioni, stravaganti per varie ragioni, saranno copie, pi o meno
fedeli ma sempre stupefacenti, del castello di Versailles, del Trianon, dei
borghi tedeschi. Copie mediocri,  vero, ma che anche oggi attirano ogni anno in
Baviera migliaia di turisti sconcertati. Quello che a prima vista sembra dover
stupire maggiormente  che questi edifici non hanno mai avuto alcuna funzione
attiva: non hanno mai avuto vita interiore, come se si fosse trattato, per il
re, di costruire lo scenario sontuoso di una commedia senza personaggi.
Essi furono per vent'anni la sua unica ragione di vita, a tal punto che quando
il governo, stanco di cos inopportuna prodigalit, pretese di limitare i
crediti destinati a questo scopo, Luigi II aveva minacciato: Se non posso
costruire, non posso pi vivere.
Per lui, effettivamente, i castelli rappresentavano la potenza e la gloria, ed
erano l'espressione pi profonda della sovranit assoluta, la perfetta
dimostrazione dell'autorit del re. Non era dunque necessario che fossero
l'inconfutabile e grandiosa testimonianza della potenza e della gloria. Avendo
Luigi XIV impersonato, agli occhi del re di Baviera, la sovranit assoluta in
ci che essa ha di pi evidente,  alla storia del Grande Secolo ma anche al
ricordo di Luigi XV e Luigi XVI, che questo sovrano germanico e romantico
chieder i pi grandi prestiti. Quando comincia presso Ettel la costruzione del
suo primo castello, Linderhof, egli scrive alla sua confidente di sempre, la
signora von Leonard: Vorrei che l'insieme avesse la magnificenza e la grandiosa
solennit del palazzo di Versailles. Non  mai stato tanto necessario creare uno
scenario dove lo spirito possa rifugiarsi in una specie di asilo poetico per
dimenticare le angosce della nostra orribile epoca. E il castello si chiamer
Meicost Ettal, denominazione che sembrer assolutamente misteriosa fino a che il
re riveler l'anagramma che egli ha costruito a proposito: lo Stato sono io...
Nel paesaggio selvaggio delle montagne rocciose del Tirolo, vicino al villaggio
di Ettal, Luigi II ha deciso di costruire la copia del Piccolo Trianon. La copia
non  limitata all'aspetto esterno dell'edificio. Nelle camere e nei salotti si
ritrovano arredamenti che vorrebbero ricordare quelli che il re ha ammirato e
invidiato nel corso delle sue visite all'autentico Trianon: mobilio di lusso,
sale di Gobelins, salottino rosa, camera gialla dedicata alle amanti dei re...
di Francia, salone in cui troneggiano i medaglioni dei ministri di Luigi XV e, a
decorare le pareti, copie pi o meno riuscite dei dipinti di Parigi e di
Versailles: Watteau, Boucher, Le Brun. Prima ancora che questo castello sia
terminato, il re solitario viene a pranzarvi con due eminenti convitati i cui
piatti sono stati posti vicino al suo. A dispetto dell'anacronismo, quella sera
Luigi II ha invitato Luigi XIV e... Maria Antonietta, con i quali discute con
grande sorpresa dei servitori presenti a questi pranzi... storici. Dopo di che
il re si riposa nel padiglione moresco, di cui ha studiato egli stesso
l'arredamento comperato a Parigi: questo chiosco moresco comprende: una grotta e
una tela di sfondo rappresentanti un giardino orientale con fontane, chioschi,
cigni, barca e persino un pavone;  magnifico e ci si potrebbe credere nel
giardino scomparso di Oberon.
Linderhof  la solitudine alla francese. Neuschwanstein sar invece la
traduzione di uno straordinario sogno romantico, in cui il meraviglioso vuol
portare via la palma all'incoerenza. Qui Luigi edificher un nido di aquila in
un luogo impossibile, a picco sul vuoto, appena fuori da una catena delle Alpi
tirolesi. Questo fantastico castello, che  una straordinaria mescolanza di arte
gotica, romanica e bizantina, rassomiglia a tutto e a niente. Si scoprono, nel
pasticcio architettonico, torri, fortificazioni, merli, guardiole, campaniletti
e bandieruole, tutti i tormenti del progettista dell'opera. E' una foresta di
torri e di tetti in successione mentre dietro a quei muri spessi si dipana
un'incredibile successione di stanze e di scale.
Neuschwanstein, il castello fantastico senza senso, racconta da un salotto
all'altro, come un libro illustrato, i sogni di cui fu popolata l'adolescenza
del re: la leggenda di Sigurd, la storia di Tannhauser, il racconto del Parsifal
e naturalmente il Lohengrin, tutti i motivi wagneriani sono ricordati nei loro
dettagli. Vi si trova persino una vasta sala del trono sormontata da un'immensa
cupola. E' una visione sconcertante, irreale, una follia gigantesca. Prima della
fine dei lavori il re vi fa dei lunghi soggiorni. La sera, facendo accendere le
cinquecentoquarantanove candele nella sala dei cantori, egli va a una certa
distanza, sul ponticello di ferro audacemente gettato sul torrente che si perde
nel lago vicino, ad ammirare lo strano vascello deserto appeso fra cielo e
terra, vedendo in questo spettacolo l'illustrazione di uno dei suoi voti pi
cari: Amo idealizzare la bellezza della natura. Perduto nella notte bavarese, il
vascello di Neuschwanstein corrisponde perfettamente a questi smisurati
propositi.
Il Piccolo Trianon ricostruito a Linderhof era stato nello spirito del re,
soltanto l'anticamera della grandezza. Gli occorre in Baviera un castello di
Versailles, tutto intero. L'impresa  tanto pi incerta, in quanto, quando egli
decide di consacrarvisi nel 1878, il re deve gi affrontare gravi problemi di
denaro. Le sue fantasie architettoniche costano molto care alla corona e allo
Stato: oramai i crediti gli verranno misurati. Poco male; egli vuol costruire, a
costo di chiedere un prestito. La ricostruzione in Baviera del castello di
Versailles deve avere per cornice un luogo che complicher enormemente il
compito dei costruttori: il re infatti vuole che il castello di Herrenchiemsee
sia costruito sopra un' isola in mezzo ad un grande lago alpino, selvaggio e
romantico. La Versailles bavarese coster quindi una fortuna e in fin dei conti,
provocher la rovina del re, poich ii governo di Monaco non gli perdoner
quest'ultima follia.
In realt, Herrenchiemsee, come Versailles di cui  soltanto una copia parziale,
 una costruzione colossale: centotr metri di facciata, forata da ventitr
finestre monumentali, una scala di trentacinque metri, larga tredici e
soprattutto, come a Versailles, ma ancora pi lunga, una galleria degli specchi
di settantacinque metri costruita con grande impiego di marmi e di ori,
illuminata da duemila candele!... Luigi II riempie il castello di mobili nei
quali il pi gran lusso si accompagna al pi perfetto cattivo gusto. Nella
camera da letto, il letto al quale Luigi d sempre tanta importanza  collocato
sopra una pedana circondata da una balaustra d'oro scolpita e ricoperta con un
ricamo confezionato da venti operaie in sette anni. Anche l, come a
Neuschwanstein la compagnia del sovrano  formata da medaglioni e quadri; sono
sempre i grandi e gli artisti francesi del XVII e del XVIII secolo. Si  pure
ricostruita l'orangerie di Versailles, mentre nei giardini alla francese sono
piantati migliaia di tulipani, di rose e di gelsomini. E' un ornamento assai
bello, ma a quale scopo? Perch il re venga a trascorrere in questo palazzo
deserto, ammobiliato con tanta ricchezza, una decina di giorni all'anno? Se ci
non  follia pura, ma soltanto una follia, essa gli sar fatale, poich lo
condurr irresistibilmente alla rovina.
Dopo Wagner, dopo Sofia, dopo aver posto la prima pietra della Tetralogia dei
castelli, Luigi  alle prese con un problema politico d'importanza capitale per
il suo paese nel contesto europeo. Si imbarcher, nel 1870, nella pericolosa
avventura della guerra franco-prussiana che Bismarck ha provocato col telegramma
di Ems? All'indomani del conflitto austriaco del 1866, il Cancelliere di ferro
ha preparato il secondo tempo di una battaglia che intende ancora vincere. Sa
oramai che la Francia non accetter che si compia l'unit tedesca: egli la far
perci malgrado essa e contro di essa. Ci presuppone ch'egli faccia la guerra e
riporti una vittoria: a questo riguardo i Prussiani hanno tendenza ad esprimere
un complesso di superiorit alquanto marcato...
Questa fiducia risulta da un'analisi che ha fatto Bismarck e che  in assoluta
contraddizione con quella contemporaneamente fatta a Parigi. Per il cancelliere
non c' dubbio che gli Stati del Sud, la Baviera, la Sassonia e il Wurtenberg
per primi faranno parte del campo prussiano, mentre a Parigi si d per scontato
che questi Stati interverranno contro la Prussia. Ci significa dare poca
importanza ai propositi manifestati a Monaco dal principe di Hohenlohe,
presidente del consiglio: Non ci resta che una scelta: appoggiarci alla Francia
come all'epoca della Confederazione renana o chiedere l'appoggio della
Prussia... Devo constatare, ad onore della patria, che anche durante le giornate
pi tragiche della nostra epoca, non si  trovato un solo fautore dell'alleanza
francese. Ci significava dimenticare parimenti il significato del discorso di
Luigi II di fronte alla Dieta Bavarese, nel quale, difendendo il principio
dell'indipendenza del suo paese, egli fissava il margine di manovra molto
stretto che gli rimaneva: So che alcune persone si preoccupano e temono per
l'indipendenza della Baviera, affermava il 17 gennaio 1870. Questo timore non 
giustificato. Il paese conosce tutti i trattati che ho sottoscritto con la
Prussia e con la Confederazione della Germania del Nord. Fedele al trattato
d'alleanza per il quale ho impegnato la mia regale parola, mi allineer, quando
il dovere me lo comander, dalla parte del mio potente alleato per difendere
l'onore della Germania e quello della Baviera. Bench io desideri il
ristabilirsi di un'unione nazionale degli Stati tedeschi acconsentir soltanto
alla formazione di una Germania che non metta in pericolo l'indipendenza della
Baviera... E' unicamente non abbandonandosi a se stessi che i popoli tedeschi si
assicureranno la possibilit di una evoluzione favorevole basata sui principi
del diritto dell'intera Germania.
Comunque sia, Luigi II  assente da Monaco all'epoca degli avvenimenti che,
dall'8 al 15 luglio 1870, decidono di affidare alla guerra la soluzione della
crisi fra la Francia e la Prussia. Arrivando al castello di Berg la sera del 15
luglio, egli convoca il suo capo di gabinetto Eisenhart e, avendo fatto con lui
il punto della situazione, si accinge a prendere una decisione la cui importanza
sar capitale per l'avvenire della Francia, della Germania e dei rapporti fra i
due paesi. In effetti, se Luigi rifiuter di entrare in guerra a fianco della
Prussia, potr con una parte degli altri Stati federali far pendere il piatto
della bilancia dal lato della Francia, se invece vorr semplicemente rendere pi
difficile il compito di Bismarck suggerendo una neutralit collettiva agli Stati
federati, potr creare un notevole equilibrio di forze, non essendo infatti la
Francia del 1870 l'Austria del 1866. Ecco perch per il giovane re si tratta di
una decisione storica. Non  senza interesse ricordare nei particolari
trascritti da Eisenhart, testimone della scelta reale, come il sovrano vi
procedesse. Il re mi ricevette nella camera del balcone. Secondo la sua
abitudine camminava in lungo e in largo e ogni tanto sedeva mentre gli facevo il
mio rapporto. Le ore passavano mentre analizzavo la situazione ed esaminavo i
probabili avvenimenti soprattutto per quanto riguardava il comportamento della
Camera. Ogni tanto Sua Maest faceva un'osservazione che rivelava la sua
intelligenza viva e luminosa. Egli desiderava con tutte le sue forze una
soluzione pacifica. Questa frase ritornava sempre sulle sue labbra: Non c'
dunque un mezzo per evitare la guerra? Quando fu convinto che la lotta era
inevitabile, egli si pose un'altra domanda. La Baviera sarebbe rimasta neutrale
oppure dopo il trattato d'alleanza del 1866 avrebbe dovuto combattere al fianco
della Prussia? Il re non ha molti dubbi su questo punto e ritiene inequivocabile
la presenza del casus foederis. Ma vuole aspettare l'indomani mattina prima di
prendere una decisione definitiva. Nello stesso tempo viene a sapere che a
Monaco c' grande eccitazione e che pu essere pericoloso esitare pi a lungo.
Si sente cos spinto verso l'inevitabile e quando Eisenhart viene
all'appuntamento dell'indomani mattina, il re dichiara: Bis dat qui cito dat.
Redigete subito l'ordine di mobilitazione e comunicate la notizia alla stampa.
Cos aveva fatto il passo decisivo. Ho l'impressione di aver compiuto una buona
azione, egli dice al suo aiutante di campo, von Sauer, e avrebbe forse voluto
dire di aver preso la decisione meno cattiva, nella speranza di salvare
l'indipendenza del paese e quella della dinastia. In quelle circostanze infatti
sarebbe stato a suo giudizio pi che imprudente arrischiare di subire, in caso
di probabile vittoria prussiana, le rappresaglie di Bismarck, che non avrebbe
pi usato tanti riguardi come nel 1866.
Oltre a ci, il re interpreta il desiderio generale bench non espresso, della
popolazione bavarese. Senza dubbio quel popolo cattolico e in certo qual modo
meridionale accetta poco volentieri le prospettive di dominazione prussiana e
protestante, ma il sentimento germanico prevale in lui, soprattutto all'indomani
di Sadowa, che prelude agli avvenimenti del 1870. Dopo la vittoria delle forze
prussiane, il progetto di unit tedesca non era pi un sogno, e anzi si vedeva
ormai a fatica come esso avrebbe potuto essere contrastato, dal momento che
tutti lo accettavano come una necessit politica e nazionale ineluttabile, sotto
il segno del patriottismo.
La portata storica della decisione del re  riassunta in poche frasi da Jacques
Bainville: ...La riconciliazione di tutti i Tedeschi usc temprata da questa
fraternit d'armi; Luigi II, associando il suo esercito a quello della Prussia,
non aveva forse cambiato le sorti della battaglia? Aveva deciso la sorte della
Germania. Dalla disfatta della Francia e da questa unione per la guerra
nazionale doveva nascere l'unit tedesca. Ora, I'unit, se port alla Baviera
importantissimi benefici materiali, doveva anche segnare per i Wittelsbach la
fine della loro indipendenza.
Effettivamente  sicuro che non era la partecipazione delle truppe bavaresi nei
combattimenti ci che contava in quella circostanza per Bismarck, poich la loro
efficacia al fianco dei Prussiani fu altrettanto relativa quanto nel 1866 lo era
stata al fianco degli Austriaci... Ma era essenziale per la Prussia che la
Baviera e gli altri Stati tedeschi, molto ostili fino a quel momento ai padroni
che Berlino pretendeva dar loro, si associassero alla sua impresa guerriera.
Luigi II che non ha preso dunque questa decisione con leggerezza di spirito, non
ha nessuna fretta di andare a condividere con i Monachesi che lo aspettano,
l'entusiasmo provocato dal proclama di mobilitazione generale. Deve tuttavia
rientrare nella capitale, dove, con suo grande stupore, il popolo dal quale si
era staccato all'epoca dell'affare Wagner e poi del suo matrimonio mancato, lo
acclama con entusiasmo. Il giorno dopo, a teatro, dove egli assiste alla
rappresentazione della Walkiria, gli viene tributata una vera ovazione. Ma
questa gioia traboccante dei Monachesi non  sufficiente a rallegrarlo, e non 
senza amarezza ch'egli accoglie il 27 luglio il principe ereditario Federico di
Prussia, comandante della III Armata composta da due corpi bavaresi. Traversata
della capitale in calesse aperto, ricevimento a palazzo, banchetto ufficiale,
serata di gala a teatro, tutto ci per un ospite che rappresenta una dinastia
poco apprezzata dai Wittelsbach:  troppo per il re di Baviera! Triste e
imbronciato, nasconde a mala pena ci che gli suggerisce questa manifestazione
d'autorit di un eminente rappresentante del re di Prussia sull'esercito
bavarese; ma d'altra parte non  forse lui stesso assolutamente incapace di
comandare le sue deboli truppe? Colpito da questa mancanza di entusiasmo,
Federico interpreta senza indulgenza il comportamento di suo cugino: 27 luglio
1870, arrivo a Monaco, ha annotato sul suo diario. Il re Luigi  cambiato in
modo sorprendente. Ha perso molto della sua bellezza. Gli mancano molti denti
davanti. Pallido, apprensivo, parla nervosamente. Non aspetta mai che si
risponda alle sue domande e ne pone di nuove senza tregua.
Un problema lo preoccupa prima di tutto: l'avvenire del suo paese. Egli non
accetta che la Baviera sia semplicemente cancellata dalla carta politica
d'Europa e integrata in un sistema nel quale perderebbe quell'autonomia che gli
sta tanto a cuore. Ci tiene a precisare a Federico la sua posizione a questo
riguardo. Perci, due giorni dopo, gli invia un messaggio al quartier generale,
esprimendo i suoi auguri di successo, tiene a sottolineare il contenuto delle
sue riserve: ...Penso, gli scrive, di poter nutrire la certezza che il tuo real
padre avr la bont di riconoscere la fedelt e l'energia del pi grande Stato
della Germania del Sud, assicurando quando si firmer la pace la sua posizione
di Stato indipendente, come l'ha sempre avuta durante la sua lunga storia. Penso
anche di poter ricevere assicurazioni dal giudizio illuminato del tuo augusto
padre che, di fronte alla tendenza nazionale tedesca,  anche sua volont
conservare alla Baviera la sua autonomia di Stato, che questa guerra non
diminuir in nessun modo, ma al contrario fortificher in futuro...
Se non governa, il re almeno intende regnare e la sua lettera non giunge gradita
n a Guglielmo I n a Bismarck. Egli non sar d'altronde meglio disposto verso
la Prussia nel giorno della vittoria e rifiuta di partecipare alle
manifestazioni ufficiali organizzate dalla Municipalit di Monaco per
festeggiare la resa dell'esercito francese a Sedan. Dovr tuttavia, qualche
settimana dopo, bere il calice fino alla feccia: poich  lui che dovr offrire
al re Guglielmo la corona d'imperatore. Ancora una volta il giovane re romantico
rappresenter nella nuova Europa un ruolo politico eccezionale.
E' vero che Bismarck non arriva senza difficolt al risultato che si  prefisso.
Gli occorre conferire a lungo per mezzo di emissari, minacciare un po', trovare
gli argomenti per convincere un oppositore. Senza dubbio alcuni storici
chiameranno un po' frettolosamente il re di Baviera Luigi il Tedesco,
consacrando con questo titolo il ruolo ch'egli ha rappresentato alla fine della
guerra del 1870 e all'alba della creazione del nuovo Impero. Ma non 
esattamente la formula che fa al suo caso e che esprime la verit, poich sono
occorse lunghe settimane di trattative per ottenere l'adesione del re al
progetto dei Prussiani. Bismarck e Guglielmo I vogliono nell'euforia della
vittoria, assicurare la creazione dei nuovo Impero tedesco e possono sperare di
riuscirvi nelle condizioni migliori solo se il re di Baviera, che regna sul pi
grande Stato della Germania dopo la Prussia e la cui decisione deve trascinarsi
dietro quella degli altri principi, non incoragger la sovranit del suo potente
vicino. E' una responsabilit che peser per qualche tempo su quelle spalle
deboli. La discussione dovrebbe concludersi in Francia dove Guglielmo I invita
il nipote a raggiungerlo. Ma Luigi II, per la scarsa volont di collaborazione e
non volendo condividere la gloria della vittoria, prende a pretesto il suo
precario stato di salute per rinunciare a questo viaggio.
Il dialogo ha un cattivo inizio. Bismarck  testardo: ci vorrebbe ben altro per
scoraggiarlo. Se egli deplora l'atteggiamento di questo difficile collaboratore,
ne comprende per il movente. Persuaso che bisogna assolutamente ottenere la sua
adesione, gioca per il momento la carta della persuasione e della pazienza.
Il 22 settembre, il ministro Delbruck presenta il progetto di costituzione della
nuova Germania davanti al re che lo ascolta con interesse, ma che non decide
nulla. Vuole prima consultare i membri della dinastia particolarmente
interessati all'eventualit di assorbimento della Baviera da parte dell'impero.
Suo zio Luitpold, prussofilo dichiarato, esprime il verdetto dei Wittelsbach
accettando la riunione suggerita da Bismarck. Le tradizioni che mi sono state
inculcate ripugnano al nuovo stato di cose che si vuole stabilire in Germania,
ma esaminando la situazione a sangue freddo, ne vedo la necessit e i vantaggi.
E' l'atteggiamento adottato da lunga data e suo malgrado da Luigi II; perci
egli esita soltanto sulla forma per poter strappare, se possibile, qualche
vantaggio al suo interlocutore.
I negoziati vengono rilanciati con proposte che egli indirizza a sua volta alla
Prussia. Esse contengono tre rivendicazioni principali: 1 il principio
federativo sar osservato in Germania integralmente; 2 la Baviera ricever alla
fine della guerra un compenso territoriale nell'Alsazia o nella Lorena; 3 la
presidenza della Confederazione tedesca sar conferita a turno alle due
dinastie, quella dei Wittelsbach e quella degli Hohenzollern.
A Versailles, dove si sono stabiliti i dirigenti prussiani, i plenipotenziari
bavaresi confermano queste condizioni, che se fossero accettate, costituirebbero
per Luigi un successo insperato. Ma la risposta, bench formulata con
gentilezza,  categorica: Il re vive nel regno dei suoi sogni, commenta
semplicemente Bismarck. La diplomazia esige tuttavia che non si respinga in
blocco la formula elaborata a Monaco. I Prussiani accettano dunque di rispettare
il principio federativo; ma respingono ogni domanda di trasferimento di una
parte dei territori francesi alla Baviera: l'Alsazia e la Lorena devono infatti
restare il pegno del vincitore quando la Germania sar unificata sotto il nome
di Terra dell'Impero, Reichsland. Quanto all'eventuale alternanza del potere fra
Wittelsbach e Hohenzollern, Bismarck la risolve promettendo al re di Baviera di
trasmettere la fiaccola dell'impero alla sua famiglia nel solo caso in cui si
spegnesse la dinastia degli Hohenzollern.
Avendo cos abbandonato un po' di zavorra, il cancelliere comincia a giocare
sulla rivalit latente tra i principi tedeschi e sulla sua influenza presso il
re di Baviera, col quale ha sempre mantenuto relazioni cordiali. Conferma dunque
a Luigi II che, nella sostanza, i suoi desideri saranno rispettati, ch'egli
conserver in Germania una supremazia tanto pi legittima in quanto sar lui ad
offrire la corona imperiale a Guglielmo I e che l'unit , comunque, una
soluzione irreversibile. Bismarck intende spingere il suo vantaggio a un punto
tale da elaborare il progetto di un messaggio che Luigi II potrebbe indirizzare
efficacemente ai governi tedeschi. Il Grande Scudiero, Holnstein, porta questo
testo al re che soggiorna a Hohenschwangau. Ormai non  pi possibile fare
marcia indietro, in quanto se per avventura Bismarck scegliesse un altro Stato
tedesco cui affidare l'iniziativa ch'egli suggerisce, la Baviera perderebbe ogni
beneficio nell'operazione progettata. D'altra parte questo insediamento di suo
zio alla suprema funzione non era forse la logica conseguenza della scelta che
Luigi II aveva fatto qualche mese prima, quando aveva spinto il suo paese a
fianco della Prussia nella guerra contro la Francia?
Una volta ancora Luigi, suo malgrado, ma nell'interesse della Baviera, cede di
fronte a Guglielmo I e trascrive come fosse suo, quasi parola per parola, la
parte essenziale del messaggio di Bismarck. Il 30 novembre 1870 egli firma la
lettera confermando la sua adesione alla formula decisa e assicurando il suo
intervento presso i principi tedeschi.
Dopo l'adesione della Germania meridionale all'Alleanza costituzionale tedesca,
i diritti presidenziali di vostra Maest si estenderanno a tutti gli Stati. Mi
sono dichiarato favorevole alla loro riunione sotto un unico potere, convinto
che ci corrisponder agli interessi comuni della patria tedesca e dei principi
alleati, confidando nello stesso tempo che i poteri della presidenza federale
previsti dalla Costituzione dopo la restaurazione di un Impero tedesco e della
dignit imperiale tedesca, saranno considerati come dei poteri che Vostra Maest
eserciter in nome di tutta la patria tedesca sulla base di un'unione di
principi. Per questa ragione mi sono rivolto ai principi tedeschi affinch essi,
insieme con me, suggeriscano a Vostra Maest che l'esercizio dei poteri
presidenziali della Confederazione sia legato al titolo di imperatore tedesco.
Sempre fedele alle sue convinzioni e mentre ha abbandonato la maggior parte
della sua autorit personale, Luigi II non manca di ricordare tutto il valore
ch'egli d all'indipendenza ormai relativa della Baviera. Il 2 dicembre lo
confida in una lettera a Bismarck, come se volesse tentare un'ultima volta di
rallentare il corso della storia.
Egli scrive: Mio caro conte, la mia lettera al vostro re, mio zio venerato, gli
arriver domani. Mi auguro di tutto cuore che la mia proposta incontri presso il
re cos come presso gli altri principi ai quali ho scritto e in tutta la nazione
un'unanime approvazione. Mi  gradito aver la coscienza che, grazie
all'atteggiamento che ho assunto fin dall'inizio di questa gloriosa campagna, mi
 stato possibile fare un passo decisivo in favore dell'unit nazionale. Ma
spero anche ardentemente che la Baviera conserver il posto ch'essa occupa, che
 perfettamente conciliabile con una sincera politica federale e che nello
stesso tempo offre la garanzia pi sicura contro i pericoli della
centralizzazione.
Termina rendendo un vibrante omaggio a un uomo che d'altra parte gli conserver
sempre, anche nell'ora della decadenza, una profonda stima: Grande immortale,
per tutto quello che avete fatto per la nazione tedesca, senza adulazione posso
dire che, fra i grandi uomini del nostro secolo, voi siete in prima fila. Dio
voglia accordarvi numerosi anni perch possiate ancora agire per il bene e la
prosperit della nostra patria comune...
Da quel momento la sorte  segnata. Il l'8 gennaio del 1871 si procede alla
proclamazione dell'impero di Germania, nella galleria degli Specchi del castello
di Versailles. Ottone di Baviera, che rappresenta suo fratello e il suo paese,
soffre mille tormenti: Oh! Luigi, egli scrive l'indomani riferendo
l'avvenimento, non posso dirti con quale infinito dolore assistevo a questa
cerimonia: quanto ogni fibra del mio essere si rivoltava contro ci che vedevo
ed udivo... Tutto era cos freddo cos fiero, cos luminoso, cos pomposo e
magniloquente e senza sentimento, e vuoto... In quella sala ero oppresso e
soltanto uscendo all'aria aperta ho ripreso fiato...
Ma qualche settimana dopo, tocca allo stesso re scontare le conseguenze della
sua ineluttabile scelta: quando, il 16 luglio 1871, le truppe bavaresi rientrano
trionfalmente a Monaco. Alla loro testa, insieme al re cavalca il principe
ereditario Federico di Hohenzollern ed  al suo fianco ch'egli deve compiere
quella che considera la sua prima cavalcata di vassallo. Cos si concreta a
Monaco la costituzione del Reich.
Luigi rifiuta di partecipare al banchetto commemorativo. Rompe definitivamente
con il futuro Federico III e trova nelle giornate di Monaco nuove ragioni per
allontanarsi da un mondo in cui, da lunga data, nulla pi lo seduce. Lo scrive a
Wagner: Questo miserabile Impero mi disgusta e i risultati degli avvenimenti del
1870 e 1871 mi avvelenano l'esistenza.
Profondamente deluso per ci ch'egli ha dovuto accettare e per l'evoluzione
probabile ch'egli presagisce per una Germania dominata dalla Prussia, Luigi II
trover soltanto nei sogni e nelle stravaganze le sue ragioni di vita e di
speranza.
Che genere di uomo pu aver firmato le righe che seguono? E' un amante
sconvolto? Un masochista? Un paranoico? Un maniaco sessuale? Si pu certo
scorgere un po' di tutto questo contemporaneamente. Ci saranno nel diario
segreto del re, intere pagine dello stesso tipo a partire dal 1869, data nella
quale egli ha cominciato a raccontare, a giudicarsi, a punirsi e a premunirsi,
coi suoi scritti, contro se stesso. Ma si pu veramente tentare una diagnosi
psicologica di Luigi II sulla scorta di queste testimonianze relative alla sua
vita pi intima, e alle sue avventure segrete pi o meno chiaramente adombrate?
Cosa accettare delle sue confessioni? In che misura il re crea i propri romanzi?
Quali sono le vere ombre e dov' la luce?
Cercando di scoprire i moventi profondi di queste strane confessioni si penetra
difficilmente nei misteri della vita di Luigi II e delle loro motivazioni. Cosa
ha voluto dire e cosa significano i suoi messaggi? Quali sono le forze interiori
che lo animano? Senza dubbio la passione nascosta negli scambi epistolari con
Wagner permette gi di abbozzare un ritratto di questo personaggio eccessivo e
inafferrabile. Ma in quello che sarebbe stato chiamato il suo Diario segreto, il
re rivela ben altri aspetti della propria personalit. Vi si ritrova tutto: le
sue passioni amorose e artistiche, le sue ossessioni... Cosa presagisce per il
futuro? Cosa si aspetta dal destino? Cosa spera dalle confessioni che fa a se
stesso, l'uomo che scrive nel suo diario: Nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo. Sto sotto il segno della Croce (giorno della Redenzione di Nostro
Signore, sotto il segno del Sole e della Luna (Oriente). (Seconda nascita
miracolosa di Oberon.) Che io sia maledetto, io e i miei ideali, se ci ricado.
Grazie a Dio ci non  pi possibile poich sono protetto dalla santa volont di
Dio e dall'augusta parola del re.
Solo l'amore platonico  autorizzato; l'amore sensuale  dannato. Chiamo
solennemente su di lui l'anatema... Ti avvicini come inviato da Dio, seguo i
tuoi passi venuti da lontano; cos tu avanzi verso il paese dove risplende
eternamente la tua stella.
Adorazione a Dio e alla santa religione. Obbedienza assoluta al Re ed alla sua
sacra volont. Corsa nella slitta rococ. Ho letto (Martin, Ranke). Volutt,
gioia indescrivibile. Nessun movimento violento; non bere troppa acqua; riposo.
Giurato di risparmiarmi in nome di L.W. Se le mie preghiere saranno esaudite
anche i miei desideri saranno deliziosamente realizzati. Amen.
Il 3 dicembre, di sera, fatto conoscenza con W. Il disgraziato si  ferito
gravemente tornando a casa il 5. Benedizione su di lui. Spesette. (Storia
popolare di Francia.) Luitprand. L'11 gita inutile. Linderhof, rientrato alle 9
e 1/2 del mattino. Luned alle I, gita con R. a Pfronden, Tannheime, Kopel,
Vatout, Versailles, Delo.
Rapporto (traccia della vita del Gran Re). Alle 7: chiaro di luna. Gita con
Reutte (cavaliere acrobata) a Plansee. Belle slitte, sotto un magico chiaro di
luna attraverso foreste di pini coperti di neve. A mezzanotte ritorno al caro
Linderhof, dove la gloria di Tmeicos-Ettal si deve espandere meravigliosamente.
Da parte del Re. Allontanato per sempre dal letto reale. Verso i due cuscini di
un nuovo incontro orientale... Tuttavia qui mai pi; in ogni modo non prima del
18 febbraio. E poi sempre pi raramente... Qui non conta nessun perch questo ci
fa piacere, ma  una legge assoluta. Ogni giustizia emana dal Re. Se il Re lo
vuole, lo vuole anche la legge. Una fede, una legge, un Re. Luigi. Da parte del
Re. Mai pi n in gennaio, n in febbraio inoltre bisogna perderne l'abitudine
con tutti i mezzi possibili; con l'aiuto di Dio e del Re. In questo modo 
proclamata l'impossibilit. Giurato, sotto pena di essere privato della
protezione divina e reale.
Nessuna abluzione inutile con l'acqua fredda. Finito dopo il XIV, 3. Acqua
benedetta. Ogni male svanisce per volont del re. Arrampicato sulle nuove cime
in ispirito. E' ordinata ogni precauzione sotto pena di punizione severa e di
consecutivi rimorsi di coscienza. Il Re.
Ancora pi severo, egli s'infligge una penitenza bench l'ardore col quale la
proclama dia l'impressione che egli non abbia nessuna intenzione di farla. Da
parte del Re, si ordina con valore di legge, di non toccare mai pi il Re e
proibito alla natura di agire troppo spesso... In nome del Re Luigi XIV e del Re
Luigi XV. E' stabilito che nella notte dal 14 al 15 ottobre del 1872, ci si 
toccati per l'ultima volta... La garanzia della forza per vincere per sempre 
nel nome di questi Re tanto potenti e tanto augusti. Scritto a Hohenschwangau,
il 15 ottobre dell'anno di grazia 1872, il nono del nostro regno. Luigi.
Il re non cerca forse, attraverso queste confessioni angosciate di liberarsi dal
movimento che lo trascina di caduta in caduta? E' I'epoca di cui la sua passione
ha per oggetto lo scudiero Riccardo Hornig, che sar vicino al re fino alla
fine, pago di tradirlo negli ultimi istanti del suo dramma. Verosimilmente  con
lui che oltrepass infinite volte la balaustra del letto reale cedendo al
peccato ch'egli condanna. Allora tenta invano di battersi contro se stesso, ma
pare che pi si dibatte pi sprofondi: Ho fatto un giuramento solenne, nel segno
puro e santo dei gigli reali all'interno dell'insormontabile e invulnerabile
balaustra che circonda il letto reale. Durante l'anno che sta per cominciare
(1873) resistere coraggiosamente per quanto possibile a tutte le tentazioni e
non cedere mai nella misura del possibile n con atti, n con parole e neppure
con pensieri. In questo modo posso purificarmi sempre di pi dal fango che
purtroppo si attacca alla natura umana e cos rendermi sempre pi degno di
questa corona che Dio mi ha dato.
Poi questa conclusione, che sembra contemporaneamente stravagante e puerile:
Scritto nella camera del Re, all'interno della balaustra sacra e insormontabile,
inginocchiato sulla pedana, la testa protetta dal baldacchino del letto Reale.
L'infantilismo  una forma di follia o non  piuttosto l'espressione di un
angoscioso sentimento di colpa? Qualunque sia la diagnosi, e gli psichiatri non
hanno mancato di formularne, Luigi soffre, non c' da dubitarne, del male della
solitudine: il suo destino vuole, ahim, che ci si aggravi con gli anni.
Il legame con Riccardo Hornig sar di lunga durata. Tuttavia  accompagnato da
avventure parallele i cui principali protagonisti saranno, a turno, lo abbiamo
detto, un ufficiale della piccola nobilt, Varicourt, i cui antenati avevano
avuto il merito insigne agli occhi del re di essere stati tenuti in alta
considerazione alla corte di Versailles, e l'attore Giuseppe Kainz. Tali
passioni possono lasciare a Luigi Il il tempo di pensare ad altro che a se
stesso e ai suoi amori particolari?
Egli scrive il 26 aprile 1873 al nuovo prediletto, Varicourt: ...Le quattro ore
che abbiamo trascorso insieme sono passate in un baleno. Non ci sono parole per
descrivere la mia gioia totale... Oggi sono cinque settimane che abbiamo fatto
conoscenza e ringrazio il cielo di avermi accordato la nostra amicizia: nella
mia anima, voi regnate come un re assoluto. Il mio cuore vi apparterr fino
all'ultimo respiro. Da quando vi conosco ho l'impressione di vivere in un sogno
incantato. Dopo queste ultime settimane, sono stato trasportato nelle pi alte
sfere dell'etere... Vi amo fedelmente oggi e per sempre con sacro fervore; sono
pronto ad aiutarvi fermamente e fedelmente in ogni occasione e soltanto la morte
potr separarci. Sono e rester fino all'ultimo respiro, il vostro sincero
amico, non il vostro re, poich siete voi che in realt siete il mio.
Confessione straordinaria da parte di un uomo che pone cos in alto la nozione
di re e che ha della propria missione terrestre un'opinione cos esclusiva da
non accettare nessuna spartizione dell'autorit, soltanto i rappresentanti della
dinastia potendo pretendere di rappresentare un ruolo costruttivo nella vita
nazionale. Ed ecco un piccolo ufficiale di modesta nobilt promosso dal sovrano
al rango di re. E ci in circostanze tutt'altro che favorevoli, poich
Varicourt, poco contento di essere caduto in disgrazia prima del tempo, dar
alle lettere reali una pubblicit oltraggiosa, di cui gli avversari di Luigi II
faranno uso al momento opportuno.
Ma questi strani amori del re lo conducono talvolta a un infantilismo spinto a
tal punto da disorientare contemporaneamente il beneficiario di queste sue
imprese e coloro che osservano questi giochi pericolosi. Varicourt
effettivamente  stupito quando riceve la fotografia del re accompagnata dalle
seguenti parole: ...Unisco alla mia lettera un paio di bottoni da polso ornati
da gigli di brillanti che all'inizio avevo fatto fare per me. Ve li do perch
voi siete mille volte pi degno di portarli... Poi questa conclusione che
dovette sorprendere il suo destinatario: ...Non dubiter mai di voi, dubiterei
piuttosto di Dio e della terra intera. L'aureola che circonda il vostro nome 
indistruttibile ai miei occhi.
Allo stesso modo delle sue passioni, le rotture di Luigi II sono improvvise e
brutali. Da quando l'amico cessa di piacergli, senza d'altra parte che sia
possibile scorgere l'origine dell'incidente, tanto il re  sensibile al minimo
scarto,  la frattura. Cos anche l'episodio Varicourt  di assai breve durata;
succeder la stessa cosa con colui che, tuttavia, doveva contare di pi,
Giuseppe Kainz.
Gli anni effettivamente passano. E il rancore del re contro la societ non ha
fatto che accentuarsi. Vive sempre pi lontano dalla realt, passa lunghe
settimane solitarie nei suoi castelli in montagna, circondato dai soli servitori
e dal favorito del momento che  generalmente Riccardo ben amato dal mio cuore.
Il re misantropo intraprende lunghe gite, spostandosi preferibilmente la notte
con meravigliose carrozze o con slitte. Nella cornice fiabesca delle notti
tumultuose e piene di neve o dolcemente romantiche, i sontuosi equipaggi dai
cavalli impennacchiati e dai campanelli risuonanti in infiniti echi tra colli e
valli, percorrono le foreste bavaresi. Cavalieri portatori di fiaccole fanno
risplendere la neve di mille cristalli e conferiscono alle ombre dimensioni
straordinarie, mentre le luci incerte danno alle ricche sculture dei veicoli
regali un' apparenza irreale. Al riparo, o in pieno vento, Luigi che indossa
pesanti pellicce e un tocco di velluto, passeggia attraverso le montagne senza
preoccuparsi dell'ora e del tempo, con grande stupore delle persone semplici che
l'ammirano e che cominciano ad amarlo. E' un racconto vivo che si svolge sotto i
loro occhi. E i bambini spiano avidamente i campanellini dell'equipaggio per
cercare di scorgere il sovrano, che viene cos a popolare i loro sogni da svegli
come i meravigliosi principi azzurri dei racconti delle loro nonne!
E' in questo scenario e in questo ambiente che il re trasciner la sua ultima
scoperta, che con Wagner doveva essere certamente, ma per altro titolo uno dei
principali testimoni della sua breve esistenza: ii giovane Giuseppe Kainz.
Come non si seppe in che modo Lola Montes fosse caduta nelle braccia di Luigi I,
cos non si pu dire esattamente come siano stati stretti i primi legami
dell'amicizia amorosa di Luigi II per Kainz. Si  sostenuto che l'istigatore di
questo incontro determinante fra i due uomini sia stato il direttore del teatro
della Corte di Baviera, Ernesto von Possart. Egli avrebbe fatto pervenire al re
una fotografia del giovane, modesto attore di origine ungherese e di ascendenza
ebraica, che era appena arrivato a Monaco dove interpretava il ruolo di Didier
nella Marion de Lorme. Comunque sia,  sulla scena del teatro della capitale che
Luigi II aveva scoperto Kainz per la prima volta: gli era piaciuto. Alla fine di
una rappresentazione del dramma di Hugo nella primavera del 1881 il re, ancora
una volta toccato dalla grazia, rende testimonianza all'attore notando nel suo
Diario una semplice frase: Didier: profonda impressione. Come corollario di
questo apprezzamento caloroso gli fa pervenire un enorme zaffiro montato ad
anello, regalo accompagnato ben presto da un'orologio incastonato di brillanti e
da una catena d'oro dalla quale pende il cigno cos caro al sovrano. E' una
nuova folla.
Kainz  il primo ad essere sorpreso dell'avventura in cui lo trascina la
stravaganza del re. Ma non ha nessuna ragione di resistere alle sollecitazioni
di cui  oggetto: la gloria che la protezione di questo mecenate gli concede, ha
gi contribuito alla maggior fama di Wagner... Kainz  ospite del sovrano al
castello di Linderhof. Per qualche mese sar in prima fila sulla scena in cui il
re vive la propria parte. E' il compagno delle grandi passeggiate nelle foreste,
dei monologhi, delle lunghe serate, delle discussioni senza fine sul teatro. Ma
Luigi II  esigente: non  l'uomo Kainz, ch'egli desidera avere presso di s, ma
l'eroe Didier di Marion de Lorme.
Sar presto deluso poich i due personaggi, quello della vita e quello del
dramma hugoniano, sono molto diversi e Kainz non si prester come il re avrebbe
voluto al gioco dell'immaginazione. Comunque sia gli inizi sono abbastanza
promettenti perch il re sia entusiasta... Con lui nel Chiosco e poi alla
Hundings... In barca sul lago... lunga conversazione... Magia di una voce
meravigliosa. L'indomani 2 giugno 1881: In carrozza alla Grawangthal; colazione
sotto i tigli: poi il padiglione marocchino... etc. Di nuovo udita la voce
divina.
Ma Luigi a modo suo  tirannico. Impone a Didier di leggere per notti intere
fino allo sfinimento. Improvvisamente lo interrompe, comincia una discussione
con passione, ma anche sorvegliando la sua preda: dotato di una memoria
prodigiosa, conosce a memoria quasi tutto il repertorio che Giuseppe Kainz
interpreta e non perdona all'attore di mutilarlo o di sbagliarsi. Kainz accetta
sempre meno volentieri queste esigenze tanto rigorose. Ma oltre ad aver
assicurato al sovrano il suo amore in quella cornice di appassionati scambi
epistolari, egli pensa anche all'avvenire e alla sua carriera: un troppo brusco
rifiuto vorrebbe dire la rottura e comprometterebbe questo avvenire. Suo
malgrado accetta perci, nel maggio del 1881, una proposta di viaggio in Spagna.
Luigi II vuole assistere alla commemorazione del duecentesimo anniversario della
morte di Calderon. Ma il progetto cambia e i due compagni effettuano in Svizzera
una di quelle scappatelle in incognito di cui il re  ghiotto. L'avventura va a
finire male, poich Luigi II impone all'attore un ritmo di vita particolarmente
faticoso. E' cos che ogni notte gli fa recitare le parti pi diverse, non
tenendo in nessun conto la fatica di Kainz, che  sempre pi tentato di
ribellarsi. Una sera, dopo una massacrante gita in montagna, il re ha la
fantasia di passare la notte declamando alcune scene tratte dal repertorio di
Schiller. E' troppo per l'attore sfinito ed egli rifiuta. Non occorre altro
perch l'incantesimo sia rotto: senza la minima spiegazione, Luigi II pianta il
suo compagno e rientra da solo direttamente a Monaco. Qualche giorno dopo, come
se non avesse rancore ai suoi riguardi, accetta di lasciarsi fotografare al
fianco del modesto attore. Ma siamo all'epilogo: lo congeda, non senza
accordargli delle circostanze attenuanti esprimendo con generosit il suo addio.
Siate benedetto da tutti gli spiriti del bene. E' il voto cordiale che formulo
per voi. La rottura non  per questo meno brutale. Tuttavia l'avventura sar per
Kainz non meno utile, fatte le debite proporzioni, di quella che prima di lui
aveva vissuto Wagner. Fatto uscire dall'ombra mediocre in cui vegetava, Didier
conoscer le tappe benefiche di una carriera molto brillante, poich per vari
anni egli sar considerato il migliore attore tedesco della sua generazione.
Cos, sul filo degli anni, passano questi uomini, di cui non sapremo mai quali
furono i veri rapporti col sovrano. Entusiasmo di qualche giorno o di vari mesi,
passione pi o meno reale, mescolanza di realt e di sogno:  sempre difficile,
nella vita di questo personaggio per pi di un verso tanto originale, discernere
il vero dal verosimile. Tuttavia, qualunque sia stato il grado delle sue
passioni, sembra incontestabile che soltanto Wagner abbia regnato su tutta la
sua vita, e forse i loro rapporti appassionati furono sempre di natura diversa
da quelli che legarono il re a un Riccardo Horing o ad un Giuseppe Kainz. Se a
trentacinque anni egli avesse fatto un bilancio di ci che gli avevano portato
le sue amicizie amorose, Luigi II avrebbe confermato ci che gi aveva
confessato a Sofia: Soltanto Wagner conta per me. Ci era rimasto vero anche
quando essi avevano dovuto separarsi, l'indomani dell'esilio del compositore: ne
ebbero reciprocamente conferma all'epoca dei loro incontri episodici in Svizzera
o in Baviera. Ed  in questo spirito che avevano vissuto, lontani l'uno
dall'altro, una delle pi grandi avventure della musica, contribuendo a darle
l'uno e l'altro uno splendore che sopravviver loro: il trionfo dell'opera
wagneriana a Basreuth.
Sin dal loro incontro del 1864, Luigi e Wagner avevano formulato l'ambizioso
progetto di costruire a Monaco un meraviglioso teatro dove sarebbero state
rappresentate le opere del maestro sotto la sua direzione. Si sa come il
progetto, cominciato con la collaborazione dell'architetto Semper, sia stato
necessariamente abbandonato quando il compositore era stato costretto
all'esilio. Da allora il re e il suo Grande Amico avevano capito che il loro
sogno comune non avrebbe mai potuto essere realizzato, per lo meno nella
capitale bavarese. Non era stato infatti l'annuncio di questo progetto e delle
spese folli che sarebbero state necessarie per realizzarlo, dopo le infinite
prodigalit gi rimproverate al sovrano, a far traboccare il vaso ed a provocare
l'immensa collera degli avversari di Wagner, che aveva determinato il suo
allontanamento? Battuto a Monaco, Wagner sarebbe andato altrove a cercare il
terreno favorevole alla realizzazione della sua impresa: ma gli ci sarebbero
voluti vent'anni e avrebbe dovuto attendere ancora la generosit del re.
Malgrado una quantit di delusioni, Wagner continua, nel suo asilo di Tribschen,
vicino a Cosima che ha sposato, ad aggiungere sempre nuove gemme alla sua corona
artistica. Porter a termine la sua Tetralogia; dopo il Crepuscolo sar la volta
del Parsifal. Ma all'avvicinarsi della vecchiaia (ha cinquantotto anni) gli
resta da creare la sua Mecca.
Egli ha sempre in mente di costruire un teatro per assicurare la conservazione
della sua leggenda. Trentacinque anni prima, una sosta casuale gli aveva fatto
scoprire il fascino di una cittadina dell'Alta Franconia, ex-capitale dei
margravi di Brandeburgo-Ansbach. Aveva allora notato, nella cornice del palazzo,
un teatro rococ che avrebbe potuto essere restaurato con poca spesa. L avrebbe
potuto soddisfare il suo desiderio senza dover investire una somma troppo
grande, difficile per lui da raccogliere. Il 17 aprile 1871, col cuore pieno di
speranza, Wagner si reca a Basreuth. Visita il palazzo, si entusiasma per
l'incomparabile ambiente, ma deve arrendersi all'evidenza: il vecchio teatro non
pu andare bene e non ha le dimensioni adatte alla vastit scenica della
Tetralogia. Non importa. Sedotto dal luogo e dall'accoglienza che gli hanno
prodigato, a lui paria in tante capitali, egli acquista un vasto terreno su di
una collina dominante la citt. Resta l'essenziale: bisogna trovare il denaro,
circa un milione di marchi sotto forma di azioni di novecento marchi ciascuna da
sottoscrivere da parte di soci fondatori.
Wagner tenta di convincere Bismarck: ma fra i due c' pi incompatibilit di
carattere che comprensione. Se ne ritorna allora al suo protettore di Monaco. Ma
Luigi II deve tener conto delle proprie difficolt di bilancio ed inoltre il re
di Baviera avrebbe voluto essere associato prima all'inizio dell'impresa che in
altri tempi gli sarebbe stata tanto cara: perci non si lascia convincere. Non
nasconde neppure la sua ostilit al progetto: Il progetto di Wagner non mi
piace. La rappresentazione dell'intero ciclo dei Nibelunghi l'anno prossimo a
Bayreuth  decisamente impossibile, egli scrive nell'aprile del 1871. Lo
dichiaro nero su bianco.
L'avvenire doveva, su questo punto e per il momento dargli ragione. Tuttavia in
ricordo di un passato che aveva contato tanto nella sua vita, acconsente a
sottoscrivere settantacinque marchi. Ce ne vorrebbero ben di pi! Wagner ha
fiducia: dopo sette anni trascorsi a Tribschen, il compositore lascia, con la
famiglia, la casa del lago di Lucerna per trasferirsi a Bayreuth. La prima
pietra dell'edificio sar posta il 22 maggio, giorno del suo cinquantanovesimo
compleanno. Per commemorare la fondazione del nuovo teatro, Wagner diriger, nel
vecchio teatro dell'opera dei margravi di Bayreuth, la nona sinfonia di
Beethoven. Una folla enorme, nella quale si distinguono parecchi invitati di
alto rango, partecipa a questa manifestazione, affermando, cos almeno, in
parte, la sua adesione al progetto del Maestro.
Ma questi deplora con tristezza l'assenza di coloro a cui tiene di pi e dai
quali lo hanno separato gravi divergenze di ordine sentimentale: Franz Liszt, il
paciere, Hans von Bulow, il primo marito di Cosima, e Luigi II, il suo
protettore tanto munifico negli anni difficili.
E' con entusiasmo misto ad angoscia, poich nessuno saprebbe dire come si
riuscir a finire i lavori, che Wagner posa la prima pietra. Sii benedetta,
pietra mia, mantieniti salda e tieni duro, egli dice sigillando con essa un
foglio di carta, ultima testimonianza di un'amicizia senza la quale, malgrado le
tempeste, Bayreuth non sarebbe esistita;  un telegramma di Luigi II arrivato in
quel momento: Dal pi profondo del mio cuore vi esprimo, mio caro amico, in
questa giornata cos importante per tutta la Germania, il mio augurio pi
sincero e pi caloroso. Buona fortuna e benedizione sulla grande impresa
dell'anno venturo. oggi pi che mai, sono unito in ispirito con voi. Rochel, il
22 di maggio del 1872. Luigi.
Il messaggio del re conferma, se ce ne fosse bisogno, il grado di amicizia che
unisce i due uomini e la parte eccezionale da lui avuta nella vita e nella
creazione artistica di uno dei pi grandi geni della musica. Questa parte del re
doveva venire esaltata qualche ora dopo da Wagner. Con gratitudine egli
ricorder, nel suo discorso al banchetto di chiusura delle cerimonie, tutto ci
che il re di Baviera gli ha dato, oggi come ieri: E' un dovere abituale
ringraziare il sovrano per i suoi benefici. Ma per me questo principe  di pi,
ben di pi che per chiunque altro in questo regno. Tutto ci sorpassa di molto
la sua persona, poich quello che ha preteso da me, provocato in me e compiuto
con me, interessa un avvenire che riguarda tutti, che si estende ben al di l di
quello che si intende per vita borghese e sociale, e cio un'alta cultura
spirituale uno slancio verso il fine pi elevato al quale una nazione possa
pretendere. Ecco il significato della meravigliosa amicizia di cui vi parlo.
Quando mi fu permesso di rientrare in Germania e nessuno in questo paese,
soprattutto le accademie ufficiali, sapeva cosa fare di me, questa voce generosa
mi chiam e mi disse: Prender cura di te artista che amo; bisogna che il tuo
pensiero si compia, voglio liberarti da ogni preoccupazione materiale. Ed 
questa grandezza d'animo che mi permette oggi di realizzare di fronte a voi
questo miracolo. 
Luigi II avr un' ultima occasione per manifestare il suo appoggio all'uomo che
ha esercitato, con la sua presenza e con la sua opera, una grande influenza su
tutta la sua vita: e il suo intervento sar ancora una volta determinante.
Durante l'estate del 1874, Wagner  in lotta con tali problemi finanziari che
prende in considerazione la decisione di mettere termine ai lavori.
Preso dalla disperazione, rivolge gli occhi a Monaco dove non ignora che il re
, egli stesso, alla ricerca di capitali per completare le sue folli
costruzioni. A dispetto delle proprie preoccupazioni finanziarie, Luigi II non
pu ammettere che sia compromessa la costruzione del Tempio del Santo Graal.
Come nel 1866, allorquando il suo Grande Amico era stato minacciato ed i suoi
avversari ne avevano reclamato la partenza, Luigi vuole assumere la parte di
mecenate e aggiungere la sua pietra all'edificio dell'uomo di cui ha scoperto il
genio. Non dimentica che dieci anni prima ha scritto a Wagner: Non abbandoner
mai il mio Unico. Prova la sua fedelt e la parola data aprendo un nuovo credito
di trecentomila marchi, salvando col suo intervento l'incomparabile progetto di
Bayreuth. E scongiura Wagner di continuare: Molto amato e molto caro amico, dal
pi profondo del cuore vi chiedo di perdonarmi di essere rimasto tanto a lungo
senza scrivervi. Assorto come sono dai miei obblighi storici, non ne ho avuto il
tempo. Possiate non volermene, caro amico. Mi  di consolazione essere sicuro
che mi conoscete e che sapete che la mia amicizia fedele e sincera per voi, cos
come la mia ammirazione senza limiti per la vostra opera divina e incomparabile,
sono cos profondamente ancorate nel mio cuore che sarebbe follia credere che ho
rinunciato agli ardenti pensieri di cui voi e la vostra impresa continuate ad
essere l'oggetto. No, no e ancora no. Non deve terminare cos. Bisogna che vi si
aiuti. I nostri progetti non possono fallire. Parsifal non pu aspettare di
proclamare al mondo la sua potenza. Che ci non sia la chimera di un sognatore,
come dice Pilippo, dell'ideale di Carlo e di Rosa. Non perdetevi di coraggio e
rendetemi felice scrivendomi presto. Fedelmente vostro. Luigi. Hohenschwangau,
25 gennaio 1874.
6 agosto 1876. Luigi II e Wagner si ritrovano, dopo otto anni di separazione. Il
treno reale, venendo da Monaco, si  fermato in piena campagna a una lega da
Bayreuth. Per varie ore i due uomini restano a colloquio nel castello
dell'Ermitage, dove il re risieder durante il suo breve soggiorno in questo
luogo, che potremmo ormai quasi dire sacro al culto wagneriano. Gli stretti
legami di un tempo fra i due uomini non sono ancora completamente sciolti, ma
sono ormai notevolmente allentati. Go tuttavia non permette di indovinare quali
siano stati gli argomenti e il tono dei loro discorsi di quella notte. Il giorno
seguente si ritrovano per assistere, nella sala vuota del teatro, alla prova
generale dell'Oro del Reno prologo della Tetralogia. Nei giorni seguenti il re
assiste alla rappresentazioni pubbliche della Walkiria, del Sigfrido e del
Crepuscolo degli dei. L'eco delle ultime note  appena scomparso quando egli
ritorna verso le sue montagne, non senza conservare un ricordo stupito delle
ovazioni inattese che il popolo gli ha tributato, con bonariet, in occasione
delle sue diverse comparse in citt e a teatro. Il calore di questa accoglienza
da parte di una popolazione ch'egli credeva ormai prussianizzata spinge
paradossalmente il re misantropo a rinchiudersi sempre pi in se stesso.
Accetter appena di ricevere Riccardo e Cosima quando, nei prossimi anni,
soggiorneranno a Monaco. Per l'ultima volta Wagner sar suo ospite il 21 aprile
del 1882 ed essi assisteranno insieme, senza pubblico, come in altri tempi nel
castello di Hohenschwangau, a una rappresentazione privata del Lohengrin.
Meno di un anno dopo, il 13 febbraio 1883, Wagner muore improvvisamente a
Venezia. Quando, durante il viaggio trionfale dall'Italia a Bayreuth, il
convoglio passa per Monaco, una folla immensa e dimentica del passato rende
omaggio a colui che deve alla Baviera gran parte della sua gloria. Ma Luigi non
c': ha inviato il suo segretario a rappresentarlo presso i parenti e gli amici
di Riccardo Wagner. Ma personalmente si  rifiutato di avvicinarsi alle spoglie
mortali del solo uomo che ha veramente amato. La morte del suo Grande Amico
annuncia il principio della sua fine.
Le eccentricit del re e le stranezze della sua vita privata sono stati finora
parzialmente accettate dai suoi sudditi. Specialmente i montanari, fra i quali
egli ha vissuto a lungo, hanno per lui un vera adorazione e si preoccupano poco
di ci che succede nei castelli quasi deserti dove ogni tanto soggiorna. Ma come
i Monachesi non avevano potuto accettare nel 1865 le prodigalit eccessive a
beneficio di Wagner, cos quindici anni dopo altri problemi finanziari
provocheranno l'ultima crisi dei rapporti fra il re e il suo governo. Senza
dubbio il dramma del 1886 ha origine nella diagnosi che, pi o meno influenzata
dagli avversari del re, lo ha dichiarato pazzo; ma ci tuttavia lascia ancora
insoluti almeno due problemi: se Luigi era veramente pazzo e se si  veramente
suicidato.
Se  vero che ormai da molto tempo le stranezze del re lasciano adito a tutte le
supposizioni,  anche vero che Luigi  rimasto abbastanza impressionato dalle
condizioni del fratello Ottone di cui, fin dal 1871, aveva dovuto constatare
l'assoluta inettitudine ad assumere la minima responsabilit: ...E' veramente un
penoso spettacolo quello di vedere Ottone soffrire cos. Il suo stato si aggrava
ogni giorno di pi. Per certi riguardi  ancora pi nervoso ed eccitato della
zia Alessandra, il che non  poco. Qualche volta resta quarantotto ore senza
andare a letto. Pensate che per otto settimane di seguito non si  tolto le
scarpe. Si direbbe che sia matto: fa delle smorfie spaventose, abbaia come un
cane, gli succede persino di dire le peggiori volgarit. E poi, di nuovo, torna
normale...
Attraverso questo ritratto, il sempre inquieto Luigi non vede forse se stesso,
dello stesso sangue, votato un giorno allo stesso destino? Il male, d'altra
parte, doveva aggravarsi a tal punto che il 15 giugno del 1875 egli decideva di
radiare dall'esercito l'erede diretto della corona.
Ma se non  discutibile che Ottone sia morto pazzo la diagnosi per il fratello
maggiore non  mai stata cos sicura, tranne che quando si tratt di tramare
contro di lui una vasta congiura politica. E' cos, per esempio che nel 1884 il
medico alienista Franz Karl, che era stato introdotto con uno stratagemma presso
il sovrano, dopo una conversazione di quattro ore doveva concludere che la sua
intelligenza era delle pi brillanti: fino agli ultimi istanti della sua
esistenza, Luigi II dimostrer la pi grande lucidit accompagnata tuttavia da
manifestazioni assai prossime alla pazzia. Il re sta infatti per fornire
argomenti incontestabili a coloro che sostengono la tesi della sua pazzia con le
stranezze della sua vita privata di misantropo solitario e con il disordine
ancora pi grave ai loro occhi, nell'utilizzazione dei fondi dello Stato.
Gi da molto tempo il re ha tagliato la maggior parte dei ponti con il suo
popolo e, quel che pi conta, con coloro che lo dirigono. La situazione peggiora
dopo la morte di Wagner. A partire dall'inverno del 1884 egli rifiuta di
ricevere i ministri e di ascoltare gli alti funzionari. I soli contatti che egli
ha con loro avvengono tramite i servitori della casa, scelti spesso fra i pi
modesti domestici, servi e soldati. Basterebbe questo per preoccupare e per
irritare la classe dirigente di Monaco poco disposta ad accettare gli strani
rapporti che ii sovrano impone ai suoi domestici.
Cominciano infatti a circolare le voci pi desolanti sul modo con cui il re
tratta le persone del suo ambiente. Diffidente nei riguardi della maggior parte
di loro, sempre pi autoritario, egli crea nei suoi palazzi un'atmosfera di
timore, di sospetto e di follia. Si  sbarazzato dei suoi ultimi consiglieri
privati, in modo tale che non vi sono pi intermediari fra lui e i suoi
servitori subalterni, che d'altra parte sono tenuti a rivolgersi a lui restando
a rispettosa distanza. Il re non ammette che si pronunci il nome di un domestico
la cui bruttezza gli ripugna; a un altro, che non gli piace, impone di portare
una maschera; punisce un lacch facendolo passeggiare su di un asino sotto gli
occhi di tutti.
Durante alcuni accessi di collera, getta sulla testa di coloro che accettano di
servirlo nonostante tutte le sue stravaganze, tutto ci che gli viene sotto
mano; oppure impone loro di allungarsi per terra per essere puniti e talvolta
persino li batte. Le vittime di queste crisi sopportano malvolentieri un tale
regime e si vendicano facendo pervenire a Monaco prove sufficienti perch si
concluda per la pazzia. Il re li aiuta in questo compito, poich ha preso la
cattiva abitudine di dar sfogo al suo rancore contro tutti su pezzetti di carta,
che numerose spie recuperano e trasmettono ai ministri. E' probabile che agli
originali scritti dal re se ne aggiungano alcuni fabbricati ad uso di un dossier
di cui i partigiani della destituzione, sempre pi numerosi, si serviranno al
momento opportuno. La questione d'ora in poi si pone in questi termini: si pu
lasciar regnare un uomo appena quarantenne che  arrivato a redigere delle note
sullo stile di questa: Quella canaglia di Bruller non ha ancora eseguito
l'ordine di prendere il grosso pesce... L'orribile Bruller sar punito
severamente. Il triste imbecille, il porco immondo. Esigo che si chiuda sempre
la porta del balcone dietro di me. Ancora una volta ci non  stato fatto.
Prenderne nota. Nulla qui vien fatto senza che io lo reclami. L'altro giorno
ancora ho chiesto dell'acqua pi fresca per il mio bagno. Orribile. Molto mal
fatto. E' vergognoso che la temperatura non venga controllata... Della carta nei
gabinetti e un'altra matita. Dopo che sar partito rinchiudere Bruller per
un'ora e mezza. Da molto tempo ho proibito pi di diciannove gradi. La pensione
dell'infame Welcker non sar diminuita; sarebbe stata aumentata se si fosse
comportato bene; non ora. Egli  infame. Anche col t, il latte era cattivo.
Attaccare Bruller... Non mi piace Gillitzer; non  abbastanza simpatico.
Rinchiudere Nagel per due ore. Dirgli che sono scontento di lui... Quando mi
alzo voglio che ci siano diciassette gradi nel locale del bagno. Prenderne nota
per iscritto. Eberholz deve essere pi pulito, curarsi di pi e lavare le sue
camicie; dei tre nuovi venuti  lui che si muove meglio; ma inclina male la
testa. Quando arrivo bisogna che ci siano quindici gradi. Un palo di schiaffi
all'esecrabile Bruller. Tutto  mal fatto. Nel bagno non ci sono spazzolini da
denti nuovi, sono tutti troppo vecchi.
Sono queste preoccupazioni e argomenti da principe? E' evidente che, armati di
tante prove scandalose, gli avversari del re ne faranno uso senza riserva, il
giorno in cui fra lui e i ministri scoppier il conflitto ormai inevitabile, dal
momento che le richieste economiche di Luigi sono assolutamente incompatibili
con la salvaguardia degli Interessi dello Stato. Quel giorno non  lontano.
Nel 1885 i debiti del re hanno superato gli otto milioni di marchi. Non soltanto
i castelli di Neuschwenstein e di Herrenchiemsee non sono finiti, ma Luigi vuol
cominciare la costruzione del castello di Falkenstein, pi costoso dei
precedenti. Guglielmo I e Bismarck, interpellati circa la concessione di un
prestito, accettano solo a patto che le costruzioni vengano interrotte. Questa
soluzione  in contrasto con i progetti del re che vuole costruire o morire.
Per lo stesso genere di preoccupazioni, quando cala su di lui la minaccia,
abbozzata per un istante, del sequestro dei castelli per pagare i vecchi debiti,
Luigi II agita ancora lo spauracchio del suicidio: Se non si riuscisse a trovare
la somma necessaria per impedire il sequestro delle mie propriet, ci
m'indignerebbe talmente che potrei solo uccidermi o abbandonare immediatamente e
per sempre il paese miserabile dove un simile fatto pu accadere.
Il tempo passa senza che il sovrano voglia intender ragione e senza che i
problemi finanziari siano in qualche modo risolti. I suoi emissari sono sempre
in cerca di denaro in Francia, in Germania, in Inghilterra. Ma cercano invano.
La situazione diventa intollerabile e il 5 maggio del 1886, il consiglio dei
ministri redige un messaggio al re, chiedendogli di metter termine alle spese e
di pensare al regno e alla dinastia.
Pazzo di collera, Luigi risponde con una sfida insolente: egli informa i
ministri che, senza preoccuparsi ulteriormente di loro, former un governo nel
quale siederanno il suo parrucchiere Hope, il suo attendente Hesselschwerdt, dei
cuochi e degli scudieri. E' troppo; il re troppo sicuro della sua onnipotenza,
poco informato dei pensieri segreti dei ministri che hanno il loro piano, si 
assunto un rischio mal calcolato. Ha dato ai suoi avversari le armi che, da quel
momento, assicureranno la sua perdita.
Che la ragion di Stato abbia imposto al governo di Monaco di destituire il re
pu sembrare accettabile, se si tiene conto di ci che nella condotta di Luigi
II c' di incompatibile con la dignit e la responsabilit delle sue funzioni,
anche se questa condanna dei suoi errori pu essere attenuata prendendo in
considerazione certi aspetti positivi della sua azione politica e diplomatica.
Non  inutile ricordare che uomini di Stato tanto poco sospetti d'indulgenza,
come Bismarck, potevano giudicare in questi termini il suo comportamento di
sovrano: ...La gente cambierebbe il suo giudizio su Luigi II se non si
soffermasse soltanto sulle sue costruzioni, ma se potesse conoscere la sua
corrispondenza politica.
Comunque sia, tenendo conto delle eccentricit e delle spese folli, e ammettendo
che la destituzione sia stata la scelta pi ragionevole, era possibile farlo
meglio. Essa non poteva essere pi crudele per Luigi II, pi insultante per la
sua dinastia, pi inopportuna di quella attuata. Perch non era indispensabile
prendere a pretesto una pazzia non ufficialmente provata per allontanarlo dal
trono e mettere cos termine a quelle prodigalit che, tutto sommato, erano
l'unica accusa che gli si potesse fare. Sarebbe stato possibile interdirgli
l'esercizio attivo della regalit, senza dover provare al mondo che il re di
Baviera era pazzo, senza portare d'altra parte delle prove irrefutabili per
sostenere questa affermazione.
Invece si dovette ricorrere a un altro Wittelsbach per assicurare il buon esito
della congiura. Non essendo disponibile Ottone per manifesta follia, la
candidatura alla Reggenza fu proposta a Luitpold, zio del re. Costui, a
sessantacinque anni suonati, recita ancora con disinvoltura la parte di principe
ereditario e non si preoccupa nemmeno un po' del destino dei suoi nipoti. Ed
ecco che, volendo allontanare dal trono il re col pretesto dell'incapacit ad
esercitare convenientemente le sue funzioni, si ricorre ad una commissione di
alienisti i quali, senza neppure avere esaminato il presunto malato si limitano
a giudicare su documenti contestabilissimi, costituiti per la maggior parte da
attestazioni rilasciate dalle spie che circondano il re e dalle dichiarazioni,
fatte in occasione di visite recenti, da alcuni dei suoi familiari.
Sul piano patologico la documentazione  inesistente: ma ci vorrebbe altro per
scoraggiare i medici che sostengono, senza reticenze, la parte che  stata loro
affidata.
L'8 giugno la loro diagnosi viene firmata dai dottori von Gudden, Hagen, Grashey
e Habrich: Dichiariamo all'unanimit: 1 Che la mente di Sua Maest il re 
giunta ad uno stato di confusione molto avanzato; che Sua Maest soffre di
quella forma di malattia mentale ben conosciuta per esperienza dai medici
alienisti e che si chiama paranoia. 2 Considerando la natura di questa
malattia, il suo sviluppo lento e continuo e la sua lunga durata, essendo gi in
atto da parecchi anni, dobbiamo dichiararlo incurabile e possiamo anche
prevedere che Sua Maest perder sempre pi la sua capacit intellettuale. 3
Avendo la malattia completamente distrutto in Sua Maest l'esercizio del libero
arbitrio, si deve considerare che essa lo renda incapace di conservare il potere
e ci non soltanto per un anno, ma per il resto della sua vita.
Da Vienna, dove risiede all'epoca di questi avvenimenti, il dottor von Schleiss,
consigliere intimo del re, pu ben rispondere: Conosco il re da quarant'anni,
cio dalla sua nascita. Il dottor Gietl ed io siamo stati i suoi soli medici e
siamo tutti e due d'accordo nell'affermare che il re non ha la mente alterata.
La mia opinione  la seguente: il re ha le sue originalit,  spendaccione e
generoso fino all'eccesso, amante appassionato delle costruzioni e delle belle
arti. Certamente, se guardo come lo trattano ora, penso che ci sarebbe di che
diventare matto.
E' tuttavia troppo tardi per interrompere lo svolgimento dell'operazione
preparata con tanta cura. Non resta che impadronirsi della persona del re,
mettendogli, se occorre, la camicia di forza.
Una commissione ufficiale comunicher a Luigi II le conclusioni degli alienisti,
annunciandogli che suo zio Luitpold sar reggente. Essa  composta dal barone
Kraft von Crailshein, segretario di Stato agli Affari esteri, che la dirige, dal
conte Holnstein, Grande Scudiero di corte, nemico dichiarato del re, di cui 
caduto in disgrazia nel 1883, dal conte Toerring, consigliere di Stato, dal
tenente colonnello barone von Washington e da qualche ufficiale di
second'ordine.
Il dottor Gudden, al quale il re deve essere affidato, il suo assistente dottor
Muller, e quattro infermieri accompagnano la delegazione che arriva mercoled 9
giugno a Hohenschwangau, l'alto paese del cigno.
Luigi II sta declamando, da solo, nella grande sala di Neuschwanstein,
illuminata da centinaia di candele. Nel corso della notte il suo cocchiere
Osterholzer ha sorpreso i membri della commissione che credevano di trovarlo al
castello di Hohenschwangau e dove si sono fermati a passare la notte. Intuendo
il loro progetto il cocchiere parte alla chetichella per una strada di montagna,
raggiunge il castello dove soggiorna il re a un chilometro di distanza. Luigi II
non pu credere che venga ordito contro di lui un cos infame complotto e che
nessuno lo abbia avvertito. I gendarmi, i contadini di Hohenschwangau e di
Fussen, che gli sono tutti fedeli, vengono a loro volta avvertiti di quanto si
sta tramando, cosicch, quando all'alba il corteo di vetture che conduce i
membri della missione arriva alle porte del castello, la scena non  affatto
quella che essi si aspettavano. I commissari del principe reggente nelle loro
uniformi gallonate si trovano di fronte, in file serrate e molto decisi, i
gendarmi della guardia, i pompieri del cantone e i contadini dei villaggi.
Nessun argomento convince i partigiani del re, e la lettura del proclama di
Luitpold aumenta la loro collera. I parlamentari hanno capito: non passeranno.
Per di pi Luigi d ordine di arrestare Crailsheim, Holnstein e Toerring, che
vengono portati nella portineria del castello. Per farli spaventare di pi, il
re, particolarmente irritato di vedere fra loro anche Holnstein, al quale in
passato aveva manifestato molta fiducia e amicizia, ha persino suggerito che
venissero gettati tutti quanti nelle botole! ...Ma da buon giocatore e
imprudente, non volendo aggravare le cose, un po' pi tardi ordina la loro
liberazione. Tutto ci facendo i conti senza la decisione del governo di Monaco
che, informato del fallimento della missione, prima che si diffonda la notizia
degli avvenimenti decide di proclamare la Reggenza.
Nel frattempo, aiutato dall'ultimo fedele che gli  rimasto, l'ex-aiutante di
campo conte von Durckheim Montmartin, il re tenta di difendere il trono e la
libert. Rifiuta di trovarla nell'esilio e lancia appelli a Guglielmo I, a
Bismarck, a Francesco Giuseppe. Durckheim mette in allarme le truppe fedeli al
sovrano, insieme con Luigi II elabora e fa stampare un proclama che denuncia i
traditori e si appella a tutti i sudditi. Ma ormai  troppo tardi, il re 
troppo debole per resistere efficacemente, i messaggi vengono intercettati e i
documenti presi. Durckheim, che va a Monaco per negoziare a nome del sovrano 
arrestato e incolpato di alto tradimento.
Nella notte del 10 giugno, Luigi II, pi solo che mai, erra nelle sale vuote del
castello deserto. Cosa gli serve battersi e vivere se deve perdere la libert?
Domanda al suo domestico Mayer la chiave della torre pi alta che domina
dall'altezza di settanta metri l'orrido del Cigno: ha forse intenzione di
morire? Mayer, temendo questa decisione, dichiara di aver perduto la chiave.
Luigi II non ha pi che il coraggio di aspettare.
A Monaco  stata presa molto male l'accoglienza fatta ai commissari e i
tentativi di controffensiva del re non sono piaciuti. Senza perdere tempo si
decide di mandare a Neuschwanstein una seconda delegazione composta in modo
diverso. Non si tratta pi di negoziare l'abdicazione usando la diplomazia, ma
pi semplicemente di impadronirsi della persona del re e di rinchiuderla non pi
a Linderhof, come era stato previsto in precedenza, ma nel castello di Berg, pi
vicino a Monaco e dove la sorveglianza dovrebbe essere pi facile. Non sono pi
ufficiali gallonati che vengono a convincere gentilmente Luigi II, ma il dottor
Gudden accompagnato da poliziotti e da infermieri armati di camicie di forza.
Non  pi il re ma il pazzo che si deve prendere. Si fa uso di uno stratagemma
per impadronirsi di lui. Se ci tiene tanto alla chiave della torre, il suo
domestico gliela consegner. Troppo fiducioso, Luigi  preso in trappola. Mentre
avanza verso la scala della liberazione, Gudden e i suoi aiutanti gli tagliano
la strada. Due infermieri lo circondano e Gudden, senza esitazioni, gli dice:
Sire, ho ricevuto oggi l'ordine di compiere la missione pi triste della mia
vita. Quattro medici alienisti vi hanno osservato e in seguito al loro rapporto
il principe Luitpold ha preso la Reggenza. Ho l'ordine di accompagnare questa
notte stessa Vostra Maest al Castello di Berg. Se Vostra Maest lo ordina, la
vettura sar pronta per partire alle quattro.
Non  pi possibile resistere, ma il re ha ritrovato molto in fretta il suo
sangue freddo, come se volesse provare agli infermieri che la follia che gli si
attribuisce non esiste che nell'immaginazione di poliziotti poco scrupolosi.
Passata la prima sorpresa, egli si esprime con calma e persino con serenit,
stupendosi tuttavia e insorgendo con grande logica: Come potete dichiarare che
la mia ragione  compromessa se non mi avete neppure esaminato? Al che il medico
risponde contro ogni logica: Un esame non era necessario. I documenti dei quali
disponiamo sono schiaccianti. Alle quattro del mattino la carrozza prende la
strada di Berg, dove a mezzogiorno il sovrano ritrova il castello della sua
infanzia e i cigni di Lohengrin che, solenni, lo decorano.
In questo castello dove in passato si  nutrito dei pi bei sogni che abbia mai
fatto, Luigi soffrir in silenzio  per la misera sorte che gli  riservata. Il
luogo in cui era vissuto in piena libert  stato trasformato in severa casa di
cura; qui egli pu cogliere gli sguardi pi o meno dissimulati degli infermieri
che lo spiano e che, attraverso degli sportelli praticati nelle porte, vegliano
su di lui giorno e notte. Se non  pazzo come si pretende, come potrebbe non
diventarlo in tale ambiente? Ci si pu stupire se, padrone di se stesso come
forse non lo  mai stato, ha pensato dimettere fine qui, a casa sua, all'odioso
imprigionamento del corpo e della mente che si pretende di imporgli?
Per riuscire nel suo piano di evasione, egli ha due soluzioni possibili che il
lago vicino pu favorire: la fuga o la morte. Ma nessuno sapr mai quale delle
due abbia scelto. Contro ogni aspettativa  riuscito ad influenzare il dottor
Gudden, che tuttavia non gli  favorevole, e a turbare lo spirito dell'alienista
che la domenica mattina, 13 giugno, giorno di Pentecoste, telegrafa a Monaco:
Qui tutto va benissimo. Sarebbe stato il suo ultimo messaggio.
Nella mattinata, il re e il medico fanno insieme una passeggiata sotto la
pioggia. Luigi II approfitta delle lunghe chiacchierate, alle quali assistono, a
distanza, dei gendarmi, per assopire la diffidenza del compagno che dichiara:
non ha mai incontrato un pazzo tanto ragionevole!
Un'altra passeggiata  prevista per la fine del pomeriggio. Piove ancora quando
alle 6 i due uomini si allontanano nel parco. I rapporti fra il regale ammalato
e il medico sono ormai cos tranquilli che quest'ultimo ha giudicato inutile la
presenza dei gendarmi. Il loro ritorno  previsto per le 8. Il cielo si oscura.
Il temporale batte con violenza sui pini della foresta. Si fa tardi e al
castello ci si preoccupa. Il dottor Muller manda, senza successo, due gendarmi
alla ricerca dei singolari turisti. Tutto il personale fruga nel parco e sulle
rive del lago senza tardare oltre. Il tempo passa; l'impazienza aumenta. Si
telegrafa a Monaco: Il re e il Dottor Gudden scomparsi. Una dietro all'altra, le
pattuglie rientrano al castello senza risultato e ripartono senza speranza.
Alle 10 e 30, nell'ombra fitta, un domestico scorge sulle rive del lago, in un
posto dove la riva scende con un dolce pendio, il cappello del re ornato del suo
fermaglio di brillanti. Un po' pi tardi non lontano di l vengono rinvenuti il
cilindro e l'ombrello di Gudden. Vicinissimi all'acqua il mantello e la
redingote del re. Si intraprende in barca l'ispezione del lago. A poca distanza
dall'argine un rematore urta il corpo del re; quello di Gudden  a pochi passi,
ancora pi vicino alla riva. Si osservano sul viso del medico, sul suo naso e
sulla fronte delle larghe escoriazioni; il suo occhio destro  livido, l'unghia
del medio destro strappata. L'orologio del re  fermo alle 6,54.
Che cosa  successo? Luigi II ha voluto fuggire o annegare? Sembra probabile
che, dopo essersi parzialmente svestito, si sia gettato nell'acqua con l'una o
l'altra intenzione. Gudden avrebbe tentato allora di ostacolare il suo progetto.
Il re, molto pi alto e pi forte del suo avversario, impegna allora una
colluttazione col suo carceriere, lo abbatte e lo fa annegare. A questo punto 
libero di scegliere: la fuga o la morte, secondo la via che si  tracciata. Il
governo di Monaco conclude naturalmente che Luigi si  suicidato, perch questa
versione avvalora la tesi della pazzia. Ma l'ipotesi sembra poco verosimile,
tanto pi che il re non  morto annegato, come conferma l'autopsia. E' morto a
causa di una congestione che potrebbe anche essere stata conseguente allo stato
emotivo del combattimento e del raffreddamento che lo ha colto quando  entrato
nelle acque gelide del lago di Starnberg.
Dopo l'autopsia praticata a Monaco, il corpo di Luigi II viene riportato al
castello di Berg, rivestito con il costume di grande dignitario dei cavalieri di
Sant'Uberto ed esposto nella cappella della Residenza. Porta intorno al collo il
collare di diamanti, insegna dell'ordine. Sotto la mano destra, un mazzo di
gelsomini che la sola donna per la quale egli abbia provato un sentimento
profondo, l'lmperatrice Elisabetta, ha fatto scivolare con affetto.
Una folla immensa, costituita prevalentemente da contadini, cacciatori,
boscaioli, montanari fra i quali ha trascorso gli anni migliori della sua vita,
sfila per tre giorni davanti al feretro. L'emozione  considerevole in tutta la
Baviera, in Germania, nei paesi vicini dove la leggenda di Luigi II  nata assai
prima della sua morte.
Gioved 17 giugno 1886 i suoi funerali sono celebrati nella chiesa di San
Michele: il popolo di Baviera rende alle spoglie di Luigi II grandi onori, pi
di quanto l'autocrate avrebbe mai osato immaginare. Il cuore cos spesso
tormentato del giovane re romantico  deposto lo stesso giorno nella basilica di
Altotting, vicino alla statua miracolosa della Vergine nera, in un vaso
d'argento dorato, come vuole la tradizione secolare dei Wittelsbach.
Cos scompare a quarant'anni, in pieno mistero, uno dei pi strani personaggi
della fine del XIX secolo. Questo seducente principe fu anche uno dei sovrani
pi controversi del suo tempo e della storia che venne scritta su di lui. Non fu
certamente cos pazzo come  detto e fu spesso un uomo politico chiaroveggente.
Qualunque siano state quelle che si chiamano le tare della sua vita privata, gli
eccessi del suo carattere, le stravaganze del suo comportamento, ha avuto, forse
anche suo malgrado, nell'Europa in fermento dell'ultimo terzo di secolo, una
parte che non pu essere sottovalutata. Su un altro piano egli ha lasciato alla
Baviera delle ricchezze artistiche senza dubbio discutibili dal punto di vista
dell'estetica e dell'arte pura, ma che hanno ancor oggi il merito di non
lasciare nessun visitatore indifferente. Nel frattempo, e ci soprattutto non
pu essergli contestato, ha partecipato in maniera determinante alla geniale
riuscita di Wagner. Egli  stato l'occasione determinante nella vita del
compositore e, nonostante le burrasche, gli  sempre rimasto fedele. Forse senza
Luigi II non ci sarebbero state n la Tetralogia n Bayreuth. Quello che ha
fatto a questo riguardo costituisce certamente il suo pi sicuro merito di uomo
e di sovrano.

FINE.

















